POPULARITY
Categories
Cos'è il fenomeno degli Honjok (혼족)? Spesso confusi con gli Hikikomori gli Honjok (혼족) sono un fenomeno sociale ben preciso specchio della realtà ma che ha radici molto più profonde. Per capire di cosa parlo ascoltate la puntata, e poi, fatemi sapere cosa ne pensate lasciando un commento e votando l'episodio qui e venendomi a trovare sulle pagine social di Mugunghwa Dream ! 안녕
Spesso, da fuori, quello che non traspare davvero dalle interviste è quanto sia complesso riuscire a entrare nella sfera personale dell'intervistato. C'è sempre una barriera invisibile, una sorta di filtro naturale che scatta nel momento in cui si accende una telecamera o si sa che quelle parole finiranno sui social.È comprensibile: sapere che ogni frase potrà essere ascoltata, condivisa, commentata e talvolta giudicata rende chiunque più prudente. Di conseguenza, l'intervistato tende a rimanere su un piano più formale, più controllato, a volte quasi rigido. Si raccontano i fatti, i risultati, i numeri… ma si lascia fuori tutto ciò che è più intimo: i dubbi, le paure, le incertezze, le emozioni che hanno accompagnato determinate scelte.Ed è un peccato. Perché è proprio lì, in quella dimensione personale, che si nasconde la parte più preziosa di un racconto. Non tanto nel “cosa” è stato fatto, ma nel “perché” e nel “come” lo si è vissuto. Sono i pensieri che precedono un'azione, i ragionamenti dietro una decisione, le emozioni provate nei momenti difficili a renderci davvero partecipi. È da quelle sfumature che possiamo imparare qualcosa in più, che possiamo riconoscerci, ispirarci, crescere.Per questo, siamo particolarmente felici di poter dire che Giuliano e Francesco non si sono tirati indietro. Hanno scelto di andare oltre la superficie, di mettersi in gioco senza maschere, condividendo non solo il loro percorso ma anche ciò che lo ha reso umano.Ed è proprio grazie a questa apertura che l'intervista non è stata solo un contenuto, ma un vero scambio. Un momento autentico, capace di lasciare qualcosa a chi ascolta. Perché quando si ha il coraggio di raccontarsi davvero, non si sta semplicemente parlando di sé: si sta offrendo agli altri la possibilità di comprendere, riflettere e magari trovare la spinta per fare il proprio passo in avanti.Grazie Giuliano e Francesco, per averci dato la possibilità di ascoltare le vostre storie e carpire il più possibile da esse.Grazie Motor1, per averci dato la possibilità di fare questa fantastica intervista.Grazie a voi, che ci seguite, e continuate a supportare questa piccola grande realtà.Che altro dirvi, come sempre, se non... buon ascolto!CONTATTI: pistone.podcast@gmail.com
Iscriviti al periodo di prova ad un euro al mese su shopify.it Quante opportunità ti stanno passando davanti senza che tu te ne accorga? In questa puntata parliamo di chiarezza mentale, attenzione e obiettivi. Spesso non vediamo nuove possibilità nel lavoro o nella vita personale perché non abbiamo definito cosa stiamo davvero cercando. Attraverso un episodio reale (un banco al mercato “invisibile” per anni) scopriamo perché la chiarezza guida la percezione e come attivare il tuo radar interno per riconoscere opportunità, soddisfazione e direzione. Se vuoi più focus, crescita personale e un futuro più intenzionale, questa puntata è per te.
In queste settimane è stato portato in diversi teatri lo spettacolo di Lea Ferrari intitolato Valchera's: storie di donne con sullo sfondo l'emigrazione storica dal Ticino verso Londra. Le due attrici, interpreti della pièce, sono anche loro partite dal sud delle Alpi per cercare opportunità di lavoro a nord, in Inghilterra. Si emigrava in passato e ancora oggi tanti giovani cercano fuori cantone delle occasioni di impiego e crescita professionale. Ottocento giovani sotto i 30 anni che annualmente lasciano il Ticino. Spesso sono ragazzi preparati, nella cui formazione il Cantone investe a beneficio altrui, verrebbe da dire. E così scende ancora di più la temperatura di questo inverno demografico. Ma quale futuro ci aspetta se tanti giovani se ne vanno? Cosa non trovano in Ticino? E cosa può fare il Cantone per essere più attrattivo? Ne parliamo a Modem dagli studi di Bellinzona con:· Barbara Antonioli Mantegazzini, professoressa ordinaria in Economia pubblica alla SUPSI· Ivano Dandrea, economista, nonché CEO del Gruppo Multi · Christian Vitta, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento Finanze ed economia del Canton Ticino
In questo episodio vi racconto una tendenza che sta cambiando il mio modo di lavorare: creare mini app con l'intelligenza artificiale, usarle per completare un task specifico e poi cancellarle subito dopo.Dalle dashboard per visualizzare dati di vendita, agli script Python per automatizzare operazioni sui file, fino ai calcolatori personalizzati: tutto viene creato in pochi secondi grazie a strumenti come Claude, ChatGPT e Claude Cowork.Questa è una vera rivoluzione anche per chi non sa programmare, perché basta avere la domanda giusta in testa e saperla comunicare bene al chatbot per ottenere risultati concreti.Vi spiego perché secondo me certi software tradizionali stanno andando a morire e come il rapporto tra le persone e il software stia cambiando radicalmente.Buon ascolto
S.3 Ep.75 - Spesso viviamo le nostre giornate in automatico: camminiamo senza sentire i passi, mangiamo senza assaporare, parliamo senza essere davvero presenti. Eppure ogni momento, anche il più semplice, può diventare una porta verso la consapevolezza. In questa meditazione guidata impari a portare mindfulness nelle azioni quotidiane — nel movimento, nel respiro, nei piccoli gesti che compongono la tua giornata. Una pratica concreta e profonda per trasformare la vita di tutti i giorni in uno spazio di presenza.
C'è sempre qualche polemica nel mondo food. Spesso hanno vita breve, talvolta riaprono le stesse fratture su chi può parlare, con quale tono oppure “titolo”.Prendo l'ultima in ordine di tempo come spunto per questo editoriale marchiato Lo Scassapizza: la vicenda tra Giulia Balestra (giuliacrossbow), content creator, e Forno Ceralli, insegna storica di Frascati. Giulia pubblica alcuni giudizi anche non positivi, percepiti da molti come un po' superficiali; il forno risponde con un tono a metà tra ironia e arroganza, incassa visibilità e la discussione si allarga. Arrivano commenti, tifoserie, reazioni a catena. In mezzo, anche la posizione di Alessandro Scuderi, che mette in dubbio le capacità critiche di Giulia e, più in generale, di chi “spara sentenze” da quel mondo.Ora: non mi interessa fare il tribunale dei singoli. La parte davvero interessante sta nel meccanismo, perché questa storia è un promemoria perfetto di una regola che continuiamo a dimenticare.Nel momento in cui sei in gioco, devi giocare. E quando accetti la comunicazione, non puoi tollerare solo quella positiva.
Alessandra Mauro"Irving Penn. Photographs 1939 - 2007"Centro della Fotografia, RomaFino al 29 giugno 2026Ad inaugurare il programma espositivo del neonato Centro della Fotografia di Roma è la grande mostra IRVING PENN. PHOTOGRAPHS 1939 – 2007, che presenta al pubblico una selezione di 109 stampe provenienti dalla prestigiosa collezione della Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi, realizzate tra il 1939 e il 2007. La collezione della MEP è il risultato di un lungo rapporto di collaborazione con l'artista e, negli anni più recenti, di un dialogo continuo con la Irving Penn Foundation, istituzione fondata dallo stesso Irving Penn per preservare e promuovere il suo lascito artistico.La mostra è curata da Pascal Hoël, Head of Collections MEP, Frédérique Dolivet Deputy to Head of Collections MEP e Alessandra Mauro curatrice per il Centro della Fotografia di Roma.Irving Penn (1917–2009) è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento. Per oltre sessant'anni protagonista della scena internazionale e firma storica della rivista Vogue, Penn ha rivoluzionato i generi della fotografia di moda, del ritratto e della natura morta, con uno stile inconfondibile fatto di rigore formale, eleganza essenziale e straordinaria attenzione ai dettagli. Le sue immagini, per lo più realizzate in studio, sono celebri per la loro apparente semplicità e per la capacità di restituire, con la stessa intensità, soggetti famosi e persone comuni. Accanto ai ritratti di artisti, scrittori e celebrità, Penn ha dedicato grande attenzione a progetti personali diventati iconici, come le nature morte con mozziconi di sigarette o oggetti abbandonati, trasformati in immagini di sorprendente bellezza.La mostra, articolata in sei sezioni, offre una panoramica completa della sua opera, mettendo in luce non solo la potenza della sua visione artistica, ma anche la sua straordinaria abilità di stampatore. Penn seguiva, infatti, ogni fase del processo con estrema cura, sperimentando tecniche raffinate come la stampa al platino, per ottenere immagini senza tempo, oggi considerate pietre miliari della storia della fotografia.Il percorso espositivo si apre con i Primi lavori (1939-1947), cioe le prime fotografie che realizza lungo le strade di New York, poi nel sud degli Stati Uniti e poi ancora in Messico nel 1941. Nel 1945 e in Europa e in Italia, come autista volontario di ambulanze dell'esercito americano e utilizza la sua macchina fotografica per raccogliere testimonianze visive di quel periodo travagliato. In mostra anche la celebre fotografia dedicata al “gruppo d'intellettuali italiani al Caffe Greco” realizzata a Roma da Irving Penn per Vogue nel 1948. La seconda sezione e dedicata ai numerosi Viaggi tra il 1948 ed il 1971 per Vogue, dal Peru al Nepal, dal Camerun alla Nuova Guinea, nei quali realizza ritratti degli indigeni immersi nella luce naturale, dopo averli isolati dal loro ambiente in uno spazio neutro. La sezione numero tre riguarda invece i Ritratti (1947 – 1996) soprattutto delle celebrità e che vengono fotografate per lo più nel suo studio, dove Penn crea i suoi set. Nella quarta sezione troviamo i Nudi (1949 – 1967): una serie molto personale di fotografie di nudi femminili, per i quali sceglie modelle professioniste per pittori e scultori con l'obiettivo di inquadrare i corpi il piu da vicino possibile, senza mai mostrare i volti, celebrando la loro bellezza scultorea. Sottopone poi i suoi negativi a tecniche di stampa sperimentali, sbiancando e rielaborando le sue stampe fino a ottenere toni diafani che variano sempre da una stampa all'altra. La sua forza creativa e evidente anche nel lavoro che realizza nel 1967 per il Dancers' Workshop di San Francisco in cui non cerca di dare un preciso significato a una coreografia specifica, ma piuttosto sceglie un'interpretazione piu libera dei corpi in movimento che si esibiscono solo per essere fotografati. Infine, le ultime due sezioni: Moda e bellezza (1949 – 2007), durante la sua lunga carriera per Vogue, la moda e parte essenziale del suo lavoro e Still Life (1949 –2007), nella quale dimostra grande creativita nella messa in scena di oggetti inanimati, con una costante determinazione a rimuovere il superfluo. Spesso include nelle sue realizzazioni riferimenti alla Vanitas e al memento mori dell'arte antica, che conferiscono alle sue immagini un potere e una presenza senza tempo. E anche interessato a soggetti che a prima vista possono sembrare banali, insignificanti o ripugnanti, come i mozziconi di sigarette trovate in strada o le gomme da masticare usate, che Penn glorifica in sontuose stampe al platino-palladio. Così, esplorando nuovi soggetti con nuove tecniche, continua sempre a forzare i confini creativi del mezzo fotografico.Accompagna la mostra un booklet in vendita al bookshop del Centro di Fotografia.La mostra è promossa da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio e organizzata da Civita Mostre e MuseiDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Analisi post weekend di campionato con risultati migliori rispetto alla scorsa giornata, nuove Schedine Esempio entrate ed emozioni vissute fino all'ultimo minuto.Il gioco dei colori non è un dettaglio grafico. È una direzione.Verde, arancione, rosso: i ritardi parlano, indicano una tendenza, suggeriscono un lato della partita. Molti li guardano, pochi li seguono davvero.Spesso basta allinearsi alla direzione dei colori per evitare errori grossolani. Poi entrano in gioco i dati classici, i trend sui gol, gli insight di giornata. Non è magia, è metodo. E il metodo, quando viene rispettato, aiuta a restare dalla parte giusta.Il gioco dei colori è facile da raccontare, meno semplice da applicare. I numeri offrono un appoggio oggettivo, ma l'ultimo passo richiede coerenza e fiducia nelle proprie analisi.Chi vuole può provarlo gratis per una settimana e osservare quante volte i Pronostici Naturali confermano la direzione indicata dai colori.
Spesso perdiamo i pazienti perché ci stiamo perdendo un'altra cosa: il loro "vero" obiettivo. Partendo dall'intervista che Bernardo Paoli ha fatto a Mick Cooper, nel suo libro "Qual è il tuo obiettivo?" (Paoli e Sperotto, 2025), faccio una riflessione sui "diversi livelli degli obiettivi". Quanto sei consapevole del livello dell'obiettivo del tuo paziente su cui stai lavorando, e di quello su cui dovresti lavorare in quella fase della terapia?
E se i grandi registi non fossero solo dei creativi, ma i filosofi dei nostri giorni? Spesso ci innamoriamo dei loro lavori per l'impatto visivo, dimenticando però che dietro quegli universi fantastici si nascondono le stesse domande che l'umanità si pone da millenni.In Matrix la scelta tra pillola rossa e blu non è solo fantascienza, ma la versione futuristica e distopica del mito della caverna di Platone; Minority Report di Spielberg ci interroga sul libero arbitrio, mentre Interstellar di Nolan rende "pop" i complessi paradossi del tempo. Cinema e filosofia dialogano da sempre, tessendo trame tra logica, gnoseologia e Hollywood. Ma per vedere questi fili serve una guida d'eccezione. In questa puntata di Librovagando, esploriamo " Ciak, si pensa !" di Andrea Sani, che ci regala la bussola per orientarci in questo straordinario incontro tra settima arte e amore per la sapienza.
