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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
La liturgia fa oggi la memoria degli Angeli custodi. Sulla pagina delle letture troverete anche il formulario della Messa della memoria. Noi, invece, vi proponiamo il commento alle letture del giorno, per non interrompere la “lectio continua”. Così leggiamo che le città d’Israele hanno visto molti miracoli e, tuttavia, non hanno creduto in quei segni compiuti da Dio. E non si sono convertite. Gesù stesso ha sperimentato il rifiuto, ma guai a chi rifiuta la propria salvezza. Per questo il giudizio su queste città d’Israele sarà estremamente rigoroso, più del giudizio riservato alle città pagane. Esse hanno rifiutato il Vangelo, che i Settantadue discepoli, quasi a significare tutte le nazioni della terra, sono inviati ad annunziare a nome di Cristo. Il profeta dei nostri giorni è colui che ci propone, con le parole e con la vita, la verità del Vangelo. Capita ancora che questi profeti autentici siano rifiutati e perfino perseguitati. Ma quale responsabilità dinanzi a Dio!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8672A LOURDES IL PAPA TUONA CONTRO ABORTO ED EUTANASIAdi Nico Spuntoni Del viaggio di Leone XIV in Francia resterà soprattutto l'immagine della marea umana che sabato ha popolato gli Champs-Élysées per la Messa a Place de la Concorde. Una testimonianza della grande vitalità della fede in un Paese reduce da una stagione di forte secolarizzazione. L'opinione pubblica "laica" è rimasta colpita dalle file lungo il viale per confessarsi con uno dei tanti sacerdoti disponibili in concomitanza con la celebrazione papale.Lasciata Parigi, il Papa ha pregato nella grotta di Massabielle già sabato sera e poi, ieri mattina, si è recato nel santuario di Nostra Signora di Lourdes per l'incontro con i vescovi francesi ai quali ha parlato degli abusi su minori commessi da membri del clero. L'ha definita una «piaga», ma affrontata con «determinazione» e «misure coraggiose» e ha affermato che è «opportuno proseguire lungo la strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza». Agli abusi ha fatto cenno anche nell'omelia della Messa nella spianata del santuario invitando la Chiesa alla conversione «per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno». «Riconoscere i nostri errori è indispensabile», ha detto il Papa nello stesso giorno in cui ha anche incontrato privatamente sette vittime.La difesa della vita umana è stata protagonista nella Messa di Lourdes di fronte a 150.000 fedeli, moltissimi malati. «Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana», ha detto il Papa nell'omelia aggiungendo che «questa terra di Francia scuote le nostre mentalità contemporanee» perché «qui nessuna fragilità viene respinta» e «le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli». Per Prevost «Lourdes è il luogo benedetto di una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita». Un concetto ripreso e rafforzato nel suo saluto agli operatori e agli assistiti al Centro Accueil Notre-Dame di Lourdes, quando il Pontefice ha affermato che «la persona umana è degna per il semplice fatto di esistere e di avere come fine l'eternità» e quindi «la sua dignità non si misura e non si discute».In un Paese che ha da poco promulgato una normativa sul suicidio assistito, Leone XIV è stato esplicito e rivolgendosi direttamente a malati e disabili ha detto che «la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta». Il Papa se l'è presa con quelle società che «tendono a distogliere lo sguardo o a chiudere gli occhi di fronte alla dignità della vita umana». Sempre rivolto ai malati, Leone ha ribadito che «nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità» perché «nessuno ha il diritto, mai, sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana» e «la medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata». E ancora: «non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa». Un discorso destinato a rimanere e a puntellare la posizione della Chiesa di sempre in materia di aborto ed eutanasia.Il Papa a Lourdes ha parlato anche di pace e ha chiesto che a ottobre si preghi il Rosario a questo scopo. Prima dell'incontro con le vittime, Leone ha anche visto privatamente le suore di clausura del monastero del Carmelo. Infine, in serata, la recita del Rosario e la processione con le fiaccole nel piazzale del santuario. Oggi la ripartenza da Lourdes per l'ultima giornata in Francia, a Metz.Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Il Papa e i cattolici francesi, un passo fuori dalle catacombe" parla del grande seguito di popolo che ha sorpreso la Francia secolarizzata durante la visita di Leone XIV.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 settembre 2026:Laicità francese e religione cattolica: conclusasi la visita di Leone XIV in terra di Francia si può dire chi delle due abbia vinto? Nessuno aveva parlato esplicitamente di "braccio di ferro", ma l'attenzione generale era concentrata proprio lì. La Francia secolarizzata e con il diritto di aborto in Costituzione, la Francia che si è appena dotata della legge sul suicidio assistito, la Francia che crea problemi alle scuole cattoliche, avrebbe retto l'urto di un cattolicesimo in ripresa, un cattolicesimo con il record di battesimi adulti, un cattolicesimo che, in vista della approvazione della legge suddetta, aveva lottato con un nuovo impegno? Con il viaggio del Papa, questo cattolicesimo avrebbe rivendicato anche un proprio posto nella vita sociale e politica?Un superamento della laicità alla francese è possibile quando alla religione cattolica viene riconosciuta la legittimità di una presenza pubblica e non solo privata, come Chiesa e non solo come singoli fedeli alla spicciolata. In Francia molti cattolici si accontenterebbero di essere trattati come gli altri cittadini, ma la logica del superamento della laicità alla francese non si ferma qui, perché richiede che il ruolo della religione cattolica nella storia della comunità sia considerato da parte dell'autorità politica come elemento importante per il bene comune. Il meglio sarebbe che fosse ritenuto anche indispensabile, ma evitiamo qui di