È un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologi…
RSI - Radiotelevisione svizzera

Un viaggio alla scoperta delle nuove applicazioni dell'agopuntura in ambito neurologico, con un focus sulla neuro-agopuntura, una disciplina in forte evoluzione che dialoga sempre più da vicino con le neuroscienze. Attraverso i risultati della ricerca scientifica più recente, esploriamo come l'agopuntura stia trovando un riconoscimento crescente nella neurologia clinica e come il suo utilizzo sia sempre più integrato all'interno della medicina ospedaliera in Svizzera. Ospiti di “Laser”: Cecilia Lucenti, medico ed esperta di neuro-agopuntura, Presidente dell'AMI (Agopuntura Medica Integrata), Giuseppe Peloni, specialista di medicina cinese, responsabile degli ambulatori di agopuntura dell'EOC (Ente Ospedaliero Cantonale), per comprendere quali siano i benefici concreti per pazienti affetti da patologie neurologiche complesse e con Paolo Miccichè, che offre uno sguardo storico sul percorso culturale e medico dell'agopuntura fino alla sua affermazione contemporanea.

Il mercato del cacao è in shock: dopo aver toccato un picco record nel 2025, dall'inizio del 2026 il costo alla tonnellata è sceso del 70%. Questo drastico crollo sta mettendo in ginocchio i piccoli coltivatori soprattutto in Ghana e Costa d'Avorio, che sono i principali produttori di cacao a livello mondiale. Mentre nei magazzini di questi Paesi si accumulano scorte invendute, nei nostri supermercati intanto i prezzi del cioccolato e degli altri prodotti a base di cacao non scende. Se alla base di questa crisi ci sono i cambiamenti climatici, a renderla così impattante è stata la speculazione. Andiamo allora ad analizzare come è cambiato il mercato del cacao negli anni e da dove viene la fragilità della produzione africana, anche per immaginare possibili soluzioni.

Fatma Aydemir è una delle autrici tedesco-curde più note degli ultimi anni. Il suo romanzo più recente, Dschinns (Carl Hanser Verlag, 2022), in italiano Tutti i nostri segreti (Fazi, 2025), è stato inserito dal quotidiano «Der Spiegel» nella lista dei cento libri più influenti degli ultimi cent'anni… e a buon diritto: con una prosa limpida ma potente, Aydemir racconta le condizioni di vita della prima generazione di “Gastarbeiter” o “lavoratori-ospiti”. In particolare, ci parla di chi ha lasciato la Turchia negli anni Sessanta e Settanta per partecipare alla ricostruzione della Germania in pieno boom economico…. proprio come la sua famiglia.Al di là dell'aspetto biografico, Aydemir fai i conti un'identità minacciata su più fronti: cosa rimane della cultura curda se in Turchia si rischia la prigione solo per il fatto di parlare la propria lingua madre? E cosa significa essere curdo per chi è nato e cresciuto in Germania? E oggi, all'indomani dello scioglimento del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), cosa resta della lotta identitaria? La scrittura di Aydemir non è mai apolitica e tuttavia non perde mai di vista le ragioni dell'arte: i personaggi, definiti con profondo realismo, trovano una voce intima e personale; il genere del romanzo familiare, così importante per la letteratura tedesca moderna e contemporanea, si fa una lente per osservare i meccanismi della società odierna.

Negli ultimi anni la medicina estetica è uscita dalle cliniche private per entrare nella quotidianità. Trattamenti un tempo riservati a pochi oggi sono accessibili, diffusi, quasi ordinari. In Italia, i centri di medicina estetica si moltiplicano. Promettono piccoli ritocchi, cambiamenti veloci, risultati immediati. Ma chi sono davvero le persone che scelgono di modificare il proprio corpo? Cosa cercano quando entrano in questi studi? Per chi lo fanno?undefinedRate, promozioni, trattamenti veloci in pausa pranzo. Il cambiamento del corpo sembra oggi alla portata di tutti. Ma quando il cambiamento diventa così facile, chi lo desidera davvero? È una scelta individuale o una risposta alle aspettative della società? Un audiodocumentario di Anaïs Poirot, che propone una riflessione su quel confine sottile che è la soglia tra il desiderio di migliorarsi e l'accettazione di sé. undefined

Per Umberto Eco il concetto di memoria era cruciale, ma una memoria intesa come filtro, non come archivio di informazioni. E forse ciò ha a che fare con il desiderio che egli espresse nel suo testamento, ossia che per dieci anni dalla sua morte non si organizzassero iniziative ufficiali su di lui: possiamo intenderlo come un invito a lasciar sedimentare il suo pensiero, a evitare l'afflusso immediato e invadente di luoghi comuni, a non sopraffare il suo lascito culturale con commenti troppo ravvicinati.Eco è morto il 19 febbraio 2016, e dunque ora è il tempo di ricordarlo, con il discernimento che viene da questo decennale silenzio, per scoprirne la luminosa attualità. La sua capacità di elaborazione del sapere illumina, infatti, anche e ancor più il nostro presente. Tutto ciò emerge in particolare da due volumi appena usciti da La Nave di Teseo, casa editrice alla cui fondazione lo stesso Eco diede un contributo fondamentale. Il primo di questi libri si intitola semplicemente Umberto, lo ha scritto uno degli intellettuali italiani che lo conobbe più da vicino e più continuativamente: lo scrittore, saggista e giornalista Roberto Cotroneo. L'altro è una raccolta di prefazioni che Eco scrisse per testi di altri: L'umana sete di prefazioni. Testi liminari 1956-2015, a cura di Leo Liberti.Roberto Cotroneo e Leo Liberti saranno entrambi ospiti di questa puntata.undefined

ADOC – Adolescenti in connessione compie vent'anni. Il progetto della Fondazione Amilcare rappresenta oggi una delle esperienze più significative e innovative nella presa in carico educativa di adolescenti in difficoltà nella Svizzera italiana. Nato a metà degli anni Duemila su mandato dell'Ufficio famiglie e giovani del Cantone Ticino, ADOC si sviluppa per dare una risposta efficace al disagio adolescenziale e ai limiti dei modelli residenziali tradizionali. ADOC si propone come un'alternativa valida al foyer: appartamenti autonomi, non di proprietà della Fondazione, scelti e abitati dai ragazzi stessi, con il supporto di una coppia educativa di riferimento. Un progetto rivolto principalmente a ragazze e ragazzi a partire dai 16 anni che non riescono a sostenere la vita comunitaria o le regole più strutturate dei servizi tradizionali, ma che non rifiutano l'accompagnamento educativo in quanto tale. Al centro di ADOC, la relazione, la responsabilizzazione e la costruzione progressiva dell'autonomia, senza una presenza educativa continua ma con un contatto costante e flessibile. A distanza di vent'anni, ADOC si conferma un'esperienza pionieristica che ha accompagnato centinaia di adolescenti verso l'età adulta, dimostrando come un modello meno contenitivo e più personalizzato possa rispondere in modo efficace a situazioni di forte fragilità. A raccontare ADOC, e le differenti realtà di presa a carico degli adolescenti nella Svizzera italiana sono l'educatore Enzo Mirarchi, fra coloro che hanno dato vita al progetto della Fondazione Amilcare e co-autore del saggio Adolescenti in connessione. Un modello flessibile di presa in carico educativa (Franco Angeli, 2018). Insieme a lui Mario Ferrarini, direttore della Fondazione Antonia Vanoni, incaricato di sviluppare il progetto pedagogico del centro chiuso per minorenni La Clessidra, e Gian Paolo Conelli direttore della Fondazione Amilcare e coordinatore, insieme a Mario Ferrarini, del CODICEM, l'organismo che riunisce i principali centri educativi per minorenni in Ticino.

Cosa può la letteratura di fronte alla contemporaneità? Come ci può aiutare ad affrontare il presente? Alessandra Grandelìs, docente e ricercatrice di letteratura italiana all'Università di Padova, racconta in questo “Laser” il suo rapporto con le lettere attraverso l'opera di Alberto Moravia, suggerendoci quanto oggi il grande intellettuale continui a parlarci. Ma non solo, il viaggio nel mondo delle lettere si trasforma anche in un viaggio nella storia, nella scienza, dalla luna ai profondi abissi dell'uomo.

Si corre per scappare da, ma si corre anche per andare verso. Tomaso Bontognali, geologo ticinese che vive con la famiglia a Neuchâtel, è decisamente per la seconda opzione. Destinazione? Una nuova soglia. Ultratrailer amatoriale con lo sguardo verso l'universo, ci si chiede cosa lo spinga a correre così, per chilometri e chilometri, giorni e notti, affrontando dislivelli importanti, sottomettendosi a un regime alimentare specializzato, quasi senza riposo. La voglia di avventura, la necessità di scoprire, sempre e ancora, fuori e dentro di sé, il mondo di cui siam fatti e che ci circonda. E per farlo, bisogna necessariamente ogni volta superare qualche limite. Lo abbiamo accompagnato lungo il tragitto di un suo allenamento tipico, al passo dell'intervistatrice, per farci raccontare questo mondo che sebbene sempre di corsa, è capace di uno sguardo profondo e di una comunione con la natura non indifferenti. Con Tomaso e la figlia Marta che segue le sue orme, eccoci su una cima della Capriasca a sognare i deserti dell'Arizona.

Come descrivere il suono che fa un missile? Mohamed Yaghi è l'unico ingegnere del suono di Gaza e durante la guerra tra Israele e Hamas non si è mai tolto le cuffie. Armato di microfono ha continuato a registrare i suoni intorno a lui. Suoni trerrificanti, ambigui, indecifrabili per il loro carico di dolore: Mohamed registrava sapendo che quegli stessi suoni significavano morte e distruzione, anche per i suoi cari. Dall'inizio dell'offensiva israeliana su Gaza ha perso 38 membri della sua famiglia, di cui 14 sono ancora sotto le macerie. Questa è una storia della guerra attraverso i suoni che ha registrato e la sua voce, raccolta grazie a messaggi vocali su whatsapp da Mattia Pelli. Si possono chiudere gli occhi, ma non le orecchie.

Le olimpiadi hanno una storia millenaria: ci sono i giochi dell'antichità, che attraversano la civiltà greca, etrusca e romana e quelli dell'era moderna, ideati e fondati alla fine dell'Ottocento dal visionario barone francese, Pierre De Coubertin, nati sotto il segno dell'universalità, della fratellanza e del pacifismo. Ma è possibile accostare i giochi antichi e quelli moderni? Quali valori li accomunano e quali ideali si sono tramandati? Una mostra alla Fondazione Rovati di Milano racconta come è cambiata la funzione delle Olimpiadi e dello sport attraverso i secoli, grazie a reperti archeologici eccezionali come la Tomba delle Olimpiadi di Tarquinia e a oggetti iconici appartenuti ad atlete e atleti della storia moderna dello sport.

È di pochi giorni fa l'ultimo appello dell'UNHCR, l'Agenzia ONU per i rifugiati, con la richiesta di fondi urgenti per rispondere alla crisi umanitaria in corso in Burundi, dove solo negli ultimi tre mesi si sono rifugiati 100mila civili congolesi, in fuga dai combattimenti in corso nell'est della Repubblica Democratica del Congo. Tutti i campi adibiti all'accoglienza sono già sovraffollati, e si trovano in condizioni igienico sanitarie inadeguate; questo favorisce il diffondersi di malattie. L'assistenza sanitaria è carente: mancano dottori e medicinali, e sono limitate anche le scorte di alimentari e di acqua potabile. Il Burundi, considerato dall'ONU uno dei paesi più poveri del mondo, non riesce da solo a far fronte a questa nuova emergenza; eppure la popolazione di questo piccolo Paese nel cuore della regione dei Grandi laghi, è piena di risorse.

All'indomani dell'8 marzo - festa della donna - In questa puntata di “Laser” incontriamo la storica Elisabeth Joris, 80 anni quest'anno, che ripercorre il suo percorso pionieristico, tra studio della storia delle donne e battaglie femministe. Nata nel 1946 a Viège, nel Vallese, dove era considerata, come lei stessa dice, una “cattiva ragazza”, è stata una delle promotrici del primo grande sciopero femminista in Svizzera. Era il 14 giugno del 1991 quando scesero in piazza oltre mezzo milione di donne per rivendicare l'applicazione concreta dell'articolo sulla parità tra i sessi che era rimasto sulla carta, dieci anni dopo essere stato introdotto nella Costituzione federale, grazie a un'iniziativa popolare promossa da movimenti femministi e poi approvata con oltre il 60% dei voti. Dal 1991 tante battaglie sono state vinte, ma molte restano da fare per una vera uguaglianza e per mettere la parola fine alla violenza contro le donne.

Varcare una soglia è sempre un po' oltrepassare un confine e lasciare dietro di sé quanto c'era prima. A maggior ragione questo vale al varcare la soglia di una chiesa, si lascia dietro di sé il mondo materiale per immergersi in una dimensione che va oltre, spirituale, sacrale. È quanto ha fatto “Laser” per scoprire la parrocchia cattolica di Maria di Lourdes a Zurigo-Seebach. Come si vive qui, al nord delle Alpi, la propria religiosità; quali valori e quali accenti pongono parrocchia e parroco in un mondo sempre più frenetico e superficiale? E quali risposte offre la Chiesa a fedeli che ormai disertano in sempre maggior numero i suoi riti religiosi? Le sfide e le soddisfazioni per Martin Piller, il parroco di Seebach, sono parecchie e non sempre le risposte che Piller dà sono in linea con i dogmi e i magisteri della Chiesa Cattolica. Dogmi e riti che sempre più fedeli – e anche ecclesiastici - mettono apertamente in discussione. Chiesa genuinamente vicina ai fedeli e alle loro esigenze o piuttosto autoreferenziale e ferma a riti che sempre meno capiscono?Le risposte di Martin Piller sono intriganti, sorprendentemente fresche per un prete cattolico sulla sessantina, uno che coraggiosamente e con grande naturalità rivendica una grandezza di Dio, che travalica e di parecchio l'immagine così come codificata dalla Chiesa. Quella di Martin Piller non è una voce isolata ma espressione di un cambiamento che da qualche tempo anche all'interno della Chiesa si sta facendo strada. Ed è una voce che schiettamente denomina arcaismi e contraddizioni che fin qua hanno frenato una trasformazione e una crescita della Chiesa Cattolica.Dal soglio di Roma alla soglia della chiesa di Seebach la distanza rimane grande.

Per i 40 anni dal Maxi processo di Palermo - che cambiò la lotta alla mafia - Laser propone un terzo contributo, raccontando quella storia dalla prospettiva di chi l'ha vissuta come testimone e vittima.undefinedMichela Buscemi 86 anni è stata una delle prime testimoni di giustizia. Si costituì parte civile nel maxiprocesso di Palermo, nel 1986, contro i mandanti degli omicidi dei fratelli Salvatore e Rodolfo. Lucia Cuocci l'ha incontrata nella sua terra, la Sicilia, all'indomani del suo secondo libro, La spiona. La mia vita, la mia lotta edito da Ponte alle Grazie, questa volta scritto a quattro mani con il giornalista Riccardo Bocca che ha voluto dare il suo contributo in questa puntata. undefinedCi aiuta a comprendere le maglie della giustizia, il maxiprocesso di Palermo e la figura di Michela Buscemi, Franca Imbergamo, magistrata e sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, una tra le voci più autorevoli nel contrasto alla criminalità organizzata. undefined

Per Umberto Eco, una biblioteca è ben più di una somma di libri: essa è piuttosto un organismo, in cui le relazioni tra i volumi conferiscono senso, nuovi sensi, al tutto. Una biblioteca, tema su cui molto Eco ha riflettuto, è “memoria vegetale”, pulsante e viva: nelle pagine di carta che costituiscono i volumi respira la memoria dell'umanità. La biblioteca di Umberto Eco consta di circa 45'000 volumi (senza contare i libri antichi, attualmente alla Biblioteca Braidense di Milano): queste decine di migliaia di libri moderni, ora, a dieci anni dalla morte, verranno trasferiti dall'appartamento milanese (e dalla casa di famiglia a Monte Cerignone) in spazi appositamente progettati all'interno della Biblioteca Universitaria di Bologna, per ricreare l'atmosfera della casa-studio in cui il Professore lavorava. Ma come si fa a ricreare un così complesso, e dinamico, sistema di disposizione e di relazione tra i volumi? Spostare la biblioteca di Umberto Eco non è un semplice trasloco, ma una sorta di traduzione, e tradurre, ce lo insegnava lui, è dire quasi la stessa cosa. Magari, però, facendo nascere nuove scintille di senso, come accade ad ogni nuova lettura dei suoi stessi libri.Di cosa significhi “tradurre” in altri spazi la biblioteca di Umberto Eco ci parleranno Riccardo Fedriga, direttore scientifico della Fondazione Umberto Eco, nonché storico delle idee e docente all'Università di Bologna; e Francesca Tancini, esperta scientifica della Fondazione Umberto Eco, nonché storica dell'arte e bibliotecaria.

Mostrare come la genetica contemporanea (editing genetico, organismi modificati, medicina personalizzata) abbia aperto possibilità straordinarie, ma anche rischi profondi. La trasmissione esplora il nodo etico fondamentale: la scienza deve andare avanti comunque, oppure deve fermarsi quando mette a rischio valori umani fondamentali? Siamo in un tempo in cui possiamo correggere un gene come si corregge un refuso, cancellare una malattia prima che nasca, ma anche progettare un embrione scegliendo tratti, resilienze, possibilità. È progresso, è speranza, ma pone anche una domanda: fino a dove possiamo e dobbiamo spingerci? Ne discutono un genetista, una bioeticista, un filosofo della scienza.

