Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

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Il Commento e il Vangelo del giorno

Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)


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    [Gio 5] Commento: C'era un uomo ricco...

    Play Episode Listen Later Mar 4, 2026 2:02


    Ce ne sono, e ce ne sono stati tanti, di uomini ricchi: ricchi di denaro e di ogni bene, ricchi di potere, ma estremamente poveri di amore e di altruismo. Dei ricchi Gesù dice: «È più facile per un cammello passare dalla cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno dei cieli». E altrove: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde o rovina se stesso?». La ricchezza, con il suo luccichio, spesso abbaglia e inganna, perché non dà ciò che promette e distoglie dai veri valori. «Più fallace di ogni altra cosa è il cuore e difficilmente guaribile». Al ricco del Vangelo è attribuito il titolo di epulone: vestiva di porpora e di bisso e ogni giorno banchettava lautamente. Verrebbe da dire: è tutta qui la ricchezza? A evidenziare la povertà del ricco e a mostrare la vera ricchezza ci pensa Lazzaro: un mendicante che giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con ciò che cadeva dalla mensa del ricco. Nessuna attenzione per lui; anzi, è da supporre che quella presenza arrecasse persino fastidio. Nell’aldilà la scena cambia totalmente: il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo, annoverato nella schiera degli eletti. Anche il ricco morì e precipitò nell’inferno tra i tormenti; alzò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Ed ecco il grido tardivo e disperato: «Padre Abramo, abbi pietà di me!». Solo allora sperimenta la nullità e l’inganno della sua falsa ricchezza e la vera ricchezza di cui gode Lazzaro. Ai lauti banchetti subentra l’arsura di una sete inestinguibile. Vorrebbe che il povero, ignorato in vita, andasse per lui a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnargli la lingua, per attenuare la tortura di quella fiamma inestinguibile. Così è l’inferno: il rimpianto eterno e sconsolato per il bene perduto e il tormento per un amore non donato e rinnegato. Dio ci scampi e ci liberi.

    [Gio 5] Vangelo: Ger 17, 5-10; Sal.1; Lc 16, 19-31.

    Play Episode Listen Later Mar 4, 2026 1:47


    In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma". Ma Abramo rispose: "Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi". E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento". Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro". E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno". Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"».

    [Mer 4] Commento: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

    Play Episode Listen Later Mar 3, 2026 1:43


    Un lebbroso osa accostarsi a Gesù: i lebbrosi erano considerati impuri e contagiosi e, per questo, venivano emarginati e dovevano restare lontani dalla comunità. Egli lo vede, gli si getta dinanzi e prega: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». È una preghiera semplice ed essenziale, che esprime fede, rispetto e fiducia. Gesù mette in atto quanto aveva più volte affermato: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori». L’evangelista infatti dice: Gesù ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. È significativo, e merita attenzione, ciò che accade dopo l’implorazione del lebbroso: Gesù si muove a compassione, condivide amorevolmente il suo male, tende la mano e lo tocca - non avrebbe dovuto farlo secondo le prescrizioni della legge - e poi pronuncia la parola potente che sana e purifica. Il divino Redentore vuole dirci che non si ritrae davanti al nostro male, neppure quando incancrenisce e diventa purulento; anzi, si muove a compassione e, se siamo pentiti e supplici, è sempre pronto a farci sentire la sua vicinanza e il suo sollecito soccorso. Egli ci tende la mano, ci tocca e ci assolve dal nostro male: va’, sei purificato. Ti manca soltanto la conferma della Chiesa: mostrarti al sacerdote che ti assolve poi rendi grazie per il dono e per la Grazia che hai ricevuto. Il peccato è stato lavato nel sangue di Cristo.

    [Mer 4] Vangelo: Ger 18,18-20; Sal.30; Mt 20, 17-28.

    Play Episode Listen Later Mar 3, 2026 1:31


    In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà». Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

    [Mar 3] Commento: Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo.

    Play Episode Listen Later Mar 2, 2026 2:14


    È inevitabile che avvengano scandali, perché il male esiste, si diffonde, si ostenta, si propone e talvolta dilaga; satana poi aggiunge il resto. Le difese sono deboli e poco si lotta per allontanarlo. Gesù vuole farci comprendere tutta la gravità del peccato dello scandalo e i tristi e perniciosi danni che produce. E aggiunge un’aggravante: se lo scandalo va a infangare la purezza degli innocenti, anche di uno solo di questi piccoli che credono e vivono la fede nella bellezza e nel candore di Dio, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare. Non deve sorprenderci questa inusitata severità da parte del Signore: spesso lo scandalo, con il disprezzo delle cose belle e sante di Dio, diventa un vero e proprio sacrilegio. Dobbiamo poi, con consapevolezza e dovuta umiltà, riflettere sugli scandali che intaccano i valori primari e la missione stessa della Chiesa attraverso i comportamenti indegni dei suoi ministri: Gesù infatti si rivolge alla folla, ma anche ai suoi discepoli, quelli del suo tempo e ora a noi. Sulla cattedra di Mosè, ai primi posti a guida della Chiesa, siedono santi e peccatori. Gesù avverte: «Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma il vostro agire segua solo il loro buon esempio, seguiteli nel bene perché può succedere che dicano e non facciano». Altro motivo di grave scandalo dei falsi pastori potrebbe essere questo: «Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente»; cercano, ottengono e si compiacciono dei posti d’onore, dei primi seggi, di titoli altisonanti, ma portano se stessi e non Cristo. Tuttavia inveire, accanirsi e condannare i traditori e gli autori di scandali può essere doveroso per la Madre Chiesa, purché non dimentichi che la sua prima missione è soccorrere e aiutare a guarire i suoi figli malati: lo scandalo, come qualsiasi peccato, da chiunque sia commesso, non autorizza nessuno a infliggere condanne definitive. Questo spetta soltanto all’Onnipotente Signore, giusto giudice e Padre di misericordia a noi la carità specie verso chi ha bisogno del medico.

    [Mar 3] Vangelo: Is 1, 10.16-20; Sal.49; Mt 23, 1-12.

    Play Episode Listen Later Mar 2, 2026 1:15


    In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

    [Lun 2] Commento: Siate misericordiosi.

    Play Episode Listen Later Mar 1, 2026 1:42


    L’opera meravigliosa, la più importante e decisiva della nostra storia, è la redenzione: il riscatto gratuito dal nostro peccato, la manifestazione in Cristo della sua infinita misericordia. Ne consegue che noi, così resi liberi dal male, riportati alla nostra primitiva bellezza e resi tutti fratelli in Cristo, dobbiamo amare il nostro prossimo. Gesù ha proclamato: «Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi». E, per ricordarci la totalità dell’amore che ci ha donato, afferma: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Oggi ci esorta: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi in cambio». Ci vuole dire che siamo noi, con i nostri comportamenti, a stabilire la misura delle grazie che ci vengono generosamente indirizzate dal Cielo. Un cuore chiuso al perdono, incapace di misericordia e che nega amore al prossimo, diventa, per sua stessa colpa, inabile all’Amore di Dio e pone un ostacolo quasi insuperabile: in quel cuore non c’è spazio per la grazia divina e, ahimè, neppure per quella umana. È una triste autocondanna alla peggiore aridità spirituale. Donaci, Signore, di avere sempre in noi la forza di osservare i comandamenti del tuo amore.