Il docente universitario Vincenzo Mauro racconta su Unica Radio come matematica e statistica possano diventare strumenti quotidiani, accessibili e critici grazie alla divulgazione sui social Vincenzo Mauro è stato ospite di Unica Radio per raccontare un modo diverso di parlare dei numeri. Docente universitario di statistica, Mauro è noto sui social per il format “3minuticolprof”. L'idea nasce quasi per caso. Le sue lezioni, già fuori dagli schemi, incuriosiscono gli studenti. Sono loro a spingerlo verso i social. All'inizio lui dubita. Poi arriva il riscontro. Anche temi percepiti come ostici trovano spazio e pubblico. Il fascino nascosto di matematica e statistica Per Vincenzo Mauro la matematica non è fredda né distante. Anzi, è una materia ricca di meraviglie. Il problema nasce spesso dall'approccio. Molti crescono convinti di “non essere portati”. Un'idea ingiusta, secondo il docente. Se si entra dalla porta giusta, i numeri parlano. Raccontano storie. Offrono chiavi di lettura del mondo. È questo il messaggio che Mauro porta avanti, sia in aula sia online. Superare la paura dei numeri Una delle difficoltà principali è l'astrazione. Spesso viene confusa con il rigore. Vincenzo Mauro prova a ribaltare il paradigma. Collega la statistica alla vita quotidiana. Usa esempi concreti. Parla di dati che riguardano tutti. In questo modo, la distanza si riduce. Inoltre, combatte il mito del “DNA negato per la matematica”. Secondo Mauro non esiste. Esiste solo il bisogno di trovare il linguaggio giusto. Cultura statistica e senso critico Oggi i dati sono ovunque. Notizie, social, economia, sanità. Tuttavia, senza strumenti adeguati, restano numeri vuoti. Vincenzo Mauro insiste su un punto chiave. La cultura statistica serve per difendersi. Aiuta a leggere una notizia. Permette di farsi un'opinione. In un contesto polarizzato, saper interpretare i dati diventa un valore enorme. Non per avere ragione, ma per pensare in modo autonomo. Social, divulgazione e responsabilità Il format “3minuticolprof” nasce per incuriosire. Mauro non segue ossessivamente le logiche della viralità. Preferisce l'onestà intellettuale. A volte sceglie temi sociali forti. Dal gioco d'azzardo alla violenza di genere. Sempre partendo dai numeri. L'obiettivo non è convincere. È fornire strumenti. La sua community cresce così. Critica, attenta, capace di discutere. Università e social, due mondi che dialogano Tra aula e piattaforme digitali, Vincenzo Mauro mantiene un equilibrio. Il linguaggio cambia poco. Il pubblico è simile. Giovani tra i 18 e i 24 anni. Le contaminazioni esistono. Gli studenti lo riconoscono. A volte chiedono video o foto. Tuttavia, il confine resta chiaro. E forse proprio questa doppia dimensione rende l'insegnamento più efficace. Un messaggio per chi odia la matematica Il messaggio finale di Vincenzo Mauro è diretto. Chi pensa di non essere portato è stato convinto di qualcosa di falso. Spesso la colpa non è dello studente. Ma di un sistema rigido. Esiste un altro modo di insegnare e imparare. Basta cambiare prospettiva. Le interviste complete sono disponibili su https://www.unicaradio.it e sulle piattaforme https://open.spotify.com e https://www.amazon.it/Amazon-Music
"Il regno di Dio è come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto"In questa meditazione, Don Angelo Romano ci invita a riscoprire la forza umile e inarrestabile della Parola di Dio attraverso le parabole del seme che germoglia da solo e del granello di senape. Spesso ci sentiamo piccoli di fronte ai drammi e alle ingiustizie del mondo, ma la Parola agisce con una potenza creatrice che non dipende dai nostri sforzi: essa cresce mentre l'uomo dorme, trasformando la terra del nostro cuore in un raccolto di speranza. Guarda il video completo della preghiera su YouTube: https://youtube.com/live/mUAYTL9wF_U
Spesso mi sento dire: “Vorrei avere la tua costanza!”, ma ti svelo un segreto: io non ho una grande forza di volontà. Ho, però, dei desideri grandissimi. In questo episodio partiamo proprio da qui, dai miei “100 saltelli” quotidiani e dalla mia visione di diventare una “vecchina vispa”, per capire la differenza tra muoversi per obbligo e muoversi per piacere. Scopri Timer, il corso per migliorare la tua gestione del tempo: https://www.ilcorpoelamente.com/timer/ Ricevi gratuitamente Stress-Off, la guida per liberarti dallo stress: https://www.ilcorpoelamente.com/stress-off/ Scopri tutte le altre risorse su: www.ilcorpoelamente.com Se cerchi altri suggerimenti in tema gestione delle emozioni, dello stress e del tempo, così come le migliori tecniche di psicologia applicate alla vita quotidiana, puoi trovare tanti spunti nei video dl canale ilcorpoelamente su Youtube: http://www.youtube.com/c/ilCo
Un episodio che parla di cerotti, ma non solo di cerotti :D Qualche giorno fa ho ritrovato un mio video su Instagram di sei anni fa.Parlavo di una scena che tutti conosciamo: un bambino che cade, si fa male e chiede un cerotto. Anche quando, apparentemente, non serve.In questo episodio partiamo da lì per entrare in un tema profondo e spesso frainteso: il bisogno di prevedibilità dei bambini. Un bisogno che non riguarda l'educazione o le regole, ma il corpo, il sistema nervoso, la sicurezza emotiva.Parliamo di perché il cerotto non cura la ferita, ma calma il sistema.Di cosa succede quando il corpo cambia all'improvviso e di quanto sia faticoso, per un bambino, vedere una parte di sé “non più come prima”.Di rituali, di contenimento, di presenza adulta.E di quanto spesso minimizziamo ciò che, per i nostri figli, è enorme.Un episodio per guardare con occhi diversi quei gesti quotidiani che sembrano piccoli, ma raccontano bisogni profondi.E per ricordarci che, quando fa male, sapere che qualcuno arriva e sa cosa fare cambia tutto.
Dal 1991 l'associazione sostenitori e amici della Polizia Stradale di Giordano Biserni si impegna per la sicurezza sulla strada con proposte, studi, raccolta dati e battaglie. Spesso anticipando i tempi e mettendo sempre al centro l'educazione stradale.
C'è una domanda che spesso resta chiusa in un cassetto per paura della risposta:"E se il narcisista fossi io?"Spesso ci concentriamo così tanto sui "mostri" esterni da dimenticare di ascoltare quel vuoto che possiamo sentire quando le luci si spengono e restiamo soli con noi stessi.Per la nostra rubrica “Ritorno al futuro”, recuperiamo un podcast su un tema che, ahimè, non passa mai di moda.Parliamo di narcisismo e della capacità di riconoscerne i tratti in noi stessi, prima ancora che negli altri.È un viaggio delicato verso la consapevolezza, per ritrovare quel calore interno che ci permette di vivere finalmente per noi e non per il riflesso negli occhi di chi ci circonda.Se senti che questo argomento ti tocca da vicino, non affrontarlo in solitudine: ti aspetto nella mia newsletter gratuita per approfondire questo e altri temi:https://www.lapsicologasilvia.it/giratempo
Il congiuntivo italiano è uno dei modi verbali più affascinanti e dibattuti della nostra lingua. Spesso considerato difficile e arcaico, in realtà continua a vivere e prosperare nella comunicazione contemporanea, dalle canzoni dei rapper ai discorsi istituzionali. Contrariamente alla credenza popolare che lo vorrebbe morente, il congiuntivo si rivela essere un modo verbale vitale e moderno, capace di adattarsi ai tempi senza perdere il suo innato fascino seduttivo. Il Congiuntivo Italiano: Storia, Fascino e Attualità di un Modo Verbale Irresistibile La Democratizzazione del Congiuntivo: Dagli Anni '50 a Oggi Dalla metà del XX secolo, il congiuntivo ha vissuto una democratizzazione progressiva. Se un tempo era appannaggio dell'élite colta, riservato ai salotti aristocratici e ai testi letterari più raffinati, a partire dagli anni '50 ha iniziato a diffondersi in strati sempre più ampi della popolazione italiana. Questo processo di democratizzazione linguistica ha portato sia opportunità che sfide. Da un lato, un maggior numero di italiani ha iniziato ad approcciarsi a questo modo verbale; dall'altro, non tutti hanno acquisito la padronanza necessaria per utilizzarlo correttamente, generando gli errori che spesso finiscono alla ribalta mediatica. Tuttavia, è importante sottolineare che la diffusione popolare del congiuntivo rappresenta un fenomeno positivo: dimostra che gli italiani sentono il bisogno di esprimersi con maggiore precisione e raffinatezza, anche quando non padroneggiano completamente le regole grammaticali. Gli Episodi Mediatici che Hanno Reso Famoso il Congiuntivo La storia recente del congiuntivo italiano è costellata di episodi mediatici clamorosi che ne hanno aumentato la notorietà. Il caso più eclatante risale al 2017, quando l'allora vicepremier Luigi Di Maio commise una serie di errori consecutivi nell'uso del congiuntivo durante comunicazioni pubbliche. Gli sbagli furono tre e particolarmente evidenti: "soggetti spiano" invece di "spiino", poi "venissero spiati" e infine "spiassero". Questi errori, amplificati dai social media, scatenarono un dibattito nazionale che durò settimane. Twitter si trasformò in un campo di battaglia linguistica, con migliaia di utenti che difendevano l'uso corretto del congiuntivo. Un altro episodio memorabile avvenne nel 2015 in Senato, quando il senatore Castaldi pronunciò "se potrebbe" invece di "se potesse". L'intera aula esplose in un coro unanime di "CONGIUNTIVO!", trasformando un semplice errore grammaticale in un momento di teatro politico che fece il giro del web. Questi episodi, lungi dall'essere semplici gaffe, hanno dimostrato quanto gli italiani siano emotivamente legati al corretto uso del congiuntivo, considerandolo una questione d'onore linguistico e culturale. Il Congiuntivo nella Musica Contemporanea: Dai Rapper ai Cantautori Contrariamente ai luoghi comuni che vorrebbero i giovani disinteressati alla grammatica, molti artisti contemporanei utilizzano il congiuntivo con padronanza e consapevolezza stilistica. La musica rap e trap italiana, spesso accusata di impoverire la lingua, in realtà presenta numerosi esempi di uso corretto e creativo del congiuntivo. Sfera Ebbasta, uno dei rapper più influenti della scena italiana, utilizza espressioni come "spero che il vicino non senta", dimostrando una perfetta padronanza del congiuntivo presente. Shiva canta "mi ameresti ancora se da domani mollassi i concerti?", utilizzando correttamente il congiuntivo imperfetto in una struttura ipotetica. Anna Pepe esprime desideri con "vorrei avessi la fame mia", mentre Il Tre manifesta aspirazioni politiche con "vorrei che regnasse l'anarchia". Questi esempi dimostrano come i giovani artisti comprendano intuitivamente che il congiuntivo conferisce ritmo, musicalità e profondità poetica ai loro testi. Naturalmente, non mancano gli errori: Guè Pequeno dice "spero che lo fai" invece di "faccia", ma questi sbagli vanno contestualizzati nell'ambito dell'espressione artistica spontanea e del linguaggio colloquiale del rap, dove spesso prevale l'immediatezza comunicativa sulla correttezza formale. L'Ossessione Italiana per il Congiuntivo: Un Fenomeno Culturale Unico L'Italia è probabilmente l'unico paese al mondo dove gli errori grammaticali diventano casi mediatici. Questa peculiarità culturale affonda le radici nel profondo legame che lega gli italiani alla loro lingua, percepita non solo come strumento di comunicazione ma come patrimonio identitario da preservare. L'uso scorretto del congiuntivo viene spesso percepito come una mancanza di rispetto verso la tradizione culturale italiana. Quando un personaggio pubblico commette un errore, si scatena immediatamente una reazione collettiva che va oltre la semplice correzione grammaticale: è un richiamo all'ordine linguistico e culturale. Questo fenomeno rivela quanto gli italiani siano emotivamente coinvolti nella difesa della loro lingua. Il congiuntivo diventa così un simbolo di raffinatezza culturale, un indicatore sociale che distingue chi padroneggia la lingua da chi non ne conosce le sottigliezze. La passione italiana per il congiuntivo si manifesta anche nella produzione culturale popolare. Il personaggio di Fantozzi, con i suoi goffi tentativi di utilizzare il congiuntivo ("facci lei", "vadi"), rappresenta perfettamente l'imbarazzo collettivo di chi aspira a un registro linguistico elevato senza possederne gli strumenti. Congiuntivo vs Indicativo: Una Questione di Registro e Contesto Il rapporto tra congiuntivo e indicativo nella lingua italiana contemporanea è più complesso e sfumato di quanto spesso si pensi. Non si tratta di una semplice opposizione tra "corretto" e "scorretto", ma di una scelta stilistica che dipende dal registro comunicativo e dal contesto d'uso. L'indicativo rappresenta la concretezza e l'immediatezza: "piove", "Marco mangia", "penso che è così". È il modo della certezza, della