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I titoli Leone XIV all'udienza generale: il Giubileo, forza di perdono che sprona a una vita nuova Mosca colpisce le infrastrutture energetiche ucraine Stop a decine di ong che operano nella Striscia di Gaza: la decisione del governo di Israele Conduce Gianmarco Murroni In regia Alberto Giovannetti
Mar-a-Lago promette soluzioni rapide. Gaza misura soltanto procedure e macerie. Nelle ultime ventiquattro ore il racconto ufficiale è salito di tono: ultimatum, fasi, disarmo evocato come scorciatoia. Sul terreno, invece, il tempo resta amministrativo e decide chi vive e chi aspetta. Trump minaccia “l'inferno” se Hamas non consegna le armi, Netanyahu costruisce la cornice politica della fase due. A Gaza ogni fase coincide con la precedente. A Shuja'iyya, a est di Gaza City, continuano le demolizioni di edifici residenziali. Quartieri ridotti a planimetrie, case sbriciolate come pratica ordinaria. La morsa passa dagli uffici. Israele avvia revoche e mancati rinnovi di licenze per organizzazioni internazionali attive fra Cisgiordania e Striscia, motivando con registri e presunti legami. Il lessico è quello delle carte, l'effetto è quello dell'assedio: aiuti più fragili, corridoi più stretti, civili più esposti al ricatto del timbro. Intanto l'inverno entra nelle tende. Pioggia e freddo aggravano la vita degli sfollati, ammassati in campi improvvisati dove la protezione è una plastica tesa. Le immagini raccontano un'emergenza che scorre parallela ai comunicati, senza mai incrociarli. Fuori dalla Striscia, l'assedio cambia forma e resta sostanza. In Cisgiordania e a Gerusalemme gli arresti continuano a crescere, diventano statistica, includono giornalisti. Stessa logica di saturazione: controllo e normalizzazione della forza. Altrove, in Europa, si prova a incidere sulla normalità quotidiana, persino sul turismo legato agli insediamenti. Qui si discute di fasi. Gaza resta un luogo senza fasi, dove ogni giorno ricomincia dall'inizio, fra macerie, carte e freddo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Eccoci di nuovo sotto la pioggia. A Gaza piove davvero: acqua fredda che entra nelle tende, scende sui muri rimasti in piedi per inerzia, trasforma la sopravvivenza in una lotta contro l'umidità. Nelle ultime ore il ministero della Salute dell'enclave ha comunicato la morte di Arkan Firas Musleh, due mesi. Ipotermia. Terzo neonato ucciso dal freddo dall'inizio dell'inverno. Non da una bomba, dal freddo. In una Striscia dove vivere all'aperto è diventata una condizione strutturale, la pioggia è una sentenza. Mentre Gaza gela, la diplomazia posa. A Mar-a-Lago Netanyahu incontra Trump e le agenzie parlano di “seconda fase”, piani futuri, governance da definire. Parole sospese. Le stesse fonti americane ammettono il rischio di una ripresa delle operazioni militari e lo stallo sull'attuazione degli impegni. Il tempo dei vertici scorre in una dimensione parallela rispetto a quello dei civili che cercano una coperta asciutta. Sul terreno l'occupazione continua con il suo linguaggio quotidiano. In Cisgiordania, a Masafer Yatta, un video mostra un soldato israeliano che immobilizza e trascina un anziano palestinese amputato. Non è un'eccezione, è una pratica. Il controllo passa dai documenti ai corpi. In questo quadro circola anche una voce che va maneggiata con cautela: durante una discussione pubblica online, un analista vicino a importanti ambienti israeliani ha parlato di un'ipotesi di ricollocazione di massa dei palestinesi fuori da Gaza, citando presunte disponibilità di territori lontani, come il Somaliland. Affermazione priva, allo stato, di riscontri ufficiali. Ma il solo fatto che venga pronunciata dice molto sull'orizzonte immaginato da una parte del dibattito. Resta il dato più semplice. Secondo le Nazioni Unite, i fragili miglioramenti sul piano alimentare rischiano di saltare e decine di migliaia di bambini potrebbero trovarsi in malnutrizione acuta nei prossimi mesi. Pioggia, freddo, fame. Gaza continua a morire anche quando smette di fare notizia. E il silenzio, come l'acqua che entra nelle tende, fa il suo lavoro. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
® Due anni fa un attacco del gruppo terroristico palestinese Hamas in Israele provocò la morte di 1'200 persone, in maggioranza civili. 250 persone vennero rapite e portate nella Striscia di Gaza. Con lo storico israeliano Ilan Pappé, autore di numerosi saggi sulla questione israelo-palestinese, tra cui “Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina dal 1882 ad oggi”, cercheremo di comprendere le conseguenze per Israele di quella vicenda, che ha segnato la storia del Medio Oriente come pochi altri eventi dalla fine del secondo conflitto mondiale.Pappé sottolinea la vulnerabilità della nazione, parla apertamente di crepe nella società e nelle fondamenta di Israele, e ripercorre la storia del paese e della regione. Una storia condivisa fatica ad essere scritta, e quindi anche la comprensione del ruolo che ogni comunità potrebbe e dovrebbe avere per trovare una soluzione alla realtà attuale. Lo storico riconosce gli errori dell'Europa del passato, che si trascinano ancora oggi. Alle ragioni umanitarie e del diritto internazionale si sostituiscono ragioni ideologiche e questo cambio di prospettiva non contribuisce certo alla ricerca di una visione per il futuro.Nel corso della puntata del 7 ottobre sarà presentato il nuovo libro dello storico: “La fine di Israele, il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina” (Fazi editore)Prima emissione: 7 ottobre 2025undefined
® Due anni fa un attacco del gruppo terroristico palestinese Hamas in Israele provocò la morte di 1'200 persone, in maggioranza civili. 250 persone vennero rapite e portate nella Striscia di Gaza. Con lo storico israeliano Ilan Pappé, autore di numerosi saggi sulla questione israelo-palestinese, tra cui “Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina dal 1882 ad oggi”, cercheremo di comprendere le conseguenze per Israele di quella vicenda, che ha segnato la storia del Medio Oriente come pochi altri eventi dalla fine del secondo conflitto mondiale.Pappé sottolinea la vulnerabilità della nazione, parla apertamente di crepe nella società e nelle fondamenta di Israele, e ripercorre la storia del paese e della regione. Una storia condivisa fatica ad essere scritta, e quindi anche la comprensione del ruolo che ogni comunità potrebbe e dovrebbe avere per trovare una soluzione alla realtà attuale. Lo storico riconosce gli errori dell'Europa del passato, che si trascinano ancora oggi. Alle ragioni umanitarie e del diritto internazionale si sostituiscono ragioni ideologiche e questo cambio di prospettiva non contribuisce certo alla ricerca di una visione per il futuro.Nel corso della puntata del 7 ottobre sarà presentato il nuovo libro dello storico: “La fine di Israele, il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina” (Fazi editore)Prima emissione: 6 ottobre 2025undefined
