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Francesco Erbani"Il mestiere di educare"Voci e storie di periferie, di scuole e di comunitàPrefazione di Giulio CedernaIntroduzione di Marco Rossi-DoriaDonzelli Editorewww.donzelli.itUn mestiere per temerari, quello di educare, fatto per chi quotidianamente si scontra con situazioni complicate, spesso emergenziali, in contesti il più delle volte privi di risorse. Un mestiere per chi ha ancora il coraggio di sperare: «professionisti della speranza», li definisce Marco Rossi-Doria nell'Introduzione. Perché il mestiere di educare è un presidio di civiltà, il fondamento su cui si regge la costruzione di una società più giusta ed equa. Ma cosa significa educare oggi? Cosa fare per «aprire» la scuola al territorio che la circonda – e aprire il territorio alla scuola –, per rendere efficiente quella rete di saperi e pratiche che si chiama «comunità educante»? Quali sono gli ostacoli da superare? Quali le esperienze a cui ispirarsi? A queste e altre domande rispondono i protagonisti del settore intervistati da Francesco Erbani in mesi di ricerca sul campo: dirigenti scolastici, insegnanti, educatori, psicologi, assistenti sociali, rappresentanti di istituzioni, associazioni, enti filantropici, accomunati dagli stessi obiettivi – l'attenzione ai bambini e il contrasto alle disuguaglianze – e dalla convinzione che la risposta più efficace alla crisi educativa può essere solo collettiva. Ci sono donne e uomini che ogni giorno – scrive Giulio Cederna nella Prefazione – accettano una «sfida educativa intensa, gravosa, ma a tratti esaltante». E il fatto che non siano sufficientemente ascoltati da amministratori pubblici, da decisori politici o dall'informazione – sottolinea Erbani – è uno spreco intollerabile. Le loro voci dimostrano che la strada è tracciata, che le competenze ci sono, che la volontà non manca. Sono una preziosa testimonianza di ciò che già esiste e di ciò che potrebbe essere se si investisse davvero e meglio in questa direzione. Sono la prova che, come imparato nei momenti più difficili della pandemia, «tutti insieme» è l'unica strada possibile.Francesco Erbani è giornalista e saggista. Ha lavorato per venticinque anni alle pagine culturali de «la Repubblica». Si occupa di inchieste sul degrado urbanistico e ambientale del territorio italiano. Tra i suoi libri: Il disastro. L'Aquila dopo il terremoto: le scelte e le colpe (2010), Roma. Il tramonto della città pubblica (2013), la curatela di La cultura degli italiani (di T. De Mauro, 2004), tutti usciti per Laterza; L'Italia che non ci sta. Viaggio in un paese diverso (Einaudi, 2019); Dove ricomincia la città. L'Italia delle periferie (2021) e Lo stato dell'arte. Reportage tra vizi, virtù e gestione politica dei beni culturali (2024), entrambi per Manni. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Silvio Perrella"Giùnapoli"Prefazione di Antonio FranchiniNeri Pozza Editorewww.neripozza.itChi sì, che vvuò, comme te sì ppermìso. Queste domande gridate in faccia da un gruppo di giovani motociclisti segnano l'esordio napoletano del giovane Silvio Perrella nel lontano 1973. Per il ragazzo palermitano è un inizio «violento, rumoroso, inquietante». La città colorata che avrebbe dovuto accoglierlo, secondo i racconti del padre che lì aveva trapiantato la famiglia, appare grigia, diffidente, puzza di varechina per la paura del colera. Lo fa sentire estraneo, solo. Sulle sue strade «piove anche quando non piove». Sono gli incontri, la musica prima, i concerti, le serate folli e giovani da cui si torna diversi, la letteratura poi, Raffaele La Capria, Anna Maria Ortese, Gustaw Herling, a fargli assaporare, senza forse mai davvero comprendere, la bellezza contraddittoria e incostante di quell'universo che è Napoli. È buia e irrisolta, generosa e schiva, mistica e carnale; è suono ed è silenzio, è incontro e solitudine. Luce e buio, acqua e roccia. Non ha un solo colore, Napoli. È come il mare che la bagna, l'acqua cambia colore seguendo «i rapporti del fondo con la corrente, le nuvole, lo sparire delle nuvole, il succedersi degli astri, il variare o cadere del vento». A vent'anni dalla sua pubblicazione, Giùnapoli ha ancora, e forse più di allora, uno sguardo lucido e attualissimo su quel luogo magico che sfugge a ogni definizione e riduce puntualmente a cenere ogni tentativo di rappresentazione. Ed è la lettera d'amore dello straniero che non potrebbe vivere da nessun'altra parte.«Ci vediamo giùnapoli» gli avevo sentito dire una volta. «Ma come giùnapoli, non è Napoli anche questa dove siamo adesso?»«Nel “camminare con i piedi e con gli occhi” di Perrella c'è una vera e propria frenesia motoria, un dèmone ritmico, un uso degli occhi che forse soprattutto gli stranieri avevano saputo esercitare prima. Anche qui, la sua conclusione è drastica: “A Napoli ho imparato a guardare”».Dalla prefazione di Antonio FranchiniSilvio Perrella è nato a Palermo nel 1959. Da molti anni ha scelto di vivere a Napoli. Tra i suoi libri Calvino (Laterza, 1999), In fondo al mondo (Mesogea, 2014) e Doppio scatto (Bompiani, 2015). L'aleph di Napoli, L'alfabeto del mare e Le ombre della Gaiola (ilfilodipartenope, 2013-2015) compongono la "trilogia degli amanti di città". Ha curato e introdotto il Meridiano Mondadori dedicato a Raffaele La Capria. Collabora con Il Mattino. Con Neri Pozza ha pubblicato Giùnapoli (2006), Fino a Salgareda (2015) Addii, fischi nel buio, cenni (2016) e Io ho paura (2018).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Fabio Monti, Claudio Colombo"Il secolo di San Siro"in 100 date (più una) da ricordareMeravigli Edizioniwww.meravigliedizioni.itUn secolo di storia, un “compleanno” da ricordare.Cento anni fa, il 19 settembre 1926, con un derby fra Milan e Inter, veniva inaugurato lo stadio di San Siro. Da impianto sportivo periferico, diventerà uno dei simboli più rappresentativi di Milano.In questo libro i giornalisti Claudio Colombo e Fabio Monti raccontano la sua storia centenaria – dalla prima partita amichevole tra le due squadre milanesi (che finì 6-3 per l'Inter) fino alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. E perché, per i tifosi di tutto il mondo, è semplicemente la Scala del calcio.«Il secolo di San Siro– scrivono gli autori – vuole essere un omaggio a un capitolo importante del grande romanzo di Milano. Un omaggio che si snoda nei labirinti del tempo, con il racconto di cento giornate (più una) da ricordare».Prefazione di Aldo SerenaClaudio Colombo (Monza, 1957), giornalista, ha lavorato al “Corriere d'Informazione”, a “La Gazzetta dello Sport” e al “Corriere della Sera”,dove è stato responsabile della redazione sportiva e della redazione di cronaca lombarda. Dal 2017 al 2020 ha diretto “il Cittadino”, storica testata di Monza e della Brianza. Con Meravigli ha pubblicatoMilano in breve – 140 anni di storie della città in 500 notizie del Corriere,Niente è stato vano – Il romanzo di Géza Kertésze, per il centenario dello stadio Meazza (2026).Fabio Monti(Milano, 1956), giornalista, ha lavorato a “La Gazzetta dello Sport”, al “Corriere dello Sport-Stadio” e al “Corriere della Sera”. Ha seguito tre edizioni dei Giochi olimpici (Atene 2004, Pechino 2008 e Londra 2012), sette Campionati mondiali di atletica e sei Mondiali di calcio. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Riccardo Nuziale"Gli uccelli"Frank BakerEdizioni Cliquotwww.cliquot.itAnni Trenta. È un caldo e tranquillo pomeriggio estivo quando migliaia e migliaia di uccelli discendono all'improvviso sulla città di Londra. Si radunano sulle piazze e sulle strade, sommergono edifici e monumenti, e… non fanno nulla: semplicemente stanno lì, indugiano, osservano. Appaiono belli e variopinti, creature dolci e innocue. Ma la curiosità e il divertimento con cui inizialmente sono accolti scompaiono subito quando, importunati, i sinistri invasori si abbandonano a episodi di terrificante violenza, scarnificando e dilaniando brutalmente i disturbatori. E comincia l'orrore. Chi sono questi spaventosi esseri? Da dove vengono? Perché sono arrivati? E quando se ne andranno? Sono il frutto di un aberrante errore di Madre Natura o appartengono a ignote dimensioni della realtà? Non esistono risposte, e solo una cosa è certa: nessuno ha idea di cosa fare per scacciarli…Romanzo apocalittico, psicologico e allegorico insieme, Gli uccelli uscì per la prima volta in Gran Bretagna nel 1936, quasi trent'anni prima del celebre film di Hitchcock. E sebbene il regista abbia sempre negato ogni relazione, e Baker sia stato all'epoca sconsigliato dai suoi legali a intentare causa per plagio, un sottile filo rosso sembra comunque legare le due opere. Questa è la prima traduzione in lingua italiana, basata sul testo rivisitato e corretto dall'autore che, rimasto a lungo inedito, è stato pubblicato postumo nel 2013 dall'editore americano Valancourt Books.Traduzione di Federico Cenci e Lucrezia Pei.Prefazione di Riccardo Nuziale, docente e divulgatore cinematografico.Frank Baker (Londra 1908-1983) è stato autore di quindici romanzi fra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, a lungo dimenticati e oggi in via di riscoperta. Da giovanissimo trovò impiego nel settore delle assicurazioni marittime nella City di Londra, mentre in seguito lavorò come organista di chiesa.Entrambe le esperienze confluirono nel romanzo Gli uccelli (The Birds, 1936), che sebbene alla pubblicazione vendette solo trecento copie, fu in parte rivalutato dopo l'uscita del celebre film omonimo di Alfred Hitchcock nel 1963. L'opera che tuttavia diede maggiore notorietà all'autore fu Miss Hargreaves (1940), altro romanzo dai toni fantastici. Negli ultimi due decenni della sua vita, Baker si dedicò alla saggistica e a scrivere testi per la televisione.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
La Russa e il 25 Aprile - Meloni: Il nuovo libro con la prefazione di Vance
Caterina Schiavon"Casa è famiglia"Storie e voci di Casa Famiglia San Pio XNeos Edizioniwww.neosedizioni.itIl corpo accusa il colpo. La mente ripercorre frammenti di ricordi sparsi e dolorosi, gli occhi rivedono scene, la paura gira a vuoto, il futuro è piatto. Come si può approdare in un porto che abbia delle sembianze di sicurezza? Di quest'urto si deve poter parlare. Va raccontato a qualcuno perché i segreti, specie quelli grossi, fanno solo male. Restano incastrati dentro e fanno funzionare mani, testa e cuore in modo interrotto, grigio, squallido. Se sappiamo trovare qualcuno che sa ascoltare senza giudizio, quello è un potenziale porto sicuro. Ma bisogna sceglierlo bene perché lì comincia la rinascita. Tremeranno un po' le mani, i pensieri saranno confusi, il cuore si fermerà ma, con calma, bisogna andare avanti col racconto. Chi ascolta sa che oltre quell'urto, al di là di quell'incidente, c'è ancora molto altro. Che chi racconta è molto altro. Sa che in quel momento c'è nebbia ma che, un po' alla volta, quella nebbia si alzerà e sarà possibile recuperare. Mettendo quel ricordo in un posto e poi tornando a vivere tutto il resto.Prefazione di Pietro Del Soldà.Introduzione di Roberto Scarpa.Testi narrativi di Cristiano Dorigo e Caterina Schiavon.Testi di approfondimento di Elisabetta Baldisserotto, Paola Benvegnù, Moreno Blascovich, Giovanna Brait, Paola Fattor, Rossella Giolo. A Venezia, dal 1910, esiste una realtà che accoglie e supporta giovani madri con storie drammatiche alle spalle, insieme ai loro figli. Un progetto unico nel suo genere, di simbiosi tra impegno civile e competenze professionali. Una Casa che è Famiglia. In queste pagine le storie e le voci per raccontarla. Questo volume è un affresco corale che nasce dall'urgenza di narrare un'esperienza di accoglienza per madri e bambini in difficoltà. Un'esperienza speciale, ultracentenaria.Casa Famiglia San Pio X è uno spazio dove la vita può ricominciare. In questo contesto, la protezione si fonde con la convivenza, generando un tempo sospeso cruciale per trasformare il passato e dare forma a un nuovo cammino. Il modello è unico grazie alla presenza inestimabile dei Familiari, la cui determinazione si intreccia al lavoro delle operatrici.Il libro è un attraversamento di prospettive, un invito a non temere le storie difficili, ma a riconoscerne le possibilità di rinascita, promuovendo un impegno in cui la cura è, soprattutto, relazione profonda fra esseri umani. Vi si intrecciano registri e linguaggi differenti che alternano le narrazioni dei curatori, i contributi di esperti (psicoterapeuti, educatori, assistenti sociali), e una scelta selezione di scatti fotografici, unendo così l'emozione della scrittura narrativa e delle immagini alla lucidità della riflessione.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Lo scorso 10 Aprile è stato presentato a Torino un libro in ricordo di Don Aldo Bertinetti, Uomo del Dialogo e testimone esemplare dello Scautismo.Erano presenti gli autori (Lorenzo Bortolin, Stefano Passaggio e Roberto Porrati), il Vescovo Ausiliare di Torino mons. Alessandro Giraudo, l'ex Sindaco di Torino Valentino Castellani e la Presidente nazionale del Masci Vilma Marchino."Don Aldo è stato davvero un prete che ha saputo dire “sì” con tutta la sua vita, nei diversi passaggi e anche in quelli più oscuri, accogliendo proposte e sfide che lo hanno condotto spesso su vie inesplorate e nuove.Don Aldo è stato un prete che ha saputo indicare il Signore e che ha condotto a Lui, e lo ha fatto perché profondamente radicato nella fede, in quella Parola che ci provoca a fidarci e ad affidarci.Don Aldo è stato un prete che ha seminato vita e luce, con slancio e generosità, veramente innamorato del Signore e del Vangelo. (dalla Prefazione di mons. Alessandro Giraudo)
