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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
Nel nostro paese di Bassano Romano celebriamo oggi la festa patronale di un santo molto noto, un giovane del terzo secolo, martire della Tuscia, di nome Gratiliano. Rimandiamo alla sezione dei santi per un approfondimento su questo araldo del Vangelo. La Parola di Dio di oggi, invece, ci presenta il discorso sul Regno dei cieli, che non poteva non prevedere una spiegazione di come comportarsi in ambito ecclesiale con i peccatori. È sintomatico che nel capitolo diciottesimo si parli di bambini, di piccoli e di peccatori, per evidenziare che nessuna realtà, nemmeno quella della Chiesa, è esente dalle miserie della condizione umana, che purtroppo ogni tanto sono fonte di scandali. Già le lettere di Paolo ci fanno capire che nella comunità cristiana non vi sono perfetti, ma essa è costituita da realtà variegate e differenti, nelle quali il peccato è "di casa": tutti siamo affetti dal peccato originale. E allora, come comportarsi nei confronti dei peccatori? Ci verrebbe da dire: subito alla gogna e fuori dalla comunità. Ma questo non sarebbe né evangelico né onesto. Infatti, il Vangelo ci dà indicazioni preziose, dicendoci che si deve avere pazienza e che i richiami vanno fatti fraternamente, gradualmente e in un clima di misericordia. Occorre, però, anche tanta onestà per ammettere che ciò che ci scandalizza nel fratello come peccato pubblico noi spesso e volentieri lo abbiamo come colpa nascosta. Ciò che si vuole cancellare nell'altro sovente alberga in noi, e la stigmatizzazione della colpa si riduce alla rimozione di quanto non sopportiamo di vedere in noi stessi. Quello della correzione fraterna è un percorso difficile e irto di contraddizioni, che può essere avviato da chi è già avanti nel cammino di fede e ha fatto esperienza della misericordia di Dio, che "è più grande del nostro cuore". E, anche se è difficile, va fatto. Non dobbiamo tacere. Sia per noi anche motivo di conversione, se nel cuore ritroviamo qualche rimorso nascosto. Il Signore ci aiuti.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
La liturgia ci presenta oggi santa Chiara, tanto amata dal nostro popolo insieme a san Francesco. Ma noi ci soffermiamo sulle letture del giorno. La settimana scorsa, se ricordate, abbiamo trovato nel medesimo Vangelo questa espressione: "Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini" (Mt 14,21). Questo era senz'altro un segno della scarsa considerazione in cui venivano tenute non solo le donne, ma anche i bambini nell'antichità, forse non così lontana da noi. Erano categorie senza diritti e senza dignità, tanto da non essere nemmeno contate quando si mangiava. Nel brano di oggi c'è quasi un'inversione di tendenza, almeno così sembrerebbe: Gesù mette al centro del Regno dei cieli proprio un bambino. Ma non è un cambio di rotta: siamo sulla medesima scia. Infatti, non si vogliono esaltare i bambini per la loro ingenuità o perché ammantati da un'aura di purezza. Il motivo per cui viene posta in evidenza tale figura potrebbe essere un altro: chi vuole entrare nel Regno dei cieli deve affrontare il disprezzo e mettersi all'ultimo posto. Ritorna quindi prepotentemente la logica della croce, che si staglia come simbolo di ignominia, ma anche come strada obbligata per giungere alla piena realizzazione dell'essere cristiani, maturi e consapevoli della scelta di fede compiuta. E allora, come ci suggerisce il versetto dell'Alleluia: "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore".
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8623OMELIA SOLENNITA' ASSUNTA - ANNO A (Lc 1,39-56)di Giacomo Biffi Questa festa della Vergine Maria - che arriva nel colmo dell'estate, quando la gente è più svagata, più attenta a distrarsi, più impegnata a disimpegnarsi - è una proposta seria che ci viene fatta da parte di un Dio che non va in vacanza e in ogni tempo dell' anno, anche quando noi pensiamo poco, pensa alla nostra salvezza.Questa festa della Vergine Maria - che è la più antica tra quelle celebrate dal popolo cristiano in onore della Madre del Signore - è un invito a riflettere: un invito a riflettere non solo su di lei e sulla sua bellezza, ma anche sul nostro stesso destino: è dunque un invito ad ammirare e a sperare.STUPEFACENTE E SCONCERTANTE RIVOLUZIONE DI DIOL'avventura stupefacente di questa ragazzina ebrea - avventura che comincia nella semplicità e nell'oscurità di una povera casa, in uno sperduto paese ignoto a tutti, entro una piccola e tormentata regione della terra, e si conclude in cielo (come ci ha detto la prima lettura) al cospetto dell'universo, in un quadro dove il sole, la luna, le stelle entrano come ornamenti della regina del mondo - ci lascia senza parole: possiamo solo contemplare e adorare. Lo stesso fantasioso amore divino, che ha voluto il nostro riscatto attraverso l'incredibile abbassamento del suo Figlio unigenito, ha disposto l'incredibile esaltazione degli umili, dei quali Maria è figura e primizia. Il Crocifisso che sovrasta i nostri altari e la Madonna effigiata nelle nostre chiese sono segni dell'identico sorprendente disegno, che attraverso la sofferenza e l'avvilimento del Re della gloria ha spalancato ai piccoli le porte del Regno.Di fronte a questa vicenda, chi sa davvero riflettere è colto dallo stupore che sempre suscitano in noi le meraviglie di Dio.È lo stesso stupore, a ben guardare, che pervade il canto di riconoscenza della Vergine - il Magnificat - che abbiamo appena ascoltato.Maria è sbigottita perché Dio dalla sublimità della sua trascendenza ha guardato, ha guardato a lei, ha guardato l'umiltà della sua serva (Lc 1.48).Maria è attonita nella contemplazione di questo Dio che capovolge i valori illusori del mondo: ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili (Lc 1, 51-52); e tutto questo non per il gusto acre e sterile di giocare alla rivoluzione permanente, ma perché alla fine trionfi la verità sulle apparenze e la misericordia arrivi in tutte le generazioni su quelli che lo temono. È lo stupore gioioso di chi con occhi profetici vede realizzato qualcosa di troppo grande e di troppo bello per essere neppure immaginato: di chi si trova coinvolto in un destino che supera ogni previsione e ogni attesa. Perciò Maria dice: L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore (Lc 1.46-47).Ma allo stupore si unisce la speranza. Questo sconcertante disegno di Dio non solo ci stupisce, ma fonda anche la nostra gioia e la nostra fiducia.Il cristiano è oggi in festa, perché vede una della sua stirpe arrivata a tanta altezza di gloria.Il cristiano è oggi in festa, perché ha ricevuto la notizia di questa divina rivoluzione, cantata dal Magnificat, con la quale Dio alla fine metterà a posto tante ingiustizie, dissiperà le false grandezze, i falsi messaggi di pace, i falsi miti di liberazione che infestano questo mondo, e collocherà nella loro giusta luce i valori autentici, che oggi troppo spesso sona nascosti solo nel cuore degli umili.DIO NON LASCIA CHE L'UMANITÀ VADA PERDUTAIl cristiano oggi è in festa, perché ha la certezza che il destino della Madre di Dio è riservato anche a lui: chi saprà partecipare con la fede all'umiliazione dolorosa di Cristo parteciperà nella letizia alla glorificazione della Madonna Assunta.Questa è dunque la festa della speranza cristiana, è il giorno in cui bisogna saper levare lo sguardo e guardare in alto. E di speranza abbiamo un estremo bisogno. Noi ci avvediamo ogni giorno di più che il mondo inseguito e creato orgogliosamente da tutte le filosofie e i sistemi sociali che in questi due secoli sono andati predicando l'autosufficienza dell'uomo e la possibilità di una felicità che si riduca alla terra, è un mondo deludente, oppressivo, stravolto, disumano; o, per usare le quattro espressioni di san Paolo nella lettera ai Romani che sembrano fotografare la società dei nostri giorni, è un mondo senza senno, senza costanza, senza amore, senza misericordia (cf. Rm 1, 3 1).Tanto più nasce in noi la certezza che la nostra sopravvivenza sta tutta nelle mani del Dio che, nonostante la nostra malvagità e la nostra stoltezza, continua a guidare la storia secondo i progetti della sua bontà e della sua misteriosa sapienza.La festa dell'Assunta ci dice appunto che Dio riuscirà a salvare l'uomo dalla sua stessa insipienza.Quest'uomo, così fiero delle sue conquiste e della sua raggiunta emancipazione da ogni superiore principio, si sta distruggendo con le sue stesse mani; quest'uomo per il miraggio di una egoistica felicità individuale sta corrodendo con le sue leggi e col suo costume l'istituto familiare; quest'uomo in nome della libertà sta progressivamente asservendo e manipolando le menti, imponendo a tutti dogmi culturali e sociali senza fondamento e senza ragionevolezza: quest'uomo nelle sue disposizioni giuridiche si ritiene padrone perfino della vita umana innocente, e così implicitamente giustifica tutti i crimini della storia; quest'uomo, tutto sommato, non è una creatura né molto rispettabile né molto sensata. Per chi non ha l'abitudine di lasciarsi facilmente illudere, è difficile oggi sperare nell'uomo.Eppure noi speriamo: la visione della Vergine umile e alta, provata dal dolore ed esaltata nella gloria, nostra sorella e madre del Signore, ci dice che Dio non permetterà che vada perduta l'umanità, che egli arcanamente e indissolubilmente ha legato a sé. Dalla Vergine Maria, da questa donna che è madre di Dio, ci viene dunque il coraggio di continuare a sperare, il coraggio di continuare a vivere.
Non Sei Lontano Dal Regno Di Dio | Pastore Matteo Tufaro | Celebration Italia
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».Terminate queste parabole, Gesù partì di là.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
Leggiamo ancora una parabola del Regno e della fine del mondo. Affluiscono pesci buoni e pesci cattivi nella rete gettata dal Signore nel mare del mondo, come cresce la zizzania insieme al grano nel campo del Signore. Noi, specie se ci annoveriamo nell’ambito dei buoni, siamo impazienti di vedere la selezione finale. Procura un enorme fastidio vedere pesci cattivi appesantire inutilmente la rete, con il rischio di farla strappare, come irrita vedere che la zizzania invade il campo o addirittura sembra prevalere sul grano buono, che appare come mortificato da quell’erbaccia. Il Signore sa che il male ci infastidisce; sa del nostro zelo e della nostra impazienza, mentre noi non siamo in grado di comprendere né il suo amore, né la sua giustizia, né la sua pazienza. I tempi di Dio sono molto diversi dai nostri: egli vede in chiave di eternità, noi siamo impauriti dal tempo che ci sfugge per condurci alla fine. Il nostro senso di giustizia è molto approssimativo e sommario. Egli, il Signore, solo Lui sa coniugare perfettamente amore e giustizia, misericordia ed equità, presente e futuro… Dobbiamo saper attendere quell’ultimo giorno e imparare sin da ora che l’argomento dell’esame sarà l’amore, sentito e manifestato concretamente nella carità operosa. Allora vedremo anche la sorte dei pesci cattivi e della zizzania. Vedremo ardere anche i fastelli dei tralci secchi, ma soprattutto comprenderemo che i primi a beneficiare dell’attesa e della pazienza di Dio siamo stati proprio noi. Allora la nostra perplessità o incomprensione di oggi si cambierà in canto di lode e di benedizione in eterno.
