Historical region in Northeast Italy
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La giovane cantautrice friulana nel suo album “Zohra” racconta con la lingua carsica la storia di una ragazza che fugge dal Pakistan e giunge in Friuli attraverso la rotta balcanica, chiamata “The Game” da chi la compie.Seguici su Facebook e Instagram o abbonati ai nostri podcast cliccando qui.
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Il nome di Ilaria Tuti è legato sia ai romanzi noir con Teresa Battaglia, dai quali è stata tratta anche una serie tv, sia ai romanzi che riportano alla luce fatti e contesti storici, come "Fiore di roccia" sulle portatrici carniche durante la prima guerra mondiale. Il nuovo romanzo "Ed è un poco la notte e un poco l'alba" (Longanesi) -il titolo è una frase del poeta Pierluigi Cappello- fa parte della serie dei romanzi storici. Siamo in Friuli fra il 1915 e la fine della seconda guerra mondiale. La protagonista è Serafina, che vediamo prima bambina e poi giovane donna, una donna tenace, controcorrente, che ama stare da sola e indossare i pantaloni. In paese pensano che lei abbia lo stesso potere della nonna Silva, che veniva chiamata quando nascevano bimbi destinati a morire in poche ore: Silva riusciva a farli respirare nuovamente anche per pochissimo, giusto il tempo di battezzarli e farli morire in pace. Intorno a Serafina nasce la superstizione che lei porti fortuna e così viene convocata dalla levatrice durante i parti complicati. Da giovane donna, Serafina si trova ad affrontare la seconda guerra mondiale e soprattutto l'invasione della Carnia da parte dei Cosacchi: perseguitati in Russia perché fedeli allo zar, si erano alleati con Hitler che aveva indicato il Friuli come terra di conquista, dove avevano compiuto razzie e violenze, ma soprattutto si erano stabiliti nelle case degli abitanti. Qualcuno era fuggito, altri erano rimasti in questa anomala convivenza, come Serafina, costretta a condividere la sua casa con tre cosacchi.
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Elena Commessatti"Il tempo delle viole"Newton Compton Editoriwww.newtoncompton.comL'esordio più atteso dell'annoTre ragazze. Un fiume. Un legame che cambierà il loro destino.AURORA Parla con le Agane e porta dentro di sé l'irruenza del Tagliamento, che le affida storie antiche.BIANCA Ha il cuore popolato da re e regine e sembra una principessa in attesa: di un principe o forse di una risposta.VIOLA È in cerca delle proprie radici ma il destino non sempre si sceglie, a volte si riconosce.Insieme comprenderanno che le donne assomigliano alle viole: delicate ma non fragili, capaci di resistere all'inverno e di fiorire dove nessuno avrebbe creduto possibile.FRIULI, 31 DICEMBRE 1888. Aurora ha undici anni e vive a Carpacco, un piccolo paese affacciato sul Tagliamento, il re dei fiumi alpini. Parla con le Agane, le fate delle acque, e sta a stretto contatto con le donne della filanda, tra i bozzoli dei bachi da seta e i sogni di un futuro diverso. A Udine, Bianca, quattordicenne raffinata e curiosa, assiste all'accensione delle prime luci elettriche della città, simbolo di un progresso che la affascina e la ispira. Poco distante, la coetanea Viola, orfana e ribelle, viene cresciuta nel palazzo Antivari Kechler, dove è a servizio la zia cuoca, e riceve le visite di un fantasma, una donna morta anni prima a Pola, che la aiuterà nei momenti di difficoltà. Le loro vite, così diverse, si intrecciano come i rami del Tagliamento in un'Italia che si affaccia al nuovo secolo tra modernità e tradizione, tra la fatica del lavoro e il desiderio di emancipazione. Insieme daranno vita a una società segreta femminile, le Viole di Udine, dedicata a proteggere e sostenere le donne in un'epoca in cui essere libere è un atto rivoluzionario.Il tempo delle viole è un romanzo corale e potente che racconta la crescita di tre protagoniste indimenticabili tra amore, arte, lavoro e sorellanza. Un affresco storico e poetico, attraversato dalla forza della natura, dalla luce della conoscenza e dalla voce delle donne che, unite, cambiano il mondo.Elena CommessattiÈ autrice e giornalista. Negli ultimi anni le sue parole sono dedicate a scoprire luoghi, persone e vicende dimenticate del Friuli Venezia Giulia. Collabora alle pagine culturali del «Messaggero Veneto» e realizza e conduce programmi radiofonici per la sede Rai regionale. Nel 2013 si è inventata le guide turistiche italiane incentro per l'editore Odòs di cui è autrice e direttrice di collana. Dal 2008 segue il cold case del “Mostro di Udine” e con l'invenzione del personaggio letterario di Agata Est ha riacceso l'interesse sul macabro caso di cronaca nera ancora irrisolto. Il tempo delle viole è il suo primo romanzo pubblicato dalla Newton Compton.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Radio Gioconda Notizie Lunedì ore 13:00 Le news di #RadioGioconda, che raccontano che cosa accade in Friuli-Venezia Giulia.
