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L'Odissea, con il suo budget da 250 milioni di dollari, è il progetto cinematografico più ambizioso del regista britannico-americano Christopher Nolan. La popstar portoricana Bad Bunny è in Italia con due concerti all'ippodromo Snai La Maura di Milano il 17 e 18 luglio. L'Ammiraglio è il titolo dell'ultimo romanzo dello scrittore siciliano Giosuè Calaciura in cui si descrive la figura di Cristoforo Colombo e si ricostruisce la preparazione della sua spedizione nelle Indie. Nel saggio Il cinema era tutto, lo storico del cinema Emiliano Morreale racconta il rapporto simbiotico che gli scrittori italiani hanno avuto con il grande schermo a partire dagli anni trenta del Novecento fino a oggi. CONMaria Sole Colombo, curatrice e critica cinematograficaGiovanni Ansaldo, editor di musica di InternazionaleGiosuè Calaciura, scrittoreEmiliano Morreale, docente universitario e critico cinematograficoCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Franco Baldasso"Verso quale redenzione"Democrazia, letteratura e memoria dopo il fascismoMarsilio Editoriwww.marsilioeditori.itSe c'è una questione che ancora oggi in Italia travalica i confini tra discorso pubblico e dibattito accademico, questa è la mancanza di una memoria condivisa del fascismo a cui possa far seguito una valutazione critica della sua eredità culturale. Verso quale redenzione si concentra sul periodo storico in cui tale disaccordo ha raggiunto l'apice: quello della transizione verso il post-fascismo, tra la caduta di Mussolini nel luglio del 1943 e la vittoria della Democrazia Cristiana sulle sinistre nelle elezioni del 1948. Franco Baldasso indica nelle pratiche letterarie dei primi anni del dopoguerra uno dei principali veicoli del dissenso intellettuale, gettando nuova luce sul ruolo delle politiche culturali del tempo nell'istituzionalizzare le memorie collettive e marginalizzare il disaccordo. Autori come Morante, Carlo Levi, Moravia, Saba, Flaiano e Malaparte, insieme ad altri oggi ingiustamente ritenuti di secondo piano come Berto, Brancati o Zincone, hanno al contrario concentrato la propria scrittura nel segnalare anche da opposte posizioni politiche le continuità culturali tra la nuova democrazia e il fascismo. Nei loro scritti hanno così rilevato come i pregiudizi sociali, razziali e di genere propri del regime totalitario fossero sopravvissuti alla sua fine istituzionale e alla morte di Mussolini.Franco Baldasso insegna Italian Studies al Bard College di New York, dove dirige l'Italian Program e lo Study Abroad Program in Italy. Ha completato il PhD in Italian Studies alla New York University nel 2014. È Fellow dell'American Academy in Rome, dopo aver ricevuto il Rome Prize 2019 per gli Italian Studies moderni. Allegoria onlineBard CollegeI suoi principali interessi di ricerca riguardano la letteratura, l'arte e la storia delle idee del Novecento: le complesse relazioni tra Fascismo e Modernismo, l'eredità della violenza politica in Italia e l'idea del Mediterraneo nelle estetiche moderne e contemporanee. Allegoria onlineÈ autore di due volumi: Il cerchio di gesso. Primo Levi narratore e testimone (Edizioni Pendragon, 2007) e Curzio Malaparte, la letteratura crudele. Kaputt, La pelle e la caduta della civiltà europea (Carocci, 2019). Ha inoltre curato, con Valerio Angeletti, L'America inedita di Paolo Milano (Mimesis, 2022) e, con Franca Sinopoli, il volume Eredità culturale e memoria dei totalitarismi (Pearson, 2024). Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
LE BRIGATE ROSSE DI MARIO MORETTI è uno speciale estivo in due puntate di True Crime Diaries, il podcast di Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro pubblicato da LA CASE Books.In questo mini podcast ricostruiamo la storia delle Brigate Rosse attraverso la figura di Mario Moretti, uno dei protagonisti centrali della lotta armata in Italia durante gli anni di piombo.Il racconto parte dalle fabbriche del Nord Italia alla fine degli anni Sessanta, dalla Milano operaia, dalla Sit-Siemens, dai collettivi politici e dalla nascita della propaganda armata. Attraverso la parabola di Moretti, la puntata analizza il passaggio alla clandestinità, la costruzione delle colonne brigatiste, il rapporto con il Partito Comunista Italiano e la strategia dell'attacco al cuore dello Stato.E poi, naturalmente, il caso Moro. Il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, le Brigate Rosse rapiscono il presidente della Democrazia Cristiana e uccidono gli uomini della scorta. Iniziano così i 55 giorni che cambiano la storia della Repubblica italiana. La prigionia di Moro, le lettere, il fronte della fermezza, il ruolo della Democrazia Cristiana e del PCI, il fallimento della trattativa e l'uccisione del 9 maggio 1978 rappresentano uno dei passaggi più drammatici della storia italiana del Novecento.LE BRIGATE ROSSE DI MARIO MORETTI è uno speciale di True Crime Diaries che parla di terrorismo, politica, Stato, fabbriche, carcere, memoria pubblica e responsabilità individuali. Una storia italiana che attraversa gli anni di piombo e continua a interrogare il rapporto tra violenza politica, giustizia e memoria collettiva.
Acquista il mio nuovo libro, "Neanche Nietzsche era un superuomo": https://amzn.eu/d/0hN113ZXIniziamo a parlare di Iran, presentando la storia del paese fino agli anni '50 del Novecento.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/dentro-alla-storia--4778249/support.
Claudio Gallo, Lorenzo Bassotto"Sulle scene"Emilio SalgariNino Aragno Editorewww.ninoaragnoeditore.itSulle scene racconta e documenta l'intensa attività giornalistica di Emilio Salgàri come cronista e critico teatrale, svolta tra il 1883 e il 1885 sulle pagine de “La Nuova Arena” con lo pseudonimo di Emilius: un capitolo ancora oggi poco noto e, per larga parte, inedito. Figlio anomalo ed eclettico della Scapigliatura, melomane appassionato, Salgàri seguì opere, operette, balletti, spettacoli di fantocci meccanici, commedie e drammi messi in scena nei principali teatri veronesi e nelle piazze cittadine. Le sue recensioni non si limitavano alla musica o alle interpretazioni vocali: si addentravano nelle posture e nei movimenti degli attori, nelle scenografie, nei suoni di scena, fino al lavoro dei macchinisti. Per comprendere davvero l'originalità dello stile e dell'opera salgariana, non si può prescindere da queste esperienze giovanili, in cui già affiorano la sua precisione visiva e il suo gusto narrativo. Il volume propone una ricca selezione delle cronache redatte da Salgàri e numerose recensioni dedicate a Ida Aida Peruzzi, “la veneziana linguacciuta e spiritosa”, nelle quali è facile riconoscere la mano dello scrittore: Salgàri seguiva infatti le rappresentazioni della futura moglie sui palcoscenici di alcune compagnie melodrammatiche, restituendone con vivacità il talento e l'energia.Emilio Salgàri , nacque a Verona il 21 agosto 1862, in una famiglia piccolo-borghese. Giovanissimo lasciò la città e si iscrisse all'Istituto Nautico di Venezia, senza però conseguire il titolo di capitano di gran cabotaggio; in seguito amò attribuirsi viaggi e brevetti mai ottenuti, alimentando il mito della propria esperienza marinaresca. Tornò a Verona alla fine del 1882 e avviò una intensa attività giornalistica: collaborò con “La Nuova Arena” diretta da Ruggero Giannelli, firmando articoli di politica internazionale con lo pseudonimo di Ammiragliador e cronache teatrali come Emilius, mentre pubblicava i primi romanzi d'appendice. Nel 1885 passò a “L'Arena”, dove lavorò fino al 1893; quindi si trasferì a Torino per dedicarsi alla narrativa e ai rapporti con gli editori. Negli anni successivi consolidò la collaborazione con Antonio Donath, visse per un periodo a Genova e tornò infine a Torino. Contrariamente a una leggenda diffusa, non visse sempre in miseria: garantì alla famiglia, la moglie Ida e i figli Nadir, Fatima, Romero e Omar, una vita borghese decorosa e nel 1906 firmò con l'editore Enrico Bemporad un contratto di rilievo. Si tolse la vita il 25 aprile 1911, provato dalla malattia della moglie e da una crisi personale profonda.Claudio Gallo , già bibliotecario, docente di Storia del Fumetto presso l'Università degli Studi di Verona, direttore de “Ilcorsaronero”, rivista salgariana di letteratura popolare, è studioso dell'opera di Salgari di cui ha scritto, insieme a Giuseppe Bonomi, una rigorosa e innovativa biografia. Ha pubblicato numerose monografie e saggi alla letteratura per ragazzi del primo Novecento e alle origini del giallo italiano e del fumetto, alla poco conosciuta letteratura fantastica e inquietante dell'Ottocento.Lorenzo Bassotto è attore, autore e regista, autore di drammaturgie per ragazzi. Da sempre si occupa di letteratura avventurosa ed è condirettore della rivista “Ilcorsaronero”. Lavora da anni tra teatro, formazione e progetti editoriali, con un percorso internazionale che intreccia narrazione, immagine e teatro d'oggetti. Collabora con musicisti e illustratori di fama mondiale e con editori di libri per l'infanzia e l'adolescenza, sviluppando progetti che uniscono ricerca scenica e cura artigianale del racconto.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Da dove nasce il pensiero? Come è (dis)organizzata la realtà? Nella puntata di oggi, Alisia e Carlotta ci parlano della filosofia di Deleuze: una filosofia che nasce da un'urgenza, qualcosa di forte. Con noi la professoressa Daniela Angelucci, docente di Estetica a Roma Tre, che ci accompagna in questo percorso.
Un traguardo impensabile, che dice molto di noi. Questo podcast è realizzato in collaborazione con Klarna. Prova Klarna Premium o Klarna Max e ottieni il 30% di sconto per i primi 3 mesi, scopri tutti i vantaggi su https://l.klarna.com/22XC/IT-podcast_NHUA Scopri i corsi della New Media Academy, la scuola di podcasting e digital journalism di Chora e Will: https://newmediacademy.com/ Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Luigi Ferrari"Ballerina in rosso"Castelvecchi Editorewww.castelvecchieditore.comNel 1931, Alexander Zemlinsky, celebre compositore e direttore d'orchestra, torna in visita nella sua Vienna dopo anni di lontananza, trascorsi tra Praga e Berlino. L'occasione è una mostra alla Neue Galerie dedicata a Richard Gerstl, giovane pittore geniale e tormentato, scomparso prematuramente nel 1908, amico intimo e maestro di pittura di Arnold Schönberg, allora cognato di Zemlinsky. Ma il viaggio ha motivazioni più oscure e personali. Alexander è ossessionato dal ricordo della Ballerina in rosso, un dipinto che considera il catalizzatore di una catastrofe emotiva e professionale che ha sconvolto vite e destini. L'opera, forse ancora carica di un potere inquietante, sembra aver agito come uno specchio deformante su aspirazioni e nevrosi dei suoi osservatori, innescando eventi che la Vienna di inizio secolo ha sepolto nel silenzio. In un pellegrinaggio tra realtà e memoria attraverso caffè, teatri, sale da concerto e luoghi ormai dismessi di una capitale decadente, Alexander ricostruisce lo «scandalo sopito»: la tragica fine di Gerstl e il suo legame con Mathilde Schönberg. In un crescendo di rivelazioni, emerge l'occultamento collettivo di un lascito artistico di grande rilievo nella cultura europea del Novecento.Luigi FerrariFigura di rilievo nel panorama culturale e musicale, nel corso della sua carriera ha collaborato con istituzioni come il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro alla Scala e la Biennale di Venezia, ricoprendo incarichi di vertice in importanti teatri e festival: tra questi il Teatro Comunale di Bologna, il Rossini Opera Festival di Pesaro, il Wexford Festival Opera e il Teatro de la Maestranza di Siviglia. È stato inoltre sovrintendente della Fondazione Arturo Toscanini di Parma. Oggi presiede l'Istituto Nazionale di Studi Verdiani, affiancando all'attività istituzionale quella di narratore. Dopo Triade minore (Ponte alle Grazie, 2018) e Il cenacolo Shakespeare (il melangolo, 2023), con Ballerina in rosso intreccia musica, arte e storia, unendo rigore documentario e sensibilità narrativa per restituire voce a figure e vicende a lungo dimenticate.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Acquista il mio nuovo libro, "Neanche Nietzsche era un superuomo": https://amzn.eu/d/0hN113ZXIniziamo a parlare della questione sudafricana, vedendo come il paese andò delineandosi nella prima parte del Novecento.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/dentro-alla-storia--4778249/support.
Patrizia Angelozzi"Vasto d'Autore Festival"www.vastodautorefestival.itLa bellezza delle parole, l'incanto dei luoghi, le suggestioni dell'atmosfera che la città di Vasto sa offrire, tra le spiagge e i tesori di un centro storico che nelle calde serate di luglio diventa palcoscenico con il Vasto d'autore Festival.Il tema della V edizione, in programma dal 2 al 5 luglio 2026, e fino a settembre con altre date extra, è “Dentro”, un invito ad approfondire per comprendere ciò che ci circonda rispetto all'umanità.“Dentro è un luogo troppo spesso invisibile, dove nascono domande, fragilità e desideri. Un invito a guardare oltre la superficie, a entrare nelle storie e nelle emozioni che abitano ogni persona. La letteratura diventa così uno spazio di ascolto, capace di avvicinarci all'umanità che ci circonda e di renderci consapevoli, empatici e veri” ha dichiarato Patrizia Angelozzi, direttrice artistica del Vasto d'autore Festival.Il Festival anche quest'anno si apre alla città con nuove proposte di incontro di grande spessore, coinvolgendo tutti: dai più piccoli con gli spazi aperti al gioco delle parole, ai lettori più maturi con i laboratori di scrittura (aperti già dai 16 anni) e gli aperitivi letterari, per poi immergersi nell'atmosfera intima degli incontri d'autore serali”.La rassegna, in occasione del Maggio dei Libri, ha già portato a Vasto diverse anteprime, ospiti d'eccezione come il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, protagonista di undoppio appuntamento il 5 maggio scorso, con i libri “Navigare senza paura” (ed. Ape Junior per Salani Editore) e “Il ritorno della casta” (ed. Bompiani); il 28 maggio il giornalista e politico Claudio Fava con il romanzo “Non ti fidare” (ed. Fandango) e, subito dopo, il noto psichiatra Leonardo Mendolicchio, direttore del Dipartimento Interregionale per la ricerca e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare e autore del libro “Diventerai uomo” (ed. Mondadori); il 30 maggio, infine, il giornalista e conduttore televisivo Antonello Piroso, autore del libro “Papà” (ed. PIEMME).Da giovedì 2 a domenica 5 luglio 2026, il Festival entrerà nel vivo con i principali appuntamenti, tutte le sere a partire dalle 21.00, presso i Giardini di Palazzo D'Avalos, dove numerosi scrittori e personalità del mondo della letteratura, della scienza e dell'economia, si alterneranno nel corso di quattro serate tematiche.Si inizierà giovedì 2 luglio con la “Serata Letteratura” e il Premio Cantina Tollo. Tra gli ospiti attesi ci sarà la giornalista e conduttrice televisiva Monica Maggioni che parlerà de L'avversario leale (ed. De Agostini) libro che mostra alle generazioni più giovani come ascoltare, riflettere e cercare un punto d'incontro sia l'unica strada davvero possibile. Monica Maggioni converserà con la giornalista del TG2 Carola Carulli. Alla stessa serata parteciperanno la presidente della Fondazione Molise Cultura Antonella Presutti autrice de La nebbia sale dalla terra (ed. Arkadia) e l'imprenditore e filantropo, fondatore del Dynamo Camp Enzo Manes e autoredi Nessuno basta a se stesso (ed. PIEMME). Insieme daranno vita a una doppia presentazione arricchita da un monologo curato da Maria Elena Fresu; toccherà poi alla scrittrice e regista Wanda Marasco autrice del libro Di spalle a questo mondo (ed. Neri Pozza) vincitore del Premio Campiello 2025. Wanda Marasco sarà intervistata dalla giornalista Giulia Ciarapica.Venerdì 3 luglio immersi nei dei giardini settecenteschi di Palazzo D'Avalos, andrà in scena la serata dedicata ai “Libri Pop” con la partecipazione dei protagonisti del backstage del mondo del cinema e dello spettacolo, di quanti sono protagonisti e scoprono i talenti di oggi e di domani.Dal backstage del piccolo e grande schermo alle serate del Festival, Monica Savaresi produttrice e manager di volti noti italiani e autrice di Bellagio (ed. SEM) converserà con Giulia Ciarapica mentre Carola Carulli converserà prima con Daniele Orazi, fondatore e proprietario dell'agenzia cinematografica DO Agency e autore di Ostiawood (ed. Solferino), e poi con l'attrice Elda Alvigini, nota al grande pubblico come storica interprete nella fiction televisiva de I Cesaroni e autrice di Inutilmentefiga (Santelli Editore) La serata di sabato 4 luglio del Vasto d'autore sarà dedicata alla “Scienza e divulgazione”. Sarà ancora la giornalista Carola Carulli a parlare con la scrittrice Michela Marzano di Qualcosa che brilla (ed. Rizzoli) un libro che illumina con sincerità disarmante il disagio di una generazione a cui il mondo sembra aver rubato tutto.Completerà la serata la cerimonia di premiazione della seconda edizione del Premio Metamer, rivolto agli studenti delle scuole secondarie della città e nato allo scopo di stimolare riflessioni profonde su temi generazionali e di attualità. Il premio è presieduto da un giovane talento della letteratura, molto amato dal pubblico del VDA, presente alla serata di premiazione: Matteo Porru, scrittore e giornalista 25enne, già Campiello Giovani e Grand Prix du Livre, ideatore e conduttore del nuovo format Rai Play “Under 25 – Giovani talenti”, dedicato ai ragazzi e alle ragazze “pronti a spiccare il volo”. La sua ultima opera è Il dolore crea l'inverno (ed. Garzanti).Domenica 5 luglio, nella serata conclusiva dedicata al tema “Filosofia e narrazioni”, il pubblico avrà modo di ascoltare gli scrittori Giuseppe de Alteriis dottorando in neuroscienze computazionali al King's College London e autore di Non dormire e sogna(ed. Bompiani) in dialogo con la neuropsichiatra Paola Battista; la scrittrice pluripremiata Best Seller Roberta Recchia autrice del pluripremiato Io che ti ho voluto così bene (ed. Rizzoli) che si relazionerà con la giornalista Giulia Ciarapica, la stessa che dialogherà con Erica Cassano sul romanzo Duramadre (ed. Garzanti), e Giorgio Calcara, critico d'arte, poeta e artista, curatore della retrospettiva su Franco Battiato al Museo MAXXI di Roma, autore di Battiato svelato (ed. RaiLibri). Calcara converserà con il direttore di RAI Libri Adriano Monti Buzzetti Colella. L'omaggio musicale sarà affidato a Giovanni Caccamo.I Giardini di Palazzo D'Avalos aprono anche ai bambini con ” FIGURIAMOCI! piccolo festival dell'albo illustrato” a cura di Luana Ciffolilli. Dal 3 al 5 luglio dalle 19 alle 20 in partnership con l'editore Topipittori. Un cartellone dedicato a un pubblico di fascia 4/10 anni, che prevede la presentazione di albi illustrati con autori in presenza, letture ad alta voce e laboratori dedicati all'albo di divulgazione scientifica.In contemporanea avrà luogo l'aperitivo letterario presso i locali partner del festival (vedi programma).Nel cartellone di eventi anche due laboratori di scrittura ed editoria presso la Biblioteca Mattioli di Vasto in programma il 3 e 4 luglio dalle 18.30 alle 19.30 (per max 15 persone dai 16 anni in su).Il primo laboratorio, curato dalla scrittrice e critica letteraria Giulia Ciarapica, si terrà venerdì 3 luglio su “L'arte della scrittura – dall'idea alla pagina”: un corso dedicato a chi desidera trasformare intuizioni, immagini e storie in parole vive e necessarie.Il secondo laboratorio, sabato 4 luglio, si terrà sul tema “Leggere inedito: come (e perché) inviare un dattiloscritto a un agente letterario”. Il corso tenuto da Roberto Di Pietro, agente letterario dell'Agenzia letteraria Edelweiss di Roma, si propone di mostrare, attraverso esempi pratici, il funzionamento dell'iter di lettura e valutazione di un testo inedito.Tre appuntamenti extra chiuderanno il grande anno del Vasto d'autore Festival presso l'Arena Ennio Morricone. Il 20 luglio, infatti, sarà in scena Walter Veltroni con lo spettacolo “Le emozioni che abbiamo vissuto”. Sul palco la prima parte di un progetto che arriverà sino agli anni Duemila e che racconta degli anni Sessanta. Quando tutto sembrava possibile: da Gagarin a Giovanni XXIII, dall'atmosfera di Sapore di sale alle bombe di Piazza Fontana sino allo scioglimento dei Beatles. Il 22 luglio ospite d'eccezione sarà il giornalista e direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio con la Lectio Magistralis “Stragi del 1992: cosa vogliono farci dimenticare” un'analisi che non considera gli attentati del 1992 un capitolo chiuso della storia giudiziaria, ma un evento con legami ancora attuali con la classe dirigente italiana. Il 6 settembre, il giornalista Gianni Riotta converserà con il magistrato Bruno Giangiacomo sul libro Generose anime di eroi (ed. Mondadori).La V edizione del Vasto d'autore Festival è dedicata a Giangiacomo Feltrinelli, figura centrale dell'editoria e della cultura italiana del Novecento, nel centenario della sua nascita. Fu il primo a pubblicare in Italia Il dottor Živago di Boris Pasternak e contribuì a portare nel nostro Paese opere dirompenti per contenuto e stile, come Il tamburo di latta di Günter Grass.Vasto d'autore Festival è realizzato da Angelozzi Comunicazione Ets, con la partecipazione e collaborazione del Comune di Vasto – Assessorato alla Cultura e Assessorato al Turismo, e con il patrocinio della Provincia di Chieti e della Regione Abruzzo.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Nato in Ucraina nel 1936, Andrej Chikatilo è considerato uno dei serial killer più feroci e inquietanti del Novecento. Cresciuto tra fame, guerra e repressione nell'Unione Sovietica staliniana, sviluppò fin da giovane profonde ossessioni sessuali e una personalità segnata da frustrazione, isolamento e violenza repressa. Dietro l'apparenza innocua da insegnante, marito e padre, si nascondeva però un assassino destinato a terrorizzare l'URSS per oltre dieci anni. Tra gli anni Settanta e Ottanta, Chikatilo uccise decine di donne e bambini, attirando le sue vittime nelle stazioni ferroviarie e nelle campagne isolate per poi massacrarle con una brutalità che sconvolse persino gli investigatori sovietici. Solo nel 1990, dopo una gigantesca caccia all'uomo e grazie a nuove tecniche investigative, Chikatilo venne finalmente arrestato. Il suo processo, trasmesso e discusso in tutta l'Unione Sovietica, mostrò al mondo il volto disturbante di un uomo che sembrava incarnare le paure più profonde di un intero sistema. Ma chi era davvero Andrej Chikatilo? E quanto il fallimento delle istituzioni sovietiche contribuì a trasformarlo nel “Mostro di Rostov”?Proviamo a scoprirlo insieme a Jim Bevilacqua: esperto di cronaca nera ed autore del podcast “La Fiamma Oscura”. Iscriviti al gruppo Telegram per interagire con noi e per non perderti nessuna delle novità in anteprima e degli approfondimenti sulle puntate: https://t.me/LucePodcast Se vuoi ascoltarci senza filtri e sostenere il nostro lavoro, da oggi è possibile abbonarsi al nostro canale Patreon e accedere a contenuti bonus esclusivi tramite questo link: patreon.com/LucePodcast
Piergiorgio Odifreddi è l'autore del libro “Cattivo maestro. Bertrand Russel: Logico, ateo, libertino e pacifista” pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Piergiorgio Odifreddi ha studiato matematica in Italia, Stati Uniti e Unione Sovietica e ha insegnato Logica matematica presso l'Università di Torino e la Cornell University di New York. Bertrand Russel è un simbolo del pensiero libero e progressista del Novecento. È stato uno dei più grandi logici e filosofi del secolo, e ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1950. Piergiorgio Odifreddi ne parla in questo libro attraverso le sue scoperte e le tappe più significative della sua vita, mettendo in evidenza la straordinaria attualità del suo pensiero in diversi campi. Un maestro per l'autore del libro e per diverse generazioni, “cattivo” per i farisei di ieri e di oggi.Periscritto è un podcast originale di Marzia Tomasin e prodotto da Atelier Cultura. www.ateliercultura.itLe musiche originali sono di Remo Anzovino.Sound design di Rossella Pivanti. Partner culturale: Palazzetti www.palazzetti.it Copyright © 2016 Marzia Tomasin
Laura Ragone"Quattro volte me"Maria LazarEdizioni Adelphiwww.adelphi.itTraduzione di Laura RagoneA cura di Albert C. EiblLe piccole donne di Maria Lazar sono Grete, Anette, Ulla e l'anonima narratrice che parla in queste pagine. La sua confessione, concitata e rapinosa, suscita in noi un crescente turbamento, perché la sua voce si mimetizza con le altre, a scuola le capita di dimenticare il suo nome, di rispondere all'insegnante con la voce di Grete, di scrivere un tema con la grafia di Ulla, di patire nella carne il dolore delle amiche. Una presenza, che lei chiama «l'Estranea», la spia dagli specchi e dalle finestre, e si fa via via sempre più ardita e invadente. Ma è proprio questa natura frantumata e plurima a fare di lei la cronista di una storia collettiva. La storia di Grete, che sembra sedere «in una nube tiepida e fragrante»; di Ulla, «occhi d'acqua ghiacciata», atletica e sagace; della frivola e svagata Anette, dalle «lunghe gambe a pertica» – e di tante altre. Di tutte le giovani donne travolte dall'ansia e dallo spaesamento che spirano come un vento malevolo nell'aria di Weimar. Donne inassimilabili l'una all'altra, eppure accomunate da un unico destino: sopravvivere alla miseria, alle violenze maschili, alla degradazione – o consegnarsi alla desolante sicurezza del matrimonio. Sepolto in uno scatolone per cento anni, in attesa di essere scoperto, Quattro volte me di Maria Lazar riemerge in un'epoca che pensava di aver detto tutto sulla «situazione delle donne». E forse non era vero.Maria Lazar (Vienna, 22 novembre 1895 – Stoccolma, 30 marzo 1948) fu una scrittrice, giornalista, traduttrice e drammaturga austriaca. Nata in una famiglia ebrea benestante di Vienna, frequentò la scuola fondata da Eugenie Schwarzwald, importante centro della vita culturale viennese. Negli anni Venti iniziò a collaborare con giornali austriaci, svizzeri e scandinavi e si affermò come autrice di romanzi e opere teatrali.Nel 1930 ottenne un notevole successo letterario, anche grazie allo pseudonimo Esther Grenen. Con l'ascesa del nazismo fu costretta all'esilio: nel 1933 si trasferì prima in Danimarca e poi, nel 1939, in Svezia. Le sue opere, spesso caratterizzate da forte sensibilità sociale e da una lucida critica dei totalitarismi, caddero nell'oblio dopo la sua morte.Tra i suoi lavori più noti figurano Die Vergiftung (L'avvelenamento, 1920), Leben verboten! (Vita proibita!, 1932) e Die Eingeborenen von Maria Blut (1937). Negli ultimi anni la sua produzione letteraria è stata riscoperta e rivalutata dalla critica come una delle voci più originali della letteratura austriaca del Novecento.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Tre classici tra Ottocento e Novecento. Ambientati nell'idillio della campagna inglese e con protagoniste donne tutte diversissime tra loro.Questi romanzi sono viaggi ricchi di suspense, affascinanti e scritti con la rara maestria di tre penne tanto celebri quanto riconoscibili.Grazia e passione, desiderio e paura, hanno tutto, tutto quello di cui si può aver bisogno per nutrire la propria anima.
Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, la bicicletta fu il simbolo più popolare della modernità. Permise a milioni di operai, contadini e artigiani di spostarsi più rapidamente, allargare il proprio orizzonte e conquistare una libertà fino ad allora impensabile. Così nacque il ciclismo e il grande racconto epico dell'Italia popolare. La rivalità tra Gino Bartali e Fausto Coppi incendiò le passioni dell'Italia uscita a pezzi dalla guerra. Diversi per carattere, stile e immagine pubblica, finirono presto per rappresentare qualcosa che andava oltre lo sport. Bartali, cattolico praticante e iscritto all'Azione Cattolica, divenne il simbolo di un'Italia legata alla tradizione. Coppi, innovatore e protagonista di una vita privata che sfidava le convenzioni del tempo, apparve invece come l'emblema di un Paese che guardava al futuro. Erano gli anni della Guerra fredda, quando il mondo era diviso in due blocchi contrapposti e anche gli italiani erano chiamati quotidianamente a scegliere da che parte stare. Stati Uniti e Unione Sovietica, Democrazia cristiana e Partito comunista, Don Camillo e Peppone... In quel clima perfino il ciclismo finì per diventare una metafora della grande divisione del Novecento. Così Bartali e Coppi vennero trasformati, quasi loro malgrado, nei protagonisti italiani di quella contrapposizione. La leggenda del Bartali cattolico e del Coppi comunista era in gran parte una semplificazione, ma milioni di italiani si riconobbero nell'uno o nell'altro come se scegliessero una parte del Paese. La nuova puntata dell'«Ombelico di un mondo» racconta come due corridori siano diventati il simbolo su due ruote di un mondo diviso. Sullo sfondo scorrono la fotografia della borraccia al Tour del 1952, il mito della vittoria di Bartali dopo l'attentato a Togliatti, la vicenda della Dama Bianca e la morte prematura di Coppi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
E' morto ieri nella sua casa di Brendola a 95 anni. Le sue creazioni sono oggi esposte anche al MoMa e il Metropolitan Museum of Art di New York. Allievo e collaboratore di Carlo Scarpa, ha lavorato accanto ai grandi maestri del Novecento, frequentando anche figure straordinarie della letteratura, dell'arte, del design e dell'architettura.
Coming of age stories.
Benedetta Centovalli"Il cielo e la polvere"Visioni e universi di Flannery O'ConnorCon la collaborazione di Fernanda RossiniMimesis Edizioniwww.mimesisedizioni.itFlannery O'Connor (1925-1964) è la voce che ha fuso il gotico sudista con una teologia spietata, trasformando la violenza in un paradossale luogo di grazia. Nei suoi racconti e romanzi si muove un'umanità deformata e visionaria – profeti mancati, fanatici, anime alla deriva – che abita un mondo insieme sacro, degradato e feroce. In questo volume, alcuni tra i massimi studiosi italiani e internazionali (Luca Doninelli, Fernanda Rossini, Mark Bosco, Francesco Valenti, Bruce Gentry, Angela O'Donnell, Elisa Buzzi, Alessandro Matone), insieme a editori (Mario Andreose), editor (Marisa Caramella) e scrittori (Romana Petri, Sandra Petrignani, Andrea Fazioli, Giuseppe Zucco) rileggono l'opera di O'Connor illuminandone i nuclei tematici essenziali: fede, violenza, redenzione. Il primo ritratto critico a tutto campo in Italia di Flannery O'Connor e un invito alla lettura di una delle scrittrici più radicali del Novecento per comprendere meglio l'America di oggi e il nostro presente.Arricchiscono questa edizione due interviste alla scrittrice in prima traduzione italiana.Benedetta Centovalli ha lavorato con ruoli di responsabilità per quasi trent'anni in editoria. In ambito novecentesco si è occupata di Bilenchi, Bassani, Cancogni, Merini, Comisso, Romano, Campo, Lagorio, Sereni, Ortese, Morante e Corti. Nel 2025 è uscito il volume Nella stanza di Emily, dedicato a Emily Dickinson, per La Tartaruga. È docente alla Scuola di Scrittura Flannery O'Connor del Centro Culturale di Milano.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
In quanti Paesi del mondo si parla italiano? Se la risposta che ti viene in mente è "uno solo, l'Italia", preparati a una sorpresa. Potresti ordinare un cappuccino in italiano in Svizzera, in Croazia, addirittura in un piccolo angolo dell'Argentina o degli Stati Uniti. La nostra lingua viaggia molto più di quanto pensi e, quando va all'estero, lascia tracce sorprendenti nelle lingue locali. Paesi, Comunità e Curiosità L'italiano è una lingua molto più diffusa di quanto si immagini. Oltre a essere lingua ufficiale in diversi Paesi, è presente in tante comunità sparse per il mondo grazie alla storia e all'emigrazione. Scopriamo insieme dove si parla e che tracce ha lasciato. I Paesi dove l'Italiano è Lingua Ufficiale Partiamo dalle certezze. Oltre all'Italia, ci sono altri luoghi dove l'italiano è una lingua ufficiale, usata nella vita quotidiana e nei documenti amministrativi. La Svizzera La Svizzera ha quattro lingue nazionali: tedesco, francese, italiano e romancio. L'italiano è la lingua principale del Canton Ticino e di alcune valli del Canton Grigioni. A Lugano o a Bellinzona, cartelli, menu e conversazioni sono tutti in italiano, e persino le leggi e i documenti ufficiali della Confederazione vengono tradotti in italiano. L'italiano della Svizzera ha però tante parole "tutte sue", che in Italia non userebbe nessuno: si chiamano elvetismi. La macchina ha colorito questo italiano regionale in modo simpatico, come mostrano gli esempi qui sotto. ElvetismoSignificato in ItaliaNatelTelefono cellulareAzioneOfferta speciale, scontoSaccoZainoRiservarePrenotare (dal francese réserver) Se un ticinese ti dice "ti chiamo sul natel" o vedi al supermercato "questo prodotto è in azione", ora sai cosa significa. Sono proprio queste piccole differenze a rendere l'italiano svizzero unico. Per scoprire altre varietà dell'italiano standard e degli accenti, c'è una guida dedicata. San Marino San Marino è uno degli Stati più piccoli del mondo e si trova completamente dentro il territorio italiano: è quella che si chiama un'enclave. Qui l'italiano è la lingua ufficiale, quindi non avrai nessun problema di comunicazione. La Città del Vaticano Anche nella Città del Vaticano l'italiano è la lingua di uso quotidiano e amministrativo. La lingua ufficiale degli atti più solenni della Chiesa è il latino, ma nella vita di tutti i giorni si parla italiano. Anzi, l'italiano è diventato una specie di lingua franca del Vaticano: la lingua che persone di nazionalità diverse usano per capirsi tra loro. Slovenia e Croazia: la Regione dell'Istria L'italiano è lingua ufficiale anche fuori dall'Italia, in Slovenia e Croazia, precisamente nella regione dell'Istria. In Slovenia è co-ufficiale in alcuni comuni della costa, come Capodistria, Isola e Pirano; in Croazia è lingua ufficiale a livello della Regione Istriana, accanto al croato. Cosa significa co-ufficiale? Significa che una lingua convive con un'altra, alla pari. In Istria i cartelli stradali e i documenti pubblici sono scritti in due lingue, ed esiste anche una storica comunità italiana con scuole e giornali in italiano. Dove l'Italiano Non è Ufficiale, ma è di Casa Ci sono luoghi dove l'italiano non è una lingua ufficiale, eppure si sente eccome. Il motivo è uno solo: l'emigrazione. Tra la fine dell'Ottocento e il Novecento, milioni di italiani lasciarono il Paese in cerca di lavoro, portando con sé la valigia, i sogni e la lingua. L'Argentina e il Lunfardo Se c'è un Paese dove l'eredità italiana è fortissima, è l'Argentina: una grande parte della popolazione ha origini italiane. L'italiano ha influenzato persino il suono dello spagnolo locale: lo spagnolo di Buenos Aires ha un'intonazione molto "cantata", melodica, che ricorda il modo di parlare degli italiani. Nel dialetto locale di Buenos Aires, chiamato lunfardo, ci sono tantissime parole di origine italiana: Parola in lunfardoSignificatoOrigine italianaLaburarLavorareDa "lavorare"FiacaPigriziaDa "fiacca"MufaSfortuna, malumoreDa "muffa"MorfarMangiareDa espressioni gergali italiane In Argentina un orecchio attento riconoscerà sempre un pezzettino d'Italia in mezzo allo spagnolo. Il Brasile e il Talian Soprattutto nel sud del Brasile ci sono intere comunità di origine italiana. In alcune zone si parla addirittura il talian, una lingua nata dall'incontro tra il dialetto veneto degli emigranti e il portoghese. Per scoprire la ricchezza dei dialetti italiani, puoi consultare la guida dedicata. Il talian ha mantenuto la grammatica e il vocabolario del veneto: la sedia si dice ancora carega e la forchetta si dice piron, proprio come in Veneto. Ha però "preso in prestito" parole portoghesi per indicare le cose che gli emigranti non conoscevano: per dire "zoccolo", per esempio, si usa la parola portoghese tamanco. Oggi il talian è riconosciuto come patrimonio culturale del Brasile. C'è perfino un comune, chiamato Serafina Corrêa, dove il talian è lingua co-ufficiale insieme al portoghese. Le Curiosità Linguistiche più Sorprendenti L'italiano ha lasciato tracce in luoghi davvero lontani, dando vita a prestiti linguistici curiosi e a vere e proprie lingue ibride. Per altre curiosità sulla lingua italiana, c'è una guida dedicata. Stati Uniti, Canada e Australia In questi Paesi esistono grandi comunità italo-discendenti. Nelle grandi città americane ci sono ancora le famose "Little Italy", i quartieri italiani, dove l'italiano sopravvive nelle famiglie e nei ristoranti. Qui è nato un fenomeno linguistico curioso: una specie di italiano mescolato con l'inglese. Gli emigranti hanno italianizzato molte parole inglesi: Parola italianizzataOrigine ingleseItaliano correttoStoroStoreNegozioGiobbaJobLavoroBossoBossCapo Attenzione: non è italiano corretto e non va usato nei compiti. È però una testimonianza affascinante di come una lingua si adatta quando viaggia. Si tratta di un fenomeno simile a quello dei prestiti linguistici come anglicismi e francesismi presenti nell'italiano d'Italia. L'Eritrea e la Lingua Tigrina La curiosità più sorprendente porta l'italiano addirittura in Africa. In Eritrea, per ragioni storiche legate al passato coloniale, l'italiano ha lasciato un segno profondissimo. Tantissime parole italiane sono entrate nel tigrino, la lingua locale più parlata. Spesso si tratta di parole legate a oggetti, cibi e abbigliamento portati dagli italiani: Parola in tigrinoOrigine italianaMakinaMacchinaPastaPastaGonàGonna Un eritreo può quindi usare parole di origine italiana senza nemmeno saperlo. Dopo alcuni anni di interruzione, dal 2024 ad Asmara, la capitale, sono ripartiti i corsi di lingua e cultura italiana. Una Lingua Viva che Si Trasforma In tutti questi luoghi l'italiano non è rimasto "congelato": si è mescolato, ha cambiato forma, si è adattato. È proprio questo il bello delle lingue vive: viaggiano, incontrano altre lingue e si trasformano. Per capire meglio questi meccanismi, puoi leggere la guida sui misteri della lingua italiana. Tabella Riassuntiva: l'Italiano nel Mondo Ecco una tabella che riassume dove si parla italiano fuori dall'Italia e con quale status. Per approfondire le lingue ibride nate dall'italiano come il talian, c'è una guida dedicata. LuogoStatus dell'italianoNoteSvizzeraLingua ufficialeCanton Ticino e Grigioni; presenza di elvetismiSan MarinoLingua ufficialeEnclave nel territorio italianoCittà del VaticanoLingua di uso quotidianoLingua franca; latino per gli atti solenniSlovenia e CroaziaLingua co-ufficialeRegione dell'IstriaArgentinaNon ufficialeForte influenza nel lunfardoBrasileNon ufficiale (talian co-ufficiale a Serafina Corrêa)Talian dal dialetto venetoUSA, Canada, AustraliaNon ufficialeComunità italo-discendenti, "Little Italy"EritreaNon ufficialePrestiti nel tigrino; corsi ad Asmara dal 2024 Domande Frequenti In Quanti Paesi l'Italiano è Lingua Ufficiale? Oltre all'Italia, l'italiano è lingua ufficiale in Svizzera, San Marino e Città del Vaticano. È inoltre lingua co-ufficiale in alcune zone della Slovenia e della Croazia, nella regione dell'Istria. Cosa Sono gli Elvetismi? Gli elvetismi sono parole o espressioni tipiche dell'italiano parlato in Svizzera, che in Italia non si usano. Alcuni esempi sono natel (telefono cellulare), azione (offerta speciale) e riservare (prenotare). Che Cos'è il Talian? Il talian è una lingua parlata nel sud del Brasile, nata dall'incontro tra il dialetto veneto degli emigranti italiani e il portoghese. Oggi è riconosciuto come patrimonio culturale del Brasile. Perché in Argentina Ci Sono Tante Parole Italiane? A causa della grande emigrazione italiana tra Ottocento e Novecento. Una larga parte della popolazione argentina ha origini italiane, e questo ha influenzato sia il suono dello spagnolo locale sia il vocabolario del lunfardo, il dialetto di Buenos Aires. L'Italiano Si Parla Anche in Africa? Sì. In Eritrea, per ragioni storiche legate al passato coloniale, l'italiano ha lasciato molte parole nella lingua tigrina. Dal 2024, inoltre, ad Asmara sono ripartiti i corsi di lingua e cultura italiana. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test sull'Italiano nel Mondo", "description": "Quiz interattivo sull'italiano nel mondo con 10 domande sui Paesi dove si parla italiano, gli elvetismi, il talian, il lunfardo e le curiosità linguistiche.", "educationalLevel": "Intermedio A2-B1", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "In quale di questi Stati l'italiano è una delle lingue ufficiali?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Svizzera" } }, { "@type": "Question", "name": "Come si chiamano le parole tipiche dell'italiano parlato in Svizzera che in Italia non si usano?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer",...
L'intimità descrive un rapporto di confidenza e familiarità con gli altri, ma anche con se stessi, ed è in questo dialogo segreto che spesso nasce la letteratura. L'intimità è una necessità, una cosa che a volte sembra scontata ma che invece può essere una conquista - lo è, per esempio, per tante persone che fanno parte della comunità LGBTQ+, a cui è dedicato questo mese di giugno, il mese del Pride. Insomma, oggi ad “Alice” parliamo di intimità e lo facciamo con tre titoli:Le mie stanze (Marcos y Marcos) di Franco Buffoni è un'autobiografia che traccia la storia poetica e personale del secondo Novecento, tra lavoro letterario e rivendicazione omosessuale. Un viaggio tra le stanze reali e immaginarie di uno dei nostri poeti contemporanei più noti. Come ti difendi (Mondadori) di Francesco Zani ci fa entrare nell'intimità di due ragazzi, Sergio e Armando. È un romanzo di formazione che ci racconta cosa vuol dire cercare la propria strada, tra una famiglia ingombrante e una società bigotta.La scatola delle lacrime (Adelphi) di Han Kang, il consiglio di lettura del critico Roberto Galaverni, è una splendida favola sul dolore. Una lettura che riflette con semplicità e acutezza sul senso profondo del piangere.
