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Dall'intelligenza artificiale alle nanotecnologie, dalla blochckain ai nuovi materiali, dall'energia che cambia alla digital transformation, dall'auto elettrica all'economia economia circolare: ogni giorno a Smart City idee e storie di innovazione dalla voce dei protagonisti.

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    • Apr 16, 2026 LATEST EPISODE
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    Istruzioni per un'energia sicura e a basso costo: il ruolo dell'eolico

    Play Episode Listen Later Apr 16, 2026


    Continua lo speciale di Smart City, dedicato alla crisi energetica e alle soluzioni che abbiamo in casa ma non usiamo. Questa sera facciamo il punto sullo sviluppo dell’eolico in Italia, che negli ultimi anni non è andato bene: nel 2024 è stato installato circa mezzo GW; nel 2025 si è passati a 0.6GW. Ma siamo ancora molto al di sotto delle attese e questi ritardi ci costano cari. L’eolico è una fonte di energia elettrica tra le più economiche e offre sicurezza e sovranità energetica, ma arranca tra procedure autorizzative complicatissime e tempi di approvazione biblici. Mentre non meno di 1GW di progetti potrebbe essere sbloccato con un semplice atto amministrativo dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ne parliamo con Simone Togni, Presidentedi ANEV.

    Istruzioni per un'energia sicura e a basso costo: il ruolo del fotovoltaico

    Play Episode Listen Later Apr 15, 2026


    Istruzioni per un'energia sicura e a basso costo: intro

    Play Episode Listen Later Apr 14, 2026


    Eolico e Fotovoltaico costano stabilmente, da anni, meno dell’elettricità prodotta da gas. Anni di campagne contro le rinnovabili sembra siano riusciti a oscurare questo elementare dato di fatto. Ciononostante le ultime aste del GSE, l’anno scorso, hanno chiuso a cifre che vanno da meno di 60 a poco più di 74€MWh, contro i 170 dell’elettricità da gas di oggi. Attraverso questo e altri meccanismi, che realizzano il famoso disaccoppiamento, è oggettivamente possibile ridurre il costo dell’energia in bolletta. Eppure almeno 11GW di richieste di autorizzazione per nuovi impianti giacciono in attesa di validazione da parte della Presidenza del Consiglio di ministri, che potrebbe sbloccarle con un semplice atto amministrativo. Ma c’è di più. Nel corso di questa e delle prossime puntate, parleremo delle strategie e delle fonti attraverso cui il Paese potrebbe diventare più autonomo e ridurre la bolletta. Ospite di questa puntata: Tommaso Barbetti, Partner di Elemens.

    Finanziamento da record per la tecnologia che promette di abbattere i consumi di energia dell'IA: verrà prodotta in Italia

    Play Episode Listen Later Apr 13, 2026


    Una batteria a flusso al manganese per battere la Cina

    Play Episode Listen Later Apr 9, 2026


    Più fonti non programmabili come sole e vento installeremo, più avremo bisogno di sistemi di accumulo di durata crescente. Le moderne batterie al litio svolgono egregiamente il compito su una scala scala temporale che va dai secondi alle ore. Ma per applicazioni in cui i cicli di carica e scarica sono più radi e più lunghi, la loro convenienza economica viene meno. Ed è qui che entrano in gioco le batterie a flusso: parenti delle normali batterie, se ne differenziano perché invece di avere i reagenti impacchettati al loro interno insieme agli elettrodi, li conservano all’esterno in appositi contenitori. Seppur meno efficienti, permettono di aumentare la capacità di accumulo semplicemente aggiungendone di nuovi. Finora questo settore è dominato dalle batterie a flusso al vanadio cinesi, ma una start-up Italiana, Green Energy Storage, è convinta di avere in mano una tecnologia migliore basata sul manganese: più economico, reperibile e facile da maneggiare; una tecnologia che ad oggi non esiste e sulla quale, quindi, si può ancora aspirare ad acquisire un primato. Ospite Salvatore Pinto, Fondatore e presidente - Green Energy Storage.

    Hormuz e il trasporto pesante: perché rivedere la normativa europea sui biocarburanti può aiutarci a resistere alle crisi energetiche

    Play Episode Listen Later Apr 8, 2026


    La crisi Hormuz ha fatto tremare tutto il mondo della logistica e degli auto-trasporti pesanti in particolare, giacché proprio il gasolio - da cui questi dipendono completamente - ha fatto registrare in questi giorni uno degli aumenti più sostanziosi, con rischi addirittura di razionamento. Torniamo quindi a parlare di biocarburanti, cui oggi dovremmo guardare come strumento di autonomia e sicurezza energetica prima ancora che di decarbonizzazione. Come vedremo infatti, oggi bio-carburanti come il biodiesel e come l’HVO - quest’ultimo del tutto equivalente al gasolio - possono essere prodotti a costi non troppo diversi da quelli dei carburanti tradizionali a partire da grassi vegetali e animali. Tuttavia regolamenti molto restrittivi sulle materie prime ammesse dalla normativa europea per produrre questi biocombustibili, obbligano all’importazione di grassi vegetali dall’estero (come navi cariche di olio da frittura esausto) anche quando potremmo produrli in Europa e in Italia con pratiche agricole adeguate, in alcuni casi perfino carbon negative. Un’occasione mancata per la sostenibilità e la sicurezza della logistica e dei trasporti pesanti. Ospite David Chiaramonti. Prof. del Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino.

