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Horecanews.it |Fabio Russo srl

Proviamo a mettere in fila i fatti, perché la questione è meno banale di quanto possa sembrare in una distratta chiacchiera da aperitivo e ci riporta a una data precisa: 1856. È l'anno in cui, allo stato attuale delle fonti, compare in un documento a stampa una delle prime attestazioni note del termine “mixologist”. Siamo nel 2026 e ricorrono dunque 170 anni da quella comparsa. Non si tratta soltanto di un vezzo linguistico o di una delle etichette che oggi usiamo per dare tono ai locali alla moda di Milano o New York. Quella parola può essere letta come il segnale di una trasformazione già in corso: il passaggio dall'oste che versa da bere al professionista che unisce tecnica, manualità e creatività. In questo senso, il termine intercetta uno snodo decisivo nell'evoluzione del bancone moderno.


Ci sono circa duecentoventi anni – grosso modo tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento – che cambiano per sempre il modo in cui il mondo beve. È in questo arco di tempo che prende forma il cocktail moderno. Non come lo immaginiamo oggi, con shaker lucidi e banconi rétro, ma in un contesto molto più essenziale: taverne, strade commerciali, viaggiatori infreddoliti e giornali curiosi di capire cosa fosse quella nuova miscela che stava conquistando l'America.



Rapallo. Il trentennale di Lady drink si festeggia domenica 30 marzo. Una festa, certo. Ma anche un conto da pagare alla memoria. Perché trent'anni fa il bar era un'altra cosa. E le donne dietro al bancone erano, nella migliore delle ipotesi, una nota a margine.


I dati dell'Osservatorio Caveba 2.0 / Cialdein.com fotografano un'inversione di tendenza: dopo un decennio di dominio incontrastato del monoporzionato, il caffè in grani torna a crescere nel segmento domestico. Dietro i numeri, una nuova generazione di consumatori che vuole macinare, dosare ed estrarre come al bar.

Per decenni il mercato dei fine wines è stato dominato da consumatori over 50, nel pieno della capacità di spesa. Oggi qualcosa di inedito sta accadendo. Mercanti e case d'asta registrano l'emergere di una nuova fascia di acquirenti tra i 28 e i 40 anni, una dinamica considerata storicamente atipica in un segmento tradizionalmente guidato dalle generazioni più mature.A interrogarsi su chi siano, cosa li attragga e perché alcuni escano rapidamente dal percorso dei fine wines è il nuovo studio di Areni Global, The New Fine Wine Consumer, presentato a Wine Paris 2026.La ricerca si concentra su consumatori under 40 che acquistano regolarmente bottiglie sopra le 50 sterline, i 65 euro e i 75 dollari, soglia individuata come ingresso nel segmento dei vini di pregio. Dei sei presupposti iniziali su cui si basava l'indagine, solo uno è stato pienamente confermato dai dati, gli altri sono risultati parzialmente o completamente ribaltati. Un dato che è di per sé un segnale chiaro: il settore sta operando su ipotesi da aggiornare.


All'incrocio tra Dr. Pablo de María e Charrúa, nel quartiere Cordón, Baker's Bar è diventato uno degli indirizzi simbolo della nuova Montevideo. Non è soltanto un locale di successo: è un punto di osservazione privilegiato su come la scena uruguaiana stia cercando — con metodo e ambizione — un posto nel circuito internazionale della mixology.

La centralità degli eventi nel determinare gli spostamenti turistici è un dato ormai consolidato. Lo conferma l'ultima analisi di Skift, “Beyond the Hotel Room: How Hospitality Brands Are Earning Loyalty Across the Journey”, secondo la quale un viaggiatore su cinque pianifica oggi il proprio itinerario in funzione di un evento a data fissa, con una crescita del 70% rispetto a cinque anni fa.


Premessa: a Bolzano, fino a due giorni fa, dopo l'una non c'era nessun cocktail bar aperto.Ora c'è Black Sheep che, dopo un mese di chiusura, si è trasferito in Piazza Domenicani 3B, dove le serrande restano alzate fino alle tre. Il trasloco è stato rapido: circa un mese di chiusura, poi la riapertura in una location che permette finalmente di fare ciò che prima era vietato. Manuel Nardo, titolare del Black Sheep, è radioso: la sede storica era diventata problematica. «Negli anni quell'area si è trasformata in un centro di ritrovo di giovanissimi, non in target con un cocktail bar come il nostro. Per giunta, a causa di vincoli specifici, bisognava chiudere entro l'una di notte e non potevamo fare musica di alcun genere».



RISTORANTI - Nel cuore di Torino, all'interno di Spazio Musa – hub polifunzionale inaugurato nel 2020 in un palazzo settecentesco che ospita anche una galleria d'arte con mostre temporanee – ha aperto a fine settembre Akoya, nuovo indirizzo fine dining guidato dalla visione creativa dello chef stellato Christian Mandura, già alla guida di Unforgettable. Accanto a lui, in cucina, Alessandro Daddea e Matilde Pangrazi. Il ristorante si distingue per tre asset strategici: una location di forte impatto estetico, una selezione rigorosa di materie prime di altissima qualità valorizzate senza snaturarle e un format esperienziale “al buio” che mette al centro l'interazione diretta con la brigata.



Il Ladyboy è un cocktail pressoché sconosciuto, che ha fatto parte della lista ufficiale IBA (International Bartenders Association) solo per un anno, fra il 2010 e il 2011, in una categoria creata apposta e mai proposta né in precedenza né successivamente: “Special Cocktail”, in cui non figuravano altri drink. Per di più, il suo stesso creatore lo ha definito “terribile”. Ma allora perché tutta questa attenzione, sia pure per pochi mesi, da parte della più importante associazione internazionale dei barman? E perché ce ne occupiamo in questo articolo? Perché il Ladyboy è un cocktail particolare, in cui valore simbolico va al di là del suo gusto e dei suoi ingredienti. Un valore che ancora oggi, a 23 anni dalla sua nascita, è drammaticamente attuale.


«Oggi faremo un Gin Tonic con il nostro Candegin: per lavare i vostri panni… ma anche i vostri drink.» In una fiera B2B una frase così vale più di un roll-up. Gian Maria Ciardulli la usa come farebbero i venditori al mercato e funziona perché, sentendolo, il visitatore decide di non tirare dritto. È successo a Mixology Attraction, a Rimini, dal 15 al 17 febbraio 2026.

Negli ultimi anni il dibattito sul consumo di alcol si è intensificato, intrecciandosi con nuove sensibilità culturali, attenzione al benessere e trasformazioni nelle abitudini quotidiane. Nell'alta ristorazione, tuttavia, il cambiamento non si traduce in slogan o posizioni ideologiche, ma in un lavoro quotidiano di osservazione, sperimentazione e ridefinizione dell'esperienza dell'ospite.

Riccardo Aldinucci è il fondatore di Cocktail in Lattina, un progetto innovativo nato nel 2020 che ha trasformato il modo di vivere e commercializzare i drink ready to drink. Parliamo di un format che unisce mixology e packaging creativo, offrendo cocktail premium confezionati in lattina e completamente personalizzabili, sia con etichetta adesiva sia con stampa serigrafata full print.


C'è una differenza sottile ma decisiva tra presidiare una fiera e usarla come piattaforma strategica. È su questo crinale che si è inserita la partecipazione di Valdo Spumanti a Wine Paris 2026, dove il gruppo veneto ha scelto per la prima volta una presenza autonoma per raccontare una visione più ampia e integrata.


Un Martini cocktail a colazione? Beh, non esageriamo. Però il Breakfast Martini - a base di gin, triple sec e marmellata d'arancia - è stato davvero ispirato da una colazione. Un'ispirazione che ha colto tra l'altro un personaggio di primissimo piano del bartending internazionale, il grande “The Maestro” Salvatore Calabrese. Ma un ruolo importante, nella nascita di questo drink, l'ha avuto sua moglie Sue (Susan). Scopriamo allora la storia di un cocktail d'autore che, a dispetto del nome, con il Martini ha poco o nulla a che fare

Dalle bancarelle dei mercati rionali siciliani ai container diretti in Australia: è il percorso imprenditoriale di Giuseppe Cinquerrui, founder e owner di Paesano, startup innovativa nata nel 2021 con una missione precisa: trasformare l'eccellenza agroalimentare siciliana in un brand strutturato, competitivo e pronto per i mercati internazionali.

L'impiego della tecnologia in sala ha superato da tempo la fase della sperimentazione diventando prassi consolidata. Dopo una massiva introduzione nel periodo Covid e post-Covid e la successiva stabilizzazione anche come risposta strutturale alla carenza di personale, gli effetti che ne sono derivati hanno fatto emergere una problematica diversa: non quanta tecnologia serva ma che tipo di esperienza sia in grado di produrre.


Dopo anni di dibattito in materia di sostenibilità incentrato su vigna, pratiche agronomiche e razionalizzazione dell'impiego di energia in cantina, c'è un fronte scomodo sul quale l'Australia del vino ha deciso di spostare il focus, quello del packaging. Secondo le stime di Wine Australia produzione e trasporto del vino confezionato rappresenterebbero infatti circa il 70% delle emissioni di carbonio dell'intera filiera, con le bottiglie di vetro imputate tra i principali responsabili a causa del loro peso.

Lo ascoltiamo ogni mattina su Radio 105, nel morning show “Tutto esaurito”, e da poche settimane lo vediamo anche in TV: Mitch (Giovanni Mencarelli) è il volto di “Recensioni del Terzo Tipo”, il format di Food Network che mette alla prova ristoranti e recensioni, in onda il venerdì alle 22 (prima stagione partita il 23 gennaio 2026, fino al 20 febbraio).

Negli ultimi anni, il turismo di lusso ha iniziato a mostrare segnali di trasformazione che vanno oltre la tradizionale dicotomia tra esclusività ed esperienza. Non sembrerebbe più sufficiente ampliare l'offerta, raffinare il servizio o aggiungere livelli di personalizzazione per sostenere il valore percepito. A emergere, piuttosto, sarebbe una domanda più sottile, meno dichiarata, ma sempre più esigente: continuità, affidabilità, coerenza lungo l'intero perimetro dell'esperienza

Brand Ambassador del Gruppo Caffo, Fabrizio Tacchi vanta oltre vent'anni di esperienza nel mondo del bar e della comunicazione del beverage. Negli ultimi anni il suo lavoro si è progressivamente concentrato sulla formazione, intesa non come semplice trasferimento di competenze tecniche, ma come costruzione di metodo, visione e consapevolezza professionale.È in questa cornice che prende forma Dal bar al brand, un volume strutturato come un manuale monografico, rigoroso e accessibile, che riflette l'idea di una professione sempre più chiamata a pensarsi in termini sistemici.

Sette nuove varietà di vite resistenti, tutte derivate dalla Glera, sono state recentemente presentate al settore vitivinicolo italiano, un passaggio che ha riportato il tema dei vitigni Piwi al centro del dibattito non solo tecnico ma anche normativo e strategico, soprattutto in relazione al futuro del Prosecco.


Portare una cucina fuori dal proprio habitat non è mai un gesto neutro, è una verifica prima ancora che un invito, significa togliere protezioni, rinunciare a un sistema di riferimenti consolidato e osservare cosa resta quando cambiano spazio, strumenti, ritmo e atmosfera.È in questa prospettiva che si colloca il pranzo firmato da Antonio Lerro, chef di In Riva a Numana, ospite nell'ultimo appuntamento promosso da Casa Lerario, nel cuore del Sannio beneventano

Perde sostegno il Dry January, un intero mese senza bere alcolici: anche in UK, dove nacque l'iniziativa, ora cresce il Damp January, perché moderarsi è meglio che rinunciare. Ma intanto la tradizionale London Cocktail Week non ci sarà nel 2026: la manifestazione slitta da novembre a marzo 2027 per non “incasinare” i locali cittadini. E Facebook assicura: nessun ban per gli account che parlano di alcolici, era solo un bug (ma i problemi continuano ancora). Le notizie della settimana sul mondo di drink e distillati selezionate dai media internazionali.

Prenderà il via il 15 febbraio la prima campagna istituzionale dedicata al vino promossa dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Lo slogan scelto è “Il vino è il nostro tempo, coltiviamo ciò che ci unisce”. La campagna avrà una durata di due mesi, fino alla metà di aprile, in concomitanza con Vinitaly.L'iniziativa è stata presentata a Roma nel corso del Tavolo di filiera vitivinicolo, alla presenza delle principali organizzazioni rappresentative del settore agricolo, cooperativo e industriale, e si inserisce in una strategia di comunicazione volta a sostenere il comparto sul mercato interno.


È Nicolò Curzi, chef di Radico – Nuova Cucina Rurale a Corinaldo (Ancona), il vincitore dell'edizione 2025 di Veggie Style – L'altra faccia del panino, il contest ideato da 50 Top Italy in collaborazione con D'Amico, dedicato alla rilettura contemporanea del panino in chiave vegetale