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"Sometimes the simplest pictures are the hardest to get." – Neil Leifer “I never have taken a picture I've intended. They're always better or worse.” – Diane Arbus In this episode, Antonio talks about getting ready for his upcoming six-week class, The Narrative Lens, at Southeast Community College. That leads to a discussion about teaching photography, helping new photographers build confidence, and why so many photographers feel pressure to chase “hero photographs” instead of paying attention to the ordinary subjects that are already around them. Antonio and Ward also discuss the value of constraints, personal projects, and finding meaningful photographs close to home. The conversation moves to gear, including some new USB-C rechargeable batteries Antonio has been using with his Fujifilm cameras. They also talk about collecting photographic prints after Antonio finally opens a signed Gregory Crewdson print that had been sitting unopened in its box for far too long. That leads to a discussion about living with photographs, hanging prints on the wall, and the different ways photographers connect with the work of artists they admire. The second half of the show focuses on Ward's recent trip to the Hand Hills Lake Stampede rodeo. Returning to an event he photographed ten years ago, Ward set out to make something different from the traditional rodeo photographs he had made in the past. Instead of concentrating on the obvious action, he focused on color, movement, gesture, and smaller details within the scene. The result was a series of photographs that received a strong reaction from other photographers and online audiences. Antonio and Ward spend some time discussing one particular image and why it works. The conversation looks at shape, color, rhythm, timing, and composition, along with some of the practical challenges of photographing fast-moving events. Ward shares his approach to photographing the rodeo, while Antonio breaks down some of the visual elements that make the photograph successful. The Narrative Lens — Antonio's six-week photography course at Southeast Community College Ward's Rodeo Print — Featured image from this episode (link when available) Big Boy Locomotive Photograph — Antonio's train image discussed during the show Edward Weston (60th Anniversary Edition) — The book Antonio has been reading and plans to discuss in a future episode SMALLRIG Fujifilm NP-W126S USB-C Battery SMALLRIG Fujifilm NP-W235 USB-C Battery Subscribe to our Substack Newsletter Help out the show by buying us a coffee! Support the show by purchasing Antonio's Zines or buying a print. Support the show by purchasing Ward's Zine, Book and Prints Send us a voice message, comment or question. Show Links: Antonio M. Rosario's Website, Vero, Instagram, Bluesky, and Facebook page Ward Rosin's Website, Vero, Bluesky, Instagram and Facebook page. Subscribe to us on: Apple Podcasts Spotify Amazon Music iHeart Radio Deezer Podcast Addict
CADENA 100 ofrece 45 minutos de música sin interrupción con la mejor variedad musical. Se comenta la matrícula del Papa Móvil, SCV 1, reservada para el Papa. Una oyente de Valladolid comparte su plan de ir a un albergue rural con 18 niños, lo que requiere "aguante". Mateo & Andrea presentan la mezcla única de éxitos actuales y canciones nostálgicas. Suena la nueva canción de David Guetta. En el juego de las cinco palabras, Vero de Oviedo participa con Mateo & Andrea, logrando una coincidencia con Andrea en la palabra "uvas". La banda sonora de la película "Las Guerreras K-Pop" supera récords de Whitney Houston con su canción "Golden", y Netflix planea una gira mundial y una secuela. Mateo & Andrea ponen un tema de Amaral y comparten la graduación de la ahijada de uno de ellos, Sofía, que pasa a primaria y se frustra fácilmente con los deberes. También se menciona la inauguración del Mundial de fútbol con la actuación de Shakira.
Inflação, juros elevados, oscilações de mercado e custos cada vez mais desafiadores fazem parte da realidade de quem empreende no Brasil. Em um cenário de margens apertadas, encontrar formas de proteger a saúde financeira da empresa deixou de ser uma opção e passou a ser uma necessidade. Neste episódio do Vivendo e Empreendendo, a jornalista Marília Feix conversa com Daniel Bozz, gerente executivo do segmento Pessoa Jurídica do Banrisul, e Marcos Friedrich, diretor-presidente da Banrisul Pagamentos, empresa que engloba a Vero, sobre os desafios e as oportunidades para os pequenos e médios negócios em um ambiente econômico de constantes mudanças. Ao longo da conversa, os convidados explicam como uma gestão eficiente do fluxo de caixa, o acesso adequado ao crédito e o uso inteligente das tecnologias de pagamento podem ajudar empreendedores a ganhar previsibilidade, reduzir riscos e aumentar a competitividade. Além disso, compartilham insights sobre comportamento do consumidor, tendências do mercado e estratégias para transformar desafios econômicos em oportunidades de crescimento. Dê o play e descubra como tomar decisões mais seguras e fortalecer o seu negócio mesmo em tempos de incerteza.
Iscriviti al periodo di prova ad un euro al mese su shopify.it Oggi ti parlo di ikigai, un bellissimo concetto giapponese, uno dei più fraintesi al mondo. Per tutta la settimana, Focus Giappone: parole giapponesi che ci aiutano a guardare la vita, il tempo e il cambiamento da una prospettiva nuova.
Espressioni come "c'ho fame!" o "Vieni qui che ti dico una cosa" sono comunissime nell'italiano parlato, ma difficilmente le troverai in un manuale di grammatica. In questo articolo analizziamo due fenomeni tipici dell'italiano parlato e informale — il CI ATTUALIZZANTE e il CHE POLIVALENTE — per aiutarti a riconoscerli e capirli nel contesto reale. CHE POLIVALENTE e CI ATTUALIZZANTE: L'Italiano Informale Parte 1 — Il CI ATTUALIZZANTE: "C'Ho Fame!" Forme come "c'ho fame", "c'ho sonno", "c'ho fretta" o "non c'ho voglia" sono molto frequenti nell'italiano parlato. Il dubbio che sorge spontaneo è: "Ma quel 'ci' cosa sta facendo lì?". Vale la pena capirlo. Cos'è il CI ATTUALIZZANTE? In italiano standard, il verbo "avere" non ha bisogno di nessun "ci": "Ho fame." "Ha il biglietto." "Non ho voglia di studiare." Ma nell'italiano parlato e informale, moltissimi italiani — una tendenza diffusa soprattutto nel Centro e nel Sud Italia, ma presente in tutta la penisola — aggiungono un "ci" davanti al verbo "avere". Questo "ci", chiamato appunto CI ATTUALIZZANTE, non aggiunge nessun significato nuovo: serve solo a rendere la frase più enfatica, più immediata, più viva. Italiano standardCon CI ATTUALIZZANTE"Ho fame.""C'ho fame!""Ha il biglietto.""C'ha il biglietto.""Non ho voglia.""Non c'ho voglia!""Non ho più 18 anni.""Non c'ho più 18 anni!" La versione con il "ci" suona più spontanea, più espressiva: il CI ATTUALIZZANTE aggiunge una piccola carica emotiva alla frase, rendendola più vivace nel parlato. Come Si Forma il CI ATTUALIZZANTE? La formazione è semplicissima: si aggiunge "ci" davanti alle forme del verbo "avere". Nella pronuncia parlata, "ci" e "ho/ha/hanno" si fondono insieme: PersonaForma con CI ATTUALIZZANTEEquivalente standardIoc'hohoTuc'haihaiLui / Leic'hahaLoroc'hannohanno Attenzione: questa forma si usa soprattutto con le persone singolari e la terza persona plurale. Con "noi" e "voi" nel parlato si tende ad evitarla. Esempi Pratici del CI ATTUALIZZANTE "C'ho una fame incredibile!" "Marco, c'hai cinque euro? Ho dimenticato il portafoglio." "Mia nonna dice sempre che non c'ha più l'età per certe cose." "Quei due c'hanno qualcosa — si vede chiaramente!" È Corretto o Scorretto? Il CI ATTUALIZZANTE è considerato sub-standard, cioè non è accettato nella grammatica ufficiale dell'italiano. Non lo troverai in testi scritti formali, giornali o documenti ufficiali. È importante però distinguere tra scorretto e raro: questa forma è comunissima nel parlato informale di moltissimi italiani. Ascoltando conversazioni quotidiane, film o serie TV, la sentirai continuamente. Riconoscerla è quindi fondamentale, anche se puoi scegliere di non usarla. Parte 2 — Il CHE POLIVALENTE Il CHE POLIVALENTE è uno degli elementi più caratteristici dell'italiano parlato. Gli italiani lo usano al posto di diverse congiunzioni e pronomi perché è breve, immediato e versatile. Vediamo i casi principali. 1. CHE POLIVALENTE al Posto di "Perché" o "Così" — Il "Che" Finale Questo è forse il caso più comune. In italiano informale, il CHE POLIVALENTE si usa alla fine di un'esortazione o di un'affermazione per spiegarne il motivo, esattamente come "perché" o "così": Con CHE POLIVALENTESignificato equivalente"Sbrigati, che è tardi!"Sbrigati, perché è tardi!"Vieni qui che ti dico una cosa."Vieni qui, così ti dico una cosa."Mettiti la giacca che fuori fa freddo."Mettiti la giacca perché fuori fa freddo."Abbassa la voce che c'è gente che dorme."Abbassa la voce perché c'è gente che dorme."Mangia che si raffredda!"Mangia prima che si raffreddi! Questa costruzione è tipica del parlato quotidiano: è diretta e immediata. Gli italiani la usano frequentemente per dare istruzioni, consigli o inviti, specialmente in contesti familiari e informali. 2. CHE POLIVALENTE Consecutivo — Quando il "Così" è Sottinteso Un altro uso tipico è quello in cui il CHE POLIVALENTE introduce la conseguenza di qualcosa — una situazione così intensa da produrre un risultato. Nei primi due esempi il "così" è esplicito; negli ultimi due è sottinteso — ed è qui che il fenomeno diventa davvero informale: TipoEsempio"così" esplicito"Era così stanca che non si reggeva in piedi.""così" esplicito"Ridevo così tanto che mi faceva male la pancia.""così" sottinteso"Fa un freddo che non si riesce nemmeno a uscire!""così" sottinteso"C'era una fila che non finiva mai." Negli ultimi due esempi il "così" iniziale è completamente sottinteso: si passa direttamente alla conseguenza, rendendo la frase più espressiva e immediata. È una caratteristica tipica dell'italiano parlato, che tende a comprimere la struttura sintattica a favore dell'efficacia comunicativa. 3. CHE POLIVALENTE al Posto di "In Cui" — Il "Che" Relativo Informale Nella grammatica ufficiale, per indicare il tempo o il luogo si dovrebbe usare "in cui": "L'anno in cui mi sono laureata è stato bellissimo." "Il giorno in cui ci siamo conosciuti era d'estate." Ma nell'italiano parlato, quasi nessuno dice "in cui" — si usa direttamente il CHE POLIVALENTE: Con CHE POLIVALENTEForma grammaticale standard"L'anno che mi sono laureata è stato bellissimo."L'anno in cui mi sono laureata…"Il giorno che ci siamo conosciuti ero nervosissima."Il giorno in cui ci siamo conosciuti…"La settimana che siamo stati a Roma è volata!"La settimana in cui siamo stati a Roma…"Quella volta che mi sono persa a Milano… non ne parliamo!"Quella volta in cui mi sono persa… Anche questo uso è tecnicamente scorretto nella grammatica formale, ma è universalmente diffuso nel parlato italiano. L'uso di "in cui" in una conversazione informale tende a suonare più formale del necessario: il CHE POLIVALENTE rimane la scelta più naturale e spontanea. Riepilogo: CI ATTUALIZZANTE e CHE POLIVALENTE a Confronto FenomenoFunzioneEsempioRegistroCI ATTUALIZZANTE"ci" davanti ad "avere" per enfasi"C'ho fame! / C'hai ragione."Informale / Sub-standardCHE POLIVALENTE finaleAl posto di "perché" / "così""Vieni qui che ti dico una cosa."Informale / ParlatoCHE POLIVALENTE consecutivoIntroduce una conseguenza (così sottinteso)"Fa un freddo che non si esce!"Informale / ParlatoCHE POLIVALENTE relativoAl posto di "in cui" per tempo/luogo"Il giorno che ci siamo conosciuti…"Informale / Parlato Domande Frequenti Posso Usare il CI ATTUALIZZANTE e il CHE POLIVALENTE Quando Parlo Italiano? Puoi farlo nelle conversazioni informali con amici, colleghi o nelle situazioni quotidiane. Evita queste forme in contesti formali — colloqui di lavoro, esami, documenti scritti — dove è preferibile usare l'italiano standard. Il CI ATTUALIZZANTE si Usa in Tutta Italia? È particolarmente diffuso nel Centro e nel Sud Italia, ma si sente anche al Nord, soprattutto nelle conversazioni più spontanee e informali. È comunque un fenomeno pan-italiano del parlato. Il CHE POLIVALENTE ha Sempre lo Stesso Significato? No! Il CHE POLIVALENTE è "polivalente" proprio perché assume significati diversi a seconda del contesto: può significare "perché", "così", "in cui" o introdurre una conseguenza. Il significato si capisce dal contesto della frase. Questi Fenomeni si Trovano Anche Nello Scritto? Il CI ATTUALIZZANTE è quasi esclusivamente orale — rarissimo anche nello scritto informale. Il CHE POLIVALENTE invece può apparire nei messaggi di testo, nelle chat e nei social media, specialmente nelle sue forme finale e relativa, perché rispecchiano il ritmo del parlato. Pronto a scoprire un'altra delle costruzioni più particolari dell'italiano? Leggi l'articolo dedicato al dativo etico. I verbi pronominali ti creano confusione e tanti dubbi? Trasforma i dubbi in sicurezza con il nostro corso esclusivo: “Da «Non ce la faccio più» a «Ora me la cavo»: i verbi pronominali in 30 giorni.” In modo divertente, con lezioni brevi ed esercizi mirati, in un mese imparerai a usarli con naturalezza. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test sul CI Attualizzante e CHE Polivalente", "description": "Quiz interattivo sui fenomeni tipici dell'italiano parlato informale: il CI attualizzante con il verbo avere e i diversi usi del CHE polivalente.", "educationalLevel": "Intermedio B1-B2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Quale verbo accompagna sempre il CI attualizzante?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "avere" } }, { "@type": "Question", "name": "In quale registro si usa il CI attualizzante?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Informale parlato" } }, { "@type": "Question", "name": "Cosa significa 'che' in: 'Sbrigati, che è tardi!'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "perché" } }, { "@type": "Question", "name": "Il CI attualizzante aggiunge un nuovo significato alla frase.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Falso" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale forma standard corrisponde a 'l'anno che mi sono laureata'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "l'anno in cui mi sono laureata" } }, { "@type": "Question", "name": "In 'Fa un freddo che non si riesce a uscire', il CHE introduce una...", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "conseguenza" } }, { "@type": "Question", "name": "Il CI attualizzante si usa comunemente con 'noi' e 'voi'.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Falso" } }, { "@type": "Question", "name": "Perché il CHE si chiama 'polivalente'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Perché assume significati diversi a seconda del contesto" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale frase usa correttamente il CHE polivalente al posto di 'in cui'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Il giorno che ci siamo incontrati era d'estate." } }, ...
Nell'ultimo episodio di Triciclo Podcast abbiamo avuto il piacere di ospitare Filippo Fontana, pluricampione italiano di ciclocross e uno dei massimi interpreti italiani dell'off-road tra ciclocross e cross country mountain bike. Con Filippo abbiamo fatto un lungo viaggio dentro la sua carriera, i suoi sogni olimpici, il mondo del ciclocross internazionale e soprattutto dentro quella realtà belga dove lui ha vissuto e corso fianco a fianco con campioni come Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert. Ma chi sono davvero lontano dalle telecamere? Che ambiente si vive nel ciclocross? E quanto cambia la percezione di questi campioni rispetto al mondo del ciclismo su strada che siamo abituati a vedere? Un episodio ricco di storie, retroscena e punti di vista che raramente emergono nel ciclismo moderno.
For us, this may be the weakest episode yet, but that doesn't mean we didn't have fun! Lina has the time of her life gushing over her favourite song of the series, and Vero gets to nerd about the music and choreography in general. And yes, obviously Vero manages to plug yet another one of her favourite musicals. Other than that, the show yet again adresses at least one annoying trope and we walk away happy. But now, our summoning episode is nearing, so if you have any questions, or opinions you want to share with us, please send us an email to galavant@taot-podcast.com Or reach out on our other social media: Bluesky: https://bsky.app/profile/theappleoftruth.bsky.social Instagram: https://www.instagram.com/taotpodcast For more, like bonus content, early access, or our discord server, please visit https://patreon.com/taotpodcast
En este episodio con Vero hablamos de estas preguntas que me han llegado varias veces: ¿Es posible hacer dieta mientras sano mi relación con mi cuerpo? ¿hasta que punto es válido hacer dieta sin que eso afecte mi relación con la comida? Vero es terapeuta especializada en TCA, y por eso me pareció un MUY buen tema traer este tema. Acá hablamos desde NUESTRA perspectiva, pero me encantaría saber qué piensan ustedes#dieta #cuerpo #comida #podcast #fitness #wellness #foodfreedom #haes #amorpropio
Este boletim traz um resumo das principais notícias do dia na análise de Samuel Possebon, editor chefe da TELETIME.TELETIME é a publicação de referência para quem acompanha o mercado de telecomunicações, tecnologia e Internet no Brasil. Uma publicação independente dedicada ao debate aprofundado e criterioso das questões econômicas, regulatórias, tecnológicas, operacionais e estratégicas das empresas do setor. Se você ainda não acompanha a newsletter TELETIME, inscreva-se no nosso site www.teletime.com.br e fique ligado no dia a dia do mercado de telecom. É simples e é gratuito.Você ainda pode acompanhar TELETIME nas redes sociais:Instagram: https://www.instagram.com/teletimenews/Linkedin: https://www.linkedin.com/company/teletimenews/Facebook: https://www.facebook.com/Teletime/ Ou entre em nosso canal no Whatsapp: https://whatsapp.com/channel/0029VbAulbCADTOEwFog2l1J Hosted on Acast. See acast.com/privacy for more information.
Trent is joined by Nick Marovets, Milan to Kentucky, Cyclone football thoughts & Dr. Fitzsimmons from Vero Health Center
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¿Por qué algunas personas proyectan seguridad, liderazgo y confianza desde el primer instante?En este episodio de Vive+Libre, Iván Martz conversa con Vero Rios, especialista en neuroimagen y percepción, sobre cómo nuestra identidad, autoestima y forma de presentarnos al mundo influyen en cada aspecto de nuestra vida.Descubre cómo las experiencias de la infancia, las creencias aprendidas, las redes sociales y la necesidad de pertenencia pueden afectar la forma en que nos vemos a nosotros mismos y cómo nos perciben los demás.Una conversación profunda sobre identidad, confianza, percepción, crecimiento personal y el poder de construir una imagen congruente con quien realmente eres.En este episodio aprenderás:• Qué es la neuroimagen y cómo funciona• Cómo fortalecer tu identidad personal• El impacto de la primera impresión• Cómo dejar de vivir bajo etiquetas limitantes• Estrategias para desarrollar mayor confianza y autoestima• Cómo proyectar autenticidad y seguridadSi buscas una vida más consciente, libre y auténtica, este episodio te dará herramientas valiosas para lograrlo.
Hai mai notato che il 2 giugno in Italia è tutto chiuso? Niente scuola, niente uffici, banche serrate e, per le strade delle grandi città, militari in alta uniforme, bande musicali e perfino aerei che lasciano scie tricolori nel cielo. Ma cosa si celebra esattamente in questa data? In questo articolo scoprirai la storia della Festa della Repubblica, il vocabolario legato alla storia italiana e qualche curiosità sorprendente. La Festa della Repubblica Spiegata Bene Il 2 giugno è una delle date più importanti del calendario italiano: è la Festa della Repubblica. Ma dietro questa giornata festiva c'è una storia affascinante, fatta di re, referendum e momenti che hanno cambiato per sempre il volto del Paese. L'Italia Prima del 1946: un Paese Ferito Per capire cosa è successo il 2 giugno 1946, bisogna fare un passo indietro. Anzi, parecchi passi indietro, fino al momento della nascita del Paese. Un'Italia Monarchica Dal 1861, l'anno dell'Unità d'Italia, fino al 1946, l'Italia era una monarchia. Questo significa che il capo dello Stato non era un presidente eletto dal popolo, ma un re. La famiglia reale era quella dei Savoia, una dinastia molto antica che aveva governato il Piemonte per secoli. Nota linguistica: in italiano si dice "i Savoia" usando il cognome al plurale per indicare l'intera famiglia. Funziona così anche con altre famiglie famose: "i Medici", "i Borgia", "i Visconti". Se invece si dice "la famiglia Rossi", si usa "Rossi" al singolare. Il Ventennio Fascista e la Guerra Nel 1922 sale al potere Benito Mussolini e inizia il ventennio fascista. Il re dell'epoca, Vittorio Emanuele III, invece di opporsi a Mussolini, gli affida il governo. Mussolini porta l'Italia nella Seconda Guerra Mondiale a fianco della Germania nazista. Il risultato è un disastro totale: città bombardate, milioni di morti, fame, distruzione. L'Italia esce dalla guerra in ginocchio, e molti italiani si chiedono se la colpa sia anche del re, che non ha fermato Mussolini. Espressione utile: quando un Paese è "in ginocchio", significa che si trova in una situazione drammatica, di grande debolezza. Si può usare anche per le persone: "Dopo quel periodo difficile, era in ginocchio". L'Abdicazione di Vittorio Emanuele III A maggio del 1946, sentendo che il vento sta cambiando, Vittorio Emanuele III decide di abdicare, cioè di rinunciare al trono, a favore di suo figlio Umberto II. Spera così di salvare la monarchia, dando un volto nuovo e meno compromesso al regno. Come vedremo, però, non funzionerà. Il Referendum del 2 Giugno 1946: Monarchia o Repubblica? Si arriva così alla data chiave. Il 2 giugno 1946 (e in realtà anche il 3 giugno, perché si votò per due giorni) gli italiani vengono chiamati alle urne per decidere una questione fondamentale: continuare con la monarchia o diventare una repubblica? Che Cos'è un Referendum Questo tipo di votazione si chiama referendum, e in italiano si pronuncia proprio come si scrive: re-fe-rén-dum. È una parola latina che significa letteralmente "cose da riferire", cioè "cose da chiedere al popolo". I Risultati del Voto La Repubblica vince con circa il 54% dei voti, contro il 46% della monarchia. Non un trionfo schiacciante, ma una vittoria chiara: circa 12,7 milioni di voti contro 10,7 milioni. OpzionePercentualeVotiRepubblicaCirca 54%≈ 12,7 milioniMonarchiaCirca 46%≈ 10,7 milioni Il 13 giugno 1946 Umberto II lascia l'Italia e parte in esilio per il Portogallo, dove si stabilirà nella cittadina di Cascais e dove vivrà fino alla morte, senza mai più rimettere piede in Italia. Suo padre Vittorio Emanuele III, invece, era già andato in esilio in Egitto subito dopo l'abdicazione di maggio. Curiosità: Umberto II è stato re per soli 34 giorni. Proprio per questo viene ricordato con il soprannome di "il Re di Maggio". Un'Italia Spaccata in Due Il voto rivelò un'Italia divisa geograficamente. Il Nord votò massicciamente per la Repubblica, mentre il Sud preferì la monarchia. A Napoli, addirittura, la monarchia prese quasi l'80% dei voti. Da quel giorno nacque anche la famosa espressione "Regno del Sud", usata scherzosamente per indicare le regioni meridionali più affezionate alla corona. La Grande Novità: le Donne Votano alle Elezioni Politiche C'è un aspetto fondamentale che spesso viene dimenticato: il 2 giugno 1946 è stata la prima volta nella storia d'Italia in cui le donne hanno potuto votare in un'elezione nazionale e politica. Quasi un Secolo Senza Diritto di Voto Per quasi un secolo dall'Unità d'Italia, le donne italiane non avevano avuto diritto di voto: metà della popolazione non poteva decidere nulla del proprio Paese. In realtà, le donne italiane avevano già votato qualche mese prima, il 10 marzo 1946, ma alle elezioni amministrative, cioè per scegliere i sindaci dei loro comuni. Il 2 giugno, però, fu la prima volta che parteciparono a una consultazione nazionale. E parteciparono in massa: circa 13 milioni di donne andarono a votare. Per scoprire le figure femminili che hanno segnato la storia del Paese, puoi leggere la guida sulle donne italiane importanti. La Curiosità del Rossetto In vista del voto, alle donne fu raccomandato di non mettere il rossetto. Il motivo? La scheda elettorale doveva essere chiusa con la saliva, un po' come si fa con le buste delle lettere. Le autorità temevano che il rossetto potesse lasciare tracce sulla scheda, e qualsiasi segno di riconoscimento l'avrebbe resa nulla, cioè non valida. Il Corriere della Sera pubblicò addirittura un articolo intitolato "Senza rossetto nella cabina elettorale", consigliando alle donne di portare con sé il rossetto e di metterlo solo dopo aver votato. Come Si Festeggia Oggi il 2 Giugno Il 2 giugno in Italia è festa nazionale: scuole chiuse, uffici chiusi, e molte persone ne approfittano per fare un ponte. Questa giornata è strettamente legata al funzionamento delle istituzioni: per approfondire, puoi consultare la guida sul sistema politico italiano. Vocabolario utile: "fare un ponte" non significa costruire un ponte, ma collegare un giorno festivo al weekend per prendersi più giorni di vacanza. Per esempio: "Il 2 giugno è di mercoledì? Allora prendo le ferie giovedì e venerdì e mi faccio un ponte fino a domenica!". La Parata Militare ai Fori Imperiali L'evento più importante si svolge a Roma, lungo i Fori Imperiali. C'è una grande parata militare alla presenza del Presidente della Repubblica, dei membri del Governo e di tante autorità. Sfilano i militari, i carabinieri, la polizia, i vigili del fuoco e la protezione civile. Le Frecce Tricolori Il momento più spettacolare e fotografato è quello delle Frecce Tricolori: aerei militari che disegnano nel cielo le tre strisce della bandiera italiana, verde, bianca e rossa. Inoltre, quel giorno è possibile visitare gratuitamente i Giardini del Quirinale, cioè i giardini della residenza ufficiale del Presidente della Repubblica. Un'occasione unica, perché di solito sono chiusi al pubblico. Per altre informazioni di questo tipo, puoi consultare la guida sulle curiosità sull'Italia. Vocabolario della Storia e della Politica Ecco una tabella con il vocabolario chiave incontrato in questo articolo, utile per parlare di eventi storici e politici in italiano. ParolaSignificatoMonarchiaForma di governo guidata da un re o una reginaRepubblicaForma di governo con un capo di Stato elettoReferendumVotazione popolare su una questione specificaAbdicareRinunciare al tronoEsilioAllontanamento forzato dal proprio PaeseScheda nullaScheda elettorale non validaFare un ponteUnire un giorno festivo al weekendEssere in ginocchioTrovarsi in una situazione di grande debolezza Domande Frequenti Cosa Si Celebra Esattamente il 2 Giugno? Si celebra la Festa della Repubblica, che ricorda il referendum del 2 giugno 1946 con cui gli italiani scelsero di trasformare l'Italia da monarchia a repubblica. Chi È Stato l'Ultimo Re d'Italia? L'ultimo re d'Italia è stato Umberto II, soprannominato "il Re di Maggio" perché regnò per soli 34 giorni. Dopo il referendum andò in esilio in Portogallo, dove visse fino alla morte. È Vero che le Donne Votarono per la Prima Volta il 2 Giugno 1946? Per quanto riguarda le elezioni nazionali, sì: il 2 giugno 1946 fu la prima volta. Le donne italiane avevano però già votato il 10 marzo 1946 alle elezioni amministrative locali, per scegliere i sindaci dei comuni. Perché alle Donne Fu Consigliato di Non Mettere il Rossetto? Perché la scheda elettorale andava chiusa con la saliva. Il rossetto avrebbe potuto lasciare un segno sulla scheda, e qualsiasi segno di riconoscimento l'avrebbe resa nulla, cioè non valida. Come Si Festeggia Oggi il 2 Giugno? Con una grande parata militare a Roma, lungo i Fori Imperiali, alla presenza del Presidente della Repubblica. Il momento più spettacolare è il sorvolo delle Frecce Tricolori, che colorano il cielo di verde, bianco e rosso. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test sulla Festa della Repubblica Italiana", "description": "Quiz interattivo sulla Festa della Repubblica del 2 giugno con 10 domande sulla storia italiana e sul vocabolario della politica.", "educationalLevel": "Principiante A1-A2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Che cosa si celebra in Italia il 2 giugno?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "La nascita della Repubblica" } }, { "@type": "Question", "name": "In una monarchia, chi guida lo Stato?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Un re o una regina" } }, { "@type": "Question", "name": "Che cosa significa il verbo abdicare?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Rinunciare al trono" } }, { "@type": "Question",...
"Stare. It is the way to educate your eye, and more." -- Walker Evans "I am at war with the obvious." -- William Eggleston In this episode, Antonio and Ward talk about how photography often grows out of ordinary days, familiar routines, and the small things that catch our attention when we are willing to stay open to them. The conversation moves through weather, travel, flea markets, rodeos, old cameras, and personal projects, but the larger theme is about remaining photographically awake even when there is no grand subject in front of you. Whether it is storm clouds over Nebraska, a county fair, a vintage Kodak Brownie, or a quiet experiment with color, the episode is about trusting the small sparks that keep a photographer engaged. The discussion also turns toward presence and patience, especially through the Japanese idea of Zanshin, or “remaining mind.” Antonio and Ward connect that idea to photography as a kind of follow-through: staying with the moment after pressing the shutter, rather than rushing away from it or judging the image too quickly. Alongside references to William Eggleston, simple cameras, and ongoing personal projects, the episode becomes a reflection on attention itself: how photographers keep seeing, how they work through quiet periods, and how the ordinary can become meaningful when we give it enough time. William Eggleston Fixed Digital Photography's Biggest Flaw - The Photographic Eye Alfie [BOXX] Camera on Kickstarter Watch this podcast on YouTube. Subscribe to our Substack Newsletter Help out the show by buying us a coffee! Support the show by purchasing Antonio's Zines or buying a print. Support the show by purchasing Ward's Zine, Book and Prints Send us a voice message, comment or question. Show Links: Antonio M. Rosario's Website, Vero, Instagram, Bluesky, and Facebook page Ward Rosin's Website, Vero, Bluesky, Instagram and Facebook page. Subscribe to us on: Apple Podcasts Spotify Amazon Music iHeart Radio Deezer Podcast Addict
Esiste "l'italiano vero", quello cantato da Toto Cotugno? E quale caratteristica deve aver per essere considerato tale? Di tradizioni (spesso inventate), paradossi e italianità parliamo con Turbopaolo, comico che non ha bisogno di altre presentazioni (e se non lo conoscete andate su Instagram per scoprire chi è).
Thursday Hour 1: Canes roll over MTL, Professional Sports Bettor Rob Donaldson & Dr. Fitzsimmons live from Vero
Quante volte al giorno si dice «va bene»? Per accordarsi, per accettare, per riempire il silenzio — sembra la soluzione per tutto. Il problema è che usare sempre la stessa espressione suona ripetitivo e artificioso. In italiano esistono alternative molto più naturali e precise, ognuna adatta a un contesto diverso. Smettila di Dire Sempre "Va Bene" Alternative per Esprimere Accordo e Conferma Quando qualcuno dice qualcosa e si è d'accordo, invece del solito «va bene» si può ricorrere a queste espressioni. 1. Certo! / Certamente! Si usa per confermare qualcosa in modo deciso e leggermente formale. È perfetto quando si vuole trasmettere sicurezza e professionalità. «Possiamo vederci alle tre?» — «Certo! Ti aspetto al bar.» «Hai capito le istruzioni?» — «Certamente, nessun problema.» 2. Esatto! / Esattamente! Perfetto quando qualcuno ha capito o detto qualcosa nel modo giusto. È come dire: «hai centrato il punto». «Quindi dobbiamo prendere il treno delle otto?» — «Esatto! Quello è il più veloce.» «La riunione è stata spostata a venerdì?» — «Esattamente, hai capito bene.» 3. Giusto! / Già! Molto informale, tipico del parlato quotidiano. «Già» in particolare esprime un accordo quasi pensieroso, come se si stesse elaborando ciò che si è appena sentito. «Roma è la capitale d'Italia.» — «Giusto! Me lo ero dimenticato.» «Domani è lunedì.» — «Già... e ho ancora mille cose da fare.» 4. Senza Dubbio / Indubbiamente Più formale, usato per esprimere un accordo forte e convinto. In una conversazione tra amici può suonare eccessivamente serio — meglio riservarlo a contesti professionali o quando si vuole dare particolare peso alle proprie parole. «La pizza napoletana è la migliore del mondo.» — «Senza dubbio! Non si discute.» «Questo progetto richiede molto lavoro.» — «Indubbiamente, ma ne vale la pena.» Alternative per Accettare o Approvare Qualcosa Quando qualcuno propone qualcosa e si accetta, queste espressioni sono molto più efficaci del generico «va bene». 5. D'Accordo! La sostituzione più diretta e naturale di «va bene». Funziona in quasi tutti i contesti — formali e informali — ed è l'espressione che i madrelingua usano più spesso al suo posto. «Ci vediamo sabato per studiare insieme?» — «D'accordo! A che ora?» «Ti va di mangiare la pizza stasera?» — «D'accordo, ma la pago io questa volta!» 6. Perfetto! Quando non si accetta soltanto, ma si è anche soddisfatti della proposta. È come dire: «non si sarebbe potuto organizzare meglio». «Ho prenotato il ristorante per le otto.» — «Perfetto! Non vedo l'ora.» «Il documento è pronto, te lo mando adesso.» — «Perfetto, grazie mille.» 7. Ottimo! Simile a «perfetto», ma con un tono leggermente più formale o professionale. Si sente spesso in ufficio o in contesti accademici. «Ho finito il rapporto in anticipo.» — «Ottimo lavoro! Puoi mandarmelo?» «Ho trovato una soluzione al problema.» — «Ottimo! Spiegami tutto.» 8. Benissimo! Un po' più caloroso ed emotivo rispetto a «ottimo». È il superlativo di «bene» — trasmette calore e partecipazione genuina. «Ho superato l'esame d'italiano!» — «Benissimo! Lo sapevo che ce la facevi!» «Posso portare il dolce alla cena?» — «Benissimo, tutti ti adoreranno!» Alternative Entusiaste Quando «va bene» sarebbe troppo poco e si vuole esprimere vera soddisfazione o gioia. 9. Fantastico! / Magnifico! / Meraviglioso! Tre espressioni potentissime per trasmettere entusiasmo autentico. Attenzione però: usarle troppo spesso le svuota di significato. Meglio tenerle per i momenti davvero speciali. «Ti regalo un viaggio a Napoli per il tuo compleanno.» — «Fantastico! Quando si parte?» «Ho trovato i biglietti per il concerto.» — «Meraviglioso! Pensavo fossero esauriti.» 10. Che Bello! / Che Notizia! Più colloquiale, usato soprattutto quando si riceve una buona notizia inaspettata. È spontaneo e genuino — tipicamente italiano. «Mia sorella aspetta un bambino!» — «Che bello! Quando nasce?» «Ho trovato lavoro finalmente!» — «Che notizia! Sono così contenta per te!» 11. Evviva! / Finalmente! «Evviva» è una pura esclamazione di gioia — quasi un piccolo festeggiamento con le parole. «Finalmente» si usa invece quando si aspettava qualcosa da lungo tempo: si sente tutta la pazienza accumulata. «Domani non lavoro!» — «Evviva! Andiamo al mare?» «Hanno riaperto quel ristorante che amavamo.» — «Finalmente! Ci prenoto subito un tavolo.» Alternative con Rassegnazione o Pazienza Quando si accetta qualcosa senza esserne entusiasti, l'italiano offre espressioni molto efficaci — e a volte persino teatrali — per comunicarlo. 12. Se Non C'è Alternativa... / Se Non Si Può Fare Altrimenti... Per accettare qualcosa con rassegnazione elegante. Il tono comunica chiaramente: «non è quello che si voleva, ma cosa si può fare?» «Dobbiamo alzarci alle cinque di mattina per prendere il treno.» — «Se non c'è alternativa... metterò tre sveglie.» «La riunione è spostata a sabato mattina.» — «Se non si può fare altrimenti, ci sarò.» 13. Pazienza! / Poco Male! «Pazienza» si usa quando qualcosa non è come si vorrebbe, ma lo si accetta con serenità — quasi con filosofia. «Poco male» si usa invece quando il problema non è grave: è come dire «non è la fine del mondo». «Non riesco a venire alla tua festa, mi dispiace.» — «Pazienza! Ci vedremo un'altra volta.» «Il treno ha dieci minuti di ritardo.» — «Poco male, ho il mio libro.» 14. Dai, Va Bene lo Stesso / In Fondo Va Bene Per accettare qualcosa con un tono rilassato e senza drammi. «Dai» in apertura di frase ammorbidisce tutto — è una piccola concessione informale che segnala disponibilità senza entusiasmo. «Il caffè è finito, c'è solo il tè.» — «Dai, va bene lo stesso. Prendo il tè.» «Il ristorante era pieno, andiamo in pizzeria?» — «In fondo va bene — la pizza mi piace anche di più!» Riepilogo: Quando Usare Quale Espressione SituazioneEspressioni consigliateAccordo deciso o formaleCerto, Certamente, Senza dubbio, IndubbiamenteConfermare che qualcuno ha capito beneEsatto, Esattamente, GiustoAccordo informale e pensierosoGià, GiustoAccettare una propostaD'accordo, Perfetto, Ottimo, BenissimoEsprimere entusiasmo per una buona notiziaFantastico, Meraviglioso, Che bello, EvvivaSollievo dopo una lunga attesaFinalmenteAccettazione con rassegnazionePazienza, Poco male, Se non c'è alternativaAccettazione rilassata e informaleDai va bene lo stesso, In fondo va bene Domande Frequenti Qual È la Differenza tra "Perfetto" e "Ottimo"? Entrambe esprimono approvazione, ma «perfetto» ha un tono più personale e soddisfatto — si usa quando si è contenti di come stanno le cose. «Ottimo» è leggermente più formale e si sente spesso in contesti professionali o accademici, come risposta a un risultato o a una prestazione. Si Può Ancora Usare "Va Bene"? Sì, «va bene» è corretto e naturale — il problema nasce quando viene usato in modo automatico per qualsiasi situazione. Avere a disposizione alternative più precise permette di scegliere l'espressione più adatta al contesto, rendendo il proprio italiano più ricco e credibile. Quando Si Usa "Pazienza" e Quando "Poco Male"? «Pazienza» si usa quando si accetta qualcosa di spiacevole con serenità, spesso con una sfumatura di rassegnazione consapevole. «Poco male» si usa invece quando il problema è oggettivamente lieve — è come dire che non c'è motivo di preoccuparsi. Queste Espressioni Funzionano Sia nel Parlato che nello Scritto? La maggior parte funziona in entrambi i contesti. Alcune — come «già», «dai va bene lo stesso» o «evviva» — sono tipiche del parlato informale e suonerebbero fuori luogo in un testo scritto formale. Altre — come «certamente», «indubbiamente» o «d'accordo» — si adattano bene anche alla comunicazione scritta professionale. Se stai imparando a variare il tuo italiano, non fermarti qui — continua con l'articolo dedicato alle alternative a 'sono in ritardo'. Accedi a siti e contenuti italiani da qualsiasi parte del mondo e in totale sicurezza con NordVPN! 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ESG é só para grandes empresas? Ou pequenos negócios também podem — e devem — aplicar práticas ambientais, sociais e de governança no dia a dia? Neste episódio do Vivendo e Empreendendo, podcast da Vero, Marília Feix conduz uma conversa sobre como o ESG pode ser uma ferramenta acessível e estratégica para empresas de todos os portes, incluindo o comércio local e os pequenos empreendedores. Afinal, como transformar conceitos que parecem complexos em ações reais e viáveis dentro da rotina de um negócio? O que é possível fazer, na prática, mesmo com recursos limitados Para compartilhar experiências e exemplos concretos, o episódio recebe Leonardo Fernandes, gerente da Savar Toyota, reconhecida recentemente pelo Excellence Eco Award 2025 por suas práticas ambientais, e Thalia Lopes, analista de Relações Institucionais da Fundacred e especialista em Estratégia ESG. Ao longo do bate-papo, os convidados mostram que sustentabilidade, impacto social e boa governança não são exclusividade de grandes corporações — e podem gerar valor, fortalecer marcas e aproximar empresas de suas comunidades. Um episódio essencial para quem quer entender como colocar o ESG em prática de forma simples, inteligente e compatível com a realidade do seu negócio.
Quanto tempo ci vuole per imparare l'italiano? Ma aspetta — ci vuole o ci metto? E cosa significa «mi ci metto»? Queste quattro espressioni — ci vuole, ci metto, mi ci vuole e mi ci metto — sembrano quasi uguali ma hanno significati molto diversi. In questo articolo le analizziamo una per una, con esempi pratici e spiegazioni chiare. CI VUOLE / MI CI VUOLE / CI METTO / MI CI METTO: Differenze, Regole e Usi 1. CI VUOLE / CI VOGLIONO Volerci indica il tempo — o la quantità di qualcosa — necessaria in senso generale, valida per tutti, senza specificare chi. L'idea chiave è l'impersonalità: non si parla di una persona specifica, ma di una condizione oggettiva. La coniugazione è semplicissima, perché volerci esiste solo in due forme, che concordano con la quantità che segue: CI VUOLE quando la quantità che segue è singolare: «Ci vuole un'ora per fare il pane fatto in casa.» / «Ci vuole molta pazienza per studiare il congiuntivo italiano!» CI VOGLIONO quando la quantità che segue è plurale: «Ci vogliono due anni per diventare davvero fluenti.» / «Ci vogliono almeno tre caffè per sopravvivere al lunedì mattina.» Volerci ai Tempi Composti Ai tempi composti, volerci vuole l'ausiliare ESSERE — e il participio si accorda con la quantità: «Ci è voluto un anno per finire quel progetto.» (un anno: singolare maschile → voluto) «Ci sono voluti mesi per convincere mia sorella.» (mesi: plurale maschile → voluti) «Ci è voluta una settimana per riparare la macchina.» (una settimana: singolare femminile → voluta) «Ci sono volute ore e ore di studio.» (ore: plurale femminile → volute) 2. CI METTO Metterci indica il tempo necessario a una persona specifica per fare qualcosa. A differenza di volerci, che è impersonale, metterci si riferisce sempre a un soggetto preciso — e per questo si coniuga in tutte le persone. Per esempio: «Io ci metto 45 minuti per andare al lavoro in bici.» Non tutti — io. Chi va in metropolitana ci mette 20 minuti; chi abita vicino all'ufficio ci mette 5 minuti a piedi. Ogni persona ha i suoi tempi. Coniugazione: io ci metto / tu ci metti / lui o lei ci mette / noi ci mettiamo / voi ci mettete / loro ci mettono. «Mia nonna ci mette due ore per cucinare la pasta al forno. Vale la pena aspettare!» «Ragazzi, quanto ci mettete per imparare 10 parole nuove al giorno?» «Ieri abbiamo preso il treno sbagliato e ci abbiamo messo quattro ore invece di due!» Metterci ai Tempi Composti Ai tempi composti, metterci usa l'ausiliare AVERE — esattamente l'opposto di volerci. Passato prossimo: io ci ho messo / tu ci hai messo / lui o lei ci ha messo / noi ci abbiamo messo / voi ci avete messo / loro ci hanno messo. 3. MI CI VUOLE Volerci si usa normalmente in modo impersonale, per tutti. Ma se si vuole usarlo riferendosi a una persona specifica, si aggiunge un pronome indiretto prima di «ci»: mi ci vuole (a me) ti ci vuole (a te) gli ci vuole / le ci vuole (a lui / a lei) a noi ci vuole (si preferisce questa forma per evitare la ripetizione «ci ci vuole») vi ci vuole (a voi) gli ci vuole (a loro) Confronta queste due frasi: «Ci vuole un'ora per imparare questa poesia.» — Impersonale: per tutti, in generale. «Mi ci vuole un'ora per imparare questa poesia.» — A me personalmente, in base al mio modo di studiare e alla mia memoria. Altri esempi: «A mio fratello gli ci vogliono tre ore per prepararsi la mattina. È assurdo!» «Professoressa, le ci vuole molto tempo per correggere i compiti?» «A noi ci vuole sempre un'ora per accordarci. Ma perché?!» Mi Ci Vuole ai Tempi Composti Anche qui il participio si accorda con la quantità: «Mi ci è voluta una settimana intera per capire il congiuntivo.» (una settimana: femminile singolare → voluta) «Gli ci sono voluti anni per trovare il coraggio di andarsene.» 4. MI CI METTO — Il Diverso della Famiglia Attenzione: mi ci metto non indica il tempo necessario per fare qualcosa. È un'espressione completamente diversa dalle altre tre. Il verbo qui è mettersi — riflessivo — e il significato cambia a seconda del contesto. Significato 1 — Mettersi in un Luogo Fisico Quando si parla di un luogo fisico, «ci» si riferisce proprio a quel luogo: «mi ci metto» significa letteralmente «mi metto lì». «C'è ancora posto sul divano? Ah sì, benissimo — mi ci metto anch'io!» (= mi metto lì, sul divano) «La macchina è parcheggiata là? Ok, mi ci metto dietro.» (= mi metto lì dietro) Significato 2 — Dedicarsi a Qualcosa, Cominciare Quando si parla di dedicarsi a qualcosa, «mi ci metto» è un'espressione idiomatica che significa «comincio, mi dedico» — il «ci» non ha un riferimento preciso, ma rafforza l'idea di impegno e coinvolgimento personale. «Domani mi ci metto seriamente a studiare il vocabolario.» (= comincio con impegno) «Questa settimana non ho ancora fatto i compiti... ma domani mi ci metto!» (= mi metto a farli) «Se mi ci metto io, finiamo prima.» (= se mi impegno io, se ci lavoro io) Nella pratica, questa espressione si usa quasi sempre alla prima, seconda e terza persona singolare: mi ci metto, ti ci metti, ci si mette. Le forme plurali esistono ma sono molto rare nel parlato quotidiano. Riepilogo: le Quattro Espressioni a Confronto Ecco le quattro espressioni messe a confronto nello stesso contesto — la preparazione di un esame di italiano: EspressioneEsempioSignificatoCI VUOLE«Ci vuole un mese per prepararsi bene.»Tempo necessario in generale, per tutti.CI METTO«Io ci metto due mesi, perché lavoro anche.»Tempo necessario a me nello specifico.MI CI VUOLE«Mi ci vogliono due mesi per prepararmi.»Come ci metto, ma costruito con volerci + pronome indiretto.MI CI METTO«Da domani mi ci metto!»Non indica un tempo: significa «comincio, mi impegno». Domande Frequenti Qual È la Differenza Principale tra "Ci Vuole" e "Ci Metto"? «Ci vuole» è impersonale — indica il tempo necessario in generale, per tutti, senza riferirsi a nessuna persona specifica. «Ci metto» è personale — indica il tempo che impiega una persona precisa. Per questo volerci esiste solo nelle forme singolare e plurale, mentre metterci si coniuga in tutte le persone. "Ci Metto" e "Mi Ci Vuole" Sono Intercambiabili? Sì, in molti contesti le due forme sono intercambiabili: «Ci metto due ore» e «Mi ci vogliono due ore» esprimono lo stesso concetto — il tempo necessario a me personalmente. La differenza è costruttiva: metterci usa il verbo mettere coniugato alla persona; volerci con pronome indiretto mantiene la struttura impersonale aggiungendo il pronome per specificare chi "riceve" il bisogno. Perché Si Dice "A Noi Ci Vuole" e Non "Ci Ci Vuole"? Perché la ripetizione di «ci ci» risulta ridondante e innaturale in italiano. Per la prima persona plurale si preferisce quindi la forma «a noi ci vuole», che evita la collisione dei due «ci» e risulta più fluida nel parlato. Quale Ausiliare Si Usa con Volerci e Metterci al Passato? I due verbi usano ausiliari opposti: volerci vuole ESSERE («ci è voluta un'ora»), mentre metterci vuole AVERE («ci ho messo un'ora»). È una delle differenze più importanti da ricordare, perché sbagliare l'ausiliare cambia la correttezza grammaticale della frase. "Mi Ci Metto" Si Può Usare Solo al Singolare? Non esclusivamente, ma nella pratica del parlato quotidiano si usa quasi sempre alla prima, seconda e terza persona singolare: mi ci metto, ti ci metti, ci si mette. Le forme plurali esistono grammaticalmente ma sono molto rare e suonano poco naturali nel parlato corrente. Pensi di aver capito le particelle italiane? La vera sfida è nell'articolo dedicato a ci vs ne. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test su Ci Vuole, Ci Metto, Mi Ci Vuole, Mi Ci Metto", "description": "Quiz interattivo sulle espressioni italiane ci vuole, ci metto, mi ci vuole e mi ci metto con 10 domande su uso, coniugazione e significato.", "educationalLevel": "Intermedio B1-B2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Quale espressione si usa in senso impersonale, valida per tutti?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Ci vuole" } }, { "@type": "Question", "name": "Completa: '_____ due ore per arrivare a Roma in treno.'", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Ci vogliono" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale ausiliare vuole il verbo 'volerci' ai tempi composti?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Essere" } }, { "@type": "Question", "name": "Completa: 'Ieri io _____ tre ore per finire i compiti.'", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "ci ho messo" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale frase è corretta?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Ci è voluta una settimana." } }, { "@type": "Question", "name": "L'espressione 'mi ci metto' indica sempre il tempo necessario.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Falso" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale forma si preferisce per 'noi' con il verbo volerci?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "A noi ci vuole" } }, { "@type": "Question", "name": "Cosa significa 'Domani mi ci metto a studiare'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Domani comincio a studiare con impegno" } }, { "@type": "Question", "name": "Completa: 'Quanto tempo _____ voi per preparare la cena?'", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "ci mettete" } }, { "@type": "Question", "name": "Il verbo 'metterci' si coniuga in tutte le persone.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Vero" } } ] } Caricamento quiz in corso... 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Fe hecha canción es el programa de EWTN Radio Católica Mundial que promociona la música de los grupos y cantantes católicos del mundo hispano. Desde el Estudio 3 de Radio Católica Mundial, Douglas Archer comparte con ustedes una hora cargada de canciones, incluyendo las últimas novedades y estrenos, y de vez en cuando con algún invitado que canta o toca en directo.
En este episodio de La Casa, Manuel Silva y Samuel Rodríguez reciben a la inigualable Vero Gómez para una dinámica que se salió de control: ¡El Confesionario en vivo! Sacamos la lista de los 10 Mandamientos y empezamos a repasar, uno por uno, para ver qué tan limpias están nuestras almas. Spoiler: estamos graves. Entre risas, anécdotas vergonzosas y confesiones que nunca debieron salir al aire, nos dimos cuenta de que ningún sacerdote nos daría una penitencia suave después de escuchar esto. Desde pecados capitales hasta esas pequeñas maldades cotidianas que todos hacemos, La Vero, Manu y Samu no se guardaron absolutamente nada.
Quando si pensa all'Italia, il caffè è tra le prime cose che vengono in mente. Ma come è arrivato in Italia? Perché gli italiani lo bevono così? E perché, se ordini «un caffè» in un bar italiano, ti arriva sempre e solo un espresso? In questo articolo scoprirai tutta la storia del caffè in Italia — dalle origini africane fino alla moka — e imparerai il vocabolario e le curiosità che ti faranno fare un'ottima figura con gli italiani. Non è italiano! Tutta la verità sul CAFFÈ 1. Le Origini del Caffè: un Viaggio Lunghissimo Oggi il caffè sembra italianissimo — quasi come se fosse nato tra le colline della Toscana o nei vicoli di Napoli. Ma la verità è un'altra: il caffè non è italiano, almeno non all'inizio. Le origini del caffè si trovano probabilmente in Etiopia, in Africa. Esiste una leggenda che racconta di un pastore di nome Kaldi, che un giorno notò qualcosa di strano: le sue capre, dopo aver mangiato alcune bacche rosse di una pianta particolare, non riuscivano più a dormire la notte — erano iperattive, quasi euforiche. Kaldi assaggiò quelle bacche, le portò a dei monaci, e da lì cominciò tutto. Dalla penisola arabica — soprattutto dallo Yemen — il caffè si diffuse rapidamente. Nel mondo arabo nacquero i primi luoghi pubblici dove si beveva caffè, si discuteva di politica, si facevano affari, si raccontavano storie: i precursori dei nostri bar. Il caffè era già un fatto sociale ancora prima di arrivare in Europa. 2. Il Caffè Arriva in Italia Il caffè arrivò in Italia intorno al XVI e XVII secolo, grazie ai commerci tra Venezia e l'Impero Ottomano. Venezia, in quel periodo, era uno dei centri commerciali più importanti d'Europa — la porta tra Oriente e Occidente. Ed è proprio da quella porta che entrò il caffè. Ma all'inizio non tutti erano contenti di questa novità. Alcune persone lo consideravano una bevanda sospetta, straniera, persino pericolosa. C'erano voci che lo definivano «la bevanda del diavolo». Secondo una storia molto popolare, fu Papa Clemente VIII a risolvere la questione: assaggiò il caffè, gli piacque molto, e lo "benedisse" ufficialmente. Da quel momento, nessuno poteva più dire che fosse una bevanda del diavolo — se lo beve il Papa, va bene per tutti. Nel Seicento aprirono le prime botteghe del caffè, che erano molto più di semplici bar: erano luoghi di incontro, di cultura, di discussione. Artisti, scrittori, filosofi, commercianti — tutti si ritrovavano lì per parlare, leggere, discutere. Bere caffè era già, da subito, un atto collettivo e sociale. 3. L'Italia Reinventa il Caffè: Nasce l'Espresso Fin qui, il caffè era semplicemente importato. Ma gli italiani non si accontentano: devono sempre migliorare le cose. Alla fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento, l'Italia fece qualcosa di rivoluzionario: inventò un modo completamente nuovo di preparare il caffè. Grazie all'uso della pressione del vapore, si riuscì a estrarre il caffè in pochi secondi, in modo rapido, concentrato, intenso. Nacque così l'espresso. L'espresso non è solo un tipo di caffè — è quasi una metafora dello stile di vita italiano: breve, intenso, e senza fronzoli. Si beve in piedi al banco, in trenta secondi, si chiacchiera un momento con il barista, e si torna alla vita. Se qualcuno offre un espresso, non bisogna aspettarsi di sedersi e sorseggiarlo per venti minuti come un tè inglese: l'espresso si beve subito, finché è ancora caldo. 4. La Moka: il Caffè Entra nelle Case Italiane Se l'espresso è il re del bar, la moka è la regina di casa. Nel 1933, un uomo di nome Alfonso Bialetti inventò un oggetto destinato a diventare iconico: la moka, quella piccola caffettiera ottagonale in alluminio che probabilmente si è vista mille volte. L'idea era geniale nella sua semplicità: l'acqua nella parte inferiore, il caffè macinato nel filtro nel mezzo, e la pressione del vapore che spinge l'acqua attraverso il caffè, facendolo salire nella parte superiore. Il risultato? Un caffè forte, profumato, fatto comodamente a casa. Con la moka, il rito del caffè entrò nelle cucine italiane. E con esso, entrarono anche tutti i momenti che ci girano intorno: aspettare che il caffè salga, sentire quel gorgoglio caratteristico, gridare in cucina «Il caffè è pronto!» Se l'espresso al bar è la pausa veloce, la moka è il momento lento — il caffè della domenica mattina, quello dopo pranzo in famiglia, quello che fa la nonna. C'è qualcosa di profondamente affettivo nella moka: non è solo uno strumento, è un oggetto carico di ricordi. Il suo nome, tra l'altro, deriva da Mokha, una città dello Yemen famosa per il commercio del caffè — un altro segno del lungo viaggio che il caffè ha fatto prima di arrivare nelle nostre case. 5. Quanti Tipi di Caffè Esistono in Italia? In Italia il caffè non è uno solo. Esistono tantissime varianti, e conoscerle permette di ordinare al bar come un vero italiano. Espresso — il caffè classico: corto, intenso, concentrato. Quando si ordina semplicemente «un caffè» in un bar italiano, arriva sempre questo. Caffè lungo — più acqua rispetto all'espresso, sapore meno concentrato. Adatto a chi preferisce un caffè meno intenso. Caffè ristretto — meno acqua dell'espresso normale, ancora più concentrato e intenso. Non è per tutti — ma chi lo ama non lo cambierebbe con niente. Caffè macchiato — un espresso con una piccola quantità di latte, solo una «macchia». Non è un cappuccino: è un espresso leggermente ammorbidito. Cappuccino — espresso con latte montato a schiuma. È il caffè tipico della colazione italiana. Attenzione: in Italia il cappuccino si beve al mattino, mai dopo pranzo. Ordinarlo nel pomeriggio o dopo cena è considerato una cosa da turisti. Marocchino — espresso con cacao in polvere e schiuma di latte. Una piccola coccola per chi ama la combinazione di caffè e cioccolato. Caffè corretto — espresso con l'aggiunta di un liquore: grappa, sambuca o brandy, a seconda dei gusti. Si dice che il liquore «corregga» il caffè — viene bevuto spesso la mattina da chi ama iniziare la giornata con un tocco in più. Caffè americano — espresso allungato con acqua calda. Più simile al caffè filtrato americano: più lungo e meno intenso rispetto all'espresso classico. Consiglio pratico: per fare colazione come un italiano, ordina un cappuccino e un cornetto. Siediti al banco, bevi veloce, e vai avanti con la giornata. Domande Frequenti Perché in Italia "Un Caffè" Significa Sempre Espresso? Perché l'espresso è diventato il caffè per antonomasia in Italia fin dalla sua invenzione a fine Ottocento. Quando si dice «un caffè» senza specificare altro, il barista capisce automaticamente che si vuole un espresso. Qualsiasi altra variante — lungo, macchiato, americano — va specificata esplicitamente. È Vero che il Cappuccino Non Si Beve dopo Pranzo in Italia? Sì, è una delle regole non scritte più radicate della cultura italiana. Gli italiani ritengono che il latte appesantisca la digestione, quindi il cappuccino — e in generale qualsiasi caffè con latte abbondante — si beve al mattino, a colazione. Dopo pranzo o cena si beve sempre e solo l'espresso. Ordinare un cappuccino nel pomeriggio non è un errore grammaticale, ma è un segnale infallibile che si è stranieri. Qual È la Differenza tra Caffè Macchiato e Cappuccino? La differenza principale sta nella quantità di latte. Il caffè macchiato è un espresso con una piccola «macchia» di latte — pochissimo, giusto per ammorbidire leggermente il sapore. Il cappuccino invece ha una quantità molto maggiore di latte montato a schiuma, che bilancia l'espresso in modo più deciso. In termini di volume, il cappuccino è circa tre volte più grande di un macchiato. Come Mai il Caffè Fu Chiamato "Bevanda del Diavolo"? Quando il caffè arrivò in Europa nel XVI e XVII secolo, era una bevanda completamente sconosciuta e di provenienza orientale. In un'epoca in cui tutto ciò che veniva dall'Oriente o che aveva effetti stimolanti era guardato con sospetto, alcuni ecclesiastici lo considerarono pericoloso e lo associarono al diavolo. Fu Papa Clemente VIII, secondo la tradizione, a eliminare questa diffidenza assaggiandolo personalmente e approvandolo — rendendo di fatto impossibile continuare a condannarlo. La Moka Si Usa Ancora nelle Case Italiane? Sì, moltissimo. Nonostante la diffusione delle macchine per il caffè in capsule, la moka rimane presente nella stragrande maggioranza delle cucine italiane. Ha un valore che va oltre il pratico: è un oggetto carico di significato affettivo e culturale, legato ai ricordi di famiglia, alle domeniche mattina, al caffè della nonna. Nel 2021 la moka Bialetti è stata addirittura inserita nella collezione permanente del MoMA di New York come esempio di design italiano iconico. La storia del caffè è lunga e ricca, così come la sua varietà. Scoprila nell'articolo dedicato a tutti i tipi di caffè. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Quiz sul Caffè nella Cultura Italiana", "description": "Quiz interattivo sul caffè italiano con 10 domande su storia, tradizioni, tipi di caffè e vocabolario per studenti di italiano.", "educationalLevel": "Intermedio B1-B2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Qual era la funzione principale delle prime botteghe del caffè in Italia nel Seicento?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Luogo di incontro culturale e politico" } }, { "@type": "Question", "name": "Secondo la tradizione, fu Papa Clemente VIII a far sì che il caffè fosse accettato in Italia dopo averlo assaggiato.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Vero" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale caratteristica rende l'espresso diverso dagli altri modi di preparare il caffè?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer",...
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Passar o bastão dentro de uma empresa familiar nem sempre é simples. Como preparar a próxima geração? Quando chega a hora da transição? E como separar os laços familiares das decisões de negócio?Neste episódio do Vivendo e Empreendendo, podcast da Vero, Marília Feix conduz uma conversa sobre um dos temas mais desafiadores — e estratégicos — para muitos empreendedores: a sucessão em empresas familiares. Para aprofundar o assunto, o episódio recebe Eduardo Tellechea Cairoli, fundador e CEO da Privatto Multi Family Office, especialista em governança e planejamento patrimonial, e Larissa Zambiasi, Coordenadora do Comitê de Jovens do Sistema Ocergs, que acompanha de perto os desafios da continuidade dos negócios no universo cooperativista e familiar. Ao longo do bate-papo, os convidados compartilham experiências, aprendizados e reflexões sobre planejamento sucessório, liderança, preparo da nova geração e os caminhos para garantir a longevidade dos negócios sem comprometer as relações familiares. Um episódio essencial para quem quer construir um legado empresarial sólido e preparar o futuro do negócio com estratégia.
The 5th episode has us laughing a LOT while recording, Vero manages to blow Lina's mind, Lina manages to break Vero just a tiny bit, we venture into various tropes, create several amazing (in our opinion) theories, add yet more questions to our ever growing question list and all in all are just incredibly happy to do this. If you wanna send us any questions or talking points for our season wrap up episode (what we call Summoning, cause Vero can't talk), you can do that via our socials or via email: Bluesky: https://bsky.app/profile/theappleoftruth.bsky.social Instagram: https://www.instagram.com/taotpodcast galavant@taot-podcast.com Or join our Patreon: https://patreon.com/taotpodcast
In episode 98 of the News Man Weekly, the crew riffs on graduation season, the Cavs’ Game 7 victory and the Sonic Temple music festival. We break down the latest developments surrounding the proposed Buc-ee's project, discuss the $1 million state grant awarded to demolish the West Park Shopping Center and recap the Ohio State Highway Patrol's latest OVI checkpoint. Carl also revisits the comedy classic Animal House in this week’s edition of “What’s Carl Watching?” complete with his top five favorite lines from the movie. Later, we welcome Richland County Commissioner Tony Vero for a wide-ranging conversation about the proposed Franklin Township data center, the Buc-ee’s development, wind and solar restrictions, the future of the Westinghouse site and Richland County's direction over the next five years. The interview also explores the balancing act between economic growth and quality of life as local leaders navigate some of the biggest development conversations the county has seen in years. This episode is powered by the great folks at Relax, It's Just Coffee. Related links: Find our Sonic Temple coverage here Wrecking ball is next: State awards $1 million grant to demolish former West Park Shopping Center One motorist cited for OVI during checkpoint on U.S. 42 on Thursday St. Peter’s High School graduates 19 students during 2026 commencement Annexation vote for Buc-ee’s planned for Mansfield City Council on Tuesday Richland County commissioners oppose data center plan, but cannot ban them Be a Source Member for unlimited access to local, independent journalism.Support the show: https://richlandsource.com/membersSee omnystudio.com/listener for privacy information.
Fe hecha canción es el programa de EWTN Radio Católica Mundial que promociona la música de los grupos y cantantes católicos del mundo hispano. Desde el Estudio 3 de Radio Católica Mundial, Douglas Archer comparte con ustedes una hora cargada de canciones, incluyendo las últimas novedades y estrenos, y de vez en cuando con algún invitado que canta o toca en directo.
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"All the technique in the world doesn't compensate for the inability to notice." -- Elliott Erwitt "Beauty is in the commonplace." -- Cig Harvey In this episode of Street Shots, Antonio and Ward talk through the strange little photographic droughts that happen when life gets busy, energy runs low, and the camera starts to feel less like a calling and more like one more thing to carry. Ward returns from his mother's birthday gathering with a camera full of near-misses and puppy pictures, while Antonio talks about photographing at a family wedding, experimenting with off-camera flash, and trying to make pictures close to home while recovering from allergies and general springtime sluggishness. The conversation settles into the idea of “low-energy photography” — not as a failure, but as a way back in. Antonio talks about photographing birds from the deck, making pictures in the backyard, and using a new Fuji film simulation to see familiar spaces differently. That leads into a larger discussion of Walker Evans, ordinary subjects, and the pressure photographers feel to make every image a polished “hero photograph.” Rather than chasing spectacle, Antonio and Ward make a case for the plain, nearby, and easily overlooked: the kind of photography that may not shout right away, but often stays with you longer. Watch this show on video! Subscribe to our Substack Newsletter Help out the show by buying us a coffee! Support the show by purchasing Antonio's Zines or buying a print. Support the show by purchasing Ward's Zine, Book and Prints Send us a voice message, comment or question. Show Links: Antonio M. Rosario's Website, Vero, Instagram, Bluesky, and Facebook page Ward Rosin's Website, Vero, Bluesky, Instagram and Facebook page. Subscribe to us on: Apple Podcasts Spotify Amazon Music iHeart Radio Deezer Podcast Addict
Este boletim traz um resumo das principais notícias do dia na análise de Samuel Possebon, editor chefe da TELETIME.TELETIME é a publicação de referência para quem acompanha o mercado de telecomunicações, tecnologia e Internet no Brasil. Uma publicação independente dedicada ao debate aprofundado e criterioso das questões econômicas, regulatórias, tecnológicas, operacionais e estratégicas das empresas do setor. Se você ainda não acompanha a newsletter TELETIME, inscreva-se aqui (shorturl.at/juzF1) e fique ligado no dia a dia do mercado de telecom. É simples e é gratuito.Você ainda pode acompanhar TELETIME nas redes sociais:Instagram: https://www.instagram.com/teletimenews/Linkedin: https://www.linkedin.com/company/teletimenews/Facebook: https://www.facebook.com/Teletime/ Ou entre em nosso canal no Telegram: https://t.me/teletimenews Hosted on Acast. See acast.com/privacy for more information.
Non sempre è facile valutare con obiettività il proprio livello di italiano. Con questo quiz potrai capire il tuo livello reale — se sei principiante, intermedio o avanzato — testando la tua grammatica, il tuo vocabolario e la naturalezza con cui usi la lingua. Un test rapido ma efficace. Sei Principiante, Intermedio o Avanzato in Italiano? Fai il Quiz Le Regole del Quiz Prima di iniziare, tieni a mente queste semplici indicazioni. Non consultare dizionari o traduttori — affidati solo alle tue conoscenze. Rispondi a ogni domanda nella tua testa, prima di leggere la soluzione. Sii onesto con te stesso: il risultato sarà tanto più utile quanto più è sincero. Per ogni risposta corretta guadagni un punto. Alla fine scoprirai cosa significa il tuo punteggio. Le 5 Domande del Quiz Domanda 1 — Grammatica: Il Periodo Ipotetico Scegli la forma corretta per completare la frase: «Se _____ più tempo, imparerei l'italiano più in fretta.» A) avessi B) avrò C) ho [...] Risposta Corretta: A) avessi Questa è una frase con il periodo ipotetico della possibilità: si usa il congiuntivo imperfetto nella parte con "se" e il condizionale presente nella parte del risultato. Quindi: «Se avessi più tempo, imparerei l'italiano più in fretta.» La forma "avrò" è il futuro semplice e "ho" è il presente indicativo — nessuna delle due si usa dopo "se" in questo tipo di frase. È uno degli errori più frequenti tra chi studia italiano. Domanda 2 — Grammatica: Le Preposizioni Quale frase è corretta? «Mi sono innamorato _____ Maria.» A) per B) con C) di [...] Risposta Corretta: C) di In italiano il verbo "innamorarsi" vuole sempre la preposizione "di" — non "per", non "con", non "da". Si dice «mi sono innamorato di Maria», esattamente come si dice «ho bisogno di aiuto» o «sono stanco di aspettare». Le preposizioni in italiano sono una delle difficoltà più grandi per gli stranieri, perché non seguono sempre una logica traducibile da altre lingue. Ad esempio, in inglese si dice «I fell in love with Maria» — con "with" — ma in italiano si usa "di". Vale quindi la pena imparare queste combinazioni senza affidarsi alla traduzione letterale. Domanda 3 — Grammatica: Gli Aggettivi Scegli la parola giusta: «Il film era _____, mi sono addormentata sul divano.» A) noioso B) annoiata C) noiosamente [...] Risposta Corretta: A) noioso In italiano bisogna distinguere tra aggettivi che descrivono la cosa e aggettivi che descrivono come ci si sente: «Il film era noioso» → è la cosa che provoca noia «Io ero annoiata» → è la persona che prova noia Noiosamente è un avverbio — modifica un verbo, non un sostantivo Usare «Il film era annoiato» significherebbe attribuire al film stesso la sensazione di noia, il che non ha senso dal punto di vista semantico. Domanda 4 — Grammatica: Il Congiuntivo o l'Indicativo? Scegli la forma verbale corretta: «Penso che Marco _____ già a casa.» A) è B) sia C) sarà [...] Risposta Corretta: B) sia Dopo il verbo "pensare che" si usa il congiuntivo presente — non l'indicativo, non il futuro. La forma corretta è quindi: «Penso che Marco sia già a casa.» Il congiuntivo in italiano si usa dopo verbi che esprimono opinione, dubbio, emozione o desiderio, come: pensare che, credere che, sperare che, volere che, temere che. La forma "è" (indicativo presente) è grammaticalmente scorretta in questo contesto, anche se diffusa nel parlato informale. La forma "sarà" (futuro) indica invece un'ipotesi futura, non presente. Verbo PrincipaleModo RichiestoEsempioPenso cheCongiuntivoPenso che sia veroCredo cheCongiuntivoCredo che abbiano ragioneSpero cheCongiuntivoSpero che venga prestoSo cheIndicativoSo che è veroVedo cheIndicativoVedo che ha capito Domanda 5 — Naturalezza: L'Ordine delle Parole Quale frase direbbe più naturalmente un italiano? A) Ogni giorno vado al lavoro alle 8.B) Vado al lavoro ogni giorno alle 8.C) Entrambe sono corrette. [...] Risposta Corretta: C) Entrambe Sono Corrette — ma con Sfumature Diverse Quando si mette "ogni giorno" all'inizio, si enfatizza la frequenza — ogni singolo giorno, senza eccezioni. Quando si inizia con "Vado", si enfatizza l'azione — ed è la struttura più neutra e comune nella conversazione quotidiana. L'italiano è flessibile nell'ordine delle parole: è possibile spostare gli elementi della frase per modificarne il focus. Con la pratica, questa sensibilità diventa progressivamente più istintiva. I Risultati del Quiz Conta i tuoi punti e scopri il tuo livello. PunteggioLivelloDescrizione0–1 puntoA1 — PrincipianteNon scoraggiarti: tutti iniziano da qui. Il fatto che tu stia studiando è già un ottimo punto di partenza.2–3 puntiB1 — IntermedioBuon lavoro. Capisci le strutture di base e stai costruendo una solida base grammaticale. Continua su questa strada.4–5 puntiC1 — AvanzatoIl tuo italiano è davvero solido. Potresti valutare di esporti a contenuti autentici, come film o podcast in italiano, senza supporto. Tieni presente che questo è un test orientativo, utile per avere un'idea generale del tuo livello. Domande Frequenti Il Congiuntivo È Davvero Necessario in Italiano? Anche se nel parlato informale molti italiani tendono a evitarlo, il congiuntivo è fondamentale per un italiano corretto e formale. Usarlo in modo appropriato contribuisce in modo significativo alla naturalezza e alla competenza percepita da un madrelingua. Come Posso Migliorare con le Preposizioni Italiane? Il modo più efficace è imparare i verbi insieme alla loro preposizione, come un'unità fissa. Non imparare solo "innamorarsi", ma «innamorarsi di». La lettura e l'ascolto di contenuti autentici aiutano a interiorizzare questi abbinamenti in modo graduale e naturale. Questo Test Determina il Mio Livello Ufficiale? No, si tratta di un test orientativo e rapido. Per un livello ufficiale riconosciuto a livello internazionale, è possibile fare riferimento alle certificazioni come CILS, CELI o PLIDA, che valutano tutte e quattro le abilità linguistiche: lettura, scrittura, ascolto e produzione orale. Un buon test non dà solo risposte, apre nuove domande — trovale con l'articolo dedicato alla guida sui pronomi. I verbi pronominali ti creano confusione e tanti dubbi? Trasforma i dubbi in sicurezza con il nostro corso esclusivo:“Da «Non ce la faccio più» a «Ora me la cavo»: i verbi pronominali in 30 giorni.” In modo divertente, con lezioni brevi ed esercizi mirati, in un mese imparerai a usarli con naturalezza. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test sul Livello di Italiano", "description": "Quiz interattivo per valutare il tuo livello di italiano: grammatica, preposizioni, congiuntivo, aggettivi e naturalezza della lingua.", "educationalLevel": "A1-C1", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Quale forma verbale completa correttamente la frase: «Se _____ più tempo, imparerei l'italiano più in fretta.»?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "avessi" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale preposizione completa correttamente: «Mi sono innamorato _____ Maria.»?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "di" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale parola completa correttamente: «Il film era _____, mi sono addormentata sul divano.»?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "noioso" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale forma verbale è corretta dopo «Penso che»?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "sia" } }, { "@type": "Question", "name": "In italiano, l'ordine delle parole nella frase è sempre fisso e non può cambiare.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Falso" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale frase usa correttamente il congiuntivo?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Spero che venga presto." } }, { "@type": "Question", "name": "Quale verbo richiede l'indicativo nella frase subordinata?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "So che" } }, { "@type": "Question", "name": "Il periodo ipotetico della possibilità usa il congiuntivo imperfetto nella parte con «se».", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Vero" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale parola completa correttamente: «Io ero _____ dopo quel film lungo.»?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "annoiata" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale delle seguenti frasi mette enfasi sulla frequenza dell'azione?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Ogni giorno vado al lavoro alle 8." } } ] } Caricamento quiz in corso... Esercizio: Grammatica e Naturalezza dell'Italiano Test sul livello di italiano. Metti alla prova la tua grammatica, le preposizioni e il congiuntivo. Scopri se sei principiante, intermedio o avanzato. Domanda 1 di 10 const livelloItalianoQuizData = { id: 'livello-italiano', preguntas: [ { tipo: 'multiple', pregunta: "Quale forma verbale completa correttamente la frase?n«Se _____ più tempo, imparerei l'italiano più in fretta.»", opciones: ['avessi', 'avrò', 'ho', 'avevo'], correcta: 'avessi', explicacion: {correcta: 'Esatto! Il periodo ipotetico della possibilità vuole il congiuntivo imperfetto dopo «se».', incorrecta: 'La risposta corretta è «avessi». Con «se» nel periodo ipotetico della possibilità si usa il congiuntivo imperfetto.'}}, { tipo: 'multiple', pregunta: "Quale preposizione completa correttamente la frase?n«Mi sono innamorato _____ Maria.»", opciones: ['per', 'con', 'di', 'da'], correcta: 'di', explicacion: {correcta: 'Perfetto! Il verbo «innamorarsi» vuole sempre la preposizione «d
Neste episódio do Vivendo e Empreendendo, podcast da Vero, Marília Feix conduz uma conversa sobre um dos dilemas mais atuais do varejo e dos negócios locais: quando faz sentido apostar no marketplace e quando ainda vale investir na experiência da loja física. Com o comportamento do consumidor em constante transformação, como decidir o melhor canal de vendas? O marketplace é sempre a melhor opção? O que o cliente realmente valoriza na jornada de compra? Para discutir esse cenário, o episódio recebe Filipe Faro, especialista em relacionamento com o cliente, CRM e growth no Grupo Brivia, e Jailson Lana, professor da Univali e especialista em estratégia de marketing, vendas, precificação e canais. Ao longo do bate-papo, os convidados compartilham experiências, tendências e reflexões sobre vendas, experiência do consumidor e estratégias para empresas que querem crescer sem perder conexão com seus clientes. Um episódio essencial para empreendedores que querem tomar decisões mais inteligentes sobre presença física, digital e relacionamento com o consumidor.
In questo episodio di Giardino Futuro ti porto dentro una delle mie passioni più vecchie e più vive: l'orto.Sono più di trentacinque anni che, in un modo o nell'altro, metto qualche piantina nella terra. Pomodori, zucchine, peperoni, melanzane, basilico, insalate, aromatiche, fragole… ogni anno cambia qualcosa, ma l'orto torna sempre. E ogni volta mi ricorda una cosa semplice: coltivare non significa solo raccogliere cibo.Certo, il sapore di un pomodoro maturo, caldo di sole, raccolto al momento giusto, resta una delle piccole grandi meraviglie della vita. Ma l'orto ti insegna anche altro. Ti insegna la pazienza, il rispetto dei tempi naturali, l'umiltà di non poter controllare tutto, la capacità di osservare prima di intervenire.Perché un orto vivo non è un distributore automatico.Non basta mettere acqua, concime e fatica per ottenere pomodori perfetti.L'orto è una relazione.Tu prepari, osservi, accompagni.Poi la Natura fa la sua parte.In questa puntata parlo anche di orto sostenibile: terreno coperto, compost, pacciamatura, biodiversità, insetti utili, piccoli equilibri da favorire senza trasformare ogni problema in una guerra.Qualche foglia mangiata non è la fine del mondo.Anzi, spesso è il segno che lì dentro c'è vita.Se hai già un orto, qualche vaso sul balcone o un piccolo angolo in giardino, forse ti ritroverai in molte cose.Se invece vorresti iniziare, il mio consiglio è semplice: parti in piccolo.Tre piante di pomodoro, un vaso di basilico, due aromatiche, qualche insalata.Non devi dimostrare niente a nessuno.L'orto non è un esame.È un modo concreto per tornare a contatto con la terra, con il cibo, con le stagioni e forse anche con una parte di noi che nella vita di tutti i giorni lasciamo un po' indietro.E se ti va, scrivimi a robertomassai@giardinofuturo.it mi piacerebbe sapere cosa hai piantato quest'anno, cosa stai coltivando o da dove vorresti cominciare.
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Matteo Emiliani è il CEO di Natzka, società che sviluppa una piattaforma di decision intelligence per aiutare le aziende a integrare dati, processi e intelligenza artificiale. In questo episodio ci racconta che cosa serve davvero per passare da organizzazioni ancora basate su fogli di calcolo e processi frammentati a modelli decisionali più strutturati, quali attività verranno automatizzate per prime e come cambieranno ruoli, team finance e organizzazioni nell'era dell'AI agentica. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Thursday Hour 1: Lucas headed to Chicago, Playoff recap, Cubs walk it off again & Dr. Fitzsimmons from Vero
Ti è mai capitato di dire "Necessito un bicchiere d'acqua" o "Necessito di aiuto"? In realtà, gli italiani non parlano così. Il verbo "necessitare" è estremamente formale, burocratico, legale. In questo articolo scoprirai perché "necessitare" suona strano e quali espressioni usare al suo posto per parlare in modo naturale e autentico. Come Esprimere BISOGNI e Necessità in Italiano Perché "Necessitare" Suona Strano? Il verbo "necessitare" esiste in italiano. È nel dizionario, nessuno lo ha inventato. Però — e questo è il punto importante — è un verbo estremamente formale. Appartiene a un registro burocratico, amministrativo, quasi legale. Che cosa significa questo? Significa che se dici a un amico: "Necessito di un consiglio", il tuo amico probabilmente ti guarderà in modo strano. Magari penserà: "Ma stai leggendo un documento ufficiale?" Nella vita quotidiana, gli italiani non lo usano praticamente mai. Dove potresti trovarlo? In documenti ufficiali, testi burocratici, comunicazioni molto formali. Per esempio: "Il macchinario necessita di manutenzione." (in un rapporto tecnico) Ma anche in questi contesti, molti italiani preferiscono comunque alternative più semplici. Quindi, la regola d'oro è: dimentica "necessito" nella conversazione quotidiana! E adesso vediamo cosa usare al suo posto. Le Alternative a "Necessitare" (Quelle che Usiamo Davvero!) a) Avere Bisogno di + Nome / Verbo all'Infinito Questa è l'alternativa numero uno. È l'espressione più comune, più usata, più naturale in italiano. Se devi sceglierne una sola, scegli questa! Struttura Soggetto + avere (coniugato) + bisogno + di + nome o verbo all'infinito Esempi "Ho bisogno di un caffè." (e non: Necessito un caffè) "Abbiamo bisogno di parlare." "Hai bisogno di aiuto?" "Maria ha bisogno di riposare." Come vedi, funziona sia con i nomi (un caffè, aiuto) sia con i verbi all'infinito (parlare, riposare). b) Servire Ecco un'altra alternativa fantastica e molto usata nell'italiano parlato. Però attenzione: "servire" ha una struttura particolare, simile al verbo "piacere". La cosa che è necessaria diventa il soggetto, e la persona che ne ha bisogno è il complemento indiretto (con mi, ti, gli, le, ci, vi, gli). Struttura Mi/Ti/Gli/Le/Ci/Vi/Gli + serve/servono + nome Esempi "Mi serve una penna." (= Ho bisogno di una penna) "Ti servono i documenti?" (= Hai bisogno dei documenti?) "Ci serve più tempo." "Le serve un'informazione." (a lei) Attenzione alla Concordanza! Questo è un errore molto comune tra gli studenti! Serve → con nomi singolari (Mi serve un libro) Servono → con nomi plurali (Mi servono due libri) Ricordati: funziona come "piacere". "Mi piace il gelato" → "Mi serve il gelato". "Mi piacciono i gelati" → "Mi servono i gelati". Curiosità: "Servire" significa anche "to serve" (come servire il cibo a tavola). Quindi, se a pranzo qualcuno ti chiede: "Ti servo?", non ti sta chiedendo se hai bisogno di qualcosa… ti sta chiedendo se ti può mettere il cibo nel piatto. Il contesto è tutto! c) Dovere + Verbo all'Infinito Se quello di cui hai bisogno è un'azione (e non un oggetto), puoi usare semplicemente il verbo "dovere". Esempi "Devo studiare di più." (= Ho bisogno di studiare di più / Necessito di studiare di più) "Dobbiamo trovare una soluzione." "Devi dormire!" La Differenza di Sfumatura "Dovere" esprime una necessità un po' più forte, quasi un obbligo. Mentre "avere bisogno di" è più neutro, "dovere" aggiunge l'idea che è importante, urgente, devi farlo. "Ho bisogno di dormire." → Sento la necessità di dormire. "Devo dormire." → È proprio necessario che io dorma, magari domani ho un esame! d) Mi Occorre / Mi Occorrono Questa espressione è un po' più formale di "servire" e "avere bisogno di", ma è comunque molto più naturale e usata rispetto a "necessitare". Funziona esattamente come "servire": la cosa necessaria è il soggetto. Esempi "Mi occorre un documento." (= Mi serve un documento) "Ci occorrono più risorse." "Ti occorre altro?" Dove la senti di più? In contesti semi-formali: al lavoro, in ufficio, in una mail professionale (ma non troppo burocratica). È una via di mezzo perfetta tra il linguaggio quotidiano e quello formale. e) C'è Bisogno di (Forma Impersonale) Quando non parliamo di una persona specifica, ma della situazione in generale, possiamo usare questa forma impersonale. Esempi "C'è bisogno di più pazienza in questo mondo." "Non c'è bisogno di urlare!" "C'è bisogno di fare qualcosa subito!" La frase "Non c'è bisogno!" da sola è usatissima. Significa: "Non è necessario", "Non serve", "Non ti preoccupare". Per esempio, se un amico vuole pagarti il caffè: "No, no, non c'è bisogno, offro io!" f) È Indispensabile / È Essenziale + Che + Congiuntivo / Infinito Se vuoi esprimere necessità in modo un po' più enfatico o formale (ma comunque naturale!), puoi usare queste espressioni impersonali. Esempi "È indispensabile che tutti portino il passaporto." "È essenziale studiare la grammatica." Nota sul Congiuntivo Quando c'è un soggetto specifico dopo queste espressioni, serve che + congiuntivo: "È essenziale che tu venga alla riunione." Quando il soggetto è generico o è lo stesso della frase principale, basta l'infinito: "È indispensabile arrivare puntuali." Riepilogo Veloce: Tabella delle Alternative Ecco un riassunto pratico di tutte le alternative a "necessitare" con i relativi esempi: Invece di "necessito"…Usa…EsempioNecessito un caffèHo bisogno di un caffè"Ho bisogno di te."Necessito una pennaMi serve una penna"Mi servono due biglietti."Necessito di studiareDevo studiare"Devo andare dal dottore."Necessito un documentoMi occorre un documento"Mi occorrono delle informazioni."Si necessita di calmaC'è bisogno di calma"Non c'è bisogno di gridare!"Si necessita di prenotareÈ essenziale prenotare"È essenziale che tu venga." Tabella Comparativa: Livelli di Formalità Per aiutarti a scegliere l'espressione giusta a seconda della situazione, ecco una tabella che confronta il livello di formalità di ciascuna alternativa: EspressioneLivello di FormalitàQuando UsarlaFunziona con…Avere bisogno diInformale / NeutroSempre, in ogni situazioneNomi e verbi all'infinitoServireInformale / NeutroConversazioni quotidianeSolo nomiDovereInformale / NeutroQuando l'azione è urgente o obbligatoriaSolo verbi all'infinitoOccorrereSemi-formaleLavoro, email professionaliSolo nomiC'è bisogno diInformale / NeutroSituazioni generali, impersonaliNomi e verbi all'infinitoÈ indispensabile / essenzialeSemi-formale / FormaleEnfasi, contesti ufficialiChe + congiuntivo o infinitoNecessitareMolto formaleSolo documenti burocratici o tecniciDi + nome o infinito Domande Frequenti "Necessitare" È Sbagliato? No, "necessitare" non è sbagliato dal punto di vista grammaticale. È un verbo che esiste nel dizionario italiano ed è perfettamente corretto. Il problema è che è estremamente formale e suona innaturale nella conversazione quotidiana. Usarlo parlando con amici o in situazioni informali è come presentarsi a una cena in pigiama: non è illegale, ma è decisamente fuori luogo. Qual È la Differenza tra "Servire" e "Avere Bisogno di"? Entrambe le espressioni significano la stessa cosa, ma hanno una struttura grammaticale diversa. Con "avere bisogno di", il soggetto è la persona ("Io ho bisogno di…"). Con "servire", il soggetto è la cosa necessaria ("Mi serve…"), proprio come funziona il verbo "piacere". Nella pratica, sono intercambiabili nella maggior parte dei contesti. "Avere bisogno di" funziona anche con i verbi all'infinito, mentre "servire" si usa prevalentemente con i nomi. Posso Usare "Occorrere" nella Vita Quotidiana? Sì, ma con una sfumatura. "Occorrere" è leggermente più formale di "servire" e "avere bisogno di". È perfetto per contesti semi-formali: al lavoro, in una email professionale, in una richiesta a un ufficio. Non è pesante come "necessitare", ma non è nemmeno informale come "mi serve". È la scelta ideale quando vuoi essere educato e preciso senza sembrare troppo burocratico. Quando Devo Usare il Congiuntivo con "È Indispensabile" e "È Essenziale"? La regola è semplice: se dopo l'espressione c'è un soggetto specifico diverso da quello della frase principale, si usa "che" + congiuntivo ("È essenziale che tu venga"). Se il soggetto è generico o lo stesso, si usa l'infinito ("È indispensabile arrivare puntuali"). Il congiuntivo è necessario perché queste espressioni esprimono una necessità soggettiva, e il congiuntivo in italiano è il modo verbale della soggettività, del desiderio e della necessità. Perché Molti Studenti Stranieri Usano "Necessitare"? Questo accade per una ragione molto comprensibile: in molte lingue, il verbo equivalente di "necessitare" è perfettamente normale nella conversazione quotidiana. In inglese "I need", in spagnolo "necesito", in francese "j'ai besoin" (anche se questo è più simile a "avere bisogno di") e in portoghese "necessito" sono tutti usati regolarmente. Gli studenti quindi traducono direttamente dalla loro lingua madre, senza sapere che in italiano il verbo ha un registro molto più elevato. Ecco perché è così importante conoscere le alternative! Vuoi continuare a rendere il tuo italiano più fluido e autentico? Scopri l'articolo dedicato al verbo 'piacere'. Vuoi fare lezioni di italiano con i nostri insegnanti madrelingua qualificati? Acquista il tuo pacchetto di Italiano Intensivo! { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test su Come Esprimere Bisogni e Necessità in Italiano", "description": "Quiz interattivo sulle alternative al verbo necessitare in italiano con 10 domande su avere bisogno di, servire, dovere, occorrere e altre espressioni naturali....
Acquista qui il mio nuovo libro "Basta un'idea: tutto cambia quando cambi come pensi": https://amzn.to/40s69tl Quanto vale secondo te una buona idea? E hai mai pensato a quanto ti costa, invece, cambiarne una sbagliata?In questo episodio ti parlo di idee che ti cambiano la vita e ti racconto di 3 modi in cui le idee sbagliate ti stanno svuotando il conto corrente piano piano. Buon ascolto, Luca Introduzione (00:00:00)PRIMA IDEA (00:02:49)SECONDA IDEA (00:05:52)TERZA IDEA (00:08:37)Il costo composto (00:11:16)Se il video ti è piaciuto, metti like, iscriviti al canale e clicca la campanella per rimanere aggiornato/a sulle nuove uscite ;)Seguimi anche qui sugli altri social:IG: https://www.instagram.com/luca.mazzucchelli/ FB: https://www.facebook.com/lucamazzucchellipsi Substack: https://substack.com/@lucamazzucchelli
En este episodio de Dimes y Billetes, Vero Monti cuenta la historia detrás de una relación marcada por violencia económica, red flags ignoradas y una estafa tipo Ponzi que dejó deudas y caos financiero. Desde cómo funcionaba el fraude, hasta el impacto emocional y económico en su familia, pasamos por las lecciones clave sobre dinero, pareja y límites que hoy sostienen el éxito de Damitas Histeria y su comunidad.
As the name of this episode sugests, it was a lot of fun, so get ready for big giggles, Vero sings more than usual, and we do make a lot of pirate sounds! Lina shares more information on Vinnie Jones and Ben Presley, we learn the full lyrics to all songs, and at one point we yet again discuss a potential queerness of Galavant? Either way it was a very fun episode to both watch and hat about, so hopefully you will share our joy. And do feel free to follow us on our socials, we are more active now that we also post some of our gifs over there: Bluesky: https://bsky.app/profile/theappleoftruth.bsky.social Instagram: https://www.instagram.com/taotpodcast Patreon: https://www.patreon.com/taotpodcast
In this Skip the Queue podcast episode, our guest host Ruth Read, Director of blooloop and greenloop, is joined by Vero Celis, CEO and Founder of Valumia and Sustainability Advisor at Skutek Consulting, and Marie Rayner, Director of Project Development and Sustainability Lead at Storyland Studios, to discuss sustainability in the attractions industry, focusing on practical climate action, key risks, and how small, data-driven steps can create meaningful progress. Topics Discussed: what sustainability and climate action mean for attractions how to get started using existing data and simple steps integrating sustainability into storytelling and guest experience designing attractions with biodiversity and long term impact in mind attractions as spaces to test and showcase sustainable innovation risks of not acting including climate impacts and infrastructure challenges supply chain risks and ESG considerations growing guest expectations around sustainability practical operational improvements and quick wins barriers to progress including cost, alignment, and lack of clarity circular design and reducing waste across projects engaging and educating guests through visible sustainability efforts Show references: Guest Host: Ruth Read, Director at blooloop, the go-to source for attractions news and its sustainability platform greenloop. https://blooloop.com/ https://www.linkedin.com/company/blooloop/about/ https://www.linkedin.com/in/ruthread/ Join the greenloop newsletter. https://mailchi.mp/blooloop.com/greenloops-reasons-to-be-cheerful Veronica Celis Vergara, CEO and founder of Valumia and Sustainability Advisor at Skutek Consulting https://skutek-consulting.de/ https://www.valumia.com/ https://www.linkedin.com/in/veronica-celis-vergara/ Marie Rayner, Director of Project Development and Sustainability Lead at Storyland Studios https://www.storylandstudios.com/ https://www.linkedin.com/company/storyland-studios/about/ https://www.linkedin.com/in/marie-r-138b181b/ Skip the Queue is brought to you by Merac. We provide attractions with the tools and expertise to create world-class digital interactions. Very simply, we're here to rehumanise commerce. Your guest host is Ruth Read. If you like what you hear, you can subscribe on Apple Podcasts, Spotify, and all the usual channels by searching Skip the Queue or visit our website SkiptheQueue.fm. If you've enjoyed this podcast, please leave us a five star review, it really helps others find us. And remember to follow us on LinkedIn. Credits: Written by Emily Burrows (Plaster) Edited by Steve Folland Produced by Emily Burrows and Sami Entwistle (Plaster) Download The Visitor Attractions Website Survey Report - https://www.merac.co.uk/download-the-visitor-attractions-survey We have launched our brand-new playbook: ‘The Retail Ready Guide to Going Beyond the Gift Shop' — your go-to resource for building a successful e-commerce strategy that connects with your audience and drives sustainable growth. Download your FREE copy here
La historia de Pilar arranca cada mañana en un autobús rumbo al hospital, con miedo e incertidumbre, y termina de vuelta a casa con una sensación de calma y propósito difícil de explicar. No es paciente ni familiar: es voluntaria. Dedica su tiempo a acompañar a niños hospitalizados que no tienen a nadie, a cogerles la mano, leerles cuentos o simplemente estar. Su propia vida, marcada por la pérdida de su hija y su marido, la llevó a transformar el dolor en compañía para otros. Su testimonio, recogido en el documental Leonas e impulsado por la labor de Majo Gimeno, pone el foco en algo esencial y a menudo invisible: la necesidad de afecto en los hospitales infantiles. Una realidad que también conocen de primera mano Pilar Herreros y Verónica Macedo, quienes destacan el valor del acompañamiento emocional dentro de centros como el Hospital Niño Jesús, donde profesionales sanitarios y organizaciones colaboran para que, más allá de la medicina, haya gestos que también curan.
Il futuro non è un'attesa, è un atto di volontà.
Il futuro non è un'attesa, è un atto di volontà.
"To me, photography is an art of observation. It's about finding something interesting in an ordinary place." - Elliott Erwitt "There's nothing more extraordinary than reality." - Mary Ellen Mark In this episode, Antonio and Ward talk about photographing ordinary things: streets, buildings, objects, empty places, and quiet scenes that may not seem important at first glance but begin to carry meaning when a photographer pays attention. Using Stephen Shore as a jumping-off point, they explore the difference between an ordinary subject and an ordinary photograph, and why an image does not always need a clear “hero” object to be worth making. Antonio connects the idea to his recent photographs of Ashland, Nebraska, while Ward reflects on his own habit of returning to familiar objects and places. Together, they consider how photography can give us permission to notice what is usually overlooked, and how the quietest pictures can sometimes say the most. The Photographic Eye - What Stephen Shore Knew About Shooting Boring Places The Photographic Eye - How Joel Meyerowitz Shoots The Hardest Subject In Photography Subscribe to our Substack Newsletter Help out the show by buying us a coffee! Support the show by purchasing Antonio's Zines or buying a print. Support the show by purchasing Ward's Zine, Book and Prints Send us a voice message, comment or question. Show Links: Antonio M. Rosario's Website, Vero, Instagram, Bluesky, and Facebook page Ward Rosin's Website, Vero, Bluesky, Instagram and Facebook page. Subscribe to us on: Apple Podcasts Spotify Amazon Music iHeart Radio Deezer Podcast Addict
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Monday Hour 1: Live from Vero, Dirt in Beer, Stanley Cup Playoffs, NBA Playoffs & some Draft talk
Monday Hour 3: Brendan Soresby, Chad Leistikow on the Hawks & more from Vero
Wednesday Hour 1: NBA Playoffs, Travis Hines on Iowa State & Dr. Josiah Fitzsimmons from Vero Health