    Riciclare l'improbabile

    Play Episode Listen Later Apr 7, 2026


    Da rifiuti a materie prime: è il concetto chiave alla base di molti processi di economia circolare. E siccome i rifiuti sono straordinariamente variegati, altrettanto variegato è lo spettro di processi di riciclo che si stanno progressivamente mettendo a punto. E a dimostrazione che volere è potere, parliamo di un progetto che ha visto protagonisti il Politecnico di Milano e l’azienda Calchera Sangiorgio, specializzata nella produzione di materiali per il restauro e il risanamento delle murature e la bioedilizia, che ha trovato il modo di valorizzare una serie di rifiuti agro-alimentari (tra cui non mancano gusci di uova marce e conchiglie di vongole scadute) e residui di lavorazione di pietre e altri materiali, alcuni dei quali apparentemente improbabili. Ospite Marco Imperadori, professore di Produzione E Gestione Dell'Ambiente Costruito al Politecnico di Milano.

    Dissalare l'acqua col tepore: inventato a Torino un nuovo materiale in grado di riuscirci

    Play Episode Listen Later Apr 2, 2026


    La dissalazione è una risorsa strategica per molti paesi che da essa dipendono completamente per il rifornimento di acqua dolce. Tra questi, presto ci saranno anche varie regioni del Sud-Europa, come il Sud-Italia. Il problema della dissalazione è tuttavia la necessità di ingenti quantità di energia. Uno studio del Politecnico di Torino, pubblicato su Cell Reports Physical Science, descrive un nuovo materiale: un gel ottenuto da alghe brune, che permette di produrre acqua dolce, valorizzando il calore a bassa temperatura disperso da moltissimi processi industriali. Parliamo di fumi e reflui a 50 o 60°C, di cui siamo pieni: un oceano di energia, ma di bassa qualità, che i ricercatori torinesi hanno trovato il modo di usare per produrre il più essenziale dei beni: l’acqua. Ne parliamo con Matteo Fasano, professore del Dipartimento DENERG del Politecnico di Torino.

    Ecco le prime celle solari al diamante: funzionano anche ad altissima temperatura

    Play Episode Listen Later Apr 1, 2026


    Arrivano le prime celle solari basate sulla tecnologia Black Diamond, nella quale un sottilissimo strato di diamante nero artificiale funge da catodo. Sono state messe a punto dall’Istituto di Struttura della Materia del CNR e hanno la capacità di funzionare a temperature comprese tra 325 °C e 625 °C, del tutto impossibili per la tecnologia fotovoltaica tradizionale che perde efficienza surriscaldandosi. Le celle solari al diamante hanno il comportamento opposto, e questo le renderebbe perfette per quelle applicazioni in cui la luce del sole viene concentrata. Potenzialmente, il fotovoltaico ad alta temperatura permetterebbe di aumentare moltissimo l’efficienza nello sfruttamento dell’energia solare, grazie a una sorta di doppia produzione, fotovoltaica e termodinamica nello stesso tempo. L’innovazione è stata descritta sulla rivista Joule e la raccontiamo con l'aiuto di Daniele Trucchi, dirigente di ricerca dell'Istituto di Struttura della Materia del CNR e direttore del DiaTHEMA Lab.

    La prima terapia genica contro le nevralgie

    Play Episode Listen Later Mar 31, 2026


    Dopo decenni di ricerche, grazie anche a scoperte recenti come la CRIPR-Cas9 da Nobel di pochi anni fa, le terapie geniche hanno preso a diffondersi nella pratica clinica. E seppure al momento siano riservate solo a patologie genetiche gravissime e a certi tipi di cancro, le terapie geniche sono tuttavia destinate a offrire risposte a un ventaglio sempre più ampio di patologie, meno letali ma non per questo poco rilevanti, come la nevralgia del trigemino, una patologia che colpisce circa un milione di persone in Europa, distruggendo in molti casi la qualità della vita. È questo l’obiettivo del progetto TREAT, di cui parliamo con Chiara Mercurio, ricercatrice dell’Università Statale di Milano. Un caso particolarmente ingegnoso di applicazione della terapia genica, che introduce un gene in più che permette di “calmare” le cellule nervose a comando.

    Muscoli artificiali: ecco come rivaleggiare con quelli veri

    Play Episode Listen Later Mar 30, 2026


    Da anni ricercatori di tutto il mondo sono impegnati nel tentativo di sviluppare muscoli artificiali. Ma finora nessuna soluzione è ancora riuscita a offrire quel mix di forza, volume ridotto, escursione, velocità, capacità di controllo fine e silenziosità che caratterizza le fibre muscolari. Tuttavia, la settimana scorsa un gruppo di ricercatori del MIT e del Politecnico di Bari ha descritto su Science Robotics qualcosa che ci si avvicina molto, applicando a una soluzione nota - chiamata attuatore McKibben - che funziona con particolari fibre pneumatiche, un altrettanto particolare tipo di pompa detta “elettroidrodinamica”, portando a qualcosa di davvero molto simile ai muscoli dell’uomo e degli altri animali. Ne parliamo con Vito Cacucciolo, professore di robotica del Politecnico di Bari.

