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A Ramallah un benzinaio rifiuta le banconote di un cliente venuto a fare il pieno: la sua banca ha smesso di accettare contante in deposito perché i caveau sono pieni. In Cisgiordania occupata, quella che la Corte internazionale di giustizia nel luglio 2024 ha definito occupazione illegale, il denaro c'è e non si può spendere. Le banche palestinesi trattengono più shekel di quanti ne sappiano gestire. La Banca d'Israele fissa a 18 miliardi di shekel l'anno, 5,9 miliardi di dollari, il tetto del contante che possono restituire al sistema israeliano. Se ne accumulano circa 30, stima l'economista Moayad Afaneh, e il resto resta fermo, impossibile da convertire in moneta elettronica per pagare fornitori e bonifici. Mohammad Manasra, vicegovernatore dell'Autorità monetaria palestinese, la chiama «guerra economica». A Gaza lo stesso assedio ha prodotto l'effetto contrario, la penuria di contante, e sono due tecniche diverse per un solo esito, un'economia a cui è tolta la moneta come strumento di vita. Il meccanismo è deliberato. Dall'ottobre 2023 la Banca d'Israele non alza più la quota, come faceva prima per assorbire l'eccesso. Ad aprile 2024 il governo ha trattenuto le entrate fiscali dovute all'Autorità palestinese, che da allora paga metà degli stipendi pubblici. Da metà 2025 Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e con delega sulla Cisgiordania dentro il ministero della Difesa, esige la firma personale su quei trasferimenti. Uno studio del Fondo monetario del 2022 calcolava già un quinto di profitti bancari in meno. Oggi, dice Afaneh, molto di più. Torniamo a settembre 2025, sempre lui. Smotrich annuncia che userà «tutti gli strumenti» per impedire lo Stato palestinese, «strangolamento economico» compreso. Interpellato adesso dall'agenzia AP, il suo ufficio non risponde. Del resto la dichiarazione era già un programma, e il programma è in funzione. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Sta agli atti della Corte internazionale di giustizia dal 5 aprile 2024. È la dichiarazione con cui la Colombia è intervenuta, ai sensi dell'articolo 63 dello Statuto, nella causa che il Sudafrica ha aperto contro Israele per genocidio a Gaza. Nel testo Bogotá scrive di volere "la sicurezza e, di fatto, l'esistenza stessa del popolo palestinese". Il 16 luglio l'ufficio del presidente eletto Abelardo de la Espriella ha annunciato che quel documento verrà ritirato. Lo dice così: la Colombia "riprenderà una posizione seria e responsabile sulla scena internazionale, anche all'interno del sistema delle Nazioni Unite". L'insediamento è fissato al 7 agosto. A Washington il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha già incontrato il futuro omologo Omar Bula Escobar, e il conto è presto fatto: relazioni piene, visti aboliti, ambasciata a Gerusalemme. Sarebbe la nona, dopo Stati Uniti, Guatemala, Honduras, Kosovo, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Fiji e Somaliland. Gustavo Petro, che quel documento lo aveva voluto, ha scritto del successore: "Chi sostiene il genocidio ne è complice". Tre giorni prima, il 13 luglio, il Dipartimento di Stato americano aveva annunciato una campagna per "disabilitare sistematicamente" la Corte penale internazionale. Prevede telefonate ai 125 Stati parte perché escano dallo Statuto di Roma, revoche di visti al personale, sanzioni a chi collabora. Corti diverse, metodo identico. Nessuno dei due atti discute una prova, una perizia, un fatto. Si lavora sull'elenco dei presenti. Giovedì Tina Marinari, di Amnesty International Italia, è stata ascoltata dal Comitato permanente sui diritti umani della Camera. Le espressioni di preoccupazione degli Stati sono ormai «un cinico alibi», ha detto, e la loro inazione rientra fra gli elementi del genocidio in corso. Restano due frasi scritte dallo stesso Stato a ventisette mesi di distanza. Nella prima c'era l'esistenza del popolo palestinese. Nella seconda c'è la parola "responsabile". #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Dirigevano il traffico, pattugliavano strade e mercati. L'ufficio ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati elenca così, nel comunicato del 3 giugno 2026, le attività durante le quali i poliziotti di Gaza vengono colpiti. Da gennaio almeno dodici attacchi contro la polizia, 53 morti, di cui 35 agenti, cinque bambini e una donna. Il 31 gennaio la stazione di Ash Sheikh Radwan, undici uccisi, fra loro detenuti e gente venuta a sbrigare una pratica. Poi c'è la riga che nessuno cita. Mayy El Sheikh, portavoce dell'ufficio, l'ha detta a UN News: «Israele in quanto potenza occupante ha l'obbligo, in base al diritto internazionale, di garantire l'ordine civile e pubblico per i palestinesi che vivono sotto l'occupazione». Quella dichiarata illegale dalla Corte internazionale di giustizia nel parere del luglio 2024. L'obbligo viaggia insieme al territorio. Martedì un raid ha colpito il commissariato di Jabaliya. Una donna e sei agenti uccisi, fra loro il colonnello Mohamad Marwan Salem, capo della stazione, secondo il ministero dell'Interno di Gaza citato da Associated Press. L'esercito israeliano ha dichiarato che quattro erano miliziani di Hamas e ha omesso le prove, e pure quali attività militari si svolgessero dentro quel commissariato. Dall'inizio del "cessate il fuoco" di ottobre i morti a Gaza sono 1.123. Il totale è 73.264. Ieri notte il ministro della Difesa Israel Katz ha parlato con il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Il comunicato del suo ufficio, ripreso da Adnkronos alle 8.26 di stamattina, registra "la determinazione di Israele a rimanere nelle zone di sicurezza in Siria, a Gaza e in Libano al fine di proteggere i confini di Israele e le comunità situate vicino al confine". I confini di Israele. L'ordine dentro Gaza è la parte del mandato che dai verbali non risulta. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
«Vergogna», gli hanno gridato i deputati dell'opposizione quando è entrato in aula. Benjamin Netanyahu è uscito poco dopo e al voto non è tornato. Il 14 luglio la Knesset ha approvato per 58 voti contro 54 la legge che sospende arresti e procedimenti penali contro i renitenti alla leva ultraortodossi fino al 30 novembre. Riguarda circa 72.000 uomini finora perseguibili, secondo le cifre del procuratore generale. L'Israel Democracy Institute rileva che il termine cade nel periodo elettorale e slitta in automatico di quattro mesi. Sei, in tutto. Il giorno prima era passata 63 a 52 la Legge Fondamentale che iscrive lo studio della Torah fra i "valori fondanti" dello Stato. Nello stesso pacchetto la leva obbligatoria per tutti gli altri sale a 32 mesi. Si vota il 27 ottobre e i partiti haredi trattano. Il 13 luglio il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha scritto a Netanyahu, al ministro della Difesa Israel Katz e al capo della commissione Difesa Boaz Bismuth che il testo è "chiaramente e inequivocabilmente incoerente" con i bisogni dell'esercito. È "inconcepibile", ha aggiunto, che il sistema militare sotto il suo comando, "che chiede ai suoi un sacrificio senza precedenti", partecipi a esenzioni di massa dalla persecuzione penale. Insomma la necessità esistenziale, quella invocata per tenere aperto a Gaza ciò che la Commissione d'inchiesta dell'Onu ha qualificato nel 2025 come genocidio, si esenta a piacere quando servono voti. Intanto Benoit Vasseur, coordinatore di Medici Senza Frontiere nei Territori palestinesi, ha dichiarato il 14 luglio che dal 9 le sue squadre hanno soccorso quattro bambini colpiti da proiettili israeliani. Un quattordicenne colpito due volte vicino alla linea gialla, poi bambini di otto, nove e dieci anni. Il Ministero della Salute di Gaza conta 1.108 uccisi dall'ottobre 2025. Moshe Gafni, il deputato ultraortodosso che ha promosso la legge, l'ha definita «una bussola per i valori dello Stato». E indica esattamente dove. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Nello stesso palazzo di Bruxelles, lunedì, i ministri dei Ventisette hanno annunciato quasi un miliardo per ricostruire Gaza e lo stesso giorno hanno lasciato cadere l'unica misura che avrebbe toccato Israele. Il denaro ha un nome, Team Gaza Initiative: 883,6 milioni di euro annunciati al vertice dei donatori per la Palestina, con al tavolo il premier palestinese Mohammad Mustafa e 65 delegazioni. «L'Unione europea è il partner più affidabile e credibile del popolo palestinese», ha detto l'Alta rappresentante Kaja Kallas. La misura scomparsa è il divieto di importare i prodotti delle colonie illegali, quella che per Kallas ha raccolto «il maggior sostegno». Si è arenata su una lite di etichetta: se è sanzione serve l'unanimità dei Ventisette, se è atto commerciale basta la maggioranza qualificata. Antonio Tajani ha chiuso alla seconda strada: «Credo che debba essere approvata all'unanimità visto che si tratta di una scelta politica e non commerciale». Così il veto di un solo governo basta a fermare tutto. L'Europa è il primo partner commerciale di Israele, quasi 70 miliardi di interscambio nel 2024 secondo Eurostat. È più o meno quanto l'ONU stima per ricostruire Gaza. La leva c'è. Il parere della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024 dice che gli Stati sono obbligati a non sostenere con il commercio l'occupazione dei territori palestinesi. Intanto la Striscia. Il cessate il fuoco vige dal 10 ottobre e i raid tornano quasi ogni giorno: il 12 luglio l'Associated Press ha contato sei morti, una bambina di nove anni tra loro. Oxfam Italia stima oltre 73.000 uccisi, più di mille dal cessate il fuoco, due milioni schiacciati sul 35% del territorio, con meno di sei litri d'acqua al giorno. Dopo il mancato accordo la portavoce di Oxfam Bushra Khalidi lo ha messo per iscritto: "Il cessate il fuoco a Gaza esiste solo di nome". L'unanimità è il nome che l'Europa dà al proprio rifiuto. Il divieto, per la Corte dell'Aia, è già un obbligo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Venerdì 17 luglio la Knesset entra in pausa e il governo di Benjamin Netanyahu si trasforma in un esecutivo per gli affari correnti. Da quel giorno e fino al voto del 27 ottobre quasi ogni iniziativa politica si congela. Resta un'eccezione, scritta nelle regole: le esigenze di sicurezza. La data l'ha ufficializzata domenica la Commissione della Knesset. La consigliera giuridica Sagit Afik ha spiegato che la legislatura arriva intera alla scadenza fissata per legge, senza scioglimento anticipato. È la prima volta dal 1988 che Israele vota alla scadenza naturale, la prima dal 1973 che un governo completa l'intero mandato. La democrazia dell'occupante, in un territorio che la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato illegalmente occupato nel luglio 2024, funziona a orologeria. Intanto la Striscia non conosce recessi. Nello stesso fine settimana l'esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso due uomini di Hamas nel nord di Gaza. Un raid su una fonderia nel quartiere Sabra di Gaza City ha ucciso quattro persone. A ovest di Nuseirat una bambina di nove anni è morta sotto il fuoco, secondo l'agenzia palestinese Wafa. Dal cessate il fuoco dell'ottobre 2025 le autorità sanitarie di Gaza contano 1.098 morti. Oltre 73.000 dal 7 ottobre 2023. Nell'ultima settimana di lavori la coalizione corre a chiudere le sue leggi, tra cui lo scudo penale per i renitenti alla leva ultraortodossi. E poi il recesso, con poco più di cento giorni di campagna in cui, per statuto, l'occupazione resta l'unica pratica di governo autorizzata a procedere. Chiamano "affari correnti" ciò che un esecutivo può ancora fare quando tutto il resto si ferma. A Gaza l'affare corrente è uno solo, e non va mai in ferie. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
EAE, SEUS GEEKS SOCADORES!O capítulo 1186 enfim está publicado e é claro que nossos tripulantes se reuniram para comentar todos os detalhes, principalmente o ponto de Imu ser, finalmente, atingido por Luffy.REDES SOCIAIS DA OFICINAInstagram: @oficinageekrealTwitch: OficinaGeekRealTwitter: @OficinaGeekrealYouTube: Oficina GeekEste episódio foi editado por Marcos Veloso (@eumarcosveloso)
Diciassettemila ettari di suolo nudo dove due anni fa crescevano colture e praterie. A Gaza la terra scoperta è passata da 3.918 a 17.663 ettari, più 351%, e le superfici vegetate sono scese del 65%, da 5.941 a 2.056 ettari. Lo misura uno studio della Libera Università di Bolzano con la Bethlehem University, pubblicato sulla rivista Progress in Physical Geography e ripreso il 9 luglio dall'agenzia Gea. I ricercatori hanno letto le immagini dei satelliti europei Sentinel-2 tra il settembre 2023 e il settembre 2025. Nello stesso periodo, con clima identico, in Israele la vegetazione cala del 4,5% e il suolo esposto sale del 3,4%. Quella forbice misura l'offensiva. Il clima non c'entra. Il dato dice una cosa che i bilanci quotidiani lasciano fuori. I conteggi registrano i morti, almeno 1.084 dall'entrata in vigore della tregua il 10 ottobre 2025 secondo il ministero della Salute di Gaza, oltre 73.000 dall'ottobre 2023. Registrano meno la terra e ciò che la rende abitabile. Il suolo senza radici né acqua è la forma lenta e permanente di quello che la Corte internazionale di giustizia esamina come genocidio. La Commissione d'inchiesta dell'Onu, nel settembre 2025, lo ha ricondotto a quattro dei cinque atti della Convenzione. Il piano di tregua, sulla carta, prevede che Israele non occupi né annetta Gaza. Il 9 luglio, alla Knesset, Boaz Bismuth (Likud), presidente della Commissione Esteri e Difesa, ha rivendicato che «circa il 70% di Gaza è controllato dalle Idf», e ha parlato di una zona cuscinetto permanente. Il territorio che si tiene è lo stesso che si svuota. Su una terra che ha smesso di produrre non si torna, e non si ricostruisce niente. Luigimaria Borruso, che ha firmato lo studio, lo dice nel linguaggio del metodo. «Quando non è possibile accedere a un territorio, il rischio è che anche i danni ambientali rimangano invisibili». Il suolo di Gaza, adesso, è visibile dallo spazio. È tutto il resto a restare fuori campo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
00:00 Intro DJ JuanPa05:36 escándalo de Nolan vs Influencers?24:10 Serpientes a Bordo!31:08 Mente Indomable!41:30 Superbad!!!50:10 Anécdota de un DJ58:00 despedida y agradecimientosGracias a Cinema San Pedro y por supuesto que a JuanPa que lo pueden encontrar en redes como @juanpavargas
A Sabra, quartiere di Gaza City, Mohammed al-Wahidi aveva montato gli schermi perché le famiglie sfollate potessero vedere Egitto-Argentina. Lavorava per il Comitato egiziano di soccorso, il braccio umanitario del governo del Cairo che ha mediato la tregua e che porta cibo e riparo agli sfollati. Il 7 luglio, all'imbrunire, un'ora prima del fischio d'inizio, una bomba ha colpito l'auto su cui viaggiava e ha ucciso quattro persone: con lui l'autista Ahmed Daghmush, 33 anni, e due fratelli che giocavano lì vicino, Hamza al-Deri di 10 anni e Fari di 8. Sulla stessa strada, mezz'ora prima, un altro attacco non aveva fatto vittime. L'esercito israeliano ha fatto sapere che al-Wahidi "non era un obiettivo", che stava puntando a un miliziano di Hamas. Dalla tregua del 10 ottobre 2025 il Ministero della Salute di Gaza conta più di mille persone uccise. L'OHCHR ne ha verificate 629, di cui 269 donne e bambini, con la verifica ancora aperta. La Commissione d'inchiesta dell'ONU scrive che gli atti di genocidio a Gaza proseguono. Nello stesso elenco finiscono chi il soccorso lo organizza e chi si limita a giocare per strada. Il soccorso con una data certa, intanto, è a Bruxelles. Il 13 luglio la Commissione europea riunisce il gruppo dei donatori per la Palestina, co-presieduto da Dubravka Šuica e dal premier Mohammad Mustafa, per lanciare una "Team Gaza Initiative" che coordini i fondi di ripresa dentro un programma triennale da 1,6 miliardi agganciato alle riforme dell'Autorità palestinese. L'8 luglio la Commissione lo aveva già annunciato alla plenaria dell'Europarlamento, tra i progressi da mettere a punto. La ricostruzione ha una sala e una data. Il soccorso di Mohammed al-Wahidi ha avuto un'auto in fiamme in una strada di Sabra, un'ora prima di una partita che nessuno dei quattro ha visto. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Sara Hirsh Bordo is a 15-time award-winning filmmaker and Founder/CEO of Women Rising®, named "One of the Most Innovative, Interesting, and Purpose-Driven Women-Led Startups to Watch” by Inc. Magazine. She is currently directing short documentary films for Toyota and ESPN Women, and most recently executive producer of ConnectHer International Film Festival, consulting director for the Gates Foundation PitchFest Program, and the author and researcher behind the first proprietary quantitative survey at the intersection of female empowerment and health, Autoimmunity and the Good Girls™. Sara previously held positions in media and entertainment, including Executive Director of Interactive Marketing at Paramount Pictures, VP of Digital Marketing at MGM Studios, and CEO and Co-Founder of NowLive. Autoimmunity and the Good Girls: How Permission to Put Ourselves First Has the Power to Keep Us Well is her first book. To learn more about Sara Hirsh Bordo: Instagram: @sarahirshbordo . . . . This episode used the following music: Time to Shine by tubebackr & Popsicles https://soundcloud.com/tubebackr https://soundcloud.com/popsiclesmusic Creative Commons — Attribution-NoDerivs 3.0 Unported — CC BY-ND 3.0 Free Download / Stream: https://www.audiolibrary.com.co/tubebackr-and-popsicles/time-to-shine Music promoted by Audio Library https://youtu.be/Cvbjhx6X4ZY
