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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
[Sab 20] Commento: A ciascun giorno basta la sua pena...

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Play Episode Listen Later Jun 19, 2026 1:54


Oggi è sabato, giorno della memoria della Beata Vergine Maria. L’esempio di Maria, Madre di Dio, che dedica tutta la sua vita al servizio del Signore, è in pieno contrasto con la prima lettura, dove il popolo ebreo viene ripreso dal profeta Zaccaria (circa otto secoli prima di Cristo), perché trascura il culto del vero Dio per prostrarsi dinanzi a divinità create dalla fantasia dell’uomo. Il profeta viene fatto morire, ma non si fa attendere la punizione del Signore, che mette Gerusalemme e i suoi abitanti nelle mani degli Aramei e, in una congiura, anche il re Ioas, che ne aveva decretato la morte, viene ucciso. Infatti, anche il Vangelo ci ricorda che il nostro spirito non può essere diviso: non possiamo servire sia Dio sia gli idoli. I santi ci sono d’esempio. Spesso leggiamo nelle loro vite la preferenza della forza spirituale alle ricchezze del mondo e alle mollezze dell’anima. Quanti di loro hanno preferito la povertà e il pieno abbandono alla divina Provvidenza, tanto oggi dimenticata. Tanti, attratti dall’amore del Signore Gesù, si sono preoccupati di vivere nel distacco dai beni di questa terra, in attesa di quelli eterni. Voglia il Signore suscitare nell’animo dei giovani il desiderio di coltivare nel proprio cuore i veri valori dello spirito e invogliare anche alla vita di consacrazione quanti avvertono nel loro cuore il soffio della chiamata del Signore. Il richiamo alla realtà della nostra precarietà, della nostra insicurezza e instabilità, ci doni un abbandono filiale alla divina Provvidenza, che ci assicura la sua amorevole assistenza, adducendo come esempio i gigli, l’erba del campo, che da Lui ricevono bellezza e splendore. L’esortazione a cercare il regno di Dio e la sua giustizia ci trovi più disponibili, spronati nel servizio a Dio e ai fratelli.

BASTA BUGIE - Omelie
Omelia Santissima Trinità - Anno A (Gv 3,16-18)

BASTA BUGIE - Omelie

Play Episode Listen Later May 26, 2026 7:09


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8553OMELIA SANTISSIMA TRINITA' - ANNO A (Gv 3,16-18)di Don Stefano Bimbi La solennità della Santissima Trinità ci mette davanti al mistero più grande della nostra fede: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre dèi, ma un solo Dio in tre Persone distinte, unite da un amore perfetto ed eterno. Dio non è una solitudine, ma una comunione di amore. Ogni volta che facciamo il segno della croce entriamo dentro questo mistero. Lo facciamo spesso in modo distratto, quasi meccanico, e invece stiamo pronunciando il nome stesso di Dio, il cuore della fede cristiana.Il Vangelo di oggi ci porta al centro del mistero della Trinità attraverso una frase che forse conosciamo troppo bene e che rischiamo di ascoltare senza stupore: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). Qui Gesù ci svela il vero volto di Dio che non è un padrone freddo e lontano, ma un Padre che ama fino al dono totale. Ama così tanto il mondo da donare il Figlio. E Lui accetta liberamente di venire nel mondo, di caricarsi dei nostri peccati, di morire sulla croce per salvarci. Dietro tutta la storia della salvezza c'è questo amore infinito che unisce il Padre e il Figlio nello Spirito Santo.Gesù però ci mette anche davanti a una verità seria: «Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato» (Gv 3,18). Non significa che Dio gode nel condannare qualcuno. Significa che l'uomo può sottrarsi all'amore di Dio. La condanna nasce dal rifiuto della luce. È come una persona che sta per morire e, pur avendo davanti una medicina capace di guarirla, si ostina a non prenderla. Cristo è la salvezza del mondo, ma Dio non costringe nessuno ad accogliere il suo amore.UN'IMMAGINE... ILLUMINANTEA questo punto occorre chiederci: cosa significa concretamente dire che Dio è uno e trino? Significa che Dio è un'unica natura divina, un unico Dio, ma in tre Persone realmente distinte. Il Padre non è il Figlio, il Figlio non è lo Spirito Santo, eppure ciascuno è pienamente Dio. Il Padre genera eternamente il Figlio; il Figlio è eternamente generato dal Padre; lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come vincolo di amore eterno. Non ci sono tre volontà contrapposte o tre divinità separate. C'è una perfetta unità di amore e di vita.Naturalmente questo supera la nostra intelligenza. Se Dio fosse completamente comprensibile alla nostra mente, non sarebbe Dio. Però possiamo avvicinarci al mistero con alcune immagini che ci aiutano. La Trinità assomiglia a una candela accesa: ci sono la cera, lo stoppino e la fiamma. Sono realtà distinte, ma formano un'unica candela. La cera rappresenta il Padre, l'origine e la sostanza da cui tutto ha inizio. Lo stoppino rappresenta il Figlio (Gesù), generato dalla cera, che incarna la sostanza e si offre per far risplendere la luce. La fiamma rappresenta lo Spirito Santo, il calore e la luce che scaturiscono continuamente dall'unione tra la cera e lo stoppino.Certamente ogni esempio è limitato e non riesce a spiegare perfettamente Dio, ma serve a capire che distinzione e unità possono stare insieme senza contraddizione. La Trinità non è un rompicapo teologico per specialisti. È la verità che illumina tutta la nostra vita. Se Dio è comunione di amore, allora anche noi siamo fatti per amare e per vivere relazioni vere. Ecco perché il peccato mortale è sempre una rottura della comunione: con Dio, con gli altri e persino con noi stessi.LA TRINITÀ ILLUMINA LA VITA CRISTIANALa Trinità illumina anche la famiglia. Quando in una casa ciascuno pensa solo a sé stesso, quando si vive di orgoglio, ripicche e silenzi pieni di rancore, quella casa si spegne. Quando invece ci si ascolta, ci si perdona, ci si dona tempo e pazienza, allora quella famiglia diventa un piccolo riflesso della vita di Dio. Nessuna famiglia è perfetta, ma ogni famiglia può diventare scuola di comunione.Anche nella vita quotidiana spesso viviamo come se Dio fosse una entità generica e lontana da noi. Ci basiamo solo sui nostri calcoli, ci affidiamo solo alle nostre forze. Invece il cristiano vive immerso nella Trinità. Il Padre ci custodisce con la sua Provvidenza anche quando non comprendiamo tutto. Il Figlio cammina accanto a noi nelle fatiche e nelle croci. Lo Spirito Santo ci dà luce nei momenti di confusione e forza quando siamo stanchi o tentati.Pensiamo a quante volte nella giornata abbiamo bisogno della presenza di Dio: quando dobbiamo trattenere una parola cattiva, quando occorre pazienza con una persona difficile, quando ci sentiamo scoraggiati, quando dobbiamo prendere una decisione importante. Invocare e affidarsi alla Trinità non è una devozione astratta. È entrare nella sorgente dell'amore e della pace.I santi avevano una familiarità profonda con questo mistero. Non pretendevano di capire tutto con la ragione, ma adoravano con umiltà. Il vero problema oggi non è che Dio sia troppo misterioso; il problema è che spesso abbiamo perso il senso dell'adorazione. Viviamo in un mondo che vuole spiegare e controllare tutto. Ma davanti alla Trinità impariamo che Dio non si possiede, ma si contempla e si ama.Per questo la Chiesa oggi non ci invita tanto a "capire" la Trinità, quanto a vivere della Trinità. Ogni Messa inizia e finisce nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ogni battesimo ci immerge nella Trinità. Ogni preghiera autentica nasce dallo Spirito, passa attraverso il Figlio e sale al Padre. E allora oggi possiamo chiederci con sincerità: la mia fede è soltanto un'abitudine oppure una relazione viva con Dio? Quando faccio il segno della croce lo faccio con profondo rispetto oppure in fretta? La mia vita assomiglia almeno un poco alla comunione e all'amore che esistono in Dio?La Santissima Trinità ci ricorda che all'origine di tutto non c'è il caso, ma un Dio che ci ama di un amore eterno. E il destino ultimo della nostra vita non è il nulla, ma entrare per sempre dentro quell'amore infinito del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Realmen 💪 tempi duri, forgiano uomini forti
Il raduno era illegale. #preghiera #germania #van

Realmen 💪 tempi duri, forgiano uomini forti

Play Episode Listen Later Apr 10, 2026 53:27


Torniamo carichi a pallettoni dopo il secondo raduno nazionale: un weekend di “follia allo stato brado” in un casolare sperduto sull’Appennino. Quaranta uomini che si sono messi in gioco tra lavoro fisico, preghiera e condivisione vera, riscoprendo cosa significa essere fratelli sul campo. La forza della condivisione “a cascata” Inutile girarci intorno: se metti in gioco il piatto di pasta, ti porti a casa il piatto di pasta, ma se tiri fuori le ferite e le paure, allora si fa sul serio. Abbiamo vissuto un livello di profondità impressionante, dove la vulnerabilità di uno è diventata lo specchio e la forza di tutti, trasformando in poche ore un gruppo di perfetti sconosciuti in una schiera di fratelli pronti a combattere. Pregare fianco a fianco nella stessa guerra Sentirsi schierati uno accanto all’altro, ognuno con le proprie battaglie ma tutti puntati nella stessa direzione, ci ha ricordato che non siamo soli a vivere questa grande guerra. È in questi momenti che la fede smette di essere teoria e diventa quella spinta che ti fa tornare a casa pienamente centrato e fortificato. L’avventura tedesca e il “Van Gabriel” La missione è continuata tra le lande desolate della Germania per recuperare i nuovi furgoni, in un sequel al limite dell’assurdo. Tra burocrazia folle, venditori arroganti e Uber provvidenziali, abbiamo capito sulla nostra pelle che la Provvidenza non ti evita i problemi, ma ti offre l’appiglio giusto proprio quando la parete sembra liscia e non sai più dove sbattere la testa. Buon ascolto, uomini!

