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Bruno IalunaGIOTTO ERA IL NONNO BANKSYSiamo al mondo per lasciare un segnoMo.C.A. (Montecatini Terme Contemporary Art)fino al 2 maggio 2027 Lasciare un segno è uno dei gesti più antichi e profondi dell'esperienza umana.Un atto che attraversa la storia e trasforma lo spazio in racconto. Questa lunga storia, fatta di tracce, scritture e immagini nello spazio pubblico, è al centro di Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno, la grande mostra che racconta la nascita e lo sviluppo dell'arte urbana, dalle origini preistoriche ai protagonisti della scena internazionale.In programma al Mo.C.A. (Montecatini Terme Contemporary Art) di Montecatini Terme dal 29 giugno 2026 al 2 maggio 2027, l'esposizione, è a cura di Bruno Ialuna e si configura come un viaggio immersivo che attraversa oltre 60.000 anni di storia, mettendo in relazione le prime forme di espressione umana con i linguaggi visivi che oggi abitano le città di tutto il mondo. Giotto era il nonno di Banksy è un progetto di Mare Laboratorio di innovazione sociale ed ha il patrocinio della Provincia di Pistoia e della Regione Toscana. Il percorso prende avvio da una considerazione semplice e universale: l'arte pubblica non nasce nel Novecento, ma affonda le proprie radici in un bisogno ancestrale. Dalle pitture rupestri alle incisioni della Val Camonica, dai graffiti di Pompei fino alle scritte sui muri delle metropoli contemporanee, lasciare un segno nello spazio condiviso è un gesto che attraversa epoche, culture e continenti. Il titolo della mostra richiama un filo invisibile che attraversa i secoli: se oggi Banksy incarna la street art nel mondo, già Giotto mostrava come l'immagine potesse parlare a tutti, trasformando muri e spazi pubblici in strumenti di comunicazione collettiva. L'esposizione si sviluppa in più sezioni, costruite come ambienti narrativi capaci di restituire contesti, atmosfere e trasformazioni del linguaggio urbano. Il cuore del percorso è dedicato alla nascita del writing nella New York degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, con testimonianze dei pionieri TAKI 183, Jec*, Sjk 171, Mike 171, Riff170, Snake1, Stay High149, Coco144, fino a protagonisti fondamentali come Quik, Iz The Wiz, Lady Pink, Toxic, Delta2, Sar e Zephyr. Una scenografia immersiva, firmata dal Maestro della cartapesta Jacopo Allegrucci, ricostruisce l'impatto visivo della metropolitana newyorkese, restituendo al visitatore il contesto originario di questa rivoluzione artistica. Il percorso si amplia poi alla dimensione internazionale del fenomeno, attraverso artisti che, dal secondo dopoguerra, hanno sviluppato linguaggi urbani in contesti differenti: da Cornbread a Blek Le Rat, da Harald Naegeli a Hector Carrasco, a Mick La Rock, in un dialogo tra esperienze nate a Philadelphia, Parigi, Zurigo, Santiago del Cile e Amsterdam. Un focus specifico è dedicato alla scena di Bristol, con figure come Robert Del Naja e Nick Walker, fino all'affermazione di Banksy, che ha contribuito a ridefinire il ruolo e la percezione pubblica della street art in Europa. Una sezione centrale racconta il passaggio decisivo degli anni Ottanta, quando l'arte urbana entra nei circuiti istituzionali, conquistando gallerie e musei. Opere d'arte, fotografie, materiali rari e documenti originali sono testimoni di quel periodo, e della nascita della Graffiti Hall Of Fame di Harlem e della storica 51X Gallery di St Marks Place. La mostra dedica inoltre ampio spazio alle connessioni tra arte urbana, musica e cinema, con riferimenti ai film cult Wild Style e Style Wars, e a materiali legati alla cultura hip hop, tra vinili, fotografie e testimonianze d'epoca. Il percorso si conclude con una sezione dedicata alla scena italiana, dai pionieri degli anni Ottanta fino agli artisti contemporanei più riconosciuti a livello internazionale. Tra questi Flycat, Francesco Garbelli, Alice Pasquini, Maupal, Diavù, Blub, affiancati da importanti presenze della scena mondiale, con lavori che giungeranno da tutti e cinque i continenti. Giotto era il nonno di Banksy si propone così non solo come una grande ricognizione storica, ma come una riflessione sul rapporto tra individuo e spazio pubblico, tra espressione personale e dimensione collettiva, restituendo all'arte urbana la sua profondità culturale e la sua continuità nel tempo. InformazioniGiotto era il nonno di BanksySiamo al mondo per lasciare un segnoMo.C.A. (Montecatini Terme Contemporary Art)Viale Giuseppe Verdi 46,Montecatini Terme (PT)29 giugno 2026 – 2 maggio 2027 OrariDa martedì a venerdì ore 10.00 – 12-00Sabato, domenica e festivi ore 10.30 – 12.30 e 16.00 – 19.00Lunedì chiusoIngresso libero.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Francesco Pinto"La ricchezza non giova ai morti"Napoli 1962Harper Collinswww.harpercollins.itNapoli, 1962. Il boom economico avanza al ritmo di jazz. La città si trasforma a una velocità vertiginosa. Al Vomero, il quartiere dei nuovi ricchi, i palazzi di cemento crescono insieme alle ambizioni degli speculatori, disposti a tutto pur di conquistare la collina a colpi di mazzette. È una Napoli spaccata a metà: da una parte i salotti elitari, dove il vizio del gioco divora intere fortune e i debiti d'onore si pagano cari; dall'altra le umili domestiche, che spolverano i segreti delle famiglie borghesi e conoscono le vere miserie dei loro padroni.Quando il costruttore corrotto Angelo Rapace viene assassinato, la polizia cerca un colpevole comodo. Ma i protagonisti del Club 22, il locale notturno più in voga del momento, non accettano le ingiustizie e decidono di fare luce sulla vicenda.A capo di questa indagine non ufficiale c'è Samuele Caputo, in arte Sam, il talentuoso pianista del club, noto per reinterpretare i grandi pezzi americani in napoletano. Con l'aiuto del carismatico proprietario Eduardo De Angelis, un vero e proprio Robin Hood per la gente della zona, della pragmatica responsabile di sala Natascia e della magnetica stella del locale, Lucy Del Re, Sam si improvvisa detective. Si infiltra nelle spietate partite a poker della borghesia e corteggia le cameriere dei quartieri alti per raccogliere i pettegolezzi più succulenti.La ricchezza non giova ai morti è un giallo avvincente che non rinuncia all'ironia. Mescolando memoria e satira sociale, Francesco Pinto racconta un'epoca in bilico tra splendore e corruzione, un affresco vivido e pungente della Napoli degli anni Sessanta. Tra umorismo e dolore, miseria e nobiltà, i personaggi creati da Pinto, risolvendo misteri, mettono in scena una meravigliosa commedia umana.Francesco Pinto è nato a Salerno nel 1952 e vive a Sorrento. Laureato in filosofia, ha fatto una lunga carriera in Rai, di cui è stato direttore di Rai Tre e per molti anni direttore del Centro di Produzione Televisiva di Napoli. Sotto la sua guida sono nati programmi come Blu Notte, Novecento, La Squadra, Melevisione e Un posto al sole. Autore di saggi sulla storia della televisione — tra cui La fabbrica televisiva — negli ultimi anni si è dedicato alla narrativa, pubblicando per Mondadori la trilogia ambientata negli anni Sessanta composta da La strada dritta, Il lancio perfetto e I giorni dell'oro.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Rassegna stampa economico-finanziaria del 30 Luglio 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.Finanza pubblica, PNRR e investimenti strategiciTestate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Avvenire / Il Giornale / Il FoglioIl ricorso italiano al programma europeo SAFE viene presentato come uno strumento per finanziare spese già programmate in difesa, sicurezza, infrastrutture dual use e tecnologie strategiche. La richiesta italiana si collocherebbe in una forchetta compresa tra 8 e 9 miliardi di euro.Il vantaggio principale consiste nella possibilità di ottenere finanziamenti a condizioni più favorevoli rispetto al ricorso ordinario al mercato. SAFE impone però precisi obblighi industriali: le risorse dovranno sostenere soprattutto progetti comuni e acquisti realizzati all'interno delle filiere europee o dei Paesi associati.Resta aperto anche il dossier dell'ultima rata del PNRR. Il contenzioso sulle gare ferroviarie Intercity mette potenzialmente a rischio risorse comprese tra 1 e 3 miliardi di euro, con circa 2 miliardi direttamente collegati alla norma contestata da Bruxelles.L'Italia rispetta per ora il percorso di aggiustamento previsto dal nuovo Patto di stabilità, a differenza di numerosi altri Paesi europei. Il deficit si colloca intorno al 3,5% del PIL, mentre il debito pubblico resta vicino al 134,3%, lasciando margini molto limitati per nuove spese permanenti prive di copertura.Federalismo fiscale e responsabilità degli enti territorialiTestate: Corriere della Sera / Il Sole 24 OreIl federalismo fiscale entra in una nuova fase attuativa, formalmente senza costi aggiuntivi per lo Stato. La riforma prevede l'attribuzione alle Regioni di circa 5,82 miliardi di euro di compartecipazioni all'IRPEF, in sostituzione di trasferimenti statali.Per le Province viene invece ipotizzato il passaggio a tributi propri entro il 2030. L'obiettivo è collegare maggiormente entrate, servizi e responsabilità politica degli amministratori locali.Il principale rischio è però l'aumento delle differenze territoriali. Le Regioni con una base fiscale più solida potrebbero disporre di maggiori risorse, mentre i territori economicamente più fragili avrebbero bisogno di strumenti perequativi adeguati per garantire livelli uniformi dei servizi.Lavoro, salari e produttivitàTestate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Italia Oggi / AvvenireNel secondo trimestre del 2026 le retribuzioni contrattuali sono cresciute meno dell'inflazione, interrompendo il recupero del potere d'acquisto. I salari aumentano del 2,7% annuo, mentre l'inflazione si colloca intorno al 3,2%.Nel settore privato la crescita retributiva raggiunge circa il 2,9%, mentre nella Pubblica Amministrazione risulta più contenuta. Il differenziale negativo rischia di frenare i consumi interni e di comprimere ulteriormente il reddito disponibile delle famiglie.La debolezza salariale viene ricondotta soprattutto alla bassa produttività, alla ridotta dimensione media delle imprese, agli investimenti tecnologici insufficienti e alla limitata diffusione della contrattazione aziendale.Digitalizzazione, formazione e crescita dimensionale delle imprese rappresentano quindi le leve principali per aumentare i salari reali senza generare nuove pressioni inflazionistiche.Pubblica Amministrazione, competenze e contrasto al caporalatoTestate: Corriere della Sera / Il Sole 24 Ore / Italia OggiLa riforma della Pubblica Amministrazione punta a superare il blocco del turnover e ad aumentare l'ingresso di profili tecnici e digitali. Sono previste nuove assunzioni, maggiore mobilità, formazione e sistemi di valutazione più selettivi.L'obiettivo è spostare il modello dalla progressione basata principalmente sull'anzianità verso una maggiore responsabilità sui risultati. Resta tuttavia il problema di stipendi spesso poco competitivi rispetto al settore privato.Contro il caporalato agricolo viene istituita una banca dati nazionale degli appalti e dei subappalti. La piattaforma raccoglierà informazioni su imprese, contratti, lavoratori e intermediari, consentendo controlli incrociati tra ministeri, INPS, INAIL, forze dell'ordine e ispettorato.I procedimenti citati, con sequestri complessivi nell'ordine di 1,75 miliardi di euro, mostrano la dimensione economica dello sfruttamento del lavoro e la necessità di ricostruire l'intera catena degli appalti.Demografia, capitale umano e immigrazioneTestate: Corriere della Sera / RepubblicaLa crisi demografica italiana assume ormai una rilevanza macroeconomica. Nel 2025 si registrano circa 351.000 nascite, a fronte di circa 652.000 decessi, con un saldo naturale fortemente negativo.Il numero medio di figli per donna è sceso intorno a 1,18-1,20, dopo essere stato superiore a due negli anni Sessanta. La riduzione della popolazione in età lavorativa minaccia crescita, sostenibilità del welfare e base contributiva.Le risposte proposte combinano servizi per l'infanzia, maggiore occupazione femminile, stabilità lavorativa dei giovani, politiche abitative e immigrazione qualificata orientata alle necessità produttive.Oltre 800.000 studenti di origine straniera frequentano il sistema scolastico italiano. La capacità di integrarli pienamente nel percorso educativo e nel mercato del lavoro sarà decisiva per attenuare la futura riduzione della forza lavoro.Politica monetaria, mercati e vigilanza finanziariaTestate: Repubblica / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Avvenire / Milano Finanza / Il FoglioLa Federal Reserve mantiene invariati i tassi, ma il voto interno non è unanime. Tre membri avrebbero espresso una posizione favorevole a una riduzione del costo del denaro.L'inflazione statunitense viene indicata al 4,1%, mentre la crescita trimestrale del PIL si attesta intorno allo 0,3%. I dati spiegano la prudenza della banca centrale, pur segnalando che il ciclo dei tagli potrebbe essere vicino.Per gli investitori, il mantenimento di tassi elevati favorisce liquidità e obbligazioni a breve termine, ma continua a pesare sul credito e sulle valutazioni delle aziende più indebitate.Il candidato alla presidenza della Consob Federico Stazi indica banche ed energia tra i comparti da sorvegliare con maggiore attenzione, proponendo un'autorità più moderna e dotata di competenze per controllare algoritmi e nuove forme di intermediazione.Banche, assicurazioni e consolidamento finanziarioTestate: Milano Finanza / Il Foglio / Il Sole 24 OreIl risiko bancario italiano resta aperto. Prosegue l'operazione su MPS, mentre Intesa Sanpaolo continua a essere indicata come possibile protagonista di futuri riassetti del settore.Il consolidamento può creare economie di scala, maggiore capacità di investimento tecnologico e distribuzioni più elevate agli azionisti, ma rende i titoli più sensibili alle decisioni regolamentari e politiche.Il Fondo Monetario Internazionale propone inoltre di valutare l'integrazione dell'IVASS nella Banca d'Italia, con l'obiettivo di rafforzare il coordinamento tra vigilanza bancaria, assicurativa e sui conglomerati finanziari.L'operazione potrebbe produrre maggiore efficienza, ma dovrebbe preservare le competenze specialistiche e l'autonomia necessaria per la tutela degli assicurati.Energia, carburanti e infrastruttureTestate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza / Domani / Italia OggiCirca 3.000 distributori non avrebbero applicato integralmente lo sconto previsto sul gasolio. La riduzione attesa era di 17 centesimi al litro, ma in molti impianti si sarebbe fermata intorno ai 10 centesimi.Il costo complessivo degli interventi sulle accise viene stimato in circa 2,1 miliardi di euro. A fine luglio i prezzi medi si collocano intorno a 2,074 euro al litro per il diesel e 1,986 euro per la benzina.Il mancato trasferimento completo dello sconto riduce il beneficio per famiglie e imprese e indebolisce l'efficacia anticiclica della misura. La Guardia di Finanza ha quindi intensificato i controlli sui prezzi e sulle comunicazioni obbligatorie.Il Governo prepara inoltre un piano per accelerare gli investimenti produttivi nel Nord, con procedure autorizzative dedicate e maggiore coordinamento tra le amministrazioni.Industria, ENI ed ex IlvaTestate: Il Sole 24 Ore / Milano Finanza / Italia OggiIl riciclo viene ammesso al sistema dei certificati bianchi, ampliando gli interventi riconosciuti ai fini dell'efficienza energetica. La misura può sostenere gli investimenti nell'economia circolare e nei processi industriali capaci di ridurre consumi di energia e materie prime.ENI registra una reazione positiva in Borsa, con un rialzo indicato intorno al 7%, sostenuto dai risultati e dalla remunerazione degli azionisti attraverso dividendi e buyback.Il settore energetico resta tuttavia esposto alla volatilità del petrolio, alle tensioni geopolitiche e al rischio di interventi fiscali straordinari.