quotidianità, della comunicazione diretta e informale. Il congiuntivo, invece, introduce sfumature di significato: dubbio, desiderio, possibilità, cortesia. La differenza tra "penso che è" e "penso che sia" non è solo grammaticale ma semantica: la prima espressione trasmette certezza e immediatezza, la seconda introduce un elemento di dubbio o di distacco formale che può risultare più elegante e rispettoso verso l'interlocutore. Nel linguaggio colloquiale informale, l'indicativo sta progressivamente sostituendo il congiuntivo in molti contesti. Questo fenomeno è naturale e legittimo: la lingua si adatta alle esigenze comunicative dei parlanti. Tuttavia, in contesti formali, letterari o solenni, il congiuntivo mantiene il suo ruolo insostituibile. I Domini Esclusivi del Congiuntivo: Dove Regna Incontrastato Nonostante la progressiva informalizzazione della lingua, esistono contesti in cui il congiuntivo rimane assolutamente irrinunciabile. Questi "domini esclusivi" rappresentano le roccaforti grammaticali dove nessuno osa contestare la sua supremazia. Le congiunzioni subordinative come "benché", "affinché", "purché", "qualora" richiedono obbligatoriamente il congiuntivo. Espressioni come "benché piove" suonano così sbagliate che nemmeno i parlanti meno colti oserebbero utilizzarle. In questi casi, il congiuntivo mantiene il suo potere normativo assoluto. L'espressione di desideri e auguri rappresenta un altro dominio esclusivo: "magari vincessi al lotto!", "che tu possa essere felice!", "dio ti benedica!". In questi contesti, il congiuntivo non può essere sostituito senza alterare completamente il significato e la forza espressiva dell'enunciato. Anche nelle frasi esclamative e nelle espressioni di stupore il congiuntivo conserva la sua funzione insostituibile: "che sia possibile!", "se sapessi!", "magari fosse vero!". Queste costruzioni mantengono intatta la loro vitalità nella lingua parlata contemporanea. Il Congiuntivo e gli Studenti Stranieri: Un Rapporto di Amore e Timore Per gli studenti stranieri di italiano, il congiuntivo rappresenta spesso il test definitivo di padronanza linguistica. Inizialmente percepito come un ostacolo insormontabile a causa delle sue molteplici forme e dei suoi usi apparentemente arbitrari, diventa gradualmente oggetto di fascino e conquista. La reazione iniziale è generalmente di scoraggiamento: "Ma quante forme ha?", "Quando si usa esattamente?", "Perché è così complicato?". Tuttavia, quando gli studenti iniziano a comprendere le sfumature semantiche e stilistiche del congiuntivo, si verifica una vera e propria rivelazione linguistica. Interessante notare come gli italiani siano generalmente indulgenti con gli errori di congiuntivo commessi dagli stranieri. Mentre un errore di un italiano scatena correzioni immediate e talvolta derisione, lo stesso errore commesso da uno straniero viene accolto con comprensione e persino tenerezza. La Complessità Affascinante: Quattro Tempi per Infinite Sfumature La ricchezza morfologica del congiuntivo italiano, con i suoi quattro tempi (presente, imperfetto, passato, trapassato), può intimidire ma rappresenta in realtà un patrimonio espressivo di inestimabile valore. Ogni tempo permette di collocare l'azione in una dimensione temporale specifica, creando sfumature di significato impossibili da ottenere con altri modi verbali. Il congiuntivo presente esprime contemporaneità o posteriorità rispetto al momento dell'enunciazione: "spero che venga" (domani). Il congiuntivo imperfetto indica anteriorità: "speravo che venisse" (ieri). Il congiuntivo passato esprime anteriorità rispetto al presente: "spero che sia venuto" (prima di ora). Il congiuntivo trapassato indica anteriorità rispetto a un momento passato: "speravo che fosse venuto" (prima di allora). Questa complessità temporale permette di costruire architetture sintattiche raffinate,
January 26 is one of the most debated dates in Australia's history. Often described as the nation's birthday, the day marks neither the formal founding of the colony nor the creation of the Commonwealth. Instead, it reflects a layered history shaped by colonisation, political decisions, and ongoing First Nations resistance. Understanding what actually happened on January 26 reveals why the date is experienced so differently across the country. - Il 26 gennaio è una delle date più controverse nella storia dell'Australia. Spesso descritto come il giorno della nascita della nazione, questo giorno non segna né la fondazione ufficiale della colonia né la creazione del Commonwealth. Riflette invece una storia complessa, plasmata dalla colonizzazione, dalle decisioni politiche e dalla continua resistenza delle Prime Nazioni. Comprendere cosa accadde realmente il 26 gennaio rivela perché questa data sia vissuta in modo così diverso in tutto il Paese.
ISCRIVITI all'Instagram di TV Therapy
Stefano D'Alessandro ha 43 anni e vive a Spoltore, in provincia di Pescara. Le sue radici sono a Pesche, un piccolo borgo medievale del Molise, dove cresce in una famiglia in cui il lavoro non si misura solo con lo stipendio: il padre geometra e la madre, prima sarta e poi casalinga, gli insegnano che in una casa si lavora in tanti modi diversi, e non tutti hanno un prezzo. Dopo le superiori si trasferisce a L'Aquila per studiare Informatica. I genitori gli coprono retta e affitto, ma è soprattutto il loro sostegno emotivo a fare la differenza. Quando sta per laurearsi alla Magistrale, riceve un'offerta di lavoro in un settore digitale in forte crescita.Per otto anni lavora in azienda: un lavoro sicuro, con stipendio e prospettive. Ma nello stesso periodo, fa anche un altro lavoro, che sulla carta è “gratis”. Spesso, infatti, si ritrova a dedicare il suo tempo libero a progetti imprenditoriali e start-up: sere, weekend, energie che nessuno gli paga. Ed è proprio lì che qualcosa scatta: la gratuità dei progetti gli mostra ciò che ama davvero, ciò che lo cattura fino a fargli dimenticare l'orologio. E a quel punto arriva il dilemma. «Da una parte c'è la ragione che ti dice: “Ma chi te lo fa fare? Hai un contratto a tempo indeterminato, guadagni bene, puoi cambiare azienda, fare carriera”; dall'altra, invece, c'è il cuore che ti urla: “Ma Stefano, cosa ti piace davvero fare?”».Stefano segue la passione. Lascia l'azienda e in quella fase utilizza il denaro per ciò che realmente è: uno strumento che compra tempo, margine e possibilità. Nei primi mesi della nuova vita professionale fa un budget accurato, sa quanti mesi può permettersi di non guadagnare, investe in formazione, pianifica ogni spesa al dettaglio, finché nel 2017, assieme a tre soci, fonda Suredi, una software house specializzata nel fintech, che sviluppa prodotti digitali per aziende e start-up. A nove mesi dalla nascita dell'azienda arriva il primo stipendio: 600 euro. Una cifra modesta, ma sufficiente a rendere tangibile il loro impegno e a dare forma concreta a un progetto destinato a crescere progressivamente. Per Stefano mettersi in proprio è stata l'occasione per imparare un linguaggio nuovo, quello della finanza. E quel linguaggio non resta confinato in ufficio, ma torna a casa, diventando uno strumento per prendere decisioni di vita e dare forma concreta ai desideri e ai progetti familiari. «Ho imparato a leggere un bilancio, a capire il flusso di cassa, a investire… tante cose che ora mi aiutano anche nella vita privata». Tutto questo converge in un punto molto preciso: la genitorialità. Diventare padre trasforma il budget e i numeri in gesti d'amore. Non per costruire un futuro perfetto, ma per lasciare aperta una possibilità: poter dire un giorno “sì” a un desiderio di suo figlio, senza che quel sì sia un salto nel buio.
(Franz) Josef Haydn (1732-1809) è stato un compositore fondamentale e infinitamente creativo che ha cambiato il corso della musica classica.Era austriaco e svolse un ruolo fondamentale nello sviluppo della musica classica durante il XVIII secolo. Spesso chiamato il “Padre della Sinfonia” e il “Padre del Quartetto d'archi”, Haydn produsse un flusso infinito di composizioni innovative che stabilirono le basi dell'era classica.Nato a Rohrau, in Austria, da padre carraio e madre cuoca, Haydn mostrò presto talento musicale. Quando aveva sei anni lasciò la casa per studiare musica con un parente, Johann Matthias Frankh. A 8 anni, diventò un corista della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, dove ricevette una formazione musicale formale fino a quando la sua voce non cambiò nella tarda adolescenza.Dopo aver lottato come musicista freelance, per Haydn ci fu una svolta decisiva nel 1761 quando fu nominato vicemaestro di cappella della ricca famiglia Esterházy. I suoi quasi 30 anni di servizio in quella famiglia aristocratica furono ricompensati con un'orchestra, una sicurezza finanziaria e con la libertà di sviluppare il suo stile compositivo. Sotto il loro patrocinio, produsse un numero sorprendente di composizioni musicali, tra cui sinfonie, quartetti d'archi, sonate e opere.Negli anni '90 del XVIII secolo, dopo la morte del principe Nikolaus Esterházy, Haydn compì 2 viaggi di grande successo a Londra, dove compose le sue ultime 12 sinfonie, dette “londinesi”. Questi viaggi lo resero famoso a livello internazionale e gli garantirono un'indipendenza finanziaria. Al suo ritorno a Vienna, compose i suoi grandi oratori La Creazione e Le stagioni prima che il declino della salute limitasse la sua produttività nei suoi ultimi anni di vita.I contributi musicali di Haydn sono immensi. Stabilì la forma classica della sonata, ampliò la gamma emotiva e la complessità strutturale della sinfonia e portò il quartetto d'archi alla sua prima maturità. Il suo umorismo, l'inventiva e la padronanza tecnica influenzarono generazioni di compositori, fra cui Mozart, da cui era considerato un mentore, e Beethoven, che studiò per breve tempo con lui.Haydn compose sinfonie, concerti, musica da camera, musica per pianoforte, oratori e messe (come la n. 11 in Re minore, detta la “Nelsonmesse”).L'eredità di Haydn non risiede solo nella sua prolifica produzione di oltre 100 sinfonie, 68 quartetti d'archi, numerose sonate per pianoforte e opere vocali, ma anche nel suo spirito pionieristico che ha ampliato le possibilità musicali e gettato le basi per la futura evoluzione della musica classica occidentale.
Chi mi conosce, sa bene quanto io ami il villain. Spesso e volentieri, è proprio il cattivo a fare il film e risollevarne le sorti, quando le cose si mettono male.Il cattivo è sinonimo di caos, trasgressione, violenza certo, ma anche di un perverso senso di libertà e scrollarsi di dosso le regole, che fa parte di ciascuno di noi, in maniera più o meno palese.Quindi, una puntata speciale sui cattivi ci stava tutta, specialmente di quelli che preferisco. Ma attenzione! Non si tratta di cattivi celebri (vedi Sauron o Darth Fener) ma di quei Bad Guys altrettanto carismatici, feroci e affascinanti, che però sono stati dimenticati troppo presto o quantomeno non hanno mai avuto il giusto spazio che meritavano.Ed è anche per questo, che c'è il vostro CaRfa.Buon ascolto, ragazzacci!
Spesso nella nostra vita quotidiana dobbiamo gestire tante cose che ci accadono, molte che ci rimbalzano gli altri come importante e altre che facciamo accadere noi. In tutto questo ci prefiggiamo obiettivi, nuove mete e sfide, ma troppo spesso invece non riusciamo a dare una linea strategica e operativa per selezionare le cose che dobbiamo fare per concretizzare quello che VOGLIAMO raggiungere! Diamo eccessiva priorità a quello che vogliono gli altri, o che sentono come estremamente prioritario, ma dobbiamo invece riuscire ad imparare il giusto criterio disciminante tra quello che è una Emergenze, un'Urgenze e una Priorità. Sapere scegliere cosa, quanto e quanta energia allocare, può diventare una delle strade per il tuo successo. E' sicuro che se invece non lo impari a fare, i risultati, non saranno mai quelli che vuoi e meriti! Inzia adesso.
Verso la tua direzione #1 - Past. Mirko RonchiRuth 1:1-22 - il mezzo migliore per orientare la tua vita è Gesù. Spesso le nostre esistenze sembrano appesantite dalle circostanze. Ruth si orienta a prescindere dalle emozioni e dalle tragedie intorno a sé. Dio é sempre capace di dare guida e direzione. Il Dio che segui é quello che ti guiderà.
Formicolii, crampi, senso di pesantezza alle gambe... Spesso li sottovalutiamo, ma possono essere piccoli campanelli d'allarme del nostro sistema cardiovascolare. A Obiettivo Salute Risveglio parliamo di circolazione del sangue e salute delle gambe, con un'attenzione particolare alle vene varicose: un segnale visibile che è bene non trascurare. Ospite della puntata il prof. Corrado Lodigiani, direttore del Centro Trombosi e Malattie Emorragiche dell'Istituto Clinico Humanitas di Milano.