GRATEFULMonday ⭐️ il podcast di 5pani2pesci
Imparare ad essere centrati su se stessi #autostima

GRATEFULMonday ⭐️ il podcast di 5pani2pesci

Play Episode Listen Later Mar 30, 2026 67:16


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Il Nostro Pane Quotidiano
Insolita provvidenza - 21 Marzo 2026

Il Nostro Pane Quotidiano

Play Episode Listen Later Mar 21, 2026 2:51


I corvi gli portavano del pane e della carne la mattina, e del pane e della carne la sera; e beveva al torrente.1 Re 17:6

GRATEFULMonday ⭐️ il podcast di 5pani2pesci
E se stessi sbagliando tutto? Scelte, ansia e futuro senza mappe

GRATEFULMonday ⭐️ il podcast di 5pani2pesci

Play Episode Listen Later Mar 15, 2026 55:54


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Radio Spirito Santo by www.jhso.net
Rita - 13 S Madre Teresa Preghiera sull'Uso del Denaro e dei Beni | Saggezza e Carità #shorts

Radio Spirito Santo by www.jhso.net

Play Episode Listen Later Mar 13, 2026 1:18


Recita con noi questa Preghiera per l'uso saggio e sobrio del denaro e dei nostri beni materiali. Chiediamo al Signore la grazia di essere amministratori fedeli, evitando l'attaccamento alla ricchezza e praticando la carità verso i poveri e i bisognosi. Un momento di meditazione per vivere con sobrietà e affidare le nostre finanze alla Provvidenza divina.

GRATEFULMonday ⭐️ il podcast di 5pani2pesci
Ne vale la pena entrare nel dolore?

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Play Episode Listen Later Mar 9, 2026 74:39


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BASTA BUGIE - Santi e beati
San Giuseppe Allamano smaschera l'illusione di evangelizzare senza conversione

BASTA BUGIE - Santi e beati

Play Episode Listen Later Feb 24, 2026 10:00


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8461SAN GIUSEPPE ALLAMANO SMASCHERA L'ILLUSIONE DI EVANGELIZZARE SENZA CONVERSIONE di Roberto de Mattei Il 25 gennaio, Papa Leone XIV ha pubblicato un messaggio per celebrare il centesimo anniversario della Giornata Missionaria Mondiale del 2026, che si svolgerà il prossimo 16 ottobre. Questa giornata istituita da Papa Pio XI nel 1926, ci ricorda la vocazione missionaria della Chiesa, riassunta dalle parole di Nostro Signore ai suoi discepoli: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 18-20).Pochi sanno che l'istituzione di questa giornata si deve anche ad un santo che non fu mai missionario, ma che alle missioni dedicò la sua vita: san Giuseppe Allamano, la cui festa si celebra il 16 febbraio. Giuseppe Allamano nacque a Castelnuovo d'Asti il 21 gennaio 1851, nella stessa terra benedetta che aveva dato i natali a san Giovanni Bosco e fu uno degli ultimi frutti di quello straordinario filone di spiritualità piemontese, costellato da nomi come quelli di san Giuseppe Cafasso, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, san Leonardo Murialdo, e, tanti altri beati e servi di Dio. La spiritualità piemontese è sempre concreta, radicata nella fedeltà alle grazie ricevute ogni giorno, senza mai essere intellettuale o sentimentale. Ciò che la caratterizza è il primato della vita interiore, l'amore per la Chiesa, una profonda devozione mariana, una fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza. Ordinato sacerdote nel 1873, Giuseppe Allamano, fu presto colpito dalla sofferenza: una grave malattia lo costrinse ad abbandonare l'insegnamento, ma ciò che sembrava una sconfitta diventò, nelle mani di Dio, un seme fecondo. Nominato rettore del Santuario della Consolata di Torino, Allamano trasformò quel luogo in un centro vivo di rinnovamento sacerdotale. Davanti all'immagine della Madonna Consolata, maturò in lui una chiamata decisiva: formare missionari santi per annunciare il Vangelo fino ai confini della terra. Nel 1901 fondò l'Istituto Missioni Consolata (oggi Missionari della Consolata) e, pochi anni dopo, l'Istituto delle Missionarie della Consolata. Non partirà mai personalmente per le missioni, ma il suo cuore le abbraccerà tutte. LA GIORNATA MISSIONARIANel 1912, si rivolse direttamente a san Pio X, per cercare di sensibilizzare il clero e i fedeli sulle attività delle missioni, chiedendo anche l'istituzione di una giornata a questo dedicata. La risposta arriverà con l'istituzione della Giornata Missionaria, poco dopo la sua morte, che avvenne a Torino, il 16 febbraio 1926. Quest'anno ne celebriamo il centenario. Fu beatificato da Giovanni Paolo II e proclamato santo da papa Francesco il 20 ottobre 2024. Oggi la sua famiglia missionaria è diffusa in molti Paesi del mondo.Per comprendere la profonda spiritualità missionaria di san Giuseppe Allamano sono preziosi i suoi scritti. Essa può essere riassunta nel suo celebre motto: «Prima santi, poi missionari». «L'opera della missione - scrive Allamano - esige grande santità. Non basta una santità mediocre, occorrono, come missionari, santi in modo superlativo. Le anime si salvano con la santità... Certe conversioni non si ottengono che con la santità. Non dimenticate mai che la conversione dei cuori è opera della divina grazia, e solo chi ne è ripieno, opererà prodigi di conversione...Prima santi e poi missionari. Non bisogna scambiare i termini. Non è affatto presunzione il voler farsi santo; è presunzione il confidare nelle proprie forze. I santi non sono nati santi, ma si sono fatti santi. Quelli che vogliono farsi veramente santi, il Signore li aiuta e li fa santi.Per essere santi occorre pregare. Bisogna pregare sempre, giorno e notte senza interruzione: il che vuol dire essere come investiti dello spirito di preghiera, come l'abito riveste il corpo. Dobbiamo formarci lo spirito della preghiera, avere l'abito della preghiera, che non consiste nel pregare sempre vocalmente, dal mattino alla sera, ma nel riferire tutto al Signore. Così il nostro lavoro sarà preghiera. Si fa più in un quarto d'ora dopo aver pregato, che in due ore senza preghiera. La preghiera deve essere perseverante. Bussiamo alla porta; se non ci viene aperto, bussiamo più forte; rompiamo la porta, se occorresse. È il Signore che ci insegna a fare così. Quando non riceviamo ciò che chiediamo, pensiamo che neppure un filo, una parola della nostra preghiera è caduta nel vuoto».PER MEZZO DELLA CROCEAggiunge il nostro santo: «È per mezzo della croce che ci santifichiamo, non per mezzo delle parole e neppure solo delle preghiere; queste giovano anche, ma il più importante è portare bene la croce. La spiritualità però non deve essere triste, ma profondamente serena e fiduciosa nella Provvidenza». «La confidenza - sottolinea il nostro santo - è la quintessenza della speranza. Confidare è speranza robusta, viva. Nella via della perfezione essa ha una grande parte. Senza confidenza in Dio non si può far nulla; d'altra parte, facciamo torto a Dio non confidando in lui. Ci vuole una confidenza da pretendere miracoli, una confidenza tale, da essere un po' audaci, "prepotenti". Il Signore non si offende di ciò. Iddio provvede a tutto per coloro che in lui confidano».La devozione alla Madonna Consolata è uno dei pilastri della spiritualità di san Giuseppe Allamano, che vede nella Consolata una Madre che guida, sostiene e corregge, e a Lei affida ogni difficoltà. «Se uno non sentisse amore verso la Madonna, lo domandi: non aver amore alla Madonna è cattivo segno. Se non avete la devozione alla Madonna, e non dico solo devozione, ma una tenera devozione - dice - non vi farete santi!»L'energia è una dote caratteristica della Madonna. «Maria nei suoi dolori non si lasciava abbattere, ma aveva energia: "stava preso la croce di Gesù" (Gv 19, 25), partecipe delle sofferenze del figlio. Generosità, coraggio - esorta - ma anche allegrezza! Dio vuole anime forti e risolute, che si mettano interamente a disposizione di lui! Guai a chi mette riserve nella santificazione! Il Paradiso non è fatto per i fiacchiChe cos'è la nostra vita? É un'ora. Almeno in quest'ora lavoriamo con tanta intensità, con tanto spirito, di modo che un'ora sola valga tutta la giornata. Non è tanto il cadere nella debolezza che è male, ma il non sollevarsi; invece bisogna sempre cominciare di nuovo, non stancarsi. Coraggio sempre. Avanti nel Signore».

GRATEFULMonday ⭐️ il podcast di 5pani2pesci
Chi sei veramente? #genz #nuovi-orizzonti

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Play Episode Listen Later Feb 23, 2026 46:12


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Radio Spirito Santo by www.jhso.net
Rita - 10 S Madre Teresa Affida il Tempo Atmosferico a Dio | Preghiera per la Provvidenza #shorts

Radio Spirito Santo by www.jhso.net

Play Episode Listen Later Feb 20, 2026 0:47


Recita con fede questa Preghiera per il Tempo Atmosferico. Invochiamo la protezione divina contro il maltempo, le calamità naturali e i fenomeni estremi. Chiediamo un tempo favorevole che sostenga i raccolti e assicuri la sicurezza di tutti. Un momento per rinnovare la nostra fiducia nella Provvidenza di Dio, che regge il cielo e la terra.

il posto delle parole
Lidia Maggi "Dio vede e provvede?"

il posto delle parole

Play Episode Listen Later Feb 17, 2026 26:25


Lidia Maggi"Dio vede e provvede?"Ripensare la Provvidenza con la BibbiaPrefazione di Daniel AttingerEdizioni Messaggero Padovawww.edizionimessaggero.itIn queste pagine, troverete un altro Dio, quello vero, non fatto da mano o da ideologia umana, non Gesù fatto Dio, ma Dio fatto Gesù, un Dio tanto affascinato dall'essere umano da farsi lui stesso umano. Un Dio che non è il deus ex machina delle tragedie greche, ma Voce! E Voce paradossale che non solo interpella, chiama, consola, invita alla gioia, ma che addirittura custodisce chi l'ascolta e crede in lei. Il copione di questa grande sceneggiatura è la Bibbia stessa che, in queste poche pagine, appare ben diversa da come l'immaginiamo solitamente...«Non cade foglia che Dio non voglia»; «Dio vede e provvede»: così recitano i proverbi della provvidenza, uditi e ripetuti dai credenti, di generazione in generazione. Quella che nominiamo come provvidenza divina è la roccia su cui si erge la fede semplice, che ricorre spontanea mente a Dio, confidando nella sua amorosa cura. Se Dio è un padre, una madre, allora si prenderà cura di me, come i genitori si prendono cura dei figli. Non c'è bisogno nemmeno di dirlo: si sa che è così. Questa fiducia nella provvidenza ha retto l'urto di eventi drammatici: terremoti, pestilenze, guerre, genocidi…Lidia Maggi, pastora battista, appartiene a una confessione cristiana di tradizione riformata. A lei è stato affidato un ministero biblico itinerante. Gira l'Italia per far conoscere le Scritture e aiutare a riscoprire la forza e la bellezza della Bibbia, una parola antica che ha ancora tanto da dire. Per Edizioni Messaggero Padova ha già pubblicato Bibbia e web. Navigare nella vita (2022)Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

