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Pecore elettriche
L'ora della civicità

Pecore elettriche

Play Episode Listen Later Dec 7, 2025 4:10


Le elezioni politiche si avvicinano ed è dunque arrivata l'ora dei riposizionamenti. I partiti, secondo l'ultimo rilevamento dell'Istat, non godono di grande consenso (sono ultimi in graduatoria: oltre una persona di 14 anni e più su cinque è completamente sfiduciata, ossia assegna un voto pari a zero; almeno una su due invece assegna un voto da 1 a 5).  Sicché trionfa il civismo, vero o presunto. 

sicch
BASTA BUGIE - Omelie
Omelia XV Domenica T. ORD. - Anno C (Lc 10,25-37)

BASTA BUGIE - Omelie

Play Episode Listen Later Jul 8, 2025 6:21


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8205OMELIA XV DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 10,25-37) di Giacomo Biffi Un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù; dunque non per conoscere la verità. La domanda (Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?), che pure è la più importante che possa essere posta da un uomo, non proveniva da un animo retto. Sia però benedetto quell'ignoto malevolo interlocutore di Cristo, che ha provocato in risposta uno degli insegnamenti più alti del Signore, e ci consente di riflettere oggi ancora una volta sulla legge dell'amore, cuore e sostanza di tutto l'Evangelo.LA LEGGE CRISTIANA DELL'AMORE RIASSUME IN SÉ TUTTI I COMANDAMENTI RICEVUTI DA MOSÈ 1. A questo mondo non c'è fascino di bellezza che non venga deturpato dall'uomo, né splendore di verità che non venga travisato. Anche la legge dell'amore corre questo rischio, per esempio quando viene presentata come un superamento o addirittura un'abrogazione dei comandamenti di Dio. La legge dell'amore non è l'abrogazione, ma piuttosto è il cuore e il compendio dei comandamenti, che Mosè ha ricevuto su tavole di pietra, ma che sono indelebilmente iscritti nell'animo umano.Chi infatti ama Dio con tutto il cuore, adora lui solo, rispetta il suo nome e trova un'ora di tempo alla setti mana da dedicargli in esclusiva. Se no, che amore è? E questi sono i primi tre comandamenti. E chi ama sul serio il prossimo, cioè ha a cuore tutti i valori dell'uomo, rispetta e onora i vincoli familiari, considera sacra la vita e non manipolabile al servizio dell'egoismo la capacità di trasmettere la vita, rispetta e onora gli altri nella loro dignità, nella loro proprietà, nel loro diritto a non essere ingannati. E questi sono gli altri comandamenti.Sicché la legge dell'amore non è il modo astuto insegnatoci da Gesù per fare i nostri comodi, ma è l'aiuto e l'ispirazione a osservare integralmente e con piena coscienza la volontà di Colui che ci ha creati.CI AMIAMO TRA NOI PERCHÉ DIO CI AMA TUTTI DELLO STESSO AMORE2. Un secondo modo di non intendere questa pagina di Vangelo è quello di presentare l'amore del prossimo come se a questo comando si potesse ridurre il messaggio di Cristo nella sua vera originalità.Ma le cose non stanno propriamente così. La stessa frase: Amerai il prossimo come te stesso non è stata inventata da Gesù. Era già contenuta nei libri dell'Antico Testamento e ogni ebreo la conosceva bene.L'originalità di Gesù sta piuttosto nella spiegazione di chi si debba considerare prossimo. Gli ebrei non avevano dubbi che per prossimo da amare si dovessero intendere i parenti, gli amici, i connazionali, i correligionari, e solo loro. Gesù ritiene invece che tutte le limitazioni nel concetto di prossimità devono cadere: prossimo è ogni uomo che il Signore mette sulla mia strada e offre alla mia attenzione. Più ancora l'originalità di Gesù sta nella motivazione che regge e giustifica il comando dell'amore. Noi non dobbiamo amarci tra noi perché siamo amabili; anzi, spesso non lo siamo affatto. Dobbiamo amarci tra noi perché il Signore ci ha amati tutti dello stesso amore, si è chinato sulle nostre ferite, ci ha resi una cosa sola coll'impeto unificante della sua sorprendente misericordia. Se dimenticano questa motivazione, che solo la fede può dare, invano gli uomini tentano di amarsi tra loro. Come la storia spesso ci insegna, ogni slancio di solidarietà e di fratellanza finisce nell'oppressione e nella strage.IL NOSTRO PROSSIMO È OGNI UOMO A CUI VOGLIAMO FARCI VICINI3. E a imprimerci nell'animo questo insegnamento quasi con un quadro, Gesù racconta la celebre parabola del samaritano compassionevole, che è una delle parabole evangeliche meglio rifinite e più verosimili.La strada che dalle alture di Gerusalemme discende alla pianura fiorita di Gerico, attraversa il deserto di Giuda, cioè una zona del tutto disabitata, dove le rapine e gli attentati erano di facile esecuzione, nonostante i pattugliamenti della polizia romana.Il significato più decisivo del racconto sta nel fatto che il ferito è soccorso da uno che è straniero e nemico. Così si allarga il concetto di prossimo: "prossimo" è colui che io col mio amore, col mio interessamento, con la mia disponibilità voglio rendermi vicino. Vale a dire, la "prossimità" non ha altri confini se non la finitezza del cuore. Quanto più il nostro cuore sarà grande, tanto meno escluderemo qualcuno dalla cerchia di chi dobbiamo amare.IL BUON SAMARITANO È, PRIMA DI TUTTO, GESÙ 4. Ma in questa parabola Gesù sembra anche voler raffigurare la storia della nostra salvezza, nella quale appunto la legge dell'amore del prossimo si motiva. L'uomo percosso, piagato, spogliato, che giace sul ciglio della strada, siamo noi, è la stessa umanità, che il peccato ha privato di ogni bellezza e di ogni vigore, e pare non avere più speranza né scopo di vita.Lo straniero pietoso è il Figlio di Dio, venuto fino a noi da un mondo lontano e diverso, che si è chinato sulle nostre piaghe e ci ha dato il sollievo della fede e dei sacramenti.L'albergatore, cui ci ha affidati per la guarigione completa, è la Chiesa che, mentre egli è visibilmente assente, continua la sua opera di risanamento, sapendo che un giorno il divino straniero tornerà a ricompensare tutti di ogni spesa e di ogni fatica.Questa, nella sua semplicità e nella sua verità, è la nostra storia; questo è il riassunto di tutto l'Evangelo. Chiediamo la grazia di capire questo disegno misterioso e mirabile e di saper conformare alle sue linee la nostra vita, con umiltà di cuore, con fede viva, con gratitudine senza confini.

Adorazioni eucaristiche di don Leonardo Maria Pompei
Davanti a Dio tutto è nudo e scoperto

Adorazioni eucaristiche di don Leonardo Maria Pompei

Play Episode Listen Later Jan 30, 2025 13:21


Meditazione all'Ora Santa di giovedì 30 gennaio 2025Dalla lettera agli Ebrei (capitolo 4) Dobbiamo dunque temere che, mentre ancora rimane in vigore la promessa di entrare nel suo riposo, qualcuno di voi ne sia giudicato escluso. Poiché anche a noi, al pari di quelli, è stata annunziata una buona novella: purtroppo però a quelli la parola udita non giovò in nulla, non essendo rimasti uniti grazie alla fede con coloro che avevano ascoltato. Infatti noi che abbiamo creduto possiamo entrare in quel riposo, secondo ciò che egli ha detto: Sicché ho giurato nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo! Poiché dunque risulta che alcuni debbono ancora entrare in quel riposo e quelli che per primi ricevettero la buona novella non entrarono a causa della loro disobbedienza, egli fissa di nuovo un giorno, un oggi, dicendo per mezzo di Davide dopo tanto tempo come è stato già riferito: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori! Affrettiamoci dunque ad entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza. Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell`anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v`è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto. Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede.Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, come a somiglianza di noi, escluso il peccato.Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno.