Mostrare come la genetica contemporanea (editing genetico, organismi modificati, medicina personalizzata) abbia aperto possibilità straordinarie, ma anche rischi profondi. La trasmissione esplora il nodo etico fondamentale: la scienza deve andare avanti comunque, oppure deve fermarsi quando mette a rischio valori umani fondamentali? Siamo in un tempo in cui possiamo correggere un gene come si corregge un refuso, cancellare una malattia prima che nasca, ma anche progettare un embrione scegliendo tratti, resilienze, possibilità. È progresso, è speranza, ma pone anche una domanda: fino a dove possiamo e dobbiamo spingerci? Ne discutono un genetista, una bioeticista, un filosofo della scienza.undefined

Il traffico illecito di beni culturali: come è cambiato negli ultimi decenni, quali sono le nuove rotte, che tipo di opere d'arte vengono privilegiate nei traffici, e ancora, quanto ha influito lo sviluppo tecnologico nella proliferazione dei traffici e nel loro contrasto? Queste sono alcune domande che ci siamo posti per cercare di capire la dimensione e le dinamiche del commercio illegale di opere d'arte e di beni culturali a livello globale. E per aiutarci a rispondere abbiamo coinvolto nel nostro approfondimento le due strutture che – a livello mondiale – capeggiano le operazioni investigative e di contrasto al fenomeno. Il Tenente colonnello Giuseppe Marseglia, Comandante del Gruppo Carabinieri Tutela patrimonio culturale (TPC) e Tiziano Coiro, il Coordinatore della Work of Art Unit, l'Unità opere d'arte dell'INTERPOL, l'Organizzazione internazionale della polizia criminale. Con Raffaele Palumbo, ci accompagnano in viaggio che ci aiuta a capire che cosa è diventato oggi il traffico illecito di opere d'arte e beni culturali.

La gravidanza è spesso raccontata per ciò che si vede: il corpo che cambia, gli esami, l'attesa. Questo documentario audio esplora invece la sua dimensione invisibile; raccoglie storie di donne che vivono la maternità in contesti culturali diversi da quelli d'origine. Esperienze che trasformano profondamente il modo di abitare l'attesa. Il racconto attraversa anche le gravidanze che non si manifestano esteriormente o che vengono scoperte tardi, soprattutto in adolescenza; in questo caso l'invisibile diventa spazio corporeo, psicologico e sociale. La gravidanza emerge come territorio di confine, tra consapevolezza e riconoscimento. Attraverso testimonianze intime, paesaggi sonori e contributi professionali, prende forma un racconto corale. Con le voci delle donne del Tragitto di Lugano, dello Spazio Madri Bambino del CD Giambellino e della ginecologa Letizia Parolari.Un viaggio sonoro che restituisce complessità e voce alle forme più intime e invisibili della maternità.

Mille chilometri a est di Leopoli e dunque dai confini dell'Unione europea, e meno di trenta dal fronte di guerra, Kharkiv è la città simbolo della resistenza ucraina. Porta del Donbass storicamente russofona e per secoli punto di transito tra Mosca ed il Mar Nero, è la città che molti credevano sarebbe facilmente scivolata nell'orbita di Mosca. Dopo quattro anni di guerra, un costante martellamento di missili e droni, e un tentativo di avanzata che ha portato i carri armati russi a breve distanza dal centro città, Kharkiv resiste ancora. Tra speranza e prospettive di ricostruzione. Un reportage a cura di Gigi Donelli.undefined

Viaggio nella città finlandese di Oulu, affacciata sul mar Baltico vicino al Circolo Polare Artico, che si prepara a vivere un anno eccezionale come capitale europea della cultura 2026 coniugando tradizione locale, creatività contemporanea, partecipazione pubblica e innovazione tecnologica.Un tempo nota come “la Silicon Valley del Nord” - perché negli anni ‘80 la Nokia vi installò il suo quartier generale trasformandola in un polo tecnologico di livello mondiale – una ventina d'anni fa la città ha vissuto una crisi industriale gravissima, ritrovandosi improvvisamente con migliaia di disoccupati e un'economia locale da reinventare. Ma proprio da quella frattura è nato un percorso di trasformazione virtuoso, con il passaggio da una monocultura industriale a un ecosistema più aperto, fatto di startup, creatività, tecnologia, cultura digitale e partecipazione civica. Il titolo di capitale europea della cultura 2026 rappresenta un riconoscimento simbolico e concreto: Oulu racconta come una città colpita dal declino di un colosso tecnologico abbia saputo ripensare la propria identità, trasformando una crisi industriale in un progetto di futuro. L'ampio programma di iniziative di quest'anno si propone, tra le altre cose, di valorizzare le tradizioni e la cultura dei sámi, il popolo indigeno che abita le regioni artiche.

Eminente storico ucraino con importanti collaborazioni nelle grandi università americane, Yaroslav Hritsak (65 anni) insegna all'Università Cattolica di Leopoli. Personaggio pubblico noto per le sue analisi sulla storia e la geopolitica ucraina ed europea, ci aiuta a ripercorrere i quattro anni di guerra scatenata dalla Russia di Putin. «Siamo stanchi, siamo esausti. E siamo resilienti. E la terza è la cosa più importante» spiega a Gigi Donelli durante un incontro registrato appena prima di raggiungere l'aula per una lezione. Perché il rapporto diretto e in presenza con gli studenti racconta, «fa parte della sua strategia per sopportare la tragedia della guerra».

