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"Te lo do", "me ne dai un po'?", "gliel'ho già detto"… Ti è mai capitato di sentire gli italiani sparare a raffica queste paroline tutte attaccate e di pensare: "Ma cosa stanno dicendo?! Da dove escono tutte queste lettere?!". Se la risposta è sì, oggi è il tuo giorno fortunato. Mettiamo alla prova la tua conoscenza dei pronomi combinati con 23 domande, dalle più semplici fino al Round Bonus per veri esperti. TEST: i Pronomi Doppi in Italiano I pronomi complemento combinati (me lo, te lo, glielo, ce ne…) sono uno dei capitoli più temuti della grammatica italiana, ma alla fine di questo articolo saprai dire con sicurezza se è "me lo" o "mi lo", se "a lui" e "a lei" si comportano allo stesso modo (spoiler: succede una cosa strana…) e perché gli italiani dicono "ce l'ho" anche quando non c'è nessun "ci" in giro. Ripasso Lampo della Regola Base Prima del test, un piccolissimo ripasso. I pronomi combinati nascono quando unisci un pronome indiretto a un pronome diretto (mi, ti, gli/le, ci, vi + lo, la, li, le) oppure a "ne". Le regole da ricordare sono solo tre: Regola n°1: l'indiretto va prima del diretto (in italiano è il contrario dell'inglese!). Regola n°2: mi, ti, ci, vi cambiano la -i finale in -e. Diventano quindi me, te, ce, ve. Regola n°3: gli (a lui) e le (a lei) diventano entrambi glie- e si attaccano al pronome diretto formando UNA sola parola: glielo, gliela, glieli, gliele, gliene. Lo Schema Completo dei Pronomi Combinati +lolalilenemime lome lame lime leme netite lote late lite lete negli/leglieloglielaglieliglieleglienecice loce lace lice lece nevive love lave live leve ne Adesso si fa sul serio: prendi carta e penna, comincia il test! Il Test: Prima Parte (Domande 1-10) Per ogni domanda, scegli la risposta corretta tra le tre opzioni e segnati il tuo risultato. Le soluzioni e le spiegazioni complete sono più avanti! Domanda 1 Porto i documenti a te domani. → "___ domani." a) ti li porto b) te li porto c) te gli porto Domanda 2 Compriamo la pizza per noi! → "___!" a) ce la compriamo b) ci la compriamo c) ce le compriamo Domanda 3 Marco regala un libro a me. → "Marco ___." a) mi lo regala b) mi il regala c) me lo regala Domanda 4 Ho spedito la cartolina a Roberto. → "___." a) Gli la ho spedita b) Gliela ho spedita c) La gli ho spedita Domanda 5 Ho spedito la cartolina a Roberta. → "___." a) Le la ho spedita b) Le l'ho spedita c) Gliela ho spedita Domanda 6 "Hai una penna?" — "Sì, ___!" (forma tipica del parlato) a) ce l'ho b) la ho c) ce la ho Domanda 7 Quanti regali hai fatto a Luca? → "___." a) gli ne ho fatti tre b) gliene ho fatti tre c) gli li ho fatti tre Domanda 8 Mando le foto a voi. → "___." a) ve le mando b) vi le mando c) ve li mando Domanda 9 C'è una torta squisita in cucina e Luca ___ tutta da solo! (mangiarsi) a) si la mangia b) sela mangia c) se la mangia Domanda 10 Adoro i biscotti! ___ un po'? (a me + di biscotti) a) mi ne offri b) me ne offri c) me li offri Il Test: Seconda Parte (Domande 11-20) Continuiamo con la seconda parte del test, dove troverai anche le combinazioni con i verbi modali, i verbi pronominali come "farcela" e "andarsene", e l'imperativo italiano. Domanda 11 I contratti? L'avvocato ___ restituiti ieri. (a me + i contratti) a) me li ha b) mi li ha c) me le ha Domanda 12 Racconti le tue storie ai bambini (a loro)? → "Sì, ___." a) le racconto loro b) ve le racconto c) gliele racconto Domanda 13 "Voglio scrivere una lettera a te." Quale forma è corretta? a) Voglio te la scrivere b) Te la voglio scrivere / Voglio scrivertela c) Voglio scriverla te Domanda 14 Cerchi idee per il regalo? ___ qualcuna! (a te + di idee) a) te ne propongo b) ti ne propongo c) te le propongo Domanda 15 Maria è arrabbiata e ___ senza salutare. (andarsene) a) si ne va b) se la va c) se ne va Domanda 16 Di' la verità a me! → "___!" a) Mi dilla b) Dimmela c) Di' mela Domanda 17 Da' il libro a lui! → "___!" a) Daglielo b) Dagli lo c) Dallo gli Domanda 18 Ho risolto il problema ___ (spiegare al gerundio + a lui + la soluzione). a) gli spiegando la b) spiegandogli la c) spiegandogliela Domanda 19 Avevo dieci euro e ___. (a Marco + di euro) a) gli ne ho prestati cinque b) gliene ho prestati cinque c) glieli ho prestati cinque Domanda 20 "Non dire questo a me!" Quale forma è corretta? a) Non dirmelo / Non me lo dire b) Non mi lo dire c) Non dirlo me Round Bonus: 3 Domande per Veri Esperti E adesso, per chi se la sente: tre domande da incubo. Se le indovini tutte e tre, hai il nostro totale rispetto! Qui entrano in gioco anche la particella "ne" e la particella "ci". Domanda 21 Al ristorante, dici con cortesia: "Signora, mi porti il menù!" Sostituendo "il menù": "Signora, ___!" a) Portamelo! b) Me lo porta! c) Me lo porti! Domanda 22 "Quanti studenti ci sono in classe?" → "___." a) ci ne sono venti b) ce ne sono venti c) ce li sono venti Domanda 23 "Hai superato quell'esame difficilissimo?" → "Sì, alla fine ___!" (farcela) a) ce l'ho fatta b) ce l'ho fatto c) ci l'ho fatta Soluzioni e Spiegazioni: Prima Parte Pronto per scoprire le risposte? Correggiamo tutto insieme con la spiegazione del perché di ogni risposta, anche di quelle che sembrano cattiverie pure. Risposta 1: b) te li porto "Ti" diventa "te", e "i documenti" diventa "li" (maschile plurale). Attenzione al trabocchetto della c): "te gli" non esiste! "Gli" non è mai un pronome diretto. Risposta 2: a) ce la compriamo "Ci" → "ce" + "la pizza" → "la". E sì, "comprarsi la pizza" si può dire: è quel "ci" che dà l'idea di farsi un regalo. Ce la meritiamo! Risposta 3: c) me lo regala "Mi" + "lo" non resta mai "mi lo": ricordi la regola? mi/ti/ci/vi cambiano la -i in -e. Quindi mi → me → me lo. Risposta 4: b) Gliela ho spedita Qui "a Roberto" = a lui = gli, e "la cartolina" = la. Si fondono in UNA parola: gliela. E ora un piccolo segreto: quando dopo "gliela" arriva il verbo avere, la "-a" finale di "gliela" cade e si forma l'elisione, cioè gliel'ho spedita. Per approfondire l'uso dell'apostrofo in italiano, c'è una guida dedicata. Quindi nei libri vedi "gliela ho spedita", ma quando parli e scrivi davvero dici gliel'ho spedita. E nota che il participio resta "spedita" perché si accorda con "la cartolina", femminile singolare! Risposta 5: c) Gliela ho spedita Ed ecco la sorpresa! "A Roberta" è "a lei", cioè "le"… ma in combinazione anche "le" diventa glie-. Quindi "a lui" e "a lei" producono esattamente la stessa forma: gliela (e con l'elisione, gliel'ho spedita). Ecco perché la risposta b) "Le l'ho spedita" è una trappola: chi la sceglie ha dimenticato che "le" deve trasformarsi in glie-. Come capiamo allora di chi parliamo, se la forma è identica? Dal contesto! Diciamo che gli italiani amano vivere pericolosamente. Risposta 6: a) ce l'ho Ed ecco il mistero del "ci" che spunta dal nulla! Nell'italiano parlato, "averla / averlo" diventa quasi sempre ce l'ho, ce l'hai, ce l'ha… Quel "ce" è un rafforzativo: non significa niente di preciso, serve solo a dare forza alla frase. E qui l'elisione è praticamente obbligatoria: nessuno dice "ce la ho", si dice e si scrive ce l'ho. Piccola attenzione all'ortografia: l'apostrofo va tra "ce" e "ho" (ce l'ho), e non si scrive "c'è l'ho", che è un errore frequente anche tra gli italiani! Risposta 7: b) gliene ho fatti tre "A Luca" = gli, e "di regali" = ne → gliene (una parola sola). E hai notato "fatti"? Quando c'è "ne" che indica una quantità, il participio passato si accorda con il nome a cui si riferisce: regali è maschile plurale → fatti. Risposta 8: a) ve le mando "Vi" → "ve" + "le foto" → "le". La risposta c) "ve li" sarebbe sbagliata perché "le foto" è femminile. E una curiosità ortografica: "le" non si elide mai, quindi resta sempre "ve le", non "ve l'". Risposta 9: c) se la mangia Con i verbi riflessivi e pronominali, "si" diventa "se". "Mangiarsi qualcosa" rende l'azione più golosa, più… personale. Luca se la mangia tutta, e a noi non lascia niente. Tipico. Risposta 10: b) me ne offri "Un po' di biscotti" = una quantità indefinita → "ne". Approfondimento importante: "me li offri" vuol dire "offrimi i biscotti" (tutti, o quelli precisi di cui parliamo); "me ne offri" vuol dire "offrimene un po'" (solo una parte). Piccola differenza, grande significato. Soluzioni e Spiegazioni: Seconda Parte Risposta 11: a) me li ha restituiti Qui "a me" = mi → me, e "i contratti" = li → me li. Attenzione alla b), "mi li ha", che è il classico errore di chi dimentica il passaggio mi → me. E già che ci sei, nota il participio: "restituiti" è maschile plurale perché si accorda con "i contratti" (col pronome diretto, il participio si accorda sempre!). Risposta 12: c) gliele racconto Trabocchetto classico! Nell'italiano moderno e parlato "a loro" si rende con "gli". Quindi a loro + le storie = gliele. Esiste anche la forma più formale e da libro "le racconto loro", ma nessuno la usa al parco coi bambini. Quindi: gliele racconto. Risposta 13: b) Te la voglio scrivere / Voglio scrivertela Con i verbi modali (volere, potere, dovere) hai DUE possibilità, entrambe corrette: o metti il pronome prima del verbo modale ("Te la voglio scrivere") oppure lo attacchi all'infinito ("Voglio scrivertela"). Scegli tu, l'italiano è generoso! Risposta 14: a) te ne propongo Qui non c'è un oggetto preciso, ma "qualche idea",...
