Voci dipinte

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L'obiettivo del programma è il dibattito continuo sul mondo dell’arte. Le puntate si articolano attorno a una parola chiave (oggetti, luoghi, persone)  che permetta di  affrontare trasversalmente la storia dell’arte partendo dall’attualità. Alcune rubriche si inseriscono nel programma: "La mostra de…

RSI - Radiotelevisione svizzera


    • Jun 7, 2026 LATEST EPISODE
    • weekdays NEW EPISODES
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    L'atlante delle emozioni

    Play Episode Listen Later Jun 7, 2026 60:36


    Una geografia emozionale che unisce arte, architettura, cinema e design in un viaggio visivo avvincente ed erudito: l'Atlante delle emozioni di Giuliana Bruno appena ristampato per le edizioni Johan and Levi è stato e resta un testo fondamentale per i Visual Studies. La prima edizione italiana risale al 2006: da allora le prospettive inedite proposte da questa originale mappa della storia culturale delle arti visive e dello spazio ha ispirato molti ricercatori e artisti, semplici lettori e storici dell'arte. Insieme all'autrice, Giuliana Bruno, titolare della cattedra di Visual and Environmental Studies presso la Harvard University viaggeremo tra i capitoli di questo libro nato da una rampa di un edificio di LeCorbusier. 

    Oltre il disincanto

    Play Episode Listen Later May 31, 2026 56:45


    “La lamentatio circa lo stato della critica d'arte, che manca, è mediocre o assente, è un sottogenere letterario in voga.” Scrive lo storico dell'arte Michele Dantini “I punti di vista sono molteplici, persino concorrenti. Sembrano tuttavia convergere in un'amnesia. (…)“ In questa puntata di Voci Dipinte interroghiamo la critica d'arte non solo come genere, ma anche come ruolo di responsabilità verso le opere e verso gli artisti. Parliamo di indagine poetica e discorsi retorici, di crisi della figura del critico d'arte ma anche di opportunità da riscoprire. Il tema è complesso e suscita spesso opinioni conflittuali, come dimostra il confronto fra i nostri due ospiti:Angela Vettese, critica e storica dell'arte italiana, fondatrice e coordinatrice del corso magistrale di Arti visive presso l'università di Venezia Iuav, autrice di libri come “Capire l'arte contemporanea” (Allemandi), “Arte contemporanea tra mercato e nuovi linguaggi” (Il Mulino), “La rivolta del corpo - gli artisti che lo hanno usato, spinto al limite, liberato” (Editori Laterza)Michele Dantini, storico e critico d'arte, saggista, Professore ordinario di Storia dell'Arte Contemporanea all'Università per Stranieri di Perugia e alla IMT Scuola Alti Studi Lucca, autore di libri come e “Arte e sfera pubblica” (Donzelli), “Storia dell'arte e storia civile” (Il Mulino), “Le forme del divino” (Il Mulino).L'inserto della settimana ci porta al Kunsthaus di Zurigo, dove è allestita “The Histories”, la prima grande retrospettiva in area germanofona dedicata all'artista afroamericano Kerry James Marshall: un viaggio fra tele monumentali, riferimenti alla cultura pop e riflessioni su rappresentazione, potere e appartenenza. Marshall mette al centro della propria opera corpi, memorie e identità troppo a lungo esclusi dalla narrazione occidentale. Emanuela Burgazzoli ha incontrato la curatrice Cathérine Hug.

    Pittore nello spazio

    Play Episode Listen Later May 17, 2026 55:56


    «Fuori dai punti di vista è la pittura che si libera di tutto, che prende il suo corpo nello spazio e ogni volta è una realtà inattesa e sorprendente. Non è mai una cosa scontata» ha detto Felice Varini ai microfoni di Rete Due. In occasione della sua prima grande mostra antologica in Svizzera, la redazione di Voci Dipinte ha deciso di dedicare al grande artista ticinese, ma parigino d'adozione, una puntata monografica.Insieme a Barbara Paltenghi Malacrida, direttrice del Museo d'arte di Mendrisio e curatrice della mostra, esploriamo l'universo artistico di Felice Varini, a partire dal dialogo che nasce fra il suo lavoro e il particolare contesto architettonico dello storico edificio.La voce stessa di Felice Varini ci accompagna, infine, in un percorso attraverso alcune delle opere da lui realizzate o reinterpretate per gli spazi del museo: “Le mie opere esistono come uno spartito musicale che può viaggiare nel tempo e nello spazio”. La mostra “Felice Varini” è aperta al Museo d'Arte di Mendrisio fino al 11 ottobre 2026.

    Pittore nello spazio

    Play Episode Listen Later May 17, 2026 55:56


    «Fuori dai punti di vista è la pittura che si libera di tutto, che prende il suo corpo nello spazio e ogni volta è una realtà inattesa e sorprendente. Non è mai una cosa scontata» ha detto Felice Varini ai microfoni di Rete Due. In occasione della sua prima grande mostra antologica in Svizzera, la redazione di Voci Dipinte ha deciso di dedicare al grande artista ticinese, ma parigino d'adozione, una puntata monografica.Insieme a Barbara Paltenghi Malacrida, direttrice del Museo d'arte di Mendrisio e curatrice della mostra, esploriamo l'universo artistico di Felice Varini, a partire dal dialogo che nasce fra il suo lavoro e il particolare contesto architettonico dello storico edificio.La voce stessa di Felice Varini ci accompagna, infine, in un percorso attraverso alcune delle opere da lui realizzate o reinterpretate per gli spazi del museo: “Le mie opere esistono come uno spartito musicale che può viaggiare nel tempo e nello spazio”. La mostra “Felice Varini” è aperta al Museo d'Arte di Mendrisio fino al 11 ottobre 2026.

    Bertille Bak

    Play Episode Listen Later May 10, 2026 55:43


    Lo sfruttamento minorile nelle miniere di oggi, i paradossi del commercio internazionale, le implicazioni sociali ed ecologiche della globalizzazione, ma anche le gravi conseguenze sul territorio e sulla salute dei lavoratori che hanno avuto le attività di estrazione del carbone nel Nord-pas-de-Calais, uno dei più importanti bacini minerari in Europa.Bertille Bak, artista francese nata ad Arras – che ha già esposto in musei internazionali - è un'artista che si cala nella realtà, lavora a fianco delle comunità invisibili e delle persone al margine, per creare nuove strategie di resistenza poetica e “favole contemporanee”. Una metodologia originale e unica: la sua non è arte militante né arte documentaristica, ma nasce dall'incontro con l'essere umano, restando in bilico tra realismo e invenzione, quotidianità e assurdo. I suoi lavori entrano in risonanza con la casa-museo di Vincenzo Vela, dialogando con uno dei capolavori dello scultore di Ligornetto: Le vittime del lavoro, altorilievo dedicato ai lavoratori morti sul cantiere del traforo ferroviario del San Gottardo. Con la direttrice del Museo Vela Antonia Nessi andremo alla scoperta di una mostra che mette in dialogo linguaggi contemporanei, rinnovando lo sguardo sulle collezioni del museo. Pe la mostra della settimana un'incursione nella videoarte sudcoreana grazie al reportage di Cristiana Coletti che ha visitato la mostra in corso al Masi di Lugano.

