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El cisma es el rechazo a la sujeción del Papa o a la comunión eclesial, diferenciándose de la herejía y la apostasía. Históricamente destacan tres grandes fracturas: el Cisma de Oriente (1054), el Cisma de Occidente (1378) y la Revolución Protestante (1517). El caso más reciente involucra a la Fraternidad Sacerdotal San Pío X (FSSPX), fundada en 1970 por el arzobispo Marcel Lefebvre en rechazo a las reformas del Concilio Vaticano II. La primera ruptura ocurrió en 1988, cuando Lefebvre consagró a cuatro obispos sin mandato de Juan Pablo II, incurriendo en excomunión latæ sententiæ. Aunque Benedicto XVI levantó las excomuniones en 2009, la FSSPX carecía de estatus canónico legítimo. Hace unos días ocurrió la separación definitiva. La actitud del fiel debe ser de fidelidad al Magisterio vivo, evitando la asistencia regular a sus sacramentos para no alimentar la separación, y orando por la unidad.
Hace unos años, si hablabas de las monjas clarisas de Belorado, seguramente era porque habías probado sus chocolates. Pero, de un momento a otro, estas monjas pasaron de la alegría de la cocina a los problemas con la justicia. Por el camio se han separado de la Iglesia católica, han sido desahuciadas del convento en el que vivían y ahora siete de ellas están pendientes de un juicio en el que se piden 12 años de cárcel a cada una por cinco delitos cometidos contra las más mayores del grupo. Y eso es solo en una de las al menos cuatro causas que hay abiertas contra ellas. En este episodio de Hoy en EL PAÍS, el periodista Juan Navarro detalla la historia detrás de estas causas, y cómo han llegado hasta aquí las monjas. “Ellas rompen con la Iglesia como tal en primavera de 2024″, explica. “Ahí lanzaron un comunicado, se hicieron eco en redes sociales, y anunciaban que estaban muy en contra de las tesis de la Santa Sede de los últimos tiempos. Que volvían a las ideas del Concilio Vaticano II y que se desmarcan del entonces Papa Francisco”. Las redes también las han utilizado para defenderse de las acusaciones, regularmente subiendo vídeos en los que detallan las acciones de la Guardia Civil y del Arzobispado de Burgos. “Se habla de manera totalmente amalgamada de que las mayores se caían tropezando con animales, de que las tenían todo el día en una sala sin salir, que si una de ellas estaba -el día que llega la Guardia Civil al convento- en el baño sin atender... Son datos que no constan en ninguna parte más que por testimonios de referencia de otras personas que dicen que se lo han contado”, dice Enrique García de Viedma, abogado y hermano de la que fuera abadesa del grupo, Laura García de Viedma. “No hay ninguna prueba real. No se sabe cuándo lo han dicho, no se sabe cómo ha sido la conversación, cómo estarían de impactadas, ni a las mayores les han preguntado jamás por esto”. Escucha el episodio entero y comenta cuáles son tus principales dudas entorno a lo que ha ocurrido con las monjas rebeldes de Belorado. CRÉDITOS Realiza: Verónica Figueroa Presenta: Ana Fuentes Diseño de sonido: Oskar Bogdanowicz Información relacionada: La Fiscalía y la acusación particular piden 12 años de cárcel a cada una de las siete monjas cismáticas de Belorado por cinco delitos Una cocina arrancada, ratones y pergaminos del siglo XIV tapados con mantas: así quedó el monasterio tras la salida de las monjas rebeldes Las dos exmonjas de Belorado detenidas por la presunta trama de venta de patrimonio religioso son puestas en libertad provisional
El Papa visita Lampedusa, isla símbolo del drama migratorio, trece años después del primer viaje de Francisco. Rinde homenaje a los migrantes fallecidos, deteniéndose ante la tumba del bebé Yusuf y en el muelle de Favaloro, que se renombrará Papa Francisco. Preside una misa y se reúne con migrantes, en una jornada intensa y simbólica. Por otro lado, los lefebvrianos culminan un cisma al ordenar cuatro obispos sin autorización papal, desoyendo el llamamiento de León 14. El Vaticano confirma la excomunión de los obispos y de quienes se adhieran, calificando el acto de naturaleza cismática. Este hecho es el último capítulo de un conflicto que se remonta al Concilio Vaticano II, con intentos infructuosos de reconciliación. La excomunión es una pena medicinal para la reflexión. Las ordenaciones son válidas pero ilícitas, invalidando sacramentos como la penitencia y el matrimonio dentro de la fraternidad. La Iglesia lamenta la ruptura y la visión anclada en el pasado de los lefebvrianos, ...