Ti sei mai chiesto perché, il 15 agosto, l'Italia sembra improvvisamente sparire? Le città si svuotano, i negozi abbassano le saracinesche e sulle spiagge non si trova un centimetro di sabbia libero. Ma cosa si festeggia esattamente in questa giornata, e perché questa festa si chiama proprio "Ferragosto", una parola che a prima vista sembra mettere insieme il "ferro" e il mese di "agosto"? Piccolo spoiler: con il ferro non c'entra nulla. In questa guida scoprirai la storia millenaria del Ferragosto, dai Romani a oggi, e imparerai anche le espressioni estive che gli italiani usano davvero. Cosa si Celebra il 15 Agosto in Italia? In questa guida ripercorreremo insieme la storia millenaria del Ferragosto, dalle sue origini nella Roma imperiale fino alle spiagge affollate di oggi. Scoprirai da dove viene questa parola così curiosa, capirai perché la festa si è spostata dal 1° al 15 agosto e imparerai un po' di espressioni e parole che gli italiani usano davvero in estate. Scoprirai anche che Ferragosto non è l'unica festa che gli italiani hanno ereditato dagli antichi Romani. Da Dove Viene la Parola "Ferragosto"? Partiamo dall'inizio, anzi, da molto lontano. La parola "Ferragosto" viene dal latino Feriae Augusti, che significa "il riposo di Augusto" o, se preferisci, "le vacanze di Augusto". Piccola chicca linguistica: la parola latina feriae indicava i giorni di riposo, ed è la stessa parola da cui deriva l'italiano moderno "ferie", cioè i giorni di vacanza dal lavoro. Quindi, la prossima volta che dirai "sono in ferie", sappi che stai usando una parola vecchia di più di duemila anni. L'Imperatore Augusto e le Origini della Festa Ma chi era questo Augusto? Era il primo imperatore romano, e fu proprio lui, nel 18 a.C., a istituire questo periodo di riposo. Dopo mesi di lavoro nei campi, i contadini avevano finalmente il diritto di fermarsi, festeggiare e tirare il fiato. In fondo, gli italiani prendono la pausa di agosto molto sul serio da sempre. Augusto era un personaggio così importante che, qualche anno dopo, il mese che prima si chiamava sextilis venne ribattezzato augustus in suo onore. Sì, hai indovinato: è da lì che arriva la parola "agosto". Questo imperatore ha dato quindi il suo nome sia alla festa sia al mese intero. All'inizio, però, il Ferragosto non si festeggiava il 15, ma il 1° agosto, e non durava un solo giorno: era un lungo periodo di feste, che si univa ad altre celebrazioni romane come i Consualia, le feste dedicate a Conso, il dio della terra e della fertilità. Si mangiava, si beveva e ci si riposava: un rituale che ancora oggi non ci è del tutto estraneo. Perché il 15 Agosto? La Doppia Anima della Festa Ma allora perché oggi il Ferragosto è il 15 agosto e non il 1°? La risposta arriva molti secoli dopo, con la Chiesa cattolica. La Chiesa spostò la festa al 15 agosto per farla coincidere con una celebrazione religiosa molto importante: l'Assunzione di Maria. Secondo la tradizione cristiana, in questo giorno la Madonna venne "assunta", cioè portata in cielo in anima e corpo. Ecco perché il Ferragosto ha una doppia anima: da una parte le sue origini pagane e romane, dall'altra la festa cristiana. Due mondi diversi che si incontrano nello stesso giorno. Perché a Ferragosto Tutti Vanno al Mare? Come mai nella testa di ogni italiano "Ferragosto" fa subito rima con "mare", "montagna" e "gita"? Questa tradizione è molto più recente di quello che si potrebbe pensare. Facciamo un salto negli anni '30 del Novecento, e più precisamente nel 1931. In quell'anno, in Italia, il regime fascista inaugurò i cosiddetti "Treni Popolari di Ferragosto": biglietti a prezzi ridottissimi che permettevano anche alle famiglie meno ricche di fare una gita e vedere, magari per la prima volta nella vita, il mare o la montagna. C'erano due possibilità: La gita di un solo giorno, in un raggio di circa 50-100 chilometri. La gita di tre giorni, entro circa 100-200 chilometri. C'era però un piccolo dettaglio: in questi viaggi i pasti non erano inclusi. E quindi cosa facevano gli italiani? Si portavano il cibo da casa. È proprio da qui che nasce una delle tradizioni più amate di questa giornata: il famoso pranzo al sacco, la grigliata all'aperto, il picnic con la famiglia. A Roma, questi turisti "fai da te" che si portavano il cibo da casa avvolto in un fagotto venivano chiamati "fagottari": una parola simpatica da tirare fuori al momento giusto. Se oggi a Ferragosto ti ritrovi a mangiare un panino seduto su un prato o davanti al mare, sappi che stai portando avanti una tradizione con quasi cento anni di storia. Tradizioni e Curiosità del Ferragosto di Oggi Come si festeggia oggi il Ferragosto in Italia? Ecco qualche immagine tipica: La grigliata è la grande protagonista. Ferragosto è l'unico giorno dell'anno in cui ogni italiano si sente, all'improvviso, un maestro della griglia — o almeno ci prova. Il mare, con le spiagge affollatissime, i fuochi d'artificio la sera e, in tantissimi paesi, le sagre, cioè le feste popolari dove si mangiano i piatti tipici del posto. Le città si svuotano completamente. A Ferragosto trovare un bar aperto nel centro di Roma o di Milano è come cercare un ago in un pagliaio. Esiste anche un vecchio detto un po' scherzoso: "Ferragosto, moglie mia non ti conosco". Era un modo ironico per dire che, nella confusione della festa, ci si concedeva un pizzico di libertà e divertimento. Oggi si usa giusto per fare una battuta. Una curiosità in più per gli appassionati di tradizioni: il giorno dopo Ferragosto, il 16 agosto, a Siena si corre il famoso Palio dell'Assunta, una spettacolare corsa di cavalli che va avanti da secoli. Non Solo Ferragosto: le Feste che Arrivano dall'Antica Roma Abbiamo visto che il Ferragosto affonda le sue radici nell'Antica Roma. Ma non è l'unica festa che gli italiani hanno ereditato dai Romani. Ce ne sono altre, molto conosciute, dietro le quali si nasconde un pezzo di storia vecchio di duemila anni. Facciamo un piccolo viaggio nel tempo. Il Natale e la Nascita del Sole Partiamo dalla festa più amata di tutte: il Natale. I Romani, intorno al solstizio d'inverno, festeggiavano due ricorrenze molto importanti. La prima erano i Saturnali, in onore del dio Saturno, che si celebravano più o meno dal 17 al 23 dicembre: erano giorni di banchetti, di regali e di allegria in cui i ruoli si rovesciavano, e persino i padroni servivano a tavola i loro schiavi. La seconda festa era il Dies Natalis Solis Invicti, cioè il "giorno di nascita del Sole Invitto", celebrato il 25 dicembre. In quel periodo, dopo la notte più lunga dell'anno, le giornate ricominciavano ad allungarsi, e i Romani festeggiavano la "rinascita" del Sole. Con il passare dei secoli, la Chiesa fissò la nascita di Gesù proprio il 25 dicembre, facendola coincidere con queste antichissime feste. Attenzione, però: anche su questo legame gli storici discutono. Non ci sono prove definitive che il Natale sia nato "sopra" la festa del Sole, e c'è persino chi pensa che il 25 dicembre derivi da un calcolo religioso, cioè nove mesi dopo il 25 marzo. Chicca linguistica: la parola "Natale" viene dal latino natalis, che significa proprio "relativo alla nascita", "compleanno". Quando scambi i regali sotto l'albero, stai quindi ripetendo un gesto che i Romani facevano già duemila anni fa. Il Capodanno e il Dio con Due Facce Andiamo avanti di qualche giorno e arriviamo al Capodanno. Perché si festeggia l'inizio dell'anno proprio il 1° gennaio? Anche qui la risposta è romana. Furono i Romani a fissare il primo giorno dell'anno al 1° gennaio, e a renderlo ufficiale fu Giulio Cesare con il suo nuovo calendario, nel 46 a.C. E perché proprio gennaio? Perché il mese era dedicato a Giano, il dio degli inizi, rappresentato con due facce: una che guarda al passato e una che guarda al futuro. Un simbolo perfetto per iniziare un anno nuovo. Le tre chicche linguistiche del Capodanno: La parola "gennaio" viene proprio da Ianuarius, cioè dal nome del dio Giano. Giano era il dio delle porte, e "porta" in latino si dice ianua: Giano è letteralmente il dio che apre le porte del nuovo anno. I Romani si scambiavano dei regali beneauguranti, tra cui dei fichi chiamati strenae: da lì arriva la parola "strenna", che ancora oggi si usa per i regali di Natale e Capodanno. Persino la parola "calendario" viene dal latino calendae, il primo giorno del mese romano. San Valentino e una Festa un Po' Incerta Andiamo avanti e arriviamo a febbraio, con la festa degli innamorati: San Valentino. Qui la storia è affascinante ma anche un pochino incerta. C'è una versione molto popolare che collega San Valentino a un'antica festa romana chiamata Lupercalia, che si celebrava intorno al 15 febbraio: erano feste di purificazione e di fertilità, piuttosto vivaci, dedicate al dio Fauno. Secondo questa versione, la Chiesa avrebbe sostituito i Lupercalia con la festa di San Valentino, il 14 febbraio. Molti storici oggi sono però scettici su questo collegamento diretto, e fanno notare che l'idea di San Valentino come "festa degli innamorati" è in realtà molto più recente, nata nel Medioevo. La verità è quindi meno lineare di quanto si racconti in giro. Chicca linguistica: il nome del mese "febbraio" viene dal latino februa, le strisce di pelle che i sacerdoti romani usavano proprio durante quei riti di purificazione. Il Carnevale e il Mondo alla Rovescia Chiudiamo con una festa allegra e colorata: il Carnevale. Anche in questo caso si può tornare ai Saturnali. Ricordi che, durante quei giorni, i ruoli si rovesciavano e quasi tutto era permesso? Quel "mondo alla rovescia", con le maschere, gli scherzi e l'allegria sfrenata, è lo stesso spirito che ritroviamo ancora oggi nel Carnevale italiano: un'eredità romana che, ogni inverno, riempie di coriandoli le piazze del Paese. ...
