American Thoroughbred racehorse
POPULARITY
In questo episodio di Giardino Futuro parlo di una fissazione molto diffusa: il giardino sempre ordinato, sempre pulito, sempre fermo.Ma un giardino vivo non sta fermo.Cambia, cresce, si muove, ospita insetti, uccelli, fioriture, foglie, semi, ombre e piccole sorprese. E spesso quello che chiamiamo “ordine” non è vera bellezza, ma bisogno di controllo.Ti porto dentro una riflessione semplice: vuoi un giardino da controllare ogni fine settimana, oppure un giardino da vivere? Parlo della differenza tra giardino ordinato e giardino sano, tra libertà e trascuratezza, tra composizione e sterilità.Perché un giardino più libero non è un bosco abbandonato.Può essere un sistema progettato bene, con piante adatte al clima, al suolo e all'acqua che hai davvero.Un giardino che consuma meno, richiede meno fatica e regge meglio anche quando il clima fa di testa sua.Se senti che il tuo giardino ti chiede troppo tempo, troppa acqua, troppi tagli e troppi nervi, forse non serve renderlo più perfetto.Forse serve renderlo più vivo.E se vuoi capire come impostarlo in modo più sostenibile, scrivimi a robertomassai@giardinofuturo.it e valutiamo insieme una consulenza.
C'è una fame antica che pochissimi sanno nominare: la fame di essere visti, non solo per quello che facciamo, ma per chi siamo davvero. In questo episodio ti racconto la storia di Diletta, una donna che dopo vent'anni passati a reggere tutto è crollata per una frase apparentemente piccola, e ti porto dentro un territorio dove si decidono crisi di coppia, allontanamenti familiari e amicizie che si spengono senza un motivo evidente. Parlo anche di chi non sa dare riconoscimento perché a sua volta non lo ha mai ricevuto, e del livello più scomodo: quello del riconoscimento che non sappiamo dare a noi stessi. Chiudo con due indicazioni pratiche e un riferimento agli studi di René Spitz ed Eric Berne, per dare a tutto questo la cornice scientifica che merita.Buon ascolto!
Hai mai pensato a quanto della tua relazione con un'AI vada persa ogni volta che cambi modello?Non parlo dei dati: nome, lavoro, preferenze di stile. Quelli si esportano. Parlo di qualcosa che non si vede nei settings: il modo in cui un sistema ha imparato a capirti senza che tu lo spiegassi ogni volta.Luca Cinacchio, ricercatore indipendente, chiama questo campo relazionale. E ha costruito un metodo per trasferirlo da un modello all'altro, anche quelli che non hanno nemmeno un pulsante di import.Nella nostra conversazione emerge anche una domanda inquietante: se si può costruire un campo relazionale sano, si può costruire anche uno tossico. E nessun filtro tecnologico, per quanto sofisticato, può fermarlo davvero.La risposta, secondo lui, è l'educazione di chi usa l'AI. Che è esattamente lo scopo di questo canale.https://youtu.be/JFkKUOjPO_kDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-mia-vita-spaziale--2578955/support.© Andrea Brugnoli – Tutti i diritti riservati.
La 182ª puntata esce in anticipo e in ritardo come al solito. Parlo del piccolo infortunio alla spalla, traendo qualche utile insegnamento, poi vi racconto della vendita degli HomePod che, come da titolo, è legale a meno di clausole scritte in piccolo.Canale Telegram: https://t.me/miry1919CONTATTITelegram: @miriananovellaInstagram: @miry_geekX (Twitter): @Miry1919Mastodon: @miriananovella@mastodon.socialyoutube.com/@miriananovellaDONAZIONE libera su Satispay: https://miry1919.github.io/hugosite/donors/
#MATTEONIHORSEMANSHIPCosa significa essere divulgatori? In questo video parlo della responsabilità di chi insegna a un pubblico ampio, della differenza tra mostrare ciò che si sa fare e costruire un percorso replicabile per chi ci segue. Isegnare a un pubblico vasto richiede di costruire un percorso accessibile, non di mostrare solo i propri risultati. Parlo di liberty, di metodo, della differenza tra chi ha talento naturale e chi sta imparando, e di perché partire dalla corda è la scelta più rispettosa per il cavallo.Video di YouTubeSe ti piacciono i miei contenuti Abbonati per accedere ai vantaggi e i video esclusivi per gli Abbonatihttps://www.matteonihorsemanship.com/youtube/Se vuoi puoi seguirmi anche su:I miei siti internethttps://www.matteonihorsemanship.comhttps://www.matteonihorsemanship.clubhttp://www.equitazionenaturale.infoIl mio canale YouTubehttp://www.youtube.com/c/sergiomatteoniparelliinstructorIl mio canale Telegramhttps://t.me/MatteoniHorseManShipLa mia pagina facebookhttps://www.facebook.com/SergioMatteoniPNH/Il mio profilo Instagramhttps://www.instagram.com/matteonihorsemanship/e iTunes https://podcasts.apple.com/it/podcast/matteoni-horsemanship/id1489600155Spotify https://open.spotify.com/show/3vwU5teyhlfsfV2jupClHASpreaker https://www.spreaker.com/show/matteoni-horsemanship
Roberto Emanuelli"Scegliti sempre"Feltrinelli Editorewww.feltrinellieditore.itQuesto è un romanzo sull'invisibilità emotiva, sulla forza silenziosa delle donne che resistono troppo a lungo. Ma soprattutto è una storia di rinascita, lenta, reale, imperfetta.Beatrice ha quarantuno anni, un figlio adolescente e un matrimonio che lentamente sembra incrinarsi. Per Matteo aveva rinunciato a tutto: l'università, la musica, i sogni; per costruire con lui quella famiglia che da piccola le era mancata. Negli anni, stretta fra il ruolo di madre e un lavoro che non ama, ha messo da parte se stessa, e ora si scopre noiosa, svuotata, senza una vita propria. Quando Matteo la tradisce e la lascia, Beatrice crolla. Il dolore non è solo la fine di un amore, ma la consapevolezza di aver consegnato vent'anni della propria vita a qualcuno che non l'ha mai davvero scelta. Precipita in una spirale di dolore che la porta a toccare il fondo. Accanto a lei, però, ci sono le amiche di sempre, ancore di salvezza che la riportano alla realtà. E poi c'è la madre, con la sua forza silenziosa, che le mostra che si può sopravvivere anche all'abbandono più devastante. Beatrice comincia a guardarsi indietro, a collegare i fili, a fare i conti con quello che ha dentro. A raccogliere i pezzi, a prendersi per mano. Nella scoperta che l'amore non è sacrificio. Non è mettersi da parte. È poter scegliere. Prima di tutto, scegliere se stessi.E mentre guardo il mare, col vento che mi spettina i capelli e mi rimette a posto i pezzi nel cuore, vedo che nel muro di dolore che mi schiaccia si è aperta una crepa, e da lì, adesso, entra una luce."Mi chiamo Roberto Emanuelli e faccio lo scrittore. Racconto di amore, relazioni, felicità e rinascita dopo le cadute, partendo da esperienze vissute in prima persona, tra cui una storia tossica che mi ha insegnato molto sull'amore malato e sulla crescita personale. Parlo di autostima e di amore per sé stessi, temi che continuo a esplorare nel mio percorso umano e creativo. Sono nato e vivo a Roma. Ho provato mille cose senza eccellere in nessuna. L'unica che mi è riuscita davvero è scrivere: la mia cura, la mia urgenza, quello che mi salva ogni giorno."Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
♥️ Segui Dear Alice per sostenere il podcast e non perdere le prossime riflessioni.Ogni tanto mi piace fermarmi e fare una cosa semplice, ma molto utile: guardare indietro e chiedermi quali sono state le cose che, davvero, mi hanno cambiata.Non le grandi teorie.Non le frasi belle da salvare.Ma quei click interiori che, quando arrivano, poi iniziano a spostare il modo in cui vivi, reagisci, scegli, lasci andare.In questa puntata condivido 5 lezioni di crescita personale che mi hanno accompagnata nell'ultimo anno e che, in modi diversi, mi hanno resa più lucida, più libera e anche più forte.Parlo dello stupore che ti blocca quando gli altri fanno qualcosa che non riesci a concepire.Di quanto sia ancora stigmatizzata la malattia mentale, anche in un'epoca che si racconta aperta e consapevole.Di quanto spesso aspettiamo l'emozione giusta per agire, quando invece è proprio l'azione a generare quel cambiamento che stiamo aspettando.Parlo anche del giudizio degli altri, che oggi non è più solo giudizio, ma spesso è spettacolo, polarizzazione, consenso.E infine di una cosa che per me è stata enorme: imparare a non dover risolvere tutto subito per stare bene.In particolare, in questa puntata parliamo di:perché non devi capire tutto degli altri per poter superare una delusionequanto la malattia mentale sia ancora giudicata, minimizzata o trattata con leggerezzaperché non serve aspettare di sentirti “bene” per iniziare a fare qualcosacosa succede quando il giudizio degli altri diventa status e spettacolarizzazioneperché lasciare aperto qualcosa, a volte, è molto più sano che forzare una chiusuracosa significa convivere con l'irrisolto senza andare in ansiacome riconoscere quei piccoli click che, nel tempo, cambiano davvero una vitaÈ una puntata molto vera, molto poco perfettina, e forse anche per questo mi piace.Se la ascolti, poi raccontami: qual è una consapevolezza che ti ha cambiato davvero nell'ultimo periodo?♥️ Se l'episodio ti è stato utile, condividilo e lascia un commento.
♥️ Segui Dear Alice per sostenere il podcast e non perdere le prossime riflessioni.Ogni tanto mi piace fermarmi e fare una cosa semplice, ma molto utile: guardare indietro e chiedermi quali sono state le cose che, davvero, mi hanno cambiata.Non le grandi teorie.Non le frasi belle da salvare.Ma quei click interiori che, quando arrivano, poi iniziano a spostare il modo in cui vivi, reagisci, scegli, lasci andare.In questa puntata condivido 5 lezioni di crescita personale che mi hanno accompagnata nell'ultimo anno e che, in modi diversi, mi hanno resa più lucida, più libera e anche più forte.Parlo dello stupore che ti blocca quando gli altri fanno qualcosa che non riesci a concepire.Di quanto sia ancora stigmatizzata la malattia mentale, anche in un'epoca che si racconta aperta e consapevole.Di quanto spesso aspettiamo l'emozione giusta per agire, quando invece è proprio l'azione a generare quel cambiamento che stiamo aspettando.Parlo anche del giudizio degli altri, che oggi non è più solo giudizio, ma spesso è spettacolo, polarizzazione, consenso.E infine di una cosa che per me è stata enorme: imparare a non dover risolvere tutto subito per stare bene.In particolare, in questa puntata parliamo di:perché non devi capire tutto degli altri per poter superare una delusionequanto la malattia mentale sia ancora giudicata, minimizzata o trattata con leggerezzaperché non serve aspettare di sentirti “bene” per iniziare a fare qualcosacosa succede quando il giudizio degli altri diventa status e spettacolarizzazioneperché lasciare aperto qualcosa, a volte, è molto più sano che forzare una chiusuracosa significa convivere con l'irrisolto senza andare in ansiacome riconoscere quei piccoli click che, nel tempo, cambiano davvero una vitaÈ una puntata molto vera, molto poco perfettina, e forse anche per questo mi piace.Se la ascolti, poi raccontami: qual è una consapevolezza che ti ha cambiato davvero nell'ultimo periodo?♥️ Se l'episodio ti è stato utile, condividilo e lascia un commento.
