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L'appuntamento quotidiano (dal lunedì al venerdì) dedicato ai principali temi d’attualità, che vengono analizzati, approfonditi e contestualizzati principalmente attraverso l’apporto ed il confronto di ospiti in diretta.

RSI - Radiotelevisione svizzera


    • Mar 9, 2026 LATEST EPISODE
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    200 franchi non bastano

    Play Episode Listen Later Mar 9, 2026 31:22


    La partita è tutt'altro che chiusa: dopo la decisione popolare, ora tocca al Consiglio federale e al Parlamento definire forma, contenuti e confini del servizio pubblico del futuro. Tenendo conto anche dell'esito del voto di ieri…Dopo il no all'iniziativa ci sono infatti due aspetti da considerare: la SSR dovrà fare a meno del 17% del suo budget entro il 2029, poiché – secondo le promesse del consigliere federale Albert Rösti - entrerà in vigore l'ordinanza governativa che prevede l'abbassamento graduale del canone per le economie domestiche a 300 franchi e l'esenzione per l'80 per cento delle aziende elvetiche.Secondo aspetto: urge ridiscutere la Concessione per la SSR, il mandato che la politica vuole attribuirle. Quella attualmente in vigore scadeva a fine 2024, ma vista l'iniziativa “200 franchi bastano”, è stata prolungata fino a fine 2028. Il Consiglio federale farà la sua proposta, che toccherà poi al parlamento discutere… A Modem guardiamo allora ai prossimi mesi, al futuro, lo facciamo con tre ospiti:MARIO TIMBAL, direttore RSI ALESSANDRO COLOMBI, Ceo del gruppo Corriere del Ticino, che in Ticino possiede Radio 3i e ha una partecipazione in Radio Ticino STEFANO GUERRA, giornalista La Regione, settore politica svizzeraundefined

    Femminicidi, una piaga da debellare

    Play Episode Listen Later Mar 6, 2026 31:18


    Domenica 8 marzo, “festa della donna”, anniversario quest'anno in Ticino purtroppo segnato da due femminicidi avvenuti a Bellinzona a poca distanza uno dall'altro, uno il 28 gennaio, l'altro il 13 febbraio. Ne è seguito un presidio, il 24 febbraio, sempre a Bellinzona, convocato dal collettivo “Io l'8 ogni giorno” per denunciare la violenza di genere e chiedere maggiori misure per contrastarla. In Svizzera e nei vari Cantoni da alcuni anni sono stati avviati dei piani d'azione contro la violenza di genere e la violenza domestica con misure di prevenzione, protezione e perseguimento, ma i numeri di questi inquietanti fenomeni, nei quali le vittime sono quasi sempre donne e le persone violente quasi sempre uomini, si ripetono di anno in anno senza variazioni significative: un femminicidio ogni due settimane in Svizzera, 3 interventi della polizia ogni giorno per situazioni di violenza domestica in Ticino. Come e con quali strumenti cambiare le cose? Ne discutiamo con: Myriam Proce, coordinatrice istituzionale per la Violenza domestica, Canton TicinoAngelica Lepori, del collettivo “Io l'8 ogni giorno”Mia Wojcik, avvocata, del comitato “Consultorio e Casa delle donne”

    Aiuto straordinario per un caso straordinario

    Play Episode Listen Later Mar 5, 2026 30:36


    Il Consiglio degli Stati ha approvato ieri parzialmente la cosiddetta “Lex Crans Montana”, la legge urgente voluta dal Consiglio federale come gesto di solidarietà e compassione nazionale. Una legge che prevede di versare 50 mila franchi per ogni persona morta o ospedalizzata a causa del rogo, l'istituzione di una tavola rotonda per facilitare accordi extra-giudiziali fra le parti e la messa a disposizione di un contributo federale massimo 20 milioni per cofinanziarli (contributo per ora congelato alla Camera dei Cantoni, in attesa di valutazioni più approfondite), oltre che il versamento di 8 milioni e mezzo a favore dei Cantoni che devono - e dovranno - sostenere spese elevate per l'aiuto alle vittime Lo abbiamo detto, ieri il “Sì” – seppur dopo una dettagliata e per certi versi sofferta discussione – degli Stati, che hanno anche deciso per un diritto di regresso per la Confederazione nei confronti dei responsabili del danno e di terzi civilmente responsabili, così da permetterle all'occorrenza di rifarsi su di loro. Varie questioni sono comunque rimaste aperte e rimandate al Consiglio nazionale, che ne discuterà lunedì. Se ne parla a Modem con Simone Gianini, consigliere nazionale PLR/TIPiero Marchesi, consigliere nazionale UDC/TI intervista registrata a Samuele Donnini, presidente della sezione ticinese dell'Associazione Svizzera degli assicuratori (ASA)

    Bombe e petrolio

    Play Episode Listen Later Mar 4, 2026 31:13


    Gli attacchi all'Iran e i contro-bombardamenti iraniani sulla regione stanno destabilizzando l'intero Medioriente ma anche infiammando il mercato energetico mondiale. La quotazione del petrolio e del gas ne sta risentendo, con balzi verso l'alto fino al 40% per il gas. Sul fronte energetico al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni c'è in particolare lo stretto di Hormuz da dove transita ogni giorno circa il 20% del consumo globale di petrolio e gas. La circolazione in questo tratto di mare - un passaggio molto stretto tra le coste iraniane e la penisola arabica – non è interrotta ma per motivi di sicurezza la maggior parte delle navi-cargo è ferma da una parte o dall'altra di questo canale. Uno stallo che mette a repentaglio non solo il commercio del greggio ma anche di diversi altri prodotti, e questo su scale internazionale. Particolarmente colpito il mercato asiatico e in esso la Cina, che acquista l'80% del petrolio iraniano. Ma anche diversi altri Paesi stanno valutando le conseguenze di quanto sta capitando, in un contesto in cui il fattore tempo gioca un ruolo centrale. Più a lungo durerà questa crisi e maggiori sono i rischi anche dal punto di vista energetico. Con la necessità di andare a rifornirsi anche su altri mercati, a cominciare da quello russoUna crisi energetica dentro una guerra, dalle conseguenze ancora tutte da definire, di cui parleremo con:·        Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall'Asia·        Alberto Zanconato, corrispondente ANSA da Mosca·        Massimo Nicolazzi, imprenditore e docente di economie e management delle fonti di energia, Uni Torino

    La Svizzera di fronte a Trump

    Play Episode Listen Later Mar 3, 2026 30:31


    Dall'economia alla geopolitica, passando per le questioni interne – e da un voto del parlamento e subordinatamente dal popolo su un potenziale accordo doganale – le politiche di Trump e l'atteggiamento della Svizzera sono da tempo al centro del dibattito. Alla luce della recente decisione della Corte Suprema americana di annullare i Dazi imposti a livello globale dal presidente americano Donald Trump e dopo l'entrata in vigore, il 24 febbraio, di nuovi dazi del 10% per tutti i paesi (poi risaliti al 15%) per 150 giorni, la Svizzera si trova in una posizione negoziale più forte? In un contesto globale così instabile è più importante rafforzare il pragmatismo economico con gli Stati Uniti andrebbe presa una posizione più marcata? La Svizzera sta sacrificando i propri valori, la neutralità, il rispetto del diritto internazionale ma anche la fiducia nella cooperazione multilaterale, per non inimicarsi il Presidente Statunitense e rischiare il boomerang a colpi di dazi?Ne parliamo, dal Centro Media di Palazzo federale, con Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati TI/Centro e presidente dell'Unione Svizzera delle Arti e dei MestieriGreta Gysin, Consigliera nazionale TI/Verdi

