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▫️ Analizza la tua bolletta di luce e gas con Tua Energia per scoprire come risparmiare e ottenere un preventivo gratuito → https://dub.sh/tua-enegia (Contenuto sponsorizzato da Tua Energia)▫️ Unisciti a oltre 200+ creativi nella nostra nuova community → https://dub.sh/mYVBDjU▫️ Approfondisci con gli Appunti (la nostra newsletter)→ https://dub.sh/rgUIhjq▫️ Per collaborazioni scrivi a info@hacking-creativity.comCome si tiene viva la creatività in un mondo che chiede solo performance?E soprattutto: che fine fa quando diventa identità, carriera e pressione costante?Ne abbiamo parlato partendo da Sanremo… per poi fare tutt'altro.Mentre tutti erano immersi nel Festival, abbiamo scelto una sorta di dieta mediterranea della creatività: meno hype, più sostanza.Siamo partiti da libri, arte, noia e attenzione, passando per una domanda scomoda: perché oggi produciamo di più, ma creiamo peggio?È venuta fuori una conversazione libera e molto concreta su burnout creativo, sul valore rigenerativo dell'arte, su quanto la noia sia una risorsa (non un difetto), su come l'attenzione sia diventata una moneta e su perché fare spazio conta più che fare di più.Se ti senti saturo di stimoli, se lavori con la creatività ma fai fatica a ritrovare energia, o se hai la sensazione di essere sempre “on” senza mai andare in profondità, questa puntata ti apre una prospettiva diversa e ti rimette in contatto con una creatività più umana, giocosa e sostenibile.
▫️ Analizza la tua bolletta di luce e gas con Tua Energia per scoprire come risparmiare e ottenere un preventivo gratuito → https://dub.sh/tua-enegia (Contenuto sponsorizzato da Tua Energia)▫️ Unisciti a oltre 200+ creativi nella nostra nuova community → https://dub.sh/mYVBDjU▫️ Approfondisci con gli Appunti (la nostra newsletter)→ https://dub.sh/rgUIhjq▫️ Per collaborazioni scrivi a info@hacking-creativity.comCome funziona davvero il corpo umano nel mondo moderno?E soprattutto: stiamo ancora usando il nostro corpo per ciò che è stato progettato?Ne abbiamo parlato con Daniele Vecchioni, fondatore del metodo “Correre Naturale”.Siamo partiti da corsa, movimento e da una domanda scomoda: perché oggi siamo più comodi, ma anche più fragili?È venuta fuori una conversazione profonda e molto concreta su cosa abbiamo perso strada facendo, su come camminiamo, respiriamo e corriamo senza più saperlo fare davvero, e su perché il problema non è allenarsi di più, ma tornare umani nel modo di muoversi.Se passi molte ore seduto, se hai provato a correre ma ti sei fatto male, o se senti che il tuo corpo non ti segue più come una volta, questa puntata ti apre una prospettiva diversa e ti dà strumenti pratici per ricominciare dal movimento giusto.
▫️ Analizza la tua bolletta di luce e gas con Tua Energia per scoprire come risparmiare e ottenere un preventivo gratuito → https://dub.sh/tua-enegia (Contenuto sponsorizzato da Tua Energia)▫️ Unisciti a oltre 200+ creativi nella nostra nuova community → https://dub.sh/mYVBDjU▫️ Approfondisci con gli Appunti (la nostra newsletter)→ https://dub.sh/rgUIhjq▫️ Per collaborazioni scrivi a info@hacking-creativity.comCome funziona davvero il corpo umano nel mondo moderno?E soprattutto: stiamo ancora usando il nostro corpo per ciò che è stato progettato?Ne abbiamo parlato con Daniele Vecchioni, fondatore del metodo “Correre Naturale”.Siamo partiti da corsa, movimento e da una domanda scomoda: perché oggi siamo più comodi, ma anche più fragili?È venuta fuori una conversazione profonda e molto concreta su cosa abbiamo perso strada facendo, su come camminiamo, respiriamo e corriamo senza più saperlo fare davvero, e su perché il problema non è allenarsi di più, ma tornare umani nel modo di muoversi.Se passi molte ore seduto, se hai provato a correre ma ti sei fatto male, o se senti che il tuo corpo non ti segue più come una volta, questa puntata ti apre una prospettiva diversa e ti dà strumenti pratici per ricominciare dal movimento giusto.
Il percorso di Zschimmer & Schwarz nel mondo delle colle digitali a base acqua non nasce oggi, ma è il risultato di oltre un decennio di ricerca, test applicativi e sviluppo continuo. In questo episodio del podcast approfondiamo la gamma di colle digitali a base acqua AQUABOND, analizzandone l'evoluzione, le caratteristiche tecniche e le logiche di sviluppo.Oltre a fornire una serie di informazioni collaterali utili a comprendere il contesto tecnologico e di mercato, proponiamo una panoramica comparativa dei diversi articoli della gamma: mettiamo a confronto le loro differenze, le specifiche funzioni e le prestazioni, evidenziando come ciascuna formulazione sia stata progettata in base a differenti scenari produttivi.Contenuto di acqua, presenza o meno di materiale fondente, temperatura d'esercizio, livello di lubrificazione, comportamento in macchina e altri parametri chiave diventano così criteri di lettura per orientarsi nella scelta della soluzione più adatta, offrendo agli ascoltatori uno strumento concreto per comprendere e valorizzare il potenziale della linea AQUABOND nei processi industriali più evoluti.
Analizza la tua bolletta di luce e gas con Tua Energia per scoprire come risparmiare e ottenere un preventivo gratuito → https://dub.sh/tua-enegia (Contenuto sponsorizzato da Tua Energia)Unisciti a oltre 200+ creativi nella nostra nuova community → https://dub.sh/mYVBDjUApprofondisci con gli Appunti (la nostra newsletter) → https://dub.sh/rgUIhjqPer collaborazioni scrivi a info@hacking-creativity.comTutti parlano di Super Bowl e Olimpiadi. Noi preferiamo guardare altrove.In questa puntata partiamo proprio da quello che non abbiamo visto, per farci una domanda più interessante: dove sta andando davvero la creatività?Il report The Future 100 ci dà qualche indizio: la creatività non è più roba da poche capitali occidentali. Stanno nascendo nuovi centri culturali ovunque, e il concetto stesso di "globale" va completamente ripensato.Di cosa parliamo:Creatività che non conosce confiniIl ritorno al fisico, alle nicchie, alle community vereMicrocinema e rituali che si fanno insiemeBrand che si comportano come persone e la fame di intrattenimentoE poi c'è il discorso storytelling: perché film e serie ci sembrano tutti uguali? La struttura in tre atti funziona ancora? E che succede quando il pubblico è sempre più distratto?Insomma, una puntata su come uscire dalla propria comfort zone creativa, smettere di rincorrere l'ultimo trend e iniziare a guardare i movimenti più profondi.Per chi crea. Per chi racconta. Per chi vuole capire cosa sta cambiamente davvero, sotto la superficie.