Ultim'ora
Cardiochirurgia, Pilato (SICCH) "Garantire la formazione dei giovani"

Ultim'ora

Play Episode Listen Later Dec 30, 2024 9:32


PALERMO (ITALPRESS) - "La Sicilia è in grado di esprimere realtà che sicuramente sono all'altezza della grande qualità dimostrata dalla cardiochirurgia nazionale in ambito europeo e internazionale". A parlare, in un'intervista all'Italpress, è il cardiochirurgo Michele Pilato, direttore del Centro Cuore dell'ISMETT di Palermo e nuovo presidente della SICCH, la Società Italiana di Chirurgia Cardiaca, per il biennio 25-26. "Per me assumere questo ruolo - aggiunge - è, oltre che un onore, anche una grossa responsabilità perché la cardiochirurgia è sottoposta a continue sollecitazioni per l'innovazione tecnologica incalzante, per cui bisogna adeguare i percorsi formativi dei giovani ed è nostro dovere tutelare le generazioni a venire". xd6/mgg/gtr

Ultim'ora
Cardiochirurgia, Pilato (SICCH) "Garantire la formazione dei giovani"

Ultim'ora

Play Episode Listen Later Dec 30, 2024 9:32


PALERMO (ITALPRESS) - "La Sicilia è in grado di esprimere realtà che sicuramente sono all'altezza della grande qualità dimostrata dalla cardiochirurgia nazionale in ambito europeo e internazionale". A parlare, in un'intervista all'Italpress, è il cardiochirurgo Michele Pilato, direttore del Centro Cuore dell'ISMETT di Palermo e nuovo presidente della SICCH, la Società Italiana di Chirurgia Cardiaca, per il biennio 25-26. "Per me assumere questo ruolo - aggiunge - è, oltre che un onore, anche una grossa responsabilità perché la cardiochirurgia è sottoposta a continue sollecitazioni per l'innovazione tecnologica incalzante, per cui bisogna adeguare i percorsi formativi dei giovani ed è nostro dovere tutelare le generazioni a venire". xd6/mgg/gtr

Ultim'ora
Cardiochirurgia, Pilato (SICCH) "Garantire la formazione dei giovani"

Ultim'ora

Play Episode Listen Later Dec 30, 2024 9:32


PALERMO (ITALPRESS) - "La Sicilia è in grado di esprimere realtà che sicuramente sono all'altezza della grande qualità dimostrata dalla cardiochirurgia nazionale in ambito europeo e internazionale". A parlare, in un'intervista all'Italpress, è il cardiochirurgo Michele Pilato, direttore del Centro Cuore dell'ISMETT di Palermo e nuovo presidente della SICCH, la Società Italiana di Chirurgia Cardiaca, per il biennio 25-26. "Per me assumere questo ruolo - aggiunge - è, oltre che un onore, anche una grossa responsabilità perché la cardiochirurgia è sottoposta a continue sollecitazioni per l'innovazione tecnologica incalzante, per cui bisogna adeguare i percorsi formativi dei giovani ed è nostro dovere tutelare le generazioni a venire". xd6/mgg/gtr

BASTA BUGIE - Omelie
Omelia XXXIII Domenica T.O. - Anno B (Mc 13,24-32)

BASTA BUGIE - Omelie

Play Episode Listen Later Nov 13, 2024 6:24


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/7922OMELIA XXXIII DOMENICA T.O. - ANNO B (Mc 13,24-32) di Giacomo BiffiGESÙ CRISTO È IL TRAGUARDO FINALE DELLA STORIA INDIVIDUALE E UNIVERSALE“E di nuovo verrà nella gloria”: sono parole che ripetiamo nel Credo, a proposito del Signore Gesù. Forse le ripetiamo un po' distrattamente; eppure esprimo no un punto fondamentale della nostra fede. L'odierna pagina del Vangelo ci viene offerta proprio perché possiamo raggiungere una maggiore consapevolezza di questa verità e della sua rilevanza per la vita cristiana.Da chi la Chiesa ha saputo la notizia che il nostro Salvatore verrà ancora visibilmente sulla terra, e che con questa definitiva venuta concluderà quella vicenda di affanni e di speranza, di colpe e di dolore, di santità e di scelleratezze, che è la storia umana?L'ha saputo da Cristo stesso che ha detto (e noi l'abbiamo ascoltato): Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.Il cristiano dunque sa che la storia non è, come può sembrare, uno svolgersi irragionevole di accadimenti senza senso e senza esito; e non è neppure, come talvolta hanno cercato di farci credere, l'adempimento di previsioni formulate dall'una o dall'altra teoria sociale; previsioni che sono tutte prima o poi destinate a essere smentite. Il cristiano sa che la storia ha una mèta, e questa mèta è il Signore Gesù. Cristo, che è il centro del tempo (tanto che dalla sua comparsa in mezzo a noi contiamo i nostri anni), sarà anche il suo finale traguardo.Per farci capire che la venuta del Signore concluderà la vicenda del mondo, il Vangelo si rifà alla prima pagina della Bibbia, là dove è descritta la creazione. Il sole, la luna, le stelle – che col loro splendore hanno contrassegnato gli inizi – con il loro oscurarsi segnaleranno la conclusione.E quanto è vero per la storia generale dell'umanità è vero anche per la storia personale di ognuno di noi: dopo i giorni dell'esistenza terrena, ci troveremo al cospetto del “Figlio dell'uomo”, cioè di Cristo, che verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, cioè per giudicare tutti coloro che sono stati, che sono e che saranno; un giudizio al quale, dunque, nessuno può sfuggire con la furbizia o la potenza dei mezzi economici e delle raccomandazioni, come troppo spesso capita nei giudizi umani.NON SPETTA A NOI CONOSCERE QUANDO AVVERRÀ LA FINE DEL MONDOOggi Gesù ci parla della fine del mondo e della distruzione imminente di Gerusalemme. A spiegare qualche espressione un po' oscura di questa pagina è utile ricordare che per i discepoli di Gesù, che hanno raccolto e riferito le sue parole (come del resto per tutti gli ebrei del suo tempo), Gerusalemme si identificava simbolicamente col mondo intero: la sua distruzione significava ai loro occhi la distruzione di tutto. Sicché nel discorso del Signore c'è come una sovrapposizione: i due preannunci appaiono mescolati.A) A Gerusalemme, per esempio, bisogna intendere riferita la profezia: Non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avverate. Difatti le legioni romane distruggeranno la Città Santa appena quarant'anni dopo questo discorso.B) È rapportabile invece alla fine del mondo l'esplicita affermazione di Gesù che nessuno ne conosce la data. Anzi, per farci capire che questo è un assoluto segreto di Dio, egli dice addirittura che né dagli angeli né da lui stesso potremmo mai venirlo a sapere:Quanto al giorno e all'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre. Dove si vede quanto siano inattendibili coloro che ogni tanto si azzardano a fare delle predizioni a questo riguardo; come è, ad esempio, il caso dei Testimoni di Geova: più di una volta in questo secolo essi si sono coperti di ridicolo annunziando una catastrofe cosmica che poi naturalmente non si è verificata.LA VITA COME VIGILE ATTESA IN VISTA DELL'INCONTRO CON CRISTOÈ importante che noi, invece di perderci dietro alle morbose favole degli eretici, richiamiamo brevemente e ordinatamente, i punti essenziali dell'autentica Rivelazione di Dio.1. Tanto la storia del mondo quanto la nostra storia individuale un giorno finirà. È dunque necessario che noi organizziamo la nostra vita non come se non dovessimo mai lasciarla, ma in ordine a una preparazione; in vista cioè di entrare nel Regno dei cieli, arricchiti del bene compiuto.2. Proprio perché non conosciamo il momento né della fine del mondo né della nostra morte, dobbiamo conservarci nell'atteggiamento spirituale dell'attesa. L'invito alla vigilanza risonerà con insistenza speciale nelle prossime domeniche di Avvento.3. L'umanità nel suo insieme e ognuno di noi individualmente stiamo andando verso un incontro con Cristo. Mette conto quindi di tenerci fin d'ora in una intensa amicizia con lui; con lui che si è offerto in sacrificio per noi, riscattandoci dai nostri peccati e diventando la sorgente della nostra santificazione; con lui che sta alla destra del Padre, dove intercede per noi e donde ci invia ogni giorno la forza della sua grazia; con lui che è il Padrone al quale dovremo rendere conto di tutti i nostri atti; con lui che è Signore buono e pietoso, cui non dobbiamo cessare mai di guardare con assoluta fiducia.LA PAROLA CHE NON PASSAAbbiamo sentito Gesù proclamare solennemente: Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.A questo mondo tutto, anche ciò che più sembra stabile e vigoroso, presto o tardi arriva alla fine e scompare.In questi decenni abbiamo visto – nel breve spazio della vita di un uomo – tramontare o trasformarsi radicalmente istituzioni, situazioni, convenzioni sociali, che parevano eterne. Abbiamo conosciuto personaggi che sono stati esaltati come fossero dèi e si sono presentati come artefici di giustizia e benefattori dell'umanità, e che nel giro di pochi anni sono stati gettati nel disprezzo. Abbiamo fatto esperienza di ideologie e sistemi sociali che volevano presentarsi come la soluzione di tutti i problemi e il rimedio di tutti i mali, ma che poi hanno rivelato la loro natura menzognera e sono irrimediabilmente decaduti, o stanno irrimediabilmente decadendo.Resta unico colui che solo è il Signore. Mentre tutte le infatuazioni passano, il Crocifisso, che è risorto, rimane in onore nelle nostre chiese e nei nostri cuori. Soltanto la sua parola continua a risonare identica a sé e sempre vera. Soltanto le sue promesse fondano in ogni epoca le sole speranze che non deludono.Chiediamo a Dio nostro Padre la grazia di saper corrispondere alla solidità invincibile del Regno di Cristo e del suo Vangelo con la fermezza della nostra fede e con la costanza della nostra fedeltà.