    Un superconduttore da record: infranto un primato dopo 33 anni, e una nuova strada si apre

    Play Episode Listen Later Mar 26, 2026


    Un paio di settimane fa, dopo ben 33 anni, un gruppo di ricercatori dell'Università di Huston ha infranto il record di temperatura per un materiale superconduttore a pressione ambiente. I superconduttori sono materiali in grado di condurre l'elettricità senza nessuna dispersione di energia e possono essere usati per generare potentissimi campi magnetici. Il nuovo materiale, una particolare ceramica, è rimasto superconduttivo fino alla temperatura di -123°C, contro i -141 °C del record precedente. Il balzo, di ben 18 gradi, è frutto di una nuova tecnica mai sperimentata prima e fa sperare che possa essere il primo di una serie di nuovi materiali superconduttivi in grado di funzionare a temperature sempre meno estreme, e quindi più facili da gestire. Si tratta di qualcosa che rivoluzionerebbe svariati settori, dall'energia alla medicina, ai trasporti. Ne parliamo con Lucio Rossi, fisico tra i massimi esperti di superconduttività, professore dell'Università degli Studi di Milano.

    SPECIALE Legno 2.0: e infine l'Italia

    Play Episode Listen Later Mar 25, 2026


    Per più di una settimana a Smart City abbiamo parlato di nuove tecnologie che rendono il legno trasparente o più resistente dell'acciaio, ma anche di super materiali a base di cellulosa e di pioppi modificati per contenere pochissima lignina. Tuttavia, mentre prendono piede nuove applicazioni del legno, l'Italia rimane debole nella silvicoltura e nell'economia forestale. Abbiamo una superficie forestale in crescita da un secolo, ma importiamo enormi quantità di legno per mobili, costruzioni e legna da ardere. Una situazione legata a vari fattori, a cui ha tentato di dare risposta la Strategia Nazionale Forestale, operativa dal 2020. Chiudiamo questo speciale cercando di capire, con l'aiuto di Alessandra Stefani - Presidente del Cluster Nazionale Italia Legno - se qualcosa sta cambiando anche in Italia.

    SPECIALE Legno 2.0: pioppi con poca lignina per supermateriali da legno sempre più facili

    Play Episode Listen Later Mar 24, 2026


    La presenza della lignina, che pure conferisce al legno alcune delle sue proprietà più importanti, è tuttavia un ostacolo alla sua trasformazione in materiali avanzati, come il legno trasparente e il cosiddetto superlegno, più resistente dell'acciaio e quasi del tutto inerte di fronte a fuoco, acqua e funghi. Da qui, il lavoro dell'università del Maryland, che dopo aver inventato il superlegno, ora punta a renderlo più economico e ambientalmente sostenibile grazie alla selezione di specie arboree - come il pioppo - già prive, o quasi, di lignina. Ne parliamo con Chiara Biselli, genetista, ricercatrice del Centro di Ricerca Foreste e Legno del CREA, l'ente di ricerca dedicato all'agroalimentare e alle foreste.

    SPECIALE Legno 2.0: materiali avanzati a base di cellulosa

    Play Episode Listen Later Mar 19, 2026


    Dopo aver parlato di super-legno e di legno trasparente, dedichiamo questa puntata ai materiali avanzati a base di cellulosa. Alla base di tutti questi materiali, così come del legno ingegnerizzato, ci sono importanti proprietà delle fibre di cellulosa. Diverse start-up in tutto il mondo stanno sviluppando varianti di questi materiali che sono destinati a entrare progressivamente nella nostra vita quotidiana. Ne parliamo ancora con Irene Bonadies, prima ricercatrice all'Istituto per i polimeri compositi e biomateriali (Cnr-Ipcb) di Pozzuoli.

    SPECIALE Legno 2.0: superlegno, più resistente dell'acciaio

    Play Episode Listen Later Mar 18, 2026


    In questa puntata parliamo di come potenziare il legno, trasformandolo in un materiale più resistente e più leggero dell'acciaio, addirittura antiproiettile. L'idea del superlegno è scaturita all'Università del Maryland, che nel corso degli anni l'ha perfezionata. Oggi è una tecnologia pronta per essere applicata a livello industriale, come dimostra la nascita delle prime imprese e start-up che lavorano a questo obiettivo. La più avanti di queste è Inventwood, nata come Spin-off della ricerca di Liangbing Hu proprio all'University of Maryland, che produce un materiale ottenuto rimuovendo la lignina e poi comprimendo il legno fino a ridurne il volume di 4 o 5 volte. Il risultato è un materiale caratterizzato da una resistenza a trazione fino al 50% superiore all'acciaio, e un rapporto resistenza/peso 10 volte maggiore. Esistono test in cui una tavoletta di superlegno resiste senza troppi problemi perfino ai proiettili. Ne parliamo con Irene Bonadies, prima ricercatrice all'Istituto per i polimeri compositi e biomateriali (Cnr-Ipcb) di Pozzuoli.

    SPECIALE Legno 2.0: legno trasparente - 2ª Parte

    Play Episode Listen Later Mar 17, 2026


    Come spiegato nella puntata precedente, esistono diversi processi che permettono di trasformare una tavoletta di legno convenzionale in un materiale semi-trasparente. Da qui, l'ampio ventaglio di potenziali applicazioni di cui parliamo in questa puntata, che vanno dall'edilizia, all'interior design, fino al settore dell'elettronica di consumo, dove per esempio sottili lamine di legno trasparente potrebbero essere utilizzate per realizzare gli schermi dei cellulari. Ne parliamo ancora con Giulio Malucelli, professore di Scienza e Tecnologia dei Materiali presso il Politecnico di Torino.

    SPECIALE Legno 2.0: legno trasparente - 1ª Parte

    Play Episode Listen Later Mar 16, 2026


    Da una decina di anni, la ricerca è impegnata nel tentativo di "potenziare" il legno, dotandolo di caratteristiche innovative che possano renderlo adatto a una gamma di applicazioni più ampia. Ne parliamo ampiamente nel corso delle prossime puntate, a partire da questa. Uno dei filoni più affascinanti riguarda la possibilità di rendere il legno traslucido, con l'idea che questo tipo di materiali possano un domani sostituire alcune superfici trasparenti o semi trasparenti, non solo grazie a una maggiore sostenibilità, ma soprattutto alla capacità di coniugare la trasparenza con le caratteristiche meccaniche e di sicurezza che il legno offre abitualmente. Ne parliamo con Giulio Malucelli, professore di Scienza e Tecnologia dei Materiali presso il Politecnico di Torino.

    Un nano-motore con la retromarcia: sintetizzato a Bologna, si attiva con la luce

    Play Episode Listen Later Mar 12, 2026


    Messo a punto all'Università di Bologna il primo nano-motore con la retromarcia che funziona con la luce. Qualcosa che fa intuire quale sia il potenziale, ancora del tutto inesplorato, che lo sviluppo delle nanotecnologie ci potrà mettere a disposizione in futuro. Lo sviluppo di nano-motori rotanti artificiali è una delle frontiere più promettenti della ricerca chimica, perché questi dispositivi possono svolgere molte funzioni in campo tecnologico e biomedico: muscoli artificiali, sistemi di conversione dell'energia, nuove forme di sintesi chimica e nuovi farmaci. Più precisamente i ricercatori bolognesi sono riusciti a sintetizzare una molecola chiamata ROAR che, se illuminata, inizia una sorta di danza che la porta a ruotare in un senso o nell'altro a seconda del colore della luce. Ce ne parla Massimiliano Curcio, ricercatore al Dipartimento di Chimica Industriale "Toso Montanari" dell'Università di Bologna.

    La matematica che "raffredda" l'IA per renderla più sostenibile

    Play Episode Listen Later Mar 11, 2026


    La corsa a ridurre i consumi energetici dell'IA è cominciata: si lavora su nuovi paradigmi come la cosiddetta IA on the edge; c'è un enorme lavoro per sviluppare HW ad hoc per far "girare" le reti neurali artificiali, e ora una ricerca pubblicata su Nature Artificial Intelligence da un gruppo di studiosi dell'Università di Bologna e dell'INFN di Roma Tre ci ricorda che il percorso per rendere efficiente l'IA ha ulteriori opzioni da esplorare. I ricercatori hanno infatti applicato un formalismo matematico preso dalla termodinamica statistica e lo hanno applicato all'analisi delle reti neurali profonde, cuore dei moderni sistemi di Intelligenza Artificiale, scoprendo che è possibile ristrutturarle per renderle più efficienti. Ne parliamo con Pierluigi Contucci, professore al Dipartimento di Matematica dell'Università di Bologna e coautore dello studio.

    Cellule immunitarie come elettricisti del sistema nervoso: centrato uno dei più ambiziosi obiettivi della medicina rigenerativa

    Play Episode Listen Later Mar 10, 2026


    Stimolare la crescita e la rigenerazione del tessuto nervoso, riparando danni come quelli causati da lesioni al midollo spinale, oppure ictus, è da sempre uno dei più ambiziosi obiettivi della medicina rigenerativa. E finora non è stato raggiunto. Sembra però che un team di ricercatori dell'Università degli Studi di Milano e dell'Università di Verona sia riuscito nell'impresa, descritta in uno studio che ha conquistato la copertina di Immunity nel mese di febbraio. I ricercatori hanno scoperto che è possibile ammaestrare alcune cellule del sistema immunitario a fare ciò che non era riuscito a nessuno prima d'ora. Prelevate dal paziente e indotte con segnali chimici a comportarsi come veri e propri elettricisti del sistema nervoso, vengono semplicemente reinserite nel paziente dove svolgono autonomamente il loro lavoro. La nuova terapia ha un nome: REMaST, e ora uno spin-off universitario, Hemera, è nato per portarla nella pratica medica. Ne parliamo con Ilaria Decimo, docente di Farmacologia all'Università di Verona, coordinatrice della ricerca e co-fondatrice di Hemera.

    IPAZIA, il supercalcolatore a misura di PMI

    Play Episode Listen Later Mar 9, 2026


    Torniamo al centro BI-REX, il Competence Center specializzato sui Big Data e sulle applicazioni di Industria 4.0 che ha sede a Bologna. Da anni il centro si è attrezzato con una linea pilota, che permette alle imprese di testare e mettere a punto nuovi processi produttivi che investono in tecnologie quali IOT, robotica, additive e smart manufacturing. Ma alcune settimane fa, a BI-REX, è nato IPAZIA, il nuovo supercomputer per mettere a disposizione delle capacità di supercalcolo che sono alla base di applicazioni rilevanti, come la manutenzione predittiva, la simulazione di parti e componenti, l'IA e i gemelli digitali. Ne parliamo con Stefano Cattorini, General Director at BI-REX.

