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Saba Anglana"Babel Festival"Lingue per mondi possibiliBellinzona, 16/20 settembre 2026www.babelfestival.comBabel Festival"In principio c'era il suono"Venerdì 18 settembre 2026Antico Convento, Bellinzonacon Saba AnglanaUna performance della cantante, scrittrice e attrice Saba Anglana, figlia di diverse culture, dall'Italia al Corno d'Africa, attorno alla capacità evocatrice del suono come radice più profonda della vocalità.Saba Anglana, dopo la laurea in Storia dell'Arte e l'esperienza in case editrici, si dedica alla musica e alla recitazione, lavorando in produzioni teatrali e televisive, sviluppando progetti discografici in ambito internazionale. Con distribuzione complessiva in 60 paesi, pubblica come cantautrice quattro album nelle lingue diverse che compongono il suo albero genealogico, con radici tra Italia e Africa orientale. Nel 2008 esce in tutto il mondo per l'etichetta inglese World Music Network il suo disco di debutto Jidka, The Line, i cui brani sono inseriti in raccolte con cantanti come Sally Niolo e Miriam Makeba. Negli anni successivi, tra tour e spettacoli dal vivo, Saba pubblica altri lavori musicali: in Biyo – Water is Love (2010) l'artista racconta l'acqua e le problematiche mondiali legate al suo sfruttamento. AMREF Italia la sceglie come sua testimonial per le sue campagne mediatiche ufficiali. Nel 2012, a seguito di un lungo viaggio come ambasciatrice dell'organizzazione umanitaria, pubblica un altro concept album dal titolo Life Changanyisha (trad. “La vita ci mescola”). Nel 2014 l'artista porta in scena come protagonista il monologo, di cui è anche autrice, Mogadishow, in cartellone per il Teatro Stabile di Torino. Del 2016 è lo spettacolo di teatro musicale Abebech – Fiore che sboccia – Storia di identità, preghiera e guarigione che Saba scrive e interpreta per il Festival Internazionale di Musica Sacra a Pordenone e porta in scena inaugurando nel 2017 il Festival Internazionale delle Colline Torinesi. Saba lavora anche come autrice e conduttrice radiofonica per programmi di Radio2, Radio3 e la Radio Svizzera. Il suo ultimo lavoro discografico si intitola Ye Katama Hod (trad. “La pancia della città”), presentato ad Addis Abeba dietro invito della Cooperazione Italiana in Etiopia. Con AnimaMundi ha pubblicato Lettera al mio fantasma. Piccola epopea dell'Assenza (2018).Nel 2024 Sellerio pubblica in Italia La signora meraviglia.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Paolo Antonio D'Andrea"La profondità del cinema"Piccola guida per immergersi nei filmediciclo editorewww.ediciclo.itC'è un viaggio che non richiede di muoversi di un centimetro, eppure può portarci più lontano di qualsiasi altro spostamento fisico. È il viaggio del cinema, ed è il tema al centro di La profondità del cinema, il nuovo libro di Paolo Antonio D'Andrea pubblicato da Ediciclo Editore all'interno della collana "Piccola filosofia di viaggio" — il primo titolo della serie dedicato interamente al grande schermo.D'Andrea parte da un'immagine semplice e potente: lo spettatore come "viaggiatore immobile". Come scrive l'autore, "il corpo non va da nessuna parte. Eppure, nessun altro dispositivo ha prodotto un'esperienza di viaggio altrettanto potente." Il cinema, in questa prospettiva, non è evasione ma immersione: più ci si addentra in un film, più si scende in profondità dentro se stessi.Per raccontare questa discesa, l'autore costruisce un'allegoria efficace, quella del palombaro: la profondità della sua immersione diventa la misura dell'esplorazione interiore che il cinema può offrire. Un'idea che il libro sviluppa attraversando tre autori molto diversi tra loro. John Ford rappresenta la discesa più superficiale, quella legata allo spazio esterno e all'epica del western. Josef von Sternberg introduce il tema dell'artificio e del desiderio come pura immagine. David Lynch, infine, segna il punto di massima profondità, dove paesaggio e inconscio finiscono per coincidere.Non è però soltanto un saggio di teoria del cinema. D'Andrea intreccia la riflessione critica con la memoria autobiografica, come nell'episodio, raccontato nel libro, legato a Il grande silenzio di Sergio Corbucci: le distese innevate del film, che da bambino l'autore credeva ambientate in Alaska, si rivelano poi essere le Dolomiti — Cortina, Auronzo di Cadore, Misurina. Un piccolo aneddoto che diventa esempio perfetto di come il cinema sappia trasformare una geografia inventata