    Bertille Bak

    Play Episode Listen Later May 10, 2026 55:43


    Lo sfruttamento minorile nelle miniere di oggi, i paradossi del commercio internazionale, le implicazioni sociali ed ecologiche della globalizzazione, ma anche le gravi conseguenze sul territorio e sulla salute dei lavoratori che hanno avuto le attività di estrazione del carbone nel Nord-pas-de-Calais, uno dei più importanti bacini minerari in Europa.Bertille Bak, artista francese nata ad Arras – che ha già esposto in musei internazionali - è un'artista che si cala nella realtà, lavora a fianco delle comunità invisibili e delle persone al margine, per creare nuove strategie di resistenza poetica e “favole contemporanee”. Una metodologia originale e unica: la sua non è arte militante né arte documentaristica, ma nasce dall'incontro con l'essere umano, restando in bilico tra realismo e invenzione, quotidianità e assurdo. I suoi lavori entrano in risonanza con la casa-museo di Vincenzo Vela, dialogando con uno dei capolavori dello scultore di Ligornetto: Le vittime del lavoro, altorilievo dedicato ai lavoratori morti sul cantiere del traforo ferroviario del San Gottardo. Con la direttrice del Museo Vela Antonia Nessi andremo alla scoperta di una mostra che mette in dialogo linguaggi contemporanei, rinnovando lo sguardo sulle collezioni del museo. Pe la mostra della settimana un'incursione nella videoarte sudcoreana grazie al reportage di Cristiana Coletti che ha visitato la mostra in corso al Masi di Lugano.

    Il fuoco di Van Dyck

    Play Episode Listen Later May 3, 2026 56:46


    «Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell'opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l'aristocrazia, ma ne colse l'anima più inquieta.La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l'allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un'epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell'ombra un'esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento. Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l'evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l'Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio. Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell'arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.Al centro dell'inserto della settimana c'è un'altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell'avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l'avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.Prima emissione: 19 aprile 2026

    Il fuoco di Van Dyck

    Play Episode Listen Later May 3, 2026 56:46


    «Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell'opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l'aristocrazia, ma ne colse l'anima più inquieta.La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l'allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un'epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell'ombra un'esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento. Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l'evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l'Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio. Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell'arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.Al centro dell'inserto della settimana c'è un'altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell'avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l'avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.Prima emissione: 19 aprile 2026

    La risata che ribella

    Play Episode Listen Later Apr 26, 2026 58:29


    Cosa unisce il cinema di Monicelli, le performance di Carla Lonzi e l'ironia feroce di Maurizio Cattelan? Secondo quanto propone la mostra Tragicomica in corso al MAXXI di Roma e nata dalla collaborazione tra il Maxxi stesso e il Centre d'art Contemporaine di Ginevra, sarebbe la particolare “sensibilità nazionale italiana” per il tragicomico, un filo rosso presente nella filosofia, nel cinema, nel teatro, e naturalmente anche nella storia dell'arte e più in generale nella cultura italiana.A “Voci dipinte” ne parliamo con i curatori del progetto nonché direttori artistici degli istituti museali, rispettivamente Andrea Bellini per Ginevra e Francesco Stocchi per Roma, che in un dialogo serrato e dialettico, analizzano come l'arte italiana abbia trasformato il fallimento in resistenza e la risata in atto politico. Al centro, una riflessione profonda sulla maschera: da strumento di ribellione femminista contro il patriarcato a metafora del potere contemporaneo. Una riflessione soprattutto che rompe lo stereotipo dell'italiano “scanzonato” per rivelare una mappatura alternativa, tragica e vitale, del Paese e della sua storia dell'arte.Per la mostra della settimana ci spostiamo a Zurigo dove al Landesmuseum ha da poco aperto una mostra dal titolo Noi e la guerra. Lou Lepori l'ha visitata con la direttrice del museo Denise Tonella.

    La risata che ribella

    Play Episode Listen Later Apr 26, 2026 58:29


    Cosa unisce il cinema di Monicelli, le performance di Carla Lonzi e l'ironia feroce di Maurizio Cattelan? Secondo quanto propone la mostra Tragicomica in corso al MAXXI di Roma e nata dalla collaborazione tra il Maxxi stesso e il Centre d'art Contemporaine di Ginevra, sarebbe la particolare “sensibilità nazionale italiana” per il tragicomico, un filo rosso presente nella filosofia, nel cinema, nel teatro, e naturalmente anche nella storia dell'arte e più in generale nella cultura italiana.A “Voci dipinte” ne parliamo con i curatori del progetto nonché direttori artistici degli istituti museali, rispettivamente Andrea Bellini per Ginevra e Francesco Stocchi per Roma, che in un dialogo serrato e dialettico, analizzano come l'arte italiana abbia trasformato il fallimento in resistenza e la risata in atto politico. Al centro, una riflessione profonda sulla maschera: da strumento di ribellione femminista contro il patriarcato a metafora del potere contemporaneo. Una riflessione soprattutto che rompe lo stereotipo dell'italiano “scanzonato” per rivelare una mappatura alternativa, tragica e vitale, del Paese e della sua storia dell'arte.Per la mostra della settimana ci spostiamo a Zurigo dove al Landesmuseum ha da poco aperto una mostra dal titolo Noi e la guerra. Lou Lepori l'ha visitata con la direttrice del museo Denise Tonella.

    Il fuoco di Van Dyck

    Play Episode Listen Later Apr 19, 2026 56:46


    «Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell'opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l'aristocrazia, ma ne colse l'anima più inquieta.La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l'allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un'epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell'ombra un'esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento. Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l'evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l'Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio. Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell'arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.Al centro dell'inserto della settimana c'è un'altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell'avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l'avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.

    Abitare il museo

    Play Episode Listen Later Apr 12, 2026 56:34


    ®Casa mia è il progetto espositivo di Zilla Leutenegger pensato per il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. L'artista zurighese, una delle figure più note dell'arte contemporanea svizzera, da anni esplora il tema degli spazi privati dell'universo domestico; per l'occasione ha trasformato le sale del museo, un tempo residenza borghese appartenuta ad agiate famiglie, nelle stanze di una nuova residenza immaginaria di cui l'alter ego dell'artista – Zilla - diventa la nuova padrona di casa. Riarredando le stanze con mobili d'epoca, proiezioni animate, installazioni e disegni e cambiando le funzioni originarie di questi spazi, l'artista gioca sul rapporto tra spazio pubblico e privato, invitando a ripensare anche un sistema di valori del passato, invitando i visitatori ad abitare il museo in una modalità inedita, in cui la tradizionale distanza tra opera e spettatore si annulla. Da una casa-museo all'altra. L'inserto della settimana è dedicato all'esposizione di Margherita Turewicz Lafranchi appena inaugurata negli spazi del Museo di Villa Pia a Porza, un tempo residenza dell'artista tedesco Erich Lindenberg e oggi sede della fondazione omonima. Prima emissione: 15 marzo 2026

    Abitare il museo

    Play Episode Listen Later Apr 12, 2026 56:34


    ®Casa mia è il progetto espositivo di Zilla Leutenegger pensato per il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. L'artista zurighese, una delle figure più note dell'arte contemporanea svizzera, da anni esplora il tema degli spazi privati dell'universo domestico; per l'occasione ha trasformato le sale del museo, un tempo residenza borghese appartenuta ad agiate famiglie, nelle stanze di una nuova residenza immaginaria di cui l'alter ego dell'artista – Zilla - diventa la nuova padrona di casa. Riarredando le stanze con mobili d'epoca, proiezioni animate, installazioni e disegni e cambiando le funzioni originarie di questi spazi, l'artista gioca sul rapporto tra spazio pubblico e privato, invitando a ripensare anche un sistema di valori del passato, invitando i visitatori ad abitare il museo in una modalità inedita, in cui la tradizionale distanza tra opera e spettatore si annulla. Da una casa-museo all'altra. L'inserto della settimana è dedicato all'esposizione di Margherita Turewicz Lafranchi appena inaugurata negli spazi del Museo di Villa Pia a Porza, un tempo residenza dell'artista tedesco Erich Lindenberg e oggi sede della fondazione omonima. Prima emissione: 15 marzo 2026