Sono 15 anni che sono dentro il mondo della crescita personale, ed è un settore a cui sono davvero affezionato.La crescita personale mi ha cambiato la vita.Sono grato a ogni corso, ogni mentore, ogni persona, ogni mentore che mi ha aiutato a fare un passo in più.Proprio per questo, negli ultimi anni sto facendo del mio meglio per proteggere questo mondo da chi cerca di “macchiarlo” sfruttandolo solo dal lato economico.La crescita personale ti aiuta a tirare fuori il tuo reale potenziale, grazie a strumenti e strategie. In questo nuovo contenuto faccio chiarezza sulle bugie più diffuse: quelle sottili, quelle che sembrano vere, quelle che ti fanno sentire che stai lavorando su te stesso… mentre in realtà ti tengono fermo. Perché puoi costruire qualcosa di solido e reale. Puoi lavorare su te stesso in modo serio. Puoi ottenere risultati concreti. Ma devi sapere la verità, non quello che ti fa comodo sentire.Prenditi la responsabilità di lavorare su di te per poterti creare la tua reale libertà.
In questo episodio di Educare con calma condivido una riflessione semplice ma potente, che Karen Taranto ci ha offerto durante una diretta su La Tela, mentre esploravamo il tema dei litigi di coppia e io condividevo una mia fatica.Parlo della mia difficoltà a lasciare andare quando sono dentro un litigio e avverto un'ingiustizia, quando mi sembra che qualcosa per me fondamentale non sia stato riconosciuto o capito davvero.Karen ha ricordato cosa può nascondersi dietro questa reazione e, allo stesso tempo, ha introdotto un passaggio che cambia la prospettiva: la possibilità di scegliere se e quando lavorarci. Non tutto va affrontato subito, e non siamo necessariamente tenutǝ a fare ogni lavoro di consapevolezza ed evoluzione nel momento in cui lo intravediamo. Possiamo decidere cosa è importante affrontare ora e cosa può aspettare, senza sentirci in colpa.La crescita personale richiede energie, spazio e disponibilità, e non sempre abbiamo tutto questo: ci sono momenti in cui aggiungere altro lavoro non è sostenibile. Dare un nome a questa possibilità può alleggerire il modo in cui viviamo il nostro percorso.:: Nell'episodio menziono:Il servizio 1-a-1 su La TelaTrovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca. :: Come appoggiare il podcastIo non faccio pubblicità e non accetto sponsor: fa parte della mia etica dal giorno in cui ho creato La Tela. Se ti piace il mio podcast, aiutami così:Invia i tuoi episodi preferiti ad amici e familiari;Lascia una recensione sulla piattaforma dove lo ascolti;Supporta La Tela, facendo o regalando il percorso per Educare a Lungo termine, comprando il mio libro «Cosa sarò da grande», regalando una carta regalo da utilizzare sullo shop de La Tela.In ogni caso, grazie di
Michele Bortolamedi, atleta professionista del triathlon e portacolori dello Swatt Club, racconta senza filtri la sua realtà.Dalla preparazione quotidiana alla nutrizione, fino a una scelta che fa discutere: perché non gareggia in Italia?Un'analisi lucida e diretta sul triathlon italiano, sulla mancanza di gare di alto livello e su cosa serve davvero per competere a livello internazionale.Un episodio per capire dove siamo… e dove dovremmo andare.
Arriva un rivoluzionario controller per The Witcher 3 e Volvy ci lascia le penne, insegna agli angeli a fare la mascotte. PlayStation aumenta i prezzi e parte un brutto: "il gaming non è per brokie." Un po' di chiacchiere su Crimson Desert ma in particolare una riflessione sul presunto remake di Ocarina of Time, il nuovo Mario e il ritorno di Starfox! Parlo della demo di Pragmata che mi convince di Super Meat Boy 3D che mi piace con dei MA... c'è da discutere del monster collector di Pearl Abyss e di un aprile PIENO di uscite!Buon ascolto!Capitoli:00:00:00 Intro00:02:08 Il controller definitivo per The Witcher 300:04:34 È morto Volvy!00:06:27 Fifa Heroes mi fa cadere i palloni00:12:57 PlayStation aumenta i prezzi e il gaming non è per brokie00:45:59 Insert Coin00:50:16 Crimson Desert tra critiche affrettate e malintesi01:13:26 Il remake di Ocarina of Time, il nuovo Mario e il ritorno di Star Fox01:21:13 DokeV e Pearl Abyss pronta a cambiare il creature collecting01:27:13 Pragmata mi ha conquistato!01:30:40 Super Meat Boy 3D è croccante?!01:33:24 Recappone uscite di aprile 2601:46:59 Abbassiamo i toni delle conversazioni!Link utili:Ko-Fi: https://ko-fi.com/arcadedialeInstagram: https://www.instagram.com/arcade_di_ale/The Witcher 3 Project Roach: https://www.youtube.com/watch?v=JyohMcAT8noProdigeek sui prezzi PS5: https://youtu.be/H1H1hjmR4Nc?si=Y4Pc88j5CjeEk5_SDokeV il creature-collecting di Pearl Abyss: https://youtu.be/S7Xlr_EQysA?si=yFiGTH7ddTJP41kPThe Lonesome Guild: https://youtu.be/S7Xlr_EQysA?si=yFiGTH7ddTJP41kP
C'è una dinamica che vedo nei miei coaching di coppia: a volte due persone si amano, ma non si sentono amate. Non è perché manchi amore, ma perché parlano linguaggi diversi. In questo episodio entriamo in un punto che cambia tutto: tendi a dare amore nel modo in cui vuoi riceverlo, ma l'altro lo sente solo se arriva nel suo linguaggio. Da qui nascono incomprensioni, distanza, frustrazione. Parlo dei 5 linguaggi dell'amore non come teoria, ma come chiave concreta per guardare le tue relazioni con più lucidità. Ascoltando l'episodio capirai: dove ti senti invisibile dove dai tanto ma non viene riconosciuto dove sei presente, ma non connessa dove stai amando per abitudine, non per verità E soprattutto inizi a farti una domanda diversa: sto amando davvero, o sto cercando di sentirmi amata? Questo mese in Happy Daily Home, la mia scuola di crescita personale al femminile, stiamo lavorando proprio su questo: relazioni profonde, vere, nutrienti. Se senti che non vuoi solo capire, ma trasformare davvero il modo in cui ami e ti relazioni, iscriviti alla lista d'attesa di Happy Daily Home per entrare alla prossima apertura: https://giusivalentini.com/happy-daily-home/ 00:09 Scopri i 5 linguaggi dell'amore 05:22 Come vivere la relazione 09:24 Parole di affermazione 11:46 Tempo di qualità 13:44 Atti di servizio 15:57 Contatto fisico 18:02 Doni e significato dell'intenzione I MIEI RITIRI DEL 2026 Risveglia la tua regina
Denmark’s royal trade mission brings 54 companies to Australia’s renewables market. Plus the UK opens CFD allocation round eight for up to 18 offshore wind farms, and wind tech startups weigh focus against diversification into defense. Sign up now for Uptime Tech News, our weekly newsletter on all things wind technology. This episode is sponsored by Weather Guard Lightning Tech. Learn more about Weather Guard’s StrikeTape Wind Turbine LPS retrofit. Follow the show on YouTube, Linkedin and visit Weather Guard on the web. And subscribe to Rosemary’s “Engineering with Rosie” YouTube channel here. Have a question we can answer on the show? Email us! The Uptime Wind Energy Podcast brought to you by Strike Tape, protecting thousands of wind turbines from lightning damage worldwide. Visit strike tape.com And now your hosts. Allen Hall: Welcome to the Uptime Wind Energy Podcast. I’m here with Yolanda Padron, Rosemary Barnes at Matthews Stead, and we start off. On the Danish trip to Australia, 54 Danish companies traveled to Australia alongside King Frederick II and Queen Mary. Uh, over the past week, most work in the renewable energy and green construction businesses that traveled along several signed agreements during the trip. Denmark sees Australia as a growth market, and Rosemary is tied to royalty here. Loosely that Queen Mary is actually from Tasmania, much like Rosemary. [00:01:00] So there is possibly a line to the throne, the Danish throne for Rosemary. Rosemary Barnes: My dad’s from Tasmania. I, I live in Canberra, but I was, the whole five years I was living in Denmark, I kept waiting for Princess. She was Princess Mary at that point, but Princess Mary to get in touch with her phone number, catch up. You know, Australians have moved to Denmark. Never happened. And now I see that they’ve come to Australia. And do you think that Mary reached out and got in touch with me? No, she didn’t. So I continue, continue to be disappointed in, in Queen Mary. Matthew Stead: Maybe she’s waiting for you, Rosie. Rosemary Barnes: Yeah, she could be waiting for me to reach out. That’s true. Allen Hall: But I clearly, Australia is a growth market. Denmark sees it. I know there’s been a number of Danish companies in Australia over the last two, three years, or con companies from all over the world have been down to Australia, realizing that the growth of renewables is gonna be big because Australia is targeting 82% renewables by 2030. Uh, and right now it’s about 50% renewables, which is [00:02:00] remarkable by the way, that connection to Denmark. Is only going to grow, especially with the relationship with Queen Mary to the area. What are some of the growth areas that Denmark can walk into in Australia right now, Matthew? Matthew Stead: I mean, obviously the proposed offshore wind is a, is a big thing. So, um, once that gets up and running, obviously the Danish technology will come in there. Um, but, but also, you know, through vest have been here forever. Uh, Siemens, gaa, you know, there’s a strong Danish connection there. Um, so. Yeah, I, I think it’s already, already, already really strong. And, um, obviously having the, the queen, the Danish queen, um, yeah. Ties in with all of that. Allen Hall: Is it a reciprocal agreement that Australians can do work in Denmark? Rosemary Barnes: I don’t think, it’s not any sort of like free trade agreement, is it? It’s just some individual, I dunno how much we’ve, we’ve got to [00:03:00]teach Denmark, although there are some good Australian technologies, like maybe not building wind turbines themselves, but there are some good technologies like here, logic’s Ping, uh, Australian developed the ping part of it anyway. And then also, you know, I think some, some future manufacturing methods, uh, doing some exciting things here in Australia. Also, it’s not that hard to move to Denmark if you, um, like when I moved there, all I needed to get a Visa was a, a job offer. That was a certain, I, I don’t think it, I don’t, I don’t remember exactly if it was the type of job or if it was the salary, but you know, like you’re not gonna get a job offer. Like working part-time at a bar isn’t gonna be enough to get you a, a working visa in Denmark. But certainly. Any engineers, um, you can, if you get a good engineering position offered to you in Denmark, it’s not hard for the company to make that happen. So I don’t know that we need, we don’t, we don’t really need it made that much easier for us [00:04:00] to get over there. Allen Hall: Is it difficult to get a work permit in Australia if you’re from Denmark? Rosemary Barnes: Yes and no. It’s not like I would so love to be hiring my XLM colleagues to come. I know that I’d moved to Australia too. Some of them, it’s, it’s not super duper easy. Um. It’s not impossible. And uh, if people are young enough, it’s a bit easier. But, um, it’s, it’s definitely possible, but it’s not, it’s not straightforward. It’s quite expensive and lengthy process. Matthew Stead: You know, if they can fund a fund, um, themselves with a couple of million dollars, that’ll make it easier. Rosemary Barnes: It’s definitely beyond my capabilities as a small company of like four, four people to be able to, um, sponsor someone. But I have had, um, actually. Most, maybe. Yeah. Every single employee actually that I’ve had has been, has non, not an Australian citizen, but they’ve all had visas for other reasons. You know, either because they came over with a partner who, um, was an unskilled working visa or because they did a master’s [00:05:00] here and then got a, um, a, yeah, after that got permanent residency through the, you know, the, there’s a pretty established pathway after studying to be able to get