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Sam Fahd Abu Haikal aveva sette mesi e ancora doveva muovere i primi passi. Il 5 giugno era seduto in braccio a sua madre, sul sedile posteriore dell'auto di famiglia, a Tel Rumeida, Hebron. Un proiettile dei soldati israeliani lo ha ucciso lì, in braccio. L'esercito ha spiegato di aver esploso colpi singoli contro un veicolo che sembrava accelerare e di aver aperto un'inchiesta. Il padre, docente all'Università di Betlemme, ha risposto a Vatican News: «Ci hanno detto che è stato un errore ma niente di tutto ciò si può definire errore. Ora vogliamo giustizia». Il 10 giugno l'Unicef ha messo in fila il resto: otto bambini uccisi e 17 feriti nello scorso fine settimana in cinque diverse località della Striscia di Gaza. In una delle zone colpite, un gruppo di bambini che giocava a calcio è stato ferito da un attacco vicino. Tutto sotto un cessate il fuoco in vigore dall'ottobre 2025: già il 6 febbraio l'agenzia ONU per l'infanzia contava 37 bambini uccisi a Gaza dall'inizio del 2026. La tregua, per i bambini, ha la stessa traiettoria dei proiettili che dovrebbe fermare. E intanto a Bengasi le autorità libiche hanno prorogato per la seconda volta la detenzione dei dieci volontari del Global Sumud Land Convoy, tra cui gli italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia, fermati il 24 maggio mentre portavano aiuti verso Gaza. Amnesty International il 10 giugno ne ha chiesto la liberazione: per giorni la sorte di otto di loro è rimasta nascosta, un diabetico resta senza medicine regolari. Edouard Beigbeder, direttore regionale Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha scritto: "Non possiamo permettere che questa diventi la nuova normalità: la morte di bambini a causa della violenza dovrebbe suscitare indignazione a livello mondiale". A Tel Rumeida l'inchiesta dell'esercito risulta aperta. Sam aveva sette mesi. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Aquí esta la historia escrita por M. Webster:https://www.reddit.com/r/nosleep/s/aCpRi1MikgTodas mis redes sociales en un link:https://linktr.ee/sebastianecheverri─────────────────────────────Créditos musicalesRepulsive, Thrll ─────────────────────────────Canción de la introVivek Abhishek - Voodoo#Creepypastas #CreepypastasenEspañol #NoSleep
Most apartment operators think they know who they're competing against. According to Jonas Bordo, they're probably missing the bigger picture.In the second half of Reid's conversation with the Dwellsy CEO, Jonas explains why renters don't think in traditional comp sets, how AI could soon replace apartment search as we know it, and why the future belongs to open platforms that connect renters, properties, and intelligent agents. It's an eye-opening conversation about technology, consumer behavior, and the forces reshaping housing.Whether you're in multifamily, proptech, marketing, or operations, Jonas offers a fresh perspective on where the industry is headed—and why the biggest changes may arrive much sooner than most people expect.
Fakhri Abu Diab vive in una casa mobile piantata sulle macerie della sua casa, demolita dalle autorità israeliane nel febbraio 2024 ad al-Bustan, Gerusalemme est. Anche la casa mobile ha già l'ordine di rimozione. «Cercano di cancellare i miei ricordi, la mia infanzia, la mia storia», dice all'Associated Press, che il 10 giugno ha documentato la macchina amministrativa dell'espulsione: oltre 260 strutture palestinesi demolite nel 2025, il 70% in più di tre anni prima, e già 116 nel 2026, secondo l'organizzazione israeliana Ir Amim. «Israele può decidere: sì, questo quartiere vogliamo cancellarlo. Nessuno ci fermerà», dice ad AP il suo ricercatore Aviv Tatarsky. L'anno scorso sono stati approvati quasi 9.000 permessi edilizi per i residenti ebrei di Gerusalemme e meno di 700 per i palestinesi, che sono il 40% della città (dati Bimkom). Chi costruisce senza permesso, perché il permesso gli è negato, riceve il bulldozer. A marzo, registra B'Tselem, il quartiere di Batan al-Hawah ha contato il numero più alto di sfratti da decenni: 15 famiglie fuori, i coloni dentro. La magistratura israeliana risponde per iscritto che i tribunali decidono "nel merito di ogni singolo caso". I numeri sopra dicono come finisce il merito. E intanto a Bengasi resta annullata senza preavviso l'udienza per i dieci del Land Convoy, tra cui gli italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia: all'avvocato le autorità libiche hanno indicato un indirizzo sbagliato del luogo di detenzione, denuncia la portavoce Maria Elena Delia, e Amnesty International il 10 giugno ne ha chiesto la liberazione. Ad AP il direttore dell'organizzazione di coloni Ateret Cohanim, Daniel Luria, consegna la frase che chiude ogni pratica: «Non ci sarà mai uno Stato palestinese». #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
La Corte Suprema israeliana ha scritto che obbligare un'organizzazione a consegnare l'elenco dei propri dipendenti palestinesi è una misura "limitata e proporzionata" che "consente la continuazione dell'attività umanitaria". Così ha respinto il ricorso di diciannove organizzazioni e convalidato la legge che dal 30 dicembre 2025 tiene fuori dai Territori trentasette ONG, tra cui Medici senza frontiere, Oxfam e Save the Children. Le organizzazioni si rifiutano di consegnare quell'elenco: espone i loro operatori, e centinaia di lavoratori umanitari sono già stati uccisi, quindici di MSF dall'ottobre 2023. Per la Corte quella lista protegge la sicurezza dello Stato. Per chi ci finisce sopra, è una condanna. Il 9 giugno diciotto Paesi europei, con Australia e Giappone, hanno chiesto a Israele di "non applicare la legge nella sua forma attuale", ricordando che quasi tutta Gaza dipende dall'assistenza. Una richiesta, mentre la legge è già convalidata. Lo stesso giorno il ministro degli Esteri Antonio Tajani rivendicava in Parlamento di aver aderito «proprio oggi» a quella dichiarazione, ed elencava il contributo italiano: 85 tonnellate di Food for Gaza sbloccate dalla Giordania, 17 studenti arrivati il 2 giugno. Aiuti che passano, ha spiegato, col «via libera» delle autorità israeliane. Due modelli di accesso a confronto: quello che pretende un obbligo e quello che ringrazia per un permesso. L'Italia firma il primo e pratica il secondo. E il conto intanto corre. Il ministero della Salute di Gaza all'8 giugno contava 72.980 morti dal 7 ottobre 2023, 970 dal cessate il fuoco di ottobre. A Bengasi i dieci volontari del Land Convoy, tra cui gli italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, sono da una settimana in sciopero della fame. "Consente la continuazione dell'attività umanitaria", ha scritto la Corte. Le organizzazioni che quell'attività la fanno restano fuori, e l'unico elenco che cresce è quello dei morti. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Conocemos de cerca el buque escuela noruego Sørlandet. Hablamos con la responsable de comunicación del buque Sørlandet, Daniella Rigual, y el alumno español procedente de Vigo, Jacobo Romero. Ambos nos cuentan cómo es una jornada a bordo de esta histórica embarcación, en la que los alumnos cursan sus estudios de secundaria al tiempo que se forman como marineros.Construido en Noruega en 1927, el Sørlandet ostenta el prestigioso título de ser el primer barco de vela en abrir sus puertas a mujeres en la educación marítima.
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Sul lato gazawi di Kerem Shalom il contenuto di centinaia di camion di aiuti resta fermo, in attesa di un ritiro che non arriva. Lo scrive il Cogat, l'organismo del ministero della Difesa israeliano per i Territori, nel comunicato dell'8 giugno che annuncia la chiusura di tutti i valichi di Gaza "fino a nuovo avviso". La ragione dichiarata sono i missili iraniani sparati su Israele nella notte. Gaza, estranea a quel fronte, è la prima cosa sigillata. È la terza volta da febbraio. Il 28 febbraio identica mossa, valichi riaperti pochi giorni dopo. Ogni volta che lo scambio con Teheran si riaccende l'assedio si stringe qui. E qui la tregua entrata in vigore il 10 ottobre ha già prodotto, secondo il ministero della Salute di Gaza che l'ONU considera attendibile, almeno 961 palestinesi uccisi e 3.020 feriti, contro cinque soldati israeliani nello stesso periodo. I morti dal 7 ottobre 2023 sono 72.971. Il Cogat sostiene che la chiusura non avrà impatto umanitario, perché il cibo entrato con la tregua "supera il fabbisogno nutrizionale della popolazione secondo le metodologie dell'ONU". Una frase che misura in calorie un obbligo giuridico. La Corte internazionale di giustizia, nell'ordinanza del 26 gennaio 2024 che riconosceva un rischio plausibile di genocidio, ha imposto a Israele di garantire l'assistenza umanitaria necessaria. Il Cogat risponde con un magazzino dichiarato a sufficienza. Intanto al Cairo i mediatori trattano con le fazioni palestinesi per salvare quella tregua, mentre i valichi si richiudono. Domenico Centrone, 33 anni, docente di Molfetta, e Leonarda Alberizia, del Global Sumud Convoy, restano in carcere in Libia dal 24 maggio: il 7 giugno il consolato italiano a Bengasi insisteva ancora per la sola visita consolare. I valichi, scrive il Cogat, riapriranno "gradualmente, sulla base di una continua valutazione operativa". La valutazione lascia il cibo dichiarato sufficiente dentro i camion fermi. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Per ricevere un pacco di farina dal World Food Programme, a Gaza, una persona deve scrivere il proprio nome, il numero del documento, il telefono e il quartiere in cui dorme. Quel modulo si chiama People Portal, l'applicazione di auto-registrazione che il WFP rivendicava per aver tagliato tempi e burocrazia. Oltre due milioni di palestinesi l'hanno compilato. Il 14 maggio quei dati sono finiti in mani non autorizzate. Il The New Humanitarian, con l'inchiesta di Jacob Goldberg e Irwin Loy, parla di circa 600.000 famiglie esposte: nomi, documenti, telefoni, posizione. È la più grave violazione di dati di beneficiari umanitari mai registrata, sopra le 515.000 persone colpite nell'attacco al Comitato internazionale della Croce Rossa nel 2022. Due giorni prima, il 12 maggio, un informatore aveva segnalato al WFP una falla individuata da un esperto indipendente. La sede di Roma aveva assicurato che era risolta. L'attacco è arrivato lo stesso, e gli abitanti di Gaza sono stati avvisati via Telegram solo il 31 maggio, diciassette giorni dopo. L'informatore descrive al The New Humanitarian dati «che possono individuare posizioni precise e causare danni», e nessuna valutazione del rischio. A Gaza un dato di posizione pesa diversamente. La Corte internazionale di giustizia ha dichiarato illegale l'occupazione con il parere del 19 luglio 2024, e dal gennaio 2024 considera la popolazione della Striscia esposta a un plausibile rischio di genocidio. Lì le forze israeliane hanno ucciso centinaia di persone in fila per gli aiuti del WFP, scrive la stessa testata. Intanto Domenico Centrone e Leonarda Alberizia restano detenuti a Bengasi: il procuratore libico ha prorogato la custodia senza fissare udienza, il 4 giugno una delegazione alla Farnesina ha chiesto pressione. Il WFP scrive ai registrati: "continuerete a ricevere assistenza". Per riceverla, avevano già scritto dove dormono. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Aveva la borsa di studio, il visto italiano, il lasciapassare e l'autorizzazione di sicurezza rilasciata giorni prima. Il 2 giugno, al valico di Kerem Shalom, Mahmoud Al Najjar, ingegnere di Jabalia e docente all'Università islamica di Gaza, è stato portato via mentre il gruppo di studenti proseguiva verso Roma, a Tor Vergata. L'esercito israeliano lo definisce a Repubblica "un terrorista operativo di Hamas" che "ha partecipato all'invasione di Israele il 7 ottobre 2023". Nessun capo d'imputazione, nessuna prova resa pubblica. La famiglia, raggiunta dalla testata Kritica, dice l'opposto: oppositore di Hamas, critico del gruppo anche sui social, unico superstite dei suoi, moglie e quattro figli uccisi in un raid israeliano dell'ottobre 2024. Ora, secondo i familiari, è nel carcere israeliano di Asqalan. Il programma è di Antonio Tajani: 229 studenti palestinesi portati in Italia dallo scorso autunno, sempre per il valico israeliano di Kerem Shalom, sempre, scrive la Farnesina, "in raccordo con le Autorità israeliane". L'occupante, che la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato illegale col parere del 19 luglio 2024, autorizza l'uscita e poi, al proprio cancello, decide chi è studente e chi terrorista, e fa sparire un civile. A maggio l'esercito israeliano ha ucciso a Gaza almeno 119 persone, 19 bambini, il mese più letale dell'anno secondo il ministero della Salute. Intanto restano a Bengasi da undici giorni i due italiani del convoglio di terra, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia: il 2 giugno il procuratore libico ha prorogato la custodia senza fissare udienza, il 3 presidio alla Farnesina. Tajani: «Speriamo tornino presto». I compagni di Mahmoud sono arrivati. Lui no. Tajani aveva promesso di portarli «in sicurezza verso un'opportunità di studio e di futuro». #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
What if the pressure to be “good” is making women physically sick? In this eye-opening episode, Dr. Dan sits down with award-winning filmmaker, entrepreneur, and author Sara Hirsh Bordo to explore the powerful connection between autoimmune disease, trauma, people-pleasing, and self-abandonment as well as to discuss Sara's powerful new book Autoimmunity and the Good Girls: How Permission to Put Ourselves First Has the Power to Keep Us Well. After being diagnosed with multiple serious health conditions—including Hashimoto's thyroiditis, melanoma, tumors, Epstein-Barr, mold poisoning, and heavy metal toxicity—Sara began asking a life-changing question: What if years of self-betrayal were making her body turn against itself? Through deeply personal storytelling, groundbreaking research, and profound insight, Sara shares how decades of prioritizing others over herself created patterns that impacted both her emotional and physical well-being. Together, she and Dr. Dan unpack the “good girl” conditioning so many women experience, the hidden cost of chronic self-sacrifice, and how reclaiming authenticity may be one of the most important healing journeys of all. This conversation is compassionate, courageous, and transformative—for women, men, families, leaders, and anyone seeking deeper self-awareness and healing. For more information, www.autoimmunityandthegoodgirls.com and follow Sara Hirsh Bordo on Instagram. Please listen, follow, rate, and review Make It a Great One on Apple Podcasts, Spotify, or wherever you listen to podcasts. Follow @drdanpeters on social media. Visit Dr. Dan Peters Official Website and send your questions or guest pitches to podcast@drdanpeters.com. We have this moment, this day, and this life—let's make it a great one. – Dr. Dan # # # Learn more about your ad choices. Visit podcastchoices.com/adchoices
Apartment search is overdue for a rebuild. In this episode, Reid sits down with Jonas Bordo, co-founder and CEO of Dwellsy, to unpack why the rental marketplace still struggles with stale listings, bad rent data, fraud, and outdated assumptions about how renters actually search. Jonas explains how final asking rent creates a more accurate picture of the market, why traditional comp sets are often hilariously wrong, and how Dwellsy is building a more open, comprehensive rental marketplace.The conversation also looks ahead to an agentic future, where renters may no longer scroll through endless listings at all. Instead, AI agents could search, compare, schedule tours, and even help negotiate leases on their behalf. For multifamily marketers, operators, and anyone still pretending apartment search works just fine, this episode is a very necessary wake-up call.
