POPULARITY
La comunicazione social costruita attorno a Mario Roggero è davvero spontanea oppure segue una strategia precisa? In questa puntata analizzo ganci iniziali, jump cut, copertine, gesti enumerativi, conti alla rovescia e musiche drammatizzanti: tecniche perfettamente legittime, ma tutt'altro che neutre, capaci di aumentare l'attivazione emotiva e orientare la percezione del pubblico. Il punto non è stabilire qui la colpevolezza o l'innocenza di Roggero, né mettere in discussione il suo diritto a raccontare la propria vicenda. La domanda riguarda il modo in cui quel racconto viene confezionato: perché caricarlo di un'impostazione quasi politica e di una continua mobilitazione emotiva? E questa strategia sta davvero aiutando Roggero, soprattutto dopo le parole rivolte al presidente Mattarella? Dal caso Roggero passo poi alla rincorsa politica di Giorgia Meloni e Matteo Salvini nei confronti di Roberto Vannacci, alla fragilità comunicativa emersa sulla nuova legge elettorale e al mio confronto con Pina Picierno sul distinguismo dei piccoli partiti di centro. Analizzo inoltre la tecnica della controdomanda utilizzata da Vannacci e il modo in cui Marianna Aprile è riuscita a neutralizzarla, mantenendo il controllo dell'intervista. Infine, smonto la falsa dicotomia con cui Fratelli d'Italia ha raccontato il voto parlamentare sulle preferenze. La politica e la comunicazione social non si limitano a trasmettere contenuti: costruiscono sceneggiature, attivano emozioni e organizzano la nostra percezione della realtà. Riconoscere queste tecniche è il primo passo per restare liberi nella valutazione dei fatti.
Con questo quiz imparerai a riconoscere gli errori nelle frasi italiane reali, quelli che anche gli studenti più avanzati fanno ogni giorno senza accorgersene. Riconoscere un errore è il primo passo per non rifarlo mai più. Quanti Errori Riesci a Trovare? Metti alla Prova il Tuo Italiano Le Regole del Quiz Prima di iniziare, tieni a mente queste semplici indicazioni. Leggi ogni frase e cerca l'errore da solo prima di leggere la spiegazione. Non tutte le frasi contengono necessariamente un errore — leggi con attenzione prima di rispondere. Sii onesto con te stesso: il risultato sarà tanto più utile quanto più è sincero. Per ogni errore trovato correttamente guadagni un punto. Alla fine scoprirai cosa significa il tuo punteggio. Le 6 Frasi del Quiz Frase 1 — Livello A1 (Principiante) Trova l'errore nella seguente frase: «Io hai un cane molto simpatico.» [...] Risposta: l'Errore È il Verbo "Hai" «Hai» è la seconda persona singolare del verbo avere — si usa con «tu». Ma la frase inizia con «io», quindi il verbo deve essere alla prima persona singolare: «ho». Vale la pena notare che in italiano il pronome soggetto si omette spesso, perché la desinenza del verbo è già sufficiente a capire di chi si parla. Quindi «ho un cane molto simpatico» è la forma più naturale. Usare «io» non è sbagliato — è semplicemente ridondante. Frase corretta: «Io ho un cane molto simpatico.» — oppure, più naturalmente: «Ho un cane molto simpatico.» Frase 2 — Livello A2 (Elementare) Trova l'errore nella seguente frase: «Ieri ho andato al supermercato con mia madre.» [...] Risposta: l'Errore È l'Ausiliare "Ho" «Andare» è un verbo di movimento intransitivo e in italiano richiede l'ausiliare «essere», non «avere». Quindi non si dice «ho andato» ma «sono andato» — o «sono andata» se chi parla è una donna. Capire quali verbi vogliono «essere» e quali «avere» al passato prossimo è una delle difficoltà più grandi per chi impara l'italiano. Una buona regola generale — non infallibile, ma utile — è che i verbi di movimento e di stato in luogo tendono a volere «essere». Frase corretta: «Ieri sono andato al supermercato con mia madre.» Frase 3 — Livello B1 (Intermedio) Trova l'errore nella seguente frase: «Dove hai messo le chiavi? Le ho cercate dappertutto ma non le ho trovate nessuna.» [...] Risposta: l'Errore È "Non le ho trovate nessuna" «Nessuna» è già di per sé un pronome negativo che esprime la negazione totale — da solo basta a dire che non è stata trovata neanche una chiave. Aggiungere il pronome clitico «le» prima è ridondante e agrammaticale: i due elementi si escludono a vicenda. La forma corretta usa il pronome «ne», che sostituisce «le chiavi» con valore partitivo. Questo è un errore classico, soprattutto per chi parla spagnolo o francese, dove strutture simili esistono. Frase corretta: «Dove hai messo le chiavi? Le ho cercate dappertutto ma non ne ho trovata nessuna.» Frase 4 — Livello B2 (Intermedio Superiore) Trova l'errore nella seguente frase: «I ragazzi si sono divertiti molto alla festa, anche se all'inizio sembravano annoianti.» [...] Risposta: l'Errore È "Annoianti" — Parola che Non Esiste «Annoianti» non esiste in italiano. Molti studenti la creano per analogia con «divertenti», ma il participio/aggettivo corretto è «annoiati» — dal verbo annoiarsi. Vale la pena tenere a mente la differenza: annoiati = le persone provano noia (stato d'animo) noiosi = le persone o le cose causano noia negli altri «I ragazzi erano noiosi» significherebbe che erano loro a fare annoiare gli altri — che probabilmente non è quello che si vuole dire. Frase corretta: «I ragazzi si sono divertiti molto alla festa, anche se all'inizio sembravano annoiati.» Frase 5 — Livello C1 (Avanzato) Trova l'errore nella seguente frase: «È necessario che tutti i dipendenti abbiano firmato il documento entro domani.» [...] Risposta: l'Errore È il Congiuntivo Passato "Abbiano Firmato" Il congiuntivo passato si usa per indicare un'azione già completata nel passato rispetto alla frase principale. Ma qui si parla di qualcosa che deve ancora succedere — firmare il documento entro domani è un'azione futura. Serve quindi il congiuntivo presente: «firmino». La distinzione tra congiuntivo presente e congiuntivo passato è una di quelle cose che a livello C1 fa davvero la differenza — non solo nella grammatica, ma nel significato. «Abbiano firmato» farebbe pensare che la firma dovesse già essere avvenuta, il che cambierebbe completamente il senso della frase. Frase corretta: «È necessario che tutti i dipendenti firmino il documento entro domani.» Frase 6 — Livello C2 (Quasi Madrelingua) Trova l'errore nella seguente frase: «Qualora avete bisogno di ulteriori informazioni, non esitate a contattarci.» [...] Risposta: l'Errore È l'Indicativo "Avete" dopo "Qualora" «Avete» è l'indicativo presente, ma «qualora» è una congiunzione ipotetica che in italiano vuole sempre il congiuntivo. È una di quelle congiunzioni — come «affinché», «sebbene», «benché» — che reggono obbligatoriamente il congiuntivo, senza eccezioni. «Qualora» si usa soprattutto nel registro formale e scritto — nelle email di lavoro, nei documenti ufficiali, nei contratti. Conoscere questa struttura permette di scrivere in italiano in modo davvero elegante e professionale. Frase corretta: «Qualora abbiate bisogno di ulteriori informazioni, non esitate a contattarci.» I Risultati del Quiz Conta i tuoi punti e scopri il tuo livello. PunteggioLivelloDescrizione0–2 puntiA1/A2 — PrincipianteStai costruendo le basi. Concentrati sulla coniugazione dei verbi e sulla scelta degli ausiliari — sono i fondamenti su cui si costruisce tutto il resto.3–4 puntiB1/B2 — IntermedioBuona padronanza delle strutture di base. Alcune regole più sottili ti sfuggono ancora, ma sei sulla strada giusta.5–6 puntiC1/C2 — AvanzatoIl tuo italiano è solido. Cogli anche gli errori più sottili — quelli che fanno la differenza tra un buon italiano e un italiano davvero preciso. Tieni presente che questo è un test orientativo, utile per avere un'idea generale del tuo livello di accuratezza grammaticale. Domande Frequenti Perché "Andare" Vuole "Essere" e Non "Avere" al Passato? In italiano i verbi intransitivi di movimento e di stato in luogo tendono a formare il passato prossimo con l'ausiliare «essere». «Andare» rientra in questa categoria. Una regola pratica è ricordare che con «essere» il participio concorda con il soggetto (sono andato/andata/andati/andate), mentre con «avere» rimane invariato. Qual È la Differenza tra "Annoiato" e "Noioso"? «Annoiato» descrive chi prova noia — è uno stato d'animo del soggetto. «Noioso» descrive invece chi o cosa causa noia negli altri. Dire «i ragazzi erano annoiati» significa che si annoiavano; dire «i ragazzi erano noiosi» significa che annoiavano gli altri. La confusione tra i due è molto comune tra gli studenti stranieri. Quando Si Usa il Congiuntivo Presente e Quando il Congiuntivo Passato? Il congiuntivo presente si usa quando l'azione della frase subordinata è contemporanea o successiva rispetto alla frase principale: «È necessario che firmino» (devono ancora farlo). Il congiuntivo passato si usa quando l'azione subordinata è già avvenuta prima del momento della frase principale: «È possibile che abbiano già firmato» (l'hanno già fatto). La scelta tra i due cambia completamente il significato della frase. Quali Congiunzioni Richiedono Sempre il Congiuntivo in Italiano? Le principali congiunzioni che richiedono obbligatoriamente il congiuntivo sono: «affinché», «sebbene», «benché», «nonostante», «quantunque», «qualora», «purché», «a meno che», «prima che». Memorizzarle come gruppo è il modo più efficace per non sbagliare. Perché "Non Lo So Se" È Sbagliato in Italiano? In italiano il pronome «lo» non può anticipare una frase interrogativa indiretta introdotta da «se». Con le interrogative indirette — frasi che esprimono una domanda o un dubbio in forma indiretta — il pronome va semplicemente omesso. La forma corretta è «non so se», senza alcun pronome prima. Questo errore è molto comune tra chi parla spagnolo («no lo sé si») o francese. Pronto a sfidare il tuo italiano su un altro fronte? Leggi l'articolo dedicato al test di vocabolario avanzato. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Quiz: Trova l'Errore nella Frase Italiana", "description": "Quiz interattivo per studenti di italiano con 10 domande per individuare errori grammaticali in frasi italiane, dai livelli A1 fino al C2.", "educationalLevel": "A1-C2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Quale forma verbale è corretta? «___ un cane molto simpatico.»", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Ho" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale ausiliare richiede il verbo «andare» al passato prossimo?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "essere" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale frase è corretta?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Non ne ho trovata nessuna" } }, { "@type": "Question", "name": "Come si dice di una persona che prova noia?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "annoiata" } }, { "@type": "Question", "name": "«È necessario che tutti i dipendenti ___ il documento entro domani.»", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "firmino" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale modo verbale richiede la congiunzione «qualora»?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "congiuntivo" } }, { "@type": "Question", "name": "La parola «annoianti» esiste in italiano.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Falso" } }, { "@type": "Question",...
Inizio questo episodio confessandoti una cosa: io sono sempre stato un decisionista. Decido in fretta, a volte troppo in fretta, e qualche cicatrice che porto addosso viene esattamente da lì. Non sono, quindi, la persona più attrezzata per parlarti del dubbio. Eppure è proprio da questo punto di partenza scomodo che voglio ragionare insieme a te su qualcosa che riguarda quasi tutti, ma che pochissimi sanno nominare bene. Il dubbio fa paura. E quasi tutti, per scappare da quella paura, fanno una di tre cose: decidono troppo in fretta, non decidono affatto, cercano certezze dove non esistono. Tre strategie diverse, stesso risultato: non stare nel dubbio. Andarsene da lì il prima possibile. In questo episodio ti racconto la storia di Giulia, trentotto anni, quasi un anno di relazione con Marco e quasi un anno passato a interrogarsi su una domanda sola: lo amo davvero, o è solo la comodità di stare bene con qualcuno? Una domanda che sembra ragionevole, finché non capisci che non è una domanda. È un tribunale. Mi sono fatto aiutare da due libri che trovo preziosi: Incertezza positiva di Andrés Pascual, e L'ingannevole paura di non essere all'altezza di Roberta Milanese, psicologa e ricercatrice. Da angolazioni diverse, arrivano allo stesso posto: il dubbio non è il nemico. È l'uso che ne fai che decide tutto. La distinzione che ti porto oggi è quella tra dubbi che sono domande e dubbi che sono ansia travestita da domanda. Riconoscere la differenza cambia tutto - su come stai in una relazione, su come prendi una decisione, su come smetti di consumarti in attesa di una certezza che non arriverà mai. Buon ascolto.
Maria la madre del Verbo, riferimento della fede.Meditazione per i Foulard Bianchi della Lombardia, con Don Stefano Buttinoni, a.k.a. Aquila Riflessiva, AE della Zona Scout Agesci BriMiNo (Brianza Milano Nord)."Di fronte alle sfide della realtà e ai dibattiti ecclesiali o associativi (come le recenti riflessioni sul documento AGESCI), la tentazione più forte è sempre il riduzionismo. Tendiamo a rifugiarci negli stereotipi, a dividere il mondo in "giusto o sbagliato", "bianco o nero", per l'illusione di poterlo controllare. Ma Gesù non ha mai semplificato la realtà: l'ha abitata.In questo spazio di domande e risonanze, proviamo a compiere una vera e propria rivoluzione copernicana dello spirito:Maturità vs Stereotipo: L'idoneità educativa e la sequela non si misurano su presunte perfezioni formali, ma sulla reale maturità e sull'autenticità della persona.Il Riduzionismo come ostacolo: Liquidare la complessità sui social con dinamiche polarizzanti significa scivolare nella logica della contrapposizione che impoverisce l'umano.Maria, Madre del Verbo: Guardiamo a Maria non come a una figura idealizzata e distante, ma come alla donna che è diventata progressivamente se stessa attraverso le prove della storia, scoprendo che la Grazia non aggiunge un "surplus" artificiale, ma libera l'umanità profonda che è già custodita in ciascuno di noi.La fragilità che salva: Non siamo chiamati a essere supereroi. Persino Cristo nel Getsemani ha sudato sangue e ha avuto paura. Riconoscere la propria debolezza è il primo passo per lasciare agire la Verità.La liturgia quotidiana: Il vero tabernacolo e la vera lavanda dei piedi non si esauriscono nel rito solenne e annuale, ma si celebrano ogni giorno nel silenzio delle nostre case, nel prenderci cura delle persone care e nell'imparare a sostare, nudi e senza risposte pronte, davanti al mistero del dolore altrui."
Scopri te stesso, e scoprirai un mondo nuovo da vivere, in un modo nuovo: il tuo. Che vuol dire rispettarti, amarti, sceglierti. Vuol dire che puoi cambiare quello che vorresti diverso, sempre nel pieno rispetto di te. Riconoscere il valore dell'unicità, tua, e di ogni altro. Evoluzione concreta, che significa, da mettere in pratica e sperimentare nella vita di ogni giorno, esserlo, realizzarlo. Per autoliberarti, nella massima espressione di te. Autoliberarti da ciò che non ti appartiene, al netto della vita, facendo tesoro invece di quello che, vita vivendo, ti ha arricchito e senti che ti appartiene. In una “massima” espressione di te da intendersi in senso qualitativo, e, in questo senso, non vi è un limite. È un'aspirazione, una tendenza, living in human evolution, la tua, la migliore, è su misura. Per questo, l'evoluzione personale vera, ha come fondamento la scelta di preservare e coltivare l'integrità della tua essenza, essere, te stesso, pienamente, un'esistenza intenzionale, nei valori e nelle scelte, per una vita bella, bella per te e per coloro che vorranno farne parte. Se ti piace questa visione, dare alla luce te stesso, scegliere chi essere, autodeterminarti, questo podcast ti illumina la strada. E se vuoi metterla in pratica, non devi fare altro che contattarmi. “Tu sei un'anima bella, la tua luce, la tua stella. Tutti, lo sono. Pochi, lo sanno. Lo percepisci, ma esserlo implica darti fiducia, dare, fiducia. Anima bella è anche una possibilità dell'essere, il manifestare tutto il tuo valore, percepirlo, usarlo per proteggerti quando hai bisogno di ritemprarti, e ripartire sempre nuovo. E così, proteggere la tua vita e chi ami” (A. Pacini)- Leggi/ascolta: https://annarosapacini.com/massima-espressione-di-te/ - Qui puoi iscriverti a “Comunicare per essere®”: https://annarosapacini.com/podcast/ una via di evoluzione personale profonda, per una vita che ti corrisponda - Counselcoaching, comunicazione valoriale, relazioni, professione, benessere. Scrittura evolutiva®, Grafologia evolutiva®, Pedagogia evolutiva®, metodi esclusivi, soluzioni e percorsi sempre su misura. Per informazioni https://annarosapacini.com/contatti/ - YouTube https://www.youtube.com/@AnnarosaPacini - Rinforza la tua motivazione e la tua visione interiore: seguimi sul tuo social preferito, cerca @AnnarosaPacini
Gideon Sa'ar, ministro degli Esteri israeliano, ha annunciato giovedì che porterà domenica in consiglio dei ministri, e poi alla Knesset, una risoluzione per il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno. Riconoscerlo, ha scritto, è "un dovere morale e storico", e va condannato "ogni tentativo di negazione, minimizzazione o distorsione della verità storica". Un milione e mezzo di armeni sterminati dall'Impero ottomano fra il 1915 e il 1917. Trentadue Stati ONU lo riconoscono già, più la Santa Sede e il Parlamento europeo. Il comunicato del ministero spiega il resto. "Nonostante l'ampia e inequivocabile documentazione storica", si legge, il genocidio armeno resta "oggetto di una campagna organizzata di negazione e minimizzazione, che include la riscrittura manipolativa dei libri di storia". Israele ci arriva dopo decenni di rifiuto, e adesso per una ragione che il ministero non scrive: i rapporti con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che accusa Israele di genocidio a Gaza. Riconoscere una strage di un secolo fa è la risposta a chi ne nomina una presente. Ogni clausola di quel testo è lo strumento con cui Israele oggi è sotto accusa. L'ampia e inequivocabile documentazione: la Corte internazionale di giustizia, nel gennaio 2024, ha giudicato plausibile il rischio di genocidio a Gaza. Il dovere di nominare: la Commissione d'inchiesta indipendente dell'ONU, il 23 giugno, ha documentato l'uccisione deliberata di bambini palestinesi come prova di intento genocidario. La condanna della negazione: più di settantunomila morti, una cifra che un funzionario militare israeliano ha accettato per la prima volta a gennaio 2026. Sa'ar chiede al mondo di non minimizzare e di non distorcere. Lo chiede per i morti del 1915. Per quelli del 2026 lo stesso ministero parla di operazioni precise e di terroristi eliminati. Il testo della proposta resta agli atti della Knesset: "condannare ogni tentativo di negazione". L'ha firmato chi nega. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.
Complottismi, disinformazione e fake news sono ormai entrati nel dibattito di tutti i giorni: perché hanno tanto fascino? Chi le usa a suo vantaggio e come ci possiamo difendere? Lo chiediamo al giornalista Pietro Salvatori.I consigli di oggi:Nicola: Spoilerate le partite di basketVittorio: The Pint NewsletterAlain: Sfrattati
Quando sposarsi? Beh, bisogna che sia tutto apposto, è lui/lei la persona giusta? E il lavoro? La casa? Il tempo passa e si aspetta di essere pronti, ma quel momento non arriva mai… forse la domanda giusta da farsi è un’altra. La trappola dell’attesa La vita è complessa, le relazioni hanno mille sfaccettature. Quell’essere finalmente pronti — purtroppo — non esiste. Il rapporto si affina in un processo iterativo: più ci si mette mano, più si vede che c’è altro da fare. Aspettare che tutto sia sistemato prima di sposarsi non funziona, è necessario fissare quei due o tre elementi fondamentali e vedere se funzionano. Riconoscere un compagno che guarda nella stessa direzione Guardare nella stessa direzione, essere compagni di cordata. Non compatibilità di carattere o interessi comuni, quelli cambiano, ma una direzione, delle domande esistenziali profonde condivise. Siamo molto cambiati negli anni, ma quel desiderio di puntare alla meta non è cambiato. È questo che ci rende solidi. Essere compatibili? Non la comunicazione, non le affinità di carattere, quello che tiene un matrimonio sui binari è un’altra cosa. La domanda non è quanto andiamo d’accordo, ma quanto sei convinto che questa persona conduca sia disposta a giocarsi tutto per questa relazione? Ci saranno scogli, difficoltà, gioie, la persona giusta è quella che ha deciso in cuor suo di voler dedicare la propra vita a vivere fino in fondo questo progetto con te. Buon ascolto!
Walter Procaccio"Improvviso"La regalità di un momento qualsiasiCronopio Editorehttp://www.shopcronopio.it/prodotto-143156/Walter-Procaccio-Improvviso-La-regalit%C3%A0-di-un-momento-qualsiasi.aspxQuesto libro parla dello schiocco dell'adesso, sia esso leggendario, traumatico o qualsiasi, nella vita ordinaria, in neurologia o in una stanza d'analisi. Questo libro è una propedeutica all'inatteso. è l'occasione per parlare del momento presente. Non è necessario morire per vivere l'assoluto. Scrive Jean-Luc Nancy: “Essere nell'assoluto è essere, puramente e semplicemente, esserci, hic et nunc”.Insomma, l'assoluto ci scorre accanto anche in cucina, a spasso per la città e tuttavia l'umano si lascia convocare nel suo qui e nel suo ora solo da fatti solenni e improvvisi che diventano storici per piacere o per dolore. In questo caso, in deficit di fantasia, li chiama traumi. Il resto del tempo si rivela spesso attesa disattenta, disbrigo di una vita minore. Nella vita ci sono cose che piacciono e cose che occorre farsi piacere. Riconoscere queste ultime è sempre una prodezza rischiosa. La posta in gioco, a ben vedere, è pura immortalità.Walter Procaccio, psichiatra e psicoterapeuta, ha insegnato presso la facoltà di psicologia Gabriele D'Annunzio di Chieti. Attualmente è docente presso ILP, scuola di specializzazione in psicoterapia di Litorale. è consulente psichiatra presso Associazione Arca comunità Il Chicco. Per Cronopio ha curato Oblio (2016) e scritto Il neurone bugiardo (2019).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Diventa SUPPORTER di Elettricista felice e abbonati al canale
Diventa SUPPORTER di Elettricista felice e abbonati al canale
Con lo sviluppo esponenziale dell'Intelligenza Artificiale Generativa, è diventato sempre più difficile distinguere i contenuti creati dalle macchine da quelli prodotti dagli esseri umani. Se 5 o 6 anni fa eravamo già preoccupati dal dilagare di fake news e video deepfake, oggi la situazione è ancora più grave. I social sono invasi da “AI slop”, mentre il web si riempie di applicazioni sviluppate interamente con l'IA, spesso prive di supervisione adeguata. È quindi diventato fondamentale sviluppare sistemi e tecnologie in grado di permettere a utenti e applicazioni di riconoscere se un contenuto – sia esso un video, un testo, un'immagine o una musica – è stato generato totalmente o parzialmente da una macchina. Ma è ancora possibile farlo? E quanto sono affidabili i sistemi che stanno nascendo per questo scopo? In questa puntata proviamo a rispondere a queste domande.Nella sezione delle notizie parliamo di una nuova tecnica CRISPR contro i tumori, della class action contro Apple per le promesse non mantenute su Siri e Apple Intelligence e infine dell'avvio della produzione del camion elettrico di Tesla.--Indice--00:00 - Introduzione01:12 - Una nuova tecnica CRISPR contro i tumori (ANSA.it, Luca Martinelli)02:58 - Siri nel mirino di una class action (Wired.com, Davide Fasoli)04:10 - Tesla avvia la produzione del tir Semi (DMove.it, Matteo Gallo)05:37 - Riconoscere contenuti generati dall'IA. È ancora possibile? (Luca Martinelli)18:35 - Conclusione--Testo--Leggi la trascrizione: https://www.dentrolatecnologia.it/S8E19#testo--Contatti--• www.dentrolatecnologia.it• Instagram (@dentrolatecnologia)• Telegram (@dentrolatecnologia)• YouTube (@dentrolatecnologia)• redazione@dentrolatecnologia.it--Brani--• Ecstasy by Rabbit Theft• Falling For You by SouMix & Bromar
Il respiro è un gesto naturale che spesso diamo per scontato, finché qualcosa non cambia. L’asma riguarda milioni di persone e in molti casi non è ancora diagnosticata o gestita correttamente. Oggi però la ricerca ha aperto la strada a cure sempre più personalizzate ed efficaci. A Obiettivo Salute Risveglio parliamo di sintomi da non sottovalutare, diagnosi e nuove terapie con la prof.ssa Francesca Puggioni, specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio presso l’IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano.
Intrattenimento e informazione, musica, cultura, i fatti del giorno e la rassegna stampa con i vostri messaggi in diretta: tutto questo è Radio Vaticana con Voi! Anche oggi insieme per iniziare la giornata con numerosi ospiti! Come ogni giorno, protagonisti gli ascoltatori! Intervieni in diretta tramite WhatsApp al numero 3351243722 Con il caporedattore Luca Collodi ed il collega Marco Guerra abbiamo raccontato le ultime notizie sulla guerra in Medio Oriente, volgendo poi lo sguardo al Mozambico. Episodio numero 46 del podcast Leone Dixit, a cura del direttore editoriale Andrea Tornielli. In diretta da Tunisi Deborah Piccinno, responsabile del progetto Puvi in Tunisia, ideato da Aifo per le persone con disabilità. Come ogni martedì la rubrica su i santi e le sante della settimana, a cura di don Andrea Vena. Nuovo appuntamento con il direttore de L'Osservatore Romano, Andrea Monda, per l'Alfabeto di Radio Vaticana con Voi: oggi la R di Riconoscere! La collega Giulia Galeotti ha presentato l'inserto Quattro Pagine de L'Osservatore Romano. Infine lo speciale dedicato al cinquantesimo anniversario del terremoto in Friuli. In diretta telefonica monsignor Giuseppe Vellegrini, vescovo di Concordia-Pordenone, e due giovani che hanno partecipato agli eventi di questi giorni: Matteo Mariotti e Gioele Visintini. Condotto e a cura di: Andrea De Angelis e Silvia Giovanrosa Tecnici del suono: Gabriele Di Domenico e Damiano Caprio
Una conferenza organizzata dall'Australian Calabrese Cultural Association indaga lo stigma che circonda la comunità calabrese in Australia e l'effettiva presenza della criminalità organizzata.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8499OMELIA III DOM. DI PASQUA - ANNO A (Lc 24,13-35)di Giacomo Biffi Siamo alla sera del giorno in cui il Signore è risorto, press'a poco alla stessa ora che oggi ci vede qui radunati. Sulla strada che da Gerusalemme conduce a Emmaus avviene un incontro, semplice in apparenza e straordinario nella sua verità; un incontro che san Luca descrive in una pagina davvero ammirevole per la sapienza della costruzione letteraria, per il tono di calda umanità che la pervade, per la vivezza della fede che tutta la ispira: una fede che trova all'inizio difficoltà a irradiarsi ma che conquista a poco a poco i cuori.È una pagina ricca di luce, che domanderebbe una meditazione tranquilla e prolungata, mentre nel breve spazio di un'omelia ci è consentita soltanto qualche veloce annotazione.In cammino (Lc 24,13). I personaggi dell'episodio sono tutti viandanti.I due, che l'evangelista definisce «discepoli», avanzano sì materialmente sul loro percorso, ma l'amarezza che hanno in cuore impedisce ogni reale progresso dell'anima: discorrono e discutono, ma da soli non arrivano a nessuna conclusione rasserenante. Esteriormente hanno una mèta precisa, che è il villaggio dove sono diretti (Lc 24,28), ma di dentro sono del tutto disorientati e persi.Possiamo vedervi l'immagine eloquente dell'uomo che è pellegrino sulla terra, che trascorre fatalmente da un'età all'altra della vita senza potersi arrestare e senza diventare più saggio, all'oscuro di dove potranno portarlo mai i suoi passi stentati.Quella di indagare, di farsi infinite domande che rimangono senza risposta, di muoversi da un dubbio all'altro e da un'ipotesi all'altra, di lasciarsi incantare or dall' una or dall' altra delle varie dottrine che via via si affacciano e tramontano sulla ribalta della moda culturale, è un po' la sorte quasi inevitabile dei figli di Adamo e il peso quasi connaturale della loro esistenza: È questa - dice il Libro sacro - un'occupazione penosa che Dio ha imposto agli uomini, perché in essa fatichino (Qo 1,13).Questo uomo inquieto, sempre scontento di sé e delle vicende in cui si trova coinvolto, sempre frastornato da mille problemi irresolubili, ha bisogno - un bisogno estremo e assoluto, anche se spesso inconsapevole o addirittura negato - di qualcuno che gli dia delle certezze cui aggrappare il suo destino, delle risposte che nessuna critica possa scalzare, delle verità che costituiscano l'approdo del suo travaglio.Ebbene, questo qualcuno c'è, ed è il Signore risorto. Questo è il messaggio sostanziale della festa di Pasqua.Il brano evangelico ci notifica anche il fatto consolante e commovente che il Vincitore della morte è un Signore accondiscendente, capace di farsi pellegrino con noi e di accompagnarsi a noi sui sentieri polverosi della vita: Gesù in persona si accostò e camminava con loro (Lc 24,15). È un Signore che, per non abbagliarci, vela la sua gloria pasquale e si presenta con un'apparenza senza splendore. È un Signore che per toccarci il cuore sceglie il metodo paziente e lungo di dialogare con noi e di rischiararci a poco a poco con la sua luce.Speravamo (Lc 24,31). Speravano: dunque ormai questi uomini non sperano più. Sono delusi e non si attendono più niente dall'avventura di Gesù di Nazaret, che pure un tempo li aveva affascinati.Sembrano convinti - come molti nostri contemporanei - che ormai è cominciata l'epoca, per così dire, post-cristiana. Non si rendono conto che il Figlio di Dio crocifisso e risorto riempie di sé l'intera storia del mondo, è l'ultima e definitiva parola del Padre, è l'avvenimento finale nel quale tutte le vicissitudini delle creature si inverano e si concludono: Gesù Cristo e lo stesso ieri, oggi e sempre! (Eb 13,8).Come càpita a qualche acculturato dei nostri giorni, i due viaggiatori credevano di essere «post-cristiani» ed erano invece appena «pre-cristiani»: l'assimilazione all'evento pasquale, nel quale tutta la verità del Vangelo si compendia, era ancora davanti a loro; e ancora essi dovevano percepirlo per lasciarsene trasformare.I loro occhi erano incapaci di riconoscerlo (Lc 24,16). Gesù era già accanto a loro, eppure essi non arrivavano ad avvedersene. Perché?Erano rimasti turbati e scandalizzati dalla scena spaventosa del Golgota, che probabilmente essi avevano seguito da lontano. La ragione oggettiva, per cui è difficile anche a noi accogliere il disegno di salvezza, è che esso è sì tutto teso a realizzare la felicità e la sublimazione dell'uomo, ma prevede come percorso obbligato il cammino della croce; e questo è insopportabile se non ci si arrende senza riserve alla volontà del Padre nostro che è nei cieli.È duro e ostico anche a noi ciò che era duro e ostico ai discepoli di Emmaus, e cioè l'accettare, con tutte le sue conseguenze per la nostra esistenza, che bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria (Lc 24,26). Lo riconobbero (Lc 24,31). Quando i loro occhi sì aprono ed essi riconoscono il Signore risorto, nostra vita (cf. Col 3,4), giudice dei vivi e dei morti (At 10,43), cioè pietra di paragone e misura di ogni atto e di ogni creatura? Quando, invece di discorrere e di discutere (cf. Lc 24,15), si pongono docilmente alla scuola delle divine Scritture con la convinzione che tutte parlano di Cristo e della sua Pasqua.Accostarsi alla parola di Dio è indispensabile, ma ancora non basta: il momento proprio del riconoscimento, ci ha detto il Vangelo, è nello spezzare il pane (Lc 24,35). La lettura, lo studio, la meditazione della Bibbia costituiscono il mezzo privilegiato per farci diventare intelligenti ascoltatori del Signore risorto. Ma perché si possa veramente ed esistenzialmente incontrare il Salvatore è decisiva l'esperienza ecclesiale e l'umile partecipazione all'affetto e alla fattiva donazione a Cristo della sua Sposa.E poiché il mistero della Chiesa si risolve nel mistero dell'Eucaristia (che è, per così dire, la Chiesa in boccio) e il mistero dell'Eucaristia è già in sintesi tutto il mistero della Chiesa (che è l'Eucaristia sbocciata), si capisce perché la bella pagina evangelica, che ci è stata proposta, ci insegna che il Signore, protagonista dell'evento pasquale, deve essere conosciuto e riconosciuto primariamente ed essenzialmente «nella frazione del pane».
Alessandro Impagnatiello deve tornare a processo. I giudici della prima sezione penale di Cassazione hanno disposto l'appello bis per l'ex barman, reo confesso del femminicidio dell'allora compagna, Giulia Tramontano, uccisa con 37 coltellate il 27 maggio del 2023 quando era al settimo mese di gravidanza.
Riflessioni di Ajahn Jayasaro. Naturalmente, nel mondo nel suo complesso, l'esistenza degli altri esseri umani non dipende dai nostri sentimenti nei loro confronti. Ma nel nostro mondo personale, le persone diventano esseri umani per noi solo quando permettiamo loro di esserlo. Rifiutare di riconoscere l'umanità degli altri è uno dei modi più comuni utilizzati per consentirci di trattarli in maniera cattiva. Un fattore importante nel genocidio del Rwanda del 1994 furono i ripetuti riferimenti dei leader Hutu nei confronti dei Tutsi come scarafaggi. Il primo e più importante dono che possiamo offrire a chi ci circonda è il riconoscimento della nostra umanità condivisa. Non dovremmo mai arrivare a considerare altri esseri umani come insetti o parassiti e di fatto, come buddhisti, anche se lo facessimo ciò non giustificherebbe alcuna violenza contro di loro. Tuttavia, potremmo coltivare indifferenza verso gli altri chiudendo gli occhi di fronte alla loro umanità. Potremmo farlo per ottenere qualcosa o per proteggere la nostra salute mentale, oppure farlo inconsciamente, perché assorti in noi stessi. Ma saggezza e compassione sono sempre congiunte. Per la nostra felicità e benessere duraturi, aprirci al terreno comune che condividiamo con gli altri, specialmente con i nostri simili, è il modo migliore e più intelligente di vivere le nostre vite. Ajahn Jayasāro, 22 novembre 2025
Conoscere se stessi non è un semplice esercizio intellettuale, ma l'atto di giungere alla radice del proprio essere. Secondo le guide del Cerchio Firenze 77, la nostra presenza nel mondo non è casuale, ma rappresenta l'espressione di un preciso grado di consapevolezza. Noi siamo, nella nostra essenza, della stessa sostanza della Coscienza Assoluta. Quest'ultima si manifesta nella nostra realtà attraverso la "coscienza relativa". Tuttavia, raramente percepiamo questa natura divina a causa di una serie di filtri che offuscano la nostra visione:Abitudini consolidate.Convinzioni limitanti.Opinioni e pregiudizi sul mondo.Questi filtri condizionano il nostro modo di relazionarci con l'esterno, facendoci perdere il contatto con la scintilla divina che risiede in ognuno di noi. Perché viviamo questa separazione? Esiste un fine evolutivo: dobbiamo essere pienamente immersi nella condizione umana per compiere un'esperienza specifica. Ogni vita è un tassello di un più ampio percorso di crescita. La nostra attuale inconsapevolezza è, in un certo senso, funzionale al viaggio che stiamo compiendo. Spinti dai "falsi bisogni" dell'ego — come la ricerca di riconoscimento o l'affermazione personale — costruiamo relazioni basate su dinamiche di cui spesso non siamo consci. Alla base di tutto ciò vi è il sentimento di separatività: l'illusione di essere distinti e isolati dagli altri e dal Tutto. L'obiettivo finale della nostra evoluzione è il superamento di questa barriera. Il percorso di auto-conoscenza serve a:Riconoscere i meccanismi dell'io che ci tengono isolati.Passare dall'interesse esclusivo per se stessi alla protesi verso l'altro.Approdare alla dimensione della fusione e dell'amore universale.In sintesi: Conoscere se stessi significa lavorare attivamente per abbattere i filtri della mente e riscoprire l'unità sottostante, trasformando la separazione in un atto di amore consapevole.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.
Ti capita di vivere spesso “nella testa” e sentire poco il tuo corpo?La disconnessione corporea è molto più comune di quanto pensiamo e può influenzare il modo in cui viviamo le emozioni, le relazioni e anche la sessualità. In questo episodio parliamo di: cosa significa essere disconnesse dal corpo i segnali che possono emergere nella vita quotidiana come la disconnessione si manifesta nella sessualità cosa c’entra il sistema nervoso con la nostra capacità di sentire Un episodio per riconoscere quando perdiamo il contatto con il corpo e iniziare, con più consapevolezza, a tornare a sentirlo. Unisciti a spazio yoga al femminile, il mio santuario digitale online, per donne in cammino. Se senti di voler coltivare degli strumenti pratici per riconnetterti al tuo corpo (clicca qui). Iscriviti alla newsletter per scoprire le prossime tappe in giro per l'Italia. Cliccando qui. Mi trovi su instagram per restare in contatto e scoprire tutte le anteprime dei miei percorsi e spazi, come @beatric e__mazza Un abbraccio pieno di luce Bea See omnystudio.com/listener for privacy information.
Cercare di mettere ordine nella jungla dell'informazione che si trova sopratutto online, in un panorama complesso e in costante evoluzione come quello del running nel 2026, tra attivazioni, influencer, brand e autoproclamati media, non è semplice, ed è comprensibile come in tutto ciò la sfera dell'alto livello si senta in qualche modo messa in secondo piano. Riconoscere le competenze degli allenatori, il valore della scienza e dell'allenamento, fare pulizia di messaggi che tendono più a vendere un prodotto che a fare informazione, è quantomai utile e necessario per un approccio più vero e più sano allo sport.Partiamo da una premessa: che esiste un valore intrinseco nella performance e che in quanto atleti, la performance è il nostro obiettivo primario, insieme alla nostra salute fisica e mentale.Co-host: Henri AymonodOspiti: Kilian Jornet, Xavier Chevrier, Tito Tiberti, Paolo Germanetto
Questo episodio è dedicato a come riconoscere la modalità minore.Ascoltiamo subito Bella ciao. E' l'esempio migliore in assoluto della modalità minore perché è una canzone famosissima, conosciuta internazionalmente, ed essendo anche cantata è più facile da ricordare. La conosce anche chi non la ascolta attivamente, cioè anche chi non sceglie di ascoltarla, chi non ha studi musicali, ed è un tema transgenerazionale, che conoscono tutti a prescindere dall'età che hanno. E' un canto chiaramente in minore: non espande, non addolcisce, guarda in faccia alla realtà nella sua crudità e proprio per questo non consola, non è depressivo né lamentoso. E' seria. E' una dichiarazione di ciò che la realtà è. Giusto una curiosità di tipo culturale: Bella ciao deriva da un canto popolare di lavoro delle mondine nelle risaie italiane, con testi sulla fatica e lo sfruttamento, e solo dopo la Seconda Guerra mondiale è diventato l'inno simbolico della Resistenza partigiana contro fascismo e nazismo. Ti faccio sentire un brano di questo canto nella versione di una cantante, Milva, appassionata cultrice di canti popolari! Milva ha amato, interpretato e valorizzato canti popolari e “impegnati”, portandoli anche nei palcoscenici principali e incidendoli nei suoi album. Quella che nasce dalla fatica e dalla durezza del lavoro delle mondine, e che negli anni è stata poi trasformata in un canto di lotta politica e simbolo di libertà. Oggi, è diventata un inno cantato in tutto il mondo, oltre che per questioni politiche e sociali anche grazie alla serie “La casa de Papel”. In questo episodio del podcast ti faccio ascoltare brani che sono già nella tua memoria sonora e ti aiuto a creare una categoria identificativa della modalità minore. Sono tutti brani tratti di una selezione sonora intuitiva, immediatamente riconoscibile e internazionale, tutta roba che “suona minore” anche a chi non sa cosa sia una scala.Non sono musicista, non ho intenzione di usare tecnicismi che non padroneggio neppure io. Il mio mantra resta lo stesso: zero tecnicismi, sentire prima di sapere e sfruttare competenze e conoscenze che hai già, in modo da organizzarle.Ascoltiamo Greensleeves. E' una delle melodie più antiche e riconoscibili della tradizione europea. Famosa anche per essere stata affiancata alle melodie natalizie.Intima, narrativa, essenziale. Il minore qui non è drammatico, non è teatrale: è raccolto, ti accompagna dentro una storia, non ti spinge chissà dove nella fantasia. Altro esempio famosissimo, di cui forse non conosci il titolo ma di certo conosci il tema musicale: Sonata al chiaro di luna – primo movimento, di Ludwig van Beethoven. E' probabilmente uno dei brani in minore più conosciuti al mondo. Lento, ipnotico, sospeso. Il minore qui non chiede azione, non chiede energia: chiede ascolto interno, presenza, silenzio. Continuiamo con un esempio pop internazionale: Eleanor Rigby dei Beatles. Il minore, in questo brano racconta un clima sobrio, reale, quotidiano. Enuncia semplicemente le cose come un dato di fatto: è spoglio, umano, diretto, non cerca commozione facile, niente di melodrammatico. Proseguiamo con una sigla che conosciamo da sempre: Heidi Una sigla per bambini, eppure chiaramente in minore. Esprime una atmosfera nostalgica, tenera, intima. Il minore qui racconta di una realtà, non spaventa, non opprime, è quindi accessibile anche all'infanzia. Parla di casa, memoria, legame. Non c'è tristezza o clima “pesante” ma solo calma e fotografia di una realtà. Ascoltiamo una ninnananna che definirei universale, forse la più cantata. Forse ce l'hai in mente così: suonata con il carillon. E' la ninnananna di Brahms. Originariamente cantata (ti faccio sentire un brano), viene tradott ain altre lingue e cantata ovunque, riconosciuta da chiunque. Il minore qui è avvolgente, rassicurante, non stimola ma calma. Il minore non è tristezza obbligatoria. Così come il maggiore non è “allegria obbligatoria”! È interiorità, è densità emotiva, è uno spazio più raccolto. Se il maggiore è piena luce in un giorno di sole con il cielo azzurro, il minore è come stare in una stanza con una luce più morbida. Non stai peggio. Respiri diversamente. Se facciamo un'analisi percettiva, possiamo dire che il minore ha alcune caratteristiche molto chiare: lo spazio sonoro si contrae e diventa intimo, privato, quindi l'attenzione si sposta verso l'interno, non genera una spinta immediata all'azione, e porta invece alla presenza. Gli esempi che ho usato appartengono a un repertorio occidentale, non sono universali in senso assoluto. Ma la sensazione che producono, di raccoglimento, presenza, descrizione di una immagine reale, è riconosciuta da moltissimi esseri umani, anche in culture musicali molto diverse. Cambiano i sistemi musicali. Cambiano i nomi. Ma corpo ed emozioni no. Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, a Il Mosaico Danza, e un lavoro sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Vediamo come si utilizza il minore nel flamenco. Dato che il flamenco non nasce per rassicurare, ma per raccontare l'esperienza umana per come è, il minore si adatta perfettamente, descrivendo la presenza nell'esperienza. Pochissimi palos vivono stabilmente nel minore molti lo attraversano, lo evocano. I palos che si svolgono su modalità minore: Farruca, Tango de Malaga, lo stile di Fandango de Huelva di Cabezas Rubias, tango de Triana o del Titi, Milonga, Vidalita. La petenera gioca sulla modalità minore, ma non è solo in modalità minore: utilizza un linguaggio tonale instabile in area minore. Vai ad ascoltare i podcast sulla Petenera, se hai la curiosità. Ci sarà un podcast dedicato a chiarire il concetto di tonale e di modale, queste parolacce che fanno impazzire noi che abbiamo la formazione di teoria musicale che si limita alla teoria musicale delle medie con il flauto dolce. Ossia: zero.Molti palos utilizzano in parte il linguaggio minore: Mariana, Granaina, Media granaina, Mirabrás (attraversa maggiore, minore e modalità flamenca), Alegrías de Córdoba, alcuni Fandangos personales, Fandango de Huelva (molte strofe in area minore, con remate in modalità flamenca). Come sempre, ti invito a sfruttare competenze e conoscenze che hai già, e semplicemente ti aiuto a riunirle sotto un nome, a dar loro una casa
TL;DR: Episodio con Padre Carlo sulla sessualità maschile, continenza e castità. La masturbazione e pornografia sono spesso “gridi di sofferenza” che nascono da ferite profonde. La soluzione non è il controllo esterno ma un cammino di guarigione accompagnato. La castità non è castrazione, ma libertà e strumento di verità. In Sintesi In questo episodio ho avuto l’opportunità di parlare con Padre Carlo di un tema che fa male a tanti uomini: la sessualità, la pornografia, la masturbazione, la continenza. Un nervo scoperto per molti, sposati o single che siano. LA FERITA DIETRO IL SINTOMO Padre Carlo è stato chiarissimo: dietro una sessualità disordinata c’è sempre una ferita. Non è questione di forza di volontà o di “non trovarti a casa da solo”. Il punto non è evitare i trigger superficiali, ma risalire la cascata: perché quella solitudine? Perché quella rabbia? La masturbazione adulta è quasi sempre un grido di sofferenza. IL CAMMINO Non esiste la soluzione rapida. Serve tempo, accompagnamento (psicologico E spirituale), e il coraggio di non fermarsi alla caduta ma di capire cosa c’è dietro. Riconoscere la propria fragilità non è debolezza, è il primo passo. E serve comunità: gruppi di accountability dove aprirsi senza giudizio, come facciamo nei gruppi Realmen. LA CASTITÀ COME LIBERTÀ Padre Carlo ha ribaltato la prospettiva: la castità non è castrazione, ma libertà di amare in modo più alto. È uno strumento di verità che ti obbliga a fare i conti con le vere motivazioni della tua vita. Se uno vive pienezza nella propria vocazione, generalmente non casca in certe dinamiche. ALLE DONNE Alle donne che soffrono dopo aver scoperto che il marito o il fidanzato soffrono di questo problema: il problema non sei tu: non è che “non gli basti”. Non è tradimento nel senso che pensate. È una battaglia che lui sta combattendo con se stesso, una ferita antica che va capita, non giudicata. Il messaggio finale: non abbiate paura di fare verità su voi stessi. Darsi del tempo è la prima forma per amarsi veramente.
Come riconocsere la modalità maggiore? Attraverso l'ascolto di brani che sono certamente nel tuo universo sonoro da sempre. Partiamo da Fra Martino Campanaro, un pezzo che suona infanzia pura, e da La donna è mobile, dal III atto del Rigoletto di Verdi, un manifesto all'escalamazione. Ti faccio sentire tutti i brani che suonano maggiore anche a chi non ha una formazione musicale (tranne quella del flauto dolce della scuola media) e sono già nella tua memoria acustica soono utili per costruire una competenza, sistematizzando ciò che già sai. Io stessa non sono musicista e il mio obiettivo non è quello di darti definizioni tecniche e tecnicismi: non è la mia materia, e forse on userei neppure i termini corretti. Voglio di fornirti gli strumenti per capire, per sentire. E far riferimento a ciò che già conosci è un ottimo sistema per convertire in conoscenza una esperienza.Continuiamo con un esempio pop internazionale: Don't worry be happy di Bobby McFerrin. Un tormentone! La modalità maggiore è un sorriso sonoro, e non si identifica con un genere musicale specifico. Un sorriso sonoro, cheben si sposa con questo "Non ti preoccupare e sii felice"!Ecco altri brani del repertorio della musica classica che non puoi non conoscere: L'inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, che è diventato l'inno europeo. Gioia dichiarata, costruita tutta in maggiore. Serenata Notturna di Wolfgang Amadeus Mozart, un brano di cui forse non conosciamo tutti quanti il titolo ma che è fa parte della nostra educaizone sonora. Trasparente, luminoso, immediatamente leggibile: immagina i colori che puoi vedere in una bella giornata di sole, senza nuvole, con un bel cielo terso. Il maggiore come chiarezza mentale. Questi due brani ci chiariscono che il maggiore non è “felicità sciocca o infantile”, come poteva essere Fra Martino Campanaro, ma apertura, sollievo. Altro grande “classico” che è impossibile non conoscere: Let it be dei Beatles La velocità più lenta e calma, ci mostra che il Maggiore può essere anche calmo, fiducioso e consolatorio, non è necessariamente euforia con quattro punti sclamativi. E la colonna sonora del mitico film “Mago di Oz” Over the Rainbow. Chi non lo conosce? Magari non hai visto il film, ma questo brano lo hai ascoltato di certo.Interessante perché parte con una piccola tensione emozionale, ma la percezione del maggiore resta luminosa, desiderante. Il maggiore non è di per se stesso “allegria obbligatoria”: non è una emozione stereotipata ma è espansione, orizzonte, tono aperto, giornata di sole e cielo azzurro. Se facciamo una analisi razionale, percettiva, possiamo trovare alcune caratteristiche musicali che possono motivare l'emozionalità che il maggiore comunica,di apertura: - Le distanze tra i suoni creano sensazione di ampiezza, non ci sono note troppo vicine fra loro che causino incertezza.- Non genera tensioni emotive: è come stare in una stanza luminosa con le finestre aperte, o in una giornata con clima sereno. Non sei per forza felice. Però respiri meglio, ti senti meglio. Il maggiore permette apertura, distensione. Gli esempi che ho usato non sono appartengono ad un repertorio universale assoluto, ma sono una porta di accesso alla comprensione del maggiore per chi come noi è cresciuto dentro un universo sonoro occidentale o occidentalizzato.In altre culture magari non li conoscono quanto li conosciamo noi, che li abbiamo sentiti moltissime volte. Ma la sensazione che producono, quella apertura, quella stabilità, quella mancanza di attrito, mancanza di incertezze, è qualcosa che molti esseri umani anche di culture molto differenti dal punto di vista musicale riconoscono, anche se la chiamano in modo diverso. Ma non ci interessano i nomi!Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza dal 1990 e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso danze e musiche arabe, che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Sono appassionatissima di neuroscienze, psicologia, storia della Musica, espressività... e sono secchiona abbastanza da capire che dietro ad ogni cosa c'è un modo meraviglioso che possiamo esplorare e che possiamo sfruttare (o meglio... disfrutar, godere) al meglio.Perché nel flamenco il maggiore è raro? Nella sua natura, il flamenco non serve a rassicurare ma a raccontare le emozioni per come sono. C'è sempre una specie di tensione non risolta, una sorta di sopracciglio alzato, di dubbio esistenziale, come succede nella vita! Infatti ciò che domina musicalmente nel flamenco è il modo flamenco, che per la teoria musicale è assimilabile alla scala andalusa, riconoscibile con la cadenza andalusa, che ha ombre, ambiguità, dualismo, sensazione di non tutto è risolto, siamo di passaggio in questa emozione. Ne parleremo ancora in altri podcast.Dire "tutto ok" non è la tipica espressione del flamenco, ma l'uso del maggiore in questo contesto culturale indica che ci sono spazi e possibilità, forse anche nonostante tutto. Non si tratta solo di una parentesi felice, leggera e spensierata. In realtà sono momenti di affermazione e di presenza. Non è un caso che i palos che si svolgano prevalentemente sulla tonalità maggiore sono pochi: parecchie Cantinas, Guajiras, Colombianas, Garrotin, Buleria de Cadiz. FIne dell'elenco! In altri palos ci sono passaggi alla tonalità maggiore, mescolati ad altre tonalità. Anche dopo aver parlato di altre emozioni, il flamenco ha sempre un pizzico di dubbio, di malinconia. Il maggiore, quando entra alla fine di una contesto più oscuro, è continuare a stare in piedi, dritti e fieri dopo aver attraversato qualcosa di duro. Come dopo una siguiriya, quando arriva cabales. Quando il maggiore entra nel flamenco illumina senza cancellare totalmente l'ombra. In qualche modo fa capire che la luce ha senso solo se sai da dove viene. Questa è una vera e propria alfabetizzazione percettiva, non una teoria. Ti insegna a sfruttare competenze e conoscenze che hai già, e semplicemente ti aiuta a riunirle sotto un nome, a dar loro una casa. L'esperienza già ce l'hai! E quando le cose assumono un nome si crea nel nostro cervello una categoria, nella quale confluiscono le informazioni che abbiamo, e che ci aiuta a capire e ricordare.
Cosa vuol dire lasciare andare? Quali sono i passaggi necessari a lasciare andare? Perché lasciare andare? Lasciar andare richiede calma, apertura e disponibilità. Generalmente lasciare andare produce dentro di noi la paura per qualcosa che non conosciamo. Lasciare andare vuol dire anche fare spazio. Vorremmo qualcosa di nuovo, ma non abbiamo spazio interno, perché siamo aggrappati a quello che abbiamo. Per questo non riusciamo a lasciare andare. Tutto ciò che non è più utile, funzionale, che non ci fa bene, che è di ingombro, occupa solo spazio ed è fondamentale imparare a lasciarlo andare. Può capitare che ci ripetiamo che non ci riusciamo; ma qui entra in gioco la nostra volontà: lasciar andare richiede un atto di volontà da parte nostra. Quali sono i passaggi per imparare a lasciare andare? 1) Riconoscere gli attaccamenti: se non sappiamo quali sono i nostri attaccamenti, non sappiamo cosa lasciare andare; sentiamo la sensazione di pesantezza, di insoddisfazione, debolezza, ci sentiamo sfiancati, ma non sappiamo cosa è che ci fa stare così. Per rintracciare i nostri attaccamenti, chiediamoci: a cosa sto restando attaccato? A cosa penso spesso? Su cosa la mia mente va in automatico? Quali sono i pensieri che emergono automatici durante la giornata? 2) Rintracciare il vantaggio: Noi siamo fatti di parti, qual è la parte che vuole lasciare andare? Quali sono invece le altre parti che non vogliono lasciare andare? Molte parti di noi si aggrappano a qualcuno o qualcosa, perché ogni parte vede in un determinato modo e le parti di noi che non vogliono mollare, vedono un vantaggio nel non farlo. Chiediamoci, dunque, quali sono i nostri vantaggi nel non mollare? Restare attaccato alla storia, alla persona, al pensiero o alla convinzione che vantaggio mi da? Restare attaccati ci da sicurezza e lasciare andare richiede responsabilità, rischio, paura e noi tendiamo sempre al beneficio, a quello che ci sembra una cosa buona per noi. 3) Fare spazio per accogliere: la paura nel mollare è paura del vuoto. Modificando questa visione, cioè se lascio andare sento il vuoto, noi ci focalizziamo solo sulla mancanza di qualcosa, sullo spazio da riempire. E il vuoto ci fa paura: resta un buco. Modificare il linguaggio dicendo “faccio spazio”, “lascio andare per fare spazio, per accogliere” ci fa concentrare sul nuovo, sull'accogliere la novità. Cambia completamente la visione e la percezione delle cose. Chiediamoci: che cosa è ingombrante dentro di me? Cosa è che oggi è inutile a cui dedico energia, pensieri? 4) Imparare ad affidarci: abbiamo paura perché abbiamo il bisogno di controllare. Non riusciamo ad affidarci alla vita. Per lasciare andare è necessario fare un atto di fede, provare fiducia. Fare piccole cose senza avere il controllo di tutto. 5) Accettare e accogliere: spesso l'attaccamento a qualcosa o qualcuno è perché non riusciamo ad accettare che è passata, che una cosa è finita. Non riusciamo ad accettare che l'impermanenza è una legge fondamentale della vita: tutto cambia. Come si fa ad accettare? Accettare è un atto di volontà. Accettare si fa accettando. Accettare vuol dire accontentarsi, nel senso di essere contento, di farsi contento di ciò che c'è. Quali sono le resistenze che ti impediscono di lasciare andare?Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.
Tre articoli della Domenica del Sole24Ore presentati da Stefano Salis Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
In questo episodio parliamo di un tema che manda in crisi tantissimi genitori: le “regressioni” che in realtà non sono regressioni.Ti accompagno a capire cosa succede davvero quando un bambino sembra tornare indietro su sonno, autonomia, separazioni, pianti, gestione delle routine.Spesso non c'è nessuna perdita di competenze: c'è un bisogno che cambia.Stanchezza, sovraccarico, nuove richieste a scuola, salti di crescita, cambiamenti familiari… e i bambini fanno quello che sanno fare meglio: cercano la relazione per potersi riorganizzare.Vediamo insieme come distinguere una regressione vera da una falsa regressione, quali segnali osservare e come rispondere senza cadere nella trappola del “sei tornato piccolo”.
Le immagini sintetiche sono sempre più realistiche e vengono usate sempre più spesso per ingannare, adescare e disinformare. Distinguerle a occhio non è facile come un tempo, ma ci sono dei metodi e degli strumenti che permettono di diagnosticare in modo semplice e affidabile la natura di una foto. Almeno per ora...
Le immagini sintetiche sono sempre più realistiche e vengono usate sempre più spesso per ingannare, adescare e disinformare. Distinguerle a occhio non è facile come un tempo, ma ci sono dei metodi e degli strumenti che permettono di diagnosticare in modo semplice e affidabile la natura di una foto. Almeno per ora...
See omnystudio.com/listener for privacy information.
In questa puntata di Obiettivo Salute risveglio esploriamo cosa significa davvero avere efficienza mentale, scoprendo quali funzioni compongono la nostra mente e come lavorano insieme. Parleremo anche di quanto possiamo fidarci della percezione che abbiamo delle nostre capacità cognitive: siamo davvero più distratti o smemorati, o è solo una sensazione? Ne parliamo con Giuseppe Alfredo Iannoccari, neuropsicologo, docente universitario e presidente di Assomensana.
Firma la proposta di legge di iniziativa popolare per riequilibrare la rappresentanza tra generazioni ed età nelle istituzioni politiche: https://shor.by/3nTj Dal 26 al 28 settembre a Torino Chora&Will Days, il primo festival di Chora e Will: scopri il programma e come partecipare su days.chorawill.com Firma la proposta di legge di iniziativa popolare per chiedere una legge sul voto fuorisede: https://shor.by/GcvZ Questo podcast e gli altri nostri contenuti sono gratuiti anche grazie a chi ci sostiene con Will Makers. Sostienici e accedi a contenuti esclusivi su willmedia.it/abbonati 0:00 Intro 0:42 La proposta europea per il controllo delle chat 4:39 Il Parlamento europeo chiede di riconoscere la Palestina 6:34 Il revenge porn ai danni di Tommaso Cocci Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Sino e Dom fanno tornano tra musica e film, eventi da multiverso, gruppi Facebook che oggettificano le donne, uomini sulle app di dating che vengono recensiti, gli effetti collaterali della verifica online dell'identità richiesta dalle leggi inglesi tra VPN, censura, cybersecurity e hack, per finire la distinzione tra atti che danno più libertà ai singoli vs un ente centrale più forte, inflazione, pensioni tra presente e futuro e molto altro.(00:00:00) Intro(00:02:18) Musica, Film e multiverso(00:14:57) Gruppi Facebook sulle donne(00:19:40) Recensioni sugli uomini e verifica identità online(00:24:55) Perchè le app di dating non possono funzionare(00:25:36) Legge UK sull'identità online, VPN ed effetti collaterali(00:30:58) Riconoscere i rischi di un ente autoritario che si insidua(00:33:09) Inflazione e debito, perchè i giovani sono condannati(00:37:05) Il futuro del sistema pensionistico(00:42:00) Poker e scommesseApri il link per sottoscrivere ad un piano Zencastr usufruendo dello sconto Expatriati del 30%https://zen.ai/u1PcslG4r8g7s1ZYsg35qw
Stai pianificando un viaggio in Italia e vuoi mimetizzarti perfettamente con i locali? Gli italiani hanno un modo tutto particolare di vivere la quotidianità, fatto di regole non scritte che sono spesso più importanti di quelle ufficiali. Seguendo questi consigli pratici, non solo eviterai figuracce imbarazzanti, ma riceverai anche complimenti sinceri dagli italiani per il tuo rispetto verso la loro cultura. Regole per Non Sembrare un Turista in Italia Gli Errori Alimentari da Evitare Assolutamente Il Cappuccino: Una Questione di Orario Sacro Uno degli errori più comuni che tradisce immediatamente un turista è ordinare un cappuccino dopo le 11 di mattina. Per gli italiani, il cappuccino è una bevanda esclusivamente mattutina, parte integrante del rituale della colazione. Berlo nel pomeriggio o dopo i pasti viene considerato non solo strano, ma quasi un sacrilegio gastronomico. La tradizione italiana prevede che le bevande a base di latte siano consumate solo a stomaco vuoto o con dolci da colazione. Dopo pranzo o cena, gli italiani preferiscono un espresso o al massimo un caffè macchiato. Se proprio non puoi fare a meno del latte, opta per un "latte macchiato" che è più accettabile in qualsiasi momento della giornata. La Pizza con Ananas: Il Crimine Gastronomico Definitivo Ordinare una pizza con ananas in Italia è considerato un vero e proprio crimine culinario. La "pizza hawaiana" non esiste nei menu tradizionali italiani e richiederla potrebbe causare reazioni di shock genuino nei pizzaioli. Gli italiani sono estremamente orgogliosi della loro tradizione pizzaiola e considerano gli abbinamenti dolce-salato sulla pizza come una contaminazione della loro arte culinaria. Se vuoi apprezzare la vera pizza italiana, prova le varietà classiche come la Margherita, la Marinara, la Quattro Stagioni o la Capricciosa. Ogni regione ha le sue specialità: a Napoli prova la pizza fritta, in Sicilia la sfincione, a Roma la pizza al taglio con ingredienti semplici ma di qualità. Il Ketchup sulla Pasta: L'Orrore Culinario Assoluto Chiedere il ketchup per condire la pasta è probabilmente il modo più veloce per far piangere un cuoco italiano. La pasta italiana è un'arte raffinata che si basa sull'equilibrio perfetto tra ingredienti di qualità, tecniche di cottura precise e abbinamenti tradizionali tramandati da generazioni. Invece del ketchup, impara ad apprezzare i condimenti autentici: aglio, olio e peperoncino per un piatto semplice ma perfetto, cacio e pepe per gustare la cremosità del pecorino romano, o carbonara preparata rigorosamente con uova, pecorino, guanciale e pepe nero. Ogni salsa ha la sua pasta ideale: gli spaghetti per le salse oleose, le penne per quelle dense, i rigatoni per ragù ricchi. Se vuoi saperne di più sulle differenze tra nord e sud Italia, ti consigliamo di leggere l'articolo dedicato. La Colazione Salata: Un Concetto Inesistente Gli italiani hanno una concezione molto specifica della colazione: deve essere rigorosamente dolce. Uova, bacon, salsicce e altri cibi salati, per quanto deliziosi, non fanno parte della tradizione mattutina italiana. La colazione tipica include cappuccino o caffè accompagnato da cornetti (che possono essere vuoti, alla crema, alla marmellata o al cioccolato), biscotti o fette biscottate con marmellata. Nei weekend o nelle occasioni speciali, gli italiani potrebbero concedersi dolci più elaborati come maritozzi a Roma, sfogliatelle a Napoli, o cannoli in Sicilia. La colazione al bar è un rituale sociale importante: si consuma velocemente, spesso in piedi al bancone, accompagnata da conversazioni vivaci con baristi e altri clienti. Abitudini Comportamentali e Sociali Italiane L'Arte della Gestualità: Non È Solo Agitare le Mani Uno degli stereotipi più famosi sugli italiani riguarda la loro gestualità espressiva, ma attenzione: non si tratta di gesticolare a caso! Ogni movimento delle mani ha un significato preciso e fa...
(00:00) Intro (01:39) I numeri di un accordo annunciato ma non definito e il ruolo dell'Europa (44:20) Il Governo prende sberle in Tribunale su NCC e balneari (57:32) Riconoscere una Palestina ancora sconosciuta? Questo podcast e gli altri nostri contenuti sono gratuiti anche grazie a chi ci sostiene con Will Makers. Sostienici e accedi a contenuti esclusivi su willmedia.it/abbonati Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Le opportunità non si presentano vestite da opportunità. Spesso arrivano sotto forma di disordine, crisi, conflitto. E passano veloci. Machiavelli lo sapeva benissimo.Questa lezione è un'indagine sul momento in cui la storia si apre — e qualcuno è abbastanza lucido da entrare in quella fessura, in quel varco minuscolo che chiamiamo opportunità. Riconoscere il momento. Agire con freddezza. Ma non basta vedere l'opportunità. Bisogna anche saperla costruire. A volte col ferro. A volte col sangue. Sempre con intelligenza. Una lezione amara, che inquieta. Ma che ci costringe a chiederci: quanto siamo davvero pronti a riconoscere le opportunità, quando ci passano davanti? E se le vediamo, abbiamo il coraggio di prenderle?
Ansia, tristezza persistente, chiusura verso il mondo: sono segnali che, sempre più spesso, riguardano anche i ragazzi. Secondo recenti dati, circa 1 giovane su 7 manifesta sintomi compatibili con un disagio psicologico, e in molti casi si tratta di depressione. Ma nei giovani la depressione può avere volti diversi da quelli che conosciamo negli adulti. E quando un figlio sta male ma non vuole parlarne o chiede aiuto in modo indiretto, cosa può fare un genitore? Ne parliamo oggi con il dottor Roberto Cafiso, Psicoterapeuta, componente tavolo tecnico salute mentale presso il ministero della salute, per capire come riconoscere i segnali e avvicinarsi nel modo giusto.
L'ex fidanzato di Giulia Cecchettin è già stato condannato all'ergastolo.Support this podcast at — https://redcircle.com/storia/donationsAdvertising Inquiries: https://redcircle.com/brandsPrivacy & Opt-Out: https://redcircle.com/privacy
See omnystudio.com/listener for privacy information.
Al via oggi la Ventesima edizione del Festival dell’Economia di Trento. Ci facciamo raccontare questa prima giornata dalla nostra Livia Zancaner. Corte Costituzionale: “Entrambe le madri possono riconoscere il figlio nato con la procreazione assistita”. Commentiamo questa sentenza insieme a Michele Ainis, costituzionalista. Uccisi due diplomatici israeliani a Washington. Facciamo il punto insieme a Marco Valsania, corrispondente de Il Sole 24 Ore da New York. Brescia e Massimo Cellino: deferimento Figc per violazioni amministrative. Ci spiega tutto Giovanni Capuano.
In questo episodio esploriamo il legame tra emozioni, valore personale e denaro, tra bisogni reali e spese che nascondono vuoti. Un invito a guardare il portafoglio… con occhi nuovi. Iscriviti al workshop online Datti Valore e impara a gestire emozioni e denaro con consapevolezza: https://ilcorpoelamente.link/dattivalore_s Ricevi gratuitamente Stress-Off, la guida per liberarti dallo stress: https://www.ilcorpoelamente.com/stress-off/ Scopri tutte le altre risorse su: www.ilcorpoelamente.com Se cerchi altri suggerimenti in tema gestione delle emozioni, dello stress e del tempo, così come le migliori tecniche di psicologia applicate alla vita quotidiana, puoi trovare tanti spunti nei video dl canale ilcorpoelamente su Youtube: http://www.youtube.com/c/ilCorpoelaMente
La Francia vuole riconoscere la Palestina. Soldati cinesi in Ucraina. Lunedì 14 Aprile, ore 19: "Ci sarà davvero una pace in Ucraina?" con Cecilia Sala e Anna Zafesova. Evento online interattivo, esclusivo per gli iscritti a Will Makers. Partecipa gratis su willmedia.it/abbonati Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Saggio breve alla prima prova: le strategie utili per selezionare e organizzare le giuste informazioni (ed evitare le fake news).
Spesso si cade nella "trappola del non sono abbastanza", ma come si supera questa convinzione? Ecco gli strumenti, suggeriti dalla Dott.ssa Deborah Disparti, per lasciarsi alle spalle le aspettative irrealistiche. Per altri consigli vai alla sezione Benessere psicologico di Studenti.it
Il gioielliere Gian Marco Tonello è diventato virale sui social per la sua capacità di riconoscere l'autenticità dell'oro semplicemente annusandolo. Ma c'è davvero una spiegazione scientifica dietro questa abilità? La risposta è sì, ed è tutta una questione di chimica! L'oro non ha odore, essendo un metallo nobile, non si ossida facilmente e non rilascia il classico odore metallico che percepiamo toccando oggetti di ferro, rame o zinco. Questo significa che, se un gioiello ha un odore di metallo, è probabile che non sia formato d'oro. Tuttavia, questo metodo è solo qualitativo: per una verifica certa servono test chimico-fisici più approfonditi. In questo episodio col DeNa, spieghiamo perché alcuni metalli emanano un odore caratteristico, perché l'oro non puzza e quali sono i metodi più affidabili per riconoscere se un oggetto è davvero d'oro. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices