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Costanza Savini"Radice Madre"Di corpi, piante e genealogie invisibiliAiep Editorewww.aiepeditore.comAda ricostruisce la propria origine attraverso i taccuini della madre Monica, scienziata visionaria sospesa tra genetica, mondo vegetale e pratiche ai margini della scienza.Una donna magnetica e inafferrabile, capace di trasmettere sapere e inquietudine come una forma di eredità invisibile.Accanto a lei si muovono due figure decisive: un padre errante, seduttivo e irresponsabile, che attraversa la vita come un corpo in fuga, e una nonna musicista, depositaria di segreti e di una memoria ormai frammentata, in cui colpa, follia e amore si confondono.Tra lutti, rivelazioni tardive e legami mai chiariti, Ada cresce in una famiglia dove il corpo è sempre un campo di tensione: luogo di nascita e di perdita, di desiderio e di colpa, di trasmissione e di dissoluzione.Quando incontra un uomo che ha conosciuto sua madre, la storia familiare si riapre e diventa interrogazione radicale sull'origine: cosa passa davvero da un corpo all'altro? Cosa resta, quando l'amore non si compie?Radice Madre è un romanzo sull'eredità biologica ed emotiva, sulla maternità come forza ambigua e non consolatoria, e sulla natura come linguaggio profondo che unisce piante, corpi e memoria.Un libro sul legame che ci genera e ci attraversa, senza chiederci il permesso.Costanza Savini vive a Bologna. Ha studiato Giurisprudenza e Bioenergetica presso l'Istituto di Psicologia Somatorelazionale di Milano. Pubblica romanzi e racconti con Ugo Mursia e Città Aperta, e libri di spiritualità e benessere con editori del settore. Nel 2013 porta a Rio de Janeiro, per la Giornata Mondiale della Gioventù, il racconto teatrale Con le scarpe sempre ai piedi, dedicato alla vita di don Oreste Benzi e scritto a più mani con la Comunità Papa Giovanni XXIII.Nel 2024 dal suo romanzo La stanza indaco è stato tratto l'omonimo film, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città e premiato in diversi festival nazionali e internazionali. Nel 2026 ispirato al suo racconto Radice sulle mutazioni uomo-natura, esce in co-sceneggiatura il cortometraggio ‘Phosgene Tears to old Kassandra' per la regia di Alessandra Pescetta, presentato al 33° Sguardi Altrove Film Festival, apre l' OtherMovieLugano Film Festival vincendo il premio miglior regia.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Carmine Sorrentino"Obscura luna"Bordeaux Edizioniwww.bordeauxedizioni.itNel 2277 il mondo ha trovato un nuovo equilibrio: la tecnologia governa i corpi, la religione governa le coscienze, la carta è diventata materia proibita. Cesare vive una vita ordinaria nella Roma del futuro, finché un antico diario cartaceo – un oggetto che non dovrebbe più esistere – irrompe nella sua esistenza. Quel manoscritto del 1950 riemerso dalle viscere della città, custodisce una verità capace di incrinare l'ordine del mondo. Una verità che mette in discussione il potere, la fede e la narrazione ufficiale della storia umana. Tra nanochip, esoscheletri sperimentali, città stratificate e organizzazioni clandestine, Cesare viene trascinato in una rete di segreti sempre più fitta. Accanto a lui, figure ambigue e magnetiche, alleanze pericolose e un'amicizia che sembra nascondere più di quanto riveli. Obscura Luna è un romanzo di fantascienza distopica e filosofica, dove il futuro dialoga con il passato e ogni scoperta illumina un'ombra più profonda. Perché alcune verità non sono fatte per essere svelate e altre, una volta lette, non permettono più di tornare indietro.Carmine Sorrentino, napoletano di nascita e romano di adozione, ha studiato regia cinematografica e televisiva alla New York University e alla School of Visual art di New York. Ideatore e curatore di mostre ed eventi legati all'arte contemporanea, collabora con vari registi e artisti dell'avanguardia romana. Tra le sue opere Alberi parlanti (1992), Conversazioni nel silenzio (Officina de' Medici 2001), Il pianista e la farfalla (Cult 2008), Il segreto della colla di pesce e Diddiball (Argo 2012).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Cosa resta di una persona dopo trentadue anni di carcere? E cosa succede quando, una volta ottenuta la libertà, non esiste più un luogo in cui tornare?Con questa storia entriamo in uno degli spazi più invisibili e meno raccontati del conflitto israelo-palestinese: le prigioni israeliane. A guidarci è la voce di Nasser Abo Srour, scrittore e poeta palestinese che ha trascorso oltre metà della sua vita dietro le sbarre e che oggi vive in esilio. Ma questo è anche un viaggio dentro le fratture della società israeliana. Accanto alla testimonianza di Nasser c'è infatti quella di Yair Dvir, portavoce di B'Tselem, storica organizzazione israeliana per i diritti umani che da anni documenta e denuncia le violazioni commesse da Israele nei territori occupati. Nel suo più recente report, Living Hell, pubblicato come aggiornamento del precedente Welcome to Hell, l'organizzazione raccoglie decine di testimonianze di ex detenuti e descrive il sistema carcerario israeliano come una rete di campo di tortura e un luogo segnato da violenze sistematiche, isolamento e progressiva disumanizzazione. Attraverso due testimonianze il “Laser” cerca di illuminare ciò che avviene dietro muri sempre più impenetrabili: il carcere come strumento di controllo, il confine sottile tra punizione e annientamento, il modo in cui una società in guerra ridefinisce il valore stesso della vita umana. E pone una domanda che attraversa tutto il racconto: quando il mondo smette di guardare, chi resta a testimoniare?
Un dialogo continuo tra passato e contemporaneità attraversa i musei del Grigione italiano, chiamati a rinnovarsi senza perdere la propria anima. A Stampa, la Chäsa Granda conferma la sua doppia vocazione: custode della memoria locale e ponte verso l'arte internazionale, nel segno dei Giacometti, di Varlin e di Segantini. Accanto alle nuove esposizioni, prende forma un ambizioso progetto di rilancio che punta a trasformare l'edificio storico in uno spazio più accessibile, sicuro e narrativo, capace di dare nuova vita a collezioni e diorami, ma anche di raccontare temi finora poco esplorati come il transito alpino o l'energia.In Valposchiavo l'esperienza museale si fa partecipativa. Il percorso dedicato alla lana accompagna i visitatori lungo l'intera filiera, tra saperi artigianali, sostenibilità e didattica. Un'iniziativa che coinvolge direttamente la comunità, formando nuove mediatrici e rilanciando un patrimonio tessile che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.A Brusio riemerge invece la memoria industriale con il Museo del tabacco, nato nel cuore di una fabbrica storica dove ogni macchina racconta un mestiere e una filiera che ha segnato la valle. Nel Moesano, infine, il museo diventa luogo di incontro tra generazioni, dove oggetti e laboratori artistici stimolano scambio, creatività e consapevolezza.Tra rinnovamento, partecipazione e riscoperta, i musei regionali si confermano spazi vivi, capaci di custodire storie e reinventarle per il presente.
Puoi sostenere Discorsi Fotografici destinandoci il tuo 5×1000. Nella dichiarazione dei redditi firma nel riquadro “Sostegno degli Enti del Terzo Settore iscritti nel RUNTS” e inserisci il codice fiscale 92026180585. Per te non ha alcun costo, per noi è un aiuto importante. In questa intervista incontriamo Roberto Solomita, fotografo il cui percorso nasce molto presto, in camera oscura, davanti a un ingranditore aperto dal padre e alla scoperta della fotografia analogica, del bianco e nero, della chimica. Accanto alla fotografia, nella sua vita c'è anche un'altra grande passione, la politica: due modi diversi di stare dentro il mondo, osservarlo e interrogarlo. Da questa relazione nasce una ricerca che non si limita alla forma dell'immagine, ma cerca un rapporto più profondo con il reale, con il discorso pubblico e con ciò che crediamo di vedere. Il cuore della conversazione è The Disappearance of Harry Kipper, progetto che prende le mosse da una beffa mediatica degli anni Novanta ideata nell'orbita di Luther Blissett: la storia di un artista di strada inglese, mai esistito, che avrebbe attraversato il Friuli in bicicletta componendo la parola “ART” attraverso una serie di città e località collegate dal GPS, prima di scomparire misteriosamente. Da questa vicenda falsa ma credibile, Roberto Solomita costruisce una pseudo-documentazione fotografica, mettendo in tensione documento e invenzione, verità e verosimiglianza, testimonianza e immaginazione. Con lui parliamo di fotografia, territorio, media, fake news e del nostro desiderio, spesso inconsapevole, di credere alle immagini. Buon ascolto! Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.itSeguici su Facebook: https://www.facebook.com/discorsifotograficiSeguici su Instagram: https://www.instagram.com/discorsifotografici/Scrivici a: info@discorsifotografici.it
La storia del lottatore Mark Kerr, leggenda delle arti marziali miste e dell'Ultimate Fighting Championship, viene portata sullo schermo da Benny Safdie con Dwayne Johnson, “The Rock”, nei panni del protagonista. Accanto a lui, Emily Blunt interpreta la compagna Dawn, con la quale il lottatore vive una relazione tormentata mentre combatte con i suoi demoni interiori, oltre che sul ring. Un film premiato a Venezia con il Leone d'argento nel 2025.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Strumenti di Intelligenza Artificiale per studiare, creare contenuti e usare meglio i propri dispositivi: NotebookLM, Gemini, Canva e altre piattaforme gratuite o con prove gratuite, spiegate in modo accessibile a chi non è un professionista. Gabriele Gobbo, divulgatore e docente esperto di cultura digitale, mostra come NotebookLM analizzi solo le fonti caricate dall'utente per generare riassunti, mappe mentali, infografiche e veri podcast in italiano con due voci che dialogano. Con Gemini si possono anche creare libri per bambini sfogliabili, con voci e illustrazioni. Canva, da software di grafica, è ormai uno strumento completo per post social, animazioni e piccoli video. Accanto agli strumenti, due contributi allargano il quadro sull'uso reale e responsabile dell'Intelligenza Artificiale. Marco Camisani Calzolari, dalla sua serie Decisioni Artificiali, racconta la storia del tassista di Seoul che ha insegnato all'Intelligenza Artificiale a dire "non lo so" invece di inventare risposte false ma credibili. Alessandro Curioni interviene sui ragazzi e il digitale: il mito del nativo digitale ha fatto più danni della disinformazione, e a scuola serve un kit minimo di sopravvivenza online.
La 26ª puntata di We Believe in Music non è stata una puntata qualsiasi. È stata l'ultima fermata di un viaggio straordinario: la settima stagione del nostro programma. E per chiudere questo percorso non potevamo chiedere di meglio.Con noi @ryah_official , artista capace di portare energia, personalità e contaminazioni sonore, facendoci viaggiare tra “BUM BUM”, “SUDAMERICA”, “RUM” e “TESTARDA”. Brani che raccontano un'identità forte, moderna e senza paura di sperimentare.Accanto a lui @iosomonal , che ci ha regalato un viaggio intenso e ricco di sfumature con “FRADICIO”, “MARIANNE” e “LA PIÙ OSCURA POESIA”, dimostrando una sensibilità artistica profonda e una scrittura capace di lasciare il segno.E poi un momento speciale, di quelli che fanno venire i brividi a chi ama la musica: la sua interpretazione di “Walking in My Shoes” dei Depeche Mode, un omaggio elegante e sentito a una delle band più iconiche della storia della musica. Due artisti diversi, due percorsi unici, un'unica grande passione che ha reso speciale questa ultima puntata della stagione.Con questa puntata si chiude la settima stagione di We Believe in Music. Una stagione fatta di nuove amicizie, musica live, anteprime, emozioni, risate, chilometri, cambiamenti e tantissimi artisti che hanno scelto i nostri microfoni per raccontarsi.A tutti voi che ci avete seguito, sostenuto e accompagnato in questo percorso, diciamo semplicemente grazie.Ci avete permesso, ancora una volta, di fare ciò che amiamo di più: dare voce alla musica. ❤️
Domenico ScarpaPrimo Levi: uniform editionEinaudi Editorewww.einaudi.itPrimo Levi: uniform editionMartedì 26 maggio sono usciti negli Einaudi Tascabili i primi quattro titoli di una uniform edition di Primo Levi. In tutto sono previsti sedici volumi, per un'operazione che verrà completata entro la primavera del 2027, quando ricorrerà un doppio anniversario: i 40 anni dalla scomparsa di Levi e i 80 anni dalla prima edizione De Silva di Se questo è un uomo.Tra i quattro volumi appena usciti c'è un inedito assoluto: Mi interessa la gente perché ne faccio parte. Dialoghi con le scuole.Questo libro, curato da Fabio Levi, raccoglie 62 corrispondenze di Primo Levi con studenti e insegnanti di tutta Italia, negli anni tra il 1973 e il 1986. Gli altri tre titoli sono Se questo è un uomo, Il sistema periodico e La chiave a stella, a cura di Domenico Scarpa, ciascuno con un corredo di Documenti e con nuovi apparati storico-critici. Il progetto grafico della uniform edition è di Fabrizio Farina, mentre a Nicola Magrin si devono il lettering del nome d'autore, che caratterizza l'intera serie e che si impone allo sguardo senza essere invasivo, nonché le copertine di Se questo è un uomo, del Sistema periodico e della Chiave a stella.Le opere che Levi pubblicò in vita, da Se questo è un uomo a I sommersi e i salvati, sono curate da Domenico Scarpa; ciascuna di esse contiene una sezione di Documenti e una postfazione che ricostruisce le vicende del libro.Con il suo prezzo di copertina contenuto e con il suo impatto grafico la uniform edition si rivolge innanzitutto a studenti e insegnanti, ma ha il suo punto di forza nella sezione Documenti e nei nuovi apparati storico-critici. L'una e gli altri offrono ai lettori e agli studiosi una quantità di inediti che solo ora emergono dagli archivi: dialoghi epistolari, prime stesure di testi (alcuni dei quali celebri, come il racconto Carbonio del Sistema periodico), retroscena editoriali. Accanto a queste novità si è tenuto a conservare alcuni testi critici tuttora essenziali, come quelli di Cesare Segre su Se questo è un uomo, di Ernesto Ferrero su La tregua, di Walter Barberis su I sommersi e i salvati, e (in appendice al Sistema periodico) l'intervista che Philip Roth realizzò con Levi nel settembre del 1986.Ai primi quattro titoli della uniform edition di Levi che sono usciti ieri si aggiungerà tra poco, in luglio, Storie naturali, la sua prima raccolta di storie di fantatecnologia e di fantabiologia (lo stesso Levi li definì «di quasi fantascienza»), che uscì nel 1966 sotto lo pseudonimo Damiano Malabaila, adottato su richiesta di casa Einaudi per non disorientare i lettori di Se questo è un uomo e La tregua. Solo a partire dal 1979 l'opera sarebbe apparsa con il nome reale dell'autore. Storie naturali verrà riproposto nell'edizione curata nel 2022 da Martina Mengoni e Domenico Scarpa, ma con una copertina appositamente realizzata da Miriam Levi, nipote dello scrittore, il cui segno è congeniale alla vena fantastico-visionaria di suo nonno. Per questa serie Miriam Levi firmerà infatti anche le copertine delle successive raccolte di storie d'invenzione: Vizio di forma (1971) e Lilìt e altri racconti (1981).Domenico Scarpa è il consulente letterario del Centro studi Primo Levi di Torino. Ha pubblicato Italo Calvino (Bruno Mondadori, 1999), Storie avventurose di libri necessari (Gaffi, 2010), Natalia Ginzburg. Pour un portrait de la tribu (Cahiers de l'Hôtel de Galliffet, 2010), Uno. Doppio ritratto di Franco Lucentini (:duepunti, 2011) e, con Ann Goldstein, In un'altra lingua (Lezioni Primo Levi - Einaudi, 2015). Ha curato il terzo volume della Grande Opera Atlante della letteratura italiana. Dal Romanticismo a oggi, edito da Einaudi (2012) e, con Roberta Mori, Album Primo Levi (2017). Inoltre, la raccolta delle Lezioni Primo Levi (Mondadori, 2019) e svariate antologie, cicli teatrali, mostre e documentari televisivi. Nel 2019 ha curato per i «Meridiani» Mondadori le Opere di bottega di Fruttero & Lucentini, mentre per Einaudi cura opere di Natalia Ginzburg e, per Sellerio, i romanzi di Graham Greene. Con Einaudi ha pubblicato anche Bibliografia di Primo Levi (2022).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
La 25ª puntata di We Believe in Music è stata un viaggio elegante, emozionante e pieno di talento puro.