BASTA BUGIE - Omelie
Omelia XXIX Dom. T. Ord. - Anno B (Mc 10,35-45)

BASTA BUGIE - Omelie

Play Episode Listen Later Oct 15, 2024 8:48


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7918OMELIA XXIX DOM. T. ORD. - ANNO B (Mc 10,35-45) di Giacomo BiffiUna strana richiesta e una strana risposta: ecco ciò che l'odierna pagina evangelica ci offre come tema di riflessione. La richiesta è fatta a Gesù dai figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, due apostoli che ci sono noti per il loro temperamento focoso e impulsivo, tanto che avevano meritato il soprannome "figli del tuono". Il Signore però li aveva in simpatia: con Pietro essi for mano il terzetto dei discepoli che il Salvatore vuole avere vicino a sé nei momenti più rilevanti della sua vicenda; in particolare, li vorrà come compagni e testimoni nell'ora tremenda dell'agonia del Getsemani.LA MENTALITÀ UMANANoi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo: come si vede, i due fratelli furbescamente tentano di farsi dire di sì, per così dire, "a scatola chiusa", cioè prima ancora di aver formulato il loro desiderio. È una piccola astuzia alla quale talvolta si ricorre tra amici, specialmente se non si è tanto sicuri della buona accoglienza della domanda. Ma Gesù non cade nell'ingenuo tranello e li costringe a spiegarsi: Cosa volete che io faccia per voi? Trattandosi del Figlio di Dio - che sapeva sempre leggere i cuori - si potrebbe giudicare inutile questa contro-domanda. Ma il Signore non è di questo pare re: non vuole certo che nella nostra preghiera sciupiamo molte parole a informarlo minuziosamente di quanto ci preme; vuole però che gli manifestiamo con chiarezza e confidenza le nostre necessità che egli pur conosce, perché il nostro rapporto di dipendenza da lui diventi in noi più consapevole e più convinto. Che cosa gli chiedono i due ambiziosi fratelli? Gli chiedono di potere un giorno primeggiare sugli altri: di aver cioè il massimo di potere e di onore nel Regno futuro di Cristo, che verosimilmente essi concepiscono alla stregua di una realtà sociale e politica. Insomma si prenotano per tempo ai posti migliori e meglio ricompensati. Possiamo ben capire come una simile pretesa abbia suscitato negli altri una reazione violenta di collera e di biasimo: All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Anche Gesù li corregge, ma senza ira, usando anzi una benevola ironia che li porti a poco a poco a capire quanto siffatti pensieri siano lontani dalla sua mentalità e dai progetti di Dio.LA MENTALITÀ DI DIOVoi non sapete ciò che domandate. Vale a dire: voi non sapete che la mia potenza scaturirà dalla croce, non dalla prepotenza e dal dominio, che la mia gloria sarà fondata sull'umiliazione, che il mio Regno si inaugurerà con la redenzione del mondo ottenuta nella sofferenza; voi non immaginate che, chiedendo di stare più vicino a me, non chiedete una posizione comoda, perché chiedete in sostanza di patire prima e di più; voi non siete neppur sfiorati dal pensiero che essere i migliori e i più grandi, nell'ordine di cose che sono venuto a portare, significa essere i più generosi, i più solerti, i più umili nel servizio degli altri, i più pronti a pagare di persona, i più decisi a dare la propria vita in riscatto per molti. Voi non sapete ciò che domandate. Quante volte anche alle nostre petizioni il Signore dovrebbe rispondere così! Talvolta ci lamentiamo di non essere stati ascolta ti nelle nostre preghiere, e invece dovremmo rallegrar ci perché egli, quando sembra rifiutarci una grazia, in realtà ci viene incontro in un modo che lui sa più conforme al nostro vero bene. Sicché, se gli sollecitiamo qualche favore, dobbiamo sempre sforzarci di es sere interiormente disposti ad accettare sopra ogni al tra considerazione la sua volontà, pur nel caso che essa sembri non corrispondere alle nostre aspirazioni, per ché Dio sa meglio di noi ciò che ci conviene davvero. Ai due fratelli la risposta di Gesù dovette sembrare un po' stravagante. E in realtà a prima vista sembrerebbe fuori argomento: che cosa c'entrano mai i bicchieri in questo discorso? Eppure Gesù dice proprio così: Potete bere il calice che io bevo?; cioè: siete capa ci di bere al mio bicchiere? Noi però siamo più illuminati sul senso profondo e tragico di questa frase: Gesù con questa immagine evoca la sua passione imminente, alla quale ormai sono indirizzati i suoi più segreti pensieri. Nel giardino degli Ulivi, in quella notte di appassionata orazione, egli vedrà davanti a sé il mare di dolore che l'aspetta; e lo vedrà come la coppa dell'ira di Dio per le prevaricazioni umane, della quale avevano par lato i profeti; lo vedrà come un calice di amarezza e di pena, presentato dal Padre a lui, Redentore di tutti, per la salvezza del mondo. Davanti a questa spaventosa prospettiva, sentirà fremere e venir meno la sua fragile natura di uomo; ma nella preghiera troverà la forza di mantenere la perfetta comunione col Padre e la totale adesione al divino volere: Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà (Lc 22,42). Giunto all'agonia - ci dice letteralmente il vangelo di Luca - pregava più intensamente (Lc 22,43). Il segreto della vera grandezza - questa è la risposta ai due discepoli pretenziosi - non sta nell'imporre a Dio i propri desideri, ma nell'aprirsi spiritualmente a lui e ai suoi disegni d'amore. Secondo la narrazione di Giovanni, il Salvatore usa la stessa espressione per correggere l'apostolo Pietro, risoluto a difenderlo con le armi dai soldati venuti per arrestarlo: Rimetti la tua spada nel fodero: non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato? Dopo quell'esperienza Giacomo e Giovanni avranno probabilmente capito che cosa volesse dire Gesù con quella parola, che essi avevano accolto in modo così spensierato ed incauto; e si saranno interiormente preparati a farsi degni del Regno di Dio, attraverso una vita spesa per Cristo fino al sacrificio totale. Così sono davvero arrivati alla potenza e alla gloria, come avevano domandato, ma percorrendo come Cristo e con Cristo il cammino della croce. Uno dei primi martiri cristiani, il vescovo Policarpo di Smirne, davanti alla catasta di legna sulla quale sarebbe stato bruciato vivo, ricordando proprio la pagina di Vangelo che oggi abbiamo ascoltato, prega va così: «Ti benedico, perché mi hai stimato degno di questo giorno e di quest'ora, e di aver parte, nel numero dei tuoi testimoni, al calice del tuo Cristo» (Mart. Pol. XIV,2). Come si vede, quella di oggi è una lezione seria e difficile. Comprenderla è comprendere il vero significato dell'essere cristiani, cioè "discepoli di un Crocifisso". Chiediamo che sia data a tutti la grazia di saperla tra durre nella vita, ciascuno secondo quello che da lui il Signore vorrà.

il posto delle parole
Eleonora Barbieri "Leggere pericolosamente" Azar Nafisi

il posto delle parole

Play Episode Listen Later Mar 18, 2024 25:46


Eleonora Barbieri"Leggere pericolosamente"Azar NafisiAdelphi Edizioniwww.adelphi.itTraduzione di Anna Rusconi«Finché possiamo immaginare, siamo liberi» ha detto David Grossman. Ma – si potrebbe obiettare – non sarà un lusso riservato agli scrittori? In altre parole: la letteratura esercita un effettivo potere sulla nostra vita quotidiana? Le cinque lettere che fra il 2019 e il 2020 Azar Nafisi ha indirizzato al padre, proseguendo un dialogo che la morte di lui non ha interrotto, sono la più persuasiva risposta a questo cruciale interrogativo. Mentre intorno a lei, anche negli Stati Uniti, la realtà si fa sempre più allarmante – dall'affermarsi di tendenze totalitarie alla pandemia di Covid-19 – e indignazione e angoscia paiono sopraffarla, Azar Nafisi torna a immergersi nei libri che più ha amato, e ci mostra, intrecciando racconto autobiografico e riflessione sulla letteratura, come Salman Rushdie e Zora Neale Hurston, David Grossman e Margaret Atwood, e altri ancora, l'abbiano accompagnata nei momenti più difficili, come veri e propri talismani. E le abbiano dischiuso, con la loro multivocalità, inattese prospettive: insegnandole per esempio a dubitare della soffocante dicotomia tra aggressore e vittima; a vedere nell'odio e nella rabbia, in apparenza capaci di conferire identità, una fuga dal dolore – a comprendere che le grandi opere letterarie sono davvero pericolose, giacché smascherano ogni impulso tirannico, fuori e dentro di noi. Sicché leggerle pericolosamente significa accogliere l'irrequietezza e il desiderio di conoscenza di cui ci fanno dono.«È il lavoro del poeta ... nominare l'innominabile, additare le imposture, prendere posizione, avviare discussioni, plasmare il mondo e impedirgli di addormentarsi» (Salman Rushdie).IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.

BASTA BUGIE - Omelie
Omelia XXXIII Dom. T. Ord. - Anno A (Mt 25, 14-30)

BASTA BUGIE - Omelie

Play Episode Listen Later Nov 14, 2023 6:43


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7594OMELIA XXXIII DOM. T. ORD. - ANNO A (Mt 25,14-30) di Giacomo BiffiQuesto è un momento di grazia; noi ci troviamo riuniti attorno all'altare del Signore come figli che aspettano dal padre la loro porzione di cibo. E il Signore ce la dispensa con puntualità, perché sa che senza il suo nutrimento nessuno di noi riesce a sopravvivere, senza l'alimento della sua parola nessuno ha più motivi per continuare a sperare, senza il pane sostanzioso della sua verità nessuno di noi si regge in questo faticoso pellegrinaggio della vita. Ed è un momento di gioia, perché poche cose sono belle e dolci come il ritrovarsi insieme dei fratelli che, allontanata ogni ragione di ansia e di tristezza, si espongono al caldo sole dell'amore di Dio. Oggi, ancora una volta, il Signore Gesù ci propone i suoi insegnamenti vitali sotto le vesti pittoresche di una parabola, nella concretezza eloquente di un racconto: la verità ci è offerta incarnata ed espressa in un episodio di vita. Ed è anche questo un magistero: è l'invito a imparare a leggere in ogni semplice fatto, in ogni situazione, in ogni creatura nella quale ci imbattiamo l'eterna sapienza di Dio che dà senso e gusto a tutte le cose e di tutte si serve per metterci in comunione con la sua verità. L'episodio è quello di un ricco che, dovendo partire e prevedendo una lunga assenza, non vuole che il suo capitale resti infruttifero e perciò lo distribuisce tra alcuni suoi amministratori perché si diano da fare a farlo rendere. La distribuzione è diseguale: il padrone conosce la diversa capacità dei suoi servi e riparte il suo denaro in modo da correre i minori rischi possibili. E difatti i primi due sono abili e attivi, tanto da riuscire a raddoppiare la somma; il terzo invece è pigro, privo di iniziativa, inutilmente pauroso, e non riesce ad assicurare reddito alcuno. E in più è convinto di essere nel giusto, di aver agito con oculata prudenza e quindi di meritare gratitudine e apprezzamento. Il padrone invece lo punisce duramente, mentre riserva un'altissima ricompensa a quelli che l'hanno servito bene. Il messaggio contenuto in questa parabola è agevole da scoprire e ci offre una serie di certezze decisive per il buon uso della nostra vita. Nella prospettiva dell'ultimo incontro col Signore Gesù, che verrà un giorno a porre finalmente i sigilli alla vicenda ingarbugliata e tragica della storia umana, questa pagina evangelica ci sollecita a riflettere sul tempo che ci è dato e a trovare in esso un dono, un invito all'impegno operoso, una preparazione al rendiconto.NULLA CI APPARTIENE PERCHE' TUTTO E' DONOTutto ciò che abbiamo, tutto ciò che siamo, è un dono. Tutto è stato ricevuto (intelligenza, affettività, salute, carattere, abilità, doti di comunicazione); tutto ciò che costituisce la nostra personalità è un regalo di Dio. Basta questo pensiero a ridimensionare ogni considerazione troppo orgogliosa o vanitosa e ogni pensiero depresso e scoraggiato. Non possiamo insuperbirci perché non abbiamo niente di nostro; e non dobbiamo avvilirci, perché ciascuno di noi è un'opera mirabile del Creatore, e ogni tristezza è un disconoscimento di quanto sia nobile e prezioso ciò che ci è stato donato. Come il padrone della parabola, Dio non fa mai agli uomini delle elargizioni uguali. Ciascuno è un caso a sé; ciascuno ha le sue ricchezze e le sue povertà, i suoi limiti e le sue qualità. È inutile perciò guardarsi intorno e confrontarsi: ogni paragone è impossibile e ogni giudizio rischia di essere ingiusto. Ciascuno di noi è solo di fronte al suo Dio; e non ha tanto importanza l'entità dei regali con cui è cominciata la nostra avventura terrestre, quanto l'impegno con cui ci si è dati da fare.L'OMISSIONE, LA PIU' INSIDIOSA DELLE COLPEL'impegno è però indispensabile. Gesù nella parabola condanna l'atteggiamento di chi si limita a evitare le perdite; cioè l'atteggiamento di chi si crede a posto con la propria coscienza e con Dio, perché non ha fatto niente di male. Chi si preoccupa solo di evitare il male, alla fine verrà condannato, perché non ha schivato la più insidiosa delle colpe, la colpa di omissione, che è la più pericolosa di tutte, perché di solito non lascia rimorsi. Sicché siamo invitati tutti a perfezionare i nostri esami di coscienza: a domandarci non soltanto se ci sono degli errori e delle macchie, ma anche a chiederci che cosa di bene positivamente abbiamo fatto. E il bene, secondo l'insegnamento evangelico, sta tanto nella coscienza, nell'amore, nella lode di Dio, quanto nell'aiuto, nell'interessamento fattivo, nella simpatia offerta ai nostri fratelli.IL RENDICONTO FINALEInfine in questa pagina di Vangelo c'è l'idea del rendiconto. Un'idea che ritorna frequentemente nei discorsi del Signore, e che è fondamentale nella visione cristiana. Un uomo che dica (e quante volte abbiamo tutti la tentazione di dirlo): "Io non devo rendere conto a nessuno", è un uomo molto lontano dalla parola di Cristo e dalla verità delle cose. Tutti i servi, a uno a uno, sono chiamati dal padrone, appena ritorna; tutti, ricchi o poveri, intelligenti o ritardati, potenti o deboli, prepotenti o miti, fortunati o sfortunati, tutti alla fine incontriamo un giudizio. E quello sarà veramente il momento della giustizia, alla quale ogni cuore d'uomo aspira invincibilmente. Ed è l'unico momento della giustizia del quale il Signore ci ha parlato e del quale ci ha dato precise e invincibili garanzie. Se lasciamo impallidire dentro di noi il pensiero di questo giudizio o lo lasciamo sottinteso e inoperante nella nostra coscienza, non siamo veri discepoli del Signore. Domandiamo la grazia di saper vivere in questa attesa vigilante e operosa, perché possiamo ascoltare anche noi la parola consolante, che ci ripagherà di ogni afflizione: Prendi parte alla gioia del tuo padrone. Noi siamo fatti per la gioia, ed è un destino di gioia eterna e sovrumana, quello che il Signore ci assicura per una esistenza che è stata veramente spesa per lui.

BASTA BUGIE - Omelie
Omelia XXIV Domenica T. Ord. - Anno A (Mt 18,21-35)

BASTA BUGIE - Omelie

Play Episode Listen Later Sep 12, 2023 7:37


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7536OMELIA XXIV DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 18,21-35) di Giacomo BiffiQuesta volta l'argomento trattato dalla pagina evangelica è senza possibilità di dubbio il perdono delle offese ricevute. E se la scorsa domenica le raccomandazioni di Gesù avevano come destinatari i capi della comunità, oggi si rivolgono certissimamente a tutti e singoli i suoi discepoli, cioè si rivolgono a tutti noi. Faremo oggetto della nostra attenzione successivamente: la risposta data a Pietro, il racconto della parabola, il suo significato profondo nella nostra vita.LA NECESSITA' DI PERDONARE SENZA MISURASignore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?Questo interrogativo suppone che l'argomento del perdono sia già stato ripetutamente trattato dal Maestro. Pietro conosce già il pensiero di Cristo in questa materia, sa già che bisogna perdonare; e, quasi per mostrare di avere imparato bene la lezione, propone lui una misura che, a suo avviso, nella sua esagerazione esprime bene la dottrina cristiana, davvero rivoluzionaria, della misericordia: Sette volte. Sette è per gli ebrei il numero della perfezione; Pietro dunque vuol far sapere che non è uno scolaro ottuso o distratto: sa che bisogna perdonare perfettamente, senza riserve, senza esitazioni. Ma la risposta di Gesù riesce a oltrepassare e a dimostrare insufficiente anche ciò che sembra il massimo: Settanta volte sette. Il che significa: la misericordia verso chi sbaglia e si fa ingiusto verso di noi, va esercitata oltre ogni misura umanamente pensabile, oltre ogni tentazione di tenere il conto. Anzi, dal momento che Gesù non ricorda qui nessuna condizione particolare (come il pentimento o la domanda di scusa), il perdono appare come una norma assoluta, che va applicata verso tutti, in ogni caso, in ogni circostanza. Questo insegnamento di Cristo francamente ci sgomenta, tanto è remoto dal nostro modo di pensare e soprattutto dal nostro modo di vivere. È così raro un perdono seriamente concesso, un perdono che non si rivesti di sottigliezze verbali sempre un po' farisaiche ("perdono ma non dimentico"), un perdono che consenta la rinascita effettiva nel nostro cuore dell'amore verso il fratello colpevole; è così raro, che ancora una volta siamo costretti a riconoscere la lontananza della nostra vita dall'ideale cristiano. Sicché la meditazione non può che risolversi in preghiera perché ci sia dato come regalo di Dio quanto è così contrastante con la nostra natura.IL DOVERE DI PERDONARE DERIVA DAL NOSTRO CONTINUO BISOGNO DI FARCI PERDONARE DA DIOIl Signore però vuole aiutarci a capire; e, mentre si rifiuta di stabilire una misura massima al dovere di perdonare, non si rifiuta di spiegare con la concretezza di una parabola quale sia il fondamento e la ragione ultima di questa sua legge difficile. La parabola di oggi - come spesso accade ai racconti di Cristo - è vivace nella descrizione e chiara nel concetto che vuol esprimere, anche se largamente inverosimile nel suo significato letterale. Un re ha un servo che gli deve diecimila talenti: una somma enorme, più che una ventina di miliardi delle nostre lire. E mentre all'inizio senza tanti complimenti lo vuol vendere schiavo con la moglie e i figli per risarcirsi in qualche modo, alla fine gli condona il debito, addirittura senza richiedere nessun impegno e nessuna garanzia per il futuro. Sennonché il debitore graziato vanta a sua volta un credito da un suo compagno di servizio: un credito irrisorio (qualche decina di migliaia di lire), ma che gli basta - contro tutte le plausibilità - per farlo gettare in carcere. In tal modo, conclude Gesù, per la crudeltà verso il collega questo servo perde il favore e il condono del re. Così noi veniamo a sapere che la necessità di perdonare i debiti degli altri deriva dalla più grande e più radicale necessità che tutti abbiamo di farci perdonare i nostri debiti verso Dio. E per il Signore questo ragionamento è così decisivo, che ci ha costretto a esprimerlo quotidianamente nella preghiera: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.LA NOSTRA PERPETUA CONDIZIONE DI FALLIMENTO NEI CONFRONTI DI DIOQuesta parabola getta anche una luce nuova sul nostro essere più intimo e più vero. Il nostro primo rapporto con Dio è quello di servo a padrone, anche se noi cerchiamo di non ricordarlo. Certo l'amore incredibile di Dio ha sovrapposto a questo il rapporto di figlio a padre, ma senza che il primo e fondamentale rapporto abbia perso niente della sua verità. Siamo servi, e siamo servi che devono tutto al loro Signore: l'esistenza, la vita, la luce, la possibilità di sperare, la capacità di resistere al male, l'audacia di amarlo. Ciascuno di noi è, per così dire, un debito vivente nei confronti di Dio; e ogni giorno del nostro tempo, sempre carico di imperfezioni, ogni atto della nostra condotta, che non corrisponde mai del tutto a quello che si dovrebbe fare, non fa che crescere le dimensioni del nostro dissesto. Ma per fortuna, se grande è il debito, più grande è la misericordia del Creatore per noi; e noi la richiamiamo ogni volta che ci raduniamo in preghiera. Coltivare quotidianamente questi pensieri ci aiuterà a essere più intelligenti e più umili nella nostra vita religiosa e ci incoraggerà nell'arte difficile della pietà verso gli altri, i quali sono sempre vicini, legati, accomunati a noi tanto nel servizio di Dio quanto nella nostra perpetua situazione di fallimento nei confronti del nostro grande e generoso Signore.

BASTA BUGIE - Cristianesimo
Cosa resta della GMG? Un presunto miracolo e una quasi certa ignoranza

BASTA BUGIE - Cristianesimo

Play Episode Listen Later Aug 29, 2023 9:17


TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7518COSA RESTA DELLA GMG? UN PRESUNTO MIRACOLO E UNA QUASI CERTA IGNORANZASe c'era una storia veramente speciale che questa Gmg di Lisbona poteva lasciarci, questa lo è senza dubbio. Secondo quello che ha riportato la radio spagnola COPE, Jimena, una ragazza di 16 anni di Madrid, presente a Lisbona insieme a un gruppo dell'Opus Dei, ha recuperato la vista a Fatima quando ha ricevuto la Comunione, proprio nel giorno della festa della Vergine della Neve, alla quale stava facendo una novena di preghiera per chiedere il miracolo della sua guarigione.«Ho aperto gli occhi e vedevo perfettamente», così ha testimoniato la ragazza che da due anni e mezzo è praticamente cieca a causa di una progressiva perdita della vista. Il fatto sarebbe accaduto la mattina del 5 agosto, mentre anche il Santo Padre recitava il Rosario nel Santuario di Fatima.Nell'audio della radio spagnola COPE (potete ascoltarlo nel video qui sopra) la ragazza spiega che quella mattina si è svegliata come al solito da due anni e mezzo a questa parte, e cioè «vedendo super sfocato». Quindi ha raccontato di essere «andata a messa con i miei amici perché siamo alla GMG» e «dopo aver ricevuto la Comunione sono andata alla mia panca e ho iniziato a piangere molto perché era l'ultimo giorno della novena e volevo guarire e ho chiesto molto favore a Dio e quando ho aperto gli occhi ci vedevo perfettamente».«Era troppo», racconta concitata, e «dobbiamo ringraziare molto per il miracolo, perché ho visto l'altare, il Tabernacolo, c'erano i miei amici e ho potuto vederli perfettamente. Mi sono accorta che avevano due anni e mezzo in più di quanto li ricordassi, sono un po' cambiati, ma sono sempre loro. E poi mi sono guardata allo specchio più tardi, sono un po' cambiata anch'io...».La giovane si dice «super felice» e ringrazia tutti coloro che hanno fatto parte del gruppo di preghiera per la novena. «Questa è stata una prova di fede, la Vergine mi ha fatto un grande dono che non dimenticherò», rimarca.Il cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona e presidente della Conferenza episcopale spagnola (CEE), ha detto ad Aci prensa che questo possibile miracolo è «una grazia di Dio», rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa al termine della GMG dal parco Eduardo VII di Lisbona.Il cardinale poi ha detto che è stato in grado di parlare con Jimena attraverso una videochiamata e che lei ha spiegato cosa è successo. «La ragazza era estremamente emozionata», ha aggiunto il cardinale, «era cieca da tempo e da due o tre anni imparava il metodo braille».Inoltre, il porporato ha sottolineato che Jimena «ha dovuto leggere la preghiera di ringraziamento quel giorno alla Messa con il gruppo di Madrid» e che, dopo aver ricevuto la Comunione, ha potuto leggerla senza alcun problema. La giovane ha anche raccontato al Cardinale che era «da nove giorni che chiedevano alla Vergine la sua guarigione».Infine, Omella ha precisato che il miracolo «poi dovranno valutarlo i medici, com'era, se lo era, se si poteva curare o meno. Ma finora per la ragazza è stato un grande evento. Diciamo un miracolo. Non vedeva e ora vede. Adesso i dottori potranno dire il resto, ma lei torna a casa e ci vede».Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "I giovani di Lisbona e la DSC" Stefano Fontana esprime delle riserve sul fatto che si invitano i giovani ad agire, ma senza dargli i riferimenti dottrinali per impegnarsi nelle cause giuste alla luce del vangelo e non del mondo.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 16 agosto 2023:I giovani a Lisbona erano tanti. Chi si interessa di Dottrina sociale della Chiesa si chiede se e quanti di loro, tornati a casa, si daranno da fare in questo campo. So bene che la GMG non era dedicata a questo, però ai giovani è stato dato un forte invito a "sporcarsi le mani" nell'aiuto agli altri e ad interessarsi attivamente dei problemi che soffocano oggi la società. Molte di queste minacce sociali sono state anche chiamate per nome durante gli incontri di Lisbona.Allora, la domanda è lecita e pertinente: questi giovani andranno a sporcarsi le mani a seguito dei gruppi dell'ecologismo radicale? Si mobiliteranno per l'integrazione delle persone LGBT? Oppure si aggregheranno a movimenti pro-life e pro-family? Probabilmente a nessuno verrà in mente di leggersi qualche enciclica sociale di Leone XIII o di Giovanni Paolo II, non arrivo nemmeno a pensarlo, ma torneranno a casa con una disponibilità, ancora generica e da precisare ma presente, di agire nella società e nella politica "da cattolici"? Pensando che la propria fede ha molto da dire al riguardo, in raccordo con la ragione? Avranno percepito l'esistenza di questo orizzonte di riferimento, quello che si chiama Dottrina sociale della Chiesa anche se loro non la conoscono? Secondo me no. Sicché anche se fosse vero che la presenza di tutti quei giovani ha dimostrato che un mondo nuovo è possibile - come ha detto Francesco - per quale mondo nuovo quei giovani si impegneranno non ci è dato di sapere. La probabilità, anzi, che essi possano impegnarsi per un mondo anticristiano, senza saperlo e pensando di fare il contrario, è molto alta. A Lisbona le indicazioni su come debba essere il mondo che i giovani sono invitati a costruire erano confuse, generiche e in molti casi retoriche. Se si impegneranno per il clima, per esempio, lo faranno collocandosi dalla parte sbagliata, a partire da quanto sentito a Lisbona. Se dovessero decidere di entrare in qualche partito ne sceglieranno uno ecologista anche se favorevole all'aborto, a partire da quanto sentito a Lisbona.Un test interessante a questo proposito è vedere cosa abbia detto Francesco ai giovani nella veglia passata assieme a loro il 5 agosto scorso. Il papa li ha invitati ad "allenarsi a camminare". Cioè abituarsi a guardare gli altri dall'alto in basso per sollevarli quando per la stanchezza si lasciano cadere, quindi ha detto che la gioia di fare questo l'abbiamo ricevuta da altri che dobbiamo ringraziare, poi ha detto che scopo della vita è vivere quello che abbiamo dentro, ossia la nostra vocazione e questo si impara non in una biblioteca, ma nella vita, ossia camminando. Poi ha così concluso "Vi lascio questi spunti. Camminare e, se si cade, rialzarsi; camminare con una meta; allenarsi tutti i giorni nella vita. Nella vita, nulla è gratis, tutto si paga. Solo una cosa è gratis: l'amore di Gesù! Quindi, con questo gratis che abbiamo - l'amore di Gesù - e con la voglia di camminare, camminiamo nella speranza, guardiamo alle nostre radici e andiamo avanti, senza paura. Non abbiate paura. Grazie! Ciao!". In questo discorso non riesco a trovare nessun elemento di contenuto, tale da fornire ai giovani qualche criterio per valutare cosa differenzi un mondo giusto da un mondo ingiusto e che li preservi dall'essere ingannati dalle ideologie di oggi, che stanno investendo ampiamente anche la fede, quando ritorneranno alle loro case.