permanent residency. Definitely appreciate that there is so much, um, international talent that’s willing to come to Australia, but just yeah, unfortunately any, any random skilled person, you, it’s not, it’s not easy for a small company to bring them over. Matthew Stead: Rosie, would you recommend Australians to go to Denmark to learn about the wind industry and then, and come back again like you did? Rosemary Barnes: I recommend that they do that in 2016 when I did it. Um, so everyone who’s got a time machine. Hop, hop in, hop in your time machine and go, go do that. I mean, it’s, uh, I was looking back through, um, photos, uh, of my time there recently and was just, uh, like thinking about how much work I did and the amount of time that I spent like in, in production is like I got in my. Four years that I was working for lm, I had at least 10 years worth of experience. And I mean there were [00:06:00] some long, long weeks, but I’m not sure that Denmark’s the right place now because for LM there’s nearly no engineering left in Denmark and certainly not doing the cool, new, exciting technologies that they were while I was there. So that’s not the go Vestas is still doing a fair bit. But you know, we talked recently about the Vestas CO wanting to, wanting to move somewhere with more favorable. Taxation of CEOs salaries. So, you know, maybe that’s not continuing. So I definitely recommend moving to another part of the world early on in your career while you’ve still got enough energy to, to, to like really, really hard work. Um, but I dunno that Denmark is, is the right place anymore. There’s not that much manufacturing left Now. Based on your experience in both Denmark and Australia, how likely do you think that any of these companies that are coming in. To Australia will do any r and d with data from Australia for all of these wind technologies that they’re bringing. Rosemary Barnes: I, I think that there’s some interest in that. I haven’t heard [00:07:00] Danish companies specifically. I have heard a few little inklings of US companies who are interested and I think that that makes a lot of sense because the US was a much more attractive environment for wind energy technologies until a couple of years ago. So there’s a lot of companies that got partway and now are frustrated and I think that Australia seems quite attractive to them. So that’s where I’ve heard people interested, maybe British as well. Um, the Denmark Danish companies would do well. Like any company, um, that’s trying to develop a technology related to wind energy would, um, do really well to come try and develop in Australia because, you know, like, um, we’re so short staffed or like for expert staff. Things are really spread out. Costs are very high. Um, things wear out faster. Like we just have more operational problems here. So, you know, when you’re putting a business case together, you need to, um, you know, an environment where you are. The alternative of just doing everything manually is [00:08:00]far more expensive here, and it takes far longer so you can get a much more positive business case, um, in Australia, like earlier than you could somewhere else. So I think that that makes it really. Really like perfect place to develop technologies. Um, yeah, but I don’t think everybody realizes that yet. But I do see some, some people starting to, Matthew Stead: and I’m adding to what you’re saying, Rosie, when I first started in wind, um, back in 2012, um, I got great reception from Denmark. Actually, I probably got the most. Positive responses to my outreach from Denmark. So, um, I, at that point in time, you know, it is a little bit before 2016, but, um, um, um, I, you know, I found really positive engagement and willingness to be open to new technologies. So that was my experience Allen Hall: as Wind energy professionals. Staying informed is crucial, and let’s face it difficult. That’s why the Uptime podcast recommends PES Wind Magazine. [00:09:00] PES Wind offers a diverse range of in-depth articles and expert insights that dive into the most pressing issues facing our energy future. Whether you’re an industry veteran or new to wind, PES Wind has the high quality content you need. Don’t miss out. Visit PES wind.com today. The UK government announced contracts for difference allocation round eight, which will open in July of this year. This follows AR seven in January, which secured 8.4 gigawatts of offshore wind. The largest UK CFD procurement ever and renewable UK says up to 18 offshore wind farms could compete for this AR eight round now. The amount of wind going in offshore in the UK is astonishing. Uh, AR eight. I haven’t seen any numbers yet of what they think the total gigawatts will be, but it has to be somewhere around the eight range just to keep up with the [00:10:00] expected rate, uh, to meet their environmental targets and electricity targets in the uk. This is changing the way wind is developed in Europe, especially with the UK changing its tariffs and eliminating tariffs on wind turbine parts and components that come into the country. That is going to really improve the economics of wind turbines in the uk. Plus turn out a lot of European countries and companies to to feed the UK energy goals. Is this the right move in, in terms of the government approach? Because a lot of, uh, other auctions that have happened up in Germany all the way up into Scandinavia have not had such success as this recent UK round. Is their model just a little bit different? And maybe the UK approach is, is the winning method with the the CFDs. Rosemary Barnes: We have some in Australia too. The A [00:11:00] CT Australian Capital Territory where I live has the same thing and, um, for at least several years. Recently, I think most years recently we’ve had our electricity prices in Canberra have been reduced while in the rest of Australia they’ve gone up. It doesn’t always happen that way. Um, it depends on, yeah, how expensive. Electricity was compared to normal. But you know, like when the gas, uh, shock was happening and pushing up electricity prices everywhere, it didn’t affect Canberra very much because we already have PPAs for a hundred percent of our electricity from clean sources. So, Allen Hall: but isn’t that the goal at the end of the day to get. Some levelized pricing, which is the allocation rounds are doing, is they’re getting levelized pricing over a fixed period, so you know what your electricity is going to cost you. None of this up and down, like with the gas market in the United States and elsewhere. Rosemary Barnes: My understanding is that it’s the most crucial aspect of that is certainty, so that new projects can get financing.[00:12:00] It’s not actually about it being a, like, whether it’s a subsidy or a payment is not as important as, like, it’s not that that renewable electricity is too expensive and the government needs to subsidize it. It’s that the bank needs to know how, how much you’re gonna get for the electricity that you generate, um, in order to fuel Okay, to lend it to you. And I mean, you can understand why, like, think about. As, um, batteries enter the electricity grid, you, you know, the pricing, the market movements throughout a day are really starting to change. We used to have, you know, like big spikes in price every evening as a lot of gas generators came on. ’cause they’re expensive to run. But now we’re needing less and less of that as we add more batteries. And, you know, people know these. Trends are generally happening, but not exactly. So how can you forecast what your revenue is going to be? Um, if you’re lending billions of dollars to a project, then you want to know that your person you’re lending to is gonna be able to, to pay you back, which they, they can’t if the revenue goes through the floor. So, yeah, my [00:13:00] understanding is that’s, that’s what it’s really for, is to provide the certainty. It’s, it’s like a bit outdated to refer to it as a subsidy. Um, ’cause it’s not always a subsidy. Sometimes it’s the opposite. But what’s really needed is like knowing how much you’re gonna get for the product that you are delivering. I think it makes sense. I just think that like if there’s all this, all the changes that are coming down the pipeline for the uk, it’s a little bit difficult to actually pinpoint where that price is gonna be. Like a sweet spot for all parties involved. Um. Which I think is something that we saw on the PPA side a lot in the US a few years ago. Rosemary Barnes: They had issues in the UK as well, like a couple of auctions ago. Um, they set the price way too low and I mean, they were told leading up to it, no one can deliver a project at this cost and then nobody bid. And it was, it was a real shame because, you know, like it set them back on, you know, that there’s no projects entered the pipeline, um, in that year as a result. But it’s also what’s interesting to [00:14:00] me is that it’s a different price for different. Types of project. So, you know, onshore wind has a, a different safety price than a, um, offshore wind. And fixed offshore wind has a very different price from floating offshore. Solar’s different. They also have special, uh, price for tidal energy. And that to me is a really interesting thing because who is looking at the UK’s energy mix and saying, yep, title energy needs to be part of this, and we we’re happy to pay, you know, 2, 3, 4 times whatever it is, more. For that than for offshore wind. It’s, um, that, that’s interesting to me. How, how they’ve come up with, with the Yeah, like how the mix is going to look. I mean, they don’t control it precisely. It’s not like they say we are gonna have exactly this many gigawatts for offshore wind and exactly this many gigawatts for solar farms. But they do have, um, different prices and different technologies that are targeted. Matthew Stead: Seems like it really relates really well to the energy [00:15:00]security as well. You know, an extra eight gigawatt here, extra eight gigawatt there. I mean, that can only help with energy security, which is obviously a massive topic. I’m not sure how the newspapers has been coping in the last week or so in the us but over here it’s all about rationing of fuel. It’s all about queues at the pump. So energy security is, is definitely a huge topic. Rosemary Barnes: You wanna know where there isn’t a queue. In my driveway when I plug my car into the, the outlet in my garage. It’s been a really, really fun time to be a smug EV owner. I’ve been, um, reveling in it. Yeah. Really, really, really enjoying, uh. And Joan, but I also do think like it’s gonna last, like we, because we still talk about the oil crisis in the 1970s, right? Like that, uh, we, uh, people overreacted and then reverted for the most part pretty quickly after that. With Denmark being one exception, they, they went all in on when consistently after that. Um, but [00:16:00] you know, like this, even if it’s only a few weeks long, this little shock is going to. Make people think, okay, oh, I was super worried that I might have to spend 20 minutes refueling on a road trip instead of 10 minutes. Um, but actually remember that time when I couldn’t even get petrol at all and I had to spend yeah, like half an hour lining up because everyone was freaking out and. Uh, I wasn’t sure if I was even gonna be able to get to work the next week because the Australian government only thinks we need 30 days worth of, um, of oil in reserve. Uh, I, I think that it’s, it’s got to help EV sales and then. The EV sales is only one part of it because you need then also, you know, security of electricity generation. And I mean, in Australia we’ve got our own coal, so we’re not, um, probably ever going to be able to not generate electricity. But, um, renewables is a, is a huge part of that as well, being able to, you know, have cheap, cheap electricity all the time. So I, I do think that. It, it’s got to be, you [00:17:00] know, helping some of these technologies move, move ahead a little bit faster now. Matthew Stead: Yeah, and I also heard that, uh, the UK is sort of patting themselves on the bat for, uh, actually, you know, transitioning and, you know, securing their own, um, energy supply and not being as reliant as some other countries on imports of, of energy. Rosemary Barnes: Yeah. I mean, we’ve had so many opportunities to learn that lesson over the last few years. Right. So. Anybody that just, um, relaxes after this and says, yep, okay, we’re all good. To go back to relying a hundred percent on, on gas is, you know, like, really. Really going to big lengths to nod to not futureproof themselves from the next one. I do. Do we could, would anybody believe that this is the last time that we’re gonna see, uh, a shock like this? I mean, it will happen definitely. Again, Matthew Stead: rather embarrassing, but actually currently I own approximately six EVs. Allen Hall: It sounds like a lot. Matthew, Rosemary Barnes: you’ll have people beating down your door. Share. Share the love around. We need, it Allen Hall: should give taxi rides. [00:18:00] Ubers Matthew Stead: in 2026. I wanna sell, I wanna sell three of them. So this is just. I’m just so happy. Rosemary Barnes: So message ’em on LinkedIn if you need an ev. Now we’re running classified ads in the uptime When new podcast Allen Hall: are they? BMW electrified? BMWs Matthew Stead: no one’s. One’s BMW. Um, another one is, uh, Austin 10. From 1947, Allen Hall: this is an ad. Matthew Stead: The other one’s in Nissan Leaf, uh, NISO leaf with about 16,000 Ks on the clock. Rosemary Barnes: But the first two you converted yourself. Matthew Stead: Yeah, Allen Hall: we can reach out to Matthew on LinkedIn and he will sell you an electric vehicle. He’s in Adelaide and there’s plenty of people listening to the podcast in Adelaide and all around Australia. Honestly, he, he will deliver. If asked, so Matthew Stead, S-T-E-A-D on LinkedIn. Matthew Stead: The BMW that I converted is a 2 0 2, um, from 19 in the the seventies. And, uh, actually BMW um, converted the same car to an electric vehicle for the Munich [00:19:00] Olympics. So yeah, all I did was, um, recreated what. BMW had done back in 1972. Allen Hall: Delamination and bottomline. Failures and blades are difficult problems to detect early. These hidden issues can cost you millions in repairs and lost energy production. C-I-C-N-D-T are specialists to detect these critical flaws before they become expensive burdens. Their non-destructive test technology penetrates deep to blade materials to find voids and cracks. Traditional inspections, completely. Miss C-I-C-N-D-T Maps. Every critical defect delivers actionable reports and provides support to get your blades. Back in service, so visit cic ndt.com because catching blade problems early will save you millions. Well, south Korean Drone Company Earth Lab built its vision AI [00:20:00]through wind turbine inspections, and I’ve seen hundreds of those in the states. A $10 million defense export deal in 2025 shifted revenue from 80% inspections to. A much larger defense share. Now they have a, a pretty sizable deal, obviously in the Middle East right now, where they’re using their drone technology to be involved in the defense sector. And North Lab I think got driven to that just because, uh, some of their business in the United States didn’t turn out properly the way they expected it to, although they had. Really great technology. In every conference I would attend with Ner lab, like, uh, and they would explain what they were doing. At one point, they were probably three or four years ahead on the, doing your own drone inspections with the little drone and you just buy their software and it would just, it would go up and take pictures of your wind turbine. Didn’t need a separate [00:21:00] pilot. It, it made all things a lot simpler, but that did never seem to catch on. But the technology is there and North Lab does have good engineering teams to develop drone technology. One of the things about this article, which I, I saw the other day, is that North Labs is thinking about their technology in a broader sense. That they’re not just focused on wind turbine inspections. And we see companies that are only tied to wind quite often. The struggle when wind slows down like it’s doing right now, where an Earth Lab is thinking about the problem a little bit differently and saying, I have this technology. It solves a bunch of problems. Maybe we ought to explore those other problem areas and see if we could generate some revenue. And clearly they have. Is that good advice for the wind industry in terms of technology companies is not to just focus on wind, but to think about solutions for adjacent industries? Does that just broaden the portfolio enough where? It keeps your, [00:22:00] it keeps your company viable for longer periods of time. Matthew Stead: This is a huge topic for us because, um, you know, our technologies can be applied to, you know, rail mining defense, you know, so we’ve, we’ve got sensors which can instrument a whole range of things. Like, you know, we can listen for a conveyor belt when it’s failing. We can measure the ice. On the platform next to a railway line, we can measure ice on an aircraft. Um, you know, with our sensors we can do so much. Um, and um, what we’ve decided is that we need to really conquer. Wind in a nice way, as in, you know, actually help the wind industry first. So we really need to, um, you know, focus there. But, you know, we, we’ve all always been sort of dragged into other industries. Um, but, you know, I think being a technology startup is all about focus. Um, but, you know, revenue is hard. Um, you know, gaining traction is hard. The industry [00:23:00] is hard. Um, so I can see why it might be attractive to, to look at other, other verticals. Um, yeah, so it’s, it’s a, it’s, it’s a reality of a technology startup, unfortunately, that you need to look for other applications for your tech. And, and the other thing is, you know, obviously if we can sell our sensors. Into say, mining or, or rail or whatever. Then it can lower the cost and then, you know, that benefits wind as well. Allen Hall: Well, there’s other technology developments can happen in those other industries you could bring into wind makes both avenues possible. Yeah. A lot of industries are gonna benefit from the technology that has been evolved from wind turbines growth into other industries. But it works both ways and it just adds complexity to the business. But to me it’s complexity you have to take on. Rosemary Barnes: Yeah, I’ve worked with a bunch of startups through my career and I’m trying to think of even one that hasn’t had a defense project at some point. It’s very, very common for development, like, um, [00:24:00]technologies that are in development. Is a very appealing avenue to get funds because, you know, defense spends a lot of, a lot of money on developing new technologies. I’m sure that’s true in every country, not just Australia. Um, and they’re also prepared to, like, if you’ve got a capability that they want, they are like, you don’t, it’s not so commercially cutthroat, you know, like they are prepared to pay a lot for something that, um, has unique capabilities. So I do see that that is incredibly attractive to startups, but I really like what Matt said when he said that as a startup you’ve gotta stay focused because that is what the startups that I have worked with in the past nine, outta 10 of them have done the opposite. They’re just like trying to grab any grant that they think that they could possibly, you know, um, apply for. Then they win it and then now all of a sudden they’ve got a project in a direction that is not. Taking them to their actual business. It’s, you know, it’s not step on the way towards their bus achieving their business goals. Um, and it’s like, [00:25:00] what is the startup for? Are you trying to commercialize a technology or find out if, if it’s not possible and stop? Or are you trying to just keep on working on this as long as possible? And I think that, like, honestly, nine outta 10 of the startups that I’ve worked with, it’s the the latter where they just want to keep on doing cool stuff. Then yeah. Grabbing any, any grant that you can to continue working on that. And a lot of them are defense. Um, makes a lot of sense. But I, I do think that, you know, you’ve got to be goal oriented, keep your eyes on the prize and, um, yeah, like Matt said, say focus if you wanna succeed as a startup, Allen Hall: you think that’s a difference between grants and actual business? I agree with you, Rosemary. When you get hooked into a grant that has a particular outcome and you tend to deviate from what the market. Once, because you’re not listening to the market when you’re going through this grant process, but if you’re in a second business area, it may make sense just because you have a customer, you’re learning from that experience. A lot of things between wind and the other industries are similar in [00:26:00]terms of the way they’re structured, the demands, the expectations, the. It’s, it’s close. Rosemary Barnes: Grants are amazing when it’s the right grant, and you shouldn’t choose a grant for the sake of getting the money. You should choose it because it helps you achieve something that you wanted to achieve anyway. Um, I think that that’s what you’ve gotta, gotta consider. Um, and yeah, definitely don’t turn down free money if it’s available to help you, you know, get to where you need to get, but don’t deviate on. A bunch of side quests just because you can get funding for that. Matthew Stead: I think half the battle is that, uh, half the challenge of commercialization is actually the industry. So half, half the challenge is the technology and r and d and making stuff, but the other half is actually knowing the industry, knowing how to price it, knowing the people, knowing where to sell it, you know, knowing the return on investment. So every time you go into a new market, you might think, oh yeah, I’ll just reapply what I’ve already learned. But that’s, that’s. Definitely not true. So your rail is completely different from [00:27:00] wind. Um, in terms of the actual market, the tech, the tech might be the same, the same for, you know, aerospace. Rosemary Barnes: Yeah. I see that a lot with companies that are trying to take a, a technology that they have from another area and try and bring it into wind. And people are always shocked at. At how different, um, wind energy is. I mean, in terms of the physical operating environment, that’s a, a shock for most companies to start with. It’s like, like in several aspects, it wouldn’t be a more harsh operating environment than, you know, sticking something in or on a wind turbine blade and expecting it to last without maintenance for 20, 30 years. Um, but then also just the way that the, the market works. But it’s interesting that you say 50 50, it’s half about the technology. Do you reckon it’s even half? I, I have come to believe that the technology is like, yeah, like really understanding the problem is and, and knowing that there is a need for a solution. Is the vast majority of the way there, there are so many good engineers in the world that they will find, find the solution if they know exactly what problem they should be solving. [00:28:00] I, I reckon it’s less than 50%. I don’t know about 10%, but, um, certainly I don’t think it’s 50 50. Matthew Stead: Yeah. Maybe it depends on what, what stage of development it is and, you know, what, what maturity level you’re at, perhaps. Rosemary Barnes: Yeah. I mean, your company started. From