"Il fuoco di Venezia" di Giovanni Montanaro (Feltrinelli) racconta oltre cinquant'anni d'amore fra una donna e un uomo, accomunati dalla stessa passione: fabbricare vetro. Siamo nella laguna veneziana, a Murano, patria del vetro soffiato, alla fine degli anni Sessanta. Elena gestisce la Fornace dell'Est ed è l'unica donna in questo ruolo, perché nella produzione del vetro per secoli alle donne era stata concessa solo la produzione di perle. Elena ha ereditato dal padre la fornace, ama profondamente il suo lavoro, è una donna tenace e nello stesso tempo creativa. Si presenta un giorno Tiziano, dieci anni più giovane di lei, che vuole diventare mastro vetraio. Fra mille difficoltà (Elena fra l'altro è sposata e all'epoca aveva un figlio) e in modo assolutamente altalenante, i due portano avanti questa relazione fatta di amore reciproco, ma soprattutto di passione professionale. Per entrambi la Fornace dell'Est è un luogo dell'anima ed un posto dove entrambi si sentono realizzati al cento per cento come persone e come professionisti. L'incontro fra queste due persone diverse per provenienza (lei è borghese e frequenta l'alta società veneziana, lui è del sestiere popolare di Castello, con il papà che si ammala di tumore per aver lavorato in fabbrica a Marghera) è decisivo per le loro vite. Tutto è raccontato da una voce narrante, la cui identità si scopre solo verso la fine del romanzo.
Giorgio e Valeria sono ai microfoni di questa puntata, che si apre parlando di velocità e di traffico. Come fare a risparmiare tempo se siete in ritardo? E possiamo evitare la formazione delle code fantasma?Giorgio ci racconta i risultati di uno studio in cui è stato analizzato questo fenomeno:https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1367-2630/10/3/033001Nell'esterna, Ian e Andrea ci portano in un nuovo episodio di ScientificHiFi, parlandoci della bone music: la musica che veniva contrabbandata su vecchie lastre a raggi X tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Sessanta nell'ex Unione Sovietica. Tra censura, mercato nero e ingegno tecnico, scopriremo come la musica proibita venisse copiata clandestinamente su immagini di ossa e polmoni, dando vita a uno dei supporti musicali più strani e affascinanti della storia.Reference book:Stephen Coates, X-Ray Audio: The Strange Story of Soviet Music on the Bone (London: Strange Attractor Press, 2015).https://mitpress.mit.edu/9781913689476/bone-music/Website:https://www.x-rayaudio.com/Documentari:X-Ray Audio: The Documentaryhttps://www.youtube.com/watch?v=XMCCYnDvpJQhttps://vimeo.com/188163905?fl=pl&fe=vlTEDxKraków:The Story of X-Ray Audio: What Would You Risk for the Sake of Music? | Stephen Coateshttps://www.youtube.com/watch?v=49aWAHqi200Radio Magazine (per i diagrammi, guardate i numeri del 1937):https://www.worldradiohistory.com/Radio_Magazine_Guide.htmTornati in studio, dopo non una ma ben due barze brutte (così ne avete di riserva sotto l'ombrellone), parliamo di virus. In un recente articolo pubblicato su Nature Communications è stato dimostrato che il SARS-CoV-2 sembrerebbe evolvere la capacità di passare da una cellula all'altra per eludere la risposta antivirale mediata dall'interferone e il riconoscimento da parte degli anticorpi.https://www.nature.com/articles/s41467-026-74676-8Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/scientificast-la-scienza-come-non-l-hai-mai-sentita--1762253/support.
Le Brigate Rosse di Mario Moretti è una puntata speciale di True Crime Diaries, il podcast di Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro pubblicato da LA CASE Books.In questo speciale in due puntate ricostruiamo la storia delle Brigate Rosse attraverso la figura di Mario Moretti, uno dei protagonisti centrali della lotta armata in Italia durante gli anni di piombo.Il racconto parte dalle fabbriche del Nord Italia alla fine degli anni Sessanta, dalla Milano operaia, dalla Sit-Siemens, dai collettivi politici e dalla nascita della propaganda armata. Attraverso la parabola di Moretti, la puntata analizza il passaggio alla clandestinità, la costruzione delle colonne brigatiste, il rapporto con il Partito Comunista Italiano e la strategia dell'attacco al cuore dello Stato.Questa seconda puntata racconta gli anni successivi al caso Moro. Dopo il 1978 le Brigate Rosse continuano a colpire, ma entrano in una crisi sempre più profonda. L'omicidio di Guido Rossa, il pentitismo, le divisioni interne, il sequestro del giudice Giovanni D'Urso, l'arresto di Mario Moretti nel 1981, la detenzione, i processi e la dichiarazione di fine dell'esperienza brigatista segnano il declino dell'organizzazione.LE BRIGATE ROSSE DI MARIO MORETTI è un audio documentario su terrorismo, politica, Stato, fabbriche, carcere, memoria pubblica e responsabilità individuali. Una storia italiana che attraversa gli anni di piombo e continua a interrogare il rapporto tra violenza politica, giustizia e memoria collettiva.
LE BRIGATE ROSSE DI MARIO MORETTI è uno speciale estivo in due puntate di True Crime Diaries, il podcast di Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro pubblicato da LA CASE Books.In questo mini podcast ricostruiamo la storia delle Brigate Rosse attraverso la figura di Mario Moretti, uno dei protagonisti centrali della lotta armata in Italia durante gli anni di piombo.Il racconto parte dalle fabbriche del Nord Italia alla fine degli anni Sessanta, dalla Milano operaia, dalla Sit-Siemens, dai collettivi politici e dalla nascita della propaganda armata. Attraverso la parabola di Moretti, la puntata analizza il passaggio alla clandestinità, la costruzione delle colonne brigatiste, il rapporto con il Partito Comunista Italiano e la strategia dell'attacco al cuore dello Stato.E poi, naturalmente, il caso Moro. Il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, le Brigate Rosse rapiscono il presidente della Democrazia Cristiana e uccidono gli uomini della scorta. Iniziano così i 55 giorni che cambiano la storia della Repubblica italiana. La prigionia di Moro, le lettere, il fronte della fermezza, il ruolo della Democrazia Cristiana e del PCI, il fallimento della trattativa e l'uccisione del 9 maggio 1978 rappresentano uno dei passaggi più drammatici della storia italiana del Novecento.LE BRIGATE ROSSE DI MARIO MORETTI è uno speciale di True Crime Diaries che parla di terrorismo, politica, Stato, fabbriche, carcere, memoria pubblica e responsabilità individuali. Una storia italiana che attraversa gli anni di piombo e continua a interrogare il rapporto tra violenza politica, giustizia e memoria collettiva.
Dalla Biennale di Ulassai al ruolo delle neo-avanguardie, Gianni Murtas analizza il presente dell'arte sarda tra giovani talenti, territorio, memoria culturale e prospettive future. La Biennale di Ulassai, l'eredità di Maria Lai e il futuro dell'arte contemporanea in Sardegna sono stati al centro dell'intervista rilasciata da Gianni Murtas ai microfoni di Unica Radio. Lo storico dell'arte ha offerto una riflessione ampia sullo stato della produzione artistica isolana, sulle nuove generazioni e sulle opportunità che il territorio può ancora offrire alla cultura. La Biennale di Ulassai e il significato dell'opera Per Gianni Murtas, la Biennale di Ulassai rappresenta molto più di una semplice esposizione. L'edizione 2025, intitolata “Il significato dell'opera”, ha cercato di approfondire il modo in cui il pubblico contribuisce alla costruzione del senso dell'arte contemporanea. La manifestazione nasce dall'esperienza della Stazione dell'Arte di Ulassai e dal patrimonio lasciato da Maria Lai. Proprio da questa eredità prende forma un percorso che coinvolge artisti emergenti, curatori e realtà culturali del territorio. La seconda edizione ha riunito diciannove artisti, suddivisi in diverse sezioni curate da Francesca Sassu, Gianella Demuro e Ivo Serafino Fenu. L'obiettivo è stato quello di mettere in dialogo linguaggi differenti attorno a una domanda centrale: chi attribuisce realmente significato a un'opera d'arte? Per approfondire il lavoro della Stazione dell'Arte è possibile consultare il sito ufficiale della fondazione: Stazione dell'Arte. L'eredità di Maria Lai nel presente Secondo Gianni Murtas, il lascito di Maria Lai continua a essere un riferimento imprescindibile. Non tanto come modello da imitare, quanto come metodo di lavoro e di pensiero. L'artista di Ulassai ha costruito un rapporto innovativo tra arte e comunità, anticipando molte pratiche oggi considerate fondamentali nell'arte pubblica. La sua idea che un'opera acquisti valore attraverso l'interpretazione del pubblico continua a influenzare numerosi percorsi contemporanei. La Stazione dell'Arte custodisce oltre 140 opere donate dall'artista e rappresenta ancora oggi uno dei principali punti di riferimento culturali dell'isola. Per conoscere meglio la figura di Maria Lai è disponibile il portale dedicato: Fondazione Maria Lai. Il ruolo delle neo-avanguardie sarde Nel corso dell'intervista, Gianni Murtas ha dedicato particolare attenzione alle neo-avanguardie che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, contribuirono a rinnovare profondamente il panorama artistico regionale. Artisti come Gaetano Brundu, Donino Casula e Mirella Mibelli hanno aperto la Sardegna alle grandi correnti europee, superando una visione esclusivamente identitaria dell'arte. Quel percorso di ricerca ha trovato uno dei suoi momenti più significativi nella storica collezione costruita da Ugo Ugo, che per anni ha rappresentato un importante punto di incontro tra le esperienze artistiche sarde e quelle nazionali. Arte contemporanea in Sardegna: talento e difficoltà
L'ambasciata italiana a Gerusalemme telefona a Gaza e pretende che si risponda in italiano. Niente inglese. Dall'altro capo ci sono ragazzi che hanno vinto una borsa in un ateneo italiano e da mesi vivono sotto le bombe, a volte senza elettricità. Devono passare un esame di lingua al telefono. Lo ha ricostruito Domani. Sessanta studenti palestinesi restano bloccati nella Striscia per un requisito comparso senza preavviso: una certificazione di italiano. Da ottobre l'Italia aveva organizzato sette evacuazioni e portato in salvo circa 230 borsisti, e a nessuno era stato chiesto un test di lingua. Le circolari Maeci-Mur fissano il livello B2 per i corsi in italiano, però la verifica spetta agli atenei all'arrivo, e le università avevano già offerto corsi intensivi in Italia. Il decreto non è cambiato di una virgola. Dal primo giugno le partenze si sono fermate lo stesso. Interpellata, la Farnesina risponde che "non sono in vigore restrizioni sotto il profilo dei requisiti linguistici per gli studenti palestinesi". Nello stesso giorno un professore scrive a uno studente rimasto a Gaza che il ministero impone di applicare "rigorosamente le nuove procedure" e che le norme sulla lingua sono diventate "notevolmente più rigide". La smentita e la prassi documentata si contraddicono. C'è un precedente che pesa. Agli studenti ucraini, profughi accolti negli stessi anni, l'italiano non venne mai preteso. La senatrice Cecilia D'Elia (Pd) ha depositato un'interrogazione a Tajani per chiedere "un'eccezione esplicita al requisito linguistico per gli studenti provenienti da Gaza, analogamente a quanto già fatto per gli studenti ucraini". Marco Grimaldi (Avs) ha portato il caso ai ministri Tajani e Bernini. Mentre la Corte internazionale di giustizia esamina l'accusa di genocidio contro Israele, a un ragazzo sotto le bombe arriva l'email di un docente italiano: il suo nome non entrerà nella prossima evacuazione. Lo decide un certificato di lingua. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8586PANNELLA HA VINTO, MA NON AVEVA RAGIONEdi Stefano Fontana Marco Pannella è stato celebrato ieri, decimo anniversario della sua morte, come il vincitore, dato che quanto lui voleva è oggi realtà. Quando un personaggio politico riceve l'elogio di un Pontefice (Francesco nella storica telefonata del 25 aprile 2014 e poi in altre occasioni) e di un Presidente della Repubblica (Mattarella ieri su Repubblica e anche lui in varie altre occasioni), sia dell'autorità spirituale che di quella secolare, significa che è stato un Vincitore con la maiuscola.Ma il vincitore di fatto, colui che ha imposto la propria ragione, non automaticamente è anche il vincitore di diritto, colui che aveva ragione. Anche i Papi, talvolta, e anche i Presidenti, più spesso, danno medaglie a chi ha avuto la meglio, non a chi ha generato il meglio. Se i vincitori avessero solo perciò ragione, essere perdenti sarebbe sempre una sciagura, invece è spesso una provvidenza.Nei confronti di Marco Pannella ci collochiamo tra i perdenti, tra quelli che avevano ragione e la conservano gelosamente. Chi violenta la natura delle cose commette ingiustizia, chi fa della democrazia «l'organizzazione della disorganizzazione» (De Corte) dissolve l'ordine naturale su cui la società è costruita e la trasforma in una "dissocietà". Non c'è alcun dubbio che Pannella sia stato un grande protagonista in questo campo, il Migliore, ma dalla legge sul divorzio in poi è stata una progressiva discesa agli inferi.Non è il caso di ripetere qui la rassegna della dissoluzione prodotta, tanto è tristemente nota. Può essere più interessante, invece, esaminare meglio l'idea che Pannella sia stato un anticipatore dei tempi, colui che si pone controcorrente (come ha anche ricordato Mattarella ieri), che anticipa il futuro con rischio personale, un profeta capace di vedere quanto nessun altro ancora vedeva.IL REFERENDUM SUL DIVORZIONella seconda metà degli anni Sessanta e nel primo lustro dei Settanta del secolo scorso, la società italiana era già ampiamente secolarizzata. Il libro di Augusto Del Noce L'epoca della secolarizzazione è del 1970, ma l'analisi della situazione e del probabile futuro che ci attendeva era già stata scritta da lui nel 1964 ne "Il problema dell'ateismo". Nel 1970 è stata approvata la legge Fortuna-Baslini sul divorzio, ma col suo libro Del Noce mostra che le basi sociali e culturali erano già state poste prima.Nel 1974 Pannella e i Radicali guidarono il fronte del no al referendum sul divorzio. Ma in contemporanea anche Pedrazzi, Zizola, Scoppola, La Valle coalizzarono un fronte cattolico molto radicato e diffuso a favore del "no", segno che il terreno era già pronto e l'esito non fu prodotto solo dal pioniere Pannella. Quell'appello dei cattolici democratici per il no al referendum fu firmato da qualche migliaio di aderenti, con molti nomi di spicco che già occupavano posti di grande rilievo nella vita italiana, politica, sindacale e culturale.Va anche ricordato che dei nuovi diritti al divorzio e all'aborto parlavano proprio in quell'epoca grandi teologi cattolici progressisti. Si faccia attenzione alle date. Per esempio, nel 1971 Hans Küng pubblicava il suo Essere cristiani nel quale forniva il quadro teologico progressista per l'appoggio alle richieste, diciamo così, "pannelliane", dandovi, ovviamente, un substrato di pensiero non paragonabile a quello di Marco. Nel 1972, Karl Rahner parlava di liceità dell'aborto nel suo libro Trasformazione strutturale della Chiesa come compito e come chance, pur essendo a quell'epoca ancora lontani dall'approvazione della legge 194 del 1978 e dalle battaglie per l'aborto di Pannella e Bonino che conversero nel referendum del 1981.TEOLOGIA MODERNISTAIn altre parole, Pannella era stato anticipato perfino dalla teologia modernista cattolica. Certo, ricordare che a Küng fu ritirata la missio canonica per insegnare all'università di Tubinga proprio per il suo libro Essere cristiani fa capire che i Pontefici di allora non erano ancora pronti ad elogiare un Pannella come vincitore, ma nel mondo cattolico molto si era mosso prima di lui e attorno a lui. La discesa agli inferi ebbe molti altri pionieri.Pannella è stato una guida alla secolarizzazione nichilista della società italiana, oppure è stato guidato? Possiamo dire che ha fiutato una situazione che era già in corso e che per molti versi lo aveva anche anticipato. I successi del Partito radicale non sarebbero stati possibili senza che il PCI diventasse quel "partito radicale di massa" previsto da Del Noce. E il gramscismo era già molto attivo anche prima che Del Noce ne parlasse nel 1978 nel libro il Suicidio della rivoluzione. È importante non fare di Pannella il solitario profeta anticipatore del suo e del nostro tempo, in questo modo si possono comprendere meglio le ragioni del suo "successo" di cui si parlava all'inizio. In questo quadro è doveroso anche ricordare il suo essere sempre stato prima di tutto un "liberale". Questo ci porta a riprendere in mano il senso intimo del pensiero liberale e della sua profonda influenza sugli avvenimenti di cui Pannella è stato protagonista.Certamente abbiamo avuto molte versioni di questo pensiero, ma ciò non esclude un punto essenziale in comune: l'uomo visto come individualità emancipata e liberante se stessa e lo Stato come individualità chiamata a garantire questo diritto, anche allargandone progressivamente gli eventuali confini. Pannella ha lavorato per far coincidere le due istanze, ma non le ha inventate perché sono state esse ad inventare lui.
Piera Ficili"Scenari Festival"www.scenarifestival.itFestival di Cultura e TerritorioNei piccoli centri la cultura non deve essere un'eccezione. Scenari nasce per portare senso, dialogo e bellezza dove spesso mancano spazi e occasioni. Un festival che unisce persone, idee, parole e futuro. Uno spazio aperto, dove chi partecipa è anche protagonista. Incontri, dibattiti, autori, intellettuali. Cultura come strumento di coesione, identità e promozione del territorio.Dal 25 giugno al 26 luglio, per cinque weekend consecutivi, gli scorci più suggestivi della città diventeranno il palcoscenico di incontri pubblici e interessanti dibattiti a carattere letterario e culturale, mirando unire la narrazione alla bellezza dei luoghi modicani. Nei piccoli centri la cultura non deve essere un'eccezione.La manifestazione è organizzata dal Mondadori Bookstore di Modica e dalla Fondazione Teatro Garibaldi, insieme a Babel Agency.Torna Scenari il festival letterario della città di Modica (Ragusa), giunto quest'anno alla sua V edizione. La manifestazione è organizzata dalle librerie Mondadori BookStore con la Fondazione Garibaldi, Babel Agency sotto la direzione artistica di Piera Ficili.Da giovedì 25 giugno a domenica 26 luglio, per cinque fine settimana consecutivi, le piazze più affascinanti della città, insieme a palazzi storici, vicoli e angoli particolarmente suggestivi, ospiteranno incontri aperti al pubblico e momenti di confronto dedicati alla letteratura e alla cultura. Anche quest'anno, Scenari coinvolgerà i luoghi più suggestivi di Modica, città patrimonio Unesco: l'atrio di Palazzo San Domenico, le scalinate di San Pietro e San Giorgio, chiese riconosciute da 24 anni patrimonio dell'Umanità, il sagrato della Madonna delle Grazie e la bellissima scalinata di San Giovanni, la cui croce è il punto più alto della città.Il primo weekend prosegue poi venerdì 26 giugno con Valeria Bruni Tedeschi, ospite dell' incontro “Dalla pagina allo schermo” dedicato al suo percorso artistico tra cinema, teatro e scrittura, mentre sabato 27 giugno salirà sul palco Sigfrido Ranucci con “Diario di un trapezista", spettacolo teatrale che attraversa il dietro le quinte del giornalismo d'inchiesta attraverso racconti personali, pressioni, rischi e grandi inchieste che hanno segnato la sua carriera alla guida di “Report”.La settimana successiva si aprirà venerdì 3 luglio con Serena Bortone, che presenterà “Le dirimpettaie” (Rizzoli), il suo nuovo romanzo corale ambientato tra gli anni Sessanta e il nuovo millennio. Sabato 4 luglio sarà invece la volta di Vincenzo Schettini, il professore e divulgatore noto per “La fisica che ci piace”, che presenterà “La vita che ci piace. Come la fisica può spiegarci la vita” (Mondadori Electa), un viaggio profondo e accessibile insieme che trasforma la fisica in uno strumento per comprendere meglio sé stessi e il mondo che ci circonda. Domenica 5 luglio arriverà Alessia Gazzola, amata autrice della serie de “L'Allieva”, che presenterà “Il giardino avvelenato” (Longanesi) il nuovo capitolo delle indagini di Miss Bee. Ambientato nella Londra del 1925, il romanzo segue la giovane Beatrice Bernabò alle prese con un mistero che si intreccia a passioni, segreti e irrisolti del passato. Venerdì 10 luglio sarà ospite Csaba dalla Zorza, che presenterà “Io sono Adele” (Marsilio), un romanzo intimo e delicato che racconta la storia di una donna che, a sessant'anni, lascia Milano per trasferirsi in Provenza e ricominciare da sé stessa. Sabato 11 luglio torna “Scenari Talk” con Paolo Gentiloni e Paolo Magri, protagonisti di un dialogo dedicato ai nuovi equilibri internazionali, all'Europa e alle grandi trasformazioni geopolitiche del presente. Domenica 12 luglio salirà sul palco Enzo Iacchetti, che presenterà “25 minuti di felicità". Senza mai perdere la malinconia” (Bompiani), un'autobiografia ironica e sincera che ripercorre la sua vita tra musica, cabaret, televisione e ricordi personali.Il festival proseguirà venerdì 17 luglio con Davide Banzato, sacerdote, scrittore e volto televisivo, che presenterà “Il coraggio di scegliere” (Piemme) e “Come una stella nel cielo” (ElectaKids), due libri dedicati ai temi della spiritualità, della crescita personale e della ricerca della felicità. Sabato 18 luglio sarà ospite Romina Power, che presenterà “Pensieri profondamente semplici. L'abbecedario della mia vita” (Rizzoli), un libro intimo e originale in cui sceglie la forma del lemmario personale per raccontarsi attraverso parole, ricordi e riflessioni. Domenica 19 luglio arriverà Stefano Mancuso con la lectio "L'intelligenza delle piante" dedicata al suo ultimo libro “Il Cantico della Terra” (Laterza), una riflessione che intreccia scienza, ecologia e poesia a partire dal “Cantico delle creature” di San Francesco, invitando a ripensare il rapporto tra esseri umani e natura.Venerdì 24 luglio sarà la volta di Mario Calabresi, che presenterà il suo ultimo libro “Alzarsi all'alba” (Mondadori), un racconto dedicato alle persone che scelgono di cambiare, ripartire e rimettersi in gioco. Sabato 25 luglio il festival accoglierà Franco Arminio con una lectio a partire dal suo ultimo libro “L'incredibile non si può dire a tutti” (Rizzoli). A chiudere il festival, domenica 26 luglio alla Scalinata di San Giorgio andrà in scena il concerto di Dimartino, realizzato in collaborazione con RIAD: uno dei cantautori più raffinati della scena italiana contemporanea, capace di unire introspezione, ironia e sensibilità letteraria.Accanto al programma principale torna anche “Scenari al Tramonto”, la rassegna di incontri ospitata al Belvedere Pizzo di Modica e al Belvedere dell'Itria, per quattro giovedì sempre alle ore 19.00. Il calendario vedrà protagonisti Lorenza Spampinato il 2 luglio, Iaia Forte il 9 luglio, Franco Currò il 16 luglio e l'incontro con Carlo Cottarelli e Paolo Magri il 23 luglio.Tutti gli incontri, salvo note specifiche, si svolgeranno alle 21:00, con ingresso libero fino a esaurimento posti.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Patrizia Angelozzi"Vasto d'Autore Festival"www.vastodautorefestival.itLa bellezza delle parole, l'incanto dei luoghi, le suggestioni dell'atmosfera che la città di Vasto sa offrire, tra le spiagge e i tesori di un centro storico che nelle calde serate di luglio diventa palcoscenico con il Vasto d'autore Festival.Il tema della V edizione, in programma dal 2 al 5 luglio 2026, e fino a settembre con altre date extra, è “Dentro”, un invito ad approfondire per comprendere ciò che ci circonda rispetto all'umanità.“Dentro è un luogo troppo spesso invisibile, dove nascono domande, fragilità e desideri. Un invito a guardare oltre la superficie, a entrare nelle storie e nelle emozioni che abitano ogni persona. La letteratura diventa così uno spazio di ascolto, capace di avvicinarci all'umanità che ci circonda e di renderci consapevoli, empatici e veri” ha dichiarato Patrizia Angelozzi, direttrice artistica del Vasto d'autore Festival.Il Festival anche quest'anno si apre alla città con nuove proposte di incontro di grande spessore, coinvolgendo tutti: dai più piccoli con gli spazi aperti al gioco delle parole, ai lettori più maturi con i laboratori di scrittura (aperti già dai 16 anni) e gli aperitivi letterari, per poi immergersi nell'atmosfera intima degli incontri d'autore serali”.La rassegna, in occasione del Maggio dei Libri, ha già portato a Vasto diverse anteprime, ospiti d'eccezione come il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, protagonista di undoppio appuntamento il 5 maggio scorso, con i libri “Navigare senza paura” (ed. Ape Junior per Salani Editore) e “Il ritorno della casta” (ed. Bompiani); il 28 maggio il giornalista e politico Claudio Fava con il romanzo “Non ti fidare” (ed. Fandango) e, subito dopo, il noto psichiatra Leonardo Mendolicchio, direttore del Dipartimento Interregionale per la ricerca e la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare e autore del libro “Diventerai uomo” (ed. Mondadori); il 30 maggio, infine, il giornalista e conduttore televisivo Antonello Piroso, autore del libro “Papà” (ed. PIEMME).Da giovedì 2 a domenica 5 luglio 2026, il Festival entrerà nel vivo con i principali appuntamenti, tutte le sere a partire dalle 21.00, presso i Giardini di Palazzo D'Avalos, dove numerosi scrittori e personalità del mondo della letteratura, della scienza e dell'economia, si alterneranno nel corso di quattro serate tematiche.Si inizierà giovedì 2 luglio con la “Serata Letteratura” e il Premio Cantina Tollo. Tra gli ospiti attesi ci sarà la giornalista e conduttrice televisiva Monica Maggioni che parlerà de L'avversario leale (ed. De Agostini) libro che mostra alle generazioni più giovani come ascoltare, riflettere e cercare un punto d'incontro sia l'unica strada davvero possibile. Monica Maggioni converserà con la giornalista del TG2 Carola Carulli. Alla stessa serata parteciperanno la presidente della Fondazione Molise Cultura Antonella Presutti autrice de La nebbia sale dalla terra (ed. Arkadia) e l'imprenditore e filantropo, fondatore del Dynamo Camp Enzo Manes e autoredi Nessuno basta a se stesso (ed. PIEMME). Insieme daranno vita a una doppia presentazione arricchita da un monologo curato da Maria Elena Fresu; toccherà poi alla scrittrice e regista Wanda Marasco autrice del libro Di spalle a questo mondo (ed. Neri Pozza) vincitore del Premio Campiello 2025. Wanda Marasco sarà intervistata dalla giornalista Giulia Ciarapica.Venerdì 3 luglio immersi nei dei giardini settecenteschi di Palazzo D'Avalos, andrà in scena la serata dedicata ai “Libri Pop” con la partecipazione dei protagonisti del backstage del mondo del cinema e dello spettacolo, di quanti sono protagonisti e scoprono i talenti di oggi e di domani.Dal backstage del piccolo e grande schermo alle serate del Festival, Monica Savaresi produttrice e manager di volti noti italiani e autrice di Bellagio (ed. SEM) converserà con Giulia Ciarapica mentre Carola Carulli converserà prima con Daniele Orazi, fondatore e proprietario dell'agenzia cinematografica DO Agency e autore di Ostiawood (ed. Solferino), e poi con l'attrice Elda Alvigini, nota al grande pubblico come storica interprete nella fiction televisiva de I Cesaroni e autrice di Inutilmentefiga (Santelli Editore) La serata di sabato 4 luglio del Vasto d'autore sarà dedicata alla “Scienza e divulgazione”. Sarà ancora la giornalista Carola Carulli a parlare con la scrittrice Michela Marzano di Qualcosa che brilla (ed. Rizzoli) un libro che illumina con sincerità disarmante il disagio di una generazione a cui il mondo sembra aver rubato tutto.Completerà la serata la cerimonia di premiazione della seconda edizione del Premio Metamer, rivolto agli studenti delle scuole secondarie della città e nato allo scopo di stimolare riflessioni profonde su temi generazionali e di attualità. Il premio è presieduto da un giovane talento della letteratura, molto amato dal pubblico del VDA, presente alla serata di premiazione: Matteo Porru, scrittore e giornalista 25enne, già Campiello Giovani e Grand Prix du Livre, ideatore e conduttore del nuovo format Rai Play “Under 25 – Giovani talenti”, dedicato ai ragazzi e alle ragazze “pronti a spiccare il volo”. La sua ultima opera è Il dolore crea l'inverno (ed. Garzanti).Domenica 5 luglio, nella serata conclusiva dedicata al tema “Filosofia e narrazioni”, il pubblico avrà modo di ascoltare gli scrittori Giuseppe de Alteriis dottorando in neuroscienze computazionali al King's College London e autore di Non dormire e sogna(ed. Bompiani) in dialogo con la neuropsichiatra Paola Battista; la scrittrice pluripremiata Best Seller Roberta Recchia autrice del pluripremiato Io che ti ho voluto così bene (ed. Rizzoli) che si relazionerà con la giornalista Giulia Ciarapica, la stessa che dialogherà con Erica Cassano sul romanzo Duramadre (ed. Garzanti), e Giorgio Calcara, critico d'arte, poeta e artista, curatore della retrospettiva su Franco Battiato al Museo MAXXI di Roma, autore di Battiato svelato (ed. RaiLibri). Calcara converserà con il direttore di RAI Libri Adriano Monti Buzzetti Colella. L'omaggio musicale sarà affidato a Giovanni Caccamo.I Giardini di Palazzo D'Avalos aprono anche ai bambini con ” FIGURIAMOCI! piccolo festival dell'albo illustrato” a cura di Luana Ciffolilli. Dal 3 al 5 luglio dalle 19 alle 20 in partnership con l'editore Topipittori. Un cartellone dedicato a un pubblico di fascia 4/10 anni, che prevede la presentazione di albi illustrati con autori in presenza, letture ad alta voce e laboratori dedicati all'albo di divulgazione scientifica.In contemporanea avrà luogo l'aperitivo letterario presso i locali partner del festival (vedi programma).Nel cartellone di eventi anche due laboratori di scrittura ed editoria presso la Biblioteca Mattioli di Vasto in programma il 3 e 4 luglio dalle 18.30 alle 19.30 (per max 15 persone dai 16 anni in su).Il primo laboratorio, curato dalla scrittrice e critica letteraria Giulia Ciarapica, si terrà venerdì 3 luglio su “L'arte della scrittura – dall'idea alla pagina”: un corso dedicato a chi desidera trasformare intuizioni, immagini e storie in parole vive e necessarie.Il secondo laboratorio, sabato 4 luglio, si terrà sul tema “Leggere inedito: come (e perché) inviare un dattiloscritto a un agente letterario”. Il corso tenuto da Roberto Di Pietro, agente letterario dell'Agenzia letteraria Edelweiss di Roma, si propone di mostrare, attraverso esempi pratici, il funzionamento dell'iter di lettura e valutazione di un testo inedito.Tre appuntamenti extra chiuderanno il grande anno del Vasto d'autore Festival presso l'Arena Ennio Morricone. Il 20 luglio, infatti, sarà in scena Walter Veltroni con lo spettacolo “Le emozioni che abbiamo vissuto”. Sul palco la prima parte di un progetto che arriverà sino agli anni Duemila e che racconta degli anni Sessanta. Quando tutto sembrava possibile: da Gagarin a Giovanni XXIII, dall'atmosfera di Sapore di sale alle bombe di Piazza Fontana sino allo scioglimento dei Beatles. Il 22 luglio ospite d'eccezione sarà il giornalista e direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio con la Lectio Magistralis “Stragi del 1992: cosa vogliono farci dimenticare” un'analisi che non considera gli attentati del 1992 un capitolo chiuso della storia giudiziaria, ma un evento con legami ancora attuali con la classe dirigente italiana. Il 6 settembre, il giornalista Gianni Riotta converserà con il magistrato Bruno Giangiacomo sul libro Generose anime di eroi (ed. Mondadori).La V edizione del Vasto d'autore Festival è dedicata a Giangiacomo Feltrinelli, figura centrale dell'editoria e della cultura italiana del Novecento, nel centenario della sua nascita. Fu il primo a pubblicare in Italia Il dottor Živago di Boris Pasternak e contribuì a portare nel nostro Paese opere dirompenti per contenuto e stile, come Il tamburo di latta di Günter Grass.Vasto d'autore Festival è realizzato da Angelozzi Comunicazione Ets, con la partecipazione e collaborazione del Comune di Vasto – Assessorato alla Cultura e Assessorato al Turismo, e con il patrocinio della Provincia di Chieti e della Regione Abruzzo.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Negli Stati Uniti ricchi e apparentemente felici del secondo dopoguerra si leva improvvisa la voce dei giovani. La Beat Generation mette a nudo il vuoto morale e spirituale nascosto dietro il consumismo e i valori borghesi: noia, ipocrisia, repressione sessuale, paura del diverso, ossessione del successo. Con Urlo, recitata pubblicamente nel 1955, il poeta Allen Ginsberg denuncia una società che distrugge le menti migliori della sua generazione. Seguirono poi gli hippie a San Francisco e la protesta politica organizzata degli anni Sessanta, con le marce contro la guerra in Vietnam o il movimento per i diritti civili. In quegli anni i giovani si ribellano ai padri e alle madri proponendo una diversa idea di famiglia e società; si distinguono dagli adulti per lo stile di vita, i valori, persino l'abbigliamento. Oggi quella ribellione sembra assente o forse prende forme diverse, spesso nascoste, come testimoniano l'attivista Zeno Casella e lo scrittore Matteo Bussola, che da tempo ascolta le voci di questi giovani nel suo programma alla radio. Le nuove generazioni contestano il lavoro che divora la vita, il consumo come identità, la carriera come unica misura del valore, la famiglia come obbligo, il silenzio sulla sofferenza mentale, l'indifferenza verso il clima. I social infine hanno creato un nuovo spazio di presenza e di espressione, come emerge dagli studi di Eleonora Benecchi.