    [Lun 2] Vangelo: Dn 9, 4-10; Sal.78; Lc 6, 36-38.

    Play Episode Listen Later Mar 1, 2026 0:33


    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

    [Mer 25] Commento: Il segno di Giona.

    Play Episode Listen Later Feb 24, 2026 1:53


    Quando la fede è debole o totalmente oscurata dal male, quando si sperimenta la cecità spirituale, sorge la tentazione di chiedere, di credere e di sperare che un segno, un evento strepitoso, possa far nascere la fede. Gesù è il segno per eccellenza, la rivelazione del Volto di Dio: è sotto gli occhi dei suoi contemporanei, fa udire loro la Parola di verità; egli incarna la Parola, è la Verità. Compie segni e prodigi, ma la risposta dei suoi contemporanei è il livore, la trama di morte contro di lui. Perciò non può tacere la verità su coloro che per primi avrebbero dovuto riconoscerlo e accoglierlo: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione». Il segno di Giona è il preannuncio della morte e risurrezione del Signore, l’essere calato nel ventre della terra; ma è anche il segno che evidenzia la malvagità di coloro che lo hanno rifiutato e condannato, e che decreta un’irreparabile condanna se non sopraggiunge una vera conversione. I cittadini di Ninive credettero a Dio: bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli, e si impegnarono coralmente perché Dio fosse invocato con tutte le forze; ognuno si convertì dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che era nelle sue mani. «Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!». Al pentimento sincero e alla conversione, che Dio stesso suscita, lo sappiamo e lo sperimentiamo, segue sempre il perdono e l’assoluzione, perché il Signore è buono e grande nell’amore. È il segno indelebile della divina misericordia, è l’efficacia del segno della croce.

    [Mer 25] Vangelo: Gio 3, 1-10; Sal.50; Lc 11, 29-32.

    Play Episode Listen Later Feb 24, 2026 0:55


    In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

    [Mar 24] Commento: La mia parola diventa preghiera.

    Play Episode Listen Later Feb 23, 2026 2:14


    «Con la Parola del Signore furono fatti i cieli, col soffio della sua bocca tutto il loro ordinamento». Egli ha detto e tutto è stato fatto! Dice il Signore: «La mia parola uscita dalla mia bocca non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata». «Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore». L’uomo vivrà di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Questa premessa ci serve per comprendere l’importanza e la sacralità della Parola di Dio, ma anche per ben considerare l’ammonimento che Gesù pone prima di suggerirci la sua preghiera: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate». San Benedetto esorta noi monaci dicendoci: «Mens nostra concordet voci nostrae» - la nostra mente sia in accordo con la nostra voce. Rivolgendoci al Padre, fonte di perenne amore, dobbiamo a nostra volta esprimere amore filiale, sentendoci veramente suoi figli e scoprendo il grande valore della nostra fraternità. Scopriamo poi la sapiente gerarchia dei valori: la santità del nome di Dio e l’adorazione, la lode e la gratitudine che gli sono dovute; l’avvento del suo Regno, che è l’adempimento del progetto divino nel tempo, tra noi e in noi, e nella beata eternità, a condizione che si compia in pienezza la santissima volontà divina. Nella seconda parte chiediamo che la potenza e la benevolenza di Dio ci soccorrano in tutte le nostre necessità: chiediamo il pane quotidiano, e non solo quello per le nostre mense; imploriamo dalla divina misericordia il perdono dei nostri debiti, come anche noi ci impegniamo a rimetterli ai nostri debitori, e la grazia per vincere le insidie del male. È la preghiera per eccellenza, ma è anche il migliore programma di vita per ogni cristiano, sicuramente un ottimo strumento per vivere santamente la quaresima.

    [Mar 24] Vangelo: Is 55, 10-11; Sal.33; Mt 6, 7-15.

    Play Episode Listen Later Feb 23, 2026 0:58


    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

    [Lun 23] Commento: Il giudizio finale.

    Play Episode Listen Later Feb 22, 2026 1:28


    Nel Vangelo di san Matteo, l’insegnamento di Gesù inizia con la proclamazione delle beatitudini. Nello spirito del Vangelo, le beatitudini non rappresentano il godimento egoistico delle ricchezze terrene, ma il saper condividere i doni con i fratelli nella ricerca della vera giustizia e della vera pace. Subito prima della sua Passione, alla fine della sua missione terrena, Gesù parla del giudizio finale: è la verifica di come abbiamo realmente vissuto sulla terra le beatitudini. Il giudizio finale non deve essere vissuto con il timore di trovarci di fronte a un tribunale severo, ma come la realizzazione, nella pienezza della vita divina, di ciò che abbiamo già voluto e desiderato sulla terra. Dio Padre sa guardare con affetto le debolezze dei suoi figli, se questi avranno dimostrato la capacità di vivere nell’amore e nella misericordia. Vivere le beatitudini significa essere veramente cristiani e saper porre Gesù al centro della nostra esistenza. Non possiamo però cercare Gesù nei nostri cuori, perché vi abiti con tutta la dolcezza del suo amore, se non siamo in grado di riconoscerlo nei nostri fratelli. La misura dell’amore che avremo saputo donare è quella che poi ci ritroveremo quando avremo la possibilità di vivere in Cristo la gloria che ci è predestinata. Leggiamo il brano della liturgia odierna con la vera speranza e la gioia di chi pone la propria esistenza nelle mani del Signore.

    [Lun 23] Vangelo: Lv 19, 1-2. 11-18; Sal. 18; Mt 25, 31-46.

    Play Episode Listen Later Feb 22, 2026 2:05


    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi". Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?". E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato". Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora egli risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me". E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

    [Dom 22] Vangelo: Gn 2, 7-9; 3, 1-7; Sal.50; Rm 5, 12-19; Mt 4, 1-11.

    Play Episode Listen Later Feb 21, 2026 1:30


    In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

    [Lun 16] Vangelo: Gc 1, 1-11; Sal 118; Mc 8, 11-13.

    Play Episode Listen Later Feb 15, 2026 0:32


    In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: "Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno". Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l'altra riva.

    [Dom 15] Vangelo: Sir 15,16-21; Sal.118; 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37.

    Play Episode Listen Later Feb 14, 2026 3:16


    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: "Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio". Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: "sì, sì", "no, no"; il di più viene dal Maligno".

    [Ven 13] Vangelo: 1 Re 11,29-32; 12,19; Sal 80; Mc 7, 31-37.

    Play Episode Listen Later Feb 12, 2026 0:56


    In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: "Effatà", cioè: "Apriti!". E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: "Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!".

    [Gio 12] Vangelo: 1 Re 11, 4-13; Sal 105; Mc 7, 24-30.

    Play Episode Listen Later Feb 11, 2026 1:02


    In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: "Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini". Ma lei gli replicò: "Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli". Allora le disse: "Per questa tua parola, va': il demonio è uscito da tua figlia". Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato.

    [Ven 2] Commento: Testimonianza di Giovanni.