    La logistica condivisa: l'economia dello sharing che entra nel trasporto pesante

    Play Episode Listen Later Mar 5, 2026


    Negli ultimi anni la sharing economy ha dimostrato come la condivisione degli asset possa aumentarne l'efficienza d'uso: un'auto condivisa, ad esempio, viene utilizzata per molte più ore rispetto a un veicolo privato. Tuttavia, nel settore della logistica - e in particolare in quello del trasporto pesante - i modelli di economia condivisa, pur ampiamente studiati, trovano ancora scarsa applicazione pratica. Tra i primi esempi di shared logistics emerge la condivisione dei semirimorchi: un camion può trasportare un carico lungo una tratta e, a metà percorso, cedere il semirimorchio a un'altra motrice che completa il viaggio, mentre il primo autista rientra con un nuovo carico. Un sistema semplice solo in apparenza, che offre vantaggi significativi in termini di efficienza operativa e qualità della vita dei conducenti. Nonostante le barriere tecnologiche siano ormai superate, questo modello resta poco diffuso. Il tema viene approfondito con Damiano Frosi, direttore dell'Osservatorio Contract Logistics "Gino Marchet" del Politecnico di Milano.

    Veicoli autonomi: un sistema di messaggistica per evitare gli incidenti

    Play Episode Listen Later Mar 4, 2026


    Un sistema di messaggistica dedicato ai veicoli autonomi, che fornisce in tempo reale informazioni su come comportarsi: una sorta di vigile urbano elettronico incorporato nell'incrocio stesso che, sulla base di un sistema di comunicazione strettamente locale - quindi indipendente da Internet - comunica con i veicoli dando le istruzioni necessarie. La soluzione, denominata TLM (Time-Logic-Map), è stata messa a punto dal CNR di Pisa insieme all'Università di Pisa e al Massachussetts Institute of Technology, ed è stata presentata con successo alla Vehicle Technology Conference di Chengdu. Ne parliamo con Ilaria Matteucci, prima ricercatrice di IIT-CNR.

    Piante bio-ibirde: crescono di più e catturano più CO2 grazie alla nanotecnologia - 2ª parte

    Play Episode Listen Later Mar 3, 2026


    Continuiamo a parlare di piante bio-ibride, cioè di piante - prodotte all'Università di Bolzano - che incorporano delle nanoparticelle che agiscono come antenne capaci di aumentare la fotosintesi, permettendo loro di crescere più rapidamente e assorbire più CO2 dell'atmosfera. Si tratta di nanoparticelle di natura organica, che la pianta assorbe attraverso le radici e che, dopo un certo periodo, vengono completamente bio-degradate. Questa tecnologia, che permette di modificare le proprietà degli organismi vegetali migliorandoli senza alterarne il DNA, apre le porte a numerose applicazioni in settori che vanno dall'agricoltura alle energie rinnovabili, a partire dalla produzione di biomassa destinata alle energie rinnovabili. Ne parliamo ancora con Manuela Ciocca, ricercatrice in Fisica Sperimentale alla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bolzano.

    Piante bio-ibirde: crescono di più e catturano più CO2 grazie alla nanotecnologia - 1ª parte

    Play Episode Listen Later Mar 2, 2026


    Nata all'Università di Bolzano la prima pianta bio-ibrida, grazie a una vasta collaborazione con altri centri di ricerca come Fondazione Bruno Kessler, Eurac Research, Università di Monaco, CNR e Elettra Sincrotrone Trieste. I ricercatori sono riusciti a incorporare per la prima volta nelle piante, delle nanoparticelle che agiscono come antenne capaci di aumentare l'assorbimento di luce della pianta e quindi la fotosintesi, col risultato di piante che crescono più rapidamente e assorbono più CO2 dell'atmosfera. Un filone di ricerca che apre prospettive del tutto inedite, di cui parliamo in questa puntata e nella successiva, con Manuela Ciocca, ricercatrice in Fisica Sperimentale alla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bolzano.

    Verso il 6G: comunicazione e sensoristica fusi insieme

    Play Episode Listen Later Feb 26, 2026


    Il 6G, il prossimo protocollo di rete mobile che nelle previsioni inizierà ad essere introdotto a partire dal 2030, rappresenterà una discontinuità importante rispetto al passato: sostituirà l'attuale paradigma di reti di telecomunicazione sovrapposte, sostituendole con un unico "tessuto di telecomunicazione". Ingloberà, cioè, tecnologie wireless che oggi non si parlano (come il wi-fi e la rete cellulare) e segnerà la convergenza tra reti di telecomunicazioni e reti di sensori. Si parla infatti di tecnologia ICAS, che sta per Integrated Communication and Sensing, in cui, come sperimentato con successo dall'Università di Bologna, uno stesso dispositivo funge sia da antenna per trasmettere i dati sia da sensore capace di individuare, mappare e tracciare oggetti a distanza. Ne parliamo con Roberto Verdone, professore del Dipartimento "Guglielmo Marconi" dell'Università di Bologna e direttore del WiLab.

    Un nuovo metodo per "sgamare" le buste in plastica biodegradabile fuorilegge

    Play Episode Listen Later Feb 25, 2026


    Circa metà delle buste in plastica compostabile per la spesa segnalate non rispettano il requisito di legge, che prevede non contengano più del'1% di polietilene, la plastica comune. Si tratta di prodotti in gran parte di provenienza extra UE, nei quali il quantitativo di polietilene può arrivare anche al 5%. Finora mancava un metodo pratico, per poter verificare che questo limite fosse rispettato. Ma l'Università di Pisa, in collaborazione con Biorepack (il Consorzio Nazionale per il Riciclo Organico delle Bioplastiche Compostabili) ha pubblicato sul Journal of Analytical and Applied Pyrolysis una nuova metodologia di analisi, sufficientemente semplice ed economica e allo stesso tempo altamente sensibile, che ha colmato questa lacuna. Ce ne parla Erika Ribechini, professoressa di Chimica Analitica dell'Università di Pisa.