Fabio Scotto"Andalusia della voce"Prefazione di Antonio PretePassigli Editoriwww.passiglieditori.it«Le mappe del vedere, nella poesia di Fabio Scotto, sono come la velatura – colorata e musicale – di altre mappe, quelle del sentire: lo sguardo sui paesaggi urbani e metropolitani, sulle figure che li abitano, annuncia e in qualche modo avvalora e rafforza lo sguardo sui sentimenti, oltre che l'ascolto delle loro pulsazioni. Quell'“andalusia della voce” che è titolo della raccolta, e che riappare nel primo dei testi, “Piccola Carmen”, per essere ripreso nella finale “Nota” come cifra propria di una poetica, è insieme respiro del dire e ritmo del sentire. Un sentire sul cui cielo trascorrono nuvole di nostalgia, ma si tratta di una nostalgia aperta, capace di istituire un forte legame tra la parola e la custodia di un tempo svanito e tuttavia colmo di presenze affettive, dialoganti, prossime, presenze che di fatto divengono ritmo e luce e suono della propria interiorità. Per questa contiguità stretta tra il vedere e il sentire, tra la geografia fisica e quella interiore, tra il viaggio e le immagini preservate, il nesso parola e musica appare come il modo più naturale e quasi necessario per quella sorta di cura amorosa dell'avventura umana alla quale diamo il nome di poesia…»Dalla prefazione di Antonio PreteFabio Scotto è nato a La Spezia nel 1959. Professore ordinario di Letteratura francese all'Università degli Studi di Bergamo, è poeta, traduttore, critico e saggista. Ha pubblicato le raccolte “Il grido viola” (Edizioni del Leone, 1988 – premio Menzione “Ungaretti”), “Il bosco di Velate” (Edizioni del Leone, 1991), “La dolce ferita” (Caramanica, 1999), “Genetliaco” (Passigli, 2000), “L'intoccabile” (Passigli, 2004), “Bocca segreta” (Passigli, 2008), “La Grecia è morta e altre poesie” (Passigli, 2013), “In amore” (Passigli, 2016), “Storia di Emma C. e altre poesie” (Puntoacapo, 2020), “A. L'abbandono” (Passigli, 2021) e le prose di “A riva” (NEM, 2009), “La nudità del vestito” (NEM, 2018) e “63 e 72, Rue Lepic. Due lettere a Yves Bonnefoy” (Il Formichiere, 2022). Diversi e importanti i riconoscimenti ottenuti; suoi testi e volumi sono tradotti in una quindicina di lingue. Ha curato e tradotto oltre venti libri di Yves Bonnefoy, tra i quali il Meridiano “L'opera poetica” (Mondadori, 2010); di grande rilievo anche l'antologia “Nuovi poeti francesi” (Einaudi, 2011) e, apparsi in questa nostra collana: l'antologia di Guillaume Apollinaire “Poesie per Lou e altri versi d'amore” e, dello stesso autore, la raccolta “Alcool”; la raccolta di Paul Éluard “Poesia e verità 1942” e la prima antologia italiana delle poesie di Nicole Brossard (“Dopo le parole”). Tra gli altri scrittori da lui tradotti, ricordiamo Alfred de Vigny, Victor Hugo, Villiers de l'Isle-Adam, Bernard Noël, Patrice Dyerval, Hélène Dorion, Vénus Khoury-Ghata, Pierre Autin-Grenier, Habib Tengour. Per la traduzione, ha ricevuto, i premi “Civitanova Poesia – sez. Annibal Caro”, “Achille Marazza”, “Benno Geiger”.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Laura Fortini"La rappresaglia"Laudomia BonanniEdizioni Cliquotwww.cliquot.itNel gelido inverno abruzzese del '43, al mutare degli eventi dopo l'armistizio, un gruppetto di fascisti di paese abbandona le proprie case alla volta di un eremo di montagna, e nel fitto dei boschi cattura una partigiana ormai agli ultimi giorni di gravidanza. Il tribunale di guerra del campo ne decreta la fucilazione, ma non è così facile, perché all'eremo giunge un prete che vuole accompagnare la condannata fino al giorno dell'esecuzione, e perché la “Rossa”, che da donna ribelle e futura madre si fa beffe di quei figuranti inconsapevoli – ma a suo giudizio colpevoli – del virile teatrino sociale eretto nel Ventennio, diviene simbolo della parte mancante in ciascuno di loro, del femminile che occorrerebbe al mondo per risorgere, mentre i principi e i valori di poco tempo prima, all'apparenza così saldi, rapidissimi si sgretolano lasciando negli animi nient'altro che macerie.Completato a metà degli anni Ottanta ma pubblicato postumo soltanto nel 2003, La rappresaglia è l'ultimo romanzo di Laudomia Bonanni e la sua opera più cruda e tormentata; la scrittura, mai stata tanto violenta, nervosa e acuminata, è strumento possente che come un piccone abbatte le contrapposizioni di facciata – bene e male, giusto e sbagliato, “rosso” e “nero” –, sfonda il muro che separa il passato dal presente e mette prepotentemente ogni lettore, uomo o donna, di fronte alla sua intima potenza e fragilità.Prefazione di Laura Fortini.Laudomia Bonanni (L'Aquila 1907 – Roma 2002), lettrice vorace fin da piccola, a diciassette anni è già maestra e insegna in diversi paesini dell'Abruzzo montano. Spinta dalla madre, partecipa con i racconti de Il fosso a un premio per inediti indetto dagli Amici della Domenica, che vince. In una recensione sul “Corriere d'informazione” del 1949 Montale paragona la sua prosa a quella del Joyce di Gente di Dublino. A lungo consulente presso il Tribunale per i minorenni, nel 1960 pubblica per Bompiani il primo romanzo, L'imputata, che ottiene il premio Viareggio e che la fa scoprire anche all'estero. Con L'adultera, il suo libro di maggior successo commerciale, vince il premio Selezione Campiello nel 1964. Trasferitasi a Roma nel 1969 per essere più vicina al mondo letterario, frequenta, senza mai integrarsi del tutto, gli scrittori e i critici letterari che animano il salotto di casa Bellonci. Dopo un lungo periodo di silenzio, nel 1974 torna con un libro-saggio, Vietato ai minori, e con i racconti di Città del tabacco (1977). E Nel 1979 con Il bambino di pietra arriva in finale al premio Strega. Nel 1982 esce Le droghe, caduto nell'indifferenza di un mondo letterario ormai radicalmente diverso da quello dei suoi esordi, e dopo il rifiuto del suo editore di pubblicare La rappresaglia, uscito postumo nel 2003, la Bonanni, delusa, interrompe la sua esperienza di scrittrice.Laura Fortini, è una studiosa di letteratura italiana. Insegna Letteratura italiana al DAMS dell'Università Roma Tre, dopo aver trascorso molti anni all'Università di Sassari. Socia fondatrice e già presidente della Società Italiana delle Letterate (SIL), ha fatto parte della redazione di DWF dal 1993 al 2008. Le sue ricerche si concentrano sulle scrittrici italiane contemporanee, sulle mistiche del Quattro-Cinquecento, su Ariosto e sulla cultura rinascimentale, con attenzione ai temi della differenza sessuale e ai problemi di canone letterario. Tra i suoi libri principali: Movimenti di felicità. Storie, strutture e figure del desiderio (con Donatella Alesi, 2004), Il romanzo del divenire. Un Bildungsroman delle donne? (con Paola Bono, 2007), Isolitudine. Scrittrici e scrittori della Sardegna (con Paola Pittalis, 2010), Scrivere lettere nel Cinquecento (2016), Abbecedario della differenza. Omaggio ad Alice Ceresa (con Alessandra Pigliaru, 2020) e Morante la luminosa (2015/2019). Ha inoltre curato vari Quaderni Alma Sabatini, tra cui Il farsi mondo delle donne. Scrivere il cinema (2023) e Dacia Maraini. Per un nuovo lessico della letteratura e del teatro (2023).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Ennio Tomaselli"Il cerchio più piccolo"Prefazione di Bruno GambarottaManni Editoriwww.mannieditori.itUna storia d'amore “sbagliata” fra un magistrato e una giudice popolare è il fulcro attorno a cui ruotano temi legati alla devianza minorile di ieri, alla criminalità di oggi e alla giustizia in nodi da sempre cruciali. La ricerca della verità, dentro e fuori l'aula giudiziaria, da parte dei due protagonisti comporta costi altissimi, in una spirale che sfugge alla logica giuridica, ma da cui non si può fuggire se si vuole penetrare a fondo nella realtà: fino al centro di una serie di cerchi concentrici, fino a quel cerchio più piccolo in cui è racchiusa l'essenza di tutto. Scrive nella Prefazione Bruno Gambarotta: “Sono vicende incise nella carne viva del nostro tempo. Il lettore entra negli uffici, nelle riunioni dei giudici popolari, nelle aule del palazzo di giustizia. E fuori, nelle case borghesi e in quelle degli emarginati, nelle strade, nei campi rom, nelle stazioni ferroviarie. Ennio Tomaselli mette in primo piano il ruolo del giudice che non cessa di interrogarsi sulla bontà delle scelte che è costretto a compiere, sui suoi limiti, le sue fragilità...” Nato nel 1950, è stato giudice e pubblico ministero a Torino, dove vive, lavorando in particolare in ambito minorile.Collabora con riviste del settore, occupandosi di questioni giuridiche e casi di cronaca.Nel 2015 ha pubblicato il saggio Giustizia e ingiustizia minorile. Tra profonde certezze e ragionevoli dubbi (Franco Angeli).