Place in Ararat, Armenia
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Timestamps0:00 Intro1:45 RiP Los Ratones17:27 LEC Playoffs KC vs. GX23:40 G2 vs. TH31:34 NAVI vs. FNC37:40 MKOI vs. VIT42:32 LCS timestamp enjoyers47:30 LYON still the best?53:30 C9 vs. FLY1:03:11 TL vs. SEN1:05:55 Palafox bowl follow up1:11:00 DSG vs. SEN
0:00 Intro1:25 Los Ratones5:50 Scaling in 202618:59 LR predictions22:56 LEC top teams26:14 KCorp28:18 KOI/G234:33 NAVI36:45 Who can still win LEC38:54 LCS C9 vs. LYON59:30 Team Liquid1:03:46 FlyQuest1:09:48 Palafox Bowl
We often expect God to show up in huge miracles, but sometimes He's waiting for us in the simple, quiet act of returning to say 'Thank You.'It should come easy to give Him glory, but for some reason, we often get distracted. In this episode of The Church at 112, we continue our series Veni, Vidi, Gratias Egi ("I Came, I Saw, I Gave Thanks") by looking at how to make gratitude the foundation of our lives.We explore Luke 17, where Jesus heals ten men of leprosy, yet only one returns—a foreigner who broke social norms just to fall at Jesus' feet.
It doesn't have to sound like the King James Bible when you pray, and you don't need a degree in public speaking—sometimes, a simple 'Thank you' is exactly what God is looking for.We often feel the pressure to use "flowery" language when we talk to God, thinking He will hear us better if we use more words. But does God really require a complex vocabulary?In this message, we take an "engineer's look" at the economy of prayer. By examining key moments in Scripture—from the feeding of the 5,000 to the Last Supper—we discover that often, the most powerful prayers are the simplest ones.
Timestamps0:00 Intro1:50 LCS begins10:05 DSG vs. SEN15:07 DIG and Palafox27:47 Los Ratones38:33 Baus analysis49:33 MKOI55:35 KCorp1:03:29 FNC and G2
Timestamps0:00 Intro and memory tangents5:28 Los Ratones26:41 0-1129:43 Top teams in LEC38:43 LCS, C9, TL58:06 LYON1:05:00 Meta and season changesLink to Inspired interview: https://www.sheepesports.com/en/all/articles/lyon-inspired-i-don-t-like-how-the-game-feels-right-now-my-playstyle-barely-gained-value-amidst/en
You cannot jump out of God's hand. From the deepest ocean trenches to the highest mountain peaks, He holds it all—and He holds you.In this message from Psalm 95, we explore the command to "shout triumphantly" to the Rock of our salvation. We look at the Israelites' struggle in the wilderness and Peter's revelation at the Gates of Hades to understand that God is not just good—He is great.If you are looking for a foundation of gratitude that can withstand the storms of life, tune in now. You will not leave this episode empty-handed.
Applying Implementation Science to the New Paradigm of Autoimmune Diabetes: Preserving Beta Cells Through Early ScreeningThe Brain-Gut Connection: Exploring Pediatric Gastrointestinal PsychologyIn this episode of The Pediatric Lounge, the hosts introduce Dr. Ali Navidi, a clinical psychologist and founder of GI Psychology. Dr. Vedi specializes in the brain-gut connection and works with children and families to manage chronic gastrointestinal and stress-related conditions. The conversation covers topics such as the significance of the brain-gut connection, the role of cognitive-behavioral therapy (CBT) and hypnosis in treating disorders like IBS, and the impact of diet, sleep, and exercise on mental health. Dr. Vedi discusses the importance of understanding and treating hypervigilance, catastrophic thinking, and visceral hypersensitivity in patients. The episode also explores hypnosis as a therapeutic tool, its applications in various conditions, and its integration with CBT. Additionally, the challenges of persuading parents to accept psychological explanations for their children's symptoms are highlighted, along with the complex interplay of trauma and gastrointestinal issues.00:00 Introduction to The Pediatric Lounge00:28 Upcoming Event Announcement01:03 Guest Introduction: Dr. Ali Navidi03:01 Understanding the Brain-Gut Connection04:53 Impact of Lifestyle on Mental Health06:20 Managing IBS with CBT12:02 Challenges in Diagnosing Pediatric Conditions20:31 Exploring Hypnosis in Clinical Practice28:01 Entering the Flow State in Sports and Surgery30:35 Hypnosis for IBS and Abdominal Pain33:02 Hypnosis and Trauma Therapy37:59 The Role of GI Psychology39:32 Challenges with Medicaid and Insurance52:45 Managing Chronic Pain with Mindfulness and Hypnosis55:47 Concluding Thoughts and FarewellSupport the show
LA BIBLIOTECA SEGRETA DI LEOPOLDO Certa gente è strana,gli piace passare le serate a leggere libri. Altri sono ancora più strani —credono alla magia che si trova tra le pagine,alle avventure fantastiche,alle storie di amori impossibili,ai fantasmi che girano fra i vivie pensano che tutto ciò che non esiste —forse invece sì. In breve, questa storia è per quelli un po' stranicome me e te —insomma, per quelli che. Allora… ascolta bene. Se dal centro del paese prendi la via per il monte,trovi una villa vecchia e nobile,che è lì da tanto tempo.Saranno sì e no 350 anniche sta lì in silenzio,osservando e respirando pianosotto il cielo toscano. Stanze enormi piene di storia,corridoi senza finee finestre grandi come sogni,ma adesso, invece di piatti e statuine di porcellana,sforna storie su carta per chi le vuole leggere. Sì, ora è la biblioteca del paese —un po' fuori mano ma tanto bella.Beh, non si può avere tutto. Insomma, fatto sta che,in una notte d'estate,avvolta da un manto di stellee la luce soffusa di lanterne delicate,la villa si era riempita di voci, musica, sorrisie tante storie raccontate e ascoltate,a voce alta o sussurrate,che si intrecciavano nell'abbraccio della festa. Indubbiamente una serata già speciale,ma fate attenzioneperché qualcosa di ancora più insolito stava per avvenire. Sì, perché anche Elisa era lì.Occhi grandi come il cielo,capelli scuri come la nottee un libro in mano — come sempre. Nonostante tutto quello che le accadeva intorno,Elisa preferiva leggere. Era lì, nel corridoio principale:fra il giardino e la corte interna,a mezza strada fra il sicuro e il forse,seduta su una poltrona un po' troppo grande per lei,immersa in una storia misteriosa e avvincente —in un mondo tutto suo. Gira una pagina, poi un'altra,si accomoda gli occhiali giallie gira un'altra pagina… Quando lentamentel'eco di una musica di pianoforteraggiunse le sue orecchie. Non ci fece tanto attenzione.Credendo che provenisse dal cortilevoltò un'altra pagina — e poi un'altra. Ma in breve tempo si rese contoche le note che sentivanon venivano dal cortile della villama da uno dei suoi corridoi —portate da un vento leggero,da luoghi lontani e senza tempo. Senza pensarci troppo,Elisa si alzò silenziosamente,si mise il libro sotto il braccioe inseguì la musica. Attraversò antichi corridoie stanze con scaffali pieni di volumidi ogni dimensione e colori immaginabili —arcobaleni di pensieri e parole in fila per unoche sembravano non finire mai. Mentre la musica diventava più marcatala luce diminuiva,le stanze che attraversavacominciarono ad apparire dimenticate,le scale di pietra che saliva e scendevaconsumate dal tempo,i corridoi laterali erano ora passaggi scuriilluminati solamente da torce alle pareti,che apparivano e scomparivano nel buiocome respiri. Una scala,una porta di legno socchiusa,un altro passaggio,un'altra scalae ancora stanze e scaffali e libri a non finire. Poi, all'improvviso,una foschia coprì il pavimentocome una marea gentilee davanti a lei una grande tenda pesante —socchiusa. Si intravedeva un po' di lucee poche scalette di legno. Le salì, quelle piccole scale,e la musica la avvolse come un abbraccio. Sul palco, candele fluttuavano nell'ariacome lucciole in una notte senza tempo.E lì, al centro,seduto davanti a un pianoforte piccolo piccolo,c'era un topo. Ma non un topo qualunque. Leopoldo indossava una giacca di tweed verde scuro,pantaloni marroni stirati con cura,e sul musetto, occhiali doratiche brillavano di una saggezza antica e gentile. Le sue dita danzavano sui tasticome se stessero raccontando un segreto. «Benvenuta, Elisa» disse, senza smettere di suonare.«Ti stavo aspettando.» Elisa sbatté gli occhi, incantata.«Come sai il mio nome?» «Ah,» sorrise Leopoldo, lasciando che l'ultima notasi spegnesse dolcemente nell'aria,«chi ama le storie riconosce sempre chi le cerca.» Si alzò, si aggiustò la giacca con un gesto elegante,e la guardò con occhi pieni di stelle. «Sai dove sei?» «Nella biblioteca del paese,» rispose Elisa,ma la sua voce tremava un po',come se sapesse che la risposta era un'altra. «Quella la conoscono tutti,» disse Leopoldo,scendendo piano dal palco.«Ogni paese ne ha una che tutti conoscono.Ma ogni paese ne ha anche un'altra —una che quasi nessuno trova.» Fece una pausa, gli occhi che brillavano. «Tu hai trovato la seconda.» --- Leopoldo la guidò verso una grande porta di legnoche Elisa avrebbe giurato non esserci un attimo prima.Si aprì lentamente, senza rumore,come un sospiro trattenuto troppo a lungo. E quello che vide le tolse il fiato. Scaffali infiniti si arrampicavano verso l'alto,scendevano verso il basso,si estendevano in ogni direzionecome spirali di galassie fatte di carta e sogni.Candele galleggiavano ovunque,illuminando libri che sembravano respirare,pulsare piano,come cuori addormentati. «Che posto è questo?» sussurrò Elisa. «Questa,» disse Leopoldo camminando tra gli scaffali,«è la biblioteca dei libri mai scritti.» Elisa lo seguì, confusa.«Libri mai scritti? Ma come possono esistere?» Leopoldo si fermò, si voltò,e la guardò con dolcezza infinita. «Ogni storia sognata esiste, Elisa.Ogni avventura immaginata prima di dormire.Ogni racconto pensato ma mai messo su carta.Vivono tutti qui,al confine tra il mondo e il sogno,aspettando.» --- Si fermarono davanti a uno scaffale. Leopoldo indicò un libro piccolo,rilegato in blu come un cielo d'estate. «Toccalo,» disse piano. Elisa allungò la mano, esitante,e sfiorò la copertina. Un calore gentile le attraversò le dita.E per un istante — solo un istante —sentì una risata di bambino,vide un drago fatto di nuvole,e un castello costruito con cuscini e coperte. «Questo,» disse Leopoldo,«era il sogno di un bambino di sei anni.Una storia che raccontava ogni sera al suo orsacchiotto.Non l'ha mai scritta.Ma esiste. Vedi? Esiste.» Elisa sorrise, il cuore leggero. --- Camminarono ancora,tra corridoi di storie silenziose,finché Leopoldo si fermò davanti a un altro libro. Questo era diverso.Più grande, rilegato in pelle scura,con lettere dorate che sembravano tremare. «E questo?» chiese Elisa, piano. «Questo,» disse Leopoldo,e la sua voce si fece morbida come una carezza,«apparteneva a una nonna.» Elisa lo toccò. E sentì qualcosa di diverso. Non una risata, questa volta.Ma una voce calda, lontana,che raccontava di una bambina coraggiosache attraversava un bosco incantatoper portare la luce a un villaggio dimenticato. «Era la storia che voleva lasciare ai suoi nipoti,»spiegò Leopoldo.«Ma il tempo... il tempo a volte corre più veloce dei sogni.Non ha fatto in tempo a scriverla.» Elisa sentì gli occhi pizzicare. «Ma è qui,» sussurrò. «È qui,» confermò Leopoldo.«Per sempre.» --- Continuarono a camminare, in silenzio,finché arrivarono a uno scaffale diverso dagli altri. Era quasi vuoto.Solo pochi libri, distanziati,e tanti spazi aperti, in attesa. Al centro, un libro senza titolo. La copertina era bianca, pulita,come neve appena caduta,come una pagina che aspetta il primo segno. «Posso?» chiese Elisa. Leopoldo annuì. Lo toccò. Niente.Nessun calore. Nessuna voce.Solo silenzio.Ma un silenzio pieno,come un respiro trattenuto. «Questo libro è vuoto,» disse Elisa, sorpresa. «Non ancora scritto,» corresse Leopoldo.«Nemmeno sognato. Non ancora.Aspetta qualcuno che trovi il coraggiodi immaginarlo.» Si voltò verso di lei,e i suoi occhi brillaronocome le candele che fluttuavano intorno. «Forse aspetta te.Forse aspetta qualcun altro.Ma aspetta.» --- Elisa rimase ferma,a guardare quel libro bianco. E capì. Capì che ogni storia che aveva immaginato,ogni avventura inventata prima di dormire,ogni sogno che credeva perso al risveglio,esisteva da qualche parte. E capì qualcos'altro. Che non bisogna avere paura di scrivere. Perché le storie esistono già —nel cuore, nella mente, nei sogni.Metterle su cartanon è crearle dal nulla.È solo aprire una portae lasciarle uscire. --- «Devo andare, vero?» disse Elisa, piano. Leopoldo sorrise.«Il tuo mondo ti aspetta.Ma ora sai che questo posto esiste.E sai che ogni storia che sogneraiavrà sempre un posto qui,che tu la scriva o no.» Fece una pausa. «Ma se la scrivi,» aggiunse con un sorriso furbo,«potrà vivere anche là fuori.E quella, mia cara, è un'altra magia ancora.» --- Elisa si ritrovò nel corridoio della villa,seduta sulla poltrona un po' troppo grande per lei,il libro ancora sotto il braccio. La festa continuava,voci e musica e risate,come se il tempo non fosse mai passato. Ma qualcosa era cambiato. Lei era cambiata. Aprì il libro che stava leggendo,guardò le pagine,e sorrise. Poi lo chiuse. Perché adesso sapevache le storie più bellenon sono solo quelle che leggiamo. Sono quelle che portiamo dentro,quelle che sogniamo ad occhi aperti,e quelle che un giorno,con un po' di coraggio,osiamo raccontare. --- *— Scritta da Marco Ciappelli* Each story is currently written and narrated in both Italian and English.The translation from Italian (the original language) to English and the reading of the stories are performed using Generative Artificial Intelligence — which perhaps has a touch of magic... We hope it has done a good job!If you like it, make sure to tell your friends, family, and teachers, and subscribe to this podcast to stay updated. You'll be able to read or listen to new stories as soon as they become available. Visit us On The Official Website https://www.storiesottolestelle.com/ Hosted by Simplecast, an AdsWizz company. See pcm.adswizz.com for information about our collection and use of personal data for advertising.
