Terrapura: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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Sirimedho Stefano De Luca pratica da decenni meditazione e pratica spirituale con la guida di importanti maestri della tradizione buddhista; è insegnante certificato di Mindfulness. Nel suo podcast, Sirimedho propone meditazioni guidate nella tradizione buddhista e laica della Mindfulness e insegnamenti di Dharma basati sulla sua esperienza personale, adatti per principianti e per meditatori esperti.

Sirimedho Stefano De Luca


    • Apr 19, 2026 LATEST EPISODE
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    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 28 febbraio 2026 su come affrontare le situazioni

    Play Episode Listen Later Apr 19, 2026 1:17


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Ovunque tu sia, In un luogo amichevole o ostile In un posto affollato o solitario Che tu ti senta sicuro o dubbioso Su o giù di morale In equilibrio sull'acqua o sballottato da onde incerte Che tu ti senta entusiasta o indifferente Soggetto a lodi o a critiche Che tu riceva attenzione o sia ignorato Che ridano con te o ridano di te Che tu ti senta ispirato o disincantato Pieno di speranza o scoraggiato In pace o depresso Chiediti: Qual è la cosa migliore la cosa migliore in assoluto che posso portare in questa circostanza? Ajahn Jayasāro, 28 febbraio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 24 febbraio 2026 su lealtà e slealtà

    Play Episode Listen Later Apr 19, 2026 2:20


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Lealtà è una parola circondata da un'aura di virtù. Sembra qualcosa di indiscutibilmente buono, così come la slealtà richiama a gran voce la corruzione morale. Ma la lealtà è sempre una virtù? E se non lo è, come e in quali circostanze la lealtà diventa tossica? E poi, che cosa intendiamo esattamente per lealtà? Una sua definizione può essere "fedeltà salda di fronte a qualsiasi tentazione di rinnegare, abbandonare o tradire", e messa così suona nobile. È paragonabile alla virtù buddhista di khanti, o accettazione paziente. Ma il concetto di lealtà solleva una serie di domande. Si dovrebbe mantenere il proprio impegno verso una persona o un'organizzazione che sta causando danno a noi stessi e agli altri, oppure quando essa stessa è sleale rispetto ai principi su cui si fonda il nostro senso di lealtà nei suoi confronti? Essere leali significa “Sto con *, che sia giusto o sbagliato”, oppure c'è spazio per una critica costruttiva? Come si sceglie una direzione quando c'è un conflitto di lealtà? Come si può impedire che diventi una forma di fedeltà tribale e rafforzi l'attaccamento a idee divisive di “noi” e “loro”? Da una prospettiva buddhista, direi che la lealtà è un impegno, una fedeltà che deve essere guidata dalla saggezza e allineata con il Dhamma. I criteri che utilizziamo per realizzarla sono il crescere e il diminuire dei dhamma salutari in coloro che danno e ricevono lealtà, e il benessere e la felicità a lungo termine di tutti gli esseri. La slealtà suona male. Ma bollare un percorso di condotta come traditore, sedizioso o sleale può talvolta non essere altro che un'espressione di rabbia. In effetti, può semplicemente trattarsi del rifiuto di fare la cosa sbagliata. Ajahn Jayasāro, 24 febbraio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 21 febbraio 2026 sulla pratica di meditazione

    Play Episode Listen Later Apr 19, 2026 2:08


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Ad un recente ritiro una meditante mi ha raccontato che, mentre trovava la calma durante la meditazione, spesso aveva delle intuizioni relative a problemi di lavoro. Si sentiva frustrata perché, una volta terminata la sessione di meditazione, per quanto ci provasse, non riusciva a ricordarle. Mi ha chiesto se fosse possibile tenere un quaderno e una penna accanto a sé mentre meditava, in modo da poter annotare qualsiasi idea le venisse in mente. Ho pensato non fosse una buona idea. Prestare attenzione alle questioni di lavoro durante la meditazione rientra nel primo ostacolo kāmacchanda, il desiderio dei sensi. L'ostacolo in questo caso non è solo creato dall'indulgere nei ricordi o nelle fantasie dei piaceri sensuali, ma da qualsiasi interesse prolungato verso qualunque aspetto del mondo materiale. Ho suggerito alla meditante che una volta tornata a casa avrebbe potuto usare un esercizio di meditazione per calmare la mente, specificamente in modo da creare lo spazio necessario a far sorgere intuizioni utili relative al lavoro, con un quaderno e una penna al suo fianco. La cosa importante era non mischiare la meditazione buddhista e il suo obiettivo di liberarsi dalla sofferenza con esercizi di calma mirati a scopi più mondani. Ajahn Jayasāro, 21 febbraio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 17 febbraio 2026 sulla fiducia

    Play Episode Listen Later Apr 19, 2026 2:30


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Il re di Yan desiderava solo quanto vi fosse di meglio per il suo regno: i migliori ministri, i migliori amministratori, i migliori generali e anche i migliori cavalli. Voleva cavalli in grado di percorrere mille lì* al giorno e annunciò che sarebbe stato disposto a pagare mille monete d'oro per uno di essi. Benché questa straordinaria offerta fosse stata diffusa in tutto il paese, nessuno si fece avanti. Frustrato, il re si rivolse al suo consigliere più saggio. Dopo aver a lungo perlustrato le campagne, il consigliere venne a conoscenza dell'esistenza di uno di quei meravigliosi cavalli. Sfortunatamente l'animale era appena morto. Senza lasciarsi scoraggiare, egli offrì al proprietario cinquecento monete d'oro per le sue ossa. Quando tornò a palazzo, il re si infuriò per il fatto che avesse sperperato tanto denaro. A che cosa potevano servirgli delle misere ossa? Il consigliere lo pregò di avere pazienza. Poco tempo dopo, iniziò a presentarsi a corte un flusso costante di persone con cavalli capaci di percorrere mille lì al giorno, pronte a venderli al re. Quelle cinquecento monete d'oro erano servite a conquistare la loro fiducia. Fino a quel momento, nessuno aveva creduto che il re avrebbe davvero pagato quanto promesso per un cavallo. Quando si seppe che aveva versato cinquecento monete solo per delle ossa, tutti si rassicurarono. Le transazioni commerciali, come la comunicazione personale, hanno bisogno di un fondamento di fiducia. Se non riuscite a farvi comprendere da qualcuno, forse la cosa non è da imputare alla vostra logica o alle vostre intenzioni. Chiedetevi piuttosto se avete saputo meritare la fiducia di quella persona. E se tutto il resto fallisce, la storia del re di Yan suggerisce che talvolta è necessario dimostrare la propria sincerità con un impegno concreto e verificabile. Ajahn Jayasāro, 17 febbraio 2026 *Il lì è un'antica unità di misura di lunghezza cinese, pari a 500 metri. [N.d.T]

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 14 febbraio 2026 sul musicista celeste Pañcasikha

    Play Episode Listen Later Apr 19, 2026 2:40


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Uno dei passaggi più sorprendenti dei sutta si trova nel Sakkapañha Sutta (DN21*). In esso, un musicista celeste (gandhabba) chiamato Pañcasikha si avvicina alla grotta dove risiede il Buddha e, accompagnato dalle note del suo liuto giallo, canta versi che esaltano il Buddha, il Dhamma, gli Arahant e l'amore. I versi che canta sono, in realtà, piuttosto osé e sono quasi tutti dedicati al desiderio sensuale che prova per la sua amata. Certamente non il tipo di cose che si riterrebbero adatte alle orecchie del Buddha. I suoi riferimenti buddhisti, quando compaiono, servono solo a illustrare il suo amore. "Deliziosa come la brezza per chi suda, o come una bevanda rinfrescante per chi ha sete; la tua radiosa bellezza mi è cara come il Dhamma è caro agli arahant, … Il mio desiderio era lieve all'inizio, o fanciulla dai capelli ondulati, ma è cresciuto rapidamente, come crescono i doni che ricevono gli arahant". Ci si potrebbe aspettare che alla fine della canzone il Buddha gli rivolga un severo rimprovero. Niente affatto. Egli dice: "Pañcasikha, il suono delle tue corde si fonde così bene con il tuo canto, e il tuo canto con le corde, che nessuno dei due prevale eccessivamente sull'altro". La contemplazione di questo passaggio nel corso degli anni mi ha portato alla conclusione che il Buddha sapeva che rimproverare un gandhabba per un verso musicale sensuale sarebbe stato come rimproverare un gatto per aver fatto le fusa. Invece, spinto dalla compassione e attingendo ai ricordi della sua giovinezza nel palazzo, il Buddha si rivolse con gentilezza ai meriti musicali. Ajahn Jayasāro, 14 febbraio 2026 '* Il Digha Nikaya è la "Raccolta di lunghi discorsi" del Sutta Pitaka, una antologia fondamentale del Canone Pali buddhista Theravada [NdT].

    Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 10 febbraio 2026 sulle rinunce e il percorso della pratica

    Play Episode Listen Later Apr 19, 2026 2:00


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Durante l'adolescenza, alla fine di una giornata frustrante, prima di addormentarmi, ascoltavo spesso un breve brano musicale sul mio lettore di musicassette. La canzone era “The Great Gig in the Sky” dei Pink Floyd, il mio gruppo preferito. Per me, la canzone esprimeva la lotta emotiva, la catarsi e l'accettazione in modo profondamente soddisfacente. Dopo aver iniziato a meditare, ho scoperto una via di mezzo tra l'indulgenza nelle emozioni e la loro repressione, che è diventata sempre più naturale. Quando sono diventato monaco, rinunciare alla musica non è stato difficile. In una vita dedicata ad abbandonare ogni forma di brama, compresa quella nei confronti dell'eccitazione, della distrazione e persino del conforto emotivo, mi è sembrato un passo ovvio. A volte ascoltavo musica sui mezzi o durante la questua, e mi sorprendeva quanto la trovassi noiosa. L'unica eccezione era rappresentata dalle occasionali increspature di piacere che provavo se la canzone era una di quelle che mi erano piaciute in passato. Era un ricordo di quanto il piacere sensuale fosse legato alla memoria e alle aspettative. Il percorso della pratica non consiste tanto nel rinunciare alle cose attraverso atti di volontà. La rinuncia è più un riorientamento della mente. Scopriamo che certe cose non rispondono più alle domande che vogliamo porre alla nostra vita e, anzi, possono perfino ostacolarci. Ajahn Jayasāro, 10 febbraio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 7 febbraio 2026 sull'arcobaleno e all'attaccamento alle idee

    Play Episode Listen Later Apr 19, 2026 1:54


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Un arcobaleno non è "là fuori". Solo quando il sole è piuttosto basso e il cielo è sereno, esso appare a un osservatore che ha le spalle rivolte al sole e osserva le particelle d'acqua sospese nell'aria con un angolo di 42° rispetto al suo sguardo (il valore è determinato dal modo in cui la luce si rifrange e si riflette nell'acqua). L'arcobaleno è un fenomeno relativo. Le formazioni luminose esistono, ma l'arco colorato che chiamiamo "arcobaleno" dipende dalla presenza di un osservatore umano in un determinato luogo e momento della giornata. Ogni persona vede il proprio arcobaleno, perché le goccioline che inviano la luce a un osservatore non sono le stesse che la inviano alla persona accanto a lui. L'arcobaleno è privo di un'essenza indipendente, ma appare e scompare a seconda delle condizioni. Riflettere sull'arcobaleno può fornire un modello che ci aiuta a mettere in discussione l'attaccamento profondamente radicato all'idea di entità solide e indipendenti che agiscono l'una con l'altra, e a comprendere l'originazione dipendente. Ajahn Jayasāro, 7 febbraio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 3 febbraio 2026 su "la colpa"

    Play Episode Listen Later Apr 19, 2026 1:16


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Alcune dottrine religiose, la maggior parte delle teorie complottiste, molte esplosioni di rabbia in casa e sul posto di lavoro iniziano con la domanda: "Di chi è la colpa?" Le idee di punizione e di vendetta, e perfino di perdono, derivano da questa domanda: "Di chi è la colpa?" Dalla domanda "Di chi è la colpa?" emerge un mondo a cartoni animati, dai contorni rigidi, in bianco e nero. Una falsa pace può essere ottenuta con le parole: "Siamo tutti colpevoli". Una falsa umiltà può essere rivendicata con le parole: "La colpa è mia". Una falsa responsabilità può essere accettata "prendendosi la colpa". L'idea di colpa non è all'origine dei conflitti tra le persone, ma è un fattore che vi contribuisce. La saggezza inizia con le domande: "Quali fattori hanno contribuito?" "Quali fattori stanno contribuendo?" "Quali fattori contribuiranno?" Ajahn Jayasāro, 3 febbraio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 31 gennaio 2026 sul meditare sui pericoli

    Play Episode Listen Later Apr 18, 2026 2:47


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Indugiare su tutti i pericoli che l'umanità dovrà trovarsi ad affrontare negli anni futuri potrebbe sembrare un modo sicuro per attrarre nella propria vita stress e ansia non necessari. Di certo è meglio cercare di restare nel momento presente e procedere passo dopo passo, un respiro per volta. Beh, sì e no. Tutto dipende dal modo in cui la nostra mente si rapporta a questi pericoli. A volte il Buddha incoraggiava i monaci a contemplare la fragilità della loro condizione favorevole momentanea per stimolarli nella pratica. Invitava i monaci giovani e in buona salute a riflettere su quanto sarebbe stato più difficile, in futuro, impegnarsi con energia nella vita solitaria se fossero stati colti da malattie e vecchiaia. Faceva notare quanto la loro esistenza sarebbe divenuta ardua se i villaggi circostanti fossero stati colpiti da carestie o disordini sociali, o se fossero sorte gravi divisioni all'interno del Sangha. Il Buddha richiamava l'attenzione anche su pericoli più immediati che potevano minacciare i monaci dediti alla pratica in solitudine. Avrebbero potuto essere morsi da serpenti velenosi, millepiedi o scorpioni; ammalarsi improvvisamente per via di un'intossicazione alimentare o avere un incidente e rompersi un braccio o una gamba; essere attaccati da animali feroci come tigri o leopardi; subire crudeltà da parte di criminali rifugiatisi nella foresta per pianificare reati o per sfuggire alla cattura; oppure essere tormentati da esseri non umani. Invece di lasciarci deprimere o farci prendere dall'ansia in presenza di eventuali pericoli, possiamo considerarli in modo costruttivo. Contemplandoli con calma, possiamo apprezzare maggiormente le condizioni favorevoli di cui disponiamo al momento e farne il miglior uso possibile, finché ne abbiamo l'opportunità. Ajahn Jayasāro, 31 gennaio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 27 gennaio 2026 sui tre vijjā o conoscenze del Buddha illuminato

    Play Episode Listen Later Apr 18, 2026 2:11


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Uno degli appellativi del Buddha è "vijjācarana sampanno", cioè "perfetto nella conoscenza e nella condotta". Nella notte della sua illuminazione, il Buddha realizzò i tevijjā, i tre vijjā o conoscenze. Nella prima parte della notte, acquisì una profonda conoscenza delle sue vite passate, nella seconda parte della notte una profonda conoscenza della morte e della rinascita degli esseri in base alle loro azioni, e nella terza parte della notte una profonda conoscenza della distruzione di tutte le impurità (āsavā, sinonimo di kilesa o contaminazioni). Sebbene fosse solo l'ultima di queste tre conoscenze a costituire la sua illuminazione, il ruolo delle prime due nel preparare il terreno per la terza non dovrebbe essere sottovalutato. Il vijjā del Buddha - tradotto anche come saggezza e comprensione - è accompagnato da carana, o condotta. La sua saggezza guida e informa ogni sua azione. Questo principio non interessa solo il Buddha, ma è condiviso da tutti coloro che seguono il suo cammino. La saggezza autentica si esprime inevitabilmente nell'azione. Alla fine, certi tipi di condotta e di linguaggio diventano letteralmente impensabili. A un livello più elementare di pratica, la comprensione esperienziale del flusso di cause e condizioni che hanno contribuito alla propria vita porta alla gratitudine e ad azioni che cercano di esprimerla; la comprensione esperienziale della legge del kamma dà origine a un fermo impegno nell'osservanza dei precetti. La sfera interiore ed esteriore, quindi, entrano in armonioso allineamento. Ajahn Jayasāro, 27 gennaio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 24 gennaio 2026 sui pregiudizi

    Play Episode Listen Later Apr 18, 2026 2:33


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Recentemente ho trascorso un po' di tempo a parlare con alcuni studenti. Ho osservato quanto le persone riescano ad essere tanto intelligenti da costruire macchine in grado di viaggiare su Marte, ma tanto stupide da avere pregiudizi nei confronti dei propri simili solo per il colore della loro pelle. La stessa persona può conseguire un dottorato presso un'università prestigiosa e tuttavia non essere in grado di applicare il proprio intelletto alle attività più elementari come quella del mangiare, riposare e fare esercizio fisico. Per superare questo consueto guazzabuglio tra l'intelligenza e il suo contrario, abbiamo bisogno dell'equilibrato approccio alla vita suggerito dal Buddha. I suoi insegnamenti rivelano i nostri punti ciechi e contaminazioni e ci forniscono strumenti efficaci per affrontarli. Egli ci indica il nostro potenziale e ci mostra come raggiungerlo. Praticando il Dhamma, possiamo armonizzare il nostro mondo interiore ed esteriore. Qualcuno mi ha chiesto informazioni sulle credenze. Ho risposto che le azioni del corpo, della parola e della mente sono più importanti. La storia è piena di persone che affermano di agire in nome del proprio dio o della propria filosofia e trattano gli altri con grande crudeltà e violenza. Nobili credenze non portano necessariamente a una condotta saggia e compassionevole. Le credenze buddhiste sono ipotesi verificabili sulla nostra capacità di abbandonare ciò che non è salutare, coltivare ciò che lo è e purificare la mente. Mettetele alla prova e le vostre azioni saranno la dimostrazione del Dhamma. Ajahn Jayasāro, 24 gennaio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 20 gennaio 2026 sui benefici della meditazione

