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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
Oggi la Parola di Dio richiama la nostra attenzione sull’esistenza della violenza nella società. La prepotenza messa in atto da Acab, coadiuvato dall’animo crudele della moglie Gezabele, miete anche oggi vittime inermi e indifese come Nabot. Non sono solo episodi di bullismo, commessi nel mondo dei giovani. L’innata bramosia di ricchezza, di potere, di prestigio continua ad armare la mano di tanti Caino contro i fratelli Abele. Fatti di violenza e di ingiustizia, notizie raccapriccianti dei telegiornali quasi d’ogni giorno, turbano la vita di quanti vorrebbero vivere nella serenità: figli che si levano contro i genitori e i nonni per carpire quattro soldi; ladri che derubano e, a volte, incrudeliscono contro poveri anziani indifesi; i prepotenti che avanzano nei pubblici impieghi, nei posti di comando e meglio rimunerati mediante sotterfugi e inganni, mortificando chi ha più talento e capacità. Che dire poi delle mafie in genere? Una catena di violenza e di delitti che incute terrore. Dinanzi a queste ingiustizie viene naturale la reazione, la spinta alla vendetta. La Parola di Dio frena il nostro sdegno e ci invita a ragionare. La legge ebraica aveva messo un limite alle rivendicazioni con la norma: “Occhio per occhio, dente per dente”. Non vuol essere un invito, ma stabilire la misura: non puoi fare al tuo nemico un danno maggiore di quello che tu hai ricevuto. La legge evangelica ci chiede ancora di più. Non opporsi al malvagio, ma cedere: “Anzi, se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”. Quanto cammino dobbiamo ancora fare per raggiungere quel controllo di noi stessi e quella mansuetudine che ci permettano di imitare il nostro Maestro e Salvatore! Se la Parola del Signore ci sorprende in lite con qualcuno, con la coscienza che ci ammonisce di torti e ingiustizie che magari stiamo perpetrando, prestiamo ascolto alla voce di richiamo. Ricordiamo: “Ascoltate oggi la sua voce, non indurite il vostro cuore!”.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
La compassione è segno evidente di amore; si soffre per chi e con chi si ama. Gesù oggi posa il suo sguardo sulla folla che lo segue e il suo spirito di Uomo-Dio si muove a compassione per loro perché egli vede quella gente come pecore senza pastore. Il suo sguardo va oltre il tempo e oltre i confini dello spazio. È urgente per loro, per tutti, che abbiano guide sicure, pastori sapienti e santi. Egli ha detto di se stesso: “Io sono la via”, “Io sono il buon pastore”; si è detto disposto a dare la vita per le sue pecorelle, si è messo alla ricerca della pecora smarrita e tutte le ha difese dagli assalti dei lupi. La sua presenza nel mondo è però limitata nel tempo; vuole perciò assicurare un prolungamento senza fine del suo annuncio di salvezza e ha quindi urgente bisogno di ottimi pastori da inviare in sua vece e nel suo nome per quella folla e per tutte le genti di tutti i tempi. Gesù convoca a sé i dodici e dà loro poteri speciali, gli stessi che egli esercita durante il suo peregrinare nel mondo: scacciare i demoni e guarire ogni genere di infermità. Quindi l’evangelista Matteo elenca i nomi dei dodici; sono i primi di una serie interminabile e meritano questa citazione speciale. Loro si muovono sulle orme di Cristo e tutti gli altri che seguiranno percorreranno le stesse orme, compiranno gli stessi prodigi, annunceranno lo stesso Vangelo. Ha così origine la schiera dei missionari e così nasce la Chiesa missionaria. Cristo continua, nei suoi ministri, a essere presente e vivo nelle strade del mondo. L’annuncio del Regno ha ormai la sua continuità. La loro missione gradualmente si aprirà al mondo intero finché, in ogni angolo del mondo, non sarà udito il messaggio della redenzione. Strada facendo devono dare un annuncio essenziale di salvezza: “Il Regno di Dio è vicino”. Le pecore smarrite e senza pastori troveranno così le loro guide, i dispersi potranno tornare all’ovile, i malati potranno recuperare la salute e i peccatori potranno sperimentare il dono della misericordia, gli affamati potranno saziarsi del pane di vita. Cristo si affida alla fragilità degli uomini; potrà quindi accadere che talvolta gli stessi pastori rischieranno momentaneamente di smarrirsi e di cedere alla tentazione di avventurarsi in pascoli non buoni, ma il Signore si è fatto garante per tutti loro: egli è disposto a cercare non solo la pecora smarrita, ma anche i pastori, anche quelli che si renderanno indegni del loro mandato. Lo ha dichiarato esplicitamente: “Io sarò con voi sempre, sino alla fine dei tempi”.
Dal Vangelo secondo LucaI genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
La Chiesa ricorda oggi, dopo il Cuore Sacratissimo di Gesù, il Cuore Immacolato di Maria. È una memoria facoltativa e la liturgia ci fa scegliere tra le letture del giorno o quelle della memoria, con sempre la preferenza della “lectio continua”. Pertanto scegliamo le letture del giorno, che possono essere utilizzate anche nella celebrazione della Madonna Santissima. L’esempio di Maria, Madre di Dio, che dedica tutta la sua vita al servizio del Signore, sembra in pieno contrasto con le letture di oggi. Il raggiro, la doppiezza, il sotterfugio, l’inganno, la menzogna… sgorgano sempre da un animo interiormente inquinato, da chi ha bisogno di nascondere la verità, di prevaricare sull’altro, di difendersi o di difendere qualcun altro in modo maldestro e mendace per le proprie o altrui malefatte. Si può arrivare fino a stravolgere totalmente la verità, minando alla radice la giustizia. Conosciamo le bugie dei bambini, che spesso hanno tutte le caratteristiche di una legittima difesa dalle indebite imposizioni degli adulti, ma conosciamo anche le bugie dei grandi, quelle che causano gravi danni alle persone. Il ricorso al giuramento è proprio di chi dubita della verità o vuole farla riconoscere come tale anche quando è palese menzogna. Si vuole chiamare Dio a testimone di quanto asseriamo e non è difficile comprendere come si incorra nello spergiuro quando non si proclama la verità. È un grave peccato che trova le sue reali dimensioni nell’offesa arrecata a Dio, convocato e nominato invano e inopportunamente, e nel danno che si procura con la falsità proclamata. Talvolta siamo chiamati a giurare anche nei tribunali del mondo, che hanno il compito di definire la giustizia in fatti contenziosi; anche lì il nostro dire deve essere assolutamente conforme alla verità che conosciamo, anche se, nella stragrande maggioranza dei casi, in quelle circostanze non si giura più su Dio o sul Vangelo. Il cristiano, comunque, come ci dice lo stesso Signore, non deve giurare affatto: “Né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello”. “Sia invece il vostro parlare: sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”. Gesù fa riferimento alle diverse forme di giuramento che venivano proclamate ai suoi tempi; la conclusione, però, non dà adito a dubbi: chi vive in Dio, chi conforma tutta la sua vita a Cristo, non ha bisogno di ricorrere ad alcuna formula di giuramento perché possiede in sé la verità assoluta, che deve essere continuamente testimoniata in tutti i suoi comportamenti e in ogni circostanza. L’unico giuramento è l’incondizionata fedeltà al Dio vero, da testimoniare sempre, fin dal nostro battesimo, con le parole e con le azioni. Il resto viene dal maligno, definito menzognero fin dal suo apparire nella nostra storia.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
La Festa del Sacro Cuore ci porta al centro della nostra salvezza, al grande motivo che ha spinto il Padre celeste a donarci il suo Figlio per la salvezza dell’uomo. Tutta l’opera della salvezza ha inizio dal Cuore immenso del Padre che vuole riempire il vuoto del cuore umano. Le letture proposte alla nostra considerazione ci invitano a riconoscere e lodare Dio per la scelta preferenziale a nostro favore, chiamandoci alla fede, ad amarlo e ad estendere questo amore ai fratelli sull’esempio di Gesù, a ringraziare il Padre con lui perché ha voluto rivelare a noi, povere e misere creature, la ricchezza della sua sapienza. Forte è nel nostro cuore l’anelito alla felicità, ma questa suppone l’appagamento di tutti i nostri desideri, mortificati dall’instabilità delle cose. Il più profondo desiderio è quello di amare ed essere amati. Per questo ci tuffiamo su tutto ciò che sembra colmare questo nostro vuoto, ma ne rimaniamo scottati perché l’amore umano, così limitato e volubile, non ci appaga se non per un istante. Viene Gesù che ci presenta il suo Cuore come sede del vero amore, di un amore perenne; ci rivela che solo in questo amore noi possiamo trovare la felicità di cui siamo tanto assetati, purché ci poniamo nell’obbedienza al Padre. Sarebbe per sé scontato lasciarsi conquistare da questo amore, almeno come sentimento di gratitudine a lui che ci invita a entrare nel segreto del suo cuore attraverso il costato aperto. Invece, chini come siamo verso la terra, siamo sordi a questi richiami, lasciamo inascoltati i gemiti di quel Cuore che ripete il lamento, come a santa Maria Margherita: “Ecco quel cuore che tanto ha amato gli uomini… dai quali è così poco amato!”. Un lamento che dovrebbe ferire la nostra sensibilità. Non è il Signore che ha bisogno di noi, ma siamo noi che, senza il suo amore e la redenzione che ci ha regalato, resteremmo chiusi nella nostra angoscia. Amiamo, cerchiamo di ricambiare quell’amore, per quanto poco ci sarà possibile; ogni sforzo vale “oro”, che è la vita eterna.
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Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».Commento di don Marco Giordy, diocesi di Mondovì
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: questo comando del Signore fa parte integrante della missione degli apostoli nella memoria liturgica di san Barnaba. Chiamati da Cristo a essere i suoi prediletti solo per una sua libera scelta di amore, quindi nell’assoluta gratuità, alla stessa maniera essi devono intraprendere e svolgere la loro testimonianza dinanzi al mondo. Devono annunciare a tutti ciò che essi stessi per primi hanno visto, udito e sperimentato. Il Regno dei cieli è vicino, ma molti devono essere sanati, risuscitati, liberati dal male affinché possano entrarvi ed esserne partecipi. Devono ripetere a loro volta quello che ha fatto Gesù durante la sua vita. Egli ora vuole trasferire a loro l’energia della sua parola, la sua forza di compiere prodigi, la capacità di essere testimoni veraci e credibili. Li vuole liberi da ogni terrena preoccupazione, li spoglia di ogni umana sicurezza, dando loro soltanto la garanzia che l’operaio ha diritto al suo nutrimento. Non indica loro neanche un indirizzo preciso a cui rivolgersi o dove andare; Gesù dice: “Strada facendo”; apre loro tutte le vie del mondo, tutte le strade dove vivono gli uomini affinché tutti trovino la Via del Regno. Deve essere ancora tale la strada del Vangelo, così devono comportarsi gli annunciatori delle verità di Cristo. Li accompagna una certezza: che egli è con loro sulla stessa strada, sugli stessi percorsi, talvolta impervi e spesso inospitali: “Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo”. Non ci scoraggiamo per questo, anche perché lo stesso Signore ci avverte che “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Spesso la morte del chicco di grano comporta la morte anche del seminatore: “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna”. Questo è il vissuto di Barnaba, questo è ancora il vissuto della Chiesa, ma resta sempre vero che il sangue del martire è il seme fecondo da spargere nel campo del Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-19)In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento”. San Paolo, in una delle sue lettere, aggiunge: “Compimento della legge è l’amore”. Poi, per farci meglio comprendere come sia avvenuto il compimento, lo stesso apostolo afferma: “La legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito”. È evidente l’alternativa: o camminare secondo la carne o lasciarsi guidare dallo Spirito. È la via nuova tracciata da Cristo, che, incarnandosi in Maria per opera dello Spirito Santo, ha assunto ed elevato la nostra natura umana, imprimendo in essa il sigillo della divinità. La legge, calata nella carnalità dell’uomo, era solo causa di peccato e ne definiva l’entità. Ora, santificati in Cristo, irrorati dallo Spirito, siamo capaci di comprendere la legge non più come un capestro che schiavizza, ma come luce e lampada ai nostri passi. Solo nell’amore siamo capaci di convincerci che quanto il buon Dio ci comanda è la cosa migliore che si possa pensare per noi. Ecco perché Gesù, pur rinnovando la legge, facendola diventare il comandamento nuovo, afferma: “In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno della legge, senza che tutto sia compiuto”. Egli stesso, nella sua persona, nella sua missione, nella sua morte e risurrezione, sarà il compimento della legge. Lo dichiarerà esplicitamente dall’alto della croce, prima di esalare l’ultimo respiro: “Tutto è compiuto”. In quel “compiuto” egli ha poi inserito tutti noi, la sua Chiesa, sparsa nel mondo, dandoci il mandato di amare Dio con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente e con tutte le nostre forze e il nostro prossimo come noi stessi. Così la legge, che all’inizio era solo causa di morte spirituale, non viene abolita, ma completata nell’amore a Dio e al prossimo e diventa così strumento di santificazione e via di salvezza.
Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:«Beati i poveri in spirito,perché di essi è il regno dei cieli.Beati quelli che sono nel pianto,perché saranno consolati.Beati i miti,perché avranno in eredità la terra.Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati.Beati i misericordiosi,perché troveranno misericordia.Beati i puri di cuore,perché vedranno Dio.Beati gli operatori di pace,perché saranno chiamati figli di Dio.Beati i perseguitati per la giustizia,perché di essi è il regno dei cieli.Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
Altro Vangelo provocante, quello odierno, per il celebre paragone di Gesù che disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra…, voi siete la luce del mondo”. Notiamo la dimensione universalistica espressa in “la terra” e “il mondo”: sono l’intera umanità. Grandissima missione, essere uomini e donne che danno sapore e senso alla vita, che danno luce e convinzioni agli altri. Con altrettanta evidenza, tuttavia, c’è il rischio di essere insipidi, di perdere quella novità a cui tutti dovrebbero poter guardare per imparare a sperare in Dio. Se i discepoli venissero meno al loro compito rispetto al mondo, non servirebbero più a nulla; anzi, rischierebbero di essere “gettati via e calpestati dagli uomini”. “Voi siete”: grande fiducia da parte del Signore per i suoi discepoli! Grande responsabilità per i discepoli nei confronti di coloro ai quali sono mandati! “Voi siete” costituisce già un’identità, data certo come dono, in unione con Gesù, vera “luce degli uomini”. La luce, che non può essere nascosta come una città posta sopra un monte e che sarebbe assurdo mettere sotto il letto come la lucerna in casa, sono le “buone opere” dei discepoli. Si tratta di quelle opere che rendono visibili la giustizia, la misericordia, la pace e l’impegno sociale dei discepoli, per mezzo delle quali essi si rivelano autentici figli di Dio. Infatti questo dovere coerente e pratico dei discepoli è un irraggiamento di quella luce che deve condurre gli uomini a riconoscere la fonte luminosa e sapienziale: il Padre che è nei cieli.
Dal Vangelo secondo MarcoIn quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Recensione della stagione completa di Spider-Noir, la serie Prime Video con Nicolas Cage ambientata nella New York degli anni '30 e costruita come un noir prima ancora che come un classico racconto supereroistico. Spider-Noir prende l'universo di Spider-Man e lo filtra attraverso le regole del noir: atmosfera cupa, fotografia pensata per il bianco e nero, personaggi spezzati, criminalità, corruzione, senso di colpa e responsabilità. La domanda è semplice: questa scommessa funziona davvero? Nella prima parte si parla senza spoiler del tono della serie, del lavoro di Nicolas Cage nei panni di Ben Reilly, della scelta tra bianco e nero e colore, e del motivo per cui Spider-Noir sia una delle proposte supereroistiche più interessanti degli ultimi anni. Dal minuto 08:43 si entra invece nella parte spoiler, con il commento sul finale, sul percorso di Ben Reilly, su Cat Hardy, sui villain e sul modo in cui la serie rilegge i grandi temi dell'universo di Spider-Man. Capitoletti: (00:00) Spider-Noir: la scommessa Prime Video con Nicolas Cage (04:27) Recensione spoiler-free della stagione completa (08:43) Commento spoiler: finale, Ben Reilly, Cat Hardy e villain Per Recenserie, Spider-Noir si merita un Thank: non è una serie perfetta, ma è una sorpresa Prime Video con una personalità forte e una visione molto più chiara del previsto. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Dal Vangelo secondo MarcoIn quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:“Disse il Signore al mio Signore:Siedi alla mia destra,finché io ponga i tuoi nemicisotto i tuoi piedi”.Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.
Dal Vangelo secondo MarcoIn quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c'è altro comandamento più grande di questi».Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.«Non sei lontano dal Regno di Dio»…significa: «Non sei lontano dall'essere felice! Non sei lontano dall'essere salvato! Non sei lontano dal l'aver dato senso alla tua vita! Perché la vita ha senso solo se ascolteremo e metteremo a frutto le parole del Vangelo di oggi: Amare…e basta! È questo quello che conta! È questo il “Regno di Dio”.
Commento al Vangelo di domenica 7 giugno 2026 #Vangelodiperiferia Gv 6,51-58 #Vangelodelladomenica Sostieni Vangelo di periferia!IBAN: IT77F0338501601100000178619 (causale: VdP)Satispay: https://web.satispay.com/download/qrcode/S6Y-CON--290BE4FF-0576-4C05-9C47-483EC89A5F6F?Grazie di cuore! Luca
Dal Vangelo secondo MarcoIn quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c'è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
Dal Vangelo secondo MarcoIn quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.