Parliamo con il prof di religione, spiritualità , teologia, filosofia, cultura (anche pop), scuola. Un dialogo aperto a credenti e non credenti. Per chi è curioso e ha voglia di imparare e riflettere.


Nel video esploriamo Esodo 17, l'episodio di Massa e Meriba, dove Israele mette alla prova Dio nel deserto. Attraverso l'analisi teologica ed esegetica, distinguiamo tra la fede come pretesa personale, che vacilla quando le aspettative non vengono soddisfatte, e la fede autentica come fiducia, quella di Abramo, che resta salda anche nell'incertezza e nella mancanza. L'episodio diventa così un luogo simbolico di prova, in cui emerge la fragilità della fiducia del popolo nonostante i segni della provvidenza: l'acqua, il pane, la guida. Il video riflette anche sulla crisi di Mosè, stretto tra un popolo insoddisfatto e un Dio che sfugge al controllo umano, rivelando la tensione drammatica tra leadership e fede. Infine, scopriamo come il vero dono di Dio non sia mai solo una risposta al bisogno, ma un invito alla fiducia — un test che trasforma il deserto in un luogo di rivelazione.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

In questo nuovo episodio torniamo a camminare nel deserto insieme al popolo di Israele, affrontando un tema fondamentale: il cibo, la sopravvivenza e la fede. Carboidrati e proteine, manna e quaglie: cosa si nasconde davvero dietro la dieta dei viandanti biblici?. Oggi mettiamo a confronto due testi paralleli ma profondamente diversi: Esodo 16 e Numeri 11. Se nel libro dell'Esodo la manna è presentata come un dono liturgico e provvidenziale legato al memoriale del sabato, nel libro dei Numeri lo stesso evento assume tinte più oscure. Qui l'abbondanza richiesta dal popolo – l'avidità di carne – si trasforma da benedizione in giudizio e piaga. Nel corso della puntata esploreremo:La difficoltà della libertà: Perché il popolo mormora contro Dio e contro Mosè? Analizziamo come la mancanza di fede non dipenda dall'assenza di prove, ma dalla difficoltà di accettare un Dio che non segue la nostra agenda.Il deserto come l'Eden: Scopriremo il sorprendente legame tra il deserto e il Paradiso terrestre. Entrambi sono il "luogo della prova", dove la relazione di fiducia con il Creatore viene testata.La lettura cristiana: Come si collegano questi eventi alle tentazioni di Gesù? Vedremo come Cristo, il "nuovo Adamo", supera la prova del pane nel deserto, riuscendo dove Israele aveva fallito.Il contesto storico: Capiremo come questi racconti riflettano le sfide della ricostruzione post-esilio, tra la nostalgia della schiavitù e la fatica di costruire un'identità nuova.Un viaggio tra teologia, storia e psicologia sociale, per riscoprire che l'identità del credente si fonda su due pilastri: la memoria e il riconoscimento del dono gratuito. Buon ascolto!Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Il "Canto del Mare" (Esodo 15) è uno dei brani più antichi della Bibbia ebraica. L'analisi storico-critica e letteraria ne colloca l'origine tra l'età del bronzo e quella del ferro, sottolineando la sua natura di inno poetico liturgico e la sua funzione di ringraziamento per la liberazione di Dio. Il contenuto esplora la rappresentazione di Dio come guerriero e re, evidenziando il legame profondo tra l'Antico e il Nuovo Testamento, dove temi e cantici vengono ripresi, in particolare nel Vangelo di Luca. Infine, è cruciale la risonanza nelle tradizioni liturgiche ebraica e cristiana, dove il canto è interpretato tipologicamente come prefigurazione del battesimo e della salvezza.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Esaminiamo il Capitolo 14 dell'Esodo, concentrandoci sul Passaggio del Mar Rosso, raccontato come un atto di guerra contro l'Egitto, ma anche come un atto creativo che richiama genesi, quando Dio separa le acque per lasciare emergere il mondo. Cerchiamo anche di comprendere la complessità della redazione del testo biblico, evidenziando i contributi dei diversi strati temporali e dei diversi autori, inclusi i redattori jahvisti, sacerdotali e post-esilici. Infine ci soffermeremo sul significato di "Yam Suf" (Mare dei Giunchi) rispetto a "Mar Rosso", e come la posizione che Dio comanda a Israele di assumere sia una *esca strategica divina* per il Faraone. Infine, esploriamo le diverse interpretazioni storiche, teologiche e simboliche del passaggio, dalla prefigurazione del battesimo cristiano alle varie letture morali.