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Ti sei mai chiesto da dove venga il tuo cognome? E ti è mai capitato di imbatterti in un cognome italiano e di pensare: "Ma perché qualcuno dovrebbe chiamarsi così?". Dietro ogni cognome si nasconde una piccola storia fatta di mestieri, luoghi, caratteristiche fisiche e perfino auguri. Scopriamo insieme da dove vengono i cognomi italiani e perché alcuni sono davvero curiosi. Da Dove Vengono i Cognomi Italiani e Perché Alcuni Sono così Strani? I cognomi italiani sono come piccoli libri di storia: raccontano da dove venivano i nostri antenati, che lavoro facevano e perfino com'erano fatti fisicamente. Imparare a "leggerli" è anche un ottimo modo per arricchire il vocabolario con nomi di mestieri, aggettivi e nomi di luoghi. Quando Sono Nati i Cognomi in Italia? I cognomi, in Italia, sono diventati obbligatori e ufficiali solo in epoca relativamente recente. Fu il Concilio di Trento, nel 1564, a stabilire che le parrocchie dovessero tenere un registro dei battesimi con nome e cognome. Lo scopo principale era pratico: evitare i matrimoni tra parenti. Prima di allora, una persona era semplicemente "Giovanni", e se in paese c'erano dieci Giovanni ci si arrangiava con i soprannomi. L'usanza del cognome esisteva comunque già da prima, soprattutto tra le famiglie nobili e i commercianti, e nelle campagne ci furono famiglie senza un vero cognome fisso addirittura fino all'Ottocento. Proprio dai soprannomi nasce gran parte dei cognomi italiani. Le Quattro Grandi Categorie dei Cognomi Italiani La maggior parte dei cognomi italiani deriva da quattro grandi categorie. Vediamole una per una, con tanti esempi pratici. 1. Cognomi che Derivano da un Nome di Persona (Patronimici) Sono cognomi che indicavano "il figlio di…". Si chiamano patronimici quando si riferiscono al padre, e matronimici (molto più rari) quando si riferiscono alla madre. L'esempio più chiaro è Di Stefano, cioè "(il figlio) di Stefano". Allo stesso modo abbiamo De Angelis, D'Antonio, Di Marco. Come esempio di matronimico possiamo citare De Maria o Di Maria, costruiti su un nome femminile. A volte la preposizione è scomparsa e il nome è rimasto da solo, magari al plurale: Martini, Bernardi, Mariani. Quella "-i" finale spesso significa proprio "appartenente alla famiglia di…". C'è un dettaglio bellissimo per chi studia l'italiano: tantissimi di questi cognomi nascono da un nome alterato, cioè modificato con un suffisso. Da "Giovanni" non nasce solo Giovannini, ma anche Nannini, Vanni, Giannetti. La particella Di all'inizio di tanti cognomi (Di Marco, Di Paolo, Di Pietro) è particolarmente diffusa in regioni come l'Abruzzo. Per approfondire questo meccanismo linguistico, puoi leggere la guida sugli alterati in italiano, tra diminutivi e accrescitivi. 