Hai studiato italiano per mesi, forse anni, ma quando parli con un italiano vero ti senti perso? Il problema spesso non è la grammatica, ma quelle piccole parole che gli italiani infilano ovunque e che nei libri di testo non si trovano mai. Se vuoi capire l'italiano vero, quello parlato per strada, queste cinque parole sono assolutamente fondamentali! 5 Parole Italiane che DEVI Conoscere per Parlare come un Madrelingua 1. Mica Cominciamo con una parola che gli stranieri quasi mai conoscono, ma che gli italiani usano in continuazione: "mica". Definizione e Origine "Mica" è un avverbio che deriva dal latino "mica", che significava "briciola" — quindi originariamente indicava qualcosa di molto piccolo, quasi niente. Oggi si usa principalmente per rafforzare una negazione, per negare qualcosa da sola, o nelle domande con il significato di "per caso". È una parola tipica del registro informale e colloquiale, quindi la sentirai soprattutto nel parlato quotidiano. A seconda del contesto, può essere sostituita da sinonimi come "per niente", "affatto" o "per caso". A) Rafforzare una Negazione Quando vuoi dare più forza a una frase negativa, usa la struttura "non + verbo + mica". In questo caso, "mica" significa "per niente", "assolutamente". EsempioSignificatoQuesto esercizio non è mica difficile!Non è per niente difficile, è facilissimo!Marco non è mica stupido, sa quello che fa.Marco non è assolutamente stupido.Non ho mica tempo per queste sciocchezze!Non ho assolutamente tempo. B) Sostituire la Negazione "non" A volte "mica" può stare da solo, senza "non", e funziona come una negazione completa, davanti alla parola da negare. EsempioSignificatoTi è piaciuto il film? — Mica tanto.Non tanto, non molto.Com'è il nuovo ristorante? — Mica male!Non male, abbastanza buono!Mica ho capito cosa vuoi dire.Non ho capito. C) Nelle Domande con Significato di "Per Caso" Quando usi "mica" in una domanda, stai chiedendo qualcosa in modo gentile, come dire "per caso". EsempioSignificatoNon avresti mica un caricatore per il telefono?Per caso hai un caricatore?Hai mica sentito che ore sono?Per caso sai che ore sono? 2. Addirittura Passiamo alla seconda parola, una delle più espressive della lingua italiana: "addirittura". Definizione e Caratteristiche "Addirittura" è un avverbio che serve a sottolineare qualcosa di sorprendente, inaspettato o estremo. Quando lo usi, vuoi comunicare che l'informazione che stai dando va oltre le aspettative normali. Può essere usato all'interno di una frase o da solo come esclamazione di stupore. È un avverbio di registro neutro, quindi puoi usarlo tranquillamente sia nel parlato che nello scritto. Presenta alcuni sinonimi utili da conoscere, come "perfino", "persino" o "nientemeno". A) Per Introdurre Informazioni Straordinarie EsempioSignificatoLaura ha studiato tanto e ha addirittura preso 30 e lode all'esame!Non solo ha passato l'esame, ma ha preso il voto massimo! Incredibile!Ieri ho cucinato per la prima volta e mia madre ha addirittura chiesto il bis!Mia madre ha chiesto di mangiare ancora! Pazzesco!Il mio gatto ha addirittura imparato ad aprire le porte.Perfino questo ha imparato! B) Come Esclamazione (da Sola) Puoi usare "addirittura!" da sola per esprimere sorpresa e stupore. Funziona sia in contesti positivi che negativi. ContestoEsempioSorpresa positivaHo vinto 1000 euro alla lotteria! — Addirittura! Che fortuna!Sorpresa negativaIl volo è stato cancellato e dovrò aspettare 8 ore. — Addirittura! Che sfortuna! 3. Ormai Terza parola: "ormai". Preparati, perché questa la sentirai almeno dieci volte al giorno in Italia! Definizione e Caratteristiche "Ormai" è un avverbio di tempo che indica un punto di non ritorno, un momento in cui le cose sono cambiate in modo definitivo. Esprime l'idea che siamo arrivati a una certa situazione e non possiamo (o non ha senso) tornare indietro. Spesso porta con sé una sfumatura di rassegnazione o accettazione, ma non sempre è negativo. È un avverbio di registro neutro, molto comune sia nel parlato che nello scritto. Esiste anche una forma alternativa, "oramai", che significa esattamente la stessa cosa. A seconda del contesto, può essere sostituito da espressioni come "a questo punto", "già" o "quasi". A) Per Indicare che È Troppo Tardi per Cambiare Qualcosa Spesso "ormai" esprime una certa rassegnazione, l'idea che non possiamo più fare nulla. EsempioSignificatoVolevo comprare i biglietti per il concerto, ma ormai sono finiti.È troppo tardi, non posso più comprarli.Avrei voluto studiare medicina, ma ormai ho 50 anni.A questo punto della mia vita, è tardi per ricominciare.Il treno parte tra 2 minuti, ormai non ce la faccio.È inutile correre, non arrivo in tempo. B) Senza Connotazione Negativa Non sempre "ormai" è negativo! Può semplicemente indicare che siamo arrivati a un certo punto di evoluzione o cambiamento. EsempioSignificatoAll'inizio il caffè italiano mi sembrava troppo forte, ma ormai mi piace tantissimo!Adesso, a questo punto, mi sono abituato/a.Ormai conosco Roma come le mie tasche.A questo punto, dopo tanto tempo, la conosco benissimo. C) Con il Significato di "Già" EsempioSignificatoSono ormai tre mesi che studio italiano.Sono già passati tre mesi.È ormai un anno che non vedo i miei genitori.È già passato un anno. D) Con il Significato di "Quasi" EsempioSignificatoLa cena è ormai pronta, mancano solo cinque minuti.La cena è quasi pronta. 4. Anzi Quarta parola: "anzi". Questa è fantastica perché ti salva ogni volta che dici qualcosa e poi cambi idea! Definizione e Caratteristiche "Anzi" è una congiunzione avversativa che serve principalmente a contrapporre due idee o a correggere quello che si è appena detto. Il suo significato base è "al contrario", ma può anche significare "o meglio" quando vuoi rettificare o precisare qualcosa. È una parola molto versatile e frequentissima, di registro neutro, quindi la troverai sia nelle conversazioni informali che nei testi scritti. Tra i suoi sinonimi più comuni ci sono "al contrario", "o meglio" e "invece". A) Significa "Al Contrario" (Dopo una Frase Negativa) Usa "anzi" per dire l'opposto di quello che hai appena detto. EsempioSignificatoQuesto libro non è noioso, anzi, è appassionante!Al contrario, è molto interessante.Non sono arrabbiato con te, anzi, ti ringrazio per la tua sincerità.Al contrario, sono grato.La grammatica italiana non è impossibile, anzi!Al contrario, si può imparare! B) Per Correggersi (Significa "O Meglio") Quando dici qualcosa e vuoi modificarlo, usa "anzi". Spesso si aggiunge "no" (se la frase precedente era affermativa) o "sì" (se era negativa). EsempioSignificatoPrendo un tè, anzi no, preferisco un caffè.Mi correggo, voglio un caffè.Non voglio uscire stasera. Anzi sì, dai, usciamo!Ho cambiato idea, usciamo.Ci vediamo alle 8, anzi, facciamo alle 8 e mezza.Mi correggo, meglio alle 8:30. C) Per Enfatizzare "Anzi" può anche essere usato per rafforzare e intensificare quello che hai appena detto. EsempioSignificatoQuesto tiramisù è buono, anzi buonissimo!Non è solo buono, è eccezionale!Marco è intelligente, anzi è un genio!Non solo intelligente, molto di più! 5. Piuttosto E arriviamo all'ultima parola: "piuttosto". Questa è la più complicata delle cinque, quindi concentrazione massima! Definizione e Caratteristiche "Piuttosto" è un avverbio molto versatile con diversi significati a seconda del contesto. Può indicare una quantità moderata (come "abbastanza"), può servire per cambiare argomento, può esprimere una preferenza, o può essere usato per correggersi. È una parola di registro neutro, comune sia nel parlato che nello scritto, ma richiede un po' di attenzione perché cambia significato in base a come viene usata nella frase. A seconda del contesto, può essere sostituita da "abbastanza", "parecchio", "invece di", "preferibilmente" o "o meglio". A) Significa "Abbastanza", "Parecchio" Si usa principalmente con aggettivi e avverbi. EsempioSignificatoL'esame di oggi era piuttosto difficile.Era abbastanza difficile.Questa borsa è piuttosto cara.È parecchio costosa.Il film è finito piuttosto tardi.È finito abbastanza tardi. Attenzione! Non si usa con sostantivi o verbi da soli. Non puoi dire "c'è piuttosto gente" ❌, ma "c'è parecchia gente" ✓. Non puoi dire "ho mangiato piuttosto" ❌, ma "ho mangiato abbastanza" ✓. B) Per Cambiare Argomento "Piuttosto" è utilissimo quando vuoi spostare la conversazione su un altro tema. EsempioSignificatoVa bene, ho capito cosa è successo. Piuttosto, hai parlato con Luca?Cambiando discorso...Ok, lasciamo perdere questo argomento. Piuttosto, cosa facciamo stasera?Cambiando argomento... C) "Piuttosto che" = Invece di, Anziché Si usa per indicare l'opzione che NON preferiamo. EsempioSignificatoPiuttosto che prendere l'autobus, preferisco camminare.Invece di prendere l'autobus...Piuttosto che litigare, è meglio parlare con calma.Invece di litigare... D) Per Esprimere una Forte Preferenza In questo caso, "piuttosto" esprime che faresti qualsiasi altra cosa pur di evitare qualcosa. EsempioSignificatoNon sopporto il caldo. Piuttosto vado in vacanza in montagna!Preferisco di gran lunga la montagna.Mangeresti gli insetti? — Piuttosto!Piuttosto che mangiare insetti, farei qualsiasi altra cosa! E) "O Piuttosto" = O Meglio (Per Correggersi) EsempioSignificatoParlo bene l'inglese. O piuttosto, me la cavo.O meglio, non parlo benissimo ma mi arrangio. Tabella Riassuntiva delle 5 Parole ParolaCategoriaSignificati PrincipaliSinonimiMicaAvverbioRafforza negazione; sostituisce "non"; significa "per caso" nelle domandePer niente, affatto, per casoAddiritturaAvverbioEsprime sorpresa, qualcosa di inaspettato o estremoPerfino, persino,
Nella società attuale siamo abituati al tutto e subito e vorremmo il benessere immediato ed istantaneo. Non esiste, però, la pozione magica per risolvere i problemi, avere benessere e stare bene. Arrivare al benessere è un processo: non è istantaneo, non è per sempre, poiché ogni cosa è impermanente, ed è tangibile e reale, a patto che venga coltivato.Ma come si può coltivare benessere? Ecco 5 passi:Primo passo: prepara il terreno. Cosa rende il terreno incoltivabile? La rigidità. Tutto ciò che è rigido ci impedisce di fiorire. Ci sono tanti comportamenti, atteggiamenti che accrescono le nostre rigidità; ciò che possiamo chiederci è: perché non fiorisce la vita dentro di me? Cosa impedisce la vita dentro di me? Trova le tue rigidità! Rendere il terreno pronto vuol dire imparare ad essere recettivi e flessibili.Passo due: scegli cosa piantare. Spesso noi non pratichiamo questo verbo: il verbo scegliere. È la prima responsabilità che la vita ci mette davanti; noi giudichiamo e pensiamo di scegliere, ma giudicare non è piantare. Per poter scegliere è necessario impegnarci e mettere energia nel discernimento, vedere le cose per come sono. Da dove si parte? Dal chiedersi: che cosa mi fa bene? Spesso questo non coincide con quello che ci piace.Terzo passo: impara come coltivare il seme scelto. Abbiamo bisogno di conoscere cosa uccide il seme e cosa lo nutre e imparare a discernere.Quarto passo: cura terreno e seme. Curare vuol dire essere attenti ai nostri nemici interni ed esterni: pensieri intrusivi, le svalutazioni, la convinzioni limitanti, etc… Bisogna saperle tenere d'occhio. E per farlo possiamo chiederci: che cosa è che mina il mio progetto di benessere? Prendersi cura vuol dire anche saper mettere e mantenere i confini.Quinto passo: goditi la pianta e i frutti. Molto spesso abbiamo incapacità a godere del nostro benessere e non sappiamo provare piacere. Appena raggiungiamo un risultato, appena stiamo bene, la mente ci proietta in un prossimo obiettivo e temiamo lo stare nel piacere quasi come quanto lo stare nel dolore. Anche il benessere non ce lo sappiamo godere. Quali sono i frutti del benessere? Più sto bene e più ho possibilità relazionali con me e con gli altri. Quando il benessere fiorisce i frutti sono maggiori possibilità di scegliere, di donare, di prendere, di vivere pienamente la vita che siamo.Su quale di questi passi pensi di dover lavorare di più?Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.
FAMIGLIE MALATE: quando il sintomo non è il vero problema
Fake news e Intelligenza Artificiale: l'esperto digitale Gabriele Gobbo dialoga con Claudio Michelizza, fondatore di Bufale.net, per esplorare come la disinformazione stia trasformando la nostra vita quotidiana. Spesso ci muoviamo sui social cercando relax, diventando inconsapevoli ingranaggi di un sistema che premia la viralità delle bufale rispetto alla realtà dei fatti.Dall'impatto dei deepfake alla monetizzazione del falso, analizziamo insieme come l'AI stia cambiando la nostra percezione del mondo. Insieme esploriamo il rischio di delegare troppo alle macchine, perdendo la capacità di sottoporre a critica ciò che leggiamo e guardiamo ogni giorno. Dobbiamo imparare a dosare l'uso della tecnologia per non smarrire competenze fondamentali che abbiamo acquisito nel tempo.In questa puntata completa del programma televisivo FvgTech, Gabriele Gobbo offre una visione chiara di come la tecnologia stia rendendo le nostre ricerche più efficienti. Il futuro delineato dal noto digitologo vede una tecnologia invisibile e integrata, dove impariamo a riconoscere il valore dell'infrastruttura fisica che sostiene ogni nostra azione digitale, rendendo l'innovazione un supporto naturale per tutti noi.