    Polveriera Iran

    Play Episode Listen Later Mar 2, 2026 30:20


    Israele e Stati Uniti tornano a bombardare l'Iran, paese le cui forze di sicurezza avevano appena represso una sollevazione popolare provocando decine di migliaia di vittime. Stavolta i vertici di Teheran sono stati duramente colpiti, a cominciare dall'uccisione della Guida suprema Ali Khamenei. Mentre la risposta militare iraniana è più debole rispetto alle ultime ostilità anche se colpisce più paesi. Restano tuttavia incognite sulla durata delle azioni di guerra e su quanto sia fragile il regime. Il presidente americano Donald Trump si è appellato direttamente al popolo iraniano invitandolo a rovesciare l'attuale governo. A Modem ne discutiamo con:Francesca Caferri, analista e giornalista esperta di Paesi del Golfo Nima Baheli, giornalista e analista politico italo-iraniano Alessandro Colombo, professore di relazioni internazionali all'Università Statale di Milano

    Gli apprendisti e la crisi del portafoglio

    Play Episode Listen Later Feb 27, 2026 52:09


    I bassi stipendi degli apprendisti. Un tema che ricorre ciclicamente nel dibattito pubblico e soprattutto fra i corridoi dei Centri professionali della Svizzera italiana. E proprio la “Crisi del portafoglio” è il tema scelto dalla classe di apprendisti idraulici del Centro Professionale Tecnico (CPT) di Locarno in questa puntata di Modem nel suo formato “Modem Evento Giovani”. Quando li abbiamo incontrati per decidere di cosa dibattere oggi avevano scelto come titolo di lavoro proprio “La crisi del portafoglio”. Segno che la questione dei soldi la associano a un problema, a una crisi. I soldi per definizione non bastano mai. Bisogna guadagnarli e poi amministrarli. Nella prima parte della discussione ci concentreremo su questioni, diciamo, più sindacali. I salari degli apprendisti sono troppo bassi? Perché cambiano da settore a settore? E ci sono la formazione che sembra non finire mai e le aspettative per il proprio futuro. Nella seconda parte invece affronteremo cosa comporta per un ragazzo la gestione di un budget, come si impara a controllare le spese e quali sono i meccanismi psicologici che influenzano le nostre decisioni di acquisto, spesso meno razionali di quel che immaginiamo. In studio: La classe 4a del Centro Professionale Tecnico di Locarno Andrea Gehri, presidente della Camera di Commercio, dell'industria, dell'artigianato e dei servizi del Canton TicinoLeonardo Schmid, sindacalista di UNIAJenny Assi, docente senior SUPSI, Co-responsabile del Bachelor in sostenibilità e transizione sistemicaRoberta Wullschleger, responsabile progetti Pro Juventute

    La tassa sulla salute e il blocco dei ristorni

    Play Episode Listen Later Feb 26, 2026 31:58


    Parleremo di ristorni dei frontalieri e della minaccia in Ticino di bloccarli nuovamente, come chiede al governo cantonale una mozione inoltrata da Plr, Centro, Lega e Udc. Il malcontento a Palazzo delle Orsoline è doppio: da una parte non piacciono alcune misure introdotte in Italia o a cui si lavora per disincentivare o penalizzare il frontalierato (“tassa sulla salute, zone economiche speciali); dall'altra indispone l'immobilismo di Berna nel difendere gli interessi del Canton Ticino pur di salvaguardare i “buoni rapporti” con Roma. “Quando si parla di rapporti tra Svizzera e Italia a Berna e Roma dicono che è tutto ok, ma quando si passa al Ticino le prospettive cambiano e non poco”, ha sottolineato oggi il presidente del governo Ticinese Norman Gobbi al termine di un incontro con la deputazione a Berna. Come risolvere allora le vertenze con l'Italia e la Lombardia sui frontalieri e su altri aspetti che penalizzerebbero il Canton Ticino? E come fare sentire la propria voce a Berna?A Modem ne discutiamo con:Christian Vitta, consigliere di Stato, direttore del Dipartimento Finanze ed EconomiaMassimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali Regione LombardiaBruno Storni, consigliere nazionale PS e presidente deputazione ticinese

    Messico, El Mencho e le guerre interne

    Play Episode Listen Later Feb 25, 2026 31:15


    Nemesio Oseguera Cervantes, noto come El Mencho, fondatore e “líder máximo” del Cartello Jalisco Nueva Generación, l'uomo più ricercato del Messico e di tutto il Nord America, è stato ucciso domenica in uno scontro con le forze di sicurezza messicane. Una notizia che ha fatto il giro del mondo, con i media che si sono affrettati a raccontare origini e percorso di quest'uomo che sembrava impossibile scovare, del quale si avevano pochissime e datate immagini, che viveva avvolto in un'aura di mistero.Sappiamo poi che il blitz voluto dal Governo della presidente Claudia Sheinbaum ha provocato violenti scontri in diverse località del Paese, con strade bloccate e incendi, aeroporti e scuole chiuse, e un bilancio di decine di morti fra le forze di polizia e i narcos. Una situazione che non è del tutto inedita. Il Paese, che fra meno di 4 mesi si troverà ad ospitare – insieme a Stati Uniti e Canada – i Mondiali di calcio, da decenni è confrontato con una violenta guerra interna, fra forze militari e di polizia, centinaia di organizzazioni criminali, gruppi armati, milizie. In mezzo, la popolazione, con decine di migliaia di persone scomparse, centinaia di migliaia di morti negli ultimi 20 anni…Ma come leggere questa azione dello Stato messicano contro El Mencho e il Cartello Jalisco Nueva Generación? Perché ora? E quali saranno le conseguenze per il Paese? E, ancora, quanto c'entrano gli Stati Uniti con quanto accaduto? Ne parliamo con tre ospiti:Laura Daverio, collaboratrice RSI dal Centroamerica Vicenzo Musacchio, giurista e criminologo, esperto di lotta alla criminalità internazionale Tiziano Breda, analista senior per l'America Latina e i Caraibi ad ACLED (Armed Conflict Location & Event Data)

    SSR, 200 bastano o ne servono almeno 300?

    Play Episode Listen Later Feb 24, 2026 31:25


    Bastano 200 franchi, o ce ne vogliono almeno 300... per il servizio pubblico della SSR? La risposta la daranno gli svizzeri l'8 marzo. L'iniziativa SSR chiede che il canone venga ridotto a 200 franchi all'anno per le economie domestiche e azzerato per le aziende. Attualmente è di 335 franchi e le imprese pagano una tassa a seconda del giro d'affari, ma – sotto la pressione del testo in votazione – il Consiglio federale ha già deciso una diminuzione del canone, che in due tappe scenderà fino a 300 franchi nel 2029, e circa l'80% delle aziende verranno esonerate. Oltre al testo dell'iniziativa, è aperto anche il dibattito su quale debba essere nei prossimi anni il sistema mediatico più opportuno per la Svizzera. A Modem ne discutiamo con: Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi Greta Gysin, consigliera nazionale dei Verdiundefined

    Lugano e il nodo delle “piazze”

    Play Episode Listen Later Feb 23, 2026 31:58


    È un diritto costituzionale fondamentale, quello di manifestare nello spazio pubblico, ma non è un diritto assoluto. Un tema che a Lugano continua a tener banco, anche dopo la manifestazione che si è svolta sabato 21 febbraio in Piazza Manzoni. Un raduno non autorizzato e indetto dalla sinistra e da diversi movimenti vicini all'autogestione. Una protesta di piazza voluta per contrastare un'altra manifestazione, di estrema destra, pure quella non autorizzata dal municipio e che non si è svolta. Un raduno in nome della Patria e della remigrazione a cui gli organizzatori hanno rinunciato, anche se sempre sabato 21 una quindicina di militanti incappucciati si è comunque riunita in zona Cornaredo per ricordare Quentin Deranque, il militante di estrema destra ucciso a Lione una decina di giorni fa a margine di una conferenza della sinistra radicale. Il municipio di Lugano ha giustificato il suo rifiuto di accordare un'autorizzazione alle due manifestazioni con ragioni legate alla sicurezza pubblica e alla “regolare vita cittadina”. Ma non mancano le critiche. C'è chi non trova corretto che una manifestazione non autorizzata, quella antifascista, abbia comunque potuto svolgersi, e chi ritiene di poter scendere in piazza anche senza il via libera delle autorità, accusate tra le altre cose di aver fatto un uso sproporzionato della forza, visto che la polizia sabato in Piazza Manzoni ha minacciato di far uso anche di proiettili di gomma .Un dibattito sull'uso (o abuso) delle piazze cittadine a cui abbiamo invitato:- Marco Chiesa, Municipale di Lugano- Costantino Castelli, avvocato vicino all'autogestione luganese- Daniel Ritzer, direttore La Regione- Gianni Righinetti, vice-direttore Corriere del Ticino

    Il Board of Peace al debutto

    Play Episode Listen Later Feb 20, 2026 30:35


    Si apre questo pomeriggio con la prima seduta ufficiale il Board of Peace – o Consiglio per la Pace voluto da Donald Trump e da quest'ultimo presieduto a vita. Si tratta di una sorta di organizzazione internazionale di tipo privato, la cui adesione è stata sottoscritta da una ventina di paesi lo scorso gennaio a margine del Wef di Davos. Una ventina di paesi tra i quali NON vi sono gli storici alleati occidentali di Washington – Australia, Francia, Germania e Regno Unito che hanno rifiutato l'invito – così come la gran parte degli altri stati europei (fatte salve Ungheria e Bulgaria). Nonostante questo la Commissione europea e varie cancellerie – Svizzera compresa – hanno inviato i loro emissari in veste di osservatori.Domani a Modem torniamo dunque sul Board of Peace e ci interrogheremo sull'opportunità o meno di sedere a questo tavolo, e guarderemo anche a quel che accade e continua ad accadere in Israele, a Gaza e in Cisgiordania in una situazione che è ancora lungi dall'essere definita pace.Nostri ospiti saranno:Andrea Vosti, corrispondente RSI da WashingtonAndrea Bianchi, Professore di Diritto internazionale al Graduate Institute di Ginevra Arturo Marzano, Docente di Storia contemporanea all'Università Roma 3 e autore del libro “Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti” 

    Kiev chiede sicurezza e Mosca territori

    Play Episode Listen Later Feb 19, 2026 30:11


    Da una parte un'equazione ancora tutta da risolvere: riunire le garanzie di sicurezza chieste da Kiev e le concessioni territoriali pretese da Mosca per giungere a un cessate il fuoco che Washington vorrebbe concludere prima delle elezioni statunitensi di “mid-term”. Dall'altra la realtà della guerra, fatta tra altre cose di una popolazione ucraina messa a dura prova, di 40mila soldati russi uccisi o feriti gravemente ogni mese, di un esercito ucraino perennemente alla ricerca di armamenti e soprattutto di soldati, di un'economia russa il cui stato di salute viene valutato in modo contrastante. A fare da cornice, i colloqui che in questi giorni hanno ridato a Ginevra un po' di lustro internazionale e un imminente quanto infelice anniversario: i 4 anni dell'aggressione russa all'Ucraina. Quello di martedì prossimo sarà l'ultimo anniversario o ce ne sarà un quinto? Ne discutiamo con due giornalisti che regolarmente ci aiutano a comprendere e raccontare questa guerra: Rosalba Castelletti, inviata del quotidiano La Repubblica Davide Maria De Luca, giornalista a Kiev

    Le valanghe tornano a far paura

    Play Episode Listen Later Feb 18, 2026 30:00


    L'arrivo della neve è atteso da molti, ma la coltre bianca ha pure un lato oscuro. In questi giorni nella Confederazione si sono purtroppo registrate delle vittime causate da valanghe, anche in Ticino e Grigioni, oltre a località evacuate con strade e ferrovie bloccate, soprattutto in Vallese. Un rischio neve che tocca chi sale in montagna per lo scialpinismo, ma appunto pure per le infrastrutture, con il deragliamento di un treno proprio in Vallese, senza dimenticare la minaccia per gli abitati e le vie di comunicazione. La “Gestione del pericolo di valanghe” dal 2018 è stata inserita nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco con una candidatura sostenuta da Svizzera ed Austria, ma non per questo gli studi in materia si sono fermati, anche perché il cambiamento climatico porta ad un'evoluzione del fenomeno. A Modem ne parliamo con: Mattia Soldati, collaboratore della Sezione forestale del Canton Ticino e coordinatore del Gruppo cantonale valangheFilippo Sala, aspirante guida alpina e alpinista professionistaLuca Nisi, meteorologo presso MeteoSvizzera a Locarno-Monti

    Il potere della propaganda internazionale

    Play Episode Listen Later Feb 17, 2026 29:37


    Era il 17 febbraio del 1947, quasi 80 anni fa, con l'annuncio: “Qui è New York che chiama”, Voice of America iniziava a trasmettere in Unione sovietica. L'obiettivo del canale di propaganda statunitense, nato nella Seconda Guerra Mondiale, era quello di trasmettere “l'american way of life”, jazz, notizie e programmi culturali, fungendo da contraltare al discorso interno delle autorità sovietiche e per sostenere il dissenso nell'URSS. La propaganda straniera – di uno Stato in Stati terzi – è evoluta nei secoli, adattandosi agli strumenti di comunicazione più recenti. Dopo anni dominati dalla radio, è arrivata la Televisione e – oggi - internet e i social media sono diventati strumenti potentissimi per la propaganda internazionale, ma anche della disinformazione, fino ad essere una vera e propria arma nella cosiddetta “guerra ibrida”. Ecco perché, insieme all'anniversario delle prime trasmissioni di Voice of America in Unione sovietica, a fare da spunto per la puntata di Modem, è anche la decisione, un paio di mesi fa, della Commissione europea istituire un “Centro europeo per la resilienza democratica” per contrastare la manipolazione dell'informazione – leggasi disinformazione - e l'interferenza dall'estero. Una minaccia ritenuta dagli europei tra le più gravi e pericolose per la democrazia nel Vecchio continente. Ne parliamo conSIMONA TOBIA, Professoressa associata all'Université de Pau et des Pays de l'Adour, autrice di “International Broadcasting: la guerra nell'etere. Voice of America e Bbc World Service”ALBERTO BITONTI, Docente USI dove insegna “Comunicazione politica e fondamenti della comunicazione pubblica”LEONARDO DE AGOSTINI, dell'European Union Institute for Security Studies, esperto di guerra ibrida

    Quale sicurezza in Europa?

    Play Episode Listen Later Feb 16, 2026 30:21


    Raramente c'erano state così tante attese ed aspettative attorno alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Il nodo da sciogliere della sessantaduesima edizione del summit che mette a confronto in Germania i maggiori esperti e protagonisti delle politiche di sicurezza, di difesa e di strategia politica di tutto il mondo era quello dello stato di salute dell'alleanza fra le due sponde dell'atlantico. La realtà è che la Conferenza si è chiusa lasciando dietro di sé più interrogativi che certezze: il discorso del segretario di Stato americano Marco Rubio – lo avete sentito – è stato sicuramente più conciliante rispetto a quanto aveva detto un anno fa il vicepresidente JD Vance, ma quanto è davvero sincera la mano tesa da Rubio? E gli Europei quanto sono disposti oppure – costretti – a fidarsi degli Stati Uniti? E, in tutto questo, la Svizzera come deve posizionarsi?Ne parliamo con:BETTINA MÜLLER responsabile della redazione Esteri della radio, appena rientrata da Monaco MARIO DEL PERO professore di Storia Internazionale e di Storia della Politica Estera Statunitense a Sciences Po, Parigi Intw registrata a GEORG HÄSLER, giornalista della NZZ esperto di sicurezza, colonnello dell'esercito, autore di “Alpenallianz statt Sonderfall”

    Lugano, bloccata la destra identitaria

    Play Episode Listen Later Feb 13, 2026 30:38


    Semaforo rosso per la marcia che tre movimenti di estrema destra avrebbero voluto organizzare il prossimo 21 febbraio a Lugano. Il municipio ha rifiutato di accordare un'autorizzazione per questo corteo. “Non avremmo potuto garantire la sicurezze alla città e alla cittadinanza”, questa la motivazione alla base del rifiuto del municipio cittadino. E qui il riferimento è “all'annunciata contromanifestazione antagonista”. Il rischio era quello di uno scontro tra i due movimenti. Già in novembre il fronte dell'estrema destra avrebbe voluto organizzare una propria manifestazione, ma ha poi desistito dopo aver avuto un confronto con l'esecutivo della città. Ora quest'altra decisione, che solleva comunque interrogativi e discussioni, legati al rispetto della libertà di manifestare pacificamente e alla libertà di espressione. Dove mettere un limite? Quali i criteri da adottare? E come evitare di usare “due pesi e due misure” nel confrontarsi con le manifestazioni proposte anche dai movimenti di estrema sinistra.Argomenti e domande che affronteremo anche per capire cosa sta succedendo in questo ambito nel resto del nostro Paese. Lo faremo con:Michele Foletti, sindaco di LuganoOscar Mazzoleni, politologo e autori di diversi studi su questi temiLudovico Camposampiero, giornalista RSI che segue da vicino questi movimenti

    Talenti in fuga dal Ticino

    Play Episode Listen Later Feb 12, 2026 30:47


    In queste settimane è stato portato in diversi teatri lo spettacolo di Lea Ferrari intitolato Valchera's: storie di donne con sullo sfondo l'emigrazione storica dal Ticino verso Londra. Le due attrici, interpreti della pièce, sono anche loro partite dal sud delle Alpi per cercare opportunità di lavoro a nord, in Inghilterra. Si emigrava in passato e ancora oggi tanti giovani cercano fuori cantone delle occasioni di impiego e crescita professionale. Ottocento giovani sotto i 30 anni che annualmente lasciano il Ticino. Spesso sono ragazzi preparati, nella cui formazione il Cantone investe a beneficio altrui, verrebbe da dire. E così scende ancora di più la temperatura di questo inverno demografico. Ma quale futuro ci aspetta se tanti giovani se ne vanno? Cosa non trovano in Ticino? E cosa può fare il Cantone per essere più attrattivo?   Ne parliamo a Modem dagli studi di Bellinzona con:·        Barbara Antonioli Mantegazzini, professoressa ordinaria in Economia pubblica alla SUPSI·        Ivano Dandrea, economista, nonché CEO del Gruppo Multi ·        Christian Vitta, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento Finanze ed economia del Canton Ticino 

    Dumping salariale, servono più controlli (e controllori)?

    Play Episode Listen Later Feb 11, 2026 30:26


    Modem si occuperà dell'unico tema di carattere cantonale in votazione in Ticino il prossimo 8 marzo: l'iniziativa popolare generica promossa nel 2019 dall'MPS e bocciata dal Gran Consiglio lo scorso novembre, intitolata “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumpiDumng salariale!” A discuterne e ad argomentare il Sì e il No ci saranno: Elia Agostinetti, consigliere comunale di Mendrisio per AlternativA – Verdi e SinistraCristina Maderni, rappresentante del PLR in Parlamento e vicepresidente della Camera di commercio del Canton TicinoConduzione: Alain Melchionda undefined

    La Siria e la questione curda

    Play Episode Listen Later Feb 10, 2026 30:26


    La Siria alle prese con il delicato accordo di “cessate il fuoco” concluso a fine gennaio tra il governo di transizione a Damasco e le autorità curdo-siriane sotto la forte pressione di Washington. Implementarlo resta una difficile sfida. L'intesa integrerà le forze militari curde nell'esercito regolare siriano e pone di fatto un termine alle aspirazioni di autonomia maturate dalla comunità curda nel nord-est della Siria durante la guerra civile. In cambio, ai curdi siriani vengono riconosciuti diritti mai garantiti in passato, come quello alla piena cittadinanza. Con quali prospettive per il processo di stabilizzazione e riunificazione della Siria? E con quali conseguenze per la “questione curda” in Siria e altrove? Ne discutiamo con: Lorenzo Trombetta, giornalista e scrittore, studioso di Siria, collaboratore RSI Tiziano Saccucci, dell'Ufficio informazione del Kurdistan in Italia e giornalista free lance Lucia Goracci, inviata di Rai 3 in Siria

    Takaichi saldamente al comando

    Play Episode Listen Later Feb 9, 2026 30:52


    Il Giappone ha plebiscitato Sanae Takaichi, prima donna arrivata alla carica di capo del governo. Il suo partito Liberaldemocratico, al potere quasi ininterrottamente da oltre 70 anni, ottiene una super-maggioranza che le permetterà di governare a piacimento.Giappone, grande potenza emergente fino all'inizio degli anni 90, ma che ora deve affrontare una situazione demografica ed economica delicata. L'economia cresce poco e rispetto a qualche decennio fa ed è meno innovativa. L'indebitamento statale poi, limita le possibilità d'intervento del governo, mentre l'aumento dell'immigrazione preoccupa una parte della popolazione. Senza dimenticare le sfide di un paese che deve fare i conti con le mosse di Cina e Stati Uniti, grandi potenze in conflitto sullo status di Taiwan, isola vicina al Giappone. Minacce strategiche che spingono il Giappone ad aumentare le spese militari.A modem ne discutono:Alessia Amighini, Co-responsabile del centro sull'Asia dell'Istituto per gli studi di politica internazionale ISPI, prof.ssa di Economia internazionaleLorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall'Asia OrientaleMarco Zappa, professore di Studi giapponesi all'Università Ca Foscari di Venezia

    Una sola dichiarazione, per la vita

    Play Episode Listen Later Feb 6, 2026 30:44


    Sarebbe un cambiamento epocale. Sia perché dopo 40 anni di tentativi falliti, la penalizzazione fiscale delle coppie sposate - riconosciuta come tale dal Tribunale federale già nel 1984 - verrebbe risolta (o quasi completamente risolta), sia perché comporterebbe una piccola rivoluzione in tutti i Cantoni: a livello tecnico, legislativo e amministrativo. Parliamo dell'introduzione dell'imposizione individuale Su questo importante cambiamento si voterà il prossimo 8 marzo, e questo poiché contro il compromesso raggiunto in Parlamento fra Plr e Sinistra, sono stati lanciati due referendum. Uno promosso dall'Udc, dal Centro e da alcuni partiti minori. Temono nuove disuguaglianze: le famiglie monoreddito, quelle “classiche” o “tradizionali”, potrebbero infatti pagare più tasse. L'altro promosso dai Cantoni. La maggioranza di loro è infatti contraria al cambiamento di sistema. E questo a causa dell'onere amministrativo: non solo si dovrà modificare tutta la struttura fiscale, ma ci saranno 1,7 milioni di dichiarazioni d'imposta in più da trattare. Senza dimenticare che l'imposizione individuale comporterà minori entrate fiscali. A Modem ne discutiamo con: GRETA GYSIN, consigliera nazionale dei Verdi FABIO REGAZZI, consigliere agli Stati del centro undefined

    Esercito cinese, una stagione di purghe

    Play Episode Listen Later Feb 5, 2026 30:32


    È la forza armata più potente al mondo, per numero di soldati, circa due milioni, e per la potenza della sua marina militare. In queste prime settimane del 2026 l'esercito cinese si trova però confrontato con un problema di ampia portata. I suoi vertici sono stati quasi tutti silurati dal presidente della Repubblica popolare, Xi Jinping. L'ultimo a finire sotto inchiesta, ufficialmente per corruzione, è stato il numero due della Commissione Militare Centrale, il generale Zhang Youxia, il più alto graduato del Paese, fino ad ora considerato un fedelissimo dello stesso Xi. E così nella Commissione militare – formata in teoria da sette membri - rimangono al momento soltanto due dirigenti, il presidente cinese in persona e un altro alto ufficiale dell'esercito. Nel corso dell'ultimo anno ben cinque alti graduati sono stati rimossi su ordine del numero uno di Pechino. Una situazione che molti osservatori hanno già definito “un terremoto” e che dimostra quanto sia sempre più assoluto il potere esercitato da Xi Jinping. Ma ci sono diversi lati oscuri in questa vicenda: quali sono i veri motivi del siluramento di Zhang? Quanto è diffusa la corruzione nei vertici militari del Paese? E chi sta al momento guidando operativamente l'esercito cinese, confrontato con un vuoto dirigenziale che non si era mai visto nella storia recente del Paese.Argomenti, interrogativi ed enigmi, avvolti da un forte clima di sospetti, che discuteremo con:Simona Grano, sinologa dell'Università di ZurigoAlessandro Politi, direttore della Nato Defence College Foundation di RomaLorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall'Asia

    Epstein files

    Play Episode Listen Later Feb 4, 2026 30:36


    Qualche giorno fa il Dipartimento americano di giustizia – costretto dall'Epstein Files Transparency Act - ha pubblicato una nuova e imponente tranche di documenti sul caso di Jeffrey Epstein, il noto finanziere, morto suicida in carcere nel 2019, un mese dopo il suo arresto. Documenti che contengono rivelazioni su contatti di ogni genere fra figure di spicco a livello mondiale e il miliardario accusato di aver creato, all'inizio degli anni duemila, un harem di ragazzine anche di 13 e 15 anni, utilizzate per soddisfare i piaceri sessuali di un ristretto giro di amici, ricchi e potenti. La più nota, perché si è esposta per raccontare la sua storia, è Virgina Giuffé morta suicida solo pochi mesi fa. Ma molte di queste rivelazioni erano in parte già note, altre hanno scatenato reazioni di entità variabile in svariati Paesi europei. Al momento, però, gli Epstein Files non sembrano avere conseguenze sullo stesso Donald Trump. Trump il cui nome – peraltro - è citato ben 3200 volte nei documenti, e la cui frequentazione di Epstein è un fatto noto. A Modem cerchiamo di capire quali conseguenze potrà avere il contenuto di questi files, in che modo questi documenti sono legati a (o nutrono!) svariate teorie del complotto, e perché un caso criminale può avere un impatto sulla politica non solo americana, ma mondiale. Lo facciamo con: ANDREA VOSTI, corrispondente RSI da WashingtonGIAMPIERO GRAMAGLIA, già direttore dell'ANSA, docente di Giornalismo presso la Sapienza Università di Roma, autore di un podcast sugli Epstein FilesCon un'intervista registrata a PIETRO SALVATORI, Vicecaporedattore HuffingtonPost e autore del podcast “Non è vero niente”, dedicato alle teorie del complotto

    Gaza, a che punto siamo?

    Play Episode Listen Later Feb 3, 2026 30:08


    È rimasto chiuso per quasi due anni, il valico di Rafah, tra la striscia di Gaza e l'Egitto. Ieri è stato riaperto in entrambi i sensi, anche se solo parzialmente. A detta delle autorità israeliane, che controllano questo posto di frontiera dal lato palestinese, soltanto un centinaio di residenti al giorno sarà autorizzato a transitare da quel valico, la priorità verrà data soprattutto a chi necessita di cure mediche urgenti. Rafah è al momento l'unico punto di passaggio tra la Striscia e il resto del mondo, la sua riapertura è uno dei venti punti previsti dal piano di pace presentato da Donald Trump lo scorso mese di ottobre. Al momento possono transitare solo i pedoni, escluso il passaggio di aiuti umanitari, bloccati dal governo israeliano malgrado le forti richieste delle Nazioni Uniti e di diverse ONG attive nella regione.Come procede sul terreno la concretizzazione dell'accordo voluto da Donald Trump? Quali sono le condizioni in cui vive la popolazione palestinese, stremata dopo due anni di continui bombardamenti israeliani? E quale la portata della riapertura del valico di Rafah, che da più parti viene definita puramente simbolica? Argomenti e interrogativi di cui discuteremo con:Michele Giorgio, collaboratore RSI da Gerusalemme Giorgio Monti, coordinatore medico di EmergencySilvia Colombo, ricercatrice presso il Nato Defence College di Roma

    Il derby ticinese delle autostrade

    Play Episode Listen Later Feb 2, 2026 30:51


    La scorsa settimana il Consiglio federale ha annunciato le sue priorità in materia di politica dei trasporti per i prossimi trent'anni. Per il Ticino ha confermato la volontà di potenziare l'autostrada tra Lugano e Mendrisio (il contestato PoLuMe con la sua terza corsia dinamica) e di realizzare il collegamento autostradale con Locarno (la cosiddetta A2-A13). Berna ha però anche ribadito le sue priorità (prima il PoLuMe, entro il 2045, poi il collegamento con Locarno, entro il 2055). Facendo comunque capire che voci in altro senso provenienti dal Ticino potrebbero portare ad un arrocco. Quali segnali lanciare allora in direzione di Berna? Siamo alle porte di uno scontro di interessi tra Sottoceneri e Sopraceneri? Ne discutiamo con: ·      Paolo Caroni, gran consigliere Il Centro, già presidente Commissione intercomunale dei trasporti Locarnese e Vallemaggia·      Andrea Rigamonti, gran consigliere PLR, già presidente Commissione regionale dei trasporti Mendrisiotto e Basso Ceresio·      Bruno Storni, consigliere nazionale PS, membro Commissione dei trasporti e delle Telecomunicazioni del CN

    Minneapolis nella bufera

    Play Episode Listen Later Jan 30, 2026 28:52


    A Modem si torna a parlare di Stati Uniti e dell'impressionante susseguirsi di eventi accaduti a Minneapolis in Minnesota, divenuta epicentro di uno scontro durissimo tra le forze di sicurezza dell'Agenzia per l'immigrazione e il controllo doganale (le cosiddette ICE) e la popolazione civile. Una tensione che ha radici profonde ma che è esplosa a seguito di una massiccia operazione anti-immigrazione iniziata già a dicembre e che ha avuto un primo tragico punto di svolta il 7 gennaio con l'uccisione di una cittadina americana – Renée Good – per mano di un agente dell'ICE e le conseguenti manifestazioni di proteste in tutta la città.  Sabato scorso poi – il 24 gennaio  un'altra morte. L'uccisione dell'infermiere Alex Pretti mentre filmava l'operato degli agenti e tentava di proteggere una donna.  Che impatto hanno questi eventi sulla politica interna americana? Come si ripercuotono sull'amministrazione Trump che nei sondaggi sembra aver toccato il minimo storico? Ed esattamente come sono strutturate le diverse entità di polizia negli Stati Uniti, tra polizia federale, guardia nazionale e polizia locale? Il diritto di manifestare il proprio dissenso è messo a rischio? O ancora, siamo davvero in un clima di “guerra civile”?  Ne parleremo con Massimiliano Herber, corrispondente RSI-TV dagli USA Raffaella Baritono, docente di Storia delle Istituzioni dell'America del Nord all'Università di BolognaRoberto Festa, giornalista e scrittore esperto di Stati Uniti, collabora anche con Rete Due

    Per il clima, un fondo?

    Play Episode Listen Later Jan 29, 2026 30:33


    È uno dei temi in votazione popolare il prossimo 8 marzo, l'iniziativa che chiede di creare un fondo per il clima, promossa dal fronte rosso-verde. Appoggiata anche dal partito evangelico ma avversata da tutti gli altri partiti, governo e parlamento questa iniziativa chiede di destinare al clima e alla lotta al surriscaldamento climatico tra lo 0,5 e l'1% del Prodotto interno lordo.Secondo i calcoli del Consiglio federale questa percentuale equivale a un montante che oscilla tra i 4 e gli 8 miliardi di franchi all'anno. Il fondo sarebbe destinato a vari progetti, come ad esempio il risanamento degli edifici, con termopompe e pannelli solari, la mobilità elettrica, l'aumento della produzione di energie rinnovabili.Il fronte dei contrari ritiene dal canto suo che la Svizzera stia già facendo molto in questo ambito, con investimenti pari a 2 miliardi e mezzo di franchi a favore della lotta contro il surriscaldamento climatico. Da notare che l'iniziativa non specifica in modo preciso le modalità di finanziamento di questo fondo, anche di questo discuteremo con:- Martin Candinas, consigliere nazionale Centro/GR- Jon Pult, consigliere nazionale PS/GR- Anita Mazzetta, granconsigliera e presidente Verdi GR- Gabriela Menghini Inauen, granconsigliera UDC/GRundefined

    Crans-Montana è crisi diplomatica

    Play Episode Listen Later Jan 28, 2026 30:28


    Torniamo ad occuparci del dramma di Capodanno a Crans Montana. Perché dopo il dolore e lo sgomento, dopo le polemiche sui media, è arrivata la crisi diplomatica. La giustizia vallesana, che sta indagando sul terribile rogo che è costato la vita a quaranta persone, perlopiù adolescenti, non sta facendo bene il suo lavoro. È quando sostiene il governo italiano, che ritiene quindi indispensabile una partecipazione degli inquirenti italiani alle indagini in Svizzera. Per fare pressione sulle autorità elvetiche Roma ha quindi richiamato il proprio ambasciatore a Berna. Resterà in Italia fino a quando la Svizzera non accetterà quanto chiede, anzi pretende, la premier Giorgia Meloni: l'avvio di una collaborazione giudiziaria e l'immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertatele responsabilità della strage di Crans-Montana Di ieri pomeriggio la risposta – per iscritto – del Dipartimento federale degli affari esteri che precisa: la richiesta italiana riguarda le autorità giudiziarie competenti, cioè la giustizia vallesana, e non la politica. Giustizia vallesana che ha già ricevuto una richiesta di collaborazione da parte dell'Italia tramite rogatoria internazionale cui – ha confermato Berna - risponderà entro venerdì. Ma perché il Governo italiano si è spinto a tanto? Le modalità sono corrette? E siamo davvero di fronte alla necessità di un intervento estero affinché l'inchiesta proceda sui binari giusti? Ne parliamo con Aron Guidotti, corrispondente RSI dalla Romandia C,armelo Abbate, giornalista e saggista italiano, il suo lavoro si concentra su fatti di cronaca e giudiziaria Carlo Sommaruga, Consigliere agli Stati socialista ginevrino, presidente della delegazione per le relazioni con il Parlamento italiano.  Toni Ricciardi, deputato al parlamento italiano del Partito Democratico, eletto nella circoscrizione Estero-Europa, vive in Svizzera

    Insegnare la Memoria

    Play Episode Listen Later Jan 27, 2026 30:58


    Come stabilito nel novembre del 2005 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 27 gennaio si commemorano le vittime dell'Olocausto. Il Giorno della Memoria è una ricorrenza che a seconda dei momenti storici cambia di impatto e cambia modo di essere affrontato. Oggi ne parliamo dal punto di vista della didattica. A scuola, in occasione del Giorno della memoria, come vengono ricordati l'Olocausto e le vittime del nazismo?Per discutere del tema sono ospiti di Modem: - Sonia Castro, prof.ssa associata in didattica della storia al Dipartimento Formazione e Approfondimento della SUPSI e docente di storia contemporanea all'USI - Valentina Pisanty, docente di semiotica all'Università di Bergamo, e autrice di vari saggi che toccano la questione dell'Olocausto e della memoria, fra cui il recente Antisemita, una parola in ostaggio 

    Il “Caso Hospita” nel mirino della politica

    Play Episode Listen Later Jan 26, 2026 30:28


    Bisogna o non bisogna istituire la quarta Commissione parlamentare d'inchiesta nella storia del Canton Ticino? Lo decide domani il Gran Consiglio ticinese in relazione al cosiddetto “caso Hospita” e ai suoi addentellati istituzionali e politici, che vedono coinvolto tra altri il Consigliere di Stato ed ex coordinatore ad interim della Lega dei ticinesi Norman Gobbi. Sui banchi dei deputati, due rapporti: uno, a firma leghista, chiede che le indagini siano assegnate a un comitato di esperti apolitici; l'altro chiede l'istituzione di una Commissione parlamentare, eventualmente assistita da uno o più esperti. Tutto sembra indicare che il parlamento deciderà per quest'ultima. La Lega ed alcuni opinionisti già la bollano come una soluzione poco opportuna: l'istituzione di un “tribunale politico” a neanche un anno e mezzo dalle prossime legislative. Ne discutiamo con: Fabrizio Sirica, gran consigliere PS, presidente Commissione gestione e finanze, relatore del rapporto di maggioranza Daniele Piccaluga, gran consigliere Lega, coordinatore Lega, relatore del rapporto di minoranzaPaolo Ascierto, giornalista RSI

    Le altre Nazioni Unite

    Play Episode Listen Later Jan 23, 2026 31:17


    Era stato pensato e promosso come nuovo organismo per gestire la transizione nella Striscia di Gaza ma ora il Board Of Peace (il Consiglio per la Pace) creato e voluto da Donald Trump e presentato questa mattina a margine del WEF di Davos, appare decisamente uno strumento diverso. Lo hanno già definito un ONU parallelo, un club a pagamento che più che costruire la pace potrebbe portare allo smantellamento delle Nazioni Unite, accusate di immobilismo e soffocate dalla burocrazia.  Quali dunque gli obiettivi del Board Of Peace e chi vi ha aderito fin qui? Quali e quante risposte mancano all'invito di Donald Trump? Quale ruolo saprà mantenere l'Onu e al costo di quali riforme?Ne parliamo domani conBettina Müller, responsabile redazione Esteri RSI-radioFrancesca Caferri, giornalista, esperta di Paesi del GolfoMicaela Frulli, professoressa di diritto internazionale all'Università di Firenze

    Trump e quel “pezzo di ghiaccio”

    Play Episode Listen Later Jan 22, 2026 30:30


    Il mondo di Donald Trump riassunto in un discorso fiume al Forum economico di Davos. Una visione che può essere riassunta così: negli ultimi decenni noi americani vi abbiamo fatto ricchi, vi abbiamo difeso e abbiamo comperato i vostri prodotti. Ora tocca a voi. Noi chiediamo solo la Groenlandia, un “pezzo di ghiaccio” per assicurare la sicurezza del nostro Paese e in fondo anche di tutto il mondo occidentale. In altre parole, pur non minacciando l'uso delle armi, il presidente statunitense non demorde, sulla Groenlandia deve essere issata la bandiera a stelle e strisce. Un discorso in cui l'inquilino della Casa Bianca ha parlato anche di Ucraina e di Gaza, affermando su quest'ultimo fronte, che la pace è tornata in Medioriente, grazie al suo intervento. Trump ha pure parlato di dazi e di come si è giunti all'accordo con la Svizzera, con i dazi ora al 15%, ma a suo dire si era sfiorato persino il 70%. Cosa vuole Trump e cosa dire di un contesto geopolitico in subbuglio, temi e interrogativi che discuteremo con: Alessandro Colombo, professore di relazioni internazionali alla Statale di Milano (quicklink)Antonio Missiroli, docente di sicurezza europea a Science Po a Parigi (telefono)Vito Monte, analista di Lugano, autore del recente volume: Dalla finanza alla geopolitica, da Biden a Trump” (studio)Alan Crameri, inviato RSI a Davos e responsabile della redazione Nazionale (linea)

    Un anno di Trumponomics 

    Play Episode Listen Later Jan 21, 2026 31:25


    Per l'economia degli Stati Uniti è stato un anno di montagne russe, con grandi annunci da parte del Presidente Donald Trump. Annunci poi in parte ridimensionati o non concretizzati, ma che stanno lasciando il segno sull'economia a stelle e strisce e su quella mondiale. Un anno iniziato con l'annuncio di tagli plurimiliardari nella spesa e nel personale pubblico che sarebbero stati identificati dal miliardario Elon Musk. Si è poi passati al giorno della liberazione con l'imposizione di dazi su amici e nemici per far cassa e riportare industrie negli Stati Uniti. Non sono poi mancati gli attacchi alla Federal Reserve, colpevole di non abbassare a sufficienza i tassi d'interesse. Il tutto accompagnato da esplicite richieste alle aziende statunitensi di assecondare le politiche dell'amministrazione Trump e l'introduzione di nuovi sgravi fiscali. E non dimentichiamo la sete di petrolio che si sostituisce alle politiche di economia verde lanciate dal predecessore Joe Biden. Secondo molti esperti le politiche di Trump dovuto affondare l'economia statunitense, che invece sembra continuare a prosperare. E allora, grazie o nonostante il presidente, quanto bene sta l'economia statunitense?A Modem ne discutono: - Edoardo Beretta, professore di Macroeconomia internazionale all'USI di Lugano - Andrew Spannaus, giornalista, analista politico e docente - Andrea Vosti, corrispondente RSI da Washington 

    Libertà d'opinione, quali limiti?

    Play Episode Listen Later Jan 20, 2026 31:12


    L'arrivo a Mendrisio, il prossimo 28 gennaio, dell'eurodeputato italiano e vicesegretario della Lega Roberto Vannacci continua a fare discutere. Su invito della sezione locale dell'Udc e dell'Associazione “Il mondo al contrario” l'ex generale spiegherà a un pubblico di 400 persone (conferenza “sold out”) perché la Svizzera farebbe bene a starsene lontana dall'Unione europea. Problema: il personaggio è noto per le sue esternazioni su migrazione e remigrazione, donne, disabili, omosessuali, denunciate da molti come divisive, sprezzanti, razziste, xenofobe. L'MPS chiede al Consiglio di Stato se l'arrivo in Ticino dell'autore del “Mondo al contrario” sia compatibile con la disposizione di legge che vieta l'istigazione all'odio. Più in generale, l'evento e il suo ospite sollevano interrogativi sulla libertà d'opinione, la libertà d'espressione e l'opportunità o meno di porvi dei limiti. Ne discutiamo con: Lucio Lorenzon, presidente UDC sezione Mendrisio Pino Sergi, gran consigliere Mps Roberto Antonini, direttore del Corso di giornalismo della Svizzera italiana

    Scacco alla Groenlandia

    Play Episode Listen Later Jan 19, 2026 31:08


    Nella scorsa settimana si è tentata – invano- la via diplomatica, con una visita a Washington dei rappresentanti di Nuuk e di Copenaghen – ovviamente contrari alle pretese americane. Sabato Trump è passato alle maniere forti: non quelle delle armi, ma quelle del ricatto.  Ha minacciato che fino a quando non riuscirà ad acquistare l'isola, imporrà pesanti dazi ai Paesi europei che sostengono Nuuk. Quei Paesi che difendono l'integrità territoriale di un membro dell'Ue, cioè la Danimarca. Perché, seppur a beneficio di un regime speciale – si tratta di un territorio autonomo - la Groenlandia è comunque formalmente parte del Regno di Danimarca.  Insomma, Trump vuole la Groenlandia, poco importa se questa pretesa sia in totale contrasto con il diritto internazionale, poco importa se né l'isola, né la Danimarca, siano d'accordo. Poco importa se Danimarca e Stati Uniti siano in teoria alleati, entrambi membri della NATO…  Ma perché l'isola è considerata così importante? E cosa possiamo aspettarci da Trump ora? E come possono rispondere la Groenlandia, la Danimarca e tutta l'Ue? Ne parliamo con: Andrea Ostinelli, corrispondente RSI Bruxelles  Alessandro Vitale , professore di Geografia Economica e Politica presso l'Università degli Studi di Milano, esperto delle regioni polari  Mario Del Pero, professore di Storia Internazionale e di Storia degli Stati Uniti a Sciences Po, Parigi 

    Impatto olimpico

    Play Episode Listen Later Jan 16, 2026 30:55


    Cime maestose, neve immacolata, il calore dei fan, prestazioni da medaglia d'oro, quel senso di comunione che sovente lo sport a grande livello ci regala... Insomma tutte immagini che più o meno vengono evocate quando si pensa alle Olimpiadi invernali. Ma cosa succede quando su questo scenario da cartolina si abbatte un colosso organizzativo da miliardi di euro? Mancano 21 giorni all'apertura dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina e oggi ci vogliamo interrogare su una delle sfide più complesse ed attuali che ruotano attorno a questo appuntamento : la sostenibilità dei grandi eventi sportivi. E lo faremo con uno sguardo alle località italiane che saranno protagoniste dell'Olimpiade 2026 ma anche rivolti verso il futuro, guardando al progetto di candidatura Svizzera per il 2038. Ne parliamo a modem con: Marcello Ierace, in questi giorni in visita presso le sedi di Milano Cortina 26Abdallah Jreij, architetto urbanista, esperto di sostenibilità dei grandi eventi, Politecnico di Milano Simone Righenzi, responsabile operativo Switzerland38

    Cornaredo, la rotonda si inceppa

    Play Episode Listen Later Jan 15, 2026 32:16


    Per la città di Lugano e per la sua mobilità, pubblica e privata, è stata una notizia da “doccia fredda”. A recapitarla, all'inizio del 2026, il Tribunale federale di Losanna. Per la massima istanza giudiziaria svizzera la rotonda sul fiume Cassarate, snodo principale della viabilità del nuovo quartiere di Cornaredo, va ripensata. Accogliendo un ricorso presentato dalla sezione ticinese dell'Associazione Traffico e Ambiente, i giudici di Mon Repos ritengono che quella rotonda di 61 metri di diametro si scontri con i principi della Legge federale sulla protezione delle acque, legge che vieta la copertura anche parziale di fiumi e torrenti. Tocca ora al Tribunale amministrativo ticinese tornare ad affrontare il tema per capire se si possano percorrere vie alternative, in deroga a quel principio di legge. Nella sua sentenza il Tribunale federale non ha risparmiato critiche al Dipartimento ticinese del territorio, che nelle diverse tappe di questa lunga procedura, iniziata nel 2017, non ha interpellato l'Ufficio federale dell'ambiente, proprio in merito alla realizzazione della contestata rotonda e al rispetto delle norme in materia. Il progetto ora è bloccato, e con esso lo è anche la pianificazione della viabilità che ruota attorno al Polo sportivo degli eventi. In altri termini, tra pochi mesi Lugano avrà il suo nuovo stadio ma dovrà fare i conti con una struttura viaria e una rete di trasporti pubblici tutte da ripensare, partendo proprio dal no dei giudici federali.La grande rotonda sul Cassarate continua dunque ad essere un rompicapo per Lugano e per il Canton Ticino, un tema che affronteremo con:- Claudio Zali, Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento del territorio - Filippo Lombardi, municipale di Lugano e direttore del Dicastero sviluppo territoriale- Chiara Lepori Abächerli, vice-presidente ATA Ticino- Matthias Schmidt, membro di comitato dei Verdi di Lugano

    Quanto scenderà il canone radiotelevisivo

    Play Episode Listen Later Jan 14, 2026 31:08


    Mancano meno di due mesi al voto, l'8 marzo, sull'Iniziativa popolare “200 franchi bastano”. Promossa dall'Udc, dall'Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) e dai Giovani liberali-radicali, mira a ridurre il canone radiotelevisivo da 335 a 200 franchi per le economie domestiche, e ad esentare tutte le aziende dal pagamento della tassa di ricezione. Secondo i promotori dell'iniziativa, la SSR SRG non solo può sopravvivere a un taglio di metà delle sue entrate, ma ridimensionandosi potrebbe addirittura migliorare la propria offerta, concentrandosi sui compiti imposti dalla Costituzione al Servizio pubblico. Per i contrari si vuole invece smantellare uno strumento di democrazia, di coesione sociale e difesa delle minoranze linguistiche, senza dimenticare che migliaia di posti di lavoro – dentro e fuori alla SSR SRG - andrebbero persi.A prescindere dall'iniziativa, comunque il canone diminuirà, vista la decisione del Consiglio federale. Consiglio federale, che respinge l'iniziativa e ha invece proposto – nell'ambito di una revisione parziale dell'Ordinanza sulla radiotelevisione - di ridurre il canone a 300 franchi entro il 2029 e di alzare per le aziende il limite della cifra d'affari per poter beneficiare dell'esenzione a 1 milione e 2mila franchi.Ne parliamo con due ospiti:·      Per il sì PAOLO PAMINI, consigliere nazionale UDC·      Per il no ALEX FARINELLI, consigliere nazionale PLR e membro del Comitato contrarioundefined

    Mercosur, luci e ombre di un accordo

    Play Episode Listen Later Jan 13, 2026 30:07


    Sarà ufficialmente firmato sabato prossimo e porterà a un immenso mercato di libero scambio con oltre 700 milioni di consumatori (il maggiore al mondo), ma per intanto in Francia e in altri paesi europei sta portando soprattutto nelle strade il malcontento degli agricoltori. È l'accordo di libero scambio tra Unione europea e paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay), una maratona negoziale durata oltre 25 anni oramai giunta in fase di arrivo. Ma cosa motiva la sfiducia del mondo agricolo, in particolare francese? Quali tutele offre Bruxelles? Come si guarda al malcontento degli agricoltori europei dalla Svizzera che pure ha concluso un simile accordo con i paesi del Mercosur? E quale significato attribuire a questa intesa nel contesto della guerra dei dazi promossa dalla Washington di Donald Trump? Ne discutiamo con:Beda Romano, corrispondente del Sole24 Ore a BruxellesAntonella Mori, professoressa di macroeconomia alla Bocconi e responsabile del desk America Latina all'Ispi, MilanoAndrea Zanini, vicepresidente Unione contadini ticinesi e presidente OrtiIntervista registrata a Valeria Vassalli, allevatrice ticinese nel Sud della Francia

    Repubblica Islamica sotto assedio 

    Play Episode Listen Later Jan 12, 2026 31:00


    Due settimane fa la situazione economica disastrosa aveva provocato le prime manifestazioni e da allora le proteste si sono estese dalla capitale a quasi tutte le province del paese. Proteste che ormai si sono allargate a temi politici e sociali. La Repubblica islamica e il suo governo sono riusciti più volte a reprimere simili movimenti all'interno del paese. Stavolta però il governo di Teheran sembra più debole che mai. Si aggiungono infatti anche le pressioni dall'estero, basti pensare ai bombardamenti israeliani e statunitensi dell'anno scorso agli impianti nucleari del paese. Stavolta poi si ripensa al ruolo di Reza Pahlavi, il figlio del deposto shah di Persia. A Modem ne discutono: Giorgia Perletta, ricercatrice e docente all'Università Cattolica di Milano, esperta di Iran Nima Baheli, giornalista e analista geopolitico italo-iraniano Emanuele Valenti, giornalista che segue da anni varie crisi internazionali, fra cui l'Iran, collaborando anche con la RSI  

    La Nazione in lutto

    Play Episode Listen Later Jan 9, 2026 30:09


    La Svizzera si prepara alla giornata di lutto nazionale di domani, voluta dal Governo vallesano e decretata dal presidente della Confederazione Guy Parmelin. Una giornata di raccoglimento, in memoria delle vittime dell'incendio e dedicata a tutte le persone colpite dalla tragedia di Crans-Montana a cui prenderanno parte diverse personalità nazionali e internazionali. La cerimonia si terrà a Martigny presenti il Consiglio di Stato del Vallese, il presidente della Confederazione e altri consiglieri federali. Sono inoltre invitati i capi di Stato e Governo di 37 paesi.Il paese è invitato a fermarsi alle 14 per un minuto di silenzio in segno di cordoglio. Alla stessa ora tutte le campane della Svizzera suoneranno e pochi minuti prima i macchinisti azioneranno le sirene dei treni. E ci saranno anche altri momenti di commemorazione in diversi comuni, città, nelle scuole di vari Cantoni.In questi giorni oltre al peso della tragedia si sono fatte pesanti anche le parole, quelle dell'opinione pubblica, della politica, di chi chiede venga fatta giustizia e venga fatta in fretta. Parole a volte anche taglienti nei confronti di un paese, la Svizzera, forse vista come “troppo perfetta” perché una tragedia del genere potesse accadere dentro i suoi confini. Parole e rabbia che sono frutto forse anche un tentativo di elaborare il trauma collettivo, di spiegare a noi stessi la tragedia. Ne parleremo a Modem conGian Lorenzo Cornado, Ambasciatore italiano in Svizzera Roberto Balzaretti, Ambasciatore svizzero in ItaliaAngela Andolfo Filippini, psicologa e psicoterapeuta, specializzata in psicotraumatologia

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