spingerci verso una soglia oggi considerata in modo problematico dalla stessa Chiesa.Un primo aspetto del viaggio balza agli occhi. Si tratta della "invasione" numerica di piazze e boulevard come forse nessuno si era aspettato. Non può essere stato un fenomeno casuale o solo quantitativo. Il punto è che ad occupare strade e piazze erano fedeli presenti lì non "da cattolici", ma "in quanto cattolici", occupavano uno spazio pubblico e non per manifestare per qualche emergenza sociale del momento. Era presente la Chiesa, la fede, ci si confessava e si pregava. Era come un'uscita dalle catacombe alla luce del sole per rivendicare un ruolo da tempo dimenticato. Non si può prevedere come si evolverà questa esperienza di presenza pubblica, ma il suo carattere rappresentativo della attiva visibilità storica della Chiesa come popolo è stato molto forte.L'altra dimensione da considerare per il nostro discorso è la quantità di osservazioni e valutazioni fatte da Leone XIV a difesa della legge naturale. Le sue parole hanno colpito soprattutto a Lourdes, con riferimenti facilmente riconducibili alle politiche della Francia di Macron. Ma già nel discorso tenuto il primo giorno alle autorità e poi nella sede dell'Unesco, egli aveva parlato chiaramente di difesa della vita come riconoscimento della dignità umana, di tutela del diritto alla vita come fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano e aveva condannato manipolazioni genetiche, maternità surrogata, acquisto di organi ed eutanasia. Rivolgendosi ai giovani nel suo ultimo discorso pronunciato ieri a Metz, li ha invitati a difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel seno della madre fino all'ultimo respiro.Per la Chiesa, rivendicare il proprio diritto/dovere di difendere la logica di bene contenuta nella creazione come qualcosa di rivolto a tutti e non solo alla "setta" dei cattolici è di fondamentale importanza per rivendicare la propria presenza in pubblico. Presenza "politica" si può anche dire, perché l'ambito del pubblico non è l'ambito dello Stato ma quello della costruzione della comunità con i criteri del bene comune.Un altro contesto di confronto con la laicità alla francese è consistito nel chiedere che i cattolici siano rispettati e ad essi venga riconosciuta la libertà di essere se stessi nella pubblica piazza e di contribuire a costruire la società. Anche questo è stato detto soprattutto nel discorso davanti alle autorità. Il Papa ha invitato a non considerare il cristiano coinvolto nella vita pubblica come una minaccia perché «la vera laicità non esclude la dimensione religiosa ma sa trarne vantaggio». «Una giusta laicità - ha continuato - non consiste quindi nell'escludere la religione dalla sfera pubblica o dall'istruzione, ma nell'impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune».Che bilancio trarre quindi da questo viaggio circa i rapporti della Chiesa con la laicità francese? Possiamo dire che qualcosa sia cambiato in positivo, con una maggiore consapevolezza del popolo cattolico ad una presenza pubblica, ma anche che il livello raggiunto avrebbe bisogno, come si spera, di essere sviluppato. Il quadro generale rimane ancora quello dell'adesione allo schema della democrazia liberale, che impedisce che la Chiesa rivendichi fino in fondo quanto le spetta per natura. Nel discorso alle autorità Leone XIV ha attribuito all'Illuminismo la capacità della Francia di portare al mondo le proprie conquiste, tra le quali il riconoscimento dei diritti dell'uomo insiti nella natura della persona umana e in particolare la libertà religiosa. Si comprende che un breve discorso non può avere la profondità di un trattato di filosofia politica, ma con simili osservazioni è difficile vincere il "braccio di ferro" con la laicità alla francese, che proprio nella cultura qui elogiata trova la propria origine.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8676NELLA BATTAGLIA TRA DIOCESI E RISTORANTI PERDONO I SACRAMENTIdi Don Stefano Bimbi A Palermo è scoppiata una singolare battaglia intorno alla Prima Comunione. Da una parte l'arcidiocesi, dall'altra ristoratori, fotografi, fiorai, negozi di abbigliamento e altri operatori economici che vivono anche delle feste legate ai sacramenti.Il nuovo Progetto catechistico diocesano avviato nel 2024 prevede un itinerario di cinque anni, normalmente dai sette ai dodici anni di età. Nei primi tre non vengono celebrati sacramenti; nel quarto e nel quinto sono collocate Cresima, Prima Comunione e Confessione. La stampa ha poi sintetizzato la riforma come "Comunione e Cresima insieme". Per questo i ristoratori temono che venga loro tolta la possibilità di guadagnare ad ogni sacramento.L'intenzione dichiarata dalla diocesi è, in realtà, quella di superare un catechismo concepito semplicemente come preparazione immediata al sacramento e di coinvolgere nel cammino anche le famiglie. Intenzioni certamente comprensibili. Chi fa il parroco conosce benissimo il problema: bambini iscritti al catechismo soltanto perché «devono fare la Comunione», famiglie che compaiono in chiesa in occasione del sacramento e poi spariscono, ragazzi che dopo la Cresima salutano parroco, catechisti e parrocchia. La stessa diocesi di Palermo presenta la propria riforma come il tentativo di trasformare la preparazione ai sacramenti in un vero itinerario di maturazione cristiana e ha respinto l'ipotesi di corsi intensivi che ne accorcino i tempi.Il problema, però, è un altro: siamo sicuri che modificare tempi e successione dei sacramenti risolva davvero qualcosa? Ho seri dubbi. Da decenni assistiamo a continue riforme della catechesi. Cambiano i sussidi, cambiano i metodi, cambiano le denominazioni, cambiano le età, aumentano gli incontri con i genitori, nascono nuovi «percorsi». Eppure i problemi fondamentali rimangono pressoché gli stessi.Abbiamo ragazzi che dopo anni di catechismo ignorano spesso persino gli elementi fondamentali della dottrina cattolica. Talvolta questa debolezza riguarda anche chi dovrebbe trasmettere loro la fede. Si trascorrono molte ore insieme, ma si rischia di parlare moltissimo di esperienze, emozioni, relazioni e buoni sentimenti e assai meno di chi è Dio, della Trinità, dell'Incarnazione, del