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S. 4 Ep. 43 - Da quanto tempo non trascorri qualche minuto in compagnia della persona che passerà tutta la vita con te? Tu. Viviamo riempiendo ogni istante di rumore, impegni, notifiche e distrazioni. E quando finalmente arriva il silenzio, spesso ci sentiamo a disagio. Non perché il silenzio faccia paura, ma perché ci mette davanti a noi stessi. Questa meditazione guidata è un invito a rallentare. A camminare lungo una spiaggia al tramonto. Ad avvicinarti a una figura seduta in silenzio davanti al mare. E a scoprire, passo dopo passo, che quella persona sei tu. Non il te che deve lavorare, produrre o dimostrare qualcosa. Ma il te più autentico. Quello che è rimasto in attesa, senza giudicarti, aspettando soltanto il momento in cui saresti tornato. Non cercheremo di svuotare la mente. Non proveremo a eliminare i pensieri. Faremo qualcosa di molto più raro: impareremo a stare in compagnia di noi stessi, senza voler scappare. Indossa le cuffie. Respira. Lascia che il mare rallenti i tuoi pensieri. E concediti il tempo di tornare nel luogo più importante che esista. La tua casa interiore. Perché forse la pace non è qualcosa che devi trovare. È qualcuno che ti sta aspettando da sempre.
Domiziano Pontone"La strada meno battuta"Come imparare a fare la differenzaMind Edizioniwww.mindedizioni.comIn un mondo popolato da oltre otto miliardi di persone, la competizione e la complessità sono destinate a crescere. Come è possibile emergere in una realtà così diseguale? Questo libro suggerisce di abbandonare i sentieri già tracciati per scegliere la strada meno battuta. Attraverso ragionamenti e comportamenti inediti, il lettore viene guidato a fare la differenza, trasformando la propria mentalità per dare un nuovo valore alla propria esistenza professionale e personale.La strada meno battuta propone un viaggio attraverso le scelte che costruiscono l'esistenza. Frutto di migliaia di incontri in 60 Paesi e di un percorso professionale dedito alla ricerca dell'ignoto, il testo invita a sfidare quotidianamente i propri limiti per conoscersi davvero. Ogni capitolo integra citazioni multidisciplinari e attività di riflessione per condurre il lettore al cuore di se stesso. L'autore analizza i concetti di sicurezza e comodità, insegnando a piegare coraggio e paura ai propri fini e a identificare nel rischio un fattore evolutivo determinante. Dalla riscoperta dei propri talenti alla valorizzazione della sconfitta, il libro offre una guida pratica per dare forma ai propri sogni e disegnare nuove vie. Un'opera pensata per gettare semi di cambiamento, capace di onorare il proprio scopo se anche un solo spunto saprà migliorare la vita di chi legge.Domiziano Pontone, laureato in Giurisprudenza, è Chief Corporate Sales Officer in Gi Group Holding, dove gestisce relazioni di alto profilo e un team internazionale. Dal 2024 è docente a contratto e collabora da anni con l'Università Cattolica. La sua esperienza spazia dalla leadership alla negoziazione, temi che tratta come docente in diverse Business School europee e come speaker in contesti multinazionali. Accanto alla carriera manageriale, coltiva l'attività di critico e divulgatore culturale. Cura le recensioni cinematografiche per la rubrica Maremosso di Feltrinelli e porta spettacoli sul cinema in festival e teatri. Ha pubblicato quattro volumi, tra cui L'educazione cinematografica (2015) e Il codice dell'odio (2023). Questa duplice anima, tra management e arte, gli permette di offrire una visione poliedrica sulla crescita personale, fondendo pragmatismo professionale e sensibilità umanistica. La strada meno battuta è il suo quinto libro.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
18 Maggio 2026 - Manuel Vilas - Filippo Biolè - Nadia Terranova - Elisabetta Pozzi
Rossella Palmieri, Gaetano Serviddio"Elogio della vecchiaia"Letteratura e neuroscienzaEdizioni ETSwww.edizioniets.comLa vecchiaia è davvero il crepuscolo della vita o può diventare uno spazio nuovo del possibile?Questo volume affronta la senescenza come territorio di confine e di incontro tra letteratura e neuroscienza, memoria e biologia, narrazione e sperimentazione clinica. A partire dall'Elogio della vecchiaia di Paolo Mantegazza, la riflessione si apre a un dialogo serrato tra l'indagine letteraria e quella medica, facendo luce sugli aspetti ontologici e biologici dell'età tarda senza ridurli a semplice declino. Dalle ricerche di Charcot e Binet alle teorie sulla longevità di Metchnikoff – che attraversano anche la sensibilità letteraria di Pirandello e Svevo – la vecchiaia emerge come uno spazio dinamico in cui il pensiero, la scrittura e la ricerca scientifica continuano a generare senso. Le più recenti prospettive sul rallentamento dei processi degenerativi, sull'estensione della vita e sull'impiego dell'intelligenza artificiale mostrano come la medicina contemporanea non si limiti a prolungare gli anni, ma ambisca a ripensarne la qualità. Invecchiare senza perdere sé stessi, accettando la fisiologia senza cedere alla passività, è la sfida più alta. Come suggeriva Mantegazza, la felicità non segue linee rette, né disegna cerchi perfetti: «è una linea irregolare con capi e seni, penisole e istmi, fiumi e laghi, monti e valli». In questa irregolarità viva e feconda si colloca la vecchiaia: non fine, ma forma diversa del tempo.Rossella Palmieri è Professoressa Ordinaria presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Foggia; insegna Letteratura italiana e Letteratura teatrale. Si è occupata del teatro barocco e ha approfondito il rapporto tra la natura del comico e i dettami della Controriforma. La principale linea di ricerca verte attualmente sugli intrecci tra letteratura, medicina e scienza. Ha scritto monografie e saggi su Pirandello indagando la componente clinica (Pirandello e la medicina, 2018) e, al contempo, la relazione tra lo scrittore siciliano e lo psichiatra Moreno, ideatore dello psicodramma a fini terapeutici. Ha pubblicato articoli e saggi sugli utopisti italiani e francesi del tardo Ottocento.Gaetano Serviddio è Professore Ordinario di Medicina Interna presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università di Foggia, dove dirige la Clinica Medica e l'Epatologia. La sua attività clinica e scientifica è orientata in particolare alle malattie metaboliche ed epatiche e ai meccanismi molecolari dell'invecchiamento con un approccio che integra clinica, biologia molecolare e modelli di medicina di precisione. È autore di circa 400 pubblicazioni su riviste internazionali e partecipa a progetti di ricerca nazionali e internazionali dedicati ai temi della longevità, dei biomarcatori e dell'innovazione tecnologica in medicina. Accanto all'impegno scientifico, promuove percorsi formativi interdisciplinari volti a integrare sapere medico e riflessione umanistica.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Roberto Silvestri"Dove finisce il silenzio"Morellini Editorewww.morellinieditore.itIn una lussuosa villa genovese, un magistrato è riverso sul pavimento. Morto. Accanto al corpo ci sonoi suoi due figli. Per tutti è un omicidio. Per Riccardo e Rebecca è il punto di rottura di una storia cominciata molti anni prima, quando il padre uccise la moglie sotto gliocchi del figlio. Da allora Riccardo ha fatto del controllo una forma di sopravvivenza. Rebecca, invece, ha scelto la fuga: una vita altrove, così lontana da non dover più nominare ciò che era accaduto. Ma quando Riccardo ritrova l'arma con cui suo padre uccise sua madre, il passato smette di restare al suo posto. Le versioni si incrinano. Le omissioni si moltiplicano. E si riapre una domanda che nessuno aveva mai osato formulare: che cosa è stato nascosto davvero, quella notte? Tra la verticalità inquieta di Genova e le luci rarefatte della Norvegia, Dove finisce il silenzio è un thriller psicologico sull'eredità della violenza e su quello che una famiglia può tacere, ma non cancellare. Perché la verità non annulla le colpe. Costringe solo a guardarle.Roberto Silvestri vive a Genova e da sempre progetta edifici pensati per la vita delle persone, mettendo al centro l'esperienza umana e i suoi aspetti più interiori. Da questo sguardo nasce il suo percorso narrativo, iniziato nel 2019 con il romanzo "Le risposte che non so darti", menzione d'onore al Premio Letterario Città di Sarzana 2020. Sul sito www.robertosilvestri.it e attraverso i propri canali social racconta storie di vita contemporanea e di regioni estreme del Nord Europa, in dialogo costante con una comunità di lettori sempre più ampia.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Dal piccolo paese di Baunei al prestigioso Locarno Film Festival, Matteo Incollu racconta il suo cinema tra realismo, elementi fantastici, giovani protagonisti e una Sardegna ricca di suggestioni. Matteo Incollu continua a raccontare la Sardegna attraverso uno sguardo originale, nel quale il realismo incontra il soprannaturale. Il regista ogliastrino ha presentato il suo primo lungometraggio, L'estate che finì due volte, un'opera che rappresenta un importante traguardo nella sua carriera e che sarà protagonista alla 79ª edizione del Locarno Film Festival. Un percorso costruito negli anni, tra cortometraggi, studio e una forte passione nata fin dall'infanzia. La passione di Matteo Incollu nasce a Baunei Cresciuto a Baunei, piccolo centro dell'Ogliastra, Matteo Incollu scopre il cinema quando è ancora bambino. I grandi classici e una videocamera VHS diventano gli strumenti con cui muove i primi passi, realizzando piccoli film insieme al padre. Con il passare degli anni decide di approfondire gli studi dedicati al linguaggio cinematografico. L'incontro con il regista Salvatore Mereu segna una svolta decisiva. Da quel momento comprende che quella passione può trasformarsi in una professione. Nel 2013 fonda la casa di produzione Mommotti, realtà con cui realizza numerosi cortometraggi fino ad arrivare al suo primo lungometraggio. Un cinema tra realtà e soprannaturale Il cinema di Matteo Incollu mette al centro le persone e il loro rapporto con il territorio. I protagonisti delle sue opere sono spesso bambini o adolescenti, chiamati ad affrontare esperienze che segnano profondamente la loro crescita. Accanto al realismo emerge sempre una componente fantastica. Fantasmi, misteri e realismo magico diventano strumenti narrativi per raccontare emozioni, paure e trasformazioni interiori. La Sardegna assume così un ruolo fondamentale. I piccoli paesi, con le loro tradizioni e i racconti popolari, convivono con gli scenari urbani di Cagliari e Sassari, dando vita a storie che superano i confini della realtà. L'estate che finì due volte approda a Locarno Il primo lungometraggio di Matteo Incollu racconta la storia di una bambina di undici anni che, durante un'estate particolarmente calda, scopre di possedere un inquietante dono: vedere le persone morte. Ambientato in un piccolo paese della Sardegna, il film segue il percorso della giovane protagonista mentre cerca risposte sul mistero che riguarda la scomparsa della madre. Il racconto intreccia formazione, emozioni e soprannaturale, mantenendo sempre forte il legame con il territorio. La pellicola è stata selezionata per la 79ª edizione del Locarno Film Festival, dove sarà presentata nella sezione dedicata ai giovani. Un riconoscimento che rappresenta un'importante vetrina internazionale sia per il regista sia per il cinema prodotto in Sardegna. Un gruppo di lavoro unito Per Matteo Incollu il successo di un film nasce dalla collaborazione. Il regista racconta di aver lavorato con professionisti che lo accompagnano da anni e con i quali ha costruito un rapporto che va oltre quello lavorativo. Grande attenzione è stata riservata anche ai giovani interpreti. Il dialogo costante e un clima di fiducia hanno permesso di affrontare le riprese con naturalezza, nonostante le difficoltà legate a un budget contenuto. Secondo il regista, proprio la forza del gruppo ha consentito di superare gli ostacoli e di portare a termine un progetto tanto ambizioso. I nuovi progetti guardano ancora ai fantasmi Il percorso creativo di Matteo Incollu è già rivolto al futuro. Il regista sta sviluppando un nuovo lungometraggio, provvisoriamente intitolato Da mezzogiorno alle 4, ispirato al cortometraggio Luce d'agosto. La storia sarà ambientata in una Cagliari distopica, dove per una misteriosa ragione nessuno può uscire nelle ore più calde della giornata. Ancora una volta il soprannaturale diventa il filo conduttore di una narrazione profondamente legata alla Sardegna. L'obiettivo dichiarato è quello di costruire una trilogia dedicata ai fantasmi, affrontando il tema con registri diversi, dal drammatico all'horror, senza rinunciare a momenti di leggerezza. Un messaggio ai giovani che sognano il cinema Nel corso dell'intervista Matteo Incollu si rivolge anche ai ragazzi che desiderano intraprendere una carriera nel mondo del cinema. Il consiglio è quello di seguire la propria passione con determinazione, senza scoraggiarsi davanti ai rifiuti o alle difficoltà. Per il regista è fondamentale fare esperienza sul campo, affiancare professionisti già affermati e costruire il proprio percorso passo dopo passo. Il talento è importante, ma da solo non basta. Servono pazienza, costanza e la volontà di migliorarsi ogni giorno. Dopo quasi vent'anni di lavoro nel settore, Matteo Incollu dimostra che anche dalla Sardegna è possibile raggiungere traguardi internazionali. Il suo debutto nel lungometraggio rappresenta non solo un successo personale, ma anche un segnale positivo per tutto il cinema isolano, sempre più capace di raccontare storie originali e di conquistare l'attenzione del pubblico internazionale.