BASTA BUGIE - Santi e beati
Santa Clelia Barbieri: dal servizio in parrocchia alla fondazione di un istituto religioso

BASTA BUGIE - Santi e beati

Play Episode Listen Later Feb 10, 2026 15:47


VIDEO: La vita di Santa Clelia ➜ https://www.youtube.com/watch?v=8Tmsf_VqiqI&list=PLolpIV2TSebUYAolUy8XGKkkSVK1dUyXFTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8448SANTA CLELIA BARBIERI: DAL SERVIZIO IN PARROCCHIA ALLA FONDAZIONE DI UN ISTITUTO di Gianpiero Pettiti Quella di papà e mamma è una contrastata storia d'amore che fa scandalo. Lei, della famiglia più benestante del paese e nipote del medico condotto, va ad innamorarsi di un servo di campagna, di sette anni più giovane di lei. Lo sposa contro la volontà dei suoi e facendosi cacciare di casa, e va a vivere nella catapecchia dei suoceri.L'anno dopo, nel 1847, in contrada Le Budrie di San Giovanni in Persiceto le nasce la prima bimba, Clelia, e tre anni dopo la seconda, Ernestina. Il suo non è stato un capriccio o una semplice infatuazione, ma l'inizio di una famiglia unita, saldamente fondata sul Vangelo. E' grazie a lei e ai suoi insegnamenti che le bimbe crescono, innamorate di Gesù.Dopo appena nove anni di matrimonio papà muore, portato via dal colera, e allora la famiglia di lei si ammorbidisce nei confronti della vedova e delle piccole orfane. Clelia, soprattutto, si dimostra straordinariamente matura, a 11 anni riceve la prima comunione e da quel giorno la sua vita assume un'impronta marcatamente eucaristica. Ha la fortuna di trovare una guida impareggiabile nel giovane parroco, che le fa sentire l'importanza della catechesi, soprattutto verso le persone più semplici e meno acculturate.Nella diocesi di Bologna vengono chiamati "operai della dottrina cristiana" quanti si impegnano con stabilità e continuità a fare catechismo e Clelia, a 14 anni, entra a far parte del gruppo parrocchiale. Sa leggere e scrivere a malapena e quindi viene collocata all'ultimo posto della lista, catechista "di riserva" che dovrà fare un lungo tirocinio prima di essere all'altezza della situazione. Ma Clelia brucia le tappe e diventa presto l'anima del gruppo, che proprio grazie a lei riprende vitalità.Soprattutto con tre "operaie" si stabilisce un'amicizia e una comunità di intenti che le spinge a sostenersi a vicenda nel cammino della perfezione, a istruirsi ed a lavorare insieme. Le quattro amiche cominciano a pensare di vivere insieme, in una piccola comunità che si inserisca come lievito nella vita parrocchiale.Nasce così la "famiglia di Clelia", perseguitata dalle autorità e dalle malelingue, che vive in povertà estrema affidandosi alla Provvidenza, che misuratamente ma costantemente non le fa mancare il necessario per la vita di ogni giorno. In parrocchia comincia a crescere l'ammirazione e la stima per Clelia, che spontaneamente viene chiamata "Madre" a dispetto dei suoi 22 anni: è un implicito riconoscimento del fascino che esercita e dell'autorità che le è riconosciuta.Mentre la "famiglia" cresce, comincia a declinare la salute di Clelia, in preda alla tubercolosi. Muore il 13 luglio 1870, promettendo di essere sempre presente tra le sue "sorelle" alle quali neppure ha dato un nome. Ha 23 anni appena, è la più giovane fondatrice della Chiesa, ma "vede" e "sente" l'espandersi di quella sua piccola comunità, alla quale verrà poi dato il nome di Minime dell'Addolorata.Nel primo anniversario della morte, le "sorelle" riunite nella camera in cui è spirata sentono per la prima volta la voce di Clelia che prega insieme a loro. Un fenomeno che, da allora in poi, si è ripetuto ed è stato documentato più di 150 volte, segno meraviglioso della comunione dei santi che lega quelli che sono quaggiù a quelli che già sono lassù.Clelia Barbieri è stata proclamata beata da Paolo VI nel 1968 e canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1989.Nota di BastaBugie: per approfondire la vita di Santa Clelia leggiamo la sua biografia dal sito del Dicastero delle Cause dei Santi.Clelia Barbieri nacque il 13 febbraio 1847 nella contrada volgarmente chiamata le "Budrie", appartenente civilmente al comune di S. Giovanni in Persiceto (BO), ecclesiasticamente alla Archidiocesi di Bologna, da Giuseppe Barbieri e Giacinta Nannetti.I genitori erano di censo diverso: Giuseppe Barbieri proveniva dalla famiglia quasi più povera delle "Budrie", mentre Giacinta dalla famiglia più in vista; lui garzone dello zio di Giacinta, medico condotto del luogo, lei la figlia di Pietro Nannetti benestante.Per il matrimonio contro corrente, Giacinta benestante sposò la povertà di un bracciante e da una casa agiata passò ad abitare nella umilissima casetta di Sante Barbieri, papà di Giuseppe; tuttavia si costituì una famiglia cementata sulla roccia della fede e della pratica cristiana.Al battesimo amministratole lo stesso giorno della nascita, per espresso volere della mamma, la neonata ricevette i nomi di Clelia, Rachele, Maria.La mamma insegnò precocemente alla piccola Clelia ad amare Dio fino a farle desiderare di essere santa. Un giorno Clelia le domandò: "Mamma, come posso essere santa?" Per tempo la Clelia imparò pure l'arte del cucire, di filare e tessere la canapa, il prodotto caratteristico della campagna persicetese.All'età di 8 anni, durante l'epidemia colerica del 1855 Clelia perdette il babbo. Con la morte del babbo, per generosità dello zio medico, la mamma, Clelia e la piccola sorellina Ernestina passarono ad abitare in una casa più accogliente vicino alla chiesa parrocchiale.Per Clelia le giornate divennero più santificate. Chiunque avesse voluto incontrarla poteva trovarla immancabilmente o a casa, a filare o cucire, o in chiesa a pregare.Sebbene era nell'uso del tempo accostarsi per la prima volta alla Comunione quasi adulti, Clelia per la sua precoce preparazione catechistica e spirituale vi fu ammessa il 17 giugno 1858, a soli undici anni.Fu un giorno decisivo per il suo futuro, perché visse la sua prima esperienza mistica: contrizione eccezionale dei peccati propri e altrui.Premette su di lei l'angoscia del peccato che crocifigge Gesù e addolora la Madonna.Dal giorno della prima Comunione, il Crocifisso e la Madonna Addolorata ispireranno la sua spiritualità.In pari tempo ebbe una intuizione interiore del suo futuro nella duplice linea contemplativa e attiva.In adorazione dinanzi al Tabernacolo appariva come una statua immobile, assorta in preghiera; a casa era la compagna maggiore delle ragazze costrette al lavoro. Con maturità precoce all'età trovava nel lavoro il suo primo modo di rapporto con le ragazze, poiché alle "Budrie" il lavorare, specialmente la canapa, era l'unica fonte per tirare avanti la vita.Ma Clelia vi aggiungeva qualcosa che nell'ambiente era particolarmente suo: lavorare con gioia, con amore, pregando, pensando a Dio e addirittura parlando di Dio.Clelia non è Marta che si affaccenda tutta presa dal servizio per le cose del mondo, tuttavia si prodiga compiutamente, appassionatamente al servizio delle creature più amate da Gesù, i poveri, tanto che le sue tenere mani portano i segni della più dura fatica.Clelia non è Maria che tutto lascia, esclude e abbandona per immobilizzarsi estatica nel gesto di devozione e di amore. Eppure non ha altro pensiero, non ha altri affetti e si muove e cammina immersa in Lui, come una sonnambula.Cammina nell'amore, si dà tutta all'Amore, senza risparmio. Dimentica il suo corpo, anzi lo ignora. È felice di appartenere al Signore e la sua felicità sta appunto nel non avere altro pensiero che Lui. Qualcosa però la spinge ad andare verso gli uomini, quelli più miseri e bisognosi, che aspettano una testimonianza di carità.Una fede ardente la consuma e sente che "deve andare" dividere e distribuire se stessa alle creature del suo Signore. Adora la solitudine che le consente di concentrarsi alla ricerca del pieno possesso di Dio, ma esce dalla sua casa, si lancia nel mondo, forzata dalla carità.Nella Chiesa bolognese, per combattere la noncuranza religiosa, specialmente degli uomini, vi erano gli "Operai della dottrina cristiana". Alle "Budrie" il gruppo era animato da un maestro molto anziano.Clelia volle essere e fu Operaia della dottrina cristiana. Alle "Budrie" la catechesi si rinnovò col suo inserimento che trascinò pure altre compagne di uguali sentimenti.Al principio Clelia fu ammessa come sottomaestra e era l'ultima ruota del carro, ma ben presto rivelò insospettate capacità tanto che gli stessi anziani si facevano suoi discepoli.Respinte non poche lusinghiere proposte di matrimonio, la comitiva di ragazze che facevano capo a Clelia concepì la prima idea di un nucleo di giovinette votate alla vita contemplativa e apostolica; un servizio che doveva scaturire dall'Eucarestia, doveva consumarsi nella Comunione quotidiana e sublimarsi nella istruzione dei contadini e dei braccianti del luogo.L'idea non poté realizzarsi subito per le vicende politiche dopo l'unità d'Italia del 1866-67.Si poté attuare il 1° maggio 1868 allorché, sopite le questioni ambientali e burocratiche, Clelia con le sue amiche poterono ritirarsi nella casa cosiddetta del maestro, ove cioè fino allora si erano radunati gli Operai della dottrina cristiana.Fu l'inizio umile della famiglia religiosa di Clelia Barbieri che i superiori in seguito chiameranno "Suore Minime dell'Addolorata".Minime per la grande devozione che la Beata Clelia ebbe al santo Minimo Romito di Paola, S. Francesco, patrono e provvido protettore della nascente comunità; dell'Addolorata, perché la Madonna Addolorata era veneratissima alle "Budrie" e perché era il titolo della Madonna preferito dalla

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La via della consacrazione #padre_carlo_passionisti

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Play Episode Listen Later Feb 9, 2026 77:17


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GenZ chiedici qualsiasi cosa! #roma

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La marijuana è bastarda! Dalla dipendenza dalle sostanze alla libertà dell'amore

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Play Episode Listen Later Jan 26, 2026 84:21


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Come risolversi affettivamente?