Il Natale può diventare un carico pesante, un contenitore che riempiamo compulsivamente per timore del vuoto. Il cosiddetto Christmas Blues non è solo un calo d'umore passeggero: è quel senso di malinconia, ansia e stanchezza che bussa alla porta proprio quando il mondo fuori si accende.Spesso scompare solo con l'Epifania, portando con sé i sintomi di un vero disagio: insonnia, inappetenza e il desiderio di fuggire dai festeggiamenti.Ma perché accade? Perché riempiamo il Natale all'inverosimile. Lo carichiamo di aspettative irrealistiche, attività frenetiche e relazioni forzate, cercando disperatamente di costruire la "festa perfetta".Cosa manca in un Natale troppo pieno?Manca lo spazio per noi. Manca il silenzio interiore necessario per ascoltarsi. In questa corsa all'accumulo, dovremmo fermarci e chiederci: cosa stiamo aggiungendo solo per non deludere gli altri?La regola del 20%: Se togliessi il 20% degli impegni, dei regali e delle formalità a questo Natale, cosa resterebbe di autentico? Per vivere le feste con più leggerezza, prova a osservare questi quattro pilastri della tua vita:• L'Agenda: Quante cose fai solo "perché si deve"? Cosa cancelleresti se non avessi i sensi di colpa? Prova a uscire dalle convenzioni sociali: non è egoismo, è protezione della propria serenità. La Tavola: Mangi per il piacere della condivisione o per "anestetizzare" le emozioni? Spesso il cibo diventa un tappo per non sentire il disagio di ciò che ci circonda.• Le Relazioni: Con chi desideri stare davvero? In quali contesti ti senti costretto a recitare un ruolo che non ti appartiene?• Le Aspettative: Metti a confronto l'idea del Natale che "dovrebbe essere" con quella di ciò che "è davvero". Accettare la realtà toglie potere alla delusione.Infine, prova a rispondere con onestà a questa domanda: Escludendo gli oggetti materiali, quale dono farò a me stesso questo Natale? Potrebbe essere un pomeriggio di silenzio, il permesso di dire un "no" difficile o semplicemente il diritto di essere triste in un giorno in cui tutti sorridono.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.
La domanda che mi interessa non è come riconoscere un contenuto fatto con l'AI, ma come riconoscere un risultato umano.“Come riconoscere un contenuto fatto con l'AI?” è una domanda sexy, attira, genera discussioni, polemiche, post indignati e analisi tecniche. Ha lo stesso fascino del pettegolezzo: invece di chiederci se qualcuno si è rifatto il naso, ci chiediamo se un testo è “rifatto” dall'AI.Cambiano i soggetti, ma la dinamica è identica. Andiamo a caccia di indizi, commentiamo lo stile, passiamo il tempo a giudicare, e nel frattempo ci allontaniamo sempre di più dall'unica questione che conta: che cosa succede alle persone dopo che sono entrate in contatto con quel contenuto.Quando mi chiedo se un contenuto “funziona”, non parto mai dalla sua purezza di origine, ma dall'output nel senso più concreto possibile: non il file, non la pagina, non l'audio, ma l'effetto sul cliente. Usiamo i contenuti per una sola ragione: ridurre la distanza che separa la nostra impresa dalle persone che potrebbero lavorare con noi. Tutto il resto è contorno. Per questo, se devo valutare un testo o un video, mi faccio una serie di domande che non hanno nulla a che vedere con l'AI.La prima è brutale: si ricordano di noi?Dopo aver letto, ascoltato, guardato quel contenuto, le persone se lo portano dietro oppure evapora dopo pochi secondi? Lo si vede dai segnali che arrivano dopo, non dalle nostre impressioni. Se per sei settimane insisto su un certo tema e poi le richieste che arrivano iniziano a usare esattamente le parole che ho introdotto, vuol dire che qualcosa è rimasto. Se pubblico libri, articoli, email e le domande dei clienti restano identiche a prima, è probabile che il mio materiale scorra addosso senza lasciare traccia. Degli esseri umani incontrati di persona, di solito, ci ricordiamo; delle voci automatiche del bancomat no. Questo è un primo spartiacque. Seconda domanda è: cambiano le loro azioni?Dopo il contatto con i miei contenuti, il percorso delle persone devia anche solo di pochi gradi oppure resta identico? Quando scrivo o registro qualcosa, la mia pretesa – minima ma reale – è che da quel momento ci sia almeno un dettaglio della loro vita professionale che si sposta di un millimetro. Non serve una rivoluzione biografica. Basta un piccolo cambio di rotta, un “da oggi questa cosa non la guardo più nello stesso modo”. La maggior parte dei contenuti oggi ci schiaccia con la quantità, ma non modifica la direzione in cui ci stavamo muovendo. È rumore che occupa tempo senza spostare niente. Terzo punto: quel contenuto attiva un nuovo pensiero stabile?Un pensiero non è solo un'idea momentanea. È una matrice con cui iniziamo a leggere i fatti. Una frase che ci resta in testa e che torna fuori quando dobbiamo decidere. Tutti abbiamo in mente una di quelle massime attribuite a un nonno, a un genitore, a un maestro: ci accompagnano per anni, anche quando non ce ne accorgiamo. Un contenuto efficace, nel mio lavoro, dovrebbe fare qualcosa di simile, portando nella testa del cliente un criterio che prima non aveva. Se dopo avermi letto o ascoltato non entra nessun modo nuovo di ragionare, abbiamo perso un'occasione. Quarto: fanno qualcosa per avvicinarsi a noi?Se i contenuti servono ad accorciare le distanze, il segnale minimo che cerco è un'azione, anche piccola, che prima non c'era. Può essere un'email, l'iscrizione a una newsletter, una richiesta informazioni, il salvataggio del sito tra i preferiti, il fatto che la persona torni a leggere più volte la stessa pagina. Oggi il cliente può fare quasi tutto da solo: prenotare, scaricare, iscriversi, comprare. Non mi interessa che faccia “tutto”, mi interessa che faccia almeno un passo che senza quel contenuto non avrebbe fatto. Se le views aumentano ma nessuno si muove, è come fare un pieno di benzina e lasciare l'auto accesa in garage finché il serbatoio si svuota: abbiamo consumato risorse senza percorrere un metro. Quinto: posso interagire nel merito con chi firma quel contenuto?Qui arriviamo a un punto che tocca direttamente la questione AI, ma non nel modo superficiale che vedo ovunque. Mi capita spesso di scorrere certi feed – LinkedIn è un osservatorio perfetto – e avere la sensazione che lì fuori ci sia un'umanità composta solo da geni multitalento, pieni di citazioni, casi studio, storie eroiche. Ma quando provi a interagire nel merito e scopri che in molti casi dietro il post non c'è un percorso reale di pensiero, ma solo un testo pronto all'uso. Il problema non è aver usato l'AI per scriverlo. Il problema è non essere in grado di sostenerlo.È lo stesso effetto che si prova quando si entra in un ufficio e ci si sente ripetere, leggendo da un foglio, le frasi della campagna ufficiale, senza nessuna capacità di andare oltre la brochure. Se invece posso parlare per ore di ciò che ho scritto – perché l'ho pensato, studiato, testato – l'interazione con il cliente diventa il completamento naturale del testo. Questi cinque indicatori – ricordo, azioni, pensieri, passi verso di noi, capacità di interagire nel merito – descrivono molto meglio la qualità di un contenuto rispetto alla domanda “chi l'ha scritto?”. Un testo creato da una macchina ma capace di generare risultati umani ha più valore, per il mio lavoro, di un testo scritto “a mano” che non sposta nulla nella vita delle persone. E vale anche l'opposto: un contenuto interamente umano che non viene ricordato, non ispira nessuna azione, non attiva nessun pensiero, non avvicina nessuno, non è più “vero” solo perché l'ho digitato io sulla tastiera. La questione delle views è un esempio evidente di fraintendimento. Un miliardo di visualizzazioni su una piattaforma non corrisponde a un miliardo di scelte consapevoli. Spesso è solo il segno che un contenuto è finito nel posto giusto dell'algoritmo davanti a persone che stavano scrollando per noia. Non c'è niente di male, ma non è un risultato umano.Un risultato umano è quando qualcuno decide, in modo volontario, di dedicarti attenzione, di cambiare qualcosa, di impegnare tempo e denaro sulla base di ciò che hai fatto circolare.In tutto questo, la provenienza tecnica del contenuto resta un dettaglio. Non mi interessa se hai scritto a mano, dettato un prompt, montato con dieci tool diversi. Mi interessa che tu sia consapevole di quello che stai mettendo in circolo e che tu sia in grado di reggerne le conseguenze. Se decidi di affidarti all'AI per una parte del lavoro, il minimo è studiare il materiale che ne esce come se fosse un testo tuo: saperlo spiegare quando un cliente ti chiede “perché?”.Per questo, quando sento la domanda “come riconoscere un contenuto fatto con l'AI?”, la riscrivo così: come riconoscere un risultato umano? Voglio clienti in carne e ossa che pagano, tornano, parlano di noi ad altri, ci scelgono nel tempo.Voglio vedere reazioni umane, non tic da scroll infinito. Voglio facce che si accendono, sopracciglia che si abbassano, decisioni che cambiano rotta di mezzo grado perché qualcosa li ha colpiti. Il punto non è smascherare la macchina. Il punto è osservare che cosa fanno gli esseri umani quando entrano in contatto con i contenuti che pubblichiamo. Tutto il resto – software, strumenti, discussioni sulla “purezza” – è decorazione. La domanda che metto al centro è una sola: quello che sto creando accorcia davvero la distanza tra me e le persone a cui voglio parlare, oppure no?*** *** ***Scarica il corso gratuito sul Content Marketing: https://www.ascoltobeltrami.com/corsoVisita https://www.ascoltobeltrami.com/La voce di Alessio Beltrami viene utilizzata per gentile concessione della Fondazione Alessio Beltrami
Il mare ha bisogno di cure continue, e in questa puntata raccontiamo i progetti che provano a farlo in modo pratico: iniziative che monitorano lo stato delle acque, soluzioni tecnologiche per ridurre l'impatto della plastica, interventi che ripristinano habitat costieri e riportano biodiversità dove si sta perdendo.Gli ospiti di oggi:Gianluca Sarà - Professore di Ecologia presso l'Università di Palermo. Per il National Biodiversity Future Center (NBFC) è leader dello Spoke 1, l'unità di ricerca dedicata alla produzione della conoscenza sulla biodiversità marina e alla salvaguardia e alla gestione degli ecosistemi marini e costieriDuccio Cavalieri - Professore Ordinario presso il Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Firenze. Coordinatore del dottorato in Biologia Evoluzionistica ed EcologiaLorenzo Cipriani - storico dell'arte, musicista, scrittore e skipper. Collabora con il dipartimento di Biologia dell'Università di Firenze per ricerche scientifiche sulle microplasticheBianca Barbagliotti - Segretario generale di WorldriseLancio Evento del sabato:Vincenzo Di Benedetto - Direttore dell'Orchestra Giovanile di RomaStorie dal Sociale - Radio ShockSi chiama così la radio nata all'interno del dipartimento di salute mentale ausl di Piacenza. La redazione è composta da psicologi, educatori, pazienti. Ogni settimana nella riunione di redazione si decide chi intervistare e quali domande porre. Spesso sono domande che indagano su temi che altri non toccano. Un progetto per abbattere lo stigma ancora forte sui temi della salute mentale.
Ah, l'algoritmo. È incredibile come spesso senza nemmeno accorgercene, computer e gadget nati per semplificarci la vita finiscano anche per plasmarla. Da una parte ci aiutano a organizzare meglio le nostre giornate, a scoprire cose nuove, a “migliorare” la routine. Dall'altra, però, ci suggeriscono cosa guardare, cosa ascoltare, cosa comprare… e, a volte, persino cosa pensare. Piano piano sostituiscono le persone, modificano le nostre abitudini, riscrivono i nostri tempi. E noi? Li lasciamo fare. Spesso con un clic distratto, senza renderci conto di quanto stiano guidando, in silenzio, le nostre scelte. Questa puntata ci invita proprio a questo: fermarci un attimo, osservare, capire quanto spazio abbiamo ceduto alla tecnologia nella nostra vita quotidiana. Una riflessione necessaria, oggi più che mai. Buon ascolto! Dani & Lia ~~~~~ It's incredible how, often without even realizing it, computers and gadgets that promise to simplify our lives end up shaping them as well. On one hand, they help us organize our days, discover new things, and “improve” our routines. On the other hand, they suggest what to watch, what to listen to, what to buy… and even what to think. Little by little, they replace people, change our habits, rewrite our sense of time. And us? We let them. Often, with a distracted click, without realizing how much they are quietly guiding our choices. This episode reminds us of precisely that: to pause for a moment, to observe, and to understand how much space we have given to technology in our daily lives. A necessary reflection, now more than ever.
