Ogni settimana un'ora circa sul cinema in diretta su Radio Elettrica. Cinema e musica, cinema e radio, cinema e cinema commentati da Prince Faster e Gabriele "Vasquez" Niola

Puntata che parte come sempre con il vero cinema del 2025: parlare di Switch 2, PlayStation e di quanto costano gli abbonamenti (Netflix rispolvera **ER** mentre HBO Max fa lo sborone con **The Pit** e pure le Olimpiadi). Poi scopriamo che esiste **L'altro ispettore**, cioè l'ispettore dell'INPS (geniale, davvero). Si arriva ai film: **Cime tempestose** rifatto “moderno” ma venuto malissimo (povera **Margot Robbie**, e **Jacob Elordi** qui è proprio un cagnazzo). Politica col **Mago del Cremlino** (idea grossa, **Jude Law**-Putin noiosetto) e il bellissimo **Due procuratori**. In mezzo **Pillion** (biker gay sadomaso, divide) e chiusura su Apple TV con **Eternity**, commedia leggera sull'aldilà.

Tra **Avvocato di difesa 4** (che viene spacciato come “serie dell'anno” e quasi ci casco) e l'ennesimo brainstorming per resuscitare **Il maresciallo Rocca** dopo **Don Matteo** (via di casting delirante: Nando Gazzolo, Favino, Brignano, **Alessandro Gassmann**, fino a Haber/Montanari), si passa ai film: embargo su **Cime tempestose** con **Margot Robbie** e **Jacob Elordi** e soundtrack di **Charli XCX**, odio eterno per il **biopic di Battiato** e il pasticcio del biopic di **Michael Jackson**. Poi **Il mago del Cremlino**, il consigliato **Due procuratori**, **Agatha Cristian**, il reboot meta di **Anaconda** con **Jack Black**, e il sorprendente capolavoro **Hamnet nel nome del figlio** di **Chloé Zhao**. In coda **Lavoreremo da grandi** (Albanese), **My Father's Shadow** (noia), la serie indegna **Motor Valley** (contro **Veloce come il vento**) e il “documentario” patinatissimo **Melania** con retroscena **Rush Hour 4** e spie/complotti da **Letture Metropolitane**.

Tra Bond che approda su Netflix “ma è solo noleggio, non fatevi film mentali” e la solita apocalisse dello streaming (prezzi su, pubblicità pure, pirateria che ride), si finisce a spulciare le uscite: tra le cose attese spunta Rivalry su HBO Max. Poi si passa al cinema visto davvero: Il falsario non è male e Castellitto funziona. Ma il piatto forte è Send Help di Sam Raimi, che ti fa arrabbiare come solo Raimi sa fare. In coda: Agata Christian (De Sica detective) e l'idea del biopic sui Beatles, quattro film.

Zalone sbanca ma coi biglietti più cari, mica con più pubblico, e da lì parte il sermone su sale boutique, poltrone fighe e multisala da dimenticare. Poi si vola in Campania con *Gomorra - Le origini*, un disastro girato solo coi primi piani e l'intensità di *Don Matteo*, diretto da Marco D'Amore che si crede Garrone ma gira come in Mediaset. Intanto Sorrentino ci regala *La grazia*, più leggero del solito, con un Servillo comico e un presidente che ascolta Gue Pequeno. Si ride, ma con classe. In chiusura *28 anni dopo: il tempio delle ossa*, sequel del sequel, già in corsa per peggior film dell'anno, e *Sorry Baby*, gioiellino sentimentale su genitorialità e disastri emotivi.

Puntata con spintoni forti tra flop hollywoodiani e deliri da festival. Si parte con Checco Zalone che asfalta Avatar: La via dell'acqua al box office italiano — e no, non è una battuta — scatenando una riflessione su cosa vogliono davvero gli spettatori. Poi si passa a L'ultimo schiaffo, film italiano su tornei clandestini di ceffoni nel gelo friulano, roba da non crederci ma che esiste. Spazio anche per Song Sung Blue, biopic assurdo su due imitatori con Hugh Jackman che fa da ponte tra kitsch e tragedia. Si ripesca Minimarket solo per ricordare che Kevin Spacey ancora esiste. E infine Sirat, filmone d'autore tra rave marocchini e padri disperati. Ma tranquilli, c'è anche del peggio in arrivo.

