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Ti è mai successo di sentire che ogni tentativo di dialogo con tuo figlio o tua figlia adolescente finisce contro un muro di gomma fatto di cuffie nelle orecchie o porte chiuse?L'adolescenza è una fase in cui i ragazzi vogliono sganciarsi da noi. È normale che ci faccia un po' paura, ma come genitori possiamo imparare a mollare un pezzo di controllo per rendere più solido il legame con loro.Proprio perché so quanto è difficile, voglio invitarti a un appuntamento speciale:
Sarebbe stata strangolata e gettata nel rio Nizza. I carabinieri del comando provinciale di Asti stanno indagando per omicidio dopo il ritrovamento del corpo della 17enne Zoe Trinchero, nel canale, a Nizza Monferrato, in provincia di Asti.
Sarebbe un cambiamento epocale. Sia perché dopo 40 anni di tentativi falliti, la penalizzazione fiscale delle coppie sposate - riconosciuta come tale dal Tribunale federale già nel 1984 - verrebbe risolta (o quasi completamente risolta), sia perché comporterebbe una piccola rivoluzione in tutti i Cantoni: a livello tecnico, legislativo e amministrativo. Parliamo dell'introduzione dell'imposizione individuale Su questo importante cambiamento si voterà il prossimo 8 marzo, e questo poiché contro il compromesso raggiunto in Parlamento fra Plr e Sinistra, sono stati lanciati due referendum. Uno promosso dall'Udc, dal Centro e da alcuni partiti minori. Temono nuove disuguaglianze: le famiglie monoreddito, quelle “classiche” o “tradizionali”, potrebbero infatti pagare più tasse. L'altro promosso dai Cantoni. La maggioranza di loro è infatti contraria al cambiamento di sistema. E questo a causa dell'onere amministrativo: non solo si dovrà modificare tutta la struttura fiscale, ma ci saranno 1,7 milioni di dichiarazioni d'imposta in più da trattare. Senza dimenticare che l'imposizione individuale comporterà minori entrate fiscali. A Modem ne discutiamo con: GRETA GYSIN, consigliera nazionale dei Verdi FABIO REGAZZI, consigliere agli Stati del centro undefined
Un vocalizzo, forse due. Sarebbe bastato questo affinché a Dueville, in quella che è la casa di tutta la comunità, un ragazzino "fragile" venisse allontanato. Sarebbe accaduto il 23 dicembre scorso, durante la presentazione del Consiglio Comunale dei Ragazzi, ma il fatto emerge solo oggi per tutelare il minore e perché - asseriscono dalla minoranza - il fatto, prima che politico, è una questione di sensibilità civica.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8444TORINO IN FIAMME: MARTELLI COMUNISTI E MEZZALUNA ISLAMICA A BRACCETTO di Lorenza Formicola Il giorno dopo, il freddo non basta a ripulire l'aria. Torino puzza ancora di bruciato: cassonetti incendiati e odore della marijuana avvolgono il bollettino che racconta di circa 100 feriti. È l'eredità del corteo convocato in difesa di uno "spazio di libertà", una definizione che stride con ciò che resta sull'asfalto. Ricordiamo che stiamo parlando di un immobile occupato illegalmente per trent'anni per farne un 'centro sociale'. E che la manifestazione non sarebbe stata un corteo pacifico, ce lo avevano raccontato apertamente anche le parole partite dall'occupazione dell'università la scorsa settimana - «ci pensavate prima» -, lo urlavano gli slogan: rompere «gli argini» e «vinciamo noi». Tutto annunciato. Il resto è storia, neanche inedita.Con Askatasuna le pietre ci sono sempre. I fuochi artificiali usati come proiettili portano la firma dell'insurrezionalismo anarchico. Le chiavi inglesi sono grosse, pensate per spezzare il nemico in divisa. Le pietre, belle grosse, piovono con una facilità disarmante. Ci sono persino gli scudi, sormontati da stelle rosse, per resistere agli idranti e ai lacrimogeni. I militari incaricati di garantire la sicurezza lo diranno poi senza esitazioni: non era una folla, era un dispositivo coordinato e militarizzato.La piazza di Torino del 31 gennaio è stata inaugurata dai discepoli dell'imam Mohammad Hannoun, l'uomo indicato come costruttore della cellula italiana di Hamas, e per il quale il riesame ha confermato il carcere. Attorno a loro, i neo-comunisti: compagni di strada e di slogan.Sfilano insieme le bandiere dei CARC (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), quelle dell'API, dei giovani palestinesi, dei No Tav, dei proPal; falce e martello disegnati, ma anche branditi. La piazza si stringe: «Hannoun libero!». Con loro esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, del Movimento 5 Stelle. Si grida «Palestina libera dal fiume al mare», si punta il dito contro il «governo genocida e sionista» di Giorgia Meloni. «Torino è partigiana», con il premier raffigurata a testa in giù. In strada non ci sono solo le periferie: marcia un'alleanza che salda Potere al Popolo, sigle comuniste, islam organizzato e il partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Vecchi militanti comunisti e terze generazioni di maranza marciano insieme, spalla a spalla. In testa, l'imam torinese Brahim Baya proclama, «Questa piazza è l'Italia migliore»; su Instagram precisa: «Essere qui non è estremismo».AGGRESSIONE BRUTALE CONTRO LA POLIZIALa manifestazione è dedicata tutta alla solidarietà per Hannoun e gli altri arrestati nell'inchiesta sulla cellula italiana di Hamas. Sono arrivati i rinforzi anche dalla Francia: un'estrema sinistra che fonde ideologia e islam delle nuove generazioni. Sanno muoversi, contrastare le forze dell'ordine, dispongono di squadre di soccorritori in seconda linea: tattiche già viste al G8 di Genova, con militanti giunti allora da mezza Europa. Parliamo di Askatasuna, che conta veterani di una guerra vera: il nord-est della Siria. Dozzine di anarchici e antagonisti torinesi hanno combattuto al fianco dei curdi, che avevano organizzato un battaglione Antifa a Raqqa. La stessa bandiera sventola ancora, oggi, nelle strade di Torino.E sotto quelle insegne che sventolano ormai nel buio della sera del 31 gennaio, prende forma l'aggressione più brutale contro la polizia: le strade di Torino diventano il proscenio di una violenza esercitata per anni e utilizzata come palestra per addestrare le nuove leve.Non ha ancora trent'anni Alessandro Calista, eppure il suo nome è diventato un simbolo. È il poliziotto più conosciuto d'Italia da quando, tra i mille agenti inviati a Torino, è finito al centro di una piazza feroce e cattiva, esplosa in risposta allo sgombero pre natalizio di Askatasuna. In servizio a Padova, spedito al fronte della guerriglia urbana in salsa verde-rossa piemontese, è diventato il volto di una violenza che, se nessuno avesse filmato, non sarebbe mai esistita.Perché senza le immagini del nugolo di giovani bardati e serrati come una squadra di aguzzini, intenti a ghignare mentre uno di loro lo colpiva a martellate - bacino fratturato, costole spezzate, una coscia lacerata -, Torino oggi non farebbe notizia. Sarebbe tutto già archiviato, dimenticato, normalizzato. Dal momento che quelle, ci hanno già spiegato gli intellò, sono «piazze di risposta», lecite difese di luoghi di «un'alterità intoccabile» (leggi Askatasuna).L'ALLEANZA TRA SINISTRA E ISLAMTutti complici dei terroristi rossi. Perché chi colpisce un uomo inerme a terra è un vigliacco; chi esce di casa con un martello per picchiare, e se capita uccidere, è un terrorista. E chi colpiva sapeva che la pistola sarebbe rimasta nella fondina: in Italia la paura del processo supera spesso quella della morte. Da questa asimmetria nasce l'appello di Andrea Cecchini, segretario Italia Celere, ai magistrati a manifestazione non ancora finita: «scendete in piazza, condividete il rischio con noi, prima di giudicare».Nel cuore di quella piazza già saldata - imam, comunisti islamici, militanti rossi - c'erano anche i volti della politica istituzionale. Il deputato Marco Grimaldi (AVS), che scandisce: «Siamo qui per rispondere a un assedio. La repressione non ha cittadinanza in questa città antifascista», con diversi consiglieri regionali e comunali di AVS e del M5S. Con loro ci sono anche il segretario della CGIL Piemonte e Paolo Ferrero, ex ministro del governo Prodi e oggi dirigente di Rifondazione Comunista. Scende in piazza anche il mondo della nuova intellighenzia per Askatasuna: Zerocalcare (autore della locandina all'asta online, per ora, a 179 euro), Willie Peyote, i Subsonica. E Extinction Rebellion, Fridays for Future, Non Una di Meno.E Torino non è neanche più come le banlieue, ma assomiglia d'un tratto alla Parigi dell'estate 2023, o ancora a quella del 2025. Quanto è andato in scena a Torino racconta così la sintesi di un laboratorio francese ormai divenuto realtà anche in Italia: un'alleanza tra sinistra e islam che ha il sapore di una nuova rivoluzione. Oggi, ai sanpietrini si aggiungono Allah e il Corano, alla garibaldina. Le prove generali della destabilizzazione parlano arabo: l'islamismo radicale come collante nuovo tra autonomi, e terroristi di sinistra che ormai dettano l'agenda politica ai partiti.I protagonisti della piazza di Torino sono i figli di una classe dirigente che per almeno trent'anni li ha educati e giustificati, cullati, accompagnandoli, come continua ancora oggi, con una presenza costante ad ogni loro iniziativa, per non lasciarli mai soli. E mentre la piazza rossa si accende, la loro guida spirituale, Mohammad Hannoun, in carcere come finanziatore di Hamas, si offre al ruolo di martire. Da una cella, continua ad aizzare una piazza che ha già scelto il suo linguaggio: quello dell'odio, organizzato, tra martello e falce.
Sedicesima puntata dell'ottava stagione di J-TACTICS, la rubrica di radiomegliodiniente.com dedicata alla vecchia signora bianconera.Focus sul big match andato in scena all'Allianz Stadium tra la Juventus e il Napoli dell'ex Conte.Sfida mai banale, per un'infinità di ragioni, non solo calcistiche.La Juventus batte nettamente un Napoli rimaneggiatovma da non sottovalutare.Risultato netto e perentorio 3-0, i marcatori sono David, Yildiz ed infine Kostic.Vittoria meritata e grintosa da parte dei bianconeri di Mister Spalletti.Il Napoli, falcidiato dalle assenze, Conte porta in panchina due Primavera (De Chiara e Prisco) e il redivivo Lukaku ai box da oltre 5 mesi, ha fatto quel che poteva contro i padroni di casa bianconeri che stavano nettamente meglio atleticamente e soprattutto mentalmente.Pressing alto per aggredire e intimorire il Napoli.Questo il leitmotiv dato da Spalletti, appunto aggredire subito gli avversari, non lasciare loro la possibilità di ragionare, sfruttando le incursioni del solito Yildiz, gli affondi di Conceiçao e l'attitudine di David di fare ciò che in questo periodo gli riesce meglio, ovvero fare gol.Il canadese ci è riesce al 22°, innescato davanti alla porta da un tocco di un ottimo Locatelli.La squadra di Conte, dopo il gol subito barcolla paurosamente rischiando nel giro di pochi minuti di subire il raddoppio bianconero.Buongiorno evita il tracollo togliendo dalla porta, sulla linea, il tiro di Conceiçao.Sarebbe stato un uno-due da KO, pochi minuti prima Thuram aveva anche colpito un palo con un gran destro da fuori area.Gli uomini di Conte hanno fatto di necessità virtù, affidandosi al giovane Vergara.Il turco Yildiz prima e il subentrato Kostic pongono il sigillo per il bis e infine il tris facendo calare il sipario su una partita, che a parte qualche fiammata degli ospiti è stata totalmente a tinte bianconere.Finisce 3-0, risultato meritato per la Juventus che si avvicina alla zona Champions e vendica la prestazione oscena allo stadio Maradona di qualche mese fa.Scialbo 0-0 al Louis II del Principato di Monaco tra i padroni di casa e la Juventus, ultimo match della prima fase della maxi Champions League.Le due squadre si accontentano di un punto per assicurarsi i playoff validi per gli ottavi di Champions.Un gol giustamente annullato ai padroni di casa e un paio di parate di Perin le uniche emozioni di una partita che non passerà sicuramente agli annali.Di questo e altro parleremo in questa puntata!Diteci la vostra!Ecco i link dei nostri social:CANALE TELEGRAM:https://t.me/+TYOn7FZAQwet7MAtINSTAGRAM:https://instagram.com/jtactics_?igshid=YmMyMTA2M2Y=TWITTER:https://twitter.com/RadioMDN?t=woKQltSFRUTw9qibbRZaJA&s=09
Durante il post-partita di Roma-Milan MassimoAmbrosini ha elogiato la formazione di Allegri per essereancora in corsa per lo ScudettoDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
Doppio ex sia da giocatore che da allenatore, Fabio Capello presenta Roma-Milan: il cammino dei rossoneri, i singoli e gli obiettiviDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
Ha ucciso Federica Torzullo perché non voleva perdere l'affidamento del figlio. Sarebbe questo il movente che ha spinto Claudio Carlomagno a sbarazzarsi della moglie, morta con 23 coltellate ad Anguillara Sabazia in provincia di Roma.