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Il tredicesimo capitolo dell'Esodo introduce il tema della memoria non come un semplice atto mentale, ma come una pratica liturgica e vitale che forma l'identità di un popolo. Questa memoria, radicata nel ricordo che Dio stesso ha della sua alleanza, si manifesta in atti rituali come la consacrazione dei primogeniti e il consumo degli azzimi. Tali riti non sono mere narrazioni storiche, ma strategie pedagogiche volte a educare il popolo alla libertà, contrastando la tentazione di dimenticare i valori fondanti e di ricadere nella schiavitù o, peggio, nella possibilità di diventare a propria volta carnefici, come lo erano stati gli egiziani proprio a causa di una dimenticanza. La trasmissione intergenerazionale di questi valori, stimolata dalle domande dei giovani, avviene attraverso un'esperienza tangibile e corporea, che culmina nella gratitudine e in un continuo movimento verso il futuro, simboleggiato dalla colonna di fuoco che guida il cammino verso la liberazione.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Il podcast analizza la decima piaga d'Egitto, la morte dei primogeniti, come descritta nel libro dell'Esodo (capitolo 12) e ne esplora le interpretazioni tradizionali ebraiche, che vedono l'evento come un atto di giustizia retributiva divina e un monito a ricordare l'opera di Dio attraverso l'obbedienza rituale del sacrificio dell'agnello. Vengono poi presentate le letture cristiane antiche e moderne, da Origene e Agostino, che tendono a interpretare la piaga in chiave allegorica o tipologica, prefigurando la redenzione di Cristo e la Pasqua cristiana. Infine, si considerano le interpretazioni contemporanee storico-critiche, riconoscendo il racconto come un mito fondativo che sottolinea la supremazia di Dio e la liberazione del popolo d'Israele, con interessanti riferimenti a contesti culturali egizi e pratiche antiche.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Perché Dio, subito dopo aver scelto Mosè e proprio mentre questi sta tornando in Egitto per compiere la missione affidatagli, decide improvvisamente di metterlo a morte? Che cosa significa essere uno "sposo di sangue"? E come può Zippora, una donna, salvarlo attraverso un enigmatico gesto rituale? In questo video approfondiremo uno dei passaggi più misteriosi e dibattuti della Bibbia (Es 4,24-26), analizzandolo sia secondo l'interpretazione tradizionale sia attraverso il metodo storico-critico, nel tentativo di offrire una risposta definitiva a questo enigma millenario.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Il podcast esamina il quarto capitolo del Libro dell'Esodo, concentrandosi sulle incertezze di Mosè riguardo alla sua vocazione. Mosè dubita che il popolo d'Israele crederà alla sua missione e anche che lui stesso sia in grado di parlare fluentemente. Dio risponde alle obiezioni di Mosè offrendogli dei segni miracolosi – il bastone che si trasforma in serpente, la mano che diventa lebbrosa e poi guarisce, infine l'acqua che si tramuta in sangue – e assegnandogli Aronne come portavoce. Tuttavia, a un'analisi attenta, questi segni iniziali si presentano indistinguibili da una "magia" o da semplici "giochi di prestigio": la fede del popolo è un percorso difficile che richiederà continue dimostrazioni. La vera "magia" divina, superiore a ogni altro potere umano, si rivela in realtà nella scelta di Dio di operare attraverso la fragilità umana di Mosè, rendendolo il più grande prodigio divino e un leader indispensabile.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