Ilario Carta"L'apoteosi di Pio Pacifico"Arkadia Editorewww.arkadiaeditore.it«Dattelo anche a Pio la palla, che già lo sapete che non fa male a una mosca, ohi ohi», implorava signora Cesarina dalla finestra di casa al pianterreno della piazza Solferino, nel quartiere Marina di Cagliari.La sua, più che un'esortazione era un tentativo disperato di scuotere dall'apatia suo figlio, che come ogni giorno assisteva, da solo, seduto nell'ultimo gradino del sagrato, alla interminabile partitella di pallone tra ragazzi del quartiere.Pio abitava con il padre Tarcisio e la madre Cesarina in un piccolo appartamento che dava sulla piazza, riconoscibile rispetto alle altre abitazioni per le due finestre con le grate antifurto e i muri scrostati.In quegli anni di boom economico buona parte dei cagliaritani, come tutti gli italiani, aspirava a futuri miglioramenti. Nessuna aspettativa invece si parava all'orizzonte della famiglia Pacifico, in ciò perfettamente allineata ai ritmi indolenti del quartiere che si spandeva in uno dei colli di fronte al porto.L'unica prospettiva di avanzamento era riposta nella futura pensione di Tarcisio Pacifico, il capofamiglia, che avrebbe permesso di sommare la nuova modesta entrata mensile allo stipendio da custode, che percepiva per la guardiania della sede della “Società operaia” nella zona di via Sonnino.Il quartiere Marina mostrava ancora, in quella metà degli anni Sessanta, le piaghe dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, certificate da intere viuzze di case diroccate.I genitori di Pio erano stati bambini nel ventennio. Avevano vissuto quotidianamente la propaganda fascista inneggiante a un'Italia nuova e padrona del Mediterraneo. Come tutti i ragazzi di allora avevano coltivato sogni fantasiosi di un mondo migliore, ma la guerra e i bombardamenti degli angloamericani, avevano provveduto a disintegrare le loro aspettative. Finito il conflitto si erano accontentati, negli anni a venire, di una dimensione modesta e senza ambizioni.Nello stesso modo avevano cresciuto Pio, educandolo a ignorare le illusioni di un futuro migliore, che sono «Le trappole peggiori della vita» gli diceva continuamente Cesarina.Ilario Carta vive a Cagliari. È laureato in Materie Letterarie e ha lavorato per oltre 35 anni nell'ambito delle Politiche Sociali della Regione Sardegna. Per Arkadia ha pubblicato 5 romanzi: I giardini di Leverkusen (2015), sua fortunata opera di esordio, giunta a diverse ristampe e vincitrice del Premio Osilo 2017 quale miglior romanzo sardo dell'anno, Lo scorpione nello stomaco (2017), un romanzo distopico in cui prende di mira in modo irriverente il potere politico attuale, Espiazioni Collettive (2019) in cui esplora in modo lucido e sensibile il lato oscuro del genere umano, Japanischer Garten (2024) sequel de I giardini di Leverkusen e L'apoteosi di Pio Pacifico (2026).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Negli anni Sessanta, Harrison Ford arrivò ad Hollywood pieno di sogni. Desiderava fare l'attore, ma un dirigente gli disse che non avrebbe mai fatto strada. Per mantenere la famiglia, si mise a lavorare come falegname nelle case dei ricchi di Hollywood. Fu in quella circostanza che fece l'incontro della sua vita, quello con il regista George Lucas. Il resto è storia da vedere sui grandi schermi.
Sessanta giorni. Tanto durerà il negoziato tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe cominciare venerdì, dopo che le due delegazioni firmeranno dal vivo il memorandum d'intesa in Svizzera. Un accordo per fare l'accordo, l'inizio della fase due che mette nero su bianco il minimo comune tra gli avversari. Ma chi ha vinto e chi ha vinto in questa pace armata? Roberto Vannacci ha presentato il suo programma elettorale a Roma, nell'auditorium di via della Conciliazione. Oltre ad aver arruolato Fabrizio De André e Lucio Dalla, ha parlato di remigrazione, reddito per le madri e un tesserino per far lavorare i ragazzi già dai 14 anni. Si apre giovedì la sedicesima edizione del festival Taobuk di Taormina il cui tema, quest'anno, è la Fiducia. La kermesse letteraria, ideata e diretta da Antonella Ferrara, ospiterò oltre 200 tra autori, politici e saggisti da 20 paesi per approfondire il significato del patto civile e i rischi del suo indebolimento. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Leopoldo Santovincenzo"Invito a pranzo con pistola"Storia dimenticata del primo sequestro politico nell'Italia degli anni Sessanta.Solferino Libriwww.solferinolibri.itMilano, 28 settembre 1962, ore 12.15. Un gruppetto di studenti anarchici ventenni sequestra il viceconsole spagnolo Isu Elias.L'espediente è un finto invito a pranzo, il movente: impedire l'esecuzione di un anarchico spagnolo, arrestato e condannato a morte pochi giorni prima nella Spagna franchista.I rapitori improvvisati si affrettano a comunicare ai giornali che «il dottore non corre alcun pericolo». Ma è comunque il primo sequestro politico nell'Italia del Dopoguerra e sulla scena fanno capolino molti volti destinati ad avere un ruolo nella storia politica e culturale del nostro Paese: il maggiore dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa che partecipa agli interrogatori, Rossana Rossanda in missione spagnola per il PCI, il «principe nero» Junio Valerio Borghese, lo scrittore Luciano Bianciardi che si affaccia sulla soglia del bar Jamaica in Brera, il cardinale Montini (futuro papa), Pietro Valpreda, Pino Pinelli e molti altri ancora.Leopoldo Santovincenzo ricostruisce, con scrittura serrata e montaggio narrativo, la storia affascinante di un fatto di cronaca tanto incredibile quanto dimenticato e lo fa con il ricorso a documenti e testimonianze inedite, disegnando con sapienza il contesto politico e culturale di un periodo di apertura ideale che precede le trame nere e gli anni di piombo. Una breve stagione dove era ancora possibile riconoscere a un atto di forza «motivi di particolare valore morale e sociale».Leopoldo Santovincenzo lavora in Rai dai primi anni Novanta, attualmente nella Direzione Cinema e Serie Tv. Dal 2008 si occupa della programmazione editoriale di Rai 4. Ha scritto e diretto numerose produzioni televisive, tra cui il magazine Wonderland, nato nel 2011, Felliniana (2002), Heimat. La macchina del tempo di Edgar Reitz (2003), Pasolini 1975 (2005), Federico e gli spiriti (2020), Corto Maltese-Gli Anni dell'avventura (2022), I nomi della rosa (2025). È autore dei libri “Fantasceneggiati. Sci-fi e giallo magico nelle produzioni RAI 1954-1987” (2016) e “La balena di piazza Savoia” (2017).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Volantini rivoluzionari, ambienti anarchici e processi e strategie della tensione: una storia poco conosciuta che intreccia il Sudtirolo con le grandi tensioni politiche dell'Italia di fine anni Sessanta.Maggiori informazioniDossier FeltrinelliI podcast di SALTOAbbonati a SALTO
Western all'italiana, italo-western o spaghetti-western: film bistrattati per decenni dalla critica, ma amati dal pubblico anche in Germania, prodotti nella Roma degli anni Sessanta e riscoperti dalla Hollywood di Tarantino. In "C'era una volta a Roma - la dolce vita si tinge di West", Manuel de Teffé racconta la storia romanzata di quegli anni e del padre, protagonista col nome di Anthony Steffen di oltre 25 western all'italiana. Film, eventi e concerti festeggiano quel mondo ora a Düsseldorf. Avete domande o suggerimenti? Volete ascoltare un podcast su un tema particolare? Scriveteci a cosmoitaliano@wdr.de Seguiteci anche su Facebook: Cosmo italiano E qui trovate tutti i nostri temi: https://www1.wdr.de/radio/cosmo/sprachen/italiano/index.html Von Cristina Giordano.
Oggi i microfoni di Sveja si accendono di domenica per portarvi in un viaggio nel tempo e nello spazio, dentro un pezzo di Roma che tutti credono di conoscere, ma la cui vera memoria è stata spesso schiacciata dalla narrazione dominante.Questa storia inizia sette metri sotto l'argine del fiume Tevere. Siamo alla Magliana, periferia sorta alla fine degli anni Sessanta tra palazzoni e irregolarità edilizie. Se pronunciamo il nome di questo quartiere, l'immaginario pubblico corre quasi in automatico all'omonima banda criminale.Eppure, la Magliana ha un'altra storia da raccontare. Per un abbondante decennio, questo territorio è stato uno straordinario cantiere politico e sociale. Un laboratorio a cielo aperto che ha espresso forme originali, radicali e coraggiose di lotta per la casa e per il diritto alla città.A dare voce, e soprattutto ritmo, a questa mobilitazione dal basso c'era il Canzoniere della Magliana, che di quegli anni ha scritto, in un certo senso, la “colonna sonora”. Oggi vi portiamo a scoprire proprio le loro memorie e la loro produzione artistica, per addentrarci in una stagione intensa, ricca di sperimentazioni, sogni ribelli e militanza di quartiere.Tutto questo è “Un'Esperienza d'Amore”, un audiodocumentario di storia orale basato su un preziosissimo archivio di ricerca.L'immagine di copertina è un fotomontaggio di Riccardo Preda, nato da uno scatto di Gigi De Grossi e da un bollettino di «Magliana in lotta» del novembre 1972I crediti dello speciale:Gli autori: scritto e realizzato da Riccardo Preda (educatore e professionista audio indipendente, appassionato di storie sonore e field recording) e Giulia Zitelli Conti (ricercatrice, docente all'Università Roma Tre ed esperta di storia orale).Le voci: le testimonianze che ascolterete sono quelle di Filomena “Menalda” Damato, Gigi De Grossi, Daniela Mastrobuono, Mimma Santarsiero e Volker Klein, intervistati tra il 2017 e il 2018. La voce narrante è di Giulia Zitelli Conti.La musica: iltre alla fisarmonica di Marco Tiberti e a voci storiche tratte dal documentario del ‘72 “Il fitto dei padroni non lo paghiamo più”, lo speciale è arricchito dai brani originali del Canzoniere: da Storia della lotta a Stornelli del carovita, fino a registrazioni dal vivo dell'epoca.Il documentario è realizzato con il patrocinio dell'Associazione Italiana di Storia Orale (AISO).
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8561TRUMP RICORDA A XI JINPING L'INGIUSTO ARRESTO DI JIMMY LAIdi Roberto de Mattei Durante il suo viaggio in Cina, il presidente americano Trump ha sollevato con il presidente comunista cinese Xi Jinping la questione di Jimmy Lai, detenuto dal 2020 in una prigione di Hong Kong. Trump ha riferito così l'esito del colloquio: "Direi che la risposta non è stata positiva. Ha detto che è stato una specie di incubo per lui". Ma chi è Jimmy Lai?Jimmy Lai, pseudonimo di Chee-Ying Lai, è nato a Canton nel 1947 in una famiglia poverissima e conobbe fin dall'infanzia le privazioni e le violenze della Cina comunista. Ancora adolescente riuscì a fuggire clandestinamente a Hong Kong, allora colonia britannica, dove iniziò a lavorare come operaio tessile. Grazie a una straordinaria capacità imprenditoriale, costruì in pochi decenni un vero impero economico nel settore dell'abbigliamento e dell'editoria, diventando uno degli uomini più noti della città. Convertitosi al cattolicesimo, Jimmy Lai maturò progressivamente la convinzione che la libertà economica dovesse accompagnarsi alla libertà politica e religiosa. Per questo motivo mise la propria ricchezza, la propria influenza e i suoi giornali al servizio della difesa delle libertà civili di Hong Kong, minacciate dall'espansione del controllo del regime comunista cinese. Dopo l'imposizione della legge sulla sicurezza nazionale da parte della Cina, Lai divenne uno dei simboli della resistenza democratica di Hong Kong. Arrestato più volte dalla polizia locale, ormai strettamente subordinata al potere di Pechino, subì processi sempre più duri e restrizioni crescenti della libertà personale. Nonostante l'età avanzata e la possibilità di lasciare il Paese, rifiutò di abbandonare Hong Kong, scegliendo di condividere il destino del suo popolo.Nel febbraio 2026 è stato condannato a vent'anni di reclusione per "sedizione" e "cospirazione" contro il regime comunista.IL REGIME MAOISTALa sua vicenda si inserisce nella lunga storia delle persecuzioni in Cina, che inizia fin da quando il regime maoista ha conquistato il potere nel 1949, imponendo un controllo totale sulla società attraverso il terrore ideologico e la repressione. Nel caso del cattolicesimo, il problema principale per il regime era la fedeltà al Papa, considerata incompatibile con la sovranità ideologica dello Stato socialista. Per questo negli anni Cinquanta Pechino creò la "Associazione Patriottica" cinese, una struttura controllata dal Partito destinata a costruire una Chiesa "indipendente" da Roma. I vescovi e i sacerdoti che rifiutarono di aderire alla nuova organizzazione furono accusati di essere "controrivoluzionari" o "agenti imperialisti". Molti finirono, senza processo, nei laogai, i campi di lavoro forzato del sistema repressivo cinese.Tra le figure simbolo della persecuzione vi è Ignatius Kung Pin-mei, vescovo di Shanghai, arrestato nel 1955 insieme a centinaia di sacerdoti e fedeli. Trascorse oltre trent'anni tra carcere e isolamento per essersi rifiutato di rompere la comunione con il Papa. Un'altra figura emblematica fu Fan Xueyan, vescovo clandestino di Baoding, arrestato ripetutamente e morto nel 1992 in circostanze mai chiarite dopo anni di torture e detenzione. Gerolamo Fazzini nel suo Libro rosso dei martiri cinesi (Edizioni San Paolo, 2006) raccoglie la testimonianza di quattro cattolici esemplari: Gaetano Pollio, arcivescovo di Kaifeng, arrestato e mandato ai lavori forzati per sei mesi; Domenico Tang, gesuita, arcivescovo di Canton, detenuto per 22 anni, dato già per morto anche dalla sua famiglia; padre Leone Chan, 4 anni e mezzo di carcere, uno dei primi sacerdoti a far conoscere in Occidente l'incubo comunista cinese per essere riuscito a fuggire nel 1962; Giovanni Liao Shouji giovane catechista cinese anche egli internato per oltre 22 anni nei laogai, Condannati con procedimenti farsa sulla base di crimini mai compiuti furono costretti a torture e umiliazioni di ogni genere mentre in Europa, negli anni Sessanta - annota Fazzini - il verbo del maoismo veniva propagandato come il "volto buono" del comunismo, arruolando simpatizzanti anche in casa cattolica. UNA TESTIMONIANZARobert W. Greene (1911- 2003) un missionario americano in Cina, della congregazione di Maryknoll, ha raccontato a sua volta la sua testimonianza di fede durante la persecuzione comunista in Cina negli anni Cinquanta. Dopo la vittoria dei comunisti di Mao Zedong, padre Greene fu arrestato dalle autorità comuniste, accusato di essere una "spia americana" e sottoposto a lunghi interrogatori, umiliazioni e torture. Rimase prigioniero e arrivò persino a essere condannato a morte e destinato alla decapitazione durante la persecuzione anticristiana del 1952, ma venne improvvisamente liberato e deportato a Hong Kong. Una delle immagini più ricordate della sua prigionia è quella del sacerdote che, privo del rosario, utilizzava fiammiferi spezzati per contare le Ave Maria nella cella. Dopo il ritorno negli Stati Uniti, Robert Greene continuò a testimoniare pubblicamente la situazione della Chiesa perseguitata in Cina attraverso conferenze e scritti. La sua autobiografia Calvario in Cina, L'ultimo parroco di Tong'an, è stata pubblicata lo scorso anno in italiano dalla casa editrice Ares. In un articolo sul quotidiano "Libero" (Quando il comunismo cinese cominciò a conquistare il mondo, 7 dicembre 2025), attraverso le testimonianze drammatiche di padre Greene, Antonio Socci ha ricordato come funzionava la macchina infernale del maoismo: bambini trasformati in delatori, famiglie distrutte dalla propaganda e persecuzioni contro i cristiani e gli oppositori. Per decenni, migliaia di cristiani hanno subito arresti, torture, lavori forzati e morte nei campi di rieducazione. Secondo gli studi del PIME, il Pontificio Istituto per le Missioni Straniere, migliaia di sacerdoti e religiosi scomparvero durante le campagne maoiste, specialmente nel periodo della Rivoluzione culturale (1966-1976), quando chiese, monasteri e seminari vennero devastati dalle Guardie Rosse. Molte delle loro storie sono rimaste nascoste dietro la censura del regime, ma missionari, storici e testimoni hanno progressivamente ricostruito il dramma della Chiesa perseguitata in Cina che purtroppo sembra dimenticata dalla Ostpolitik della Santa Sede, mentre il dittatore comunista Xi Jinping continua a proclamarsi discepolo di Mao Zedong.
La scena musicale giovanile degli anni Sessanta è tutta un fermento. Mentre i Beatles e i Rolling Stones impazzano nel mondo, Domenico Modugno conquista l'America. All'ombra dei nuovi fermenti pop e rock anglosassoni e di una lunga tradizione melodica, nascono in Italia gruppi musicali beat che si contendono la scena. Tra questi I Califfi, fondati a Firenze nel 1965 da Franco Boldrini, bassista, cantante, paroliere e frontman del gruppo. Nel periodo di attività, compreso tra il 1965 e il 1976, attraversano numerose esperienze musicali dal beat al folk rock fino al rock progressivo, cambiando spesso formazione.Si avvicendano dunque negli anni musicisti come Piero Barbetti alla batteria, Paolo Tofani alla chitarra, o Giacomo Romoli all'organo hammond. Lanciati da Giorgio Gaber, agguantano il grande successo con ‘Così ti amo', cover di ‘To love somebody' dei Bee Gees. Le manifestazioni musicali di quegli anni si chiamavano Cantagiro, Festivalbar, Un disco per l'estate, e loro non ne perdono una.Franco Boldrini, 88 anni, fondatore e anima del gruppo nonché autore di tutti i brani, racconta la sua avventura musicale al microfono di Sabrina Faller.
La scena musicale giovanile degli anni Sessanta è tutta un fermento. Mentre i Beatles e i Rolling Stones impazzano nel mondo, Domenico Modugno conquista l'America. All'ombra dei nuovi fermenti pop e rock anglosassoni e di una lunga tradizione melodica, nascono in Italia gruppi musicali beat che si contendono la scena. Tra questi I Califfi, fondati a Firenze nel 1965 da Franco Boldrini, bassista, cantante, paroliere e frontman del gruppo. Nel periodo di attività, compreso tra il 1965 e il 1976, attraversano numerose esperienze musicali dal beat al folk rock fino al rock progressivo, cambiando spesso formazione.Si avvicendano dunque negli anni musicisti come Piero Barbetti alla batteria, Paolo Tofani alla chitarra, o Giacomo Romoli all'organo hammond. Lanciati da Giorgio Gaber, agguantano il grande successo con ‘Così ti amo', cover di ‘To love somebody' dei Bee Gees. Le manifestazioni musicali di quegli anni si chiamavano Cantagiro, Festivalbar, Un disco per l'estate, e loro non ne perdono una.Franco Boldrini, 88 anni, fondatore e anima del gruppo nonché autore di tutti i brani, racconta la sua avventura musicale al microfono di Sabrina Faller.
C'è stato un momento, negli anni Sessanta, in cui un loft argentato al centro di Manhattan diventò il luogo più interessante del mondo. Si chiamava la Factory, e a tenerla in piedi era un ragazzo timido di Pittsburgh, figlio di immigrati cechi, che aveva deciso di trasformare l'America in arte. Si chiamava Andy Warhol. In questo episodio ripercorriamo la sua storia: le radici povere, l'arrivo a New York, le lattine di zuppa Campbell's, i Velvet Underground, l'attentato che lo spezzò. E capiamo perché, senza Warhol, New York non sarebbe la stessa città.
Nel quinto episodio di Sul mare luccica: riflessi d'Italia nella letteratura neozelandese contemporanea, Carla Rotondo e Antonella Sarti Evans presentano Angelina. From Stromboli to D'Urville Island: a Family's Story dell'autore Gerard Hindmarsh (Craig Potton, 2004): un racconto di migrazione, incontri e legami che sfidano insularità remota e barriere linguistiche. Angelina lascia Stromboli sedicenne, appena sposata con un uomo che ha il doppio dei suoi anni, Vincenzo Moleta, e che la porta a vivere dall'altra parte del mondo, senza speranza di far ritorno. Sulle coste selvagge di D'Urville Island, Angelina intreccia la sua vita con Wetekia Ruruku Elkington, una ariki, nobile māori, dando vita a un'amicizia che durerà oltre trent'anni, in uno scambio di abilità, tradizioni culinarie e lingue native, nel reciproco aiuto per la maternità e la sopravvivenza. Il romanzo di Hindmarsh segue le vicende della famiglia dei suoi nonni materni dall'inizio del Novecento fino agli anni Sessanta, muovendosi tra Stromboli, D'Urville Island e Wellington, alternando le prospettive di Vincenzo e di Angelina, fra ricerca storica e narrazione di memoria e fittizia – a tratti profondamente poetica. Ondazzurra ringrazia l'Ambasciata d'Italia Wellington per il supporto alla realizzazione di questo programma, a promozione della lingua e cultura italiana in Nuova Zelanda https://ambwellington.esteri.it/en/
Riccardo Nuziale"Gli uccelli"Frank BakerEdizioni Cliquotwww.cliquot.itAnni Trenta. È un caldo e tranquillo pomeriggio estivo quando migliaia e migliaia di uccelli discendono all'improvviso sulla città di Londra. Si radunano sulle piazze e sulle strade, sommergono edifici e monumenti, e… non fanno nulla: semplicemente stanno lì, indugiano, osservano. Appaiono belli e variopinti, creature dolci e innocue. Ma la curiosità e il divertimento con cui inizialmente sono accolti scompaiono subito quando, importunati, i sinistri invasori si abbandonano a episodi di terrificante violenza, scarnificando e dilaniando brutalmente i disturbatori. E comincia l'orrore. Chi sono questi spaventosi esseri? Da dove vengono? Perché sono arrivati? E quando se ne andranno? Sono il frutto di un aberrante errore di Madre Natura o appartengono a ignote dimensioni della realtà? Non esistono risposte, e solo una cosa è certa: nessuno ha idea di cosa fare per scacciarli…Romanzo apocalittico, psicologico e allegorico insieme, Gli uccelli uscì per la prima volta in Gran Bretagna nel 1936, quasi trent'anni prima del celebre film di Hitchcock. E sebbene il regista abbia sempre negato ogni relazione, e Baker sia stato all'epoca sconsigliato dai suoi legali a intentare causa per plagio, un sottile filo rosso sembra comunque legare le due opere. Questa è la prima traduzione in lingua italiana, basata sul testo rivisitato e corretto dall'autore che, rimasto a lungo inedito, è stato pubblicato postumo nel 2013 dall'editore americano Valancourt Books.Traduzione di Federico Cenci e Lucrezia Pei.Prefazione di Riccardo Nuziale, docente e divulgatore cinematografico.Frank Baker (Londra 1908-1983) è stato autore di quindici romanzi fra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, a lungo dimenticati e oggi in via di riscoperta. Da giovanissimo trovò impiego nel settore delle assicurazioni marittime nella City di Londra, mentre in seguito lavorò come organista di chiesa.Entrambe le esperienze confluirono nel romanzo Gli uccelli (The Birds, 1936), che sebbene alla pubblicazione vendette solo trecento copie, fu in parte rivalutato dopo l'uscita del celebre film omonimo di Alfred Hitchcock nel 1963. L'opera che tuttavia diede maggiore notorietà all'autore fu Miss Hargreaves (1940), altro romanzo dai toni fantastici. Negli ultimi due decenni della sua vita, Baker si dedicò alla saggistica e a scrivere testi per la televisione.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Già, con la Vespa ci andavamo a sciare, negli anni Sessanta. Ma c'era chi con la Vespa faceva le gimkane di paese, correva addirittura le Sei Giorni e le 24 Ore, viaggiava intorno al mondo. Compie ottant'anni il veicolo più originale e iconico, che ha motorizzato l'Italia ma è andato ben oltre…
Numerosi scrittori, artisti e musicisti hanno trovato ispirazione in Marocco. Potremmo cominciare dal viaggio fondativo del pittore Eugène Delacroix nel 1832, la cui eco ancora risuona nel soggiorno a Tangeri di Henri Matisse, tra il 1912 e il 1913. Con Alessandro Tamburini ripercorriamo le trame letterarie tessute da numerosi scrittori: Paul Bowles naturalmente e poi ancora Mark Twain, Pierre Loti, Edmondo De Amicis, Edith Wharton, Jean Genet, Tennessee Williams, Truman Capote. Il Marocco fu spesso letto da questi autori nella chiave dell'orientalismo. Negli anni Sessanta e Settanta la Beat Generation (William S. Burroughs, Allen Ginsberg) utilizzò invece registri diversi: esilio, marginalità, libertà, sperimentazione. Ricordiamo quella stagione con Gianni De Martino, protagonista e storico della controcultura beat italiana. E le sonorità ipnotiche della musica marocchina lasciarono una traccia nei brani di Ornette Coleman, Brian Jones, Jimi Hendrix. Per lungo tempo le voci marocchine hanno avuto meno spazio nella costruzione e soprattutto nella circolazione internazionale di questa narrazione, che pure li riguardava da vicino, come spiega Karima Moual. Solo in tempi più vicini a noi una nuova generazione ha fatto sentire la propria voce, proponendo una visione del Paese forse meno poetica, ma più vera.
Numerosi scrittori, artisti e musicisti hanno trovato ispirazione in Marocco. Potremmo cominciare dal viaggio fondativo del pittore Eugène Delacroix nel 1832, la cui eco ancora risuona nel soggiorno a Tangeri di Henri Matisse, tra il 1912 e il 1913. Con Alessandro Tamburini ripercorriamo le trame letterarie tessute da numerosi scrittori: Paul Bowles naturalmente e poi ancora Mark Twain, Pierre Loti, Edmondo De Amicis, Edith Wharton, Jean Genet, Tennessee Williams, Truman Capote. Il Marocco fu spesso letto da questi autori nella chiave dell'orientalismo. Negli anni Sessanta e Settanta la Beat Generation (William S. Burroughs, Allen Ginsberg) utilizzò invece registri diversi: esilio, marginalità, libertà, sperimentazione. Ricordiamo quella stagione con Gianni De Martino, protagonista e storico della controcultura beat italiana. E le sonorità ipnotiche della musica marocchina lasciarono una traccia nei brani di Ornette Coleman, Brian Jones, Jimi Hendrix. Per lungo tempo le voci marocchine hanno avuto meno spazio nella costruzione e soprattutto nella circolazione internazionale di questa narrazione, che pure li riguardava da vicino, come spiega Karima Moual. Solo in tempi più vicini a noi una nuova generazione ha fatto sentire la propria voce, proponendo una visione del Paese forse meno poetica, ma più vera.