Francesca Caldara, responsabile delle Saline Conti Vecchi, racconta il valore delle Sere FAI d'Estate, tra visite serali, spettacoli, osservazioni astronomiche e valorizzazione di uno dei luoghi simbolo della Sardegna Responsabile delle Saline Conti Vecchi, Francesca Caldara vive questo patrimonio ogni giorno e ne conosce ogni sfumatura. Nell'intervista racconta come l'iniziativa rappresenti un'opportunità per riscoprire il sito da una prospettiva diversa, sfruttando le atmosfere del tramonto e della sera per offrire un'esperienza ancora più coinvolgente. Francesca Caldara presenta le Sere FAI Il filo conduttore della rassegna, spiega Francesca Caldara, è proprio il luogo che la ospita. Le Sere FAI nascono con l'obiettivo di valorizzare i beni culturali italiani anche nelle ore serali, permettendo ai visitatori di vivere un'esperienza diversa rispetto alla tradizionale visita diurna. Alle Saline Conti Vecchi questa formula trova una cornice ideale. Al tramonto le vasche salanti si tingono di rosso, i bacini evaporanti riflettono la luce del cielo e l'intero paesaggio assume colori che rendono il percorso ancora più suggestivo. Alla visita si affianca un ricco calendario di eventi con concerti jazz, teatro, cinema, poesia e serate dedicate all'osservazione del cielo stellato. Secondo Caldara, aprire un sito culturale nelle ore serali significa renderlo ancora più accessibile e invitare il pubblico a guardarlo con occhi nuovi. Le Saline Conti Vecchi cambiano con le stagioni Uno degli aspetti che rende unico questo luogo è la sua continua evoluzione. Le Saline Conti Vecchi seguono infatti un ciclo produttivo che dipende dai ritmi della natura. Pioggia, vento e sole modificano il paesaggio nel corso dell'anno, così come fanno il movimento dell'acqua marina, la migrazione degli uccelli e la formazione del sale. Per questo motivo, spiega Francesca Caldara, visitare le saline una sola volta non basta. Ogni stagione racconta una storia diversa e offre immagini sempre nuove. È un patrimonio che cambia continuamente e che riesce a sorprendere anche chi lo conosce da tempo. Accanto all'aspetto naturalistico c'è poi quello storico. Gli edifici degli anni Venti, tra officina meccanica, laboratorio chimico e falegnameria, raccontano il passato produttivo della salina e testimoniano il valore di un sito che ancora oggi conserva la propria identità. Un museo che diventa spazio di cultura Per Francesca Caldara, valorizzare un bene culturale significa anche renderlo un luogo vissuto dalla comunità. È per questo che le Saline Conti Vecchi ospitano eventi capaci di unire pubblici diversi e di trasformare gli spazi industriali in un palcoscenico naturale. Il nuovo allestimento del cortile museale, arricchito da un'illuminazione studiata per esaltare gli edifici storici e da nuove sedute, contribuisce a rendere ancora più accogliente l'esperienza dei visitatori. Le Sere FAI non sono quindi soltanto una rassegna estiva, ma un'occasione per creare un legame tra il patrimonio culturale e il territorio. Chi partecipa non assiste semplicemente a uno spettacolo, ma vive un luogo che continua a raccontare la propria storia. Tra il sale e il cielo stellato L'estate 2026 offre inoltre un'occasione sp
L’Europa non ha un problema di talento, e neppure di ambizione. Ha un problema di infrastrutture finanziarie, velocità decisionale e coraggio politico. È questa la diagnosi netta formulata da Mike Butcher, giornalista, fondatore ed editor di Pathfounders ed ex editor-at-large di TechCrunch, una delle voci più autorevoli dell’ecosistema tecnologico europeo.Oggi una startup può nascere in Europa, mantenere qui le proprie radici e competere sui mercati globali. L’intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa, riduce i costi di sviluppo, accelera l’accesso ai mercati e permette anche a organizzazioni relativamente piccole di raggiungere clienti internazionali. Ma siamo davvero pronti a trasformare questa opportunità tecnologica in una strategia industriale?Secondo Butcher, la difficoltà non riguarda le prime fasi di vita delle imprese. I capitali seed sono cresciuti e anche in Italia esiste ormai una rete capace di sostenere la nascita di nuove iniziative. Il vuoto si apre dopo, quando una società deve attraversare la “valle della morte” e finanziare la crescita su larga scala. È in quel momento che il capitale europeo si dirada e i founder sono costretti a rivolgersi agli Stati Uniti, al Medio Oriente o all’Asia.Il risultato è un paradosso: l’Europa forma talenti, sviluppa ricerca e genera imprese, ma spesso lascia ad altri ecosistemi il compito - e il vantaggio economico - di farle diventare grandi. Per invertire la rotta servono due mosse strutturali: coinvolgere maggiormente i fondi pensione nel venture capital e costruire uno o più mercati finanziari europei realmente specializzati nelle aziende tecnologiche.Il Nasdaq non attira soltanto perché offre più visibilità, ma perché garantisce maggiore liquidità e dispone di analisti capaci di comprendere modelli di business complessi e ad alta intensità tecnologica. Perché una scaleup europea dovrebbe quotarsi in un mercato che fatica a valutarla?Accanto al capitale emerge poi il tema della regolazione. Butcher contesta l’approccio dell’AI Act, giudicato troppo rigido nei confronti di una tecnologia ancora immatura, paragonabile a Internet nel 1997. Regolare è indispensabile, ma quando la protezione diventa un freno all’esplorazione? Il rischio è che imprenditori e ricercatori si trasferiscano nei Paesi in cui possono sperimentare più rapidamente, lasciando l’Europa dipendente da tecnologie sviluppate altrove.La questione non è soltanto economica: riguarda autonomia strategica, sicurezza e capacità industriale. A questa rigidità si aggiunge la persistente frammentazione del mercato unico. L’idea di una struttura societaria comune, la cosiddetta EU Inc, potrebbe consentire a una startup di operare in tutta l’Unione senza dover replicare entità giuridiche, stock option e procedure in ogni Paese. Una sorta di Delaware europeo: semplice da immaginare, molto più difficile da realizzare in un continente che continua a procedere con prudenza.Per l’Italia, tuttavia, il messaggio conclusivo è ottimista. Il talento esiste, lo spirito imprenditoriale anche. Ciò che manca sono più capitale, connessioni europee e la capacità di coinvolgere la diaspora italiana che lavora a Londra, San Francisco e in Asia. L’intelligenza artificiale ha aperto una finestra che potrebbe non restare aperta a lungo. Saremo protagonisti della nuova economia tecnologica o continueremo a finanziare, formare e poi esportare il nostro futuro?
Il mare si scalda e cosa succede? Ne ho parlato Martina Chiementin, studentessa del secondo anno della laurea magistrale di Biologia Marina al campus di Ravenna, che ho incontrato in una caldissima mattina di luglio. Accanto alla tomba di Dante. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Dalle strade popolari di Cagliari alle fotografie di Mario Carrara, la storia dei Picciocus de Grobi riemerge tra memoria, ricerca storica e testimonianze di una Sardegna dimenticata. I Picciocus de Grobi rappresentano una delle pagine meno conosciute della storia sociale di Cagliari. Per decenni il loro ricordo è rimasto confinato nella memoria popolare, ma oggi nuove ricerche stanno riportando alla luce le vicende di questi giovani lavoratori che popolavano le strade della città all'inizio del Novecento. La loro storia racconta povertà, sacrificio e speranze, offrendo uno sguardo prezioso sulla vita quotidiana della Sardegna di un secolo fa. Chi erano i Picciocus de Grobi Letteralmente, in lingua sarda, il termine significa “ragazzi della cesta”. I Picciocus de Grobi erano giovani facchini che svolgevano attività di trasporto merci e consegne a domicilio. Stazionavano principalmente nei pressi del mercato e del porto di Cagliari, dove attendevano incarichi da commercianti, viaggiatori e cittadini. Per certi aspetti possono essere considerati gli antenati degli attuali rider. Trasportavano pacchi, generi alimentari, bagagli e qualsiasi bene necessitasse di essere consegnato rapidamente. Un lavoro duro, spesso svolto in condizioni difficili e senza alcuna tutela. La scoperta delle fotografie dimenticate La riscoperta dei Picciocus de Grobi è legata a una curiosa coincidenza. Durante una visita al Museo del Cinema di Torino, la studiosa dell'arte Caterina Ghisu si è imbattuta in una serie di fotografie che ritraevano questi ragazzi cagliaritani. Gli scatti erano stati realizzati da Mario Carrara, medico universitario e studioso di antropologia criminale. Le immagini facevano parte di una ricerca presentata nel 1901 ad Amsterdam con il titolo francese “Le Petit Criminel de Cagliari”. Quelle fotografie non raccontavano soltanto dei volti. Accanto alle immagini comparivano infatti nomi, cognomi e soprannomi dei giovani protagonisti. Un dettaglio raro che oggi permette agli studiosi di approfondire le loro biografie attraverso documenti e archivi storici. Perché la memoria dei Picciocus de Grobi è importante Recuperare la memoria delle persone comuni significa restituire dignità a chi spesso è rimasto invisibile nei grandi racconti della storia. I Picciocus de Grobi non erano personaggi illustri, ma bambini e adolescenti che contribuivano al funzionamento della città con il proprio lavoro. Grazie alle informazioni riportate nelle fotografie, oggi è possibile seguire il loro percorso di vita. Gli studiosi possono verificare se alcuni di loro siano riusciti a migliorare la propria condizione, se abbiano partecipato alla Prima Guerra Mondiale oppure se abbiano costruito una famiglia. Questa ricerca è ancora nelle sue fasi iniziali, ma apre prospettive importanti per comprendere meglio il tessuto sociale della Cagliari dell'epoca. Il volto che ha commosso gli studiosi Tra le tante immagini emerse dagli archivi, una in particolare ha colpito gli studiosi. Si tratta di un ragazzo conosciuto con il soprannome di “Rigoletto” o “Malicena”, termine sardo che indicava una malformazione fisica. Il giovane appare fragile e timido. Le fotografie mostrano chiaramente le difficoltà legate
Cosa succede davvero dietro le notifiche push, gli aggiornamenti software e i codici QR? Terza puntata della rubrica "Dietro le quinte del digitale" con i meccanismi invisibili che accompagnano gesti che facciamo decine di volte al giorno, e alcuni consigli pratici per gestirli meglio.Gabriele Gobbo, divulgatore e docente esperto di cultura digitale, insieme all'inviata sintetica creata con l'Intelligenza Artificiale, spiega perché ogni permesso alle notifiche apre un canale che pesa più di quanto sembri, quando è il momento giusto (e quello sbagliato) per installare un aggiornamento, e cosa nasconde davvero un codice QR nei suoi pixel bianchi e neri.Accanto ai meccanismi tecnici, due contributi allargano il quadro sull'uso responsabile della tecnologia. Marco Camisani Calzolari, dalla sua serie Decisioni Artificiali, racconta la storia di Easton LaChappelle, ragazzino del Colorado che a quattordici anni si è messo in testa un'idea che gli adulti non avevano avuto. Alessandro Curioni interviene sulla manipolazione dell'Intelligenza Artificiale, dal caso DAN di ChatGPT a una piccola storia che pone una domanda scomoda sull'opacità degli algoritmi.
Cosa succede davvero dietro un click, un tap, un OK ai cookie? La puntata svela i meccanismi invisibili che accompagnano ogni gesto digitale quotidiano: come funziona il riconoscimento biometrico, cosa resta dei nostri dati quando cancelliamo un account, quando ci ascoltano davvero gli assistenti vocali, cosa fa un'email tra server e filtri, e perché nei CAPTCHA clicchiamo semafori. Gabriele Gobbo, digitologo e ideatore di FvgTech, insieme all'inviata sintetica creata con l'Intelligenza Artificiale, spiega perché ogni gesto online semplice mette in moto un'infrastruttura complessa. La biometria non salva la faccia ma una mappa matematica. Cancellare un account non cancella i dati per settimane o mesi. Un'email può essere filtrata come spam anche se legittima. Accanto ai meccanismi tecnici, due contributi allargano il quadro. Marco Camisani Calzolari, dalla sua serie Decisioni Artificiali, mostra cosa succederebbe se internet si fermasse davvero: casse bloccate, aeroporti fermi, robotaxi immobili agli incroci. Alessandro Curioni interviene sull'AI generativa e sulla sovranità dei valori: dopo la Cina, altri Paesi seguiranno, e la stessa tecnologia che ha unito la rete potrebbe finire per dividerla.
Rassegna stampa economico-finanziaria del 1 Luglio 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.Riforma della Pubblica Amministrazione e meritocraziaTestate: Il Sole 24 Ore / Repubblica / Avvenire / Italia Oggi / Corriere della SeraLa riforma della Pubblica Amministrazione entra nella fase operativa con l'introduzione di un sistema di premi legati al merito. L'obiettivo del Governo è rendere più efficiente la macchina pubblica incentivando le performance individuali, ma l'accesso ai bonus sarà limitato al 30% dei dipendenti, alimentando il dibattito sull'effettiva capacità della riforma di produrre un cambiamento strutturale.Accanto al sistema premiale, il tema centrale riguarda la selezione dei dirigenti pubblici. La riforma punta a valorizzare competenze e risultati, ma continua a confrontarsi con criticità storiche come burocrazia, nepotismo e resistenze organizzative che potrebbero rallentarne l'attuazione.Il percorso rappresenta comunque un primo passo verso una Pubblica Amministrazione più orientata all'efficienza, pur con tempi di implementazione che si preannunciano graduali.Politica monetaria, inflazione e welfareTestate: Repubblica / Il Foglio / Il Sole 24 OreL'inflazione europea continua a rallentare, offrendo segnali positivi sull'efficacia delle politiche monetarie adottate dalla BCE. All'interno della Banca Centrale Europea resta però aperto il confronto sull'evoluzione futura dei tassi d'interesse, con un orientamento generale improntato alla prudenza.Secondo diversi economisti, la fiammata inflazionistica degli ultimi anni potrebbe essersi ormai esaurita, ma la BCE preferisce mantenere un approccio basato sull'analisi dei dati piuttosto che impegnarsi su un calendario di riduzione del costo del denaro.Sul fronte della finanza pubblica, il nuovo rendiconto INPS evidenzia conti complessivamente solidi, accompagnati da un progressivo riequilibrio della spesa tra pensioni e prestazioni assistenziali, riflesso dei cambiamenti demografici e delle nuove esigenze del sistema di welfare.Commercio internazionale, energia e scenari geopoliticiTestate: Corriere della Sera / Repubblica / Il Fatto Quotidiano / Il Sole 24 OreLo Stretto di Hormuz torna al centro dell'attenzione internazionale con l'ipotesi di introdurre pedaggi per il transito delle navi. Stati Uniti e Iran avrebbero avviato un confronto su un nuovo sistema di tariffazione, mentre l'Oman si candida a svolgere il ruolo di mediatore e gestore operativo.L'eventuale introduzione di costi aggiuntivi per il passaggio nello Stretto potrebbe riflettersi direttamente sui prezzi dell'energia e sui costi della logistica mondiale, mantenendo elevata la pressione inflazionistica.Parallelamente, la Germania accelera gli investimenti nella difesa e nelle tecnologie strategiche, proponendo una profonda revisione delle priorità di spesa europee. Sullo sfondo restano le tensioni con la Russia, tra difficoltà nel mercato energetico interno e nuovi aiuti economici destinati all'Ucraina.Innovazione digitale, intelligenza artificiale e pagamentiTestate: Repubblica / Il Sole 24 Ore / Il Foglio / MFL'euro digitale entra in una fase sempre più strategica. La BCE ribadisce la necessità di sviluppare una valuta digitale costruita su infrastrutture europee, riducendo la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina.L'intelligenza artificiale continua a espandere le proprie applicazioni anche nella Pubblica Amministrazione e nella gestione dei servizi pubblici, dimostrando di poter migliorare l'efficienza dei processi amministrativi. Allo stesso tempo cresce il dibattito sul rapporto tra Big Tech, indipendenza tecnologica e pluralismo dell'informazione.Per il sistema produttivo italiano, conclusa la fase degli investimenti del PNRR, la competitività passerà sempre più attraverso servizi digitali, innovazione e sviluppo di piattaforme ad alto valore aggiunto.Mercati finanziari, imprese e industriaTestate: Il Sole 24 Ore / MF / Il Fatto QuotidianoPirelli rilancia il proprio piano di crescita con un investimento da 1,2 miliardi di euro destinato al mercato statunitense, confermando aspettative di ripresa nel settore automotive e nelle infrastrutture.Le multinazionali presenti in Italia continuano a rappresentare un motore rilevante della crescita economica nazionale, contribuendo al PIL per circa 161 miliardi di euro e confermando l'attrattività del Paese per gli investimenti internazionali.Nel settore bancario prosegue il consolidamento europeo, mentre le operazioni di mercato testimoniano una crescente ricerca di sinergie tra istituti tradizionali e servizi finanziari digitali.Finanza pubblica, casa e previdenzaTestate: Il Sole 24 Ore / Il Fatto Quotidiano / La Verità / Italia OggiIl dibattito sull'autonomia differenziata evidenzia come il trasferimento di competenze alle Regioni non produca, almeno nel breve periodo, risparmi significativi per lo Stato centrale, a causa degli elevati costi di transizione.Prosegue inoltre l'iter parlamentare del Piano Casa, ancora rallentato da questioni procedurali e politiche che ne stanno posticipando l'approvazione definitiva.Sul fronte previdenziale il Governo rafforza gli incentivi verso la previdenza complementare, con l'obiettivo di aumentare la sostenibilità del sistema pensionistico e favorire una maggiore integrazione tra previdenza pubblica e privata.
In questa puntata di Professione Startup, Giulio Gaudiano incontra Riccardo Bisti, founder di Le Uova di Casa ( https://www.leuovadicasa.it/ ), il progetto sviluppato da Agricoltura Diffusa Srl per costruire una rete di piccoli allevamenti diffusi dedicati alla produzione di uova fresche da galline allevate all'aperto.Al centro dell'episodio c'è un'idea precisa: decentralizzare l'allevamento per renderlo più sostenibile. Non concentrare la produzione in grandi strutture intensive, ma distribuirla attraverso microallevamenti, pollai mobili, aziende agricole locali e un modello organizzato di filiera corta.Riccardo racconta come nasce Le Uova di Casa, quali problemi prova a risolvere e perché anche un prodotto apparentemente semplice come l'uovo possa diventare il punto di partenza per ripensare un'intera filiera: dal benessere animale alla qualità del prodotto, dalla sostenibilità ambientale alla creazione di nuove opportunità per le aziende agricole.La conversazione entra anche nel merito della costruzione del modello imprenditoriale: la standardizzazione dei pollai mobili, il disciplinare produttivo, la replicabilità del sistema, il rapporto con gli allevatori, la distribuzione e le sfide economiche di un progetto che unisce agricoltura, innovazione e impresa.Durante l'episodio si parla anche della campagna di equity crowdfunding avviata su CrowdFundMe ( https://www.crowdfundme.it/projects/le-uova-di-casa/ ), pensata per raccogliere investitori e accelerare lo sviluppo della rete. Un passaggio non solo finanziario, ma strategico: coinvolgere capitali, competenze e persone interessate a sostenere un modo diverso di produrre e distribuire cibo.Accanto agli aspetti di business emerge anche il lato umano della storia: il rischio di partire, i tempi lunghi dell'agricoltura, gli errori, le decisioni difficili, la pazienza necessaria per validare un modello produttivo reale e la volontà di costruire un'impresa con un impatto concreto.Un episodio utile per founder, investitori, operatori dell'agroalimentare e per chi vuole capire come l'innovazione possa nascere anche da settori tradizionali, quando si ha il coraggio di guardare in modo diverso a problemi già esistenti.Come nasce Le Uova di CasaPerché decentralizzare l'allevamento può rendere la filiera più sostenibileIl ruolo dei piccoli allevamenti e delle aziende agricole localiPollai mobili, benessere animale e produzione all'apertoFiliera corta, qualità del prodotto e relazione con il territorioLa costruzione di un modello replicabile e scalabileEquity crowdfunding e raccolta capitali su CrowdFundMeIl lato umano dell'imprenditore: rischio, pazienza, errori e visioneSe l'episodio ti è stato utile, iscriviti a Professione Startup, lascia un commento o una recensione e condividilo con chi sta costruendo, finanziando o immaginando una nuova impresa. ❤️ Puoi anche sostenere il progetto su Patreon:https://www.patreon.com/giuliogaudianoSostenere Professione Startup su Patreon significa contribuire a far crescere un progetto indipendente dedicato all'imprenditoria innovativa, permettendo a tutti di continuare ad ascoltare il podcast senza pubblicità fastidiosa, accedere a contenuti extra e diventare parte attiva di un progetto a impatto sul mondo dell'imprenditoria, dell'innovazione e delle startup.
Parliamo del libro IL MIILIONARIO DELLA PORTA ACCANTO che ci offre un ritratto delle persone ricche e benestani per aiutarci ad aumentaire la nostra intelligenza finanziaria. Un grande classico sul tema dei soldi che ti ofrirà tanti insegnamenti utili. Ascolta la mia sintesi delle idee principali e la mia recensione.SCOPRI IL MIO LIBRO IN CRESCITALeggi il primo libro che affronta la crescita personale a 360 gradi per un anno e una vita in perenne crescita. Clicca qui per maggiori dettagli: https://lucasadurny.com/libro-podcastSOSTIENI IL PODCAST CON LA TUA RECENSIONE
Willie, il bambino della porta accanto, una storia horror inventata da Amico Diverte. Musica: Darkest Child var A / Night of Chaos Kevin MacLeod (incompetech.com) Licensed under Creative Commons: By Attribution 3.0 License http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/ Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Piera Ficili"Scenari Festival"www.scenarifestival.itFestival di Cultura e TerritorioNei piccoli centri la cultura non deve essere un'eccezione. Scenari nasce per portare senso, dialogo e bellezza dove spesso mancano spazi e occasioni. Un festival che unisce persone, idee, parole e futuro. Uno spazio aperto, dove chi partecipa è anche protagonista. Incontri, dibattiti, autori, intellettuali. Cultura come strumento di coesione, identità e promozione del territorio.Dal 25 giugno al 26 luglio, per cinque weekend consecutivi, gli scorci più suggestivi della città diventeranno il palcoscenico di incontri pubblici e interessanti dibattiti a carattere letterario e culturale, mirando unire la narrazione alla bellezza dei luoghi modicani. Nei piccoli centri la cultura non deve essere un'eccezione.La manifestazione è organizzata dal Mondadori Bookstore di Modica e dalla Fondazione Teatro Garibaldi, insieme a Babel Agency.Torna Scenari il festival letterario della città di Modica (Ragusa), giunto quest'anno alla sua V edizione. La manifestazione è organizzata dalle librerie Mondadori BookStore con la Fondazione Garibaldi, Babel Agency sotto la direzione artistica di Piera Ficili.Da giovedì 25 giugno a domenica 26 luglio, per cinque fine settimana consecutivi, le piazze più affascinanti della città, insieme a palazzi storici, vicoli e angoli particolarmente suggestivi, ospiteranno incontri aperti al pubblico e momenti di confronto dedicati alla letteratura e alla cultura. Anche quest'anno, Scenari coinvolgerà i luoghi più suggestivi di Modica, città patrimonio Unesco: l'atrio di Palazzo San Domenico, le scalinate di San Pietro e San Giorgio, chiese riconosciute da 24 anni patrimonio dell'Umanità, il sagrato della Madonna delle Grazie e la bellissima scalinata di San Giovanni, la cui croce è il punto più alto della città.Il primo weekend prosegue poi venerdì 26 giugno con Valeria Bruni Tedeschi, ospite dell' incontro “Dalla pagina allo schermo” dedicato al suo percorso artistico tra cinema, teatro e scrittura, mentre sabato 27 giugno salirà sul palco Sigfrido Ranucci con “Diario di un trapezista", spettacolo teatrale che attraversa il dietro le quinte del giornalismo d'inchiesta attraverso racconti personali, pressioni, rischi e grandi inchieste che hanno segnato la sua carriera alla guida di “Report”.La settimana successiva si aprirà venerdì 3 luglio con Serena Bortone, che presenterà “Le dirimpettaie” (Rizzoli), il suo nuovo romanzo corale ambientato tra gli anni Sessanta e il nuovo millennio. Sabato 4 luglio sarà invece la volta di Vincenzo Schettini, il professore e divulgatore noto per “La fisica che ci piace”, che presenterà “La vita che ci piace. Come la fisica può spiegarci la vita” (Mondadori Electa), un viaggio profondo e accessibile insieme che trasforma la fisica in uno strumento per comprendere meglio sé stessi e il mondo che ci circonda. Domenica 5 luglio arriverà Alessia Gazzola, amata autrice della serie de “L'Allieva”, che presenterà “Il giardino avvelenato” (Longanesi) il nuovo capitolo delle indagini di Miss Bee. Ambientato nella Londra del 1925, il romanzo segue la giovane Beatrice Bernabò alle prese con un mistero che si intreccia a passioni, segreti e irrisolti del passato. Venerdì 10 luglio sarà ospite Csaba dalla Zorza, che presenterà “Io sono Adele” (Marsilio), un romanzo intimo e delicato che racconta la storia di una donna che, a sessant'anni, lascia Milano per trasferirsi in Provenza e ricominciare da sé stessa. Sabato 11 luglio torna “Scenari Talk” con Paolo Gentiloni e Paolo Magri, protagonisti di un dialogo dedicato ai nuovi equilibri internazionali, all'Europa e alle grandi trasformazioni geopolitiche del presente. Domenica 12 luglio salirà sul palco Enzo Iacchetti, che presenterà “25 minuti di felicità". Senza mai perdere la malinconia” (Bompiani), un'autobiografia ironica e sincera che ripercorre la sua vita tra musica, cabaret, televisione e ricordi personali.Il festival proseguirà venerdì 17 luglio con Davide Banzato, sacerdote, scrittore e volto televisivo, che presenterà “Il coraggio di scegliere” (Piemme) e “Come una stella nel cielo” (ElectaKids), due libri dedicati ai temi della spiritualità, della crescita personale e della ricerca della felicità. Sabato 18 luglio sarà ospite Romina Power, che presenterà “Pensieri profondamente semplici. L'abbecedario della mia vita” (Rizzoli), un libro intimo e originale in cui sceglie la forma del lemmario personale per raccontarsi attraverso parole, ricordi e riflessioni. Domenica 19 luglio arriverà Stefano Mancuso con la lectio "L'intelligenza delle piante" dedicata al suo ultimo libro “Il Cantico della Terra” (Laterza), una riflessione che intreccia scienza, ecologia e poesia a partire dal “Cantico delle creature” di San Francesco, invitando a ripensare il rapporto tra esseri umani e natura.Venerdì 24 luglio sarà la volta di Mario Calabresi, che presenterà il suo ultimo libro “Alzarsi all'alba” (Mondadori), un racconto dedicato alle persone che scelgono di cambiare, ripartire e rimettersi in gioco. Sabato 25 luglio il festival accoglierà Franco Arminio con una lectio a partire dal suo ultimo libro “L'incredibile non si può dire a tutti” (Rizzoli). A chiudere il festival, domenica 26 luglio alla Scalinata di San Giorgio andrà in scena il concerto di Dimartino, realizzato in collaborazione con RIAD: uno dei cantautori più raffinati della scena italiana contemporanea, capace di unire introspezione, ironia e sensibilità letteraria.Accanto al programma principale torna anche “Scenari al Tramonto”, la rassegna di incontri ospitata al Belvedere Pizzo di Modica e al Belvedere dell'Itria, per quattro giovedì sempre alle ore 19.00. Il calendario vedrà protagonisti Lorenza Spampinato il 2 luglio, Iaia Forte il 9 luglio, Franco Currò il 16 luglio e l'incontro con Carlo Cottarelli e Paolo Magri il 23 luglio.Tutti gli incontri, salvo note specifiche, si svolgeranno alle 21:00, con ingresso libero fino a esaurimento posti.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Vincenzo Bruno"Premio Ostana"Es sus la talvèra qu'es la libertatLa libertà sta sul margine – Joan Bodonwwwpremioostana.itSabato 27 giugno 2026ore 14:30Alle radici della parola arbëresheTeatro e memoria di una comunità.Conversazione conVincenzo Bruno, Premio minoranze linguistiche storiche in ItaliaA cura di: Domenico Morellilingua arbëresheVincenzo Bruno, nato a Civita (Cosenza) il 29 marzo 1947 da genitori arbëreshe, si è laureato in lettere antiche a Napoli nel 1969 e ha svolto per tutta la vita la professione di docente, insegnando prima nella scuola media e poi nei licei scientifici e classici. Accanto all'insegnamento delle discipline classiche, ha promosso numerosi progetti didattici dedicati al teatro, al giornalismo e all'educazione ambientale, distinguendosi per un approccio educativo dinamico e innovativo. Sposato con Caterina Candelise, anch'essa docente di materie letterarie, è padre di tre figli; il più giovane, Francesco Pio, è scomparso tragicamente nel 2006.Profondamente legato alla cultura arbëreshe, ha dedicato gran parte della propria attività intellettuale allo studio e alla valorizzazione della minoranza linguistica italo-albanese. È tra i fondatori della rivista “Katundi Ynë”, nata nel 1970 e divenuta nel tempo il periodico più longevo e rappresentativo dell'Arbëria. In qualità di condirettore ha contribuito in modo determinante alla linea culturale della rivista, pubblicandovi saggi di storia, politica culturale, didattica, letteratura e critica, favorendo la diffusione di una coscienza identitaria condivisa tra le comunità arbreshë in Italia.Ha partecipato attivamente alla progettazione e all'allestimento del Museo Etnico Arbresh di Civita, inaugurato nel 1989 e successivamente rinnovato nel 2015 con l'introduzione di strumenti multimediali, oltre alla creazione di una biblioteca e di un'emeroteca specializzate. Il suo impegno si è espresso anche attraverso convegni, seminari e iniziative culturali volte alla tutela e alla promozione della minoranza arbëreshe, contribuendo a rafforzarne la visibilità e a sostenere la riscoperta dell'identità locale, anche in chiave turistica e di sviluppo del territorio.Fondamentale è stato il suo lavoro nella didattica della lingua arbëreshe, sperimentata nelle scuole con testi bilingui, drammatizzazioni teatrali, favole originali ed esercizi strutturati per favorire l'apprendimento di una lingua tradizionalmente orale. Il teatro, in particolare, è divenuto uno strumento privilegiato di recupero linguistico e culturale, coinvolgendo studenti, giovani e adulti.Autore prolifico, ha scritto numerosi testi teatrali in italiano e in arbëreshe, commedie bilingui, un testo drammatico storico, oltre a romanzi, raccolte di novelle, poesie, favole