    GECO: il robot capace di esplorare le reti idriche in pressione

    Play Episode Listen Later Feb 24, 2026


    Quante volte abbiamo sentito parlare delle difficili condizioni in cui versano molte reti idriche, segnate da perdite che in alcuni casi superano perfino il 50%. In questa puntata andiamo in Valbelluna per parlare di Dolobot, una start-up innovativa che sta completando lo sviluppo di un robot, GECO, capace di intrufolarsi in reti idriche, fognarie, gallerie e bacini idroelettrici alla ricerca di perdite, segni di deterioramento e quant'altro. Caratteristica unica di GECO è la capacità di fare tutto questo senza svuotare gli impianti, mentre sono ancora in funzione e quindi senza alcuna interruzione di servizio. Il robot, lungo una settantina di centimetri e capace di infilarsi in qualunque condotta con un diametro superiore ai quaranta centimetri, è in grado di sopportare fino a cinquanta atmosfere di pressione, equivalente di cinquecento metri di profondità, e non teme quindi di percorrere gli acquedotti mentre sono in pressione. Ce ne parla Luca Anselmi, CEO di Dolobot.

    Micro hub e logistica: come abbattere del 70% km ed emissioni delle consegne urbane

    Play Episode Listen Later Feb 23, 2026


    Il tracciato gps di un furgone impegnato nelle classiche consegne porta a porta assomiglia ancora oggi a uno di quei pasticci che facciamo con la biro quando siamo piccoli. Che ci sia spazio per rendere questi spostamenti più razionali ed efficienti è evidente. Meno evidente è come riuscirci rispettando tutti i vincoli, quali quelli posti dalle consegne rapide, come sta facendo il gruppo MOVE. Il gruppo, composto da ricercatori del Politecnico di Milano, che dopo aver analizzato i tracciati degli spostamenti dei veicoli impegnati nella logistica dell'ultimo miglio, ha sviluppato una metodologia per posizionare dei micro-hub urbani, condivisi tra corrieri diversi e ottimizzati come location nella città, che possano fungere da punti di redistribuzione delle merci nelle immediati vicinanze. E il risultato è sorprendente: consegne più rapide, e meno 70% di km urbani percorsi e di emissioni; costi più bassi; meno veicoli in doppia fila. Ne parliamo con Silvia Strada, professoressa del Dipartimento di Elettronica, Informatica e Bioingegneria del Politecnico di Milano.

    NEOFOS: fosforo dai reflui urbani diventa realtà

    Play Episode Listen Later Feb 19, 2026


    Recuperare il fosforo dai reflui urbani e trasformarlo in materia prima per l'agricoltura e il settore automotive. Parliamo di una possibilità che si studia da tempo e che ora è divenuta concreta, come dimostra il progetto NEOFOS, che ha appena preso il via col sostegno del MASE, per iniziativa del Gruppo CAP e di Metropolitane Milanesi. Si tratterà di applicare l'estrazione del fosforo a vari tipi di reflui del ciclo idrico integrato dapprima nel depuratore di Bareggio, per poi scalare su altri grandi impianti come quelli di Milano San Rocco e Nosedo (MM). Il fosforo è nella lista delle materie prime critiche europee ed è fondamentale sia per i fertilizzanti sia per la produzione di batterie (Litio-Ferro-Fosfato) per l'automotive. Per recuperarlo dai fanghi di depurazione, che ne sono ricchi, il Politecnico di Milano e l'Università di Bologna hanno assistito le imprese nel mettere a punto un processo di estrazione che sfrutta batteri specifici in grado di catturarlo e accumularlo. Ce ne parla Desdemona Oliva, Direttrice R&S gruppo CAP.

    Il mondo dell'occhialeria e l'IA

    Play Episode Listen Later Feb 18, 2026


    In questa puntata vi portiamo nel Bellunese, cuore pulsante dell'industria nazionale dell'occhialeria con circa 5,5 miliardi di fatturato; importante per il Paese, ma ancora di più per il territorio, per cui vale il 70% dell'export. Si tratta di un mondo che, come tanti altri oggi, è impegnato a identificare e dare corpo alle opportunità offerte dall'Intelligenza Artificiale. l'IA può aiutare infatti a produrre lenti altamente personalizzate, sulla base delle caratteristiche biometriche di ognuno, e a ridurre i rischi di approvvigionamento delle materie prime in un mercato sempre più volatile. Ma anche a far emergere e formalizzare le conoscenze implicite presenti in azienda, che spesso, nelle imprese più piccole, sono possedute da singoli individui che le hanno acquisite per esperienza e che rischiano perciò di perdersi facilmente. Ne parliamo con Pier Paolo Boccadamo, Responsabile innovazione Innovereye.

    Una fionda lancia manichini per portare sicurezza sulle piste da sci

    Play Episode Listen Later Feb 17, 2026


    Scagliare, con una sorta di enorme fionda, dei manichini perfettamente abbigliati da sciatori contro pali da slalom o sul fondo ghiacciato di una pista da sci. L'obiettivo è quello di studiare come limitare al minimo i danni di una brutta caduta dagli sci, grazie a un airbag indossabile che scatta al momento opportuno; un dispositivo che si sta perfezionando e testando a pochi chilometri da dove, in questo preciso momento, si svolgono le Olimpiadi invernali. Ma stabilire quale sia l'esatto istante in cui aprire l'airbag è alquanto difficile nel caso di uno sciatore. Molto più di quanto non sia nel caso di un motociclista o di un automobilista. Per capirne i motivi, ne parliamo con Nicola Perotto, Technical Department Manager di DolomitiCert - Gruppo Certottica.