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La domanda che mi interessa non è come riconoscere un contenuto fatto con l'AI, ma come riconoscere un risultato umano.“Come riconoscere un contenuto fatto con l'AI?” è una domanda sexy, attira, genera discussioni, polemiche, post indignati e analisi tecniche. Ha lo stesso fascino del pettegolezzo: invece di chiederci se qualcuno si è rifatto il naso, ci chiediamo se un testo è “rifatto” dall'AI.Cambiano i soggetti, ma la dinamica è identica. Andiamo a caccia di indizi, commentiamo lo stile, passiamo il tempo a giudicare, e nel frattempo ci allontaniamo sempre di più dall'unica questione che conta: che cosa succede alle persone dopo che sono entrate in contatto con quel contenuto.Quando mi chiedo se un contenuto “funziona”, non parto mai dalla sua purezza di origine, ma dall'output nel senso più concreto possibile: non il file, non la pagina, non l'audio, ma l'effetto sul cliente. Usiamo i contenuti per una sola ragione: ridurre la distanza che separa la nostra impresa dalle persone che potrebbero lavorare con noi. Tutto il resto è contorno. Per questo, se devo valutare un testo o un video, mi faccio una serie di domande che non hanno nulla a che vedere con l'AI.La prima è brutale: si ricordano di noi?Dopo aver letto, ascoltato, guardato quel contenuto, le persone se lo portano dietro oppure evapora dopo pochi secondi? Lo si vede dai segnali che arrivano dopo, non dalle nostre impressioni. Se per sei settimane insisto su un certo tema e poi le richieste che arrivano iniziano a usare esattamente le parole che ho introdotto, vuol dire che qualcosa è rimasto. Se pubblico libri, articoli, email e le domande dei clienti restano identiche a prima, è probabile che il mio materiale scorra addosso senza lasciare traccia. Degli esseri umani incontrati di persona, di solito, ci ricordiamo; delle voci automatiche del bancomat no. Questo è un primo spartiacque. Seconda domanda è: cambiano le loro azioni?Dopo il contatto con i miei contenuti, il percorso delle persone devia anche solo di pochi gradi oppure resta identico? Quando scrivo o registro qualcosa, la mia pretesa – minima ma reale – è che da quel momento ci sia almeno un dettaglio della loro vita professionale che si sposta di un millimetro. Non serve una rivoluzione biografica. Basta un piccolo cambio di rotta, un “da oggi questa cosa non la guardo più nello stesso modo”. La maggior parte dei contenuti oggi ci schiaccia con la quantità, ma non modifica la direzione in cui ci stavamo muovendo. È rumore che occupa tempo senza spostare niente. Terzo punto: quel contenuto attiva un nuovo pensiero stabile?Un pensiero non è solo un'idea momentanea. È una matrice con cui iniziamo a leggere i fatti. Una frase che ci resta in testa e che torna fuori quando dobbiamo decidere. Tutti abbiamo in mente una di quelle massime attribuite a un nonno, a un genitore, a un maestro: ci accompagnano per anni, anche quando non ce ne accorgiamo. Un contenuto efficace, nel mio lavoro, dovrebbe fare qualcosa di simile, portando nella testa del cliente un criterio che prima non aveva. Se dopo avermi letto o ascoltato non entra nessun modo nuovo di ragionare, abbiamo perso un'occasione. Quarto: fanno qualcosa per avvicinarsi a noi?Se i contenuti servono ad accorciare le distanze, il segnale minimo che cerco è un'azione, anche piccola, che prima non c'era. Può essere un'email, l'iscrizione a una newsletter, una richiesta informazioni, il salvataggio del sito tra i preferiti, il fatto che la persona torni a leggere più volte la stessa pagina. Oggi il cliente può fare quasi tutto da solo: prenotare, scaricare, iscriversi, comprare. Non mi interessa che faccia “tutto”, mi interessa che faccia almeno un passo che senza quel contenuto non avrebbe fatto. Se le views aumentano ma nessuno si muove, è come fare un pieno di benzina e lasciare l'auto accesa in garage finché il serbatoio si svuota: abbiamo consumato risorse senza percorrere un metro. Quinto: posso interagire nel merito con chi firma quel contenuto?Qui arriviamo a un punto che tocca direttamente la questione AI, ma non nel modo superficiale che vedo ovunque. Mi capita spesso di scorrere certi feed – LinkedIn è un osservatorio perfetto – e avere la sensazione che lì fuori ci sia un'umanità composta solo da geni multitalento, pieni di citazioni, casi studio, storie eroiche. Ma quando provi a interagire nel merito e scopri che in molti casi dietro il post non c'è un percorso reale di pensiero, ma solo un testo pronto all'uso. Il problema non è aver usato l'AI per scriverlo. Il problema è non essere in grado di sostenerlo.