Lello Voce(Musa!)Marco Saya EdizioniA distanza di trentacinque anni dalla sua prima uscita, torna in libreria uno dei testi più significativi della poesia italiana degli ultimi decenni: Musa! di Lello Voce, oggi ripubblicato da Marco Saya Edizioni nella collana "Conseguito silenzio". Apparso per la prima volta nel 1992, Musa! è un'opera capitale, punto di riferimento per almeno un paio di generazioni di lettori e di poeti, rimasta ingiustamente fuori commercio per troppo tempo. È un libro che ancora oggi cattura chi legge in un vortice magmatico di lingua, dove registri diversi si scontrano, si mescolano, si rincorrono in un continuo gioco di tensioni e variazioni sul tema. Lo spirito che percorre le pagine diventa un contenitore polifonico, capace di dare forma a una propria Babele del pensiero, caustica e istrionica, quasi un monito dal sapore infernale. Già allora Musa! confermava l'unicità della scrittura di Voce: vicina alla temperie del Gruppo 93, di cui l'autore fu tra i protagonisti, ma allo stesso tempo autonoma, difficile da catalogare, capace di un passo tutto suo.Uscito allora per i tipi di Mancosu Editore, corredato da una musicassetta audio che ne restituiva la dimensione sonora e performativa, Musa! anticipava già negli anni Novanta quella ricerca sulla parola detta, sul verso come materia vocale e ritmica, che avrebbe reso Lello Voce uno dei protagonisti italiani ed europei dello spoken word e, di lì a poco, l'artefice dell'introduzione in Italia del poetry slam. Una vocazione performativa che attraversa tutta la sua opera successiva e che rende questo ritorno in libreria tanto più prezioso: non un semplice recupero d'archivio, ma la restituzione di un laboratorio linguistico che ha continuato a lavorare, sottotraccia, per trent'anni.La nuova edizione riporta fedelmente l'introduzione alla prima uscita firmata da Romano Luperini e si arricchisce di un testo inedito: una lettera scritta da Franco Fortini per il giovanissimo autore campano, testimonianza ulteriore — se ce ne fosse bisogno — dell'importanza di un'opera che a distanza di tanti anni resta sorprendentemente attuale e continua a essere fonte di ispirazione per le generazioni di poeti venute dopo.Di questo libro e del percorso che lo ha portato, dopo tanti anni, a tornare tra le mani dei lettori, Lello Voce è ospite de Il Posto delle Parole, per raccontare la genesi di Musa!, il legame con il Gruppo 93 e con la stagione della neoavanguardia degli anni Novanta, l'incontro — anche editoriale — con le figure di Romano Luperini e Franco Fortini, e il senso di riproporre oggi, in un panorama poetico profondamente mutato, un testo capace di restare vivo e necessario. Musa!Lello VocePrefazione di Romano Luperini, postfazione di Franco FortiniCollana "Conseguito silenzio"Dal 2026 Marco Saya Edizioni fa parte del Gruppo PAP, diretto da Elena Mearini, insieme alla Piccola Accademia di Poesia di Milano. Lello Voce (Napoli, 1957) è poeta, scrittore e performer. Tra i fondatori del Gruppo 93 e della rivista "Baldus", vive e lavora a Treviso. È uno dei pionieri europei dello spoken word e della spoken music, e ha introdotto in Italia il poetry slam. Nel 2011, in occasione del Festival Internazionale di Poesia di Medellín, in Colombia, è stato tra i fondatori del World Poetry Movement, di cui fa tuttora parte il comitato esecutivo.Tra le sue raccolte di poesia: Singin' Napoli cantare (Ripostes, 1985), Musa! (Mancosu, 1992), I segni i suoni le cose (Manni, 1996), Farfalle da combattimento (Bompiani, 1999), Fast Blood (2003, Premio Delfini), Lai (D'If, 2007), L'esercizio della lingua. Poesie 1991-2008 (Le Lettere, 2008), Piccola cucina cannibale (SquiLibri, 2011, Premio Napoli 2012) e Il fiore inverso (Squilibri, 2016, Premio Nazionale Elio Pagliarani). Tra i romanzi, Eroina (Transeuropa, 1999), Cucarachas (DeriveApprodi, 2001) e Il Cristo elettrico (No Reply, 2006). Nel 2022 pubblica Razos (La nave di Teseo), vincitore dei premi Bologna in Lettere e Paolo Prestigiacomo.Ha collaborato con musicisti come Paolo Fresu, Frank Nemola e Antonello Salis, e i suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, spagnolo, catalano, tedesco, portoghese, giapponese e arabo.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Studi l'italiano da mesi, conosci la grammatica a memoria, sai coniugare anche i verbi irregolari… poi arrivi in Italia, ti siedi al bar, senti due ragazzi che chiacchierano e... non capisci quasi niente! Il motivo è semplice: nessun libro di testo ti insegna lo slang, quelle parole informali e vive che gli italiani usano davvero ogni giorno. Scopriamo insieme le 20 espressioni gergali per capire — e parlare — come un vero italiano. Impara Queste Espressioni e Smetti di Parlare come un Manuale Lo slang italiano è la chiave per uscire dal "robottino da libro di grammatica" e diventare davvero spontaneo. Le 20 parole che vedremo sono quelle che senti in continuazione nei film, nelle serie TV, nelle canzoni e nelle conversazioni di tutti i giorni. Vediamole una a una, divise in cinque gruppi. Le 5 Parole Jolly dello Slang Italiano Iniziamo con le parole "jolly", quelle che senti in ogni frase e che gli italiani usano come riempitivi naturali per parlare come un madrelingua. 1. Boh La regina indiscussa dello slang italiano: un'interiezione praticamente intraducibile con una sola parola. Significa "non lo so", "non ne ho idea", ma a seconda del tono esprime anche indifferenza, dubbio o rassegnazione. "A che ora apre il museo? – Boh, prova a guardare sul sito!" (= non lo so) "Ti è piaciuto il ristorante? – Mah, boh… niente di speciale." (= indifferenza) "Perché Marco è arrabbiato? – Boh! E che ne so io." (= rassegnazione) Curiosità: si accompagna quasi sempre al gesto delle spalle alzate e delle mani aperte. Lo puoi anche allungare ("booooh!") per enfasi. Lo usano proprio tutti, dai bambini ai nonni. 2. Tipo Letteralmente significa "genere, categoria". Ma nello slang fa due lavori: è un riempitivo, come il famigerato "like" inglese, oppure significa "circa, più o meno", spesso per introdurre un esempio. "Ci vediamo tipo alle otto." (= verso le otto) "Ero tipo sotto shock quando l'ho saputo!" "Mi va qualcosa di leggero, tipo un'insalata." "Un tipo" o "una tipa" indica anche genericamente "una persona". Ma occhio: come riempitivo è il classico tormentone dei più giovani. Usalo per suonare naturale, ma con misura. 3. Roba Parola informale tanto vaga quanto comodissima: significa "cosa, cose, oggetti, materiale" (in inglese "stuff"). È perfetta quando non vuoi, o non sai, chiamare qualcosa con precisione. "Raccogli la tua roba!" (= le tue cose) "Ho un sacco di roba da fare prima di stasera." "Togli questa roba dal tavolo, dobbiamo mangiare." Brilla nelle esclamazioni: "che roba!" per lo stupore, "roba da matti!" per qualcosa di assurdo. Ha origini germaniche: deriva da una parola che significava "bottino", la stessa da cui viene anche il verbo "rubare". 4. Un Sacco Significa "molto, moltissimo, tantissimo". L'immagine è chiarissima: un sacco bello pieno, cioè una grande quantità. Funziona con i verbi, con i nomi e perfino con gli aggettivi. "Mi sei mancato un sacco!" "C'era un sacco di gente alla festa." "Tuo fratello è un sacco simpatico." Fa parte di una bella famiglia di espressioni per dire "tanto", come "una marea di", "una cifra" e "un botto". Insomma, di modi per esagerare in italiano ne abbiamo… un sacco! 5. Anche No Un rifiuto netto e ironico: "no di sicuro", "col cavolo", "manco per sogno". Il bello è che usiamo "anche", che di solito serve ad aggiungere qualcosa, seguito da un secco "no". "Una corsetta domani alle sei di mattina? – Eh, anche no, grazie!" "Lavorare anche nel weekend? Ma anche no." "Pagare quindici euro per un cocktail? Anche no." Tutto sta nel tono: va detto con una certa calma sfrontata, magari con un sopracciglio alzato. Ha una parente strettissima: "anche basta!", che si usa quando qualcosa o qualcuno ci ha davvero stancati. Slang per Giudicare Cose e Persone Quattro parole per esprimere il tuo giudizio su qualcuno o qualcosa, perfette per esprimere entusiasmo in italiano in modo naturale. 6. Figata Sostantivo: una cosa fantastica, bellissima, super interessante (in inglese "a cool thing"). Perfetta per esprimere entusiasmo verso un oggetto, un posto o un'esperienza. "Che figata questo videogioco!" "Vivere in Giappone per un anno? Una figata pazzesca!" "Hanno aperto una pista di pattinaggio in centro: che figata!" Attenzione: "figata" descrive solo le cose, mai le persone. Per le persone c'è "figo/figa". In compenso "figata" è sempre educata e sicura: la puoi usare ovunque senza alcun imbarazzo. 7. Figo / Figa Aggettivo per descrivere persone (e cose) molto cool, in gamba, di tendenza, a volte attraenti: figo al maschile, figa al femminile. "Il tuo nuovo collega è davvero figo." "Che giacca figa!" "Sei stata fighissima a rispondergli così!" Attenzione importante: al femminile, "figa" è anche un termine volgare per indicare l'organo genitale femminile. Riferita a una donna può risultare ambigua o imbarazzante, a seconda del tono. Il trucco: per le cose belle usa "figata"; per dire che un uomo è figo nessun problema; con il femminile, un po' più di attenzione. Origine e Varianti Geografiche Niente a che vedere con il "fico" frutto! Secondo l'Accademia della Crusca nasce probabilmente come slang giovanile romano degli anni '70, da "ficaccio", una deformazione popolare di "efficace" (attestata addirittura in un sonetto di Belli del 1835!). Sul piano geografico, "figo" (con la g) è più tipico del Nord, mentre "fico" (con la c) è più tipico del Centro Italia (Roma, Toscana). 