Il 2 giugno, nella sede del ministero della Difesa a Tel Aviv, alcuni funzionari hanno alzato un cartello con una cifra: 19,2 miliardi di dollari. È il record delle esportazioni di armi israeliane nel 2025, quasi il 30% in più sul 2024. Il primo mercato è l'Europa, con il 36% delle vendite. Lo certifica il ministero stesso, ripreso da Associated Press e Times of Israel. Il ministro della Difesa Israel Katz ha spiegato come abbiano collaudato le armi. Nel comunicato ufficiale si legge: "un filo chiaro e inequivocabile collega i successi dell'esercito sul campo e il successo delle esportazioni israeliane nel mondo". Il campo è Gaza, dove dal 7 ottobre 2023 l'agenzia palestinese Wafa conta 72.942 morti, ed è il Libano, ed è l'Iran. Alla fiera Defense Tech di Tel Aviv i manifestanti hanno chiamato quel campo con il suo nome di mercato: laboratorio di collaudo. A marzo il SIPRI ha registrato il sorpasso sul Regno Unito, settimo esportatore mondiale. Quello che il listino vende come capacità è quello che la Corte internazionale di giustizia, dal gennaio 2024, considera un plausibile rischio di genocidio. Il prezzo nasce lì. Antonio Tajani al Forum di Cernobbio ha definito gli invii di armi a Israele «una leggenda metropolitana», e le nuove licenze di esportazione restano sospese. Eppure nel 2025 l'Italia ha importato armamenti israeliani per circa 85 milioni di euro, secondo la Relazione 185/90 trasmessa al Parlamento il 25 marzo 2026. Compra cioè l'arma già collaudata. Intanto domenica 31 maggio i resti dell'ammiraglia Kasr-i Sadabad, la barca della Global Sumud Flotilla abbandonata alla deriva dopo l'abbordaggio israeliano, sono stati spinti da vento e corrente fino alla spiaggia di Al-Mawasi. Due attivisti italiani del convoglio di terra restano trattenuti a Bengasi. Dal mare arriva un relitto. Dal campo di collaudo escono diciannove miliardi. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Why were Laetitia Casta and Aishwarya Rai criticized for their appearance at the 2026 Cannes Film Festival?What starts as celebrity gossip quickly becomes a much bigger conversation about beauty standards, aging, body image, and social media. Because the more I looked at the comments coming out of Cannes, the more one question kept nagging at me:Did the tabloids disappear—or did we become them?Are. You. Ready?****************Sources & References:Andrejevic, Mark. iSpy: Surveillance and Power in the Interactive Era. University Press of Kansas, 2007.Andrejevic, Mark. Reality TV: The Work of Being Watched. Rowman & Littlefield, 2004.Berger, John. Ways of Seeing. Penguin Books, 1972.Bordo, Susan. Unbearable Weight: Feminism, Western Culture, and the Body. University of California Press, 1993.Dyer, Richard. Stars. British Film Institute, 1979.Festinger, Leon. “A Theory of Social Comparison Processes.” Human Relations, vol. 7, no. 2, 1954, pp. 117–140.Foucault, Michel. Discipline and Punish: The Birth of the Prison. Translated by Alan Sheridan. Vintage Books, 1977.Gamson, Joshua. Claims to Fame: Celebrity in Contemporary America. University of California Press, 1994.Marwick, Alice E. Status Update: Celebrity, Publicity, and Branding in the Social Media Age. Yale University Press, 2013.Mulvey, Laura. “Visual Pleasure and Narrative Cinema.” Screen, vol. 16, no. 3, 1975, pp. 6–18.Senft, Theresa M. Camgirls: Celebrity and Community in the Age of Social Networks. Peter Lang, 2008.Wolf, Naomi. The Beauty Myth: How Images of Beauty Are Used Against Women. William Morrow, 1991.Articles & Reporting:Arieux, Chloe B. “Laetitia Casta : insultes, grossophobie… ce qui s'est passé à Cannes choque.” Public, 29 May 2026.Reporting and commentary covering public reactions to Laetitia Casta and Aishwarya Rai Bachchan during the 2026 Cannes Film Festival, including discussions of ageism, body shaming, beauty standards, and social media scrutiny.****************Leave Us a 5* Rating, it helps the show!Apple Podcast:https://podcasts.apple.com/us/podcast/beauty-unlocked-the-podcast/id1522636282Spotify Podcast:https://open.spotify.com/show/37MLxC8eRob1D0ZcgcCorA****************Follow Us on TikTok & Subscribe to our YouTube Channel!YouTube:@beautyunlockedspodcasthourTikTok:tiktok.com/@beautyunlockedthepod****************Intro/Outro Music:“Fame Inc” by Savvier — https://icons8.com/music
Michael Serva brings a rare combination of fine dining training, journeyman experience, and small-town insight into his work at Bordo in Marfa, Texas. His background spans San Francisco kitchens, mentorship under demanding chefs, and years of hands-on leadership in other operators' restaurants. That journey shapes the perspective he brings to running a compact, high-pressure operation in a remote location where consistency, resilience, and people skills matter as much as technical ability. In this episode, Michael talks about operational seasonality, staff development, quality standards, and guest experience systems as he explains how Bardo grew from a converted Airbnb into a destination with lines out the door. He describes learning by doing, making mistakes under someone else's roof, and the long process of developing judgment before opening his own place. He also explains how limited supply options, high-volume surges, and a tiny production space reinforced his commitment to craft, patience, and steady improvement. Michael also shares why he built a community-grounded service model in Marfa, how he aligned his concept with local expectations, and why overdelivering on hospitality is a daily practice rather than a marketing tactic. From hiring locally to expanding only when operations demanded it, he illustrates how intentional choices, humility, and genuine care can fuel strong word-of-mouth‑ growth even without traditional advertising.
Il 23 aprile 2026 l'Unione Europea ha adottato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Contro Israele, invece, niente. Una nota riservata del Consiglio europeo del 20 giugno 2025 trova "indicazioni" di una violazione dell'articolo 2 dell'Accordo di associazione, quello che fa del rispetto dei diritti umani un "elemento essenziale" del rapporto. L'Unione resta il primo partner commerciale di Israele: nel 2024 il 28,8% delle esportazioni israeliane è andato al mercato europeo, dato della Commissione stessa. La leva esiste e resta ferma. Lo storico israeliano Ilan Pappé, dell'Università di Exeter, lo ha detto a elDiario.es il 30 maggio: «Se l'Unione imponesse a Israele metà delle sanzioni che impone alla Russia, salverebbe la vita di migliaia di palestinesi». Cita il Sudafrica: il boicottaggio funzionò soprattutto quando i governi aggiunsero le sanzioni. Sul diritto internazionale Pappé è netto. Il mandato d'arresto della Corte penale internazionale contro Netanyahu e l'ex ministro Gallant, la causa per genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia usano «il linguaggio giusto», eppure «Israele non sarà trattato come la Russia». A Lussemburgo, il 21 aprile, i ministri degli Esteri europei avevano di nuovo davanti la possibilità di una sospensione. L'Italia è ovviamente tra i governi che non l'hanno chiesta. Intanto le flotte continuano a depositare documenti. Gli attivisti australiani della spedizione via mare, fermata in acque internazionali il 18 maggio, hanno presentato il 1° giugno alla stessa Corte prove di abusi, secondo la legale Bernadette Zaydan; del convoglio di terra restano a Bengasi i due italiani. Quella sospensione verso Israele, gli esperti dell'Onu il 20 aprile l'hanno definita "il requisito minimo" dovuto dal diritto. La nota del Consiglio resta agli atti da quasi un anno. La misura che dovrebbe seguirla manca.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Giovedì 28 maggio Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver ordinato all'esercito di prendere il controllo del 70% della Striscia di Gaza. Lo ha detto a un'accademia di formazione dentro un insediamento della Cisgiordania occupata, in un video diffuso dall'emittente israeliana Channel 12. «Stiamo soffocando Hamas. Controlliamo il 60% del territorio. Eravamo al 50, siamo passati al 60. La mia direttiva è arrivare al 70%». Il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre fissava una "linea gialla", la demarcazione oltre la quale le forze israeliane dovevano restare: circa il 53% della Striscia sotto controllo militare, con un ritiro graduale rinviato a una seconda fase. Quella fase, ferma da mesi, prevedeva il disarmo di Hamas e l'arretramento dell'esercito. Dall'insediamento Netanyahu ne ordina l'opposto, portare il controllo al 70%. Il 15 maggio aveva già detto: «Oggi controlliamo il 60%. Domani vedremo». Giovedì, quando dalla platea qualcuno grida che Israele dovrebbe prendere il 100%, risponde: «Prima il 70%. Inizieremo da lì». E aggiunge che del resto si occuperà dopo. L'obiettivo è scandito per tappe, dichiarato in pubblico, mentre la tregua resta formalmente in vigore. Dal 10 ottobre l'esercito israeliano ha ucciso più di novecento palestinesi nella Striscia, secondo il ministero della Salute di Gaza, le cui cifre l'ONU considera attendibili. Intanto restano fermi a Bengasi dieci