2. Cognomi che Derivano da un Mestiere Questa categoria è perfetta per imparare vocabolario, perché molti cognomi raccontano semplicemente che lavoro facevano i nostri antenati. Per approfondire il lessico del lavoro, puoi consultare la guida sui mestieri e le professioni in italiano. CognomeMestiere d'origineFerrari, Ferraro, Fabbri, FabbroFabbro (chi lavora il ferro)PastoreChi si occupa delle pecoreSarti, SartoriSarto (chi cuce i vestiti)BarbieriChi taglia barba e capelliMolinari, Munari, MunaroMugnaio (chi lavora al mulino)VaccaroChi alleva le vacche Tra i cognomi di mestiere, quello legato al fabbro è il più diffuso in assoluto. Fabbri e Fabbro (dal latino faber) sono diffusissimi in Emilia-Romagna e in Friuli. Una curiosità: spesso uno stesso mestiere ha generato cognomi diversi a seconda della regione, perché c'era la forma in dialetto e quella in italiano. Il mugnaio, per esempio, in alcune zone del Nord è diventato Munari o Munaro. 3. Cognomi che Derivano da una Caratteristica Fisica o del Carattere Qui gli italiani del passato sono stati molto sinceri: tantissimi cognomi descrivevano com'era fatta una persona. Erano una specie di "etichetta", a volte affettuosa, a volte un po' ironica, data dal paese. Per ampliare il vocabolario, puoi consultare la guida su come descrivere qualcuno in italiano. CognomeCaratteristicaRossiCapelli rossi (il cognome più diffuso d'Italia)BianchiCapelli bianchi o pelle chiaraBassi, BassoPersona bassaLongo, LungoPersona altaMoretti, BrunoPelle o capelli scuriRicciCapelli ricciGrassiPersona robustaMagroPersona magra Non tutti i cognomi di questa categoria descrivevano l'aspetto fisico: alcuni raccontavano il carattere o un comportamento. Chi era sempre allegro diventava Allegri, chi era forte e robusto Forte o Forti, chi era gentile Gentile. Ricevere un cognome così, in fondo, era anche un piccolo complimento. Per arricchire il lessico, puoi leggere la guida sugli aggettivi italiani per descrivere il carattere e la personalità. 4. Cognomi che Derivano da un Luogo di Origine L'ultima grande categoria comprende i cognomi che indicano da dove veniva una persona. Se un uomo arrivava da un altro paese, gli abitanti lo identificavano proprio così. Questi cognomi si chiamano anche toponimici, dal greco tópos, che significa "luogo". Per ripassare la geografia italiana, puoi consultare la guida sulle regioni e i capoluoghi d'Italia. Da qui nascono cognomi come Romano (da Roma), Lombardo e Lombardi (dalla Lombardia), Calabrese (dalla Calabria), Pugliese (dalla Puglia), e perfino Messina o Genova dai nomi delle città. C'è poi una sottocategoria legata non a una città, ma a un elemento del paesaggio. Chi viveva vicino a una fontana diventava Fontana, vicino a una valle Valle o Della Valle, su una collina Collina, vicino al mare Costa o Marina. Il cognome diventava così una piccola fotografia del posto in cui si abitava. I Cognomi Italiani più Strani e Particolari In Italia esistono davvero dei cognomi che fanno sorridere. Dietro ognuno si nasconde una storia sorprendente, a volte divertente e a volte commovente. I Soprannomi Diventati Cognomi Gli italiani del passato amavano descrivere le persone con espressioni intere. Così troviamo Bevilacqua ("bevi l'acqua") e Tagliaferro ("taglia il ferro", probabilmente dato a qualcuno molto forte). I Cognomi Augurali Sono nomi che esprimevano un augurio, un ringraziamento o uno scongiuro per il neonato. Ecco perché esistono cognomi come Benvenuti (perché il bambino era benvenuto) e Bonaventura ("buona ventura", cioè buona fortuna). Un esempio particolare è Bencivenga: tipico della zona di Napoli e Caserta, era un nome-augurio col senso di "che ci venga del bene". C'è anche Tornincasa, cioè "torna in casa", un nome