e racconti spesso ambientati nel suo paese d'origine. Ha inoltre curato una monografia storica su Civita in tre volumi e una vasta raccolta di aneddoti popolari, insieme a opere di ricerca ambientale e divulgazione.Nel complesso, la sua attività di docente, scrittore e operatore culturale è stata interamente dedicata alla difesa, alla trasmissione e alla crescita della cultura e della lingua arbëreshe in Calabria e in Italia, con l'obiettivo di garantire continuità e vitalità a una minoranza storica ricca di tradizioni e profondamente integrata nel contesto nazionale.Motivazione PremioIl premio Ostana 2026 viene conferito ad una personalità poliedrica che è insegnante, scrittore e commediografo.Vincenzo Bruno ha trascorso tutta la sua vita nel comprendere, approfondire e valorizzare la lingua e la cultura arbëreshe, raccogliendo la ricca tradizione nella trasmissione legata quasi esclusivamente alla forma orale, rinnovando il linguaggio letterario con una voce originale e contribuendo alla cultura e alla letteratura mediante tutti i generi letterari.Bruno si muove nel solco di tanti scrittori e poeti arbëreshe che in piccole comunità hanno tenuto vive la cultura e la lingua, e nel corso dei secoli hanno costituito spesso centri vitali di elaborazione culturale, con contributi fondamentali sia alla cultura della madrepatria d'origine, l'Albania, che alla cultura italiana.Nelle sue opere vanno evidenziati e apprezzati elementi come la struttura, la profondità psicologica, l'originalità, la qualità della scrittura e la capacità di affrontare temi difficili senza retorica che costituiscono un valore letterario e formativo singolare.Il Premio Ostana Minoranze Linguistiche Storiche 2026 vuole riconoscere il pregio e la fondatezza del ricco percorso letterario ed umano di Vincenzo Bruno e vuole essere un augurio perché ancora per molti anni continui a operare nel sostegno e nella valorizzazione della lingua e della cultura arbëreshe.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Costanza Savini"Radice Madre"Di corpi, piante e genealogie invisibiliAiep Editorewww.aiepeditore.comAda ricostruisce la propria origine attraverso i taccuini della madre Monica, scienziata visionaria sospesa tra genetica, mondo vegetale e pratiche ai margini della scienza.Una donna magnetica e inafferrabile, capace di trasmettere sapere e inquietudine come una forma di eredità invisibile.Accanto a lei si muovono due figure decisive: un padre errante, seduttivo e irresponsabile, che attraversa la vita come un corpo in fuga, e una nonna musicista, depositaria di segreti e di una memoria ormai frammentata, in cui colpa, follia e amore si confondono.Tra lutti, rivelazioni tardive e legami mai chiariti, Ada cresce in una famiglia dove il corpo è sempre un campo di tensione: luogo di nascita e di perdita, di desiderio e di colpa, di trasmissione e di dissoluzione.Quando incontra un uomo che ha conosciuto sua madre, la storia familiare si riapre e diventa interrogazione radicale sull'origine: cosa passa davvero da un corpo all'altro? Cosa resta, quando l'amore non si compie?Radice Madre è un romanzo sull'eredità biologica ed emotiva, sulla maternità come forza ambigua e non consolatoria, e sulla natura come linguaggio profondo che unisce piante, corpi e memoria.Un libro sul legame che ci genera e ci attraversa, senza chiederci il permesso.Costanza Savini vive a Bologna. Ha studiato Giurisprudenza e Bioenergetica presso l'Istituto di Psicologia Somatorelazionale di Milano. Pubblica romanzi e racconti con Ugo Mursia e Città Aperta, e libri di spiritualità e benessere con editori del settore. Nel 2013 porta a Rio de Janeiro, per la Giornata Mondiale della Gioventù, il racconto teatrale Con le scarpe sempre ai piedi, dedicato alla vita di don Oreste Benzi e scritto a più mani con la Comunità Papa Giovanni XXIII.Nel 2024 dal suo romanzo La stanza indaco è stato tratto l'omonimo film, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città e premiato in diversi festival nazionali e internazionali. Nel 2026 ispirato al suo racconto Radice sulle mutazioni uomo-natura, esce in co-sceneggiatura il cortometraggio ‘Phosgene Tears to old Kassandra' per la regia di Alessandra Pescetta, presentato al 33° Sguardi Altrove Film Festival, apre l' OtherMovieLugano Film Festival vincendo il premio miglior regia.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Carmine Sorrentino"Obscura luna"Bordeaux Edizioniwww.bordeauxedizioni.itNel 2277 il mondo ha trovato un nuovo equilibrio: la tecnologia governa i corpi, la religione governa le coscienze, la carta è diventata materia proibita. Cesare vive una vita ordinaria nella Roma del futuro, finché un antico diario cartaceo – un oggetto che non dovrebbe più esistere – irrompe nella sua esistenza. Quel manoscritto del 1950 riemerso dalle viscere della città, custodisce una verità capace di incrinare l'ordine del mondo. Una verità che mette in discussione il potere, la fede e la narrazione ufficiale della storia umana. Tra nanochip, esoscheletri sperimentali, città stratificate e organizzazioni clandestine, Cesare viene trascinato in una rete di segreti sempre più fitta. Accanto a lui, figure ambigue e magnetiche, alleanze pericolose e un'amicizia che sembra nascondere più di quanto riveli. Obscura Luna è un romanzo di fantascienza distopica e filosofica, dove il futuro dialoga con il passato e ogni scoperta illumina un'ombra più profonda. Perché alcune verità non sono fatte per essere svelate e altre, una volta lette, non permettono più di tornare indietro.Carmine Sorrentino, napoletano di nascita e romano di adozione, ha studiato regia cinematografica e televisiva alla New York University e alla School of Visual art di New York. Ideatore e curatore di mostre ed eventi legati all'arte contemporanea, collabora con vari registi e artisti dell'avanguardia romana. Tra le sue opere Alberi parlanti (1992), Conversazioni nel silenzio (Officina de' Medici 2001), Il pianista e la farfalla (Cult 2008), Il segreto della colla di pesce e Diddiball (Argo 2012).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Cosa resta di una persona dopo trentadue anni di carcere? E cosa succede quando, una volta ottenuta la libertà, non esiste più un luogo in cui tornare?Con questa storia entriamo in uno degli spazi più invisibili e meno raccontati del conflitto israelo-palestinese: le prigioni israeliane. A guidarci è la voce di Nasser Abo Srour, scrittore e poeta palestinese che ha trascorso oltre metà della sua vita dietro le sbarre e che oggi vive in esilio. Ma questo è anche un viaggio dentro le fratture della società israeliana. Accanto alla testimonianza di Nasser c'è infatti quella di Yair Dvir, portavoce di B'Tselem, storica organizzazione israeliana per i diritti umani che da anni documenta e denuncia le violazioni commesse da Israele nei territori occupati. Nel suo più recente report, Living Hell, pubblicato come aggiornamento del precedente Welcome to Hell, l'organizzazione raccoglie decine di testimonianze di ex detenuti e descrive il sistema carcerario israeliano come una rete di campo di tortura e un luogo segnato da violenze sistematiche, isolamento e progressiva disumanizzazione. Attraverso due testimonianze il “Laser” cerca di illuminare ciò che avviene dietro muri sempre più impenetrabili: il carcere come strumento di controllo, il confine sottile tra punizione e annientamento, il modo in cui una società in guerra ridefinisce il valore stesso della vita umana. E pone una domanda che attraversa tutto il racconto: quando il mondo smette di guardare, chi resta a testimoniare?
Un dialogo continuo tra passato e contemporaneità attraversa i musei del Grigione italiano, chiamati a rinnovarsi senza perdere la propria anima. A Stampa, la Chäsa Granda conferma la sua doppia vocazione: custode della memoria locale e ponte verso l'arte internazionale, nel segno dei Giacometti, di Varlin e di Segantini. Accanto alle nuove esposizioni, prende forma un ambizioso progetto di rilancio che punta a trasformare l'edificio storico in uno spazio più accessibile, sicuro e narrativo, capace di dare nuova vita a collezioni e diorami, ma anche di raccontare temi finora poco esplorati come il transito alpino o l'energia.In Valposchiavo l'esperienza museale si fa partecipativa. Il percorso dedicato alla lana accompagna i visitatori lungo l'intera filiera, tra saperi artigianali, sostenibilità e didattica. Un'iniziativa che coinvolge direttamente la comunità, formando nuove mediatrici e rilanciando un patrimonio tessile che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.A Brusio riemerge invece la memoria industriale con il Museo del tabacco, nato nel cuore di una fabbrica storica dove ogni macchina racconta un mestiere e una filiera che ha segnato la valle. Nel Moesano, infine, il museo diventa luogo di incontro tra generazioni, dove oggetti e laboratori artistici stimolano scambio, creatività e consapevolezza.Tra rinnovamento, partecipazione e riscoperta, i musei regionali si confermano spazi vivi, capaci di custodire storie e reinventarle per il presente.
Puoi sostenere Discorsi Fotografici destinandoci il tuo 5×1000. Nella dichiarazione dei redditi firma nel riquadro “Sostegno degli Enti del Terzo Settore iscritti nel RUNTS” e inserisci il codice fiscale 92026180585. Per te non ha alcun costo, per noi è un aiuto importante. In questa intervista incontriamo Roberto Solomita, fotografo il cui percorso nasce molto presto, in camera oscura, davanti a un ingranditore aperto dal padre e alla scoperta della fotografia analogica, del bianco e nero, della chimica. Accanto alla fotografia, nella sua vita c'è anche un'altra grande passione, la politica: due modi diversi di stare dentro il mondo, osservarlo e interrogarlo. Da questa relazione nasce una ricerca che non si limita alla forma dell'immagine, ma cerca un rapporto più profondo con il reale, con il discorso pubblico e con ciò che crediamo di vedere. Il cuore della conversazione è The Disappearance of Harry Kipper, progetto che prende le mosse da una beffa mediatica degli anni Novanta ideata nell'orbita di Luther Blissett: la storia di un artista di strada inglese, mai esistito, che avrebbe attraversato il Friuli in bicicletta componendo la parola “ART” attraverso una serie di città e località collegate dal GPS, prima di scomparire misteriosamente. Da questa vicenda falsa ma credibile, Roberto Solomita costruisce una pseudo-documentazione fotografica, mettendo in tensione documento e invenzione, verità e verosimiglianza, testimonianza e immaginazione. Con lui parliamo di fotografia, territorio, media, fake news e del nostro desiderio, spesso inconsapevole, di credere alle immagini. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it
La storia del lottatore Mark Kerr, leggenda delle arti marziali miste e dell'Ultimate Fighting Championship, viene portata sullo schermo da Benny Safdie con Dwayne Johnson, “The Rock”, nei panni del protagonista. Accanto a lui, Emily Blunt interpreta la compagna Dawn, con la quale il lottatore vive una relazione tormentata mentre combatte con i suoi demoni interiori, oltre che sul ring. Un film premiato a Venezia con il Leone d'argento nel 2025.See omnystudio.com/listener for privacy information.
La storia del lottatore Mark Kerr, leggenda delle arti marziali miste e dell'Ultimate Fighting Championship, viene portata sullo schermo da Benny Safdie con Dwayne Johnson, “The Rock”, nei panni del protagonista. Accanto a lui, Emily Blunt interpreta la compagna Dawn, con la quale il lottatore vive una relazione tormentata mentre combatte con i suoi demoni interiori, oltre che sul ring. Un film premiato a Venezia con il Leone d'argento nel 2025.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Strumenti di Intelligenza Artificiale per studiare, creare contenuti e usare meglio i propri dispositivi: NotebookLM, Gemini, Canva e altre piattaforme gratuite o con prove gratuite, spiegate in modo accessibile a chi non è un professionista. Gabriele Gobbo, divulgatore e docente esperto di cultura digitale, mostra come NotebookLM analizzi solo le fonti caricate dall'utente per generare riassunti, mappe mentali, infografiche e veri podcast in italiano con due voci che dialogano. Con Gemini si possono anche creare libri per bambini sfogliabili, con voci e illustrazioni. Canva, da software di grafica, è ormai uno strumento completo per post social, animazioni e piccoli video. Accanto agli strumenti, due contributi allargano il quadro sull'uso reale e responsabile dell'Intelligenza Artificiale. Marco Camisani Calzolari, dalla sua serie Decisioni Artificiali, racconta la storia del tassista di Seoul che ha insegnato all'Intelligenza Artificiale a dire "non lo so" invece di inventare risposte false ma credibili. Alessandro Curioni interviene sui ragazzi e il digitale: il mito del nativo digitale ha fatto più danni della disinformazione, e a scuola serve un kit minimo di sopravvivenza online.
La 26ª puntata di We Believe in Music non è stata una puntata qualsiasi. È stata l'ultima fermata di un viaggio straordinario: la settima stagione del nostro programma. E per chiudere questo percorso non potevamo chiedere di meglio.Con noi @ryah_official , artista capace di portare energia, personalità e contaminazioni sonore, facendoci viaggiare tra “BUM BUM”, “SUDAMERICA”, “RUM” e “TESTARDA”. Brani che raccontano un'identità forte, moderna e senza paura di sperimentare.Accanto a lui @iosomonal , che ci ha regalato un viaggio intenso e ricco di sfumature con “FRADICIO”, “MARIANNE” e “LA PIÙ OSCURA POESIA”, dimostrando una sensibilità artistica profonda e una scrittura capace di lasciare il segno.E poi un momento speciale, di quelli che fanno venire i brividi a chi ama la musica: la sua interpretazione di “Walking in My Shoes” dei Depeche Mode, un omaggio elegante e sentito a una delle band più iconiche della storia della musica. Due artisti diversi, due percorsi unici, un'unica grande passione che ha reso speciale questa ultima puntata della stagione.Con questa puntata si chiude la settima stagione di We Believe in Music. Una stagione fatta di nuove amicizie, musica live, anteprime, emozioni, risate, chilometri, cambiamenti e tantissimi artisti che hanno scelto i nostri microfoni per raccontarsi.A tutti voi che ci avete seguito, sostenuto e accompagnato in questo percorso, diciamo semplicemente grazie.Ci avete permesso, ancora una volta, di fare ciò che amiamo di più: dare voce alla musica. ❤️
Domenico ScarpaPrimo Levi: uniform editionEinaudi Editorewww.einaudi.itPrimo Levi: uniform editionMartedì 26 maggio sono usciti negli Einaudi Tascabili i primi quattro titoli di una uniform edition di Primo Levi. In tutto sono previsti sedici volumi, per un'operazione che verrà completata entro la primavera del 2027, quando ricorrerà un doppio anniversario: i 40 anni dalla scomparsa di Levi e i 80 anni dalla prima edizione De Silva di Se questo è un uomo.Tra i quattro volumi appena usciti c'è un inedito assoluto: Mi interessa la gente perché ne faccio parte. Dialoghi con le scuole.Questo libro, curato da Fabio Levi, raccoglie 62 corrispondenze di Primo Levi con studenti e insegnanti di tutta Italia, negli anni tra il 1973 e il 1986. Gli altri tre titoli sono Se questo è un uomo, Il sistema periodico e La chiave a stella, a cura di Domenico Scarpa, ciascuno con un corredo di Documenti e con nuovi apparati storico-critici. Il progetto grafico della uniform edition è di Fabrizio Farina, mentre a Nicola Magrin si devono il lettering del nome d'autore, che caratterizza l'intera serie e che si impone allo sguardo senza essere invasivo, nonché le copertine di Se questo è un uomo, del Sistema periodico e della Chiave a stella.Le opere che Levi pubblicò in vita, da Se questo è un uomo a I sommersi e i salvati, sono curate da Domenico Scarpa; ciascuna di esse contiene una sezione di Documenti e una postfazione che ricostruisce le vicende del libro.Con il suo prezzo di copertina contenuto e con il suo impatto grafico la uniform edition si rivolge innanzitutto a studenti e insegnanti, ma ha il suo punto di forza nella sezione Documenti e nei nuovi apparati storico-critici. L'una e gli altri offrono ai lettori e agli studiosi una quantità di inediti che solo ora emergono dagli archivi: dialoghi epistolari, prime stesure di testi (alcuni dei quali celebri, come il racconto Carbonio del Sistema periodico), retroscena editoriali. Accanto a queste novità si è tenuto a conservare alcuni testi critici tuttora essenziali, come quelli di Cesare Segre su Se questo è un uomo, di Ernesto Ferrero su La tregua, di Walter Barberis su I sommersi e i salvati, e (in appendice al Sistema periodico) l'intervista che Philip Roth realizzò con Levi nel settembre del 1986.Ai primi quattro titoli della uniform edition di Levi che sono usciti ieri si aggiungerà tra poco, in luglio, Storie naturali, la sua prima raccolta di storie di fantatecnologia e di fantabiologia (lo stesso Levi li definì «di quasi fantascienza»), che uscì nel 1966 sotto lo pseudonimo Damiano Malabaila, adottato su richiesta di casa Einaudi per non disorientare i lettori di Se questo è un uomo e La tregua. Solo a partire dal 1979 l'opera sarebbe apparsa con il nome reale dell'autore. Storie naturali verrà riproposto nell'edizione curata nel 2022 da Martina Mengoni e Domenico Scarpa, ma con una copertina appositamente realizzata da Miriam Levi, nipote dello scrittore, il cui segno è congeniale alla vena fantastico-visionaria di suo nonno. Per questa serie Miriam Levi firmerà infatti anche le copertine delle successive raccolte di storie d'invenzione: Vizio di forma (1971) e Lilìt e altri racconti (1981).Domenico Scarpa è il consulente letterario del Centro studi Primo Levi di Torino. Ha pubblicato Italo Calvino (Bruno Mondadori, 1999), Storie avventurose di libri necessari (Gaffi, 2010), Natalia Ginzburg. Pour un portrait de la tribu (Cahiers de l'Hôtel de Galliffet, 2010), Uno. Doppio ritratto di Franco Lucentini (:duepunti, 2011) e, con Ann Goldstein, In un'altra lingua (Lezioni Primo Levi - Einaudi, 2015). Ha curato il terzo volume della Grande Opera Atlante della letteratura italiana. Dal Romanticismo a oggi, edito da Einaudi (2012) e, con Roberta Mori, Album Primo Levi (2017). Inoltre, la raccolta delle Lezioni Primo Levi (Mondadori, 2019) e svariate antologie, cicli teatrali, mostre e documentari televisivi. Nel 2019 ha curato per i «Meridiani» Mondadori le Opere di bottega di Fruttero & Lucentini, mentre per Einaudi cura opere di Natalia Ginzburg e, per Sellerio, i romanzi di Graham Greene. Con Einaudi ha pubblicato anche Bibliografia di Primo Levi (2022).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Mario Esposito e Carlo Emilio Zummocuratori della mostra "Lucio Dalla e Roberto Roversi. Automobili. Un disco"MAUTO Museo Nazionale dell'Automobile di TorinoFino al 20 settembre 2026A cinquant'anni dalla pubblicazione, il progetto espositivo invita a riascoltare un album e a ripensare il nostro rapporto con una delle invenzioni che più hanno segnato – e continuano a segnare – la nostra storia.Installation view. Ph. PerottinoIl Museo Nazionale dell'Automobile presenta il progetto espositivo LUCIO DALLA & ROBERTO ROVERSI. AUTOMOBILI. UN DISCO. In esposizione da mercoledì 13 maggio a domenica 20 settembre - nella project room al primo piano - materiali d'archivio, illustrazioni e automobili che accompagnano il visitatore in un percorso in cui le canzoni dell'album prendono forma nello spazio espositivo, intrecciando memoria storica, immaginario collettivo e riflessione contemporanea sul ruolo dell'automobile nella società.“Il Museo Nazionale dell'Automobile rappresenta il contesto ideale per accogliere e amplificare il progetto Lucio Dalla & Roberto Roversi. Automobili. Un disco. Da luogo tradizionalmente deputato alla conservazione e valorizzazione dell'oggetto automobile, il Museo si configura oggi come uno spazio di riflessione culturale più ampio, in linea con una strategia che privilegia approcci trasversali e intersezionali. Portare questa mostra al MAUTO significa spostare lo sguardo - da oggetto tecnico a fenomeno culturale complesso - e interrogare le narrazioni che hanno costruito il mito dell'auto, metterle in discussione e aprire nuove prospettive di lettura che coinvolgono musica, letteratura, arte e società. La mostra si inserisce così pienamente nella nuova visione del Museo: un'istituzione capace di raccontare l'automobile come lente privilegiata per comprendere le trasformazioni del Novecento e le sfide del contemporaneo. Automobili diventa allora un archivio vivo, un racconto aperto, uno strumento critico”. Lorenza Bravetta, Direttore MAUTONel 1976 la casa discografica RCA pubblica Automobili, il concept album di Lucio Dalla e Roberto Roversi dedicato al simbolo per eccellenza della modernità e delle trasformazioni del Novecento. Il cantautore e il poeta, entrambi bolognesi, avevano originariamente composto undici brani destinati alla scena teatrale. La scelta di ridurli a soli sei per la pubblicazione su LP segna, al tempo stesso, il culmine e la rottura della loro collaborazione. Una decisione che rende oggi necessario riscoprire anche le cinque canzoni escluse, fondamentali per comprendere appieno la portata sociale e politica della loro visione del rapporto tra l'uomo e l'automobile.Quando uscì, l'album fu accolto come un'opera anomala, difficile, profondamente politica. Lontano dalle logiche commerciali della discografia dell'epoca, il disco si configurava come un affresco critico della società industriale italiana, in cui l'automobile non era semplice oggetto di desiderio o simbolo di progresso, ma dispositivo culturale, sociale e ideologico. Le recensioni dell'epoca ne sottolineavano la natura spiazzante: un concept album che smontava il mito dell'automobile proprio mentre questo raggiungeva la sua massima espansione. Nelle parole di Roversi e nelle musiche di Dalla, l'automobile è teatro di contraddizioni: promessa di libertà e insieme strumento di alienazione, icona di modernità e al tempo stesso segno di crisi industriale, simbolo di potere e oggetto destinato al declino. A distanza di cinquant'anni, Automobili si rivela un'opera sorprendentemente attuale. In un presente segnato dalla transizione ecologica, dalla ridefinizione dei modelli di mobilità e da un ripensamento radicale del rapporto tra uomo, tecnologia e ambiente, il “futuro incompleto” evocato dal disco appare come una chiave di lettura potente per interpretare il nostro tempo. La mostra nasce dunque come un dispositivo interpretativo: non una celebrazione nostalgica, ma un campo di tensione tra passato e presente. Le canzoni diventano matrici narrative che attivano una pluralità di linguaggi – automobili, materiali d'archivio, immagini, suoni, illustrazioni – per costruire un racconto stratificato, capace di attraversare storia, cultura pop, industria, immaginario e critica sociale.Installation view. Ph. PerottinoIn esposizione materiali originali provenienti dall'archivio di Antonio Bagnoli - nipote di Roberto Roversi - e dedicati all'universo di Automobili e alla collaborazione tra Lucio Dalla e il poeta: programmi di sala e locandine dello spettacolo teatrale Il futuro dell'automobile (1976), taccuini manoscritti di Roberto Roversi con testi e scalette preparatorie, lettere autografe tra Dalla e Roversi, documenti legati alla richiesta dello pseudonimo “Norisso” presso la SIAE, articoli e interviste pubblicate sulla stampa dell'epoca, oltre a testi originali delle canzoni e materiali audiovisivi tratti dal programma televisivo Automobili andato in onda nel 1977. Un corpus eterogeneo che restituisce il clima culturale, artistico e politico in cui nacque uno dei progetti più radicali e visionari della canzone italiana degli anni Settanta. Accanto ai documenti, due vetture - la Alfa Romeo tipo B P3 del 1932 e la Autobianchi Bianchina 4 posti del 1967 - che, accostate, restituiscono la parabola culturale dell'automobile italiana: da simbolo eroico e visionario a presenza diffusa e contraddittoria della modernità contemporanea. La prima rimanda direttamente alla dimensione epica evocata nel brano Nuvolari e, più in generale, al racconto della velocità come mito moderno. È l'automobile delle corse, dell'eroismo individuale, delle Mille Miglia e dei grandi piloti celebrati nel disco: una macchina estrema, simbolo di un'Italia che costruisce il proprio immaginario tecnologico e sportivo attraverso figure leggendarie e imprese collettive. La Bianchina rappresenta invece l'altra faccia del racconto: l'automobile popolare, accessibile, entrata nella vita quotidiana degli italiani durante il boom economico. È la vettura delle famiglie, delle periferie, delle vacanze e della motorizzazione di massa che Dalla e Roversi osservano criticamente in Automobili, tra alienazione urbana, ingorghi, consumi e trasformazioni del paesaggio sociale.Con il patrocinio diMinistero della CulturaRegione PiemonteCittà di TorinoFondazione Lucio DallaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Francesca Dini"Zandomeneghi e Degas"Impressionismo tra Firenze e ParigiRovigo, Palazzo RoverellaFino al 28 Giugno 2026www.palazzoroverella.comA Rovigo, Palazzo Roverella, la grande mostra Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi. L'esposizione, visitabile fino al 28 giugno 2026, mette in dialogo per la prima volta in modo organico, Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas, due protagonisti della scena artistica europea dell'Ottocento uniti da una lunga e intensa amicizia. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l'Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, la mostra è curata da Francesca Dini e prodotta da Silvana Editoriale.Un incontro tra due personalità forti e originali che, tra Firenze e Parigi, hanno cambiato il modo di guardare la pittura.Il percorso espositivo accompagna i visitatori dalle prime esperienze italiane dei due artisti alla stagione parigina dell'Impressionismo, mettendo in luce affinità, influenze e differenze tra le loro opere. Dalla Firenze dei Macchiaioli alla vivace atmosfera dei caffè e degli atelier parigini, dipinti, disegni e sculture raccontano una stagione artistica straordinaria, segnata da scambi culturali e sperimentazioni che avrebbero cambiato per sempre la pittura europea.Capolavori provenienti da musei e collezioni internazionali ricostruiscono una stagione cruciale della pittura europea.La mostra restituisce così il ritratto di un'epoca in cui tradizione e avanguardia si incontrano, offrendo uno sguardo nuovo sul contributo italiano alla nascita della modernità artistica. Accanto alle opere di Zandomeneghi e Degas trovano spazio lavori di protagonisti della pittura coeva, che aiutano a ricostruire il clima culturale e creativo in cui maturò questo straordinario confronto tra due grandi maestri."Zandomeneghi e Degas"Impressionismo tra Firenze e ParigiSilvana Editorialewww.silvanaeditoriale.itIl volume approfondisce l'intenso rapporto che unì un protagonista dell'arte italiana dell'Ottocento, Federico Zandomeneghi (Venezia, 1841 - Parigi, 1917), e uno dei nomi più incisivi della scena europea, Edgar Degas (Parigi, 1834-1917).Degas era considerato dal pittore italiano “l'artista il più nobile e il più indipendente dell'epoca nostra” e fu per “Zandò” un maestro e un mentore; Zandomeneghi era chiamato dal francese, con leggero e affettuoso sarcasmo, “le Vénitien”, allusione all'orgoglio con cui il collega difendeva la propria identità italiana all'interno dell'ambiente impressionista. Muovendo dalla Firenze della metà dell'Ottocento e inoltrandosi nella Parigi degli anni settanta e ottanta, queste pagine indagano in modo puntuale gli scambi e le influenze che alimentarono l'opera di entrambi, nel confronto costante tra loro e con gli altri artisti contemporanei come Boldini, De Nittis, Borrani e Fattori, e restituiscono la complessità di un'epoca in cui Firenze e Parigi, la tradizione e l'avanguardia, la macchia e l'impressione, dialogavano in un intreccio serrato.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
La pelle conserva la memoria di ogni esposizione al sole, anche quella che consideriamo innocua. In occasione del Melanoma Day e con l’arrivo della bella stagione, Obiettivo Salute Risveglio dedica una puntata alla prevenzione del melanoma e all’importanza della diagnosi precoce.Ospite il professor Paolo Ascierto, oncologo e tra i massimi esperti internazionali di melanoma, che guida gli ascoltatori tra falsi miti e corrette strategie di protezione. Al centro della puntata anche un gesto semplice ma fondamentale: l’osservazione della pelle al mattino, davanti allo specchio e con luce naturale, utilizzando la “regola dell’alfabeto” per riconoscere eventuali segnali sospetti nei nei. Accanto alla prevenzione e all’auto-osservazione, spazio anche a un tema spesso sottovalutato: il ruolo dei vestiti. L’abbigliamento, insieme a cappelli e tessuti adeguati, rappresenta infatti una barriera fisica efficace contro i raggi UV e un alleato concreto nella protezione quotidiana della pelle
Laura Garavaglia"Europa in Versi"Festival Internazionale di Poesia"L'aura del gioco: poesie in campo aperto"XVI EdizioneDa venerdì 8 a domenica 10 maggio 2026ComoIncontri, reading e una passeggiata poetica sulle rive del lago di Como Torna a Como, dall'8 al 10 maggio 2026, il Festival Internazionale di Poesia "Europa in Versi", organizzato dall'Associazione La Casa della Poesia di Como ODV e diretto da Laura Garavaglia.Il titolo della sedicesima edizione, “L'aura del gioco: poesie in campo aperto”, apre un dialogo originale tra sport e poesia: due linguaggi solo apparentemente lontani, ma uniti da ritmo, disciplina, tensione verso un traguardo, capacità di superare il limite e di parlare a pubblici, culture e generazioni diverse. Nel gesto atletico come nel verso poetico convivono misura, energia, concentrazione e ricerca di armonia. Lo sport, con le sue regole condivise e il suo valore universale, diventa metafora di incontro e confronto; la poesia, con la forza della parola, apre uno spazio di ascolto, relazione e riconoscimento reciproco.Non è casuale che il Festival si svolga nei giorni della Festa dell'Europa: sport e poesia incarnano il motto dell'Unione Europea, “Uniti nella diversità”, trasformando la competizione in dialogo e il campo di gioco in uno spazio aperto alle differenze. Laura Garavaglia, curatrice del Festival e direttrice della Casa della Poesia di Como, commenta: «Lo sport e la poesia condividono un elemento fondamentale: il ritmo. Nel gesto atletico come nel verso poetico c'è una ricerca di misura, armonia e superamento del limite. Con questa edizione di Europa in Versi vogliamo raccontare lo sport come una forma di epica contemporanea e la poesia come uno spazio libero in cui le culture possono incontrarsi e dialogare». A rafforzare il carattere di dialogo della manifestazione sarà anche il gemellaggio culturale con il Fondo Verri di Lecce, che unisce idealmente Nord e Sud d'Italia in un unico percorso poetico. Le parole della poesia attraverseranno così la penisola con gli interventi di Dario Goffredo, Ritanna Attanasi, Mario Badino, Rita Greco, Gianni Minerva, Cristina Carlà, Andrea Siano, Francesco Aprile, Claudia Di Palma, Gionata Atzori e Vanni Schiavoni. I POETI INTERNAZIONALI: DALL'UNGHERIA, DALLA FRANCIA E DAL MESSICOIn primo piano ci sono tre importanti voci internazionali: dall'Ungheria Pál Dániel Levente, dalla Francia Emmanuelle Malhappe e dal Messico Laura Hernández Muñoz. Tre presenze che confermano la vocazione internazionale di "Europa in Versi" e portano a Como geografie poetiche, lingue e tradizioni diverse, in un confronto aperto tra corpo, parola, memoria e identità culturale. PÁL DÁNIEL LEVENTE, dall'UngheriaPál Dániel Levente è poeta, autore, drammaturgo e librettista. Autore di otto volumi in lingua ungherese, con opere tradotte in oltre venti lingue, ha un percorso che intreccia letteratura, editoria, teatro e arti performative. È stato cofondatore e vicedirettore della rivista d'arte e casa editrice PRAE, direttore editoriale della ELTE University Press e direttore generale dell'Agenzia Culturale e Fondo Letterario ungherese “Petőfi”. Dopo un decennio come interprete e regista in gruppi indipendenti di teatro e performance, oggi lavora presso il Circo stabile di Budapest, dove ha contribuito a oltre 60 produzioni. Ha ricevuto premi letterari, artistici e professionali in numerosi Paesi. EMMANUELLE MALHAPPE, dalla FranciaEmmanuelle Malhappe è autrice, studiosa e psicoanalista. Dopo aver insegnato letteratura del XVIII secolo e poetica dei testi all'Università Sorbonne Nouvelle di Parigi, ha proseguito la propria ricerca sul linguaggio attraverso la pratica psicoanalitica e la scrittura. Ha pubblicato teatro, racconti, saggi, rubriche radiofoniche e poesia. Nel 2025 sono uscite una raccolta poetica per Éditions L'Harmattan, una raccolta tra poesia e filosofia per Ubik-Art Moresa e, con Antonio Rodriguez Yuste, una nuova raccolta poetica. LAURA HERNÁNDEZ MUÑOZ, dal MessicoPoetessa, narratrice, saggista, storica e drammaturga, è Fondatrice dell'Asociación de Literatura Infantil y Juvenil de México; è membro del Seminario de Cultura Mexicana, ambasciatrice letteraria dell'Observatorio de la Diplomacia del Regno di Spagna, membro del PEN e vicepresidente del Patronato della Filarmonica di Jalisco. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano la Menzione d'Onore al VII Premio Internazionale di Poesia Dama de Baza, il Premio Escridunde a Madrid, la Medaglia d'Oro al Concorso di Poesia Mahatma Gandhi della WWCP di Chennai e il Premio di Teatro Miguel Marón. Ha partecipato a oltre 60 antologie e 50 opere collettive. LE VOCI POETICHE ITALIANELa sezione italiana riunisce voci significative della poesia contemporanea italiana. Tra questi, saranno presenti Mario Santagostini, una delle figure più autorevoli della poesia italiana contemporanea, autore di numerose raccolte e traduttore di classici tedeschi e latini, più volte premiato per la sua opera critica e poetica. Accanto a lui, Marco Corsi, poeta e studioso della poesia contemporanea, autore di diverse raccolte e recentemente selezionato tra i finalisti del Premio Strega Poesia con il libro Nel dopo (Guanda, 2025). Sarà inoltre presente Vincenzo Guarracino, poeta, saggista e traduttore, noto anche per le sue edizioni e studi dedicati ai classici della letteratura italiana e latina. Completa il gruppo degli autori italiani Kamil Sanders, artista e poeta veneziano attivo tra poesia e arti visive, vincitore della sezione giovani del Premio "Europa in Versi e in Prosa" nel 2024 e autore per "i Quaderni del Bardo Edizioni" di Stefano Donno della silloge dal titolo "Sillabario del terribile incanto".Ad affiancare il percorso del Festival Milo De Angelis, tra le voci più riconosciute della poesia italiana contemporanea; Roberto Galaverni, critico letterario e giornalista; Gianmarco Gaspari, docente dell'Università degli Studi dell'Insubria; e Fabio Tavelli, giornalista sportivo di Sky TV, che curerà l'incontro “Quando ero Cassius”, dedicato al rapporto tra immaginario sportivo, parola e racconto.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Rassegna stampa economico-finanziaria del 28 Aprile 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali. Investimenti e mercatiTestate: Il Sole 24 Ore / MF / RepubblicaIl tema dominante che emerge è la crescente centralità del rischio geopolitico nei mercati. La possibile escalation nello Stretto di Hormuz – citata sia dal Sole 24 Ore sia da MF – non è solo un evento geopolitico, ma un vero driver di mercato: petrolio, trasporti e credito corporate sono le prime asset class a reagire. In prospettiva, questo tipo di scenario tende a generare volatilità elevata ma anche opportunità, soprattutto per chi è esposto a energia, logistica e strumenti di credito a rendimento più alto.Accanto a questo, si intravede un tema più strutturale: il controllo delle infrastrutture finanziarie. Il ricorso di CDP su Euronext segnala che la governance della Borsa è ormai considerata un asset strategico. Per gli investitori, questo si traduce in una crescente attenzione verso società che gestiscono mercati, dati e infrastrutture finanziarie.Infine, il caso Fincantieri riportato da Repubblica introduce un elemento più sottile ma importante: il fattore governance. Episodi di vendite azionarie sospette prima di ribassi rafforzano l'idea che il mercato premi sempre di più trasparenza e qualità del management, soprattutto nei grandi gruppi industriali.Banche e creditoTestate: MF / Il FoglioQui il segnale è più tecnico, ma molto rilevante: l'Europa sembra orientata ad ammorbidire l'impatto delle regole di Basilea 3 (FRTB), con una possibile estensione fino al 2029. In termini concreti, significa meno pressione sul capitale delle banche e quindi maggiore capacità di distribuire dividendi e sostenere il credito.Questo si inserisce in un trend più ampio: la convergenza regolatoria tra Europa e Stati Uniti. Se davvero il gap regolatorio si riduce, viene meno uno dei motivi strutturali per cui le banche europee hanno storicamente trattato a sconto. Per un investitore, è un segnale che il settore bancario europeo potrebbe avere ancora margini di rivalutazione, soprattutto in uno scenario di tassi non troppo bassi.Fisco e politica economicaTestate: Il Sole 24 Ore / Repubblica / Italia OggiSul fronte fiscale, emerge una linea abbastanza chiara: interventi mirati, ma con risorse limitate. Il tema delle accise – con l'ipotesi di sconti per redditi bassi e autotrasportatori – va nella direzione di sostenere consumi e logistica, ma resta aperto il problema delle coperture.La possibile riapertura della “rottamazione 4” è un altro segnale interessante: nel breve periodo può liberare liquidità per famiglie e imprese, ma nel medio periodo rischia di indebolire la disciplina fiscale.Nel complesso, il messaggio per i mercati è che l'Italia continua a muoversi in un equilibrio delicato: stimolare la crescita senza compromettere la sostenibilità del debito. Questo mantiene centrale il tema dello spread e del costo del capitale.Industria e sistema produttivoTestate: Il Sole 24 Ore / La Verità / Il MessaggeroSul lato reale dell'economia, emergono segnali contrastanti. Da un lato, il dato sulla strategia per le aree interne – con solo il 56% della spesa realizzata in 10 anni – evidenzia una difficoltà strutturale nell'esecuzione delle politiche pubbliche. Questo è un limite, ma anche un'opportunità: dove il pubblico fatica, spesso si apre spazio per operatori privati.Dall'altro lato, alcune notizie più settoriali raccontano dinamiche interessanti. Il caso della mozzarella prodotta con cagliate estere (circa il 50%) mette in luce tensioni nella filiera agroalimentare e nel posizionamento del Made in Italy. Al contrario, il ritorno del pane artigianale suggerisce una crescita della domanda premium, un trend coerente con quanto si osserva anche in altri segmenti del food.Energia, difesa e geopoliticaTestate: Avvenire / Il Sole 24 Ore / MF / La NotiziaQui siamo davanti a uno dei trend più chiari e strutturali: la crescita della spesa militare e il riassetto energetico globale. Il dato di Avvenire – 2.887 miliardi di dollari di spesa militare globale nel 2025 – non è episodico, ma indica una traiettoria destinata a durare. A questo si aggiunge il piano europeo da 800 miliardi di euro, che rappresenta una delle più grandi mobilitazioni di risorse pubbliche degli ultimi anni.Per l'Italia, l'aumento della spesa militare (+20%) conferma l'allineamento a questo trend. Per gli investitori, significa che il settore difesa non è più ciclico ma sempre più strutturale, con implicazioni su supply chain, tecnologia e industria.Parallelamente, il rischio energetico legato a Hormuz rafforza l'idea che la sicurezza energetica resterà un tema centrale. Questo spinge verso diversificazione, investimenti in infrastrutture e maggiore attenzione al rischio geopolitico nei portafogli.Lavoro e pubblica amministrazioneTestate: RepubblicaL'aumento medio di 135 euro per i dipendenti degli enti locali (contratto 2025–2027) è un segnale di tentativo di rafforzare la macchina amministrativa. Non è un dato che muove i mercati direttamente, ma ha implicazioni indirette: una PA più stabile e meno in fuga può migliorare la capacità di spesa e quindi l'efficacia delle politiche pubbliche.Executive takeaway* Il contesto globale sta spingendo verso una nuova centralità di difesa ed energia, con flussi di investimento pubblici e privati molto rilevanti.* Il rischio geopolitico (Hormuz) non è più un evento marginale ma un driver strutturale di volatilità e opportunità.* Il settore bancario europeo beneficia di un contesto regolatorio più favorevole, con potenziale impatto positivo su valutazioni e dividendi.* La politica fiscale italiana resta vincolata: stimoli mirati ma attenzione costante alla sostenibilità del debito.* Le inefficienze nella spesa pubblica (56% nelle aree interne) indicano limiti strutturali ma anche spazi per iniziativa privata e investimenti mirati.
Roberto Emanuelli"Scegliti sempre"Feltrinelli Editorewww.feltrinellieditore.itQuesto è un romanzo sull'invisibilità emotiva, sulla forza silenziosa delle donne che resistono troppo a lungo. Ma soprattutto è una storia di rinascita, lenta, reale, imperfetta.Beatrice ha quarantuno anni, un figlio adolescente e un matrimonio che lentamente sembra incrinarsi. Per Matteo aveva rinunciato a tutto: l'università, la musica, i sogni; per costruire con lui quella famiglia che da piccola le era mancata. Negli anni, stretta fra il ruolo di madre e un lavoro che non ama, ha messo da parte se stessa, e ora si scopre noiosa, svuotata, senza una vita propria. Quando Matteo la tradisce e la lascia, Beatrice crolla. Il dolore non è solo la fine di un amore, ma la consapevolezza di aver consegnato vent'anni della propria vita a qualcuno che non l'ha mai davvero scelta. Precipita in una spirale di dolore che la porta a toccare il fondo. Accanto a lei, però, ci sono le amiche di sempre, ancore di salvezza che la riportano alla realtà. E poi c'è la madre, con la sua forza silenziosa, che le mostra che si può sopravvivere anche all'abbandono più devastante. Beatrice comincia a guardarsi indietro, a collegare i fili, a fare i conti con quello che ha dentro. A raccogliere i pezzi, a prendersi per mano. Nella scoperta che l'amore non è sacrificio. Non è mettersi da parte. È poter scegliere. Prima di tutto, scegliere se stessi.E mentre guardo il mare, col vento che mi spettina i capelli e mi rimette a posto i pezzi nel cuore, vedo che nel muro di dolore che mi schiaccia si è aperta una crepa, e da lì, adesso, entra una luce."Mi chiamo Roberto Emanuelli e faccio lo scrittore. Racconto di amore, relazioni, felicità e rinascita dopo le cadute, partendo da esperienze vissute in prima persona, tra cui una storia tossica che mi ha insegnato molto sull'amore malato e sulla crescita personale. Parlo di autostima e di amore per sé stessi, temi che continuo a esplorare nel mio percorso umano e creativo. Sono nato e vivo a Roma. Ho provato mille cose senza eccellere in nessuna. L'unica che mi è riuscita davvero è scrivere: la mia cura, la mia urgenza, quello che mi salva ogni giorno."Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
La musica classica continua a evolversi, incontrando nuove tecnologie e pubblici diversi. In questa puntata raccontiamo come la realtà virtuale stia aprendo modalità inedite di ascolto e fruizione, trasformando l’esperienza musicale in qualcosa di più immersivo e accessibile.Accanto a questo, ci soffermiamo su iniziative che tengono insieme cultura e partecipazione, che mettono al centro storie, linguaggi e nuovi modi di raccontare la realtà. Un percorso tra musica, innovazione e narrazione per capire come cambiano i modi di produrre e condividere cultura oggi.Alessandro Milan - Giornalista di Radio24 - Uno Nessuno Cento Milan e presidente dell'Associazione Wondy Sono IoFrancesca Leon - account manager di ETTManuela Serando - Information Systems Project Manager ETT
Cinzia Cognetti"Note a margine del mio dolore"Harper Collinswww.harpercollins.itQuando Eva, giovane praticante avvocata a Roma, è costretta a tornare a Bari perché il padre ha deciso di vendere la villa di famiglia, la morte della madre Ambra riemerge in modo dirompente.A casa, l'odore è lo stesso di sempre, e a Eva sembra di sentire ancora lo schiocco del bacio di sua madre sulla fronte, l'acciottolio dei bicchieri che impilava nel pensile, la voce di lei che la chiama. Ora Eva deve scegliere cosa buttare, cosa conservare. Gonne, giacche in tartan, pantaloni di seta, abiti sapientemente cuciti dalle mani agili di Ambra. E in fondo all'armadio, un diario nascosto rivela un amore segreto e un passato che Eva non sapeva esistesse, intrecciato con un uomo di nome Fabio e con gli orrori dell'assedio di Sarajevo. Il nome di quell'uomo sconosciuto diventa per Eva un mistero e una soglia, l'inizio di un viaggio dentro una storia che non le è stata mai raccontata, ma che esisteva ben prima di lei.Eva, però, non è sola. Accanto a lei c'è Valentina, conosciuta al Vanilla Lips, un labirinto di velluto e luci soffuse in cui valgono regole diverse da quelle del giorno. Ed è proprio qui, in questo luogo ai margini, che prende forma un legame tra donne fatto di ascolto e responsabilità reciproca, uno spazio di fiducia in cui Eva imparerà a riconoscersi.Nel suo romanzo d'esordio, Cinzia Cognetti, con una scrittura vivida ed evocativa, firma una storia di formazione intensa e luminosa, in cui il lutto e il dolore sono il varco attraverso cui costruire la propria identità. Diventare adulti, sembra dirci, significa accettare che le persone che amiamo non coincidano con il nostro racconto di loro. E solo riconoscendone il mistero possiamo, forse, riconoscere noi stessi.Cinzia Cognetti è pugliese e vive a Bari. Fa il suo esordio letterario nel 2010 con lo pseudonimo di Alexis C. ed è tra i vincitori del concorso di microletteratura indetto da Feltrinelli Editore.Nel 2017 crea il blog “Living 108”, in cui intervista esponenti del mondo della cultura, e nel 2018 pubblica la raccolta di racconti Scatole nere con Les Flaneurs Edizioni di Bari.Dal 2022 è editorialista per il magazine «Amazing Puglia» e nel 2024 è tra i vincitori del concorso “18 anni di Gelsorosso”.Ha scritto svariati racconti pubblicati in antologie e testate giornalistiche non solo nazionali.Nel corso degli anni ha sempre partecipato attivamente a eventi letterari in librerie, programmi televisivi, trasmissioni radio e festival, non solo come scrittrice ma anche in veste di direttrice artistica, intervistatrice o ospite.È docente di scrittura creativa ed editor.