peccato, della grazia, dei sacramenti, dei comandamenti, del giudizio particolare e universale, della vita eterna.UN POTENTE INDOTTRINAMENTONel frattempo quei ragazzi ricevono quotidianamente un potentissimo indottrinamento nella scuola, nei social network, nelle serie televisive e in internet. Su molti temi decisivi della vita imparano a pensare esattamente come pensa il mondo che, lui sì, ha imparato a "catechizzare" le nuove generazioni. E noi immaginiamo di contrastare tutto questo spostando di un anno la Cresima o aggiungendo qualche incontro familiare?Il coinvolgimento dei genitori non può essere ottenuto semplicemente obbligandoli a partecipare a riunioni. Una famiglia lontana dalla fede non viene evangelizzata perché le si impongono cinque o dieci incontri. Anzi, le persone già poco motivate possono percepire l'intero percorso come una ulteriore fatica da sopportare pur di consentire al figlio di ricevere il sacramento.Occorre poi avere il coraggio di porre anche una domanda sulla liturgia. Se un bambino viene catechizzato per cinque anni, ma alla Messa incontra celebrazioni incapaci di comunicargli il senso del sacro, del mistero e della presenza reale di Cristo, magari infarcite invece di canti non appropriati, cartelloni e stravaganze varie, abbiamo davvero risolto il problema aumentando gli anni di catechismo?Ed eccoci ai ristoratori. È facile liquidare la loro protesta dicendo: ecco la prova che Comunione e Cresima sono diventate soltanto occasioni per mangiare al ristorante. Il pericolo esiste, naturalmente, e infatti qualcuno non fa ricevere la Comunione al figlio per non buttare via soldi per i pranzi che, per le spese sproporzionate, somigliano sempre più alle feste per matrimoni. Sarebbe meglio tornare ad una sobrietà ormai perduta. Giusto festeggiare, ma senza esagerare con le spese. Ma tornando alle ragioni dei commercianti, questi muovono un'obiezione molto concreta. Dietro ristoranti, pasticcerie, fotografi, fiorai e negozi ci sono lavoratori e famiglie che vivono del proprio mestiere. Confimprese Palermo ha denunciato perdite molto rilevanti nel settore e ha chiesto almeno una soluzione transitoria per i bambini già più grandi. Anche un gruppo di genitori ha promosso una petizione chiedendo un percorso straordinario per i bambini che nel 2026 compiono dieci anni. Pure il sindaco è intervenuto nella questione invitando a trovare un compromesso che possa soddisfare le richieste dei commercianti.A dire il vero non vedo la necessità di contrapporre sprezzantemente la fede cattolica agli interessi economici. Che la fede venga prima del profitto è ovvio per un cristiano. Ma anche il lavoro con cui un padre mantiene la propria famiglia è una realtà seria.QUALCOSA DI PARADOSSALEC'è anzi qualcosa di paradossale in questa vicenda: i ristoratori pongono un problema concreto e chiedono una soluzione concreta. La risposta ecclesiale propone invece una grande riforma pastorale alla quale viene attribuito il compito di affrontare problemi enormi che da decenni nessuna modifica organizzativa è riuscita a risolvere.Resta poi una questione ancora più propriamente cattolica: l'età della Prima Comunione. San Pio X volle anticiparla all'età dell'uso della ragione, cioè intorno ai sette anni. Benedetto XVI ricordò questa decisione parlando dell'importanza attribuita da Pio X alla frequente ricezione dell'Eucaristia. E il vigente Codice di diritto canonico nel canone 914 stabilisce che genitori e parroco devono provvedere affinché i bambini giunti all'uso di ragione siano convenientemente preparati e, dopo la confessione sacramentale, vengano nutriti «quanto prima» dell'Eucaristia. Rimandare sistematicamente l'accesso all'Eucaristia nell'ambito di percorsi sempre più lunghi merita almeno una seria riflessione. Il sacramento non è il premio finale per chi ha terminato un corso. È anzitutto grazia, alimento della vita cristiana, aiuto per crescere nella santità.Per la Cresima, invece, l'idea di anticiparla rispetto a quanto siamo abituati o addirittura anteporla alla Comunione significa tornare a cento anni fa. Se nel tempo i parroci l'hanno sempre più posticipata ci sarà un motivo. Non sacramentale, ma pratico. Trattenere i giovani più a lungo possibile in parrocchia. Dimenticare questa scelta pastorale abbastanza diffusa, vuol dire cambiare, ma non necessariamente migliorare la situazione attuale.Ecco allora il punto. Non abbiamo bisogno di sconvolgere le date della catechesi. C'è bisogno di tornare a insegnare con chiarezza la fede cattolica, formare seriamente i catechisti, aiutare i genitori a riscoprire la propria responsabilità nell'educazione cristiana dei figli, celebrare liturgie che facciano percepire che ci troviamo davanti a Dio, insegnare ai bambini a confessarsi, pregare, partecipare alla Messa e vivere in grazia di Dio con lo sguardo rivolto al cielo.Poi si potrà discutere se la Comunione sia meglio a nove, dieci o undici anni e se la Cresima debba venire prima o dopo. Ma se manca tutto il resto, possiamo spostare caselle per altri vent'anni senza ottenere alcun risultato. Il rischio è quello di cambiare tutto per non cambiare niente.E, alla fine, forse i ristoratori - che almeno hanno individuato con precisione il loro problema e proposto la relativa ed efficace soluzione - mostrano più sano realismo di un certo mondo ecclesiale che pretende di risolvere la crisi della trasmissione della fede semplicemente ridisegnando un percorso.
Coleman is at the helm for the third and final night of Covenant XI. With specific focus on the Saturday lineup, we do a deep dive on the headliners, Germany's The Ruins of Beverast, as well as Spite, Barshasketh, Tsalal, and Zulxexeku. Closing with a shoutout to a few killer BC bands on the festival lineup, Living Evil and Ahna; and lastly, a feature on the upcoming Messa show at the Cobalt with Space Queen and Crimson Funeral.
Bagno di folla a Parigi per Papa Leone XIV, protagonista della seconda giornata del viaggio apostolico in Francia. Circa 700mila persone hanno accompagnato il Pontefice lungo il percorso tra Place de la Concorde e gli Champs-Élysées, dove nel pomeriggio ha celebrato la Messa prima della partenza per Lourdes.
