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RadioBorsa - La tua guida controcorrente per investire bene nella Borsa e nella Vita
Perché gli italiani si sentono sempre più poveri se l'Italia ha la quarta ricchezza privata del mondo? Con ben 12.000 miliardi di euro di patrimonio (4 volte il PIL italiano), le famiglie italiane sono teoricamente ricchissime. Eppure, la classe media si restringe.In questo podcast scopriamo come gestire i risparmi in modo efficiente e gli errori finanziari più comuni che bruciano il tuo potere d'acquisto. Molti risparmiatori si chiedono dove investire i soldi oggi o se conviene comprare casa o investire in borsa. La verità è che molti italiani gestiscono il proprio patrimonio nel modo peggiore, lasciando troppa liquidità sul conto corrente o bloccando tutto nel mercato immobiliare.Come consulenti finanziari indipendenti di SoldiExpert SCF, analizziamo i dati ufficiali di Banca d'Italia e mettiamo a confronto l'Italia con i modelli di investimento di Germania, Francia e Stati Uniti. Scoprirai cosa fanno i giovani tedeschi con gli ETF, come le famiglie americane usano il mercato azionario per proteggersi dall'inflazione e la differenza cruciale tra come investe il risparmiatore medio e come gestisce il capitale il segmento Private Banking.
Hai mai provato a riportare le parole di qualcun altro e non sapevi quale tempo verbale usare? Non eri sicuro se servisse il congiuntivo o l'indicativo? Il discorso indiretto è uno degli argomenti più insidiosi della grammatica italiana e anche gli studenti avanzati commettono errori. In questo articolo scoprirai come riportare correttamente quello che qualcuno ha detto, ha chiesto o ha ordinato. 5 Errori da Evitare con il Discorso Indiretto Errore 1: Usare il Tempo Sbagliato per Riportare Notizie (al Passato) Partiamo dalle basi. Che cos'è il discorso indiretto? In pratica, è quando riporti le parole di qualcun altro senza citarle direttamente, cioè senza usare le virgolette. Per esempio: Discorso diretto: «Marco dice: "Ho fame."»Discorso indiretto: «Marco dice che ha fame.» Come puoi notare, abbiamo tolto le virgolette e abbiamo aggiunto che. Fin qui semplice. Il problema nasce quando il verbo introduttore – cioè il verbo che introduce le parole dell'altra persona – è al passato. Molti studenti fanno così: «Marco ha detto che ha fame.» «Marco ha detto che aveva fame.» Perché è sbagliato il primo? Perché quando il verbo introduttore è al passato (ha detto, disse, diceva...), bisogna fare la cosiddetta «trasformazione dei tempi». È come se tutto «scivolasse indietro nel tempo»: il presente diventa imperfetto, il passato prossimo diventa trapassato prossimo, e così via. Tabella: Trasformazione dei Tempi Verbali Discorso DirettoD. Indiretto (verbo al presente)D. Indiretto (verbo al passato)Presente«Studio italiano.»«Dice che studia italiano.»→ Imperfetto«Ha detto che studiava italiano.»Passato prossimo«Ho studiato.»«Dice che ha studiato.»→ Trapassato prossimo«Ha detto che aveva studiato.»Futuro semplice«Studierò domani.»«Dice che studierà domani.»→ Condizionale passato«Ha detto che avrebbe studiato il giorno dopo.»Futuro anteriore«Avrò finito per le 3.»«Dice che avrà finito per le 3.»→ Condizionale passato«Ha detto che avrebbe finito per le 3.»Imperfetto«Studiavo ogni sera.»«Dice che studiava ogni sera.»→ Imperfetto (non cambia!)«Ha detto che studiava ogni sera.»Condizionale presente«Studierei di più.»«Dice che studierebbe di più.»→ Condizionale passato«Ha detto che avrebbe studiato di più.»Congiuntivo presente«Credo che studi.»«Dice che crede che studi.»→ Congiuntivo imperfetto«Ha detto che credeva che studiasse.»Congiuntivo passato«Credo che abbia studiato.»«Dice che crede che abbia studiato.»→ Congiuntivo trapassato«Ha detto che credeva che avesse studiato.» Nota una cosa molto importante: l'imperfetto è l'unico tempo che non cambia. Resta uguale sia con il verbo introduttore al presente sia al passato. È una delle poche eccezioni che semplificano le cose. E nota anche un'altra cosa fondamentale: quando il verbo introduttore è al presente (dice che, racconta che...), non devi fare nessuna trasformazione dei tempi. La trasformazione si applica solo quando il verbo è al passato. Curiosità sull'Italiano Parlato Nell'italiano parlato, soprattutto nel linguaggio informale, molti italiani non rispettano sempre queste regole. Capita spesso di sentire «Ha detto che viene domani» al posto di «Ha detto che sarebbe venuto il giorno dopo.» Tuttavia, se vuoi parlare un italiano corretto, è consigliabile seguire la tabella. Errore 2: Non Usare DI + Infinito Un altro errore frequente riguarda la struttura della frase. Osserva queste due versioni di «Marco dice: "Vado al cinema."»: «Marco dice che lui va al cinema.» — grammaticalmente corretto, ma pesante «Marco dice di andare al cinema.» — molto più naturale! Quando il soggetto della frase principale è lo stesso della frase secondaria, in italiano si preferisce usare la struttura DI + infinito. Il motivo è che suona molto più naturale e meno ripetitivo. Anziché dire «Marco dice che lui va al cinema» ripetendo il soggetto, è più elegante e scorrevole dire «Marco dice di andare al cinema». Tabella: CHE + Indicativo vs DI + Infinito Soggetto diverso → CHE + verbo coniugatoStesso soggetto → DI + infinito«Marco dice che Maria va al cinema.»«Marco dice di andare al cinema.»«Luca ha detto che Giulia era stanca.»«Luca ha detto di essere stanco.»«Anna dice che Paolo ha ragione.»«Anna dice di avere ragione.»«Il prof ha detto che gli studenti devono studiare.»«Il prof ha detto di dover studiare.» (ambiguo!) Osserva l'ultimo esempio: «Il prof ha detto di dover studiare» è un po' ambiguo, perché potrebbe sembrare che sia il professore a dover studiare. In casi come questo, dove il significato potrebbe non essere chiaro, è meglio usare la forma completa con CHE: «Il prof ha detto che gli studenti devono studiare.» Attenzione: Infinito Presente e Passato Quando usi DI + infinito con il verbo introduttore al passato, l'infinito può essere presente o passato. Se l'azione riportata è anteriore rispetto al momento in cui è stata detta, usa l'infinito passato: «Marco ha detto di aver studiato tutta la notte.» Curiosità sull'Uso di DI + Infinito In realtà, l'uso di DI + infinito non è obbligatorio, ma è fortemente preferito dai madrelingua. Se dici «Marco dice che lui va al cinema», gli italiani ti capiranno, ma la frase risulterà poco naturale. Errore 3: Dimenticare il Congiuntivo per Riportare Domande Questo è un errore molto diffuso, comune anche tra i madrelingua. Quando riporti una domanda in modo indiretto, è necessario usare il congiuntivo. Vediamo perché: Domanda diretta: «Vieni alla festa?» «Mi ha chiesto se vengo alla festa.» «Mi ha chiesto se venissi alla festa.» Dopo espressioni come chiede se / ha chiesto se / voleva sapere se, il verbo che segue deve essere al congiuntivo (quando il verbo introduttore è al passato). Questo vale sia per le domande con risposta sì/no, sia per le domande aperte con parole interrogative come dove, quando, come, perché, eccetera. Un'altra cosa importante da ricordare: nel passaggio dal discorso diretto a quello indiretto, il punto interrogativo sparisce, perché non stai più facendo una domanda, ma stai riferendo che qualcuno ha fatto una domanda. Tabella: Come Riportare le Domande Domanda direttaVerbo al presenteVerbo al passato«Parli italiano?»«Chiede se parlo italiano.»«Ha chiesto se parlassi italiano.»«Sei andato al cinema?»«Chiede se sono andato al cinema.»«Ha chiesto se fossi andato al cinema.»«Dove abiti?»«Chiede dove abito.»«Ha chiesto dove abitassi.»«Quando arriverai?»«Chiede quando arriverò.»«Ha chiesto quando sarei arrivato/a.»«Che cosa hai fatto?»«Chiede che cosa ho fatto.»«Ha chiesto che cosa avessi fatto.» Come vedi, le parole interrogative (dove, quando, che cosa...) si mantengono anche nel discorso indiretto. L'unica differenza è che le domande con risposta sì/no vengono introdotte dalla parola SE: «Vieni alla festa?» → «Ha chiesto se venissi alla festa.» Nota anche che, come per l'Errore 1, quando il verbo introduttore è al presente (chiede se...), non c'è bisogno del congiuntivo: si usa normalmente l'indicativo. Il congiuntivo entra in gioco quando il verbo è al passato (ha chiesto se...). Hai notato la quarta riga della tabella? «Quando arriverai» non diventa congiuntivo, ma condizionale passato (sarei arrivato). Questo perché il futuro segue sempre la stessa regola che abbiamo visto nell'Errore 1: futuro → condizionale passato, sia nelle affermazioni sia nelle domande. Curiosità sull'Italiano Informale Nella lingua parlata informale, molti italiani usano l'indicativo anche dopo «ha chiesto se». Capita spesso di sentire «Mi ha chiesto se venivo». Non è scorretto in senso assoluto, ma il congiuntivo resta la forma più corretta e adatta a un registro curato. Errore 4: Non Usare il Congiuntivo per Riportare Ordini Come si riportano gli ordini o le richieste in modo indiretto? Anche in questo caso entra in gioco il congiuntivo. Ordine diretto: «Studia di più!» «Il professore ha detto che studio di più.» «Il professore ha detto che io studi di più.»; «Il professore mi ha detto di studiare di più.» Come puoi notare, per riportare ordini, richieste o consigli hai due possibilità: puoi usare CHE + congiuntivo oppure DI + infinito. Entrambe le forme sono corrette, ma hanno usi leggermente diversi. Tabella: Come Riportare Ordini e Richieste Ordine direttoCHE + congiuntivoDI + infinito«Studia di più!»«Ha detto che io studiassi di più.»«Mi ha detto di studiare di più.»«Non fumare!»«Ha detto che io non fumassi.»«Mi ha detto di non fumare.»«Venite subito!»«Ha detto che noi andassimo subito.»«Ci ha detto di andare subito.»«Sii gentile!»«Ha detto che io fossi gentile.»«Mi ha detto di essere gentile.» Nota che nella terza riga «venite» è diventato «andassimo» / «andare». Nel discorso indiretto, anche i verbi di movimento cambiano prospettiva: venire (verso chi parla) diventa andare (lontano da chi parla), proprio come «qui» diventa «lì». Si tratta di un cambiamento di punto di vista. DI + Infinito vs CHE + Congiuntivo nella Vita Quotidiana Nella vita di tutti i giorni, la forma con DI + infinito è di gran lunga la più usata perché è più semplice e diretta. La forma con CHE + congiuntivo è più formale e la troverai soprattutto nella lingua scritta o in contesti ufficiali. È comunque importante conoscerle entrambe per scegliere quella giusta a seconda della situazione. Attenzione alla Negazione Con la negazione, fai molta attenzione all'ordine delle parole. Il «non» va dopo «di» e prima dell'infinito: «Mi ha detto di non fumare.» L'errore tipico è dire «Mi ha detto non di fumare», che in italiano suona completamente sbagliato. Errore 5: Non Fare le Altre Trasformazioni A questo punto hai imparato a cambiare i tempi verbali, a usare DI + infinito, il congiuntivo per domande e ordini... ma manca ancora un pezzo importante. Nel discorso indiretto non cambiano solo i verbi: cambiano anche i prono
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
Quando manca la fede, perché oscurata dal male o soffocata dall’orgoglio, le cose di Dio vengono banalizzate e ridotte a categorie umane. Ciò accade perché anche la migliore intelligenza umana non riuscirà mai a scrutare i segreti divini. Capita così agli avversari del Signore nel Vangelo di oggi. Molti suoi ascoltatori, invece di aprire il cuore e la mente alle parole di Gesù, mettono in moto sentimenti di invidia, di odio e di vendetta. Ne consegue che non vedono e non possano vedere nella persona di Cristo il Figlio di Dio, ma solo il figlio di Giuseppe, il carpentiere del paese, a loro ben conosciuto. Non possono trattenere una certa meraviglia e un grande stupore nel dover constatare che da quell’umile operaio, proveniente da una bottega di falegname, uscissero tanta sapienza e tanta potenza: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?». È vero che lo stupore è l’anticamera della fede, ma senza quella divina virtù si viene soltanto sfiorati dalla verità e non pervasi e convinti. Le vittime privilegiate di questi errori sono persone dotate di buona cultura, con una discreta carriera che li pone in posti di prestigio e che non amano confondersi con gli umili, che credono perché illuminati dalla fede. Qualcuno ha scritto che il contenitore della fede è un vaso di terracotta e non di prezioso cristallo. Dobbiamo perciò dedurre che l’incredulità ha sempre in sé una evidente colpevolezza. E spesso si tratta di orgoglio. Il Signore ce ne conservi.
La direttrice artistica ripercorre la storia del FIND Festival, il valore della danza contemporanea e le sfide organizzative di una manifestazione che anima Cagliari da oltre quarant'anni Cristiana Camba guida il FIND Festival con l'obiettivo di rendere la danza contemporanea sempre più vicina al pubblico. Nel corso dell'intervista rilasciata a Unica Radio, la direttrice artistica ha raccontato la storia della manifestazione, il lavoro che si cela dietro ogni edizione e la visione che continua a ispirare uno degli appuntamenti culturali più longevi della Sardegna. La storia del FIND Festival Il FIND Festival, acronimo di Festival Internazionale Nuova Danza, rappresenta da oltre quarant'anni un punto di riferimento per la danza contemporanea. Nato nel 1983 grazie all'intuizione di Paola Leoni, il festival è stato pensato per creare a Cagliari uno spazio dedicato alle nuove forme espressive della danza e per favorire il dialogo con il panorama europeo. Giunto alla quarantaquattresima edizione, il festival continua a proporre un programma ricco di spettacoli e compagnie provenienti da diversi Paesi, mantenendo vivo lo spirito con cui è stato fondato e contribuendo alla crescita culturale della città. Cristiana Camba e l'eredità di Paola Leoni L'ingresso di Cristiana Camba nell'organizzazione del festival risale al 1998, quando ha iniziato ad affiancare la fondatrice Paola Leoni. Pur provenendo da un percorso artistico legato principalmente al teatro, è stato proprio il lavoro accanto a Leoni a farle scoprire il linguaggio della danza contemporanea e le sue infinite possibilità espressive. Un'esperienza che negli anni si è trasformata in un vero percorso di crescita professionale. Dopo la scomparsa della fondatrice, avvenuta nel 2011, Cristiana Camba ha raccolto la sua eredità assumendo la direzione artistica del FIND Festival e portando avanti una visione fondata sulla qualità, sulla ricerca e sull'innovazione. Una rassegna che unisce linguaggi e culture L'edizione di quest'anno non ruota attorno a un tema unico, scelta dettata dalla varietà delle compagnie coinvolte. Il programma comprende infatti trenta realtà artistiche provenienti da tutta Italia, oltre a gruppi internazionali dalla Francia, dalla Spagna e dalla Slovenia e artisti italiani residenti a Berlino. Nonostante questa pluralità, emerge un filo conduttore comune: il concetto di attraversamento. Secondo la direttrice artistica, ogni corpo rappresenta una frontiera e ogni danza un passaggio verso nuove possibilità di espressione. È proprio questa idea di soglia, intesa come luogo di trasformazione e incontro, a caratterizzare molte delle performance in cartellone, offrendo al pubblico occasioni di riflessione sul presente e sui cambiamenti della società. Organizzare il FIND Festival tra passione e difficoltà Dietro ogni edizione del festival si nasconde un lungo lavoro organizzativo. La progettazione inizia molti mesi prima dell'apertura ufficiale e coinvolge un'intera squadra impegnata nella selezione degli artisti e nella costruzione del programma. Cristiana Camba sottolinea come il principale ostacolo resti la mancanza di spazi dedicati esclusivamente alla danza contemporanea. Molti spettacoli devono quindi adattarsi a luoghi che non sono stati progettati per questo tipo di rappresentazioni. Nonostante le difficoltà, artisti e organizzatori dimostrano ogni anno grande disponibilità nel trovare soluzioni che consentano al festival di mantenere elevato il livello qualitativo delle proposte. La danza contemporanea sempre più vicina alle persone Guardando al futuro, Cristiana Camba conferma la volontà di proseguire il percorso del FIND Festival con la stessa passione che lo accompagna da decenni. L'obiettivo non è soltanto quello di presentare spettacoli di alto livello, ma anche di avvicinare la danza alla quotidianità delle persone. Da qui nasce la scelta di organizzare incursioni artistiche in luoghi comuni della città, come strade, fermate degli autobus o spazi dedicati allo shopping. Performance inaspettate che trasformano momenti ordinari in occasioni di incontro con l'arte. Un modo per ricordare che la danza contemporanea non appartiene esclusivamente ai teatri, ma può dialogare con la vita di tutti i giorni e sorprendere il pubblico anche nei contesti più semplici.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8612SAN GOAR, IL PATRONO DEI DISTRATTIdi Roberto de Mattei Chi sono i distratti? Sono coloro che non mantengono o faticano a mantenere l'attenzione su ciò che stanno facendo. In sé stessa la distrazione non è una qualità, perché la perfezione consiste nel fare sempre bene ciò che si sta facendo. Nostro Signore ne è un esempio perfetto.Ma la distrazione non è sempre e necessariamente un difetto. Dipende da ciò a cui si volge la mente, quando presta poca attenzione a ciò che sta facendo.Il cardinale Giuseppe Siri, ad esempio, parla di "distrazione" per definire una mente che appunto si distrae dalle cose essenziali, per dirigersi verso quelle effimere, variabili e inconsistenti. La distrazione diventa un continuo rivolgersi a questo e a quello senza mai approfondire.Ma esiste anche una distrazione che deriva non da cattiva volontà, ma da un'intelligenza creativa, o da un'immaginazione vivace per cui cervello è continuamente attraversato da associazioni di idee, intuizioni. È questione di temperamento. Sono persone che fanno fatica a concentrarsi sugli aspetti pratici della vita quotidiana. Molti artisti, inventori, scienziati e scrittori erano considerati "distratti". Erano così immersi nel loro mondo da dimenticare l'orologio, gli oggetti o perfino i pasti.SANTI DISTRATTIAnche tra i santi non mancano coloro che, per natura, distratti. Molti santi erano persone estremamente concrete e organizzate. Pensiamo a San Giovanni Bosco capace di amministrare le sue opere con straordinaria precisione. Altri, invece, apparivano spesso "assenti", perché completamente immersi nella riflessione su questioni alte e divine. Bisogna distinguere la distrazione come fragilità umana dalla "distrazione" apparente dovuta al raccoglimento della mente, che si astrae dalle questioni concrete per immergersi in quelle più elevate. Una mente che ogni tanto si perde può avere un cuore profondamente unito a Dio. E un cuore unito a Dio, anche con qualche dimenticanza, può diventare davvero santo. È noto, ad esempio, che San Filippo Neri fosse talvolta così assorto nella preghiera da dimenticare il tempo.Alcuni santi erano metodici (come Sant'Ignazio di Loyola), altri impulsivi (come San Pietro), altri ancora sembravano distratti perché vivevano con una forte vita interiore. La santità non consiste nell'avere un determinato carattere, ma nel lasciare che ogni tratto della propria personalità venga trasformato dall'amore di Dio.San Goar, ad esempio, è uno di quei santi poco conosciuti ma affascinanti, nella cui vita troviamo un sorprendente esempio di distrazione.Nacque in Aquitania, probabilmente tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo, alle origini del Regno dei Franchi. Ordinato sacerdote, desiderava una vita più raccolta e più vicina a Dio. Per questo lasciò la sua terra e si si fece costruire un eremitaggio nella valle del Reno, allora ancora in parte pagana, nella diocesi di Treviri.Scelse di vivere come eremita, ma non da isolato. Costruì una piccola cappella e una cella, dedicando le giornate alla preghiera, e all'accoglienza dei viandanti. La caratteristica che lo rese famoso fu l'ospitalità. Chiunque bussasse alla sua porta trovava un pasto, un letto, una parola di conforto e una guida spirituale. In un'epoca in cui i viaggi erano lunghi e pericolosi, la sua casa divenne un rifugio sicuro per pellegrini, mercanti e naviganti del Reno.Per questo è venerato come patrono degli albergatori, degli osti, dei barcaioli, dei vignaioli e dei vasai. PATRONO DEI DISTRATTILa sua popolarità suscitò l'invidia di alcuni ecclesiastici, che lo accusarono falsamente davanti al vescovo di Treviri dicendo che faceva del suo eremitaggio un'osteria, perché contrariamente al costume degli eremiti, mangiava attorniato da una folla di viaggiatori, a cui offriva cibi eccellenti. Accadde però che i suoi due accusatori, nel viaggio di ritorno a Treviri, smarrirono le vettovaglie che portavano per il viaggio. Esausti e divorati dalla fame, attendevano sulla strada che qualcuno li soccorresse, Fu proprio Goar il loro salvatore. Il santo che faceva lo stesso percorso per andare a giustificarsi dal vescovo, li guarì e li rifocillo, convincendoli della sua innocenza. Giunto a Treviri, entrato nell'anticamera del palazzo vescovile, appese il suo mantello ad un raggio di sole, scambiandolo per un bastone. Il mantello però rimase miracolosamente sospeso nell'aria, davanti agli occhi dei presenti Questo prodigio, dovuto alla sua distrazione, dimostrò la sua innocenza e mise in luce la malizia dei suoi accusatori.L'episodio in cui San Goar appese il mantello a un raggio di sole fa riflettere. La sua fu una santa distrazione. Si può immaginare che, assorto nella serenità di chi vive costantemente alla presenza di Dio, abbia compiuto il gesto con la naturalezza con cui si appende un mantello a un bastone. Era una "santa distrazione" che non nasceva dalla superficialità, ma da un cuore così unito a Dio da non essere più prigioniero dei calcoli umani. San Goar viene anche invocato contro le calunnie e le false accuse. Il re Sigeberto III, desiderò nominarlo vescovo di Treviri, ma Goar rifiutò. Non perché disprezzasse l'episcopato, ma perché riteneva che Dio lo avesse chiamato a servire nel nascondimento. Preferì tornare alla sua povera cella e continuare ad accogliere i pellegrini. Dopo la sua morte, avvenuta il 6 luglio (tradizionalmente nel 575 o, secondo altre cronologie, nel 649), la sua tomba divenne una meta di pellegrinaggio. Intorno al suo romitaggio nacque una cittadina che ancora oggi porta il suo nome: Sankt Goar, sulle rive del Reno. Le antiche Vitae lo descrivono come un uomo profondamente raccolto in Dio, ma la sua contemplazione non lo allontanava dal prossimo: chi arrivava alla sua porta era sempre accolto con delicatezza. I santi più contemplativi sembrano talvolta assenti rispetto alle cose materiali, ma diventano sorprendentemente presenti quando si tratta di amare Dio e il prossimo. È questo che ci ricorda San Goar, che ci piacerebbe immaginare come un possibile patrono dei distratti.