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Mariolina Bertini"Adieu"Honoré de Balzacil ramo e la foglia edizioniwww.ilramoelafogliaedizioni.itEstate del 1819. Nel parco di un antico convento in rovina nel cuore dell'Île de France un'apparizione folgora due cacciatori di passaggio: una donna misteriosa e bellissima, dai lunghi riccioli incolti e dal pallore spettrale, che sembra incarnare la natura selvaggia del luogo. Il suo passato è una storia d'amore, di follia e di morte che condurrà il lettore in Russia, sulle rive della Beresina, facendogli rivivere la disfatta e la tragica ritirata dell'esercito napoleonico. “Adieu” è uno dei racconti della Commedia umana in cui più completamente viene in luce la complessità e la ricchezza del genio di Balzac. Vi troviamo il romanziere che gareggia con i pittori suoi contemporanei nella rappresentazione dell'“armonioso disordine” di un paesaggio fiabesco. Accanto a questo Balzac dall'ispirazione tutta visiva c'è il “grande storico” caro a Baudelaire, attento a raccontare la ritirata di Russia traducendo fedelmente in immagini il racconto di testimoni e memorialisti. E c'è infine il Balzac appassionato ai misteri della scienza, che si interroga sul linguaggio segreto della follia e sui rapporti tra la vita delle nostre emozioni e la forza del pensiero.«La donna si lasciò sfuggire un grido di dolore e si alzò del tutto. I suoi movimenti si succedevano con tanta grazia ed erano così rapidi che non pareva una creatura umana ma una di quelle figlie dell'aria celebrate dalla poesia di Ossian. Andò verso uno specchio d'acqua, scosse leggermente una gamba per sbarazzarsi della scarpa e parve immergere con piacere il piede bianco come l'alabastro in quella sorgente […] Poi si inginocchiò sul bordo della fontana e si divertì, come una bambina, a immergervi i lunghi capelli e a tirarli fuori bruscamente, per veder cadere goccia a goccia l'acqua di cui si erano imbevuti e che, attraversata dai raggi del sole, formava come dei rosari di perle.»Mariolina Bertini ha insegnato Letteratura francese all'Università di Parma dal 1988 al 2017. Ha curato edizioni italiane di Proust e di Balzac e il volume dei Meridiani Mondadori dedicato ai saggi di Giovanni Macchia. Tra le sue opere ricordiamo Proust e la poetica del romanzo (Bollati Boringhieri, 1996), il memoir Torino piccola (Pendragon, 2018), L'ombra di Vautrin. Proust lettore di Balzac (Carocci e Classiques Garnier, 2019), che ha vinto il premio Italiques nel 2021, e Su Liala (Nuova Editrice Berti, 2022). È socia nazionale residente dell'Accademia delle Scienze di Torino.Alessandra Ginzburg è psicoanalista con funzioni didattiche della Società Italiana di Psicoanalisi e membro della International Psychoanalytic Association. Ha studiato letteratura francese con Francesco Orlando e Arnaldo Pizzorusso. Allieva di Ignacio Matte Blanco si è impegnata nell'applicazione e nella diffusione anche letteraria della sua opera. Sul versante clinico, oltre a vari saggi, ha pubblicato La stoffa di cui sono fatti i sogni e le emozioni. Per un'applicazione clinica del pensiero di Matte Blanco (Alpes, 2020). Sul versante letterario, oltre a molteplici introduzioni a romanzi e racconti di Balzac, ha pubblicato Il miracolo dell'analogia. Saggi su letteratura e psicoanalisi (Pacini, 2011) e La Recherche di Proust e gli esiti del bacio negato (Alpes, 2025).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Erica Cassano"Duramadre"Garzanti Editorewww.garzanti.itIl primo giorno di scuola, Celeste entra in aula e non trova nessuno ad aspettarla. Nessun bambino. Nessuna famiglia ha avuto il coraggio di mandare i figli dalla nuova professoressa: una donna, nubile, quasi quarantenne, venuta da Napoli. In quel paese della Calabria basta un dettaglio per segnarti, uno sguardo per condannarti. Celeste è arrivata lì per amore. Credeva che accanto a Tonio avrebbe trovato un approdo sicuro. Invece anche nella nuova casa nessuno la vuole: la madre la sopporta appena, le sorelle la escludono e persino Tonio, giorno dopo giorno, sembra sfuggirle. A tratti Celeste non lo riconosce. A tratti non riconosce nemmeno sé stessa. Fuori, l'Italia corre verso il boom economico: arrivano i telefoni, cresce la speranza. Ma non lì. Non in quella terra aspra e dura come una madre che non perdona. Non in quel paese immobile, dove una maledizione grava sulla famiglia di Tonio. Celeste è un corpo estraneo: troppo moderna, troppo diversa. Più volte è tentata di andarsene. Eppure, lei ha passato la vita a cavarsela da sola. È fatta per resistere, non per fuggire. Ma questa volta porta in sé una verità che non ha avuto il coraggio di confidare a Tonio. Una verità che potrebbe cambiare ogni cosa. E che presto non potrà più restare taciuta.Con La Grande Sete Erica Cassano è diventata un'autrice rivelazione. Il romanzo ha esordito primo in classifica. Tutti i lettori ne hanno parlato per mesi dando vita a un passaparola senza fine. Dopo aver conquistato la fiducia dei librai e il plauso della stampa, Erica torna con un libro che cala una protagonista controcorrente in un paese pieno di mormorii, in una famiglia dove nulla è come sembra, in una tradizione che esclude il nuovo. Celeste vuole essere accettata per quello che è, ma allo stesso tempo è spaventata. Accanto a lei, Tonio sta cercando la sua strada, ma le sue radici lo ostacolano. Una storia sulle curve lungo il cammino per diventare sé stessi. E sulla forza per superarle.Erica Cassano è nata a Maratea (PZ) il 19 agosto del 1998. È cresciuta tra Tortora Marina e Praia a Mare, ha vissuto a Napoli, Parigi, Torino. Attualmente abita a Genova. Quando le chiedono da dove viene la risposta è: una somma di tutti questi luoghi. Dopo il liceo classico ha conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne e la magistrale in Filologia Moderna presso l'Università Federico II di Napoli. Ha frequentato un master in scrittura e narrazione a Torino. Ama ciò che riguarda i libri, l'arte, la fotografia e i gatti, di cui si è sempre circondata. Per Garzanti ha pubblicato anche La Grande Sete (2025). Duramadre è il suo secondo romanzo.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Luca Zanforlin"Mia & Lea. La vita è una canzone"Mondadori Editorewww.mondadori.itMia ha quasi sedici anni, la testa sulle spalle e una voce meravigliosa. Che però tratta come un segreto da proteggere. Perché il solo permettersi di sognare di essere una cantante le fa paura. Accanto a lei c'è Lea, sua madre, che crede nella sorte e nel destino: è disordinata, capace di perdere un lavoro al mattino e, con una fortuna sfacciata, trovarne un altro nel pomeriggio. Lea è diventata mamma a sedici anni, la stessa età che ha ora Mia, quando di sogni non ne aveva ancora nessuno. Mia, invece, i sogni li coltiva in silenzio, con la responsabilità di chi è cresciuta troppo in fretta. Sono diverse in tutto – una sbalestrata e istintiva, l'altra posata e riflessiva – ma unite da un amore puro e totale che ha imparato a resistere alle difficoltà della vita. Quando un'occasione inaspettata le porta a Monte Carlo, nella villa di una ricca famiglia monegasca, per Mia si apre un mondo nuovo: lezioni di canto che le insegnano a credere nel proprio talento, la partecipazione a un talent show che potrebbe aiutarla a mostrarlo al mondo e, soprattutto, l'incontro con Claude, bello e misterioso. Con lui scoprirà che l'amore può essere dolce e destabilizzante allo stesso tempo, e che crescere significa anche trovare il coraggio di esporsi, di mostrarsi per ciò che si è davvero. Tra sogni sussurrati, primi battiti che accelerano e una madre che, nonostante tutto, le insegna a non smettere mai di provarci, Mia capirà che il talento da solo non basta: serve impegno, disciplina e la forza di non arrendersi. Un imprevisto, però, farà vacillare tutto. Mia è stata tradita: ma da chi?Luca Zanforlin è autore televisivo e scrittore. Tra i suoi successi, la fortunatissima serie di romanzi dedicati al mondo di “Amici” e il romanzo per adulti Diversity Hotel (2021).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Dopo la prima parte del viaggio alla scoperta delle radici svizzere del calcio italiano andata in onda venerdì 13 marzo, la seconda riprende la narrazione là dove tutto era iniziato: nei vicoli di Genova, tra caffè storici e case affacciate su piazze che, più di un secolo fa, videro rotolare i primi palloni. Qui prosegue la ricostruzione di una storia sorprendente, in cui la nascita del calcio italiano è il risultato di relazioni improvvisate, intuizioni coraggiose e di una presenza svizzera ben più radicata di quanto il racconto popolare abbia mai ammesso.Accanto a figure già incontrate come Edoardo Bosio e James Richardson Spensley, questa tappa introduce nuovi protagonisti: pionieri elvetici giunti in Liguria per studio, lavoro o semplice avventura, e che finirono per scrivere pagine indelebili del nostro sport. È il caso di Henry Dapples, genovese di nascita ma vodese d'origine, tra i primi giocatori del Genoa e vincitore di ben cinque campionati tra il 1898 e il 1903; oppure di Étienne Charles Bugnion, adolescente svizzero che dopo aver fondato il Montriond Lausanne approdò sotto la Lanterna, contribuendo ai successi rossoblù e segnando gol rimasti nella memoria collettiva.Il racconto si allarga poi agli ambienti sociali dell'epoca: giovani benestanti, studenti internazionali, figli della borghesia industriale — spesso svizzeri, inglesi o italo‑svizzeri — che ebbero il privilegio di praticare uno sport allora considerato elitario. Mentre buona parte della popolazione italiana faticava a procurarsi il pane quotidiano, questi “virgulti” costruivano inconsapevolmente il linguaggio tecnico e culturale del calcio che sarebbe arrivato fino a noi.Non mancano episodi curiosi, come il trofeo della Palla Dapples — una splendida sfera d'argento che passava di squadra in squadra attraverso sfide secche — o le vicende di Edoardo Pasteur, svizzero naturalizzato genovese e figura simbolo del Genoa, capace di ricoprire nel club praticamente ogni ruolo: giocatore, capitano, segretario, presidente. E ancora l'arrivo dell'allenatore inglese William Garbutt, che introdusse nel lessico italiano il termine “mister”, destinato a diventare universale.La storia del calcio si intreccia con quella sociale dell'Italia di fine Ottocento: il primo campionato, giocato l'8 maggio 1898, passò quasi inosservato perché in quelle stesse ore Milano era scossa dai moti del pane repressi dal generale Fiorenzo Bava Beccaris. Un contrasto che fotografa perfettamente il mondo in cui il calcio muoveva i suoi primi passi: un Paese affamato e diseguale, ma anche pieno di energie nuove.Il percorso, sempre in compagnia dello storico del calcio Fabrizio Calzia, si conclude nel cuore simbolico della memoria rossoblù: il Museo della Storia del Genoa. Qui, tra maglie ottocentesche, trofei unici e cimeli che raccontano un secolo e mezzo di storia, torna ancora una volta la presenza elvetica. Non solo nei nomi degli antichi protagonisti, ma persino nella toponomastica della città: dalla funicolare costruita da ingegneri svizzeri al quartiere del Righi, testimonianze discrete di un legame che Genova porta ancora inciso nel paesaggio.Questa seconda parte ci ricorda che il calcio italiano non è nato da un gesto singolo, ma da un intreccio di destini, migrazioni e passioni condivise. Gli svizzeri non furono comparse. Furono architetti, organizzatori, visionari. Senza di loro — e senza quel mondo di giovani benestanti, cosmopoliti e curiosi — il football italiano non avrebbe trovato la sua forma.E ciò che il tempo aveva quasi cancellato, oggi torna a brillare in tutta la sua forza.Nell'immagine d'apertura: la Palla Dapples., il trofeo in argento realizzato a proprie spese dallo svizzero Henri Dapples, uno dei primi giocatori del Genoa e primo vincitore del campionato italiano. I suoi zii materni Jean De Fernex, Charles De Fernex e Eugène De Fernex furono tra i pionieri del calcio a Torino
Dopo la prima parte del viaggio alla scoperta delle radici svizzere del calcio italiano andata in onda venerdì 13 marzo, la seconda riprende la narrazione là dove tutto era iniziato: nei vicoli di Genova, tra caffè storici e case affacciate su piazze che, più di un secolo fa, videro rotolare i primi palloni. Qui prosegue la ricostruzione di una storia sorprendente, in cui la nascita del calcio italiano è il risultato di relazioni improvvisate, intuizioni coraggiose e di una presenza svizzera ben più radicata di quanto il racconto popolare abbia mai ammesso.Accanto a figure già incontrate come Edoardo Bosio e James Richardson Spensley, questa tappa introduce nuovi protagonisti: pionieri elvetici giunti in Liguria per studio, lavoro o semplice avventura, e che finirono per scrivere pagine indelebili del nostro sport. È il caso di Henry Dapples, genovese di nascita ma vodese d'origine, tra i primi giocatori del Genoa e vincitore di ben cinque campionati tra il 1898 e il 1903; oppure di Étienne Charles Bugnion, adolescente svizzero che dopo aver fondato il Montriond Lausanne approdò sotto la Lanterna, contribuendo ai successi rossoblù e segnando gol rimasti nella memoria collettiva.undefinedIl racconto si allarga poi agli ambienti sociali dell'epoca: giovani benestanti, studenti internazionali, figli della borghesia industriale — spesso svizzeri, inglesi o italo‑svizzeri — che ebbero il privilegio di praticare uno sport allora considerato elitario. Mentre buona parte della popolazione italiana faticava a procurarsi il pane quotidiano, questi “virgulti” costruivano inconsapevolmente il linguaggio tecnico e culturale del calcio che sarebbe arrivato fino a noi.Non mancano episodi curiosi, come il trofeo della Palla Dapples — una splendida sfera d'argento che passava di squadra in squadra attraverso sfide secche — o le vicende di Edoardo Pasteur, svizzero naturalizzato genovese e figura simbolo del Genoa, capace di ricoprire nel club praticamente ogni ruolo: giocatore, capitano, segretario, presidente. E ancora l'arrivo dell'allenatore inglese William Garbutt, che introdusse nel lessico italiano il termine “mister”, destinato a diventare universale.La storia del calcio si intreccia con quella sociale dell'Italia di fine Ottocento: il primo campionato, giocato l'8 maggio 1898, passò quasi inosservato perché in quelle stesse ore Milano era scossa dai moti del pane repressi dal generale Fiorenzo Bava Beccaris. Un contrasto che fotografa perfettamente il mondo in cui il calcio muoveva i suoi primi passi: un Paese affamato e diseguale, ma anche pieno di energie nuove.undefinedIl percorso, sempre in compagnia dello storico del calcio Fabrizio Calzia, si conclude nel cuore simbolico della memoria rossoblù: il Museo della Storia del Genoa. Qui, tra maglie ottocentesche, trofei unici e cimeli che raccontano un secolo e mezzo di storia, torna ancora una volta la presenza elvetica. Non solo nei nomi degli antichi protagonisti, ma persino nella toponomastica della città: dalla funicolare costruita da ingegneri svizzeri al quartiere del Righi, testimonianze discrete di un legame che Genova porta ancora inciso nel paesaggio.Questa seconda parte ci ricorda che il calcio italiano non è nato da un gesto singolo, ma da un intreccio di destini, migrazioni e passioni condivise. Gli svizzeri non furono comparse. Furono architetti, organizzatori, visionari. Senza di loro — e senza quel mondo di giovani benestanti, cosmopoliti e curiosi — il football italiano non avrebbe trovato la sua forma.E ciò che il tempo aveva quasi cancellato, oggi torna a brillare in tutta la sua forza.Nell'immagine d'apertura: la Palla Dapples., il trofeo in argento realizzato a proprie spese dallo svizzero Henri Dapples, uno dei primi giocatori del Genoa e primo vincitore del campionato italiano. I suoi zii materni Jean De Fernex, Charles De Fernex e Eugène De Fernex furono tra i pionieri del calcio a Torinoundefined
La lunga storia di Venezia ha inizio già con le vicende del Patriarcato di Aquileia, rappresentando una vera e propria identità culturale e geografica durante il Medioevo e il Rinascimento.La sua eredità musicale, infatti, è espressione del mondo religioso dell'epoca e gli archivi raccontano uno stile inconfondibile in particolar modo nella liturgia e nella sfera religiosa del tempo.Accanto alla devozione, la vita culturale laico-profana viaggia in diverse forme e regala ancora oggi una moltitudine di testimonianze legate alla capacità di conservazione di molti documenti compositivi.La puntata di “Quilisma” prende spunto da un concerto dell'ensemble Anonima Frottolisti nell'ambito della rassegna Cantar di Pietre. Un concerto che ha raccontato lo spaccato “popolareggiante”, per quanto estremamente colto, del gusto musicale cortese e profano del XV e XVI secolo. I racconti, le maschere, i personaggi, l'amore, la vita, sono stati solo alcuni dei temi trattati dal repertorio eseguito: una “fotografia” dell'estetica e della ricerca tanto letterale quanto musicale dell'epoca.
