Podcasts about Lui

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Lui

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SoccerPod
Salvatore Schillaci - Versione Italiana

SoccerPod

Play Episode Listen Later Aug 22, 2025 66:36


Toto Schillaci è morto l'anno scorso dopo una lunga lotta contro il cancro. Quando gli ho chiesto che tipo di cancro stesse combattendo, ha riso e con un sorriso nel suo inglese stentato ha risposto ad alta voce: "Yerrikay! (la sua pronuncia di Eric) Non ho più il retto - questo lo so!". Il traduttore ha fatto la sua parte per il piccolo gruppo che voleva ascoltare, e tutti hanno riso: il fatto che Toto fosse Toto era sicuramente l'atmosfera giusta.Era una di quelle persone così carismatiche che si poteva permettersi quel genere di cose. Ogni domanda sembrava un'opportunità. Un sorriso gli si dipingeva sul volto mentre il traduttore giungeva alla fine: non vedeva l'ora di rivivere un momento, di trovare umorismo o ironia in una vecchia storia, o il calore provato nel ricordare un vecchio amico o compagno di squadra.Lui continuò, tenendo banco, per me e 5 dei suoi amici fumatori accaniti che avevano deciso di restare ad ascoltare. Della sua giovinezza in Sicilia negli anni '70, dove la mafia ti circondava ovunque, della sua remota possibilità di arrivare in Serie A con la squadra dei suoi sogni: la Juventus, poi la possibilità ancora più remota di entrare in Nazionale e poi quella più azzardata, fuori dal mondo: guidare il Mondiale del 1990 in gol e conquistare un'intera nazione con il suo gioco, i suoi gol e quel sorriso irresistibile. Avrebbe concluso il 1990 al secondo posto nella votazione per il Pallone d'Oro (Giocatore dell'Anno): un viaggio assurdo.Facevamo la nostra apparizione al suo tennis club, anche se vedevo solo pickleball – credo che siano tempi così ovunque. Ma non lo dimenticherò mai – Ascoltatelo – sono sicuro che, come me, vi conquisterà.Ep. 27 – Totò SchillaciThank you for listening! If you'd like to support the podcast, we invite you to visit our merch store at www.soccerpod/shop. Orders ship the next day, and we think you'll love the gear. And hey - follow us on all things social! Instagram: https://www.instagram.com/soccer.podFacebook: https://www.facebook.com/soccerpodTwitter: https://twitter.com/SoccerPod1

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!
Come Funziona il Verbo PIACERE in italiano

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

Play Episode Listen Later Aug 21, 2025 13:07


Il verbo PIACERE è uno dei verbi più particolari e complessi della lingua italiana, spesso fonte di confusione per gli studenti stranieri. A differenza dei verbi tradizionali, PIACERE ha una struttura grammaticale invertita che richiede una comprensione speciale del suo funzionamento. Questa guida completa ti aiuterà a padroneggiare completamente questo verbo fondamentale e gli altri verbi che si comportano come lui. Il Verbo PIACERE e simili: Guida per Usarli Correttamente La Struttura Particolare del Verbo PIACERE Il verbo PIACERE funziona in modo completamente diverso rispetto ai verbi normali italiani. Mentre i verbi tradizionali seguono la struttura Soggetto + Verbo + Oggetto Diretto, il verbo PIACERE utilizza la struttura Soggetto + Verbo + Oggetto Indiretto. Confronto tra strutture: • Verbo normale: "Io (soggetto) mangio (verbo) la pizza (oggetto diretto)"• Verbo PIACERE: "La pizza (soggetto) piace (verbo) a me (oggetto indiretto)" Questa particolarità rende PIACERE un verbo di percezione e sensazione che descrive un'emozione che qualcosa o qualcuno provoca in una persona. La persona non compie un'azione diretta, ma è il destinatario di un sentimento di piacere provocato da qualcos'altro. I Pronomi di Oggetto Indiretto con PIACERE Il verbo PIACERE richiede sempre l'uso di pronomi di oggetto indiretto o della preposizione "A" per indicare chi "riceve" il piacere. I pronomi "mi, ti, gli..." sostituiscono le forme complete "a me, a te, a lui" e rendono la comunicazione più fluida e naturale. Tabella completa dei pronomi: • MI piace = piace A ME (prima persona singolare)• TI piace = piace A TE (seconda persona singolare)• GLI piace = piace A LUI (terza persona singolare maschile)• LE piace = piace A LEI (terza persona singolare femminile)• CI piace = piace A NOI (prima persona plurale)• VI piace = piace A VOI (seconda persona plurale)• GLI piace = piace A LORO (terza persona plurale) Esempi pratici: • "Mi piace il caffè" = "Il caffè piace a me" • "Ti piacciono i libri" = "I libri piacciono a te" • "Gli piace la musica" = "La musica piace a lui" L'Uso con Nomi Propri e la Preposizione A Quando il destinatario del piacere è espresso con un nome proprio o un sostantivo, è invece obbligatorio utilizzare la preposizione "A". Questa regola è fondamentale per la correttezza grammaticale. Esempi con nomi propri: • "La pizza piace a Maria" ✓ • "Maria piace la pizza" ✗ • "A Paolo piacciono i dolci" ✓ • "Paolo piacciono i dolci" ✗ Esempi con sostantivi: • "Il calcio piace ai ragazzi" • "La musica classica piace agli anziani" • "I videogiochi piacciono ai bambini" Esistono solo PIACE e PIACCIONO? Il verbo PIACERE si accorda sempre con il soggetto grammaticale (quello che provoca il piacere), non con la persona che riceve l'emozione (oggetto indiretto). Però attenzione: il verbo PIACERE può essere coniugato in tutte le persone! Dipende solo a chi (o cosa) causa il piacere. PIACE (terza persona singolare): • Si usa quando il soggetto è singolare • "Mi piace il gelato" (un gelato) • "Ti piace questa canzone" (una canzone) • "Gli piace cucinare" (un'attività - infinito) PIACCIONO (terza persona plurale): • Si usa quando il soggetto è plurale • "Mi piacciono i gelati" (più gelati) • "Ti piacciono queste canzoni" (più canzoni) • "Gli piacciono i film" (più film) Ma anche... Mi piaci tu. Davvero ti piaccio io? Voi, miei cari LearnAmici, mi piacete tantissimo. Il Verbo PIACERE nei Tempi Composti Nei tempi composti, il verbo PIACERE utilizza sempre l'ausiliare ESSERE e il participio passato si accorda con il soggetto grammaticale (quello che provoca il piacere). Questa regola è essenziale per formare correttamente passato prossimo, trapassato prossimo e altri tempi composti. Passato Prossimo: • "Mi è piaciuto il film" (un film - maschile singolare) • "Mi è piaciuta la pizza" (una pizza - femminile singolare)

Home(icides)
L'affaire Grégory, le drame qui a bouleversé les Français (4/8) : Bernard Laroche, la piste inaboutie

Home(icides)

Play Episode Listen Later Aug 21, 2025 14:00


[Attention, certaines scènes racontées peuvent heurter la sensibilité des personnes fragiles.] Retour sur une saison événement en 8 épisodes qui vous a marqués. Voici le drame familial le plus emblématique du XXème siècle : l'affaire Grégory. Le 16 octobre 1984, Grégory Villemin, 4 ans, est retrouvé pieds et poings liés dans la Vologne, une rivière des Vosges. Depuis près de 40 ans, cet infanticide est toujours irrésolu. Ce cold case français a connu des décennies de rebondissements et de fausses pistes. Dans cette saison événement, Caroline Nogueras retrace toute l'enquête, au cœur de l'intimité des familles Villemin, Jacob, Laroche, Bolle… En invitée exceptionnelle, nous recevons Maître Marie-Christine Chastant-Morand, l'avocate du couple Villemin. Caroline Nogueras sera aussi accompagnée de deux invités pour éclaircir les zones d'ombre : Thibaut Solano, auteur de “La Voix rauque” et le journaliste Jacques Expert qui a couvert toute l'affaire à l'époque. Bernard Laroche, la piste inaboutie 150 personnes sont passées à la gendarmerie pour se soumettre à la dictée. Et une écriture semble correspondre à celle du corbeau. Celle de Bernard Laroche. Le 31 octobre, Bernard et Marie-Ange sont de nouveau interrogés. Lui répète ce qu'il a déjà dit. Au moment du meurtre, il était chez son cousin Michel Villemin. Ce dernier a confirmé. Vers 18h, il est allé acheter du vin. La caissière a confirmé sa présence. Entre les deux, un collègue de l'usine Zonca lui a fait faux bon, il est passé chez la tante Louisette. Quelqu'un peut le confirmer ? Oui, sa belle sœur Murielle, une collégienne de 15 ans, était là. La jeune femme entendue par les gendarmes dit qu'elle est arrivée après lui. Leurs récits ne collent pas... Production et diffusion : Bababam Originals Ecriture : Virginie Guedj Voix : Caroline Nogueras Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Parlons-Nous
Couple : Louise et son compagnon n'ont pas le même train de vie

Parlons-Nous

Play Episode Listen Later Aug 17, 2025 35:04


REDIFF - Louise est en couple depuis 9 mois avec son compagnon. Elle ressent un décalage entre aux à cause de leurs niveaux de vie différents. Lui est très à l'aise financièrement, contrairement à elle. Et cette différence exacerbe d'autres problèmes. Chaque soir, en direct, Caroline Dublanche accueille les auditeurs pour 2h30 d'échanges et de confidences. Pour participer, contactez l'émission au 09 69 39 10 11 (prix d'un appel local) ou sur parlonsnous@rtl.frHébergé par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.