Che valore può avere un gol, nella storia di un intero Paese? Anzi di due, col secondo che dal colonia del primo diviene uno Stato libero e indipendente? La parabola umana e calcistica di Rachid Mekhloufi - che vi raccontiamo oggi a Olympia, prima unisce, poi divide, poi riunisce ancora Algeria (terra d'origine della stella del Saint Etienne degli anni Cinquanta e Sessanta) e Francia (sua patria d'adozione). Alla vigilia dei Mondiali del 1958 (poi dominati dal 17enne brasiliano Pelé), Mekhloufi sceglie di lasciare la nazionale francese per unirsi alla squadra del Fronte di Liberazione algerino, braccio sportivo del movimento che in quegli anni combatte per l'indipendenza di Algeri da Parigi. Una volta ottenuta l'indipendenza stessa, Mekhloufi tornerà a giocare, da algerino, nel Saint Etienne, contribuendo ai successi di quella che vent'anni dopo sarà la squadra di un certo Michel Platini... Furio Zara, volto de La Domenica Sportiva e penna de La Gazzetta dello Sport, ci guida alla scoperta di vita e carriera di Rachid Mekhloufi, mentre nella seconda parte della puntata il collega Alex Cizmic ci aiuta a scoprire ambizioni e potenzialità dell'Africa del calcio (forte di ben dieci squadre qualificate!) verso i Mondiali 2026olympia@radio24.itLa regia della puntata è a cura di Martin Garramone
Maurizio Cilli"I nemici del Drake"Enzo Ferrari e le scuderie inglesiMuseo Nazionale dell'Automobile Fino all' 11 ottobre 2026 la più grande e completa esposizione dedicata alle scuderie inglesi che, tra gli anni Sessanta e gli Ottanta, hanno sfidato Enzo Ferrari: in mostra 23 vetture, documenti, memorabilia e fotografie che raccontano la rivoluzione inglese del motorsport nell'epoca della Swinging London. cura di Carlo Cavicchi e Mario Donnini con Maurizio Cilli. Attraverso una selezione di 23 vetture iconiche – 22 monoposto di Formula 1 e la mitica Mini Morris – la mostra, sviluppata sugli oltre 2000mq dello spazio espositivo al piano terra, racconta una stagione di sperimentazione tecnica e libertà formale, tra rischi estremi, forti rivalità e decise identità visive che hanno disegnato nuovi immaginari culturali. Un universo di tecnologia, stile e spirito pionieristico, in cui le monoposto diventano simboli di una rivoluzione industriale e culturale capace di ridefinire l'immaginario del mondo delle corse. Enzo Ferrari li chiamava, con un po' di supponenza, “i garagisti”: erano le squadre inglesi che – tra gli anni Sessanta e Ottanta – misero in discussione il dominio della Ferrari, fino ad allora protagonista incontrastata della Formula 1.Con strutture leggere, telai rivoluzionari e una straordinaria rapidità di sperimentazione, questi team indipendenti trasformarono piccoli atelier tecnici in avversari temibili, capaci di battere Maranello in pista e cambiare per sempre gli equilibri del campionato. Una rivoluzione, quella inglese, che attraversava la musica, la moda, la fotografia e il cinema, definendo un periodo di straordinaria vivacità e ottimismo, caratterizzato da un'esplosione di creatività: un'energia travolgente che la mostra restituisce con forza, trasformando l'allestimento in un racconto immersivo capace di rendere tangibile lo spirito di un'epoca che ha cambiato per sempre non solo il linguaggio della velocità, ma l'immaginario collettivo.Le vetture esposte: una rivoluzione tecnologica e progettualeDalla svolta epocale della Ferrari 246 e della Cooper T51, alla maturazione tecnica rappresentata dalla Ferrari 156 fino all'affermazione del nuovo corso con Brabham BT20 e Cooper T81-Maserati, passando per l'innovazione radicale di Lotus 72, Lotus 56B e March 701, e per l'apice tecnico rappresentato da Tyrrell 005, McLaren M23 e Shadow DN1; una stagione di sperimentazione senza precedenti che trova espressione nelle visionarie March 761, March 2-4-0, Surtees TS19 e Brabham BT45, fino all'evoluzione verso nuove filosofie progettuali con Theodore TR1, Arrows A2 e Williams FW07, per arrivare alle soluzioni più estreme e controverse della Lotus 88B e alla potenza dell'era turbo incarnata dalla Brabham BMW BT54. Il percorso chiude idealmente con la modernità della McLaren MP4/5 e con la svolta tecnologica introdotta dalla Ferrari 640, che segna a suo modo la resa di Ferrari che la farà progettare in Inghilterra.In esposizione anche 28 caschi, 4 tute - indossate rispettivamente da Jim Clark nel 1965, da Jackie Stewart e da Vittorio Brambilla nel 1972 e da Riccardo Patrese nel 1978 -, i programmi delle gare - uno per anno dal 1958 al 1988, ognuno dei quali arriva da un Gran Premio differente nei 5 continenti - e il motore Ford Cosworth DFV, definito “una rivoluzione con le candele accese”: progettato nel 1967 da Keith Duckworth e Mike Costin con il sostegno lungimirante della Ford Motor Company, debuttò sulla Lotus 49 voluta da Colin Chapman.In un racconto che attraversa tre decenni di rivoluzione tecnica e culturale, le vetture – espressione quasi totale dell'ingegno britannico, con le sole eccezioni firmate Ferrari – testimoniano come il Regno Unito sia stato il motore di una trasformazione capace di cambiare per sempre la Formula 1 e influenzare l'intera industria automobilistica mondiale.“Sbucavano dal nulla assemblando le loro monoposto in maniera anticonvenzionale, dando un calcio alla tradizione delle vetture con i musi lunghissimi e praticamente niente dietro. Nascevano in locali striminziti, con mezzi economici ridotti, poche maestranze, niente catene di montaggio da alimentare e neppure vetture stradali, ferme nei piazzali, da vendere. Peggio ancora: non progettavano nemmeno il motore, ma ne prendevano uno sul mercato, possibilmente quello più funzionale e dal costo accessibile, poco importava se fosse lo stesso dei diretti rivali. Ferrari li chiamava con fastidio “garagisti”. Loro replicavano appellandolo “Drake” da Francis Drake il famoso pirata, un vero e proprio mito ma con una esistenza individuale inconsistente dal punto di vista umano: senza affetti, senza figli, senza veri amici. Scaramucce verbali e scontri al calor bianco”.Carlo Cavicchi, curatore della mostra “In trenta anni di corse, dal 1958 al 1988, esplode una guerra planetaria tra il patriarca delle corse Enzo Ferrari che punta tutto sui cavalli del motore, e un gruppo di piccoli costruttori inglesi, i quali sopperiscono alla mancanza di potenza dei loro propulsori con una creatività prodigiosa, furba e a tratti spregiudicata, una sintesi da Leonardo da Vinci, Diabolik e James Bond. Lottando col Drake, gli inglesi, da lui definiti semplici garagisti, si superano sciorinando 4 ruote motrici, turbine, monoscocche, motori portanti, ali immense, minigonne, martinetti, effetto suolo, doppi telai e quant'altro, scrivendo la leggenda della Formula 1. Un'epopea fino a oggi impalpabile e rimpianta, ma, grazie a questa mostra, finalmente catturata e cristallizzata in un contesto spettacolare, che ne restituisce anche il magnetismo culturale: un sostrato così imbevuto di Swninging London, di rivoluzioni psichedeliche e di colori e calori rimpianti, che per una volta ritornano. In una mostra-evento che, come la Cometa di Halley, meraviglia e passa una volta nella vita”.Mario Donnini, curatore della mostra“La rivoluzione culturale britannica degli anni Cinquanta e Settanta non ha un centro preciso, non ha un manifesto. Nasce da un'urgenza, un'energia collettiva e caotica — dall'errore che diventa stile. In quegli anni l'Inghilterra è stata per il resto del mondo un modello di fascinazione irresistibile: il luogo in cui la cultura popolare si trasformava in linguaggio universale. Il mio saggio per il catalogo segue questa traiettoria: imprevedibile, irriproducibile, sempre in fuga da sé stessa, dal silenzio cerimoniale dell'incoronazione di Elisabetta II fino al fragore delle rivolte di Brixton, attraverso la musica, i corpi, le immagini e le strade di Londra. TOO FAST TO LIVE TOO YOUNG TO DIE, e anche il titolo dell'installazione video realizzata insieme a Gabriele Piana, il tentativo di restituire quella stessa irrequietezza nel presente: un organismo visivo generativo che rielabora found footage e filmati d'archivio senza mai ripetersi, governato da un programma che produce ogni volta un'esperienza visiva diversa.”Maurizio Cilli, curatore della mostraDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Fabrizio Guarducci, Monica Milandri"Più in là del silenzio"Edizioni Le Letterewww.lelettere.itPreparava la colazione per tutti e due. Appoggiava il giornale più vicino a lui. Lasciava la porta del bagno socchiusa perché sapeva che lui si sarebbe lavato le mani prima di colazione. E ogni volta che lui capiva – ogni volta che accoglieva la colazione con un sorriso o si sedeva senza chiedere qualcos'altro – lei sentiva un piccolo barrito dentro, come se stessero imparando un linguaggio muto fatto di sintonia. All'inizio aveva pensato: “Ci stiamo adattando”. Poi, con più coraggio: “Ci stiamo ascoltando”. Ora sapeva che era qualcosa di più profondo. “Ci stiamo riscrivendo”. Era una scrittura lenta, fatta non di lettere, ma di gesti. Di abitudini che si modellavano piano sull'altro, non per dovere, ma per delicatezza. Come quando cammini accanto a qualcuno e, senza rendertene conto, adegui il passo. Non ti chiedi se sei tu o lui a cambiare. Lo fate entrambi, naturalmente.Fabrizio Guarducci si è formato nella concezione sociale e umana di Giorgio La Pira. Dopo aver vissuto il movimento Undeground alla fine degli Sessanta negli Stati Uniti e aver conosciuto Guy Debord in Francia, ha aderito convintamente al Situazionismo. Ha fondato il Dipartimento di Antropologia culturale dell'Istituto Internazionale Lorenzo de' Medici di Firenze. Ha insegnato mistica, estetica e tanatologia, dedicandosi interamente alla ricerca dei linguaggi come strumenti per migliorare l'interiorità dell'individuo e per trasformare in positivo la realtà che ci circonda. Inoltre, è autore cinematografico: Paradigma Italiano (premiato PhilaFilm, 1993), Two days (2003) e Il mio viaggio in Italia (vincitore del Golden Eagle, 2005). Come autore, produttore e regista ha realizzato i film Mare di grano (2018), Una sconosciuta (2021), Anemos (2023) e La patria delle emozioni (2025). Ha pubblicato i saggi La parola ritrovata (2013), Theoria. Il divino oltre il dogma (2020) e i romanzi Il quinto volto (2016), La parola perduta (2019), La sconosciuta (2020), Duetto (2021), Amor (2022), Il villaggio dei cani che cantano (2022), La patria delle emozioni (2023), Eclissi (2023, selezione premio Strega 2024) e Il richiamo del sentimento (2025).Monica Milandri è appassionata di arte e musica classica; vive e lavora a Firenze.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Fatma Aydemir è una delle autrici tedesco-curde più note degli ultimi anni. Il suo romanzo più recente, Dschinns (Carl Hanser Verlag, 2022), in italiano Tutti i nostri segreti (Fazi, 2025), è stato inserito dal quotidiano «Der Spiegel» nella lista dei cento libri più influenti degli ultimi cent'anni… e a buon diritto: con una prosa limpida ma potente, Aydemir racconta le condizioni di vita della prima generazione di “Gastarbeiter” o “lavoratori-ospiti”. In particolare, ci parla di chi ha lasciato la Turchia negli anni Sessanta e Settanta per partecipare alla ricostruzione della Germania in pieno boom economico…. proprio come la sua famiglia.Al di là dell'aspetto biografico, Aydemir fai i conti un'identità minacciata su più fronti: cosa rimane della cultura curda se in Turchia si rischia la prigione solo per il fatto di parlare la propria lingua madre? E cosa significa essere curdo per chi è nato e cresciuto in Germania? E oggi, all'indomani dello scioglimento del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), cosa resta della lotta identitaria? La scrittura di Aydemir non è mai apolitica e tuttavia non perde mai di vista le ragioni dell'arte: i personaggi, definiti con profondo realismo, trovano una voce intima e personale; il genere del romanzo familiare, così importante per la letteratura tedesca moderna e contemporanea, si fa una lente per osservare i meccanismi della società odierna.
Fatma Aydemir è una delle autrici tedesco-curde più note degli ultimi anni. Il suo romanzo più recente, Dschinns (Carl Hanser Verlag, 2022), in italiano Tutti i nostri segreti (Fazi, 2025), è stato inserito dal quotidiano «Der Spiegel» nella lista dei cento libri più influenti degli ultimi cent'anni… e a buon diritto: con una prosa limpida ma potente, Aydemir racconta le condizioni di vita della prima generazione di “Gastarbeiter” o “lavoratori-ospiti”. In particolare, ci parla di chi ha lasciato la Turchia negli anni Sessanta e Settanta per partecipare alla ricostruzione della Germania in pieno boom economico…. proprio come la sua famiglia.Al di là dell'aspetto biografico, Aydemir fai i conti un'identità minacciata su più fronti: cosa rimane della cultura curda se in Turchia si rischia la prigione solo per il fatto di parlare la propria lingua madre? E cosa significa essere curdo per chi è nato e cresciuto in Germania? E oggi, all'indomani dello scioglimento del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), cosa resta della lotta identitaria? La scrittura di Aydemir non è mai apolitica e tuttavia non perde mai di vista le ragioni dell'arte: i personaggi, definiti con profondo realismo, trovano una voce intima e personale; il genere del romanzo familiare, così importante per la letteratura tedesca moderna e contemporanea, si fa una lente per osservare i meccanismi della società odierna.
"Il fuoco di Venezia" di Giovanni Montanaro e "Tanto domani muori" di Antiniska Pozzi "Il fuoco di Venezia" di Giovanni Montanaro (Feltrinelli) racconta oltre cinquant'anni d'amore fra una donna e un uomo, accomunati dalla stessa passione: fabbricare vetro. Siamo nella laguna veneziana, a Murano, patria del vetro soffiato, alla fine degli anni Sessanta. Elena gestisce la Fornace dell'Est ed è l'unica donna in questo ruolo, perché nella produzione del vetro per secoli alle donne era stata concessa solo la produzione di perle. Elena ha ereditato dal padre la fornace, ama profondamente il suo lavoro, è una donna tenace e nello stesso tempo creativa. Si presenta un giorno Tiziano, dieci anni più giovane di lei, che vuole diventare mastro vetraio. Fra mille difficoltà (Elena fra l'altro è sposata e all'epoca aveva un figlio) e in modo assolutamente altalenante, i due portano avanti questa relazione fatta di amore reciproco, ma soprattutto di passione professionale. Per entrambi la Fornace dell'Est è un luogo dell'anima ed un posto dove entrambi si sentono realizzati al cento per cento come persone e come professionisti. L'incontro fra queste due persone diverse per provenienza (lei è borghese e frequenta l'alta società veneziana, lui è del sestiere popolare di Castello, con il papà che si ammala di tumore per aver lavorato in fabbrica a Marghera) è decisivo per le loro vite. Tutto è raccontato da una voce narrante, la cui identità si scopre solo verso la fine del romanzo.Nella seconda parte parliamo di "Tanto domani muori" di Antiniska Pozzi (Harper Collins). La storia di una famiglia proletaria che parte a metà degli anni Ottanta a Milano, ma che spesso va indietro nel tempo per far luce sull'infanzia e sul contesto dal quale provengono i genitori, Adriana e Nino. Adriana non ha studiato, ma ha sempre aspirato a una vita borghese, non riesce a prendersi cura dei tre figli, ha diversi esaurimenti nervosi, è spesso violenta con i figli. Nino è un operaio, in nero, presso un garage che lui preferisce definire officina. Ma al centro di questa storia c'è soprattutto Anna, che nel 1985 ha sei anni. A scuola viene presa in giro, la maestra le ripete "Non sei abbastanza". Parla poco, perché sa che il lessico famigliare è una lingua "sporca", non corretta. Attraverso la vita di Anna, si racconta la storia di una famiglia, ma anche di un'epoca e di uno scontro di classe.
