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Oggi non ti parlerò di fiori, cene romantiche o di "amati di più". Oggi ti parlo di qualcosa di più scomodo e più vero: tu non vuoi amore. Tu vuoi sentirti al sicuro mentre ami. Negli ultimi anni mi sono fatta una domanda che ha cambiato tutto: "Io, quando amo… mi sento al sicuro?" Per molto tempo la risposta è stata no. Ho chiamato "amore" la tensione. "Connessione" l'ansia. "Passione" il mio adattarmi per non perdere l'altro. E la verità più difficile è stata questa: non stavo cercando amore. Stavo cercando sicurezza. In questo episodio condivido alcuni passaggi potenti dell'ultima diretta sull'amore consapevole che ho tenuto nella mia scuola di crescita personale femminile. Mi avete scritto in tante: "È come se ora vedessi le mie relazioni con un altro paio di occhiali." E quando cambia lo sguardo, cambia tutto. Voglio lasciarti con la domanda con cui sto camminando: Dove sto chiamando amore ciò che in realtà è paura? E se senti che sono la mentore giusta per te, ora ecco come puoi proseguire. Dal 23 febbraio al 1 marzo inizia 2026 in Equilibrio uno spazio gratuito per tornare a te.
L'italiano ama metterci alla prova con parole che sembrano gemelle ma sono cugine lontane. In questo articolo imparerete a distinguere e utilizzare correttamente 14 coppie di parole italiane che creano spesso confusione tra gli stranieri che studiano la nostra lingua.Padroneggiare queste distinzioni vi farà parlare italiano in modo più naturale e preciso, e vi eviterà qualche figuraccia imbarazzante! 30 Parole che Creano Confusione in Italiano 1. VIAGGIO - GITA Cominciamo con viaggio e gita, due parole legate al tema degli spostamenti. Entrambe significano che vi muovete da qualche parte, ma c'è una bella differenza! VIAGGIO si riferisce a uno spostamento generalmente lungo, che può durare diversi giorni o addirittura settimane. È un termine più formale e generico. Pensate a un viaggio come a qualcosa di importante, magari con valigie, prenotazioni d'hotel. GITA, invece, indica un'escursione breve, solitamente di un solo giorno, spesso con scopo ricreativo o educativo. La gita è sempre qualcosa di leggero e piacevole! Differenze Chiave tra Viaggio e Gita Il viaggio è lungo, la gita è breve Il viaggio può essere per lavoro o piacere, la gita è quasi sempre per divertimento Si dice "viaggio d'affari", ma "gita scolastica" Aspetto economico: un viaggio richiede generalmente un budget più alto con hotel, voli, ristoranti, mentre una gita è più economica Pianificazione: il viaggio richiede pianificazione anticipata (prenotazioni, itinerari), la gita può essere anche spontanea, decisa all'ultimo momento Bagagli: per un viaggio servono valigie pesanti e tanti vestiti, per una gita basta uno zaino leggero! Esempi pratici di utilizzo Viaggio: "Quest'estate farò un viaggio in Giappone di tre settimane." "Il viaggio in treno da Roma a Milano dura circa 3 ore." Gita: "Domenica organizziamo una gita al lago con i bambini." "La scuola ha organizzato una gita al museo di arte moderna." 2. TERRA - SUOLO - PAVIMENTO Ecco tre parole che si riferiscono tutte a "quello che calpestiamo", ma con differenze importanti! Preparatevi, perché qui le cose si fanno interessanti. TERRA indica il pianeta Terra, il terreno naturale fatto di rocce, sabbia, erba, o anche il suolo su cui si coltiva. È la parola più generale e versatile. SUOLO è un termine più tecnico e formale che si riferisce alla superficie terrestre o al terreno, soprattutto in contesti scientifici, agricoli o geografici. PAVIMENTO è la superficie artificiale che si trova all'interno degli edifici, fatta di piastrelle, legno, marmo e via dicendo. Come Distinguere Terra, Suolo e Pavimento Terra = naturale, all'esterno Suolo = termine tecnico per il terreno Pavimento = artificiale, all'interno Contesto d'uso: "Terra" si usa anche in tante espressioni idiomatiche come "avere i piedi per terra" (essere realisti), "cadere a terra", "toccare terra", mentre "suolo" e "pavimento" non hanno questi usi figurati Pulizia: Solo il pavimento si "lava" o "pulisce" con il mocio! La terra e il suolo non si puliscono (semmai si pulisce qualcosa "dal" pavimento) Esempi pratici di utilizzo Terra: "Gli astronauti sono tornati sulla Terra dopo sei mesi nello spazio." "Il bambino gioca con la terra in giardino." "Devi essere più realista e avere i piedi per terra!" (Espressione idiomatica!) Suolo: "Il suolo di questa regione è molto fertile e adatto alla coltivazione del grano." Pavimento: "Ho pulito il pavimento della cucina con il mocio." "Attento! Ho appena lavato il pavimento, è ancora bagnato!" 3. MURO - PARETE Queste due parole possono sembrare sinonimi perfetti, ma non lo sono! È una delle distinzioni che confondono anche qualche italiano, quindi non sentitevi male. MURO è una struttura esterna, spessa e robusta, fatta generalmente di mattoni, pietra o cemento. I muri separano edifici diversi o delimitano spazi esterni. Pensate ai muri come a qualcosa di solido e massiccio, difficile da buttare giù! PARETE è una struttura interna, più sottile, che divide le stanze all'interno di un edificio. Le pareti sono generalmente intonacate e dipinte, magari di un bel colore che avete scelto con cura. Differenze Fondamentali tra Muro e Parete Muro = esterno, spesso, strutturale Parete = interna, più sottile, divisoria Funzione strutturale: il muro è quasi sempre portante, cioè sostiene il peso dell'edificio, mentre la parete può essere solo divisoria, non strutturale Materiale: i muri sono sempre in muratura solida (mattoni, pietra, cemento), le pareti interne possono essere anche in cartongesso o altri materiali leggeri Demolizione: abbattere un muro richiede permessi edilizi perché è strutturale, spostare una parete divisoria è molto più semplice e spesso non serve nemmeno il permesso! Esempi pratici di utilizzo Muro: "Il muro di cinta del giardino è alto tre metri." "Il muro di Berlino fu abbattuto nel 1989." "Prima di abbattere quel muro, devi chiedere il permesso al comune perché è portante." Parete: "Voglio appendere questo quadro alla parete del soggiorno." "Le pareti di questa casa sono sottili, si sente tutto dai vicini!" 4. CONGELARE - SURGELARE Entrambe queste parole hanno a che fare con il freddo estremo, ma attenzione: NON sono intercambiabili! CONGELARE significa portare qualcosa a una temperatura molto bassa fino a quando diventa ghiaccio o si solidifica. Si usa anche in senso figurato quando avete così tanto freddo che vi sentite trasformare in un ghiacciolo umano! SURGELARE è un processo industriale specifico che porta gli alimenti a temperature bassissime molto rapidamente per conservarli a lungo mantenendo qualità e nutrienti. I prodotti surgelati sono quelli che trovate al supermercato nel reparto freezer. Differenze Principali tra Congelare e Surgelare Congelare = processo generico, può essere casalingo (anche voi stessi quando fa freddo) Surgelare = processo industriale specifico per alimenti (quello professionale) Temperatura: la surgelazione raggiunge temperature molto più basse (almeno -18°C) e molto rapidamente, mentre il congelamento casalingo è più lento e può essere meno freddo Cristalli di ghiaccio: la surgelazione rapida crea cristalli di ghiaccio molto più piccoli che preservano meglio la struttura, il sapore e i nutrienti dell'alimento. Il congelamento lento crea cristalli più grandi che possono danneggiare le cellule del cibo Uso casalingo vs industriale: a casa, nel vostro freezer, voi "congelate" gli alimenti. In fabbrica, con macchinari speciali, si "surgela" Esempi pratici di utilizzo Congelare: "L'acqua della fontana si è congelata a causa del freddo." "Sto congelando! Possiamo accendere il riscaldamento?" "Ho congelato gli avanzi della cena nel freezer." (Processo casalingo) Surgelare: "I piselli surgelati mantengono meglio le vitamine di quelli in scatola." "Quando faccio la spesa, compro sempre verdure surgelate perché sono più comode e durano di più." 5. SENTIRE - ASCOLTARE Qui abbiamo una distinzione fondamentale tra un'azione passiva e una attiva! È un po' come la differenza tra guardare passivamente la TV e veramente prestare attenzione a quello che succede. SENTIRE è un verbo che indica la percezione involontaria di suoni attraverso l'orecchio. Non richiede concentrazione o volontà. ASCOLTARE significa prestare attenzione volontariamente a qualcosa che si sente. Richiede concentrazione e interesse. È quello che fate quando mettete le cuffie e vi concentrate sulla vostra canzone preferita. Differenze Essenziali tra Sentire e Ascoltare Sentire = passivo, involontario Ascoltare = attivo, volontario Con altri sensi: "Sentire" si usa anche per l'olfatto ("sento un buon profumo di caffè"), il gusto ("sento un sapore strano") e le sensazioni fisiche ("sento caldo", "sento freddo", "sento dolore"). "Ascoltare" invece funziona SOLO con l'udito! Attenzione paradossale: potete ascoltare anche senza sentire bene (se il volume è troppo basso o c'è rumore), oppure sentire senza ascoltare (quando qualcuno vi parla ma voi state ignorando volontariamente quello che dice) Espressioni comuni: si dice "sentirsi male/bene" per indicare uno stato fisico o emotivo, ma non si dice mai "ascoltarsi male"! Altre espressioni possono essere: "sentire la mancanza di qualcuno", "non sentirsi apprezzato" Esempi pratici di utilizzo Sentire: "Ho sentito un rumore strano in giardino." "Sento la musica dei vicini, è troppo alta!" (La percepisco, anche se preferirei non farlo) "Sento un profumo delizioso! Cosa stai cucinando?" (Olfatto) "Non mi sento bene, ho mal di testa." (Stato fisico) Ascoltare: "Ogni sera ascolto un podcast in italiano per migliorare la lingua." "Ascoltami quando ti parlo!" "Ti ascolto, dimmi tutto!" (Sto prestando attenzione volontariamente) 6. SCONTRINO - RICEVUTA - FATTURA I documenti fiscali italiani rappresentano una delle aree più complesse della lingua, creando confusione anche tra i parlanti nativi. Comprendere le differenze tra questi tre termini è fondamentale per gestire correttamente le transazioni commerciali e amministrative. Vediamo le distinzioni nel dettaglio. SCONTRINO è il documento fiscale che ricevete quando fate un acquisto in un negozio, bar o ristorante. Viene stampato dalla cassa e contiene informazioni minime: prezzo, data, nome del negozio. RICEVUTA è un documento più dettagliato dello scontrino, che conferma il pagamento in modo più formale. Contiene più informazioni e può essere chiesta specificatamente quando lo scontrino non basta. FATTURA è il documento fiscale più completo e formale, obbligatorio per le aziende e i professionisti. Contiene tutti i dati fiscali del venditore e del compratore (nome, cognome, indirizzo,
al Vangelo secondo MarcoIn quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.Commento di don Federico, sacerdote della Diocesi di MondovìPodcast che fa parte dell'aggregatore Bar Abba: www.bar-abba
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
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Come riconocsere la modalità maggiore? Attraverso l'ascolto di brani che sono certamente nel tuo universo sonoro da sempre. Partiamo da Fra Martino Campanaro, un pezzo che suona infanzia pura, e da La donna è mobile, dal III atto del Rigoletto di Verdi, un manifesto all'escalamazione. Ti faccio sentire tutti i brani che suonano maggiore anche a chi non ha una formazione musicale (tranne quella del flauto dolce della scuola media) e sono già nella tua memoria acustica soono utili per costruire una competenza, sistematizzando ciò che già sai. Io stessa non sono musicista e il mio obiettivo non è quello di darti definizioni tecniche e tecnicismi: non è la mia materia, e forse on userei neppure i termini corretti. Voglio di fornirti gli strumenti per capire, per sentire. E far riferimento a ciò che già conosci è un ottimo sistema per convertire in conoscenza una esperienza.Continuiamo con un esempio pop internazionale: Don't worry be happy di Bobby McFerrin. Un tormentone! La modalità maggiore è un sorriso sonoro, e non si identifica con un genere musicale specifico. Un sorriso sonoro, cheben si sposa con questo "Non ti preoccupare e sii felice"!Ecco altri brani del repertorio della musica classica che non puoi non conoscere: L'inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, che è diventato l'inno europeo. Gioia dichiarata, costruita tutta in maggiore. Serenata Notturna di Wolfgang Amadeus Mozart, un brano di cui forse non conosciamo tutti quanti il titolo ma che è fa parte della nostra educaizone sonora. Trasparente, luminoso, immediatamente leggibile: immagina i colori che puoi vedere in una bella giornata di sole, senza nuvole, con un bel cielo terso. Il maggiore come chiarezza mentale. Questi due brani ci chiariscono che il maggiore non è “felicità sciocca o infantile”, come poteva essere Fra Martino Campanaro, ma apertura, sollievo. Altro grande “classico” che è impossibile non conoscere: Let it be dei Beatles La velocità più lenta e calma, ci mostra che il Maggiore può essere anche calmo, fiducioso e consolatorio, non è necessariamente euforia con quattro punti sclamativi. E la colonna sonora del mitico film “Mago di Oz” Over the Rainbow. Chi non lo conosce? Magari non hai visto il film, ma questo brano lo hai ascoltato di certo.Interessante perché parte con una piccola tensione emozionale, ma la percezione del maggiore resta luminosa, desiderante. Il maggiore non è di per se stesso “allegria obbligatoria”: non è una emozione stereotipata ma è espansione, orizzonte, tono aperto, giornata di sole e cielo azzurro. Se facciamo una analisi razionale, percettiva, possiamo trovare alcune caratteristiche musicali che possono motivare l'emozionalità che il maggiore comunica,di apertura: - Le distanze tra i suoni creano sensazione di ampiezza, non ci sono note troppo vicine fra loro che causino incertezza.- Non genera tensioni emotive: è come stare in una stanza luminosa con le finestre aperte, o in una giornata con clima sereno. Non sei per forza felice. Però respiri meglio, ti senti meglio. Il maggiore permette apertura, distensione. Gli esempi che ho usato non sono appartengono ad un repertorio universale assoluto, ma sono una porta di accesso alla comprensione del maggiore per chi come noi è cresciuto dentro un universo sonoro occidentale o occidentalizzato.In altre culture magari non li conoscono quanto li conosciamo noi, che li abbiamo sentiti moltissime volte. Ma la sensazione che producono, quella apertura, quella stabilità, quella mancanza di attrito, mancanza di incertezze, è qualcosa che molti esseri umani anche di culture molto differenti dal punto di vista musicale riconoscono, anche se la chiamano in modo diverso. Ma non ci interessano i nomi!Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza dal 1990 e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso danze e musiche arabe, che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Sono appassionatissima di neuroscienze, psicologia, storia della Musica, espressività... e sono secchiona abbastanza da capire che dietro ad ogni cosa c'è un modo meraviglioso che possiamo esplorare e che possiamo sfruttare (o meglio... disfrutar, godere) al meglio.Perché nel flamenco il maggiore è raro? Nella sua natura, il flamenco non serve a rassicurare ma a raccontare le emozioni per come sono. C'è sempre una specie di tensione non risolta, una sorta di sopracciglio alzato, di dubbio esistenziale, come succede nella vita! Infatti ciò che domina musicalmente nel flamenco è il modo flamenco, che per la teoria musicale è assimilabile alla scala andalusa, riconoscibile con la cadenza andalusa, che ha ombre, ambiguità, dualismo, sensazione di non tutto è risolto, siamo di passaggio in questa emozione. Ne parleremo ancora in altri podcast.Dire "tutto ok" non è la tipica espressione del flamenco, ma l'uso del maggiore in questo contesto culturale indica che ci sono spazi e possibilità, forse anche nonostante tutto. Non si tratta solo di una parentesi felice, leggera e spensierata. In realtà sono momenti di affermazione e di presenza. Non è un caso che i palos che si svolgano prevalentemente sulla tonalità maggiore sono pochi: parecchie Cantinas, Guajiras, Colombianas, Garrotin, Buleria de Cadiz. FIne dell'elenco! In altri palos ci sono passaggi alla tonalità maggiore, mescolati ad altre tonalità. Anche dopo aver parlato di altre emozioni, il flamenco ha sempre un pizzico di dubbio, di malinconia. Il maggiore, quando entra alla fine di una contesto più oscuro, è continuare a stare in piedi, dritti e fieri dopo aver attraversato qualcosa di duro. Come dopo una siguiriya, quando arriva cabales. Quando il maggiore entra nel flamenco illumina senza cancellare totalmente l'ombra. In qualche modo fa capire che la luce ha senso solo se sai da dove viene. Questa è una vera e propria alfabetizzazione percettiva, non una teoria. Ti insegna a sfruttare competenze e conoscenze che hai già, e semplicemente ti aiuta a riunirle sotto un nome, a dar loro una casa. L'esperienza già ce l'hai! E quando le cose assumono un nome si crea nel nostro cervello una categoria, nella quale confluiscono le informazioni che abbiamo, e che ci aiuta a capire e ricordare.
Nella mattinata di venerdì 30 gennaio, in Degiornalist - Gli Spaccanotizie, è passata a trovarci Alexia! Insieme ai nostri Fabiana Paolibni e Claudio Chiari, ha presentato il suo prossimo evento: "The Party – Back to the Dance Floor", in programma il 26 marzo al Fabrique di Milano. Si preannuncia un'esperienza coinvolgente e visiva, come racconta Alexia stessa: «Sarà una festa dove sarete tutti voi protagonisti, perché voglio coinvolgere il pubblico, coloro che hanno amato gli anni '90 e che hanno amato la mia musica, la mia carriera e la racconterò partendo dai giorni nostri e arrivando agli esordi». L'artista di Summer Is Crazy è tornata a fare musica in inglese da due anni: «Sto cercando di alzare l'asticella e sono molto contenta perché ormai posso dirvelo, da adesso in poi voglio divertirmi!». D'altronde questo era lo spirito che animava gli anni '90 anche grazie alla musica e che Alexia vuole riportare sul palco con Back to the dance floor: «Abbiamo vissuto dei momenti bellissimi negli anni '90. C'era una musica che era considerata di serie A, di serie B, di serie C. Chi se ne frega: era coinvolgente, c'erano i locali pieni, avevi proprio voglia di andare a ballare e cantare! Oggi stanno un po' ritornando».
20 Film, 10 a testa, per raccontare lo spazio, l'immensità del cosmo e le tante sfaccettature di un genere che si perde tra le stelle, la fantascienza. Buon ascolto.
Come combattere un dittatore che ha già distrutto leggi e regole quando ogni possibilità di mobilitazione popolare appare impossibile? Un pugno di uomini – e una donna – provarono in tempi diversi a eliminare il Duce. Fallirono tutti. Ma le loro storie – romanzesche, avventurose, sanguinose – sono affascinanti, a volte eroiche. E forse istruttive. Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce, di Bruno Manfellotto, Laterza Questo e gli altri podcast gratuiti del Post sono possibili grazie a chi si abbona al Post e ne sostiene il lavoro. Se vuoi fare la tua parte, abbonati al Post. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Alessandro Barbero è nuovamente ospite del Festival èStoria organizzato a Gorizia avente come tema le "Donne". In questa nuova conferenza il professore descrive la figura di Giovanna d'Arco e la sua ferma posizione sul volersi vestire da uomo: tratto che la porterà poi al rogo in pubblica piazza. èStoria Festival: https://www.estoriafestival.it/ Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=hNQKMGUA1fE --- // Disclaimer // Tutti gli audio disponibili sono utilizzati negli episodi dopo previo consenso e accordo con i distributori originali di altre piattaforme e/o comunque distribuiti liberamente e originariamente con licenze CC BY 4.0 e affini - o registrati in loco, viene sempre riportata la fonte e i dovuti crediti. I titoli potrebbero differire in caso di titoli originali troppo lunghi. Per qualsiasi dubbio o problema contattateci PER FAVORE prima alla nostra mail: vassallidibarbero[@]gmail[dot]com - Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
LeoniFiles - Amenta, Sileoni & Stagnaro (Istituto Bruno Leoni)
Nuova settimana, nuove Cronache LeoniFiles!Mentre la Dichiarazione d'Indipendenza americana festeggia il suo 250° compleanno (e ci domandiamo se i suoi principi sopravviveranno a Trump), in Europa assistiamo alla via crucis del Mercosur sperando che Bruxelles scelga la via del libero scambio per competere in un mondo sempre più dominato dagli scontri fra superpotenze.In casa nostra, invece?Vogliamo sollevare il dibattito sul pensionamento forzato dei dipendenti pubblici: anche di quelli che vorrebbero continuare a lavorare.In questa puntata con Serena Sileoni, Carlo Amenta e Carlo Stagnaro proviamo a mettere ordine fra notizie che corrono veloci e argomenti che meritano riflessioni - e discussioni - più attente.Preferisci seguire su YouTube?
Ultima puntata (per ora) della mini serie con Giorgia Cozza. Oggi parliamo dell' "ultima poppata" ovvero di quando le mamme sentono il desiderio di concludere o ridurre l'allattamento al seno. E' un tema delicato, importante, attraverso il quale Giorgia ci guida con la sua esperienza e competenza. Per approfondire, puoi anche leggere il volume "L'ultima poppata" di Giorgia, ed. Ouverture, 2022: qui trovi il libro PER CONTINUARE A SEGUIRE PF06SITO www.percorsiformativi06.it INSTAGRAM https://www.instagram.com/percorsiformativi06/ YOUTUBE https://www.youtube.com/c/SilviaIaccarinoPercorsiformativi06/videos FB https://www.facebook.com/percorsiformativi06 GRUPPO FB https://www.facebook.com/groups/177748889440303/ TELEGRAM https://t.me/percorsiformativi06 NEWSLETTER https://percorsiformativi06.it/iscrizione-alla-newsletter/ RIEPILOGO DEI NOSTRI CONTENUTI https://linktr.ee/pf06DISCLAIMERI contenuti dei podcast sono forniti a solo scopo educativo e informativo. Questi non intendono in alcun modo sostituire consulenze, diagnosi o trattamenti forniti da professionisti del settore medico, psicologico o di altre discipline specialistiche.I contenuti proposti non costituiscono consigli professionali personalizzati né possono essere considerati esaustivi o adattabili a specifiche esigenze individuali. Nulla di quanto offerto qui è inteso per essere utilizzato come strumento diagnostico o terapeutico.Percorsi Formativi 0-6 e i suoi formatori non si assumono alcuna responsabilità per l'uso improprio delle informazioni contenute in questo podcast. Ogni utente è invitato a rivolgersi a professionisti qualificati per consulenze mirate riguardanti la propria salute fisica o mentale. In caso di dubbi su eventuali diagnosi o trattamenti per problemi di salute, raccomandiamo di consultare sempre un medico, uno psicologo o altro operatore sanitario qualificato.
Capita a molti genitori, soprattutto il lunedì mattina: un bambino delle elementari che si rifiuta di andare a scuola. Non è solo pigrizia o capriccio: spesso dietro a quel "non voglio" si nasconde una richiesta d'aiuto, un'emozione difficile da gestire o una fatica che il bambino non sa esprimere a parole. A Obiettivo Salute Risveglio ne parliamo con Roberta Tessaro, psicologa dell'età evolutiva e autrice di Il filo rosso delle emozioni, per capire come accogliere quei segnali, decifrarli e accompagnare i più piccoli con empatia e sicurezza nei passaggi delicati della crescita.
#notizie #podcast #politica #rassegnastampa
Donald Trump minaccia dazi contro otto paesi europei, tutti alleati NATO, usando la Groenlandia come leva geopolitica. Non è uno sfogo né una provocazione: ci sono date precise, percentuali definite e un ultimatum che rischia di aprire una frattura storica tra Stati Uniti ed Europa. In questa analisi spiego cosa c'è davvero dietro la pressione americana sulla Danimarca, perché la Groenlandia è diventata centrale nella strategia di Washington, e quali potrebbero essere le conseguenze su inflazione, mercati finanziari, dollaro ed Europa. Una storia che non riguarda solo la geopolitica, ma il modo in cui il commercio, le alleanze e i mercati stanno cambiando sotto i nostri occhi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
#407 - New Influencer = Meta-CuratorSe oggi provi a “diventare autorevole” scrivendo l'ennesimo post brillante, lucidissimo, perfetto… ti stai mettendo a gareggiare in un campionato dove ormai giocano anche i robot. E vincono pure.E allora la domanda vera è: come ti guadagni fiducia quando contenuti ce ne sono troppi, tutti simili, tutti “ben scritti”?Io credo che la risposta sia un'altra: il nuovo influencer non è uno che scrive. È uno che cura. Anzi: uno che cura i curatori. E questa roba ha un nome: meta-curation.Quando ho iniziato a pubblicare online, nel 2000… giuro… non avevo la minima idea di quello che stavo facendo. Zero. Mi guidava solo una cosa: l'eccitazione. Quella sensazione da “wow, posso pubblicare e la gente mi legge”. Solo che c'era un problema: tutti stavano aprendo “l'ennesimo blog”. E io mi dissi una frase che mi ricordo ancora bene: “Io non voglio essere un'altra voce tra mille. Voglio costruire un posto dove si trova il meglio.” E lì ho scelto una strada diversa: non “scrivere di più”. Ma curare il meglio. Ho iniziato quindi a fare tre cose molto precise:scoprire roba utile per chi mi seguiva,mettere in evidenza il lavoro migliore di altri,creare collezioni, cataloghi, librerie che restassero utili nel tempo.E sai che cosa è successo? Che quel progetto, quel non-blog — MasterNewMedia — è diventato una rivista in più lingue, con milioni di lettori, e ottimi ritorni. Per anni. Poi… mi sono fatto fregare. Perché quando arriva il “successo”, arrivano anche i numeri, i soldi, la voglia di “ancora di più”. E lì ho iniziato a inseguire risultati senza mettere la stessa qualità, la stessa intenzione iniziale. Ho smesso di fare la guida… ho iniziato a inseguire il traffico. E il progetto, piano piano, è andato a remengo. Quella esperienza però mi ha lasciato una convinzione chiarissima: costruire autorevolezza e fiducia con la curation oggi ha ancora più senso di allora.La cosa ancor più interessante che condivido oggi, e che in pochissimi realizzano è che ci sono DUE LIVELLI distinti di CURATION. Livello 1: i “curatori primari”.Quelli che trovano cose interessanti e le condividono. Link, thread, newsletter, post, raccolte.Livello 2: i meta-curatori.Quelli che selezionano e contestualizzano il meglio preso dai curatori primari, per aiutarti a capire cosa conta davvero.In altre parole:Livello 1 = fontiLivello 2 = guide di fiduciaE questa idea, già nel 2009, John Udell la chiamava proprio “meta-curation”. Ascolta tutto l'episodio per scoprire cosa comporta tutto ciò per chi vuole conquistare visibilità e autorevolezza online essendo un esperto di settore. _______________Info Utili• Sostieni questo podcast:Entra in contatto con me, ottieni feedback, ricevi consigli sul tuo progetto onlinehttps://Patreon.com/Robin_Good• Musica di questa puntata:"Let's Go Surfing" by Joakim Karud• Nella foto di copertina:Tramonto guardando l'isola di Sao Jorge. Azzorre (PT). 2017.• Ascolta e condividi questo podcast:https://www.spreaker.com/show/dabrandafriend• Archivio del podcast organizzato per temi:https://start.me/p/kxENzk/da-brand-a-friend-archivio-podcast• Seguimi su Telegram:https://t.me/RobinGoodItalia• Newsletter in Inglese:https://robingood.substack.comFuoco su costruire fiducia per chi fa l'imprenditore online.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
Vorresti ricevere notizie, saluti, auguri dalle Apostole della Vita Interiore?Lasciaci i tuoi contatti cliccando il link qui sotto e con la nostra nuova rubrica digitale potremo raggiungerti.https://www.it.apostlesofil.com/database/- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Sal 2 +RIT: Il Padre ha dato al Figlio il regno di tutti i popoli.Voglio annunciare il decreto del Signore.Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,io oggi ti ho generato.Chiedimi e ti darò in eredità le gentie in tuo dominio le terre più lontane». RIT: Il Padre ha dato al Figlio il regno di tutti i popoli.E ora, siate saggi, o sovrani;lasciatevi correggere, o giudici della terra;servite il Signore con timoree rallegratevi con tremore. RIT: Il Padre ha dato al Figlio il regno di tutti i popoli.Parola del Signore.
In questa puntata ragioniamo insieme su una richiesta tanto apparentemente semplice quanto complessa e su come possiamo rispondere ai nostri bambini e bambine in queste occorrenze.PER CONTINUARE A SEGUIRE PF06SITO www.percorsiformativi06.it INSTAGRAM https://www.instagram.com/percorsiformativi06/ YOUTUBE https://www.youtube.com/c/SilviaIaccarinoPercorsiformativi06/videos FB https://www.facebook.com/percorsiformativi06 GRUPPO FB https://www.facebook.com/groups/177748889440303/ TELEGRAM https://t.me/percorsiformativi06 NEWSLETTER https://percorsiformativi06.it/iscrizione-alla-newsletter/ RIEPILOGO DEI NOSTRI CONTENUTI https://linktr.ee/pf06DISCLAIMERI contenuti dei podcast sono forniti a solo scopo educativo e informativo. Questi non intendono in alcun modo sostituire consulenze, diagnosi o trattamenti forniti da professionisti del settore medico, psicologico o di altre discipline specialistiche.I contenuti proposti non costituiscono consigli professionali personalizzati né possono essere considerati esaustivi o adattabili a specifiche esigenze individuali. Nulla di quanto offerto qui è inteso per essere utilizzato come strumento diagnostico o terapeutico.Percorsi Formativi 0-6 e i suoi formatori non si assumono alcuna responsabilità per l'uso improprio delle informazioni contenute in questo podcast. Ogni utente è invitato a rivolgersi a professionisti qualificati per consulenze mirate riguardanti la propria salute fisica o mentale. In caso di dubbi su eventuali diagnosi o trattamenti per problemi di salute, raccomandiamo di consultare sempre un medico, uno psicologo o altro operatore sanitario qualificato.
Mentre cammino immersa in questa meraviglia, ho realizzato una cosa molto importante per me.Per la prima volta nella mia vita, sto affrontando una salita in montagna e non ho l'affanno.Ho sempre odiato le salite proprio per quella sensazione di fatica. E anche perché vengo da una famiglia "cerebrale", dove la mente, l'arte e la lettura erano tutto, ma il corpo era… "il grande assente".Quest'anno, compiuti i 50 anni, ho deciso di cambiare rotta. Ho dedicato energie e attenzioni al mio corpo, forse per la prima volta con questo impegno.E il risultato è questo respiro nuovo, questa libertà di parlare con voi mentre salgo.È una piccola grande rivoluzione personale da cui nascono i miei tre buoni propositi per il 2026 che vi racconto nel podcast di oggi.Un abbraccio,Silvia
Fluent Fiction - Italian: A New Year's Revelation: Luca's Artistic Awakening Find the full episode transcript, vocabulary words, and more:fluentfiction.com/it/episode/2025-12-31-23-34-01-it Story Transcript:It: Piazza San Marco brillava sotto le luci scintillanti mentre la folla entusiasta si preparava a dare il benvenuto al nuovo anno.En: Piazza San Marco shone under the sparkling lights as the enthusiastic crowd prepared to welcome the new year.It: L'aria era fredda ma vibrante, ricca di risate e eccitazione.En: The air was cold but vibrant, filled with laughter and excitement.It: Tra la folla, Luca e Gianna camminavano lentamente, osservando il trambusto intorno a loro.En: Among the crowd, Luca and Gianna walked slowly, observing the hustle around them.It: Luca era un giovane artista, la cui mente era spesso divisa tra un desiderio ardente di libertà creativa e il timore di non essere all'altezza delle aspettative.En: Luca was a young artist, whose mind was often divided between a burning desire for creative freedom and the fear of not measuring up to expectations.It: I suoi genitori preferivano che lui cercasse un lavoro stabile, ma il suo cuore sognava tele e colori.En: His parents preferred that he look for a stable job, but his heart dreamed of canvases and colors.It: "Guarda quell'architettura!" esclamò Gianna, indicando la Basilica di San Marco.En: "Look at that architecture!" exclaimed Gianna, pointing to the Basilica di San Marco.It: "Non è magnifica? Immagina quanto lavoro ci è voluto per crearla."En: "Isn't it magnificent? Imagine how much work it took to create it."It: Luca annuì, affascinato ma ancora combattuto dentro di sé.En: Luca nodded, fascinated but still conflicted inside himself.It: "È splendida," rispose.En: "It is splendid," he replied.It: "Ma... non so se sarò mai capace di creare qualcosa di così imponente."En: "But... I don't know if I'll ever be capable of creating something so grand."It: Gianna si fermò e lo guardò negli occhi.En: Gianna stopped and looked him in the eyes.It: "Luca, sei un artista incredibile. Devi solo credere in te stesso. Stasera potrebbe essere la tua ispirazione."En: "Luca, you're an incredible artist. You just have to believe in yourself. Tonight might be your inspiration."It: Continuarono a camminare, circondati dalle decorazioni festive e dai profumi delle bancarelle di cibo.En: They continued walking, surrounded by festive decorations and the aromas from the food stalls.It: La musica si diffondeva nell'aria, e il tempo sembrava scorrere veloce.En: Music filled the air, and time seemed to fly by.It: Mentre si avvicinava la mezzanotte, la folla si radunò al centro della piazza.En: As midnight approached, the crowd gathered in the center of the square.It: I cuori battevano all'unisono mentre il conto alla rovescia iniziava: "Dieci, nove, otto..."En: Hearts beat in unison as the countdown began: "Ten, nine, eight..."It: Luca sentì un'energia crescere dentro di lui.En: Luca felt an energy growing inside him.It: Il cielo sopra la Basilica si illuminò di un arcobaleno di colori.En: The sky above the Basilica lit up with a rainbow of colors.It: I fuochi d'artificio dipingevano il buio con sfumature brillanti.En: Fireworks painted the darkness with bright shades.It: Gli occhi di Luca si spalancarono per la meraviglia.En: Luca's eyes widened in wonder.It: Tutti i dubbi svanirono, sostituiti da un'improvvisa chiarezza.En: All doubts vanished, replaced by sudden clarity.It: "Questo è ciò che voglio creare!" disse a Gianna con entusiasmo, indicando il cielo.En: "This is what I want to create!" he said to Gianna with enthusiasm, pointing to the sky.It: "Voglio trasmettere questa bellezza, questo momento di pura magia."En: "I want to convey this beauty, this moment of pure magic."It: Gianna sorrise, felice per lui.En: Gianna smiled, happy for him.It: "Allora fallo, Luca! Segui il tuo cuore."En: "Then do it, Luca! Follow your heart."It: Mentre la piazza si riempiva di applausi e la gente si abbracciava, Luca prese la mano di Gianna.En: As the square filled with applause and people embraced, Luca took Gianna's hand.It: "Sai, ho deciso. Voglio essere un artista, non importa cosa succeda."En: "You know, I've decided. I want to be an artist, no matter what happens."It: Gianna lo abbracciò forte.En: Gianna hugged him tightly.It: "Sempre al tuo fianco, qualunque cosa accada."En: "Always by your side, no matter what."It: Con la certezza di aver trovato la sua strada, Luca osservò i fuochi d'artificio svanire nel cielo, sicuro che il nuovo anno gli avrebbe portato nuove sfide e una miriade di colori da esplorare.En: With the certainty of having found his path, Luca watched the fireworks fade into the sky, sure that the new year would bring him new challenges and a myriad of colors to explore.It: La notte finì, ma l'avventura di Luca era appena iniziata.En: The night ended, but Luca's adventure was just beginning. Vocabulary Words:the crowd: la follasparkling: scintillantienthusiastic: entusiastato welcome: dare il benvenutovibrant: vibrantelaughter: risateexcitement: eccitazionethe hustle: il trambustothe desire: il desideriothe fear: il timoreexpectations: le aspettativecanvases: teleto dream: sognarethe architecture: l'architetturato imagine: immaginareto create: crearemagnificent: magnificato believe: crederethe inspiration: l'ispirazionethe decorations: le decorazionithe aromas: i profumifood stalls: bancarelle di ciboto gather: radunarsithe countdown: il conto alla rovesciaunison: all'unisonothe rainbow: l'arcobalenothe fireworks: i fuochi d'artificiowonder: meravigliato convey: trasmetterethe applause: gli applausi
Una storia che già feriva la comunità ora si carica di un'ombra ancora più inquietante. Nel silenzio dei boschi sopra Sant'Antonio, dove la notte di Natale due husky sono stati raggiunti da colpi d'arma da fuoco, emerge oggi una testimonianza anonima: qualcuno avrebbe visto un uomo armato di fucile inseguire un cane. Un dettaglio che, se confermato, cambierebbe radicalmente la prospettiva dell'intera vicenda.
La domanda che mi interessa non è come riconoscere un contenuto fatto con l'AI, ma come riconoscere un risultato umano.“Come riconoscere un contenuto fatto con l'AI?” è una domanda sexy, attira, genera discussioni, polemiche, post indignati e analisi tecniche. Ha lo stesso fascino del pettegolezzo: invece di chiederci se qualcuno si è rifatto il naso, ci chiediamo se un testo è “rifatto” dall'AI.Cambiano i soggetti, ma la dinamica è identica. Andiamo a caccia di indizi, commentiamo lo stile, passiamo il tempo a giudicare, e nel frattempo ci allontaniamo sempre di più dall'unica questione che conta: che cosa succede alle persone dopo che sono entrate in contatto con quel contenuto.Quando mi chiedo se un contenuto “funziona”, non parto mai dalla sua purezza di origine, ma dall'output nel senso più concreto possibile: non il file, non la pagina, non l'audio, ma l'effetto sul cliente. Usiamo i contenuti per una sola ragione: ridurre la distanza che separa la nostra impresa dalle persone che potrebbero lavorare con noi. Tutto il resto è contorno. Per questo, se devo valutare un testo o un video, mi faccio una serie di domande che non hanno nulla a che vedere con l'AI.La prima è brutale: si ricordano di noi?Dopo aver letto, ascoltato, guardato quel contenuto, le persone se lo portano dietro oppure evapora dopo pochi secondi? Lo si vede dai segnali che arrivano dopo, non dalle nostre impressioni. Se per sei settimane insisto su un certo tema e poi le richieste che arrivano iniziano a usare esattamente le parole che ho introdotto, vuol dire che qualcosa è rimasto. Se pubblico libri, articoli, email e le domande dei clienti restano identiche a prima, è probabile che il mio materiale scorra addosso senza lasciare traccia. Degli esseri umani incontrati di persona, di solito, ci ricordiamo; delle voci automatiche del bancomat no. Questo è un primo spartiacque. Seconda domanda è: cambiano le loro azioni?Dopo il contatto con i miei contenuti, il percorso delle persone devia anche solo di pochi gradi oppure resta identico? Quando scrivo o registro qualcosa, la mia pretesa – minima ma reale – è che da quel momento ci sia almeno un dettaglio della loro vita professionale che si sposta di un millimetro. Non serve una rivoluzione biografica. Basta un piccolo cambio di rotta, un “da oggi questa cosa non la guardo più nello stesso modo”. La maggior parte dei contenuti oggi ci schiaccia con la quantità, ma non modifica la direzione in cui ci stavamo muovendo. È rumore che occupa tempo senza spostare niente. Terzo punto: quel contenuto attiva un nuovo pensiero stabile?Un pensiero non è solo un'idea momentanea. È una matrice con cui iniziamo a leggere i fatti. Una frase che ci resta in testa e che torna fuori quando dobbiamo decidere. Tutti abbiamo in mente una di quelle massime attribuite a un nonno, a un genitore, a un maestro: ci accompagnano per anni, anche quando non ce ne accorgiamo. Un contenuto efficace, nel mio lavoro, dovrebbe fare qualcosa di simile, portando nella testa del cliente un criterio che prima non aveva. Se dopo avermi letto o ascoltato non entra nessun modo nuovo di ragionare, abbiamo perso un'occasione. Quarto: fanno qualcosa per avvicinarsi a noi?Se i contenuti servono ad accorciare le distanze, il segnale minimo che cerco è un'azione, anche piccola, che prima non c'era. Può essere un'email, l'iscrizione a una newsletter, una richiesta informazioni, il salvataggio del sito tra i preferiti, il fatto che la persona torni a leggere più volte la stessa pagina. Oggi il cliente può fare quasi tutto da solo: prenotare, scaricare, iscriversi, comprare. Non mi interessa che faccia “tutto”, mi interessa che faccia almeno un passo che senza quel contenuto non avrebbe fatto. Se le views aumentano ma nessuno si muove, è come fare un pieno di benzina e lasciare l'auto accesa in garage finché il serbatoio si svuota: abbiamo consumato risorse senza percorrere un metro. Quinto: posso interagire nel merito con chi firma quel contenuto?Qui arriviamo a un punto che tocca direttamente la questione AI, ma non nel modo superficiale che vedo ovunque. Mi capita spesso di scorrere certi feed – LinkedIn è un osservatorio perfetto – e avere la sensazione che lì fuori ci sia un'umanità composta solo da geni multitalento, pieni di citazioni, casi studio, storie eroiche. Ma quando provi a interagire nel merito e scopri che in molti casi dietro il post non c'è un percorso reale di pensiero, ma solo un testo pronto all'uso. Il problema non è aver usato l'AI per scriverlo. Il problema è non essere in grado di sostenerlo.È lo stesso effetto che si prova quando si entra in un ufficio e ci si sente ripetere, leggendo da un foglio, le frasi della campagna ufficiale, senza nessuna capacità di andare oltre la brochure. Se invece posso parlare per ore di ciò che ho scritto – perché l'ho pensato, studiato, testato – l'interazione con il cliente diventa il completamento naturale del testo. Questi cinque indicatori – ricordo, azioni, pensieri, passi verso di noi, capacità di interagire nel merito – descrivono molto meglio la qualità di un contenuto rispetto alla domanda “chi l'ha scritto?”. Un testo creato da una macchina ma capace di generare risultati umani ha più valore, per il mio lavoro, di un testo scritto “a mano” che non sposta nulla nella vita delle persone. E vale anche l'opposto: un contenuto interamente umano che non viene ricordato, non ispira nessuna azione, non attiva nessun pensiero, non avvicina nessuno, non è più “vero” solo perché l'ho digitato io sulla tastiera. La questione delle views è un esempio evidente di fraintendimento. Un miliardo di visualizzazioni su una piattaforma non corrisponde a un miliardo di scelte consapevoli. Spesso è solo il segno che un contenuto è finito nel posto giusto dell'algoritmo davanti a persone che stavano scrollando per noia. Non c'è niente di male, ma non è un risultato umano.Un risultato umano è quando qualcuno decide, in modo volontario, di dedicarti attenzione, di cambiare qualcosa, di impegnare tempo e denaro sulla base di ciò che hai fatto circolare.In tutto questo, la provenienza tecnica del contenuto resta un dettaglio. Non mi interessa se hai scritto a mano, dettato un prompt, montato con dieci tool diversi. Mi interessa che tu sia consapevole di quello che stai mettendo in circolo e che tu sia in grado di reggerne le conseguenze. Se decidi di affidarti all'AI per una parte del lavoro, il minimo è studiare il materiale che ne esce come se fosse un testo tuo: saperlo spiegare quando un cliente ti chiede “perché?”.Per questo, quando sento la domanda “come riconoscere un contenuto fatto con l'AI?”, la riscrivo così: come riconoscere un risultato umano? Voglio clienti in carne e ossa che pagano, tornano, parlano di noi ad altri, ci scelgono nel tempo.Voglio vedere reazioni umane, non tic da scroll infinito. Voglio facce che si accendono, sopracciglia che si abbassano, decisioni che cambiano rotta di mezzo grado perché qualcosa li ha colpiti. Il punto non è smascherare la macchina. Il punto è osservare che cosa fanno gli esseri umani quando entrano in contatto con i contenuti che pubblichiamo. Tutto il resto – software, strumenti, discussioni sulla “purezza” – è decorazione. La domanda che metto al centro è una sola: quello che sto creando accorcia davvero la distanza tra me e le persone a cui voglio parlare, oppure no?*** *** ***Scarica il corso gratuito sul Content Marketing: https://www.ascoltobeltrami.com/corsoVisita https://www.ascoltobeltrami.com/La voce di Alessio Beltrami viene utilizzata per gentile concessione della Fondazione Alessio Beltrami
Trovi un DONO nel podcast e qui sotto. Per dirti GRAZIE, per questo 2025 insieme. Nell'ultimo episodio dell'anno, voglio parlarti da un luogo intimo e pieno. È un momento di trasformazione profonda per me: personale, autentica, diversa da tutto ciò che ho vissuto finora. Non è stato un anno semplice. Ho attraversato smarrimento, confusione, domande scomode. Ho perso la mia visione per un periodo, e ti racconto cosa mi ha permesso di ritrovarla. Un lavoro interiore coraggioso, un nuovo percorso di coaching e la scelta di riallinearmi completamente con la donna che sono oggi. Non con quella che ero, non con quella che "avrei dovuto essere". Perché quando ti riallinei, succede qualcosa. La vita ti risponde in modo diverso. Arrivano persone nuove, nuove opportunità, più amore, più abbondanza. Non perché fai di più… ma perché sei più vera. In questo episodio ti porto dentro questo cambiamento. Nella mia nuova frequenza, nella mia nuova visione, nel modo in cui scelgo di vivere il 2026. Parliamo di cosa significa creare la propria vita alle proprie condizioni, riscrivere le proprie regole, onorare la propria verità. E se mentre ascolti senti che anche tu sei pronta a fare un salto, a lasciare un anno con chiarezza e ad aprirne uno nuovo con direzione, allora quello che sto per dirti è per te.
Backrooms, il luogo dove voglio vivere per sempre, una sadpasta inventata da Amico Diverte. Musica:CO.AG (https://www.youtube.com/channel/UCcavSftXHgxLBWwLDm_bNvA) Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Il congiuntivo ti fa impazzire? Non sai mai quando usarlo e quando no? Ti senti insicuro ogni volta che devi scegliere tra congiuntivo e indicativo? Beh, tranquillo, non sei solo! Il congiuntivo è il nemico numero uno di tutti gli stranieri che studiano l'italiano... e anche di molti italiani, a dire il vero! Perciò ho realizzato questa guida definitiva su quando va usato e quando invece no. Congiuntivo: Quando Usarlo e Quando Non Usarlo Parte 1: Quando Usare il Congiuntivo 1. Con i Verbi di OPINIONE nella Frase Principale Quando nella frase principale c'è un verbo che esprime un'opinione personale, nella frase secondaria devi usare il congiuntivo. Questi verbi sono, per esempio: pensare, credere, ritenere, supporre, immaginare. Esempi pratici: Penso che tu abbia ragione. (e non "hai") Credo che Marco sia già partito. (e non "è") Suppongo che loro vengano domani. (e non "vengono") Immagino che la festa finisca tardi. (e non "finisce") La regola è semplice: quando esprimi un pensiero soggettivo o un'opinione personale, il verbo della frase dipendente va al congiuntivo perché indica qualcosa di incerto, non verificato oggettivamente. 2. Con i Verbi di SPERANZA, AUGURIO e VOLONTÀ Quando esprimi una speranza, un augurio o una volontà, devi usare il congiuntivo nella frase secondaria. I verbi più comuni sono: sperare, augurare, desiderare, volere, preferire. Esempi pratici: Spero che tutto vada bene. (e non "va") Vi auguro che siate felici per sempre. (e non "siete") Voglio che voi studiate di più. (e non "studiate" indicativo) Preferisco che lei venga con noi. (e non "viene") Questi verbi esprimono un desiderio o una volontà che qualcosa accada, ma non è detto che accada davvero. Proprio per questo motivo di incertezza sul futuro, si usa il congiuntivo. 3. Con i Verbi di SENTIMENTO ed EMOZIONE Gioia, tristezza, paura, rabbia... tutte le emozioni richiedono il congiuntivo! I verbi tipici sono: essere felice/contento/triste, dispiacere, temere, avere paura. Esempi pratici: Sono felice che tu sia qui. (e non "sei") Mi dispiace che non possiate venire. (e non "potete") Temo che piova domani. (e non "piove") Ho paura che lui non capisca. (e non "capisce") Le emozioni sono reazioni soggettive a situazioni che non sono sotto il nostro controllo diretto. Per questo motivo, quando esprimiamo un sentimento riguardo a un'azione o situazione, usiamo il congiuntivo per sottolineare la natura soggettiva della nostra reazione emotiva. 4. Con i Verbi di DUBBIO Il dubbio e il congiuntivo sono migliori amici! Se nella frase principale c'è un verbo che esprime incertezza o dubbio, nella secondaria ci vuole il congiuntivo. I verbi più comuni sono: dubitare, non essere sicuro/certo. Esempi pratici: Dubito che lui dica la verità. (e non "dice") Non sono sicuro che questa sia la strada giusta. (e non "è") Non sono certa che loro arrivino in tempo. (e non "arrivano") Il dubbio rappresenta per definizione una mancanza di certezza, quindi è perfettamente logico che richieda il congiuntivo, il modo verbale che esprime proprio l'incertezza e la possibilità. 5. Con Molte Congiunzioni e Locuzioni che Esprimono IPOTESI, CONDIZIONE, CONCESSIONE Alcune parole "magiche" richiedono sempre il congiuntivo. Ecco le più importanti: Congiunzione/LocuzioneSignificatoEsempioaffinché / perché (scopo)con lo scopo cheTi chiamo affinché tu sappia la verità.purché / a patto che / a condizione chea condizione cheVengo, purché tu mi accompagni a casa.prima cheprima diDevo uscire prima che piova.senza chesenzaÈ uscito senza che io lo sapessi.nel caso in cui / qualoranel casoNel caso in cui tu abbia bisogno, chiamami.nonostante / benché / sebbenenonostanteNonostante faccia freddo, esco senza la giacca.a meno che / tranne cheeccetto seVengo, a meno che non piova. Queste congiunzioni introducono situazioni ipotetiche, condizionali o concessive, quindi richiedono sempre il congiuntivo per indicare che si tratta di eventi non ancora realizzati o comunque incerti. 6. Con Alcune Espressioni IMPERSONALI Le espressioni impersonali (quelle con "è" + aggettivo/sostantivo) richiedono quasi sempre il congiuntivo. Ecco le principali: È necessario/importante/essenziale che: È necessario che tu venga subito. È possibile/probabile/impossibile che: È probabile che loro siano in ritardo. È meglio/peggio che: È meglio che tu stia a casa. È bene/male che: È bene che voi sappiate la verità. È giusto/sbagliato che: È giusto che lui paghi per quello che ha fatto. È strano/raro/incredibile che: È strano che lui non abbia ancora chiamato. Può darsi/può essere che: Può darsi che io parta domani. Queste espressioni esprimono valutazioni soggettive, possibilità o necessità, e per questo richiedono il congiuntivo. Si tratta di giudizi o previsioni, non di fatti certi. 7. Con i Verbi di ATTESA e ASPETTATIVA Quando aspetti qualcosa o qualcuno, usa il congiuntivo! I verbi principali sono: aspettare, attendere, aspettarsi. Esempi pratici: Aspetto che tu finisca di studiare. (e non "finisci") Mi aspetto che lui arrivi presto. (e non "arriva") Attendiamo che voi ci diate una risposta. (e non "date") L'attesa implica sempre un elemento di incertezza su quando o se qualcosa accadrà, quindi si usa naturalmente il congiuntivo. 8. Con Alcuni Verbi IMPERSONALI Verbi come bastare, occorrere, servire, convenire, importare richiedono il congiuntivo: Esempi pratici: Basta che tu mi dica la verità. Occorre che voi siate puntuali. Non importa che lei venga o no. Conviene che partiamo presto. Serve che qualcuno mi aiuti. Questi verbi esprimono necessità, sufficienza o rilevanza, ma non certezza su ciò che accadrà, quindi richiedono il congiuntivo. 9. SUPERLATIVO + Pronome Relativo (Opinione Personale) Quando usi un superlativo seguito da un pronome relativo (che, cui) per esprimere un'opinione personale e soggettiva, devi usare il congiuntivo: Esempi pratici: È il film più bello che abbia mai visto. (CONGIUNTIVO) → È la mia opinione personale, soggettiva. È la persona più intelligente che conosca. (Mia opinione personale) È il ristorante migliore in cui abbia mai mangiato. (Valutazione soggettiva) È la cosa più strana che mi sia mai capitata. (Esperienza personale) In questo caso, il congiuntivo sottolinea che si tratta di una valutazione personale, non di un fatto oggettivo. Se invece parlassimo di un fatto oggettivo e misurabile, useremmo l'indicativo (es. "È la montagna più alta che esiste in Europa" - fatto geografico). Parte 2: Quando NON Usare il Congiuntivo (e Usare l'Indicativo) 1. Con i Verbi di CERTEZZA nella Frase Principale Quando nella frase principale c'è un verbo che esprime certezza, sicurezza o conoscenza oggettiva, nella frase secondaria devi usare l'indicativo. I verbi principali sono: sapere, essere sicuro/certo, conoscere, rendersi conto, accorgersi, notare, ricordare. Esempi pratici: Ricordo che ieri pioveva. (e non "piovesse") Mi sono accorto che tu hai ragione. (e non "abbia") Noto che sei stanco. (e non "tu sia stanco") So che la newsletter di LearnAmo è super utile. (e non "sia") Sono certo che domani faranno bel tempo. (e non "facciano") La regola è chiara: se esprimi certezza assoluta o conoscenza diretta di qualcosa, non c'è spazio per il dubbio, quindi si usa l'indicativo. 2. Con i Verbi di PERCEZIONE I verbi che esprimono una percezione sensoriale (quello che vedi, senti, ecc.) richiedono l'indicativo: vedere, sentire, ascoltare, toccare, percepire. Esempi pratici: Vedo che stai bene. (e non "tu stia") Sento che arrivano. (e non "arrivino") Ho sentito che Luigi si è sposato. (e non "si sia sposato") Percepisco che c'è qualcosa che non va. (e non "ci sia") ⚠️ ATTENZIONE! Se usi sembrare o parere, allora devi usare il congiuntivo: Mi sembra che tu sia stanco. ✓ Mi pare che lui abbia ragione. ✓ Perché questa differenza? Perché "vedere" e "sentire" indicano una percezione diretta e quindi certa, mentre "sembrare" e "parere" indicano un'impressione soggettiva, quindi incerta. 3. Con i Verbi di AFFERMAZIONE e DICHIARAZIONE Quando affermi o dichiari qualcosa con certezza, usa l'indicativo! I verbi tipici sono: dire, affermare, dichiarare, sostenere, riferire, raccontare, spiegare, confermare, giurare, promettere. Esempi pratici: Raccontavano che tu avevi torto. (e non "abbia") Lui afferma che l'esame è facile. (e non "sia") Confermo che domani vengono. (e non "vengano") Ti giuro che faccio il possibile. (e non "faccia") Mi ha detto che parte domani. (e non "parta") ⚠️ ATTENZIONE! Se questi verbi sono alla forma NEGATIVA, allora puoi usare il congiuntivo: Non dico che tu abbia torto. ✓ Non promettono che vengano. ✓ Non affermo che lui sia colpevole. ✓ La negazione introduce un elemento di dubbio o incertezza, quindi il congiuntivo diventa appropriato. 4. Dopo Espressioni Impersonali di CERTEZZA Alcune espressioni impersonali esprimono certezza e quindi richiedono l'indicativo: È vero/certo/sicuro che: È vero che Marco ha 30 anni. (e non "abbia") È chiaro/evidente/ovvio che: È chiaro che lui non capisce. (e non "capisca") ⚠️ ATTENZIONE! Quando queste espressioni diventano PERSONALI, devi usare il congiuntivo: Sono sicura che domani piova. ✓ (opinione personale) Siamo certi che tu abbia ragione. ✓ (certezza soggettiva) La differenza sta nel fatto che le espressioni impersonali ("è vero che...") presentano qualcosa come un fatto oggettivo, mentre le espressioni personali ("sono sicuro che...") esprimono una convinzione personale. 5. Con "Secondo me", "Per me", "A mio parere", "A mio avviso" Queste espressioni introducono un'opinione personale,
Ciao amici e amiche!Questa è una puntata speciale di Natale in cui ti insegno una poesia dal titolo "Voglio un Natale pieno di pace!"TESTO:Voglio un Natale pieno di pace,senza tristezza e senza linguacce,voglio un Natale pieno d'amore,che scaldi nel mondo ogni cuore.Sotto un cielo stellato e sincero,uniti insieme in un canto leggero,che ogni bambino possa sognare,un Natale migliore dove giocare.LINK LIBRO: https://amzn.eu/d/3IpVbriNUMERO LETTERE AL SEMAFORO: 353/4453010Grazie per aver ascoltato questa puntata!Maestro Lorenzo
Dopo più di mezzo secolo, la celebre macelleria italiana a Carlton abbasserà la saracinesca per l'ultima volta alla fine dell'anno. I ricordi del proprietario Leonardo Donati, che ha già chiaro il da farsi: "Voglio tornare un po' a casa, in Friuli".
«Sono fiero dello sviluppo della città, ma certe notizie mi fanno arrabbiare» — (integrale su cdtlink.ch/ex-sindaco con tanto di videointervista) — L'ex sindaco di Locarno, Alain Scherrer, a tutto campo dopo un periodo di silenzio «per avere il giusto distacco»: dalle aggregazioni al Film Festival che chiede di cambiare le date, al ricorso sui concerti estivi — «Seguo la politica e preferisco farlo con un certo distacco, perché voglio rispettare le scelte della compagine che ha preso posto a Palazzo Marcacci». «Sì, ora accetto con grande piacere il vostro invito, prima mi pareva prematuro». Alain Scherrer è in formissima e ha scelto Palazzo Marcacci come luogo simbolo per ambientare un'intervista a tutto campo da rilasciare in esclusiva al Corriere del Ticino. «Sono stati gentili, abbiamo la possibilità di starcene nientemeno che nella sala del Municipio, dove ho lasciato un pezzo del mio cuore», afferma carico d'entusiasmo con il suo immancabile sorriso, salutando la ragazza allo sportello della cancelleria. «Credo sia passato il tempo necessario per poter rispondere alle vostre domande senza voler apparire invadente», aggiunge mentre sale le scale a passo spedito verso la stanza dove per lungo tempo ha retto il timone della Città di Locarno. Una volta entrato, si guarda in giro e indica con emozione il suo posto, «a capotavola». Sono passati quasi due anni dalle elezioni comunali del 14 aprile 2024, dalle quali è scaturita la nuova composizione dell'Esecutivo, rinnovato per quattro settimi. Il nostro interlocutore, all'epoca, aveva annunciato con largo anticipo di non volersi ricandidare.«Il nuovo Municipio? Mi piace questa squadra. Conosco molti di loro: chi ha già vissuto questa casa e chi ora vi entra con entusiasmo. Hanno visione, competenza, e soprattutto il mio successore ha un vero senso dello Stato, orientamento strategico, conoscenza profonda delle tematiche e il suo saper fare è lucido e concreto. Li vedo lavorare con serietà, e ho fiducia. È un sentimento raro, e me lo tengo stretto». Il neo sessantenne («Ma non mi sento vecchio, eh? Facciamo solo... meno giovane di prima, dai») riavvolge il nastro del tempo: «Ho cominciato a fare il sindaco proprio il giorno del mio cinquantesimo compleanno. Nove anni intensi. E se ci mettiamo anche i tempi in Municipio, sono quasi vent'anni. Vent'anni passati dentro queste stanze: riunioni interminabili, notti di scelte pesanti, migliaia di pomeriggi spesi per la Città. E, credetemi, ogni ora è stata viva».Si apre, tuttavia, una nuova fase. Più «distaccata», se si può definire così: «Sto molto bene, ho tempo per me e per la famiglia. Quando sei immerso in un ruolo istituzionale così in vista, non ti rendi conto di quanto sia totalizzante. Solo quando ti fermi capisci quanto correvi. Sono orgoglioso della mia Città. Leggo i giornali, mi rallegro quando trovo belle notizie e m'arrabbio per quelle negative, che però adesso vivo in modo differente. Oggi le decisioni sono in mano alla nuova compagine e il mio auspicio è che le sue scelte siano sempre guidate dal bene per la popolazione e non da speculazioni elettorali», esclama, citando i progetti principali che contribuiranno al rilancio di Locarno, come la riqualifica di piazza Grande e Largo Zorzi, il centro congressuale, la Rotonda, il Castello e il Museo di storia naturale. «Mi rendo conto che abbiamo avviato tanti progetti, forse troppi pensando alla forza finanziaria della Città e ciò non rende facile il lavoro a chi siede oggi nell'Esecutivo».E, a proposito di «arrabbiature», sul tavolo di Bellinzona era stata consegnata, ancora nella precedente legislatura, l'istanza di aggregazione con Lavertezzo, insieme alla collega Tamara Bettazza. Qualche settimana fa - dopo il «cambio della guardia» primaverile che ha portato Andrea Berri alla guida del piccolo Comune - colpo di scena: questi appare in foto con l'omologo Damiano Vignuta, di Gordola, voltando le spalle al «matrimonio» previsto con Locarno e avviando un altro tra i loro due Comuni. «Con tutto il rispetto per i protagonisti, questa fotografia mi ha fatto male», dice con rammarico.«Ad ogni modo il merito è stato di riaprire il dialogo, soprattutto con Losone e Minusio, che sono interlocutori preziosi. Altri, invece, sembrano solo approfittare della centralità di Locarno, rivendicano autonomia ma poi non sono capaci di gestire i progetti importanti, come è accaduto a Muralto con il nodo intermodale alla stazione. La fusione degli enti locali attorno al nucleo dell'agglomerato urbano è a mio avviso inevitabile, dato che la frammentazione rallenta lo sviluppo». Note più positive (letteralmente) per un altro capitolo importante nella vita dell'intervistato. Da due decenni, infatti, canta nel complesso «Vasco Jam». «La musica, il palco: è la mia seconda famiglia. Il gruppo ha 41 anni ed è probabilmente la cover band di Vasco più longeva di sempre. È casa mia. Noi sul palco ci divertiamo, e la gente lo sente».Sempre in ambito musicale, ecco spuntare un ulteriore tasto dolente: il ricorso di un esercente di piazza Grande contro i concerti estivi: «Mi rattrista vedere chi antepone interessi personali all'estate di Locarno. Piazza Grande è un simbolo potente. Qui sono passati nomi che hanno lasciato memoria nel mondo. Non possiamo rischiare che qualcuno rovini tutto per egoismi». L'altro pilastro della bella stagione è il Festival, la manifestazione culturale più importante a livello nazionale. Che vorrebbe anticipare la programmazione. Un'opportunità da cogliere? «La questione è delicata. Capisco l'industria cinematografica, ma anche il turismo vive di equilibri delicati. Il calendario è un incastro prezioso. Il Festival è un pilastro: Locarno grazie a questa manifestazione vive di cultura».Infine, la politica. Perché è proprio il «suo» PLR ad aver perso il quarto seggio del distretto in Gran consiglio. «Sì, anni fa avrei voluto fare un'esperienza a livello cantonale. Ma oggi non ne sono più attratto. La politica, parlo in generale, non dialoga più con la vita reale. È incompatibile con il mio modo di intendere il servizio pubblico. Manca il cuore. Manca il coraggio. Manca la coerenza. Manca la concretezza. Si preferisce apparire invece di agire, inseguire consenso invece di assumersi responsabilità. È un mondo che si racconta, ma non costruisce più. Io non ci sto. Voglio continuare a fare del bene, ma non accanto ai giochi di potere. Non come sindaco, voglio farlo come uomo. E le persone, non i ruoli, fanno la differenza».
Ti sei mai chiesto perché in italiano diciamo "Che tu sia benedetto!" oppure "Magari avessi più tempo!"? In questi casi il congiuntivo appare in frasi che stanno in piedi da sole, senza dipendere da nulla. Questo è il congiuntivo indipendente, molto diffuso nella lingua italiana per esprimere desideri, ordini, dubbi e supposizioni. Con questa guida completa, imparerai a usarlo come un vero madrelingua italiano. Il Congiuntivo INDIPENDENTE: Quando usarlo da solo Cos'è il Congiuntivo Indipendente? Facciamo chiarezza su questo concetto. Normalmente, quando studi il congiuntivo, lo vedi sempre in frasi dipendenti, giusto? Per esempio: "Penso che tu abbia ragione" oppure "Voglio che tu venga con me". In questi casi, il congiuntivo dipende da un verbo principale (penso, voglio) che regge l'intera costruzione. Tuttavia, il congiuntivo può anche essere indipendente, cioè può apparire in frasi che stanno in piedi da sole, senza dipendere da un'altra frase. Ecco perché si chiama "indipendente" – è autonomo nella sua funzione comunicativa. Queste frasi esprimono emozioni, desideri, dubbi, ordini o supposizioni in modo diretto e immediato. Il congiuntivo indipendente è estremamente comune nella lingua parlata italiana, specialmente nelle espressioni emotive e colloquiali. Una volta che padroneggerai questo uso, il tuo italiano suonerà molto più naturale e autentico. I Diversi Tipi di Congiuntivo Indipendente Vediamo ora tutti i casi principali in cui si usa il congiuntivo indipendente. Presta attenzione, perché sono diversi e ognuno ha una funzione comunicativa specifica. Analizzeremo ogni tipo nel dettaglio con numerosi esempi pratici che potrai utilizzare fin da subito nelle tue conversazioni quotidiane. 1. Congiuntivo Esortativo (per Dare Ordini o Inviti) Il congiuntivo esortativo si usa per dare ordini, inviti o esortazioni. Si usa in sostituzione dell'imperativo per le persone mancanti (terza persona singolare/plurale, prima persona plurale) o per il Lei con cortesia. È molto formale ed elegante, perfetto per situazioni professionali o quando si vuole mantenere un tono rispettoso. Quando si Usa il Congiuntivo Esortativo? Si utilizza questa forma quando si vuole: Dare ordini formali alla terza persona singolare o plurale Fare inviti cortesi usando il "Lei" formale Proporre azioni di gruppo alla prima persona plurale (noi) Esortare qualcuno a fare qualcosa con eleganza Esempi Pratici con la Terza Persona Singolare (Lei Formale) "Entri pure, signora!" (Lei formale – equivale a "entra!" ma con cortesia)"Venga con noi, professore!" (invito formale a una persona di riguardo)"Si accomodi, prego!" (ordine/invito cortese molto comune in contesti formali)"Stia attento!" (ordine alla terza persona singolare)"Prenda questa strada e poi giri a destra!" (indicazioni formali)"Mi dica pure tutto, dottore!" (invito a parlare liberamente) Esempi con la Terza Persona Plurale (Loro Formale) "Si accomodino, prego!" (ordine/invito cortese al plurale)"Entrino pure, signori!" (invito formale a più persone)"Facciano ciò che vogliono!" (permesso totale con tono formale)"Abbiano pazienza, per favore!" (richiesta cortese di attesa) Attenzione alla Prima Persona Plurale (Noi)! Alla prima persona plurale (noi), il congiuntivo esortativo è comunissimo nella lingua parlata italiana: "Andiamo al cinema!" (proposta di attività)"Facciamo una pausa!" (suggerimento di riposare)"Parliamo di questo problema!" (invito alla discussione)"Usciamo a cena stasera!" (proposta per la serata)"Vediamo cosa possiamo fare!" (esortazione a trovare soluzioni) Nota importante: In questo caso, congiuntivo e indicativo hanno la stessa forma per la prima persona plurale, ma la funzione è esortativa, quindi si sta di fatto usando il congiuntivo. La differenza si percepisce dal contesto e dall'intonazione: quando si propone o si invita, si usa il congiuntivo esortativo. 2. Congiuntivo Ottativo (per Esprimere Desideri) "Ottativo" deriva dal latino "optare" e significa "desiderare". Si usa questo congiuntivo per esprimere un desiderio, un augurio o una speranza. Spesso è introdotto da parole come "magari", "se solo", "oh se", "almeno" oppure "che". Questo è probabilmente l'uso più emotivo e personale del congiuntivo indipendente. Funzione e Uso del Congiuntivo Ottativo Esprime un desiderio realizzabile nel presente o futuro: "Magari venisse!" (desiderio che potrebbe avverarsi) Esprime un rimpianto per il passato: "Oh, se avessi studiato di più!" (rimpianto per qualcosa che non è accaduto e ora è troppo tardi) Esprime auguri e benedizioni: "Che Dio ti benedica!" (augurio formale) Esprime fantasie irrealizzabili: "Se fossi un uccello!" (desiderio impossibile) Esempi con "Magari" (Molto Comune!) Desideri per il presente/futuro (congiuntivo imperfetto):"Magari piovesse un po'!" (desiderio che piova)"Magari vincessi alla lotteria!" (desiderio di vincere soldi)"Magari ci fosse un corso sui verbi pronominali!" (desiderio di avere qualcosa che non c'è)"Magari smettesse di nevicare!" (desiderio per il presente)"Magari tornasse presto!" (speranza che qualcuno ritorni) Rimpianti per il passato (congiuntivo trapassato):"Magari avessi studiato di più!" (rimpianto per non aver studiato abbastanza)"Magari avessi ascoltato i tuoi consigli!" (rimpianto per non aver seguito i consigli)"Magari avessimo preso l'altra strada!" (rimpianto per una scelta passata)"Magari non fossi andato a quella festa!" (rimpianto per un'azione passata) Esempi con "Che" (Auguri Formali) "Che Dio ti benedica!" (augurio religioso)"Che tu possa essere felice!" (augurio di felicità)"Che il cielo ti aiuti!" (augurio solenne)"Che la fortuna ti assista!" (augurio di buona sorte)"Che tu possa realizzare tutti i tuoi sogni!" (augurio per il futuro)"Che vada tutto bene!" (augurio comune prima di un evento importante) Esempi con "Se" o "Se Solo" (Desideri Impossibili) "Se solo avessi più tempo!" (rimpianto per la mancanza di tempo)"Oh se potessi tornare indietro!" (desiderio impossibile di cambiare il passato)"Se fossi ricco!" (fantasia sulla ricchezza)"Se avessi le ali!" (desiderio impossibile di volare)"Oh se potessi leggere nel pensiero!" (fantasia sui superpoteri) Esempi con "Almeno" (Desiderio Minimo) "Almeno smettesse di piovere!" (desiderio minimo sul tempo)"Almeno mi avesse avvertito!" (rimpianto per mancanza di comunicazione)"Almeno provasse a capirmi!" (desiderio di comprensione)"Almeno facesse silenzio!" (richiesta di tranquillità) 3. Congiuntivo Concessivo (per Fare Concessioni) Il congiuntivo concessivo si usa per ammettere o concedere qualcosa, spesso seguito da un'opposizione o da un'obiezione. È accompagnato da parole come "pure", "anche" o semplicemente senza introduttori, oppure introdotto da espressioni come "ammettiamo che", "sia pure che" o "anche se". Come Funziona? È come dire: "Ok, ammetto questo punto, MA..." – è una concessione seguita spesso da un'opposizione. Si usa quando si vuole riconoscere un punto di vista altrui pur mantenendo la propria posizione. È molto utile nelle discussioni e nei dibattiti per apparire ragionevoli pur non cedendo completamente. Esempi Pratici "Sia anche come dici tu, ma io non sono d'accordo!" (va bene, ammetto che potrebbe essere così, ma...)"Dica quello che vuole, a me non interessa!" (può dire tutto ciò che vuole, ma non mi importa)"Faccia pure come crede!" (libertà totale, fai come vuoi)"Venga pure, tanto non cambierà nulla!" (può venire, ma sarà inutile)"Ammettiamo pure che la tua casa sia più piccola della mia: non per questo devi provare odio nei miei confronti!" (concessione seguita da obiezione)"Siano pure più bravi di noi, ma noi abbiamo più esperienza!" (ammissione con riserva)"Dica quel che vuole, io non cambio idea!" (concessione di libertà di parola ma mantenimento della propria posizione) 4. Congiuntivo Dubitativo (per Esprimere Dubbi e Incertezze) Il congiuntivo dubitativo esprime dubbio, incertezza o perplessità. Spesso è introdotto da "che", "non" oppure appare in domande retoriche. Questo tipo di congiuntivo è estremamente comune nella lingua parlata italiana, specialmente quando si pensa ad alta voce o si esprime preoccupazione. Quando si Usa? Quando usi il congiuntivo dubitativo, stai fondamentalmente pensando ad alta voce, esprimendo un'ipotesi o un'incertezza su qualcosa. È il modo più naturale per un italiano di esprimere dubbi senza fare affermazioni categoriche. Molto usato in contesti informali tra amici e familiari. Esempi con "Che" (Forma più Comune) "Che sia lui il colpevole?" (mi chiedo se sia lui...)"Che abbiano dimenticato l'appuntamento?" (dubbio, perplessità sul motivo della loro assenza)"Che abbia detto la verità?" (incertezza sulla veridicità)"Che stia male?" (preoccupazione e dubbio sulla salute di qualcuno)"Che siano già partiti?" (dubbio su un'azione già compiuta)"Che abbia perso il treno?" (ipotesi sul ritardo di qualcuno)"Che siano troppe informazioni?" (dubbio sulla quantità di informazioni fornite) Esempi con "Non" (Dubbio con Negazione) "Non sappia lui la risposta?" (domanda dubitativa con tono di sorpresa)"Non abbia capito bene?" (dubbio sulla comprensione)"Non sia il caso di chiamare un medico?" (dubbio che suggerisce un'azione) Contesto d'Uso Il congiuntivo dubitativo è particolarmente utile quando: Non si vuole fare un'affermazione diretta Si cerca di essere diplomatici Si esprime preoccupazione in modo delicato Si vuole coinvolgere l'interlocutore nel ragionamento 5. Congiuntivo Suppositivo (per Fare Supposizioni) Il congiuntivo suppositivo è simile al dubitativo, ma si usa per fare supposizioni e ipotesi più che per esprimere veri dubbi. Spesso è introdotto da "che" oppure da espressioni come "poniamo che", "ammesso che", "supponiamo che",
"Voglio essere…": le parole di Fabio lette al Volo Del Mattino
Ho compiuto 50 anni. E non ho più voglia di fingere. Non di ridurmi per piacere. Non di trattenere la mia verità. Non di chiedere il permesso per essere me. Oggi voglio relazioni autentiche, scelte consapevoli, parole vere. Voglio abitare il mio corpo con forza e piacere, la mia mente con presenza, la mia anima con silenzio. Essere autentica non è sempre facile. Ma è il più grande atto d'amore verso me stessa. Perché più mi amo, più mi mostro per quella che sono. E più mi mostro, più vivo davvero. Non aspettare il momento giusto per scegliere te stessa. Inizia ora. ✨ Ti aspetto in RISPLENDI, il mio nuovo percorso gratuito dal vivo dal 24 al 26 novembre: un viaggio per ritrovare la tua luce — quella che non si è mai spenta, ma che hai dimenticato.
Il presidente statunitense ha annunciato azioni legali contro l'emittente pubblica britannica, accusata di aver manipolato un suo discorso. Uno scandalo che ha portato alle dimissioni del direttore generale e della CEO della divisione news della BBC.
Quante volte ti sei chiesto: "Ma qui devo mettere l'articolo o no?" Se stai imparando l'italiano, sicuramente tantissime volte! L'articolo determinativo è una delle cose più difficili da padroneggiare per gli stranieri (anche i più avanzati). Con questa guida completa imparerai finalmente quando usare (e quando NON usare) gli articoli determinativi in italiano, scoprendo tutte le regole fondamentali, le eccezioni e i casi particolari. Quando usare e quando NON usare l'articolo determinativo Quando USARE l'Articolo Determinativo 1. Con i Nomi Già Menzionati o Conosciuti Quando parliamo di qualcosa che è già stato introdotto nella conversazione o che è conosciuto dal contesto, usiamo sempre l'articolo determinativo. Questo indica che ci stiamo riferendo a qualcosa di specifico e identificabile. Esempio: Ho comprato due macchine nuove l'anno scorso. Oggi ho visto le macchine e sono molto belle. In questo caso, "le macchine" sono quelle specifiche di cui abbiamo già parlato, non macchine generiche. 2. Con i Nomi Specifici (Spesso con un Qualificatore) Quando ci riferiamo a qualcosa di specifico e non generico, l'articolo è necessario. Spesso questa specificità è indicata da un aggettivo qualificativo, da una frase relativa o da un complemento che identifica precisamente l'oggetto di cui parliamo. Esempi: Non mettere il telefono sul tavolo rotto. (Non un tavolo qualsiasi, ma quello rotto specifico) Vado alla scuola di mia figlia. (Una scuola specifica, non una scuola qualunque) Sono nel treno delle 12. (Il treno specifico che parte alle 12) 3. Con i Superlativi Gli aggettivi e gli avverbi al superlativo richiedono sempre l'articolo determinativo. Il superlativo, per sua natura, indica qualcosa di unico nel suo genere o che raggiunge il massimo o il minimo grado di una qualità, quindi richiede specificazione. Esempi: Ieri abbiamo passato il momento più bello. Torno il più velocemente possibile. Questa è la situazione più difficile che abbiamo affrontato. Marco è il ragazzo più intelligente della classe. 4. Con "Solo/Unico" Quando usiamo frasi con "solo" o "unico", l'articolo è obbligatorio. Questi termini indicano esclusività e unicità, quindi richiedono specificazione attraverso l'articolo. Esempi: Mia zia è la sola persona di cui mi fido. Questa è l'unica ciotola che hai? Qual è l'unica soluzione efficace per parlare italiano come un madrelingua? Sei l'unico amico che mi ha aiutato in quel momento difficile. 5. Con i Nomi di Paesi e Regioni I nomi di Paesi e regioni richiedono sempre l'articolo determinativo quando usati da soli. Esempi: L'Italia è un Paese bellissimo. Voglio visitare il Brasile. La Sardegna ha delle spiagge spettacolari. I Paesi Bassi sono famosi per i tulipani. ATTENZIONE: Con la preposizione IN, non si deve usare l'articolo. L'unica eccezione (che invece richiede l'articolo) sono i nomi di Paesi plurali. L'anno prossimo vado in Giappone. Quando verrete in Puglia? Sei mai stato negli Stati Uniti? Mi trasferirei volentieri nelle Filippine. 6. Con i Nomi di Paesi che Includono "Repubblica", "Regno", "Unione" o "Stato" Quando il nome di un Paese include termini come "Repubblica", "Regno", "Unione" o "Stato", l'articolo determinativo è sempre necessario. Esempi: Vive nella Repubblica Dominicana. Andiamo nel Regno Unito ogni estate. La Repubblica Ceca è un Paese molto interessante. Gli Stati Uniti d'America sono un Paese molto vasto. 7. Con i Numeri Ordinali Usati Come Qualificatori I numeri ordinali (primo, secondo, terzo, ecc.) quando sono usati come aggettivi qualificativi richiedono sempre l'articolo determinativo. Esempi: Questa è la seconda volta che ti chiamo. Tu sei il quinto dottore con cui parlo di questo problema. Il primo giorno di scuola è sempre emozionante.
La spettacolarizzazione delle storie di personaggi come Achille Costacurta fanno del male a loro e sono una deviazione della realtà. Con tutto il bene per il ragazzo, ci tengo a esprimere il mio dissenso e il mio fastidio che da anni esprimo verso i figli di. Voglio un mondo più meritocratico. Basta dare spazio a tutti. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Predicazione espositiva del Pastore Jonathan Whitman di Matteo capitolo 9 versetti da 9 a 13. Registrata presso il Centro Evangelico Battista di Perugia il 26 ottobre 2025.Titolo del messaggio: "Quando Gesù ti chiama... Tre imperativi per chi vuole veramente seguire Gesù"MATTEO 9 V9-139 Poi Gesù, partito di là, passando, vide un uomo chiamato Matteo, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì. 10 Mentre Gesù era a tavola in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. 11 I farisei, veduto ciò, dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e con i peccatori?» 12 Ma Gesù, avendoli uditi, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Ora andate e imparate che cosa significhi: "Voglio misericordia e non sacrificio"; poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».
Edoardo Leo e Giacomino si incontrano per parlare di cinema, ma finiscono per parlare di vita. Dai 31 anni di gavetta ai set con Woody Allen e Liliana Cavani, Edoardo racconta la sua storia con la naturalezza di chi non ha mai smesso di osservare il mondo con curiosità. C'è l'eredità di Gigi Proietti, l'amore per il teatro, il coraggio di mettersi in gioco e la consapevolezza che ridere — anche di sé stessi — è la forma più alta di saggezza. Tra aneddoti irresistibili e riflessioni sincere, Edoardo condivide l'anima dietro i ruoli, la memoria come atto d'amore e la forza di restare umani anche nel successo. Un episodio che celebra la commedia come linguaggio dell'anima. Produced by Corax Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Koni De Winter, difensore del Milan, ha rilasciato alcunedichiarazioni a Nieuwsbald Sport, parlando del suo approdo inrossonero.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
Giulia ha 32 anni ed è originaria di Cesena, dove è cresciuta in una famiglia benestante, con il mantra di andare bene a scuola perché «un buon titolo uguale a un buon stipendio, uguale a una sicurezza», le dicevano i suoi. Finito il liceo, Giulia vorrebbe studiare Medicina. Quando però non riesce a superare il test di ammissione, sceglie una facoltà che le sembra affine, Farmacia, e si trasferisce a Bologna. Ma già dal secondo anno si accorge che quel percorso non ha nulla a che fare - lavorativamente parlando - con Medicina. Potrebbe continuare, protetta dalla sicurezza dei genitori che le pagano retta e affitto. Ma è proprio quella sicurezza che inizia a pesarle, così decide di rinunciare agli studi e comincia a lavorare full time in un bar. Per la prima volta, riesce a mantenersi da sola. Però, non si sente realizzata. «Avevo 22 anni, ma mi sentivo come se avessi sbagliato strada, senza alcun modo per cambiare o capire davvero cosa volessi fare».Proprio allora fa un incontro destinato a cambiare la sua vita. Conosce un uomo più grande di lei, che diventerà il suo compagno, e che, dopo essere nato in una famiglia umile e aver lavorato in fabbrica, all'età di trent'anni ha iniziato a seguire il suo sogno di lavorare nel cinema. «Lui mi ha mostrato che non esistono tappe prestabilite e che le strade possono essere ripercorse a ritroso». Da quel momento, Giulia inizia a guardare ogni aspetto della sua vita da una prospettiva diversa: parte per esperienze di volontariato all'estero e si concede finalmente la libertà di seguire una strada che sente sua. Si iscrive alla Facoltà di Cooperazione Internazionale a Bologna, e nel frattempo trova lavoro in un centro di accoglienza. Finita la Triennale, nasce il loro primo figlio e Giulia decide di proseguire gli studi in Gestione dei fenomeni migratori. Dopo la nascita del secondo figlio, il contratto al centro di accoglienza non viene rinnovato e Giulia decide di rimettersi in gioco iscrivendosi a un Master in Fundraising. Per ora, Giulia dal Master ha ottenuto solo uno stage extra-curricolare in un'organizzazione no-profit. Gratuito. Da una parte sente che è legittimo prendersi dei «periodi in cui si mette in pausa l'idea di ricevere uno stipendio, perché poi magari questo porterà a qualcosa di più bello, più soddisfacente e anche forse più redditizio». Ma fa fatica a staccarsi dallo schema culturale che ha assorbito da bambina, per cui al primo posto c'è lo stipendio e la stabilità che ne deriva. Giulia in questo momento è in viaggio. Giulia in questo momento è in viaggio. Sta cercando di arrivare alla sua sintesi - unica e personale - di tutti i condizionamenti ricevuti nel percorso. È un viaggio affascinante, ma scandito da paure e sensi di colpa.
“Non so cosa voglio davvero”. Come gestire una crisi di identitàHai presente quel momento in cui ti chiedono “che cosa vuoi davvero?” e tu… non lo sai più? In questo episodio apro la mia crisi d'identità (quasi 40, tre figli, due aziende, un trasloco importante) e condivido il percorso in 4 passi che mi sta aiutando a rimettere ordine senza tradire me stessa:Svuota-mente concreto: dal cervello alla carta (e perché serve un quaderno “fisico”).Produttività ≠ Valore: come passare dal “fare tanto” al fare ciò che dà significato (settimana ideale).Stagioni della vita: scegliere poche cose giuste per adesso, non per sempre.Decisioni e pace: se non hai la risposta, lavora sul come (apertura, gratitudine, presenza) e lascia arrivare il quando.Parliamo di controllo, perfezionismo, villaggio (quello vero e quello “pagato”), casa-lavoro-bambini, e della libertà di semplificare, delegare o eliminare senza colpa. Non è un episodio di ricette facili: è un invito a trattarti con più realtà, meno narrativa, e tanta gentilezza.Non devi scegliere chi sarai per sempre. Devi scegliere cosa ha valore in questa stagione — e dare a quella scelta spazio, aiuto e rispetto.Se questa puntata ti è stata utile, condividila con chi sta attraversando un passaggio simile.Lascia una recensione sulla piattaforma in cui ascolti: aiuta tantissimo il podcast a crescere.
Protagonista della puntata numero 116 di Mondo Triathlon, la rubrica di Dario Daddo Nardone in onda su Bike Channel, èALICE BETTOOgni lunedì dalle 19.00 il nuovo episodio sul canale youtube @DaddoSport, tutte le puntate di Mondo Triathlon:https://www.mondotriathlon.it/mondoGuarda Mondo Triathlon anche sui canali di Bike Channel:- SKY Canale 222- DTT Canale 259- DTT Canale 60 tasto rosso SI- www.bikechannel.it#daddocè #mondotriathlon #ioTRIamo ❤️#triathlon #trilife #fczstyle #passionetriathlon
Healthy Busy Life - Cambia la tua vita, un'abitudine alla volta
Quante volte hai detto o pensato: “Non sono felice, ma non so nemmeno cosa voglio davvero”? È la frase che ascolto ogni giorno parlando con decine di donne proprio come te: impegnate, brillanti, con vite piene, che però si sentono sospese in uno stato di stallo e impotenza. In questo episodio del podcast voglio farti vedere che non è una condanna: quella sensazione può diventare il punto di partenza più potente della tua vita. Ti parlo non solo da coach, ma da donna che ci è passata. In questo episodio scoprirai:
I 30 film italiani che bisogna aver visto (pt1) - vi consiglio i titoli di 30 film italiani! Spendieren Sie einen Cafè (1€)? Donate a coffee (1€)? https://ko-fi.com/italiano Livello B2, C1#language #Movies #italiano #vhs #Film #OscarsBuongiorno cari amici e amanti dell'italiano e benvenuti al nuovo episodio di Tulip. Questa settimana saranno particolarmente contenti i cinefili, cioè le persone amanti del cinema perché voglio parlarvi di cinema italiano e darvi qualche consiglio qualche film che è entrato nella storia del cinema italiano.Vi ricordo che già abbiamo parlato di cinema tempo fa e, se volete avere delle informazioni sulla storia del cinema italiano, potete andare all'episodio numero 62.Oggi invece vediamo alcuni film che hanno vinto premi, altri che sono entrati nella storia della cinematografia perché hanno descritto l'Italia in un particolare periodo storico e hanno fatto una fotografia della società, dei costumi e delle tradizioni italiani. Voglio anche darvi il titolo di film che sono piaciuti a me e che potreste guardare anche voi. I generi dei film possono essere tanti, vediamoli insieme:...- The full transcript of this Episode (and excercises for many of the grammar episodes) is available via "Luisa's learn Italian Premium", Premium is no subscription and does not incur any recurring fees. You can just shop for the materials you need or want and shop per piece. Prices start at 0.20 Cent (i. e. Eurocent). - das komplette Transcript / die Show-Notes zu allen Episoden (und Übungen zu vielen der Grammatik Episoden) sind über Luisa's Podcast Premium verfügbar. Den Shop mit allen Materialien zum Podcast finden Sie unterhttps://premium.il-tedesco.itLuisa's Podcast Premium ist kein Abo - sie erhalten das jeweilige Transscript/die Shownotes sowie zu den Grammatik Episoden Übungen die Sie "pro Stück" bezahlen (ab 20ct). https://premium.il-tedesco.itMehr info unter www.il-tedesco.it bzw. https://www.il-tedesco.it/premiumMore information on www.il-tedesco.it or via my shop https://www.il-tedesco.it/premium
In questo articolo parleremo di una domanda che riceviamo spessissimo: "Come devo cominciare a studiare l'italiano? Ci sono dei passaggi da seguire?" Se state leggendo questo articolo, probabilmente vi trovate proprio in questa situazione. Magari avete sempre sognato di parlare italiano, o forse dovete impararlo per lavoro, per amore (ah, l'amore italiano!), o semplicemente perché vi piace la nostra bellissima lingua. Ebbene, siete nel posto giusto! Come Cominciare a Studiare Italiano Passo 1: Valuta il Tuo Livello di Partenza Anche se siete principianti assoluti, potreste già conoscere più italiano di quanto pensiate! La lingua italiana è presente in molti contesti internazionali, dalla musica al cinema, dalla gastronomia all'arte. Piccolo test veloce: Provate a capire queste frasi: "Ciao, come stai?" (Saluto informale e domanda sullo stato di salute) "Pizza margherita, per favore" (Ordinazione al ristorante) "Grazie mille!" (Ringraziamento enfatico) "Dove è il bagno?" (Domanda pratica essenziale) Se avete capito almeno una di queste frasi, congratulazioni! Non siete completamente a zero. E se non avete capito niente... beh, tra pochi minuti capirete tutto! Consiglio pratico: Se avete già studiato altre lingue romanze (spagnolo, francese, portoghese), avrete un vantaggio enorme. Molte parole condividono radici latine simili! Ad esempio: "importante" è quasi identico in tutte queste lingue, così come "famiglia", "musica", "università". Passo 2: Scegli il Tuo "Perché" Questa è la parte più importante! Dovete avere un motivo forte e personale per imparare l'italiano. La motivazione sarà il carburante che vi sosterrà nei momenti di difficoltà. Esempi di motivazioni forti e specifiche: Relazioni personali: "Voglio comunicare con la famiglia italiana del mio partner" Opportunità professionali: "Voglio lavorare nel settore moda/design in Italia" Passioni culturali: "Voglio godermi i film di Fellini e Rossellini in originale" Obiettivi accademici: "Voglio studiare arte rinascimentale nelle università italiane" Trasferimento: "Voglio trasferirmi in Italia e integrarmi completamente" Suggerimento motivazionale: Scrivete il vostro "perché" su un foglietto e attaccatelo vicino al vostro spazio di studio. Quando la coniugazione del congiuntivo imperfetto vi sembrerà impossibile, rileggetelo! Passo 3: Definisci i Tuoi Obiettivi (Sii Realistico!) Stabilire obiettivi chiari e raggiungibili è fondamentale per mantenere alta la motivazione e misurare i progressi in modo concreto. Obiettivi a Breve Termine (1-3 mesi) Sopravvivenza linguistica: Imparare le espressioni essenziali per situazioni quotidiane Presentazioni personali: Saper dire nome, età, provenienza, lavoro e interessi base Interazioni pratiche: Ordinare al ristorante, chiedere informazioni, fare acquisti semplici Numeri e tempo: Utilizzare correttamente numeri, orari e date Obiettivi a Medio Termine (6-12 mesi) Conversazioni strutturate: Sostenere dialoghi di 10-15 minuti su argomenti familiari Comprensione mediatica: Capire i punti principali di telegiornali e programmi semplici Comunicazione scritta: Scrivere email formali e informali, messaggi di testo Espressione di opinioni: Dire cosa piace e non piace, esprimere preferenze Obiettivi a Lungo Termine (1-2 anni) Livello intermedio superiore: Raggiungere il livello B2 del Quadro Comune Europeo Lettura autonoma: Leggere romanzi, articoli di giornale e testi specialistici Discussioni complesse: Argomentare su temi astratti, esprimere ipotesi e dubbi Fluidità comunicativa: Parlare spontaneamente senza troppe pause per cercare parole Consiglio importante: Non abbiate fretta! L'italiano ha delle complessità grammaticali (come i 21 tempi verbali e i vari usi del congiuntivo) che richiedono tempo per essere assimilate. È meglio costruire basi solide piuttosto che correre e confondersi. ...
Il Bar Leni è la puntata di Vengo Anch'io Podcast in cui rispondo alle domande che mi fare su Instagram senza censure. Prenota la tua consulenza con me: https://lenipsicologasessuologa.com/prenota/ Acquista il mio libro: https://amzn.eu/d/6o81Bxm Associazione Internazionale Salute Sessuale Femminile e Anorgasmie https://aissfa.com/ Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Marco +In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.Parola del Signore.
A grande richiesta inauguriamo una mini serie nella serie tutta dedicata ai disagi delle cerimonie. Già in altre puntate avevamo sfiorato e circumnavigato le varie criticità di sposalizi, battesimi, gender reveal party ecc, in questa serie ci entriamo con tutte le scarpe scomode. E con quale cerimonia potevamo inizare in piena estate se non il matrimonio? Diamo il via alle danze.Seguici su IG : Il Podcast del Disagio e sul Tubo del Disagio Il podcast del disagio è condotto e ideato da Vee Tridente Co-host e editing Francesca Faralli Sigla di Mattia Ceci
Il produttore simbolo della scena hip hop e urban italiana Big Fish fa il suo grande ritorno da solista con “Lato B”, un'imperdibile collaborazione con Mecna e Guè, due dei nomi più riconoscibili del panorama rap italiano. Il singolo, edito per Warner Music Italy, sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio a partire da venerdì 22 agosto e in pre-save dal 10 agosto. L'annuncio segue la comparsa, negli ultimi giorni, di alcune audiocassette speciali ispirate alla cover del singolo, contenenti un'anteprima esclusiva del brano. Un omaggio all'estetica analogica, in perfetta sintonia con il concept del brano, intitolato “Lato B”. Il “Lato B” a cui fa riferimento il singolo è quel lato nascosto delle persone che va oltre la superficie e che va scoperto poco a poco con il tempo, proprio come la seconda metà della tracklist di un album. Il brano unisce tre veterani del genere hip-hop: il rap indie e sperimentale di Mecna si fonde a quello più classico e diretto di Guè, e i due stili vengono sapientemente miscelati dall'orecchio esperto di Big Fish, regalando un prodotto finale musicalmente raffinato e dai richiami old-school. “Lato B” è un brano che fonde passato e presente: nasce come rielaborazione del classico di Big Fish “Resta ancora”, di cui parte della base è stata reinterpretata con un sound più fresco, unendo le sonorità del rap contemporaneo all'anima autentica dell'hip-hop della vecchia scuola. Il pezzo omaggia apertamente l'estetica G-Funk e richiama l'atmosfera di “California Love” di 2Pac, evocandone tutta l'energia. Una traccia che si rivela insieme manifesto musicale e dichiarazione d'amore per la cultura hip hop. Con una carriera iniziata nel 1994 nel gruppo hip-hop Sottotono, Massimiliano Dagani, in arte Big Fish, ha continuato a farsi conoscere nell'industria musicale come solista e come produttore, contribuendo alla realizzazione di alcune delle canzoni e degli album più importanti della scena rap. Tra le sue collaborazioni più note spiccano opere storiche all'interno del panorama hip-hop del nostro Paese, fra cui “Tradimento” di Fabri Fibra, “Supereroe” di Emis Killa e “Nesliving, Vol. 3 – Voglio di +” di Nesli. In seguito a una reunion dei Sottotono nel 2021, Big Fish torna nel 2025 in questo nuovo capitolo della sua carriera, che inizia proprio affiancato da Guè Pequeno e Mecna. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
2 agosto - Italiano in Podcast. Con un giorno di ritardo diamo il benvenuto ad Agosto, che inizia bene con un'estate finalmente più normale. Freschi di notte e caldi al mare di giorno. Un saluto al mio amico Roberto che oggi compie gli anni e un po' di riassunto degli ultimi due giorni. Qualche notizia e una frase celebre per chiudere la puntata. Ce la metto tutta ma 15 minuti restano un miraggio per gli ascoltatori di Italiano in Podcast. Un grande ciao a tutti e a presto con il prossimo episodio.“Invecchiando non voglio sembrare più giovane. Voglio sembrare più felice.”- Anna Magnani -Il link del canale di iSpeakItaliano su Twitchhttps://www.twitch.tv/ispeakitalianoAbbonati per dare un contributo e ascoltare gli episodi speciali di Italiano in Podcast https://anchor.fm/ispeakitaliano/subscribe
La bellezza della lingua italiana risiede anche nella sua musicalità, nella sua pronuncia chiara e melodiosa che da secoli affascina gli stranieri. Tuttavia, alcune caratteristiche fonetiche dell'italiano rappresentano vere e proprie sfide per chi non è madrelingua. Padroneggiare questi aspetti vi permetterà di distinguervi dalla massa degli studenti di italiano e di comunicare con una naturalezza sorprendente. Pronuncia l'Italiano come un Vero Madrelingua Le Consonanti Doppie: La Sfida Suprema della Pronuncia Italiana Le consonanti doppie o geminate sono forse l'aspetto più difficile della pronuncia italiana per quasi tutti gli stranieri. La differenza tra queste coppie di parole è fondamentale per la comprensione, ma spesso risulta quasi impercettibile per orecchie non allenate: "pala" (shovel) e "palla" (ball) "caro" (dear) e "carro" (cart) "casa" (house) e "cassa" (box) "nono" (ninth) e "nonno" (grandfather) "eco" (echo) e "ecco" (here is) Il segreto delle consonanti doppie risiede nella durata del suono: la consonante doppia va tenuta circa il doppio del tempo rispetto alla singola, creando una leggera pausa interna alla parola. Per esempio, pronunciate "palla" come se fosse "pal-la", facendo una piccola interruzione tra le due sillabe senza però staccare completamente il suono. Esercizio pratico avanzato: Recitate questo scioglilingua prima lentamente, poi gradualmente più velocemente: "Trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando". Concentratevi sulle doppie consonanti "tt" e "tr" per allenare la muscolatura della lingua. Il Gruppo "SC" Seguito da "I" o "E": Il Suono che Non Esiste Il suono "sc" seguito da "i" o "e" (come in "scienza", "scelta", "sciare", "pesce") crea un fonema /ʃ/ che non esiste in molte lingue del mondo. Questo rappresenta una sfida particolare per parlanti di lingue come lo spagnolo, il tedesco o l'inglese. Molti stranieri commettono l'errore di pronunciarlo separatamente come s+c, mentre in realtà è un suono unico e fluido, simile alla "sh" inglese ma più "morbido" e meno sibilante. La lingua deve toccare leggermente il palato, non i denti. Tecnica di apprendimento: Iniziate pronunciando il suono "sh" inglese, poi ammorbidite gradualmente il suono fino a renderlo più musicale. Provate con questa frase: "Sciascia lascia scivolare il pesce fresco nella scialuppa scivolosa". La "GL" di "Aglio" e "Famiglia": Il Suono Palatale Complesso Il suono "gl" seguito da "i" produce un fonema palatale laterale /ʎ/ che rappresenta una delle maggiori difficoltà per gli stranieri. Parole come "aglio", "foglio", "famiglia", "voglio" richiedono una tecnica specifica di articolazione. Per pronunciarlo correttamente, dovete posizionare la lingua appiattita contro il palato, non contro i denti come fareste per una normale "l". Il suono risultante dovrebbe essere simile a quello di "million" in inglese, ma molto più morbido e fluido. Esercizio progressivo: Iniziate con parole semplici come "agli" e "egli", poi passate a frasi più complesse: "Voglio una foglia d'aglio e un coniglio bianco in famiglia". Ripetete concentrandovi sulla posizione della lingua. La "GN" di "Gnocchi": Il Suono Nasale Palatale La combinazione "gn" (come in "gnocchi", "agnello", "bagno", "montagna") produce un suono palatale nasale /ɲ/ che è particolarmente impegnativo per molti stranieri. Questo suono esiste in spagnolo (ñ) e portoghese (nh), ma è completamente assente in inglese, tedesco e molte altre lingue. La tecnica corretta prevede di pronunciare una "n" con la lingua contro il palato, creando una risonanza nasale peculiare. Il segreto è non separare mai il suono in g+n, ma mantenerlo come fonema unico. Frase di allenamento intensivo: "Ogni gnocco nel bagno ha bisogno del compagno che sogna la montagna". Praticate lentamente, poi accelerate mantenendo la fluidità del suono. La "R" Italiana: Tra Vibrante e Tap,