La lunga storia di Venezia ha inizio già con le vicende del Patriarcato di Aquileia, rappresentando una vera e propria identità culturale e geografica durante il Medioevo e il Rinascimento.La sua eredità musicale, infatti, è espressione del mondo religioso dell'epoca e gli archivi raccontano uno stile inconfondibile in particolar modo nella liturgia e nella sfera religiosa del tempo.Accanto alla devozione, la vita culturale laico-profana viaggia in diverse forme e regala ancora oggi una moltitudine di testimonianze legate alla capacità di conservazione di molti documenti compositivi.La puntata di “Quilisma” prende spunto da un concerto dell'ensemble Anonima Frottolisti nell'ambito della rassegna Cantar di Pietre. Un concerto che ha raccontato lo spaccato “popolareggiante”, per quanto estremamente colto, del gusto musicale cortese e profano del XV e XVI secolo. I racconti, le maschere, i personaggi, l'amore, la vita, sono stati solo alcuni dei temi trattati dal repertorio eseguito: una “fotografia” dell'estetica e della ricerca tanto letterale quanto musicale dell'epoca.
Per oltre un secolo abbiamo raccontato la nascita del calcio italiano come una storia tutta britannica: marinai, commercianti e cittadini inglesi che portarono il pallone nei porti del Nord. La realtà, però, è molto più sorprendente. Accanto agli inglesi, infatti, ci furono gli svizzeri – e grigionesi – a gettare le fondamenta culturali, tecniche e persino istituzionali di quello che oggi è lo sport più amato d'Italia. Una pagina affascinante e quasi dimenticata, rimasta nascosta tra archivi, vicoli e memorie familiari.In questo viaggio delle Voci del Grigioni Italiano, Alessandro Tini in compagnia dello storico del calcio Fabrizio Calzia, costruisce un mosaico di storie che parte dai carruggi di Genova, attraversa le industrie di Torino, tocca le pasticcerie fondate dagli emigranti del Canton Grigioni e arriva fino ai primi campi improvvisati della penisola. Figure come Edoardo Bosio, pioniere assoluto del football italiano, e James Richardson Spensley, medico visionario che aprì le porte del Genoa ai soci italiani, diventano i protagonisti di una vicenda che unisce migrazione, impresa e modernità.La narrazione si muove tra botteghe ottocentesche – come la storica Pasticceria Klainguti, simbolo dell'eleganza svizzera trapiantata a Genova – e salotti aristocratici dove nobili italiani, svizzeri e inglesi scoprirono insieme un nuovo gioco destinato a trasformarsi in rito collettivo. È la storia di famiglie che portarono nel Nord Italia non solo pasticceria e innovazione industriale, ma anche un modo diverso di vivere il tempo libero, l'associazionismo, la disciplina sportiva.Tra archivi, aneddoti e luoghi simbolo emerge una verità dimenticata: senza l'iniziativa, la visione e le reti sociali delle comunità elvetiche, il calcio italiano — come lo conosciamo oggi — forse non sarebbe mai nato.La seconda parte andrà in onda venerdì 20 marzo 2026.Nell'immagine d'apertura: il pallone usato nel primo campionato italiano disputato in una giornata l'8 maggio 1898 vinto dal Genoa (crediti: Musei di Genova)
Per oltre un secolo abbiamo raccontato la nascita del calcio italiano come una storia tutta britannica: marinai, commercianti e cittadini inglesi che portarono il pallone nei porti del Nord. La realtà, però, è molto più sorprendente. Accanto agli inglesi, infatti, ci furono gli svizzeri – e grigionesi – a gettare le fondamenta culturali, tecniche e persino istituzionali di quello che oggi è lo sport più amato d'Italia. Una pagina affascinante e quasi dimenticata, rimasta nascosta tra archivi, vicoli e memorie familiari.undefinedIn questo viaggio delle Voci del Grigioni Italiano, Alessandro Tini in compagnia dello storico del calcio Fabrizio Calzia, costruisce un mosaico di storie che parte dai carruggi di Genova, attraversa le industrie di Torino, tocca le pasticcerie fondate dagli emigranti del Canton Grigioni e arriva fino ai primi campi improvvisati della penisola. Figure come Edoardo Bosio, pioniere assoluto del football italiano, e James Richardson Spensley, medico visionario che aprì le porte del Genoa ai soci italiani, diventano i protagonisti di una vicenda che unisce migrazione, impresa e modernità.undefinedLa narrazione si muove tra botteghe ottocentesche – come la storica Pasticceria Klainguti, simbolo dell'eleganza svizzera trapiantata a Genova – e salotti aristocratici dove nobili italiani, svizzeri e inglesi scoprirono insieme un nuovo gioco destinato a trasformarsi in rito collettivo. È la storia di famiglie che portarono nel Nord Italia non solo pasticceria e innovazione industriale, ma anche un modo diverso di vivere il tempo libero, l'associazionismo, la disciplina sportiva.Tra archivi, aneddoti e luoghi simbolo emerge una verità dimenticata: senza l'iniziativa, la visione e le reti sociali delle comunità elvetiche, il calcio italiano — come lo conosciamo oggi — forse non sarebbe mai nato.La seconda parte andrà in onda venerdì 20 marzo 2026.Nell'immagine d'apertura: il pallone usato nel primo campionato italiano disputato in una giornata l'8 maggio 1898 vinto dal Genoa (crediti: Musei di Genova)undefined
Le Voci del Grigioni italiano tornano ad occuparsi di archeologia alpina, intesa non solo come disciplina di scavo, ma come strumento per leggere il territorio, comprenderne le trasformazioni e restituire memoria alle comunità.Nelle profondità del lago di Sankt Moritz millenari resti lignei conservati in condizioni eccezionali, ci raccontano di variazioni climatiche e mutamenti ambientali di lunga durata. Un archivio naturale che permette di riflettere sulla fragilità degli ecosistemi alpini e sugli equilibri che, nel corso dei secoli, hanno modellato il paesaggio.Accanto a questa dimensione ambientale, trova spazio il lavoro quotidiano di tutela svolto sul territorio: interventi legati a cantieri e infrastrutture, pianificazione preventiva, documentazione sistematica prima delle trasformazioni edilizie. Un'attività spesso silenziosa, che punta a conciliare sviluppo e conservazione, riducendo conflitti e costruendo nel tempo un rapporto di fiducia con la popolazione.Infine, l'attenzione si concentra su un importante sito alpino - Piuro, nella Bregaglia italiana, segnato da un evento catastrofico, oggi riletto attraverso ricerche stratigrafiche, analisi scientifiche e studi sulle reti economiche medievali. Oltre la memoria della tragedia, emerge la ricostruzione di un centro produttivo inserito in circuiti di scambio di ampia portata, con una restituzione dei risultati che guarda anche alla valorizzazione pubblica.Il filo conduttore è l'archeologia come chiave di lettura del presente: una disciplina che collega ambiente e storia, prevenzione e memoria, identità locale e relazioni europee, trasformando ciò che riemerge dal sottosuolo in conoscenza condivisa e patrimonio vivo.Ad accompagnarci in questo affasciante viaggio alla scoperta del nostro passato saranno Patrick Cassitti (responsabile scientifico del Servizio archeologico del Canton Grigioni) e il professor Fabio Saggioro (ordinario di archeologia medievale all'Università di Verona).
Le Voci del Grigioni italiano tornano ad occuparsi di archeologia alpina, intesa non solo come disciplina di scavo, ma come strumento per leggere il territorio, comprenderne le trasformazioni e restituire memoria alle comunità.Nelle profondità del lago di Sankt Moritz millenari resti lignei conservati in condizioni eccezionali, ci raccontano di variazioni climatiche e mutamenti ambientali di lunga durata. Un archivio naturale che permette di riflettere sulla fragilità degli ecosistemi alpini e sugli equilibri che, nel corso dei secoli, hanno modellato il paesaggio.Accanto a questa dimensione ambientale, trova spazio il lavoro quotidiano di tutela svolto sul territorio: interventi legati a cantieri e infrastrutture, pianificazione preventiva, documentazione sistematica prima delle trasformazioni edilizie. Un'attività spesso silenziosa, che punta a conciliare sviluppo e conservazione, riducendo conflitti e costruendo nel tempo un rapporto di fiducia con la popolazione.Infine, l'attenzione si concentra su un importante sito alpino - Piuro, nella Bregaglia italiana, segnato da un evento catastrofico, oggi riletto attraverso ricerche stratigrafiche, analisi scientifiche e studi sulle reti economiche medievali. Oltre la memoria della tragedia, emerge la ricostruzione di un centro produttivo inserito in circuiti di scambio di ampia portata, con una restituzione dei risultati che guarda anche alla valorizzazione pubblica.Il filo conduttore è l'archeologia come chiave di lettura del presente: una disciplina che collega ambiente e storia, prevenzione e memoria, identità locale e relazioni europee, trasformando ciò che riemerge dal sottosuolo in conoscenza condivisa e patrimonio vivo.Ad accompagnarci in questo affasciante viaggio alla scoperta del nostro passato saranno Patrick Cassitti (responsabile scientifico del Servizio archeologico del Canton Grigioni) e il professor Fabio Saggioro (ordinario di archeologia medievale all'Università di Verona).
"Pedro"Un cane scomparso, una speranza che resiste, la storia di un amore che salvaSperling & Kupferwww.sperling.itDopo la morte improvvisa del padre, il giovane Teo vive sospeso tra il peso delle responsabilità, la fatica quotidiana nel bar di famiglia e una tristezza che scava dentro senza fare rumore. Accanto a lui restano solo sua madre, una donna forte e fragile allo stesso tempo, e un vuoto che sembra impossibile da colmare. Finché un giorno, quasi per istinto, decide di adottare un cane. Non uno qualunque, ma uno come lui: timido, segnato, in cerca di una seconda possibilità. Così entra nella sua vita Pedro, un meticcio salvato dal canile. Pedro corre, aspetta, guarda. E resta. Insieme costruiscono una quotidianità fatta di piccoli gesti, di fiducia reciproca, di presenza e ascolto. Un miracolo che sembra finalmente rimettere ordine nel caos, che diventa una cura. Ma un giorno Pedro scompare. Da quel momento inizia una corsa disperata attraverso Roma e la sua periferia. La città fa da sfondo e da specchio: quartieri, parchi, notti insonni, incontri che tengono insieme i frammenti di un'esistenza. Cercando Pedro, Teo è costretto a guardare in faccia il dolore, l'amore e il rischio che comporta affidarsi a qualcuno. Una ricerca che toglie il respiro, un viaggio emotivo che diventa una resa dei conti con il passato, con le paure più profonde e con l'idea stessa di speranza. Perché perdere Pedro significa rischiare di perdere di nuovo tutto.Roberto Errichetti è nato a Roma nel 1973. Conosciuto con lo pseudonimo di Teo, è un cantautore, rapper e interprete cresciuto artisticamente alla scuola poetica di Franco Califano. Nel suo percorso personale ricco di collaborazioni e contaminazioni, fonde musica e scrittura in un linguaggio intimo e autentico.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Il nuovo rapporto Svimez fotografa un Mezzogiorno che continua a perdere giovani qualificati, con una mobilità sempre più anticipata già al momento dell'università, fattore che riduce drasticamente le possibilità di rientro. Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Sud verso il Centro-Nord, con una perdita netta di 270mila unità e un costo stimato di 6,8 miliardi l'anno. La quota di laureati tra i migranti meridionali è triplicata, segno di una fuga di competenze strutturale legata alla ricerca di mercati del lavoro più dinamici. Persistono forti divari retributivi territoriali e un vantaggio economico significativo per chi lavora all'estero. Accanto a questo fenomeno emerge la crescita dei cosiddetti "nonni con la valigia": anziani formalmente residenti al Sud ma stabilmente presenti al Centro-Nord per seguire figli e nipoti emigrati. Dal 2002 al 2024 sono quasi raddoppiati, superando quota 184mila, indicatore di una trasformazione silenziosa ma profonda degli equilibri familiari e sociali. Analizziamo il tutto con Luca Bianchi, direttore SvimezAl via la sesta edizione di imprese vincentiÈ partita a Milano la sesta edizione di Imprese Vincenti, il programma di Intesa Sanpaolo dedicato alle PMI eccellenti. Dieci aziende di Milano, Monza e Brianza hanno inaugurato il tour raccontando strategie di crescita, innovazione, sostenibilità ed impatto sociale. Le imprese selezionate riceveranno supporto su internazionalizzazione, transizione digitale, ESG e finanza straordinaria, con particolare attenzione agli investimenti immateriali e alla cultura del rischio, tema centrale dell'edizione 2026. Dal 2019 si sono candidate circa 18mila PMI; le 150 selezionate quest'anno generano complessivamente 35 miliardi di fatturato e impiegano 150mila persone. Il territorio lombardo conferma una forte vocazione all'innovazione, all'export e alla nascita di startup, con Milano che guida per brevetti e internazionalizzazione. Secondo Intesa Sanpaolo, la crescita economica 2026 sarà sostenuta da consumi e investimenti, trainata da settori ad alta specializzazione come farmaceutica, elettronica, servizi avanzati e agroalimentare. Interviene Anna Roscio, executive director sales & marketing imprese della divisione Banca dei Territori di Intesa SanpaoloMilano Cortina 2026: l'economia dello sport e della montagnaA ridosso della chiusura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 si è tenuto alla Triennale di Milano un confronto sugli impatti economici e territoriali dei grandi eventi sportivi. L'incontro ha analizzato gli effetti di medio-lungo periodo su infrastrutture, turismo, sostenibilità e sviluppo industriale, con la presentazione di un numero speciale della Rivista di Politica Economica dedicato all'economia dello sport e della montagna. Il focus è stato sulla capacità dei Giochi di generare investimenti duraturi, innovazione e trasformazioni territoriali, rafforzando la filiera turistica e logistica italiana. L'evento ha riunito rappresentanti di Confindustria, sport e industria per discutere come le Olimpiadi possano diventare un acceleratore di crescita e un modello di sviluppo sostenibile per i territori coinvolti. Il commento è di Leopoldo Destro, delegato del Presidente di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del turismo