One Thing In A French Day
Il y a 200 ans, Jean-François Champollion déchiffrait les hiéroglyphes (série Jean-François)

One Thing In A French Day

Play Episode Listen Later Aug 15, 2025 5:40


Voici donc notre cinquième Jean-François. Lui, c'est une star de l'histoire et en 2022, on a beaucoup parlé de sa découverte. Je n'ai pas échappé à la vague et j'ai adoré m'intéresser à lui.  Un jour, quand vous vous promènerez dans le quartier Latin, vous passerez peut-être devant la grille du Collège de France et vous apercevrez la statue dont je parle dans cet épisode.  www.onethinginafrenchday.com

C dans l'air
Budget: quand la canicule s'en mêle - L'intégrale -

C dans l'air

Play Episode Listen Later Aug 13, 2025 68:02


C dans l'air du 13 août 2025 - Budget: quand la canicule s'en mêleEmission présentée par Salhia Brakhlia.Déjà en difficulté, l'économie française est mise à mal par la canicule, qui coûte cher à l'Etat et aux Français. Soumis à de très fortes chaleurs, les employés du bâtiment ou agricoles travaillent moins et la productivité diminue. Alors que le système de climatisation de nombreux trains risquent de tomber en panne sous l'effet des températures élevées, la SNCF est contrainte d'en supprimer par dizaines. Quand aux centrales nucléaires, certaines se retrouvent forcées de mettre des réacteurs à l'arrêt car les rivières étant trop chaudes, l'eau ne peut être prélevée normalement pour les refroidir.En matière budgétaire, l'Etat commence à être à bout de souffle. Le gouvernement de François Bayrou s'apprête ainsi à prendre des mesures drastiques qui font déjà grincer des dents. Car ce sont en effet plus de 43 milliards d'euros qu'il faudra mobiliser pour boucler le budget de l'année 2026.Suppression de l'abattement de 10% sur les impôts des retraités, suppression de jours feriés, économies sur l'assurance chômage ou encore sur le système hospitalier... Le Premier ministre a multiplié les ballons d'essai. Tous ces arbitrages auront lieu en septembre mais on peut d'ores et déjà s'attendre à un serrage de vis difficile à accepter.Parmi les différentes mesures annoncées par François Bayrou, certaines cristallisent les crispations. C'est notamment le cas de la suppression de deux jours fériés. Le Premier ministre avait cité "comme exemple" le "lundi de Pâques" et le "8-Mai". Une mesure qui doit permettre d'économiser "4,2 milliards" d'euros, selon Matignon.Au sein des entreprises, les avis sont unanimes. Une équipe de C dans l'air a pu le vérifier en se rendant dans une usine qui produit des panneaux de bois. Sur place, il est hors de questions pour les ouvriers de se priver de deux jours de congé. La cadence élevée de la production et l'usure à la tâche rendent nécessaires ces temps d'arrêt où les travailleurs peuvent souffler. C'est selon eux une respiration indispensable pour bien faire leur travail. Auprès d'employés de bureau, l'opinion est la même, comme, d'ailleurs, dans le reste de la population. Selon un récent sondage Elabe pour BFMTV, 75% des Français se disent opposés à cette suppression de deux jours fériés. Plus généralement, 72 % des Français trouvent que le Premier ministre ne "répartit pas équitablement les efforts demandés", selon un sondage de l'Ifop publié en juillet pour LCI.Les Français se plaignent également d'une baisse de la qualité des services publics. C dans l'air a suivi un postier qui effectue sa tournée à l'ancienne. Il regrette de voir son entreprise tenter de faire des économies à tout prix. Il dénonce les services à la personne, payants, mis en place par La Poste, comme le fait de passer un peu de temps avec les personnes âgées et isolées. Ce moment simple était autrefois naturel et gratuit. Lui met un point d'honneur à essayer de passer du temps avec les gens qu'il suit. La disparition de ce lien du quotidien fait selon lui partie des éléments qui nourrissent une colère croissante au sein de la population.Entre le vote du budget et une mobilisation sociale qui s'organise pour septembre, la rentrée politique s'annonce compliquée.Comment trouver les 43 milliards d'euros manquants pour finaliser le bugdet 2026 ? L'effort demandé aux Français est-il équitablement réparti ? Les services publics français sont-ils menacés par les futures restrictions budgétaires ?LES EXPERTS :- Philippe DESSERTINE - Directeur de l'Institut de Haute Finance - Auteur de « L'Horizon des possibles »- Christophe JAKUBYSZYN - Directeur des rédactions – « Les Echos »- Bruno JEUDY - Directeur délégué et éditorialiste - « La Tribune Dimanche »- Caroline MICHEL-AGUIRRE - Grand reporter au service politique - « Le Nouvel Obs »

Invité Afrique
Bokar Ture: «Pour mon père Stokely Carmichael, la Guinée était le coin le plus révolutionnaire d'Afrique»