commovente che veniva dato a un figlio nato dopo la morte di un altro figlio, come a dire "bentornato in famiglia". I Cognomi di Origine Religiosa Molto diffusi, soprattutto al Sud, riprendevano feste, preghiere o simboli della tradizione cristiana. Troviamo quindi Santoro (dal latino sanctorum, spesso legato a chi nasceva nel giorno di Tutti i Santi), Natale (per chi nasceva il giorno di Natale) e De Angelis ("degli angeli"). Molti di questi cognomi sono legati alle festività: per scoprirle meglio, puoi leggere la guida sul Natale italiano e le sue tradizioni. I Cognomi dei Bambini Abbandonati C'è un capitolo speciale, un po' triste ma molto importante: i cognomi dati ai bambini abbandonati. In passato, i neonati lasciati negli istituti di carità ricevevano cognomi "inventati". Il più famoso è Esposito, che viene dal latino expositus, cioè "esposto": indicava il bambino "esposto" alla pubblica assistenza, lasciato spesso nella cosiddetta "ruota degli esposti". Non a caso oggi Esposito è il cognome più diffuso in Campania, in particolare a Napoli. Con lo stesso significato troviamo Proietti, tipico di Lazio e Umbria. Ci sono poi cognomi-augurio commoventi dati ai trovatelli, come Diotallevi ("Dio ti allevi", cioè "che Dio ti faccia crescere"), Diotaiuti ("Dio ti aiuti") e Degli Innocenti, diffuso in Toscana, legato all'Ospedale degli Innocenti di Firenze. C'è perfino Colombo, diffuso a Milano e in Lombardia, legato anch'esso in molti casi all'accoglienza dei trovatelli, con riferimento alla colomba, simbolo cristiano. Esiste Perfino un Museo del Cognome Un'ultima curiosità: esiste davvero un Museo del Cognome. Si trova a Padula, in Campania, ed è interamente dedicato alla storia e all'origine dei cognomi italiani. Per altre scoperte di questo tipo, puoi consultare la guida sulle curiosità sull'Italia. Tabella Riassuntiva delle Categorie Ecco una tabella che riassume le principali categorie dei cognomi italiani con qualche esempio. CategoriaSignificatoEsempiPatronimici"Figlio di…"Di Stefano, De Angelis, MartiniMestieriLavoro degli antenatiFerrari, Barbieri, MolinariCaratteristicheAspetto fisico o carattereRossi, Bianchi, AllegriToponimiciLuogo di origineRomano, Pugliese, FontanaAuguraliAugurio per il neonatoBenvenuti, BonaventuraReligiosiFeste e simboli cristianiSantoro, Natale, De AngelisTrovatelliBambini abbandonatiEsposito, Proietti, Colombo Domande Frequenti Qual È il Cognome più Diffuso in Italia? Il cognome più diffuso in tutta Italia è Rossi, che deriva probabilmente dal colore dei capelli. A livello regionale, però, ci sono cognomi dominanti diversi: in Campania, per esempio, il più diffuso è Esposito. Quando Sono Diventati Obbligatori i Cognomi in Italia? I cognomi sono diventati ufficiali e obbligatori con il Concilio di Trento nel 1564, quando si stabilì che le parrocchie dovessero registrare i battesimi con nome e cognome. L'usanza esisteva però già prima tra nobili e commercianti. Cosa Significa il Cognome Esposito? Esposito deriva dal latino expositus, cioè "esposto". Veniva dato ai bambini abbandonati, "esposti" alla pubblica assistenza. Oggi è il cognome più diffuso in Campania. Cosa Sono i Cognomi Patronimici? I patronimici sono cognomi che indicavano "il figlio di…" e si riferivano al padre,...
DEFENDANT: Midsomar EVIDENCE: Sun Goddess Pinot Grigio SCENE OF THE CRIME: A Maypole Near You... -- Hey friend — welcome to our bonus midsummer episode! We kick things off with playful banter about time, podcast firsts, and then dive into the lushly sunlit weirdness of Ari Aster's Midsommar while sipping Mary J. Blige's Sun Goddess Pinot Grigio. Expect gossip, gross food talk, and the kind of movie chat that makes you want to rewatch with a notebook. We nerd out on the Friuli region (hello rose-gold Pinot Grigio color!), savor juicy melon-and-nectarine tasting notes, and praise the wine for being both approachable and surprisingly complex. Then we pivot into the film: Florence Pugh's Dani, toxic boyfriend Christian, and that creeping daylight dread that makes Midsommar feel like artful folk horror instead of just jump scares. There's also a playful Midsommar traditions true/false quiz, heated opinions about who deserves what, and a long, affectionate breakdown of costumes, rituals, and the film's ambiguous place between indigenous practice and cult. We wrap with whether we'd join a cozy wine-loving cult (spoiler: yes — but only the Nancy Meyers version) and all the micro-joys that make this episode feel like a friend sitting on your patio, passing the bottle and whispering theories.
Potres, ki je 6. maja 1976 prizadel Furlanijo in Posočje je na italijanski strani zahteval skoraj tisoč žrtev, brez strehe nad glavo je ostalo sto tisoč prebivalcev Furlanije Julijske krajine. V 137-tih občinah je bilo porušenih 18 tisoč objektov, 75 tisoč je bilo poškodovanih. Popotresna obnova je trajala več kot deset let. V peti epizodi podkasta Prelomnice, ki jo je pripravila Špela Lenardič, bomo spoznali proces obnove po modelu Friuli in slikovito srednjeveško Pušjo vas. Radio Koper je med prvomajskimi prazniki predvajal novo serijo PRELOMNICE. Gre za niz šestih dokumentarnih podkastov, s katerimi sta avtorici Mariša Bizjak in Špela Lenardič obujali spomine ob petdeseti obletnici rušilnih potresov, ki so leta 1976 prizadeli Furlanijo in Posočje. PRELOMNICE so kronika takratnega opustošenja, pričajo o obnovi, prerodu tamkajšnjih skupnosti in današnji protipotresni pripravljenosti. Naslednjih 6 nedelj boste lahko oddajam prisluhnili tudi na Prvem programu v terminu oddaje Sledi časa.
Martina Tiberti"Ninin"8tto Edizioniwww.8ttoedizioni.comUn racconto familiare che, nutrendosi di memorie collettive e personali, sedimenta e germoglia, come un giardino intricato.Ogni famiglia ha i propri ricordi da raccontare, ma spesso si preferisce tenerli per sé, verbalizzarli significherebbe farci i conti e, anche a distanza di anni, non sempre si è pronti. La famiglia Zanier non fa eccezioni, nonna Santina non fa eccezioni. Come raccontare ai propri figli e poi ai propri nipoti dei suoi due fratelli, Mattia e Vincenzo – Ninin – che a distanza di poco l'uno dall'altro decisero, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, di entrare a far parte delle brigate garibaldine? Come riuscire a tornare con la memoria a tutti quei mai dimenticati paesi del Friuli occidentale, Sequals, Spilimbergo, Budoia e rivivere gli appostamenti dietro il morâr, la pianta di gelso, per spiare le donne che attendono notizie dei loro uomini nascosti nei boschi? Come riascoltare le voci di Mattia, di Vincenzo e del proprio padre che insegna loro a disconoscersi come fratelli, perché almeno uno dei due da questa maledetta guerra a casa deve tornare? E come accettare che da quella maledetta guerra Mattia non è più tornato e Ninin mai del tutto?L'autrice Martina Tiberti partendo da poche testimonianze confuse e frammentarie di nonna Santina cerca, attraverso lunghi anni di ricerca e studio, di ridare nomi, volti e voce ai suoi familiari perduti, tentando così di fare ordine nel caos lasciato in eredità. Il risultato è una narrazione che si muove tra memoir, romanzo storico e inchiesta familiare, che conduce il lettore a scoprire una parte di storia italiana spesso dimenticata, quella