70 80 è il podcast che ti riporta ai tuoi anni più belli, analizzando, in ogni puntata settimanale, due argomenti caratterizzanti il periodo compreso tra il 1970 e il 1990. Condotto dai giornalisti Francesco Massardo, Massimo Lualdi, Enzo Mauri, Antonel
Milan, Milan, Lombardy, Italy

Il testo, diciamo la verità, non è memorabile e, a tratti, anche un po' offensivo (“forse non eri intelligente, ma c'era in ogni tua espressione quell'entusiasmo che tira su“), ma Quattro giorni insieme è uno di quei pezzi che colgono nel segno. Sapientemente dosando chitarra e strumenti acustici.DisillusioneLoy & Altomare restituiscono all'ascolto il sapore della disillusione post-hippy che anticipa i durissimi anni di piombo che seguiranno alla pausa del 1974.

Tanto per cominciare, tra la seconda metà degli anni 60 e la prima degli anni 70 il televisore per famiglia era uno. E costituiva un totem. In tutti i sensi.Simbolo di agiatezzaNon solo perché era venerato come un trofeo del raggiungimento di una certa stabilità economica o comunque in quanto costituiva il simbolo oggettivo di un conseguito benessere, nemmeno lontanamente sperato quindici anni prima.Dominatore da salottoMa anche perché dominava fisicamente il soggiorno su un mobile, generalmente in vetro, con le rotelle e a più ripiani (di norma due).Le valvoleQuel televisore che funzionava a valvole, che periodicamente si scaricavano. E allora arrivava il tecnico, con una valigetta per “ricaricarle” attraverso un apparecchio collegato al tubo catodico che compiva il miracolo.Il coloreE non mancava, nell'occasione, di promuovere quel nuovo fantastico tv, che addirittura garantiva la visione di programmi “a colori”, invitando ad andare a visionarlo nel suo negozio.Perché il secondo ripiano sotto il televisore?Tornando all'argomento di questo articolo, quale era la ragione del secondo ripiano? Certamente non per il videoregistratore, che avrebbe fatto la comparsa di massa solo nella seconda metà degli anni '80.

Non era per John Lennon (1940-1980) e nemmeno per Yoko Ono (1933). E, ad essere precisi, non era nemmeno una canzone d'amore. Eppure per decenni si è discusso sul vero destinatario di Hey Jude, uno dei brani più celebri dei Beatles. Una storia fatta di separazioni, equivoci e interpretazioni che ancora oggi alimentano il mito di una canzone lunga oltre sette minuti diventata un simbolo universale di conforto e speranza.Una canzone nata durante una crisi familiareQuando Paul McCartney (1942) iniziò a scrivere Hey Jude nell'estate del 1968, i Beatles stavano attraversando uno dei periodi più turbolenti della loro storia. Tuttavia, il punto di partenza del brano non riguardava affatto il futuro della band, quanto la fine del matrimonio tra John Lennon e Cynthia Powell Lennon (1939-2015).

“Ebbene sì, maledetto Carter! Hai vinto anche stavolta!“. La frase di chiusura di Supergulp pronunciata dall'acerrimo nemico dell'investigatore privato newyorkese (col berretto di Sherlock Holmes, l'impermeabile di Humphrey Bogart e un papillon rosso a pois) Nick Carter, il trasformista Stanislao Moulinsky con la voce di Mauro Mattioli (1950), imitando quella di Amedeo Nazzari (1907-1979), è ancorata saldamente nella memoria di ogni (ultra) 50enne…Supergulp: l'ibridazioneNick Carter era il personaggio principale di una curiosa ibridazione (come si dice oggi) di fumetti e cartoni animati. Supergulp (inizialmente solo Gulp!), andò in onda in due periodi distanziati: la prima volta il 14 settembre 1972 alle 21,15 sul Secondo con una presentazione di Cochi e Renato e poi sulla Rete 2 (in seguito Rai 2) dal 15 marzo 1977 al 1981, divenendo Buonasera con… Supergulp!.