Il Morning Show 09 Gennaio 2026Sostieni anche tu questo programma...dona!https://buy.stripe.com/dR6bJU69Cf7k6WseUU
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
L’insistenza con cui Giovanni invita a osservare i comandamenti del Signore, per dimostrargli un vero amore, ci fa pensare alla nostra durezza di cuore. Non facile ad arrendersi dinanzi alla pretesa di essere a posto con Dio perché compiamo qualche pratica religiosa. Il primo comandamento da osservare è quello dell’amore di Dio e quindi dell’amore del prossimo. Possiamo facilmente illuderci di amare Dio come conviene; per toglierci da questa illusione Giovanni ci propone una verifica: quella dell’amore del prossimo. «Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre». Amare come il Signore comanda, come lui ama, non è cosa facile. Amare l’altro significa donarsi completamente a lui, significa morire a noi stessi, e morire è assolutamente arduo. I sentimenti che noi possiamo provare verso l’altro, in genere, sono di simpatia, di indifferenza o di antipatia. La simpatia non è l’amore che Dio comanda, perché consiste nella ricerca del proprio vantaggio: potrebbe essere il trionfo dell’egoismo, velato da un falso altruismo. L’indifferenza uccide ogni sentimento di amore: è come il gelo. L’antipatia è un sentimento naturale che va corretto praticamente, anche se non si riesce sempre a estinguerlo, perché la natura non va distrutta. Il vero amore verso il prossimo si fonda su un motivo di fede: riconoscere e amare nell’altro Gesù stesso. Se si vive con la tensione di voler seguire l’insegnamento di Gesù, allora si può affermare di conoscerlo e di osservare i suoi comandamenti, perché, al dire di Agostino: «Ama e fa’ quello che vuoi». Sarebbe utile, per avere idee piu chiare, leggere il numero 18 della "Deus Caritas est" di Papa Benedetto XVI, dove si afferma: «Solo il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e come egli mi ama». Il brano del Vangelo di Luca ci conferma la piena disponibilità di Maria e di Giuseppe nell’osservanza della legge mosaica: era Figlio di Dio lui, vergine immacolata lei; non c’era bisogno né di riscatto né di purificazione, eppure eccoli in mezzo ad altre donne e bambini. Ma il Padre vuole rivelare almeno al vecchio Simeone la vera essenza di quella santa Famiglia: era in attesa di quel Bambino, ora può lasciare questo mondo, perché i suoi occhi hanno avuto la gioia di vedere il Salvatore; ma intravede anche ore tragiche che preannuncia alla madre: la tua anima sarà trafitta da una spada. Si profila cosi la vita di Gesù come Salvatore e quella della madre, che gli sarà accanto nel momento della prova suprema, sul Calvario.
Maracanà con Marco Piccari e Stefano Impallomeni. Ospiti: Impallomeni:"Castellanos lo terrei e davanti a 25 milini lo cederei" Garbo:"Palestra sarebbe il colpo di mercato dell'Inter" Ceccarini:"La Roma aspetta Zirkzee c'è fiducia" Bonanni:"Maldini non funzionale alla Lazio"
Maracanà con Marco Piccari e Stefano Impallomeni. Ospiti: Impallomeni:"Castellanos lo terrei e davanti a 25 milini lo cederei" Garbo:"Palestra sarebbe il colpo di mercato dell'Inter" Ceccarini:"La Roma aspetta Zirkzee c'è fiducia" Bonanni:"Maldini non funzionale alla Lazio"
Nuovo appuntamento con il sabato di «Giorno per giorno»: l'editorialista torna sugli argomenti di cui ha scritto durante la settimana nella sua rubrica «Il Caffè», integrandoli con i commenti nel frattempo ricevuti dai lettori.I link di corriere.it:Sarkozy e il libro sui venti giorni di carcere: «Il grigio ti divora, ho riscoperto la fede»Bernini contestata dagli studenti di Medicina ad Atreju: «Col semestre filtro rischiamo di perdere l'anno». La replica: «Siete dei poveri comunisti»Kimi Antonelli e le minacce dopo il Gp del Qatar: «Sono stato male, non ho guardato i social per giorni. Sarebbe bello vivere senza»
Ti sei mai chiesto perché gli italiani dicono: "Ma che mi combini?" invece di "Ma che combini?"; "Mangia tutta la pasta, a mamma" invece di "Mangia tutta la pasta"Con questa guida imparerai finalmente a capire e usare il DATIVO ETICO, una struttura grammaticale colloquiale tipicamente italiana che renderà il tuo italiano molto più naturale e autentico. Il Dativo Etico in Italiano: cos'è e come funziona Cos'è il Dativo Etico? Il dativo etico è un pronome personale (mi, ti, ci, vi) che viene aggiunto a una frase NON per indicare chi riceve l'azione, ma per esprimere la partecipazione emotiva di chi parla o di chi ascolta. Esempio: "Ma che combini?" = domanda neutra "Ma che mi combini?" = domanda con coinvolgimento emotivo (sono preoccupato/a) Perché si Chiama "Dativo Etico"? DATIVO: Nella grammatica latina, il dativo era il caso usato per il complemento di termine (a chi? per chi?). In italiano, anche se non abbiamo più i casi latini, usiamo ancora questo termine per alcuni pronomi che indicano "a chi" o "per chi" avviene l'azione. ETICO: Dal greco "ethikos" (relativo al carattere, ai sentimenti), esprime proprio questo: un coinvolgimento emotivo, affettivo, psicologico. Non ha una funzione grammaticale vera e propria, ma una funzione emotiva! Ricorda: È come se aggiungessi un pezzettino di cuore alla frase! La Struttura Grammaticale Il dativo etico si forma usando questi pronomi atoni: PronomePersonaFunzioneEsempiomi1ª singolareEsprime la partecipazione emotiva di chi parlaNon mi sbagliare l'esame questa volta!ti2ª singolareCoinvolge l'interlocutore nell'azioneStavo camminando e indovina chi ti incontro?ci1ª pluraleEsprime la partecipazione emotiva di chi parla (plurale)Stacci bene!vi2ª pluraleCoinvolge gli interlocutori nell'azioneTua madre vi arriva domani? ATTENZIONE! Non esistono le forme "gli", "le" o "loro" per il dativo etico. Si usano solo questi quattro pronomi! Posizione del Pronome Modo VerbalePosizioneEsempioModi finiti (indicativo, congiuntivo, condizionale)Prima del verboChe mi combini?ImperativoDopo il verbo (unito)Mangiatemi tutto!InfinitoDopo il verbo (unito)Non farmi sciocchezze!GerundioDopo il verbo (unito)Studiandomi bene, otterrai buoni risultati Gli Usi Principali del Dativo Etico 1. Esprimere Preoccupazione o Interesse Affettivo Questo è l'uso più comune! Si usa per mostrare che chi parla è emotivamente coinvolto nell'azione. Esempi: "Non mi prendere freddo!" (una madre preoccupata per il figlio) "Studiatemi bene per l'esame!" (un professore che tiene ai suoi studenti) In questi casi, chi parla non riceve l'azione, ma esprime il proprio coinvolgimento emotivo. 2. Esprimere Sorpresa o Disapprovazione Il dativo etico si usa anche per esprimere stupore, meraviglia o disapprovazione: Esempi: "E adesso cosa mi hai inventato?" (cosa ti viene in mente?!) "Mi è diventato un ribelle!" (mio figlio è cambiato e io sono sorpreso) 3. Enfatizzare un Comando o una Richiesta Quando vuoi rendere un imperativo più forte o più affettuoso, aggiungi il dativo etico: Confronto: Senza dativo eticoCon dativo etico"Non prendere freddo!""Non prendermi freddo eh!" (più enfatico)"State attenti!""Statemi attenti in classe!" (più personale) 4. Esprimere Fastidio o Impazienza A volte si usa il dativo etico per esprimere irritazione: Esempi: "Non mi toccare niente!" (sono infastidito) "Che mi avete combinato?" (sono seccato) "Non mi fate rumore!" (sono impaziente) La Costruzione Affettuosa con "A Nonna", "A Mamma", "A Papà" Questa è una costruzione DOLCISSIMA e TIPICISSIMA dell'italiano colloquiale che confonde moltissimi stranieri! Avrai sicuramente sentito, specialmente dalle nonne italiane, frasi come: "Mangia, a nonna!" "Dormi, a mamma!" "Studia, a papà!" "Sta' buono, a nonno!" Cosa Significa Esattamente? Quando una nonna dice "Mangia, a nonna!", NON sta chiedendo al bambino di farla mangiare! Sta dicendo: "Mangia per far contenta la nonna" "Mangia, fallo per la nonna" "Mangia, così la nonna è felice" È un modo tenerissimo di esprimere che l'azione del bambino influenza emotivamente la nonna. È come dire: "Se tu mangi, io sono contenta. Se tu non mangi, io sono triste e preoccupata." La Struttura Formula: Imperativo/Verbo + virgola + "a" + nome familiareFraseSignificato"Dormi, a mamma!"Dormi per far stare tranquilla la mamma"Guarisci presto, a nonna!"Guarisci presto, così la nonna smette di preoccuparsi"Sta' attento, a papà!"Sta' attento, per far stare tranquillo il papà"Finisci i compiti, a zia!"Finisci i compiti, per rendere felice la zia"Non piangere, a nonno!"Non piangere, perché il nonno soffre a vederti così Perché gli Italiani (Specialmente i Nonni) lo Usano? RagioneSpiegazioneEsprimere affetto profondoÈ un modo per dire "Mi importa tantissimo di te e di quello che fai"Motivare con dolcezzaInvece di dare un ordine secco, si fa appello ai sentimenti del bambinoCreare un legame emotivoSi fa capire al bambino che le sue azioni hanno un impatto sui sentimenti della persona caraTradizione generazionaleÈ una formula che si tramanda di generazione in generazione, parte del linguaggio tipico dei nonni italiani Quando Si Usa? Questa costruzione si usa principalmente: In famiglia: specialmente con i bambini piccoli Da parte di persone anziane: nonne e nonni lo usano moltissimo! In situazioni molto affettuose: per esprimere tenerezza e preoccupazione Per incoraggiare o consolare: "Mangia, a nonna!" quando il bambino non ha appetito IMPORTANTE: Questa costruzione si usa quasi esclusivamente con: nonna/nonno, mamma/papà (anche se meno frequente), zia/zio (occasionalmente). NON si usa con amici, colleghi, o in situazioni formali. Sarebbe strano dire "Studia, al professore!" o "Lavora, al capo!". Questa è una formula riservata agli affetti familiari più stretti! Differenze Regionali RegioneFrequenza d'UsoCentro-Sud ItaliaUsatissima, parte del linguaggio quotidiano delle famiglieIsole (Sicilia, Sardegna)Molto comune, sentita come naturale e affettuosaNord ItaliaPresente, ma leggermente meno frequente Questa costruzione è ancora più comune nelle generazioni più anziane. I nonni italiani la usano tantissimo! Un Confronto Interessante TipoFraseTonoNeutro"Mangia la minestra"Ordine sempliceCon dativo etico standard"Mangiami la minestra"Io sono coinvolto emotivamenteCon "a nonna""Mangia, a nonna!"Fallo per me, per rendermi felice (il più dolce e affettuoso!) Differenze con Altri Pronomi È importante distinguere il dativo etico da altri usi dei pronomi. Vediamo alcune differenze fondamentali: Dativo Etico vs. Complemento di Termine TipoEsempioSpiegazioneTestComplemento di termine"Dammi il libro!"Il libro viene dato A ME, io lo ricevo"Dai il libro?" ✗ (manca l'informazione: a chi?)Dativo etico"Mangiami la pasta"Io non mangio, ma sono emotivamente coinvolto"Mangia la pasta" ✓ (ha senso, quindi è dativo etico) Come distinguerli? Se puoi togliere il pronome e la frase ha ancora senso logico completo, probabilmente è un dativo etico! Dativo Etico vs. Pronome Riflessivo TipoEsempioSpiegazioneRiflessivo"Mi lavo le mani"Io lavo le MIE maniDativo etico"Lavami le mani prima di mangiare!"Una mamma che dice al figlio di lavarsi le mani, con coinvolgimento emotivo Quando NON Usare il Dativo Etico SituazioneEsempio SBAGLIATOEsempio CORRETTOSituazioni molto formali"Presidente, mi ascolti attentamente""Presidente, ascolti attentamente"Testi scritti formaliDocumenti ufficiali, lettere formali, articoli scientifici con dativo eticoEvita completamente il dativo eticoCon persone sconosciute"Mi studi bene!" (a uno sconosciuto)"Studi bene!"Costruzione "a nonna/mamma" fuori famiglia"Lavora bene, al capo!"Non usare mai questa forma fuori dal contesto familiare! RICORDA: Quando la frase diventa ambigua, a volte aggiungere il pronome può creare confusione, quindi meglio essere chiari! Esempi Pratici per Esercitarti Analizza queste frasi e identifica se c'è un DATIVO ETICO (e di che tipo), oppure NO (e in quel caso, che funzione hanno i pronomi). Esempio 1: "Mi Hanno Rubato il Portafoglio!" Analisi: In questo caso "mi" è un complemento di termine: hanno rubato IL PORTAFOGLIO A ME. Io sono la persona a cui è stato rubato.Conclusione: NON è un dativo etico!Test: Se togliamo il "mi", la frase non ha senso: "Hanno rubato il portafoglio" (a chi? manca l'informazione essenziale). Esempio 2: "Non Mi Fare Sciocchezze!" Analisi: Chi parla non fa le sciocchezze, ma esprime preoccupazione per l'altra persona.Conclusione: DATIVO ETICO standard!Test: Se togliamo il "mi", la frase ha ancora senso: "Non fare sciocchezze!". Il "mi" aggiunge solo coinvolgimento emotivo. Esempio 3: "Dormi, a Mamma!" Analisi: La mamma non dorme, ma chiede al bambino di dormire per farla stare tranquilla.Conclusione: Costruzione affettuosa con "a mamma"!Significato: "Dormi, per far contenta la mamma" o "Dormi, così la mamma è serena". È tipicissima del linguaggio familiare, specialmente usata con i bambini! Esempio 4: "Studiatemi Bene Questa Lezione!" Analisi: L'insegnante non riceve lo studio, ma esprime il suo interesse e la sua preoccupazione affinché gli studenti studino bene.Conclusione: DATIVO ETICO standard!Test: Possiamo dire "Studiate bene questa lezione" e la frase ha senso completo. Esempio 5: "Mangia Tutta la Minestra, a Nonna!" Analisi: La nonna non mangia la minestra, ma sta chiedendo al nipotino di mangiarla per renderla felice.Conclusione: Costruzione dolcissima con "a nonna"!Significato: "Mangia tutta la minestra, così la nonna è contenta".