Alessandra Golisano ripercorre gli anni della giovinezza, la passione per la moda e per le lingue, e la decisione di partire per l'Australia negli anni Sessanta. Un viaggio fatto di lavori duri e di incontri decisivi, che ha segnato l'inizio di un nuovo percorso, ma che non hai reciso il suo legame con l'Italia.
In questa edizione delle VGI, Alessandro Tini dialoga con Dante Peduzzi, già ispettore scolastico del Grigioni italiano e profondo conoscitore della Mesolcina, autore del nuovo volume “I toponimi di Cama”. Un'opera frutto di oltre quarant'anni di ricerche tra archivi, cartografie storiche e testimonianze orali raccolte nel villaggio.L'impatto dell'autostrada sul territorioPeduzzi spiega come lo studio della toponomastica non sia soltanto un esercizio linguistico, ma un modo per leggere l'evoluzione del territorio e delle sue comunità. L'autostrada A13, ad esempio, ha modificato profondamente l'assetto fondiario, cancellando antichi nomi e costringendo a un lavoro di ricostruzione basato su mappe precedenti agli anni Sessanta. Molti toponimi, specialmente in montagna, resistono invece da secoli e conservano un forte radicamento culturale.Un patrimonio accessibile a tuttiIl volume offre un apparato introduttivo che guida alla lettura dei materiali, mappe suddivise in settori e un QR code con oltre 300 nomi localizzati. Accanto ai documenti più antichi, risalenti al 1340, trovano spazio leggende, microstorie e i racconti degli anziani del paese: un patrimonio che rischia di scomparire.L'urgenza di preservare la memoriaDante Peduzzi sottolinea l'urgenza di completare la raccolta toponomastica dell'intera valle, prima che gli ultimi depositari della memoria vengano a mancare. Un libro che non parla solo di luoghi, ma del legame profondo tra territorio, storia e identità.
In questa edizione delle VGI, Alessandro Tini dialoga con Dante Peduzzi, già ispettore scolastico del Grigioni italiano e profondo conoscitore della Mesolcina, autore del nuovo volume “I toponimi di Cama”. Un'opera frutto di oltre quarant'anni di ricerche tra archivi, cartografie storiche e testimonianze orali raccolte nel villaggio.undefinedPeduzzi spiega come lo studio della toponomastica non sia soltanto un esercizio linguistico, ma un modo per leggere l'evoluzione del territorio e delle sue comunità. L'autostrada A13, ad esempio, ha modificato profondamente l'assetto fondiario, cancellando antichi nomi e costringendo a un lavoro di ricostruzione basato su mappe precedenti agli anni Sessanta. Molti toponimi, specialmente in montagna, resistono invece da secoli e conservano un forte radicamento culturale.undefinedIl volume offre un apparato introduttivo che guida alla lettura dei materiali, mappe suddivise in settori e un QR code con oltre 300 nomi localizzati. Accanto ai documenti più antichi, risalenti al 1340, trovano spazio leggende, microstorie e i racconti degli anziani del paese: un patrimonio che rischia di scomparire.undefinedDante Peduzzi sottolinea l'urgenza di completare la raccolta toponomastica dell'intera valle, prima che gli ultimi depositari della memoria vengano a mancare. Un libro che non parla solo di luoghi, ma del legame profondo tra territorio, storia e identità.
Denis Curti"Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio"Palazzo Reale, Milanofino al 17 maggio 2026A Palazzo Reale di Milano, la mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio: un'ampia selezione delle opere più iconiche, potenti, anticonformiste del fotografo statunitense, arricchita da una raccolta di scatti inediti, per offrire ai visitatori di Milano, anche durante il periodo olimpico e paralimpico, la grande opportunità di incontrare l'opera di uno tra i più originali, raffinati e controversi artisti del XX secolo. Promossa da Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York, l'esposizione è inserita nell'ambito dell'Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l'Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l'Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026. Curata da Denis Curti, è allestita nelle sale di Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026. Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplethorpe è uno degli interpreti della controcultura tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando la creatività si fa gesto politico e le arti si fondono in nuovi linguaggi di libertà e identità. “Tutto cambia quando l'amica regista Sandy Daley regala a Mapplethorpe una polaroid - racconta Denis Curti curatore della mostra - e con questa tra le mani, tra il 1970 e il 1971, Robert inizia un percorso legato allo studio del suo autoritratto, concentrato sulla rappresentazione del sesso omoerotico e partendo da se stesso. Nello stesso momento incontra Tom of Finland (pseudonimo di Touko Laaksonen): il primo a dare vita all'estetica omosessuale. Tra di loro nasce una grande amicizia che cambia per sempre la visione di Mapplethorpe. Entrambi esplorano il tema del feticismo, della pelle e della bellezza classica applicata al corpo maschile. Mentre Tom lo faceva con l'esagerazione del disegno, Mapplethorpe lo faceva con la precisione quasi marmorea della fotografia, ma entrambi hanno contribuito a rendere "arte" ciò che prima era considerato solo un materiale sotterraneo”. A Milano protagonista è la sua ricerca estetica, i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica: il corpo, scolpito dall'uso sapiente della luce e dei contrasti, è il mezzo per la sublimazione della sua indagine artistica. “Autodidatta, - continua Denis Curti - Sam Wagstaff (suo mentore e compagno) gli regala nel 1975 la prima Hasselblad, la macchina a medio formato che gli permette di ottenere quella precisione scultorea e quei bianchi e neri perfetti per cui è oggi universalmente conosciuto. L'obiettivo di questa mostra è proprio quello di ricollocare Robert Mapplethorpe nella dimensione della fotografia più alta, tra i più importanti fotografi del XX secolo, oltre la provocazione e oltre la censura”. La costruzione di un percorso espositivo così completo è stata possibile grazie alla generosa collaborazione con la Fondazione Mapplethorpe di New York, creata dallo stesso fotografo nel 1988 pochi mesi prima della sua morte, non solo a tutela del suo lavoro ma anche per finanziare la ricerca medica e i progetti legati alla lotta contro il virus e alla cura dell'HIV.La mostra si snoda infatti attraverso diverse sezioni tematiche con oltre 200 opere che ripercorrono l'intera evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe, dagli esordi sperimentali alla maturità stilistica. I primi collage. Il percorso si apre con gli assemblaggi realizzati sul finire degli anni Sessanta. In queste opere, molto rare e poco esposte, in cui Mapplethorpe combina ritagli di riviste, disegni e feticci religiosi, indumenti e oggetti, si riflettono la ricerca sull'identità e il piacere dell'artificio, sperimentati dall'artista con l'obiettivo di creare una relazione con l'altro. Patti Smith e Lisa Lyon. Ampio spazio è dedicato in due sezioni alle muse fondamentali dell'artista. Se i ritratti di Patti Smith immortalano un legame simbiotico e vulnerabile che attraversa decenni, una vera e propria ode indelebile all'amata amica, quelli della campionessa mondiale di bodybuilding Lisa Lyon esplorano una bellezza androgina che trascende le convenzioni di genere, celebrando la potenza fisica attraverso parametri estetici neoclassici. Autoritratti e identità. La sezione degli autoritratti rivela un'introspezione dolorosa e fluida. Mapplethorpe usa la macchina fotografica come uno specchio dell'anima, documentando la propria esistenza dalle pose dandy degli anni Settanta fino alle immagini finali scavate dalla malattia. Il ritratto. In mostra i volti di celebrità come Andy Warhol, Peter Gabriel, Yoko Ono, Isabella Rossellini. Per Mapplethorpe il ritratto in studio è un incontro tra due anime: un "altare visivo" dove la corporeità viene trasfigurata in leggenda grazie a una cura maniacale per l'equilibrio e la luce. Nudi e fiori. Nudi maschili e femminili celebrano la perfezione classica, sfidando al contempo gli schemi sociali tradizionali. Particolarmente iconiche sono le fotografie dei fiori (calle, orchidee, tulipani), ritratti come apparizioni passionali e "muscoli pulsanti", in bilico tra la sacralità della forma e allusioni delicatamente erotiche. In dialogo con l'Antico. La mostra chiude con una sezione che evidenzia il legame tra la fotografia contemporanea e la statuaria classica. Mapplethorpe usa la sua Hasselblad 500C per "sciogliere" le membra marmoree delle sculture antiche, infondendo loro una scintilla di vita e rendendo la pietra morbida come carne viva.https://marsilioarte.us14.list-manage.com/track/click?u=c47da75d8834873eb7150a10f&id=81ea925391&e=0696917494La retrospettiva Robert Mapplethorpe. Le forme del desidero è il secondo atto di una più ampia trilogia, che ha avuto inizio a Venezia nelle Stanze della Fotografia e proseguirà poi a Roma, al Museo dell'Ara Pacis, dal 29 maggio al 4 ottobre 2026. Ogni evento esplora un percorso di studio e ricerca volto ad approfondire un differente aspetto della figura di Mapplethorpe. “In Marsilio Arte - afferma Luca De Michelis, amministratore delegato di Marsilio Editori e Marsilio Arte - crediamo che la fotografia sia il linguaggio universale del contemporaneo. Il nostro impegno si concretizza in una visione che unisce la tradizione editoriale di Marsilio alla creazione di grandi progetti espositivi: dalla valorizzazione dei patrimoni di grandi fotografi alla gestione di spazi d'eccellenza come Le Stanze della Fotografia a Venezia. Attraverso una rete culturale che connette città come Venezia, Milano e Roma, vogliamo trasformare l'esperienza di una mostra in un dialogo vivo, dove la qualità del catalogo e il rigore del progetto espositivo si fondono per restituire al pubblico la forza straordinaria dell'immagine”. Accompagnano e approfondiscono la mostra il podcast - disponibile su Spotify, Apple Music e sulle principali piattaforme - Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario, e un catalogo pubblicato da Marsilio Arte, che indaga la vasta produzione e l'evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso 257 opere.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
C'era una volta in Italia - Gli anni Ottanta è il terzo volume di una serie di libri di Enrico Deaglio e Ivan Carozzi che ricostruiscono le tappe fondamentali della storia Italiana a partire dagli anni Sessanta. Gli anni Ottanta, un decennio che viene solitamente ricordato come superficiale e spensierato, si rivela invece molto violento e percorso da trame sotterranee. Marty Supreme, il film di Marty Reisman con Timothée Chalamet, è nelle sale italiane dal 22 gennaio. The island è una complessa videoinstallazione dell'artista tedesca Hito Steyerl che parla di scienza, fantascienza, archeologia e intelligenze artificiali. Un documentario su Netflix, The stringer, racconta la storia di una delle fotografie di guerra più famose della storia. CONEnrico Deaglio e Ivan Carozzi, giornalisti e scrittoriLucia Magi, giornalista che collabora con Internazionale da Los AngelesChiara Costa, capo della programmazione di Fondazione PradaRosy Santella, photo editor di InternazionaleSe ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità . Vai su internazionale.it/podcastScrivi a podcast@internazionale.it o manda un vocale a +39 3347063050Produzione di Claudio Balboni e Vincenzo De Simone.Musiche di Carlo Madaghiele, Raffaele Scogna, Jonathan Zenti e Giacomo Zorzi.Direzione creativa di Jonathan Zenti.C'era una volta in Italia - gli anni Ottanta: https://www.youtube.com/watch?v=Xo1pP5yJqH4Marty Supreme: https://www.youtube.com/watch?v=Por5AWQB9_M&t=5sThe island: https://www.fondazioneprada.org/project/the-island-hito-steyerl/The stringer: https://www.netflix.com/it/title/82069795Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Viola Carofalo"Etica della differenza sessuale"Luce IrigarayOrthotes Editricewww.orthotes.comIl libro rappresenta il manifesto del pensiero di Luce Irigaray, o meglio il nucleo iniziale della sua riflessione sul soggetto donna – un'etica e una politica nuove che prendono principio dalla differenza sessuale – i cui singoli argomenti saranno affrontati uno alla volta nei testi successivi.La risposta alla differenza sessuale di Luce Irigaray è affermativa: i sessi sono per natura diversi, ontologicamente. Nella filosofia occidentale il pensiero maschile si è imposto come soggetto universale e neutro, che costruisce il mondo a partire da sé e che sottrae all'essere sessuato femminile l'accesso al simbolico e dunque la capacità di autosignificarsi. È necessario per le donne colmare la mancanza di un pensiero proprio su se stesse e sul mondo, dotandosi di uno strumento conoscitivo che riconsegni loro questa capacità fondativa.Il punto di partenza non può che essere il corpo, sede di origine fisica e simbolica.Questo libro parte da un assunto: ogni epoca ha una ‘cosa' e una soltanto da pensare, un solo compito, una sola urgenza. Per questa ragione ogni persona che scrive, pensa, fa filosofia è e deve essere contemporaneamente dentro e fuori dal suo tempo. Ne è immersa fino al collo, se ne è nutrita, si è socializzata attraverso i suoi simboli e le sue idee dominanti. Ma contemporaneamente è anche fuori, capace di cambiare quel tempo, di prevedere nuove nascite e nuove grammatiche, continue rotture che lo trasformino in maniera sotterranea o dirompente.Per Luce Irigaray la ‘cosa' che la sua epoca ha da pensare è la differenza sessuale.Invitata nel 1982 a tenere un ciclo di lezioni presso l'Università Erasmus di Rotterdam, la filosofa e psicanalista belga sceglie questo come tema attorno al quale organizzare il suo progetto di critica radicale del pensiero e, soprattutto, di ricostruzione, per la fondazione di una nuova genealogia. Irigaray immagina il mondo della cultura, della filosofia, dell'arte, della politica, come contemporaneamente pronto ed impaziente per questa nuova nascita, per questa rigenerazione, e resistente ad essa.Gli anni precedenti, quelli dei movimenti e delle lotte del Dopoguerra, gli anni Sessanta e Settanta, hanno visto incredibili progressi nel campo dei diritti, ma anche dei modi e delle forme della rappresentazione del femminile. Le donne hanno iniziato ad esistere nel discorso pubblico, ad essere raccontate e a prendere parola, ma forse questo cambiamento non è stato abbastanza profondo. Manca quella rottura che Irigaray in questo libro vorrebbe preparare, rendere possibile.Una cesura epocale, veramente rivoluzionaria, esige una mutazione profonda. Questa mutazione parte da una critica al pensiero filosofico occidentale, e in particolare a quello di Hegel, pensiero con il quale Irigaray ha un rapporto burrascoso e ininterrotto, che attraversa tutta la sua riflessione, dalla prima opera, Speculum. Dell'altro in quanto donna del 1974, alla più recente, Nascere. Genesi di un nuovo essere umano del 2017, passando, ovviamente, per Etica della differenza sessuale. Obiettivo critico per eccellenza di Irigaray è la dialettica che, come vedremo a proposito della figura di Diotima, costituisce l'acme di un pensiero che rimuove/oggettifica la differenza. Da Platone in poi, primo dei filosofi chiamati in causa e messi sotto torchio nelle lezioni raccolte in questo volume, questo pensiero si fonda sul meccanismo per il quale dall'Idea discendono proiezioni imperfette ed incomplete. Così i soggetti nella loro concretezza, il corpo, i corpi, la differenza, vengono squalificati: l'aspirazione all'Uno, all'Assoluto e all'Universale, che si deposita nel pensiero e nel linguaggio, si paga con la soppressione dei soggetti in carne ed ossa, con il loro depotenziamento. La rimozione della donna, del femminile, nasce, per Irigaray, dunque da questa aspirazione e dall'operazione mistificatoria per cui, dietro all'Universale si cela, in realtà, il maschile; «il soggetto si è sempre scritto al maschile, benché si pretendesse universale o neutro: l'uomo. Ciò non toglie che l'uomo – perlomeno in francese – non è neutro, ma sessuato. (…) Per le donne, restano le arti cosiddette minori: cucina, maglia, ricamo, cucito; eccezionalmente, la poesia, la pittura, la musica. Queste arti, quale che sia la loro importanza, oggi non fanno la legge. In ogni caso non apertamente». Fare la legge. L'ambizione e l'obiettivo ultimo di Irigaray, a dispetto di chi interpreta la sua filosofia della differenza come intervento limitato al piano dei linguaggi e delle rappresentazioni e alla costruzione di un mondo separato, delle e per le donne, è quello di rivoluzionare l'intero edificio simbolico per rendere il mondo vivibile per tutte le persone, renderlo un posto accogliente e fertile: «dobbiamo restare vivi e creatori di mondi», scrive, «questo è il nostro compito. Ma non si può assolverlo se non con l'opera di due metà del mondo: maschile e femminile».[Dall'Introduzione di Viola Carofalo]Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
"Tanta ancora vita" di Viola Ardone e "La Realidad" di Neige Sinno Dopo "Il treno dei bambini", in cui aveva raccontato l'iniziativa delle donne del Partito Comunista che nel dopoguerra avevano organizzato i soggiorni dei bambini poveri del sud Italia nelle famiglie del nord, dopo "Oliva Denaro", in cui c'era una donna che si era opposta al matrimonio riparatore nella Sicilia negli anni Sessanta, dopo "Grande Meraviglia", romanzo sull'approccio ai pazienti psichiatrici dopo la legge Basaglia, Viola Ardone ci racconta una storia a tre voci che prende spunto da quanto sta accadendo in Ucraina dopo l'invasione russa. In "Tanta ancora vita" (Einaudi) c'è Kostya, nove anni, che lascia da solo l'Ucraina per raggiungere la nonna che lavora a Napoli. C'è appunto questa nonna, Irina, che fa la colf per poter mandare i soldi al figlio in Ucraina. E poi c'è Vita, la donna presso la quale lavora Irina: si è separata dal marito, scrive lettere a un figlio che, si intuisce, è andato via da tempo ed è affetta da depressione. Nel romanzo l'incontro fra Kosya e Vita, ognuno dei quali si porta sulle spalle il proprio trauma, è destinato a cambiare le vite di entrambi. Nella seconda parte parliamo della scrittrice francese Neige Sinno, diventata famosa per il memoir "Triste Tigre" (Neri Pozza) in cui aveva raccontato gli abusi che aveva subito da piccola da parte del patrigno, libro che vinse il Premio Strega Europeo. Ora Neige Sinno è in libreria con "La Realidad" (Neri Pozza - traduz. Luciana Cisbani). Ancora una volta episodi veri della vita della scrittrice, ma anche riflessioni esistenziali e politiche. La Realidad è un villaggio che si trova nel Messico, precisamente nel Chiapas, dove si pensava che vivesse il subcomandante Marcos, portavoce dell'esercito zapatista. Il libro racconta di diversi viaggi fatti dalla protagonista Netcha in Messico. Il primo fatto da giovane con l'amica spagnola Maga. Ma se l'amica è spinta da una forte passione politica, Netcha (ossia la stessa scrittrice Neige Sinno) riflette sulla violenza colonialista come sulla violenza su donne e bambini, partendo dai libri che ha letto e che l'hanno formata.