È lo stesso effetto che si prova quando si entra in un ufficio e ci si sente ripetere, leggendo da un foglio, le frasi della campagna ufficiale, senza nessuna capacità di andare oltre la brochure. Se invece posso parlare per ore di ciò che ho scritto – perché l'ho pensato, studiato, testato – l'interazione con il cliente diventa il completamento naturale del testo. Questi cinque indicatori – ricordo, azioni, pensieri, passi verso di noi, capacità di interagire nel merito – descrivono molto meglio la qualità di un contenuto rispetto alla domanda “chi l'ha scritto?”. Un testo creato da una macchina ma capace di generare risultati umani ha più valore, per il mio lavoro, di un testo scritto “a mano” che non sposta nulla nella vita delle persone. E vale anche l'opposto: un contenuto interamente umano che non viene ricordato, non ispira nessuna azione, non attiva nessun pensiero, non avvicina nessuno, non è più “vero” solo perché l'ho digitato io sulla tastiera. La questione delle views è un esempio evidente di fraintendimento. Un miliardo di visualizzazioni su una piattaforma non corrisponde a un miliardo di scelte consapevoli. Spesso è solo il segno che un contenuto è finito nel posto giusto dell'algoritmo davanti a persone che stavano scrollando per noia. Non c'è niente di male, ma non è un risultato umano.Un risultato umano è quando qualcuno decide, in modo volontario, di dedicarti attenzione, di cambiare qualcosa, di impegnare tempo e denaro sulla base di ciò che hai fatto circolare.In tutto questo, la provenienza tecnica del contenuto resta un dettaglio. Non mi interessa se hai scritto a mano, dettato un prompt, montato con dieci tool diversi. Mi interessa che tu sia consapevole di quello che stai mettendo in circolo e che tu sia in grado di reggerne le conseguenze. Se decidi di affidarti all'AI per una parte del lavoro, il minimo è studiare il materiale che ne esce come se fosse un testo tuo: saperlo spiegare quando un cliente ti chiede “perché?”.Per questo, quando sento la domanda “come riconoscere un contenuto fatto con l'AI?”, la riscrivo così: come riconoscere un risultato umano? Voglio clienti in carne e ossa che pagano, tornano, parlano di noi ad altri, ci scelgono nel tempo.Voglio vedere reazioni umane, non tic da scroll infinito. Voglio facce che si accendono, sopracciglia che si abbassano, decisioni che cambiano rotta di mezzo grado perché qualcosa li ha colpiti. Il punto non è smascherare la macchina. Il punto è osservare che cosa fanno gli esseri umani quando entrano in contatto con i contenuti che pubblichiamo. Tutto il resto – software, strumenti, discussioni sulla “purezza” – è decorazione. La domanda che metto al centro è una sola: quello che sto creando accorcia davvero la distanza tra me e le persone a cui voglio parlare, oppure no?*** *** ***Scarica il corso gratuito sul Content Marketing: https://www.ascoltobeltrami.com/corsoVisita https://www.ascoltobeltrami.com/La voce di Alessio Beltrami viene utilizzata per gentile concessione della Fondazione Alessio Beltrami
Le allucinazioni dell'AI sono davvero errori da correggere? Quando ChatGPT inventa un libro che non esiste o racconta un evento mai accaduto, la nostra reazione immediata è pensare che abbia sbagliato. Ma cosa succederebbe se scoprissimo che quelle allucinazioni non sono bug da sistemare, ma caratteristiche strutturali inevitabili di come funzionano i modelli linguistici? In questa puntata analizziamo un paper straordinario uscito dall'Università di Yale, firmato da Luciano Floridi, uno dei filosofi più influenti nel dibattito sull'intelligenza artificiale. Usando la matematica della teoria delle categorie, Floridi dimostra perché le allucinazioni sono inevitabili e cosa ci rivelano sulla vera natura dell'AI. Il cuore del problema sta nel radicamento simbolico: i modelli linguistici operano esclusivamente con contenuti, con ombre della realtà create da esseri umani, mai con il mondo diretto. Anche quando analizzano immagini, processano solo pixel e correlazioni, non l'esperienza di accarezzare un cane o sentirlo abbaiare. Come dice il paper: ereditare non è possedere. L'AI manipola i frutti del radicamento umano senza possedere l'albero. Ma c'è una seconda parte ancora più affascinante: questo paper, senza saperlo, conferma matematicamente qualcosa che Federico Faggin sostiene da anni sulla coscienza. Mentre Floridi lascia uno spiraglio teorico alla possibilità che l'AI possa un giorno sviluppare coscienza attraverso la complessità, Faggin lo chiude definitivamente. Nel suo modello CIF (Coscienza, Informazione, Fisico), la coscienza è una proprietà quantistica fondamentale, irriducibile, che non può emergere da computazione classica. Il più non può venire dal meno. La distinzione è ontologica: i computer operano su fisica classica e deterministica, la coscienza richiede stati quantistici puri, non clonabili e intrinsecamente privati. Una cellula è fatta di materia quantistica dinamica, un computer di materia classica permanente. Questa puntata ti offre una prospettiva completamente nuova su cosa significa davvero intelligenza artificiale e perché la strada verso una coscienza sintetica potrebbe essere matematicamente impossibile, non solo tecnologicamente lontana. Ascolta questa puntata se vuoi capire: Perché le allucinazioni dell'AI sono inevitabili secondo la matematica Cosa significa davvero che l'AI non ha radicamento nel mondo Come il paper di Floridi conferma (senza volerlo) le tesi di Faggin Perché la coscienza potrebbe essere irriducibile alla computazione Buon ascolto e buona riflessione. Se questa puntata ti ha fatto pensare, condividila con chi sta cercando di capire davvero cosa sono le intelligenze artificiali al di là dell'hype. 00:00:00 Introduzione: le allucinazioni di ChatGPT 00:00:30 Sigla del podcast 00:00:42 Perché le allucinazioni nascondono qualcosa di più profondo 00:01:00 Il paper di Luciano Floridi da Yale 00:01:42 Ascoltiamo cosa dice Notebook LM 00:02:35 Il concetto di allucinazione nell'AI 00:04:10 La teoria delle categorie applicata all'AI 00:08:15 Il problema del radicamento simbolico 00:12:30 Contenuto vs mondo: la distinzione fondamentale 00:17:29 I modelli multimodali e il limite dell'esperienza 00:19:00 Ereditare non è possedere 00:27:05 Il confronto con Federico Faggin 00:28:00 La coscienza come proprietà quantistica 00:31:00 Riflessioni finali sul paperDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-mia-vita-spaziale--2578955/support.© Andrea Brugnoli – Tutti i diritti riservati.
Siamo a un passo dalle feste… ma soprattutto siamo a un passo da un nuovo inizio.È quel momento dell'anno in cui si tirano le somme, si guarda indietro… e si cerca di capire in che direzione andare.In questa puntata partiamo da James Clear, passiamo dalle abitudini minuscole, arriviamo al metodo 1–4–6 e finiamo nel mondo delle micro-avventure, dei futuri alternativi e della progettazione della vita come se fosse un prodotto: sperimentando, testando, scegliendo meglio.Zero buoni propositi impossibili, solo strumenti pratici e idee che puoi usare davvero.E già che ci siamo, parliamo anche di IA, di creatività, di esperimenti personali, di libri che aiutano (davvero) a ripensare la propria direzione… e di qualche storia assurda perfetta da raccontare ai cenoni delle feste.Ascolta la puntata per scoprire tutto!
In Europa potrebbe essere arrivata al capolinea la vita dei siti con contenuti prodotti dagli utenti, ecco perché. Accesa polemica sull'intelligenza artificiale di Oneplus, cosa sta succedendo. C'è un iPhone che perde valore veloce velocemente, ecco quale potrebbe essere un pessimo acquisto. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Nel 2025 il mercato delle crypto ha superato i 4 trilioni di dollari, eppure in tanti continuano a considerarle un gioco d'azzardo. Ma sono davvero solo speculazione? O stiamo parlando di una nuova asset class destinata a restare? Sono Inès Makula, questo è Made IT Tips, e in questa puntata powered by Hodli facciamo chiarezza sulle crypto insieme a Gianluca Sommariva, founder di Hodli, startup che ha appena raccolto 1 milione di euro per rendere gli investimenti crypto patrimonio grazie all'intelligenza artificiale e che punta a diventare il il primo gestore patrimoniale di crypto in Europa. Contenuto sponsorizzato da Hodli.
Come si trasforma una passione in uno stipendio? Come monetizzare i propri contenuti? E come si costruisce una community che resta (e paga)?Oggi parliamo di creator economy con Andrea Girolami: vent'anni nell'industria dei media, da MTV a Mediaset, autore di “Rivoluzione Creator” e della newsletter Scrolling Infinito.Non perderti questa conversazione concreta, ricca di numeri, strategie ed errori da evitare per vivere di contenuti e creatività. Guarda la puntata in formato video qui su Spotify o sul nostro canale YouTube!