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Play Episode Listen Later Jan 19, 2026 61:18


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GenZ: è il momento di superarsi!

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Play Episode Listen Later Jan 12, 2026 46:26


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BASTA BUGIE - Cristianesimo
Adeste fideles, un canto che attraversa i secoli e converte i cuori

BASTA BUGIE - Cristianesimo

Play Episode Listen Later Dec 30, 2025 8:12


VIDEO: Adeste fideles cantato da Andrea Bocelli ➜ https://www.youtube.com/watch?v=okyzEnO7g3c&list=PLolpIV2TSebVH8I9Ay8AuB6ZwUgdiRb1TTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8396ADESTE FIDELES, UN CANTO CHE ATTRAVERSA I SECOLI E CONVERTE I CUORIdi Roberto de Mattei Ci sono melodie che accompagnano un istante e poi svaniscono, come un'eco lontana. E ce ne sono altre che sembrano attraversare i secoli come un fiume sotterraneo, riaffiorando nei momenti decisivi della vita degli uomini. Adeste fideles appartiene a questa seconda categoria: un canto natalizio dalla storia affascinante, capace di unire popoli e lingue diverse attorno al mistero della Natività.Per lungo tempo l'inno fu attribuito a san Bonaventura o al re Giovanni IV di Portogallo, ma oggi gli studiosi concordano nell'indicare come suo autore Sir John Francis Wade, musicista cattolico inglese vissuto nel XVIII secolo. Wade era uno degli esuli che avevano lasciato le isole britanniche a causa delle persecuzioni contro i cattolici e si era stabilito a Douai, nel nord della Francia. Questa cittadina era allora un importante centro del cattolicesimo europeo: vi sorgeva infatti un celebre collegio cattolico, fondato da Filippo II di Spagna, che accoglieva studenti e chierici inglesi costretti all'esilio.Secondo una tradizione accreditata, Wade avrebbe rinvenuto il testo e la melodia di Adeste fideles in alcuni manoscritti conservati in archivio tra il 1743 e il 1744. Egli ne trascrisse lo spartito e lo utilizzò per l'esecuzione liturgica con un coro cattolico a Douai. Nel 1751 decise poi di raccogliere e pubblicare a stampa le sue copie manoscritte in un volume intitolato Cantus Diversi pro Dominicis et Festis per annum. In questa raccolta comparve anche Adeste fideles: si tratta della prima fonte stampata conosciuta che documenta ufficialmente il canto.Nei manoscritti di Wade, accuratamente miniati, Adeste fideles appare come un inno destinato alla liturgia natalizia, costruito con una struttura semplice e solenne. È un invito pressante - "Venite, fedeli" - che si apre progressivamente alla contemplazione del Bambino nato a Betlemme. La forza del canto risiede nella chiarezza teologica e nella capacità di coinvolgere l'assemblea, quasi trascinandola fisicamente verso la mangiatoia.L'originale latino è molto più bello delle traduzioni in lingua volgare, ma voglio ricordare le parole di questo canto in italiano.ADESTE FIDELESVenite, fedeli, l'angelo ci invita,venite, venite a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore.Venite, adoriamo, venite, adoriamo,venite, adoriamo il Signore Gesù!La luce del mondo brilla in una grotta:la fede ci guida a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore.La notte risplende, tutto il mondo attende:seguiamo i pastori a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore."Sia gloria nei cieli, pace sulla terra",un angelo annuncia a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore.Il Figlio di Dio, Re dell'universo,si è fatto bambino a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore.UNA PROFESSIONE DI FEDEAdeste fideles non è solo un canto da ascoltare: è una professione di fede che si ripete strofa dopo strofa. Nel corso del XVIII e XIX secolo questa melodia attraversò confini e culture. Dall'Inghilterra cattolica clandestina giunse in Francia, Germania, Italia. Con la diffusione della stampa musicale e dei nuovi repertori liturgici, Adeste fideles divenne uno dei canti natalizi più conosciuti dell'Occidente cristiano. Fu tradotto in numerose lingue: l'inglese O Come, All Ye Faithful, il francese Peuple fidèle, l'italiano Venite fedeli. Ogni traduzione conservava il nucleo originario: l'invito a lasciare tutto per andare incontro a Gesù Bambino nella capanna di Betlemme.La sera di Natale del 1886, un giovane studente di diciotto anni che aveva abbandonato la pratica religiosa, di nome Paul Claudel, mentre vagava inquieto nelle vie di Parigi, entrò quasi per caso nella cattedrale di Notre-Dame, inondata dal suono dell'organo e del canto Adeste fideles.Claudel ricorderà così quell'istante decisivo: «Io ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all'ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l'evento che dominò tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla. Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell'innocenza, dell'eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando - come ho spesso fatto - di ricostruire i momenti che seguirono quell'istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un'arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: 'Come sono felici le persone che credono!' Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama. Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l'emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell''Adeste, fideles' [...]».DA INCREDULO A CONVERTITOEntrato incredulo, Paul Claudel uscì dalla cattedrale convertito. Il canto, con il suo invito diretto e universale, lo aveva posto di fronte a una scelta personale. Nelle parole "Venite" il giovane riconobbe qualcosa che lo toccava intimamente. La bellezza musicale e la solennità liturgica non furono un fatto estetico, ma il veicolo di una verità che si impose alla sua mente con evidenza.Claudel abbracciò pienamente la fede cattolica, che divenne il centro della sua vita e della sua opera. Poeta, drammaturgo, diplomatico, non smise mai di interrogare il mistero cristiano attraverso la parola. Ma tutto ebbe origine da quella notte, da quel canto.Adeste fideles continua a risuonare ogni Natale nelle chiese del mondo, spesso senza che se ne conosca la storia. Eppure, in quelle dolci note, resta inscritta la testimonianza di una forza discreta ma reale: la capacità della musica sacra di aprire varchi nell'anima, di raggiungere la mente e il cuore dove le parole da sole non bastano.Oggi come allora, questo canto accompagna la celebrazione della Natività. Cantato da cori imponenti o da piccole comunità di fedeli, conserva intatta la sua potenza originaria. La storia di Paul Claudel ci ricorda che la fede può nascere anche così: non da un trattato teologico, ma da una melodia; non da un discorso astratto, ma da un invito cantato.Le note di un canto, quando sono vere, possono toccare il cuore di un uomo e trasformarne la vita.

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E se fosse un capodanno da Dio!!?

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Play Episode Listen Later Dec 29, 2025 52:29


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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
[Dom 28] Commento: La Santa Famiglia di Nàzaret

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Play Episode Listen Later Dec 27, 2025 3:04


Nella domenica che cade tra il Natale e il primo dell’anno, la riforma liturgica fa celebrare la festa della santa Famiglia di Nàzaret. Forse, sotto l’aspetto pastorale, non è una data più felice: la gente è troppo distratta dalle feste natalizie e quindi poco disposta a fissare l’attenzione sull’icona della santa Famiglia, esempio e modello di ogni famiglia cristiana e umana, anche se proprio quei giorni spesso da varie parti del mondo le parti delle famiglie distanti si ricongiungono. Comunque, la liturgia suggerisce preziosi insegnamenti, validi in ogni stagione. Nella prima lettura vengono raccomandati i doveri dei figli verso i genitori: onorare il padre e la madre, prendersi cura di loro nella vecchiaia e anche quando dovessero perdere il senno. Frutti di questi gesti di pietà sono la preghiera esaudita dal Padre celeste, la lunga vita, la gioia donata dai figli. San Paolo, scrivendo ai Colossesi, consiglia ad ogni famiglia di vivere nel Signore. Il vero legame della famiglia cristiana non sono tanto i sentimenti, che passano, tramontano e cambiano, quanto quella comunione profonda che avviene tra i coniugi nella fede nel Signore Gesù, che insegna a onorare, amare e rispettare nell’altro o nell’altra la sua immagine. Per giungere a questi sentimenti di reciproca attenzione, occorre attingere convinzioni profonde dalla Parola di Dio, che illumina i coniugi circa i propri limiti e li spinge ad accettare con pazienza quelli dell’altro. Il Vangelo situa la santa Famiglia in un momento di angoscia: il Bambino Gesù corre pericolo di vita, perché Erode ha deciso di uccidere tutti i bambini di Betlemme, dai due anni in giù, dopo la partenza dei magi per un’altra strada. Ma il Padre vigila sul suo Figlio e quindi segue l’avventurosa fuga in Egitto, con la trepidazione di essere raggiunti da un momento all’altro. Morto Erode, è ancora l’angelo che ordina a Giuseppe di rientrare in Palestina; egli obbedisce, però la sicurezza del Bambino lo consiglia a stabilirsi a Nàzaret anziché a Betlemme. Le famiglie cristiane apprendono dalla Sacra Famiglia il senso religioso della vita coniugale, il rispetto reciproco, la fiducia illimitata nella divina Provvidenza, la gioia di vivere insieme, la pace che fa superare tutte le immancabili difficoltà. Santificate e fortificate dal sacramento del matrimonio, a loro volta sono chiamate a svolgere la loro missione specifica presso altre coppie di sposi, con la testimonianza della vita e con l’annunzio del Vangelo. Si sa che l’istituto familiare vive un momento di crisi profonda, sia perché è oggetto di ostilità e di incomprensione da parte di lobby sociali e di certa politica, sia per la difficoltà delle giovani coppie a rimanere ferme nelle proprie scelte dinanzi a un mondo in continua e rapida evoluzione. Voglia la santa Famiglia di Nàzaret vegliare su tutte le famiglie e infondere in loro tutto lo slancio per diventare dovunque testimoni dell’amore di Cristo, attraverso la loro comunione di vita, nella piena armonia dei cuori.