in un luogo interiore, vissuto come reale.Paolo Antonio D'Andrea lavora dal 2016 nella formazione cinematografica: è responsabile didattico di Cinemazero a Pordenone, dirige il festival FMK e insegna storia e semiologia del cinema all'Università di Trieste. La sua competenza da educatore si sente in tutto il libro, capace di restare rigoroso senza mai perdere la leggerezza e il piacere del racconto.La profondità del cinema è, in fondo, un invito a guardare i film in un altro modo: non per sapere dove ci portano le storie, ma per scoprire fin dove siamo disposti a scendere dentro noi stessi.Paolo Antonio D'Andrea si occupa dal 2016 di formazione e organizzazione di eventi in ambito cinematografico. Per Cinemazero di Pordenone cura l'offerta didattica e le iniziative dedicate ai classici, dirige il festival di cortometraggi FMK, coordina le attività del progetto Cinemazero Young Club e il team di traduzione audiovisiva del Pordenone Docs Fest e si occupa, da responsabile, dell'organizzazione della storica FilmFair delle Giornate del Cinema Muto. Dal 2018 al 2021 è stato cultore della materia (Storia e Semiologia del Cinema) presso l'Università di Trieste. Docente e saggista, la sua attività di ricerca si concentra sulla storia, il linguaggio e la critica del cinema.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Valentina Gasparet"Pordenonelegge"www.pordenonelegge.itTorna a Pordenone e in altri tredici comuni del Friuli Venezia Giulia la ventisettesima edizione di pordenonelegge, la Festa del libro con gli autori, in programma dal 16 al 20 settembre 2026. Cinque giorni di incontri, letture, dialoghi e presentazioni che confermano il festival come uno degli appuntamenti letterari più importanti in Italia, capace di intrecciare grande editoria internazionale, narrativa italiana, poesia e pensiero contemporaneo.L'edizione 2026 porta in scena oltre 350 eventi in una cinquantina di sedi, con più di 650 voci tra scrittori, saggisti, giornalisti e protagonisti della cultura internazionale. Il filo rosso è la "Festa del libro e della libertà": un invito a leggere il presente, tra conflitti, trasformazioni tecnologiche e nuove domande di senso, con la convinzione che la cultura non sia un rifugio ma una bussola per orientarsi nel proprio tempo.Ad aprire il festival, il 16 settembre al Teatro Verdi, sarà Salman Rushdie, che presenta il suo ultimo lavoro affrontando i "linguaggi della verità". A chiudere la kermesse, domenica 20 settembre, sarà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tra gli ospiti internazionali di rilievo figurano Susan Choi, Andrew Sean Greer, Michel Houellebecq ed Eshkol Nevo, quest'ultimo insignito del Premio Crédit Agricole.La direzione artistica del festival è affidata a Gian Mario Villalta, con Alberto Garlini e Valentina Gasparet, mentre la Fondazione Pordenonelegge.it è presieduta da Michelangelo Agrusti e diretta da Michela Zin.Valentina GasparetNata a San Vito al Tagliamento (PN) nel 1973, laureata in Storia e Critica dell'Arte a Ca' Foscari, Venezia. Cura pordenonelegge fin dal 2002 insieme a Gian Mario Villalta e Alberto Garlini. Ha lavorato nella comunicazione e nell'ufficio stampa, tra cui il World Trade Center FVG e la Regione Friuli Venezia Giulia (2003-2007), e ha collaborato con emittenti televisive regionali, occupandosi anche di progetti dedicati alla letteratura per l'infanzia.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Nell'ottava puntata della settima stagione di Metalitalia Podcast (S7E8) parliamo del tour italiano dei JUDAS PRIEST (con particolare attenzione alla data di Brescia) e della loro band d'apertura NEVERMORE (nei concerti di Pordenone, Bari e Roma), protagonista anche di uno show da headliner a Trezzo sull'Adda.Eventi molto simili tra loro per quanto riguarda la partecipazione dei fan, caratterizzati anche dalle straordinarie performance dei due frontman: il “Metal God” per antonomasia da un lato - quel Rob Halford splendido 75enne, leader dei JUDAS PRIEST che ancora oggi stupisce per tenuta vocale e dedizione alla causa - e il sorprendente Berzan Onen dall'altra, classe ‘87 e devastante cantante dei nuovi NEVERMORE.Dal 2025 il METALITALIA PODCAST si trova all'interno del nostro PUB virtuale che trasmette rigorosamente dal vivo sulle nostre piattaforme social. Ci trovate live quindi su YouTube, Facebook e Instagram e – al termine dello streaming – su Spotify, Apple Music, Amazon Music, Google Podcasts, Deezer, Spreaker e molti altri.