Solo el 13% de las oraciones del antiguo Misal pasaron intactas al nuevo. Conoce las principales oraciones de la Misa que se eliminaron con la reforma litúrgica posterior al Concilio Vaticano II.Ayuda a sostener este apostolado. Envía mensaje de WhatsApp al +52 33 2813 6085 diciendo: "Quiero apoyar", y te diremos cómo puedes hacernos llegar tu ayuda. Página personal: padrejuanrazo.com Visita nuestro canal de oración y espiritualidad: @canalsagradoscorazones Sigue nuestra página web: https://conservandolafe.com/Para recibir aviso de nuevos videos, envía "ALTA" por WhatsApp al +52 33 2813 6085
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8569SAN GIORGIO NON DIALOGA COL DRAGO, MA LO COMBATTE E LO UCCIDEdi Roberto de Mattei Nel suo libro Fisionomie di santi, lo scrittore francese Ernest Hello dedica un profilo a San Giorgio, definendolo "uno dei santi più illustri e dimenticati; illustri ieri, dimenticati oggi". Hello scriveva il suo libro nel 1879; oggi San Giorgio non è solo dimenticato, ma nella Chiesa cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, la sua memoria è stata addirittura retrocessa a festa liturgica facoltativa, forse perché san Giorgio è il santo guerriero per eccellenza, antitetico al modello del cattolico pacifista oggi dominante. San Giorgio nacque probabilmente in Cappadocia tra il 275 e il 285, e morì martire a Nicomedia intorno al 303. I suoi genitori erano cristiani: il padre Geronzio, di origine persiana, e la madre Policromia, cappadoce. Educato nella fede, crebbe nella disciplina e nel timore di Dio. A diciassette anni abbracciò la carriera militare sotto l'imperatore Diocleziano. Si distinse per coraggio e rettitudine, divenendo tribunus militum, cioè un ufficiale di alto grado dell'esercito romano. Nel 303, l'anno in cui più infuriava la persecuzione di Diocleziano, Giorgio si presentò all'imperatore e ardì rimproverarlo, confessando di essere cristiano. Fu torturato in tutti i modi possibili, ma continuò a professare la sua fede. Lo fustigarono fino a mettere le ossa allo scoperto, lo gettarono in una fossa ardente, gli applicarono stivaletti roventi ai piedi, ma Giorgio continuava a soffrire senza arrendersi. Più volte dato per morto, Giorgio risorse miracolosamente, convertendo testimoni e soldati, tra cui il comandante Anatolio. Persino l'imperatrice Alessandra, colpita dalla sua fede, abbracciò il cristianesimo e subì il martirio. Alla fine l'ufficiale cristiano chiese di essere condotto davanti al tempio dove si adoravano gli dei. Diocleziano pensò di averlo finalmente piegato. Ma Giorgio, rivolgendosi all'idolo, dopo aver fatto il segno della croce gli chiese: "Vuoi che ti faccia sacrifici come a Dio?". Allora il demonio, forzato alla confessione rispose: "Non sono Dio. Non c'è altro Dio al di fuori di quello che tu predichi". Poi gli idoli del tempio caddero in polvere. A questo punto l'imperatore ordinò di decapitare il milite cristiano. In quel tempo ciò accadde a molti martiri. Il Signore li fece sopravvivere ad inauditi tormenti, permettendo che morissero solo per mezzo della decapitazione. MEGALOMARTIRESan Giorgio è entrato nella storia, come "Megalomartire", cioè grande testimone della fede, ed è venerato soprattutto in Oriente. Ma egli è celebre per un altro episodio, tramandatoci dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, che è una raccolta medioevale non di leggende, ma di testimonianze storiche. Nei dintorni della città di Silena, in Libia, un mostro terribile, che viveva in un lago, terrorizzava la popolazione, precipitandosi su animali o su uomini. Si cercò di placarlo dandogli ogni giorno due pecore, ma presto i greggi finirono e si consultò l'oracolo. Questi rispose che, per sfamarlo, bisognava servire al dragone, vittime umane da tirare a sorte. Questa storia non è inverosimile. Gli oracoli pagani, ispirati dal demonio, chiedevano spesso sacrifici umani per placare gli dei e solo il Cristianesimo interruppe questa pratica infernale. La sorte designò un giorno come vittima la figlia del Re. Il sovrano rifiutò di concedere la figlia, ma il popolo iniziò a rivoltarsi, circondando il palazzo e minacciando la famiglia reale. A questo punto il Re cedette e consegnò la figlia alla folla, per immolarla al drago. La giovane attendeva la sua sorte sulle rive del lago, quando le apparve un soldato cristiano, che la rassicurò, invitandola ad avere fiducia nel nome di Cristo. Quando il drago emerse, Giorgio, salito a cavallo, lo affrontò nel nome del Signore, e lo trafisse da parte a parte con la sua lancia. Poi condusse il mostro ferito fino alla città e promise di ucciderlo, a condizione della conversione del popolo. Il Re fu battezzato e ventimila uomini con lui, senza contare le donne e i bambini. Giorgio rifiutò ogni ricompensa e andò verso il suo destino, che sarebbe stato il martirio. Il dato più antico e più solido della memoria cristiana di san Giorgio è la sua morte sotto Diocleziano. Eppure, l'immagine di san Giorgio che domina ovunque - dalle icone bizantine agli affreschi medievali, fino alla pittura rinascimentale - è quella del cavaliere che trafigge il drago. Questa scena, al di là della sua storicità, ha un valore simbolico. Il drago ci ricorda che esistono nemici, non solo dei singoli individui, ma delle collettività umane. Sotto le sembianze del drago potremmo raffigurare la Rivoluzione anticristiana che da secoli aggredisce la Civiltà cristiana. San Giorgio è il cristiano, o il gruppo di cristiani che, armati di fede, combattono e annientano il nemico.SENZA TIMORE FINO ALLA VITTORIASe la lotta di san Giorgio contro il drago può essere messa in dubbio dalla critica storica, non può esserlo un altro episodio, tramandato da testimoni. Il 15 luglio 1099, nel corso della Prima Crociata bandita dal Papa beato Urbano II, quando i crociati giunsero alle porte di Gerusalemme, san Giorgio apparve rivestito di una bianca armatura su cui risplendeva, rossa, la croce e fece segno ai combattenti di seguirlo senza timore fino alla vittoria. Lo stesso accadde nella battaglia di Antiochia. Da allora san Giorgio è il patrono non solo della lotta, ma del trionfo sul nemico, e come tale è stato invocato nei secoli. Particolarmente forte fu la devozione nella Repubblica di Genova, il cui vessillo - croce rossa in campo bianco - divenne simbolo del santo. Il grido "Genova e San Giorgio!" accompagnava i combattenti in battaglia. Anche Venezia lo venerò, dopo san Marco, come suo speciale protettore. Ma nessuna provincia del mondo cattolico sorpassò l'Inghilterra nell'ossequio reso a questo santo, venerato fin dal IX e X secolo. Un concilio nazionale, tenuto ad Oxford nel 1222, ordinò che la festa del grande Martire fosse di precetto in tutta l'Inghilterra per onorarlo quale protettore del popolo inglese. In Italia, le città e i comuni di cui san Giorgio è patrono sono più di cento. Il suo cranio, portato a Roma dall'Oriente, nell'VIII secolo, è custodito a Roma nella chiesa di San Giorgio al Velabro.La memoria liturgica di san Giorgio si celebra il 23 aprile, giorno della sua nascita al cielo. In Georgia, terra che porta il suo nome, il santo è venerato con particolare solennità anche il 23 novembre.Oggi abbiamo bisogno della protezione di san Giorgio, e dobbiamo invocarlo perché infonda spirito combattivo e conduca alla vittoria tutti coloro che hanno la responsabilità, o la vocazione, di difendere il popolo cristiano dai suoi nemici.
Editorial El Papa León XIV ha publicado su primera encíclica, titulada «Magnifica Humanitas», sobre la custodia de la persona humana en el tiempo de la inteligencia artificial. El documento, firmado el 15 de mayo, coincidiendo con el 135 aniversario de la «Rerum novarum» de León XIII, ofrece un amplio desarrollo de la Doctrina Social de la Iglesia frente a los retos de la era digital. Noticias internacionales Bangladesh: Rezan el rosario durante todo mayo para reavivar la fe Polonia: Católicos lanzan iniciativa para ayudar a familias vulnerables México: Gobernador mexicano veta proyecto de ley de identidad de género Australia: Exposición inmersiva en la Capilla Sixtina en Sydney Noticias nacionales Córdoba celebrará la solemnidad del Corpus Christi el 4 de junio Artesanos de la cruz peregrina que presidirá la vigilia de jóvenes con el Papa Carmelitas, Cartujos y Oblatas preparan en silencio la liturgia del Papa Noticias de la Santa Sede Vaticano ve necesario fortalecer el diálogo entre Iglesia y gobierno español El arzobispo Nugent, nombrado nuncio apostólico en la República Checa Catequesis sobre el magisterio del Concilio Vaticano II
"Un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione"In questa meditazione, Don Francesco Tedeschi riflette sulla parabola del Buon Samaritano in occasione della memoria di san Paolo VI. L'autore ricorda come il santo Papa indicò in questa pagina evangelica il paradigma dell'intero Concilio Vaticano II e della spiritualità cristiana: un'immensa simpatia verso l'uomo, specialmente se segnato dalle lacrime e dal dolore, nel cui volto si riflette quello di Cristo. Guarda il video completo della preghiera su Youtube: https://youtube.com/live/sCGbLWBuRT0
Jn 19,25-27 19,25 Junto a la cruz de Jesús, estaba su madre y la hermana de su madre, María, mujer de Cleofás, y María Magdalena. 19,26 Al ver a la madre y cerca de ella al discípulo a quien él amaba, Jesús le dijo: «Mujer, aquí tienes a tu hijo». 19,27 Luego dijo al discípulo: «Aquí tienes a tu madre». Y desde aquella hora, el discípulo la recibió en su casa. Memoria de María Madre de la Iglesia El lunes siguiente a Pentecostés, la Iglesia Católica celebra la memoria de «la Santísima Virgen María, Madre de la Iglesia». Por decisión del Papa Francisco, la Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos ha ordenado la inscripción de la memoria de la «Bienaventurada Virgen María Madre de la Iglesia» en el Calendario Romano General, con decreto del día 11 de febrero de 2018, ciento sesenta aniversario de la primera aparición de la Virgen en Lourdes. Se adjuntan al decreto los respectivos textos litúrgicos, en latín, para la Misa, el Oficio Divino y el Martirologio Romano. Las Conferencias Episcopales tendrán que aprobar la traducción de los textos necesarios y, después de ser confirmados, publicarlos en los libros litúrgicos de su jurisdicción. El motivo de la celebración es descrito brevemente en el mismo decreto, que recuerda la madurada veneración litúrgica a María tras una mejor comprensión de su presencia «en el misterio de Cristo y de la Iglesia», como ha explicado el capítulo viii de la Lumen Gentium del Concilio Vaticano II. De hecho, el beato Pablo VI, al promulgar esta constitución conciliar el 21 de noviembre de 1964, quiso conceder solemnemente a María el título de «Madre de la Iglesia». El sentir del pueblo cristiano, en los dos mil años de historia, había acogido, de diverso modo, el vínculo filial que une estrechamente a los discípulos de Cristo con su Santísima Madre. De tal vínculo da testimonio explícito el evangelista Juan, cuando habla del testamento de Jesús muriendo en la cruz (cf. Juan 19, 26-27). Después de haber entregado su Madre a los discípulos y éstos a la Madre, «sabiendo que ya estaba todo cumplido», al morir Jesús «entregó su espíritu» para la vida de la Iglesia, su cuerpo místico: pues, «del costado de Cristo dormido en la cruz nació el sacramento admirable de la Iglesia entera» (Sacrosanctum Concilium, n. 5). El agua y la sangre que brotaron del corazón de Cristo en la cruz, signo de la totalidad de su ofrenda redentora, continúan sacramentalmente dando vida a la Iglesia mediante el Bautismo y la Eucaristía. María Santísima tiene que realizar su misión materna en esta admirable comunión, que se ha de potenciar siempre entre el Redentor y los redimidos. El Papa Francisco, considerando la importancia del misterio de la maternidad espiritual de María, que desde la espera del Espíritu en Pentecostés (cf. Hechos 1,14) no ha dejado jamás de cuidar maternalmente de la Iglesia, peregrina en el tiempo, ha establecido que, el lunes después de Pentecostés, la memoria de María Madre de la Iglesia sea obligatoria para toda la Iglesia de Rito Romano. Es evidente el nexo entre la vitalidad de la Iglesia de Pentecostés y la solicitud materna de María hacia ella. En los textos de la Misa y del Oficio, el texto de Hechos 1, 12-14 ilumina la celebración litúrgica, como también Génesis 3, 9-15.20, leído a la luz de la tipología de la nueva Eva, constituida «Mater omnium viventium» junto a la cruz del Hijo, Redentor del mundo. Esperamos que esta celebración, extendida a toda la Iglesia, recuerde a todos los discípulos de Cristo que, si queremos crecer y llenarnos del amor de Dios, es necesario fundamentar nuestra vida en tres realidades: la Cruz, la Hostia y la Virgen–Crux, Hostia et Virgo. Estos son los tres misterios que Dios ha dado al mundo para ordenar, fecundar, santificar nuestra vida interior y para conducirnos hacia Jesucristo. Son tres misterios para contemplar en silencio (R. Sarah, La fuerza del silencio, n. 57). Robert Card. Sarah Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos
En este episodio abordamos la relación entre el Concilio Vaticano II y la neoescolástica. Veremos cómo el Concilio no rompió sin más con la tradición tomista, pero sí abrió nuevos espacios de diálogo con el pensamiento contemporáneo, superando ciertas rigideces del manualismo neoescolástico y promoviendo una actitud más abierta, histórica y culturalmente atenta. Analizaremos también cómo, en el posconcilio, la Iglesia siguió reconociendo el valor del tomismo —especialmente como filosofía del ser y de la verdad—, aunque ya no como única forma posible de pensamiento cristiano, sino como una tradición fuerte llamada a dialogar con las corrientes filosóficas modernas. ÍNDICE 1. Las razones del relanzamiento del pensamiento escolástico 2. El contexto del siglo XIX: crisis moderna y respuesta católica 3. La encíclica Aeterni Patris: el gran impulso de León XIII 4. Los frutos y los límites del impulso leonino escuchar aquí >>> https://go.ivoox.com/rf/173848556 5. La encíclica Pascendi: la lucha contra el modernismo. 6. La relación entre Aeterni Patris y Pascendi. 7. El Concilio Vaticano II y su relación con la neoescolástica. Música de la época: Variado de Gregoriano. Imagen: La Neoescolástica. Pulsen un Me Gusta y colaboren a partir de 2,99 €/mes si se lo pueden permitir para asegurar la permanencia del programa ¡Muchas gracias a todos!
Nel suo libro Fisionomie di santi, lo scrittore francese Ernest Hello dedica un profilo a San Giorgio, definendolo “uno dei santi più illustri e dimenticati; illustri ieri, dimenticati oggi”. Hello scriveva il suo libro nel 1879; oggi San Giorgio non è solo dimenticato, ma nella Chiesa cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, la sua memoria è stata addirittura retrocessa a festa liturgica facoltativa, forse perché san Giorgio è il santo guerriero per eccellenza, antitetico al modello del cattolico pacifista oggi dominante. Questo episodio include contenuti generati dall'IA.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8487LE VITE INTRECCIATE DI GIOVANNI PAOLO II E PADRE PIOdi Reine Akeke Il 25 maggio del 1987 vediamo raccolto in silenziosa preghiera sulla tomba di padre Pio un illustre visitatore. Chi è? Sua Santità Giovanni Paolo II, l'allora Sommo Pontefice della Santa Chiesa. Questo raccoglimento sulla tomba di padre Pio deve essere un momento commovente per il Papa. Aveva conosciuto padre Pio nel lontano aprile 1948, quando era ancora giovane Sacerdote ordinato da meno di un anno; allora non poteva certamente immaginare che sarebbe stato lui a canonizzare l'umile Frate cappuccino. Desiderava incontrare padre Pio per tre motivi: vederlo, partecipare alla sua Messa e confessarsi da lui. Il giovane sacerdote Karol Wojtyla restò molto impressionato da quell'incontro e non dimentica più la figura del Frate cappuccino. Nel 1974, quando da Cardinale tornò a San Giovanni Rotondo, disse infatti di «aver ancora negli occhi, dopo tanti anni, la persona di padre Pio, la sua presenza, la Santa Messa da lui celebrata all'altare laterale, il confessionale e di sentire ancora le sue parole». Disse anche che «era impressionante, profondo, celebrare accanto alla tomba del venerato Padre, perché sempre per tutta la vita, non aveva fatto altro che predicare la passione e la morte e la resurrezione del Cristo». La Passione di Gesù, San Pio non solo la predicava, ma la viveva nel proprio corpo con le sue stimmate sempre sanguinanti. Con-crocifisso con Cristo, era anche lui vittima per i peccatori, che assolveva durante le lunghe ore trascorse nel confessionale per ridonare loro la pace e la grazia di Dio.UNA CONFESSIONE INDIMENTICABILEAnche San Giovanni Paolo Il si confessò da padre Pio e non lo dimenticò mai più. Mons. Paolo Carta, che era stato vescovo di Foggia, durante un incontro con il Papa disse di essere stato testimone della santità di padre Pio, e il Santo Padre rispose: «Ah, Padre Pio, che uomo di Dio. Una volta pure io sono andato da lui e mi sono confessato».Giovanni Paolo II conobbe dunque personalmente padre Pio ed era convinto della sua santità, dell'azione della grazia in quell'anima benedetta. Il Santo cappuccino fu anche suo benefattore quando si trovò in difficoltà a causa della salute di una sua amica, la dottoressa Wanda Poltawska. Quella signora e la sua famiglia per il Papa erano come una seconda famiglia. Nell'ottobre 1962, iniziava il Concilio Vaticano II e Karol Woityla, diventato Arcivescovo di Cracovia, si trovava a Roma per dare il suo contributo al Concilio; fu proprio in quel periodo che venne colto dalla brutta notizia della malattia della sua amica. Senza perdere tempo, scrisse a padre Pio, perché lo sapeva uomo di Dio - ricordiamo che in quel periodo il Sant'Uffizio aveva emanato contro padre Pio provvedimenti molto severi, riservati solo a Sacerdoti ribelli e colpevoli -; voleva chiedere il suo aiuto, la sua preghiera, per «una madre di quattro figlie, di quarant'anni, di Cracovia in Polonia (durante l'ultima guerra fu per cinque anni in campo di concentramento in Germania), ora in pericolo gravissimo di salute e della vita stessa per un cancro, affinché Dio per intercessione della Beatissima Vergine mostri la sua misericordia a lei e alla sua famiglia». A chi gli consegnava questa lettera da parte dell'arcivescovo Wojtyla, padre Pio rispose: «A questo non si può dire di no». Infatti, pochi giorni dopo, il futuro Papa scriveva un'altra lettera a padre Pio per ringraziare Dio e anche lui per la guarigione ottenuta.LA DEVOZIONE A MARIA SANTISSIMADevotissimo della Madonna quanto padre Pio, San Giovanni Paolo II, non poteva non invocare la "Mamma celeste" come Mediatrice della grazia da ottenere. In effetti, la devozione a Maria Santissima è un punto in comune tra queste due vite vissute interamente per Dio e per i fratelli, sotto lo sguardo materno della Madonna. Possiamo dire che tutta la vita di ambedue fu una convivenza con la Madonna. Al card. Andrea Deskur, segretario di Giovanni Paolo II, che al termine di un colloquio chiedeva a suor Lucia di Fatima se doveva «riferire qualcosa al Santo Padre» da parte della Madonna, la Venerabile rispose: «Non è necessario, perché la Madonna gli parla direttamente». Similmente padre Pio, a chi gli chiedeva se la Madonna fosse mai andata nella sua cella, rispondeva: «Di' piuttosto se qualche volta non c'è».L'amore a Gesù Crocifisso e alla Madre Corredentrice unì queste due anime tanto lontane l'una dall'altra secondo la gerarchia, ma così vicine per l'ideale che le animava: la salvezza delle anime.In una lettera che scrisse, in polacco e con la sua firma autografa in calce, al Padre guardiano di San Giovanni Rotondo due mesi prima di elevare all'onore degli altari il Frate tanto amato (5 aprile 2002), ricordò ancora il loro primo incontro, e soprattutto l'impressione provata nel partecipare alla sua Messa. «Ho potuto - scriveva - scambiare qualche parola con Lui, ho partecipato il giorno dopo alla Santa Messa, che è durata a lungo e durante la quale ho potuto vedere sul suo volto la sofferenza che provava. Ho visto le sue mani celebrare l'Eucaristia: i segni delle stimmate. È rimasta per me un'esperienza indimenticabile».Ringraziamo Dio per aver dato alla sua Chiesa e all'umanità questi giganti di santità e chiediamo loro di intercedere ancora per la Santa Chiesa in tempi di "morta fede e di empietà trionfante" come i nostri.
Massimo Giuliani"La disputa messianica"Farisei, sadducei e la morte di GesùIsrael KnohlTraduzione di Margherita PepoliEdizioni Adelphiwww.adelphi.itUna secolare tradizione iconografica e una vasta letteratura si sono diffusamente interrogate sulla sequenza centrale del processo a Gesù: il «faccia a faccia» con Ponzio Pilato e con le istituzioni degli occupanti romani, le sole tenute a eseguire la sentenza. Pressoché sconosciuta, invece, è la sequenza precedente, cioè la disputa tra farisei e sadducei intorno all'identità di Cristo come Messia. Una sequenza che ora Israel Knohl restituisce in modo magistrale, seguendo in un percorso inedito lo sviluppo millenario di due correnti contrapposte del pensiero biblico, messianica e antimessianica, che collidono drammaticamente nel processo a Gesù. Portatori di una visione «popolare», i farisei credono alla venuta di una «figura eccelsa» in grado di restaurare «la grandezza della Casa di Davide», e pur non riconoscendo in Gesù quella figura, abbracciano la posizione filomessianica. All'opposto, è l'idea stessa di messianismo a risultare blasfema per i sadducei, che ne rigettano le ragioni ultime, dalla resurrezione dei morti ai concetti di premio e castigo. Alfa e omega di questa radicalità dottrinaria, la distanza incolmabile tra il divino e l'umano, a sua volta riconducibile a un'interpretazione severa della Torah. Nel rimarcare come il giudizio su Gesù spettasse proprio ai sadducei – egemoni nel Sinedrio –, Knohl smantella con la sua avvincente narrazione una serie di stereotipi e pregiudizi consolidati: dimostra come le radici teologiche del processo a Gesù siano da ricercarsi in un conflitto interno al giudaismo, non tra giudaismo e (proto)cristianesimo; e come le responsabilità della sua morte non si possano in alcun modo ascrivere al «popolo ebraico nel suo complesso» (Concilio Vaticano II), come vuole l'adagio «deicida» a lungo impresso quale marchio indelebile su un'intera comunità.Israel Knohl è un eminente biblista e storico israeliano, già professore alla Hebrew University e senior fellow allo Shalom Hartman Institute. Le sue ricerche si concentrano sulle origini dell'ebraismo, la formazione della Bibbia ebraica e le figure messianiche, analizzando l'evoluzione delle credenze ebraiche con un approccio interdisciplinare.Massimo Giuliani è professore di Pensiero ebraico presso l'Università di Trento. Studioso dell'ebraismo moderno e contemporaneo, nonché del rapporto tra filosofia e pensiero ebraico, ha approfondito i temi legati alla Shoah, il giudaismo conservative americano e il dialogo ebraico-cristiano, non mancando di svolgere attività di comunicazione pubblica anche su quotidiani e riviste. Curatore dell'edizione italiana di alcune opere di Maimonide, Mosheh Hayyim Luzzatto e Gershom Scholem, ha pubblicato di recente: La giustizia seguirai. Etica e halakhà nel pensiero rabbinico (Firenze 2016); La filosofia ebraica (Brescia 2017); Il Rabbi di Asti. Su Paolo De Benedetti (Brescia 2019); Le terze tavole. La Shoah alla luce del Sinai (Bologna 2019); Il dizionarietto di ebraico. Lingua divina sulle labbra degli uomini (et al., Brescia 2019); Le corone della Torà. Logica e midrash nell'ermeneutica ebraica (Firenze 2021).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Año XX. Núm. 26. La catequesis semanal del Papa León XIV sobre el Concilio Vaticano II, acerca de la constitución dogmática Dei Verbum sobre la Divina Revelación.
Año XX. Núm. 25. El Papa León XIV continúa su catequesis semanal sobre el Concilio Vaticano II explicando la relación entre la Escritura y la Tradición, a la luz de la Constitución Dogmática Dei Verbum sobre la divina revelación.
Año XX. Núm. 22. Lo que el Papa León XIV ha enseñado en su segunda catequesis sobre la Constitución Dogmática Dei Verbum sobre la divina revelación.
Año XX. Núm. 20. El Papa León XIV ha iniciado su catequesis sobre el Concilio Vaticano II reflexionando acerca de la Constitución Dei Verbum sobre la Divina Revelación.
En el inicio de un nuevo ciclo de catequesis, el Papa León XIV exhortó a la Iglesia este 7 de enero a volver al Concilio Vaticano II, no desde interpretaciones parciales o recuerdos lejanos, sino a través de la lectura directa de sus Documentos. A sesenta años de su clausura, el Pontífice subrayó la vigencia y la fuerza profética de aquel acontecimiento, que sigue orientando el camino de la Iglesia en un mundo marcado por profundos cambios sociales y culturales.PARA VERLA Y ESCUCHARLA pincha aqui_ https://youtu.be/3lDkeUhhz_Y?si=FlLEdQY_QE6IQn0M
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
Editorial En Italia, miles de mujeres son víctimas cada año del crimen organizado con fines de explotación sexual. La trata de blancas es consolidada por la mafia local y se incrementa conforme también lo hace la inmigración, proliferando organizaciones criminales de explotación sexual de origen nigeriano, entre otras. La policía organiza redadas y desarticula las mafias, pero no siempre puede atender a las víctimas. Consciente de ello, la hermana Carla Venditti, de 64 años, se adentra en la noche italiana desde 2017, armada con el Evangelio, dispuesta a enfrentar las mafias y rescatar de ellas a mujeres, jóvenes y niñas. Conocida por su labor, las víctimas esperan su llegada. Noticias internacionales Bulgaria: Herencia cristiana en las nuevas monedas de euro Malawi: 100 mil niños celebraron la Jornada de la Infancia Misionera Argentina: Más de 1.000 espectadores disfrutaron de una nueva Navidad EE. UU.: Gobernadora explicó el significado religioso de la Navidad Noticias nacionales Muere la «auténtica» Sor Citroën El Camino de Santiago bate su propio récord Noticias de la Santa Sede El Papa León XIV recibe al Cardenal Zen en el Vaticano Primer consistorio extraordinario del Papa León XIV Nuevo ciclo de catequesis centrado en el Concilio Vaticano II
Si quieres ayudar a sostener este apostolado, envía WhatsApp "quiero apoyar" al +52 33 2813 6085.Contenido fiel a la doctrina católica tradicional y al Magisterio perenne.⏰ Capítulos:00:00 Introducción04:15 Nuevo libro del Padre Murr.12:00 Palabras para los sacerdotes en problemas.28:06 Sinodalidad y Concilio Vaticano II.
Año XX. Núm. XIX. El Papa León XIV ha decidido impartir toda una catequesis acerca del Concilio Vaticano II.
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
Acompaña al Padre Román Flecha a meditar sobre el Concilio Vaticano II del 28 de octubre de 1965, y conozcamos más a fondo este tema.
Envíame un mensajeYa son 100 años del Documento Quas Primas y después del Concilio Vaticano II muchos se preguntan cuál es el papel de los laicos en la Iglesia y en el mundo. Hoy Fernando Romero acompaña a Luis Román para contestar esta importante pregunta.Support the show YouTube Facebook Telegram Instagram Tik Tok Twitter
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
PABLO OBISPO SIERVO DE LOS SIERVOS DE DIOS JUNTAMENTE CON LOS PADRES DEL CONCILIO PARA PERPETUO RECUERDOCONSTITUCIÓN DOGMÁTICA SOBRE LA IGLESIA* LUMEN GENTIUMCAPÍTULO I EL MISTERIO DE LA IGLESIA1. Cristo es la luz de los pueblos. Por ello este sacrosanto Sínodo, reunido en el Espíritu Santo, desea ardientemente iluminar a todos los hombres, anunciando el Evangelio a toda criatura (cf. Mc 16,15) con la claridad de Cristo, que resplandece sobre la faz de la Iglesia. Y porque la Iglesia es en Cristo como un sacramento, o sea signo e instrumento de la unión íntima con Dios y de la unidad de todo el género humano, ella se propone presentar a sus fieles y a todo el mundo con mayor precisión su naturaleza y su misión universal, abundando en la doctrina de los concilios precedentes. Las condiciones de nuestra época hacen más urgente este deber de la Iglesia, a saber, el que todos los hombres, que hoy están más íntimamente unidos por múltiples vínculos sociales técnicos y culturales, consigan también la plena unidad en Cristo.
CONSTITUCIÓN DOGMÁTICA DEI VERBUM SOBRE LA DIVINA REVELACIÓN PROEMIO1. El Santo Concilio, escuchando religiosamente la palabra de Dios y proclamándola confiadamente, hace cuya la frase de San Juan, cuando dice: "Os anunciamos la vida eterna, que estaba en el Padre y se nos manifestó: lo que hemos visto y oído os lo anunciamos a vosotros, a fin de que viváis también en comunión con nosotros, y esta comunión nuestra sea con el Padre y con su Hijo Jesucristo" (1 Jn., 1,2-3). Por tanto siguiendo las huellas de los Concilios Tridentino y Vaticano I, se propone exponer la doctrina genuina sobre la divina revelación y sobre su transmisión para que todo el mundo, oyendo, crea el anuncio de la salvación; creyendo, espere, y esperando, ame.
«La Eucaristía y el sacerdocio son inseparables». El P. Félix López —superior general de los Siervos del Hogar de la Madre—, nos habla de cómo el Corazón de Jesús, tan lleno de amor, quiso instituir el sacrificio Eucarístico de su Cuerpo y de su Sangre para «perpetuar el sacrificio de la cruz», como dice el Concilio Vaticano II en la Constitución sobre la Liturgia. El P. Félix nos confiesa que, elevar la Hostia en la consagración, le ayuda a mirar a Jesús y a mirarse en Él, como en un espejo. Al ver a Jesús y su actitud de donación, se pregunta si él vive con esta misma actitud.
CONSTITUCIÓN DOGMÁTICA DEI VERBUM SOBRE LA DIVINA REVELACIÓN PROEMIO1. El Santo Concilio, escuchando religiosamente la palabra de Dios y proclamándola confiadamente, hace cuya la frase de San Juan, cuando dice: "Os anunciamos la vida eterna, que estaba en el Padre y se nos manifestó: lo que hemos visto y oído os lo anunciamos a vosotros, a fin de que viváis también en comunión con nosotros, y esta comunión nuestra sea con el Padre y con su Hijo Jesucristo" (1 Jn., 1,2-3). Por tanto siguiendo las huellas de los Concilios Tridentino y Vaticano I, se propone exponer la doctrina genuina sobre la divina revelación y sobre su transmisión para que todo el mundo, oyendo, crea el anuncio de la salvación; creyendo, espere, y esperando, ame.
CONSTITUCIÓN DOGMÁTICA DEI VERBUM SOBRE LA DIVINA REVELACIÓN PROEMIO1. El Santo Concilio, escuchando religiosamente la palabra de Dios y proclamándola confiadamente, hace cuya la frase de San Juan, cuando dice: "Os anunciamos la vida eterna, que estaba en el Padre y se nos manifestó: lo que hemos visto y oído os lo anunciamos a vosotros, a fin de que viváis también en comunión con nosotros, y esta comunión nuestra sea con el Padre y con su Hijo Jesucristo" (1 Jn., 1,2-3). Por tanto siguiendo las huellas de los Concilios Tridentino y Vaticano I, se propone exponer la doctrina genuina sobre la divina revelación y sobre su transmisión para que todo el mundo, oyendo, crea el anuncio de la salvación; creyendo, espere, y esperando, ame.
CONSTITUCIÓN DOGMÁTICA DEI VERBUM SOBRE LA DIVINA REVELACIÓN PROEMIO1. El Santo Concilio, escuchando religiosamente la palabra de Dios y proclamándola confiadamente, hace cuya la frase de San Juan, cuando dice: "Os anunciamos la vida eterna, que estaba en el Padre y se nos manifestó: lo que hemos visto y oído os lo anunciamos a vosotros, a fin de que viváis también en comunión con nosotros, y esta comunión nuestra sea con el Padre y con su Hijo Jesucristo" (1 Jn., 1,2-3). Por tanto siguiendo las huellas de los Concilios Tridentino y Vaticano I, se propone exponer la doctrina genuina sobre la divina revelación y sobre su transmisión para que todo el mundo, oyendo, crea el anuncio de la salvación; creyendo, espere, y esperando, ame.
CONSTITUCIÓN DOGMÁTICA DEI VERBUM SOBRE LA DIVINA REVELACIÓN PROEMIO1. El Santo Concilio, escuchando religiosamente la palabra de Dios y proclamándola confiadamente, hace cuya la frase de San Juan, cuando dice: "Os anunciamos la vida eterna, que estaba en el Padre y se nos manifestó: lo que hemos visto y oído os lo anunciamos a vosotros, a fin de que viváis también en comunión con nosotros, y esta comunión nuestra sea con el Padre y con su Hijo Jesucristo" (1 Jn., 1,2-3). Por tanto siguiendo las huellas de los Concilios Tridentino y Vaticano I, se propone exponer la doctrina genuina sobre la divina revelación y sobre su transmisión para que todo el mundo, oyendo, crea el anuncio de la salvación; creyendo, espere, y esperando, ame.
Fuente original: https://youtu.be/_zisLqRa7tM?list=TLGGgHWWEMUIXUsyMDA4MjAyNQLa compleja relación entre el Concilio Vaticano II y la crisis en la práctica religiosa católica. Se cita una investigación del National Bureau of Economic Research (NBER) que señala un vínculo evidente entre el Concilio y la disminución religiosa, destacando que esta crisis fue más pronunciada en la Iglesia Católica que en otras confesiones. Los análisis sugieren que, aunque la crisis tuvo raíces preexistentes (como el modernismo y la posmodernidad), el Concilio actuó como un catalizador, intensificando estos problemas a través de su intento de diálogo con la modernidad y la adopción de un lenguaje pastoral menos preciso que uno definitorio. En esencia, las fuentes exploran cómo factores previos y las orientaciones del Concilio se combinaron para precipitar una manifestación significativa de la crisis religiosa.
EL DERECHO DE LA PERSONA Y DE LAS COMUNIDADESA LA LIBERTAD SOCIAL Y CIVIL EN MATERIA RELIGIOSA1. Los hombres de nuestro tiempo se hacen cada vez más conscientes de la dignidad de la persona humana, y aumenta el número de aquellos que exigen que los hombres en su actuación gocen y usen del propio criterio y libertad responsables, guiados por la conciencia del deber y no movidos por la coacción. Piden igualmente la delimitación jurídica del poder público, para que la amplitud de la justa libertad tanto de la persona como de las asociaciones no se restrinja demasiado. Esta exigencia de libertad en la sociedad humana se refiere sobre todo a los bienes del espíritu humano, principalmente a aquellos que pertenecen al libre ejercicio de la religión en la sociedad. Secundando con diligencia estos anhelos de los espíritus y proponiéndose declarar cuán conformes son con la verdad y con la justicia, este Concilio Vaticano estudia la sagrada tradición y la doctrina de la Iglesia, de las cuales saca a la luz cosas nuevas, de acuerdo siempre con las antiguas.
EL DERECHO DE LA PERSONA Y DE LAS COMUNIDADESA LA LIBERTAD SOCIAL Y CIVIL EN MATERIA RELIGIOSA1. Los hombres de nuestro tiempo se hacen cada vez más conscientes de la dignidad de la persona humana, y aumenta el número de aquellos que exigen que los hombres en su actuación gocen y usen del propio criterio y libertad responsables, guiados por la conciencia del deber y no movidos por la coacción. Piden igualmente la delimitación jurídica del poder público, para que la amplitud de la justa libertad tanto de la persona como de las asociaciones no se restrinja demasiado. Esta exigencia de libertad en la sociedad humana se refiere sobre todo a los bienes del espíritu humano, principalmente a aquellos que pertenecen al libre ejercicio de la religión en la sociedad. Secundando con diligencia estos anhelos de los espíritus y proponiéndose declarar cuán conformes son con la verdad y con la justicia, este Concilio Vaticano estudia la sagrada tradición y la doctrina de la Iglesia, de las cuales saca a la luz cosas nuevas, de acuerdo siempre con las antiguas.
3-07. En torno al Concilio Vaticano II | Abancay. un obispo en los Andes peruanos by Opus Dei
EL DERECHO DE LA PERSONA Y DE LAS COMUNIDADESA LA LIBERTAD SOCIAL Y CIVIL EN MATERIA RELIGIOSA1. Los hombres de nuestro tiempo se hacen cada vez más conscientes de la dignidad de la persona humana, y aumenta el número de aquellos que exigen que los hombres en su actuación gocen y usen del propio criterio y libertad responsables, guiados por la conciencia del deber y no movidos por la coacción. Piden igualmente la delimitación jurídica del poder público, para que la amplitud de la justa libertad tanto de la persona como de las asociaciones no se restrinja demasiado. Esta exigencia de libertad en la sociedad humana se refiere sobre todo a los bienes del espíritu humano, principalmente a aquellos que pertenecen al libre ejercicio de la religión en la sociedad. Secundando con diligencia estos anhelos de los espíritus y proponiéndose declarar cuán conformes son con la verdad y con la justicia, este Concilio Vaticano estudia la sagrada tradición y la doctrina de la Iglesia, de las cuales saca a la luz cosas nuevas, de acuerdo siempre con las antiguas.
EL DERECHO DE LA PERSONA Y DE LAS COMUNIDADESA LA LIBERTAD SOCIAL Y CIVIL EN MATERIA RELIGIOSA1. Los hombres de nuestro tiempo se hacen cada vez más conscientes de la dignidad de la persona humana, y aumenta el número de aquellos que exigen que los hombres en su actuación gocen y usen del propio criterio y libertad responsables, guiados por la conciencia del deber y no movidos por la coacción. Piden igualmente la delimitación jurídica del poder público, para que la amplitud de la justa libertad tanto de la persona como de las asociaciones no se restrinja demasiado. Esta exigencia de libertad en la sociedad humana se refiere sobre todo a los bienes del espíritu humano, principalmente a aquellos que pertenecen al libre ejercicio de la religión en la sociedad. Secundando con diligencia estos anhelos de los espíritus y proponiéndose declarar cuán conformes son con la verdad y con la justicia, este Concilio Vaticano estudia la sagrada tradición y la doctrina de la Iglesia, de las cuales saca a la luz cosas nuevas, de acuerdo siempre con las antiguas.
EL DERECHO DE LA PERSONA Y DE LAS COMUNIDADESA LA LIBERTAD SOCIAL Y CIVIL EN MATERIA RELIGIOSA1. Los hombres de nuestro tiempo se hacen cada vez más conscientes de la dignidad de la persona humana, y aumenta el número de aquellos que exigen que los hombres en su actuación gocen y usen del propio criterio y libertad responsables, guiados por la conciencia del deber y no movidos por la coacción. Piden igualmente la delimitación jurídica del poder público, para que la amplitud de la justa libertad tanto de la persona como de las asociaciones no se restrinja demasiado. Esta exigencia de libertad en la sociedad humana se refiere sobre todo a los bienes del espíritu humano, principalmente a aquellos que pertenecen al libre ejercicio de la religión en la sociedad. Secundando con diligencia estos anhelos de los espíritus y proponiéndose declarar cuán conformes son con la verdad y con la justicia, este Concilio Vaticano estudia la sagrada tradición y la doctrina de la Iglesia, de las cuales saca a la luz cosas nuevas, de acuerdo siempre con las antiguas.
GRAVISSIMUM EDUCATIONISSOBRE LA EDUCACIÓN CRISTIANA PROEMIO El Santo Concilio Ecuménico considera atentamente la importancia decisiva de la educación en la vida del hombre y su influjo cada vez mayor en el progreso social contemporáneo. En realidad la verdadera educación de la juventud, e incluso también una constante formación de los adultos, se hace más fácil y más urgente en las circunstancias actuales. Porque los hombres, mucho mas conscientes de su propia dignidad y deber, desean participar cada vez más activamente en la vida social y, sobre todo, en la económica y en la política; los maravillosos progresos de la técnica y de la investigación científica, y los nuevos medios de comunicación social, ofrecen a los hombres, que, con frecuencia gozan de un mayor espacio de tiempo libre de otras ocupaciones, la oportunidad de acercarse con facilidad al patrimonio cultural del pensamiento y del espíritu, y de ayudarse mutuamente con una comunicación más estrecha que existe entre las distintas asociaciones y entre los pueblos.
DECLARACIÓN GRAVISSIMUM EDUCATIONISSOBRE LA EDUCACIÓN CRISTIANA PROEMIO El Santo Concilio Ecuménico considera atentamente la importancia decisiva de la educación en la vida del hombre y su influjo cada vez mayor en el progreso social contemporáneo. En realidad la verdadera educación de la juventud, e incluso también una constante formación de los adultos, se hace más fácil y más urgente en las circunstancias actuales. Porque los hombres, mucho mas conscientes de su propia dignidad y deber, desean participar cada vez más activamente en la vida social y, sobre todo, en la económica y en la política; los maravillosos progresos de la técnica y de la investigación científica, y los nuevos medios de comunicación social, ofrecen a los hombres, que, con frecuencia gozan de un mayor espacio de tiempo libre de otras ocupaciones, la oportunidad de acercarse con facilidad al patrimonio cultural del pensamiento y del espíritu, y de ayudarse mutuamente con una comunicación más estrecha que existe entre las distintas asociaciones y entre los pueblos.
María, Madre de la Iglesia 1) La cruz: Hoy celebramos una fiesta presentada en el Concilio Vaticano II, pues la Iglesia en este tiempo también tiene cruces y nos crucifican. Porque la Iglesia no es una estructura institucional, la Iglesia somos vos y yo. En este milenio cuánto nos han crucificado, pero seguimos aquí, porque la Iglesia es de Dios, porque vos sos de Dios y donde está Dios está María. 2) María al pie: La teología nos dice que los dolores que una mujer tiene al dar a luz, al tener un hijo, María los tuvo al ver a su hijo crucificado, pero la iconografía nos muestra a María de pie. Porque cuando el dolor aparece en tu vida y cuando sentís que todo se te cae en la vida, lo único que te hace mantener en pie es la fe. Hoy alimenta tu fe. Es la fe lo que te mantiene en pie. 3) Vida: Hoy pidamos por nuestra Iglesia, por el Papa y su salud. Porque más allá de lo que pensés o te digan, es quien guía a la Iglesia. Yo, con 23 capillas, ya tengo canas. Imagínate él que debe guiar a toda la Iglesia. Pidamos por los obispos, pues son los que nos confirman en la fe y deben protegernos de tantos errores doctrinales que hay. Pidamos por todos los sacerdotes y consagrados, para que recordemos que somos de Dios y llevamos a Dios. Pidamos por cada bautizado, para que se ponga la camiseta de la Iglesia y recuerde que es Iglesia. Algo bueno está por venir.