Con questo quiz imparerai a riconoscere gli errori nelle frasi italiane reali, quelli che anche gli studenti più avanzati fanno ogni giorno senza accorgersene. Riconoscere un errore è il primo passo per non rifarlo mai più. Quanti Errori Riesci a Trovare? Metti alla Prova il Tuo Italiano Le Regole del Quiz Prima di iniziare, tieni a mente queste semplici indicazioni. Leggi ogni frase e cerca l'errore da solo prima di leggere la spiegazione. Non tutte le frasi contengono necessariamente un errore — leggi con attenzione prima di rispondere. Sii onesto con te stesso: il risultato sarà tanto più utile quanto più è sincero. Per ogni errore trovato correttamente guadagni un punto. Alla fine scoprirai cosa significa il tuo punteggio. Le 6 Frasi del Quiz Frase 1 — Livello A1 (Principiante) Trova l'errore nella seguente frase: «Io hai un cane molto simpatico.» [...] Risposta: l'Errore È il Verbo "Hai" «Hai» è la seconda persona singolare del verbo avere — si usa con «tu». Ma la frase inizia con «io», quindi il verbo deve essere alla prima persona singolare: «ho». Vale la pena notare che in italiano il pronome soggetto si omette spesso, perché la desinenza del verbo è già sufficiente a capire di chi si parla. Quindi «ho un cane molto simpatico» è la forma più naturale. Usare «io» non è sbagliato — è semplicemente ridondante. Frase corretta: «Io ho un cane molto simpatico.» — oppure, più naturalmente: «Ho un cane molto simpatico.» Frase 2 — Livello A2 (Elementare) Trova l'errore nella seguente frase: «Ieri ho andato al supermercato con mia madre.» [...] Risposta: l'Errore È l'Ausiliare "Ho" «Andare» è un verbo di movimento intransitivo e in italiano richiede l'ausiliare «essere», non «avere». Quindi non si dice «ho andato» ma «sono andato» — o «sono andata» se chi parla è una donna. Capire quali verbi vogliono «essere» e quali «avere» al passato prossimo è una delle difficoltà più grandi per chi impara l'italiano. Una buona regola generale — non infallibile, ma utile — è che i verbi di movimento e di stato in luogo tendono a volere «essere». Frase corretta: «Ieri sono andato al supermercato con mia madre.» Frase 3 — Livello B1 (Intermedio) Trova l'errore nella seguente frase: «Dove hai messo le chiavi? Le ho cercate dappertutto ma non le ho trovate nessuna.» [...] Risposta: l'Errore È "Non le ho trovate nessuna" «Nessuna» è già di per sé un pronome negativo che esprime la negazione totale — da solo basta a dire che non è stata trovata neanche una chiave. Aggiungere il pronome clitico «le» prima è ridondante e agrammaticale: i due elementi si escludono a vicenda. La forma corretta usa il pronome «ne», che sostituisce «le chiavi» con valore partitivo. Questo è un errore classico, soprattutto per chi parla spagnolo o francese, dove strutture simili esistono. Frase corretta: «Dove hai messo le chiavi? Le ho cercate dappertutto ma non ne ho trovata nessuna.» Frase 4 — Livello B2 (Intermedio Superiore) Trova l'errore nella seguente frase: «I ragazzi si sono divertiti molto alla festa, anche se all'inizio sembravano annoianti.» [...] Risposta: l'Errore È "Annoianti" — Parola che Non Esiste «Annoianti» non esiste in italiano. Molti studenti la creano per analogia con «divertenti», ma il participio/aggettivo corretto è «annoiati» — dal verbo annoiarsi. Vale la pena tenere a mente la differenza: annoiati = le persone provano noia (stato d'animo) noiosi = le persone o le cose causano noia negli altri «I ragazzi erano noiosi» significherebbe che erano loro a fare annoiare gli altri — che probabilmente non è quello che si vuole dire. Frase corretta: «I ragazzi si sono divertiti molto alla festa, anche se all'inizio sembravano annoiati.» Frase 5 — Livello C1 (Avanzato) Trova l'errore nella seguente frase: «È necessario che tutti i dipendenti abbiano firmato il documento entro domani.» [...] Risposta: l'Errore È il Congiuntivo Passato "Abbiano Firmato" Il congiuntivo passato si usa per indicare un'azione già completata nel passato rispetto alla frase principale. Ma qui si parla di qualcosa che deve ancora succedere — firmare il documento entro domani è un'azione futura. Serve quindi il congiuntivo presente: «firmino». La distinzione tra congiuntivo presente e congiuntivo passato è una di quelle cose che a livello C1 fa davvero la differenza — non solo nella grammatica, ma nel significato. «Abbiano firmato» farebbe pensare che la firma dovesse già essere avvenuta, il che cambierebbe completamente il senso della frase. Frase corretta: «È necessario che tutti i dipendenti firmino il documento entro domani.» Frase 6 — Livello C2 (Quasi Madrelingua) Trova l'errore nella seguente frase: «Qualora avete bisogno di ulteriori informazioni, non esitate a contattarci.» [...] Risposta: l'Errore È l'Indicativo "Avete" dopo "Qualora" «Avete» è l'indicativo presente, ma «qualora» è una congiunzione ipotetica che in italiano vuole sempre il congiuntivo. È una di quelle congiunzioni — come «affinché», «sebbene», «benché» — che reggono obbligatoriamente il congiuntivo, senza eccezioni. «Qualora» si usa soprattutto nel registro formale e scritto — nelle email di lavoro, nei documenti ufficiali, nei contratti. Conoscere questa struttura permette di scrivere in italiano in modo davvero elegante e professionale. Frase corretta: «Qualora abbiate bisogno di ulteriori informazioni, non esitate a contattarci.» I Risultati del Quiz Conta i tuoi punti e scopri il tuo livello. PunteggioLivelloDescrizione0–2 puntiA1/A2 — PrincipianteStai costruendo le basi. Concentrati sulla coniugazione dei verbi e sulla scelta degli ausiliari — sono i fondamenti su cui si costruisce tutto il resto.3–4 puntiB1/B2 — IntermedioBuona padronanza delle strutture di base. Alcune regole più sottili ti sfuggono ancora, ma sei sulla strada giusta.5–6 puntiC1/C2 — AvanzatoIl tuo italiano è solido. Cogli anche gli errori più sottili — quelli che fanno la differenza tra un buon italiano e un italiano davvero preciso. Tieni presente che questo è un test orientativo, utile per avere un'idea generale del tuo livello di accuratezza grammaticale. Domande Frequenti Perché "Andare" Vuole "Essere" e Non "Avere" al Passato? In italiano i verbi intransitivi di movimento e di stato in luogo tendono a formare il passato prossimo con l'ausiliare «essere». «Andare» rientra in questa categoria. Una regola pratica è ricordare che con «essere» il participio concorda con il soggetto (sono andato/andata/andati/andate), mentre con «avere» rimane invariato. Qual È la Differenza tra "Annoiato" e "Noioso"? «Annoiato» descrive chi prova noia — è uno stato d'animo del soggetto. «Noioso» descrive invece chi o cosa causa noia negli altri. Dire «i ragazzi erano annoiati» significa che si annoiavano; dire «i ragazzi erano noiosi» significa che annoiavano gli altri. La confusione tra i due è molto comune tra gli studenti stranieri. Quando Si Usa il Congiuntivo Presente e Quando il Congiuntivo Passato? Il congiuntivo presente si usa quando l'azione della frase subordinata è contemporanea o successiva rispetto alla frase principale: «È necessario che firmino» (devono ancora farlo). Il congiuntivo passato si usa quando l'azione subordinata è già avvenuta prima del momento della frase principale: «È possibile che abbiano già firmato» (l'hanno già fatto). La scelta tra i due cambia completamente il significato della frase. Quali Congiunzioni Richiedono Sempre il Congiuntivo in Italiano? Le principali congiunzioni che richiedono obbligatoriamente il congiuntivo sono: «affinché», «sebbene», «benché», «nonostante», «quantunque», «qualora», «purché», «a meno che», «prima che». Memorizzarle come gruppo è il modo più efficace per non sbagliare. Perché "Non Lo So Se" È Sbagliato in Italiano? In italiano il pronome «lo» non può anticipare una frase interrogativa indiretta introdotta da «se». Con le interrogative indirette — frasi che esprimono una domanda o un dubbio in forma indiretta — il pronome va semplicemente omesso. La forma corretta è «non so se», senza alcun pronome prima. Questo errore è molto comune tra chi parla spagnolo («no lo sé si») o francese. Pronto a sfidare il tuo italiano su un altro fronte? Leggi l'articolo dedicato al test di vocabolario avanzato. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Quiz: Trova l'Errore nella Frase Italiana", "description": "Quiz interattivo per studenti di italiano con 10 domande per individuare errori grammaticali in frasi italiane, dai livelli A1 fino al C2.", "educationalLevel": "A1-C2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Quale forma verbale è corretta? «___ un cane molto simpatico.»", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Ho" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale ausiliare richiede il verbo «andare» al passato prossimo?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "essere" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale frase è corretta?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Non ne ho trovata nessuna" } }, { "@type": "Question", "name": "Come si dice di una persona che prova noia?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "annoiata" } }, { "@type": "Question", "name": "«È necessario che tutti i dipendenti ___ il documento entro domani.»", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "firmino" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale modo verbale richiede la congiunzione «qualora»?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "congiuntivo" } }, { "@type": "Question", "name": "La parola «annoianti» esiste in italiano.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Falso" } }, { "@type": "Question",...
Il celebre musicista sardo si racconta a Unica Radio tra i successi del festival Animas, i ricordi con i Tazenda e la sfida di riportare i giovani ai concerti dal vivo. Il festival Animas e l'atmosfera magica a Sorso Il celebre musicista Beppe Dettori si racconta a Unica Radio. L'emittente universitaria ripercorre il suo viaggio artistico. Il festival Animus Radice Futuro ha fatto tappa al Palazzo Baronale di Sorso. In questo luogo storico si è respirata un'atmosfera magica. Il progetto unisce anime differenti attraverso la musica. Sul palco l'elemento unificante è stato la lingua turritana e sassarese. Le canzoni hanno unito generi come jazz, country e flamenco. Beppe Dettori ha suonato davanti a un pubblico attento. Questa musica viaggia con successo sul web e sulle piattaforme digitali. Una proposta culturale itinerante che unisce l'isola La rassegna musicale si sposta lungo tutta la Sardegna. Per Beppe Dettori portare la musica nei piccoli comuni è una missione. Il calendario prevede ben diciotto date complessive. Il tour tocca località come Guspini, Villanova Tulo e Perdasdefogu. Molti appuntamenti si concentrano a Sassari e in Gallura. Il 17 luglio il festival sarà ad Arzachena alle cantine Lubeddu. Questo evento unisce enogastronomia e arte sarda. Il 28 luglio si terrà un concerto memoriale a Rinaggiu. L'evento commemora le vittime del tragico incendio del 1993. Beppe Dettori suonerà con il coro Gabriel e Raul Moretti. Il nome del festival nasce dal loro disco del 2021, intitolato proprio Animas. Il progetto celebra lo scambio creativo e il benessere interiore. Il dialogo tra tradizione sarda e world music La produzione di Beppe Dettori unisce tradizione locale e world music. Questo processo nasce da oltre quaranta anni di carriera. Il musicista cerca sempre un legame armonico ottimale. Il folk puro incontra così le influenze west coast e il blues. Grandi collaborazioni arricchiscono da sempre questo percorso. Di recente si è tenuto un concerto a Sassari con Gatto Panceri. Il legame tra i due artisti è nato a metà degli anni Novanta. Beppe Dettori lavorava come corista e chitarrista per il cantante lombardo. Sul palco è nata una bellissima sintesi di emozioni umane. Insieme hanno riproposto brani celebri come la hit Vivo per lei. Questa collaborazione si rinnoverà il 6 settembre a Stintino. In questa splendida località si concluderà ufficialmente il festival. Il legame viscerale con la chitarra e gli anni d'oro con i Tazenda La chitarra rappresenta l'elemento centrale di ogni concerto. Beppe Dettori descrive il legame con lo strumento come viscerale. La chitarra è una protezione che lo accompagna sin dagli esordi. Questo strumento modifica l'esposizione vocale dell'artista. Si crea così un intreccio di vibrazioni emotive. Un capitolo fondamentale della sua storia è legato ai Tazenda. Beppe Dettori è entrato nella band su consiglio di Andrea Parodi. Gli anni tra il 2007 e il 2009 hanno portato un successo clamoroso. Il gruppo ha vissuto un grandissimo bagno di folla. Quel periodo ha coinciso con il crollo della discografia fisica. Il mercato è passato dai CD alle piattaforme digitali. Questa trasformazione ha spinto i musicisti verso l'attività dal vivo. La scommessa futura per riavvicinare i giovani ai live Oggi lo scenario musicale appare profondamente mutato. Il mercato è saturo di proposte standardizzate. Questo rende l'ascolto distratto e superficiale.