    PNRR e poi? Perché alla ricerca serve 1 Miliardo di Euro per non vanificare gli investimenti fatti

    Play Episode Listen Later Feb 16, 2026


    Ultima puntata dello speciale che abbiamo dedicato al futuro della ricerca dopo il PNRR, che in questi ultimi tre anni le ha portato ossigeno sotto forma di 12 miliardi di finanziamenti aggiuntivi: questi hanno infatti permesso di rinnovare e potenziare le infrastrutture di ricerca con nuove apparecchiature e di portare una ventata di nuove forze (si stimano circa dodicimila dottorandi e un numero analogo di ricercatori e tecnici di laboratorio). Un piccolo esercito di esperti, con competenze di alta gamma, che nell'arco di pochi mesi vedranno scadere i propri contratti. L'obiettivo iniziale era che il sistema della ricerca riuscisse a integrarne il 40%, ma tutto lascia pensare che non si andrà oltre il 15%. Che ne sarà degli altri? E quanto siamo lontani, in termini di investimenti pubblici, dalla cifra che servirebbe per valorizzare appieno gli investimenti degli ultimi tre anni? Ne parliamo insieme a Luca Carra, direttore di Scienza In Rete.

    PNRR e poi? Il Centro Nazionale RNA & Gene therapy

    Play Episode Listen Later Feb 12, 2026


    Continua con questa puntata il viaggio di Smart City nel PNRR per la ricerca. A pochi mesi dalla chiusura del piano, quale eredità lascia il PNRR al sistema dell'innovazione e della ricerca, e come viene gestita? Oggi parliamo del Centro Nazionale RNA & Gene therapy, uno dei cinque centri nazionali per la ricerca costituiti nel 2022 dal MIUR con fondi PNRR pari a 320 milioni di euro. Il centro lavora su due filoni terapeutici su cui ci sono enormi aspettative; una medicina di frontiera con una lunga storia di ricerca scientifica ma un approdo solo recente alla pratica clinica/medica, con moltissime diramazioni. Per citare le più importanti: malattie genetiche e metaboliche, vaccini, lotta al cancro. In tutti questi ambiti, le terapie geniche e a RNA hanno da offrire un ventaglio di approcci terapeutici semplicemente inesistente fino a pochi anni fa. Ne parliamo con Rosario Rizzuto, Presidente del Centro Nazionale per la Terapia Genica e i Farmaci con Tecnologia a RNA; medico e professore di Patologia Generale; già Rettore dell'Università di Padova.

    PNRR e poi? Il Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing

    Play Episode Listen Later Feb 11, 2026


    Questa sera andiamo al Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing (CN-HPC), uno dei cinque nati su altrettante tematiche considerate di interesse strategico per il Paese, costituiti nel 2022 grazie a una dotazione di fondi provenienti dal PNRR. Questo centro nazionale, nello specifico, coordina una serie di competenze e infrastrutture di calcolo e supercalcolo, che afferiscono a varie università e centri di ricerca disseminati nel paese, tra atenei come il Politecnico di Milano e l'Università di Bari e istituti di ricerca come l'INFN e il CNR (che coordina l'iniziativa). Scopo del centro è offrire accesso a queste risorse a PMI, università e centri di ricerca che tipicamente non ne posseggono di propri, e di promuovere l'innovazione. Ne parliamo con Antonio Zoccoli, professore di Fisica presso l'Università degli Studi di Bologna e Presidente della Fondazione ICSC - Centro Nazionale di Ricerca in High-Performance Computing, Big Data e Quantum Computing.

    PNRR e poi? Agritech, il Centro Nazionale per le tecnologie agricole

    Play Episode Listen Later Feb 10, 2026


    Quale eredità lascerà il PNRR al mondo della ricerca e dell'innovazione italiana? Oggi un nuovo capitolo del viaggio che stiamo intraprendendo, nel tentativo di rispondere a questa domanda. Andiamo a Napoli, dove con un finanziamento da 344 milioni di euro è nato uno dei cinque Centri nazionali per la ricerca: Agritech, il Centro Nazionale per le Tecnologie Agricole, coordinato dall'Università di Napoli Federico II. Come per tutti i Centri Nazionali, Agritech ha soprattutto una funzione di coordinamento degli sforzi di una serie di soggetti come università, imprese e centri di ricerca, intorno a un obiettivo strategico comune. Nello specifico caso parliamo di robot, sensori, modelli previsionali e big data in agricoltura, per affrontare sfide come il cambiamento climatico e aumentare la salubrità dei cibi, evitando la "chimica" dove possibile. Ne parliamo con Matteo Lorito, Rettore dell'Università degli Studi di Napoli Federico II e Presidente di Agritech.