    L'immagine in movimento

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 56:02


    ®«La mia tv sperimentale non è sempre interessante ma non è nemmeno sempre priva di interesse, come la natura che è bella non perché cambia in modo meraviglioso, ma semplicemente perché cambia.» Scrive Nam June Paik in un suo saggio pubblicato nel 1963.Prendendo le mosse da opere storiche di Nam June Paik e soprattutto, da quelle dei pionieri della videoarte svizzera, l'Aargauer Kunsthaus e il Kunstmuseum di Soletta, in collaborazione con la Videocompany hanno realizzato un progetto espositivo che rende omaggio alle immagini in movimento e al loro potere evocativo: “Mehr Licht. Video in der Kunst“. (Più luce, il video nell'arte). Due mostre complementari che esplorano le tracce lasciate dalla videoarte nel panorama artistico svizzero e che raccontano l'evoluzione di questo linguaggio nel tempo.Ospiti: Simona Ciuccio, responsabile per le collezioni e la curatela delle mostre dell'Aargauer Kunsthaus, co-curatrice del progetto espositivo Mehr Licht. Video in der Kunst (Più luce, il video nell'arte) e Tessa Prati, co-curatrice del progetto e collaboratrice scientifica Aargauer Kunsthaus.Anche l'inserto della settimana guarda alla Svizzera. “Propizio è attraversare la grande acqua”, questo è il titolo della mostra di Simonetta Martini allo Spazio d'arte ai Frati di Lugano fino al 12 aprile. L'acqua è infatti un elemento e un tema fondamentale nella pittura dell'artista ticinese che vive nel Malcantone. Un'arte che nasce dalla lentezza e dalla riflessione: le tele si presentano quasi come tappeti sui quali l'artista ha condotto un lungo lavoro di scavo e sottrazione. Ne parlano Simonetta Martini e il curatore Simone Soldini al microfono di Emanuela Burgazzoli.Prima emissione: 08 marzo 2026.

    L'immagine in movimento

    Play Episode Listen Later Apr 5, 2026 56:02


    ®«La mia tv sperimentale non è sempre interessante ma non è nemmeno sempre priva di interesse, come la natura che è bella non perché cambia in modo meraviglioso, ma semplicemente perché cambia.» Scrive Nam June Paik in un suo saggio pubblicato nel 1963.Prendendo le mosse da opere storiche di Nam June Paik e soprattutto, da quelle dei pionieri della videoarte svizzera, l'Aargauer Kunsthaus e il Kunstmuseum di Soletta, in collaborazione con la Videocompany hanno realizzato un progetto espositivo che rende omaggio alle immagini in movimento e al loro potere evocativo: “Mehr Licht. Video in der Kunst“. (Più luce, il video nell'arte). Due mostre complementari che esplorano le tracce lasciate dalla videoarte nel panorama artistico svizzero e che raccontano l'evoluzione di questo linguaggio nel tempo.Ospiti: Simona Ciuccio, responsabile per le collezioni e la curatela delle mostre dell'Aargauer Kunsthaus, co-curatrice del progetto espositivo Mehr Licht. Video in der Kunst (Più luce, il video nell'arte) e Tessa Prati, co-curatrice del progetto e collaboratrice scientifica Aargauer Kunsthaus.Anche l'inserto della settimana guarda alla Svizzera. “Propizio è attraversare la grande acqua”, questo è il titolo della mostra di Simonetta Martini allo Spazio d'arte ai Frati di Lugano fino al 12 aprile. L'acqua è infatti un elemento e un tema fondamentale nella pittura dell'artista ticinese che vive nel Malcantone. Un'arte che nasce dalla lentezza e dalla riflessione: le tele si presentano quasi come tappeti sui quali l'artista ha condotto un lungo lavoro di scavo e sottrazione. Ne parlano Simonetta Martini e il curatore Simone Soldini al microfono di Emanuela Burgazzoli.Prima emissione: 08 marzo 2026.

    L'urgenza del segno

    Play Episode Listen Later Mar 29, 2026 58:41


    Il museo della Collection de l'Art Brut di Losanna celebra mezzo secolo di storia. Custode di quella che è a oggi la più vasta e autorevole raccolta al mondo — con un patrimonio di oltre 70.000 opere — l'istituzione svizzera rimane il punto di riferimento imprescindibile per comprendere l'arte “grezza”, pura e radicalmente estranea ai circuiti ufficiali. Nata da un impulso interiore profondo, questa forma di espressione continua a sedurre e interrogare il contemporaneo con la potenza di un gesto estetico non addomesticato.In questa puntata di “Voci dipinte”, torniamo alle radici del concetto coniato da Jean Dubuffet nel 1945. Se un tempo queste opere fiorivano nel silenzio del segreto e dell'isolamento, oggi l'Art Brut vive una stagione di straordinaria visibilità. Un'ascesa culminata simbolicamente nella Biennale di Venezia del 2013, che ha sdoganato questi linguaggi presso il grande pubblico, innescando tuttavia nuove sfide etiche e alimentando un mercato sempre più vorace.Attraverso il racconto della mostra anniversario Art Brut en Suisse, esploreremo il sottile confine che separa la creazione autentica dalla sua musealizzazione. Come può un'arte nata per non essere vista sopravvivere ai riflettori della critica e alle logiche del collezionismo? È possibile preservare quella “resistenza dell'umano” che Dubuffet cercava tra le mura delle cliniche e delle prigioni?Ne discuteremo con Sarah Lombardi, storica dell'arte e direttrice della Collection de l'Art Brut dal 2013, e Annalisa Izzo, studiosa di letteratura comparata e attenta osservatrice dei linguaggi del margine.Per la mostra della settimana vi portiamo a Milano in occasione della mostra “Meraviglie del Grand Tour” al Museo Poldi Pezzoli che per l'occasione espone Roma antica, il capolavoro del celebre vedutista del Settecento Giovanni Paolo Panini in prestito dal Metropolitan Museum di New York. Dipinto attorno al quale è costruita, come un viaggio culturale, l'intera l'esposizione.

    L'urgenza del segno

    Play Episode Listen Later Mar 29, 2026 58:41


    Il museo della Collection de l'Art Brut di Losanna celebra mezzo secolo di storia. Custode di quella che è a oggi la più vasta e autorevole raccolta al mondo — con un patrimonio di oltre 70.000 opere — l'istituzione svizzera rimane il punto di riferimento imprescindibile per comprendere l'arte “grezza”, pura e radicalmente estranea ai circuiti ufficiali. Nata da un impulso interiore profondo, questa forma di espressione continua a sedurre e interrogare il contemporaneo con la potenza di un gesto estetico non addomesticato.In questa puntata di “Voci dipinte”, torniamo alle radici del concetto coniato da Jean Dubuffet nel 1945. Se un tempo queste opere fiorivano nel silenzio del segreto e dell'isolamento, oggi l'Art Brut vive una stagione di straordinaria visibilità. Un'ascesa culminata simbolicamente nella Biennale di Venezia del 2013, che ha sdoganato questi linguaggi presso il grande pubblico, innescando tuttavia nuove sfide etiche e alimentando un mercato sempre più vorace.Attraverso il racconto della mostra anniversario Art Brut en Suisse, esploreremo il sottile confine che separa la creazione autentica dalla sua musealizzazione. Come può un'arte nata per non essere vista sopravvivere ai riflettori della critica e alle logiche del collezionismo? È possibile preservare quella “resistenza dell'umano” che Dubuffet cercava tra le mura delle cliniche e delle prigioni?Ne discuteremo con Sarah Lombardi, storica dell'arte e direttrice della Collection de l'Art Brut dal 2013, e Annalisa Izzo, studiosa di letteratura comparata e attenta osservatrice dei linguaggi del margine.Per la mostra della settimana vi portiamo a Milano in occasione della mostra “Meraviglie del Grand Tour” al Museo Poldi Pezzoli che per l'occasione espone Roma antica, il capolavoro del celebre vedutista del Settecento Giovanni Paolo Panini in prestito dal Metropolitan Museum di New York. Dipinto attorno al quale è costruita, come un viaggio culturale, l'intera l'esposizione.

    Sì, viaggiare

    Play Episode Listen Later Mar 22, 2026 58:38


    Un viaggio immobile a 4'000 metri di quota, dove l'aria si fa sottile e il paesaggio si trasforma in pura metafisica. Il fotografo ticinese Gian Paolo Minelli porta il pubblico nel cuore della Cordigliera attraverso il suo ultimo progetto, “Altitudine”. Non un semplice reportage, ma una riflessione profonda sulle emergenze geologiche e climatiche del nostro tempo, realizzata lungo un itinerario di 9.000 km tra Argentina, Bolivia e Cile.Attraverso l'uso del banco ottico e una fotografia “lenta” e meditata, Minelli cattura l'essenza di territori incontaminati e selvaggi, sospesi tra l'astrazione del bianco e nero e le sfumature rosate di orizzonti lunari. Un'indagine che interroga il senso della bellezza di fronte a una natura maestosa e disarmante nella sua immensità.Dalle vette sudamericane lo sguardo si sposta poi verso Basilea, dove la Fondazione Beyeler celebra il genio di Paul Cézanne. Una monografica imperdibile che, attraverso 80 capolavori tra oli e acquerelli, decifra la tecnica rivoluzionaria del maestro di Aix-en-Provence, capace di cambiare per sempre il corso della storia dell'arte moderna.

    Sì, viaggiare

    Play Episode Listen Later Mar 22, 2026 58:38


    Un viaggio immobile a 4'000 metri di quota, dove l'aria si fa sottile e il paesaggio si trasforma in pura metafisica. Il fotografo ticinese Gian Paolo Minelli porta il pubblico nel cuore della Cordigliera attraverso il suo ultimo progetto, “Altitudine”. Non un semplice reportage, ma una riflessione profonda sulle emergenze geologiche e climatiche del nostro tempo, realizzata lungo un itinerario di 9.000 km tra Argentina, Bolivia e Cile.Attraverso l'uso del banco ottico e una fotografia “lenta” e meditata, Minelli cattura l'essenza di territori incontaminati e selvaggi, sospesi tra l'astrazione del bianco e nero e le sfumature rosate di orizzonti lunari. Un'indagine che interroga il senso della bellezza di fronte a una natura maestosa e disarmante nella sua immensità.Dalle vette sudamericane lo sguardo si sposta poi verso Basilea, dove la Fondazione Beyeler celebra il genio di Paul Cézanne. Una monografica imperdibile che, attraverso 80 capolavori tra oli e acquerelli, decifra la tecnica rivoluzionaria del maestro di Aix-en-Provence, capace di cambiare per sempre il corso della storia dell'arte moderna.

    Abitare il museo

    Play Episode Listen Later Mar 15, 2026 56:34


    Casa mia è il progetto espositivo di Zilla Leutenegger pensato per il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. L'artista zurighese, una delle figure più note dell'arte contemporanea svizzera, da anni esplora il tema degli spazi privati dell'universo domestico; per l'occasione ha trasformato le sale del museo, un tempo residenza borghese appartenuta ad agiate famiglie, nelle stanze di una nuova residenza immaginaria di cui l'alter ego dell'artista – Zilla - diventa la nuova padrona di casa. Riarredando le stanze con mobili d'epoca, proiezioni animate, installazioni e disegni e cambiando le funzioni originarie di questi spazi, l'artista gioca sul rapporto tra spazio pubblico e privato, invitando a ripensare anche un sistema di valori del passato, invitando i visitatori ad abitare il museo in una modalità inedita, in cui la tradizionale distanza tra opera e spettatore si annulla. Da una casa-museo all'altra. L'inserto della settimana è dedicato all'esposizione di Margherita Turewicz Lafranchi appena inaugurata negli spazi del Museo di Villa Pia a Porza, un tempo residenza dell'artista tedesco Erich Lindenberg e oggi sede della fondazione omonima. undefined

    L'immagine in movimento

    Play Episode Listen Later Mar 8, 2026 56:02


    «La mia tv sperimentale non è sempre interessante ma non è nemmeno sempre priva di interesse, come la natura che è bella non perché cambia in modo meraviglioso, ma semplicemente perché cambia.» Scrive Nam June Paik in un suo saggio pubblicato nel 1963.Prendendo le mosse da opere storiche di Nam June Paik e soprattutto, da quelle dei pionieri della videoarte svizzera, l'Aargauer Kunsthaus e il Kunstmuseum di Soletta, in collaborazione con la Videocompany hanno realizzato un progetto espositivo che rende omaggio alle immagini in movimento e al loro potere evocativo: “Mehr Licht. Video in der Kunst“. (Più luce, il video nell'arte). Due mostre complementari che esplorano le tracce lasciate dalla videoarte nel panorama artistico svizzero e che raccontano l'evoluzione di questo linguaggio nel tempo.Ospiti: Simona Ciuccio, responsabile per le collezioni e la curatela delle mostre dell'Aargauer Kunsthaus, co-curatrice del progetto espositivo Mehr Licht. Video in der Kunst (Più luce, il video nell'arte) e Tessa Prati, co-curatrice del progetto e collaboratrice scientifica Aargauer Kunsthaus.Anche l'inserto della settimana guarda alla Svizzera. “Propizio è attraversare la grande acqua”, questo è il titolo della mostra di Simonetta Martini allo Spazio d'arte ai Frati di Lugano fino al 12 aprile. L'acqua è infatti un elemento e un tema fondamentale nella pittura dell'artista ticinese che vive nel Malcantone. Un'arte che nasce dalla lentezza e dalla riflessione: le tele si presentano quasi come tappeti sui quali l'artista ha condotto un lungo lavoro di scavo e sottrazione. Ne parlano Simonetta Martini e il curatore Simone Soldini al microfono di Emanuela Burgazzoli.

    Cosa resterà?

    Play Episode Listen Later Mar 1, 2026 59:44


    Cosa resterà dell'arte del nostro tempo quando i riflettori delle aste si saranno spenti? Chi detiene oggi – in un'epoca dominata da trend algoritmici e record d'asta milionari - l'autorevolezza per definire la “grandezza” artistica? E nel momento in cui in molti decretano la morte delle diverse forme di critica – letteraria, artistica, cinematografica - come esercizio autoriale e autorevole a chi spetterà il compito di aiutarci a distinguere tra prezzo e valore, tra arte e moda?“Voci dipinte” ne discute con lo storico e critico d'arte Michele Dantini autore di Le forme del divino (il Mulino, 2024) e con la giovane curatrice Athina Sanvido co-fondatrice di Refusés, piattaforma curatoriale e galleria dedicata alla promozione di artisti emergenti.Una rilettura dell'opera di Robert Mapplethorpe, incentrata sulla ricerca estetica del grande fotografo americano, è l'intenzione dell'ampia mostra in corso in queste settimane negli spazi di Palazzo Reale di Milano: oltre duecento le opere esposte, dai primi sorprendenti collage alle celebri serie dei nudi e dei fiori, dagli autoritratti ai ritratti dedicati alle sue muse, Patti Smith e Lisa Lyon. “Voci dipinte” ve la racconta in compagnia del curatore, Denis Curti.

    Cosa resterà?

