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durée : 00:16:15 - par : Corinne Schneider - Bach compose la Cantate BWV 165 « O heiliges Geist- und Wasserbad » / « Ô saint baptême d'esprit et d'eau » à Weimar, sur un livret de Salomon Franck, pour la fête de la Trinité, le16 juin 1715. - réalisation : Anne-Lise Assada, Geneviève Cras Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France
Meditazioni anchor.fm/giulio-maspero
Vivere nel nome nel quale siamo stati battezzatiLink al testo completoLa dottrina della Trinità viene spesso considerata una delle verità più difficili e astratte della fede cristiana, qualcosa di riservato ai teologi o alle discussioni filosofiche. Eppure Gesù la pone al centro stesso del discepolato cristiano quando ordina di battezzare «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Ma che cosa significa realmente questa formula? È soltanto una dichiarazione dottrinale o riguarda concretamente la vita del credente? Questa riflessione biblica riflette sul significato pratico delle parole di Matteo 28:19, mostrando come essere battezzati nel nome del Dio trino significhi essere chiamati a vivere ogni giorno nella grazia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8553OMELIA SANTISSIMA TRINITA' - ANNO A (Gv 3,16-18)di Don Stefano Bimbi La solennità della Santissima Trinità ci mette davanti al mistero più grande della nostra fede: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre dèi, ma un solo Dio in tre Persone distinte, unite da un amore perfetto ed eterno. Dio non è una solitudine, ma una comunione di amore. Ogni volta che facciamo il segno della croce entriamo dentro questo mistero. Lo facciamo spesso in modo distratto, quasi meccanico, e invece stiamo pronunciando il nome stesso di Dio, il cuore della fede cristiana.Il Vangelo di oggi ci porta al centro del mistero della Trinità attraverso una frase che forse conosciamo troppo bene e che rischiamo di ascoltare senza stupore: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). Qui Gesù ci svela il vero volto di Dio che non è un padrone freddo e lontano, ma un Padre che ama fino al dono totale. Ama così tanto il mondo da donare il Figlio. E Lui accetta liberamente di venire nel mondo, di caricarsi dei nostri peccati, di morire sulla croce per salvarci. Dietro tutta la storia della salvezza c'è questo amore infinito che unisce il Padre e il Figlio nello Spirito Santo.Gesù però ci mette anche davanti a una verità seria: «Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato» (Gv 3,18). Non significa che Dio gode nel condannare qualcuno. Significa che l'uomo può sottrarsi all'amore di Dio. La condanna nasce dal rifiuto della luce. È come una persona che sta per morire e, pur avendo davanti una medicina capace di guarirla, si ostina a non prenderla. Cristo è la salvezza del mondo, ma Dio non costringe nessuno ad accogliere il suo amore.UN'IMMAGINE... ILLUMINANTEA questo punto occorre chiederci: cosa significa concretamente dire che Dio è uno e trino? Significa che Dio è un'unica natura divina, un unico Dio, ma in tre Persone realmente distinte. Il Padre non è il Figlio, il Figlio non è lo Spirito Santo, eppure ciascuno è pienamente Dio. Il Padre genera eternamente il Figlio; il Figlio è eternamente generato dal Padre; lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come vincolo di amore eterno. Non ci sono tre volontà contrapposte o tre divinità separate. C'è una perfetta unità di amore e di vita.Naturalmente questo supera la nostra intelligenza. Se Dio fosse completamente comprensibile alla nostra mente, non sarebbe Dio. Però possiamo avvicinarci al mistero con alcune immagini che ci aiutano. La Trinità assomiglia a una candela accesa: ci sono la cera, lo stoppino e la fiamma. Sono realtà distinte, ma formano un'unica candela. La cera rappresenta il Padre, l'origine e la sostanza da cui tutto ha inizio. Lo stoppino rappresenta il Figlio (Gesù), generato dalla cera, che incarna la sostanza e si offre per far risplendere la luce. La fiamma rappresenta lo Spirito Santo, il calore e la luce che scaturiscono continuamente dall'unione tra la cera e lo stoppino.Certamente ogni esempio è limitato e non riesce a spiegare perfettamente Dio, ma serve a capire che distinzione e unità possono stare insieme senza contraddizione. La Trinità non è un rompicapo teologico per specialisti. È la verità che illumina tutta la nostra vita. Se Dio è comunione di amore, allora anche noi siamo fatti per amare e per vivere relazioni vere. Ecco perché il peccato mortale è sempre una rottura della comunione: con Dio, con gli altri e persino con noi stessi.LA TRINITÀ ILLUMINA LA VITA CRISTIANALa Trinità illumina anche la famiglia. Quando in una casa ciascuno pensa solo a sé stesso, quando si vive di orgoglio, ripicche e silenzi pieni di rancore, quella casa si spegne. Quando invece ci si ascolta, ci si perdona, ci si dona tempo e pazienza, allora quella famiglia diventa un piccolo riflesso della vita di Dio. Nessuna famiglia è perfetta, ma ogni famiglia può diventare scuola di comunione.Anche nella vita quotidiana spesso viviamo come se Dio fosse una entità generica e lontana da noi. Ci basiamo solo sui nostri calcoli, ci affidiamo solo alle nostre forze. Invece il cristiano vive immerso nella Trinità. Il Padre ci custodisce con la sua Provvidenza anche quando non comprendiamo tutto. Il Figlio cammina accanto a noi nelle fatiche e nelle croci. Lo Spirito Santo ci dà luce nei momenti di confusione e forza quando siamo stanchi o tentati.Pensiamo a quante volte nella giornata abbiamo bisogno della presenza di Dio: quando dobbiamo trattenere una parola cattiva, quando occorre pazienza con una persona difficile, quando ci sentiamo scoraggiati, quando dobbiamo prendere una decisione importante. Invocare e affidarsi alla Trinità non è una devozione astratta. È entrare nella sorgente dell'amore e della pace.I santi avevano una familiarità profonda con questo mistero. Non pretendevano di capire tutto con la ragione, ma adoravano con umiltà. Il vero problema oggi non è che Dio sia troppo misterioso; il problema è che spesso abbiamo perso il senso dell'adorazione. Viviamo in un mondo che vuole spiegare e controllare tutto. Ma davanti alla Trinità impariamo che Dio non si possiede, ma si contempla e si ama.Per questo la Chiesa oggi non ci invita tanto a "capire" la Trinità, quanto a vivere della Trinità. Ogni Messa inizia e finisce nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ogni battesimo ci immerge nella Trinità. Ogni preghiera autentica nasce dallo Spirito, passa attraverso il Figlio e sale al Padre. E allora oggi possiamo chiederci con sincerità: la mia fede è soltanto un'abitudine oppure una relazione viva con Dio? Quando faccio il segno della croce lo faccio con profondo rispetto oppure in fretta? La mia vita assomiglia almeno un poco alla comunione e all'amore che esistono in Dio?La Santissima Trinità ci ricorda che all'origine di tutto non c'è il caso, ma un Dio che ci ama di un amore eterno. E il destino ultimo della nostra vita non è il nulla, ma entrare per sempre dentro quell'amore infinito del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
durée : 00:19:55 - Les Nuits de France Culture - par : Albane Penaranda - réalisation : Mathias Le Gargasson, Antoine Dhulster, Rafik Zénine, Vincent Abouchar, Emily Vallat, Hassane M'Béchour, INA Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France
1) Was ist die Trinität?a. Vater b. Sohnc. Heiliger Geist2) Warum ist sie so wichtig?a. Glaubeb. Liebec. Hoffnung3) Wie verändert sie unser Leben?