Omelia della s. Messa del 26 Settembre 2026, XXVI Domenica del Tempo Ordinario, Anno A, tenuta da p. Francesco M. Budani, FI
Messa in voce di Gaetano Marino
Parole di Storie - Storie di Paura, dal classico alla notte di Halloween
Messa in voce di Gaetano Marino
Messa in voce di Gaetano Marino
XXV domenica Tempo Ordinario (A)Omelia nella Messa delle 11 (Milano)https://www.nellaparola.it/ldg/2026-09-20
Omelia della s. Messa del 20 Settembre 2026, XXV Domenica del Tempo Ordinario, Anno A, tenuta da p. Francesco M. Budani, FI
durée : 00:04:33 - par : Max Dozolme - Pendant une semaine, de jour comme de nuit, le compositeur et producteur de musique électronique Saycet a enregistré l'air des lieux et l'orgue du château de Versailles. Une matière musicale qui lui a permis de composer Messa Solaris, une messe solaire ! Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France
durée : 00:04:33 - par : Max Dozolme - Pendant une semaine, de jour comme de nuit, le compositeur et producteur de musique électronique Saycet a enregistré l'air des lieux et l'orgue du château de Versailles. Une matière musicale qui lui a permis de composer Messa Solaris, une messe solaire ! Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8660I MARTIRI SPAGNOLI DI BARBASTRO Il 20 luglio del 1936, durante la guerra civile spagnola, circa sessanta uomini della milizia irruppero, armati, nel seminario dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria (o Clarettiani) di Barbastro. Catturarono e incarcerarono tutta la comunità missionaria e senza giudizio la condannarono a morte per il solo motivo che i suoi membri erano religiosi. Fu proposta loro la libertà in cambio della rinuncia alla fede. Tutti preferirono rimanere fedeli anche se sapevano che questa scelta sarebbe costata la vita. Morirono in 51, esclusi due studenti di nazionalità argentina e sette fratelli coadiutori (sei anziani e uno scambiato per un laico), uccisi in cinque gruppi nei giorni 2, 12, 13, 15, 18 del mese di agosto. Sono stati beatificati il 25 ottobre 1992 da san Giovanni Paolo II. Le loro reliquie sono venerate dal 1939 nella chiesa che i Missionari Claretiani hanno dedicato al Cuore Immacolato di Maria, nella stessa casa in cui vissero.La congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, o Clarettiani dal nome del fondatore, sant'Antonio Maria Claret y Clarà, aveva instaurato nel 1869 una casa nella cittadina di Barbastro, presso Huesca, nell'omonima diocesi, suffraganea di quella di Saragozza, in Aragona.All'inizio dell'insurrezione in Spagna, che diede poi avvio alla guerra civile, i Clarettiani avevano trasferito a Barbastro gli studenti di teologia dell'ovest del paese, allo scopo di procurare ad essi un posto sicuro nei difficili momenti che tutti ritenevano inevitabili.Iniziarono, difatti, ben presto, in diverse città della Spagna, atti di vandalismo contro chiese e conventi, sotto lo sguardo indifferente delle deboli e indecise autorità della repubblica.A Barbastro fu proibito l'uso delle campane, la consuetudine di portare le salme dei defunti in chiesa, e di intonare pubblici canti funerari. Il cimitero, proprietà del capitolo, fu sequestrato, e distrutto il seminario con la sua cappella.Il 18 giugno 1936 la comunità dei Clarettiani era composta da 60 religiosi, di cui 9 sacerdoti, 39 studenti e 12 fratelli coadiutori. Di essi furono risparmiati 2 studenti perché di nazionalità argentina, 6 fratelli coadiutori perché molto vecchi e malati, 1 fratello coadiutore cuoco perché, vestendo in borghese, fu ritenuto un operaio.I superiori, conforme alla legge vigente, per fare abbreviare di tre mesi agli studenti il servizio di leva, avevano cominciato a farli addestrare da due militari in pensione, con l'uso, però, soltanto di fucili di legno.Il governatore militare della piazza aveva assicurato che non avrebbero avuto fastidi, invece, quando il 19 luglio 1936 ebbe inizio la rivoluzione a Barbastro, diretta dal comitato centrale di Barcellona, cominciarono le inquietudini.UN MARTIRIO COMUNITARIONella mattina del 20 i religiosi fecero, in chiesa, un'ora di adorazione davanti al SS. Sacramento per ottenere protezione dal cielo e, nella serata, circa 60 miliziani, armati, invasero l'Istituto con il pretesto di cercare le armi che vi erano nascoste. Accorsero padre Felipe de Jesús, superiore, padre Juan Diaz, prefetto del teologato e padre Leonzio Pérez, economo.Nonostante le accurate ricerche e il mancato ritrovamento delle armi, i religiosi furono perquisiti e poi trasferiti nel collegio degli Scolopi, e sistemati a pian terreno, nel salone degli atti accademici, cosicché uomini e donne poterono vomitare contro di loro i più volgari insulti attraverso le finestre prospicienti la piccola piazza del municipio.Padre Luis Masferrer, sacerdote da pochi mesi, aveva approfittato di una circostanza propizia per salire alla cappella, e prendere con sé il SS. Sacramento onde evitarne la profanazione. Durante la perquisizione erano, difatti, rimaste aperte le porte di casa e, mentre i religiosi erano costretti a restare uniti nel cortile interno dell'Istituto, la plebaglia si era già impadronita della casa.Dal salone degli atti, nel quale i Clarettiani subirono indicibili torture morali, essi uscirono in quattro schiere per essere trasportati in camion, legati con le mani incrociate dietro le spalle, e a due a due per le braccia con corde e fili di ferro, sul luogo della fucilazione senza un processo, senza una difesa, senza una sentenza, ma soltanto in seguito a un appello nominale dei vari gruppi.Più volte i miliziani, prima di farli salire sul camion, promisero loro la libertà se avessero accettato di andare a combattere contro i fascisti, cioè gli insorti nazionalisti militari. Nessuno degli studenti accettò la proposta. I comunisti li fucilarono, tra la mezzanotte e le 4 del mattino, al lume dei fari del camion, senza la presenza