Perché le tue presentazioni migliori finiscono sempre nel dimenticatoio? La "peak-end rule" ci insegna che ricordiamo principalmente due momenti: il picco emotivo e la chiusura. Se sbagli il finale, rischi di vanificare tutto il lavoro fatto prima. E questa regola non vale solo per le presentazioni, ma anche per qualsiasi contenuto o interazione.In questa puntata parliamo anche di:Come i giochi da tavolo generano 1,7 miliardi di fatturatoIl fotografo che ha ritratto la stessa strada per 9 anniJames Patterson che finanzia scrittori emergenti con 50.000 $Guarda la puntata in formato video su Spotify o sul nostro canale YouTube!
Cari amici e care amiche, oggi ho un regalo per voi: vi lascio qui in versione integrale la mia live con Daniel Lumera in cui parliamo di ansia e di come farla diventare una risorsa invece di viverla come una limitazione.Buon ascolto :-)P.s. Il nostro nuovo percorso in partenza il 15 settembre ti darà per 14 giorni strumenti pratici per trasformare l'ansia in un'alleata nella tua vita. Per iscriverti e scoprire di cosa si tratta, clicca qui: https://mylifedesign.com/dentro-lansia-oltre-la-paura-mazzucchelli-lumera/.Ti aspettiamo ;-)
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Mentre continua l'onda lunga del report di Harvard, arriva il #calciomercato per il #milan con l'affare #tomori su tutti e i recuperabili per la RomaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
Questo è il mese del Movember, ed è proprio per questo che abbiamo realizzato questa puntata speciale sul tema della salute maschile, insieme alla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. In questa puntata abbiamo intervistato il Dottor Lazzeri, urologo e ricercatore, con cui abbiamo parlato di autopalpazione, esame della prostata e problematiche che possono coinvolgere anche gli uomini più giovani. Inoltre potrete trovare un approfondimento sui baffi (simbolo del Movember), sulla loro storia e il loro significato più segreto: qui il link allo studio sul rapporto tra il mercato dei mariti e la presenza di baffi in società. Mentre Andrea Pesce di ZeroCO2 ci farà un resoconto su cosa è stato detto e deciso alla COP29, la Conferenza sul clima che si è tenuta nelle ultime due settimane a Baku, in Azerbaijan. L'indovinello di questa settimana, invece, fa più o meno così: Due sposi, Carla e Giuseppe, chiamato dagli amici Cheppe (non chiedete perché), hanno comprato una botte, piccola ma pur sempre una botte, perfettamente simmetrica, di succo d'anice stellato. Una sera, in preda alla passione per l'anice stellato, decidono di iniziare a berlo. Un bicchiere qui, un bicchiere lì, e arrivano circa a metà barile. E lì Giuseppe, per gli amici Cheppe ricordo (non chiedete perché), dice a Carla “Amore mio, abbiamo sgravato con la nostra passione per l'anice stellato, abbiamo bevuto più di metà botte”. “Ma luce dei miei occhi, non è vero” dice Carla “non siamo ancora arrivati a metà, possiamo concederci ancora qualche bicchiere”. Come faranno i due innamorati a capire se c'è ancora più di metà botte di succo d'anice stellato, o ce n'è di meno? Il tutto senza usare altri strumenti o contenitori, e senza rimuovere il succo dalla botte, ma solo con le loro mani e i loro occhi? Mandateci la vostra risposta su Whatsapp! Contenuto sponsorizzato dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. Una produzione Factanza Media Autore e voce: Matteo Cellerino Musiche: Michele Caiati e Marco Carboni
❓Siamo agli sgoccioli... ti sei già assicurato/a il tuo biglietto? Ricorda che potrai ri-ascoltare questo e gli altri episodi del BeMore Summit solo con l'acquisto del tuo ticket per i BeMore Days, li troverai tutti nella tua area personale (se non l'hai ancora fatto, clicca qui: https://bit.ly/bemoredays).
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