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Antonella Stelitano, Adriana Balzarini"Le donne di Cortina 1956"Prefazione di Debora CompagnoniMinerva Edizioniwww.minervaedizioni.comsabato 14 marzo alle ore 18:00Libreria Luxemburg, TorinoPresentazione del libro "Le donne di Cortina 1956"Con Antonella Stelitano e Giovanni Tosco di "Tuttosport"Grazie a uno scrupoloso lavoro di ricerca, Antonella Stelitano e Adriana Balzarini offrono un racconto inedito dei Giochi Olimpici invernali di Cortina 1956, attraverso la narrazione delle donne che a vario titolo parteciparono a quell'evento. Erano poche, ma erano presenti non solo come atlete.Sono donne di cui non si è scritto molto allora e neanche dopo. Per questo, alla vigilia del ritorno dei Giochi Olimpici nella conca ampezzana, sembrava giusto ricordare anche loro.Ci sono donne giudice di gara, capo delegazione, allenatrici. C'è una tedofora che accompagna il viaggio della fiaccola sui pattini, una donna speaker, le giornaliste. E poi le interpreti, le segretarie, le ragazze addette alle premiazioni e ai progetti culturali o musicali, la madrina. Ma anche colei che custodirà per cinquant'anni la bandiera che sventolò allo stadio e la donna che si è occupata del montaggio del film dedicato a quell'evento. Volti femminili compaiono in francobolli, monete e manifesti. C'è anche una donna a progettare l'immagine integrata della Cortina olimpica. Ci sono mogli di dirigenti, spettatrici, teste coronate e altre ospiti illustri che contribuiscono a rendere l'evento anche un appuntamento mondano. E infine le donne del paese, impegnate a presentare al meglio questi luoghi.Questo libro ha raccolto le loro storie, gli aneddoti e i ricordi delle protagoniste ancora in vita per raccontare i Giochi Olimpici invernali del 1956 secondo una diversa prospettiva.Antonella Stelitano. È membro della Società Italiana di Storia dello Sport, dell'Accademia Olimpica Nazionale Italiana e del Consiglio Nazionale del Comitato Italiano Fair Play.È autrice di diversi volumi con i quali ha vinto il Premio Bancarella Sport (2021), il Premio Nazionale per la Storiografia Sportiva Mario Alighiero Manacorda (2016) e per tre volte è stata premiata al Concorso Nazionale Letterario del Coni nella sezione saggistica.Tra le pubblicazioni più recenti: Le Nazioni Unite e lo sport. Dall'Utopia della tregua olimpica all'agenda 2030 (Cleup, Padova 2024); Una lama infallibile (Ediciclo, 2020), Le Olimpiadi all'ONU. Le Nazioni Unite e lo sport dall'embargo all'Olimpismo (Cleup, 2012); Olimpiadi e Politica. Il CIO nel sistema delle relazioni internazionali (Forum, 2008). Con Silvia Biasi ha scritto Volevo solo giocare a pallavolo (Ediciclo, 2020); con Bortolato Q. e Dieguez A.M., Bicicletta, società e chiesa ai tempi di Pio X (Edizioni San Liberale, Treviso 2013) e Pio X, le Olimpiadi e lo Sport (Edizioni San Liberale, Treviso 2012); con Tognon J., Sport, Unione Europea e Diritti Umani. Il fenomeno sportivo e le sue funzioni nelle normative comunitarie e internazionali (Cleup, 2011).È Stella di Bronzo al merito sportivo del Coni e Cavaliere della Repubblica.Adriana Balzarini. Storica dello sport, ex insegnante, si occupa in particolare di ricerca sui temi della donna e lo sport. È vicepresidente vicario del Panathlon Distretto Italia di cui è anche Responsabile del settore culturale e femminile.Stella di bronzo al merito del Comitato Italiano Paralimpico, è stata insignita dell'Award Domenico Chiesa nel 2018 e del premio Priz Communication Walter Perez Soto nel 2016.Ha organizzato le mostre Emancipazione della donna attraverso i Giochi Olimpici e Donne e Automobilismo. È autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, ed è presente a convegni sulle tematiche femminili dello sport e del mondo paralimpico.Esperta di storia dello sci è stata Giudice di Gara Fisi per lo sci alpino e Commissario automobilistico per il Rally.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Nicola Ruganti"Vertigine"Prefazione di Marco DamilanoPostfazione di Luigi CancriniBordeaux Edizioniwww.bordeauxedizioni.itNella città di T., dove le strade custodiscono memorie ferite e il presente vacilla, Anna scopre la politica: un varco che può inghiottire o salvare. Ha diciott'anni, una fame ostinata di capire e un talento per cogliere ciò che gli adulti non dicono più. Quando la sorella Irene la coinvolge nella campagna elettorale di Ernesto, candidato sindaco, Anna incontra Paolo: quarantenne inquieto, militante senza gloria, convinto che da quel voto possa dipendere un frammento di futuro. Seguendolo per le strade, nelle sezioni e nelle assemblee improvvisate, Anna entra in un mondo dove speranza e oscurità camminano vicine. Scopre la storia che non ha trovato nei libri: magistrati uccisi come Mario Amato, verità insabbiate, ragazzi cancellati dalla violenza politica. E insieme scopre l'umanità minuta e luminosa di chi tenta ancora di cambiare le cose. T. è una città che può precipitare o risorgere, a seconda della voce che sceglierà. Vertigine racconta un anno in bilico, tra politica, amicizia e memoria: una storia che assomiglia al nostro Paese, fragile e contraddittorio, ma ancora capace di speranza. Prefazione di Marco Damilano. Postfazione di Luigi Cancrini.Nicola Ruganti, insegnante e scrittore nato a Pistoia nel 1979, vive e lavora a Roma. Ha scritto Meglio che qua. Novelle di dentro e di fuori (Il Barrito del Mammut, 2023), ha curato Abitare il mondo (Erickson, 2025) ed è coautore del film Frastuono (2014, in concorso al 32° Torino Film Festival). Ha collaborato con le riviste «Lo straniero», «Gli asini», «L'A.PE» del Centro territoriale Mammut di Napoli, e con Altre Velocità. Ha pubblicato racconti su «Minima et Moralia», «Satisfiction», «Cattedrale-osservatorio sul racconto». Ha ricoperto anche cariche istituzionali; militante politico.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Paolo Crimaldi"Sesso eroico furore"Prefazione di Ivan CattaneoEdizioni Spazio Interiorewww.spaziointeriore.comUn libro sul sesso senz'altro unpolitically-correct, ma proprio per questo in grado di smuovere il lettore in profondità, sgretolando blocchi e tabù, offrendo nuove prospettive, affrontando il disagio legato alla sfera del sesso e tramutandolo in potenziale evolutivo.Il sesso è croce e delizia dell'umanità dalla notte dei tempi, ma in pochi ne conoscono il potenziale evolutivo e ancor meno sanno come sfruttarlo per operare una vera crescita interiore ed energetica. Analizzando, con taglio lucido e acuto, gli aspetti ancora oggi più spinosi e controversi – dall'immaginario all'identità sessuale, dal sesso nella terza età alle cosiddette perversioni – Crimaldi restituisce al sesso la sua dimensione di forza per la realizzazione personale e lo sviluppo sessuale e ricostruisce il proficuo rapporto tra sesso ed evoluzione psicospirituale. Un libro senz'altro unpolitically correct, ma proprio per questo in grado di smuovere il lettore in profondità, sgretolando blocchi e tabù, offrendo nuove prospettive, affrontando il disagio più o meno cosciente legato alla sfera del sesso e tramutandolo in potenziale evolutivo. È solo riprendendo la dimensione umana, viscerale, sporca, conflittuale, ma anche travolgente, eccitante, passionale del sesso che possiamo scoprire il valore della vita e della creatività presente in ognuno di noi.