Vent'anni di “Cellulite e Celluloide” e non sentirli, o meglio: sentirli tutti in una puntata che inizia tra ricordi, lutti e telefonate fuori tempo massimo, per poi affondare nel consueto caos cinefilo. Si parte con i film brutti, ma brutti sul serio: Natale senza Babbo con Gassmann che vorrebbe far ridere e invece fa piangere, In the Lost Lands con Milla Jovovich che vola e rantola in slow motion, e l'imperdibile trash metafisico di In the Hand of Dante con Butler, Malkovich e Franco Nero a caccia della Divina Commedia. Nel mucchio spuntano pure No Other Choice di Park Chan-wook, che scivola nel didascalico più imbarazzante, Una di famiglia con Sydney Sweeney che fa finta di essere italiana, e La piccola Amelie, che nessuno aveva chiesto.

Puntata di fine annata IN PRESENZA. È (di nuovo) tempo di classifiche, ma l'anno è stato talmente fiacco che pure Niola si chiede se quei dieci titoli siano davvero il meglio che si potesse trovare. Prima però, si parte col solito delirio tra pizza, Bernadette con effetti speciali alla *Avatar* e notizie random tipo *Cliffhanger 2* senza Stallone. Poi dentro dritti nel confronto tra *Avatar 3* e il ritorno di Zalone: uno è un kolossal senz'anima che già puzza di flop, l'altro fa riaprire le sale da solo. In mezzo, una serie di sparate sui film visti (o non visti), confessioni da Sorrento e battute sugli executive Medusa che non possono dire la verità neanche sotto tortura. Ma il clou è un test delirante in cui si legge la trama di *Avatar 2* da Wikipedia per vedere se è identica al 3 (spoiler: lo è). Chiusura a colpi di “chi buttiamo giù dalla torre?” e sarcasmo natalizio come se piovesse.

Settimana moscia al botteghino, ma non tra i microfoni di Radio Elettrica. Si parte con The Teacher, film palestinese girato prima del 7 ottobre ma caricato adesso di nuovi significati: dramma scolastico e politico che schiva la retorica e centra il bersaglio. Più intimista invece Un inverno in Corea, storia di sguardi, zuppe e malinconie tra un fumettista francese e un'interprete coreana: lento ma affascinante, con la giusta dose di sciarponi. Breve menzione per Gioia mia, che Niola si risparmia senza troppi rimpianti. In chiusura: entusiasmo per l'anteprima rubata de L'Odissea di Nolan, cavallo di Troia incluso, e sale l'attesa per il nuovo Zalone, in uscita strategicamente vicino ad Avatar. Prevedo danni.

Altro che film della settimana: stavolta si parte col botto con la notizia-monstre dell'anno – Netflix ha comprato Warner Bros. No, non tutta, ma gli Studios e HBO Max sì. E mentre tutti si strappano le vesti gridando all'apocalisse dell'audiovisivo, noi proviamo a capire cosa succede davvero: piattaforme che diventano major, fusioni da 82 miliardi, avvocati che dovranno convincere l'antitrust che “no ma rimaniamo separati, giuro”. Nel frattempo si teme la fine del cinema in sala, e la trasformazione di *Superman*, *Batman* e compagnia in contenuti seriali da piattaforma. C'è anche chi sogna un futuro con Nolan e Tarantino su Netflix, ma per ora l'unica certezza è *The Electric State*: costosissimo e brutto. E in chiusura, giusto per non farci mancare il delirio, scopriamo che Warner ha venduto le voci dei suoi artisti per farle cantare all'AI: presto David Bowie potrebbe intonare un jingle su come uccidere Gabriele Niola. E magari vincerci un Grammy.

Torna il sogno impossibile di “Legge e Ordine: Roma”, un procedural patriottico con 23 puntate già scritte a tavolino, Matilda De Angelis, Tom Cruise a menare e Monica Bellucci che si doppia da sola. Poi arriva “Dottor Casa”, versione romana e scalcagnata di House, con Giallini zoppo e Mastandrea oncologo. Ma è solo brainstorming. I film veri iniziano dopo, con l'entusiasmo sparato per *Zootropolis 2*, sequel che allarga la città degli animali antropomorfi, inserisce pure stereotipi LGBTQ+ e si diverte a prendere in giro la burocrazia con i bradipi. È brillante, divertente, e con un serpente CGI che fa la storia della Disney. In mezzo c'è anche *Die My Love*, drammone francese intenso e disturbante con Marina Foïs: una maternità fuori controllo, dolcezza e squilibrio che si mescolano senza pietà. Veloce citazione per *After Yang* e il documentario su Magnotta, entrambi non visti ma teoricamente nei radar. Puntata bipolare tra il delirio produttivo e due film serissimi. Ma almeno si ride.

Le serie trash italiane fanno sistema e trovano la loro dea madre: *The Lady*. Si parte da qui, con teoria annessa e genealogia che passa per *Hotel Costiera* (inguardabile anche a piccole dosi) e *Prossimi congiunti* (effetti speciali di carta stagnola e mutandoni). Poi si cambia tono con *Wicked 2*, che sorprende per densità politica: rivoluzione vs riformismo nel mondo di Oz, con una strega verde e incazzata che anticipa *Frozen* e influenza perfino *Il cavaliere oscuro*. Infine, un The Rock inedito in *The Smashing Machine* e un Bellocchio in forma per *Porto Bello*. Ma *The Lady* resta.

Puntata fitta come un Predator incattivito: si parte da Predator: Badlands e da lì si apre l'intera enciclopedia della saga, tra Prey, gli esperimenti animati di Predator Killer Day Killer e le derive improbabili del franchise. Si passa poi al mappazzone cinese Ne Zha, due ore e quaranta di mitologia folle e propaganda soft, prima di approdare allo scult di giornata: Anemone, con Daniel Day-Lewis che rientra dalla pensione per pentirsene subito. E sì, stavolta l'alieno non è il peggio.

Si parte col remake di Toxic Avenger, che da ciclostilato punk diventa patinatura hollywoodiana: Dinklage e Bacon non bastano a salvare una roba che prende in giro proprio ciò che ormai è diventata. Poi arriva 5 secondi di Virzì, film medio ma sempre meglio della media altrui: Mastandrea eremita che ritrova la vita grazie a un gruppo di occupanti rumorosi. Su Netflix La ballata di un piccolo giocatore parte come noirone da Macao e finisce per perdersi nei vicoli del caso, mentre il prequel Welcome to Derry riesce nell'impresa di peggiorare Pennywise. Si discute anche di quell'horror romantico dei due fidanzati-magneti che si incastrano come siamesi e diventano un uomo a due teste: splatterone ma con un'idea di fondo più furba del previsto. E infine Io sono Rosa Ricci, prequel di Mare Fuori: estetica Gomorra, regia solida, ma sceneggiatura che sbraga in “sceneggiata napoletana” tra rapimenti, amori col carceriere e battute da TikTok.

Si parte col remake di Toxic Avenger, che da ciclostilato punk diventa patinatura hollywoodiana: Dinklage e Bacon non bastano a salvare una roba che prende in giro proprio ciò che ormai è diventata. Poi arriva 5 secondi di Virzì, film medio ma sempre meglio della media altrui: Mastandrea eremita che ritrova la vita grazie a un gruppo di occupanti rumorosi. Su Netflix La ballata di un piccolo giocatore parte come noirone da Macao e finisce per perdersi nei vicoli del caso, mentre il prequel Welcome to Derry riesce nell'impresa di peggiorare Pennywise. Si discute anche di quell'horror romantico dei due fidanzati-magneti che si incastrano come siamesi e diventano un uomo a due teste: splatterone ma con un'idea di fondo più furba del previsto. E infine Io sono Rosa Ricci, prequel di Mare Fuori: estetica Gomorra, regia solida, ma sceneggiatura che sbraga in “sceneggiata napoletana” tra rapimenti, amori col carceriere e battute da TikTok.

Dal Festival del Cinema di Roma, che feeling non ne ha manco per sbaglio, tra chi va alle proiezioni e poi torna a casa a cambiare il pannolino, parte una puntata condita di lamentele, doppiaggi mancanti e serie mediche coreane tutte uguali. Da The 19 Medical Chart a 25 and 21, fino a Partner Track e Brilliant Minds (quella con Spock, sì lui), è tutta una pioggia di sottotitoli e tirocinanti che balbettano. Ma per fortuna c'è Il Mostro di Stefano Sollima, ricostruzione maniacale di atti processuali e dialoghi veri, che divide: realistico o recitato male? Per noi, gran serie. Settimana mica male: si parte col monumentale Jafar Panahi e il suo Un semplice incidente, film clandestino e potentissimo, presentato in anteprima con tanto di intervista pubblica (e applausi meritati). Poi arrivano le uscite: Bugonia di Yorgos Lanthimos rifà Save the Green Planet ma perde il confronto con la follia coreana, Frankenstein di Del Toro su Netflix è gotico e ben fatto ma pure molle e senz'anima, Springsteen – Liberami dal nulla cerca di fare il Dylan e invece fa il cofanetto (che però è una bomba). Gran finale con House of Dynamite di Kathryn Bigelow: un missile nucleare in arrivo, 20 minuti alla catastrofe e tre punti di vista per raccontarli. E settimana prossima tocca a Dracula, Io sono Rosa Ricci e altre quattro bombe. Letteralmente.