Invité Afrique

Play Episode Listen Later Aug 9, 2025 18:12


De Stokely Carmichael, figure des luttes noires du XXème siècle, on connaît surtout le combat aux États-Unis, comme dirigeant des Black Panther. On sait moins qu'en 1968, Carmichael a rejoint la Guinée avec son épouse, la chanteuse sud-africaine Miriam Makeba. Il est alors devenu un proche collaborateur du président ghanéen en exil Kwame Nkrumah et s'est engagé aux côtés de la révolution guinéenne. Bokar Ture, fils de Stokely Carmichael, a accordé un entretien à RFI : il raconte les années africaines de la vie de son père. RFI : Votre père a été un acteur important des luttes noires du XXème siècle. Aux États-Unis, où il a été l'un des responsables des Black Panther… mais aussi dans son parcours transatlantique puisqu'il vient s'installer en 1968 en Guinée. Parlez-nous d'abord de lui. D'où vient-il ? Comment est née cette conscience militante noire ?  Bokar Ture : Kwame Ture est né Stokely Carmichael à Trinidad et Tobago, connu aussi en français comme Trinité-et-Tobago, en 1941. Il immigre plus tard aux États-Unis pour retrouver sa mère -donc ma grand-mère- qui y était déjà installée quelques années plus tôt. Elle avait pu avoir sa nationalité américaine parce qu'elle était née à Panama. Comment a commencé cette conscience ? Déjà, il avait un penchant politique très tôt. Il y a une de ses tantes qui racontait une anecdote : quand il était jeune, il la poussait à aller voter pour un syndicaliste à l'île de Trinidad. Et au lycée, aux États-Unis, il fréquentait déjà des groupes gauchistes. Un de ses amis de classe était le fils du président du Parti communiste américain dans les années 1952. Et donc, très tôt, il a pu découvrir les discours marxistes. Et bien sûr, il vivait au sud du Bronx, à côté de Harlem. Et la 125e rue de Harlem est une rue reconnue pour des discours politiques de tout genre, de différents groupes.  Il a été l'un de ceux qui ont travaillé l'idée de Black Power. Il a même coécrit, en 1967 avec Charles Hamilton, un ouvrage qui le théorise, intitulé Black Power, the politics of Liberation in America.  Effectivement, le concept de Black Power existait avant. Il y avait un livre qui s'appelait Black Power par Richard Wright, qui a été écrit pendant les années 1950 et qui était un ouvrage dédié à Kwame Nkrumah. Mais personne n'a rendu l'idée de Black Power aussi populaire que Kwame Ture - Stokely Carmichael à l'époque. Notamment durant une marche contre la peur au sud des États-Unis, aux côtés de Martin Luther King, où il disait, plus ou moins : « On est fatigué de mendier notre liberté, comme on l'a fait ces dernières années dans les droits civiques. Maintenant, ce qu'on va faire, c'est de demander le Black Power », le pouvoir noir, qui était un appel à une autodétermination en termes de structures politiques et économiques pour les personnes noires descendantes d'africains aux États-Unis.  En 1968, votre père épouse une première femme, la chanteuse sud-africaine Miriam Makeba. Au-delà de la relation amoureuse qui s'est nouée entre eux, cette union reflète-t-elle aussi une pensée de votre père, de plus en plus tournée vers l'Afrique et vers le panafricanisme à cette époque ?  Ce n'est pas un tournant, c'est une continuité. Kwame Ture a toujours été Africain dans l'âme. Il vient d'un milieu où l'Afrique est centrale dans l'identité noire. Bien avant qu'il ne se marie avec Miriam Makeba. On le voit dans des photos au début des années 1960 avec ses camarades où il est en tenue africaine. Il se sentait toujours africain. Pour lui, être noir et africain, il ne voyait pas de distinction et toute sa vie était ainsi. Quand il a marié Tantie Miriam, comme je l'appelle, c'était juste une continuité. Après aussi, ma mère, Marlyatou Barry, qui était aussi une Guinéenne. C'était juste une continuité de sa façon de vivre.  Comment se fait concrètement la connexion entre votre père et le premier responsable guinéen, Ahmed Sékou Touré ? Stokely Carmichael, à l'époque, faisait une tournée mondiale et il a rencontré Shirley Graham Du Bois, qui était la veuve de W.E.B Du Bois, qui est aussi une légende de l'histoire de la lutte antiraciste et du développement du panafricanisme. Elle a invité Stokely Carmichael à venir en Guinée pour une conférence du Parti démocratique de Guinée pour rencontrer Kwame Nkrumah et Sékou Touré. Quand il est venu, il a rencontré les deux présidents. Il avait déjà beaucoup entendu parler de Kwame Nkrumah, parce que mon grand-père a travaillé dans un bateau un moment. Il est parti au Ghana et quand il est revenu à New York, il expliquait que c'était la première fois qu'il avait vu une nation noire, indépendante, avec sa propre armée, un président, etc. et il expliquait ceci à un jeune Stokely Carmichael. Cela a vraiment marqué sa pensée. Quelques années plus tard, ils se voient face à face avec Kwame Nkrumah. Après la conférence, en quittant la Guinée, il part dire au revoir à Sékou Touré, qui lui dit : « Écoute, mon fils. Ici, c'est chez toi, tu peux revenir quand tu veux. C'est ta maison. »  Il part voir Kwame Nkrumah qui lui dit « Écoute, moi, je cherche un secrétaire politique, donc si ça t'intéresse, tu es toujours le bienvenu. » Un an et demi plus tard, deux ans pratiquement, il était de retour avec sa nouvelle épouse, Miriam Makeba.  Qu'est ce qui fait qu'il vient s'installer à Conakry à cette époque ?  Pour lui, c'était le coin le plus révolutionnaire en Afrique. Lumumba a été assassiné très tôt donc il n'y avait plus le Congo. Après, il y a eu le coup d'État contre Kwame Nkrumah en 1966. Modibo Keïta en 1968. Quand lui est arrivé, le seul autre pays, c'était la Tanzanie, mais qui était beaucoup moins radicale. Donc il a choisi la Guinée. C'était le pays qui s'alignait le plus avec sa pensée du pouvoir noir à l'échelle mondiale.  Il est aussi menacé aux États-Unis. C'est aussi pour cela qu'il quitte les États-Unis ? De toute façon, mon père était prêt à se martyriser. Il a vu Malcolm X tué, il a vu Martin Luther King tué et les agences voulaient sa tête. Il a échappé à pas mal d'attentats. Mais ce n'était pas la raison centrale. Déjà, il y avait l'invitation. Ensuite, il ne voyait pas les États-Unis comme le centre de cette lutte à laquelle il a dédié sa vie. Il voyait l'Afrique comme étant une partie essentielle. Pour lui, en venant en Guinée, il rejoignait l'Afrique, il rejoignait la révolution africaine qui pouvait donner la dignité à tout le peuple noir à travers le monde.  Diriez-vous qu'il y a un vrai projet politique international derrière cette volonté de s'installer en Guinée ?  Il a toujours eu ce projet. Quand il parlait de Black Power, déjà, dans le livre dont vous avez parlé, il parlait aussi des colonies en Afrique. Dans Black Power, lui et Charles Hamilton faisaient le parallèle entre la situation que vivaient les Afro-Américains aux États-Unis et la situation que vivaient les Africains en Afrique et aux Caraïbes aussi. Il faisait ce parallèle. Dans sa tête, c'était quelque chose qui était un combat international dès le début.  Quelles sont les idées sur lesquelles votre père, Stokely Carmichael – Kwame Ture, une fois qu'il change de nom – et Ahmed Sékou Touré se retrouvaient ?  On parle de personnes qui avaient la même vision d'une Afrique unie, une Afrique libre où il n'y a pas d'inégalités. Ils étaient tous deux penchés vers des idées socialistes. Ils étaient totalement alignés idéologiquement. Sékou Touré était un de ses mentors, une de ces personnes qui l'ont formé dans cette idéologie.  Ils se retrouvent dans l'idée, qui est défendue par Ahmed Sékou Touré à l'époque, d'authenticité africaine ? À 100 %. Et il s'intègre à 100 %. Je peux vous dire que moi, par exemple, j'ai très peu de souvenirs de mon père en habit occidental. Il s'habillait en tenue africaine, cousue en Afrique. Il s'est enraciné dans la population africaine. Ce qui était quand même unique parce que tout le monde était tourné vers une façon de vivre occidentale. Et lui non, il voulait se réapproprier son héritage culturel.  Et la volonté de promouvoir les cultures africaines, de leur donner leur vraie place ? C'est exactement cela, revaloriser la culture africaine, la culture noire, se réapproprier celle-ci. Et ne pas avoir de complexes vis-à-vis des cultures européennes, dominantes et autres.  Depuis le début de cet entretien, on joue avec deux noms pour parler de votre père, Stokely Carmichael, Kwame Ture. À un moment donné de sa vie, il décide de passer du nom de Stokely Carmichael à celui de Kwame Ture. C'est une démarche qui dit aussi beaucoup de choses sur le lien qu'il a avec Kwame Nkrumah et Ahmed Sékou Touré.  