    Play Episode Listen Later Jan 1, 2026 2:05


    Con lo sguardo fisso sui due santi vescovi e dottori che la Liturgia ci fa ricordare oggi, Basilio e Gregorio Nazianzeno, ascoltiamo quanto ci viene proposto dalla prima lettura: per fare comunione con il Padre è necessaria la mediazione del Figlio e la mediazione della comunità. È stata la via che hanno seguito questi due vescovi, capi di comunità e dottori della Chiesa, fedeli maestri della dottrina della fede. Giovanni si preoccupa perché venga mantenuta integra la fede nelle verità annunciate fin dal principio, senza lasciarsi fuorviare da falsi cristi, annunciatori di menzogna: avvertimento molto attuale per i nostri tempi, in cui non pochi, lasciata la sorgente della verità, vanno a dissetarsi in cisterne screpolate e melmose, quali sono le numerose sette che ammaliano, conquistano e poi… lasciano che «veniamo svergognati da lui alla sua venuta». Il brano del Vangelo invece ci presenta Giovanni nella sua testimonianza dinanzi a una delegazione di farisei: «Chi sei?» Sul dubbio che essi hanno della sua vera essenza, Giovanni dìssipa ogni nube di ambiguità: «Non sono il Cristo, non sono un profeta… sono solo una voce che invita a preparare la via del Signore». «Perché allora battezzi?» e Giovanni risponde: «Io battezzo con acqua… ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, al quale “io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo”». Giovanni offre un esempio meraviglioso, valido per tutti, in particolare per quanti sono in cura di anime o ricoprono posti di responsabilità nelle comunità ecclesiali, familiari e anche civili. Si ha la tentazione di voler attirare la gente alla propria persona anziché a Cristo, nel cui nome si è stati inviati e si parla. Si tradisce così la causa del Vangelo, le attese delle anime e se stessi, perché nessuno è in grado di dare quanto viene chiesto, limitati com’è la natura umana. L’umile e veritiero atteggiamento di Giovanni ci liberi dalla tentazione di insano protagonismo.

    [Gio 1] Commento: La Madre di Dio regina della pace. 1° Gennaio

    Play Episode Listen Later Dec 31, 2025 1:50


    La festa di oggi ci offre molteplici motivi di riflessione: la chiesa scandisce per tutti noi ripetutamente nel nome del Signore una solenne benedizione sacerdotale. È l'augurio migliore che possiamo ricevere e scambiarci in questo giorno: viene da Dio, ma è per tutti noi. Pur essendo la festa della Madre di Dio, domina la figura del Cristo e ci viene ricordata ancora la sua opera di salvezza per l'intera umanità. Maria è sapientemente incastonata nel mistero del suo Figlio per sottolineare il suo ruolo nella storia della salvezza e in quello sempre attuale di Madre dei credenti. Noi onoriamo Maria sempre vergine, proclamata nel Concilio di Efeso "santissima madre di Dio" perché Cristo sia riconosciuto veramente Figlio di Dio. È nel nome di Maria che dal 1967 si celebra oggi in tutto il mondo cattolico la giornata mondiale della pace. Dono divino, dono messianico è la pace. Non può essere costruita soltanto da noi uomini e soprattutto non potrà mai essere proclamata efficacemente fin quando non si depongono le armi. La pace degli uomini non può essere diversa da quella di Cristo: va quindi costruita sulle solide basi dell'amore fraterno e della grazia divina. Ogni cristiano per vocazione deve essere un costruttore di pace cominciando magari dalle mura domestiche, impartendo una sana educazione ai figli con la forza dell'esempio. Il tutto dobbiamo accompagnarlo con la forza della preghiera come fa la liturgia di questo giorno che ci fa ripetere nella orazione: "Tu, o Dio nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna", una salvezza che inizia già durante il nostro pellegrinaggio terreno.

    [Mer 31] Commento: Il Verbo eterno in mezzo a noi.

    Play Episode Listen Later Dec 30, 2025 1:26


    San Giovanni si rivolge in modo appassionato ai fedeli perché consìderino la propria situazione e pènsino alla propria salvezza. Due sono i motivi che spingono alla vigilanza nell’attesa della venuta del Signore: l’ultima ora che è giunta, vale a dire l’approssimarsi della fine della nostra vita, considerando anche l’ultima tappa del piano di salvezza, e l’opera degli anticristi che vogliono approfittare del tempo che rimane per deviare e corrompere. Un primo pensiero: siamo alla fine dell’anno, il tempo cammina, corre, precìpita; prepariamoci all’incontro con il Signore, vivendo questo tempo nella fedeltà ai nostri impegni. L’apostolo, con tanta amarezza, deve constatare che molti hanno deviato; occorre una sincerità di fede che si fondi non su interessi o valorizzazioni umane, ma solo sulla parola di vita. Il prologo del Vangelo di Giovanni ci immette nelle infinite realtà di Dio: è un invito a chiudere gli occhi e a tuffarci nella sua eternità, nella contemplazione del suo Verbo che si fa carne e prende dimora fra la sua gente; capita però che questa sua gente non lo accolga, nonostante la testimonianza di Giovanni. È un testo teologico di straordinaria profondità, che va letto adagio, meditato con umiltà e pregato con viva fede, per immergerci nei segreti della vita divina e nel suo progetto di amore per l’umanità.

    [Mar 30] Commento: La grazia raccontata e testimoniata.

    Play Episode Listen Later Dec 29, 2025 2:04


    Le parole con cui la profetessa Anna loda Dio e parla del Bambino Gesù, portato al Tempio da Maria e Giuseppe, non ci vengono riportate letteralmente dagli evangelisti, come avviene invece per il cantico di Maria, di Zaccaria e di Simeone; si parla di lei, della sua vedovanza, della sua veneranda età, della sua piena fedeltà a Dio, vissuta con digiuni e preghiere, in un’assidua presenza nel tempio. Poi l’incontro con Gesù e la sua esplosione di gioia, la sua testimonianza, la sua fede semplice e schietta che le consente di riconoscere nel Bambino colui che realizzerà tutte le attese d’Israele. Quello di Anna, evidentemente, è un inno non fatto prevalentemente di parole, ma di un’intera vita dèdita completamente a Dio; la sua ascesi spirituale raggiunge il culmine proprio nell’incontro personale con Cristo, in un momento di particolare illuminazione dello Spirito. Questa santa donna assurge così a simbolo e modello di tante e tante donne che, nel corso della storia, hanno offerto e consacrato la propria vita, in modo esclusivo, al Signore. Vediamo in lei in particolare le cosiddette “recluse”, quelle monache cioè che vivono tutta la propria esistenza nel silenzio e nella preghiera, nei loro monasteri o conventi, completamente segregate dal mondo, ma in continua offerta di sé per il mondo. È una categoria di persone non molto numerosa e non sempre adeguatamente apprezzata nel mondo di oggi, ma che la Chiesa guarda con particolare simpatia per l’eroicità della loro donazione a Cristo e ai fratelli: non vivono più per se stesse, ma solo per Cristo, al quale consacrano tutta la propria persona, tutta la vita e tutto il tempo. Imparano a riconoscere il valore sacro del silenzio, cercato e voluto come strumento che consente l’unione con Dio, l’intensità della preghiera e l’affermazione vissuta del primato di Cristo nella loro esistenza; per chi vive abitualmente nel chiasso, quotidianamente immerso nelle frenesie del mondo, è un bell’esempio.

    [Lun 29] Commento: Il più grande dei comandamenti.