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8612SAN GOAR, IL PATRONO DEI DISTRATTIdi Roberto de Mattei Chi sono i distratti? Sono coloro che non mantengono o faticano a mantenere l'attenzione su ciò che stanno facendo. In sé stessa la distrazione non è una qualità, perché la perfezione consiste nel fare sempre bene ciò che si sta facendo. Nostro Signore ne è un esempio perfetto.Ma la distrazione non è sempre e necessariamente un difetto. Dipende da ciò a cui si volge la mente, quando presta poca attenzione a ciò che sta facendo.Il cardinale Giuseppe Siri, ad esempio, parla di "distrazione" per definire una mente che appunto si distrae dalle cose essenziali, per dirigersi verso quelle effimere, variabili e inconsistenti. La distrazione diventa un continuo rivolgersi a questo e a quello senza mai approfondire.Ma esiste anche una distrazione che deriva non da cattiva volontà, ma da un'intelligenza creativa, o da un'immaginazione vivace per cui cervello è continuamente attraversato da associazioni di idee, intuizioni. È questione di temperamento. Sono persone che fanno fatica a concentrarsi sugli aspetti pratici della vita quotidiana. Molti artisti, inventori, scienziati e scrittori erano considerati "distratti". Erano così immersi nel loro mondo da dimenticare l'orologio, gli oggetti o perfino i pasti.SANTI DISTRATTIAnche tra i santi non mancano coloro che, per natura, distratti. Molti santi erano persone estremamente concrete e organizzate. Pensiamo a San Giovanni Bosco capace di amministrare le sue opere con straordinaria precisione. Altri, invece, apparivano spesso "assenti", perché completamente immersi nella riflessione su questioni alte e divine. Bisogna distinguere la distrazione come fragilità umana dalla "distrazione" apparente dovuta al raccoglimento della mente, che si astrae dalle questioni concrete per immergersi in quelle più elevate. Una mente che ogni tanto si perde può avere un cuore profondamente unito a Dio. E un cuore unito a Dio, anche con qualche dimenticanza, può diventare davvero santo. È noto, ad esempio, che San Filippo Neri fosse talvolta così assorto nella preghiera da dimenticare il tempo.Alcuni santi erano metodici (come Sant'Ignazio di Loyola), altri impulsivi (come San Pietro), altri ancora sembravano distratti perché vivevano con una forte vita interiore. La santità non consiste nell'avere un determinato carattere, ma nel lasciare che ogni tratto della propria personalità venga trasformato dall'amore di Dio.San Goar, ad esempio, è uno di quei santi poco conosciuti ma affascinanti, nella cui vita troviamo un sorprendente esempio di distrazione.Nacque in Aquitania, probabilmente tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo, alle origini del Regno dei Franchi. Ordinato sacerdote, desiderava una vita più raccolta e più vicina a Dio. Per questo lasciò la sua terra e si si fece costruire un eremitaggio nella valle del Reno, allora ancora in parte pagana, nella diocesi di Treviri.Scelse di vivere come eremita, ma non da isolato. Costruì una piccola cappella e una cella, dedicando le giornate alla preghiera, e all'accoglienza dei viandanti. La caratteristica che lo rese famoso fu l'ospitalità. Chiunque bussasse alla sua porta trovava un pasto, un letto, una parola di conforto e una guida spirituale. In un'epoca in cui i viaggi erano lunghi e pericolosi, la sua casa divenne un rifugio sicuro per pellegrini, mercanti e naviganti del Reno.Per questo è venerato come patrono degli albergatori, degli osti, dei barcaioli, dei vignaioli e dei vasai. PATRONO DEI DISTRATTILa sua popolarità suscitò l'invidia di alcuni ecclesiastici, che lo accusarono falsamente davanti al vescovo di Treviri dicendo che faceva del suo eremitaggio un'osteria, perché contrariamente al costume degli eremiti, mangiava attorniato da una folla di viaggiatori, a cui offriva cibi eccellenti. Accadde però che i suoi due accusatori, nel viaggio di ritorno a Treviri, smarrirono le vettovaglie che portavano per il viaggio. Esausti e divorati dalla fame, attendevano sulla strada che qualcuno li soccorresse, Fu proprio Goar il loro salvatore. Il santo che faceva lo stesso percorso per andare a giustificarsi dal vescovo, li guarì e li rifocillo, convincendoli della sua innocenza. Giunto a Treviri, entrato nell'anticamera del palazzo vescovile, appese il suo mantello ad un raggio di sole, scambiandolo per un bastone. Il mantello però rimase miracolosamente sospeso nell'aria, davanti agli occhi dei presenti Questo prodigio, dovuto alla sua distrazione, dimostrò la sua innocenza e mise in luce la malizia dei suoi accusatori.L'episodio in cui San Goar appese il mantello a un raggio di sole fa riflettere. La sua fu una santa distrazione. Si può immaginare che, assorto nella serenità di chi vive costantemente alla presenza di Dio, abbia compiuto il gesto con la naturalezza con cui si appende un mantello a un bastone. Era una "santa distrazione" che non nasceva dalla superficialità, ma da un cuore così unito a Dio da non essere più prigioniero dei calcoli umani. San Goar viene anche invocato contro le calunnie e le false accuse. Il re Sigeberto III, desiderò nominarlo vescovo di Treviri, ma Goar rifiutò. Non perché disprezzasse l'episcopato, ma perché riteneva che Dio lo avesse chiamato a servire nel nascondimento. Preferì tornare alla sua povera cella e continuare ad accogliere i pellegrini. Dopo la sua morte, avvenuta il 6 luglio (tradizionalmente nel 575 o, secondo altre cronologie, nel 649), la sua tomba divenne una meta di pellegrinaggio. Intorno al suo romitaggio nacque una cittadina che ancora oggi porta il suo nome: Sankt Goar, sulle rive del Reno. Le antiche Vitae lo descrivono come un uomo profondamente raccolto in Dio, ma la sua contemplazione non lo allontanava dal prossimo: chi arrivava alla sua porta era sempre accolto con delicatezza. I santi più contemplativi sembrano talvolta assenti rispetto alle cose materiali, ma diventano sorprendentemente presenti quando si tratta di amare Dio e il prossimo. È questo che ci ricorda San Goar, che ci piacerebbe immaginare come un possibile patrono dei distratti.
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
In questa meditazione, Don Fernando Escobar mostra come, in un mondo che ci spinge a dover controllare tutto da soli e a rincorrere sicurezze effimere, l'insegnamento di Gesù sugli uccelli del cielo e i gigli del campo offra una via d'uscita liberante dall'ansia per il domani. L'invito a non preoccuparsi, tuttavia, non è una spinta alla passività o al disimpegno: il Vangelo sostituisce all'ansia personale la sola vera preoccupazione del discepolo, ossia la ricerca del Regno di Dio e della sua giustizia. Questa ricerca nasce nella preghiera e si traduce in un impegno concreto a "mani nude" a favore di chi soffre a causa della guerra, della violenza e della solitudine. L'omelia esorta infine a vivere pienamente l'oggi con "gli occhi aperti e il cuore largo", certi che la storia è guidata dal Signore e che a ciascuno è chiesto di affrettare i segni del suo regno di pace.Guarda il video completo della preghiera su Youtube: https://youtube.com/live/R5B8wpgUiaQ
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Vangelo di Matteo 13,18-23 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
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A fine XIX secolo lungo l'arco alpino l'Austria-Ungheria rafforza le proprie difese con la costruzione di una rete di fortificazioni di sbarramento. Seguendo le indicazioni tecniche dell'epoca, gli ingegneri militari realizzano delle caserme massicce e dotate di artiglierie pesanti per resistere al rischio di una invasione da sud, da parte di quel Regno d'Italia di cui il governo viennese non si fida, nonostante la sottoscrizione della Triplice Alleanza. La storia di questi forti che ripercorriamo oggi in esterna è articolata e dimostra non solo l'improvvisa accelerazione delle tecnologie belliche che li rendono rapidamente obsoleti: essi esercitano anche un impatto sul territorio circostante, tra paesi distrutti e ricostruiti o sacrificati alle esigenze della guerra.
In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio». Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:«Aprirò la mia bocca con parabole,proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
Si alternano nel Vangelo, nei confronti di Cristo e del suo annunzio, momenti di sdegnoso rifiuto e altri di corale e simpatica accoglienza. Resta per noi misterioso come avvenga che le volontà degli uomini, dinanzi alla stessa verità, dinanzi alla stessa persona, dinanzi al Figlio di Dio incarnato, abbiano comportamenti così diversi e talvolta contrastanti. Molti lo seguono, alcuni cercano addirittura di toglierlo di mezzo. Gesù non si arresta dinanzi alle minacce degli uomini, rimane perseverante nel compiere la sua missione di sanare e guarire. Egli, quell’umile “servo” di cui parla Isaia, deve annunciare il diritto e la giustizia alle genti. Gode delle compiacenze del Padre ed è stato da lui prescelto per essere luce delle nazioni; deve annunciare a tutti la verità incontestabile che sgorga dallo stesso Spirito, ma, come è sempre nello stile di Dio nei nostri confronti, “Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce”. Il parlare divino non è mai violento, ma assomiglia al “mormorìo di un vento leggero”. Sono le sue amorevoli carezze, percettibili soltanto da chi ha il cuore semplice e puro, dove anche i sussurri giungono chiari e trovano accoglienza. Il suo nome diventerà motivo di salvezza per tutti; nel suo nome spereranno le genti. Così canterà san Paolo scrivendo ai Filippesi: “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”. È l’esplosione della fede e l’affermazione del Regno di Dio sulla terra. Il “servo” patisce la sua passione, subirà la condanna degli uomini che tenteranno di “toglierlo di mezzo” definitivamente, ma in quel gesto insano il Signore troverà la via della vittoria finale e il motivo del nostro definitivo riscatto nel trionfo della risurrezione.