Dalla Festa del Cinema di Roma arriva il film con la gallina protagonista—sì, viva, vera e pensante (o almeno così pare). Una commedia greca assurda e tenera che si piazza dritta nel nuovo filone "animali attori" insieme al polpo, la mucca e l'orso cocainomane. Poi tocca a Paolo Virzì e al suo film strano, incompiuto, con dialoghi che sembrano di prova e un'interpretazione da incubo firmata Galatea Bellugi, ma che chiude con un finale così emozionante da ribaltare tutto. Forse si chiude la sua trilogia depressiva. Nel mezzo, una puntata su asini, dottori televisivi, social, crowdfunding e sogni di gloria cinematografica. Spoiler: non ne usciamo migliori, ma sicuramente più confusi.

Springsteen soffre, soffre, soffre e fa Nebraska, il film gli corre dietro ma inciampa. Liberami dal nulla è il biopic più depresso dell'anno, con Jeremy Allen White che non gli somiglia e canzoni rifatte che suonano bene ma dicono poco. Niola scappa da un'intervista e si salva solo il cofanetto The Lost Albums da 260 euro. Poi si divaga con gusto: i dischi come armi in Tron, la techno che ne ha fatto un culto, i Daft Punk che hanno provato a resuscitarlo. E infine la vetta: Carabinieri, la fiction più soporifera della storia, dove tutto è immobile ma rassicurante. Faster sogna biopic su Aphex Twin, ma solo se non si vede niente. Spoiler: preferiamo tutti un bel documentario.

Si parte da Hotel Costiera, roba che manco Lori Del Santo avrebbe osato, tra sguardi fissi, occhioni azzurri e cagnolini rapiti da salvare a suon di cazzotti. Sì, è una serie vera. Da lì si salta ai redivivi RIS, a 24 e all'estetica split-screen da studiare per diventare youtuber colto. Passa Setzay, delude French Lovers, spunta la proposta geniale di un remake MCU-style su Bernadette. Poi: Young Sheldon fa ridere “come un cretino alle 4 di notte”, Le città di Pianura conquista con anarchia veneta da sbronzi, Testa o Croce prova un western laziale e affonda, Sim parte bene e poi si perde. Bene invece Together, horror di carne magnetica, e The Good Boy. C'è pure McConaughey eroe del fuoco in The Lost Bus, il biopic su Springsteen ancora da vedere ma con vibrazioni brutte, e The Pitt che riporta in vita le serie medical fatte bene. Il resto? Battute, ascoltatori espertissimi, e una gran voglia di Toblerone.

Questa settimana si parte col solito “l'avevo detto io!” sul futuro di James Bond, che secondo Prince Faster è stato copiato direttamente dalla radio – e Hollywood lo sa. Gabriele conferma: Denis Villeneuve alla regia, Steven Knight alla sceneggiatura e una possibile origin story pre-007 che forse non vedremo mai. Si passa poi a House of Guinness, serie ottocentesca di Knight dove magari si colgono indizi bondiani. Arriva anche She Said Maybe, chicca turco-tedesca da non ridere (ma sì). Il pezzo forte è The Pit, serie medica tutta steadycam e tagli a mitraglia, erede diretta di E.R.: chi la ama, chi la pirata, chi la traduce con le cuffie magiche. In ogni caso, ci si diverte.

Si parte col ritorno dalle vacanze e si finisce a Istanbul (televisivamente parlando): scopriamo che i turchi hanno rifatto Dottor House paro paro, con tanto di bastone, pillole, dialoghi identici e pure lo stesso logo. Si chiama “Dottor Akim, medico geniale” e va visto solo per crederci. Da lì si apre il grande capitolo dei remake 1:1, da Metastasis (il Breaking Bad colombiano) a Maschi veri che scimmiotta Machos Alfa. Poi tocca ai film in uscita: sorpresa grossa con La valle dei sorrisi, horror italiano finalmente degno del nome, tra misteri alpini, ginnasti traumatizzati e chiese pagane camuffate da palestre. Non tutto funziona, ma è il nostro miglior tentativo da decenni. Spoiler: c'è anche Citran che tira calci finti.