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Carlo Ginzburg (1939-2026) est décédé le 16 juin 2026 à Bologne. Pour rendre hommage à un historien hors du commun, rediffusion de l'émission d'octobre 2019 consacrée à l'un de ses livres majeurs. Les invité-e-s : Marie Lezowski (maîtresse de conférences en histoire moderne à l'université d'Angers), David Dominé-Cohn (professeur d'histoire et doctorant en histoire médiévale)Le livre : Carlo Ginzburg, Le Fromage et les vers. L'univers d'un meunier au XVIe siècle, Paris, Aubier, 1980 [1976].La discussion :Résumé du livre : le procès d'inquisition de Domenico Scandella, dit Menocchio, un meunier à la cosmogonie originale et contredisant les enseignements de l'Église (1:45)La forme originale de l'ouvrage, personnelle, éclatée, suivant la logique du dossier d'inquisition (4:45)La thèse forte de Ginzburg sur les idées de Menocchio nées du croisement entre l'imprimerie et un fond de croyances paysannes (6:50)Comment ce livre est devenu un classique de l'historiographie, et comment les invité-e-s ont rencontré le livre (8:10)Le contexte d'écriture du livre, et la figure de Carlo Ginzburg (11:30)Une attention, à travers Menocchio, aux dominés et aux persécutés (14:20)La remise en cause partielle de l'histoire des « mentalités » (17:00)L'influence de Marc Bloch sur Carlo Ginzburg (18:20)Une idéalisation du monde paysan chez l'auteur (20:00)La méthode philologique de Carlo Ginzburg, et sa lecture très particulière des sources inquisitoriales (21:50)Le travail de Carlo Ginzburg sur les écarts entre questions des inquisiteurs et réponses de Menocchio (25:35)Les rapports entre Menocchio et ses voisins de village ou son auditoire, en lien avec le rôle social d'un meunier (29:15)Comment un meunier du Frioul sait-il lire ? Quels livres, et comment les lit-il ? (31:45)Présentation de la microstoria, les liens qu'elle fait entre « cas » et contexte, sa capacité à « prendre au sérieux l'anomalie » (35:10)Menocchio, un personnage dont les conceptions religieuses propres entrent en résonance avec des thèmes issus de la Réforme protestante (38:15)La mise en scène narrative opérée par Carlo Ginzburg, qui a songé écrire ce livre à la façon des Exercices de style de Queneau (39:45)Quel regard porter aujourd'hui sur le cas Menocchio ? (41:40)Un rapprochement entre Menocchio, et Louis-François Pinagot, ce sabotier de l'Orne étudié par Alain Corbin ? (43:00)Un livre admirable mais dont les conclusions sur un « substrat oral » d'une culture paysanne sont fragiles (43:45)La postérité du livre, pour l'étude des croyances « hors normes » (46:30)Les conseils de lecture :Samir Boumediene, La colonisation du savoir. Une histoire des plantes médicinales du « Nouveau Monde » (1492-1750), Vaulx-en-Velin, Éditions des Mondes à faire, 2016.Carlo Ginzburg, « Signes, traces, pistes : racines d'un paradigme de l'indice », Le Débat, 6, 1980, p. 3-44.Les références bibliographiques (par ordre alphabétique) :Patrick Boucheron, « Préface », Le Fromage et les vers, Paris, Flammarion, coll. Champs, 2018.Jean Boutier et Philippe Boutry, « L'invention historiographique. Autour du dossier Menocchio », Enquête, 3, 1996, mis en ligne le 11 juillet 2013.Alain Corbin, Le monde retrouvé de Louis-François Pinagot, sur les traces d'un inconnu, 1798-1876, Paris, Flammarion, 1998Andrea Del Col, ed., Domenico Scandella detto Menocchio : i processi dell'Inquisizione (1583-1599), Pordenone, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 1990.Lucien Febvre, Le Problème de l'Incroyance au XVIe siècle. La Religion de Rabelais, Paris, Albin Michel, coll. « L'évolution de l'Humanité », 1942 ; Autour de l'Heptaméron. Amour sacré, Amour profane, Paris, Gallimard, 1944.Carlo Ginzburg, Les Batailles nocturnes, Lagrasse, Verdier, 1980 [1966] ; Le fil et les traces. Vrai faux fictif, Lagrasse, Verdier, 2010 [2006].Emmanuel Le Roy Ladurie, Le Carnaval de Romans. De la Chandeleur au mercredi des Cendres : 1579-1580, Paris, Gallimard, 1979.Robert Muchembled, La Sorcière au village, XVe-XVIIIe siècle, Paris, Gallimard, 1979.Jacques Revel (dir.), Jeux d'échelles. La micro-analyse à l'expérience, Paris, Gallimard et Le Seuil, coll. Hautes Études, 1996Martin Rueff, « L'historien et les noms propres », Critique, 2011/6-7 (n° 769-770), p. 514-532.Un podcast créé, animé et produit par André Loez et distribué par Binge Audio. Contact pub : project@binge.audioHébergé par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.