Quando arrivò sugli schermi italiani nel 1982, Buck Rogers rappresentava una delle più spettacolari risposte televisive all'ondata fantascientifica nata dopo il successo di Star Wars. Tra astronavi scintillanti, robot parlanti, principesse spaziali e avventure intergalattiche, la serie riuscì a conquistare una generazione di telespettatori, diventando uno dei telefilm cult dell'immaginario anni Ottanta, anche se non riuscì a sfondare nell'audience.Dalle pulp magazine alla televisioneIl personaggio di Buck Rogers nasce molto prima della televisione: fu creato nel 1928 dallo scrittore Philip Francis Nowlan (1988-1940) per il racconto pulp Armageddon 2419 A.D. pubblicato sulla rivista Amazing Stories. Il successo delle successive strisce a fumetti trasformò Buck Rogers in uno dei primi grandi eroi della fantascienza popolare, anticipando di decenni molti temi poi sviluppati da cinema e TV.

Da quando nell'agosto 1969 il musicista Serge Gainsbourg (1928-1991) e l'attrice Jane Birkin (1946-2023) pubblicarono il singolo Je t'aime moi non plus, dando il via al fenomeno del sexy sound, niente fu come prima.CensuraLa canzone che mima un rapporto sessuale, destò un tale scandalo da essere censurata dalla maggior parte dei paesi dove ne era possibile l'acquisto.

Nel 1973 su Rai 2 arrivò un classico intramontabile: Charlie Brown, tratto dal fumetto Peanuts del 1950 di Charles Monroe Schultz (1922-2000).Quel ciuffo sulla fronte…Charlie Brown è un ragazzino di 7-8 anni, contraddistinto da un testone rotondo con un accenno di un ciuffo di capelli sulla fronte.

Come il francese Belfagor (Il fantasma del Louvre) – andato in onda in Italia in 6 puntate, dal 15 giugno al 21 luglio 1966 – cinque anni dopo il Segno del Comando coinvolse e spaventò ben oltre la metà degli italiani in possesso di un televisore (erano abbonate il 62,4% delle famiglie).A cavallo tra il giallo ed il fantasticoIl Segno del Comando ebbe il pregio di potenziare il modello del moderno thriller soprannaturale, cioè a cavallo tra il giallo ed il fantastico, terrorizzando i telespettatori senza scene truculente, solo giocando d'astuzia, con scorribande sul confine tra il noto e l'ignoto.

Forse uno dei pochi personaggi dei fumetti non caratterizzato come animale antropoformo, Tiramolla compare per la prima volta sul mensile Cucciolo delle Edizioni Alpe nel 1952.L'idea di TiramollaTiramolla era frutto di un'idea di Roberto Renzi (1923-2018) che era stato ispirato da un articolo di giornale nel quale si annunciava l'invenzione del silicone, descritto come una sostanza malleabile, allungabile, capace di assumere qualsiasi forma.

I Led Zeppelin plagiatori seriali? Ecco alcune curiosità a riguardo del grande gruppo rock. Se un brano è un successo mondiale, state certi che qualcuno di diverso dall'autore che l'ha portato in vetta ne rivendicherà la paternità.I casi eclatantiFu così per My Sweet Lord di George Harrison (1970) contro He's So Fine delle Chiffons (1962). Per Ghostbusters di Ray Parker Jr. (1984) contro I Want a New Drug di Huey Lewis and the News (1984). Per Ice Ice Baby di Vanilla Ice (1989) contro Under Pressure, di Queen e David Bowie (1981). Per Surfin' U.S.A. dei Beach Boys (1963) contro Sweet Little Sixteen di Chuck Berry (1958).

E chi se la dimentica quella campagna della Esso? Forse la più potente degli anni '60 nell'ambito dei carburanti.Colpire i piccoli per influenzare i grandiL'idea geniale dello slogan Put a tiger in your tank era venuta nel 1959 ad Emery Smith, un giovane copywriter di Chicago che era stato incaricato di produrre un annuncio su un giornale per promuovere le vendite di Esso Extra negli USA.

Oggi parliamo della nascita e del mito della Marlboro Country, universo pubblicitario creato negli anni '70 attorno alle sigarette Marlboro.Il simbolo centrale era il celebre Marlboro Man, il cowboy virile ideato dal pubblicitario Leo Burnett per trasformare un prodotto inizialmente rivolto alle donne in un'icona maschile. La campagna evocava libertà, forza e spirito indipendente attraverso paesaggi western e atmosfere epiche. Fondamentale anche la colonna sonora tratta dal film I magnifici sette, composta da Elmer Bernstein.Il marketing di Philip Morris riuscì a costruire un immaginario potentissimo, facendo crescere enormemente le vendite del marchio. La Marlboro Country non era un luogo reale, ma una dimensione simbolica diffusa ovunque nella comunicazione pubblicitaria. Il fascino culturale di quell'immagine oggi controversa, alla luce della consapevolezza sui danni del fumo, rese il cowboy il simbolo di un'epoca in cui la pubblicità riusciva a trasformare un prodotto in uno stile di vita.

La televisione a colori in un'epoca dove aver conseguito quella in bianco e nero appena 10/15 anni prima era stato un traguardo impensabile, appariva una prospettiva elitaria.TestIn quel momento storico – a cavallo tra la prima e la seconda metà degli anni '70 – la RAI stava ancora effettuando i test a colori (partiti coi Giochi della XX Olimpiade) e qualcuna delle prime tv libere aveva adottato lo standard. Ma con una qualità a dir poco sommaria.

Messico, estate 1970. Due storie italiane si intrecciano sotto lo stesso cielo: una nazionale di calcio che gioca la partita del secolo e un cantautore che a quelle nuvole messicane sembra dedicare una canzone destinata a non invecchiare mai. Enzo Jannacci (1935-2013) e gli Azzurri di Ferruccio Valcareggi (1919-2005) risultano per sempre associati nell'inconscio di tanti italiani. Ma la canzone era dedicata alla futura legge sul divorzio.Chi era JannacciEnzo Jannacci (1935-2013) fu cantautore, cabarettista e medico chirurgo, milanese di nascita e di anima, allievo di Giorgio Strehler (1921-1997) e compagno di palcoscenico di Dario Fo (1926-2016). La sua arte univa il grottesco al lirico, il dialetto meneghino alla poesia , in un percorso decisamente unico nel panorama della canzone italiana del dopoguerra.

C'è un codice che in ogni (ex) ragazzo degli anni 50, 60 ed in parte dei 70 attiva immediatamente ricordi rinchiusi in un'area riservata: Ifix Tcen Tcen!L'urlo alienoIfix Tcen Tcen, a beneficio dei nati dagli anni '80 in poi (diamo per assodata la conoscenza perfetta del tema per tutti gli altri), era l'urlo di guerra di un particolare alieno proveniente dal pianeta Eros.

1976. Il Tribunale di New York reputa George Harrison colpevole di aver, con la celebre My Sweet Lord, “inconsciamente” plagiato la canzone He's so fine delle Chiffons (1963) dal punto di vista melodico.La difesa dell‘ex Beatles: “Mi ero ispirato a Oh Happy Day di Edwin Hawkins Singers del 1969!”.

Chi pensa che rave illegali, smiley e acid house siano fenomeni degli anni 2000, ha la memoria corta: c'è stato un momento, alla fine degli anni '80, in cui milioni di giovani britannici smisero improvvisamente di identificarsi con il rock tradizionale, con il pop sintetico e persino con le vecchie rivalità tribali del decennio precedente. Quel momento prese il nome di Second Summer of Love (oltre venti anni dopo la prima Summer of Love di San Francisco) e coincise con l'esplosione dell'Acid House, dei rave clandestini e di una nuova cultura notturna destinata a influenzare tutta l'Europa, Italia compresa.La Second Summer of LoveIl fenomeno si sviluppò principalmente tra il 1988 ed il 1989 nel Regno Unito, oltre 20 anni dopo la celebre Summer of Love degli hippies a San Francisco, ma i suoi effetti continuarono per anni, gettando le basi della club culture moderna, della musica dance contemporanea e persino di un diverso modo di vivere la socialità giovanile.

Programmato da Rai 1 per la prima volta il 25 ottobre 1976 ed andato in onda, dal lunedì al sabato, alle 19.45 fino al 26 febbraio 1994 (con una pausa dal 18 gennaio al 19 ottobre 1992), L'almanacco del giorno dopo era una trasmissione di cultura curata dalla redazione del TG1.Le conduttriciL'Almanacco, nato da un'idea di Emmanuele Milano (1930), vicedirettore del TG1, era presentato dall'annunciatrice Paola Perissi (1944), sostituita a più riprese prima da Maria Giovanna Elmi (1940) e poi da Peppi (Josephine) Franzelin (1947). Per un breve periodo la trasmissione fu condotta anche da Nicoletta Orsomando (1929-2021).

La canzone fu scritta nel 1970 e dedicata a Patti D'Arbanville (1951). Cioè una modella statunitense con la quale Cat Stevens (pseudonimo di Steven Demetre Georgiou, 1948) aveva dal 1968 un'appassionata relazione.Fonte di ispirazioneLa D'Arbanville fu per il cantante fonte di ispirazione sia per Wild World che, ovviamente, per Lady D'Arbanville. Brano contenuto nel terzo album del cantante dagli occhi di gatto (da cui il nome d'arte).

L'operazione Cassandra è ovviamente studiata a tavolino e si pone sulla scia dello strepitoso successo di Tomorrow di Amanda Lear dell'anno prima.Chi è Cassandra?E del resto Cassandra è di Amanda Lear (Amanda Tapp, 1946) una corista in una delle tournée. La voce è roca ed ambigua. Ma, a differenza della Lear (lo si scoprirà dopo) Cassandra è veramente una transgender.

Tra ospedali psichiatrici, musica e ricerca interiore, il percorso dello scrittore brasiliano Paulo Coelho attraversa gli anni '70 e '80 fino a trasformarsi, attraverso il bestseller L'Alchimista, in uno dei casi editoriali più sorprendenti della cultura pop contemporanea.

Le commedie sexy degli anni '70 e '80 stanno vivendo una sorprendente fase di riscoperta, trainata soprattutto dai millennial. Secondo una ricerca OmnicomMediaGroup per il quotidiano Libero, oltre 4 milioni di italiani le stanno riguardando, con risultati significativi anche nella televisione notturna. Il fenomeno, alimentato dai social, segna il ritorno di un immaginario popolare che sembrava dimenticato e che oggi viene reinterpretato come documento culturale e intrattenimento.

Sunny, inserito al 25° posto delle 100 canzoni del secolo (scorso), è uno dei brani più rivisitati della storia. Se ne contano centinaia di cover. Al punto che, spesso, l'originale di Bobby Hebb (1938-2010) viene considerato un remake e, viceversa, la fortuna rivisitazione disco del 1976 dei tedeschi Boney M, il brano d'origine.

Nel 1979 la rete inglese ATV lancia il guanto di sfida alla BBC, che dal 1963 domina l'area della science fiction con Doctor Who.

Elio Fiorucci (1935-2015) è stato il primo stilista italiano a liberare, a partire dalla fine degli anni 60, la moda dall'atmosfera tradizionalista e un po' ingessata della haute couture dell'epoca e a farne qualcosa di pop. Di fatto, l'ha democratizzata, aprendola a tutte le istanze culturali provenienti dalla strada.

C'era un tempo in cui bastava un Augh! per raccontare un Paese che cambiava. E quel tempo, per milioni di italiani, aveva un nome preciso: Carosello.Tra i personaggi più iconici di quella stagione irripetibile della comunicazione televisiva, spicca senza dubbio Unca Dunca, l'indiano “al contrario” ideato dal genio creativo di Bruno Bozzetto (1938) per promuovere i prodotti della Riello.

Al tempo, Smemoranda era una alternativa politicamente impegnata ai diari di Jacovitti (Benito Franco Giuseppe Jacovitti, 1923-1997), di Bonvi (Franco Bonvicini, 1941-1995) o dei Peanuts di Charles M. Schulz 1922-2000).

All'inizio degli anni 70 Cochi e Renato con il loro stile semplice e poetico e la collaborazione di Enzo Jannacci (1935-2013) inaugurano un tipo di canzoni fatto di satira, nonsense e motivi orecchiabili. Brani che portano la coppia al successo, grazie anche alla partecipazione a trasmissioni televisive come Il poeta e il contadino e Canzonissima. Nel 1973 tutti gli italiani cantano “lo sciocco in blu” e si chiedono chi sia…

Per chi è stato bambino negli anni 80 é praticamente impossibile non averci giocato. Tante e tali sono state le Sorpresine che si trovavano come gadget nelle merendine del Mulino Bianco, che ancora oggi nel vederle si apre qualche cassetto della memoria, o meglio…. qualche scatolina!Ritroviamole, assieme alla loro storia.

“25 or 6 to 4” è uno dei brani più iconici dei Chicago, scritto da Robert Lamm, tra i fondatori della band. La canzone viene registrata nell'agosto del 1969 per il loro secondo album e pubblicata come singolo nel 1970, con Peter Cetera alla voce solista.Ma ciò che rende questo pezzo davvero interessante è la sua origine. Lamm racconta di averlo composto in una notte, su una chitarra a dodici corde… che in realtà ne aveva solo dieci. Mancavano le due corde basse. Il testo, invece, lo scrisse tutto in un giorno. Il titolo, “25 or 6 to 4”, indica proprio l'ora: sono le tre e trentacinque, o le tre e trentaquattro del mattino. È il momento in cui l'autore sta cercando di scrivere una canzone, combattendo con l'insonnia e l'ispirazione.Nel tempo, però, quel titolo così particolare ha generato interpretazioni di ogni tipo: c'è chi ha pensato a riferimenti a sostanze stupefacenti o a codici nascosti. In realtà, è tutto molto più semplice e, se vogliamo, anche più poetico.Dal punto di vista musicale, il brano è costruito attorno a un riff di chitarra diventato leggendario, suonato da Terry Kath con l'uso del wah-wah. Un riff potente, discendente, che molti hanno paragonato ad altre progressioni celebri del rock, fino ad arrivare, anni dopo, a influenzare persino band come i Green Day.La registrazione originale ha anche una storia curiosa: Peter Cetera incise la voce mentre aveva ancora la mascella bloccata, dopo un incidente durante una partita di baseball. Nonostante tutto, il risultato fu straordinario.Quando uscì come singolo nel 1970, il brano raggiunse la top five negli Stati Uniti e la top ten nel Regno Unito, diventando uno dei più grandi successi dei Chicago. Nel tempo è stato inserito in numerose raccolte ed è considerato uno dei loro pezzi più rappresentativi.Non sono mancati nemmeno episodi controversi: negli anni '70 la canzone fu vietata a Singapore per presunti riferimenti alla droga, divieto poi revocato solo nel 1993.Nel 1986 i Chicago ne realizzarono una nuova versione, più aggiornata nel suono, con Jason Scheff alla voce. Anche se meno fortunata in classifica, contribuì a mantenere vivo il brano nel repertorio della band.E ancora oggi, “25 or 6 to 4” resta un punto fermo nei concerti dei Chicago e uno dei simboli più riconoscibili del loro stile. Una canzone nata nel cuore della notte… ma destinata a restare accesa per sempre.

SETTANTAxOTTANTA

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