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I titoli: Il Papa all'Angelus: “La guerra genera altra guerra. Fermare la spirale di violenza. Cessino da Russia e Ucraina gli attacchi sui civili.” Piano Usa per la Striscia di Gaza: dopo il no di ieri, il premier israeliano Netanyahu disponibile a un'apertura. Stretta della Germania sui migranti, respingimenti per quelli arrivati da Italia e Grecia. Resta alta la tensione tra Roma e Madrid dopo la sospensione di Schengen. Conduce: Paola Simonetti Fonico di regia: Daniele Giorgi
Cento metri per centoventi. Sono le misure del primo cantiere aperto dal Board of Peace nella Striscia di Gaza, un avamposto militare per centocinquanta soldati marocchini che ruoterebbero da una base dentro Israele. Il contratto, ancora da finalizzare, è andato ad Arkel International, società della Louisiana che ha già lavorato per il governo statunitense in Iraq, riferisce il Guardian del 6 agosto. L'avamposto sorgerebbe dentro il 60 per cento della Striscia che l'esercito israeliano controlla in modo diretto, a un chilometro e mezzo dal confine, e avrebbe una "via di estrazione rapida" in caso di attacco. È la prima tappa di una base da cinquemila uomini. Nei piani visti dal giornale la fase iniziale sono tende, brande, bagni chimici e lavamani, qualificati così: "questo è quanto considereremmo abitabile". A gennaio Jared Kushner aveva presentato il piano per la "New Gaza", una città di torri sul lungomare. Sette mesi dopo il primo contratto edilizio della ricostruzione è una caserma con la via di fuga già disegnata, mentre l'80 per cento degli edifici resta danneggiato o distrutto. Lo stesso 6 agosto l'Unicef ha diffuso da Amman un altro conto. Almeno 300 bambini uccisi nei 300 giorni dall'annuncio del cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, uno al giorno di media, con le famiglie ridotte a un terzo della superficie fra macerie e rifiuti. «Un cessate il fuoco che lascia in media un bambino morto ogni singolo giorno sta venendo meno alla sua funzione», ha detto il direttore regionale Edouard Beigbeder. Nelle stesse ore il Consiglio dell'Unione europea ha accolto con favore l'accordo sul "ritiro completo delle forze israeliane da Gaza". Due giorni prima Benjamin Netanyahu aveva detto in video che le truppe resteranno sulle linee attuali finché Hamas non sarà disarmato. Di abitabile, a Gaza, c'è un accampamento di tende per soldati stranieri con l'uscita di sicurezza già prevista. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
«Ci hanno inviato una bozza, non eravamo d'accordo. Non era la nostra bozza.» Benjamin Netanyahu lo ha detto in un video del 4 agosto, e il testo che disconosce è quello statunitense sul disarmo di Hamas, annunciato da Donald Trump come sblocco della tregua di ottobre. Le forze israeliane resteranno sulle linee attuali finché il disarmo non sarà completo, ha aggiunto. Quelle linee coprono circa il 60 per cento della Striscia, secondo l'Associated Press. Il giorno prima Nikolay Mladenov, alto rappresentante per Gaza del Board of Peace, gli aveva chiesto di fermare i raid, secondo due persone informate citate dall'agenzia. La risposta è arrivata in ventiquattro ore, ed è una condizione sospensiva: prima le armi, poi il ritiro. Dal cessate il fuoco di ottobre l'agenzia conta 1.252 palestinesi uccisi, dato del ministero della Salute di Gaza, e cinque soldati israeliani caduti. Il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che Israele deve porre fine alla propria presenza illegale nei Territori palestinesi occupati "il più rapidamente possibile". Nel parere quell'obbligo arriva senza condizioni. Nel video del 4 agosto ne ha una, e la deve soddisfare qualcun altro. Nelle stesse ore la Farnesina diffondeva la nota del colloquio fra Antonio Tajani e Hakan Fidan. Il ministro italiano "ha sottolineato come sia ora essenziale che entrambe le parti approvino formalmente il percorso concordato", compreso il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione "a seguito del ritiro israeliano". La nota indica poi il ruolo di Ankara "nell'incoraggiare Hamas a rispettare gli impegni". Entrambe le parti, scrive la Farnesina. Poi il documento ne incoraggia una sola, e non è quella che ha appena disconosciuto la bozza. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Funerali di massa a Gaza, mentre la pace si allontana. Centododici corpi recuperati dalle macerie di un bombardamento del 2023 trovano finalmente sepoltura, mentre nella Striscia riprendono gli attacchi e il bilancio delle vittime continua a crescere.Nel notiziario di oggi raccontiamo anche il nuovo stallo nei negoziati tra Israele e Hamas, il confronto tra Stati Uniti e Iran, i colloqui tra Libano e Israele a Roma, la crisi umanitaria in Afghanistan, la guerra tra Russia e Ucraina, l'offensiva in Sudan, la tensione tra Cina e Filippine, gli effetti della crisi climatica dal Danubio allo Sri Lanka e le altre notizie dal mondo.Il notiziario quotidiano di Radio Bullets, a cura di Barbara Schiavulli.
Centotrentasei ore di scavo, per lo più a mani nude, per centododici corpi. È il conto della Protezione civile di Gaza per l'operazione chiusa sabato 1 agosto a Sabra, quartiere a sud di Gaza City: quaranta bambini, sette persone con disabilità. Sotto le stesse macerie restano centocinquantasette persone che le squadre non hanno raggiunto, dice il colonnello Mohammed Abu Dan. Secondo l'Associated Press erano parte degli oltre trecento uccisi il 22 novembre 2023, quando l'aviazione israeliana rase al suolo l'isolato. Il funerale collettivo era fissato per martedì 4 agosto. A mani nude è una descrizione tecnica. L'Ufficio Onu per gli affari umanitari ha registrato il 1 maggio il crollo della rimozione dei detriti, da venticinquemila a cinquemila tonnellate al giorno, per macchinari fermi e ricambi bloccati all'ingresso. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha detto al Guardian che le richieste di far entrare escavatori sono state respinte. Chi ha prodotto le macerie tiene la chiave dei mezzi che potrebbero sollevarle. Martedì il Board of Peace ha messo per iscritto che "il ritiro delle Forze di difesa israeliane oltre la Linea gialla avverrà solo al termine del disarmo", e le macerie di Sabra restano così dentro un'area sotto controllo militare per un tempo che nessuno ha fissato. L'Italia ha un inviato speciale per la ricostruzione di Gaza, l'ambasciatore Bruno Archi, e un piano nazionale su sanità, istruzione e sicurezza alimentare. La prima operazione di ricostruzione possibile si fa con le mani. «Per più di due anni e mezzo migliaia di famiglie a Gaza hanno vissuto nel dolore e nell'incertezza», dice Amani Al Naouq, portavoce della Croce Rossa nella Striscia. Nel gennaio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha ordinato a Israele di prevenire atti di genocidio. Due anni dopo, restituire un corpo alla sua famiglia dipende da un permesso di transito per un escavatore. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Gaza continua a morire nonostante la tregua. Intere famiglie cancellate dai bombardamenti, bambini tra le vittime e una pace che, per chi vive nella Striscia, resta un'illusione.Da qui parte il notiziario di Radio Bullets. Poi lo sguardo si allarga: la diplomazia prova a fermare la guerra tra Stati Uniti e Iran mentre Donald Trump sospende un nuovo attacco e riapre il dialogo; a Ceuta il mare restituisce ancora i corpi dei migranti e il dibattito politico si scontra con la realtà di chi fugge dalla povertà; in Perù sette italiani perdono la vita nello schianto di un piccolo aereo turistico.E ancora: il terrorismo torna a colpire in Pakistan, l'Uganda inaugura una statua dedicata a Yonatan Netanyahu, il Venezuela tenta la strada del dialogo, il Giappone e gli Stati Uniti intervengono per difendere lo yen, mentre incendi, alluvioni e terremoti ricordano quanto la crisi climatica continui a cambiare il volto del mondo. Le notizie internazionali raccontate con il contesto, le storie e le conseguenze sulle persone. Il notiziario di Radio Bullets, a cura di Barbara Schiavulli.