    Play Episode Listen Later Apr 18, 2026 2:17


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Immaginate di avere il compito di osservare un gruppo di persone mentre attraversano una porta.Tutto quello che dovete fare è notare quali di queste siano vestite di bianco. Con tale obiettivo in mente, altre percezioni quali uomo, donna, alto, basso, attraente, poco attraente, e così via, possono affacciarsi brevemente alla mente, restando tuttavia ai margini della coscienza. Infatti, nel dare priorità a un singolo fattore - gli abiti bianchi - automaticamente tutto il resto viene relegato in secondo piano . Nello stesso modo, quando i meditanti si concentrano su un oggetto come il respiro, tutte le altre attività mentali perdono importanza. Pensieri e ricordi, indipendentemente dal loro contenuto, diventano semplicemente "non respiro", cioè altro rispetto al respiro. I meditanti che faticano a rimanere con il respiro cadono facilmente nello scoraggiamento. Ma ciò che spesso non colgono è che nella loro mente è già avvenuto un cambiamento significativo, pur se a volte può capitare che essa venga trascinata lontano dal respiro, verso il desiderio, l'avversione, il torpore, l'agitazione o il dubbio. Infatti l'identificazione con gli stati mentali quali "io" o "mio", l'assunzione implicita di possesso, è stata indebolita radicalmente, sostituita dalla percezione degli stati mentali come semplici fenomeni impersonali che, come tali, sorgono e cessano. Si tratta di un rivoluzionario balzo in avanti della consapevolezza. Troppo spesso i meditanti trascurano il beneficio più importante della meditazione nel lungo periodo - la comprensione del modo in cui le cose sono come esperienza diretta - a favore dell'acquisizione nel breve periodo di stati mentali salutari. Ajahn Jayasāro, 20 gennaio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 17 gennaio 2026 sul rispetto

    Play Episode Listen Later Apr 18, 2026 2:41


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Il Buddha ha insegnato che avere rispetto per valori, principi, verità o persone degne di rispetto è benefico e innalza la mente. Nel Gārava Sutta (SN 6.2) il Buddha dichiara che la mancanza di rispetto è fonte di dukkha (sofferenza). Il sentimento del rispetto è un tesoro del cuore che persino il Buddha ritenne appropriato coltivare. Poco dopo il suo risveglio, non vedendo attorno a sé nessuno che potesse eguagliarlo in sīla (condotta etica), samādhi (concentrazione), paññā (saggezza) e vimutti (liberazione), non concluse che quindi non avesse più bisogno di manifestare rispetto; decise invece che il suo oggetto di rispetto sarebbe stato il Dhamma. Avere rispetto significa guardare con ammirazione e ciò favorisce l'umiltà. Allo stesso tempo, rispetto significa attribuire peso e significato, dare priorità, dare precedenza. Il Buddha parlò di sette oggetti di rispetto: il Buddha, il Dhamma, il Sangha, sikkhā (addestramento), samādhi, appamāda (vigilanza o sollecitudine) e ospitalità. Il rispetto per il Buddha, il Dhamma e il Sangha può essere espresso attraverso semplici rituali, come unire le mani in añjali o inchinarsi. Il rispetto per l'addestramento si manifesta tenendo presente la sofferenza insita anche nelle trasgressioni minori dei precetti; con la costanza e la devozione all'abbandono degli stati non salutari e alla coltivazione di quelli salutari; riportando la mente, più e più volte, alla percezione di anicca, dukkha e anattā. Ajahn Jayasāro, 17 gennaio 2026

    Nutrimento del cuore - Foglietto Giallo del 13 gennaio 2026 sul nostro atteggiamento verso ciò che ci accade

    Play Episode Listen Later Apr 18, 2026 2:04


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. In una vecchia storia, un re decreta che qualunque strada egli percorra deve essere lastricata d'oro. Si profila una crisi riguardo alle tasse necessarie a finanziare un tale progetto che causerebbe una miseria dilagante. Un saggio ministro risolve il problema presentando al re un paio di scarpe con suole placcate d'oro. Cambiate il vostro atteggiamento nei confronti di ciò che vi circonda - ci insegna la storia - piuttosto che cercare sempre di cambiare l'ambiente stesso. Sono sempre stato affezionato a questa storia fin dall'infanzia e ancora oggi la racconto. Ma, per me, questo racconto non indica che non dobbiamo mantenere le nostre strade in buono stato, o che esiste un unico modo di vedere il mondo che ci manterrà di buon umore qualunque cosa accada. Piuttosto, ci incoraggia a essere consapevoli di ciò che apportiamo alle situazioni, del quadro attraverso il quale le percepiamo. Molte volte, con il nostro modo di pensare, rendiamo le cose peggiori di quanto dovrebbero essere, o meno vantaggiose di quanto potrebbero essere. Invece possiamo chiedere a noi stessi: "In questo preciso istante, quale semplice cambiamento nel pensiero potrebbe fare la differenza?". C'era una volta (due giorni fa) un monaco che si trovava in un luogo pubblico molto affollato. Stava aspettando. E aspettando ancora. Perciò, si diede il compito di contare 108 respiri consecutivi. Il desiderio di completarlo prima di andarsene ribaltò il suo atteggiamento nei confronti del tempo che passava e così rivestì d'oro la sua mente. Ajahn Jayasāro, 13 gennaio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 10 gennaio 2026 sul pellegrinaggio in Maharastra

    Play Episode Listen Later Apr 18, 2026 3:18


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Sono le tre del mattino dell'ultimo giorno della mia escursione annuale nel [lo stato indiano del] Maharashtra. Ieri pomeriggio abbiamo attraversato gli ultimi due villaggi. A Warwat siamo stati accolti da un gruppo di scorta che ha sparso fiori lungo il percorso fino al piccolo tempio buddhista, guidato da un vivace tamburista e uno stuolo di giovani danzatrici che facevano tintinnare ritmicamente i tradizionali sonagli sopra le loro teste. La strada era stata decorata con motivi floreali realizzati con petali di fiori e una grande scritta WELCOME in inglese. Nel cortile del tempio erano state preparate delle sedie per il Sangha, e ci è stato servito del tè nero molto dolce. I buddhisti locali si sono seduti a terra di fronte a noi - le donne nei loro migliori sari bianchi - con l'aggiunta di un gruppo che aveva camminato dietro di noi per tutto il tragitto dal villaggio precedente, desideroso di ascoltare altri insegnamenti di Dhamma. Diverse persone avevano vassoi di banane e mele pronti da offrire. Alla richiesta dei cinque precetti ha fatto seguito la recita con facilità da parte di quasi tutti, compresi i bambini in uniforme scolastica seduti in prima fila. Ho iniziato le riflessioni assistito dal mio abile traduttore, il dott. Jeewok. Questa era pressappoco la quarantesima occasione del genere dall'inizio della camminata di 220 km. Ecco una cosa che ho ripetuto ai gruppi: Questo è un insegnamento verificabile. Confrontate come vi sentite quando agite con gentilezza e generosità, con le sensazioni rispetto a quando siete egoisti e avidi. Cosa vi fa sentire meglio? Cosa pensate dovrebbe essere coltivato, e cosa abbandonato? Qual'è la differenza tra l'osservare i precetti e il non osservarli? Calma e agitazione. Guardate, osservate, constatate voi stessi. Ajahn Jayasāro 10 gennaio 2026 p.s. in rif. all'ultima Pagina Gialla c'era un'annotazione personale: nato il 7.1.1958, domani compirò 68 anni.

    Nutrimento del cuore - Foglietto Giallo del 6 gennaio 2026 sulle condizioni per la liberazione umana

    Play Episode Listen Later Apr 18, 2026 2:23


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Nascere nel regno umano significa disporre delle condizioni fondamentali per la liberazione. Il Dhamma ce ne offre la conoscenza e gli strumenti. Sette forze ci sostengono: la fede, l'energia, il pudore morale consapevole, il timore intelligente delle conseguenze, la presenza mentale, la concentrazione (samādhi), la saggezza. Una cosa conduce all'eccellenza: la saggia attenzione. Una cosa dovrebbe essere realizzata: la liberazione incrollabile. Nove sono i modi per superare la malevolenza: quando sorgono i pensieri "mi hanno fatto un torto, mi stanno facendo un torto, mi faranno un torto"; oppure "hanno fatto, stanno facendo o faranno un torto a qualcuno che mi è caro e gradito"; oppure "hanno fatto, stanno facendo o faranno un favore a qualcuno che mi è ostile e sgradito", in ogni caso, chiedetevi: che beneficio c'è nel coltivare la malevolenza? Cinque percezioni conducono alla maturazione della liberazione: la percezione dell'impermanenza; la percezione della sofferenza (dukkha) nell'impermanenza; la percezione dell'impersonalità nella sofferenza; la percezione dell'abbandono; la percezione dell'equanimità. Otto cose devono essere profondamente comprese: guadagno e perdita; prestigio e perdita di prestigio; biasimo e lode; piacere e dolore. Sei forme di rispetto vanno mantenute: verso il Buddha, il Dhamma e il Sangha; verso l'addestramento; verso l'attenzione; verso l'ospitalità. Otto cose devono essere sviluppate: Retta Visione, Retta Intenzione, Retta Parola, Retta Azione, Retta Sussistenza, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza, Retta Concentrazione. Il domani è soltanto un'idea nella nostra mente. Il presente è tutto ciò che abbiamo. Ajahn Jayasāro, 6 gennaio 2026

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 3 gennaio 2026 sugli insegnamenti alle comunità locali

    Play Episode Listen Later Apr 18, 2026 2:07


    Nutrimento del cuore, riflessioni di Ajahn Jayasaro. In questi giorni sono in cammino nelle campagne del Maharashtra, nell'India centrale, accompagnato da sette monaci e quattro anagarika*, oltre che da un gruppo sempre diverso di buddhisti locali. Grazie ad un eccellente traduttore, mi trovo in grado d'impartire insegnamenti alle comunità buddhiste dei villaggi che attraversiamo. Sono felici di vederci. Nonostante ci siano oltre dieci milioni di buddhisti in questo Stato, pochi di loro, specialmente nelle zone rurali, hanno la possibilità di vedere il Sangha e di ascoltare il Dhamma. Ieri, camminando verso sud da Nagpur, ho tenuto tre discorsi completi, tre esortazioni lungo la strada e ho raccontato una storia sull'onestà e il coraggio a un gruppo di scolari e ai loro insegnanti nel polveroso cortile della scuola. È stata una bella giornata. Ripeto qui alcune di queste riflessioni sulla morale (sīla): Prendetevi cura dei vostri precetti e i vostri precetti si prenderanno cura di voi. Mantenendo i precetti, offrite un gran dono di protezione a coloro che amate. La fiducia cresce nelle famiglie e nelle comunità, quando tutti mantengono i precetti, e la felicità nasce dalla fiducia reciproca. I precetti apportano rispetto verso se stessi e libertà dal rimorso. Ajahn Jayasāro, 3 gennaio 2026 *NdT: anagarika: postulanti laici dalle vesti bianche, che seguono gli otto precetti del codice monastico.