attivisti del Land Convoy della Global Sumud Flotilla diretto a Gaza. Il console Filippo Colombo ha visitato i due italiani, li ha trovati «in buone condizioni» e ha chiesto condizioni di detenzione migliori; mancano informazioni sulle procedure di espulsione, rallentate dalla festa islamica. L'accordo di ottobre aveva disegnato una linea come limite del controllo israeliano. Da un insediamento della Cisgiordania occupata quel limite è stato spostato per decreto al 70%. «Inizieremo da lì». #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Un giudice federale americano ha messo per iscritto, il 13 maggio, che gli Stati Uniti stavano punendo Francesca Albanese per le cose che dice. Richard Leon, tribunale di Washington, ha sospeso le sanzioni contro la relatrice speciale dell'Onu per i territori palestinesi occupati riconoscendo che l'amministrazione Trump ne aveva con tutta probabilità violato la libertà d'espressione, dopo le sue critiche all'azione israeliana a Gaza. Nove giorni dopo quella libertà è tornata a costare. Il 22 maggio la Corte d'appello del Distretto di Columbia ha congelato la decisione di Leon. Il 27 il Dipartimento del Tesoro ha rimesso il nome di Albanese nell'elenco dei Specially Designated Nationals, il registro dove finiscono trafficanti e organizzazioni terroristiche, senza una riga di motivazione. C'era già stata, dal 9 luglio 2025: il segretario di Stato Marco Rubio l'aveva accusata di «lawfare» per aver chiesto alla Corte penale internazionale mandati d'arresto contro dirigenti statunitensi e israeliani. La Cpi quei mandati, per Netanyahu e Gallant, li ha poi emessi. Quello che la giurista mette nero su bianco è quello che la Corte internazionale di giustizia chiama genocidio. La si iscrive nella lista dei trafficanti perché lo documenta. E Albanese è cittadina italiana: sul fatto che una sua cittadina e relatrice delle Nazioni Unite venga trattata da Washington come un contrabbandiere d'armi, dall'Italia non arriva una parola. È lo stesso governo che a febbraio, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, per voce di Antonio Tajani ne aveva chiesto le dimissioni. Restano detenuti a Bengasi dieci attivisti del Land Convoy della Global Sumud Flotilla diretto a Gaza, fra cui gli italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Sulle loro condizioni la delegazione italiana non ha notizie. Nella motivazione che la Corte d'appello ha congelato, Leon aveva scritto che le sanzioni servivano a zittire una voce. Quella voce, da mercoledì, è di nuovo sulla lista accanto ai trafficanti. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Sara Hirsh Bordo is an award-winning documentary filmmaker of women and girls' stories. She is the Founder of a female empowerment production company called Women Rising® and a first-time author. Sara's book, Autoimmunity and the Good Girls, How Permission to Put Ourselves First Has the Power to Keep Us Well, is a personal transformation story that reminds women that their healing begins when they give themselves permission to speak up and take charge of their health. In this episode, Sara discusses her book… the DNA of a Good Girl… her experiences growing up as the eldest and only daughter in a large, Texan Lebanese family… how the birth of twin brothers, when she was three-and-a-half years old, was “also the birthplace of ‘Be a good girl and help mommy,' and ‘Be a good girl and help daddy,' and ‘Be a good girl and do this for yourself'… becoming the Good Girl character that her family needed, an archetype that she has since explored extensively in her research for Autoimmunity and the Good Girls… years of long work days, of championing female empowerment on screen and on stages, while caring for others and also encountering a series of her own serious health challenges and diagnoses… the exploration of choices that would help her restore her health… ancestral healing and the stories her family has told across generations… being married at 24 and the realizations that the end of that marriage sparked… being judged by family values that she had not chosen… a pyramid that she created and called The Identity Immunity Story, a tool that helps Good Girls understand the stories and rules they have allowed to govern their lives… rebellion against family rules and expectations that empower us to rewire Good Girl DNA and reprogram our immune system… the observation that we either live according to the rules that were given to us or we choose to write our own rules… and her closing reminder to us all–“The accepting of the invitation to be truer to you is done one step at a time.”
Mercoledì mattina, a Gaza City, i fedeli si sono radunati per la preghiera dell'Eid al-Adha tra le macerie di Rimal. La sera prima due attacchi aerei israeliani avevano colpito due edifici residenziali nella stessa zona, il distretto commerciale più affollato della città alla vigilia della festa. L'ospedale al-Shifa ha confermato tre morti, fra cui una donna, e dodici feriti. Il ministro della Difesa Israel Katz ha rivendicato l'operazione: l'obiettivo era Mohammed Odeh, nominato comandante militare di Hamas undici giorni prima, dopo l'uccisione di Izz al-Din al-Haddad il 15 maggio. Quarto comandante eliminato a Gaza dal 7 ottobre 2023. «Sono morti che camminano ovunque si trovino», scrive Katz. Hamas conferma che Odeh è morto con la moglie e i figli. Nello stesso comunicato Katz aggiunge: «Anche il piano di emigrazione volontaria da Gaza sarà attuato, tutto al momento giusto e nel modo giusto». Il piano è del febbraio 2025, ordinato dallo stesso Katz dopo la proposta di Trump di trasferire fuori dalla Striscia i due milioni di abitanti. La Corte penale internazionale e l'OHCHR di Türk lo riconducono al trasferimento forzato vietato dalla IV Convenzione di Ginevra. Mercoledì il Financial Times pubblica la radiografia del Board of Peace di Trump. A quattro mesi dall'istituzione, il fondo presso la Banca Mondiale non ha ricevuto un dollaro: zero dei diciassette miliardi promessi. Le poche somme arrivate sono transitate su un conto privato JPMorgan, fuori dai requisiti di trasparenza. Nessun contratto di ricostruzione assegnato. Ieri sera sette italiani del Land Convoy Sumud sono stati sgomberati a Sirte e rientrano oggi; a Bengasi restano detenuti dieci attivisti, fra cui Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. «Tutto al momento giusto e nel modo giusto», ripete Katz. L'unico piano per Gaza al momento giusto è quello dell'emigrazione. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Domenica 24 maggio, prima dell'alba, un missile è caduto sul letto in cui dormivano, in un appartamento di Nuseirat, Mohammed Ibrahim Abu Mallouh, trentotto anni, la moglie Alaa Majdi Zaqlan, trentasei, e il loro figlio Osama, sei mesi. I tre sono morti sul colpo. Sei bambine, le altre figlie della coppia, sono sopravvissute. Lo zio Yehia ha riferito alla Reuters che i corpi sono stati trovati «tagliati a pezzi», senza preavviso. Le agenzie palestinesi hanno comunicato i nomi domenica mattina. L'esercito israeliano taceva. Lunedì 25 maggio, ventiquattro ore dopo, le Forze di difesa israeliane hanno rivendicato: Abu Mallouh, scrivono, era una «figura centrale» nella produzione di armi di Hamas. Dichiarano di aver usato «munizioni di precisione» e «misure preventive per ridurre il danno ai civili, inclusa la sorveglianza aerea». Il comunicato tace sui civili uccisi. La moglie di trentasei anni non è citata. Il neonato di sei mesi non è citato. La parola «precisione» convive nella stessa frase con il letto di una madre e del suo bambino. Nickolay Mladenov, alto rappresentante del Board of Peace, il 13 maggio ha definito il piano di pace «paralizzato». I funzionari sanitari di Gaza, citati da Reuters il 24 maggio, parlano di circa ottocentottanta palestinesi uccisi dall'inizio del cessate il fuoco del 10 ottobre. Hamas, in una nota del 26 maggio via Asharq Al Awsat, parla di oltre novecento. La stessa domenica del raid di Nuseirat, secondo Al Jazeera, navi della Marina israeliana hanno aperto il fuoco su pescherecci al largo di Gaza City, ferendo tre pescatori. Il comunicato dell'IDF resta agli atti: «misure per ridurre il danno ai civili, inclusa la sorveglianza aerea». Sotto la sorveglianza aerea, Osama Abu Mallouh aveva sei mesi. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
En 1516, el Juan Díaz de Solís exploró el Río de la Plata. Después de desembarcar con varios tripulantes en una isla, fue atacado y asesinado por indígenas que vivían en aquellas tierras. La tripulación, desolada, comenzó el regreso a España, con varios barcos a sus espaldas. Los barcos, liderados por el hermano de Solís, tampoco tuvieron un destino agradable. Uno de los barcos naufragó frente a las costas de Brasil. ¿Qué ocurrió realmente en esa travesía? ¿Qué se sabe de todo ello? En este reportaje recogemos todas las claves. Escucha el episodio completo en la app de iVoox, o descubre todo el catálogo de iVoox Originals
En El Rincón de Lectura ojeamos el libro ¡Bienvenidos a bordo! Les escribe su comandante editado por GeoPlaneta y charlamos con su autor Ramón Vallès.
Il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, rispondendo mercoledì sera al video del collega Itamar Ben Gvir che cammina ridendo fra gli attivisti della Global Sumud Flotilla bendati e inginocchiati ad Ashdod, scrive su X: «No, tu non sei il volto di Israele». Lo stesso fa Benjamin Netanyahu poche ore dopo: il comportamento di Ben Gvir «non è in linea con i valori e le norme dello Stato di Israele». Da Roma Sergio Mattarella parla di «livello infimo», Giorgia Meloni e Antonio Tajani chiedono «scuse immediate». Lo schema della falsa eccezione regge un pomeriggio. La pena di morte per i palestinesi giudicati nei tribunali militari, primo cavallo di battaglia di Ben Gvir, è stata approvata dalla Knesset il 30 marzo coi voti compatti del Likud, il partito di Netanyahu. Il piano di «migrazione volontaria» da Gaza, ricondotto da Euro-Med Monitor allo schema giuridico della pulizia etnica, è uscito dal gabinetto di sicurezza a marzo 2025 a firma del ministro della Difesa Israel Katz. La Corte internazionale di giustizia parla di “plausible genocide”. La Corte penale internazionale, riferisce Middle East Eye, ha già chiesto mandati d'arresto sigillati per Bezalel Smotrich, Orit Strock e due ufficiali dell'esercito. Ben Gvir, da gennaio, è di nuovo dentro la coalizione: era uscito dopo la tregua di gennaio 2025, è rientrato a marzo quando il governo ha ripreso i bombardamenti. Gli avvocati di Adalah ieri sera lasciano Ashdod e diffondono la nota: decine di partecipanti con sospette fratture costali, taser, proiettili di gomma in mare, molestie sessuali, hijab strappati alle donne, tre ricoveri. Ottantasette in sciopero della fame, trasferimento al carcere di Ktziot. Giovedì l'udienza per l'espulsione. Non è il volto di Israele, ripete il governo. È il volto del suo governo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
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Martedì 19 maggio, mentre a Parigi il segretario al Tesoro Scott Bessent parla davanti alla conferenza ministeriale «No Money for Terror», il suo dipartimento firma le sanzioni dell'Office of Foreign Assets Control contro quattro organizzatori della Global Sumud Flotilla: Saif Abu Keshek, palestinese con cittadinanza spagnola e svedese, Hisham Abdallah Sulayman Abu Mahfuz, Mohammed Khatib di Samidoun Bruxelles e Jaldia Abubakra Aueda di Samidoun Madrid. Bessent in un comunicato del Tesoro definisce la spedizione «pro-terror». Nelle stesse ore, la marina militare israeliana abborda le dieci imbarcazioni che il giorno prima erano sfuggite all'intercettazione. A circa cento miglia dalla Striscia, denuncia la Flotilla, vengono esplosi proiettili contro sei barche, una italiana. Israele smentisce il fuoco vivo e ammette «mezzi non letali». Alle 20:20 la portavoce Maria Elena Delia conferma che tutte le 54 imbarcazioni partite il 14 maggio da Marmaris sono state fermate: 426 attivisti di 39 nazionalità portati ad Ashdod. Fra loro 29 italiani e tre residenti, compresi il deputato M5s Dario Carotenuto e l'ex consigliera fiorentina Antonella Bundu. Il team legale Adalah deposita un esposto alla Procura di Roma per sequestro di persona, riferito agli abbordaggi fra il 29 aprile e il 19 maggio. Il ministro Antonio Tajani chiede all'ambasciatore a Tel Aviv «di verificare urgentemente l'uso della forza» e «un trattamento dignitoso». Lo stesso 19 maggio, in via al-Shuhada a Gaza City, un drone israeliano colpisce un'auto. WAFA conta un morto. Dal cessate il fuoco di ottobre, secondo il ministero della Salute di Gaza, gli uccisi nella Striscia hanno superato 880. Dal podio di Parigi, Bessent ha pronunciato anche un'altra frase: «Al loro nucleo, le sanzioni non sono atti di aggressione, sono strumenti di pace». #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Ad aprile gli attivisti fermati in mare venivano scaricati a Creta. Centosettantanove furono lasciati su una banchina greca, due trattenuti e rilasciati dopo dieci giorni di interrogatori. Stavolta no. I governi francese e greco hanno comunicato agli organizzatori che i circa quattrocento fermati lunedì vanno direttamente in carcere ad Ashdod. La stessa azione di un mese fa, con una conseguenza più dura. La marina israeliana ha abbordato in acque internazionali, a circa duecentocinquanta miglia da Gaza, la flotta civile più numerosa mai partita: una sessantina di imbarcazioni, oltre cinquecento persone da quarantacinque paesi, Sumud più Freedom Flotilla Coalition più l'associazione turca Mavi Marmara. Dodici italiani fermati, due stranieri residenti in Italia. Una ventina di piccole barche prosegue verso Gaza. Antonio Tajani (FI), ministro degli Esteri, al Tg1 il 18 maggio: gli italiani «andranno in Israele e poi saranno espulsi». L'abbordaggio era «previsto». Guido Crosetto (FdI), ministro della Difesa, sullo stesso Tg1: «Non lo chiamerei attacco ma blocco». Il governo registra il fermo come procedura consolare e rotta di rientro, per loro evidentemente non si tratta di una cattura piratesca. Amnesty International, per voce di Erika Guevara Rosas, parla di «detenzione arbitraria» e richiama l'impunità per quello che la Corte internazionale di giustizia definisce genocidio. La Procura di Roma tiene aperto dall'autunno un fascicolo sui trentasei italiani fermati a ottobre, anche per tortura. A Gaza, dal cessate il fuoco di ottobre, ottocentocinquantasette palestinesi uccisi al 14 maggio secondo il Ministero della Salute. Il 15 maggio un raid ha ucciso a Rimal il capo di Hamas nella Striscia. Ad aprile una banchina a Creta. A maggio una cella ad Ashdod. Il governo italiano chiama questo passaggio «espulsione» e prepara il volo di rientro. Per loro è ordinaria amministrazione. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Questa volta alla luce del sole. Lunedì la marina militare israeliana ha abbordato in acque internazionali le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, ripresa in diretta dagli attivisti con le mani alzate mentre i commando si affiancano e la trasmissione si interrompe. I precedenti assalti erano avvenuti di notte. Questo no. Le cinquantaquattro imbarcazioni erano partite giovedì da Marmaris con attivisti da circa settanta paesi. La marina le ha fermate a ottanta miglia nautiche a ovest di Cipro, oltre duecentocinquanta da Gaza. Lo dice la Farnesina. Un'ora prima il ministero degli Esteri israeliano aveva intimato su X di cambiare rotta. Circa cento persone trasferite verso il porto di Ashdod. Tra loro cittadini italiani, uno in arresto dell'Idf, e il deputato M5S Dario Carotenuto. Coinvolta la Holy Blue, battente bandiera italiana: per l'articolo 4 del Codice della navigazione una nave italiana in acque internazionali è territorio dello Stato. La Turchia parla di «un nuovo atto di pirateria». Israele non lo nasconde. Lo rivendica. Il ministero degli Esteri israeliano la definisce "una provocazione fine a se stessa" e accusa "due violenti gruppi turchi". L'impunità esibita come diritto. Il 21 aprile, al Consiglio Affari esteri, Italia e Germania hanno bloccato la sospensione dell'accordo di associazione fra Unione europea e Israele chiesta da Spagna, Irlanda e Slovenia. Tajani: «La nostra posizione è identica alla Germania». Lo stesso governo che tiene aperto l'accordo che copre quello che la Corte internazionale di giustizia definisce genocidio chiede a Israele di «garantire la sicurezza» dei cittadini italiani sequestrati. Chiede al pirata di proteggere chi abborda. L'atto è in acque internazionali. È nel salone di Palazzo Chigi. La luce del sole li illumina entrambi. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Cinquantaquattro imbarcazioni, cinquecento attivisti da oltre quaranta paesi, una rotta calcolata perché la partenza da Marmaris cadesse alla vigilia del 15 maggio. La Global Sumud Flotilla è ripartita giovedì verso Gaza nel giorno in cui la diaspora palestinese commemora i settantotto anni della Nakba, settecentocinquantamila persone espulse dalle case nel 1948. Il comunicato della coalizione lo scrive chiaro: «la commemorazione senza azione non è più sufficiente». A bordo, unico parlamentare italiano, il deputato M5S Dario Carotenuto. La sua dichiarazione da Marmaris è giuridica prima che politica: offrire alla missione «una garanzia istituzionale di protezione di fronte agli attacchi criminali e agli abusi delle forze armate israeliane». La rotta porterà le imbarcazioni vicino alle acque controllate da Israele entro quattro giorni. La sequenza che precede la partenza è agli atti. La notte tra il 29 e il 30 aprile la marina israeliana ha abbordato in acque internazionali, a oltre seicento miglia nautiche, ventidue imbarcazioni della Flotilla. Una barca con bandiera italiana è sequestrata, due attivisti prelevati e portati in Israele. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona. Il ministro Tajani tace. Il rapporto OHCHR del marzo 2026 definisce ciò che accade in Cisgiordania «politica concertata di trasferimento forzato di massa, finalizzata allo sfollamento permanente, sollevando preoccupazioni di pulizia etnica». Trentaseimiladuecentotrentaquattro palestinesi sfollati in dodici mesi. A Gaza il Ministero della Salute conta oltre settantatremilasettecento morti palestinesi. La Nakba che Carotenuto cerca di interrompere via mare è quella che le istituzioni italiane rifiutano di nominare. La rotta resta una commemorazione di mille miglia nautiche. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Lafi al-Najjar, palestinese cieco di trentasei anni, vive in una tenda tra le macerie di Khan Younis. Suo figlio Adel, nove anni, è stato ucciso il ventotto aprile in un attacco israeliano. A Reuters, l'undici maggio, al-Najjar ha detto: «La guerra è ancora in corso. Si è fermata negli annunci, sul terreno non si è fermata». Il dato lo conferma. Il rapporto mensile di ACLED, Armed Conflict Location and Event Data Project, pubblicato ieri, registra ad aprile un aumento del trentacinque per cento degli attacchi israeliani sulla Striscia rispetto a marzo. Dal cessate il fuoco con l'Iran dell'otto aprile il Ministero della Salute di Gaza conta centoventi palestinesi uccisi, di cui otto donne e tredici bambini: il venti per cento in più delle cinque settimane precedenti, quando l'aviazione israeliana bombardava Teheran. Dal cessate il fuoco di ottobre, mediato da Stati Uniti e Qatar, i palestinesi uccisi sono ottocentocinquanta, contro quattro soldati israeliani. Ieri, alla Sala del Mappamondo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito alle Commissioni Esteri e Difesa: «Il governo continua a prestare la massima attenzione operativa nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, con l'obiettivo di arrivare a due Stati». Sulle misure commerciali contro Israele frena: «Otto Paesi dell'Unione hanno espresso dubbi, perché il rischio è colpire la popolazione civile israeliana, non il governo Netanyahu». Resta aperta l'ipotesi di sanzioni sui prodotti dei coloni. Stamane salpa da Marmaris la Global Sumud Flotilla: cinquantaquattro imbarcazioni e oltre cinquecento attivisti. Khdour, ricercatore ACLED: «Bombardamenti, droni e fuoco di artiglieria continuano lungo la linea di armistizio, colpendo militanti e civili, donne e bambini». La guerra si è fermata solo negli annunci. A Marmaris la Global Sumud Flotilla ha chiuso ieri l'assemblea internazionale; Saif Abukeshek e Thiago Ávila, espulsi domenica da Israele come «provocatori professionisti», sono il primo fronte. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
La actualidad de Bizkaia en un minuto. ¿Qué ha ocurrido el jueves 14 de mayo de 2026?
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Ventuno giorni di carcere militare per il soldato dell'esercito israeliano fotografato a Debel, sud del Libano, mentre infila una sigaretta in bocca a una statua della Vergine Maria. Quattordici giorni per il commilitone che ha scattato la foto. La sentenza è dell'IDF, comunicata l'11 maggio. Il giorno stesso, nell'intervista al Messaggero pubblicata oggi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani definisce l'immagine «uno choc per me e per tutti i cristiani» e sottolinea che «quei militari di Idf sono stati subito condannati, così come il soldato che ha messo la sigaretta in bocca alla Madonna in Libano». La parola condanna entra qui per la prima volta. Nella stessa intervista non compare l'attacco di lunedì alla clinica Al Tayeb di Beit Lahia, due colpi di artiglieria israeliani che hanno ferito dodici persone mentre Medici Senza Frontiere prestava soccorso. Non compaiono gli ottocento palestinesi uccisi dal cessate il fuoco, computo MSF. Non compare il rapporto OCHA pubblicato oggi: nelle linee di assistenza della Striscia le chiamate per intenzioni suicide sono salite del novanta per cento, quelle per violenze fisiche di genere del quarantasei, l'ansia del trentaquattro. Novemilaseicento in un mese. Non compaiono i settanta bambini uccisi in Cisgiordania dal 2025, novantatré per cento da forze israeliane, secondo James Elder, portavoce Unicef a Ginevra. A Marmaris la Global Sumud Flotilla riunisce cinquantasette imbarcazioni in assemblea. Thiago Ávila, espulso da Israele dopo dieci giorni di detenzione, ieri è atterrato a San Paolo denunciando torture e abusi subiti. «Stiamo continuando ad aiutare Gaza», dichiara Tajani nella stessa pagina. La condanna che la Farnesina ha pronta sa la grammatica del crocifisso. Non quella del corpo. A Marmaris la Global Sumud Flotilla ha chiuso ieri l'assemblea internazionale; Saif Abukeshek e Thiago Ávila, espulsi domenica da Israele come «provocatori professionisti», sono il primo fronte. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Las noticias que debes conocer esta tarde, con Aimar Bretos
Os quatro passageiros australianos e os dois neo-zelandeses, residentes na Austrália, deixarão o navio cruzeiro Hondius logo que esta tarde (hora das ilhas Canárias), o avião que os vai levar aterre no aeroporto de Tenerife Sul.
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Los barcos podrían favorecer la propagación de patógenos al ser espacios cerrados con gran afluencia de personas, pero los casos de hantavirus en cruceros son poco habituales, según una especialista en enfermedades infecciosas.
O Hondius, navio de expedição polar de luxo, segue para Espanha após um surto de hantavírus associado à morte de pelo menos três pessoas durante uma viagem pelo Atlântico Sul. Depois de Cabo Verde recusar o desembarque, cerca de 140 passageiros e tripulantes continuam confinados a bordo.
Labia fillers are one of those beauty trends that's quietly gaining traction- and chances are, you didn't even know it was something you were supposed to think about.In this episode, I break down what labia fillers actually are, why more people are getting them, and the beauty standards driving the demand. We're getting into the language, the marketing, and the bigger cultural shift behind this idea of "rejuvenation." If you've ever wondered how far beauty standards can go, this episode might change the way you see them.Are. You. Ready?****************Sources & References:Braun, V. (2009). Female genital cosmetic surgery: A critical review. Feminism & Psychology, 19(2), 139–159.Gill, R. (2007). Gender and the Media. Polity Press.Illich, I. (1976). Limits to Medicine: Medical Nemesis: The Expropriation of Health. Pantheon Books.Bordo, S. (1993). Unbearable Weight: Feminism, Western Culture, and the BodyLiao, L. M., Creighton, S. M., & Crouch, N. S. (2005). Female genital appearance: “Normality” unfolds. BJOG: An International Journal of Obstetrics and Gynaecology, 112(5), 643–646.Tiefer, L. (2008). Female Sexual Dysfunction: A Case Study of Disease Mongering. PLoS Medicine, 5(2), e32.American Society of Plastic Surgeons. (2023). Cosmetic Procedure Trends Report.Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. (2013). Ethical Considerations in Relation to Female Genital Cosmetic Surgery (FGCS).American Psychological Association. (2007). Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls.Smith, T. P. (2022). The Infantilization of Women and Pedophilic Beauty Standards in Western Culture: A Literature Review. Medium.Cleveland Clinic. (2023). Dermal Fillers: What to Know Before You Get Them.Mayo Clinic. (2023). Dermal Fillers Overview.****************Leave Us a 5* Rating, it helps the show!Apple Podcast:https://podcasts.apple.com/us/podcast/beauty-unlocked-the-podcast/id1522636282Spotify Podcast:https://open.spotify.com/show/37MLxC8eRob1D0ZcgcCorA****************Follow Us on TikTok & Subscribe to our YouTube Channel!YouTube:@beautyunlockedspodcasthourTikTok:tiktok.com/@beautyunlockedthepod****************Intro/Outro Music:“Fame Inc” by Savvier — https://icons8.com/music
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Los planes de Seres muestran cómo la dura competencia en el sector de los vehículos eléctricos está ejerciendo presión sobre los fabricantes de automóviles para que innoven.
The obsession with thinness didn't just appear out of nowhere-and it's not just about beauty, body image, or "health."In this episode, I'm unpacking the deeper history of diet culture, female body standards, and the social conditioning that taught women to shrink themselves-physically, emotionally, and culturally. From historical ideals of discipline and restraint to the racial roots of the modern thin ideal, we're digging into how thinness became tied to morality, self-control, and worth.This is a conversation about appetite, power, control, and the quiet rules women have been taught to follow without ever questioning them.So the real question is... when did thinness stop being about beauty-and start being about obedience?Are. You. Ready?****************Sources & References:Core Books & Foundational TextsWolf, Naomi. The Beauty Myth (1991)Bordo, Susan. Unbearable Weight: Feminism, Western Culture, and the Body (1993)Foucault, Michel. Discipline and Punish (1975)Strings, Sabrina. Fearing the Black Body: The Racial Origins of Fat Phobia (2019)Historical Context: Appetite, Religion & Discipline“Gluttony.” Encyclopaedia Britannica“How the Seven Deadly Sins Began as ‘Eight Evil Thoughts.'” History.comForcen, Fernando E. “The Practice of Holy Fasting in the Late Middle Ages.” Journal of Religion and Health (2015)Bynum, Caroline Walker. “The Religious Significance of Food to Medieval Women.”Victorian Femininity & Bodily ControlMurray, E. Food and Femininity in Victorian Literature (2022)Coar, L. “Sugar and Spice and All Things Nice: The Victorian Woman's All-Consuming Predicament.”Krondl, M. Fashioning Gendered Appetite in the Victorian Age (2022)“Did Corsets Harm Women's Health?” New York Academy of MedicineRacism, Fatphobia & the Thin IdealStrings, Sabrina. Fearing the Black Body (NYU Press)“How Racism Created the Thin Ideal.” UC Irvine School of Social SciencesReview of Fearing the Black Body. UCLA Center for the Study of WomenWeight Stigma & Social Bias“The Burden of Weight Stigma.” American Psychological Association (2022)“Weight Stigma.” National Eating Disorders AssociationGiel et al. “Weight Bias in Work Settings – A Qualitative Review.”National Academies / NCBI — Weight stigma and labor market outcomesSocial Media, Wellness Culture & Modern ThinnessMunro et al. “Diet Culture on TikTok” (2024)Davis et al. “#WhatIEatInADay on TikTok” (2023)Weber. “TikToxic Effects of ‘That Girl' Content” (2025)Germic. Digital Wellness Culture & Womanhood (2025)“Why ‘Skinny' Culture Is Back.” University of Colorado Anschutz (2026)****************Leave Us a 5* Rating, it helps the show!Apple Podcast:https://podcasts.apple.com/us/podcast/beauty-unlocked-the-podcast/id1522636282Spotify Podcast:https://open.spotify.com/show/37MLxC8eRob1D0ZcgcCorA****************Follow Us on TikTok & Subscribe to our YouTube Channel!YouTube:@beautyunlockedspodcasthourTikTok:tiktok.com/@beautyunlockedthepod****************Intro/Outro Music:“Fame Inc” by Savvier — https://icons8.com/music
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ASV sarunās ar Irānu esot labi rezultāti - tā saka ASV prezidents Donalds Tramps. Kaut arī Irāna noliedz, ka jelkādas sarunas notiktu, tomēr pasaules tirgi ir atviegloti uzelpojuši cerībā, ka ļaunākais ir aiz muguras. Lai gan prezidents Tramps izsakās par drīzām kara beigām Irānā, Izraēla ir apņēmības pilna turpināt un ne tikai Irānā, bet arī Libānā, kur jau vismaz miljons cilvēku pametuši savas mājas, bēgot no Izraēlas armijas sauszemes operācijas. Valstī uzdarbojas teroristiskais grupējums "Hezbollah" un Izraēla ir paziņojusi, ka tā grib likvidēt nebeidzamo apdraudējumu sev kaimiņos. Vairākās Eiropas valstīs šajās dienās ir bijušas vēlēšanas, kuru rezultātiem ir vērts pievērst uzmanību. Francijā gadu pirms prezidenta Emanuela Makrona pilnvaru beigām notika vietvaru vēlēšanas, Slovēnijā izraudzīts jauns parlaments un arī Dānijā vakar bija ārkārtas parlamenta vēlēšanas. Eiropā ikviena šāda tautas izvēle ir svarīga, jo tā arī nozīmē, kāds būs konkrētās valsts ārpolitikas kurss. Notikumus komentē Nacionālās aizsardzības akadēmijas pasniedzējs Jānis Kapustāns un Austrumeiropas politikas pētījumu centra pētnieks, valdes loceklis Mārcis Balodis. Libāna – svešas varas un ieroči, pašu zeme un asinis Priekšvēsture pašreizējai Izraēlas Aizsardzības spēku sauszemes operācijai Libānā aizsākās 2023. gadā, kad pēc grupējuma „Hamas” teroristiskā iebrukuma Izraēlā un Gazas kara sākuma grupējuma „Hezbollah” no Libānas teritorijas uzsāka Izraēlas ziemeļdaļas raķešu apšaudes. Šis šiītu reliģiski politiskais veidojums ir, no vienas puses, oficiāli atzīta Libānas politiskā partija, no otras – militarizēts teroristisks formējums, galvenais Irānas Islāma republikas sabiedrotais reģionā. Pēc tam, kad 2024. gada rudenī Izraēla bija īstenojusi pret „Hezbollah” sekmīgas speciālās operācijas, nogalinot tās vadītāju Hasanu Nasrallu un vairākus citus komandierus, kā arī sākusi sauszemes iebrukumu Libānas dienvidos, starp Izraēlu un Libānu tika panākta vienošanās par uguns pārtraukšanu. Saskaņā ar to Libānas valdības spēkiem bija jāpārņem savā kontrolē rajoni, kuros līdz tam saimniekoja „Hezbollah”, tā garantējot, ka Izraēlas teritorija vairs netiks apdraudēta. Tomēr šī vienošanās tā arī netika pilnībā īstenota, kas pierādījās šomēnes, kad pēc Izraēlas un Savienoto Valstu uzbrukuma Irānai „Hezbollah” atkal raidīja pret Izraēlu raķetes un lidrobotus. Pretim tika saņemti vispirms precīzi Izraēlas gaisa spēku triecieni pa grupējuma objektiem kā Libānas dienvidu rajonos, tā galvaspilsētā Beirutā, kas neizbēgami izraisīja civiliedzīvotāju upurus. Izraēlas brīdināja apmēram 50 ciemu iedzīvotājus evakuēties uz teritorijām ziemeļos no Litānī upes, un tiek ziņots, ka karadarbības rezultātā kopš mēneša sākuma savas dzīvesvietas pametuši apmēram miljons cilvēku. 16. martā Izraēlas spēki uzsāka plaša mēroga sauszemes iebrukumu Libānā, iesaistoties kaujās pret „Hezbollah” vienībām. Libānas valdības spēki atvilkās uz ziemeļiem, vairoties iesaistītes karadarbībā, tomēr to sastāvā ir vairāki bojāgājušie. Smagi ievainoti divi reģionā dislocēto Apvienoto Nāciju miera uzturēšanas spēku karavīri. Savukārt civiliedzīvotāju upuri kopš marta sākuma jau sasnieguši vairāk nekā tūkstoti bojāgājušo un tuvu pie trīs tūkstošiem ievainoto. Šobrīd Izraēlas spēki turpina izvērst sauszemes operāciju, tai skaitā metodiski iznīcinot tiltus pār Litānī un pārtraucot komunikāciju starp apmēram 10% Libānas teritorijas valsts dienvidos un pārējo valsts daļu. Viens no premjera Netanjahu kabineta radikālajiem locekļiem, finanšu ministrs Becalels Smotričs izteicies, ka Izraēlai būtu jāanektē teritorija dienvidos no Litānī, savukārt aizsardzības ministrs Izraēls Kacs paziņojis, ka Izraēlas Aizsardzības spēki plāno uz nenoteiktu laiku okupēt šo Libānas daļu, izveidojot tur buferzonu. Libānas valdība raksturojusi šos plānus kā eksistenciālu draudu. Tajā pat laikā no Libānas ticis izraidīts Irānas vēstnieks, kas liecina par Beirutas vēlmi atbrīvoties no Teherānas režīma ietekmes. Francija – vēlam mēru, domājam par prezidentu 15. martā notikušās Francijas pašvaldību vēlēšanas ir apjomos grandiozs pasākums. Valstī ir nepilni 35000 komūnu, attiecīgi, par mēru un padomju deputātu amatiem šais vēlēšanās sacentās vairāk nekā miljons kandidātu. Tomēr kvantitāte nav galvenais, kāpēc franču vietvaru vēlēšanām pievērsta arī nozīmīga starptautiska uzmanība. Šo vēlēšanu rezultāti tiek uzlūkoti kā indikators spēku samēriem un potenciālajai politiskajai dinamikai nākamgad gaidāmajās Francijas prezidenta vēlēšanās. Jāatzīmē, ka daudzviet mazajās un vidējās pašvaldībās, pavisam 50 līdz 60 procentos komūnu, varu ieguvuši neatkarīgie vai lokālo partiju pārstāvji bez piesaistes valsts mēroga spēkiem. Kas attiecas uz lielākajām pilsētām, tajās joprojām dominē tradicionālās kreisās partijas, kas nākamajā ciklā vadīs līdz pat ceturtdaļai no visām franču pašvaldībām. Parīzes mērs būs sociālists Emanuels Greguārs, viņa partijas biedrs Benuā Paijāns paliks otras lielākās pilsētas Marseļas mēra amatā, sociālistu mēri būs arī Nantē, Monpeljē, Lillē un Strasbūrā, pēdējā gan ar centristu atbalstu. Savukārt ceturtajā lielākajā pilsētā Lionā amatu paturēs Zaļo partijas pārstāvis Gregorī Dusē. Spēcīgas pozīcijas saglabā tradicionāli labēji centriskie spēki, kas koncentrējas ap liberālkonservatīvo Republikāņu partiju un dominē vidējā lieluma pilsētās un biezāk apdzīvotajos lauku rajonos, pavisam apmēram sestdaļā vietvaru. Republikāņu pārstāvis Ēriks Sjoti kļūs par mēru piektajā lielākajā pilsētā Nicā, šeit gan ar izšķirošu atbalstu no galēji labējās Nacionālās apvienības, kura to uzskata par savu uzvaru. Kopumā franču „nacionāļiem” izdevies vairakkārt palielināt pārstāvniecību pašvaldībās, gan tālu atpaliekot no ambiciozajiem priekšvēlēšanu mērķiem. Iemesla gausties nav arī prezidenta Makrona pārstāvētajiem liberāli centriskajiem spēkiem. Prezidenta sociālliberālās partijas „Renesanse” pārstāvis Tomā Kazenāvs kļūs par Bordo mēru, savukārt „Renesanses” stabilāko sabiedroto, labēji centriskās partijas „Horizonti” līderis Eduārs Filips vadīs Havras pašvaldību. Bijušais premjerministrs Filips tiek uzskatīts par nopietnu kandidātu nākamgada prezidenta vēlēšanās. Plaša labēji centriskā koalīcija nodrošinājusi amatu valsts trešās lielākās pilsētas Tulūzas galvam, neatkarīgajam kandidātam Žanam Likam Mudankam. Uz būtisko jautājumu – vai funkcionē kreiso, centrisko un mēreni labējo „sanitārais kordons”, kam jāatur no varas labējie radikāļi? – atbilde ir piesardzīgi pozitīva. Frederiksenas likme nevinnē Vakar, 24. martā, Dānijas karaļa pavalstnieki devās pie vēlēšanu urnām, lai piešķirtu mandātus simt septiņdesmit deviņiem parlamenta – Folketinga – deputātiem. Šīs bija ārkārtas vēlēšanas, kuras iniciatore bija premjerministre, Sociāldemokrātiskās partijas līdere Mete Frederiksena. Stājoties pie sava otrā kabineta vadības 2022. gadā, politiķei nebija ne jausmas, kādi izaicinājumi viņu sagaida, proti, ka būs jāiztur Donalda Trampa nediplomātiskā grābāšanās ap Grenlandi. Pēc visa spriežot, neordinārā starptautiskā spiediena situācija radījusi zināmas plaisas Frederiksenas valdībā, ko veido centriski orientēta koalīcija ar sociāldemokrātu, konservatīvi liberālās partijas „Venstre” un liberālās Mēreno jeb Moderātu partijas piedalīšanos. Nu jau vairākas desmitgades dāņu politiskajā spektrā iezīmējas tradicionāla robežšķirtne starp t.s. „sarkano bloku” un „zilo bloku”, respektīvi, kreisajām un labējām partijām, kur sociāldemokrāti ir sarkanie, „Venstre” – zilie, savukārt mērenie iestājas par šī dalījuma pārskatīšanu un par savas partijas krāsu izvēlējušies violeto. No otras puses, pretstāvē ar Baltā nama ekscentriķi Frederiksena ieguvusi nozīmīgu individuālās popularitātes kapitālu, ko varēja cerēt konvertēt partijas politiskajā svarā. Ja tāds bija aprēķins, tas neattaisnojās. Sociāldemokrāti šais vēlēšanās izrādījušies lielākie zaudētāji, viņu mandātu skaitam sarūkot no piecdesmit uz trīsdesmit astoņiem. Otrs lielākais zaudētājs ir „Venstre”, kuru no otrās pozīcijas parlamentā uz trešo atbīdījusi Zaļo kreiso partija, kuru vada vēl viena prominenta dāņu kreisā politiķe Pia Olsena Dīra. Lielākie ieguvēji ir labējie populisti un nacionālisti no Dāņu tautas partijas Mortena Meseršmita vadībā, kuri trīskāršojuši mandātu skaitu. Nedaudz zaudējuši arī mērenie, taču situācijā, kad vietu skaits parlamentā sadalījies visai līdzīgi starp „sarkanajiem” un „zilajiem”, tieši līdzšinējā ārlietu ministra Larsa Lekes Rasmusena vadītais spēks var nodrošināt koalīcijai nepieciešamo balsu skaitu. Par ticamāko tiek uzskatīta kreisi centriska koalīcija, kurā apvienotos sociāldemokrāti, zaļie kreisie, mērenie un Sociālliberālā partija. Koalīcijas veidošanas sarunas uz notikušo vēlēšanu fona, kad ārpolitiskos izaicinājumus zināmā mērā aizēnojušas iekšējās problēmas, nesolās būt vieglas. Jaunā Slovēnijas parlamenta raibākā mozaīka Kārtējās parlamenta vēlēšanas Slovēnijā nesa sarūgtinājumu iepriekšējā cikla favorītiem – līdzšinējā premjerministra Roberta Goloba sociālliberālajai partijai „Brīvības kustība”. 2022. gadā šis spēks ieguva četrdesmit vienu no deviņdesmit deputātu mandātiem, kas bija līdz šim spožākais kādas partijas sniegums neatkarīgās Slovēnijas vēsturē. Uzvaru noteica sabiedrības neapmierinātība ar iepriekšējo – labēji populistisko Slovēnijas Demokrātiskās partijas un tās līdera Janeza Janšas valdību. Taču Goloba kabinets, kuru „Brīvības kustība” veidoja kopā ar sociāldemokrātiem un Kreiso partiju, zaudēja popularitāti veselības aprūpes problēmu, dzīvokļu dārdzības un biežo ministru demisiju dēļ. Kā kritisks moments tiek minēts arī valdības lēmums 2024. gadā atzīt Palestīnas valstiskumu, kas izrādījās lielai daļai sabiedrības nepieņemami. Spriežot pēc mandātu sadalījuma, vēlētāju balsis gan lielākoties pārceļojušas nevis pie Janšas labēji konservatīvajiem populistiem, bet pie diviem parlamenta jaunpienācējiem. Viena no šīm partijām ir labēji centriskā Demokrātu partija ar kādreizējo Janšas kabineta ārlietu ministru Anži Logaru priekšgalā, otra – partija „Resni.ca”, kuru vada bijušais policists Zorans Stevanovičs. Šis spēks izauga no vakcīnskeptiķu un pandēmijas ierobežojumu pretinieku protesta kustības, un tā programmā ir arī eiroskepticisms, cīņa pret korupciju, nodokļu mazināšana un līdzīgi motīvi. Rezultātā Slovēnija ir tikusi pie parlamenta, kurā diviem lielākajiem spēkiem ir teju vienāds vietu skaits un miglainas izredzes izveidot koalīciju. Robertam Golobam šai nolūkā būtu jāpiesaista līdzšinējiem kreisi centriskajiem arī kāds no labējākajiem spēkiem – Demokrātu partija vai trīs konservatīvo partiju bloks „Jaunā Slovēnija – Kristīgie demokrāti”. Šīm partijām ideoloģiski tuvāka ir Janšas Slovēnijas Demokrātiskā partija, taču tad būtu jāņem koalīcijā arī vakcīnskeptiķi no „Resni.ca”, vai jāmēģina piedabūt sadarboties sociāldemokrāti, kas esot maz ticams. Vēl viena iespēja ir Golobam atstum līdzšinējos sabiedrotos Kreiso partiju un piesaistīt viņu vietā mēreni labējos demokrātus un kristīgos demokrātus – aritmētiski iespējama, taču ideoloģiski raiba kombinācija. Netiek izslēgta arī ārkārtas vēlēšanu iespēja. Sagatavoja Eduards Liniņš.
hoje quem sopar as velinhas somos nós