Podcasts about Novecento

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Italiano ON-Air
Novecento

Italiano ON-Air

Play Episode Listen Later Jun 10, 2026 7:49 Transcription Available


Alessio e Katia ci portano a fare un viaggio emozionante nel tempo e attraverso l'Oceano, partendo dalle celebrazioni della Festa della Repubblica fino a toccare le storie dei milioni di italiani emigrati all'estero, grazie alle pagine di un grande capolavoro della letteratura italiana contemporanea: Novecento di Alessandro Baricco

Bla Bla Fantasy
99 - Tanto Va La Gatta Al Lardo Che Ci Lascia Il G' ahthyoig tlkhvoh'ma- "Monstress" di M. Liu e S. Takeda

Bla Bla Fantasy

Play Episode Listen Later Jun 9, 2026 50:49


In questa puntata finale di stagione parliamo di Monstress, la serie a fumetti creata da Marjorie Liu e dall'illustratrice giapponese Sana Takeda, vincitrice negli anni di innumerevoli premi nell'ambito dei fumetti come gli Eisner Awards.La storia è ambientata in un continente immaginario che rimanda all'Asia degli inizi del Novecento, diviso da una grande muraglia simile a quella cinese e retto da società strutturate su base matriarcale, con eserciti composti prevalentemente da donne. Il mondo di Monstress mescola elementi del folklore orientale e occidentale, suggestioni kaiju (o alla Lovecraft come definito da Tommy) e un'estetica densa di influenze steampunk. Al centro della storia c'è Maika Halfwolf, una ragazza arcanica — mezza lupa — di diciassette anni, ridotta in schiavitù e rinchiusa nelle segrete di una fortezza. Maika porta dentro di sé un segreto oscuro, un Antico Dio che riesce a malapena a controllare, e la sua storia è insieme una ricerca di risposte e una sete di vendetta per chi ha ucciso sua madre.In puntata ne parliamo con Tommy, che ha letto i primi tre volumi della serie e ci racconta le sue impressioni su questo mondo ricchissimo di fazioni e stratificato nel worldbuilding, apprezzando sia la storia che il lato illustrato. Tanto vale ricordare che Amazon MGM ha confermato di star sviluppando una serie animata basata proprio su quest'opera.Discord: https://discord.gg/zPH6EeEgfXCanale Telegram: https://t.me/blablafantasPagina Instagram: https://www.instagram.com/bla.blafantasy

Insalata Mista Podcast
Che cos'è realmente la felicità

Insalata Mista Podcast

Play Episode Listen Later Jun 8, 2026 20:27


C'è una parola che attraversa trasversalmente filosofia, psicologia, economia e letteratura da oltre duemila anni, eppure non ha ancora trovato una definizione univoca: felicità. In questa puntata di Insalata Mista ci addentriamo in un territorio insolitamente personale — e proprio per questo, forse, più universale del solito.Partiamo da una distinzione che i greci avevano chiaro e che noi abbiamo perso: eudaimonia, il benessere dell'anima che si vive secondo la propria natura autentica, contro olbios/felix, la felicità come fortuna materiale. Due concetti distinti che in italiano schiacciamo in una parola sola — e che da Aristotele a Epicuro, da Sant'Agostino a Jeremy Bentham, hanno generato tradizioni filosofiche che ancora oggi si confrontano.Poi arriviamo al paradosso di Easterlin: nel 1974, l'economista Richard Easterlin dimostrò che, pur crescendo il PIL pro capite degli Stati Uniti enormemente dalla metà del Novecento, i livelli medi di soddisfazione di vita erano rimasti sostanzialmente piatti. Il meccanismo che spiega questo cortocircuito si chiama hedonic treadmill — il tapis roulant edonico: corri sempre più veloce per restare nello stesso punto. Ogni miglioramento diventa rapidamente la nuova normalità, e la soddisfazione che produceva si azzera.Infine, guardiamo la felicità attraverso il confronto tra tre generazioni: chi è nato intorno al 1940, chi negli anni Settanta, e la Gen Z. Tre punti di partenza diversi, tre scale di aspettative diverse, tre versioni dello stesso problema irrisolto. E forse la cosa più onesta che si possa dire è che nessuna delle tre ha trovato la soluzione definitiva — anche perché, probabilmente, una soluzione non esiste.Leggi la newsletter completa su insalatamista.blog#felicità #benessere #easterlin #genz #filosofia #insalatamista #podcast #riflessioni

il posto delle parole
Maurizio De Rosa "Gioconda" Nikos Kokantzis

il posto delle parole

Play Episode Listen Later Jun 7, 2026 16:16 Transcription Available


Maurizio De Rosa"Gioconda"Nikos Kokantzisedizioni e/owww.edizionieo.itUn breve romanzo, un piccolo gioiello della letteratura greca del Novecento, che riassume un grande capitolo della Storia – l'avventura degli ebrei di Salonicco durante la Seconda guerra mondiale. Senza le solite immagini raccapriccianti, tutto si gioca nella descrizione eccezionalmente onesta e genuina della felicità del primo amore, e del dolore devastante di una rottura violenta. Gioconda, nonostante o piuttosto proprio in virtù della sua semplicità, incarna con estrema delicatezza e irresistibile potenza l'imperativo di Kavafis: «Ritorna spesso e prendimi / ritorna e prendimi o sensazione amata».Prima della guerra le case di Nikos e Gioconda, nel placido e modesto quartiere di Salonicco in cui vivono, sono separate soltanto da un'area incolta, dove una torma di bambini si ritrova per giocare tutti insieme. Poi arrivano la guerra e l'occupazione nazista, il razionamento e il coprifuoco, e quella che era una simpatia infantile diventa il preludio ai primi, dirompenti sentimenti adolescenziali: attrazione, gelosia, confusione, imbarazzo, amore. Gioconda è una storia vera, quella dell'autore e del suo primo, indimenticato amore. Un primo amore vissuto con ingenuità e freschezza nonostante le difficoltà del periodo, e man mano con una profondità e consapevolezza sempre maggiore, quasi come un atto di resistenza all'orrore e alla prospettiva della deportazione. Un primo amore totalizzante, violentemente interrotto quando Gioconda e la sua famiglia, come tanti altri ebrei della città, vengono messi su quella strada senza ritorno che porta ai campi di concentramento. Con le sue frasi brevi e pudiche, cariche di poesia, quasi un Cantico dei cantici sulla scoperta del desiderio, Gioconda si rivela un libro impossibile da dimenticare, una testimonianza luminosa, un meraviglioso omaggio alla vita.Questa pubblicazione è stata realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e della Fondazione Ellenica per il Libro e la Cultura (HFBC) nell'ambito del programma GreekLit.Nikos Kokantzis (1927-2009) è nato a Salonicco, nel nord della Grecia. Ha studiato medicina all'Università di Salonicco e si è specializzato in psichiatria (e poi in psicoanalisi e psicoterapia) a Londra, dove ha vissuto per molti anni. Gioconda è stato pubblicato per la prima volta nel 1975, diventando immediatamente un classico; ripubblicato nel 2005 dalla casa editrice Patakis, è tradotto in molte lingue con grande successo di critica.Maurizio De RosaNato a Milano nel 1971, si è laureato in Filologia greca presso l'Università di Milano, ha soggiornato lungo in Grecia e si occupa attivamente di letteratura greca moderna sia come saggista sia come traduttore. È il traduttore italiano di alcuni dei maggiori autori greci contemporanei, tra cui Zyranna Zateli, Ioanna Karistiani, Maro Duka e Andreas Stàikos. Collabora con le riviste letterarie "Pulp" e "Poesia". Ha lavorato, insieme al fotografo Giovanni Giovannetti, al volume Voci dell'agorà - Fotostoria della letteratura greca del Novecento, e ha curato la traduzione di due capolavori della prosa greca del ventesimo secolo: L'interrogatorio di Aris Alexandru e Terre insanguinate di Didò Sotirìu. Collabora con il Centro nazionale ellenico del libro (E.KE.BI.) e con il Centro nazionale ellenico della traduzione (E.KE.ME.L.).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

Stanze di Cinema
Stanze di Cinema S09E34 - Backrooms, Amarga Navidad, Romeria

Stanze di Cinema

Play Episode Listen Later Jun 5, 2026 37:10


Parliamo del fenomeno Backrooms, di Amarga Navidad di Almodovar, e Romeria di Carla Simon.Stanze di Cinema è la trasmissione di Ciao Como Radio dedicata a cinema, cultura e spettacoli. A cura di Marco Albanese, Carlo Cairoli e Daniele Valsecchi.Vi ricordiamo infine il libro di Stanze di Cinema "Oltre il Novecento: 25 anni di cinema in 100 film" disponibile qui: https://www.amazon.it/Oltre-Novecento-anni-cinema-film/dp/B0GW8F477J/

Start - Le notizie del Sole 24 Ore
Tre grandi personaggi del novecento

Start - Le notizie del Sole 24 Ore

Play Episode Listen Later May 30, 2026 22:44


Tre articoli in anteprima dalla Domenica del Sole24Ore letti da Stefano Salis Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

La rosa purpurea
Backrooms: il nuovo Horror sbarca al cinema

La rosa purpurea

Play Episode Listen Later May 30, 2026


Con il nostro Boris Sollazzo commentiamo il film "Tuner" diretto da Daniel Roher con Leo Woodall, Dustin Hoffman e Havana Rose Liu e "Backrooms" diretto da Kane Parsons con Chiwetel Ejiofor, Renate Reinsve, Mark Duplass.Ospite di questa settimana a La Rosa Purpurea è la regista Shahrbanoo Sadat che ci presenta il suo film "No Good Man", con Anwar Hashimi e Torkan Omari.In occasione dei 50 anni dalla sua uscita, dedichiamo un approfondimento speciale al film "Novecento" di Bernardo Bertolucci.Con Chiara Pizzimenti, infine, commentiamo "Hen - Storia di una gallina" diretto da György Pálfi con Yannis Kokiasmenos, Maria Diakopanayotou e Argyris Pandazaras.

il posto delle parole
Elisabetta Frau, Sante Bandirali "L'ordine del mondo" Luigi Malerba

il posto delle parole

Play Episode Listen Later May 29, 2026 17:10 Transcription Available


Elisabetta Frau, Sante Bandirali"l'ordine del mondo"Luigi Malerbauovonero edizioniwww.uovonero.comTesto di Luigi Malerba, Illustrato da Elisabetta Frau. Il testo di un grande autore rinasce in forma di albo illustrato grazie al tratto fresco e divertente di una talentuosa illustratrice, per ricordarci ancora una volta che, forse, un pochino di disordine si può anche sopportare...Marione non riesce proprio a sopportare il disordine del mondo. E come dargli torto, del resto.Ma Marione non è tipo da lasciar correre: di giorno riordina gli scaffali del supermercato dove lavora, le lettere del vocabolario, le idee degli amici...di notte, non ancora soddisfatto, sogna di sistemare per bene gli edifici, le città e persino gli elementi chimici!Qualcuno riuscirà mai a placare la sua furia catalogatrice?Elisabetta Frau, nata e cresciuta a Cagliari, ha maturato esperienze professionali e formative nella penisola (Master di illustrazione Ars in Fabula) e all'estero, ma ha deciso di tornare in Sardegna.Vanta oltre dieci anni di esperienza nell'ambito della direzione creativa e della gestione dei progetti.Ha contribuito alla crescita di una piccola agenzia pubblicitaria che si è evoluta nel reparto di design dell'esperienza di una multinazionale.L'ordine del mondo, nato dal racconto di un maestro della letteratura italiana come Luigi Malerba, è il suo primo albo illustrato.Sante Bandirali è editore di uovonero, traduttore e autore. Come traduttore ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020 con il romanzo Una per i Murphy di Lynda Mullaly Hunt. Sue traduzioni hanno vinto il Premio Andersen, il Premio Letteratura Ragazzi della Cassa di Risparmio di Cento, il Premio Orbil, il Premio Asti d'Appello Junior, il Premio Microeditoria di Qualità, il Premio 12 Apostoli / Mont Blanc e ottenuto altri riconoscimenti.Per uovonero è autore degli albi Il signor Erik (illustrato da Francesca Corso), L'uovo nero (illustrato da Alicia Baladan) e Per mano (illustrato da Gloria Tundo). Luigi Malerba (Pietramogolana 1927 - Roma 2008), pseudonimo di Luigi Bonardi, è stato uno dei maggiori e più tradotti scrittori italiani del secondo Novecento e ha fatto parte della neoavanguardia sperimentalista del Gruppo 63.Oltre alle opere di narrativa, romanzi e racconti, ha scritto testi per il cinema e la televisione e numerosi libri per ragazzi. Laureato in giurisprudenza a Roma, lavora come giornalista e collabora alla scrittura di alcune sceneggiature cinematografiche e televisive. A Parma, negli anni Cinquanta, dirige la rivista cinematografica «Sequenze».Le pietre volanti è uno dei suoi romanzi di maggior successo, per il quale vince il Premio Viareggio e il Premio Feronia nel 1992.Dopo la sua morte, dal 2010 si è cominciato il Premio Luigi Malerba di narrativa e cinema, a sua memoria, dedicato a opere inedite e sceneggiature di giovani con meno di 28 anni. Ha vinto numerosi premi letterari, tra i quali il Prix Médicis per il miglior autore straniero, il Mondello, il Grinzane Cavour e il Viareggio.E' rimasto celebre il suo scontro con Claudio Magris al Premio Strega che gli impedì la conquista del prestigioso alloro.Tra le sue opere ricordiamo: La scoperta dell'alfabeto (Bompiani 1963), Il serpente (Bompiani 1966), Salto mortale (Bompiani 1968), Il protagonista (Bompiani 1973), Le rose imperiali (Bompiani 1974), Il pataffio (Bompiani 1978), Diario di un sognatore (Einaudi 1981), Il pianeta azzurro (Garzanti 1986), Testa d'argento (Mondadori 1988), Il fuoco greco (Mondadori 1991), Le pietre volanti (Rizzoli 1992), Il viaggiatore sedentario (Rizzoli 1993), Storiette e storiette tascabili (Einaudi 1994), Le galline pensierose (Einaudi 1980, Mondadori 1994). Per Mondadori sono usciti i suoi libri più recenti: Le maschere (1995), Che vergogna scrivere (1996), Itaca per sempre (1997), La superficie di Eliane (1999), Il circolo di Granada (Mondadori 2002), Ti saluto filosofia (2004).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

Inside books
La riscrittura del Mito: Cassandra e Medea in Christa Wolf

Inside books

Play Episode Listen Later May 29, 2026 32:46 Transcription Available


Un'autrice tedesca del Novecento ha cambiato tutto: dalla riscrittura del Mito fino all'autofiction. Il suo nome è Christa Wolf e torna ora in libreria con delle nuove edizioni revisionate dalla casa editrice e/o per abbracciare un nuovo pubblico. Oggi riscopriamo la sua opera attraverso l'analisi di Cassandra e Medea, due retelling dalla forte impronta politica e femminista. Trovi l'analisi su insidebooks.it ma anche su YouTube e in formato podcast, in cui tracceremo anche un profilo biografico dell'autrice, cresciuta nella Germania dell'Est, tra l'utopia socialista e le pressioni dell'autoritarismo.Scopri di più qui: https://ileniazodiaco.insidebooks.it/p/christa-wolf-la-rilettura-femminista-del-mito

Flamenco Chiavi in Mano podcast
#154- Los Caracoles - Flamenco Chiavi in Mano Podcast

Flamenco Chiavi in Mano podcast

Play Episode Listen Later May 28, 2026 45:22 Transcription Available


Los Caracoles sono un palo della famiglia delle cantiñas (regione di Cadice), in modalità maggiore e ritmo di amalgama in 12 tempi.Ti consiglio di ascoltare prima gli episodi 152 e 153 dedicati alle cantiñas. È la cantiña più barocca, influenzata dal fatto che il flamenco a fine Ottocento si sia trasferito in massa a Madrid per spettacolarizzarlo: nei caffè dell'epoca gli stili più profondi erano intervallati a stili più brillanti e allegri, e Caracoles era perfetto. Ascoltiamo subito Naranjito de Triana con la chitarra di Rafael Riqueni.L'atmosfera è caratterizzata dalla chitarra in Do maggiore, che crea un clima più brillante ed energetico rispetto al Mi o al La usati nelle altre cantiñas. Ma il flamenco non è prevedibile: finché non compare il cante non possiamo essere certi al 100% di essere in Caracoles. Ascoltiamo un'introduzione in Do maggiore che poi corrisponde invece a un Mirabrás cantato da Rafael Romero el Gallina. Lavorando sul Do maggiore, se il cantaor non ha una voce super intonata non può scappare in imperfezioni espressive, come sarebbe più possibile in La o in Mi.Caracoles ha una letra molto lunga, metrica variegata e struttura complicatissima, che permette di ripetere più volte versi o parole. I testi parlano di vita urbana, personaggi del mercato e pregones (i canti del mercato) di fine Ottocento e inizio Novecento a Madrid. Nasce a Cadice ma si sviluppa a Madrid, cristallizzando quell'ambiente, quindi difficilmente si potrebbe modernizzarlo.Esploriamo la letra: "Como reluce la gran Calle de Alcalá cuando suben y bajan los andaluces" (come risplende la gran via di Alcalá quando salgono e scendono gli andalusi tra Andalusia e Madrid). Anticamente la strofa parlava di Santa Cruz de Mudela (Ciudad Real), dove c'era lo scambio ferroviario per prendere il treno per Madrid.Ascoltiamo Pericón de Cádiz con Perico el del Lunar (chitarrista chiave per questo palo). La prima parte è un'introduzione con una melodia complessa, subito ripetuta. Nella strofa c'è poi un passaggio più cupo in modalità flamenca, che ascoltiamo da Chano Lobato, ma poi si torna alla modalità maggiore. Si parla di tre importanti toreri dell'epoca, Curro Cuchares, El Tato e Juan León, per richiamare l'attenzione del pubblico madrileno. Il finale può essere il pregón "Caracoles, caracoles", oppure la letra: "Eres bonita, el conocimiento la pasión me quita, te quiero yo más que a la mare que me parió" (sei bella e la passione mi toglie la ragione, ti amo più di mia madre), che detta da un andaluso ha un peso enorme. Alla fine il chitarrista torna un momento alla modalità flamenca per chiudere il cerchio.La letra è barocca, piena di melismi e ornamentazioni. Richiede un'estensione vocale non comune: normalmente il flamenco si svolge su un'ottava o un'ottava e mezza adatta a qualunque voce, mentre qui servono una voce speciale e un cantaor preparato. Questo stile vicino a cose più serie come la malagueña o la granaína ha suscitato pareri discordanti negli aficionados, che lo sentono troppo operistico e influenzato dalla zarzuela, il che è storicamente vero, anche per il lessico più forbito.Il nome viene dalla melodia perduta La Caracolera, di cui si conserva il testo di Manuel Sanz del 1845 su El Genio de Andalucía: "¡Caracoles! ¡Caracoles! hermano ¿qué ise osté? que son mis ojos dos soles, vamos viviendo chorré" (andiamo vivendo alla giornata, arrangiandosi senza pensieri). Il creatore del cante fu Tío José el Granaino, banderillero che, perso il lavoro nella tauromachia, si buttò nel canto per vivere; questo spiega i toreri nelle letras! Probabilmente conosceva la melodia per tradizione orale.Caracoles ha un'origine teatrale nella zarzuela del 1843 "Jeroma la Castañera" di Soriano Fuertes, di cui resta il testo sulla venditrice di castagne: "Aunque venda castañas asaas... soy la reina para mi querío...". Chi conosce i Caracoles ci ritrova la famosa letra con tipiche parole popolari andaluse. Questa musica preflamenca era una tonadilla orchestrale, da cui viene il tassello del cante por caracoles come pregón di vita quotidiana. Altri cantaores poi lo copiarono da Tío José el Granaino e lo diffusero.La svolta fu di Antonio Chacón (classe 1869), che sistemò il cante appoggiandosi su altre cantiñas, rendendo il ritmo più pausato e trasformandolo in qualcosa da ascolto e non solo da baile. Chacón "madridizzò" i versi, sostituendo Santa Cruz de Mudela con la Calle de Alcalá. Nel 1928 incise due Caracoles, con Ramón Montoya e con Perico el del Lunar.Ci sono però antecedenti storici: nel 1922 El Mochuelo cantò un brano già Caracoles (chiamato nel disco "Alegría Como Reluce") e nel 1923 Manuel Pavón registrò "Como Reluce" con Montoya (brani recuperati dalla Sociedad de Pizarras).Nato per il baile, si evolve in cante da ascolto con Chacón. Il baile por Caracoles fu inventato da Romero el Tito (nipote di Tío José), che ne stabilì il codice: rispetto alle alegrías è più lento, meno aggressivo, senza obbligo di finale in bulería, silencio o castellana.Essendo un cante arzigogolato, il baile (soprattutto femminile) usa mantón, ventaglio e bata de cola.La prima fu La Macarrona: nel disco del 1922 El Mochuelo la incita con i jaleos. Su YouTube guarda Milagros Menjíbar e, per il baile maschile, Manuel Liñán (anche se con un'energia più esplosiva simile a un'alegría).Altro punto importante è la registrazione del Niño de Almadén con Perico el del Lunar nell'Antología del Cante Flamenco del 1954 (Hispavox), una Bibbia per il flamenco. Perico era stato chitarrista di Chacón e ne custodiva la memoria storica. Molti cantaores lo hanno fatto proprio, come Chocolate, Fosforito e José Menese, ma altri non lo hanno in repertorio.Antonio Mairena lo considerava poco flamenco e troppo barocco, adatto a chi non conosceva bene questo mondo. Ma a Londra la sua esecuzione ricevette un'ovazione di 15 minuti. Forse aveva ragione Quiñones: non tutti i palos devono esplorare le profondità dell'animo, Caracoles esprime semplicemente la gioia di vivere e la serenità. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e musiche del mondo arabo dal 1985, insegno baile flamenco e Lyrical Arab Dance (un lavoro sull'espressione delle emozioni) dal 1990 a Milano. La letra por caracoles è impegnativa per il bailaor, che deve conoscere benissimo il cante perché il cantaor può fare pause di respiro quando e dove vuole. Per ballare è obbligatorio conoscere il cante, d'altronde se non ti piace alla follia perché dovresti ballare flamenco? Nel baile por caracoles si esplora lo spazio come energia aerea: si può ballare in due metri quadrati, ma l'ampiezza e la gestione dello spazio sono tipici di questo stile.

Stanze di Cinema
Stanze di Cinema S09E33 Speciale Festival di Cannes

Stanze di Cinema

Play Episode Listen Later May 28, 2026 26:13


Puntata speciale dedicata al Festival di Cannes. I vincitori e gli sconfitti, le sezioni collaterali, il fuori concorso. Tutto quello che abbiamo visto per voi sulla Croisette.Stanze di Cinema è la trasmissione di Ciao Como Radio dedicata a cinema, cultura e spettacoli. A cura di Marco Albanese, Carlo Cairoli e Daniele Valsecchi.Vi ricordiamo infine il libro di Stanze di Cinema "Oltre il Novecento: 25 anni di cinema in 100 film" disponibile qui: https://www.amazon.it/Oltre-Novecento-anni-cinema-film/dp/B0GW8F477J/

Cenni storici per fare lo splendido
264. PARTIGIANI VS. PARTIGIANI

Cenni storici per fare lo splendido

Play Episode Listen Later May 28, 2026 5:44


Se la tua crush è intrippata con Pasolini e pensa che il Novecento italiano sia una faccenda lineare, con i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, raccontale questa: lo zio di Francesco De Gregori e il fratello di Pier Paolo Pasolini morirono nella stessa strage partigiana, a Porzûs, uccisi non dai fascisti, non dai tedeschi, ma da altri partigiani italiani.See omnystudio.com/listener for privacy information.

il posto delle parole
Francesco Parisi "Il Simbolismo in Italia"

il posto delle parole

Play Episode Listen Later May 26, 2026 22:00 Transcription Available


Francesco Parisi"Il Simbolismo in Italia"Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma)Fino al 28 giugno 2026www.magnanirocca.itBellezza, mistero, ossessione. Una delle più grandi mostre mai dedicate al Simbolismo italiano.Più di 150 opere — dipinti, sculture, incisioni — rivelano al grande pubblico la stagione più visionaria dell'arte italiana tra Otto e Novecento: un capitolo che si sviluppò in dialogo serrato con una tendenza internazionale che muoveva da varie declinazioni del preraffaellismo e da una cultura francese e mitteleuropea che aveva in Gustave Moreau e Arnold Böcklin alcuni dei suoi principali riferimenti. Eppure la via italiana al Simbolismo seppe elaborare una propria fisionomia, riconoscibile nella convergenza tra istanze spirituali e la costante riflessione sul mito e sul paesaggio capace di tenere insieme tradizione e modernità.La natura come organismo vivente, il mito come esperienza perturbante, la figura femminile come presenza ambivalente, il paesaggio come spazio dell'interiorità, il segno grafico come veicolo dell'invisibile: sono i nuclei tematici delle sette sezioni della mostra, concepite per restituire tutta la complessità e l'ampiezza dell'immaginario simbolista italiano.La mostra Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915, curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi, compie un'operazione critica necessaria: distingue gli artisti che elaborarono consapevolmente un lessico simbolista da quelli che aderirono occasionalmente a mode iconografiche. Ne emerge la ricostruzione filologica di un linguaggio autonomo, sviluppato in dialogo serrato con le ricerche europee ma dotato di caratteri propri.Tra gli artisti in mostra: Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Edward Burne-Jones, Franz von Stuck, Max Klinger, Domenico Morelli, Giulio Aristide Sartorio, Galileo Chini, Luigi Russolo, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Giulio Bargellini, Adolfo De Carolis, Francesco Paolo Michetti, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, Ettore Tito, Carlo Fornara, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Cesare Saccaggi, Libero Andreotti, Ettore Ximenes, Mario De Maria, Mariano Fortuny.Catalogo e apparato scientifico. Il catalogo della mostra, curato da Francesco Parisi e Stefano Roffi, pubblicato da Dario Cimorelli Editore, costituisce un importante strumento critico sul Simbolismo italiano. Saggi di Alessandro Botta, Niccolò D'Agati, Mario Finazzi, Eugenia Querci, Sergio Rebora, Alessandra Tiddia, oltre ai contributi dei curatori.La Fondazione Magnani-Rocca è una delle più importanti istituzioni artistiche d'Italia. La Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma, ospita la collezione d'arte di Luigi Magnani: opere di Tiziano, Dürer, Rubens, Goya, Canova, Monet, Renoir, Cézanne, Burri e la più significativa raccolta di lavori di Giorgio Morandi. Immersa nella campagna parmense, la Villa conserva il fascino della dimora di un grande collezionista, con arredi neoclassici e impero, circondata dal Parco Romantico con piante esotiche, alberi monumentali e i celebri pavoni bianchi e colorati, non a caso emblema del movimento simbolista.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

Il Mondo
Oggi sul Mondo cultura: un saggio sul diritto alla casa, un romanzo queer da Taiwan, Baselitz a Firenze, la serie tv Beef

Il Mondo

Play Episode Listen Later May 23, 2026 3:10


L'antropologo Andrea Staid racconta il suo libro Abitare illegale in cui descrive diverse esperienze abitative spontanee ai margini delle città occidentali: dai campi rom e sinti alle occupazioni, dagli ecovillaggi ai wagenplatz. I taccuini del coccodrillo della scrittrice taiwanese Qiu Miaojin è un romanzo queer che si svolge nella Taipei di fine anni ottanta. Il Museo del Novecento di Firenze dedica una mostra al lavoro del pittore e scultore tedesco Georg Baselitz, morto lo scorso 30 aprile. La seconda stagione della serie tv statunitense Beef creata da Lee Sung Jin continua a raccontare le tensioni e i conflitti della società contemporanea.CONAndrea Staid, antropologoSilvia Pozzi, docente di lingua e letteratura cinese Clara Pérez Almodóvar, storica dell'arte e divulgatriceValentina Pigmei, giornalista che collabora con InternazionaleAbitare illegale: https://www.youtube.com/watch?v=LLITaG0Jm2wI taccuini del coccodrillo: https://www.youtube.com/watch?v=cfkcJUQTBX4Georg Baselitz: https://www.youtube.com/watch?v=GFQtSSE6ZEI&t=354sBeef: https://www.youtube.com/watch?v=q-GX-2-AKcsSe ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità . Vai su internazionale.it/podcastScrivi a podcast@internazionale.it o manda un vocale a +39 3347063050Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti

il posto delle parole
Mario Esposito, Carlo Emilio Zummo "Lucio Dalla e Roberto Roversi. Automobili. Un disco"

il posto delle parole

Play Episode Listen Later May 22, 2026 17:10 Transcription Available


Mario Esposito e Carlo Emilio Zummocuratori della mostra "Lucio Dalla e Roberto Roversi. Automobili. Un disco"MAUTO Museo Nazionale dell'Automobile di TorinoFino al 20 settembre 2026A cinquant'anni dalla pubblicazione, il progetto espositivo invita a riascoltare un album e a ripensare il nostro rapporto con una delle invenzioni che più hanno segnato – e continuano a segnare – la nostra storia.Installation view. Ph. PerottinoIl Museo Nazionale dell'Automobile presenta il progetto espositivo LUCIO DALLA & ROBERTO ROVERSI. AUTOMOBILI. UN DISCO. In esposizione da mercoledì 13 maggio a domenica 20 settembre - nella project room al primo piano - materiali d'archivio, illustrazioni e automobili che accompagnano il visitatore in un percorso in cui le canzoni dell'album prendono forma nello spazio espositivo, intrecciando memoria storica, immaginario collettivo e riflessione contemporanea sul ruolo dell'automobile nella società.“Il Museo Nazionale dell'Automobile rappresenta il contesto ideale per accogliere e amplificare il progetto Lucio Dalla & Roberto Roversi. Automobili. Un disco. Da luogo tradizionalmente deputato alla conservazione e valorizzazione dell'oggetto automobile, il Museo si configura oggi come uno spazio di riflessione culturale più ampio, in linea con una strategia che privilegia approcci trasversali e intersezionali. Portare questa mostra al MAUTO significa spostare lo sguardo - da oggetto tecnico a fenomeno culturale complesso - e interrogare le narrazioni che hanno costruito il mito dell'auto, metterle in discussione e aprire nuove prospettive di lettura che coinvolgono musica, letteratura, arte e società. La mostra si inserisce così pienamente nella nuova visione del Museo: un'istituzione capace di raccontare l'automobile come lente privilegiata per comprendere le trasformazioni del Novecento e le sfide del contemporaneo. Automobili diventa allora un archivio vivo, un racconto aperto, uno strumento critico”. Lorenza Bravetta, Direttore MAUTONel 1976 la casa discografica RCA pubblica Automobili, il concept album di Lucio Dalla e Roberto Roversi dedicato al simbolo per eccellenza della modernità e delle trasformazioni del Novecento. Il cantautore e il poeta, entrambi bolognesi, avevano originariamente composto undici brani destinati alla scena teatrale. La scelta di ridurli a soli sei per la pubblicazione su LP segna, al tempo stesso, il culmine e la rottura della loro collaborazione. Una decisione che rende oggi necessario riscoprire anche le cinque canzoni escluse, fondamentali per comprendere appieno la portata sociale e politica della loro visione del rapporto tra l'uomo e l'automobile.Quando uscì, l'album fu accolto come un'opera anomala, difficile, profondamente politica. Lontano dalle logiche commerciali della discografia dell'epoca, il disco si configurava come un affresco critico della società industriale italiana, in cui l'automobile non era semplice oggetto di desiderio o simbolo di progresso, ma dispositivo culturale, sociale e ideologico. Le recensioni dell'epoca ne sottolineavano la natura spiazzante: un concept album che smontava il mito dell'automobile proprio mentre questo raggiungeva la sua massima espansione. Nelle parole di Roversi e nelle musiche di Dalla, l'automobile è teatro di contraddizioni: promessa di libertà e insieme strumento di alienazione, icona di modernità e al tempo stesso segno di crisi industriale, simbolo di potere e oggetto destinato al declino. A distanza di cinquant'anni, Automobili si rivela un'opera sorprendentemente attuale. In un presente segnato dalla transizione ecologica, dalla ridefinizione dei modelli di mobilità e da un ripensamento radicale del rapporto tra uomo, tecnologia e ambiente, il “futuro incompleto” evocato dal disco appare come una chiave di lettura potente per interpretare il nostro tempo. La mostra nasce dunque come un dispositivo interpretativo: non una celebrazione nostalgica, ma un campo di tensione tra passato e presente. Le canzoni diventano matrici narrative che attivano una pluralità di linguaggi – automobili, materiali d'archivio, immagini, suoni, illustrazioni – per costruire un racconto stratificato, capace di attraversare storia, cultura pop, industria, immaginario e critica sociale.Installation view. Ph. PerottinoIn esposizione materiali originali provenienti dall'archivio di Antonio Bagnoli - nipote di Roberto Roversi - e dedicati all'universo di Automobili e alla collaborazione tra Lucio Dalla e il poeta: programmi di sala e locandine dello spettacolo teatrale Il futuro dell'automobile (1976), taccuini manoscritti di Roberto Roversi con testi e scalette preparatorie, lettere autografe tra Dalla e Roversi, documenti legati alla richiesta dello pseudonimo “Norisso” presso la SIAE, articoli e interviste pubblicate sulla stampa dell'epoca, oltre a testi originali delle canzoni e materiali audiovisivi tratti dal programma televisivo Automobili andato in onda nel 1977. Un corpus eterogeneo che restituisce il clima culturale, artistico e politico in cui nacque uno dei progetti più radicali e visionari della canzone italiana degli anni Settanta. Accanto ai documenti, due vetture - la Alfa Romeo tipo B P3 del 1932 e la Autobianchi Bianchina 4 posti del 1967 - che, accostate, restituiscono la parabola culturale dell'automobile italiana: da simbolo eroico e visionario a presenza diffusa e contraddittoria della modernità contemporanea. La prima rimanda direttamente alla dimensione epica evocata nel brano Nuvolari e, più in generale, al racconto della velocità come mito moderno. È l'automobile delle corse, dell'eroismo individuale, delle Mille Miglia e dei grandi piloti celebrati nel disco: una macchina estrema, simbolo di un'Italia che costruisce il proprio immaginario tecnologico e sportivo attraverso figure leggendarie e imprese collettive. La Bianchina rappresenta invece l'altra faccia del racconto: l'automobile popolare, accessibile, entrata nella vita quotidiana degli italiani durante il boom economico. È la vettura delle famiglie, delle periferie, delle vacanze e della motorizzazione di massa che Dalla e Roversi osservano criticamente in Automobili, tra alienazione urbana, ingorghi, consumi e trasformazioni del paesaggio sociale.Con il patrocinio diMinistero della CulturaRegione PiemonteCittà di TorinoFondazione Lucio DallaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

Quando si pensa all'Italia, il caffè è tra le prime cose che vengono in mente. Ma come è arrivato in Italia? Perché gli italiani lo bevono così? E perché, se ordini «un caffè» in un bar italiano, ti arriva sempre e solo un espresso? In questo articolo scoprirai tutta la storia del caffè in Italia — dalle origini africane fino alla moka — e imparerai il vocabolario e le curiosità che ti faranno fare un'ottima figura con gli italiani. Non è italiano! Tutta la verità sul CAFFÈ 1. Le Origini del Caffè: un Viaggio Lunghissimo Oggi il caffè sembra italianissimo — quasi come se fosse nato tra le colline della Toscana o nei vicoli di Napoli. Ma la verità è un'altra: il caffè non è italiano, almeno non all'inizio. Le origini del caffè si trovano probabilmente in Etiopia, in Africa. Esiste una leggenda che racconta di un pastore di nome Kaldi, che un giorno notò qualcosa di strano: le sue capre, dopo aver mangiato alcune bacche rosse di una pianta particolare, non riuscivano più a dormire la notte — erano iperattive, quasi euforiche. Kaldi assaggiò quelle bacche, le portò a dei monaci, e da lì cominciò tutto. Dalla penisola arabica — soprattutto dallo Yemen — il caffè si diffuse rapidamente. Nel mondo arabo nacquero i primi luoghi pubblici dove si beveva caffè, si discuteva di politica, si facevano affari, si raccontavano storie: i precursori dei nostri bar. Il caffè era già un fatto sociale ancora prima di arrivare in Europa. 2. Il Caffè Arriva in Italia Il caffè arrivò in Italia intorno al XVI e XVII secolo, grazie ai commerci tra Venezia e l'Impero Ottomano. Venezia, in quel periodo, era uno dei centri commerciali più importanti d'Europa — la porta tra Oriente e Occidente. Ed è proprio da quella porta che entrò il caffè. Ma all'inizio non tutti erano contenti di questa novità. Alcune persone lo consideravano una bevanda sospetta, straniera, persino pericolosa. C'erano voci che lo definivano «la bevanda del diavolo». Secondo una storia molto popolare, fu Papa Clemente VIII a risolvere la questione: assaggiò il caffè, gli piacque molto, e lo "benedisse" ufficialmente. Da quel momento, nessuno poteva più dire che fosse una bevanda del diavolo — se lo beve il Papa, va bene per tutti. Nel Seicento aprirono le prime botteghe del caffè, che erano molto più di semplici bar: erano luoghi di incontro, di cultura, di discussione. Artisti, scrittori, filosofi, commercianti — tutti si ritrovavano lì per parlare, leggere, discutere. Bere caffè era già, da subito, un atto collettivo e sociale. 3. L'Italia Reinventa il Caffè: Nasce l'Espresso Fin qui, il caffè era semplicemente importato. Ma gli italiani non si accontentano: devono sempre migliorare le cose. Alla fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento, l'Italia fece qualcosa di rivoluzionario: inventò un modo completamente nuovo di preparare il caffè. Grazie all'uso della pressione del vapore, si riuscì a estrarre il caffè in pochi secondi, in modo rapido, concentrato, intenso. Nacque così l'espresso. L'espresso non è solo un tipo di caffè — è quasi una metafora dello stile di vita italiano: breve, intenso, e senza fronzoli. Si beve in piedi al banco, in trenta secondi, si chiacchiera un momento con il barista, e si torna alla vita. Se qualcuno offre un espresso, non bisogna aspettarsi di sedersi e sorseggiarlo per venti minuti come un tè inglese: l'espresso si beve subito, finché è ancora caldo. 4. La Moka: il Caffè Entra nelle Case Italiane Se l'espresso è il re del bar, la moka è la regina di casa. Nel 1933, un uomo di nome Alfonso Bialetti inventò un oggetto destinato a diventare iconico: la moka, quella piccola caffettiera ottagonale in alluminio che probabilmente si è vista mille volte. L'idea era geniale nella sua semplicità: l'acqua nella parte inferiore, il caffè macinato nel filtro nel mezzo, e la pressione del vapore che spinge l'acqua attraverso il caffè, facendolo salire nella parte superiore. Il risultato? Un caffè forte, profumato, fatto comodamente a casa. Con la moka, il rito del caffè entrò nelle cucine italiane. E con esso, entrarono anche tutti i momenti che ci girano intorno: aspettare che il caffè salga, sentire quel gorgoglio caratteristico, gridare in cucina «Il caffè è pronto!» Se l'espresso al bar è la pausa veloce, la moka è il momento lento — il caffè della domenica mattina, quello dopo pranzo in famiglia, quello che fa la nonna. C'è qualcosa di profondamente affettivo nella moka: non è solo uno strumento, è un oggetto carico di ricordi. Il suo nome, tra l'altro, deriva da Mokha, una città dello Yemen famosa per il commercio del caffè — un altro segno del lungo viaggio che il caffè ha fatto prima di arrivare nelle nostre case. 5. Quanti Tipi di Caffè Esistono in Italia? In Italia il caffè non è uno solo. Esistono tantissime varianti, e conoscerle permette di ordinare al bar come un vero italiano. Espresso — il caffè classico: corto, intenso, concentrato. Quando si ordina semplicemente «un caffè» in un bar italiano, arriva sempre questo. Caffè lungo — più acqua rispetto all'espresso, sapore meno concentrato. Adatto a chi preferisce un caffè meno intenso. Caffè ristretto — meno acqua dell'espresso normale, ancora più concentrato e intenso. Non è per tutti — ma chi lo ama non lo cambierebbe con niente. Caffè macchiato — un espresso con una piccola quantità di latte, solo una «macchia». Non è un cappuccino: è un espresso leggermente ammorbidito. Cappuccino — espresso con latte montato a schiuma. È il caffè tipico della colazione italiana. Attenzione: in Italia il cappuccino si beve al mattino, mai dopo pranzo. Ordinarlo nel pomeriggio o dopo cena è considerato una cosa da turisti. Marocchino — espresso con cacao in polvere e schiuma di latte. Una piccola coccola per chi ama la combinazione di caffè e cioccolato. Caffè corretto — espresso con l'aggiunta di un liquore: grappa, sambuca o brandy, a seconda dei gusti. Si dice che il liquore «corregga» il caffè — viene bevuto spesso la mattina da chi ama iniziare la giornata con un tocco in più. Caffè americano — espresso allungato con acqua calda. Più simile al caffè filtrato americano: più lungo e meno intenso rispetto all'espresso classico. Consiglio pratico: per fare colazione come un italiano, ordina un cappuccino e un cornetto. Siediti al banco, bevi veloce, e vai avanti con la giornata. Domande Frequenti Perché in Italia "Un Caffè" Significa Sempre Espresso? Perché l'espresso è diventato il caffè per antonomasia in Italia fin dalla sua invenzione a fine Ottocento. Quando si dice «un caffè» senza specificare altro, il barista capisce automaticamente che si vuole un espresso. Qualsiasi altra variante — lungo, macchiato, americano — va specificata esplicitamente. È Vero che il Cappuccino Non Si Beve dopo Pranzo in Italia? Sì, è una delle regole non scritte più radicate della cultura italiana. Gli italiani ritengono che il latte appesantisca la digestione, quindi il cappuccino — e in generale qualsiasi caffè con latte abbondante — si beve al mattino, a colazione. Dopo pranzo o cena si beve sempre e solo l'espresso. Ordinare un cappuccino nel pomeriggio non è un errore grammaticale, ma è un segnale infallibile che si è stranieri. Qual È la Differenza tra Caffè Macchiato e Cappuccino? La differenza principale sta nella quantità di latte. Il caffè macchiato è un espresso con una piccola «macchia» di latte — pochissimo, giusto per ammorbidire leggermente il sapore. Il cappuccino invece ha una quantità molto maggiore di latte montato a schiuma, che bilancia l'espresso in modo più deciso. In termini di volume, il cappuccino è circa tre volte più grande di un macchiato. Come Mai il Caffè Fu Chiamato "Bevanda del Diavolo"? Quando il caffè arrivò in Europa nel XVI e XVII secolo, era una bevanda completamente sconosciuta e di provenienza orientale. In un'epoca in cui tutto ciò che veniva dall'Oriente o che aveva effetti stimolanti era guardato con sospetto, alcuni ecclesiastici lo considerarono pericoloso e lo associarono al diavolo. Fu Papa Clemente VIII, secondo la tradizione, a eliminare questa diffidenza assaggiandolo personalmente e approvandolo — rendendo di fatto impossibile continuare a condannarlo. La Moka Si Usa Ancora nelle Case Italiane? Sì, moltissimo. Nonostante la diffusione delle macchine per il caffè in capsule, la moka rimane presente nella stragrande maggioranza delle cucine italiane. Ha un valore che va oltre il pratico: è un oggetto carico di significato affettivo e culturale, legato ai ricordi di famiglia, alle domeniche mattina, al caffè della nonna. Nel 2021 la moka Bialetti è stata addirittura inserita nella collezione permanente del MoMA di New York come esempio di design italiano iconico. La storia del caffè è lunga e ricca, così come la sua varietà. Scoprila nell'articolo dedicato a tutti i tipi di caffè. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Quiz sul Caffè nella Cultura Italiana", "description": "Quiz interattivo sul caffè italiano con 10 domande su storia, tradizioni, tipi di caffè e vocabolario per studenti di italiano.", "educationalLevel": "Intermedio B1-B2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Qual era la funzione principale delle prime botteghe del caffè in Italia nel Seicento?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Luogo di incontro culturale e politico" } }, { "@type": "Question", "name": "Secondo la tradizione, fu Papa Clemente VIII a far sì che il caffè fosse accettato in Italia dopo averlo assaggiato.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Vero" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale caratteristica rende l'espresso diverso dagli altri modi di preparare il caffè?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer",...

AI CONFINI - di Massimo Polidoro
Il caso Lysenko: La scienza negata

AI CONFINI - di Massimo Polidoro

Play Episode Listen Later May 21, 2026 30:37


A volte la scienza viene messa alla prova da errori, illusioni o fraintendimenti. Ma che cosa succede quando non è un errore a prevalere… bensì il rifiuto deliberato dei fatti? Nel Novecento un uomo riuscì a convincere un intero sistema politico a ignorare la genetica moderna e ad affidarsi alla sua ideologia, priva di qualunque fondamento scientifico, con conseguenze devastanti per milioni di persone. Quell'uomo si chiamava Trofim Lysenko e la sua vicenda rappresenta uno dei casi più inquietanti di scienza negata della storia. Ma come è possibile che intere nazioni respingano fatti oggettivi e concreti e preferiscano dare spazio a illusioni e inganni plateali?SCOPRI IL MIO ULTIMO LIBRO: "Il mistero delle origini dell'uomo. Un viaggio nel tempo per comprendere chi siamo e dove stiamo andando". Prenotalo ora: https://amzn.to/3WazGFVUna produzione Think about Science: thinkaboutscience.comCon: Massimo Polidoro e Giulio Niccolò Carlone; Video editing: Elena Mascolo, Fotografia: Claudio Sforza; Musiche: Marco Forni; Logo e animazioni: Zampediverse; Social - Comunicazione: Giacomo Vallarino - Grafiche: Roberta Baria; Distribuzione audio: Enrico Zabeo; Titoli: Jean SevillaÈ ARRIVATO IL MIO NUOVO LIBRO: "Una vita ben spesa. Trovare il senso delle cose con Leonardo, Einstein e Darwin": https://amzn.to/4leRDOR LEGGI UN ESTRATTO: https://bit.ly/4jRHXIN LEGGI la mia graphic novel: "Figli delle stelle" (con Riccardo La Bella, per Feltrinelli Comics): https://amzn.to/47YYN3KLEGGI: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento" (Feltrinelli), il mio ultimo libro: https://amzn.to/3UuEwxSLEGGI: "La meraviglia del tutto" l'ultimo libro di Piero Angela che abbiamo scritto insieme: https://amzn.to/3uBTojAIscriviti alla mia NEWSLETTER: L' "AVVISO AI NAVIGANTI": https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantiAderisci alla pagina PATREON, sostieni i miei progetti e accedi a tanti contenuti esclusivi:   /massimopolidoroScopri i miei Corsi online: "L'arte di Ragionare", "Psicologia dell'insolito", "L'arte di parlare in pubblico" e "l'Arte del Mentalismo": https://www.massimopolidorostudio.comPER APPROFONDIRELe musiche sono di Marco Forni e si possono ascoltare qui: https://hyperfollow.com/marcoforniLEGGI i miei libri: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento": https://amzn.to/3UuEwxS"La meraviglia del tutto" con Piero Angela: https://amzn.to/3uBTojA"La scienza dell'incredibile. Come si formano credenze e convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai": https://amzn.to/3Z9GG4W"Geniale. 13 lezioni che ho ricevuto da un mago leggendario sull'arte di vivere e pensare": https://amzn.to/3qTQmCC"Il mondo sottosopra": https://amzn.to/2WTrG0Z"Pensa come uno scienziato": https://amzn.to/3mT3gOiL' "Atlante dei luoghi misteriosi dell'antichità": https://amzn.to/2JvmQ33"La libreria dei misteri": https://amzn.to/3bHBU7E"Grandi misteri della storia": https://amzn.to/2U5hcHe"Leonardo. Genio ribelle": https://amzn.to/3lmDthJE qui l'elenco completo dei miei libri disponibili: https://amzn.to/44feDp4Non perdere i prossimi video, iscriviti al mio canale: https://goo.gl/Xkzh8ARESTIAMO IN CONTATTO:Ricevi l'Avviso ai Naviganti, la mia newsletter settimanale: https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantie partecipa alle scelte della mia communitySeguimi:Patreon: massimopolidoroCorsi: massimopolidorostudio.comInstagram: @massimopolidoroPagina FB: Official.Massimo.Polidoro X: @massimopolidoro  Sito: http://www.massimopolidoro.comQuesta descrizione contiene link affiliati, il che significa che in caso di acquisto di qualcuno dei libri segnalati riceverò una piccola commissione (che a te non costerà nulla): un piccolo contributo per sostenere il canale e la realizzazione di questi video. Grazie per il sostegno!

Dentro alla storia
La storia dell'Irlanda del Nord

Dentro alla storia

Play Episode Listen Later May 21, 2026 21:57 Transcription Available


Acquista il mio nuovo libro, "Neanche Nietzsche era un superuomo": https://amzn.eu/d/0hN113ZXSpostiamoci in Irlanda, ripercorrendo la storia dell'isola (e dell'Irlanda del Nord) fino al Novecento.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/dentro-alla-storia--4778249/support.

L'ombelico di un mondo
L'odissea del comandante Carlos

L'ombelico di un mondo

Play Episode Listen Later May 21, 2026 76:25


Nel settembre del 1900 a Muggia, una piccola città non lontana da Trieste, nasce Vittorio Vidali. La sua è una biografia che attraversa il Novecento senza mai trovare un attimo di quiete. Viaggia continuamente, cambia missione politica, identità, paese, compagna: braccato da poliziotti e servizi segreti.A Trieste, la città di frontiera per definizione, Vidali diventa comunista molto presto. Da ragazzo sceglie il campo dell'antifascismo militante, dentro un clima in cui la violenza politica fa parte ogni giorno del confronto. È una forma di iniziazione alla violenza, ma anche il segno del suo destino: la politica per lui è un'esperienza tolizzante, non separabile dalla vita.A metà degli anni Venti è negli Stati Uniti. Attraversa il Paese, incontra lavoratori, li raggiunge attraverso viaggi infiniti, spesso sui treni bestiame. È una stagione di formazione, in cui la militanza si misura con la realtà materiale e con l'organizzazione. Per lui, anche in questi anni la politica è insieme pensiero e azione, inseparabili.In carcere incontra Bartolomeo Vanzetti, uno degli anarchici italiani più noti di quella stagione, destinato alla sedia elettrica. Per cercare di salvare lui e Nicola Sacco il mondo si mobilita, ma non ci sarà nulla da fare. La sentenza di morte verrà eseguita.La sua fuga prosegue in Messico. Partecipa alla fondazione del Partito comunista messicano. È il passaggio verso una dimensione internazionale della militanza, che si consolida poi a Mosca, dove Vidali viene addestrato all'interno degli apparati sovietici. Da questo momento la sua figura si colloca stabilmente in quell'area in cui politica, organizzazione e attività clandestina coincidono definitivamente.La guerra civile spagnola rappresenta uno dei punti più noti e più controversi della sua storia. Con il nome di Carlos Contreras, Vidali diventa una figura rilevante nel fronte repubblicano. Sono gli anni in cui si intrecciano dimensione militare, impegno politico e conflitti interni allo stesso campo antifascista. In quel contesto incontra personalità come Ernest Hemingway, Rafael Alberti, Pablo Neruda, segno di un ambiente in cui politica, idealità, organizzazione e cultura crescono insieme.Accanto alla militanza, c'è anche una dimensione personale molto importante. La relazione con Tina Modotti, attrice, fotografa e militante comunista, è una delle storie d'amore più controverse del secolo.Nel 1947 Vidali torna a Trieste, dopo anni trascorsi tra Europa e Americhe e mentre il suo nome è nelle liste dei sovversivi più noti e ricercati. La città è di nuovo al centro delle tensioni tra blocchi contrapposti. Qui continua ad agire, muovendosi nelle pieghe del conflitto tra l'Unione Sovietica guidata da Stalin e la Jugoslavia di Tito, in una fase in cui la politica internazionale si riflette direttamente nelle vicende locali.Raccontare Vidali significa confrontarsi con una figura che ha attraversato la storia di molti paesi. È stato tante cose insieme: uno stalinista violento, un rivoluzionario convinto, un comunista fedele alla linea, un uomo inquieto. Le fonti e le interpretazioni restituiscono immagini diverse, spesso difficili da ricomporre. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

il posto delle parole
Stefano Poggi "Il mito dell'istante"

il posto delle parole

Play Episode Listen Later May 19, 2026 27:59 Transcription Available


Stefano Poggi"Il mito dell'istante"I filosofi davanti al tempo: da Schelling a DerridaAnders Solferinowww.solferinolibri.itLa riflessione sul problema del tempo è uno dei temi fondamentali della tradizione filosofica occidentale.Ma gli ultimi due secoli – l'Ottocento e il Novecento – ne hanno visto una profonda trasformazione. Gli sviluppi dell'indagine scientifica si sono intrecciati con la maturazione di una inedita concezione della soggettività e della coscienza. Sono state riprese e affrontate con nuovi occhi questioni antichissime, in primo luogo quella già posta da sant'Agostino («Cos'è davvero il tempo? Lo so, ma non lo so spiegare »). Ci si è interrogati sui modi in cui il tempo viene vissuto, misurato, narrato, condiviso. È così apparso con sempre maggior chiarezza che il tempo è la realtà dello stesso nostro esistere, che il tempo – come scrive Borges – «è la sostanza di cui sono fatto». Per questo, del tempo, parliamo sempre come di un divenire, di un fluire. Un divenire, un fluire apparso non di rado come una successione di istanti. Istanti in cui fermare il tempo, arrestarlo nell'attimo «così bello» del Faust, riuscire in un'impresa che però, di fronte ai nuovi saperi scientifici, appare destinata a ridursi in speranza, a rivelarsi un'illusione. L'istante non esiste. E, se esiste, forse altro non può essere che l'eternità.Partendo da Hegel e Schelling per arrivare a Bergson, Russell, Heidegger e senza dimenticare i grandi «narratori del tempo» come Proust e Joyce, Stefano Poggi racconta gli episodi di una storia che non ci è presente in tutta la sua decisiva importanza perché è spesso sotterranea, ma che ha inciso nel profondo sulla nostra stessa identità di uomini moderni.Stefano Poggi ha insegnato Storia della filosofia all'Università di Firenze, è stato presidente della Società Filosofica Italiana e ha diretto «Intersezioni. Rivista di storia delle idee». Tra i suoi numerosi libri ricordiamo: La logica, la mistica, il nulla (2006), La vera storia della Regina di Biancaneve (2007), I viaggi dei filosofi (2010), L'io dei filosofi e l'io dei narratori (2011), L'anima e il cristallo (2014), Il colore e l'ombra (2019), Individuo e destino (2025).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

Laser
L'archivio Pietro Porcinai: sulle tracce del grande paesaggista del Novecento italiano

Laser

Play Episode Listen Later May 19, 2026 25:05


Ha progettato giardini per gli stabilimenti Olivetti e la famiglia Zegna; ha ideato il parco Pinocchio a Collodi; ha collaborato con studi d'architettura prestigiosi come BBPR. Pietro Porcinai, nato a Settignano nel 1910, è stato il più rappresentativo paesaggista italiano del XX secolo: a lui si deve la nascita della cultura moderna del paesaggio in Italia. La sua opera ha ridefinito il rapporto tra progetto e natura, superando l'idea di giardino come forma autonoma per restituirgli una funzione ambientale, sociale ed estetica. Porcinai ha lasciato una eredità fondamentale nel pensiero del paesaggio contemporaneo, fonte oggi di ispirazione per architetti e progettisti in Italia e in Europa.

Laser
L'archivio Pietro Porcinai: sulle tracce del grande paesaggista del Novecento italiano

Laser

Play Episode Listen Later May 19, 2026 25:05


Ha progettato giardini per gli stabilimenti Olivetti e la famiglia Zegna; ha ideato il parco Pinocchio a Collodi; ha collaborato con studi d'architettura prestigiosi come BBPR. Pietro Porcinai, nato a Settignano nel 1910, è stato il più rappresentativo paesaggista italiano del XX secolo: a lui si deve la nascita della cultura moderna del paesaggio in Italia. La sua opera ha ridefinito il rapporto tra progetto e natura, superando l'idea di giardino come forma autonoma per restituirgli una funzione ambientale, sociale ed estetica. Porcinai ha lasciato una eredità fondamentale nel pensiero del paesaggio contemporaneo, fonte oggi di ispirazione per architetti e progettisti in Italia e in Europa.

Moby Dick
Il saggio: lo spazio delle idee

Moby Dick

Play Episode Listen Later May 16, 2026 81:27


La differenza principale tra il saggio e il romanzo, è che nel romanzo le idee sono funzionali alla narrazione, mentre nel saggio è la narrazione ad essere al servizio delle idee. È uno dei tanti concetti sviluppati intorno al genere del saggio letterario, che ritroviamo nella grande antologia “Saggisti italiani del Novecento”, curata da Alfonso Berardinelli e Matteo Marchesini e pubblicata da Quodlibet. Un'opera che non solo raccoglie e sistematizza decine e decine di scritti e di autori, ma che fornisce anche delle fondamentali chiavi di lettura del saggio come genere letterario. Anzi: del saggio come strumento indispensabile (soprattutto oggi) di trasmissione delle idee, e degli effetti che quelle idee hanno sugli individui. Dopo una settimana di Dossier dedicato al saggio nelle sue varie forme, passate e presenti, Moby Dick parte da qui: dalla funzione sociale del saggio alla sua capacità di rinnovarsi, dalle difficoltà che incontra questo genere nel presente alle sue sorprendenti doti di adattabilità al mutato panorama culturale. Ad aiutarci in questa riflessione saranno la scrittrice e traduttrice Claudia Durastanti, che si occupa di letteratura e critica culturale per varie testate e dal 2021 è curatrice della casa editrice La Tartaruga; e Gianluca Didino, scrittore, saggista e traduttore, autore del recente “La figura umana. Friedrich, il contagio romantico e l'apocalisse”, Edizioni Tlon, 2024.

Lezioni di storia con Stefano D'Ambrosio
#511 - CORSOSERALE 9.7 - 2.2 - Fotogrammi di luce: il cinema, specchio magico del Novecento

Lezioni di storia con Stefano D'Ambrosio

Play Episode Listen Later May 16, 2026 49:25


Questa lezione del ciclo “Simboli e visioni” è dedicata proprio a questa soglia: il passaggio in cui l'immagine smette di essere rappresentazione e diventa ambiente, forza, potere. Il cinema come “specchio magico” del Novecento — ma uno specchio ambiguo, capace tanto di rivelare quanto di ingannare, di educare quanto di narcotizzare, di liberare quanto di dominare.Perché il cinema è, insieme, molte cose: macchina dei sogni collettivi, industria dell'intrattenimento, strumento di propaganda, linguaggio filosofico, laboratorio dell'inconscio. È l'arte che distrugge l'aura e, nello stesso tempo, crea nuove forme di sacralità. È la superficie brillante delle immagini e, sotto di essa, un dispositivo che organizza il nostro modo di sentire, ricordare, desiderare.E forse, a questo punto, ci accorgiamo che il cinema non è soltanto un'invenzione del Novecento. È qualcosa di più antico. Già Platone aveva immaginato uomini incatenati davanti a uno schermo, costretti a scambiare per realtà le ombre proiettate sulla parete. Ma quella era ancora una metafora. Un dispositivo filosofico. Il Novecento, invece, lo ha costruito davvero. Ha dato a quelle ombre una precisione mai vista, una forza emotiva irresistibile, una capacità di seduzione capillare. Le ha rese mobili, luminose, universali. Le ha trasformate in esperienza.E allora le parole di Eugenio Montale non suonano più come un'immagine poetica, ma come una diagnosi:“Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gittoalberi case colli per l'inganno consueto.”Non è più il cinema a imitare il mondo. È il mondo che comincia a presentarsi come un cinema. E il punto, forse, non è più distinguere tra realtà e rappresentazione. Ma capire se siamo ancora in grado di voltarci.

Moby Dick
Il saggio: lo spazio delle idee

Moby Dick

Play Episode Listen Later May 16, 2026 81:27


La differenza principale tra il saggio e il romanzo, è che nel romanzo le idee sono funzionali alla narrazione, mentre nel saggio è la narrazione ad essere al servizio delle idee. È uno dei tanti concetti sviluppati intorno al genere del saggio letterario, che ritroviamo nella grande antologia “Saggisti italiani del Novecento”, curata da Alfonso Berardinelli e Matteo Marchesini e pubblicata da Quodlibet. Un'opera che non solo raccoglie e sistematizza decine e decine di scritti e di autori, ma che fornisce anche delle fondamentali chiavi di lettura del saggio come genere letterario. Anzi: del saggio come strumento indispensabile (soprattutto oggi) di trasmissione delle idee, e degli effetti che quelle idee hanno sugli individui. Dopo una settimana di Dossier dedicato al saggio nelle sue varie forme, passate e presenti, Moby Dick parte da qui: dalla funzione sociale del saggio alla sua capacità di rinnovarsi, dalle difficoltà che incontra questo genere nel presente alle sue sorprendenti doti di adattabilità al mutato panorama culturale. Ad aiutarci in questa riflessione saranno la scrittrice e traduttrice Claudia Durastanti, che si occupa di letteratura e critica culturale per varie testate e dal 2021 è curatrice della casa editrice La Tartaruga; e Gianluca Didino, scrittore, saggista e traduttore, autore del recente “La figura umana. Friedrich, il contagio romantico e l'apocalisse”, Edizioni Tlon, 2024.

Stanze di Cinema
Stanze di Cinema S09E32 - Yellow Letters, Tre chilometri alla fine del mondo, E i figli dopo di loro

Stanze di Cinema

Play Episode Listen Later May 15, 2026 30:11


Parliamo dei film Yellow Letters, Orso d'Oro a Berlino, Tre chilometri alla fine del mondo, E i figli dopo di loro.Stanze di Cinema è la trasmissione di Ciao Como Radio dedicata a cinema, cultura e spettacoli. A cura di Marco Albanese, Carlo Cairoli e Daniele Valsecchi.Vi ricordiamo infine il libro di Stanze di Cinema "Oltre il Novecento: 25 anni di cinema in 100 film" disponibile qui: https://www.amazon.it/Oltre-Novecento-anni-cinema-film/dp/B0GW8F477J/

Keration Podcast
La Storia della Musica S04E17 - Franco Oppo, il compositore sardo fra sperimentazione e tradizione

Keration Podcast

Play Episode Listen Later May 15, 2026 3:46


Franco Oppo è stato uno dei compositoriitaliani più innovativi e influenti del Novecento, noto per il suo legameprofondo con la musica sarda e per la sua sperimentazione musicale. Nato aNuoro il 2 ottobre 1935, Oppo ha portato avanti una carriera musicale che haspaziato dal neoclassicismo agli orizzonti della musica aleatoria econtemporanea, con uno sguardo attento alle tradizioni popolari e allasemiologia musicale. La sua opera e il suo insegnamento hanno lasciato un'improntaindelebile nel panorama musicale italiano e internazionale.Biografia e formazioneFrancoOppo nacque a Nuoro da Carlo Oppo Villasanta e Olimpia Umana. Cresciuto in unambiente familiare legato alla cultura sarda, ebbe i primi contatti con lamusica tradizionale fin dall'infanzia, grazie anche alla stimolante atmosferadella stazione ferroviaria del Tirso, dove la nonna materna gestiva un punto diristoro. Trasferitosi a Cagliari negli anni Cinquanta, frequentò ilConservatorio "Giovanni Pierluigi da Palestrina", diplomandosi inpianoforte (1958), musica corale e direzione di coro (1960) e composizione(1961).Negli anni successivi approfondì la suaformazione con grandi maestri come Goffredo Petrassi e Giorgio FedericoGhedini, partecipando a corsi di perfezionamento a Venezia, Roma, Varsavia eDarmstadt. La sua traiettoria artistica fu caratterizzata da una ricercacostante fra tradizione e innovazione, sfociata in studi pionieristici sullamusica elettronica, l'aleatorietà e la semiologia musicale, con la formulazionedi una teoria generale del linguaggio musicale e uno studio approfondito sullelauneddas, strumento tipico sardo.Carriera artistica e accademicaDal1965 al 2000 Franco Oppo insegnò composizione e composizione sperimentale alConservatorio di Cagliari, diventando un punto di riferimento per generazionidi giovani musicisti. Parallelamente, compose numerose opere teatrali,sinfoniche, corali e da camera, presentate in diversi continenti, vincendo variconcorsi internazionali di composizione. Nel 1982 fondò e diresse il FestivalSpaziomusica, che portò a Cagliari nomi di rilievo della musica contemporaneamondiale, contribuendo a collocare la Sardegna sulla mappa internazionale dellamusica d'avanguardia.Franco Oppo rappresenta un esempioemblematico di musicista organico, capace di coniugare radici culturaliprofonde e apertura verso le avanguardie sonore. La sua dedizioneall'insegnamento, alla ricerca e alla promozione della musica contemporanea halasciato un'eredità preziosa che continua a influenzare il panorama musicaleitaliano e sardo. Scomparso il 14 gennaio 2016, Oppo rimane una figura chiaveper comprendere il dialogo fra tradizione e modernità nella musica del XXsecolo.

16NONI
16NONI | Tra amore, guerra e grandi ritorni

16NONI

Play Episode Listen Later May 14, 2026 28:03


Questa settimana ci siamo immersi tra cinema, letteratura e arte contemporanea. Abbiamo parlato di Mother Mary e di In the Grey, senza dimenticare il grande ritorno di Top Gun sul grande schermo. Spazio anche ai libri con Off Campus, una delle saghe romance più amate del momento, tra personaggi iconici e dinamiche universitarie che continuano a conquistare i lettori. Infine, siamo entrati nel cuore della nuova mostra dello Spazio Heart di Vimercate, “Conflitti. Guerra e disagio sociale tra Otto e Novecento” (10 maggio – 21 giugno). Per l'occasione abbiamo intervistato Simona Bartolena, curatrice della mostra, e Alessandra Galbusera, storica della filosofia e autrice di uno dei testi del catalogo, per approfondire il legame tra arte, storia e tensioni sociali tra Otto e Novecento. L'articolo 16NONI | Tra amore, guerra e grandi ritorni proviene da Young Radio.

Podcast di Palazzo Ducale di Genova
La Storia in Piazza "I “confini naturali” dell'Italia antica: storia e rappresentazioni tra Otto e Novecento"

Podcast di Palazzo Ducale di Genova

Play Episode Listen Later May 13, 2026 66:31


Sabato 28 Narzo 2026 - Silvia Giorcelli - Giusto Traina - Paola S. Salvatori

Racconti di Storia Podcast
L'Uomo Che Sfidò Hitler e Stalin

Racconti di Storia Podcast

Play Episode Listen Later May 11, 2026 24:23


Prova Shopify ad 1 € - Vai su ⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠shopify.it L'amore per la propria terra, la forte identità nazionale, la volontà di lottare per la libertà e contro gli oppressori, la dedizione anche nelle missioni impossibili. Witold Pilecki rappresenta nella storia del Novecento un fulgido esempio di dedizione: ufficiale polacco della riserva, accetta nel settembre 1940 di farsi arrestare per raccogliere informazioni sul campo di Auschwitz. Il suo rapporto dall'inferno è minuzioso, dettagliato, così sconvolgente da non essere creduto dagli Alleati. Evaso dalla prigionia, Pilecki lotta ancora: prima a Varsavia contro i tedeschi, poi contro i sovietici che hanno ricreato la Polonia come satellite ubbidiente. Sino all'estremo sacrificio personale, alla damnatio memoriae durante il regime e alla riscoperta negli anni '90.

Il podcast di Piergiorgio Odifreddi: Lezioni e Conferenze.
Odifreddi a Il Posto delle Parole: ritratto di Bertrand Russell, cattivo maestro

Il podcast di Piergiorgio Odifreddi: Lezioni e Conferenze.

Play Episode Listen Later May 10, 2026 33:50


Bertrand Russell è un simbolo del pensiero libero e progressista del Novecento. È stato uno dei più grandi logici e filosofi del secolo, e ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1950. Ha fondato una scuola alternativa per i bambini, e divulgato in maniera inimitabile la scienza e la filosofia. Ha combattuto contro la religione e la superstizione, e a favore dell'amore libero e dei matrimoni aperti. Un grande pensatore “immorale” del Novecento per affrontare le questioni più spinose del nostro tempo. È stato incarcerato due volte per pacifismo: la seconda, a novant'anni! Ha istituito un tribunale contro i crimini di guerra degli Stati Uniti in Vietnam. E a novantott'anni, due giorni prima di morire, ha lanciato un ultimo appello contro i crimini di guerra di Israele in Palestina. È considerato un “cattivo maestro” da tutti i farisei, di ieri e di oggi.*********************************Piergiorgio Odifreddi"Cattivo maestro"Bertrand Russell: logico, ateo, libertino, pacifistaRaffaello Cortina Editorewww.raffaellocortina.it

Il Mondo
Oggi sul Mondo cultura: un saggio di Vasco Brondi, un film turco, Schifano a Roma, un podcast su una chiesa queer di san Francisco

Il Mondo

Play Episode Listen Later May 9, 2026 3:05


Il cantautore ferrarese Vasco Brondi ci parla del suo ultimo libro Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d'arte. Yellow letters è un film del regista tedesco di origine turca İlker Çatak che ha vinto l'Orso d'oro all'ultima Berlinale. Il Palazzo delle esposizioni di Roma dedica una grande retrospettiva a Mario Schifano, uno dei più importanti artisti italiani della seconda metà del Novecento. Una chiesa queer di San Francisco durante l'epidemia di Aids è al centro del podcast When we all get to heaven.CONVasco Brondi, musicistaMaria Sole Colombo, critica e curatrice cinematograficaDaniela Lancioni, storica dell'arte e curatriceJonathan Zenti, podcaster che collabora con InternazionaleVasco Brondi, Una cosa spirituale: https://www.youtube.com/watch?v=AWVUp12XPpUIl giornalista e l'assassino: www.youtube.com/watch?v=viWbbODmfDw&t=99sYellow letters: https://www.youtube.com/watch?v=H7xL5HJqnQ4Mario Schifano: https://www.youtube.com/watch?v=hmc_GO0ztU0When we all get to heaven: https://www.heavenpodcast.org/Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti

il posto delle parole
Piergiorgio Odifreddi "Cattivo maestro"

il posto delle parole

Play Episode Listen Later May 6, 2026 33:51


Piergiorgio Odifreddi"Cattivo maestro"Bertrand Russell: logico, ateo, libertino, pacifistaRaffaello Cortina Editorewww.raffaellocortina.itBertrand Russell è un simbolo del pensiero libero e progressista del Novecento. È stato uno dei più grandi logici e filosofi del secolo, e ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1950. Ha fondato una scuola alternativa per i bambini, e divulgato in maniera inimitabile la scienza e la filosofia. Ha combattuto contro la religione e la superstizione, e a favore dell'amore libero e dei matrimoni aperti. Un grande pensatore “immorale” del Novecento per affrontare le questioni più spinose del nostro tempo. È stato incarcerato due volte per pacifismo: la seconda, a novant'anni! Ha istituito un tribunale contro i crimini di guerra degli Stati Uniti in Vietnam. E a novantott'anni, due giorni prima di morire, ha lanciato un ultimo appello contro i crimini di guerra di Israele in Palestina. È considerato un “cattivo maestro” da tutti i farisei, di ieri e di oggi. Piergiorgio Odifreddi ha studiato matematica in Italia e negli Stati Uniti, e ha insegnato Logica matematica presso l'Università di Torino e la Cornell University di New York. Nel 2011 ha vinto il premio Galileo per la divulgazione scientifica. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Il computer di Dio (2000), La repubblica dei numeri (2002), Pillole matematiche (2022), A piccole dosi (2023), C'è del marcio in occidente (2024) e Incontri ravvicinati tra le due culture (2025).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!
Mussolini e l’Italiano: Come il Fascismo Trasformò la Lingua di un Popolo

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

Play Episode Listen Later Apr 30, 2026 25:29


Quando si studia l'italiano, si impara una lingua ricca di storia. Ma c'è un capitolo meno conosciuto: quello degli anni Venti e Trenta del Novecento, quando Benito Mussolini e il regime fascista decisero di intervenire direttamente sulla lingua italiana, modificandola, purificandola e usandola come strumento di potere. La lingua non è mai neutrale: chi controlla le parole, controlla il pensiero. Il fascismo lo capì benissimo. La «Battaglia» per la Purezza Linguistica Negli anni Trenta, il regime lanciò una vera e propria campagna contro le parole straniere, chiamata bonifica linguistica. L'obiettivo era eliminare i forestierismi — cioè le parole di origine straniera — e sostituirli con termini italiani. Nel 1940 fu vietato per legge l'uso di parole straniere nei luoghi pubblici, nelle insegne dei negozi e sui giornali. Per esempio, la parola bar doveva diventare mescita, e restaurant doveva essere sostituito con ristoro. Come recitava la retorica fascista dell'epoca: «La lingua è l'anima della nazione. Chi non parla italiano non è italiano.» Parole Proibite e i Loro Sostituti Fascisti Ecco alcune delle sostituzioni imposte dal regime, con le parole straniere originali e i nuovi termini italiani obbligatori: Parola italiana (imposta)Significato / Notecalciofootball (già italiano, ma imposto ufficialmente) — sostituisce: footballautistadriver / chauffeur — sostituisce: chauffeurportieregoalkeeper / doorman — sostituisce: goal-keepermescita / caffèbar / café — sostituisce: bar, caféristororestaurant — sostituisce: restaurantpellicolafilm / movie — sostituisce: filmpalcoscenicostage — sostituisce: stagegolgoal (poi accettato così com'è) Come si può notare, alcune di queste parole — come calcio e portiere — sono rimaste nella lingua italiana fino ad oggi, mentre altre, come ristoro al posto di restaurant, sono cadute in disuso. Se vuoi approfondire il tema delle parole straniere nell'italiano, trovi un articolo dedicato sul nostro sito. Il «Voi» Contro il «Lei»: Una Battaglia Grammaticale Nel 1938, il regime dichiarò che il Lei era un pronome «servile», di origine spagnola, indegno di un italiano fiero e virile. Al suo posto impose il Voi come forma di rispetto, considerato più «romano» e «fascista». Si trattava di una vera e propria riforma grammaticale con motivazioni politiche: la scelta del pronome diventava un atto di obbedienza o di resistenza al regime. Oggi, il Lei è pienamente tornato come pronome di cortesia nella lingua italiana standard. Il Voi, però, sopravvive ancora in alcune zone del Sud Italia — Campania, Calabria, Sicilia — come retaggio storico e culturale di quel periodo. Perché il Regime Preferiva il Voi? Il Voi veniva presentato come un pronome autenticamente italiano, con radici nella tradizione romana e rinascimentale. Il fascismo sosteneva che il Lei, invece, fosse stato introdotto dagli spagnoli durante la dominazione della penisola, e che quindi rappresentasse una forma di sudditanza culturale straniera. In realtà, gli storici della lingua mostrano che il Lei aveva già una lunga tradizione italiana autonoma, ma la propaganda non aveva bisogno di precisione storica: aveva bisogno di simboli. Il Dialetto: Nemico della Nazione? Prima dell'unificazione d'Italia nel 1861, ogni regione aveva la propria lingua: veneziano, napoletano, siciliano, piemontese… Molti italiani, ancora negli anni Venti del Novecento, parlavano il dialetto come prima lingua e l'italiano come una lingua da imparare. Il fascismo vide i dialetti come un ostacolo all'unità nazionale. L'obiettivo era costruire un'Italia unita, forte, con una sola lingua. I dialetti vennero scoraggiati nelle scuole e nella vita pubblica. Si voleva un italiano standard, chiaro, uniforme — uno strumento di coesione ideologica oltre che comunicativa. Il regime, però, non riuscì mai a eliminare i dialetti: erano troppo radicati nella vita quotidiana. E molti gerarchi fascisti, in privato, continuavano a parlare in dialetto. Vuoi scoprire di più sui dialetti italiani e sulla loro storia? Trovi un articolo completo sul nostro sito. La Lingua della Propaganda Oltre a vietare parole straniere, il fascismo creò un suo lessico specifico: un vocabolario carico di retorica, di grandiosità, di richiami all'Impero romano. La lingua doveva trasmettere forza, gloria, obbedienza. Ogni parola era scelta con cura per evocare sentimenti di potenza e appartenenza nazionale. Parole Chiave del Vocabolario Fascista Parola italianaSignificato / NoteDucedal latino dux = capo, condottiero. Titolo di MussoliniCameratacompagno/a fascista. Dal latino camera = stanzaSquadrismoviolenza organizzata delle «squadre» fascistePatriala nazione, usata ossessivamente in senso sacroBalillaorganizzazione giovanile fascista (bambini 8–14 anni)Fasciosimbolo romano (il fascio littorio) adottato dal regime I Discorsi di Mussolini: Retorica al Servizio del Potere I discorsi di Mussolini erano studiati con precisione per colpire emotivamente. Adottavano uno stile oratorio che si rifaceva alla retorica latina classica, ma adattato ai nuovi mezzi di comunicazione: la radio e le grandi piazze. Frasi brevi, ritmo martellante, ripetizioni ossessive — una tecnica pensata per non far pensare, ma per far sentire. La lingua fascista era costruita per generare emozioni collettive: entusiasmo, paura, orgoglio, odio. Chi volesse approfondire come il linguaggio giornalistico e politico funziona in italiano può trovare ulteriori risorse nel nostro sito. Cosa È Rimasto Oggi? La maggior parte delle innovazioni imposte dal regime è scomparsa con esso. L'italiano moderno ha reintegrato i prestiti stranieri e ha adottato migliaia di anglicismi nel corso del Novecento — esattamente il contrario di ciò che il fascismo aveva cercato di fare. Parole come film, bar, sport sono oggi pienamente accettate nell'italiano contemporaneo. Alcune tracce rimangono però nella lingua di oggi: → Calcio e portiere (nel senso calcistico) sono parole nate o consolidate in quel periodo e sono rimaste.→ Il Voi di cortesia sopravvive nel dialetto di alcune regioni meridionali.→ Molte parole del vocabolario fascista sono entrate nel lessico storico e nei libri di testo. Rimane però, soprattutto, una consapevolezza: la lingua può essere usata come strumento politico. Studiare queste vicende aiuta a leggere la lingua con occhi più critici — e a capire perché certe scelte linguistiche non sono mai puramente «grammaticali». Se ti interessa approfondire la storia della lingua italiana, leggi anche il nostro articolo sull'origine e storia dell'italiano. Domande Frequenti (FAQ) Il fascismo riuscì davvero a cambiare la lingua italiana? In parte sì. Alcune sostituzioni lessicali imposte dal regime — come calcio per football — sono sopravvissute nella lingua moderna. Tuttavia, la maggior parte delle riforme linguistiche fasciste fallì nel lungo periodo: i parlanti tornarono ai termini originali non appena il regime cadde, e l'italiano del dopoguerra riprese ad assorbire liberamente parole straniere. Il «Lei» è davvero di origine spagnola? La tesi dell'origine spagnola del Lei era una semplificazione propagandistica. Gli storici della lingua dimostrano che il Lei aveva già radici solide nella tradizione italiana rinascimentale, indipendentemente dall'influenza iberica. L'affermazione del regime era un pretesto ideologico, non una verità linguistica. Per saperne di più sul pronome di cortesia in italiano, leggi il nostro articolo dedicato. Cosa significa «bonifica linguistica»? La bonifica linguistica era la campagna ufficiale del regime fascista per «purificare» la lingua italiana eliminando i forestierismi, cioè le parole di origine straniera. Il termine richiama volutamente la bonifica agraria — il prosciugamento delle paludi — per evocare l'idea di «ripulire» la lingua da elementi considerati «inquinanti». Era, in sostanza, un nazionalismo applicato al vocabolario. Perché i dialetti non furono eliminati nonostante le pressioni del regime? I dialetti italiani erano troppo radicati nella vita quotidiana delle comunità locali per essere eliminati con semplici decreti. La scuola e la radio diffondevano l'italiano standard, ma in casa, al mercato, tra amici, le persone continuavano a parlare in dialetto. Persino i dirigenti fascisti, in privato, usavano spesso il dialetto della propria regione. Questo dimostra quanto la lingua sia un fenomeno sociale e identitario che sfugge al controllo puramente politico. Se vuoi saperne di più sulla storia dell'Italia e su quando è nato l'italiano, non dimenticare di dare un'occhiata all'articolo dedicato. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test sul Fascismo e la Lingua Italiana", "description": "Quiz interattivo sulle trasformazioni della lingua italiana durante il regime fascista: bonifica linguistica, pronomi di cortesia, dialetti e lessico del regime.", "educationalLevel": "Intermedio B1-B2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Come si chiamava la campagna fascista contro le parole straniere?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Bonifica linguistica" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale parola italiana fu coniata da Gabriele D'Annunzio nel 1925 per sostituire 'sandwich'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Tramezzino" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale di queste parole NON è rimasta nell'uso comune dopo il fascismo?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Vigoria" } }, { "@type": "Question", "name": "Durante il regime fascista, quale pronome di cortesia fu imposto al posto del 'Lei'?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Voi" } }, { "@type": "Question", "name": "Il pronome 'Voi' come forma di cortesia esiste ancora oggi in alcune regioni italiane.",...

il posto delle parole
Rita Svandrlik "Scrivere per esistere"

il posto delle parole

Play Episode Listen Later Apr 26, 2026 27:54


Rita Svandrlik"Scrivere per esistere"Vita e opere di Ingeborg BachmannCarocci Editorewww.carocci.itFornendo un nuovo sguardo d'insieme, completo e aggiornato, sulla vita e sulle opere della scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann (1926-1973), il volume invita alla lettura dei suoi testi, molti dei quali composti durante i vari periodi di soggiorno in Italia, a Ischia, a Napoli e soprattutto a Roma. Ampiamente tradotta in italiano, oggi Bachmann sta riscuotendo l'attenzione di nuove generazioni, dopo l'appassionata ricezione degli anni Ottanta e Novanta da parte della cultura femminista. Intellettuale cosmopolita ed europea, viene considerata ormai un'autrice classica del Novecento, con una produzione che dalle prime raccolte liriche di grande risonanza arriva, attraverso radiodrammi, saggi e due libretti d'opera, alla straordinaria prosa narrativa. Anche i momenti di crisi personale non le hanno impedito di dedicarsi completamente alla scrittura, accettando la sfida rappresentata dal linguaggio corrotto delle opinioni e delle frasi fatte, per allargare l'orizzonte del dicibile e del possibile: chi scrive può infatti «rappresentare l'epoca sua e presentare qualcosa per cui il tempo non è ancora venuto». Memoria del passato e meticolosa analisi dei meccanismi del potere creano nei suoi testi «un regno aperto al futuro di cui non conosciamo i confini».Rita SvandrlikHa insegnato Letteratura tedesca all'Università di Firenze. Si è occupata di costruzioni mitiche del femminile, di letteratura austriaca (Grillparzer, Stifter, Musil) e di varie autrici, tra cui Jelinek, Wolf, Haushofer. Con Carocci editore ha pubblicato, tra l'altro, la monografia Ingeborg Bachmann: i sentieri della scrittura. Poesie, prose, radiodrammi (1^ rist. 2024); ha curato il volume Das dreißigste Jahr (2020) dell'Edizione di Salisburgo delle “Opere e Lettere” di Bachmann.Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller, è stata una poetessa, scrittrice e giornalista austriaca.È grazie alla poesia che Bachmann inizia a scrivere. Alla parola Bachmann chiede di essere “libera, chiara, bella”, alla parola si affida per essere salvata. Per la scrittrice la poesia, come del resto la letteratura, deve perseguire il vero, usare il linguaggio in modo responsabileDi Ingeborg Bachmann (1926-1973) Adelphi ha pubblicato Malina (1973), Tre sentieri per il lago (1980), II trentesimo anno (1985), Il caso Franza - Requiem per Fanny Goldmann (1988), Il buon Dio di Manhattan - Un negozio di sogni - Le cicale (1991), Il dicibile e l'indicibile (1998) e Il libro Franza (2009). Diario di guerra è apparso postumo in Germania nel 2010 e viene pubblicato da Adelphi nel 2011.Ingeborg Bachmann muore nel 1973, nel reparto grandi ustionati dell'ospedale romano Sant'Eugenio, dopo ventidue giorni di agonia. Le circostanze della sua morte rimangono a tutt'oggi misteriose, impenetrabili.«Se siamo veri, lo siamo di notte, appena stiamo completamente soli.» - Non conosco mondo migliore, Ingeborg BachmannDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

il posto delle parole
Alberto Bertoni "L'Alzheimer, i cavalli, la poesia"

il posto delle parole

Play Episode Listen Later Apr 25, 2026 27:15


Alberto Bertoni"L'Alzheimer, i cavalli, la poesia"Un memoirMarietti1820www.mariettieditore.itC'è tutta la poesia di Alberto Bertoni nella sua prosa delicata, dolorosa e ironica che racconta la malattia del padre Gilberto. L'Alzheimer, che cancella i ricordi dell'essere umano che abita, crea uno spazio di accoglienza per quelli di chi al malato sta accanto. E di ricordo in ricordo scorrono, sulla lunga durata della passione precoce dell'autore per la poesia, le corse dei cavalli e l'Inter, la vita famigliare e gli anni della formazione, i percorsi della parola e delle lingue, i maestri di letteratura e quelli di vita – o di entrambe. Episodi di storie particolari che si intrecciano ai grandi movimenti e mutamenti culturali di una generazione divisa tra quotidianità e sconvolgimenti. Attraverso Modena, «stanza di vita quotidiana», la Bologna degli studi e delle bombe e un Oltreoceano già oltre la soglia della rivoluzione tecnologica, il memoir di Bertoni è una continua danza sul filo dell'immanenza.Alberto Bertoni (Modena, 1955) è saggista e poeta. Ha insegnato Letteratura italiana contemporanea all'Università di Bologna. Tra le sue numerose pubblicazioni si ricordano, per la saggistica, Poesia italiana dal Novecento a oggi (Marietti1820, 2019), Una questione finale. Poesia e pensiero da Auschwitz (Book Editore, 2020), Voci del grande stile. Prose e poesie fra due secoli (Il Mulino, 2023). Il tema dell'Alzheimer è stato già affrontato nell'opera poetica Ricordi di Alzheimer (in quattro edizioni per Book: 2008, 2012, 2016 e 2024), nel 2018 molte delle sue raccolte sono confluite nel volume Poesie 1980-2014 (Aragno). Il suo libro più recente è Semplici abbandoni (Einaudi, 2025).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

Italian Podcast
News In Slow Italian #693- Italian News, Grammar, and Expressions

Italian Podcast

Play Episode Listen Later Apr 24, 2026 9:47


La prima parte della trasmissione è dedicata all'attualità. Inizieremo con una discussione sul rapporto annuale di Amnesty International, che critica duramente i leader di Israele, Russia e Stati Uniti, ritenendoli responsabili dell'erosione dei diritti umani a livello globale. L'argomento successivo riguarda la situazione energetica della Cina alla luce della crisi energetica mondiale causata dalla guerra in Iran. Sembra che la Cina si trovi in una posizione molto più favorevole rispetto ad altri Paesi. La nostra rubrica scientifica è dedicata a uno studio secondo cui l'uso dell'intelligenza artificiale per compiti cognitivi di base può ridurre le capacità intellettuali di una persona in soli 10 minuti. E per concludere la prima parte della trasmissione, parleremo di come un'ondata di immagini e meme generati dall'IA che raffigurano Donald Trump come un'icona culturale, sia diventata un tratto distintivo della sua presenza online e della sua strategia politica.   La seconda parte di questa puntata è dedicata alla lingua e alla cultura italiana. L'argomento grammaticale di oggi è The indefinite adjectives: nessuno and tutto Ne troverete diversi esempi nel dialogo dedicato alla notizia dell'acquisto, da parte del Comune di Riccione, in Emilia-Romagna, di quella che fu la residenza estiva del dittatore italiano Benito Mussolini. Una decisione che ha acceso un ampio dibattito tra memoria storica, uso pubblico degli spazi e valore simbolico dei luoghi. Nel finale ci soffermeremo sull'espressione idiomatica di oggi: Fare di tutta l'erba un fascio. La ritroverete nel dialogo dedicato alla mostra allestita al Palazzo del Governatore di Parma per il cinquantesimo anniversario dell'uscita di Novecento, l'epico film del regista italiano Bernardo Bertolucci, spesso considerato uno dei grandi kolossal del cinema europeo. - Amnesty International condanna i leader di Stati Uniti, Israele e Russia - La crisi petrolifera globale mette alla prova la politica energetica verde a lungo termine della Cina - Affidarsi all'IA può portare a un declino cognitivo - I meme che ritraggono Trump nei panni di Gesù o del Papa segnano l'inizio di una nuova era nella politica? - Riccione e la sfida della memoria: il caso Villa Mussolini - Parma celebra con una mostra i 50 anni di Novecento di Bertolucci

il posto delle parole
Elisa Giunchi "Pakistan: una storia politica e religiosa"

il posto delle parole

Play Episode Listen Later Apr 23, 2026 26:48


Elisa Giunchi"Pakistan: una storia politica e religiosa"Carocci Editorewww.carocci.itSituato nel cuore dell'Asia, in un'area di grande rilevanza geostrategica, il Pakistan è uno dei paesi musulmani più popolosi al mondo e l'unico a essere dotato di armi nucleari. Stretto alleato della Cina e in perenne dissidio con l'India, è al centro di una complessa rete di interessi che coinvolgono anche altri paesi dentro e fuori la regione. La sua storia resta però poco conosciuta in Italia. Il volume, che si avvale delle più recenti acquisizioni della ricerca, ripercorre gli avvenimenti che hanno visto protagonista il Pakistan dal momento in cui fu immaginato, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, fino ai giorni nostri. Ci si sofferma in particolare sui fattori che hanno contribuito a trasformare quello che era stato concepito come un laboratorio che coniugasse fede e progresso in uno Stato dominato dall'antagonismo con l'India e attraversato da profonde tensioni etniche e religiose. Il libro evidenza il ruolo che l'islam ha avuto nella costruzione dello Stato e, successivamente, come strumento politico in funzione di dinamiche interne e regionali.Elisa GiunchiÈ professoressa ordinaria all'Università degli Studi di Milano, dove insegna Storia e geopolitica del Medio Oriente. Tra i suoi libri, Il pashtun armato: la diffusione di armi in Afghanistan e il declino dell'impero britannico (1880-1914) (Mondadori, 2021).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

Laser
Richard Yates, scrittore spietatamente onesto

Laser

Play Episode Listen Later Apr 20, 2026 23:32


A cento anni dalla nascita, Richard Yates è oggi considerato uno degli scrittori più acuti e spietatamente onesti della narrativa americana del secondo Novecento. Nei suoi romanzi e racconti ha indagato con grande lucidità le incrinature del sogno americano, raccontando la vita della classe media con uno sguardo rigoroso e privo di consolazioni. Il suo libro più celebre, Revolutionary Road, è diventato nel tempo un classico proprio per la sua capacità di osservare la normalità e rivelarne il lato più fragile, fatto di silenzi, frustrazioni e desideri irrealizzati.Nato nel 1926 in un sobborgo di New York, Yates crebbe in una famiglia segnata dal divorzio dei genitori e come molti della sua generazione visse la guerra, combattendo prima in Francia e poi nella Germania occupata. Trascorse il resto della sua esistenza tra la scrittura e le proprie fragilità personali, segnate da alcolismo e depressione. Il suo talento, naturale ma affinato da un lavoro costante, gli permise di trasformare esperienze private e apparentemente ordinarie in grande letteratura. Eppure, nonostante la qualità dei suoi romanzi e dei suoi racconti, è stato a lungo incompreso dal pubblico e dalla critica. Solo dopo la sua morte la sua opera è stata riscoperta e rivalutata. Riccardo Michelucci ne ha parlato con il critico letterario e americanista Luca Briasco e con la traduttrice italiana di Yates, Andreina Lombardi Bom.

Laser
Richard Yates, scrittore spietatamente onesto

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Play Episode Listen Later Apr 20, 2026 23:32


A cento anni dalla nascita, Richard Yates è oggi considerato uno degli scrittori più acuti e spietatamente onesti della narrativa americana del secondo Novecento. Nei suoi romanzi e racconti ha indagato con grande lucidità le incrinature del sogno americano, raccontando la vita della classe media con uno sguardo rigoroso e privo di consolazioni. Il suo libro più celebre, Revolutionary Road, è diventato nel tempo un classico proprio per la sua capacità di osservare la normalità e rivelarne il lato più fragile, fatto di silenzi, frustrazioni e desideri irrealizzati.Nato nel 1926 in un sobborgo di New York, Yates crebbe in una famiglia segnata dal divorzio dei genitori e come molti della sua generazione visse la guerra, combattendo prima in Francia e poi nella Germania occupata. Trascorse il resto della sua esistenza tra la scrittura e le proprie fragilità personali, segnate da alcolismo e depressione. Il suo talento, naturale ma affinato da un lavoro costante, gli permise di trasformare esperienze private e apparentemente ordinarie in grande letteratura. Eppure, nonostante la qualità dei suoi romanzi e dei suoi racconti, è stato a lungo incompreso dal pubblico e dalla critica. Solo dopo la sua morte la sua opera è stata riscoperta e rivalutata. Riccardo Michelucci ne ha parlato con il critico letterario e americanista Luca Briasco e con la traduttrice italiana di Yates, Andreina Lombardi Bom.

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Sara Belancini "Ellis"

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Play Episode Listen Later Apr 15, 2026 16:29


Sara Belancini"Ellis"Edizioni Lapiswww.edizionilapis.itPer quante miglia si può viaggiare per inseguire un sogno?Quanta vita si può chiudere in una valigia?Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, milioni di persone attraversano l'oceano lasciandosi alle spalle tutto ciò che conoscono. Ad accoglierle c'è un'isola: Ellis Island.E questa volta è lei a raccontare.Con voce solenne, dolce e a tratti amara, Ellis ricorda ciò che ha visto: volti stanchi e pieni di speranza, lingue che si intrecciano, bambini smarriti, attese sospese. Racconta i sogni trattenuti, le visite mediche, le separazioni, le possibilità che si aprono — o si spezzano — oltre una porta.Il testo di Sara Belancini, lirico e potente, restituisce tutta la complessità di un'esperienza collettiva trasformandola in racconto intimo. Le illustrazioni di Aneta Lukianska, dense ed evocative, danno forma a una moltitudine di storie: volti, gesti, attese che restano impressi e accompagnano la lettura.Pagina dopo pagina prende forma un racconto corale e intimo allo stesso tempo, in cui la grande Storia si intreccia alle storie di milioni di vite. La memoria si fa voce, e la voce si fa esperienza viva, capace di parlare a lettrici e lettori di ogni età.Ellis Island non è solo un luogo: è uno sguardo che ha incrociato speranza, paura, forza di ricominciare.Non è una storia del passato: è qualcosa che ancora oggi ci riguarda.E ci chiede di non voltare lo sguardo.Età di lettura dai 5 anniSara BelanciniSi definisce un'amante delle parole a tutto tondo. Da anni lavora dietro le quinte come editor, correttrice di bozze e grafica editoriale. Il suo ultimo albo, Il signor Salvatempo, è pubblicato da Il Gatto Verde Edizioni.Aneta LukianskaPluripremiata artista di origine polacca, vive nel Regno Unito. Prima di conseguire un Master in Illustrazione alla Falmouth University, ha lavorato come medico nell'ambito della salute mentale. Le sue opere, frutto dell'incontro tra tecniche digitali e analogiche, le hanno valso un posto tra i vincitori della Mostra Illustratori della Bologna Children's Book Fair.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

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Renato Pettoello "Il giovane Goethe" Ernst Cassirer

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Play Episode Listen Later Apr 15, 2026 21:13


Renato Pettoello"Il giovane Goethe"Ernst CassirerMorcelliana Editricewww.morcelliana.netIn fuga dalla Germania nazista, Ernst Cassirer trova riparo in Svezia e lì, all'Università di Göteborg, tra il 1940 e il 1941, realizza il sogno di tenere un corso su Goethe. Nelle lezioni qui proposte, rinuncia allo sguardo del filosofo e del filologo, per condurre chi ascolta alla scoperta di Goethe uomo e artista, con luci e ombre, lasciando parlare il più possibile le sue opere: Götz von Berlichingen, I dolori del giovane Werther e la prima stesura del Faust, le poesie, gli scritti autobiografici e scientifici, le lettere e i diari. Ripercorrendo l'evoluzione della personalità di Goethe fino ai ventisei anni, le sue esperienze di vita e il modo in cui queste hanno trovato espressione in letteratura, Cassirer svela il legame profondo che sente con un genio la cui grandezza non è sminuita dal suo essere, prima di tutto, uomo. Così, di fronte alle nubi che si addensano sul futuro, grazie a Goethe egli sente lontani «il peso e la cupa oppressione dell'esistenza» e si rischiara «il buio in noi e attorno a noi».Ernst Cassirer (1874-1945) è stato uno dei maggiori filosofi del Novecento. Tra le sue opere nel catalogo Morcelliana ricordiamo: Goethe e il mondo storico. Tre saggi (2025 2ed.); Descartes. Dottrina, personalità, impatto (2024); Natura e filosofia in Descartes, Leibniz e Spinoza. Lezioni e conferenze 1933-1937 (2023); Il concetto di sostanza e il concetto di funzione (2018).Renato Pettoello, ordinario di Storia della filosofia all'Università di Milano, per Scholé ha pubblicato (con N. Moro) Dizionarietto di tedesco per filosofi (20182) e curato l'edizione di I. Kant, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che possa presentarsi come scienza (2018). Presso Morcelliana ha curato la traduzione di Kant spiegato a Napoleone (2019) di Ch. de Villers e di opere di Cassirer, Simmel, Kroner e Gilson.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

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Verità e bellezza dei carteggi letterari (2./2)

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Play Episode Listen Later Apr 13, 2026 26:29


I carteggi dei grandi scrittori e delle grandi scrittrici ci raccontano di storie e relazioni umane, delle loro profondità e complessità. Ci strappano sorrisi, ci aprono mondi, ci regalano dettagli inediti dei loro lavori letterari ma anche testi che sono di per sé letteratura, talvolta magnifica letteratura. Vale sicuramente per il carteggio tra Ingeborg Bachmann e Max Frisch così come per quello tra la poetessa austriaca e il premio Nobel tedesco per la letteratura Heinrich Böll.Entrambi usciti in tedesco, il primo nel 2022, il secondo lo scorso anno, sono di fondamentale importanza. Wir haben es nicht gut gemacht fa chiarezza e scagiona l'autore di Homo Faber dalla responsabilità di aver avuto un ruolo nella morte della sua amata Ingeborg. Was machen wir aus unserem Leben invece è il racconto di una tenera amicizia e di un rapporto solidale tra due scrittori nel mondo editoriale tedesco della seconda metà del Novecento. Non solo, nei due carteggi scopriamo una Ingeborg Bachmann diversa, innamorata, fragile e combattuta nel primo; leggera, accogliente, ironica e determinata nel secondo.A guidarci nella scoperta dei due carteggi sarà Renate Langer, germanista, curatrice di entrambi i volumi e grande esperta dell'autrice di Malina. Preparatevi ad un viaggio letterario e non solo che non si conclude qui ma proseguirà con altri importanti carteggi pubblicati di recente come quello tra Gottfried Benn e la figlia Nele o quello tra Joseph Roth e Stefan Zweig appena tradotto e uscito per Adelphi.

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Verità e bellezza dei carteggi letterari (2./2)

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Play Episode Listen Later Apr 13, 2026 26:29


I carteggi dei grandi scrittori e delle grandi scrittrici ci raccontano di storie e relazioni umane, delle loro profondità e complessità. Ci strappano sorrisi, ci aprono mondi, ci regalano dettagli inediti dei loro lavori letterari ma anche testi che sono di per sé letteratura, talvolta magnifica letteratura. Vale sicuramente per il carteggio tra Ingeborg Bachmann e Max Frisch così come per quello tra la poetessa austriaca e il premio Nobel tedesco per la letteratura Heinrich Böll.Entrambi usciti in tedesco, il primo nel 2022, il secondo lo scorso anno, sono di fondamentale importanza. Wir haben es nicht gut gemacht fa chiarezza e scagiona l'autore di Homo Faber dalla responsabilità di aver avuto un ruolo nella morte della sua amata Ingeborg. Was machen wir aus unserem Leben invece è il racconto di una tenera amicizia e di un rapporto solidale tra due scrittori nel mondo editoriale tedesco della seconda metà del Novecento. Non solo, nei due carteggi scopriamo una Ingeborg Bachmann diversa, innamorata, fragile e combattuta nel primo; leggera, accogliente, ironica e determinata nel secondo.A guidarci nella scoperta dei due carteggi sarà Renate Langer, germanista, curatrice di entrambi i volumi e grande esperta dell'autrice di Malina. Preparatevi ad un viaggio letterario e non solo che non si conclude qui ma proseguirà con altri importanti carteggi pubblicati di recente come quello tra Gottfried Benn e la figlia Nele o quello tra Joseph Roth e Stefan Zweig appena tradotto e uscito per Adelphi.

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Leonardo Colombati "Non vi sarà più notte"

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Play Episode Listen Later Apr 10, 2026 23:13


Leonardo Colombati"Non vi sarà più notte"Mondadori Editorewww.mondadori.itSan Pietroburgo, 1900. Vasilij “Baz” Kozlov, diciotto anni, è in partenza per Parigi, pronto a sfidare col suo reggimento Inghilterra, Francia e Germania in una partita di tennis: da quasi un secolo, infatti, a risolvere le dispute internazionali non sono più le guerre ma i tornei sportivi. Alla stazione di Berlino però entra in scena Cécile, promessa sposa di un ufficiale francese con cui il nostro eroe dovrà incrociare la racchetta… Quella partita piegherà la curva del suo destino, portandolo in America, dove diventerà marito e padre (non proprio in quest'ordine) e incontrerà gangster, spie, ballerine, politicanti, attori di vaudeville, venditori di pozioni magiche, astrofisici, divi del cinema muto, escapisti e galeotti; una folla di coloratissimi personaggi che abitano un mondo leggermente diverso dal nostro, perché l'armistizio ha favorito gli scambi tra i Paesi accelerando il progresso, e così il primo Novecento somiglia più a un romanzo di Jules Verne che a quello dei libri di Storia. Ma la pace sarà davvero perpetua? Storia di formazione e poi di guerra, racconto di mare ma anche on the road e diario di prigione, spy story e avventura post-apocalittica: Leonardo Colombati ci dà in pasto dosi massicce di Amore e Morte in un romanzo-mondo travolgente, dove convivono personaggi d'invenzione e figure reali come Isadora Duncan e Charlie Chaplin, Harry Houdini e il kaiser Guglielmo, tutti al servizio di Baz Kozlov, il superstite, che tenta fino alla fine di opporre al corso degli eventi la sua ottusa fiducia nella bontà dell'animo umano, con la speranza di ritrovare, al termine della sua odissea, l'unica persona che può davvero salvarlo.Leonardo Colombati (Roma, 1970) ha pubblicato i romanzi Perceber (Sironi, 2005 – Fandango, 2010), Rio (Rizzoli, 2007), Il re (Mondadori, 2009), 1960 (Mondadori, 2014), Estate (Mondadori, 2018) e Sinceramente non tuo (Mondadori, 2022) e raccolto i suoi saggi letterari in Scrivere per dire sì al mondo (Mondadori, 2021). Ha curato i volumi Bruce Springsteen. Come un killer sotto il sole (Sironi, 2007 – Mondadori, 2021) e La canzone italiana 1861-2011. Storia e testi (Mondadori-Ricordi, 2011). Ha collaborato con diverse testate, tra cui il “Corriere della Sera”, “Il Messaggero”, “Grazia”, “IL” e “Vanity Fair”. È condirettore della rivista letteraria “Nuovi Argomenti” e vicepresidente del Premio letterario Viareggio-Répaci. Nel 2015, con Emanuele Trevi ha fondato l'Accademia Molly Bloom, scuola di scrittura creativa di cui è rettore.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

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Arianna Marelli "Tabù. Egon Schiele"

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Play Episode Listen Later Apr 8, 2026 18:12


Arianna Marelli"Tabù. Egon Schiele"https://www.nexostudios.it/movie/tabu-egon-schiele/“Nexo Studios La Grande Arte al Cinema” torna nelle sale italiane. Si parte il 20, 21, 22 aprile con Tabù. Egon Schiele, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios, diretto da Michele Mally, autore del soggetto che firma anche la sceneggiatura assieme ad Arianna Marelli. Ad accompagnare gli spettatori sulle tracce dell'artista c'è Erika Carletto, attrice esordiente capace di rievocare con il suo canto le atmosfere di Vienna e Praga di allora. A cavallo tra Otto e Novecento, queste città, mostrate attraverso filmati d'archivio, furono i centri propulsori delle rivoluzioni e delle contraddizioni che caratterizzano ancora la nostra contemporaneità. La colonna sonora, d'impatto fortemente emotivo, è caratterizzata dalle musiche originali composte ed interpretate dalla violinista Laura Masotto e sarà disponibile in digitale su etichetta Nexo Studios Soundtracks. Nella “corsa folle” della vita di Schiele (1890-1918), costellata da centinaia di quadri e migliaia di opere su carta, c'è un eterno ritorno: quello al paese di nascita della madre dell'artista, Krumau, Český Krumlov oggi, in Repubblica Ceca. Tabù. Egon Schiele si snoda a partire da qui: dall'Atelier Egon Schiele – la casa con giardino dove il pittore abitò con la compagna e modella Wally Neuzil. Proprio nella cittadina della Boemia, che ai tempi di Schiele faceva parte dell'Impero austro-ungarico, affonda la radice di un'arte capace di sovvertire le regole estetiche, morali e psicologiche del tempo e di condurci – ancora oggi – all'essenza dell'essere umano. È infatti dall'architettura di Krumau che Egon Schiele, ancora ragazzo, impara a osservare da una prospettiva inedita, destinata a diventare il marchio della sua visione e a tradursi nei suoi disegni: lo sguardo dall'alto. Una prospettiva capace di farci riflettere sulle dinamiche stesse del guardare, sulla sua “violenza” e sulla sua forza erosiva. Krumau è una città che alterna curve morbide – il fiume Moldava che abbraccia e allo stesso tempo stringe il centro storico – ed elementi angolari e spigolosi: le case medievali, le strade tortuose. Una figura per certi versi materna, come quella così presente nella produzione di Schiele, pronta a interrogarci sul desiderio inconscio di ritorno all'origine, sul tentativo di riconnettersi alla dimensione da cui dipende l'immagine che tutti abbiamo di noi stessi. Il rapporto di Schiele con la madre Marie, del resto, era segnato dalla mancanza di affetto e dal conflitto, così come solitudine e senso di estraneità segnarono la relazione con Edith Harms, sposata nel 1915 dopo l'abbandono del grande amore Wally. L'affinità elettiva più profonda restò sempre quella con la sorella Gerti, di cui solo oggi emergono nuovi dati biografici.L'esplorazione di tutte queste connessioni visive e interiori è possibile grazie agli interventi di esperti e studiosi: Jane Kallir, curatrice del catalogo completo delle opere; Ralph Gleis e Elisabeth Dutz, rispettivamente Direttore e Curatrice capo dell'Albertina di Vienna; Kerstin Jesse, curatrice del Leopold Museum di Vienna; Verena Gamper, Curatrice del Belvedere di Vienna; Klára Sváčková del Museum Fotoatelier Seidel, Český Krumlov; Elio Grazioli e Otto M. Urban, storici dell'arte; Maddalena Mazzocut-Mis, filosofa; Micaela Riboldi, psicanalista; Amelia Valtolina, germanista; gli scrittori Romina Casagrande e Alessandro Banda; la regista Gerda Leopold.Guarda il trailer:https://www.nexostudios.it/movie/tabu-egon-schiele/Snodo cruciale del film è il 1910, anno in cui si afferma lo stile unico di Schiele. È proprio nel 1910 che la Cometa di Halley attraversa il cielo, lasciando una scia luminosa che unisce le latitudini e ridisegna le cronologie. Sotto quel cielo possiamo immaginare Egon che cammina per le strade di Praga insieme a Franz Kafka (1883-1924), altra figura ricorrente nel docufilm. Non vi è prova che i due si siano mai conosciuti o incontrati, ma il loro destino e la loro arte si incrociano allora come oggi, offrendoci nuove chiavi per penetrare anche l'universo kafkiano: il suo tempo onirico, il disturbo che continua a provocare, esattamente come spesso “disturbano” i corpi contorti di Schiele. Del resto, in quella Vienna fu proprio la percezione del tempo a cambiare: un tempo non più lineare e causale, ma condensato, affettivo, “fatale”, come le “ore stellari” di cui parlava Stefan Zweig, in cui nascita e morte sono legate in modo indissolubile. Tutti respiravano il senso di una fine. Nel 1918, anno in cui muoiono Schiele ma anche Gustav Klimt e molti altri protagonisti della Vienna d'oro, crolla l'Impero austro-ungarico, mentre nasce la Cecoslovacchia.La storia di Egon Schiele finisce qui, mentre quella di Kafka continua. Ma è soprattutto il nostro mondo che, ormai, ha cominciato la propria storia: l'eterno ritorno, l'ossessione per la morte, l'autoanalisi istintiva e ossessiva, il sentirsi sbagliati e insieme sfacciatamente presenti al mondo rivelano uno Schiele talmente contemporaneo da dare ancora, violentemente, fastidio. Schiele ci costringe a pensare ai nostri tabù. Quelli di allora come quelli di oggi. Cerca la sala più vicina a te:https://www.nexostudios.it/movie/tabu-egon-schiele/#cercacinemaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

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“Sono un conservatore che accetta le cose fino in fondo”

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Play Episode Listen Later Apr 7, 2026 21:19


Guido Piovene è stato scrittore di raffinata eleganza e intellettuale di primo piano nell'Italia del secondo dopoguerra con una carriera di giornalista di alto livello per grandi testate, che comincia negli anni Trenta del Novecento al Corriere della Sera e poi a La Stampa, quotidiani per i quali è stato corrispondente anche da Mosca, dalla Francia e dagli Stati Uniti. La sua opera spazia dai reportage giornalistici alle pagine di viaggio e ai saggi politici, confluiti in opere come De America e Viaggio in Italia, e in scritti in cui ha raccontato un'Europa che stava cambiando, tra macerie e totalitarismi nascenti. Ma Piovene è stato anche autore di romanzi e racconti – da Le furie a Le stelle fredde – in cui ambiva alla diagnosi morale dell'umanità e all'acquisizione della verità. Nell'intervista realizzata nella casa milanese dello scrittore nel 1973 per la serie radiofonica I testimoni emerge la capacità di analisi e di osservazione della società e della situazione politica in Europa.

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“Sono un conservatore che accetta le cose fino in fondo”

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Play Episode Listen Later Apr 7, 2026 21:19


Guido Piovene è stato scrittore di raffinata eleganza e intellettuale di primo piano nell'Italia del secondo dopoguerra con una carriera di giornalista di alto livello per grandi testate, che comincia negli anni Trenta del Novecento al Corriere della Sera e poi a La Stampa, quotidiani per i quali è stato corrispondente anche da Mosca, dalla Francia e dagli Stati Uniti. La sua opera spazia dai reportage giornalistici alle pagine di viaggio e ai saggi politici, confluiti in opere come De America e Viaggio in Italia, e in scritti in cui ha raccontato un'Europa che stava cambiando, tra macerie e totalitarismi nascenti. Ma Piovene è stato anche autore di romanzi e racconti – da Le furie a Le stelle fredde – in cui ambiva alla diagnosi morale dell'umanità e all'acquisizione della verità. Nell'intervista realizzata nella casa milanese dello scrittore nel 1973 per la serie radiofonica I testimoni emerge la capacità di analisi e di osservazione della società e della situazione politica in Europa.

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Amanda Colombo "La storia tra le righe"

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Play Episode Listen Later Apr 6, 2026 14:26


Amanda Colombo"La storia tra le righe"Festival di Letteratura StoricaLegnano, dal 10 al 12 aprile 2026Dal 10 al 12 aprile 2026 torna a Legnano il Festival di letteratura storica "La storia tra le righe", giunto alla sua quarta edizione. Tre giorni di incontri con autori, studiosi e divulgatori che animeranno lo storico Castello Visconteo e Villa Jucker, sede della Fondazione Famiglia Legnanese, per esplorare e raccontare la Storia in tutte le sue più articolate declinazioni.Primo appuntamento dell'ampio calendario di eventi con cui la città si appresta quest'anno a celebrare gli 850 anni dalla Battaglia di Legnano, il Festival propone un ricco programma di incontri, tutti gratuiti, per adulti, ragazzi e bambini.Sarà Luigi Barnaba Frigoli ad aprire la manifestazione, venerdì 10 aprile alle 18 in sala Caironi a Villa Jucker, trasportando il pubblico nel 1299, con il racconto mese per mese della vita quotidiana nel Medioevo italiano (Un anno nel Medioevo). Alle 21 il viaggio continua con Alessandro Vanoli alla scoperta dell'Oriente e della sua storia (Oriente).Sabato 11 aprile gli incontri si spostano al Castello. Si parte alle 10.30 con Laura Fusaro e il racconto delle intense relazioni familiari nel Ritratto di una famiglia italiana (sala Crivelli). A seguire Sergio Costanzo ripercorrerà il cammino di due fratelli irlandesi sulle orme dell'Arcangelo Michele (La via dell'Arcangelo, sala Cenobio, ore 11), Chiara Montani porterà il pubblico alla scoperta della pittrice Sofonisba, prima donna ad affermarsi tra i protagonisti del Rinascimento (Il destino di Sofonisba, sala Cornaggia, ore 11.30) e Marco Tabilio racconterà la vita di uno degli scienziati più celebri e amati della storia (Archimede, sala Previati, ore 11.30).Il pomeriggio prosegue con Stefania Auci che chiude la saga dei Florio con il nuovo capitolo dedicato alle origini della famiglia (L'alba dei Leoni, Pala Castello, ore 14.30). Cristoforo Gorno racconterà invece l'avventura del dio ribelle che rifiutò l'Olimpo (Dionisio, sala Cenobio, ore 15), Franco Franceschi, Paolo Nanni e Gabriella Piccinni offriranno uno sguardo inedito sul Medioevo, presentato come un'epoca di creatività e innovazione (Medioevo che crea, sala Previati, ore 15.30), mentre Sarah Pellizzari Rabolini e Daniela Dawan presenteranno due romanzi accomunati da un filo narrativo che attraversa generazioni e periodi storici (L'alba del 2 giugno e La colpa di tacere, sala Cornaggia, ore 15.30). Lucia Cimini e Livio Galla racconteranno due simboli dell'arte e dell'imprenditoria italiane: Villa Necchi Campiglio e il Lanificio Rossi (Finché tutto splende e Il canto dei telai, Sala Capriate, ore 16). Serena Romano guiderà il pubblico in un viaggio storico-artistico dalle Alpi alla Sicilia alla scoperta dell'arte romanica (Il Romanico, sala Previati, ore 16.30). Fotografie e oggetti come strumenti per leggere la storia   saranno al centro degli incontri con Alessandra Mauro (Aprire lo sguardo. Le 15 fotografie che raccontano l'Italia, sala Cenobio, ore 17) e con Marina Montesano (Ars Magica, sala Cornaggia, ore 17.30). Gaddo della Gherardesca proporrà un tuffo, tra passato e presente, nel Castello di Castagneto Carducci, luogo della sua infanzia (Al tempo di una volta, sala Previati, ore 18), mentre Gaja Cenciarelli rifletterà sul tema della rivoluzione e sulla possibilità del cambiamento (Il rivoluzionario e la maestra, sala Crivelli, ore 18.30). L'ultimo appuntamento di sabato, alle 21 è con Heddi Goodrich e la storia di Turia, una donna dell'età imperiale divisa tra desideri e paure, alla quale non manca nulla ma che si sente prigioniera della vita (L'anno delle mille vite, sala Previati). Domenica 12 aprile la giornata inizia alle 10.30 con i miti, le consuetudini e le storie curiose sull'Antica Roma narrate con ironia da Mario Lentano, (I romani che non ti aspetti, sala Previati). Si prosegue con la storia di due donne che, a modo loro, hanno sfidato le convenzioni del tempo: Bertha Ringer, prima donna a compiere un viaggio in automobile, raccontata da Emilia Covini (sala Crivelli, ore 11), e l'iconica Elena nel ritratto inedito e attuale che ne fa Brunella Schisa (La più bella, sala Previati, ore 12).  Laura Minervini invece ricostruirà la leggenda medievale degli “assassini”, nata dall'incontro tra storia e mito (L'invenzione degli assassini, sala Cenobio, ore 11.30).Nel pomeriggio Livio Gambarini riporta in vita Margherita da Arco e fra Dolcino in una storia di fede e rivoluzione (La ribelle di Dio, sala Capriate, ore 14), mentre Renato Carlo Miradoli racconterà delitti, intrighi e nobiltà nella Milano post-napoleonica (L'omicidio del marchese Aliprandi Martinengo, sala Crivelli, ore 14.30) e Barbara Bellomo porterà il pubblico nella Catania di inizio Novecento attraverso il simbolo dell'arancia Tarocco e il mistero che la circonda (L'incartatrice di arance, sala Previati, ore 15). Giulio Leoni e Paolo Lanzotti racconteranno un'Italia del passato, tra morti misteriose e oscuri intrighi (L'anatomista delle ombre e Il canto del corvo, sala Capriate, ore 15.30), Dino Messina rievocherà una pagina cruciale della storia italiana, che ha visto intrecciarsi il destino di un giornale e quello della nazione (La Repubblica nasce in via Solferino, sala Cenobio, ore 16) e Sara Rattaro illustrerà la figura della partigiana Teresa Mattei, protagonista della costruzione democratica del Paese (Il vestito di mia madre, sala Cornaggia, ore 16.30), mentre Paolo Grillo ricostruirà il drammatico assedio e la distruzione di Milano del 1162 da parte di Federico I Barbarossa (L'assedio di Milano, sala Previati, ore 16.30). Si continua in sala Capriate con Ernesto Anderle che attraverso lo sguardo della celeberrima Gioconda racconterà il genio dell'artista che l'ha dipinta (Leonardo, ore 17), e in sala Crivelli con Carlo Vecce che ripercorrerà la rivoluzione della stampa a partire dalla figura di Gutenberg (Codice Sibilla: Il segreto di Gutenberg, ore 17), infine Marco Cosentino e Domenico Dodaro racconteranno la ricerca del tesoro dei Nibelunghi intrecciata alla figura di una radiomante italiana (La radiomante di Himmler, sala Cenobio, ore 17.30).La chiusura del Festival al Pala Castello, domenica alle 18.30, è affidata a Luca Mercalli, che partendo dalla sua Breve storia del clima in Italia accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso i cambiamenti climatici del nostro Paese, dall'ultima glaciazione al riscaldamento globale.Durante le giornate del Festival non manca lo spazio dedicato ai più giovani, con momenti di gioco, letture e laboratori per bambini e ragazzi. Sabato sono in programma gli incontri con Pier Vittorio Mannucci (I misteriosi cinque, Sala Fiamma, ore 11) e con Riccardo Castiglioni (Diritti al castello, ore 16). Due anche gli appuntamenti della domenica, il primo con Paolo Roversi e il suo libro Elementare Ricky! (Sala Fiamma, ore 11), il secondo con il laboratorio di Fortuna Nappi (Sala Fiamma, ore 16).Nata nel 2023 su impulso di Fondazione Palio e del Comune di Legnano, ideata e curata da Incipit Eventi culturali e letterari di Amanda Colombo, la manifestazione vuole rafforzare il legame con la Storia della città di Legnano, dove dal 1935 viene ospitata la tradizionale rievocazione del Palio che celebra la leggendaria battaglia del maggio del 1176, quando le truppe della Lega Lombarda bloccarono l'avanzare dell'esercito guidato da Federico Barbarossa, episodio raccontato anche in un'opera di Giuseppe Verdi e ricordato nell'Inno di Mameli.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

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Gabriella Ambrosio "Aprile è una strana stagione"

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Play Episode Listen Later Apr 2, 2026 23:39


Gabriella Ambrosio"Aprile è una strana stagione"Gramma Feltrinelliwww.feltrinellieditore.itLa complessità dell'amore e della sessualità umani ha dato spesso vita, in alcuni magistrali romanzi, a personaggi indimenticabili, capaci di dar voce ai propri desideri e ai propri sentimenti al di là delle convenzioni e dei pregiudizi sociali. Si pensi, ad esempio, a libri come Orlando di Virginia Woolf o a Middlesex di Jeffrey Eugenides. È la magia della letteratura, capace di addentrarsi là dove nessuna indagine psicologica o medica può: nell'impenetrabile problematicità della natura umana e del suo desiderio.In Aprile è una strana stagione è all'opera una simile magia. Gabriella Ambrosio ritrae vita e avventura di un protagonista unico, che fa della duplicità della propria sessualità, dell'attrazione e della fascinazione per i due sessi, la ragione fondamentale del suo essere, la possibilità reale di divenire artefice della sua condotta e di sé stesso. È la storia romanzata di un cineasta italiano realmente vissuto che, nato negli anni trenta, attraversa il Novecento, passando per tre continenti e soprattutto due sessi: dall'infanzia napoletana degli anni del dopoguerra – dove la lingua di Gabriella Ambrosio, napoletana di nascita, si addolcisce in modo struggente –all'adolescenza in un collegio, fino all'età adulta con la paternità e insieme le più violente oscillazioni del pendolo della sua esistenza, amando uomini e donne ed essendo amato da entrambi, vivendo mille vite dentro una sola. Grazie a una scrittura impeccabile, capace di scolpire con parole vivissime le vicissitudini di un'avventura esistenziale, Gabriella Ambrosio dona al lettore una storia in cui trionfa un'unica norma: la legge dell'amore. Gabriella Ambrosio, napoletana di origini, laureata in filosofia, è scrittrice, saggista, copywriter pubblicitaria pluripremiata a livello internazionale e giornalista di cronaca.Ha pubblicato Prima di lasciarsi (Nutrimenti, 2004), un romanzo tratto dalla storia vera di un attentato kamikaze a Gerusalemme, “un viaggio straordinario, ricco di empatia e stile” secondo Colum McCann, tradotto in 11 lingue, e Il garbuglio di Garlasco. Un perfetto colpevole e l'ostinata ricerca della verità (Rubbettino, 2022). Per Feltrinelli Gramma è uscito Aprile è una strana stagione (2026).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/