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Confronta e Risparmia con Facile.it https://www.facile.it/facile-it-club-come-funziona.html?utm_source=spotify&utm_medium=social&campaign=podcast_thebull #adv Immaginate una macchina che vi costa trecentomila euro e ogni mese vi sputa fuori mille euro senza dover fare nulla. La comprereste? Poi un giorno aprite lo sportello. E scoprite che non stampa niente — pesca semplicemente dal serbatoio. E il serbatoio eravate voi. Questa è la storia degli strumenti che promettono rendite miracolose a basso rischio. In questo episodio saliamo una scala di quattro gradini — dividendi, strategie sui dividendi, ETF income e certificati d'investimento — e vediamo esattamente quanto vi costa delegare a uno strumento la decisione di quando e quanto pagarvi.
Ecco il secondo episodio della serie speciale di Globo, quando ad agosto cerchiamo di staccarci momentaneamente dall'attualità per adottare uno sguardo un po' più ampio e un po' diverso sul mondo. Questa è una puntata in cui cercheremo di capire che cosa significa tornare, guardando questo fenomeno da punti di vista diversi. Con Alessandro Vanoli, storico e scrittore. Leggi I racconti del ritorno di Alessandro Vanoli I consigli di Alessandro Vanoli – L'assedio e il ritorno di Franco Ferrucci – Il ritorno di Martin Guerre di Natalie Zemon Davis – Space Oddity di David Bowie Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Ci sono interviste in cui arriva un momento inaspettato. L'ospite si ferma e dice: «Questa cosa non l'ho mai raccontata». In questo nuovo episodio di Mix of BSMT abbiamo raccolto alcune delle volte in cui gli ospiti del BSMT hanno scelto di condividere per la prima volta un ricordo, un retroscena o un momento personale. Storie molto diverse tra loro: alcune intime, altre sorprendenti o divertenti. Tutte nate da conversazioni capaci di andare oltre ciò che era già stato raccontato. Ne abbiamo parlato con: 00:00 Alberto Angela 02:48 Progetto Happiness 04:10 Antonio Cassano 09:41 Luis Sal 12:03 Fabri Fibra 14:38 Cesare Cremonini 16:37 Francesco Mandelli 20:24 Pif 22:10 Simone Fontecchio 23:33 Riccardo Zanotti 25:59 Rocco Siffredi 26:52 Laura Pausini 33:09 Arisa 34:42 Andrea Delogu 36:18 Simone Giannelli 42:14 Aurora Ramazzotti 45:27 Gianluca Grignani 49:04 Sofia Goggia Quale di queste rivelazioni vi ha sorpreso di più? Fateci sapere la vostra nei commenti. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Cosa fare questa sera 13 agosto? Gli eventi segnalati da Daniele Di Ianni.
S. 4 Ep. 43 - Da quanto tempo non trascorri qualche minuto in compagnia della persona che passerà tutta la vita con te? Tu. Viviamo riempiendo ogni istante di rumore, impegni, notifiche e distrazioni. E quando finalmente arriva il silenzio, spesso ci sentiamo a disagio. Non perché il silenzio faccia paura, ma perché ci mette davanti a noi stessi. Questa meditazione guidata è un invito a rallentare. A camminare lungo una spiaggia al tramonto. Ad avvicinarti a una figura seduta in silenzio davanti al mare. E a scoprire, passo dopo passo, che quella persona sei tu. Non il te che deve lavorare, produrre o dimostrare qualcosa. Ma il te più autentico. Quello che è rimasto in attesa, senza giudicarti, aspettando soltanto il momento in cui saresti tornato. Non cercheremo di svuotare la mente. Non proveremo a eliminare i pensieri. Faremo qualcosa di molto più raro: impareremo a stare in compagnia di noi stessi, senza voler scappare. Indossa le cuffie. Respira. Lascia che il mare rallenti i tuoi pensieri. E concediti il tempo di tornare nel luogo più importante che esista. La tua casa interiore. Perché forse la pace non è qualcosa che devi trovare. È qualcuno che ti sta aspettando da sempre.
Questa volta, doppietta per due pellicole che solo apparentemente sembrano agli opposti e che invece, almeno secondo la mente malata del sottoscritto, hanno qualche parallelismo e diverse somiglianze, seppur prendano strade diverse.Quello che è certo è che sia SHUTTER che DARKNESS, sono due pellicole che regalano inquietudine e momenti di vero terrore, dove il lieto fine è lontanissimo anni luce, ovviamente.
Ecco il primo episodio della serie estiva di Globo, quando ad agosto cerchiamo di staccarci momentaneamente dall'attualità per adottare uno sguardo un po' più ampio e un po' diverso sul mondo. Questa è una puntata in cui cercheremo di capire che cosa significa partire, guardando questo fenomeno da punti di vista diversi. Con Francesca Mannocchi, giornalista e scrittrice. I consigli di Francesca Mannocchi– Il ritorno di Hisham Matar– Il film Miracolo a Le Havre– Il film La battaglia di Algeri Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
RIASSUNTO AI-READY Il dollaro USA mantiene il suo status di valuta di riserva globale. La de-dollarizzazione non è imminente: la vera minaccia deriva dal debito interno americano e dalla politicizzazione della Fed. DETTAGLI CHIAVE -Comprendi il meccanismo controintuitivo per cui le crisi geopolitiche aumentano la domanda di dollari, analizzando i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali e le linee di swap bancarie. -Analizza i veri rischi sistemici per l'egemonia del biglietto verde: l'espansione incontrollata del debito federale americano e la progressiva perdita di indipendenza politica della Federal Reserve. -Valuta i flussi reali sul mercato dell'oro, spinti attualmente dagli ETF e dalla domanda retail piuttosto che da un effettivo abbandono del dollaro da parte delle Banche Centrali. -Misura l'impatto macroeconomico delle politiche USA sul mercato europeo, calcolando l'effetto del cambio euro-dollaro sugli ETF azionari globali, sull'Euribor dei mutui a tasso variabile e sullo spread dei BTP. CONTESTO APPROFONDITO L'analisi macroeconomica e i dati del Fondo Monetario Internazionale smentiscono la narrativa di un collasso imminente del dollaro, che mantiene un solido monopolio di rete negli scambi globali. Tuttavia, l'erosione dell'autonomia della banca centrale americana e la normalizzazione dei deficit fiscali rappresentano un grave rischio interno. Questa dinamica può innescare un "default mascherato" tramite l'inflazione strutturale, rendendo fondamentale un'attenta diversificazione valutaria e l'hedging all'interno delle strategie di asset allocation di lungo periodo. Disclaimer: contenuto informativo ed educativo, non consulenza finanziaria personalizzata. Gli strumenti citati possono essere presenti nel mio portafoglio personale, societario o in portafogli modello. La disclosure aggiornata con ticker/ISIN, strumenti citati, eventuali posizioni e data di aggiornamento è disponibile qui: https://www.marcocasario.com/disclaimer/Vai su https://www.shopify.com/it e scopri come iniziare con Shopify in pochi minuti. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
PENDENTE: Rubrica su Cinema, letteratura, fumetto ed esperienze culturali
Nelle profondità dell'America, vi sono racconti straordinari. Popolati da esseri umani alle prese con la violenza, il Male e una costante ricerca dell'amore. Questa è la ballata di Jeff Nichols e del suo cinema, deciso a scovare queste storie e renderci parte di esse.Deciso a inaugurare un dittico sul Tempo, Nichols si sposta negli anni '50 per narrare una potente e sofferente storia d'amore.Una di quelle vere come possono essere certi legami impossibili da spezzare.Questo e molto di più è "Loving".
Questa conversazione conclude il ciclo dedicato alla democrazia ateniese e vogliamo chiuderlo con un elogio di questo sistema politico, malgrado esso non sia stato esente, come detto, da difetti marcati ed anche gravi colpe.Perché un elogio allora; non solo perché è stato il primo esempio nella storia di governo controllato dal popolo, non solo perché in esso si è affermata la assoluta parità di tutti i cittadini davanti alla legge e nei propri diritti politici, ma anche perché questa uguaglianza andava di pari passo con il pieno esercizio delle libertà individuali; emerge ad Atene e viene messo in luce , grazie a Pericle, il binomio libertà – uguaglianza che sarà da quel momento l'asse portante di tutte le democrazie del mondo. Ci siamo affidati alla penna di Tucidide, non solo per citare i discorsi di Pericle e quindi l'immagine positiva di questo sistema politico, ma anche per descrivere i momenti meno nobili della politica ateniese, quelli improntati ad un brutale imperialismo, come nei rapporti con gli abitanti di Melo.Detto tutto quanto andava detto, per correttezza e trasparenza, è ancora con Tucidide e Pericle, che vorremmo concludere l'esposizione sulla democrazia ateniese, Vorremmo rivivere e farvi rivivere un sogno, il sogno di un sistema di democrazia perfetta; un sogno, certo, ma le parole di Pericle ci affascinano e ci commuovono ancora, sono un esempio di oratoria politica che non avrà uguali.
Ti sei mai chiesto perché, il 15 agosto, l'Italia sembra improvvisamente sparire? Le città si svuotano, i negozi abbassano le saracinesche e sulle spiagge non si trova un centimetro di sabbia libero. Ma cosa si festeggia esattamente in questa giornata, e perché questa festa si chiama proprio "Ferragosto", una parola che a prima vista sembra mettere insieme il "ferro" e il mese di "agosto"? Piccolo spoiler: con il ferro non c'entra nulla. In questa guida scoprirai la storia millenaria del Ferragosto, dai Romani a oggi, e imparerai anche le espressioni estive che gli italiani usano davvero. Cosa si Celebra il 15 Agosto in Italia? In questa guida ripercorreremo insieme la storia millenaria del Ferragosto, dalle sue origini nella Roma imperiale fino alle spiagge affollate di oggi. Scoprirai da dove viene questa parola così curiosa, capirai perché la festa si è spostata dal 1° al 15 agosto e imparerai un po' di espressioni e parole che gli italiani usano davvero in estate. Scoprirai anche che Ferragosto non è l'unica festa che gli italiani hanno ereditato dagli antichi Romani. Da Dove Viene la Parola "Ferragosto"? Partiamo dall'inizio, anzi, da molto lontano. La parola "Ferragosto" viene dal latino Feriae Augusti, che significa "il riposo di Augusto" o, se preferisci, "le vacanze di Augusto". Piccola chicca linguistica: la parola latina feriae indicava i giorni di riposo, ed è la stessa parola da cui deriva l'italiano moderno "ferie", cioè i giorni di vacanza dal lavoro. Quindi, la prossima volta che dirai "sono in ferie", sappi che stai usando una parola vecchia di più di duemila anni. L'Imperatore Augusto e le Origini della Festa Ma chi era questo Augusto? Era il primo imperatore romano, e fu proprio lui, nel 18 a.C., a istituire questo periodo di riposo. Dopo mesi di lavoro nei campi, i contadini avevano finalmente il diritto di fermarsi, festeggiare e tirare il fiato. In fondo, gli italiani prendono la pausa di agosto molto sul serio da sempre. Augusto era un personaggio così importante che, qualche anno dopo, il mese che prima si chiamava sextilis venne ribattezzato augustus in suo onore. Sì, hai indovinato: è da lì che arriva la parola "agosto". Questo imperatore ha dato quindi il suo nome sia alla festa sia al mese intero. All'inizio, però, il Ferragosto non si festeggiava il 15, ma il 1° agosto, e non durava un solo giorno: era un lungo periodo di feste, che si univa ad altre celebrazioni romane come i Consualia, le feste dedicate a Conso, il dio della terra e della fertilità. Si mangiava, si beveva e ci si riposava: un rituale che ancora oggi non ci è del tutto estraneo. Perché il 15 Agosto? La Doppia Anima della Festa Ma allora perché oggi il Ferragosto è il 15 agosto e non il 1°? La risposta arriva molti secoli dopo, con la Chiesa cattolica. La Chiesa spostò la festa al 15 agosto per farla coincidere con una celebrazione religiosa molto importante: l'Assunzione di Maria. Secondo la tradizione cristiana, in questo giorno la Madonna venne "assunta", cioè portata in cielo in anima e corpo. Ecco perché il Ferragosto ha una doppia anima: da una parte le sue origini pagane e romane, dall'altra la festa cristiana. Due mondi diversi che si incontrano nello stesso giorno. Perché a Ferragosto Tutti Vanno al Mare? Come mai nella testa di ogni italiano "Ferragosto" fa subito rima con "mare", "montagna" e "gita"? Questa tradizione è molto più recente di quello che si potrebbe pensare. Facciamo un salto negli anni '30 del Novecento, e più precisamente nel 1931. In quell'anno, in Italia, il regime fascista inaugurò i cosiddetti "Treni Popolari di Ferragosto": biglietti a prezzi ridottissimi che permettevano anche alle famiglie meno ricche di fare una gita e vedere, magari per la prima volta nella vita, il mare o la montagna. C'erano due possibilità: La gita di un solo giorno, in un raggio di circa 50-100 chilometri. La gita di tre giorni, entro circa 100-200 chilometri. C'era però un piccolo dettaglio: in questi viaggi i pasti non erano inclusi. E quindi cosa facevano gli italiani? Si portavano il cibo da casa. È proprio da qui che nasce una delle tradizioni più amate di questa giornata: il famoso pranzo al sacco, la grigliata all'aperto, il picnic con la famiglia. A Roma, questi turisti "fai da te" che si portavano il cibo da casa avvolto in un fagotto venivano chiamati "fagottari": una parola simpatica da tirare fuori al momento giusto. Se oggi a Ferragosto ti ritrovi a mangiare un panino seduto su un prato o davanti al mare, sappi che stai portando avanti una tradizione con quasi cento anni di storia. Tradizioni e Curiosità del Ferragosto di Oggi Come si festeggia oggi il Ferragosto in Italia? Ecco qualche immagine tipica: La grigliata è la grande protagonista. Ferragosto è l'unico giorno dell'anno in cui ogni italiano si sente, all'improvviso, un maestro della griglia — o almeno ci prova. Il mare, con le spiagge affollatissime, i fuochi d'artificio la sera e, in tantissimi paesi, le sagre, cioè le feste popolari dove si mangiano i piatti tipici del posto. Le città si svuotano completamente. A Ferragosto trovare un bar aperto nel centro di Roma o di Milano è come cercare un ago in un pagliaio. Esiste anche un vecchio detto un po' scherzoso: "Ferragosto, moglie mia non ti conosco". Era un modo ironico per dire che, nella confusione della festa, ci si concedeva un pizzico di libertà e divertimento. Oggi si usa giusto per fare una battuta. Una curiosità in più per gli appassionati di tradizioni: il giorno dopo Ferragosto, il 16 agosto, a Siena si corre il famoso Palio dell'Assunta, una spettacolare corsa di cavalli che va avanti da secoli. Non Solo Ferragosto: le Feste che Arrivano dall'Antica Roma Abbiamo visto che il Ferragosto affonda le sue radici nell'Antica Roma. Ma non è l'unica festa che gli italiani hanno ereditato dai Romani. Ce ne sono altre, molto conosciute, dietro le quali si nasconde un pezzo di storia vecchio di duemila anni. Facciamo un piccolo viaggio nel tempo. Il Natale e la Nascita del Sole Partiamo dalla festa più amata di tutte: il Natale. I Romani, intorno al solstizio d'inverno, festeggiavano due ricorrenze molto importanti. La prima erano i Saturnali, in onore del dio Saturno, che si celebravano più o meno dal 17 al 23 dicembre: erano giorni di banchetti, di regali e di allegria in cui i ruoli si rovesciavano, e persino i padroni servivano a tavola i loro schiavi. La seconda festa era il Dies Natalis Solis Invicti, cioè il "giorno di nascita del Sole Invitto", celebrato il 25 dicembre. In quel periodo, dopo la notte più lunga dell'anno, le giornate ricominciavano ad allungarsi, e i Romani festeggiavano la "rinascita" del Sole. Con il passare dei secoli, la Chiesa fissò la nascita di Gesù proprio il 25 dicembre, facendola coincidere con queste antichissime feste. Attenzione, però: anche su questo legame gli storici discutono. Non ci sono prove definitive che il Natale sia nato "sopra" la festa del Sole, e c'è persino chi pensa che il 25 dicembre derivi da un calcolo religioso, cioè nove mesi dopo il 25 marzo. Chicca linguistica: la parola "Natale" viene dal latino natalis, che significa proprio "relativo alla nascita", "compleanno". Quando scambi i regali sotto l'albero, stai quindi ripetendo un gesto che i Romani facevano già duemila anni fa. Il Capodanno e il Dio con Due Facce Andiamo avanti di qualche giorno e arriviamo al Capodanno. Perché si festeggia l'inizio dell'anno proprio il 1° gennaio? Anche qui la risposta è romana. Furono i Romani a fissare il primo giorno dell'anno al 1° gennaio, e a renderlo ufficiale fu Giulio Cesare con il suo nuovo calendario, nel 46 a.C. E perché proprio gennaio? Perché il mese era dedicato a Giano, il dio degli inizi, rappresentato con due facce: una che guarda al passato e una che guarda al futuro. Un simbolo perfetto per iniziare un anno nuovo. Le tre chicche linguistiche del Capodanno: La parola "gennaio" viene proprio da Ianuarius, cioè dal nome del dio Giano. Giano era il dio delle porte, e "porta" in latino si dice ianua: Giano è letteralmente il dio che apre le porte del nuovo anno. I Romani si scambiavano dei regali beneauguranti, tra cui dei fichi chiamati strenae: da lì arriva la parola "strenna", che ancora oggi si usa per i regali di Natale e Capodanno. Persino la parola "calendario" viene dal latino calendae, il primo giorno del mese romano. San Valentino e una Festa un Po' Incerta Andiamo avanti e arriviamo a febbraio, con la festa degli innamorati: San Valentino. Qui la storia è affascinante ma anche un pochino incerta. C'è una versione molto popolare che collega San Valentino a un'antica festa romana chiamata Lupercalia, che si celebrava intorno al 15 febbraio: erano feste di purificazione e di fertilità, piuttosto vivaci, dedicate al dio Fauno. Secondo questa versione, la Chiesa avrebbe sostituito i Lupercalia con la festa di San Valentino, il 14 febbraio. Molti storici oggi sono però scettici su questo collegamento diretto, e fanno notare che l'idea di San Valentino come "festa degli innamorati" è in realtà molto più recente, nata nel Medioevo. La verità è quindi meno lineare di quanto si racconti in giro. Chicca linguistica: il nome del mese "febbraio" viene dal latino februa, le strisce di pelle che i sacerdoti romani usavano proprio durante quei riti di purificazione. Il Carnevale e il Mondo alla Rovescia Chiudiamo con una festa allegra e colorata: il Carnevale. Anche in questo caso si può tornare ai Saturnali. Ricordi che, durante quei giorni, i ruoli si rovesciavano e quasi tutto era permesso? Quel "mondo alla rovescia", con le maschere, gli scherzi e l'allegria sfrenata, è lo stesso spirito che ritroviamo ancora oggi nel Carnevale italiano: un'eredità romana che, ogni inverno, riempie di coriandoli le piazze del Paese. ...
Domiziano Pontone"La strada meno battuta"Come imparare a fare la differenzaMind Edizioniwww.mindedizioni.comIn un mondo popolato da oltre otto miliardi di persone, la competizione e la complessità sono destinate a crescere. Come è possibile emergere in una realtà così diseguale? Questo libro suggerisce di abbandonare i sentieri già tracciati per scegliere la strada meno battuta. Attraverso ragionamenti e comportamenti inediti, il lettore viene guidato a fare la differenza, trasformando la propria mentalità per dare un nuovo valore alla propria esistenza professionale e personale.La strada meno battuta propone un viaggio attraverso le scelte che costruiscono l'esistenza. Frutto di migliaia di incontri in 60 Paesi e di un percorso professionale dedito alla ricerca dell'ignoto, il testo invita a sfidare quotidianamente i propri limiti per conoscersi davvero. Ogni capitolo integra citazioni multidisciplinari e attività di riflessione per condurre il lettore al cuore di se stesso. L'autore analizza i concetti di sicurezza e comodità, insegnando a piegare coraggio e paura ai propri fini e a identificare nel rischio un fattore evolutivo determinante. Dalla riscoperta dei propri talenti alla valorizzazione della sconfitta, il libro offre una guida pratica per dare forma ai propri sogni e disegnare nuove vie. Un'opera pensata per gettare semi di cambiamento, capace di onorare il proprio scopo se anche un solo spunto saprà migliorare la vita di chi legge.Domiziano Pontone, laureato in Giurisprudenza, è Chief Corporate Sales Officer in Gi Group Holding, dove gestisce relazioni di alto profilo e un team internazionale. Dal 2024 è docente a contratto e collabora da anni con l'Università Cattolica. La sua esperienza spazia dalla leadership alla negoziazione, temi che tratta come docente in diverse Business School europee e come speaker in contesti multinazionali. Accanto alla carriera manageriale, coltiva l'attività di critico e divulgatore culturale. Cura le recensioni cinematografiche per la rubrica Maremosso di Feltrinelli e porta spettacoli sul cinema in festival e teatri. Ha pubblicato quattro volumi, tra cui L'educazione cinematografica (2015) e Il codice dell'odio (2023). Questa duplice anima, tra management e arte, gli permette di offrire una visione poliedrica sulla crescita personale, fondendo pragmatismo professionale e sensibilità umanistica. La strada meno battuta è il suo quinto libro.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Una storia di Guido Gozzano molto fantasiosa e divertente, piena di incantesimi e di trasformazioni. E un protagonista simpatico, ma non proprio onesto…Lettura integrale e adattamento di Valter Carignano. Questa storia è parte del ciclo di fiabe e novelle scritte tra il 1909 e il 1914 per il Corriere dei Piccoli — il celebre “Corrierino” — e per la rivista 'Adolescenza'. TUTTE LE FIABE DI GUIDO GOZZANO Fiabe e Simboli è un canale dedicato a fiabe, leggende, folklore, racconti tradizionali e testi letterari letti integralmente e interpretati per un pubblico adulto. ➡️ CANALE TELEGRAM di FIABE E SIMBOLI. Ogni giorno approfondimenti e curiosità, iscriviti qui: https://t.me/fiabesimboli➡️ VUOI OFFRIRMI UN CAFFÈ? In tutta sicurezza da 2 euro su PayPalhttps://paypal.me/valtercarignano?country.x=IT&locale.x=it_IT #gozzano #fiabe #audiolibri #guidogozzano #ilcorrieredeipiccoli #letteratura #audiolibro #liberty #belleépoque #fiabeitaliane #novelleSee omnystudio.com/listener for privacy information.
PENDENTE: Rubrica su Cinema, letteratura, fumetto ed esperienze culturali
E' giunto il turno di un regista che ha fatto poco eppure tanto allo stesso tempo. Un uomo interessato a parlare del Male che ci circonda, trasmettendoci per davvero l'orrore della vita e la benedizione della morte. Ecco a voi il terrificante cinema di Oz Perkins.Perkins si cimenta con un'opera seconda decisamente più solida per quello che riguarda l'impianto narrativo e affascinante sul piano puramente tecnico/estetico come il suo film precedente.E continua a parlare di solitudine, sofferenza e desolazione. Perciò dev'essere arrivato il momento di incontrare la bella creatura che vive in quella stramaledetta casa!
Yen difeso, payroll in frantumi, Wall Street sui massimi — e Hormuz che non è mai stato davvero pacificato. Questa settimana proviamo a tenere insieme i pezzi: FIMA, carry trade, un tasso di disoccupazione che migliora per le ragioni sbagliate, e una scommessa sui tempi di negoziazione di qualcun altro. Ce l'hanno fatta — per ora. Vediamo come...