    Ep. 554 Riflessioni su muditā

    Play Episode Listen Later Apr 17, 2026 24:22


    Il Buddha insegna al figlio Rāhula: "Medita sulla gioia compartecipe e il malcontento sarà abbandonato". Muditā è la gioia che proviamo quando un altro essere è felice, anche uno sconosciuto. Non è un sentimento da avere ma una pratica da coltivare. Davanti a chi ha quello che a noi manca, possiamo scegliere se irrigidirci nell'invidia o lasciar risuonare il cuore. Chi è felice solo per sé ha un'occasione di gioia al giorno, chi è felice anche per gli altri non smette mai. Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 17 aprile 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.

    Ep. 553 Meditazione Rallegrare la mente ānāpānasati e muditā

    Play Episode Listen Later Apr 17, 2026 35:47


    Una pratica che attraversa le prime tre tetradi della consapevolezza del respiro: dal corpo alle sensazioni fino alla mente. Quando la mente è calma e raccolta, la rallegriamo con muditā, la gioia compartecipe per la felicità altrui. Un esercizio prezioso per scoprire che la gioia non dipende dalle circostanze e per imparare a rallegrarsi del bene degli altri invece di confrontarsi o invidiare. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 17 aprile 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.

    Ep. 552 Riflessioni sull'essere isola di sé stessi

    Play Episode Listen Later Apr 10, 2026 32:10


    Il Buddha racconta di un'epoca in cui gli uomini vivono solo dieci anni e per sette giorni si vedono come bestie, uccidendosi a vicenda. Alcuni si nascondono, e quando escono dai rifugi si abbracciano come "cari nemici ancora vivi". È da quel riconoscimento che ricomincia la moralità. L'aggressione non è nella nostra vera natura: per colpire l'altro bisogna prima sminuirlo. Il lavoro parte da noi, dalle piccole parole dette e da quelle non dette. Diventare isola di sé stessi è anche diventare lampada per gli altri. Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 10 aprile 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.

    Ep. 551 Meditazione anapanasati e karuna

    Play Episode Listen Later Apr 10, 2026 39:33


    Una pratica in due tempi: prima stabilizziamo il corpo e la mente con la consapevolezza del respiro, lasciando emergere un senso di quieta felicità. Poi, ben radicati in questo benessere, apriamo il cuore verso chi in questo momento attraversa sofferenza, conflitti o guerre. Non per assorbire il loro dolore, ma per offrire riconoscimento e stabilità. Un modo concreto per imparare a stare accanto alla sofferenza del mondo senza esserne travolti. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 10 aprile 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 22 dicembre 2025: un giorno di libertà dalla propria bontà

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:15


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Due amici si consideravano fondamentalmente delle brave persone. Un giorno però si presentò loro un'occasione per guadagnare molto denaro facendo qualcosa che sapevano non essere del tutto giusto. Ragionandoci, pensarono che era un caso speciale, un'opportunità unica nella vita; se non l'avessero colta, se ne sarebbero pentiti; sarebbero stati degli sciocchi a lasciarsela sfuggire. Del resto, se non l'avessero fatto loro, prima o poi lo avrebbe fatto qualcun altro. In fondo si trattava di un episodio isolato, non c'era bisogno di pensarci troppo su. E poi, si dicevano, (erano buddhisti) anche l'attaccamento alla bontà è da biasimare. Così lo fecero. E andarono ad aggiungersi alla lunga lista delle brave persone che decidono di prendersi un giorno libero dalla propria bontà. I due amici salparono verso un'isola lontana, che avevano scoperto in un viaggio precedente. L'isola era abitata da persone con un solo occhio, posto al centro della fronte. Il loro piano era di rapire uno o due isolani e venderli nella loro città, in un'epoca anteriore all'affermazione dei diritti umani. Tuttavia, appena sbarcati, furono avvistati da un gruppo di giovani con un solo occhio, catturati e venduti come schiavi allo zoo dell'isola. Lettore, se stai pensando: “Ben gli sta”, è possibile che anche tu sia caduto nella stessa trappola? Ajahn Jayasāro, 22 dicembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 30 dicembre 2025: tutto conta, nulla è perduto.

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 1:26


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Tutto conta, nulla è perduto. Abbiate cura delle cose piccole e insignificanti perché, in fin dei conti, nulla è piccolo e insignificante. Se qualcosa è importante, allora ogni cosa lo è. Il Dhammapāda lo esprime così: Non sottovalutare la creazione di cattivo kamma, supponendo: “Non avrà alcuna conseguenza”. Proprio come una brocca si riempie d'acqua, goccia a goccia, così anche lo stolto accumula cattivo kamma, a poco a poco. Non sottovalutare l'importanza di creare buon kamma, supponendo: “Non avrà alcuna conseguenza”. Proprio come una brocca si riempie d'acqua, goccia a goccia, così anche il saggio accumula buon kamma, a poco a poco. (vv. 121-122) Ajahn Jayasāro, 30 dicembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 27 dicembre 2025 sull'apprendere dall'esperienza

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 1:38


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Nella pratica del Dhamma impariamo ad apprendere dall'esperienza. L'onnipresenza dell'impermanenza, l'instabilità cronica dei fenomeni, il fluire senza essenza, privo di un possessore o del bisogno che ve ne sia uno: queste parole non sono profondi concetti filosofici da contemplare, sono soltanto tentativi inadeguati di orientare la nostra attenzione verso il modo in cui le cose sono, sono sempre state e sempre saranno. Le parole non sono tanto dita che indicano la luna, sono piuttosto nasi che puntano verso lo spazio poco illuminato in cui ci troviamo. Che cosa fare allora? Accendiamo la luce. Abbassiamo il volume del rumore interiore. Guardiamo con la meraviglia di un bambino che si trova per la prima volta allo zoo. Godiamoci questa occasione di essere ascoltatori, apprendisti, di essere il conoscere. Ajahn Jayasāro, 27 dicembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 20 dicembre 2025 sulla Sindrome da Nostalgia del Samadhi (SNS)

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 3:08


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La Sindrome da Nostalgia del Samādhi (SNS) è un termine che potrebbe non esservi familiare, principalmente perché l'ho appena coniato. Tuttavia, si tratta di un disturbo comune nelle comunità di meditazione. Di solito, nel primo anno di meditazione, forse durante il primo ritiro, un meditante sperimenta un'esperienza improvvisa di samādhi e gli piace. Molto. Gli piace così tanto che, la volta successiva che si siede a meditare, è pieno di aspettative e desiderio di provare di nuovo quello stato. Presume che sarà in grado di riprendere da dove aveva interrotto l'ultima volta. Chi ha detto che la meditazione è difficile? E resta deluso. Quel meraviglioso stato mentale non si ripresenta. Nei giorni e nelle settimane successive prova tutto ciò che gli viene in mente per ricreare le condizioni affinché si ripresenti, ma invano. Subentra la nostalgia. Nei casi più gravi di SNS, passano gli anni e all'inizio dei ritiri chi ne soffre continua a sperare contro ogni speranza di poter rivivere quei dorati momenti di tanto tempo fa. La mia opinione? Quel primo momento è stato un caso fortuito. È dipeso da una serie di circostanze uniche che si sono allineate. È stato un assaggio di samādhi. Il duro lavoro necessario per stabilizzarlo resta da fare, e ciò include la formazione negli ambiti di dāna e sīla*. Un punto importante da tenere a mente per chi soffre di SNS è che le esperienze di picco non sono l'obiettivo della meditazione. Nessuna esperienza lo è. L'obiettivo è comprendere la natura di tutte le esperienze e lasciar andare ogni attaccamento all'idea del sé o di appartenenza al sé. Desiderare ardentemente un'esperienza di picco significa perdere di vista l'obiettivo. Ajahn Jayasāro, 20 dicembre 2025 * NdT: Dāna e Sīla, le prime due virtù delle dieci perfezioni (pāramī). Dāna è la perfezione della generosità, sīla quella della virtù.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 16 dicembre 2025 sul cinico interiore