Il regista racconta il docufilm premiato dal pubblico, la figura del DJ nella cultura hip hop, il valore della diversità e i nuovi progetti tra cinema, sociale e cultura La storia di DJ Sputo al centro del racconto Uno dei protagonisti di Lontano dal Centro è Richard De Vito, conosciuto artisticamente come DJ Sputo. Roberto Pili racconta che l'idea del documentario è nata anche dal profondo rapporto di amicizia che li lega. Ciò che ha colpito il regista non è soltanto il talento artistico di DJ Sputo, ma soprattutto il suo approccio umano. Nonostante un'esperienza riconosciuta ben oltre i confini della Sardegna, continua infatti a mantenere un atteggiamento umile e lontano dalle logiche dell'autocelebrazione. Il titolo del docufilm riflette proprio questa caratteristica. Pur essendo una figura autorevole nel proprio ambiente, DJ Sputo sceglie di restare lontano dai riflettori del mainstream e di concentrarsi sul proprio percorso artistico senza compromessi. Roberto Pili e il valore della diversità Il messaggio più forte del documentario riguarda l'importanza di non uniformarsi ai modelli imposti dalla società. La vicenda personale di DJ Sputo diventa così un esempio concreto di come la diversità possa trasformarsi in una risorsa. Arrivato dalla Sicilia in Sardegna senza conoscere nessuno, Richard si è trovato spesso a essere percepito come diverso. Il modo di vestire, il linguaggio e le passioni lo distinguevano dagli altri. Tuttavia, proprio questa unicità ha contribuito a costruire la sua identità. Per Roberto Pili, il valore dell'individuo nasce dalla capacità di sviluppare uno stile personale, senza inseguire schemi prestabiliti. Un concetto che oggi appare ancora più attuale, in una società che spesso spinge verso l'omologazione. Perché Lontano dal Centro ha conquistato il pubblico Il premio ricevuto non rappresenta un caso isolato. Il regista sottolinea infatti che si tratta del terzo riconoscimento ottenuto dal progetto. Secondo Roberto Pili, il successo deriva dalla capacità del documentario di parlare direttamente alle persone. Molti spettatori si riconoscono nelle difficoltà legate all'accettazione di sé stessi e nel timore di essere esclusi. Il film trasmette un messaggio semplice ma potente: essere diversi non è un difetto. Al contrario, può diventare una forza. Anche scegliere relazioni autentiche, pur poche, conta più del numero delle persone che ci circondano. Questa riflessione tocca temi molto sentiti nel presente, dall'identità personale alla salute mentale, passando per il bisogno di sentirsi accettati senza rinunciare alla propria natura. I nuovi progetti di Roberto Pili Dopo il successo di Lontano dal Centro, il percorso creativo del regista continua con nuove iniziative. Roberto Pili anticipa l'arrivo di importanti novità a livello nazionale e internazionale legate al documentario. Parallelamente sta lavorando a un progetto dedicato al Centro Donna di Cagliari, realtà impegnata nel sostegno alle vittime di violenza. Tra le prossime produzioni figurano inoltre un cortometraggio dalle atmosfere horror e un nuovo lavoro collegato alla cultura hip hop. Un per
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8591IL CONFESSIONALE CON L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE ASSOLVE DAI PECCATI?di Samuele Pinna Non c'è nulla di più tangibile, concreto e - potremmo persino dire - "materialista" del Sacramento cattolico. Vale per tutti e sette i Sacramenti, che si realizzano a partire dalla materia (l'acqua per il Battesimo, il pane e il vino per l'Eucaristia, l'olio per gli Infermi, etc.). Ergo, non c'è nulla di virtuale nella tradizione cattolica: tutto rimanda invece a un livello corporeo e spirituale. E oggi sembra proprio questo aspetto della spiritualità a essere carente in una società sempre più tecnico-scientifica, psicologista e pragmatica, ma incapace di raggiungere quel desiderio di felicità - che altro non è se non il desiderio d'Infinito -, nonostante il benessere diffuso. L'uomo pare crescere nelle conoscenze, ma non nello spirito. Si psicanalizza e si apre a mondi innaturali, ma sembra non raggiungere mai quella gioia voluta a tutti i costi e quella pacificazione tanto agognata e quasi sempre delusa.L'INIZIATIVA PROVOCATORIANon stupisce, allora, l'iniziativa volutamente provocatoria dell'artista italiano Matteo Mandelli, intitolata The Algorithm Creed all'AI WEEK 2026: un confessionale ligneo integrato con un'IA che "confessa" e "assolve" i peccati degli utenti. Un'opera definita dagli stessi ideatori "eretica", ma destinata a far discutere - come la precedente installazione Deus in Machina, di matrice svizzera - con l'intento di far riflettere sui limiti necessari da porre alle nuove tecnologie. Limite che in casa cattolica deve far sorgere una domanda: una macchina può davvero assolvere un peccatore?Sebbene l'Intelligenza Artificiale abbia la capacità di comparare un numero assai più ampio di dati in tempi brevissimi rispetto a un uomo, non potrà mai sostituire la mediazione antropica. E questo è il primo punto su cui riflettere: Gesù ha voluto che la sua opera fosse proseguita da uomini che avrebbero donato la loro vita all'annuncio del Vangelo. Non è solamente una questione di talenti, ma anzitutto di grazia: quegli uomini, scelti dalla Chiesa e consacrati mediante il Sacramento dell'Ordine, hanno un compito speciale. La grandezza del sacerdozio non deriva, dunque, dalle sole doti particolari - che, per volere di Dio, ogni creatura possiede -, ma dal rendere presente con la propria vita i doni soprannaturali. Dovremmo, perciò, volere dei sacerdoti che celebrino l'Eucaristia mettendo al centro Cristo (e non se stessi, né la "comunità"), che non disdegnino di stare ore in confessionale, che sappiano accogliere chiunque per annunciare a tutti la verità appresa da Cristo.NON È UNA SEDUTA PSICOANALITICAIl Sacramento della Riconciliazione non richiede risposte preconfezionate, né può essere assimilato a sedute psicoanalitiche (esiste, infatti, una differenza sostanziale tra la confessione e la direzione spirituale, che riguarda anche la dimensione psichica del battezzato), ma prevede l'intervento di persone consacrate per questo servizio. La Chiesa insegna che nei Sacramenti chi agisce è Cristo attraverso il ministro, nonostante la sua indegnità o i suoi limiti. L'assoluzione è un atto sacramentale che necessita di questa mediazione. Molti, difatti, si chiedono perché si debbano confessare i propri peccati a un'altra persona, pur dedicata a quell'incarico. Ma questa è una visione puramente psicologica, non spirituale: il prete non è il fine del momento celebrativo, ma il mezzo attraverso cui la grazia divina può fluire e discendere copiosa sul penitente. E il motivo di questa scelta, che la Chiesa continua a proporre rimanendo fedele al mandato del suo Signore, va fatto risalire al Nazareno, il quale ha voluto affidare il dono del perdono ai suoi Apostoli, che lo hanno poi trasmesso ai loro successori (vescovi e presbiteri): «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,23). Un tesoro in vasi di creta, certamente, che però ricorda come la fede cristiana non sia astratta, ma si eserciti nelle pieghe reali - e non ideali - della storia. Non esiste una fede "fai-da-te", così come il rapporto con Dio non si riduce a un semplice "Tu e io", ma richiede sempre un "noi": l'essere Corpo di Cristo. Il perdono passa, pertanto, sempre attraverso la Chiesa: non posso autoassolvermi, perché riconosco di avere bisogno di un cammino di purificazione per poter partecipare in massimo grado di quella grazia divina capace di redimere e rendere "nuove creature".Il problema, forse, è che oggi si tende a ridurre il peccato a un errore di sistema, mentre esso è una ferita della libertà, che conduce all'infelicità. La misericordia, poi, non è un algoritmo, ma un atto d'amore personale, di un Dio che perdona a chi è disposto a pentirsi per cambiare vita. Per questo solo il Signore può perdonare, e solo un ministro ordinato può farlo in persona Christi.
Marketing sanitario: istruzioni per l'uso - il Podcast essenziale per il tuo studio medico
Molti studi medici faticano a crescere, non perché offrano prestazioni di qualità inferiore, ma perché i potenziali pazienti non li trovano, non li scelgono, o ancora peggio vanno dai loro concorrenti.Forse ti trovi anche tu in questa situazione...In questo episodio ti spiego cosa è davvero il Marketing Sanitario e perché oggi rappresenta una competenza extra clinica indispensabile per qualsiasi studio medico privato che desideri differenziarsi dalla concorrenti, aumentare il numero di pazienti e migliorare la propria reputazione.Ti spiego quali sono gli errori più comuni che commetono molti professionisti.Se sei il titolare di uno studio medico, di uno studio odontoiatrico, di un poliambulatorio o di una struttura sanitaria privata, questo episodio ti offrirà una nuova prospettiva sul modo di acquisire pazienti oggi.Ascoltalo fino alle fine: potresti scoprire che il problema del tuo studio non è qualità delle cure che offrti, ma il modo in cui vieni percepito e trovato dai pazienti.Al tuo successo!Francesco*******************Porta davvero il tuo studio ad altro livello, come hanno fatto tanti tuoi colleghi e partecipa alla prossima Edizione del Corso dal vivo Vendere Salute.La prossima edizione sarà a Roma, il 21 e il 22 novembre 2026Richiedi ORA maggiori informazioni ==> https://corsovenderesalute.com*******************Copyright © 2026 Vendere Salute™ | Il Sistema di Marketing per Studi Medici di Francesco Riccio. Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo materiale può essere riprodotta, modificata o utilizzata per fini commerciali senza il consenso previo ed esplicito di Francesco Riccio.
Scopri di più sul trading sistematico: Clicca qui per iscriverti alla Masterclass gratuita!Che cosa accomuna alcuni dei trader più famosi e profittevoli della storia? Il talento? L'intuito? La capacità di prevedere il futuro dei mercati? La risposta è molto diversa da quella che potresti immaginare. Molti dei più grandi trader della storia hanno costruito i propri risultati seguendo regole precise, affidandosi al metodo piuttosto che alle emozioni e riducendo progressivamente la soggettività nelle proprie decisioni operative. È proprio questo percorso evolutivo che ha posto le basi non solo del trading meccanico ma anche di quello sistematico. Naturalmente non tutti lo hanno fatto nello stesso modo. Nicolas Darvas era un ballerino professionista che girava il mondo per motivi di lavoro. Ed Seykota è considerato uno dei pionieri del trading sistematico moderno. I Turtle Traders erano invece persone comuni selezionate per partecipare a uno degli esperimenti più celebri della storia del trading.Ciò che rende particolarmente interessanti le loro storie è che non operavano nello stesso modo. Operavano in epoche diverse, su mercati diversi e con strumenti e strategie differenti, eppure erano tutti accomunati dalla stessa filosofia: costruire un insieme di regole precise ed eliminare quanto più possibile la soggettività dal processo decisionale.È un principio che ancora oggi rappresenta uno dei pilastri del trading meccanico e del trading sistematico moderno.In questa clip, estratta dall'Unger Academy Summit Live 2026, Andrea ripercorre la storia di alcuni dei trader più celebri di sempre per mostrare come metodo, disciplina e gestione del rischio abbiano contribuito ai loro risultati straordinari. Buon ascolto!
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:«Ecco il mio servo, che io ho scelto;il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.Porrò il mio spirito sopra di luie annuncerà alle nazioni la giustizia.Non contesterà né grideràné si udrà nelle piazze la sua voce.Non spezzerà una canna già incrinata,non spegnerà una fiamma smorta,finché non abbia fatto trionfare la giustizia;nel suo nome spereranno le nazioni».Commento di Don Andrea, sacerdote della Diocesi di AlbaPodcast che fa parte dell'aggregatore Bar Abba: www.bar-abba
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
Vorresti ricevere notizie, saluti, auguri dalle Apostole della Vita Interiore?Lasciaci i tuoi contatti cliccando il link qui sotto e con la nostra nuova rubrica digitale potremo raggiungerti.https://www.it.apostlesofil.com/database/- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Matteo +In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:«Ecco il mio servo, che io ho scelto;il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.Porrò il mio spirito sopra di luie annuncerà alle nazioni la giustizia.Non contesterà né grideràné si udrà nelle piazze la sua voce.Non spezzerà una canna già incrinata,non spegnerà una fiamma smorta,finché non abbia fatto trionfare la giustizia;nel suo nome spereranno le nazioni».Parola del Signore.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
Si alternano nel Vangelo, nei confronti di Cristo e del suo annunzio, momenti di sdegnoso rifiuto e altri di corale e simpatica accoglienza. Resta per noi misterioso come avvenga che le volontà degli uomini, dinanzi alla stessa verità, dinanzi alla stessa persona, dinanzi al Figlio di Dio incarnato, abbiano comportamenti così diversi e talvolta contrastanti. Molti lo seguono, alcuni cercano addirittura di toglierlo di mezzo. Gesù non si arresta dinanzi alle minacce degli uomini, rimane perseverante nel compiere la sua missione di sanare e guarire. Egli, quell’umile “servo” di cui parla Isaia, deve annunciare il diritto e la giustizia alle genti. Gode delle compiacenze del Padre ed è stato da lui prescelto per essere luce delle nazioni; deve annunciare a tutti la verità incontestabile che sgorga dallo stesso Spirito, ma, come è sempre nello stile di Dio nei nostri confronti, “Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce”. Il parlare divino non è mai violento, ma assomiglia al “mormorìo di un vento leggero”. Sono le sue amorevoli carezze, percettibili soltanto da chi ha il cuore semplice e puro, dove anche i sussurri giungono chiari e trovano accoglienza. Il suo nome diventerà motivo di salvezza per tutti; nel suo nome spereranno le genti. Così canterà san Paolo scrivendo ai Filippesi: “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”. È l’esplosione della fede e l’affermazione del Regno di Dio sulla terra. Il “servo” patisce la sua passione, subirà la condanna degli uomini che tenteranno di “toglierlo di mezzo” definitivamente, ma in quel gesto insano il Signore troverà la via della vittoria finale e il motivo del nostro definitivo riscatto nel trionfo della risurrezione.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».
Ti sei mai chiesto da dove venga il tuo cognome? E ti è mai capitato di imbatterti in un cognome italiano e di pensare: "Ma perché qualcuno dovrebbe chiamarsi così?". Dietro ogni cognome si nasconde una piccola storia fatta di mestieri, luoghi, caratteristiche fisiche e perfino auguri. Scopriamo insieme da dove vengono i cognomi italiani e perché alcuni sono davvero curiosi. Da Dove Vengono i Cognomi Italiani e Perché Alcuni Sono così Strani? I cognomi italiani sono come piccoli libri di storia: raccontano da dove venivano i nostri antenati, che lavoro facevano e perfino com'erano fatti fisicamente. Imparare a "leggerli" è anche un ottimo modo per arricchire il vocabolario con nomi di mestieri, aggettivi e nomi di luoghi. Quando Sono Nati i Cognomi in Italia? I cognomi, in Italia, sono diventati obbligatori e ufficiali solo in epoca relativamente recente. Fu il Concilio di Trento, nel 1564, a stabilire che le parrocchie dovessero tenere un registro dei battesimi con nome e cognome. Lo scopo principale era pratico: evitare i matrimoni tra parenti. Prima di allora, una persona era semplicemente "Giovanni", e se in paese c'erano dieci Giovanni ci si arrangiava con i soprannomi. L'usanza del cognome esisteva comunque già da prima, soprattutto tra le famiglie nobili e i commercianti, e nelle campagne ci furono famiglie senza un vero cognome fisso addirittura fino all'Ottocento. Proprio dai soprannomi nasce gran parte dei cognomi italiani. Le Quattro Grandi Categorie dei Cognomi Italiani La maggior parte dei cognomi italiani deriva da quattro grandi categorie. Vediamole una per una, con tanti esempi pratici. 1. Cognomi che Derivano da un Nome di Persona (Patronimici) Sono cognomi che indicavano "il figlio di…". Si chiamano patronimici quando si riferiscono al padre, e matronimici (molto più rari) quando si riferiscono alla madre. L'esempio più chiaro è Di Stefano, cioè "(il figlio) di Stefano". Allo stesso modo abbiamo De Angelis, D'Antonio, Di Marco. Come esempio di matronimico possiamo citare De Maria o Di Maria, costruiti su un nome femminile. A volte la preposizione è scomparsa e il nome è rimasto da solo, magari al plurale: Martini, Bernardi, Mariani. Quella "-i" finale spesso significa proprio "appartenente alla famiglia di…". C'è un dettaglio bellissimo per chi studia l'italiano: tantissimi di questi cognomi nascono da un nome alterato, cioè modificato con un suffisso. Da "Giovanni" non nasce solo Giovannini, ma anche Nannini, Vanni, Giannetti. La particella Di all'inizio di tanti cognomi (Di Marco, Di Paolo, Di Pietro) è particolarmente diffusa in regioni come l'Abruzzo. Per approfondire questo meccanismo linguistico, puoi leggere la guida sugli alterati in italiano, tra diminutivi e accrescitivi. 2. Cognomi che Derivano da un Mestiere Questa categoria è perfetta per imparare vocabolario, perché molti cognomi raccontano semplicemente che lavoro facevano i nostri antenati. Per approfondire il lessico del lavoro, puoi consultare la guida sui mestieri e le professioni in italiano. CognomeMestiere d'origineFerrari, Ferraro, Fabbri, FabbroFabbro (chi lavora il ferro)PastoreChi si occupa delle pecoreSarti, SartoriSarto (chi cuce i vestiti)BarbieriChi taglia barba e capelliMolinari, Munari, MunaroMugnaio (chi lavora al mulino)VaccaroChi alleva le vacche Tra i cognomi di mestiere, quello legato al fabbro è il più diffuso in assoluto. Fabbri e Fabbro (dal latino faber) sono diffusissimi in Emilia-Romagna e in Friuli. Una curiosità: spesso uno stesso mestiere ha generato cognomi diversi a seconda della regione, perché c'era la forma in dialetto e quella in italiano. Il mugnaio, per esempio, in alcune zone del Nord è diventato Munari o Munaro. 3. Cognomi che Derivano da una Caratteristica Fisica o del Carattere Qui gli italiani del passato sono stati molto sinceri: tantissimi cognomi descrivevano com'era fatta una persona. Erano una specie di "etichetta", a volte affettuosa, a volte un po' ironica, data dal paese. Per ampliare il vocabolario, puoi consultare la guida su come descrivere qualcuno in italiano. CognomeCaratteristicaRossiCapelli rossi (il cognome più diffuso d'Italia)BianchiCapelli bianchi o pelle chiaraBassi, BassoPersona bassaLongo, LungoPersona altaMoretti, BrunoPelle o capelli scuriRicciCapelli ricciGrassiPersona robustaMagroPersona magra Non tutti i cognomi di questa categoria descrivevano l'aspetto fisico: alcuni raccontavano il carattere o un comportamento. Chi era sempre allegro diventava Allegri, chi era forte e robusto Forte o Forti, chi era gentile Gentile. Ricevere un cognome così, in fondo, era anche un piccolo complimento. Per arricchire il lessico, puoi leggere la guida sugli aggettivi italiani per descrivere il carattere e la personalità. 4. Cognomi che Derivano da un Luogo di Origine L'ultima grande categoria comprende i cognomi che indicano da dove veniva una persona. Se un uomo arrivava da un altro paese, gli abitanti lo identificavano proprio così. Questi cognomi si chiamano anche toponimici, dal greco tópos, che significa "luogo". Per ripassare la geografia italiana, puoi consultare la guida sulle regioni e i capoluoghi d'Italia. Da qui nascono cognomi come Romano (da Roma), Lombardo e Lombardi (dalla Lombardia), Calabrese (dalla Calabria), Pugliese (dalla Puglia), e perfino Messina o Genova dai nomi delle città. C'è poi una sottocategoria legata non a una città, ma a un elemento del paesaggio. Chi viveva vicino a una fontana diventava Fontana, vicino a una valle Valle o Della Valle, su una collina Collina, vicino al mare Costa o Marina. Il cognome diventava così una piccola fotografia del posto in cui si abitava. I Cognomi Italiani più Strani e Particolari In Italia esistono davvero dei cognomi che fanno sorridere. Dietro ognuno si nasconde una storia sorprendente, a volte divertente e a volte commovente. I Soprannomi Diventati Cognomi Gli italiani del passato amavano descrivere le persone con espressioni intere. Così troviamo Bevilacqua ("bevi l'acqua") e Tagliaferro ("taglia il ferro", probabilmente dato a qualcuno molto forte). I Cognomi Augurali Sono nomi che esprimevano un augurio, un ringraziamento o uno scongiuro per il neonato. Ecco perché esistono cognomi come Benvenuti (perché il bambino era benvenuto) e Bonaventura ("buona ventura", cioè buona fortuna). Un esempio particolare è Bencivenga: tipico della zona di Napoli e Caserta, era un nome-augurio col senso di "che ci venga del bene". C'è anche Tornincasa, cioè "torna in casa", un nome commovente che veniva dato a un figlio nato dopo la morte di un altro figlio, come a dire "bentornato in famiglia". I Cognomi di Origine Religiosa Molto diffusi, soprattutto al Sud, riprendevano feste, preghiere o simboli della tradizione cristiana. Troviamo quindi Santoro (dal latino sanctorum, spesso legato a chi nasceva nel giorno di Tutti i Santi), Natale (per chi nasceva il giorno di Natale) e De Angelis ("degli angeli"). Molti di questi cognomi sono legati alle festività: per scoprirle meglio, puoi leggere la guida sul Natale italiano e le sue tradizioni. I Cognomi dei Bambini Abbandonati C'è un capitolo speciale, un po' triste ma molto importante: i cognomi dati ai bambini abbandonati. In passato, i neonati lasciati negli istituti di carità ricevevano cognomi "inventati". Il più famoso è Esposito, che viene dal latino expositus, cioè "esposto": indicava il bambino "esposto" alla pubblica assistenza, lasciato spesso nella cosiddetta "ruota degli esposti". Non a caso oggi Esposito è il cognome più diffuso in Campania, in particolare a Napoli. Con lo stesso significato troviamo Proietti, tipico di Lazio e Umbria. Ci sono poi cognomi-augurio commoventi dati ai trovatelli, come Diotallevi ("Dio ti allevi", cioè "che Dio ti faccia crescere"), Diotaiuti ("Dio ti aiuti") e Degli Innocenti, diffuso in Toscana, legato all'Ospedale degli Innocenti di Firenze. C'è perfino Colombo, diffuso a Milano e in Lombardia, legato anch'esso in molti casi all'accoglienza dei trovatelli, con riferimento alla colomba, simbolo cristiano. Esiste Perfino un Museo del Cognome Un'ultima curiosità: esiste davvero un Museo del Cognome. Si trova a Padula, in Campania, ed è interamente dedicato alla storia e all'origine dei cognomi italiani. Per altre scoperte di questo tipo, puoi consultare la guida sulle curiosità sull'Italia. Tabella Riassuntiva delle Categorie Ecco una tabella che riassume le principali categorie dei cognomi italiani con qualche esempio. CategoriaSignificatoEsempiPatronimici"Figlio di…"Di Stefano, De Angelis, MartiniMestieriLavoro degli antenatiFerrari, Barbieri, MolinariCaratteristicheAspetto fisico o carattereRossi, Bianchi, AllegriToponimiciLuogo di origineRomano, Pugliese, FontanaAuguraliAugurio per il neonatoBenvenuti, BonaventuraReligiosiFeste e simboli cristianiSantoro, Natale, De AngelisTrovatelliBambini abbandonatiEsposito, Proietti, Colombo Domande Frequenti Qual È il Cognome più Diffuso in Italia? Il cognome più diffuso in tutta Italia è Rossi, che deriva probabilmente dal colore dei capelli. A livello regionale, però, ci sono cognomi dominanti diversi: in Campania, per esempio, il più diffuso è Esposito. Quando Sono Diventati Obbligatori i Cognomi in Italia? I cognomi sono diventati ufficiali e obbligatori con il Concilio di Trento nel 1564, quando si stabilì che le parrocchie dovessero registrare i battesimi con nome e cognome. L'usanza esisteva però già prima tra nobili e commercianti. Cosa Significa il Cognome Esposito? Esposito deriva dal latino expositus, cioè "esposto". Veniva dato ai bambini abbandonati, "esposti" alla pubblica assistenza. Oggi è il cognome più diffuso in Campania. Cosa Sono i Cognomi Patronimici? I patronimici sono cognomi che indicavano "il figlio di…" e si riferivano al padre,...