In questo terzo e ultimo podcast dedicato alla lettura del capitolo 3 di Esodo, esploriamo la natura di Dio come viene presentata nel testo, evidenziando che la Sua presenza non è "statica" ma dinamica e attiva, manifestandosi come un Dio liberatore che interviene concretamente nella storia del suo popolo. La vocazione di Mosè, lungi dall'essere basata su sue doti eccezionali, lo rende un "prolungamento della potenza" divina, sottolineando come Dio scelga individui ordinari per compiere la Sua volontà. Il testo rimarca che Dio è sempre fedele alle Sue promesse, e la Sua parola si rivela non come una semplice comunicazione, ma come un "atto trasformativo" che porta all'azione e alla libertà, promettendo al popolo non solo la liberazione, ma anche prosperità nella "terra dove scorre latte e miele".Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Due chiacchiere sul Giubileo dei Giovani a Roma con mons. Marco Frisina.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Il video esamina Esodo 3, concentrandosi sulla rivelazione del nome di Dio a Mosè. Nonostante questo brano sia stato il seme di molte discussioni filosofiche, il testo in realtà non si concentra sulla definizione metafisica di Dio, ma piuttosto sulla natura relazionale del suo nome e sulla sua azione nella storia. La frase "Io sono colui che sono" (o "Sarò colui che sarò") va interpretata innanzitutto non come una definizione dell'essenza divina, ma come una promessa della presenza costante e fedele di Dio e del suo continuo impegno nella liberazione del suo popolo. L'autore evidenzia come il significato profondo di questo nome si manifesti nell'agire di Dio, in particolare nella salvezza e nel sostegno, un tema che trova eco anche nel Nuovo Testamento con il "Io sono" di Gesù, che manifesta la stessa presenza liberatrice e salvifica. NOTA IMPORTANTE: tutte le date menzionate sono da intendere AVANTI Cristo, anche se per distrazione, almeno in una occasione, ho detto "dopo". Abbiate pietà di un povero boomer.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Il podcast esamina l'incontro tra Mosè e Dio nel libro dell'Esodo, enfatizzando come questo evento rivoluzioni la vita di Mosè e l'intera storia d'Israele. Dio sorprende Mosè e irrompe nella sua routine quotidiana in modo spettacolare, attraverso il roveto ardente sul Monte Sinai. La presenza divina, sacra e pericolosa, richiede di togliersi i sandali e coprirsi il volto, stabilendo un tema fondamentale per la fede ebraico-cristiana. L'analisi si addentra anche nella stratificazione redazionale del testo, paragonandolo agli anelli di un albero o agli strati geologici e rivelando come diverse tradizioni abbiano contribuito alla sua ricchezza e complessità.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Il podcast esamina la figura di Mosè attraverso gli eventi chiave del secondo capitolo dell'Esodo, concentrandosi sulla sua complessa evoluzione. Inizialmente, Mosè è presentato come un individuo impulsivo, che agisce violentemente per difendere il suo popolo, culminando nell'omicidio di un egiziano. Questa azione, sebbene mossa da compassione per i suoi fratelli ebrei, è descritta come sproporzionata e in violazione non solo delle leggi umane ma anche di codici antichi come quello di Hammurabi. Il testo biblico, non soffermandosi sull'introspezione psicologica, ne rivela la maturazione attraverso le sue azioni, evidenziando un uomo che ha ancora molto da crescere interiormente. A causa del suo atto, Mosè diventa un esule e un profugo, perdendo la sua identità sia egiziana che ebraica. Tuttavia, questo esilio lo porta a un pozzo, luogo simbolico di incontri e nuova identità, dove difende le figlie di un capo tribù madianita, trovando infine rifugio e formando una famiglia. Il nome del suo primo figlio, Ghershom, che significa "straniero" o "immigrato", sottolinea la sua condizione di forestiero in terra straniera, lasciando in sospeso sia la sua sofferenza personale che quella del popolo di Israele.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Il podcast esplora la storia della nascita di Mosè nel libro dell'Esodo, confrontandola con racconti antichi simili, come quelli di Sargon e Ciro. Sebbene queste storie seguano schemi narrativi ripetitivi, è fondamentale concentrarsi sulle differenze per comprenderne l'originalità. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

L'Esodo, in particolare il primo capitolo, apre con un'immagine densa e drammatica che getta le fondamenta per l'intera narrazione del riscatto d'Israele. Il tema della paura è subito centrale: la paura del faraone davanti alla crescente presenza e forza numerica del popolo d'Israele in Egitto. Questo timore, alimentato dalla percezione che gli Israeliti potrebbero un giorno allearsi con i nemici dell'Egitto, si trasforma in oppressione sistematica. Da una preoccupazione latente, nasce una politica repressiva che si incarna nell'imposizione del lavoro forzato e, più tardi, nella drammatica decisione di uccidere tutti i neonati maschi israeliti. Qui vediamo un passaggio fondamentale nel tessuto narrativo e teologico del testo: la paura individuale e collettiva genera oppressione, un meccanismo che i lettori sono invitati a osservare come una struttura del potere distorta e ripetitiva nella storia dell'umanità. Il faraone rappresenta qui il prototipo dell'oppressore, colui che, in preda alla propria paura, è disposto a sacrificare vite innocenti per mantenere il controllo. È la paura stessa che lo acceca, rendendo Israele da ospite utile a minaccia insopportabile.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Questo secondo podcast di introduzione al libro dell'Esodo offre una riflessione approfondita sul racconto biblico, esplorandone la storicità, il valore simbolico e il significato per i credenti. Non si limita a una lettura religiosa, ma adotta la prospettiva della critica storico-letteraria, mostrando come il mito non indichi falsità, ma rappresenti un potente strumento per esprimere verità profonde. L'approccio suggerito invita a riflettere sul rapporto tra fede e ragione, equilibrando il coinvolgimento del cuore e dell'intelligenza nell'interpretazione dei testi sacri, ponendo in evidenza l'importanza dell'Esodo come fondamento identitario e metafora universale di liberazione, con un forte richiamo ai grandi temi di lotta per la libertà che risuonano ancora oggi.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Il podcast introduce a una lettura approfondita del Libro dell'Esodo, evidenziandone la complessità e l'importanza fondamentale sia per la tradizione ebraica che cristiana, la cui chiave di lettura è principalmente il passaggio dalla servitù al servizio, inteso come servizio a Dio e al prossimo, un concetto che risuona anche nel Nuovo Testamento con il messaggio di Gesù. Viene spiegata la natura stratificata del testo, simile a un sito archeologico, che richiede un'analisi filologica ed esegetica per comprenderne le diverse origini e le intenzioni redazionali. L'Esodo non è solo una narrazione, ma un racconto epico sulla nascita di un popolo, la sua autonomia e l'istituzione della Pasqua, che culmina con l'idea di un Dio che prende dimora in mezzo al suo popolo, fornendo un testo formativo sull'identità e la libertà.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Parliamo di ciò che sta succedendo a Gaza con il dott. Rosario Valastro, Presidente della Croce Rossa italiana. Per sostenere la Croce Rossa o diventare volontario vai su: www.cri.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/bella-prof--4788354/support.

Un invito alla lettura di Apocalisse, un libro del Nuovo Testamente scritto alla fine del I secolo d.C., in un contesto di persecuzione contro i cristiani, probabilmente durante il regno di Domiziano. Nonostante un linguaggio che può suonare minaccioso, il testo riflette in realtà le ansie di una comunità oppressa e utilizza un linguaggio altamente simbolico per esprimere la potenza della Resurrezione di Cristo e specialmente la speranza che Dio interverrà contro l'ingiustizia e la sofferenza.

La storia, con il suo approccio metodologico, spesso ci offre una visione degli eventi passati in contrasto con le narrazioni religiose tradizionali. Questo solleva, specialmente per chi dichiara un'appartenenza religiosa, una domanda fondamentale: come si possono integrare queste prospettive senza compromettere l'integrità della fede? Si può essere credenti e abbracciare il metodo storico-critico? Si può essere cristiani e nello stesso tempo non fare una piega nel rifiutare, per esempio, e la storicità di Genesi, di Esodo e di gran parte della narrativa biblica? Si può dire che Gesù sia stato un profeta apocalittico fallito e nello stesso tempo sostenere che sia il Cristo?

Si conclude il commento integrale al primo libro della Bibbia, esplorando l'ultimo capitolo di Genesi che si concentra sugli eventi che circondano la morte di Giacobbe e poi di Giuseppe. Attraverso una lettura approfondita, analizziamo come la Bibbia suggerisca l'idea di un Dio capace di trasformare il male in bene, rivelando un piano che trascende le intenzioni umane. Vedremo come Giacobbe e Giuseppe siano stati sepolti secondo i rituali egiziani, nonostante le usanze ebraiche, e come questi racconti richiamino le speranza e le attese future del popolo d'Israele. Infine, scopriremo come le promesse divine per gli autori di Genesi si manifestino, più che in miracoli e apparizioni, soprattutto nel tempo, offrendo una prospettiva generale di comprensione della natura profonda della fede.

Nel libro di Genesi, al capitolo 49, Giacobbe, sul letto di morte, pronuncia le sue ultime parole ai suoi figli. L'analisi del testo evidenzia i temi chiave e il significato simbolico di questa importante sezione della Bibbia.

Commento al capitolo 48 del libro di Genesi: una riflessione sulla relazione tra Bibbia e storia.

Giuseppe implementa politiche che salvano il popolo egiziano dalla fame, ma queste politiche hanno anche conseguenze negative. Il video analizza il ruolo di Giuseppe come leader e le sue decisioni in materia di politica agraria, economia e potere. Vengono discusse le diverse interpretazioni del capitolo 47, con particolare attenzione al tema della schiavitù e della libertà.

Commento ai primi versetti del capitolo 47 di Genesi: il racconto del trasferimento di Giacobbe e della sua gente in Egitto è anche l'occasione per una rifliessione su come leggere le incoerenze nella Bibbia.

Commento al capitolo 46 del libro di Genesi: Giacobbe ritrova un figlio perduto.

Che cos'è la Provvidenza? un concetto non facile da spiegare ma ben raccontato dal capitolo 45 del libro di Genesi.

Commento al capitolo 44 di Genesi. Giuseppe con uno stratagemma cerca di isolare Beniamino e induce i fratelli a ripensare alla loro condotta.

Commento al capitolo 43 di Genesi: come nel racconto del figlio prodigo, lo stato di necessità costringe a ripensare ai propri valori e induce a ripensare non solo al passato, ma anche al futuro.

Commento a Genesi capitolo 42: un racconto ricco di ironia drammatica.

Il profeta non è una persona che prevede il futuro indovinandolo, ma qualcuno che legge i segni del presente per proporre una concreta via d'uscita, in vista della quale mette a disposizione le sue capacità e il suo impegno. In questo nuovo video, approfondiamo ulteriormente il capitolo 41 del libro della Genesi, focalizzandoci sulla figura di Giuseppe e sulla sua capacità di interpretare i sogni del Faraone.

Giuseppe non solo interpreta i sogni del faraone, ma mette le sue capacità a disposizione di tutto l'Egitto. Non basta infatti ricevere una rivelazione se poi non si sa come agire di conseguenza. La Sapienza biblica è proprio questo: un "saper fare", riferito principalmente all'arte di governare, tanto se stessi quanto le nazioni. Una riflessione importante per i credenti di ogni tempo, che per "conquistare" il mondo non devono combatterlo, ma servirlo.

In numerose narrazioni bibliche, i sogni assumono un ruolo cruciale come mezzo attraverso il quale il divino comunica con l'umanità. Questa concezione è esemplificata in modo particolare dalla figura di Giuseppe, il cui talento nell'interpretare i sogni rivela non solo il futuro ma anche la volontà divina. La storia di Giuseppe, che decifra i sogni del coppiere e del panettiere del faraone, ci offre un insight profondo sulla visione biblica dei sogni come profezie e messaggi da una realtà superiore.