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:36


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. I cinici si considerano realisti, eroi tanto coraggiosi da affrontare senza battere ciglio le verità sgradevoli della vita, davanti alle quali la maggior parte delle persone chiude gli occhi. Esse liquidano l'idea di altruismo come ingenua, frutto di un pensiero illusorio. I cinici più cerebrali sono attratti dalle teorie della biologia evoluzionistica e spesso le considerano come vangelo. A loro dire, la scienza riduce la bontà ad una questione di replicazione dei geni. Una persona sacrifica un giorno libero per fare volontariato, o per compiere una buona azione. Molte ore dopo, nella sua mente affiorano dei pensieri che anticipano le lodi che potrebbe ricevere grazie a questo, e si manifesta un senso di piacere. Quindi il cinico interiore dice: “Siamo onesti. È proprio per questo che sto facendo tutto ciò, non è vero?”. La voce critica interiore appare del tutto autentica. Ma dobbiamo porci una domanda: su quali basi pochi pensieri autocelebrativi vengono considerati più reali di tutti i pensieri gentili, generosi e altruisti che li hanno preceduti e seguiti? Perché un pensiero negativo dovrebbe essere più autentico di uno positivo? La consapevolezza degli stati mentali non è un atto isolato. Le nostre convinzioni, i nostri valori, i nostri pregiudizi condizionano quali pensieri sorgono nella nostra mente e il peso che attribuiamo loro. Radicarsi nella Retta Visione è essenziale per crescere nel Dhamma. Nessuna voce impermanente dentro di noi - positiva o negativa che sia - è ciò che siamo. Ajahn Jayasāro, 16 dicembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 13 dicembre 2025 un aneddoto di vita

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 3:19


    Riflessioni di Ajahn Jsayasaro. Fine dicembre 2018. Stavo camminando da Bodh Gaya a Kusinara per festeggiare i miei 60 anni. I primi giorni erano stati duri, ma poi avevo trovato un certo ritmo. Accadde quindi il primo contrattempo, nel quale persi alcuni oggetti importanti del mio bagaglio, tra cui ago e filo. Il pomeriggio seguente, una figura insolita si avvicinò a me, mormorando, cantilenando, saltellando e danzando, il tutto con un sorriso beato sul volto. Quando mi fu vicino, il suo sguardo si fissò e tutto il suo corpo ebbe come una scossa. Cadde a terra, prostrandosi e rendendo evidente che mi stava implorando di diventare il suo maestro spirituale. Una situazione delicata, che pensavo di aver gestito con tatto, finché non afferrò la mia borsa a tracolla, insistendo per portarla lui. Non avevo scelta. Guardarlo ballare davanti a me lungo la strada mentre portava tutti i miei averi non fu proprio un'esperienza tranquilla. Poi arrivò il secondo contrattempo. La mia polverosa veste sottile si strappò: un taglio di circa trenta centimetri e niente ago né filo per ripararla. Il mio nuovo discepolo mi rassicurò. Indicò un villaggio a circa due chilometri a ovest, e mi fece chiaramente capire le sue intenzioni. Gli feci segno che non era necessario, ma insistette. Gli chiesi di lasciarmi la tracolla, ma era già partito. Mi sedetti sotto un albero e lo guardai scomparire. Feci l'unica cosa che potevo fare: prendermi cura della mia mente. Sorsero pensieri come “Stanotte farà davvero freddo” o “Come farò a proseguire il giro delle elemosine senza la ciotola?”; non furono accolti e se ne andarono. Attesi, un respiro alla volta. Un'ora dopo il mio discepolo tornò, raggiante. Tirò fuori ago e filo e con fare orgoglioso iniziò a ricucire la mia veste con grande maestria. Una volta finito, me la porse rispettosamente, si inchinò, fece un largo sorriso e si incamminò, mormorando, cantando, saltellando, danzando, verso il sole al tramonto. La tracolla, per fortuna, me l'aveva lasciata. Ajahn Jayasāro, 13 dicembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 9 dicembre 2025 su cause e condizioni

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:30


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La mia primissima volta a teatro fu per assistere a due brevi opere di Tom Stoppard. "After Magritte" è il titolo di quella che mi colpì maggiormente. In essa il sipario si apre per un attimo su una scena completamente surreale, poi si chiude e si apre di nuovo, mostrando lo stesso ambiente (il soggiorno di una piccola casa), che ora appare però del tutto normale. Il pubblico si rende conto che ci si trova in un momento precedente rispetto alla scena d'apertura. L'opera ci mostra quindi i personaggi che prendono una serie di decisioni normali, addirittura banali, le quali convergono con ingegnosa precisione verso il surreale quadro iniziale. L'idea che situazioni bizzarre ed estreme siano il risultato finale di un graduale accumulo di fattori non bizzarri e del tutto ordinari mi colpì profondamente. Da allora, ogni volta che mi sorprendo a pensare: “Come hanno potuto…?”, mi ricordo di questa verità. Oggi si pone una tale enfasi sul sentire, sull'ascoltare il proprio cuore e così via, che viene spesso trascurato un fattore importante. In molte aree della vita, è il lento stillicidio di piccole decisioni insignificanti, che non coinvolgono affatto il cuore, a creare il nostro futuro. Questo è un motivo ulteriore per cui i precetti sono così importanti. Quali oggetti di consapevolezza, essi offrono criteri stabili e inequivocabili per l'azione e la parola, impedendo derive inconsapevoli verso ciò che è non salutare. Ajahn Jayasāro, 9 dicembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 6 dicembre 2025 sul "seguire la propria passione"

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:46


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Sono colpito da quanto spesso gli adolescenti si confrontino con l'idea di ‘seguire la propria passione'. Nella maggior parte dei casi non ne hanno una ben definita, e molti temono che questo li renda in qualche modo carenti, perché ritengono che una passione sia necessaria. Possono sentirsi confusi quando dico loro che, a mio avviso, seguire la propria passione è un'idea di scarsa qualità. Dico che le passioni cambiano, sono inaffidabili. L'idea che esista una passione, quella passione, che definisce chi si è veramente e che si deve scoprire per prosperare nella vita, è una finzione romantica, importata ciecamente dall'Occidente. Come criterio per la scelta di una carriera, questa idea pone troppa enfasi sul lavoro come fonte di significato della vita. E anche se si ha una passione per qualcosa, ciò non garantisce che si sia bravi in quel campo o che possa fornire un adeguato sostentamento. È importante sottolineare che l'insistenza sulla passione trascura il ruolo dello sforzo e la soddisfazione che deriva dalla maestria. In realtà, la passione più matura di solito non precede, ma segue il duro lavoro e la dedizione. Coltivare le proprie capacità, diventare bravi in qualcosa di cui si può essere orgogliosi, è fonte di gioia ed energia durature nella vita. L'idea di seguire la propria passione è egocentrica e trascura tutte le questioni importanti, come ciò che si è in grado di dare, ciò con cui si può contribuire alla società e al mondo. Impedisce la ricerca di un "giusto sostentamento", in armonia con i propri valori, che possa contribuire al benessere e alla felicità a lungo termine. Ajahn Jayasāro, 6 dicembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 2 dicembre 2025 sui maestri spirituali

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:34


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Un'idea acquisita durante i miei studi da adolescente sulle religioni asiatiche era che il semplice fatto di trovarsi in presenza di un grande essere aiutasse, attraverso una sorta di osmosi spirituale, a purificare la mente. Da ciò ho concluso che trovare un essere simile e stargli il più vicino possibile fosse sicuramente una parte fondamentale dello sviluppo spirituale di una persona. È stata una delle prime idee che mi sono ritrovato a scartare durante il mio soggiorno in India. Ciò che mi ha fatto cambiare idea è stato osservare il comportamento degli studenti di lunga data dei grandi maestri. Sono stato attratto dall'idea buddhista Theravāda del maestro come il miglior amico possibile piuttosto che come dispensatore di benedizioni. Ma anche in Thailandia, nel corso degli anni, ho osservato che gli studenti più vicini ai maestri più saggi cadevano nelle antiche trappole dell'orgoglio e dell'incuria, della gelosia e della rivalità. In alcuni casi, infatti, sembrava che la prolungata vicinanza al maestro avesse aumentato le contaminazioni degli studenti invece di ridurle. Il motivo? Penso che la risposta non sia da ricercare al di là del Dhammapāda. Lì, il Buddha paragona il Dhamma a una zuppa, uno studente saggio alla lingua che la assaggia e uno studente sciocco a un mestolo. Per conoscere veramente il Dhamma, dobbiamo imparare il modo per recepire il suo messaggio. Trovare la verità è una cosa, conoscere e coltivare le condizioni in cui essa può trasformare la mente è un'altra. Ajahn Jayasāro, 2 dicembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 29 novembre 2025 sulla percezione di sé come donatore

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:05


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La percezione di sé come persona in grado di donare è stimolante. Vedere se stessi come donatori - come qualcuno che dona, quindi che ha qualcosa da offrire, come qualcuno che può fare una differenza positiva, anche se minima, nella vita altrui - pone solide basi per una buona salute mentale. Ci sono talmente tante cose che possiamo donare, per esempio: * Possiamo offrire sostegno materiale, oggetti concreti. * Possiamo offrire cura. * Possiamo offrire protezione. * Possiamo offrire il nostro tempo. * Possiamo offrire rispetto. * Possiamo offrire alle persone la conoscenza che non hanno. * Possiamo offrire opportunità e seconde possibilità. * Possiamo offrire incoraggiamento. * Possiamo dare sicurezza agli altri, osservando i precetti. * Possiamo offrire agli altri i meriti della nostra pratica. Anziché essere praticanti che si sforzano e si concentrano, possiamo donare il nostro impegno alla pratica del Dhamma, e prestare attenzione al nostro oggetto di meditazione. Quando inquadriamo le cose in termini di “dono”, troviamo gioia ed energia nel cammino. Ajahn Jayasāro, 29 Novembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 25 novembre 2025 sulla nostra identificazione con le parole