Tornato da Venezia con più polemiche che premi, Niola racconta un festival spaccato in due: il film sulla bambina palestinese commuove tutti ma prende solo il secondo premio, mentre il Leone d'Oro va al caruccio e innocuo Father Mother Sister Brother di Jarmusch. Italiani in ripresa con Tony Servillo premiato (forse immeritatamente) e un bel docu su Napoli. Ma il vero filmone è Un anno di scuola di Laura Samani, che nessuno considera eppure è una meraviglia. Poi si parla di Silent Friend, di M – Il figlio del secolo, del misterioso docu su Califano, di Downton 3, di Maresco, dei volumi squilibrati sulle piattaforme e pure di Goldrake in Rai. In mezzo, ovviamente, proposte indecenti per sequel apocrifi e qualche stoccata al mercato che resta, purtroppo, sotto il livello pre-pandemia.

Settimana di chiusura veneziana col film già vincitore designato: The Voice of Hind Rajab, esperimento unico che mescola attori e la vera voce di una bambina intrappolata a Gaza, pugno nello stomaco e applausi infiniti. Poi l'action teso di Kathryn Bigelow (House of Dynamite), il ritorno furioso e auto-sabotante di Franco Maresco, la serie sul Mostro di Firenze firmata Sollima e quella su Enzo Tortora diretta da Bellocchio. In mezzo feste eleganti, alcol selezionato e persino piante che recitano. E alla fine, inevitabile, Peppa Pig in agguato.

Direttamente da Venezia con pioggia e succhi di frutta: si apre col nuovo Sorrentino, La Grazia, grottesco presidenziale con un Servillo in gran forma. Poi Clooney che fa se stesso in Jay Kelly, commedia Netflix girata in Italia, e Lantimos con Bugonia, remake troppo ordinato per battere i coreani. A proposito di Corea: Park Chan-wook diverte con l'assurdo No Other Choice. Arriva anche Herzog, novantenne alla ricerca di elefanti fantasma, e Guadagnino che scatena la polemica con Julia Roberts e Andrew Garfield. In chiusura l'ungherese Orphan, intenso ma non memorabile.

Tornato dalle Giornate del Cinema di Riccione, Gabriele fa il punto su tutto quello che ci aspetta in sala: sfida al botteghino tra Avatar e il nuovo Zalone (anticipato al 25 dicembre a sorpresa), le commedie di Natale con titoli irresistibili tipo Agatha Christian, il piagnone “Per te” sull'Alzheimer precoce, il biopic Io so' pazzo su Pino Daniele (con posticci annessi) e l'epocale prequel Io sono Rosa Ricci tratto da Mare Fuori girato come fosse Gomorra. Chiudono il ritorno dei mostri classici, DiCaprio con PTA, e Il Maestro con Favino che tira palle da tennis in sala.

Puntata di fuochi d'artificio già dal titolo: tre sigle per annunciare che il regista del nuovo 007 sarà Denis Villeneuve, roba che fino alla settimana scorsa sembrava una boutade. E invece: Blade Runner 2049, Dune e ora pure James Bond. Si prosegue con revival da brividi: tornano i Cesaroni (stavolta senza Amendola) e addirittura Sandokan, che ha già messo le mani sulle spade di legno della nostalgia. Tra i film in uscita domina “Formula 1” aka il Top Gun delle macchine, con Brad Pitt a tutto gas in un film costosissimo di Apple TV. In chiusura, una commediaccia francese così brutta da far ridere per sbaglio.

Torna l'ossessione Bond e con essa la raffica di nomi improbabili per la regia: Villeneuve (ma figurati), Berger (forse), Wright (magari), Nolan (sì vabbè). Si propone pure David Ayer, che almeno sa dove mettere la macchina da presa. Poi perla vintage: la serie Hawaii Five Oh del '68 che piazza un computer in un commissariato in era pre-Apple II. Infine, caso Villa Pamphili e la truffa del tax credit. Tra i film della settimana 28 anni dopo e il cartone Pixar Elio.

Comincia tra scuse e telefoni scassati, ma finisce con lanciamamme e riflessioni sociali. Si parte con l'archeologia pirata della TV: recuperi illegali di “Hawaii Five-0”, “Magnum P.I.” e “CHiPs” in versione VHS spirituale. Poi follia pura: Jeff Bezos chiama per un prequel mistico di 007 e parte il delirio con Bond adolescente, lanciagranate e magie. In mezzo, “Ballerina”, spin-off di John Wick che parte tiepido ma esplode (letteralmente) a metà. Si chiude con un live action inutile di “Dragon Trainer”, la sorpresa di “Scomode Verità” e qualche stoccata a Checco Zalone. Finale con connessione miracolosa: un evento paranormale.