    PNRR e poi? Un'occasione sprecata a metà

    Play Episode Listen Later Feb 9, 2026


    Continua il nostro speciale dedicato al destino della ricerca scientifica in Italia a valle del PNRR, che come tutti sanno si conclude quest'anno. Circa 12 miliardi di fondi straordinari provenienti dal PNRR hanno infatti permesso al mondo - pubblico e privato - della ricerca italiana di fare uno scatto in avanti, sia in termini di apparecchiature e infrastrutture, sia in termini di competenze. Un'accelerazione che, tuttavia, ha senso se poi si riesce a mantenere una velocità più elevata di prima. E il rischio è proprio questo: che, con la fine dei fondi PNRR, la ricerca in Italia torni al punto di partenza, con un rinnovato "parco macchine", ma senza i piloti e i meccanici per poterlo impiegare. Ne parliamo con Elisabetta Cerbai, professoressa di Farmacologia presso l'Università di Firenze e membro del Consiglio di amministrazione del CNR.

    PNRR e poi? I conti in tasca alla ricerca con la fine del piano di resilienza - Parte 2

    Play Episode Listen Later Feb 5, 2026


    Questa seconda puntata dello speciale "PNRR e poi?", con cui stiamo cercando di capire che eredità ha lasciato il PNRR al mondo della ricerca italiana e cosa si prospetta con la fine dei fondi. Nella puntata precedente abbiamo cercato di ricostruire i numeri dell'ondata di investimenti e di assunzioni, e di capire quanti contratti a termine del PNRR potranno essere stabilizzati all'interno del sistema di ricerca. Come abbiamo visto, lo scenario non è confortante: nel solo mondo universitario sono stati assunti almeno 5000 nuovi ricercatori, mentre comprendendo tutti gli istituti di ricerca (come CNR, ENEA, ecc.) la stima è di almeno 10 mila ricercatori. L'obiettivo era di stabilizzarne circa il 40%, ma con gli 11 milioni di euro finora stanziati dal Governo per stabilizzare gli oltre 12 miliardi di investimenti fatti col PNRR sarà difficile arrivare al 2%. Cosa ne sarà degli altri? C'è il rischio di "fuga di cervelli" e che nuove apparecchiature restino ferme per carenza di personale? Continuiamo a parlarne con Gilberto Turati, professore di Scienza delle Finanze presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, vice-direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, e Presidente della Società Italiana di Economia Pubblica.

    PNRR e poi? I conti in tasca alla ricerca con la fine del piano di resilienza - Parte 1

    Play Episode Listen Later Feb 4, 2026


    l 2026 si sta configurando come un anno cruciale per il futuro della ricerca scientifica italiana. Entra in vigore la riforma Bernini, ma soprattutto si conclude il PNRR, che ha portato una ventata di investimenti in infrastrutture nei laboratori e un'ondata di nuovi dottorati e di assunti tra ricercatori, come post doc e tecnici di laboratorio che tuttavia nei prossimi mesi vedranno concludersi i propri contratti. Che eredità ha lasciato il PNRR al mondo della ricerca italiana? Quali risultati ha prodotto e qual è lo scenario che ora si prospetta? C'è il rischio di una nuova ondata di "cervelli in fuga" che disperda le preziose competenze che il Paese ha appena pagato per costruire? Esistono le condizioni per far sì che gli investimenti (oltre 12 miliardi in 3 anni) producano effetti duraturi, o dopo l'accelerazione ci attende una brusca frenata? Oggi diamo via a un percorso col quale cercheremo di rispondere a questi interrogativi. E lo facciamo con l'aiuto di Gilberto Turati, professore di Scienza delle Finanze presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, vice-direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, e Presidente della Società Italiana di Economia Pubblica.

    Come nasce una nuova mela

    Play Episode Listen Later Feb 3, 2026


    Il suo identificativo è MD03UNIBO*, ma sugli scaffali dei punti vendita, su cui è approdata per la prima volta da poche settimane, è conosciuta come Bernina, una nuova varietà di mela dalla buccia color rosa-rosso brillante. È stata ottenuta presso l'Alma Mater, l'ateneo bolognese, dopo anni di attività di ricerca volta al miglioramento genetico del melo, incrociando le varietà Primiera e Cripps Pink fino ad ottenere il mix di geni voluto, capace di conferire caratteristiche organolettiche desiderate al frutto le e una sufficiente resistenza a stress e patogeni alla pianta. L'Università di Bologna infatti conserva una delle più vaste collezioni di germoplasma di melo. Parliamo di migliaia di varietà di melo che vengono preservate facendo in modo di mantenere in vita un certo numero di esemplari: una miniera di caratteri genetici già presenti in natura, da cui attingere per preparare le colture di domani agli stress che le attendono. Ce ne parla Stefano Tartarini, professore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna.

    Un micro-chip analogico per consumare 5000 volte meno energia nell'IA

    Play Episode Listen Later Feb 2, 2026


    Velocità di calcolo più elevate e fino a 5.000 volte meno energia rispetto ai computer digitali: è quanto promette un nuovo paradigma di calcolo che va sotto il nome di calcolo analogico in memoria. Come spieghiamo da qualche tempo a Smart City, dopo anni di ricerca i primi chip per il calcolo in memoria sono ormai a un passo dal mercato e promettono di abbattere in modo drastico i consumi di energia nei data-center, in particolare nelle applicazioni di IA, comprese quelle a livello periferico. L'ultima novità arriva dal DEIB - Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Milano - che ha presentato il primo chip integrato basato sul principio del calcolo in memoria per svolgere operazioni di calcolo matriciale, che di fatto è una delle più comuni operazioni svolte dai computer in molte applicazioni, tra cui quelle di IA. E come capiremo, la tecnologia è ormai pronta e facilmente scalabile. Ce lo spiega Piergiulio Mannocci, ricercatore del Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Milano.

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