durée : 00:18:19 - par : Corinne Schneider - Bach compose la Cantate BWV 77 « Du sollt Gott, deinen Herren, lieben » / « Tu aimeras Dieu, ton Seigneur » dans les premiers mois de son installation à Leipzig, pour le 13e dimanche après la Trinité (22 août 1723). - réalisation : Anne-Lise Assada, Geneviève Cras Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France
L'histoire paraît improbable : comment un moine carme a-t-il pu se retrouver à la tête des forces navales de la France libre pendant la Seconde Guerre mondiale ? Et pourtant, c'est bien le parcours de Georges Thierry d'Argenlieu, une figure aussi singulière que déterminante.Né en 1889, il entre très tôt dans la Marine nationale. Officier brillant, il sert pendant la Première Guerre mondiale et se distingue par ses compétences et sa rigueur. Mais en 1920, tournant radical : il quitte la carrière militaire pour entrer dans l'ordre des Carmes, un ordre religieux contemplatif. Il devient alors le père Louis de la Trinité, menant une vie monastique faite de silence, de prière et de discipline.Lorsque la Seconde Guerre mondiale éclate en 1939, il est mobilisé comme officier de réserve. Après la défaite française de juin 1940 et l'armistice, il refuse la capitulation. Comme Charles de Gaulle, il choisit de continuer le combat. Il rejoint Londres dès l'été 1940 et devient l'un des premiers soutiens du général.Très vite, De Gaulle comprend qu'il a besoin de cadres expérimentés pour structurer les forces de la France libre, encore embryonnaires. D'Argenlieu, malgré son statut religieux, possède une double légitimité rare : une solide expérience militaire et une autorité morale forte. Il est alors nommé chef des Forces navales françaises libres.Son rôle est crucial. À ce moment-là, la flotte française est divisée : une partie est sous contrôle du régime de Vichy, une autre est dispersée à travers le monde. D'Argenlieu doit convaincre, rallier, organiser. Il participe à la reconstruction d'une marine capable de soutenir l'effort de guerre aux côtés des Alliés.Mais son action ne se limite pas à la mer. Il joue aussi un rôle politique important, notamment dans les territoires coloniaux. En 1940, il est envoyé en Afrique équatoriale française pour rallier ces territoires à la France libre. Plusieurs colonies basculent ainsi du côté de De Gaulle, offrant une base stratégique essentielle.Après la guerre, son parcours reste marqué par cette dualité entre foi et action. Il devient notamment haut-commissaire en Indochine, où il est impliqué dans les débuts du conflit avec le Viet Minh.Le cas de d'Argenlieu illustre une réalité souvent oubliée : en temps de crise, les trajectoires les plus atypiques peuvent devenir des atouts. Son engagement religieux n'a pas été un obstacle, mais au contraire une source de discipline et de conviction.Ainsi, si un prêtre a pu commander une flotte, c'est parce qu'il était avant tout un homme de devoir — capable de passer du silence du cloître… au fracas de la guerre. Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations.
Benvenuti in questa nuova avventura! Da abitante del Lago d'Orta, ho deciso di esplorare il celebre Grand Tour, ma "a modo mio". In questo episodio vi porto con me in una faticosa ma stupenda "Super Tappa" di quasi 33 km, unendo la prima tappa ufficiale, definita “la tappa del torrente”,(con la variante del Monte Mesma - così ho seguito un po' il cammino di San Carlo e di San Bernardo) e un pezzo della seconda, con partenza e ritorno ad anello fino a Omegna.Ma non si tratta solo di bei paesaggi. In questo video affrontiamo il vero "scoglio" di ogni escursionista: la logistica. Analizzeremo in modo schietto come gestire l'uso dei mezzi pubblici per tornare al punto di partenza, raccontando ritardi reali (come la tratta ferroviaria Domodossola-Novara). Vi guiderò lungo i sentieri letteralmente con il fiatone, raccontandovi in presa diretta lo sforzo del cammino e svelandovi le particolarità e i segreti dei luoghi incontrati: dalla suggestiva chiesa di San Colombano, alla misteriosa e affascinante Trinità tricefala di Armeno, passando per parchi storici e conventi silenziosi.#marketingterritoriale #sviluppoterritoriale #cammino #grandtourlagodorta #GTLO #marketingturistico #trekkingitalia #turismolento TRACCIA GPShttps://www.komoot.com/it-it/tour/2868691437?share_token=aVvSIzzVtEaLRO8k0AUnnuaVJZ3wcDya9Kod4qjbmer7nX4LEL&ref=wtd
#chapel #fürth #gott #jesus #geist #trinitätChapel Fürth - eine dynamische Kirche in der Fürther Südstadt.Wir träumen von einer Gemeinde, in der wir Gott begegnen, Menschen begeistern und alles bewegen, um Menschen in eine leidenschaftliche Beziehung mit Jesus zu führen. Wir setzen uns durch attraktive Gottesdienste, Kinder- und Jugendarbeit sowie soziale Projekte durch unser Sozialwerk für Menschen in Fürth und der Region ein.
Cette semaine, nous posons nos caméras à plus de 6 000 kilomètres de Paris... en Martinique. L'artiste plasticienne Valérie John nous reçoit dans son "atelier-œuvre" à la Trinité, lieu où elle explore l'Indigo, qui occupe une place majeure dans son travail. Plus qu'une couleur, il lui permet de s'ancrer dans la mémoire, l'identité ou encore l'héritage culturel. "Mon travail est une usine à fabriquer de la créolisation".
C'è gente che aspetta che le cose accadano.E poi c'è Lorena. Lorena Colizza ha preso un foglio bianco — come si fa con un mandala — e ci ha disegnato dentro un festival intero. Così è nato il Mandala Fest, il 26 aprile 2026 a Trinità (CN): una giornata dove il benessere non è un lusso, è un linguaggio condiviso.Grazie all'Associazione Culturale Wolf e in collaborazione con il Comune di Trinità vi attenderanno tanti operatori olistici ed espositori (ovviamente anche noi di Anita Woodspell). Una giornata all'insegna del benessere, della creatività e della cultura attraverso trattamenti, sessione di meditazione, conferenze, laboratori ludici e didattici per tutte le età.In questa chiacchierata Lorena ci racconta com'è nata questa manifestazione. Attenzione: la sua energia è contagiosa e non siamo responsabili degli effetti collaterali.La puntata è disponibile anche sul podcast BRIGANTI SPIRITUALI e in video su YOUTUBE sul canale di FABIO MATTIS https://youtu.be/9CwLLxnkWjE*****************We are the Net: un podcast su società, culture, filosofie, digital marketing, tecnologie e spiritualità.Ideato e condotto da Fabio Mattis alias lo Sciamano Digitale———————-☑️ Entra nel canale Telegram https://t.me/wearethenet
#chapel #fürth #gott #jesus #geist #trinitätChapel Fürth - eine dynamische Kirche in der Fürther Südstadt.Wir träumen von einer Gemeinde, in der wir Gott begegnen, Menschen begeistern und alles bewegen, um Menschen in eine leidenschaftliche Beziehung mit Jesus zu führen. Wir setzen uns durch attraktive Gottesdienste, Kinder- und Jugendarbeit sowie soziale Projekte durch unser Sozialwerk für Menschen in Fürth und der Region ein.
Ce mois-ci, nous sommes en compagnie de la rappeuse Stunt, venu à Grenoble spécialement pour cette émission. Nous allons parler de la sortie de son dernier EP ‘Trinité’ et de son single ‘Vrai Banger’. Elle nous partage son partage... Continue Reading →
La galerie de la façade d’entrée de la Cathédrale Saint Maurice à ANGERS a été inaugurée le 9 avril, Dominique Latron, architecte des bâtiments de France nous donne les éléments de compréhension de cette extension du 21 ème siècle sur un édifice du 12ème; une page importante de l’histoire de l’art angevine se poursuit grâce à la création de l’architecte japonais Kengo Kuma. Le musée Jules DESBOIS à Parçais les Pins propose de découvrir une nouvelle sculpture de l’artiste à travers l’exposition « Orphée l’oeuvre retrouvée« , Louise Croquevielle chargée de communication des 3 musées insolites en Anjou, nous en parle. L’Église de la Trinité dans la Doutre est imbriquée dans l’Abbaye du Ronceray, Yves Durand bénévole à l’Association ART ET FIDES nous propose une visite guidée de cette ancienne et élégante église angevine. Crédit photographique Delphine Bonté Foviaux
À mesure que la Coupe du monde 2006 approche, une cartographie plus globale du football se dessine. Après avoir exploré les grandes puissances et les dynamiques européennes, sud-américaines et africaines, Les Libéros s'intéressent, dans cet avant-dernier épisode de la saga de la route du Mondial, au reste du monde. De l'Asie à la zone CONCACAF, en passant par l'Amérique du Sud hors Brésil et Argentine, jusqu'à l'Océanie, cet épisode propose une lecture transversale des dernières nations qualifiées. Des sélections parfois moins exposées, mais dont les parcours racontent autre chose : des trajectoires de résilience, des contextes politiques et sportifs spécifiques, et une lutte permanente pour exister sur la scène mondiale. Les barrages intercontinentaux viennent cristalliser cette tension. L'Australie qui arrache sa qualification face à l'Uruguay au terme d'un affrontement irrespirable. Trinité-et-Tobago et sa star Dwight Yorke qui écrivent l'histoire face à Bahreïn. Mais au-delà des résultats, cet épisode interroge une réalité plus large : comment ces nations construisent-elles leur compétitivité face aux grandes puissances ? Quels joueurs émergent de ces contextes ? Et quelles équipes peuvent réellement espérer peser une fois arrivées en Allemagne ? Ce neuvième épisode vient compléter la fresque. Il rassemble les dernières pièces du puzzle avant le grand rendez-vous. Prochaine étape : l'Allemagne. Le pays hôte. Le point de convergence de toutes ces trajectoires. Learn more about your ad choices. Visit podcastchoices.com/adchoices
À l'occasion de ce vendredi pascal, Florent aborde une question sur la résurrection de Jésus. S'est-il relevé des morts lui-même ou bien était-ce nécessairement l'œuvre d'une autre personne de la Trinité? Une réflexion qui nous permet de nous replonger dans les rapports internes des personnes de la trinité.
Le Saint-Esprit, troisième personne de la Trinité, est celui par qui Dieu agit, révèle Sa volonté, équipe les croyants et manifeste Sa présence parmi Son peuple.
Le Saint-Esprit, troisième personne de la Trinité, est celui par qui Dieu agit, révèle Sa volonté, équipe les croyants et manifeste Sa présence parmi Son peuple.
Le Saint-Esprit, troisième personne de la Trinité, est celui par qui Dieu agit, révèle Sa volonté, équipe les croyants et manifeste Sa présence parmi Son peuple.
durée : 00:27:28 - Cantate BWV 101 « Nimm von uns, Herr, du treuer Gott » - Bach compose la Cantate BWV 101 « Nimm von uns, Herr, du treuer Gott » / « Ecarte de nous, Seigneur, Dieu fidèle » à partir du Choral de Martin Moller (1584) pour le 10e dimanche après la Trinité (13 août 1724), à l'occasion de son deuxième cycle de cantates leipzigoises. Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
Au Ve siècle, l'esclave gallois devenu évêque introduit le christianisme dans l'Irlande païenne. Armé de foi et de pédagogie, il utilise des images simples, comme le trèfle à trois feuilles, pour expliquer la Trinité et apaiser les craintes du peuple celte. Ses miracles et ses prêches en font le père spirituel de l'Irlande. Entrez dans la légende de ce saint patron, fêté un peu partout dans le monde le 17 mars. Crédits : Lorànt Deutsch, Bruno Calvès.Hébergé par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.
Au Ve siècle, l'esclave gallois devenu évêque introduit le christianisme dans l'Irlande païenne. Armé de foi et de pédagogie, il utilise des images simples, comme le trèfle à trois feuilles, pour expliquer la Trinité et apaiser les craintes du peuple celte. Ses miracles et ses prêches en font le père spirituel de l'Irlande. Entrez dans la légende de ce saint patron, fêté un peu partout dans le monde le 17 mars. Crédits : Lorànt Deutsch, Bruno Calvès.Hébergé par Audiomeans. Visitez audiomeans.fr/politique-de-confidentialite pour plus d'informations.
durée : 00:03:05 - Midica fête ses 80 ans - Le magasin toulousain Midica, fondé en 1946 Place de la Trinité dans le centre-ville de Toulouse, fête en 2026 ses 80 ans. L'occasion de mettre en valeur l'histoire de cette enseigne indépendante qui prévoit cette année diverses opérations commerciales pour célébrer cet anniversaire. Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
durée : 00:27:42 - Cantate BWV 94 « Was frag' ich nach der Welt » - Composée pour le 8e dimanche après la Trinité (6 août 1724) à partir d'un Choral de Balthasar Kindermann, la Cantate BWV 94 « Was frag' ich nach der Welt » / « Que puis-je attendre du monde » appartient au deuxième cycle liturgique leipzigois de Bach. Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
durée : 00:23:10 - Cantate BWV 178 « Was Gott der Herr nicht bei uns halt » - Composée pour le 8e dimanche après la Trinité (30 juillet 1724) à partir d'un Choral de Justus Jonas, la Cantate BWV 178 « Was Gott der Herr nicht bei uns halt » / « Si Dieu, le Seigneur, ne se tient pas à nos côtés » appartient au deuxième cycle liturgique leipzigois de Bach Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
Le Saint-Esprit, troisième personne de la Trinité, est Celui par qui Dieu agit, révèle Sa volonté et manifeste Sa présence. La Pentecôte n'est pas une dénomination, mais un événement biblique majeur où Dieu accomplit la promesse du baptême du Saint-Esprit. Contrairement à Babel, la Pentecôte unit et restaure la communion. Cette promesse est toujours actuelle — pour nous, pour nos enfants et pour tous ceux que Dieu appellera.
durée : 00:19:19 - Cantate BWV 107 « Was willst du dich betrüben ? » - Composée à partir du Choral de Johann Heermann pour le 7e dimanche après la Trinité (23 juillet 1724), la Cantate BWV 107 « Was willst du dich betrüben ? » / « Pourquoi veux-tu t'affliger ? » appartient au deuxième cycle liturgique leipzigois de Bach. Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
Alessandro Masi"L'opera perfetta"Vita e morte di MasaccioNeri Pozza Editorewww.neripozza.itQuesta non è solo la storia di un artista, è un viaggio nel cuore del Rinascimento, un libro che invita a riflettere sull'importanza dell'arte nella nostra vita e sul potere eternante della creatività umana.Masaccio muore a soli ventisei anni e attorno alla sua prematura scomparsa fioriscono subito, in quella primavera del 1428, leggende. Vengono avanzati dubbi e fatte speculazioni. Si parla di avvelenamento. Ma chi trae vantaggio dalla morte di un talento così straordinario? Alessandro Masi esplora tutte le ipotesi, scandaglia la sua breve vita contribuendo, con un'“indagine” accurata, a far emergere ancora più potente la percezione del genio di Masaccio e del suo lascito artistico. L'opera perfetta è anche l'analisi appassionata del lavoro di un grande maestro del Rinascimento, Tommaso di ser Giovanni Cassai che nacque a San Giovanni in Valdarno nel 1401, da tutti conosciuto come Masaccio, nomignolo che Giorgio Vasari giustifica attribuendolo alla sua «tanta straccurataggine». Studiando, scomponendo e ricomponendo i suoi capolavori più celebri, come il Tributo e le Storie di San Pietro nella Cappella Brancacci, definito da Benvenuto Cellini «la scuola del mondo», lo storico dell'arte dimostra come Masaccio abbia rivoluzionato la rappresentazione spaziale e la narrativa visiva, dando vita a un'esperienza emotiva e d'impatto che ha influenzato intere generazioni di artisti. Leonardo da Vinci, nel Codice Atlantico, lo definisce autore «dell'opera perfetta, come quelli che pigliavano per autore altro che la natura, maestra dei maestri».La tragica notizia della scomparsa di Masaccio, avvenuta qualche settimana prima a Roma, qualcuno dice per avvelenamento, giunse a Firenze solo il 20 giugno 1428 e fece immediatamente il giro della città. Non era passato molto tempo che, terminata la Trinità di Santa Maria Novella, il giovane pittore era partito dalla sua città per giungere alla Città eterna. L'invito ad andare a lavorare a Roma gli era stato consegnato da un garzone con una lettera firmata dallo stesso maestro di Panicale che, a sua volta, aveva ricevuto prestigiose commissioni grazie alle sue amicizie con i potenti Colonna, parenti del papa Martino VAlessandro Masi, storico dell'arte e giornalista, è segretario generale della Società Dante Alighieri. I suoi interessi spaziano dal futurismo (Zig Zag. Il romanzo futurista, il Saggiatore) a trattati di politica culturale del ventennio fascista (Giuseppe Bottai. La politica delle arti. Scritti 1918-1943, Editalia). Il suo recente studio sull'arte italiana a cavallo tra fascismo e repubblica (Idealismo e opportunismo della cultura italiana. 1943-1948, Mursia) ha dato vita a un lungo dibattito sulla figura di Palmiro Togliatti e gli intellettuali.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
durée : 00:15:23 - Cantate BWV 137 « Lobe den Herrn, den Mächtigen König der Ehren » - La Cantate BWV 137 « Lobe den Herrn, den Mächtigen König der Ehren » / « Loue le Seigneur, le Roi tout-puissant de l'honneur » composée pour le 12e Dimanche après la Trinité (19 août 1725) appartient au troisième cycle liturgique leipzigois de Bach. Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
Le Saint-Esprit est la troisième personne de la Trinité. Jésus nous le révèle comme notre Aide, envoyé pour demeurer avec nous et en nous. Il agit pour révéler la vérité et nous rappeler que sans Christ, nous ne pouvons rien faire. Il convainc le monde du péché, de la justice et du jugement, conduisant les cœurs à reconnaître que Jésus-Christ est Seigneur.
durée : 00:23:19 - Cantate BWV 102 « Herr, deine Augen sehen nach dem Glauben » - Bach compose la Cantate BWV 102 « Herr, deine Augen sehen nach dem Glauben » / « Seigneur, ces yeux veulent découvrir la foi » à Leipzig, pour le 10e dimanche après la Trinité (25 août 1726). Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
durée : 00:15:49 - Cantate BWV 168 « Tue Rechnung ! Donnerwort ! » - Bach compose la Cantate BWV 168 « Tue Rechnung ! Donnerwort ! » / « Rends compte ! Parole foudroyante ! » à Leipzig pour le 9e dimanche après la Trinité (29 juillet 1725), à partir d'un livret (1715) de Salomon Franck, le poète de la cour de Weimar. Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
La réponse à la question du jour s'adresse à un public plus jeune et aborde un thème théologique central: la « Trinité » de Dieu. Bien que ce terme ne soit pas explicitement mentionné dans la Bible, il renvoie à de nombreuses révélations bibliques qui méritent d'être expliquées et mises en perspective. Florent vous propose d'explorer ce sujet à travers trois axes clés: l'immensité de Dieu, la manière dont il s'est manifesté, et enfin, son unicité.
Comme de nombreux pays dans le monde, Haïti peine à traiter ses déchets. Un problème que des jeunes des Gonaïves ont décidé de prendre à bras le corps en lançant une entreprise de recyclage. En Haïti, seulement 12% des déchets sont collectés. Le reste termine dans les cours d'eau, dans les canaux d'évacuation qu'ils finissent par encombrer, ou encore brûlés au coin des rues. Pour lutter contre les déchets plastiques, qui constituent la plus grande partie de ces déchets, des jeunes des Gonaïves ont lancé une entreprise, La Providence éco nettoyage, qui les collectent pour les transformer en objets utiles. Et notamment en poubelles. Mais ces jeunes entrepreneurs ne se contentent pas de collecter et de transformer les déchets, explique notre correspondant, Ronel Paul. Ils s'investissent également dans la transmission de leurs connaissances aux plus jeunes générations. La « feuille de route consensuelle contre la corruption » dévoilée en Haïti La démarche a été initiée par la plateforme de la société civile Ensemble contre la corruption. Et elle est perçue, explique Alterpresse, comme un « jalon déterminant dans la lutte pour l'instauration de la bonne gouvernance ». Le document est structuré autour de cinq axes : la transparence publique, la reddition de comptes, la participation citoyenne dans la lutte contre la corruption, l'efficacité des dépenses publiques et la justice. Mais la principale difficulté maintenant – c'est Le Nouvelliste cette fois qui l'écrit – va être d'appliquer cette feuille de route. Car pour le quotidien, il est difficile d'imaginer les autorités actuelles valider un document qui a pour vocation de lutter contre la corruption... Tant les scandales de corruption, écrit-il, ont miné le règne du pouvoir transitoire. Autre sujet largement traité par la presse du continent : le blocus total imposé par Washington aux pétroliers sous sanctions entrant et sortant du Venezuela. Le Washington Post s'intéresse aux alliés caribéens des États-Unis dans leur campagne contre le pays de Nicolas Maduro. Le quotidien en liste cinq : la République dominicaine, Trinité-et-Tobago, La Grenade, Porto Rico et les Iles Vierges américaines. Cinq alliés, donc, qui chacun à leur manière soutiennent les États-Unis dans leurs opérations dans la région, ou envisagent de le faire. La presse américaine revient aussi sur le meurtre, dimanche à Los Angeles, du producteur et réalisateur Rob Reiner et de son épouse, la photographe Michele Singer. Et sur l'inculpation hier de leur fils Nick Reiner. Tous racontent l'addiction à l'héroïne dont il souffrait depuis l'adolescence et qui tourmentait la vie familiale. Dans le Washington Post, enfin, il est question d'une statue. Celle d'une adolescente ayant combattu la ségrégation qui va remplacer celle du général Lee au Capitole. Cette adolescente, c'est Barbara Rose Johns. Elle n'avait que 16 ans en 1951 lorsqu'elle a mené une grève pour dénoncer ses conditions dans son lycée de Farmville, en Virginie. Un lycée plein de courants d'air, là où les élèves blancs avaient la chance d'étudier dans des salles propres et chauffées. « Elle a toujours agi comme si elle n'avait peur de rien », se souvient sa sœur qui, elle, raconte avoir été morte de trouille quand la grève a été lancée. La statue de Barbara Rose Johns accueillera les visiteurs dans l'Emancipation Hall, qui porte le nom des esclaves ayant participé à la construction du Capitole. Une manifestation violemment réprimée au Honduras Cela fait 17 jours que le Honduras a voté pour choisir son nouveau président et on ne connaît toujours pas le résultat. Les deux candidats de droite sont toujours donnés très proches, et une partie de la population s'impatiente, d'autant qu'on a entendu ces dernières semaines de nombreuses accusations de fraude. Hier, (16 décembre 2025) des manifestants qui s'étaient rassemblés pour exiger la publication des résultats ont été brutalement dispersés par la police. Huit personnes ont été blessées. À lire aussi«Ils m'ont traîné et frappé»: au Honduras, les manifestants violemment réprimés après la présidentielle Le Cap Cod, cimetière des tortues marines C'est un phénomène inédit et inquiétant que l'observe actuellement sur la côte est des États-Unis. Des dizaines de jeunes tortues marines viennent s'échouer chaque jour sur les plages du Cap Cod, dans le Massachusetts. En cause : le réchauffement climatique qui entraînent celui des eaux de cette anse où ces tortues viennent chercher leur nourriture en été et se retrouvent piégées en hiver. À lire aussiPourquoi de plus en plus de tortues sont piégées par le froid sur les plages du Massachusetts Dans le journal de La 1ère En Martinique, la Fédération des conseils de parents d'élèves dénonce des « grèves à répétition » dans les transports scolaires.
Vote du budget 2026 : à Pâques ou à la Trinité ? / Jeune garçon tondu dans un foyer de l'Aide Sociale à l'Enfance à Paris : qui protège nos enfants ? / Classement des villes touristiques les plus sales du monde : Paris dans le top 5
durée : 00:39:36 - Cantate : BWV 21 " Ich hatte viel Bekümmernis " - Bach compose la Cantate BWV 21 « Ich hatte viel Bekümmernis » / « J'avais grande affliction en mon cœur » à Weimar, pour le 3e dimanche après la Trinité (17 juin 1714), mais il indique lors d'une reprise à Leipzig (13 juin 1723) qu'elle peut être destinée « à tous les temps liturgiques ». Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
durée : 00:27:37 - Les Nuits de France Culture - par : Albane Penaranda, Mathias Le Gargasson, Antoine Dhulster - Arrivé au terme de son voyage, Dante s'élève au-delà de toute existence physique, vers l'Empyrée, la maison de Dieu. Dans ce dixième et dernier numéro de l'adaptation radiophonique de "La Divine Comédie" de 1965, le poète guidé par le contemplatif mystique saint Bernard aperçoit la Trinité... - réalisation : Rafik Zénine, Vincent Abouchar, Emily Vallat
durée : 00:18:05 - Cantate BWV 164« Ihr, die ihr euch von Christo nennet » - Bach compose la Cantate BWV 164 « Ihr, die ihr euch von Christo nennet » / « Vous qui vous réclamez du Christ » pour le 13e dimanche après la Trinité (26 août 1725, à Leipzig) à partir d'un livret publié en 1715 par Salomon Franck, le poète de la cour ducale de Weimar. Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
In apertura vi spieghiamo perché il web è stato paralizzato per ore, e Con Angelo Paura restiamo sul tema dell'apertura e della fragilità delle nuove tecnologie come la stessa intelligenza artificiale che hanno le gambe fragili anche in borsa, poi ampio spazio alla cronaca, prima con l'inviata Claudia Guasco e l'accoltellamento di uno studente della Bocconi a Milano, quindi con Laura Pace e l'orrore di Innsbruck madre e figlia uccise e dei fratelli arrestati, con l'inviata Federica Pozzi invece torniamo a Roma, precisamente a Trinità dei Monti, con una causa per una caduta persa da una turista tedesca e chiudiamo con la storia di sport di Massimo Boccucci che oggi ci parla di calcio e di grande umanità.
durée : 00:32:10 - Cantate BWV 168 « Tue Rechnung ! Donnerwort ! » - Bach compose la Cantate BWV 140 « Wachet auf, ruft uns die Stimme / « Réveillez-vous, la voix nous appelle » à Leipzig, pour le 27e dimanche après la Trinité (25 novembre 1731). Cette célèbre cantate est connue sous le titre de « Cantate du Veilleur ». Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
durée : 00:17:17 - Cantate BWV 163 « Nun jedem das Seine » - Bach compose la Cantate BWV 163 « Nun jedem das Seine » / « A chacun son dû » pour la chapelle ducale de Weimar, à l'occasion du 23e dimanche après la Trinité (24 novembre 1715), sur un livret du poète de la cour Salomon Franck. Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
Saints du jour 2025-11-09 Sainte Elisabeth de la Trinité by Radio Maria France
durée : 00:17:43 - Cantate BWV 185 « Barmherziges Herze der ewigen Liebe » - Bach compose la Cantate BWV 185 « Barmherziges Herze der ewigen Liebe » / « Cœur miséricordieux de l'amour éternel » pour le 4e dimanche après la Trinité alors qu'il est konzermeister à Weimar (14 juillet 1715). Vous aimez ce podcast ? Pour écouter tous les autres épisodes sans limite, rendez-vous sur Radio France.
Les journalistes et experts de RFI répondent également à vos questions sur les FSR dans la ville d'El-Fasher, l'élection d'une nouvelle présidente en Irlande et les manœuvres américaines à proximité du Venezuela. Guerre en Ukraine : nouvelle démonstration de force de Moscou La Russie a annoncé un essai final réussi de nouveaux missiles « uniques » appelés « Bourevestnik ». Comment ces nouveaux missiles se distinguent-ils des autres types de missiles ? Sont-ils aussi « uniques » comme l'assure Vladimir Poutine ? Avec Guillaume Ancel, ancien officier et auteur du blog « Ne pas subir ». Soudan : la ville d'El-Fasher entre les mains des paramilitaires Le général al-Burhan a reconnu que son armée s'est retirée de son dernier bastion du Darfour du Nord, la ville d'El-Fasher, maintenant contrôlé par les paramilitaires des FSR. Comment les paramilitaires sont-ils parvenus à prendre le contrôle de cette localité ? Pourquoi est-ce une ville stratégique ? Avec Alice Franck, géographe, chercheuse à Paris 1 Panthéon Sorbonne, spécialiste du Soudan. Irlande : une candidate indépendante de gauche remporte la présidentielle L'Irlande avait élu sa nouvelle présidente de gauche, Catherine Connolly. Qui est-elle ? Pourrait-elle rouvrir le débat sur une réunification de la République d'Irlande et l'Irlande du Nord ? Avec Clémence Pénard, correspondante permanente de RFI à Dublin. Venezuela : les inquiétantes manœuvres américaines à Trinité-et-Tobago Actuellement à Trinité-et-Tobago, les troupes américaines stationnées en mer des Caraïbes depuis déjà deux mois pour « officiellement » lutter contre le narcotrafic se rapproche du Venezuela. L'armée vénézuélienne est-elle vraiment prête à contrer une intervention américaine ? Le pays a-t-il des alliés capables de l'aider à se défendre ? Avec Pascal Drouhaud, président de l'association LatFran, spécialiste de l'Amérique latine.
France-Marie Chauvelot et Claire Bellet-Odent sont des passionnées de Maurice Zundel. Écrivaine et journaliste, France-Marie Chauvelot a publié l'anthologie très remarquée des textes de Maurice Zundel Je ne crois pas en Dieu, je le vis, qu'elle a préfacé. Plus récemment, elle a écrit et publié Vie et Pensée de Maurice Zundel. Claire Bellet-Odent, ancienne moniale bénédictine, est doctorante en théologie pratique à Louvain-la-Neuve, spécialisée dans la recherche sur les éco-lieux spirituels chrétiens. Toutes les deux sont très engagées dans tout ce qui peut mieux faire connaître Zundel, notamment avec l'Association des Amis de Maurice Zundel. Maurice Zundel est un des plus grands mystiques du XXème siècle. Si, de son vivant, son rayonnement a été souvent empêché par le cléricalisme de son époque, sa spiritualité lumineuse et originale nous parvient aujourd'hui dans toute sa fécondité et sa richesse. D'une grande puissance intellectuelle, Maurice Zundel a surtout développé une approche théologique et spirituelle de Dieu qui favorise l'expérience et non la connaissance ou la démonstration. C'est toute la force de l'une de ses citations les plus révélatrices : « Je ne crois pas en Dieu, je le vis ». France-Marie Chauvelot et Claire Bellet-Odent évoquent ici aussi les liens si forts qui rapprochent Maurice Zundel de grandes figures spirituelles. Comme François d'Assise, qui lui confirme la primauté de l'expérience et de la vie, et qui lui révèle le mystère d'une Trinité divine qui est avant tout l'expression d'une respiration d'amour en générosité, en communion et en pauvreté. Comme aussi Etty Hillesum, qui partage l'expérience d'un Dieu vulnérable, intérieur et pauvre, avec ce prêtre catholique d'origine suisse, qui n'hésitait pas à dire lui-même « Ne parlez pas trop de Dieu, vous allez l'abîmer ». Par leur enthousiasme et leur profonde connaissance de Zundel, France-Marie Chauvelot et Claire Bellet-Odent offrent un témoignage croisé où soufflent à la fois la profondeur, l'humilité, la liberté et la joie… autant de reflets de l'immense sagesse d'un homme dont les souffrances n'ont jamais altéré la foi en l'amour divin infini amour... -------------- Pour lire Vie et pensée de Maurice Zundel, le livre de France-Marie Chauvelot, cliquer ici. Pour découvrir l'AMZ, l'association des amis de Maurice Zundel, cliquer ici. VIVEZ-MOI, VOUS ME COMPRENDREZ Chers amis, chers auditeurs de Zeteo, Enfin un épisode de Zeteo consacré à Maurice Zundel ! Grâce à deux femmes passionnées et passionnantes, France-Marie Chauvelot et Claire Bellet-Odent, c'est une lacune qui est heureusement et même joyeusement comblée par ce 354ème épisode. Ce qui est peut-être le plus étonnant, avec la pensée de Maurice Zundel, c'est l'impression de la grande puissance, de la liberté, de la profondeur et de l'incroyable « modernité » de sa mystique. Car il y a des modernités qui comptent, lorsqu'elles parlent un langage qui semble tellement adapté au temps que nous vivons. C'est bien ce que nous a appris l'immense poète Arthur Rimbaud, qui n'avait pas peur de proclamer qu'il fallait être moderne, « absolument moderne ». Avec Maurice Zundel, c'est le chavirement spirituel. Dieu n'est plus tout puissant, intimidant, lointain, vengeur et punitif. Il est le très-bas que Christian Bobin a retrouvé lui aussi chez François d'Assise. C'est aussi un chavirement intellectuel. Dieu est vulnérable. Il est tellement aimant et respectueux de nos libertés que nous pouvons l'abîmer dans nos folies et nos tourments. Il est celui qu'Etty Hillesum nous appelle à aider, pour ne pas l'éteindre en nous. Dieu ne dépend ni de connaissances, ni de nos démonstrations intellectuelles, ni de nos vérités. Il est immédiat. À cet instant, dans le souffle que nous respirons, dans le visage et la réalité de l'autre qui surgit. N'est-ce pas à la fois magnifique et tellement réconfortant ? La divinité ne dépend pas de nous, et bien heureusement ! Elle se rencontre, elle se vit, elle se partage. C'est seulement quand on renonce à le comprendre, qu'on finit par comprendre un peu… Alors, chérissons l'élan formidable impulsé il y a quelques dizaines d'années par ce grand mystique suisse, dont le rayonnement ne cesse aujourd'hui de grandir. Il faut faire connaître Maurice Zundel ! Impatiemment, Guillaume Devoud Pour soutenir l'effort de Zeteo, podcast sans publicité et d'accès entièrement gratuit, vous pouvez faire un don. Il suffit pour cela de cliquer sur l'un des deux boutons ci-dessous, pour le paiement de dons en ligne au profit de l'association Telio qui gère Zeteo. 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De Stokely Carmichael, figure des luttes noires du XXème siècle, on connaît surtout le combat aux États-Unis, comme dirigeant des Black Panther. On sait moins qu'en 1968, Carmichael a rejoint la Guinée avec son épouse, la chanteuse sud-africaine Miriam Makeba. Il est alors devenu un proche collaborateur du président ghanéen en exil Kwame Nkrumah et s'est engagé aux côtés de la révolution guinéenne. Bokar Ture, fils de Stokely Carmichael, a accordé un entretien à RFI : il raconte les années africaines de la vie de son père. RFI : Votre père a été un acteur important des luttes noires du XXème siècle. Aux États-Unis, où il a été l'un des responsables des Black Panther… mais aussi dans son parcours transatlantique puisqu'il vient s'installer en 1968 en Guinée. Parlez-nous d'abord de lui. D'où vient-il ? Comment est née cette conscience militante noire ? Bokar Ture : Kwame Ture est né Stokely Carmichael à Trinidad et Tobago, connu aussi en français comme Trinité-et-Tobago, en 1941. Il immigre plus tard aux États-Unis pour retrouver sa mère -donc ma grand-mère- qui y était déjà installée quelques années plus tôt. Elle avait pu avoir sa nationalité américaine parce qu'elle était née à Panama. Comment a commencé cette conscience ? Déjà, il avait un penchant politique très tôt. Il y a une de ses tantes qui racontait une anecdote : quand il était jeune, il la poussait à aller voter pour un syndicaliste à l'île de Trinidad. Et au lycée, aux États-Unis, il fréquentait déjà des groupes gauchistes. Un de ses amis de classe était le fils du président du Parti communiste américain dans les années 1952. Et donc, très tôt, il a pu découvrir les discours marxistes. Et bien sûr, il vivait au sud du Bronx, à côté de Harlem. Et la 125e rue de Harlem est une rue reconnue pour des discours politiques de tout genre, de différents groupes. Il a été l'un de ceux qui ont travaillé l'idée de Black Power. Il a même coécrit, en 1967 avec Charles Hamilton, un ouvrage qui le théorise, intitulé Black Power, the politics of Liberation in America. Effectivement, le concept de Black Power existait avant. Il y avait un livre qui s'appelait Black Power par Richard Wright, qui a été écrit pendant les années 1950 et qui était un ouvrage dédié à Kwame Nkrumah. Mais personne n'a rendu l'idée de Black Power aussi populaire que Kwame Ture - Stokely Carmichael à l'époque. Notamment durant une marche contre la peur au sud des États-Unis, aux côtés de Martin Luther King, où il disait, plus ou moins : « On est fatigué de mendier notre liberté, comme on l'a fait ces dernières années dans les droits civiques. Maintenant, ce qu'on va faire, c'est de demander le Black Power », le pouvoir noir, qui était un appel à une autodétermination en termes de structures politiques et économiques pour les personnes noires descendantes d'africains aux États-Unis. En 1968, votre père épouse une première femme, la chanteuse sud-africaine Miriam Makeba. Au-delà de la relation amoureuse qui s'est nouée entre eux, cette union reflète-t-elle aussi une pensée de votre père, de plus en plus tournée vers l'Afrique et vers le panafricanisme à cette époque ? Ce n'est pas un tournant, c'est une continuité. Kwame Ture a toujours été Africain dans l'âme. Il vient d'un milieu où l'Afrique est centrale dans l'identité noire. Bien avant qu'il ne se marie avec Miriam Makeba. On le voit dans des photos au début des années 1960 avec ses camarades où il est en tenue africaine. Il se sentait toujours africain. Pour lui, être noir et africain, il ne voyait pas de distinction et toute sa vie était ainsi. Quand il a marié Tantie Miriam, comme je l'appelle, c'était juste une continuité. Après aussi, ma mère, Marlyatou Barry, qui était aussi une Guinéenne. C'était juste une continuité de sa façon de vivre. Comment se fait concrètement la connexion entre votre père et le premier responsable guinéen, Ahmed Sékou Touré ? Stokely Carmichael, à l'époque, faisait une tournée mondiale et il a rencontré Shirley Graham Du Bois, qui était la veuve de W.E.B Du Bois, qui est aussi une légende de l'histoire de la lutte antiraciste et du développement du panafricanisme. Elle a invité Stokely Carmichael à venir en Guinée pour une conférence du Parti démocratique de Guinée pour rencontrer Kwame Nkrumah et Sékou Touré. Quand il est venu, il a rencontré les deux présidents. Il avait déjà beaucoup entendu parler de Kwame Nkrumah, parce que mon grand-père a travaillé dans un bateau un moment. Il est parti au Ghana et quand il est revenu à New York, il expliquait que c'était la première fois qu'il avait vu une nation noire, indépendante, avec sa propre armée, un président, etc. et il expliquait ceci à un jeune Stokely Carmichael. Cela a vraiment marqué sa pensée. Quelques années plus tard, ils se voient face à face avec Kwame Nkrumah. Après la conférence, en quittant la Guinée, il part dire au revoir à Sékou Touré, qui lui dit : « Écoute, mon fils. Ici, c'est chez toi, tu peux revenir quand tu veux. C'est ta maison. » Il part voir Kwame Nkrumah qui lui dit « Écoute, moi, je cherche un secrétaire politique, donc si ça t'intéresse, tu es toujours le bienvenu. » Un an et demi plus tard, deux ans pratiquement, il était de retour avec sa nouvelle épouse, Miriam Makeba. Qu'est ce qui fait qu'il vient s'installer à Conakry à cette époque ? Pour lui, c'était le coin le plus révolutionnaire en Afrique. Lumumba a été assassiné très tôt donc il n'y avait plus le Congo. Après, il y a eu le coup d'État contre Kwame Nkrumah en 1966. Modibo Keïta en 1968. Quand lui est arrivé, le seul autre pays, c'était la Tanzanie, mais qui était beaucoup moins radicale. Donc il a choisi la Guinée. C'était le pays qui s'alignait le plus avec sa pensée du pouvoir noir à l'échelle mondiale. Il est aussi menacé aux États-Unis. C'est aussi pour cela qu'il quitte les États-Unis ? De toute façon, mon père était prêt à se martyriser. Il a vu Malcolm X tué, il a vu Martin Luther King tué et les agences voulaient sa tête. Il a échappé à pas mal d'attentats. Mais ce n'était pas la raison centrale. Déjà, il y avait l'invitation. Ensuite, il ne voyait pas les États-Unis comme le centre de cette lutte à laquelle il a dédié sa vie. Il voyait l'Afrique comme étant une partie essentielle. Pour lui, en venant en Guinée, il rejoignait l'Afrique, il rejoignait la révolution africaine qui pouvait donner la dignité à tout le peuple noir à travers le monde. Diriez-vous qu'il y a un vrai projet politique international derrière cette volonté de s'installer en Guinée ? Il a toujours eu ce projet. Quand il parlait de Black Power, déjà, dans le livre dont vous avez parlé, il parlait aussi des colonies en Afrique. Dans Black Power, lui et Charles Hamilton faisaient le parallèle entre la situation que vivaient les Afro-Américains aux États-Unis et la situation que vivaient les Africains en Afrique et aux Caraïbes aussi. Il faisait ce parallèle. Dans sa tête, c'était quelque chose qui était un combat international dès le début. Quelles sont les idées sur lesquelles votre père, Stokely Carmichael – Kwame Ture, une fois qu'il change de nom – et Ahmed Sékou Touré se retrouvaient ? On parle de personnes qui avaient la même vision d'une Afrique unie, une Afrique libre où il n'y a pas d'inégalités. Ils étaient tous deux penchés vers des idées socialistes. Ils étaient totalement alignés idéologiquement. Sékou Touré était un de ses mentors, une de ces personnes qui l'ont formé dans cette idéologie. Ils se retrouvent dans l'idée, qui est défendue par Ahmed Sékou Touré à l'époque, d'authenticité africaine ? À 100 %. Et il s'intègre à 100 %. Je peux vous dire que moi, par exemple, j'ai très peu de souvenirs de mon père en habit occidental. Il s'habillait en tenue africaine, cousue en Afrique. Il s'est enraciné dans la population africaine. Ce qui était quand même unique parce que tout le monde était tourné vers une façon de vivre occidentale. Et lui non, il voulait se réapproprier son héritage culturel. Et la volonté de promouvoir les cultures africaines, de leur donner leur vraie place ? C'est exactement cela, revaloriser la culture africaine, la culture noire, se réapproprier celle-ci. Et ne pas avoir de complexes vis-à-vis des cultures européennes, dominantes et autres. Depuis le début de cet entretien, on joue avec deux noms pour parler de votre père, Stokely Carmichael, Kwame Ture. À un moment donné de sa vie, il décide de passer du nom de Stokely Carmichael à celui de Kwame Ture. C'est une démarche qui dit aussi beaucoup de choses sur le lien qu'il a avec Kwame Nkrumah et Ahmed Sékou Touré. Effectivement. Il y avait un précédent aux États-Unis. Il y avait pas mal d'Afro-Américains, notamment dans son milieu révolutionnaire, qui changeaient de nom. Notamment Malcolm X, Mohamed Ali. Bien sûr, le nom est inspiré de Kwame Nkrumah et de Sékou Touré. L'anecdote, c'est qu'il était en Tanzanie lors d'un entretien radio. Après l'entretien, apparemment, un vieil homme venu à pied d'un village lointain est venu le voir et lui a dit : « Écoute mon fils, j'ai vraiment aimé ton entretien. Mais il y a une chose : ton nom sonne un peu bizarre, un peu féminin, il faut le changer ». Il a alors pris le nom de Kwame Nkrumah et de Sékou Touré. Lorsqu'il venait l'annoncer à Sékou Touré et lui dire : « J'ai pris le prénom de Kwame », Sékou Touré lui a répondu : « C'est bien, parce qu'à chaque fois que nous avons des débats, tu prends toujours son parti. » Il lui a répondu : « Mais j'ai pris le nom Touré comme nom de famille. ». Ce qui était approprié, car c'étaient ses deux mentors. À lire aussiKwame Ture, le destin hors du commun d'un Black Panther parti s'installer en Guinée [1/2] Comment est-ce que vous décririez les liens qu'il entretenait avec Kwame Nkrumah et Ahmed Sékou Touré ? En Kwame Nkrumah, il voyait un symbole de cette lutte. Il était prêt à le suivre. Il a mené quelques opérations au Ghana pour essayer de voir s'il pouvait réinstaurer Kwame Nkrumah au pouvoir. Il était très proche de lui. Et Sékou Touré était comme un père pour lui. En 1970, votre père vit l'un des moments charnières de l'histoire de la Première République guinéenne, à savoir l'attaque contre Conakry du 22 novembre 1970. Savez-vous comment il a vécu ces journées ? Je sais qu'il était un participant dans l'action de repousser les troupes portugaises. Il était armé ce jour et a dû utiliser son arme. Selon ce que j'ai appris, il était un des premiers à alerter les autorités, y compris le président, du fait qu'il y avait une attaque qui venait. Ca tirait sur sa case, donc il devait quitter sa maison. Lui et Miriam Makeba ont dû se réfugier quelque part d'autre où il l'a laissée et lui est ressorti pour aider à défendre la ville. Cette opération conjointe de militaires portugais et de rebelles guinéens a conduit à la plus grande vague d'arrestations en Guinée de toute la Première République. La vie du pays va être rythmée pendant de longs mois par des confessions publiques de personnes présentées comme les complices d'un « complot impérialiste » aux ramifications tentaculaires. Comment est-ce que votre père se positionnait par rapport à cette thèse du complot permanent contre la Guinée ? Et plus généralement, quel regard portait-il sur l'État policier qu'était aussi devenu la Guinée de cette époque ? C'est quelque chose de très complexe et malheureusement, la Guinée ne s'est toujours pas réconciliée avec ce passé et les positions sont assez ancrées. Maintenant, si on parle de Kwame Ture précisément, pour lui, c'était un régime panafricaniste, le seul régime panafricaniste radical. Et malgré toutes ses erreurs, c'était celui qui pouvait tenir jusqu'au bout cette conviction qu'il avait lui-même. Il était totalement d'accord avec le fait qu'il fallait conserver ce régime pour qu'il ne bascule pas dans un régime néocolonialiste. À tout prix ? À tout prix. En 1974, il y a un autre évènement important pour l'Afrique et plus généralement pour le monde noir, c'est le combat en Afrique, à Kinshasa, entre Mohamed Ali et George Foreman. Dans un livre de mémoires, votre père indique qu'il a été invité par Mohamed Ali lui-même à venir à Kinshasa pour le combat. Est-ce que vous savez ce que représentait cet affrontement pour votre père ? Mohamed Ali était son ami. Il y avait ce symbole de Mohamed Ali qui représentait l'Africain fier et George Foreman qui était un peu l'opposé de cela. Mais après, il a rencontré George Foreman et il disait que George Foreman l'avait séduit avec son charme, l'a embrassé et tout. Je pense qu'au-delà du symbolique, mon père était beaucoup plus intéressé par ce qui se passait au Congo démocratique, c'est-à-dire le Zaïre à l'époque, et le fait que c'était sous le régime de Mobutu Sese Seko, auquel il était farouchement opposé par ce qu'il représentait en termes de corruption et d'alignement avec les puissances coloniales. Qui sont de manière générale les acteurs politiques qui fréquentaient le salon de votre père dans ces années 1970 et au début des années 1980, pendant la Première République en Guinée ? On parle d'un melting pot qui ne dit pas son nom. Que ce soit des artistes - Miriam Makeba et Nina Simone, qui était une de ses amies très proches - ou des activistes de partout dans le monde. Qui venaient à Conakry et qui venaient le rencontrer ? Qui venaient à Conakry ou qui y vivaient. Parce que vous savez qu'à une époque, Conakry était un centre du monde noir où on conciliait l'art, les mouvements de libération, etc. Il y avait un grand nombre de personnes qui y vivaient, comme Amilcar Cabral, comme Kwame Nkrumahn, avant même il y avait Félix-Roland Moumié du Cameroun, pour ce qui est de la politique. Concernant les arts et la littérature, il y avait Ousmane Sembène qui y vivait, il y avait Maryse Condé qui y vivait. C'était vraiment un centre… et il se retrouve chez lui avec toutes ces personnes, plus ou moins de différentes sphères. Moi, je peux raconter avoir vu des activistes exilés sud-africains, Tsietsi Mashinini, qui a commencé la révolte estudiantine de Soweto, qui était parmi d'autres exilés sud-africains. Il y avait beaucoup d'Afro-Américains, bien sûr, des Black Panthers exilés. Il y avait la diplomatie guinéenne, des diplomates de pays gauchistes et souverainistes, il y avait tout un monde. Mais aussi, il faut savoir que Kwame Ture était vraiment penché vers la masse, la masse populaire. Donc autour de tout ça, on voit un chef villageois qui est assis ou on voit la personne déshéritée du quartier qui est là, assise, qui peut recevoir un repas. Parce que notre maison était comme un centre communautaire pour la jeunesse du quartier. Il amenait tous les enfants du quartier à la plage chaque dimanche. Puis se retrouvait peut-être un mardi à saluer un chef d'État. Puis avait une conférence avec un groupe communautaire. Moi, j'ai vu tout cela dans cette maison. C'était quelque chose de magique. Il recevait où, justement ? Dans son salon, dans son bureau ? Y avait-il un rituel autour de la réception de ses amis politiques ? Déjà, il avait une véranda où il était assis… parce que c'était un bibliophile. Il lisait beaucoup, il écrivait beaucoup. Il ne lisait pas pour le plaisir, mais il lisait pour ses conférences. Après, il y a des gens qui venaient pour le rencontrer. Je sais qu'il y a eu Charles Taylor qui était venu de nulle part pour le rencontrer. C'était vraiment un melting pot. À cette époque, votre père continue aussi ses voyages et ses tournées, il n'est pas tout le temps à Conakry ? Il était très organisé. Sur toutes ses photos, il écrivait les dates et les lieux. On se demande comment il pouvait parcourir toutes ces distances en si peu de temps. Un jour, on le voit au Connecticut. Le lendemain, on le voit à Paris, banni, chassé. En Angleterre, peut-être, d'où il est banni et chassé. Parce que c'était très compliqué pour lui d'avoir accès a beaucoup de pays. Après, on le voit en Californie... Il était partout. Sékou Touré disparaît en 1984. Mais votre père continue, lui, son engagement pour ses idées au sein du Parti démocratique de Guinée. Qu'est-ce qui a marqué ces années de militantisme politique sous Lansana Conté ? Le contexte a vraiment changé ! Et c'est là que l'on voit vraiment les convictions de l'homme. Parce que, du jour au lendemain, tout a changé. Il a été arrêté par le régime de Lansana Conté. Donc, il a perdu les privilèges qu'il avait, bien sûr, où il connaissait le président et était sous sa tutelle. Mais malgré cela, il a décidé de rester en Guinée. La moitié de sa vie guinéenne, quinze ans, s'est passée ainsi. Il a décidé malgré tout de rester en Guinée, d'être actif dans la vie politique guinéenne et la vie sociale de la Guinée. … Et de rester fidèle à ses convictions. Exactement. Vous êtes à l'époque enfant. Quel souvenir est-ce que vous gardez de ces années, de votre maison à Conakry, de ceux qui y passaient ? Quelle était l'ambiance ? Vous disiez tout à l'heure que tout le quartier se retrouvait chez vous… C'est cela. Mon père était d'une gentillesse rare, d'un altruisme qu'on ne retrouve pas très souvent. Donc effectivement, c'était pour moi quelque chose de très formateur. Comment quelqu'un peut traiter un chef d'État avec le même respect qu'il traite la personne la plus déshéritée du quartier. Et toutes ces personnes pouvaient se retrouver chez lui, devant lui, avec le même respect, ou peut-être même le déshérité avec un peu plus d'amour. Vous appelez régulièrement les Guinéens à se souvenir de votre père, Stokely Carmichael / Kwame Ture. Avez-vous le sentiment que son histoire a été oubliée en Guinée ? Je parle de manière générale. Il y a une politique de mémoire en Guinée qui doit être améliorée. Stokely Carmichael est un pont unique entre l'Afrique et l'Amérique. On parle d'un personnage qui a passé la moitié de sa vie en Guinée. À ce stade, l'État guinéen n'a pas fait une seule initiative pour se réapproprier de l'héritage de cette personnalité. Donc il y a un vrai chantier ? Il y a un chantier. Une dernière question plus personnelle. Quel père a été Stokely Carmichael ? Quelle image retenez-vous de lui ? Un père adorable, d'une gentillesse rarissime, qui m'a beaucoup appris, que j'ai profondément aimé. Quelqu'un qui était attaché à tout ce qui est beau dans le monde, à commencer par les enfants. ►A lire pour aller plus loin : BERTHO Elara, Un couple panafricain, Editions Rot-Bo-Krik, 2025 À (ré)écouterElara Bertho: «Replacer Conakry au centre des imaginaires, c'était un peu l'idée de cet ouvrage»
durée : 00:22:20 - Cantate BWV 129 " Gelobet sei der Herr, mein Gott ? " - Bach compose la Cantate BWV 129 « Gelobet sei der Herr, mein Gott » / « Loué soit le Seigneur, mon Dieu » à Leipzig pour la fête de la Trinité (16 juin 1726).
Dans cet épisode, je vous emmène déjeuner avec mon amie Pauline chez Coda, un restaurant bistronomique situé derrière l'église de la Trinité, à Paris. Dans les notes qui accompagnent cet épisode, nous explorons la manière dont Pauline construit son récit du déjeuner : quel type de vocabulaire elle utilise, quels temps, les expressions qu'elle emploie. C'est très utile pour apprendre à ensuite raconter sa propre expérience au restaurant. Des notes culturelles et des photos complètent le tout pour passer un bon moment de podcast ! www.onethinginafrenchday.com #FrenchPodcast #FrenchCuisine #BistronomyParis #LearnFrenchVocabulary #FrenchFoodCulture #ParisRestaurants #FrenchListeningPractice #AuthenticFrench #FrenchGastronomy #FrenchConversation