Is it possible to be "poor and in pain" and still be thankful?In this first installment of our new series, I Came, I Saw, I Gave Thanks, we look at the raw honesty of Psalm 69. David doesn't ignore his suffering, but he makes a radical choice: to praise God's name through a song anyway.Join us as we discuss:Why God prefers your honest thanksgiving over empty religious rituals.How Jesus, our "Man of Sorrows," empathizes with our deepest grief and physical pain.Replacing "numbing strategies" (like work, screens, or substances) with a "go-to" worship song that anchors your soul.Gratitude isn't about pretending things are okay—it's about declaring that God is good even when life is hard.Scripture: Psalm 69:29–33, Hebrews 4, John 16:33
Quando parli italiano, conoscere le espressioni giuste per ogni situazione è fondamentale quanto sapere la grammatica. Questo articolo ti mostra più di 70 frasi essenziali che gli italiani usano ogni giorno nelle conversazioni normali. Imparerai le espressioni pratiche per salutare, ringraziare, scusarti, chiedere aiuto e molto altro. 50+ Frasi Comuni da Usare in Conversazione in Italia Fase 1: Iniziare una Conversazione L'Importanza delle Domande Aperte Per iniziare bene una conversazione, devi usare domande aperte. Cosa significa? Sono domande che invitano l'altra persona a parlare e a raccontare qualcosa, non solo a dire "sì" o "no". Domande da evitare (sono troppo chiuse): 1. "Tutto bene?" 2. "Va tutto ok?" 3. "Sta bene?" (formale con Lei) Queste domande portano solo a risposte brevi come "sì" o "no", e poi la conversazione si blocca. Domande migliori (aprono la conversazione): 4. "Che mi racconti?" 5. "Come procede?" 6. "Come sta?" (formale) Con queste domande, l'altra persona deve raccontare qualcosa e parlare di più. Se vuoi davvero invitare qualcuno a parlare, usa queste espressioni molto utili: 7. "Che c'è di nuovo?" / 8. "Novità?" Queste sono perfette perché dicono "Raccontami tutto quello che è successo!" Fase 2: Rispondere Quando Ti Chiedono Come Stai Quando qualcuno ti chiede "Come stai?", devi scegliere la risposta giusta per la situazione. Risposte Positive 9. "Bene, grazie!" 10. "Tutto bene!" 11. "Benissimo!" 12. "Sto bene, e tu?" 13. "Alla grande!" (registro informale, significa "molto bene") Usa queste espressioni quando stai bene e vuoi comunicarlo. Risposte Neutre o Moderatamente Negative Attenzione: nei libri di italiano trovi sempre "così così", ma gli italiani quasi mai lo usano davvero! Ecco cosa dicono invece: 14. "Non troppo male" (vuol dire "non sto benissimo, ma va bene così") 15. "Boh, non benissimo" ("boh" mostra che non sei sicuro) 16. "Mah..." (dici solo questo con faccia perplessa – dice tutto senza parole!) 17. "Potrebbe andare meglio" (modo gentile per dire "non sto benissimo") 18. "Non è il massimo" (significa che le cose non vanno molto bene) 19. "Non è un disastro, ma potrebbe andare meglio" (versione più completa e onesta) Fase 3: Ringraziare Dire grazie è molto importante in italiano. Puoi usare espressioni diverse a seconda della situazione e di quanto formale vuoi essere. Espressioni di Ringraziamento 20. "Grazie!" (la forma base, sempre corretta) 21. "Grazie mille!" 22. "Grazie tante!" 23. "Ti ringrazio" / "La ringrazio" (più sincero e personale) 24. "Sei troppo gentile!" / "È troppo gentile!" (quando qualcuno è molto gentile con te) 25. "Non dovevi!" (quando ricevi un regalo inaspettato) Fase 4: Rispondere a "Grazie" In italiano, quando qualcuno ti dice "grazie", devi sempre rispondere! Non puoi restare in silenzio, altrimenti sembra scortese. Risposte Appropriate ai Ringraziamenti 26. "Prego!" (la più usata in tutta Italia) 27. "Di niente!" 28. "Figurati!" (informale) 29. "Si figuri!" (formale) 30. "Il piacere è tutto mio" (molto educato ed elegante) 31. "Non c'è problema!" / "Tranquillo!" (molto casual) Fase 5: Scusarsi e Rispondere alle Scuse Tutti dobbiamo chiedere scusa qualche volta – quando arriviamo in ritardo, facciamo un errore o creiamo un problema. Ecco come farlo: Formulare le Scuse 32. "Scusa!" / "Scusi!" (formale) 33. "Mi dispiace tanto!" 34. "Scusami per il ritardo" / "Mi scusi per il ritardo" (formale) 35. "Chiedo scusa" (più formale) 36. "Perdonami!" / "Mi perdoni!" (formale) Quando qualcuno si scusa con te, devi rispondere anche qui! Accettare le Scuse 37. "Non ti preoccupare!" / "Non si preoccupi!" (formale) 38. "Non fa niente!" / "Figurati!" 39. "Nessun problema!" Fase 6: Chiedere Aiuto o Informazioni Quando hai bisogno di aiuto, è meglio usare il condizionale ("potresti", "potrebbe") per essere più educato. Rende la richiesta meno diretta. Formulare Richieste di Aiuto 40. "Potresti indicarmi la strada per...?" 41. "Potrebbe indicarmi la strada per...?" (formale) 42. "Potresti darmi una mano?" (informale) 43. "Potrebbe darmi una mano?" (formale) 44. "Potresti/Potrebbe aiutarmi, per favore?" Nota importante: "Darmi una mano" è un'espressione che significa semplicemente "aiutarmi". Gli italiani la usano moltissimo! Fase 7: Rispondere a una Richiesta di Aiuto Quando qualcuno ti chiede aiuto, le tue risposte dipendono da una cosa semplice: puoi aiutarlo oppure no? Se Puoi Aiutare 45. "Sì, certo!" 46. "Volentieri!" 47. "Con piacere!" Se Non Puoi Aiutare (o Non Sei Sicuro) 48. "Mi dispiace, non posso aiutarti/aiutarla" 49. "Non ne sono sicuro/a" / "Non ne ho idea" / "Boh!" (molto informale) Fase 8: Offrire Qualcosa e Rispondere a un'Offerta Gli italiani amano offrire caffè, cibo e aiuto! Devi sapere come offrire qualcosa, e anche come accettare o rifiutare in modo educato. Formulare un'Offerta 50. "Ti va un caffè?" / "Le va un caffè?" (formale) 51. "Posso offrirti qualcosa?" / "Posso offrirLe qualcosa?" (formale) 52. "Vuoi/Vuole bere qualcosa?" 53. "Accomodati!" / "Si accomodi!" (per invitare qualcuno a sedersi - formale) Accettare un'Offerta 54. "Sì, grazie!" / "Volentieri!" 55. "Molto gentile, grazie!" 56. "Non mi dispiacerebbe!" (significa "sì, mi piacerebbe") 57. "Perché no?" (modo informale per dire "sì") Rifiutare in Modo Educato 58. "No, grazie, sei/è troppo gentile!" 59. "Grazie mille, ma ho già mangiato/bevuto" 60. "Magari un'altra volta, grazie!" Fase 9: Esprimere Accordo Quando qualcuno dice qualcosa e tu pensi "Esatto! Hai ragione!", come lo dici in italiano? Espressioni di Accordo 61. "Assolutamente!" 62. "Esattamente!" 63. "Verissimo!" 64. "Sono completamente d'accordo (con te/lei)" 65. "Chiaro!" / "Lo ammetto!" (utilizzato particolarmente dai giovani) Curiosità: "Lo ammetto" letteralmente significa "riconoscere qualcosa", ma i giovani lo usano così: "Quel film è bellissimo!" – "Eh sì, lo ammetto!" Come modo per dire "sono d'accordo". Fase 10: Esprimere Disaccordo E se invece NON sei d'accordo? Devi fare attenzione a quanto vuoi essere diretto, in base alla situazione. Formulare il Disaccordo 66. "Non sono d'accordo (con te/Lei)" 67. "Non è il mio modo di vedere le cose" (educato e diplomatico) 68. "Ma stai scherzando?" / "Ma sei pazzo/a?" (attenzione! Molto informale, usa solo con amici stretti!) Fase 11: Esprimere Opinioni in Modo Neutro e Interrompere Educatamente A volte non vuoi essere troppo diretto, oppure devi cambiare argomento senza sembrare scortese. Ecco come fare: Esprimere Incertezza 69. "Forse..." / "Può darsi..." 70. "Dipende..." (molto usato!) 71. "Non saprei..." 72. "Mah, non sono convinto/a" (quando hai dubbi) Interrompere o Cambiare Argomento 73. "Scusa se ti interrompo, ma..." / "Mi scusi se La interrompo, ma..." (formale) 74. "Posso dire una cosa?" 75. "A proposito..." (per cambiare argomento in modo naturale) 76. "Comunque..." (anche questo per cambiare argomento) Nota utile: Gli italiani usano "comunque" e "a proposito" tantissimo! Sono come ponti che ti permettono di passare da un argomento all'altro senza problemi. Fase 12: Concludere e Salutare La conversazione è stata piacevole, ma ora devi andare. Come concludi in modo naturale? Segnalare che Vuoi Concludere 77. "È stato un piacere vederti/vederla" 78. "Beh, credo che sia meglio andare, ho molte cose da fare" Saluti Finali 79. "Ciao!" (informale) 80. "Arrivederci!" / "ArrivederLa!" (formale) 81. "Buona giornata!" 82. "A presto!" (ci vediamo tra giorni o settimane) 83. "A dopo!" / "A più tardi!" (ci vediamo oggi) 84. "Alla prossima!" 85. "Abbi/Abbia cura di te/sé" (molto carino) 86. "Salutami la tua famiglia!" Curiosità interessante: Gli italiani, anche se amano la loro lingua, usano spesso parole inglesi nei saluti! Sentirai molto spesso: 87. "Bye!" / 88. "Bye bye!" Quindi puoi usarlo anche tu senza problemi. Approfondimento: Elementi per una Conversazione Autentica Parlare del Tempo: L'Argomento Preferito degli Italiani Gli italiani adorano parlare del tempo! Ogni conversazione, prima o poi, arriva a questo argomento. È un modo facile per iniziare o continuare una chiacchierata: "Che brutto tempo con questa pioggia, che depressione!" "E da te che tempo fa?" "C'è il sole almeno?" "Qui piove da tre giorni..." Parlare del tempo è considerato un argomento sicuro quando non conosci bene la persona con cui parli. È perfetto per iniziare una conversazione! I Riempitivi: Come Rendere il Tuo Italiano Più Naturale I riempitivi sono piccole parole che gli italiani usano mentre parlano. Non hanno un significato preciso, ma rendono la conversazione più naturale e fluida. Ecco i più comuni: RiempitivoFunzione Comunicativa"Allora..."Iniziare un enunciato o prendere tempo per formulare il pensiero"Dunque..."Funzione analoga a "allora", con registro leggermente più formale"Insomma..."Riassumere o esprimere difficoltà nell'articolazione del pensiero"Cioè..."Riformulare o fornire chiarimenti aggiuntivi"Praticamente..."Semplificare una spiegazione complessa"Tipo..."Introdurre esempi (registro informale giovanile) Esempio di utilizzo integrato: "Allora, praticamente dovrei andare al supermercato, cioè, devo comprare un po' di cose, tipo latte, pane, insomma, le cose base!" Vedi? Suona immediatamente più italiano! Non usarne troppi, ma qualcuno qua e là ti farà sembrare più naturale.
Ti è mai capitato di chiederti perché diciamo "imbiancare" e non semplicemente "biancare"? O perché esiste il verbo "allargare" ma non "largare"?I verbi parasintetici sono un argomento che probabilmente non hai mai studiato a scuola, ma che usi tutti i giorni senza saperlo. Imparerai come si formano, come riconoscerli e, soprattutto, perché sono così importanti per arricchire il tuo italiano e parlare in modo più naturale e preciso. I VERBI PARASINTETICI: abbellire, irrobustire, arrossire... Che Cos'è un Verbo Parasintetico? I verbi parasintetici sono verbi che si formano aggiungendo contemporaneamente un prefisso all'inizio e un suffisso alla fine di una parola base, che può essere un nome o un aggettivo. La parola chiave è proprio "contemporaneamente": significa che né la parola con solo il prefisso, né la parola con solo il suffisso esistono in italiano. Entrambi gli elementi devono essere aggiunti insieme perché il verbo abbia senso. Facciamo un esempio pratico con il verbo "imbiancare": Partiamo dall'aggettivo "bianco" Aggiungiamo il prefisso "in-" (che diventa "im-" davanti a B) + il suffisso "-are" Otteniamo: imbiancare Ma attenzione! In italiano non esistono né "biancare" (solo suffisso) né "imbianco" come verbo (solo prefisso). Devono esserci entrambi! Ecco perché si chiama "parasintetico" – dal greco "para" (accanto) e "synthesis" (composizione): gli elementi si aggiungono insieme, accanto! Come Si Formano i Verbi Parasintetici? Pensa ai verbi parasintetici come a un panino completo: hai bisogno del pane sopra, del pane sotto e del ripieno in mezzo. Senza uno di questi elementi, non hai un panino completo! La formula è questa: PREFISSO + PAROLA BASE (nome o aggettivo) + SUFFISSO VERBALE (-are, -ire, -ificare) I Prefissi Più Comuni I prefissi più utilizzati nella formazione dei verbi parasintetici sono: a-: avvicinare, arrossare, abbellire in-/im-/il-/ir-: imbiancare, indebolire, illuminare, irrobustire (questo prefisso cambia forma come un camaleonte davanti a diverse lettere, ma rimane sempre lo stesso!) s-: spaventare, svenare, sbiancare dis-: disgelare ri-: riempire (anche se alcuni linguisti discutono ancora se sia davvero parasintetico) I Suffissi Più Frequenti I suffissi verbali che completano la formazione dei verbi parasintetici sono: -are: imbiancare, allargare, accorciare (il classico della prima coniugazione) -ire: arrossire, indebolire, impazzire (per chi preferisce la terza coniugazione) -ificare: identificare (il suffisso più elaborato della famiglia) Tipi di Verbi Parasintetici con Esempi Pratici I verbi parasintetici si possono classificare in diverse categorie in base al tipo di cambiamento o azione che indicano. Vediamoli in dettaglio con numerosi esempi! Verbi che Indicano un Cambiamento di Colore Questi verbi descrivono tutte le trasformazioni cromatiche possibili e immaginabili. Sono particolarmente utili per descrivere fenomeni naturali e cambiamenti fisici: Imbiancare (in- + bianco + -are) = diventare bianco o rendere qualcosa bianco "I miei capelli stanno iniziando a imbiancare." "Domani devo imbiancare le pareti della cucina." Arrossare/Arrossire (a- + rosso + -are/-ire) = diventare rosso "Maria arrossisce sempre quando le faccio un complimento!" Ingiallire (in- + giallo + -ire) = diventare giallo "Le pagine di questo vecchio libro sono ingiallite con il tempo." Annerire (a-/in- + nero + -ire) = diventare nero "Il fumo ha annerito il soffitto della cucina." Inverdire (in- + verde + -ire) = diventare verde "In primavera i prati inverdiscono rapidamente." Verbi che Indicano un Cambiamento di Dimensione Questi verbi sono utilissimi quando qualcosa è troppo grande, troppo piccolo, troppo lungo o troppo corto. Permettono di esprimere con precisione le modifiche dimensionali: Allargare (a- + largo + -are) = rendere più largo "Devo allargare questi pantaloni, sono troppo stretti!" Accorciare (a- + corto + -are) = rendere più corto "Il sarto ha accorciato la gonna di due centimetri." Allungare (a- + lungo + -are) = rendere più lungo "Puoi allungare il brodo con un po' d'acqua?" Rimpicciolire (ri- + piccolo + -ire) = rendere più piccolo "Questa giacca si è rimpicciolita in lavatrice!" Ingrandire (in- + grande + -ire) = rendere più grande "Potresti ingrandire questa foto? Non si vede bene." Verbi che Indicano un Cambiamento di Qualità o Stato Questa categoria comprende verbi per le trasformazioni più significative che riguardano caratteristiche fisiche, mentali o economiche: Indebolire (in- + debole + -ire) = rendere debole "L'influenza mi ha indebolito molto." Irrobustire (ir- + robusto + -ire) = rendere robusto "L'allenamento in palestra mi ha irrobustito." Abbellire (a- + bello + -ire) = rendere bello "Hanno abbellito la piazza con nuove fontane." Impazzire (in- + pazzo + -ire) = diventare pazzo "Sto impazzendo con tutti questi compiti da fare!" "I tifosi sono impazziti quando la squadra ha segnato!" Arricchire (a- + ricco + -ire) = rendere ricco "Leggere libri arricchisce la mente." "Si è arricchito vendendo immobili." Impoverire (in- + povero + -ire) = rendere povero "La crisi economica ha impoverito molte famiglie." Verbi che Indicano Movimenti o Azioni Specifiche Questi verbi descrivono azioni dinamiche che implicano spostamenti nello spazio o cambiamenti di posizione: Avvicinare (a- + vicino + -are) = rendere vicino, portare vicino "Avvicina la sedia al tavolo, per favore." Allontanare (a- + lontano + -are) = rendere lontano, portare lontano "Il cane ha allontanato il gatto dal giardino." Atterrare (a- + terra + -are) = toccare terra "L'aereo atterrerà tra dieci minuti." Affondare (a- + fondo + -are) = andare a fondo "Il Titanic affondò nell'Oceano Atlantico." Sbarcare (s- + barca + -are) = scendere dalla barca "I turisti sono sbarcati sul molo." Verbi che Indicano Emozioni o Stati Psicologici Questa categoria comprende verbi che esprimono stati emotivi intensi e le loro manifestazioni: Spaventare (s- + pavento [paura] + -are) = causare paura "Non spaventare il bambino con quelle storie!" Rattristare (r- + triste + -are) = rendere triste "Questa notizia mi ha rattristato molto." Inferocire (in- + feroce + -ire) = rendere feroce, arrabbiare molto "Il suo comportamento mi ha inferocito!" Come Riconoscere un Verbo Parasintetico Ecco il metodo infallibile per identificare un verbo parasintetico: togli mentalmente il prefisso o il suffisso dal verbo. Se la parola che rimane non esiste come verbo in italiano, hai trovato un verbo parasintetico! È come un gioco di detective linguistico. Esempio pratico: Imbiancare → Tolgo il prefisso e il suffisso → "biancare"Esiste "biancare"? NO! → È PARASINTETICO! Rileggere → Tolgo il prefisso → "leggere"Esiste "leggere"? SÌ! → NON è parasintetico Vedi? È semplicissimo! Basta applicare questa regola pratica e saprai sempre distinguere i verbi parasintetici dagli altri verbi. Curiosità Linguistiche sui Verbi Parasintetici La Forma Riflessiva Molti verbi parasintetici hanno anche una forma riflessiva. Ad esempio, "arrossare" diventa "arrossarsi", "avvicinare" diventa "avvicinarsi". La differenza è significativa: Forma transitiva: "Ho arrossato le guance del bambino" (io ho fatto diventare rosse le sue guance – quindi io → lui) Forma riflessiva: "Mi sono arrossato per l'imbarazzo" (io stesso sono diventato rosso – quindi io → io) Verbi Parasintetici Nascosti nel Linguaggio Quotidiano Alcuni verbi parasintetici sono così comuni che non ci rendiamo nemmeno conto che lo sono! Pensa a "atterrare" – lo senti ogni volta che prendi l'aereo negli annunci: "Signore e signori, stiamo per atterrare..." Eppure nessuno si è mai fermato a pensare: "Ma come mai non diciamo 'terrare'?" Perché non esiste! È un verbo parasintetico sotto copertura! Variazioni Dialettali In alcuni dialetti italiani esistono verbi parasintetici che non esistono nell'italiano standard. È come se ogni regione avesse i suoi superpoteri linguistici segreti! Questa ricchezza linguistica dimostra la creatività e la vitalità della lingua italiana in tutte le sue varianti regionali. Il Doppio Significato di "Imbiancare" Il verbo "imbiancare" è particolarmente interessante perché ha un doppio significato: Dipingere le pareti di bianco: "Domani devo imbiancare il salone." Diventare bianco (riferito ai capelli): "I miei capelli stanno iniziando a imbiancare." Questo dimostra la versatilità e la ricchezza semantica dei verbi parasintetici! Errori Comuni da Evitare Anche gli studenti avanzati commettono alcuni errori tipici quando usano i verbi parasintetici. Ecco i più comuni e come evitarli: Errore 1: Confondere Verbi Parasintetici con Verbi Prefissati Normali Questo è l'errore più frequente: Sbagliato: Pensare che "rivedere" sia parasintetico Corretto: "Rivedere" NON è parasintetico perché "vedere" esiste già come verbo! È solo un verbo con un prefisso aggiunto. È come pensare che una pizza con ingredienti extra sia un piatto completamente nuovo. No! È sempre una pizza, solo più riempita! Errore 2: Dimenticare che Servono ENTRAMBI gli Elementi Gli studenti spesso cercano di semplificare, ma l'italiano richiede sia il prefisso che il suffisso: Sbagliato: "Io bianco le pareti" Corretto: "Io imbianco le pareti" Ricorda il panino? Non puoi mangiare solo il pane o solo il ripieno! Dovete avere tutto insieme! Errore 3: Usare il Prefisso Sbagliato La creatività è bella, ma con i verbi dobbiamo essere precisi: Sbagliato: "Disbiancare" (quando si intende diventare bianco) Corretto: "Imbiancare"
Kur paliek mazais lepnais karoga nesējs, kad parādās dabiska un nepieciešama vēlme visu apšaubīt? Vai pusaudži arī "deg" par Latviju un sauc sevi par patriotiem un vai šo piederības sajūtu savai valstij pieaugot var pazaudēt, īpaši, ja ģimenē tā nav pašsaprotama vērtība. Par patriotismu un Latvijas mīlestību pusaudžu vecumā saruna Ģimenes studijā pirms valsts svētkiem. Sarunājas Teikas vidusskolas vēstures skolotājs, izdevniecības "Zvaigzne ABC" vēstures mācību grāmatu autors Valdis Klišāns, Latvijas Universitātes Eksakto zinātņu un tehnoloģiju fakultātes pētnieks un lektors, Rīgas Valsts 1. ģimnāzijas fizikas skolotājs Ģirts Zāģeris, Rīgas 40. vidusskolas direktore Jeļena Vediščeva un Jaunsardzes centra direktora vietnieks mācību un izglītības jautājumos Uldis Zupa.
We scrutinise one of the most practical yet under‑examined advances in veterinary practice: AI‑based radiology interpretation tools. I sit down with veterinary radiologist and Vedi entrepreneur Dr Steve Joslyn to unpack the rise of AI-powered radiology tools in general practice. But this isn't just opinion: Steve reveals the findings from his team's recent study that put 6 commercially available AI radiology softwares in the spotlight - or up on the light box - to assess whether they deliver on what they promise. From how these systems are trained, to where they shine (and where they fail), this conversation gives a no-nonsense look at what AI can actually do for your diagnostic imaging workflow. What You'll Learn:How these tools are built: Neural networks, down-sampling, and the truth behind “ground truth”.The data dilemma: Why most AI tools perform best in theory, not in general practice.Where they fall short: From image quality issues to breed bias and external validation gaps.New accuracy data: Insights from Dr Joslyn's pilot study comparing six commercial AI tools.A decision-making playbook: When to trust AI, when to double-check, and when to avoid it entirely.Ethics and workflow impact: Who's responsible? What do you tell clients? Can AI triage be trusted?How to stay future-ready: What's coming next – and how to adapt without compromising care.
Perché riconosci una tazza? Sembra banale, ma in quell'istante c'è tutta la tua storia. Saññā, la percezione, non è neutrale. È come una pallina di vetro che riflette un universo intero: ogni riconoscimento contiene tutti i passi che hai fatto, ogni scelta, ogni esperienza. Un bambino vede la tazza come giocattolo. Tu la riconosci istantaneamente come tazza. Questo è kamma passato che plasma il presente. Nella meditazione, quando un suono arriva: osserva. C'è solo il processo di riconoscimento che sorge. Vedi questo, e inizi a essere libero. Anche l'istante più piccolo può aprire alla liberazione. Riflessioni di Dharma registrate registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 31 ottobre 2025. Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
Healthy Busy Life - Cambia la tua vita, un'abitudine alla volta
Hai mai pensato che per cambiare ti serva solo più forza di volontà? Che “disciplinata” significhi non mollare mai, anche quando sei esausta? In questo episodio ti porto in un viaggio diverso — dentro la vera essenza della disciplina. Non quella fatta di rigidità, sacrifici e auto-negazione, ma quella che nasce dal rispetto, dalla scelta e dall'identità.Scoprirai 5 verità che cambieranno per sempre il modo in cui la vivi, e ti faranno capire che la disciplina non è ciò che ti tiene in riga…È ciò che ti tiene in piedi.
Ci sono dei semafori rossi, o meglio delle RED FLAG, nelle relazioni. Se le vedi è meglio scappare. Non perdere questa puntata e scopri quali sono!
Se almeno una volta hai sentito dentro di te una vocina che ti dice: "Non sei abbastanza organizzata. Altre ce la fanno, tu no”; oppure “Vedi, sei la solita pigra: è dal 1° settembre che continua a rimandare e infatti ancora non hai fatto nulla”;o ancora “Non puoi allenarti quando hai mille cose da fare, il tuo fisico è meno importante di tutto il resto”.Bene, sappi che non sei tu sbagliata. Sappi che non sei sola. Sappi che c'è una soluzione a tutto ciò e non è affatto difficile.In questo episodio voglio spiegarti perchè ti senti egoista (e perchè non lo sei), come cambiare il tuo mindset, più ti do 4 STRATEGIE da mettere in pratica DA SUBITO per aiutarti a fare spazio, senza sensi di colpa.
Trešdaļa skolu ir saskārušās ar būtiskām grūtībām, pārejot uz mācībām tikai latviešu valodā. Pilnā pāreja notika pakāpeniski triju gadu laikā un šogad jau mācībām visās klašu grupās jānotiek tikai latviešu valodā. Par spīti tam, ka mācības latviski daļā mācību priekšmetu jau notika, bet vidējā izglītībā šis process sākās jau pirms 20 gadiem, ne visu skolu pedagogi, skolu vide, arī ģimenes spējuši panākt, lai bērniem ir pietiekošas latviešu valodas zināšanas mācību vielas apgūšanai. Kādas ir problēmas un kāds plāns tās risināt, diskutējam Krustpunktā. Analizē Rolands Ozols, Izglītības kvalitātes valsts dienesta Kvalitātes nodrošināšanas departamenta direktors, Jeļena Vediščeva, Latvijas izglītības vadītāju asociācijas pārstāve, Rīgas 40. vidusskolas direktore, Kristīne Niedre-Lathere, Izglītības un zinātnes ministrijas valsts sekretāra vietniece vispārējās izglītības jautājumos, un Edvarts Krusts, vēsturnieks, bijušais Rīgas 13. vidusskolas skolotājs.
Trešdaļa skolu ir saskārušās ar būtiskām grūtībām, pārejot uz mācībām tikai latviešu valodā. Pilnā pāreja notika pakāpeniski triju gadu laikā un šogad jau mācībām visās klašu grupās jānotiek tikai latviešu valodā. Par spīti tam, ka mācības latviski daļā mācību priekšmetu jau notika, bet vidējā izglītībā šis process sākās jau pirms 20 gadiem, ne visu skolu pedagogi, skolu vide, arī ģimenes spējuši panākt, lai bērniem ir pietiekošas latviešu valodas zināšanas mācību vielas apgūšanai. Kādas ir problēmas un kāds plāns tās risināt, diskutējam Krustpunktā. Analizē Rolands Ozols, Izglītības kvalitātes valsts dienesta Kvalitātes nodrošināšanas departamenta direktors, Jeļena Vediščeva, Latvijas izglītības vadītāju asociācijas pārstāve, Rīgas 40. vidusskolas direktore, Kristīne Niedre-Lathere, Izglītības un zinātnes ministrijas valsts sekretāra vietniece vispārējās izglītības jautājumos, un Edvarts Krusts, vēsturnieks, bijušais Rīgas 13. vidusskolas skolotājs.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premere il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno -+ Dal Vangelo secondo Luca +In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te".A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.Parola del Signore.
Funghi rossi di H. G. Wells tempo di lettura: 13 minuti Il signor Coombes ne aveva abbastanza della vita! Uscì di casa di pessimo umore, infilò il viottolo del gazometro per evitare la città, e per il ponte di legno che attraversa il canale di Starling, s'inoltrò nella pineta, solo, lontano dai rumori, lontano dagli sguardi umani. — Così non la può durare! – esclamò, e giù una filza di bestemmie. Il signor Coombes era un omino pallido, pallido, con occhi e baffi nerissimi, portava un solino sfilacciato e stretto, un logoro soprabito guernito di astrakan, ed un vecchio paio di guanti lucidi lucidi colle dita bucate. Egli aveva un aspetto marziale! così almeno diceva sua moglie ne' giorni felici, cioè prima del matrimonio! Ora invece lo chiamava «tisicuzzo» e non era il solo epiteto che giornalmente gli gratificava. Quel giorno la lite era scoppiata, come al solito, in grazia a quella sciocca di Jenny. Jenny era l'amica della signora Coombes, veniva a pranzo ogni domenica senza essere invitata dal padrone di casa, e per di più faceva un baccano indiavolato. Era una ragazzona volgare, dal riso stridente e sempre vestita con colori vivaci e di pessimo gusto. Per colmo d'indiscrezione quella domenica, aveva condotto seco un giovane volgare e chiassone al pari di lei. Durante il pranzo, il signor Coombes era rimasto muto e rigido nel suo abito da festa, e col solino sfilacciato. Era rimasto silenzioso ed ammusonito, mentre la signora Coombes e gli ospiti suoi discorrevano di cose sciocche e scollacciate facendo le più matte risate. Ma appena terminato il pranzo, quando Jenny si pose al pianoforte ed incominciò a cantare a voce spiegata delle canzoni poco decenti, il signor Coombes non potè rimanere più a lungo nel suo silenzio forzato ed incominciò a brontolare a bassa voce. Infatti come avrebbe egli potuto sopportare un tal modo di agire! Cosa avrebbero detto e pensato i vicini, di quel pandemonio e di quelle canzoni! La famiglia Coombes era dunque una famiglia di libertini? Di scostumati? in tal modo non si poteva andare avanti! Bisognava porvi un rimedio! Ed il pover'uomo impallidì, una mano di ferro gli troncò il respiro; e poichè il nuovo ospite si ora impadronito del suo seggiolone favorito, tremante di rabbia e di emozione, si pose a sedere sopra una seggiola accanto alla finestra e con voce rauca e strozzata, esclamò: — Domenica! È domenica oggi! E questo canto non mi garba! Ma Jenny seguitò a cantare, e la signora Coombes che sfogliava dei quaderni di musica ammucchiati sul pianoforte, guardò suo marito con occhi pieni di meraviglia dicendo: — Ebbene? È proibito divertirsi appunto la domenica? — Non vi è alcun male, se vi divertite a modo; ma certe canzonette…. – rispose Coombes. — Che male c'è! – interruppe Jenny, volgendosi di botto sul sedile del pianoforte. Coombes capì che vi era burrasca per aria; ma non volle ritirarsi, anzi aprì il fuoco con maggior forza, come spesso succede alle persone nervose e timide. — Non sciupate quel sedile! – esclamò con forza, – esso non è fatto pei grossi pesi! — Che c'entra il peso? – rimbeccò Jenny indispettita; – voi facevate la critica al mio canto!… seguitate, seguitate! — Ho paura che vogliate sopprimere la musica alla domenica! – esclamò il nuovo ospite sorridendo beffardamente e affondandosi nel seggiolone. — Non date retta a mio marito, Jenny, seguitate a cantare, – disse la signora Coombes. — Avete indovinato, caro signore, – disse ironicamente Coombes; – voglio sopprimere la musica alla domenica. — E si può sapere il perchè? – chiese ancor più ironicamente il nuovo ospite che provava un gran gusto a stuzzicare il prossimo, colla speranza di far nascere una discussione. — Perchè, – principiò a dire Coombes, – perchè voglio che sia così!… Io sono commerciante e debbo pensare alla mia clientela!… — La sua clientela! – interruppe la signora Coombes con disprezzo; – egli non sa dire altro che: «Noi dobbiamo far questo, far quello, per la nostra clientela!» — Se a voi non garba, o non garbava la mia clientela, non dovevate sposarmi! — Strana osservazione! – esclamò Jenny. — Non ho mai visto un uomo simile! Voi avete completamente cambiato carattere dal giorno del nostro matrimonio, prima eravate…. Ma qui Jenny incominciò di nuovo a suonare ed a cantare, ed allora Coombes furibondo urlò più che non disse: — Basta! basta! Non voglio più sentir nè suoni nè canti! — Non fate scandali, – disse il nuovo ospite. — Ma cosa siete voi qui dentro! – urlò Coombes al colmo della collera, – chi ha chiesto il vostro parere? Ed allora cominciarono a gridare tutti e quattro insieme. Il nuovo ospite dichiarò che Jenny era la sua fidanzata, e che egli aveva il dovere di proteggerla. A ciò Coombes replicò che tale linguaggio lo poteva tener fuori, ma non in casa sua; e la signora Coombes saltò su a dire che suo marito avrebbe dovuto vergognarsi d'insultar in tal modo gli ospiti. Il signor Coombes tagliò corto e pregò tutti di andarsene, ma nessuno si mosse. Il povero diavolo dichiarò allora che se ne sarebbe andato egli stesso, e col viso infuocato, le lagrime agli occhi per la rabbia, entrò nel corridoio, infilò il paletò, afferrò il cappello, e mentre Jenny picchiava sul pianoforte e cantava a squarciagola sbattè la porta con tale forza da far tremare le fondamenta ed uscì nella strada deserta per calmare l'animo in tempesta. Voi capite or dunque, perchè egli era disgustato della vita. Percorrendo il sentiero umido sotto gli abeti (era la fine di ottobre) il disgraziato attraversò il fosso pieno di rami e di foglie secche, pensando alla malinconica storia del suo matrimonio, una storia breve e comune! Egli vedeva chiaramente che sua moglie l'aveva sposato per togliersi alla vita del laboratorio; ma che proprio l'amore non vi era entrato per nulla. E questa donna, come tutte quelle della sua condizione, era troppo ignorante per capire quali fossero il suoi doveri e per aiutare il marito negli affari; era una natura avida di piaceri, chiacchierona, tutto amore per la società, irritata di veder sempre intorno a sè la mancanza di agiatezza; ed il mal umore del marito le stirava i nervi. Al primo tentativo di ridurre quella donna essa si era ribellata energicamente ed aveva incominciato la sua solita litania di epiteti e di rimproveri ingiusti. Coombes era un gran brav'uomo, inoffensivo, abituato a rimaner nel suo cantuccio, e così poco disposto a rimbeccare, che si sentiva subito preso da una grande prostrazione e ingoiava…. Poi arrivava Jenny, mefistofele in gonnella, cronaca vivente del vicinato che chiedeva sempre al signor Coombcs d'andare al teatro, di qua, di là, dappertutto, dove poteva incontrare cugini, parenti; pareva prender gusto nel divorare il danaro del poveretto, a gettargli in viso delle insolenze, e a metter sottosopra la sua sistematica esistenza. Non era la prima volta che il signor Coombes scappava da casa sua cogli occhi fuor del capo, infuriato e spaventato, gridando, bestemmiando che era giunta la fine di quella vitaccia! Mai però era stato così stanco della sua esistenza come questa volta, forse la digestione ed il cupo colore del cielo entravano per qualche cosa nella sua disperazione. Egli presentiva, come conseguenza del suo matrimonio, la rovina del suo commercio, il fallimento ed allora…. Allora sua moglie avrebbe recitato il «mea culpa» ma troppo tardi! Egli non era altro che un piccolo bottegaio, con un meschino capitale tutto impiegato nel commercio, e se sua moglie non cacciava via dal capo tutte le fisime e i capricci, egli correva il rischio di ridursi alla miseria. Non poteva permettersi il lusso del divorzio, era al disopra de' suoi mezzi, così bisognava intisichire accanto a quella donna, che lo dileggiava senza pietà. La cosa volgeva al tragico. I muratori bastonano le loro mogli, gli arciduchi non fanno di meglio, ma al piccolo impiegato, al meschino bottegaio non rimane che segarsi la gola! Non vi è dunque da far meraviglia, se il signor Coombes per un minuto abbia sentito infiltrarsi nel cervello questi cupi pensieri, ventilando la questione fra il rasoio ed il revolver, colla relativa lettera sentimentale al questore per chiedere perdono. Dopo un po' il furore fece posto ai pensieri malinconici. Pensare che egli aveva preso moglie con quel so- prabito, con quell'abito! Rifece la sua storia fino al gior- no in cui si era innamorato, quando gli era venuto in mente di ammogliarsi, l'economia a cui si era assogget- tato per effettuare il suo sogno. E poi a che cosa era riu- scito? Non vi era dunque lassù il buon Dio? E qui le idee di morte fecero ancora ressa nel suo cervello. Pensò al canale, che aveva attraversato, e gli parve di potervisi gettare a capo fitto e finirla così una buona volta; ma, mentre progettava d'annegarsi, ecco che gli cadde sott'occhio un fungo; lo fissò macchinalmente a tutta prima, poi riflette e si chinò per coglierlo, scambiandolo per una borsa di pelle, s'accorse che era la capocchia rossiccia d'un fungo, lucida, bavosa, d'un odore acre. La fatalità aveva fatto nascere sul suo sentiero funghi rossi di ogni grandezza ovunque posava lo sguardo, di qua, di là, dappertutto funghi rossi! L'idea, del veleno gli balenò nella mente. Ne staccò un pezzo. La polpa era biancastra, ma non tardò a cambiarsi in giallo verdognolo. Per meglio persuadersi ne staccò due altri pezzi, ma anch'essi fecero lo stesso cambiamento, erano dunque velenosi; suo padre glie ne aveva spesso parlato, dipingendoli pieni di veleno potente. — Non bisogna mai rimandare al domani una decisione, presa oggi, – pensò tra sè il signor Coombes. – Egli ne assaggiò un piccolo pezzettino, quasi un briciolo. Il gusto era così acre, che fu lì lì per sputarlo, ma si trattenne, egli sentì una sensazione di calore, poi la bocca impastata come se avesse mangiato della senape. Ma il gusto in fondo non era cattivo; ne mangiò un altro pezzo, no, non era cattivo; egli voleva finirla, e inghiottì un altro pezzo ancora. Subito sentì delle punture nelle dita, il polso si mise a battere forte forte, ed incominciarono a ronzargli le orecchie. — Proverò a mangiarne ancora, – mormorò il signor Coombes, si guardò attorno, volle muoversi; ma le gambe mal lo reggevano. Fece uno sforzo per raggiungere un altro bel fungo rosso. — Bello! bello! – borbottò stupidamente, – bisogna che lo mangi. Fece un passo avanti, barcollò e cadde lungo e disteso col naso contro terra e svenne. Ritornò in sè poco dopo e si rialzò. Il cappello era andato a finire nel fosso. Dapprima i suoi pensieri lentamente si muovevano confusi, intralciati: poco a poco si schiarirono ed una gran gioia gli invase il cuore. Si sentì leggero, gaio; aveva la gola in fuoco; ma il cuore giocondo, scoppiò dal ridere. Era pazzo? neppure lui ce lo avrebbe potuto dire! La memoria gli ritornò, ma non potè ben precisare le sue idee. Si ricordava che egli aveva avuto dei dispiaceri a casa sua, perchè gli altri volevano divertirsi. Ma sì! costoro avevano ragione; ma bisogna farsi del buon sangue quaggiù! Ma egli ritornerebbe a casa, farebbe la pace, e perchè non porterebbe con sè uno di quei funghi per farli assaggiare? Che stupido! Egli si era mostrato sempre imbronciato, brontolone, ah! ne farebbe ammenda! Sarebbe assai comico il rivoltare le maniche del soprabito e infilare un ramo di ginestra dorata nella tasca del panciotto? Sì, egli vi entrerebbe così, e cantando, passerebbe una lieta serata. Dopo la partenza del signor Coombes, Jenny cessò di suonare il pianoforte: — Oh! che scene per una sciocchezza! Oh! signor Clarence, che pazienza mi ci è voluta! Il signor Clarence era il nuovo ospite. — È un po' vivace, – rispose sentenziosamente l'interpellato. — Egli non ha il minimo sentimento della sua posizione; ecco ciò che mi affligge; il suo mondo è quel buco oscuro della sua bottega, – sospirò la signora Coombes. – Se domando qualche cosa per essere vestita decentemente, se oltrepasso le spese fissate per la casa, eccolo alle cattive parole. «Fate economia», grida di giorno e dice sognando alla notte! Una volta gli saltò il capriccio di farci mangiare della margarina, già non sono così matta da fargli vedere i conti. — Avete ragione, – approvò Jenny. — Quando un uomo ama una donna, – continuò il signor Clarence sdraiato nel suo seggiolone, – deve essere pronto a fare dei sacrifici. In quanto a me non prenderò moglie (e fissava Jenny) finchè non potrò fare le cose a modo; sarà egoismo; ma l'uomo non ha il diritto di trascinare una donna nella miseria! — Non sono del vostro parere, – disse Jenny, – una moglie può benissimo venire in aiuto del marito purchè questi non la scambi per una serva. — Sono stata una stupida a sposare quest'uomo; – ribattè la signora Coombes, – figuratevi, che se non c'era mio padre, non avremmo neanche avuto la vettura il giorno delle nozze! — Ma come mai si è piegato a far questa spesa? – domandò il signor Clarence. — Ma…. È stato un vero miracolo! Oh! certo non avrebbe mai preso una serva per aiutarmi una volta alla settimana! Mi mette sempre i suoi conti sotto al naso: teme sempre di non arrivare alla fine dell'anno: ma io glie ne dico di cotte e di crude! Non dovevate sposare una donna come me; per voi, vi ci voleva una schiava. E la signora Coombes, sospirando e invocando il cielo, incominciò a preparare il tè, mentre Jenny si pose a sedere sul bracciale del seggiolone nel quale tranquillamente fumava il signor Clarence. Dopo un po' di tempo parve loro sentire un rumore di passi. — È mio marito! se n'è andato furioso come un leone e torna quieto come un agnello, – esclamò la signora Coombes. S'udì sbattere una sedia in terra, poi un rumore di passi, e finalmente apparve sull'uscio il signor Coombes. Era completamente sfigurato, il colletto della camicia penzolante, il cappello coperto di funghi; l'abito al rovescio; ed un ramo di ginestra al panciotto. Ma ciò era nulla, in confronto della sua fisonomia: aveva gli occhi smisuratamente allargati e le labbra azzurrognole atteggiate in una smorfia lugubre. — Oh!? dell'allegria qui? – fece il signor Coombes. E spiccando un salto salutò, facendo un profondo inchino. La signora Coombes diè un urlo, il signor Clarence rimase pietrificato. — È ubbriaco?! – esclamò Jenny. – Ma gli ubbriachi non hanno una faccia simile, nè simili occhi! Coombes offrì al signor Clarence una manciata di funghi, dicendogli: «Assaggiate e poi vedrete!» Ma vedendo la faccia stupita del nuovo ospite d'un lampo passò dalla gioia più franca al furore più minaccioso. Parve ricordarsi di ciò che era avvenuto e con voce tonante gridò: — Sono il padrone qui dentro, mangiate! – e gli mise i funghi sotto al viso. Clarence ebbe paura, si alzò di botto e si trincerò dietro il seggiolone, ma il signor Coombes più svelto di lui gli si avventò addosso mentre Jenny d'un balzo fu sull'uscio seguita dalla signora Coombes. Clarence tentò allora di svincolarsi, ma invano perchè l'altro lo teneva abbracciato stretto stretto, cercando con una mano di cacciargli i funghi in bocca. Lottarono così per qualche minuto, finalmente Clarence con uno sforzo supremo si svincolò, die' uno spintone al suo avversario, fuggì nel corridoio, e si rifugiò in cucina urlando: — Chiudetelo dentro! Chiudetelo dentro! Tutta tremante, la signora Coombes scappò in camera sua, rinchiudendovisi a chiave, mentre Jenny si nascondeva in bottega. Allora il nuovo apostolo dell'allegria corse nel corridoio sempre coi suoi funghi. Dopo avere alquanto titubato sulla direzione da prendere si decise per la cucina. Clarence che non era riuscito a dare un giro di chiave, scappò nella dispensa. Ora è difficile narrare quanto successe, perchè il signor Clarence è stato molto parco d'informazioni intorno a quest'incidente. Quello che noi sappiamo di certo, è che la collera di Coombes cadde come per incanto; ma a dire il vero vi erano proprio sul tavolo, certi coltellacci che persuasero forse il Clarence a fare quanto l'altro voleva onde evitare un ripiglio di furore che poteva condurre ad una tragedia. Ed infatti egli fu obbligato e svestisi, fu conciato coi funghi nei capelli e nella faccia, e poi cacciato fuori in quello stato dalla porticina nel giardino. Manco a dirlo, la signora Coombes e Jenny non si erano mosse dal loro rispettivo asilo, e tremanti aspettavano forse il loro turno; ma Coombes soddisfatto e calmo ritornò in cucina, dove, quantunque buon cristiano, bevette cinque bottiglie di quella birra forte, che la moglie aveva, col pretesto che erano necessarie alla sua salute, fatto venire per sè sola. Quindi ruppe il collo delle bottiglie, fece volare per aria parecchi piatti, cantò alcune romanze allegre, si tagliò un dito con un pezzo di bottiglia…. e questo fu il solo sangue versato…. poi cadde lungo disteso in terra e si addormentò d'un sonno profondo e riparatore. *** Cinque anni dopo, appunto di domenica, in un bel pomeriggio di ottobre, il signor Coombes passeggiava nella pineta al di là del canale. Era sempre l'uomo che abbiamo dipinto al principio di questa storia, pallido pallido, con occhi e baffi nerissimi, ma aveva un solino nuovo ed il soprabito col bavero di velluto, ed i guanti erano quasi nuovi. Una certa fierezza nelle movenze dimostrava un uomo contento di sè: aveva fatto affari, aveva allora tre impiegati! Gli camminava a fianco un suo fratello Tommaso giunto da poco dall'Australia: parlavano d'affari e il signor Coombes faceva la sua esposizione finanziaria. — Oh! ci sono risorse nel commercio, – diceva Tommaso, – e tu sei ben fortunato di avere una donna che ti aiuta! — Ma non è sempre stato così: oh! le donne sono delle strane creature! Mia moglie una volta era stravagante ed io troppo compiacente, ella credeva di poter fare la gran dama. La mia casa era un albergo. C'era sempre un'amica, il cavalier servente dell'amica, e poi alla domenica baraonda completa: il mio povero commercio andava a rotta di collo e mia moglie faceva l'occhiolino ai giovanotti. Predicavo, ma inutilmente, finalmente le cose giunsero all'estremo: ella mi credeva un buon diavolo, incapace di andare in collera. Vedi, le donne come la mia non rispettano il marito se non quando ne hanno paura. Un giorno viene a casa la sua amica Jenny, il fidanzato l'accompagnava. Scoppiò una questione ed io, per l'amor della pace, via pei campi! Venni qui ruminando ciò che dovevo fare. Ritornai a casa e maltrattai i miei convitati, bastonai mia moglie, feci tutti i diavoli, ruppi quanto mi veniva in mano: cantai, gridai, insomma un finimondo! Mia moglie scappò in camera e rimase là rintanata. L'indomani le dissi: avete visto come sono quando vado sulle furie? Vi ho dato una lezione! — E da quel giorno sei sempre stato felice? – domandò Tommaso. — Sempre! ma se non facevo la sfuriata sarei ora un povero diavolo rovinato da capo a piedi, avrei avuto tutta la famiglia di mia moglie contro di me, invece ora mi fanno il viso dolce e tutto va benone! I due fratelli fecero un pezzo di strada in silenzio. — Le donne sono delle strane creature, – osservò Tommaso. – Sono velenose ed inutili, – continuò a dire osservandolo. — Velenose sì, ma inutili forse no! – rispose Coombes. E questo fu tutto il ringraziamento, che ebbero i funghi!… E pensare che erano stati proprio i funghi che l'avevano reso capace di un'azione decisiva, tale da cambiare tutta la sua esistenza. Fine. Troverai tanti altri racconti da leggere nella Mediateca di Pagina Tre (clicca qui!) Scopri sul sito Internet di Liber Liber ciò che stiamo realizzando: migliaia di ebook gratuiti in edizione integrale, audiolibri, brani musicali con licenza libera, video e tanto altro: https://liberliber.it/. Se questo libro ti è piaciuto, aiutaci a realizzarne altri. Fai una donazione: https://liberliber.it/aiuta/. LIBRO PARLATO: VOCE: Fiorenza Auriemma DATA: 03/10/2025 QUESTO E-BOOK: TITOLO: Funghi rossi AUTORE: Wells, Herbert George DIRITTI D'AUTORE: no LICENZA: questo testo è distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: https://liberliber.it/opere/libri/licenze/ TRATTO DA: Novelle straordinarie / H. G. Wells ; [illustrazioni di Celso Ondano]. - Milano : Fratelli Treves, 1905. - 211 p., [10] c. di tav. : ill. ; 27 cm. SOGGETTO: FIC029000 FICTION / Brevi Racconti (autori singoli) FIC028040 FICTION / Fantascienza / Brevi Racconti
In questo episodio di "La mia vita spaziale", esploriamo un confronto affascinante tra Lev Tolstoj e Federico Faggin, due giganti del pensiero separati da più di un secolo. Scopriamo come entrambi, pur provenendo da mondi apparentemente opposti, giungano alla straordinaria conclusione che la coscienza è l'unica vera realtà. Cosa hanno in comune un conte russo dell'800 e l'inventore del microprocessore?Affronteremo tematiche come:• La crisi esistenziale di Tolstoj e Faggin e come entrambi abbiano cercato il senso della vita.• L'idea che "la vita è un'illusione della coscienza" e come questa si manifesti in modi diversi nei loro scritti.• La morte come illusione e la scoperta di una coscienza eterna.• L'importanza dell'amore e della comprensione della nostra vera natura come chiave per una vita significativa.Personalmente, credo che questo dialogo tra filosofia e scienza possa cambiare il nostro approccio alla vita. Ti invito ad ascoltare e riflettere su queste idee.
La coscienza è solo un prodotto del cervello? Scopri perché Faggin crede che sia il principio creativo dell'universoIn questo episodio di "La mia vita spaziale", esploro la rivoluzionaria teoria QIP (Quantum Information-based Panpsychism) di Federico Faggin, un pensiero audace che sostiene che la coscienza non è solo un epifenomeno, ma il principio fondamentale dell'universo.Discuterò:• Come la teoria QIP ridefinisce la coscienza come architetto della realtà quantistica.• L'idea che ogni particella dell'universo custodisca un frammento di esperienza soggettiva, creando una vera "democrazia cosmica".• Le Unità di Coscienza (UC) come creatori attivi di nuove prospettive, capaci di trasformare l'informazione quantistica in vita pulsante.Riflettendo su tutto ciò, mi sorprende come ogni nostra decisione possa rispecchiare questa danza infinita tra informazione quantistica e libero arbitrio, rendendo ogni istante un atto creativo cosmico.Ti invito a condividere le tue riflessioni su questa affascinante teoria.Timestamps:00:00:00 Introduzione01:00:00 Approfondimento sulla teoria QIP01:01:00 Riflessioni su coscienza e libero arbitrio01:02:00 Conclusioni finali
Esplora con me il confine tra coscienza umana e intelligenza artificiale attraverso il pensiero provocatorio di Federico Faggin. In questo episodio, analizziamo come la libertà umana si manifesti in un cosmo quantistico e perché il libero arbitrio non sia solo un'illusione.Parleremo di:• L'indeterminismo della fisica quantistica e il suo impatto sul libero arbitrio.• La critica di Faggin al materialismo e l'idea che la coscienza non sia un epifenomeno.• La non-località quantistica e come gli eventi siano interconnessi al di là dello spazio-tempo.• Le implicazioni etiche di essere co-creatori della nostra realtà attraverso la coscienza.Rifletto su come ogni nostra decisione non sia solo un atto individuale, ma un contributo alla creazione dell'universo stesso.Non perdere l'occasione di esplorare questi temi affascinanti! Ascolta, commenta e condividi le tue riflessioni!00:00:00 - Introduzione01:00:00 - Cos'è il libero arbitrio?01:02:00 - Materialismo e coscienza01:06:00 - Non-località quantistica01:10:00 - Creazione della realtà01:15:00 - Conclusione
In questo episodio, esploriamo il libro "Irriducibile" di Federico Faggin, un pioniere dell'informatica, mentre affrontiamo il complesso tema della coscienza umana e il suo rapporto con l'intelligenza artificiale.Discutiamo domande chiave come:• Come la nostra natura cosciente influisce sulle nostre azioni?• Qual è la radice del male secondo Faggin, e come si collega alla comunicazione e all'informazione?• In che modo il concetto di entanglement quantistico riflette la nostra interconnessione?Rifletto su come ogni nostro gesto possa essere visto come un atto di auto-rivelazione dell'universo. Ciò che facciamo quotidianamente non è solo un'azione, ma una co-creazione della realtà che abitiamo.Ti invito ad ascoltare e a condividere le tue idee su questo affascinante tema.00:00:00 Eccoci qua carissimi amici di La Mia Vita Spaziale, oggi finalmente commentando il libro Irriducibile.00:01:00 Noi facciamo come le seity per la semplice ragione che siamo seity.00:03:00 Il male emerge qui non come forza metafisica, ma come tragico fraintendimento ontologico.00:07:00 Il Tao Te Ching inizia con questo verso: 'Il tao che può essere detto / non è l'eterno Tao.'00:11:00 Faggin svela qui l'illusione di un'informazione autosufficiente.00:15:00 L'entanglement diventa qui metafora cosmica dell'interconnessione fondamentale.
Incontrare qualcuno dopo molto tempo è sempre un momento speciale, e la lingua italiana offre una ricca varietà di espressioni per rendere questi ritrovi ancora più calorosi e autentici. Per gli studenti stranieri che studiano l'italiano, padroneggiare queste formule di saluto significa non solo comunicare efficacemente, ma anche dimostrare una comprensione profonda della cultura italiana e delle sue sfumature sociali. "Chi si rivede!" ed Espressioni Simili Espressioni Classiche e Universali Le espressioni più comuni e versatili sono quelle che possono essere utilizzate in qualsiasi contesto sociale. "Quanto tempo!" rappresenta l'esclamazione più immediata e naturale, perfetta sia per amici che per conoscenti. È un'espressione che trasmette sorpresa genuina e piacere nel rivedere la persona. "Ma guarda chi si vede!" aggiunge una sfumatura di allegria e stupore, mentre "Che bella sorpresa!" sottolinea il carattere inaspettato e gradito dell'incontro. Queste frasi funzionano perfettamente sia quando si incontra qualcuno casualmente per strada, sia durante eventi programmati dove non ci si aspettava di vedere quella particolare persona. "Non ci credo!" esprime incredulità mista a gioia, particolarmente efficace quando l'incontro avviene in circostanze molto inaspettate, come incontrare un vecchio compagno di scuola dall'altra parte del mondo. "Ma che bel vedere!" è un'espressione tipicamente italiana che trasmette calore e sincera felicità per il ritrovo. Formule Regionali e Dialettali Italianizzate L'Italia è ricca di varianti regionali che arricchiscono il vocabolario dei saluti. "Mamma mia, chi si rivede!" porta con sé tutto il calore del Sud Italia, mentre "Madonna che sorpresa!" aggiunge un tocco di intensità emotiva tipicamente meridionale, pur rimanendo comprensibile in tutto il paese. Dal Nord arriva "Ostrega, sei proprio tu!", un'esclamazione che conserva l'eco del dialetto veneto ma che si è diffusa in tutta Italia grazie alla sua espressività. "Ma dai, proprio tu!" rappresenta una versione più neutra ma ugualmente efficace per esprimere stupore positivo. Un'espressione particolarmente affettuosa è "Guarda che faccia conosciuta!", che crea immediatamente un'atmosfera di familiarità e calore. "Ma dove ti eri cacciato/a?" introduce una nota scherzosa e complice, perfetta tra amici che non si vedono da molto tempo. Espressioni per Contesti Formali e Professionali Nel mondo professionale e in situazioni più formali, le espressioni si fanno più eleganti e misurate. "È davvero un piacere rivederla dopo tanto tempo" mantiene la giusta distanza formale pur esprimendo sincero apprezzamento per il ritrovo. "Che bella coincidenza incontrarla qui" è perfetta per situazioni professionali o quando si incontra qualcuno di rango superiore o con cui si aveva un rapporto di rispetto formale. "Non la vedevo da una vita" rappresenta un compromesso elegante tra formalità e calore umano. Per situazioni particolarmente formali, "È passato davvero molto tempo dall'ultimo nostro incontro" offre una formula rispettosa e neutra, mentre "Che piacevole sorpresa ritrovarla" aggiunge una nota di gentilezza senza eccedere nella familiarità. Espressioni Scherzose e Complici Tra amici intimi e in situazioni informali, gli italiani amano utilizzare espressioni più giocose e spiritose. "Guarda chi torna dal mondo dei vivi!" è perfetta quando qualcuno era letteralmente scomparso dalla circolazione per molto tempo, magari per impegni di lavoro o trasferimenti. "Fantasma! Ti davamo per disperso!" aggiunge una nota teatrale e scherzosa, ideale per prendere bonariamente in giro chi aveva smesso di farsi sentire. "Ma dove eri finito/a, su Marte?" introduce un elemento di simpatica esagerazione che caratterizza spesso l'humor italiano. "Pensavo fossi evaporato/a!" è un'espressione particolarmente creativa che gioca sull'idea di scomparsa improvvisa, mentre "Sei risorto dalle ceneri!
La realtà che osserviamo è già scritta nel cosmo, o la creiamo noi con ogni sguardo? In questo straordinario episodio de "La mia vita spaziale" esploriamo le tesi rivoluzionarie di Federico Faggin nel suo libro "Irriducibile", un'opera che sta scuotendo le fondamenta del pensiero scientifico contemporaneo.Chi è Federico Faggin? Non solo l'inventore del microprocessore e pioniere della Silicon Valley, ma un pensatore che ha osato sfidare il riduzionismo dominante. Dopo aver contribuito a creare il mondo digitale, Faggin ora ci costringe a ripensare il rapporto tra coscienza e realtà.In questo episodio scoprirai:• Perché la fisica quantistica suggerisce che "la misurazione non rivela ma letteralmente partorisce la realtà"• Come la famosa citazione di Mozart "la musica non è nelle note, ma tra le note" illumina il mistero della coscienza• Perché Einstein sosteneva che descrivere una sinfonia di Beethoven come "variazioni di pressione delle onde" non avrebbe senso• La rivoluzione copernicana al contrario: non è la coscienza che ruota attorno alla materia, ma la materia che emerge dalla coscienzaLa mia riflessione: "Questo libro mi ha costretto a riconsiderare profondamente il rapporto tra tecnologia e umanità. La visione di Faggin è tanto più potente perché viene da chi ha contribuito a creare il mondo digitale che oggi mette in discussione."Cosa rende davvero "irriducibile" l'esperienza umana nell'era dell'intelligenza artificiale? Condividi nei commenti la tua visione e iscriviti per non perdere i prossimi episodi che esplorano i confini tra scienza, filosofia e coscienza!⏰ Timestamp principali:00:00 Introduzione: La realtà dipende dall'osservazione?02:30 Federico Faggin e il libro "Irriducibile"04:00 La natura probabilistica della realtà quantistica08:00 Critica al riduzionismo: la mappa non è il territorio12:00 Einstein e Beethoven: descrivere vs comprendere16:00 Mozart e il significato "tra le note"20:00 La coscienza come principio creativo primordiale
Stai ancora usando l'intelligenza artificiale come se fosse un word processor del 1995? È tempo di cambiare approccio radicalmente. In questo episodio de "La mia vita spaziale" scoprirai come trasformare i tuoi prompt da semplici comandi a sistemi intelligenti che evolvono, apprendono e ti sorprendono ogni volta che li usi.Non parliamo di teoria futuristica, ma di una metodologia concreta che puoi implementare subito per rivoluzionare il tuo rapporto con l'AI e moltiplicare la qualità dei risultati che ottieni nel tuo lavoro quotidiano.Il problema che risolveremo: la maggior parte dei professionisti utilizza l'AI come "una macchina che esegue comandi" invece di sfruttarne il vero potenziale evolutivo. Continuiamo a pensare in termini industriali quando dovremmo pensare in termini organici.Strategie e strumenti che scoprirai:• Come creare template di prompt auto-adattanti usando Notion AI• La metodologia dei "tre livelli" per trasformare richieste generiche in dialoghi intelligenti• Sistemi di memoria distribuita che migliorano ogni interazione• L'approccio dell'"inefficienza creativa" per risultati inaspettatiCasi d'uso concreti per:• Professionisti della comunicazione: prompt che evolvono in base al pubblico target• Consulenti e manager: sistemi di analisi che si affinano con ogni progetto• Creativi e marketer: template che generano variazioni sempre più sofisticate• Formatori ed educatori: prompt che si adattano al livello di comprensioneCome sottolineo nell'episodio: "Un template che produce sempre lo stesso risultato ottimale è morto. L'intelligenza che non ci stupisce non è davvero intelligenza, è solo automazione travestita da innovazione."Scoprirai la differenza fondamentale tra pensare l'AI come "strumento da comandare" versus "partner intellettuale con cui co-creare". Questo cambio di paradigma antropologico - da padroni di strumenti a partner di intelligenze - sta trasformando il modo stesso di concepire il lavoro intellettuale.Demonstration pratica: vedrai in azione il sistema che uso quotidianamente con Notion AI per trasformare una semplice richiesta di viaggio in un prompt strutturato che genera domande di approfondimento, suggerisce variazioni e produce risultati sempre più raffinati.La sfida non è imparare a dare comandi migliori all'AI, ma imparare a sostenere conversazioni più ricche che evolvono nel tempo. Non si tratta di efficienza, ma di evoluzione. Non di controllo, ma di co-creazione.Quale sarà il primo prompt evolutivo che creerai dopo questo episodio?Timestamp principali:00:00 Il paradosso dei prompt generici: perché meno variamo, meno l'AI è generativa05:15 Decostruire la mentalità industriale nell'uso dell'intelligenza artificiale12:30 La dimostrazione pratica: da richiesta banale a sistema intelligente con Notion AI18:45 Le tre implicazioni rivoluzionarie: best practice obsolete, database viventi, lavoro conversazionale25:10 I tre consigli operativi: progettare per evoluzione, abbracciare l'inefficienza creativa, costruire memoria distribuita
La mente umana è solo un sofisticato algoritmo? Può un computer diventare veramente cosciente? In questo episodio de "La mia vita spaziale" esploriamo le tesi rivoluzionarie di Federico Faggin nel suo libro "Irriducibile", dove il pioniere dell'informatica e inventore del microprocessore svela perché la coscienza non può essere ridotta a puri meccanismi computazionali.Chi è Federico FagginFederico Faggin non è solo l'inventore del microprocessore e pioniere della Silicon Valley: è un pensatore che ha osato sfidare il riduzionismo dominante nella scienza contemporanea. Dal mondo dei chip al mistero della coscienza, il suo percorso intellettuale ci offre una prospettiva unica sul rapporto tra tecnologia e natura umana.Cosa scoprirai in questo episodio• Il mistero dei significati: Perché solo la coscienza può cogliere i significati, mentre i computer elaborano semplicemente simboli vuoti• L'universo come linguaggio vivente: Come la realtà fisica sia una gigantesca biblioteca di informazioni che attende di essere letta da coscienze capaci di decifrarne il senso• La critica al determinismo: Perché le leggi della fisica sono come regole grammaticali - necessarie ma impotenti nel predire la vera creatività• L'illusione dell'IA creativa: Come quello che scambiamo per genio della macchina è solo la proiezione della nostra creatività umana codificata in algoritmiCome dice Faggin: "Noi comprendiamo anche frasi formulate male, perché il significato per noi viene per primo". Questa osservazione apparentemente semplice nasconde una rivoluzione epistemologica che ribalta millenni di pensiero materialista.La riflessione del conduttore"Questo libro mi ha costretto a ripensare radicalmente il rapporto tra tecnologia e umanità. La visione di Faggin è tanto più potente perché viene da chi ha contribuito a creare il mondo digitale che oggi mette in discussione. La sua inversione ontologica - 'prima dei simboli c'è il significato' - ci invita a considerare la coscienza non come prodotto della materia, ma come principio creativo primordiale."Ti sei mai chiesto se ci sia qualcosa di irriducibilmente umano che nessuna tecnologia potrà mai replicare? Ascolta questo episodio e condividi nei commenti la tua esperienza con l'intelligenza artificiale. Cosa distingue veramente la comprensione umana dall'elaborazione delle macchine?Timestamp principali01:00:00 - Introduzione: Federico Faggin e il mistero della coscienza01:01:25 - Simboli e significati: la differenza fondamentale01:02:30 - L'universo come biblioteca vivente di informazioni01:04:20 - La triade di Peirce e i giochi linguistici01:05:35 - L'intuizione umana e l'essenza platonica01:07:00 - Critica al determinismo fisico01:08:45 - Creatività vs meccanismo algoritmico01:11:20 - L'intelligenza artificiale e l'illusione della creatività01:14:45 - La bellezza come qualia della coscienza01:16:30 - Inversione ontologica: significati prima dei simboli01:17:45 - Conclusioni: verso una cosmologia semanticaParole chiave: coscienza, intelligenza artificiale, filosofia della mente
Stai usando l'intelligenza artificiale come un semplice scanner di documenti? È tempo di scoprire il vero potenziale nascosto dell'AI per trasformare radicalmente il tuo modo di lavorare e prendere decisioni strategiche.In questo episodio de "La mia vita spaziale" rivelo l'errore che il 99% dei professionisti commette quotidianamente con l'AI: l'approccio sequenziale che limita drasticamente le capacità di analisi e scoperta. Scoprirai come passare da un'intelligenza artificiale che conferma a una che rivela connessioni nascoste e insight rivoluzionari.Strategie concrete che scoprirai:• L'approccio multisource: come analizzare simultaneamente report finanziari, feedback clienti e trend di mercato per rivelare correlazioni invisibili• Il metodo delle interferenze: la tecnica fisica applicata all'AI per generare pattern completamente nuovi dai tuoi dati• Notebook LM mastery: creare ecosistemi di documenti per scoperte che nessun singolo file potrebbe rivelare• Prompt engineering avanzato: le domande che trasformano l'AI da strumento di conferma a partner di scoperta• Iterazione esplorativa: come usare le intuizioni dell'AI per guidare l'analisi successivaSettori e applicazioni pratiche:• Retail e commercio: correlazioni tra cali di fatturato e feedback clienti per decisioni immediate• Consulenza strategica: analisi multidimensionale per presentazioni che stupiscono i clienti• Marketing e comunicazione: insight trasversali per campagne più efficaci• Gestione aziendale: connessioni tra dati quantitativi e percezioni qualitative"La vera rivoluzione dell'intelligenza artificiale non è farci lavorare più velocemente, è farci lavorare in modo più connesso. L'intelligenza emerge dall'interferenza, non dalla frammentazione."Questa nuova mentalità ti permetterà di trasformare l'AI da semplice assistente a vero partner strategico. Non cercare più conferme: inizia a scoprire quello che non sapevi di non sapere.La sfida che ti lancio: per una settimana, non caricare mai un singolo documento sull'AI. Trova sempre almeno due prospettive diverse e osserva come cambia il tuo modo di pensare quando smetti di cercare conferme.Timestamp principali:00:00 L'errore che limita l'AI: l'approccio sequenziale02:45 Perché l'intelligenza emerge dall'interferenza05:15 Esempi pratici con Notebook LM e Claude07:30 Dal pensiero industriale all'intelligenza relazionale09:30 I tre principi per un uso rivoluzionario dell'AI12:00 Gestire contraddizioni e incompletezza come opportunità14:30 La sfida pratica: mai più un documento alla volta
Stai vivendo in un film già girato credendo di essere il regista, o sei davvero il co-creatore attivo della tua realtà? In questo episodio de "La mia vita spaziale" esploro una delle questioni più profonde dell'esistenza umana attraverso il pensiero rivoluzionario di Federico Fagini e il suo libro "Irriducibile".Non è filosofia astratta: è una riflessione che può trasformare completamente il modo in cui percepisci il tuo ruolo nel mondo, il valore delle tue decisioni e il significato della tua esistenza professionale e personale.La grande sfida al determinismo scientificoMolti scienziati oggi sostengono che il tempo sia un'illusione, che tutto sia già scritto nelle leggi della natura. Ma se fosse così, cosa rimarrebbe della nostra esperienza di libertà? Come possiamo conciliare la fisica moderna con la nostra innegabile capacità di creare significato?Perché la tua coscienza è irriducibileFagini propone una visione rivoluzionaria: non siamo spettatori passivi di un universo meccanico, ma co-creatori attivi di una realtà in continua espansione. La coscienza non è un sottoprodotto della materia, ma il motore stesso dell'evoluzione cosmica."La coscienza ha senso solo se appartiene a osservatori che desiderano aumentare la loro conoscenza" - una frase che ribalta completamente la visione materialista del mondo.Cosa significa per la tua vita quotidianaQuesta prospettiva trasforma ogni nostro pensiero, emozione e decisione in un atto cosmico di creatività. Non sei un ingranaggio in una macchina deterministica, ma uno strumento raffinato attraverso cui l'universo esplora le sue infinite possibilità.L'intelligenza artificiale e il problema del significatoAnalizzo anche perché i grandi modelli linguistici come GPT, per quanto sofisticati, non potranno mai essere davvero coscienti: "Il significato non nasce da una probabilità statistica, ma nasce dall'ordine dei significati" - una distinzione fondamentale che separa l'intelligenza umana da quella artificiale.Una visione dell'esistenza che ispiraL'universo, secondo questa prospettiva, è "un progetto collaborativo di autoscoperta infinita" dove ogni essere cosciente contribuisce attivamente alla creazione della realtà. È una visione che restituisce dignità e scopo all'esistenza umana in un'epoca dominata dal riduzionismo scientifico.00:00 Introduzione: il tempo come illusione02:30 La critica all'eternalismo e al block universe06:45 Perché la coscienza individuale è irriducibile12:15 Il confronto con l'idealismo hegeliano18:20 Organismi viventi come veicoli di scoperta25:40 La differenza tra informazione quantitativa e qualitativa32:10 Perché l'AI non può essere davvero cosciente38:50 Ogni coscienza come co-creatrice della realtàTi invito a riflettere: se ogni tua decisione è un atto di creatività cosmica, come cambia il modo in cui affronti le sfide quotidiane? Condividi la tua prospettiva nei commenti.
In questo episodio ti parlo di un esperimento psicologico che mi ha sorpresa.E ti spiego perché, secondo me, riguarda da vicino anche la nostra vita da genitore.Perché a volte siamo così concentrati su ciò che non va, da non accorgerci di tutto ciò che di meraviglioso ci sta già accadendo.Se ti senti stanca, sopraffatta o intrappolata in un loop di negatività e fatica, questo episodio potrebbe essere il primo passo per cambiare prospettiva.Condividerò con te 3 pratiche semplici per riportare alla luce la bellezza, anche nel caos quotidiano.Un episodio breve, ma capace di lasciarti con occhi nuovi.Lascia una recensione e condividiSe il podcast Mamma Superhero ti aiuta, ti fa sentire meno sola e ti fa compagnia nella relazione con tuo figlio, ti chiedo di lasciare una recensione e condividerlo con altri genitori. Questo aiuta il podcast a crescere e mi motiva a continuare a offrire questo servizio gratuito che diffonde il respectful parenting e supporta la genitorialità.*** Seguimi sui socialInstagram: https://www.instagram.com/mammasuperhero/Facebook: https://www.facebook.com/mammasuperhero
Fluent Fiction - Italian: From Fear to Friendship: Enzo's Leap into Innovation Find the full episode transcript, vocabulary words, and more:fluentfiction.com/it/episode/2025-07-04-22-34-01-it Story Transcript:It: Al Milan Tech Expo, l'aria era piena di energia e curiosità.En: At the Milan Tech Expo, the air was full of energy and curiosity.It: Stand colorati e schermi interattivi attiravano visitatori da ogni parte del mondo.En: Colorful stands and interactive screens attracted visitors from all over the world.It: Enzo, con occhi pieni di meraviglia, camminava tra le innovazioni futuristiche.En: Enzo, his eyes filled with wonder, walked among the futuristic innovations.It: La sua mente era un mix di entusiasmo e paura di non essere all'altezza.En: His mind was a mix of excitement and fear of not being up to the task.It: Vicino al padiglione dei robot, Enzo vide Giulia.En: Near the robotics pavilion, Enzo saw Giulia.It: Lei parlava con passione ad un gruppo di persone, raccontando i suoi progetti di robotica.En: She was passionately talking to a group of people, sharing her robotics projects.It: Enzo sentì il cuore battere di più.En: Enzo felt his heart beat faster.It: "Devo parlare con lei," pensò, ma l'insicurezza lo fermava.En: "I have to talk to her," he thought, but insecurity held him back.It: Luca, sempre una spalla su cui contare, notò l'esitazione di Enzo.En: Luca, always a shoulder to rely on, noticed Enzo's hesitation.It: "Vai, Enzo!En: "Go, Enzo!It: Non avere paura.En: Don't be afraid.It: Sei bravo.En: You're good.It: Hai idee fantastiche!"En: You have fantastic ideas!"It: Incoraggiato, Enzo si avvicinò al gruppo.En: Encouraged, Enzo approached the group.It: Aspettò un momento giusto e poi si fece avanti.En: He waited for the right moment and then stepped forward.It: "Ciao, sono Enzo.En: "Hi, I'm Enzo.It: I tuoi progetti sono incredibili," disse a Giulia con un sorriso nervoso.En: Your projects are incredible," he said to Giulia with a nervous smile.It: Giulia si girò verso di lui.En: Giulia turned to him.It: "Grazie!En: "Thank you!It: Sei anche tu interessato alla robotica?"En: Are you also interested in robotics?"It: chiese con genuino interesse.En: she asked with genuine interest.It: "Assolutamente," rispose Enzo, rivelando la passione nei suoi occhi.En: "Absolutely," Enzo replied, revealing the passion in his eyes.It: "Sto lavorando su un'idea che combina intelligenza artificiale e arte."En: "I'm working on an idea that combines artificial intelligence and art."It: Giulia era affascinata.En: Giulia was fascinated.It: "Raccontami di più," disse, pronta ad ascoltare.En: "Tell me more," she said, ready to listen.It: Enzo parlò del suo progetto.En: Enzo talked about his project.It: Le mani tremavano leggermente, ma la sua voce era ferma.En: His hands trembled slightly, but his voice was steady.It: Spiegò come voleva creare un robot che dipingesse come gli artisti del Rinascimento, ma con uno stile unico.En: He explained how he wanted to create a robot that painted like the Renaissance artists, but with a unique style.It: Giulia lo ascoltava con attenzione, sorrideva.En: Giulia listened intently, smiling.It: "È un'idea fantastica, Enzo!En: "That's a fantastic idea, Enzo!It: Possiamo lavorare insieme su questo?En: Can we work on this together?It: Mi piacerebbe contribuire."En: I'd love to contribute."It: Il cuore di Enzo si riempì di gioia.En: Enzo's heart filled with joy.It: La sua insicurezza iniziava a svanire.En: His insecurity began to fade.It: "Sì, mi piacerebbe molto."En: "Yes, I'd love that."It: Alla fine della discussione, Enzo e Giulia scambiarono i contatti.En: At the end of the discussion, Enzo and Giulia exchanged contact information.It: Si promisero di incontrarsi di nuovo dopo l'expo per iniziare a lavorare insieme.En: They promised to meet again after the expo to start working together.It: Luca osservava soddisfatto da lontano.En: Luca watched satisfied from a distance.It: Mentre uscivano dal padiglione, Enzo si sentiva diverso.En: As they left the pavilion, Enzo felt different.It: Aveva trovato non solo un collaboratore ma anche una nuova amica.En: He had found not just a collaborator but also a new friend.It: Finalmente, si era aperto a nuove opportunità, vincendo la paura che lo bloccava.En: Finally, he had opened up to new opportunities, overcoming the fear that had held him back.It: Luca si avvicinò e disse: "Vedi?En: Luca approached and said, "See?It: È bastato un piccolo passo."En: It just took one small step."It: Enzo sorrise, guardando il vasto cielo estivo di Milano.En: Enzo smiled, looking at the vast summer sky of Milan.It: "Hai ragione, Luca.En: "You're right, Luca.It: Ora so che posso crederci."En: Now I know I can believe in it."It: La fiera continuava a pulsare di vita, e nei cuori di Enzo e Giulia era nata una scintilla di creatività e amicizia, pronta a crescere e a svilupparsi in un futuro brillante.En: The fair continued to pulse with life, and in the hearts of Enzo and Giulia, a spark of creativity and friendship had been born, ready to grow and develop into a bright future. Vocabulary Words:curiosity: la curiositàstands: gli standscreens: gli schermivisitors: i visitatoriwonder: la meravigliainnovations: le innovazioniexcitement: l'entusiasmofear: la paurapavilion: il padiglionepassionately: con passioneinsecurity: l'insicurezzahesitation: l'esitazioneencouraged: incoraggiatoright moment: un momento giustonervous: nervosogenuine: genuinoartificial intelligence: l'intelligenza artificialefascinated: affascinatatrembled: tremavanosteady: fermaRenaissance: il Rinascimentostyle: lo stileintently: con attenzionejoy: la gioiainsecurity: l'insicurezzaexchange: scambiarecontact information: i contattisatisfied: soddisfattocollaborator: il collaboratoreopportunities: le opportunità
Radio Radicale (15/05/25)Vedi la lettera qui
Healthy Busy Life - Cambia la tua vita, un'abitudine alla volta
Quante volte hai sentito nascere dentro di te un obiettivo e ti sei bloccata al primo ostacolo? In questo episodio esploriamo insieme perché il nostro cervello è programmato per vedere prima il rischio che la possibilità – e come puoi allenarlo a guardare oltre la paura per costruire davvero il tuo percorso. Non è questione di forza di volontà: è una questione di allenamento mentale e cambio di prospettiva. In questo episodio ti racconto:✨ Perché il cervello ti blocca di fronte a un obiettivo anche quando lo desideri profondamente;✨ Come trasformare gli ostacoli da muri invalicabili a domande da risolvere;✨ 5 strategie pratiche per maturare un nuovo modo di pensare e affrontare le difficoltà; Se oggi ti senti frenata, sopraffatta o demotivata, questo episodio ti aiuterà a riscoprire la chiarezza e l'energia per muoverti verso ciò che vuoi davvero. Ascoltalo subito!
Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali
Niente! O meglio, noi! Il podcast di Easy Italian e Matteo e Raffaele che chiacchierano in italiano. Oggi puntata dedicata per la maggior parte alla triste notize che ha preso il suo spazio nella storia. Ma non solo, con Matteo e Raffaele passeremo anche in tribunale... Tranquilli, tutto bene, e' solo l'intelligenza artificiale che ha avuto qualche allucinazione. Trascrizione interattiva e Vocab Helper Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership Note dell'episodio Order Aperitivo Like an Italian
Maracanà con Marco Piccari e Stefano Impallomeni. Ospiti: LAzzerini:" Palladino ha delle attenuanti." Galbiati:" Troppe occasioni sprecate da Palladino vedi Monza."
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A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premere il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno -+ Dal Vangelo secondo Marco +In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».Parola del Signore.
Puntata a cura di Untimoteo. Alla base del successo di uno dei franchise più importanti dell'ultimo quindicennio - quello multimediale di The Walking Dead - non c'è solo una felice intuizione narrativa assieme ad un'abile strategia commerciale. Ci sono un autore appassionato, due solidi disegnatori - e una piccola bugia. Dove non si è mai potuta spingere la serie tv - conclusasi dopo molti anni tra alti e bassi - lì sono arrivate le 193 puntate del fumetto originale. Creando, come vi raccontiamo in questa puntata del podcast, alcune delle immagini più dure e iconiche della storia dei comics. “Fumetto” è il formato del podcast di Mondoserie dedicato al mondo dei fumetti. Dai grandi classici alle opere più recenti. Italiani, orientali, occidentali.Vedi lo SPECIALE THE WALKING DEAD: https://www.mondoserie.it/speciale-the-walking-dead/ Leggi l'articolo sulla serie ammiraglia: https://www.mondoserie.it/the-walking-dead/ Parte del progetto: https://www.mondoserie.it/ Iscriviti al podcast sulla tua piattaforma preferita o su: https://www.spreaker.com/show/mondoserie-podcast Collegati a MONDOSERIE sui social:https://www.facebook.com/mondoseriehttps://www.instagram.com/mondoserie.it/ https://twitter.com/mondoserie_it https://www.linkedin.com/in/mondoserie/
Dirigenza del Milan al lavoro per rinnovare lo zoccolo duro della squadra da Maignan a Reijnders passando per Gabbia e, soprattutto, Theo Hernandez.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: L'annunciazione a Maria21 Intanto la folla fuori del santuario stava aspettando che tornasse Zaccaria, e si domandava come mai impiegasse tanto tempo. 22 Quando finalmente egli uscì, non riuscendo più a parlare, si accorsero dai suoi gesti che doveva avere avuto una visione.23 Zaccaria rimase nel tempio i giorni necessari per completare il suo servizio, poi tornò a casa. 24 Poco dopo Elisabetta, sua moglie, rimase incinta e se ne restò appartata per cinque mesi.25 «Comʼè stato grande il Signore a togliermi il disonore di non avere figli!» esultava Elisabetta.Il bambino promesso26 Quando Elisabetta fu al sesto mese, Dio mandò lʼangelo Gabriele a Nazaret, un villaggio della Galilea, 27 ad una vergine, Maria, fidanzata ad un certo Giuseppe, discendente del re Davide.28 Gabriele le apparve e disse: «Ti saluto, Maria! Il Signore è con te. Egli ti ha colmato di grazia».29 Confusa e turbata, Maria cercava di capire che cosa volesse intendere lʼangelo.30 «Non aver paura, Maria!» le disse lʼangelo, «perché Dio ha deciso di benedirti in modo meraviglioso! 31 Fra poco sarai incinta e avrai un figlio maschio, che chiamerai Gesù. 32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dellʼAltissimo. Il Signore Dio gli darà il trono del suo antenato Davide. 33 Ed egli regnerà su Israele per sempre; il suo regno non finirà mai!»34 Maria chiese allʼangelo: «Ma come posso avere un bambino? Sono vergine».35 Lʼangelo rispose: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la forza di Dio ti coprirà con la sua ombra, perciò il tuo bimbo sarà assolutamente santo, il Figlio di Dio. 36 Non è tutto. Sei mesi fa, tua cugina Elisabetta, che chiamavano “la sterile”, è rimasta incinta nonostante lʼetà. 37 Vedi, ogni promessa di Dio si avvera sicuramente!»38 Maria disse: «Io sono lʼancella del Signore, avvenga di me secondo quello che hai detto». Allora lʼangelo se ne andò.Support the Show.Support the Show.
Prije nego je postao osnivač tvrtke Gembox, te kasnije i TestDome, Željko Švedić je postao poznat, čak i legendaran, u krugovima informatičkih natjecanja, kao član Hrvatskog saveza informatičara - HSIN-a, a njegova priča je skoro pa idealan primjer kako iskoristiti svoja znanja i iskustva u određenoj domeni za poduzetničke poduhvate. Radio je u Microsoftu, putovao po SAD-u i svijetu, i probao puno toga - čak i pokrenuti co-living kuću. Uvijek je spreman isprobavati nove stvari te je zadržao optimizam i kombinirao ga s poslovnim znanjima. There is nothing like a dream to create the future.Victor Hugo Tri načina kako slušati podcast Kako slušati podcast u autu koji nema Mp3 player Top lista najslušanijih epizoda
On Indonesia: a country without a Left. Foremost scholar of Indonesian politics and political economy, Vedi Hadiz of the University of Melbourne, joins us to talk through the country's politics in advance of the elections next week. What was the authoritarian order that followed the 1965 anti-communist massacres? How did the Asian financial crisis lead towards democratisation – and how did the old oligarchy manage to retain much of its power? How has Indonesia become "Islamified", and what is "Islamic populism"? How do class and ethnicity/religion interact in Indonesia? Who speaks for the "downtrodden"? Is the upcoming election a contestation between oligarchic populisms? Links: /121/ Those Murdering Bastards ft. Vincent Bevins, Bungacast Marketing Morality in Indonesia's Democracy, Vedi Hadiz, East Asia Forum The demise of the left and the Islamisation of dissent in Indonesia, Vedi Hadiz, Melbourne Asia Review (video) Indonesia's 2024 Presidential Election Could Be the Last Battle of the Titans, Carnegie Endowment The Act of Killing, dir. Joshua Oppenheimer, 2012