Puntata monografica (e travagliata) sul pasticcio del cinema italiano, fra decreti, tagli e polemiche. Gabriele racconta il caos dei fondi pubblici post-riforma San Giuliano: piccole produzioni escluse, ricorsi al TAR, accuse ideologiche e attori bollati come "spreconi" sui giornali. Ma qualcosa si muove: grazie a Santa Maria e Fiorello (giuro), il ministro incontra le maestranze e pare aprire al dialogo. Clima disteso, promesse su tempistiche e fondi, ma il nodo resta: le nuove commissioni politiche.

Sfogo iniziale sulla scomparsa di intere stagioni dalle piattaforme: Monk, Nero Wolfe e Law & Order dispersi più del tesoro dei templari, con Faster pronto a scendere su eMule pur di rivederli. Si passa poi alle serie nuove: Department Q e Slow Horses (ma solo una regge davvero), l'Eternauta sorprende e piace. Capitolo Cannes: blackout finale, festival moscio, ma vince Panahi con un film bellissimo e clandestino. Poi news sparse: Tarantino in stand-by, Zalone ritorna, Fincher lavora su Cliff Booth. In uscita Wes Anderson (fiacco), Lilo & Stitch live action (carino), e Bono Stories of Surrender su Apple TV.

Collegamento da Cannes, dove Gabriele è in missione (ma niente gadget né aperitivi, giura). Festival partito moscio, con poche cose buone: Su Prosecutors, gran bel film sulla giustizia staliniana, e Sirat, road movie rave nel deserto. Male invece Ari Aster con Eddington (un caos inguardabile) e pure il nuovo Mission: Impossible, che riscrive tutta la saga a caso. News zero su Bond, Tom Cruise logorroico, e c'è pure Final Destination: Bloodlines che pare divertente. Si chiude con polemiche da Grand Hotel, foto scollacciate e la solita bugia: “qui non si fa festa”.

Settimana segnata dal ritorno dalle ferie e dal monitoraggio ossessivo delle alci (57 su 90, mica pizza e fichi). Si passa poi al filmone del momento, The Accountant 2: Ben Affleck che mena come un fabbro insieme al fratellone John Bernthal, in un tripudio di americanate anni '80 degno di un pranzo della domenica di Blue Bloods. Su Netflix debutta Havoc di Gareth Evans, dopo secoli senza sparatorie vere: sangue a ettolitri, plausibilità lasciata a casa, ma divertimento a palate. Infine, spazio per la nuova stagione di Andor e il panico totale su come potrebbero ridurci 007. E no, tre ore di Mission Impossible non ce le meritavamo.

Puntata di Pasqua che parte con tutta una questione su una foresta finlandese con webcam per spiare le alci—culmina in un orso che se ne mangia una. Poi cine amarcord con Corriere Diplomatico e a sorpresa si apre il cuore per The Accountant 2, sicari autistici e fratelli action, roba da menare seria. Tra i film usciti: I peccatori di Ryan Coogler (afro-blues-horror anni '30), Drop (thriller da ristorante), Generazione romantica di Jia Zhang-ke (melanconia cinese d'autore), e il colpaccio: Queer di Guadagnino, Daniel Craig disperato e pistola in tasca nel Messico anni '50 ricostruito a Cinecittà. Menzione anche per L'ultima isola, doc su un salvataggio a Lampedusa, e chiusura con Miles Davis rimasterizzato. Puntata free jazz.

Puntata delirio che parte con una teoria sulle frequenze disturbate da uno scammer nei dintorni di Radio Elettrica, prosegue con un'epopea vintage su Aeroporto Internazionale (capolavoro kitsch anni '80 con Adolfo Celi e scenografie di cartapesta) e finisce tra i green screen orripilanti di Fiumicino finto. Poi si vola su cinema e dolori veri: Tu Quoque di Maurizio Battista è un film drammatico travestito da commedia, pubblico in lacrime e applausi sentiti, ma il film è brutto. Malissimo anche Minecraft (Jason Momoa, Mara Maionchi cattiva), mentre deludono The Last Showgirl con Pamela Anderson e l'ennesimo film da regista di Mastandrea. Si salvano solo The Shrouds, nuovo body horror elegantemente malato di Cronenberg, e la sorpresa italiana La vita da grandi. In mezzo pure un trailer di Una pallottola spuntata remake con Liam Neeson che — sorpresa — fa ridere. Finale tra nostalgia, Pet Shop Boys e riabilitazioni critiche. Puntatona.

Grande polemica su Anora che non è piaciuto a Faster, ma almeno gli è piaciuta Gangs of London. Si passa poi alle domande degli ascoltatori e ai film della settimana come Opus, buono, e al pessimo secondo film da regista di Valerio Mastandrea, Nonostante. Niente a che vedere con La vita da grandi, il buon film di Greta Scarano di un genere fastidioso. In chiusura una menzione per la serie The Studio e per il fatto che sta arrivando Tu Quoque, il film di Maurizio Battista.

Cominciamo con la serie del momento, che non è Adolescence, anche se potrebbe sembrare, ma la saga delle difficoltà telefoniche. Quando finalmente arriviamo a parlare dei film cominciamo con The Alto Knights. Passiamo poi all'affare Biancaneve, la storia di un disastro annunciato. Sul fronte italiano c'è l'interessante Muori di lei con Riccardo Scamarcio e il particolare A Different Man. Grande delusione per US Palmese e The Monkey.

Inizio di puro complottismo che prosegue la saga dei problemi telefonici che tutto il paese ha appassionato. Si continua a parlare di La città proibita, come è giusto che sia, ma è anche la settimana della grande sorpresa di Dreams, film danese che ha vinto il festival di Berlino. Ma per bianciare c'è anche Gioco proibito, terribile. The Breaking Ice invece è un film asiatico di grande delicatezza. Ovviamente poi c'è il filmaccio Netflix, in questo caso incredibilmente costoso e brutto The electric state.

Puntata per buona parte dedicata a La città proibita, filmone del mese. Parliamo poi di due serie, una è Il gattopardo (buona per tutti tranne che i siciliani) e poi la nuova di Daredevil. Al cinema c'è poi il film horror Heretic e quello indie A Real Pain, senza contare che c'è Bridget Jones un amore di ragazzo. In chiusura anticipiamo Mickey 17 e troviamo il tempo per parlare di Nella tana dei lupi 2. Inizia qui la saga dei problemi con il telefono.

Tornano le care vecchie grandi idee per sequel con un improbabile Yuppies moderno. Dopo un po' di vanto per le telefonate con Giallini. Poi si parla del famigerato accordo tra famiglia Broccoli e Amazon. Passando ai film si comincia con Follmente, il nuovo film riuscito di Paolo Genovese e poi c'è Paddington in Perù e l'alternativa d'autore Il seme del fico sacro, filmone iraniano di grande tensione.

Questa è sempre più una trasmissione per content creatore di YouTube e di lamentele sulle serie tv, ma svolte con agilità queste parti si può con successo passare ai film della settimana: Captain America: Brave New Wrold, un film veramente timido; Strange Darling un buon film di tensione americano; ma soprattutto esce su Prime Video Broken Rage, il nuovo film demenziale di Takeshi Kitano

Cominciamo con l'argomento preferito di tutti: le proposte di legge regionali!! Passiamo poi a un po' di aggiornamenti sulla campagna Oscar di quest'anno, chi è in vantaggio e chi è in rincorsa. Ne approfittiamo per parlare di The Brutalist che esce questa settimana ed è uno dei film in gara. Un filmone. Parliamo poi di Itaca - Il ritorno a sorpresa un gran bel film su L'Odissea che viene dall'estero e poi ancora Diva Futura. Mi prendo poi un po' di tempo per lodare We Live In Time, un bel film romanticone fatto con criterio. Il caso italiano della settimana invece è Follemente, di Paolo Genovese, che pare Inside Out e invece è più Perfetti Sconsociuti.

Una trasmissione che ormai è diventata una conversazione tra youtuber. Quando abbiamo finito con le questioni tecniche si parte però con A Complete Unknown, bello, e il terribile The Girl With The Needle, il buon Diva Futura. In chiusura facciamo il punto sui film più attesi del 2025.

L'ormai classica intro sulle serie è particolarmente corposa oggi: M. Il figlio del secolo, ACAB e American Primeval. Quando si passa ai film della settimana si parte con il bellissimo Here, il pomposissimo L'abbaglio, il mezzo riuscito Wolf Man e il sempre buon Schrader di Oh Canada. Ma il succo della trasmissione è tutto nel racconto di A Complete Unknown. Gran finale pieno di riferimenti ai video di faster.

Puntata speciale in presenza, dagli studi di Radio Elettrica. Iniziamo pieni di notizie, prima con un clamoroso aggiornamento sul nuovo film di 007, poi uno su Zalone (proprio le passioni di Faster), una rapida citazione per Swuid Game 2 e poi via con la classifica dei migliori film usciti in Italia nel 2024.

Nella puntata prenatalizia parliamo ovviamente dei film di NAtale e in testa c'è la sorpresa di Cortina Express, film di Natale che è molto meglio dei film di Natale. Passando ai filmacci c'è il terribile Kraven e poi Io e te dobbiamo parlare di Pieraccioni e Siani, ma il film di natale più grande è Mufasa, il prequel di Il re leone, mentre l'alternativa per chi non vuole i film di Natale è Conclave. Mentre Diamanti è abbastanza fiacco.

Faster ha visto una serie del mondo di Guerre stellari (non ci si crede), è The Skeleton Key. Quindi grande entusiasmo. Ma il vero entusiasmo è per La stanza accanto di Pedro Almodovar, meno per Piece by Piece, il documentario fatto con i LEGO sulla carriera di Pharrell Williams. A questo si contrappone direttamente Better Man il film di finzione sulla carriera di Robbie Williams in cui lui è interpretato da una scimmia. Menzione finale per Interstella 5555 dei Daft Punk con Leiji Matsumoto.

Cominciamo parlando di Il gladiatore 2 con asprissime critiche di Prince Faster, mentre poi tocca a me andare giù duro con Napoli - New York. Poi finalmente dopo averlo molto anticipato parliamo della nuova serie di Piedone. Passiamo poi a Beatles '64 e a Wicked successo annunciato ma non da noi. In coda Luca Argentero che mena in La coda del diavolo su Sky. E finalmente arriviamo al filmone della settimana cioè Giurato n.2. In chiusura raccontiamo l'incredibile storia di Oceania 2.

Grande introduzione che occupa quasi metà puntata di carattere industry sui cambiamenti che attraversiamo. Come sempre si trovano spunti di cose già dette in passato ma sempre con degli approfondimenti in più. TUttavia quando passiamo ai film si parte con il grande Uno Rosso, film di Natale in cui Babbo Natale è J.K. Simmons e The Rock è il suo bodyguard. Di tono completamente diverso ma bellissimo il cartone Flow, un piccolo capolavoro davvero. Tuttavia il film da vedere assolutamente di questa settimana è Anora, commedia esilarante che ha vinto la Palma d'Oro a Cannes.

Grande introduzione che occupa quasi metà puntata di carattere industry sui cambiamenti che attraversiamo. Come sempre si trovano spunti di cose già dette in passato ma sempre con degli approfondimenti in più. TUttavia quando passiamo ai film si parte con il grande Uno Rosso, film di Natale in cui Babbo Natale è J.K. Simmons e The Rock è il suo bodyguard. Di tono completamente diverso ma bellissimo il cartone Flow, un piccolo capolavoro davvero. Tuttavia il film da vedere assolutamente di questa settimana è Anora, commedia esilarante che ha vinto la Palma d'Oro a Cannes.

Questa è principalmente la settimana di Parthenope, il film di Sorrentino molto atteso, poi tocca al terzo allucinante film di Venom e al buonissimo film dell'orrore sofisticato e autoriale The Substance. Incredibile si parla di nuovo di serie e nello specifico La legge di Lidia Poet e Hanno ucciso l'Uomo Ragno. In chiusura parliamo di Berlinguer il grande sogno e Fino alla fine, il nuovo film di Gabriele Muccino.

Questa è principalmente la settimana di Parthenope, il film di Sorrentino molto atteso, poi tocca al terzo allucinante film di Venom e al buonissimo film dell'orrore sofisticato e autoriale The Substance. Incredibile si parla di nuovo di serie e nello specifico La legge di Lidia Poet e Hanno ucciso l'Uomo Ragno. In chiusura parliamo di Berlinguer il grande sogno e Fino alla fine, il nuovo film di Gabriele Muccino.

Settimana moscia ma lo stesso andiamo avanti con il pessimo Never Let Me Go e (a sorpresa) il molto carino Transformers One. E poi tra le serie esce Citadel: Diana, lo spin-off italiano di Citadel con Matilda De Angelis.