8. Sfigato / Sfigata Il contrario di figo, con due significati vicini: "sfortunato" oppure "perdente" (in inglese "loser"). È il contesto a dirti quale dei due intende chi parla. "Marco perde sempre il treno, gli si rompe tutto: è proprio sfigato!" (= sfortunato) "Smettila di fare lo sfigato e invitala a uscire!" "Sei rimasto a casa il sabato sera? Che sfigato!" (tra amici, scherzando) Deriva da "sfiga", che nello slang significa "sfortuna", da cui anche l'esclamazione "che sfiga!". È un po' offensiva: tra amici e in tono scherzoso va benissimo, ma evita di darla a uno sconosciuto. 9. Spaccare Letteralmente "rompere in due", ma nello slang significa "essere fortissimo, eccezionale, andare alla grande" (in inglese "to rock", "to kill it"). "Questa canzone spacca!" "Hai spaccato all'esame, bravissima!" "Il tuo nuovo taglio di capelli spacca davvero." Per esagerare ancora di più, "spaccare di brutto". Piccola precisazione: "spaccarsi" (riflessivo) significa invece "lavorare durissimo". Ma "spacca!" da solo è semplicemente il massimo dei complimenti. Stati d'Animo: tra Fastidio e Relax Cinque espressioni gergali per parlare di emozioni, fastidi e momenti di relax. Per altre formule simili, puoi consultare la guida sulle espressioni colloquiali quotidiane. 10. Che Palle Un grande classico del fastidio: significa "che noia", "che seccatura", "che rottura". Letteralmente "palle" sono i testicoli, quindi è un po' volgare, ma talmente diffusa che la sentirai ovunque. "Devo rifare tutto da capo, che palle!" "Piove di nuovo e avevo organizzato il picnic… che palle." "Domani riunione alle otto. Che due palle." "Rompere le palle" significa infastidire, mentre "avere le palle piene" vuol dire essere stufi. Tra amici è normalissima, ma evitala in contesti formali; le versioni più educate sono "che noia", "che barba", "che pizza". Per approfondire, c'è una guida dedicata sulle parole volgari in italiano. 11. Sclerare Significa "perdere la pazienza, dare di matto, esplodere per il nervoso" (in inglese "to freak out"). "Quando ho visto il conto, sono sclerato di brutto!" "Mia madre sclera se lascio la stanza in disordine." "Sto sclerando con questo computer che si blocca in continuazione!" Deriva, scherzosamente, dal termine medico "arteriosclerosi" (per via del decadimento mentale che la malattia può causare), ma nello slang non c'entra niente la medicina. C'è anche il sostantivo "sclero": "che sclero!" per una situazione stressante. È una parola piuttosto giovanile. 12. Rosicare Letteralmente "rosicchiare, mordere a piccoli pezzi", ma nello slang significa "rodersi dall'invidia o dalla rabbia, non accettare una sconfitta" (in inglese "to be salty"). "Ho preso trenta e lui rosica perché ne ha presi ventotto." "Hai perso e basta, dai, non rosicare!" "Quando ha vinto la mia squadra, gli avversari rosicavano di brutto." Chi rosica sempre è un "rosicone". Nasce dal dialetto romano, ma ormai la usa tutta Italia. È imparentata con l'espressione "rodersi il fegato": l'immagine è quella dell'invidia che ti rosicchia da dentro. 13. Scialla Significa "tranquillo, stai sereno, rilassati, non c'è problema" (in inglese "chill", "relax"). Un piccolo invito alla calma, perfetto per sdrammatizzare. "Scialla, abbiamo ancora un sacco di tempo!" "Hai sbagliato l'esame? Scialla, lo rifarai!" "Sono in ansia per il colloquio! – Ma scialla, sei preparatissimo." Sull'origine gli esperti si dividono. C'è chi la fa risalire all'arabo "inshallah" ("se Dio vuole"), arrivato forse tramite le parlate liguri e il romanesco, e chi al verbo italiano "scialare" (godersela), dal latino "exhalare". In ogni caso è esplosa in tutta Italia nel 2011 grazie al film Scialla! di Francesco Bruni. 14. Daje Versione romana di "dai", rafforzata: "forza!", "andiamo!", "così si fa!" (in inglese "come on!", "let's go!"). Un grido di incoraggiamento ed entusiasmo. Per scoprire altre espressioni regionali italiane, c'è una guida dedicata. "Daje, ce la puoi fare!" "Pizza stasera? – Daje!" "Daje Roma, daje!" (allo stadio) Si pronuncia "dàie", con la "j" che si legge come una "i" lunga, mai all'inglese! È l'inno della romanità, legatissimo alla Roma e a campioni come Totti,...
Amo siamo lusingati nel sapere che la comunità scorpiodie è fan di POV il podcast, perché statisticamente parlando ci scrivono più bimbi e bimbe nate a ottobre/novembre che brand per collaborare con noi. Ihihihih, io piccata. Comunque buona domenica fiore di gelsomino, sono le 17 e questo è un nuovissimo "AMO, CHAT" che ti posso dire? C'ha un po' agitati, nel senso che le storie hanno tirato fuori situazioni conflittuali direbbe la tipa del bar che viene intervistata da Studio Aperto dopo la rissa avvenuta davanti al suo locale. Nella prima storia abbiamo una lettera mai inviata, nella seconda una dipendenza dal sesso targata "Piccola" e nell'ultima un desiderio di fare sesso tra i panini del fast food dove lavoro ma il timore di fare un passo perché a. è il mio capo; b. sono mixed: avrà qualche pregiudizio nei miei confronti? Amo se vuoi sapere di più fai play, non ti posso raccontare un'ora e mezza in una descrizione fugace. LINK UTILI: - Email dove inviarci le storie da leggere la domenica ma anche i SEGRETI: amochatpov@gmail.com - Email per collaborazioni:
PENDENTE: Rubrica su Cinema, letteratura, fumetto ed esperienze culturali
Piccola rubrica dedicata al Re del Brivido in persona, Stephen King, e al confronto tra alcune sue opere letterarie e gli adattamenti cinematografici e televisivi basati su esse.Tornano le care antologie che da sempre spingono King a sperimentare con racconti di diverso genere."Scheletri" è quasi sicuramente una delle sue migliori raccolte con tante storie dell'orrore e non solo.
Pour donner le top départ des vacances, Allora prend la route avec un écrivain voyageur, amoureux de l'Italie : Pierre Adrian.Cap sur le Nord-Ouest italien, des collines du Piémont aux rivages de la Ligurie, en passant par la Lombardie. Ce territoire il le raconte dans le récit littéraire qui introduit « Le Grand Tour - Voyage hédoniste en Italie / Nord-Ouest » (Éditions Michelin), une nouvelle collection qui réinvente l'esprit des grands voyages du XVIIIᵉ au XIXᵉ siècles. Plus qu'un guide, chaque volume est une invitation à découvrir une Italie intime, racontée par un auteur ou une autrice qui la connaît de l'intérieur, entre récit personnel, itinéraires choisis et adresses inspirantes.Si Pierre Adrian connaît si bien le Piémont, c'est parce qu'il l'a d'abord découvert en compagnie de Cesare Pavese. En suivant les traces du célèbre écrivain italien, il lui a consacré un récit, « Hôtel Roma », faisant du voyage un prolongement de la littérature. Un procédé qu'il avait déjà exploré quelques années auparavant avec « La Piste Pasolini », consacré aux paysages intimes de Pier Paolo Pasolini. Au fond, Pierre Adrian semble avoir cartographié l'Italie à partir de la littérature, et de toutes ces voix qui ont résonné en lui.Cette Italie littéraire irrigue également ses romans, comme « Les Bons Garçons », qui nous plonge dans la Rome des années 1970. Rome, justement, est devenue sa ville d'adoption. Installé dans la capitale italienne depuis cinq ans, il a également été pensionnaire de la Villa Médicis en 2023-2024. Dans cet épisode, il nous fait entrer dans les coulisses de cette institution mythique, et nous partage cette expérience qui a bouleversé sa vie.De Turin à Rome, embarquez pour une nouvelle escapade estivale. Buon viaggio !· L'univers de Pierre Adrian : Poursuivez le voyage dans l'Italie du Nord-Ouest de Pierre Adrian avec le guide « Le Grand Tour - Voyage hédoniste en Italie Nord-Ouest » (Ed. Michelin). Retrouvez également ses récits et romans : « La Piste Pasolini » (2015), « Des âmes simples » (2017), « Les Bons Garçons » (2020), « Que reviennent ceux qui sont loin » (2022), « Hotel Roma » (2024). Et aussi « Le rêve inachevé de Jack Kerouac » (2026). · Les inspirations italiennes de Pierre Adrian :La citation de Federico Fellini sur Rome : « Giacché Roma è una madre, ed è la madre ideale, perché indifferente… Ti accoglie quando vieni, ti lascia andare quando vai. » (Rome est une mère, et la mère idéale, parce qu'elle est indifférente. Elle t'accueille quand tu viens, elle te laisse partir quand tu t'en vas.) Corriere della Sera (1972)Les écrivains turinois : Cesare Pavese, Carlo Levi, Italo Calvino, Natalia Ginzburg... toute cette génération d'écrivains réunie autour de la maison d'édition Einaudi.Le poème « Les mers du sud » de Cesare PaveseVisiter l'Hotel Roma & sa chambre n°49, où Cesare Pavese passa sa dernière nuit (Piazza Carlo Felice 60, Turin).Les œuvres de Cesare Pavese à (re)découvrir chez Gallimard : « Travailler fatigue », « Le Métier de vivre », « Le Bel Été », « La Plage » et « La Lune et les Feux ».Le film « Femmes entre elles » (1955) de Michelangelo Antonioni.Le restaurant l'Ultima Spiaggia (Corso Chieri 149, Turin).Le livre « Saintes Pierres de Rome - 20 flâneries depuis la Villa Médicis » (Ed. Jonglez) écrit à la Villa Médicis (à retrouver à la librairie de la Villa Médicis).Conçu, réalisé et présenté par Claire PlantinetMontage Générique : François PraudMixage épisode : Mattéo FévrierMusique : Happy Clapping Cinematic Score / PaBlikMM / Envato ElementsPortrait cover © Mathilde PoisCréation visuelle : Thomas Jouffrit · Remerciements : à l'Hôtel Grand Amour pour l'enregistrement de cet épisode.Adresse : 18 Rue de la Fidélité, 75010 Paris / Téléphone : 01 44 16 03 30@hotelsamourparis / Site Internet · Archives épisodes :© Extraits BA « Femmes entre elles » (1955) Real. Michelangelo Antonioni, YouTube Silvia - La mia Paris, Pixabay Atlas Audio, Leberch, Dmitrii Kolesnikov. Retrouvez allora sur Instagram @allora.lepodcast ! Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations.