«Un percorso spirituale è un viaggio verso la libertà, l'indipendenza emotiva e culturale, una ricerca di senso che si trova attraverso l'incontro con la propria solitudine, ma anche con gli altri, provando a mantenere sempre un atteggiamento di apertura e disponibilità, ma mai di sudditanza o simbiosi. Pertanto la dimensione spirituale nella sessualità nasce dal superamento del pregiudizio di genere, dalla ricerca dell'altro come compagno di un percorso che tramite la scoperta del piacere reciproco porta al raggiungimento di un appagamento fisico fonte di benessere e di equilibrio psicologico. Il rapporto sessuale, se finalizzato alla ricerca del piacere e non vissuto come dovere, è sempre apportatore di una carica creativa, di un'energia fisica e mentale in grado di farci fare grandi cose, aiutando così a trovare il senso profondo della nostra esistenza».Paolo Crimaldi è uno dei più famosi astrologi italiani. Laureato in Filosofia e specializzato in Psicologia e in Psicosintesi, ha studiato il pensiero magico ed esoterico in relazione al rapporto tra Oriente e Occidente, con una particolare attenzione al periodo rinascimentale e alle modalità di approccio alle problematiche antropologiche nello studio delle civiltà. Attualmente insegna Filosofia in un liceo romano e si occupa di divulgare le tematiche oggetto dei propri studi conducendo delle rubriche in radio e in televisione. È autore di numerosi libri, tra cui Chirone, un viaggio dal Passato al Futuro, Iniziazione alla Terapia Karmica, Iniziazione all'Astrologia Karmica, Iniziazione agli Amori che cambiano la Vita. Con Edizioni Spazio Interiore ha pubblicato Sogni ed evoluzione (2014) e Sesso Eroico Furore (2020).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Vincenzo Varagona"Alberto Maggi. Pane al pane"Edizioni Paolinewww.paoline.itAlla vigilia dei suoi 80 anni, un libro-intervista che accompagna il lettore nella vita di Alberto Maggi, noto biblista. Pagine che entrano nelle pieghe della sua storia, a tratti sofferta, nelle convinzioni e certezze maturate alla luce del Vangelo, nelle scelte che continuano a generare vita per molti.Montefano, provincia di Macerata, Centro studi biblici “G. Vannucci”, stanza del camino. Qui prende avvio una conversazione che attraversa senza soluzione di continuità autobiografia e grande storia, potenza della vita e mistero della morte, denuncia degli errori della Chiesa e annuncio profetico del Vangelo, piccoli aneddoti e riflessioni a tutto campo, risonanze del contatto con la vita delle persone “comuni” e dialoghi con persone “famose”.Le domande di Vincenzo Varagona – giornalista, presidente nazionale dell'Ucsi - sondano e socchiudono molte porte; le risposte di Alberto Maggi le spalancano. Ci sono gli ostacoli che ha dovuto affrontare per procedere in un cammino che lui stesso, da giovane, mai avrebbe immaginato per sé. Ci sono il suo entusiasmo per quanto la parola di Dio sa suscitare e l'interpretazione dei brani più discussi della Scrittura. C'è un cantore permanente della gioia che ha scelto l'accoglienza e che si sente sempre accompagnato dall'amore di Dio.Un libro-intervista in cui il “frate eretico” racconta di sé, della Chiesa, del mondo. E della fantasia del Padreterno. Come scrive nella Prefazione il Card. Zuppi, «Fra Alberto ha dimostrato che la fede può essere un'esperienza trasformativa, capace di risvegliare speranze e rinnovare vite, toccando il cuore di persone di ogni provenienza e situazione».Oltre alla prefazione del Card. Matteo Zuppi, il libro contiene anche una presentazione di Massimo Orlandi e una postfazione di Ricardo Pérez Márquez.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Antonella Romeo"La ragazza con la fisarmonica"Esther BéjaranoDall'orchestra di Auschwitz alla musica RapEdizioni Seb27www.seb27.itA cura di Antonella Romeo. Prefazione di Bruno Maida. Allegato DVD "Esther che suonava la fisarmonica nell'orchestra di Auschwitz", regia di Elena Valsania (Felìz)lunedì 26 Gennaio 2026 - 21:00Mondovì, Cinema-Teatro BarettiLa ragazza con la fisarmonicaDall'orchestra di Auschwitz alla musica RapCon la proiezione del film documentario: Esther che suonava la fisarmonica nell'orchestra di AuschwitzIntervengono:Antonella Romeo (curatrice del volume) dialoga con Elena Valsania (regista del film documentario allegato al volume)Interviene alla fisarmonica Manuela Almonte.mercoledì 28 Gennaio 2026 - 17:00Moncalieri, Biblioteca Civica “Antonio ArduinoLa ragazza con la fisarmonicaDall'orchestra di Auschwitz alla musica RapCon la proiezione di un estratto dal film documentario: Esther che suonava la fisarmonica nell'orchestra di AuschwitzIntervengono: Giuseppe Bonfratello (Centro di documentazione “Antonio Labriola”), Antonella Parigi (assessora alla Cultura Città di Moncalieri), Marco Prina (presidente Anpi Moncalieri), Antonella Romeo (curatrice del volume), Elena Valsania (regista del film documentario allegato al volume)Esther è un'artista, una donna del Novecento, libera nel suo protagonismo femminile praticato più che rivendicato. Lei che ha perso o abbandonato più patrie, ha ricominciato più vite sempre fondate sulla musica, sull'antifascismo e sull'amore verso la famiglia e gli amici disposti a condividere con lei le battaglie politiche contro l'intolleranza, la discriminazione, l'esclusione. Questi valori e queste presenze scandiscono il suo racconto: l'infanzia nella Saarland; la deportazione ad Auschwitz e a Ravensbrück, l'emigrazione in Palestina dopo la Liberazione; le nuove discriminazioni subite personalmente in Israele e quelle sofferte dalla popolazione araba, con la quale sperava si volesse costruire insieme il nuovo stato; il ritorno in Germania nel 1960, nella terra che era stata quella dei nazisti che l'avevano perseguitata e che le avevano ucciso i genitori e la sorella; la ripresa della sua attività artistica, quella musica che l'aveva salvata da Auschwitz, intrecciata all'impegno politico. Dalle memorie alle parole di una lunga intervista in cui Esther, consapevole che testimoniare è soprattutto progettare il futuro, ci ricorda che in un mondo pur in continua trasformazione i valori dell'antifascismo e della tolleranza rimangono profondamente attuali e moderni.Esther Loewy Béjarano, nata nel 1924 in Germania, in una famiglia di musicisti di origine ebraica. Deportata ad Auschwitz è messa a suonare nell'orchestra femminile del Lager. Trasferita al campo di Ravensbrück viene impiegata nella manovalanza coatta alla Siemens. Dopo la Liberazione emigra in Palestina. In Israele lavora come cantante e insegnante di musica. Nel 1960, in dissenso con la politica israeliana, decide di tornare in Germania con il marito Nissim e con i figli Edna e Joram. Ad Amburgo insieme ad altri ex perseguitati fonda l'Auschwitz Komitee Deutschland. Tuttora attiva come cantante con il gruppo Coincidence, creato dalla figlia Edna nel 1988, e più recentemente anche con il gruppo rap Microphone Mafia e il jazz accordionist Gianni Coscia. Il suo repertorio spazia da Brecht a Theodorakis, dai testi contemporanei di denuncia sociale ai canti yiddish tradizionali e della Resistenza. Così Esther porta presso i più giovani la sua testimonianza di artista e di sopravvissuta, cantando per la pace, la libertà e l'eguaglianza.