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Ho detto a Dio...stupiscimi!! #serena_lambertucci #christian_music

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Play Episode Listen Later Dec 15, 2025 64:38


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Come si inizia un cammino spirituale?

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Play Episode Listen Later Dec 7, 2025 46:22


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Il pensiero ideologico è pericoloso

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Play Episode Listen Later Dec 1, 2025 51:37


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Faccio 40 anni! Vi racconto la mia storia

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Play Episode Listen Later Nov 17, 2025 60:49


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Le mie storie sono sempre uguali...

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Play Episode Listen Later Nov 10, 2025 63:12


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Non è un tuo problema? #generazioni #dipendenze #responsabilita

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Play Episode Listen Later Nov 3, 2025 54:04


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Te lo spiega Studenti.it
«Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande»: la frase di Manzoni ci dice che la vera f

Te lo spiega Studenti.it

Play Episode Listen Later Oct 30, 2025 1:55


Significato e spiegazione della frase «Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande» di Alessandro Manzoni. Analisi, contesto nei Promessi sposi e attualità del messaggio.

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Perchè dovrebbe valere la pena entrare in relazione?

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Play Episode Listen Later Oct 27, 2025 56:23


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Pagina Tre
“Una catastrofe” di H. G. Wells

Pagina Tre

Play Episode Listen Later Oct 3, 2025 21:27


Una catastrofe di H. G. Wells tempo di lettura: 12 minuti La piccola bottega non faceva affari, anzi puzzava di liquidazione. Winslow non era uomo capace di fare i conti, ed intravvide la realtà poco a poco, benchè ne avesse sempre avuto il presentimento, e fu un cumulo di circostanze che fece nascere in lui la persuasione di essere alle porte del fallimento. Innanzi tutto che cosa ci stavano a fare quelle quattro pezze di tela? Ne aveva venduto cinquanta centimetri in tutto! E quell'altra stoffa da quaranta centesimi al metro, quella stessa che Bandersnach, il negoziante della Via Larga, vendeva a venti centesimi! Al disotto del prezzo di fabbrica? Certamente doveva rimetterci! Bandersnach poteva bene lasciar vivere il prossimo! E quei berretti che ci stavano a fare? Nessuno li voleva! Sfido io, c'era una sola misura di testa! Ed allora si rammentò del conto aperto coi negozianti all'ingrosso Helter, Skelter e Compagni…. A quanto ammontava quel conto?… Quando ci pensò, Winslow stava al banco con uno scatolone verde fra le mani, ed i suoi occhi bigi si allargarono smisuratamente, ed i suoi baffi arruffati parvero arruffarsi ancor di più. Egli aveva rimandato il pagamento di quel conto da un giorno all'altro!… Si allontanò dal banco per recarsi allo scrittoio che gli serviva da cassa. (Aveva per sistema di rilasciare al banco una tessera ai compratori, poi di correre alla cassa e ritirare i denari quasi non si fidasse della propria onestà). Osservò il calendario affisso al muro e facendovi scorrere sopra le magre dita: «uno, due, tre…. tre settimane ed un giorno? – disse fra sè. – Solamente tre settimane ed un giorno! Pare impossibile!» — Il thè è pronto, – disse la signora Winslow aprendo la porta a vetri della retrostanza. — Ora vengo, – rispose il negoziante, e girò la chiave nella serratura dello scrittoio. In quel mentre entrò in bottega un vecchio signore dall'aspetto scortese e brontolone, con un viso rosso rosso, tutto imbacuccato in un ampio mantello di pelliccia. — Uff! – esclamò il cliente, – un fazzoletto! — Benissimo, di che prezzo signore? — Un fazzoletto, e spicciatevi! Winslow alquanto turbato presentò ed aprì due scatole: — Ecco, signore. — Sono di latta i vostri fazzoletti, – esclamò l'altro tastando la tela. – Come si fa a soffiarsi il naso con questa roba! — Forse il signore desidera un fazzoletto di cotone? — Quanto costa? — Quaranta centesimi, il signore non desidera altro? — Andate al diavolo! – rispose il vecchio frugandosi nelle tasche e tirandone fuori uno scudo. Winslow cercò cogli occhi il libro di cassa che non era mai in un posto ben determinato, ed i suoi sguardi s'incontrarono con quelli del vecchio signore che andò difilato alla cassa, prese il resto ed il fazzoletto, uscì, non senza aver manifestato ad alta voce il suo sdegno contro le volgari abitudini di quella bottega. Winslow si rianimava ogni qualvolta entrava qualche cliente; ma il cassetto aperto gli ravvivò le sue inquietudini. Ad un tratto udì battere alcuni colpi contro i vetri della porta, alzò gli occhi, e vide sua moglie. Essa gli offriva un rifugio! Chiuse lo scrittoio, girò la chiave del cassetto, ed entrò nella retrostanza per bere il thè. Nondimeno egli era assai preoccupato: tre settimane ed un giorno! Contro ogni sua abitudine mangiò avidamente alcune fette di pane imburrato e rimase collo sguardo fisso sul vasetto di conserve. Minnie, sua moglie, cercava di intavolare il discorso, ma egli rispondeva distrattamente. L'ombra di Helter Skelter e Compagni sorgeva dalla tavola da thè, ed egli era alle prese con quell'idea nuova di fallimento, di liquidazione, che prendeva forma e corpo! Oramai era nè più nè meno un fatto concreto; alla Banca rimanevano trentanove sterline, e fra tre settimane ed un giorno Helter e Compagni gliene avrebbero chieste ottanta! Dopo che ebbe sorbito il thè, entrarono in bottega due o tre clienti per fare acquisti di poca importanza: dei bottoni, qualche nastro di cotone, un paio di calze. Allora Winslow temendo che i cattivi pensieri si nascondessero minacciosi in qualche canto della bottega, accese assai prima di notte le lampade ed incominciò a piegare alcune pezzuole di tela, lavoro puramente meccanico, richiedente uno sforzo più fisico che morale. E l'ombra di Minnie, nella retrostanza, girava intorno alla tavola. La buona donna era occupatissima nel rivoltare una vecchia veste. Dopo pranzo, Winslow uscì per fare due passi, e quando tornò a casa la moglie era già a letto. Qui l'aspettavano i suoi nemici, i cattivi pensieri, che lo perseguitarono tanto bene, che a mezzanotte il sonno sparì. Aveva già avuto per due o tre notti una tale compagnia; ma questa volta la cosa fu assai più seria. Prima di tutto gli si fecero innanzi i signori Helter, Skelter, Grab e Compagni col conto di ottanta sterline, una somma colossale per chi ha incominciato con un capitale di settanta sterline. E questi signori sedettero a lui davanti e lo assediarono di domande. Ed egli cercava scuse e pretesti. Se facesse una vendita di liquidazione? E si sforzava d'immaginare una vendita meravigliosa con un incasso altrettanto meraviglioso, malgrado il grande ribasso. Ma ecco che la ditta Bandersnach (101, 102, 103, 105, 106, 107, Via Larga) si univa agli assedianti. Ed egli vedeva la lunga facciata del negozio e gli articoli che erano venduti con un guadagno irrisorio. In che modo lottare contro una ditta simile? D'altronde egli stesso che cosa poteva vendere? Incominciò a far l'inventario delle mercanzie. Che cosa si poteva dunque mettere in vista per far fruttare la vendita? Ed ecco presentarsi alla sua povera mente un mucchio disordinato di tele bianche, gialle, e nere, a fiori, tutte sgualcite, guanti macchiati e vecchi a furia di stare in negozio, e mille altre cose di mercerie ridotte oramai in uno stato poco presentabile. Non vi era alcuna speranza! Nulla contro i suoi implacabili creditori! Come mai poteva supporre che un cliente qualsiasi comprerebbe simili fondi di bottega! Perchè aveva egli comprato quegli articoli piuttosto che altri assai più utili? Ed il suo odio contro Helter Skelter e Compagni aumentava sempre più…. E poi che bisogno vi era di una cassa, e delle lampade che aveva pagato cinque sterline? Poi ad un tratto provò un acuto dolore rammentandosi che doveva pagare ancora il fitto della bottega! Diè un gemito e si avvoltolò nel letto. Innanzi agli occhi confusamente, nel buio, si disegnava la massa bianca delle spalle della signora Winslow. Quella vista fece cambiare direziono a' suoi pensieri. Come! egli era lì, torturato dagli affari, ed essa dormiva come un fanciullo. Si pentì di averla sposata, e la sua amarezza era infinita, come quella che prova il cuore umano specialmente nelle prime ore del giorno. Quella che dormiva a lui vicino non gli era di nessun aiuto, era un peso, una responsabilità. Che follia era stata la sua di averla sposata! Il placido sonno di Minnie lo irritava a tal segno che avrebbe voluto svegliarla per gridarle: Siamo rovinati! Essa avrebbe dovuto, allora, andare a stare da uno zio, da quello zio che non aveva fatto nè avrebbe mai fatto nulla per lui! Egli vedevasi elemosinando il pane, chiedendo in ogni negozio un impiego da garzone, oppure scrivendo innumerevoli lettere, egli che aborriva lo scrivere lettere: «Signore, leggendo l'avviso che avete fatto pubblicare nel *Mondo Cristiano*, ecc., ecc.» e vedeva una serie di inquietudini e di disillusioni e come fine: nulla, nulla, un baratro! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Winslow si vestì sbadigliando, poi andò ad aprire il negozio; si sentiva stanco prima ancora che la giornata incominciasse. E mentre toglieva le imposte domandava a sè stesso a che cosa potesse essere utile tutto ciò che faceva in quel momento. La luce penetrava nel negozio, e con la luce penetrava la realtà. Infatti quale bottega! Il pavimento mezzo rotto, il banco in pessimo stato…. miseria…. fallimento! E dire che da sei mesi egli aveva sognato un piccolo negozio civettuolo, ed un modesto ma sicuro guadagno nella cassa! Ed ecco che ad un tratto si svegliava da questo sogno. ….Il saliscendi della porta scucì una falda del suo abito, e quell'incidente lo fece andare su tutte le furie, rimase un po' indeciso, quindi diè colla mano un altro strappo all'abito e si recò da Minnie. — Ecco, – disse in tono di rimprovero, – potreste badare un po' di più agli abiti di vostro marito. — Io non aveva visto che era strappato. — Voi non vedete mai nulla, – rispose Winslow assai ingiustamente, – oramai è troppo tardi! — Se volete, ricucirò subito. — Facciamo colazione prima di tutto, e fate le cose al loro tempo. A colazione egli fu preoccupato e Minnie l'osservava ansiosa. Parlò solamente per dire che le uova erano pessime. Quelle uova non erano cattive, puzzavano solamente un po' (diamine, costavano uno scellino la quindicina), ma erano mangiabili. Winslow allontanò brontolando il piatto, mangiò una fetta di pane imburrato e ricominciò a pigliarsela colle uova. — Amico mio, – disse Minnie, quando egli si alzò da tavola per tornare in bottega, – voi siete ammalato. — Io sto benissimo, – rispose Winslow lanciando alla moglie uno sguardo pieno di odio. — Allora vi è qualcosa. Siete forse in collera per lo strappo? Dite ciò che avete! Voi eravate di cattivo umore anche ieri al thè ed a pranzo, eppure non era per lo strappo! — Ed ho ragione di essere in collera. — Ma che cosa c'è dunque? L'occasione era troppo bella per lasciarla sfuggire, e con una brutalità drammatica Winslow rispose: — Che cosa c'è! Ah! che cosa c'è?! Ho fatto tutto quello che ho potuto e se non posso pagare ottanta sterline a Helter, Skelter e Compagni fra tre settimane…. E tacque un momento, poi ripigliò: — Ebbene, saremo perduti…. perduti! Ecco che cosa c'è, perduti! — Oh! per carità, – esclamò lei. Winslow chiuse la porta violentemente. Egli si sentiva alleggerito almeno della metà del suo dispiacere. Ed incominciò a spolverare delle scatole che non avevano alcun bisogno di essere spolverate, poi ripiegò delle pezze di tela che erano già perfettamente ripiegate. Era il destino che lo rendeva di quell'umore da cane, perchè non era la sua poca energia la causa di tutto ciò, neanche per sogno! Non aveva forse egli fatto, Dio mio, tutti gli sforzi possibili, tutte le combinazioni immaginabili per salvarsi? E tutto ciò per giungere a questo stato! Un orribile dubbio gli traversò la mente: non vi era dunque più Provvidenza se esisteva un Bandersnach…. o forse era una dura prova che Iddio gli mandava? Questa idea lo consolò moltissimo e s'immaginò in tutta la mattinata di essere un martire del destino. A pranzo, un piatto di patate diede il tracollo a quel disgraziato. Alzò gli occhi improvvisamente, e vide Minnie che lo guardava. Essa era pallida, cogli occhi rossi. Fu commosso, gli si serrò la gola, le sue idee s'ingarbugliarono e presero un'altra direzione. Allontanò il suo piatto e fissò sua moglie, poi si alzò, si avvicinò a lei e le s'inginocchiò innanzi esclamando: — Oh Minnie!… Ella capì subito che era venuta l'ora della riconciliazione, l'abbracciò strettamente mentre egli singhiozzava. E singhiozzava come un fanciullo, dicendo ch'era stato un miserabile d'averla sposata, d'averla condotta alla rovina, che non meritava neppure un soldo di credito, che tutto era colpa sua, e che aveva avuta troppa fiducia in sè stesso! E le sue frasi finivano con un urlo. Minnie piangeva, ma silenziosamente, e gli batteva una mano sulle spalle adagio adagio ed andava ripetendogli: «Caro mio, caro mio!…» per calmarlo. Ad un tratto si udì suonare il campanello del negozio. Winslow si alzò di botto e si ricompose. ….Dopo quell'incidente, al thè, a pranzo, a colazione, a letto, parlavano sempre della loro situazione, seriamente, senza concludere nulla, collo sguardo fisso nel vuoto; ma confortati della loro reciproca confidenza. — Che fare? Non lo so! Era l'eterno ritornello di Winslow. Minnie, benchè in procinto di essere madre, faceva di tutto per essere gaia; ma aveva bisogno di tutto il suo coraggio e di tutta la sua energia. Chi lo sa! Lo zio le verrebbe in aiuto nel momento critico. A nessuno conviene l'essere troppo superbo! D'altronde, «qualcosa poteva succedere!» era la sua frase favorita. E speravano, e calcolavano sopra una vendita eccezionale. — Forse, diceva Minnie, – potrete raggranellare cinquanta sterline. Vi si conosce abbastanza per farvi un po' di credito. E discutevano in proposito. Ammessa la possibilità di una proroga accordata da Helter, Skelter e Compagni si sentivano incoraggiati a guadagnare la somma indispensabile. L'indomani, dal giorno in cui Winslow aveva confessato tutto, essi furono quasi totalmente rasserenati, ridevano delle loro inquietudini esagerate! Anche venti sterline, come punto di partenza sarebbero bastate! Ma ad un tratto, non so come, la speranza che Helter e Compagni potessero accordare la proroga, svanì; e Winslow precipitò nel baratro della disperazione. Diè un'occhiata ai mobili chiedendo a sè stesso quanto potevano valere. La credenza in ogni caso era in buono stato e vi erano vecchi piatti che Minnie aveva ricevuto in dono dalla madre sua. Poi gli balenarono in mente dei mezzi straordinari per allontanare il giorno maledetto. Aveva sentito parlare di vendite all'incanto, e queste parole, vendite all'incanto, lo rassicuravano. D'altronde perchè non chiedere aiuto ad uno strozzino? Un fatto che lo incoraggiò maggiormente accadde nel pomeriggio. Una bambina entrò in negozio con un campione di tela, e Winslow potè nel suo miserabile «stok» trovare la pezza della stessa qualità e contentare la piccola cliente. Non gli era mai successo un caso simile! Andò subito da Minnie a dirle l'accaduto. Del resto l'incidente è narrato per dimostrare al lettore che il cielo si rasserenava ogni tanto. I giorni seguenti, Winslow aprì bottega un po' più tardi. Quando non si dorme la notte e non vi è più speranza, a che pro alzarsi di buon mattino? Ma al venerdì mattina, quando entrò nella bottega successe un caso assai bizzarro. Vide in terra qualcosa di color bianco e di forma rettangolare. Si chinò per osservare e raccattò una busta listata a lutto. Era indirizzata a sua moglie. Certamente era qualche morto in famiglia, forse lo zio…. Egli conosceva troppo lo zio per poter fare assegnamento su di lui! E sarebbe stato necessario vestirsi a lutto ed andare ai funerali! Brutale crudeltà della gente che muore! E Winslow vide innanzi a sè dei pantaloni neri, dei guanti neri, dei cappelli col lutto! E doveva comprare tutto ciò! E la bottega chiusa per lutto di famiglia! — Ho paura, Minnie, – disse, – che vi sia qualche cattiva notizia! Ella era in ginocchio innanzi al camino affaccendata a soffiare nel fuoco. Si voltò e vedendo la busta esclamò, sospirando: — Ho paura che sia mio zio! – e prese la lettera guardando il marito con occhi di spavento. – Non conosco la calligrafia! — La busta porta il timbro di Hull. — Di Hull?! Minnie lacerò adagio adagio la busta, ne tirò fuori la lettera, l'aperse e guardò la firma. — È del signor Speight. — E che cosa dice? Minnie incominciò a leggere…. — Oh! – esclamò subito, abbandonando la lettera. E cadde come svenuta colle mani sugli occhi. Winslow raccolse rapidamente la lettera: «Una tremenda disgrazia è successa! «La gran torre del camino della fabbrica di Melchior è caduta ieri sul tetto della casa di vostro zio e tutti sono rimasti uccisi! «Vostro zio, vostra cugina Mary, Will e Ned, e la cameriera sono rimasti tutti schiacciati, voi li riconoscerete a mala pena! Vi scrivo per darvi la notizia prima che i giornali ne parlino….» Winslow dovette sostenersi ad una seggiola per non cadere anch'esso. Tutti morti! E vedeva la casa dello zio, rovinata, ed i cadaveri irriconoscibili! E intravvedeva la speranza della salvezza sua! e cercava di provar dolore, ma non vi riesciva! E seguitò a leggere: «Voi siete la sola parente prossima» scriveva il signor Speight. — È spaventoso! – mormorò Minnie, ricordandosi un poconota 1. Winslow la fissò tentennando il capo. Mille cose gli balenavano in mente, ma nessuna gli parve degna di essere espressa in tale occasione. — Dio l'ha voluto! – diss'egli finalmente. — Cio è terribile, – esclamò Minnie. – Mia zia! la mia cara zia! e quel caro zio! — Dio l'ha voluto! – ripetè con unzionenota 2 Winslow. — Sì, – disse dopo un po' Minnie, – sì, forse Dio l'ha voluto, ed ed osservava la busta che lentamente si accartocciava sulle ceneri ancor calde del focolare. Erano tutti e due assai mesti e nè l'uno nè l'altro avrebbero in quel momento potuto udire qualsiasi parola a proposito dell'eredità. Minnie tornò innanzi al focolare e incominciò lentamente ad accendere un giornale; anche dopo i momenti più tristi, le abitudini della vita riprendono il loro andamento. Winslow sospirò profondamente e si avviò senza far parola alla porta di strada. Quando l'aperse, un largo fascio di luce penetrò nella scura bottega, e Brandersnach, Helter, Skelter e Compagni erano spariti dalla mente sua come nubi al sole di levante. Per ora, egli era occupato a ritirare le imposte, ed al più presto possibile; in cucina il fuoco scoppiettava allegramente sotto una piccola cazzeruola che pareva cantasse, Minnie faceva cuocere due uova, uno per lei, eccezionalmente, l'altro per il marito, e la si udiva apparecchiare la tavola con una insolita ostentazione…. Il colpo era stato imprevisto e terribile; ma bisogna convenire che in questo triste ed inesplicabile mondo, noi siamo capaci di far fronte a simili disgrazie…. Era passato mezzogiorno e nessun de' due aveva ancor parlato di eredità. Fine. nota 1 – Traduzione molto discutibile. Così in originale: “How awful!” said Minnie, in a horror-struck whisper, and looking up at last. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio] [Torna] nota 2 – In originale: with infinite feeling. [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]. [Torna] Troverai tanti altri racconti da leggere nella Mediateca di Pagina Tre (clicca qui!) 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Guarire dalle ferite del cuore (con Katia Fabbri) #nuovi_orizzonti

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Play Episode Listen Later Sep 29, 2025 86:49


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Perchè dovrei vivere una storia d'amore? #genZ

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Carichi a pallettoni dopo il Giubileo dei Missionari Digitali #digitalismissio

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Te lo spiega Studenti.it
I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: trama e analisi

Te lo spiega Studenti.it

Play Episode Listen Later Sep 10, 2025 3:00


I promessi sposi: analisi, trama, significato, personaggi e temi del romanzo storico di Alessandro Manzoni, che ha come protagonisti Renzo e Lucia.