Molti di voi ci chiedono spesso della Nonna Elide. Oggi abbiamo preparato un podcast breve ma molto speciale per salutarvi e darvi un piccolo aggiornamento.A 93 anni, la nonna vi manda un messaggio pieno di affetto dalla casa di riposo dove vive oggi, nel suo paese natale, Concesio.Un momento semplice, sincero e pieno di umanità che siamo felici di condividere con voi.Lasciate un messaggio alla Nonna Elide nei commenti: leggeremo i vostri saluti con grande piacere.
Molti entrano nella crescita personale pensando di dover eliminare le emozioni negative.Cercano una versione di se stessi sempre serena, centrata e priva di dubbi.Spoiler: non esiste.In questa puntata parliamo di paura e di come interpretarla correttamente.Premi play.
Il Messaggio di Oggi: “COSI' PER L'UBBIDIENZA DI UNO I MOLTI DIVENTIAMO GIUSTI” • Romani 5: 19 • Apocalisse 7 :14 • Marco 10: 30 • Esodo 20: 5 • Deuteronomio 24 :16 • Giovanni 10: 9 • Galati 3: 13 • Malachia 4 :6 • 1 Timoteo 2: 6 • Apocalisse 22 :21 • Efesini 4: 6 • Deuteronomio 7 :21 • 1 Giovanni 4: 4--Guarda Canale 245 | Tivùsat 454 | Sky 854Scopri di più su www.paroledivita.org/linkinbio
Episodio 51 del Podcast Public Speaking Top di Massimiliano Cavallo, il podcast dedicato a chi vuole imparare a parlare in pubblico. Molti pensano che l'obiettivo del public speaking sia eliminare la paura. Ma se fosse proprio il contrario? In questo episodio scoprirai perché la paura non è un difetto da combattere, ma il segnale che stai dando valore al tuo messaggio. Attraverso esempi concreti ti mostrerò come cambiare prospettiva e trasformare la paura da nemico ad alleato.
Molti la conoscono come “la dottoressa Giulia Giordano” di “Doc - Nelle tue mani”. In “Non è un paese per single”, tratto dal best seller di Felicia Kingsley, interpreta un personaggio che, come lei, ama la campagna e gli animali. Dal 3 all'11 luglio 2026 è anche la madrina dell'Italian Global Series, festival internazionale dedicato alle serie tv. Dalla sua fissa per “La signora in giallo” ai grandi classici del cinema che ammette di non aver mai visto, fino alle regole per una buona serie: l'ospite di questa puntata, registrata nei Giardini dei Palazzi dell'Arte di Rimini, è Matilde Gioli.See omnystudio.com/listener for privacy information.
La pronuncia è spesso l'aspetto più trascurato nello studio dell'italiano — eppure è la prima cosa che un madrelingua nota. Esistono errori legati a caratteristiche dell'italiano che non esistono in molte altre lingue: quasi tutti gli studenti li commettono, ma una volta riconosciuti è possibile correggerli. Non Commettere Questi Errori di Pronuncia in Italiano Errore 1: L'Accento Sbagliato nella Terza Persona Plurale In italiano, l'accento tonico — cioè la sillaba su cui cade il "peso" della parola — cade di norma sulla penultima sillaba. Esiste però una grande eccezione: le terze persone plurali dei verbi, cioè le forme con "loro". Molti studenti, seguendo la regola della penultima sillaba, pronunciano: «loro scrivono» con accento su -vo- → scri-VO-no «loro leggono» con accento su -go- → leg-GO-no La pronuncia corretta è invece: «loro SCRIvono» → accento sulla terzultima sillaba «loro LEGgono» → accento sulla terzultima sillaba La regola: nelle terze persone plurali, l'accento non cade mai sulla penultima sillaba, ma sempre sulla terzultima — o anche prima. Il Trucco: Pensa alla Prima Persona Singolare L'accento nella terza persona plurale cade esattamente nella stessa posizione della prima persona singolare (io): «io SCRIvo» → «loro SCRIvono» «io LEGgo» → «loro LEGgono» «io DORmo» → «loro DORmono» «io PARlo» → «loro PARlano» Esistono anche verbi in cui l'accento alla prima persona singolare cade sulla terzultima sillaba o ancora prima. In questi casi il plurale segue la stessa posizione: «io Àbito» → «loro Àbitano» — non «a-bi-TA-no» «io co-MÙ-ni-co» → «loro co-MÙ-ni-ca-no» — non «co-mu-ni-CA-no» «io DÌ-men-ti-co» → «loro DÌ-men-ti-ca-no» — non «di-men-ti-CA-no» Poiché in italiano non si scrive l'accento grafico su queste parole, non esiste una regola visiva di supporto. L'unico modo per interiorizzare questi accenti è ascoltare tanto italiano e abituare l'orecchio nel tempo. Errore 2: La Lettera Z — Due Suoni in una Sola Lettera La lettera Z è la più imprevedibile dell'alfabeto italiano: può avere due suoni completamente diversi. Z "dura": è la combinazione TS pronunciata in modo fuso, rapidamente — come se T e S diventassero un suono unico. Le corde vocali non vibrano. Z "morbida": è la combinazione DZ pronunciata in modo fuso. Qui le corde vocali vibrano. Per distinguerle, si può appoggiare la mano alla gola: con la Z "morbida" si sente una vibrazione, con la Z "dura" no. È la stessa differenza che esiste tra F (nessuna vibrazione) e V (vibrazione). Esempi con la Z "Dura" (TS fusi) «pizza» → pi-TZa «stazione» → sta-TZIO-ne «grazie» → GRA-tzie «silenzio» → si-LEN-tzio «pazienza» → pa-TZIEN-tza Esempi con la Z "Morbida" (DZ fusi) «zaino» → DZai-no «zero» → DZe-ro «mezzo» → MED-dzo «realizzare» → rea-li-DZZA-re «zona» → DZO-na Regole Utili per Orientarsi Quando la Z è all'inizio di parola, nella maggior parte dei casi è Z "morbida": «zero, zona, zaino, zucchero, zio». Il suffisso -zione vuole sempre la Z "dura": «situazione, conversazione, attenzione, nazione». La sequenza Z + I + vocale vuole la Z "dura": «grazie, pulizia, agenzia, silenzio, anziano». Il suffisso -izzare e tutte le sue forme coniugate vogliono la Z "morbida": «realizzare → io realizzo, lui realizza, loro realizzano» — Z "morbida" in tutte le forme. Eccezione importante: la parola «azienda» sembra seguire la regola della sequenza Z+I+vocale — e quindi dovrebbe avere la Z "dura". Invece no: azienda ha la Z "morbida" → a-DZIEN-da. È un'eccezione da memorizzare a parte. Curiosità: moltissimi stranieri pronunciano «pizza» con la Z "morbida", come «pi-DDZA». La pronuncia corretta è invece «pi-TTZA», con la Z "dura". Anche la parola più famosa d'Italia viene pronunciata male nel mondo intero. Errore 3: Le Lettere che Si Scrivono ma Non Si Pronunciano Uno degli aspetti più insidiosi dell'italiano è la presenza di lettere che si scrivono ma sono completamente mute. Molti studenti le pronunciano perché le vedono scritte — ma si tratta di un errore. I Gruppi CIA/CIO/CIU e GIA/GIO/GIU Nei gruppi CIA, CIO, CIU e GIA, GIO, GIU, la I non si pronuncia. La sua unica funzione è segnalare che la C o la G si pronunciano con suono morbido — come la CH di «cheese» o la J di «jump» in inglese. La I è solo un segnale visivo. «ciao» → si pronuncia CHAO — la I non si sente «cioccolato» → CIOC-co-la-to, con suono morbido CH — I muta «giacca» → JAC-ca — I muta «gioco» → JO-co — I muta «Giovanni» → Jo-VAN-ni — I muta Il Gruppo SCIA/SCIO/SCIU Stesso discorso per SCIA, SCIO, SCIU: la I è muta e serve solo a far pronunciare SC con il suono SH — come «she» o «shower» in inglese. «sciarpa» → SHAR-pa — la I non si pronuncia «sciocco» → SHOC-co — I muta «asciugare» → a-SHU-ga-re — I muta Le I "Storiche" — il Caso Più Insidioso In alcune parole la I si scrive per ragioni storiche: nella parola latina originale si pronunciava, ma in italiano moderno è completamente muta. Non esiste una regola visiva di supporto — bisogna semplicemente saperlo. «scienza» → si pronuncia SHÈN-tza, non SHIÈN-tza — la I non si sente «coscienza» → co-SHÈN-tza — I muta «società» → so-che-TÀ — I muta «igiene» → i-JÈ-ne — I muta «specie» → SPÈ-che — I muta Curiosità: la parola «conoscenza» non ha nessuna I, eppure si pronuncia esattamente come la parte finale di «coscienza». Questo dimostra che quella I in «coscienza» è inutile dal punto di vista della pronuncia — esiste solo per ragioni storiche. Un Caso Speciale: i Plurali in -CIE e -GIE Il plurale di «camicia» è «camicie» — con la I. Quello di «valigia» è «valigie» — ancora con la I. Questa I si pronuncia? No, è muta anche qui. Ma allora perché si scrive? Per una regola ortografica precisa: si scrive la I se la sillaba precedente finisce per vocale. «va-LI-gia» → la sillaba -li- finisce per vocale → plurale: «va-LI-gie» (I scritta, ma muta) «ca-MI-cia» → la sillaba -mi- finisce per vocale → plurale: «ca-MI-cie» (I scritta, ma muta) «a-RAN-cia» → la sillaba -ran- finisce per consonante → plurale: «a-RAN-ce» (senza I) «TOR-cia» → la sillaba -tor- finisce per consonante → plurale: «TOR-ce» (senza I) Questa regola riguarda solo la scrittura, non la pronuncia — ma è utile anche per evitare errori ortografici. Errore 4: I Gruppi GL e GN — Suoni che Non Esistono in Molte Lingue Il Gruppo "GLI" Il gruppo GLI non si pronuncia come G + L + I separatamente: è un unico suono prodotto con la lingua premuta contro il palato. A seconda della propria lingua madre, si può avvicinare a questo suono in modi diversi: Spagnolo castigliano: simile alla LL di «llegar» o «llamar» Portoghese: simile alla LH di «filho» Inglese: il suono centrale di «million» — quel «ly» nel mezzo è molto vicino al GLI italiano Esempi pratici: «figlio» → fi-LYO (lingua sul palato) «famiglia» → fa-MI-lya «aglio» → A-lyo «voglio» → VO-lyo «meglio» → ME-lyo Errore comune: molti pronunciano «figlio» separando le lettere — «fig-lio», con G e L distinte. Il suono deve essere invece unico e fluido. Il Gruppo "GN" Anche GN è un suono unico. Per avvicinarsi a questo suono a partire da diverse lingue: Spagnolo: identico alla Ñ di «mañana» Francese: come la GN di «champagne» Inglese: il suono «ny» nel mezzo di «canyon» Esempi pratici: «gnocchi» → NYOc-chi «bagno» → BA-nyo «signore» → si-NYO-re «cognome» → co-NYO-me «montagna» → mon-TA-nya GN è sempre un suono solo — mai G + N separati. Errore 5: Le Consonanti Doppie In molte lingue, come l'inglese, le lettere doppie si scrivono ma non cambiano il suono. In italiano invece la doppia allunga fisicamente il suono della consonante — e questo non è solo una questione fonetica: la doppia può cambiare completamente il significato della parola. SingolaSignificatoDoppiaSignificatonononumero ordinale 9°nonnopadre del proprio padrepenatristezza, dolorepennastrumento per scriveresetevoglia di beresetteil numero 7caroamato, o costosocarroveicolo trainato da animalicapelloun singolo pelo della testacappellocopricapo La doppia si pronuncia semplicemente allungando il suono della consonante — come se ci fosse una piccola pressione su quella consonante prima di continuare: «pena» → N normale | «penna» → N allungata: pen...na «sete» → T normale | «sette» → T allungata: set...te «caro» → R normale | «carro» → R allungata: car...ro Nota: quando gli italiani parlano velocemente, le doppie si sentono meno. Questo può rendere difficile riconoscerle all'ascolto. Nel parlare, però, è sempre meglio pronunciarle con chiarezza: un madrelingua preferirà sentirle leggermente esagerate piuttosto che non sentirle affatto. Domande Frequenti Come Faccio a Sapere Dove Cade l'Accento nella Terza Persona Plurale? Il modo più efficace è pensare alla prima persona singolare (io): l'accento cade nella stessa posizione. Per esempio, se si sa che si dice «io PARlo», si può dedurre che la forma corretta è «loro PARlano» e non «loro parLAno». Per i verbi meno comuni, l'unica strategia affidabile è ascoltare tanto italiano parlato. Esiste una Regola per Distinguere la Z "Dura" dalla Z "Morbida"? Sì, esistono alcune indicazioni utili: la Z all'inizio di parola è quasi sempre "morbida"; il suffisso -zione vuole sempre la Z "dura"; la sequenza Z+I+vocale vuole la Z "dura"; il suffisso -izzare e tutte le sue forme vogliono la Z "morbida". Fanno eccezione alcune parole come «azienda», che va memorizzata a parte. Perché Alcune I Si Scrivono ma Non Si Pronunciano? Per due motivi diversi. In alcuni casi — come in «ciao» o «gioco» — la I serve come segnale visivo per indicare che la C o la G si pronunciano con suono morbido....
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Se vuoi lavorare con la scrittura creativa, ti dico da dove partire (per principianti).Molti pensano di monetizzare con successo le proprie abilità di scrittura creativa scrivendo un libro.Però nessuno (o quasi) racconta davvero cosa succede dietro le quinte del mercato editoriale.Nessuno dice che migliaia di persone passano anni a scrivere libri che non verranno mai pubblicati.E che moltissimi autori guadagnano cifre bassissime.Chi arriva al successo estremo è solo la punta dell'iceberg, ma il mercato oggi non paga solo chi sa scrivere o raccontare bene.Se hai intenzione di fare della tua passione per la scrittura un lavoro vero, in questo video ti racconto come usare bene la scrittura per generare un risultato concreto di business - e non più soltanto come espressione personale.___Costruisci la tua libertà scrivendo online, vivi e lavora con la scrittura ad alti livelli inizia dalla lezione gratuita qui. Oppure clicca qui, parla in modo diretto e gratuito con un copywriter del team TCG.___Per domande, accesso a materiali e risorse, scrivi alla mail hola@copygateway.com.___Seguimi sui Social: Instagram | YouTube | LinkedIn | TikTok
Hai mai visitato Roma? Se sì, probabilmente hai visto il Colosseo, Fontana di Trevi, Piazza di Spagna... Luoghi meravigliosi, certamente. Ma ti sei mai chiesto: come vivono davvero i romani? Dove abitano? Cosa fanno la sera? Quali problemi affrontano ogni giorno? Scopriamo insieme la Roma vera, quella che i turisti di solito non vedono. ROMA Autentica: Scopri Dove Abitano e Come Vivono i Veri Romani Roma Nord e Roma Sud: Due Mondi Diversi Come tutte le grandi città, anche Roma ha diverse "anime". La divisione principale che fanno i romani è tra Roma Nord e Roma Sud. Ma cosa significa esattamente? Roma Nord: l'Eleganza dei Parioli Roma Nord è considerata la parte più elegante della città, quella dove vivono le persone più ricche, più "benestanti" come si dice in italiano. Il quartiere simbolo di questa zona si chiama Parioli, e da questo nome è nata un'espressione molto usata a Roma: "pariolino". Se qualcuno ti dice che sei un pariolino, significa che ti vesti in modo molto elegante, curato, probabilmente con vestiti di marca. È uno stereotipo, certamente, ma i romani lo usano molto spesso. Roma Sud: l'Anima Popolare Roma Sud, invece, è tutta un'altra storia. Qui l'atmosfera è più popolare, più rilassata, più "di strada". Le persone si vestono in modo più casual e lo stile è completamente diverso. Chi segue questo stile viene chiamato "boro" o "coatto". Anche questa è un'etichetta, ovviamente, e non sempre è usata in senso positivo. Tuttavia, è importante non generalizzare. Come si dice in italiano, "non bisogna fare di tutta l'erba un fascio". Questa espressione significa che non si possono mettere tutti nello stesso gruppo. Non tutti quelli che vivono a Roma Nord sono pariolini eleganti, e non tutti quelli che vivono a Roma Sud sono coatti. La realtà è sempre più complessa degli stereotipi. Dove Vivono Davvero i Romani? Ecco una cosa che sorprende molti turisti: i romani non vivono a Trastevere. E neanche vicino al Colosseo o a Piazza Navona. Devi sapere che Roma è una città enorme. Ha 35 quartieri e circa 150 zone diverse. La popolazione? Quasi 3 milioni di persone. E la maggior parte di queste persone vive nelle zone periferiche, cioè lontano dal centro storico. Il motivo è semplice: il centro è bellissimo, certo, ma è anche carissimo. Affittare un appartamento vicino al Pantheon costa tantissimo. E poi il centro è sempre pieno di turisti, il che può essere stancante per chi ci vive. Quindi i romani preferiscono abitare in quartieri come Centocelle, Tuscolano, Monteverde, Ostia, Primavalle o Tor Bella Monaca. Probabilmente non hai mai sentito questi nomi. Ecco, questa è la Roma vera, quella dove la gente vive, lavora, fa la spesa, porta i bambini a scuola. I Problemi di Tutti i Giorni Roma è bella, questo è innegabile. Ma vivere a Roma non è sempre facile. Ci sono alcuni problemi che i romani affrontano ogni giorno. Il Traffico Il primo grande problema è il traffico. Roma è nota per il traffico intenso. Spostarsi in macchina può essere un vero incubo, soprattutto nelle ore di punta, cioè la mattina quando tutti vanno a lavorare e la sera quando tutti tornano a casa. Molti romani passano più di un'ora al giorno bloccati nel traffico. Un'ora per andare al lavoro, un'ora per tornare. Ogni giorno. Le Buche E poi ci sono le buche. Se noleggi una macchina quando visiti la città, fai molta attenzione: le strade romane sono piene di buche. E alcune sono così grandi che i romani le chiamano "voragini", cioè buchi enormi dove potresti quasi cadere dentro con tutta la macchina. La cosa interessante è che i romani ormai affrontano il problema con ironia. Su Internet si trovano tantissimi meme su questo argomento. Qualcuno ha persino creato immagini con l'intelligenza artificiale dove le buche diventano piscine. L'ironia è l'arma preferita dei romani. I Trasporti Pubblici Un altro problema sono i trasporti pubblici. La metropolitana di Roma ha solo 3 linee: la A, la B e la C. Sono poche per una città così grande. Per fare un confronto, Milano ne ha 5, Londra ne ha 11, Parigi ne ha 16. Gli autobus esistono, certo, ma spesso sono in ritardo o troppo pieni. Tuttavia, negli ultimi anni, soprattutto con il Giubileo del 2025, la situazione sta migliorando. Il Problema dei Rifiuti Infine c'è il problema dei rifiuti. A volte i cassonetti della spazzatura sono così pieni che i rifiuti restano per strada per giorni. D'estate, con il caldo, la situazione diventa ancora peggiore. È un problema serio che le amministrazioni stanno cercando di risolvere, ma non è facile gestire i rifiuti di 3 milioni di persone. Perché non ci Sono Grattacieli a Roma? Una cosa che molti turisti notano è che a Roma non ci sono grattacieli. Almeno non nel centro storico. Come mai? Il motivo è molto semplice: costruire edifici molto alti rovinerebbe il panorama storico della città. Roma ha monumenti di 2000 anni. Se costruissero un grattacielo moderno vicino al Colosseo, sarebbe inappropriato. Il punto più alto del centro storico è la cupola della Basilica di San Pietro, che raggiunge 136 metri. E le regole urbanistiche dicono che nessun edificio può essere più alto di così nel centro. Se vuoi vedere Roma dall'alto, puoi andare in due posti bellissimi: il Gianicolo e il Giardino degli Aranci. Sono due punti panoramici meravigliosi e molto romantici. Da lì puoi vedere tutta la città. I grattacieli a Roma esistono, ma solo nella zona dell'EUR. È un quartiere molto moderno, abbastanza lontano dal centro, pieno di uffici e palazzi alti. Il grattacielo più alto si chiama Eurosky e raggiunge 155 metri. Ma la maggior parte dei turisti non va mai a vederlo. Quanto Costa Vivere a Roma? Se stai pensando di trasferirti a Roma, questa parte ti interesserà molto. Gli Affitti Il costo cambia tantissimo a seconda della zona. Se vuoi vivere nel centro storico, preparati a spendere molto: un piccolo appartamento può costare anche 1.500 o 2.000 euro al mese. Per questo motivo, la maggior parte delle persone vive nelle zone periferiche, dove si può trovare qualcosa di decente a partire da 700-900 euro. Molti studenti e giovani lavoratori scelgono di condividere l'appartamento con altre persone per dividere le spese. Mangiare Fuori Anche qui dipende molto da dove vai. Un caffè al bancone costa circa 1 euro o 1 euro e 20. Ma attenzione: se ti siedi al tavolo in una zona turistica, lo stesso caffè può arrivare a costare 3 o 4 euro. Una pizza margherita costa circa 7-10 euro. Una cena completa in una trattoria tradizionale costa tra i 20 e i 35 euro a persona. CosaPrezzo IndicativoCaffè al bancone1,00 - 1,20 €Caffè al tavolo (zona turistica)3,00 - 4,00 €Pizza margherita7,00 - 10,00 €Cena completa in trattoria20,00 - 35,00 €Affitto centro storico1.500 - 2.000 €/meseAffitto periferia700 - 900 €/mese Un consiglio da insider: allontanati dalle zone turistiche. Appena ti allontani dal centro, i prezzi scendono molto e il cibo diventa anche più buono e autentico. E se vedi un bar o un ristorante pieno di romani, entra lì senza pensarci due volte. I romani sanno dove si mangia bene e si spende poco. Le Abitudini dei Romani I romani hanno alcune abitudini che potrebbero sorprenderti. La Pausa Pranzo Una cosa che stupisce molto gli stranieri è la pausa pranzo. Se vieni a Roma e alle 14:00 trovi un negozio chiuso, non preoccuparti: è normale. Molti negozi e attività chiudono dalle 13:00 alle 15:30 o anche alle 16:00. I romani prendono il pranzo con calma, e molti tornano a casa per mangiare con la famiglia. Il Rituale del Caffè Il caffè merita un discorso a parte. Dimentica l'idea di sederti con il computer a sorseggiare un cappuccino per un'ora come si fa da Starbucks. A Roma il caffè si beve al bancone, in piedi, in massimo due minuti. Entri nel bar, ordini, bevi, paghi, esci. È un rituale velocissimo ma sacro. Certo, puoi anche sederti al tavolo, nessuno ti dirà niente. Ma pagherai di più e i romani ti guarderanno un po' straniti. L'Aperitivo Un'altra abitudine molto italiana, e molto romana, è l'aperitivo. Verso le 18:00 o le 19:00, i romani escono a prendere un drink con gli amici. Di solito uno spritz, un Negroni o un Campari, accompagnato da stuzzichini, cioè piccole cose da mangiare come olive, patatine, piccoli panini. È un momento sociale importante, un modo per rilassarsi dopo il lavoro e chiacchierare con gli amici. La Cena Tardi e la Passeggiata Dimenticati di cenare alle 18:00 come si fa in altri paesi. I romani cenano tardi, molto tardi. Le 20:30 sono considerate presto. Molte persone cenano alle 21:00 o anche più tardi. I ristoranti spesso aprono per cena solo dalle 19:30, e prima di quell'ora li troverai chiusi. Dopo cena, soprattutto d'estate, c'è un'altra tradizione molto italiana: la passeggiata. I romani amano camminare per le strade dopo aver mangiato, magari mangiando un gelato. È un modo per digerire, socializzare, godersi la città quando fa più fresco. Se visiti Roma d'estate, vedrai le strade piene di gente che passeggia anche alle 23:00. Dove Escono i Romani la Sera? I turisti vanno tutti a Trastevere per la vita notturna. Ma i romani? Preferiscono altri posti. San Lorenzo San Lorenzo è il quartiere universitario. È pieno di studenti, quindi trovi locali economici, birrerie, pizzerie a buon prezzo. L'atmosfera è giovane, alternativa e molto vivace. Se sei uno studente, questo è il posto ideale per te. Pigneto Pigneto è un quartiere che è diventato molto di moda negli ultimi anni. È il posto preferito dai romani più "hipster", cioè quelli a cui piacciono le cose alternative e vintage. Qui trovi murales colorati sui muri, locali con arredamento retrò e cocktail bar molto curati. Testaccio Testaccio è un quartiere storico e popolare, molto amato dai romani....
Stefano Valenti"Come farfalla a luglio"Gramma Feltrinelliwww.feltrinellieditore.itNel luglio del 2001, a una generazione di giovani è toccato vivere giorni in cui, per usare le parole di Primo Levi, “l'uomo è stato una cosa agli occhi dell'uomo”. Durante il G8 di Genova, nella caserma di Bolzaneto, le ragazze e i ragazzi provenienti da ogni parte d'Italia e d'Europa hanno cessato di apparire come esseri umani agli occhi di chi li torturava. Il potere ha preso i tratti di un Leviatano, di un mostro orribile che mirava non soltanto ai corpi, ma all'umanità stessa delle sue vittime.Grazie a un gioco di specchi e a richiami espliciti a Thomas Bernhard, Stefano Valenti ritorna con questo romanzo a quei drammatici giorni. La storia ruota attorno a tre protagonisti: il narratore, che assume su di sé il compito del testimone; Francesco, il docente universitario che fa del messianismo appreso sulle pagine di Walter Benjamin il perno del suo insegnamento e del suo impegno civile e politico; Carlo, la vittima. Uniti dalla militanza nel Milano social forum, i tre si ritrovano in piazza a Genova. Vogliono un mondo diverso che unisca nell'uguaglianza dei diritti e non divida in potenti e vittime. In cambio ricevono violenze inimmaginabili, e Carlo la morte.Valenti narra con una precisione priva di enfasi, quasi puramente descrittiva e, per questo, ancora più scioccante, le torture inflitte alle ragazze e ai ragazzi con la freddezza dei carnefici più spietati. La violenza fisica non è però il solo malefico frutto di quei giorni. Il loro veleno si insinua nella mente dei sopravvissuti. Torturato nella caserma di Bolzaneto, Francesco non reggerà al ritorno alla vita cosiddetta normale, a un'esistenza all'insegna dell'ipocrisia e della dimenticanza. Si suiciderà e lascerà all'amico il compito di testimoniare la tragica realtà di quei giorni e di ricordare la breve, eppure giusta e intensa, vita di un soccombente e di una vittima.I drammatici giorni del G8 di Genova in un romanzo su un testimone, un soccombente e una vittima.“Ci hanno picchiato, presi a calci e manganellate, senza un perché. Erano impazziti. Hanno sfondato porte e finestre, sono entrati e ci hanno colpiti. Molti di noi dormivano. Chi cercava di scappare ai piani superiori veniva inseguito, raggiunto e picchiato ancora.”Stefano Valenti (1964), valtellinese, vive a Milano. Ultimati gli studi artistici, si è dedicato alla traduzione letteraria. Il suo romanzo d'esordio, La fabbrica del panico (Feltrinelli 2013), ha vinto il Premio Campiello Opera Prima 2014, il Premio Volponi Opera Prima 2014 e il Premio Nazionale di Narrativa Bergamo 2015. Ha ancora pubblicato con Feltrinelli Rosso nella notte bianca (2016; Premio Volponi 2016). Per i “Classici” ha tradotto Germinale (2013) di Émile Zola, Il giro del mondo in ottanta giorni (2014), Ventimila leghe sotto i mari (2018) e Viaggio al centro della Terra (2019) di Jules Verne.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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La sua comicità è unica, il suo umorismo sorprendente riconoscibilissimo. Nino Frassica ha portato al PoretCast risate e aneddoti, racconti e riflessioni sul mondo della televisione. Molti lo hanno conosciuto con "Quelli della notte", tanti altri lo hanno amato nelle vesti del bonario maresciallo in "Don Matteo". Tutti lo adoreranno in questa puntata. Puntata powered by Illumia. Una produzione Corax. (00:00) Entra in scena... Nino Frassica(05:00) La radio e la televisione(10:49) Gli inizi tra teatro drammatico e improvvisazione(15:32) Il cabaret, la gavetta e i primi spettacoli(20:20) Renzo Arbore, Frate Antonino e Quelli della Notte(26:00) La comicità spiegata da Frassica(31:00) Don Matteo e il successo del maresciallo Cecchini(36:30) Nanni Loy, candid camera e persone vere(42:00) Come nasce una battuta e cosa è cambiato nella comicità(48:15) Il sogno di fare il sommozzatore #adv Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Molti degli errori che hai commesso oggi sono solo storie che racconterai domani. I veri rimpianti, spesso, nascono dalle occasioni che non hai mai avuto il coraggio di vivere. In questa puntata scopriamo cosa ci dice la psicologia del rimpianto e come distinguere la prudenza dall'evitamento.
Stai per partire per l'Italia e hai paura di non riuscire a comunicare? In questo articolo trovi 25 frasi indispensabili per il tuo viaggio: espressioni pratiche e concrete, quelle che userai davvero per parlare del tuo viaggio, ordinare al ristorante, spostarti e farti capire anche quando l'italiano corre troppo veloce. Parla Italiano in Vacanza: Espressioni che Userai Davvero L'articolo è organizzato in quattro blocchi tematici, così è più semplice memorizzare le frasi: parlare del tuo viaggio, ristorante e negozi, spostamenti e orientamento, aiuto e comunicazione. Se vuoi approfondire altri verbi utili per viaggiare in Italia, puoi consultare la guida dedicata. Blocco 1: Parlare del Tuo Viaggio Appena gli italiani capiscono che sei un turista, partono con le domande: "Da dove vieni? Cosa fai qui? Ti piace l'Italia?". In Italia la conversazione con uno sconosciuto può durare anche venti minuti, soprattutto al Sud. Ecco le frasi che ti aiuteranno a rispondere. 1. Sono in Vacanza La frase più semplice e più usata di tutte. Per esempio: "Sono qui in vacanza" oppure "Sono in vacanza in Italia per due settimane". Nota linguistica: in italiano si dice "in vacanza", non "alle vacanze". Memorizza la preposizione "IN": è importante. Se vuoi approfondire l'uso delle preposizioni semplici in italiano, c'è una guida dedicata. 2. Sono Qui per Lavoro / Viaggio per Lavoro Per chi non è in vacanza ma in trasferta. Esempio: "Sono qui per lavoro, resto solo tre giorni". Attenzione: non si dice "Viaggio per il lavoro" con l'articolo, ma semplicemente "per lavoro". Stessa regola con "in vacanza": senza articolo. È una frase utile soprattutto a Milano, capitale economica d'Italia. 3. È la Mia Prima Volta in Italia Dilla a un italiano e vedrai cosa succede: ti consiglierà tanti posti da visitare, ti spiegherà dove mangiare la migliore pizza, ti darà persino il contatto di un suo conoscente. Gli italiani apprezzano molto chi scopre il loro paese per la prima volta. Variante utile: "Sono già stato/stata in Italia diverse volte". Ricorda l'accordo: stato per gli uomini, stata per le donne. 4. Resto per + Numero + Giorni Esempi: "Resto per cinque giorni", "Rimango per due settimane". I verbi restare e rimanere sono praticamente sinonimi, e puoi usarli indifferentemente. Userai questa frase tantissimo: alla reception dell'hotel, ai controlli in aeroporto, e in qualsiasi conversazione con un italiano curioso. Attenzione alla pronuncia: la "G" di giorni è dolce, non come la "G" di gatto. 5. Sto Visitando + Luogo Il verbo "stare" + gerundio è la forma progressiva italiana. Esempi: "Sto visitando la Toscana", "Sto visitando le Cinque Terre", "Sto visitando il Sud Italia". Nota grammaticale: in italiano questa forma si usa meno che in altre lingue. Spesso si preferisce dire semplicemente dove si è: "Sono in Toscana", "Sono a Firenze". Ma per parlare di quello che stai facendo proprio adesso, "sto visitando" è perfetto. 6. Sono Qui da Solo / con la Mia Famiglia / con gli Amici Frase importante per spiegare la tua situazione. "Sono qui da solo" se sei un uomo, "Sono qui da sola" se sei una donna: ricorda sempre l'accordo del participio e dell'aggettivo. SituazioneFraseViaggi da soloSono qui da solo / da solaViaggi con la famigliaSono qui con la mia famigliaViaggi con amiciSono qui con i miei amiciViaggi col partnerSono qui con il mio ragazzo / la mia ragazzaViaggi col coniugeSono qui con mio marito / mia moglie Nota culturale: in Italia, quando si parla di famiglia, si include spesso una rete ampia di parenti. Se dici "sono qui con la famiglia", può capitarti la domanda: "Quanti siete?". 7. Mi Consiglia Qualcosa di Tipico? Una delle frasi più utili in assoluto. La puoi usare al ristorante, nei negozi di alimentari, nelle enoteche. Esempi: "Mi consiglia un piatto tipico?", "Mi consiglia un vino della zona?", "Mi consiglia un dolce locale?". Gli italiani sono orgogliosi della loro cucina regionale e amano dare consigli. Attenzione però: ogni regione ha la sua specialità. Non chiedere la "carbonara autentica" a Firenze o la "pasta al pesto originale" a Napoli. La forma informale è: "Mi consigli qualcosa di tipico?". Per imparare altre espressioni utili per iniziare una conversazione in italiano, dai un'occhiata alla guida dedicata. 8. Cosa Mi Consiglia di Vedere? L'equivalente della frase precedente, ma per luoghi e attività. Esempi: "Cosa mi consiglia di vedere in città?", "Cosa mi consiglia di visitare nei dintorni?". Spesso i consigli migliori non vengono dalle guide turistiche, ma dai locali: il barista, il tassista, la persona del bed and breakfast. La forma informale è: "Cosa mi consigli di vedere?". Blocco 2: Ristorante e Negozi Questo è probabilmente il blocco più utile in assoluto: ecco le frasi che ti serviranno davvero quando andrai a mangiare o a fare acquisti in Italia. Per approfondire, puoi consultare la guida sulle parole ed espressioni al ristorante. 9. Vorrei… Questa è la frase chiave per ordinare in modo educato. Esempi: "Vorrei un caffè", "Vorrei una pizza margherita", "Vorrei un bicchiere di vino rosso". Vorrei è il condizionale del verbo volere e suona molto più gentile di voglio. Se entri in un bar e dici "voglio un caffè", suoni un po' brusco. Con vorrei, invece, sei nel registro giusto. 10. Prendo… Alternativa a vorrei, leggermente più diretta ma sempre cortese, soprattutto al ristorante quando il cameriere ti chiede cosa hai scelto. Esempi: "Io prendo le lasagne", "Prendo un tiramisù". 11. Mi Può Dare…? Forma di cortesia per chiedere qualcosa. Esempi: "Mi può dare il menù?", "Mi può dare un altro tovagliolo?", "Mi può dare il sale?". Se sei in confidenza, puoi usare il tu: "Mi puoi dare…?". 12. Avete un Tavolo per Due? La prima frase che dirai entrando in un ristorante. Esempi: "Avete un tavolo per due?", "Avete un tavolo per quattro?". Se non hai prenotato (cosa che in Italia è sempre meglio fare nei posti famosi, soprattutto la sera), questa è la domanda chiave. Il cameriere potrebbe risponderti: "Avete prenotato?". E se sei da solo? "Avete un tavolo per uno?" – in Italia mangiare da soli è normale. 13. Sono Allergico a… / Senza Glutine Frase fondamentale per la tua sicurezza. Esempi: "Sono allergico alle noci", "Sono allergica al lattosio", oppure "Sono celiaco/celiaca e ho bisogno di un piatto senza glutine". In Italia la cultura del cibo è molto attenta alle intolleranze, e quasi tutti i ristoranti hanno opzioni senza glutine, soprattutto le pizzerie. Una frase utile per chiedere è: "Questo piatto contiene…?". 14. Quanto Costa? Frase indispensabile in negozio, al mercato, ovunque. Se si tratta di più cose, si dice: "Quanto costano?". Nota culturale: nei mercati storici come Porta Portese a Roma o Vucciria a Palermo, si può trattare sul prezzo. Puoi provare a dire: "Mi fa un po' di sconto?". 15. Posso Pagare con la Carta? Frase molto utile. In Italia, soprattutto nei bar piccoli, nelle pizzerie al taglio e nei mercatini, non sempre accettano la carta. Per legge dovrebbero, ma la realtà è diversa. Quindi prima di ordinare, chiedi sempre. È consigliabile portare sempre un po' di contanti con sé. 16. Ci Può Portare il Conto? Quando hai finito di mangiare, in Italia il conto non arriva da solo come in altri paesi. Devi chiederlo. Quindi alza gentilmente la mano e di': "Scusi, ci può portare il conto, per favore?". Si usa "ci" quando si è in più persone; se sei da solo, si dice: "Mi può portare il conto?". In Italia la mancia non è una regola fissa come in altri paesi: se il servizio è stato ottimo, puoi lasciare qualche euro, ma non è obbligatorio. Blocco 3: Spostamenti e Orientamento Muoversi in Italia richiede qualche frase chiave per orientarsi e usare i mezzi di trasporto. Se vuoi approfondire come chiedere e dare informazioni stradali in italiano, puoi leggere la guida dedicata. 17. Dov'è + Luogo Esempi: "Dov'è il bagno?", "Dov'è la stazione?", "Dov'è il Colosseo?". Frase fondamentale per orientarsi. Se sono più luoghi, si dice: "Dove sono i bagni?". Consiglio pratico: gli italiani amano dare indicazioni, ma a volte preferiscono inventare la strada piuttosto che ammettere di non sapere. Se ti sembrano vaghi, chiedi conferma a una seconda persona. 18. È Lontano? / È Vicino? La domanda che segue naturalmente "Dov'è…?". Sapere dove si trova una cosa è una cosa, sapere se è raggiungibile a piedi o se serve l'autobus è un'altra. Esempi: "Scusi, la stazione è lontana?", "Il Duomo è vicino?". Nota culturale: per gli italiani "qui vicino" può voler dire 50 metri o 2 chilometri. Chiedi sempre conferma con: "A piedi o in autobus?". 19. A Che Ora Apre / Chiude? Domanda essenziale, perché in Italia gli orari sono particolari. Molti negozi chiudono per la pausa pranzo, dalle 13 alle 16 circa, soprattutto nei paesini e al Sud. I musei spesso chiudono il lunedì. Prima di spostarti per visitare qualcosa, chiedi: "A che ora apre il museo?", "A che ora chiude la farmacia?". 20. A Che Ora Parte / Arriva il Treno? Frase indispensabile se viaggi in treno – in Italia è uno dei modi migliori per spostarsi tra città. Esempi: "A che ora parte il treno per Firenze?", "A che ora arriva a Venezia?". In Italia ci sono treni veloci come il Frecciarossa e l'Italo, ma anche i regionali, più lenti ed economici. È bene controllare sempre i tabelloni in stazione per eventuali ritardi. Per imparare il vocabolario specifico, c'è il dialogo in stazione per prendere il treno in Italia. 21. Un Biglietto per… Frase universale: la usi per il treno, l'autobus, la metropolitana, il museo, qualsiasi cosa. Esempi: "Un biglietto per Roma, per favore", "Due biglietti per gli Uffizi". Attenzione alla Convalida del Biglietto ...