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Laura Scarmoncin"Si può essere cattolici e femministi?"Julie Hanlon RubioMarietti1820www.mariettieditore.itTraduzione di Laura Scarmoncin.Prefazione di Lucia VantiniLa domanda che dà il titolo a questo libro ha vita breve nelle sue pagine, perché fin dalle prime battute una risposta c'è già: sì, si può, l'esperienza stessa dell'autrice lo testimonia. Tuttavia la questione non viene meno, anzi, si profila nella sua complessità trasformandosi in «Come si può essere cattolici e femministi?». L'analisi di Julie Rubio prende avvio dalla riflessione sull'autenticità dell'essere umano: se per i femministi presuppone la scelta di essere fedeli a se stessi e per i cattolici il dono di sé, quale forma di equilibrio potrà trovarsi fra libertà e solidarietà? Da questo primo e imprescindibileinterrogativo l'autrice prosegue indagando i conflitti e le contraddizioni che ne derivano nei principali nodi dell'esistenza:sesso, lavoro, matrimonio, etica della vita e autonomia decisionale, genere, rapporti di potere, preghiera, appartenenza.L'ampia conoscenza della letteratura, la capacità argomentativa che suggerisce risposte pragmatiche a questioni complesse, l'attenzione scrupolosa al linguaggio fanno di questo libro un vero e proprio punto di riferimento, una via concreta verso un'appartenenza autentica alla fede cattolica anche nella lotta femminista senza se e senza ma.Julie Hanlon Rubio insegna Etica sociale cristiana alla Jesuit School of Theology della Santa Clara University di Berkeley. Le sue ricerche si incentrano sui temi della famiglia, dei femminismi contemporanei, della sessualitàe della politica soprattutto in rapporto al cattolicesimo. È una nota divulgatrice e prolifica autrice, scrive per numerose testate quali America Magazine, National Catholic Reporter e The Conversation. Fra le sue pubblicazioni si segnalano Family Ethics: Practices for Christians (2010) e Hope for Common Ground: Mediating the Personal and the Politicalin a Divided Church (2016), premiato come miglior libro dell'anno dalla College Theology Society.Laura Scarmoncin, classe 1984, è nata in Veneto e dopo aver vagabondato per varie città, regioni, paesi e continenti, oggi risiede nella campagna lombarda. Laureata in Storia all'Università di Trieste e in Storia degli Stati Uniti, Storia del genere e della sessualità e Women's and gender studies alla South Florida University (USA), si è successivamente specializzata in Editoria libraria con un Master presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano. Oltre a lavorare come redattrice freelance per varie case editrici, è traduttrice dall'inglese e dal francese. I suoi campi d'elezione sono la teologia, l'esegesi e la spiritualità cristiane, le teorie e gli studi femministi e LGBTQ+, la storia e la filosofia. Ha tradotto teologi del calibro di John D. Caputo, esegeti quali Ryan E. Stokes e Ami-Jill Levine, e note teoriche femministe come Gloria E. Anzaldúa e Sara Ahmed. Per oltre un decennio, inoltre, ha militato nei movimenti femministi e LGBTQ+, e oggi il suo attivismo si concentra sul rinnovamento della dottrina e della morale sessuale della Chiesa cattolica per promuovere la piena cittadinanza delle persone queer nei contesti ecclesiali.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Francesco Fiorillo"Fiorisci in pieno inverno"365 semi per ripartire ogni nottePrefazione di Paolo RuffiniEdizioni Paolinewww.paoline.itDon Francesco Fiorillo propone brevi riflessioni per ogni giorno dell'anno, o meglio per ogni “notte”, per ogni momento buio e difficile che nel quotidiano si presenta.Prefazione dell'attore e conduttore Paolo Ruffini.Don Francesco Fiorillo è il custode e responsabile della Fraternità Monastero San Magno di Fondi (LT). Presbitero, si definisce «inquieto, nuotatore contro corrente, amante della gente, cercatore di un Dio accampato fuori le mura». Vive in un antico monastero, un porto di terra in cui realizza corsi di spiritualità per vari gruppi, un luogo di incontro per chiunque voglia sostare e prendere il largo.Il suo nuovo libro, Fiorisci in pieno inverno. 365 semi per ripartire ogni notte, è un libro da leggere come si coltiva un giardino: ogni pagina un seme, ogni parola una carezza, ogni silenzio una radice, per 365 giorni. Come scrive l'attore Paolo Ruffini nella Prefazione, «non è solo un libro, è anche un amico di cui non sapevamo ancora di aver bisogno. È un fiore che non si coglie, si legge, si vive, e si colora».Con voce profonda e luminosa, Francesco Fiorillo accompagna il lettore in un cammino interiore fatto di verità, delicatezza, libertà e speranza. Non è un manuale, è una compagnia. Un abbraccio per chi attraversa il gelo e sceglie di fiorire. Ancora. E sempre.Scrive don Francesco nella prima parte del testo: «Io benedico la mia notte, senza la quale non riuscirei a portare chiarezza e splendore nella vita di chi incontro. Non ho timore del Getsemani che mi porto dentro, del monte Calvario che ogni giorno devo scalare. È parte di me, necessario da abitare, per fiorire e far fiorire in pieno inverno».Un invito tenero e coraggioso a risorgere ogni notte, a credere che anche dal buio possano nascere fiori.Acquista il libro:https://www.paolinestore.it/fiorisci-in-pieno-inverno-44048.htmlDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Fabio Mendolicchio"Lo schiacciapatate"Ossessioni di un editore cuoco tra la cucina editoriale e l'ibridacena.Prefazione di Angelo Di Libertoi libri di Mompracemwww.ilibridimompracem.it“Prendete uno schiacciapatate, uno comune, di acciaio inossidabile, con un manico fisso e uno mobile e… Non sapete cos'è uno schiacciapatate? Cioè lo desumete solo dal significato del nome ma non l'avete mai visto? Cominciamo dal principio.”Dai fornelli alla scrivania editoriale, dal rumore dei mestoli a quello delle rotative: Fabio Mendolicchio, cuoco per 35 anni e fondatore di Miraggi Edizioni, racconta il suo percorso visionario tra pentole e parole. Lo schiacciapatate è un viaggio ironico e appassionato dietro le quinte dell'editoria indipendente, condito da aneddoti, intuizioni e ricette nate nei menù delle sue celebri L'IBRIdaCENA, dove i libri finiscono in tavola. Un libro per chi ama leggere, cucinare, ascoltare storie di vita e scoprire i retroscena (talvolta surreali) del mondo dei libri. Tra sformati di spinaci e cataloghi editoriali, Mendolicchio ci accompagna in un percorso in cui ogni piatto è un racconto e ogni racconto un'occasione per nutrire mente e palato. Chi l'ha detto che tra letteratura e cucina non possa nascere un amore duraturo? Basta uno schiacciapatate… e il gioco è fatto.Fabio Mendolicchio