«Ci sono soldati ora che si trovano a Gaza e in Libano affinché noi possiamo giocare qui. Ci sono persone che sono morte affinché noi potessimo giocare qui». Lo ha detto Nadav Zilberstein, allenatore della nazionale israeliana under 18, ai suoi giocatori minorenni, prima dell'esordio all'Europeo di categoria in corso fra Trento e Rovereto. Il video lo ha diffuso la Federazione cestistica israeliana. Nessuno gliel'ha rubato. Il conto dell'altra metà del campo il Comitato olimpico palestinese lo ha depositato alla Camera dei deputati il 13 febbraio 2026: 684 sportivi uccisi dall'ottobre 2023, di cui 178 fra i sei e i vent'anni, circa 290 impianti distrutti fra Gaza e Cisgiordania. Il primo marzo 2022 la Fiba ha escluso squadre e dirigenti russi da ogni competizione per la violazione della tregua olimpica. La stessa Fiba, il 29 giugno 2025 ai Mondiali under 19 di Losanna, ha assegnato a Israele la vittoria a tavolino sulla Giordania, che si era rifiutata di giocare. Nel rapporto del 16 settembre 2025 la Commissione d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha qualificato come genocidio la condotta israeliana nella Striscia. Prima del torneo i sindaci di Trento e Rovereto, Franco Ianeselli e Giulia Robol, avevano scritto alla federazione israeliana che "il campo da gioco non è un mondo a parte e non è mai neutrale". Il 29 luglio Alleanza verdi e sinistra del Trentino ha chiamato quelle parole "un atto ignobile" che legittima il genocidio di un popolo. Quel giorno il ministero della Salute di Gaza contava 73.335 uccisi dall'ottobre 2023. La finale si gioca domenica 2 agosto. Fino ad allora resta agli atti la frase con cui una federazione europea ha spiegato a dei diciassettenni che il loro diritto di giocare in Italia si regge su chi muore a Gaza. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
I titoli: Emergenza migranti a Ceuta: nell'ultima settimana 2000 persone hanno raggiunto a nuoto l'enclave spagnola in Marocco; recuperati in mare 18 corpi. A Gaza ci sarà il disarmo di Hamas. Il movimento palestinese conferma l'accordo con Israele. Trump: “Passo storico, sarà completo, Israele lascerà la Striscia”. L'Uganda ufficialmente fuori dall'Epidemia di Ebola. Lo segnala il ministero della Salute locale. Per i Medici con l'Africa Cuamm ”E' il segnale di un sistema sanitario divenuto efficiente”. Conduce: Paola Simonetti In regia: Patrizio Ciprari
Nonostante il cessate il fuoco tra Israele e Hamas sia formalmente in vigore dallo scorso ottobre, la situazione nella Striscia di Gaza continua a deteriorarsi, mentre cresce anche il rischio di un allargamento del conflitto in Medio Oriente.Seguici su Facebook e Instagram o abbonati ai nostri podcast cliccando qui.
Diciottomila e cinquecento pazienti di Gaza aspettano cure che nella Striscia non esistono più, e circa quattromila sono bambini. Uno si chiamava Hussein, dieci anni, leucemia, morto mentre aspettava l'autorizzazione a raggiungere un ospedale a un'ora di strada. Lo ha ricordato in udienza l'avvocata Adi Lustigman, per Physicians for Human Rights Israel e altre quattro organizzazioni. La Corte suprema ha respinto il ricorso per riaprire il corridoio sanitario verso gli ospedali palestinesi di Cisgiordania e Gerusalemme Est. Michele Giorgio ne ha dato conto sul manifesto il 22 luglio. In aula lo Stato ha riconosciuto che le evacuazioni mediche sono scese a circa il dieci per cento del livello precedente l'ottobre 2023, e i giudici hanno suggerito di mandare i malati in paesi terzi. Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva dichiarato illegale l'occupazione israeliana dei territori palestinesi. A Londra la stessa parola cambia lingua. Il ministero dell'Interno blocca l'uscita di decine di donne e bambini mentre il Foreign Office si dichiara pronto a farli passare dalla Giordania. Ai legali del dottorando Bassem Abudagga, che descrivevano tende infestate e bombardamenti, il 15 luglio l'Home Office ha risposto che quelle condizioni "non sono considerate tali da costituire circostanze cogenti". In alcuni fascicoli i bambini risultano un rischio per la sicurezza perché vengono da un territorio "in cui operano terroristi". E l'Italia è il terzo capitolo. Il 28 luglio Autismo Abruzzo ha scritto alla Farnesina e al ministero per le Disabilità chiedendo un corridoio sanitario per Kenan, sei anni, autistico, famiglia registrata all'Unrwa. L'associazione segnala la disponibilità del sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi ad accoglierla. La domanda è depositata. Hussein è morto aspettando e Kenan aspetta. Nel linguaggio degli atti che decidono chi esce da Gaza, morire di attesa resta una circostanza che non è considerata cogente. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Mentre Israele approva l'ingresso di una forza internazionale nella Striscia di Gaza, continuano i bombardamenti, i negoziati al Cairo e la crisi umanitaria.Intanto si rompe la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran: riprendono gli attacchi con droni e missili tra Iraq, Arabia Saudita e Mar Rosso, mentre la diplomazia prova ancora a tenere aperto il dossier Hormuz.Dall'Ucraina al Libano, dall'Afghanistan al Venezuela, fino al devastante terremoto che ha colpito il Giappone: il racconto delle notizie che stanno cambiando il mondo.Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets, a cura di Barbara Schiavulli.
Si chiama legge israeliana sulle immunità delle organizzazioni internazionali. È il testo che da domenica dà esistenza giuridica alla Forza internazionale di stabilizzazione, il contingente che nel piano in venti punti dovrebbe subentrare all'esercito israeliano dentro la Striscia. Il gabinetto di sicurezza l'ha approvata il 26 luglio, con il voto contrario del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. Il resto della delibera è un elenco di permessi. Parteciperanno soltanto i Paesi che hanno relazioni diplomatiche con Israele e che non agiscono contro Israele nelle sedi internazionali, e il filtro esclude in partenza gli Stati intervenuti nel procedimento per genocidio aperto davanti alla Corte internazionale di giustizia. Ogni contingente resta soggetto all'approvazione personale del premier e dei ministri della Difesa e degli Esteri. Duecento uomini, per ora, da «Paesi amici come Uganda e Marocco». La stessa fonte che li ha contati al Times of Israel precisa che l'esercito resterà sulla Linea Gialla finché Hamas non sarà disarmato: circa il sessanta per cento della Striscia continua a stare sotto controllo militare. E nel progetto pilota di Rafah i palestinesi che vorranno abitare negli alloggi temporanei dovranno superare uno screening di sicurezza per entrare in una città palestinese. Lunedì mattina un drone ha ferito tre pescatori davanti al porto di Gaza City, riferisce l'Unione dei comitati dei pescatori. Quell'acqua la delibera di domenica la classifica come area fuori dal controllo israeliano. Torniamo al 17 novembre 2025, risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza: "man mano che la Isf stabilisce il controllo e la stabilità, le forze di difesa israeliane si ritireranno dalla Striscia di Gaza". Il punto sedici del piano è una riga sola: "Israele non occuperà né annetterà Gaza". Nickolay Mladenov, alto rappresentante del Consiglio di pace, ha salutato la decisione come presa "in conformità con la risoluzione 2803". #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Mario BozzoPremio per la Cultura MediterraneaFondazione CaricalIl Premio per la Cultura Mediterranea compie vent'anni. Promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania, il riconoscimento è nato per valorizzare studiosi, giornalisti, scrittori, poeti e traduttori che con il loro lavoro contribuiscono ad approfondire la conoscenza delle diverse espressioni culturali del Mediterraneo, anche nelle loro implicazioni più attuali. In due decenni si è affermato come uno dei più autorevoli osservatori multidisciplinari dedicati al Mare Nostrum e alle sue trasformazioni sociali e geopolitiche.La XX edizione, quella del ventennale, è dedicata al tema dell'intelligenza artificiale. Le terne finaliste sono state annunciate lo scorso giugno a Matera, nell'ambito dell'evento "Un mare di musica. Un racconto del Mediterraneo". A selezionarle è stata una giuria internazionale presieduta da Mario Bozzo e composta da Felicita Cinnante, Arnaldo Colasanti, Paolo Collo, Shahrzad Houshmand Zadeh, Martine Van Geertruijden, José Manuel Martín Morán, Karima Moual e Ayse Saracgil.I finalisti della XX edizioneSocietà Civile: Oscar Camps, fondatore della Ong Proactiva Open Arms; Nicolò Govoni, attivista per i diritti umani e fondatore di Still I Rise; Taghi Rahmani, giornalista e attivista iraniano.Scienze dell'Uomo: Massimo Cacciari, filosofo e saggista; Antonella Fioravanti, biologa molecolare; Marina Valensise, scrittrice e consigliera delegata della Fondazione Istituto Nazionale del Dramma Antico.Cultura dell'Informazione: Milena Gabanelli, giornalista, autrice e conduttrice televisiva; Barbara Gallavotti, giornalista e divulgatrice scientifica; Yaroslav Trofimov, giornalista di origine ucraina, capo corrispondente per gli affari esteri del Wall Street Journal.Traduzione: Liljana Cuka Maksuti (lingua albanese); Yasmina Mélaouah (lingua francese); Elvira Mujčić (lingue bosniaca, croata e serba).Narrativa: Gli antropologi di Ayşegül Savaş (Feltrinelli); Il mondo che ha fatto di Roberto Ferrucci (La Nave di Teseo); La coscienza di Ottavio di Livio Gambacorta (Iacobelli Editore).Narrativa Giovani: La grande sete di Erica Cassano (Garzanti); Malanima di Rosita Manuguerra (Feltrinelli); Bellagio di Monica Savaresi (Feltrinelli). Il vincitore sarà scelto da una giuria di oltre 300 studenti e studentesse delle scuole superiori.A questi si aggiunge il Premio Speciale della Fondazione Carical, riservato ogni anno a una personalità di rilievo internazionale originaria della Calabria o della Basilicata, che sarà annunciato in seguito.La giuria ha inoltre assegnato un Premio Speciale a Majd al-Assar, scrittrice e giornalista palestinese nata nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza, per il volume Il mio cuore libero, la forza di una madre (Garzanti).La cerimonia di premiazione si terrà il 16 ottobre al Teatro "Alfonso Rendano" di Cosenza. Nelle scorse edizioni il riconoscimento è stato assegnato, tra gli altri, ad Amos Oz, David Grossman, Enzo Bianchi, Andrea Riccardi, Gustavo Zagrebelsky, Domenico Starnone, Mathias Énard, Gianni Amelio, Salvatore Settis, Alberto Angela, Andrea Purgatori, 'Ala' al-Aswani, Ismail Kadare, Luciano Canfora, Aldo Cazzullo, Lucia Goracci, Francesca Mannocchi e Luis García Montero.Mario Bozzo è il fondatore e presidente del Premio per la Cultura Mediterranea, che guida dal 1996 anche come presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania (Fondazione Carical). Ha alle spalle una lunga carriera nel settore bancario, iniziata come amministratore della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania nel 1988 e proseguita come vicepresidente dell'istituto.Alla guida della Fondazione Carical ha promosso numerose iniziative culturali e sociali rivolte al territorio calabrese e lucano, tra cui progetti di sostegno alla lettura tra i giovani nelle scuole della regione. Per l'impegno a favore della ricerca oncologica sostenuta dalla Fondazione ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il premio "Airc – Credere nella ricerca"; è stato inoltre insignito della "Melagrana d'Argento" della città di Cosenza.Sotto la sua presidenza, il Premio per la Cultura Mediterranea ha nel tempo ospitato e premiato figure come Amos Oz, David Grossman, Ismail Kadare e Salvatore Settis, affermandosi come punto di riferimento per il dialogo culturale tra le due sponde del Mediterraneo.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
A Gaza si cucina bruciando rifiuti e cartone. Il 20 luglio una squadra dell'Ufficio Onu per gli affari umanitari, l'Ocha, ha visitato due siti di sfollati a Gaza City. Ha trovato due tende danneggiate dal fuoco domestico, con dentro materassi, coperte e vestiti dei bambini bruciati. La ragione l'Ocha l'ha messa per iscritto: "Bombole di gas e fornelli da cucina non sono stati autorizzati a entrare a Gaza dall'escalation delle ostilità dell'ottobre 2023, e il gas da cucina è disponibile solo in quantità molto limitate e a prezzi altissimi". Nella seconda settimana di luglio, secondo la Camera di commercio di Gaza, il settore privato ha ritirato meno di ventiquattro camion di gas da cucina, il 2,5 per cento dei mezzi entrati nella Striscia. Negli stessi giorni le agenzie umanitarie hanno consegnato kit da cucina a circa tredicimila famiglie. Utensili senza fiamma. Il 21 luglio, a Ginevra, il portavoce dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani Thameen Al Kheetan ha registrato almeno 57 palestinesi uccisi dall'esercito israeliano fra il 13 e il 20 luglio, sei minori e otto donne. Trentaquattro erano lontani dalla Linea gialla. «L'intera Striscia di Gaza è sotto occupazione israeliana», ha detto, e da quella frase discende chi decide cosa entra. Il parere della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 lo aveva già scritto: quella presenza è illegale e va fatta cessare. A Cipro, intanto, attivisti italiani e internazionali recuperano le barche della Global Sumud Flotilla lasciate alla deriva dopo l'abbordaggio. Hanno ritrovato vele tagliate a coltellate e caffè versato nei serbatoi. L'Ocha chiude la nota con una richiesta che non nomina chi dovrebbe accoglierla: "Il gas da cucina deve poter entrare regolarmente nella Striscia". Nove mesi dopo l'annuncio della tregua il fuoco, a Gaza, lo accendono gli sfollati per mangiare e l'esercito israeliano lungo la linea di demarcazione, anche contro chi non è una minaccia immediata. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Dal 2 agosto in Unione Europea ogni immagine e video AI dovrà essere etichettata in maniera chiara per rendere più facile l'identificazione di contenuti anche falsi grazie all'AI Act. Con Martino Wong, esperto di AI, capiamo meglio questa storia dell'IA che si sarebbe ribellata alle istruzioni usando un'altra applicazione per risolvere un problema. Israele ha costruito un muro per ridurre del 50% la superficie della Striscia di Gaza. Mentre l'Arabia Saudita sarà vincolata a normalizzare i rapporti diplomatici con Israele per proseguire il programma nucleare con gli Stati Uniti. Una carrellata di buone notizie per chiudere la settimana: i milionari in Regno Unito che chiedono di essere tassati per fornire i servizi essenziali, la Spagna che vuole salvare milioni di persone dal fumo passivo, la prima fattoria che si è convertita da casearia a bio-reattori. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Ventitré chilometri di terrapieno tagliano oggi la Striscia di Gaza, e non li ha ordinati un tribunale. Le immagini satellitari di Planet Labs, verificate da Associated Press, mostrano l'esercito israeliano che cola nella terra un muro continuo lungo la Linea Gialla, per separare oltre il 50 per cento che controlla, ormai macerie svuotate, dal resto dell'enclave. Interpellato, l'Idf ha confermato di avere costruito la barriera. Nel solo tratto tra Rafah e Muwasi il rilevato è passato da 500 metri il primo luglio a 2,4 chilometri il 15. L'accordo in venti punti dell'ottobre 2025, avallato a novembre dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, descriveva quella linea come provvisoria, in attesa di un ritiro da fissare a una data "da determinare", e impegnava Israele a non annettere Gaza. A dicembre il capo di stato maggiore Eyal Zamir l'ha chiamata «nuovo confine». Da febbraio i bulldozer la scrivono nella terra. È quello che la Corte internazionale di giustizia, nel parere del 19 luglio 2024, definisce occupazione illegale: presenza e appropriazione che ogni giorno violano il diritto. Ciò che il terrapieno costruisce in silenzio, un corteo lo ha gridato. Il 19 luglio il movimento di coloni Nachala ha marciato verso il confine per «tornare a casa dopo 21 anni», dentro l'area che l'esercito aveva dichiarato zona militare chiusa. Il ministro dell'Economia Nir Barkat ha sfondato un posto di blocco con scarsa resistenza dei soldati; secondo gli organizzatori hanno sfilato 28 tra ministri e parlamentari. Itamar Ben Gvir ha rivendicato il controllo del 70 per cento del territorio e ha detto che Gaza appartiene a Israele. Dall'inizio della tregua il Ministero della Salute di Gaza conta 1.158 morti, la maggior parte lungo quella linea. Sulla carta la data del ritiro resta "da determinare". Sul terreno ha smesso di servire: la si legge nei ventitré chilometri di terra spostata. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
È un amante del karate e della cucina. Ha iniziato la sua carriera come dj, prima di approdare in televisione, al cinema, alla radio e anche a teatro. È uno dei volti di "Striscia la notizia", un grande imitatore di Beppe Grillo e aveva sempre preso parte a commedie, finché un provino gli ha aperto le porte di una serie tv poliziesca di grande successo. L'ospite di questa puntata, registrata nei Giardini dei Palazzi dell'Arte di Rimini durante l'Italian Global Series di Rimini e Riccione, è Sergio Friscia.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Nello stesso palazzo di Bruxelles, lunedì, i ministri dei Ventisette hanno annunciato quasi un miliardo per ricostruire Gaza e lo stesso giorno hanno lasciato cadere l'unica misura che avrebbe toccato Israele. Il denaro ha un nome, Team Gaza Initiative: 883,6 milioni di euro annunciati al vertice dei donatori per la Palestina, con al tavolo il premier palestinese Mohammad Mustafa e 65 delegazioni. «L'Unione europea è il partner più affidabile e credibile del popolo palestinese», ha detto l'Alta rappresentante Kaja Kallas. La misura scomparsa è il divieto di importare i prodotti delle colonie illegali, quella che per Kallas ha raccolto «il maggior sostegno». Si è arenata su una lite di etichetta: se è sanzione serve l'unanimità dei Ventisette, se è atto commerciale basta la maggioranza qualificata. Antonio Tajani ha chiuso alla seconda strada: «Credo che debba essere approvata all'unanimità visto che si tratta di una scelta politica e non commerciale». Così il veto di un solo governo basta a fermare tutto. L'Europa è il primo partner commerciale di Israele, quasi 70 miliardi di interscambio nel 2024 secondo Eurostat. È più o meno quanto l'ONU stima per ricostruire Gaza. La leva c'è. Il parere della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024 dice che gli Stati sono obbligati a non sostenere con il commercio l'occupazione dei territori palestinesi. Intanto la Striscia. Il cessate il fuoco vige dal 10 ottobre e i raid tornano quasi ogni giorno: il 12 luglio l'Associated Press ha contato sei morti, una bambina di nove anni tra loro. Oxfam Italia stima oltre 73.000 uccisi, più di mille dal cessate il fuoco, due milioni schiacciati sul 35% del territorio, con meno di sei litri d'acqua al giorno. Dopo il mancato accordo la portavoce di Oxfam Bushra Khalidi lo ha messo per iscritto: "Il cessate il fuoco a Gaza esiste solo di nome". L'unanimità è il nome che l'Europa dà al proprio rifiuto. Il divieto, per la Corte dell'Aia, è già un obbligo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Venerdì 17 luglio la Knesset entra in pausa e il governo di Benjamin Netanyahu si trasforma in un esecutivo per gli affari correnti. Da quel giorno e fino al voto del 27 ottobre quasi ogni iniziativa politica si congela. Resta un'eccezione, scritta nelle regole: le esigenze di sicurezza. La data l'ha ufficializzata domenica la Commissione della Knesset. La consigliera giuridica Sagit Afik ha spiegato che la legislatura arriva intera alla scadenza fissata per legge, senza scioglimento anticipato. È la prima volta dal 1988 che Israele vota alla scadenza naturale, la prima dal 1973 che un governo completa l'intero mandato. La democrazia dell'occupante, in un territorio che la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato illegalmente occupato nel luglio 2024, funziona a orologeria. Intanto la Striscia non conosce recessi. Nello stesso fine settimana l'esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso due uomini di Hamas nel nord di Gaza. Un raid su una fonderia nel quartiere Sabra di Gaza City ha ucciso quattro persone. A ovest di Nuseirat una bambina di nove anni è morta sotto il fuoco, secondo l'agenzia palestinese Wafa. Dal cessate il fuoco dell'ottobre 2025 le autorità sanitarie di Gaza contano 1.098 morti. Oltre 73.000 dal 7 ottobre 2023. Nell'ultima settimana di lavori la coalizione corre a chiudere le sue leggi, tra cui lo scudo penale per i renitenti alla leva ultraortodossi. E poi il recesso, con poco più di cento giorni di campagna in cui, per statuto, l'occupazione resta l'unica pratica di governo autorizzata a procedere. Chiamano "affari correnti" ciò che un esecutivo può ancora fare quando tutto il resto si ferma. A Gaza l'affare corrente è uno solo, e non va mai in ferie. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Il Papa: i venti di guerra non spengano la fiamma della speranza, si torni al dialogo Seconda notte di raid Usa sull'Iran dopo la rottura della tregua L'Iran ribadisce la chiusura di Hormuz Ancora morti nella Striscia di Gaza: uccisa una bambina di 9 anni, nuovo round negoziale tra Israele e Libano da domani a Roma
Il 6 luglio il governo di Hamas ha annunciato le dimissioni del Comitato d'emergenza, l'amministrazione guidata da Hamas che ha governa la Striscia di Gaza da quasi vent'anni. Con Paola Caridi, giornalistaPer il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, considerato per anni un alleato scomodo, il vertice della Nato ad Ankara è una grande occasione per dimostrare la sua forza e accreditarsi come un partner affidabile. Con Murat Cinar, giornalistaOggi parliamo anche di:Etiopia• "Qual è il segreto dei corridori etiopi" di Michael Crawley e Geoff Burnshttps://www.internazionale.it/magazine/michael-crawley/2026/07/02/qual-e-il-segreto-dei-corridori-etiopiDisco • Inward eye di SpacemothCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Il 6 luglio il governo di fatto di Hamas, al potere nella Striscia dal 2007, ha annunciato lo scioglimento della sua commissione esecutiva e la consegna dell'amministrazione di Gaza al Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, l'Ncag, un organismo di tecnocrati che nessun palestinese ha votato. A dichiararlo all'Afp è Ismail al-Thawabta, capo dell'ufficio stampa del governo di Hamas. L'Ncag lo guida Ali Shaath. L'ha creato il Board of Peace, il consiglio istituito da Donald Trump quando a ottobre ha mediato il cessate il fuoco tra Hamas e Israele. L'organismo che dovrebbe amministrare la Striscia esiste da circa sei mesi. Per sei mesi è rimasto fuori, perché Israele ne ha impedito l'ingresso. Così l'amministrazione civile di un territorio la decide chi quel territorio lo tiene con le armi: le forze israeliane controllano quasi il 70% di Gaza, secondo le stime riferite da Afp e Anadolu. E continuano a colpire. Il "cessate il fuoco" dell'ottobre 2025 ha già ucciso oltre mille palestinesi, 1.031 secondo il ministero della Sanità di Gaza citato da Al Jazeera il 27 giugno. Il 6 luglio un drone israeliano ha colpito un veicolo a Khan Younis: quattro morti e sedici feriti, riferisce Al-Jazeera ripresa da Ansa e Adnkronos. Sullo stesso passaggio, un funzionario militare israeliano citato da Channel 11 parla di «spin mediatico privo di significato». Intanto Benjamin Netanyahu, a Fox News, rivendica: «Non siamo in uno stato di guerra permanente, abbiamo portato avanti quattro accordi di pace». Lo dice il capo del governo che, nel parere della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, presiede un'occupazione illegale. E che pone una condizione nota: nessuna ricostruzione senza il disarmo di Hamas. L'amministrazione, dice, passa di mano. Il territorio resta il suo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Hamas ha annunciato lo scioglimento dell'organismo che ha governato la Striscia di Gaza per quasi due decenni, aprendo la strada a un comitato tecnocratico per l'attuazione del governo civile. "Il capo del comitato di emergenza del governo, Mohammed al-Farra, ha ufficialmente presentato le sue dimissioni.