Ti sei mai accorto che la teoria studiata sui libri spesso non corrisponde a come parlano gli italiani nella vita reale? Molti manuali e corsi tendono a semplificare troppo le regole grammaticali, creando enorme frustrazione quando ci si scontra con la lingua parlata e le sue "eccezioni".In questo episodio, io e Carolina smontiamo le 6 più grandi bufale sulla lingua italiana: dal terrore di usare il futuro dopo il "Se", al mistero del "Mi mangio una pizza", fino alla più grande bugia sul Congiuntivo. Scopriamo insieme come funziona davvero l'italiano vivo.00:00 intro02:06 Se non si usa con il futuro04:11 Non posso dire "sto avendo un problema"07:08 Il mistero di "mi mangio" e "mi bevo"12:50 Il passato remoto si usa con con le azioni lontane nel tempo18:57 Il congiuntivo si usa con il dubbio23:08 La preposizione "in" si usa con i Paesi
Hai un bambino che racconta tutto quello che prova oppure uno che si chiude completamente quando provi a parlare di emozioni?Molti genitori che educano alle emozioni iniziano a preoccuparsi quando il proprio figlio evita le conversazioni emotive. Temono che non si fidi, che non sappia riconoscere ciò che sente o che in futuro farà ancora più fatica ad aprirsi.In questo episodio parliamo di una verità spesso trascurata: la capacità di esprimere le proprie emozioni non è innata, e parlare di emozioni non è l'unico modo per elaborarle.Scoprirai perché alcuni bambini sembrano rifiutare le conversazioni più intime, cosa è davvero importante quando stai accanto a un bambino che attraversa un'emozione forte e come continuare a fare educazione emotiva senza trasformare ogni silenzio in un'emergenza.Non è raro che all'interno della stessa famiglia ci siano modi molto diversi di vivere ed elaborare le emozioni. Comprendere queste differenze può trasformare il modo in cui interpreti il silenzio di tuo figlio e rafforzare profondamente la vostra relazione. Citato nell'episodio: L'arte del Respectful Parenting: https://amzn.to/3StnmBXLascia una recensione e condividiSe il podcast Mamma Superhero ti aiuta, ti fa sentire meno sola e ti fa compagnia nella relazione con tuo figlio, ti chiedo di lasciare una recensione e di condividerlo con altri genitori. Questo aiuta il podcast a crescere e mi motiva a continuare a offrire questo servizio gratuito a supporto della genitorialità consapevole. Seguimi sui socialInstagram: https://www.instagram.com/mammasuperhero/Facebook: https://www.facebook.com/mammasuperhero
Erano una voce libera e critica all'interno della cultura medievale: uomini colti e spesso irrequieti che, attraverso l'ironia, la satira e la poesia, espressero il desiderio di una vita più autentica e meno vincolata alle rigide convenzioni del loro tempo.I goliardi erano studenti, chierici e intellettuali itineranti che vissero soprattutto tra il XII e il XIII secolo nell'Europa medievale. Provenivano in genere dagli ambienti delle scuole e delle prime università e possedevano una solida formazione culturale basata sul latino, la lingua della Chiesa e della cultura del tempo. Molti di loro conducevano una vita errante, spostandosi da una città all'altra in cerca di insegnamento, protezione o sostegno economico. Pur appartenendo spesso al mondo ecclesiastico, si distinguevano per il loro atteggiamento anticonformista e critico nei confronti delle autorità religiose e della società medievale.Attraverso poesie, canzoni e componimenti satirici scritti prevalentemente in latino, i goliardi denunciavano la corruzione del clero, l'ipocrisia dei potenti e le ingiustizie sociali. Allo stesso tempo esaltavano gli aspetti più terreni dell'esistenza, celebrando il vino, l'amore, l'amicizia, il gioco e il piacere di vivere. Questa visione del mondo, spesso in contrasto con gli ideali di austerità e disciplina promossi dalla Chiesa, contribuì a renderli figure originali e talvolta controverse. Di questo ed altro Giovanni Conti parla oggi in ”Quilisma.”
Esiste una Sardegna che non appare nelle guide turistiche. Un'isola fatta di case chiuse, luci basse e silenzi pesanti, dove certe storie non si raccontano… si sussurrano. Tra questi, l'oscuro caso dell'accabadora (o S'Accabadora, come si dice in sardo). Si racconta fosse una donna misteriosa, chiamata a compiere un gesto estremo: portare la morte nel segreto delle case, per fermare l'agonia di chi ne implorava la fine. Molti studiosi la considerano solo un mito, ma oggi nuovi reperti e indagini scientifiche sembrano riaprire il caso. Solo una leggenda o queste "killer compassionevoli" sono esistite davvero?SCOPRI IL MIO ULTIMO LIBRO: "Il mistero delle origini dell'uomo. Un viaggio nel tempo per comprendere chi siamo e dove stiamo andando". Prenotalo ora: https://amzn.to/3WazGFVUna produzione Think about Science: thinkaboutscience.comCon: Massimo Polidoro e Giulio Niccolò Carlone; Video editing: Elena Mascolo, Fotografia: Claudio Sforza; Musiche: Marco Forni; Logo e animazioni: Zampediverse; Social - Comunicazione: Giacomo Vallarino - Grafiche: Roberta Baria; Distribuzione audio: Enrico Zabeo; Titoli: Jean SevillaÈ ARRIVATO IL MIO NUOVO LIBRO: "Una vita ben spesa. Trovare il senso delle cose con Leonardo, Einstein e Darwin": https://amzn.to/4leRDOR LEGGI UN ESTRATTO: https://bit.ly/4jRHXIN LEGGI la mia graphic novel: "Figli delle stelle" (con Riccardo La Bella, per Feltrinelli Comics): https://amzn.to/47YYN3KLEGGI: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento" (Feltrinelli), il mio ultimo libro: https://amzn.to/3UuEwxSLEGGI: "La meraviglia del tutto" l'ultimo libro di Piero Angela che abbiamo scritto insieme: https://amzn.to/3uBTojAIscriviti alla mia NEWSLETTER: L' "AVVISO AI NAVIGANTI": https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantiAderisci alla pagina PATREON, sostieni i miei progetti e accedi a tanti contenuti esclusivi: /massimopolidoroScopri i miei Corsi online: "L'arte di Ragionare", "Psicologia dell'insolito", "L'arte di parlare in pubblico" e "l'Arte del Mentalismo": https://www.massimopolidorostudio.comPER APPROFONDIRELe musiche sono di Marco Forni e si possono ascoltare qui: https://hyperfollow.com/marcoforniLEGGI i miei libri: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento": https://amzn.to/3UuEwxS"La meraviglia del tutto" con Piero Angela: https://amzn.to/3uBTojA"La scienza dell'incredibile. Come si formano credenze e convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai": https://amzn.to/3Z9GG4W"Geniale. 13 lezioni che ho ricevuto da un mago leggendario sull'arte di vivere e pensare": https://amzn.to/3qTQmCC"Il mondo sottosopra": https://amzn.to/2WTrG0Z"Pensa come uno scienziato": https://amzn.to/3mT3gOiL' "Atlante dei luoghi misteriosi dell'antichità": https://amzn.to/2JvmQ33"La libreria dei misteri": https://amzn.to/3bHBU7E"Grandi misteri della storia": https://amzn.to/2U5hcHe"Leonardo. Genio ribelle": https://amzn.to/3lmDthJE qui l'elenco completo dei miei libri disponibili: https://amzn.to/44feDp4Non perdere i prossimi video, iscriviti al mio canale: https://goo.gl/Xkzh8ARESTIAMO IN CONTATTO:Ricevi l'Avviso ai Naviganti, la mia newsletter settimanale: https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantie partecipa alle scelte della mia communitySeguimi:Patreon: massimopolidoroCorsi: massimopolidorostudio.comInstagram: @massimopolidoroPagina FB: Official.Massimo.Polidoro X: @massimopolidoro Sito: http://www.massimopolidoro.comQuesta descrizione contiene link affiliati, il che significa che in caso di acquisto di qualcuno dei libri segnalati riceverò una piccola commissione (che a te non costerà nulla): un piccolo contributo per sostenere il canale e la realizzazione di questi video. Grazie per il sostegno!
Scarica subito il tuo regalo: https://bit.ly/4x0fI1HParlare fluentemente non significa conoscere tutta la grammatica.Molti studenti si bloccano perché cercano la regola perfetta prima di parlare. Ma la vera fluidità nasce dall'ascolto, dalla comprensione e dalla pratica costante.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
Vorresti ricevere notizie, saluti, auguri dalle Apostole della Vita Interiore?Lasciaci i tuoi contatti cliccando il link qui sotto e con la nostra nuova rubrica digitale potremo raggiungerti.https://www.it.apostlesofil.com/database/- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Marco +In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.Parola del Signore.
Molti genitori puniscono perché si sentono sopraffatti, impotenti e giudicati. Vogliono aiutare i figli a fare meglio e fanno quello che hanno imparato a fare davanti a comportamenti difficili.Eppure esiste un costo invisibile della logica punitiva di cui si parla troppo poco.In questo episodio esploriamo cosa succede davvero nella relazione genitore-figlio quando urla, minacce, castighi e punizioni diventano il modo principale per gestire gli errori, le emozioni intense o i comportamenti difficili dei bambini.Insieme ragioniamo su alcune di queste domande:a chi serve la punizione?perché la punizione sembra funzionare sul momento?cosa succede nel cervello e nel sistema nervoso dei bambini quando vengono puniti?perché molti bambini iniziano a mentire, nascondersi o chiudersi?Questo episodio è per te se senti che urlare, minacciare o punire non ti rappresenta più, ma nei momenti difficili ti sembra l'unica soluzione.Prima di cercare una punizione più efficace, prova ad ascoltare questo episodio.Mini-corso “Alternative efficaci alle punizioni”https://corsi.mammasuperhero.com/offers/HP53fuEW/checkoutLascia una recensione e condividiSe il podcast Mamma Superhero ti aiuta, ti fa sentire meno sola e ti fa compagnia nella relazione con tuo figlio, ti chiedo di lasciare una recensione e di condividerlo con altri genitori. Questo aiuta il podcast a crescere e mi motiva a continuare a offrire questo servizio gratuito a supporto della genitorialità consapevole. Seguimi sui socialInstagram: https://www.instagram.com/mammasuperhero/Facebook: https://www.facebook.com/mammasuperhero
Molti processi industriali si avvalgono di calore o soluzioni caustiche per i loro bisogni. Molti altri si avvalgono della capacità dei microorganismi di rielaborare la materia: pensate ai depuratori piuttosto che alla produzione di alcol o biocarburanti. Non è difficile immaginare quanto sarebbe utile, potenzialmente, unire le due cose. Per riuscirci possiamo imparare dagli estremofili, discendenti dei più antichi organismi che hanno abitato la Terra. Questi microorganismi si sono infatti sviluppati in modo da sopravvivere in condizioni proibitive, per esempio a diretto contatto con i camini idrotermali da cui esce un flusso costante di acqua bollente e corrosiva. Condizioni in cui gli altri microorganismi (e anche noi macro) verrebbero distrutti insieme ai preziosi enzimi al loro interno, che sono i protagonisti di abilità come produrre biometano o digerire cellulosa e lignina. Ce ne parla Andrea Strazzulli, professore al Dipartimento di Biologia della Federico II di Napoli.
Il linguaggio inclusivo in italiano è uno degli argomenti più discussi e controversi della lingua italiana contemporanea. Lo si incontra nei giornali, nelle università, sui social media — e al centro del dibattito c'è spesso un simbolo insolito, lo schwa, che la maggior parte delle persone non ha mai visto prima di imbattersi in questo tema. Parlare Includendo Tutti in Italiano Cos'è il Linguaggio Inclusivo e Perché Se Ne Parla in Italiano? Il linguaggio inclusivo è un approccio all'uso della lingua che mira a non escludere nessuno — in particolare, a non rendere invisibili le persone che non si identificano nel genere maschile o femminile, o che si identificano come non binarie. Il tema è particolarmente sentito in italiano per una ragione strutturale: l'italiano è una lingua con una forte marcatura di genere. Quasi tutti i sostantivi e gli aggettivi hanno un genere grammaticale — maschile o femminile — e non esiste un vero neutro, come invece accade in inglese con il pronome "they" o in tedesco con "es". Tradizionalmente, quando ci si riferisce a un gruppo misto di persone, in italiano si usa il maschile plurale come forma generica. Per esempio: «I ragazzi sono arrivati» — anche se nel gruppo ci sono donne. «Gli studenti devono consegnare il compito» — anche se ci si sta rivolgendo anche a studentesse. Questo fenomeno si chiama maschile sovraesteso o maschile generico. Per molte persone rappresenta un problema, perché rende le donne e le persone non binarie linguisticamente invisibili. Ed è proprio da questa riflessione che nasce il dibattito su come intervenire. Le Soluzioni Proposte Nel corso degli anni — specialmente nell'ultimo decennio — sono state proposte diverse soluzioni per rendere l'italiano più inclusivo. Eccole nel dettaglio. A) Il Doppio Genere (o "Sdoppiamento" / "Reduplicazione Retorica") La soluzione più tradizionale consiste nel citare entrambe le forme — maschile e femminile — all'interno dello stesso testo o discorso. Per esempio: «Cari ragazzi e care ragazze...» oppure «Gli studenti e le studentesse devono consegnare il compito.» Pro: è grammaticalmente corretta e non richiede alcuna innovazione linguistica. Contro: diventa rapidamente lunga e ripetitiva, soprattutto nei testi formali. Una frase come «tutti i cittadini e tutte le cittadine, tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici...» appesantisce notevolmente la lettura. B) La Barra (/) Molto diffusa nello scritto, la barra obliqua viene inserita tra la desinenza maschile e quella femminile. Per esempio: «Caro/a studente/studentessa...» oppure «I/le ragazzi/e sono arrivati/e.» Pro: compatta e visivamente chiara nel testo scritto. Contro: inutilizzabile nel parlato e poco pratica quando le forme maschile e femminile differiscono molto tra loro — come nel caso di "studente" e "studentessa". Inoltre, non contempla chi non si identifica in nessuno dei due generi. C) L'Asterisco (*) e il Simbolo Chiocciola (@) Per includere esplicitamente anche le persone non binarie, alcune comunità hanno adottato l'asterisco o la chiocciola al posto delle desinenze di genere. Per esempio: «Car* student*...» oppure «Amic@ mi@...» Pro: segnala visivamente l'intenzione di includere più generi. Contro: come la barra, funziona solo nello scritto, risultando impossibile da pronunciare. Non offre quindi alcuna soluzione per il linguaggio orale. D) Lo Schwa: La Proposta Più Discussa La proposta che ha generato il dibattito più acceso è quella dello schwa (simbolo: ə, plurale ɜ). Si tratta di una vocale centrale neutra già presente in fonetica internazionale, indicata con il simbolo ə dell'Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA). Il nome "schwa" deriva dall'ebraico scevà, un dettaglio poco noto anche agli addetti ai lavori. In inglese, questo suono è presente nella "a" di «about» (/əˈbaʊt/) o nella "e" di «the» (/ðə/): è un suono vago, neutro, indistinto — e proprio questa neutralità ne ha fatto il simbolo scelto per rappresentare un genere grammaticale non marcato. In italiano, la proposta è di usare lo schwa al posto delle desinenze di genere, sia nel parlato che nello scritto. Al posto di bambino (maschile) o bambina (femminile), si userebbe bambinə. Al plurale si ricorre invece a ɜ (lo "schwa lungo"): «Cari studentɜ» in luogo di «cari studenti» o «care studentesse». Chi Ha Proposto lo Schwa in Italiano? C'è spesso confusione sull'origine di questa proposta. Lo schwa applicato all'italiano è stato introdotto per la prima volta nel 2016 da Luca Boschetto, attraverso il sito Italiano Inclusivo. Ha raggiunto una diffusione molto più ampia nel 2019, quando la sociolinguista Vera Gheno ne ha trattato nel suo libro Femminili singolari (ed. effequ). La stessa Gheno ha però sempre chiarito di non essere l'autrice originale della proposta, e che il suo intento era in parte provocatorio: aprire una discussione pubblica, non dettare una nuova norma grammaticale. Vale la pena precisare che alcune persone hanno erroneamente associato questa proposta all'Accademia della Crusca, che ha invece smentito categoricamente qualsiasi coinvolgimento. Come Si Pronuncia lo Schwa? Il suono /ə/ non fa parte della fonologia standard dell'italiano. I sostenitori della proposta fanno però notare che suoni molto simili esistono già in alcune varietà dialettali del Sud Italia: nel napoletano e nel siciliano, molte vocali finali tendono a neutralizzarsi in un suono vicino allo schwa. Un esempio è la parola napoletana Nàpulə, in cui la vocale finale indistinta corrisponde proprio a questo suono. Chi Usa lo Schwa? L'uso dello schwa è diffuso principalmente in certi ambienti universitari e accademici, nelle comunità LGBTQ+, in alcuni contesti giornalistici progressisti e sui social media, dove è più comune tra i giovani. Un Limite Tecnico Importante Lo schwa presenta un problema grafico rilevante: non esiste una versione maiuscola standard del simbolo ə. Nei contesti in cui si scrive in maiuscolo — titoli, intestazioni, documenti ufficiali — il simbolo crea difficoltà pratiche. A questo si aggiunge il fatto che non è presente sulle tastiere standard, rendendo la scrittura quotidiana meno immediata. E) Altre Soluzioni: La "U" Inclusiva Una proposta rimasta piuttosto marginale è quella di usare la "u" finale come desinenza neutra: «Caru amicu» al posto di «Car* amic*». Il problema è che in molti dialetti italiani — come il siciliano — la "-u" finale è già una desinenza tipicamente maschile, il che la rende paradossalmente meno inclusiva del maschile generico stesso. Come Funziona nella Pratica: Esempi Concreti La tabella seguente mostra come cambierebbero alcune frasi comuni applicando lo schwa al posto delle desinenze di genere tradizionali. Forma tradizionaleCon lo schwaCaro studente / Cara studentessaCarə studentəTutti gli studentiTuttɜ gli studentɜSei bellissimo / bellissimaSei bellissiməI miei amiciI miei amicɜBenvenuti / BenvenuteBenvenutɜ Lo schwa sostituisce la vocale finale che marca il genere: -o (maschile) o -a (femminile) diventano -ə al singolare, mentre -i (maschile) o -e (femminile) diventano -ɜ al plurale. Gli articoli vengono generalmente lasciati invariati, poiché modificare anche quelli comporterebbe una ristrutturazione grammaticale ancora più profonda. Le Critiche al Linguaggio Inclusivo Il linguaggio inclusivo non è privo di critiche, anche da parte di chi ne condivide le intenzioni di fondo. Le obiezioni più ricorrenti riguardano cinque aspetti principali. «L'italiano ha già un maschile generico.» Molti linguisti tradizionalisti sostengono che il maschile plurale non sia davvero "maschile" in senso biologico, ma una forma non marcata — usata per convenzione grammaticale quando il genere non è rilevante, e quindi già inclusiva per definizione. «Lo schwa crea problemi di accessibilità.» Un punto concreto e spesso trascurato: lo schwa può rendere la lettura significativamente più difficile per le persone con dislessia o altri disturbi dell'apprendimento. «Non si sa come pronunciarlo.» Per molti italiani — e a maggior ragione per chi studia l'italiano come lingua straniera — il suono /ə/ è insolito e difficile da produrre in modo naturale. «Non esiste il maiuscolo.» Come già accennato, l'assenza di una versione maiuscola standard del simbolo ə crea difficoltà concrete nei testi formali. «Non è democratico: lo capiscono solo in pochi.» La lingua è prima di tutto uno strumento di comunicazione. Modificarla in modo che risulti oscura a una parte dei parlanti rischia di produrre l'effetto opposto a quello desiderato: escludere invece di includere. L'Opinione dell'Accademia della Crusca Sul tema del linguaggio inclusivo si è espressa anche l'Accademia della Crusca, la più antica istituzione linguistica d'Europa dedicata all'italiano, fondata a Firenze nel 1583 e ancora oggi considerata l'autorità di riferimento sulla lingua italiana. La sua posizione è chiara e motivata. La Crusca ha dichiarato che schwa e asterisco non devono essere utilizzati, in quanto segni grafici privi di corrispondenza nel parlato italiano standard. Sul piano grafico, ha sottolineato che lo schwa è un simbolo dell'Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA), non una lettera dell'alfabeto italiano: usarlo nei testi equivale a importare un segno tecnico in un contesto per cui non è stato concepito. La Crusca ha espresso parere negativo anche sull'uso di pronomi alternativi a lui/lei, sul recupero del neutro per riferirsi a persone non binarie e sulla cosiddetta "reduplicazione retorica" — ossia il doppio riferimento ai due generi, come «lavoratrici e lavoratori» — ritenendola una soluzione scomoda e non necessaria. La soluzione raccomandata è invece il ricorso a forme neutre o generiche già presenti nella lingua: per esempio «persona» al posto di «uomo»,...