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 1:54


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Spesso pensiamo utilizzando la voce. È da notare come, quando lo facciamo, il pensiero tenda ad essere accompagnato da sottili movimenti della lingua, della laringe e delle corde vocali. Un modo per arrestare i pensieri incontrollati è quindi quello di premere la lingua contro il palato, concentrandoci sul mantenerla ferma. Tra le voci stesse, sembrano più reali quelle che compaiono più spesso. Nella propaganda, ripetere più volte una dichiarazione spesso porta le persone a crederci per il semplice fatto di averla sentita così di sovente. Nel nostro mondo interiore, ci identifichiamo con parole e frasi che ritornano più volte, semplicemente per la frequenza con cui si ripetono. È un circolo vizioso: più le parole appaiono, più ci identifichiamo con esse; più ci identifichiamo con esse e più appaiono. Ad esempio, le parole di autocritica diventano il nostro critico interiore, che a sua volta diventa ciò che crediamo di essere: un esito infelice. Tuttavia, le parole nella mente sono solo parole, non sono ciò che siamo più di quanto non lo siano gli starnuti. Ajahn Jayasāro, 25 novembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 22 novembre 2025 sul riconoscere l'umanità condivisa

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:25


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Naturalmente, nel mondo nel suo complesso, l'esistenza degli altri esseri umani non dipende dai nostri sentimenti nei loro confronti. Ma nel nostro mondo personale, le persone diventano esseri umani per noi solo quando permettiamo loro di esserlo. Rifiutare di riconoscere l'umanità degli altri è uno dei modi più comuni utilizzati per consentirci di trattarli in maniera cattiva. Un fattore importante nel genocidio del Rwanda del 1994 furono i ripetuti riferimenti dei leader Hutu nei confronti dei Tutsi come scarafaggi. Il primo e più importante dono che possiamo offrire a chi ci circonda è il riconoscimento della nostra umanità condivisa. Non dovremmo mai arrivare a considerare altri esseri umani come insetti o parassiti e di fatto, come buddhisti, anche se lo facessimo ciò non giustificherebbe alcuna violenza contro di loro. Tuttavia, potremmo coltivare indifferenza verso gli altri chiudendo gli occhi di fronte alla loro umanità. Potremmo farlo per ottenere qualcosa o per proteggere la nostra salute mentale, oppure farlo inconsciamente, perché assorti in noi stessi. Ma saggezza e compassione sono sempre congiunte. Per la nostra felicità e benessere duraturi, aprirci al terreno comune che condividiamo con gli altri, specialmente con i nostri simili, è il modo migliore e più intelligente di vivere le nostre vite. Ajahn Jayasāro, 22 novembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 18 novembre 2025 sul radicamento delle qualità astratte nel materiale

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:12


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Le qualità astratte diventano reali per noi, quando sono radicate nel particolare e nel materiale. Nel corso dei secoli, i discepoli del Buddha illuminati hanno insegnato la saggezza, la compassione e la purezza interiore in modo molto potente con il loro essere, piuttosto che con le loro parole. Anche le parole che pronunciano e che rimangono con noi non sono necessariamente le più ovvie. Uno dei miei ricordi più cari di Ajahn Chah è il suo uso di una particella grammaticale priva di contenuto, “noh?” (provate a dire ‘knock' con un tono alto e troncando la “ck” alla fine). Questa particella ha il significato di “non è vero?” ed è informale nel tono. Implica una relazione tra chi parla e chi ascolta, in cui entrambi attingono a un patrimonio di valori ed esperienze condivisi. È un suono che senza sforzo accomuna, un caloroso “noi”. Ancora oggi riesco a sentire il suono della voce di Ajahn Chah che usa questa particella quando mi parla. Le frasi e i contesti in cui appariva li ho dimenticati. Quello che ricordo è il calore che questo breve suono esprimeva. Dopo tutti questi anni, continuo a pensare che il suo uso di “noh?” sia il migliore indicatore sulla natura di mettā e della compassione, che io abbia mai ricevuto. Ajahn Jayasāro, 18 novembre 2025

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 15 novembre 2025 sui ricordi

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:20


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La settimana scorsa ero in una piccola carovana di auto sul lungo tragitto che doveva portarci attraverso una catena montuosa. Mentre la frescura del tardo pomeriggio avanzava, convenimmo di fermarci per una sosta. Parcheggiammo ed entrammo in un edificio con un ristorante e dei servizi al secondo piano. Appena le porte automatiche del piano terra si aprirono silenziosamente, ci trovammo di fronte a un piccolo negozio: i nostri occhi furono immediatamente attratti dalla vista di file di pani e dolci appena sfornati, i nostri nasi dal loro profumo meraviglioso. Era un espediente ben congegnato. Mentre sedevo di sopra sorseggiando una tazza di caffè, con lo sguardo rivolto al paesaggio spettacolare, mi resi conto di quante memorie d'infanzia avessi accumulato, legate a quel profumo di pane fresco, e di come fossero tutte positive. Per me, quel profumo non suscitava tanto il desiderio di mangiare del pane, ma era piuttosto un'icona, un nimitta di benessere. Così, mentre ero seduto lì, riportai alla mente le percezioni che avevo associato a quel profumo di pane appena sfornato e lasciai che la sensazione di benessere che evocavano in me si diffondesse nel corpo. I ricordi non devono per forza costituire un ostacolo alla meditazione. Usati con discernimento, possono divenire porte d'accesso a emozioni positive che sostengono l'addestramento della mente.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo dell'11 novembre 2025 sulla rabbia

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:57


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Se qualcuno vi desse uno schiaffo (vi auguro che possa non accadere mai), sarebbe corretto dire: «Mi ha fatto male». Chiunque vi avesse colpito, in qualunque momento, qualunque fosse il vostro stato d'animo, avrebbe prodotto lo stesso effetto: è il loro schiaffo che ha causato il vostro dolore. Ma il sorgere nella mente del dolore e dell'emozione negativa non può essere così direttamente attribuibile alle azioni di un'altra persona. È comune, per esempio, dire: "Mi ha fatto arrabbiare". Tuttavia, il fatto che vi arrabbiate o meno, e, se questo accade, quanto intensa sia la vostra rabbia, dipende da molti fattori - per lo più interiori. La vostra personalità, cioè quanto inclini siete alla collera, ha un ruolo. Anche il vostro umore al momento della provocazione conta, e così i sentimenti che nutrite verso la persona che ha detto o fatto qualcosa di spiacevole. Forse, in misura ancora maggiore, influisce il livello al quale avete coltivato la consapevolezza, la pazienza e la benevolenza. Le parole o le azioni di un'altra persona sono condizioni che possono favorire il sorgere della rabbia, ma non ne sono la causa scatenante. La radice della rabbia è piuttosto il desiderio smodato, che si manifesta come incapacità di accettare che sia possibile non ottenere ciò che si desidera o che si ritiene giusto. Attribuire ad altre persone o evenienze la responsabilità delle nostre emozioni negative deriva dal non osservare con sufficiente attenzione ciò che realmente accade. Gli insegnamenti del Buddha non sono prescrizioni moralistiche, del tipo "fai questo" o "non fare quello". Rappresentano piuttosto una sfida a coltivare le condizioni che ci permettano di ottenere una chiara visione e di osservare come questa visione ci fornisca le reazioni più sagge al verificarsi delle difficoltà della vita.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo dell'8 novembre 2025 sull'imparare a renderci esposti alle verità della nostra vita

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:23


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. In una delle mie storie preferite un bandito tibetano, mentre attacca una carovana con i suoi uomini, ferisce accidentalmente con la spada una cavalla in avanzato stato di gravidanza. Il trauma provoca la nascita del puledro. Con le sue ultime forze, la cavalla continua a leccare il suo piccolo. Vedendo la sua devozione altruistica, anche agonizzante e alla fine della vita, il bandito rimane profondamente commosso. Improvvisamente, la sua indifferenza verso la vita gli appare sotto una nuova luce. Abbandona la sua esistenza violenta e diventa un grande monaco. Credo che questa storia sia vera. Non è difficile capire perché qualcuno dovrebbe essere sensibile alle verità eterne quando queste vengono presentate in forme così drammatiche e indimenticabili. Ma la sfida consiste nell‘estendere questa sensibilità alle verità rivelate dagli eventi più umili e quotidiani. La pratica del Dhamma consiste nell'imparare a renderci esposti alle verità della nostra vita. I dettagli banali della nostra esistenza quotidiana sono ricchi di insegnamenti quanto quelli drammatici e singolari. Ridurre il chiacchiericcio nella nostra mente è piacevole di per sé, ma soprattutto ci rende aperti al Dhamma senza parole, discreto, nascosto, per così dire, in bella vista, che dimora silenziosamente nell'ordinario.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 4 novembre 2025 sulla decostruzione dell'idea di "io" e "mio"