    Play Episode Listen Later Dec 28, 2025 2:41


    L’insistenza con cui Giovanni invita a osservare i comandamenti del Signore, per dimostrargli un vero amore, ci fa pensare alla nostra durezza di cuore. Non facile ad arrendersi dinanzi alla pretesa di essere a posto con Dio perché compiamo qualche pratica religiosa. Il primo comandamento da osservare è quello dell’amore di Dio e quindi dell’amore del prossimo. Possiamo facilmente illuderci di amare Dio come conviene; per toglierci da questa illusione Giovanni ci propone una verifica: quella dell’amore del prossimo. «Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre». Amare come il Signore comanda, come lui ama, non è cosa facile. Amare l’altro significa donarsi completamente a lui, significa morire a noi stessi, e morire è assolutamente arduo. I sentimenti che noi possiamo provare verso l’altro, in genere, sono di simpatia, di indifferenza o di antipatia. La simpatia non è l’amore che Dio comanda, perché consiste nella ricerca del proprio vantaggio: potrebbe essere il trionfo dell’egoismo, velato da un falso altruismo. L’indifferenza uccide ogni sentimento di amore: è come il gelo. L’antipatia è un sentimento naturale che va corretto praticamente, anche se non si riesce sempre a estinguerlo, perché la natura non va distrutta. Il vero amore verso il prossimo si fonda su un motivo di fede: riconoscere e amare nell’altro Gesù stesso. Se si vive con la tensione di voler seguire l’insegnamento di Gesù, allora si può affermare di conoscerlo e di osservare i suoi comandamenti, perché, al dire di Agostino: «Ama e fa’ quello che vuoi». Sarebbe utile, per avere idee piu chiare, leggere il numero 18 della "Deus Caritas est" di Papa Benedetto XVI, dove si afferma: «Solo il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e come egli mi ama». Il brano del Vangelo di Luca ci conferma la piena disponibilità di Maria e di Giuseppe nell’osservanza della legge mosaica: era Figlio di Dio lui, vergine immacolata lei; non c’era bisogno né di riscatto né di purificazione, eppure eccoli in mezzo ad altre donne e bambini. Ma il Padre vuole rivelare almeno al vecchio Simeone la vera essenza di quella santa Famiglia: era in attesa di quel Bambino, ora può lasciare questo mondo, perché i suoi occhi hanno avuto la gioia di vedere il Salvatore; ma intravede anche ore tragiche che preannuncia alla madre: la tua anima sarà trafitta da una spada. Si profila cosi la vita di Gesù come Salvatore e quella della madre, che gli sarà accanto nel momento della prova suprema, sul Calvario.

    [Lun 29] Vangelo: 1 Gv 2, 3-11; Sal 95; Lc 2, 22-35.

    Play Episode Listen Later Dec 28, 2025 1:34


    Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: "Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore" - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: "Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele". Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori".

    [Dom 28] Commento: La Santa Famiglia di Nàzaret

    Play Episode Listen Later Dec 27, 2025 3:04


    Nella domenica che cade tra il Natale e il primo dell’anno, la riforma liturgica fa celebrare la festa della santa Famiglia di Nàzaret. Forse, sotto l’aspetto pastorale, non è una data più felice: la gente è troppo distratta dalle feste natalizie e quindi poco disposta a fissare l’attenzione sull’icona della santa Famiglia, esempio e modello di ogni famiglia cristiana e umana, anche se proprio quei giorni spesso da varie parti del mondo le parti delle famiglie distanti si ricongiungono. Comunque, la liturgia suggerisce preziosi insegnamenti, validi in ogni stagione. Nella prima lettura vengono raccomandati i doveri dei figli verso i genitori: onorare il padre e la madre, prendersi cura di loro nella vecchiaia e anche quando dovessero perdere il senno. Frutti di questi gesti di pietà sono la preghiera esaudita dal Padre celeste, la lunga vita, la gioia donata dai figli. San Paolo, scrivendo ai Colossesi, consiglia ad ogni famiglia di vivere nel Signore. Il vero legame della famiglia cristiana non sono tanto i sentimenti, che passano, tramontano e cambiano, quanto quella comunione profonda che avviene tra i coniugi nella fede nel Signore Gesù, che insegna a onorare, amare e rispettare nell’altro o nell’altra la sua immagine. Per giungere a questi sentimenti di reciproca attenzione, occorre attingere convinzioni profonde dalla Parola di Dio, che illumina i coniugi circa i propri limiti e li spinge ad accettare con pazienza quelli dell’altro. Il Vangelo situa la santa Famiglia in un momento di angoscia: il Bambino Gesù corre pericolo di vita, perché Erode ha deciso di uccidere tutti i bambini di Betlemme, dai due anni in giù, dopo la partenza dei magi per un’altra strada. Ma il Padre vigila sul suo Figlio e quindi segue l’avventurosa fuga in Egitto, con la trepidazione di essere raggiunti da un momento all’altro. Morto Erode, è ancora l’angelo che ordina a Giuseppe di rientrare in Palestina; egli obbedisce, però la sicurezza del Bambino lo consiglia a stabilirsi a Nàzaret anziché a Betlemme. Le famiglie cristiane apprendono dalla Sacra Famiglia il senso religioso della vita coniugale, il rispetto reciproco, la fiducia illimitata nella divina Provvidenza, la gioia di vivere insieme, la pace che fa superare tutte le immancabili difficoltà. Santificate e fortificate dal sacramento del matrimonio, a loro volta sono chiamate a svolgere la loro missione specifica presso altre coppie di sposi, con la testimonianza della vita e con l’annunzio del Vangelo. Si sa che l’istituto familiare vive un momento di crisi profonda, sia perché è oggetto di ostilità e di incomprensione da parte di lobby sociali e di certa politica, sia per la difficoltà delle giovani coppie a rimanere ferme nelle proprie scelte dinanzi a un mondo in continua e rapida evoluzione. Voglia la santa Famiglia di Nàzaret vegliare su tutte le famiglie e infondere in loro tutto lo slancio per diventare dovunque testimoni dell’amore di Cristo, attraverso la loro comunione di vita, nella piena armonia dei cuori.

    [Dom 28] Vangelo: Sir 3, 2-6. 12-14; Sal.127; Col 3, 12-21; Mt 2, 13-15. 19-23.

    Play Episode Listen Later Dec 27, 2025 1:15


    I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

    [Sab 27] Commento: Vide e credette...

    Play Episode Listen Later Dec 26, 2025 1:33


    È la festa del discepolo prediletto del Signore, "il discepolo che Gesù amava", colui che nell'ultima cena pose il suo capo sul petto del Signore percependone l'intensità dei palpiti, colui che ai piedi della croce si sentirà ripetere da Gesù morente: "figlio, ecco tua Madre". È insieme a S. Pietro uno dei primi testimoni oculari della risurrezione di Cristo. È lui l'autore del quarto Vangelo e di due splendide lettere che inneggiano alla carità e all'amore e del libro dell'Apocalisse. Possiamo definirlo il grande teologo che afferma in modo inequivocabile la divinità del Cristo. È anche l'apostolo che, pur non narrandoci l'ultima cena, meglio degli altri approfondisce il mistero eucaristico e la teologia del pane di vita. Coglie in profondità anche il significato recondito del disegno divino della incarnazione e redenzione del Verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi, perché noi diventassimo figli di Dio. È lui a riferirci del Cristo Luce del mondo, è ancora lui che parla di segni più che di miracoli per smuovere alla fede autentica i suoi lettori. Viene da pensare che la sua prima fonte, dopo l'esperienza personale diretta, sia stata la Vergine Madre, non perché la citi particolarmente, ma per la profondità con cui tratta di Cristo e dei suoi misteri. Dobbiamo molta gratitudine a questo apostolo ed evangelista per le grandi verità che ci ha insegnato, formano ora il prezioso bagaglio della rivelazione a cui tutta la chiesa si ispira.

