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Hai Netflix e vuoi migliorare il tuo italiano? Esistono film e serie TV in italiano perfetti per imparare dal divano di casa, adatti a ogni livello, dal principiante assoluto al più avanzato. In questo articolo trovi sei consigli — 3 film e 3 serie TV per ogni livello, dal A1 al C2 — con spiegazioni su come usarli nel modo più efficace per migliorare la comprensione orale, arricchire il vocabolario e abituarti ai diversi accenti italiani. Migliori Serie TV e Film Italiani su Netflix Come Usare Netflix per Imparare l'Italiano Prima di entrare nei consigli specifici, una regola valida per tutti i livelli: usa sempre i sottotitoli in italiano, non nella tua lingua. Se usi i sottotitoli nella tua lingua, stai solo leggendo una traduzione e non stai imparando nulla di nuovo. Con i sottotitoli in italiano, invece, associ i suoni alle parole scritte — un esercizio preziosissimo a qualsiasi livello. Man mano che il tuo livello migliora, puoi progressivamente ridurre l'uso dei sottotitoli fino a guardarli senza alcun aiuto. Livello A1 — Film: "4 Metà" (2021) Al livello A1 — principiante assoluto — la domanda più comune è: «Ha senso guardare qualcosa in italiano se capisco pochissimo?» La risposta è sì, a patto di scegliere il contenuto giusto. E il contenuto giusto per questo livello è 4 metà, una commedia romantica italiana originale Netflix del 2021, diretta da Alessio Maria Federici e interpretata da Ilenia Pastorelli, Matilde Gioli, Giuseppe Maggio e Matteo Martari. Di Cosa Parla Due amici invitano a cena quattro single — due uomini e due donne — e si chiedono: esiste davvero l'anima gemella? Il film racconta le storie di queste quattro persone in due realtà alternative, mostrando come le coppie potrebbero formarsi in modi diversi. Niente crimini, niente misteri, niente dialetti difficili — solo storie d'amore, amicizia e vita quotidiana a Roma. Perché È Perfetto per il Livello A1 Il linguaggio è quotidiano, semplice e naturale — si parla di sentimenti, di lavoro, di amicizia, di appuntamenti, temi che aiutano a capire il contesto anche senza conoscere ogni parola. Le frasi sono brevi e chiare, senza costruzioni grammaticali complesse. L'accento è italiano standard, molto piacevole da ascoltare per chi è agli inizi. Il film dura solo 90 minuti — perfetto per non stancarsi troppo. Curiosità Linguistica Il titolo del film, «4 metà», gioca sull'espressione italiana «la mia metà» — che significa «il mio partner», letteralmente «la mia metà». L'idea è che ogni persona abbia una metà che la completa. È un'espressione romantica molto comune in italiano: «hai trovato la tua metà?» significa «hai trovato la persona giusta per te?». Livello A2 — Serie TV: "Incastrati" Al livello A2 — principiante esperto — capisci già le strutture di base dell'italiano e riconosci il vocabolario più comune. È il momento perfetto per iniziare con le prime serie TV. La serie consigliata è Incastrati, una comedy crime siciliana scritta, diretta e interpretata dal celebre duo comico Ficarra e Picone, disponibile su Netflix in tutto il mondo. Di Cosa Parla Salvo e Valentino, due tecnici della televisione, arrivano a casa di un cliente per un intervento e trovano un cadavere. Per paura di essere accusati, cercano di cancellare ogni traccia della loro presenza — e ovviamente le cose peggiorano sempre di più, in modo sempre più comico e assurdo. Perché È Perfetta per il Livello A2 I dialoghi sono brevi e le situazioni comiche aiutano a capire il contesto anche senza conoscere ogni singola parola. Gli episodi sono corti, ideali per chi si stanca facilmente di concentrarsi in una lingua straniera. Gli attori parlano in modo abbastanza chiaro, anche se si sente spesso il caratteristico accento siciliano — con i sottotitoli in italiano attivati, si capisce tutto senza problemi. Curiosità Linguistica In Sicilia si usa spesso l'esclamazione «minchia!» per esprimere sorpresa, stupore o irritazione. È una parola molto colorita e tipica del dialetto siciliano, che si sente spesso in questa serie. In altre regioni italiane viene usata di meno — è quasi un marchio di fabbrica siciliano. Livello B1 — Film: "Il Falsario" (2026) Al livello B1 — intermedio — capisci l'italiano nella maggior parte delle situazioni quotidiane, ma hai ancora bisogno di qualche aiuto con il vocabolario più specifico o i registri formali. Il film consigliato è Il Falsario, disponibile su Netflix dal gennaio 2026, diretto da Stefano Lodovichi e interpretato da Pietro Castellitto. Di Cosa Parla La storia è ambientata nella Roma degli anni '70, gli anni del terrorismo, della criminalità organizzata e dei grandi misteri italiani. Il protagonista si chiama Toni: arriva a Roma con il sogno di diventare un grande artista, ma il suo straordinario talento nel copiare alla perfezione i capolavori dell'arte lo trascina in un giro criminale sempre più pericoloso. Diventa il più grande falsario d'Italia, coinvolto con la Banda della Magliana e persino — secondo alcune ricostruzioni storiche — con il caso Aldo Moro. Perché È Adatto al Livello B1 Il linguaggio è vivace e diretto, con un vocabolario che va oltre il quotidiano: termini legati all'arte, alla criminalità e alla politica italiana degli anni '70 sono un ottimo modo per espandere le proprie conoscenze. I dialoghi sono chiari e il ritmo è sostenuto ma comprensibile. È visivamente bellissimo, pieno di atmosfera, e immerge in una Roma oscura e affascinante. Curiosità Storica e Linguistica La Banda della Magliana è stata una delle organizzazioni criminali più potenti della storia italiana, attiva a Roma negli anni '70 e '80. Il termine «falsario» viene da «falso» — chi produce cose false è un falsario. In italiano troviamo molte parole formate con questo stesso schema: «bugiardo» da «bugia», «traditore» da «tradire». Una volta capito il meccanismo, è facilissimo. Livello B2 — Serie TV: "Briganti" (2024) Al livello B2 — intermedio avanzato — hai già una buona padronanza dell'italiano e sei pronto per qualcosa di più impegnativo. La serie consigliata è Briganti, un originale Netflix del 2024, ambientata nell'Italia del Sud nel 1862, subito dopo l'Unità d'Italia. Di Cosa Parla La protagonista è Filomena, una donna di origini contadine che si ribella al marito violento, fugge nel bosco e si unisce a una banda di briganti alla ricerca di un leggendario tesoro nascosto dai Borboni. È una serie avventurosa e corale, che mescola il western all'italiana con il period drama storico e con temi modernissimi come l'emancipazione femminile e la resistenza contro l'oppressione. Perché È Consigliata al Livello B2 Il linguaggio è ricco e vario: si sente il dialetto del Sud Italia — calabrese, napoletano — mescolato all'italiano standard, un'ottima palestra per l'orecchio. I dialoghi hanno un ritmo incalzante, spesso sovrapposti nelle scene d'azione. Il vocabolario storico e militare — termini come «brigante», «latitante», «cedere il passo» — è molto specifico e interessante. È girata in Puglia, tra Lecce, Nardò e Altamura, con paesaggi che sembrano usciti da un film di Sergio Leone. Curiosità Storica Dopo il 1861 — anno dell'Unità d'Italia — il Sud fu occupato militarmente dall'esercito piemontese. Molti contadini del meridione, impoveriti e sfruttati, si ribellarono dando vita al cosiddetto fenomeno del brigantaggio. I briganti erano considerati criminali dallo Stato, ma eroi dal popolo. Il dibattito su quella pagina di storia è ancora vivo in Italia oggi. Livello C1 — Film: "È Stata la Mano di Dio" (2021) Al livello C1 — avanzato — capisci l'italiano in modo fluido, riconosci le sfumature e percepisci la differenza tra i registri e i dialetti. Il film consigliato è È stata la mano di Dio, originale Netflix del 2021, diretto da Paolo Sorrentino — il regista italiano che ha vinto l'Oscar con La grande bellezza. Candidato all'Oscar come miglior film straniero nel 2022 e vincitore di 4 David di Donatello, è considerato uno dei film italiani più importanti degli ultimi anni. Di Cosa Parla La storia è autobiografica e ambientata nella Napoli degli anni '80: Fabietto è un adolescente goffo e sognatore che vive in una famiglia straordinaria, caotica e piena di vita. Due eventi cambieranno tutto: l'arrivo di Diego Maradona a Napoli — che trasforma la città intera in un'esplosione di gioia — e poi una tragedia inattesa, che segnerà Fabietto per sempre e gli indicherà la strada verso il cinema. Perché È di Livello C1 Il film usa un napoletano autentico mescolato all'italiano standard — un mix linguistico denso, rapido e pieno di sfumature regionali che richiede un orecchio molto allenato. Il ritmo di Sorrentino è lento e poetico, con dialoghi carichi di sottotesti e riferimenti culturali profondi. I temi — il lutto, l'identità, il rapporto con Napoli, la vocazione artistica — richiedono una comprensione avanzata per essere pienamente apprezzati. È un film che non si guarda soltanto: si ascolta e si sente. Curiosità Culturale Il titolo si riferisce alla «Mano de Dios» — il gol segnato da Maradona con la mano durante i Mondiali del 1986, che lui stesso definì «un po' la mano di Dio, un po' la testa di Maradona». Per i napoletani, Maradona non era solo un calciatore — era una divinità. Quando arrivò a Napoli, la città intera si fermò. Questo film fa capire perché. Livello C2 — Serie TV: "Strappare lungo i Bordi" Al livello C2 — padronanza completa — capisci praticamente tutto e hai bisogno di qualcosa che metta alla prova non solo l'orecchio, ma anche la comprensione culturale e sociolinguistica dell'italiano di oggi. La serie consigliata è Strappare lungo i bordi, la serie animata di Zerocalcare, disponibile su Netflix. Zerocalcare è il nome d'arte di Michele Rech,...
Marco Cardetta"... dal mare. Nero di Odessa"Les Flaneurs Edizioniwww.lesflaneursedizioni.it“Cosa viene dal mare?” Vengon di certo le voci – storie di questa Odessa, mito del mito di quella reale, e altrettanto terra di tutti e di Nessuno, dove ciascuno è straniero eppure è cittadino – matria di geni, poeti, rifugiati, galeotti, risorgimentali, esuli, puttane, mistici, musici – italiani, francesi, spagnoli, ebrei, turchi, tatari, adighi, georgiani, greci, polacchi, romeni, moldavi, tedeschi, albanesi, armeni, azeri, bulgari, russi, ucraini, zingari – e de le mille culture, visioni, che nei secoli Odessa l'hanno costruita distrutta, ricostruita, battendosi per essa, amalgamandosi infine nel crogiolo-incontro di un Occidente in continuo anelito e di un Oriente da per sempre miraggio.In questa Odessa – non così lontana – si snodano le stanze-poesie di questo poema corale, al contempo percorso numinoso e visionario, in cui perdersi e – chissà – forse anche ritrovarsi.Marco Cardetta – più interessato a la vita che a le biografie – tra l'altro, ha studiato a Siena, scienze della comunicazione e filosofia, con ricerche su Bene, Stirner, Michelstaedter, Deleuze, Zolla, Florenskij, Panikkar. Nel 2008 il premio Esor-dire per Prime giovani suites. Esordisce nel 2016, per LiberAria, con Sergente Romano (premio Bodini-La luna dei Borboni e premio Pasolini-Barile, per “l'impegno e il lavoro sulla memoria”), con ottimo riscontro di pubblico e critica: migliaia di copie, recensioni, presentazioni, uno spettacolo collegato (Voci di sbandati), attività nelle scuole, escursioni in natura con “cunti”, dentro e fuori dal libro. www.marcocardetta.com/Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
In questa lezione aggrediamo l'evento maggiormente rappresentativo della Rivoluzione francese, ovvero l'assalto alla fortezza della Bastiglia. In primo luogo ci domandiamo che senso avesse questo moto di ribellione popolare proprio nel momento in cui le cose, a Versailles, sembravano aver preso la piega giusta. In seguito riflettiamo sul concetto di 'guardia civica' e sulla saldature fra le diverse anime rivoluzionarie, che per lunghi tratti cooperano e si sostengono vicendevolmente, mentre in altri momenti si dissaldano e si ostacolano. Proviamo poi a rispondere all'apparente incongruenza per cui una milizia dei sanculotti è capeggiata da un aristocratico doc come Joseph de La Fayette. In copertina: il tricolore è uno dei tanti simboli rivoluzionari, che manda in soffitta le insegne dinastiche dei Borboni. --- Send in a voice message: https://podcasters.spotify.com/pod/show/stefano-dambrosio5/message
®Napoli suggerisce quattro “emme” importanti: Masaniello, mandolino, più recentemente Maradona e, con loro, la Madonna, accompagnata da Gesù, Giuseppe, il bue e l'asinello. Quindi, il presepe natalizio, che fa di Napoli una Betlemme sotto il Vesuvio se non unica, sicuramente per tante ragioni prima al mondo. Laser presenta questa tradizione, la sua genesi e l'estensione per il pianeta a cominciare dalla Spagna del Settecento, dominata dai Borboni. La raccontano due antropologi, Elisabetta Moro e Marino Niola, e un artigiano di presepi affermato e conosciuto da New York a Gerusalemme e Madrid, come Lello Scuotto della bottega “La Scarabattola”. La prima caratteristica del presepe napoletano sta nella marginalità della capannina natalizia, con il conseguente allargamento dello scenario alla gente comune, proposta nelle sue attività quotidiane. E la seconda nella perdita di ogni riferimento temporale: nelle migliaia di presepi sempre più “laici” (istituzionali o familiari, ricchi o poveri, imponenti o modesti, e comunque sempre napoletani per fattura o ispirazione) è un groviglio teatrale organizzato che, non senza far arricciare il naso a qualche tradizionalista, si arricchisce ogni anno di personaggi del presente. Prima emissione: 21 dicembre 2023
Estrema propaggine orientale della penisola italiana, un tempo nota come Terra d'Otranto, compresa tra il Golfo di Taranto e il canale che separa la zona antistante il Mar Adriatico con i suoi panorami rocciosi da quella prossima allo Jonio con le sue distese di sabbia, storico luogo di conquista attraversato da Greci, Bizantini e Saraceni, Svevi e Ottomani, Angioini e Borboni il cui passaggio ha innestato molteplici e stratificate contaminazioni in un tessuto culturale e sociale plurale e complesso, il Salento rappresenta oggi il distretto vitivinicolo più in fermento dell'intera Puglia.
Lo scorso 20 maggio, Stroncature ha ospitato la presentazione, organizzata dal Coordinamento dei Comitati pugliesi ISRI, del volume "La nazione populista. Il Mezzogiorno e i Borboni dal 1848 all'Unità", di Marco Meriggi, Il Mulino, 2021 . Dialoga con l'autore Giancarlo Vallone (comitato ISRI di Lecce).
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Alessandro Barbero prende in disamina i componenti della dinastia Savoia: elevandosi da conti a duchi e poi giungendo alla dignità regia, questi si trovarono a essere artefici essenziali del regno d'Italia, che sotto la monarchia sabauda fu per la prima volta una nazione unita.Fonte e video integrale: youtube.com/watch?v=Jk_b71fsXog============== Tutti gli audio disponibili sono utilizzati dopo previo consenso e accordo con i distributori originali di altre piattaforme e/o distribuiti con licenze CC BY 4.0 e affini, viene sempre riportata la fonte. I titoli potrebbero variare.
1770 anni di storia di un progetto antico...
1770 anni di storia di un progetto antico...
Domenica 13 febbraio 1820, mentre Carlo Ferdinando, duca di Berry, erede al trono di Francia, rientra dall’Opera, Jean Pierre Louvel, sellaio delle scuderie reali, lo pugnala a morte. Arrestato, alla domanda «perché l’hai fatto?», risponde: «Per estirpare l’ultimo seme dei Borboni». In effetti, Carlo Ferdinando lascia una sola figlia, Maria Luisa, ma sua moglie, Maria Carolina, ha in serbo una sorpresa. Il seme dei Borboni non morirà col duca di Berry, perché già si trova nel suo grembo: «Questa volta sarà Enrico!» proclama esultante. Il 29 settembre nasce infatti un bel bambino.
Oltre a consolidare la fama di narratore di Jovine, rappresenta un segno di rinascita del romanzo italiano. L’ambiente del Molise, terra natale dell’autore, al tempo dei Borboni è descritto con ironia e nostalgia, comicità e commozione.
Il primo gennaio 1900 nasce a Golese, allora provincia di Parma, Paola Borboni - con Laura Mariani
Un classico, ma non solo, uno dei più grandi romanzi della storia, letto dall'inconfondibile voce dell'attore Tony Servillo, protagonista di molti film di Paolo Sorrentino tra cui, l'oscar come miglior film straniero, "La grande bellezza". La storia è ambientata nella Sicilia, all'epoca della fine dei Borboni. È di scena una famiglia della più alta aristocrazia, colta nel momento del trapasso del regime, mentre già incalzano i tempi nuovi: il romanzo offre un'immagine del clima di disincanto, decadenza e di speranze deluse che seguì l'unificazione nazionale."Il mago di Oz" letto da Jasmine Trinca, altro classico, narra la storia della bambina Dorothy che incontrerà sulla sua strada tre nuovi amici lo spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta e il Leone lungo la strada di mattoni gialli verso la scintillante città di smeraldo dove risiede il Mago di Oz, l'unico che potrà aiutarla a tornare a casa, nel Kansas.
Pietroneno Capitani"Le ultime ore di Civitella"Con il brigante Piccioni alla ricerca dell'amorePrimiceri Editorehttp://www.primicerieditore.it/L'ultima difesa contro un'Italia unita che non fu voluta da tutti. Una storia d'amore, di brigantaggio, di patriottismo sul confine fra il Regno dei Borboni e lo Stato Pontificio, nel periodo in cui si costruisce la nuova Italia.Pietroneno Capitani, nato a Montedinove (AP) nel 1956, vive e lavora a Rimini. Pubblicista, ha collaborato con “L'Unità” e “Paese Sera”. Ha già pubblicato “Bussavamo con i piedi” nel 2006, “U Schògghiu” nel 2010. Con Primiceri Editore ha pubblicato “Il Melograno” nel 2017."Il melograno"di Pietroneno CapitaniPrimiceri Editore“Il Melograno” narra una difficile storia amore tra Filippo e Annamaria. Il primo giovane mezzadro in un terreno del padre di lei, e la protagonista, Annamaria, figlia del proprietario terriero. Impossibile? La storia si sviluppa nel periodo dell'immediato dopoguerra, ed è ambientata tra Rimini e i paesi delle colline e della costa ascolana. Da Montedinove – paese di Filippo – a San Benedetto del Tronto, Grottammare, Offida, Castignano. Ricorda – senza nostalgia di tradizioni e peculiarità di una civiltà che è ormai scomparsa e dimenticata, quella contadina. Si tratta di una storia corale, che va lentamente evolvendosi fino a trovare un nucleo narrativo fondamentale nella vicenda di due giovani legati da un amore delicato e profondo e tuttavia divisi dalla differenza di classe. Il romanzo vive di continui e sempre pertinenti squarci documentari, che permettono al lettore di comprendere con precisione le atmosfere e il generale contesto narrativo nel quale, con sensibile empatia dell'autore, si sviluppa e procede la storia.La prefazione è di Sergio Zavoli.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Ep.105 Parliamodillibres 10 giallo negreA Parliamodillibres 10 presentem dos blogs, La bottega del giallo i L'ombra del crim; ens en parlen els dos blogger, Manuel Figliolini i Anna Maria Vilallonga. També hi tenim un comentari de lectura; Cristina Bollini ens parla de les seves dues lectures de La piazza del Diamante de Mercè Rodoreda. La secció musical és de Toni Orpinell amb uns fragments força originals i, fins hi tot, una proposta: fer un Parliamodillibres a base de música. La capacitat de sorprendre's és la reflexió d'enguany de Jordi Marjanedas. L'actualitat té dues vessants: el dissident turc Osman Kavala presentat per Claudia Daurù i els Borbons presentats per Dolors Obregon i Olga Porta.Nella rubrica Parliamodillibres 10 presentiamo due blog, La bottega del giallo e L'ombra del crim; ce ne parlano i rispettivi blogger, Manuel Figliolini e Anna Maria Vilallonga. Abbiamo pure un commento: Cristina Bollini ci spiega le sue letture della Piazza del Diamante di Mercè Rodoreda. La sezione musicale è curata da Toni Orpinell il quale lancia una bella proposta: un intero Parliamodillibres fatto di sole canzoni. La capacità di sorprendersi è l'argomento su cui riflette Jordi Marjanedas. E chiudiamo con due argomenti relativi all'attualità: il dissidente turco Osman Kavala presentato da Claudia Daurù e i Borboni presentati da Dolors Obregon e Olga Porta.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5714IL CRISTIANO E' PACIFICO, MA NON PACIFISTA di Rino CammilleriUno dei pallini di questo pontificato, com'è noto, è quello delle armi. Nel senso di, riassumendo e strizzando, «ci sono le guerre perché ci sono i venditori di armi». Naturalmente, tali venditori, cattivi per definizione, sono tutti occidentali, perché, per esempio, Cina, Israele, India, Pakistan (potenze nucleari) non sono particolarmente inclini, per religione o ideologia, a dar retta al Papa.Voi direte, al solito: è colpa di Francesco e della sua teologia della liberazione. Dimenticando che anche il papa precedente non si sottrasse alla simbolica pacifista: in almeno un episodio, in una chiesa romana i bambini furono invitati a deporre ai suoi piedi fucilini, pistoline, carrarmatini e quant'altro, ricevendone in cambio giochi «di pace». Viene in mente, per i più anziani, quel famoso Diario minimo con cui Umberto Eco fece scalpore tra i «compagni» impegnati in quegli anni col Tribunale Russell e il disarmo unilaterale il cui slogan era «meglio rossi che morti».Eco se ne uscì con la «Lettera a mio figlio», contenuta in quel libro, che così spiazzava: «E allora, Stefano... Allora ti regalerò fucili. A due canne. A ripetizione. Mitra. Cannoni. Bazooka. Sciabole. Eserciti di soldatini in assetto di guerra». Naturalmente, il «contrordine compagni» era a senso unico. Ecco qualche scampolo: «...ti insegnerò, certo, che Fantomas era cattivo, ma non verrò a raccontarti, complice della corruttrice baronessa Orczy, che la Primula Rossa era un eroe. Era uno sporco vandeano che dava noie al buon Danton e al purissimo Robespierre, e se giocheremo tu prenderai parte alla presa della Bastiglia», o «Fra Diavolo, grassatore se mai ve ne furono al soldo degli agrari e dei Borboni».Eco ricordava, anche, all'anonimo interlocutore: «E lei, lei che è antifascista si può dire dalla nascita, ha mai giocato con suo figlio ai partigiani? Si è mai acquattato dietro il letto fingendo di essere nelle Langhe e gridando attenzione, da destra arriva la Brigata Nera, rastrellamento, rastrellamento, si spara, fuoco sui nazi?!». Il fatto è che, a furia di pacifismo, qualcuno poteva scordarsi che si trattava di pura ideologia, e strumentale.Naturalmente, quando i rivoluzionari dismettono un vecchio arnese ideologico, ecco che i preti (sempre in ritardo di almeno un paio di rivoluzioni, come ha detto qualcuno) se ne impadroniscono e ne fanno un feticcio. Il direttore Cascioli ha più volte ricordato che non c'è bisogno dei «venditori di armi» per fare stragi. O addirittura genocidi: quello del Rwanda, quasi un milione di morti negli anni Novanta, si svolse a colpi di machete e coltello. Dunque, non c'è bisogno degli F35 per creare ecatombi. C'entrarono i «venditori di armi» negli altri due grandi genocidi del Novecento, quello armeno e quello ebraico?No, solo l'ideologia. Sono le idee che uccidono, anche quelle tribali. Umberto Eco, cui non faceva difetto certo l'acume, avvertiva che l'eccesso di predicazione pacifista snerva, devirilizza, rende inermi "dentro", così che l'avversario ha già vinto senza dover combattere. Il suo ragionamento era orientato, sì, ma è un insegnamento che vale sempre e per tutti. E, si noti, si rivolgeva a suo figlio, un bambino. Non a caso, quando sorse l'astro del gender, tacque. Non cambiò idea, si limitò a star zitto, avendo già dato.Venendo ai cattolici, essi sono pacifici, e non pacifisti. «Si vis pacem para bellum», dicevano gli antichi romani. E la Chiesa cattolica è non a caso Romana. Anche se ha dimenticato la sua «lingua sacra» (caso unico tra le grandi religioni monoteiste), quel latino che ormai si è costretti a tradurre: «Se vuoi la pace preparati alla guerra».
Arrivano i nostri - Puntata 86 - Paola Borboni [P] by Radio Frequenza Appennino
Le prime tracce della presenza dell’intrapresa Mastroberardino in Irpinia risalgono al catasto borbonico, a metà del Settecento, epoca in cui la famiglia elesse il villaggio di Atripalda a proprio quartier generale, ove sono tuttora situate le antiche cantine. Dieci generazioni, da allora, hanno condotto le attività di famiglia, tra alterne vicende, come sempre accade nelle storie delle imprese familiari di più antica origine. Le tenute di famiglia, per un totale di circa 250 ettari, sono in larga prevalenza localizzate in Irpinia, culla di tre DOCG: Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi, distribuite nelle varie aree del territorio con l’obiettivo di preservarne l’identità ed assicurare la salvaguardia prima, la continuità e lo sviluppo poi, della viticultura autoctona. Questa è da sempre la missione dell’azienda, a difesa dei valori vitivinicoli tradizionali, con occhio attento all’innovazione e all’interpretazione moderna dei propri vini, in una sapiente sintesi tra il carattere e lo stile della cultura antica e le più avanzate tecnologie qualitative.
Le prime tracce della presenza dell’intrapresa Mastroberardino in Irpinia risalgono al catasto borbonico, a metà del Settecento, epoca in cui la famiglia elesse il villaggio di Atripalda a proprio quartier generale, ove sono tuttora situate le antiche cantine. Dieci generazioni, da allora, hanno condotto le attività di famiglia, tra alterne vicende, come sempre accade nelle storie delle imprese familiari di più antica origine. Le tenute di famiglia, per un totale di circa 250 ettari, sono in larga prevalenza localizzate in Irpinia, culla di tre DOCG: Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi, distribuite nelle varie aree del territorio con l’obiettivo di preservarne l’identità ed assicurare la salvaguardia prima, la continuità e lo sviluppo poi, della viticultura autoctona. Questa è da sempre la missione dell’azienda, a difesa dei valori vitivinicoli tradizionali, con occhio attento all’innovazione e all’interpretazione moderna dei propri vini, in una sapiente sintesi tra il carattere e lo stile della cultura antica e le più avanzate tecnologie qualitative.
"La mia è una infelice generazione, a cavallo tra due mondi e a disagio in tutti e due". All'indomani del plebiscito con il quale l'aristocrazia siciliana volta le spalle ai Borboni e si schiera dalla parte dei Savoia, la famiglia del Principe Fabrizio di Salina prepara le nozze tra il nobile e povero Tancredi e la ricca borghese Angelica. Un matrimonio d'amore e di interesse che rappresenta il cambio al vertice della gerarchia sociale che la Sicilia della seconda metà dell'Ottocento si apprestava a vivere, e la fine del mondo del Principe Fabrizio. Testo tratto da "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, edizioni Feltrinelli
"La mia è una infelice generazione, a cavallo tra due mondi e a disagio in tutti e due". All'indomani del plebiscito con il quale l'aristocrazia siciliana volta le spalle ai Borboni e si schiera dalla parte dei Savoia, la famiglia del Principe Fabrizio di Salina prepara le nozze tra il nobile e povero Tancredi e la ricca borghese Angelica. Un matrimonio d'amore e di interesse che rappresenta il cambio al vertice della gerarchia sociale che la Sicilia della seconda metà dell'Ottocento si apprestava a vivere, e la fine del mondo del Principe Fabrizio. Testo tratto da "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, edizioni Feltrinelli
"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" Nel Maggio del 1860, Garibaldi e le sue truppe sbarcano a Marsala per conquistare la Sicilia e portare al collasso il Regno dei Borboni. Alla vigilia dell'ascesa sociale della borghesia, e nel timore di una rivolta dei contadini, l'aristocrazia siciliana si batte per salvare i suoi ultimi privilegi, schierandosi dalla parte dei Savoia. Il Principe Fabrizio di Salina, erede disincantato di una antica e nobile famiglia, si rende conto che il suo mondo sta per finire, nuove forze comanderanno ma i meccanismi di potere e interesse che ne governano le dinamiche, resteranno immutate. Testo tratto da "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, edizioni Feltrinelli
"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" Nel Maggio del 1860, Garibaldi e le sue truppe sbarcano a Marsala per conquistare la Sicilia e portare al collasso il Regno dei Borboni. Alla vigilia dell'ascesa sociale della borghesia, e nel timore di una rivolta dei contadini, l'aristocrazia siciliana si batte per salvare i suoi ultimi privilegi, schierandosi dalla parte dei Savoia. Il Principe Fabrizio di Salina, erede disincantato di una antica e nobile famiglia, si rende conto che il suo mondo sta per finire, nuove forze comanderanno ma i meccanismi di potere e interesse che ne governano le dinamiche, resteranno immutate. Testo tratto da "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, edizioni Feltrinelli
Declamazione di Pat Benke della recensione scritta da Peppi Gioga sul libro di Capano sul Salimbeni
Dalla Napoli borbonica fastosa e miserabile, passando per la Napoli sfigurata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, fino a oggi, per vicoli e palazzi, umide stamberghe e salotti sontuosi, si dipana il destino dello Scurnuso, "il Vergognoso"… Benedetta Cibrario dispiega una sequenza narrativa che ha come protagonista la bellezza stessa, una bellezza umile che dice le ragioni di un durevole incantamento.