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Horecanews.it |Fabio Russo srl




Per quindici anni Simone Rovero è rimasto dietro le quinte degli alambicchi. Ideava ricette, metteva a punto liquori e consegnava ad altri prodotti pronti per il mercato. Bottiglie che, racconta, venivano poi rivendute a un prezzo anche dieci volte superiore grazie al marketing e alla forza commerciale di marchi già affermati.A un certo punto Rovero ha deciso che non gli bastava più. A 32 anni ha lasciato la sicurezza della distilleria di famiglia, dove era cresciuto respirando i vapori degli alambicchi, e ha fondato ROVR Spirits.

Un elegante espositore circolare in legno scuro. Una parata di flaconi squadrati e minimalisti. A un primo sguardo, potresti pensare di essere entrato in una boutique di profumeria artistica. Poi il bartender, avvolto in un'impeccabile giacca bianca, estrae una mouillette — la striscia di carta utilizzata dai profumieri per provare le fragranze — e vi nebulizza sopra un'essenza.Non siamo nel salotto di una maison parigina. Siamo al Fitz's Bar, cocktail bar del Pillows Grand Boutique Hotel Maurits at the Park di Amsterdam, una delle tappe del mio viaggio in occasione della prima edizione di Europe's 50 Best Bars.












Due realtà cooperative unite da una visione condivisa fondata su ricerca agronomica, zonazione e valorizzazione della viticoltura di montagna.Tra il borgo di Lavis, alle porte di Trento, e la Val di Cembra, il sistema formato da La-Vis e Cembra Cantina di Montagna è un modello da imitare.





Dopo anni di distillati Premium, con la crisi i produttori di alcolici ora puntano sulla depremiumizzazione. Intanto in Uk µimpazza nei pub la sfida del bicchiere con la pinta di Birra Moretti. E il brandy spagnolo Torres celebra sulle sue bottiglie le nazionali di calcio, compresa l'Italia… La selezione dai media internazionali delle notizie della settimana sul mondo di cocktail e distillati.





Amsterdam, 1° luglio. La festa finisce in alto, letteralmente. Dopo la cerimonia inaugurale di Europe's 50 Best Bars 2026, la community internazionale del bere miscelato si ritrova al LuminAir, rooftop bar all'undicesimo piano del DoubleTree by Hilton Amsterdam Centraal Station, per la closing party in programma dalle 13 alle 16.


La prima edizione di Europe's 50 Best Bars segna un momento di svolta per la mixology continentale. La classifica dei migliori cocktail bar europei, “figlia” della stessa organizzazione dei prestigiosi World's 50 Best Bars, non solo ridisegna gli equilibri tra paesi storicamente dominanti nell'industry di settore – Regno Unito, Spagna, Italia – e nuove scene emergenti, ma ribadisce il ruolo del nostro Paese nello scenario europeo, con una presenza diffusa, solida e riconoscibile. Certo, il tema che più emerge dalla classifica, a sorpresa, è la crescita esponenziale della Grecia, che domina il podio con Line Athens e The Bar in Front of the Bar ai primi due posti, seguiti dal Sips di Barcellona. Ma già al numero 6 compare il primo segnale forte dell'Italia: Moebius Milano, che si conferma uno dei bar più innovativi del continente. La sua posizione nella top ten non è un episodio isolato: lo scorso ottobre si era piazzato settimo fra i 50 Best mondiali, segnando il primato per numero di posizioni scalate.




Amsterdam, 28 giugno. La città freme, si prepara all'arrivo di Europe's 50 Best Bars, con la cerimonia in calendario il 30 del mese. E il bar smette di essere un semplice luogo di consumo per diventare una lente privilegiata sull'evoluzione dell'ospitalità. Varco la soglia di un gigante massiccio di mattoni rossi sull'Oudezijds Voorburgwal: il Sofitel Legend The Grand Amsterdam non è un semplice albergo. È un pezzo di storia che continua a dialogare con la modernità. Prima convento nel XV secolo, poi dimora, sede dell'Ammiragliato, infine municipio. Qui, nel 1966, l'ex Regina Beatrice ha celebrato il proprio matrimonio. Ma non è la monumentalità a colpirmi di più. È il suo spazio più nascosto: un giardino interno, inatteso e intimo. Ed è proprio qui, affacciato su questo cortile segreto, che si trova il Flying Dutchman. Entro. Dentro, il legno scuro domina la scena. Lo chiamano brown bar, retaggio romantico e fumoso di un'epoca in cui la luce delle candele e il tabacco tingevano le pareti, trasformando i pub in rifugi color terra. È un bar raccolto, intimo, profondamente legato alla cultura del bere locale. Un bar che si inserisce in un ecosistema più ampio, convivendo all'interno dell'hotel con il bistrot mediterraneo Oriole, il fine dining Bridges e la Library ‘Or'.