del fronte friulano.Martina Tiberti è laureata in Teatro e Cinema all'Università La Sapienza con una tesi sulla drammaturga scozzese Joanna Baillie. È fondatrice dello studio editoriale Macao Spix insieme a Giuditta Lorenzini. Negli ultimi anni ha scritto e portato in scena cinque opere teatrali e alcuni adattamenti. Con la bocca piena di spille è stato selezionato a partecipare alla rassegna Exit, Emergenze Teatrali del Teatro dell'Orologio di Roma (2017). Il libretto dell'opera lirica La bestia dentro, è nel catalogo di Ermes 404 Edizioni.I suoi racconti sono stmeati pubblicati in diverse antologie e sulle riviste L'Inquieto, Narrandom, LetterateMagazine, Split. Nel 2025 ha pubblicato il libro La terza lettera (Kappavu Edizioni) con il giornalista e storico Sigfrido Cescut.Svolge inoltre attività di traduttrice letteraria e scouting freelance di autori in lingua inglese, prevalentemente di testi new horror, weird e fantascienza. Nel tempo che le resta è musicista.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Angelo Floramo"L'estate indiana del '76"Bottega Errante Edizioniwww.bottegaerranteedizioni.itDentro a un cratere spaventoso, ma proprio nel suo centro, viveva una piccola tribù di indiani selvaggi e coraggiosi. Era l'estate del 1976.Questa è una storia diversa, raccontata attraverso gli occhi di un bambino che nel '76 non ha ancora compiuto dieci anni e vive i giorni del terremoto in bilico tra l'orrore e la favola, la paura e l'avventura. Siamo tra San Daniele e Gemona, tra operai jugoslavi e militari canadesi, fantasmi notturni che svolazzano tra le macerie, figure indimenticabili che forse non sono mai esistite, se non nella fervida immaginazione di un bambino… Un bambino che sapeva trasformare perfino una tenda militare in un accampamento indiano e il profilo di una montagna nella faccia di quell'Orco che talvolta si risveglia, goloso com'è di case, paesi e carne umana. E così la tragedia del terremoto in Friuli si trasforma in un'opportunità di crescita, mentre sullo sfondo muore, sepolta sotto le macerie, la civiltà contadina.Angelo Floramo, nato a Udine nel 1966, insegna Storia e Letteratura al Magrini Marchetti di Gemona ed è ancora convinto che malgrado tutto sia il mestiere più bello del mondo. Medievista per formazione, ha pubblicato molti saggi e articoli specialistici, collabora con diverse riviste nazionali ed estere; dal 2012 collabora con la Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli in veste di consulente scientifico. Per Bottega Errante Edizioni ha pubblicato Guarneriana Segreta (2015, finalista al premio Latisana Nordest), L'osteria dei passi perduti (nuova edizione 2024), La veglia di Ljuba (2018, Premio Palmastoria come miglior romanzo storico), Il fiume a bordo (2020), Come papaveri rossi (2021, Premio Fiuggi Storia), Vino e libertà (2023, selezione Premio Vermentino), Breve storia sentimentale dei Balcani (2024), Vita nei campi (2025) e L'estate indiana del '76 (2026). A gennaio 2024 è stato insignito del prestigioso Premio Nonino Risit d'Aur.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Marco Galluzzo fa il punto sui rapporti tra Italia e Stati Uniti all'indomani del durissimo scambio verbale tra il presidente Usa e la premier. Luigi Ippolito parla dell'ormai imminente avvicendamento tra l'attuale primo ministro britannico Keir Starmer e il suo successore Andy Burnham, che venerdì è stato eletto in Parlamento. Cesare Giuzzi racconta l'uscita di strada domenica mattina, vicino a Milano, di un auto, in cui sono morti tre minorenniMeloni a sorpresa in Friuli al raduno degli alpini: la mossa identitaria dopo lo scontro con Trump. «Un po' di sano orgoglio nazionale»Regno Unito, Andy Burnham vince le suppletive e viene eletto deputato: ora il «Re del Nord» punta a detronizzare Starmer e conquistare Downing StreetChi sono le vittime dell'incidente di Senago
