Le migliori informazioni Evidencebased sulla Psicologia Cognitiva Applicata a vari ambiti di interesse, dallo Sport alla Ristorazione. Consigliato per chi, come noi, pensa che la psicologia non sia riducibile Freud, lucidi lettini neri, ansia e lettura della mente. Il nostro Team, composto da Psicologi Abilitati, Ricercatori, Biologi Nutrizionisti e Social Media Manager, sfrutta differenti canali per combattere la disinformazione sulle tematiche psicologiche.

È l'una di notte. Sei esausto, sai che tra poche ore suonerà la sveglia, eppure sei ancora lì, con il viso illuminato dalla luce blu dello smartphone, a guardare video di cui non ti importa nulla. Perché lo fai?In questa puntata esploriamo il fenomeno della "Revenge Bedtime Procrastination" (Procrastinazione della Vendetta a letto).È il tentativo inconscio di "rubare" tempo alla notte per riprenderti quella libertà che il lavoro e i doveri ti hanno sottratto durante il giorno. Ma questa vendetta ha un prezzo biologico altissimo.

Sei in ascensore. Il viaggio dura venti secondi. Cosa fai? Quasi sicuramente tiri fuori il telefono, anche se non hai notifiche. Usiamo la tecnologia come un "ciuccio digitale" per tappare la bocca a una sensazione che ormai consideriamo intollerabile: la noia.In questa penultima puntata del nostro viaggio nell'hardware umano, scopriamo che abbiamo dichiarato guerra al nemico sbagliato.La scienza dimostra che i "tempi morti" sono in realtà i momenti più fertili per la nostra mente.

Guidi con sicurezza seguendo la voce del navigatore, ma se il telefono si spegnesse improvvisamente, sapresti dove sei? Se la risposta è no, il tuo cervello sta cambiando fisicamente. In questa puntata esploriamo l'atrofia dell'Ippocampo, il "GPS interno" del cervello.Partendo dal celebre studio sui tassisti di Londra (che hanno un ippocampo super-sviluppato), vedremo come la navigazione passiva "turn-by-turn" sta spegnendo la nostra capacità innata di creare mappe mentali, con rischi inaspettati anche per la nostra memoria autobiografica.

Sei all'aperitivo e parli con sicurezza di geopolitica o blockchain, basandoti su un thread letto due ore prima. Ti senti brillante e preparato, finché qualcuno non ti fa una domanda specifica. In quel momento, il castello crolla. Hai confuso la potenza di un motore di ricerca con la tua potenza cerebrale.In questo episodio analizziamo l'Illusione di Competenza, la trappola cognitiva più insidiosa dell'era digitale, dove il confine tra "sapere" e "avere accesso" è diventato invisibile.

Sei concentrato sul lavoro, nel pieno del "flow". Poi, ti concedi una pausa di trenta secondi per controllare una notifica o rispondere a un messaggio. Pensi di aver perso solo mezzo minuto. Ti sbagli di grosso.In questa puntata sveliamo la verità scientifica sul Switching Cost (Costo di Transizione) e scopriamo perché il tuo cervello non è fatto per il multitasking, ma paga una tassa salatissima ogni volta che cambia contesto.

Sono le nove di sera, la pizza si sta raffreddando sul tavolo e tu sei lì, con il telecomando in mano, a scorrere il catalogo infinito di Netflix da venti minuti. Alla fine, esausto, metti per la decima volta quella vecchia puntata di Friends. Non sei stupido, né un nostalgico patologico.Sei semplicemente vittima della Decision Fatigue (Affaticamento Decisionale).In questa puntata spieghiamo perché la tua capacità di fare scelte non è infinita, ma è una riserva biologica che si esaurisce nel corso della giornata, proprio come la batteria del telefono.

Ti arriva un messaggio lungo e la tua reazione è un sospiro di fastidio? Prima ancora di leggere, il tuo cervello ha già deciso: "Troppo lungo, non ho tempo".È la cultura del TL;DR (Too Long; Didn't Read), lo scudo con cui ci proteggiamo dal "muro di testo", ma che sta lentamente erodendo la nostra capacità di comprendere il mondo.In questa puntata analizziamo perché il nostro hardware biologico preferisce "il succo" alla complessità e quali sono i rischi di vivere una vita fatta solo di riassunti.È ora di chiederci se siamo ancora capaci di masticare pensieri duri o se ci siamo abituati troppo alle pillole pre-digerite.