Parliamo di Disclosure Day di Spielberg.E poi il meglio e il peggio della stagione! Stanze di Cinema è la trasmissione di Ciao Como Radio dedicata a cinema, cultura e spettacoli. A cura di Marco Albanese, Carlo Cairoli e Daniele Valsecchi.Vi ricordiamo infine il libro di Stanze di Cinema "Oltre il Novecento: 25 anni di cinema in 100 film" disponibile qui: https://www.amazon.it/Oltre-Novecento-anni-cinema-film/dp/B0GW8F477J/
Alessio e Katia ci portano a fare un viaggio emozionante nel tempo e attraverso l'Oceano, partendo dalle celebrazioni della Festa della Repubblica fino a toccare le storie dei milioni di italiani emigrati all'estero, grazie alle pagine di un grande capolavoro della letteratura italiana contemporanea: Novecento di Alessandro Baricco
In questa puntata finale di stagione parliamo di Monstress, la serie a fumetti creata da Marjorie Liu e dall'illustratrice giapponese Sana Takeda, vincitrice negli anni di innumerevoli premi nell'ambito dei fumetti come gli Eisner Awards.La storia è ambientata in un continente immaginario che rimanda all'Asia degli inizi del Novecento, diviso da una grande muraglia simile a quella cinese e retto da società strutturate su base matriarcale, con eserciti composti prevalentemente da donne. Il mondo di Monstress mescola elementi del folklore orientale e occidentale, suggestioni kaiju (o alla Lovecraft come definito da Tommy) e un'estetica densa di influenze steampunk. Al centro della storia c'è Maika Halfwolf, una ragazza arcanica — mezza lupa — di diciassette anni, ridotta in schiavitù e rinchiusa nelle segrete di una fortezza. Maika porta dentro di sé un segreto oscuro, un Antico Dio che riesce a malapena a controllare, e la sua storia è insieme una ricerca di risposte e una sete di vendetta per chi ha ucciso sua madre.In puntata ne parliamo con Tommy, che ha letto i primi tre volumi della serie e ci racconta le sue impressioni su questo mondo ricchissimo di fazioni e stratificato nel worldbuilding, apprezzando sia la storia che il lato illustrato. Tanto vale ricordare che Amazon MGM ha confermato di star sviluppando una serie animata basata proprio su quest'opera.Discord: https://discord.gg/zPH6EeEgfXCanale Telegram: https://t.me/blablafantasPagina Instagram: https://www.instagram.com/bla.blafantasy
Maurizio De Rosa"Gioconda"Nikos Kokantzisedizioni e/owww.edizionieo.itUn breve romanzo, un piccolo gioiello della letteratura greca del Novecento, che riassume un grande capitolo della Storia – l'avventura degli ebrei di Salonicco durante la Seconda guerra mondiale. Senza le solite immagini raccapriccianti, tutto si gioca nella descrizione eccezionalmente onesta e genuina della felicità del primo amore, e del dolore devastante di una rottura violenta. Gioconda, nonostante o piuttosto proprio in virtù della sua semplicità, incarna con estrema delicatezza e irresistibile potenza l'imperativo di Kavafis: «Ritorna spesso e prendimi / ritorna e prendimi o sensazione amata».Prima della guerra le case di Nikos e Gioconda, nel placido e modesto quartiere di Salonicco in cui vivono, sono separate soltanto da un'area incolta, dove una torma di bambini si ritrova per giocare tutti insieme. Poi arrivano la guerra e l'occupazione nazista, il razionamento e il coprifuoco, e quella che era una simpatia infantile diventa il preludio ai primi, dirompenti sentimenti adolescenziali: attrazione, gelosia, confusione, imbarazzo, amore. Gioconda è una storia vera, quella dell'autore e del suo primo, indimenticato amore. Un primo amore vissuto con ingenuità e freschezza nonostante le difficoltà del periodo, e man mano con una profondità e consapevolezza sempre maggiore, quasi come un atto di resistenza all'orrore e alla prospettiva della deportazione. Un primo amore totalizzante, violentemente interrotto quando Gioconda e la sua famiglia, come tanti altri ebrei della città, vengono messi su quella strada senza ritorno che porta ai campi di concentramento. Con le sue frasi brevi e pudiche, cariche di poesia, quasi un Cantico dei cantici sulla scoperta del desiderio, Gioconda si rivela un libro impossibile da dimenticare, una testimonianza luminosa, un meraviglioso omaggio alla vita.Questa pubblicazione è stata realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e della Fondazione Ellenica per il Libro e la Cultura (HFBC) nell'ambito del programma GreekLit.Nikos Kokantzis (1927-2009) è nato a Salonicco, nel nord della Grecia. Ha studiato medicina all'Università di Salonicco e si è specializzato in psichiatria (e poi in psicoanalisi e psicoterapia) a Londra, dove ha vissuto per molti anni. Gioconda è stato pubblicato per la prima volta nel 1975, diventando immediatamente un classico; ripubblicato nel 2005 dalla casa editrice Patakis, è tradotto in molte lingue con grande successo di critica.Maurizio De RosaNato a Milano nel 1971, si è laureato in Filologia greca presso l'Università di Milano, ha soggiornato lungo in Grecia e si occupa attivamente di letteratura greca moderna sia come saggista sia come traduttore. È il traduttore italiano di alcuni dei maggiori autori greci contemporanei, tra cui Zyranna Zateli, Ioanna Karistiani, Maro Duka e Andreas Stàikos. Collabora con le riviste letterarie "Pulp" e "Poesia". Ha lavorato, insieme al fotografo Giovanni Giovannetti, al volume Voci dell'agorà - Fotostoria della letteratura greca del Novecento, e ha curato la traduzione di due capolavori della prosa greca del ventesimo secolo: L'interrogatorio di Aris Alexandru e Terre insanguinate di Didò Sotirìu. Collabora con il Centro nazionale ellenico del libro (E.KE.BI.) e con il Centro nazionale ellenico della traduzione (E.KE.ME.L.).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Tre articoli in anteprima dalla Domenica del Sole24Ore letti da Stefano Salis Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Elisabetta Frau, Sante Bandirali"l'ordine del mondo"Luigi Malerbauovonero edizioniwww.uovonero.comTesto di Luigi Malerba, Illustrato da Elisabetta Frau. Il testo di un grande autore rinasce in forma di albo illustrato grazie al tratto fresco e divertente di una talentuosa illustratrice, per ricordarci ancora una volta che, forse, un pochino di disordine si può anche sopportare...Marione non riesce proprio a sopportare il disordine del mondo. E come dargli torto, del resto.Ma Marione non è tipo da lasciar correre: di giorno riordina gli scaffali del supermercato dove lavora, le lettere del vocabolario, le idee degli amici...di notte, non ancora soddisfatto, sogna di sistemare per bene gli edifici, le città e persino gli elementi chimici!Qualcuno riuscirà mai a placare la sua furia catalogatrice?Elisabetta Frau, nata e cresciuta a Cagliari, ha maturato esperienze professionali e formative nella penisola (Master di illustrazione Ars in Fabula) e all'estero, ma ha deciso di tornare in Sardegna.Vanta oltre dieci anni di esperienza nell'ambito della direzione creativa e della gestione dei progetti.Ha contribuito alla crescita di una piccola agenzia pubblicitaria che si è evoluta nel reparto di design dell'esperienza di una multinazionale.L'ordine del mondo, nato dal racconto di un maestro della letteratura italiana come Luigi Malerba, è il suo primo albo illustrato.Sante Bandirali è editore di uovonero, traduttore e autore. Come traduttore ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020 con il romanzo Una per i Murphy di Lynda Mullaly Hunt. Sue traduzioni hanno vinto il Premio Andersen, il Premio Letteratura Ragazzi della Cassa di Risparmio di Cento, il Premio Orbil, il Premio Asti d'Appello Junior, il Premio Microeditoria di Qualità, il Premio 12 Apostoli / Mont Blanc e ottenuto altri riconoscimenti.Per uovonero è autore degli albi Il signor Erik (illustrato da Francesca Corso), L'uovo nero (illustrato da Alicia Baladan) e Per mano (illustrato da Gloria Tundo). Luigi Malerba (Pietramogolana 1927 - Roma 2008), pseudonimo di Luigi Bonardi, è stato uno dei maggiori e più tradotti scrittori italiani del secondo Novecento e ha fatto parte della neoavanguardia sperimentalista del Gruppo 63.Oltre alle opere di narrativa, romanzi e racconti, ha scritto testi per il cinema e la televisione e numerosi libri per ragazzi. Laureato in giurisprudenza a Roma, lavora come giornalista e collabora alla scrittura di alcune sceneggiature cinematografiche e televisive. A Parma, negli anni Cinquanta, dirige la rivista cinematografica «Sequenze».Le pietre volanti è uno dei suoi romanzi di maggior successo, per il quale vince il Premio Viareggio e il Premio Feronia nel 1992.Dopo la sua morte, dal 2010 si è cominciato il Premio Luigi Malerba di narrativa e cinema, a sua memoria, dedicato a opere inedite e sceneggiature di giovani con meno di 28 anni. Ha vinto numerosi premi letterari, tra i quali il Prix Médicis per il miglior autore straniero, il Mondello, il Grinzane Cavour e il Viareggio.E' rimasto celebre il suo scontro con Claudio Magris al Premio Strega che gli impedì la conquista del prestigioso alloro.Tra le sue opere ricordiamo: La scoperta dell'alfabeto (Bompiani 1963), Il serpente (Bompiani 1966), Salto mortale (Bompiani 1968), Il protagonista (Bompiani 1973), Le rose imperiali (Bompiani 1974), Il pataffio (Bompiani 1978), Diario di un sognatore (Einaudi 1981), Il pianeta azzurro (Garzanti 1986), Testa d'argento (Mondadori 1988), Il fuoco greco (Mondadori 1991), Le pietre volanti (Rizzoli 1992), Il viaggiatore sedentario (Rizzoli 1993), Storiette e storiette tascabili (Einaudi 1994), Le galline pensierose (Einaudi 1980, Mondadori 1994). Per Mondadori sono usciti i suoi libri più recenti: Le maschere (1995), Che vergogna scrivere (1996), Itaca per sempre (1997), La superficie di Eliane (1999), Il circolo di Granada (Mondadori 2002), Ti saluto filosofia (2004).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Francesco Parisi"Il Simbolismo in Italia"Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma)Fino al 28 giugno 2026www.magnanirocca.itBellezza, mistero, ossessione. Una delle più grandi mostre mai dedicate al Simbolismo italiano.Più di 150 opere — dipinti, sculture, incisioni — rivelano al grande pubblico la stagione più visionaria dell'arte italiana tra Otto e Novecento: un capitolo che si sviluppò in dialogo serrato con una tendenza internazionale che muoveva da varie declinazioni del preraffaellismo e da una cultura francese e mitteleuropea che aveva in Gustave Moreau e Arnold Böcklin alcuni dei suoi principali riferimenti. Eppure la via italiana al Simbolismo seppe elaborare una propria fisionomia, riconoscibile nella convergenza tra istanze spirituali e la costante riflessione sul mito e sul paesaggio capace di tenere insieme tradizione e modernità.La natura come organismo vivente, il mito come esperienza perturbante, la figura femminile come presenza ambivalente, il paesaggio come spazio dell'interiorità, il segno grafico come veicolo dell'invisibile: sono i nuclei tematici delle sette sezioni della mostra, concepite per restituire tutta la complessità e l'ampiezza dell'immaginario simbolista italiano.La mostra Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915, curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi, compie un'operazione critica necessaria: distingue gli artisti che elaborarono consapevolmente un lessico simbolista da quelli che aderirono occasionalmente a mode iconografiche. Ne emerge la ricostruzione filologica di un linguaggio autonomo, sviluppato in dialogo serrato con le ricerche europee ma dotato di caratteri propri.Tra gli artisti in mostra: Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Edward Burne-Jones, Franz von Stuck, Max Klinger, Domenico Morelli, Giulio Aristide Sartorio, Galileo Chini, Luigi Russolo, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Giulio Bargellini, Adolfo De Carolis, Francesco Paolo Michetti, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, Ettore Tito, Carlo Fornara, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Cesare Saccaggi, Libero Andreotti, Ettore Ximenes, Mario De Maria, Mariano Fortuny.Catalogo e apparato scientifico. Il catalogo della mostra, curato da Francesco Parisi e Stefano Roffi, pubblicato da Dario Cimorelli Editore, costituisce un importante strumento critico sul Simbolismo italiano. Saggi di Alessandro Botta, Niccolò D'Agati, Mario Finazzi, Eugenia Querci, Sergio Rebora, Alessandra Tiddia, oltre ai contributi dei curatori.La Fondazione Magnani-Rocca è una delle più importanti istituzioni artistiche d'Italia. La Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma, ospita la collezione d'arte di Luigi Magnani: opere di Tiziano, Dürer, Rubens, Goya, Canova, Monet, Renoir, Cézanne, Burri e la più significativa raccolta di lavori di Giorgio Morandi. Immersa nella campagna parmense, la Villa conserva il fascino della dimora di un grande collezionista, con arredi neoclassici e impero, circondata dal Parco Romantico con piante esotiche, alberi monumentali e i celebri pavoni bianchi e colorati, non a caso emblema del movimento simbolista.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
L'antropologo Andrea Staid racconta il suo libro Abitare illegale in cui descrive diverse esperienze abitative spontanee ai margini delle città occidentali: dai campi rom e sinti alle occupazioni, dagli ecovillaggi ai wagenplatz. I taccuini del coccodrillo della scrittrice taiwanese Qiu Miaojin è un romanzo queer che si svolge nella Taipei di fine anni ottanta. Il Museo del Novecento di Firenze dedica una mostra al lavoro del pittore e scultore tedesco Georg Baselitz, morto lo scorso 30 aprile. La seconda stagione della serie tv statunitense Beef creata da Lee Sung Jin continua a raccontare le tensioni e i conflitti della società contemporanea.CONAndrea Staid, antropologoSilvia Pozzi, docente di lingua e letteratura cinese Clara Pérez Almodóvar, storica dell'arte e divulgatriceValentina Pigmei, giornalista che collabora con InternazionaleAbitare illegale: https://www.youtube.com/watch?v=LLITaG0Jm2wI taccuini del coccodrillo: https://www.youtube.com/watch?v=cfkcJUQTBX4Georg Baselitz: https://www.youtube.com/watch?v=GFQtSSE6ZEI&t=354sBeef: https://www.youtube.com/watch?v=q-GX-2-AKcsSe ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità . Vai su internazionale.it/podcastScrivi a podcast@internazionale.it o manda un vocale a +39 3347063050Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Mario Esposito e Carlo Emilio Zummocuratori della mostra "Lucio Dalla e Roberto Roversi. Automobili. Un disco"MAUTO Museo Nazionale dell'Automobile di TorinoFino al 20 settembre 2026A cinquant'anni dalla pubblicazione, il progetto espositivo invita a riascoltare un album e a ripensare il nostro rapporto con una delle invenzioni che più hanno segnato – e continuano a segnare – la nostra storia.Installation view. Ph. PerottinoIl Museo Nazionale dell'Automobile presenta il progetto espositivo LUCIO DALLA & ROBERTO ROVERSI. AUTOMOBILI. UN DISCO. In esposizione da mercoledì 13 maggio a domenica 20 settembre - nella project room al primo piano - materiali d'archivio, illustrazioni e automobili che accompagnano il visitatore in un percorso in cui le canzoni dell'album prendono forma nello spazio espositivo, intrecciando memoria storica, immaginario collettivo e riflessione contemporanea sul ruolo dell'automobile nella società.“Il Museo Nazionale dell'Automobile rappresenta il contesto ideale per accogliere e amplificare il progetto Lucio Dalla & Roberto Roversi. Automobili. Un disco. Da luogo tradizionalmente deputato alla conservazione e valorizzazione dell'oggetto automobile, il Museo si configura oggi come uno spazio di riflessione culturale più ampio, in linea con una strategia che privilegia approcci trasversali e intersezionali. Portare questa mostra al MAUTO significa spostare lo sguardo - da oggetto tecnico a fenomeno culturale complesso - e interrogare le narrazioni che hanno costruito il mito dell'auto, metterle in discussione e aprire nuove prospettive di lettura che coinvolgono musica, letteratura, arte e società. La mostra si inserisce così pienamente nella nuova visione del Museo: un'istituzione capace di raccontare l'automobile come lente privilegiata per comprendere le trasformazioni del Novecento e le sfide del contemporaneo. Automobili diventa allora un archivio vivo, un racconto aperto, uno strumento critico”. Lorenza Bravetta, Direttore MAUTONel 1976 la casa discografica RCA pubblica Automobili, il concept album di Lucio Dalla e Roberto Roversi dedicato al simbolo per eccellenza della modernità e delle trasformazioni del Novecento. Il cantautore e il poeta, entrambi bolognesi, avevano originariamente composto undici brani destinati alla scena teatrale. La scelta di ridurli a soli sei per la pubblicazione su LP segna, al tempo stesso, il culmine e la rottura della loro collaborazione. Una decisione che rende oggi necessario riscoprire anche le cinque canzoni escluse, fondamentali per comprendere appieno la portata sociale e politica della loro visione del rapporto tra l'uomo e l'automobile.Quando uscì, l'album fu accolto come un'opera anomala, difficile, profondamente politica. Lontano dalle logiche commerciali della discografia dell'epoca, il disco si configurava come un affresco critico della società industriale italiana, in cui l'automobile non era semplice oggetto di desiderio o simbolo di progresso, ma dispositivo culturale, sociale e ideologico. Le recensioni dell'epoca ne sottolineavano la natura spiazzante: un concept album che smontava il mito dell'automobile proprio mentre questo raggiungeva la sua massima espansione. Nelle parole di Roversi e nelle musiche di Dalla, l'automobile è teatro di contraddizioni: promessa di libertà e insieme strumento di alienazione, icona di modernità e al tempo stesso segno di crisi industriale, simbolo di potere e oggetto destinato al declino. A distanza di cinquant'anni, Automobili si rivela un'opera sorprendentemente attuale. In un presente segnato dalla transizione ecologica, dalla ridefinizione dei modelli di mobilità e da un ripensamento radicale del rapporto tra uomo, tecnologia e ambiente, il “futuro incompleto” evocato dal disco appare come una chiave di lettura potente per interpretare il nostro tempo. La mostra nasce dunque come un dispositivo interpretativo: non una celebrazione nostalgica, ma un campo di tensione tra passato e presente. Le canzoni diventano matrici narrative che attivano una pluralità di linguaggi – automobili, materiali d'archivio, immagini, suoni, illustrazioni – per costruire un racconto stratificato, capace di attraversare storia, cultura pop, industria, immaginario e critica sociale.Installation view. Ph. PerottinoIn esposizione materiali originali provenienti dall'archivio di Antonio Bagnoli - nipote di Roberto Roversi - e dedicati all'universo di Automobili e alla collaborazione tra Lucio Dalla e il poeta: programmi di sala e locandine dello spettacolo teatrale Il futuro dell'automobile (1976), taccuini manoscritti di Roberto Roversi con testi e scalette preparatorie, lettere autografe tra Dalla e Roversi, documenti legati alla richiesta dello pseudonimo “Norisso” presso la SIAE, articoli e interviste pubblicate sulla stampa dell'epoca, oltre a testi originali delle canzoni e materiali audiovisivi tratti dal programma televisivo Automobili andato in onda nel 1977. Un corpus eterogeneo che restituisce il clima culturale, artistico e politico in cui nacque uno dei progetti più radicali e visionari della canzone italiana degli anni Settanta. Accanto ai documenti, due vetture - la Alfa Romeo tipo B P3 del 1932 e la Autobianchi Bianchina 4 posti del 1967 - che, accostate, restituiscono la parabola culturale dell'automobile italiana: da simbolo eroico e visionario a presenza diffusa e contraddittoria della modernità contemporanea. La prima rimanda direttamente alla dimensione epica evocata nel brano Nuvolari e, più in generale, al racconto della velocità come mito moderno. È l'automobile delle corse, dell'eroismo individuale, delle Mille Miglia e dei grandi piloti celebrati nel disco: una macchina estrema, simbolo di un'Italia che costruisce il proprio immaginario tecnologico e sportivo attraverso figure leggendarie e imprese collettive. La Bianchina rappresenta invece l'altra faccia del racconto: l'automobile popolare, accessibile, entrata nella vita quotidiana degli italiani durante il boom economico. È la vettura delle famiglie, delle periferie, delle vacanze e della motorizzazione di massa che Dalla e Roversi osservano criticamente in Automobili, tra alienazione urbana, ingorghi, consumi e trasformazioni del paesaggio sociale.Con il patrocinio diMinistero della CulturaRegione PiemonteCittà di TorinoFondazione Lucio DallaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Quando si pensa all'Italia, il caffè è tra le prime cose che vengono in mente. Ma come è arrivato in Italia? Perché gli italiani lo bevono così? E perché, se ordini «un caffè» in un bar italiano, ti arriva sempre e solo un espresso? In questo articolo scoprirai tutta la storia del caffè in Italia — dalle origini africane fino alla moka — e imparerai il vocabolario e le curiosità che ti faranno fare un'ottima figura con gli italiani. Non è italiano! Tutta la verità sul CAFFÈ 1. Le Origini del Caffè: un Viaggio Lunghissimo Oggi il caffè sembra italianissimo — quasi come se fosse nato tra le colline della Toscana o nei vicoli di Napoli. Ma la verità è un'altra: il caffè non è italiano, almeno non all'inizio. Le origini del caffè si trovano probabilmente in Etiopia, in Africa. Esiste una leggenda che racconta di un pastore di nome Kaldi, che un giorno notò qualcosa di strano: le sue capre, dopo aver mangiato alcune bacche rosse di una pianta particolare, non riuscivano più a dormire la notte — erano iperattive, quasi euforiche. Kaldi assaggiò quelle bacche, le portò a dei monaci, e da lì cominciò tutto. Dalla penisola arabica — soprattutto dallo Yemen — il caffè si diffuse rapidamente. Nel mondo arabo nacquero i primi luoghi pubblici dove si beveva caffè, si discuteva di politica, si facevano affari, si raccontavano storie: i precursori dei nostri bar. Il caffè era già un fatto sociale ancora prima di arrivare in Europa. 2. Il Caffè Arriva in Italia Il caffè arrivò in Italia intorno al XVI e XVII secolo, grazie ai commerci tra Venezia e l'Impero Ottomano. Venezia, in quel periodo, era uno dei centri commerciali più importanti d'Europa — la porta tra Oriente e Occidente. Ed è proprio da quella porta che entrò il caffè. Ma all'inizio non tutti erano contenti di questa novità. Alcune persone lo consideravano una bevanda sospetta, straniera, persino pericolosa. C'erano voci che lo definivano «la bevanda del diavolo». Secondo una storia molto popolare, fu Papa Clemente VIII a risolvere la questione: assaggiò il caffè, gli piacque molto, e lo "benedisse" ufficialmente. Da quel momento, nessuno poteva più dire che fosse una bevanda del diavolo — se lo beve il Papa, va bene per tutti. Nel Seicento aprirono le prime botteghe del caffè, che erano molto più di semplici bar: erano luoghi di incontro, di cultura, di discussione. Artisti, scrittori, filosofi, commercianti — tutti si ritrovavano lì per parlare, leggere, discutere. Bere caffè era già, da subito, un atto collettivo e sociale. 3. L'Italia Reinventa il Caffè: Nasce l'Espresso Fin qui, il caffè era semplicemente importato. Ma gli italiani non si accontentano: devono sempre migliorare le cose. Alla fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento, l'Italia fece qualcosa di rivoluzionario: inventò un modo completamente nuovo di preparare il caffè. Grazie all'uso della pressione del vapore, si riuscì a estrarre il caffè in pochi secondi, in modo rapido, concentrato, intenso. Nacque così l'espresso. L'espresso non è solo un tipo di caffè — è quasi una metafora dello stile di vita italiano: breve, intenso, e senza fronzoli. Si beve in piedi al banco, in trenta secondi, si chiacchiera un momento con il barista, e si torna alla vita. Se qualcuno offre un espresso, non bisogna aspettarsi di sedersi e sorseggiarlo per venti minuti come un tè inglese: l'espresso si beve subito, finché è ancora caldo. 4. La Moka: il Caffè Entra nelle Case Italiane Se l'espresso è il re del bar, la moka è la regina di casa. Nel 1933, un uomo di nome Alfonso Bialetti inventò un oggetto destinato a diventare iconico: la moka, quella piccola caffettiera ottagonale in alluminio che probabilmente si è vista mille volte. L'idea era geniale nella sua semplicità: l'acqua nella parte inferiore, il caffè macinato nel filtro nel mezzo, e la pressione del vapore che spinge l'acqua attraverso il caffè, facendolo salire nella parte superiore. Il risultato? Un caffè forte, profumato, fatto comodamente a casa. Con la moka, il rito del caffè entrò nelle cucine italiane. E con esso, entrarono anche tutti i momenti che ci girano intorno: aspettare che il caffè salga, sentire quel gorgoglio caratteristico, gridare in cucina «Il caffè è pronto!» Se l'espresso al bar è la pausa veloce, la moka è il momento lento — il caffè della domenica mattina, quello dopo pranzo in famiglia, quello che fa la nonna. C'è qualcosa di profondamente affettivo nella moka: non è solo uno strumento, è un oggetto carico di ricordi. Il suo nome, tra l'altro, deriva da Mokha, una città dello Yemen famosa per il commercio del caffè — un altro segno del lungo viaggio che il caffè ha fatto prima di arrivare nelle nostre case. 5. Quanti Tipi di Caffè Esistono in Italia? In Italia il caffè non è uno solo. Esistono tantissime varianti, e conoscerle permette di ordinare al bar come un vero italiano. Espresso — il caffè classico: corto, intenso, concentrato. Quando si ordina semplicemente «un caffè» in un bar italiano, arriva sempre questo. Caffè lungo — più acqua rispetto all'espresso, sapore meno concentrato. Adatto a chi preferisce un caffè meno intenso. Caffè ristretto — meno acqua dell'espresso normale, ancora più concentrato e intenso. Non è per tutti — ma chi lo ama non lo cambierebbe con niente. Caffè macchiato — un espresso con una piccola quantità di latte, solo una «macchia». Non è un cappuccino: è un espresso leggermente ammorbidito. Cappuccino — espresso con latte montato a schiuma. È il caffè tipico della colazione italiana. Attenzione: in Italia il cappuccino si beve al mattino, mai dopo pranzo. Ordinarlo nel pomeriggio o dopo cena è considerato una cosa da turisti. Marocchino — espresso con cacao in polvere e schiuma di latte. Una piccola coccola per chi ama la combinazione di caffè e cioccolato. Caffè corretto — espresso con l'aggiunta di un liquore: grappa, sambuca o brandy, a seconda dei gusti. Si dice che il liquore «corregga» il caffè — viene bevuto spesso la mattina da chi ama iniziare la giornata con un tocco in più. Caffè americano — espresso allungato con acqua calda. Più simile al caffè filtrato americano: più lungo e meno intenso rispetto all'espresso classico. Consiglio pratico: per fare colazione come un italiano, ordina un cappuccino e un cornetto. Siediti al banco, bevi veloce, e vai avanti con la giornata. Domande Frequenti Perché in Italia "Un Caffè" Significa Sempre Espresso? Perché l'espresso è diventato il caffè per antonomasia in Italia fin dalla sua invenzione a fine Ottocento. Quando si dice «un caffè» senza specificare altro, il barista capisce automaticamente che si vuole un espresso. Qualsiasi altra variante — lungo, macchiato, americano — va specificata esplicitamente. È Vero che il Cappuccino Non Si Beve dopo Pranzo in Italia? Sì, è una delle regole non scritte più radicate della cultura italiana. Gli italiani ritengono che il latte appesantisca la digestione, quindi il cappuccino — e in generale qualsiasi caffè con latte abbondante — si beve al mattino, a colazione. Dopo pranzo o cena si beve sempre e solo l'espresso. Ordinare un cappuccino nel pomeriggio non è un errore grammaticale, ma è un segnale infallibile che si è stranieri. Qual È la Differenza tra Caffè Macchiato e Cappuccino? La differenza principale sta nella quantità di latte. Il caffè macchiato è un espresso con una piccola «macchia» di latte — pochissimo, giusto per ammorbidire leggermente il sapore. Il cappuccino invece ha una quantità molto maggiore di latte montato a schiuma, che bilancia l'espresso in modo più deciso. In termini di volume, il cappuccino è circa tre volte più grande di un macchiato. Come Mai il Caffè Fu Chiamato "Bevanda del Diavolo"? Quando il caffè arrivò in Europa nel XVI e XVII secolo, era una bevanda completamente sconosciuta e di provenienza orientale. In un'epoca in cui tutto ciò che veniva dall'Oriente o che aveva effetti stimolanti era guardato con sospetto, alcuni ecclesiastici lo considerarono pericoloso e lo associarono al diavolo. Fu Papa Clemente VIII, secondo la tradizione, a eliminare questa diffidenza assaggiandolo personalmente e approvandolo — rendendo di fatto impossibile continuare a condannarlo. La Moka Si Usa Ancora nelle Case Italiane? Sì, moltissimo. Nonostante la diffusione delle macchine per il caffè in capsule, la moka rimane presente nella stragrande maggioranza delle cucine italiane. Ha un valore che va oltre il pratico: è un oggetto carico di significato affettivo e culturale, legato ai ricordi di famiglia, alle domeniche mattina, al caffè della nonna. Nel 2021 la moka Bialetti è stata addirittura inserita nella collezione permanente del MoMA di New York come esempio di design italiano iconico. La storia del caffè è lunga e ricca, così come la sua varietà. Scoprila nell'articolo dedicato a tutti i tipi di caffè. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Quiz sul Caffè nella Cultura Italiana", "description": "Quiz interattivo sul caffè italiano con 10 domande su storia, tradizioni, tipi di caffè e vocabolario per studenti di italiano.", "educationalLevel": "Intermedio B1-B2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Qual era la funzione principale delle prime botteghe del caffè in Italia nel Seicento?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Luogo di incontro culturale e politico" } }, { "@type": "Question", "name": "Secondo la tradizione, fu Papa Clemente VIII a far sì che il caffè fosse accettato in Italia dopo averlo assaggiato.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Vero" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale caratteristica rende l'espresso diverso dagli altri modi di preparare il caffè?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer",...
A volte la scienza viene messa alla prova da errori, illusioni o fraintendimenti. Ma che cosa succede quando non è un errore a prevalere… bensì il rifiuto deliberato dei fatti? Nel Novecento un uomo riuscì a convincere un intero sistema politico a ignorare la genetica moderna e ad affidarsi alla sua ideologia, priva di qualunque fondamento scientifico, con conseguenze devastanti per milioni di persone. Quell'uomo si chiamava Trofim Lysenko e la sua vicenda rappresenta uno dei casi più inquietanti di scienza negata della storia. Ma come è possibile che intere nazioni respingano fatti oggettivi e concreti e preferiscano dare spazio a illusioni e inganni plateali?SCOPRI IL MIO ULTIMO LIBRO: "Il mistero delle origini dell'uomo. Un viaggio nel tempo per comprendere chi siamo e dove stiamo andando". Prenotalo ora: https://amzn.to/3WazGFVUna produzione Think about Science: thinkaboutscience.comCon: Massimo Polidoro e Giulio Niccolò Carlone; Video editing: Elena Mascolo, Fotografia: Claudio Sforza; Musiche: Marco Forni; Logo e animazioni: Zampediverse; Social - Comunicazione: Giacomo Vallarino - Grafiche: Roberta Baria; Distribuzione audio: Enrico Zabeo; Titoli: Jean SevillaÈ ARRIVATO IL MIO NUOVO LIBRO: "Una vita ben spesa. Trovare il senso delle cose con Leonardo, Einstein e Darwin": https://amzn.to/4leRDOR LEGGI UN ESTRATTO: https://bit.ly/4jRHXIN LEGGI la mia graphic novel: "Figli delle stelle" (con Riccardo La Bella, per Feltrinelli Comics): https://amzn.to/47YYN3KLEGGI: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento" (Feltrinelli), il mio ultimo libro: https://amzn.to/3UuEwxSLEGGI: "La meraviglia del tutto" l'ultimo libro di Piero Angela che abbiamo scritto insieme: https://amzn.to/3uBTojAIscriviti alla mia NEWSLETTER: L' "AVVISO AI NAVIGANTI": https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantiAderisci alla pagina PATREON, sostieni i miei progetti e accedi a tanti contenuti esclusivi: /massimopolidoroScopri i miei Corsi online: "L'arte di Ragionare", "Psicologia dell'insolito", "L'arte di parlare in pubblico" e "l'Arte del Mentalismo": https://www.massimopolidorostudio.comPER APPROFONDIRELe musiche sono di Marco Forni e si possono ascoltare qui: https://hyperfollow.com/marcoforniLEGGI i miei libri: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento": https://amzn.to/3UuEwxS"La meraviglia del tutto" con Piero Angela: https://amzn.to/3uBTojA"La scienza dell'incredibile. Come si formano credenze e convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai": https://amzn.to/3Z9GG4W"Geniale. 13 lezioni che ho ricevuto da un mago leggendario sull'arte di vivere e pensare": https://amzn.to/3qTQmCC"Il mondo sottosopra": https://amzn.to/2WTrG0Z"Pensa come uno scienziato": https://amzn.to/3mT3gOiL' "Atlante dei luoghi misteriosi dell'antichità": https://amzn.to/2JvmQ33"La libreria dei misteri": https://amzn.to/3bHBU7E"Grandi misteri della storia": https://amzn.to/2U5hcHe"Leonardo. Genio ribelle": https://amzn.to/3lmDthJE qui l'elenco completo dei miei libri disponibili: https://amzn.to/44feDp4Non perdere i prossimi video, iscriviti al mio canale: https://goo.gl/Xkzh8ARESTIAMO IN CONTATTO:Ricevi l'Avviso ai Naviganti, la mia newsletter settimanale: https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantie partecipa alle scelte della mia communitySeguimi:Patreon: massimopolidoroCorsi: massimopolidorostudio.comInstagram: @massimopolidoroPagina FB: Official.Massimo.Polidoro X: @massimopolidoro Sito: http://www.massimopolidoro.comQuesta descrizione contiene link affiliati, il che significa che in caso di acquisto di qualcuno dei libri segnalati riceverò una piccola commissione (che a te non costerà nulla): un piccolo contributo per sostenere il canale e la realizzazione di questi video. Grazie per il sostegno!
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Stefano Poggi"Il mito dell'istante"I filosofi davanti al tempo: da Schelling a DerridaAnders Solferinowww.solferinolibri.itLa riflessione sul problema del tempo è uno dei temi fondamentali della tradizione filosofica occidentale.Ma gli ultimi due secoli – l'Ottocento e il Novecento – ne hanno visto una profonda trasformazione. Gli sviluppi dell'indagine scientifica si sono intrecciati con la maturazione di una inedita concezione della soggettività e della coscienza. Sono state riprese e affrontate con nuovi occhi questioni antichissime, in primo luogo quella già posta da sant'Agostino («Cos'è davvero il tempo? Lo so, ma non lo so spiegare »). Ci si è interrogati sui modi in cui il tempo viene vissuto, misurato, narrato, condiviso. È così apparso con sempre maggior chiarezza che il tempo è la realtà dello stesso nostro esistere, che il tempo – come scrive Borges – «è la sostanza di cui sono fatto». Per questo, del tempo, parliamo sempre come di un divenire, di un fluire. Un divenire, un fluire apparso non di rado come una successione di istanti. Istanti in cui fermare il tempo, arrestarlo nell'attimo «così bello» del Faust, riuscire in un'impresa che però, di fronte ai nuovi saperi scientifici, appare destinata a ridursi in speranza, a rivelarsi un'illusione. L'istante non esiste. E, se esiste, forse altro non può essere che l'eternità.Partendo da Hegel e Schelling per arrivare a Bergson, Russell, Heidegger e senza dimenticare i grandi «narratori del tempo» come Proust e Joyce, Stefano Poggi racconta gli episodi di una storia che non ci è presente in tutta la sua decisiva importanza perché è spesso sotterranea, ma che ha inciso nel profondo sulla nostra stessa identità di uomini moderni.Stefano Poggi ha insegnato Storia della filosofia all'Università di Firenze, è stato presidente della Società Filosofica Italiana e ha diretto «Intersezioni. Rivista di storia delle idee». Tra i suoi numerosi libri ricordiamo: La logica, la mistica, il nulla (2006), La vera storia della Regina di Biancaneve (2007), I viaggi dei filosofi (2010), L'io dei filosofi e l'io dei narratori (2011), L'anima e il cristallo (2014), Il colore e l'ombra (2019), Individuo e destino (2025).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Ha progettato giardini per gli stabilimenti Olivetti e la famiglia Zegna; ha ideato il parco Pinocchio a Collodi; ha collaborato con studi d'architettura prestigiosi come BBPR. Pietro Porcinai, nato a Settignano nel 1910, è stato il più rappresentativo paesaggista italiano del XX secolo: a lui si deve la nascita della cultura moderna del paesaggio in Italia. La sua opera ha ridefinito il rapporto tra progetto e natura, superando l'idea di giardino come forma autonoma per restituirgli una funzione ambientale, sociale ed estetica. Porcinai ha lasciato una eredità fondamentale nel pensiero del paesaggio contemporaneo, fonte oggi di ispirazione per architetti e progettisti in Italia e in Europa.
Ha progettato giardini per gli stabilimenti Olivetti e la famiglia Zegna; ha ideato il parco Pinocchio a Collodi; ha collaborato con studi d'architettura prestigiosi come BBPR. Pietro Porcinai, nato a Settignano nel 1910, è stato il più rappresentativo paesaggista italiano del XX secolo: a lui si deve la nascita della cultura moderna del paesaggio in Italia. La sua opera ha ridefinito il rapporto tra progetto e natura, superando l'idea di giardino come forma autonoma per restituirgli una funzione ambientale, sociale ed estetica. Porcinai ha lasciato una eredità fondamentale nel pensiero del paesaggio contemporaneo, fonte oggi di ispirazione per architetti e progettisti in Italia e in Europa.
Prova Shopify ad 1 € - Vai su shopify.it L'amore per la propria terra, la forte identità nazionale, la volontà di lottare per la libertà e contro gli oppressori, la dedizione anche nelle missioni impossibili. Witold Pilecki rappresenta nella storia del Novecento un fulgido esempio di dedizione: ufficiale polacco della riserva, accetta nel settembre 1940 di farsi arrestare per raccogliere informazioni sul campo di Auschwitz. Il suo rapporto dall'inferno è minuzioso, dettagliato, così sconvolgente da non essere creduto dagli Alleati. Evaso dalla prigionia, Pilecki lotta ancora: prima a Varsavia contro i tedeschi, poi contro i sovietici che hanno ricreato la Polonia come satellite ubbidiente. Sino all'estremo sacrificio personale, alla damnatio memoriae durante il regime e alla riscoperta negli anni '90.
Bertrand Russell è un simbolo del pensiero libero e progressista del Novecento. È stato uno dei più grandi logici e filosofi del secolo, e ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1950. Ha fondato una scuola alternativa per i bambini, e divulgato in maniera inimitabile la scienza e la filosofia. Ha combattuto contro la religione e la superstizione, e a favore dell'amore libero e dei matrimoni aperti. Un grande pensatore “immorale” del Novecento per affrontare le questioni più spinose del nostro tempo. È stato incarcerato due volte per pacifismo: la seconda, a novant'anni! Ha istituito un tribunale contro i crimini di guerra degli Stati Uniti in Vietnam. E a novantott'anni, due giorni prima di morire, ha lanciato un ultimo appello contro i crimini di guerra di Israele in Palestina. È considerato un “cattivo maestro” da tutti i farisei, di ieri e di oggi.*********************************Piergiorgio Odifreddi"Cattivo maestro"Bertrand Russell: logico, ateo, libertino, pacifistaRaffaello Cortina Editorewww.raffaellocortina.it
Il cantautore ferrarese Vasco Brondi ci parla del suo ultimo libro Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d'arte. Yellow letters è un film del regista tedesco di origine turca İlker Çatak che ha vinto l'Orso d'oro all'ultima Berlinale. Il Palazzo delle esposizioni di Roma dedica una grande retrospettiva a Mario Schifano, uno dei più importanti artisti italiani della seconda metà del Novecento. Una chiesa queer di San Francisco durante l'epidemia di Aids è al centro del podcast When we all get to heaven.CONVasco Brondi, musicistaMaria Sole Colombo, critica e curatrice cinematograficaDaniela Lancioni, storica dell'arte e curatriceJonathan Zenti, podcaster che collabora con InternazionaleVasco Brondi, Una cosa spirituale: https://www.youtube.com/watch?v=AWVUp12XPpUIl giornalista e l'assassino: www.youtube.com/watch?v=viWbbODmfDw&t=99sYellow letters: https://www.youtube.com/watch?v=H7xL5HJqnQ4Mario Schifano: https://www.youtube.com/watch?v=hmc_GO0ztU0When we all get to heaven: https://www.heavenpodcast.org/Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Piergiorgio Odifreddi"Cattivo maestro"Bertrand Russell: logico, ateo, libertino, pacifistaRaffaello Cortina Editorewww.raffaellocortina.itBertrand Russell è un simbolo del pensiero libero e progressista del Novecento. È stato uno dei più grandi logici e filosofi del secolo, e ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1950. Ha fondato una scuola alternativa per i bambini, e divulgato in maniera inimitabile la scienza e la filosofia. Ha combattuto contro la religione e la superstizione, e a favore dell'amore libero e dei matrimoni aperti. Un grande pensatore “immorale” del Novecento per affrontare le questioni più spinose del nostro tempo. È stato incarcerato due volte per pacifismo: la seconda, a novant'anni! Ha istituito un tribunale contro i crimini di guerra degli Stati Uniti in Vietnam. E a novantott'anni, due giorni prima di morire, ha lanciato un ultimo appello contro i crimini di guerra di Israele in Palestina. È considerato un “cattivo maestro” da tutti i farisei, di ieri e di oggi. Piergiorgio Odifreddi ha studiato matematica in Italia e negli Stati Uniti, e ha insegnato Logica matematica presso l'Università di Torino e la Cornell University di New York. Nel 2011 ha vinto il premio Galileo per la divulgazione scientifica. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Il computer di Dio (2000), La repubblica dei numeri (2002), Pillole matematiche (2022), A piccole dosi (2023), C'è del marcio in occidente (2024) e Incontri ravvicinati tra le due culture (2025).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Quando si studia l'italiano, si impara una lingua ricca di storia. Ma c'è un capitolo meno conosciuto: quello degli anni Venti e Trenta del Novecento, quando Benito Mussolini e il regime fascista decisero di intervenire direttamente sulla lingua italiana, modificandola, purificandola e usandola come strumento di potere. La lingua non è mai neutrale: chi controlla le parole, controlla il pensiero. Il fascismo lo capì benissimo. La «Battaglia» per la Purezza Linguistica Negli anni Trenta, il regime lanciò una vera e propria campagna contro le parole straniere, chiamata bonifica linguistica. L'obiettivo era eliminare i forestierismi — cioè le parole di origine straniera — e sostituirli con termini italiani. Nel 1940 fu vietato per legge l'uso di parole straniere nei luoghi pubblici, nelle insegne dei negozi e sui giornali. Per esempio, la parola bar doveva diventare mescita, e restaurant doveva essere sostituito con ristoro. Come recitava la retorica fascista dell'epoca: «La lingua è l'anima della nazione. Chi non parla italiano non è italiano.» Parole Proibite e i Loro Sostituti Fascisti Ecco alcune delle sostituzioni imposte dal regime, con le parole straniere originali e i nuovi termini italiani obbligatori: Parola italiana (imposta)Significato / Notecalciofootball (già italiano, ma imposto ufficialmente) — sostituisce: footballautistadriver / chauffeur — sostituisce: chauffeurportieregoalkeeper / doorman — sostituisce: goal-keepermescita / caffèbar / café — sostituisce: bar, caféristororestaurant — sostituisce: restaurantpellicolafilm / movie — sostituisce: filmpalcoscenicostage — sostituisce: stagegolgoal (poi accettato così com'è) Come si può notare, alcune di queste parole — come calcio e portiere — sono rimaste nella lingua italiana fino ad oggi, mentre altre, come ristoro al posto di restaurant, sono cadute in disuso. Se vuoi approfondire il tema delle parole straniere nell'italiano, trovi un articolo dedicato sul nostro sito. Il «Voi» Contro il «Lei»: Una Battaglia Grammaticale Nel 1938, il regime dichiarò che il Lei era un pronome «servile», di origine spagnola, indegno di un italiano fiero e virile. Al suo posto impose il Voi come forma di rispetto, considerato più «romano» e «fascista». Si trattava di una vera e propria riforma grammaticale con motivazioni politiche: la scelta del pronome diventava un atto di obbedienza o di resistenza al regime. Oggi, il Lei è pienamente tornato come pronome di cortesia nella lingua italiana standard. Il Voi, però, sopravvive ancora in alcune zone del Sud Italia — Campania, Calabria, Sicilia — come retaggio storico e culturale di quel periodo. Perché il Regime Preferiva il Voi? Il Voi veniva presentato come un pronome autenticamente italiano, con radici nella tradizione romana e rinascimentale. Il fascismo sosteneva che il Lei, invece, fosse stato introdotto dagli spagnoli durante la dominazione della penisola, e che quindi rappresentasse una forma di sudditanza culturale straniera. In realtà, gli storici della lingua mostrano che il Lei aveva già una lunga tradizione italiana autonoma, ma la propaganda non aveva bisogno di precisione storica: aveva bisogno di simboli. Il Dialetto: Nemico della Nazione? Prima dell'unificazione d'Italia nel 1861, ogni regione aveva la propria lingua: veneziano, napoletano, siciliano, piemontese… Molti italiani, ancora negli anni Venti del Novecento, parlavano il dialetto come prima lingua e l'italiano come una lingua da imparare. Il fascismo vide i dialetti come un ostacolo all'unità nazionale. L'obiettivo era costruire un'Italia unita, forte, con una sola lingua. I dialetti vennero scoraggiati nelle scuole e nella vita pubblica. Si voleva un italiano standard, chiaro, uniforme — uno strumento di coesione ideologica oltre che comunicativa. Il regime, però, non riuscì mai a eliminare i dialetti: erano troppo radicati nella vita quotidiana. E molti gerarchi fascisti, in privato, continuavano a parlare in dialetto. Vuoi scoprire di più sui dialetti italiani e sulla loro storia? Trovi un articolo completo sul nostro sito. La Lingua della Propaganda Oltre a vietare parole straniere, il fascismo creò un suo lessico specifico: un vocabolario carico di retorica, di grandiosità, di richiami all'Impero romano. La lingua doveva trasmettere forza, gloria, obbedienza. Ogni parola era scelta con cura per evocare sentimenti di potenza e appartenenza nazionale. Parole Chiave del Vocabolario Fascista Parola italianaSignificato / NoteDucedal latino dux = capo, condottiero. Titolo di MussoliniCameratacompagno/a fascista. Dal latino camera = stanzaSquadrismoviolenza organizzata delle «squadre» fascistePatriala nazione, usata ossessivamente in senso sacroBalillaorganizzazione giovanile fascista (bambini 8–14 anni)Fasciosimbolo romano (il fascio littorio) adottato dal regime I Discorsi di Mussolini: Retorica al Servizio del Potere I discorsi di Mussolini erano studiati con precisione per colpire emotivamente. Adottavano uno stile oratorio che si rifaceva alla retorica latina classica, ma adattato ai nuovi mezzi di comunicazione: la radio e le grandi piazze. Frasi brevi, ritmo martellante, ripetizioni ossessive — una tecnica pensata per non far pensare, ma per far sentire. La lingua fascista era costruita per generare emozioni collettive: entusiasmo, paura, orgoglio, odio. Chi volesse approfondire come il linguaggio giornalistico e politico funziona in italiano può trovare ulteriori risorse nel nostro sito. Cosa È Rimasto Oggi? La maggior parte delle innovazioni imposte dal regime è scomparsa con esso. L'italiano moderno ha reintegrato i prestiti stranieri e ha adottato migliaia di anglicismi nel corso del Novecento — esattamente il contrario di ciò che il fascismo aveva cercato di fare. Parole come film, bar, sport sono oggi pienamente accettate nell'italiano contemporaneo. Alcune tracce rimangono però nella lingua di oggi: → Calcio e portiere (nel senso calcistico) sono parole nate o consolidate in quel periodo e sono rimaste.→ Il Voi di cortesia sopravvive nel dialetto di alcune regioni meridionali.→ Molte parole del vocabolario fascista sono entrate nel lessico storico e nei libri di testo. Rimane però, soprattutto, una consapevolezza: la lingua può essere usata come strumento politico. Studiare queste vicende aiuta a leggere la lingua con occhi più critici — e a capire perché certe scelte linguistiche non sono mai puramente «grammaticali». Se ti interessa approfondire la storia della lingua italiana, leggi anche il nostro articolo sull'origine e storia dell'italiano. Domande Frequenti (FAQ) Il fascismo riuscì davvero a cambiare la lingua italiana? In parte sì. Alcune sostituzioni lessicali imposte dal regime — come calcio per football — sono sopravvissute nella lingua moderna. Tuttavia, la maggior parte delle riforme linguistiche fasciste fallì nel lungo periodo: i parlanti tornarono ai termini originali non appena il regime cadde, e l'italiano del dopoguerra riprese ad assorbire liberamente parole straniere. Il «Lei» è davvero di origine spagnola? La tesi dell'origine spagnola del Lei era una semplificazione propagandistica. Gli storici della lingua dimostrano che il Lei aveva già radici solide nella tradizione italiana rinascimentale, indipendentemente dall'influenza iberica. L'affermazione del regime era un pretesto ideologico, non una verità linguistica. Per saperne di più sul pronome di cortesia in italiano, leggi il nostro articolo dedicato. Cosa significa «bonifica linguistica»? La bonifica linguistica era la campagna ufficiale del regime fascista per «purificare» la lingua italiana eliminando i forestierismi, cioè le parole di origine straniera. Il termine richiama volutamente la bonifica agraria — il prosciugamento delle paludi — per evocare l'idea di «ripulire» la lingua da elementi considerati «inquinanti». Era, in sostanza, un nazionalismo applicato al vocabolario. Perché i dialetti non furono eliminati nonostante le pressioni del regime? I dialetti italiani erano troppo radicati nella vita quotidiana delle comunità locali per essere eliminati con semplici decreti. La scuola e la radio diffondevano l'italiano standard, ma in casa, al mercato, tra amici, le persone continuavano a parlare in dialetto. Persino i dirigenti fascisti, in privato, usavano spesso il dialetto della propria regione. Questo dimostra quanto la lingua sia un fenomeno sociale e identitario che sfugge al controllo puramente politico. Se vuoi saperne di più sulla storia dell'Italia e su quando è nato l'italiano, non dimenticare di dare un'occhiata all'articolo dedicato. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test sul Fascismo e la Lingua Italiana", "description": "Quiz interattivo sulle trasformazioni della lingua italiana durante il regime fascista: bonifica linguistica, pronomi di cortesia, dialetti e lessico del regime.", "educationalLevel": "Intermedio B1-B2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Come si chiamava la campagna fascista contro le parole straniere?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Bonifica linguistica" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale parola italiana fu coniata da Gabriele D'Annunzio nel 1925 per sostituire 'sandwich'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Tramezzino" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale di queste parole NON è rimasta nell'uso comune dopo il fascismo?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Vigoria" } }, { "@type": "Question", "name": "Durante il regime fascista, quale pronome di cortesia fu imposto al posto del 'Lei'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Voi" } }, { "@type": "Question", "name": "Il pronome 'Voi' come forma di cortesia esiste ancora oggi in alcune regioni italiane.",...
Rita Svandrlik"Scrivere per esistere"Vita e opere di Ingeborg BachmannCarocci Editorewww.carocci.itFornendo un nuovo sguardo d'insieme, completo e aggiornato, sulla vita e sulle opere della scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann (1926-1973), il volume invita alla lettura dei suoi testi, molti dei quali composti durante i vari periodi di soggiorno in Italia, a Ischia, a Napoli e soprattutto a Roma. Ampiamente tradotta in italiano, oggi Bachmann sta riscuotendo l'attenzione di nuove generazioni, dopo l'appassionata ricezione degli anni Ottanta e Novanta da parte della cultura femminista. Intellettuale cosmopolita ed europea, viene considerata ormai un'autrice classica del Novecento, con una produzione che dalle prime raccolte liriche di grande risonanza arriva, attraverso radiodrammi, saggi e due libretti d'opera, alla straordinaria prosa narrativa. Anche i momenti di crisi personale non le hanno impedito di dedicarsi completamente alla scrittura, accettando la sfida rappresentata dal linguaggio corrotto delle opinioni e delle frasi fatte, per allargare l'orizzonte del dicibile e del possibile: chi scrive può infatti «rappresentare l'epoca sua e presentare qualcosa per cui il tempo non è ancora venuto». Memoria del passato e meticolosa analisi dei meccanismi del potere creano nei suoi testi «un regno aperto al futuro di cui non conosciamo i confini».Rita SvandrlikHa insegnato Letteratura tedesca all'Università di Firenze. Si è occupata di costruzioni mitiche del femminile, di letteratura austriaca (Grillparzer, Stifter, Musil) e di varie autrici, tra cui Jelinek, Wolf, Haushofer. Con Carocci editore ha pubblicato, tra l'altro, la monografia Ingeborg Bachmann: i sentieri della scrittura. Poesie, prose, radiodrammi (1^ rist. 2024); ha curato il volume Das dreißigste Jahr (2020) dell'Edizione di Salisburgo delle “Opere e Lettere” di Bachmann.Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller, è stata una poetessa, scrittrice e giornalista austriaca.È grazie alla poesia che Bachmann inizia a scrivere. Alla parola Bachmann chiede di essere “libera, chiara, bella”, alla parola si affida per essere salvata. Per la scrittrice la poesia, come del resto la letteratura, deve perseguire il vero, usare il linguaggio in modo responsabileDi Ingeborg Bachmann (1926-1973) Adelphi ha pubblicato Malina (1973), Tre sentieri per il lago (1980), II trentesimo anno (1985), Il caso Franza - Requiem per Fanny Goldmann (1988), Il buon Dio di Manhattan - Un negozio di sogni - Le cicale (1991), Il dicibile e l'indicibile (1998) e Il libro Franza (2009). Diario di guerra è apparso postumo in Germania nel 2010 e viene pubblicato da Adelphi nel 2011.Ingeborg Bachmann muore nel 1973, nel reparto grandi ustionati dell'ospedale romano Sant'Eugenio, dopo ventidue giorni di agonia. Le circostanze della sua morte rimangono a tutt'oggi misteriose, impenetrabili.«Se siamo veri, lo siamo di notte, appena stiamo completamente soli.» - Non conosco mondo migliore, Ingeborg BachmannDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Alberto Bertoni"L'Alzheimer, i cavalli, la poesia"Un memoirMarietti1820www.mariettieditore.itC'è tutta la poesia di Alberto Bertoni nella sua prosa delicata, dolorosa e ironica che racconta la malattia del padre Gilberto. L'Alzheimer, che cancella i ricordi dell'essere umano che abita, crea uno spazio di accoglienza per quelli di chi al malato sta accanto. E di ricordo in ricordo scorrono, sulla lunga durata della passione precoce dell'autore per la poesia, le corse dei cavalli e l'Inter, la vita famigliare e gli anni della formazione, i percorsi della parola e delle lingue, i maestri di letteratura e quelli di vita – o di entrambe. Episodi di storie particolari che si intrecciano ai grandi movimenti e mutamenti culturali di una generazione divisa tra quotidianità e sconvolgimenti. Attraverso Modena, «stanza di vita quotidiana», la Bologna degli studi e delle bombe e un Oltreoceano già oltre la soglia della rivoluzione tecnologica, il memoir di Bertoni è una continua danza sul filo dell'immanenza.Alberto Bertoni (Modena, 1955) è saggista e poeta. Ha insegnato Letteratura italiana contemporanea all'Università di Bologna. Tra le sue numerose pubblicazioni si ricordano, per la saggistica, Poesia italiana dal Novecento a oggi (Marietti1820, 2019), Una questione finale. Poesia e pensiero da Auschwitz (Book Editore, 2020), Voci del grande stile. Prose e poesie fra due secoli (Il Mulino, 2023). Il tema dell'Alzheimer è stato già affrontato nell'opera poetica Ricordi di Alzheimer (in quattro edizioni per Book: 2008, 2012, 2016 e 2024), nel 2018 molte delle sue raccolte sono confluite nel volume Poesie 1980-2014 (Aragno). Il suo libro più recente è Semplici abbandoni (Einaudi, 2025).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
La prima parte della trasmissione è dedicata all'attualità. Inizieremo con una discussione sul rapporto annuale di Amnesty International, che critica duramente i leader di Israele, Russia e Stati Uniti, ritenendoli responsabili dell'erosione dei diritti umani a livello globale. L'argomento successivo riguarda la situazione energetica della Cina alla luce della crisi energetica mondiale causata dalla guerra in Iran. Sembra che la Cina si trovi in una posizione molto più favorevole rispetto ad altri Paesi. La nostra rubrica scientifica è dedicata a uno studio secondo cui l'uso dell'intelligenza artificiale per compiti cognitivi di base può ridurre le capacità intellettuali di una persona in soli 10 minuti. E per concludere la prima parte della trasmissione, parleremo di come un'ondata di immagini e meme generati dall'IA che raffigurano Donald Trump come un'icona culturale, sia diventata un tratto distintivo della sua presenza online e della sua strategia politica. La seconda parte di questa puntata è dedicata alla lingua e alla cultura italiana. L'argomento grammaticale di oggi è The indefinite adjectives: nessuno and tutto Ne troverete diversi esempi nel dialogo dedicato alla notizia dell'acquisto, da parte del Comune di Riccione, in Emilia-Romagna, di quella che fu la residenza estiva del dittatore italiano Benito Mussolini. Una decisione che ha acceso un ampio dibattito tra memoria storica, uso pubblico degli spazi e valore simbolico dei luoghi. Nel finale ci soffermeremo sull'espressione idiomatica di oggi: Fare di tutta l'erba un fascio. La ritroverete nel dialogo dedicato alla mostra allestita al Palazzo del Governatore di Parma per il cinquantesimo anniversario dell'uscita di Novecento, l'epico film del regista italiano Bernardo Bertolucci, spesso considerato uno dei grandi kolossal del cinema europeo. - Amnesty International condanna i leader di Stati Uniti, Israele e Russia - La crisi petrolifera globale mette alla prova la politica energetica verde a lungo termine della Cina - Affidarsi all'IA può portare a un declino cognitivo - I meme che ritraggono Trump nei panni di Gesù o del Papa segnano l'inizio di una nuova era nella politica? - Riccione e la sfida della memoria: il caso Villa Mussolini - Parma celebra con una mostra i 50 anni di Novecento di Bertolucci
Elisa Giunchi"Pakistan: una storia politica e religiosa"Carocci Editorewww.carocci.itSituato nel cuore dell'Asia, in un'area di grande rilevanza geostrategica, il Pakistan è uno dei paesi musulmani più popolosi al mondo e l'unico a essere dotato di armi nucleari. Stretto alleato della Cina e in perenne dissidio con l'India, è al centro di una complessa rete di interessi che coinvolgono anche altri paesi dentro e fuori la regione. La sua storia resta però poco conosciuta in Italia. Il volume, che si avvale delle più recenti acquisizioni della ricerca, ripercorre gli avvenimenti che hanno visto protagonista il Pakistan dal momento in cui fu immaginato, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, fino ai giorni nostri. Ci si sofferma in particolare sui fattori che hanno contribuito a trasformare quello che era stato concepito come un laboratorio che coniugasse fede e progresso in uno Stato dominato dall'antagonismo con l'India e attraversato da profonde tensioni etniche e religiose. Il libro evidenza il ruolo che l'islam ha avuto nella costruzione dello Stato e, successivamente, come strumento politico in funzione di dinamiche interne e regionali.Elisa GiunchiÈ professoressa ordinaria all'Università degli Studi di Milano, dove insegna Storia e geopolitica del Medio Oriente. Tra i suoi libri, Il pashtun armato: la diffusione di armi in Afghanistan e il declino dell'impero britannico (1880-1914) (Mondadori, 2021).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
A cento anni dalla nascita, Richard Yates è oggi considerato uno degli scrittori più acuti e spietatamente onesti della narrativa americana del secondo Novecento. Nei suoi romanzi e racconti ha indagato con grande lucidità le incrinature del sogno americano, raccontando la vita della classe media con uno sguardo rigoroso e privo di consolazioni. Il suo libro più celebre, Revolutionary Road, è diventato nel tempo un classico proprio per la sua capacità di osservare la normalità e rivelarne il lato più fragile, fatto di silenzi, frustrazioni e desideri irrealizzati.Nato nel 1926 in un sobborgo di New York, Yates crebbe in una famiglia segnata dal divorzio dei genitori e come molti della sua generazione visse la guerra, combattendo prima in Francia e poi nella Germania occupata. Trascorse il resto della sua esistenza tra la scrittura e le proprie fragilità personali, segnate da alcolismo e depressione. Il suo talento, naturale ma affinato da un lavoro costante, gli permise di trasformare esperienze private e apparentemente ordinarie in grande letteratura. Eppure, nonostante la qualità dei suoi romanzi e dei suoi racconti, è stato a lungo incompreso dal pubblico e dalla critica. Solo dopo la sua morte la sua opera è stata riscoperta e rivalutata. Riccardo Michelucci ne ha parlato con il critico letterario e americanista Luca Briasco e con la traduttrice italiana di Yates, Andreina Lombardi Bom.
A cento anni dalla nascita, Richard Yates è oggi considerato uno degli scrittori più acuti e spietatamente onesti della narrativa americana del secondo Novecento. Nei suoi romanzi e racconti ha indagato con grande lucidità le incrinature del sogno americano, raccontando la vita della classe media con uno sguardo rigoroso e privo di consolazioni. Il suo libro più celebre, Revolutionary Road, è diventato nel tempo un classico proprio per la sua capacità di osservare la normalità e rivelarne il lato più fragile, fatto di silenzi, frustrazioni e desideri irrealizzati.Nato nel 1926 in un sobborgo di New York, Yates crebbe in una famiglia segnata dal divorzio dei genitori e come molti della sua generazione visse la guerra, combattendo prima in Francia e poi nella Germania occupata. Trascorse il resto della sua esistenza tra la scrittura e le proprie fragilità personali, segnate da alcolismo e depressione. Il suo talento, naturale ma affinato da un lavoro costante, gli permise di trasformare esperienze private e apparentemente ordinarie in grande letteratura. Eppure, nonostante la qualità dei suoi romanzi e dei suoi racconti, è stato a lungo incompreso dal pubblico e dalla critica. Solo dopo la sua morte la sua opera è stata riscoperta e rivalutata. Riccardo Michelucci ne ha parlato con il critico letterario e americanista Luca Briasco e con la traduttrice italiana di Yates, Andreina Lombardi Bom.
Sara Belancini"Ellis"Edizioni Lapiswww.edizionilapis.itPer quante miglia si può viaggiare per inseguire un sogno?Quanta vita si può chiudere in una valigia?Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, milioni di persone attraversano l'oceano lasciandosi alle spalle tutto ciò che conoscono. Ad accoglierle c'è un'isola: Ellis Island.E questa volta è lei a raccontare.Con voce solenne, dolce e a tratti amara, Ellis ricorda ciò che ha visto: volti stanchi e pieni di speranza, lingue che si intrecciano, bambini smarriti, attese sospese. Racconta i sogni trattenuti, le visite mediche, le separazioni, le possibilità che si aprono — o si spezzano — oltre una porta.Il testo di Sara Belancini, lirico e potente, restituisce tutta la complessità di un'esperienza collettiva trasformandola in racconto intimo. Le illustrazioni di Aneta Lukianska, dense ed evocative, danno forma a una moltitudine di storie: volti, gesti, attese che restano impressi e accompagnano la lettura.Pagina dopo pagina prende forma un racconto corale e intimo allo stesso tempo, in cui la grande Storia si intreccia alle storie di milioni di vite. La memoria si fa voce, e la voce si fa esperienza viva, capace di parlare a lettrici e lettori di ogni età.Ellis Island non è solo un luogo: è uno sguardo che ha incrociato speranza, paura, forza di ricominciare.Non è una storia del passato: è qualcosa che ancora oggi ci riguarda.E ci chiede di non voltare lo sguardo.Età di lettura dai 5 anniSara BelanciniSi definisce un'amante delle parole a tutto tondo. Da anni lavora dietro le quinte come editor, correttrice di bozze e grafica editoriale. Il suo ultimo albo, Il signor Salvatempo, è pubblicato da Il Gatto Verde Edizioni.Aneta LukianskaPluripremiata artista di origine polacca, vive nel Regno Unito. Prima di conseguire un Master in Illustrazione alla Falmouth University, ha lavorato come medico nell'ambito della salute mentale. Le sue opere, frutto dell'incontro tra tecniche digitali e analogiche, le hanno valso un posto tra i vincitori della Mostra Illustratori della Bologna Children's Book Fair.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Renato Pettoello"Il giovane Goethe"Ernst CassirerMorcelliana Editricewww.morcelliana.netIn fuga dalla Germania nazista, Ernst Cassirer trova riparo in Svezia e lì, all'Università di Göteborg, tra il 1940 e il 1941, realizza il sogno di tenere un corso su Goethe. Nelle lezioni qui proposte, rinuncia allo sguardo del filosofo e del filologo, per condurre chi ascolta alla scoperta di Goethe uomo e artista, con luci e ombre, lasciando parlare il più possibile le sue opere: Götz von Berlichingen, I dolori del giovane Werther e la prima stesura del Faust, le poesie, gli scritti autobiografici e scientifici, le lettere e i diari. Ripercorrendo l'evoluzione della personalità di Goethe fino ai ventisei anni, le sue esperienze di vita e il modo in cui queste hanno trovato espressione in letteratura, Cassirer svela il legame profondo che sente con un genio la cui grandezza non è sminuita dal suo essere, prima di tutto, uomo. Così, di fronte alle nubi che si addensano sul futuro, grazie a Goethe egli sente lontani «il peso e la cupa oppressione dell'esistenza» e si rischiara «il buio in noi e attorno a noi».Ernst Cassirer (1874-1945) è stato uno dei maggiori filosofi del Novecento. Tra le sue opere nel catalogo Morcelliana ricordiamo: Goethe e il mondo storico. Tre saggi (2025 2ed.); Descartes. Dottrina, personalità, impatto (2024); Natura e filosofia in Descartes, Leibniz e Spinoza. Lezioni e conferenze 1933-1937 (2023); Il concetto di sostanza e il concetto di funzione (2018).Renato Pettoello, ordinario di Storia della filosofia all'Università di Milano, per Scholé ha pubblicato (con N. Moro) Dizionarietto di tedesco per filosofi (20182) e curato l'edizione di I. Kant, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che possa presentarsi come scienza (2018). Presso Morcelliana ha curato la traduzione di Kant spiegato a Napoleone (2019) di Ch. de Villers e di opere di Cassirer, Simmel, Kroner e Gilson.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
I carteggi dei grandi scrittori e delle grandi scrittrici ci raccontano di storie e relazioni umane, delle loro profondità e complessità. Ci strappano sorrisi, ci aprono mondi, ci regalano dettagli inediti dei loro lavori letterari ma anche testi che sono di per sé letteratura, talvolta magnifica letteratura. Vale sicuramente per il carteggio tra Ingeborg Bachmann e Max Frisch così come per quello tra la poetessa austriaca e il premio Nobel tedesco per la letteratura Heinrich Böll.Entrambi usciti in tedesco, il primo nel 2022, il secondo lo scorso anno, sono di fondamentale importanza. Wir haben es nicht gut gemacht fa chiarezza e scagiona l'autore di Homo Faber dalla responsabilità di aver avuto un ruolo nella morte della sua amata Ingeborg. Was machen wir aus unserem Leben invece è il racconto di una tenera amicizia e di un rapporto solidale tra due scrittori nel mondo editoriale tedesco della seconda metà del Novecento. Non solo, nei due carteggi scopriamo una Ingeborg Bachmann diversa, innamorata, fragile e combattuta nel primo; leggera, accogliente, ironica e determinata nel secondo.A guidarci nella scoperta dei due carteggi sarà Renate Langer, germanista, curatrice di entrambi i volumi e grande esperta dell'autrice di Malina. Preparatevi ad un viaggio letterario e non solo che non si conclude qui ma proseguirà con altri importanti carteggi pubblicati di recente come quello tra Gottfried Benn e la figlia Nele o quello tra Joseph Roth e Stefan Zweig appena tradotto e uscito per Adelphi.
I carteggi dei grandi scrittori e delle grandi scrittrici ci raccontano di storie e relazioni umane, delle loro profondità e complessità. Ci strappano sorrisi, ci aprono mondi, ci regalano dettagli inediti dei loro lavori letterari ma anche testi che sono di per sé letteratura, talvolta magnifica letteratura. Vale sicuramente per il carteggio tra Ingeborg Bachmann e Max Frisch così come per quello tra la poetessa austriaca e il premio Nobel tedesco per la letteratura Heinrich Böll.Entrambi usciti in tedesco, il primo nel 2022, il secondo lo scorso anno, sono di fondamentale importanza. Wir haben es nicht gut gemacht fa chiarezza e scagiona l'autore di Homo Faber dalla responsabilità di aver avuto un ruolo nella morte della sua amata Ingeborg. Was machen wir aus unserem Leben invece è il racconto di una tenera amicizia e di un rapporto solidale tra due scrittori nel mondo editoriale tedesco della seconda metà del Novecento. Non solo, nei due carteggi scopriamo una Ingeborg Bachmann diversa, innamorata, fragile e combattuta nel primo; leggera, accogliente, ironica e determinata nel secondo.A guidarci nella scoperta dei due carteggi sarà Renate Langer, germanista, curatrice di entrambi i volumi e grande esperta dell'autrice di Malina. Preparatevi ad un viaggio letterario e non solo che non si conclude qui ma proseguirà con altri importanti carteggi pubblicati di recente come quello tra Gottfried Benn e la figlia Nele o quello tra Joseph Roth e Stefan Zweig appena tradotto e uscito per Adelphi.