Un soldato dell'esercito israeliano accusato di aver raso al suolo interi quartieri di Gaza passa questi giorni in vacanza in Italia. Si chiama Arik Ben Asulin, 749esimo Battaglione genio da combattimento. Il 2 luglio la Hind Rajab Foundation, l'organizzazione che porta il nome della bambina palestinese di cinque anni uccisa nel gennaio 2024 con la famiglia e i due paramedici che tentavano di salvarla, ha depositato una denuncia alla Procura di Roma. L'accusa parla di "crimini di guerra, crimini contro l'umanità e atti di genocidio", lo stesso reato che la Corte internazionale di giustizia esamina nel procedimento contro Israele. Le prove che la fondazione consegna ai magistrati le ha diffuse lui. Video di demolizioni, foto in cui maneggia i cavi delle cariche. L'atto indica l'università Al-Azhar, il quartiere di Shuja'iya, il corridoio di Netzarim, dove Ben Asulin risulta schierato almeno dal novembre 2023. La denuncia richiama la giurisdizione universale, le Convenzioni di Ginevra e lo Statuto di Roma: l'Italia, che li ha firmati, o indaga o estrada. Sullo sfondo i numeri: oltre 73 mila morti a Gaza secondo il ministero della Salute locale, più di 22 mila bambini, il 92 per cento delle abitazioni distrutte secondo l'ONU. Il 7 luglio la deputata Stefania Ascari (M5S) ha depositato un'interrogazione ai ministri della Giustizia e dell'Interno. Chiede se il governo sappia della denuncia e cosa intenda fare «nel rispetto degli obblighi internazionali e dell'autonomia della magistratura». Dal governo, intanto, nessuna parola. Del resto la stessa fondazione, con il Center for Constitutional Rights, aveva chiesto alla procuratrice generale di New York Letitia James di aprire un'indagine sul ministro Itamar Ben Gvir, per conto di dieci attivisti della Global Sumud Flotilla e di un cittadino palestinese-americano. Dopo quella lettera Ben Gvir ha annullato il viaggio a New York. Asulin, invece, le vacanze in Italia le sta ancora facendo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
L'avvocato entrato il 2 luglio nella sezione sotterranea di Rakevet non ha riconosciuto il suo assistito. Nasser Odeh, legale di Physicians for Human Rights Israel, Hussam Abu Safiya lo aveva già incontrato altre volte. Stavolta si è trovato davanti un uomo ammanettato a mani e piedi, scortato da agenti incappucciati, con ferite fresche su testa, volto e collo, il respiro corto, incapace di reggersi seduto. «Questa è l'ultima volta che mi vedrai», gli ha detto il medico. «Mi hanno portato qui per uccidermi». Abu Safiya, 52 anni, pediatra, dirigeva il Kamal Adwan, l'ultimo grande ospedale ancora attivo nel nord di Gaza. Lo arrestarono il 27 dicembre 2024, al termine dell'assalto israeliano alla struttura. L'ultima immagine da uomo libero, il camice bianco tra le macerie davanti a un carro armato, ha fatto il giro del mondo. Da allora sono passati diciotto mesi. Nessuna accusa formale, nessun processo, la detenzione rinnovata sotto la legge sui «combattenti illegali», che consente la reclusione a tempo indeterminato. Ha perso circa 40 chili. Il 24 giugno il trasferimento a Rakevet. Il 6 luglio il Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria, cinque esperti indipendenti a Ginevra, ha definito arbitraria la sua detenzione e ha avvertito che il caso può indicare una pratica diffusa o sistematica nel Paese. Israele, scrive il gruppo, non ha mai risposto alla richiesta di chiarire i fondamenti giuridici del fermo. Lo stesso giorno Amnesty International chiede il rilascio immediato e inquadra la detenzione dei sanitari come parte del genocidio in corso a Gaza. Il servizio penitenziario israeliano replica che le accuse sono "false e del tutto prive di fondamento fattuale" e che ogni detenuto è trattato secondo la legge. Secondo la legge, l'unica certezza è un corpo che il suo avvocato non riconosce più. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
EAE, SEUS GEEKS PODEROSOS!Enquanto não temos novos capítulos de One Piece, nossos piratas se uniram para relembrar os principais acontecimentos da saga até o capítulo 1186. REDES SOCIAIS DA OFICINAInstagram: @oficinageekrealTwitch: OficinaGeekRealTwitter: @OficinaGeekrealYouTube: Oficina GeekEste episódio foi editado por Marcos Veloso (@eumarcosveloso)
Il 6 luglio il governo di fatto di Hamas, al potere nella Striscia dal 2007, ha annunciato lo scioglimento della sua commissione esecutiva e la consegna dell'amministrazione di Gaza al Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, l'Ncag, un organismo di tecnocrati che nessun palestinese ha votato. A dichiararlo all'Afp è Ismail al-Thawabta, capo dell'ufficio stampa del governo di Hamas. L'Ncag lo guida Ali Shaath. L'ha creato il Board of Peace, il consiglio istituito da Donald Trump quando a ottobre ha mediato il cessate il fuoco tra Hamas e Israele. L'organismo che dovrebbe amministrare la Striscia esiste da circa sei mesi. Per sei mesi è rimasto fuori, perché Israele ne ha impedito l'ingresso. Così l'amministrazione civile di un territorio la decide chi quel territorio lo tiene con le armi: le forze israeliane controllano quasi il 70% di Gaza, secondo le stime riferite da Afp e Anadolu. E continuano a colpire. Il "cessate il fuoco" dell'ottobre 2025 ha già ucciso oltre mille palestinesi, 1.031 secondo il ministero della Sanità di Gaza citato da Al Jazeera il 27 giugno. Il 6 luglio un drone israeliano ha colpito un veicolo a Khan Younis: quattro morti e sedici feriti, riferisce Al-Jazeera ripresa da Ansa e Adnkronos. Sullo stesso passaggio, un funzionario militare israeliano citato da Channel 11 parla di «spin mediatico privo di significato». Intanto Benjamin Netanyahu, a Fox News, rivendica: «Non siamo in uno stato di guerra permanente, abbiamo portato avanti quattro accordi di pace». Lo dice il capo del governo che, nel parere della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, presiede un'occupazione illegale. E che pone una condizione nota: nessuna ricostruzione senza il disarmo di Hamas. L'amministrazione, dice, passa di mano. Il territorio resta il suo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Un blocco di cemento giallo, piantato accanto alle tende, decide a Beit Lahia chi può restare. Nella notte fra il 23 e il 24 giugno i carri israeliani avanzano verso il bivio di Al Atatra, un quadricottero sgancia una munizione incendiaria e brucia tre tende, e quando i mezzi si ritirano sei famiglie restano sfollate: il blocco ormai segna il confine. Lo racconta l'ufficio ONU per gli affari umanitari, OCHA, nel bollettino del 26 giugno. È la stessa linea gialla nata a ottobre per fermare il fuoco, e che da allora si sposta a ovest. Il 1° luglio l'Humanitarian Country Team dei territori palestinesi occupati, i capi delle agenzie ONU e delle organizzazioni non governative, mette i numeri. Le aree ad accesso ristretto coprono ora il 65 per cento della superficie di Gaza, l'accesso via mare resta vietato, e fra il 10 ottobre e inizio aprile le Nazioni Unite hanno verificato 196 palestinesi uccisi vicino alle posizioni israeliane, fra loro 18 donne e 43 bambini. L'ufficio ONU per i diritti umani annota che lungo quella linea la forza letale è stata usata "spesso". Intanto Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, controlla il 60 per cento della Striscia e ha ordinato all'esercito di arrivare al 70. La mappa del cessate il fuoco di ottobre fissava quel controllo al 53 per cento. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir, il 7 dicembre, davanti ai soldati, l'aveva già detto senza giri: «La linea gialla è una nuova linea di confine, una linea difensiva avanzata per le comunità e una linea offensiva». Una "tregua" che si misura in metri conquistati. Del resto il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 lo scrive nero su bianco: l'occupazione israeliana è illegale, nessun territorio si acquisisce con la forza. Il blocco di cemento resta dov'è. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
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"Le quantità di cibo introdotte superano di gran lunga i bisogni nutrizionali della popolazione civile di Gaza." Lo ha scritto il 1° luglio il COGAT, l'organismo militare israeliano che amministra gli affari civili nella Striscia, secondo quanto riferisce l'Associated Press. Il giorno dopo, il 2 luglio, Gaza ha toccato il millesimo giorno dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dall'inizio dell'offensiva israeliana. Save the Children conta 245.000 minori a rischio o già colpiti da malnutrizione, e cita l'UNFPA secondo cui il 96 per cento dei bambini della Striscia sente la morte come imminente. Le stesse famiglie riferiscono che patatine e cioccolato si trovano, mentre la frutta fresca e le uova restano troppo care. La carestia a Gaza City era stata dichiarata dagli esperti di sicurezza alimentare nell'agosto 2025. La stessa Striscia, lo stesso giorno, due conti opposti: il COGAT misura le razioni e le dichiara in eccesso, mentre le agenzie umanitarie contano i bambini che non mangiano. Il Ministero della Salute di Gaza porta a 73.066 i morti dal 7 ottobre 2023 e ad almeno 1.053 quelli uccisi dopo la tregua del 10 ottobre 2025, oltre 350 dei quali donne e bambini. La Commissione d'inchiesta dell'Onu, a giugno, ha concluso che le forze israeliane hanno preso di mira deliberatamente i bambini palestinesi, in quello che definisce genocidio. La tregua doveva portare un aumento degli aiuti. Il capo umanitario dell'Onu, Tom Fletcher, ha riferito il mese scorso che le procedure israeliane restano ingombranti, al punto che perfino le protesi vengono trattenute per un possibile uso "duale", e diciassette ospedali non funzionano. Al millesimo giorno la contabilità dell'occupante certifica che a Gaza il cibo basta e avanza. I 245.000 bambini che Save the Children conta affamati, in quel calcolo, non rientrano tra i bisogni. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, dirige dentro il ministero della Difesa anche l'Amministrazione degli insediamenti. Il 29 giugno, in un video da Sderot, ha annunciato che il lavoro è pronto: tre colonie nel nord di Gaza, manca solo il via libera di Benjamin Netanyahu. Nello stesso intervento ha sostenuto che l'esercito controlla «quasi il 70 per cento» della Striscia e che «va completata la conquista» del restante 30. La Corte internazionale di giustizia, nel parere del 19 luglio 2024, aveva dichiarato illegale l'occupazione e ordinato a Israele di fermare ogni nuovo insediamento e di evacuare i coloni. La risoluzione dell'Assemblea generale che intimava la fine entro dodici mesi è scaduta a settembre 2025. Sempre il 30 giugno, in un resort di Cipro, si apriva il vertice del Board of Peace voluto da Donald Trump, l'organismo che con Tony Blair e l'inviato Nickolay Mladenov dovrebbe amministrare Gaza al posto di Hamas. Sei mesi dopo la nascita il comitato di tecnocrati palestinesi non è ancora entrato nella Striscia. Alcuni membri, riferisce il Times of Israel, hanno storto il naso per la scelta di riunirsi in albergo mentre a Gaza si muore. Il piano che dovrebbero applicare promette per iscritto di "incoraggiare le persone a restare". Restare dove. Il ministero della Salute di Gaza conta 1.053 uccisi dall'entrata in vigore del cessate il fuoco di ottobre. La linea che segna il controllo israeliano continua a spostarsi verso ovest, sopra i pozzi e le tende. Nelle stesse ore Netanyahu è stato interrogato in televisione sull'emigrazione dei due milioni di palestinesi e sul ritorno delle colonie. Non ha smentito. «Preferisco parlare meno e fare di più», ha risposto, e sugli insediamenti «a volte conviene separare» gli atti dalle parole. La distanza da misurare l'ha indicata lui. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Un generale che presenta i bambini uccisi come un primato. Avi Bluth, capo del Comando Centrale dell'esercito israeliano, ha rivendicato di uccidere palestinesi in Cisgiordania «come non facevamo dal 1967», e ha contato quelle vittime come un risultato. Il 1967 è l'anno in cui Israele ha occupato la Cisgiordania. Lo stesso anno torna ora come record da superare. Lunedì 29 giugno il centro israeliano per i diritti umani B'Tselem ha pubblicato il rapporto "Infanzia senza scudo". Dal 7 ottobre 2023 al 28 giugno 2026 le forze israeliane hanno ucciso 1.086 palestinesi in Cisgiordania, 241 minori. Quasi uno su quattro era un bambino o un adolescente, il tasso più alto da quando l'occupazione è cominciata, nel 1967. Il rapporto ricostruisce uno per uno i 54 minori uccisi nel 2025. Bluth ha sostenuto che «il 96% degli uccisi era coinvolto nel terrorismo». B'Tselem ha verificato i 54 casi: due dei ragazzi avevano un'arma da fuoco. Tredici sono stati colpiti mentre lanciavano pietre, ventuno mentre restavano lontani da ogni scontro. La direttrice esecutiva Yuli Novak chiama quella cifra una menzogna, e definisce il sistema una «licenza di uccidere». In quasi un quarto dei casi i soccorsi sono stati bloccati. A metà aprile Israele tratteneva ancora i corpi di 18 dei 54 minori, e le famiglie restano senza funerale. Le uccisioni in Cisgiordania, scrive B'Tselem, non si separano dai più di 21.000 bambini uccisi a Gaza, dove la Corte internazionale di giustizia esamina l'accusa di genocidio. Un portavoce dell'esercito israeliano ha risposto che le forze armate non prendono «di mira intenzionalmente civili non coinvolti» e che «ogni accusa viene esaminata e indagata». L'altra organizzazione israeliana Yesh Din ha contato gli atti d'accusa per l'uccisione di un palestinese in Cisgiordania dall'ottobre 2023: zero. Il primato del 1967 resta in piedi #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
L'ambasciata italiana a Gerusalemme telefona a Gaza e pretende che si risponda in italiano. Niente inglese. Dall'altro capo ci sono ragazzi che hanno vinto una borsa in un ateneo italiano e da mesi vivono sotto le bombe, a volte senza elettricità. Devono passare un esame di lingua al telefono. Lo ha ricostruito Domani. Sessanta studenti palestinesi restano bloccati nella Striscia per un requisito comparso senza preavviso: una certificazione di italiano. Da ottobre l'Italia aveva organizzato sette evacuazioni e portato in salvo circa 230 borsisti, e a nessuno era stato chiesto un test di lingua. Le circolari Maeci-Mur fissano il livello B2 per i corsi in italiano, però la verifica spetta agli atenei all'arrivo, e le università avevano già offerto corsi intensivi in Italia. Il decreto non è cambiato di una virgola. Dal primo giugno le partenze si sono fermate lo stesso. Interpellata, la Farnesina risponde che "non sono in vigore restrizioni sotto il profilo dei requisiti linguistici per gli studenti palestinesi". Nello stesso giorno un professore scrive a uno studente rimasto a Gaza che il ministero impone di applicare "rigorosamente le nuove procedure" e che le norme sulla lingua sono diventate "notevolmente più rigide". La smentita e la prassi documentata si contraddicono. C'è un precedente che pesa. Agli studenti ucraini, profughi accolti negli stessi anni, l'italiano non venne mai preteso. La senatrice Cecilia D'Elia (Pd) ha depositato un'interrogazione a Tajani per chiedere "un'eccezione esplicita al requisito linguistico per gli studenti provenienti da Gaza, analogamente a quanto già fatto per gli studenti ucraini". Marco Grimaldi (Avs) ha portato il caso ai ministri Tajani e Bernini. Mentre la Corte internazionale di giustizia esamina l'accusa di genocidio contro Israele, a un ragazzo sotto le bombe arriva l'email di un docente italiano: il suo nome non entrerà nella prossima evacuazione. Lo decide un certificato di lingua. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Gideon Sa'ar, ministro degli Esteri israeliano, ha annunciato giovedì che porterà domenica in consiglio dei ministri, e poi alla Knesset, una risoluzione per il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno. Riconoscerlo, ha scritto, è "un dovere morale e storico", e va condannato "ogni tentativo di negazione, minimizzazione o distorsione della verità storica". Un milione e mezzo di armeni sterminati dall'Impero ottomano fra il 1915 e il 1917. Trentadue Stati ONU lo riconoscono già, più la Santa Sede e il Parlamento europeo. Il comunicato del ministero spiega il resto. "Nonostante l'ampia e inequivocabile documentazione storica", si legge, il genocidio armeno resta "oggetto di una campagna organizzata di negazione e minimizzazione, che include la riscrittura manipolativa dei libri di storia". Israele ci arriva dopo decenni di rifiuto, e adesso per una ragione che il ministero non scrive: i rapporti con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che accusa Israele di genocidio a Gaza. Riconoscere una strage di un secolo fa è la risposta a chi ne nomina una presente. Ogni clausola di quel testo è lo strumento con cui Israele oggi è sotto accusa. L'ampia e inequivocabile documentazione: la Corte internazionale di giustizia, nel gennaio 2024, ha giudicato plausibile il rischio di genocidio a Gaza. Il dovere di nominare: la Commissione d'inchiesta indipendente dell'ONU, il 23 giugno, ha documentato l'uccisione deliberata di bambini palestinesi come prova di intento genocidario. La condanna della negazione: più di settantunomila morti, una cifra che un funzionario militare israeliano ha accettato per la prima volta a gennaio 2026. Sa'ar chiede al mondo di non minimizzare e di non distorcere. Lo chiede per i morti del 1915. Per quelli del 2026 lo stesso ministero parla di operazioni precise e di terroristi eliminati. Il testo della proposta resta agli atti della Knesset: "condannare ogni tentativo di negazione". L'ha firmato chi nega. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
What Fresh Hell: Laughing in the Face of Motherhood | Parenting Tips From Funny Moms
Why are autoimmune conditions so much more common in women? And does that have anything to do with the fact that those same conditions are misunderstood, under-researched, and accepted as things we just have to live with? Sara Hirsh Bordo, author of the new book AUTOIMMUNITY AND THE GOOD GIRLS, discusses the questions that led her to examine the connection between women's health, caregiving, stress, and identity. After receiving her own autoimmune diagnoses, Sara began noticing that her fellow sufferers shared similar life patterns: especially eldest daughters, caretakers, and women raised to prioritize everyone else's needs. That observation led her to fund original research exploring the relationship between girlhood experiences, cultural expectations, and autoimmune disease. Amy and Sara discuss: What autoimmune disease, means and why these conditions remain misunderstood Hypotheses on why autoimmune diagnoses disproportionately affect women The connection between caregiving roles, chronic stress, and the nervous system How our life experiences can shape our long-term health The difference between understanding mind-body connections and blaming ourselves when our bodies fail us Why learning to receive care can be just as important as giving it What it means to rewrite the stories that teach women to earn love through self-denial This conversation explores a question many women may recognize: What happens when being “good” means becoming disconnected from your own needs? Here's where you can find Sara: https://autoimmunityandthegoodgirls.com https://goodgirlsbook.com @sarahirshbordo on IG @sarahirshbordo on LinkedIn Buy AUTOIMMUNITY AND THE GOOD GIRLS: https://bookshop.org/a/12099/9780063450660 What Fresh Hell is co-hosted by Amy Wilson and Margaret Ables. We love the sponsors that make this show possible! You can always find all the special deals and codes for all our current sponsors on our website: https://www.whatfreshhellpodcast.com/p/promo-codes/ Learn more about your ad choices. Visit podcastchoices.com/adchoices
Quem nunca quis viver uma aventura nos ares? Uma viagem noturna de avião e uma oportunidade única que não podia ser desperdiçada. O Marido adormeceu, e o passageiro ao lado aguçou todos os sentidos da mulher sedenta por prazer acima das nuvens. Agradando o passageiro e o marido ao mesmo tempo, aperta o play e viva essa aventura.Locução: @ouveamalu
Dentro al-Mawasi, l'area che Israele ha dichiarato "zona umanitaria", un drone ha ucciso un bambino mercoledì 24 giugno. È accaduto al campo di al-Taybeh, a ovest di Khan Yunis. Lo riferiscono il complesso medico Nasser e l'agenzia palestinese Wafa. Quello stesso giorno, alla Conferenza delle Autorità locali israeliane, Benjamin Netanyahu ha scelto un verbo: «Oggi controlliamo quasi il 70% della Striscia di Gaza e stiamo strangolando Hamas». Lo riporta Ynet. Quel 70% è la misura dell'occupazione che la Corte internazionale di giustizia, nel parere del luglio 2024, ha dichiarato illegale e da far cessare. A dire chi sia strangolato per davvero è l'ONU, nelle stesse ore. Il portavoce Stéphane Dujarric porta i dati OCHA del 23 giugno: 1,7 milioni di sfollati, l'80% della popolazione, in quasi 1.600 siti di accoglienza. Seicentomila persone senza accesso sufficiente all'acqua potabile. Dal cessate il fuoco del 10 ottobre gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 1.027 persone e ferite 3.280, secondo il ministero della Salute di Gaza. Le Forze di difesa israeliane accompagnano ogni colpo con una ragione. Nella notte, fanno sapere, hanno distrutto quattro postazioni di lancio che dicono "allestite durante il cessate il fuoco", e domenica hanno ucciso nel sud un uomo che avevano fotografato il 7 ottobre. La macchina che riempie ogni morte di una giustificazione gira mentre il premier conta il suo settanta per cento. "Strangolare" resta la sua parola. Indica un obiettivo militare e descrive una condizione civile, e nei 1.600 campi senza acqua le due cose coincidono. Intanto a Fiumicino sono rientrati Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, gli attivisti del Global Sumud Land Convoy liberati dalla Libia dopo un mese e annunciati da Antonio Tajani come successo diplomatico. Scesa dall'aereo, Alberizia ha riportato lo sguardo dove serve: «Sotto gli occhi del mondo è in atto un genocidio a Gaza, non possiamo restare a guardare». #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Il commissario Chris Sidoti, a Ginevra il 23 giugno, ha raccontato di un quattordicenne colpito e lasciato a terra. Per quarantacinque minuti una compagnia di soldati israeliani chiacchierava e fumava intorno a lui mentre si dissanguava. La madre, che cercava di raggiungerlo, è stata presa a fucilate. Il racconto sta nel rapporto della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, presentato lo stesso giorno dal presidente Srinivasan Muralidhar, dal titolo già una sentenza: "L'essenza dell'infanzia è stata distrutta". La Commissione scrive di aver trovato prove che le forze israeliane hanno colpito "deliberatamente" i bambini palestinesi, e che da qui si conferma la conclusione del settembre 2025: a Gaza è in corso un genocidio. I numeri: 20.179 bambini uccisi e 44.143 feriti in due anni, quasi un terzo delle vittime di Gaza. L'uccisione dei bambini, si legge, "faceva parte di una strategia per distruggere la continuità biologica e l'esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza". E dopo la tregua di ottobre i bambini hanno continuato a morire. Israele ha definito il rapporto "diffamatorio" e una "farsa calunniosa", accusando gli investigatori di ignorare l'uso dei bambini come scudi umani da parte di Hamas. «Anche se le bombe e i fucili tacessero», ha detto Muralidhar, «i bambini palestinesi non si riprenderebbero da un giorno all'altro». Colpire i bambini è colpire la capacità di un popolo di esistere e di scegliere il proprio futuro. Quel futuro lo rivendicava anche chi è partito via terra per Gaza. Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, con l'intera delegazione del convoglio Global Sumud fermata a Sirte il 24 maggio, sono rientrati in Italia il 24 giugno dopo un mese a Bengasi. Antonio Tajani parla di "liberazione". Il documento del ministero degli Esteri libico, visionato dal manifesto, parla di "espulsione": Haftar non ammette di averli mai trattenuti senza ragione. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
[ATTENZIONE: i dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy, tra cui gli italiani Domenico Centrone e Leonarda ‘Dina' Alberizia ieri son tornati a casa, dopo avere prodotto il video. Non potevamo sperare in un errore più bello] Le Forze di difesa israeliane lo scrivono in una nota, con la calma dell'adempimento amministrativo: nel fine settimana hanno ucciso Ahmad Zaza e Hussein Safadi, due uomini di Hamas, vicino alla "Linea Gialla", perché avevano "violato l'accordo di cessate il fuoco". Il verbo è quello, violare. Lo usa chi spara per nominare chi viene colpito. Lunedì 22 giugno un civile palestinese è morto al complesso medico Nasser per le ferite di un bombardamento su al-Mawasi, a ovest di Khan Yunis. Il 23 giugno il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha denunciato nuovi raid aerei e tiri d'artiglieria israeliani nelle aree residenziali, in tutti i governatorati, «in particolare a ovest della cosiddetta Linea gialla», e ha aggiunto che «tra le persone uccise ci sono anche civili». Le fonti mediche palestinesi citate da Wafa portano il bilancio dall'ottobre 2023 a 73.035 morti e 173.368 feriti. La tregua mediata da Washington vale dal 10 ottobre 2025. Israele ha dichiarato zona di fuoco libero tutto ciò che sta oltre la Linea Gialla, e i civili muoiono proprio a ovest di quella linea, sul lato che l'accordo assegna ai palestinesi. Nikolay Mladenov, direttore generale del Board of Peace incaricato di far rispettare quella tregua, ha detto a maggio che i raid «costituiscono violazioni del cessate il fuoco» e che «i civili continuano a essere uccisi». La stessa parola, dunque. Le Idf la rivolgono ai morti che producono, l'uomo della tregua a chi quei morti li fa. Intanto a Bengasi, il 24 giugno cade un mese esatto dalla detenzione dei dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy, tra cui gli italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, fermati il 24 maggio mentre tentavano di portare aiuti via terra. Alcuni sono in sciopero della fame. A Napoli, alle 18, un presidio davanti alla prefettura ne chiede la liberazione. Chi viola un cessate il fuoco firmato a ottobre lo stabilisce chi ha le armi, e lo stabilisce a posteriori, sul corpo già contato. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
A lot can change in just one year! In this episode, we look back on our first year of parenthood, sharing the lessons, challenges, and joyful moments that have shaped our journey with Santi. We talk about how our confidence as parents has grown, the reality of raising a bilingual child, and the cultural differences we experienced while celebrating Santi's first birthday in both Mexico and the United States. We also share some of our favorite milestones, from his first words and signs to walking, communicating, and developing his own unique personality.Key Takeaways:How parenting changes during the first year and the lessons we learned along the wayThe joys and challenges of raising a bilingual child in a bicultural familyCultural differences between birthday celebrations in Mexico and the United StatesLinks And Additional Resources:284 – Un Progenitor, Un Idioma | One Parent, One Language270 – Padres Primerizos – ¡Bienvenido, Santi! | First-time Parents – Welcome, Santi!263 – Lo Que Nadie Nos Dijo del Embarazo – Sorpresas, Retos y Momentos Reales | What No One Told Us About Pregnancy – Surprises, Challenges, and Real Moments253 – ¡Bebé a Bordo! | Baby on Board!138 – Las Mañanitas | The Little Mornings089 – El Curioso Origen de las Piñatas – The Curious Origins of Piñatas016 – Alternancia de Código | Code SwitchingJoin La Escala to practice Spanish, stay consistent, and connect with other learnersLevel up your Spanish with our Podcast MembershipGet the full transcript of each episode so you don't miss a wordListen to an extended breakdown section in English going over the most important words and phrasesTest your comprehension with a multiple choice quiz✈️ Join La Escala, our online Spanish and Go community for Spanish learners who want more practice, structure, and connection. Annual plans include 2 months free.
Il rapporto, sostiene Benjamin Netanyahu, è basso. Domenica 21 giugno, al summit della Jewish News Syndicate a Gerusalemme, il primo ministro israeliano difende il bilancio di Gaza con un conto: in ogni conflitto urbano si contano sette o otto vittime civili per ogni combattente, «a Gaza il rapporto tra terroristi e civili è basso, nonostante le menzogne». La frase si chiude in pretesa di lode: «Dovremmo essere elogiati, non attaccati». Il giorno prima, sabato 20, un drone israeliano colpisce una casa nel campo profughi di Bureij. Muore Ahmed Washah, venticinque anni, cameraman di Al Jazeera Mubasher, con altre due persone. L'esercito lo dichiara «cecchino di Hamas», senza esibire prove. È il dodicesimo giornalista dell'emittente ucciso dall'ottobre 2023. Suo fratello Mohammed, anche lui di Al Jazeera, era stato colpito l'8 aprile, con la stessa etichetta. Il Comitato per la protezione dei giornalisti documenta da mesi la prassi: accusare di terrorismo i reporter uccisi, dopo, e senza riscontri. Un rapporto basso si fabbrica così. Il morto si sposta da una colonna all'altra con un comunicato. La cifra si decide a Gerusalemme, prima del terreno. L'Ufficio dell'Alto commissario ONU per i diritti umani, nel novembre 2024, aveva verificato che quasi il 70 per cento delle vittime di Gaza erano donne e bambini, e parlava di «violazione sistematica» dei principi di distinzione e proporzionalità. Dal cessate il fuoco del 10 ottobre l'esercito ha ucciso almeno 1.012 palestinesi. I suoi caduti, nello stesso periodo, sono cinque. Intanto a Bengasi Domenico Centrone e Leonarda Alberizia restano detenuti dal 24 maggio, senza un'accusa formale, con le indagini libiche prorogate di altri trenta giorni. Antonio Tajani assicura di lavorare «affinché possano essere rilasciati e magari espulsi». Washah, in aprile, aveva chiesto una cosa sola: che si smettesse di colpire i giornalisti. Il suo ultimo rapporto non arriverà. Resta quello di Gerusalemme, basso. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Fanáticos del Cine y las series... Llegó tu momento.Un nuevo capítulo de cinecritica con la conduccion de @milkopalmalocutor- Encuentros Cercanos del tercer tipo- Motín a Bordo - Robot DreamsTodos los Martes a las 16:00 horas por www.radiohoy.cl y canal 198 de Zapping TV
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Aquí esta la historia escrita por M. Webster:https://www.reddit.com/r/nosleep/s/aCpRi1MikgTodas mis redes sociales en un link:https://linktr.ee/sebastianecheverri─────────────────────────────Créditos musicalesRepulsive, Thrll ─────────────────────────────Canción de la introVivek Abhishek - Voodoo#Creepypastas #CreepypastasenEspañol #NoSleep
Most apartment operators think they know who they're competing against. According to Jonas Bordo, they're probably missing the bigger picture.In the second half of Reid's conversation with the Dwellsy CEO, Jonas explains why renters don't think in traditional comp sets, how AI could soon replace apartment search as we know it, and why the future belongs to open platforms that connect renters, properties, and intelligent agents. It's an eye-opening conversation about technology, consumer behavior, and the forces reshaping housing.Whether you're in multifamily, proptech, marketing, or operations, Jonas offers a fresh perspective on where the industry is headed—and why the biggest changes may arrive much sooner than most people expect.
What if the pressure to be “good” is making women physically sick? In this eye-opening episode, Dr. Dan sits down with award-winning filmmaker, entrepreneur, and author Sara Hirsh Bordo to explore the powerful connection between autoimmune disease, trauma, people-pleasing, and self-abandonment as well as to discuss Sara's powerful new book Autoimmunity and the Good Girls: How Permission to Put Ourselves First Has the Power to Keep Us Well. After being diagnosed with multiple serious health conditions—including Hashimoto's thyroiditis, melanoma, tumors, Epstein-Barr, mold poisoning, and heavy metal toxicity—Sara began asking a life-changing question: What if years of self-betrayal were making her body turn against itself? Through deeply personal storytelling, groundbreaking research, and profound insight, Sara shares how decades of prioritizing others over herself created patterns that impacted both her emotional and physical well-being. Together, she and Dr. Dan unpack the “good girl” conditioning so many women experience, the hidden cost of chronic self-sacrifice, and how reclaiming authenticity may be one of the most important healing journeys of all. This conversation is compassionate, courageous, and transformative—for women, men, families, leaders, and anyone seeking deeper self-awareness and healing. For more information, www.autoimmunityandthegoodgirls.com and follow Sara Hirsh Bordo on Instagram. Please listen, follow, rate, and review Make It a Great One on Apple Podcasts, Spotify, or wherever you listen to podcasts. Follow @drdanpeters on social media. Visit Dr. Dan Peters Official Website and send your questions or guest pitches to podcast@drdanpeters.com. We have this moment, this day, and this life—let's make it a great one. – Dr. Dan # # # Learn more about your ad choices. Visit podcastchoices.com/adchoices
Apartment search is overdue for a rebuild. In this episode, Reid sits down with Jonas Bordo, co-founder and CEO of Dwellsy, to unpack why the rental marketplace still struggles with stale listings, bad rent data, fraud, and outdated assumptions about how renters actually search. Jonas explains how final asking rent creates a more accurate picture of the market, why traditional comp sets are often hilariously wrong, and how Dwellsy is building a more open, comprehensive rental marketplace.The conversation also looks ahead to an agentic future, where renters may no longer scroll through endless listings at all. Instead, AI agents could search, compare, schedule tours, and even help negotiate leases on their behalf. For multifamily marketers, operators, and anyone still pretending apartment search works just fine, this episode is a very necessary wake-up call.
Why were Laetitia Casta and Aishwarya Rai criticized for their appearance at the 2026 Cannes Film Festival?What starts as celebrity gossip quickly becomes a much bigger conversation about beauty standards, aging, body image, and social media. Because the more I looked at the comments coming out of Cannes, the more one question kept nagging at me:Did the tabloids disappear—or did we become them?Are. You. Ready?****************Sources & References:Andrejevic, Mark. iSpy: Surveillance and Power in the Interactive Era. University Press of Kansas, 2007.Andrejevic, Mark. Reality TV: The Work of Being Watched. Rowman & Littlefield, 2004.Berger, John. Ways of Seeing. Penguin Books, 1972.Bordo, Susan. Unbearable Weight: Feminism, Western Culture, and the Body. University of California Press, 1993.Dyer, Richard. Stars. British Film Institute, 1979.Festinger, Leon. “A Theory of Social Comparison Processes.” Human Relations, vol. 7, no. 2, 1954, pp. 117–140.Foucault, Michel. Discipline and Punish: The Birth of the Prison. Translated by Alan Sheridan. Vintage Books, 1977.Gamson, Joshua. Claims to Fame: Celebrity in Contemporary America. University of California Press, 1994.Marwick, Alice E. Status Update: Celebrity, Publicity, and Branding in the Social Media Age. Yale University Press, 2013.Mulvey, Laura. “Visual Pleasure and Narrative Cinema.” Screen, vol. 16, no. 3, 1975, pp. 6–18.Senft, Theresa M. Camgirls: Celebrity and Community in the Age of Social Networks. Peter Lang, 2008.Wolf, Naomi. The Beauty Myth: How Images of Beauty Are Used Against Women. William Morrow, 1991.Articles & Reporting:Arieux, Chloe B. “Laetitia Casta : insultes, grossophobie… ce qui s'est passé à Cannes choque.” Public, 29 May 2026.Reporting and commentary covering public reactions to Laetitia Casta and Aishwarya Rai Bachchan during the 2026 Cannes Film Festival, including discussions of ageism, body shaming, beauty standards, and social media scrutiny.****************Leave Us a 5* Rating, it helps the show!Apple Podcast:https://podcasts.apple.com/us/podcast/beauty-unlocked-the-podcast/id1522636282Spotify Podcast:https://open.spotify.com/show/37MLxC8eRob1D0ZcgcCorA****************Follow Us on TikTok & Subscribe to our YouTube Channel!YouTube:@beautyunlockedspodcasthourTikTok:tiktok.com/@beautyunlockedthepod****************Intro/Outro Music:“Fame Inc” by Savvier — https://icons8.com/music
Michael Serva brings a rare combination of fine dining training, journeyman experience, and small-town insight into his work at Bordo in Marfa, Texas. His background spans San Francisco kitchens, mentorship under demanding chefs, and years of hands-on leadership in other operators' restaurants. That journey shapes the perspective he brings to running a compact, high-pressure operation in a remote location where consistency, resilience, and people skills matter as much as technical ability. In this episode, Michael talks about operational seasonality, staff development, quality standards, and guest experience systems as he explains how Bardo grew from a converted Airbnb into a destination with lines out the door. He describes learning by doing, making mistakes under someone else's roof, and the long process of developing judgment before opening his own place. He also explains how limited supply options, high-volume surges, and a tiny production space reinforced his commitment to craft, patience, and steady improvement. Michael also shares why he built a community-grounded service model in Marfa, how he aligned his concept with local expectations, and why overdelivering on hospitality is a daily practice rather than a marketing tactic. From hiring locally to expanding only when operations demanded it, he illustrates how intentional choices, humility, and genuine care can fuel strong word-of-mouth‑ growth even without traditional advertising.
Sara Hirsh Bordo is an award-winning documentary filmmaker of women and girls' stories. She is the Founder of a female empowerment production company called Women Rising® and a first-time author. Sara's book, Autoimmunity and the Good Girls, How Permission to Put Ourselves First Has the Power to Keep Us Well, is a personal transformation story that reminds women that their healing begins when they give themselves permission to speak up and take charge of their health. In this episode, Sara discusses her book… the DNA of a Good Girl… her experiences growing up as the eldest and only daughter in a large, Texan Lebanese family… how the birth of twin brothers, when she was three-and-a-half years old, was “also the birthplace of ‘Be a good girl and help mommy,' and ‘Be a good girl and help daddy,' and ‘Be a good girl and do this for yourself'… becoming the Good Girl character that her family needed, an archetype that she has since explored extensively in her research for Autoimmunity and the Good Girls… years of long work days, of championing female empowerment on screen and on stages, while caring for others and also encountering a series of her own serious health challenges and diagnoses… the exploration of choices that would help her restore her health… ancestral healing and the stories her family has told across generations… being married at 24 and the realizations that the end of that marriage sparked… being judged by family values that she had not chosen… a pyramid that she created and called The Identity Immunity Story, a tool that helps Good Girls understand the stories and rules they have allowed to govern their lives… rebellion against family rules and expectations that empower us to rewire Good Girl DNA and reprogram our immune system… the observation that we either live according to the rules that were given to us or we choose to write our own rules… and her closing reminder to us all–“The accepting of the invitation to be truer to you is done one step at a time.”
En 1516, el Juan Díaz de Solís exploró el Río de la Plata. Después de desembarcar con varios tripulantes en una isla, fue atacado y asesinado por indígenas que vivían en aquellas tierras. La tripulación, desolada, comenzó el regreso a España, con varios barcos a sus espaldas. Los barcos, liderados por el hermano de Solís, tampoco tuvieron un destino agradable. Uno de los barcos naufragó frente a las costas de Brasil. ¿Qué ocurrió realmente en esa travesía? ¿Qué se sabe de todo ello? En este reportaje recogemos todas las claves. Escucha el episodio completo en la app de iVoox, o descubre todo el catálogo de iVoox Originals
En El Rincón de Lectura ojeamos el libro ¡Bienvenidos a bordo! Les escribe su comandante editado por GeoPlaneta y charlamos con su autor Ramón Vallès.
Las noticias que debes conocer esta tarde, con Aimar Bretos
Os quatro passageiros australianos e os dois neo-zelandeses, residentes na Austrália, deixarão o navio cruzeiro Hondius logo que esta tarde (hora das ilhas Canárias), o avião que os vai levar aterre no aeroporto de Tenerife Sul.
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O Hondius, navio de expedição polar de luxo, segue para Espanha após um surto de hantavírus associado à morte de pelo menos três pessoas durante uma viagem pelo Atlântico Sul. Depois de Cabo Verde recusar o desembarque, cerca de 140 passageiros e tripulantes continuam confinados a bordo.
Labia fillers are one of those beauty trends that's quietly gaining traction- and chances are, you didn't even know it was something you were supposed to think about.In this episode, I break down what labia fillers actually are, why more people are getting them, and the beauty standards driving the demand. We're getting into the language, the marketing, and the bigger cultural shift behind this idea of "rejuvenation." If you've ever wondered how far beauty standards can go, this episode might change the way you see them.Are. You. Ready?****************Sources & References:Braun, V. (2009). Female genital cosmetic surgery: A critical review. Feminism & Psychology, 19(2), 139–159.Gill, R. (2007). Gender and the Media. Polity Press.Illich, I. (1976). Limits to Medicine: Medical Nemesis: The Expropriation of Health. Pantheon Books.Bordo, S. (1993). Unbearable Weight: Feminism, Western Culture, and the BodyLiao, L. M., Creighton, S. M., & Crouch, N. S. (2005). Female genital appearance: “Normality” unfolds. BJOG: An International Journal of Obstetrics and Gynaecology, 112(5), 643–646.Tiefer, L. (2008). Female Sexual Dysfunction: A Case Study of Disease Mongering. PLoS Medicine, 5(2), e32.American Society of Plastic Surgeons. (2023). Cosmetic Procedure Trends Report.Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. (2013). Ethical Considerations in Relation to Female Genital Cosmetic Surgery (FGCS).American Psychological Association. (2007). Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls.Smith, T. P. (2022). The Infantilization of Women and Pedophilic Beauty Standards in Western Culture: A Literature Review. Medium.Cleveland Clinic. (2023). Dermal Fillers: What to Know Before You Get Them.Mayo Clinic. (2023). Dermal Fillers Overview.****************Leave Us a 5* Rating, it helps the show!Apple Podcast:https://podcasts.apple.com/us/podcast/beauty-unlocked-the-podcast/id1522636282Spotify Podcast:https://open.spotify.com/show/37MLxC8eRob1D0ZcgcCorA****************Follow Us on TikTok & Subscribe to our YouTube Channel!YouTube:@beautyunlockedspodcasthourTikTok:tiktok.com/@beautyunlockedthepod****************Intro/Outro Music:“Fame Inc” by Savvier — https://icons8.com/music
The obsession with thinness didn't just appear out of nowhere-and it's not just about beauty, body image, or "health."In this episode, I'm unpacking the deeper history of diet culture, female body standards, and the social conditioning that taught women to shrink themselves-physically, emotionally, and culturally. From historical ideals of discipline and restraint to the racial roots of the modern thin ideal, we're digging into how thinness became tied to morality, self-control, and worth.This is a conversation about appetite, power, control, and the quiet rules women have been taught to follow without ever questioning them.So the real question is... when did thinness stop being about beauty-and start being about obedience?Are. You. Ready?****************Sources & References:Core Books & Foundational TextsWolf, Naomi. The Beauty Myth (1991)Bordo, Susan. Unbearable Weight: Feminism, Western Culture, and the Body (1993)Foucault, Michel. Discipline and Punish (1975)Strings, Sabrina. Fearing the Black Body: The Racial Origins of Fat Phobia (2019)Historical Context: Appetite, Religion & Discipline“Gluttony.” Encyclopaedia Britannica“How the Seven Deadly Sins Began as ‘Eight Evil Thoughts.'” History.comForcen, Fernando E. “The Practice of Holy Fasting in the Late Middle Ages.” Journal of Religion and Health (2015)Bynum, Caroline Walker. “The Religious Significance of Food to Medieval Women.”Victorian Femininity & Bodily ControlMurray, E. Food and Femininity in Victorian Literature (2022)Coar, L. “Sugar and Spice and All Things Nice: The Victorian Woman's All-Consuming Predicament.”Krondl, M. Fashioning Gendered Appetite in the Victorian Age (2022)“Did Corsets Harm Women's Health?” New York Academy of MedicineRacism, Fatphobia & the Thin IdealStrings, Sabrina. Fearing the Black Body (NYU Press)“How Racism Created the Thin Ideal.” UC Irvine School of Social SciencesReview of Fearing the Black Body. UCLA Center for the Study of WomenWeight Stigma & Social Bias“The Burden of Weight Stigma.” American Psychological Association (2022)“Weight Stigma.” National Eating Disorders AssociationGiel et al. “Weight Bias in Work Settings – A Qualitative Review.”National Academies / NCBI — Weight stigma and labor market outcomesSocial Media, Wellness Culture & Modern ThinnessMunro et al. “Diet Culture on TikTok” (2024)Davis et al. “#WhatIEatInADay on TikTok” (2023)Weber. “TikToxic Effects of ‘That Girl' Content” (2025)Germic. Digital Wellness Culture & Womanhood (2025)“Why ‘Skinny' Culture Is Back.” University of Colorado Anschutz (2026)****************Leave Us a 5* Rating, it helps the show!Apple Podcast:https://podcasts.apple.com/us/podcast/beauty-unlocked-the-podcast/id1522636282Spotify Podcast:https://open.spotify.com/show/37MLxC8eRob1D0ZcgcCorA****************Follow Us on TikTok & Subscribe to our YouTube Channel!YouTube:@beautyunlockedspodcasthourTikTok:tiktok.com/@beautyunlockedthepod****************Intro/Outro Music:“Fame Inc” by Savvier — https://icons8.com/music
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