L'apertura di giornata con le notizie e le voci dei protagonisti, tutto in meno di 30 minuti.Pavoni a Punta Marina: a Ravenna, nelle ultime settimane, una colonia di pavoni sta disturbando la quiete dei cittadini. Molti denunciano una situazione diventata difficile da sopportare. Oltre al rumore, vengono segnalate infiltrazioni nei tetti, giardini rovinati e marciapiedi sporchi. Alcuni residenti raccontano di convivere quotidianamente con gruppi numerosi di animali davanti alle abitazioni. C'è chi parla di una presenza ormai ingestibile. Per parlarne ospitiamo Francesca Impellizzeri, assessora alle Politiche e cultura di genere, Scuola e Infanzia, Bilancio e ai Diritti degli Animali del comune di Ravenna.
In questo episodio mettiamo in discussione uno dei problemi più sottovalutati nell'apprendimento dell'italiano: stai studiando cose che non ti interessano davvero.Molti corsi seguono programmi standard, pieni di dialoghi “utili”… ma spesso lontani dalla tua vita reale. Il risultato? Ti annoi, memorizzi poco e fai fatica a parlare.Qui andiamo dritti al punto: imparare una lingua non è una questione di metodo perfetto, ma di coinvolgimento. Quando l'italiano si collega alle tue passioni — sport, musica, cucina, viaggi o qualsiasi altra cosa — tutto cambia. Capisci di più, ricordi meglio e, soprattutto, inizi a parlare davvero.Support the podcast and get the transcripts: https://ko-fi.com/theitaliancoach14 Day Italian Movie Listening Challenge: https://italiancoach.gumroad.com/l/Qesgs
Quando si studia l'italiano, si impara una lingua ricca di storia. Ma c'è un capitolo meno conosciuto: quello degli anni Venti e Trenta del Novecento, quando Benito Mussolini e il regime fascista decisero di intervenire direttamente sulla lingua italiana, modificandola, purificandola e usandola come strumento di potere. La lingua non è mai neutrale: chi controlla le parole, controlla il pensiero. Il fascismo lo capì benissimo. La «Battaglia» per la Purezza Linguistica Negli anni Trenta, il regime lanciò una vera e propria campagna contro le parole straniere, chiamata bonifica linguistica. L'obiettivo era eliminare i forestierismi — cioè le parole di origine straniera — e sostituirli con termini italiani. Nel 1940 fu vietato per legge l'uso di parole straniere nei luoghi pubblici, nelle insegne dei negozi e sui giornali. Per esempio, la parola bar doveva diventare mescita, e restaurant doveva essere sostituito con ristoro. Come recitava la retorica fascista dell'epoca: «La lingua è l'anima della nazione. Chi non parla italiano non è italiano.» Parole Proibite e i Loro Sostituti Fascisti Ecco alcune delle sostituzioni imposte dal regime, con le parole straniere originali e i nuovi termini italiani obbligatori: Parola italiana (imposta)Significato / Notecalciofootball (già italiano, ma imposto ufficialmente) — sostituisce: footballautistadriver / chauffeur — sostituisce: chauffeurportieregoalkeeper / doorman — sostituisce: goal-keepermescita / caffèbar / café — sostituisce: bar, caféristororestaurant — sostituisce: restaurantpellicolafilm / movie — sostituisce: filmpalcoscenicostage — sostituisce: stagegolgoal (poi accettato così com'è) Come si può notare, alcune di queste parole — come calcio e portiere — sono rimaste nella lingua italiana fino ad oggi, mentre altre, come ristoro al posto di restaurant, sono cadute in disuso. Se vuoi approfondire il tema delle parole straniere nell'italiano, trovi un articolo dedicato sul nostro sito. Il «Voi» Contro il «Lei»: Una Battaglia Grammaticale Nel 1938, il regime dichiarò che il Lei era un pronome «servile», di origine spagnola, indegno di un italiano fiero e virile. Al suo posto impose il Voi come forma di rispetto, considerato più «romano» e «fascista». Si trattava di una vera e propria riforma grammaticale con motivazioni politiche: la scelta del pronome diventava un atto di obbedienza o di resistenza al regime. Oggi, il Lei è pienamente tornato come pronome di cortesia nella lingua italiana standard. Il Voi, però, sopravvive ancora in alcune zone del Sud Italia — Campania, Calabria, Sicilia — come retaggio storico e culturale di quel periodo. Perché il Regime Preferiva il Voi? Il Voi veniva presentato come un pronome autenticamente italiano, con radici nella tradizione romana e rinascimentale. Il fascismo sosteneva che il Lei, invece, fosse stato introdotto dagli spagnoli durante la dominazione della penisola, e che quindi rappresentasse una forma di sudditanza culturale straniera. In realtà, gli storici della lingua mostrano che il Lei aveva già una lunga tradizione italiana autonoma, ma la propaganda non aveva bisogno di precisione storica: aveva bisogno di simboli. Il Dialetto: Nemico della Nazione? Prima dell'unificazione d'Italia nel 1861, ogni regione aveva la propria lingua: veneziano, napoletano, siciliano, piemontese… Molti italiani, ancora negli anni Venti del Novecento, parlavano il dialetto come prima lingua e l'italiano come una lingua da imparare. Il fascismo vide i dialetti come un ostacolo all'unità nazionale. L'obiettivo era costruire un'Italia unita, forte, con una sola lingua. I dialetti vennero scoraggiati nelle scuole e nella vita pubblica. Si voleva un italiano standard, chiaro, uniforme — uno strumento di coesione ideologica oltre che comunicativa. Il regime, però, non riuscì mai a eliminare i dialetti: erano troppo radicati nella vita quotidiana. E molti gerarchi fascisti, in privato, continuavano a parlare in dialetto. Vuoi scoprire di più sui dialetti italiani e sulla loro storia? Trovi un articolo completo sul nostro sito. La Lingua della Propaganda Oltre a vietare parole straniere, il fascismo creò un suo lessico specifico: un vocabolario carico di retorica, di grandiosità, di richiami all'Impero romano. La lingua doveva trasmettere forza, gloria, obbedienza. Ogni parola era scelta con cura per evocare sentimenti di potenza e appartenenza nazionale. Parole Chiave del Vocabolario Fascista Parola italianaSignificato / NoteDucedal latino dux = capo, condottiero. Titolo di MussoliniCameratacompagno/a fascista. Dal latino camera = stanzaSquadrismoviolenza organizzata delle «squadre» fascistePatriala nazione, usata ossessivamente in senso sacroBalillaorganizzazione giovanile fascista (bambini 8–14 anni)Fasciosimbolo romano (il fascio littorio) adottato dal regime I Discorsi di Mussolini: Retorica al Servizio del Potere I discorsi di Mussolini erano studiati con precisione per colpire emotivamente. Adottavano uno stile oratorio che si rifaceva alla retorica latina classica, ma adattato ai nuovi mezzi di comunicazione: la radio e le grandi piazze. Frasi brevi, ritmo martellante, ripetizioni ossessive — una tecnica pensata per non far pensare, ma per far sentire. La lingua fascista era costruita per generare emozioni collettive: entusiasmo, paura, orgoglio, odio. Chi volesse approfondire come il linguaggio giornalistico e politico funziona in italiano può trovare ulteriori risorse nel nostro sito. Cosa È Rimasto Oggi? La maggior parte delle innovazioni imposte dal regime è scomparsa con esso. L'italiano moderno ha reintegrato i prestiti stranieri e ha adottato migliaia di anglicismi nel corso del Novecento — esattamente il contrario di ciò che il fascismo aveva cercato di fare. Parole come film, bar, sport sono oggi pienamente accettate nell'italiano contemporaneo. Alcune tracce rimangono però nella lingua di oggi: → Calcio e portiere (nel senso calcistico) sono parole nate o consolidate in quel periodo e sono rimaste.→ Il Voi di cortesia sopravvive nel dialetto di alcune regioni meridionali.→ Molte parole del vocabolario fascista sono entrate nel lessico storico e nei libri di testo. Rimane però, soprattutto, una consapevolezza: la lingua può essere usata come strumento politico. Studiare queste vicende aiuta a leggere la lingua con occhi più critici — e a capire perché certe scelte linguistiche non sono mai puramente «grammaticali». Se ti interessa approfondire la storia della lingua italiana, leggi anche il nostro articolo sull'origine e storia dell'italiano. Domande Frequenti (FAQ) Il fascismo riuscì davvero a cambiare la lingua italiana? In parte sì. Alcune sostituzioni lessicali imposte dal regime — come calcio per football — sono sopravvissute nella lingua moderna. Tuttavia, la maggior parte delle riforme linguistiche fasciste fallì nel lungo periodo: i parlanti tornarono ai termini originali non appena il regime cadde, e l'italiano del dopoguerra riprese ad assorbire liberamente parole straniere. Il «Lei» è davvero di origine spagnola? La tesi dell'origine spagnola del Lei era una semplificazione propagandistica. Gli storici della lingua dimostrano che il Lei aveva già radici solide nella tradizione italiana rinascimentale, indipendentemente dall'influenza iberica. L'affermazione del regime era un pretesto ideologico, non una verità linguistica. Per saperne di più sul pronome di cortesia in italiano, leggi il nostro articolo dedicato. Cosa significa «bonifica linguistica»? La bonifica linguistica era la campagna ufficiale del regime fascista per «purificare» la lingua italiana eliminando i forestierismi, cioè le parole di origine straniera. Il termine richiama volutamente la bonifica agraria — il prosciugamento delle paludi — per evocare l'idea di «ripulire» la lingua da elementi considerati «inquinanti». Era, in sostanza, un nazionalismo applicato al vocabolario. Perché i dialetti non furono eliminati nonostante le pressioni del regime? I dialetti italiani erano troppo radicati nella vita quotidiana delle comunità locali per essere eliminati con semplici decreti. La scuola e la radio diffondevano l'italiano standard, ma in casa, al mercato, tra amici, le persone continuavano a parlare in dialetto. Persino i dirigenti fascisti, in privato, usavano spesso il dialetto della propria regione. Questo dimostra quanto la lingua sia un fenomeno sociale e identitario che sfugge al controllo puramente politico. Se vuoi saperne di più sulla storia dell'Italia e su quando è nato l'italiano, non dimenticare di dare un'occhiata all'articolo dedicato. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test sul Fascismo e la Lingua Italiana", "description": "Quiz interattivo sulle trasformazioni della lingua italiana durante il regime fascista: bonifica linguistica, pronomi di cortesia, dialetti e lessico del regime.", "educationalLevel": "Intermedio B1-B2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Come si chiamava la campagna fascista contro le parole straniere?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Bonifica linguistica" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale parola italiana fu coniata da Gabriele D'Annunzio nel 1925 per sostituire 'sandwich'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Tramezzino" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale di queste parole NON è rimasta nell'uso comune dopo il fascismo?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Vigoria" } }, { "@type": "Question", "name": "Durante il regime fascista, quale pronome di cortesia fu imposto al posto del 'Lei'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Voi" } }, { "@type": "Question", "name": "Il pronome 'Voi' come forma di cortesia esiste ancora oggi in alcune regioni italiane.",...
Hai Netflix e vuoi migliorare il tuo italiano? Esistono film e serie TV in italiano perfetti per imparare dal divano di casa, adatti a ogni livello, dal principiante assoluto al più avanzato. In questo articolo trovi sei consigli — 3 film e 3 serie TV per ogni livello, dal A1 al C2 — con spiegazioni su come usarli nel modo più efficace per migliorare la comprensione orale, arricchire il vocabolario e abituarti ai diversi accenti italiani. Migliori Serie TV e Film Italiani su Netflix Come Usare Netflix per Imparare l'Italiano Prima di entrare nei consigli specifici, una regola valida per tutti i livelli: usa sempre i sottotitoli in italiano, non nella tua lingua. Se usi i sottotitoli nella tua lingua, stai solo leggendo una traduzione e non stai imparando nulla di nuovo. Con i sottotitoli in italiano, invece, associ i suoni alle parole scritte — un esercizio preziosissimo a qualsiasi livello. Man mano che il tuo livello migliora, puoi progressivamente ridurre l'uso dei sottotitoli fino a guardarli senza alcun aiuto. Livello A1 — Film: "4 Metà" (2021) Al livello A1 — principiante assoluto — la domanda più comune è: «Ha senso guardare qualcosa in italiano se capisco pochissimo?» La risposta è sì, a patto di scegliere il contenuto giusto. E il contenuto giusto per questo livello è 4 metà, una commedia romantica italiana originale Netflix del 2021, diretta da Alessio Maria Federici e interpretata da Ilenia Pastorelli, Matilde Gioli, Giuseppe Maggio e Matteo Martari. Di Cosa Parla Due amici invitano a cena quattro single — due uomini e due donne — e si chiedono: esiste davvero l'anima gemella? Il film racconta le storie di queste quattro persone in due realtà alternative, mostrando come le coppie potrebbero formarsi in modi diversi. Niente crimini, niente misteri, niente dialetti difficili — solo storie d'amore, amicizia e vita quotidiana a Roma. Perché È Perfetto per il Livello A1 Il linguaggio è quotidiano, semplice e naturale — si parla di sentimenti, di lavoro, di amicizia, di appuntamenti, temi che aiutano a capire il contesto anche senza conoscere ogni parola. Le frasi sono brevi e chiare, senza costruzioni grammaticali complesse. L'accento è italiano standard, molto piacevole da ascoltare per chi è agli inizi. Il film dura solo 90 minuti — perfetto per non stancarsi troppo. Curiosità Linguistica Il titolo del film, «4 metà», gioca sull'espressione italiana «la mia metà» — che significa «il mio partner», letteralmente «la mia metà». L'idea è che ogni persona abbia una metà che la completa. È un'espressione romantica molto comune in italiano: «hai trovato la tua metà?» significa «hai trovato la persona giusta per te?». Livello A2 — Serie TV: "Incastrati" Al livello A2 — principiante esperto — capisci già le strutture di base dell'italiano e riconosci il vocabolario più comune. È il momento perfetto per iniziare con le prime serie TV. La serie consigliata è Incastrati, una comedy crime siciliana scritta, diretta e interpretata dal celebre duo comico Ficarra e Picone, disponibile su Netflix in tutto il mondo. Di Cosa Parla Salvo e Valentino, due tecnici della televisione, arrivano a casa di un cliente per un intervento e trovano un cadavere. Per paura di essere accusati, cercano di cancellare ogni traccia della loro presenza — e ovviamente le cose peggiorano sempre di più, in modo sempre più comico e assurdo. Perché È Perfetta per il Livello A2 I dialoghi sono brevi e le situazioni comiche aiutano a capire il contesto anche senza conoscere ogni singola parola. Gli episodi sono corti, ideali per chi si stanca facilmente di concentrarsi in una lingua straniera. Gli attori parlano in modo abbastanza chiaro, anche se si sente spesso il caratteristico accento siciliano — con i sottotitoli in italiano attivati, si capisce tutto senza problemi. Curiosità Linguistica In Sicilia si usa spesso l'esclamazione «minchia!» per esprimere sorpresa, stupore o irritazione. È una parola molto colorita e tipica del dialetto siciliano, che si sente spesso in questa serie. In altre regioni italiane viene usata di meno — è quasi un marchio di fabbrica siciliano. Livello B1 — Film: "Il Falsario" (2026) Al livello B1 — intermedio — capisci l'italiano nella maggior parte delle situazioni quotidiane, ma hai ancora bisogno di qualche aiuto con il vocabolario più specifico o i registri formali. Il film consigliato è Il Falsario, disponibile su Netflix dal gennaio 2026, diretto da Stefano Lodovichi e interpretato da Pietro Castellitto. Di Cosa Parla La storia è ambientata nella Roma degli anni '70, gli anni del terrorismo, della criminalità organizzata e dei grandi misteri italiani. Il protagonista si chiama Toni: arriva a Roma con il sogno di diventare un grande artista, ma il suo straordinario talento nel copiare alla perfezione i capolavori dell'arte lo trascina in un giro criminale sempre più pericoloso. Diventa il più grande falsario d'Italia, coinvolto con la Banda della Magliana e persino — secondo alcune ricostruzioni storiche — con il caso Aldo Moro. Perché È Adatto al Livello B1 Il linguaggio è vivace e diretto, con un vocabolario che va oltre il quotidiano: termini legati all'arte, alla criminalità e alla politica italiana degli anni '70 sono un ottimo modo per espandere le proprie conoscenze. I dialoghi sono chiari e il ritmo è sostenuto ma comprensibile. È visivamente bellissimo, pieno di atmosfera, e immerge in una Roma oscura e affascinante. Curiosità Storica e Linguistica La Banda della Magliana è stata una delle organizzazioni criminali più potenti della storia italiana, attiva a Roma negli anni '70 e '80. Il termine «falsario» viene da «falso» — chi produce cose false è un falsario. In italiano troviamo molte parole formate con questo stesso schema: «bugiardo» da «bugia», «traditore» da «tradire». Una volta capito il meccanismo, è facilissimo. Livello B2 — Serie TV: "Briganti" (2024) Al livello B2 — intermedio avanzato — hai già una buona padronanza dell'italiano e sei pronto per qualcosa di più impegnativo. La serie consigliata è Briganti, un originale Netflix del 2024, ambientata nell'Italia del Sud nel 1862, subito dopo l'Unità d'Italia. Di Cosa Parla La protagonista è Filomena, una donna di origini contadine che si ribella al marito violento, fugge nel bosco e si unisce a una banda di briganti alla ricerca di un leggendario tesoro nascosto dai Borboni. È una serie avventurosa e corale, che mescola il western all'italiana con il period drama storico e con temi modernissimi come l'emancipazione femminile e la resistenza contro l'oppressione. Perché È Consigliata al Livello B2 Il linguaggio è ricco e vario: si sente il dialetto del Sud Italia — calabrese, napoletano — mescolato all'italiano standard, un'ottima palestra per l'orecchio. I dialoghi hanno un ritmo incalzante, spesso sovrapposti nelle scene d'azione. Il vocabolario storico e militare — termini come «brigante», «latitante», «cedere il passo» — è molto specifico e interessante. È girata in Puglia, tra Lecce, Nardò e Altamura, con paesaggi che sembrano usciti da un film di Sergio Leone. Curiosità Storica Dopo il 1861 — anno dell'Unità d'Italia — il Sud fu occupato militarmente dall'esercito piemontese. Molti contadini del meridione, impoveriti e sfruttati, si ribellarono dando vita al cosiddetto fenomeno del brigantaggio. I briganti erano considerati criminali dallo Stato, ma eroi dal popolo. Il dibattito su quella pagina di storia è ancora vivo in Italia oggi. Livello C1 — Film: "È Stata la Mano di Dio" (2021) Al livello C1 — avanzato — capisci l'italiano in modo fluido, riconosci le sfumature e percepisci la differenza tra i registri e i dialetti. Il film consigliato è È stata la mano di Dio, originale Netflix del 2021, diretto da Paolo Sorrentino — il regista italiano che ha vinto l'Oscar con La grande bellezza. Candidato all'Oscar come miglior film straniero nel 2022 e vincitore di 4 David di Donatello, è considerato uno dei film italiani più importanti degli ultimi anni. Di Cosa Parla La storia è autobiografica e ambientata nella Napoli degli anni '80: Fabietto è un adolescente goffo e sognatore che vive in una famiglia straordinaria, caotica e piena di vita. Due eventi cambieranno tutto: l'arrivo di Diego Maradona a Napoli — che trasforma la città intera in un'esplosione di gioia — e poi una tragedia inattesa, che segnerà Fabietto per sempre e gli indicherà la strada verso il cinema. Perché È di Livello C1 Il film usa un napoletano autentico mescolato all'italiano standard — un mix linguistico denso, rapido e pieno di sfumature regionali che richiede un orecchio molto allenato. Il ritmo di Sorrentino è lento e poetico, con dialoghi carichi di sottotesti e riferimenti culturali profondi. I temi — il lutto, l'identità, il rapporto con Napoli, la vocazione artistica — richiedono una comprensione avanzata per essere pienamente apprezzati. È un film che non si guarda soltanto: si ascolta e si sente. Curiosità Culturale Il titolo si riferisce alla «Mano de Dios» — il gol segnato da Maradona con la mano durante i Mondiali del 1986, che lui stesso definì «un po' la mano di Dio, un po' la testa di Maradona». Per i napoletani, Maradona non era solo un calciatore — era una divinità. Quando arrivò a Napoli, la città intera si fermò. Questo film fa capire perché. Livello C2 — Serie TV: "Strappare lungo i Bordi" Al livello C2 — padronanza completa — capisci praticamente tutto e hai bisogno di qualcosa che metta alla prova non solo l'orecchio, ma anche la comprensione culturale e sociolinguistica dell'italiano di oggi. La serie consigliata è Strappare lungo i bordi, la serie animata di Zerocalcare, disponibile su Netflix. Zerocalcare è il nome d'arte di Michele Rech,...