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Alessandro Manzoni: idee civili e politiche, religiosità e Romanticismo

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Play Episode Listen Later Sep 10, 2025 2:24


Idee civili e politiche, religiosità e Romanticismo in Alessandro Manzoni. Il suo pensiero attraverso le sue opere, il romanzo storico e la poetica.

Te lo spiega Studenti.it
Personaggi de I promessi sposi: analisi, profilo psicologico e confronto

Te lo spiega Studenti.it

Play Episode Listen Later Sep 10, 2025 2:49


I promessi sposi: analisi, ruolo e funzione dei personaggi più importanti. Significato simbolico nel romanzo e il sistema dei personaggi di Calvino e Fido.

BASTA BUGIE - Cristianesimo
Don Leonardo Maria Pompei, l'obbedienza che manca e l'esempio dei santi

BASTA BUGIE - Cristianesimo

Play Episode Listen Later Sep 10, 2025 18:32


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8285DON LEONARDO MARIA POMPEI, L'OBBEDIENZA CHE MANCA E L'ESEMPIO DEI SANTI di Daniele Trabucco La sospensione a divinis comminata a don Leonardo Maria Pompei non è riconducibile a un singolo atto materiale di disobbedienza, ossia la violazione del precetto penale del 2 settembre 2025, ma trova il suo fondamento canonico, teologico e filosofico in una pluralità di fattori convergenti. Il provvedimento, infatti, non può essere letto solo come reazione a un atto di insubordinazione circoscritto: è la conseguenza di una scelta più radicale, ossia la dichiarata non sottomissione alla gerarchia ecclesiastica e il rifiuto di celebrare secondo il rito promulgato dall'autorità della Chiesa, che equivale a un atto di rottura della comunione gerarchica e liturgica.Sul piano teologico, è bene ricordarlo, l'obbedienza gerarchica non è un mero vincolo disciplinare, dal momento che si radica nella costituzione divina della Chiesa, la quale, secondo Lumen gentium (n. 20-21 e, prima ancora, secondo la Mystici Corporis Christi del 1943 di Pio XII), è governata dai Vescovi in comunione con il Romano Pontefice e richiede dai presbiteri una sincera subordinazione e cooperazione. Rifiutare tale comunione significa porre in discussione l'unità visibile della Chiesa, che si manifesta appunto nella sottomissione al Magistero e alla disciplina ecclesiastica. La sospensione, pertanto, si presenta come misura volta a tutelare non solo l'ordine giuridico interno, quanto, soprattutto, la comunione ecclesiale.L'obiezione secondo cui non si dovrebbe obbedire alla gerarchia quando questa «deraglia» non regge né sul piano canonico, né su quello teologico e filosofico. È vero che l'obbedienza non è cieca, ma ordinata alla Verità; tuttavia, la Chiesa cattolica insegna che l'assistenza dello Spirito Santo preserva indefettibilmente il Magistero da errori nei dogmi e questo resta un fatto innegabile: nessun dogma di fede è stato mai messo in discussione, neppure oggi.La crisi attuale tocca orientamenti pastorali, documenti (si veda, a titolo esemplificativo, Fiducia supplicans) e indicazioni catechetiche, ma non ha scalfito il deposito della fede. In questi ambiti, che appartengono al magistero autentico ordinario e non al magistero solenne, il fedele e il sacerdote devono prestare l'«ossequio religioso dell'intelletto e della volontà» (Pio XII, Humani generis del 1950), cioè rispetto e adesione interiore proporzionata al grado dell'insegnamento, ma senza rinunciare ad interrogativi critici. Il can. 212, paragrafi 1-3, del vigente Codex iuris canonici del 1983, che riconosce ai fedeli il diritto di manifestare le proprie perplessità, impone che ciò avvenga sempre con rispetto e riverenza, mai con atteggiamenti di rottura.La posizione, pertanto, secondo cui si può obbedire solo quando si ritiene che l'autorità «stia nella verità» conduce inevitabilmente alla dissoluzione dell'unità ecclesiale e a un criterio soggettivo che trasforma la Chiesa in una somma di opinioni private (lo stesso mondo della tradizione, pur nella sua ricchezza, è attraversato da particolarismi e personalismi, quasi una sorta di affannosa rincorsa a chi è più «tradizionalista» degli altri ed ha il seguito maggiore).SUBORDINARE L'AUTORITÀ ALL'ARBITRIO INDIVIDUALEFilosoficamente, questo equivale a subordinare l'autorità all'arbitrio individuale, negando il principio che l'autorità è mediazione dell'ordine oggettivo voluto da Cristo. Teologicamente, significherebbe ridurre la promessa di Cristo sulla indefettibilità della sua Chiesa a una formula vuota.  Eppure, è proprio Cristo che, come scrive l'apostolo Paolo, «factus oboediens usque ad mortem» (Fil 2,8). Canonisticamente, infine, rifiutare l'obbedienza al legittimo Ordinario per le ragioni sopra indicate rischia, sebbene il decreto di sospensione a divinis di Mons. Crociata non lo affermi formalmente, di perfezionare il grave delitto di scisma di cui al canone 751 sul quale, eventualmente, interverranno le autorità ecclesiastiche davanti alle quali don Pompei ha il diritto-dovere di difendersi.Detto in altri termini, l'obbedienza, pur sofferta e a volte «martiriale», non è un atto di debolezza, bensì di fede nel Cristo che non abbandona la sua Chiesa. Senza questo sguardo soprannaturale, l'istituzione ecclesiale apparirebbe solo come un corpo umano, fragile e fallibile; ma con esso, si coglie che dietro e dentro le vicende della storia, spesso contraddittorie e sofferte, rimane sempre presente il Signore che ha promesso: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).Neppure il ricorso al cosiddetto «criterio dell'eccezione» regge come fondamento per giustificare la posizione di don Pompei. L'idea di fondo, presa in prestito da categorie giuridico-politiche moderne, sarebbe che, in situazioni straordinarie di crisi, la coscienza del singolo o del gruppo possa sospendere l'obbedienza dovuta all'autorità legittima per salvaguardare la verità. Tuttavia, questo criterio, che può avere una sua funzione nello Stato, non è applicabile all'ordine ecclesiale. Dal punto di vista canonico, infatti, lo ius publicum ecclesiasticum non contempla uno «stato d'eccezione» che autorizzi a negare la sottomissione alla gerarchia.La Chiesa non si fonda sul consenso dei fedeli, né su dinamiche emergenziali, quanto sulla promessa indefettibile di Cristo, che ne garantisce la continuità. Pretendere di sospendere l'obbedienza in nome di un presunto «stato d'eccezione» (e chi lo proclamerebbe?) significa misconoscere che il Signore non abbandona la sua Chiesa e che il deposito della fede non è stato, né può essere intaccato, anche quando vi sono documenti pastorali controversi. Filosoficamente, inoltre, il criterio dell'eccezione implica un primato del soggettivo sull'oggettivo, della volontà individuale sul principio ordinante dell'autorità. Applicarlo alla Chiesa significherebbe dissolverne la natura soprannaturale e ridurla a società umana che si regge sull'eccezione e non sulla grazia. La Chiesa, però, non è un ordinamento umano che si salva «nonostante» la regola: è sacramento universale di salvezza, che permane nella sua verità proprio attraverso la fedeltà al principio gerarchico, anche nei tempi di confusione e smarrimento.SAN GIOVANNI BOSCO E SAN PIO DA PIETRELCINAGli esempi di san Giovanni Bosco (1815-1888) e di san Pio da Pietrelcina (1887-1968) mostrano con chiarezza come l'obbedienza, anche quando imposta in circostanze dolorose o umanamente incomprensibili, non sia mai vana, ma diventi via di santità e di fecondità ecclesiale. Don Bosco visse nel cuore del XIX secolo, un'epoca tutt'altro che compatta dal punto di vista ecclesiale: al tempo di Pio IX, pontefice dal 1846 al 1878, la Chiesa era attraversata da gravi tensioni interne ed esterne, dal conflitto con lo Stato unitario italiano alla questione romana, dalle controversie sul ruolo del Sillabo e del Concilio Vaticano I (mai concluso) alle divisioni tra intransigenti e conciliatoristi.Lo stesso nuovo slancio delle opere educative e caritative suscitava diffidenze e sospetti: al santo torinese vennero imposti controlli e limitazioni, gli si chiese di non intraprendere iniziative senza l'esplicita approvazione dei superiori e dovette affrontare accuse di imprudenza e di eccessiva autonomia. Egli avrebbe potuto interpretare tali misure come ingiuste o come un soffocamento del carisma ricevuto, eppure scelse l'obbedienza, confidando che la Provvidenza avrebbe comunque fatto fiorire l'opera. Il risultato fu che proprio attraverso quell'umiltà, i Salesiani divennero una delle realtà più vaste e feconde della Chiesa.Padre Pio da Pietrelcina, a sua volta, sperimentò un'epoca segnata da tensioni non meno profonde. Nel primo Novecento e nel pontificato di Pio XI e Pio XII la Chiesa fu attraversata da conflitti interni legati al modernismo, alla nuova teologia, alle reazioni disciplinari spesso dure, alle divisioni tra clero progressista e clero intransigente. Egli stesso fu vittima di provvedimenti severissimi: interdizione dalle celebrazioni pubbliche, proibizione di confessare, isolamento dal popolo, controlli medici umilianti e accuse infamanti. Anche qui sarebbe stato facile denunciare la gerarchia come ingiusta o corrotta; eppure, Padre Pio non dichiarò mai di non riconoscere l'autorità dei suoi superiori, ma obbedì in silenzio, vivendo quel tempo come un martirio nascosto. La sua fedeltà, nonostante la durezza delle misure, fu la chiave stessa della sua santità e rese più limpida la sua testimonianza davanti alla Chiesa e al mondo.Nei due casi, dunque, non si può liquidare l'obbedienza dei santi con la debole obiezione che «allora c'era Pio IX» o che allora non c'era modernismo e la crisi attuale». In realtà, tanto nel XIX quanto nel XX secolo, la Chiesa era attraversata da tensioni dottrinali, disciplinari e pastorali di grande portata: le controversie sul primato papale, le diffidenze verso nuovi apostolati, le fratture sul modernismo, le contrapposizioni tra correnti teologiche.Nonostante questo, don Bosco e Padre Pio scelsero di non rompere la comunione, di non erigersi a giudici della Chiesa, ma di vivere l'obbedienza come partecipazione al mistero di Cristo obbediente. Ignorare il loro esempio significa svuotare la santità di un tratto decisivo e illudersi che la disobbedienza sia soluzione alle crisi. Essi mostrano che la vera forza non sta nel contrapporsi alla gerarchia, quanto nel rimanere fedeli nella prova, credendo che Cristo non abbandona la sua Chiesa e che, anche attraverso i limiti umani d

BASTA BUGIE - Famiglia e matrimonio
Sei figli, zero animali? Strano, ma vero

BASTA BUGIE - Famiglia e matrimonio

Play Episode Listen Later Sep 10, 2025 5:13


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8283SEI FIGLI, ZERO ANIMALI? STRANO, MA VEROIntervista a una famiglia numerosa di Siena che smentisce chi guarda con sospetto ciò che un tempo era considerato una benedizionedi Antonio Rizzo Abbiamo raccontato come il problema demografico, legato a quello della natalità, sia ormai parte integrante della popolazione senese, dove solo nel 2024 le nascite sono state tre volte minori rispetto ai decessi. Ma per fortuna ci sono delle bellissime eccezioni, che ci fanno ben sperare, come Marta e Paolo, con una gioiosa famiglia fatta di ben 8 componenti. A loro abbiamo chiesto le complessità e la bellezza di crescere 6 meravigliosi figli, in un contesto, quello italiano, in cui famiglie del genere sono sempre più rare."Una giornata tipo nella nostra famiglia? In realtà non esiste!", raccontano sorridendo. "Più aumentano i componenti, più aumentano gli imprevisti. Anche se programmiamo la giornata, è raro che tutto vada come previsto. E man mano che i figli crescono, diventano sempre più autonomi e si organizzano a modo loro".Organizzare tempi scolastici, lavorativi ed extrascolastici è una vera sfida, ma Paolo e Marta hanno trovato una soluzione: la rete di amici. "Dal 1997 viviamo senza parenti vicini, quindi ci siamo affidati molto all'amicizia. La frase tipica è: 'Mi raccomando, cerca un passaggio!'".I pasti, con 6 figli, sono un evento speciale ed un esempio per tutte le famiglie d'Italia e non solo: "Sono momenti conviviali che viviamo senza tv e cellulari, così ognuno può parlare ed essere ascoltato. Oltre alla conversazione, tutti collaborano: chi apparecchia, chi sparecchia, chi lava i piatti. È un momento di famiglia autentica".La sfida più grande oggi? "Far crescere figli autonomi, in un mondo che ci vuole dipendenti: dalla tecnologia, dai social, dal giudizio altrui. Avere una famiglia numerosa, però, rende questa sfida un po' meno difficile". [...]La gestione economica è una continua ricerca di strategie. "Bisogna stare attenti alle offerte, evitare sprechi, consumare acqua di rubinetto, non acqua minerale. Le spese più difficili? Quelle sanitarie e universitarie, soprattutto quelle dentistiche".Quando si chiede loro che cosa li ha spinti ad avere una famiglia così numerosa, rispondono: "Non era il desiderio di avere tanti figli, ma la volontà di accogliere quelli che sarebbero arrivati. Abbiamo una fede che ci ha sostenuto: la fiducia nella Provvidenza. E poi, dove si è di più, si sta meglio". I valori che cercano di trasmettere ai figli sono chiari: "Innanzitutto la fede, poi la vicinanza e l'attenzione al prossimo, cercando di migliorare il mondo un po' alla volta".Siena oggi ha un tasso di natalità bassissimo, ma Paolo e Marta rappresentano l'eccezione più bella: "Vogliamo solo essere una famiglia che condivide i privilegi che ha ricevuto, consapevoli che il problema della denatalità è reale: mancano i cittadini di domani".La società italiana, secondo loro, non è ad oggi molto accondiscendente verso le famiglie numerose. "Fino alla fine degli anni '90 c'era ancora un certo affetto verso di noi. Oggi prevale l'individualismo. Le famiglie numerose sono viste al massimo come una stranezza, o addirittura un problema. Ma noi crediamo che servano più famiglie numerose, non meno".Anche il legame tra i fratelli è forte. "Non è scontato, ma certamente nella nostra famiglia il fatto di condividere esperienze come gli scout ha rafforzato molto i legami. È normale che ci siano litigi, ma c'è anche una grande capacità di perdonarsi e di aiutarsi".Ogni tanto arriva qualche domanda curiosa. "Quando aspettavo il terzo figlio, una signora mi chiese perché lo avessimo fatto, avendo già un maschio e una femmina. Ma in generale riceviamo reazioni positive, anche se spesso di stupore: in Italia le famiglie numerose sono rare".Chiediamo loro se c'è stato un momento in cui hanno pensato: "Ne vale la pena?". Marta risponde senza esitazione: "Ne vale la pena lo dici ogni volta che vedi questa circolazione d'amore, quindi ci possono essere litigi anche forti, incomprensioni, anche chiusure, però poi c'è una capacità di perdono, di perdonarsi, di riaccogliersi e dici ne vale la pena".Infine, se potessero mandare un messaggio a chi oggi ha paura di avere figli? Marta dice:"Non abbiate paura. Il figlio non ha bisogno di benessere materiale, ma di sentirsi amato, accolto. Noi adulti gli trasmettiamo l'idea sbagliata che la felicità dipenda dalle cose. Invece essere amati basta. È l'essere, non l'avere, che conta. Rinunciare volontariamente ad avere figli significa rinunciare a una delle esperienze più grandi della vita. È davvero triste pensare di non lasciare niente di sé al futuro. Avere un figlio ti completa, ti fa scoprire l'altra faccia della luna".In un'Italia che fatica a credere nel domani, la famiglia di Paolo e Marta ricorda a tutti noi che il futuro nasce da piccoli gesti quotidiani di amore e coraggio. Perché dove si è di più, si sta meglio, e loro, ne sono l'esempio.

Te lo spiega Studenti.it
Giambattista Vico: vita, pensiero e libri

Te lo spiega Studenti.it

Play Episode Listen Later Jun 20, 2025 2:44


Vita e pensiero di Vico, filosofo, storico e giurista italiano noto per aver elaborato il concetto di corso e ricorso storico. Analisi e spiegazione della Scienza nuova, la sua opera principale.

Il Libro Più Letto @ ttb.twr.org/italiano
Angoscia,digiuno e provvidenza

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Play Episode Listen Later May 12, 2025 15:44


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Il romanzo della provvidenza

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Play Episode Listen Later May 5, 2025 17:55


provvidenza il romanzo
Te lo spiega Studenti.it
Promessi sposi: le 10 cose che devi sapere per superare l'interrogazione

Te lo spiega Studenti.it

Play Episode Listen Later Apr 2, 2025 3:52


10 cose che devi sapere sui Promessi Sposi di Alessandro Manzoni per superare l'interrogazione: scopri quali sono i punti da tenere a mente.

Bella, prof!
La teodicea biblica e la fede come attesa (Gen 50)

Bella, prof!

Play Episode Listen Later Aug 20, 2024 23:14


Si conclude il commento integrale al primo libro della Bibbia, esplorando l'ultimo capitolo di Genesi che si concentra sugli eventi che circondano la morte di Giacobbe e poi di Giuseppe. Attraverso una lettura approfondita, analizziamo come la Bibbia suggerisca l'idea di un Dio capace di trasformare il male in bene, rivelando un piano che trascende le intenzioni umane. Vedremo come Giacobbe e Giuseppe siano stati sepolti secondo i rituali egiziani, nonostante le usanze ebraiche, e come questi racconti richiamino le speranza e le attese future del popolo d'Israele. Infine, scopriremo come le promesse divine per gli autori di Genesi si manifestino, più che in miracoli e apparizioni, soprattutto nel tempo, offrendo una prospettiva generale di comprensione della natura profonda della fede.

Bella, prof!
La rivelazione della Provvidenza nella storia di Giuseppe (Gen 45)

Bella, prof!

Play Episode Listen Later Aug 13, 2024 23:03


Che cos'è la Provvidenza? un concetto non facile da spiegare ma ben raccontato dal capitolo 45 del libro di Genesi. 

Bella, prof!
Come un crimine tra fratelli si trasforma in salvezza (Gen 37)

Bella, prof!

Play Episode Listen Later Aug 4, 2024 28:15


La storia di Giuseppe si distingue come un capolavoro della letteratura antica, una narrazione che delicatamente intreccia il tema della Provvidenza divina senza necessitare di un'intervento diretto di Dio all'interno del tessuto narrativo. Questa peculiarità offre una prospettiva unica sull'operato divino, presentando Dio come un autore supremo che disegna gli eventi con un fine ultimo ben chiaro, pur rimanendo nell'ombra, senza imporsi direttamente nella vicenda.