di testimoni.Di mano in mano che scendevano dal camion li mettevano in fila, prima nel cimitero, di fronte alla fossa aperta, e poi sul ciglio della strada che conduceva a Berbegal. Dopo qualche minuto li mitragliavano e davano loro con la rivoltella il colpo di grazia.I Clarettiani che restavano nel salone-prigione in attesa del martirio, durante la notte si abbracciavano, si baciavano vicendevolmente la fronte e i piedi, piangevano di gioia al pensiero che sarebbero stati fucilati presto, e si raccomandavano a coloro che li avevano preceduti nella gloria.Morirono al grido di «Viva Cristo Re!», «Viva il Cuore di Maria!», pregando, con nelle mani il crocifisso e la corona del rosario, per i loro nemici e perdonandoli. Prima di farli seppellire, coperti di calce viva, da zingari e da becchini, i miliziani ebbero cura di strappare i denti d'oro dalla bocca di coloro che li avevano.IL SACRIFICIO DEI SUPERIORII primi a dare la vita per Dio furono i tre superiori già nominati, rinchiusi prima nel carcere del Municipio e poi in quello delle Cappuccine. I comunisti poterono così mandare ad effetto il loro piano di «tagliare la testa ai capi della fabbrica dei corvi». Il loro martirio ebbe luogo all'alba del 2 agosto 1936, nel cimitero vicino all'ospedale.In seguito alle proteste dei medici, le fucilazioni furono fatte anche sulla strada di Berbegal. I malati rimanevano scossi al crepitio dei fucili e al gemito dei condannati a morte.Padre Felipe de Jesús Munárriz era nato in Allo (Navarra) il 4 febbraio 1875 da una famiglia profondamente cristiana. Aveva fatto la prima professione dei voti tra i Clarettiani di Cervera nel 1891, era stato ordinato sacerdote in Vitoria nel 1898 e, per oltre 20 anni, si era dato alla formazione dei giovani aspiranti alla vita dei Missionari Claretiani. Morì in qualità di superiore, carica che egli esercitò molto paternamente. Fu un fratello coadiutore di fervente carità, di eminente pietà, di tenera devozione alla SS. Vergine secondo il metodo di san Luigi Maria Grignion de Montfort.Padre Juan Diaz Nosti era nato nelle Asturie il 18 febbraio 1880. A 13 anni era entrato nel postulantato di Barbastro, nel 1897 aveva emesso i voti a Cervera e, nel 1906, era stato ordinato sacerdote nel duomo di Saragozza. Ebbe esimie doti di oratore, che esercitò nella predicazione, nonché di re, che esercitò nell'insegnamento. Morì, difatti, mentre faceva scuola di teologia morale agli studenti del 5° corso.Padre Leoncio Pérez Ramos era nato il 12 settembre 1875 in Muro de Aguas (Logrono), aveva fatto il noviziato e la professione religiosa nel 1893 a Cervera, ed era stato ordinato sacerdote in Miranda de Ebro, nel 1901. Per tutta la vita andò soggetto a frequenti emorragie, motivo per cui fu costretto a limitare la sua attività al ministero delle confessioni.I miliziani avevano separato i tre superiori dagli studenti con la speranza di riuscire più facilmente nell'intento di farli apostatare. Invece nessuno rinnegò la propria vocazione, benché non mancassero loro allettamenti, promesse, minacce e, persino, la profferta di prostitute nude.Essi attribuirono a una speciale Provvidenza del Signore il fatto che i comunisti non tolsero loro gli oggetti di devozione che portavano con sé: il breviario, il crocifisso, la corona del rosario, le medaglie.Fino al 26 luglio furono persino in grado di fare, di nascosto, la comunione con le ostie che venivano loro distribuite insieme al pane e alle stecche di cioccolato. Quando agli Scolopi non fu più permesso di celebrare la Messa, si limitarono a farla spiritualmente.AL MARTIRIO CANTANDOIl seminarista Faustino Pérez Garcia, venticinquenne, il 12 agosto 1936 lasciò scritto, sopra uno sgabello di legno: «Trascorriamo il giorno in fratello coadiutore silenzio e preparandoci a morire domani. In questa sala, testimone delle nostre dure angustie, si sente soltanto il mormorio delle orazioni. Se parliamo lo facciamo per animarci a morire come martiri; se preghiamo, lo facciamo per perdonare ai nostri nemici. Salvali, Signore, non sanno quello che fanno».Quei candidati al martirio soffrirono, senza lamenti e in conformità a quello che Dio permetteva, della scarsezza del cibo, della privazione del vino, del razionamento dell'acqua, dell'afa estiva, della più assoluta mancanza di biancheria, di cattivi odori e del riprodursi dei parassiti.Di notte furono costretti a dormire per terra o sui banchi essendo stati privati dei letti, dei materassi e dei cuscini forniti loro dagli Scolopi. Di essi beneficiarono i miliziani giunti di rinforzo alle guardie.Il 13 agosto il gruppo condannato a morte era formato da 19 studenti, sotto i 25 anni, e da padre Luis Masferrer, di 24 anni. Nell'uscire dall'improvvisato carcere, il seminarista Juan Echarri, ventitreenne, disse ad alta voce a
For the brands that dominate, partnerships aren't just a creator strategy; they're a full-blown operating system. But how do you actually build that out?In this episode, Dave Yovanno is joined by industry veteran Steve Messa, Head of YouTube Creator and Influencer Program at BetterHelp, to unpack one of the most effective creator programs of the last decade. Scaling to over 5,000 active creator partnerships, Steve's team has made a notable shift, tossing out old playbooks that hinged on subscriber count in favor of ones built for the interest- and algorithm-driven economy. Together, Dave and Steve dig into why video podcasting is the most underappreciated play in creator marketing today, how the right compensation model really depends on the brand's goals and risk tolerance, and how the budget freed up by a program like this is what funds the upper-funnel brand moments most programs never get to.If you're ready to unlock the world of YouTube creators and build them into a funnel that inspires action, this episode is your place to start.This podcast episode was produced by Quill.