Mario Esposito e Carlo Emilio Zummocuratori della mostra "Lucio Dalla e Roberto Roversi. Automobili. Un disco"MAUTO Museo Nazionale dell'Automobile di TorinoFino al 20 settembre 2026A cinquant'anni dalla pubblicazione, il progetto espositivo invita a riascoltare un album e a ripensare il nostro rapporto con una delle invenzioni che più hanno segnato – e continuano a segnare – la nostra storia.Installation view. Ph. PerottinoIl Museo Nazionale dell'Automobile presenta il progetto espositivo LUCIO DALLA & ROBERTO ROVERSI. AUTOMOBILI. UN DISCO. In esposizione da mercoledì 13 maggio a domenica 20 settembre - nella project room al primo piano - materiali d'archivio, illustrazioni e automobili che accompagnano il visitatore in un percorso in cui le canzoni dell'album prendono forma nello spazio espositivo, intrecciando memoria storica, immaginario collettivo e riflessione contemporanea sul ruolo dell'automobile nella società.“Il Museo Nazionale dell'Automobile rappresenta il contesto ideale per accogliere e amplificare il progetto Lucio Dalla & Roberto Roversi. Automobili. Un disco. Da luogo tradizionalmente deputato alla conservazione e valorizzazione dell'oggetto automobile, il Museo si configura oggi come uno spazio di riflessione culturale più ampio, in linea con una strategia che privilegia approcci trasversali e intersezionali. Portare questa mostra al MAUTO significa spostare lo sguardo - da oggetto tecnico a fenomeno culturale complesso - e interrogare le narrazioni che hanno costruito il mito dell'auto, metterle in discussione e aprire nuove prospettive di lettura che coinvolgono musica, letteratura, arte e società. La mostra si inserisce così pienamente nella nuova visione del Museo: un'istituzione capace di raccontare l'automobile come lente privilegiata per comprendere le trasformazioni del Novecento e le sfide del contemporaneo. Automobili diventa allora un archivio vivo, un racconto aperto, uno strumento critico”. Lorenza Bravetta, Direttore MAUTONel 1976 la casa discografica RCA pubblica Automobili, il concept album di Lucio Dalla e Roberto Roversi dedicato al simbolo per eccellenza della modernità e delle trasformazioni del Novecento. Il cantautore e il poeta, entrambi bolognesi, avevano originariamente composto undici brani destinati alla scena teatrale. La scelta di ridurli a soli sei per la pubblicazione su LP segna, al tempo stesso, il culmine e la rottura della loro collaborazione. Una decisione che rende oggi necessario riscoprire anche le cinque canzoni escluse, fondamentali per comprendere appieno la portata sociale e politica della loro visione del rapporto tra l'uomo e l'automobile.Quando uscì, l'album fu accolto come un'opera anomala, difficile, profondamente politica. Lontano dalle logiche commerciali della discografia dell'epoca, il disco si configurava come un affresco critico della società industriale italiana, in cui l'automobile non era semplice oggetto di desiderio o simbolo di progresso, ma dispositivo culturale, sociale e ideologico. Le recensioni dell'epoca ne sottolineavano la natura spiazzante: un concept album che smontava il mito dell'automobile proprio mentre questo raggiungeva la sua massima espansione. Nelle parole di Roversi e nelle musiche di Dalla, l'automobile è teatro di contraddizioni: promessa di libertà e insieme strumento di alienazione, icona di modernità e al tempo stesso segno di crisi industriale, simbolo di potere e oggetto destinato al declino. A distanza di cinquant'anni, Automobili si rivela un'opera sorprendentemente attuale. In un presente segnato dalla transizione ecologica, dalla ridefinizione dei modelli di mobilità e da un ripensamento radicale del rapporto tra uomo, tecnologia e ambiente, il “futuro incompleto” evocato dal disco appare come una chiave di lettura potente per interpretare il nostro tempo. La mostra nasce dunque come un dispositivo interpretativo: non una celebrazione nostalgica, ma un campo di tensione tra passato e presente. Le canzoni diventano matrici narrative che attivano una pluralità di linguaggi – automobili, materiali d'archivio, immagini, suoni, illustrazioni – per costruire un racconto stratificato, capace di attraversare storia, cultura pop, industria, immaginario e critica sociale.Installation view. Ph. PerottinoIn esposizione materiali originali provenienti dall'archivio di Antonio Bagnoli - nipote di Roberto Roversi - e dedicati all'universo di Automobili e alla collaborazione tra Lucio Dalla e il poeta: programmi di sala e locandine dello spettacolo teatrale Il futuro dell'automobile (1976), taccuini manoscritti di Roberto Roversi con testi e scalette preparatorie, lettere autografe tra Dalla e Roversi, documenti legati alla richiesta dello pseudonimo “Norisso” presso la SIAE, articoli e interviste pubblicate sulla stampa dell'epoca, oltre a testi originali delle canzoni e materiali audiovisivi tratti dal programma televisivo Automobili andato in onda nel 1977. Un corpus eterogeneo che restituisce il clima culturale, artistico e politico in cui nacque uno dei progetti più radicali e visionari della canzone italiana degli anni Settanta. Accanto ai documenti, due vetture - la Alfa Romeo tipo B P3 del 1932 e la Autobianchi Bianchina 4 posti del 1967 - che, accostate, restituiscono la parabola culturale dell'automobile italiana: da simbolo eroico e visionario a presenza diffusa e contraddittoria della modernità contemporanea. La prima rimanda direttamente alla dimensione epica evocata nel brano Nuvolari e, più in generale, al racconto della velocità come mito moderno. È l'automobile delle corse, dell'eroismo individuale, delle Mille Miglia e dei grandi piloti celebrati nel disco: una macchina estrema, simbolo di un'Italia che costruisce il proprio immaginario tecnologico e sportivo attraverso figure leggendarie e imprese collettive. La Bianchina rappresenta invece l'altra faccia del racconto: l'automobile popolare, accessibile, entrata nella vita quotidiana degli italiani durante il boom economico. È la vettura delle famiglie, delle periferie, delle vacanze e della motorizzazione di massa che Dalla e Roversi osservano criticamente in Automobili, tra alienazione urbana, ingorghi, consumi e trasformazioni del paesaggio sociale.Con il patrocinio diMinistero della CulturaRegione PiemonteCittà di TorinoFondazione Lucio DallaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Nel settembre del 1900 a Muggia, una piccola città non lontana da Trieste, nasce Vittorio Vidali. La sua è una biografia che attraversa il Novecento senza mai trovare un attimo di quiete. Viaggia continuamente, cambia missione politica, identità, paese, compagna: braccato da poliziotti e servizi segreti.A Trieste, la città di frontiera per definizione, Vidali diventa comunista molto presto. Da ragazzo sceglie il campo dell'antifascismo militante, dentro un clima in cui la violenza politica fa parte ogni giorno del confronto. È una forma di iniziazione alla violenza, ma anche il segno del suo destino: la politica per lui è un'esperienza tolizzante, non separabile dalla vita.A metà degli anni Venti è negli Stati Uniti. Attraversa il Paese, incontra lavoratori, li raggiunge attraverso viaggi infiniti, spesso sui treni bestiame. È una stagione di formazione, in cui la militanza si misura con la realtà materiale e con l'organizzazione. Per lui, anche in questi anni la politica è insieme pensiero e azione, inseparabili.In carcere incontra Bartolomeo Vanzetti, uno degli anarchici italiani più noti di quella stagione, destinato alla sedia elettrica. Per cercare di salvare lui e Nicola Sacco il mondo si mobilita, ma non ci sarà nulla da fare. La sentenza di morte verrà eseguita.La sua fuga prosegue in Messico. Partecipa alla fondazione del Partito comunista messicano. È il passaggio verso una dimensione internazionale della militanza, che si consolida poi a Mosca, dove Vidali viene addestrato all'interno degli apparati sovietici. Da questo momento la sua figura si colloca stabilmente in quell'area in cui politica, organizzazione e attività clandestina coincidono definitivamente.La guerra civile spagnola rappresenta uno dei punti più noti e più controversi della sua storia. Con il nome di Carlos Contreras, Vidali diventa una figura rilevante nel fronte repubblicano. Sono gli anni in cui si intrecciano dimensione militare, impegno politico e conflitti interni allo stesso campo antifascista. In quel contesto incontra personalità come Ernest Hemingway, Rafael Alberti, Pablo Neruda, segno di un ambiente in cui politica, idealità, organizzazione e cultura crescono insieme.Accanto alla militanza, c'è anche una dimensione personale molto importante. La relazione con Tina Modotti, attrice, fotografa e militante comunista, è una delle storie d'amore più controverse del secolo.Nel 1947 Vidali torna a Trieste, dopo anni trascorsi tra Europa e Americhe e mentre il suo nome è nelle liste dei sovversivi più noti e ricercati. La città è di nuovo al centro delle tensioni tra blocchi contrapposti. Qui continua ad agire, muovendosi nelle pieghe del conflitto tra l'Unione Sovietica guidata da Stalin e la Jugoslavia di Tito, in una fase in cui la politica internazionale si riflette direttamente nelle vicende locali.Raccontare Vidali significa confrontarsi con una figura che ha attraversato la storia di molti paesi. È stato tante cose insieme: uno stalinista violento, un rivoluzionario convinto, un comunista fedele alla linea, un uomo inquieto. Le fonti e le interpretazioni restituiscono immagini diverse, spesso difficili da ricomporre. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Francesca Dini"Zandomeneghi e Degas"Impressionismo tra Firenze e ParigiRovigo, Palazzo RoverellaFino al 28 Giugno 2026www.palazzoroverella.comA Rovigo, Palazzo Roverella, la grande mostra Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi. L'esposizione, visitabile fino al 28 giugno 2026, mette in dialogo per la prima volta in modo organico, Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas, due protagonisti della scena artistica europea dell'Ottocento uniti da una lunga e intensa amicizia. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l'Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, la mostra è curata da Francesca Dini e prodotta da Silvana Editoriale.Un incontro tra due personalità forti e originali che, tra Firenze e Parigi, hanno cambiato il modo di guardare la pittura.Il percorso espositivo accompagna i visitatori dalle prime esperienze italiane dei due artisti alla stagione parigina dell'Impressionismo, mettendo in luce affinità, influenze e differenze tra le loro opere. Dalla Firenze dei Macchiaioli alla vivace atmosfera dei caffè e degli atelier parigini, dipinti, disegni e sculture raccontano una stagione artistica straordinaria, segnata da scambi culturali e sperimentazioni che avrebbero cambiato per sempre la pittura europea.Capolavori provenienti da musei e collezioni internazionali ricostruiscono una stagione cruciale della pittura europea.La mostra restituisce così il ritratto di un'epoca in cui tradizione e avanguardia si incontrano, offrendo uno sguardo nuovo sul contributo italiano alla nascita della modernità artistica. Accanto alle opere di Zandomeneghi e Degas trovano spazio lavori di protagonisti della pittura coeva, che aiutano a ricostruire il clima culturale e creativo in cui maturò questo straordinario confronto tra due grandi maestri."Zandomeneghi e Degas"Impressionismo tra Firenze e ParigiSilvana Editorialewww.silvanaeditoriale.itIl volume approfondisce l'intenso rapporto che unì un protagonista dell'arte italiana dell'Ottocento, Federico Zandomeneghi (Venezia, 1841 - Parigi, 1917), e uno dei nomi più incisivi della scena europea, Edgar Degas (Parigi, 1834-1917).Degas era considerato dal pittore italiano “l'artista il più nobile e il più indipendente dell'epoca nostra” e fu per “Zandò” un maestro e un mentore; Zandomeneghi era chiamato dal francese, con leggero e affettuoso sarcasmo, “le Vénitien”, allusione all'orgoglio con cui il collega difendeva la propria identità italiana all'interno dell'ambiente impressionista. Muovendo dalla Firenze della metà dell'Ottocento e inoltrandosi nella Parigi degli anni settanta e ottanta, queste pagine indagano in modo puntuale gli scambi e le influenze che alimentarono l'opera di entrambi, nel confronto costante tra loro e con gli altri artisti contemporanei come Boldini, De Nittis, Borrani e Fattori, e restituiscono la complessità di un'epoca in cui Firenze e Parigi, la tradizione e l'avanguardia, la macchia e l'impressione, dialogavano in un intreccio serrato.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Inaugurato la scorsa estate in una zona pedonale del quartiere di Vasant Vihar, a Nuova Delhi, AABBCC non è il classico bar. L'esperienza comincia al primo piano, tra radici, erbe aromatiche, tè, frutta, spezie e ingredienti più insoliti. Un'intera parete espone oltre ottanta materie prime conservate in barattoli illuminati: una sorta di tavola periodica del gusto. Accanto si trova il laboratorio di innovazione, dove nascono nuove ricette tra becher, provette e attrezzature moderne.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ipertensione, “Obiettivo Salute in Tavola” dedica la puntata al rapporto tra alimentazione, stile di vita e pressione arteriosa. Ospite centrale della puntata il professor Claudio Borghi, Professore di Medicina Interna all’Università di Bologna ed ex presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, che spiega quanto il sale incida davvero sulla salute cardiovascolare e quali strategie quotidiane possano aiutare a controllare la pressione. Accanto all’approccio medico, lo chef e docente Matteo Tettamanzi propone idee e alternative per cucinare con gusto anche riducendo il sale. La puntata affronta poi il ruolo della musica, del sonno e dello stress nel benessere cardiovascolare con il contributo del professor Alfredo Raglio, musicoterapeuta, ricercatore e responsabile del laboratorio di ricerca in musicoterapia dell’IRCCS Maugeri.Spazio infine alle neuroscienze dello yoga con il professor Luca Chittaro, professore di Interazione persona-macchina presso l’Università degli Studi di Udine e autore del libro Neuroscienze dello Yoga – Evidenze sulla pratica
La pelle conserva la memoria di ogni esposizione al sole, anche quella che consideriamo innocua. In occasione del Melanoma Day e con l’arrivo della bella stagione, Obiettivo Salute Risveglio dedica una puntata alla prevenzione del melanoma e all’importanza della diagnosi precoce.Ospite il professor Paolo Ascierto, oncologo e tra i massimi esperti internazionali di melanoma, che guida gli ascoltatori tra falsi miti e corrette strategie di protezione. Al centro della puntata anche un gesto semplice ma fondamentale: l’osservazione della pelle al mattino, davanti allo specchio e con luce naturale, utilizzando la “regola dell’alfabeto” per riconoscere eventuali segnali sospetti nei nei. Accanto alla prevenzione e all’auto-osservazione, spazio anche a un tema spesso sottovalutato: il ruolo dei vestiti. L’abbigliamento, insieme a cappelli e tessuti adeguati, rappresenta infatti una barriera fisica efficace contro i raggi UV e un alleato concreto nella protezione quotidiana della pelle
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. I cinici adottano spesso un tono di superiorità nelle loro sentenze, del tipo: “Dai, siamo onesti su quello che sta realmente succedendo”. Il filosofo olandese del Seicento Bernard de Mandeville, ad esempio, affermava: “L'uomo più umile al mondo deve ammettere che la ricompensa di un'azione virtuosa... consiste in un certo piacere che si procura contemplando il proprio valore”. In sostanza, secondo questa visione, le persone compiono buone azioni principalmente per le sensazioni piacevoli che ne ricavano. Una cosiddetta azione virtuosa, dunque, non sarebbe poi così diversa da quelle considerate non virtuose (comprese, forse, certe azioni care al signor de Mandeville). La convinzione alla base di questa visione è che dovremmo accettare l'umiliante verità che siamo tutti, sempre e inevitabilmente, mossi dall'interesse personale. Un paio di osservazioni: in primo luogo, il fatto che il ricordo di un'azione virtuosa procuri gioia alla mente non dimostra che quella gioia debba necessariamente essere lo scopo o la ricompensa attesa di quell'atto. Non si può liquidare con tanta disinvoltura il desiderio di rendere il mondo un posto migliore, di fare la differenza, di contribuire a ridurre la sofferenza. Accanto all'amore per il piacere e per sé stessi, l'amore per il bene e per la verità ha avuto un ruolo innegabile nella storia dell'umanità. Inoltre, dal punto di vista buddhista, un atto compiuto allo scopo di procurarsi il piacere di contemplare il proprio valore non è per nulla, in realtà, un'azione virtuosa: è una transazione. Ajahn Jayasāro, 31 marzo 2026
Laura Garavaglia"Europa in Versi"Festival Internazionale di Poesia"L'aura del gioco: poesie in campo aperto"XVI EdizioneDa venerdì 8 a domenica 10 maggio 2026ComoIncontri, reading e una passeggiata poetica sulle rive del lago di Como Torna a Como, dall'8 al 10 maggio 2026, il Festival Internazionale di Poesia "Europa in Versi", organizzato dall'Associazione La Casa della Poesia di Como ODV e diretto da Laura Garavaglia.Il titolo della sedicesima edizione, “L'aura del gioco: poesie in campo aperto”, apre un dialogo originale tra sport e poesia: due linguaggi solo apparentemente lontani, ma uniti da ritmo, disciplina, tensione verso un traguardo, capacità di superare il limite e di parlare a pubblici, culture e generazioni diverse. Nel gesto atletico come nel verso poetico convivono misura, energia, concentrazione e ricerca di armonia. Lo sport, con le sue regole condivise e il suo valore universale, diventa metafora di incontro e confronto; la poesia, con la forza della parola, apre uno spazio di ascolto, relazione e riconoscimento reciproco.Non è casuale che il Festival si svolga nei giorni della Festa dell'Europa: sport e poesia incarnano il motto dell'Unione Europea, “Uniti nella diversità”, trasformando la competizione in dialogo e il campo di gioco in uno spazio aperto alle differenze. Laura Garavaglia, curatrice del Festival e direttrice della Casa della Poesia di Como, commenta: «Lo sport e la poesia condividono un elemento fondamentale: il ritmo. Nel gesto atletico come nel verso poetico c'è una ricerca di misura, armonia e superamento del limite. Con questa edizione di Europa in Versi vogliamo raccontare lo sport come una forma di epica contemporanea e la poesia come uno spazio libero in cui le culture possono incontrarsi e dialogare». A rafforzare il carattere di dialogo della manifestazione sarà anche il gemellaggio culturale con il Fondo Verri di Lecce, che unisce idealmente Nord e Sud d'Italia in un unico percorso poetico. Le parole della poesia attraverseranno così la penisola con gli interventi di Dario Goffredo, Ritanna Attanasi, Mario Badino, Rita Greco, Gianni Minerva, Cristina Carlà, Andrea Siano, Francesco Aprile, Claudia Di Palma, Gionata Atzori e Vanni Schiavoni. I POETI INTERNAZIONALI: DALL'UNGHERIA, DALLA FRANCIA E DAL MESSICOIn primo piano ci sono tre importanti voci internazionali: dall'Ungheria Pál Dániel Levente, dalla Francia Emmanuelle Malhappe e dal Messico Laura Hernández Muñoz. Tre presenze che confermano la vocazione internazionale di "Europa in Versi" e portano a Como geografie poetiche, lingue e tradizioni diverse, in un confronto aperto tra corpo, parola, memoria e identità culturale. PÁL DÁNIEL LEVENTE, dall'UngheriaPál Dániel Levente è poeta, autore, drammaturgo e librettista. Autore di otto volumi in lingua ungherese, con opere tradotte in oltre venti lingue, ha un percorso che intreccia letteratura, editoria, teatro e arti performative. È stato cofondatore e vicedirettore della rivista d'arte e casa editrice PRAE, direttore editoriale della ELTE University Press e direttore generale dell'Agenzia Culturale e Fondo Letterario ungherese “Petőfi”. Dopo un decennio come interprete e regista in gruppi indipendenti di teatro e performance, oggi lavora presso il Circo stabile di Budapest, dove ha contribuito a oltre 60 produzioni. Ha ricevuto premi letterari, artistici e professionali in numerosi Paesi. EMMANUELLE MALHAPPE, dalla FranciaEmmanuelle Malhappe è autrice, studiosa e psicoanalista. Dopo aver insegnato letteratura del XVIII secolo e poetica dei testi all'Università Sorbonne Nouvelle di Parigi, ha proseguito la propria ricerca sul linguaggio attraverso la pratica psicoanalitica e la scrittura. Ha pubblicato teatro, racconti, saggi, rubriche radiofoniche e poesia. Nel 2025 sono uscite una raccolta poetica per Éditions L'Harmattan, una raccolta tra poesia e filosofia per Ubik-Art Moresa e, con Antonio Rodriguez Yuste, una nuova raccolta poetica. LAURA HERNÁNDEZ MUÑOZ, dal MessicoPoetessa, narratrice, saggista, storica e drammaturga, è Fondatrice dell'Asociación de Literatura Infantil y Juvenil de México; è membro del Seminario de Cultura Mexicana, ambasciatrice letteraria dell'Observatorio de la Diplomacia del Regno di Spagna, membro del PEN e vicepresidente del Patronato della Filarmonica di Jalisco. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano la Menzione d'Onore al VII Premio Internazionale di Poesia Dama de Baza, il Premio Escridunde a Madrid, la Medaglia d'Oro al Concorso di Poesia Mahatma Gandhi della WWCP di Chennai e il Premio di Teatro Miguel Marón. Ha partecipato a oltre 60 antologie e 50 opere collettive. LE VOCI POETICHE ITALIANELa sezione italiana riunisce voci significative della poesia contemporanea italiana. Tra questi, saranno presenti Mario Santagostini, una delle figure più autorevoli della poesia italiana contemporanea, autore di numerose raccolte e traduttore di classici tedeschi e latini, più volte premiato per la sua opera critica e poetica. Accanto a lui, Marco Corsi, poeta e studioso della poesia contemporanea, autore di diverse raccolte e recentemente selezionato tra i finalisti del Premio Strega Poesia con il libro Nel dopo (Guanda, 2025). Sarà inoltre presente Vincenzo Guarracino, poeta, saggista e traduttore, noto anche per le sue edizioni e studi dedicati ai classici della letteratura italiana e latina. Completa il gruppo degli autori italiani Kamil Sanders, artista e poeta veneziano attivo tra poesia e arti visive, vincitore della sezione giovani del Premio "Europa in Versi e in Prosa" nel 2024 e autore per "i Quaderni del Bardo Edizioni" di Stefano Donno della silloge dal titolo "Sillabario del terribile incanto".Ad affiancare il percorso del Festival Milo De Angelis, tra le voci più riconosciute della poesia italiana contemporanea; Roberto Galaverni, critico letterario e giornalista; Gianmarco Gaspari, docente dell'Università degli Studi dell'Insubria; e Fabio Tavelli, giornalista sportivo di Sky TV, che curerà l'incontro “Quando ero Cassius”, dedicato al rapporto tra immaginario sportivo, parola e racconto.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Le news dal mondo dell'auto e della mobilitàIl settore automotive celebra oggi il mito dell’Alfa Romeo Spider Duetto, icona di stile che festeggia i suoi sessant'anni tra servizi di restauro e mostre dedicate. Questa passione per la tradizione si confronta con le attuali sfide della transizione elettrica, frenata però da costi elevati e incertezze economiche che premiano ancora i motori termici. In questo scenario di cambiamento, alcuni modelli si distinguono per sostenibilità ottenendo il massimo punteggio nei test Green NCAP. L’evoluzione tecnologica ed etica del comparto sarà invece al centro del Motor Valley Fest di Modena, dove si discuterà di intelligenza artificiale e competenze STEM. Accanto alla tecnologia, emerge un crescente desiderio di mobilità riflessiva legata al turismo open air e alla ricerca di una maggiore qualità del tempo. Una tendenza che culminerà nel Salone del camper di Parma, celebrando il veicolo non più solo come trasporto, ma come una vera e propria casa in movimento.
Rassegna stampa economico-finanziaria del 28 Aprile 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali. Investimenti e mercatiTestate: Il Sole 24 Ore / MF / RepubblicaIl tema dominante che emerge è la crescente centralità del rischio geopolitico nei mercati. La possibile escalation nello Stretto di Hormuz – citata sia dal Sole 24 Ore sia da MF – non è solo un evento geopolitico, ma un vero driver di mercato: petrolio, trasporti e credito corporate sono le prime asset class a reagire. In prospettiva, questo tipo di scenario tende a generare volatilità elevata ma anche opportunità, soprattutto per chi è esposto a energia, logistica e strumenti di credito a rendimento più alto.Accanto a questo, si intravede un tema più strutturale: il controllo delle infrastrutture finanziarie. Il ricorso di CDP su Euronext segnala che la governance della Borsa è ormai considerata un asset strategico. Per gli investitori, questo si traduce in una crescente attenzione verso società che gestiscono mercati, dati e infrastrutture finanziarie.Infine, il caso Fincantieri riportato da Repubblica introduce un elemento più sottile ma importante: il fattore governance. Episodi di vendite azionarie sospette prima di ribassi rafforzano l'idea che il mercato premi sempre di più trasparenza e qualità del management, soprattutto nei grandi gruppi industriali.Banche e creditoTestate: MF / Il FoglioQui il segnale è più tecnico, ma molto rilevante: l'Europa sembra orientata ad ammorbidire l'impatto delle regole di Basilea 3 (FRTB), con una possibile estensione fino al 2029. In termini concreti, significa meno pressione sul capitale delle banche e quindi maggiore capacità di distribuire dividendi e sostenere il credito.Questo si inserisce in un trend più ampio: la convergenza regolatoria tra Europa e Stati Uniti. Se davvero il gap regolatorio si riduce, viene meno uno dei motivi strutturali per cui le banche europee hanno storicamente trattato a sconto. Per un investitore, è un segnale che il settore bancario europeo potrebbe avere ancora margini di rivalutazione, soprattutto in uno scenario di tassi non troppo bassi.Fisco e politica economicaTestate: Il Sole 24 Ore / Repubblica / Italia OggiSul fronte fiscale, emerge una linea abbastanza chiara: interventi mirati, ma con risorse limitate. Il tema delle accise – con l'ipotesi di sconti per redditi bassi e autotrasportatori – va nella direzione di sostenere consumi e logistica, ma resta aperto il problema delle coperture.La possibile riapertura della “rottamazione 4” è un altro segnale interessante: nel breve periodo può liberare liquidità per famiglie e imprese, ma nel medio periodo rischia di indebolire la disciplina fiscale.Nel complesso, il messaggio per i mercati è che l'Italia continua a muoversi in un equilibrio delicato: stimolare la crescita senza compromettere la sostenibilità del debito. Questo mantiene centrale il tema dello spread e del costo del capitale.Industria e sistema produttivoTestate: Il Sole 24 Ore / La Verità / Il MessaggeroSul lato reale dell'economia, emergono segnali contrastanti. Da un lato, il dato sulla strategia per le aree interne – con solo il 56% della spesa realizzata in 10 anni – evidenzia una difficoltà strutturale nell'esecuzione delle politiche pubbliche. Questo è un limite, ma anche un'opportunità: dove il pubblico fatica, spesso si apre spazio per operatori privati.Dall'altro lato, alcune notizie più settoriali raccontano dinamiche interessanti. Il caso della mozzarella prodotta con cagliate estere (circa il 50%) mette in luce tensioni nella filiera agroalimentare e nel posizionamento del Made in Italy. Al contrario, il ritorno del pane artigianale suggerisce una crescita della domanda premium, un trend coerente con quanto si osserva anche in altri segmenti del food.Energia, difesa e geopoliticaTestate: Avvenire / Il Sole 24 Ore / MF / La NotiziaQui siamo davanti a uno dei trend più chiari e strutturali: la crescita della spesa militare e il riassetto energetico globale. Il dato di Avvenire – 2.887 miliardi di dollari di spesa militare globale nel 2025 – non è episodico, ma indica una traiettoria destinata a durare. A questo si aggiunge il piano europeo da 800 miliardi di euro, che rappresenta una delle più grandi mobilitazioni di risorse pubbliche degli ultimi anni.Per l'Italia, l'aumento della spesa militare (+20%) conferma l'allineamento a questo trend. Per gli investitori, significa che il settore difesa non è più ciclico ma sempre più strutturale, con implicazioni su supply chain, tecnologia e industria.Parallelamente, il rischio energetico legato a Hormuz rafforza l'idea che la sicurezza energetica resterà un tema centrale. Questo spinge verso diversificazione, investimenti in infrastrutture e maggiore attenzione al rischio geopolitico nei portafogli.Lavoro e pubblica amministrazioneTestate: RepubblicaL'aumento medio di 135 euro per i dipendenti degli enti locali (contratto 2025–2027) è un segnale di tentativo di rafforzare la macchina amministrativa. Non è un dato che muove i mercati direttamente, ma ha implicazioni indirette: una PA più stabile e meno in fuga può migliorare la capacità di spesa e quindi l'efficacia delle politiche pubbliche.Executive takeaway* Il contesto globale sta spingendo verso una nuova centralità di difesa ed energia, con flussi di investimento pubblici e privati molto rilevanti.* Il rischio geopolitico (Hormuz) non è più un evento marginale ma un driver strutturale di volatilità e opportunità.* Il settore bancario europeo beneficia di un contesto regolatorio più favorevole, con potenziale impatto positivo su valutazioni e dividendi.* La politica fiscale italiana resta vincolata: stimoli mirati ma attenzione costante alla sostenibilità del debito.* Le inefficienze nella spesa pubblica (56% nelle aree interne) indicano limiti strutturali ma anche spazi per iniziativa privata e investimenti mirati.
Roberto Emanuelli"Scegliti sempre"Feltrinelli Editorewww.feltrinellieditore.itQuesto è un romanzo sull'invisibilità emotiva, sulla forza silenziosa delle donne che resistono troppo a lungo. Ma soprattutto è una storia di rinascita, lenta, reale, imperfetta.Beatrice ha quarantuno anni, un figlio adolescente e un matrimonio che lentamente sembra incrinarsi. Per Matteo aveva rinunciato a tutto: l'università, la musica, i sogni; per costruire con lui quella famiglia che da piccola le era mancata. Negli anni, stretta fra il ruolo di madre e un lavoro che non ama, ha messo da parte se stessa, e ora si scopre noiosa, svuotata, senza una vita propria. Quando Matteo la tradisce e la lascia, Beatrice crolla. Il dolore non è solo la fine di un amore, ma la consapevolezza di aver consegnato vent'anni della propria vita a qualcuno che non l'ha mai davvero scelta. Precipita in una spirale di dolore che la porta a toccare il fondo. Accanto a lei, però, ci sono le amiche di sempre, ancore di salvezza che la riportano alla realtà. E poi c'è la madre, con la sua forza silenziosa, che le mostra che si può sopravvivere anche all'abbandono più devastante. Beatrice comincia a guardarsi indietro, a collegare i fili, a fare i conti con quello che ha dentro. A raccogliere i pezzi, a prendersi per mano. Nella scoperta che l'amore non è sacrificio. Non è mettersi da parte. È poter scegliere. Prima di tutto, scegliere se stessi.E mentre guardo il mare, col vento che mi spettina i capelli e mi rimette a posto i pezzi nel cuore, vedo che nel muro di dolore che mi schiaccia si è aperta una crepa, e da lì, adesso, entra una luce."Mi chiamo Roberto Emanuelli e faccio lo scrittore. Racconto di amore, relazioni, felicità e rinascita dopo le cadute, partendo da esperienze vissute in prima persona, tra cui una storia tossica che mi ha insegnato molto sull'amore malato e sulla crescita personale. Parlo di autostima e di amore per sé stessi, temi che continuo a esplorare nel mio percorso umano e creativo. Sono nato e vivo a Roma. Ho provato mille cose senza eccellere in nessuna. L'unica che mi è riuscita davvero è scrivere: la mia cura, la mia urgenza, quello che mi salva ogni giorno."Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Un'esposizione unica nel cuore di Cagliari racconta il mito di Tutankhamon tra reperti, storia e ricerca, valorizzando la Passeggiata Coperta e coinvolgendo migliaia di visitatori La mostra diTutankhamon sta attirando grande attenzione a Cagliari. L'esposizione, ospitata in uno dei luoghi più suggestivi della città, unisce divulgazione e fascino storico. In poche settimane ha già registrato numeri importanti, segno di un interesse vivo per l'antico Egitto e per eventi culturali di qualità. Un progetto culturale per la città La Tutankhamon mostra nasce all'interno di un programma più ampio dedicato alla valorizzazione dei monumenti cittadini. In questo caso, protagonista è la Passeggiata Coperta, trasformata in uno spazio espositivo di grande impatto. L'obiettivo è chiaro: rendere accessibile la cultura a un pubblico ampio. Non solo esperti, ma anche famiglie, studenti e turisti. Il successo iniziale conferma la validità del progetto. I reperti e il racconto storico Il cuore della Tutankhamon mostra è costituito da oltre 100 repliche certificate. Si tratta di una selezione accurata di un corredo funerario che, nella realtà, supera i 5.000 pezzi. Ogni oggetto racconta una storia. Non solo la vita del giovane faraone, ma anche la concezione dell'aldilà nell'antico Egitto. Accanto ai reperti, trova spazio il racconto della scoperta della tomba. Un lavoro lungo e meticoloso, durato circa dieci anni. Il recupero e il restauro dei materiali furono eseguiti direttamente sul posto, prima della loro esposizione nei musei. Per approfondire il contesto storico, è possibile consultare anche risorse autorevoli come il sito del britishmuseum.org Un ospite d'eccezione e il valore della ricerca A rendere ancora più importante l'evento è stata la presenza di un egittologo di fama internazionale. La sua lezione ha offerto uno sguardo diretto sul lavoro degli studiosi. Non solo ricerca, ma anche tutela. Una parte significativa della sua attività è dedicata al recupero di reperti trafugati. Questo aspetto aggiunge valore alla Tutankhamon mostra, che diventa anche occasione di riflessione sulla conservazione del patrimonio culturale. Numeri in crescita e turismo culturale In circa 40 giorni, la Tutankhamon mostra ha superato i 17.000 visitatori. Un dato rilevante, destinato a crescere. L'arrivo della stagione turistica potrebbe ampliare ulteriormente il pubblico. Non solo residenti, ma anche visitatori provenienti da fuori Sardegna. L'organizzazione prevede visite guidate e percorsi dedicati. Questo consente una fruizione ordinata e adatta a diversi target. Perché visitare la mostra Visitare la Tutankhamon mostra significa vivere un'esperienza completa. Il contesto architettonico, i contenuti storici e la qualità dell'allestimento creano un percorso coinvolgente. È un'occasione per scoprire un monumento cittadino spesso poco conosciuto. Allo stesso tempo, permette di avvicinarsi a una civiltà affascinante. L'offerta è pensata per tutti. Bambini, giovani e adulti trovano spunti interessanti. La cultura diventa così accessibile e dinamica, capace di dialogare con un pubblico sempre più ampio.
La musica classica continua a evolversi, incontrando nuove tecnologie e pubblici diversi. In questa puntata raccontiamo come la realtà virtuale stia aprendo modalità inedite di ascolto e fruizione, trasformando l’esperienza musicale in qualcosa di più immersivo e accessibile.Accanto a questo, ci soffermiamo su iniziative che tengono insieme cultura e partecipazione, che mettono al centro storie, linguaggi e nuovi modi di raccontare la realtà. Un percorso tra musica, innovazione e narrazione per capire come cambiano i modi di produrre e condividere cultura oggi.Alessandro Milan - Giornalista di Radio24 - Uno Nessuno Cento Milan e presidente dell'Associazione Wondy Sono IoFrancesca Leon - account manager di ETTManuela Serando - Information Systems Project Manager ETT
21ª puntata di We Believe in Music è stata semplicemente bellissima: intensa, varia e piena di emozioni vere.
Cinzia Cognetti"Note a margine del mio dolore"Harper Collinswww.harpercollins.itQuando Eva, giovane praticante avvocata a Roma, è costretta a tornare a Bari perché il padre ha deciso di vendere la villa di famiglia, la morte della madre Ambra riemerge in modo dirompente.A casa, l'odore è lo stesso di sempre, e a Eva sembra di sentire ancora lo schiocco del bacio di sua madre sulla fronte, l'acciottolio dei bicchieri che impilava nel pensile, la voce di lei che la chiama. Ora Eva deve scegliere cosa buttare, cosa conservare. Gonne, giacche in tartan, pantaloni di seta, abiti sapientemente cuciti dalle mani agili di Ambra. E in fondo all'armadio, un diario nascosto rivela un amore segreto e un passato che Eva non sapeva esistesse, intrecciato con un uomo di nome Fabio e con gli orrori dell'assedio di Sarajevo. Il nome di quell'uomo sconosciuto diventa per Eva un mistero e una soglia, l'inizio di un viaggio dentro una storia che non le è stata mai raccontata, ma che esisteva ben prima di lei.Eva, però, non è sola. Accanto a lei c'è Valentina, conosciuta al Vanilla Lips, un labirinto di velluto e luci soffuse in cui valgono regole diverse da quelle del giorno. Ed è proprio qui, in questo luogo ai margini, che prende forma un legame tra donne fatto di ascolto e responsabilità reciproca, uno spazio di fiducia in cui Eva imparerà a riconoscersi.Nel suo romanzo d'esordio, Cinzia Cognetti, con una scrittura vivida ed evocativa, firma una storia di formazione intensa e luminosa, in cui il lutto e il dolore sono il varco attraverso cui costruire la propria identità. Diventare adulti, sembra dirci, significa accettare che le persone che amiamo non coincidano con il nostro racconto di loro. E solo riconoscendone il mistero possiamo, forse, riconoscere noi stessi.Cinzia Cognetti è pugliese e vive a Bari. Fa il suo esordio letterario nel 2010 con lo pseudonimo di Alexis C. ed è tra i vincitori del concorso di microletteratura indetto da Feltrinelli Editore.Nel 2017 crea il blog “Living 108”, in cui intervista esponenti del mondo della cultura, e nel 2018 pubblica la raccolta di racconti Scatole nere con Les Flaneurs Edizioni di Bari.Dal 2022 è editorialista per il magazine «Amazing Puglia» e nel 2024 è tra i vincitori del concorso “18 anni di Gelsorosso”.Ha scritto svariati racconti pubblicati in antologie e testate giornalistiche non solo nazionali.Nel corso degli anni ha sempre partecipato attivamente a eventi letterari in librerie, programmi televisivi, trasmissioni radio e festival, non solo come scrittrice ma anche in veste di direttrice artistica, intervistatrice o ospite.È docente di scrittura creativa ed editor.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Mariolina Bertini"Adieu"Honoré de Balzacil ramo e la foglia edizioniwww.ilramoelafogliaedizioni.itEstate del 1819. Nel parco di un antico convento in rovina nel cuore dell'Île de France un'apparizione folgora due cacciatori di passaggio: una donna misteriosa e bellissima, dai lunghi riccioli incolti e dal pallore spettrale, che sembra incarnare la natura selvaggia del luogo. Il suo passato è una storia d'amore, di follia e di morte che condurrà il lettore in Russia, sulle rive della Beresina, facendogli rivivere la disfatta e la tragica ritirata dell'esercito napoleonico. “Adieu” è uno dei racconti della Commedia umana in cui più completamente viene in luce la complessità e la ricchezza del genio di Balzac. Vi troviamo il romanziere che gareggia con i pittori suoi contemporanei nella rappresentazione dell'“armonioso disordine” di un paesaggio fiabesco. Accanto a questo Balzac dall'ispirazione tutta visiva c'è il “grande storico” caro a Baudelaire, attento a raccontare la ritirata di Russia traducendo fedelmente in immagini il racconto di testimoni e memorialisti. E c'è infine il Balzac appassionato ai misteri della scienza, che si interroga sul linguaggio segreto della follia e sui rapporti tra la vita delle nostre emozioni e la forza del pensiero.«La donna si lasciò sfuggire un grido di dolore e si alzò del tutto. I suoi movimenti si succedevano con tanta grazia ed erano così rapidi che non pareva una creatura umana ma una di quelle figlie dell'aria celebrate dalla poesia di Ossian. Andò verso uno specchio d'acqua, scosse leggermente una gamba per sbarazzarsi della scarpa e parve immergere con piacere il piede bianco come l'alabastro in quella sorgente […] Poi si inginocchiò sul bordo della fontana e si divertì, come una bambina, a immergervi i lunghi capelli e a tirarli fuori bruscamente, per veder cadere goccia a goccia l'acqua di cui si erano imbevuti e che, attraversata dai raggi del sole, formava come dei rosari di perle.»Mariolina Bertini ha insegnato Letteratura francese all'Università di Parma dal 1988 al 2017. Ha curato edizioni italiane di Proust e di Balzac e il volume dei Meridiani Mondadori dedicato ai saggi di Giovanni Macchia. Tra le sue opere ricordiamo Proust e la poetica del romanzo (Bollati Boringhieri, 1996), il memoir Torino piccola (Pendragon, 2018), L'ombra di Vautrin. Proust lettore di Balzac (Carocci e Classiques Garnier, 2019), che ha vinto il premio Italiques nel 2021, e Su Liala (Nuova Editrice Berti, 2022). È socia nazionale residente dell'Accademia delle Scienze di Torino.Alessandra Ginzburg è psicoanalista con funzioni didattiche della Società Italiana di Psicoanalisi e membro della International Psychoanalytic Association. Ha studiato letteratura francese con Francesco Orlando e Arnaldo Pizzorusso. Allieva di Ignacio Matte Blanco si è impegnata nell'applicazione e nella diffusione anche letteraria della sua opera. Sul versante clinico, oltre a vari saggi, ha pubblicato La stoffa di cui sono fatti i sogni e le emozioni. Per un'applicazione clinica del pensiero di Matte Blanco (Alpes, 2020). Sul versante letterario, oltre a molteplici introduzioni a romanzi e racconti di Balzac, ha pubblicato Il miracolo dell'analogia. Saggi su letteratura e psicoanalisi (Pacini, 2011) e La Recherche di Proust e gli esiti del bacio negato (Alpes, 2025).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Erica Cassano"Duramadre"Garzanti Editorewww.garzanti.itIl primo giorno di scuola, Celeste entra in aula e non trova nessuno ad aspettarla. Nessun bambino. Nessuna famiglia ha avuto il coraggio di mandare i figli dalla nuova professoressa: una donna, nubile, quasi quarantenne, venuta da Napoli. In quel paese della Calabria basta un dettaglio per segnarti, uno sguardo per condannarti. Celeste è arrivata lì per amore. Credeva che accanto a Tonio avrebbe trovato un approdo sicuro. Invece anche nella nuova casa nessuno la vuole: la madre la sopporta appena, le sorelle la escludono e persino Tonio, giorno dopo giorno, sembra sfuggirle. A tratti Celeste non lo riconosce. A tratti non riconosce nemmeno sé stessa. Fuori, l'Italia corre verso il boom economico: arrivano i telefoni, cresce la speranza. Ma non lì. Non in quella terra aspra e dura come una madre che non perdona. Non in quel paese immobile, dove una maledizione grava sulla famiglia di Tonio. Celeste è un corpo estraneo: troppo moderna, troppo diversa. Più volte è tentata di andarsene. Eppure, lei ha passato la vita a cavarsela da sola. È fatta per resistere, non per fuggire. Ma questa volta porta in sé una verità che non ha avuto il coraggio di confidare a Tonio. Una verità che potrebbe cambiare ogni cosa. E che presto non potrà più restare taciuta.Con La Grande Sete Erica Cassano è diventata un'autrice rivelazione. Il romanzo ha esordito primo in classifica. Tutti i lettori ne hanno parlato per mesi dando vita a un passaparola senza fine. Dopo aver conquistato la fiducia dei librai e il plauso della stampa, Erica torna con un libro che cala una protagonista controcorrente in un paese pieno di mormorii, in una famiglia dove nulla è come sembra, in una tradizione che esclude il nuovo. Celeste vuole essere accettata per quello che è, ma allo stesso tempo è spaventata. Accanto a lei, Tonio sta cercando la sua strada, ma le sue radici lo ostacolano. Una storia sulle curve lungo il cammino per diventare sé stessi. E sulla forza per superarle.Erica Cassano è nata a Maratea (PZ) il 19 agosto del 1998. È cresciuta tra Tortora Marina e Praia a Mare, ha vissuto a Napoli, Parigi, Torino. Attualmente abita a Genova. Quando le chiedono da dove viene la risposta è: una somma di tutti questi luoghi. Dopo il liceo classico ha conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne e la magistrale in Filologia Moderna presso l'Università Federico II di Napoli. Ha frequentato un master in scrittura e narrazione a Torino. Ama ciò che riguarda i libri, l'arte, la fotografia e i gatti, di cui si è sempre circondata. Per Garzanti ha pubblicato anche La Grande Sete (2025). Duramadre è il suo secondo romanzo.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Luca Zanforlin"Mia & Lea. La vita è una canzone"Mondadori Editorewww.mondadori.itMia ha quasi sedici anni, la testa sulle spalle e una voce meravigliosa. Che però tratta come un segreto da proteggere. Perché il solo permettersi di sognare di essere una cantante le fa paura. Accanto a lei c'è Lea, sua madre, che crede nella sorte e nel destino: è disordinata, capace di perdere un lavoro al mattino e, con una fortuna sfacciata, trovarne un altro nel pomeriggio. Lea è diventata mamma a sedici anni, la stessa età che ha ora Mia, quando di sogni non ne aveva ancora nessuno. Mia, invece, i sogni li coltiva in silenzio, con la responsabilità di chi è cresciuta troppo in fretta. Sono diverse in tutto – una sbalestrata e istintiva, l'altra posata e riflessiva – ma unite da un amore puro e totale che ha imparato a resistere alle difficoltà della vita. Quando un'occasione inaspettata le porta a Monte Carlo, nella villa di una ricca famiglia monegasca, per Mia si apre un mondo nuovo: lezioni di canto che le insegnano a credere nel proprio talento, la partecipazione a un talent show che potrebbe aiutarla a mostrarlo al mondo e, soprattutto, l'incontro con Claude, bello e misterioso. Con lui scoprirà che l'amore può essere dolce e destabilizzante allo stesso tempo, e che crescere significa anche trovare il coraggio di esporsi, di mostrarsi per ciò che si è davvero. Tra sogni sussurrati, primi battiti che accelerano e una madre che, nonostante tutto, le insegna a non smettere mai di provarci, Mia capirà che il talento da solo non basta: serve impegno, disciplina e la forza di non arrendersi. Un imprevisto, però, farà vacillare tutto. Mia è stata tradita: ma da chi?Luca Zanforlin è autore televisivo e scrittore. Tra i suoi successi, la fortunatissima serie di romanzi dedicati al mondo di “Amici” e il romanzo per adulti Diversity Hotel (2021).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
CRONACA PER L'IMPRESA - I territori del vino raramente sono lineari: si definiscono per stratificazione, per tempi diversi, per aree che emergono e altre che restano più silenziose, almeno finché non si impara a leggerle. La Valpolicella non fa eccezione. Accanto alle zone che si sono affermate più rapidamente, esistono vallate che hanno seguito un percorso più lento, meno esposto, ma non per questo meno significativo.
Dopo la prima parte del viaggio alla scoperta delle radici svizzere del calcio italiano andata in onda venerdì 13 marzo, la seconda riprende la narrazione là dove tutto era iniziato: nei vicoli di Genova, tra caffè storici e case affacciate su piazze che, più di un secolo fa, videro rotolare i primi palloni. Qui prosegue la ricostruzione di una storia sorprendente, in cui la nascita del calcio italiano è il risultato di relazioni improvvisate, intuizioni coraggiose e di una presenza svizzera ben più radicata di quanto il racconto popolare abbia mai ammesso.Accanto a figure già incontrate come Edoardo Bosio e James Richardson Spensley, questa tappa introduce nuovi protagonisti: pionieri elvetici giunti in Liguria per studio, lavoro o semplice avventura, e che finirono per scrivere pagine indelebili del nostro sport. È il caso di Henry Dapples, genovese di nascita ma vodese d'origine, tra i primi giocatori del Genoa e vincitore di ben cinque campionati tra il 1898 e il 1903; oppure di Étienne Charles Bugnion, adolescente svizzero che dopo aver fondato il Montriond Lausanne approdò sotto la Lanterna, contribuendo ai successi rossoblù e segnando gol rimasti nella memoria collettiva.undefinedIl racconto si allarga poi agli ambienti sociali dell'epoca: giovani benestanti, studenti internazionali, figli della borghesia industriale — spesso svizzeri, inglesi o italo‑svizzeri — che ebbero il privilegio di praticare uno sport allora considerato elitario. Mentre buona parte della popolazione italiana faticava a procurarsi il pane quotidiano, questi “virgulti” costruivano inconsapevolmente il linguaggio tecnico e culturale del calcio che sarebbe arrivato fino a noi.Non mancano episodi curiosi, come il trofeo della Palla Dapples — una splendida sfera d'argento che passava di squadra in squadra attraverso sfide secche — o le vicende di Edoardo Pasteur, svizzero naturalizzato genovese e figura simbolo del Genoa, capace di ricoprire nel club praticamente ogni ruolo: giocatore, capitano, segretario, presidente. E ancora l'arrivo dell'allenatore inglese William Garbutt, che introdusse nel lessico italiano il termine “mister”, destinato a diventare universale.La storia del calcio si intreccia con quella sociale dell'Italia di fine Ottocento: il primo campionato, giocato l'8 maggio 1898, passò quasi inosservato perché in quelle stesse ore Milano era scossa dai moti del pane repressi dal generale Fiorenzo Bava Beccaris. Un contrasto che fotografa perfettamente il mondo in cui il calcio muoveva i suoi primi passi: un Paese affamato e diseguale, ma anche pieno di energie nuove.undefinedIl percorso, sempre in compagnia dello storico del calcio Fabrizio Calzia, si conclude nel cuore simbolico della memoria rossoblù: il Museo della Storia del Genoa. Qui, tra maglie ottocentesche, trofei unici e cimeli che raccontano un secolo e mezzo di storia, torna ancora una volta la presenza elvetica. Non solo nei nomi degli antichi protagonisti, ma persino nella toponomastica della città: dalla funicolare costruita da ingegneri svizzeri al quartiere del Righi, testimonianze discrete di un legame che Genova porta ancora inciso nel paesaggio.Questa seconda parte ci ricorda che il calcio italiano non è nato da un gesto singolo, ma da un intreccio di destini, migrazioni e passioni condivise. Gli svizzeri non furono comparse. Furono architetti, organizzatori, visionari. Senza di loro — e senza quel mondo di giovani benestanti, cosmopoliti e curiosi — il football italiano non avrebbe trovato la sua forma.E ciò che il tempo aveva quasi cancellato, oggi torna a brillare in tutta la sua forza.Nell'immagine d'apertura: la Palla Dapples., il trofeo in argento realizzato a proprie spese dallo svizzero Henri Dapples, uno dei primi giocatori del Genoa e primo vincitore del campionato italiano. I suoi zii materni Jean De Fernex, Charles De Fernex e Eugène De Fernex furono tra i pionieri del calcio a Torinoundefined
Dopo la prima parte del viaggio alla scoperta delle radici svizzere del calcio italiano andata in onda venerdì 13 marzo, la seconda riprende la narrazione là dove tutto era iniziato: nei vicoli di Genova, tra caffè storici e case affacciate su piazze che, più di un secolo fa, videro rotolare i primi palloni. Qui prosegue la ricostruzione di una storia sorprendente, in cui la nascita del calcio italiano è il risultato di relazioni improvvisate, intuizioni coraggiose e di una presenza svizzera ben più radicata di quanto il racconto popolare abbia mai ammesso.Accanto a figure già incontrate come Edoardo Bosio e James Richardson Spensley, questa tappa introduce nuovi protagonisti: pionieri elvetici giunti in Liguria per studio, lavoro o semplice avventura, e che finirono per scrivere pagine indelebili del nostro sport. È il caso di Henry Dapples, genovese di nascita ma vodese d'origine, tra i primi giocatori del Genoa e vincitore di ben cinque campionati tra il 1898 e il 1903; oppure di Étienne Charles Bugnion, adolescente svizzero che dopo aver fondato il Montriond Lausanne approdò sotto la Lanterna, contribuendo ai successi rossoblù e segnando gol rimasti nella memoria collettiva.Il racconto si allarga poi agli ambienti sociali dell'epoca: giovani benestanti, studenti internazionali, figli della borghesia industriale — spesso svizzeri, inglesi o italo‑svizzeri — che ebbero il privilegio di praticare uno sport allora considerato elitario. Mentre buona parte della popolazione italiana faticava a procurarsi il pane quotidiano, questi “virgulti” costruivano inconsapevolmente il linguaggio tecnico e culturale del calcio che sarebbe arrivato fino a noi.Non mancano episodi curiosi, come il trofeo della Palla Dapples — una splendida sfera d'argento che passava di squadra in squadra attraverso sfide secche — o le vicende di Edoardo Pasteur, svizzero naturalizzato genovese e figura simbolo del Genoa, capace di ricoprire nel club praticamente ogni ruolo: giocatore, capitano, segretario, presidente. E ancora l'arrivo dell'allenatore inglese William Garbutt, che introdusse nel lessico italiano il termine “mister”, destinato a diventare universale.La storia del calcio si intreccia con quella sociale dell'Italia di fine Ottocento: il primo campionato, giocato l'8 maggio 1898, passò quasi inosservato perché in quelle stesse ore Milano era scossa dai moti del pane repressi dal generale Fiorenzo Bava Beccaris. Un contrasto che fotografa perfettamente il mondo in cui il calcio muoveva i suoi primi passi: un Paese affamato e diseguale, ma anche pieno di energie nuove.Il percorso, sempre in compagnia dello storico del calcio Fabrizio Calzia, si conclude nel cuore simbolico della memoria rossoblù: il Museo della Storia del Genoa. Qui, tra maglie ottocentesche, trofei unici e cimeli che raccontano un secolo e mezzo di storia, torna ancora una volta la presenza elvetica. Non solo nei nomi degli antichi protagonisti, ma persino nella toponomastica della città: dalla funicolare costruita da ingegneri svizzeri al quartiere del Righi, testimonianze discrete di un legame che Genova porta ancora inciso nel paesaggio.Questa seconda parte ci ricorda che il calcio italiano non è nato da un gesto singolo, ma da un intreccio di destini, migrazioni e passioni condivise. Gli svizzeri non furono comparse. Furono architetti, organizzatori, visionari. Senza di loro — e senza quel mondo di giovani benestanti, cosmopoliti e curiosi — il football italiano non avrebbe trovato la sua forma.E ciò che il tempo aveva quasi cancellato, oggi torna a brillare in tutta la sua forza.Nell'immagine d'apertura: la Palla Dapples., il trofeo in argento realizzato a proprie spese dallo svizzero Henri Dapples, uno dei primi giocatori del Genoa e primo vincitore del campionato italiano. I suoi zii materni Jean De Fernex, Charles De Fernex e Eugène De Fernex furono tra i pionieri del calcio a Torino
La lunga storia di Venezia ha inizio già con le vicende del Patriarcato di Aquileia, rappresentando una vera e propria identità culturale e geografica durante il Medioevo e il Rinascimento.La sua eredità musicale, infatti, è espressione del mondo religioso dell'epoca e gli archivi raccontano uno stile inconfondibile in particolar modo nella liturgia e nella sfera religiosa del tempo.Accanto alla devozione, la vita culturale laico-profana viaggia in diverse forme e regala ancora oggi una moltitudine di testimonianze legate alla capacità di conservazione di molti documenti compositivi.La puntata di “Quilisma” prende spunto da un concerto dell'ensemble Anonima Frottolisti nell'ambito della rassegna Cantar di Pietre. Un concerto che ha raccontato lo spaccato “popolareggiante”, per quanto estremamente colto, del gusto musicale cortese e profano del XV e XVI secolo. I racconti, le maschere, i personaggi, l'amore, la vita, sono stati solo alcuni dei temi trattati dal repertorio eseguito: una “fotografia” dell'estetica e della ricerca tanto letterale quanto musicale dell'epoca.