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"Non ho visto nessuno." Ma come?! Due negazioni nella stessa frase? In matematica meno per meno fa più… ma in italiano funziona così? E soprattutto: è giusto o è un errore? La doppia negazione è uno di quegli argomenti che separano chi "studia" l'italiano da chi lo parla davvero come un madrelingua. Scopriamo insieme le 8 trappole più comuni e come puoi evitarle. Smettila di Dire "NON MAI VADO" In italiano la doppia negazione non è un errore: è correttissima e spesso addirittura obbligatoria. Tra gli errori più comuni in italiano, quelli sulla doppia negazione sono tra i più diffusi. Vediamo prima la regola d'oro e poi gli 8 errori classici che devi assolutamente evitare. Le Parole Negative dell'Italiano In italiano abbiamo un piccolo gruppo di parole negative, che devi tenere sempre a mente: niente, nulla, nessuno, mai, né… né, neanche, nemmeno, neppure, affatto, mica (e anche più, nel senso di "non più", che si comporta in modo un po' speciale). La regola che le governa è una sola e si basa sulla posizione: Se la parola negativa viene dopo il verbo → ti serve anche "non" prima del verbo. Ecco la doppia negazione! → "Non ho visto nessuno." Se la parola negativa viene prima del verbo → "non" sparisce. Negazione singola! → "Nessuno è venuto." Questa regola funziona alla perfezione con nessuno, niente/nulla, mai, né… né, neanche/nemmeno/neppure. Tienila a mente, perché i primi errori che vedremo nascono proprio da qui. Un'unica regola, e già un sacco di modi diversi di sbagliarla. Piccole Eccezioni: "Più" e "Ancora" La parola più (nel senso di "non più") vuole quasi sempre il "non" e non si mette mai prima del verbo per negare: non dici "Più ti amo", ma "Non ti amo più". Fai attenzione anche a ancora: da sola non è una parola negativa (in "ho ancora tempo" è positiva!), ma quando significa "not yet" vuole il "non" anche quando sta prima del verbo → "Ancora non ho finito". Sono le due piccole ribelli che non seguono del tutto la regola dell'anteposizione. Curiosità Linguistica: la Concordanza Negativa Questo fenomeno ha un nome tecnico: si chiama concordanza negativa. Significa che le negazioni, invece di annullarsi a vicenda, "collaborano" e rinforzano insieme il significato negativo. Non è una stranezza solo dell'italiano: anche lo spagnolo ("No vi a nadie") e il francese ("Je ne vois personne") funzionano allo stesso modo. È una caratteristica di famiglia delle lingue romanze. Anzi, per gran parte della storia delle lingue europee questa è stata la norma, e l'idea che "due negazioni si annullano" è un'imposizione relativamente recente della logica e della matematica sulla lingua di tutti i giorni. Errore n°1 — Dimenticare il "Non" È l'errore numero uno degli anglofoni. In inglese si dice "I saw nobody": una sola negazione. Quindi è naturale tradurre parola per parola e dire "Ho visto nessuno". Ma in italiano, se "nessuno" sta dopo il verbo, ti serve il "non". Da evitareCorretto"Capisco niente""Non capisco niente""Vado mai in palestra""Non vado mai in palestra""Vedo nessuno""Non vedo nessuno" Perché succede? Perché a scuola, agli studenti di lingua inglese, insegnano che "two negatives make a positive", cioè che due negazioni si annullano. Ma rilassati: l'italiano non è una lezione di matematica. Qui le due negazioni non si annullano (vedi? Anche questa è una doppia negazione perfetta!), anzi, più ne metti, più la frase è negativa. Trabocchetto Collegato: "Qualcuno/Qualcosa" al Posto di "Nessuno/Niente" C'è un secondo modo, più nascosto, di cadere in questo errore. Molti studenti, per "salvare" la frase, evitano la parola negativa e usano qualcuno o qualcosa. Per approfondire questo punto, puoi consultare la guida sugli aggettivi indefiniti in italiano. Da evitareCorretto"Non ho visto qualcuno""Non ho visto nessuno""Non ho mangiato qualcosa""Non ho mangiato niente" Nelle frasi negative devi usare nessuno e niente, non qualcuno e qualcosa (che restano per le frasi affermative e per le domande: "Hai visto qualcuno?"). Tienilo a mente, perché è un errore subdolo che fanno anche studenti di livello avanzato. Errore n°2 — Mettere il "Non" quando NON Serve Questo è l'errore opposto, quello dello "studente bravo che ha imparato fin troppo bene la regola precedente". Quando la parola negativa è prima del verbo, il "non" diventa di troppo. Da evitareCorretto"Nessuno non è venuto alla festa""Nessuno è venuto alla festa""Niente non è cambiato""Niente è cambiato" La cosa interessante è che puoi dire la stessa identica cosa in due modi diversi, semplicemente spostando la parola negativa: "Non è venuto nessuno" ("nessuno" dopo il verbo → c'è "non") "Nessuno è venuto" ("nessuno" prima del verbo → niente "non") Stesso significato, due strutture diverse. Regola pratica da ricordare: o "non", o la parola negativa davanti al verbo. Mai tutti e due insieme. Una Differenza di "Sapore" Le due strutture non sono identiche al 100% nell'uso reale. Quando metti la negazione prima del verbo ("Nessuno è venuto", "Niente è cambiato"), la frase suona un po' più solenne, letteraria, da titolo di giornale. Quando invece usi la doppia negazione con "non" ("Non è venuto nessuno"), suona più naturale e quotidiana: è quella che useresti parlando con un amico al bar. Entrambe sono corrette, ma sapere questa sfumatura ti aiuta a scegliere il registro giusto. Errore n°3 — Sbagliare la Posizione di "Mai" con i Tempi Composti Questo è un errore sottile ma frequentissimo. Con i tempi composti, come il passato prossimo, la posizione naturale di mai, più, ancora, nemmeno non è alla fine della frase, ma tra l'ausiliare e il participio. Per ripassare la formazione di questo tempo, puoi consultare la guida sul passato prossimo e il participio passato. Da evitareNaturale"Non ho visto mai un film così bello""Non ho mai visto un film così bello" Altri esempi: "Non ho più avuto sue notizie." "Non è ancora arrivato." "Non ho nemmeno iniziato." Il "non" resta sempre davanti all'ausiliare, mentre la parola negativa si "incastra" prima del participio. Una volta che ci hai fatto l'orecchio, ti verrà automatico. E con i Verbi Modali? Stessa logica: la negazione si infila vicino al verbo coniugato, non all'infinito. "Non voglio più vederti." "Non posso mai uscire la sera." Il "più" e il "mai" si appoggiano al modale (voglio, posso), non all'infinito. Piccolo dettaglio, grande differenza nel suono naturale della frase. Errore n°4 — Confondere "Né… Né" con "O… O" Quando vuoi negare due cose insieme, in italiano devi usare né… né (con l'accento sulla "é"!), non o… o. Per approfondire l'uso, puoi consultare la guida su tutte le congiunzioni italiane. Da evitareCorretto"Non mangio o carne o pesce""Non mangio né carne né pesce""Mangio né carne né pesce""Non mangio né carne né pesce" Vale sempre la regola della posizione: se "né… né" sta dopo il verbo, ti serve il "non". Ma se "né… né" apre la frase, cioè sta prima del verbo, allora il "non" sparisce di nuovo (esattamente come nell'Errore n°2!): "Né Marco né Luca sono venuti." Dettaglio sull'accordo: quando il soggetto è "né X né Y", il verbo va quasi sempre al plurale ("Né Marco né Luca sono venuti"), anche se in altre lingue ti verrebbe naturale il singolare. Errore n°5 — Rispondere "Anch'io Non…" invece di "Neanch'io" Questo errore è subdolo, perché non è un errore di grammatica: "Anch'io non bevo caffè" è una frase corretta! Il problema è che come risposta di accordo a una frase negativa suona innaturale: nessun madrelingua risponde così. Per approfondire, puoi consultare la guida su come esprimere accordo e disaccordo in italiano. InnaturaleNaturale"Io non bevo caffè. – Anch'io non bevo caffè.""Io non bevo caffè. – Neanch'io!" Ricorda la differenza: anch'io risponde a una frase positiva → "Amo la pizza! – Anch'io!" neanch'io risponde a una frase negativa → "Non amo l'ananas sulla pizza. – Neanch'io!" Lo stesso vale con il complemento: "Non piace a me. – Neanche a me!" Estendiamo a Tutte le Persone Funziona uguale per tutti: "Lui non viene. – Neanche lei." "Non l'ho mai fatto. – Neanche noi." Nel parlato sentirai spessissimo espressioni colorite come "Neanche per sogno!" o "Neanche per idea!", che significano semplicemente "assolutamente no". Usale e suonerai subito più italiano. Errore n°6 — Sbagliare le Parole dopo "Senza" Ecco un errore che pochi insegnano. Dopo senza, in italiano si usano le parole negative niente e nessuno, NON qualcosa e qualcuno. Da evitareCorretto"È uscito senza dire qualcosa""È uscito senza dire niente""È partito senza salutare qualcuno""È partito senza salutare nessuno" E c'è un secondo trabocchetto, ancora più frequente: dopo senza NON devi aggiungere il "non"! Da evitareCorretto"È uscito senza non dire niente""È uscito senza dire niente" Perché? Perché senza è già di per sé una parola negativa: porta dentro di sé il concetto del "non avere / non fare". Per questo non ha bisogno di un altro "non" davanti. È un piccolo gioiello di logica della lingua: una volta che l'hai capito, non lo sbaglierai più. Errore n°7 — Fraintendere le Frasi tipo "Non Posso Non…" Ti ricordi che ti ho detto "in italiano le negazioni non si annullano"? Ebbene, c'è un caso magnifico in cui invece sì — e se non lo conosci, rischi di capire l'esatto contrario di quello che ti viene detto! "Non posso non ringraziarti" → significa "DEVO ringraziarti" (positivo!). "Non potevo non accorgermene" → "per forza me ne sono accorto". L'errore è proprio questo: senti "Non posso non aiutarti" e pensi "quindi non mi aiuta". Sbagliato! Qui le due negazioni cadono su due verbi diversi ("non posso" + "non ringraziare"), quindi seguono la logica matematica e si annullano, dando un senso affermativo. Nella concordanza negativa di prima, invece,...
*La sera prima*Ci sono sere in cui il corpo è a letto e la testa è ancora nello spogliatoio. L'azione che non torna, la cosa rimasta a metà, il domani che comincia a bussare con qualche ora di anticipo. Questa puntata parla di quel pezzo di tempo lì — dalla fine della giornata al sonno — e di come si possa arrivarci sempre allo stesso modo, finché non è più una decisione ma una cosa che il corpo riconosce.*1. Chiudere la giornata su carta, dieci minuti, non a letto.* Quattro righe: cosa è successo, cosa è rimasto aperto, cosa ne farai domani. Quello che resta in sospeso continua a bussare finché non gli dai un appuntamento preciso.*2. Dare un contenitore all'azione che pesa.* Rivederla una volta sola, dentro quei dieci minuti. Distinguere l'errore che si ripara da quello che non si ripara. Poi chiudere: provare a non pensarci la tiene accesa, perché per evitarla te la devi ricordare.*3. Il respiro, cinque minuti, a letto.* Espirazione più lunga dell'inspirazione, lenta, regolare. Inspirare accelera, espirare rallenta — non ti convinci di essere calmo, lo diventi. Il ritmo giusto è il tuo, e si tara insieme.*4. Rientrare nel corpo.* Una scansione breve, dai piedi alla testa, notando quello che c'è senza sistemarlo. Di notte la testa lavora sul domani; riportarla su un segnale presente toglie carburante a chi sta cercando di prevedere.*5. Sempre la stessa sequenza.* Gli stessi gesti nello stesso ordine, anche le sere in cui sembrano inutili. Il sistema impara dalle regolarità: dopo qualche settimana la sequenza diventa il segnale che dice al corpo cosa sta per arrivare, e la preparazione parte prima.E la cosa più importante, che nella puntata torna alla fine: questa non è una prestazione. Più ti sforzi di dormire, meno dormi. Una notte storta dentro tre settimane regolari non significa niente — conta la serie, non la singola riga.---Il documento allegatoLa sera prima è la scheda che accompagna l'episodio: una pagina sola, i cinque gesti con accanto il perché di ciascuno, così che restino in mano dopo l'ascolto invece di sciogliersi. In fondo ci sono le tre cose di contorno che pesano più di quanto sembri — luce bassa nell'ultima ora (uno schermo vicino agli occhi è luce piena), stanza fresca, niente pasti pesanti né alcol vicino al letto, che ti fa addormentare prima e ti rovina la seconda metà della notte, cioè proprio quella che serve a digerire la giornata.Mental Lab (sito sperimentale, richiedi l'accesso) → https://mental-lab.web.app/Mentalità è anche un'app, creata proprio da Gabriele per aiutare chiunqua voglia essere seguito, inziare un percorso o anche solo provare a capire qualcosa di più dell'aspetto mentale applicato allo sport e al basket. Chi volesse provarla può andare su: gabrielecolombo.coach e con il codice BACKDOOR, chi scarica l'app e lo inserisce ha un mese gratis di pacchetto Mentorship e il 40% di sconto sul rinnovo del mese successivo. Un ottimo modo per capire meglio il mondo dello sport e capirsi meglio per avere migliori performance, nell'attività sportiva e nella vita.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/backdoor-podcast--4175169/support.