    Play Episode Listen Later Mar 1, 2026 59:44


    Cosa resterà dell'arte del nostro tempo quando i riflettori delle aste si saranno spenti? Chi detiene oggi – in un'epoca dominata da trend algoritmici e record d'asta milionari - l'autorevolezza per definire la “grandezza” artistica? E nel momento in cui in molti decretano la morte delle diverse forme di critica – letteraria, artistica, cinematografica - come esercizio autoriale e autorevole a chi spetterà il compito di aiutarci a distinguere tra prezzo e valore, tra arte e moda?“Voci dipinte” ne discute con lo storico e critico d'arte Michele Dantini autore di Le forme del divino (il Mulino, 2024) e con la giovane curatrice Athina Sanvido co-fondatrice di Refusés, piattaforma curatoriale e galleria dedicata alla promozione di artisti emergenti.Una rilettura dell'opera di Robert Mapplethorpe, incentrata sulla ricerca estetica del grande fotografo americano, è l'intenzione dell'ampia mostra in corso in queste settimane negli spazi di Palazzo Reale di Milano: oltre duecento le opere esposte, dai primi sorprendenti collage alle celebri serie dei nudi e dei fiori, dagli autoritratti ai ritratti dedicati alle sue muse, Patti Smith e Lisa Lyon. “Voci dipinte” ve la racconta in compagnia del curatore, Denis Curti.

    L'opera che non c'è

    Play Episode Listen Later Feb 22, 2026 56:05


    ®Nel giugno del 1968 viene allestita al MoMA di New York la mostra “Christo wraps the museum: scale models, photomontages, and drawings for a non-event”. L'esposizione presenta un progetto complesso e mai realizzato, pensato da Christo e Jeanne-Claude per il MoMa. Il direttore William S. Rubin decide di mostrare i lavori preparatori e un ingrandimento del fotomontaggio della facciata del museo impacchettata, aprendo un dibattito sul valore storico-artistico dei progetti non realizzati. Una questione che ad oggi non è ancora esaurita e che ha ispirato gli autori de L'opera che non c'è. Arte e progetti non realizzati tra il XX e il XI secolo volume appena pubblicato da Postmedia Books e curato da Elisabetta Modena e Marco Scotti. Cosa impedisce la realizzazione di un'opera e secondo quali criteri può essere invece giudicata conclusa e significativa? Ma, soprattutto, perché ha senso parlarne? Ospiti: Elisabetta Modena, ricercatrice in Storia dell'arte contemporanea all'Università IULM di Milano, co-fondatrice di MoRE, Museo e archivio digitale dedicato a progetti di arte contemporanea non realizzati. Marco Scotti, assegnista di ricerca presso l'Università IUAV di Venezia, dove attualmente insegna Storia del design, cofondatore di MoRE. Le opere di Robert Rauschenberg sono, infine, protagoniste dell'inserto della settimana. Per festeggiare i 100 dalla nascita del grande artista americano, la Fondazione Rolla di Bruzella presenta otto opere dalla collezione che documentano lo stretto rapporto del pittore e grafico esponente della Pop-Art con la fotografia. Emanuela Burgazzoli l'ha visitata insieme a Rosella Rolla.Prima emissione: 25 gennaio 2026

    L'opera che non c'è

    Play Episode Listen Later Feb 22, 2026 56:05


    ®Nel giugno del 1968 viene allestita al MoMA di New York la mostra “Christo wraps the museum: scale models, photomontages, and drawings for a non-event”. L'esposizione presenta un progetto complesso e mai realizzato, pensato da Christo e Jeanne-Claude per il MoMa. Il direttore William S. Rubin decide di mostrare i lavori preparatori e un ingrandimento del fotomontaggio della facciata del museo impacchettata, aprendo un dibattito sul valore storico-artistico dei progetti non realizzati. Una questione che ad oggi non è ancora esaurita e che ha ispirato gli autori de L'opera che non c'è. Arte e progetti non realizzati tra il XX e il XI secolo volume appena pubblicato da Postmedia Books e curato da Elisabetta Modena e Marco Scotti. Cosa impedisce la realizzazione di un'opera e secondo quali criteri può essere invece giudicata conclusa e significativa? Ma, soprattutto, perché ha senso parlarne? Ospiti: Elisabetta Modena, ricercatrice in Storia dell'arte contemporanea all'Università IULM di Milano, co-fondatrice di MoRE, Museo e archivio digitale dedicato a progetti di arte contemporanea non realizzati. Marco Scotti, assegnista di ricerca presso l'Università IUAV di Venezia, dove attualmente insegna Storia del design, cofondatore di MoRE. Le opere di Robert Rauschenberg sono, infine, protagoniste dell'inserto della settimana. Per festeggiare i 100 dalla nascita del grande artista americano, la Fondazione Rolla di Bruzella presenta otto opere dalla collezione che documentano lo stretto rapporto del pittore e grafico esponente della Pop-Art con la fotografia. Emanuela Burgazzoli l'ha visitata insieme a Rosella Rolla.Prima emissione: 25 gennaio 2026

    Metafisiche

    Play Episode Listen Later Feb 15, 2026 56:50


    «La Metafisica è stata uno dei capitoli più controversi delle avanguardie europee: si è imposta come fondamento teorico e visivo di una parte decisiva dell'immaginario moderno: un linguaggio che apriva le porte al mistero, creava atmosfere oniriche, dava voce al silenzio»: così Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma, città dove giungerà – con un diverso percorso espositivo - la grande mostra Metafisica- Metafisiche, ora visibile a Palazzo Reale a Milano. Un progetto espositivo che ambisce a ricostruire grazie a una ricerca sul campo la genealogia di questa stagione artistica e delle sue molteplici diramazioni. Quella “scuola metafisica” nata a Ferrara come una rivelazione nell'ospedale psichiatrico di Villa Del Seminario nel 1917 dove De Chirico si ritrova insieme con il fratello Alberto Savinio, Carlo Carrà e Filippo de Pisis, avrà un impatto di vasta portata anche su altre regioni delle arti del XX e del XXI secolo. Dei pittori metafisici non verranno riprese soltanto le iconografie, ma anche la loro visione del mondo, che attraversa l'architettura, la fotografia, il teatro, il cinema, ma anche la moda, il design e il fumetto. Una storia eterodossa raccontata nella mostra Metafisica-Metafisiche ideata e curata da Vincenzo Trione che sarà ospite di “Voci dipinte”. Una rilettura dell'opera di Robert Mapplethorpe, incentrata sulla ricerca estetica del grande fotografo americano, è l'intenzione dell'ampia mostra in corso in queste settimane negli spazi di Palazzo Reale di Milano: oltre duecento le opere esposte, dai primi sorprendenti collage alle celebri serie dei nudi e dei fiori, dagli autoritratti ai ritratti dedicati alle sue muse, Patti Smith e Lisa Lyon. “Voci dipinte” ve la racconta in compagnia del curatore, Denis Curti.

    Metafisiche

    Play Episode Listen Later Feb 15, 2026 56:50


    «La Metafisica è stata uno dei capitoli più controversi delle avanguardie europee: si è imposta come fondamento teorico e visivo di una parte decisiva dell'immaginario moderno: un linguaggio che apriva le porte al mistero, creava atmosfere oniriche, dava voce al silenzio»: così Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma, città dove giungerà – con un diverso percorso espositivo - la grande mostra Metafisica- Metafisiche, ora visibile a Palazzo Reale a Milano. Un progetto espositivo che ambisce a ricostruire grazie a una ricerca sul campo la genealogia di questa stagione artistica e delle sue molteplici diramazioni. Quella “scuola metafisica” nata a Ferrara come una rivelazione nell'ospedale psichiatrico di Villa Del Seminario nel 1917 dove De Chirico si ritrova insieme con il fratello Alberto Savinio, Carlo Carrà e Filippo de Pisis, avrà un impatto di vasta portata anche su altre regioni delle arti del XX e del XXI secolo. Dei pittori metafisici non verranno riprese soltanto le iconografie, ma anche la loro visione del mondo, che attraversa l'architettura, la fotografia, il teatro, il cinema, ma anche la moda, il design e il fumetto. Una storia eterodossa raccontata nella mostra Metafisica-Metafisiche ideata e curata da Vincenzo Trione che sarà ospite di “Voci dipinte”. Una rilettura dell'opera di Robert Mapplethorpe, incentrata sulla ricerca estetica del grande fotografo americano, è l'intenzione dell'ampia mostra in corso in queste settimane negli spazi di Palazzo Reale di Milano: oltre duecento le opere esposte, dai primi sorprendenti collage alle celebri serie dei nudi e dei fiori, dagli autoritratti ai ritratti dedicati alle sue muse, Patti Smith e Lisa Lyon. “Voci dipinte” ve la racconta in compagnia del curatore, Denis Curti.

    Dentro le mura

    Play Episode Listen Later Feb 8, 2026 53:54


    «La casa è il nostro angolo di mondo. È, come si dice spesso, il nostro primo universo». (Gaston Bachelard, La poetica dello spazio)Cosa dicono di noi le pareti che ci circondano? La casa non è mai stata un semplice involucro, ma un palcoscenico dell'identità umana. “Voci dipinte”, il magazine di Rete Due dedicato alle arti visive, vi invita a un viaggio inedito tra le “camere” che hanno segnato la storia dell'arte: dal silenzio sacrale delle Annunciazioni rinascimentali, dove il quotidiano incontra il divino, fino alle prospettive inquiete di Van Gogh e alle stanze cariche di attesa di Edward Hopper.Ospite la scrittrice e poetessa Maria Rosaria Valentini. Con lei esploreremo l'evoluzione dello spazio domestico come specchio della psiche, intrecciando i capolavori della pittura alla sensibilità letteraria, alla ricerca di significati e simbologie che intrecciano gli oggetti del quotidiano al senso profondo dell'abitare.La mostra della settimana ci porta a Milano dove Palazzo Citterio, nell'ambito di un grande progetto espositivo che indaga origini, sviluppi ed eredità della Metafisica, ospita l'omaggio a Giorgio Morandi dell'artista sudafricano William Kentridge.

    Dentro le mura

    Play Episode Listen Later Feb 8, 2026 53:54


    «La casa è il nostro angolo di mondo. È, come si dice spesso, il nostro primo universo». (Gaston Bachelard, La poetica dello spazio)Cosa dicono di noi le pareti che ci circondano? La casa non è mai stata un semplice involucro, ma un palcoscenico dell'identità umana. “Voci dipinte”, il magazine di Rete Due dedicato alle arti visive, vi invita a un viaggio inedito tra le “camere” che hanno segnato la storia dell'arte: dal silenzio sacrale delle Annunciazioni rinascimentali, dove il quotidiano incontra il divino, fino alle prospettive inquiete di Van Gogh e alle stanze cariche di attesa di Edward Hopper.Ospite la scrittrice e poetessa Maria Rosaria Valentini. Con lei esploreremo l'evoluzione dello spazio domestico come specchio della psiche, intrecciando i capolavori della pittura alla sensibilità letteraria, alla ricerca di significati e simbologie che intrecciano gli oggetti del quotidiano al senso profondo dell'abitare.La mostra della settimana ci porta a Milano dove Palazzo Citterio, nell'ambito di un grande progetto espositivo che indaga origini, sviluppi ed eredità della Metafisica, ospita l'omaggio a Giorgio Morandi dell'artista sudafricano William Kentridge.

    Il principio ardente della trasformazione

    Play Episode Listen Later Feb 1, 2026 56:24


    «Non dimentichiamoci che l'artista gioca nelle cave della storia, là dove più geni si incontrano, comunicano, si uniscono o si escludono per formare nuove combinazioni dalle variazioni infinite». Scrive Anselm Kiefer in una delle sue lezioni al Collège de France «Non si tratta di partenogenesi ma di incontri, le cui combinazioni più contraddittorie si rivelano assai produttive».Anselm Kiefer torna oggi a interrogare la storia e la memoria riportando alla luce figure femminili dimenticate dalla narrazione ufficiale. Il 7 febbraio apre infatti a Milano, Palazzo Reale, Le Alchimiste, un ciclo di trentotto grandi teleri, concepiti appositamente per dialogare con la drammatica bellezza della Sala delle Cariatidi segnata dalle ferite del bombardamento del 1943.Ospiti: La storica dell'arte e curatrice della mostra Gabriella Belli e la storica della scienza Natacha Fabbri.Uno sguardo esclusivo su una grande collezione sta al centro dell'inserto di questa settimana. Il Kunstmuseum di Berna presenta per la prima volta la collezione completa della Stiftung Expressionismus: 25 opere emblematiche che attraversano un secolo di ricerche pittoriche, da Gabriele Münter a Sam Francis. Aperta fino al 5 luglio 2026, la mostra ripercorre l'espressionismo tedesco e svizzero fino agli sviluppi internazionali del secondo dopoguerra. Emanuela Burgazzoli l'ha visitata insieme alla curatrice Anne-Christine Strobel.

    Il principio ardente della trasformazione

    Play Episode Listen Later Feb 1, 2026 56:24


    «Non dimentichiamoci che l'artista gioca nelle cave della storia, là dove più geni si incontrano, comunicano, si uniscono o si escludono per formare nuove combinazioni dalle variazioni infinite». Scrive Anselm Kiefer in una delle sue lezioni al Collège de France «Non si tratta di partenogenesi ma di incontri, le cui combinazioni più contraddittorie si rivelano assai produttive».Anselm Kiefer torna oggi a interrogare la storia e la memoria riportando alla luce figure femminili dimenticate dalla narrazione ufficiale. Il 7 febbraio apre infatti a Milano, Palazzo Reale, Le Alchimiste, un ciclo di trentotto grandi teleri, concepiti appositamente per dialogare con la drammatica bellezza della Sala delle Cariatidi segnata dalle ferite del bombardamento del 1943.Ospiti: La storica dell'arte e curatrice della mostra Gabriella Belli e la storica della scienza Natacha Fabbri.Uno sguardo esclusivo su una grande collezione sta al centro dell'inserto di questa settimana. Il Kunstmuseum di Berna presenta per la prima volta la collezione completa della Stiftung Expressionismus: 25 opere emblematiche che attraversano un secolo di ricerche pittoriche, da Gabriele Münter a Sam Francis. Aperta fino al 5 luglio 2026, la mostra ripercorre l'espressionismo tedesco e svizzero fino agli sviluppi internazionali del secondo dopoguerra. Emanuela Burgazzoli l'ha visitata insieme alla curatrice Anne-Christine Strobel.undefined

    L'opera che non c'è

    Play Episode Listen Later Jan 25, 2026 56:05


    Nel giugno del 1968 viene allestita al MoMA di New York la mostra “Christo wraps the museum: scale models, photomontages, and drawings for a non-event”. L'esposizione presenta un progetto complesso e mai realizzato, pensato da Christo e Jeanne-Claude per il MoMa. Il direttore William S. Rubin decide di mostrare i lavori preparatori e un ingrandimento del fotomontaggio della facciata del museo impacchettata, aprendo un dibattito sul valore storico-artistico dei progetti non realizzati. Una questione che ad oggi non è ancora esaurita e che ha ispirato gli autori de L'opera che non c'è. Arte e progetti non realizzati tra il XX e il XI secolo volume appena pubblicato da Postmedia Books e curato da Elisabetta Modena e Marco Scotti. Cosa impedisce la realizzazione di un'opera e secondo quali criteri può essere invece giudicata conclusa e significativa? Ma, soprattutto, perché ha senso parlarne? Ospiti: Elisabetta Modena, ricercatrice in Storia dell'arte contemporanea all'Università IULM di Milano, co-fondatrice di MoRE, Museo e archivio digitale dedicato a progetti di arte contemporanea non realizzati. Marco Scotti, assegnista di ricerca presso l'Università IUAV di Venezia, dove attualmente insegna Storia del design, cofondatore di MoRE. Le opere di Robert Rauschenberg sono, infine, protagoniste dell'inserto della settimana. Per festeggiare i 100 dalla nascita del grande artista americano, la Fondazione Rolla di Bruzella presenta otto opere dalla collezione che documentano lo stretto rapporto del pittore e grafico esponente della Pop-Art con la fotografia. Emanuela Burgazzoli l'ha visitata insieme a Rosella Rolla.

    Sonno

    Play Episode Listen Later Jan 18, 2026 57:13


    Quasi famoso come “L'origine del mondo” “Il sonno” di Gustave Courbet è un quadro che ha destato altrettanto scalpore e che a lungo non ha potuto essere mostrato in pubblico perché le due giovani addormentate nude apparivano come una chiara allusione a una scena di lesbismo.Ma l'arte da sempre ama raffigurare il sonno. Che ne siano preda dei, eroi, figure mitologiche, oppure anche solo animali domestici, i dormienti sono uno dei soggetti più frequenti fin dall'arte classica.Due mostre contemporaneamente – a Parigi e a Torino – propongono in queste settimane un viaggio che spazia dal ‘600 fino alla nostra contemporaneità e indaga la rappresentazione del sonno e dei misteri della notte.Per “Voci dipinte” è occasione e pretesto per riflettere con lo storico e divulgatore d'arte Stefano Zuffi su come nei secoli l'arte abbia rappresentato il sonno e l'universo ad esso correlato.La mostra della settimana è firmata da Hito Steyerl una delle artiste e saggiste contemporanee più interessanti nell'affrontare le tematiche dei media e delle immagini, che all'Osservatorio Prada di Milano presenta fino al 30 ottobre 2026 il suo ultimo progetto dal titolo “The Island”.

    Sonno

    Play Episode Listen Later Jan 18, 2026 57:13


    Quasi famoso come “L'origine del mondo” “Il sonno” di Gustave Courbet è un quadro che ha destato altrettanto scalpore e che a lungo non ha potuto essere mostrato in pubblico perché le due giovani addormentate nude apparivano come una chiara allusione a una scena di lesbismo.Ma l'arte da sempre ama raffigurare il sonno. Che ne siano preda dei, eroi, figure mitologiche, oppure anche solo animali domestici, i dormienti sono uno dei soggetti più frequenti fin dall'arte classica.Due mostre contemporaneamente – a Parigi e a Torino – propongono in queste settimane un viaggio che spazia dal ‘600 fino alla nostra contemporaneità e indaga la rappresentazione del sonno e dei misteri della notte.Per “Voci dipinte” è occasione e pretesto per riflettere con lo storico e divulgatore d'arte Stefano Zuffi su come nei secoli l'arte abbia rappresentato il sonno e l'universo ad esso correlato.La mostra della settimana è firmata da Hito Steyerl una delle artiste e saggiste contemporanee più interessanti nell'affrontare le tematiche dei media e delle immagini, che all'Osservatorio Prada di Milano presenta fino al 30 ottobre 2026 il suo ultimo progetto dal titolo “The Island”.

    Genucchi ritrovato

    Play Episode Listen Later Jan 11, 2026 60:10


    «Mi sento come un vigore non solito, quando lavoro la pietra o quando lavoro il legno. La materia mi guida, sviluppa la fantasia.» Sono parole dello scultore Giovanni Genucchi, tratte da un'intervista realizzata nel suo atelier nel febbraio del 1969. L'opera dell'artista bleniese, uno dei maggiori scultori ticinesi del Novecento, è ora racchiusa nel catalogo ragionato delle opere, a cura della Fondazione Atelier Genucchi di Castro, edito da Casagrande. Oltre 700 le opere presentate, suddivise in due grandi ambiti – sacro e profano –; una classificazione che mette in evidenza le qualità di sperimentatore di Genucchi che ha sempre privilegiato il rapporto con i materiali, in particolare con il legno e con la pietra. Formatosi nell'intaglio del legno decorativo, Genucchi ha proseguito il suo percorso artistico da autodidatta, divenendo uno scultore coerente, autentico e sincero, in equilibrio tra arcaico e moderno, tra astrazione e figurazione, in una ricerca di armonia e di semplificazione che aveva origine dallo studio approfondito della natura. Il catalogo delle opere consente ora di avere una visione nuova e più completa del percorso artistico di questo scultore, riscoprendo anche aspetti meno noti della sua produzione, grazie anche a un ricco apparato fotografico.Ne parleremo con i nostri ospiti: Michele Martinoni, presidente della Fondazione Atelier Genucchi di Castro, uno spazio dove sono conservati attrezzi, modelli e gessi dello scultore e sempre visibili al pubblico, e lo storico e critico d'arte Matteo Bianchi, già direttore del Museo Villa dei Cedri, che possiede un importante fondo delle opere di Genucchi. E un nuovo sguardo – ma in questo caso sulla storia di un paese come la Mongolia, che evoca immagini nostalgiche di natura incontaminata e steppe sterminate – intende proporre al pubblico la nuova mostra in corso al Museo Rietberg di Zurigo fino al 22 febbraio. A questa esposizione è dedicato il nostro inserto della settimana, curato da Cristiana Coletti.

    Genucchi ritrovato

    Play Episode Listen Later Jan 11, 2026 60:10


    «Mi sento come un vigore non solito, quando lavoro la pietra o quando lavoro il legno. La materia mi guida, sviluppa la fantasia.» Sono parole dello scultore Giovanni Genucchi, tratte da un'intervista realizzata nel suo atelier nel febbraio del 1969. L'opera dell'artista bleniese, uno dei maggiori scultori ticinesi del Novecento, è ora racchiusa nel catalogo ragionato delle opere, a cura della Fondazione Atelier Genucchi di Castro, edito da Casagrande. Oltre 700 le opere presentate, suddivise in due grandi ambiti – sacro e profano –; una classificazione che mette in evidenza le qualità di sperimentatore di Genucchi che ha sempre privilegiato il rapporto con i materiali, in particolare con il legno e con la pietra. Formatosi nell'intaglio del legno decorativo, Genucchi ha proseguito il suo percorso artistico da autodidatta, divenendo uno scultore coerente, autentico e sincero, in equilibrio tra arcaico e moderno, tra astrazione e figurazione, in una ricerca di armonia e di semplificazione che aveva origine dallo studio approfondito della natura. Il catalogo delle opere consente ora di avere una visione nuova e più completa del percorso artistico di questo scultore, riscoprendo anche aspetti meno noti della sua produzione, grazie anche a un ricco apparato fotografico.Ne parleremo con i nostri ospiti: Michele Martinoni, presidente della Fondazione Atelier Genucchi di Castro, uno spazio dove sono conservati attrezzi, modelli e gessi dello scultore e sempre visibili al pubblico, e lo storico e critico d'arte Matteo Bianchi, già direttore del Museo Villa dei Cedri, che possiede un importante fondo delle opere di Genucchi. E un nuovo sguardo – ma in questo caso sulla storia di un paese come la Mongolia, che evoca immagini nostalgiche di natura incontaminata e steppe sterminate – intende proporre al pubblico la nuova mostra in corso al Museo Rietberg di Zurigo fino al 22 febbraio. A questa esposizione è dedicato il nostro inserto della settimana, curato da Cristiana Coletti.

    Il segreto è la luce

    Play Episode Listen Later Dec 21, 2025 55:59


    «È in piedi davanti al cavalletto, sul colle di Obino: ventotto anni, ciuffo ribelle sulla fronte. Alza lo sguardo al paesaggio, lo avvicina alla tela, intinge il pennello nella tavolozza che tiene con la sinistra. Ha l'occhio d'aquila, non gli sfugge niente dall'alto del poggio. Si chiama Albert Müller».È l'incipit dei ragazzi di Obino, il primo dei racconti dell'ultimo libro di Alberto Nessi, dal titolo In cerca della luce, storie di artisti venuti in Ticino, edizioni Casagrande. Abbiamo incontrato il poeta e scrittore nella sua casa in Valle di Muggio per parlare della luce che inseguivano quei pittori nordici che si erano rifugiati e trasferiti a sud della Alpi nella prima metà del Novecento.Ci sono i pittori basilesi del Rot-Blau che stravolgono la dolcezza dei paesaggi del Mendrisiotto, ci sono le vite tragiche di Jean Corty e di Robert Schürch; c'è anche l'esule russa Marianne Werefkin e tanti altri. Tutti consumati da una ricerca artistica che li porta, in alcuni casi, a sacrificare la propria vita, o a vivere ai margini di una società troppo conformista. Storie di perdita, a volte illuminate dalla luce dell'amicizia, dell'amore e dell'arte.Per la mostra della settimana vi portiamo a Palazzo Reali di Lugano, che sta per riaprire dopo la chiusura per lavori di ristrutturazione: la sede del Masi nel centro di Lugano propone un percorso sull'autoritratto con opere dalla collezione. La nostra guida attraverso le sale ancora in allestimento è la curatrice, Cristina Sonderegger.

    Il segreto è la luce

    Play Episode Listen Later Dec 21, 2025 55:59


    «È in piedi davanti al cavalletto, sul colle di Obino: ventotto anni, ciuffo ribelle sulla fronte. Alza lo sguardo al paesaggio, lo avvicina alla tela, intinge il pennello nella tavolozza che tiene con la sinistra. Ha l'occhio d'aquila, non gli sfugge niente dall'alto del poggio. Si chiama Albert Müller».È l'incipit dei ragazzi di Obino, il primo dei racconti dell'ultimo libro di Alberto Nessi, dal titolo In cerca della luce, storie di artisti venuti in Ticino, edizioni Casagrande. Abbiamo incontrato il poeta e scrittore nella sua casa in Valle di Muggio per parlare della luce che inseguivano quei pittori nordici che si erano rifugiati e trasferiti a sud della Alpi nella prima metà del Novecento.Ci sono i pittori basilesi del Rot-Blau che stravolgono la dolcezza dei paesaggi del Mendrisiotto, ci sono le vite tragiche di Jean Corty e di Robert Schürch; c'è anche l'esule russa Marianne Werefkin e tanti altri. Tutti consumati da una ricerca artistica che li porta, in alcuni casi, a sacrificare la propria vita, o a vivere ai margini di una società troppo conformista. Storie di perdita, a volte illuminate dalla luce dell'amicizia, dell'amore e dell'arte.Per la mostra della settimana vi portiamo a Palazzo Reali di Lugano, che sta per riaprire dopo la chiusura per lavori di ristrutturazione: la sede del Masi nel centro di Lugano propone un percorso sull'autoritratto con opere dalla collezione. La nostra guida attraverso le sale ancora in allestimento è la curatrice, Cristina Sonderegger.

    “L'uomo dietro ai tagli”

    Play Episode Listen Later Dec 14, 2025 60:55


    È certamente uno degli artisti più iconici del Novecento e i suoi celebri tagli sono tra le opere più riconoscibili anche dal pubblico meno avvezzo a frequentare l'arte contemporanea. A Lucio Fontana classe 1899 nato a Rosario in Argentina da famiglia italiana, è dedicato il saggio di Paolo Campiglio Lucio Fontana. La possibilità di un oltre (Johan&Levi). Un volume che ne ricostruisce per la prima volta l'intera biografia spaziando tra le due patrie di Fontana e affrontandone la produzione in modo interdisciplinare.Fontana è protagonista anche di una mostra attualmente in corso alla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia e da questa esposizione che è interamente dedicata ai suoi lavori in ceramica prenderemo il via insieme alla curatrice Sharon Hecker per mettere a fuoco con l'autore della biografia Paolo Campiglio, la figura di questo artista la cui vita si interseca in modo indissolubile con l'arte.Per la mostra della settimana ci occupiamo di “Path of Totality” personale dell'artista italo-tunisina Monia Ben Hamouda in programma al Museo Casa Rusca di Locarno fino all'11 gennaio 2026.

    “L'uomo dietro ai tagli”

    Play Episode Listen Later Dec 14, 2025 60:55


    È certamente uno degli artisti più iconici del Novecento e i suoi celebri tagli sono tra le opere più riconoscibili anche dal pubblico meno avvezzo a frequentare l'arte contemporanea. A Lucio Fontana classe 1899 nato a Rosario in Argentina da famiglia italiana, è dedicato il saggio di Paolo Campiglio Lucio Fontana. La possibilità di un oltre (Johan&Levi). Un volume che ne ricostruisce per la prima volta l'intera biografia spaziando tra le due patrie di Fontana e affrontandone la produzione in modo interdisciplinare.Fontana è protagonista anche di una mostra attualmente in corso alla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia e da questa esposizione che è interamente dedicata ai suoi lavori in ceramica prenderemo il via insieme alla curatrice Sharon Hecker per mettere a fuoco con l'autore della biografia Paolo Campiglio, la figura di questo artista la cui vita si interseca in modo indissolubile con l'arte.Per la mostra della settimana ci occupiamo di “Path of Totality” personale dell'artista italo-tunisina Monia Ben Hamouda in programma al Museo Casa Rusca di Locarno fino all'11 gennaio 2026.

    “L'uomo dietro ai tagli”

    Play Episode Listen Later Dec 14, 2025 60:55


    È certamente uno degli artisti più iconici del Novecento e i suoi celebri tagli sono tra le opere più riconoscibili anche dal pubblico meno avvezzo a frequentare l'arte contemporanea. A Lucio Fontana classe 1899 nato a Rosario in Argentina da famiglia italiana, è dedicato il saggio di Paolo Campiglio Lucio Fontana. La possibilità di un oltre (Johan&Levi). Un volume che ne ricostruisce per la prima volta l'intera biografia spaziando tra le due patrie di Fontana e affrontandone la produzione in modo interdisciplinare.Fontana è protagonista anche di una mostra attualmente in corso alla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia e da questa esposizione che è interamente dedicata ai suoi lavori in ceramica prenderemo il via insieme alla curatrice Sharon Hecker per mettere a fuoco con l'autore della biografia Paolo Campiglio, la figura di questo artista la cui vita si interseca in modo indissolubile con l'arte.Per la mostra della settimana ci occupiamo di “Path of Totality” personale dell'artista italo-tunisina Monia Ben Hamouda in programma al Museo Casa Rusca di Locarno fino all'11 gennaio 2026.

    La versione di Meret

    Play Episode Listen Later Dec 7, 2025 55:29


    “Non so più se agivo bene o male. Mi sentivo perseguitata. Non ero più sicura di niente. Mettevo in discussione tutto quello che avevo fatto e che facevo. (…) E poi nell'ottobre del 1954, la crisi terminò da un minuto all'altro, senza motivi esterni. Ora so che quella crisi era necessaria, era la base della mia crescita futura”. È un passaggio tratto dall'autobiografia di Meret Oppenheim – appena pubblicata dalle edizioni Casagrande in traduzione italiana: un testo incompleto e mai pubblicato, eppure il testo autobiografico più completo redatto dall'artista nell'ultima fase della sua vita, trascorsa a seguire la propria vocazione, sfidando convenzioni sociali e radicati pregiudizi. Un racconto sintetico, controllato, quasi distaccato dei momenti salienti del suo percorso artistico e personale; dalle sessioni delle famose fotografie per Man Ray, alla separazione da Max Ernst alla genesi di opere iconiche come Colazione in pelliccia. Un racconto sorprendente che fornisce una chiave ulteriore per accedere alla sua opera multiforme e il suo pensiero. Voci dipinte a colloquio con la storica dell'arte Martina Corgnati. Per la mostra della settimana Lou Lepori ci porta alla scoperta dell'art déco, laddove tutto è cominciato, esattamente cento anni fa al Musée des arts décoratifs d Parigi.

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