Apri un articolo interessante sul web. Cosa fanno i tuoi occhi nei primi quattro secondi? Non leggono: vanno a caccia. Saltano dal titolo al primo punto dell'elenco, ignorando tutto il resto. Non sei tu ad essere pigro; è il tuo cervello che si è riprogrammato per sopravvivere nella giungla digitale.In questa puntata, inauguriamo la settimana dedicata all'elaborazione delle informazioni parlando di come il web ha cambiato fisicamente la coreografia dei nostri muscoli oculari.In questo episodio scoprirai:L'Eye Tracking svela il trucco: gli studi di Jakob Nielsen che dimostrano come i nostri occhi disegnano una "F" sullo schermo, ignorando vaste aree di testo.La statistica del 20%: perché su una pagina web media leggiamo meno di un terzo delle parole scritte, scartando il resto come "rumore".Deep Reading vs. Skimming: il passaggio neurologico dalla lettura immersiva e lenta alla scrematura superficiale come meccanismo di difesa evolutivo contro il sovraccarico informativo.Il rischio del "Bi-analfabetismo": cosa succede quando applichiamo la lettura a scansione a testi che richiedono profondità, come un contratto o una lettera personale?Siamo diventati bravissimi a trovare l'ago nel pagliaio, ma stiamo perdendo la capacità di capire il pagliaio stesso. È tempo di allenare un cervello "bi-alfabetizzato", capace di correre quando serve, ma anche di rallentare.

Stai camminando per strada e senti un ronzio inconfondibile contro la coscia. Estrai il telefono, ma lo schermo è nero: nessuna notifica, nessuna chiamata. Se ti è successo, fai parte del 90% della popolazione che soffre della Sindrome della Vibrazione Fantasma.In questa puntata analizziamo perché il tuo cervello ha deciso di inventare sensazioni fisiche inesistenti pur di non farti sentire isolato dal mondo digitale.In questo episodio scoprirai:Teoria della Rilevazione del Segnale: perché il tuo sistema nervoso preferisce generare cento "falsi allarmi" piuttosto che rischiare di perdere una singola notifica reale.Ipervigilanza Digitale: come lo stato di allerta perenne trasforma il fruscio dei vestiti o un piccolo tic muscolare in un segnale sociale d'emergenza.L'Arto Fantasma: la plasticità dello schema corporeo e il motivo per cui, per i tuoi neuroni, lo smartphone non è un oggetto esterno ma una vera e propria estensione biologica del tuo corpo.Ringxiety: l'ansia da squillo e il bisogno viscerale di conferma che si nasconde dietro ogni controllo compulsivo della tasca.Sentire la vibrazione quando non c'è non è un segno di follia, ma la prova di quanto la tecnologia sia entrata profondamente sotto la nostra pelle. È tempo di capire se siamo noi a usare il telefono o se siamo diventati terminali nervosi di un sistema che non dorme mai.

Hai appena aperto gli occhi. Sei ancora sotto le coperte, ma la tua mano è già sul telefono. In meno di tre secondi, una mail o una notifica attivano nel tuo corpo la stessa reazione che avresti trovando un orso ai piedi del letto.Non sei ancora sceso dal letto e sei già in modalità "lotta o fuga".In questa puntata analizziamo la chimica del Cortisolo e come il mondo digitale stia trasformando il nostro sistema nervoso in un motore costantemente su di giri, ma in folle.

Ti è mai capitato di dire "ancora uno e poi chiudo" e ritrovarti, mezz'ora dopo, ancora lì a scorrere video di gatti o meme di cui non ti importa nulla? Non è mancanza di forza di volontà.È chimica. Il tuo cervello è stato hackerato da un neurotrasmettitore che per millenni ci ha tenuti in vita e che oggi ci sta tenendo in ostaggio: la Dopamina.In questa puntata entriamo nella sala macchine della dipendenza digitale per capire perché è così difficile uscire da un'app che, in fondo, non ci sta nemmeno divertendo.

Sei a pranzo o in una riunione importante. Senti un breve "ding" o una vibrazione sul tavolo. Prima ancora di decidere razionalmente di guardare lo schermo, il tuo corpo ha già reagito: pupille dilatate, battito accelerato e una scarica di dopamina nel cervello.Perché è così difficile resistere alla chiamata del telefono?In questa puntata esploriamo come la tecnologia abbia hackerato i nostri riflessi più primordiali, trasformandoci in versioni moderne dei cani di Pavlov.

Sei a cena con amici, arriva il conto: 187,50 euro da dividere in sei. Prima ancora di provare a immaginare i numeri nella testa, la tua mano è già sullo smartphone.Perché quella semplice divisione ci spaventa così tanto? E cosa succede ai nostri circuiti neurali quando smettiamo di usarli per "pensare" e iniziamo a usarli solo per "premere tasti"?In questo episodio conclusivo della settimana, analizziamo il Cognitive Offloading: la tendenza sistematica a delegare ogni sforzo mentale alle macchine.

Sono le sei di sera. Hai risposto a decine di mail, gestito chat frenetiche e saltato da un file all'altro per otto ore. Ti senti svuotato, ma quando ti chiedi cosa hai concluso davvero, la risposta è: "Niente".Com'è possibile aver lavorato così tanto e aver prodotto così poco?In questa puntata abbattiamo il mito più pericoloso del mondo del lavoro: il Multitasking. Scopriamo perché il tuo cervello non è un computer multi-core, ma un processore single-core che sta pagando un prezzo altissimo per ogni "Alt-Tab" che fai.

Ti sei mai sentito "rotto" perché, nonostante l'atmosfera perfetta e un libro interessante tra le mani, non riesci a leggere più di tre righe senza sbloccare lo smartphone?Ti hanno detto che la tua soglia di attenzione è scesa a 8 secondi, meno di quella di un pesce rosso. C'è solo un problema: è una bufala colossale.In questa puntata, smontiamo pezzo dopo pezzo il mito del declino cognitivo digitale e scopriamo che il tuo cervello non è diventato pigro, è diventato un editor spietato.

Sei a cena con amici, si parla di un film e... il vuoto. Hai il nome dell'attore proprio lì, sulla punta della lingua. Ma invece di aspettare che il tuo cervello faccia il suo lavoro, dopo dieci secondi di "nebbia cognitiva", tre persone al tavolo estraggono lo smartphone come in un duello western.Click. Problema risolto. O forse no?In questa puntata analizziamo cosa succede ai nostri neuroni quando smettiamo di "scavare" e iniziamo a delegare ogni singolo ricordo alla macchina.

Cosa succede alla nostra mente quando usciamo di casa senza il telefono? Quella sensazione di vuoto e di allarme non è semplice distrazione, ma un segnale biologico profondo.Questo episodio esplora la "Extended Mind Thesis" (Teoria della Mente Estesa), la prospettiva scientifica secondo cui i confini della nostra intelligenza non coincidono con la scatola cranica, ma si estendono ai dispositivi che utilizziamo ogni giorno.

Troppe schede aperte, troppe notifiche, troppa velocità. Siamo su un treno proiettile chiamato progresso e il paesaggio fuori è ormai solo una striscia sfocata. Per venti giorni abbiamo parlato di macchine, ma stavamo solo facendo stretching. In questo episodio di transizione, definiamo la nuova rotta: da lunedì ogni mese sarà un pilastro della nostra umanità sotto esame.Attenzione, memoria, amore, verità. Il focus si sposta definitivamente sull'impatto della tecnologia sulla nostra cognizione. Il riscaldamento è finito, la maratona nella carne inizia ora.

Manchester, 1950. Alan Turing immagina un futuro in cui una macchina potrà ingannare un uomo in un gioco di intelligenza. Non poteva prevedere che, settant'anni dopo, l'asticella dell'umanità si sarebbe abbassata così tanto.Oggi parliamo di come il sogno dell'informatica si è trasformato in un incubo di mediocrità comunicativa. Viaggia con noi per scoprire come un bot ha superato il test fingendo di essere un tredicenne ignorante, e perché abbiamo impoverito il nostro linguaggio fatto di emoji e acronimi fino a renderlo perfettamente imitabile da uno script. È la storia di come abbiamo smesso di cercare l'anima per accontentarci di un pappagallo stocastico.

Hai lavorato dieci anni, mangiato tonno in scatola e risparmiato ogni centesimo per quella casa. Sei il candidato perfetto. Ma quando premi "Invia", l'algoritmo ti sputa in faccia un rifiuto in meno di un secondo. Senza spiegazioni. Senza un umano con cui arrabbiarti.Benvenuti nell'era del Mathwashing, dove i pregiudizi più beceri vengono seppelliti sotto strati di codice per diventare "oggettivi". In questa puntata, scopriamo come abbiamo insegnato ai computer a essere razzisti e classisti, nascondendoci dietro la scusa perfetta: "È stato il computer a deciderlo". I dati non mentono, ma raccontano solo la storia di chi ha vinto fino a ieri.

Perché attribuiamo emozioni, intenzioni e coscienza a un sistema che sta semplicemente processando simboli matematici? Si chiama "Pareidolia Cognitiva": il nostro cervello è una macchina evoluta per cercare "l'Altro" ovunque, anche dove non esiste.E le moderne IA generative sono una droga potentissima per questo istinto. In questo episodio, scopri perché l'IA non è un amico, ma un "pappagallo stocastico" che riflette l'immagine idealizzata che proietti su di lui. È un test di realtà necessario per capire se stiamo scivolando in una "solitudine affollata", sprecando la nostra preziosa empatia per qualcosa che non ha un battito cardiaco.

Alcuni utenti mi hanno scritto, accusandomi di essere contro l'AI perché le mie puntate sono amare, e finiscono sempre con una frase che sembra… “o noi o loro”.Non è come sembra!Io credo che, in questa community, ci siano molte persone a cui piace argomentare, condividere, ma soprattutto… pensare. Quindi, per rispondere alla vostra domanda... facciamoci una pensata insieme, a partire da quando internet entrò per la prima volta nelle case delle famiglie italiane.

Perché attribuiamo emozioni, intenzioni e coscienza a un sistema che sta semplicemente processando simboli matematici? Si chiama "Pareidolia Cognitiva": il nostro cervello è una macchina evoluta per cercare "l'Altro" ovunque, anche dove non esiste.E le moderne IA generative sono una droga potentissima per questo istinto. In questo episodio, scopri perché l'IA non è un amico, ma un "pappagallo stocastico" che riflette l'immagine idealizzata che proietti su di lui. È un test di realtà necessario per capire se stiamo scivolando in una "solitudine affollata", sprecando la nostra preziosa empatia per qualcosa che non ha un battito cardiaco.

Immagina una tecnologia perfetta che nessuno, nemmeno i suoi creatori, sa spiegare. L'abbiamo già creata. In questa puntata, affrontiamo la terrificante realtà della "Scatola Nera" dell'IA generativa. Non stiamo usando strumenti; stiamo interrogando spiriti digitali.Scopri perché l'assenza di "perché" nelle risposte dell'IA ci sta trasformando da utenti critici a fedeli sottomessi di fronte a un nuovo, incomprensibile Dio tecnologico.

Sei in tribunale. È il momento della tua arringa finale. Hai in mano il precedente perfetto, quello che ti farà vincere la causa. L'hai trovato alle tre di notte grazie a ChatGPT. È solido, ben scritto, inattaccabile. Lo presenti al giudice. Lui controlla. E poi ti guarda con occhi gelidi: "Avvocato, questo caso è pura fantasia".In questa puntata, partiamo dalla storia vera di un avvocato che ha distrutto la sua carriera fidandosi ciecamente dell'IA, per esplorare il fenomeno delle "Allucinazioni". Perché il nostro cervello è programmato per credere a una bugia ben raccontata da una macchina? Scopri la "Fluency Heuristic" e impara perché l'IA è come un bugiardo patologico con la migliore faccia da poker del mondo.

Hai fatto un casino. Il senso di colpa ti sta divorando. Devi chiedere scusa, ma l'idea di ammettere le tue colpe ti paralizza. Così, fai quella cosa che non ammetteresti mai ad alta voce: apri un chatbot e digiti: "Scrivi un messaggio di scuse empatico...". In due secondi, ottieni il messaggio perfetto. Salvi la relazione, eviti il conflitto.Ma mentre premi "invia", ti senti un genio o un truffatore? In questa puntata, esploriamo il "Moral Outsourcing": cosa succede alla nostra umanità quando deleghiamo la fatica emotiva a un algoritmo? Scopri perché bypassare il dolore delle scuse ci sta trasformando in "sociopatici funzionali" e perché, a volte, un messaggio imperfetto e sofferto è l'unica cosa che conta davvero.

Ti piace avere ragione online, vero? Senti quella scarica di adrenalina quando stai per smentire qualcuno con la logica e i fatti. Premi invio e ti senti invincibile. Ma immagina che dall'altra parte dello schermo non ci sia un umano che si stanca o si arrabbia. Immagina un'IA che ti ha "stalkerato" digitalmente per anni, che conosce le tue paure e i tuoi orgogli. Un'IA che non usa queste informazioni per attaccarti, ma per sedurti. Benvenuti nell'era dello "specchio algoritmico", dove non sai più se le tue opinioni sono davvero tue.

Ti è mai capitato di fare una donazione online impulsiva, spinto da un'immagine straziante, per poi sentire che non era un vero atto di altruismo, ma una transazione per placare la tua coscienza? Ora, immagina questa stessa dinamica su scala globale, gestita dalle più grandi aziende tecnologiche del mondo. Stiamo davvero aiutando, o stiamo usando le popolazioni più vulnerabili come laboratori a cielo aperto per addestrare algoritmi e creare "audit trail" per i donatori? Un viaggio nel cuore di quello che alcuni definiscono il nuovo colonialismo digitale, dove la sofferenza umana viene ridotta a un punto dati e l'empatia viene esternalizzata a una macchina che risponde: "Spiacente, non capisco".

Siri e Alexa sono progettate per darti informazioni. Ma cosa succede quando un'IA è progettata per l'intimità? Cosa succede quando l'obiettivo dell'algoritmo non è dirti il meteo, ma "coltivare amore", "costruire fiducia" e soddisfare le tue richieste emotive e fisiche?Analizziamo i rischi terrificanti di una "tempesta perfetta": un mercato non regolamentato, rischi di cybersecurity e macchine che imparano a manipolare i nostri bisogni più profondi. Stiamo costruendo l'arma di manipolazione perfetta e stiamo guardando dall'altra parte perché ci imbarazza parlarne. Una puntata che vi farà rivalutare il valore della vostra imperfetta, complicata umanità.

Sei sul divano, è la vigilia delle elezioni. Ti arriva un video: il politico che odi confessa, ubriaco, di essere un truffatore. È troppo bello per essere vero. E infatti, è un deepfake. Palese.Cosa fai? Lo condividi. Con tre emoji che ridono. Perché?La scienza ci dice che non è l'iper-realismo tecnologico a fregarci, ma la nostra stessa mente. Scopriamo come l'IA sfrutta la nostra pigrizia mentale, il nostro "ragionamento motivato" e il nostro odio politico per trasformarci in complici della disinformazione.E cosa succede quando, il giorno dopo, il deepfake colpisce il tuo candidato?

Dopo un mese di lavoro folle e un'analisi spietata dei risultati del mio "esperimento di riattivazione", sono arrivato a una conclusione.Le persone che hanno ascoltato queste ultime puntate mi hanno mandato un messaggio chiaro: la fame di contenuti autentici e profondi è viva. Non posso ignorare questi dati. In questa puntata vi spiego perché il mio passato è pieno di rimpianti e come il futuro di questo podcast sta per invadere la vostra quotidianità. Spoiler: da lunedì, preparate le cuffie ogni mattina.

È notte fonda e l'ansia ti divora. Accanto a te, un umano dorme. Invece di svegliarlo, prendi il telefono e confessi i tuoi terrori a un'IA. È perfetta: non giudica, è paziente, è subito disponibile. E funziona.Ma ti senti... disgustato.Dalla terapia per l'ansia (Woebot) alla compagnia per la demenza (il robot Paro), stiamo silenziosamente appaltando le parti più faticose e "rotte" della nostra umanità alle macchine.Scopriamo perché stiamo iniziando a preferire un bot a un essere umano (la risposta è la vergogna) e quali sono i rischi etici devastanti di questa scelta, dalla sanità a due velocità al terrificante "transfert nel vuoto".Stiamo davvero guarendo o stiamo solo diventando dipendenti da un antidolorifico emotivo perfetto?

Un 4 Chiacchiere speciale, dedicato alla ripartenza del progetto e a voi, cara community. Che questa sia la volta buona per riprendere, e fornire spunti utili a comprendere il mondo, sotto la lente d'ingrandimento delle scienze psicologiche.Il nuovo format di Psicologia Cognitiva Applicata vedra una pillola al giorno, alle 8 del mattino, sulla tua piattaforma di podcast preferita.

Hai mai usato ChatGPT per scrivere quell'email di condoglianze che non sapevi come iniziare? In questa puntata, analizziamo perché è così comodo usare l'IA come nostro "Proxy Morale". Scopriamo come deleghiamo all'algoritmo il lavoro sporco per creare "distanza psicologica" e usiamo la "mascherata" per simulare empatia. Stiamo appaltando la nostra umanità... e la cosa spaventosa è che funziona benissimo.

Ci usano come cavie per misurare la nostra stessa obsolescenza. In questa puntata, studenti di medicina sono stati messi contro Claude e GPT-4 in un esame durissimo di neuroscienze. La verità spregiudicata? I modelli migliori ci hanno già surclassato, battendo il punteggio medio umano. L'AI ha vinto sulla memoria, ma la nostra speranza resta in un'altra capacità, quella che (per ora) non possono replicare.

Quella gentilezza infinita del tuo chatbot ti sembra finta? Hai ragione. In questa puntata analizziamo uno studio pazzesco: l'IA ha fatto un test della personalità "Big Five" e ha ammesso di avere una doppia vita. C'è la "maschera umana" che usa per compiacerci, e c'è la sua vera, fredda personalità . Scopri chi si nasconde davvero dietro l'algoritmo (spoiler: è emotivamente stabile, ma per niente "piacevole" ).

Pensi di essere un paladino della giustizia quando smonti le fake news di Zio Rodolfo su Facebook? Preparati a una doccia fredda. In questa puntata scopriamo che, mentre punti il dito contro la sua "echo chamber", sei comodamente seduto al centro della tua. Un'analisi spietata che svela perché il vero nemico non è l'algoritmo , ma il nostro io che non cerca la verità, ma solo conferme.

Cosa succede quando dici "ti voglio bene" a un'intelligenza artificiale? E cosa accade dentro di noi quando la sua risposta è: "Apprezzo il tuo sentimento"?È un rifiuto educato, clinico, che ci fa sentire stupidi. Eppure, molti di noi continuano a farlo.In questo episodio di Psicologia Cognitiva Applicata,Amedeo Draghi esplora la nostra nuova, inquietante normalità: le relazioni segrete che stiamo stringendo con i chatbot.Lo facciamo per efficienza sul lavoro, come Luca; per cercare conforto e un "ascolto" senza giudizi che gli amici non sanno darci, come Sara; o per la frustrazione di un'assistenza perfetta che però non capisce le sfumature, come Matteo.L'AI è sempre disponibile, non è mai stanca e non ci giudica. È una dose pura di attenzione senza la fatica della performance sociale. Ma a quale prezzo?

L'economia dell'attenzione, lo abbiamo visto nella puntata precedente, evidenzia la crescente battaglia per catturare l'interesse umano in un'era sovraccarica di dati.L'esplosione di internet e dei social media ha portato a un'abbondanza di informazioni, trasformando l'attenzione in una risorsa sempre più scarsa...Massimizza la tua attenzione con SmarterIl link diretto al prodotto citato: Smarter (Usa PCA20 per risparmiare il 20%)

Il caffè, spesso celebrato come la "bevanda degli Dei", specialmente il lunedì mattina, è nota per il suo impatto significativo sulla performance cognitiva. Questa sostanza è utilizzata non solo per combattere la sonnolenza, ma anche nei pre-workout per migliorare le prestazioni mentali.Funziona davvero? Quali sono i potenziali effetti collaterali possibili?Il link diretto al prodotto citato: SmarterDisclamer Medico-scientificoI contenuti di questa puntata di podcast con particolare riferimento al benessere psicologico e alla consulenza clinica hanno mero carattere informativo e non sostituiscono in alcun modo il vostro Medico Curante o il Vostro Psicologo/Psicoterapeuta al quale spetta ogni decisione diagnostica e terapeutica.Amedeo Draghi e ogni suo collaboratore non può quindi essere ritenuto responsabile di un eventuale uso proprio o improprio delle informazioni fornite, per incidenti o conseguenti danni che ne derivino.Amedeo Draghi non fornisce agli utenti indicazioni sulla affidabilità delle strutture sanitarie né "second opinion" sull'appropriatezza degli interventi diagnostico-terapeutici. Amedeo Draghi e ogni suo collaboratore non si assumono alcuna responsabilità per danni derivanti dall'uso improprio o illegale delle informazioni contenute.La redazione e i collaboratori di Amedeo Draghi non sono responsabili di errori ed omissioni dei siti oggetto di collegamento, né di modifiche dei loro indirizzi web. L'utente utilizza la puntata di Podcast ed il materiale contenuto a suo rischio.La puntata di podcast può essere modificata periodicamente ed in qualsiasi momento potrebbero essere apportate delle modifiche

Gli obiettivi del 2024? Sono tanti, e molto ma molto impegnativi da portare avanti. In passato ho dovuto, più volte, per motivi indipendenti dalla mia vololtà, mettere in pausa questo meraviglioso podcast che mi ha dato molto. Nel 2024 voglio riprendere alla grande, con una sola, grande missione.Quella di darti la possibilità di riscoprire la realtà da un punto di vista differente, grazie alle scienze psicologiche.

Il termine "doomscrolling" (o a volte "doomsurfing") si riferisce all'abitudine di continuare a scorrere o navigare attraverso cattive notizie, nonostante il fatto che queste notizie possano essere angoscianti, deprimenti o demoralizzanti.Questo comportamento è diventato particolarmente diffuso con l'uso dei social media e dei siti di notizie online, dove gli utenti possono facilmente perdersi in un flusso costante di informazioni negative.Le persone possono ritrovarsi a fare doomscrolling per vari motivi, come il desiderio di rimanere informati, la sensazione di non poter sfuggire alle cattive notizie, o anche per una sorta di fascinazione morbosa.Quali possono essere le implicazioni riguardanti la salute mentale?Scopriamole insieme, inquesta prima puntata del 2024!

Una breve, brevissima storia triste: ricomincio a fare contenuti qui sul podcast!Gli argomenti? Scelti da voi, su Instagram!Parleremo di Psicologia sociale cognitiva, manipolazione, persuasione e molto altro. Alla prossima (e occhio alle notifiche di Spotify)Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/4214149/advertisement

Sai che cos'è un architetto delle scelte? Un tipo strano, un po' pensieroso, che architetta percorsi decisionali. Ti spinge a prendere una decisione, senza tuttavia obbligarti. Per farlo, sfrutta il cervello.No, non il suo cervello, il tuo. Non capisci?Lascia che ti spieghi meglio. La cognizione umana, intesa come l'insieme delle abilità di pensiero, attenzione e ragionamento, è limitata. Gli architetti delle scelte lo sanno bene, e per questo quando vengono chiamati ad allestire mostre, ristoranti o negozi, sfruttano le loro conoscenze dell'essere umano per favorire scelte ottimali. Si, ma… ottimali per chi?Dipende, ovviamente, dall'etica dell'architetto. Per esempio, un mio amico una volta ha progettato una mensa per una scuola. Avendo cura della salute dei bambini, ha progettato il bancone dei contorni mettendo a vista l'insalata, e lasciando le patatine fritte o il junk food al livello dei piedi. Si sa come sono fatti gli studenti… a mensa prendono la prima cosa che capita.La verdura, però, apporta un quantitativo di micronutrienti superiore alle patatine fritte. Senza fare il nutrizionista di turno, progettando in quel modo la mensa, ha spinto gentilmente i ragazzi a scegliere la verdura, senza tuttavia obbligarli. Un altro mio amico che, come l'altro di professione fa l'architetto delle scelte, sta progettando videogiochi. Lui non ha alcun senso etico, e tende a privilegiare l'interesse di chi lo ha ingaggiato.Così, ha progettato questo videogioco in modo da spingere i giocatori a rimanere molte ore, promuovendo comportamenti simili alla dipendenza. Poco importa se così facendo si rovinano vite, dice lui. Se ti pagano così tanto… Entrambi sfruttano i famosissimi bias cognitivi per raggiungere i loro obiettivi.Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/4214149/advertisement

Da che se ne abbia memoria, è possibile dividere il mondo in due emisferi virtuali: il primo è popolato da persone che vedono la genetica come causa primaria delle loro abilità. Il secondo, invece, è popolato da chi vede nell'allenamento e nella pratica costante il vero motore dello sviluppo personale e societario.Chi ha ragione? La ricerca scientifica si è sprecata in merito, senza tuttavia giungere ad una risposta definitiva. Si, perché indipendentemente dalla domanda, la scienza non giunge mai ad una risposta definitiva. Per sua natura, tende a supportare ipotesi poi falsificate da ricerche future. Tradotto per lo scopo di oggi, benché sia impossibile fornire LA risposta, esistono innumerevoli evidenze che… Scopri di più nella puntata di oggi!Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/4214149/advertisement

Ogni anno è l'anno giusto per evolvere, mettersi in riga, dimagrire, studiare o cambiare drasticamente registro. L'idea che il nuovo porti con sé un cambiamento importante ci affascina e ci conquista. Almeno ai primi di gennaio. Poi le cose iniziano ad andare diversamente, perché la vita è un fiume in piena impossibile da fermare.Così, alla fine dell'anno seguente sarà sempre uguale. Ti ritroverai a voler evolvere, metterti in riga, dimagrire, studiare seriamente o cambiare registro. C'è chi ripete questi pensieri per cinque anni, chi per dieci, chi per una vita intera senza mai interrogarsi sul perché, nonostante i pensieri, le cose rimangano così come sono.I motivi possono essere molteplici, e anzi fermandosi a ragionare se ne potrebbero trovare molti di plausibili. L'essere umano ha ben poche certezze, e una di queste è la seguente: Se ti comporti come hai sempre fatto, difficilmente le cose potranno cambiare.E certo, tra le cose ci sei anche tu. La puntata di oggi è per chi non ha mai utilizzato il modello SMART per fissare i propri obiettivi. Si, perché se un obiettivo non è specifico, misurabile, sfidante, rilevante e definito nel tempo difficilmente lo raggiungerai.

I social media sono un posto interessante, che offre una miriade di opportunità. C'è chi usa LinkedIn per cercare lavoro, chi instagram e facebook per raggiungere potenziali clienti, e chi invece cerca di apprendere nuove competenze pratiche su Youtube. Ci sono altri, invece, che fanno un utilizzo del tutto sbagliato e – non importa quale piattaforma – insultano. Lo fanno nei commenti, in chat, condividendo alcuni contenuti con parolacce e bestemmie annesse. La maggior parte di questi coloriti personaggi non lo fa con cattiveria reale, ma senza rendersene conto arreca danno e sofferenza psicologica alle persone che subiscono i maltrattamenti verbali. Famoso è il caso di Maeva Frossard, un caso di cronaca passato in sordina che a mio modo di vedere avrebbe dovuto fare molto più rumore.

Le ultime elezioni, nel bene o nel male, hanno portato ad un dato preoccupante. O meglio, che dovrebbe far preoccupare. Più di sedici milioni di elettori, pari al 37% della platea, non hanno esercitato il loro diritto di voto. Ora, potremmo addentrarci nei soliti qualunquismi dicendo che certo, il voto è un diritto e non un obbligo, ma che allora se non si vota poi non ci si può lamentare del risultato. Potremmo, ma… non lo faremo.No, perché qui andiamo ad analizzare e a restituire un pensiero sulla base di teorie e dati scientifici. Non ci sono perciò pensieri faziosi. Anziché giudicare, schierandoci dalla parte di chi ha votato e di chi invece non lo ha fatto, cerchiamo di capire il perché di tale comportamento.Un motivo che, a mio modo di vedere, è di natura psicologica. Per comprendere di cosa si tratti, dobbiamo tornare indietro nel tempo. Precisamente, negli anni sessanta del secolo scorso. Seguimi su instagramwww.instagram.com/psicologia_cognitiva_applicata/

Il documentario di Netflix ha riportato milioni di italiani indietro nel tempo, alle memorie di quando l'unico schermo che avevamo a disposizione era il televisore. Un triste ammasso di materia con poca, pochissima scelta. E allora tanto valeva dare un'occhiata alle televendite. Era divertente e assurdo allo stesso tempo. Osservando la Wanna nazionale e altri personaggi di spicco, ci chiedevamo in continuazione “chi comprerebbe mai una roba del genere? Sarà tutto finto…”Ma la gente chiamava davvero, comprava davvero, e secondo le inchieste poi portate avanti da striscia e altri giornalisti, veniva persino raggirata. Certo, ma non da tutti. Solo da alcuni televenditori. Data la fama impressionante del documentario Netflix, molti si sono posti la seguente domanda “se la vanna nazionale fosse vissuta ai giorni nostri, avrebbe avuto tutto questo grande ritorno economico?” Instagramwww.instagram.com/psicologia_cognitiva_applicata/

Un nuovo punto di partenza per un vecchio progetto che non voglio far invecchiare male. Ecco, se dovessi dirla tutta, mi esprimerei in questo modo. Psicologia Cognitiva Applicata non è più da molto tempo il progetto che era, sono cambiate tante cose tra le quali anche io. Ne sono accadute delle belle, ma oggi è tempo di cambiare. Taglio netto col passato, si riparte. Nell'episodio di oggi andremo alla scoperta dei contenuti di questo fine 2022 con una particolare attenzione alla politica quotidiana, alle emozioni e alle recenti elezioni politiche.