Studi l'italiano da mesi, conosci la grammatica a memoria, sai coniugare anche i verbi irregolari… poi arrivi in Italia, ti siedi al bar, senti due ragazzi che chiacchierano e... non capisci quasi niente! Il motivo è semplice: nessun libro di testo ti insegna lo slang, quelle parole informali e vive che gli italiani usano davvero ogni giorno. Scopriamo insieme le 20 espressioni gergali per capire — e parlare — come un vero italiano. Impara Queste Espressioni e Smetti di Parlare come un Manuale Lo slang italiano è la chiave per uscire dal "robottino da libro di grammatica" e diventare davvero spontaneo. Le 20 parole che vedremo sono quelle che senti in continuazione nei film, nelle serie TV, nelle canzoni e nelle conversazioni di tutti i giorni. Vediamole una a una, divise in cinque gruppi. Le 5 Parole Jolly dello Slang Italiano Iniziamo con le parole "jolly", quelle che senti in ogni frase e che gli italiani usano come riempitivi naturali per parlare come un madrelingua. 1. Boh La regina indiscussa dello slang italiano: un'interiezione praticamente intraducibile con una sola parola. Significa "non lo so", "non ne ho idea", ma a seconda del tono esprime anche indifferenza, dubbio o rassegnazione. "A che ora apre il museo? – Boh, prova a guardare sul sito!" (= non lo so) "Ti è piaciuto il ristorante? – Mah, boh… niente di speciale." (= indifferenza) "Perché Marco è arrabbiato? – Boh! E che ne so io." (= rassegnazione) Curiosità: si accompagna quasi sempre al gesto delle spalle alzate e delle mani aperte. Lo puoi anche allungare ("booooh!") per enfasi. Lo usano proprio tutti, dai bambini ai nonni. 2. Tipo Letteralmente significa "genere, categoria". Ma nello slang fa due lavori: è un riempitivo, come il famigerato "like" inglese, oppure significa "circa, più o meno", spesso per introdurre un esempio. "Ci vediamo tipo alle otto." (= verso le otto) "Ero tipo sotto shock quando l'ho saputo!" "Mi va qualcosa di leggero, tipo un'insalata." "Un tipo" o "una tipa" indica anche genericamente "una persona". Ma occhio: come riempitivo è il classico tormentone dei più giovani. Usalo per suonare naturale, ma con misura. 3. Roba Parola informale tanto vaga quanto comodissima: significa "cosa, cose, oggetti, materiale" (in inglese "stuff"). È perfetta quando non vuoi, o non sai, chiamare qualcosa con precisione. "Raccogli la tua roba!" (= le tue cose) "Ho un sacco di roba da fare prima di stasera." "Togli questa roba dal tavolo, dobbiamo mangiare." Brilla nelle esclamazioni: "che roba!" per lo stupore, "roba da matti!" per qualcosa di assurdo. Ha origini germaniche: deriva da una parola che significava "bottino", la stessa da cui viene anche il verbo "rubare". 4. Un Sacco Significa "molto, moltissimo, tantissimo". L'immagine è chiarissima: un sacco bello pieno, cioè una grande quantità. Funziona con i verbi, con i nomi e perfino con gli aggettivi. "Mi sei mancato un sacco!" "C'era un sacco di gente alla festa." "Tuo fratello è un sacco simpatico." Fa parte di una bella famiglia di espressioni per dire "tanto", come "una marea di", "una cifra" e "un botto". Insomma, di modi per esagerare in italiano ne abbiamo… un sacco! 5. Anche No Un rifiuto netto e ironico: "no di sicuro", "col cavolo", "manco per sogno". Il bello è che usiamo "anche", che di solito serve ad aggiungere qualcosa, seguito da un secco "no". "Una corsetta domani alle sei di mattina? – Eh, anche no, grazie!" "Lavorare anche nel weekend? Ma anche no." "Pagare quindici euro per un cocktail? Anche no." Tutto sta nel tono: va detto con una certa calma sfrontata, magari con un sopracciglio alzato. Ha una parente strettissima: "anche basta!", che si usa quando qualcosa o qualcuno ci ha davvero stancati. Slang per Giudicare Cose e Persone Quattro parole per esprimere il tuo giudizio su qualcuno o qualcosa, perfette per esprimere entusiasmo in italiano in modo naturale. 6. Figata Sostantivo: una cosa fantastica, bellissima, super interessante (in inglese "a cool thing"). Perfetta per esprimere entusiasmo verso un oggetto, un posto o un'esperienza. "Che figata questo videogioco!" "Vivere in Giappone per un anno? Una figata pazzesca!" "Hanno aperto una pista di pattinaggio in centro: che figata!" Attenzione: "figata" descrive solo le cose, mai le persone. Per le persone c'è "figo/figa". In compenso "figata" è sempre educata e sicura: la puoi usare ovunque senza alcun imbarazzo. 7. Figo / Figa Aggettivo per descrivere persone (e cose) molto cool, in gamba, di tendenza, a volte attraenti: figo al maschile, figa al femminile. "Il tuo nuovo collega è davvero figo." "Che giacca figa!" "Sei stata fighissima a rispondergli così!" Attenzione importante: al femminile, "figa" è anche un termine volgare per indicare l'organo genitale femminile. Riferita a una donna può risultare ambigua o imbarazzante, a seconda del tono. Il trucco: per le cose belle usa "figata"; per dire che un uomo è figo nessun problema; con il femminile, un po' più di attenzione. Origine e Varianti Geografiche Niente a che vedere con il "fico" frutto! Secondo l'Accademia della Crusca nasce probabilmente come slang giovanile romano degli anni '70, da "ficaccio", una deformazione popolare di "efficace" (attestata addirittura in un sonetto di Belli del 1835!). Sul piano geografico, "figo" (con la g) è più tipico del Nord, mentre "fico" (con la c) è più tipico del Centro Italia (Roma, Toscana). 8. Sfigato / Sfigata Il contrario di figo, con due significati vicini: "sfortunato" oppure "perdente" (in inglese "loser"). È il contesto a dirti quale dei due intende chi parla. "Marco perde sempre il treno, gli si rompe tutto: è proprio sfigato!" (= sfortunato) "Smettila di fare lo sfigato e invitala a uscire!" "Sei rimasto a casa il sabato sera? Che sfigato!" (tra amici, scherzando) Deriva da "sfiga", che nello slang significa "sfortuna", da cui anche l'esclamazione "che sfiga!". È un po' offensiva: tra amici e in tono scherzoso va benissimo, ma evita di darla a uno sconosciuto. 9. Spaccare Letteralmente "rompere in due", ma nello slang significa "essere fortissimo, eccezionale, andare alla grande" (in inglese "to rock", "to kill it"). "Questa canzone spacca!" "Hai spaccato all'esame, bravissima!" "Il tuo nuovo taglio di capelli spacca davvero." Per esagerare ancora di più, "spaccare di brutto". Piccola precisazione: "spaccarsi" (riflessivo) significa invece "lavorare durissimo". Ma "spacca!" da solo è semplicemente il massimo dei complimenti. Stati d'Animo: tra Fastidio e Relax Cinque espressioni gergali per parlare di emozioni, fastidi e momenti di relax. Per altre formule simili, puoi consultare la guida sulle espressioni colloquiali quotidiane. 10. Che Palle Un grande classico del fastidio: significa "che noia", "che seccatura", "che rottura". Letteralmente "palle" sono i testicoli, quindi è un po' volgare, ma talmente diffusa che la sentirai ovunque. "Devo rifare tutto da capo, che palle!" "Piove di nuovo e avevo organizzato il picnic… che palle." "Domani riunione alle otto. Che due palle." "Rompere le palle" significa infastidire, mentre "avere le palle piene" vuol dire essere stufi. Tra amici è normalissima, ma evitala in contesti formali; le versioni più educate sono "che noia", "che barba", "che pizza". Per approfondire, c'è una guida dedicata sulle parole volgari in italiano. 11. Sclerare Significa "perdere la pazienza, dare di matto, esplodere per il nervoso" (in inglese "to freak out"). "Quando ho visto il conto, sono sclerato di brutto!" "Mia madre sclera se lascio la stanza in disordine." "Sto sclerando con questo computer che si blocca in continuazione!" Deriva, scherzosamente, dal termine medico "arteriosclerosi" (per via del decadimento mentale che la malattia può causare), ma nello slang non c'entra niente la medicina. C'è anche il sostantivo "sclero": "che sclero!" per una situazione stressante. È una parola piuttosto giovanile. 12. Rosicare Letteralmente "rosicchiare, mordere a piccoli pezzi", ma nello slang significa "rodersi dall'invidia o dalla rabbia, non accettare una sconfitta" (in inglese "to be salty"). "Ho preso trenta e lui rosica perché ne ha presi ventotto." "Hai perso e basta, dai, non rosicare!" "Quando ha vinto la mia squadra, gli avversari rosicavano di brutto." Chi rosica sempre è un "rosicone". Nasce dal dialetto romano, ma ormai la usa tutta Italia. È imparentata con l'espressione "rodersi il fegato": l'immagine è quella dell'invidia che ti rosicchia da dentro. 13. Scialla Significa "tranquillo, stai sereno, rilassati, non c'è problema" (in inglese "chill", "relax"). Un piccolo invito alla calma, perfetto per sdrammatizzare. "Scialla, abbiamo ancora un sacco di tempo!" "Hai sbagliato l'esame? Scialla, lo rifarai!" "Sono in ansia per il colloquio! – Ma scialla, sei preparatissimo." Sull'origine gli esperti si dividono. C'è chi la fa risalire all'arabo "inshallah" ("se Dio vuole"), arrivato forse tramite le parlate liguri e il romanesco, e chi al verbo italiano "scialare" (godersela), dal latino "exhalare". In ogni caso è esplosa in tutta Italia nel 2011 grazie al film Scialla! di Francesco Bruni. 14. Daje Versione romana di "dai", rafforzata: "forza!", "andiamo!", "così si fa!" (in inglese "come on!", "let's go!"). Un grido di incoraggiamento ed entusiasmo. Per scoprire altre espressioni regionali italiane, c'è una guida dedicata. "Daje, ce la puoi fare!" "Pizza stasera? – Daje!" "Daje Roma, daje!" (allo stadio) Si pronuncia "dàie", con la "j" che si legge come una "i" lunga, mai all'inglese! È l'inno della romanità, legatissimo alla Roma e a campioni come Totti,...
L’11 gennaio 2001 la questura di Milano riceve una letteraanonima: “Vogliamo 12 miliardi, altrimenti uccideremo delle persone a caso in qualsiasi città. Sarà un bagno di sangue”. Quello che sembra solo il delirio di un mitomane si trasforma ben presto in una scia di delitti che per settimane tengono sotto scacco la città di Padova. Questa è la storia del serial killer delle carte da gioco.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Scopri il DOCUMENTO SEGRETO delle Banche (che ti farà guadagnare tantissimi soldi): https://bit.ly/4eOttaP----In Italia è in corso il più grande trasferimento di ricchezza della storia a livello intergenerazionale: come gestire un'eredità così importante?Ogni giorno miliardi di euro passano da una generazione all'altra: si tratta di una notizia positiva, se non fosse che molte persone arrivano a questo appuntamento totalmente impreparate.Salvatore ci ha scritto perchè ha dei dubbi sul futuro del patrimonio della sua famiglia. Cerchiamo di aiutarlo e di far luce sugli scenari possibili per la sua eredità.Nello specifico vedremo:La lettera di SalvatoreI soldi in famiglia sono ancora un tabùSalvatore sta già gestendo l'ereditàIl portafoglio della sua famiglia è in bancaVanno stimati i costi della vecchiaiaPartiamo dai 50.000 euroBisogna partire del fabbisogno familiare annualeViene stabilita la quota azionariaCosa ne pensi?+++ DISCLAIMER - Leggi con Attenzione! +++"Storie, Storielle e Storiacce di Investimenti" è una serie ideata dalla Affari Miei in cui vengono letti i messaggi recapitati dagli utenti ai nostri contatti ufficiali. Le storie sono reali ma anonimizzate perché vengono esclusi dettagli che possono far risalire all'autore. Nel corso del podcast gli autori esprimono le proprie opinioni sui fatti analizzati con uno scopo divulgativo: quanto detto non deve in alcun modo essere inteso come una raccomandazione personalizzata d'investimento e non sostituisce una consulenza professionale. La Affari Miei declina qualsiasi responsabilità sulle azioni eventualmente intraprese dai fruitori dei contenuti a seguito della visione o dell'ascolto del podcast.+++ FINE DISCLAIMER +++Prenota una sessione gratuita con il team di Affari Miei, ti guideremo nella scelta delle soluzioni più adatte a te: https://bit.ly/3ZHtAg2—
Bruno IalunaGIOTTO ERA IL NONNO BANKSYSiamo al mondo per lasciare un segnoMo.C.A. (Montecatini Terme Contemporary Art)fino al 2 maggio 2027 Lasciare un segno è uno dei gesti più antichi e profondi dell'esperienza umana.Un atto che attraversa la storia e trasforma lo spazio in racconto. Questa lunga storia, fatta di tracce, scritture e immagini nello spazio pubblico, è al centro di Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno, la grande mostra che racconta la nascita e lo sviluppo dell'arte urbana, dalle origini preistoriche ai protagonisti della scena internazionale.In programma al Mo.C.A. (Montecatini Terme Contemporary Art) di Montecatini Terme dal 29 giugno 2026 al 2 maggio 2027, l'esposizione, è a cura di Bruno Ialuna e si configura come un viaggio immersivo che attraversa oltre 60.000 anni di storia, mettendo in relazione le prime forme di espressione umana con i linguaggi visivi che oggi abitano le città di tutto il mondo. Giotto era il nonno di Banksy è un progetto di Mare Laboratorio di innovazione sociale ed ha il patrocinio della Provincia di Pistoia e della Regione Toscana. Il percorso prende avvio da una considerazione semplice e universale: l'arte pubblica non nasce nel Novecento, ma affonda le proprie radici in un bisogno ancestrale. Dalle pitture rupestri alle incisioni della Val Camonica, dai graffiti di Pompei fino alle scritte sui muri delle metropoli contemporanee, lasciare un segno nello spazio condiviso è un gesto che attraversa epoche, culture e continenti. Il titolo della mostra richiama un filo invisibile che attraversa i secoli: se oggi Banksy incarna la street art nel mondo, già Giotto mostrava come l'immagine potesse parlare a tutti, trasformando muri e spazi pubblici in strumenti di comunicazione collettiva. L'esposizione si sviluppa in più sezioni, costruite come ambienti narrativi capaci di restituire contesti, atmosfere e trasformazioni del linguaggio urbano. Il cuore del percorso è dedicato alla nascita del writing nella New York degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, con testimonianze dei pionieri TAKI 183, Jec*, Sjk 171, Mike 171, Riff170, Snake1, Stay High149, Coco144, fino a protagonisti fondamentali come Quik, Iz The Wiz, Lady Pink, Toxic, Delta2, Sar e Zephyr. Una scenografia immersiva, firmata dal Maestro della cartapesta Jacopo Allegrucci, ricostruisce l'impatto visivo della metropolitana newyorkese, restituendo al visitatore il contesto originario di questa rivoluzione artistica. Il percorso si amplia poi alla dimensione internazionale del fenomeno, attraverso artisti che, dal secondo dopoguerra, hanno sviluppato linguaggi urbani in contesti differenti: da Cornbread a Blek Le Rat, da Harald Naegeli a Hector Carrasco, a Mick La Rock, in un dialogo tra esperienze nate a Philadelphia, Parigi, Zurigo, Santiago del Cile e Amsterdam. Un focus specifico è dedicato alla scena di Bristol, con figure come Robert Del Naja e Nick Walker, fino all'affermazione di Banksy, che ha contribuito a ridefinire il ruolo e la percezione pubblica della street art in Europa. Una sezione centrale racconta il passaggio decisivo degli anni Ottanta, quando l'arte urbana entra nei circuiti istituzionali, conquistando gallerie e musei. Opere d'arte, fotografie, materiali rari e documenti originali sono testimoni di quel periodo, e della nascita della Graffiti Hall Of Fame di Harlem e della storica 51X Gallery di St Marks Place. La mostra dedica inoltre ampio spazio alle connessioni tra arte urbana, musica e cinema, con riferimenti ai film cult Wild Style e Style Wars, e a materiali legati alla cultura hip hop, tra vinili, fotografie e testimonianze d'epoca. Il percorso si conclude con una sezione dedicata alla scena italiana, dai pionieri degli anni Ottanta fino agli artisti contemporanei più riconosciuti a livello internazionale. Tra questi Flycat, Francesco Garbelli, Alice Pasquini, Maupal, Diavù, Blub, affiancati da importanti presenze della scena mondiale, con lavori che giungeranno da tutti e cinque i continenti. Giotto era il nonno di Banksy si propone così non solo come una grande ricognizione storica, ma come una riflessione sul rapporto tra individuo e spazio pubblico, tra espressione personale e dimensione collettiva, restituendo all'arte urbana la sua profondità culturale e la sua continuità nel tempo. InformazioniGiotto era il nonno di BanksySiamo al mondo per lasciare un segnoMo.C.A. (Montecatini Terme Contemporary Art)Viale Giuseppe Verdi 46,Montecatini Terme (PT)29 giugno 2026 – 2 maggio 2027 OrariDa martedì a venerdì ore 10.00 – 12-00Sabato, domenica e festivi ore 10.30 – 12.30 e 16.00 – 19.00Lunedì chiusoIngresso libero.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Zuppa di Porro dell'1 agosto 2026: rassegna stampa quotidiana
Come sempre, dedichiamo la prima parte della puntata alla discussione degli eventi di attualità. Il primo argomento riguarda il nuovo pacchetto di sanzioni dell'Unione Europea contro la Russia. Questa volta l'obiettivo è diverso e non riguarda solo la guerra in Ucraina, ma anche la sicurezza a lungo termine dell'Europa. Successivamente, commenteremo un articolo pubblicato da The Economist. Gli autori analizzano le leggi brasiliane contro i discorsi razzisti, che sono le più severe al mondo. Ma si chiedono se, effettivamente, queste leggi stiano risolvendo le profonde disuguaglianze sociali del Paese. La nostra rubrica scientifica sarà dedicata a uno studio che mostra come vivere più a lungo non significhi necessariamente vivere meglio. La ricerca rivela infatti che, sebbene l'aspettativa di vita media nel mondo sia salita a 73,8 anni, gran parte di questi anni aggiuntivi viene trascorsa in cattive condizioni di salute. Infine, concluderemo la prima parte della trasmissione con una discussione su Michelin, rinomata per le sue valutazioni dei ristoranti, che ha lanciato la sua prima guida alle cantine. Come prevedibile, questa mossa non è stata priva di polemiche. La seconda parte di questa puntata è dedicata alla lingua e alla cultura italiana. L'argomento grammaticale di oggi è The Relative Superlative, che scopriremo insieme a una notizia che arriva dall'Abruzzo: il celebre Guerriero di Capestrano, conservato nel Museo Archeologico Nazionale, sta per essere sottoposto a nuove analisi scientifiche. Esami che potrebbero fornire nuove risposte a una domanda ancora aperta: il Guerriero di Capestrano è davvero autentico? Nel finale, poi, daremo spazio all'espressione idiomatica del giorno: Essere/Sentirsi in Vena. La ritroveremo protagonista di un dialogo dedicato agli "omini di pietra", ovvero piccoli cumuli di sassi impilati che oggi si incontrano sempre più spesso lungo i sentieri e sulle cime delle montagne. Costruirli è diventato quasi un rito. Ma dietro questa abitudine, apparentemente innocua, si nasconde un problema che preoccupa sempre di più le autorità alpine. - Le nuove sanzioni europee contro la Russia puntano alla sicurezza dell'intera Europa - Le severe leggi brasiliane contro i discorsi razzisti stanno davvero riducendo le profonde disuguaglianze sociali? - Uno studio rivela che una vita più lunga non significa una vita più sana - Michelin estende la sua guida di ristoranti alle tenute vinicole, suscitando polemiche - Il Guerriero di Capestrano: un capolavoro sotto esame - Troppi omini di pietra: l'allarme sulle Alpi
Sono andata a Firenze per conoscere Laudomia Pucci, la figlia di Emilio Pucci, e per scoprire cosa significa crescere accanto a un'icona della moda. Ma durante la nostra conversazione ho scoperto molto di più: la storia di una donna che non si è limitata a custodire l'eredità del padre, ma ha avuto il coraggio e la visione di farla evolvere. Laudomia ha saputo gestire e rilanciare un marchio conosciuto in tutto il mondo, modernizzarlo con scelte imprenditoriali precise, e ritagliarsi un ruolo che ne ha assicurato la continuità. Questa è una puntata sull'eredità, sulla famiglia e sul peso di un cognome importante. Ma soprattutto è la storia di una donna che ha saputo trasformare ciò che aveva ricevuto in qualcosa di profondamente suo. SPONSOR Apri il Conto Corrente Arancio Business di ING qui. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
"Non è un paese per single" di Felicia Kingsley e "Io sono Adele" di Csaba dalla ZorzaUn'autrice da 4 milioni di copie con oltre 20 libri: parliamo di Felicia Kingsley, pseudonimo di una scrittrice italiana considerata una delle massime esponenti del genere Romance, nell'accezione della commedia romantica. Sono suoi romanzi come "Matrimonio di convenienza", che era stato il suo esordio nel 2017, "Due cuori in affitto", "Ti aspetto a Central Park" e "Non è un paese per single" (tutti pubblicati da Newton Compton) uscito nel 2022, ma che ora è tornato alla ribalta in una nuova edizione, in seguito al film che ne è stato tratto con la regia di Laura Chiossone, disponibile su Prime Video. "Non è un paese per single" è una sorta la riscrittura di "Orgoglio e Pregiudizio" di Jane Austen, ma è ambientato in Toscana ai giorni nostri. Siamo a Belvedere in Chianti ed Elisa, madre single, si occupa della tenuta vitivinicola Le Giugiole. Alla morte del conte Ricasoli, arriva dall'Inghilterra l'erede, il nipote Charles, in compagnia dell'amico Michael Darcy, amici di infanzia che Elisa non vede da anni. Elisa teme di perdere il lavoro che ama (lei adora prendersi cura delle vigne e produrre vino), ma la storia d'amore ovviamente è dietro l'angolo.Nella seconda parte parliamo del nuovo romanzo di Csaba dalla Zorza. Immaginate una donna con una vita di successo e che a 60 anni, però, decide di abbandonare Milano e trasferirsi in un paesino della Provenza per andare a servizio presso una famiglia benestante. Questa donna si chiama Adele Casagrande ed è la protagonista di "Io sono Adele" (Marsilio), secondo romanzo di Csaba dalla Zorza che aveva avuto un bel successo con il suo esordio "La Governante" dove già compariva il personaggio di Adele. Attraverso le attività manuali (lei ama lavare i piatti a mano) e il rapporto con gli oggetti, Adele riesce a ritrovare veramente se stessa.
La Val Bregaglia celebra un traguardo storico: il Festival di teatro al Castelmur compie vent'anni. Nato nel 2007 da un'idea dei direttori artistici Emanuel Rosenberg e Piera Gianotti Rosenberg, l'evento ha trasformato una valle alpina in un punto di riferimento per il teatro internazionale.Tutto è iniziato nel 2005 con i primi laboratori teatrali e circensi. “I corsi di teatro li facevamo già prima”, racconta Emanuel Rosenberg. “Il festival è nato proprio da uno di questi esiti, quando una persona della valle ha detto: ‘Sono bellissimi questi lavori che fate con i ragazzi, ma sarebbe bello vedere anche voi professionisti'”.L'edizione corrente celebra due decenni di programmazione eterogenea, che spazia dal teatro di ricerca a quello di figura, includendo teatro musicale, danza e circo-teatro. L'approfondimento esplora le dinamiche che hanno permesso al festival di mantenere la propria continuità e vitalità nel corso degli anni. L'approfondimento esplora le dinamiche che hanno permesso al festival di mantenere la propria continuità e vitalità nel corso degli anni, evidenziando in primo luogo il forte legame intergenerazionale e il valore comunitario del progetto. La rassegna ha infatti visto crescere i partecipanti delle primissime edizioni che oggi, diventati giovani adulti, affiancano le nuove generazioni nel supporto logistico e organizzativo. Questa sinergia, unita al fondamentale apporto del volontariato e al radicamento nel territorio illustrato dalle voci del comitato direttivo, ha permesso a un'iniziativa culturale indipendente di consolidarsi con successo anche al di fuori dei grandi circuiti metropolitani. In occasione di questo traguardo storico, i direttori artistici Emanuele Rosenberg e Piera Gianotti Rosenberg affrontano anche il tema del passaggio di testimone. L'obiettivo e l'auspicio per gli anni a venire è quello di un ricambio fisiologico, incentivando un coinvolgimento sempre più diretto dei giovani nell'organizzazione, affinché le nuove generazioni possano prendere in mano il progetto e accompagnarlo nel tempo verso un'evoluzione armoniosa.
Ciao Ragazzi!Questa è la 41ª puntata della quinta stagione di 9:41 Podcast!Oggi, Matteo, Anse e Simone vi salutano in questa ultima puntata della 5ª stagione! Ci trovate su YouTube: https://youtube.com/channel/UCf_IXd_QSVAS6NYMwYRVtqwConduttori: Matteo Pau - Luca Ansevini - Simone BaglioTwitter: @9e41Podcast Instagram: @novequarantuno_podcast
Cambio di stile e forse anche di sostanza a Downing Street: Andy Burnham, il nuovo premier, promette un «nuovo modello economico e politico» e parte in quarta con un piano per ridurre il costo della vita che presenterà già oggi. Completate le formalità di rito - il primo ministro uscente Keir Starmer ieri mattina è andato a Buckingham Palace per rassegnare le dimissioni a Re Carlo III, che poco dopo ha formalmente chiesto al neo-eletto leader laburista di formare un nuovo Governo Burnham è entrato a Downing Street come nuovo premier. Inizia quindi l era del cosiddetto Re del Nord , così chiamato per il successi ottenuti e la popolarità conquistata nei quasi dieci anni da sindaco di Manchester. Nel suo primo discorso Burnham ha detto di essere «profondamente consapevole» del fatto che è il settimo premier britannico dal 2016 e ha dichiarato di voler «mostrare al mondo che la Gran Bretagna può ritrovare la stabilità».Parlando in piedi per strada, senza podio e senza appunti in linea con la sua immagine informale e spontanea, il nuovo premier ha detto che la sua elezione rappresenta «un momento di svolta» che permetterà alla gente di «riprendere il fiato», porterà a un maggiore controllo pubblico delle risorse e a un piano di reindustrializzazione con forte sostegno per le imprese britanniche. Rivolgendosi direttamente alle persone «stanche della politica», soprattutto nelle «zone dimenticate del Paese», Burnham ha promesso un percorso decennale di progresso e miglioramento e una svolta decisiva dopo quarant anni di neoliberismo che non ha portato benefici alla gente.L'intervento di Nicole Degli Innocenti, Il Sole 24 Ore.Salari in calo del 6,6% negli ultimi 30 anni secondo l UpbDal 1990 le retribuzioni lorde sono diminuite in media del 6,6% in termini reali, «con una contrazione concentrata nella parte bassa della distribuzione». E nello stesso arco temporale, «la debole dinamica salariale è stata affiancata dalla diffusione del lavoro a tempo parziale e da una crescente segmentazione del mercato del lavoro per settore, tipologia contrattuale e qualifica, che hanno accentuato la dispersione delle retribuzioni lorde». Questa la fotografia della nota dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), intitolata «La dinamica retributiva e il ruolo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche». In questo contesto, l'Irpef ha inciso in modo sempre più rilevante nel contenere le disuguaglianze prodotte dal mercato del lavoro. Le riforme - in particolare l'introduzione del bonus Irpef nel 2014 e la riforma del 2025, che ha trasposto gli sgravi contributivi nell'imposta - hanno progressivamente ridotto il prelievo sui redditi da lavoro dipendente bassi e medi, «mentre per i redditi più elevati il carico effettivo è aumentato, soprattutto per effetto del drenaggio fiscale legato alla mancata indicizzazione dei parametri dell'imposta», ha segnalato l'Upb.Ne è conseguito un rafforzamento della capacità redistributiva: l'indice di redistribuzione è più che raddoppiato, passando da 0,028 a 0,065. Le riforma dell'Irpef spiegano circa l'80% di questo aumento: «La crescita della redistribuzione è trainata dal rafforzamento della progressività, in parte compensato dalla riduzione dell'aliquota media conseguente agli sgravi introdotti nel tempo», spiega l'Upb.Lilia Cavallari, presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, è intervenuta ai microfoni di Sebastiano Barisoni.Liste d attesa, per Agenas +1,6 mln cure nei tempi ma ancora 2,8 mln di prenotazioni «fuori»«Passo dopo passo, pur con criticità ancora presenti ma anche con risultati incoraggianti, stiamo iniziando a governare le liste d attesa con i dati, la conoscenza e il dialogo con le Regioni». A sottolineare un primo cambio di passo nella principale magagna della Sanità per i cittadini - e per il governo - è Angelo Tanese, direttore generale dell Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) cui è stata affidata dalla legge Schillaci la gestione della Piattaforma nazionale che monitora il fenomeno. E che sta iniziando a dare frutto, come certifica il primo Bollettino che dà conto di un miglioramento nei primi sei mesi di quest anno (rispetto allo stesso periodo del 2025) così come di una serie di elementi che restano ancora fortemente in chiaroscuro. Come quei 2 milioni e 811 mila prenotazioni - per essere puntuali - che le Regioni ancora erogano oltre i tempi di garanzia. Primo aspetto positivo, è che di queste - il cui numero assoluto cresce dai 2,782 milioni dell anno passato per effetto dell aumento complessivo dell attività - aumentano da 552mila a 606mila le prenotazioni effettuate con ritardi contenuti oltre il tempo massimo. Ma è solo un primo squarcio d azzurro.Il cielo decisamente più sereno è dato da quell oltre 1,6 milioni di visite ed esami in più erogate nei tempi di garanzia, seppure con differenze tra Regioni e tra prestazioni. Nel suo focus che consente di seguire mese per mese e Regione per Regione l andamento dei tempi d attesa per 14 tipologie di prime visite e 22 accertamenti diagnostici , Agenas fotografa un aumento delle prime visite erogate nei tempi da circa 5,8 mln a 6,6 con 757mila prestazioni in più nel primo semestre 2026 rispetto al 2025 e una crescita degli accertamenti diagnostici da 4,7 milioni a 5,5 mln pari a 857mila esami aggiuntivi eseguiti entro la soglia temporale massima. In tutto, 1,624 mln di cure che il Ssn è stato in grado di erogare ai cittadini rispettando la legge. Il (buon) motivo per cui Tanese parla di un trend che nel complesso «si conferma positivo» anche considerando il dato «molto positivo» dei miglioramenti sulle prestazioni con classe di priorità urgente (3 giorni) e breve (10 giorni). «La Piattaforma nazionale fornisce oggi una base informativa fondamentale e la amplieremo nel tempo inserendo altre prestazioni - è la promessa -: abbiamo costruito un sistema basato su dati che prima non erano disponibili in modo così sistematico e questo ci consente di agire in modo più mirato e tempestivo. Agenas sta lavorando con ogni singola Regione, in un rapporto di collaborazione e confronto continuo», conclude il Dg.Il commento di Angelo Tanese, Direttore Generale Agenas.
Questa puntata nasce da una domanda che mi è rimasta dentro dopo aver realizzato uno dei miei sogni di sempre.
La Women's Tennis Association (WTA) introdurrà un test genetico obbligatorio una tantum per tutte le giocatrici a partire da oggi.Requisito necessario per partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028.Questa settimana la WTA ha aggiornato il suo regolamento di ammissibilità per le donne.E ha incluso lo screening di genere "basato sul sesso biologico".Questo, si sostiene, "per preservare l'integrità del tennis professionistico femminile e mantenere condizioni di competizione eque per tutte le giocatrici".https://www.radiobullets.com/notiziari/21-luglio-2026-notiziario-in-genere/
Francesco Baucia"William Faulkner. Il vortice dell'origine"Edizioni Areswww.edizioniares.it“Ascoltare, sentire, vedere. Questa la triade che si rinnova nella voce di Faulkner, nella sua capacità di generare voci… Non c'è sguardo che non sia anche un urlo.”Inarrestabile nella foga creativa così come nelle passioni autodistruttive, il premio Nobel William Faulkner (Mississippi, 1897-1962) raccoglie il soffio della storia della sua terra, un Sud orgoglioso e violento, e lo trasforma, attraverso la lezione del romanzo modernista, in un grande universo letterario. Cronista e visionario, Faulkner inquieta e commuove; in lui convivono nostalgia e gusto di vivere, disperazione e speranza. Lo spiega in questo vivacissimo profilo Francesco Baucia, che sonda anche il Faulkner sceneggiatore, “spalla” di Howard Hawks, uno dei grandi registi del suo tempo: la scrittura del romanziere statunitense è infatti eminentemente cinematografica, sempre magnetica, e percorsa da una tensione polarizzante che costringe il lettore a confrontarsi incessantemente con il segreto delle sue parole, le contraddizioni dell'America e del «teatro del Sud».William Faulkner nacque a New Albany, nel Mississippi, nel 1897, e crebbe a Oxford, la cittadina che sarebbe diventata il modello della sua immaginaria contea di Yoknapatawpha, ambientazione di gran parte della sua narrativa.Considerato uno dei massimi scrittori americani del Novecento, Faulkner rivoluzionò la tecnica narrativa attraverso l'uso del flusso di coscienza, la frammentazione temporale e la molteplicità dei punti di vista, elementi che caratterizzano capolavori come L'urlo e il furore (1929), Mentre morivo (1930), Luce d'agosto (1932) e Assalonne, Assalonne! (1936). La sua opera scava nella storia e nelle contraddizioni del Sud degli Stati Uniti, tra eredità della schiavitù, decadenza aristocratica e trasformazioni sociali.Nel 1949 gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura, e nel corso della carriera vinse anche due Premi Pulitzer, per La città (1957) e I gonfaloni (1962). Lavorò inoltre come sceneggiatore a Hollywood, collaborando tra gli altri con Howard Hawks.Morì nel 1962 a Byhalia, nel Mississippi, lasciando un'eredità letteraria che ha profondamente influenzato la narrativa mondiale successiva, da Gabriel García Márquez a Toni Morrison.Francesco Baucia (Asti, 1984) è dottore di ricerca in Scienze linguistiche e letterarie all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha pubblicato i romanzi L'ultima analisi (Sedizioni, 2013) e La notte negli occhi (Lindau, 2020), la raccolta di studi su Cormac McCarthy Luci dall'abisso (Vita e Pensiero, 2024, con F. Bellini) e il saggio narrativo Discipline occidentali (Castelvecchi, 2025). Collabora con il manifesto e doppiozero, ed è autore di sceneggiature televisive.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Parole intraducibili | Spendieren Sie einen Cafè (1€)? Donate a coffee (1€)? https://ko-fi.com/italiano Livello A2 - #language #grammar #vocabularyLearn italian with an easy but interesting crime story - take a look at Luisa's murder mistery on Amazon: Gianduiotti e Delitti, i misteriosi casi del Commissario DalmassoAlcune parole italiane intraducibili nelle altre lingue – Parte 1 Buongiorno cari amici e amanti dell'italiano e benvenuti al nuovo episodio di Tulip. Oggi vi voglio spiegare il significato di alcune parole italiane che non si possono tradurre in altre lingue o che sono comunque difficili da tradurre, ma che se riuscirete a usarle vi renderanno dei veri italiani.Cominciamo con la prima: Allora.Questa parola l'avrete sicuramente sentita milioni di volte. Ha tre diversi significati. Vediamoli insieme. Allora si può usare per iniziare un discorso, per prendere tempo.Per esempio: „ Allora, che compiti abbiamo per la prossima lezione?“ – „Allora oggi devo andare a fare la spesa, poi stirare le camicie e preparare la cena“. La possiamo usare per prendere tempo quando stiamo pensando, riflettendo su cosa dire o fare....- The full transcript of this Episode (and excercises for many of the grammar episodes) is available via "Luisa's learn Italian Premium", Premium is no subscription and does not incur any recurring fees. You can just shop for the materials you need or want and shop per piece. Prices start at 0.20 Cent (i. e. Eurocent). - das komplette Transcript / die Show-Notes zu allen Episoden (und Übungen zu vielen der Grammatik Episoden) sind über Luisa's Podcast Premium verfügbar. Den Shop mit allen Materialien zum Podcast finden Sie unterhttps://premium.il-tedesco.itLuisa's Podcast Premium ist kein Abo - sie erhalten das jeweilige Transscript/die Shownotes sowie zu den Grammatik Episoden Übungen die Sie "pro Stück" bezahlen (ab 20ct). https://premium.il-tedesco.itMehr info unter www.il-tedesco.it bzw. https://www.il-tedesco.it/premiumMore information on www.il-tedesco.it or via my shop https://www.il-tedesco.it/premium
Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali
Questa volta il microfono è vostro. Raffaele lo dice subito: senza gli ascoltatori questo resterebbe solo una conversazione tra lui e Matteo condivisa su internet — e infatti la puntata la fanno le vostre voci.... Trascrizione interattiva e Vocab Helper Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership Parole della settimana mangiare a ufo — Mangiare senza pagare, quando paga qualcun altro. Un modo di dire regionale (Lombardia e Toscana) che viene dalla sigla A.U.F., ad usum fabricae, scritta sulle casse del marmo per il Duomo di Milano, che non pagava la dogana. English: to eat for free, to freeload (someone else pays) il passeggino / la carrozzina — Il passeggino (o il carrozzino) è quello dove si porta un bambino piccolo; la carrozzina, al femminile, è la sedia a rotelle. Una vocale cambia tutto — come ha scoperto Monica nel suo messaggio! English: stroller/pram (il passeggino, il carrozzino) vs wheelchair (la carrozzina) Note dell'episodio Questa volta il microfono è vostro. Raffaele lo dice subito: senza gli ascoltatori questo resterebbe solo una conversazione tra lui e Matteo condivisa su internet — e infatti la puntata la fanno le vostre voci. Si comincia con Rami, che vorrebbe ascoltare gli episodi uno dietro l'altro: si può, dalla pagina dello show su Spotify, ordinando dagli episodi meno recenti e lasciando fare all'autoplay — anche se ogni puntata di Easy Italian è fatta apposta per stare in piedi da sola, perché il podcast non è una soap opera. Poi arriva il lungo messaggio di Monica dalla Repubblica Ceca: suo marito Marco è mezzo italiano, a casa parlano ceco perché è più veloce, e sperano che la piccola Cecilia assorba l'italiano come una spugna. Per loro l'italiano è anche la lingua segreta di coppia — un lusso che Matteo a Londra non può permettersi, dove l'italiano si sente perfino dal balcone e dove Raffaele, a dodici anni, annunciò in un ascensore a Covent Garden "mi sto facendo la pipì sotto"... e l'ascensore rise. In mezzo, una correzione gentile che non dimenticherete: la carrozzina è una cosa, il carrozzino un'altra. La seconda parte del messaggio tocca un nervo scoperto: la scuola ha fatto odiare le lingue a Monica, tra brutti voti e commenti umilianti. E qui Raffaele si arrabbia — lo ammette lui stesso — e regala il momento più bello della puntata: la lingua non è performance, la lingua è comunicazione. Se una bambina dice "latto" invece di "latte", il latte arriva lo stesso. Chiusura col regalo linguistico: "a ufo" non c'entra niente con gli alieni. Il marmo di Candoglia per il Duomo di Milano passava la dogana senza pagare tasse, nelle casse marcate A.U.F. — ad usum fabricae, per i lavori della Veneranda Fabbrica che ancora oggi si prende cura della cattedrale. E siccome l'italiano ama le vocali finali, da AUF è nato "a ufo". Perché invece si dice "gratis"? Quello ve lo raccontiamo nell'aftershow. Trascrizione Matteo: [0:23] Buongiorno! Raffaele: [0:25] Buongiorno a te, Matteo, come va? Matteo: [0:27] Bene, bene. Comepossiamo fare? Lo possiamo dire, non lo possiamo dire... ... Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership
Estate 1988. Il corpo di Annarita Curina viene ripescato dal Mediterraneo, ma del suo catamarano partito da Pesaro e degli altri passeggeri si sono perse le tracce. Dopo oltre un mese, in Tunisia, le autorità trovano l'imbarcazione, mentre i tre sospettati fuggono a piedi verso il deserto. Questa è la storia del delitto del catamarano.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Ci sono tempi antichi che hanno nutrito e nutrono il nostro immaginario legato al terrore. Vi dicono qualcosa la Vergine di Norimberga, il supplizio della Ruota, la Cavallina spagnola? Questa puntata è dedicata alle diaboliche invenzioni, alle macchine delle torture e al lavoro del boia, nonché al modo in cui ci sono stati tramandati tra leggenda e realtà certi strumenti e pratiche del terrore.
Questa edizione è dedicata all'economia, all'artigianato e al commercio delle valli italofone dei Grigioni. Un viaggio dalla Val Poschiavo al Moesano, passando per la Bregaglia, per comprendere le sfide del tessuto imprenditoriale locale in un contesto montano e di confine.Fare impresa in queste valli significa affrontare sfide enormi: carenza di manodopera, ricambio generazionale, formazione dei giovani e necessità di fare rete. Alessandro Tini e Antonia Marsetti conducono un'analisi approfondita con un'incursione oltreconfine per capire come il mercato del lavoro italiano influenzi la realtà grigionese.In Val Poschiavo, Manuela kalt, presidente dell'Associazione Artigiani e Commercianti, racconta l'evoluzione dell'economia locale e progetti innovativi come Carta Equa, che nel primo anno ha generato un giro d'affari di quasi 100'000 franchi spesi interamente in valle. La sfida principale resta la formazione dei giovani e la comprensione delle nuove generazioni.In Bregaglia, Andrea Crüzer, presidente dell'associazione locale da quindici anni, descrive le difficoltà di un territorio schiacciato tra la concorrenza dei grandi centri commerciali oltreconfine e la fatica di trovare un ricambio generazionale. Dopo anni di presidenza, cerca un successore.Dalla Valtellina, il segretario di Confartigianato Sondrio Alberto Pasina spiega la crisi demografica che colpisce le 4'000 imprese artigiane con 12'000 addetti e il cambiamento dell'etica del lavoro tra i giovani, che oggi privilegiano la qualità di vita rispetto al sacrificio.Nel Moesano, il neo-presidente Luca Bottinelli affronta la sfida di succedere a Giovanni Polti alla guida della AMAM, che conta quasi 100 associati. Un ricambio programmato per garantire continuità a un'associazione viva e propositiva.Emerge un quadro chiaro: l'economia del Grigione italiano non può vivere isolata. Serve coraggio, flessibilità e capacità di superare confini per costruire il futuro.
Ciao Ragazzi!Questa è la 40ª puntata della quinta stagione di 9:41 Podcast!Oggi, Matteo e Anse parlano di pieghevoli in arrivo! Ci trovate su YouTube: https://youtube.com/channel/UCf_IXd_QSVAS6NYMwYRVtqwConduttori: Matteo Pau - Luca Ansevini - Simone BaglioTwitter: @9e41Podcast Instagram: @novequarantuno_podcast
Episodio 98 della serie “normale”, bentornati. State ascoltando una puntata della sesta stagione del podcast intitolato La Storia dei Carabinieri. Questa volta il titolo è “Balvano 3 marzo 1944 e i Carabinieri nel disastro ferroviario”. L'episodio riporta una vicenda molto triste che colpì l'Italia durante il periodo di controllo degli Alleati e che procurò alcune centinaia di morti in quello che si può considerare il più grande disastro ferroviario del nostro Paese.L'episodio è tratto da Gian Luca Barneschi, Il ruolo dell'Arma dei Reali Carabinieri nella vicenda del "Titanic ferroviario", Balvano 3 marzo 1944, apparso in Flavio Carbone (a cura di), I Carabinieri del 1944. Il Regno d'Italia, Numero Speciale della Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, 2024, pp. 155-167.(si può scaricare l'intero numero speciale).L'episodio vi è sembrato interessante? Scrivetelo nei commenti... :)Una piccola richiesta: vi chiediamo di premiare il podcast con le vostre valutazioni sulle principali piattaforme. Ad esempio su Podcast della famosa mela. Non sapete che nel vostro telefono furbo ha una applicazione che si chiama podcast? Cercatela e scrivete poi La storia dei Carabinieri, così ci troverete. A quel punto continuate pure ad ascoltarci ma soprattutto se “scrollate” giù arriverete alla parte “ratings & reviews” dove potete valutare lo show (cinque stelline ci farebbero molto piacere) e lasciare qualche commento sul nostro lavoro che èmolto importante per noi.Alla prossima puntata!Ciaoooo
Gastone BrecciaL'età della "pace ibrida"Le democrazie alla provaScholé - Morcelliana www.morcelliana.netTradizionalmente intesa come strumento per ricomporre l'ordine e ristabilire la pace, oggi la guerra si combatte sempre più spesso nella zona grigia di azioni pianificate per non oltrepassare mai la soglia del conflitto aperto, volte a controllare l'informazione e colpire l'opinione pubblica dell'avversario, la sua economia, i suoi servizi. Questa guerra ibrida si consuma al di sotto dell'orizzonte, tremendo ma riconoscibile, della violenza armata. Rende impossibile attribuire responsabilità e minaccia i fondamenti dei regimi democratici, la trasparenza delle relazioni internazionali, la fiducia reciproca necessaria a un accordo. Alla categoria di guerra ibrida il volume accosta quella, innovativa, di pace ibrida: equilibrio temporaneo in uno stato di ostilità permanente e non – secondo il progetto che era già di Immanuel Kant – cooperazione fondata sul diritto.Gastone Breccia insegna Civiltà bizantina e Storia militare antica all'Università di Pavia. Tra le sue pubblicazioni: A patti con il nemico. Storia del mondo in 30 trattati di pace (Marsilio, 2026); Corea. La guerra dimenticata (il Mulino, 2025); Trafalgar. La battaglia navale (Einaudi, 2024); L'ultimo inverno di guerra. Vita e morte sul fronte dimenticato (il Mulino, 2024); La grande storia della guerra. Uomini, Stati e imperi in lotta (Newton Compton, 2020). Per Einaudi ha curato L'arte della guerra. Da Sun Tzu a Clausewitz (2009).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Questa porcilaia analizza ancora il caso Barboni.Matteo Bassetti, l'igiene di Cruciani e le urla del massone Stefano Erario.Grande ritorno per Lucas Peracchi, pornoattore e la regina del benpensiero Annarita Briganti.
Elios ha 35 anni, è un software architect e vive a Milano, ma è nato in Albania, nell'anno in cui il Paese passava dalla dittatura comunista alla democrazia. La sua è una famiglia di ceto medio che manda avanti un ristorante, dove i soldi seguono un rituale preciso: all'inizio di ogni mese si accantona per le tasse, per la scuola, per le spese, e ciò che resta si risparmia il più possibile. Si accumula, non si investe, perché non si sa cosa succederà domani. Sulla cultura e sull'istruzione non si risparmia; sul divertimento e sulle vacanze sì. Da quella selezione Elios eredita qualcosa di più profondo del solo modo di spendere. «Questa modalità aveva creato in me una specie di freno a mano invisibile, che nella vita mi ha sempre guidato a non superare quel confine».Quel freno lo accompagna a lungo. In Albania cambia tre aziende, ma mai per migliorare la remunerazione: solo per cercare più sicurezza. Poi arriva in Italia, per motivi personali, e accetta una posizione molto al di sotto delle sue competenze, a 25.000 euro lordi. Un anno e mezzo dopo arriva la pandemia, che va a colpire il suo punto più fragile: la stabilità che aveva cercato per tutta la vita. È lì che il freno smette di funzionare come protezione e diventa un limite, che lo blocca nel riconoscere il proprio valore anche sul piano economico. In famiglia, del resto, non si negoziava mai, nemmeno il prezzo di un acquisto. «Pur riconoscendo il valore del lavoro degli altri, si faceva fatica a vendere il proprio lavoro al prezzo giusto».A smuovere qualcosa è il confronto con la compagna, con cui il denaro diventa oggetto di conversazione aperta. È lei a dargli la frase che gli mancava. «Questo rispetto che metti verso gli altri, a un certo punto, lo devi mettere anche verso te stesso». Alle conversazioni con la compagna si affiancano conversazioni con esperti di finanza personale. «Quello che mi ha cambiato un po' il modo di relazionarmi con il denaro è stato partecipare a eventi di educazione finanziaria e, soprattutto, cercare di comprendere il più possibile l'economia». Nel giro di otto anni Elios arriva a guadagnare il 140% in più rispetto a quando è arrivato a Milano, cambiando azienda e negoziando. E, a differenza della sua famiglia d'origine, non si limita ad accumulare: inizia a investire. Non ha mai abbandonato la cultura con cui è cresciuto, ma l'ha completata. «Tra cinque anni mi piacerebbe avere una gestione economica che mi permetta di vivere meglio il presente e di guardare al futuro con più realismo».
National NAIDOC Week celebrations are being held across Australia this week to celebrate and recognise the history, culture and achievements of Aboriginal and Torres Strait Islander peoples. This year's theme is 'Fifty Years of Deadly', celebrating more than five decades of NAIDOC Week. - Questa settimana in tutta l'Australia si svolgono le celebrazioni della National NAIDOC Week per onorare e riconoscere la storia, la cultura e le conquiste dei popoli aborigeni e degli isolani dello Stretto di Torres. Il tema di quest'anno è “Fifty Years of Deadly” (Cinquant'anni di Deadly), che celebra oltre cinque decenni della NAIDOC Week.NAIDOC Week runs from the 5th to the 12th of July.The Committee members say the milestone offers a chance to honour those who built the NAIDOC movement, and consider what still needs to change. - Seguici su Facebook e Instagram o abbonati ai nostri podcast cliccando qui.
National NAIDOC Week celebrations are being held across Australia this week to celebrate and recognise the history, culture and achievements of Aboriginal and Torres Strait Islander peoples. This year's theme is 'Fifty Years of Deadly', celebrating more than five decades of NAIDOC Week. - Questa settimana in tutta l'Australia si svolgono le celebrazioni della National NAIDOC Week per onorare e riconoscere la storia, la cultura e le conquiste dei popoli aborigeni e degli isolani dello Stretto di Torres. Il tema di quest'anno è “Fifty Years of Deadly” (Cinquant'anni di Deadly), che celebra oltre cinque decenni della NAIDOC Week.NAIDOC Week runs from the 5th to the 12th of July.The Committee members say the milestone offers a chance to honour those who built the NAIDOC movement, and consider what still needs to change. - Seguici su Facebook e Instagram o abbonati ai nostri podcast cliccando qui.
This in Italian is an everyday word you'll need for things like shopping and ordering food. But there are 4 ways to say it. Here's when to use each one. Learn about our Online Italian School and get a free mini lesson every week: https://joyoflanguages.online/italian-school Subscribe to our new YouTube channel: https://www.youtube.com/@joyoflanguages.italian?sub_confirmation=1 Get the bonus materials for this episode: https://italian.joyoflanguages.com/podcast/this-in-Italian Today's Italian words: Questa camicia e questi pantaloni = This shirt and these trousers Ho comprato queste scarpe = I bought these shoes Vorrei questo formaggio = I'd like this cheese Quanto costa questa borsa? = How much does this bag cost? Questi posti sono liberi? = Are these seats free? Queste pizze sono vegetariane? = Are these pizzas vegetarian?
Sono state rubate 80 fiale di fentanyl dall’ospedale Israelitico di Roma e a Palazzo Chigi si è tenuta una riunione di emergenza sul caso. Ne parliamo con Riccardo Gatti, psichiatra esperto di dipendenze, coordina il Tavolo di tecnico in area dipendenze della Regione Lombardia.Domani i funerali dell’ex Guida Suprema Khamenei. Ma cosa rappresentano sul piano simbolico? Lo chiediamo a Farian Sabahi, professoressa in Storia contemporanea all'Università dell'Insubria e Visiting Research Fellow della London School of Economics.Come ogni venerdì, il Reportage della redazione di Radio 24. Questa settimana “Ritratto degli insegnanti: motivati e aperti alle nuove sfide della scuola” di Maria Piera Ceci.Infine, il meteo del fine settimana con Mattia Gussoni, de IlMeteo.it.
I verbi irregolari italiani spaventano molti studenti, ma in realtà sono i verbi più usati nella conversazione quotidiana. Per questo motivo, conoscerli bene è il segreto per parlare un italiano naturale e fluente. In questo articolo vedremo insieme la coniugazione completa di 23 verbi irregolari fondamentali al presente indicativo e al passato prossimo, con tante curiosità, esempi pratici e piccoli trucchi per ricordarli. 23 Verbi Irregolari = 50% di Italiano I verbi irregolari sono quei verbi che non seguono il modello standard di coniugazione delle tre coniugazioni italiane (-are, -ere, -ire). La loro radice cambia, e a volte anche la desinenza diventa imprevedibile. La buona notizia? La maggior parte di questi verbi appartiene al vocabolario di base: una volta imparati, li userai costantemente. Vediamoli ora uno per uno, con la coniugazione al presente, l'ausiliare giusto al passato prossimo (essere o avere) e il participio passato corretto. I Verbi Ausiliari: Essere e Avere 1. Essere Cominciamo dal verbo Essere, il primo fra tutti per importanza e che usiamo per parlare dell'identità ("Io sono Graziana"), della professione ("Lei è insegnante"), della provenienza ("Tu sei spagnolo?"), dello stato d'animo ("Siamo felici!") e tantissimo altro. È anche il verbo ausiliare per eccellenza nei tempi composti. PersonaPresentePassato Prossimoiosonosono stato/atuseisei stato/alui/leièè stato/anoisiamosiamo stati/evoisietesiete stati/elorosonosono stati/e Attenzione all'accento: è vs e Mi raccomando: è (verbo) ha l'accento grave e si scrive in modo diverso da e (congiunzione). Esempio: "Marco è italiano e parla italiano". È un errore piccolo ma molto comune anche tra gli italiani, soprattutto quando scrivono velocemente sui social. Curiosità: il participio passato di essere è "stato", lo stesso del verbo stare. Vuoi sapere quando usare l'uno o l'altro? Dai un'occhiata alla guida dedicata su essere vs stare. 2. Avere L'altro grande verbo ausiliare dell'italiano. La H all'inizio non si pronuncia, ma si scrive sempre! È fondamentale per non confondere ho (verbo) con o (congiunzione), hai con ai (preposizione articolata), o hanno con anno (l'unità di tempo). Sembrano dettagli, ma fanno la differenza. PersonaPresentePassato Prossimoiohoho avutotuhaihai avutolui/leihaha avutonoiabbiamoabbiamo avutovoiaveteavete avutolorohannohanno avuto Espressioni con "Avere" In italiano, avere si usa anche in tantissime espressioni dove altre lingue userebbero essere. Per esempio: "ho fame", "ho sete", "ho freddo", "ho caldo", "ho 30 anni", "ho ragione", "ho paura", "ho un mal di testa terribile".Quindi non dire mai "sono fame" o "sono 30 anni"! Verbi di Movimento: Andare, Stare, Venire, Uscire, Nascere 3. Andare PersonaPresentePassato Prossimoiovadosono andato/atuvaisei andato/alui/leivaè andato/anoiandiamosiamo andati/evoiandatesiete andati/elorovannosono andati/e Curiosità: il presente indicativo in italiano è un tempo verbale "multiuso". Lo usiamo per parlare del presente, ma anche del futuro. Basta aggiungere un'indicazione temporale: "Domani vado al cinema". Andare si usa in tantissime espressioni quotidiane: "andare a piedi", "andare in macchina", "andare al lavoro", "andare a scuola". E poi c'è la classica domanda italiana: "Come va?". Una conversazione tipica al bar in Italia inizia praticamente sempre così! 4. Stare PersonaPresentePassato Prossimoiostosono stato/atustaisei stato/alui/leistaè stato/anoistiamosiamo stati/evoistatesiete stati/elorostannosono stati/e Stare è un verbo che gli stranieri spesso confondono con essere, ma in italiano hanno usi diversi! Stare lo usiamo per indicare uno stato di salute ("Come stai? Sto bene"), una posizione o permanenza in un luogo ("Sto a casa di mia sorella per il weekend"), oppure in espressioni come "stare zitto", "stare attento", "stare calmo". C'è anche la forma "stare + gerundio" che è importantissima per parlare di azioni in corso: "Sto mangiando", "Stiamo studiando italiano". 5. Venire PersonaPresentePassato Prossimoiovengosono venuto/atuvienisei venuto/alui/leivieneè venuto/anoiveniamosiamo venuti/evoivenitesiete venuti/elorovengonosono venuti/e Attenzione a non confondere venire con andare! Venire indica un movimento verso chi parla, mentre andare indica un movimento verso un altro luogo. Per approfondire, leggi la guida su andare vs venire. Venire lo usiamo anche in espressioni come "venire in mente" ("Mi è venuta in mente una cosa"), "venire voglia" ("Mi viene voglia di gelato"), "venire bene/male" (parlando di una foto o una ricetta). 6. Uscire PersonaPresentePassato Prossimoioescosono uscito/atuescisei uscito/alui/leiesceè uscito/anoiusciamosiamo usciti/evoiuscitesiete usciti/eloroesconosono usciti/e Curiosità: la "u" che diventa "e" Nota che alla prima, seconda, terza persona singolare e alla terza plurale, la "u" diventa "e". Strano, vero? Ma è una caratteristica di alcuni verbi irregolari italiani. Uscire ha tanti significati: può significare "andare fuori di casa" ("Esco di casa alle 8"), ma anche "frequentare qualcuno romanticamente" ("Sto uscendo con Marco da tre mesi"), oppure "essere pubblicato" ("È uscito un nuovo libro di Ferrante"). 7. Nascere PersonaPresentePassato Prossimoionascosono nato/atunascisei nato/alui/leinasceè nato/anoinasciamosiamo nati/evoinascetesiete nati/eloronasconosono nati/e Le preposizioni con "nascere" In italiano si dice "sono nato A" + città (a Roma, a Milano, a Napoli) e "sono nato IN" + regione o paese (in Toscana, in Italia, in Spagna). Una piccola eccezione: con le isole grandi si usa "in" (in Sicilia, in Sardegna), ma con le isole piccole si usa "a" (a Capri, a Ischia).Ad esempio: "Sono nata a Bari, in Puglia, in Italia". I Verbi Modali: Dovere, Potere, Volere I verbi modali (dovere, potere, volere) sono particolari perché sono sempre seguiti da un altro verbo all'infinito. Esprimono obbligo, possibilità o volontà. Sono fondamentali per comunicare in italiano, ma nascondono diverse insidie! 8. Dovere PersonaPresentePassato Prossimoiodevoho dovutotudevihai dovutolui/leideveha dovutonoidobbiamoabbiamo dovutovoidoveteavete dovutolorodevonohanno dovuto Dovere esprime un obbligo o una necessità: "Devo studiare per l'esame", "Dobbiamo andare al lavoro". Può essere anche un sostantivo che significa "obbligo, responsabilità", ma soprattutto è il verbo che usiamo per parlare di debiti: "Ti devo 20 euro" significa "ho un debito di 20 euro con te". Quale ausiliare al passato prossimo? Quando dovere è seguito da un verbo che richiede essere come ausiliare, la regola tradizionale dice che bisogna usare essere. Quindi: "Sono dovuto andare al lavoro" è la forma più corretta secondo la grammatica. Nel parlato si sente spesso anche "Ho dovuto andare al lavoro": entrambe sono accettate, ma la prima è quella consigliata. 9. Potere PersonaPresentePassato Prossimoiopossoho potutotupuoihai potutolui/leipuòha potutonoipossiamoabbiamo potutovoipoteteavete potutoloropossonohanno potuto Attenzione all'accento: "può" si scrive con l'accento! È una di quelle piccole regole che fanno la differenza tra uno scritto da principiante e uno da esperto. Potere esprime la possibilità o il permesso: "Posso entrare?" (chiedo permesso), "Possiamo andare al cinema?" (suggerisco una possibilità). È utilissimo per le richieste cortesi: invece di dire "Mi dai un caffè?" è più educato dire "Mi puoi dare un caffè?". 10. Volere PersonaPresentePassato Prossimoiovoglioho volutotuvuoihai volutolui/leivuoleha volutonoivogliamoabbiamo volutovoivoleteavete volutolorovoglionohanno voluto Attenzione: in italiano dire semplicemente "voglio" senza altre formule può sembrare un po' brusco! Per essere educati, soprattutto al ristorante o al bar, è meglio usare il condizionale "vorrei" ("Vorrei un caffè, per favore") oppure aggiungere "per favore". Volere si usa anche in espressioni come "voler bene" ("Ti voglio bene" indica un affetto non romantico, e si usa con familiari e amici). E poi c'è "volerci", una forma derivata che si usa per esprimere il tempo o la quantità necessaria: per scoprire la differenza con metterci, leggi la guida su volerci e metterci. Sapere: il Verbo della Conoscenza 11. Sapere PersonaPresentePassato Prossimoiosoho saputotusaihai saputolui/leisaha saputonoisappiamoabbiamo saputovoisapeteavete saputolorosannohanno saputo Qui c'è un dilemma classico per gli studenti: sapere o conoscere? Entrambi si traducono spesso con "to know", ma in italiano si usano in modo diverso! Sapere si usa per fatti, informazioni e abilità ("So parlare italiano", "So che Roma è la capitale"). Conoscere si usa per persone, luoghi e cose con cui abbiamo familiarità ("Conosco Roma", "Conosco Marco"). Per approfondire, leggi la guida su potere, riuscire, sapere, conoscere. Curiosità: "sapere di" significa anche "avere il sapore o l'odore di qualcosa". Per esempio: "Questa pizza sa di formaggio", "Il vestito sa di fumo". Piccola sfumatura interessante: "ho saputo" al passato prossimo spesso significa "sono venuto a conoscenza di", cioè "ho scoperto". Esempio: "Ieri ho saputo che Marco si è sposato!". Verbi di Azione Quotidiana: Dare, Dire, Bere 12. Dare PersonaPresentePassato Prossimoiodoho datotudaihai datolui/leidàha datonoidiamoabbiamo datovoidateavete datolorodannohanno dato Attenzione: dà vs da La terza persona singolare "dà" si scrive con l'accento grave! Perché? Per non confonderla con la preposizione semplice "da". Quindi: "Maria dà un libro a Luigi" (verbo) vs "Vengo da Roma" (preposizione). Dare è un verbo super versatile in italiano. Lo usiamo in espressioni come "dare del tu/del lei" (per parlare in modo informale o formale), "dare una mano" (= aiutare), "dare fastidio" (= disturbare), "dare un esame" (= sostenere un esame all'università)....
Questa è la storia di una giovane donna che, per puro caso, ha incrociato sulla sua strada qualcuno che, per rubarle la cosa più preziosa che aveva, ha deciso di ucciderla. La storia di una barca fantasma e dei suoi occupanti, che per quasi un mese hanno lasciato l’Italia degli anni ‘80 a bocca aperta, in attesa di conoscere la verità. Questa è la storia del “delitto del catamarano”.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Hai mai visitato Roma? Se sì, probabilmente hai visto il Colosseo, Fontana di Trevi, Piazza di Spagna... Luoghi meravigliosi, certamente. Ma ti sei mai chiesto: come vivono davvero i romani? Dove abitano? Cosa fanno la sera? Quali problemi affrontano ogni giorno? Scopriamo insieme la Roma vera, quella che i turisti di solito non vedono. ROMA Autentica: Scopri Dove Abitano e Come Vivono i Veri Romani Roma Nord e Roma Sud: Due Mondi Diversi Come tutte le grandi città, anche Roma ha diverse "anime". La divisione principale che fanno i romani è tra Roma Nord e Roma Sud. Ma cosa significa esattamente? Roma Nord: l'Eleganza dei Parioli Roma Nord è considerata la parte più elegante della città, quella dove vivono le persone più ricche, più "benestanti" come si dice in italiano. Il quartiere simbolo di questa zona si chiama Parioli, e da questo nome è nata un'espressione molto usata a Roma: "pariolino". Se qualcuno ti dice che sei un pariolino, significa che ti vesti in modo molto elegante, curato, probabilmente con vestiti di marca. È uno stereotipo, certamente, ma i romani lo usano molto spesso. Roma Sud: l'Anima Popolare Roma Sud, invece, è tutta un'altra storia. Qui l'atmosfera è più popolare, più rilassata, più "di strada". Le persone si vestono in modo più casual e lo stile è completamente diverso. Chi segue questo stile viene chiamato "boro" o "coatto". Anche questa è un'etichetta, ovviamente, e non sempre è usata in senso positivo. Tuttavia, è importante non generalizzare. Come si dice in italiano, "non bisogna fare di tutta l'erba un fascio". Questa espressione significa che non si possono mettere tutti nello stesso gruppo. Non tutti quelli che vivono a Roma Nord sono pariolini eleganti, e non tutti quelli che vivono a Roma Sud sono coatti. La realtà è sempre più complessa degli stereotipi. Dove Vivono Davvero i Romani? Ecco una cosa che sorprende molti turisti: i romani non vivono a Trastevere. E neanche vicino al Colosseo o a Piazza Navona. Devi sapere che Roma è una città enorme. Ha 35 quartieri e circa 150 zone diverse. La popolazione? Quasi 3 milioni di persone. E la maggior parte di queste persone vive nelle zone periferiche, cioè lontano dal centro storico. Il motivo è semplice: il centro è bellissimo, certo, ma è anche carissimo. Affittare un appartamento vicino al Pantheon costa tantissimo. E poi il centro è sempre pieno di turisti, il che può essere stancante per chi ci vive. Quindi i romani preferiscono abitare in quartieri come Centocelle, Tuscolano, Monteverde, Ostia, Primavalle o Tor Bella Monaca. Probabilmente non hai mai sentito questi nomi. Ecco, questa è la Roma vera, quella dove la gente vive, lavora, fa la spesa, porta i bambini a scuola. I Problemi di Tutti i Giorni Roma è bella, questo è innegabile. Ma vivere a Roma non è sempre facile. Ci sono alcuni problemi che i romani affrontano ogni giorno. Il Traffico Il primo grande problema è il traffico. Roma è nota per il traffico intenso. Spostarsi in macchina può essere un vero incubo, soprattutto nelle ore di punta, cioè la mattina quando tutti vanno a lavorare e la sera quando tutti tornano a casa. Molti romani passano più di un'ora al giorno bloccati nel traffico. Un'ora per andare al lavoro, un'ora per tornare. Ogni giorno. Le Buche E poi ci sono le buche. Se noleggi una macchina quando visiti la città, fai molta attenzione: le strade romane sono piene di buche. E alcune sono così grandi che i romani le chiamano "voragini", cioè buchi enormi dove potresti quasi cadere dentro con tutta la macchina. La cosa interessante è che i romani ormai affrontano il problema con ironia. Su Internet si trovano tantissimi meme su questo argomento. Qualcuno ha persino creato immagini con l'intelligenza artificiale dove le buche diventano piscine. L'ironia è l'arma preferita dei romani. I Trasporti Pubblici Un altro problema sono i trasporti pubblici. La metropolitana di Roma ha solo 3 linee: la A, la B e la C. Sono poche per una città così grande. Per fare un confronto, Milano ne ha 5, Londra ne ha 11, Parigi ne ha 16. Gli autobus esistono, certo, ma spesso sono in ritardo o troppo pieni. Tuttavia, negli ultimi anni, soprattutto con il Giubileo del 2025, la situazione sta migliorando. Il Problema dei Rifiuti Infine c'è il problema dei rifiuti. A volte i cassonetti della spazzatura sono così pieni che i rifiuti restano per strada per giorni. D'estate, con il caldo, la situazione diventa ancora peggiore. È un problema serio che le amministrazioni stanno cercando di risolvere, ma non è facile gestire i rifiuti di 3 milioni di persone. Perché non ci Sono Grattacieli a Roma? Una cosa che molti turisti notano è che a Roma non ci sono grattacieli. Almeno non nel centro storico. Come mai? Il motivo è molto semplice: costruire edifici molto alti rovinerebbe il panorama storico della città. Roma ha monumenti di 2000 anni. Se costruissero un grattacielo moderno vicino al Colosseo, sarebbe inappropriato. Il punto più alto del centro storico è la cupola della Basilica di San Pietro, che raggiunge 136 metri. E le regole urbanistiche dicono che nessun edificio può essere più alto di così nel centro. Se vuoi vedere Roma dall'alto, puoi andare in due posti bellissimi: il Gianicolo e il Giardino degli Aranci. Sono due punti panoramici meravigliosi e molto romantici. Da lì puoi vedere tutta la città. I grattacieli a Roma esistono, ma solo nella zona dell'EUR. È un quartiere molto moderno, abbastanza lontano dal centro, pieno di uffici e palazzi alti. Il grattacielo più alto si chiama Eurosky e raggiunge 155 metri. Ma la maggior parte dei turisti non va mai a vederlo. Quanto Costa Vivere a Roma? Se stai pensando di trasferirti a Roma, questa parte ti interesserà molto. Gli Affitti Il costo cambia tantissimo a seconda della zona. Se vuoi vivere nel centro storico, preparati a spendere molto: un piccolo appartamento può costare anche 1.500 o 2.000 euro al mese. Per questo motivo, la maggior parte delle persone vive nelle zone periferiche, dove si può trovare qualcosa di decente a partire da 700-900 euro. Molti studenti e giovani lavoratori scelgono di condividere l'appartamento con altre persone per dividere le spese. Mangiare Fuori Anche qui dipende molto da dove vai. Un caffè al bancone costa circa 1 euro o 1 euro e 20. Ma attenzione: se ti siedi al tavolo in una zona turistica, lo stesso caffè può arrivare a costare 3 o 4 euro. Una pizza margherita costa circa 7-10 euro. Una cena completa in una trattoria tradizionale costa tra i 20 e i 35 euro a persona. CosaPrezzo IndicativoCaffè al bancone1,00 - 1,20 €Caffè al tavolo (zona turistica)3,00 - 4,00 €Pizza margherita7,00 - 10,00 €Cena completa in trattoria20,00 - 35,00 €Affitto centro storico1.500 - 2.000 €/meseAffitto periferia700 - 900 €/mese Un consiglio da insider: allontanati dalle zone turistiche. Appena ti allontani dal centro, i prezzi scendono molto e il cibo diventa anche più buono e autentico. E se vedi un bar o un ristorante pieno di romani, entra lì senza pensarci due volte. I romani sanno dove si mangia bene e si spende poco. Le Abitudini dei Romani I romani hanno alcune abitudini che potrebbero sorprenderti. La Pausa Pranzo Una cosa che stupisce molto gli stranieri è la pausa pranzo. Se vieni a Roma e alle 14:00 trovi un negozio chiuso, non preoccuparti: è normale. Molti negozi e attività chiudono dalle 13:00 alle 15:30 o anche alle 16:00. I romani prendono il pranzo con calma, e molti tornano a casa per mangiare con la famiglia. Il Rituale del Caffè Il caffè merita un discorso a parte. Dimentica l'idea di sederti con il computer a sorseggiare un cappuccino per un'ora come si fa da Starbucks. A Roma il caffè si beve al bancone, in piedi, in massimo due minuti. Entri nel bar, ordini, bevi, paghi, esci. È un rituale velocissimo ma sacro. Certo, puoi anche sederti al tavolo, nessuno ti dirà niente. Ma pagherai di più e i romani ti guarderanno un po' straniti. L'Aperitivo Un'altra abitudine molto italiana, e molto romana, è l'aperitivo. Verso le 18:00 o le 19:00, i romani escono a prendere un drink con gli amici. Di solito uno spritz, un Negroni o un Campari, accompagnato da stuzzichini, cioè piccole cose da mangiare come olive, patatine, piccoli panini. È un momento sociale importante, un modo per rilassarsi dopo il lavoro e chiacchierare con gli amici. La Cena Tardi e la Passeggiata Dimenticati di cenare alle 18:00 come si fa in altri paesi. I romani cenano tardi, molto tardi. Le 20:30 sono considerate presto. Molte persone cenano alle 21:00 o anche più tardi. I ristoranti spesso aprono per cena solo dalle 19:30, e prima di quell'ora li troverai chiusi. Dopo cena, soprattutto d'estate, c'è un'altra tradizione molto italiana: la passeggiata. I romani amano camminare per le strade dopo aver mangiato, magari mangiando un gelato. È un modo per digerire, socializzare, godersi la città quando fa più fresco. Se visiti Roma d'estate, vedrai le strade piene di gente che passeggia anche alle 23:00. Dove Escono i Romani la Sera? I turisti vanno tutti a Trastevere per la vita notturna. Ma i romani? Preferiscono altri posti. San Lorenzo San Lorenzo è il quartiere universitario. È pieno di studenti, quindi trovi locali economici, birrerie, pizzerie a buon prezzo. L'atmosfera è giovane, alternativa e molto vivace. Se sei uno studente, questo è il posto ideale per te. Pigneto Pigneto è un quartiere che è diventato molto di moda negli ultimi anni. È il posto preferito dai romani più "hipster", cioè quelli a cui piacciono le cose alternative e vintage. Qui trovi murales colorati sui muri, locali con arredamento retrò e cocktail bar molto curati. Testaccio Testaccio è un quartiere storico e popolare, molto amato dai romani....
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