Un fantasma si aggira per la Serie A. Sirene kazake cantano in lontananza, sarebbe strano? Sì. Sarebbe assurdo? Forse. Sarebbe divertente? In un certo senso. Nel frattempo l'altalena di risultati continua per tutti tranne che per Meta Catania e Mantova, ma per motivi diversi. In settimana poi ritorna la Champions League, con il turno di ritorno degli Ottavi di Finale. Chiudiamo con una panoramica sui gironi di Serie A2 Élite, ricco di squadre pittoresche e nomi storici che ci ricordano quanto il tempo passi inesorabile e inarrestabile, a meno che tu non sia il cronometrista di Active Network - Sandro Abate.
Se dovessi scegliere un amico per invitarlo a cena chi sceglieresti? Sarebbe un amico conosciuto di recente o uno storico dei tempi delle scuole medie? In questa puntata dei TRE TENORI anche una serie di notizie curiose dalla Svizzera: da chi è stato multato per aver mangiato due gipfel oltre confine alle tanto attese patatine Aromat, già presenti negli scafali di diversi supermercati anche se non è ancora il primo dicembre.Ascolta il podcast
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8360ESCALATION ILLIBERALE: DOPO SARKOZY VA IN PRIGIONE BOLSONARO di Luca Volontè In un crescendo di illiberalità senza precedenti da almeno 100 anni, la democrazia occidentale mostra, via via, segni di grave decomposizione e sfilacciamento ben chiari della tracotanza di un potere che arresta i nemici e possibili oppositori di ieri e di oggi. Dopo il caso clamoroso della grave condanna di Sarkozy perchè "non poteva non sapere" cosa tramassero alcuni dei suoi collaboratori, del successivo arresto e della recente disposizione del carcere ai domiciliari - tutti fatti successivi all'intervista dell'ex presidente francese in cui invitava il reuccio Macron a convocare elezioni o dimettersi - ora in Brasile siamo all'incarcerazione "preventiva" dell'ex presidente Jair Bolsonaro per evitare una possibile fuga. Fuga durante una veglia di preghiera: assurdo spirito anticristiano.L'ex presidente brasiliano è stato condannato recentemente a 27 anni di carcere, per aver "presumibilmente" complottato un colpo di Stato ai danni di Luiz Inácio Lula da Silva, vincitore delle elezioni del 2022. Lo scorso 21 novembre gli avvocati di Bolsonaro avevano chiesto al giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes di consentirgli di scontare la sua condanna agli arresti domiciliari, adducendo motivi di salute, visti i ricorrenti problemi intestinali dell'ex presidente settantenne, derivanti da un accoltellamento avvenuto nel 2018 durante la campagna elettorale, che renderebbero la detenzione pericolosa per la vita. «È certo che trattenere il ricorrente in un ambiente carcerario rappresenterebbe un rischio concreto e immediato per la sua integrità fisica e persino per la sua vita», si legge nella richiesta, che chiedeva gli arresti domiciliari per «motivi umanitari». Il tribunale non ha ancora ordinato l'inizio della pena, mentre sono in corso vari procedimenti legali e ricorsi. I sostenitori di Bolsonaro avevano in programma di organizzare una "veglia" sabato sera davanti all' appartamento dove si trovava da agosto agli arresti domiciliari, un'originale protesta che era stata annunciata da suo figlio, Flávio Bolsonaro, in un video pubblicato sui social media e che sarebbe all'origine del provvedimento di incarcerazione "preventiva" deciso da chi? Dal braccio armato giudiziario di Lula, ovvero il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes. «Il tumulto causato da un raduno illegale dei sostenitori del condannato rischia fortemente di compromettere l'arresto domiciliare e altre misure cautelari, consentendo la sua eventuale fuga», aveva scritto Moraes nella sua decisione, visionata dalla Reuters.Bontà sua, Moraes ha ordinato che non venissero utilizzate manette, che non vi fosse alcuna esposizione mediatica forzata e che venisse riservato un trattamento rispettoso, consono alla dignità di un ex capo di Stato: un insolito mix di severità e deferenza che riflette quanto questo caso sia diventato delicato per gli stessi giustizialisti.Ovviamente anche quest'ultimo atto politicamente motivato a favore dell'attuale presidente Lula da Silva e contrario alle opposizioni, oltre che ad ogni interpretazione dello "Stato di diritto e separazione dei poteri" sta creando sconcerto nel campo dei conservatori. Ogni visita a Bolsonaro deve essere preventivamente approvata dal giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes e quest'ultimo, già durante i "domiciliari", impediva qualsiasi contatto diretto con il leader del Partito Liberale (conservatori) Valdemar Costa Neto; i figli di Bolsonaro si descrivono sempre più spesso come gli unici eredi legittimi degli elettori del padre, circa la possibile candidatura del governatore di San Paolo Tarcísio de Freitas. L'ottantenne Lula da Silva, che aveva annunciato la sua ricandidatura alla presidenza della Repubblica lo scorso 23 ottobre, non ha più nessuna remora nel combattere senza sosta e con sistematicità, grazie al controllo totale sulla magistratura suprema del Paese, contro ogni leader dei conservatori, in particolare Jair Bolsonaro ed i suoi famigliari ed alleati, rei di rappresentare un'alternativa cristiana di libertà e di ripresa economica credibile per il Paese. Le elezioni presidenziali in Brasile si celebreranno, a Dio piacendo e Lula consentendo, i prossimi 4 e 25 ottobre 2026, solo qualche mese prima di quelle francesi (se non si riuscirà a sfiduciare Emmanuel Macron). Saranno mesi intensi e ricchi di colpi di scena, purtroppo tutti eventi che molto probabilmente allontaneranno i due Paesi dai minimi standard democratici.Lula come Macron, due dei leader dei più importanti Paesi del G20, nel silenzio generale passano alle maniere forti e, dopo aver imbavagliato e intimidito le opposizioni, ora incarcerano i disturbatori e pericolosi dissenzienti. C'è da chiedersi dove siano i difensori della democrazia liberale e dove i cantori dei valori occidentali? Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Luca Volontè, nell'articolo seguente dal titolo "Sarkozy condannato, anche le toghe francesi fanno politica" parla della condanna a 5 anni di reclusione per l'ex presidente ritenuto colpevole di associazione a delinquere per i rapporti con la Libia. Una pena senza precedenti per una figura politica di spicco, che apre le porte del carcere a uno scomodo avversario di Macron, in base al teorema ben noto anche in Italia del "non poteva non sapere".Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 settembre 2025:L'ex presidente francese Nicolas Sarkozy sarà presto incarcerato, dopo essere stato condannato ieri, giovedì 25 settembre, a cinque anni di carcere da un tribunale di Parigi che lo ha ritenuto colpevole di associazione a delinquere per i rapporti con la Libia, una punizione senza precedenti per una figura politica francese di spicco. Il processo a suo carico era iniziato lo scorso 6 gennaio. La sentenza di ieri è stata più severa di quanto molti si aspettassero, una novità assoluta per la sua severità e gravità nella storia politica francese moderna. Uno scomodo avversario politico di Macron e dei suoi che viene chiuso in cella per il tempo necessario all'attuale presidente per proseguire con i suoi azzardi internazionali e bluff alla guida del Paese.Di certo Nicolas Sarkozy paga la franchezza delle sue opinioni sulla crisi politica francese e le responsabilità di Macron, rilasciate lo scorso 3 settembre al quotidiano Le Figaro. Meno di un mese fa l'ex presidente diceva: «...Ho avuto modo quest'estate di dire al presidente della Repubblica Macron che sono convinto che non ci sarà altra soluzione che lo scioglimento [del Parlamento]. Sarebbe strano, dopo aver scelto di scioglierlo ieri quando nulla lo richiedeva, rifiutarsi di farlo oggi che la decisione è necessaria! La politica deve rispettare il buon senso e obbedire a regole alle quali bisogna sottomettersi. Le elezioni legislative anticipate si terranno quindi senza dubbio entro poche settimane... il Rassemblement National di Marine Le Pen è un partito che ha il diritto di candidarsi alle elezioni. Può quindi anche vincerle se questa è la scelta del popolo francese! Ai miei occhi, appartengono all'arco repubblicano». Elezioni come unica soluzione alla crisi politica, voluta e innescata lo scorso anno dagli azzardi di Macron e piena legittimità della destra, come forza democratica e repubblicana, di poter vincere le elezioni e governare: due affermazioni che non sono passate inosservate nei circoli che governano oltralpe. Sarkozy, presidente dal 2007 al 2012, trascorrerà del tempo in carcere anche se ricorrerà in appello, come infatti si legge nella decisione del tribunale di ieri.Uscendo dall'aula, Sarkozy ha espresso la sua rabbia per la sentenza. «Quello che è successo oggi... è di estrema gravità per quanto riguarda lo Stato di diritto e la fiducia che si può avere nel sistema giudiziario», ha detto ai giornalisti, dichiarandosi innocente e aggiungendo che la scandalosa sentenza mette in discussione anche il voto dei francesi di allora e l'intero Stato di diritto del Paese.Sarkozy è stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere per i tentativi di alcuni suoi stretti collaboratori di ottenere fondi dalla Libia per la sua candidatura presidenziale del 2007, durante il governo del defunto dittatore Muammar Gheddafi. I fatti per i quali è stato dichiarato colpevole risalgono al periodo tra il 2005 e il 2007, dopo di che - ha aggiunto la corte - è diventato presidente ed è stato coperto dall'immunità presidenziale.Una condanna che si fonda sul teorema, sancito per decenni dalla magistratura italiana, che pur non essendoci alcuna prova certa del reato di cui era accusato, né un soldo era arrivato per la campagna elettorale, Sarkozy, che all'epoca era ministro degli Interni, "non poteva non sapere" cosa avevano trescato i suoi collaboratori con Gheddafi per favorirne l'elezione a presidente della Repubblica. Zero prove anche per quanto riguarda tutte le altre accuse, tra cui corruzione e ricezione di finanziamenti illeciti per la campagna elettorale. Il giudice ha affermato che non vi è alcuna prova che Sarkozy abbia stipulato un accordo con Gheddafi, né che il denaro inviato dalla Libia sia arrivato nelle casse della campagna elettorale di Sarkozy, anche se la tempistica era «compatibile» e i percorsi seguiti dal denaro erano «molto poco trasparenti», ma l'ex presidente è colpevole di associazione a delinquere per aver «permesso» ai suoi stretti collaboratori di mettersi in contatto con persone in Libia, nel tentativo di ottenere finanziamenti per la campagna elettorale. Sarkozy avrà qualche giorno di tempo per sistemare le sue cose e poi i procuratori lo faranno condurre in
Le parole di Davide Bartesaghi a pochi giorni da Inter-Milan: ilrossonero nel sangue, l'esempio Modric e la Nazionale,l'intervista completaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8312OMELIA XXXIII DOMENICA T.O. - ANNO C (Lc 21, 5-19) di Giacomo Biffi Parole oscure e forti - che sono al tempo stesso profezie di sventure e inviti alla speranza - abbiamo ascoltato nell'odierna pagina di vangelo. Gesù le ha pronunciate poco tempo prima del suo arresto e della sua condanna a morte, quando già percepiva imminente la fine, e si faceva più urgente per lui il compito di preparare il suo "piccolo gregge" alle prove e alle sofferenze che avrebbe incontrato. I suoi ascoltatori sembrano ancora spensierati e sereni, tanto che indugiano ad ammirare la bellezza dell'architettura del tempio e la ricchezza dei suoi ornamenti. E proprio prendendo lo spunto da questo ingenuo compiacimento il Signore avvia le sue severe riflessioni. Gli argomenti del discorso di Cristo sono tre: il preannuncio della distruzione di Gerusalemme, preceduta da grandi dolori; la persecuzione cui saranno sottoposti i suoi discepoli; la garanzia della sua presenza di salvatore anche in mezzo alle più tragiche difficoltà. Sono tre temi che tra loro si intrecciano e si rifiniscono. L'INEVITABILE DESTINO DI SOFFERENZA PER IL MONDO E PER LA CHIESA COME CONDIZIONE PER GIUNGERE ALLA GLORIA Non resterà pietra su pietra (Lc 21,6): così sarà castigata la Città santa; così perirà l'edificio più sacro della gente ebraica. Come tutti sappiamo, la profezia di Gesù si è avverata circa quarant'anni dopo ad opera dell'esercito romano guidato da Tito, il figlio dell'imperatore Vespasiano. Sotto un certo profilo, perciò, potremmo dire che non ci riguarda più. Ma nel libro di Dio Gerusalemme, oltre che una città precisa che ha avuto una grande importanza nella storia, è anche il simbolo e la raffigurazione di tutta la terra abitata. Ciò che qui è detto di Gerusalemme, vale per il mondo: anche il mondo troverà una fine violenta, quando la vicenda umana si sarà conclusa e il Signore "di nuovo verrà nella gloria". Ciò che qui è detto delle sofferenze del popolo ebraico, vale anche per la Chiesa, alla quale è dunque riservata una storia di pena. Le parole del nostro Salvatore ci rivelano ciò che noi - noi uomini, ma anche e soprattutto noi cristiani - dobbiamo aspettarci: ci rivelano non ciò che sarebbe conforme ai desideri naturali del nostro cuore, ma ciò che corrisponde al disegno di Dio, il quale vuole che la sua Chiesa arrivi sì alla vittoria, alla gioia, alla gloria, ma passando per la strada della sconfitta e della croce. LA NOSTRA SICUREZZA NON SI FONDA SULLA POTENZA UMANA, MA SU QUELLA DI DIO In concreto, con questo brano evangelico che cosa ci dice Gesù, che possa servire anche alla vita ecclesiale dei nostri giorni? 1. Ci dice prima di tutto che non dobbiamo mai fondare la nostra sicurezza e la nostra fiducia su quanto di esteriore e di strutturale c'è nella Chiesa: non sul numero e sullo splendore degli edifici di culto, non sulla potenza delle opere cattoliche, non sull'efficienza della nostra organizzazione. Certo, tutto deve essere valorizzato al servizio del Regno di Dio. Le cose esteriori non vanno disprezzate o condannate come antievangeliche o ritenute inutili e senza pregio. In particolare, dobbiamo amare le nostre chiese, così come Gesù ha avuto caro il tempio e la Città Santa, al punto di piangere sulla prevista rovina. Però, in niente di tutto questo sta la nostra speranza, che è sorretta soltanto dall'energia dello Spirito Santo, mandato a noi dal Risorto a suscitare negli uomini la fede e a tener viva la carità. A chi gli additava la maestà dell'edificio sacro, caro a ogni ebreo, Gesù ruvidamente risponde: Non resterà pietra su pietra che non venga distrutta (Lc 21,6). LA STAGIONE DEI MARTIRI NON È FINITA 2. Il secondo ammonimento del Signore è ancora più duro e più difficile da accettare: non dobbiamo mai aspettarci un avvenire tutto di pace e un'esistenza garantita contro tutti i guai. Specialmente la Chiesa - e in essa tutti coloro che vogliono veramente e pienamente essere cristiani, cioè appartenenti a Cristo e obbedienti al suo Vangelo - non deve contare su un destino di tranquillità e di trionfi. La promessa che abbiamo ricevuto è molto diversa: Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno (Lc 21,12). In realtà, il gregge di Cristo in ogni secolo è stato fatto oggetto di soprusi, di intimidazioni, di violenze: la stagione dei martiri non è mai finita del tutto. Va precisato anzi che il nostro secolo ha conosciuto forse le oppressioni più grandi e più sanguinose, perpetrate di solito da gente che diceva di portare la libertà, la giustizia e perfino la fraternità. QUANTO PIÙ SIAMO FEDELI, TANTO PIÙ SIAMO ODIATI 3. Il terzo ammonimento è ancora più spiacevole, e non ci meraviglia che in questi ultimi tempi la cristianità si sforzi di dimenticarlo. Non illudetevi - dice il Signore - che gli altri vi abbiano in simpatia e capiscano le vostre buone intenzioni. All'opposto, sarete traditi... sarete odiati da tutti a causa del mio nome (Lc 21,16.17). E non è detto che l'ostilità nei nostri confronti derivi sempre dal fatto che noi cristiani e noi uomini di Chiesa non siamo purtroppo senza difetti e senza torti. Sarebbe troppo bello se ci odiassero solo per quello che ci meritiamo. La Chiesa invece è tanto più malvista, malgiudicata, colpita da accuse bugiarde, quanto più è fedele al suo Maestro e annuncia senza paure la verità. Anche nell'ultima cena Gesù è ritornato su questa idea quando ha detto: Un servo non è più grande del suo padrone: se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi (Gv 15,20). Quasi a dire: se io ho raccolto odio pur non avendo mai fatto niente di male e avendo sempre amato e predicato l'amore, anche voi, quanto più mi sarete fedeli e mi assomiglierete, tanto più vi odieranno.CRISTO È LA RAGIONE DELLA NOSTRA PERSEVERANZA Per fortuna nell'odierna pagina di Vangelo questi ammonimenti così ardui e incresciosi sono compensati dalla promessa più bella: Io vi darò lingua e sapienza (Lc 21,15); cioè, sarò sempre con voi e ispirerò le vostre parole. Io sarò la vostra forza, il vostro coraggio, la vostra pace. Io vi sarò vicino in tutte le lotte che dovrete affrontare. Io sarò la ragione della vostra perseveranza. E voi, se sarete sempre con me, con la vostra perseveranza salverete le vostre anime (Lc 21,19).
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Gli Araxi ospiti di Check One Two: la nuova voce del rock sardo Gli Araxi ospiti di Check One Two: il rock sardo tra memoria e futuro Il programma radiofonico Check One Two ospita gli Araxi, band nata a Capoterra nel 2022 da due figure storiche del rock indipendente sardo: Andrea Canucci e Nadir Serra. Dopo l'esperienza con gli Erotic Monkeys, il gruppo porta in radio una nuova visione musicale fatta di energia, radici e sperimentazione. Gli Araxi nascono a Capoterra nel 2022. Il progetto riunisce Andrea Canucci e Nadir Serra, già membri degli storici Erotic Monkeys. Tra il 2006 e il 2015, la band segna la scena rock del Sud Sardegna con un suono viscerale e diretto. Dopo un periodo di esperienze personali, tra trasferimenti e progetti paralleli, i due si ritrovano. Insieme decidono di dare vita a un nuovo percorso musicale. Gli Araxi debuttano con un EP che contiene Madre e Dalmazia. I brani convincono subito pubblico e addetti ai lavori. Il gruppo si esibisce su diversi palchi isolani, tra cui l'apertura a un concerto dei Marlene Kuntz. Il loro suono unisce rock alternativo, influenze stoner e una forte componente emotiva. Una sintesi che guarda avanti, ma senza dimenticare il passato. Per approfondimenti, è possibile visitare la pagina Facebook ufficiale della band e il sito del Comune di Capoterra. Dalla scena di Cagliari al ritorno in Sardegna Gli Erotic Monkeys nascono a metà anni Duemila, nella vivace scena rock di Cagliari. Con album come Samsara, concerti in tutta Italia e collaborazioni con artisti internazionali, lasciano un segno profondo. Nel 2013, Nadir Serra si trasferisce in Belgio e suona con i Corbax. In quegli stessi anni, Giuseppe Alleda entra nella formazione. Dopo lo scioglimento nel 2015, Serra continua all'estero. Canucci invece esplora la dimensione solista, con il progetto La Pioggia. Nel 2022 nasce il progetto Araxi. Alla formazione si unisce anche Mauro Frau. L'EP Odia Meglio segna una nuova tappa nel loro percorso. Il sound diventa più maturo, ma resta fedele a una visione personale e coerente. Maggiori informazioni si trovano sui profili degli Erotic Monkeys e sul sito ufficiale del Comune di Cagliari. La sfida della musica live in Sardegna Gli Araxi si confrontano con una realtà difficile. In Sardegna oggi mancano spazi per la musica dal vivo. I locali sono pochi e non sempre aperti alle band. I solisti trovano più facilmente piccoli spazi, ma per un gruppo serve continuità. Nonostante tutto, la band non si ferma. Porta avanti il suo percorso con determinazione. Attualmente lavora a un album in studio, in fase di pre-produzione. Il nuovo lavoro punta ad ampliare il suono, mantenendo l'identità costruita con l'EP. Intanto resta aperta la possibilità di una reunion degli Erotic Monkeys. I fan continuano a chiederla. Sarebbe un ritorno molto atteso per tutta la scena musicale isolana. Per seguire i prossimi sviluppi si consiglia di monitorare le pagine ufficiali del gruppo e i canali istituzionali del Comune di Capoterra.
Maracanà con Marco Piccari e Stefano Impallomeni. Ospiti: Piantanida:" La Dea non prenderà mai Thiago Motta" Romondini:"Vanoli sarebbe la scelta giusta ora per la Fiorentina" Mattei:" Zaniolo deve crescere negli atteggiamenti"
Le frasi che possono distruggere un figlio lasciano segni profondi: imparare a evitarle aiuta a crescere bambini sicuri e sereni. Ecco le 8 più comuni.
Sarebbe stato un incontro "teso" quello che è avvenuto alla casa Bianca tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky e dove il tycoon è stato "duro" nel dire chiaramente che al momento non è intenzionato a fornire i Tomahawks all'Ucraina sostenendo che dare i missili a lungo raggio a Kiev 'sarebbe un'escalation'.
Droni ucraini hanno colpito nella notte il più grande deposito di petrolio russo nella città di Feodosia, in Crimea, innescando un enorme incendio, e distruggendo cinque carri armati. Video condivisi sui social mostrano un vasto incendio e un denso fumo nero che si levava dal deposito. I residenti hanno riferito che il bagliore dell'incendio era visibile da diverse parti della città. Sarebbe stata colpita anche una sottostazione elettrica a Feodosia e un'altra a Simferopol.Iscriviti e segui "Notizie dall'Ucraina": YouTube: https://bit.ly/3FqWppn Spreaker: https://bit.ly/42g2ONG Apple Podcasts: https://apple.co/3JE1OMi Spotify: https://spoti.fi/40bpm0v Amazon Music: https://amzn.to/40HVQ37 Audible: https://bit.ly/4370ARc Adnkronos: podcast/adnkronos.com
L'orizzonte internazionale si presenta oggi così drammatico e complesso da non avere altra soluzione da quella che ci ha indicato la Madonna a Fatima nel 1917: il Santo Rosario.La devozione al Rosario viene solitamente considerata nel suo aspetto di preghiera puramente individuale o al massimo familiare, ma ha anche una proiezione pubblica. La pratica del Rosario infatti non solo aiuta i singoli individui nei problemi e nelle difficoltà della loro vita, materiale e spirituale, ma ha una portata sociale che si estende alla vita dei popoli e delle nazioni. Per questo, ha ricordato il papa Leone XIII, “in tutti i secoli e in tutte le lotte la Chiesa ricorse a Maria, e ne ottenne sempre conforto e difesa” (Lettera Da molte parti, del 26 maggio 1903). Il Rosario, in tutti i secoli e in tutte le lotte, è stata l'arma per eccellenza per proteggere la Chiesa e la società cristiana.Ricordare il ruolo del Rosario nella storia della civiltà cristiana sarebbe molto lungo. Bisognerebbe partire dalla nascita del Rosario, nel XIII secolo, per iniziativa di san Domenico di Guzmàn e dei suoi frati domenicani, illustrando la loro vittoriosa predicazione contro l'eresia catara. Sarebbe necessario parlare del ruolo svolto dal Rosario nell' evangelizzazione e nella civilizzazione delle Americhe e di una parte dell'Asia e dell'Africa. E soprattutto non bisognerebbe dimenticare che la festa del Rosario fu stabilita da san Pio V per celebrare Maria col titolo di "Auxilium Christianorum", in ricordo della vittoria delle armate cristiane su quelle maomettane, avvenuta a Lepanto il 7 ottobre 1571.
Funghi rossi di H. G. Wells tempo di lettura: 13 minuti Il signor Coombes ne aveva abbastanza della vita! Uscì di casa di pessimo umore, infilò il viottolo del gazometro per evitare la città, e per il ponte di legno che attraversa il canale di Starling, s'inoltrò nella pineta, solo, lontano dai rumori, lontano dagli sguardi umani. — Così non la può durare! – esclamò, e giù una filza di bestemmie. Il signor Coombes era un omino pallido, pallido, con occhi e baffi nerissimi, portava un solino sfilacciato e stretto, un logoro soprabito guernito di astrakan, ed un vecchio paio di guanti lucidi lucidi colle dita bucate. Egli aveva un aspetto marziale! così almeno diceva sua moglie ne' giorni felici, cioè prima del matrimonio! Ora invece lo chiamava «tisicuzzo» e non era il solo epiteto che giornalmente gli gratificava. Quel giorno la lite era scoppiata, come al solito, in grazia a quella sciocca di Jenny. Jenny era l'amica della signora Coombes, veniva a pranzo ogni domenica senza essere invitata dal padrone di casa, e per di più faceva un baccano indiavolato. Era una ragazzona volgare, dal riso stridente e sempre vestita con colori vivaci e di pessimo gusto. Per colmo d'indiscrezione quella domenica, aveva condotto seco un giovane volgare e chiassone al pari di lei. Durante il pranzo, il signor Coombes era rimasto muto e rigido nel suo abito da festa, e col solino sfilacciato. Era rimasto silenzioso ed ammusonito, mentre la signora Coombes e gli ospiti suoi discorrevano di cose sciocche e scollacciate facendo le più matte risate. Ma appena terminato il pranzo, quando Jenny si pose al pianoforte ed incominciò a cantare a voce spiegata delle canzoni poco decenti, il signor Coombes non potè rimanere più a lungo nel suo silenzio forzato ed incominciò a brontolare a bassa voce. Infatti come avrebbe egli potuto sopportare un tal modo di agire! Cosa avrebbero detto e pensato i vicini, di quel pandemonio e di quelle canzoni! La famiglia Coombes era dunque una famiglia di libertini? Di scostumati? in tal modo non si poteva andare avanti! Bisognava porvi un rimedio! Ed il pover'uomo impallidì, una mano di ferro gli troncò il respiro; e poichè il nuovo ospite si ora impadronito del suo seggiolone favorito, tremante di rabbia e di emozione, si pose a sedere sopra una seggiola accanto alla finestra e con voce rauca e strozzata, esclamò: — Domenica! È domenica oggi! E questo canto non mi garba! Ma Jenny seguitò a cantare, e la signora Coombes che sfogliava dei quaderni di musica ammucchiati sul pianoforte, guardò suo marito con occhi pieni di meraviglia dicendo: — Ebbene? È proibito divertirsi appunto la domenica? — Non vi è alcun male, se vi divertite a modo; ma certe canzonette…. – rispose Coombes. — Che male c'è! – interruppe Jenny, volgendosi di botto sul sedile del pianoforte. Coombes capì che vi era burrasca per aria; ma non volle ritirarsi, anzi aprì il fuoco con maggior forza, come spesso succede alle persone nervose e timide. — Non sciupate quel sedile! – esclamò con forza, – esso non è fatto pei grossi pesi! — Che c'entra il peso? – rimbeccò Jenny indispettita; – voi facevate la critica al mio canto!… seguitate, seguitate! — Ho paura che vogliate sopprimere la musica alla domenica! – esclamò il nuovo ospite sorridendo beffardamente e affondandosi nel seggiolone. — Non date retta a mio marito, Jenny, seguitate a cantare, – disse la signora Coombes. — Avete indovinato, caro signore, – disse ironicamente Coombes; – voglio sopprimere la musica alla domenica. — E si può sapere il perchè? – chiese ancor più ironicamente il nuovo ospite che provava un gran gusto a stuzzicare il prossimo, colla speranza di far nascere una discussione. — Perchè, – principiò a dire Coombes, – perchè voglio che sia così!… Io sono commerciante e debbo pensare alla mia clientela!… — La sua clientela! – interruppe la signora Coombes con disprezzo; – egli non sa dire altro che: «Noi dobbiamo far questo, far quello, per la nostra clientela!» — Se a voi non garba, o non garbava la mia clientela, non dovevate sposarmi! — Strana osservazione! – esclamò Jenny. — Non ho mai visto un uomo simile! Voi avete completamente cambiato carattere dal giorno del nostro matrimonio, prima eravate…. Ma qui Jenny incominciò di nuovo a suonare ed a cantare, ed allora Coombes furibondo urlò più che non disse: — Basta! basta! Non voglio più sentir nè suoni nè canti! — Non fate scandali, – disse il nuovo ospite. — Ma cosa siete voi qui dentro! – urlò Coombes al colmo della collera, – chi ha chiesto il vostro parere? Ed allora cominciarono a gridare tutti e quattro insieme. Il nuovo ospite dichiarò che Jenny era la sua fidanzata, e che egli aveva il dovere di proteggerla. A ciò Coombes replicò che tale linguaggio lo poteva tener fuori, ma non in casa sua; e la signora Coombes saltò su a dire che suo marito avrebbe dovuto vergognarsi d'insultar in tal modo gli ospiti. Il signor Coombes tagliò corto e pregò tutti di andarsene, ma nessuno si mosse. Il povero diavolo dichiarò allora che se ne sarebbe andato egli stesso, e col viso infuocato, le lagrime agli occhi per la rabbia, entrò nel corridoio, infilò il paletò, afferrò il cappello, e mentre Jenny picchiava sul pianoforte e cantava a squarciagola sbattè la porta con tale forza da far tremare le fondamenta ed uscì nella strada deserta per calmare l'animo in tempesta. Voi capite or dunque, perchè egli era disgustato della vita. Percorrendo il sentiero umido sotto gli abeti (era la fine di ottobre) il disgraziato attraversò il fosso pieno di rami e di foglie secche, pensando alla malinconica storia del suo matrimonio, una storia breve e comune! Egli vedeva chiaramente che sua moglie l'aveva sposato per togliersi alla vita del laboratorio; ma che proprio l'amore non vi era entrato per nulla. E questa donna, come tutte quelle della sua condizione, era troppo ignorante per capire quali fossero il suoi doveri e per aiutare il marito negli affari; era una natura avida di piaceri, chiacchierona, tutto amore per la società, irritata di veder sempre intorno a sè la mancanza di agiatezza; ed il mal umore del marito le stirava i nervi. Al primo tentativo di ridurre quella donna essa si era ribellata energicamente ed aveva incominciato la sua solita litania di epiteti e di rimproveri ingiusti. Coombes era un gran brav'uomo, inoffensivo, abituato a rimaner nel suo cantuccio, e così poco disposto a rimbeccare, che si sentiva subito preso da una grande prostrazione e ingoiava…. Poi arrivava Jenny, mefistofele in gonnella, cronaca vivente del vicinato che chiedeva sempre al signor Coombcs d'andare al teatro, di qua, di là, dappertutto, dove poteva incontrare cugini, parenti; pareva prender gusto nel divorare il danaro del poveretto, a gettargli in viso delle insolenze, e a metter sottosopra la sua sistematica esistenza. Non era la prima volta che il signor Coombes scappava da casa sua cogli occhi fuor del capo, infuriato e spaventato, gridando, bestemmiando che era giunta la fine di quella vitaccia! Mai però era stato così stanco della sua esistenza come questa volta, forse la digestione ed il cupo colore del cielo entravano per qualche cosa nella sua disperazione. Egli presentiva, come conseguenza del suo matrimonio, la rovina del suo commercio, il fallimento ed allora…. Allora sua moglie avrebbe recitato il «mea culpa» ma troppo tardi! Egli non era altro che un piccolo bottegaio, con un meschino capitale tutto impiegato nel commercio, e se sua moglie non cacciava via dal capo tutte le fisime e i capricci, egli correva il rischio di ridursi alla miseria. Non poteva permettersi il lusso del divorzio, era al disopra de' suoi mezzi, così bisognava intisichire accanto a quella donna, che lo dileggiava senza pietà. La cosa volgeva al tragico. I muratori bastonano le loro mogli, gli arciduchi non fanno di meglio, ma al piccolo impiegato, al meschino bottegaio non rimane che segarsi la gola! Non vi è dunque da far meraviglia, se il signor Coombes per un minuto abbia sentito infiltrarsi nel cervello questi cupi pensieri, ventilando la questione fra il rasoio ed il revolver, colla relativa lettera sentimentale al questore per chiedere perdono. Dopo un po' il furore fece posto ai pensieri malinconici. Pensare che egli aveva preso moglie con quel so- prabito, con quell'abito! Rifece la sua storia fino al gior- no in cui si era innamorato, quando gli era venuto in mente di ammogliarsi, l'economia a cui si era assogget- tato per effettuare il suo sogno. E poi a che cosa era riu- scito? Non vi era dunque lassù il buon Dio? E qui le idee di morte fecero ancora ressa nel suo cervello. Pensò al canale, che aveva attraversato, e gli parve di potervisi gettare a capo fitto e finirla così una buona volta; ma, mentre progettava d'annegarsi, ecco che gli cadde sott'occhio un fungo; lo fissò macchinalmente a tutta prima, poi riflette e si chinò per coglierlo, scambiandolo per una borsa di pelle, s'accorse che era la capocchia rossiccia d'un fungo, lucida, bavosa, d'un odore acre. La fatalità aveva fatto nascere sul suo sentiero funghi rossi di ogni grandezza ovunque posava lo sguardo, di qua, di là, dappertutto funghi rossi! L'idea, del veleno gli balenò nella mente. Ne staccò un pezzo. La polpa era biancastra, ma non tardò a cambiarsi in giallo verdognolo. Per meglio persuadersi ne staccò due altri pezzi, ma anch'essi fecero lo stesso cambiamento, erano dunque velenosi; suo padre glie ne aveva spesso parlato, dipingendoli pieni di veleno potente. — Non bisogna mai rimandare al domani una decisione, presa oggi, – pensò tra sè il signor Coombes. – Egli ne assaggiò un piccolo pezzettino, quasi un briciolo. Il gusto era così acre, che fu lì lì per sputarlo, ma si trattenne, egli sentì una sensazione di calore, poi la bocca impastata come se avesse mangiato della senape. Ma il gusto in fondo non era cattivo; ne mangiò un altro pezzo, no, non era cattivo; egli voleva finirla, e inghiottì un altro pezzo ancora. Subito sentì delle punture nelle dita, il polso si mise a battere forte forte, ed incominciarono a ronzargli le orecchie. — Proverò a mangiarne ancora, – mormorò il signor Coombes, si guardò attorno, volle muoversi; ma le gambe mal lo reggevano. Fece uno sforzo per raggiungere un altro bel fungo rosso. — Bello! bello! – borbottò stupidamente, – bisogna che lo mangi. Fece un passo avanti, barcollò e cadde lungo e disteso col naso contro terra e svenne. Ritornò in sè poco dopo e si rialzò. Il cappello era andato a finire nel fosso. Dapprima i suoi pensieri lentamente si muovevano confusi, intralciati: poco a poco si schiarirono ed una gran gioia gli invase il cuore. Si sentì leggero, gaio; aveva la gola in fuoco; ma il cuore giocondo, scoppiò dal ridere. Era pazzo? neppure lui ce lo avrebbe potuto dire! La memoria gli ritornò, ma non potè ben precisare le sue idee. Si ricordava che egli aveva avuto dei dispiaceri a casa sua, perchè gli altri volevano divertirsi. Ma sì! costoro avevano ragione; ma bisogna farsi del buon sangue quaggiù! Ma egli ritornerebbe a casa, farebbe la pace, e perchè non porterebbe con sè uno di quei funghi per farli assaggiare? Che stupido! Egli si era mostrato sempre imbronciato, brontolone, ah! ne farebbe ammenda! Sarebbe assai comico il rivoltare le maniche del soprabito e infilare un ramo di ginestra dorata nella tasca del panciotto? Sì, egli vi entrerebbe così, e cantando, passerebbe una lieta serata. Dopo la partenza del signor Coombes, Jenny cessò di suonare il pianoforte: — Oh! che scene per una sciocchezza! Oh! signor Clarence, che pazienza mi ci è voluta! Il signor Clarence era il nuovo ospite. — È un po' vivace, – rispose sentenziosamente l'interpellato. — Egli non ha il minimo sentimento della sua posizione; ecco ciò che mi affligge; il suo mondo è quel buco oscuro della sua bottega, – sospirò la signora Coombes. – Se domando qualche cosa per essere vestita decentemente, se oltrepasso le spese fissate per la casa, eccolo alle cattive parole. «Fate economia», grida di giorno e dice sognando alla notte! Una volta gli saltò il capriccio di farci mangiare della margarina, già non sono così matta da fargli vedere i conti. — Avete ragione, – approvò Jenny. — Quando un uomo ama una donna, – continuò il signor Clarence sdraiato nel suo seggiolone, – deve essere pronto a fare dei sacrifici. In quanto a me non prenderò moglie (e fissava Jenny) finchè non potrò fare le cose a modo; sarà egoismo; ma l'uomo non ha il diritto di trascinare una donna nella miseria! — Non sono del vostro parere, – disse Jenny, – una moglie può benissimo venire in aiuto del marito purchè questi non la scambi per una serva. — Sono stata una stupida a sposare quest'uomo; – ribattè la signora Coombes, – figuratevi, che se non c'era mio padre, non avremmo neanche avuto la vettura il giorno delle nozze! — Ma come mai si è piegato a far questa spesa? – domandò il signor Clarence. — Ma…. È stato un vero miracolo! Oh! certo non avrebbe mai preso una serva per aiutarmi una volta alla settimana! Mi mette sempre i suoi conti sotto al naso: teme sempre di non arrivare alla fine dell'anno: ma io glie ne dico di cotte e di crude! Non dovevate sposare una donna come me; per voi, vi ci voleva una schiava. E la signora Coombes, sospirando e invocando il cielo, incominciò a preparare il tè, mentre Jenny si pose a sedere sul bracciale del seggiolone nel quale tranquillamente fumava il signor Clarence. Dopo un po' di tempo parve loro sentire un rumore di passi. — È mio marito! se n'è andato furioso come un leone e torna quieto come un agnello, – esclamò la signora Coombes. S'udì sbattere una sedia in terra, poi un rumore di passi, e finalmente apparve sull'uscio il signor Coombes. Era completamente sfigurato, il colletto della camicia penzolante, il cappello coperto di funghi; l'abito al rovescio; ed un ramo di ginestra al panciotto. Ma ciò era nulla, in confronto della sua fisonomia: aveva gli occhi smisuratamente allargati e le labbra azzurrognole atteggiate in una smorfia lugubre. — Oh!? dell'allegria qui? – fece il signor Coombes. E spiccando un salto salutò, facendo un profondo inchino. La signora Coombes diè un urlo, il signor Clarence rimase pietrificato. — È ubbriaco?! – esclamò Jenny. – Ma gli ubbriachi non hanno una faccia simile, nè simili occhi! Coombes offrì al signor Clarence una manciata di funghi, dicendogli: «Assaggiate e poi vedrete!» Ma vedendo la faccia stupita del nuovo ospite d'un lampo passò dalla gioia più franca al furore più minaccioso. Parve ricordarsi di ciò che era avvenuto e con voce tonante gridò: — Sono il padrone qui dentro, mangiate! – e gli mise i funghi sotto al viso. Clarence ebbe paura, si alzò di botto e si trincerò dietro il seggiolone, ma il signor Coombes più svelto di lui gli si avventò addosso mentre Jenny d'un balzo fu sull'uscio seguita dalla signora Coombes. Clarence tentò allora di svincolarsi, ma invano perchè l'altro lo teneva abbracciato stretto stretto, cercando con una mano di cacciargli i funghi in bocca. Lottarono così per qualche minuto, finalmente Clarence con uno sforzo supremo si svincolò, die' uno spintone al suo avversario, fuggì nel corridoio, e si rifugiò in cucina urlando: — Chiudetelo dentro! Chiudetelo dentro! Tutta tremante, la signora Coombes scappò in camera sua, rinchiudendovisi a chiave, mentre Jenny si nascondeva in bottega. Allora il nuovo apostolo dell'allegria corse nel corridoio sempre coi suoi funghi. Dopo avere alquanto titubato sulla direzione da prendere si decise per la cucina. Clarence che non era riuscito a dare un giro di chiave, scappò nella dispensa. Ora è difficile narrare quanto successe, perchè il signor Clarence è stato molto parco d'informazioni intorno a quest'incidente. Quello che noi sappiamo di certo, è che la collera di Coombes cadde come per incanto; ma a dire il vero vi erano proprio sul tavolo, certi coltellacci che persuasero forse il Clarence a fare quanto l'altro voleva onde evitare un ripiglio di furore che poteva condurre ad una tragedia. Ed infatti egli fu obbligato e svestisi, fu conciato coi funghi nei capelli e nella faccia, e poi cacciato fuori in quello stato dalla porticina nel giardino. Manco a dirlo, la signora Coombes e Jenny non si erano mosse dal loro rispettivo asilo, e tremanti aspettavano forse il loro turno; ma Coombes soddisfatto e calmo ritornò in cucina, dove, quantunque buon cristiano, bevette cinque bottiglie di quella birra forte, che la moglie aveva, col pretesto che erano necessarie alla sua salute, fatto venire per sè sola. Quindi ruppe il collo delle bottiglie, fece volare per aria parecchi piatti, cantò alcune romanze allegre, si tagliò un dito con un pezzo di bottiglia…. e questo fu il solo sangue versato…. poi cadde lungo disteso in terra e si addormentò d'un sonno profondo e riparatore. *** Cinque anni dopo, appunto di domenica, in un bel pomeriggio di ottobre, il signor Coombes passeggiava nella pineta al di là del canale. Era sempre l'uomo che abbiamo dipinto al principio di questa storia, pallido pallido, con occhi e baffi nerissimi, ma aveva un solino nuovo ed il soprabito col bavero di velluto, ed i guanti erano quasi nuovi. Una certa fierezza nelle movenze dimostrava un uomo contento di sè: aveva fatto affari, aveva allora tre impiegati! Gli camminava a fianco un suo fratello Tommaso giunto da poco dall'Australia: parlavano d'affari e il signor Coombes faceva la sua esposizione finanziaria. — Oh! ci sono risorse nel commercio, – diceva Tommaso, – e tu sei ben fortunato di avere una donna che ti aiuta! — Ma non è sempre stato così: oh! le donne sono delle strane creature! Mia moglie una volta era stravagante ed io troppo compiacente, ella credeva di poter fare la gran dama. La mia casa era un albergo. C'era sempre un'amica, il cavalier servente dell'amica, e poi alla domenica baraonda completa: il mio povero commercio andava a rotta di collo e mia moglie faceva l'occhiolino ai giovanotti. Predicavo, ma inutilmente, finalmente le cose giunsero all'estremo: ella mi credeva un buon diavolo, incapace di andare in collera. Vedi, le donne come la mia non rispettano il marito se non quando ne hanno paura. Un giorno viene a casa la sua amica Jenny, il fidanzato l'accompagnava. Scoppiò una questione ed io, per l'amor della pace, via pei campi! Venni qui ruminando ciò che dovevo fare. Ritornai a casa e maltrattai i miei convitati, bastonai mia moglie, feci tutti i diavoli, ruppi quanto mi veniva in mano: cantai, gridai, insomma un finimondo! Mia moglie scappò in camera e rimase là rintanata. L'indomani le dissi: avete visto come sono quando vado sulle furie? Vi ho dato una lezione! — E da quel giorno sei sempre stato felice? – domandò Tommaso. — Sempre! ma se non facevo la sfuriata sarei ora un povero diavolo rovinato da capo a piedi, avrei avuto tutta la famiglia di mia moglie contro di me, invece ora mi fanno il viso dolce e tutto va benone! I due fratelli fecero un pezzo di strada in silenzio. — Le donne sono delle strane creature, – osservò Tommaso. – Sono velenose ed inutili, – continuò a dire osservandolo. — Velenose sì, ma inutili forse no! – rispose Coombes. E questo fu tutto il ringraziamento, che ebbero i funghi!… E pensare che erano stati proprio i funghi che l'avevano reso capace di un'azione decisiva, tale da cambiare tutta la sua esistenza. Fine. Troverai tanti altri racconti da leggere nella Mediateca di Pagina Tre (clicca qui!) Scopri sul sito Internet di Liber Liber ciò che stiamo realizzando: migliaia di ebook gratuiti in edizione integrale, audiolibri, brani musicali con licenza libera, video e tanto altro: https://liberliber.it/. Se questo libro ti è piaciuto, aiutaci a realizzarne altri. Fai una donazione: https://liberliber.it/aiuta/. LIBRO PARLATO: VOCE: Fiorenza Auriemma DATA: 03/10/2025 QUESTO E-BOOK: TITOLO: Funghi rossi AUTORE: Wells, Herbert George DIRITTI D'AUTORE: no LICENZA: questo testo è distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: https://liberliber.it/opere/libri/licenze/ TRATTO DA: Novelle straordinarie / H. G. Wells ; [illustrazioni di Celso Ondano]. - Milano : Fratelli Treves, 1905. - 211 p., [10] c. di tav. : ill. ; 27 cm. SOGGETTO: FIC029000 FICTION / Brevi Racconti (autori singoli) FIC028040 FICTION / Fantascienza / Brevi Racconti
Il 29 gennaio 2024 la piccola Hind Rajab venne assassinata dall'esercito israeliano, assieme ai familiari che erano in auto con lei, mentre tentavano di fuggire da Gaza.Questo film, racconta le ultime angoscianti ore della bambina, intrappolata nella vettura crivellata di colpi e circondata dai cadaveri dei suoi zii e cugini, nel disperato tentativo di essere salvata, chiamando la Mezzaluna Rossa, il soccorso palestinese.Sarebbe sufficiente quello spietato simbolo dell'infinito ripetuto e marcato, disegnato su quel pannello di vetro, per simboleggiare la follia della burocrazia, che non può salvare vite se prima non è autorizzata e il vuoto ormai imperante dell'essere umano.Questo non è solo un film. Questa è la realtà dell'abisso nero e senza ritorno che siamo diventati e che la voce reale di Hind Rajab ci ricorda ogni istante, attraverso le registrazioni reali di quell'orribile giorno.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8302IL CLUB DEI TRONFI IMMORTALI: PUTIN, XI JINPING, KIM JONG UN di Paola Belletti Chiacchiere da parata tra i leader di quella parte del mondo che si sta pesantemente appoggiando ai bordi del tavolo degli equilibri globali, Cina e Russia, innanzitutto, col rischio di ribaltarlo. Con Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping era presente, tronfio come da par suo, anche il leader nord coreano Kim Jong Un. L'occasione, mercoledì scorso 3 settembre, è stata la celebrazione degli 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Oltre le dichiarazioni ufficiali, le foto storiche e la portata eccezionale dell'evento, però, la tv di stato cinese ha colto uno scambio piuttosto interessante e, a suo modo, raccapricciante tra i tre. Mentre camminavano alla testa del corteo diretti verso piazza Tienanmen, forse per riempire quello spazio di imbarazzo che si genera tra persone che non sono intime, ecco che dopo saluti e amenità varie si trovano a parlare della possibilità di vivere per sempre, conquista che sarà resa possibile dallo sviluppo biotecnologico. Una cosa di qualche decina d'anni forse, ma il risultato sarebbe ormai a portata di mano. Ecco gli stralci di conversazione tra i tre, come riporta tra gli altri Il Post: «Il tono della conversazione, tradotta dagli interpreti tra il mandarino e il russo, è conviviale.A 70 ANNI SIAMO ANCORA GIOVANIL'audio è frammentato e alcuni pezzi sono inudibili, ma il dialogo sembra cominciare tra Xi e Kim, che si scambiano convenevoli e dicono di essere contenti di vedersi dopo diversi anni. Poco dopo Xi dice: "ora le persone a 70 anni sono ancora giovani". Dopo qualche secondo in cui è difficile distinguere chi parli, Xi si rivolge a Putin, dicendo: "Un tempo difficilmente la gente viveva oltre i 70 anni, ma oggi a 70 anni... sei ancora un bambino"». Segue anche il contributo del presidente (quasi) a vita (quasi eterna?) Putin: «"Con lo sviluppo delle biotecnologie, gli organi umani possono essere trapiantati più volte, e le persone possono vivere più a lungo e persino raggiungere l'immortalità". A quel punto Xi risponde, dicendo: "Secondo le previsioni nel corso di questo secolo gli esseri umani potranno vivere fino a 150 anni".»Dio ce ne scampi e liberi, potremmo gridare mani levate al Cielo. Se Dio stesso non ci avesse già liberato. Il sogno transumanista destinato a degenerare in incubo è il solito tentativo tragico e goffo dell'uomo inconsapevole dello stato di decadenza nel quale vive che perverte il desiderio di pienezza di vita nel prolungare così com'è la vita terrena, illudendosi così di diventare eterno. La solita superbia vecchia ben più del mondo, il solito scimmiottare le promesse di Dio, che non verranno mai meno, i soliti terribili paradisi in terra realizzati a suon di guerre, morti, sacrifici umani dalle varie dittature novecentesche che non sembrano volerci lasciare. Ciò che Cristo, e solo Lui, è venuto a portarci è l'inizio reale, sebbene nascosto fino allo svelamento glorioso finale, di un'altra dimensione di vita: eterna, non perenne, incorruttibile, non ricucita di continui con i soliti tessuti logori della nostra condizione mortale. La morte, quindi, che continua a ripugnarci istintivamente, diventa sotto il dominio della Grazie il limite posto come una soglia che si affaccia su una vita vera, piena, compiuta e, finalmente, beata.LA RESISTENZA CHE L'UOMO OPPONE ALLA MORTELo diceva Benedetto XVI nell'omelia della veglia pasquale del 3 aprile 2010, con la consueta balsamica chiarezza: «Si rende evidente la resistenza che l'uomo oppone alla morte: da qualche parte - hanno ripetutamente pensato gli uomini - dovrebbe pur esserci l'erba medicinale contro la morte. Prima o poi dovrebbe essere possibile trovare il farmaco non soltanto contro questa o quella malattia, ma contro la vera fatalità - contro la morte. Dovrebbe, insomma, esistere la medicina dell'immortalità. Anche oggi gli uomini sono alla ricerca di tale sostanza curativa. Pure la scienza medica attuale cerca, anche se non proprio di escludere la morte, di eliminare tuttavia il maggior numero possibile delle sue cause, di rimandarla sempre di più; di procurare una vita sempre migliore e più lunga. Ma riflettiamo ancora un momento: come sarebbe veramente, se si riuscisse, magari non ad escludere totalmente la morte, ma a rimandarla indefinitamente, a raggiungere un'età di parecchie centinaia di anni? Sarebbe questa una cosa buona? L'umanità invecchierebbe in misura straordinaria, per la gioventù non ci sarebbe più posto.Si spegnerebbe la capacità dell'innovazione e una vita interminabile sarebbe non un paradiso, ma piuttosto una condanna. La vera erba medicinale contro la morte dovrebbe essere diversa. Non dovrebbe portare semplicemente un prolungamento indefinito di questa vita attuale. Dovrebbe trasformare la nostra vita dal di dentro. Dovrebbe creare in noi una vita nuova, veramente capace di eternità: dovrebbe trasformarci in modo tale da non finire con la morte, ma da iniziare solo con essa in pienezza. Ciò che è nuovo ed emozionante del messaggio cristiano, del Vangelo di Gesù Cristo, era ed è tuttora questo, che ci viene detto: sì, quest'erba medicinale contro la morte, questo vero farmaco dell'immortalità esiste. È stato trovato. È accessibile. Nel Battesimo questa medicina ci viene donata. Una vita nuova inizia in noi, una vita nuova che matura nella fede e non viene cancellata dalla morte della vecchia vita, ma che solo allora viene portata pienamente alla luce».Che dite, andiamo a dirlo anche a quei tre?
Sarebbe possibile vivere ben oltre 100 anni eseguendo trapianti di organi periodicamente? Sarebbe sufficiente oppure sorgerebbero altre problematiche? E.. il cervello? Come gestirlo visto che ad oggi il trapianto o il trasferimento di coscienza non è possibile? Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Sarebbe possibile un mondo senza banche e istituti di credito? Lo immaginiamo insieme a Massimo Manzo, giornalista di Focus
Vera è una adolescente, ha un fratello più grande di ben tredici anni. Sarebbe più corretto dire, però, aveva, perché un giorno arriva a casa a una telefonata: suo fratello è stato investito da un treno. Vera aveva con C’è, così lo chiamava, un rapporto veramente simbiotico, nonostante la grande differenza di età. Dopo la sua scomparsa, i genitori eludono le domande che Vera fa sul fratello e lei si sente sempre più sola e inadeguata, anche rispetto a quel fratello amato, ma anche invidiato perché era considerato dai genitori quasi perfetto. Un giorno Vera inizia a sentire la voce del fratello nella sua testa. I compagni di scuola pensano che sia matta. L’unica a darle credito è Ginevra, detta Gin, destinata a diventare la sua migliore amica. Tutto questo è raccontato in "Quel posto che chiami casa" di Enrico Galiano (Garzanti). Un romanzo commovente che parla di amore fra un fratello e una sorella, ma che parla anche di adolescenti, della difficoltà di trovare un posto nel mondo, del sentirsi inadeguati, un romanzo che parla della gara all’essere perfetti e di disturbi mentali.
Michele Noschese, deejay napoletano, è morto dopo un intervento della polizia.Support this podcast at — https://redcircle.com/storia/donationsAdvertising Inquiries: https://redcircle.com/brandsPrivacy & Opt-Out: https://redcircle.com/privacy
®I paesi baltici sono diventati rifugio per centinaia di giornalisti scappati dalla Russia soprattutto dopo che il presidente Vladimir Putin ha invaso l'Ucraina, nel febbraio 2022. Sarebbe stato impossibile continuare a lavorare nel loro paese. Molti oggi sono in Lettonia, dove i loro editori hanno spostato redazioni e personale. Radio Svoboda, Novaja Gazeta, Meduza e tante altre realtà della stampa indipendente continuano a coprire da lì gli eventi che accadono in Russia. Ma i problemi che devono affrontare sono molti: vivere lontano dai propri amici e familiari, in esilio, lontani dal loro paese, crea isolamento, solitudine, incertezza per il futuro. Alcuni si sono adattati alla loro nuova vita e continuano a fare il loro lavoro. Altri hanno avuto bisogno di assistenza e protezione in centri dedicati ai giornalisti come il Riga Media Hub. Prima emissione: 22 marzo 2024
La storia del giovane comasco che si è stabilito in Gold Coast: "Se avete una mezza idea di farlo, venite in Australia".
Fare cassa e concentrare il patrimonio nell unica partecipazione che conta, EssilorLuxottica. Sarebbe questa, secondo quanto risulta a Il Sole24 Ore, la richiesta avanzata da diversi azionisti di Delfin, la capogruppo a capo dell impero costruito da Leonardo Del Vecchio. Un sistema che, oltre al 32% detenuto nel gigante degli occhiali, conta quote di peso in Mediobanca (20%), Generali (10%), Unicredit (2,7%), Mps (9%). Ne parliamo con Marigia Mangano de il Sole 24 OreCorte dei conti: "Nella sanità liste d'attesa vergognose"Oggi la Corte dei conti ha presentato il Giudizio di parificazione per l esercizio finanziario 2024. Molti i temi emersi, dalla stima del Pil ai balneari, passando per la Sanità. E, a tal proposito il il procuratore generale della Corte dei Conti Pio Silvestri ha dichiarato: "È necessario rimettere al centro del villaggio salute il professionista sanitario (il medico e l infermiere) in modo che, adeguatamente remunerato, possa essere determinante nei processi decisionali e di gestione delle strutture deputate alla cura. La rivalutazione del capitale umano risulterebbe anche funzionale all abbattimento del vergognoso, per un Paese civile, fenomeno delle liste di attesa". Approfondiamo il tema con Gianni Trovati de il Sole 24 Ore.Il Pil americano nettamente al di sotto delle stimeSecondo quanto appena pubblicato dal dipartimento del Commercio, il Prodotto interno lordo statunitense è diminuito dello 0,5% nel primo trimestre 2025, quello dell'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, in base alla terza lettura del dato, ovvero quella finale, in peggioramento rispetto al -0,2% in seconda lettura e il -0,3% in prima lettura. Le attese erano per un -0,2%. Male anche le richieste di sussidi di disoccupazione che sono scese meno del previsto (-10.000 a 236.000 unità, contro stime per 244.000). Gli ordini di beni durevoli sono invece saliti del 16,4%, contro il +7,5% previsto. Ne parliamo con Domenico Lombardi, direttore del Policy Observatory della School of Government della Luiss.
Maracanà con Marco Piccari e Stefano Impallomeni. Ospiti: Orlando:" Nello scambio Theo - Vlahovic ci guadagnerebbe la Juve. Di Gennaro:" Nunez per Conte sarebbe fantastico, giocatore per lui."
In Spagna i motociclisti possono utilizzarla, a 30 all'ora al massimo e se il traffico è molto intenso. In Italia la manovra ci è vietata dal Codice, ma è spesso tollerata creando così confusione e situazioni di pericolo. Sarebbe il caso di cambiare la legge?
"Quel posto che chiami casa" di Enrico Galiano e "La levatrice" di Bibbiana CauVera è una adolescente, ha un fratello più grande di ben tredici anni. Sarebbe più corretto dire, però, aveva, perché un giorno arriva a casa a una telefonata: suo fratello è stato investito da un treno. Vera aveva con C’è, così lo chiamava, un rapporto veramente simbiotico, nonostante la grande differenza di età. Dopo la sua scomparsa, i genitori eludono le domande che Vera fa sul fratello e lei si sente sempre più sola e inadeguata, anche rispetto a quel fratello amato, ma anche invidiato perché era considerato dai genitori quasi perfetto. Un giorno Vera inizia a sentire la voce del fratello nella sua testa. I compagni di scuola pensano che sia matta. L’unica a darle credito è Ginevra, detta Gin, destinata a diventare la sua migliore amica. Tutto questo è raccontato in "Quel posto che chiami casa" di Enrico Galiano (Garzanti). Un romanzo commovente che parla di amore fra un fratello e una sorella, ma che parla anche di adolescenti, della difficoltà di trovare un posto nel mondo, del sentirsi inadeguati, un romanzo che parla della gara all’essere perfetti e di disturbi mentali.Nella seconda parte parliamo di un romanzo che ci porta nel cuore della Sardegna nel 1917. Mallena è arrivata a Norolani quindici anni prima e qui fa la levatrice empirica, nel senso che non ha studiato per fare questo mestiere, fra l’altro non sa né leggere né scrivere, ma il suo è un mestiere antico, appreso attraverso la pratica. In più Mallena conosce il potere delle erbe e dei rimedi naturali. Quando il marito torna dalla guerra dopo aver perso una gamba, c’è bisogno di soldi per le medicine oltre che per crescere i due figli, e così Mallena decide di chiedere al sindaco di essere pagata per i servizi che ha sempre prestato alle donne gratuitamente. Per tutta risposta le autorità fanno arrivare dal Continente un’ostetrica professionista che non conosce le tradizioni e la cultura delle donne del luogo. Questa è la trama di "La levatrice", opera prima di Bibbiana Cau (Nord).
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Tutto rimandato all'ultima giornata: dopo i pareggi sofferti e agitati di Inter-Lazio e Parma-Napoli, si dovrà aspettare la serata di venerdì 23 maggio per decidere chi avrà la meglio tra nerazzurri e partenopei in questo campionato, altrimenti si andrà allo spareggio. Tutto da decidere anche per l'ultimo posto Champions disponibile, con la Juventus che deve difendersi dalle due agguerrite romane e da un Venezia che spera ancora di salvarsi. Pardo e Genta ne parlano con gli ascoltatori e con Massimiliano Gallo, direttore de Il Napolista e con Franco Vanni di Repubblica. Sarebbe stato il rientro perfetto, ma Sinner ha dovuto arrendersi in finale allo strapotere sulla terra rossa di Alcaraz. Doppia soddisfazione invece per Jasmine Paolini che, dopo aver conquistato la finale del singolo femminile, trionfa anche nel doppio con la compagna Sara Errani. Il commento finale degli Internazionali di Roma è della ex tennista Raffaella Reggi.
Nella pagina sportiva di oggi parliamo del balzo in avanti del Napoli in Serie A, poi spazio al ciclismo con la vittoria di Pogačar alla Liegi-Bastogne-Liegi e alla MotoGP, dove trionfa Alex Marquez.
Sarebbe stata una Sprint diversa con Bagnaia in prima fila. A dirlo è Marc Marquez, ma il fatto è che la scivolata nel secondo tentativo in qualifica ha rovinato, probabilmente, la gara a Francesco Bagnaia che non è capace di recuperare partento dalle retrovie, 11esima posizione.In testa dal primo all'ultimo giro, dopo aver rintuzzato un attacco del fratello Alex, l'otto volte iridato ha così dominato la gara breve. Sul podio con lui, Marquez junior e Franco Morbidelli, con Aldeguer quarto davanti a Quartararo che gli ha aperto la porta con un errore, e Di Giannantonio.Una gara noiosa? No, perché alle spalle del Marcziano c'è stata una bella battaglia. Non tanto per il secondo posto, anche se Morbidelli ha tenuto Alex nel mirino, quanto per il quarto posto con un incisivo Quartararo, che lo avrbebe meritato, ma lo ha perso per un errore all'ultimo giro regalandolo ad Aldeguer che però decisamente aveva un ritmo migliore.E Bagnaia? Dopo una partenza anonima ha guadagnato qualche posizione, riuscendo a prendere un buon ritmo, ma non è mai stato incisivo.Come del resto Jorge Martin, alla sua prima gara stagionale con l'Aprilia, che però ha ben altre scusanti.Carletto, Il Decano e Carenato parlano diffusamente delle situazioni manifestatesi in questa Sprint.
La Cina risponde ai dazi di Trump portando le sue tariffe sui beni Made in Usa dal 34% all'84% con effetto dalle ore 12:01 del 10 aprile 2025. Altre questioni, riferisce una nota del ministero delle Finanze, saranno implementate. Pechino esorta gli Stati Uniti a correggere immediatamente le proprie pratiche sbagliate, ad annullare tutte le misure tariffarie unilaterali contro la Cina e a risolvere adeguatamente le divergenze con la Cina attraverso un dialogo paritario basato sul rispetto reciproco. La decisione arriva dopo che Trump ieri ha portato i dazi verso Pechino al 104%. La Cina, il principale rivale economico e strategico Usa ma anche un importante partner commerciale, è la più colpita con aliquote aggregate salite al 104%, frutto del 20% precedentemente imposto, di un ulteriore 34% e di un aumento dell'ultimo minuto del 50% firmato da Trump ieri sera in risposta ai dazi che Pechino aveva portato al 34%. Allinearsi con la Cina sul commercio è "come tagliarsi la gola". Lo ha detto il segretario al Tesoro Scott Bessent, sottolineando che i Paesi che non reagiranno ai nuovi dazi del Presidente Donald Trump non dovranno affrontare tassi più elevati. "Penso che quello che molti non capiscono è che i livelli stabiliti mercoledì scorso rappresentano un limite massimo se non si reagisce", ha spiegato. Bessent ha messo in evidenza che sarebbe "suicida" per gli altri Paesi avvicinarsi alla Cina in termini commerciali nel tentativo di compensare gli effetti dei dazi statunitensi. "Sarebbe un suicidio", ha detto. La Cina non fa altro che "produrre e produrre" e "inondare" i mercati globali abbassando i prezzi, ha osservato. Interviene in trasmissione Fabio Scacciavillani, economista, editorialista Sole24 Ore.Dazi: 25 miliardi di aiuti alle imprese italianeLa rimodulazione del Pnrr su cui il governo è al lavoro da settimane entra in pieno nella partita delle potenziali contromisure ai dazi americani. Lo fa per inevitabili ragioni di calendario e per il fatto che dai fondi europei di Next Generation Eu e dalla Coesione passano le uniche leve azionabili dal governo per costruire un impalcatura di sostegno ai settori più colpiti. In gioco, come ha spiegato ieri la premier Giorgia Meloni incontrando le categorie produttive, ci possono essere fino a 25 miliardi, divisi tra i 14 recuperabili dal Pnrr e gli 11 dalla Coesione. Attenzione, però non si tratta di nuove politiche elaborate sul momento per riconoscere aiuti pubblici alle aziende esportatrici, ma dell adattamento in corsa di un lavoro di un riassetto del Pnrr reso inevitabile dai ritardi attuativi che mettono a rischio una quota dei fondi comunitari. È il caso prima di tutto di Transizione 5.0, fermo sinora a prenotazioni per 664 milioni su 6,23 miliardi: l idea già ampiamente maturata prima dell emergenza dazi (si veda Il Sole 24 Ore del 7 marzo) è quella di convogliare una quota consistente tra 3,5 e 4 miliardi non su sussidi o contributi a fondo perduto ma su contratti di sviluppo che finanzino gli investimenti in filiere produttive considerate strategiche.Ai tavoli, per strappare flessibilità, l esecutivo conta di presentarsi forte della «rinnovata credibilità italiana» riflessa nella conferma arrivata da Fitch del rating BBB con outlook positivo, rivendicata dalla premier insieme al primato in Europa nel numero di milestone e target Pnrr raggiunti e nel debito riavvicinatosi ai livelli pre-pandemici in tempi molto più rapidi rispetto alle previsioni di pochi anni fa. Anche l operazione che il governo ipotizza sui fondi di coesione è in realtà allo studio da alcuni mesi, anche se ora tornerà utile nel confezionamento del piano anti-dazi. Potrebbe trattarsi semplicemente della revisione di medio termine della programmazione dei fondi Ue 2021-2017 che, previa intesa con la Commissione, consentirà di tarare meglio su imprese e occupazione, presentando a quel punto le modifiche in chiave anti-dazi , innanzitutto due Programmi nazionali: il Pn Giovani, donne e lavoro, e il Pn Ricerca e competitività per la transizione digitale, che insieme arrivano a poco meno di 11 miliardi, la quota indicata da Meloni. La terza fonte alla quale il governo vorrebbe attingere è il Piano sociale per il clima, lo strumento che l Italia è chiamata a predisporre sulla scia di quanto stabilito dall Europa nel regolamento 2023/955 - con il quale è stato istituito il Fondo sociale per il clima per favorire una transizione equa verso la neutralità climatica - e che però è destinato solo alle categorie dichiarate vulnerabili. Gianni Trovati, del Sole 24 Ore.Salone del mobile 2025 fra incertezze e daziIl Salone del Mobile.Milano 2025, inaugurato l 8 aprile a Fiera Milano Rho e in programma fino a domenica 13 Aprile si conferma ancora una volta appuntamento cruciale per l intera filiera dell arredo-design. Ma quest anno, più che in passato, la manifestazione si carica di significati economici e politici importanti. L evento si apre infatti in uno scenario segnato da luci e ombre: da un lato, segnali positivi di ripresa; dall altro, l'incertezza internazionale acuita dai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti, che hanno gettato molte aziende italiane in particolare quelle che hanno investito nel mercato americano in una situazione di grande instabilità. «E pensare che gennaio si era aperto con una ripresa robusta della produzione: +7,8% per il settore dell arredamento (+7,9% per quello del legno) rispetto a gennaio 2024», ha commentato Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, durante l inaugurazione. «Certo, un mese non basta per delineare una tendenza, ma era un segnale incoraggiante che, dopo un anno difficile come il 2024, confermava la nostra idea che il 2025 potesse rappresentare l anno della ripartenza.» Anche le esportazioni di mobili, che valgono circa 14,4 miliardi di euro sui 27,5 complessivi della filiera, avevano registrato dati incoraggianti: +4% a gennaio, con un forte recupero nell Unione Europea (+5,9%), nel Regno Unito (+8,1%) e nei Paesi del Mercosur (+39,9%). In calo, invece, USA (-2,7%) e Cina (-1,7%), segnali che hanno trovato conferma nella recente introduzione dei dazi americani che, inevitabilmente, sono diventati protagonisti scomodi anche tra i padiglioni affollati del Salone. Ne parliamo proprio con Maria Porro Presidente del Salone del Mobile.
In italiano esistono molti modi per esprimere l'azione di mangiare. Scopriamo insieme alcuni sinonimi e le loro sfumature di significato! Smettila di Dire "MANGIARE": Usa Queste Alternative 1. Nutrirsi Fornire al proprio organismo le sostanze nutritive necessarie per mantenere uno stato di benessere. A differenza di "mangiare", che indica semplicemente l'atto di assumere cibo, "nutrirsi" implica equilibrio e qualità dell'alimentazione. Esempio: "Se ci si nutre adeguatamente, si può aspirare a vivere una vita lunga." 2. Cibarsi Ha lo stesso significato di "mangiare", ma viene spesso usato in contesti più formali o letterari. Esempio: "Non puoi cibarti solo di patatine! Hai bisogno anche di altre sostanze!" 3. Sfamarsi Soddisfare la fame fino a sentirsi sazi. È usato anche in forma non riflessiva (sfamare) per riferirsi alla necessità di provvedere al sostentamento di qualcuno. Esempio: "Era così disperato che ha dovuto elemosinare alcuni spiccioli per sfamarsi." "Sarebbe disposto a fare qualsiasi lavoro pur di sfamare la sua famiglia." 4. Rifocillarsi Ristorarsi con cibo e bevande, spesso dopo una fatica o uno sforzo fisico. Esempio: "Dopo la lunga giornata passata a camminare, si sono rifocillati con una buona cena in trattoria." 5. Assaporare / Gustare Mangiare con calma, apprezzando il sapore di un cibo o bevanda, trattenendoli a lungo nella bocca. Esempio: "Il gelato al pistacchio mi piace tanto: ogni volta che lo mangio, lo assaporo lentamente." 6. Mangiucchiare Mangiare in piccole quantità, spesso senza appetito o per passatempo. Indica anche mangiare qualcosa tra i pasti, come merenda. Sinonimo (con questo significato): spizzicare. Esempio: "Alla festa ero arrabbiata e ho mangiucchiato solo qualcosa qua e là." 7. Piluccare Simile a "mangiucchiare", ma con un'origine particolare: inizialmente si riferiva all'azione di mangiare l'uva, un chicco alla volta. Esempio: "Enrico ha contratto un brutto virus intestinale. Non ha mangiato per giorni e oggi ha solo piluccato un po' di frutta." 8. Sgranocchiare Simile a "spizzicare", ma usato principalmente con cibi croccanti, che fanno rumore durante la masticazione. Esempio: "Perché non sgranocchiamo qualcosa prima di andare al cinema? Ti vanno delle patatine?" 9. Divorare Mangiare con ingordigia e velocità, spesso a causa di fame eccessiva. Viene dal mondo degli animali: in particolare, è usato in riferimento a quelli che si nutrono di altri animali. Esempio: "Dopo essere tornato dalla palestra, aveva così tanta fame che ha divorato un intero piatto di lasagne." 10. Ingozzarsi Riempirsi di cibo in maniera esagerata, scomposta, poco elegante e anche un po' disgustosa. Per questo, ha una connotazione negativa. Esempio: "Si è ingozzato di prosciutto finora: è per questo che non ha più fame!" 11. Rimpinzarsi / Strafogarsi / Abbuffarsi Tutti e tre questi verbi indicano il mangiare in modo eccessivo, tipico delle occasioni speciali come banchetti e matrimoni. Esempio: "Al matrimonio di Stefano e Lucia, Piero non ha mangiato quasi niente durante la giornata, ma si è solo rimpinzato di dolci alla fine." "I biscotti che avevo preparato erano così deliziosi che tutti ci si sono strafogati." "Assaggia pure questa torta, ma non abbuffarti! Dobbiamo pranzare a casa dopo!" 12. Ingurgitare Mandare giù velocemente cibo o bevande, spesso senza assaporarli. Esempio: "Quella bibita è ghiacciata: non dovresti ingurgitarla così tutta d'un fiato!" 13. Pappare Mangiare con gusto e abbondanza (colloquiale). Può essere usato anche in senso figurato: appropriarsi di qualcosa in maniera indebita Esempio: "Oggi non c'è più la torta… Te la sei già pappata tutta ieri!" "L'eredità del ricco nonno se l'è pappata tutta la governante… Adesso i...
Iniziamo questa puntata con le notizie che arrivano dal Medio Oriente. Hamas ha infatti comunicato i nomi di 4 soldatesse israeliane che verranno liberate domani, nonostante l’accordo prevedesse il rilascio prima degli ostaggi civili. Ci racconta tutto Nello Del Gatto, giornalista e analista da Gerusalemme per Radio 24.In giornata sono arrivate anche delle dichiarazioni di Vladimir Putin sul presidente americano Donald Trump. “Nel 2020 gli hanno rubato le elezioni” ha affermato il leader russo, aggiungendo che con Trump alla Casa Bianca non ci sarebbe stata la guerra in Ucraina. Ma che valore hanno queste dichiarazioni? Cerchiamo di capirlo con Maurizio Fioravanti, Generale di divisione, già Comandante delle forze speciali italiane (Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali).Alberto Grassani, giornalista de Il Sole 24 Ore, ci spiega invece cosa sta accadendo nella finanza italiana: Monte dei Paschi di Siena ha infatti presentato un’offerta per acquistare Mediobanca.Come ogni venerdì, il Reportage: L’orrore della shoa nel racconto degli studenti ad Auschwitz. Di Maria Piera Ceci.Infine, il meteo del fine settimana con Mattia Gussoni, de IlMeteo.it.
Dovrebbe arrivare domani 16 ottobre la nave Libra che porterà i primi migranti nei nuovi centri in Albania. Sarebbe l'avvio di un progetto fortemente voluto dalla premier Giorgia Meloni che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen definisce un modello "da cui trarre lezioni pratiche". Ne parliamo con Beda Romano, corrispondente de Il Sole 24Ore a Bruxelles e con Erion Gjatolli, redattore e ricercatore dell'Osservatorio Balcani e Caucaso e Transeuropa.Andiamo poi in Corea, dove analizziamo le crescenti tensioni tra il Nord e il Sud con l'aiuto di Antonio Fiori, professore presso la Scuola di Scienze Politiche dell'Università di Bologna.