Dal rifiuto di essere uno schiavo sessuale a un'accusa ingiusta. Da tutto questo che cosa può nascere se non indicibile sofferenza. Invece, in questo caso...

In questo approfondimento del capitolo 38 di Genesi, esploriamo una delle narrazioni più complesse e meritevoli di studio nella Bibbia: la storia di Tamar e del suo riscatto. "Il riscatto di Tamar" ci immerge nelle vicende di un personaggio femminile la cui astuzia e determinazione sfidano le ingiustizie sociali e familiari del suo tempo, offrendoci una prospettiva unica sulle tematiche di giustizia, redenzione e sul ruolo della donna nell'antichità.

La storia di Giuseppe si distingue come un capolavoro della letteratura antica, una narrazione che delicatamente intreccia il tema della Provvidenza divina senza necessitare di un'intervento diretto di Dio all'interno del tessuto narrativo. Questa peculiarità offre una prospettiva unica sull'operato divino, presentando Dio come un autore supremo che disegna gli eventi con un fine ultimo ben chiaro, pur rimanendo nell'ombra, senza imporsi direttamente nella vicenda.

Il racconto biblico del diluvio universale è un mito che riflette le preoccupazioni teologiche e antropologiche degli autori, non un resoconto storico. La narrazione riprende e rielabora miti più antichi, come l'Epopea di Gilgamesh, ma introduce una prospettiva unica incentrata sul rapporto tra Dio e l'umanità. Il diluvio simboleggia il giudizio divino sul male, ma anche la possibilità di redenzione e rinnovamento. L'arcobaleno diventa il segno dell'alleanza e del ripristino dell'ordine cosmico. Il testo risponde alle crisi storiche del popolo di Israele, offrendo una riflessione sul male, il caos e la speranza di una nuova creazione.

Il Vangelo secondo Maria si presenta come un dialogo tra Gesù risorto e i suoi discepoli, prima della sua ascensione. Maria Maddalena gioca un ruolo chiave, incoraggiando gli altri discepoli e condividendo una visione mistica che descrive l'ascesa dell'anima attraverso i cieli, sfidando potenze demoniache. Il testo copto del Codice di Berlino è frammentario. Tuttavia, ulteriori frammenti greci del testo trovati a Ossirinco indicano che il Vangelo secondo Maria era diffuso e ritenuto importante già nel II secolo. La presenza di questi frammenti in più lingue, oltre a permetterci di ricostruirlo in buona parte, sottolinea l'importanza e la diffusione del testo. Parliamo della nuova edizione italiana con il traduttore, Vittorio Secco, e il commentatore, Adriano Virgili.

“Dio, la scienza, le prove” è il titolo di un libro scritto da due divulgatori francesi, Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies, che fa un riepilogo ben fatto di tutto ciò che può essere utile alla riflessione sulla questione di Dio in base alle attuali conoscenze scientifiche. Il libro è già stato un successo travolgente in Francia con più di 250.000 copie vendute ed è stato da poco pubblicato in Italia, con prefazione del premio Nobel Robert Wilson, dalle edizioni Sonda. Ma davvero la scienza contemporanea è diventata alleata di Dio? Ne parliamo con un esperto indiscusso: il filosofo della scienza Gianfranco Basti.

Nel Giardino dei Giusti, presso lo Yad Vashem, un muro d'onore porta incisi i loro nomi, servendo come testimone eterno del loro sacrificio e della loro integrità. Questi uomini e donne, attraverso il loro esempio straordinario, ci insegnano il vero significato della responsabilità verso il prossimo e ci ricordano che, anche nelle circostanze più disperate, abbiamo il potere di fare la differenza. Ma chi erano veramente questi “giusti”? Dei santi o degli uomini comuni che hanno fatto, semplicemente, la cosa giusta al momento giusto? Insieme con Andrea Ventura, storico e ricercatore, parliamo di un interessantissmo caso italiano: Angelo De Fiore.