Un blocco di cemento giallo, piantato accanto alle tende, decide a Beit Lahia chi può restare. Nella notte fra il 23 e il 24 giugno i carri israeliani avanzano verso il bivio di Al Atatra, un quadricottero sgancia una munizione incendiaria e brucia tre tende, e quando i mezzi si ritirano sei famiglie restano sfollate: il blocco ormai segna il confine. Lo racconta l'ufficio ONU per gli affari umanitari, OCHA, nel bollettino del 26 giugno. È la stessa linea gialla nata a ottobre per fermare il fuoco, e che da allora si sposta a ovest. Il 1° luglio l'Humanitarian Country Team dei territori palestinesi occupati, i capi delle agenzie ONU e delle organizzazioni non governative, mette i numeri. Le aree ad accesso ristretto coprono ora il 65 per cento della superficie di Gaza, l'accesso via mare resta vietato, e fra il 10 ottobre e inizio aprile le Nazioni Unite hanno verificato 196 palestinesi uccisi vicino alle posizioni israeliane, fra loro 18 donne e 43 bambini. L'ufficio ONU per i diritti umani annota che lungo quella linea la forza letale è stata usata "spesso". Intanto Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, controlla il 60 per cento della Striscia e ha ordinato all'esercito di arrivare al 70. La mappa del cessate il fuoco di ottobre fissava quel controllo al 53 per cento. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir, il 7 dicembre, davanti ai soldati, l'aveva già detto senza giri: «La linea gialla è una nuova linea di confine, una linea difensiva avanzata per le comunità e una linea offensiva». Una "tregua" che si misura in metri conquistati. Del resto il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 lo scrive nero su bianco: l'occupazione israeliana è illegale, nessun territorio si acquisisce con la forza. Il blocco di cemento resta dov'è. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
"Le quantità di cibo introdotte superano di gran lunga i bisogni nutrizionali della popolazione civile di Gaza." Lo ha scritto il 1° luglio il COGAT, l'organismo militare israeliano che amministra gli affari civili nella Striscia, secondo quanto riferisce l'Associated Press. Il giorno dopo, il 2 luglio, Gaza ha toccato il millesimo giorno dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dall'inizio dell'offensiva israeliana. Save the Children conta 245.000 minori a rischio o già colpiti da malnutrizione, e cita l'UNFPA secondo cui il 96 per cento dei bambini della Striscia sente la morte come imminente. Le stesse famiglie riferiscono che patatine e cioccolato si trovano, mentre la frutta fresca e le uova restano troppo care. La carestia a Gaza City era stata dichiarata dagli esperti di sicurezza alimentare nell'agosto 2025. La stessa Striscia, lo stesso giorno, due conti opposti: il COGAT misura le razioni e le dichiara in eccesso, mentre le agenzie umanitarie contano i bambini che non mangiano. Il Ministero della Salute di Gaza porta a 73.066 i morti dal 7 ottobre 2023 e ad almeno 1.053 quelli uccisi dopo la tregua del 10 ottobre 2025, oltre 350 dei quali donne e bambini. La Commissione d'inchiesta dell'Onu, a giugno, ha concluso che le forze israeliane hanno preso di mira deliberatamente i bambini palestinesi, in quello che definisce genocidio. La tregua doveva portare un aumento degli aiuti. Il capo umanitario dell'Onu, Tom Fletcher, ha riferito il mese scorso che le procedure israeliane restano ingombranti, al punto che perfino le protesi vengono trattenute per un possibile uso "duale", e diciassette ospedali non funzionano. Al millesimo giorno la contabilità dell'occupante certifica che a Gaza il cibo basta e avanza. I 245.000 bambini che Save the Children conta affamati, in quel calcolo, non rientrano tra i bisogni. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, dirige dentro il ministero della Difesa anche l'Amministrazione degli insediamenti. Il 29 giugno, in un video da Sderot, ha annunciato che il lavoro è pronto: tre colonie nel nord di Gaza, manca solo il via libera di Benjamin Netanyahu. Nello stesso intervento ha sostenuto che l'esercito controlla «quasi il 70 per cento» della Striscia e che «va completata la conquista» del restante 30. La Corte internazionale di giustizia, nel parere del 19 luglio 2024, aveva dichiarato illegale l'occupazione e ordinato a Israele di fermare ogni nuovo insediamento e di evacuare i coloni. La risoluzione dell'Assemblea generale che intimava la fine entro dodici mesi è scaduta a settembre 2025. Sempre il 30 giugno, in un resort di Cipro, si apriva il vertice del Board of Peace voluto da Donald Trump, l'organismo che con Tony Blair e l'inviato Nickolay Mladenov dovrebbe amministrare Gaza al posto di Hamas. Sei mesi dopo la nascita il comitato di tecnocrati palestinesi non è ancora entrato nella Striscia. Alcuni membri, riferisce il Times of Israel, hanno storto il naso per la scelta di riunirsi in albergo mentre a Gaza si muore. Il piano che dovrebbero applicare promette per iscritto di "incoraggiare le persone a restare". Restare dove. Il ministero della Salute di Gaza conta 1.053 uccisi dall'entrata in vigore del cessate il fuoco di ottobre. La linea che segna il controllo israeliano continua a spostarsi verso ovest, sopra i pozzi e le tende. Nelle stesse ore Netanyahu è stato interrogato in televisione sull'emigrazione dei due milioni di palestinesi e sul ritorno delle colonie. Non ha smentito. «Preferisco parlare meno e fare di più», ha risposto, e sugli insediamenti «a volte conviene separare» gli atti dalle parole. La distanza da misurare l'ha indicata lui. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
L'ambasciata italiana a Gerusalemme telefona a Gaza e pretende che si risponda in italiano. Niente inglese. Dall'altro capo ci sono ragazzi che hanno vinto una borsa in un ateneo italiano e da mesi vivono sotto le bombe, a volte senza elettricità. Devono passare un esame di lingua al telefono. Lo ha ricostruito Domani. Sessanta studenti palestinesi restano bloccati nella Striscia per un requisito comparso senza preavviso: una certificazione di italiano. Da ottobre l'Italia aveva organizzato sette evacuazioni e portato in salvo circa 230 borsisti, e a nessuno era stato chiesto un test di lingua. Le circolari Maeci-Mur fissano il livello B2 per i corsi in italiano, però la verifica spetta agli atenei all'arrivo, e le università avevano già offerto corsi intensivi in Italia. Il decreto non è cambiato di una virgola. Dal primo giugno le partenze si sono fermate lo stesso. Interpellata, la Farnesina risponde che "non sono in vigore restrizioni sotto il profilo dei requisiti linguistici per gli studenti palestinesi". Nello stesso giorno un professore scrive a uno studente rimasto a Gaza che il ministero impone di applicare "rigorosamente le nuove procedure" e che le norme sulla lingua sono diventate "notevolmente più rigide". La smentita e la prassi documentata si contraddicono. C'è un precedente che pesa. Agli studenti ucraini, profughi accolti negli stessi anni, l'italiano non venne mai preteso. La senatrice Cecilia D'Elia (Pd) ha depositato un'interrogazione a Tajani per chiedere "un'eccezione esplicita al requisito linguistico per gli studenti provenienti da Gaza, analogamente a quanto già fatto per gli studenti ucraini". Marco Grimaldi (Avs) ha portato il caso ai ministri Tajani e Bernini. Mentre la Corte internazionale di giustizia esamina l'accusa di genocidio contro Israele, a un ragazzo sotto le bombe arriva l'email di un docente italiano: il suo nome non entrerà nella prossima evacuazione. Lo decide un certificato di lingua. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
La linea gialla è quella zona nella Striscia in cui i palestinesi non possono entrare senza rischiare di essere uccisi. Dopo otto mesi dalla tregua, Israele continua a controllare il 70% della Striscia e i palestinesi continuano a morire. Oggi ondate di calore arrivano prima, finiscono più tardi e sono più intense. Non è un'impressione e la terapia non può limitarsi a "resistere finché passa". Perché, semplicemente, non passerà. Serve una politica concreta per prepararsi e gestire gli eventi estremi. Comprare carne di cavallo, pagare una madre gestante, vendere sesso e droghe: ciò che una società considera intollerabile può essere regolato o perfino normale in un'altra. Nel suo nuovo libro “Moral Economics”, l'economista Alvin Roth, premio Nobel per il lavoro sul disegno dei mercati, parte da queste contraddizioni per chiedersi come la morale influenzi gli scambi economici. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Dentro al-Mawasi, l'area che Israele ha dichiarato "zona umanitaria", un drone ha ucciso un bambino mercoledì 24 giugno. È accaduto al campo di al-Taybeh, a ovest di Khan Yunis. Lo riferiscono il complesso medico Nasser e l'agenzia palestinese Wafa. Quello stesso giorno, alla Conferenza delle Autorità locali israeliane, Benjamin Netanyahu ha scelto un verbo: «Oggi controlliamo quasi il 70% della Striscia di Gaza e stiamo strangolando Hamas». Lo riporta Ynet. Quel 70% è la misura dell'occupazione che la Corte internazionale di giustizia, nel parere del luglio 2024, ha dichiarato illegale e da far cessare. A dire chi sia strangolato per davvero è l'ONU, nelle stesse ore. Il portavoce Stéphane Dujarric porta i dati OCHA del 23 giugno: 1,7 milioni di sfollati, l'80% della popolazione, in quasi 1.600 siti di accoglienza. Seicentomila persone senza accesso sufficiente all'acqua potabile. Dal cessate il fuoco del 10 ottobre gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 1.027 persone e ferite 3.280, secondo il ministero della Salute di Gaza. Le Forze di difesa israeliane accompagnano ogni colpo con una ragione. Nella notte, fanno sapere, hanno distrutto quattro postazioni di lancio che dicono "allestite durante il cessate il fuoco", e domenica hanno ucciso nel sud un uomo che avevano fotografato il 7 ottobre. La macchina che riempie ogni morte di una giustificazione gira mentre il premier conta il suo settanta per cento. "Strangolare" resta la sua parola. Indica un obiettivo militare e descrive una condizione civile, e nei 1.600 campi senza acqua le due cose coincidono. Intanto a Fiumicino sono rientrati Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, gli attivisti del Global Sumud Land Convoy liberati dalla Libia dopo un mese e annunciati da Antonio Tajani come successo diplomatico. Scesa dall'aereo, Alberizia ha riportato lo sguardo dove serve: «Sotto gli occhi del mondo è in atto un genocidio a Gaza, non possiamo restare a guardare». #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Laura Canali"Israele e Palestina in 10 mappe"Marsilio Editoriwww.marsilioeditori.itPassaggi Festival, FanoVenerdì 26 giugno 2026, ore 22:30Laura Canali “Israele e Palestina in 10 mappe” (Marsilio Editore)Conversa con Massimo Veneziani (Giornalista, Rai TG 3 nazionale)In Medio Oriente nulla è come sembra. È una regione stratificata, nella geografia ma anche nella società civile e nei rapporti di potere. Esaminare il conflitto israelo-palestinese da un punto di vista geopolitico significa innanzitutto capire le articolazioni del territorio, indagarne i confini e considerare la complessità geologica: solo così è possibile inquadrare le cause e gli effetti di una guerra devastante. Strutturandosi su più livelli, le mappe progettate da Laura Canali ricostruiscono la storia e le dinamiche del conflitto a partire dallo spazio che occupa, focalizzandone attori e sviluppi: il Medio Oriente, da sempre preda degli appetiti delle grandi potenze, e il Mediterraneo orientale, con le sue linee d'acqua contese e i giacimenti strategici; la rete delle fonti idriche di Israele e il suo programma difensivo; i territori palestinesi di Cisgiordania e Striscia di Gaza, aree tra le più complesse al mondo, e Gerusalemme, città santa e scissa, imbrigliata tra recinzioni e cemento; i campi profughi palestinesi e l'attacco sferrato da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023, che ha aperto una frattura geopolitica di cui possiamo solo iniziare a intuire le conseguenze. Destreggiandosi tra linee di confine e «zone di fuoco», l'autrice scava tra le pieghe degli atlanti per guardare il potere dritto negli occhi, senza margini per distrazioni o abbagli. Se questa guerra sembra essere stata raccontata con ogni mezzo possibile, Canali ci mostra che la cartografia è il linguaggio che più di tutti permette di visualizzare – e quindi comprendere – le atrocità di una lotta armata che da troppo tempo coinvolge palestinesi e israeliani, e il mondo intero.Laura Canali , cartografa e artista, dal 1993 è autrice delle carte geopolitiche di «Limes» e della rubrica «MappeParlanti». Per la rivista partecipa anche all'omonimo podcast dedicato a temi di geopolitica. Ha collaborato con «L'Espresso», «la Repubblica» e «National Geographic Italia».Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Il premier pakistano Shehbaz Sharif annuncia per la regione «la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano». Poche ore dopo, lunedì 15 giugno, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz scrive la frase opposta: l'esercito resta a Gaza "a tempo indeterminato". Nello stesso comunicato, ripreso da Ynet, aggiunge che "il territorio sarà libero da residenti locali" e che questa "è la lezione principale degli eventi del 7 ottobre". L'intesa tra Stati Uniti e Iran, firma annunciata per venerdì 19 in Svizzera, dovrebbe chiudere le ostilità anche in Libano. Katz dice di no al ritiro, e di averlo già chiarito a Donald Trump e al segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth. In due anni e mezzo Israele ha preso circa mille chilometri quadrati di terra fra Gaza, Libano e Siria. Intanto il ministero della Salute di Gaza conta 73.001 morti, quasi mille dei quali dall'inizio della tregua di ottobre, e oltre 173.200 feriti. Il 15 giugno una donna è stata uccisa ad Al Zawaida, nel centro della Striscia, in un attacco israeliano vicino a casa sua, riferisce l'agenzia palestinese Wafa. Quella che la Corte internazionale di giustizia, nel parere del luglio 2024, ha definito un'occupazione illegale da far cessare, il ministro che la comanda la dichiara ora senza scadenza. L'inchiesta sugli abusi alla flotilla si allarga: il 16 giugno l'Australia ne apre una propria, accanto a quelle di Italia e Francia. A Bengasi, in un sito segreto, Domenico Centrone e Leonarda "Dina" Alberizia restano detenuti dal 24 maggio; l'udienza del 9 giugno è saltata, nessuna data nuova. Della pace firmata venerdì il comunicato di Katz lascia una sola riga certa, e la firma lui: il territorio "libero da residenti locali". #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Sam Fahd Abu Haikal aveva sette mesi e ancora doveva muovere i primi passi. Il 5 giugno era seduto in braccio a sua madre, sul sedile posteriore dell'auto di famiglia, a Tel Rumeida, Hebron. Un proiettile dei soldati israeliani lo ha ucciso lì, in braccio. L'esercito ha spiegato di aver esploso colpi singoli contro un veicolo che sembrava accelerare e di aver aperto un'inchiesta. Il padre, docente all'Università di Betlemme, ha risposto a Vatican News: «Ci hanno detto che è stato un errore ma niente di tutto ciò si può definire errore. Ora vogliamo giustizia». Il 10 giugno l'Unicef ha messo in fila il resto: otto bambini uccisi e 17 feriti nello scorso fine settimana in cinque diverse località della Striscia di Gaza. In una delle zone colpite, un gruppo di bambini che giocava a calcio è stato ferito da un attacco vicino. Tutto sotto un cessate il fuoco in vigore dall'ottobre 2025: già il 6 febbraio l'agenzia ONU per l'infanzia contava 37 bambini uccisi a Gaza dall'inizio del 2026. La tregua, per i bambini, ha la stessa traiettoria dei proiettili che dovrebbe fermare. E intanto a Bengasi le autorità libiche hanno prorogato per la seconda volta la detenzione dei dieci volontari del Global Sumud Land Convoy, tra cui gli italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia, fermati il 24 maggio mentre portavano aiuti verso Gaza. Amnesty International il 10 giugno ne ha chiesto la liberazione: per giorni la sorte di otto di loro è rimasta nascosta, un diabetico resta senza medicine regolari. Edouard Beigbeder, direttore regionale Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha scritto: "Non possiamo permettere che questa diventi la nuova normalità: la morte di bambini a causa della violenza dovrebbe suscitare indignazione a livello mondiale". A Tel Rumeida l'inchiesta dell'esercito risulta aperta. Sam aveva sette mesi. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Mentre i negoziati restano in stallo, Teheran lancia missili contro Israele, riaprendo un fronte che si aggiunge a quelli già aperti in Libano e nella Striscia di Gaza.Seguici su Facebook e Instagram o abbonati ai nostri podcast cliccando qui.
Orlando Paris"Pensare l'odio"L'umano di fronte all'estremoLuca Sossella Editorewww.lucasosselaeditore.itLa cronaca mondiale restituisce immagini di distruzione e sofferenza: un genocidio si consuma nella Striscia di Gaza sotto gli occhi della società civile internazionale; una guerra infuria alle porte dell'Europa, mentre altri conflitti insanguinano molte regioni del mondo. Allo stesso tempo, nelle democrazie occidentali, si assiste a una legittimazione pubblica del discorso d'odio: retoriche xenofobe riemergono nei linguaggi della politica, nei media e nello spazio digitale, trovando eco in movimenti che fanno dell'ostilità verso l'altro un principio identitario. Questo libro nasce dalla necessità, insieme etica e scientifica, di confrontarsi con questo scenario per renderne leggibili le logiche profonde, mettendo a fuoco l'intreccio tra odio, potere e società. Il volume dialoga con una tradizione di pensiero che, dalla metà del novecento, ha interrogato le forme storiche della disumanizzazione: da Hannah Arendt a Michel Foucault, da Giorgio Agamben a Zygmunt Bauman, fino agli sviluppi degli Hate Studies e dei Genocide Studies. Quanto emerge è un archivio concettuale capace di orientare lo sguardo sul presente e di indicare pratiche di resistenza alle sue derive estreme.Orlando Paris, professore di filosofia e teoria dei linguaggi all'Università per Stranieri di Siena. I suoi studi vertono sulle patologie del discorso pubblico – discorsi d'odio, stereotipi, infodemia – e si estendono fino al campo degli Hate Studies. Sul tema dell'odio discorsivo ha pubblicato libri e articoli scientifici.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Il punto sul Medio Oriente: stallo tra Stati Uniti e Iran; nessun cessate il fuoco tra Libano e Israele ed elezioni municipali a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza, per la prima volta dopo 20 anni.
Gli attacchi alle raffinerie sono una nuova escalation della guerra. E poi: che cosa sta succedendo nella Striscia di Gaza? Globo è uno dei podcast compresi nell'offerta per le persone abbonate al Post, ma queste puntate speciali sono eccezionalmente disponibili per chiunque: ci sembrava importante, visto il momento. Se ti sembra utile, puoi sostenere questo lavoro e abbonarti al Post, per un mese o per un anno: in cambio avrai accesso a tutti i podcast, alle newsletter e al sito senza pubblicità. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Cerchi un corso di italiano online? Scrivimi a salvatore.tantoperparlare@gmail.com e parliamone!Dalla fine degli anni '80 a oggi, uno dei programmi più popolari e di culto della tv italiana è stata la parodia di un tg accompagnata da ballerine provocanti e da un pupazzo rosso. Assurdo? No, Striscia la notizia!Se ti piace Salvatore racconta, puoi sostenere il progetto per aiutarlo a restare libero, gratuito e di qualità. Vai su www.patreon.com/salvatoreracconta e dai il tuo contributo!La trascrizione di questo episodio è come sempre disponibile per le persone iscritte alla newsletter. Vuoi iscriverti? Fallo da qui: https://salvatoreracconta.substack.comTesto e voce di Salvatore Greco
Il parlamento europeo approva un emendamento che impedisce la sorveglianza di massa dei messaggi prevista dalla normativa Chat Control: una grande vittoria per il diritto alla privacy dei cittadini europei.Inoltre: l'Iran paralizza il circuito bancario nel Paese, un giornalista tedesco totalmente debancarizzato dalla EU per avere denunciato le violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza, in manette l'hacker delle cripto riserve USA John Daghita, cos'è il protocollo Floresta, e un nuovo paper di Cambridge analizza la risposta del network Bitcoin agli stress.It's showtime!
Maria Chiara Rioli"Senza rifugio"Storia dei profughi palestinesiEditori Laterzawww.laterza.itGli eventi recenti nella Striscia di Gaza hanno riacceso l'interesse del pubblico verso una comprensione più profonda delle radici storiche del conflitto israelo-palestinese. Le mobilità forzate – dall'esilio della maggioranza dei palestinesi nel 1948 alle espulsioni del 1967, fino ai trasferimenti che si sono susseguiti nei decenni successivi – rappresentano un elemento imprescindibile della storia di quest'area. Questo libro ricostruisce la storia dei rifugiati palestinesi utilizzando fonti documentarie inedite e immagini provenienti da archivi disseminati in tutto il mondo. E lo fa coprendo un arco temporale straordinariamente ampio, che parte dalle migrazioni all'interno dell'impero ottomano nel XIX secolo fino ad arrivare agli sviluppi più recenti, passando attraverso i momenti cruciali delle espulsioni nel 1948 e dell'occupazione nel 1967. Una prospettiva di lungo periodo che permette di comprendere continuità e rotture storiche spesso ignorate dalla cronaca contemporanea, offrendo chiavi di lettura originali per interpretare il presente. Le vicende dei rifugiati palestinesi, infatti, investono anche il modo con cui viene ricostruito e narrato il conflitto arabo-israeliano. I palestinesi non sono stati privati soltanto di case, comunità e territori: da esuli e rifugiati, sono state anche negate la loro soggettività e l'identità, presentati come vittime e mai protagonisti.Una storia mai raccontata, oggi più necessaria che mai.Maria Chiara Rioli insegna Storia contemporanea presso l'Università di Modena e Reggio Emilia. Coordina progetti di ricerca europei ed è autrice di volumi e saggi sulla storia del conflitto israelo-palestinese. Tra le sue pubblicazioni, A Liminal Church: Refugees, Conversions and the Latin Diocese of Jerusalem, 1946-1956 (Brill 2020) e L'archivio Mediterraneo. Documentare le migrazioni contemporanee (Carocci 2021).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accolto 47 rappresentanti stranieri a Washington per la riunione inaugurale del cosiddetto Board of peace, il "consiglio di pace" creato in teoria per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza. Con Martino Mazzonis, giornalista.I cittadini e i comitati territoriali che si oppongono ai lavori in corso nell'ex area Italsider di Bagnoli in vista dell'America's Cup denunciano un'alta concentrazione di polveri sottili e accusano le istituzioni di voler speculare sul territorio. Con Riccardo Rosa, giornalista.Oggi parliamo anche di:Libro • Niente di speciale di Nicole Flattery (La nave di Teseo)Scienza • "Qualcosa di simile alle origini della vita" di Michael La Pagehttps://www.internazionale.it/magazine/michael-le-page/2026/02/19/qualcosa-di-simile-alle-origini-della-vitaCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Niente più asterischi nella classifica di Serie A, ieri si è giocato infatti ilrecupero tra Milan e Como rinviato per via delle Olimpiadi. Gara giàdifficile che si è ulteriormente complicata dopo l'errore di Maignan allamezz'ora del primo tempo che ha portato al vantaggio degli ospiti firmatoNico Paz; come spesso è accaduto in campionato però, i rossoneri hannosaputo reagire evitando la sconfitta.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
Il 1 febbraio Israele ha riaperto parzialmente il valico di Rafah, che collega la Striscia di Gaza all'Egitto, consentendo ai residenti di attraversare la frontiera, ma in numero limitato e a condizioni molto rigide. Con Francesca Gnetti, editor di Medio Oriente di Internazionale.La populista di destra Laura Fernández il 1 febbraio ha vinto al primo turno le elezioni presidenziali in Costa Rica promettendo una linea dura contro la criminalità. Con Tiziano Breda, analista di America Latina per l'Acled.Oggi parliamo anche di:Georgia • “La politica in famiglia” di Mariya Martiyenkohttps://www.internazionale.it/magazine/mariya-martiyenko/2026/01/29/la-politica-in-famigliaSerie tv • The paper su Sky/Now TvCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan ZentiCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Nel mirino di Donald Trump, l'Iran fa la voce grossa ma appronta qualche mossa prudente, come decidere di annullare l'esercitazione navale nello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti, d'altra parte, sembrano portare avanti un piano sull'Iran non facilmente decodificabile. Prima il presidente americano dice di voler proteggere i manifestanti poi parla della necessità di smantellare il nucleare iraniano. Insomma i piani sono tortuosi e la diplomazia sembra non centrare l'obiettivo. E così anche in Ucraina dove, ripresi i bombardamenti dopo la "tregua del gelo", i negoziati sono bloccati per via di posizioni da tempo inconciliabili. Ne parliamo con Michele Valensise, presidente dello IAI, e Shirin Zakeri, ricercatrice e docente di Asia Occidentale e Iran contemporaneo alla Sapienza di Roma.Mentre le autorità israeliane riaprono il valico di Rafah per i pedoni, alle ONG che operano nella Striscia vengono richiesti adempimenti sempre più stringenti. Ne parliamo con Monica Minardi, presidente di MSF Italia.
Quasi quotidianamente si registrano vittime nella Striscia, che sta vivendo un inverno particolarmente rigido e che conta milioni di sfollati.
Decine di leader e capi di stato di tutto il mondo sono stati chiamati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump a far parte del cosiddetto Consiglio di pace, un organismo inizialmente concepito per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza. Con Paola Caridi, giornalista e presidente di Lettera22.Il 15 gennaio Yoweri Museveni, 81 anni, è stato eletto presidente per la settima volta consecutiva ma la sua leadership è minacciata da crescenti tensioni politiche e da un tasso di povertà in aumento. Intervista con un giornalista italiano a Kampala.Oggi parliamo anche di:Afghanistan • “Il cielo azzurro di Herat” di Wolfgang Bauerhttps://www.internazionale.it/magazine/wolfgang-bauer/2026/01/15/il-cielo-azzurro-di-heratMusica • Secret love dei Dry CleaningCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Giuseppe Sarcina parla del futuro dell'isola artica, dopo i colloqui (interlocutori, ma non troppo) tra Stati Uniti e Danimarca a Washington. Guido Olimpio analizza le opzioni militari a disposizione del presidente Usa nel caso in cui decidesse di attaccare Teheran. Anna Momigliano spiega che cosa significa la nomina dei componenti del governo tecnico che dovrebbe guidare la transizione nella Striscia.I link di corriere.it:Groenlandia, Trump: «Dev'essere in mano nostra». Il ministro danese dopo il vertice di Washington: «Gli Usa possono avere più militari, no alla vendita». Germania e Svezia inviano truppeGaza, Witkoff annuncia l'avvio della Fase due: «Hamas rispetti gli obblighi o gravi conseguenze»Gaza, Witkoff annuncia l'avvio della Fase due: «Hamas rispetti gli obblighi o gravi conseguenze»
Qui sotto trovi i biglietti per vedere One More Time a TEATRO https://www.ticketone.it/artist/luca-casadei/ Oggi faremo un viaggio con Enzo Iacchetti, uno dei volti più noti della televisione italiana. Dopo gli inizi nel mondo del cabaret al Derby di Milano e dopo una lunga collaborazione col Maurizio Costanzo Show, è diventato uno dei conduttori più importanti di Striscia la Notizia. In questa puntata ci racconterà del suo talento inespresso per la musica, scoperto per caso, e di un padre che non ha mai visto di buon occhio il Conservatorio. Ci dirà di essersi dato tutte le colpe per la morte del padre, anche quelle che non aveva, e di come tutt’oggi, ancora, gli parli. Ci racconterà di una malinconia che non lo abbandona mai, e della sensazione che questa venga dalle ore che ha passato da solo, in fondo al letto, appena nato. Scopriremo quanto sia importante, per lui, rimanere fedele ai propri ideali, e come abbia guadagnato fiducia nelle nuove generazioni, vedendole combattere per i più deboli. Ci dirà che è anche in chi lo incoraggia, che trova la forza per andare avanti. Il dream team di One More Time è composto da: Samar Abdel Basset, Davide Tessari, Alice Gagliardi, Tommaso Galli, Noemi Grandi, Edoardo Levy, Gloria Giovanditti, Marco Caddia, Giulia Palamidessi, Giovanni Zaccaria. Questo episodio contiene l’inserimento di prodotti e servizi a fini commerciali.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Valentina Iorio presenta il vertice Ue in cui si discuterà se ratificare l'accordo di libero scambio con l'area di commercio latinoamericana (e il voto dell'Italia potrebbe rivelarsi decisivo). Giovanni Bianconi parla dell'assoluzione definitiva, stabilita dalla Cassazione, per il leader della Lega sul caso dello sbarco di migranti nel 2019. Giusi Fasano racconta la situazione nella Striscia, resa ancora più pesante per gli sfollati da settimane di maltempo.I link di corriere.it:La battaglia del Mercosur, arriva il no della Francia. I dubbi dell'Italia sul rinvioOpen Arms, la Cassazione conferma l'assoluzione di Matteo Salvini: ora la sentenza è definitivaForti piogge e inondazioni a Gaza: «Le condizioni degli sfollati sono disperate, servono roulotte e tende»
Quanti dei 20 punti del piano Trump per Gaza sono stati realizzati o sono in via di attuazione? E come procede la situazione sul campo nella Striscia di Gaza? Ascolta il nostro aggiornamento con il corrispondente de Il Manifesto per il Medio Oriente Michele Giorgio.