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
In questa meditazione, Don Marco Gnavi riflette sull'incontro tra Gesù e il giovane ricco, e sullo sconcerto dei discepoli di fronte alle sue parole sulla ricchezza. L'omelia evidenzia il dramma dell'uomo che, pur cercato da uno sguardo d'amore di Gesù, rifiuta la chiamata al discepolato per non separarsi dai suoi beni, finendo per smarrire la gioia e la parola. I dodici, smarriti e forse desiderosi delle medesime garanzie materiali, vengono rassicurati da Gesù con un linguaggio colmo di paternità: l'ingresso nel Regno è spalancato ai poveri in spirito e agli operatori di pace, poiché ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio. Don Marco sottolinea come i discepoli non comprendessero di essere già immensamente più ricchi di quel tale: ciò che avevano lasciato valeva molto meno del "centuplo" ricevuto nel presente sotto forma di fraternità, di una comunità accogliente e di campi di missione da fecondare. In un mondo che consacra i primi e sprofonda gli ultimi, l'ascolto della Parola e la preghiera risvegliano in noi la gratitudine, liberandoci dal timore e ricordandoci la predilezione di Dio per i poveri e per chi sceglie di seguirlo.Guarda il video completo della preghiera su Youtube: https://youtube.com/live/7ny3631uRpY
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8540OMELIA XV DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 13, 1-23)di Giacomo Biffi La pagina evangelica che abbiamo ascoltato propone e sviluppa una immagine: quella del "seme".Le immagini usate dal Signore Gesù di solito sono, per chi riflette con animo attento e aperto, delle folgorazioni di verità che non si possono più dimenticare: esse restano nel patrimonio del pensiero umano, proprio perché sono al tempo stesso semplici e ricche di luce.LA PAROLA DI DIO, PICCOLO SEME CON IMMENSA FORZA VITALEDunque, la parola di Dio è un seme. Non c'è nulla di più esiguo, di più debole, di più incerto nel suo futuro, di un seme.Sembra una piccola cosa inerte, e ha dentro di sé una carica incalcolabile di vita. Si affida alla terra, al vento, alle forze della natura, senza nessuna garanzia di successo; ed è la sola speranza di fecondità che è data al mondo, l'unica prospettiva aperta a un avvenire.Il seme si nasconde fino a scomparire: nessuno che passi per la strada riesce a percepire la differenza tra un solco che è stato inseminato e un solco che non lo è stato. Il seme pare una realtà condannata a essere sconfitta: il suo destino è lo sfacelo e la morte. Ma proprio in virtù della sua morte è data alla vita la capacità di risorgere e di salvarsi. Non c'è nulla offerto più generosamente di un seme: ogni albero diffonde i suoi semi a migliaia, prodigalmente, nella tenue speranza che qualcuno attecchisca.Proprio così, ci ha detto Gesù, è la parola di Dio: è debole, inerme, sopraffatta, in mezzo al chiasso e al martellamento ossessivo delle parole umane. Ma è la sola che resta, la sola vivificante, la sola in grado di fecondare le intelligenze e i cuori.Si avventura nel mondo senza illusioni di successo; ma se qualcosa di autentico, di nuovo, di imperituro nasce nell'uomo, nasce da lei.Le altre parole lasciano il più delle volte nello smarrimento di sempre. I mezzi di comunicazione (stampa, radio, televisione) riversano ogni giorno sulle nostre anime fiumi di parole vuote e vanificanti, morte e mortificanti; di parole che solleticano senza nutrire, che scintillano senza illuminare, che riempiono gli orecchi e ci lasciano aridi nel nostro essere più profondo e più vero.Il multiloquio mondano è un diluvio che ogni giorno ci sommerge. Ma se vogliamo un po' di luce, un po' di sostentamento, un po' di consolazione, dobbiamo aprirci alla parola di Dio.La parola di Dio, che nella liturgia della Chiesa piove su di noi con grande abbondanza, sembra sempre un po' sciupata: vinta e inefficace tra gli accadimenti della storia, quasi irrilevante nel clamore della cronaca. Eppure i fatti che davvero contano, gli eventi che segnano le esistenze, le novità decisive sul serio, nascono proprio dall'incontro segreto della parola di Dio con la coscienza dell'uomo. Lo testimoniano le vicende di tutti i grandi santi.IL TERRENO NOSTRO SU CUI È SEMINATA LA PAROLAPerché, se la parola di Dio è un seme, il nostro mondo interiore è un "campo": così Gesù completa e rifinisce l'immagine.È un campo insidiato dagli uccelli voraci dei pensieri che contrastano i disegni del Padre e delle attenzioni sviate.È un campo troppo spesso isterilito dalla superficialità e dalla incostanza, cioè da quell'atteggiamento dello spirito che non ci interdice di accogliere la proposta cristiana con gioia e magari con entusiasmo, ma ci fa rifuggire dagli impegni prolungati, soprattutto dagli impegni totali e senza ritorno, che però sono gli unici a essere degni di Dio; sicché la verità divina non riesce a mettere radici tenaci dentro di noi.È un campo talvolta ingombro di passioni incontrollate, di desideri terrestri troppo intensi, di preoccupazioni che non lasciano alcuno spazio ai pensieri del Regno e della vita eterna.È un campo però che deve stare sempre in attesa del seme; che deve sempre ricominciare ad accoglierlo, sperando sempre in una miglior fecondità per il domani; un campo che almeno intende e vuole dare i frutti che il Divino Seminatore si aspetta.A noi, che andiamo abitualmente alla scuola di Gesù, è dato di conoscere i misteri del Regno dei cieli: su di noi la parola di Dio discende senza avarizia, e la nostra appartenenza ecclesiale ci consente di capirla nella sua verità. Preghiamo perché non discenda inutilmente e perché la nostra comprensione non resti puramente intellettuale, ma investa tutto il nostro essere e il nostro agire.Preghiamo perché anche per noi si avveri quanto sta scritto nelle profezie di Isaia: Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigata la terra e averla fecondata..., così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
Vorresti ricevere notizie, saluti, auguri dalle Apostole della Vita Interiore?Lasciaci i tuoi contatti cliccando il link qui sotto e con la nostra nuova rubrica digitale potremo raggiungerti.https://www.it.apostlesofil.com/database/- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Matteo +In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».Parola del Signore.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8539OMELIA XIV DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 11, 25-30)di Giacomo Biffi Le frasi di Matteo, che abbiamo ascoltato, sono tra le più affascinanti e le più ricche di insegnamento di tutti i vangeli. Da queste poche parole tutti i libri umani vengono oltrepassati; tutti i complicati pensieri, tutte le analisi erudite dei dotti sbiadiscono davanti alla loro luce; tutto il multiloquio, che si rovescia quotidianamente su di noi da parte dei vari mezzi moderni di comunicazione, nel confronto rivela la sua spaventosa vuotezza. Purché si sappiano davvero capire. La loro profondità è immensa. Forse solo la Vergine Maria, creatura "piccola" resa grande da Dio, ha potuto esaurirne davvero l'intelligibilità. Qui siamo di fronte a una sapienza diversa da quella che si impone nel mondo: una sapienza così sublime da esigere una speciale illuminazione dall'alto per essere percepita e assimilata. Alla Madre di Dio chiediamo di accostarci a queste frasi con l'umiltà di cuore, che è stata sua, e con lo stesso desiderio di aprirsi alla verità divina che ha connotato ogni giorno del suo pellegrinaggio terrestre.CI È INDISPENSABILE UN ANIMO SEMPLICE E LIMPIDOTi benedico, o Padre... perché hai tenuto nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11,25). Queste cose sono i misteri del Regno, è il disegno che l'amore del Padre ha pensato per noi, è il senso ultimo e vero dell'universo, è la strada sulla quale possiamo arrivare a salvarci.Avvertiamo in queste parole l'eco del canto di colei che un giorno aveva magnificato Dio perché ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili (Lc 1,52). Vedete come il Figlio assomigli spiritualmente alla Madre, così come doveva perfettamente assomigliare a lei nelle fattezze del volto. Vedete come il cuore e la mentalità di Maria siano vicini e conformi al cuore e alla mentalità di Gesù. Vedete come l'originalità e la carica rivoluzionaria della predicazione di Cristo siano state anticipate dall'intuizione affettuosa di colei che già era stata proclamata piena di grazia.Non ci meraviglia: nella Vergine del Magnificat noi ascoltiamo lo stesso Spirito Santo "che è Signore e dà la vita", e che, avendo già "parlato per mezzo dei profeti", nella pienezza dei tempi è disceso su Maria nell'Annunciazione ed è disceso su Gesù, nel battesimo del Giordano, sospingendolo nel mondo a compiere la sua missione di Maestro e di Redentore (cf. Lc 4,1.14).Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra... Che cosa dice Gesù con questa frase che, a ben guardare, è al tempo stesso tremenda e consolante? Dice in sostanza: "Ti ringrazio, o Dio, perché ti è piaciuto distribuire tra noi le tenebre e la luce, la finezza di spirito e l'ottusità, l'attitudine a capire il significato vero delle cose, degli accadimenti, delle idee e la totale incomprensione, non secondo le regole mondane consuete, con le quali solitamente troviamo avvantaggiati i ricchi di mezzi, di cultura, di appoggi, ma secondo principi nuovi e stupefacenti, che smentiscono tutte le attese terrene e capovolgono l'ordine dei valori comunemente riconosciuto".Chi sono, secondo Gesù, quelli che più faticano a interpretare la cifra dell'esistenza, a intendere il linguaggio di Dio, a percepire la fondamentale dimensione religiosa dell'universo senza della quale niente nella vita si capisce davvero? Chi sono i "sapienti" e gli "intelligenti", di cui qui si parla?Sono quelli che sanno, e più ancora quelli che sanno di sapere. Sono quelli che, essendo troppo furbi, troppo informati e troppo complicati, non riescono più a cogliere la semplicità disarmante del progetto del Padre. Sono quelli che sono così bravi a discutere e a indagare tutta l'esteriore complicazione della dottrina evangelica e della vicenda ecclesiale, che non sono più in grado di vedere e gustare l'interiore linearità e il candore della parola divina che salva, né la soprannaturale bellezza della Sposa amata dal Signore, che è la Chiesa.Certo, qui non si condanna l'onesta ricerca intellettuale né si vuol infierire sugli smarrimenti e sulle nebbie che possono affliggere talvolta anche gli animi meglio intenzionati. Siamo piuttosto messi in guardia dall'aridità di cuore, dall'orgoglio, dal sottile egoismo, dallo spirito di amara contestazione, che spesso colpiscono e accecano coloro che, in virtù dei loro studi e del loro prestigio culturale, credono di vedere meglio degli altri in materia di fede e di poter giudicare con voce più autorevole. Nella cristianità non mancano quelli che fanno delle loro frequentazioni bibliche o teologiche le premesse a un atteggiamento di critica e di rancore. Come c'è chi si occupa di religione e di mondo ecclesiastico, ma sembra ricavarne soltanto, per sé e per gli altri, dubbio, disorientamento, sterile problematicismo. Sono api snaturate che dal nettare delle parole ispirate e dai fiori della vita ecclesiale pare sappiano trarre solo aceto aspro e attossicante.Di tutti costoro - tra i quali per qualche aspetto e per qualche momento possiamo essere annoverati tutti - Gesù dice: sono i "sapienti" e gli "intelligenti", cui il Padre si compiace di tenere nascosti i suoi vitali segreti.IMITIAMO LO SGUARDO UMILE DI MARIAMa allora i "sapienti" e gli "intelligenti" non hanno posto nel Regno di Dio? No, c'è posto anche per loro, perché nel Regno di Dio c'è posto per tutti.C'è posto anche per loro, purché cerchino di diventare "piccoli"; purché usino della loro scienza e della loro acutezza per contemplare con occhio limpido la verità totale e per superare le inutili complicazioni; purché non si prendano troppo sul serio; purché non si dimentichino che per il Signore del cielo e della terra la fede viva degli animi retti ha un valore infinitamente più grande di tutti i libri e di tutte le discussioni; purché non si chiudano in consorterie impenetrabili e sprezzanti; purché non abbiano nessun atteggiamento di disistima o di sufficienza verso la religione tradizionale, la pietà e il buon senso degli umili, che sono i preferiti di Cristo e i privilegiati del Padre. Domandiamo per intercessione di Maria l'umiltà e la mitezza del suo cuore, che è stato il più conforme al cuore dell'amatissimo Figlio. Allora potremo, come Maria, vedere la realtà con gli occhi stessi dell'Unigenito, il solo che sa davvero guardare dentro il mistero di Dio. Allora, nelle fatiche dell'esistenza e nelle difficoltà della vita di fede, troveremo il ristoro che ci è stato promesso. Allora la legge evangelica dell'amore, cui ci siamo sottomessi accettando come norma dell'esistenza l'ideale cristiano, sarà per noi veramente un "giogo dolce" e un "carico leggero".