A Gaza si continua a morire anche per sottrazione. Di sguardi, di parole, di accessi. La Knesset ha deciso di prorogare fino al 2027 la legge che consente la chiusura delle redazioni straniere, a partire da Al Jazeera. Ufficialmente è una misura di sicurezza. Nei fatti è una dichiarazione: questa guerra deve restare senza testimoni. Mustafa Barghouti lo ha detto senza giri di parole: paura del racconto, paura che la narrazione dei crimini e della sofferenza palestinese circoli fuori dal perimetro controllato. La stretta sull'informazione ha una geografia precisa. A Gerusalemme Est giornalisti sono stati colpiti con i lacrimogeni mentre documentavano le operazioni delle forze israeliane. A Qalandiya e Kafr Aqab, a nord della città, sono proseguite demolizioni, arresti, confische di veicoli. Scene note, ripetute, sempre meno raccontate. Anche qui, prima ancora delle ruspe, passa la censura. Dentro la Striscia la cronaca delle ultime ore è fatta di colpi che arrivano mentre il mondo discute di “fasi”. Bombardamenti a est di Gaza City e nel governatorato di Rafah. A Tuffah, un attacco ha colpito una scuola usata come rifugio durante un matrimonio: sei morti, secondo le autorità locali, molti dei quali bambini. Un edificio pensato per proteggere, trasformato in bersaglio. Una festa diventata funerale. Numeri che restano tali solo se nessuno li guarda troppo a lungo. Hamas accusa Israele di impedire il passaggio alla seconda fase dell'intesa, Ankara parla di attacchi che rendono impraticabile qualsiasi avanzamento e di aiuti ancora insufficienti. La tregua continua a esistere come parola, non come condizione. Intanto il ministro della Difesa israeliano rivendica una presenza militare prolungata a Gaza, mentre sul fronte giuridico il Belgio deposita il suo intervento alla Corte internazionale di giustizia nel procedimento avviato dal Sudafrica. È tutto qui il punto della giornata: mentre i tribunali iniziano a scrivere e i governi votano per chiudere microfoni, sul terreno la guerra prosegue identica a se stessa. A Gaza non manca solo il cessate il fuoco. Manca l'aria, e manca chi possa raccontare che manca. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
A Gerusalemme Est la polvere arriva prima delle parole. A Silwan un edificio residenziale viene abbattuto, decine di persone costrette a lasciare casa, ruspe e agenti a fare da cornice. È una scena che sembra periferica rispetto a Gaza e invece la spiega. L'assedio esce dalla Striscia e diventa metodo: demolire, spostare, registrare, revocare. Tutto con moduli, ordinanze, comunicati. Nelle stesse ore, a Gaza, l'emergenza umanitaria viene ricondotta a una questione amministrativa. Medici Senza Frontiere avverte che le nuove regole di registrazione imposte da Israele mettono a rischio la presenza delle ONG dal primo gennaio. Senza licenza, senza accesso. Senza accesso, senza cure. Sembra un dettaglio tecnico, produce amputazioni, infezioni, reparti chiusi. Intanto le agenzie ONU rilanciano un dato che pesa come una sentenza: oltre centomila bambini rischiano la malnutrizione acuta nei prossimi mesi. La fame come effetto collaterale di una firma. Il controllo passa anche dai corpi. Dal carcere di Damon arrivano denunce sulle detenute palestinesi: perquisizioni violente, umiliazioni, rimozione forzata dell'hijab. La disciplina si fa gesto fisico, esposizione pubblica, punizione simbolica. Casa e corpo, la stessa grammatica. A Silwan si rade al suolo un edificio, a Damon si spezza una persona. Cambia il luogo, resta il dispositivo. Sul fondo, la regione trattiene il respiro. Israele informa Washington di possibili mosse iraniane mascherate da esercitazioni militari. La tensione sale, i vertici parlano di deterrenza, di scenari. È il rumore geopolitico che copre tutto il resto e rende normale l'anomalia: mentre si invocano equilibri regionali, l'assedio quotidiano procede senza ostacoli. Si continua a discutere di fasi, di tregue, di calendari. Sulla carta. Sul terreno avanza un'altra fase, già operativa: demolizioni, permessi revocati, aiuti condizionati, carceri come laboratori di controllo. Oggi la notizia sta qui. La tregua resta una bozza, l'assedio resta un sistema. E la polvere di Silwan arriva prima delle spiegazioni. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Si sta tenendo ieri e oggi a Bruxelles uno dei più decisivi Consigli europei: al centro il supporto finanziario all'Ucraina che avverrà con un prestito comune da 90 miliardi e non tramite l'uso degli asset finanziari russi congelati. Invece per l'accordo sul Mercosur tutto rimandato a Gennaio dopo le forti proteste degli agricoltori.Il Qatar ha chiesto nuovamente il rispetto degli accordi sul cessate il fuoco a Gaza, continuamente violati da Israele, mentre le persone nella Striscia subiscono il freddo e le piogge senza ripari né aiuti.Ieri le forze dell'ordine hanno sgomberato a Torino il centro sociale Askatasuna, uno dei più importanti in Italia e che aveva in corso un interessante esperimento di collaborazione con il Comune di Torino.Puoi scriverci a podcast@lifegate.it e trovare tutte le notizie su www.lifegate.it.Ascolta tutte le puntate speciali di News dal Pianeta terra a questa playlist.
Qui sotto trovi i biglietti per vedere One More Time a TEATRO https://www.ticketone.it/artist/luca-casadei/ Oggi faremo un viaggio con Enzo Iacchetti, uno dei volti più noti della televisione italiana. Dopo gli inizi nel mondo del cabaret al Derby di Milano e dopo una lunga collaborazione col Maurizio Costanzo Show, è diventato uno dei conduttori più importanti di Striscia la Notizia. In questa puntata ci racconterà del suo talento inespresso per la musica, scoperto per caso, e di un padre che non ha mai visto di buon occhio il Conservatorio. Ci dirà di essersi dato tutte le colpe per la morte del padre, anche quelle che non aveva, e di come tutt’oggi, ancora, gli parli. Ci racconterà di una malinconia che non lo abbandona mai, e della sensazione che questa venga dalle ore che ha passato da solo, in fondo al letto, appena nato. Scopriremo quanto sia importante, per lui, rimanere fedele ai propri ideali, e come abbia guadagnato fiducia nelle nuove generazioni, vedendole combattere per i più deboli. Ci dirà che è anche in chi lo incoraggia, che trova la forza per andare avanti. Il dream team di One More Time è composto da: Samar Abdel Basset, Davide Tessari, Alice Gagliardi, Tommaso Galli, Noemi Grandi, Edoardo Levy, Gloria Giovanditti, Marco Caddia, Giulia Palamidessi, Giovanni Zaccaria. Questo episodio contiene l’inserimento di prodotti e servizi a fini commerciali.See omnystudio.com/listener for privacy information.
freddo a Gaza è diventato una linea del fronte. Mohammed Khalil Abu al-Khair aveva due settimane. È morto di ipotermia dopo giorni di pioggia e vento, in una tenda che non proteggeva più. I medici parlano di altri casi simili, di bambini che arrivano negli ospedali con il corpo già freddo. Le forniture per i ripari entrano a singhiozzo, il maltempo fa il resto. L'assedio passa anche dalla temperatura. Mentre Gaza congela, il mondo si chiude. L'amministrazione Trump ha annunciato un'estensione del travel ban che colpisce anche i palestinesi titolari di documenti dell'Autorità nazionale. Dal primo gennaio, visti e ingressi diventano un privilegio revocabile. Viene chiamato “piano di pace”. È, più semplicemente, una frontiera spostata più avanti, lontano dalla Striscia, per impedire qualsiasi uscita, qualsiasi futuro. La stessa logica attraversa la Cisgiordania. Sei parlamentari canadesi sono stati respinti al valico, accusati di rappresentare un rischio per la “sicurezza”. Deputati eletti, fermati perché osservare, visitare, testimoniare viene trattato come una minaccia. La parola sicurezza continua a funzionare come un interruttore: spegne diritti, cancella diplomazia, normalizza l'isolamento. Dentro questo quadro, la Corte penale internazionale smette di essere una notizia e diventa un attrito. Il rigetto del ricorso israeliano non ha fermato la guerra, ma ha incrinato la strategia di congelare il diritto. Il procedimento resta aperto, il tempo giudiziario continua a scorrere mentre quello politico prova a serrarsi. È un dettaglio che pesa più delle dichiarazioni: qualcosa, fuori dal controllo militare, non si è fermato. Intanto a Gaza si annunciano nuove operazioni, demolizioni mirate, tunnel evocati come giustificazione permanente. Hamas parla di negoziati indiretti, di fasi future. Parole che galleggiano sopra le tende bagnate, sopra i neonati avvolti in coperte sottili. I piani hanno sempre nomi ambiziosi. Il freddo, invece, arriva senza annunci. E uccide. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Valentina Iorio presenta il vertice Ue in cui si discuterà se ratificare l'accordo di libero scambio con l'area di commercio latinoamericana (e il voto dell'Italia potrebbe rivelarsi decisivo). Giovanni Bianconi parla dell'assoluzione definitiva, stabilita dalla Cassazione, per il leader della Lega sul caso dello sbarco di migranti nel 2019. Giusi Fasano racconta la situazione nella Striscia, resa ancora più pesante per gli sfollati da settimane di maltempo.I link di corriere.it:La battaglia del Mercosur, arriva il no della Francia. I dubbi dell'Italia sul rinvioOpen Arms, la Cassazione conferma l'assoluzione di Matteo Salvini: ora la sentenza è definitivaForti piogge e inondazioni a Gaza: «Le condizioni degli sfollati sono disperate, servono roulotte e tende»
La tregua entra nella sua zona più fragile. Benjamin Netanyahu annuncia che la fine della “prima fase” è vicina e ribadisce che sarà Israele a decidere tempi e modalità delle mosse successive. È un messaggio politico prima che militare: l'accordo regge, il controllo resta unilaterale. Sul terreno, la tregua vive delle sue eccezioni. L'esercito israeliano uccide un miliziano nel nord della Striscia dopo il superamento della “linea gialla”, parlando di minaccia immediata. Un confine operativo che continua a produrre morti mentre il cessate il fuoco resta formalmente in piedi. Hamas conferma l'uccisione di Raed Saad, indicato da Israele come figura centrale nella produzione di armi e nella pianificazione del 7 ottobre. L'attacco, lungo la strada costiera Rashid, viene raccontato come mirato; i media palestinesi parlano di altre vittime. La leadership militare viene colpita mentre si discute il passaggio alla fase due. Fuori da Gaza, uno stanco Abu Mazen prova a rimettere paletti sempre più deboli: no alla divisione della Striscia, no a nuovi confini interni, ricostruzione sotto sovranità palestinese. È la partita che si apre dietro la tregua, ma senza forza politica reale. In Cisgiordania la pressione resta costante: incursioni e arresti, anche a Hebron, ricordano che la tregua è geografica solo sulla carta. Poi c'è Sydney. L'attentato è antisemitismo. Persone colpite per ciò che sono, durante una celebrazione religiosa. Su questo non esistono ambiguità. Ma subito dopo Netanyahu accusa il governo australiano di aver “incoraggiato” l'antisemitismo, attribuendo una responsabilità politica diretta all'esecutivo. Trasformare un crimine d'odio in un'arma narrativa è una scelta. La stessa operazione si ripete anche in Italia, dove c'è chi mescola chi chiede giustizia per Gaza con i terroristi di Sydney. Una confusione deliberata, utile a delegittimare le piazze. Resta un fatto che disturba la propaganda: l'uomo che ha disarmato il terrorista a Sydney è un immigrato musulmano. I fatti, messi in fila, continuano a smentire lo scontro di identità. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Il crollo avviene all'alba, nella parte orientale della Striscia. Un edificio già lesionato cede sotto la pioggia battente. Il fronte di cemento si accartoccia, schiaccia le tende sistemate ai piedi, inghiotte chi ci dormiva dentro perché altrove non c'era spazio. Le immagini mostrano persone che scavano con le mani nel fango, senza mezzi, senza tempo. Nelle ultime ore le agenzie contano almeno undici morti legati al maltempo: tra loro bambini e un neonato, uccisi dal cedimento di strutture fragili e dal freddo. Non è cronaca meteo. È la fotografia di una vulnerabilità costruita. Gli edifici colpiti nei mesi scorsi vengono riabitati perché l'alternativa è il nulla; le tende sorgono accanto a muri instabili perché non esistono zone sicure. La pioggia entra nelle crepe già aperte dalla guerra e completa il lavoro. Le Nazioni Unite segnalano che teloni, coperte termiche e tende non reggono alle inondazioni; materiali più solidi restano bloccati o arrivano a intermittenza. Il risultato è visibile: famiglie che cercano di proteggere i figli con ciò che trovano, mentre l'acqua sale. Intanto i valichi seguono il calendario. Chiusure “ordinarie”, camion in attesa, aiuti che si fermano davanti ai cancelli. Il giorno prima ne sono passati alcuni, il giorno dopo forse altri. Nel mezzo ci sono feriti, malati, sfollati che aspettano autorizzazioni. La pioggia cade senza permessi, i soccorsi no. Ogni ritardo pesa come una scelta. Sul piano politico, nelle stesse ore rimbalza l'ultimatum sul futuro della Striscia: o una forza internazionale entra sul terreno, oppure l'esercito israeliano resta. È una frase che arriva mentre si contano crolli e ipotermie. Il “dopo” diventa leva negoziale, il presente resta scoperto. Anche in Israele la stessa tempesta provoca vittime e soccorsi. Stessa pioggia, esiti diversi. La differenza sta nelle infrastrutture, nella protezione, nella continuità dei servizi. Diario di bordo numero cento. La tregua regge nei comunicati. I muri no. E quando crollano, il fango rende tutto più chiaro. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Nella nuova puntata di DNPCD abbiamo analizzato la settimana di NBA focalizzandoci sulla NBA cup che è entrata nel vivo e ha decretato le ultime contendenti al titolo.Abbiamo analizzato il game of the week che, incidentalmente ha messo la parola fine alla striscia più storica della NBA.Alla fine abbiamo raccontato l'incredibile storia di Pat Spencer. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/backdoor-podcast--4175169/support.
Gli architetti dell'intelligenza artificiale sono stati nominati come personaggio dell'anno 2025 dalla rivista Time per aver trasformato profondamente la società. Allo stesso tempo, i padroni di big tech sono tra i principali ultraricchi al centro del rapporto World Inequalities 2026 sulle disuguaglianze economiche globali. Le persone nella Striscia di Gaza sono ben lontane dalla pace: forti piogge stanno colpendo le tende e i rifugi delle famiglie e non sono nemmeno entrati gli aiuti promessi. In Bulgaria è caduto il governo dopo le forti manifestazioni di piazza delle ultime settimane. Il rischio è di andare nuovamente a elezioni – ben 7 negli ultimi 4 anni – e in contemporanea al loro ingresso nell'euro. Puoi scriverci a podcast@lifegate.it e trovare tutte le notizie su www.lifegate.it.
Il 2025 è in lizza per diventare il secondo anno più caldo mai registrato, secondo il servizio europeo Copernicus. Anche le montagne sentono la recente ondata di calore e Elisa Palazzi, climatologa, ci racconta i rischi di uno zero termico a ben 3500 metri di quota. Sono stati 67 i giornalisti uccisi nel 2025, secondo il rapporto annuale di Reporter senza frontiere, e ben 29 di questi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza da Israele. Scatta da oggi il ban dei social network per gli under 16 in Australia, ed è il primo paese al mondo ad applicare un divieto così esplicito per i minori. C'è già in ballo anche un ricorso alla Corte suprema australiana da parte di due giovanissimi. Puoi scriverci a podcast@lifegate.it e trovare tutte le notizie su www.lifegate.it. Rassegna stampa: Nell'ultimo anno sono stati uccisi 67 giornalisti nel mondo, di cui quasi la metà a Gaza, Luigi Mastrodonato
Sessantasette giornalisti uccisi in un anno, ventinove a Gaza, tutti colpiti mentre lavoravano. Reporters sans frontières fotografa il paradosso: l'esercito israeliano è oggi il principale pericolo per chi prova a raccontare la Striscia, responsabile del quarantatré per cento dei reporter ammazzati nel mondo. Zittire la cronaca è il primo modo per riscrivere la guerra. Intanto Gaza affoga sotto sessantotto milioni di tonnellate di macerie, l'equivalente di centottantasei Empire State Building. L'ottanta per cento degli edifici è distrutto o ferito, sotto i detriti restano corpi senza nome che nessuno riesce nemmeno a contare. Per ripulire tutto, ammesso che Israele lo permetta, serviranno anni. Ogni giorno che passa rende la verità un po' più irraggiungibile. Fuori dalla Striscia la geografia della repressione è la stessa. I blindati entrano all'università di Al-Quds ad Abu Dis, studentati trasformati in zona militare. A Masafer Yatta un colono armato caccia i contadini dal campo mentre il trattore è ancora acceso. A Gerusalemme Est la polizia fa irruzione nelle sedi dell'Unrwa sfidando i richiami di Madrid e delle Nazioni Unite. Scuole, terra, agenzie umanitarie: tutto ciò che può tenere in vita un popolo diventa un obiettivo. A Gerusalemme, alla Knesset, il ministro Itamar Ben-Gvir si presenta con una spilla gialla a forma di cappio per sostenere la legge sulla pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo. In Europa intanto esplode l'inchiesta sugli appalti Nato truccati a favore di Elbit, il gigante israeliano delle armi. Le immagini dicono che la guerra contro Gaza passa dai bombardamenti, dall'occupazione dei luoghi di studio, dall'intimidazione dei contadini, dai cappi appuntati sulla giacca di chi governa e dal denaro che circola attorno alle macerie. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
In questa puntata di TRAPPIST parliamo di un crescente problema per il centrosinistra italiano: una storica infiltrazione di politici legati alla causa sionista, oggi attivissimi nel contrastare le denunce del genocidio in corso nella Striscia di Gaza. L'argomento è di strettissima attualità in seguito allo strappo di Graziano Delrio e di un gruppo di altri senatori democratici che, in rottura con la linea di partito, hanno presentato un ddl che ha come obiettivo ultimo quello di parificare qualsiasi critica radicale al governo Netanyahu VI ad attacchi davvero antisemiti.Non si tratta però di un problema iniziato solo in questi giorni. Da mesi il gruppo Sinistra per Israele insiste sul fatto che sia possibile essere sia di sinistra sia sionisti — quando, in realtà, molti dei loro membri sono difficili da ascrivere alla sinistra a prescindere, non solo per il loro supporto al progetto coloniale di Israele.Con: Stefano Colombo, Alessandro Massone
Sara Alberani"Material for an Exhibition"Storie, memorie e lotte dalla Palestina e dal MediterraneoMuseo di Santa Giulia, BresciaEdizioni Skirawww.skira.net“Material for an Exhibition. Storie, memorie e lotte dalla Palestina e dal Mediterraneo”, un importante volume edito da Skira che, attraverso una raccolta sistematica di opere provenienti da numerose zone di conflitto nel Mediterraneo – da Gaza, al Libano, alla Cisgiordania – evidenzia la capacità dell'arte di instaurare e difendere legami di solidarietà profondi fra le diverse realtà mediterranee, creando spazi di dialogo e confronto anche in contesti difficili come quello palestinese. A cura di Sara Alberani, il catalogo accompagna l'omonima mostra in corso fino al 22 febbraio 2026 presso il Museo di Santa Giulia di Brescia, che presenta le opere sopravvissute dell'Eltiqa Group for Contemporary Art di Gaza, dopo la distruzione causata da un bombardamento nel 2023. A partecipare all'ideale ricostruzione dello spazio artistico sono due dei fondatori del collettivo, gli artisti Mohammed Al-Hawajri e Dina Mattar, insieme all'artista libanese Haig Aivazian e alla palestinese Emily Jacir, Leone d'Oro a Venezia. Il titolo della mostra, Material for an Exhibition, rende omaggio all'opera Material for a Film di Emily Jacir, dedicata alla memoria del poeta palestinese Wael Zuaiter.Come accade nell'opera originale, anche in questo caso il termine material richiama le creazioni artistiche – installazioni, video, sculture, pittura, disegni e lavori su carta – e rimanda alle condizioni materiali in cui operano gli artisti provenienti da zone di conflitto. Elemento centrale è anche il rifiuto della cancellazione e della perdita delle opere, che spesso caratterizza tali contesti, in una riflessione sull'importanza dell'arte come archivio e memoria collettiva.In apertura del volume e della mostra spiccano le opere salvate degli artisti palestinesi Mohammed Al-Hawajri e Dina Mattar, co-fondatori di Eltiqa Group for Contemporary Art (“Eltiqa” in arabo “incontro”), una delle prime gallerie d'arte contemporanea nella Striscia di Gaza. Attraverso queste opere, che hanno viaggiato insieme agli artisti che le hanno prodotte, si mette in evidenza un altro volto di Gaza: quello della quotidianità, della cultura tramandata e dei luoghi della memoria, simbolo della volontà di un popolo che si rifiuta di scomparire. A seguire, una sezione dedicata alla ricerca dell'artista libanese Haig Aivazian riflette – attraverso sculture, installazioni, disegni e performance – sulle strutture di potere proprie della società contemporanea sullle dinamiche di controllo, sorveglianza e repressione dietro ai rapporti tra Medio Oriente e Occidente, indagando le dinamiche di controllo, sorveglianza e repressione.Il percorso si conclude con le creazioni dell'artista palestinese Emily Jacir, tra le voci più significative dell'arte contemporanea internazionale. La sua pratica attraversa un ampio repertorio di media – film, video, fotografia, scultura, installazione e performance – per indagare il modo in cu la memoria storica lascia il suo segno nel tempo, nelle geografie e nelle popolazioni della regione. Le opere in mostra e raccolte nel volume provengono da importanti prestiti internazionali, da istituzioni newyorkesi, dal National Museum of Contemporary Art di Atene e della Sharjah Art Foundation di Sharjah. Si tratta di lavori realizzati nel corso di residenze artistiche e di alcune riproduzioni, di cui restano soltanto reperti digitali dopo la distruzione delle opere originali. Sara Alberani Curatrice indipendente e attivista basata a Roma, esprime la sua ricerca curatoriale attraverso pratiche artistiche socialmente impegnate che coinvolgono comunità e spazi pubblici, concentrandosi sulle lotte di classe, la giustizia sociale e climatica attraverso progetti a lungo termine. Dal 2020 co-dirige LOCALES, una piattaforma curatoriale per la produzione di interventi site-specific e pratiche decoloniali nello spazio pubblico di Roma, nominata Miglior progetto curatoriale 2024 al Flash Art Italia Award. I suoi progetti sono stati presentati da numerose istituzioni. La sua ricerca curatoriale attuale indaga gli impatti dell'estrattivismo e del capitalismo sugli ecosistemi idrici nella sua regione d'origine, l'Emilia-Romagna, soprattutto alla luce delle alluvioni del 2023–2024, intendendo i corpi d'acqua come soggetti politici di insorgenza e resistenza.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
La tregua continua a somigliare a un titolo letto da lontano, perché sul terreno i colpi non rispettano le sospensioni annunciate. A ovest della Linea gialla, nel quartiere di Zeitoun, le forze israeliane hanno aperto il fuoco: l'esercito parla di tre «miliziani eliminati» dopo aver superato la linea; le fonti ospedaliere dell'Al-Ahli hanno registrato civili feriti e un uomo ucciso, arrivato già senza vita. Due versioni che disegnano lo stesso spigolo: il confine che dovrebbe garantire sicurezza diventa di nuovo un varco da cui entra la violenza. Intanto sotto le macerie restano oltre 9.500 dispersi, secondo il Gaza Government Media Office. Numeri che non compaiono nei negoziati di queste ore, concentrati sui «reperti» dei due ostaggi recuperati, mentre la contabilità reale della Striscia continua ad ampliarsi. Dal lato giordano arriva un altro frammento del quadro: il ministro degli Esteri Ayman Safadi denuncia più di 500 violazioni del cessate il fuoco e aiuti fermi al 20 per cento del fabbisogno. La tregua, vista da qui, è una cornice che non riesce a trattenere nulla. Intanto il corridoio di Netzarim cambia forma: le squadre ingegneristiche egiziane stanno livellando il terreno per costruire nuovi campi destinati agli sfollati, mentre a Al-Zahra nasce un secondo insediamento. È la geografia della Gaza che verrà, tracciata mentre la Striscia è ancora ferita. E Rafah apre solo in uscita, sotto supervisione Ue e con autorizzazione israeliana, senza alcuna indicazione sul rientro. Una porta che rischia di trasformare l'emergenza in migrazione definitiva. Sul piano politico la Knesset discute l'adozione del piano in 20 punti dell'amministrazione Trump; Netanyahu prepara il viaggio a Washington; Meloni da Manama descrive quel progetto come «un'opportunità reale». La distanza con ciò che accade a Gaza resta intatta: i confini si ridisegnano a colpi di bulldozer e di fucile, mentre la diplomazia continua a parlare la lingua delle mappe e delle promesse. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
L'immagine che apre la giornata non è un cratere, ma un ragazzo in smoking. Il videoreporter palestinese Mahmoud Wadi, ucciso da un drone israeliano a Khan Younis mentre filmava le rovine con lo stesso strumento con cui, fino a un anno fa, riprendeva matrimoni. La foto elegante accostata al giubbotto “PRESS” sul suo corpo ricomposto è il promemoria più crudele di cosa significhi raccontare Gaza. Nel resto della Striscia le agenzie contano altre vittime, mentre in Cisgiordania l'esercito fa esplodere la casa del detenuto Abdul Karim Sanoubar, evacuando tredici famiglie: una punizione collettiva che si aggiunge a un territorio ormai trasformato in un mosaico di demolizioni, retate, checkpoint. Ma oggi il centro politico arriva da Ginevra. Il Comitato ONU contro la tortura parla di una «politica di fatto di tortura organizzata e diffusa» da parte di Israele. Non più abusi isolati: una struttura. Nel rapporto compaiono pestaggi sistematici, attacchi con cani, waterboarding, elettroshock, violenze sessuali, amputazioni dovute a cure negate. E un dato che inchioda: almeno 98 palestinesi morti in custodia nell'ultimo anno, una mortalità che per gli esperti è “indicatore diretto” dell'uso della violenza negli interrogatori. Il dossier apre un fronte internazionale delicatissimo e rischia di spingere gli Stati membri verso indagini sui vertici politico-militari israeliani, mentre la Corte penale internazionale lavora su un fascicolo parallelo. Intanto l'Europa continua a chiedere de-escalation senza toccare i rapporti militari con Tel Aviv, e l'Italia tace anche davanti alla parola più pesante pronunciata dall'ONU: tortura come categoria strutturale. Per questo oggi lo smoking di Wadi pesa più di una statistica: ogni cronista che cade porta via un pezzo della verità che potrebbe finire davanti ai giudici. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Gaza si sveglia ogni giorno nel dopoguerra che uccide. Jude, otto anni, raccoglieva legna con i cugini quando un residuato inesploso è esploso sotto i piedi. I medici gli hanno contato decine di ferite da schegge. Gli artificieri non entrano: i permessi restano fermi ai valichi, e gli ordigni dormono nelle strade, nei campi, perfino nei cortili dove i bambini giocano. Nelle stesse ore il ministero della Sanità di Gaza avverte che quasi quattromila pazienti di glaucoma rischiano di perdere la vista per mancanza di farmaci e interventi. Il cessate il fuoco promette silenzio, non cure: si moltiplicano le malattie che in qualsiasi altro posto del mondo si tratterebbero in un ambulatorio, qui diventano sentenze. A Jabalia, lungo la linea della tregua, Hamas e Croce Rossa setacciano le macerie per recuperare i resti di un ostaggio. A Gaza City un uomo viene colpito dall'Idf vicino alla cosiddetta Linea Gialla. Intorno, delegazioni e governi parlano della prossima conferenza sulla ricostruzione mentre l'Egitto ripete che non accetterà mai una presenza militare israeliana stabile nella Striscia. La tregua è un equilibrio tra corpi da cercare, territori contesi e una diplomazia che corre più veloce della realtà. Intanto le armi non conoscono tregua: il rapporto annuale del Sipri registra 679 miliardi di dollari di vendite globali, con le industrie israeliane in crescita a doppia cifra. A fine dicembre, annuncia Tel Aviv, entrerà in servizio il nuovo sistema laser Iron Beam, celebrato come una rivoluzione sul campo di battaglia. Mentre a Gaza non entrano neppure gli oftalmologi. In Italia il ministro degli Esteri Antonio Tajani rivendica che «si sta facendo di tutto per consolidare il cessate il fuoco» e rilancia gli Accordi di Abramo come garanzia di stabilità. Ma basta guardare il volto bendato di Jude per capire quanto sia fragile qualunque promessa di pace quando la terra continua a esplodere. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Quanti dei 20 punti del piano Trump per Gaza sono stati realizzati o sono in via di attuazione? E come procede la situazione sul campo nella Striscia di Gaza? Ascolta il nostro aggiornamento con il corrispondente de Il Manifesto per il Medio Oriente Michele Giorgio.
1) Striscia di Gaza. In 44 giorni il cessate il fuoco è stato violato da Israele 500 volte. “Ma almeno salvate i suoi bambini“ l'appello alla comunità internazionale della mamma di Hind Rajab. 2) Caos Ucraina. Nel momento più drammatico del paese piovono proposte, controproposte e veti incrociati. Lo speciale di Esteri. 3) Belem 2025. Il compromesso al ribasso al Cop30 visto da Friday For Futures. (Sara Sessa – Fridays For Future Italia) 4) “Many Rivers to Cross” - Addio a Jimmy Cliff la leggenda del reggae giamaicano. (Claudio Agostoni) 5) Serie TV: La quinta e ultima stagione di Stranger Things. (Alice Cucchetti – Film TV)
1) Striscia di Gaza. Il cessate il fuoco sempre di più un miraggio. Nelle ultime 24 ore l'esercito israeliano ha ucciso almeno 30 persone, la maggior parte erano bambini. 2) ”Noi restiamo qui“ reportage da “Nabi Samwil”, il villaggio palestinese nei pressi di Gerusalemme assediato dai coloni. 3) Ucraina. Donald Trump adotta il piano russo e spinge Kiev verso la capitolazione. Il punto di Esteri 4) Belem2025. Mancano poche ore alla chiusura della Cop30, cresce l'attesa per il documentale finale. 5) Madrid, 20 novembre. 50 anni fa la morte del dittatore Franco. Oggi la sua eredità - neofascismo e revisionismo – va a gonfie vele grazie a TikTok. 6) World Music. Dalla Mauritania “Yenbett“ dell'artista Noura Mint Seymali, un album femminista con un mix di musica tuareg e sonorità moderne.
Gaza — Altri 4 raid aerei sulla Striscia: 25 palestinesi uccisi. Israele blocca i servizi essenziali per l'UNRWA e propone una nuova legge per l'esecuzione della pena di morte dei prigionieri palestinesi.Ucraina — Attacco russo a Ternopil: 26 civili uccisi. Trump approva un nuovo accordo di pace in 28 punti.Sudan — Operatori umanitari costretti a “scegliere chi salvare” in Darfur. L'Arabia Saudita chiede l'intervento degli USA per fermare la guerra.Nigeria — Autorità intensificano le ricerche per 24 studentesse rapite da scuola lunedì scorso.Brasile — Proteste sui social contro una dichiarazione del cancelliere tedesco. Oggi si celebra la Giornata della Coscienza Nera.Thailandia — Giornalista incriminato per diffamazione penale rischia fino a due anni di carcere.Australia — Blocco di Meta per i minori di 16 anni dal 4 dicembre.Cina — Incentivi in denaro per sposarsi e avere figli.
Il 17 novembre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato il piano di pace del presidente statunitense Donald Trump per la Striscia di Gaza, che prevede tra le altre cose l'invio di una forza internazionale. Con Paola Caridi, giornalista, presidente di Lettera22.Alcune dichiarazioni su Taiwan fatte dalla premier giapponese Sanae Takaichi hanno provocato una grave crisi diplomatica tra Cina e Giappone. Con Lorenzo Lamperti, giornalista, da Taipei.Oggi parliamo anche di:Video • “In Tanzania i safari e la caccia sportiva minacciano i masai” di Davide Lemmi, Marco Simoncelli e Khalifa Said.https://www.internazionale.it/video/2025/11/12/tanzania-safari-masaiPodcast • Bataclan - 10 anni dopo di Marta Brambilla Pisoni per OnePodcastCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
1) Striscia di Gaza. Il piano statunitense sarà votato questa sera dal consiglio di sicurezza Onu. Il testo prevede la creazione dello stato palestinese ma resta vago sulla roadmap. 2) Primo turno delle presidenziali in Cile. Il paese va a destra nonostante la vittoria della candidata comunista Jeannette Jara. Il punto di Esteri. 3) Diario americano. Donald Trump spiazza la camera esortando i repubblicani a votare a favore della pubblicazione delle carte Epstein. 4) Quando la sinistra si accanisce sugli ultimi. In Gran Bretagna la nuova riforma sull'asilo spacca la maggioranza e allontana il premier Starmer dalla base laburista. 5) L'Iran ha sete. La gravissima siccità ha costretto il governo a razionare l'acqua nella capitale Teheran (Antonello Pasini ricercatore e Fisico del clima presso il CNR) 6) Belem2025. La Cop 30 lancia una dichiarazione globale per combattere le fake news sul clima.(Lorenzo Tecleme giornalista ambientale)
Jean-Pierre Filiu è uno storico e analista francese, esperto di Palestina, che è riuscito a fare un reportage straordinario: è entrato nella Striscia di Gaza nel pieno della guerra di Israele, mentre a tutta la stampa internazionale era vietato l'ingresso. Ne è uscito un libro, Niente mi aveva preparato, che il Post ha pubblicato con Altrecose, il progetto editoriale in collaborazione con Iperborea. Questa conversazione è stata registrata live al Talk del Post a Napoli, il 1° novembre 2025. La mappa di cui parliamo nella conversazione Acquista Niente mi aveva preparato Un estratto del libro Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
1) Donald Trump sapeva. Il New York Times pubblica le mail private del finanziere e pedofilo Epstein. 2) Francia. Il Parlamento ha sospeso la riforma delle pensioni voluta da Macron. 3) Ucraina. Piove sul bagnato. Gli uomini del Presidente Zelesnky a rischio incriminazione per corruzione. La Russia avanza nel donbass 4) Striscia di Gaza. Israele ha violato 282 volte il cessate il fuoco in vigore da un mese. (Giulio Cocchini - Cesvi) 5) Belém 2025. Con il vertice dei popoli la società civile irrompe nel Cop30. (Alice Franchi intervista Ferdinando Cotugno) 6) Lux. Rosalia trascende la musica pop in un album unico e grandioso. (Piergiorgio Pardo)
Il 29 ottobre i bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza hanno provocato la morte di almeno 104 palestinesi, tra cui 46 bambini. Con Francesca Gnetti, editor di Medio Oriente di Internazionale.Il 30 ottobre, durante un incontro in Corea del Sud, il presidente statunitense Donald Trump e quello cinese Xi Jinping si sono accordati su una serie di questioni allo scopo di attenuare il conflitto commerciale tra i due paesi. Con Lorenzo Lamperti, giornalista, da Taipei.Oggi parliamo anche di:Film • Cinque secondi di Paolo VirzìCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Israele martedì ha lanciato pesanti attacchi nella Striscia, con le autorità sanitarie di Gaza che riportano 104 vittime, tra cui 46 bambini e 20 donne. Come potrà reggere la tregua?
Davide Frattini parla delle 24 ore di bombardamenti da parte di Israele sulla Striscia, che mettono a rischio la tregua iniziata il 10 ottobre. Marta Serafini racconta la guerra di propaganda tra Russia e Ucraina sull'accerchiamento delle città di Pokrovsk e Kupiansk. Sara Gandolfi spiega perché il presidente degli Stati Uniti ha schierato le navi da guerra davanti alle coste del paese sudamericano.I link di corriere.it:Israele, il «gioco» con i limiti imposti da Trump, Bibi e la tentazione della «vittoria totale»La Russia tenta la spallata a Pokrovsk, Putin: «È circondata». Zelensky lo smentisce, ma ammette: «Sono 8 volte più di noi»Davanti al Venezuela il più grande spiegamento militare Usa: «E non staranno a guardare. Probabile un attacco missilistico»
1) Striscia di Gaza. La protezione della popolazione dal genocidio deve essere la priorità per la comunità internazionale. I bombardamenti israeliani di questa notte hanno provocato la morte di almeno 100 palestinesi, 46 erano bambini. 2) Punizione collettiva e esecuzioni extragiudiziali. La polizia di Rio di Janeiro sotto accusa dopo i blitz antidroga nelle favelas. L'Intervista di Esteri. 3) La Germania trucca i conti per il riarmo. L'Unione Europea tace. Dal rapporto dell'autorevole Think Thank Bruegel. 4) Più accoglienze festose, meno dazi. In Asia Donald Trump lancia la diplomazia degli omaggi. 5) Parigi 29 ottobre 1965. Il rapimento di Mehdi Ben Barka, oppositore al regime marocchino e costruttore di un mondo più giusto. 60 anni dopo. A 60 anni di distanza non si sa ancora in quali circostanze è stato ucciso o dove si trovi il suo corpo. 6) Progetti Sostenibili. A Glasgow acqua e verde i motori dell'adattamento climatico.
Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato nuovi bombardamenti sulla Striscia di Gaza dopo aver accusato Hamas di non rispettare il cessate-il-fuoco. Dopo tre settimane, fatte di accuse di reciproche, è già la fine della tregua? Per tutti gli aggiornamenti sentiamo Nello Del Gatto, giornalista e analista da Gerusalemme. Dopo la visita di ieri alla Presidente del Consiglio, Orban oggi ha incontrato il Vicepremier Matteo Salvini. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha però precisato che la politica estera spetta alla Premier e a lui, e che la posizione dell'Italia è chiara: "siamo dalla parte di Kiev". Commentiamo la giornata insieme a Emilia Patta, commentatrice politica de Il Sole 24 Ore. Un ennesimo femminicidio riporta al centro dell'attenzione i braccialetti elettronici. Parliamo di questo strumento, che spesso rivela tutti i suoi limiti, insieme a Michele Vitiello, Perito Tecnico Informatico e Consulente Informatico Forense per circa 90 Uffici Giudiziari tra Procure e Tribunali. L'uragano Melissa si avvicina alla Giamaica. Con noi Giulio Betti, climatologo e meteorologo del CNR - Consorzio Lamma.Oggi inizia il turno infrasettimanale della Serie A. Questa sera a Bergamo Atalanta-Milan. Ci aggiorna il nostro Dario Ricci.
E oggi dopo l'apertura dedicata alle soluzione per la Striscia, il commento di Mario Ajello e sulla sfida di Giorgia Meloni a cambiare le regole dell'Europa; quindi passiamo all'ampia pagina di cronaca, prima con l'inviata Claudia Guasco e le ultime sull'inchiesta per la morte di Chiara Poggi, poi con l'inviata Valeria di Corrado che segue il caso degli ultras accusati di omicidio per l'assalto al pullman con la novità di un video choc, dalla cronaca alla storia di sport di Massimo Boccucci che oggi ci racconta una lezione di calcio arrivata dalla Spagna, la rubrica di Gloria Satta “punto e virgola” sulla Festa del cinema di Roma oggi ci parla di Michela Ramazzotti e del suo nuovo film, e oggi con il Messaggero c'è l'inserto gratuito MoltoDonna, da Giampiero Valenza alcune interessanti anticipazioni.
Commentiamo l'incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky con Mario Del Pero, docente di Storia Internazionale a Science Po di Parigi, e con Davide Maria De Luca, giornalista di Domani da Kyiv.Facciamo il punto sulla fragile tregua nella Striscia di Gaza e sui nuovi equilibri della regione con Roberto Bongiorni, inviato de Il Sole 24 Ore a Gerusalemme, e con Mustapha Noman, viceministro degli Affari Esteri dello Yemen.
Pierpaolo Lio racconta l'uccisione a coltellate di Pamela Genini, 29 anni, da parte dell'ex compagno entrato in casa della donna con una copia delle chiavi fatta di nascosto. Andrea Nicastro spiega il ruolo del Cairo nel futuro della Striscia, per quanto riguarda la ricostruzione e l'amministrazione. Mara Gergolet parla della polemiche suscitate dalla proposta di individuare con un sorteggio gli 80.000 soldati necessari per rinforzare l'esercito.I link di corriere.it:Gianluca Soncin portato in carcere. Pamela Genini era al telefono con l'ex: «Ho paura, ha fatto il doppione delle mie chiavi. È entrato. Chiama la polizia»Giustiziati rivali, ex alleati e capiclan: le unità «Ombra» di Hamas seminano il terrore dopo la treguaUno degli ergastolani palestinesi liberati da Israele: «Se Barghouti fosse fuori direbbe di deporre le armi»
Nel giorno delle ratifiche, delle firme e degli show trumpiani, Israele riabbraccia i 20 ostaggi ancora in vita, mentre nella Striscia e in Cisgiordania rientrano quasi duemila palestinesi detenuti da Israele. Il punto di Michele Giorgio.
Ieri Hamas ha liberato gli ultimi venti ostaggi israeliani ancora vivi rimasti nella Striscia di Gaza, che sono tutti rientrati in Israele dopo 738 giorni di prigionia. Con Meron Rapoport, giornalista, da Tel Aviv.Gli scontri sono cominciati dopo i bombardamenti aerei pachistani su Kabul e su alcune aree dell'est dell'Afghanistan, ai quali i taliban hanno risposto attaccando postazioni di frontiera. Con Giuliano Battiston, giornalista.Oggi parliamo anche di:El Salvador • “Alla fine l'esilio ci ha raggiunto” di Carlos Martínez e Oscar Martínez https://www.internazionale.it/magazine/oscar-martinez/2025/10/09/alla-fine-l-esilio-ci-ha-raggiuntoSerie tv • Monster. La storia di Ed Gein su NetflixCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
In apertura sfogliamo i giornali di tutto il mondo con Paolo Mieli.Poi riavvolgiamo il nastro del fine settimana a Gaza e in Israele, dal fragile cessate il fuoco nella Striscia con il ritiro parziale dell'esercito israeliano, all'attesa per la liberazione degli ostaggi e dei prigionieri palestinesi. Ne parliamo con la nostra Valentina Furlanetto, inviata in Israele e Paolo Magri, presidente del comitato scientifico dell'Ispi.
Davide Frattini parla della giornata della liberazione degli israeliani in mano a Hamas e della firma dell'accordo a Sharm el-Sheikh. Marta Serafini rivela cosa si sono detti il presidente degli Stati Uniti e quello ucraino nei due colloqui telefonici avuti negli ultimi due giorni. Lara Sirignano racconta la morte, nel capoluogo siciliano, di un ragazzo di 21 anni, ucciso da un 28enne mentre cercava di sedare una rissa all'esterno del locale in cui lavorava.I link di corriere.it:Striscia di Gaza, cosa succederà dopo il rilascio degli ostaggi? L'America al comando, gli arabi nelle strade e i punti «opachi» del piano di pace di TrumpZelensky, seconda telefonata in due giorni con TrumpPalermo, ventunenne ucciso nel cuore della movida: «Stava sedando una rissa»
La Francia tenta di uscire dalla crisi politica. Con noi per parlarne Lorenzo De Sio, Professore ordinario di Scienza Politica alla Luiss e direttore del Cise Luiss (Centro Italiano Studi Elettorali) e di Telescope. Dopo il via libera del governo israeliano, nella Striscia è entrato in vigore il cessate il fuoco. Ci aggiorna la nostra Valentina Furlanetto, inviata di Radio 24 a Tel Aviv. Come ogni venerdì, il reportage di Radio 24: "Cambiate dalla guerra. Le streghe di Bucha", del nostro Gigi Donelli.Infine, il meteo del fine settimana, con Mattia Gussoni, de IlMeteo.it
È festa nelle strade di Tel Aviv dopo la firma dell'accordo che che dà il via alla prima fase dell'accordo di pace fra Israele e Hamas. Sollievo e gioia anche nella Striscia. Ma ci aggiorna la nostra Valentina Furlanetto, inviata di Radio 24 a Tel Aviv. Per capire le prospettive di questo accordo sentiamo Riccardo Alcaro, responsabile del programma "Attori globali" e coordinatore delle ricerche dello IAI. Perquisito il pm milanese Pietro Paolo Mazza: era magistrato a Pavia durante il delitto di Garlasco. Ci racconta questi sviluppi Marco Oliva, giornalista. Arriva la Ferrari elettrica. Sentiamo il nostro Giovanni Capuano.
Davide Frattini analizza l'evoluzione del negoziato fra Hamas e Israele sul piano di pace per la Striscia. Viviana Mazza racconta la decisione del presidente degli Stati Uniti di inviare anche in Illinois la Guardia nazionale per combattere la criminalità a suo dire «fuori controllo» (come già a Washington, in California e a Portland). Paolo Salom parla delle condizioni di salute dell'80enne oppositrice del regime militare birmano, in carcere dal 2021.I link di corriere.it:Trump: «A Gaza reale possibilità di pace». Ma Hamas vuole il ritiro completo di IsraeleTrump dispiega la guardia nazionale a Portland: «I terroristi Antifa assediano le sedi dell'agenzia per l'immigrazione»Trump pattuglia le strade di Washington con la Guardia Nazionale. Poi porta agli agenti pizza e hamburger: «Presi nel posto migliore»
Oggi parliamo della flottiglia fermata da Israele in acque internazionali al largo di Gaza, poi della situazione nella Striscia con alcune testimonianze e infine di lavoro e della perdita di potere d'acquisto dei salari. ... Per iscriverti al canale Whatsapp: https://whatsapp.com/channel/0029Va7X7C4DjiOmdBGtOL3z Per iscriverti al canale Telegram: https://t.me/notizieacolazione Qui per provare MF GPT ... Gli altri podcast di Class Editori: https://milanofinanza.it/podcast Musica https://www.bensound.com Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Presentando il suo piano per mettere fine alla guerra a Gaza, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che il governo della Striscia sarà supervisionato da un consiglio della pace, di cui farà parte l'ex primo ministro britannico Tony Blair. Con William Ward, giornalista, da Londra.In almeno 11 città del Marocco sono in corso delle grandi manifestazioni contro gli investimenti pubblici per costruire le infrastrutture calcistiche in vista di due campionati internazionali che saranno ospitati dal Marocco. Con Catherine Cornet, giornalista e arabista.Oggi parliamo anche di:Città del Vaticano • "La santa sede è sommersa di debiti" di Jelmer Moulderhttps://www.internazionale.it/magazine/jelmer-moulder/2025/09/25/la-santa-sede-e-sommersa-dai-debitiMusica • Mendelssohn: Sogno di una notte di mezza estateFreiburger Barockorchester, direttore: Pablo Heras-CasadoCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan ZentiCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Anna Momigliano spiega genesi e fattibilità dell'accordo che Trump e Netanyahu hanno elaborato per la pace nella Striscia. Viviana Mazza racconta che cosa ha detto il segretario alla Guerra nel discorso tenuto a centinaia di generali, ai quali ha anticipato come intende cambiare vita e regole dei corpi militari. Chiara Evangelista parla del via libera alla vendita dello stadio a Inter e Milan e delle spaccature politiche che ne sono derivate.I link di corriere.it:Trump e Netanyahu, quali sono i 20 punti per la pace: ostaggi liberi in 72 ore, la transizione con Donald e Blair, il nodo del ritiro israeliano in 3 tappeHegseth, il discorso ai generali Usa: «Il nostro compito è prepararci alla guerra. Basta con la decadenza woke, i generali grassi le barbe lunghe»Nuovo stadio di San Siro, cosa sappiamo: pronto nel 2031, 71.500 posti, impatto economico da tre miliardi
Ieri in tutta Italia si è svolto lo sciopero generale in sostegno della popolazione palestinese: almeno centomila persone sono scese in piazza per chiedere al governo italiano di intraprendere azioni politiche concrete per opporsi al genocidio nella Striscia di Gaza. Con Claudia Durastanti, scrittrice.Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che farà causa per diffamazione e calunnia al New York Times, a cui chiede 15 miliardi di risarcimento. Con Alexander Stille, giornalista, da New York.Oggi parliamo anche di:Scienze • “Cani si diventa” di Taylor Mitchell Brown https://www.internazionale.it/magazine/taylor-mitchell-brown/2025/09/18/cani-si-diventaRaiPlay • Baubau di e con Palo PoliCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Mentre l'esercito israeliano iniziava la conquista della città più importante della Striscia, Israele veniva accusato di genocidio da una commissione indipendente delle Nazioni Unite: ascolta il nostro aggiornamento sulla guerra a Gaza.