"Ed è un poco la notte e un poco l'alba" di Ilaria Tuti e "Le ragazze di Tunisi" di Luca Bianchini Il nome di Ilaria Tutti è legato sia ai romanzi noir con Teresa Battaglia, dai quali è stata tratta anche una serie tv, sia ai romanzi che riportano alla luce fatti e contesti storici, come "Fiore di roccia" sulle portatrici carniche durante la prima guerra mondiale. Il nuovo romanzo "Ed è un poco la notte e un poco l'alba" (Longanesi) -il titolo è una frase del poeta Pierluigi Cappello- fa parte della serie dei romanzi storici. Siamo in Friuli fra il 1915 e la fine della seconda guerra mondiale. La protagonista è Serafina, che vediamo prima bambina e poi giovane donna, una donna tenace, controcorrente, che ama stare da sola e indossare i pantaloni. In paese pensano che lei abbia lo stesso potere della nonna Silva, che veniva chiamata quando nascevano bimbi destinati a morire in poche ore: Silva riusciva a farli respirare nuovamente anche per pochissimo, giusto il tempo di battezzarli e farli morire in pace. Intorno a Serafina nasce la superstizione che lei porti fortuna e così viene convocata dalla levatrice durante i parti complicati. Da giovane donna, Serafina si trova ad affrontare la seconda guerra mondiale e soprattutto l'invasione della Carnia da parte dei Cosacchi: perseguitati in Russia perché fedeli allo zar, si erano alleati con Hitler che aveva indicato il Friuli come terra di conquista, dove avevano compiuto razzie e violenze, ma soprattutto si erano stabiliti nelle case degli abitanti. Qualcuno era fuggito, altri erano rimasti in questa anomala convivenza, come Serafina, costretta a condividere la sua casa con tre cosacchi. Nella seconda parte parliamo di "Le ragazze di Tunisi", di Luca Bianchini (Mondadori). Si racconta di una famiglia siciliana emigrata a Tunisi (non in America perché non c'erano abbastanza soldi e perché in quel modo si poteva essere più vicini alla propria terra). Siamo a cavallo fra gli anni '50 e '60, nel momento in cui la Tunisia diventa indipendente e, a causa delle nuove leggi, francesi e italiani iniziano ad andare via e a tornare in patria. Anna ha 16 anni e parla siciliano e francese (all'epoca Tunisi era veramente una Babele dal punto di vista delle lingue). Vive con la madre, che è un'abile sarta, e le due sorelle, mentre il padre si assenta per lunghi periodi per lavorare come contadino in campagna. Il rapporto con la migliore amica, Marinette, una francese di famiglia benestante, i primi innamoramenti, ma anche la scoperta di alcuni segreti di famiglia. Una storia che, come si legge in esergo, è ispirata alle vicende della madre dell'autore che a Tunisi ha vissuto gli anni più belli.
Daniel Friebe, Brian Nygaard and Michele Pelacci take you to the heart of the action, on the ground, at the Giro d‘Italia.Follow us on social media:Twitter @cycling_podcastInstagram @thecyclingpodcastFriends of the PodcastSign up as a Friend of the Podcast at thecyclingpodcast.com to listen to new special episodes every month plus a back catalogue of more than 300 exclusive episodes.2026 Girovagando selection:You can buy this year's Girovagando wine selection here: https://dvinecellars.com/products/cycling-podcast-giro-26. The wines with corresponding stage numbers are as follows: Stage 3: Mixtape Red, Georgiev & Milkov, Plovdiv (red) Stage 4: Tenuta del Conte, Calabria Rosso, Calabria (red) Stage 5: Vigneti del Vulture, Pipoli, Aglianico del Vulture, Basilicata (red)Stage 10: Bianco 'il Terraio' Paterna, Tuscany (white)Stage 14: Les Crêtes Mon Blanc, Valle D'Aosta (white)Stage 20: Braida Antica Blanc, Russolo, Friuli Venezia-Giulia (white)The 11.01 CappuccinoOur regular email newsletter is now on Substack. Subscribe here for frothy, full-fat updates to enjoy any time (as long as it's after 11am).The Cannibal & BadgerFriends of the Podcast can join the discussion at our virtual pub, The Cannibal & Badger. A friendly forum to talk about cycling and the podcast. Log in to your Friends of the Podcast account to join in.The Cycling Podcast is on StravaThe Cycling Podcast was founded in 2013 by Richard Moore, Daniel Friebe and Lionel Birnie.