La pronuncia italiana rappresenta uno degli aspetti più affascinanti e al tempo stesso una sfida per chi studia la lingua di Dante. Spesso gli studenti si chiedono: "Devo eliminare completamente il mio accento?" La risposta è semplice: gli accenti sono belli e naturali. In questa guida completa, però, scoprirai tecniche pratiche e immediate per perfezionare la tua pronuncia italiana, dalla gestione delle doppie consonanti alle particolarità delle parole straniere adattate alla nostra lingua. Guida Completa alla Pronuncia Italiana: Consigli Pratici per Parlare come un Nativo La Regola d'Oro: Pronunciare Tutte le Lettere Il primo e più importante consiglio per migliorare istantaneamente la tua pronuncia italiana è semplice ma fondamentale: pronuncia tutte le lettere. A differenza di molte lingue, l'italiano non presenta suoni silenziosi (eccetto la H iniziale che è sempre muta). Ogni singola lettera scritta deve essere articolata con chiarezza. Prendiamo alcuni esempi pratici: Giardino: si pronuncia GIAR-DI-NO, con ogni sillaba ben distinta Finestra: FI-NE-STRA, senza mai "mangiare" le lettere finali Ombrello: OM-BREL-LO, prestando particolare attenzione alla parte finale Particolarmente importante è la pronuncia delle vocali consecutive, che rappresentano una sfida per molti studenti. In italiano, anche quando ci sono più vocali di seguito, ognuna mantiene il suo suono distintivo: Paura: PA-U-RA (tre sillabe distinte, non "pàra") Tuoi: TU-O-I (tre sillabe complete) Aiuola: A-IU-O-LA (quattro sillabe ben separate) Questo principio si applica anche alle parole più lunghe e complesse. Per esempio, in "acquario" (AC-QUA-RI-O) ogni lettera deve risuonare chiaramente, creando quella musicalità tipica della lingua italiana. Esercitarsi a scandire lentamente le parole, sillaba per sillaba, aiuta a sviluppare questa consapevolezza articolatoria che poi diventerà naturale anche nel parlato veloce. Le Doppie Consonanti: Il Cuore della Pronuncia Italiana Le doppie consonanti rappresentano probabilmente l'aspetto più caratteristico e distintivo della pronuncia italiana. La loro corretta esecuzione è cruciale perché sbagliare una doppia può cambiare completamente il significato di una parola, creando situazioni imbarazzanti o fraintendimenti. Il segreto tecnico per pronunciare correttamente le doppie è questo: rendi più corta la vocale che precede la doppia consonante. La consonante doppia stessa deve essere "tenuta" più a lungo, creando una breve pausa nella pronuncia. Coppie di Parole che Cambiano Significato Analizziamo alcune coppie di parole dove l'unica differenza sta nella doppia consonante: Consonante SempliceSignificatoConsonante DoppiaSignificatoCaro (cáro - A lunga)Costoso o amatoCarro (càrro - A corta)Veicolo con ruotePala (pála - A lunga)Attrezzo per scavarePalla (pàlla - A corta)Oggetto sfericoPene (péne - E lunga)Dolore, sofferenzaPenne (pènne - E corta)Tipo di pastaPapa (pápa - A lunga)Il padrePappa (pàppa - A corta)Cibo per bambiniSete (séte - E lunga)Bisogno di bereSette (sètte - E corta)Il numero 7Nono (nóno - O lunga)Nono di numeroNonno (nònno - O corta)Padre dei genitori Come potete vedere dalla tabella, un errore di pronuncia può trasformare "Mi piacciono le penne al pomodoro" in una frase piuttosto imbarazzante! Ecco perché prestare attenzione alle doppie è fondamentale non solo per l'accuratezza fonetica, ma anche per evitare malintesi. Le Doppie nei Verbi: Futuro vs Condizionale Le doppie consonanti sono particolarmente importanti nella coniugazione verbale, dove distinguono tempi diversi. Un esempio classico è la differenza tra futuro e condizionale presente della prima persona plurale: Noi partiremo (partirémo - I lunga) = Futuro semplice, indica un'azione che avverrà Noi partiremmo (partirèmmo - I corta) = Condizionale presente, indica un'ipotesi Altri esempi verbali significativi: "Andremo" (futuro) vs "Andremmo" (condizionale) "Vedremo" (futuro) vs "Vedremmo" (condizionale) "Usciremo" (futuro) vs "Usciremmo" (condizionale) Per padroneggiare le doppie, è utile esercitarsi regolarmente con coppie minime (parole che differiscono solo per un suono). Registra te stesso pronunciando queste coppie e confronta con parlanti nativi. Con il tempo e la pratica costante, la corretta esecuzione delle doppie diventerà automatica e naturale. La N Finale di NON, IN, CON: La Regola della Trasformazione Esiste una regola fonetica fondamentale ma spesso trascurata che riguarda le parole NON, IN e CON. Quando queste parole sono seguite da una parola che inizia con B (come Bologna) o P, la N finale si trasforma in M per facilitare la pronuncia e rendere il discorso più fluido. Questa trasformazione, chiamata assimilazione consonantica, avviene perché pronunciare una N seguita immediatamente da una B o P richiede uno sforzo articolatorio innaturale. La bocca, infatti, deve passare rapidamente da una posizione nasale (N) a una posizione bilabiale (B o P), e questo passaggio è molto più facile se anche la consonante nasale diventa bilabiale (M). Esempi Pratici della Trasformazione N → M Scrittura StandardPronuncia CorrettaSpiegazioneIo non parlo moltoIo nom parlo moltoNON + P diventa NOMAbito in periferiaAbito im periferiaIN + P diventa IMVengo con BarbaraVengo com BarbaraCON + B diventa COMNon bevo caffèNom bevo caffèNON + B diventa NOMLavoro in bancaLavoro im bancaIN + B diventa IMStudio con PaoloStudio com PaoloCON + P diventa COM Provate a pronunciare queste frasi ad alta voce: noterete immediatamente che la versione con la M suona molto più naturale e fluida rispetto a quella con la N. Questa è una delle caratteristiche che distingue un parlante nativo da uno studente, perché i nativi applicano questa regola istintivamente, senza pensarci. È importante sottolineare che questa è una regola puramente fonetica: nella scrittura formale si continua a usare la N, ma nella pronuncia effettiva la trasformazione in M è la norma tra i parlanti nativi. Applicare questa regola renderà il vostro italiano più naturale e scorrevole, e soprattutto più facile da pronunciare. I Pronomi Doppi: Dove Cade l'Accento? I pronomi doppi (combinazioni di pronomi come "te lo", "gliela", "ce li", "ve ne") rappresentano una sfida particolare non tanto per la loro pronuncia, quanto per la posizione dell'accento tonico, specialmente quando sono attaccati all'imperativo. Quando i pronomi doppi sono usati con forme verbali normali (indicativo, congiuntivo, ecc.), rimangono separati dal verbo e non creano problemi particolari: "Te lo regalo" - tre parole separate "Gliela mando" - due parole separate "Ce li portano" - tre parole separate Il problema sorge con l'imperativo, perché in questo caso i pronomi si attaccano alla fine del verbo formando un'unica parola. Ed è qui che molti studenti commettono l'errore di spostare l'accento sui pronomi. La Regola dell'Accento Immutabile La regola fondamentale è questa: l'accento rimane sempre sulla stessa sillaba del verbo, indipendentemente da quanti pronomi aggiungiamo alla fine. Non importa se aggiungiamo uno, due o anche tre pronomi: la posizione dell'accento non cambia mai. Imperativo BaseCon PronomiPronuncia CorrettaErrore ComuneDàmmiDàmmeloAccento su DA❌ DamméloRaccontamiRaccontàmeloAccento su TA❌ RaccontaméloCómpraCòmprateloAccento su COM❌ CompratéloScrìviScrìvigliAccento su VI❌ ScrivígliPòrtaPòrtaglieloAccento su POR❌ PortagliéloDìciDìcimeloAccento su DI❌ Dicimélo Un caso particolarmente interessante è il verbo riflessivo "andarsene" con i pronomi: "Vàttene!" (vai via). Anche qui l'accento rimane sul verbo: VÀttene, non Vatténe. E quando aggiungiamo ancora più complessità: "Andàndosene" (gerundio), l'accento resta su ANDAN. Questo principio vale anche per forme più complesse come: "Rèstituiscimelo" (accento su STI, non su CI o ME) "Pòrtagliene" (accento su POR) "Spiègatecela" (accento su GA) Per padroneggiare questa regola, esercitati prima pronunciando il verbo da solo, individuando dove cade l'accento naturalmente. Poi aggiungi i pronomi mantenendo l'accento esattamente nello stesso punto. Con la pratica, questa diventerà un'abitudine naturale e il tuo italiano suonerà immediatamente più autentico. Il Suono Z: Sorda o Sonora? La lettera Z italiana rappresenta una delle sfide più insidiose per gli studenti stranieri perché, a differenza di molte altre lingue, in italiano la Z ha due pronunce completamente diverse: la Z sorda e la Z sonora. E purtroppo non esiste una regola fissa universale per sapere quale usare! La Z Sorda (come TS) La Z sorda si pronuncia come i suoni "T" e "S" pronunciati rapidamente insieme, come se fossero un'unica consonante. È il suono che sentite in parole come "pizza" - che non si pronuncia "piza" ma "pitsa". Esempi di parole con Z sorda: Zucchero (tsucchero) - lo zucchero che metti nel caffè Grazie (gratsie) - la parola di ringraziamento più usata Pazzo (patso) - aggettivo che indica follia Stazione (statsione) - dove arrivano treni e autobus Azione (atsione) - un'attività o un movimento Pezzo (petso) - una parte di qualcosa Piazza (piatsa) - lo spazio pubblico aperto Tazza (tatsa) - il contenitore per il caffè La Z Sonora (come DS) La Z sonora si pronuncia come i suoni "D" e "S" pronunciati insieme velocemente. È il suono di "zero", che non si pronuncia "tsero" ma "dsero". Esempi di parole con Z sonora: Zaino (dsaino) - la borsa per la scuola Romanzo (romandso) - un libro narrativo lungo Mezzo (medso) - metà o veicolo di trasporto Azzurro (adsurro) - il colore blu chiaro Zanzara (dsandsara) - l'insetto fastidioso Zona (dsona) - un'area o territorio Pranzo (prandso) - il pasto di mezzogiorno Linee Guida (Non Regole Assolute) Anche se non esistono regole ferree,
Ermanno Giraudo"Sotto la vecchia quercia"Dodici fiabe da una memoria di famigliaEdizioni Primalpewww.primalpe.it11 Dicembre 2025, ore 17:30Sala Costanzo MarinoVia Senator Toselli, 2 bis - Cuneopresentazione del libro "Sotto la vecchia quercia"Si tratta di una raccolta di 12 fiabe inedite, una per ogni mese dell'anno, scritte con struttura e tecnica classiche.“Un giorno sarai grande abbastanza da ricominciare a leggere le favole.” Clive Staples Lewis.Le fiabe che il nonno raccontava erano a volte davvero crudeli, altre decisamente spaventose, ma ai nipoti piacevano proprio per questo. Era bravo a narrarle, anche perché riusciva in ogni fiaba a inserirsi tra i protagonisti, rendendo le storie del tutto verosimili. E dal suono della sua voce prendevano vita personaggi fantastici come Giovannino Cattivo, Pictein e il Droju, Prezzemolina, Bistino il ciabattino, la principessa Serena, Maria di Legno, Angiolina che troppo cantava. Con la fantasia si poteva così viaggiare nel tempo e nello spazio, in mondi incantati e in luoghi remoti, dove tutto era possibile e il bene, di sicuro, trionfava. Quando i nipoti si erano seduti intorno alla vecchia quercia, lui, in piedi, cominciava a muoversi e a gesticolare come fosse su un palcoscenico teatrale. E ogni storia, ogni suo racconto, cominciava sempre allo stesso modo: «Quando ne capitavano di tutti i colori e io abitavo ai Bricchi…»La fiaba di gennaio: Giovannino cattivo. “Qual è la differenza tra bontà e cattiveria?” – chiesi un giorno al nonno. “Non sempre chi appare cattivo lo è veramente, e viceversa” – mi rispose. Lo guardai perplesso senza capire. Lui me lo spiegò con questa fiaba.La fiaba di febbraio: Pictein e il Droju. Non può esistere una raccolta di fiabe, senza la presenza di un orco. La gigantesca creatura, spaventosa nell'aspetto, condannata ad avere sempre fame… di carne umana…La fiaba di marzo: Fratellino e sorellina. A volte le leggi della natura sembrano spietate, ma con il giusto rispetto, nei boschi come nelle foreste, possono nascere solidarietà e fratellanza.La fiaba di aprile: Le tre galline. Vivere bene la quotidianità non significa accontentarsi, ma saper apprezzare i doni della vita e farli fruttare in disponibilità verso gli altri.La fiaba di maggio: Il ragazzo d'oro. Le promesse vanno rispettate. Non come il marinaio che passato il pericolo del mare in tempesta, si dimentica delle promesse fatte, ai santi protettori, per scongiurarlo.La fiaba di giugno: L'incredibile storia di Prezzemolina. Nelle fiabe capita spesso di incontrare le fate. Creature buone che talvolta si oppongono a streghe cattive. Ma è così vero che le fate sono sempre buone?La fiaba di luglio: Bistino il ciabattino. Questa è una delle fiabe preferite dal nonno. Forse perché, in fondo in fondo, in Bistino il ciabattino un po' si rispecchiava. Per il carattere sempre allegro e per la volontà nel lavorare.La fiaba di agosto: Il sorriso della principessa Serena. Per perseverare nella fiducia a volte ci vuole coraggio. Il coraggio di crederci fino in fondo, malgrado le difficoltà.La fiaba di settembre: Maria di legno. A volte si cerca la felicità puntando a realizzare desideri impossibili, quando invece la felicità è già così vicina a noi, incapaci di vederla…La fiaba di ottobre: Tutto per colpa di un cece. Qualcuno sostiene che nel mondo c'è tutto ciò che serve per soddisfare le necessità dell'uomo, ma non per accontentare la sua avidità.La fiaba di novembre: La principessa e il capriolo. Quando le apparenze cambiano, diventa differente il modo di pensare e di agire. E si cerca l'essenza in ogni cosa: il luogo dove il sentimento non cambia.La fiaba di dicembre: Angiolina che troppo cantava. Spesso è difficile per un bambino distinguere tra fantasia e realtà. Fortunatamente la storia di Angiolina ci può aiutare a capirlo meglio.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
"Le parole della pioggia" di Laura Imai Messina e "La volta giusta" di Lorenza Gentile"Innanzitutto diciamo: sono nata in un giorno di pioggia. Solo allora impugniamo l'immenso ombrello che ci sovrasta, allunghiamo il piede in strada e prendiamo a camminare con loro per la città". A parlare sono le cosiddette "donne ombrello" che si possono prenotare attraverso una app in caso di pioggia improvvisa. Le "donne ombrello" sono le protagoniste del piccolo romanzo "Le parole della pioggia" (Einaudi) scritto da Laura Imai Messina con le illustrazioni di Emiliano Ponzi. È una sorta di favola delicata, ambientata a Tokyo.Ancora una volta Laura Imai Messina ci porta nel Giappone dove vive da oltre vent'anni. Mentre queste donne accompagnano qualcuno in caso di pioggia, sotto l'ombrello si crea uno spazio intimo, fuori dal tempo, in cui si può stare in silenzio, si può conversare del più e del meno oppure si possono condividere pezzi di vita interiore. Spesso, però, le "donne ombrello", che sono studentesse, casalinghe, disoccupate, si vergognano di questo lavoro. Tranne una, Aya. Per lei essere una "donna ombrello" è veramente una vocazione. Nella seconda parte parliamo di "La volta giusta" (Feltrinelli) di Lorenza Gentile che avevamo già conosciuto con romanzi come "Le piccole libertà" che parlava della libreria Shakespeare & Co. di Parigi, "Le cose che ci salvano" e "Tutto il bello che ci aspetta". Il romanzo racconta di un "comune polvere", ossia un piccolo borgo che rischia di scomparire per lo spopolamento (ci abitano solo 15 persone). Lucilla e il compagno Enrico vincono un bando per riavviare una vecchia locanda con annesso negozio di alimentari e quattro camere. Un progetto condiviso, almeno all'apparenza, perché Enrico si tira indietro e Lucilla resta da sola a realizzare un progetto che però era di qualcun altro. Del resto lei si è sempre adeguata ai fidanzati che ha avuto, ai loro sogni, alle loro esigenze. Lucilla è una giovane donna piena di insicurezze, non si sente mai "abbastanza", pensa di avere qualcosa di sbagliato, ha un profondo senso di inadeguatezza. Ma di fronte all'abbandono di Enrico deve prendere una decisione: mollare tutto, deludendo però gli abitanti del piccolo borgo, oppure rimboccarsi le maniche e andare avanti da sola. Una storia di rinascita di una donna che si chiede "cosa è importante per me?".
Elisabetta Chiodini"Accessori di classe"Complementi di moda tra uso quotidiano e identità sociale 1830-1930Mendrisio / mostra aperta fino al 22 febbraio 2026Catalogo Mostra: "Accessori di classe" Electahttps://museidartemendrisiotto.ch/accessori-di-classe/Mostra a cura di Elisabetta Chiodini con Mariangela Agliati Ruggia.Da sempre considerati fondamentali per completare l'abbigliamento, cappelli, borse, scarpe, guanti, bastoni, ombrelli, fazzoletti e ventagli non sono solo oggetti d'uso che da secoli ci accompagnano nella nostra quotidianità ma sono anche elementi che contribuiscono a definire lo status e l'appartenenza sociale degli uomini e delle donne che li indossano o che li utilizzano. Spesso associati al lusso e al potere, gli accessori di moda, grazie alle loro fogge ricercate e alla raffinatezza e alla preziosità dei materiali con cui sono realizzati, sottolineano però anche l'irriducibile unicità dei loro possessori.Attraverso un confronto serrato con la loro rappresentazione nelle opere d'arte dell'epoca, la mostra si propone di illustrare la storia e l'evoluzione di diverse tipologie di accessori e complementi di moda tra gli anni trenta dell'Ottocento e i primi tre decenni del Novecento. Un arco di tempo, quello preso in esame dall'esposizione, che coincide in gran parte con quello che, non a caso, è stato definito il “secolo della borghesia”.Ad importanti ritratti di rappresentanza, a vivaci e animate scene di genere, a manifesti pubblicitari, figurini, cataloghi di vendita e riviste di moda, lungo il percorso espositivo fanno da controcanto oggetti reali. Oggetti che non sono quasi mai semplici manufatti d'uso quotidiano ma veri e propri testimoni del gusto e della società del tempo, oltre che esempi di grande qualità artigianale.Dedicata alla produzione e al commercio di cappelli e borse in Ticino tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, la sezione finale della mostra si chiude con la figura della stilista Elsa Barberis. Le forme semplificate e moderne dei suoi abiti segnano infatti l'inizio di una nuova stagione della moda e inaugurano una nuova maniera di disegnare e vivere gli accessori.Tra gli oltre 200 oggetti esposti figurano una sessantina di dipinti e sculture provenienti da collezioni pubbliche e private di autori sia di area ticinese che italiana. Tra loro nomi celebri della storia dell'arte quali Giacomo Balla, Giovanni Boldini, Telemaco Signorini, Mosè Bianchi, Eliseo Sala, Vincenzo Cabianca, Bernardino Pasta, Spartaco Vela, Filippo Franzoni, Adolfo Feragutti Visconti, Luigi Rossi, Vittorio Matteo Corcos e molti altri.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
In questo episodio parliamo di un tema che manda in crisi tantissimi genitori: le “regressioni” che in realtà non sono regressioni.Ti accompagno a capire cosa succede davvero quando un bambino sembra tornare indietro su sonno, autonomia, separazioni, pianti, gestione delle routine.Spesso non c'è nessuna perdita di competenze: c'è un bisogno che cambia.Stanchezza, sovraccarico, nuove richieste a scuola, salti di crescita, cambiamenti familiari… e i bambini fanno quello che sanno fare meglio: cercano la relazione per potersi riorganizzare.Vediamo insieme come distinguere una regressione vera da una falsa regressione, quali segnali osservare e come rispondere senza cadere nella trappola del “sei tornato piccolo”.
Ti sei mai chiesto perché in italiano diciamo "Che tu sia benedetto!" oppure "Magari avessi più tempo!"? In questi casi il congiuntivo appare in frasi che stanno in piedi da sole, senza dipendere da nulla. Questo è il congiuntivo indipendente, molto diffuso nella lingua italiana per esprimere desideri, ordini, dubbi e supposizioni. Con questa guida completa, imparerai a usarlo come un vero madrelingua italiano. Il Congiuntivo INDIPENDENTE: Quando usarlo da solo Cos'è il Congiuntivo Indipendente? Facciamo chiarezza su questo concetto. Normalmente, quando studi il congiuntivo, lo vedi sempre in frasi dipendenti, giusto? Per esempio: "Penso che tu abbia ragione" oppure "Voglio che tu venga con me". In questi casi, il congiuntivo dipende da un verbo principale (penso, voglio) che regge l'intera costruzione. Tuttavia, il congiuntivo può anche essere indipendente, cioè può apparire in frasi che stanno in piedi da sole, senza dipendere da un'altra frase. Ecco perché si chiama "indipendente" – è autonomo nella sua funzione comunicativa. Queste frasi esprimono emozioni, desideri, dubbi, ordini o supposizioni in modo diretto e immediato. Il congiuntivo indipendente è estremamente comune nella lingua parlata italiana, specialmente nelle espressioni emotive e colloquiali. Una volta che padroneggerai questo uso, il tuo italiano suonerà molto più naturale e autentico. I Diversi Tipi di Congiuntivo Indipendente Vediamo ora tutti i casi principali in cui si usa il congiuntivo indipendente. Presta attenzione, perché sono diversi e ognuno ha una funzione comunicativa specifica. Analizzeremo ogni tipo nel dettaglio con numerosi esempi pratici che potrai utilizzare fin da subito nelle tue conversazioni quotidiane. 1. Congiuntivo Esortativo (per Dare Ordini o Inviti) Il congiuntivo esortativo si usa per dare ordini, inviti o esortazioni. Si usa in sostituzione dell'imperativo per le persone mancanti (terza persona singolare/plurale, prima persona plurale) o per il Lei con cortesia. È molto formale ed elegante, perfetto per situazioni professionali o quando si vuole mantenere un tono rispettoso. Quando si Usa il Congiuntivo Esortativo? Si utilizza questa forma quando si vuole: Dare ordini formali alla terza persona singolare o plurale Fare inviti cortesi usando il "Lei" formale Proporre azioni di gruppo alla prima persona plurale (noi) Esortare qualcuno a fare qualcosa con eleganza Esempi Pratici con la Terza Persona Singolare (Lei Formale) "Entri pure, signora!" (Lei formale – equivale a "entra!" ma con cortesia)"Venga con noi, professore!" (invito formale a una persona di riguardo)"Si accomodi, prego!" (ordine/invito cortese molto comune in contesti formali)"Stia attento!" (ordine alla terza persona singolare)"Prenda questa strada e poi giri a destra!" (indicazioni formali)"Mi dica pure tutto, dottore!" (invito a parlare liberamente) Esempi con la Terza Persona Plurale (Loro Formale) "Si accomodino, prego!" (ordine/invito cortese al plurale)"Entrino pure, signori!" (invito formale a più persone)"Facciano ciò che vogliono!" (permesso totale con tono formale)"Abbiano pazienza, per favore!" (richiesta cortese di attesa) Attenzione alla Prima Persona Plurale (Noi)! Alla prima persona plurale (noi), il congiuntivo esortativo è comunissimo nella lingua parlata italiana: "Andiamo al cinema!" (proposta di attività)"Facciamo una pausa!" (suggerimento di riposare)"Parliamo di questo problema!" (invito alla discussione)"Usciamo a cena stasera!" (proposta per la serata)"Vediamo cosa possiamo fare!" (esortazione a trovare soluzioni) Nota importante: In questo caso, congiuntivo e indicativo hanno la stessa forma per la prima persona plurale, ma la funzione è esortativa, quindi si sta di fatto usando il congiuntivo. La differenza si percepisce dal contesto e dall'intonazione: quando si propone o si invita, si usa il congiuntivo esortativo. 2. Congiuntivo Ottativo (per Esprimere Desideri) "Ottativo" deriva dal latino "optare" e significa "desiderare". Si usa questo congiuntivo per esprimere un desiderio, un augurio o una speranza. Spesso è introdotto da parole come "magari", "se solo", "oh se", "almeno" oppure "che". Questo è probabilmente l'uso più emotivo e personale del congiuntivo indipendente. Funzione e Uso del Congiuntivo Ottativo Esprime un desiderio realizzabile nel presente o futuro: "Magari venisse!" (desiderio che potrebbe avverarsi) Esprime un rimpianto per il passato: "Oh, se avessi studiato di più!" (rimpianto per qualcosa che non è accaduto e ora è troppo tardi) Esprime auguri e benedizioni: "Che Dio ti benedica!" (augurio formale) Esprime fantasie irrealizzabili: "Se fossi un uccello!" (desiderio impossibile) Esempi con "Magari" (Molto Comune!) Desideri per il presente/futuro (congiuntivo imperfetto):"Magari piovesse un po'!" (desiderio che piova)"Magari vincessi alla lotteria!" (desiderio di vincere soldi)"Magari ci fosse un corso sui verbi pronominali!" (desiderio di avere qualcosa che non c'è)"Magari smettesse di nevicare!" (desiderio per il presente)"Magari tornasse presto!" (speranza che qualcuno ritorni) Rimpianti per il passato (congiuntivo trapassato):"Magari avessi studiato di più!" (rimpianto per non aver studiato abbastanza)"Magari avessi ascoltato i tuoi consigli!" (rimpianto per non aver seguito i consigli)"Magari avessimo preso l'altra strada!" (rimpianto per una scelta passata)"Magari non fossi andato a quella festa!" (rimpianto per un'azione passata) Esempi con "Che" (Auguri Formali) "Che Dio ti benedica!" (augurio religioso)"Che tu possa essere felice!" (augurio di felicità)"Che il cielo ti aiuti!" (augurio solenne)"Che la fortuna ti assista!" (augurio di buona sorte)"Che tu possa realizzare tutti i tuoi sogni!" (augurio per il futuro)"Che vada tutto bene!" (augurio comune prima di un evento importante) Esempi con "Se" o "Se Solo" (Desideri Impossibili) "Se solo avessi più tempo!" (rimpianto per la mancanza di tempo)"Oh se potessi tornare indietro!" (desiderio impossibile di cambiare il passato)"Se fossi ricco!" (fantasia sulla ricchezza)"Se avessi le ali!" (desiderio impossibile di volare)"Oh se potessi leggere nel pensiero!" (fantasia sui superpoteri) Esempi con "Almeno" (Desiderio Minimo) "Almeno smettesse di piovere!" (desiderio minimo sul tempo)"Almeno mi avesse avvertito!" (rimpianto per mancanza di comunicazione)"Almeno provasse a capirmi!" (desiderio di comprensione)"Almeno facesse silenzio!" (richiesta di tranquillità) 3. Congiuntivo Concessivo (per Fare Concessioni) Il congiuntivo concessivo si usa per ammettere o concedere qualcosa, spesso seguito da un'opposizione o da un'obiezione. È accompagnato da parole come "pure", "anche" o semplicemente senza introduttori, oppure introdotto da espressioni come "ammettiamo che", "sia pure che" o "anche se". Come Funziona? È come dire: "Ok, ammetto questo punto, MA..." – è una concessione seguita spesso da un'opposizione. Si usa quando si vuole riconoscere un punto di vista altrui pur mantenendo la propria posizione. È molto utile nelle discussioni e nei dibattiti per apparire ragionevoli pur non cedendo completamente. Esempi Pratici "Sia anche come dici tu, ma io non sono d'accordo!" (va bene, ammetto che potrebbe essere così, ma...)"Dica quello che vuole, a me non interessa!" (può dire tutto ciò che vuole, ma non mi importa)"Faccia pure come crede!" (libertà totale, fai come vuoi)"Venga pure, tanto non cambierà nulla!" (può venire, ma sarà inutile)"Ammettiamo pure che la tua casa sia più piccola della mia: non per questo devi provare odio nei miei confronti!" (concessione seguita da obiezione)"Siano pure più bravi di noi, ma noi abbiamo più esperienza!" (ammissione con riserva)"Dica quel che vuole, io non cambio idea!" (concessione di libertà di parola ma mantenimento della propria posizione) 4. Congiuntivo Dubitativo (per Esprimere Dubbi e Incertezze) Il congiuntivo dubitativo esprime dubbio, incertezza o perplessità. Spesso è introdotto da "che", "non" oppure appare in domande retoriche. Questo tipo di congiuntivo è estremamente comune nella lingua parlata italiana, specialmente quando si pensa ad alta voce o si esprime preoccupazione. Quando si Usa? Quando usi il congiuntivo dubitativo, stai fondamentalmente pensando ad alta voce, esprimendo un'ipotesi o un'incertezza su qualcosa. È il modo più naturale per un italiano di esprimere dubbi senza fare affermazioni categoriche. Molto usato in contesti informali tra amici e familiari. Esempi con "Che" (Forma più Comune) "Che sia lui il colpevole?" (mi chiedo se sia lui...)"Che abbiano dimenticato l'appuntamento?" (dubbio, perplessità sul motivo della loro assenza)"Che abbia detto la verità?" (incertezza sulla veridicità)"Che stia male?" (preoccupazione e dubbio sulla salute di qualcuno)"Che siano già partiti?" (dubbio su un'azione già compiuta)"Che abbia perso il treno?" (ipotesi sul ritardo di qualcuno)"Che siano troppe informazioni?" (dubbio sulla quantità di informazioni fornite) Esempi con "Non" (Dubbio con Negazione) "Non sappia lui la risposta?" (domanda dubitativa con tono di sorpresa)"Non abbia capito bene?" (dubbio sulla comprensione)"Non sia il caso di chiamare un medico?" (dubbio che suggerisce un'azione) Contesto d'Uso Il congiuntivo dubitativo è particolarmente utile quando: Non si vuole fare un'affermazione diretta Si cerca di essere diplomatici Si esprime preoccupazione in modo delicato Si vuole coinvolgere l'interlocutore nel ragionamento 5. Congiuntivo Suppositivo (per Fare Supposizioni) Il congiuntivo suppositivo è simile al dubitativo, ma si usa per fare supposizioni e ipotesi più che per esprimere veri dubbi. Spesso è introdotto da "che" oppure da espressioni come "poniamo che", "ammesso che", "supponiamo che",
In questo episodio di Educare con calma torno su un tema che tocca molte famiglie: scegliere se e come presentare la figura di Babbo Natale.Condivido riflessioni ed esperienze dal Forum de La Tela per mostrare che, se scegliamo di dire la verità, non togliamo «automaticamente» la magia del Natale, ma possiamo trasformarla secondo quello che sentiamo autentico e importante per la nostra famiglia.La scelta su come presentare la figura di Babbo Natale è infatti unica e personale per ognunǝ di noi, e qualunque decisione è valida, se la famiglia la sente davvero coerente con sé stessa.Spesso, però, fare questo passo sembra difficile: nessuno ci ha insegnato come parlarne (moltǝ di noi hanno scoperto da solǝ la verità su Babbo Natale). Per questo vi offro le condivisioni della comunità, uno strumento prezioso se per chi sente di voler percorrere questa strada.:: Nell'episodio menzionoIl Forum della ComunitàTrovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.:: Come appoggiare il podcastIo non faccio pubblicità e non accetto sponsor: fa parte della mia etica dal giorno in cui ho creato La Tela. Se ti piace il mio podcast, aiutami così:Invia i tuoi episodi preferiti ad amici e familiari;Lascia una recensione sulla piattaforma dove lo ascolti;Supporta La Tela, facendo o regalando il percorso per Educare a Lungo termine, comprando il mio libro «Cosa sarò da grande», regalando una carta regalo da utilizzare sullo shop de La Tela.In ogni caso, grazie di
Spesso chi pratica Mindfulness è convinto che il nemico numero uno della meditazione siano le distrazioni, ovvero i pensieri e gli altri stimoli sensoriali che si intromettono (furtivamente e senza che nessuno li abbia invitati) per allontanarci dal momento presente. Ma è davvero così? Lascia un commento nella nostra community! https://discord.gg/hDVGVd2
In questo episodio ci confrontiamo con una delle percezioni più potenti e spesso inconsce che guidano il nostro comportamento: la minaccia. Non sempre è qualcosa di visibile o oggettivo. Spesso si annida nei gesti dell'altro, in un tono di voce, in un cambiamento improvviso dell'ambiente o semplicemente in un ricordo. Ma cosa percepiamo davvero come minaccia? E come risponde il nostro corpo e la nostra mente quando qualcosa viene registrato come tale?Analizzeremo i meccanismi neurofisiologici che si attivano di fronte alla minaccia – reale o simbolica – e il modo in cui il sistema nervoso prepara la risposta: attacco, fuga, congelamento. Parleremo anche delle minacce invisibili, interiorizzate, che ci portano a chiuderci, a reagire in modo sproporzionato o a non fidarci. Comprendere cosa attiva in noi un senso di pericolo ci permette non solo di riconoscerlo con più lucidità, ma anche di iniziare a costruire un senso di sicurezza interno, stabile, da cui poter rispondere invece che reagire.Iscriviti al #podcast, commenta e condividi con i tuoi amici le #puntate di #thebigfatvoice, seguiti sui #social, rimani in contatto e buon ascolto!Visita il sito www.mbgvoice.com Segui la pagina Facebook https://www.facebook.com/mbgvoicereal Segui il profilo Instagram https://www.instagram.com/magabecco Puoi metterti in contatto con Massimiliano scrivendo a info@mbgvoice.comFai girare la voce… o meglio… fai girare #thebigfatvoiceMusica originale by #audiio @helloaudiio www.audiio.com
In questo episodio facciamo conoscenza con una nostra alleata tanto potente quanto sconosciuta: l'amigdala. Spesso evocata nei discorsi su emozioni e paure, questa piccola struttura del cervello gioca un ruolo fondamentale nel modo in cui reagiamo al mondo. Ma chi è davvero l'amigdala? E perché potremmo iniziare a considerarla un'amica, anche quando ci fa sussultare, tremare o bloccare?Parleremo del suo funzionamento, del ruolo che ha nella gestione delle emozioni primarie, della sua velocità nel rilevare i pericoli – reali o percepiti – e di come la sua attività influenzi le nostre reazioni, spesso senza che ce ne accorgiamo. Ma esploreremo anche come possiamo dialogare con lei, allenando altre parti del cervello a collaborare e a regolare le sue risposte. Perché capire l'amigdala significa non solo conoscere meglio le nostre paure, ma anche scoprire nuove strade per attraversarle con maggiore consapevolezza.Iscriviti al #podcast, commenta e condividi con i tuoi amici le #puntate di #thebigfatvoice, seguiti sui #social, rimani in contatto e buon ascolto!Visita il sito www.mbgvoice.com Segui la pagina Facebook https://www.facebook.com/mbgvoicereal Segui il profilo Instagram https://www.instagram.com/magabecco Puoi metterti in contatto con Massimiliano scrivendo a info@mbgvoice.comFai girare la voce… o meglio… fai girare #thebigfatvoiceMusica originale by #audiio @helloaudiio www.audiio.com
Quante volte ti sei chiesto: "Ma qui devo mettere l'articolo o no?" Se stai imparando l'italiano, sicuramente tantissime volte! L'articolo determinativo è una delle cose più difficili da padroneggiare per gli stranieri (anche i più avanzati). Con questa guida completa imparerai finalmente quando usare (e quando NON usare) gli articoli determinativi in italiano, scoprendo tutte le regole fondamentali, le eccezioni e i casi particolari. Quando usare e quando NON usare l'articolo determinativo Quando USARE l'Articolo Determinativo 1. Con i Nomi Già Menzionati o Conosciuti Quando parliamo di qualcosa che è già stato introdotto nella conversazione o che è conosciuto dal contesto, usiamo sempre l'articolo determinativo. Questo indica che ci stiamo riferendo a qualcosa di specifico e identificabile. Esempio: Ho comprato due macchine nuove l'anno scorso. Oggi ho visto le macchine e sono molto belle. In questo caso, "le macchine" sono quelle specifiche di cui abbiamo già parlato, non macchine generiche. 2. Con i Nomi Specifici (Spesso con un Qualificatore) Quando ci riferiamo a qualcosa di specifico e non generico, l'articolo è necessario. Spesso questa specificità è indicata da un aggettivo qualificativo, da una frase relativa o da un complemento che identifica precisamente l'oggetto di cui parliamo. Esempi: Non mettere il telefono sul tavolo rotto. (Non un tavolo qualsiasi, ma quello rotto specifico) Vado alla scuola di mia figlia. (Una scuola specifica, non una scuola qualunque) Sono nel treno delle 12. (Il treno specifico che parte alle 12) 3. Con i Superlativi Gli aggettivi e gli avverbi al superlativo richiedono sempre l'articolo determinativo. Il superlativo, per sua natura, indica qualcosa di unico nel suo genere o che raggiunge il massimo o il minimo grado di una qualità, quindi richiede specificazione. Esempi: Ieri abbiamo passato il momento più bello. Torno il più velocemente possibile. Questa è la situazione più difficile che abbiamo affrontato. Marco è il ragazzo più intelligente della classe. 4. Con "Solo/Unico" Quando usiamo frasi con "solo" o "unico", l'articolo è obbligatorio. Questi termini indicano esclusività e unicità, quindi richiedono specificazione attraverso l'articolo. Esempi: Mia zia è la sola persona di cui mi fido. Questa è l'unica ciotola che hai? Qual è l'unica soluzione efficace per parlare italiano come un madrelingua? Sei l'unico amico che mi ha aiutato in quel momento difficile. 5. Con i Nomi di Paesi e Regioni I nomi di Paesi e regioni richiedono sempre l'articolo determinativo quando usati da soli. Esempi: L'Italia è un Paese bellissimo. Voglio visitare il Brasile. La Sardegna ha delle spiagge spettacolari. I Paesi Bassi sono famosi per i tulipani. ATTENZIONE: Con la preposizione IN, non si deve usare l'articolo. L'unica eccezione (che invece richiede l'articolo) sono i nomi di Paesi plurali. L'anno prossimo vado in Giappone. Quando verrete in Puglia? Sei mai stato negli Stati Uniti? Mi trasferirei volentieri nelle Filippine. 6. Con i Nomi di Paesi che Includono "Repubblica", "Regno", "Unione" o "Stato" Quando il nome di un Paese include termini come "Repubblica", "Regno", "Unione" o "Stato", l'articolo determinativo è sempre necessario. Esempi: Vive nella Repubblica Dominicana. Andiamo nel Regno Unito ogni estate. La Repubblica Ceca è un Paese molto interessante. Gli Stati Uniti d'America sono un Paese molto vasto. 7. Con i Numeri Ordinali Usati Come Qualificatori I numeri ordinali (primo, secondo, terzo, ecc.) quando sono usati come aggettivi qualificativi richiedono sempre l'articolo determinativo. Esempi: Questa è la seconda volta che ti chiamo. Tu sei il quinto dottore con cui parlo di questo problema. Il primo giorno di scuola è sempre emozionante.
Spesso quando perdiamo una persona cara sono le piccole cose a mancarci: la voce, il profumo, la risata. In certi casi però vorremmo solo poter parlare ancora una volta con chi ci ha lasciato, raccontare quel che ci è successo, condividere un poco di quotidianità. A Milano è nata la cassetta della posta per scrivere a chi non c'è più. Un'iniziativa molto speciale: una cassetta della posta per scrivere lettere ai defunti. Si chiama “Alstones” ed è stata ideata dalla psicologa e psicoterapeuta Maria Ferraro Bianchi. Con lei e con Martino Gozzi, scrittore e direttore didattico della Scuola Holden, parliamo dell'importanza della scrittura per risolvere dei traumi e di come nella nostra società parlare di morte sia ancora tabù e, spesso, il lutto rimane qualcosa di non affrontato.
TRASCRIZIONE E VOCABOLARIOPuoi sostenere il mio lavoro con una donazione su Patreonhttps://www.patreon.com/italianosiPer €2 al mese riceverai le trascrizioni di tutti i PodcastPer €3 al mese riceverai, oltre alle trascrizioni, anche una lista dei vocaboli più difficili, con spiegazione in italiano e traduzione in inglese.ESPRESSIONI:Farsi mangiare la lingua dal gatto, significa rimanere in silenzio, non parlare, Spesso in modo improvviso o in situazioni in cui l'altra persona si aspetta una risposta da noi.Mordersi la lingua, significa trattenersi dal parlare, evitare di dire qualcosa che si pensa e che si vorrebbe dire, per non causare situazioni scomode. MY YOUTUBE CHANNELSupport the show
Spesso abbiamo notizia di anziani alla guida che guidando contromano in autostrada o perdendo il controllo dell'auto hanno provocato incidenti gravissimi. Che cosa si può fare. Ne parliamo con Giordano Biserni dell'Asasp e Giuseppe Neri, neuropsichiatra.
Spesso chi mi ascolta mi chiede consigli di lettura. In questo episodio condivido con te i titoli di quattro libri italiani che sono piaciuti agli studenti del club di lettura.Vuoi unirti al nostro club del libro? Trovi le informazioni qui:www.piccolomondoitaliano.com/lezioni-di-italiano-di-gruppo-onlineCi teniamo in contatto? Iscriviti alla newlsetter e ricevi materiali in italiano!Vuoi imparare con noi?Visita Piccolo Mondo Italiano: www.piccolomondoitaliano.comPodcast, materiali culturali, lezioni e uno spazio per incontrare persone che amano l'italiano e la cultura come te. Ti aspettiamo!
Nella terza parte della sua storia, Franco Sicari parla dei valori che hanno guidato la sua esistenza, dei sogni ancora da realizzare e del suo matrimonio. “La mia più grande soddisfazione è stata vivere una vita stupenda con Maria".