    [Ven 26] Commento: Signore Gesù, accogli il mio Spirito...

    Play Episode Listen Later Dec 25, 2025 1:22


    Le feste che seguono immediatamente il Natale hanno un nesso evidente con la nascita del Cristo: oggi la lapidazione del Diacono Stefano, primo martire e dopodomani la strage dei Santi bambini Innocenti, ci parlano in modo evidente della sorte che toccherà al Figlio di Dio, nato bambino. Ci parlano del prezzo del nostro riscatto, ci parlano delle trame oscure che gli uomini vanno ordendo da sempre contro di lui. Ci descrivono in anticipo una storia assurda, che si snoda nei secoli. Ci parlano del peccato del mondo e della storia vera della chiesa di Cristo. Si snoda già da oggi quel mirabile ed incessante duello tra le forze del male che vorrebbero chiudere definitivamente in un sepolcro di morte prima il Cristo e poi i suoi seguaci. Tutti i persecutori della chiesa dovrebbero finalmente capire che il sangue dei martiri, da Santo Stefano fino a quello dei nostri giorni, è stato sempre il seme che l'ha fecondata di nuovi figli e l'ha resa sempre più sposa degna del martire divino. Il martirio del Santo di oggi ricalca fedelmente, nei suoi tratti essenziali, quello di Cristo. Ancora una volta viene condannato un innocente, che si "vendica" con il suo perdono. Così egli diventa il vero vincitore e i cieli si aprono su di lui.

    [Gio 25] Commento: La notte Santa.

    Play Episode Listen Later Dec 24, 2025 1:47


    Si veglia questa sera per attendere l'Evento. Nel calore delle case, i pensieri degli uomini assumono una direzione unica: siamo tutti in viaggio verso una grotta, sentiamo dentro di noi un annuncio misterioso. Fra le migliaia di nascite che avvengono contemporaneamente nel mondo, c'è la nascita di un bimbo che coinvolge il mondo intero. Nasce in una grotta, ma è il Re dell'universo; nasce povero, ma è il re del cielo. La grotta che l'accoglie sembra una tomba e la sua culla è una mangiatoia, ma Egli è il Signore del mondo. Sentiamo ancora di guerre e di disastri, ma Egli è il Signore della pace. Lo annunciano, presente nel mondo, gli Angeli di Dio: annunziano la pace, cantano l'amore e la gloria del Signore. Accolgono l'invito gli umili pastori, loro che sono assuefatti al belare degli agnelli, e ben comprendono il vagito del Bambino: Egli si è umiliato nella carne. Siamo invitati anche noi ad entrare, numerosi più che mai, nelle nostre chiese, con la stessa umiltà di quei pastori. Ciò che è povero, ciò che è piccolo agli occhi della carne, diventa grande a quelli della fede. Anche noi gustiamo nel profondo la gioia di quella nascita nel tempo del Dio eterno: Egli si è fatto come noi per essere uno di noi. Vuole immergersi nella storia del mondo e di ognuno di noi. Egli viene a redimere la storia, a cancellare il peccato e a infondere una nuova energia vitale, che ricrea l'uomo nella giustizia e nella santità. Il presepio più vero è quello che celebriamo sull'altare: quei frammenti di pane diventano il suo corpo per nutrirci del divino; quel poco vino diventa sangue di quel bimbo che vuole ancora donarci del suo amore.

    [Mer 24] Commento: Il cantico di Zaccaria.

    Play Episode Listen Later Dec 23, 2025 1:45


    Questo cantico di ringraziamento è profetico e, nello stesso tempo, bene si addìce alla vigilia del grande evento della nascita del Salvatore. Evoca quello della sentinella notturna che attende l’aurora, la quale sfocia nel pieno giorno. È un’esplosione di gioia dopo la mutezza, ma anche un inno di gratitudine a Dio per aver mantenuto le sue promesse, che risalgono ad Abramo e poi a Davide, lontano circa mille anni da questi avvenimenti. Dio è fedele alle sue promesse e sorge già il giorno per la liberazione di Israele: una liberazione dai nemici materiali, ma in particolare dal peccato, dalla nostra ribellione al suo amore. La missione di questo bambino, di suo figlio, è proprio quella di preparare, come l’aurora, l’avvento del sole di giustizia, il Signore Gesù, che verrà a illuminare le coscienze, a rinsaldare i cuori nella fiducia, ad aprire agli uomini i sentieri della pace. È un cantico di speranza nella misericordia infinita e fedele del Signore. Per questo la liturgia lo pone tutte le mattine, nelle Lodi, sulle labbra dei salmodianti, come annunzio di fiducia in Colui che viene a visitarci come sole che sorge. L’imminenza del grande evento ci impone una preparazione, almeno oggi, se non l’avessimo fatta durante l’Avvento. Sei nelle tenebre del peccato, di una coscienza turbata per l’ingiustizia contro Dio, il prossimo e te stesso? Riacquista la tua personalità e la tua pace mediante un atto di umiltà, riconoscendo i tuoi errori e confessandoli a chi ha il potere di donarti il perdono e la pace. Allora sarà un sole brillante quello che sorgerà in te e che ti farà entrare nel mistero di amore che celebriamo.

    [Mer 24] Vangelo: 2 Sam 7, 1-5.8-11.16; Sal 88; Lc 1, 67-79.

    Play Episode Listen Later Dec 23, 2025 1:17


    In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall'alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace».

    [Mar 23] Commento: Il suo nome è Giovanni.

    Play Episode Listen Later Dec 22, 2025 2:09


    Il brano evangelico della liturgia odierna ci fa rimanere ancora nella casa di Zaccaria per la celebrazione di due eventi meravigliosi: la nascita del Precursore del Signore e l’imposizione del nome nella circoncisione. Alla notizia che Elisabetta ha dato alla luce un bambino, dopo un primo momento di meraviglia e quasi di incredulità, segue un susseguirsi di liete congratulazioni da parte di parenti e conoscenti. La vita viene accolta con grande gioia da tutti, anche da Zaccaria, che in questo momento appare quasi appartato, trascurato, lasciato nella sua mutevolezza. Poi viene il giorno della circoncisione, quando si deve dare il nome al fanciullo. I parenti sono tutti d’accordo: avrà il nome del padre, Zaccaria. Ma Elisabetta non ama questa intromissione di persone ignare del messaggio profetico dell'Arcangelo, quindi, con fermezza, afferma: No, si chiamerà Giovanni. Si pensa che, data l’età, stia vaneggiando; forse è meglio allora sentire il padre, incapace di parlare perché muto. Gli viene data una tavoletta ed egli scrive: Giovanni è il suo nome. Una meraviglia incontenibile, aumentata dal fatto che la lingua di Zaccaria si scioglie ed egli inizia il suo cantico di lode a Dio e di annuncio profetico sulla missione del figlio Giovanni, il cui nome significa: Il Signore usa misericordia. Dinanzi a questi eventi inconsueti cessa il chiacchiericcio dei parenti, che esclamano meravigliati: Che sarà mai questo bambino? Un precursore del Messia, un testimone della sua presenza nel mondo, una voce che invita alla conversione. Ogni volta che, nel canto del "Benedictus", cantico di Zaccaria, si ripetono queste parole: E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, mi viene in mente la scena della sua decapitazione nella prigione e la sua testa nelle mani di Erodìade, che sfoga la sua vendetta contro questa voce che condanna la sua vita di adultera. Il male ci prova sempre, ma sarà il bene a vincere, di vera vittoria, quella eterna.