Omelia della s. Messa del 13 Settembre 2026, XXIV Domenica del Tempo Ordinario, Anno A, tenuta da p. Francesco M. Budani, FI
XXIV domenica Tempo Ordinario (A)Omelia nella Messa delle 11 (Milano)https://www.nellaparola.it/ldg/2026-09-13
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8657PARROCO FINO ALLA MORTE, LA TESTIMONIANZA-RECORD DI DON FRANCOdi Stefano Chiappalone Sembrava eterno e in effetti nell'eternità c'è entrato a quasi 96 anni lo scorso 2 maggio. Ma la longevità non è il solo "record" di mons. Franco Geremia, rimasto fino alla morte alla guida della parrocchia di San Giovanni Battista a Civitella Roveto, in provincia de L'Aquila, nel lembo abruzzese della diocesi laziale di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo.Le tappe puramente biografiche della sua lunga esistenza si potrebbero anche sintetizzare in poche righe, con l'avvertenza però che queste righe sono dense e sovrabbondanti come ciascuna delle sue giornate, scandite dai ritmi della liturgia e vissute con l'animo del pastore e il talento organizzativo di un imprenditore alle prese con mille opere - e in tutte «il primato era di Dio», ha evidenziato il vescovo mons. Gerardo Antonazzo durante le esequie. Da buon organizzatore don Franco non se n'è andato in un giorno a caso, ma nel primo sabato (giorno tradizionalmente dedicato a Maria) del mese mariano. Per di più, mi dicono (ma non ho modo di verificare) che abbia chiuso gli occhi intorno a mezzogiorno: l'ora del Regina Caeli. Se così fosse, si confermerebbe preciso come un orologio in vita e in morte.Don Franco era nato a Sora il 23 ottobre 1930, studente nel seminario diocesano e poi nel Pontificio Seminario Romano Maggiore, fu ordinato sacerdote in Laterano dal cardinale Clemente Micara il 9 aprile 1955. Parroco di Civitella Roveto dal 12 gennaio 1958 (e successivamente anche della Santissima Trinità nella frazione di Meta) fino all'ultimo respiro, dieci giorni fa. Quasi sette decenni: un record cronologico che si trasfigura in testimonianza di fedeltà al contempo "ordinaria" e straordinaria in un'epoca in cui tutto dura poco e si consuma in fretta. Sette decenni in cui il mondo è cambiato a un ritmo a dir poco frenetico, si sono avvicendati Papi, vescovi e sindaci, e lui era sempre lì, «monumento nazionale del paese» come la maestra vecchia del racconto di Giovannino Guareschi che «aveva insegnato l'abbiccì ai padri, ai figli e ai figli dei figli».LA GRAMMATICA DEL SACROE come la maestra vecchia di Guareschi, don Franco aveva insegnato «l'abbiccì» della fede cristiana «ai padri, ai figli e ai figli dei figli», ciascuno dei quali avrà il suo ricordo, così che quanto sto per scrivere è inevitabilmente parziale e incompleto. È solo una piccola parte di una delle innumerevoli storie che nel corso delle generazioni si sono intrecciate con la sua, ma a tal punto che, anche per chi a Civitella non vive più da tanti anni, la notizia che don Franco non è più a questo mondo è un "trauma": c'era già prima che io nascessi e idealmente ci sarebbe sempre stato, stabile come il monte Sion o, volendo, come il monte Viglio che domina la Valle Roveto dall'alto dei suoi duemila metri. Quella prolungata permanenza pareva quasi il segno terreno di una realtà più elevata: l'"eterno parroco" in fondo non faceva che indicare l'Eterno Padre - quello che si affaccia dall'alto nella pala dell'altar maggiore della chiesa parrocchiale, raffigurante il battesimo di Cristo per mano del Battista. Ed è nella festa del Battista che ha inizio questo legame mai affievolito neanche quando i saluti nei miei periodici ritorni in patria si facevano più brevi man mano che lo vedevo affaticato e non volevo "pesare" sui suoi ritmi sempre serrati.Con don Franco ho fatto conoscenza molto presto, così presto da non rendermene conto: ero in fasce quando mi battezzò alle prime luci del giorno di san Giovanni, sulla riva del fiume Liri che in occasione della festa del patrono diventa come il Giordano. Praticamente fu il primo prete con cui venni in contatto all'alba della vita, oltre che all'alba di quel 24 giugno. Correva l'anno 1982, lui aveva poco più di cinquant'anni ed era già in paese da quasi un quarto di secolo. Da quell'evento di cui non ho memoria si spalanca invece un "baule" di ricordi personali, da quelli più "feriali" a quelli più toccanti, come quando venne a confortarmi in una circostanza particolarmente drammatica e ancora mi pare di sentire addosso la benedizione che mi lasciò andandosene. E c'era anche in circostanze più ordinarie, come quando al liceo presi una sfilza di insufficienze in greco e gli chiesi di darmi un po' di ripetizioni - si sa, i preti "di una volta" avevano un bagaglio culturale che è diventato merce rara - e rimasi meravigliato al vedere che traduceva senza quasi aprire il vocabolario. Ma più e prima ancora della grammatica greca, mi ha trasmesso la "grammatica del sacro".UNA NUVOLA D'INCENSOLo rivedo comparire in mezzo a una nuvola d'incenso, mentre una mano svelava il Bambino Gesù alla Messa di mezzanotte: sono immagini vaghe, quasi oniriche, che mi porto dentro dall'infanzia, quando, come molti bambini, a Messa non ci volevo andare eppure restavo ammirato da quello spettacolo solenne. Ne risento la voce da oratore, affacciato al balcone del palazzo comunale - a mo' di pulpito - dove la processione sosta il 24 giugno per il "panegirico" in onore di san Giovanni. Lo rivedo ancora aprire uno squarcio sul soprannaturale quando raccontava a noi bambini la storia di Filomena Carnevale, la stigmatizzata della Valle Roveto che aveva conosciuto da giovane prete. O più prosaicamente, ma non troppo, ci raccomandava di stare composti durante la processione - e ripensandoci il primo a stare "composto" davanti a Dio era lui, con quella talare nera che ha sempre indossato nei suoi oltre settant'anni di sacerdozio.Quella dell'abito è stata la sua predicazione muta e incessante, di cui forse non era nemmeno consapevole tanto la portava con naturalezza. Se per assurdo un giorno si fosse presentato in giacchetta e pantaloni, invece che per don Franco la gente lo avrebbe scambiato per un "signor Franco" qualunque, perché quella talare era tutt'uno con lui. Non se ne abbiano a male i portatori di clergyman, il fatto è che vederlo era implicitamente un promemoria divino (più o meno come il suono delle campane) poiché della configurazione a Cristo - in persona Christi - impressa quando ricevette l'ordine sacro non portava soltanto questo o quel segno, ma se ne rivestiva l'intera persona da capo a piedi. Se ne è rivestito fino alla fine perché Dio ora gli cambi l'abito talare in veste di gloria.
Alla riapertura dell'anno scolastico una bella novità per gli alunni delle scuole di Rosà, oggetto di lavori straordinari di manutenzione ed interventi migliorativi conclusi in questi giorni in vista della riapertura. 240mila euro la spesa, sostenuta interamente con fondi comunali.
Messa in voce di Gaetano Marino
Omelia della s. Messa del 5 Settembre 2026, XXIII Domenica del Tempo Ordinario, Anno A, tenuta da p. Francesco M. Budani, FI
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Messa in voce di Gaetano Marino
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Messa in voce di Gaetano Marino
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Omelia della s. Messa del 4 settembre 2026, Venerdì della XXII Settimana del Tempo Ordinario, Anno Pari, tenuta da p. Francesco M. Budani, FI
Omelia della s. Messa del 2 settembre 2026, Mercoledì della XXII Settimana del Tempo Ordinario, Anno Pari, tenuta da p. Francesco M. Budani, FI
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8654IL VESCOVO METTE IN RIGA I PRETI: IL DIRITTO AL FUNERALE NON E' ASSOLUTOdi Andrea Zambrano Funerali, facciamo chiarezza. Il vescovo di Sanremo Antonio Suetta lo aveva annunciato in occasione del recente caso di un funerale ecclesiastico negato ad un massone della zona. «Nelle prossime settimane verrà pubblicata una Nota con le opportune indicazioni giuridico pastorali concernenti le esequie ecclesiastiche». E la promessa è stata mantenuta. Il giorno dell'Assunta, Suetta ha pubblicato sul sito diocesano un vademecum giuridico pastorale con le disposizioni per gestire al meglio - e secondo dottrina - le esequie ecclesiastiche.Troppa confusione nei funerali cristiani e i casi delle esequie negate ai due massoni, di Roma e di Sanremo, di cui la Bussola aveva dato notizia, erano solo la punta dell'iceberg di una concezione del funerale che non è quella propriamente cattolica. Spesso, infatti, i parroci tendono a lasciar correre gli infiniti abusi, che rischiano di snaturare del tutto le esequie cattoliche tanto che non c'è soltanto il rischio che possano sorgere veri e propri illeciti canonici, come nel caso dei due massoni accompagnati in chiesa, ma che si possano commettere quei grandi o piccoli abusi che snaturano del tutto il senso del commiato secondo la Chiesa.Così Suetta esordisce dicendo che «le esequie sono un sacramentale (tranne la Messa esequiale che è un sacramento), che costituisce la preghiera di intercessione della Chiesa per il defunto e per la sua famiglia» ma «la mondanizzazione del trapasso si traduce nella perdita del senso cristiano della morte e nell'appiattimento dell'azione sacra, riducendo il tutto a categorie meramente umane di ricordo e di emozioni passeggere».Che fare, dunque? Tornare a ribadire ai fedeli, ma soprattutto ai sacerdoti, le regole per un buon funerale cristiano e legittimare anche quei "no" che oggigiorno destano tanto scandalo perché visti come una mancanza di pietà verso il defunto.Niente di più falso. Infatti, Suetta scrive che proprio per non «cedere pericolosamente il posto alla celebrazione della memoria del defunto o alla esasperata dimensione del ricordo» in uno «stonato "protagonismo" di parenti e amici», «bisogna evitare cedimenti o concessioni alla mera emotività e correggere deviazioni piuttosto diffuse, che spesso sono indice non solo di un fraintendimento dell'essenza stessa delle esequie ecclesiastiche, ma ancor prima di una vera e propria assenza di fede».LA SACRALITÀ DEL RITOLucidamente bisogna tutelare la sacralità del rito, nella sostanza e nei contenuti eliminando, scoraggiando e anche proibendo «riferimenti eccessivamente terreni a passioni o interessi del defunto (musicali, sportivi, politici, ecc.)» i quali «snaturano il senso dell'accompagnamento spirituale». «Appaiono fuori luogo ad esempio - ricorda Suetta tanto per fare un esempio - gli addobbi o i vestiti coi colori della squadra del cuore, di un gruppo politico o di un determinato movimento d'opinione». Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale, ma chi ha frequentato funerali nell'ultimo decennio sa che c'è stata un'esplosione di queste manifestazioni.Così come il protagonismo degli amici del defunto o dei suoi parenti rischia di portare fuori strada: «Le testimonianze e i ricordi, ancorché́ toccanti e commoventi, esprimono in genere il mero commiato o ringraziamento verso il defunto» ma destano perplessità perché «i ricordi sono collocati in momenti inappropriati (dopo l'omelia o al termine della cerimonia)» o «hanno un'enfasi e una lunghezza spropositata». Tutto questo produce «un funerale mondano che è la negazione più patente dell'essenza del credo cristiano». Invece - e il vescovo ligure lo ribadisce nella sua nota dottrinale - sono tre: la preghiera per il defunto, onorare il corpo come germe della risurrezione della carne e il recare conforto e speranza ai vivi. Tutto il resto è un di più e spesso è un di più di cattivo gusto. Invece tutto deve portare a rispettare la pietas verso il defunto. A cominciare dalla scelta della chiesa che «non dovrebbe esprimere tanto un posto scelto per motivi di praticità, di gusto o di richiamo affettivo, quanto indicare l'ambiente umano e cristiano appropriato e confacente».Sappiamo bene, però, che molti funerali si svolgono con la presenza del defunto che non ha mai messo piede in una chiesa. E qui che la nota di Suetta si fa necessariamente severa perché va a toccare il tema del "diritto al funerale" che non può essere assoluto ma «richiede la congruenza del rito con la presumibile disposizione dell'estinto». E tanto più se il defunto «prima della morte non diede alcun segno di pentimento, deve essere privato delle esequie ecclesiastiche».LA DISCIPLINA ECCLESIASTICA CHE MOLTI DIMENTICANOAlcuni casi? Quelli che il can. 1184 § 1 della disciplina ecclesiastica norma da tempo, anche se molti preti fanno finta di dimenticarla: «Quelli che sono notoriamente apostati, eretici, scismatici; coloro che scelsero la cremazione del proprio corpo per ragioni contrarie alla fede cristiana e gli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli»E si badi: «La notorietà della contrarietà alla fede non deve risultare da una sentenza, basta che sia una situazione di fatto pacificamente conosciuta» mentre «dare pubblicità del pentimento evita il pericolo di scandalo». Per questo «la privazione delle esequie non esprime un giudizio sul defunto ma una forma di tutela della comunità e di rispetto della presumibile volontà per fatti concludenti dell'estinto».E veniamo così al tema della massoneria che ha infiammato le cronache agostane dopo lo scoop della Bussola del funerale negato in diocesi di Roma ad una figura apicale delle logge e che ha trascinato in una reazione a catena anche la decisione di Suetta su un caso simile: «A chi aderisce ad associazioni o partiti anticristiani, per questa stessa loro scelta, le esequie ecclesiastiche non sono loro possibili. L'assoluta inconciliabilità fra la fede cattolica e l'adesione alla massoneria è stata fermamente e chiaramente ribadita dall'allora Congregazione per la Dottrina della Fede nella Dichiarazione sulla massoneria, del 26 novembre 1983».Nel ricordare che «rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche», Suetta ricorda così che «i fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».Molto spazio viene dato a spiegare le motivazioni per cui «è impossibile benedire quei defunti che muoiano nella condizione di non poter avere le esequie ecclesiastiche, perché́ sarebbe contraddire la verità stessa del segno della benedizione ed il suo significato più reale, riducendola - invece - quasi ad un mero atto esteriore, ad una formalità, o - peggio - assimilandola ad una "azione magica"».C'è spazio anche per la cremazione. Suetta la affronta ricordando che «non è un'alternativa alla sepoltura». L'una è sostenuta, l'altra (la cremazione) è soltanto tollerata purché «non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana» (can. 1176 § 3).Però, e questo è un passaggio che dovrebbe interessare molti cattolici, ormai convinti della piena bontà della cremazione «per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell'aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti».Altre interessanti disposizioni sono contenute nel capitolo finale. Tra queste il non concedere l'autorizzazione e nemmeno l'uso dell'ambone per commiati o interventi. Al massimo per questo tipo di interventi si può valutare la messa a diposizione di un momento fuori dalla chiesa o al cimitero; così come si proibisce l'introduzione in chiesa di oggetti appartenenti al defunto che sono estranei alla celebrazione; e infine ammettere alla proclamazione delle letture soltanto fedeli noti al sacerdote. E su questi, molti parroci potrebbero capitolare.Nota di BastaBugie: Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Il vademecum di Suetta libera vivi e morti dalle esequie creative" parla del vescovo di Ventimiglia-San Remo che dà l'estremo saluto alle trovate di parenti e preti più intenti a esaltare il defunto che a pregare per la sua anima e onorarne il corpo. E anche a chi resta la sobrietà dei riti e la speranza cristiana offrono maggiore conforto di un ricordo mondano. Il testo non fa che ribadire l'insegnamento della Chiesa, così ovvio e così dimenticato da far notizia.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 agosto 2026:Bisogna essere grati a mons. Antonio Suetta per il suo vademecum per le esequie ecclesiastiche. Perché è raro oggi trovare dei vescovi che difendano i riti della Chiesa, nella consapevolezza che quando questi riti possono esprimersi senza essere sfigurati dalla "creatività" umana, essi raggiungono pienamente quello scopo per cui sono stati istituiti. Nel caso delle esequie, il vescovo di Ventimiglia-San Remo ricorda quanto la Chiesa insegna nel suo diritto universale, ossia che essi hanno la finalità di pregare per il defunto, onorarne il corpo e offrire ai vivi, in particolare alle persone più vicine al defunto, conforto e speranza.Pregare per il defunto: già su questo punto è necessario correggere la traiettoria. E non di poco. Il ri
Omelia della s. Messa del 1 settembre 2026, Martedì della XXII Settimana del Tempo Ordinario, Anno Pari, tenuta da p. Francesco M. Budani, FI
XXII domenica Tempo Ordinario (A)Omelia nella Messa delle 21 (Milano)https://www.nellaparola.it/ldg/2026-08-30
Madonna della Guardia - Omelia di Mons. Guido Marini alla Messa delle 17:00
Omelia della s. Messa del 29 Agosto 2026, XXII Domenica del Tempo Ordinario, Anno A, tenuta da p. Francesco M. Budani, FI
Madonna della Guardia - Omelia di Mons. Marini alla Messa del Caffè by RadioPNR
Radio Vaticana con Voi indossa la veste estiva e si conferma nel palinsesto di agosto, con gli ascoltatori sempre protagonisti! Intervieni in diretta tramite WhatsApp al numero 335 12 43 722 Con Francesco De Remigis una panoramica sulle principali notizie del giorno, in particolare sulla situazione in Nepal dopo l'alluvione provocata da una valanga di ghiaccio e rocce al confine con il Tibet Oggi a L'Aquila alle 18.00, nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, si svolgeranno le celebrazioni della Perdonanza Celestiniana, con la Messa presieduta dal cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, con l'apertura della Porta Santa. Il nome Perdonanza deriva proprio dalla Bolla del Perdono, emessa nel 1294, da Papa Celestino V con cui concesse l'indulgenza plenaria perpetua a chiunque visitasse la Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Ce ne ha parlato don Carmelo Pagano Le Rose, del Comitato della 732ª Perdonanza Celestiniana Questa estate sono state moltissime le persone che hanno deciso di percorrere il Cammino di Santiago e arrivare alla famosa cattedrale che conserva le spoglie dell'apostolo Giacomo. Tra loro c'è stato anche un gruppo della parrocchia dell'ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo a Roma. Ma come è andata questa esperienza? Ce lo hanno raccontato il parroco Padre Daniele Canali e due ragazzi: Matteo Bellini e Maria Pia Bruno In conduzione: Marina Tomarro Tecnico audio: Damiano Caprio
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XXI domenica Tempo Ordinario (A)Omelia nella Messa delle 21 (Milano)https://www.nellaparola.it/ldg/2026-08-23
Al via la Visita Pastorale di Papa Leone a San Marino e Rimini, nel pomeriggio l'incontro con i partecipanti al Meeting dell'amicizia tra i popoli, poi la Messa al porto della città romagnola La Turchia ha emesso un mandato di arresto per Benjamin Netanyahu Entrano nel vivo I XX giochi del Mediterraneo a Taranto. Il Papa esorta gli atleti a promuovere solidarietà, fraternità e pace
Ucraina: ancora attacchi russi sulla regione di Kharkiv. Allarme in Romania: per Bucarest il drone navale distrutto da un caccia romeno è responsabilità di Mosca Trump minaccia sanzioni anche a chi aiuta l'Iran Al via oggi a Rimini la 47.ma edizione del Meeting per l'amicia fra i popoli, domani la visita del Papa con la Messa al porto della città romagnola
Seit über 50 Jahren prägt Riccardo Muti die Salzburger Festspiele. Nun wurde der italienische Dirigent mit dem Ring des Landes Salzburg geehrt, direkt nach einer gefeierten Aufführung von Verdis "Messa da Requiem". Tobias Hell berichtet.
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