è cuoco, editore e lettore instancabile. Dopo il diploma all'Istituto Alberghiero G. Colombatto di Torino, ha lavorato oltre vent'anni tra ristoranti e progetti enogastronomici, con una forte attenzione alla filiera corta e alla cucina salutistica. Nel 2010 ha fondato Miraggi Edizioni, e dal 2012 porta avanti L'IBRIdaCENA, trasformando le librerie in ristoranti per una sera. Musicista, dj e grafico, ha pubblicato Siamo tutti allenatori (2013) e Cucinando per le stelle (2017). Da anni viaggia per l'Italia con una Vespa piena di libriDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Daniela Garavini"Al tempo delle officine"Dialogo immaginario con Eusebio Garavini, carrozziere.Prefazione di Giovanni De Luna.Edizioni Seb27www.seb27.itEusebio Garavini (1881-1947), figlio di braccianti, semianalfabeta, emigra nel 1898 a Torino da un piccolo paese della Romagna. Lavora come operaio, studia la sera e in pochi anni mette in piedi una Carrozzeria in cui saranno impiegati oltre 700 operai. In un dialogo immaginario con una nipote mai conosciuta, Eusebio ripercorre i momenti salienti della sua vita privata e pubblica. Racconta la famiglia d'origine, l'incontro con la moglie, il rapporto con i figli, ma anche le sue scelte nei momenti topici della storia del Novecento: la Belle époque e la Grande guerra; il biennio rosso e l'occupazione delle fabbriche; la nascita del fascismo, la crisi del 1929 e le conseguenze per la sua fabbrica; la Seconda guerra mondiale, la Resistenza e il referendum istituzionale del 1946. La narrazione si basa su memorie familiari e su documenti d'archivio.Daniela Garavini, giornalista, dopo aver militato in gioventù nella sinistra extraparlamentare e nel quotidiano “Lotta Continua”, ha lavorato a lungo nell'editoria. Ha collaborato con la casa editrice Guanda nella redazione della rivista “L'Illustrazione dei Piccoli”, in seguito, ha curato la redazione della rivista “Riza Psicosomatica”. Dagli anni Novanta ha lavorato per la casa editrice Tecniche nuove, prima come redattrice poi come direttrice della rivista “Cucina Naturale”. Per Tecniche Nuove ha anche pubblicato e curato numerosi libri sui temi di alimentazione e salute. L'ultimo nel 2017 è stato 50 ricette con una storia. Nel 2011 per Espress edizioni, ha collaborato alla stesura della guida L'altra Torino, 24 centri fuori dal centro. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Elena Mearini"Eri neve e ti sei sciolta"Prefazione di Lello VoceIllustrazione di Laura CarabbaRe Nudowww.renudo.orgQuesto libro non è solo l'epitaffio sgomento di una perdita; esso ci rivela una stupefacente, incomunicabile e terribile uguaglianza tra noi e le bestie, tra chi apparentemente comanda e chi obbedisce. Cambiando il punto di vista, l'autrice smaschera la fragilità di ogni progresso, di ogni civiltà, di ogni cultura e della natura stessa così come la concepiamo: la fragilità di ognuno di noi, di ogni cosa al mondo. Al mio cane Maya,lei che era l'altra parte di me.Quella migliore Il volume è disponibile sul sito dell'editore RE NUDO www.renudo.org In Eri neve e ti sei sciolta, Elena Mearini ci conduce in un viaggio poetico e intimo attraverso il dolore della perdita e la ricerca di un senso nell'assenza. Al centro di questa narrazione struggente c'è Maya, la cagnolina amata, compagna di vita e specchio dell'anima dell'autrice. La perdita di Maya diventa il punto di partenza per una riflessione universale sull'amore incondizionato, sulla memoria e sulla fragilità dell'esistenza. Con una scrittura delicata e ricca di immagini evocative, l'autrice esplora il confine tra l'umano e l'animale, tra chi resta e chi se ne va, tra il visibile e l'invisibile. Ogni pagina è un dialogo con il vuoto, un tentativo di tradurre il silenzio in parole e di dare forma a ciò che è sfuggente e impalpabile. Eri neve e ti sei sciolta è un'opera che invita a riflettere sulla condizione umana, sulla capacità di trasformare il dolore in poesia e sull'amore che sopravvive al tempo, rendendo eterno il ricordo di chi abbiamo amato.-Di cani è piena la storia della poesia. Al punto che si potrebbe dire che il cane non è solo il miglior amico dell'uomo, ma che lo è soprattutto del poeta […] Nulla di strano, dunque che anche oggi si scrivano poesie sui cani, per i cani. Ciò che colpisce in quest'ultima fatica di Elena Mearini è altro. Direi qui, per iniziare a delimitare il campo, la sua capacità di fare del ricordo della sua cagnolina, Maya, il centro motore di una riflessione ben più ampia, al centro della quale sta il linguaggio e in cui la relazione con l'animale è la cartina al tornasole che porta alla luce la fragilità e l'impotenza della cultura umana di fronte all'infinita potenza e imperscrutabilità della natura (dalla prefazione di Lello Voce) Elena Mearini (Milano, 1978) è autrice di narrativa e poesia. Da diversi anni insegna scrittura creativa e ha lavorato sui percorsi di scrittura autobiografica nelle carceri e in istituti di riabilitazione psichiatrica. È fondatrice, direttrice e docente della “Piccola Accademia di Poesia” di Milano. Ha pubblicato le raccolte poetiche Dilemma di una bottiglia (Forme Libere, 2013), Strategia dell'addio (LiberAria, 2017), Eri neve e ti sei sciolta (Re Nudo, 2025), e per le Marco Saya Edizioni Per Silenzio e voce (2014), Separazioni (2019), Aritmia (2021) e A molti giorni da ieri (2024). Ha inoltre pubblicato i romanzi 360º gradi di rabbia (Excelsior 1881, 2010) Undicesimo comandamento (Perdisa Pop, 2011), A testa in giù (Morellini, 2015), Bianca da morire (Cairo, 2016), È stato breve il nostro lungo viaggio (Cairo, 2017), Felice all'infinito (Perrone, 2018), I passi di mia madre (Morellini, 2021) e Corpo a corpo (Arkadia, 2023). Con alcuni dei suoi romanzi ha vinto, tra gli altri, il Premio Gaia Mancini, il Premio Università di Camerino ed è stata finalista al Premio Scerbanenco e candidata al Premio Campiello e per tre volte al Premio Strega.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Giorgia Bollati, Marta Musso"I vagabondi del mare"Prefazione di Alex BelliniCodice Edizioniwww.codiceedizioni.itSono nel mare, nei fiumi, in una pozzanghera. Sono anche in un bicchier d'acqua, tra le nostre mani a coppetta quando beviamo da una fontana. Tanto piccoli da passare inosservati, fluttuano leggeri, trasportati dalle onde. Eppure le loro funzioni fisiologiche possono cambiare il mondo intero. Sono batteri, virus e alghe, ma anche meduse, pesci, crostacei e altri invertebrati. In una parola, il plancton. Dal greco planktós, che significa “vagabondo”, “errante”, il plancton è un variegato universo formato da quegli organismi che sono incapaci di contrastare le correnti. Sono animali, piante o microbi alla base della piramide alimentare, responsabili di grande parte della produzione di ossigeno e dell'assorbimento di anidride carbonica del pianeta. Un micromondo (raramente macro) dal fascino alieno e del quale sappiamo ancora poco, che influisce sugli equilibri alimentari e chimici dell'ambiente, ma che come tutti gli esseri viventi risente del cambiamento climatico e dei suoi effetti, che agiscono sulla salute dell'intero ecosistema, sulla nostra economia e sulla nostra cultura.«Nell'ecosistema marino della nostra mente l'acqua è acqua, e ciò che non riusciamo a seguire in immersione non ha un posto. Se non quando scorgiamo della “luce”, quasi stelle cadenti, tra le onde, in superficie o in risposta a un nostro movimento, nei bagni di mezzanotte estivi. La bioluminescenza è la storia del plancton che ci raccontiamo.»«È proprio questo il messaggio più profondo che il plancton ci lascia: la vita, nella sua essenza, è un atto di equilibrio tra luce e oscurità, tra visibile e invisibile, tra fare e immaginare. Ed è nell'unione di questi opposti che risiede la vera conoscenza del mondo.»Alex BelliniGiorgia BollatiGiornalista specializzata in tematiche ambientali e scientifiche, collabora con il “Corriere della Sera” sulle pagine di “Pianeta 2030”. Ha scritto anche per “Sette”, “L'Economia” e sul quotidiano, firmando articoli su economia circolare, biodiversità, clima ed energia rinnovabile. Ama fare immersioni in apnea, dipingere, scalare e camminare nei boschi.Marta MussoBiologa marina, velista e illustratrice, si occupa di ocean literacy e comunicazione scientifica attraverso laboratori, conferenze e creazione di materiali educativi. Nel 2022 ha vinto il premio «Donna di mare» con Possea, un progetto di divulgazione portato avanti grazie a un furgone delle poste tedesche che si trasforma in un laboratorio-libreria di mare. Studia ingegneria oceanografica alla Technical University of Denmark (DTU) di Copenhagen, dove lavora come student assistant su meduse e zooplancton.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Antonio Scommegna"Sempre ritorni come l'onda"Prefazione di Gianfranco LauretanoSBS Edizioniwww.sbsedizioni.itIn "Sempre ritorni come l'onda", Antonio Scommegna affida alla poesia il suo canto, una riflessione profonda sulla vita, il tempo, la fede e l'amore per la propria terra. I suoi versi, densi di memoria e interrogativi, attraversano il dolore e la speranza, sfiorando l'anima con immagini vibranti e sensazioni che si imprimono nella mente del lettore. La crisi del sacro, il legame con le radici, il desiderio di infinito si intrecciano in un dialogo intimo con l'esistenza, mentre la parola diventa onda, in un perpetuo ritorno di emozioni e consapevolezza. Una silloge intensa e toccante, in cui il poeta si confronta con l'impermanenza delle cose e con la necessità di dare un senso ai propri passi. Il suo canto, pur segnato dalla malinconia, non rinuncia alla luce: come il mare che non cessa di tornare a riva, la poesia diventa un rifugio, un atto di resistenza alla fugacità del tempo.Penso che l'Autore della silloge, Antonio Scommegna, si possa quasi identificare con il mare, il suo mare, quello di Margherita di Savoia, una pagina bianca su cui scrivere la sua vita. Leggiamo, infatti: “Al mare che ho dentro affido i miei pensieri”, i sogni, i desideri e soprattutto i ricordi, sempre vividi, salati e frizzanti nelle narici e nel cuore. Il mare è metafora della vita e dell'amore, calmo, sereno o tempestoso, che, però, offre sempre un porto sicuro. È per lui abbraccio, incanto, sogno, respiro, similitudini che ho ricavato dai titoli di alcune poesie. Nel libro, diviso in sezioni o argomenti, Scommegna affronta temi importanti. Inizia con riflessioni sul tempo della pandemia, che ci ha segnati tutti; nella poesia “Pandemico Natale” aleggia una nota di pessimismo, confrontando il Natale dei nostri giorni con quello vissuto nella sua terra in passato. Si chiede: “Perché affannarsi tanto, se poi non cambia nulla”; in affetti non è una domanda, è un'amara constatazione: ”Oggi di quel bambinello di gesso, che si baciava in chiesa non sanno più che farsene”. Emerge un senso di vuoto, di fede annebbiata. Torna, però la speranza: “Forse l'anno nuovo porterà qualcosa di buono”. Maria Franca Dallorto PeroniPresidente dell'Associazione Culturale “Massimiliano Kolbe” - Premio di Poesia.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Francesco Marilungo"Frammenti di Kurdistan"Prefazione di Silvia BallestraPolidoro Editorewww.alessandropolidoroeditore.itDal carcere alla montagna, dalla protesta delle madri dei desaparecidos curdi alle linee di confine che come cicatrici dividono in quattro parti una geografia mai diventata nazione.La letteratura curda riflette la condizione politica del paese da cui nasce: diviso, controllato, colonizzato. In un territorio in cui studiare nella propria lingua madreè impossibile, l'esilio diventa una tappa obbligata. Sparigliati per i sentieri della diaspora, gli scrittori curdi vivono il loro paese d'origine nella dimensione del frammento, della perdita, della distanza, ma anche della memoria tenuta in vita dalla lingua. Dai racconti di sapore testimoniale e civile, ai viaggi lisergici che trasmutano la realtà politica in assurde scomposizioni del corpo; dalle narrazioni epiche che affondano le radici nel patrimonio folkloristico curdo, al racconto dell'esilio e dell'emigrazione che costringono a rinegoziare la propria identità.Prefazione di Silvia Ballestra.Francesco Marilugno: è nato a Fermo nel 1983. Ha studiato letteratura italiana nelle università di Bologna e Roma e, dopo la laurea, si è trasferito per un periodo in Turchia, dove ha vissuto a Istanbul e Diyarbakır, cuore pulsante della geografia curda.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
Fabrizio Boscaglia"Desmemoriado"Echi dello Smemorato di Collegno nella cultura luso-brasiliana Prefazione di Miguel Real Postfazione di Alessandro PertosaEdizione in lingua portoghese e italianahttps://www.amazon.es/dp/B0FBW3SH2L«La vicenda dello Smemorato - così come emerge da questo studio colto, appassionato e ramificato di Fabrizio Boscaglia, che ne esplora gli echi nella cultura luso-brasiliana - non si limita al campo della cronaca o della patologia, ma si dilata in quello del simbolico, dell'esistenziale, del poetico. L'uomo che nessuno seppe identificare con certezza, l'uomo che forse non fu capace di – o non volle – ricordare se stesso, si offre oggi a noi come specchio paradossale: non tanto perché privo di un'identità, ma perché al contrario e in modo clamoroso ne ha troppe.» Alessandro Pertosa«A história do Desmemoriado – tal como emerge deste estudo culto, apaixonado e ramificado de Fabrizio Boscaglia, que explora os ecos dela na cultura luso-brasileira – não se limita ao campo da crónica ou da patologia, mas dilata-se no campo do simbólico, do existencial, do poético. O homem que ninguém conseguiu identificar com certeza, o homem que talvez não conseguisse – ou não quisesse – lembrar-se de si próprio, oferece-se-nos hoje como um espelho paradoxal: não tanto porque lhe falte uma identidade, mas porque, pelo contrário e de forma retumbante, tem demasiadas.» Alessandro PertosaChi è l'autore Fabrizio Boscaglia"Mi chiamo Fabrizio Boscaglia e sono nato a Torino nel 1981. Dal 2008 vivo a Lisbona, in Portogallo, dove lavoro come docente universitario, ricercatore, curatore e consulente culturale negli ambiti della Cultura Portoghese, degli Studi Religiosi e del Turismo Letterario. Mi occupo soprattutto di studiare le influenze islamiche nella cultura portoghese, di editare e interpretare parte dell'opera di Fernando Pessoa, e di divulgare aspetti della mistica islamica, anche detta Sufismo. Inoltre, scrivo e traduco poesia e curo il blog Saudade di Collegno."IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.