    [Mar 23] Vangelo: Ml 3, 1-4.23-24; Sal 24; Lc 1, 57-66.

    Play Episode Listen Later Dec 22, 2025 1:09


    In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

    [Lun 22] Commento: Il canto di Maria.

    Play Episode Listen Later Dec 21, 2025 1:45


    Spessissimo ci viene proposto questo sublime cantico di lode e di ringraziamento nella liturgia. La sua recita o il suo canto sono d’obbligo ogni sera nella celebrazione del Vespro, e nella voce dei monaci, dei religiosi salmodianti è presente tutta la Chiesa, tutti i fedeli. Mi sembra allora quanto mai naturale, al termine della giornata durante la quale tanti doni di Dio ci hanno accompagnato, ripetere con Maria: l’anima mia ringrazia, loda e riconosce la grandezza di Dio, che si china a donare le sue grazie non solo a Maria, ma a tutti noi. Noi, cosi poveri di ogni merito, stiamo sperimentando le meraviglie del Signore nel dono della fede, della speranza e della carità, nel susseguirsi dei tempi e delle celebrazioni liturgiche, che ci fanno rivivere, nelle loro varie fasi, il progetto di salvezza di Dio: dal battesimo, che ci ha resi figli ed eredi del paradiso e ci ha aperto le porte agli altri sacramenti, dispensatori di grazia, fino alla realizzazione dell’oggetto della speranza cristiana e dell’opera redentrice di Gesù, la salvezza eterna. Il ringraziamento, quindi, è doveroso. Vorrei suggerire ai celebranti di recitare questo cantico mentre lasciano l’altare, nel ritorno in sacrestia, ma lo vedo vantaggioso anche per i fedeli come espressione della propria gratitudine, non solo dopo la santa Comunione, ma anche in altri momenti nei quali si sente il bisogno di innalzare a Dio l’inno di lode per i benefici ricevuti. La gratitudine attira sempre nuovi favori, come nel caso dei dieci lebbrosi, dei quali uno solo ritorna a Gesù per ringraziarlo della guarigione fisica, ricevendo con essa un dono immensamente più grande, quello della fede.

    [Dom 21] Commento: Il dubbio davanti alla salvezza

    Play Episode Listen Later Dec 20, 2025 1:30


    Il dubbio, qualunque ne sia l’origine, genera angoscia e compromette la serenità interiore. Non a caso Gesù afferma che solo la verità rende liberi. Il dubbio di Giuseppe dovette essere atroce: riguardava l’innocenza, la purezza e l’onestà della sua promessa sposa, la Vergine Maria, già definita dall’angelo «piena di grazia» e visibilmente madre. Da sempre una donna concepisce per opera di un uomo: come poteva Giuseppe comprendere che ciò che vedeva era opera dello Spirito Santo, l’amore fecondo di Dio? Elisabetta comprenderà per dono dello Spirito; Giuseppe sarà aiutato da un angelo del Signore. Per noi l’unico soccorso davanti ai dubbi è la fede e la preghiera: sono le virtù che ci introducono nei misteri di Dio e ci consentono di accoglierli non per evidenza razionale, ma per dono divino. Occorre far tacere la logica umana e muoversi nella luce soprannaturale: è la via sicura del credente. Chi pretende di giudicare Dio con la sola fioca luce della ragione cade in dubbi, errori e negazioni gratuite. Dinanzi alle nostre debolezze dobbiamo ricorrere alla potenza del Signore, invocare lo Spirito Santo perché nella luce divina si sciolgano incertezze e dubbi. Anche il Natale esige una fede umile e vigile. «Nella tua luce, Signore, vediamo la luce»: senza la Luce, anche i presepi si oscurano e si svuotano del Cristo.

    [Sab 20] Commento: «Ecco, concepirai un figlio»

    Play Episode Listen Later Dec 19, 2025 1:28


    Due voci si incontrano e si comprendono: l’angelo Gabriele e Maria, l’inviato di Dio e l’umile ancella del Signore. L’angelo chiama Maria «piena di grazia»: amata da Dio con un amore unico per intensità. Vergine e immacolata, ella ha trovato grazia presso Dio ed è capace di accogliere quell’amore che il cuore dell’uomo non riusciva più a ricevere. Rimanendo integra nella sua verginità, per opera dello Spirito Santo, sarà madre del Cristo, tabernacolo vivente del Figlio dell’Altissimo. Così si ristabilisce pienamente il dialogo tra Dio e l’umanità: nella pienezza dei tempi il Figlio di Dio assume nel seno di Maria la nostra natura per essere il Salvatore del mondo. Ancora una volta il Signore lega il suo piano di salvezza all’assenso di una creatura: tutto il Cielo sembra attendere la risposta della Vergine. «Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola». È il sì pieno e gioioso di Maria, grazie al quale ella diventa la nuova obbediente, la prima a dire sì a Dio dopo la disobbedienza dei progenitori. Sappiamo che sarà fedele fino alla croce, dove Gesù la proclamerà madre di tutti i viventi, madre della Chiesa, nostra madre. E ancora ci ripete, con le parole di Cana: «Fate quello che vi dirà»: siate obbedienti al mio Figlio, vivete il suo Vangelo, la lieta notizia.

    [Ven 19] Commento: I prodigi che accompagnano la “venuta”

    Play Episode Listen Later Dec 18, 2025 1:30


    La nascita prodigiosa di Giovanni Battista rivela la profonda unione tra Antico e Nuovo Testamento: l’approdo è Cristo. Tutto ciò che lo precede e tutto ciò che lo segue va visto e letto alla sua luce. La storia si presenta allora come una mirabile trama divina, un evento d’amore e di salvezza. «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore!»: l’esclamazione di Zaccaria nasce dalla consapevolezza dell’intervento di Dio nella sua vita, divenuto padre quando ogni speranza umana era svanita. È l’eco del rendimento di grazie che sgorga dal cuore dei salvati: Dio ha fatto grandi cose, ha compiuto prodigi, ha tolto la vergogna del peccato. La fecondità miracolosa richiama l’aridità del deserto, il vuoto di tante vite, ma anche la fecondità della grazia e la santità di tanti fratelli e sorelle. Ricorda i doni ricevuti e la responsabilità che ne deriva: la nascita del Battista è orientata all’annuncio di Cristo; così ogni favore divino dovrebbe spingerci a diventare annunciatori del Regno e testimoni della bontà di Dio. C’è anche un invito esplicito • più volte ricordato dal santo padre • a non spegnere la speranza, anche quando le circostanze sembrano dire il contrario. Troppe volte il Signore ha smentito i nostri scoraggiamenti. Ci chiede di credere nella sua venuta, nella sua presenza e nel fervore della speranza. Solo la perdita della fede riduce al mutismo e all’inerzia.