Elisabetta Chiodini"L'Italia prima degli italiani"Castello di Novarawww.ilcastellodinovara.itRitratto di una nazione appena nata, a cura di Elisabetta Chiodini, un percorso di 70 capolavori eseguiti dai primi anni Sessanta dell'Ottocento al terzo decennio del Novecento da alcuni dei maggiori protagonisti della nostra cultura figurativa che sarà visitabile fino al 6 aprile 2026. La mostra illustra la nostra nazione appena nata, il suo variegato territorio e la sua popolazione nel corso di decenni che sono stati testimoni di profonde trasformazioni, politiche, economiche, culturali e sociali che avrebbero lentamente condotto il Paese verso la modernità.La rassegna, organizzata da METS Percorsi d'Arte congiuntamente a Comune di Novara e Castello di Novara, si articola in sezioni tematiche che accompagnano i visitatori attraverso il succedersi delle sale del Castello presentando loro opere provenienti da prestigiose collezioni, sia pubbliche sia private.Sezione I | Un territorio variegato. Vita rurale tra pianure, valli e montiLa prima sezione è dedicata all'Italia rurale e alla realtà del modo contadino, dalle Alpi alla Sicilia. I territori e la vita quotidiana dei nuovi italiani saranno illustrati attraverso straordinari lavori di artisti di grande spessore e fama; tra questi sia sufficiente ricordare Telemaco Signorini (1835-1901), Giuseppe De Nittis (1846-1884), Stefano Bruzzi (1835-1911), Giovanni Battista Quadrone (1844-1898), Gugliemo Ciardi (1842-1917), Francesco Paolo Michetti (1851-1929), Angelo Morbelli (1853-1919), Carlo Fornara (1861-1978), Achille Tominetti (1848-1917) e Cesare Maggi (1881-1961).Sezione II | Lo sviluppo costiero della penisola e le attività delle regioni marittimeLa seconda sezione illustra la varietà delle nostre coste, in prevalenza alte, frastagliate, rocciose e scoscese quelle che si affacciano sul Mar Ligure e sul Mar Tirreno, per lo più basse con spiagge sabbiose e ghiaiose quelle che si affacciano sul Mar Adriatico. Oltre 8000 chilometri di territori molto diversi per morfologia, struttura geologica, varietà di ambienti naturali, insediamenti umani e produttivi. L'articolato territorio costiero e le attività dei suoi abitanti saranno documentati da dipinti di Giovanni Fattori (1825-1908), Vincenzo Cabianca (1827-1902), Luigi Steffani (1828-1898), Francesco Lojacono (1838-1915), Rubens Santoro (1859-1941) e molti altri.Sezione III | Il volto delle cittàLa terza sezione documenta alcuni aspetti della realtà urbana delle tre Capitali d'Italia, Torino, Firenze, Roma, e di altre grandi città come Napoli, Venezia e non ultima Milano, la prima metropoli italiana. Città quest'ultima che, più di altre, vuole essere moderna e avverte una forte esigenza di trasformazione e che a vent'anni esatti dalla proclamazione dello stato unitario, in occasione dell'Esposizione Industriale Italiana del 1881, è definita da Giovanni Verga la “Città più Città d'Italia”, la capitale morale del paese, quella destinata ad assumere in breve tempo una funzione trainante nel campo della produzione industriale e del lavoro. In sala dipinti di Filippo Carcano (1840-1914), Pio Joris (1843-1921), Adolfo Tommasi (1851-1933), Marco Calderini (1850-1941) e altri.Sezione IV | I riti della borghesia. Il tempo libero in città e in villeggiaturaLa quarta sezione è dedicata agli svaghi della borghesia e conduce il visitatore in lussureggianti giardini urbani, a teatro, tra le luci soffuse di prestigiosi salotti, in campagna per una gita fuori porta o in luoghi di villeggiatura. Tra i pittori in sala Ettore Tito (1859-1941), Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Vespasiano Bignami (1841-1929), Pompeo Mariani (1857-1927),Carlo Pittara (1835-1891) e Luigi Gioli (1855-1947).Sezione V | L'arte declinata al femminileLa quinta sezione è declinata tutta al femminile e illustra le diverse relazioni che numerose donne borghesi intrattenevano con le arti figurative. In sala incontriamo chi visitava le città d'arte e i loro straordinari musei, chi amava collezionare arte contemporanea e frequentava gli studi dei maggiori artisti per valutare personalmente le opere da acquistare per la propria collezione, chi amava dipingere per puro diletto e chi, invece, aveva coraggiosamente scelto di fare della pittura la propria professione. Tra gli autori presenti Silvestro Lega (1826-1895), Odoardo Borrani (1833-1905), Michele Cammarano (1835-1920).Sezione VI | L'amore venaleLa piccola cella del castello ospita la sesta sezione della mostra proponendo una scelta di opere legate ai tanti volti che la prostituzione ha avuto nell'Ottocento. Argomento che è stato spesso oggetto dell'attenzione di romanzieri e poeti, drammaturghi e compositori, ma che molto più raramente è stato affrontato dai pittori; tra questi Angelo Morbelli (1853-1919).Sezione VII | Tempi moderni. La vita nelle metropoliL'ultima sezione della mostra è dedicata ai diversi aspetti della vita quotidiana dei nuovi Italiani nelle più moderne città del Paese. Città industrializzate e sempre più popolose nelle quali lusso e miseria convivevano spesso l'uno accanto all'altra. Città che alternavano zone lussuose con splendidi complessi edilizi contemporanei perfettamente rispondenti alle rinnovate esigenze della facoltosa borghesia, a zone squallide e fatiscenti abitate da una popolazione spesso priva di un lavoro regolare, costretta per poter sopravvivere ai lavori più umili o all'accattonaggio. Straordinari episodi di vita moderna documentati da grandi artisti tra i quali Emilio Longoni (1859-1932), Giovanni Sottocornola (1855-1917), Angelo Morbelli (1853-1919), Attilio Pusterla (1862-1941), Francesco Netti (1832-1894), Demetrio Cosola (1851-1895) e Italo Nunes Vais (1860-1932).La mostra è stata inserita nell'ambito dell'Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l'Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l'Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.La rassegna, a cura di Elisabetta Chiodini, giunge dopo il grande successo di pubblico e critica registrato dalle mostre PAESAGGI. Realtà Impressione Simbolo. Da Migliara a Pellizza da Volpedo (2024-2025), Boldini, De Nittis et Les Italiens de Paris (2023-2024); Milano da Romantica a Scapigliata (2022-2023); Il mito di Venezia. Da Hayez alla Biennale (2021-2022); Divisionismo. La rivoluzione della luce (2019-2021) e Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini (2018-2019) ed è organizzata da METS Percorsi d'arte congiuntamente a Comune di Novara e Fondazione Castello di Novara, con il patrocinio di Regione Piemonte, Commissione Europea e Provincia di Novara, nell'ambito del programma culturale delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
En 2025, l'appellation Fronton célèbre son demi-siècle d'existence et nous a invités à poser nos micros lors d'une grande dégustation organisée à Paris.Michelle Selle du Chateau Boujac et Marc Penavayre du Chateau Plaisance sont nos guides pour découvrir ce territoire unique.Comment cultiver sa singularité, entre Toulouse et Montauban, à quelques kilomètres de Gaillac?En s'appuyant d'abord sur de magnifiques cépages autochtones, la Négrette et le Bouysselet.Nous dégustons avec eux la cuvée Sessanta du Chateau Boujac en Bouysselet blanc, et du Chateau Plaisance nous buvons Alabets: une formidable Négrette bien-sûr!Des vins élégants et généreux, à l'image de ce territoire et de ses habitants, dont Michelle et Marc sont les meilleurs ambassadeurs.Bon anniversaire et longue vie à Fronton !Hosts: @romainpodding @BertrandGénérique: Easy LivingEnregistré au Studio Module Retrouvez-nous sur Instagram, FacebookMerci @clairdelunefab pour l'invitation❤️Hébergé par Ausha. Visitez ausha.co/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.
È diventata immediatamente virale la dichiarazione di Kim Kardashian (355 milioni di follower su Instagram) di non credere agli allunaggi degli anni Sessanta perché, dice, ha sentito uno degli astronauti protagonisti ammettere che la sua missione “non è avvenuta”. Il video in cui l'astronauta (Buzz Aldrin) fa questa affermazione esiste; ma sarà autentico o generato con l'IA? Gli strumenti di Internet permettono di scoprire come stanno realmente le cose. Spoiler: il video è reale, ma sulla Luna quell'astronauta ci è andato.
È diventata immediatamente virale la dichiarazione di Kim Kardashian (355 milioni di follower su Instagram) di non credere agli allunaggi degli anni Sessanta perché, dice, ha sentito uno degli astronauti protagonisti ammettere che la sua missione “non è avvenuta”. Il video in cui l'astronauta (Buzz Aldrin) fa questa affermazione esiste; ma sarà autentico o generato con l'IA? Gli strumenti di Internet permettono di scoprire come stanno realmente le cose. Spoiler: il video è reale, ma sulla Luna quell'astronauta ci è andato.
Manchester, primi anni Sessanta. Cinque giovani vite scompaiono dalla circolazione nel giro di due anni, senza lasciare traccia. Dietro a queste sparizioni, una coppia insospettabile, Ian Brady e Myra Hindley, traditi dal ritrovamento del 17enne Edward Evans, che porterà alla luce uno dei crimini più sconvolgenti della storia britannica. Questa è la storia dei Delitti delle Brughiere.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Nadia Flalhi ha lasciato San Benedetto del Tronto per trasferirsi a Sydney pochi mesi fa. Pugile professionista, con circa sessanta incontri alle spalle tra dilettantismo e professionismo, ha deciso di mettersi in gioco dall'altra parte del mondo.
In this week's episode, Aaron goes Beyond the Gates and below the foundation of Vatican City, Bob's has a bone to pick with The Thing, Steve's Dept. of Truth dreams come true, and Dr. Carolyn Cocca serves up comics about delicious food!Additionally, the crew pays tribute to the great Peter David, waxes rhapsodic about characters loved and lost, and discusses proper concert etiquette.Books: Vatican City #1-2, Sleep #1, Killer: Affairs of the State, Oishinbo, Food Wars, She Loves to Cook and She Loves to Eat, Wakakozake, Ms. Koizumi Loves Ramen Noodles, Bug Wars #2-4, Dept. of Truth #30, Bitter Root: The New Movement #3, The Vision & The Scarlet Witch #1, The Thing #1, Fantastic Four #32, Fantastic Four vs. Galactus TPB, Silver Surfer (Dan Slott)Other Stuff: Sessanta Ver. 2.0 (Puscifer, A Perfect Circle, Primus)Check out the Aces and Aros: An Asexual and Aromantic Comic Book Anthology Kickstarter Campaign:https://tinyurl.com/55dpnzhxThe Comic Book Podcast is brought to you by Talking Comics (www.talkingcomicbooks.com). The podcast is hosted by Steve Seigh, Bob Reyer, Joey Braccino, Aaron Amos, and John Burkle who weekly dissect everything comics-related, from breaking news to new releases. Our Instagram handle is @TalkingComicsPodcast and you can email us at podcast@talkingcomicbooks.com.