Una storia d'amore sta sbocciando ma viene trovato un cadavere...
I verbi irregolari italiani spaventano molti studenti, ma in realtà sono i verbi più usati nella conversazione quotidiana. Per questo motivo, conoscerli bene è il segreto per parlare un italiano naturale e fluente. In questo articolo vedremo insieme la coniugazione completa di 23 verbi irregolari fondamentali al presente indicativo e al passato prossimo, con tante curiosità, esempi pratici e piccoli trucchi per ricordarli. 23 Verbi Irregolari = 50% di Italiano I verbi irregolari sono quei verbi che non seguono il modello standard di coniugazione delle tre coniugazioni italiane (-are, -ere, -ire). La loro radice cambia, e a volte anche la desinenza diventa imprevedibile. La buona notizia? La maggior parte di questi verbi appartiene al vocabolario di base: una volta imparati, li userai costantemente. Vediamoli ora uno per uno, con la coniugazione al presente, l'ausiliare giusto al passato prossimo (essere o avere) e il participio passato corretto. I Verbi Ausiliari: Essere e Avere 1. Essere Cominciamo dal verbo Essere, il primo fra tutti per importanza e che usiamo per parlare dell'identità ("Io sono Graziana"), della professione ("Lei è insegnante"), della provenienza ("Tu sei spagnolo?"), dello stato d'animo ("Siamo felici!") e tantissimo altro. È anche il verbo ausiliare per eccellenza nei tempi composti. PersonaPresentePassato Prossimoiosonosono stato/atuseisei stato/alui/leièè stato/anoisiamosiamo stati/evoisietesiete stati/elorosonosono stati/e Attenzione all'accento: è vs e Mi raccomando: è (verbo) ha l'accento grave e si scrive in modo diverso da e (congiunzione). Esempio: "Marco è italiano e parla italiano". È un errore piccolo ma molto comune anche tra gli italiani, soprattutto quando scrivono velocemente sui social. Curiosità: il participio passato di essere è "stato", lo stesso del verbo stare. Vuoi sapere quando usare l'uno o l'altro? Dai un'occhiata alla guida dedicata su essere vs stare. 2. Avere L'altro grande verbo ausiliare dell'italiano. La H all'inizio non si pronuncia, ma si scrive sempre! È fondamentale per non confondere ho (verbo) con o (congiunzione), hai con ai (preposizione articolata), o hanno con anno (l'unità di tempo). Sembrano dettagli, ma fanno la differenza. PersonaPresentePassato Prossimoiohoho avutotuhaihai avutolui/leihaha avutonoiabbiamoabbiamo avutovoiaveteavete avutolorohannohanno avuto Espressioni con "Avere" In italiano, avere si usa anche in tantissime espressioni dove altre lingue userebbero essere. Per esempio: "ho fame", "ho sete", "ho freddo", "ho caldo", "ho 30 anni", "ho ragione", "ho paura", "ho un mal di testa terribile".Quindi non dire mai "sono fame" o "sono 30 anni"! Verbi di Movimento: Andare, Stare, Venire, Uscire, Nascere 3. Andare PersonaPresentePassato Prossimoiovadosono andato/atuvaisei andato/alui/leivaè andato/anoiandiamosiamo andati/evoiandatesiete andati/elorovannosono andati/e Curiosità: il presente indicativo in italiano è un tempo verbale "multiuso". Lo usiamo per parlare del presente, ma anche del futuro. Basta aggiungere un'indicazione temporale: "Domani vado al cinema". Andare si usa in tantissime espressioni quotidiane: "andare a piedi", "andare in macchina", "andare al lavoro", "andare a scuola". E poi c'è la classica domanda italiana: "Come va?". Una conversazione tipica al bar in Italia inizia praticamente sempre così! 4. Stare PersonaPresentePassato Prossimoiostosono stato/atustaisei stato/alui/leistaè stato/anoistiamosiamo stati/evoistatesiete stati/elorostannosono stati/e Stare è un verbo che gli stranieri spesso confondono con essere, ma in italiano hanno usi diversi! Stare lo usiamo per indicare uno stato di salute ("Come stai? Sto bene"), una posizione o permanenza in un luogo ("Sto a casa di mia sorella per il weekend"), oppure in espressioni come "stare zitto", "stare attento", "stare calmo". C'è anche la forma "stare + gerundio" che è importantissima per parlare di azioni in corso: "Sto mangiando", "Stiamo studiando italiano". 5. Venire PersonaPresentePassato Prossimoiovengosono venuto/atuvienisei venuto/alui/leivieneè venuto/anoiveniamosiamo venuti/evoivenitesiete venuti/elorovengonosono venuti/e Attenzione a non confondere venire con andare! Venire indica un movimento verso chi parla, mentre andare indica un movimento verso un altro luogo. Per approfondire, leggi la guida su andare vs venire. Venire lo usiamo anche in espressioni come "venire in mente" ("Mi è venuta in mente una cosa"), "venire voglia" ("Mi viene voglia di gelato"), "venire bene/male" (parlando di una foto o una ricetta). 6. Uscire PersonaPresentePassato Prossimoioescosono uscito/atuescisei uscito/alui/leiesceè uscito/anoiusciamosiamo usciti/evoiuscitesiete usciti/eloroesconosono usciti/e Curiosità: la "u" che diventa "e" Nota che alla prima, seconda, terza persona singolare e alla terza plurale, la "u" diventa "e". Strano, vero? Ma è una caratteristica di alcuni verbi irregolari italiani. Uscire ha tanti significati: può significare "andare fuori di casa" ("Esco di casa alle 8"), ma anche "frequentare qualcuno romanticamente" ("Sto uscendo con Marco da tre mesi"), oppure "essere pubblicato" ("È uscito un nuovo libro di Ferrante"). 7. Nascere PersonaPresentePassato Prossimoionascosono nato/atunascisei nato/alui/leinasceè nato/anoinasciamosiamo nati/evoinascetesiete nati/eloronasconosono nati/e Le preposizioni con "nascere" In italiano si dice "sono nato A" + città (a Roma, a Milano, a Napoli) e "sono nato IN" + regione o paese (in Toscana, in Italia, in Spagna). Una piccola eccezione: con le isole grandi si usa "in" (in Sicilia, in Sardegna), ma con le isole piccole si usa "a" (a Capri, a Ischia).Ad esempio: "Sono nata a Bari, in Puglia, in Italia". I Verbi Modali: Dovere, Potere, Volere I verbi modali (dovere, potere, volere) sono particolari perché sono sempre seguiti da un altro verbo all'infinito. Esprimono obbligo, possibilità o volontà. Sono fondamentali per comunicare in italiano, ma nascondono diverse insidie! 8. Dovere PersonaPresentePassato Prossimoiodevoho dovutotudevihai dovutolui/leideveha dovutonoidobbiamoabbiamo dovutovoidoveteavete dovutolorodevonohanno dovuto Dovere esprime un obbligo o una necessità: "Devo studiare per l'esame", "Dobbiamo andare al lavoro". Può essere anche un sostantivo che significa "obbligo, responsabilità", ma soprattutto è il verbo che usiamo per parlare di debiti: "Ti devo 20 euro" significa "ho un debito di 20 euro con te". Quale ausiliare al passato prossimo? Quando dovere è seguito da un verbo che richiede essere come ausiliare, la regola tradizionale dice che bisogna usare essere. Quindi: "Sono dovuto andare al lavoro" è la forma più corretta secondo la grammatica. Nel parlato si sente spesso anche "Ho dovuto andare al lavoro": entrambe sono accettate, ma la prima è quella consigliata. 9. Potere PersonaPresentePassato Prossimoiopossoho potutotupuoihai potutolui/leipuòha potutonoipossiamoabbiamo potutovoipoteteavete potutoloropossonohanno potuto Attenzione all'accento: "può" si scrive con l'accento! È una di quelle piccole regole che fanno la differenza tra uno scritto da principiante e uno da esperto. Potere esprime la possibilità o il permesso: "Posso entrare?" (chiedo permesso), "Possiamo andare al cinema?" (suggerisco una possibilità). È utilissimo per le richieste cortesi: invece di dire "Mi dai un caffè?" è più educato dire "Mi puoi dare un caffè?". 10. Volere PersonaPresentePassato Prossimoiovoglioho volutotuvuoihai volutolui/leivuoleha volutonoivogliamoabbiamo volutovoivoleteavete volutolorovoglionohanno voluto Attenzione: in italiano dire semplicemente "voglio" senza altre formule può sembrare un po' brusco! Per essere educati, soprattutto al ristorante o al bar, è meglio usare il condizionale "vorrei" ("Vorrei un caffè, per favore") oppure aggiungere "per favore". Volere si usa anche in espressioni come "voler bene" ("Ti voglio bene" indica un affetto non romantico, e si usa con familiari e amici). E poi c'è "volerci", una forma derivata che si usa per esprimere il tempo o la quantità necessaria: per scoprire la differenza con metterci, leggi la guida su volerci e metterci. Sapere: il Verbo della Conoscenza 11. Sapere PersonaPresentePassato Prossimoiosoho saputotusaihai saputolui/leisaha saputonoisappiamoabbiamo saputovoisapeteavete saputolorosannohanno saputo Qui c'è un dilemma classico per gli studenti: sapere o conoscere? Entrambi si traducono spesso con "to know", ma in italiano si usano in modo diverso! Sapere si usa per fatti, informazioni e abilità ("So parlare italiano", "So che Roma è la capitale"). Conoscere si usa per persone, luoghi e cose con cui abbiamo familiarità ("Conosco Roma", "Conosco Marco"). Per approfondire, leggi la guida su potere, riuscire, sapere, conoscere. Curiosità: "sapere di" significa anche "avere il sapore o l'odore di qualcosa". Per esempio: "Questa pizza sa di formaggio", "Il vestito sa di fumo". Piccola sfumatura interessante: "ho saputo" al passato prossimo spesso significa "sono venuto a conoscenza di", cioè "ho scoperto". Esempio: "Ieri ho saputo che Marco si è sposato!". Verbi di Azione Quotidiana: Dare, Dire, Bere 12. Dare PersonaPresentePassato Prossimoiodoho datotudaihai datolui/leidàha datonoidiamoabbiamo datovoidateavete datolorodannohanno dato Attenzione: dà vs da La terza persona singolare "dà" si scrive con l'accento grave! Perché? Per non confonderla con la preposizione semplice "da". Quindi: "Maria dà un libro a Luigi" (verbo) vs "Vengo da Roma" (preposizione). Dare è un verbo super versatile in italiano. Lo usiamo in espressioni come "dare del tu/del lei" (per parlare in modo informale o formale), "dare una mano" (= aiutare), "dare fastidio" (= disturbare), "dare un esame" (= sostenere un esame all'università)....
Bla Bla Relax torna con un piccola puntata registrata tutti insieme in un pub, andando a parlare dei progetti e della possibili letture della prossima stagione. Una chiacchierata "molto informale" davanti una birra e un panino.
ADV - Incogni: https://incogni.com/crimeandcomedy 26 Giugno Live! a Milano, ingresso gratuito prenotandosi qui: https://link.dice.fm/M09128584d6e Judith Barsi diventa una star a soli 5 anni. È una bambina sveglia, precisa e simpatica, per questo si ritroverà prima di finire le scuole elementari con un curriculum da far invidia a molti attori professionisti. Per quanto la vita professionale proceda a gonfie vele, però, quella familiare nasconde traumi e abusi, che porteranno ad una tragedia inimmaginabile. --------- Patreon: https://www.patreon.com/crimeandcomedy Instagram: https://www.instagram.com/crimeandcomedy.podcast/ Telegram: https://t.me/crimeandcomedy Sito: https://www.crimeandcomedy.it Instagram: Clara Campi: https://www.instagram.com/claracampicomedy/ Marco Champier: https://www.instagram.com/mrchreddy/ Editing - Ilaria Giangrande: https://www.instagram.com/ilaria.giangrande/ Caricature - Giorgio Brambilla: https://www.instagram.com/giorgio_brambilla_bookscomedy/ Capitoli: (00:00:00) | Intro (00:00:27) | Sigla (00:00:41) | Ringraziamenti Patreon (00:05:09) | Don Bluth prima della storia di Judith Barsi (00:12:50) | Jozef sposa Maria e la nascita di Judith Barsi (00:34:44) | La carriera di Judith Barsi (00:48:25) | Incogni (00:50:28) | Nella vita di Judith Barsi l'escalation di violenza e Lo Squalo 4 (01:19:08) | La strage familiare porta alla fine di Judith Barsi (01:38:20) | I nostri Patreon Immagini: tutte le immagini appartengono ai legittimi proprietari e sono utilizzate senza fini di lucro e a puro scopo esplicativo, informativo e di intrattenimento. Altresì, eventuali brevi spezzoni di telegiornali/interviste/interrogatori appartengono ai legittimi proprietari e sono utilizzati senza fini di lucro a puro scopo esplicativo, informativo e di intrattenimento Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Portogallo, 3 maggio 2007 – Madeleine McCann, tre anni, scompare nel nulla mentre dorme nel suo letto durante una vacanza con la famiglia. I genitori sono a cena poco distante, in un resort considerato sicuro. Quando la madre entra nella stanza per controllare i bambini, trova la finestra aperta e il letto vuoto. Da quel momento, prende il via una delle indagini più mediatiche e controverse degli ultimi decenni. Tra piste che si moltiplicano (dal rapimento organizzato al traffico di minori) ed una copertura mediatica senza precedenti, il caso diventa globale. A distanza di anni, emerge il nome di un sospettato, il tedesco Christian Brückner, ma le prove definitive continuano a mancare. Madeleine non è mai stata ritrovata e il caso resta aperto, sospeso tra indizi, errori investigativi e verità mai accertate. Ma cosa è successo davvero quella notte? E perché, dopo quasi vent'anni, uno dei casi più seguiti al mondo resta ancora senza una risposta definitiva? Proviamo a scoprirlo insieme a Fabio Sanvitale: giornalista investigativo, criminologo e conduttore del podcast “Dentro il Mistero”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Piccola incursione di Nuovi Incubi nel cinema dell'estremo oriente per parlare di uno dei found footage più spaventosi (e innovativi) degli anni '10. Venite con noi a visitare il manicomio abbandonato di Gonjam, e portate le palline da ping pong
Una libreria da rimettere a nuovo e una nuova vita. Sara' quella giusta?
Nella nuova puntata di Diva Podcast vi racconto ciò che è successo a Bordighera alla piccola Beatrice!
Caso piccola Beatrice: chi sono veramente Manuela Aiello e Manuel Iannuzzi arrestati nell'inchiestaLa tragedia della piccola Beatrice continua a sconvolgere l'opinione pubblica. In questo video analizziamo cosa emerge dalle fonti pubbliche sulla madre Manuela Aiello e sul compagno Manuel Iannuzzi, entrambi finiti al centro dell'inchiesta. Ricostruiamo i fatti noti, le accuse contestate dagli investigatori e gli ultimi sviluppi giudiziari.#Beatrice #ManuelaAiello #ManuelIannuzzi #CronacaNera #Imperia #Bordighera #BreakingNews
Cosa c’è da sapere: dal lunedì al venerdì, alle 8, l’appuntamento con le notizie scelte da Laura Pertici. Ascolta il podcast anche su Spotify, Apple Podcasts e Amazon Music.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Sta vivendo un bellissimo e proficuo momento dal punto di vista professionale Enrico Nigiotti, che è stato ospite di Radio Number One giovedì 28 maggio all'interno del programma Degiornalist - Gli Spaccanotizie. Incalzato dalle domande dei nostri Fabiana e Claudio Chiari, l'artista livornese ha raccontato la genersi del nuovo album Maledetti innamorati, pubblicato da Sony lo scorso 13 marzo. Data significativa anche perché i figli di Enrico, Duccio e Maso, sono nati proprio il 13 marzo di un paio di anni fa. «La mia carriera è una piccola bottega di quartiere cresciuta col tempo, è cresciuta bene, è agiata ma vorrei che rimanesse così. Non voglio diventare l'Ipercoop, per intenderci (sorride, ndr)».
Chiara Raineri"Conosci il mondo"Storiedichi Edizioniwww.storiedichiedizioni.itChi siamo? Dove abitiamo? Come è fatto il nostro mondo?Un progetto narrativo potente, arricchito da eleganti pagine trasparenti, che si rivolge a bambini e adulti. Il libro invita a scoprire con i cinque sensi il mondo “che c'è fuori” e, successivamente, il mondo “che c'è dentro”: un universo interiore immenso e rigoglioso. Stimolando l'uso dei sensi e l'osservazione, l'albo invita a una profonda riflessione sull'importanza di prenderci cura dell'ambiente in cui viviamo e, al tempo stesso, del nostro corpo e della nostra interiorità.La meraviglia della natura, la meraviglia del corpo.Un racconto, con pagine trasparenti, per scoprire noi stessi: fuori e dentro.Chiara RaineriLaureata in scenografia all'Accademia nazionale di Brera, si è specializzata alla Scuola internazionale di Illustrazione di Sarmede e alla scuola di Illustrazione Ars in Fabula di Macerata. Fra i suoi libri più conosciuti: Un po' più che amici (Bacchilega Junior); Piccola pantera (Camelozampa), vincitore del Premio Nati per leggere 2023, con il sequel Pensa se. Entrambi gli albi sono stati pubblicati in lingua francese e spagnola. Nel 2025, sempre per Camelozampa, ha pubblicato l'albo Spettacolare.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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This week, Sara surprises Kirbie with the ultimate LA luxury: a VIP valet parking card for Westfield Century City — because nothing says we've made it like avoiding the Century City parking structure. Then, we dive into the rise of “zombie filler,” aka injectable volume treatments made from donated cadaver fat, and unpack why clinics are suddenly obsessed with it, who's getting it (from faces to BBLs), and the ethical and medical concerns experts are already raising. Could this be the future of aesthetics or is the beauty industry moving wayyyy too fast? Plus, we discuss Olivia Jade's new beauty brand O.Piccola, why a single bronzer-highlight stick might actually make sense for her brand, and whether consumers are ready to separate the founder from the scandal that made her famous.Watch our episodes!Shop our episodesInstagram: @glossangelspod | TikTok: @glossangelespodEmail: glossangelespodcast@gmail.com Hosted on Acast. See acast.com/privacy for more information.
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Parole di Storie - Storie di Paura, dal classico alla notte di Halloween
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Alessandro De Luca e Andrea Maderna tornano in onda e iniziano le chiacchiere segnalando una correzione ricevuta da un ascoltatore (02:20). Poi si parla dei problemi di Marvel Snap e Last Flag (04:50). Quindi le riflessioni di Tim Cain sull'evoluzione della critica videoludica (20:30). Una spruzzata di allegria con i licenziamenti di Nacon (42:38). Il grande panico scatenato da Gamestop che vuole comprare eBay (52:10). La segnalazione di un'intervista agli sviluppatori di Saros (01:03:30). Le impressioni del maderna su In Their Shoes (01:07:00). Buon ascolto! Soundtraccia: Odd Theme - Fabio Bortolotti / Outcast Weekly - Alessandro Mucchi / Notti fotoniche - Fabio Bortolotti Vuoi darci una mano? Abbonati su Twitch: https://www.twitch.tv/outcastvideo Fai acquisti su Amazon: https://amzn.to/3pGObEq Fai acquisti su Fusion Retro Books: https://fusionretrobooks.com/?ref=pzxtr4vyfzsy Usa il codice outcastlive su Epic Games Store. Compra le nostre felpe e magliette: https://outcastlive.threadless.com/ Supportaci su Patreon: https://www.patreon.com/outcast?ty=h Supportaci con PayPal: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=K9TL85M7PDN4Y Le fonti per i vari argomenti trattati nel podcast: Piccola correzione sul caso The Crew da un ascoltatore https://www.youtube.com/watch?v=Ds8Wv4ZN5Rk&lc Marvel Snap è nei guai? https://www.eurogamer.net/marvel-snap-studio-insists-this-is-us-making-hard-decisions-to-keep-going-not-a-sign-were-winding-down A proposito: Last Flag va male ma tiene duro https://www.polygon.com/imagine-dragons-last-flag-future-updates/ Tim Cain e gli influencer https://www.pcgamer.com/gaming-industry/fallout-designer-tim-cain-thinks-influencers-have-changed-how-people-make-and-play-games-more-people-seem-to-be-abdicating-their-own-judgement-to-that-of-people-they-see-online/ Nacon chiude Spiders e il sindacato non la prende bene https://www.gamesindustry.biz/union-claims-nacons-decision-to-shutter-spiders-was-a-premeditated-and-deliberate-choice Gamestop compra eBay? https://www.polygon.com/gamestop-ebay-acquisition-opinion/ https://www.pcgamer.com/gaming-industry/gamestop-ceo-baffles-cnbc-anchors-in-bizarre-interview/ Segnalazione: intervista a Housemarque https://www.polygon.com/saros-housemarque-interview/ In Their Shoes https://store.steampowered.com/app/3608120/In_Their_Shoes/
Parliamo dei film The Long Walk, Nino, La più piccola.Stanze di Cinema è la trasmissione di Ciao Como Radio dedicata a cinema, cultura e spettacoli. A cura di Marco Albanese, Carlo Cairoli e Daniele Valsecchi.Vi ricordiamo infine il libro di Stanze di Cinema "Oltre il Novecento: 25 anni di cinema in 100 film" disponibile qui: https://www.amazon.it/Oltre-Novecento-anni-cinema-film/dp/B0GW8F477J/
La regista Emanuela Rossi presenta il suo "Eva", con Carol Duarte, Edoardo Pesce e Tommaso Zoppi. Esce nelle sale l’atteso biopic "Michael" diretto da Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson, Miles Teller e Colman Domingo. Ce lo racconta Enzo Gentile, critico musicale e appassionato di cinema."La più Piccola" è il film diretto da Hafsia Herzi, con Park Ji-min e Mouna Soualem che è valso la Palma d’oro come migliore attrice protagonista all’attrice esordiente Nadia Melliti. L’abbiamo incontrata e intervistata allo scorso Bifest.Con il nostro Boris Sollazzo parliamo di "The Long Walk" diretto da Francis Lawrence, con Cooper Hoffman, Garrett Wareing e Mark Hamill e di "Le Aquile della Repubblica" diretto da Tarik Saleh, con Fares Fares, Cherien Dabis e Lyna Khoudri.“Il figlio del deserto" è un film diretto da Gilles de Maistre, con Neige de Maistre, Kev Adams e Nahel Tran. Lo ha visto per noi Chiara Pizzimenti.
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Scritta e messa in voce da Gaetano Antonino Marino
Scritta e messa in voce da Gaetano Antonino Marino
Con la benedizione dello stadio e del popolo di Bergamo, l'Italia conquista la finale playoff con i gol di Tonali e Kean. Ora si volta in Bosnia per il verdetto definitivo di martedì sera. Ne parliamo con Cristiano Gatti, firma del Corriere dello Sport e con Tancredi Palmeri, inviato di Sportitalia.Piccola parentesi napoletana, perché Lukaku ha deciso di fare i capricci e non tornare a Napoli per le due ultime sedute di allenamento di questa settimana. Che succede? Lo chiediamo ad Antonio Giordano della Gazzetta dello Sport.
Stefano Capolongo"Rock è rivoluzione"Piccola storia della musica rock in CinaOrientalia Editricewww.orientalia-editrice.comRock è rivoluzione è un viaggio appassionato attraverso la nascita e l'evoluzione del rock cinese (yaogun), un movimento culturale che ha cambiato per sempre l'immaginario di intere generazioni.Dalla Cina degli anni '70, sospesa tra fedeltà alla tradizione e ricerca di modernizzazione, fino al boom creativo degli anni '90 e all'arrivo di internet, il rock ha attraversato confini e abbattuto barriere, diventando voce di dissenso e alternativa allo status quo, senza mai diventare mainstream.Tra racconti personali, interviste, testi tradotti, fotografie e curiosità sorprendenti, l'autore intreccia storia e passione, offrendo uno sguardo unico su una Cina sconosciuta e irripetibile.Stefano Capolongo è un sinologo laureato in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università La Sapienza di Roma.Appassionato da sempre di musica rock, ha scritto di dischi e concerti per testate come Sentireascoltare e cura da anni la rubrica “Spartiti Rossi” su China Files.Conosciuto anche come Cinese DaBao, ha compiuto numerosi viaggi in Cina per intervistare i protagonisti del rock cinese (yaogun) e assistere a concerti.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
40% de desconto nos cursos da Accademia de Como para os ouvintes do Buongiorno San Paolo Cursos IED com desconto exclusivo para seguidores do Buongiorno San Paolo:https://bit.ly/ied-buongiorno***Pasquale Volpe è business developer presso l'Accademia di ComoComo, una città che rappresenta una delle eccellenze italiane, l'equilibrio tra bellezza, natura, industria e design.Studiare in Italia il design significa imparare metodicamente il lavoro in una piccola bottega ricca di creatività e di geni che presto o tardi trasformeranno l'ambiente e il mercato circostante. Una storia che in Italia si ripete sin dal medioevo. Oggi a Como si studia come aiutare le imprese del territorio con tecnica e creatività e lo si fa in un ecosistema di ottimi professionisti che insegnano a pochi studenti selezionati da ogni parte del mondo (1 professore ogni 5 studenti).Pasquale Volpe è anche l'ideatore di Design in town, un'iniziativa speciale per i ragazzi a fine liceo che vogliono conoscere l'Italia e studiare design durante un periodo estivo di 2-3 settimane in una piccola città italiana. ***Pasquale Volpe é é desenvolvedor de novos negócios na Accademia di Como.Como, uma cidade que representa uma das mais belas expressões da Itália, um equilíbrio entre beleza, natureza, indústria e design.Estudar design na Itália significa aprender a profissão de forma metódica em uma pequena oficina repleta de criatividade e gênios que, mais cedo ou mais tarde, transformarão o ambiente e o mercado ao seu redor.Uma história que se repete na Itália desde a Idade Média.Hoje, em Como, os alunos aprendem a apoiar os negócios locais com técnica e criatividade, e fazem isso dentro de um ecossistema de excelentes profissionais que ensinam um seleto grupo de alunos do mundo todo (um professor cada 5 estudantes).Pasquale Volpe também é o criador do Design in Town, uma iniciativa especial para alunos do ensino médio que desejam explorar a Itália e estudar design durante um período de 2 a 3 semanas em uma pequena cidade italiana durante o verão.Junte-se ao network de Buongiorno San Paolo com o aplicativo Bizzy Now: https://go.bizzynow.com/buongiornosan...Quer se MUDAR para ITÁLIA ? Aproveite nosso curso sobre como escolher a cidade italiana onde investir e morar: https://hotmart.com/pt-br/marketplace...
Paolo Ruffilli"Incanto e disincanto"Voci della poesia italiana del Novecentoil ramo e la foglia edizioniwww.ilramoelafogliaedizioni.itLa letteratura italiana, nel corso del Novecento, ha nella poesia il genere di maggiore creatività e di più alti risultati. In Italia, quasi esclusivamente ai poeti è toccato il compito di tradurre in elaborazione letteraria la complessa crisi di identità (di frantumazione dell'io) che contraddistingue il nostro tempo. La perdita delle coordinate, la consapevolezza del moto di deriva dentro il mistero della vita, la riflessione esistenziale, il tentativo di ricomposizione di un ordine minimo, trovano soluzioni diverse e complementari, dentro il grande laboratorio della lingua italiana. Una vitalità sorprendente, una molteplicità di esperienze, una varietà di modi contrassegnano la produzione: per quantità e qualità la poesia è trainante rispetto a tutto il resto ed è lo specchio della ricerca stilistica più avanzata, con un'energia dispiegatasi in tematiche, sperimentazioni ed elaborazioni, in un serrato e produttivo confronto delle principali prove, senza remore di scuole o tendenze. Al di là di tutte le possibili riduzioni ricapitolative e astratte di linea, assunto, movimento o gruppo, ciò che davvero conta in assoluto è l'originale esperienza creativa di ogni singolo scrittore.«La poesia usa il linguaggio nella sua doppia valenza di razionale e irrazionale, mediato e immediato, percorrendo così la via verso una totalità dell'io. In questo senso si può affermare che attraverso la poesia l'uomo può acquistare consapevolezza di sé a livello profondo. E, dunque, la poesia ha perfino una sua funzione sociale, dal momento che la società è costituita da individui che riflettono, nei loro rapporti con gli altri, il rapporto buono o cattivo, ricco o carente, che hanno con se stessi.»Le voci poetiche inserite nel saggio sono: Elio Filippo Accrocca, Alberto Arbasino, Raffaello Baldini, Nanni Balestrini, Giorgio Bassani, Dario Bellezza, Giovanna Bemporad, Attilio Bertolucci, Carlo Betocchi, Alberto Bevilacqua, Piero Bigongiari, Ignazio Buttitta, Giorgio Caproni, Vincenzo Cardarelli, Bartolo Cattafi, Giovanni Comisso, Sergio Corazzini, Stefano D'Arrigo, Eduardo De Filippo, Libero De Libero, Luciano Erba, Franco Fortini, Alfonso Gatto, Virgilio Giotti, Giovanni Giudici, Alfredo Giuliani, Corrado Govoni, Guido Gozzano, Tonino Guerra, Margherita Guidacci, Francesco Leonetti, Franco Loi, Gian Pietro Lucini, Mario Luzi, Biagio Marin, Filippo Tommaso Marinetti, Eugenio Montale, Elsa Morante, Marino Moretti, Alberto Mario Moriconi, Giacomo Noventa, Ottiero Ottieri, Elio Pagliarani, Aldo Palazzeschi, Alessandro Parronchi, Pier Paolo Pasolini, Sandro Penna, Albino Pierro, Antonio Porta, Antonia Pozzi, Salvatore Quasimodo, Giovanni Raboni, Clemente Rebora, Amelia Rosselli, Roberto Roversi, Umberto Saba, Edoardo Sanguineti, Camillo Sbarbaro, Franco Scataglini, Rocco Scotellaro, Vittorio Sereni, Leonardo Sinisgalli, Ardengo Soffici, Maria Luisa Spaziani, Giovanni Testori, Giuseppe Ungaretti, Diego Valeri, Giorgio Vigolo, Emilio Villa, Paolo Volponi, Andrea ZanzottoPaolo Ruffilli è nato nel 1949. Ha pubblicato, di poesia: “Piccola colazione”, Garzanti, 1987, American Poetry Prize; “Diario di Normandia”, Amadeus, 1990; “Camera oscura”, Garzanti, 1992; “Nuvole”, con foto di F. Roiter, Vianello Libri, 1995; “La gioia e il lutto”, Marsilio, 2001, Prix Européen; “Le stanze del cielo”, Marsilio, 2008; “Affari di cuore”, Einaudi, 2011; “Natura morta”, Nino Aragno Editore, 2012, Poetry-Philosophy Award; “Variazioni sul tema”, Aragno, 2014, Premio Viareggio Giuria; “Le cose del mondo”, Mondadori, 2020; di narrativa: “Preparativi per la partenza”, Marsilio, 2003; “Un'altra vita”, Fazi, 2010; “L'isola e il sogno”, Fazi, 2011.www.paoloruffilli.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
«Piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa»: questa la definizione che Primo Levi aveva coniato per definire la grande scienziata e neurologa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986 per la scoperta. Levi Montalcini era nata a Torino nel 1909 da una famiglia ebrea. Nonostante il parere contrario del padre, Rita Levi Montalcini si laurea in medicina all'Università di Torino nel 1936, specializzandosi in neurologia e psichiatria. Le leggi razziali del 1938 la obbligano a emigrare in Belgio; rientrata in Italia allestisce un laboratorio clandestino nella sua camera da letto per continuare le sue ricerche. Nel 1947 accetta un incarico alla Washington University. Si è sempre considerata una libera pensatrice, dedicando tutta la sua vita alla scienza; convinta che uno scienziato dovesse anche occuparsi di problemi di natura etica e sociale, come dimostra anche nell'intervista rilasciata nel 1989 alla televisione della Svizzera italiana, tratta dagli Archivi RSI, di cui vi proponiamo un estratto.
«Piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa»: questa la definizione che Primo Levi aveva coniato per definire la grande scienziata e neurologa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986 per la scoperta. Levi Montalcini era nata a Torino nel 1909 da una famiglia ebrea. Nonostante il parere contrario del padre, Rita Levi Montalcini si laurea in medicina all'Università di Torino nel 1936, specializzandosi in neurologia e psichiatria. Le leggi razziali del 1938 la obbligano a emigrare in Belgio; rientrata in Italia allestisce un laboratorio clandestino nella sua camera da letto per continuare le sue ricerche. Nel 1947 accetta un incarico alla Washington University. Si è sempre considerata una libera pensatrice, dedicando tutta la sua vita alla scienza; convinta che uno scienziato dovesse anche occuparsi di problemi di natura etica e sociale, come dimostra anche nell'intervista rilasciata nel 1989 alla televisione della Svizzera italiana, tratta dagli Archivi RSI, di cui vi proponiamo un estratto.undefined
Dal libro Fiabe invernali (A2) Letto da: Manuela PorcuCasa editrice: Bello BooksIllustrazione: Giulia Bragaglia© Italiano Bello Tutti i diritti riservati
Stefano Mecorio"I segreti delle radici"ediciclo editorewww.ediciclo.itLa collana «Piccola filosofia di viaggio» invita Stefano Mecorio, frantoiano, camminante e scrittore, a raccontare la sua vita nel verde. Immerso nell'epopea di un giardino che nasce un po' per caso e che continua spudorato a crescere, in un rapporto simbiotico tra uomo e natura che profuma tanto di dolce ossessione.Stefano Mecorio è un giornalista pentito. Nato a Milano, vive a Farnese, tra il viterbese e la Maremma toscana. Di lavoro è frantoiano. Nel 2000 vince e ritira a New York il premio letterario "Zerilli-Marimò", per la recensione di un libro di Paola Mastrocola.Nel 2008 entra nella redazione sportiva de Il nuovo corriere viterbese. Successivamente scrive online su Viterbonews24 e sulla testata di approfondimento ViterboPost. Archiviata la carriera giornalistica si dedica ai cammini. Nel 2018 pubblica La mia Francigena, nel 2023 La guida più piccola d'Italia del cammino più piccolo d'Italia (entrambe Sette città editore).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
In questo articolo parliamo di una delle tradizioni più amate dagli italiani: l'aperitivo! Se stai imparando l'italiano, sicuramente avrai sentito questa parola mille volte. Ma sai davvero cosa significa e perché gli italiani sono così ossessionati da questo momento della giornata? L'APERITIVO: da dove nasce e perché si fa? Che cos'è l'Aperitivo? L'aperitivo è molto più di una semplice bevanda: è un rituale sociale che unisce cibo, drink e compagnia. Tradizionalmente si consuma tra le 18:00 e le 20:00, prima della cena, ed è il momento perfetto per rilassarsi dopo una giornata di lavoro e socializzare con amici o colleghi. Ma attenzione! Non confondere l'aperitivo con l'apericena - una versione moderna e più sostanziosa che può addirittura sostituire la cena! TermineDefinizioneOrarioAperitivoBevanda + stuzzichini leggeri18:00 - 20:00ApericenaAperitivo abbondante che sostituisce la cena19:00 - 21:00 Le Origini: una Storia che Viene da Lontano La storia dell'aperitivo inizia nell'antica Roma, dove si beveva il "mulsum" - una miscela di vino e miele - per stimolare l'appetito prima dei banchetti. Ma il vero padre dell'aperitivo moderno è Antonio Benedetto Carpano, un distillatore torinese che nel 1786 inventò il primo vermouth commerciale nella sua bottega in Piazza Castello a Torino. Curiosità: Si dice che il re Vittorio Amedeo III fosse così innamorato del vermouth di Carpano che mandava i suoi lacchè a comprarlo personalmente! Perché si Chiama "Aperitivo"? La parola "aperitivo" deriva dal latino "aperire", che significa "aprire". Ma cosa si apre esattamente? Lo stomaco e l'appetito! L'idea è che queste bevande, generalmente amare o leggermente alcoliche, stimolino i succhi gastrici e "aprano" l'appetito per il pasto successivo. Gli antichi romani sapevano già quello che la scienza moderna ha confermato: certe sostanze amare effettivamente stimolano la digestione!
Alberto Pellegatta"Piccola estate"Guanda Editorewww.guanda.itPiccola estate è la traduzione del termine spagnolo Veranillo e indica l'ultima fase d'una stagione calda che può arrivare fino a mitissime giornate d'ottobre. Momento di sospensione che si prolunga ad interim: non è estate, non è ancora autunno. E si dilunga in uno stato d'opacità sognante dove realtà e immaginazione si incrociano, in una sorta di montaliano delirio d'immobilità che avvolge uomini e natura. Ma il vissuto dell'autore non trova la calma che quel tempo prometteva. È inquieto. Specie quando, quasi sfruttando come una finestra temporale la pausa magica offerta dalla piccola estate, compaiono le figure di chi gli è stato vicino ed è scomparso. Flash onirici, fantasmi e ossessioni sfumano uno nell'altra in un vertiginoso rinviarsi, oscillano nel frammezzo inafferrabile che divide ricordo e presenza. L'esito è una condizione d'alta visionarietà resa con sofisticate sinestesie, cortocircuiti semantici, catene parlate che sfiorano il balbettio. Chi legge si chiede come ha fatto l'autore a gestire tante situazioni stravolgenti. E risponde osservando un diffuso distacco ironico capace di controllare i contrasti verbali più intensi. E conclude che anche questa lucida gestione della lingua fa di Pellegatta uno dei poeti più validi dell'ultima (forse già penultima…) generazione.Alberto Pellegatta è nato a Milano nel 1978. Scrive d'arte e collabora come critico con quotidiani e riviste. Suoi versi sono presenti in diverse antologie. Nel 2002 ha esordito con Mattinata larga. Ha pubblicato inoltre L'ombra della salute (2011) e Ipotesi di felicità (2017). Ha vinto diversi premi, tra cui il Premio Biennale Cetona, il Premio Antonio Fogazzaro e il Premio Amici di Milano.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
La 22enne Norah El Sayed, originaria di Milano, è in Australia da meno di un anno. Il piano iniziale era quello di lavorare come au pair per un periodo, ma due mesi dopo essere arrivata a Melbourne la giovane ha registrato un business di pulizie, Gleam Genie.
As little as a song can be about childhood and teenage, a pill of Italian music. Credits : “Canzone piccola” by L. Cherubini / S. Celani (1997) - “Senza paura (Sem medo)” by S. Bardotti / V. de Moraes / Toquinho (1976) - “Ogni favola è un gioco” by E. Bennato (1983) - “Bambini” by P. Turci (1989)Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/pillole-di-italiano--4214375/support.
Circa 57.000 esemplari morti, appartenenti a 550 diverse specie marine: la fioritura delle alghe ha segnato le spiagge di Adelaide e del South Australia, ma ci sono segnali che fanno ora sperare per il meglio.
Meno di un punto di Pil, a tanto ammonta la legge di Bilancio per il 2026. Dalla settimana prossima comincerà l'iter che porterà alla sua approvazione entro la fine dell'anno.Ne parliamo con Federico Freni, sottosegretario all'Economia.