Effectivement. Il y avait un précédent aux États-Unis. Il y avait pas mal d'Afro-Américains, notamment dans son milieu révolutionnaire, qui changeaient de nom. Notamment Malcolm X, Mohamed Ali. Bien sûr, le nom est inspiré de Kwame Nkrumah et de Sékou Touré. L'anecdote, c'est qu'il était en Tanzanie lors d'un entretien radio. Après l'entretien, apparemment, un vieil homme venu à pied d'un village lointain est venu le voir et lui a dit : « Écoute mon fils, j'ai vraiment aimé ton entretien. Mais il y a une chose : ton nom sonne un peu bizarre, un peu féminin, il faut le changer ». Il a alors pris le nom de Kwame Nkrumah et de Sékou Touré. Lorsqu'il venait l'annoncer à Sékou Touré et lui dire : « J'ai pris le prénom de Kwame », Sékou Touré lui a répondu : « C'est bien, parce qu'à chaque fois que nous avons des débats, tu prends toujours son parti. » Il lui a répondu : « Mais j'ai pris le nom Touré comme nom de famille. ». Ce qui était approprié, car c'étaient ses deux mentors. À lire aussiKwame Ture, le destin hors du commun d'un Black Panther parti s'installer en Guinée [1/2] Comment est-ce que vous décririez les liens qu'il entretenait avec Kwame Nkrumah et Ahmed Sékou Touré ? En Kwame Nkrumah, il voyait un symbole de cette lutte. Il était prêt à le suivre. Il a mené quelques opérations au Ghana pour essayer de voir s'il pouvait réinstaurer Kwame Nkrumah au pouvoir. Il était très proche de lui. Et Sékou Touré était comme un père pour lui. En 1970, votre père vit l'un des moments charnières de l'histoire de la Première République guinéenne, à savoir l'attaque contre Conakry du 22 novembre 1970. Savez-vous comment il a vécu ces journées ?  Je sais qu'il était un participant dans l'action de repousser les troupes portugaises. Il était armé ce jour et a dû utiliser son arme. Selon ce que j'ai appris, il était un des premiers à alerter les autorités, y compris le président, du fait qu'il y avait une attaque qui venait. Ca tirait sur sa case, donc il devait quitter sa maison. Lui et Miriam Makeba ont dû se réfugier quelque part d'autre où il l'a laissée et lui est ressorti pour aider à défendre la ville.  Cette opération conjointe de militaires portugais et de rebelles guinéens a conduit à la plus grande vague d'arrestations en Guinée de toute la Première République. La vie du pays va être rythmée pendant de longs mois par des confessions publiques de personnes présentées comme les complices d'un « complot impérialiste » aux ramifications tentaculaires. Comment est-ce que votre père se positionnait par rapport à cette thèse du complot permanent contre la Guinée ? Et plus généralement, quel regard portait-il sur l'État policier qu'était aussi devenu la Guinée de cette époque ?  C'est quelque chose de très complexe et malheureusement, la Guinée ne s'est toujours pas réconciliée avec ce passé et les positions sont assez ancrées. Maintenant, si on parle de Kwame Ture précisément, pour lui, c'était un régime panafricaniste, le seul régime panafricaniste radical. Et malgré toutes ses erreurs, c'était celui qui pouvait tenir jusqu'au bout cette conviction qu'il avait lui-même. Il était totalement d'accord avec le fait qu'il fallait conserver ce régime pour qu'il ne bascule pas dans un régime néocolonialiste.  À tout prix ? À tout prix.  En 1974, il y a un autre évènement important pour l'Afrique et plus généralement pour le monde noir, c'est le combat en Afrique, à Kinshasa, entre Mohamed Ali et George Foreman. Dans un livre de mémoires, votre père indique qu'il a été invité par Mohamed Ali lui-même à venir à Kinshasa pour le combat. Est-ce que vous savez ce que représentait cet affrontement pour votre père ?  Mohamed Ali était son ami. Il y avait ce symbole de Mohamed Ali qui représentait l'Africain fier et George Foreman qui était un peu l'opposé de cela. Mais après, il a rencontré George Foreman et il disait que George Foreman l'avait séduit avec son charme, l'a embrassé et tout. Je pense qu'au-delà du symbolique, mon père était beaucoup plus intéressé par ce qui se passait au Congo démocratique, c'est-à-dire le Zaïre à l'époque, et le fait que c'était sous le régime de Mobutu Sese Seko, auquel il était farouchement opposé par ce qu'il représentait en termes de corruption et d'alignement avec les puissances coloniales. Qui sont de manière générale les acteurs politiques qui fréquentaient le salon de votre père dans ces années 1970 et au début des années 1980, pendant la Première République en Guinée ? On parle d'un melting pot qui ne dit pas son nom. Que ce soit des artistes - Miriam Makeba et Nina Simone, qui était une de ses amies très proches - ou des activistes de partout dans le monde. Qui venaient à Conakry et qui venaient le rencontrer ? Qui venaient à Conakry ou qui y vivaient. Parce que vous savez qu'à une époque, Conakry était un centre du monde noir où on conciliait l'art, les mouvements de libération, etc. Il y avait un grand nombre de personnes qui y vivaient, comme Amilcar Cabral, comme Kwame Nkrumahn, avant même il y avait Félix-Roland Moumié du Cameroun, pour ce qui est de la politique. Concernant les arts et la littérature, il y avait Ousmane Sembène qui y vivait, il y avait Maryse Condé qui y vivait. C'était vraiment un centre… et il se retrouve chez lui avec toutes ces personnes, plus ou moins de différentes sphères. Moi, je peux raconter avoir vu des activistes exilés sud-africains, Tsietsi Mashinini, qui a commencé la révolte estudiantine de Soweto, qui était parmi d'autres exilés sud-africains. Il y avait beaucoup d'Afro-Américains, bien sûr, des Black Panthers exilés. Il y avait la diplomatie guinéenne, des diplomates de pays gauchistes et souverainistes, il y avait tout un monde. Mais aussi, il faut savoir que Kwame Ture était vraiment penché vers la masse, la masse populaire. Donc autour de tout ça, on voit un chef villageois qui est assis ou on voit la personne déshéritée du quartier qui est là, assise, qui peut recevoir un repas. Parce que notre maison était comme un centre communautaire pour la jeunesse du quartier. Il amenait tous les enfants du quartier à la plage chaque dimanche. Puis se retrouvait peut-être un mardi à saluer un chef d'État. Puis avait une conférence avec un groupe communautaire. Moi, j'ai vu tout cela dans cette maison. C'était quelque chose de magique. Il recevait où, justement ? Dans son salon, dans son bureau ? Y avait-il un rituel autour de la réception de ses amis politiques ? Déjà, il avait une véranda où il était assis… parce que c'était un bibliophile. Il lisait beaucoup, il écrivait beaucoup. Il ne lisait pas pour le plaisir, mais il lisait pour ses conférences. Après, il y a des gens qui venaient pour le rencontrer. Je sais qu'il y a eu Charles Taylor qui était venu de nulle part pour le rencontrer. C'était vraiment un melting pot.    À cette époque, votre père continue aussi ses voyages et ses tournées, il n'est pas tout le temps à Conakry ? Il était très organisé. Sur toutes ses photos, il écrivait les dates et les lieux. On se demande comment il pouvait parcourir toutes ces distances en si peu de temps. Un jour, on le voit au Connecticut. Le lendemain, on le voit à Paris, banni, chassé. En Angleterre, peut-être, d'où il est banni et chassé. Parce que c'était très compliqué pour lui d'avoir accès a beaucoup de pays. Après, on le voit en Californie... Il était partout. Sékou Touré disparaît en 1984. Mais votre père continue, lui, son engagement pour ses idées au sein du Parti démocratique de Guinée. Qu'est-ce qui a marqué ces années de militantisme politique sous Lansana Conté ? Le contexte a vraiment changé !  Et c'est là que l'on voit vraiment les convictions de l'homme. Parce que, du jour au lendemain, tout a changé. Il a été arrêté par le régime de Lansana Conté. Donc, il a perdu les privilèges qu'il avait, bien sûr, où il connaissait le président et était sous sa tutelle. Mais malgré cela, il a décidé de rester en Guinée. La moitié de sa vie guinéenne, quinze ans, s'est passée ainsi. Il a décidé malgré tout de rester en Guinée, d'être actif dans la vie politique guinéenne et la vie sociale de la Guinée.  … Et de rester fidèle à ses convictions.  Exactement. Vous êtes à l'époque enfant. Quel souvenir est-ce que vous gardez de ces années, de votre maison à Conakry, de ceux qui y passaient ? Quelle était l'ambiance ? Vous disiez tout à l'heure que tout le quartier se retrouvait chez vous…  C'est cela. Mon père était d'une gentillesse rare, d'un altruisme qu'on ne retrouve pas très souvent. Donc effectivement, c'était pour moi quelque chose de très formateur. Comment quelqu'un peut traiter un chef d'État avec le même respect qu'il traite la personne la plus déshéritée du quartier. Et toutes ces personnes pouvaient se retrouver chez lui, devant lui, avec le même respect, ou peut-être même le déshérité avec un peu plus d'amour.  Vous appelez régulièrement les Guinéens à se souvenir de votre père, Stokely Carmichael / Kwame Ture. Avez-vous le sentiment que son histoire a été oubliée en Guinée ?  Je parle de manière générale. Il y a une politique de mémoire en Guinée qui doit être améliorée. Stokely Carmichael est un pont unique entre l'Afrique et l'Amérique. On parle d'un personnage qui a passé la moitié de sa vie en Guinée. À ce stade, l'État guinéen n'a pas fait une seule initiative pour se réapproprier de l'héritage de cette personnalité.  Donc il y a un vrai chantier ? Il y a un chantier.  Une dernière question plus personnelle. Quel père a été Stokely Carmichael ? Quelle image retenez-vous de lui ?  Un père adorable, d'une gentillesse rarissime, qui m'a beaucoup appris, que j'ai profondément aimé. Quelqu'un qui était attaché à tout ce qui est beau dans le monde, à commencer par les enfants. ►A lire pour aller plus loin : BERTHO Elara, Un couple panafricain, Editions Rot-Bo-Krik, 2025 À (ré)écouterElara Bertho: «Replacer Conakry au centre des imaginaires, c'était un peu l'idée de cet ouvrage»

Cuvântul lui Dumnezeu pentru astăzi
Cuvântul lui Dumnezeu pentru astăzi - 06 August 2025

Cuvântul lui Dumnezeu pentru astăzi

Play Episode Listen Later Aug 5, 2025 3:29


STRĂDUIEȘTE-TE ȘI DEDICĂ-TE LUI DUMNEZEU! „El a făcut ce este bine înaintea Domnului, dar cu o inimă care nu era în totul dată Lui.” (2 Cronici 25:2) Biblia spune: „Amația a ajuns împărat… el a făcut ce este bine înaintea Domnului, dar cu o inimă care nu era în totul dată Lui.” (2 Cronici 25:1-2)

Afrique Économie
Quand la rivière Oubangui charrie le commerce informel [2/5]

Afrique Économie

Play Episode Listen Later Aug 4, 2025 2:34


« Le secteur informel est une composante essentielle de la plupart des économies subsahariennes », décrit le FMI. S'il contribue de 25 à 65% du PIB des pays, une partie des bénéfices de ces activités économiques échappent cependant aux caisses des États. Afrique économie vous emmène cette semaine dans une plongée de l'informel sur le continent. En Centrafrique, le commerce informel bat son plein entre la capitale Bangui et sa jumelle, la ville congolaise de Zongo, de l'autre côté de la rivière Oubangui. Tous les jours, de nombreux commerçants centrafricains du secteur informel font des traversées en pirogue pour s'approvisionner, car Bangui dépend de Zongo en produits agricoles et Zongo dépend de Bangui en produits manufacturés. De notre correspondant à Bangui, 5 h du matin. Une vingtaine de piroguiers s'affairent à mettre à l'eau leurs embarcations en bois à Port Beach, côté centrafricain. La frontière entre la capitale centrafricaine, Bangui, et Zongo, en RDC, ouvre à 7 h. En attendant, les passagers – pour la plupart des commerçants – remplissent des formalités. Debout à côté d'un canoë, Flora, une vendeuse de légumes, se prépare pour traverser : les allers-retours Bangui-Zongo, elle fait ça « depuis une vingtaine d'années ». « Tout le monde sait que notre capitale n'est pas une zone agricole. L'agriculture se pratique dans les localités environnantes ou dans l'arrière-pays. Mais la distance, les tracasseries routières et l'insécurité compliquent parfois l'acheminement des produits », décrit-elle. Si Flora s'approvisionne à Zongo, c'est parce que la ville congolaise « se trouve à 10 minutes juste en face » et parce que « c'est une ville très développée en matière d'agriculture », explique-t-elle. Ces commerçants du secteur informel, comme Flora, ne sont enregistrés dans aucun des deux pays et ne paient donc pas d'impôt. Toutefois, ils paient des taxes de 500 FCFA (environ 0,75 euro) aux services de l'immigration dans les deux villes, à chaque fois qu'ils traversent la rivière Oubangui.  « Chaque matin, je traverse pour acheter des articles. Je m'approvisionne de manière informelle de l'autre côté de la rive parce que notre pays est enclavé. La plupart de nos produits sont importés de très loin », détaille Jacob, commerçant centrafricain. Lui vend des boissons, des panneaux solaires et des appareils électroniques. Des produits difficiles à trouver en Centrafrique qui « coûtent cher parce qu'ils sont importés de très loin », dit Jacob. « Comme c'est facile de traverser de l'autre côté de la rive, j'ai pris mon temps pour évaluer les articles qui sont rares ici ». « C'est de ça que je vis », souffle le commerçant, qui affirme qu'il n'a pas les moyens pour créer une entreprise formelle. Des produits disponibles et moins chers Entre Bangui et Zongo, le secteur informel domine largement l'activité économique. Il représente environ 60% des emplois et a une importance socio-économique considérable, selon la Fédération des entreprises du Congo. Même les petites entreprises centrafricaines s'appuient régulièrement sur les matières premières congolaises, importées de manière informelles par la rivière. Les usines de savon à Bangui notamment travaillent « en commun accord » avec les agriculteurs de Zongo, explique Charles Yannick, un commerçant congolais. « Ces savons sont fabriqués à base d'huile de palme, mais il n'y a pas de plantations de palmiers à Bangui. Le plus grand village de palmier se trouve à une cinquantaine de kilomètres au sud-ouest. Ce qui pousse ces entreprises à traverser rapidement de l'autre côté de la rive pour acheter les fruits de palmier dans des sacs, ici dans notre ville », témoigne le commerçant. Les vendeurs, pour la plupart des jeunes, subissent de temps en temps des tracasseries administratives et un racket policier. Selon le ministère des Petites et Moyennes Entreprises, le gouvernement travaille à la formalisation de ces commerces pour faire entrer de l'argent dans les caisses de l'État. À lire aussiRCA/RDC: Bangui et Zongo et les échanges commerciaux de ces villes jumelles [3/3]

Devotionale Audio
Tot ce avem vine de la Dumnezeu 02.08.2025 [devotional audio]

Devotionale Audio

Play Episode Listen Later Aug 1, 2025 3:42


Capacitățile revărsate din cer nu ar trebui puse în slujba scopurilor egoiste. Fiecare energie, fiecare înzestrare este un talent care ar trebui să contribuie la slava lui Dumnezeu prin utilizarea în slujba Lui.Citește acest devoțional și multe alte meditații biblice pe https://devotionale.ro#devotionale #devotionaleaudio

Le 13/14
Pierre Génisson raconte "Si seulement je pouvais lui manquer" de Calogero"

Le 13/14

Play Episode Listen Later Jul 30, 2025 5:38


durée : 00:05:38 - C'est une chanson - par : Frédéric Pommier - Tout cet été, nous réécoutons les entretiens de Frédéric Pommier. Aujourd'hui, c'est avec le clarinettiste Pierre Génisson. Il évoque "Si seulement je pouvais lui manquer" de Calogero, une chanson de 2004 dont les paroles résonnent singulièrement chez lui. (Rediffusion de l'émission du 06/05/2025) Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.

Église Nouvelle Vie | Longueuil
Sans ça, je n'y arriverais pas : la communion avec l'Esprit | Claude Houde

Église Nouvelle Vie | Longueuil

Play Episode Listen Later Jul 30, 2025 59:35


Beaucoup cherchent à être remplis de l'Esprit, mais peu vivent une vraie communion avec Lui. Beaucoup veulent être conduits par l'Esprit, mais peu savent comment y arriver concrètement. Dans ce message de pasteur Claude, tu vas découvrir les richesses de la communion avec le Saint-Esprit et apprendre à la développer dans ton quotidien. Bonne écoute !Versets de référence : 1 Corinthiens 2:9-16

Cuvântul lui Dumnezeu pentru astăzi
Cuvântul lui Dumnezeu pentru astăzi - 30 Iulie 2025

Cuvântul lui Dumnezeu pentru astăzi

Play Episode Listen Later Jul 29, 2025 3:00


CÂNTĂRI DE IZBĂVIRE (4) „Veniţi cu veselie înaintea Lui!” (Psalmul 100:2)

En sol majeur
Alaa El Aswany, l'Égyptien interdit

En sol majeur

Play Episode Listen Later Jul 27, 2025 48:29


Il est né dans l'Égypte de Gamal Abdel Nasser, donc la dictature, ça le connaît. Il s'est opposé à l'autoritarisme d'Hosni Mobarak, est devenu une figure dérangeante et emblématique de la révolution égyptienne. Puis interdit de publication, en 2016, il claque la porte du pays pour se réfugier aux États-Unis. Né au Caire et dans les livres de papa, né pour raconter notre condition humaine, Alaa El Aswany (c'est bien lui) est traduit en 37 langues. (Rediffusion) Depuis J'ai couru vers le Nil, jusqu'au Soir d'Alexandrie qui vient de sortir en passant par L'immeuble Yacoubian, c'est un empêcheur d'oppresser en rond, que nous recevons. L'histoire d'un amoureux de la littérature, fâché avec la pensée unique, qui ne sort jamais sa plume sans se faire accompagner de deux divas, Oum Kalthoum sur le guéridon, Edith Piaf sur la véranda. Lui et sa double culture n'aiment rien tant que la liberté, bref, c'est un tendre, mais qui a la dent dure. 

Devotionale Audio
Un mesaj catre copii 28 iulie 2025 [devotional audio]

Devotionale Audio

Play Episode Listen Later Jul 27, 2025 3:20


Cât de prețios este gândul că tinerii care se luptă cu păcatul, care cred, așteaptă și veghează să-L vadă pe Isus venind, care se supun autorității părintești și Îl iubesc pe Domnul Isus vor fi printre cei care iubesc venirea Lui și Îl vor întâlni în pace!Citește acest devoțional și multe alte meditații biblice pe https://devotionale.ro#devotionale #devotionaleaudio

Europe 1 - Hondelatte Raconte
Alain Pidolle, le psychiatre pervers narcissique  (2/2)

Europe 1 - Hondelatte Raconte

Play Episode Listen Later Jul 25, 2025 19:40


Au début des années 2010, le docteur Alain Pidolle est psychiatre à Phalsbourg en Moselle. A 60 ans, il dirige un centre de soins pour jeunes femmes anorexiques. En réalité, c'est une zone de chasse pour ce prédateur sexuel. En quelques années, il viole deux patientes et en agresse sexuellement trois autres. Interpellé, le psychiatre nie en bloc et face aux experts psychiatres, il fanfaronne. Lui, l'ancien expert auprès de la cour d'appel de Metz, connaît parfaitement la cuisine de l'expertise : ils ne le coinceront pas !Distribué par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.

Europe 1 - Hondelatte Raconte
Cote B « Alain Pidolle, le psychiatre pervers narcissique » (1/2)

Europe 1 - Hondelatte Raconte

Play Episode Listen Later Jul 25, 2025 21:09


Au début des années 2010, le docteur Alain Pidolle est psychiatre à Phalsbourg en Moselle. A 60 ans, il dirige un centre de soins pour jeunes femmes anorexiques. En réalité, c'est une zone de chasse pour ce prédateur sexuel. En quelques années, il viole deux patientes et en agresse sexuellement trois autres. Interpellé, le psychiatre nie en bloc et face aux experts psychiatres, il fanfaronne. Lui, l'ancien expert auprès de la cour d'appel de Metz, connaît parfaitement la cuisine de l'expertise : ils ne le coinceront pas !Distribué par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.

Europe 1 - Hondelatte Raconte
Alain Pidolle, le psychiatre pervers narcissique  (1/2)

Europe 1 - Hondelatte Raconte

Play Episode Listen Later Jul 25, 2025 21:09


Au début des années 2010, le docteur Alain Pidolle est psychiatre à Phalsbourg en Moselle. A 60 ans, il dirige un centre de soins pour jeunes femmes anorexiques. En réalité, c'est une zone de chasse pour ce prédateur sexuel. En quelques années, il viole deux patientes et en agresse sexuellement trois autres. Interpellé, le psychiatre nie en bloc et face aux experts psychiatres, il fanfaronne. Lui, l'ancien expert auprès de la cour d'appel de Metz, connaît parfaitement la cuisine de l'expertise : ils ne le coinceront pas !Distribué par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.

Europe 1 - Hondelatte Raconte
Cote B « Alain Pidolle, le psychiatre pervers narcissique » (2/2)

Europe 1 - Hondelatte Raconte

Play Episode Listen Later Jul 25, 2025 19:40


Au début des années 2010, le docteur Alain Pidolle est psychiatre à Phalsbourg en Moselle. A 60 ans, il dirige un centre de soins pour jeunes femmes anorexiques. En réalité, c'est une zone de chasse pour ce prédateur sexuel. En quelques années, il viole deux patientes et en agresse sexuellement trois autres. Interpellé, le psychiatre nie en bloc et face aux experts psychiatres, il fanfaronne. Lui, l'ancien expert auprès de la cour d'appel de Metz, connaît parfaitement la cuisine de l'expertise : ils ne le coinceront pas !Distribué par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.

Beau Voyage
[NOS FAVORIS ❤️ ] - Stéphane Rotenberg : les coulisses de Pékin Express, confidences d'un baroudeur et la plus grande prod' itinérante au monde.

Beau Voyage

Play Episode Listen Later Jul 22, 2025 64:26


Stéphane Rotenberg, l'animateur baroudeur aux commandes de Pékin express depuis près de 20 ans a accepté de venir se confier au micro de Beau Voyage. Voyageur et animateur passionné, il nous plonge dans les coulisses de cette émission d'aventure hors norme, la plus grande production itinérante au monde !Lui qui a parcouru plus de 75 pays, nous partage des anecdotes fascinantes, les défis rencontrés lors des tournages et l'adrénaline qui accompagne chaque étape de la course. Et, juste pour Beau Voyage, il raconte les secrets de l'émission, à laquelle plus de 50 000 candidats postulent chaque année.Stéphane nous partage également son amour profond pour le voyage et les découvertes, ses coups de coeurs et ses meilleurs souvenirs. Préparez-vous à un épisode pépite à écouter en famille !**************************************Si cet épisode vous a plu, n'hésitez pas à nous laisser 5 étoiles sur Spotify ou un commentaire sur Apple Podcasts. Ce serait vraiment un sacré coup de pouce pour nous !Retrouvez-nous sur @beauvoyage pour encore plus de contenu !**************************************Production : Sakti ProductionsMusique : Chase The Mississipi, Michael ShynesVous êtes une marque et vous souhaitez collaborer avec Beau Voyage ? Ecrivez-nous : mariegarreau@saktiproductions.com Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations.

Les Nuits de France Culture
La Nuit des Faits divers 8/13 : Françoise Treussard: "Le fait divers que Jean-Bernard Pouy va évoquer serait vrai selon lui, on le croit et on l'écoute"

Les Nuits de France Culture

Play Episode Listen Later Jul 22, 2025 8:34


durée : 00:08:34 - Les Nuits de France Culture - par : Philippe Garbit - Les Décraqués - Témoignage pour faits divers 2/2 - Dans cet épisode Françoise Treussard était en compagnie de Jean-Bernard Pouy, Patrice Delbourg et Lucas Fournier. Entre calembours et imagination débridée, les trois compères racontent leur version d'un fait divers à bord d'un train. - réalisation : Virginie Mourthé - invités : Jean-Bernard Pouy Écrivain; Patrice Delbourg Écrivain; Lucas Fournier

Reportage Afrique
Sports traditionnels: en Côte d'Ivoire, les courses de pirogue d'Adiaké, la fierté villageoise comme trophée [3/10]

Reportage Afrique

Play Episode Listen Later Jul 22, 2025 2:14


Tous les ans, des dizaines d'équipes convergent à Adiaké, à 100 km d'Abidjan, dans le sud-est de la Côte d'Ivoire. Objectif : devenir les champions lors du festival Êlê, une compétition disputée sur la lagune Aby juste avant la saison des pluies. Plus qu'un sport, c'est une question de fierté villageoise pour les participants. De notre envoyé spécial à Adiaké, Huit pirogues turquoise s'élancent. À grands coups de pagaie, les équipages fendent l'eau. Leur but : terminer premier à l'issue de deux allers-retours, 1 200 mètres. Une course en ligne d'aviron, en beaucoup plus physique. Au bout, les Anges de Kakoukro s'imposent. Les cinq rameurs en maillot orange s'écroulent sur le rivage. Eric le capitaine est aussi heureux qu'à bout de souffle. « Ce n'est pas un jeu. C'est un très bon sport. Cela fait du bien, c'est un niveau sportif comme le foot, c'est aussi bon, j'aime cela », confie-t-il, en reprenant haleine. Il y a de quoi. En Côte d'Ivoire, les courses d'Adiaké attirent jusqu'à 20 000 spectateurs pour les finales. Ce succès populaire prend ses racines chez les Agnis. « C'est une vieille tradition. Elle intervient au moment de l'année où on arrête la pêche pour pouvoir permettre aux poissons de se reproduire. Pour ne pas laisser les pêcheurs oisifs, on organise des courses de pirogue. Cela permet de resserrer les liens entre les différents villages et nous permet également de régler les problèmes des différentes communautés », explique Tahi Kassi, l'un des chefs de cette communauté de pêcheurs. La course de pirogue représente plus que du sport pour les concurrents. Une question d'orgueil, notamment pour Tahi Kassi : « C'est un honneur, parce que traditionnellement les villages sont célébrés pendant toute une année jusqu'à la prochaine trêve. » « Cette année, on doit rentrer à la mairie de Grand-Bassam avec le trophée. C'est très important, car on a fait un long voyage [60 kilomètres, NDLR] pour venir à Adiaké. Ce n'est pas la ville d'Adiaké qui nous plaît, ce n'est pas la lagune qui nous plaît, nous sommes venus ici pour prendre le trophée. Cela va changer beaucoup de choses, cela va nous donner l'honneur », témoigne Joël, marin. Lui et son équipe sont venus de Bassam pour gagner. Pour l'emporter, certains s'entraînent donc toute l'année. Mais plus que la compétition, c'est surtout une identité qui est préservée pour Tahi Kassi : « Cela redonne de la vigueur à la culture. C'est très important pour la communauté Agni. » Cette année, le trophée est revenu aux Anges de Kakoukro pour la sixième fois. Les terreurs de la lagune Aby sont champions jusqu'à la prochaine édition du festival Êlé. À lire aussiAfrobasket féminine 2025: avec le retour de Kariata Diaby, la Côte d'Ivoire rêve plus grand

Toute une vie
La grande traversée Winston Churchill

Toute une vie

Play Episode Listen Later Jul 20, 2025 58:48


durée : 00:58:48 - Les Grandes Traversées - Qu'a fait Churchill dans l'entre-deux-guerres ? Secrétaire d'État aux colonies puis Chancelier de l'Échiquier, l'homme devient politique. Il reste historien, écrit "The World Crisis" et se méfie de l'ombre fasciste qui avance sur l'Europe. Soldat né, Churchill était déjà, durant la Première Guerre mondiale, Premier Lord de l'Amirauté. Après son renvoi faisant suite au désastre des Dardanelles, le militaire s'impose en homme politique durant l'entre-deux-guerres en préparant la défense de l'Angleterre contre la montée du nazisme. Dans cet épisode, la visite des War Rooms de Londres, qui abritaient les états-majors ainsi que le cabinet de guerre du gouvernement britannique durant la Seconde Guerre mondiale, anime le récit d'un Churchill chef de guerre, symbole d'espoir avant la victoire. Lui collent à la peau son mauvais caractère, mais surtout son courage, aujourd'hui consacré. L'homme de la plus belle heure "Le Herr Hitler a prétendu qu'il pouvait tordre le cou de l'Angleterre comme le cou d'un poulet". Et Churchill montre son cou, qui est un cou de taureau, comme ça, et dit, "hein, quel cou !" Et puis, il se montre lui-même et il dit, "quel poulet" !" L'écrivain Jean Blot relate la prestance, et les indéniables qualités oratoires de Winston Churchill. Nul doute à ses yeux que l'homme a sauvé l'humanité et marqué les générations qui l'ont côtoyé. "C'est aussi l'homme qui a formulé de la façon la plus belle et la plus définitive ce qu'il a d'ailleurs lui-même, je crois, appelé "their finest hour", c'est-à-dire l'heure la plus belle où vraiment l'espoir de l'humanité s'est trouvé concentré sur cette petite île qu'est l'Angleterre." Belliqueux plutôt que belliciste L'historien et biographe du "vieux lion" François Kersaudy écarte l'idée que Churchill aurait été un va-t-en-guerre : "Churchill, c'est un belliqueux quand la guerre est déclarée, mais ça n'est pas un belliciste. C'est-à-dire que c'est quelqu'un qui va faire de son mieux, avant les deux guerres d'ailleurs, pour éviter que la guerre ne se déclare. Mais alors, une fois qu'elle est déclarée, alors là, il devient effectivement belliqueux." N'étant pas passé par l'état-major faute d'y avoir été accepté, Churchill n'a pas reçu de formation en stratégie militaire. Il prend pourtant les devants et s'improvise stratège, tout en évitant les dérives autoritaires, raconte encore François Kersaudy. "Comme ce n'est pas Staline, comme ce n'est pas Hitler, comme ce n'est pas un dictateur, lorsqu'il a des idées stratégiques un petit peu farfelues ou diplomatiques, du reste, il y a autour de lui des gens dévoués, pondérés, des vrais professionnels, eux, qui le retiennent par les basques et qui lui indiquent assez clairement ce qu'il peut faire et ce qu'il ne peut pas faire."

Les matins
Affaire Epstein : Donald Trump attaque le Wall Street Journal en diffamation et lui réclame des milliards de dollars

Les matins

Play Episode Listen Later Jul 19, 2025 6:55


durée : 00:06:55 - Journal de 8 h - Donald Trump attaque le Wall Street Journal en diffamation et réclame au quotidien au moins 10 milliards de dollars. En cause, la publication d'un article lui attribuant une lettre graveleuse adressée au délinquant sexuel Jeffrey Epstein.

Le journal de 8H00
Affaire Epstein : Donald Trump attaque le Wall Street Journal en diffamation et lui réclame des milliards de dollars

Le journal de 8H00

Play Episode Listen Later Jul 19, 2025 6:55


durée : 00:06:55 - Journal de 8 h - Donald Trump attaque le Wall Street Journal en diffamation et réclame au quotidien au moins 10 milliards de dollars. En cause, la publication d'un article lui attribuant une lettre graveleuse adressée au délinquant sexuel Jeffrey Epstein.

Les journaux de France Culture
Affaire Epstein : Donald Trump attaque le Wall Street Journal en diffamation et lui réclame des milliards de dollars

Les journaux de France Culture

Play Episode Listen Later Jul 19, 2025 6:55


durée : 00:06:55 - Journal de 8 h - Donald Trump attaque le Wall Street Journal en diffamation et réclame au quotidien au moins 10 milliards de dollars. En cause, la publication d'un article lui attribuant une lettre graveleuse adressée au délinquant sexuel Jeffrey Epstein.

Papa Phd Podcast
Pépite Papa PhD : Oser prendre la parole en tant que scientifique avec Olivier Bernard

Papa Phd Podcast

Play Episode Listen Later Jul 17, 2025 7:25


Bienvenue dans cette nouvelle Pépite Papa PhD ! Dans cet excerpt de mon entrevue avec Olivier Bernard, pharmacien et vulgarisateur reconnu, il parle de comment communiquer efficacement la science, même face à la pseudoscience et aux sujets polarisants. On a parlé de l'importance de l'empathie, de la nuance et de surmonter la peur de prendre la parole publiquement. Le message à retenir : 95% des gens sont prêts à entendre la vérité, alors ose partager tes connaissances et prends ta place dans la discussion scientifique. À très vite pour une nouvelle dose d'inspiration !   Olivier Bernard est un communicateur scientifique passionné par le partage du savoir et l'engagement du milieu académique dans la société. Après avoir constaté que la diffusion des connaissances demeure peu valorisée dans le monde universitaire, il s'est donné pour mission d'encourager ses collègues, en particulier les jeunes chercheurs, à prendre la parole dans l'espace public, malgré leurs doutes et les craintes face aux sujets polarisants. Lui-même a développé ses compétences en communication en acceptant toutes les occasions de s'exprimer dans des émissions, des chroniques ou des podcasts, convaincu que l'aisance s'acquiert par l'expérience. Aujourd'hui, il milite pour que la vulgarisation scientifique soit reconnue, et inspire les universitaires à surmonter leurs hésitations pour participer activement au dialogue public. Points à retenir : Osez prendre la parole : Même lorsque vous débutez, chaque voix compte. Dire « oui » aux invitations à des podcasts, chroniques ou émissions permet de gagner de l'aisance et de la légitimité en communication. Privilégiez l'empathie et la nuance : Faire preuve de compréhension envers les personnes possédant des croyances erronées ouvre la voie à des échanges constructifs, plutôt qu'à la confrontation. Gardez en tête l'impact positif : 95% du public apprécie l'accès à une information claire et vraie, même si une minorité bruyante résiste. Ne laissez pas cette minorité freiner votre envie de partager la science ! Pourquoi écouter cet épisode ? Ces conseils sont précieux, surtout quand il s'agit de débattre autour de la pseudoscience ou du climat, sujets si importants et pourtant si souvent controversés. Envoie-nous tes commentaires : Vous souhaitez réagir à cet épisode ou proposer un(e) invité(e) pour une prochaine entrevue ? Rien de plus simple : rendez-vous sur speakpipe.com/papaphd pour enregistrer un court message vocal. Nous avons hâte de vous entendre ! Passe à l'écoute : Ne manque pas cet épisode captivant et suis “Au-delà de la thèse avec Papa PhD” sur ton application préférée pour ne jamais rater une occasion d'apprendre davantage sur la réalité du marché du travail après le doctorat. Écoute cette pépite maintenant et laisse-toi inspirer par le parcours de Manon! Liens de l'épisode Olivier Bernard | Site Web Olivier Bernard | Instagram Transcription de l'épisode David Mendes: Salut. Dans cette nouvelle pépite papa PHD, je t'apporte une partie de mon entrevue avec Olivier Bernard, pharmacien et vulgarisateur scientifique reconnu pour son combat contre la pseudoscience. On discute de l'importance de la communication, de l'humour pour rendre la science accessible et surtout de l'impact qu'on peut avoir même quand ça semble difficile. Le message, osez communiquer, soyez nuancé et rappelez-vous, la majorité des gens sont prêts à entendre la vérité. Bonne écoute. Bienvenue sur au-delà de la thèse avec papa PHT. Ton inspiration hebdomadaire pour le développement de carrière après le doctorat. Avec moi, David Mendes. David Mendes: J'aimerais quand même un peu maintenant apporter un un peu de de ton expérience et faire le parallèle avec des jeunes chercheurs qui sont maintenant en train de faire leur doctorat ou leur maîtrise et qui ont un peu ce désir de, par exemple, combattre la pseudo science en lien avec le climat. Ce que j'aimerais, ce serait de poser la question de comment est-ce que tu te positionnes en tant que jeune chercheur dans ce type de conversation souvent qui sont polémiques et et c'est quoi des bons principes pour des fois dans des conversations qui peuvent avoir l'air un peu perdues déjà au départ de quand même avoir des résultats positifs et de pas juste se frustrer ou ou se fâcher. C'est quoi des des bons principes pour être dans une conversation avec quelqu'un que tu sais qui est comme un sceptique ou ou qui a une pseudo croyant une croyance, une fausse croyance très enracinée. Est-ce que tu en as appris au cours de ces années Olivier Bernard: Oui, j'ai tellement de choses à dire là-dessus. Je vais essayer de je vais essayer de résumer tout ça puis en particulier parce que là tu me poses la question par rapport à des jeunes chercheurs chercheuses des gens qui seraient au doctorat ou au post-doctorat par exemple ou même des des jeunes chercheurs qui sont demandés mais j'ai envie de commencer ça. Bon premièrement on le sait là le le les gens du milieu académique ça fait partie de la mission académique de diffuser le savoir donc c'est pas très valorisé malheureusement c'est pas ça qui donne des de t'investir sur la place publique, de participer à des podcasts, ce n'est pas ça qui fait que tu as des demandes de que tu as plus de subventions et plus de bourses malheureusement, mais on le sait que ça fait partie de la mission académique de le faire. Moi, je le sens quand je parle à des gens du milieu académique, des universitaires, je sens un désir il y a beaucoup de gens qui aimeraient ça pouvoir parler et il rencontre certaines barrières la première étant je sais pas comment faire je suis peut-être pas assez bon je suis peut-être pas assez bonne ça j'adresse ça rapidement moi il faut que je convainque souvent les gens que oui ils sont assez bons il faut souvent là que je me batte avec les gens là en disant comme oui non regarde je te dis que tu es capable go donc des fois les gens ont besoin de vaincre cette espèce de résistance là puis la faire aussi c'est que si on cessait pas on deviendra jamais bon c'est devenir un bon communicateur une bonne communicatrice exprimée bien c'est quelque chose qu'on développe par l'expérience donc si vous avez des invitations à des podcasts vous avez des invitations à des émissions à faire des chroniques des télé radio sur le web dites oui à tout moi c'est ça que j'ai fait personnellement au début je disais oui à tout qui était dans mon champ de compétences puis c'est comme ça que j'ai développé une certaine aisance deuxième chose c'est sûr qu'aujourd'hui ça fait un peu peur de parler de certains sujets sur la place publique il y a beaucoup de sujets qui sont polarisants qui sont délicats et puis ça je comprends complètement je comprends complètement des universitaires de dire ça j'ai pas envie de m'embarquer là-dedans moi il y a des gens que je contacte puis qui me disent j'aimerais vraiment ça pouvoir faire une entrevue avec toi là-dessus mais j'ai peur des conséquences que ça va avoir sur j'ai peur des qui est du backlash des choses comme ça. David Mendes: Est-ce qu'il va apparaître dans ma boîte courriel tout à coup Olivier Bernard: Ouais. Ben moi il y a déjà un chercheur qui m'a dit que un de ses collègues s'était fait crever ses pneus de voiture quand il y avait parlé d'un sujet en particulier sur lequel je lui demandais de parler il m'a dit je vais le faire mais je te dirais je te cacherai pas que j'ai peur tu sais je pense qu'en ce moment c'est un nouveau phénomène mais je pense qu'il faut pas non plus comment dire il faut il faut quand même s'investir il faut ceci puis il y a moyen puis je le dis là moi ça fait 10 ans que je fais ça j'ai dit des choses vraiment là que maintenant je leur dirais pas les choses de la même façon parce que je me rends compte que ça a fâché des gens que c'était pas la bonne manière de m'y prendre garde un moment donné là il y a moyen de le faire il y a moyen de se positionner sur des sujets qui sont délicats on peut le faire d'une manière nuancée je pense que la clé parce que tu me demandais comment le faire je pense que la clé là c'est que il faut l'aborder avec beaucoup d'empathie puis de compréhension pour l'autre c'est à dire que moi puis moi j'ai encore une fois j'ai commencé comme ça en 2012 là j'étais vraiment comme telle croyance c'est faux pour telle raison puis les gens qui croient ça ben ils devraient pas croire à ça c'est pas une bonne façon de faire c'est on le voit dans la recherche là d'y aller par une méthode qui est confrontationnelle ça marche pas donc je pense qu'au départ il faut aborder la question sous l'angle de et moi là cette croyance là imperistante dans l'espace public ça m'intéresse je me demande pourquoi les gens croient à ça je comprends aussi pourquoi les gens croient ça je pense que c'est normal c'est quand j'ai lu j'ai lu ça c'est normal d'avoir des doutes normal d'être inquiet aussi d'avoir des inquiétudes de dire aussi qu'il y a un fond de vérité souvent c'est rare qu'il y a des croyances qui ont complètement fausses puis qu'il y a absolument rien de vrai il y a souvent des choses vraies puis après à travers ça il y a des choses qui sont peut-être un peu exagérées donc de le présenter plus sous cet angle là plutôt que d'arriver juste en disant c'est faux pour la raison suivante moi personnellement quand j'ai vu des gens faire ça quand moi je l'ai fait généralement ça se passe bien c'est ça la réalité c'est quatre-vingt-quinze pour 100 des gens sont toujours très heureux d'avoir accès à la bonne information puis je pense que le 5 de gens qui sont toujours très mécontents si on a tendance à mettre beaucoup de focus là-dessus ou d'avoir peur ou tout ça je pense pas que c'est la bonne approche David Mendes: et 95 c'est déjà très bon en effet Olivier Bernard: C'est un chiffre approximatif, là. J'utilise souvent ce chiffre-là 95/5, là. Quatre-vingt-quinze pourcent des gens sont contents mais le 5 pourcent qui sont pas contents, ils font quatre-vingt-quinze pour 100 du bruit là. David Mendes: Ah oui c'est ça c'est ça Olivier Bernard: Mais ça, il faut il faut toujours se ramener à la plupart des gens sont très contents en ce moment qu'on puisse parler de ça. David Mendes: Merci d'avoir écouté ce nouvel épisode de la saison 6 d'au-delà de la thèse avec papa PHP. Tu as une question sur cette entrevue Tu veux laisser un commentaire sur le balado Tu veux recommander quelqu'un pour une autre entrevue Rends-toi sur speak pipe point com slash papa phd et laisse-moi un message vocal. Clique sur le gros bouton enregistrer et laisse-moi un message de jusqu'à quatre-vingt-dix secondes. Je les écoute tous et je les considère tous pour passer sur des épisodes à venir. Encore une fois c'est speak pipe point com slash papa PHD. Bien d'entendre ta voix. Merci Olivier ! 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Europe 1 - Hondelatte Raconte
L'étrangleur Guyot - Le récit (1/2)

Europe 1 - Hondelatte Raconte

Play Episode Listen Later Jul 15, 2025 12:55


En 1926, Gaston Guyot est accusé d'avoir étranglé sa maîtresse Malou. Lui, parle d'un coup de folie et c'est l'expertise du médecin légiste qui va faire basculer la vérité judiciaire.Distribué par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.

Europe 1 - Hondelatte Raconte
L'étrangleur Guyot - Le débrief

Europe 1 - Hondelatte Raconte

Play Episode Listen Later Jul 15, 2025 16:49


En 1926, Gaston Guyot est accusé d'avoir étranglé sa maîtresse Malou. Lui, parle d'un coup de folie et c'est l'expertise du médecin légiste qui va faire basculer la vérité judiciaire.Distribué par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.

Europe 1 - Hondelatte Raconte
L'étrangleur Guyot - Le récit (2/2)

Europe 1 - Hondelatte Raconte

Play Episode Listen Later Jul 15, 2025 14:59


En 1926, Gaston Guyot est accusé d'avoir étranglé sa maîtresse Malou. Lui, parle d'un coup de folie et c'est l'expertise du médecin légiste qui va faire basculer la vérité judiciaire.Distribué par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.

True Story
[LOVE STORY] Mary et Percy Shelley : Aimer c'est vivre intensément

True Story

Play Episode Listen Later Jul 13, 2025 14:14


Elle est la créatrice du célèbre monstre de Frankenstein. Lui, un poète romantique torturé. Mary et Percy Shelley ont eu une vie commune romanesque et tourmentée. Le destin semble parfois s'être acharné sur eux. Pour eux, aimer c'est vivre intensément. C'est défier la routine et surmonter la fatalité. Une histoire de cimetière, de voyage et de récit. Une histoire d'amour. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices