L'appuntamento quotidiano (dal lunedì al venerdì) dedicato ai principali temi d’attualità, che vengono analizzati, approfonditi e contestualizzati principalmente attraverso l’apporto ed il confronto di ospiti in diretta.
RSI - Radiotelevisione svizzera

Il Gran Consiglio ticinese martedì ha detto la sua sulle due iniziative popolari (una leghista, l'altra socialista) approvate alle urne lo scorso settembre che vogliono ridurre il peso dei premi delle casse malati sui budget dei cittadini, ma che peseranno di conseguenza e non poco sulle casse pubbliche. Le date di attuazione delle due iniziative sono ora fissate, il carico sulle finanze pubbliche di quella socialista è stato dimezzato (a un massimo di 150 milioni), ma il grosso del lavoro resta da concretizzare nei due prossimi anni: decidere come e dove trovare i soldi, con quali misure di risparmio ed eventualmente con quali nuove entrate. Allora che dire: esercizio riuscito o neanche poi tanto? Ne discutiamo con:

Siamo ai tempi supplementari, nella ricerca di un modello che possa permettere di finanziare la 13esima rendita AVS, approvata in votazione popolare due anni. Dopo ben sei dibattiti, tre in ogni aula, il Consiglio Nazionale e quello degli Stati non sono riusciti a trovare un compromesso su questo finanziamento. Un muro contro muro che ora chiama in causa la cosiddetta Conferenza di conciliazione, l'ultimo tentativo possibile per trovare una soluzione condivisa dai due rami del Parlamento. In ogni caso una cosa è certa: dal prossimo dicembre la 13esima AVS verrà versata ai pensionati del nostro Paese, una fattura da 4 miliardi di franchi che verrà saldata dal fondo di compensazione dell'AVS. Occorre però un modello di finanziamento permanente. Due le varianti in gioco per disporre dei fondi necessari: quella che prevede il solo aumento dell'IVA; sostenuta dal Consiglio nazionale, e quella mista, con un incremento dell'IVA affiancato a un aumento dei contributi salariali in favore del primo pilastro. Proposta difesa dalla Camera dei Cantoni. Con sullo sfondo, nel prossimo futuro, una revisione totale di questa assicurazione sociale e un ulteriore dibattito su un possibile aumento dell'età di pensionamento, misura comunque bocciata dal popolo nel 2024.Argomenti che discuteremo con:

Quando parliamo della sovranità di un paese la prima cosa che viene in mente è la sicurezza delle frontiere e l'indipendenza di una nazione rispetto alle ingerenze estere. Con la digitalizzazione la certezza dei confini è però venuta meno. Infatti tanti nostri dati, anche informazioni sensibili, sono stoccati in banche dati di aziende estere, pensiamo in particolare al Cloud di Microsoft. Paghiamo molto per questo servizio e resta il timore che queste big tech potrebbero usare l'accesso privilegiato alle informazioni altrui a loro vantaggio. Al Consiglio degli Stati è in discussione una mozione, presentata da Heidi Z'graggen dell'Alleanza del Centro, per chiedere al Consiglio federale di ideare e promuovere un programma per incentivare e rafforzare la sovranità digitale in Svizzera. Concretamente occorrerà un finanziamento iniziale mirato per sviluppare dei progetti congiunti tra Stato, mondo economico e quello scientifico per aumentare le performance della Svizzera e la sua competitività nelle infrastrutture digitali, nella cybersicurezza e nel campo dell'intelligenza artificiale. Ne abbiamo discusso con: Mauro Poggia, Consigliere agli Stati del Mouvement des Citoyens Genevois e membro del Gruppo dell'Unione democratica di Centro Bruno Storni, Consigliere nazionale ticinese per il Partito SocialistaVi proponiamo anche un'intervista registrata a Franz Grüter, consigliere nazionale UDC

Oggi come ci informiamo? Di chi ci fidiamo? Siamo ancora disposti a pagare per accedere a notizie verificate? Con gli allievi della 3F del Liceo Lugano 1, che hanno scelto questo tema, parleremo di informazione e delle sue antagoniste naturali, le bufale, che pascolano a frotte nelle vaste praterie del web, alle volte anche scavalcando lo steccato del web. Ma come distinguere il vero dal falso tra la miriade di notizie a cui abbiamo accesso? È diventato ancora più difficile ai tempi dell'intelligenza artificiale? Di quali fonti possiamo fidarci? Si fanno ancora inchieste giornalistiche indipendenti per cercare notizie di prima mano? Ne discutiamo con Paolo Attivissimo, giornalista informaticoColin Porlezza, professore di giornalismo digitale all'Università della svizzera italiana e direttore dell'Osservatorio europeo di giornalismo Ludovico Camposampiero, coresponsabile dell'informazione digitale alla RSI

Tappa zurighese per il primogenito del presidente Trump. Ieri, giovedì 4 giugno, Donald junior è stato ospite nella centralissima “Zunfthaus zum Saffran”, la lussuosa sede della “Corporazione dello zafferano” per un incontro a porte chiuse tra uomini d'affari, voluto dalla “Davos Lodge”, una piattaforma che ruota attorno al WEF di Davos e che organizza eventi per i maggiori leader mondiali, come si può leggere sul suo sito. A due passi dalla Limmat, Donald junior terrà un discorso, a quanto pare incentrato sulle tante sfide geopolitiche del momento. Ma darà anche uno sguardo all'andamento dell'economia mondiale. Un'occasione per Modem di parlare dell'impero finanziario della famiglia Trump, che ruota attorno ad oltre 500 società attive negli ambiti più disparati. I due figli maggiori del presidente gestiscono la “Trump organization”, la società che sta alla testa di tutto questa estesa ramificazione societaria, con un'attenzione particolare all'intelligenza artificiale e alle criptomonete. Secondo Forbes e Bloomberg la ricchezza di Trump è passata da 2 a 6 miliardi da quando The Donald è tornato alla Casa Bianca, ormai 18 mesi fa. Una ricchezza che coinvolge anche la famiglia, basti dire che sua figlia Ivanka e il marito Jared Kushner hanno messo gli occhi su un'isola albanese, per costruirvi un'imponente struttura alberghiera d'alto rango. Un progetto che in questi giorni ha spinto alcune migliaia di persone a manifestare nelle strade della capitale Tirana, per protestare contro questa privatizzazione del suolo nazionale albanese.Del regno e dei dollari dei Trump discuteremo con:

I telefonini sempre più intelligenti, o smart che dir si voglia, quando sono fra le mani dei giovani attirano sempre più l'attenzione della politica. A livello federale si accumulano petizioni, mozioni e postulati in materia, tanto che il Consiglio federale è stato chiamato a preparare un rapporto sulla proposta di proibire l'uso delle piattaforme social ai minori di 16 anni. Una proibizione introdotta in vari paesi a cominciare dall'Australia, mentre Germania e Austria discutono di uno stop ai social per i minori di 14 anni. Una fra le misure in discussione, si discute infatti anche di imporre alle piattaforme social di rinunciare ai trucchetti che creano dipendenza o ancora di limitare durata e orari dell'utilizzo di certe applicazioni. Dal Centro media di palazzo federale, a Modem discutono sul tema due Consiglieri nazionali ticinesi:

È inizio maggio quando viene segnalato alle Ong presenti in Repubblica democratica del Congo un aumento di decessi dovuti a una sospetta febbre emorragica virale nella zona di Mongwalu, nella provincia nord-orientale dell'Ituri. A metà maggio le analisi di laboratorio confermano la presenza del virus Bundibugyo. Da allora ad oggi diventano chiare due cose: è in corso un'epidemia di Ebola – una malattia che il Paese conosce purtroppo bene – causata però da un tipo di virus meno comune, per il quale non esistono farmaci e vaccini. La risposta sanitaria parte, ma è lenta, difficile e l'epidemia si estende, toccando altre due province della RDC e l'Uganda. Un migliaio finora i casi confermati, 250 i morti, ma – come sottolinea l'Organizzazione mondiale della sanità - esistono grandi incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione della malattia, che si teme stia avanzando in modo estremamente rapido. Questo perché quella colpita è una regione estremamente instabile, con conflitti armati in corso e oltre due milioni di sfollati interni, che vivono in condizioni socio-sanitarie estremamente precarie. L'epidemia è stata dichiarata dall'OMS un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, lanciando un appello per un'azione a livello mondiale. In Svizzera la Catena della Solidarietà ha già stanziato 1,2 milioni di franchi.Ne parliamo a Modem con:Valeria Greppi, capo progetto MSF a GomaIsabella Soi, Professore Associato in Storia e Istituzioni dell'Africa presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università degli Studi di Cagliari Pietro Antonini, Specialista in medicina tropicale. Esperto di malattie infettive del gruppo ospedaliero Moncucco

A Bulle la demografia ha vissuto un vero e proprio boom negli ultimi 15 anni. Nella cittadina del Canton Friborgo - capoluogo della regione della Gruyère e incoronata nel 2021 dalla rivista Bilan come la città più dinamica della Svizzera romanda – si è passati dai circa 10mila abitanti dei primi anni '80 ai 27'500 attuali. E la crescita non si arresta: solo negli ultimi 15 anni l'aumento è stato del 41%, con circa 700 nuovi abitanti ogni anno. Il 44% dei residenti è straniero e sono presenti 127 nazionalità. Un mosaico cosmopolita che però porta con sé però anche aspetti negativi: classi da trenta allievi, prefabbricati, sfitto vicino allo zero, vendite immobiliari a 10'000 franchi al metro quadro e aumento dell'insicurezza. Per questo l'esempio di Bulle, anche se è uno dei più estremi nella Confederazione, è un punto di partenza utile per un confronto sull'iniziativa dell'UDC “No a una Svizzera da 10 milioni”, che chiede di limitare la popolazione residente in Svizzera sotto questa soglia, introducendo misure automatiche al raggiungimento di determinati limiti, fino ad arrivare alla possibile denuncia dell'Accordo di libera circolazione con l'UE. Un confronto che faremo a Modem, in diffusione da Berna per la prima settimana della Sessione estiva della Camere; dopo aver ascoltato un reportage radiofonico curato da Roberto Porta proprio dalla cittadina friborghese, discuteremo poi dell'iniziativa con:

Sono migliaia le persone che in questo finesettimana hanno potuto visitare il nuovo stadio di Lugano, la AIL Arena. Un weekend di festa che FC Lugano ha voluto regalare ai cittadini che nel 2021 sostennero il Polo Sportivo e degli eventi in votazione popolare e che attraverso le tasse continueranno a sostenere questo investimento strategico che ha attraversato numerose fasi. Da oggi dunque si concretizza un primo importante capitolo per il Football Club Lugano, l'inizio di una nuova era con uno stadio all'avanguardia, omologato anche per l'Europa e per le partite della Nazionale, e che solo a qualche nostalgico farà rimpiangere il vecchio stadio di Cornaredo... Tuttavia, aldilà dello Stadio, il PSE proietta anche alcune ombre, alcune criticità di oggi e di domani e non solo per quanto riguarda il calcio. Parliamo di mobilità, ulteriori spese e conseguente freno ad altri investimenti della Città, aggravi sulle finanze cittadine, aspettative disattese, a cui – crediamo – valga la pena guardare anche attraverso un bilancio critico. In questo senso la trasmissione di questa mattina è strutturata in due parti, dapprima discuteremo con il CEO dell'FC Lugano Martin Blaser sugli aspetti sportivi di questa nuova era... e a seguire con il sindaco di Lugano Michele Foletti e Matteo Poretti, coordinatore dell'Movimento per il socialismo del luganese e in prima fila per quello che fu il Referendum contro il PSE, dibatteremo di quali sono ancora i nodi critici attorno a questo progetto.

Il tema della sicurezza si è imposto nell'agenda politica grigionese, a partire dallo scorso 23 febbraio, quando le manette sono scattate ai polsi di 4 membri della camorra domiciliati a Roveredo, e in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Una vicenda che ha messo sotto pressione il governo di Coira, e in particolare il Dipartimento giustizia, sicurezza e sanità guidato da Peter Peyer, accusato da diverse autorità mesolcinesi di aver sottovalutato il rischio della presenza mafiosa in terra retica. Il ministro socialista ha parlato di “una fatica di Ercole”, quella del contrasto alla mafia, affrontata a suo dire con un organico sottodimensionato. Coira ha comunque cambiato prassi nelle verifiche di rilascio di un permesso di soggiorno, ma anche qui non sono mancate le critiche. I fatti di Roveredo, la presenza della mafia e la risposta del governo: sarà questo l'argomento principale del nostro secondo dibattito elettorale, completato da una discussione sul settore della sanità.Negli studi di Coira ospiteremo:Peter Peyer, Consigliere di Stato GR, socialistaMaurizio Michael, granconsigliere della Val Bregaglia, PLRRomano Losa, candidato UDC nel Circolo di Roveredo

Israele ha ucciso martedì a Gaza il nuovo presunto capo militare di Hamas con un raid aereo che ha provocato almeno 3 altri morti e oltre 20 feriti. Il suo predecessore era stato ucciso a metà mese. Notizie che ricordano non solo “l'imperfezione” della tregua nella Striscia di Gaza (oltre 900 uccisioni dallo scorso ottobre), ma l'altrettanto “imperfetta” possibilità di sradicare Hamas militarmente. Intanto, nella Striscia, dopo le devastazioni della guerra, nulla è cambiato: la popolazione resta allo stremo, l'emergenza sanitaria e umanitaria prosegue, l'azione internazionale per la ricostruzione è inesistente. E fra poco arriva l'estate. Torniamo lì per farci rispiegare in quali condizioni vivono i gazawi sfollati, che cosa è oggi Hamas e che cosa significano in un'Israele avviata verso nuove elezioni le guerre in corso e le “tregue imperfette”. Con: Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency nella Striscia di GazaMichele Giorgio, collaboratore RSI da GerusalemmeArturo Marzano, docente di Storia contemporanea all'Università Roma 3, autore del libro “Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti”

“Lasciate Kiev!” Questo l'invito del ministero degli Esteri russo domenica ai cittadini stranieri, incluso il personale delle ambasciate, che vivono nella capitale ucraina. Mosca ha annunciato che le forze armate russe effettueranno nuovi raid “contro i centri decisionali e i posti di comando” ucraini, in rappresaglia a un attacco ucraino la settimana scorsa su un dormitorio studentesco – in realtà un centro di addestramento, secondo Kiev - nella regione di Lugansk, controllata dai russi. Un avvertimento – quello russo - che, nel caso degli Stati Uniti, è stato dato dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov con una telefonata direttamente al segretario di Stato americano Marco Rubio.Questo dopo che nella notte fra sabato e domenica, la capitale ucraina ha registrato uno dei più gravi attacchi dall'inizio del conflitto. Kiev è stata colpita con centinaia di droni e decine di missili – compreso quello ipersonico Oreshnik che può trasportare testate nucleari – che hanno causato danni a molti obiettivi civili, causando anche alcuni morti. Un'azione che s'inserisce in una scia di attacchi russi che negli ultimi mesi si sono molto intensificati: solo ad aprile sono stati lanciati contro l'Ucraina droni, missili e bombe quanto in tutto il 2023Come leggere questo aumento di intensità del conflitto? Siamo di fronte a un'escalation pericolosa, oppure è il “normale” evolversi di un conflitto che è sempre più aereo – leggasi droni – piuttosto che di trincea? E come stanno Russia ed Ucraina? Ha senso pensare oggi a veri e propri negoziati?Ne parliamo con:ALBERTO ZANCONATO, giornalista responsabile dell'Ufficio ANSA a MoscaDAVIDE MARIA DE LUCA, giornalista, nostro collaboratore da Kiev

Pensate all'ultima volta che siete andati dal dentista. E al conto che avete pagato. Quasi sicuramente lo avete pagato tutto voi, di tasca vostra. Perché in Svizzera i denti, stranamente, non fanno parte della sanità che ci assicuriamo: stanno fuori dalla cassa malati, fuori dalla solidarietà, ma ben dentro il portafoglio di ciascuno. In Ticino questa spesa vale circa 160 milioni di franchi l'anno. E oltre il 90% lo pagano direttamente le famiglie. Il 14 giugno i ticinesi decideranno però se cambiare questo sistema. L'iniziativa “Per il rimborso delle cure dentarie”, sostenuta dalla sinistra, dal mondo sindacale e da alcuni operatori del settore chiede infatti di iscrivere nella Costituzione cantonale un principio: che curarsi i denti sia un diritto, garantito da un'assicurazione obbligatoria, pagata un po' da tutti in base al reddito. Un autogol costoso, rispondono i contrari, con tutto il fronte borghese schierato insieme a Governo, associazioni economiche e un altro fronte di attori del settore. Lo spauracchio: fino a 150 milioni di franchi all'anno di nuovi prelievi, per un sistema che già funziona bene. A Modem ne discutiamo con: Patrick Rusconi, granconsigliere PLR e relatore messaggio maggioranza (in presenza)Danilo Forini, granconsigliere PS e vicepresidente commissione sanità e sicurezza sociale (in presenza)Interventi registrati di due dentisti: Nancy Lunghi (favorevole) e Lorenzo Reali (contrario)

Nei Grigioni si vota per rinnovare Gran consiglio e Consiglio di stato, un'elezione in cui particolarità regionali e personalità dei candidati pesano altrettanto, se non più, di temi e partiti. A questo appuntamento con le urne, fissato per il 14 giugno, per il Gran Consiglio si presentano su sei liste 522 candidati per 120 seggi. Per il governo i candidati sono invece nove, fra cui quattro uscenti. Modem ha invitato i rappresentanti dei sei partiti che hanno presentato una lista per il Gran consiglio. In un primo dibattito si discute di economia e dintorni e nel secondo, in onda venerdì prossimo, si toccheranno i temi sicurezza e sanità. Presenti nello studio di Coira: Anita Mazzetta, presidente cantonale dei Verdi, candidata per il Gran consiglio Nora Saratz Casin, candidata per Consiglio di stato e Gran consiglio per i Verdi Liberali Marcus Caduff, Consigliere di Stato in carica del Centro e responsabile del dipartimento dell'economia pubblica e socialità

A Modem, altro argomento in votazione il prossimo 14 giugno, questa volta uno dei due temi cantonali ticinesi: l'iniziativa popolare costituzionale “Sì alla neutralizzazione dell'aumento dei valori di stima”. Lanciata e consegnata dall'UDC con 17 mila firme, è sostenuta da centro e destra e ha ottenuto l'avallo del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato. Per dettami federali, il valore delle stime immobiliari dovrà salire entro il 2035 al 70% del valore di marcato, contro il 55% attuale in Ticino. L'iniziativa chiede che questo aumento non si traduca automaticamente in un aumento delle imposte per i proprietari e non abbia nemmeno conseguenze automatiche a livello di prestazioni, aiuti e sussidi erogati con obiettivi sociali. La sinistra denuncia, tra altre cose, una difesa mascherata degli interessi dei grandi proprietari. Dibattito con:Roberta Soldati, deputata dell'UDC e firmataria del primo rapporto di maggioranza in Gran Consiglio, favorevole all'iniziativaIvo Durisch, capogruppo del PS in Gran Consiglio e primo firmatario del rapporto di minoranza, che si oppone all'iniziativaConduce: Marcello Ierace

A Modem, altro argomento in votazione il prossimo 14 giugno, questa volta uno dei due temi cantonali ticinesi: l'iniziativa popolare costituzionale “Sì alla neutralizzazione dell'aumento dei valori di stima”. Lanciata e consegnata dall'UDC con 17 mila firme, è sostenuta da centro e destra e ha ottenuto l'avallo del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato. Per dettami federali, il valore delle stime immobiliari dovrà salire entro il 2035 al 70% del valore di marcato, contro il 55% attuale in Ticino. L'iniziativa chiede che questo aumento non si traduca automaticamente in un aumento delle imposte per i proprietari e non abbia nemmeno conseguenze automatiche a livello di prestazioni, aiuti e sussidi erogati con obiettivi sociali. La sinistra denuncia, tra altre cose, una difesa mascherata degli interessi dei grandi proprietari. Dibattito con:Roberta Soldati, deputata dell'UDC e firmataria del primo rapporto di maggioranza in Gran Consiglio, favorevole all'iniziativaIvo Durisch, capogruppo del PS in Gran Consiglio e primo firmatario del rapporto di minoranza, che si oppone all'iniziativaConduce: Marcello Ierace

I Giochi potenziati saranno realtà che piaccia o meno al Comitato olimpico! Parola di Aron D'Souza, l'ideatore degli Enhanced Games, i giochi potenziati (o Giochi per dopati) che si inaugurano il prossimo finesettimana a Las Vegas, con una quarantina di atleti protagonisti in 3 discipline (atletica, nuoto, sollevamento pesi), montepremi stellari, addirittura un premio di 1 milione di dollari qualora dovesse venir realizzato un nuovo record del mondo (ovviamente con aiutino). Il doping – sotto stretto controllo medico – viene dunque ammesso e incoraggiato, così da poter vedere e far vedere fin dove può spingersi il corpo umano...E allora stiamo parlando ancora di sport? Possiamo fare a meno dei principi etici che tanto decantiamo prima di una competizione sia essa professionistica o dilettante? Oppure la società in evoluzione fa evolvere anche il concetto stesso di sfida sportiva? Ne parliamo a Modem con Cristiano Valli, collaboratore RSI dalla costa ovest degli Stati Uniti Giulia Sesa, ricercatrice esperta in etica sportiva all'Università cattolica di Lovanio in Belgio Igor Nastic, ex nuotatore, oggi commentatore sportivo RSI, docente e formatore e anche preparatore atletico

I Giochi potenziati saranno realtà che piaccia o meno al Comitato olimpico! Parola di Aron D'Souza, l'ideatore degli Enhanced Games, i giochi potenziati (o Giochi per dopati) che si inaugurano il prossimo finesettimana a Las Vegas, con una quarantina di atleti protagonisti in 3 discipline (atletica, nuoto, sollevamento pesi), montepremi stellari, addirittura un premio di 1 milione di dollari qualora dovesse venir realizzato un nuovo record del mondo (ovviamente con aiutino). Il doping – sotto stretto controllo medico – viene dunque ammesso e incoraggiato, così da poter vedere e far vedere fin dove può spingersi il corpo umano...E allora stiamo parlando ancora di sport? Possiamo fare a meno dei principi etici che tanto decantiamo prima di una competizione sia essa professionistica o dilettante? Oppure la società in evoluzione fa evolvere anche il concetto stesso di sfida sportiva? Ne parliamo a Modem con Cristiano Valli, collaboratore RSI dalla costa ovest degli Stati Uniti Giulia Sesa, ricercatrice esperta in etica sportiva all'Università cattolica di Lovanio in Belgio Igor Nastic, ex nuotatore, oggi commentatore sportivo RSI, docente e formatore e anche preparatore atletico

Dove comincia e dove finisce la scuola? Dove comincia, facile dirlo: con le lezioni, la didattica, la griglia oraria. Ma dove finisce? In quale misura la scuola deve farsi carico del doposcuola? In quale misura può, in questo modo, agire sulla sua “inclusività”, sulle opportunità per tutti gli allievi di riuscire nel loro percorso scolastico? Sui banchi del Gran Consiglio arriva domani un'iniziativa parlamentare Mps-Pop-Indipendenti che chiede un sostanzioso potenziamento del doposcuola in tutte le sedi di Scuola media del Canton Ticino. Ne discutiamo con: Alessandro Speziali, granconsigliere Plr, relatore del rapporto di maggioranza Massimiliano Ay, granconsigliere Partito comunista, relatore del rapporto di minoranzaPierfranco Longo, presidente della Conferenza cantonale dei genitori

Dove comincia e dove finisce la scuola? Dove comincia, facile dirlo: con le lezioni, la didattica, la griglia oraria. Ma dove finisce? In quale misura la scuola deve farsi carico del doposcuola? In quale misura può, in questo modo, agire sulla sua “inclusività”, sulle opportunità per tutti gli allievi di riuscire nel loro percorso scolastico? Sui banchi del Gran Consiglio arriva domani un'iniziativa parlamentare Mps-Pop-Indipendenti che chiede un sostanzioso potenziamento del doposcuola in tutte le sedi di Scuola media del Canton Ticino. Ne discutiamo con: Alessandro Speziali, granconsigliere Plr, relatore del rapporto di maggioranza Massimiliano Ay, granconsigliere Partito comunista, relatore del rapporto di minoranzaPierfranco Longo, presidente della Conferenza cantonale dei genitori

Dopo una disastrosa sconfitta nelle elezioni locali e regionali il partito laburista si avvia ad un regolamento di conti interno. Una situazione sorprendente se si pensa al chiaro mandato che Keir Starmer aveva ricevuto nelle elezioni nazionali del 2024 a spese dei Conservatori. Dalla disaffezione per la politica, agli strascichi della Brexit con l'irrisolta questione dell'immigrazione il Regno Unito è sempre meno governabile. Basti pensare che in meno di quattro anni si sono susseguiti quattro primi ministri, e che le ultime tre elezioni nazionali si sono svolte in modo anticipato. Modem cerca di capire le cause di questi sviluppi con gli interventi di:

Dopo una disastrosa sconfitta nelle elezioni locali e regionali il partito laburista si avvia ad un regolamento di conti interno. Una situazione sorprendente se si pensa al chiaro mandato che Keir Starmer aveva ricevuto nelle elezioni nazionali del 2024 a spese dei Conservatori. Dalla disaffezione per la politica, agli strascichi della Brexit con l'irrisolta questione dell'immigrazione il Regno Unito è sempre meno governabile. Basti pensare che in meno di quattro anni si sono susseguiti quattro primi ministri, e che le ultime tre elezioni nazionali si sono svolte in modo anticipato. Modem cerca di capire le cause di questi sviluppi con gli interventi di:

Dopo nove anni, Donald Trump è tornato a Pechino in veste di presidente degli Stati Uniti. Ci era già stato nel 2017. Da allora la posizione degli Stati Uniti è però cambiata parecchio, a tal punto che ora la Cina considera il proprio rapporto con la prima potenza mondiale in termini sostanzialmente paritari. Il presidente cinese Xi Jinping sa che gli Stati Uniti, aprendo il conflitto con l'Iran, si sono messi nei pasticci da soli. Anche per questo ha chiesto a Trump un atteggiamento meno rigido in difesa dell'indipendenza di Taiwan, un'isola che dopo il vertice di questi ultimi due giorni guarda ora con accresciuta preoccupazione al proprio futuro. Ma nella due giorni di Pechino sono stati affrontati anche altri problemi: le rivalità commerciali, la questione delle terre rare, di cui la Cina detiene un quasi monopolio a livello mondiale, la chiusura dello Stretto di Hormuz e le sfide legate alle nuove tecnologie.Ma cosa resta ora di questo vertice? E quali le possibili relazioni future tra le prime due potenze mondiali? Con quali conseguenze per gli equilibri internazionali? Questi alcuni degli interrogativi che affronteremo con:

Dopo nove anni, Donald Trump è tornato a Pechino in veste di presidente degli Stati Uniti. Ci era già stato nel 2017. Da allora la posizione degli Stati Uniti è però cambiata parecchio, a tal punto che ora la Cina considera il proprio rapporto con la prima potenza mondiale in termini sostanzialmente paritari. Il presidente cinese Xi Jinping sa che gli Stati Uniti, aprendo il conflitto con l'Iran, si sono messi nei pasticci da soli. Anche per questo ha chiesto a Trump un atteggiamento meno rigido in difesa dell'indipendenza di Taiwan, un'isola che dopo il vertice di questi ultimi due giorni guarda ora con accresciuta preoccupazione al proprio futuro. Ma nella due giorni di Pechino sono stati affrontati anche altri problemi: le rivalità commerciali, la questione delle terre rare, di cui la Cina detiene un quasi monopolio a livello mondiale, la chiusura dello Stretto di Hormuz e le sfide legate alle nuove tecnologie.Ma cosa resta ora di questo vertice? E quali le possibili relazioni future tra le prime due potenze mondiali? Con quali conseguenze per gli equilibri internazionali? Questi alcuni degli interrogativi che affronteremo con:

Un referendum all'ombra della “Fortezza”. Correva l'anno 2000 quando il mondo intero, per il tramite dell'UNESCO, riconosceva e iscriveva il patrimonio architettonico dei tre castelli, della Murata e della cinta muraria nella lista del Patrimonio dell'Umanità. Un riconoscimento straordinario. Eppure, a oltre venticinque anni di distanza, quei castelli accolgono ancora solo centomila visitatori l'anno, di cui meno della metà paganti.A marzo è così stato approvato dal Consiglio comunale un progetto da 19 milioni di franchi per trasformare i castelli — ribattezzati “Fortezza di Bellinzona” — in un polo culturale e turistico di respiro europeo. Mostre permanenti, tecnologie immersive, percorsi tematici e una governance professionale. Ma da quelle stesse mura, nel giro di poche settimane, è arrivata una risposta inattesa: oltre quattromila e seicento firme per un referendum popolare. No al nome, no al biglietto, no alla fondazione. No, dicono in molti, a toccare qualcosa che appartiene a tutti.A Modem ne discuteremo con:· Mario Branda, sindaco di Bellinzona · Brenno Martignoni Polti, ex sindaco di Bellinzona e promotore del referendum · Intervista registrata allo storico Marino Viganò che ha preso parte all'indagine sulla Fortezza

Un referendum all'ombra della “Fortezza”. Correva l'anno 2000 quando il mondo intero, per il tramite dell'UNESCO, riconosceva e iscriveva il patrimonio architettonico dei tre castelli, della Murata e della cinta muraria nella lista del Patrimonio dell'Umanità. Un riconoscimento straordinario. Eppure, a oltre venticinque anni di distanza, quei castelli accolgono ancora solo centomila visitatori l'anno, di cui meno della metà paganti.A marzo è così stato approvato dal Consiglio comunale un progetto da 19 milioni di franchi per trasformare i castelli — ribattezzati “Fortezza di Bellinzona” — in un polo culturale e turistico di respiro europeo. Mostre permanenti, tecnologie immersive, percorsi tematici e una governance professionale. Ma da quelle stesse mura, nel giro di poche settimane, è arrivata una risposta inattesa: oltre quattromila e seicento firme per un referendum popolare. No al nome, no al biglietto, no alla fondazione. No, dicono in molti, a toccare qualcosa che appartiene a tutti.A Modem ne discuteremo con:· Mario Branda, sindaco di Bellinzona · Brenno Martignoni Polti, ex sindaco di Bellinzona e promotore del referendum · Intervista registrata allo storico Marino Viganò che ha preso parte all'indagine sulla Fortezza

Crisi dell'alloggio, traffico incolonnato, trasporti pubblici sovraffollati, cementificazione del territorio, criminalità in aumento, salari, sistema sociale e sistema sanitario sotto pressione ... Tutti questi problemi hanno una causa principale secondo l'UDC: è l'immigrazione incontrollata. Negli ultimi 12 anni la popolazione in Svizzera è cresciuta di un milione di persone. Attualmente ogni anno arrivano nel nostro Paese oltre 100'000 persone in più; provenienti dall'Unione Europea, da Paesi terzi o tramite il sistema dell'asilo. Per l'UDC non si può andare avanti così. Con l'Iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti” o “per la sostenibilità” (in votazione il 14 giugno), propone di introdurre un nuovo articolo 73a nella Costituzione federale, secondo il quale la popolazione residente permanente non può superare 10 milioni di abitanti prima del 2050. Da lì in poi spetta al Consiglio federale decidere se innalzare ogni anno questo tetto massimo. In caso di superamento ripetuto, l'estremo rimedio sarebbe disdire l'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Unione Europea.Per i contrari, l'immigrazione pone la Svizzera di fronte a delle sfide, ma la proposta dell'UDC - apparentemente semplice - in realtà non porta nessuna soluzione, al contrario crea molti nuovi problemi. E' un'iniziativa del caos, che minaccia i salari, gli impieghi, l'economia, la prosperità, la coesione sociale, la sicurezza. La popolazione della Svizzera sta crescendo troppo velocemente? Dobbiamo mettere dei limiti? E con quali conseguenze sulla nostra vita e sul futuro del Paese? Ne parleremo con:Marco Chiesa, Consigliere agli Stati dell'UDC, promotore dell'iniziativa Greta Gysin, Consigliera Nazionale dei Verdi, contraria

Crisi dell'alloggio, traffico incolonnato, trasporti pubblici sovraffollati, cementificazione del territorio, criminalità in aumento, salari, sistema sociale e sistema sanitario sotto pressione ... Tutti questi problemi hanno una causa principale secondo l'UDC: è l'immigrazione incontrollata. Negli ultimi 12 anni la popolazione in Svizzera è cresciuta di un milione di persone. Attualmente ogni anno arrivano nel nostro Paese oltre 100'000 persone in più; provenienti dall'Unione Europea, da Paesi terzi o tramite il sistema dell'asilo. Per l'UDC non si può andare avanti così. Con l'Iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti” o “per la sostenibilità” (in votazione il 14 giugno), propone di introdurre un nuovo articolo 73a nella Costituzione federale, secondo il quale la popolazione residente permanente non può superare 10 milioni di abitanti prima del 2050. Da lì in poi spetta al Consiglio federale decidere se innalzare ogni anno questo tetto massimo. In caso di superamento ripetuto, l'estremo rimedio sarebbe disdire l'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Unione Europea.Per i contrari, l'immigrazione pone la Svizzera di fronte a delle sfide, ma la proposta dell'UDC - apparentemente semplice - in realtà non porta nessuna soluzione, al contrario crea molti nuovi problemi. E' un'iniziativa del caos, che minaccia i salari, gli impieghi, l'economia, la prosperità, la coesione sociale, la sicurezza. La popolazione della Svizzera sta crescendo troppo velocemente? Dobbiamo mettere dei limiti? E con quali conseguenze sulla nostra vita e sul futuro del Paese? Ne parleremo con:Marco Chiesa, Consigliere agli Stati dell'UDC, promotore dell'iniziativa Greta Gysin, Consigliera Nazionale dei Verdi, contraria

Dal 1996 chi non può conciliare il servizio militare con la propria coscienza può chiedere di prestare servizio civile. È in quella data che il rifiuto ha smesso di essere trattato come reato per diventare un diritto. Dal 2009 è inoltre stato abolito l'esame di coscienzaMa del diritto a non prestare servizio nell'esercito si starebbe approfittando troppo, secondo il Governo e la maggioranza del Parlamento, con conseguenze sull'operatività dell'esercito. Da qui sei misure che hanno come obiettivo quello di “correggere” il tiro. Misure che limiterebbero però eccessivamente la possibilità di optare per il servizio civile, per coloro – sinistra e varie organizzazioni della società civile – che hanno promosso il referendum contro la revisione della Legge sul servizio civile. Servizio civile che – sottolineano i referendisti – è indispensabile per il funzionamento di strutture come ospedali, case anziani etcDi pro e contro di questa revisione parliamo con Michele Moor, presidente della Società svizzera degli ufficialiNiccolò Mazzi-Damotti, membro direzione del PS Ticino

Dal 1996 chi non può conciliare il servizio militare con la propria coscienza può chiedere di prestare servizio civile. È in quella data che il rifiuto ha smesso di essere trattato come reato per diventare un diritto. Dal 2009 è inoltre stato abolito l'esame di coscienzaMa del diritto a non prestare servizio nell'esercito si starebbe approfittando troppo, secondo il Governo e la maggioranza del Parlamento, con conseguenze sull'operatività dell'esercito. Da qui sei misure che hanno come obiettivo quello di “correggere” il tiro. Misure che limiterebbero però eccessivamente la possibilità di optare per il servizio civile, per coloro – sinistra e varie organizzazioni della società civile – che hanno promosso il referendum contro la revisione della Legge sul servizio civile. Servizio civile che – sottolineano i referendisti – è indispensabile per il funzionamento di strutture come ospedali, case anziani etcDi pro e contro di questa revisione parliamo con Michele Moor, presidente della Società svizzera degli ufficialiNiccolò Mazzi-Damotti, membro direzione del PS Ticino

Un problema, due iniziative per porvi rimedio e un'impasse tecnico e politico che rischia di mettere a dura prova i rapporti tra i partiti ma anche tra la politica e la cittadinanza. Stiamo parlando dell'implementazione delle due iniziative per fare fronte all'impennata dei costi della cassa malati in Ticino. Una leghista che promuove la deducibilità dei premi e l'altra socialista per contenere i premi entro il 10% del reddito, entrambe votate con solide maggioranze il 28 settembre dell'anno scorso. Negli ultimi giorni si sta facendo strada, nella Commissione della gestione del Gran Consiglio l'ipotesi “spacchettamento”, ovvero l'idea di separare i destini delle due iniziative e affrontarne il finanziamento in maniera separata, poiché in sostanza a nessuno piace il progetto Governativo di implementazione a tappe. Spacchettare le due iniziative è dunque una necessità pragmatica per affrontare due leggi diverse o una scelta politica che rischia di creare un'attuazione di Serie A e una di Serie B, tradendo lo spirito del voto del 28 settembre 2025?” Ne parliamo a Modem con Laura Riget, copresidente PSAlessandro Speziali, presidente PLRFiorenzo Dadò, presidente CentroDaniele Piccaluga, coordinatore Lega dei Ticinesi

Un problema, due iniziative per porvi rimedio e un'impasse tecnico e politico che rischia di mettere a dura prova i rapporti tra i partiti ma anche tra la politica e la cittadinanza. Stiamo parlando dell'implementazione delle due iniziative per fare fronte all'impennata dei costi della cassa malati in Ticino. Una leghista che promuove la deducibilità dei premi e l'altra socialista per contenere i premi entro il 10% del reddito, entrambe votate con solide maggioranze il 28 settembre dell'anno scorso. Negli ultimi giorni si sta facendo strada, nella Commissione della gestione del Gran Consiglio l'ipotesi “spacchettamento”, ovvero l'idea di separare i destini delle due iniziative e affrontarne il finanziamento in maniera separata, poiché in sostanza a nessuno piace il progetto Governativo di implementazione a tappe. Spacchettare le due iniziative è dunque una necessità pragmatica per affrontare due leggi diverse o una scelta politica che rischia di creare un'attuazione di Serie A e una di Serie B, tradendo lo spirito del voto del 28 settembre 2025?” Ne parliamo a Modem con Laura Riget, copresidente PSAlessandro Speziali, presidente PLRFiorenzo Dadò, presidente CentroDaniele Piccaluga, coordinatore Lega dei Ticinesi

“Troppi pazienti sono stati sacrificati in nome dell'innovazione, mentre l'innovazione dovrebbe essere al servizio dei pazienti”. Parole del cardiochirurgo René Prêtre espresse durante la presentazione, martedì, dell'inchiesta indipendente commissionata dall'Ospedale Universitario di Zurigo sulla conduzione del reparto di cardiochirurgia nel periodo 2014-2020. Al timone allora c'era l'ex primario Francesco Maisano, poi sollevato dall'incarico. Troppi gli interventi chirurgici problematici, troppi i decessi forse evitabili a causa di manchevolezze nella gestione del reparto, ma anche di un possibile conflitto di interessi che avrebbe indotto all'utilizzo di impianti innovativi sviluppati da società a cui il medico era legato finanziariamente. Ma quali gli strumenti di controllo sulla ricerca clinica? Quali i paletti con cui diminuire i rischi e scongiurare abusi dovuti a competitività, ricerca di prestigio, interessi finanziari? E quali le protezioni di cui dispongono i pazienti nelle sperimentazioni mediche? Ne discutiamo con: Giovan Maria Zanini (presidente del Comitato etico cantonale in Ticino e presidente di Swissethics)Angelica Jäggli, presidente ACSI (Associazione consumatrici e consumatori Svizzera italiana) Franco Cavalli, oncologo, fondatore dello IOR, Istituto di ricerche oncologiche

“Troppi pazienti sono stati sacrificati in nome dell'innovazione, mentre l'innovazione dovrebbe essere al servizio dei pazienti”. Parole del cardiochirurgo René Prêtre espresse durante la presentazione, martedì, dell'inchiesta indipendente commissionata dall'Ospedale Universitario di Zurigo sulla conduzione del reparto di cardiochirurgia nel periodo 2014-2020. Al timone allora c'era l'ex primario Francesco Maisano, poi sollevato dall'incarico. Troppi gli interventi chirurgici problematici, troppi i decessi forse evitabili a causa di manchevolezze nella gestione del reparto, ma anche di un possibile conflitto di interessi che avrebbe indotto all'utilizzo di impianti innovativi sviluppati da società a cui il medico era legato finanziariamente. Ma quali gli strumenti di controllo sulla ricerca clinica? Quali i paletti con cui diminuire i rischi e scongiurare abusi dovuti a competitività, ricerca di prestigio, interessi finanziari? E quali le protezioni di cui dispongono i pazienti nelle sperimentazioni mediche? Ne discutiamo con: Giovan Maria Zanini (presidente del Comitato etico cantonale in Ticino e presidente di Swissethics)Angelica Jäggli, presidente ACSI (Associazione consumatrici e consumatori Svizzera italiana) Franco Cavalli, oncologo, fondatore dello IOR, Istituto di ricerche oncologiche

Condizioni più severe in vista per UBS, l'ultima banca di rilevanza sistemica con sede in Svizzera. Dopo la scomparsa di Credit Suisse, assorbita da UBS, tutti sono concordi nel chiedere regole più severe per le banche troppo grandi per fallire. Si discute però sul quanto restrittive devono essere queste nuove regole che, viste le importanti attività all'estero, toccano praticamente solo UBS e non a caso si parla ormai di una “Lex UBS”. Dopo che il Consiglio federale ha pubblicato le sue richieste, definite troppo severe da parte della grande banca, la palla è passata alla Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati. Commissione che ha deciso di valutare anche altre varianti e alternative al disegno del Consiglio federale sulla copertura delle partecipazioni estere con capitale proprio di banche di rilevanza sistemica. Siamo perciò in una fase decisiva riguardo non solo al futuro di UBS, ma anche della piazza finanziaria svizzera che grazie alla presenza di una grande banca gode di alcuni vantaggi ma deve pure fare i conti con certi rischi. A Modem intervengono:

Condizioni più severe in vista per UBS, l'ultima banca di rilevanza sistemica con sede in Svizzera. Dopo la scomparsa di Credit Suisse, assorbita da UBS, tutti sono concordi nel chiedere regole più severe per le banche troppo grandi per fallire. Si discute però sul quanto restrittive devono essere queste nuove regole che, viste le importanti attività all'estero, toccano praticamente solo UBS e non a caso si parla ormai di una “Lex UBS”. Dopo che il Consiglio federale ha pubblicato le sue richieste, definite troppo severe da parte della grande banca, la palla è passata alla Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati. Commissione che ha deciso di valutare anche altre varianti e alternative al disegno del Consiglio federale sulla copertura delle partecipazioni estere con capitale proprio di banche di rilevanza sistemica. Siamo perciò in una fase decisiva riguardo non solo al futuro di UBS, ma anche della piazza finanziaria svizzera che grazie alla presenza di una grande banca gode di alcuni vantaggi ma deve pure fare i conti con certi rischi. A Modem intervengono:

Si chiama “Project Freedom”, è scattato ieri e ha come obiettivo quello di riaprire lo stretto di Hormuz al traffico marino. Secondo le intenzioni di Donald Trump, le forze armate americane dovrebbero forzare il blocco navale imposto dall'Iran dopo l'attacco del 28 febbraio di Usa e Israele, e “guidare le navi dei Paesi non direttamente coinvolti nella guerra, fuori dallo Stretto”. Un'azione i cui risultati sono poco chiari: nelle scorse ore è stato un susseguirsi di dichiarazioni e smentite. L'Iran ha annunciato che due loro missili avrebbero colpito una fregata della Marina Usa, dopo che la nave avrebbe tentato di entrare nello Stretto. Gli Stati Uniti hanno smentito la notizia per poi rilanciare che due mercantili battenti bandiera statunitense avrebbero attraversato con successo lo Stretto – informazione negata da Teheran – e annunciare: “Abbiamo il controllo, stiamo riaprendo il passaggio”. Anche qui è subito arrivata la smentita iraniana… Insomma, al momento su cosa stia accadendo, davvero, c'è grande confusione, confusione che regna anche sull'attuale stato delle trattative per trovare una soluzione al conflitto. Ne parliamo con: Andrea Vosti, corrispondente radio da WashintonNima Baheli, analista geopolitico italo-iraniano, esperto di intelligence e relazioni internazionaliFrancesca Caferri, giornalista di la Repubblica, esperta di Medio Oriente e Paesi del Golfo

Si chiama “Project Freedom”, è scattato ieri e ha come obiettivo quello di riaprire lo stretto di Hormuz al traffico marino. Secondo le intenzioni di Donald Trump, le forze armate americane dovrebbero forzare il blocco navale imposto dall'Iran dopo l'attacco del 28 febbraio di Usa e Israele, e “guidare le navi dei Paesi non direttamente coinvolti nella guerra, fuori dallo Stretto”. Un'azione i cui risultati sono poco chiari: nelle scorse ore è stato un susseguirsi di dichiarazioni e smentite. L'Iran ha annunciato che due loro missili avrebbero colpito una fregata della Marina Usa, dopo che la nave avrebbe tentato di entrare nello Stretto. Gli Stati Uniti hanno smentito la notizia per poi rilanciare che due mercantili battenti bandiera statunitense avrebbero attraversato con successo lo Stretto – informazione negata da Teheran – e annunciare: “Abbiamo il controllo, stiamo riaprendo il passaggio”. Anche qui è subito arrivata la smentita iraniana… Insomma, al momento su cosa stia accadendo, davvero, c'è grande confusione, confusione che regna anche sull'attuale stato delle trattative per trovare una soluzione al conflitto. Ne parliamo con: Andrea Vosti, corrispondente radio da WashintonNima Baheli, analista geopolitico italo-iraniano, esperto di intelligence e relazioni internazionaliFrancesca Caferri, giornalista di la Repubblica, esperta di Medio Oriente e Paesi del Golfo

La settimana scorsa sono scattate le manette ai polsi di un funzionario della Polizia federale, l'accusa è quella di aver trasmesso, lasciandosi corrompere, informazioni sensibili ad un membro di un'organizzazione criminale, che si muove nell'ambito del traffico di droga. Per la Fedpol si tratta di un duro colpo, come ha fatto notare la direttrice della stessa, Eva Wildi Cortès. Mai finora nella storia delle nostre istituzioni di difesa s'era verificato un caso simile, una sospetta infiltrazione di un'organizzazione mafiosa. Alta è dunque la preoccupazione nell'amministrazione pubblica, anche perché c'è chi ritiene, tra gli esperti di mafia, che si possa trattare soltanto della “punta di un iceberg”, il primo indizio di un tentativo più esteso di infiltrazioni malavitose dentro l'apparato statale del nostro Paese. Il Ministero pubblico della Confederazione ha ora aperto un'inchiesta, anche per chiarire eventuali responsabilità di altri funzionari della Polizia federale. Cosa vuol dire questo arresto per il nostro Paese e cosa ci dice sulla presenza delle mafie in Svizzera? Quale il legame in particolare con il traffico di droga? Alla luce anche di questo dato: ogni anno si stima che dentro i nostri confini nazionali vengano consumate circa 5 tonnellate di cocaina.Interrogativi e argomenti che affronteremo con:- Annamaria Astrologo, professoressa titolare di diritto all'USI, responsabile scientifica dell'Osservatorio Ticinese sulla criminalità organizzata - Nando dalla Chiesa, sociologo della criminalità organizzata, dirige alla Statale di Milano l'Osservatorio che si occupa di questo fenomeno malavitoso - Rosa Maria Cappa, avvocata ed ex procuratrice federale

La settimana scorsa sono scattate le manette ai polsi di un funzionario della Polizia federale, l'accusa è quella di aver trasmesso, lasciandosi corrompere, informazioni sensibili ad un membro di un'organizzazione criminale, che si muove nell'ambito del traffico di droga. Per la Fedpol si tratta di un duro colpo, come ha fatto notare la direttrice della stessa, Eva Wildi Cortès. Mai finora nella storia delle nostre istituzioni di difesa s'era verificato un caso simile, una sospetta infiltrazione di un'organizzazione mafiosa. Alta è dunque la preoccupazione nell'amministrazione pubblica, anche perché c'è chi ritiene, tra gli esperti di mafia, che si possa trattare soltanto della “punta di un iceberg”, il primo indizio di un tentativo più esteso di infiltrazioni malavitose dentro l'apparato statale del nostro Paese. Il Ministero pubblico della Confederazione ha ora aperto un'inchiesta, anche per chiarire eventuali responsabilità di altri funzionari della Polizia federale. Cosa vuol dire questo arresto per il nostro Paese e cosa ci dice sulla presenza delle mafie in Svizzera? Quale il legame in particolare con il traffico di droga? Alla luce anche di questo dato: ogni anno si stima che dentro i nostri confini nazionali vengano consumate circa 5 tonnellate di cocaina.Interrogativi e argomenti che affronteremo con:- Annamaria Astrologo, professoressa titolare di diritto all'USI, responsabile scientifica dell'Osservatorio Ticinese sulla criminalità organizzata - Nando dalla Chiesa, sociologo della criminalità organizzata, dirige alla Statale di Milano l'Osservatorio che si occupa di questo fenomeno malavitoso - Rosa Maria Cappa, avvocata ed ex procuratrice federale

Primo maggio, Festa dei lavoratori. Una data che in Svizzera e in Ticino non passa mai inosservata. Perché mentre sfilano i cortei e si tengono i discorsi, i dati ci ricordano che ci sono aspetti del mondo del lavoro che continuano a far discutere e a creare contrapposizione. “Né sfruttati, né divisi: lavoro e dignità senza confini” è lo slogan dell'Unione sindacale svizzera scelto per la festa odierna e, tra i temi al centro delle rivendicazioni, c'è anche quello della sicurezza sul lavoro, tema su cui noi oggi ci concentreremo.Il mondo sindacale mette l'accento anche sulla precarizzazione del mondo del lavoro, un altro argomento che toccheremo concentrandoci sul grande boom – seppure con un rallentamento in tempi più recenti – del lavoro interinale, tanto in Svizzera quanto in Ticino. Sicurezza e precarietà sono tra l'altro due argomenti che si incrociano, visto che gli interinali si infortunano il 50% in più della media. Senza dimenticare la salute mentale: in Svizzera oggi la metà delle nuove rendite d'invalidità è riconducibile a malattie psichiche. Numeri e dati che pongono domande. A chi lavora, a chi fa le leggi, a chi rappresenta le imprese.A Modem ne parleremo con:· Giangiorgio Gargantini, segretario regionale del sindacato UNIA· Paolo Locatelli, vice segretario del sindacato OCST· Nicola Bagnovini, direttore della Società svizzera impresari costruttori in Ticino

Primo maggio, Festa dei lavoratori. Una data che in Svizzera e in Ticino non passa mai inosservata. Perché mentre sfilano i cortei e si tengono i discorsi, i dati ci ricordano che ci sono aspetti del mondo del lavoro che continuano a far discutere e a creare contrapposizione. “Né sfruttati, né divisi: lavoro e dignità senza confini” è lo slogan dell'Unione sindacale svizzera scelto per la festa odierna e, tra i temi al centro delle rivendicazioni, c'è anche quello della sicurezza sul lavoro, tema su cui noi oggi ci concentreremo.Il mondo sindacale mette l'accento anche sulla precarizzazione del mondo del lavoro, un altro argomento che toccheremo concentrandoci sul grande boom – seppure con un rallentamento in tempi più recenti – del lavoro interinale, tanto in Svizzera quanto in Ticino. Sicurezza e precarietà sono tra l'altro due argomenti che si incrociano, visto che gli interinali si infortunano il 50% in più della media. Senza dimenticare la salute mentale: in Svizzera oggi la metà delle nuove rendite d'invalidità è riconducibile a malattie psichiche. Numeri e dati che pongono domande. A chi lavora, a chi fa le leggi, a chi rappresenta le imprese.A Modem ne parleremo con:· Giangiorgio Gargantini, segretario regionale del sindacato UNIA· Paolo Locatelli, vice segretario del sindacato OCST· Nicola Bagnovini, direttore della Società svizzera impresari costruttori in Ticino