Una borta ci fiat - una volta c'era - Novelline popolari sarde, di Francesco Mango

Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Quarta Radio - Verga, tutte le novelle
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Quarta Radio - Verga, tutte le novelle

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Ultima di campionato, di Francesco Abate
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Ultima di campionato, di Francesco Abate

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Giulio Angioni, Scritti in Voce
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Giulio Angioni, Scritti in Voce

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Alla più bella, nascita e sorte della città di Troia
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Alla più bella, nascita e sorte della città di Troia

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Anninnora, poesie di Giulio Angioni
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Anninnora, poesie di Giulio Angioni

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Giacomo Leopardi Opere
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Giacomo Leopardi Opere

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Problems, di Cesare Giombetti
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Problems, di Cesare Giombetti

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Quarta Radio
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Quarta Radio

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Se una notte * Storie dalle Storie di Erodoto * Viaggi e Meraviglie
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Se una notte * Storie dalle Storie di Erodoto * Viaggi e Meraviglie

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Spettacoli&Reading
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Spettacoli&Reading

Play Episode Listen Later Jun 5, 2022 38:55


Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. [...]

Comunicare per essere
La fondamentale regola della coerenza

Comunicare per essere

Play Episode Listen Later Dec 4, 2021 21:43


Coerenza tra ciò che pensi e ciò che fai. Tra ciò che dici e ciò che sei. Tra ciò che agisci e ciò che vuoi. La regola della coerenza è un criterio, un metodo e una prova. Se la studi, e la applichi, e con coraggio, la segui, potrai davvero cambiare le cose. Dove “cambiare le cose” significa, concretamente, che potrai agire sulla tua vita e sulla tua realtà, trasformandola, cioè creando una realtà che risponda, con coerenza, al tuo sentire profondo, ai tuoi valori più veri. Alla tua visione interiore. Sicchè, il punto di partenza è dentro di te. Per applicare la coerenza alla vita, devi essere sincero con te stesso, comprendere e scegliere, le cose che ti piacciono e quelle che non ti piacciono, e imparare a non preoccuparti, in quanto non c'è limite, all'evoluzione personale, se non quello che tu stesso ti poni. In questa puntata ti spiego come funziona, perché funziona, e ti racconto la strada di chi ce l'ha fatta. Allo stesso modo, anche tu puoi.- Qui puoi leggere la trascrizione integrale dell'audio: https://annarosapacini.com/la-regola-della-coerenza- Comunicare per essere®, il mio podcast dedicato alla tua evoluzione personale. Centinaia di puntate di formazione ed autoformazione, a disposizione, gratuitamente, di chi cerca le risposte alle domande importanti della vita. Puoi iscriverti da questa pagina: https://annarosapacini.com/podcast/- Allena il tuo potere di trasformazione, ispirazioni, riflessioni, storie e consigli. Ogni giorno. Seguimi su Facebook https://www.facebook.com/annarosapacinipage/- Articoli, approfondimenti, novità, ti aspetto sul mio blog https://annarosapacini.comAnalisi grafologica full in coaching, Counselcoaching grafologico evolutivo on line via Skype, Profilo grafologico essenziale, Corso intensivo di comunicazione, per una crescita personale piena e consapevole. Metodi esclusivi a tua disposizione (Grafologia evolutiva®, Scrittura evolutiva®, Pedagogia evolutiva®)➡️ E non dimenticare di iscriverti al mio canale YouTube https://www.youtube.com/channel/UC2TQYlX3l2QsKei-aU0fQOQ?sub_confirmation=1

Pregare con Sant'Egidio
Preghiera della sera. Meditazione di Andrea Riccardi sulla prima lettera ai Corinzi (1Cor 3, 5-11)

Pregare con Sant'Egidio

Play Episode Listen Later Sep 13, 2021 13:33


Dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi (1Cor 3, 5-11) Fratelli, ma che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.

Quarta Radio - Verga, tutte le novelle
Al veglione, una novella di Giovanni Verga

Quarta Radio - Verga, tutte le novelle

Play Episode Listen Later Mar 8, 2021 15:09


Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino C'era andato a portare un paniere di bottiglie, di quelle col collo inargentato, nel palco della contessa, e s'era fermato col pretesto di aspettare che le vuotassero; tanto, in cinque com'erano nel palchetto, non potevano asciugarle tutte, e qualcosa sarebbe rimasta anche in fondo ai piatti. Sicché alle sue donne aveva detto: - Aspettatemi alla porta del teatro, in mezzo alla gente che sta a veder passare i signori -.

A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
riflessioni sulla prima lettura di Mercoledì 2 Settembre 2020 (1 Cor 3, 1-9)

A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore

Play Episode Listen Later Sep 1, 2020 6:34


- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi +Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana?Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso.Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.Parola di Dio.Parola del Signore.

BASTA BUGIE - Cinema
FILM GARANTITI: Pinocchio - Le sorprese del materialista Maestro Ciliegia (2002)****

BASTA BUGIE - Cinema

Play Episode Listen Later Sep 1, 2020 13:20


TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=101LE SORPRESE DEL MATERIALISTA MAESTRO CILIEGIACommento al primo capitolo del libro di PinocchioMaestro Ciliegia è un uomo senza grilli sotto la parrucca. Attende al suo lavoro e non si lascia incantare da divagazioni che tentino di spingere il suo interesse oltre ciò che vede e che tocca.Non si domanda neppure da che parte arrivi quel pezzo di legno che, a suo dire, è capitato a tempo: la ritiene probabilmente una questione troppo metafisica.Per lui un pezzo di legno è solo un pezzo di legno, in tutto uguale a quelli, che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e riscaldare le stanze.Sicché non gli potrà toccare sorte diversa. Che se diventerà invece una gamba da tavolino, questa - agli occhi di un uomo positivo come maestro Ciliegia - è indubbiamente per quel legno una fortuna insperata. Un progetto come questo è il massimo della fantasia e dell'ardimento che è consentito al nostro tranquillo e ragionevole falegname.Il quale, uomo di princìpi e di buon senso com'è, può essere considerato, senza offesa per nessuno, raffigurazione di ogni sano e scientifico materialismo.I princìpi di tutti i maestri Ciliegia sono chiari e indiscussi. Ne elenchiamo qualcuno. Primo: solo ciò che si vede e si tocca è vero; il resto è abbaglio, frode, superstizione, superstruttura.Secondo: solo ciò che è sempre capitato può capitare; se è avvenuto qualcosa di diverso da ciò che è sempre avvenuto, è segno che non è avvenuto.Terzo: un pezzo di legno è solo un pezzo di legno.Con questi bei princìpi - sui quali non accetterà mai di discutere perché gli parrebbe di mettere in dubbio il sole - il nostro maestro Ciliegia finisce col picchiare il sedere sul pavimento: "Si trovò seduto per terra. Il suo viso pareva trasfìgurito, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran paura".Per cominciare vorremmo sollevare qualche riserva proprio sul terzo principio, quello che sembra così evidente da coincidere addirittura con lo stesso principio di identità. Ma, se lo si esamina da vicino, non convince: ogni essere, considerato per se stesso, senza che si colga nessun legame con la realtà totale e nessun aspetto che ecceda i suoi apparenti confini, è menzognero o, nel più benevolo dei giudizi, astratto. Nessun essere infatti esiste da solo, ma tutti sono parte di una totalità, la sola cosa che sia veramente e pienamente reale, e questa partecipazione conferisce di necessità ai singoli frammenti qualcosa di più di ciò che essi sono.Un pezzo di legno, guardato per se stesso, è meno di un pezzo di legno, perché un simile sguardo non coglie il vincolo con l' «unitutto» - vincolo che è sempre in atto - né arriva a rendersi conto di tutte le virtualità che l'oggetto desume da questo vitale inserimento. D'altra parte un pezzo di legno che sia visto come parte del tutto vitalmente unificato è più che un pezzo di legno e le sue virtualità sono senza possibili previsioni. La prevalenza della filosofia di maestro Ciliegia è la fonte delle più numerose e gravi aberrazioni che affliggono il mondo contemporaneo, intrigato com'è dallo scientismo e dal fisicismo. Tanto per capirci, facciamo qualche piccolo esempio: una medicina che curasse il fegato come fosse un paziente perfettamente autonomo rispetto al resto dell' organismo; una società che pretendesse di saper educare un bambino allontanandolo dalla famiglia; una dottrina sociologica convinta che un uomo possa essere ancora un uomo dopo che lo si è reciso dalla comunità e lo si è privato delle sue tradizioni; un pensatore cristiano che esaltasse una verità considerata per se stessa e avulsa dal concerto di tutte le verità raccolte nell'unità vivente dell'ortodossia: sono trovate tutte degne di maestro Ciliegia e dei suoi principi. Per non parlare degli abbagli che si riferiscono alla stessa struttura dell'essere, allorché si ritiene di poter conoscere un ente creato senza che sia coinvolto in questa conoscenza l'ente creatore, al quale invece ogni creatura è sempre ontologicamente correlativa.Insomma, ogni essere parziale è veramente se stesso, se è visto nell' «unitotalità» entro la quale è stato progettato e voluto. Ma in quanto è nell'«unitotalità» è più che se stesso.A questo punto tutti vedono che anche il secondo principio non si regge più: se nessun essere è una monade autarchica, ma è aperto alla vita dell'«unitutto», nessuno può misurare o presagire le reali virtualità di nessuno e le sorprese sono sempre possibili.Il primo principio poi è interiormente contraddittorio, in quanto la forma assoluta, universale, eterna in cui viene formulato ne fanno nell'intenzione una privilegiata verità; verità che per altro non si presenta come alcunché di materiale verificabile dai sensi, sicché è palese la contraddizione dell' assunto.Se avessero detto a maestro Ciliegia che quel semplice pezzo da catasta sarebbe diventato dopo molte traversie un ragazzino perbene, non avrebbe retto all'indignazione, lui che soltanto per avere udito uscire dal legno una vocina canzonatoria cadde giù come fulminato.Agli albori del mondo, nessun maestro Ciliegia - se avesse potuto godersi lo spettacolo tra la folla degli spiriti celesti - avrebbe saputo anticipare il futuro. E agli inizi del fenomeno umano, avrebbe tutt'al più formulato l'ipotesi dell'avvento di una speciale varietà di scimmia, diversa morfologicamente dai quadrumani, ma con una sorte non dissimile. L'homo sapiens sarebbe stato per lui una bella sorpresa.I materialisti non mancano di logica, mancano di immaginazione; più che dal ragionamento, sono sconfitti dalla fantasia: la storia effettiva del mondo è più grande di loro.Ci sono molti buoni motivi per prendere sul serio l'ipotesi evoluzionista. Anzi, potrebbe addirittura essere ritenuta una persuasione certissima, se potessimo escludere in assoluto la probabilità che Dio si diverta un po' bonariamente alle nostre spalle. Dovremmo cioè essere sicuri che l'umorismo di Dio non stia allestendo lo spettacolo della vicenda cosmica come una commedia offerta agli angeli nel pomeriggio di un loro giorno di festa. A tal fine potrebbe avere disseminato gli strati terrestri di mandibole, di crani, di tibie e di ogni genere di reliquie appartenenti a esseri che non si sono mai sognati di esistere, per rallegrare i Cherubini con la contemplazione delle ingegnose ricostruzioni che noi coi metodi sottili della scienza ne sappiamo ricavare. È un sospetto che a rigore né la scienza né la filosofia sono in grado di dissipare.In ogni caso, per rientrare nel novero delle persone posate diciamo che, se evoluzione c'è stata, lo sbalordimento è tutto di maestro Ciliegia. Per quanto si affatichi a tenere nei ranghi della destinazione comune il terribile pezzo di legno, non vi riesce. Il pezzo di legno rifiuta di assimilarsi alla catasta.Nel complicato - ma in definitiva omogeneo procedere del cosmo, l'uomo è obiettivamente un sovversivo. Emerge da un frammento di materia che non si lascia travolgere dall'andamento generale delle cose, e cresce e si evolve secondo una linea inedita, unica, capricciosa. Con la sua comparsa l'«armonia» della natura è rotta per sempre, e ogni equilibrio ecologico a ogni epoca è rimesso in crisi.L'uomo nasce da un pugno di materia viva che anarchicamente si è trovata una sua linea di sviluppo. Questo sviluppo prosegue ancora implacabile, mettendo seriamente a repentaglio l'ordine cieco, sordo e noioso della così detta natura. Chi sa che esiste lo Spirito, non se ne meraviglia. Ma un tipo come maestro Ciliegia resta senza fiato e arriva alle ipotesi materialisticamente più eterodosse: Che vi sia nascosto dentro qualcuno? Come a dire: che non sia vero che un pezzo di legno sia solo un pezzo di legno? Il suo buon senso però alla fine si impone e gli detta la regola fondamentale di tutti gli uomini come lui: lo non lo posso credere.Ci deve pur essere - egli pensa - una causa accettabile dell'improvvisa anomalia che per un momento ha sconvolto un mondo fino allora ordinato e prevedibile: "Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprì l'uscio di bottega per dare un 'occhiata anche su la strada, e nessuno. O dunque?.. Ho capito, disse allora ridendo..."Né aveva capito né aveva molte ragioni per essere allegro. Eppure la sola strada che egli si ostina a voler seguire è quella di riportare tutto entro le dimensioni di una realtà materialisticamente ammissibile e di negare che ci sia una vera differenza tra le cose: tutto è uguale, tutto entra negli schemi, lo spirito è troppo estroso e va rifiutato. Questo legno eccolo qui: è un pezzo di legno da caminetto come tutti gli altri: e a buttarlo sul fuoco c'è da far bollire una pentola di fagioli. Ma è una strada che non lo porta lontano, anzi lo porta a trovarsi alla fine malinconicamente seduto per terra.Giacomo BiffiFonte: "Contro Maestro Ciliegia. Commento teologico aLe avventure di Pinocchio", ed. Jaca Book

BASTA BUGIE - Omelie
Omelie Pasqua di risurrezione - Anno A

BASTA BUGIE - Omelie

Play Episode Listen Later Apr 7, 2020 13:57


TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6076OMELIE DI PASQUA DI RISURREZIONE di GIACOMO BIFFI1) VEGLIA PASQUALEIl Crocifisso risorge con le sue cicatrici e la perenne realtà della sua gloriaQuesta è un'assemblea di persone libere e contente; contente perché «liberate»: liberate grazie a colui che è stato crocifisso per noi e per noi è ritornato alla vita. È la notte più santa e più fausta di tutte le notti, perché in essa si è compiuto e continuamente si compie il nostro riscatto: riscatto che è passaggio (Pasqua significa proprio «passaggio») dalle tenebre alla luce, dall'errore alla verità, dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio, dal peso delle molte tristezze e dei troppi giorni senza speranza alla consapevolezza di un destino eterno di felicità, dalla morte alla vita risorta.l riti che si succedono in questa lunga contemplazione, rievocano, quasi sceneggiandolo nell'eloquente varietà dei simboli, l'unico, multiforme, onnicomprensivo evento della nostra salvezza.A ben guardare, ciò che qui si svolge non è propriamente una vigilia di attesa, è già la festa; non è una preparazione alla Pasqua, è già la Pasqua in tutta la sua verità: la Pasqua di Cristo, la Pasqua nostra, la Pasqua dell'universo, che stanotte ricordiamo, esaltiamo, riviviamo, nell'intelligenza della fede e nella gioia.I QUATTRO MOMENTIQuattro momenti scandiscono, incalzandosi, la nostra notturna celebrazione, che nell'anno cristiano è eminente e centrale:1) LA LITURGIA DELLA LUCE, con l'ampia e ispirata lode del cero, figura del Vincitore di ogni nostra oscurità e di ogni nostro malessere;2) LA LITURGIA DELLA DIVINA PAROLA, che ripercorre le diverse fasi del discorso di Dio agli uomini e la storia dei suoi interventi salvifici;3) LA LITURGIA DEL BATTESIMO di alcuni nostri fratelli e di alcune nostre sorelle, che richiama e ravviva in tutti noi la consapevolezza che, in virtù della nostra rinascita dall'acqua e dallo Spirito, siamo stati sepolti nella morte di Cristo, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova (cf. Rm 6,3-4), come ci ha detto san Paolo;4) LA LITURGIA EUCARISTICA, che rende veramente presente in mezzo a noi il Signore crocifisso e risorto, col Suo unico sacrificio che ci innesta e ci compagina nella realtà della Chiesa, Suo corpo, facendoci unitamente a Lui eredi del Regno dei cieli.Una cosa che non va mai dimenticata: Colui che risorge è lo stesso che è stato appeso alla croce ed è spirato. Egli, pur nell'entusiasmo degli incontri pasquali, si fa riconoscere dai suoi esibendo le Sue cicatrici: la Sua passione e la Sua morte non sono state cancellate dal Suo stato di gloria. La Sua immolazione e la Sua risurrezione sono le due facce dello stesso mistero che ci ha rinnovati.Gli apostoli l'hanno capito bene. Sono andati in tutto il mondo come annunciatori dell'incredibile trionfo di Gesù di Nazareth sulla grande nemica dell'uomo, che è la morte; ma in questo giubilante messaggio non hanno mai censurato o velato i fatti tragici e la sconfitta del venerdì santo. Al contrario, nelle loro catechesi (che poi daranno origine ai quattro Vangeli) proprio a quei fatti hanno dato lo spazio più ampio dell'intera narrazione.ADESSO CHE COSA DOBBIAMO FARE?Appunto per questo la Pasqua del Signore si offre a noi come una prospettiva e una guida integrale per il nostro pellegrinaggio terreno. In essa si chiarisce e si proclama che esistenza autentica e piena è quella di chi vive per Dio nell'obbedienza alla sua volontà; è quella di chi si fida di lui, che è Padre, e a lui consegna fiduciosamente la sua unica vita, sicuro di riaverla alla fine trasfigurata e perenne; è quella di chi, animato da questa affettuosa donazione al Padre, si spende per i fratelli amandoli, come Cristo, sino alla fine (cf. Gv 13,1).Questa è la vera significazione della Pasqua e l'indole profonda dell'intera vita cristiana. Noi l'abbiamo già sacramentalmente assimilata e fatta nostra nel battesimo, quando - ci insegna ancora san Paolo - battezzati nella morte di Cristo e consepolti insieme con lui (cf. Rm 6,3-4), siamo stati risuscitati, convivificati e cointronizzati con lui (cf. Ef 2,5-6).Adesso che cosa dobbiamo fare?Dobbiamo quotidianamente inverare e attualizzare il nostro battesimo, conquistando a poco a poco una conformità sempre più grande al Signore crocifisso e risorto. Bisogna che concretamente miriamo a una consonanza totale con lui, al punto da arrivare a vedere le cose con i suoi occhi; da giudicare le situazioni, gli accadimenti, le teorie che da più parti ci vengono proposte, con la sua mentalità; da fare nostra senza riserve la sua concezione circa il matrimonio, la famiglia, la vita sessuale, l'uso dei beni della terra, l'attenzione fattiva ai più sfortunati; da condividere la sua stessa generosa e illuminata capacità di amare i fratelli; da avvicinare insomma il più possibile le nostre idee, i nostri desideri, le nostre tensioni, i nostri comportamenti agli ideali che ci sono da lui proposti nel suo Vangelo.Come si vede, la Pasqua intesa e vissuta così (come realizzazione del nostro battesimo) è la sola realtà in grado di dare una risposta adeguata e saziante a tutti i nostri interrogativi esistenziali.2) MESSA DEL GIORNO DI PASQUATutto è cambiato per gli apostoli e tutto è cambiato per noiGli amici di Gesù - il giorno dopo quel sabato opprimente e desolato per la visione della tomba sigillata e muta, nella quale, col corpo esanime e martoriato di Cristo, era ormai racchiusa ogni loro speranza - a partire da un certo momento cominciano a essere sconcertati e sconvolti da una serie di fatti inattesi.Prima c'è l'enigma del sepolcro scoperchiato e vuoto, visto e verificato oltre che da Maria di Magdala anche da Pietro e Giovanni, come ci ha detto il Vangelo (cfr. Gv 20,1-8).Poi c'è la domanda sorprendente rivolta dagli angeli alle donne sbigottite: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" (Lc 24,5). Come si vede, anche le creature celesti sono capaci di sorridente ironia.Ma soprattutto quel giorno è scandito da un susseguirsi di improvvise comparse del Crocifisso redivivo, che si mostra splendido di gloria ed esuberante di vitalità nuova: si mostra a Pietro, ai due viandanti di Emmaus, agli apostoli radunati.Sicché alla fine tutti devono proprio convincersi: quel Gesù di Nazaret, che, dissanguato, inerte e spento essi aveva raccolto dal patibolo, è risorto ed è vivo.E' stata per tutti loro un'esperienza emozionante e agitata anche se felice, una certezza indubitabile cui non è stato possibile non arrendersi, un mutamento totale e decisivo della loro esistenza.TUTTO È CAMBIATO PER LOROErano stati, fino a quel giorno, un gruppo di uomini pavidi e disanimati; e improvvisamente diventano gli araldi inarrestabili dell'unica notizia che davvero ha segnato una svolta nella vicenda umana.Dare a tutte le genti una lucida e appassionata garanzia di questo evento: d'ora in poi questo, solo questo, sarà il significato e lo scopo della loro vita, fino all'ultimo respiro e fino all'ultima goccia di sangue che per tale testimonianza essi saranno chiamati a versare.Si rendono ben conto che non soltanto il loro personale destino, ma anche l'intera storia dell'umanità con la risurrezione di Cristo ha acquisito una dimensione nuova e un nuovo valore.Con l'evento pasquale - da cui si diparte tutto l'evento cristiano - il secolo futuro (cioè quel Regno di Dio, annunciato da tutti i profeti e sospirato inconsciamente da tutti i cuori) è ormai entrato, anche se non ancora clamorosamente, nelle vicissitudini della terra e già comincia con pazienza e tenacia a riscattare le miserie e le tristezze del tempo presente.Questo nostro mondo visibile e perituro è dunque ormai pervaso e nascostamente lievitato dal mondo più vero, il mondo invisibile ed eterno che ci sovrasta e ci avvolge. Questo vogliono dire le estreme parole del Signore risorto: "Ecco, io sono con voi tutti giorni sino alla fine del mondo" (Mt 28,20).Queste parole di Cristo - le ultime che di lui vengono registrate nei vangeli - sono tra le più alte e pregnanti di tutto il Libro di Dio, e noi dovremmo richiamarle ogni giorno alla nostra memoria e alla nostra stupita contemplazione.Esse sono una sintesi mirabile non solo dell'annuncio pasquale, ma di tutta la nostra fede.Gesù con questa frase si presenta a noi come colui che "risuscitato dai morti non muore più: la morte non ha più potere su di lui" (Rm 6,9); e anzi come colui che, essendo colmato della pienezza della divinità" (cfr. Col 2,9), domina e riempie di sé tutto il trascorrere dei nostri anni fuggevoli e le varie età che inarrestabilmente si succedono.In quelle parole si rivela anche la natura vera della Chiesa: essa - per quanto sia fatalmente rivestita della nostra povertà e della nostra debolezza che la immiseriscono - è sempre "la città posta sulla cima dei montiÖdove per sempre vive il suo Fondatore" (Liturgia ambrosiana). Perciò, avendo con sé il suo Signore, non si preoccupa troppo delle ostilità, delle incomprensioni, dei giudizi malevoli che immancabilmente le vengono riservate dalle diverse potenze mondane."IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI"Questa promessa del Risorto, se è presa sul serio in un'assidua meditazione, ha la virtù di sperdere dal nostro animo ogni avvilimento, ogni pessimismo, ogni paura. Su questa promessa - che è data a tutti e segnatamente vale per la barca di Pietro che è chiamata ad affrontare le gelide tempeste della storia e l'imperversare delle follìe umane - si fonda e si mantiene l'imperturbabile serenità del credente, se però si lascia illuminare e riscaldare dalla Pasqua di Cristo."Io sono con voi tutti i giorni": alla luce di questa persuasione noi riusciremo a leggere correttamente e a capire con fierezza e intima letizia tutte le varie epoche de

Quarta Radio - Verga, tutte le novelle
Rosso Malpelo. Una novella di Giovanni Verga

Quarta Radio - Verga, tutte le novelle

Play Episode Listen Later Mar 3, 2020 38:55


Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, lei lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni.

Luisa Piccarreta, Libro di Cielo, Volume dodicesimo
115. “Non appena l'anima entra nel mio Volere e si decide a vivere in Esso, partono da lei tutti i dubbi e tutti i timori... Sicché, a tanti altri beni che porta il vivere nel mio Volere, porta insieme lo stato di sicurezza”

Luisa Piccarreta, Libro di Cielo, Volume dodicesimo

Play Episode Listen Later Apr 30, 2018 2:22