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
Vorresti ricevere notizie, saluti, auguri dalle Apostole della Vita Interiore?Lasciaci i tuoi contatti cliccando il link qui sotto e con la nostra nuova rubrica digitale potremo raggiungerti.https://www.it.apostlesofil.com/database/- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Giovanni +In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: "Io ho detto: voi siete dèi"? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.Parola del Signore.
Le trenta città italiane da visitare almeno una volta (pt 3) | Spendieren Sie einen Cafè (1€)? Donate a coffee (1€)? https://ko-fi.com/italiano Livello #A2 #B1Una lista delle città più belle d'ItaliaEccoci arrivati all'ultima puntata sulle trenta città italiane da vedere assolutamente e, come sempre, vi ricordo che anche in questo caso è una lista in ordine alfabetico e non in ordine di interesse o bellezza.Partiamo con la numero 21)Ravenna in Emilia Romagna. Molti turisti non la conoscono ma è un vero tesoro artistico. Tanto per cominciare possiamo dire che ha una storia interessantissima, è stata capitale di ben tre imperi: prima dell'Impero Romano d'Occidente, poi di Teodorico re dei Goti e infine di quello di Bisanzio, Questo glorioso passato è testimoniato da basiliche e battisteri nei quali potete ammirare una serie incredibile di mosaici del V e VI secolo. Il Mausoleo di Galla Placidia, sorella dell'imperatore Onorio, la Basilica di San Vitale e quella di Sant'Apollinare Nuovo, la Basilica di Sant'Apollinare in Classe il Battistero degli Ariani, il Battistero degli Ortodossi, il Mausoleo di Teodorico sono solo alcuni dei monumenti da visitare. ...- The full transcript of this Episode (and excercises for many of the grammar episodes) is available via "Luisa's learn Italian Premium", Premium is no subscription and does not incur any recurring fees. You can just shop for the materials you need or want and shop per piece. Prices start at 0.20 Cent (i. e. Eurocent). - das komplette Transcript / die Show-Notes zu allen Episoden (und Übungen zu vielen der Grammatik Episoden) sind über Luisa's Podcast Premium verfügbar. Den Shop mit allen Materialien zum Podcast finden Sie unterhttps://premium.il-tedesco.itLuisa's Podcast Premium ist kein Abo - sie erhalten das jeweilige Transscript/die Shownotes sowie zu den Grammatik Episoden Übungen die Sie "pro Stück" bezahlen (ab 20ct). https://premium.il-tedesco.itMehr info unter www.il-tedesco.it bzw. https://www.il-tedesco.it/premiumMore information on www.il-tedesco.it or via my shop https://www.il-tedesco.it/premium
Passato prossimo o imperfetto? Quante volte ti sei fatto questa domanda? Questo è uno degli argomenti più difficili della grammatica italiana, e persino gli studenti più avanzati continuano a fare gli stessi errori. In questo articolo imparerai a riconoscere e a evitare i 5 errori più comuni che gli stranieri fanno quando devono scegliere tra passato prossimo e imperfetto, scoprendo perché sono sbagliati e, soprattutto, come correggerli. 5 Errori da Evitare con Passato Prossimo e Imperfetto Errore N°1: Usare il Passato Prossimo per Descrivere nel Passato Questo è probabilmente l'errore più frequente in assoluto. Molti studenti costruiscono frasi come queste, pensando che siano corrette: "La casa è stata grande e ha avuto un giardino bellissimo." "Maria è stata una donna alta, con i capelli biondi." "Ieri ha fatto freddo e il cielo è stato grigio." Perché È Sbagliato? In italiano, quando vuoi descrivere qualcosa o qualcuno nel passato — cioè quando parli di caratteristiche, stati, condizioni o situazioni di sfondo — devi usare l'imperfetto, non il passato prossimo. L'imperfetto è il tempo delle descrizioni, delle situazioni statiche, del "contesto" in cui accadono le cose. Pensa alle descrizioni come a una fotografia: sono statiche, fissano un momento senza movimento. Come Si Corregge? "La casa era grande e aveva un giardino bellissimo." "Maria era una donna alta, con i capelli biondi." "Ieri faceva freddo e il cielo era grigio." E Quando Si Usa il Passato Prossimo, Allora? Il passato prossimo si usa per le azioni, cioè per eventi che sono successi in un momento specifico, che hanno un inizio e una fine, che sono "conclusi". Le azioni sono come un film: si muovono, hanno dinamismo. "Ieri sono andato al supermercato e ho comprato il pane." "Maria è entrata nella stanza e ha salutato tutti." Un trucco per ricordare: quando descrivi, chiediti "Sto dipingendo uno scenario? Sto dando informazioni di sfondo?". Se la risposta è sì, usa l'imperfetto. Errore N°2: Usare l'Imperfetto per Azioni Svolte un Numero Preciso di Volte Ecco un altro errore molto comune che si incontra frequentemente tra gli studenti di italiano: "L'anno scorso andavo in Italia tre volte." "Ieri mangiavo due pizze." "La settimana scorsa telefonavo a mia madre cinque volte." Perché È Sbagliato? In italiano, quando un'azione è stata svolta un numero definito e preciso di volte, devi usare il passato prossimo. L'imperfetto, invece, si usa per azioni abituali, cioè azioni che si ripetevano regolarmente nel passato, senza specificare quante volte esattamente. La chiave sta nella precisione numerica: se puoi contare esattamente quante volte è successo qualcosa, allora serve il passato prossimo. Come Si Corregge? "L'anno scorso sono andato in Italia tre volte." "Ieri ho mangiato due pizze." "La settimana scorsa ho telefonato a mia madre cinque volte." Quando Si Usa l'Imperfetto per le Azioni Ripetute? Quando l'azione era un'abitudine, qualcosa che facevi regolarmente, senza un numero preciso: "Da bambino andavo spesso in Italia." (Non si dice quante volte esattamente) "Quando vivevo a Roma, mangiavo sempre la pizza il venerdì sera." "Telefonavo a mia madre ogni domenica." Ecco una regola semplice da memorizzare: Numero preciso (una volta, due volte, tre volte, dieci volte…) → passato prossimo. Frequenza generica (spesso, sempre, ogni giorno, di solito…) → imperfetto. Errore N°3: MENTRE + Passato Prossimo Questo è un errore che si sente continuamente, anche tra studenti di livello intermedio e avanzato: "Mentre ho camminato, ho incontrato Marco." "Mentre ho cucinato, è arrivato il postino." "Mentre sono stato in vacanza, mi hanno rubato la macchina." Perché È Sbagliato? La parola "mentre" introduce un'azione che fa da sfondo a un'altra azione. Questa azione di sfondo era in corso, stava accadendo, non era conclusa. Per questo motivo, "mentre" è sempre seguito dall'imperfetto. Sempre. Senza eccezioni. Questa è una delle regole più categoriche della grammatica italiana per quanto riguarda l'uso dei tempi passati. Come Si Corregge? "Mentre camminavo, ho incontrato Marco." "Mentre cucinavo, è arrivato il postino." "Mentre ero in vacanza, mi hanno rubato la macchina." Come Funziona la Frase Completa? Di solito, in queste frasi abbiamo due azioni che interagiscono tra loro: l'azione di sfondo (lunga, in corso) che richiede l'imperfetto, e l'azione principale (breve, puntuale, che "interrompe") che richiede il passato prossimo. "Mentre dormivo (sfondo, in corso), è suonato il telefono (azione puntuale)." "Mentre studiavo (sfondo), è andata via la luce (azione improvvisa)." È importante sapere che si possono anche avere due imperfetti con "mentre", quando le due azioni erano entrambe in corso contemporaneamente: "Mentre io cucinavo, lui guardava la TV." Ma ricorda: mai "mentre" + passato prossimo per l'azione di sfondo. Mai! Errore N°4: La Differenza tra "Ero in un Luogo" e "Sono Stato in un Luogo" Questa è una differenza sottile ma importante che mette in difficoltà moltissimi studenti. Osserva queste due frasi: "Ieri ero a casa." "Ieri sono stato a casa." Sono entrambe frasi corrette, ma significano cose diverse! Quando Si Usa "Ero" (Imperfetto)? Usiamo "ero" + luogo quando vogliamo indicare dove ci trovavamo in un certo momento, come contesto o sfondo per un'altra azione o situazione. Il luogo è solo un'informazione accessoria, non il focus della frase. "Ieri alle 8 ero a casa, quindi non ho visto l'incidente." "Quando mi hai chiamato, ero in ufficio." "Mentre tu eri al cinema, io ti ho cercato dappertutto!" Quando Si Usa "Sono Stato" (Passato Prossimo)? Usiamo "sono stato" + luogo quando vogliamo parlare di una visita, di un'esperienza completa, di qualcosa che abbiamo fatto intenzionalmente. In questi casi, stiamo parlando di un'azione conclusa: siamo andati in un posto, ci siamo stati, e poi siamo tornati. "L'anno scorso sono stato a Parigi per tre giorni." "Sei mai stato in Giappone?" "Ieri sono stato dal dentista." Un Esempio Che Chiarisce Tutto Guarda questa frase, dove entrambi i tempi verbali convivono perfettamente: "Quando ero in Italia, sono stato a Roma, a Firenze e a Venezia." In questo caso: "ero in Italia" = contesto generale, periodo prolungato (imperfetto); "sono stato a Roma…" = visite specifiche, esperienze concrete (passato prossimo). La regola è semplice: "ero" indica dove ti trovavi (sfondo), "sono stato" indica dove sei andato (visita, esperienza). Errore N°5: "Era una Bella Giornata" vs "È Stata una Bella Giornata" Arriviamo all'ultimo errore, che confonde moltissimi studenti. Osserva queste due frasi apparentemente simili: "Era una bella giornata." "È stata una bella giornata." Qual è la differenza? Quando si usa l'una e quando l'altra? Quando Si Usa "Era" (Imperfetto)? Usiamo "era una bella giornata" quando stiamo descrivendo lo sfondo di una storia, quando stiamo "aprendo una scena". In questo caso, la frase serve a creare l'atmosfera, a dipingere il contesto prima che succeda qualcosa di specifico. "Era una bella giornata. Il sole splendeva, gli uccelli cantavano. Improvvisamente, ho sentito un rumore strano..." Quando Si Usa "È Stata" (Passato Prossimo)? Usiamo "è stata una bella giornata" quando stiamo valutando la giornata nel suo complesso, quando diamo un giudizio finale su come è andata. La giornata è finita e noi stiamo tirando le somme. "Oggi ho fatto tante cose belle: sono andato al mare, ho visto gli amici, ho mangiato bene. È stata una bella giornata!" Un modo semplice per ricordare questa differenza: "era" apre la storia, "è stata" la chiude. L'imperfetto introduce, il passato prossimo conclude. Tabella Riassuntiva: Passato Prossimo vs Imperfetto Per aiutarti a ricordare meglio le differenze, ecco una tabella riassuntiva con tutti e cinque gli errori e le relative correzioni: SituazioneTempo CorrettoEsempio CorrettoParole ChiaveDescrizioni nel passato (caratteristiche, stati, condizioni)Imperfetto"La casa era grande."era, aveva, faceva, sembravaAzioni con numero preciso di voltePassato prossimo"Sono andato in Italia tre volte."una volta, due volte, tre volte…Dopo "mentre" (azione di sfondo)Imperfetto"Mentre camminavo, ho incontrato Marco."mentreTrovarsi in un luogo (sfondo)Imperfetto"Quando mi hai chiamato, ero in ufficio."ero, eri, era + luogoVisitare un luogo (esperienza conclusa)Passato prossimo"Sono stato a Parigi per tre giorni."sono stato/a + luogoDescrizione di sfondo (apertura racconto)Imperfetto"Era una bella giornata…"era + inizio storiaValutazione complessiva (giudizio finale)Passato prossimo"È stata una bella giornata!"è stato/a + giudizio Indicatori Temporali: Guida alle Parole Chiave Un modo pratico per scegliere il tempo verbale giusto è prestare attenzione alle parole e alle espressioni temporali presenti nella frase. Alcune parole tendono ad accompagnare l'imperfetto, altre il passato prossimo. Conoscerle ti aiuterà a prendere la decisione giusta in modo più rapido e naturale. Indicatori → ImperfettoIndicatori → Passato Prossimosempre, spesso, di solito, ogni giornoieri, l'altro ieri, la settimana scorsaogni volta che, tutte le estatiuna volta, due volte, tre volteda bambino/a, da giovane, da ragazzo/aall'improvviso, improvvisamentementre, nel frattempo, intantopoi, dopo, alla fine, finalmentedi solito, normalmente, generalmentea un certo punto, in quel momentoa quei tempi, in quel periodo, allorastamattina, ieri sera, lunedì scorso Attenzione: questi indicatori sono una guida utile, non una regola assoluta.
Sargonia Dankha, una ragazza ventenne di origine irachena, scomparve a Linköping, nel sud della Svezia, il 13 novembre del 1995. Fu sospettato un uomo italiano, Salvatore Aldobrandi, allora 45 anni, che aveva avuto una relazione con la ragazza. Contro di lui la polizia svedese raccolse molti indizi, tra cui tracce di sangue di Dankha nel suo appartamento e sull'auto che aveva usato il giorno della scomparsa. Molti testimoni raccontarono di episodi di violenza, verbale ma anche fisica, di possessività estrema, di controllo continuo e ossessivo della ragazza da parte dell'uomo che non aveva mai accettato la fine del loro rapporto. Aldobrandi venne arrestato e rilasciato due mesi dopo. Rimase indagato ma contro di lui non venne mai formulata un'accusa formale. Il corpo della ragazza non si trovava e in Svezia era considerato impossibile un processo senza la prova che fosse avvenuto un omicidio. Aldobrandi lasciò la Svezia e tornò a vivere in Italia, a Sanremo. Ventisette anni dopo, attraverso avvocati italiani, la famiglia di Sargonia Dankha si è rivolta alla procura di Imperia che ha aperto un fascicolo di indagine. È stato un caso raro, se non unico: un italiano processato in Italia per un delitto commesso in un altro paese. E soprattutto giudicato basandosi anche su testimonianze, analisi scientifiche, ricostruzioni, esame dei tabulati telefonici, interrogatori, condotti in Svezia: quindi sui risultati di un'indagine effettuata, molti anni prima, dalla polizia di Linköping. Salvatore Aldobrandi è stato condannato all'ergastolo per omicidio con l'aggravante dei motivi abbietti. I suoi difensori hanno presentato appello mettendo prima di tutto in dubbio proprio la validità in Italia di prove acquisite dalla polizia di un altro paese. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Le iscrizioni a Italiano Per La Vita sono finalmente aperte, per pochi giorni. Iscriviti qui: https://enroll.italianoautomatico.com/italiano-per-la-vitaIn questo video scoprirai perché i bambini non studiano le lingue, le acquisiscono, e perché anche tu puoi farlo — se segui i giusti principi: tanto ascolto, zero stress e contenuti adatti al tuo livello.Molti studenti di italiano lo dicono spesso: “Avrei dovuto impararlo da bambino…”Ma è davvero troppo tardi per imparare l'italiano in modo naturale da adulti?⏱ Capitoli del video:0:00 - Introduzione01:04 – Ma cosa significa imparare l'italiano come un bambino?03:37 – Perché molti adulti si bloccano?04:07 - Parlare: succede quando e come?04:42 – Come creare queste condizioni da adulti?07:26 - Imparare L'italiano Come Un Bambino: Mito O Verità?09:00 - Conclusione