Dieci anni fa, il 3 febbraio 2016, il corpo di Giulio Regeni veniva ritrovato senza vita alla periferia del Cairo, con evidenti segni di tortura. Il ricercatore italiano era scomparso pochi giorni prima, mentre svolgeva una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani. La sua morte ha segnato una frattura profonda nei rapporti tra Italia ed Egitto ed è diventata uno dei casi simbolo delle violazioni dei diritti umani nel Paese. A dieci anni di distanza, la vicenda è al centro del documentario Giulio, tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti. Attraverso materiali d'archivio, atti giudiziari e le voci della famiglia, il film ricostruisce il sequestro, le torture e i depistaggi successivi, con l'obiettivo di contrastare l'oblio e riportare l'attenzione su un caso che resta irrisolto.In questo quadro si inserisce anche la testimonianza di D.G., un cittadino italiano che nel 2015 fu arrestato arbitrariamente al Cairo, detenuto e costretto ad assistere a torture inflitte ad altri prigionieri. A differenza di Regeni, D.G. riuscì a salvarsi grazie all'intervento dell'ambasciata italiana, ma il ritrovamento del corpo di Giulio fece riaffiorare in lui un trauma mai risolto. Il suo racconto mostra come Regeni non sia stato un'eccezione, bensì una vittima di un apparato repressivo che colpisce chiunque venga percepito come diverso o potenzialmente pericoloso. Secondo Antonio Marchesi, professore di diritto internazionale ed ex presidente di Amnesty Italia, il caso Regeni evidenzia non solo le responsabilità dell'Egitto, ma anche le ambiguità dell'Italia, che ha privilegiato interessi politici ed economici rispetto alla piena ricerca della verità. A dieci anni di distanza, la sua morte resta una ferita aperta — e una domanda di giustizia ancora senza risposta.Martedì 24 febbraio rinizierà il processo in contumacia contro i quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati della tortura e morte di Giulio.

Roberto Vacca è stato un pioniere di informatica e automazione in Italia, lavorando al primo computer scientifico in Italia dal 1955. Ingegnere, docente universitario, divulgatore scientifico autore di numerosi saggi di matematica, futurologia e di fisica. Come scrittore ha esordito nel 1963 col romanzo Il robot e il minotauro. Tra i suoi romanzi più famosi Il medioevo prossimo venturo, uscito nel 1971. Tra i suoi ultimi titoli un libro a quattro mani con Marco Malvaldi – La misura del Virus e Repubblica italiana d'America. Nell'intervista rilasciata alla televisione della Svizzera italiana nel 1987 nell'ambito della trasmissione Carta Bianca, di cui vi proponiamo un estratto, si esprime spesso per aforismi. Un tratto che contraddistingue questo scienziato che ha imparato a distillare la complessità per renderla intelligibile ai non specialisti. Convinto che per delineare scenari futuri – e vivere a lungo - è sufficiente imparare dal passato e coltivare curiosità e passione per la conoscenza.undefined

Il 19 febbraio ricorrono i dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco, il grande semiologo, filosofo, medievista, narratore e massmediologo, che ha segnato la cultura del nostro tempo. Il modo migliore per ricordarlo è attraverso la sua stessa voce. Laser in collaborazione con gli archivi RSI propone un estratto dell'intervista all'autore del best-seller internazionale Il nome della Rosa, andata in onda nell'ambito del programma televisivo Controluce il 26 ottobre 2008. In quell'occasione Michele Fazioli incontrava il “professore” nella Villa Manzoni di Lecco, in occasione del conferimento di un premio alla carriera al grande intellettuale nato ad Alessandria nel 1932. E proprio dal grande scrittore italiano e dal suo capolavoro - I promessi sposi - prende le mosse l'incontro, in cui Eco ripercorre le sue passioni letterarie, riflette sul valore della lettura e del potere del lettore e delle occasioni perdute della televisione italiana; un'intervista in cui emerge una personalità fuori dal comune, capace di osservare e anticipare i cambiamenti della società e di mettere insieme Gérard de Nerval e Superman.undefined

Fratelli d'Italia prima di diventare il nome del partito della premier italiana - è stato il titolo del celebre romanzo-conversazione di Alberto Arbasino, pubblicato per la prima volta nel 1963. Il “decadente di Voghera”, dove era nato nel 1930; dopo studi di giurisprudenza, Arbasino ha intrapreso una feconda carriera letteraria - romanziere, poeta, critico teatrale e musicale, ma anche saggista colto e duttile, e giornalista; come Umberto Eco è stato un importante esponente del Gruppo 63. In letteratura è stato un grande innovatore, iniziatore di una vera e propria rivoluzione estetica; nemico del politicamente corretto, anticomunista e antifascista, Arbasino era sempre pronto a intervenire nel dibattito civile. La sua vena polemica e la sua ironia sofisticata affiorano anche nell'intervista rilasciata nel 1996 alla televisione della Svizzera italiana, di cui vi proponiamo un estratto tratto dagli Archivi della RSI.

«Piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa»: questa la definizione che Primo Levi aveva coniato per definire la grande scienziata e neurologa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986 per la scoperta. Levi Montalcini era nata a Torino nel 1909 da una famiglia ebrea. Nonostante il parere contrario del padre, Rita Levi Montalcini si laurea in medicina all'Università di Torino nel 1936, specializzandosi in neurologia e psichiatria. Le leggi razziali del 1938 la obbligano a emigrare in Belgio; rientrata in Italia allestisce un laboratorio clandestino nella sua camera da letto per continuare le sue ricerche. Nel 1947 accetta un incarico alla Washington University. Si è sempre considerata una libera pensatrice, dedicando tutta la sua vita alla scienza; convinta che uno scienziato dovesse anche occuparsi di problemi di natura etica e sociale, come dimostra anche nell'intervista rilasciata nel 1989 alla televisione della Svizzera italiana, tratta dagli Archivi RSI, di cui vi proponiamo un estratto.undefined

Giovanni Pozzi è stato uno dei maggiori italianisti del secondo Novecento, filologo e critico letterario, e uno dei massimi studiosi della mistica e della religiosità popolare. Nato a Locarno nel 1923, ordinato sacerdote nell'Ordine dei Frati Cappuccini nel 1947, compie i suoi studi all'Università di Friburgo, dove diventa ordinario della cattedra di Letteratura italiano per quasi un trentennio, dal 1960 al 1988. E risale proprio al 1988, l'ultimo anno del suo insegnamento accademico, l'intervista che vi proponiamo oggi, tratta dagli Archivi RSI e realizzata nell'ambito della trasmissione televisiva “Carta bianca” . Una conversazione in cui Padre Pozzi tocca gli ambiti delle ricerche di cui si è occupato a lungo, come lo studio delle scritte delle mistiche cristiane, partendo dalla figura di Teresa di Lisieux; ne emerge la figura dello studioso capace di esercitare una “critica viva” non soltanto sui testi letterari, ma anche su temi quali l'italianità, l'insegnamento della letteratura italiana in Svizzera e la scuola ticinese. Riscopriamo il rigore e la pacatezza del grande filologo, ma anche la sua ironia sferzante.undefined

L'invisibile dello spazio ha qualcosa di misterioso, affascinante a volte realmente surreale con dimensioni, distanze ed energie che vanno ben oltre i parametri che regolano la vita sulla terra e a volte anche oltre le regole della fisica stessa così come la intendiamo. Una terra incognita – lo spazio – a cui da millenni l'essere umano si ispira per cercare di dare un senso e un ordine alla propria esistenza.Il fascino dell'universo nasce probabilmente da questo intreccio profondo tra curiosità scientifica, bisogno di significato ed emozioni umane ancestrali. E in questo fascino ci immergiamo in questo “Laser” insieme a Valentina Tamburello, astrofisica e ricercatrice all'Università di Zurigo, da anni impegnata in diverse collaborazioni tra cui ultima con l'ESA, l'Ente Spaziale Europeo.Che cos'è la materia oscura, che cosa sono i buchi neri e perché sono fenomeni tanto estremi? E le sonde Voyager ai limiti della nostra galassia o il telescopio James Webb, vero e proprio gioiello tecnologico che da tre anni permette di vedere l'universo come mai l'avevamo visto prima.Ma angoli misteriosi e inesplorati di universo li portiamo anche in noi stessi. Chi non conosce la sensazione di avere già vissuto qualcosa o quel senso di appartenenza e amore universale che sente chi ha vissuto un'esperienza di pre-morte, medita o assume alcune sostanze psichedeliche? Pure autosuggestioni e allucinazioni o fenomeni reali che sempre più trovano spiegazione nella fisica quantistica? Anche di questo parliamo con l'astrofisica Valentina Tamburello dell'Università di Zurigo.

La puntata esplora il neoruralismo, non come moda bucolica o fuga romantica, ma come espressione di una trasformazione ideologica che attraversa ambiente, tecnologia, economia e identità personale. L'obiettivo è capire perché oggi, in un mondo ipertecnologico, cresca il desiderio di tornare alla terra e come questo desiderio si intrecci paradossalmente proprio con la dimensione digitale. Nel corso delle interviste a un sociologo delle culture alternative, a uno studioso di media digitali e a un pedagogista ci chiederemo quali siano le motivazioni profonde ambientali, politiche, psicologiche, economiche, del neoruralismo odierno. Evidenzieremo come il fenomeno sia diverso dal neoruralismo anni '60–'70, in quanto oggi è digitale, mediato, connesso. Chiariremo cosa significa vivere “fuori città”, ma “dentro la rete”. Infine cercheremo di capire se il neoruralismo sia una fuga, una resistenza, un nuovo stile di vita o una forma di critica al sistema tecnocratico.

Da dietro le quinte delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, si alza dai territori dove si svolgeranno le gare un grido di dolore: nel reportage sul campo realizzato poco prima dell'inizio dei Giochi invernali 2026, si va alla scoperta di lavori fatti in fretta e male, opere incompiute, spreco di denaro pubblico, peggioramento della circolazione, ambiente ferito, legacy ed eredità materiali discutibili. Un incubo che non si concluderà con la fine dei Giochi: il 57 % delle opere previste sarà completato dopo l'evento. Da Cortina alla Val di Fiemme, dalla Valtellina a Milano, la voce di associazioni, movimenti, amministratori, singoli cittadini e reti che dal primo momento hanno messo in discussione la scelta di ospitare tale grande evento e hanno portato alla luce che vince e chi perde veramente.

Il 10 febbraio del 1986 a Palermo è il giorno della prima udienza del dibattimento che ha rappresentato un punto di svolta nel contrasto a Cosa nostra. 349 udienze, 1314 interrogatori, 475 imputati, 19 ergastoli inflitti, 327 condanne, 2665 anni di reclusione: sono i numeri del Maxiprocesso istruito dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nell'area riservata dell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. A presiedere la Corte d'Assise il giudice Alfonso Giordano, designato dopo che altri si erano tirati indietro. In questa puntata di “Laser” ripercorriamo alcuni momenti del Maxiprocesso cercando di capire cosa ha rappresentato e cosa resta oggi. Lo facciamo con il giornalista Franco Nicastro, che ha seguito il Maxiproccesso raccontandolo per Il Giornale di Sicilia, lI Secolo XIX e l'Ansa; il magistrato Antonino Di Matteo, sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, vive sotto scorta da 33 anni, è stato impegnato in indagini sulle stragi di mafia e sui rapporti tra Cosa Nostra e parti delle istituzioni, è stato pm nel processo sulla trattativa Stato-mafia; Stefano Giordano, avvocato penalista, ricorda l'impegno di suo padre, il giudice Alfonso Giordano. undefinedCon un estratto dell'intervista che Giovanni Falcone ha rilasciato al telegiornale della RSI nel 1990, due anni prima della Strage di Capaci in cui venne ucciso con la moglie, la magistrata Francesca Morvillo, e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. undefinedundefinedundefined

Il Maxi Processo a Cosa Nostra rappresenta un momento epocale nella lotta alla mafia siciliana. Ispirato dalle rivelazioni dei pentiti Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, il procedimento coinvolse 475 imputati per reati come omicidi, traffico di droga, estorsioni e associazione mafiosa e venne celebrato - dal 10 febbraio 1986 al 16 dicembre 1987 - nell'aula bunker costruita accanto al carcere palermitano dell'Ucciardone. La costruzione dell'aula bunker fu un evento storico: non c'erano precedenti di quelle dimensioni, e nemmeno c'erano piani architettonici su cui basarsi. L'architetto Francesco Martuscelli racconta in questo reportage gli aneddoti e le particolarità di questa struttura, che oggi è in fase di ristrutturazione ma che abbiamo potuto visitare guidati dal funzionario giudiziario Rosario Zarcone.undefinedUn'altra delle voci che ricorderà cosa fu il maxiprocesso contro Cosa Nostra è quella di Giuseppe Ayala, che vestì i panni della pubblica accusa. L'esito di quel processo furono 19 ergastoli, 342 condanne per un totale di 2 mila 265 anni di reclusione. La sentenza venne confermata dalla Cassazione il 30 gennaio 1992. undefinedundefinedundefined

Fino a una manciata di anni fa non pensavamo sarebbe mai stato possibile vedere il colore degli occhi di un uomo di Neanderthal o il tipo di capelli di un antico egizio. A partire dagli anni '90 si è invece scoperto che sì. Che nonostante il passaggio di secoli o addirittura di centinaia di migliaia di anni, è possibile rintracciare i resti di DNA dalle ossa umane. Oggi non è raro vedere in archeologia quello che capiterebbe sulla scena di un delitto, con equipes di ricerca sulle tracce di DNA all'intero di aree di scavo, e la possibilità di capire molto di più su migrazioni, abitudini alimentari, malattie, eventi catastrofici. Grazie alle ricerche sul DNA antico è stato possibile nel 2010 ricostruire il genoma dell'uomo di Neanderthal, e, sempre nello stesso anno, scoprire l'esistenza di un ominide che non conoscevamo: l'uomo di Denisova. Il risultato è stata l'evidenza che siamo molto più strettamente imparentati con altre specie umane, rispetto a quanto sospettassimo. Ma la frontiera più recente è la possibilità di estrarre DNA anche là dove non sembrano esserci resti: è il cosiddetto DNA ambientale grazie al quale la comunità scientifica è oggi in grado di ricostruire interi ecosistemi e il passaggio delle specie che li hanno attraversati.

In fuga dalla violenza politica, dalle persecuzioni religiose o dalla povertà, ogni giorno uomini, donne e bambini si mettono in viaggio dall'Asia Centrale, dal Medio Oriente, dall'Africa per intraprendere lunghi e pericolosi viaggi alla ricerca di un futuro migliore. Viaggi che diventano una vera e propria esistenza in esilio, sottotraccia e avvolta dall'incertezza. Le frontiere sono i luoghi in cui l'esistenza di questi esuli emerge in superficie, diventando oggetto di contestazione, di attenzione mediatica e di controllo e repressione da parte delle autorità, ma anche di empatia e aiuto concreto da parte di attivisti e popolazione locale.La sociologa Anne-Claire Defossez e il medico e antropologo Didier Fassin hanno scelto le Alpi, la zona del Monginevro tra l'alta Val di Susa e la regione di Briançon, per studiare i meccanismi che si instaurano sulla frontiera. Tre attori: esuli, poliziotti e attivisti intrecciano rapporti umani complessi e inaspettati, in un ambiente ostile per natura e per scelta politica. La loro indagine sul campo, definita di “partecipazione osservante”, è durata cinque anni, con periodi di permanenza in montagna. Una ricerca che è confluita nel libro Umanità in esilio. Cronache dalla frontiera alpina, uscito in Francia nel 2024 e tradotto in italiano per Feltrinelli lo scorso anno.Laser ha intervistato i due autori, per i quali la frontiera alpina è un prisma attraverso il quale lo sguardo si allarga dalle storie locali ai fenomeni globali, permettendo di indagare le migrazioni, ma forse soprattutto di comprendere la preoccupante evoluzione delle società europee.

L'Unione europea conta 27 eserciti nazionali, ma nessuno in comune, nessuno veramente condiviso. Alcuni tentativi passati, e in particolare la Comunità Europea di Difesa (CED) all'inizio degli anni Cinquanta, non sono mai arrivati in porto, come racconta lo storico Piero Graglia. Da qualche tempo tuttavia la nuova situazione internazionale spinge a riconsiderare la creazione di un esercito europeo. Da un lato infatti l'invasione russa dell'Ucraina ha creato una forte tensione sul confine orientale dell'Unione; dall'altro la presidenza Trump ha aperto un solco tra gli Stati Uniti e l'Europa, rendendo più incerta e costosa la garanzia di protezione della NATO. undefinedDi certo dopo 80 anni di pace gli europei potrebbero essere nuovamente chiamati a imbracciare le armi per difendere il loro mondo. Ma come sarebbe accolto dai cittadini un ritorno agli eserciti di leva? E la tecnologia da sola potrebbe sostituire gli uomini? Marco Mondini prova a rispondere a questa controversa domanda. Il percorso verso un esercito europeo appare però lungo e complesso, forse troppo per il tempo disponibile, ma il giurista Federico Fabbrini intravede una possibile scorciatoia. undefined

Un intenso reportage dall'Egitto che documenta il clima di repressione in cui oppositori, attivisti e pacifisti sono arrestati e puniti sistematicamente. Una situazione aggravata da una grave crisi economica, che ha avuto gravi conseguenze sull'accesso alla popolazione ai diritti economici, sociali e culturali. Le ONG come Human Rights Watch hanno denunciato le gravi violazioni dei diritti umani nel loro ultimo rapporto 2025. Un clima repressivo documentato dal Laser in due puntate di Ines Della Valle, che ha incontrato e intervistato avvocati, attivisti pacifisti e sindacalisti, alcune vittime di torture e di sparizioni forzate. Testimonianze e racconti delle vittime o dei loro famigliari, da cui emerge quanto la pena di morte e la tortura siano diventati uno strumento politico nella repubblica presidenziale che figura tra i paesi con il più alto numero di esecuzioni capitali al mondo. undefined

Un intenso reportage dall'Egitto che documenta il clima di repressione in cui oppositori, attivisti e pacifisti sono arrestati e puniti sistematicamente. Una situazione aggravata da una grave crisi economica, che ha avuto gravi conseguenze sull'accesso alla popolazione ai diritti economici, sociali e culturali. Le ONG come Human Rights Watch hanno denunciato le gravi violazioni dei diritti umani nel loro ultimo rapporto 2025. Un clima repressivo documentato dal Laser in due puntate di Ines Della Valle, che ha incontrato e intervistato avvocati, attivisti pacifisti e sindacalisti, alcune vittime di torture e di sparizioni forzate. Testimonianze e racconti delle vittime o dei loro famigliari, da cui emerge quanto la pena di morte e la tortura siano diventati uno strumento politico nella repubblica presidenziale che figura tra i paesi con il più alto numero di esecuzioni capitali al mondo. undefined

Leo Wili è un ragazzo come tanti altri: sportivo, scanzonato, pieno di vita. Da un giorno all'altro però tutto cambia quando nel 2023, a 27 anni, scopre di avere la sclerosi multipla, una malattia cronica, imprevedibile nel suo progredire, che attacca il sistema nervoso e così, a lungo termine, la motricità di tutto il corpo. Per Leo è un colpo durissimo che lo disorienta, lo spaventa. Cosa fa una diagnosi così infausta con un ragazzo vitale e pieno di energia? Molte cose ma non necessariamente quella di volerne parlare su tiktok e instagram. E questo è esattamente quello che ha scelto di fare Leo con video di pochi secondi che lui registra sull'iconica Kappelbrücke di Lucerna. Video improvvisati, sussurrati e a volte gridati pestando i pugni sul legno secolare della Kappelbrücke. Parla a se stesso, Leo, e a chi lo vuole ascoltare, non tanto della malattia ma di cosa questa fa con lui, e cosa lui può, vuole o è deciso fare con essa, la Sclerosi Multipla, tanto più grande di lui. Come ripartire quando tutto sembra crollare? Una passeggiata con Leo Wili una fredda mattina d'inverno a Lucerna.undefined

Da New York a Parigi, dai ritratti di Picasso allo D-Day, dalle copertine di Vogue ai campi di concentramento, la vita di Lee Miller è una storia eccezionale.Modella, musa e artista, fotografa e reporter di guerra, Lee Miller ha attraversato il Novecento con uno sguardo surreale. Collaboratrice e compagna di Man Ray protagonista della stagione surrealista parigina accanto a Picasso e Dalí, è stata una delle pochissime donne accreditate come fotografa di guerra dall'esercito americano. Le sue immagini dei bombardamenti, della liberazione dei campi di concentramento e della fine del nazismo hanno segnato in modo indelebile la storia del fotogiornalismo. Eppure, dopo la guerra, Lee Miller sceglie il silenzio: si ritira in Inghilterra, lontano dalla sua macchina fotografica, come se quella lente avesse visto troppo. Per anni, la sua opera rischia di scomparire, dimenticata in una soffitta. A riportarla alla luce sarà il figlio, Antony Penrose. Un rapporto difficile, segnato dal silenzio acolico della madre, che si trasforma in una vera e propria missione di vita: ricostruire la storia di sua madre, restituirle voce e giustizia. Attraverso archivi, testimonianze e una lunga ricerca personale, Penrose riannoda i fili di una biografia complessa, fatta di coraggio e ferite profonde. Questo documentario radiofonico racconta la storia di Lee Miller-Penrose attraverso le parole di Antony Penrose. Un radiodocumentario che non è solo il ritratto di una grande fotografa, ma il racconto di come il dolore di un figlio, se affrontato, possa trasformarsi in testimonianza e memoria collettiva.

Al mondo, più di 500 milioni di donne e persone con utero non hanno accesso a prodotti igienici e risorse sicure e dignitose per gestire le proprie mestruazioni. Eppure, la povertà mestruale continua ad essere un grande tabù della salute mondiale e dei diritti fondamentali dell'essere umano.Le conseguenze della povertà mestruale sul piano economico e su quello delle pari opportunità, dei diritti e della salute sono enormi. Secondo i report di Unicef e OMS, in alcune zone rurali del Sud globale una studentessa su cinque abbandona la scuola a causa della difficoltà a gestire le mestruazioni. In Africa orientale esiste il “sex for pads”, una forma di prostituzione che prevede “prestazioni sessuali in cambio di assorbenti”. In Nepal le donne ancora muoiono a causa della pratica violenta e illegale del chhaupadi. A Gaza, 700 mila ragazze e donne sono vittime dell'assenza di prodotti igienici intimi e assistenza sanitaria.Dalla Palestina e dal mondo, oggi alcune voci coraggiose si levano contro questa violazione invisibile, di cui anche un Paese ricco e privilegiato come la Svizzera non è esente.Con Michela Chimenti, giornalista e fotografa autrice del podcast Il ciclo della discordia; Jacqueline Fellay, co-presidente di Salute Sessuale Svizzera e Aya Ashour, attivista e giornalista di Gaza appena giunta in Italia grazie a un corridoio umanitario. Con estratti dal testo La guerra in cui il corpo delle donne ha perso i suoi diritti dell'attivista e poetessa palestinese Mariam Mohammed El Khatib e dallo spettacolo Benedette mestruazioni del collettivo ticinese lediecilune.

Il 27 gennaio è la «giornata della memoria» in ricordo delle vittime della Shoah, la data ricorda il giorno in cui, nel 1945, le truppe dell'Armata Rossa entrarono ad Auschwitz-Birkenau, il più grande campo di sterminio nazista. In questa puntata riflettiamo su quale dovrebbe essere il vero obiettivo della memoria, su quali sono gli strumenti della storia che continua a studiare, capire, cercare fotografie e documenti, mentre progressivamente vengono meno i testimoni oculari che hanno vissuto, e raccontato, l'orrore. Con Liliana Picciotto, una delle più importanti storiche italiane della Shoah e degli ebrei in Italia, lavora presso Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano, di cui dirige le ricerche storiche, autrice di diversi saggi tra cui Libro della memoria. Gli ebrei deportati dall'Italia. 1943-1945 (Mursiaa 1991, 2001) e Salvarsi. Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah 1943-1945 (Einaudi 2017); David Bidussa, storico e saggista, autore di diversi libri, ha indagato la retorica della memoria pubblica e Daniele Susini, storico e formatore, studia il preoccupante fenomeno della distorsione e politicizzazione della Shoah. E con due estratti del documentario radiofonico in presa diretta del 1976 realizzato ad Auschwitz-Birkenau dal collega Franco Fayenz.