Dal Vangelo secondo MatteoIn quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va'!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa' questo!”, ed egli lo fa».Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va', avvenga per te come hai creduto». In quell'istante il suo servo fu guarito.Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:“Egli ha preso le nostre infermitàe si è caricato delle malattie”.
Gianfranco Contri"Premio Ostana"www.premioostana.itPremio Ostana, Scritture in lingua madreSabato 27 giugno 2026ore 14:30Le fiabe faroesiDall'epoca delle saghe alla tradizione moderna.Conversazione conLuca Taglianetti, Premio TraduzioneA cura di: Gianfranco Contrilingua faroesePreceduto da:Lectio Magistralis, di Gianfranco ContriLa lingua faroese: una sintesi storico-linguistica I colonizzatori vichinghi giunti nel IX e X secolo d.C. nelle Føroyar / Isole Faroe, arcipelago situato nell'Oceano Atlantico Settentrionale – oggi parte del Regno di Danimarca –, posto fra la Norvegia, l'Islanda e la Scozia, provenivano principalmente dalla Norvegia occidentale e parlavano una varietà dell'Antico Nordico, idioma del ramo settentrionale del gruppo linguistico germanico originatosi dalla famiglia indoeuropea, dal quale deriva la lingua parlata oggi nell'arcipelago.Luca Taglianetti è traduttore di letteratura nordica. Dal 2012 è membro onorario dell'Asbjørnsenselskapet. Ha curato la prima traduzione integrale delle leggende norvegesi di P. Chr. Asbjørnsen (2020) e di Andreas Faye (2014) e la traduzione di un grimorio islandese (2025). Ha tradotto anche una ballata norvegese d'origine medievale Åsmund Frægdegjæva (2016), e una scelta di fiabe faroesi (2018). Ha partecipato come relatore alle ultime tre edizioni del Convegno Italiano di Studi Scandinavi (2013-2017-2023) e ha tenuto una serie di seminari sulla letteratura nordica presso le università di Roma, Milano e Napoli. Di recente si sta occupando di letteratura scandinava di fine Ottocento traducendo una serie di inediti in Italia, tra cui: Hans Jæger, La bohème di Kristiania (2020); Ola Hansson, Sensitiva amorosa (2023); Herman Bang, Generazioni senza speranza (2025). Ha pubblicato anche una antologia poetica del premio Nobel per la letteratura Knut Hamsun, Il coro selvaggio (2022). Ha curato la revisione linguistica dei Drammi borghesi di Ibsen per i Meridiani di Mondadori (2024).Motivazione PremioCon questo riconoscimento intendiamo celebrare un lavoro di traduzione che porta per la prima volta in lingua italiana un patrimonio narrativo raro e prezioso. Il faroese, a lungo oscurato dall'uso ufficiale del danese, ha rischiato di scomparire come lingua scritta, resistendo soprattutto grazie alla tradizione orale di fiabe, racconti e leggende. Questa traduzione rende accessibile al pubblico italiano un corpus che ha custodito, per secoli, l'identità linguistica e culturale delle Isole Faroer.L'opera premiata restituisce con finezza la musicalità, l'immaginario e la profondità di una lingua che ha trovato nella narrazione popolare la sua forza vitale. Attraverso un lavoro rigoroso e sensibile, Luca Taglianetti ha saputo mantenere intatto lo spirito originario dei testi, preservandone il ritmo, le immagini e la naturalezza. Inoltre, la pubblicazione di questo volume in una collana dedicata alle fiabe nordiche colloca finalmente il faroese accanto alle altre lingue del Nord Europa, riconoscendogli il posto che merita nel panorama letterario. Con questo premio desideriamo onorare una traduzione che è anche un atto di tutela culturale, un ponte fra tradizioni lontane e nuovi lettori.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Le violenze xenofobe nel Regno (dis)Unito e il rischio di una inevitabilità del declino della società europea.Catchword è una rubrica di parole per guardare dietro (o sotto) alle parole. Ogni due settimane Francesco Palermo parte da una parola chiave (catchword, appunto) per spiegare in modo conciso il concetto (o l'inganno) che le sta dietro. Da leggere o da ascoltare in formato podcast.Informazioni correlate:Alla ricerca di nuovi mappamondiScambio di territoriLa Democrazia nel paese più democraticoIl pragmatismo e il suo contrarioNazione: rassicurante & escludenteElezione direttaAnticorpi d'AmericaWelfare e populismoLinea verdeLa Remigrazione ha vintoSport e CostituzioneKeine ExperimenteMaggioranza contro maggioranzaLa logica dell'unanimitàAlternanza e prezzo delle uova“Fino a un certo punto”Ripristino delle competenze¡Vamos!Illuminismo oscuro e nuovi monarchiOnde Lunghe
Grazie a questa puntata tocchiamo un altro tema apparentemente lontano dal fronte, ma in realtà, molto vicino. La puntata si intitola per l'appunto “La legione dei Carabinieri Reali di Bari a guardia della continuità istituzionale del Regno d'Italia, 1943-1944”, o meglio La continuità della legione di Baria. In questo caso, la puntata si basa su un contributo uscito nel 2024 e relativo al ruolo avuto dal comando legione di Bari in un momento delicatissimo per la storia italiana.Il tema è ancora più interessante per la possibilità di approfondire alcune informazioni raccolte e diffuse tramite i notiziari della legione che rappresentano un elemento di informazione e di aggiornamento del governo che si trovava in quel piccolo lembo di terra sotto il controllo formale dello Stato italiano.Fonti consultate:Giuseppe Pardini, La Legione dei Carabinieri Reali di Bari a guardia della continuità istituzionale del Regno D'italia, 1943-1944, in Flavio Carbone (a cura di), I Carabinieri del 1944. Il Regno d'Italia, Numero Speciale della Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, 2024, pp. 121-153.Se l'episodio vi ha interessato e volete testimoniare il vostro apprezzamento, potete valutare il podcast in base alla piattaforma di ascolto! Alla prossima!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8537OMELIA XII DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 10, 26-33)di Giacomo Biffi Il brano evangelico che è offerto oggi alla nostra meditazione è, per così dire, "compilatorio"; si compone cioè di tre distinte frasi del Signore, che san Matteo ha raccolto nella medesima pagina. Non sono pensieri logicamente concatenati; è anzi verosimile che siano stati enunciati in occasioni diverse e in contesti non omogenei. Ma sono tre insegnamenti ugualmente preziosi: tutti e tre meritano la nostra attenta riflessione.1) PROCLAMARE APERTAMENTE IL VANGELOUn primo ammonimento riguarda la pubblicità da dare al messaggio cristiano.Se leggiamo con attenzione il Vangelo, notiamo che Gesù, specialmente nella prima parte del suo ministero, ha proposto il suo annuncio di salvezza con gradualità e talvolta perfino con circospezione, per non suscitare immediate reazioni negative che gli avrebbero impedito di proseguire la sua missione. Spesso parlava soltanto in parabole, riservando le spiegazioni esaurienti agli incontri privati con il gruppetto dei fedelissimi.Ma questa reticenza era soltanto una cautela legata agli inizi: non doveva diventare una caratteristica permanente. Dopo la mia risurrezione - così ci dice il Signore - ciò che io ho sussurrato all'interno delle abitazioni, voi lo ripeterete sui tetti, cioè sulle terrazze che coprono le vostre case; vale a dire, lo proclamerete pubblicamente. Perché non c'è nulla di quanto avete sentito in segreto, che non debba essere manifestato (cf. Mt 10,26).In altre parole, l'ideale di Cristo non è una Chiesa "sotterranea", che nel timore di apparire invadente e oppressiva si riduca a essere muta; il suo ideale è una Chiesa dalla voce chiara e forte, che si faccia udire da tutti. Egli non vagheggia una Chiesa che, per evitare il trionfalismo e l'ostentazione, si limiti a ripetere con discrezione i luoghi comuni, che già corrono sulle labbra di tutti, o gli slogan universalmente sbandierati; egli ha di mira una Chiesa che abbia il coraggio di proporre energicamente la novità del Vangelo senza attenuazioni e senza sconti.E se anche è contraddetta o disprezzata dai padroni del sapere e della comunicazione, non si rassegna mai al silenzio pavido o all'attitudine riverenziale di fronte alla cultura dominante. Anzi, non teme neppure di apparire retrograda o "stolta" agli occhi del mondo, perché sa che proprio con la stoltezza della predicazione è piaciuto a Dio di salvare i credenti (1 Cor 1,21).2) CONFIDARE NEL SIGNOREPoi il Signore ci dice: Non abbiate paura. Questa esortazione ci viene direttamente dalla mattina di Pasqua: l'angelo annunciatore della risurrezione la rivolge alle donne sbigottite, chiamate a diventare le prime testimoni dell'avvenimento centrale della storia.È un invito che è ripetuto anche a noi: Non abbiate paura.Certo, abbiamo mille ragioni per temere, noi che dobbiamo e vogliamo vivere da cittadini del Regno di Dio in una società che sembra ancora per molti aspetti sotto la tirannia del demonio, il Principe di questo mondo, per usare una parola di Gesù che siamo facili a censurare.Noi non siamo gente spavalda, che ha il gusto di sfidare le contrarietà e le incomprensioni; siamo solo gente che si sforza di vivere nella fede e nella speranza. Per questo, e solo per questo, affrontiamo con fiducia tutte le difficoltà dell'esistenza.Il cristiano sa che il suo destino vero, e tutto ciò che nella sua vita ha un'importanza reale e definitiva, è nelle mani del Padre; e questo gli basta. Quello che possono fargli gli uomini, concerne solo aspetti secondari e provvisori della sua avventura umana, e dunque non deve arrivare a turbarlo.Egli non si lascia né incantare dai personaggi di rilievo che pretendono il culto della loro personalità, né atterrire dai prepotenti che vogliono piegare gli altri ai loro voleri con l'intimidazione, perché il suo unico incantatore e il suo unico re è il Signore Gesù.Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, ha detto con una certa ruvidità il profeta Geremia. E Gesù aggiunge: Non abbiate paura di nessuno, neppure di quelli che uccidono il corpo.Questa è la forza cristiana. Il discepolo di Cristo cerca di essere per gli altri fonte di incoraggiamento; ma lui personalmente non appoggia mai sugli altri la sua sicurezza, ma sul suo Salvatore. Il discepolo di Cristo rifugge dalla violenza; ma nessuna violenza riesce davvero a intimorirlo.Naturalmente questo è solo un ideale: nella realtà noi conosciamo di essere da noi stessi deboli, pieni di ansie e di perplessità. È un ideale e un dono da chiedere nella preghiera: quello di essere sempre forti in colui che ci dà la forza (cf. Fil 4,13).3) LA CENTRALITÀ DI GESÙ CRISTOIl terzo insegnamento, che oggi ci viene impartito, è il più importante di tutti, e riguarda la centralità di Cristo e del suo mistero. Non su delle idee, non su dei "valori", non su dei sentimenti di solidarietà, di dialogo, di pace, si gioca davvero la nostra vita temporale e la nostra eternità.La nostra sorte e il nostro più autentico pregio dipendono dalla capacità di restare integralmente fedeli al Figlio di Dio, per noi morto e risorto, e di rendergli testimonianza davanti a tutti.Ecco che cosa è il cristianesimo: è rapporto totalizzante con un uomo che è vivo, che è Dio, che è Signore dell'universo; uno che può "riconoscerci" davanti al Padre, ma che prima vuol essere "riconosciuto".Gesù primariamente non ci ha proposto una dottrina da accogliere, ma una persona da amare. Non ha fondato una scuola di filosofia, un'organizzazione umanitaria o una società di mutuo soccorso: ha chiesto a noi e a tutti una decisione definitiva per lui. Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli (Mt 10,32).
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
La compassione è segno evidente di amore; si soffre per chi e con chi si ama. Gesù oggi posa il suo sguardo sulla folla che lo segue e il suo spirito di Uomo-Dio si muove a compassione per loro perché egli vede quella gente come pecore senza pastore. Il suo sguardo va oltre il tempo e oltre i confini dello spazio. È urgente per loro, per tutti, che abbiano guide sicure, pastori sapienti e santi. Egli ha detto di se stesso: “Io sono la via”, “Io sono il buon pastore”; si è detto disposto a dare la vita per le sue pecorelle, si è messo alla ricerca della pecora smarrita e tutte le ha difese dagli assalti dei lupi. La sua presenza nel mondo è però limitata nel tempo; vuole perciò assicurare un prolungamento senza fine del suo annuncio di salvezza e ha quindi urgente bisogno di ottimi pastori da inviare in sua vece e nel suo nome per quella folla e per tutte le genti di tutti i tempi. Gesù convoca a sé i dodici e dà loro poteri speciali, gli stessi che egli esercita durante il suo peregrinare nel mondo: scacciare i demoni e guarire ogni genere di infermità. Quindi l’evangelista Matteo elenca i nomi dei dodici; sono i primi di una serie interminabile e meritano questa citazione speciale. Loro si muovono sulle orme di Cristo e tutti gli altri che seguiranno percorreranno le stesse orme, compiranno gli stessi prodigi, annunceranno lo stesso Vangelo. Ha così origine la schiera dei missionari e così nasce la Chiesa missionaria. Cristo continua, nei suoi ministri, a essere presente e vivo nelle strade del mondo. L’annuncio del Regno ha ormai la sua continuità. La loro missione gradualmente si aprirà al mondo intero finché, in ogni angolo del mondo, non sarà udito il messaggio della redenzione. Strada facendo devono dare un annuncio essenziale di salvezza: “Il Regno di Dio è vicino”. Le pecore smarrite e senza pastori troveranno così le loro guide, i dispersi potranno tornare all’ovile, i malati potranno recuperare la salute e i peccatori potranno sperimentare il dono della misericordia, gli affamati potranno saziarsi del pane di vita. Cristo si affida alla fragilità degli uomini; potrà quindi accadere che talvolta gli stessi pastori rischieranno momentaneamente di smarrirsi e di cedere alla tentazione di avventurarsi in pascoli non buoni, ma il Signore si è fatto garante per tutti loro: egli è disposto a cercare non solo la pecora smarrita, ma anche i pastori, anche quelli che si renderanno indegni del loro mandato. Lo ha dichiarato esplicitamente: “Io sarò con voi sempre, sino alla fine dei tempi”.
Dario Colombo"L'ultimo treno"Minerva EdizioniÈ il 10 settembre 1919 e il trattato di Saint Germain sancisce ufficialmente il termine della Grande Guerra. Da quel momento il Trentino diviene in tutto e per tutto parte del Regno d'Italia che si era impegnato, per la sua conquista, in una lunga e devastante guerra contro l'impero austro-ungarico. Ma per i trentini, reduci dall'esilio forzato in Boemia, questa annessione non è l'inizio della tanto sospirata pace, bensì di un nuovo dramma che l'avvento del fascismo rende ancora più carico di tensioni. Per gli “italiani” loro sono ancora i sudditi dell'ex impero asburgico, insomma i nemici. E così queste genti conoscono nuovi ostacoli, dalle malversazioni della burocrazia ai ritardi e alla corruzione dilaganti nell'opera di ricostruzione dei paesi e delle città devastati dalla guerra, per finire con l'endemica mancanza di lavoro. È proprio la mancanza di quest'ultimo, e di prospettive per una vita serena, che spinge migliaia di trentini a salire ancora su un treno per intraprendere quello che sarà il terzo e ultimo esodo della loro storia. Sfuggendo alla miseria, ma anche a un regime fascista che giorno dopo giorno avrebbe privato il Trentino della sua identità, imponendo ai “fratelli redenti” un regime ancora più dispotico che nel resto d'Italia. Questo terzo volume della saga Boemia – Il popolo dimenticato conclude il racconto, seppur romanzato, di una pagina poco nota della storia del nostro Paese di cui è giusto conservare la memoria.Dario Colombo, giornalista metà lombardo e metà trentino, per oltre 40 anni ha lavorato per i principali periodici, quotidiani, radio e televisioni nazionali. Ha diretto la testata giornalistica di “Tele+” (oggi SKY). Grande appassionato di montagna e di storia della Prima guerra mondiale, è autore su questo argomento di numerosi libri, documentari, lavori teatrali e rievocazioni storiche. Dopo Boemia (2023), Montagne nere è il secondo romanzo della trilogia dedicata alle vicende del popolo trentino, esodato e bersagliato dagli sconvolgimenti storici del primo conflitto mondiale.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: questo comando del Signore fa parte integrante della missione degli apostoli nella memoria liturgica di san Barnaba. Chiamati da Cristo a essere i suoi prediletti solo per una sua libera scelta di amore, quindi nell’assoluta gratuità, alla stessa maniera essi devono intraprendere e svolgere la loro testimonianza dinanzi al mondo. Devono annunciare a tutti ciò che essi stessi per primi hanno visto, udito e sperimentato. Il Regno dei cieli è vicino, ma molti devono essere sanati, risuscitati, liberati dal male affinché possano entrarvi ed esserne partecipi. Devono ripetere a loro volta quello che ha fatto Gesù durante la sua vita. Egli ora vuole trasferire a loro l’energia della sua parola, la sua forza di compiere prodigi, la capacità di essere testimoni veraci e credibili. Li vuole liberi da ogni terrena preoccupazione, li spoglia di ogni umana sicurezza, dando loro soltanto la garanzia che l’operaio ha diritto al suo nutrimento. Non indica loro neanche un indirizzo preciso a cui rivolgersi o dove andare; Gesù dice: “Strada facendo”; apre loro tutte le vie del mondo, tutte le strade dove vivono gli uomini affinché tutti trovino la Via del Regno. Deve essere ancora tale la strada del Vangelo, così devono comportarsi gli annunciatori delle verità di Cristo. Li accompagna una certezza: che egli è con loro sulla stessa strada, sugli stessi percorsi, talvolta impervi e spesso inospitali: “Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo”. Non ci scoraggiamo per questo, anche perché lo stesso Signore ci avverte che “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Spesso la morte del chicco di grano comporta la morte anche del seminatore: “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna”. Questo è il vissuto di Barnaba, questo è ancora il vissuto della Chiesa, ma resta sempre vero che il sangue del martire è il seme fecondo da spargere nel campo del Signore.
Linee Mondiali - Episodio 5 Gruppo E: Germania, Costa d'Avorio, Ecuador e Curaçao La Germania è una delle grandi nazionali della storia del calcio: ha vinto 4 volte, e ha giocato altre 4 finali. Ha saltato soltanto due volte la Coppa del Mondo: la prima edizione del 1930, e quella del 1950 per le vicende della Seconda Guerra Mondiale. È un paese dalla grande tradizione e abituato a dettare i ritmi, nel calcio come nell'economia, ma che da qualche anno ha perso un po' la rotta. Ai Mondiali del 2018 e del 2022 la Germania è uscita ai gironi, e anche a livello economico, tra concorrenza con la Cina e problematiche con la Russia, sta vivendo un periodo molto delicato e complesso. La Costa d'Avorio è una delle realtà più solide di tutta l'Africa. Ha un'economia che si basa molto sul calcio, di cui è uno dei principali produttori al mondo, e a livello politico c'è una buona stabilità. Il calcio rappresenta molto nelle strategie e nelle ambizioni future della nazione, come dimostrano i tanti soldi per organizzare la Coppa d'Africa del 2024, giocata in casa, e poi vinta. La squadra non è più quella di Drogba e Yaya Toure, ma ha buoni giocatori. L'Ecuador dal punto di vista calcistico sta vivendo un periodo molto florido, con tanti talenti e una squadra arrivata dietro soltanto all'Argentina nel gruppo di qualificazione sudamericano. A livello economico invece il paese è molto povero, e la politica è determinata dalla presenza dei Narcos, che fanno della sicurezza la principale questione. Arrivano al Mondiale per stupire. Curaçao è la nazione più piccola e meno popolosa di sempre a qualificarsi a un Mondiale. Si tratta di una piccola isola caraibica dove si vive bene. Fa parte del Regno d'Olanda, ma è indipendente a livello politico e sportivo. Essere al Mondiale per loro è un grande traguardo. L'allenatore, Dick Advocaat, è un olandese gira mondo. ------------------------------------------------------------------- Segui Linee anche su Instagram e TikTok! Questo è il sito ufficiale Questo il canale Youtube Il LINK per iscriverti alla newsletter è QUESTO QUI il link al questionario per aiutare Linee a migliorare Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8536OMELIA XI DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 9, 36-10,8)di Giacomo Biffi La pagina del Vangelo di Matteo, che abbiamo ascoltato, ci descrive la prima missione degli apostoli.Dal contesto della narrazione appare chiaro che Gesù la considera una missione provvisoria e sperimentale: quasi una prova generale in vista della missione definitiva di cui li incaricherà dopo la risurrezione, quando darà l'ordine di andare a tutte le genti non solo ad annunziare il Regno di Dio, ma anche a battezzare e a guidare i credenti in conformità ai suoi comandi.Alcune delle raccomandazioni qui contenute (per esempio quella di non uscire dai confini di Israele) si spiegano col carattere di preparazione e di saggio di questa prima evangelizzazione. Tuttavia nel suo insieme l'episodio è esemplare, ricco di insegnamenti, e merita tutta la nostra attenzione. Noi ci limiteremo a commentare in breve alcune frasi particolarmente rilevanti di questo brano.LA CHIESA, FRUTTO DELLA COMPASSIONE DIVINA PER L'UMANITÀ SMARRITAVedendo le folle, ne sentì compassione. Come si vede, proprio la compassione di Cristo viene indicata come il motivo sostanziale della decisione di eleggere tra i suoi discepoli dei capi responsabilizzati e di avviare così una precisa struttura ecclesiale. La ragione profonda della missione apostolica è lo stato di miseria dell'umanità: una miseria che punge il cuore del Figlio di Dio. La Chiesa dunque nasce dalla pietà del Signore e dalla sua volontà di salvezza.Qual è la natura di questa miseria?Erano stanche, sfinite, come pecore senza pastore. La stanchezza, il disorientamento, la disgregazione sono le note dolorose che l'occhio penetrante dell'Unigenito del Padre, che è diventato uno di noi, rileva nell'umanità abbandonata a sé sola.È un giudizio che è ancora pienamente attuale. Anche l'uomo di oggi spesso si sente stanco: stanco di lottare contro mille difficoltà che gli amareggiano l'esistenza; stanco di faticare senza risultato e qualche volta addirittura senza perché; stanco di non essere compreso nelle sue aspirazioni più essenziali e più vere; stanco di essere imbrogliato; stanco di essere sopraffatto da mille soprusi; stanco di essere vittima di molte ingiustizie. Magari crede di poter uscire da questa prostrazione con riforme sociali e cambiamenti politici, anche legittimi, ma che alla fine lo lasciano sempre deluso.Poi l'uomo di oggi è immerso nella confusione dei pareri, frastornato da mille messaggi e da mille proposte; e non sa più a chi credere.E trova la divisione e il conflitto perfino là dove gli sembrerebbe giusto attendersi un po' di concordia (per esempio nella propria famiglia, nel proprio ambiente di lavoro e di vita, nella propria comunità di preghiera).Perciò è smarrito: non sa più dove andare, non sa più quale sia la sua strada, non sa più quale sia il suo destino.Ebbene, appunto per venire incontro a questa disperata condizione degli uomini, Gesù sceglie i Dodici; e così dà inizio alla Chiesa.La Chiesa è dunque un dono che ci è dato per farci uscire dalla nostra stanchezza, dal nostro disorientamento, dalla nostra disgregazione; e guai a trascurare o peggio a disprezzare i doni di Dio!La Chiesa ci è data come aiuto provvidenziale a superare i nostri smarrimenti e ad approdare alle certezze vitali: stiamo attenti a non fare della nostra capacità di litigare, dei nostri problematicismi, della nostra inesauribile propensione a dubitare, quasi un titolo di merito e un segno di più consapevole ecclesialità.La Chiesa ci è data come mezzo di unificazione e di concordia: e allora non dobbiamo diventare mai all'interno della famiglia dei credenti profeti di divisione e di contestazione, magari all'insegna del diritto al pluralismo.L'INCONTRO INTIMO E PERSONALE CON CRISTOChiamò a sé i Dodici. La scelta è sua, sua la chiamata. Gli apostoli perciò non saranno tanto dei rappresentanti della "base", quanto dei "mandati" da Cristo agli uomini, i quali, in virtù della loro presenza, della loro parola, della loro azione, potranno e dovranno diventare una comunità di fratelli.Chiamò a sé. Prima di andare tra gli uomini, l'apostolo deve andare a Gesù. Prima ancora di scoprire tutte le necessità e le sofferenze del mondo che lo aspetta, deve scoprire personalmente l'amore appassionato e coinvolgente di colui che lo chiama; diversamente non è un apostolo.Prima di essere un "mandato", è un "chiamato", che deve fare della sua inalienabile intimità con Cristo la ragione della sua esistenza e l'anima della sua operosità.La preghiera è indispensabile per evangelizzareGli operai sono pochi. Pregate dunque... È una parola un po' sorprendente. Il mondo ha bisogno di apostoli, e il Signore dei cuori ritiene necessaria la nostra preghiera perché ci siano operai per la messe del Regno di Dio. Il Signore vuole che ci sia la nostra implorazione anche per le cause che stanno a cuore soprattutto a lui.Del resto, il Vangelo di Luca - narrando lo stesso episodio - ci informa che Gesù passò in preghiera l'intera notte precedente la elezione degli apostoli.Quando mancano i sacerdoti, noi siamo portati a studiare le cause del fenomeno, a organizzare inchieste, a promuovere sondaggi di opinione. Ed è giusto. Gesù però ci dà un consiglio più semplice e ci dice: Pregate...Forse questa è la più notevole diversità che c'è tra noi e il Vangelo. Noi riteniamo che i problemi del mondo si risolvano soprattutto attraverso una migliore conoscenza del mondo. Il Vangelo ci insegna che i problemi del mondo si risolvono soprattutto attraverso una più grande e intensa familiarità con Dio.
Dal Vangelo secondo MarcoIn quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c'è altro comandamento più grande di questi».Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.«Non sei lontano dal Regno di Dio»…significa: «Non sei lontano dall'essere felice! Non sei lontano dall'essere salvato! Non sei lontano dal l'aver dato senso alla tua vita! Perché la vita ha senso solo se ascolteremo e metteremo a frutto le parole del Vangelo di oggi: Amare…e basta! È questo quello che conta! È questo il “Regno di Dio”.
Hai mai notato che il 2 giugno in Italia è tutto chiuso? Niente scuola, niente uffici, banche serrate e, per le strade delle grandi città, militari in alta uniforme, bande musicali e perfino aerei che lasciano scie tricolori nel cielo. Ma cosa si celebra esattamente in questa data? In questo articolo scoprirai la storia della Festa della Repubblica, il vocabolario legato alla storia italiana e qualche curiosità sorprendente. La Festa della Repubblica Spiegata Bene Il 2 giugno è una delle date più importanti del calendario italiano: è la Festa della Repubblica. Ma dietro questa giornata festiva c'è una storia affascinante, fatta di re, referendum e momenti che hanno cambiato per sempre il volto del Paese. L'Italia Prima del 1946: un Paese Ferito Per capire cosa è successo il 2 giugno 1946, bisogna fare un passo indietro. Anzi, parecchi passi indietro, fino al momento della nascita del Paese. Un'Italia Monarchica Dal 1861, l'anno dell'Unità d'Italia, fino al 1946, l'Italia era una monarchia. Questo significa che il capo dello Stato non era un presidente eletto dal popolo, ma un re. La famiglia reale era quella dei Savoia, una dinastia molto antica che aveva governato il Piemonte per secoli. Nota linguistica: in italiano si dice "i Savoia" usando il cognome al plurale per indicare l'intera famiglia. Funziona così anche con altre famiglie famose: "i Medici", "i Borgia", "i Visconti". Se invece si dice "la famiglia Rossi", si usa "Rossi" al singolare. Il Ventennio Fascista e la Guerra Nel 1922 sale al potere Benito Mussolini e inizia il ventennio fascista. Il re dell'epoca, Vittorio Emanuele III, invece di opporsi a Mussolini, gli affida il governo. Mussolini porta l'Italia nella Seconda Guerra Mondiale a fianco della Germania nazista. Il risultato è un disastro totale: città bombardate, milioni di morti, fame, distruzione. L'Italia esce dalla guerra in ginocchio, e molti italiani si chiedono se la colpa sia anche del re, che non ha fermato Mussolini. Espressione utile: quando un Paese è "in ginocchio", significa che si trova in una situazione drammatica, di grande debolezza. Si può usare anche per le persone: "Dopo quel periodo difficile, era in ginocchio". L'Abdicazione di Vittorio Emanuele III A maggio del 1946, sentendo che il vento sta cambiando, Vittorio Emanuele III decide di abdicare, cioè di rinunciare al trono, a favore di suo figlio Umberto II. Spera così di salvare la monarchia, dando un volto nuovo e meno compromesso al regno. Come vedremo, però, non funzionerà. Il Referendum del 2 Giugno 1946: Monarchia o Repubblica? Si arriva così alla data chiave. Il 2 giugno 1946 (e in realtà anche il 3 giugno, perché si votò per due giorni) gli italiani vengono chiamati alle urne per decidere una questione fondamentale: continuare con la monarchia o diventare una repubblica? Che Cos'è un Referendum Questo tipo di votazione si chiama referendum, e in italiano si pronuncia proprio come si scrive: re-fe-rén-dum. È una parola latina che significa letteralmente "cose da riferire", cioè "cose da chiedere al popolo". I Risultati del Voto La Repubblica vince con circa il 54% dei voti, contro il 46% della monarchia. Non un trionfo schiacciante, ma una vittoria chiara: circa 12,7 milioni di voti contro 10,7 milioni. OpzionePercentualeVotiRepubblicaCirca 54%≈ 12,7 milioniMonarchiaCirca 46%≈ 10,7 milioni Il 13 giugno 1946 Umberto II lascia l'Italia e parte in esilio per il Portogallo, dove si stabilirà nella cittadina di Cascais e dove vivrà fino alla morte, senza mai più rimettere piede in Italia. Suo padre Vittorio Emanuele III, invece, era già andato in esilio in Egitto subito dopo l'abdicazione di maggio. Curiosità: Umberto II è stato re per soli 34 giorni. Proprio per questo viene ricordato con il soprannome di "il Re di Maggio". Un'Italia Spaccata in Due Il voto rivelò un'Italia divisa geograficamente. Il Nord votò massicciamente per la Repubblica, mentre il Sud preferì la monarchia. A Napoli, addirittura, la monarchia prese quasi l'80% dei voti. Da quel giorno nacque anche la famosa espressione "Regno del Sud", usata scherzosamente per indicare le regioni meridionali più affezionate alla corona. La Grande Novità: le Donne Votano alle Elezioni Politiche C'è un aspetto fondamentale che spesso viene dimenticato: il 2 giugno 1946 è stata la prima volta nella storia d'Italia in cui le donne hanno potuto votare in un'elezione nazionale e politica. Quasi un Secolo Senza Diritto di Voto Per quasi un secolo dall'Unità d'Italia, le donne italiane non avevano avuto diritto di voto: metà della popolazione non poteva decidere nulla del proprio Paese. In realtà, le donne italiane avevano già votato qualche mese prima, il 10 marzo 1946, ma alle elezioni amministrative, cioè per scegliere i sindaci dei loro comuni. Il 2 giugno, però, fu la prima volta che parteciparono a una consultazione nazionale. E parteciparono in massa: circa 13 milioni di donne andarono a votare. Per scoprire le figure femminili che hanno segnato la storia del Paese, puoi leggere la guida sulle donne italiane importanti. La Curiosità del Rossetto In vista del voto, alle donne fu raccomandato di non mettere il rossetto. Il motivo? La scheda elettorale doveva essere chiusa con la saliva, un po' come si fa con le buste delle lettere. Le autorità temevano che il rossetto potesse lasciare tracce sulla scheda, e qualsiasi segno di riconoscimento l'avrebbe resa nulla, cioè non valida. Il Corriere della Sera pubblicò addirittura un articolo intitolato "Senza rossetto nella cabina elettorale", consigliando alle donne di portare con sé il rossetto e di metterlo solo dopo aver votato. Come Si Festeggia Oggi il 2 Giugno Il 2 giugno in Italia è festa nazionale: scuole chiuse, uffici chiusi, e molte persone ne approfittano per fare un ponte. Questa giornata è strettamente legata al funzionamento delle istituzioni: per approfondire, puoi consultare la guida sul sistema politico italiano. Vocabolario utile: "fare un ponte" non significa costruire un ponte, ma collegare un giorno festivo al weekend per prendersi più giorni di vacanza. Per esempio: "Il 2 giugno è di mercoledì? Allora prendo le ferie giovedì e venerdì e mi faccio un ponte fino a domenica!". La Parata Militare ai Fori Imperiali L'evento più importante si svolge a Roma, lungo i Fori Imperiali. C'è una grande parata militare alla presenza del Presidente della Repubblica, dei membri del Governo e di tante autorità. Sfilano i militari, i carabinieri, la polizia, i vigili del fuoco e la protezione civile. Le Frecce Tricolori Il momento più spettacolare e fotografato è quello delle Frecce Tricolori: aerei militari che disegnano nel cielo le tre strisce della bandiera italiana, verde, bianca e rossa. Inoltre, quel giorno è possibile visitare gratuitamente i Giardini del Quirinale, cioè i giardini della residenza ufficiale del Presidente della Repubblica. Un'occasione unica, perché di solito sono chiusi al pubblico. Per altre informazioni di questo tipo, puoi consultare la guida sulle curiosità sull'Italia. Vocabolario della Storia e della Politica Ecco una tabella con il vocabolario chiave incontrato in questo articolo, utile per parlare di eventi storici e politici in italiano. ParolaSignificatoMonarchiaForma di governo guidata da un re o una reginaRepubblicaForma di governo con un capo di Stato elettoReferendumVotazione popolare su una questione specificaAbdicareRinunciare al tronoEsilioAllontanamento forzato dal proprio PaeseScheda nullaScheda elettorale non validaFare un ponteUnire un giorno festivo al weekendEssere in ginocchioTrovarsi in una situazione di grande debolezza Domande Frequenti Cosa Si Celebra Esattamente il 2 Giugno? Si celebra la Festa della Repubblica, che ricorda il referendum del 2 giugno 1946 con cui gli italiani scelsero di trasformare l'Italia da monarchia a repubblica. Chi È Stato l'Ultimo Re d'Italia? L'ultimo re d'Italia è stato Umberto II, soprannominato "il Re di Maggio" perché regnò per soli 34 giorni. Dopo il referendum andò in esilio in Portogallo, dove visse fino alla morte. È Vero che le Donne Votarono per la Prima Volta il 2 Giugno 1946? Per quanto riguarda le elezioni nazionali, sì: il 2 giugno 1946 fu la prima volta. Le donne italiane avevano però già votato il 10 marzo 1946 alle elezioni amministrative locali, per scegliere i sindaci dei comuni. Perché alle Donne Fu Consigliato di Non Mettere il Rossetto? Perché la scheda elettorale andava chiusa con la saliva. Il rossetto avrebbe potuto lasciare un segno sulla scheda, e qualsiasi segno di riconoscimento l'avrebbe resa nulla, cioè non valida. Come Si Festeggia Oggi il 2 Giugno? Con una grande parata militare a Roma, lungo i Fori Imperiali, alla presenza del Presidente della Repubblica. Il momento più spettacolare è il sorvolo delle Frecce Tricolori, che colorano il cielo di verde, bianco e rosso. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test sulla Festa della Repubblica Italiana", "description": "Quiz interattivo sulla Festa della Repubblica del 2 giugno con 10 domande sulla storia italiana e sul vocabolario della politica.", "educationalLevel": "Principiante A1-A2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Che cosa si celebra in Italia il 2 giugno?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "La nascita della Repubblica" } }, { "@type": "Question", "name": "In una monarchia, chi guida lo Stato?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Un re o una regina" } }, { "@type": "Question", "name": "Che cosa significa il verbo abdicare?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Rinunciare al trono" } }, { "@type": "Question",...
La bellezza, nel regno animale si manifesta in modi straordinariamente diversi, andando ben oltre l'apparenza per diventare espressione di sopravvivenza, evoluzione e connessione con l'ambiente. Le forme, i colori e i comportamenti degli animali non sono solo manifestazioni estetiche, ma strategie raffinate modellate dalla selezione naturale. Ne parliamo con Veronica Maglieri, etologa e divulgatrice scientifica.
La bellezza, nel regno animale si manifesta in modi straordinariamente diversi, andando ben oltre l'apparenza per diventare espressione di sopravvivenza, evoluzione e connessione con l'ambiente. Le forme, i colori e i comportamenti degli animali non sono solo manifestazioni estetiche, ma strategie raffinate modellate dalla selezione naturale. Ne parliamo con Veronica Maglieri, etologa e divulgatrice scientifica.
Laura Garavaglia"Europa in Versi"Festival Internazionale di Poesia"L'aura del gioco: poesie in campo aperto"XVI EdizioneDa venerdì 8 a domenica 10 maggio 2026ComoIncontri, reading e una passeggiata poetica sulle rive del lago di Como Torna a Como, dall'8 al 10 maggio 2026, il Festival Internazionale di Poesia "Europa in Versi", organizzato dall'Associazione La Casa della Poesia di Como ODV e diretto da Laura Garavaglia.Il titolo della sedicesima edizione, “L'aura del gioco: poesie in campo aperto”, apre un dialogo originale tra sport e poesia: due linguaggi solo apparentemente lontani, ma uniti da ritmo, disciplina, tensione verso un traguardo, capacità di superare il limite e di parlare a pubblici, culture e generazioni diverse. Nel gesto atletico come nel verso poetico convivono misura, energia, concentrazione e ricerca di armonia. Lo sport, con le sue regole condivise e il suo valore universale, diventa metafora di incontro e confronto; la poesia, con la forza della parola, apre uno spazio di ascolto, relazione e riconoscimento reciproco.Non è casuale che il Festival si svolga nei giorni della Festa dell'Europa: sport e poesia incarnano il motto dell'Unione Europea, “Uniti nella diversità”, trasformando la competizione in dialogo e il campo di gioco in uno spazio aperto alle differenze. Laura Garavaglia, curatrice del Festival e direttrice della Casa della Poesia di Como, commenta: «Lo sport e la poesia condividono un elemento fondamentale: il ritmo. Nel gesto atletico come nel verso poetico c'è una ricerca di misura, armonia e superamento del limite. Con questa edizione di Europa in Versi vogliamo raccontare lo sport come una forma di epica contemporanea e la poesia come uno spazio libero in cui le culture possono incontrarsi e dialogare». A rafforzare il carattere di dialogo della manifestazione sarà anche il gemellaggio culturale con il Fondo Verri di Lecce, che unisce idealmente Nord e Sud d'Italia in un unico percorso poetico. Le parole della poesia attraverseranno così la penisola con gli interventi di Dario Goffredo, Ritanna Attanasi, Mario Badino, Rita Greco, Gianni Minerva, Cristina Carlà, Andrea Siano, Francesco Aprile, Claudia Di Palma, Gionata Atzori e Vanni Schiavoni. I POETI INTERNAZIONALI: DALL'UNGHERIA, DALLA FRANCIA E DAL MESSICOIn primo piano ci sono tre importanti voci internazionali: dall'Ungheria Pál Dániel Levente, dalla Francia Emmanuelle Malhappe e dal Messico Laura Hernández Muñoz. Tre presenze che confermano la vocazione internazionale di "Europa in Versi" e portano a Como geografie poetiche, lingue e tradizioni diverse, in un confronto aperto tra corpo, parola, memoria e identità culturale. PÁL DÁNIEL LEVENTE, dall'UngheriaPál Dániel Levente è poeta, autore, drammaturgo e librettista. Autore di otto volumi in lingua ungherese, con opere tradotte in oltre venti lingue, ha un percorso che intreccia letteratura, editoria, teatro e arti performative. È stato cofondatore e vicedirettore della rivista d'arte e casa editrice PRAE, direttore editoriale della ELTE University Press e direttore generale dell'Agenzia Culturale e Fondo Letterario ungherese “Petőfi”. Dopo un decennio come interprete e regista in gruppi indipendenti di teatro e performance, oggi lavora presso il Circo stabile di Budapest, dove ha contribuito a oltre 60 produzioni. Ha ricevuto premi letterari, artistici e professionali in numerosi Paesi. EMMANUELLE MALHAPPE, dalla FranciaEmmanuelle Malhappe è autrice, studiosa e psicoanalista. Dopo aver insegnato letteratura del XVIII secolo e poetica dei testi all'Università Sorbonne Nouvelle di Parigi, ha proseguito la propria ricerca sul linguaggio attraverso la pratica psicoanalitica e la scrittura. Ha pubblicato teatro, racconti, saggi, rubriche radiofoniche e poesia. Nel 2025 sono uscite una raccolta poetica per Éditions L'Harmattan, una raccolta tra poesia e filosofia per Ubik-Art Moresa e, con Antonio Rodriguez Yuste, una nuova raccolta poetica. LAURA HERNÁNDEZ MUÑOZ, dal MessicoPoetessa, narratrice, saggista, storica e drammaturga, è Fondatrice dell'Asociación de Literatura Infantil y Juvenil de México; è membro del Seminario de Cultura Mexicana, ambasciatrice letteraria dell'Observatorio de la Diplomacia del Regno di Spagna, membro del PEN e vicepresidente del Patronato della Filarmonica di Jalisco. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano la Menzione d'Onore al VII Premio Internazionale di Poesia Dama de Baza, il Premio Escridunde a Madrid, la Medaglia d'Oro al Concorso di Poesia Mahatma Gandhi della WWCP di Chennai e il Premio di Teatro Miguel Marón. Ha partecipato a oltre 60 antologie e 50 opere collettive. LE VOCI POETICHE ITALIANELa sezione italiana riunisce voci significative della poesia contemporanea italiana. Tra questi, saranno presenti Mario Santagostini, una delle figure più autorevoli della poesia italiana contemporanea, autore di numerose raccolte e traduttore di classici tedeschi e latini, più volte premiato per la sua opera critica e poetica. Accanto a lui, Marco Corsi, poeta e studioso della poesia contemporanea, autore di diverse raccolte e recentemente selezionato tra i finalisti del Premio Strega Poesia con il libro Nel dopo (Guanda, 2025). Sarà inoltre presente Vincenzo Guarracino, poeta, saggista e traduttore, noto anche per le sue edizioni e studi dedicati ai classici della letteratura italiana e latina. Completa il gruppo degli autori italiani Kamil Sanders, artista e poeta veneziano attivo tra poesia e arti visive, vincitore della sezione giovani del Premio "Europa in Versi e in Prosa" nel 2024 e autore per "i Quaderni del Bardo Edizioni" di Stefano Donno della silloge dal titolo "Sillabario del terribile incanto".Ad affiancare il percorso del Festival Milo De Angelis, tra le voci più riconosciute della poesia italiana contemporanea; Roberto Galaverni, critico letterario e giornalista; Gianmarco Gaspari, docente dell'Università degli Studi dell'Insubria; e Fabio Tavelli, giornalista sportivo di Sky TV, che curerà l'incontro “Quando ero Cassius”, dedicato al rapporto tra immaginario sportivo, parola e racconto.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Italiano per Stranieri con Marco | Il Podcast di Italiano Avanzato | Advanced Italian Podcast
Nel 1860 Giuseppe Garibaldi guida una delle imprese più sorprendenti della storia italiana: la Spedizione dei Mille.Con circa mille volontari parte da Quarto, sbarca in Sicilia e conquista il Regno delle Due Sicilie.In questo episodio raccontiamo le battaglie, le decisioni e l'incontro di Teano con il re Vittorio Emanuele II, un momento fondamentale per la nascita dell'Italia unita.Un viaggio nella storia del Risorgimento, raccontato in modo chiaro per studenti di italiano.italiano per Stranieri con Marco è il blog di riferimento per gli studenti d'italiano di livello intermedio che vogliono raggiungere il livello avanzatoVuoi prendere lezioni private d'italiano online? Contattami su Italki cliccando su QUESTO LINK. Sto accettando nuovi studenti!Se ti piace il podcast e vuoi supportare il mio progetto e aiutare altre persone a migliorare il loro italiano, puoi farlo mandando una donazione QUI.Ti piacerebbe ascoltare un podcast su un certo argomento? Scrivimi su marcopolla1955@gmail.com.Un saluto, Marco
È finita una lunga settimana. Lunghissima. Resta l'indignazione. Paco da Belluno, spada di fuoco è antifascista e sindacalista. Jonathan da Prato lo fa urlare. Duello rusticano con tanto di grandi confessioni tra dottori omosessuali e amanti. Poi arriva anche Fatturage. Maionese, maionese, maionese, maionese. Aurelio del Regno in mezzo a noi.
Paolo Gulisano"L'abolizione dell'uomo"C.S. LewisRiflessioni sull'educazione con particolare riferimento all'insegnamento dell'inglese negli ultimi anni delle scuole elementariAdelphi Edizioniwww.adelphi.itTraduzione di Edoardo RialtiUn grido di allarme ironico e appassionato, nella tradizione di Swift e Chesterton, contro gli esiti sinistri dell'idolatria tecnologica.L'approdo al cristianesimo, per Lewis – «un pagano convertito in un mondo di puritani apostati», come lui stesso amava definirsi –, affonda le radici in tutto quanto nella filosofia, nei miti e nella letteratura lo aveva ammaliato, quasi che Platone e le saghe nordiche, i Salmi e le avventure di Artù e Merlino fossero indissolubilmente intrecciati. Ed è a difesa dell'antica sapienza che Lewis, con queste conferenze tenute al King's College di Newcastle nel 1943 e presto divenute un caposaldo della critica alla modernità e al suo culto della tecnologia, volle lanciare una generale chiamata alle armi. Prendendo le mosse dall'innocuo paragrafo di una grammatica per le elementari, Lewis, con la chiarezza del logico aristotelico, l'umorismo polemico di Chesterton e Swift e la forza immaginativa dello scrittore di fantascienza, bracca il relativismo che serpeggia velenoso nella nostra società, nei modelli educativi, nella propaganda e nel mercato dei consumi, e delinea l'ormai ineluttabile trionfo di una sinistra distopia tecnocratica. È possibile inventare nuovi valori in nome del progresso? Che cosa accomuna scienza e magia? Quale tirannide si annida in un sistema che recide i nessi con la tradizione universale e condiziona le coscienze? E soprattutto: che cosa significa essere e restare esseri umani? Interrogativi che si sono imposti prepotentemente nell'èra digitale, ma che Lewis aveva formulato con profetica chiarezza più di ottant'anni fa.Paolo Gulisano è nato a Milano nel 1959. È medico, cultore di storia della Medicina e saggista. Ha pubblicato nel 2002 la prima monografia italiana su Chesterton: Chesterton e Belloc: apologia e profezia ed è fondatore e vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana. È considerato uno dei maggiori esperti di J.R.R. Tolkien a cui ha dedicato: La mappa della Terra di Mezzo, La mappa del Silmarillon, La mappa dello Hobbit, Tolkien il mito e la grazia, Gli eroi de Il Signore degli Anelli. Si è occupato inoltre del beato John Henry Newman e di san Tommaso Moro con il volume Un uomo per tutte le utopie. L'eredità di san Tommaso Moro. Per Ares ha scritto Chesterton. La sostanza della fede (con Daniele De Rosa); Là dove non c'è tenebra. Storia di amicizia tra scrittori; Indagine su Sherlock Holmes; Stevenson. L'avventura nel cuore; C.S. Lewis. Nella terra delle ombre; «Cercate prima il Regno di Dio». Stanislao Medolago Albani. Padre del cattolicesimo sociale; e, per la collana “Un santo per amico”, Giuseppe Moscati. Il santo medico and Patrizio. Un santo tra le rovine dell'Impero. Diversi suoi volumi sono stati tradotti all'estero. Il suo sito è www.paologulisano.comDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Calabria, fine Ottocento. Tra le montagne selvagge dell'Aspromonte, dove la giustizia dello Stato non arriva e quella degli uomini si fa con il coltello, un giovane taglialegna viene condannato per un crimine che giura di non aver commesso. La sua fuga dal carcere segnerà l'inizio di una delle più incredibili storie di vendetta della storia italiana: tre anni di latitanza tra omicidi e atti di giustizia popolare trasformeranno un semplice boscaiolo nel brigante più famoso e temuto del Regno d'Italia. Vieni a vederci dal vivo: nonapritequellapodcast.com/live Iscriviti al Patreon per ascoltare UN EPISODIO IN PIÙ a settimana: patreon.com/NAQP Seguici su Instagram per video esclusivi e molto altro: @nonapritequellapodcast Compra il nostro merch: merch.nonapritequellapodcast.com Per sponsor, collaborazioni o semplici mail: nonapritequellapodcast@gmail.com Segui Matteo su Instagram: @matteo.lenardon Segui Pedar su Instagram: @iosonopedar Segui J-Ax su Instagram: @j.axofficial Grazie ai nostri flex producer: Acqua De Chess ( O De Tualet), Andrea Salvadori, Angela, Baiocchi In Brodo, Chiara Bortolotti, Dario Pultrone, Eleonora, Fran, La Ele, Mattia Visigalli, Mauro Zaccone, Mimmo, Nira, Paolo Persechino, Quell Uomo, Ric, Rocco Ferretti, Salvo Greg, Shedly The Mad Hatter, Svizzerotto, Valentina Pontoni Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
Vorresti ricevere notizie, saluti, auguri dalle Apostole della Vita Interiore?Lasciaci i tuoi contatti cliccando il link qui sotto e con la nostra nuova rubrica digitale potremo raggiungerti.https://www.it.apostlesofil.com/database/- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Luca +In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».Parola del Signore.
En la 1438-a E_elsendo el la 20.11.2025 ĉe www.pola-retradio.org: • En nian variteman programon enkondukas kalendarfolia retrorigardo, kiun sekvas aktualaĵoj. Ni informas pri rezolucio de la Sekureckonsilio de UN-o rilate Gazao-sektoron; ni informas pri aŭkcio per objektoj rilataj al la viktimoj de la 3-a Regno, kiu ne okazis pro la interveno i.a. de polaj aŭtoritatoj; • La scienca rubriko koncernas ostan gluon de ĉinaj sciencistoj, kiu povos revolucii ortopedion kaj la konferencon dediĉitan al la malkreskanta nombro de birdoj en nia medio; • Hodiaŭ ni raportas pri la 10-a Memorialo Lucija Borčić kaj prezentas rezultojn de la ligita kun ĝi tradukkonkurso; Alia E-komunuma temo koncernas la daŭrantan eventon en Pisa, Italio – Zamenhofa Aranĝo Toskana; • En novembro pasis la 40-a datreveno de la unua kortransplanto en Pollando kaj tio estas la lasta temo de nia elsendo; • Muzike ni prezentas fragmente la kanzonon de La Mondanoj „Laktokoktelejo” el ilia, ĵus lanĉita de Vinilkosmo, albumeto. La programinformon akompanas foto pri paseroj, unu el la birdospecioj dramece malmultiĝanta en nia medio; • En unuopaj rubrikoj de nia paĝo eblas konsulti la paralele legeblajn kaj aŭdeblajn tekstojn el niaj elsendoj, kio estas tradicio de nia redakcio ekde 2003. La elsendo estas aŭdebla en jutubo ĉe la adreso: https://www.youtube.com/results?q=pola+retradio&sp=CAI%253D I.a. pere de jutubo, konforme al individua bezono, eblas rapidigi aŭ malrapidigi la parolritmon de la sondokumentoj, transsalti al iu serĉata fragmento de la elsendo.
Quante volte ti sei chiesto: "Ma qui devo mettere l'articolo o no?" Se stai imparando l'italiano, sicuramente tantissime volte! L'articolo determinativo è una delle cose più difficili da padroneggiare per gli stranieri (anche i più avanzati). Con questa guida completa imparerai finalmente quando usare (e quando NON usare) gli articoli determinativi in italiano, scoprendo tutte le regole fondamentali, le eccezioni e i casi particolari. Quando usare e quando NON usare l'articolo determinativo Quando USARE l'Articolo Determinativo 1. Con i Nomi Già Menzionati o Conosciuti Quando parliamo di qualcosa che è già stato introdotto nella conversazione o che è conosciuto dal contesto, usiamo sempre l'articolo determinativo. Questo indica che ci stiamo riferendo a qualcosa di specifico e identificabile. Esempio: Ho comprato due macchine nuove l'anno scorso. Oggi ho visto le macchine e sono molto belle. In questo caso, "le macchine" sono quelle specifiche di cui abbiamo già parlato, non macchine generiche. 2. Con i Nomi Specifici (Spesso con un Qualificatore) Quando ci riferiamo a qualcosa di specifico e non generico, l'articolo è necessario. Spesso questa specificità è indicata da un aggettivo qualificativo, da una frase relativa o da un complemento che identifica precisamente l'oggetto di cui parliamo. Esempi: Non mettere il telefono sul tavolo rotto. (Non un tavolo qualsiasi, ma quello rotto specifico) Vado alla scuola di mia figlia. (Una scuola specifica, non una scuola qualunque) Sono nel treno delle 12. (Il treno specifico che parte alle 12) 3. Con i Superlativi Gli aggettivi e gli avverbi al superlativo richiedono sempre l'articolo determinativo. Il superlativo, per sua natura, indica qualcosa di unico nel suo genere o che raggiunge il massimo o il minimo grado di una qualità, quindi richiede specificazione. Esempi: Ieri abbiamo passato il momento più bello. Torno il più velocemente possibile. Questa è la situazione più difficile che abbiamo affrontato. Marco è il ragazzo più intelligente della classe. 4. Con "Solo/Unico" Quando usiamo frasi con "solo" o "unico", l'articolo è obbligatorio. Questi termini indicano esclusività e unicità, quindi richiedono specificazione attraverso l'articolo. Esempi: Mia zia è la sola persona di cui mi fido. Questa è l'unica ciotola che hai? Qual è l'unica soluzione efficace per parlare italiano come un madrelingua? Sei l'unico amico che mi ha aiutato in quel momento difficile. 5. Con i Nomi di Paesi e Regioni I nomi di Paesi e regioni richiedono sempre l'articolo determinativo quando usati da soli. Esempi: L'Italia è un Paese bellissimo. Voglio visitare il Brasile. La Sardegna ha delle spiagge spettacolari. I Paesi Bassi sono famosi per i tulipani. ATTENZIONE: Con la preposizione IN, non si deve usare l'articolo. L'unica eccezione (che invece richiede l'articolo) sono i nomi di Paesi plurali. L'anno prossimo vado in Giappone. Quando verrete in Puglia? Sei mai stato negli Stati Uniti? Mi trasferirei volentieri nelle Filippine. 6. Con i Nomi di Paesi che Includono "Repubblica", "Regno", "Unione" o "Stato" Quando il nome di un Paese include termini come "Repubblica", "Regno", "Unione" o "Stato", l'articolo determinativo è sempre necessario. Esempi: Vive nella Repubblica Dominicana. Andiamo nel Regno Unito ogni estate. La Repubblica Ceca è un Paese molto interessante. Gli Stati Uniti d'America sono un Paese molto vasto. 7. Con i Numeri Ordinali Usati Come Qualificatori I numeri ordinali (primo, secondo, terzo, ecc.) quando sono usati come aggettivi qualificativi richiedono sempre l'articolo determinativo. Esempi: Questa è la seconda volta che ti chiamo. Tu sei il quinto dottore con cui parlo di questo problema. Il primo giorno di scuola è sempre emozionante.