La lunga storia di Venezia ha inizio già con le vicende del Patriarcato di Aquileia, rappresentando una vera e propria identità culturale e geografica durante il Medioevo e il Rinascimento.La sua eredità musicale, infatti, è espressione del mondo religioso dell'epoca e gli archivi raccontano uno stile inconfondibile in particolar modo nella liturgia e nella sfera religiosa del tempo.Accanto alla devozione, la vita culturale laico-profana viaggia in diverse forme e regala ancora oggi una moltitudine di testimonianze legate alla capacità di conservazione di molti documenti compositivi.La puntata di “Quilisma” prende spunto da un concerto dell'ensemble Anonima Frottolisti nell'ambito della rassegna Cantar di Pietre. Un concerto che ha raccontato lo spaccato “popolareggiante”, per quanto estremamente colto, del gusto musicale cortese e profano del XV e XVI secolo. I racconti, le maschere, i personaggi, l'amore, la vita, sono stati solo alcuni dei temi trattati dal repertorio eseguito: una “fotografia” dell'estetica e della ricerca tanto letterale quanto musicale dell'epoca.
Per oltre un secolo abbiamo raccontato la nascita del calcio italiano come una storia tutta britannica: marinai, commercianti e cittadini inglesi che portarono il pallone nei porti del Nord. La realtà, però, è molto più sorprendente. Accanto agli inglesi, infatti, ci furono gli svizzeri – e grigionesi – a gettare le fondamenta culturali, tecniche e persino istituzionali di quello che oggi è lo sport più amato d'Italia. Una pagina affascinante e quasi dimenticata, rimasta nascosta tra archivi, vicoli e memorie familiari.undefinedIn questo viaggio delle Voci del Grigioni Italiano, Alessandro Tini in compagnia dello storico del calcio Fabrizio Calzia, costruisce un mosaico di storie che parte dai carruggi di Genova, attraversa le industrie di Torino, tocca le pasticcerie fondate dagli emigranti del Canton Grigioni e arriva fino ai primi campi improvvisati della penisola. Figure come Edoardo Bosio, pioniere assoluto del football italiano, e James Richardson Spensley, medico visionario che aprì le porte del Genoa ai soci italiani, diventano i protagonisti di una vicenda che unisce migrazione, impresa e modernità.undefinedLa narrazione si muove tra botteghe ottocentesche – come la storica Pasticceria Klainguti, simbolo dell'eleganza svizzera trapiantata a Genova – e salotti aristocratici dove nobili italiani, svizzeri e inglesi scoprirono insieme un nuovo gioco destinato a trasformarsi in rito collettivo. È la storia di famiglie che portarono nel Nord Italia non solo pasticceria e innovazione industriale, ma anche un modo diverso di vivere il tempo libero, l'associazionismo, la disciplina sportiva.Tra archivi, aneddoti e luoghi simbolo emerge una verità dimenticata: senza l'iniziativa, la visione e le reti sociali delle comunità elvetiche, il calcio italiano — come lo conosciamo oggi — forse non sarebbe mai nato.La seconda parte andrà in onda venerdì 20 marzo 2026.Nell'immagine d'apertura: il pallone usato nel primo campionato italiano disputato in una giornata l'8 maggio 1898 vinto dal Genoa (crediti: Musei di Genova)undefined
Per oltre un secolo abbiamo raccontato la nascita del calcio italiano come una storia tutta britannica: marinai, commercianti e cittadini inglesi che portarono il pallone nei porti del Nord. La realtà, però, è molto più sorprendente. Accanto agli inglesi, infatti, ci furono gli svizzeri – e grigionesi – a gettare le fondamenta culturali, tecniche e persino istituzionali di quello che oggi è lo sport più amato d'Italia. Una pagina affascinante e quasi dimenticata, rimasta nascosta tra archivi, vicoli e memorie familiari.In questo viaggio delle Voci del Grigioni Italiano, Alessandro Tini in compagnia dello storico del calcio Fabrizio Calzia, costruisce un mosaico di storie che parte dai carruggi di Genova, attraversa le industrie di Torino, tocca le pasticcerie fondate dagli emigranti del Canton Grigioni e arriva fino ai primi campi improvvisati della penisola. Figure come Edoardo Bosio, pioniere assoluto del football italiano, e James Richardson Spensley, medico visionario che aprì le porte del Genoa ai soci italiani, diventano i protagonisti di una vicenda che unisce migrazione, impresa e modernità.La narrazione si muove tra botteghe ottocentesche – come la storica Pasticceria Klainguti, simbolo dell'eleganza svizzera trapiantata a Genova – e salotti aristocratici dove nobili italiani, svizzeri e inglesi scoprirono insieme un nuovo gioco destinato a trasformarsi in rito collettivo. È la storia di famiglie che portarono nel Nord Italia non solo pasticceria e innovazione industriale, ma anche un modo diverso di vivere il tempo libero, l'associazionismo, la disciplina sportiva.Tra archivi, aneddoti e luoghi simbolo emerge una verità dimenticata: senza l'iniziativa, la visione e le reti sociali delle comunità elvetiche, il calcio italiano — come lo conosciamo oggi — forse non sarebbe mai nato.La seconda parte andrà in onda venerdì 20 marzo 2026.Nell'immagine d'apertura: il pallone usato nel primo campionato italiano disputato in una giornata l'8 maggio 1898 vinto dal Genoa (crediti: Musei di Genova)
Le Voci del Grigioni italiano tornano ad occuparsi di archeologia alpina, intesa non solo come disciplina di scavo, ma come strumento per leggere il territorio, comprenderne le trasformazioni e restituire memoria alle comunità.Nelle profondità del lago di Sankt Moritz millenari resti lignei conservati in condizioni eccezionali, ci raccontano di variazioni climatiche e mutamenti ambientali di lunga durata. Un archivio naturale che permette di riflettere sulla fragilità degli ecosistemi alpini e sugli equilibri che, nel corso dei secoli, hanno modellato il paesaggio.Accanto a questa dimensione ambientale, trova spazio il lavoro quotidiano di tutela svolto sul territorio: interventi legati a cantieri e infrastrutture, pianificazione preventiva, documentazione sistematica prima delle trasformazioni edilizie. Un'attività spesso silenziosa, che punta a conciliare sviluppo e conservazione, riducendo conflitti e costruendo nel tempo un rapporto di fiducia con la popolazione.Infine, l'attenzione si concentra su un importante sito alpino - Piuro, nella Bregaglia italiana, segnato da un evento catastrofico, oggi riletto attraverso ricerche stratigrafiche, analisi scientifiche e studi sulle reti economiche medievali. Oltre la memoria della tragedia, emerge la ricostruzione di un centro produttivo inserito in circuiti di scambio di ampia portata, con una restituzione dei risultati che guarda anche alla valorizzazione pubblica.Il filo conduttore è l'archeologia come chiave di lettura del presente: una disciplina che collega ambiente e storia, prevenzione e memoria, identità locale e relazioni europee, trasformando ciò che riemerge dal sottosuolo in conoscenza condivisa e patrimonio vivo.Ad accompagnarci in questo affasciante viaggio alla scoperta del nostro passato saranno Patrick Cassitti (responsabile scientifico del Servizio archeologico del Canton Grigioni) e il professor Fabio Saggioro (ordinario di archeologia medievale all'Università di Verona).
Le Voci del Grigioni italiano tornano ad occuparsi di archeologia alpina, intesa non solo come disciplina di scavo, ma come strumento per leggere il territorio, comprenderne le trasformazioni e restituire memoria alle comunità.Nelle profondità del lago di Sankt Moritz millenari resti lignei conservati in condizioni eccezionali, ci raccontano di variazioni climatiche e mutamenti ambientali di lunga durata. Un archivio naturale che permette di riflettere sulla fragilità degli ecosistemi alpini e sugli equilibri che, nel corso dei secoli, hanno modellato il paesaggio.Accanto a questa dimensione ambientale, trova spazio il lavoro quotidiano di tutela svolto sul territorio: interventi legati a cantieri e infrastrutture, pianificazione preventiva, documentazione sistematica prima delle trasformazioni edilizie. Un'attività spesso silenziosa, che punta a conciliare sviluppo e conservazione, riducendo conflitti e costruendo nel tempo un rapporto di fiducia con la popolazione.Infine, l'attenzione si concentra su un importante sito alpino - Piuro, nella Bregaglia italiana, segnato da un evento catastrofico, oggi riletto attraverso ricerche stratigrafiche, analisi scientifiche e studi sulle reti economiche medievali. Oltre la memoria della tragedia, emerge la ricostruzione di un centro produttivo inserito in circuiti di scambio di ampia portata, con una restituzione dei risultati che guarda anche alla valorizzazione pubblica.Il filo conduttore è l'archeologia come chiave di lettura del presente: una disciplina che collega ambiente e storia, prevenzione e memoria, identità locale e relazioni europee, trasformando ciò che riemerge dal sottosuolo in conoscenza condivisa e patrimonio vivo.Ad accompagnarci in questo affasciante viaggio alla scoperta del nostro passato saranno Patrick Cassitti (responsabile scientifico del Servizio archeologico del Canton Grigioni) e il professor Fabio Saggioro (ordinario di archeologia medievale all'Università di Verona).
"Pedro"Un cane scomparso, una speranza che resiste, la storia di un amore che salvaSperling & Kupferwww.sperling.itDopo la morte improvvisa del padre, il giovane Teo vive sospeso tra il peso delle responsabilità, la fatica quotidiana nel bar di famiglia e una tristezza che scava dentro senza fare rumore. Accanto a lui restano solo sua madre, una donna forte e fragile allo stesso tempo, e un vuoto che sembra impossibile da colmare. Finché un giorno, quasi per istinto, decide di adottare un cane. Non uno qualunque, ma uno come lui: timido, segnato, in cerca di una seconda possibilità. Così entra nella sua vita Pedro, un meticcio salvato dal canile. Pedro corre, aspetta, guarda. E resta. Insieme costruiscono una quotidianità fatta di piccoli gesti, di fiducia reciproca, di presenza e ascolto. Un miracolo che sembra finalmente rimettere ordine nel caos, che diventa una cura. Ma un giorno Pedro scompare. Da quel momento inizia una corsa disperata attraverso Roma e la sua periferia. La città fa da sfondo e da specchio: quartieri, parchi, notti insonni, incontri che tengono insieme i frammenti di un'esistenza. Cercando Pedro, Teo è costretto a guardare in faccia il dolore, l'amore e il rischio che comporta affidarsi a qualcuno. Una ricerca che toglie il respiro, un viaggio emotivo che diventa una resa dei conti con il passato, con le paure più profonde e con l'idea stessa di speranza. Perché perdere Pedro significa rischiare di perdere di nuovo tutto.Roberto Errichetti è nato a Roma nel 1973. Conosciuto con lo pseudonimo di Teo, è un cantautore, rapper e interprete cresciuto artisticamente alla scuola poetica di Franco Califano. Nel suo percorso personale ricco di collaborazioni e contaminazioni, fonde musica e scrittura in un linguaggio intimo e autentico.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Il nuovo rapporto Svimez fotografa un Mezzogiorno che continua a perdere giovani qualificati, con una mobilità sempre più anticipata già al momento dell'università, fattore che riduce drasticamente le possibilità di rientro. Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Sud verso il Centro-Nord, con una perdita netta di 270mila unità e un costo stimato di 6,8 miliardi l'anno. La quota di laureati tra i migranti meridionali è triplicata, segno di una fuga di competenze strutturale legata alla ricerca di mercati del lavoro più dinamici. Persistono forti divari retributivi territoriali e un vantaggio economico significativo per chi lavora all'estero. Accanto a questo fenomeno emerge la crescita dei cosiddetti "nonni con la valigia": anziani formalmente residenti al Sud ma stabilmente presenti al Centro-Nord per seguire figli e nipoti emigrati. Dal 2002 al 2024 sono quasi raddoppiati, superando quota 184mila, indicatore di una trasformazione silenziosa ma profonda degli equilibri familiari e sociali. Analizziamo il tutto con Luca Bianchi, direttore SvimezAl via la sesta edizione di imprese vincentiÈ partita a Milano la sesta edizione di Imprese Vincenti, il programma di Intesa Sanpaolo dedicato alle PMI eccellenti. Dieci aziende di Milano, Monza e Brianza hanno inaugurato il tour raccontando strategie di crescita, innovazione, sostenibilità ed impatto sociale. Le imprese selezionate riceveranno supporto su internazionalizzazione, transizione digitale, ESG e finanza straordinaria, con particolare attenzione agli investimenti immateriali e alla cultura del rischio, tema centrale dell'edizione 2026. Dal 2019 si sono candidate circa 18mila PMI; le 150 selezionate quest'anno generano complessivamente 35 miliardi di fatturato e impiegano 150mila persone. Il territorio lombardo conferma una forte vocazione all'innovazione, all'export e alla nascita di startup, con Milano che guida per brevetti e internazionalizzazione. Secondo Intesa Sanpaolo, la crescita economica 2026 sarà sostenuta da consumi e investimenti, trainata da settori ad alta specializzazione come farmaceutica, elettronica, servizi avanzati e agroalimentare. Interviene Anna Roscio, executive director sales & marketing imprese della divisione Banca dei Territori di Intesa SanpaoloMilano Cortina 2026: l'economia dello sport e della montagnaA ridosso della chiusura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 si è tenuto alla Triennale di Milano un confronto sugli impatti economici e territoriali dei grandi eventi sportivi. L'incontro ha analizzato gli effetti di medio-lungo periodo su infrastrutture, turismo, sostenibilità e sviluppo industriale, con la presentazione di un numero speciale della Rivista di Politica Economica dedicato all'economia dello sport e della montagna. Il focus è stato sulla capacità dei Giochi di generare investimenti duraturi, innovazione e trasformazioni territoriali, rafforzando la filiera turistica e logistica italiana. L'evento ha riunito rappresentanti di Confindustria, sport e industria per discutere come le Olimpiadi possano diventare un acceleratore di crescita e un modello di sviluppo sostenibile per i territori coinvolti. Il commento è di Leopoldo Destro, delegato del Presidente di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del turismo
Alessandra Mauro"Irving Penn. Photographs 1939 - 2007"Centro della Fotografia, RomaFino al 29 giugno 2026Ad inaugurare il programma espositivo del neonato Centro della Fotografia di Roma è la grande mostra IRVING PENN. PHOTOGRAPHS 1939 – 2007, che presenta al pubblico una selezione di 109 stampe provenienti dalla prestigiosa collezione della Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi, realizzate tra il 1939 e il 2007. La collezione della MEP è il risultato di un lungo rapporto di collaborazione con l'artista e, negli anni più recenti, di un dialogo continuo con la Irving Penn Foundation, istituzione fondata dallo stesso Irving Penn per preservare e promuovere il suo lascito artistico.La mostra è curata da Pascal Hoël, Head of Collections MEP, Frédérique Dolivet Deputy to Head of Collections MEP e Alessandra Mauro curatrice per il Centro della Fotografia di Roma.Irving Penn (1917–2009) è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento. Per oltre sessant'anni protagonista della scena internazionale e firma storica della rivista Vogue, Penn ha rivoluzionato i generi della fotografia di moda, del ritratto e della natura morta, con uno stile inconfondibile fatto di rigore formale, eleganza essenziale e straordinaria attenzione ai dettagli. Le sue immagini, per lo più realizzate in studio, sono celebri per la loro apparente semplicità e per la capacità di restituire, con la stessa intensità, soggetti famosi e persone comuni. Accanto ai ritratti di artisti, scrittori e celebrità, Penn ha dedicato grande attenzione a progetti personali diventati iconici, come le nature morte con mozziconi di sigarette o oggetti abbandonati, trasformati in immagini di sorprendente bellezza.La mostra, articolata in sei sezioni, offre una panoramica completa della sua opera, mettendo in luce non solo la potenza della sua visione artistica, ma anche la sua straordinaria abilità di stampatore. Penn seguiva, infatti, ogni fase del processo con estrema cura, sperimentando tecniche raffinate come la stampa al platino, per ottenere immagini senza tempo, oggi considerate pietre miliari della storia della fotografia.Il percorso espositivo si apre con i Primi lavori (1939-1947), cioe le prime fotografie che realizza lungo le strade di New York, poi nel sud degli Stati Uniti e poi ancora in Messico nel 1941. Nel 1945 e in Europa e in Italia, come autista volontario di ambulanze dell'esercito americano e utilizza la sua macchina fotografica per raccogliere testimonianze visive di quel periodo travagliato. In mostra anche la celebre fotografia dedicata al “gruppo d'intellettuali italiani al Caffe Greco” realizzata a Roma da Irving Penn per Vogue nel 1948. La seconda sezione e dedicata ai numerosi Viaggi tra il 1948 ed il 1971 per Vogue, dal Peru al Nepal, dal Camerun alla Nuova Guinea, nei quali realizza ritratti degli indigeni immersi nella luce naturale, dopo averli isolati dal loro ambiente in uno spazio neutro. La sezione numero tre riguarda invece i Ritratti (1947 – 1996) soprattutto delle celebrità e che vengono fotografate per lo più nel suo studio, dove Penn crea i suoi set. Nella quarta sezione troviamo i Nudi (1949 – 1967): una serie molto personale di fotografie di nudi femminili, per i quali sceglie modelle professioniste per pittori e scultori con l'obiettivo di inquadrare i corpi il piu da vicino possibile, senza mai mostrare i volti, celebrando la loro bellezza scultorea. Sottopone poi i suoi negativi a tecniche di stampa sperimentali, sbiancando e rielaborando le sue stampe fino a ottenere toni diafani che variano sempre da una stampa all'altra. La sua forza creativa e evidente anche nel lavoro che realizza nel 1967 per il Dancers' Workshop di San Francisco in cui non cerca di dare un preciso significato a una coreografia specifica, ma piuttosto sceglie un'interpretazione piu libera dei corpi in movimento che si esibiscono solo per essere fotografati. Infine, le ultime due sezioni: Moda e bellezza (1949 – 2007), durante la sua lunga carriera per Vogue, la moda e parte essenziale del suo lavoro e Still Life (1949 –2007), nella quale dimostra grande creativita nella messa in scena di oggetti inanimati, con una costante determinazione a rimuovere il superfluo. Spesso include nelle sue realizzazioni riferimenti alla Vanitas e al memento mori dell'arte antica, che conferiscono alle sue immagini un potere e una presenza senza tempo. E anche interessato a soggetti che a prima vista possono sembrare banali, insignificanti o ripugnanti, come i mozziconi di sigarette trovate in strada o le gomme da masticare usate, che Penn glorifica in sontuose stampe al platino-palladio. Così, esplorando nuovi soggetti con nuove tecniche, continua sempre a forzare i confini creativi del mezzo fotografico.Accompagna la mostra un booklet in vendita al bookshop del Centro di Fotografia.La mostra è promossa da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio e organizzata da Civita Mostre e MuseiDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
In questa edizione delle VGI, Alessandro Tini dialoga con Dante Peduzzi, già ispettore scolastico del Grigioni italiano e profondo conoscitore della Mesolcina, autore del nuovo volume “I toponimi di Cama”. Un'opera frutto di oltre quarant'anni di ricerche tra archivi, cartografie storiche e testimonianze orali raccolte nel villaggio.L'impatto dell'autostrada sul territorioPeduzzi spiega come lo studio della toponomastica non sia soltanto un esercizio linguistico, ma un modo per leggere l'evoluzione del territorio e delle sue comunità. L'autostrada A13, ad esempio, ha modificato profondamente l'assetto fondiario, cancellando antichi nomi e costringendo a un lavoro di ricostruzione basato su mappe precedenti agli anni Sessanta. Molti toponimi, specialmente in montagna, resistono invece da secoli e conservano un forte radicamento culturale.Un patrimonio accessibile a tuttiIl volume offre un apparato introduttivo che guida alla lettura dei materiali, mappe suddivise in settori e un QR code con oltre 300 nomi localizzati. Accanto ai documenti più antichi, risalenti al 1340, trovano spazio leggende, microstorie e i racconti degli anziani del paese: un patrimonio che rischia di scomparire.L'urgenza di preservare la memoriaDante Peduzzi sottolinea l'urgenza di completare la raccolta toponomastica dell'intera valle, prima che gli ultimi depositari della memoria vengano a mancare. Un libro che non parla solo di luoghi, ma del legame profondo tra territorio, storia e identità.
In questa edizione delle VGI, Alessandro Tini dialoga con Dante Peduzzi, già ispettore scolastico del Grigioni italiano e profondo conoscitore della Mesolcina, autore del nuovo volume “I toponimi di Cama”. Un'opera frutto di oltre quarant'anni di ricerche tra archivi, cartografie storiche e testimonianze orali raccolte nel villaggio.undefinedPeduzzi spiega come lo studio della toponomastica non sia soltanto un esercizio linguistico, ma un modo per leggere l'evoluzione del territorio e delle sue comunità. L'autostrada A13, ad esempio, ha modificato profondamente l'assetto fondiario, cancellando antichi nomi e costringendo a un lavoro di ricostruzione basato su mappe precedenti agli anni Sessanta. Molti toponimi, specialmente in montagna, resistono invece da secoli e conservano un forte radicamento culturale.undefinedIl volume offre un apparato introduttivo che guida alla lettura dei materiali, mappe suddivise in settori e un QR code con oltre 300 nomi localizzati. Accanto ai documenti più antichi, risalenti al 1340, trovano spazio leggende, microstorie e i racconti degli anziani del paese: un patrimonio che rischia di scomparire.undefinedDante Peduzzi sottolinea l'urgenza di completare la raccolta toponomastica dell'intera valle, prima che gli ultimi depositari della memoria vengano a mancare. Un libro che non parla solo di luoghi, ma del legame profondo tra territorio, storia e identità.
Andrea Colamedici"Il Carnevale di Putignano"La città di Putignano si lascia attraversare, ancora una volta, dalla magia del suo Carnevale, tra le manifestazioni più antiche e longeve d'Europa e che quest'anno giunge alla 632ª edizione. Le sue origini risalgono al 1394 e, da allora, il filo della tradizione non si è mai spezzato: riti, gesti e costumi continuano a scandire il tempo della festa, rinnovandosi anno dopo anno. Il Carnevale di Putignano nasce dal cuore della sua comunità, che lo vive, lo costruisce e lo tramanda celebrando attraverso la festa la propria identità culturale e un patrimonio di arte e saperi che attraversa le generazioni. Anche in questa edizione, un'attenzione speciale sarà dedicata ai momenti più simbolici e riconoscibili della tradizione identitaria del Carnevale:Giovedì delle Donne Sposate, giovedì 5 febbraioGiovedì dei Cornuti, giovedì 12 febbraioSan Valentino, venerdì 14 febbraioFesta di chiusura, sabato 21 febbraioIl Carnevale entrerà poi nel suo pieno fermento con le tradizionali sfilate in maschera, vero cuore pulsante della manifestazione, che si terranno sabato 7 febbraio alle ore 19:00, domenica 15 febbraio alle ore 11:00 e martedì 17 febbraio alle ore 19:00.Anche quest'anno, la direzione filosofica e culturale è affidata ad Andrea Colamedici, che prosegue il suo percorso di rilettura contemporanea della tradizione putignanese, intrecciando arte e filosofia in un dialogo vivo e costante con la comunità e con il pubblico.IL TEMA: IL PARADOSSOIl paradosso sarà il tema dell'edizione 2026 del Carnevale di Putignano. Un concetto che, da sempre, ne rappresenta l'anima più profonda e che torna oggi come lente per osservare le contraddizioni del presente e trasformarle in slancio creativo.Come accade nel Carnevale più autentico, tutto si rovescia: mentre la natura riposa, la comunità si risveglia; ciò che è scarto diventa materia d'arte; la derisione si trasforma in celebrazione collettiva. È il mondo alla rovescia custodito da secoli dal Carnevale, uno spazio simbolico in cui il potere viene messo in discussione e la fragilità trova nuova forza.La cartapesta, simbolo di Putignano, incarna perfettamente questo spirito: leggera, ma capace di diventare imponente e monumentale. Ogni carro sarà così un paradosso, sospeso tra effimero e grandioso. Attraverso il claim Dove tutto è il contrario di tutto, il Carnevale invita a sostare in quella tensione vitale che nasce dall'incontro degli opposti: ordine e caos, tradizione e innovazione, peso e leggerezza.«Il paradosso, quando viene riconosciuto e abitato consapevolmente, diventa un dispositivo di risveglio di massa. La maschera carnevalesca ci chiede di sostare in quello spazio scomodo dove il pensiero è costretto a farsi creativo, perché le vecchie categorie non bastano più. In un'epoca che pretende coerenza a ogni costo, che esige posizionamenti netti e identità stabili, il Carnevale rivendica il diritto alla contraddizione fertile» dichiara il direttore filosofico, Andrea Colamedici. La commissione della Fondazione Carnevale di Putignano ha selezionato i progetti che daranno vita a sette grandi carri di cartapesta, pronti a sfilare nel centro cittadino durante il mese di febbraio. Ogni opera nasce da un processo di selezione attento e rigoroso, volto a tutelare la continuità della storica tecnica della carta a calco, cuore pulsante della tradizione putignanese. È un percorso lungo e paziente, che inizia dalla costruzione di una solida armatura in ferro, capace di sostenere i grandi modelli in argilla: forme originarie sulle quali, strato dopo strato, gesso, cartapesta e colla di acqua e farina prendono corpo, fino alla fase conclusiva della pittura e delle rifiniture.A rendere possibile questo lavoro sono i Mastri Cartapestai di Putignano, artigiani e artisti insieme, depositari di un sapere tecnico e di una visione creativa che si tramandano di generazione in generazione.La scelta del paradosso come tema rappresenta una sfida intensa e stimolante per i Mastri Cartapestai, chiamati a tradurre in forme, volumi e immagini le contraddizioni e gli enigmi che attraversano l'esistenza umana e la società contemporanea. Ne nasceranno progetti densi di significato, ognuno dedicato a una diversa declinazione del paradosso dei nostri tempi.Come da tradizione, i carri in gara si contenderanno il titolo di vincitore dell'edizione 2026, che verrà assegnato dalla giuria al termine delle sfilate.Il racconto visivo dei carri attraverserà temi complessi e attuali: dalla delicata questione dell'eutanasia, in cui la libertà di scelta si scontra con tradizioni consolidate e rigidità burocratiche, al fenomeno della turistificazione, che rischia di trasformare l'autenticità dei borghi pugliesi in quinte sceniche svuotate di significato.Affiorerà il paradosso dello sfruttamento animale in una società che si proclama animalista, così come quello della ludopatia, che svela un gioco della vita moderna governato da algoritmi capaci di trasformarci in inconsapevoli pedine di un sistema già scritto.Troveranno spazio anche riflessioni sulla disabilità, riletta come occasione di crescita e di trasformazione, e sull'intelligenza artificiale, che solleva forse il paradosso più inquietante del nostro tempo: l'uomo che crea macchine pensanti mentre progressivamente abdica al proprio pensiero critico.Grande attenzione sarà dedicata a un tema di drammatica urgenza come il femminicidio, che rivela la contraddizione più crudele: un amore proclamato che si trasforma in violenza mortale, mostrando come una società che si definisce moderna e libera continui invece a riprodurre antichi schemi di possesso e controllo.Accanto ai sette carri in competizione, sfileranno anche due carri fuori concorso.Il primo è Il Factotum dell'Inconcludenza, un omaggio a Putignano e alla tradizione della cartapesta che si fa riflessione ironica sulla frenesia contemporanea: il mito del “fare tutto” che si ribalta nel paradosso del non riuscire a portare a termine nulla, metafora di una società multitasking che finisce per perdersi nel disordine della propria presunta efficienza. Il secondo è Pollo, credici, realizzato dall'associazione Frallijos e firmato dai ragazzi che lo scorso anno hanno conquistato il primo posto nella categoria delle maschere di carattere, tornando quest'anno con un progetto speciale fuori concorso.Il programma degli eventi si articola in una serie di appuntamenti pensati per animare il Carnevale con linguaggi, atmosfere e pubblici diversi, tra concerti, spettacoli e format speciali. Ad aprire il programma sarà Nina Zilli, attesa sul palco il 1° febbraio con la sua voce inconfondibile, capace di fondere soul, pop e jazz con grande eleganza. Il 7 febbraio sarà invece la volta di BigMama, pronta a travolgere il pubblico con la sua energia, insieme a Madman, tra i liricisti più raffinati del rap italiano, pugliese d'origine, noto per il flow chirurgico e le metriche ardite. A chiudere questo viaggio musicale, il 15 febbraio, arriverà il Canzoniere Grecanico Salentino, che porterà sul palco i ritmi ancestrali della pizzica e del tamburello, celebrando le radici della tradizione popolare salentina.Anche il fronte show promette momenti speciali. Il 1° febbraio spazio all'ironia irriverente di Auroro Borealo, con uno spettacolo inedito che mescola un dj set di grandi classici ballabili ai suoi brani più dissacranti. Il 14 febbraio, invece, il Carnevale si tingerà di romanticismo grazie a Renzo Rubino, che celebrerà San Valentino con serenate nel centro storico insieme ai Propagginanti: incursioni musicali a sorpresa pensate per riportare la magia del corteggiamento nelle piazze di Putignano. Nella stessa serata, Rubino proporrà anche un concerto intimo e inedito, rileggendo i suoi successi in versione piano e voce.L'acquisto dei biglietti è disponibile online sul sito https://www.carnevalediputignano.it/ e presso l'infopoint in via Matteotti 6, Putignano (lunedì-sabato 10-13 e 16-20. Domenica 10-13).Giovani 11-14 anni: da 5 euroAbbonamento 4 sfilate: da 30 euroBiglietto flessibile: 19 euroBiglietto giornaliero: da 16 euroBiglietto gratuito per bambini fino a 10 anni e abbonamento per i domiciliati a 5 euro.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Antiniska Pozzi"Tanto domani muori"Harper Collinswww.harpercollins.it“Casa auto lavoro / tanto domani muori”. È scritto su un muro poco lontano dalla ferrovia, nella periferia nord di Milano, vicino a casa di Anna, che ha sei anni e un rumore che le abita la testa, un cubo che rotola nel buio mentre nella stanza accanto il padre russa e la madre veglia i propri fantasmi. Al terzo piano dell'edificio in klinker marrone dove abitano, Anna osserva i suoi genitori consumarsi. È figlia di un operaio, Nino, che sognava di fare il calciatore e ora cerca la felicità nelle cose semplici, e di Adriana, che è nata in Toscana, vicino al mare, non lavora ed è segnata da una malinconia che non trova nome né sollievo, dalla costante paura della disgrazia. Una disgrazia annunciata durante l'infanzia dalla Canuta, una sorta di spettro che popola incubi e racconti familiari.Accanto a loro Anna cresce, la bambina introversa e accondiscendente si trasforma in un'adolescente piena di domande, in cerca di una voce che non sia solo eco del mondo da cui proviene, mentre gli anni Settanta trasformano il Paese. Finché le crepe del mondo si spalancano anche nella sua vita, e la tragedia, che sua madre da sempre attendeva, diventa realtà.Antiniska Pozzi ha la voce di chi è abituata a scrivere poesia, e si vede. Tanto domani muori è un libro prezioso, per la lingua, lirica e capace di colpire al cuore chi legge, per la ricostruzione di un mondo familiare e il passaggio di un'epoca, per la capacità di trasformare il dolore in arte e un romanzo di formazione in un racconto universale, in una riflessione al tempo stesso intima e politica sull'appartenenza, il lutto, il riscatto, simbolo di un'intera generazione sospesa tra sacrificio e desiderio di futuro.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
È la primaria più giovane d'Italia. Medico d'urgenza e direttrice di un Pronto Soccorso a Roma. Sui social, è una delle voci più autorevoli nel raccontare la medicina per ciò che è davvero: complessa, concreta, profondamente umana. Ebbene sì, Minerva Salute è passata dal BSMT. Ogni giorno lavora dove le decisioni sono immediate e le responsabilità enormi, sempre in emergenza e a combattere tra la vita e la morte delle persone. Accanto al lavoro in corsia, la dottoressa Solange Fugger, in poco più di un anno, è diventata il volto più seguito della divulgazione medica sui social: con Minerva Salute porta fuori dagli ospedali ciò che spesso resta invisibile e racconta la medicina con un linguaggio chiaro, diretto, senza sensazionalismi e senza filtri. E con il suo aiuto abbiamo provato a farlo anche noi. Per la prima volta, al BSMT, abbiamo parlato di pronto soccorso, di sanità oggi, di comunicazione scientifica, di errori, di pressione emotiva e di cosa significa prendersi cura delle persone nei momenti più critici della loro vita. Ma anche del percorso che ha portato Solange fin lì, delle scelte, dei sacrifici e del motivo per cui ha sentito il bisogno di raccontare la medicina fuori dagli ospedali, senza filtri e senza sensazionalismi. Una chiacchierata intensa, utile e necessaria, che mostra la medicina da dentro, con competenza, responsabilità e grande umanità. Buona visione! _________________ 00:00 INTRO 8:47 LA PRIMARIA PIÙ GIOVANE D'ITALIA 14:33 EMPATIA E UMANITÀ NEI MEDICI 20:27 COME SI DANNO LE BRUTTE NOTIZIE 25:17 LA SANITÀ OGGI 30:11 IL COVID VISSUTO DA UN MEDICO 39:44 IL SOVRACCARICO DEI PRONTO SOCCORSO 41:37 PERCHÉ SI ASPETTA TANTO IN PRONTO SOCCORSO 46:43 QUANDO SI PUÒ PARLARE DI MALASANITÀ? 48:41 I CASI EMOTIVAMENTE PIÙ FORTI VISSUTI IN OSPEDALI 59:53 L'IMPORTANZA DEL LAVORO DELLE AMBULANZE 1:02:29 MONDO OSPEDALIERO: TELEFILM VS REALTÀ 1:04:14 COME CAPIRE SE ANDARE IN PRONTO SOCCORSO 1:07:48 IL RAPPORTO COL PAZIENTE 1:16:20 LE CRITICHE DAI COLLEGHI PER IL PROGETTO SUI SOCIAL 1:19:24 IL SUCCESSO DI MINERVA SALUTE 1:25:42 TROVARE L'AMORE IN OSPEDALE 1:32:39 LE POLEMICHE SUL TEST D'INGRESSO A MEDICINA 1:36:10 LA DECISIONE DI VOLER DIVENTARE MEDICO 1:39:43 ORGANIZZARE IL TEMPO TRA OSPEDALE E SOCIAL 1:45:28 RAPPORTO TRA MEDICINA E RELIGIONE 1:46:15 L'ORGOGLIO DEI GENITORI 1:47:12 SALUTI FINALI Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Catena in movimento nasce all'interno del carcere di Bollate come progetto di formazione e lavoro creato dai detenuti. Oggi siamo nella sartoria di Trezzano sul Naviglio, dove questo percorso continua in un contesto produttivo aperto. Qui lavorano persone che arrivano dal carcere, ma anche migranti che hanno trovato in questo spazio una possibilità concreta di reinserimento. Accanto a loro c'è Cristian, fondatore e guida di questa esperienza, che ha costruito un modello basato su continuità, fiducia e competenze reali e che vuole abbattere i muri tra “dentro” e “fuori”. Un reportage di Anaïs Poirot che mostra cosa significa davvero ripartire attraverso il lavoro.
"Tutto il mio folle amore" di Francesco Carofiglio e "E non scappare mai" di Annalisa CuzzocreaUna storia di ragazzi fra i 17 e 18 anni, ambientata a Bari nel 1943. C'è Alessandro, detto Ale, appassionato di musica jazz. Suona di nascosto in una band con alcuni amici perché durante il Fascismo il jazz era proibito. Sta maturando una sua coscienza politica e civile, aiutato anche da un suo ex professore del liceo. Poi c'è Lallo, il cugino "gemello" perché nato nel suo stesso giorno, stesso anno, però caratterialmente è diverso da lui: non prende parte alle riunioni politiche, odia l'arroganza del Fascismo, però è insofferente verso l'idea di far parte di un gruppo. Accanto a loro, naturalmente, ci sono diversi amici coetanei, ma c'è soprattutto Carolina, italo-irlandese, arrivata a Bari dopo il bombardamento di Roma. Con lei Ale vive la stagione entusiasmante di Radio Bari, che da organo del partito fascista divenne, dopo l'armistizio, la voce della Resistenza. Non c'era solo la diffusione di bollettini militari, come avveniva su Radio Londra,ma proprio un'intera programmazione fatta di parole e di musica all'insegna della libertà. Tutto questo viene raccontato nel romanzo "Tutto il mio folle amore" di Francesco Carofiglio (Garzanti). Nella seconda parte parliamo di "E non scappare mai" di Annalisa Cuzzocrea (Rizzoli). La vita di Miriam Mafai, funzionaria del Partito Comunista, giornalista, fra i fondatori del quotidiano La Repubblica. Non si tratta di una biografia, ma, come si legge nella postafazione, di un romanzo sulla vita di Mafai, arricchito fra l'altro di alcuni particolari ricavati grazie ai diari che sono stati consegnati dalla figlia di Mafai all'autrice. Si narrano la militanza nel Partito Comunista, il giornalismo, gli amori, la storica relazione con Giancarlo Pajetta. Ne emerge il ritratto di una donna che credeva profondamente nell'impegno e nella libertà, insofferente alle rigide regole del partito, all'ortodossia del Partito Comunista, che guardava in quel periodo all'Unione Sovietica, mentre lei ne metteva in evidenza anche le contraddizioni. Miriam Mafai adattava le sue idee al tempo, non era immobile.
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A very special bonus episode and last of Season 3! Bea & Julio, the beautiful duo behind our favorite neighborhood spot, Il Posto Accanto join us. We discuss their soon to be released film, SUNDAY AT IL POSTO ACCANTO, a love letter to the neighborhood and hospitality industry. The director and writer Seth Zvi Rosenfeld also joins us to share his vision during what was a very uncertain time in 2021 when the project was filmed. Truly a neighborhood institution after 30 years, we talk to Bea & Julio about what keeps them going, their committment the farmer's market, Julio's dislike of the word "hospitality", the importance of community & connection and why you are coming for the "grumpy service" and "terrible food". Find out what your should be putting in your mouth at this gem of a restaurant and find out how/when to watch the film! @ilpostoaccanto @chamber.nyc @joespizzanyc @thehobbitrestaurant @lindustriebk @unsqgreenmarket