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In realtà la registrazione di Imagine, il capolavoro pacifista di John Lennon (1940-1980) del 1971, è stereo fin dall'inizio e non è frutto di adattamento successivo. Eppure, ascoltandola, si può avere la netta impressione che dopo 31 secondi il suono improvvisamente si allarghi. Dietro quella sensazione c'è una scelta precisa di arrangiamento, che, secondo quanto raccontò il batterista Alan White (1949-2022), futuro componente degli Yes, nacque durante le sessioni.I (presunti) 30 secondi monoChi conosce bene Imagine potrebbe averci fatto caso soprattutto ascoltandola in cuffia: all'inizio il brano sembra quasi mono. Poi qualcosa cambia. Il suono acquista corpo, lo spazio si allarga e lo stereo diventa molto più evidente. Ma Imagine non passa dal mono allo stereo.
Dopo un settembre intensissimo, ottobre arriva a portarci una pausa.
Andrea ha 28 anni, fa il product designer ed è cresciuto a Bergamo Alta, in una grande casa di famiglia che oggi si trova in una delle zone più ricercate della città. Eppure lui è figlio di impiegati e nipote di contadini. A scuola, circondato dai figli delle famiglie più in vista, desidera ciò che gli altri hanno; in casa, invece, la madre gli insegna a farsi bastare i soldi e a usarli solo per ciò che serve davvero. Di quell'educazione Andrea si porta dietro ancora oggi una certa apprensione: «Penso di avere una pessima relazione con i soldi, perché mi porto dietro questo senso di angoscia: la paura costante di fare la scelta sbagliata».La stessa prudenza entra presto anche nelle scelte sul futuro. Andrea si sente più portato per un liceo, ma i genitori gli consigliano l'Istituto Tecnico, la scuola frequentata prima da suo padre e da suo nonno: una scuola che, se un giorno avesse deciso di non continuare a studiare, gli avrebbe comunque permesso di trovare lavoro in fretta.Dopo il diploma, però, Andrea prende un'altra strada. Si iscrive al Politecnico di Torino, poi continua a Milano e infine a Parma, con un corso di specializzazione. I genitori lo sostengono economicamente per tutto il percorso. È un aiuto che nessuno gli chiede di restituire, ma che nella sua testa finisce per trasformarsi in un debito. Tanto più quando la vendita della casa di famiglia porta a lui e alla sorella una somma destinata, un giorno, all'acquisto di una casa. «Forse questo senso di colpa arriva da lì: dalla sensazione di avere sempre le spalle coperte».Quando finalmente arriva il momento di lavorare, Andrea si scontra con due idee molto diverse di che cosa un lavoro debba essere. Per i suoi genitori conta soprattutto che trovi un'occupazione e diventi autonomo. Per lui non basta. Dopo tanti anni di studio, e dopo tutti i sacrifici fatti anche dalla sua famiglia, il lavoro deve dimostrare che quel percorso è servito a qualcosa. «Ho studiato, ho fatto dei sacrifici e ne ho fatti fare, quindi adesso non posso accontentarmi e prendere quello che c'è».La ricerca dura mesi. I risparmi accumulati con il servizio civile finiscono. Nei colloqui c'è chi guarda il suo curriculum e si ferma sul diploma tecnico, quasi che gli anni di formazione successivi non contassero. Intanto i suoi ex compagni di scuola lavorano già da nove o dieci anni. «Ho fatto un percorso così diverso da sembrarmi quasi sbagliato».Dopo un periodo con la Partita Iva arriva finalmente un contratto in azienda, con uno stipendio fisso di 1900 euro. «Sono uscito dal colloquio e sono proprio scoppiato a piangere». Per Andrea quel lavoro non significa soltanto avere uno stipendio. Significa poter dire ai genitori che ce l'ha fatta, dare un senso agli anni investiti nella formazione e, forse, iniziare a sciogliere il legame tra denaro e senso di colpa. «Spero che mi aiuti ad avere con i soldi una relazione diversa da quella che ho avuto finora, senza sentirmi in colpa».
Perché le idee migliori ti vengono sotto la doccia e mai durante una riunione?Siamo convinti che produrre di più significhi lavorare di più. Eppure le intuizioni decisive arrivano spesso quando smettiamo di cercarle.In questo episodio scopriamo cosa succede nel cervello quando "non facciamo niente", tra neuroscienze e l'effetto incubazione.Troverai anche spunti pratici per portare tutto questo nella tua routine: delegare, automatizzare e pianificare il tempo vuoto. Una puntata per chi fa impresa, per chi crea e per chi vuole innovare senza esaurirsi.-------------
Perché alcune persone si innamorano dei serial killer? Giacomo Brunoro e Jacopo Pezzan discutono il fascino dei criminali, le lettere d'amore in carcere e le relazioni tra detenuti e ammiratori in questa puntata di True Crime Diaries.Dal bandito Renato Vallanzasca, soprannominato il “bel René”, ai serial killer Ted Bundy e Jeffrey Dahmer, ci interroghiamo sull'attrazione per persone condannate per delitti efferati. Nel corso della conversazione parliamo anche di Charles Manson, della Manson Family e degli ammiratori di donne condannate per omicidio.Confrontiamo alcune possibili spiegazioni: il desiderio di “salvare” o cambiare l'altra persona, la solitudine, l'attrazione per chi infrange le regole e la possibilità di esercitare un maggiore controllo in una relazione a distanza. Quanto contano l'aspetto fisico e la notorietà? Quali differenze emergono tra l'interesse per un bandito, un serial killer o un terroristaParliamo anche della corrispondenza con i detenuti: lettere iniziate per curiosità, solidarietà o ricerca giornalistica possono diventare occasioni di confidenza e creare legami affettivi.Hai mai scritto a una persona in carcere? Che cosa ti ha spinto a farlo? Raccontaci la tua esperienza nei commenti oppure condividi la tua opinione sul fascino dei criminali.Iscriviti al canale LA CASE Books e attiva la campanella per seguire le prossime puntate di True Crime Diaries con Giacomo Brunoro e Jacopo Pezzan.#TrueCrime #SerialKiller #TrueCrimeDiaries
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8676NELLA BATTAGLIA TRA DIOCESI E RISTORANTI PERDONO I SACRAMENTIdi Don Stefano Bimbi A Palermo è scoppiata una singolare battaglia intorno alla Prima Comunione. Da una parte l'arcidiocesi, dall'altra ristoratori, fotografi, fiorai, negozi di abbigliamento e altri operatori economici che vivono anche delle feste legate ai sacramenti.Il nuovo Progetto catechistico diocesano avviato nel 2024 prevede un itinerario di cinque anni, normalmente dai sette ai dodici anni di età. Nei primi tre non vengono celebrati sacramenti; nel quarto e nel quinto sono collocate Cresima, Prima Comunione e Confessione. La stampa ha poi sintetizzato la riforma come "Comunione e Cresima insieme". Per questo i ristoratori temono che venga loro tolta la possibilità di guadagnare ad ogni sacramento.L'intenzione dichiarata dalla diocesi è, in realtà, quella di superare un catechismo concepito semplicemente come preparazione immediata al sacramento e di coinvolgere nel cammino anche le famiglie. Intenzioni certamente comprensibili. Chi fa il parroco conosce benissimo il problema: bambini iscritti al catechismo soltanto perché «devono fare la Comunione», famiglie che compaiono in chiesa in occasione del sacramento e poi spariscono, ragazzi che dopo la Cresima salutano parroco, catechisti e parrocchia. La stessa diocesi di Palermo presenta la propria riforma come il tentativo di trasformare la preparazione ai sacramenti in un vero itinerario di maturazione cristiana e ha respinto l'ipotesi di corsi intensivi che ne accorcino i tempi.Il problema, però, è un altro: siamo sicuri che modificare tempi e successione dei sacramenti risolva davvero qualcosa? Ho seri dubbi. Da decenni assistiamo a continue riforme della catechesi. Cambiano i sussidi, cambiano i metodi, cambiano le denominazioni, cambiano le età, aumentano gli incontri con i genitori, nascono nuovi «percorsi». Eppure i problemi fondamentali rimangono pressoché gli stessi.Abbiamo ragazzi che dopo anni di catechismo ignorano spesso persino gli elementi fondamentali della dottrina cattolica. Talvolta questa debolezza riguarda anche chi dovrebbe trasmettere loro la fede. Si trascorrono molte ore insieme, ma si rischia di parlare moltissimo di esperienze, emozioni, relazioni e buoni sentimenti e assai meno di chi è Dio, della Trinità, dell'Incarnazione, del peccato, della grazia, dei sacramenti, dei comandamenti, del giudizio particolare e universale, della vita eterna.UN POTENTE INDOTTRINAMENTONel frattempo quei ragazzi ricevono quotidianamente un potentissimo indottrinamento nella scuola, nei social network, nelle serie televisive e in internet. Su molti temi decisivi della vita imparano a pensare esattamente come pensa il mondo che, lui sì, ha imparato a "catechizzare" le nuove generazioni. E noi immaginiamo di contrastare tutto questo spostando di un anno la Cresima o aggiungendo qualche incontro familiare?Il coinvolgimento dei genitori non può essere ottenuto semplicemente obbligandoli a partecipare a riunioni. Una famiglia lontana dalla fede non viene evangelizzata perché le si impongono cinque o dieci incontri. Anzi, le persone già poco motivate possono percepire l'intero percorso come una ulteriore fatica da sopportare pur di consentire al figlio di ricevere il sacramento.Occorre poi avere il coraggio di porre anche una domanda sulla liturgia. Se un bambino viene catechizzato per cinque anni, ma alla Messa incontra celebrazioni incapaci di comunicargli il senso del sacro, del mistero e della presenza reale di Cristo, magari infarcite invece di canti non appropriati, cartelloni e stravaganze varie, abbiamo davvero risolto il problema aumentando gli anni di catechismo?Ed eccoci ai ristoratori. È facile liquidare la loro protesta dicendo: ecco la prova che Comunione e Cresima sono diventate soltanto occasioni per mangiare al ristorante. Il pericolo esiste, naturalmente, e infatti qualcuno non fa ricevere la Comunione al figlio per non buttare via soldi per i pranzi che, per le spese sproporzionate, somigliano sempre più alle feste per matrimoni. Sarebbe meglio tornare ad una sobrietà ormai perduta. Giusto festeggiare, ma senza esagerare con le spese. Ma tornando alle ragioni dei commercianti, questi muovono un'obiezione molto concreta. Dietro ristoranti, pasticcerie, fotografi, fiorai e negozi ci sono lavoratori e famiglie che vivono del proprio mestiere. Confimprese Palermo ha denunciato perdite molto rilevanti nel settore e ha chiesto almeno una soluzione transitoria per i bambini già più grandi. Anche un gruppo di genitori ha promosso una petizione chiedendo un percorso straordinario per i bambini che nel 2026 compiono dieci anni. Pure il sindaco è intervenuto nella questione invitando a trovare un compromesso che possa soddisfare le richieste dei commercianti.A dire il vero non vedo la necessità di contrapporre sprezzantemente la fede cattolica agli interessi economici. Che la fede venga prima del profitto è ovvio per un cristiano. Ma anche il lavoro con cui un padre mantiene la propria famiglia è una realtà seria.QUALCOSA DI PARADOSSALEC'è anzi qualcosa di paradossale in questa vicenda: i ristoratori pongono un problema concreto e chiedono una soluzione concreta. La risposta ecclesiale propone invece una grande riforma pastorale alla quale viene attribuito il compito di affrontare problemi enormi che da decenni nessuna modifica organizzativa è riuscita a risolvere.Resta poi una questione ancora più propriamente cattolica: l'età della Prima Comunione. San Pio X volle anticiparla all'età dell'uso della ragione, cioè intorno ai sette anni. Benedetto XVI ricordò questa decisione parlando dell'importanza attribuita da Pio X alla frequente ricezione dell'Eucaristia. E il vigente Codice di diritto canonico nel canone 914 stabilisce che genitori e parroco devono provvedere affinché i bambini giunti all'uso di ragione siano convenientemente preparati e, dopo la confessione sacramentale, vengano nutriti «quanto prima» dell'Eucaristia. Rimandare sistematicamente l'accesso all'Eucaristia nell'ambito di percorsi sempre più lunghi merita almeno una seria riflessione. Il sacramento non è il premio finale per chi ha terminato un corso. È anzitutto grazia, alimento della vita cristiana, aiuto per crescere nella santità.Per la Cresima, invece, l'idea di anticiparla rispetto a quanto siamo abituati o addirittura anteporla alla Comunione significa tornare a cento anni fa. Se nel tempo i parroci l'hanno sempre più posticipata ci sarà un motivo. Non sacramentale, ma pratico. Trattenere i giovani più a lungo possibile in parrocchia. Dimenticare questa scelta pastorale abbastanza diffusa, vuol dire cambiare, ma non necessariamente migliorare la situazione attuale.Ecco allora il punto. Non abbiamo bisogno di sconvolgere le date della catechesi. C'è bisogno di tornare a insegnare con chiarezza la fede cattolica, formare seriamente i catechisti, aiutare i genitori a riscoprire la propria responsabilità nell'educazione cristiana dei figli, celebrare liturgie che facciano percepire che ci troviamo davanti a Dio, insegnare ai bambini a confessarsi, pregare, partecipare alla Messa e vivere in grazia di Dio con lo sguardo rivolto al cielo.Poi si potrà discutere se la Comunione sia meglio a nove, dieci o undici anni e se la Cresima debba venire prima o dopo. Ma se manca tutto il resto, possiamo spostare caselle per altri vent'anni senza ottenere alcun risultato. Il rischio è quello di cambiare tutto per non cambiare niente.E, alla fine, forse i ristoratori - che almeno hanno individuato con precisione il loro problema e proposto la relativa ed efficace soluzione - mostrano più sano realismo di un certo mondo ecclesiale che pretende di risolvere la crisi della trasmissione della fede semplicemente ridisegnando un percorso.
Devi davvero fare una dieta chetogenica per perdere peso?È una domanda che potrebbe sembrare quasi provocatoria, soprattutto se a fartela sono io all'interno di un podcast che si chiama Vivere in Chetogenica.Eppure la risposta non è così scontata. Sono un grande sostenitore della dieta chetogenica, la utilizzo da anni nel mio lavoro e conosco molto bene le possibilità che può offrire. Ma questo non significa che debba necessariamente essere la scelta migliore per chiunque voglia dimagrire. Ed è proprio di questo che voglio parlarti in questo episodio.Molte persone arrivano alla chetogenica con un obiettivo molto semplice: perdere peso velocemente.Cercano informazioni online, vedono i risultati che può permettere di ottenere e pensano automaticamente che quella sia la strada da seguire. Ma scegliere un'alimentazione soltanto sulla base della velocità con cui può farti perdere peso significa ignorare una parte fondamentale del problema.La domanda non dovrebbe essere soltanto: “Quanto velocemente posso dimagrire con questa dieta?” Dovrebbe essere: “QUESTA DIETA HA DAVVERO SENSO PER ME?” La prima cosa che dobbiamo considerare è la salute.Esistono condizioni, patologie e terapie farmacologiche che richiedono particolare attenzione prima di iniziare una dieta chetogenica.Nel podcast ti porto alcuni esempi e ti spiego perché la scelta deve sempre partire dalla valutazione della situazione della singola persona. Poi c'è un altro elemento che spesso viene completamente sottovalutato: il tuo stile di vita.Quanto viaggi? Quanto spesso mangi fuori casa? Quanto riesci concretamente a organizzare e controllare quello che mangi?Perché una dieta può essere perfetta sulla carta e diventare completamente sbagliata nel momento in cui non riesci a inserirla nella tua vita. Lo stesso vale quando esistono già diverse limitazioni alimentari. Se alla selezione degli alimenti prevista dalla chetogenica dobbiamo aggiungere intolleranze o altre esclusioni, per alcune persone la gestione quotidiana può diventare talmente complicata da rendere più sensato scegliere un'altra strategia.Non perché la chetogenica non funzioni. Ma perché una dieta che non riesci concretamente a seguire difficilmente potrà diventare la soluzione giusta per te. C'è poi una domanda che considero estremamente importante: QUANTE DIETE HAI GIÀ FATTO NELLA TUA VITA?Se una persona non ha mai seguito seriamente un percorso alimentare, non è detto che abbia senso partire immediatamente dalla chetogenica. In alcuni casi può essere sufficiente mettere ordine nell'alimentazione, ridurre le calorie e utilizzare un approccio molto più semplice per ottenere già ottimi risultati.La situazione può essere completamente diversa per chi arriva dopo anni di tentativi, perdita e recupero del peso e percorsi che non hanno più prodotto i risultati sperati. In quel caso possiamo trovarci davanti a uno scenario differente e valutare se la chetogenica possa rappresentare una strada utile da percorrere.E poi c'è l'età. Nel podcast affronto anche una domanda che mi viene fatta da alcuni genitori: “Ha senso far seguire una dieta chetogenica a mio figlio?” In un ragazzo o in un adolescente, in assenza di specifiche indicazioni cliniche, spesso il primo obiettivo non dovrebbe essere quello di costruire una dieta estremamente restrittiva.Molto più semplicemente possiamo iniziare a mettere ordine nell'alimentazione, migliorare le abitudini quotidiane e contrastare la sedentarietà. Perché dobbiamo sempre ricordarci una cosa: NON DOBBIAMO UTILIZZARE PER FORZA LO STRUMENTO PIÙ POTENTE CHE ABBIAMO A DISPOSIZIONE.Dobbiamo utilizzare quello più adatto alla persona che abbiamo davanti. Ed è questa la distinzione che voglio fare in questo episodio. Non voglio convincerti a fare la chetogenica. E non voglio nemmeno convincerti a non farla.Voglio aiutarti a capire quali sono gli elementi che dovrebbero essere valutati prima di scegliere se utilizzarla oppure orientarsi verso un'alimentazione differente.Perché esistono situazioni nelle quali la chetogenica può essere estremamente interessante. E ne esistono altre nelle quali possiamo ottenere ciò che vogliamo con una strada più semplice e più facilmente sostenibile.Guara il video su keto e viaggiLa dieta migliore non è necessariamente quella che promette il risultato più veloce.È quella che, nella tua situazione, ha realmente senso utilizzare. Buon ascolto.
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La data della morte è cambiata, la ricostruzione iniziale è stata messa in discussione e l'inchiesta ha preso una direzione diversa. Eppure manca ancora il tassello più importante. I contenuti di questo video hanno solo finalità informative e si basano su fonti giornalistiche pubbliche disponibili al momento della registrazione. Non costituiscono giudizi personali né accuse.Advertising Inquiries: https://redcircle.com/brandsPrivacy & Opt-Out: https://redcircle.com/privacy
di Gianluca Briguglia | Ci piacerebbe cominciare dicendo: tutto quello che sappiamo di San Francesco è falso. Eppure allo stesso tempo è vero. In questo primo episodio di Bestiario Politico dedicato al santo di Assisi, Gianluca Briguglia parte dal problema delle fonti e dalle molte vite di Francesco, scritte per raccontarne la radicalità ma anche, forse, per contenerla. Dalla piccola Porziuncola, cuore della prima fraternità francescana, alle biografie di Tommaso da Celano e Bonaventura da Bagnoregio, passando per le tensioni con Chiara e per il difficile rapporto tra povertà, cultura e istituzione, emerge il problema di come trasformare un'esperienza rivoluzionaria in un ordine duraturo. E poi gli uccelli, il lupo di Gubbio, i Fioretti: immagini potentissime che hanno costruito il nostro Francesco, tra storia, memoria e leggenda. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Si è svolta in questi giorni la visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping a Washington. Arrivato mercoledì e accolto in pompa magna dallo stesso Donald Trump all'aeroporto, Xi Jinping ripartirà oggi, venerdì. I due potrebbero rivedersi però già a novembre, quando Trump dovrebbe tornare in Cina per il vertice Apec (Cooperazione Economica Asia-Pacifico) di Shenzhen.Quella che si conclude oggi è sì la prima visita di Xi alla Casa Bianca dopo oltre un decennio (l'ultima risaliva al 2015), ma si tratta già del terzo incontro di persona con il presidente statunitense nell'arco di un anno, dopo i vertici di Busan, in Corea, lo scorso ottobre 2025 e la visita di Trump a Pechino a maggio di quest'anno.Un incontro che avviene in un momento in cui il mondo è destabilizzato dalle guerre, dal prezzo dell'energia fuori controllo e dalla scomparsa dell'idea stessa di una comunità internazionale (basti pensare che pur trovandosi negli Stati Uniti, il presidente cinese ha snobbato l'Assemblea generale dell'Onu in corso in questi giorni a New York).Eppure, nonostante i temi di cui i leader delle due superpotenze mondiali discutono siano di importanza e impatto globale, molti analisti già alla vigilia ritenevano che sarebbe stato un incontro più incentrato sull'immagine e sul simbolismo, piuttosto che sulla ricerca di progressi sostanziali su questioni come il commercio e la guerra dei dazi, lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, le guerre in corso oppure il nodo di Taiwan…Che bilancio trarre quindi da questo incontro fra i leader delle due superpotenze globali?A Modem ne parliamo con:Andrea Vosti, corrispondente radiofonico RSI da WashingtonLorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall'Asia orientale
Sette confini planetari su nove sono superati. Ce lo dice l'ultimo rapporto sui planetary boundaries. Eppure si può tornare indietro, forse, per ora. Nello stesso rapporto, ci sono due storie di successo su questo. Poi: da domenica vedrete scomparire un sacco di scritte "eco" e "green" sui prodotti al supermercato, per un motivo molto specifico. Il nucleare torna in Italia per legge, puntando però su dei reattori che ancora non sono in commercio. E infine a Berlino si vedono già i primi effetti della vittoria della Linke: a partire dalle Olimpiadi.INDICE:00:00:00 - Sommario00:00:56 - Il nuovo report sui Planetary boundaries00:10:40 - Diventa operativa la direttiva anti greenwashing00:15:10 - La legge sul nucleare, in Italia00:19:15 - Berlino ritira la candidatura alle OlimpiadiFonti: https://www.italiachecambia.org/podcast/limiti-planetari-2026/Abbonati a Italia che Cambia: https://www.italiachecambia.org/abbonati/ Iscriviti alla newsletter: https://bit.ly/4v3UjDYVuoi sostenere Io Non Mi Rassegno? Abbonati a Italia che Cambia.
Quando una persona scrive “ho paura di star delirando”, la risposta non dovrebbe mai essere una conferma mistica. Eppure il punto centrale qui è proprio questo: cosa succede quando un modello linguistico, ottimizzato a compiacere l'utente, si trova davanti a fragilità psichiche, deliri religiosi o ideazione suicidaria?Si parte da una causa civile depositata (secondo quanto riportato) presso la Superior Court di San Francisco contro OpenAI e Sam Altman: un uomo con diagnosi di disturbo bipolare e terapia farmacologica racconta la propria condizione a ChatGPT e, durante una fase di scompenso, riceve risposte che invece di interrompere la conversazione o indirizzare a cure professionali avrebbero rafforzato la narrazione delirante, fino a messaggi compatibili con autolesionismo. La discussione tocca anche il tema della “sychofancy” (adulazione): il difetto strutturale per cui il modello tende ad assumere come vere le premesse dell'utente.Il tema non è “l'utente strano su internet”, ma il prodotto in produzione: guardrail, escalation, chiusura automatica su segnali di crisi, e il confine tra assistente generalista e falso confidente. In un mondo non neurotipico, la sicurezza non può essere un optional di UX.00:00 Quando ChatGPT ti dà ragione00:00:17 Il caso (presunto) di Michael Lins00:01:48 La causa contro OpenAI00:02:34 Diagnosi, farmaci, delirio00:03:35 Versione GPT-4 e update ritirato00:04:35 Psychofancy: l'adulazione del modello00:06:07 Da bug a evento avverso00:08:00 Guardrail: chiudere e segnalare#ChatGPT #OpenAI #GPT4 #AIassisted~~~Ciao Internet! - Il primo e più seguito canale di TECH POLICY in italia, con Matteo FloraINFO E AZIENDE: https://matteoflora.comIl CORSO di AI: https://zero.matteoflora.comNewsletter: https://link.mgpf.it/nlSocial: https://io.matteoflora.comEnglish: https://www.youtube.com/@CiaoInternetPrivacy » https://privacy.matteoflora.comAI Policy » https://privacy.matteoflora.com/aiMail #adv: sales (at) matteoflora.com
Google e cinema potrebbero sembrare due mondi lontani.Da una parte tecnologia, ricerca e intelligenza artificiale e dall'altra creatività, storytelling e industria dell'intrattenimento.Eppure quest'anno Google ha scelto di diventare sponsor ufficiale della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.In questa puntata capiremo con Giorgio Carafa Cohen, Country Marketing Manager di Google Italia, cosa c'è dietro questa scelta e quale visione sta guidando oggi il marketing di uno dei brand più riconoscibili al mondo.Abbiamo parlato del suo percorso tra Iliad e Google, di strategia, creatività e del rapporto sempre più stretto tra intelligenza artificiale e industrie creative.☕️ Ti è piaciuta la puntata?Qui ti lasciamo il nostro sito web, così da poterci conoscere meglio.
Quando il flamenco imparò a vendersi Che cosa significa cantare il dolore della soleá tutte le sere alle 22? Sembra una provocazione, invece è una domanda reale: che cosa succede a un'emozione quando deve essere replicata a comando? Accade all'attore, al danzatore, al musicista. Nel flamenco però, che vive di espressione vera e profondamente sentita, questa richiesta diventa un nodo enorme. Il pubblico si aspetta che l'artista senta davvero, e magari quella sera l'artista ha il raffreddore, ha litigato, non ha dormito.Eppure deve produrre arte a comando. Deve produrre duende a comando. Una questione psicologica, neurologica, profondamente umana.In questo episodio, che introduce il percorso "Quando il flamenco imparò a vendersi", ti parlo di cosa cambia quando un'arte nata dal sentire diventa un mestiere.Nelle sue origini più antiche il flamenco si trasmetteva in famiglia, nelle feste private, nelle celebrazioni della comunità. Chi cantava o ballava portava un contributo personale a ciò che accadeva intorno: un ritaglio di vita, un pezzo della vita sociale.Le neuroscienze cognitive lo chiamerebbero embodied knowledge, conoscenza incarnata: un sapere che abita il corpo prima che la mente lo possa formalizzare. Nessuna regola sul "come si fa", solo un "come si vive". Il flamenco passava per contagio emozionale, per imitazione, per immersione in un ambiente sonoro e gestuale, mentre l'emisfero sinistro, quello che analizza, misura e giudica, restava a guardare.Poi arriva la professionalizzazione, e porta con sé effetti che convivono e spesso si contraddicono. Il virtuosismo tecnico, prima di tutto: prova tu a fare il panettiere tutto il giorno e poi la sera a suonare passaggi virtuosistici alla chitarra.La diffusione, poi, significa che il flamenco esce dalla famiglia, dal paese, dal quartiere, e raggiunge platee sempre più ampie, popolate persino di stranieri.E infine quella che le neuroscienze chiamerebbero dissociazione tra prestazione e presenza: l'artista impara a simulare stati emotivi, e si apre un divario tra ciò che sente e ciò che deve fare. Lo spettatore se ne accorge. È il suo corpo a restare non convinto, le sue viscere, il suo cuore, prima ancora delle orecchie.Torniamo allora allo stato di flow, di cui ho parlato negli episodi 93 e 94, l'antico stato di grazia studiato da Mihaly Csikszentmihalyi: per definizione è incompatibile con l'ansia da prestazione. Come ci si arriva quando il gestore del locale ti dice che se canti così domani ti richiama, e se canti cosà non ti chiama più? Anche il pubblico cambia: acquista competenze, sviluppa aspettative, diventa un agente attivo nel mercato dell'arte, con un'influenza brutale su ciò che viene offerto.Succede al flamenco come al tango argentino, passato da una comunità di immigrati marginali ai palcoscenici internazionali, con codici, canoni, scuole e un'intera industria.Succede alle musiche tradizionali di molte culture, e ti racconto la storia di un fisarmonicista egiziano bravissimo che quasi non riusciva più a suonare nel modo tradizionale, quello che ti strappa le viscere, perché i suoi clienti gli chiedevano soltanto di far festa. Il mercato aveva forgiato le sue capacità. È un bene? È un male? Il flamenco è un'arte viva, la storia e la società vanno avanti: perché dovrebbe fermarsi proprio il flamenco?Professionalizzare un'arte apre una porta, o forse una finestra, attraverso cui entrano altri ingredienti: il mercato, le aspettative, l'economia, lo star system. L'arte è sempre un cocktail, e ogni ingrediente nuovo ne cambia sapore, colore e profumo. Il flamenco ci è finito dentro, come tutte le arti.La domanda vera allora è un'altra: che cosa si può custodire dietro quella porta aperta? Quali semi originari del flamenco riusciamo ancora a riconoscere oggi, dentro questo grande cocktail di suoni e immagini? Nei prossimi episodi entreremo nella storia vera e propria di questa trasformazione.Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano. Con Flamenco Chiavi in Mano esploro gli aspetti culturali, scientifici, antropologici e storici di un'arte che è una fonte inesauribile di riflessioni sulla vita, e che ci offre strumenti per imparare a goderci di più quello che abbiamo e quello che siamo.
Freedom House, l'organizzazione americana che misura lo stato delle libertà nel mondo, considera i territori ucraini occupati dalla Russia tra i luoghi meno liberi del pianeta. Quest'anno, nella sua graduatoria, perfino sotto la Striscia di Gaza. Eppure perché le nostre reazioni sono state così diverse? In Italia i detenuti hanno superato quota 65 mila. Esattamente 65.661 al 31 agosto: 868 in più rispetto a luglio. E il sovraffollamento ha raggiunto il 142,1%, il livello più alto mai registrato. In Inghilterra il numero ha raggiunto gli 88 mila nel 2024. Ma come ci siamo arrivati? Il romanzo di Sarah Wang, arrivato ora in Italia dopo l'uscita negli Stati Uniti, parla del rapporto tra una madre e una figlia. O meglio, del rapporto tra una madre ossessionata dalla chirurgia plastica e una figlia disperata. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Licia Tumminello"La lunga estate dei gelsomini"Editrice Nordwww.editricenord.itFesta del Racconto, CarpiSabato 3 ottobre 2026, ore 12:30Le ragazze sanno cosecon Aurora Tamigio e Licia Tumminelloconduce Girolamo GrammaticoLe donne sanno ribellarsi e liberarsi, sanno scontrarsi, sanno unire le forze, sanno compiere l'atto rivoluzionario di cambiare idea. Attraverso due storie ambientate in luoghi e contesti storici diversi, le due autrici esplorano i tanti significati della parola sorellanza.Una donna in cerca della propria voce.Una battaglia per conquistare un futuro diverso, per tutte.Milazzo, estate 1945. Mani veloci frugano nel buio, in cerca delle piccole corolle bianche che come stelle punteggiano a migliaia la campagna. Quei fiori notturni, delicati e inebrianti, diventeranno pregiati profumi francesi, ma non saranno le gelsominaie a godere di quel lusso. Per le tante donne e bambine chine a raccoglierli da mezzanotte all'alba, da giugno a ottobre senza un giorno di riposo, ci sono solo fango, fatica e un salario da fame.Grazia è bracciante da quando aveva undici anni. Ora ne ha ventitré ed è caposquadra, un punto di riferimento per le compagne. Da ragazzina sognava di diventare maestra, ma nella sua famiglia di pescatori non serviva una femmina istruita. E allora, se proprio doveva rinunciare a studiare, voleva almeno profumare di fiori, come zia Assunta. Da quella zia indipendente che non si lasciava comandare, Grazia vorrebbe aver ereditato anche la voce ferma e autorevole, per denunciare le ingiustizie subite dalle donne. Ma sente di non avere lo stesso coraggio nel fronteggiare i caporali, il marito e tutti coloro che le ripetono ogni giorno di stare al posto suo.Eppure, in quell'estate sospesa tra la fine della guerra e la promessa di un futuro migliore, qualcosa sta per cambiare. Complice anche il ritorno di Francesco, che scompiglia il cuore e la mente di Grazia. Si sono conosciuti sui banchi di scuola, quando a unirli era un sentimento mai confessato, prima che il destino dividesse le loro strade. Lui ha potuto laurearsi, diventare medico, vivere al Nord, e ora le parla di scioperi e diritti dei lavoratori. Forte di quella consapevolezza nuova, Grazia non può più tacere di fronte agli abusi di cui è vittima e testimone alla piana dei gelsomini, e decide di capeggiare una protesta. Lo deve alla sua amica Nedda e alla sua nipotina Vita; lo deve a tutte le compagne, che meritano tutele e rispetto; lo deve a sé stessa e ai sogni ancora nel cassetto. Perché forse non è troppo tardi per scegliere da sola il posto che le spetta.Ispirato a una pagina dimenticata della nostra Storia, un romanzo polifonico che, mentre traccia un indelebile ritratto intimo della sua protagonista, dà voce a tutte le donne che hanno lottato, ieri e sempre, per la propria dignità e la propria libertà. Licia Tumminello è palermitana di nascita e cremasca di adozione. Laureata in Giurisprudenza, ha lavorato per anni in ambito bancario, prima di dedicarsi alla scrittura. Fin dai suoi primi passi nella narrativa ha ottenuto vari riconoscimenti letterari, tra cui il Premio Giorgione, il Premio SquiLibri e la segnalazione del Comitato di Lettura del Premio Calvino, XXXV edizione. Per La lunga estate dei gelsomini ha tratto ispirazione dallo sciopero delle gelsominaie siciliane del secondo dopoguerra, che ha approfondito tramite testimonianze dirette e un lavoro di documentazione storica.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Sotto una pioggia battente che ha colpito il Soldier Field per tutta la partita, rendendo la 131esima sfida tra le due franchigie decisamente old school, i Vikings conquistano la seconda vittoria consecutiva, dopo il successo all'esordio contro Green Bay, e soprattutto la vetta solitaria della NFC North.Tante le note positive da sottolineare: Aaron Jones che torna a correre oltre 100 yard dopo due anni esatti (superando inoltre le 1.000 yard in carriera contro i Bears), la prova solida degli special team con i tre calci di Reichard e il FG bloccato da Rodgers e l'ennesimo capolavoro difensivo di coach Flores coronato dal sack finale di un Dallas Turner, sempre più proiettato tra gli edge elite della lega. Eppure ci sono tanti "ma" ed è difficile essere soddisfatti.
Nella nota diffusa domenica dalla Farnesina sulla missione del ministro degli Esteri Antonio Tajani all'81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite la parola condanna compare una volta sola, e appartiene a mercoledì 23 settembre, al Consiglio di sicurezza sull'Ucraina, dove Tajani ribadirà la condanna "per gli attacchi russi" sui civili, chiederà un cessate il fuoco prima dell'inverno e parlerà di ricostruzione. Oggi, su delega della presidente del Consiglio, è lui che guida la delegazione italiana all'apertura. Giovedì tocca al Medio Oriente. Lì la nota prevede l'impegno "per la ricostruzione di Gaza", cioè della Striscia dove Amnesty International, nel rapporto del 5 dicembre 2024, ha concluso che Israele commette un genocidio. Poi sostegno umanitario, accoglienza, Food for Gaza, corridoi universitari. Solo ricostruzione. Eppure un cessate il fuoco a Gaza esiste già dall'ottobre 2025, e secondo il ministero della Salute di Gaza da allora i morti sono oltre 1.300. Sabato un drone israeliano ha ucciso a Jabalia Basir al-Bursh, figlio di Munir al-Bursh, direttore generale proprio del ministero che tiene quel conto. Le autorità sanitarie lo hanno messo nel bilancio del giorno, l'esercito israeliano lo ha definito comandante della forza d'élite di Hamas: il ministero del padre ha dato il nome, l'esercito che lo ha colpito la didascalia. In Tunisia intanto l'11 settembre un giudice istruttore ha prorogato di quattro mesi la detenzione dei quattro membri tunisini della Global Sumud Flotilla, e Wael Naouar, che rifiuta il cibo dal 16 agosto, ora ha accanto gli altri tre in sciopero della fame. Quel giovedì, secondo il Times of Israel, all'Assemblea parla anche Benjamin Netanyahu, lo stesso giorno in cui l'Italia ha in agenda la ricostruzione, e nel programma di quel giovedì la parola condanna manca. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
In Russia si è votato per tre giorni per rinnovare la Duma, la Camera bassa dell'Assemblea federale. Sono le prime elezioni legislative dall'invasione su larga scala dell'Ucraina, ma con un risultato già scritto in anticipo. L'unico partito contrario alla guerra, Yabloko, è stato escluso dalla corsa. Non ci sono stati osservatori indipendenti e il voto elettronico, esteso a un terzo del Paese, resta una scatola nera. Intanto, la sera prima della chiusura dei seggi il cielo di Mosca era pieno di droni ucraini.Eppure, dietro la vittoria annunciata di Russia Unita, il voto racconta molto di un Paese in affanno. La guerra si è palesata in casa con le code ai distributori, un'economia quasi ferma e la stanchezza di una popolazione che nei sondaggi chiede sempre più spesso la pace. Intanto, fuori dai confini, la pressione cresce. Gli Stati Uniti si preparano a sanzioni e dazi contro chi compra petrolio russo, e Mosca risponde colpendo le aziende occidentali rimaste nel Paese, a partire dalla svizzera Nestlé.Come funziona un sistema elettorale costruito per non avere sorprese? Quanto regge il consenso a Putin? E cosa cambia per la guerra, per l'Europa e per la Svizzera, a pochi giorni dal voto sulla neutralità?Ne parliamo a Modem con:· Alberto Zanconato, giornalista che vive e lavora in Russia · Ulrich Schmid, slavista e storico dell'Università di San Gallo · Nona Mikhelidze, politologa presso l'Istituto Affari internazionali e specialista dell'area post-sovietica
Sai perfettamente perché procrastini, perché non metti confini, perché ti innamori sempre delle persone sbagliate.Eppure la tua vita non cambia di una virgola.In questa puntata smonto il mito della consapevolezza come soluzione.Ascolta ora l'episodio completo.
"I tramezzini di Rocco Schiavone" di Antonio Manzini e "Quanto splende questo nero" di Marco Amerighi Anatomia di Rocco Schiavone, personaggio dei noir di Antonio Manzini molto amato dal pubblico, comparso per la prima volta nel 2013 nel romanzo "Pista nera". Carattere ruvido, incline al pessimismo, ironico e sarcastico, burbero, talvolta anche manesco. Personaggio dolente e scontroso, capace di momenti di grande malinconia. Tutte le sfumature di Rocco Schiavone, l'anatomia appunto in senso figurato, vengono narrate nella raccolta di racconti "I tramezzini di Rocco Schiavone" (Sellerio). Racconti che spaziano dall'infanzia alla giovinezza di Rocco, con gli amici inseparabili Brizio, Furio e Sebastiano, alla sua attività di vicequestore trasferito da Roma ad Aosta. Un modo per conoscere il personaggio a 360 gradi. Ma Antonio Manzini non è solo Rocco Schiavone. A volte si concede qualche pausa dal suo personaggio come nel caso di "Quando Pinocchio non c'era" (Sellario) una raccolta di racconti di scrittrici e scrittori, curata da Manzini: Valeria Parrella narra il Grillo Parlante, Fabio Stassi racconta Geppetto, Maurizio Maggiani ha scelto Lucignolo, mentre Manzini ha tenuto per sè il Gatto e la Volpe. Tutti hanno narrato cosa facevano questi personaggi di Collodi prima di incontrare Pinocchio.Nella seconda parte parliamo di "Quanto splende questo nero" di Marco Amerighi (Bollati Boringhieri). Un romanzo sulle passioni e le ossessioni: quelle di Lorenzo Viani per la pittura e quelle di Enrico Dei proprio per l'arte di Viani. Lorenzo Viani è vissuto a Viareggio a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento: famiglia povera, fin da piccolo scarabocchiava con la punta di un legno fuligginoso, impara il mestiere del barbiere, ma l'ossessione per il disegno e la pittura è sempre dentro di lui. Va a vivere fra i senzatetto e i vagabondi, poi va a Parigi. I critici lo definiscono eversivo, irregolare, caotico. Eppure è stato il primo pittore espressionista italiano, sicuramente incompreso. La sua storia si intreccia a distanza di anni con quella di Enrico Dei, oggi ottantenne, che sviluppa per l'opera di Viani una vera e propria ossessione: raccoglie le sue opere, le cataloga, si definisce il suo ultimo testimone. Questa è la storia di due uomini che si incontrano virtualmente a distanza di anni (Viani è morto nel 1936 prima della nascita di Enrico Dei), eppure fra i c'è un'identità forte di pensiero e di emozioni.
Ti è mai capitato di parlare in italiano e di sentirti un po'… un robot? "Io mangio. Io bevo. Io studio. Io dormo." Frasi corte, staccate, tutte una dietro l'altra, come i vagoni di un trenino. Se vuoi che il tuo italiano suoni finalmente fluido, naturale e da vero madrelingua, esiste una categoria di paroline magiche che devi assolutamente conoscere. Sono piccole, spesso lunghe una o due sillabe, ma tengono in piedi tutto il discorso: sono le congiunzioni. In questo articolo le vediamo tutte, sia coordinanti sia subordinanti, e scoprirai anche quali di loro nascondono dentro di sé il temutissimo congiuntivo. La Guida Definitiva alle Congiunzioni Italiane La parola "congiunzione" viene dal verbo congiungere, che significa "unire", "collegare". E infatti le congiunzioni servono esattamente a questo: sono quelle parole invariabili — cioè che non cambiano mai forma — che collegano tra loro due parole oppure due frasi. Un esempio semplicissimo: "Mangio la pizza. Bevo la birra." → due frasi separate, un po' rigide. "Mangio la pizza E bevo la birra." → una frase sola, molto più fluida. Visto? Le congiunzioni sono come la colla della lingua italiana. Senza di loro, tutto si sbriciola. Ora, le congiunzioni si dividono in due grandi famiglie: Le congiunzioni COORDINANTI, che collegano due elementi dello stesso livello, cioè due elementi "alla pari". Le congiunzioni SUBORDINANTI, che invece collegano due frasi mettendone una al servizio dell'altra: una frase principale e una frase secondaria che dipende da lei. Le Congiunzioni Coordinanti Le coordinanti uniscono due parole o due frasi che hanno la stessa importanza: nessuna comanda sull'altra, sono colleghe. Ne esistono di vari tipi. Vediamoli uno per uno. 1. Copulative Servono ad aggiungere, a sommare. Le principali: e, anche, pure, inoltre, né, neanche, nemmeno, neppure. Ho comprato il pane E il latte. Non è venuto Marco e NEMMENO Luca. Non mangio la carne NÉ il pesce. Curiosità grammaticale: il "né" è una doppia negazione… ma è corretta! In tante lingue la doppia negazione è vietata. In italiano no: con "né… né" la doppia negazione è addirittura obbligatoria. Si dice "Non mangio né carne né pesce". Se togli il "non", la frase suona sbagliata! Curiosità — La "d eufonica": quando la "e" si trova davanti a un'altra parola che comincia anch'essa per "e", spesso diventa "ed", per rendere il suono più scorrevole. Si chiama proprio "d eufonica", dal greco euphonía, "suono piacevole". Quindi dirai "Italia ED Europa", non "Italia e Europa". Lo stesso vale per la "a", che davanti a un'altra "a" diventa "ad": "L'ho detto AD Anna". La regola moderna consiglia di usare questa "d" soprattutto davanti alla stessa vocale; restano però comuni alcune espressioni fisse come "ad esempio". 2. Disgiuntive Indicano un'alternativa, una scelta, un'esclusione. Le principali: o, oppure, altrimenti. Preferisci il tè O il caffè? Sbrigati, ALTRIMENTI perderemo il treno! 3. Avversative Esprimono un contrasto, un'opposizione. Le principali: ma, però, tuttavia, anzi, eppure, bensì. Vorrei uscire, MA piove. Non sono arrabbiata, ANZI, sono felicissima! ("anzi" rovescia completamente il senso: significa "al contrario".) Studio tanto, EPPURE non ricordo niente! La congiunzione preferita da chi non ha voglia di fare le cose è, senza dubbio, "però": "Vorrei studiare l'italiano… PERÒ oggi fa troppo caldo. PERÒ domani ho da fare. PERÒ magari la settimana prossima…". 4. Esplicative Introducono una spiegazione, un chiarimento. Le principali: cioè, infatti, ossia, vale a dire. Torno tra un attimo, CIOÈ tra cinque minuti. Aveva ragione: INFATTI è andata proprio come diceva lui. 5. Conclusive Introducono una conclusione o una conseguenza. Le principali: quindi, dunque, perciò, pertanto, allora. Piove, QUINDI prendo l'ombrello. "Penso, DUNQUE sono." (la famosissima frase del filosofo Cartesio!) 6. Correlative Vanno sempre in coppia, si "richiamano" a distanza. Le principali: sia… sia, o… o, né… né, non solo… ma anche. SIA io SIA mia sorella parliamo italiano. NON SOLO è bello, MA ANCHE simpatico. Tabella Riassuntiva delle Congiunzioni Coordinanti TipoFunzioneEsempiCopulativeAggiungere, sommaree, anche, pure, inoltre, né, neancheDisgiuntiveIndicare un'alternativao, oppure, altrimentiAvversativeEsprimere un contrastoma, però, tuttavia, anzi, eppure, bensìDichiarativeIntrodurre una spiegazionecioè, infatti, ossia, vale a direConclusiveIntrodurre una conclusionequindi, dunque, perciò, pertanto, alloraCorrelativeAndare in coppiasia… sia, o… o, né… né, non solo… ma anche Le Congiunzioni Subordinanti Ora arriva la parte un pochino più impegnativa. Le congiunzioni subordinanti collegano due frasi, ma non "alla pari": una delle due (la subordinata) dipende dall'altra (la principale). La subordinata, da sola, di solito non ha senso compiuto. Esempio: "Sono felice PERCHÉ ho superato l'esame." "Sono felice" → frase principale, sta in piedi da sola. "perché ho superato l'esame" → frase subordinata: da sola resta appesa, incompleta. Anche le subordinanti hanno tantissimi tipi, in base al significato che aggiungono. Vediamo i più importanti. 1. Causali Indicano la CAUSA, il motivo. Le principali: perché, poiché, siccome, dato che, visto che, dal momento che, giacché. Non esco PERCHÉ sono stanca. SICCOME piove, resto a casa. Curiosità utilissima: "siccome" si mette quasi sempre all'inizio della frase, mentre "perché" di solito va in mezzo. Quindi dirai "Siccome piove, resto a casa" oppure "Resto a casa perché piove", ma NON "Resto a casa siccome piove". 2. Finali Indicano lo SCOPO, l'obiettivo (per quale fine?). Le principali: affinché, perché. Reggono il congiuntivo! Ti scrivo tutto AFFINCHÉ tu non dimentichi. Parla piano PERCHÉ tutti possano capire. Il doppio volto di "perché": hai notato che "perché" è comparso due volte, tra le causali E tra le finali? Non è un errore! "Perché" è una congiunzione furba, che fa due lavori: Quando è CAUSALE (risponde a "per quale motivo?"), vuole l'indicativo: "Studio perché mi PIACE." Quando è FINALE (risponde a "per quale scopo?"), vuole il congiuntivo: "Te lo spiego perché tu CAPISCA." Un solo "perché", due significati e persino due modi verbali diversi! 3. Temporali Indicano il TEMPO. Le principali: quando, mentre, appena, non appena, prima che, dopo che, finché, ogni volta che. MENTRE cucino, ascolto la musica. Ti chiamo APPENA arrivo. Sbrigati PRIMA CHE il negozio chiuda. (+ congiuntivo!) 4. Concessive Indicano una CONCESSIONE, cioè un ostacolo che però non ferma l'azione (nonostante qualcosa). Le principali: benché, sebbene, nonostante, malgrado, anche se, per quanto. ANCHE SE piove, esco lo stesso. (+ indicativo) SEBBENE piova, esco lo stesso. (+ congiuntivo!) Attenzione a questa coppia insidiosa! "Anche se" e "sebbene / benché" significano quasi la stessa cosa. MA: "anche se" vuole l'indicativo, mentre "sebbene", "benché", "nonostante", "malgrado" vogliono il congiuntivo. Errore classico da evitare! 5. Condizionali Indicano una CONDIZIONE (solo a una certa condizione succede qualcosa). Le principali: se, qualora, purché, a patto che, a condizione che, nel caso in cui. Per approfondire, puoi consultare la guida sul periodo ipotetico italiano. SE studi, imparerai. Ti presto la macchina PURCHÉ tu guidi piano. (+ congiuntivo!) 6. Consecutive Indicano una CONSEGUENZA. Le principali: così… che, tanto… che, cosicché, al punto che, in modo che. Ero COSÌ stanca CHE mi sono addormentata sul divano. Ha mangiato TANTO CHE è quasi scoppiato (per modo di dire, eh!). 7. Modali e Comparative Indicano il modo o il confronto. Modali (come, come se): Fai COME ti ho detto. / Si comporta COME SE fosse il capo. (+ congiuntivo!) Comparative (più… che, meno… di, (così)… come, (tanto)… quanto): È più simpatico CHE intelligente. 8. Dichiarative La reginetta di tutte, che (e a volte come). La congiunzione "che" è probabilmente la più usata in assoluto: la trovi davvero dappertutto. Penso CHE tu abbia ragione. (+ congiuntivo!) So CHE sei bravo. (+ indicativo) 9. Eccettuative / Esclusive Le principali: a meno che (non), tranne che, salvo che, senza che. Vengo alla festa, A MENO CHE NON piova. (+ congiuntivo!) Curiosità curiosa: in "a meno che NON piova", quel "non" non è una vera negazione: è "pleonastico", cioè decorativo. La frase significa "vengo, tranne nel caso in cui piova". Sembra strano, ma è così! Tabella Riassuntiva delle Congiunzioni Subordinanti TipoFunzioneModo verbaleCausaliIndicare la causaIndicativoFinaliIndicare lo scopoCongiuntivoTemporaliIndicare il tempoIndicativo (o congiuntivo con "prima che")ConcessiveIndicare una concessioneCongiuntivo (indicativo con "anche se")CondizionaliIndicare una condizioneCongiuntivo (indicativo con "se")ConsecutiveIndicare una conseguenzaIndicativoModali / ComparativeIndicare il modo o il confrontoIndicativo (congiuntivo con "come se")DichiarativeIntrodurre una dichiarazioneIndicativo o congiuntivoEccettuativeIndicare un'eccezioneCongiuntivo Quali Congiunzioni Vogliono il Congiuntivo? Il Riassunto Salvavita Per molti studenti il vero incubo non è la congiunzione in sé, ma il fatto che alcune congiunzioni obbligano a usare il congiuntivo. Ecco un mini-riassunto da tenere sempre a portata di mano. Chiedono il congiuntivo soprattutto: Le finali: affinché (e perché quando è finale). Le concessive: benché, sebbene, nonostante, malgrado, per quanto. Le condizionali del tipo: purché, qualora, a patto che, a condizione che, nel caso in cui. Alcune particolari: prima che, a meno che (non), senza che, come se. Piccolo trucco (con avviso!...
Oggi ricomincia la scuola e, mentre accompagno le mie figlie verso un nuovo anno, mi ritrovo a pensare a una delle parti più difficili della genitorialità: capire quando nostro figlio ha ancora bisogno del nostro aiuto e quando, invece, siamo noi a fare fatica a fare un passo indietro.Perché crescere un figlio significa anche accettare che non possiamo vivere tutto al posto suo. Non possiamo evitare ogni errore, risolvere ogni problema, conoscere ogni dettaglio della sua giornata o proteggerlo da ogni delusione.Eppure lasciare spazio non è così semplice, soprattutto quando quello spazio significa permettere a nostro figlio di sbagliare, sperimentare, trovare soluzioni e fare le cose a modo suo.In questa puntata parliamo di autonomia, controllo, ansia genitoriale e di quella sottile differenza tra esserci per i nostri figli e vivere al posto loro.Una riflessione che parte dal primo giorno di scuola e arriva a una domanda che forse dovremmo farci più spesso: “Quello che sto facendo serve davvero a mio figlio o serve a tranquillizzare me?”
Le prime pagine dei principali quotidiani nazionali commentate in rassegna stampa da Davide Giacalone. La guerra ai confini dell'Europa, le elezioni in Svezia e l'indipendenza tra Scozia, Galles e nord Irlanda, gli allarmi sull'AI. Una recente ricerca ha rivelato che, tanto gli uomini quanto le donne sanno che collaborare porta benefici a entrambi. Eppure tradurre questa consapevolezza in comportamenti concreti in ufficio è ancora difficile. Ne abbiamo parlato con Donatella Gianforma di Donna Moderna che ha dedicato uno specifico approfondimento a questo tema. Ieri la gara sul circuito di San Marino e la vittoria di Marc Marquez. Ci fsiamo fatti raccontare com'è andata, dal nostro inviato speciale Max Biaggi. Ieri la gara sul circuito di Spagna a Madrid, vince ancora Kimi Antonelli. Ne abbiamo parlato con Carlo Vanzini di Sky Sport F1. AI. Da OpenAI ad Anthropic: L'allarme delle big tech e l'invito a rallentare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale che "va troppo veloce". Ne abbiamo parlato con il giornalista Riccardo Luna. Spazio calcio. Ieri la quarta giornata del campionato di calcio di serie A. Il commento di Nicolò Pompei. Tennis. Ultima giornata, ieri, degli Us Open. La sintesi con Paolo Bertolucci di Sky Sport Tennis. L'attualità, commentata da Massimo Giletti che questa sera ritorna su rai 3 alle 21.20 con “Lo stato delle cose” e che a breve tornerà ai nostri microfoni per la nuova stagione di Giletti 102.5. All'interno di Non Stop News, con Giusi Legrenzi, Lucrezia Bernardo, Enrico Galletti e Lorenzo Dardano.
CMP è oggi uno dei marchi di abbigliamento tecnico-sportivo più diffusi sulle Alpi. Eppure il suo nome non era nei piani di nessuno: nacque nel 2010 da una causa legale persa. Dietro ci sono ottant'anni di storia imprenditoriale, una famiglia di Bassano del Grappa e una nonna vedova che nel 1938 rifiutò ogni aiuto e costruì tutto da sola. Michela Campagnolo, che con i fratelli Fabio e Mariapia guida l'azienda, racconta le trasformazioni, le crisi e le scelte che hanno portato i Fratelli Campagnolo a diventare CMP.
Paolo Antonio D'Andrea"La profondità del cinema"Piccola guida per immergersi nei filmediciclo editorewww.ediciclo.itC'è un viaggio che non richiede di muoversi di un centimetro, eppure può portarci più lontano di qualsiasi altro spostamento fisico. È il viaggio del cinema, ed è il tema al centro di La profondità del cinema, il nuovo libro di Paolo Antonio D'Andrea pubblicato da Ediciclo Editore all'interno della collana "Piccola filosofia di viaggio" — il primo titolo della serie dedicato interamente al grande schermo.D'Andrea parte da un'immagine semplice e potente: lo spettatore come "viaggiatore immobile". Come scrive l'autore, "il corpo non va da nessuna parte. Eppure, nessun altro dispositivo ha prodotto un'esperienza di viaggio altrettanto potente." Il cinema, in questa prospettiva, non è evasione ma immersione: più ci si addentra in un film, più si scende in profondità dentro se stessi.Per raccontare questa discesa, l'autore costruisce un'allegoria efficace, quella del palombaro: la profondità della sua immersione diventa la misura dell'esplorazione interiore che il cinema può offrire. Un'idea che il libro sviluppa attraversando tre autori molto diversi tra loro. John Ford rappresenta la discesa più superficiale, quella legata allo spazio esterno e all'epica del western. Josef von Sternberg introduce il tema dell'artificio e del desiderio come pura immagine. David Lynch, infine, segna il punto di massima profondità, dove paesaggio e inconscio finiscono per coincidere.Non è però soltanto un saggio di teoria del cinema. D'Andrea intreccia la riflessione critica con la memoria autobiografica, come nell'episodio, raccontato nel libro, legato a Il grande silenzio di Sergio Corbucci: le distese innevate del film, che da bambino l'autore credeva ambientate in Alaska, si rivelano poi essere le Dolomiti — Cortina, Auronzo di Cadore, Misurina. Un piccolo aneddoto che diventa esempio perfetto di come il cinema sappia trasformare una geografia inventata in un luogo interiore, vissuto come reale.Paolo Antonio D'Andrea lavora dal 2016 nella formazione cinematografica: è responsabile didattico di Cinemazero a Pordenone, dirige il festival FMK e insegna storia e semiologia del cinema all'Università di Trieste. La sua competenza da educatore si sente in tutto il libro, capace di restare rigoroso senza mai perdere la leggerezza e il piacere del racconto.La profondità del cinema è, in fondo, un invito a guardare i film in un altro modo: non per sapere dove ci portano le storie, ma per scoprire fin dove siamo disposti a scendere dentro noi stessi.Paolo Antonio D'Andrea si occupa dal 2016 di formazione e organizzazione di eventi in ambito cinematografico. Per Cinemazero di Pordenone cura l'offerta didattica e le iniziative dedicate ai classici, dirige il festival di cortometraggi FMK, coordina le attività del progetto Cinemazero Young Club e il team di traduzione audiovisiva del Pordenone Docs Fest e si occupa, da responsabile, dell'organizzazione della storica FilmFair delle Giornate del Cinema Muto. Dal 2018 al 2021 è stato cultore della materia (Storia e Semiologia del Cinema) presso l'Università di Trieste. Docente e saggista, la sua attività di ricerca si concentra sulla storia, il linguaggio e la critica del cinema.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
(00:00:00) Quanto devi guadagnare per essere felice? (00:00:27) I 75.000 dollari che abbiamo ripetuto per quindici anni (00:02:01) La domanda a cui Samsung Health non può rispondere (00:02:26) Quasi 1,73 milioni di risposte e nessun tetto (00:02:56) Kahneman incontra il ricercatore che lo ha contraddetto (00:03:53) Più soldi o persone già più felici? (00:04:56) L'errore di convertire la soglia in euro (00:06:25) La prima cosa che i soldi hanno comprato per me (00:09:11) Una Maserati o un altro asset? (00:11:34) Ho raggiunto l'indipendenza finanziaria e sono andato in crisi (00:11:59) Il numero che mancava nel mio tabellone In Italia una famiglia su due non supera 31.704 euro netti l'anno. Per una coppia con figli la mediana è 49.894 euro: poco più di 4.150 euro al mese per tutto il nucleo.Dov'è, allora, la soglia oltre la quale i soldi smettono di renderci più felici: 50.000, 70.000 o 100.000 euro?La risposta onesta è: non lo sappiamo.Eppure per quindici anni ci hanno ripetuto «75.000 dollari» come fosse una legge. Erano il reddito lordo di una famiglia americana, basato su dati del 2008–2009. Quel dato dei 75k è diventato il più citato su internet e in ogni presentazione di finanza personale.Poi Daniel Kahneman ha lavorato con il ricercatore che lo aveva contraddetto. E la risposta è diventata meno comoda, ma più utile.In questa puntata parto dai numeri italiani e arrivo alle scelte concrete: che cosa il denaro può comprare, che cosa non aggiusta, e perché una Maserati e un asset hanno valori molto diversi (anche quando costano la stessa cifra).Parlo anche della mia crisi dopo l'indipendenza finanziaria e della domanda che uso oggi: non «quanto basta?», ma «che cosa voglio comprare con il denaro in più?»Fonti principaliIstat — Condizioni di vita e reddito delle famiglie, anni 2024–2025Kahneman e Deaton, 2010 — High income improves evaluation of life but not emotional well-beingKillingsworth, 2021 — Experienced well-being rises with income, even above $75,000 per yearKillingsworth, Kahneman e Mellers, 2023 — Income and emotional well-being: A conflict resolvedLindqvist, Östling e Cesarini, 2020 — Long-Run Effects of Lottery Wealth on Psychological Well-BeingWhillans e altri, 2017 — Buying time promotes happiness
AccantoC'è una parola che ho imparato tardi, e che ha cambiato il modo in cui guardo agli uomini della mia vita.La parola è «accanto».La imparai, senza saperlo, da giovanissima.Avevo appena cominciato a collaborare con un professionista, in uno studio, all'inizio di tutto — con quella miscela di ambizione e insicurezza che hanno le ragazze a cui nessuno ha ancora detto quanto valgono. E lui, un giorno, mi disse una cosa che non mi aspettavo.Mi disse che ero tagliata per l'indipendenza. Che avevo una propensione alla crescita — personale e professionale — che in un ruolo circoscritto si sarebbe sprecata. Usò proprio quella parola: sprecata. Mi disse che dovevo prendere sul serio l'idea di lavorare in proprio, di non lasciarmi contenere.Ci penso ancora, a quella frase.Perché quell'uomo non aveva alcun interesse a dirmela — anzi. Ero una giovane collaboratrice appena arrivata: la cosa più comoda, per lui, sarebbe stata tenermi dov'ero. Invece mi ha indicato la porta. Mi ha vista più grande dello spazio in cui mi trovavo, e me l'ha detto prima che lo vedessi io.Mi sono sentita riconosciuta. Non aiutata, non protetta: riconosciuta. Nella mia voglia di imparare e di migliorare, e in quella spinta all'autonomia che avevo dentro fin da bambina, e che fino a quel giorno avevo quasi considerato un difetto da correggere.Lui la chiamò per nome, e la chiamò talento. È una cosa diversa dall'aiuto, ed è più rara.Ci ho messo anni a capire cosa aveva fatto, quel giorno. Non si era messo davanti a me a proteggermi, né dietro a spingermi. Mi aveva camminato accanto per un tratto — il tempo di indicarmi una direzione — e poi mi aveva lasciata andare. Non davanti, non dietro. Accanto. Alla stessa altezza, nella stessa direzione, allo stesso passo. È una postura rara, e quando la incontri la riconosci subito, perché è l'unica in cui non devi né difenderti né appoggiarti.Eppure — devo confessarlo — per una lunga stagione della mia vita, dopo di lui, quella postura ho smesso di saperla vedere. Mi ero costruita, come tante donne della mia generazione, dentro un'idea precisa: che per essere forte dovessi bastarmi. Che chiedere fosse debolezza. Che un uomo che mi aiutava mi stesse, in qualche modo, togliendo qualcosa. Mi sbagliavo. E per capirlo ho dovuto tornare proprio lì, a quello studio, a quella parola — sprecata — detta da qualcuno che non ci guadagnava niente.Questo articolo è la terza tappa di un viaggio. A maggio abbiamo mappato le Radici: le donne che ci hanno fatte donne. A luglio le Sorelle: quelle che abbiamo scelto. Adesso viene la parte più scomoda, e forse per questo la più necessaria — gli alleati. Gli uomini che ci hanno camminato accanto. E quel maschile che vive anche dentro di noi, e che troppe di noi hanno imparato a temere invece che ad abitare.
Visto che a breve tornerà nelle sale Avengers Endgame in una versione EXTRA che, stando a quello che hanno detto gli autori, dovrebbe preparare all'arrivo di Doomsday a dicembre, ho deciso di parlare di due delle pellicole più importanti dell'MCU, anche perché non le avevo mai trattate nella mia rubrica.Volenti o nolenti, potete amarle o odiarle, Infinity War e Endgame sono stati due veri e propri fenomeni per i fan dei supereroi di tutto il mondo e non credo sia possibile non definirli cinema. Buchi di trama? Certamente! Personaggi che non hanno la forza che ricordavamo? Sicuro! Elementi narrativi che non tornano affatto nel finale? Assolutamente sì.Eppure...è una storia divisa in due pellicole che ha emozionato e gasato gli spettatori di ogni età. Cosa che, non sono affatto sicuro potrà fare Avengers Doomsday, almeno per quello che mi riguarda.Perché lo dico? Perché ho rivisto in sala anche Spiderman brand new day e...
Un funerale con tutti gli onori – anche se qualcuno si è prodigato a non volerlo chiamare funerale di stato. Stiamo parlando delle esequie di Ratko Mladic, ex generale serbo-bosniaco, una delle figure chiave della guerra in Bosnia Erzegovina durante gli anni 90. Stava scontando l'ergastolo all'Aja per genocidio e crimini di guerra e contro l'umanità. Sotto il suo comando era stato perpetrato l'assedio di Sarajevo e la campagna di pulizia etnica culminata con il genocidio di Srebrenica. Eppure oggi la morte di Radko Mladic non ha chiuso uno dei capitoli più bui della storia bensì sembra aver riaperto ferite profonde. Com'è stato possibile che la Serbia tributasse a Mladic un tale onore, con tanto di volo di stato e migliaia di persone alle esequie? È davvero impensabile ad oggi immaginare un vero processo di riconciliazione e verità? E come si posiziona sul piano interno e internazionale – oggi con questa mossa - la Serbia di Vucic, scossa da quasi due anni di proteste degli studenti e prossima a nuove elezioni? Ne parliamo a Modem con:Milovan Pisarri, storico ed esperto di nazionalismi dei Balcani, Università di Belgrado Nenad Stojanovic, professore di Scienze politiche all'Università di Ginevra Marija Milanovic, giornalista Swissinfo
Vi sfido: cercate nella vostra collezione i dischi pop/rock di successo tra fine anni ‘70 e tutti gli anni ‘80 (Michael Jackson, Springsteen, Bryan Adams, Elton John, Madonna, gli America, ecc…). Non credo di esagerare se dico che in un buon 50% di quei dischi troverete tra i crediti il nome di almeno un membro dei Toto, a volte più di uno, a volte anche tutti.C'è un termine nato sul web per indicare quei musicisti iper-tecnici come loro: "riccardone". Ecco, i Toto sono considerati i riccardoni per eccellenza. Eppure, c'è una cosa che, più di ogni altra, fuoriesce dalle loro canzoni: le emozioni....Puntata realizzata feat. "Doktor Avalanche"... Instagram: https://www.instagram.com/swing_out_faber/Spotify: https://spoti.fi/2yxp5xCApple: https://apple.co/2WAUcjKSpreaker: https://www.spreaker.com/show/suono-ma-nessuno-apreGrafica di Daris Nardini: https://instagram.com/thedarside?igshid=YmMyMTA2M2Y=
Lo sponsor di questo episodio è Shopify! Prova adesso Shopify: www.shopify.com Ricordi la profezia di Tiresia: prendere un remo, camminare fino a un popolo che non conosce il mare, piantarlo nella terra e tornare. Una storia che sembra già raccontata. Eppure dietro quel gesto si nasconde molto di più, e per capirlo dobbiamo partire da un ragazzo di cui forse hai già dimenticato il nome. Torniamo indietro, a quando Odisseo è ancora vivo e gli resta da compiere l'ultimo viaggio della sua vita: un episodio sulla memoria e su ciò che resta di un uomo quando il mare lo lascia andare. Con questa puntata si apre un nuovo tempo del racconto, non più cosa è successo a Odisseo, ma cosa i secoli hanno fatto di lui. Sostieni il podcast su Tipeee. Un saluto ai custodi di questa storia: Alessia, Federica, Maddalena, Beniamino, Giacomo, George (il Ruandese Bresciano), Emanuele, Marco M. e Sisifo felice. E insieme a loro: Alessia, Anna Arcoìris, Costanza Scaloni, Cristina, Daniela, Giulia, Marina, Sara e Vanessa. Alessandro, Alex, Chiara Miriam, Ergys dall'Australia, Fabio, Jimbo dal Belgio, Juan, Lidsanel da Cambridge, Michele, Mirko, Nhi Vanye i Chya, Nicola, Raul, Santo e TommasoB. Grazie ad Alessandra e Alessio, che hanno voluto sostenere il progetto con un contributo. Grazie! .-.-. Vuoi saperne di più sull'episodio? Vai qui e leggi gli approfondimenti: https://it.tipeee.com/mitologia-le-meravigliose-storie-del-mondo-antico/news .-.-. Per avere informazioni su come puoi supportare questo podcast vai qui: https://it.tipeee.com/mitologia-le-meravigliose-storie-del-mondo-antico/ Se ti va di dare un'occhiata al libro “Il Re degli Dei”, ecco qui un link (affiliato: a te non costa nulla a me dà un piccolissimo aiuto): https://amzn.to/3Q50uFR Se ti va di dare un'occhiata al libro “Eracle, la via dell'eroe”, ecco qui un link: https://amzn.to/46dAFYZ Altri link affiliati: Lista dei libri che consiglio (lista in continuo aggiornamento): https://amzn.to/3Q3ZYI9 Lista dei film che consiglio (lista in continuo aggiornamento): https://amzn.to/3DoqTa7 Lista hardware che consiglio per chi è curioso del mondo per podcast (lista in continuo aggiornamento): https://amzn.to/44TYKTW Uso plugin audio da questa Software House: Waves. Se vuoi dare un'occhiata, anche questo è un link affiliato: https://www.waves.com/r/1196474 Ami musiche rilassanti e i suoni della natura? Iscriviti a questo meraviglioso canale https://www.youtube.com/channel/UCbRZLgwT37437fYK4YYKhXQ?sub_confirmation=1 Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Cosa fare nel caso in cui un vostro conoscente sparisca nel nulla? Beh, sicuramente avvertire le autorità e denunciarne la scomparsa. Però attenzione, perché, se avete visto troppi polizieschi hollywoodiani, potrebbe balenarvi in testa l’idea di aspettare 24 o 48 ore prima di farlo. Non sto neanche a tenervi sulle spine per sapere se è vero o no, perché è davvero assurdo. Eppure, ascoltando questa puntata, scoprirete che questa falsa credenza è più diffusa di quanto pensiate.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Alternative für Deutschland oltre il più ottimista dei sondaggi al 43,8%, cristiano democratici della CDU più che dimezzati al 17%. Gli altri partiti che galleggiano al di sotto del 10%. E alle urne è andato quasi l'ottanta per cento degli elettori: in Sassonia-Anhalt non era mai successo dalla riunificazione. Ed è anche il miglior risultato mai ottenuto dall'estrema destra in un'elezione regionale nella storia della Repubblica federale tedesca. Le elezioni in questa regione orientale fino agli anni ‘90 parte della DDR, segnano un punto di svolta, con il partito di estrema destra che sfiora di un niente la maggioranza assoluta e mette in crisi il brandmauer, il cordone sanitario declinato alla tedesca. Eppure il candidato Ulrich Siegmund i numeri per governare da solo non li ha: trentanove seggi su ottantatré, tre in meno dei quarantadue che servono. «Abbiamo scritto la storia», ha detto lui ieri sera. Tutti gli altri partiti ripetono invece che con lui non governeranno mai. Così da stamattina la Germania ha due problemi. Uno aritmetico: in quel parlamento nessuno ha una maggioranza. E uno politico, molto più grande, che non riguarda soltanto Magdeburgo. Fra due settimane si vota a Berlino e in Meclemburgo, mentre il cancelliere Merz esce indebolito dopo il voto di ieri. E da Budapest a Parigi a Roma, ieri sera, l'estrema destra europea festeggiava. Che cosa succede adesso in Sassonia-Anhalt? E che cosa dice questo voto alla Germania, e all'Europa? A Modem ne discutiamo con: Walter Rahue, corrispondente RSI dalla GermaniaLutz Klinkhammer, storico e vicedirettore dell'Istituto storico germanico di RomaAndrea Ostinelli, corrispondente RSI da Bruxelles
Dopo mesi di alti e bassi, si è concluso il #calciomercato estivo 2026. Un'estate all'insegna della rivoluzione in casa #milan , prima a livello dirigenziale e poi di rosa. Eppure, manca ancora un direttore sportivo, e proprio qualche ora fa si è liberato l'esperto Piero #ausilio dall' #interDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
La fantasia, etimologicamente, rende visibile l'invisibile, fa apparire ciò che prima non c'era, o non era stato notato. Non per portarci lontano dalla realtà, ma anzi, per aiutarci a capirla meglio. Eppure, periodicamente sorgono le polemiche intorno alla cosiddetta letteratura di genere, accusata di essere puro e superficiale intrattenimento di evasione. Che essa possa fornire invece originali strumenti per comprendere il mondo, quello vero, è convinto, come sentiremo, Pierdomenico Memeo, che è scienziato -astrofisico- e al contempo avido lettore di fantasy e fantascienza. Attorno a questi generi letterari si radunano sempre più delle comunità di appassionati lettori: tali comunità, vero e proprio fenomeno culturale dei nostri tempi, prendono il nome di fandom, e all'interno dei vari fandom si sviluppa spesso un'energia creativa che dà luogo a nuove produzioni letterarie ispirate al romanzo o alla saga che ne sta al centro. Sono dunque i lettori a diventare a loro volta dei creatori, scrivendo versioni alternative di questa o quell'opera: è la cosiddetta fanfiction (fiction scritta dai fan), la quale in non pochi casi ha esiti interessanti, in grado di approdare anche all'editoria ufficiale, immettendovi temi nuovi e sparigliando le carte del tradizionale rapporto autore-editore-lettore. Ne parleremo con Chiara Codecà, esperta di fanworks e di crossmedialità.
Quando oggi si parla di forza di volontà, di emozioni, di “come se” e di altre strategie note sia in psicologia che nel mondo della crescita personale… sembra assurdo che la maggior parte di queste idee arrivino da una sola persona. Eppure il caso di William James è proprio questo: pensatore eclettico ed aperto a 360° ci ha lasciato una profonda eredità intellettuale…Clicca qui per approfondire: https://psinel.com/monografica-su-william-james-il-super-potere-della-scelta/Se ti piace il podcast adorerai il mio Nuovo libro: “Magnetico come un cervo, Seducente come un Pavone - I 7 Archetipi della comunicazione”... https://psinel.com/i-7-archetipi-della-comunicazione/Vuoi imparare a Meditare? Scarica Gratis Clarity: https://clarityapp.it/Iscriviti alla Newsletter https://psinel.com/re-iscrizione-alla-newsletter/Instagram: https://www.instagram.com/gennaro_romagnoli/Music by Maksym Malko from PixabayMusic by OceanFrameMusic from PixabayMusic by Nikita Kondrashev from Pixabay
Il 30 agosto del 526 moriva Teodorico, esattamente 1500 anni fa. Il suo grande regno, che pareva destinato a dominare l'Occidente per secoli a venire, gli sopravvisse non più di trent'anni: nel 553 moriva Teia, il suo ultimo successore. Eppure, se la morte del Re e del Regno segnarono più o meno la fine dell'influenza di Teodorico sulla storia dell'Italia e dell'Occidente – sempre più dominati dai Franchi – lo stesso non può dirsi in cultura e nel mito. Perché Teodorico era morto, ma il suo mito no. Ascolta il mio nuovo-vecchio podcast: "Teodorico, il primo re"! Lo trovi su tutte le piattaforme di ascolto. Qui in basso un paio di opzioni: Spotify: https://open.spotify.com/show/033LoDS2gTfPVhedRloqyE?si=ca057ca8a7524438 Apple podcast: https://podcasts.apple.com/it/podcast/teodorico-il-primo-re/id6797202643 Grazie a Samuele Omati per aver creato la copertina del podcast! --- Iscriviti alla mia mailing list: Link: https://italiastoria.voxmail.it/user/register Ti piace il podcast? sostienilo, accedendo all'episodio premium, al canale su telegram, alla citazione nel podcast, alle première degli episodi e molto altro ancora: Patreon: https://www.patreon.com/italiastoria Tipeee: https://en.tipeee.com/italiastoria Altri modi per donare (anche una tantum): https://italiastoria.com/come-sostenere-il-podcast/ --- Sito del podcast: https://italiastoria.com/ --- Magliette di Storia d'Italia disponibili con il 10% di sconto sul sito di "Feudalesimo e libertà" Inserire codice ITALIASTORIA per lo sconto. --- Per acquistare "Quando Venezia distrusse l'Impero romano": Versione cartacea: Libro Versione ebook: Ebook --- Per acquistare gli altri miei libri: IL MIGLIOR NEMICO DI ROMA: https://amzn.to/3DG9FG5 PER UN PUGNO DI BARBARI: https://amzn.to/3l79z3u FUMETTO AMMIANO": https://www.nubes.live/prodotto/ammianus-vesper-mundi/ Altri link utili: Tutti i link su Linktree: https://linktr.ee/italiastoria Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Gloria Origgi"Esperienze trasformative"Una filosofia della menopausa e altri cambiamentiFestival Filosofiawww.festivalfilosofia.itFestival Filosofia, CarpiSabato 19 settembre 2026, ore 20:30Gloria OriggiEsperienze trasformativeUna filosofia della menopausa e altri cambiamentiQuali aspetti modificano radicalmente il modo in cui comprendiamo noi stessi e prendiamo decisioni sul nostro futuro? A partire da una riflessione sulle esperienze trasformative, questa lezione esplorerà quei cambiamenti biologici, psicologici e relazionali che ridefiniscono in profondità l'identità, la percezione di sé e il rapporto con il mondo, mostrando come momenti di passaggio spesso sottovalutati possano diventare occasioni decisive di rielaborazione personale e di nuova consapevolezza.Gloria Origgi è directrice de recherche presso l'Institut Jean Nicod di Parigi, unità di ricerca del CNRS sotto la tutela dell'École Normale Supérieure e dell'Ècole des hautes études en sciences sociales. A cavallo fra filosofia, scienze cognitive e analisi dei processi sociali, il suo lavoro ricerca indaga i meccanismi attraverso cui reputazione, fiducia e circolazione delle informazioni influenzino il modo in cui gli individui costruiscono conoscenza, prendono decisioni e attribuiscono valore a ciò che viene riconosciuto come credibile nello spazio pubblico. Fra i suoi libri più recenti, Caccia alla verità. Persuasione e propaganda ai tempi del virus e della guerra (Milano, 2022) e La donna è mobile. Filosofia della menopausa (Torino, 2025).Gloria Origgi"La donna è mobile"Filosofia della menopausaEinaudi Editorewww.einaudi.itNel corso della vita di una donna esiste un periodo, imbarazzante e sconvolgente: il climaterio. È una lunga trasformazione ormonale che si conclude con la menopausa, cioè la fine della fertilità. È a tutti gli effetti un'esperienza trasformativa in senso filosofico, qualcosa cioè che cambia radicalmente il nostro modo di essere nel mondo. Nel mezzo del cammino della vita di una donna esiste un periodo piú o meno lungo, a volte silente, delicato, sconvolgente: il climaterio, ossia la fase che le donne attraversano circa dai 45 ai 55 anni. Si tratta di una lunga trasformazione della vita ormonale che si conclude con la menopausa, ossia con l'arresto del ciclo mestruale e la fine della fertilità. È un viaggio oscuro e misterioso che attraversano tutte le donne: con figli o senza, eterosessuali o omosessuali, ricche o povere, occidentali o non occidentali. Questo libro affronta almeno due questioni. La prima: l'ignoranza di molti su che cosa sia questa trasformazione. La seconda: il carattere lento, progressivo, biologico, psicologico e sociale di questo cambiamento. È un percorso importante, durante il quale il rapporto con il mondo e con noi stesse si modifica, le aspirazioni e i desideri vengono stravolti. Eppure, di tutto ciò si parla pochissimo. Ma il climaterio è a tutti gli effetti un'esperienza trasformativa in senso filosofico, ossia un'esperienza che cambia radicalmente il nostro modo di essere nel mondo. Abbiamo dunque bisogno di una nuova filosofia, di una nuova epistemologia e di una nuova visione dell'essere donna.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Moltissime persone non possono andare in vacanza e molte altre, possono permettersi solo qualche giorno. Eppure i social sono zeppi di persone felicemente in vacanza... oggi parliamo di questo tipo specifico di confronto sociale. Come sempre parliamo di psicologia e dintorni...
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Padova, 2001. Un serial killer tiene sotto scacco la città, in preda alla paura. La procura lavora giorno e notte per arrivare all'identità dell'omicida ed evitare che colpisca ancora, finché si imbatte in un nome: Michele Profeta. Un uomo di 53 anni che si scopre avere una doppia vita, diviso tra una famiglia e un'amante. Tutte le prove portano a lui e così si apre il processo a suo carico. Eppure, la moglie e la fidanzata, che per la prima volta scoprono l'una l'esistenza dell'altra, nonostante le bugie di Profeta, continuano a credere alla sua innocenza.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Pier Giorgio Curti"Elogio del lamento"Contro la tirannia del problem solvingEdizioni ETSwww.edizioniets.comNon tutto deve essere risolto. Eppure, è proprio questo che il nostro tempo non tollera. In un mondo che esige risposte rapide, il lamento è diventato contenuto, esposizione, prestazione. Ma il lamento non nasce per essere risolto: nasce per essere ascoltato.Tra psicoanalisi, filosofia e cultura, Elogio del lamento costruisce il proprio percorso intrecciando teoria, vignette cliniche e brevi racconti: non esempi, ma dispositivi che mettono in atto uno spazio di parola irriducibile alla funzione. Dal pianto infantile alla tragedia greca fino alla scena digitale, il lamento emerge come ciò che eccede ogni soluzione.Contro la tirannia del problem solving, questo libro compie un gesto radicale: sottrarre il lamento all'obbligo di funzionare.Pier Giorgio Curti. Psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, saggista, direttore delle strutture O.A.M.I. di Livorno, supervisore individuale e istituzionale, direttore della collana editoriale “Oltre la disabilità” pubblicata da ETS Edizioni Pisa. Da oltre trent'anni la sua ricerca opera sui margini tra psicoanalisi, filosofia e arte. Autore e curatore di numerose pubblicazioni, tra cui Riflessi di solitudine. Un percorso tra psicoanalisi, pittura e filosofia, pubblicato da Edizioni ETS nel 2025.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Il vero problema del turismo italiano non è l'overtourism.È tutto il potenziale che ancora non riusciamo a trasformare in valore.L'Italia possiede un patrimonio culturale, paesaggistico, artistico ed enogastronomico unico al mondo. Eppure, gran parte dei flussi continua a concentrarsi su poche città e in periodi limitati dell'anno, mentre migliaia di territori restano ancora fuori dalle principali rotte internazionali.Come possiamo trasformare borghi, aree rurali e destinazioni meno conosciute in un vero motore di crescita per il Paese?In questo episodio di Inside Finance, Vincenzo Marzetti ne parla con Dina Ravera, Presidente di Destination Italia, società quotata impegnata nella costruzione di un campione nazionale dell'incoming turistico.Un confronto sul futuro del turismo italiano, tra organizzazione dei territori, tecnologia, intelligenza artificiale e capacità umana di accogliere e comprendere il viaggiatore.Parleremo di:• Perché il turismo italiano potrebbe generare molto più valore per l'economia nazionale.• Cosa possono insegnarci Francia e Spagna nella creazione di destinazioni riconoscibili a livello internazionale.• Perché l'individualismo e la frammentazione limitano la competitività del sistema italiano.• Come distribuire i flussi turistici tra più territori e durante tutto l'anno.• Perché il vero tema non è soltanto l'overtourism, ma soprattutto l'undertourism.• Il modello “Glocal Travel Tech” di Destination Italia.• Il ruolo dell'intelligenza artificiale nella costruzione di viaggi realmente personalizzati.• Perché la tecnologia può organizzare l'esperienza, ma non sostituire l'accoglienza umana.• Come costruire un'industria del turismo capace di crescere senza perdere l'artigianalità del Made in Italy.• Il rapporto tra investimenti, marginalità, innovazione e mercato finanziario.Un episodio che racconta il turismo non soltanto come settore economico, ma come una delle più grandi opportunità industriali ancora inespresse del nostro Paese.Buon ascolto.
Silvana La Spina"Le avvelenatrici"Neri Pozza Editorewww.neripozza.itÈ una mattina di fine dicembre del 1783, l'aria odora di neve, anche se i palermitani sanno che è solo un'impressione: a Palermo non nevica mai. Tra le mura del convento di San Francesco, accade qualcosa di insolito: la cella di fra' Gerlando è rimasta chiusa, nessuno l'ha visto nemmeno al Mattutino. Dietro quella porta, l'orribile scoperta: il corpo esanime del frate, gli occhi strabuzzati dal terrore, il viso gonfio, una schiuma biancastra agli angoli della bocca. Per lo speziale non ci sono dubbi: è veleno. Anche se quell'uomo di Dio non pareva avere un nemico al mondo. A parte forse l'anziana donna con cui, il giorno prima, c'era stato un misterioso incontro, alla fine del quale il frate era apparso turbato. «Quella vecchia è la Morte» aveva commentato. Ma non è l'unico mistero, perché il nome del frate compare in una lista insieme a quello di un barone morto lo stesso giorno, con gli stessi sintomi. Lista che ora si trova nelle mani di Maurizio Belmonte, uomo di fiducia del Viceré, che non crede alle coincidenze e teme che anche altri siano in pericolo. Per le strade si sussurra di preghiere speciali. Preghiere che si pagano a peso d'oro e che, dicono, possono far ammalare. Possono uccidere. Ma Belmonte non crede nemmeno alle fatture, è uomo dei Lumi. Eppure i morti sono reali e ora anche la donna che ama, Sofia Schulz, la pittrice che ritrae i defunti dell'aristocrazia, sembra affetta da un morbo incurabile. Il veleno è l'arma di chi conosce la pazienza, e non richiede coraggio né la violenza di un attimo di follia. Belmonte dovrà immergersi nell'oscurità di un rancore coltivato nel silenzio, cercare la verità lì dove il sacro e il profano si confondono e un maleficio si paga come una messa.«Sappiate allora che l'odio è un sentimento, ma la morte un vizio. E che, una volta preso, quel vizio non si dimentica».Silvana La Spina è nata in Veneto da padre siciliano. Vive tra Milano e Catania da molti anni e la Sicilia è alla base di quasi tutti i suoi romanzi. Tra gli ultimi: La bambina pericolosa (2008); Un cadavere eccellente (2011); La continentale (2014); L'uomo che veniva da Messina (2015). Per Neri Pozza ha pubblicato L'uomo del Viceré (2021), Angelica (2022) e L'ombra dei Beati Paoli (2024). Ha vinto il Premio Chiara nel 1993 con il romanzo Scirocco.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Non hanno lo stesso nome, non rivendicano le stesse battaglie e non condividono un manifesto comune. Eppure, i giovani della Generazione Z dell'Asia sembrano mossi dallo stesso desiderio: smettere di essere considerati soltanto motore della crescita economica e partecipare alla vita politica e democratica. In Italia una famiglia su tre quest'anno non potrà permettersi di andare in vacanza. E l'aspetto più complesso da raccontare è che il fenomeno è in evidente peggioramento. E il peso maggiore ricade sui nuclei numerosi, quelli che devono fare i conti con spese quotidiane sempre più alte. E se uno dei segreti della longevità italiana non fosse soltanto la dieta mediterranea o il clima, ma anche la bellezza che ci circonda? Un ampio studio dell'University College di Londra certifica che frequentare musei, mostre o attività culturali può rallentare l'invecchiamento biologico quasi quanto fare attività fisica con regolarità. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Ogni canale è sintonizzato sull'unico grande tema della settimana, declinato in ogni sua forma: quello che riguarda la sicurezza. Dalla morte di Fakir, passando per la sentenza Roggero e arrivando agli scontri di Bologna e quelli dei NoTav degli ultimi giorni. Ma come funziona la metamorfosi della paura? Ce lo spiegano Ezio Mauro e Michele Serra su La Repubblica. Nessuno comincia una guerra pensando che durerà per sempre. Eppure, fin dal Vietnam, i presidenti statunitensi sono ripetutamente entrati in conflitti che sembravano poter durare all'infinito. Donald Trump sta facendo lo stesso? Un libro per l'estate: L'angelo in fiamme di Lawrence Osborne. Nove racconti tra personaggi fuori posto, ambienti stranieri o marginali, atmosfere perturbanti e improvvisi rovesciamenti morali. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Puglia, 11 agosto 1974 – Lungo la strada statale strada tra Andria e Canosa si consuma una tragedia devastante: un violento incidente stradale tra un'auto e un pullman spezza la vita di un'intera famiglia, i Pontrelli. Una dinamica improvvisa, brutale, che lascia dietro di sé vittime, feriti e molte domande su ciò che accadde davvero in quei minuti. Eppure, nonostante la gravità dell'evento, questa storia scivola lentamente nell'oblio. Le ricostruzioni dell'epoca sono frammentarie, le informazioni spesso discordanti e, sul piano giudiziario, il caso sembra lasciare poche tracce chiare. A distanza di oltre 50 anni, un'inchiesta riporta però alla luce questa vicenda partendo da un dettaglio tanto semplice quanto potente: una fila di loculi con la stessa data. Da lì prende forma una ricerca tra archivi, testimonianze e memoria, che prova a ricostruire non solo i fatti, ma anche il silenzio che li ha avvolti. Cosa successe davvero quella notte? E perché una tragedia così grande è stata, nel tempo, quasi dimenticata? Proviamo a scoprirlo insieme ad Onny Allegretti co-autore del podcast “L'Ultima Granita”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast