Tutta la musica svizzera in programma: Confederation Music é una finestra aperta sulla variegata e frizzante scena musicale elvetica, dove potrete ascoltare parole e suoni di chi ha scelto di fare il musicista nel nostro paese.
RSI - Radiotelevisione svizzera

“Il bosco è così silenzioso che riesci a sentire il rumore del dolore. E se Il mondo gira anche quando tu sei fermo, la musica gira con te come una compagna, perché è l'unica cosa che spiega il tuo ritmo”undefinedJanine Cathrein invita ad ascoltare la persistenza silenziosa della vita. Il nuovo album di Black Sea Dahu, “Everything”, uscito il 20 febbario 2026 con l'etichetta bernese Mouthwatering Records, é un disco sui cicli della vita e della morte, della solitudine e della connessione.undefinedÈ un'opera che nasce nel terreno muschioso del dolore, quello per la perdita del papà e per le conseguenti incertezze. Canzoni nate come erba cresciuta dopo un incendio, verde e rigogliosa. Nuova. undefinedBlack Sea Dahu tornano con il blend sonoro così tanto rodato da questo combo zurighese che fa faville in Europa. La magia si trova su tutto l'arco che collega il contautorato più delicato ed essenziale al vigore della grande orchestrazione. È la parafrasi musicale del lutto e del conforto, del buio e del sole che illumina le montagne al mattino. Nove canzoni come nove piccole finestre aperte sulla complessità della vita, un lavoro curativo, di risalita, per ritrovare il proprio equilibrio. undefinedSandra Romano ha incontrato Janine Cathrein a Zurigo. In questa puntata vi raccontiamo la storia di “Everything”, il nuovo album di Black Sea Dahu!

“Fessure” era nella pila di dischi da ascoltare, quelli che non hai mai tempo perché ne escono così tanti e non è evidente passarli alla lente, tutti. Eppure, quando ho sentito il nuovo album solista di Cedric Blaser ho detto “perché non l'ho ascoltato prima!”undefinedCedric Blaser è un musicista, un creativo dai molteplici volti artistici, un cantautore ticinese che vive a Friborgo. Lo ricordiamo con gli ABC, era qui l'anno scorso con Layena, scrive musica per il cinema, collabora con il teatro… ma il suo primo album mi ha spiazzato. Registrato nella sua sala prove nella Valle del Gottéron e mixato da Louis Jucker (Coilguns, Humus records), “Fessure” è il tentativo (riuscito) di dare un suono a quelle “aperture” da cui filtrano luce, emozioni e immagini taciute. Cedric ha affrontato questa pagina bianca con la sua “loop station” e si è divertito in totale libertà, sorprendendo sé stesso.undefinedBlaser lo definisce “un disco che non parla troppo ma che invita ad ascoltare” e su questo siamo d'accordo perché è un caleidoscopio di suoni, idee e colori dove c'è spazio per la musicalità e la psichedelia che, sapientemente miscelate con le liriche, ti portano dove il sogno si mescola alla realtà, dove il ricordo è diluito. undefinedCanzoni come finestre musicali da cui osservare emozioni e interiorità, canzoni che Cedric Blaser ci racconta in questa puntata.

Passano gli anni, invecchiamo e cresciamo alimentando il nostro vissuto e la nostra consapevolezza e, mentre il tempo scorre come un ritmo di batteria, ti rendi conto che quel disco che sembrava uscito ieri in realtà era uscito 20 anni fa. undefinedLa musica vissuta da professionista, l'ignoto che affronti tutti i giorni, forgiano il tuo carattere, ti trasformano come persona. È una legge dell'universo: se non cambi non ti evolvi.undefinedVent'anni di Peter kernel sono anche vent'anni di storia della musica della Svizzera italiana, scanditi da dischi che hanno fatto breccia anche fuori dai confini nazionali, alimentando un immaginario post-punk e art-pop di cui esser fieri.undefinedAris Bassetti e Barbara Lehnhoff hanno superato indenni due decenni di musica insieme, la fine di una storia d'amore, migliaia di concerti e centinaia di migliaia di chilometri percorsi in furgone per tutta l'Europa.undefinedIn questa puntata speciale dedicata al ventesimo compleanno di Peter Kernel, ripercorriamo le tappe fondamentali di una storia svizzera di coerenza e successo.undefined

Niente cambiamento, niente evoluzione. La consapevolezza che la vita si fondi sulla trasformazione, mentre l'artista è in piena metamorfosi. “Shifting Forms” (Humus Records) sembra il frutto di un allineamento astrale; è il titolo del nuovo album di Elie Zoé, versione contemporanea della sua amata e passata Emilie Zoé.undefinedLa mutevolezza delle forme, delle cose, degli esseri umani e di tutti i viventi. La loro interconnessione è alla base dell'ultimo album di Elie Zoé. “Shifting Forms” contiene nove canzoni che rappresentano il viaggio iniziatico del cantautore vodese, una lenta trasformazione organica nata da un seme che era già presente ma aspettava il momento giusto per germogliare. undefinedIn questa dimensione tutto è in relazione, gli esseri dialogano, i confini sono permeabili. undefinedDentro “Shifting Forms”, Elie Zoe lascia sfumare nomi, contorni e forme per ri-immaginare il loro potere. Un disco come un rituale pop-rock, per abbandonare i vecchi costumi e le loro finzioni e addentrarsi nella foresta alla ricerca di nuovi nomi. E una nuova voce.

Connessione, spiritualità e responsabilità. Ci sono tante cose che fluiscono dentro “Halo's glitter”, l'ultimo album del duo zurighese Siselabonga pubblicato il 3 ottobre 2025 con l'etichetta A Tree In A Field Records.undefinedNella loro nuova opera, la cantante Nongoma Ndlovu e il percussionista Fabio Meier affrontano temi come l'autorità paterna, la sicurezza emotiva e la sessualità.undefinedProdotto con un approccio più minimalista ed essenziale rispetto al passato, in linea con un budget più limitato, “Halo's glitter” ripropone un blend di influenze afro-diasporiche, musica soul ed elettronica.undefinedSiselabonga si trovano a quel crocevia dove la profondità della memoria ancestrale incontra il suono moderno, dove il pop scivola nella sperimentazione per custodire verità emotive crude e risonanti.undefinedSandra Romano ha incontrato Nongoma Ndlovu e Fabio Meier a Zurigo. In questa puntata vi raccontiamo la storia di Siselabonga e dell'ultimo album “Halo's glitter”.

C'era un uccello nella preistoria che si chiamava Moa Gigante. Con i suoi 3 metri d'altezza, è considerato l'uccello più alto mai esistito. Si è estinto nel quindicesimo secolo, 200 anni dopo l'arrivo dei primi Maori in Nuova Zelanda, dove sono stati rinvenuti i suoi fossili.undefinedVigoroso, rumoroso e a suo modo cupo e malinconico, il Moa Gigante è la parafrasi animale preistorica del trio psy-garage rock bernese che porta il suo nome: Giant Moa, composto dal chitarrista d'origini brasiliane e jugoslave Remo Agovic, dal batterista con radici portoghesi Rafael Fereira e dal bassista d'origine ungherese Ivan Tecer. undefinedGiant Moa fanno parte della scuderia di Taxi Gauche Records e lo scorso ottobre hanno pubblicato l'album “GM1 // GNOM”, con un titolo scritto a caratteri maiuscoli (come i titoli delle canzoni) che sta per “Giant Moa 1 // Gnomo”. undefinedÈ un disco realizzato nella miglior tradizione DIY e nel quale la musica (e la sua grande musicalità) fanno da colonna sonora a una storia epica e a un concetto che trae ispirazione anche da “2001 Odissea nello spazio” di Kubrick. È il racconto di uno struzzo gigante e della sua amica pietra che viaggiano nel cosmo.Sandra Romano ha intervistato il chitarrista Remo Agovic.

Saint Stacy è il nome artistico di Kristina Yakovleva, voce del progetto Kadebostany dal 2016 al 2020. Dopo quattro anni di palestra intensiva in studio e sui palchi di tutta Europa, nel 2023 Kristina ha lanciato la sua carriera da solista e ha raggruppato le sue canzoni nell'album di debutto “Beginner again”, pubblicato il 10 ottobre 2025. undefinedArtista, stilista e cautautrice che fa grandi numeri sul web, Kristina Yakovleva ha abbandonato ogni certezza e si è lanciata nella sua nuova avventura con il miglior spirito DIY. “Beginner again” è il frutto della sua visione artistica e musicale: è la realizzazione del sogno di una carriera propria .undefinedNelle undici canzoni di “Beginner Again”, Saint Stacy mescola il sapore organico della chitarra con una produzione elettro-acustica pop e melodica che strizza l'occhio al club.undefinedIn questa puntata vi raccontiamo la sua storia, con l'intervista realizzata da Sandra Romano.

La prima puntata di Confederation Music del 2026 ci porta nel sottobosco musicale ginevrino da cui sono emersi, tre anni fa, Yalla Miku. undefinedHa senso aprire l'anno nuovo con questo progetto perché è di buon auspicio, è un bel augurio per un mondo che possa (sempre di più) abbracciare il cambiamento, la diversità e il melting pot culturale che stanno alla base dell'evoluzione.undefinedYalla Miku, nati nelle teste di Cyril Yeterian e Cyril Bondi (che conosciamo come Cyril Cyril) è un collettivo affiatato, libero e sperimentale, in cui si fondono post-punk, afro-funk, disco, dub, kraut rock e un tocco di Africa orientale (questa volta) … Sì, perché il nuovo album “2”, pubblicato il 7 novembre 2025 con Les Disques Bongo Joe, è una storia diversa da quella del primo disco omonimo del 2023. Non è più rappresentato i Maghreb per esempio; da 7 membri Yalla Miku sono diventati cinque, due dei quali (o meglio, delle quali) sono delle new entries, come la freak dell'elettronica ginevrina Emma Souharce e la jazzista losannese Louise Knobil . Torna invece il musicista d'origine eritrea Samuel Tesfagergsh.undefinedSiamo in quel delizioso limbo creativo in cui non esistono limiti se non quelli che imponi tu a te stesso. Siamo andati a Ginevra, alla sede di Bongo Joe, per incontrare 3/5 di Yalla Miku: Cyril Yeterian, Emma Souharce e Samuel Tesfagergsh.

Prune Carmen Diaz mi ha colpito nell'esatto istante in cui ho sentito il suo singolo “Flight simulator”. undefinedNon sapevo nulla di questa creatura artistica nata e cresciuta a La Chaux-de-Fonds, se non che ruotasse nell'orbita di Humus Records. La sua voce così evocativa e la nostalgia che fuoriusciva da quelle melodie hanno fatto breccia e la curiosità è cresciuta singolo dopo singolo, fino all'uscita del suo primo album “Disobedience”, uno dei più belli (di genere) di tutto l'anno discografico svizzero.undefined“Disobedience” di Prune Carmen Diaz è un disco pop orchestrale e malinconico costruito con suoni vintage e atmosfere intime. È nato nella grande famiglia di Humus Records con l'affetto e la partecipazione attiva dell'amico cantautore, attivista e discografico Louis Jucker. undefinedIn otto canzoni veraci e organiche, Prune Carmen Diaz racconta il suo difficile percorso di crescita in un'infanzia segnata dal peso oppressivo e rigido della religione, un forte senso di diversità e la gestione della sindrome di Asperger. Nella sua opera, Prune Carmen Diaz esplora l'identità, la vulnerabilità, il dolore e la ribellione, ispirandosi al romanticismo e alla filosofia. “Disobedience” rappresenta in maniera sia esplicita che metaforica un atto di liberazione e accettazione di sé.undefinedHo preso il treno e sono andato à La Chaux-de-Fonds a conoscerla.

In un'epoca di iperproduzione e perfezionismo musicale, c'è una tribù che percorre sentieri alternativi. undefinedIl progetto ticinese Haara è un calderone di suoni reali, di strumenti che respirano, di mani che percuotono, pizzicano ed evocano creando una pozione “vera” e imperfetta e (proprio per questo motivo) profondamente umana. undefinedHaara è un'entità collettiva in espansione che assorbe culture, tradizioni e strumenti da ogni angolo del mondo. Ogni concerto è un nuovo rito, ogni nuovo pubblico è un'ulteriore estensione della tribù e della sua potenza. Il primo album “Lambs” è una chiamata alla riconnessione con la terra, con gli elementi, con la spiritualità e la magia che ci sono ancora, se sappiamo guardare e ascoltare...undefined“Lambs” è la storia di un agnello che scopre la forza del gregge, ricordandoci che il cambiamento nasce dal basso, dal coraggio di unire le voci e camminare insieme. undefinedAbbiamo avuto il piacere di incontrare due degli spiriti guida di Haara: la cantante, costumista e visual-artist Lisa Attivissimo e Nicolas Pontiggia, la forza ritmica che ne scandisce il battito. Insieme, ci hanno raccontato un disco figlio di questo tempo e che ne coglie a fondo lo spirito: un rituale sonoro e comunitario di resistenza poetica. undefined“Lambs” di Haara è una storia da ascoltare, vedere, danzare e sentire sotto la pelle come se fossimo contemporaneamente ovunque nel mondo.

La musica come strumento di crescita artistica e personale. undefinedGli ultimi due anni sono stati cruciali per la musicista e produttrice elettronica ginevrina La Colère. Ascoltando la sua evoluzione personale e musicale, sembra che di tempo ne sia passato molto di più perché è una storia diversa. Il nuovo album “Image” (pubblicato alla fine di settembre) e il nuovo live show sono ambiziosi. undefinedSpingendo sull'acceleratore e aprendo le porte della sua musica “electro” anche alla techno e alle ambientazioni più rave, La Colère ha raggruppato 9 canzoni in cui esplora la fragilità, la forza e contrasti; un percorso di crescita e guarigione che è stato possibile solo abbracciando il proprio bambino interiore e che oggi, sul palco, è diventato uno show interattivo e immersivo, un'esperienza sensoriale che non ha precedenti in ambito musicale svizzero.undefinedLa Colère è una creativa, una cantautrice tecnologica, una freak del digitale e amante del tatuaggio che ha bisogno della natura e del mare come l'aria. È una combinazione potente di energie che abbiamo raccolto e miscelato in questa nuova e profonda intervista.undefined

S'intitola “Meh als Null & Eis” il primo album congiunto di OG Florin (al secolo il rapper Florin Simmen) e Melodiesinfonie (alter-ego del musicista e produttore Kevin Wettstein).undefinedCome dice il titolo, dentro questo disco c'è “molto di più di soli zeri e uno”: è un'opera alternativa ed elegante che spazia tra i generi e che, nel suo essere difficile da inscatolare, suona nuova e fresca, come brezza sulla Riviera.undefinedSi contano sulle dita di una mano le puntate che abbiamo dedicato in 15 anni di Confederation Music alla musica cantata in svizzero tedesco, ma “Meh als Null & Eis” di OG Florin e Melodiesinfonie (che era già stato nostro ospite) è un mondo diverso creato da due anime aperte e ricettive che, ispirandosi al soul, all'indie, alla bossanova e al cantautorato, hanno partorito qualcosa che prima non esisteva in Svizzera.Sandra Romano ha incontrato Florin Simmen e Kevin Wettstein a Zurigo.undefined

Animazione professionale, tensione immensa, relax universale, “next level disco punk” multilingue e senza confini.undefinedSono alcune frasi che trovate al sito dirtyslips.ch, la pagina ufficiale di Dirty Slips, frizzante combo artistico zurighese protagonista di alcune tra le serate più infuocate della nightlife sulla Limmat; serate che non sono dei concerti ma degli show durante i quali Francesca Tappa, Michael Sauter, Ramin Mosayebi e Micha Robert indossano costumi audaci e sexy.undefinedDirty Slips sono sinonimo di musica e balli scatenati, certo, ma difendono un ideale che va oltre un suono difficile da classificare e che ne è il biglietto da visita. Il quartetto di Zurigo promuove l'unità, l'uguaglianza, l'accettazione della diversità e l'abbattimento dei confini. undefinedPiù diversità c'è, meglio è, e cantare in quattro o cinque lingue diverse è un gesto di grande apertura e voglia di condivisione.undefined“Anima”, l'ultimo album di Dirty Slips è uscito il 31 ottobre con la loro label La Discothèque Irrationelle. Sandra Romano ha incontrato la cantante Francesca Tappa e il batterista Michael Sauter a Zurigo.

Animazione professionale, tensione immensa, relax universale, “next level disco punk” multilingue e senza confini.undefinedSono alcune frasi che trovate al sito dirtyslips.ch, la pagina ufficiale di Dirty Slips, frizzante combo artistico zurighese protagonista di alcune tra le serate più infuocate della nightlife sulla Limmat; serate che non sono dei concerti ma degli show durante i quali Francesca Tappa, Michael Sauter, Ramin Mosayebi e Micha Robert indossano costumi audaci e sexy.undefinedDirty Slips sono sinonimo di musica e balli scatenati, certo, ma difendono un ideale che va oltre un suono difficile da classificare e che ne è il biglietto da visita. Il quartetto di Zurigo promuove l'unità, l'uguaglianza, l'accettazione della diversità e l'abbattimento dei confini. undefinedPiù diversità c'è, meglio è, e cantare in quattro o cinque lingue diverse è un gesto di grande apertura e voglia di condivisione.undefined“Anima”, l'ultimo album di Dirty Slips è uscito il 31 ottobre con la loro label La Discothèque Irrationelle. Sandra Romano ha incontrato la cantante Francesca Tappa e il batterista Michael Sauter a Zurigo.

Chi o che cosa influenza e controlla il nostro modo di pensare? Da dove vengono i nostri schemi e i nostri condizionamenti? E in che modo influenzano il nostro comportamento e le nostre decisioni?undefinedIl duo zurighese Strange Modes esplora la questione del “chi costruisce le case nella tua testa”, ovvero i nostri ostacoli interiori, come dice il titolo dell'album “Who builds the houses in your head”. undefinedSarah Calörtscher e Mathias Hauser osservano un patriarcato che si sta frantumando, commentano il nostro grandioso fallimento nel coesistere con il mondo e con la vita che lo abita. Lo fanno in un disco di 8 canzoni suddivise in 3 parti (“3 atti”, per usare il gergo teatrale a loro tanto caro) molto diverse tra loro: partenza, contemplazione e rassegnazione, come l'immagine finale di disco: “piante che arrampicano sulla tua casa, tanto a loro non importa se esistiamo o ci estinguiamo. Per questo, la cosa migliore che possa emergere da un mondo in decadenza è l'arte”.undefinedI contrasti con cui giocano Strange Modes sono evidenti in questo bel album indie rock svizzero dove la voce gentile di Sarah e le armonizzazioni delicate di Hauser, fanno da contraltare a un suono che è una montagna russa di intensità: si va dal vigore alla leggerezza, dallo stato di coscienza alterata che rasenta la psichedelia e su fino a una potenza quasi noise.undefinedSandra Romano ha incontrato Strange Modes a Zurigoundefined

Forse l'avete visto e sentito dal vivo all'edizione 2025 di Facciamo La Corte, a Muzzano.undefinedL'espressione “3yooni” nella lingua araba significa “I miei occhi”. È il progetto del musicista, docente e attivista politico d'origine irachena Yassin Mahdi, amante del Ticino, che frequenta spesso per praticare arrampicata e bouldering. undefinedIl primo album di 3yooni, “Baghdad” (il nome della città in cui è nato), in cui l'elettronica occidentale si fonde con l'Oud e la tradizione ritmica araba, riflette la visione del mondo di Yassin. undefined“Baghdad” è una tappa importante nel percorso intrapreso da Yassin Mahdi per riappropriarsi della propria essenza araba, quella di un bambino cresciuto in svizzera nella “normalità della discriminazione”. È musica toccante, evocativa in cui 3yooni esplora in modo critico concetti come l'identità, la lingua, il razzismo e l'orientalismo. undefinedLa consapevolezza, la riscoperta delle proprie origini e l'amore verso sé stessi e verso il prossimo che trasudano da quest'opera intensa, ci ricordano quanto sia necessario oggi aprire le nostre menti e i nostri cuori.undefined

Laralba sono tornati. Diversi anni dopo il primo album che portava il loro nome, lo scorso marzo è arrivato “Go my love” (autoproduzione).undefinedCon Laralba ritorna il simbolo celtico dell'albero della vita foriero di un folk irlandese (made in Ticino) che parla d'amore, lotta e paesaggi idilliaci. È un repertorio che spazia dalla tradizione alla modernità, con alcuni esercizi originali e con un denominatore comune: è tutta musica organica e piena di vita.undefinedLaralba, nati nel 2010 come trio, sono prima diventati un quartetto e dal 2020 sono in cinque; una formazione allargata che amplia gli orizzonti musicali e le possibilità d'arrangiamento, aprendo nuove prospettive a un gruppo di musicisti per i quali il concerto, inteso come occasione per portare le storie e la musica tra la gente, è una necessità fisiologica.undefinedCon grande piacere, diamo il benvenuto per la seconda volta a Confederation Music alla cantante e violinista Lara Lanzi e al maestro batterista Matteo Piazza.

C'è una lentezza nel battito cardiaco di Monumental. Non è pigrizia, sono il passo naturale e la predisposizione alla cura maniacale del dettaglio fino all'eccellenza, costi quel che costi, anche costruire un'opera in 5 anni.undefinedMonumental contiene, artisticamente, alcune fette di storia della musica svizzera: Christoph Haller (aka Biru Bee) dei Round Table Knights, Roman Bühlmann di Patrick Bishop e Melvyn Buss produttore e compositore coinvolto in numerose realtà musicali svizzere.undefinedIl primo album di Monumental s'intitola “When I Liked Myself Just a Little Too Much”, é uscito il 29 agosto 2025 con Mouthwatering records. È un esercizio elettroacustico di gran classe che risuona come un inno al conflitto interiore dell'artista: una miscela potente di estasti e tormento con una colonna sonora profonda, a volte vigorosa, altre delicata e con un delizioso tocco malinconico esaltato dalla voce soul di Roman Bühlmann. Uno dei miei album svizzeri preferiti del 2025!

Per comprendere la musica, devi conoscerne la storia. La storia di Operazioni racconta di rivoluzioni astronomiche: quella di un ciclo universale che inizia e finisce in un buco nero, e quella di Corinne Isabelle Rinaldis che circumnaviga il pianeta Terra incontrando la grande famiglia umana. undefined“We are all made of stars” cantava Moby. In questa essenza cosmica il sole e l'amore sono il motore di tutto, che continua a girare e continuerà a farlo, anche dopo il nostro brevissimo passaggio nell'universo. Testimone dello spettacolo del sole che sorge e tramonta in mezzo all'Oceano, della ricchezza dell'umanità abbracciata in un viaggio attorno mondo durato anni, Corinne Isabelle Rinaldis ha realizzato un diario di bordo che pesa come un macigno nell'anno discografico svizzero.undefined“REvolution” (A Tree In a Field Records) di Operazioni eccita le particelle di cui siamo composti perché (nei suoi quasi 25 minuti di durata) parla esattamente di noi: da dove veniamo, come siamo e dove finiamo. È un concept specchiato in cui la musica dialoga con la fisica quantistica, in cui la sensazione spirituale diventa spiegazione scientifica e al centro del quale c'è il nostro ego, così potete, così fragile. undefinedÈ stato un piacere accogliere (per la prima volta a Confederation Music) l'attrice, visual artist e musicista ticinese Corinne Isabelle Rinaldis.

La musica come barlume di speranza, come promemoria per ricordarci che oggi abbiamo bisogno di tanto amore e magia e che, in questo mondo, dovremmo prenderci cura gli uni degli altri. Una richiesta d'aiuto e di speranza, un mantra per l'umanità. undefinedLa giovane cantautrice zurighese Mel D, dopo una serie di singoli convincenti, ha pubblicato il suo album di debutto il 5 settembre 2025; s'intitola “Young Bones”, è uscito con Two Gentlemen ed è stato co-prodotto tra Zurigo e Parigi dall'amico Dino Brandão e dal francese Renaud Letang.undefinedLa musica di Mel D è organica, ha il suono e il sapore degli strumenti musicali veri: accelera e rallenta, si riempie e si svuota in un continuo ping-pong tra etereo e terreno. undefinedNelle nove canzoni di “Young Bones”, Mel D mette in poesia il desiderio e la malinconia, con una voce avvolgente e toccante, fragile e potente, intensa e giocosa.undefined

“La nuvola rappresenta il mondo parallelo che abbiamo inventato con questo album. Amiamo la fantascienza. Più che un personaggio, è l'idea di un essere umano del futuro a cui non servono habitat o astronavi per viaggiare tra i pianeti. Il prototipo di un nomade futuristico. Abbiamo immaginato “Cloud Drifter” ambientato ai tempi di Star Wars”undefinedNati dieci anni fa in una notte nebbiosa a Londra, i ginevrini L'Éclair sono riconosciuti nel mondo; già ospiti delle prestigiose KEXP Sessions, sono l'incarnazione musicale del detto “nessuno è profeta in patria”. Amati e seguiti negli Stati Uniti, qui in Svizzera non trovano un solo festival che li inviti a suonare. L'Éclair hanno fatto una grande metamorfosi. L'ultimo album “Cloud drifter” (Innovative Leisure) è carico di ritmo, psichedelia futuristica e narrazione spaziale. L'inserimento, per la prima volta in un decennio discografico, delle voci è un segno dei tempi, per un progetto dinamico e mutevole che oggi ruota attorno ai fratelli Stef e Yavor Lilov.undefined“Volevamo sviluppare L'Éclair. Noi ascoltiamo musica strumentale ma anche cantanti che ci hanno ispirato. Sapevamo di non voler cantare, ma aggiungere voci permette di dare più colore, di cambiare. Lo volevamo, sin dall'inizio”. “Cloud drifter” di L'Éclair è un album organico e intelligente come i precedenti, ma più elettronico e prodotto. È una delizia sintetico-analogica, un pot-pourri stilistico che ti porta dentro scenari urbani e riviere stellari con la sensazione d'essere costantemente nella colonna sonora di un film di fantascienza. E con un denominatore comune: il groove.undefined“È un po' come gli album di Santana”, in cui lui fa quello che vuole: latin pop, hip-hop, Woodstock…In concerto suona dieci stili diversi. Ci piace l'idea, come nella musica dei Pink Floyds, di avere la voce ma anche tanta musica strumentale. Sono dischi che ci hanno segnato e che vorremmo fare a modo nostro nel 2025 ma più moderni.”undefinedDopo dieci anni, tantissimi concerti e diversi album, finalmente a Confederation Music, L'Eclair!

ICU RUN di Camilla Sparksss è una montagna russa elettronica, un disco ambizioso e personale. undefinedVigore e armonia fanno da collante a un collage darkwave variopinto di electro-pop, cassa dritta, industrial, techno e synth-bass anni 80. undefined“ICU RUN” contiene 8 canzoni con cui Barbara Lehnhoff reagisce alla scomparsa del papà. È un disco che cattura, come dice lei, “il terreno emotivo estremo” su cui ti muovi quando in ballo ci sono la vita o la morte e dove gli ingredienti di questa “esperienza sonora tragicomica ad alta tensione” sono “il caos e l'armonia”.undefined“ICU RUN” di Camilla Sparksss alza l'asticella qualitativa di quest'artista svizzero canadese innovativa, trasparente e viscerale, ne consolida l'essenza luminosa e oscura dispensando, senza compromessi, impeto e melodia.undefined

Affrontare “Two birds singing lullabies” di Morningless è stato rivelatorio. Le ragioni sono due: la prima è la ricchezza, la vastità e la varietà compositiva di un'opera da 32 canzoni; le seconda è che, come sempre nella vita, solo se scali la montagna, arrivi dall'altra parte.undefinedMorningless è l'alter-ego musicale del cantautore e poli-strumentista luganese Davide Nevano. Il suo ultimo lavoro è un concept, un doppio album monumentale suddiviso in 5 giornate in cui è narrata l'avventura fantastica e psichedelica di Miles, un ragazzo qualunque.La grande quantità di musica contenuta in “Two birds singing lullabies” può intimorire, ma una volta dentro appare evidente la grandezza di un lavoro (curato nei minimi dettagli, quasi maniacale) durato 3 anni e che, per la qualità del songwriting e la sensibilità melodica di questo pop e rock d'autore, sembra irrinunciabile ogni qual volta si senta la necessità di perdersi nella musica e nelle canzoni.undefinedÈ con grande piacere che diamo il benvenuto a Confederation Music a Morningless.

S'intitola “Bohème” il nuovo album dell'arpista ticinese Kety Fusco, uscito il 19 settembre con l'etichetta indipendente svizzera A Tree In A Field Records.undefinedKety è andata negli Stati Uniti, su invito del Dipartimento di Stato Americano, per rappresentare la Svizzera all'International Visitor Leadership Program, un programma di scambio, dialogo e confronto culturale che prevede un tour nelle principali città del paese assieme a un gruppo selezionato di musicisti addetti ai lavori provenienti da tutto il mondo.undefinedQuesta nuova esperienza prestigiosa oltre oceano è uno dei tanti effetti collaterali di una crescita artistica continua e di un'affermazione internazionale che sembra inarrestabile. Kety Fusco si è già esibita alla Royal Albert Hall di Londra e all'Opera di Roma, la sua musica è stata recensita nelle colonne del Guardian, è finita nelle playlist di BBC e ha stuzzicato anche la curiosità di Iggy Pop che ha un feature in questo album, nel singolo “She”.undefinedPrima di partire, Kety Fusco ci ha raccontato la storia di “Bohème”, una nuova tappa suggestiva del suo viaggio elettroacustico, melodico e sperimentale verso la definizione dell'arpa del futuro. La sua arpa.undefined

È significativo notare quanta musica oggi inviti a rallentare e a prendersi il tempo per sé stessi. Come se decelerazione e contemplazione fossero l'unica medicina contro il logorio psico-fisico di una società sempre più frenetica. Gli zurighesi Namaka lo fanno con “Cloudspotting” (Mouthwatering Records): sdraiarsi sull'erba, o su un tetto e osservare le nuvole che passano, lasciando vagare i pensieri. undefinedSophie Adam e Philipp Schlotter sono tornati 4 anni dopo l'album “Restore”, con una nuova passeggiata nel loro parco giochi che oggi contiene, oltre al fedele laptop, anche un registratore a cassetta a quattro piste.undefinedIn undici tracce dal sapore dream pop elettronico, di cui tre sono dei “corti strumentali”, Namaka riflettono sul flusso inarrestabile della vita e sul rumore costante della società, arrivando a una conclusione: siamo sempre in movimento e raramente ci prendiamo il tempo per guardarci dentro, fermarci, riflettere e capire veramente chi siamo e che cosa vogliamo. Nel nuovo album, Namaka meditano anche sul nostro modo di relazionarci con il mondo circostante ed esplorano le radici della memoria ereditaria nel contesto familiare: da madre a figlia, da genitore a figlio. È un grande omaggio alle storie che vivono dentro di noi.undefinedLa colonna sonora di questo invito all'auto-affermazione è un bouquet sonoro aperto ed evocativo, organico e a tinte dark. E, sopra tutto, c'è la voce angelica di Sophie Adam, sincera, intima e inquietante come i tempi che viviamo. Sandra Romano ha incontrato Namaka a Zurigo.undefined

Ho un debole per Casanora. È quell'ammirazione per coloro che, pur consci di pagare un prezzo, agiscono fuori dagli schemi e dalle convenzioni. undefinedNora Ringgenberg, in arte Casanora, produttrice elettronica e sound designer bernese, era già stata a Confederation Music nel 2022 con “Electric Water” e ritorna di nuovo con l'acqua, quella del mare, la dimensione fluida in cui nuotano le meduse.undefinedSi chiama “The Year of the Jellyfish” il nuovo album di Casanora. È ispirato alle bellezze della Puglia e alle acque temperate del Mediterraneo, quelle in cui danza serenamente una tra le creature più antiche, sconosciute e incomprese di questo pianeta: la medusa.undefinedIn questo concept elettronico la medusa diventa sinonimo di tranquillità in mezzo al caos, di una deriva oggi più che mai necessaria per scoprire la bellezza, allontanandosi dal ritmo frenetico e insostenibile della nostra vita. È un atto di libertà, un dipinto musicale che rappresenta la vastità del mare, con una parola d'ordine: decelerazione.undefinedCon “The Year of the Jellyfish” (Infinite Machine) Casanora invita l'ascoltatore a perdersi e a ritrovare sé stesso, in un viaggio musicale di sette brani che attraversa paesaggi subacquei ambient e introspettivi, momenti ritmici vigorosi e all'apparenza più terreni, e dove la voce appare sia come strumento musicale quasi impercettibile che come “spoken word” carico di messaggio.È un piacere accogliere di nuovo Nora Ringgenberg.

“Emotional Hardcore” é l'ultimo album di Elio Ricca uscito il 22 agosto 2025 con Mouthwatering Records. È un inno alle contraddizioni interiori, un disco che ha la luce del primo mattino, quella che vedi quando torni a casa dopo una notte fuori.undefined“Emotional Hardcore” ha la scintilla selvaggia, cruda e lo-fi che ha caratterizzato il passato musicale di Elio Ricca, ma è più melodico, un po' più pop e molto più sintetico. Tra ritmiche elettroniche, testi trasparenti come l'acqua, auto-ironia, risate e tristezza, spuntano per la prima volta anche due brani cantati in italiano, la lingua materna e paterna di Elio che, assieme a Philip Meienhofer, compone questo unicum sangallese. undefinedElio Ricca hanno re-inventato il loro suono, che è un clash di pop e underground, di disco e grunge, di punk e synthwave. Anche i contenuti sono diversi, i temi sono più crudi e intimi; si parla di ADHD, di pressione sociale e relazioni che si sgretolano. È un mix di euforia e vulnerabilità condensate in 8 canzoni.undefinedSandra Romano ha incontrato Elio Ricca e Zurigo e gli ha chiesto, in apertura, che cosa è successo dall'album “Lunapark” del 2022, quando era stato a Confederation Music l'ultima volta.

Se parli con un musicista romando o svizzero tedesco dell'eventualità di suonare in Ticino, ti dirà sempre Facciamo La Corte.undefinedQuella reazione spontanea racchiude il fascino di una festa che colpisce l'immaginario collettivo locale e nazionale. Una “festa” perché la sua forza sta nel suo valore popolare.undefinedVenerdì 29 e sabato 30 agosto, va in scena, nei vicoli e nelle corti di Muzzano, la decima edizione di “Facciamo la corte”, così bella, così genuina e aggregante da risuonare anche presso l'Ufficio Federale della Cultura a Berna, che ha consegnato ai suoi creatori Simone Bernardoni, Damiano “Dug” Merzari e Paride Bernasconi, un prestigioso “Premio speciale di musica”.undefinedFacciamo la Corte è la storia di un'idea messa in pratica, germogliata come il seme di una pianta che ha messo radici ed è diventata grande, restando sempre a misura d'uomo, di famiglia e di paese. La decima edizione prevede 22 concerti e tante performances per tutti, nel migliore degli spiriti indie e underground.undefinedMentre Muzzano attende l'abbraccio della sua popolazione e di chi arriverà da fuori, Simone Bernardoni racconta i segreti di un'incredibile avventura e del suo successo. undefinedLa colonna sonora della puntata viene tutta dal cartellone della decima edizione di “Facciamo la Corte”.

L'amore, l'incertezza, la morte e il viaggio infinito alla ricerca del modo migliore per relazionarsi con sé stessa.Andrea Thoma, in arte Amoa, torna a Confederation Music da solista 4 anni dopo l'album “You” con “I'll be kind” (Radicalis), un disco intenso di 7 canzoni con cui mette in musica i sentimenti più intimi.undefinedÈ una metamorfosi stilistica quella di Amoa. L'elettronica dell'esordio ha lasciato spazio a un suono analogico e organico che rende tutto più vivido e rock, senza togliere un solo grammo alla delicatezza e alla sensibilità di una voce dalla grande estensione e che, su questo album, si può sentire spesso e volentieri in falsetto.undefinedAmoa, amante del jazz e dell'estetica degli anni 70, combina elementi moderni del pop con la sperimentazione. Lo fa invitando l'ascoltatore ad andare più a fondo perché così avviene nel suo mondo: le verità più oscure si vedono solo quando guardi da vicino, mentre l'amore può celarsi nei luoghi più impensabili.undefined“I'll be kind” di Amoa è un viaggio musicale e lirico appassionato, dark e provocatorio. Noi siamo andati a Basilea a trovarla e le abbiamo chiesto, in apertura, che cosa è diventato il suo progetto in questi 4 anni.undefined

Si chiama “Hope” l'ultimo album di Mark Kelly & The Peaceful Warriors. La “speranza” del titolo è quella di cui hanno tanto bisogno la nostra civiltà e il nostro pianeta in tempi così bui, ma è anche la speranza che ha Kelly di diventare una persona migliore.undefinedDopo una serie di album solisti, il musicista vodese venuto da Manchester è tornato con la nuova full band The Peaceful Warriors, riscoprendo e assaporando l'energia creativa e salutare della comunità che fa musica.undefined“Hope”, pubblicato da Hairy People Records, contiene undici canzoni edificanti e piene di calore che parlano di crescita, perdono ed elevazione; un disco organico, luminoso e ritmato, stilisticamente sperimentale che spazia dall'afro-pop alla musica country. È il ritorno di una delle voci più belle della realtà musicale indipendente svizzera.undefinedMark Kelly era stato a Confederation Music la prima volta il 17 agosto del 2013 con l'album “Nothing's perfect”. D'acqua e canzoni, sotto il ponte nel frattempo ne son passate e Mark ha anche affrontato e superato un burnout. undefinedPrima di parlare dell'ultimo album, la nostra inviata a Zurigo, Sandra Romano, ha chiesto a Mark Kelly che cosa è cambiato dopo 12 anni.

Una città immaginaria, ideale e dove tutto funziona. Tutti lavorano e le strade sono tranquille. Tutto è chiaro, razionale e le emozioni, rigorosamente moderate, sono sotto controllo. Tutti sono pronti per la nuova tecnologia, il nuovo aggiornamento… ma c'è paura del futuro e dei propri simili. È il timore per la propria esistenza.undefinedÈ lo scenario in cui si sviluppa “Technophobia” (No Signal Music) l'ultimo lavoro del musicista e compositore zurighese Rio Wolta, dieci anni dopo il debutto con “Swing for the nation” e quel video clip di “Through my street” con le scavatrici danzanti che aveva vinto premi in tutto il mondo.undefinedRio Wolta nella sua quarta opera parla di un luogo che non c'è, in cui la gente non crede più nel futuro e nel progresso. È un commento meticoloso sulle minacce del nostro tempo, dove si rinuncia al sonno per stare al passo, dove l'amore soccombe alla tecnologia o dove è la macchina stessa a consigliarti come combattere la tecnofobia.Loop, campioni, synth e oscillatori al servizio della drammaturgia di un film musicale che siamo noi a dover completare con la nostra immaginazione, e in cui la voce di Rio Wolta (cantata o parlata) è centrale come mai prima d'ora.undefinedCon “Technophobia” di Rio Wolta, co-prodotto da Domi Chansorn, è disponibile anche una confezione di compresse medicinali contro la paura della tecnologia, da assumere prima dell'ascolto.undefined

Una città immaginaria, ideale e dove tutto funziona. Tutti lavorano e le strade sono tranquille. Tutto è chiaro, razionale e le emozioni, rigorosamente moderate, sono sotto controllo. Tutti sono pronti per la nuova tecnologia, il nuovo aggiornamento… ma c'è paura del futuro e dei propri simili. È il timore per la propria esistenza.È lo scenario in cui si sviluppa “Technophobia” (No Signal Music) l'ultimo lavoro del musicista e compositore zurighese Rio Wolta, dieci anni dopo il debutto con “Swing for the nation” e quel video clip di “Through my street” con le scavatrici danzanti che aveva vinto premi in tutto il mondo.undefinedRio Wolta nella sua quarta opera parla di un luogo che non c'è, in cui la gente non crede più nel futuro e nel progresso. È un commento meticoloso sulle minacce del nostro tempo, dove si rinuncia al sonno per stare al passo, dove l'amore soccombe alla tecnologia o dove è la macchina stessa a consigliarti come combattere la tecnofobia.Loop, campioni, synth e oscillatori al servizio della drammaturgia di un film musicale che siamo noi a dover completare con la nostra immaginazione, e in cui la voce di Rio Wolta (cantata o parlata) è centrale come mai prima d'ora.undefinedCon “Technophobia” di Rio Wolta, co-prodotto da Domi Chansorn, è disponibile anche una confezione di compresse medicinali contro la paura della tecnologia, da assumere prima dell'ascolto.undefined

È la quarta volta che Terry Blue passa da Confederation Music e, di nuovo, la storia è diversa, come se il cambiamento (oltre alla missione e alla vocazione artistica) fosse il carburante di questo sodalizio pieno di novità e prospettiva.undefinedL'ultimo album di Terry Blue è “Lakewoods” (Another Music Records/Safe Port Production ), un disco sperimentale, magnificamente strano e lontano dal folk più primitivo del precedente “Chronicles Of A Decline”. Elettronica più prominente, utilizzo dell'effetto reverse e una voce, quella di Leo Pusterla, più nascosta nel mix e usata anche come strumento musicale: il nuovo corso stilistico di Terry Blue, oltre ad essere determinato dal contributo sempre più importante di Eleonora Gioveni, è favorito anche dalle opportunità offerte dallo studio di registrazione casalingo di Safe Port Production come, naturalmente, da una sempre crescente consapevolezza di ciò che si sta facendo di come lo si fa.undefined“Lakewoods” è un album meno autoreferenziale dei precedenti, forse l'opera più politica realizzata finora. Lo sguardo di Terry Blue è rivolto più verso l'esterno che l'interno, verso le contraddizioni del mondo che ci circonda. undefinedIn questo disco volutamente oscuro e stridente (come i tempi in cui viviamo) i “Lakewoods”, i boschi di lago che abbandoniamo in gioventù e verso i quali poi torniamo, ci accomunano.undefined

Philipp Fankhauser è rinato. La storia recente del maestro del blues svizzero ha dell'incredibile. Dopo la diagnosi, nel 2023, di una mielofibrosi potenzialmente letale, l'anno successivo Fankhauser si è sottoposto a un trapianto di cellule staminali e dopo soli 12 mesi è arrivato il suo diciottesimo album.undefined“Ain't that something”, uscito con Funk House Blues Productions, è a tutti gli effetti l'album di un artista grato alla vita e alla medicina, un musicista che ha un nuovo bagaglio genetico, un nuovo sangue e una nuova data di nascita. Il nuovo disco di Philipp contiene un bouquet stilistico variato di canzoni (e di ospiti) piene d'energia “à la Fankhauser”, come se quei due anni di grave malattia e di esistenza sospesa non fossero mai esisti.undefinedÈ partita da lì, ovviamente, la chiacchierata con Philipp Fankhauser, venuto a trovarci nel suo amato Ticino, dove ha vissuto da ragazzo.undefined

Philipp Fankhauser è rinato. La storia recente del maestro del blues svizzero ha dell'incredibile. Dopo la diagnosi, nel 2023, di una mielofibrosi potenzialmente letale, l'anno successivo Fankhauser si è sottoposto a un trapianto di cellule staminali e dopo soli 12 mesi è arrivato il suo diciottesimo album.undefined“Ain't that something”, uscito con Funk House Blues Productions, è a tutti gli effetti l'album di un artista grato alla vita e alla medicina, un musicista che ha un nuovo bagaglio genetico, un nuovo sangue e una nuova data di nascita. Il nuovo disco di Philipp contiene un bouquet stilistico variato di canzoni (e di ospiti) piene d'energia “à la Fankhauser”, come se quei due anni di grave malattia e di esistenza sospesa non fossero mai esisti.undefinedÈ partita da lì, ovviamente, la chiacchierata con Philipp Fankhauser, venuto a trovarci nel suo amato Ticino, dove ha vissuto da ragazzo.undefined

Nel variopinto cielo discografico svizzero c'è una stella che brilla da 10 anni, una finestra aperta sul mondo e una concreta trasposizione musicale della multiculturalità: Bongo Joe Records.undefinedAttenta alla scena della sua città (Ginevra) come a quella etnica globale e con un occhio vigile sulla contaminazione, Bongo Joe Records incarna da un decennio lo spirito del suo fondatore, il musicista Cyril Yeterian (ex-Mama Rosin e attualmente in forza a Cyril Cyril e Yalla Miku).undefinedPrima negozio di dischi e poi anche etichetta discografica e caffè artistico, luogo di scambio culturale e sala concerti, Bongo Joe Records ha rianimato una zona intera di Ginevra da quando si è trasferita nella bellissima sede di Les Halle de L'Île.undefinedNell'anno del suo decimo compleanno, in mezzo a un tour celebrativo nelle principali città Europee, noi ci siamo andati per vivere il luogo e per farci raccontare (mentre in sottofondo scorre un best of di 10 anni di pubblicazioni Bongo Joe Records) la storia di un marchio discografico svizzero conosciuto e apprezzato in tutto mondo. undefined

Nadja Zela è tornata. Cinque anni dopo “Greetings To Andromeda” è arrivato “Clowns”, pubblicato sempre con la sua label Patient Records.undefinedIn cinque anni le cose cambiano. Cambia il mondo dentro di te e si trasforma anche quello attorno a te, che oggi è diventato molto, troppo rumoroso. È il rumore delle opinioni che tutti quanti mettono in piazza come se fossero esperti tuttologi, in un sistema di reti sociali e corporative dalle quali siamo dipendenti. E mentre siamo coscienti d'essere attori o spettatori di una deriva che ci porta alla rovina, sorridiamo e danziamo, distratti dall'effimero. undefinedSiamo noi i pagliacci, i “Clowns” protagonisti dell'assurdo circo globale 3.0. Nadja Zela ce lo racconta in 10 canzoni, con il suo pop sperimentale intriso di blues e brute folk. “Clowns” ha un suono più essenziale che racchiude sottigliezze da cogliere. È corale e parlato, un grido musicale per la riconciliazione, per ritrovare, nella tenerezza, la vera libertà.undefinedAbbiamo incontrato Nadja Zela in occasione della presentazione del suo nuovo album a El Lokal, a Zurigo.undefined

Chi soffre di prosopagnosia non riconosce le persone dal loro volto. Gina Été, in forma lieve, è nello spettro della prosopagnosia e si chiede se sia un handicap o un dono, perché riscoprire ogni volta una persona può essere un antidoto al pregiudizio.undefinedParte da lì “Prosopagnosia”, l'ultimo album della cantautrice e violista zurighese Gina Été che, in questa nuova coproduzione ha fatto molto di più da sola e si sente: il disco, carico d'archi e di voci, riflette l'idea di qualcuno che non è sceso a compromessi.undefinedNel suo nuovo mondo sonoro sferico, elettronico e senza batteria rock, Gina Été mette sotto la lente l'essere umano, l'essere fisico e l'esser nata in un corpo di donna. undefinedÈ con estremo piacere che ritroviamo Gina Été a Confederation Musicundefined

Avete già ascoltato “Tropicalpino” di Monte Mai? È incredibile come un cambio d'approccio e di forma mentis di fronte alla pagina bianca possa influire radicalmente sul risultato creativo. Il secondo album di Monte Mai fa sembrare il primo “Eye sea double” una cosa lontana, nel tempo e nello stile. undefinedCome dice Anais Schmidt, è anche dall'esperienza degli altri che impari cose; è un riferimento al batterista e produttore Domi Chansorn che ha condiviso questo nuovo capitolo del trio luganese. Questa volta, il mantra è stato “spontaneità, ritmo e canzoni, meno concetto, meno ragionamento e più jam e rock'n'roll”.undefined“Tropicalpino” di Monte Mai è bello perché è un disco di belle canzoni, frutto di un entusiasmo e di una chimica che, adesso che i chilometri percorsi e i concerti si sommano, agisce in modo evidente e delizioso sulla musica.È sempre un piacere ritrovare Monte Maiundefined

“Appears/Disappears” è “un ritorno alle radici sonore” degli Young Gods, all'elettronica industriale carica di chitarre che ispirò il mondo a cavallo tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90.undefinedÈ un disco arrembante e combat pieno di amore e chitarre, un invito alla resistenza, a non capitolare di fronte allo tzunami di dati, conflitti militari, sorveglianza di massa e drammi personali che affliggono la civiltà.undefinedFranz Treichler, gentiluono d'altri tempi, ci ha accolto in una sala del rinnovato Cinema Korso di Friborgo, intitolata alla sua compianta moglie Heleen, luogo di memorie giovanili (come il film Woodstock visto lì dentro) e di affetti personali.undefined

“Sono abbastanza arrabbiata?” È con questa domanda che Hilke è tornata, a un anno di distanza da “Piano Feroce”, la raccolta di rivisitazioni “piano e voce” di alcuni brani del suo primo album “Silent/Violent”. Prima elettronica, poi acustica, la musicista belga nella sua ultima opera “Am I angry enough” (2025 Red Brick Records) si trova musicalmente al centro di quei due mondi, con una nuova consapevolezza vocale.undefinedLa rabbia di Hilke è quella femminista. È il pretesto per un viaggio in dieci canzoni attraverso le emozioni che si celano negli anfratti più bui della sua identità trans-femminile e che accompagna la sua auto-emancipazione. Vulnerabile e gentile, triste e speranzosa, Hilke esamina la questione identitaria da ogni angolazione, scoprendo che la risposta alla domanda “chi sono io?” non si trova negli estremi, bensì a metà strada. Il veicolo di questa nuova consapevolezza è un blend musicale malinconico fatto di paesaggi acustici, beats elettronici, campionamenti distopici e le carezze di un pianoforte.Sandra Romano ha incontrato Hilke a Zurigo.undefined

La musica può essere un colpo di fulmine, come nell'amore. Passa dalle orecchie e non dagli occhi certo, ma è al cuore che va. E ci rimane. E come per l'amore, mica lo sai perché torni sempre lì.“Sun Glitter & Other Reflections” (2025 Nuda) non è un'ossessione ma poco ci manca. È il titolo del primo album del quintetto indie psy-rock ginevrino Sunday, June, due parole che contengono l'essenza di un suono: la leggerezza contemplativa di una domenica e il sole caldo di giugno.undefinedIn 10 tracce (di cui 3 sono interludi) Sunday, June mostrano una naturale e fantastica inclinazione per le grandi melodie, gli spazi aperti e la psichedelia degli anni 60, in un mélange vintage/moderno ben prodotto e che si condensa in uno degli album indie rock svizzeri più belli dell'anno.Musica suggestiva da ascoltare con la strada davanti, per sognare, con la brezza del deserto nei capelli. Ce la racconta lo scienziato ambientale e musicista d'origini catalane Mario Peiro.undefined