    [Gio 18] Commento: Il rischio del ripudio.

    Play Episode Listen Later Dec 17, 2025 1:25


    Per noi credenti l’espressione «incinta per opera dello Spirito Santo» è comprensibile e rassicurante, sostenuta dalla fede. Ma come poteva Giuseppe, promesso sposo di Maria, comprendere pienamente il mistero che in lei si compiva? Le voci umane non bastano a spiegare i misteri di Dio, e lo sguardo dell’uomo si ferma spesso alle apparenze, dalle quali pretende di ricavare la verità dei fatti. Così gli uomini si giudicano e si feriscono. Era necessario che alla "confusione" di Giuseppe venisse in soccorso un angelo del Signore, per confermare la verità della prodigiosa maternità di Maria. Colpisce il suo silenzio: viene da pensare che talvolta il Signore ci coinvolga nei suoi misteriosi piani lasciandoci poi esposti al giudizio degli uomini. I due protagonisti del grande progetto di salvezza sono coinvolti nella sofferenza del dubbio e nel rischio di un ripudio: un’anticipazione della passione del Cristo? Un invito a comprendere che chi vuole essere con Lui deve diventare parte viva della sua storia? O, forse, per dirci che essere privilegiati da Dio non garantisce immunità dal dolore. La prediletta del Signore sarà la prima a condividere il martirio del Figlio, e la ritroveremo, dopo molte sofferenze, ai piedi della croce, ad offrire con gesto sacerdotale la vittima a Dio.

    [Mar 16] Commento: Giovanni e i peccatori.

    Play Episode Listen Later Dec 15, 2025 1:20


    Il messaggio che Gesù porta agli uomini è un mistero; anche la sua persona, venuta dal Cielo, è un mistero profondo. Ma nel suo insegnamento egli vuole farsi capire dalla gente e dai capi del popolo, ricorrendo a esempi efficaci. Per denunciare l’ostilità con cui sacerdoti e anziani hanno accolto la predicazione di Giovanni, propone la parabola dei due figli: uno ossequioso a parole verso il padre, ma incoerente nei fatti («Sì, padre», ma non va a lavorare nella vigna); l’altro, più impulsivo e ribelle («Non ne ho voglia»), ma poi pentito, obbedisce. Alla domanda «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?», rispondono: l’ultimo. Gesù allora esplicita l’insegnamento: Giovanni è venuto sulla via della giustizia e loro non gli hanno creduto, a differenza di pubblicani e prostitute. Come a dire: voi che vi credete giusti avete rifiutato la verità; i peccatori, che voi condannate, si convertono e seguono il cammino della giustizia. Nel servizio di Dio non bastano le intenzioni: occorre una fedeltà concreta, perché l’amore di Dio non consiste nel dire «Signore, Signore», ma nel fare la sua volontà. Il Signore ci liberi da una religiosità di parole senza opere.

    [Mar 16] Vangelo: Sof 3, 1-2. 9-13; Sal.33; Mt 21,28-32.

    Play Episode Listen Later Dec 15, 2025 0:58


    In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

    [Lun 15] Commento: Con quale autorità...

    Play Episode Listen Later Dec 14, 2025 1:48


    La gente umile e dal cuore semplice si accorge subito che il parlare di Cristo è diverso da quello degli scribi e dei farisei: «Rimanevano colpiti • dice l’evangelista • dal suo insegnamento, perché parlava con autorità e non come i loro scribi». Non era dunque necessario interrogarlo come fanno i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo: sarebbe bastato aprire mente e cuore per comprendere l’autenticità e la novità del suo messaggio. L’evangelista Marco conferma che «il Signore operava insieme con loro (con gli apostoli) e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano». Tutta la vita di Cristo è una splendida ed inequivocabile conferma della divina autorità che egli esercita per illuminare i cuori e redimere l’uomo dal peccato. È un’autorità umano-divina, che emanava dalla sua persona, dalle sue parole e dalle sue opere. Un saggio proverbio popolare afferma che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: ci si tappano le orecchie quando in chi parla si vede un avversario o qualcuno che svela i nostri comportamenti sbagliati. Si chiudono orecchie, cuore e mente quando è in gioco la nostra piccola egemonia o il nostro potere; e anche chi riconosce la verità ma non ha il coraggio di conformare la vita agli insegnamenti ricevuti finisce per accecare i sensi dell’anima. Accade ancora oggi: esistono contestatori di mestiere e sordi cronici, sempre pronti a proporre una verità diversa purché contraria a quella annunciata. Se ciò è grave tra gli uomini, diventa peccaminoso nei confronti di Cristo. Egli incarna la verità, è la Verità, è la luce del mondo che illumina ogni uomo. Non dovrebbe più accadere che noi preferiamo le tenebre alla Luce. Rischieremmo di lasciar trascorrere invano uno splendido Natale.

    [Lun 15] Vangelo: Nm 24,2-7. 15-17; Sal.24; Mt 21, 23-27.

    Play Episode Listen Later Dec 14, 2025 0:56


    In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose loro: «Anch'io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch'io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: "Dal cielo", ci risponderà: "Perché allora non gli avete creduto?". Se diciamo: "Dagli uomini", abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

    [Dom 14] Commento: Sei tu o dobbiamo attendere un altro?

    Play Episode Listen Later Dec 13, 2025 2:03


    Quando l’attesa si fa più urgente, quando gli eventi del mondo sembrano precipitare nel bàratro del male, l’invocazione di un Salvatore diventa accorata. Lo stesso Giovanni, che aveva annunziato la presenza del Messia e l’aveva battezzato nel Giordano, raccoglie quest’ansia di certezza ed invia alcuni dei suoi discepoli per porgere a Gesù una precisa domanda: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?» Gesù rassicura Giovanni Battista e tutti noi. I segni e le opere che egli compie manifestano in modo evidentissimo che il Regno di Dio si sta attuando, è già presente nella sua persona e nelle sue opere, si è calato ormai in modo definitivo nella storia del mondo: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me». Ecco come si manifesta concretamente il Regno di Dio: è la salvezza delle anime e dei corpi, è la potenza di Dio che si pone al servizio dell’uomo. Fa tristezza dover constatare che ancora oggi quell’interrogativo, a cui è già stata data la più piena ed esauriente risposta, venga ripetuto all’infinito. Ancora permane lo scandalo nei confronti di Gesù. Quel messaggio di salvezza, che ha coinvolto e coinvolge tutti gli uomini di tutti i tempi, con preferenza per gli oppressi, i malati nel corpo e nello spirito, viene ancora ignorato e rifiutato. Fin quando permane l’interrogativo: «Chi dobbiamo attendere?» e non sgorga la pienezza della fede, inevitabilmente Cristo non trova spazio ed accoglienza e altri regni tentano di instaurarsi sulla terra, altri salvatori si propongono. Coloro che si aprono alla Buona Novella potranno godere invece di una pienezza che Giovanni, pur essendo un grande profeta, tra i nati di donna non è sorto uno più grande di lui, non ha potuto raggiungere.

    [Dom 14] Vangelo: Is 35, 1-6. 8. 10; Sal. 145; Gc 5, 7-10; Mt 11, 2-11.

    Play Episode Listen Later Dec 13, 2025 1:22


    In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via". In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

    [Sab 13] Commento: Il regno di Dio è già presente.

    Play Episode Listen Later Dec 12, 2025 1:37


    Ancora un pretesto per misconoscere la venuta del Messia. «Prima deve venire Elia» • asserivano gli scribi, fidandosi delle loro fasulle interpretazioni della Scrittura. «Elia è già venuto» • dice Gesù. Quanto è difficile leggere e interpretare i segni di Dio! Quanto sono diversi dalle nostre aspettative! Chissà quale spettacolo si attendevano gli scribi; certo non potevano immaginare, con le loro frenesie di grandezza, che colui che era l’atteso delle genti si manifestasse con tanta umiltà e tanta modestia. Tanto meno potevano tollerare che la venuta del Messia potesse significare lo sgretolamento del loro potere. Per questo, prima la voce di Giovanni Battista e poi quella dello stesso Cristo saranno come una voce nel deserto. Li scandalizza l’austerità del Precursore, ancor più li sconvolgerà l’annuncio messianico delle Beatitudini e del perdono. Gli stessi Apostoli non resistono alla tentazione di ritenere assurdo che il loro Maestro e Messia, capace di prodigi di ogni genere, dovesse soffrire a causa dei suoi avversari. Ancora oggi è incomprensibile a molti che l’avvento del Regno debba realizzarsi attraverso il martirio e la croce. Quell’evento è ancora motivo di scandalo, uno scandalo che trova le sue migliori giustificazioni proprio dinanzi agli eventi più tragici della storia, quando la violenza e la prepotenza degli uomini sembrano prendere il sopravvento sulla bontà e sulla pazienza di Dio. Allo scandalo della croce qualcuno oggi vorrebbe aggiungere lo scandalo del presepio!!!

    [Mar 2] Commento: I segreti rivelati ai "piccoli".

    Play Episode Listen Later Dec 1, 2025 1:33


    Capita di frequente, e a molti, di ritenere che la scienza e la sapienza di questo mondo possano spalancare tutte le porte del sapere, anche quelle del cielo. Non accade però mai così; anzi, il Signore smentisce categoricamente questa umana presunzione e, esultando nello Spirito Santo, afferma: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto». Essere “piccoli” agli occhi di Dio significa adornarsi di quella interiore semplicità che rende disponibili all’ascolto, docili e pronti a eseguire la volontà divina. I piccoli vivono in purezza e semplicità di cuore, si nutrono di fede, accettano i doni di Dio e a questi conformano la propria vita. Così viene loro rivelata l’essenza stessa di Dio, il suo infinito amore di Padre, manifestato in Cristo. Vivono nello splendore di Dio e conseguono la santità. Sono invece frequenti le presunzioni umane, quelle che ci inducono a voler guardare Dio e le cose di Dio solo con la ragione; così ci si autocondanna a un inevitabile naufragio della fede, che sconfina spesso nel naufragio della vita. La vera dottrina, la vera sapienza, quella che viene dallo Spirito Santo, ci consente di varcare i confini del mondo e ci proietta verso le verità ultime, oggetto della nostra fede, della nostra speranza e della nostra attesa.

    [Mar 2] Vangelo: Is 11, 1-10; Sal.71; Lc 10, 21-24.

    Play Episode Listen Later Dec 1, 2025 0:50


    In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: "Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo". E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono".

    [Lun 1] Commento: Io verrò e lo curerò.

    Play Episode Listen Later Nov 30, 2025 1:44


    La liturgia di oggi ci propone due prime letture dal profeta Isaia. Nell'anno A, poiché la prima è già letta ieri, è preferibile la seconda. Siamo in cammino verso il Natale e in questo viaggio ci accompagna una dichiarazione solenne da parte del Signore: Egli viene, viene tra noi ed ha un programma di salvezza per tutti i popoli, per ciascuno di noi. Egli sa di trovare ancora un'umanità malata e sofferente. Abbiamo urgente bisogno che qualcuno venga a curare i nostri mali. Siamo capaci di procurarceli da soli, ma non siamo capaci di liberarcene. Ci occorre Colui che può curare e sanare in profondità, estirpando il male alle sue radici. È significativo che sia un centurione romano a invocare l'intervento di Cristo per un suo servo. Egli si fa portavoce del mondo pagano, da cui proveniamo anche noi. Egli prega anche per noi. È l'avverarsi dell'annuncio profetico di Isaia: "Verranno molti popoli e diranno: 'Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri'". Il centurione non si ritiene degno di vedere Gesù percorrere la sua stessa strada; nella sua fede genuina ritiene che basti una sua parola perché il servo paralizzato guarisca. Quel "non sono degno che tu entri sotto il mio tetto" esprime la fede nella potenza del Figlio di Dio, ma anche lo stupore e la meraviglia che Egli si trovi a percorrere le nostre strade con la nostra stessa umanità inferma. Egli però non solo è entrato sotto il nostro tetto, ma ha voluto fondersi con la nostra umile carnalità, prendendo le nostre stesse sembianze.

    [Lun 1] Vangelo: Is 2, 1-5 (B-C); Sal.121; Mt 8, 5-11.

    Play Episode Listen Later Nov 30, 2025 1:00


    In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: "Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente". Gli disse: "Verrò e lo guarirò". Ma il centurione rispose: "Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa". Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: "In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli".

    [Dom 30] Commento: Un "avvento" che potrebbe coglierci distratti.

    Play Episode Listen Later Nov 29, 2025 1:54


    “Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo”. Gli eventi della nostra storia, sin dal principio, sono contrassegnati da alternanze di fatti intrisi di male e di peccato e da interventi salvifici di Dio. Egli, prima ancora che inviasse il suo Figlio tra noi, è da sempre l’eterno Redentore del mondo. Le sue venute hanno sempre significato salvezza e redenzione per l’umanità. Mai, però, il buon Dio ha fatto violenza alla libertà umana; la sua è sempre una proposta motivata dall’amore gratuito. Proprio per questo accade e può ancora accadere che alla sua venuta ci troviamo impreparati e distratti dalle solite cose vane e futili della vita di ogni giorno. Può ancora succedere che arrivi un Natale e non ci si accorga del significato e dei coinvolgimenti che quella venuta dovrebbe comportare per ciascuno di noi. È in quelle tristi circostanze, a causa di distrazioni colpevoli, che la gratuità dell’amore diventa inevitabilmente motivo di giudizio e di condanna. L’invito a vigilare nell’attesa è quindi più che mai urgente. Troppe amare sorprese ci hanno già ripetutamente sconvolti; riusciamo a far finta di niente anche quando il male e la violenza diventano orribili tragedie e dilagano in modo quasi inarrestabile. Come è consolante, invece, sapere alla luce della fede e della storia sacra che Dio e il suo Figlio Gesù Cristo sono ancora una volta pronti a intervenire per sanare la storia e redimerci dai nostri mali! È prossimo il suo Natale, è prossimo l’evento della pace!

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