Mauro Giannini, sindaco di Pennabilli e il test di Vannaccismo. Presto nuove elezioni.Enrico Rizzi ama la cornacchia di Pordenone, Alessandro Basso difende le sue scelte. Gianluca Lo Cicero vuole la rivolta contro gli immigrati.Il Tiramisu' veniva mangiato nelle case di tolleranza... la ricetta di CarotossidisMassimo, viareggino malmenato da marocchini si lamenta.
Sorj Chalandon è uno degli scrittori francesi contemporanei più sensibili alle ferite della storia, autore di una dozzina di romanzi in gran parte tradotti in italiano e tutti in qualche modo collegati l'uno con l'altro. I temi trattati nei suoi libri esplorano in modo crudo la complessità e il lato oscuro dell'animo umano raccontando ingiustizie, violenze e prevaricazioni. Già finalista al Goncourt e premiato dall'Académie Francaise, Chalandon è un romanziere che non usa la scrittura per chiudere i conti con la realtà ma per condividere esperienze difficili, senza edulcorarle. Una scelta che nasce anche dal suo passato di reporter di guerra che lo ha visto raccontare la violenza, i sensi di appartenenza, i tradimenti in alcuni dei conflitti più caldi degli ultimi decenni, come l'Irlanda del Nord, il Libano, l'Iraq e l'Afghanistan. Con il suo nuovo romanzo Il libro di Kells ha confermato di essere maestro nell'arte di narrare le grandi vicende storiche mescolandovi la propria storia personale. Al centro della narrazione ci sono la Parigi dei ruggenti anni Settanta, gli scontri di piazza, il maoismo giovanile, il ribollire delle strade e un indomito senso etico dalle precise venature religiose.L'abbiamo incontrato a Pordenone, dove quest'anno è stato il protagonista del Festival Dedica, giunto alla 32ma edizione.
I 40 Fingers arrivano per la prima volta in Australia con le loro versioni per quattro chitarre dei classici del rock e delle colonne sonore.
A cuenta de la tensión en el estrecho de Ormuz, el espacio con Javier Traité conecta la actualidad con una historia marcada por el comercio global y, también, por no pocas “tontadas” recurrentes: desde propuestas virales para sortear el bloqueo excavando canales imposibles hasta soluciones que, en realidad, ya se aplicaban hace más de dos mil años, cuando las mercancías se descargaban para cruzar la península por tierra y volver a embarcarse en la otra costa. Lejos de ser un punto secundario, Ormuz fue durante siglos un nodo clave entre el Mediterráneo, India y China, con enclaves como Mleiha o la propia ciudad medieval de Ormuz articulando rutas de incienso, especias, perlas o tejidos en un sistema comercial sorprendentemente sofisticado. Incluso en la Edad Media, lejos del tópico de aislamiento, el enclave llegó a concentrar a miles de comerciantes de todo el mundo, aunque las crónicas de viajeros como Marco Polo o Odorico de Pordenone también dejan constancia de unas condiciones extremas, con un calor abrasador convertido casi en leyenda. Un recordatorio, en definitiva, de que los debates actuales —y sus exageraciones— tienen ecos claros en un pasado donde geopolítica, comercio y relato siempre han ido de la mano.