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:24


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. C'è un vecchio detto che afferma: quando un borseggiatore vede un santo, tutto ciò che vede sono le sue tasche. Noi compiamo sempre delle scelte tra tutte le cose a cui potremmo prestare attenzione. Diamo precedenza ad alcune di esse e sorvoliamo o ne ignoriamo altre. Ma spesso non ci sembra così, perché le cose a cui diamo attenzione sembrano presentarsi a noi spontaneamente. Anche il modo in cui prestiamo attenzione alle cose è significativo. Aggiungiamo costantemente interpretazioni. Qualcuno sorride o si acciglia, si gira verso di noi o ci volta le spalle, e noi interpretiamo quel gesto e ne traiamo delle conclusioni, che sembrano far parte dell'osservazione stessa. Nella pratica del Dhamma impariamo a decostruire le nostre esperienze. Riconosciamo la coscienza sensoriale come coscienza sensoriale; le reazioni fisiche come reazioni fisiche; le reazioni mentali piacevoli, spiacevoli e neutre come toni emotivi; pensieri, conclusioni, credenze, dubbi come formazioni mentali. Sembra un lavoro impegnativo, ma in realtà significa soltanto usare gli strumenti concettuali del Buddha per vedere ciò che realmente accade, momento per momento. Più chiaramente vediamo, più l'idea di “io" e "mio” si indebolisce. E più si indeboliscono le nostre supposizioni di “io” e “mio”, meglio è per tutti.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 1° novembre 2025 sul vero senso della "via di mezzo"

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:15


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Nel 1972, il furto con scasso nella sede del Partito Democratico degli Stati Uniti a Washington DC portò alla caduta del presidente Nixon. L'incapacità con cui fu condotto il furto non fu l'unico errore. Si trattò di un'idea fondamentalmente mal concepita, che comportava rischi enormi per guadagni potenzialmente insignificanti. La pura stupidità dell'intera vicenda fu sbalorditiva. In seguito, fu rivelato come i cospiratori avessero seguito una via di mezzo. Il piano originale era molto più estremo e pericoloso. Invece di abbandonarlo del tutto, optarono per una versione edulcorata. Il senso di moderazione e ragionevolezza che questo suscitò nei cospiratori li rese ciechi di fronte alla follia dell'intera idea. Le vie di mezzo devono essere trattate con grande circospezione. Il loro valore dipende dalla saggezza con cui si scelgono i due estremi tra cui operare. Stare a metà tra il cattivo e il disastroso, ad esempio, non è una buona strada da seguire. Allo stesso tempo, nella pratica del Dhamma, un periodo di gravoso ascetismo può essere integrato in una strategia complessiva di via di mezzo, se si hanno obiettivi specifici e un quadro temporale chiaro. Di tanto in tanto le contaminazioni hanno bisogno di un breve e forte shock.

    Nurtimento del Cuore - Foglietto Giallo del 28 ottobre 2025 sulla calma e sull'arresto delle proliferazioni mentali

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 1:51


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. La nostra mente cambia con estrema facilità: è simile a un kayak. Il nostro corpo, invece, cambia molto più lentamente; è come una petroliera. La mente può colmarsi all'improvviso di paura e, con la stessa rapidità, liberarsene. Il corpo, invece, impiega più tempo per tornare alla normalità: l'adrenalina e il cortisolo rilasciati dalla percezione del pericolo non scompaiono a comando. Il corpo rimane quindi per qualche tempo in uno stato di eccitazione, che può facilmente suscitare nuove ondate di pensieri paurosi. Per questo motivo, quando sorge la paura, dobbiamo gestire al tempo stesso le sue manifestazioni sia fisiche che mentali. Se rivolgiamo l'attenzione all'esperienza fisica della paura con un atteggiamento aperto, curioso, desideroso di comprendere esattamente come ci si sente, possiamo praticare con equanimità la nostra piena presenza nei confronti delle sensazioni. Questo calma il corpo e, nello stesso tempo, rivolgendo la consapevolezza al corpo, arrestiamo la proliferazione mentale.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 25 ottobre 2025 sulla complessità del mondo osservabile

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:25


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. L'idea che debba esistere una sola causa per ogni cosa è condizione di supporto a molte credenze e contribuisce a spiegare l'attrattiva esercitata dalle teorie complottistiche. Questa idea rafforza anche il rimorso e i sensi di colpa: “Se solo non avessi... questo non sarebbe... lei non avrebbe... lui non sarebbe...”. Usare gli insegnamenti del Buddha per esaminare direttamente la nostra esperienza ci aiuta a correggere questo genere di pensieri distorti. Scopriamo allora una verità semplice: tutto è più complesso di quanto supponessimo. Un elemento vitale della pratica del Dhamma è imparare l'esistenza del cambiamento. Impariamo come le cose cambiano, in quali condizioni esse cambiano, come proteggerci da certi tipi di cambiamento e come favorirne altri. Una delle cose che arriviamo a comprendere è il ruolo della forza di volontà. Vediamo che, sebbene possiamo mantenere il voto di astenerci dal ferire gli altri con le nostre azioni e parole, non possiamo invece mantenere quello di non provare mai il desiderio di farlo. Osservando i cambiamenti positivi che hanno avuto luogo dentro di noi, riconosciamo il ruolo decisivo che altre persone hanno avuto per favorirli, e nelle nostre menti sorge un profondo senso di gratitudine verso i nostri benefattori. Riconoscendo il ruolo dei fattori ambientali e l'influenza del buon kamma ereditato con i nostri successi, i nostri cuori diventano più umili, e l'arroganza e l'orgoglio cominciano a ridursi. Più osserviamo, più impariamo.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 21 ottobre 2025 e la manciata di foglie del Buddha

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:25


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Un giorno il Buddha raccolse una manciata di foglie dal terreno della foresta in cui si trovava. Disse ai suoi discepoli che, così come il numero di foglie che aveva in mano costituiva una piccola parte di tutte le foglie sul terreno, allo stesso modo i concetti che aveva insegnato loro erano solo una frazione di tutto ciò che aveva compreso attraverso la sua illuminazione. La ragione del suo trattenersi dall'insegnarle era semplice: non stava proponendo una filosofia di vita che ne abbracciasse ogni aspetto, ma il sentiero verso la fine della sofferenza. Desiderava insegnare solo ciò che era necessario per la liberazione. Per dirla con le parole di Ajahn Chah: "Non devi abbattere tutti gli alberi della giungla per aprirti un sentiero attraverso di essa". I Sutta sono ciò che più ci avvicina alla manciata di foglie del Buddha. Per questo motivo, è importante accogliere gli insegnamenti nel loro insieme, evitando di sceglierne solo alcuni. Il Buddha ha già fatto quel lavoro per noi e qualunque argomento importante appaia nei suoi discorsi, è perché egli intendeva che ci fosse. Per esempio, il gran numero di riferimenti alla rinascita e ai differenti reami dell'esistenza indica che il Buddha considerava l'accettazione di queste verità un supporto essenziale per una pratica efficace, almeno come ipotesi di lavoro. La domanda più utile che può porsi un praticante sincero è perché sia così. Ajahn Jayasāro, 21/10/68 NdT: la data (2568) è espressa secondo il calendario buddhista.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 18 ottobre 2025 sul dubbio e il dubitare saggiamente

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:20


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Dubitare che una cosa sia vera o no implica un certo livello di saggezza. Quantomeno non diamo la questione per scontata. Ingenui non siamo. Se il dubbio nasce dal riconoscere che non disponiamo di informazioni sufficienti per giungere a una conclusione definitiva, è segno di umiltà e buon senso. Ci spinge a cercare le informazioni che ci mancano. Ma sono insiti dei pericoli: non è sempre chiara la quantità di informazioni necessarie. Dopo un po' possiamo scoprire di averne addirittura troppe. Avere troppe informazioni può essere facilmente considerato un motivo di procrastinazione, così come averne troppo poche. C'è un altro problema però: stiamo supponendo che le informazioni siano tutto ciò che ci manca. E potrebbe non essere così, soprattutto nella vita spirituale. È veramente possibile liberarsi da tutte le sofferenze attraverso la pratica del Nobile Ottuplice Sentiero? Possiamo cercare argomenti convincenti nei sutta, nei discorsi di Dhamma registrati e così via, ma le nostre conclusioni potranno essere sempre solo provvisorie, nella migliore delle ipotesi. Come diceva Ajahn Chah, i dubbi sul Dhamma non finiscono mai solo con le parole. Arriva un momento in cui dobbiamo ricorrere a un atto di fede. Questo non ci impone di ignorare i nostri dubbi, ma di riconoscere che solo attraverso uno sforzo serio e costante di mettere alla prova gli insegnamenti con l'esperienza saremo in grado di confermarli o confutarli.

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 14 ottobre 2025 sull'aneddoto degli scacchi e la crescita esponenziale

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:48


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Si ritiene che gli scacchi siano stati inventati in India, circa cento anni prima dell'epoca del Buddha. La storia narra che l'inventore presentò il suo gioco al re, il quale, molto compiaciuto, lo invitò a stabilire la sua ricompensa. L'uomo rispose che sarebbero bastati dei chicchi di riso: uno per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta e così via. Al re sembrò una richiesta molto umile finché non gli fu fatto notare che, se avesse accettato, il numero totale di chicchi sulla scacchiera sarebbe stato davvero molto alto. Il numero è, infatti, 18 quintilioni (18 milioni di milioni di milioni o 2 alla 63ma potenza). È la classica dimostrazione della crescita esponenziale. Il motivo per cui l'uomo fece una richiesta del genere non è chiaro. Forse desiderava essere fonte di aneddoti storici attraverso i secoli, e di tenere la testa attaccata al corpo non gli importava molto. Oggi, la possibilità di una crescita esponenziale dell'IA*, ad esempio, o di infezioni da virus o del degrado ambientale, rendono l'avidità e la negligenza sempre più dannose. L'intera razza umana è a rischio. Ma a livello personale, il fenomeno della crescita esponenziale può essere considerato in modo più edificante. Il principio di base è che, quando la crescita si accumula nel tempo, inizi modesti possono portare a risultati sorprendenti. Stiamo forse presupponendo ingiustificatamente che il nostro progresso nel Dhamma in futuro sarà graduale e lineare, quando in realtà potremmo semplicemente trovarci su una delle prime caselle della scacchiera?

    Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo dell'11 ottobre 2025 sull'esperienza che abbiamo del mondo

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:17


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Tutto ciò che possiamo conoscere del mondo è la nostra esperienza su di esso, in altre parole i cinque khandha: la forma fisica, i toni delle sensazioni, le percezioni, le formazioni volitive e la coscienza sensoriale. Nei sutta questi cinque khandha sono talvolta indicati come “cose a cui ci si può aggrappare”. Il Buddha insegna che se ci si sofferma sul piacere che può derivare dalle cose a cui ci si può aggrappare, allora il desiderio aumenterà e a quelle stesse cose ci si attaccherà. Il risultato è la sofferenza. L'esistenza samsarica, non illuminata, è costantemente alimentata dall'abitudine di soffermarsi sugli aspetti seducenti dei cinque khandha. È analoga a un grande albero che viene costantemente alimentato dalla linfa, grazie al suo esteso sistema di radici. Al contrario, contemplare gli svantaggi insiti nell'attaccarsi alle cose a cui ci si può aggrappare, cioè ai cinque khandha, porta alla cessazione o al non sorgere del desiderio. Con il non sorgere del desiderio non sorge l'aggrapparsi e quindi non sorge “l'intera massa della sofferenza”. Ciò, dice il Buddha, è come abbattere l'albero e rimuoverne le radici, ridurre il legno in schegge, essiccarle al vento e al sole e bruciarle fino a ridurle in cenere. Poi, fare in modo che quelle ceneri vengano portate via da un forte vento o da un fiume che scorre veloce. In questo modo ci si assicura che nessun nuovo albero crescerà da quello vecchio.

    Nutrimento del cuore - Foglietto Giallo del 7 ottobre 2025 sull'aneddoto del contadino e della scimmia

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:17


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro. C'era una volta un contadino che si perse nella giungla. Dopo poco cadde in un burrone e non riuscì più a risalire. Passavano i giorni e il contadino si indeboliva sempre di più. Stava per morire quando il bodhisatta, che era nato sotto forma di scimmia, lo vide e provò compassione per la sua sofferenza. Con grande difficoltà la scimmia portò l'uomo aggrappato alla sua schiena fuori dal burrone. Una volta in salvo, la scimmia esausta si accasciò a terra e cadde in un sonno profondo. Il contadino era molto affamato e, ben presto, la sua mente iniziò a tormentarlo con immagini di deliziosa carne di scimmia. Prese una piccola pietra e la scagliò sulla testa della scimmia ma, poiché era molto debole, il colpo non riuscì a uccidere la scimmia che riprese conoscenza, con il sangue che le colava dalla testa. La scimmia si arrampicò rapidamente sui rami di un albero vicino, calmò ogni pensiero di rabbia nella sua mente e si disse: ‘È naturale. Le contaminazioni spingono gli esseri umani a compiere azioni malvagie'. Poi gridò al contadino, senza parole di rimprovero, ribadendo la sua offerta di condurre il contadino in salvo: "Ti aiuterò", disse, "ma da quassù. Sarò tua amica, ma non camminerò al tuo fianco".

    Nutrimento del cuore - Foglietto Giallo del 4 ottobre 2025 sugli stili di insegnamento del Buddha

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 2:43


    Riflessioni di Ajahn Jayasaro sugli stili di insegnamento del Buddha. Una delle caratteristiche distintive dello stile di insegnamento del Buddha appare nel modo in cui egli esamina una questione secondo le quattro possibili relazioni tra due delle sue caratteristiche principali. Ad esempio, in AN 4.101, egli descrive quattro tipi di nuvole come quelle che portano: (i) tuoni ma nessuna pioggia (ii) pioggia ma nessun tuono (iii) né pioggia né tuoni (iv) sia tuoni che pioggia. In questo sutta, il Buddha paragona le nuvole che tuonano a coloro che parlano e le nuvole che portano pioggia a coloro che agiscono. Ne derivano così quattro tipi di persone: chi parla ma non agisce, chi agisce ma non parla, chi non fa né l'una né l'altra cosa e chi le fa entrambe. Nel sutta successivo, AN 4.102, il tuonare è paragonato al padroneggiare gli insegnamenti, e il piovere alla realizzazione delle Quattro Nobili Verità. Questo delinea quattro tipi di persone, tra cui l'interessante secondo tipo: coloro che realizzano le Quattro Nobili Verità ma non padroneggiano tutti gli insegnamenti. Questa struttura può essere adattata alle proprie riflessioni sul Dhamma. Si consideri, ad esempio: (i) guadagno a breve termine ma perdita a lungo termine (ii) perdita a breve termine ma guadagno a lungo termine (iii) perdita a breve termine e a lungo termine (iv) guadagno a breve termine e a lungo termine. Il numero di variabili può essere aumentato. In questo caso, ad esempio, aggiungendo le categorie “personale” e “di gruppo”, “rilevanza” e “insignificanza”. Come soppesare un significativo guadagno personale a breve termine rispetto a un'insignificante perdita di gruppo a lungo termine? Quali criteri usare per decidere il significato di guadagno e perdita, di rilevanza e insignificanza?

    Ep. 550 Riflessioni sulla felicità degli esseri

    Play Episode Listen Later Apr 3, 2026 25:58


    Quando diciamo "che tutti gli esseri possano essere felici", cosa stiamo augurando esattamente? Il Buddha distingue una felicità che dipende dai sensi, e che cade quando il piacere viene meno, da una felicità più stabile che non ha bisogno di condizioni esterne. Conoscere questa distinzione cambia il senso del nostro augurio e lo rende più efficace. Un piccolo esperimento: chiudiamo gli occhi, prendiamo un respiro e auguriamo a tutti gli esseri di essere felici. Già semplicemente pensarlo ci calma, ci ferma. E le persone vicine a noi reagiranno a questa tranquillità, come se avessimo portato una piccola boccata di pace. ù Possiamo anche chiederci, nella vita di tutti i giorni: questa cosa che sto pensando, dicendo, facendo, mi farà bene o mi farà male? Farà bene o male agli altri? Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 3 aprile 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.

    Ep. 549 Meditazione sulla felicità degli esseri

    Play Episode Listen Later Apr 3, 2026 33:00


    Dal respiro consapevole all'apertura del cuore: in questa meditazione guidata coltiviamo la gioia interiore e la trasformiamo in un augurio di felicità per tutti gli esseri, senza distinzione. Attraverso la progressione classica della consapevolezza del respiro arriviamo alla mettā, la gentilezza amorevole, lasciando che dal cuore parta l'augurio "sabbe sattā bhavantu sukhitattā", che tutti gli esseri possano essere felici. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 3 aprile 2026. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.

    Ep. 548 Riflessioni sulla mente radiosa

    Play Episode Listen Later Mar 27, 2026 24:19


    Il Buddha dice che la mente è radiosa per natura, ma viene contaminata da impurità passeggere. AN 1.49
«Questa mente, o mendicanti, è radiosa.
Ma è contaminata da corruzioni passeggere.» AN 1.50
«Questa mente, o mendicanti, è radiosa.
Ed è libera dalle corruzioni passeggere.» Quali sono queste impurità? Ce lo dice il Buddha nel sutta MN 7: rabbia, rancore, invidia, avarizia, presunzione, negligenza... La lista è lunga, e la vera sfida non è conoscerla ma essere onesti con noi stessi. È come andare in giro con una camicia macchiata senza accorgersene: finché non vediamo la macchia, non possiamo pulirla. In meditazione possiamo fare un esercizio semplice e potente: chiederci con calma "in questo momento, nella mia mente c'è malevolenza? c'è rabbia? c'è rancore?" Senza giudizio, solo con onestà. Ogni macchia che riconosciamo è già una macchia che inizia a dissolversi. E sotto le macchie, la mente radiosa è lì. Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 27 marzo 2025.
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    Ep. 547 Meditazione sul respiro fino al rallegrarsi

    Play Episode Listen Later Mar 27, 2026 37:46


    Questa meditazione ci guida attraverso i primi dieci passi dell'ānāpānasati, la consapevolezza del respiro. Partiamo dall'osservare se il respiro è lungo o corto, allarghiamo l'attenzione al corpo intero, calmiamo le tensioni, e lasciamo emergere la gioia e la felicità. Poi osserviamo le formazioni mentali, le calmiamo, e arriviamo a rallegrare la mente. Una pratica completa e profonda che ci ricorda: la gioia nella meditazione non è un lusso, è parte del sentiero. Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 27 marzo 2025.
Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.

    Claim Terrapura: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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