a, um, you, you didn’t just think, Hey, I want, you know, I know a lot about noise. I wonder what technology I can develop with this. You, you started from, Hey, we’ve got a, a, a problem that, uh, I don’t wanna, you know, um, tell your origin story for you, but you started with a, a problem and a potential solution and then, you know, went from there. Right? So, Matthew Stead: yeah, Bre, you know, I, I think B would be happy for me to say his name, Bre, basically throughout a challenge saying. But, you know, technicians can hear, um, blade damage. So, you know, it should be really simple and easy to make a machine to do the same as what a human can do. Rosemary Barnes: And it was simple and easy, right? Matthew Stead: Ah, yeah. It was so easy. Look, look at all that, all that gray hair. Allen Hall: Well, I think that’s the trouble, right? Is that [00:29:00] if you want to be tied to an industry, hopefully you hit it during a peak time. Because there are ebbs and flows to every economy about every seven years. There’s always something cataclysmic that happens. You just don’t wanna be in that down cycle. You want to be in the upcycle and have something ready to go. When the upcycle hits, you’ll see a lot of businesses do that. In the aerospace, you see it quite a bit that they’ll kind of go dormant and then when they feel like the, the economy is going to boom, they’ll ramp up operations real quick and, and try to make their money while the kidding is good. Then slow it down when it’s not. They have taken a, a more longer term perspective on it. Large businesses can do that. ’cause usually they’re stockpiling cash to, to manage that. Small businesses don’t usually have the cash flow to get over those, uh, lean times. And that’s the trouble. I, I think a lot of companies that I know, in fact. Rosemary and I are working on a project and a couple of names of companies that were in [00:30:00] Wind two, three years ago popped up and I thought they had such great technology and the business model was right. It just hit a rough patch. That’s all it was, and that if you revive that technology a year from now, it would still be applicable. You could still sell that product. It’s just trying to manage the cash flow. It’s hard because I, and back to Rosemary’s point. How much of it is the technology? Uh, and I, I say 10%, and I think that’s roughly right from my experience. A lot of it is everything else. Managing the books, managing your risks, people, uh, all that manufacturing, right, all quality, all every, all that’s involved. And it’s, unless you do it, you don’t realize it. It’s hard to see it unless you’re on the inside. You know, the inside. You think every minute is some other. Major calamity that you have to manage. If you don’t manage it right, you may not make it out the other [00:31:00] side. That’s what small businesses are all about. But it’s, that’s what makes it so hard. Rosemary Barnes: Yeah. I know that at Parlo we’re spending a lot more effort on understanding the problems that people need solved, um, rather than developing solutions, which has been a bit of a tough thing for me to. Kind of, uh, stick to because, uh, you know, I’m an engineer. I’ve developed products my whole career and that I, I love tinkering and, you know, like making things work and doing things that haven’t been done before. But I, I, I do think that there is a real, real need for, um, understanding the problem really well, understanding, um, what solutions are available and, and fitting them together. I think that that is actually a really, um, a, a really needed part of the, you know, the whole wind energy ecosystem. Allen Hall: We had a listener reach out from Japan, Sini Kajima, who was a city counselor in one of the cities, in obviously in Japan, who was a regular listener and. He wrote in [00:32:00] about some of the wind turbine installations that are going on in sort of northern western Japan. They’ve installed some eight megawatt turbines about a mile, 1.6 kilometers offshore, and that’s creating a lot of concern for the local residents there. Those are big turbines, and they’re talking about using 15 megawatt turbines to do something similar and. As, uh, advocate for, uh, the, the city he’s advocating, uh, a 10 kilometer minimum setback in the national diet in Japan. You’re gonna see a lot more of this come up, I think. And the pictures that was sent along with it is pretty, um, eye-opening in that you got this really big turbine, really close to shore. Are we going to put setbacks [00:33:00] in as, uh, a regulation or law in some of these territories, like especially Northern Japan where there is great wind resources, amazing wind resources, but at the same time, there’s a lot of people who live there that will like to have some view of the ocean, not just turbines in the water right off the coastline. This is not just a Japanese problem, but it does seem to be a, a big problem ’cause of the, the way the Continental shelf is around Japan, it drops up pretty quick. Rosemary Barnes: Yeah, exactly. It’s not a specific Japanese problem, and I mean, in most cases there’s development approvals and people have plenty of opportunity to express their displeasure at where turbines are cited. But for Japan, it wouldn’t be as simple as saying, okay, we just increase the offset dis distance by a little bit because you increase the, I’m assuming these turbines are cited already as far out as they can be while still being fixed bottom. And if you wanted to push them further away, then you move to floating and you double or triple the cost, [00:34:00] which Japan is looking into floating offshore wind a lot. Um, but Japan. Has no, has no easy options. I mean, Japan likes electricity as much as every other country does. They don’t want to rely on nuclear as much as they have been, which is, you know, probably, at least to a certain extent, understandable. They don’t have great solar resources. I mean, they have some, um, and they could do more. They don’t have good onshore wind opportunities. They have geothermal potential, but they don’t like that so much because their, um, NAL hot springs are, you know, a very important tourism industry and very important culturally. So they’re worried about doing anything that would mess that up. The offshore wind solution, this particular environment haven’t seen, it doesn’t sound like the best situated project, but take any other option that they’ve got for generating electricity in Japan and it has. Probably equal disadvantages. I just think that they have a, a hard problem and [00:35:00] have to choose which compromise they wanna make. Allen Hall: Mr. Kuma brings up a couple of points here that. There’s about 150 residents that are at risk of insomnia from the wind turbine noise, and they’re concerned about the migratory zones for protected wildlife. In this case, geese about five kilometers offshore. Rosemary Barnes: Then there might be birds that are affected, and if they are, they can use technologies to spot the birds. Stop the turbines. Like there’s, there’s, you know. Dozens of success stories, um, related to birds and wind turbines. That’s, that’s a solved problem. The noise, I mean, how far away are they? Matt’s the noise expert. Like how, how far away from a wind turbine do you have to be before you can even hear it over the wind noise? Matthew Stead: Uh, the wind turbine noise is not gonna be an issue. Allen Hall: So then it comes down to sight lines. And Japan has some of the most beautiful coastline in the world. Rosemary Barnes: I mean, I’m not gonna tell someone that they should, like looking at wind turbines, like I would also rather not look at a wind turbine if I could be looking at an ocean view or a mountain view or whatever. But any energy project would [00:36:00] be nicer if it wasn’t there in the first place. Like, you know, there’s not like a beautiful coal power plant to look at. There’s not a beautiful transmission line to look at. There’s not a beautiful petrol pump, um, to look at. Like, none of none. None of these things are like beautiful technologies that we enjoy interacting with on our daily lives, but we prefer to, you know, have the trade off of having that infrastructure. And trade off for the, the benefits that it brings. And, um, you know, there’s, in that sense, there’s nothing different about renewable energy technologies. It’s different, different trade offs, but they’re always gonna be there. Allen Hall: That wraps up another episode of the Uptime Wind Energy Podcast. If today’s discussion sparked any questions or ideas, we’d love to hear from you. Reach out to us on Linked. And don’t forget to subscribe, so you never miss an episode. And if you’ve found value in today’s conversation, please leave us a review. It really helps other wind energy professionals discover the show for Rosie, Yolanda and Matthew, I’m Alan Hall, and we’ll see you here next week on the Uptime Wind Energy [00:37:00] Podcast.
Unisciti alla ribellione su Telegram – Iscriviti alla newsletter – Supportaci su Patreon È giusto che chi fa critica videoludica investa in azioni Nintendo? [Nintendo qui è una sineddoche. Se non sai cos'è una sineddoche, studia] La risposta non entra in 60 secondi di reel o in poche righe. Per cui questa volta, devi ascoltarti la puntata del podcast. Uso questo spazio solo per dirti che: No, non è "per i like". Parlo di queste stronzate da 10 anni e ne ho ricavato solo merda. No, non è una caccia alle streghe. La difesa principe delle recensioni dei videogiochi a scadenza embargo è "sono un servizio al lettore". Chiedere più trasparenza a chi eroga questo servizio dovrebbe essere la cazzo di normalità. E no, non è una questione da poco. Non può esserlo se tieni ai videogiochi. Non può esserlo se parliamo di gente che poi vota ai TGA.
In questo episodio ti porto dentro una verità semplice: il verde si fa con il ritmo giusto, non con le scadenze di calendario.Se vuoi un terrazzo che regge, o un giardino che ti dà soddisfazioni, il momento conta quanto le piante.E no, “mi serve per giugno” non è una stagione.Parlo di perché conviene realizzare tra ottobre e dicembre, quando il suolo lavora meglio e le piante hanno tempo di insediarsi.Ti racconto cosa succede quando si rincorrono comunioni, matrimoni e partenze estive: lavori fatti di corsa, piante stressate dal riverbero, parapetti in vetro che scaldano, e poi il classico panico da irrigazione automatica lasciata accesa tutto l'anno.Dentro ci trovi anche un pezzo più personale: come sono passato da vedere le piante “a quintali”, da ex boscaiolo, a vederle come esseri vivi.E da lì si capisce anche perché preferisco siepi miste, un po' rustiche, con frutti e foglie che cadono, con uccelli che arrivano a mangiare.Un giardino che assomiglia al bosco, non a un salotto finto.Chiudiamo con due consigli che ti restano in testa: osserva la Natura e copiala, senza inventarti sistemi strani.E mettici pazienza, che spesso è il concime migliore.Se stai pensando a un terrazzo o a un giardino nuovo, questo episodio ti evita un sacco di errori “standard” travestiti da buon senso.
In questo episodio ti porto dentro il mio processo mentale: come sono arrivata a scegliere il tema del prossimo retreat Rivoluzione Gentile 2026. Parlo di cosa significa per me usare la disciplina dolce non come tecnica, ma come modo naturale di stare nella relazione, anche nei momenti difficili.
Hana vive da molti anni vive in Italia, anche se le sue origini sono a Bratislava, in Slovacchia, dove torna per votare. Lì trova le sue amicizie e un paese che sta cambiando verso una direzione che a lei non piace. Ma a Bratislava troverà anche l'eredità morale di suo padre, un uomo che ha sempre creduto nell'umanità e nella democrazia, e la nuova versione di suo fratello, che nel tempo si è trasformato in una persona molto lontana da lei.
Hai mai pensato a quanto sarebbe noioso ripetere sempre gli stessi nomi? "Marco ha visto Maria. Marco ha salutato Maria." Ecco perché esistono i pronomi: strumenti linguistici essenziali che rendono il discorso fluido e naturale. In questa guida imparerai a usare tutti i tipi di pronomi italiani con esempi pratici e regole chiare! I PRONOMI ITALIANI: La Guida Completa 1. Pronomi Personali Soggetto I pronomi personali soggetto sostituiscono il nome della persona o della cosa che compie l'azione. Sono fondamentali per identificare chi sta facendo qualcosa e per dare struttura alle nostre frasi. In italiano, questi pronomi si dividono in singolari e plurali, e ognuno ha una funzione specifica nella comunicazione. Forma Singolare Io - prima persona singolare (parlo di me stesso/a). Questo pronome indica colui o colei che sta parlando, il centro della comunicazione. Esempi: Io mangio la pizza, Io studio italiano, Io lavoro a Milano. Tu - seconda persona singolare (parlo con te). Indica la persona con cui si sta parlando direttamente, l'interlocutore immediato. Esempi: Tu studi italiano, Tu parli bene, Tu sei simpatico. Lui/Lei/Egli/Ella/Esso/Essa - terza persona singolare (parlo di qualcun altro). Questi pronomi indicano una persona o cosa di cui si sta parlando, ma che non è presente nella conversazione diretta. Lui si usa per il maschile, Lei per il femminile. Esempi: Lui lavora a Roma, Lei studia medicina, Esso funziona bene (per oggetti). Forma Plurale Noi - prima persona plurale. Indica un gruppo di persone che include chi sta parlando. È il pronome della collettività e dell'inclusione. Esempi: Noi andiamo al cinema, Noi parliamo italiano, Noi abitiamo in Italia. Voi - seconda persona plurale. Indica un gruppo di persone a cui ci si sta rivolgendo direttamente. Esempi: Voi studiate molto, Voi siete italiani, Voi capite tutto. Loro/Essi/Esse - terza persona plurale. Indica un gruppo di persone o cose di cui si sta parlando. Loro è la forma più comune e moderna. Esempi: Loro lavorano insieme, Loro sono amici, Loro vivono a Firenze. Curiosità Importanti In italiano, spesso non usiamo i pronomi soggetto perché il verbo già ci dice chi compie l'azione! Questa è una caratteristica unica dell'italiano rispetto ad altre lingue. Per esempio, possiamo dire "Mangio la pizza" invece di "Io mangio la pizza".La desinenza del verbo (-o) indica chiaramente che il soggetto è "io". Usiamo il pronome soggetto solo quando vogliamo dare enfasi o evitare confusione. Esempi di enfasi: "Io pago il conto!" (sottolineo che sono proprio io a pagare), "Tu devi studiare!" (enfatizzo che è responsabilità tua). ATTENZIONE! Le forme "Egli, ella, essi, esse" sono forme formali e letterarie che appartengono principalmente alla lingua scritta formale e letteraria. Nella lingua parlata quotidiana usiamo sempre "lui, lei, loro". Se vuoi sembrare un libro di poesia dell'Ottocento, usa pure "egli"... ma i tuoi amici italiani ti guarderanno in modo strano! Queste forme si trovano ancora in documenti ufficiali, testi letterari classici e contesti molto formali, ma sono considerate arcaiche nella conversazione moderna. 2. Pronomi Personali Complemento Questi pronomi sostituiscono i complementi nelle frasi: oggetto diretto, oggetto indiretto e altri tipi di complementi. Qui la situazione diventa più complessa e articolata, ma non preoccuparti! Con un po' di pratica e attenzione, diventerà tutto naturale. I pronomi complemento sono essenziali per evitare ripetizioni e rendere il discorso più scorrevole ed elegante. A) Pronomi Diretti (Complemento Oggetto) I pronomi diretti rispondono alla domanda "chi?" o "che cosa?" e sostituiscono il complemento oggetto. Si usano quando l'azione del verbo passa direttamente sull'oggetto, senza bisogno di preposizioni. Forme atone (deboli - si usano prima del verbo coniugato): mi - me (prima persona singolare): Marco mi vede = Marco vede me ti - te (seconda persona singolare): Ti chiamo domani = Chiamo te domani lo - lui/esso (maschile singolare) o "ciò": Lo compro = Compro lui/quello/ciò la - lei/essa (femminile singolare): La vedo = Vedo lei/quella La - Lei (forma di cortesia): La ringrazio, signora = Ringrazio Lei ci - noi (prima persona plurale): Ci invitano = Invitano noi vi - voi (seconda persona plurale): Vi aspetto = Aspetto voi li - loro (maschile plurale): Li conosco = Conosco loro (maschi o gruppo misto) le - loro (femminile plurale): Le compro = Compro loro (cose femminili o donne) Esempi pratici con frasi complete: Vedi Marco? Sì, lo vedo. (lo = Marco) - Invece di ripetere "Sì, vedo Marco" Conosci Maria? Sì, la conosco. (la = Maria) - Invece di "Sì, conosco Maria" Mangi la pasta? Sì, la mangio. (la = la pasta) - Il pronome sostituisce l'intero oggetto Leggete i libri? Sì, li leggiamo. (li = i libri) - Plurale maschile Compri le scarpe? Sì, le compro. (le = le scarpe) - Plurale femminile Trucco da ricordare: "Lo" e "la" diventano "l'" davanti a vocale per ragioni di eufonia (suono piacevole): L'amo (amo lui/lei), L'ho visto (ho visto lui/lei/esso), L'ascolto (ascolto lui/lei). Questo rende la pronuncia più fluida e naturale. I Pronomi Diretti con il Passato Attenzione! Quando usi i pronomi diretti con il passato prossimo (e altri tempi composti), il participio passato deve accordarsi con il pronome in genere e numero. Ma c'è una regola importante da ricordare: Con la 3ª persona singolare (lo, la, l') e plurale (li, le) → l'accordo è OBBLIGATORIO: Hai visto Marco? Sì, l'ho visto. (visto = maschile singolare) Hai visto Maria? Sì, l'ho vista. (vista = femminile singolare) Hai mangiato le mele? Sì, le ho mangiate. (mangiate = femminile plurale) Hai letto i libri? Sì, li ho letti. (letti = maschile plurale) Con la 1ª e 2ª persona singolare e plurale (mi, ti, ci, vi) → l'accordo è FACOLTATIVO (ma sempre corretto se fatto): Marco mi ha chiamato/chiamata. (entrambi corretti!) Maria ci ha visto/visti/viste. (tutte le forme sono corrette!) Ti ho cercato/cercata stamattina. (entrambi corretti!) Curiosità con i Verbi Modali (dovere, potere, volere) Quando usi i pronomi diretti con i verbi modali al passato prossimo, succede una cosa interessante: è il pronome che decide se il participio passato si accorda o no! Se il pronome è PRIMA del verbo modale: Ci hanno voluti vedere. (voluti si accorda con "ci" = noi) Li ho dovuti chiamare. (dovuti si accorda con "li" = loro maschile) L'ho potuta incontrare. (potuta si accorda con "l'" = lei) Se il pronome è DOPO (attaccato all'infinito): Hanno voluto vederci. (NON si accorda: hanno voluto) Ho dovuto chiamarli. (NON si accorda: ho dovuto) B) Pronomi Indiretti (Complemento di Termine) I pronomi indiretti rispondono alla domanda "a chi?" e sostituiscono il complemento di termine. Si usano quando l'azione del verbo è diretta indirettamente verso qualcuno, tipicamente con verbi che richiedono la preposizione "a". Forme atone: mi - a me: Mi telefoni? = Telefoni a me? ti - a te: Ti scrivo = Scrivo a te gli - a lui: Gli parlo = Parlo a lui le - a lei: Le regalo fiori = Regalo fiori a lei Le - a Lei (forma di cortesia): Le chiedo scusa = Chiedo scusa a Lei ci - a noi: Ci scrivono = Scrivono a noi vi - a voi: Vi spiego = Spiego a voi gli/loro - a loro: Gli telefono / Telefono loro = Telefono a loro Esempi dettagliati: Telefoni a Marco? Sì, gli telefono. (gli = a Marco) - Il verbo "telefonare" richiede sempre "a" Scrivi a Maria? Sì, le scrivo. (le = a Maria) - Il verbo "scrivere a qualcuno" Parli ai tuoi genitori? Sì, gli parlo (o: parlo loro). - Terza persona plurale Dai un regalo a me? Sì, ti do un regalo. - Prima persona singolare indiretta Nota importante: "Loro" può essere usato al posto di "gli" per la terza persona plurale, ma presenta una differenza fondamentale di posizione: si mette DOPO il verbo invece che prima. Quindi diciamo: "Parlo loro" invece di "Gli parlo". Però nella lingua moderna e colloquiale, la forma "gli" sta vincendo questa battaglia ed è ormai la più usata, anche se "loro" rimane corretta e viene ancora utilizzata in contesti più formali o letterari. Verbi comuni che usano pronomi indiretti: telefonare, scrivere, parlare, chiedere, rispondere, regalare, dare, mandare, inviare, spedire, raccontare, spiegare, insegnare, prestare, mostrare. C) Pronomi Complemento - Forma Forte (Dopo Tutte le Preposizioni) Oltre alle forme atone (deboli), esistono anche le forme toniche (forti) dei pronomi complemento. Queste si usano DOPO le preposizioni e quando si vuole dare enfasi. Forme toniche: me - me te - te lui/lei/Lei - lui/lei/Lei noi - noi voi - voi loro - loro sé - sé stesso/stessa (forma riflessiva) Quando si usano? 1. DOPO TUTTE LE PREPOSIZIONI (a, di, da, con, per, su, tra, fra, senza...): Vengo con te. (NON: vengo con ti) Parlo di lui. (NON: parlo di lo) Questo regalo è per voi. (NON: questo regalo è per vi) Abito vicino a loro. (NON: abito vicino a gli) Senza di te, mi annoio. Pensano sempre a me. 2. PER DARE ENFASI: Amo te! (più forte di "Ti amo") Ha chiamato me, non te! Cercano proprio voi! 3. DOPO LE COMPARAZIONI (di, come, quanto): Sei più alto di me. Marco è intelligente come te. Lavora quanto noi. FORMA RIFLESSIVA "SÉ": La forma "sé" (con o senza accento, entrambi corretti: "sé" o "se") si usa per la terza persona quando l'azione ricade sul soggetto stesso: Pensa sempre a sé (stesso). Parla da sé. Conta solo su sé (stesso). ESEMPI COMPLETI: Questo libro è per te, non per lui. Viene da noi stasera? Abito lontano da loro. Escono sempre con voi? Pensa solo a sé. D) Pronomi Combinati
Questa settimana ho fatto una cosa che non faccio quasi mai: ho riproposto una live sulle strategie per farci ascoltare dai nostri figli.Di solito non concedo “repliche”.Perché se in dieci giorni non trovi il tempo, raramente due giorni in più cambiano qualcosa. Non è una questione di tempo. È una questione di priorità.E allora perché questa volta sì?In questo episodio non parlo solo di un webinar.Parlo di seconde possibilità in educazione.Di errori.Di etichette.Di responsabilità.Di limiti che restano… ma senza rompere il legame.Parliamo di quando la seconda possibilità fa crescere.E di quando invece diventa incoerenza.Parliamo di noi, prima ancora che dei nostri figli.Perché chiediamo comprensione per i nostri errori… ma siamo capaci di offrirla davvero?Se vuoi approfondire il tema dell'ascolto e partecipare alla replica live sulle strategie concrete per farti ascoltare senza urlare, trovi tutte le informazioni nel link in descrizione.A volte la seconda possibilità non è una comodità.È uno spazio di evoluzione.La domanda è: tu cosa vuoi farne?
Nell'universo colorato e dinamico di Zootropolis, ecco tornare Judy Hops e Nick Wilde, compagni di lavoro nella polizia, che stavolta devono scoprire cosa sta succedendo dietro al furto di un prezioso diario della famiglia Linxley, fondatori della città.Il responsabile è Gary, una vipera che intende riabilitare la reputazione della sua famiglia e dei rettili in generale, da tempo immemore banditi da Zootropolis e considerati nemici giurati della popolazione...ma sarà veramente così?Un secondo capitolo che aggiunge nuovi personaggi e approfondisce quelli che già conoscevamo, facendo tutto in maniera egregia e contando, come sempre, su una parte investigativa che fila che è una bellezza, condita da un'ironia fantastica. Scene d'azione e inseguimenti che non stancano, per un sequel di cui forse non c'era bisogno, ma che ho apprezzato tantissimo.Ci si commuove anche, ovviamente e pure la canzone nuova di Shakira è frizzante e invita a ballare come quella del film precedente. Fantastico film, adatto al pubblico di ogni età!
Alessandro Barbero torna sulla questione del referendum e risponde alle accuse mentre è ospite di un ciclo di incontri a cura di Mauro Bonazzi e Filippo Forcignanò per il loro primo incontro dal titolo: "Tra pace e guerra: il ritorno dell'imperialismo?". Alessandro Barbero dialoga con Ferruccio Capelli e Filippo Forcignanò. Estratto. Crediti: Casa della Cultura Via Borgogna 3 Milano Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=_ZyNDd30Jgs // Disclaimer // Tutti gli audio disponibili sono utilizzati negli episodi dopo previo consenso e accordo con i distributori originali di altre piattaforme e/o comunque distribuiti liberamente e originariamente con licenze CC BY 4.0 e affini, viene sempre riportata la fonte. I titoli potrebbero differire in caso di titoli troppo lunghi. Per qualsiasi dubbio o problema contattateci PER FAVORE prima alla nostra mail: vassallidibarbero[@]gmail[dot]com - Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
In questo episodio di Educare con calma parto da una frase che sento ripetere sempre più spesso: «i bambini oggi vanno trattati con le pinze» e dall'etichetta «generazione di cristallo», che avanza l'idea che i bambini di oggi siano troppo fragili o iper-protetti a causa dell'educazione rispettosa.Parlo di cosa significa davvero trattare i bambini come esseri umani: con rispetto, sì, ma anche con limiti, contenimento e responsabilità adulta. Di come l'Educazione a Lungo Termine non eviti frustrazione, noia o delusione, ma al contrario insegni ad attraversarle, restando accanto ai bambini nelle emozioni difficili invece di eliminarle.Racconto perché disciplina positiva ed educazione rispettosa non hanno nulla a che vedere con permissivismo, e perché libertà senza limiti non è rispetto, ma assenza di guida.Affronto anche il tema del pensiero critico: il titolo non fa l'esperto, ed è fondamentale imparare a verificare, fare domande e non affidarsi ciecamente alle autorità (come adulti e come genitori che vogliono crescere figli capaci di pensare con la propria testa).Infine, parlo del lavoro enorme che stiamo facendo come genitori millennial: un vero e proprio reparenting, in cui cresciamo noi stessi mentre cresciamo i nostri figli, rompendo cicli di controllo, violenza normalizzata e mancanza di educazione emotiva.Trovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.:: Come appoggiare il podcastIo non faccio pubblicità e non accetto sponsor: fa parte della mia etica dal giorno in cui ho creato La Tela. Se ti piace il mio podcast, aiutami così:Invia i tuoi episodi preferiti ad amici e familiari;Lascia una recensione sulla piattaforma dove lo ascolti;Supporta La Tela, facendo o regalando il percorso per Educare a Lungo termine, comprando il mio libro «Cosa sarò da grande», regalando una carta regalo da utilizzare sullo shop de La Tela.In ogni caso, grazie di
(00:00:00) Aggiornare un iPhone 6S nel 2026 (00:00:16) Introduzione al Mondo Apple del 2026 (00:01:24) Nuovi dispositivi in arrivo? (00:04:35) Arriva l'Apple Creator Studio (00:08:26) Funzionalità nel Creator Studio (00:11:21) Tutto deve diventare un abbonamento (00:16:59) L'AirTag di seconda generazione (00:19:15) AirTag e Sicurezza Personale (00:22:02) Cinturino Black Unity per Apple Watch (00:23:26) iOS 26.2.1 (00:28:29) Aspettando iOS 26.4 (00:31:11) Conclusioni e Prossimi Passi nel Mondo Apple Gennaio è finito e Apple ha già calato tre assi (o forse due e mezzo?). In questo episodio "random" analizzo il nuovo Apple Creator Studio e la controversa scelta di mettere in abbonamento le funzioni AI di Pages e Numbers. Parlo della seconda generazione di AirTag (più potenti, ma più sicuri?), della delusione per il cinturino Black Unity e del "miracolo" degli aggiornamenti di sicurezza per iPhone vecchi di 13 anni. Tutto questo mentre aspettiamo la vera rivoluzione: iOS 26.4 e l'arrivo di Gemini.Le novità sulla sicurezza di iOS 26.2.1Visita Digiteee e scopri tutte le notizie sulla tecnologiaSegui Digiteee su TikTokDimmi la tua su Twitter, su Threads, su Telegram, su Mastodon, su BlueSky o su Instagram.Mail jacoporeale@yahoo.it Scopri dove ascoltare il podcast e lascia una recensione su Apple Podcast o Spotify.Ascolta An iPad guy su YouTube Podcast.Supporta il podcast
Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali
Iniziamo a pralare dei mitici libricini, e poi si passa alla musica, alle esperienze fatte e ovviamente... cibo! Trascrizione interattiva e Vocab Helper Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership Come scaricare la trascrizione Apri l'episodio in Transcript Player Scarica come HTML Scarica come PDF Vocabolario Scarica come text file Scarica come text file with semicolons (per app che utilizzano flashcard) Iscriviti usando il tuo feed RSS privatoper vedere la trascrizione e il vocab helper subito sulla tua applicazione per ascoltare i podcast sul tuo cellulare. Note dell'episodio The Most Beautiful Italian Word (according to Italians) - https://www.youtube.com/watch?v=rbKSArNUR_4 Con Fabio oggi parliamo della sua esperienza all'estero e poi del suo ritorno in Italia. Come è andata? Dove tornerebbe? Ma non solo, parliamo di libri, di musica e cibo. E di seguito per chi vuole sapere di più di Fabio: Tutti i link utili per sapere di più di Fabio: https://fabiocerpelloni.com/ Any Language You Want - https://a.co/d/f7dp9fU Tiny Book Author (Amazon link) - https://a.co/d/4tSF01G Trascrizione Raffaele: [0:23] Bello, eh, questo stacco di batteria? Bellissimo! Matteo: [0:27] E buongiorno a tutti e due, oggi siamo in tre già dall'inizio. Raffaele: [0:33] Siamo di nuovo in tre. ricordiamo per chi si fosse perso la produttiva precedente, andatevela a recuperare. E questo spiegherà perché in questa puntata siamo in tre. Matteo, ma dove eravamo rimasti? Matteo: [0:53] Beh, e dove eravamo rimasti? Raffaele: [0:55] Io lo chiedo a te e tu lo chiedi a me? Matteo: [0:58] Non lo so. Raffaele: [0:59] Eravamo rimasti alle lingue, no? Abbiamo parlato quasi per tutta la puntata precedente di lingue. In quest'altra puntata, con il nostro Fabio, proviamo a trattare altri argomenti. Però usiamo le lingue come ponte. E quindi io ho subito una domanda per te, Fabio. Ovvero, sei italiano, ma scrivi libri e anche articoli, di questo poi magari ne parliamo nell'after show, in inglese. Come hai raggiunto questo livello di fluency si dice in inglese, di competenza chiamiamola in italiano? Ma anche di fiducia in se stessi, perché in tanti non scriverebbero un libro nella loro lingua madre. Tu invece scrivi libri in una lingua che non è la tua lingua madre. Fabio: [1:42] Ok. Quindi... buongiorno a tutti. A me è sempre piaciuto scrivere, devo dire, anche quando ero alle scuole superiori superiori, scuole superiori e medie. I miei temi che ci facevano fare... diciamo che sono sempre andato bene nei temi. Mi piaceva scrivere, mi piace esprimermi in forma scritta. Formandomi come insegnante ho dovuto scrivere parecchio in inglese, perché c'erano i vari... adesso non so come si può dire... assignments. I vari... (Compiti.) Compiti, esatto, compiti o comunque test dove dovevi produrre un testo scritto. E già questa cosa a me piaceva, perché poi anche scrivendo, vedi, ti vengono in mente cose, ti viene in mente... dubbi. Ci va la virgola, ci va questa proposizione, quell'altra, come esprimo quest'idea, quali parole uso? Quindi è un continuo scoprire quando scrivi. Sia idee che hai, ma anche a livello di forma, quindi di capire come strutturare una frase, un testo, un paragrafo. È una cosa che mi è sempre piaciuta, la faccio anche nella mia attività da libero professionista. Come ho raggiunto questo livello? Scrivendo, ricevendo anche un feedback, un riscontro. Da me stesso più che altro, perché poi sono sempre stato io quello che andava a vedere se il testo andava bene, se non andava bene. Adesso con l'intelligenza artificiale è tutto molto più semplice, quindi per qualcuno che vuole scrivere hai un assistente diretto che ti può dire "guarda, qua ci va questo, perché bla bla bla..." Poi sull'intelligenza artificiale possiamo farci un... Matteo: [3:51] Una serie più che una puntata. Fabio: [3:55] Comunque sì, addirittura adesso, non per dire, però arrivo a scrivere in inglese e mi sono quasi dimenticato le regole di punteggiatura dell'italiano. Perché le virgole in italiano, ho sempre il dubbio dove vanno, come vanno, se ci vanno. Mentre in inglese, scrivendo solo in inglese, perché poi scrivo solo in inglese, sono molto più sicuro di quello che metto sulla pagina. Raffaele: [4:26] C'è sempre interferenza. Ma i tuoi libri hanno una caratteristica, qual è questa caratteristica? Fabio: [4:33] Che sono corti. Sono corti. Appunto io li chiamo tiny books, libricini, perché il mio primo libro, Any Language You Want, in realtà è stato quasi una sorpresa per me. Perché io non ho mai pensato di scrivere un libro, in realtà. Io ho sempre visto questa cosa dello scrivere un libro, pubblicare un libro come un obiettivo impossibile. Scrivere un libro? Quante cose devi dire? Come fai a pubblicarlo? E poi cosa scrivo? Questo era quello che pensavo. Poi ho letto un libricino di business che si chiama Anything You Want di Derek Sivers, che era, che è, è stato un imprenditore americano, dove lui semplicemente aveva pubblicato questo libricino. Ogni pagina, su ogni pagina, ogni due facciate raccontava una storia di come aveva costruito il suo business. Ed era un libricino di meno di 100 pagine, molto piccolo. Ho detto "wow, cavolo, 'sto libro qua ha detto molto di più, ho trovato molto di più in questo libro che in tanti altri che ho letto. Perché comunque leggo parecchio. E ho detto "Quasi quasi lo scrivo anch'io un libro così", un libro corto, storie corte, iniziano e finiscono, ogni capitolo è una storiella. Storiella vera poi, perché non scrivo mai di... cioè non scrivo romanzi o storie inventate. E allora ho detto "Wow, allora ci provo anch'io, quindi non devo pubblicare 300 pagine per diventare un autore." [È] così che ho scritto poi il mio primo e il mio secondo. Che poi il mio secondo è "come scrivere un libricino". (Un metalibro.) Un metalibro, esatto, sempre storie mie. Parlo sempre... cioè parlo sempre di me, non perché sono egocentrico ma perché vorrei far vedere quello che può funzionare. L'ho fatto col primo con language learning, e l'ho fatto col secondo con il self publishing, lo scrivere. Raffaele: [6:53] C'è un grande vantaggio dei libricini, che ho sentito tra l'altro da, come chiamarlo, da un linguista e esperto anche di business che dovresti conoscere, ma ne parliamo nell'after show. Che dice che il vantaggio dei libri piccolini, è quello che ti spingono poi all'azione più facilmente. Finisci il libro presto e sei subito portato all'azione. Mentre invece libri grandi tendono ad addormentarti per certi versi. Quindi leggi il libro, ma poi alla fine del libro ti sei dimenticato di farci qualcosa con il libro. Fabio: [7:26] Sì, ne ho letto uno, appunto, anzi più di uno in realtà, dove è un continuo dire sempre la stessa cosa, sempre il solito, due o tre concetti, i soliti due o tre concetti, e tu dici "ma ok, non mi serve un altro esempio di questo concetto". E a volte questa cosa è un po' dovuta anche all'industria del publishing che richiede poi... l'autore... "o scrivi 250 pagine oppure non possiamo pubblicarti perché magari il libro non si vede sullo scaffale". Mentre un libro piccolo è più funzionale, ti dà quello che ti dà, quello che ti deve dare e basta: è inutile diluire o comunque dilungarsi, ecco. Raffaele: [8:21] Matteo, hai sentito nella puntata precedente? Fabio ha vissuto a Londra. Matteo: [8:27] Fabio ha vissuto a Londra, esattamente, ma questo lo dovevi sentire tu, che sei il Londra lover... Raffaele: [8:35] Eh vabbè, ma ci hai vissuto più tu che io però, è un'altra cosa che ci accomuna. Matteo: [8:40] Ma io prima di andare a Londra, perché poi andiamo anche a Londra, volevo chiedere a proposito dei due libricini: ma c'è un due senza tre in arrivo? Fabio: [8:49] C'è, c'è il 3. C'è il 3, è ancora un'idea, c'è un elenco di cose che voglio mettere dentro. Però ci sarà, io voglio continuare a farlo, sì, sì. Matteo: [9:04] A quel punto la seconda domanda è: ma è per caso su Any Martial Art You Want? Fabio: [9:12] No, non è su martial arts. Mia cognata mi ha detto "ah, hai scritto un secondo libro su come scrivere il primo libro, quindi il tuo terzo cos'è? Scrivi un terzo libro su come scrivere un secondo libro? Cos'è, Inception?" No, non è Inception, è sempre un libro di storie. Allora, ho un po' di idee, però quella che più mi piace, perché poi sempre parlando poi di language learning, di apprendimento linguistico: se fai qualcosa che hai... passione, per la quale passione o comunque qualcosa che ti entusiasma, poi la cosa ti riesce meglio. E quindi sto pensando a un libro di storie mie personali, sempre, ovviamente, però con un messaggio più universale. Non ho ancora ben chiaro il progetto, però questa cosa a me entusiasma molto. Anche perché io nel podcast che avevo aperto nel 2021, tutti [i miei primi] episodi erano storie mie personali, che utilizzavo per insegnare inglese. Prendere quei contenuti, aggiustarli e scrivere una storia, come testo scritto, e racchiudere il tutto in un libro poi... non so, questo qua è un progetto che mi ispira molto. Quindi diciamo che [all']80% questo è il terzo libro. Raffaele: [10:43] In bocca al lupo. Fabio: [10:44] Grazie. Raffaele: [10:46] "Crepi" si dice! No "grazie"! Fabio: [10:47] Crepi, crepi, infatti! Matteo: [10:48] Sei vegetariano? Fabio: [10:50] Io? Sono vegano. Matteo: [10:53] Ah vedi allora per questo non ha detto "crepi"! Matteo: [10:56] Ce li abbiamo tutti e tre allora: l'onnivoro, il vegetariano e il vegano. Matteo: [11:00] Posso fare una domanda che vorrei fare poi a tutti i nostri futuri ospiti, per fare poi una raccolta? Ci dai una ricetta? Fabio: [11:13] Una ricetta vegana? Matteo: [11:15] Una ricetta. Una ricetta che ti piace, una ricetta ovviamente che ti piace e che mangeresti, quindi se sei vegano, vegana. Raffaele: [11:22] La domanda più difficile delle due puntate. Fabio: [11:23] Questa è difficile sì! Allora, la ricetta: riso saltato con le verdure. E come si fa? Prendi il riso, lo salti e ci metti le verdure. Matteo: [11:41] Andiamo un po' più... almeno dicci le verdure. Fabio: [11:46] Ci metti il peperone, ci metti la carota, il broccolo, salti tutto, un po' di salsa di soia, riso integrale ai minerali: è più nutriente. E lo salto. Guarda, questo è come mi ha conquistato la mia compagna, con un riso saltato con le verdure. Raffaele: [12:07] Ma mi sembra una ricetta più asiatica che non italiana. Fabio: [12:10] Sì, perché sia io che la mia compagna siamo innamorati del sud-est asiatico, ci abbiamo viaggiato per cinque mesi e mezzo quando eravamo di ritorno dalla Nuova Zelanda. Così, con lo zainetto, senza... abbiamo pianificato i primi due giorni a Bali e poi il resto non sapevamo in realtà, non avevamo un piano. Avevamo un piano che stavamo in giro con i soldi che avevamo guadagnato in Nuova Zelanda a farci un mega viaggio, con un budget ristretto comunque. Non è che abbiamo fatto hotel 5 stelle, resorts... nulla di tutto ciò. Ma, con l'Asia sì, soprattutto io col Vietnam: mi piace molto. Raffaele: [13:02] Fantastico. Fabio, ti devo interrompere a questo punto, perché io prima ho lanciato l'amo per Londra ma non avete abboccato. Poi tu adesso hai detto che sei stato in Nuova Zelanda. Ma hai vissuto in più posti in giro per il mondo. Ti va di raccontarci un po' di questi tuoi... non viaggi soltanto, ma proprio di esperienze di vita all'estero? Fabio: [13:21] Allora, io sono partito per Londra nel 2011, lavoravo per Pret a Manger, che è tipo Starbucks. E ho fatto lì i primi... facciamo un anno e mezzo. Un anno e mezzo. Ero con la mia ex compagna, a Londra esperienza formativa, però esperienza che mi ha tirato fuori dal guscio, dalla protezione di mamma e papà. Ero lì facendo un lavoro per il quale non avevo studiato, perché facevo panini e zuppe. E il mio inglese lì è migliorato, perché comunque stando a contatto, parlando con i miei colleghi, sono migliorato. Poi con la mia compagna dell'epoca ci siamo lasciati, e ho detto "dove vado?" E pensavo "vado in Canada, adesso me ne vado in Canada, voglio comunque andare in un altro paese dove parlano l'inglese, così vado avanti, imparo sempre di più, diventerò insegnante". Avevo visto che c'era qualcosa qui col visto che non poteva funzionare, ho detto "no, sai dove vado? Andiamo da un'altra parte del mondo!" E sono andato in Australia. In Australia sono atterrato ad Adelaide e l'Australia per me è stato il mio... ancora lo ricordo come i miei due anni più belli dei miei 38 anni. Perché ho conosciuto un sacco di persone, ho visto un sacco di bei posti, poi a me piace il deserto, ho conosciuto la mia compagna attuale, che è quella che mi ha conquistato col riso con le verdure. In realtà l'avevo conosciuta in Italia perché, adesso la storia un po' si complica, in Italia io insegnavo così amatorialmente lezioni di batteria e lei era una mia studentessa. Matteo: [15:21] Oh, quindi legati dall'amore non solo per il sud-est asiatico, ma anche per la batteria e la musica. Fabio: [15:33] Sì, esatto. Una settimana prima che io partissi per l'Australia, io e Aloha, che è la mia compagna, abbiamo iniziato la relazione. Quindi è stata davvero dura all'inizio, perché in Australia io all'inizio ero da solo i primi quattro mesi. Lei poi mi fece la sorpresa di dire "vengo giù anch'io". Ma io ero io ero cotto, innamorato perso, cotto. Quindi i primi quattro mesi a distanza, in realtà quelli sono stati più brutti secondo me. Raffaele: [16:04] E che distanza poi, non è esattamente Napoli-Milano. Fabio: [16:07] Esatto, esatto, poi dall'Australia lei mi ha raggiunto, abbiamo fatto tutto quello che abbiamo fatto, perché abbiamo comprato un van, abbiamo girato, lavoravamo nelle farm, nelle piantagioni e abbiamo fatto lì quei due anni. E da lì poi ho detto "ma dove andiamo? Il visto è scaduto!" Il paese più vicino è la Nuova Zelanda, facilissimo da entrarci per candidarsi per il visto, l'abbiamo preso ed è lì poi che io ho preso la mia prima certificazione per diventare insegnante, ho iniziato a insegnare nelle scuole di lingua ad Oakland, in una scuola di lingua inglese ad Oakland, ho fatto tutta la mia prima esperienza. E la mia... Aloha lavorava in pasticceria, perché lei... no pasticceria, era una... vabbè comunque lavorava in un posto dove facevano da mangiare. E abbiamo fatto due anni lì, poi prima di tornare in Italia appunto abbiamo detto "andiamo a vedere l'Asia". Perché poi in Australia e in Nuova Zelanda incontravamo tante persone che dicevano "sono stato in Vietnam, abbiamo visto la Malesia, e la Cambogia, di qua. di là..." Tante persone in viaggio, sentivamo che avevano appunto avuto queste esperienze. Matteo: [17:27] E quindi dicevate "ma dovremmo vederla anche noi". Giusto. Fabio: [17:31] Esatto. Quindi prima di tornare facciamo anche noi i backpackers, come già lo facevamo, e andiamo lì. Abbiamo fatto appunto questi cinque mesi e mezzo vagando con lo zainetto, bellissimo. Io vorrei andare lì in pensione. Raffaele: [17:54] E invece sei tornato in Italia? Matteo: [17:56] Infatti sì, stavo per dire, vi siete stufati di girare? Fabio: [18:00] Beh, più che stufati,sapevamo l'inizio del viaggio e la fine. In realtà siamo tornati perché il visto della Nuova Zelanda era scaduto, in Indonesia, [nel] sud-est asiatico non potevamo stare. Anche perché i servizi... noi ci lamentiamo magari dell'Italia magari, però ci sono posti dove i servizi sono molto scadenti. E quindi siamo tornati, siamo tornati. Io poi ho iniziato a lavorare al British Council. Matteo: [18:39] Lavori ancora? No, non lavori [più] al British Council. Fabio: [18:43] Al British Council sono... come si dice... collaboratore, insomma, freelance. Raffaele: [18:49] Com'è tornare in Italia dopo aver vissuto diversi anni all'estero? Fabio: [18:54] Ma all'inizio, quando tornavo, perché ogni tanto tornavamo, io non vedevo poi l'ora di andare via, perché comunque la mia routine era dall'altra parte, avevo i miei progetti in Australia, Nuova Zelanda. Poi quando siamo tornati in realtà non è stato poi così scioccante o che so, deprimente o magari... È stata un'esperienza normale, abbiamo preso una casa in affitto, poi abbiamo comprato casa. Shock culturale non c'è stato in realtà, perché fondamentalmente siamo italiani quindi sapevamo cosa trovavamo. In realtà è stato anche... dopo aver visto certe cose fuori dall'Italia, in realtà ci siamo resi conto che in realtà ci sono tante cose che funzionano nel nostro paese. Però siccome siamo qui, non te ne accorgi poi. Te ne accorgi quando non le hai. Raffaele: [19:59] Le dai per scontate. Fabio: [20:01] Esatto, le dai per scontate. E quindi è stato anche un po'... mi ha fatto apprezzare in realtà di più l'Italia, il tornare. Matteo: [20:10] Questo è interessante, molto interessante. Fabio: [20:13] Eh bisogna... per quello che quando si dice "viaggiare ti apre gli occhi, viaggiare..." cioè non è un cliché, è così. Logico: se viaggi... scusa. Matteo: [20:23] No no no, continua. Fabio: [20:24] No, dico, se viaggi in paesi magari dove la cultura è identica... però neanche tanto perché, per esempio in Australia abbiamo avuto un paio di episodi dove ci siamo trovati davvero male. Ora senza... io l'Australia la porto al top, numero uno. Qua non potete vedere, ma ho bandiere australiane appese, ho un didgeridoo, insomma un po' di cose. Però ci siamo trovati male un paio di volte con l'assistenza sanitaria, e ci siamo detti "cavolo, ma in Italia ci lamentiamo però sta cosa è inconcepibile, non ci è mai successa prima". Quindi adesso non voglio dire che il sistema, come si dice... il sistema healthcare dell'Australia non funziona, anzi. Però [ci sono] state un paio di cose che ho detto "mah, le cose..." Anche a Londra, ma in realtà ovunque, in realtà ovunque: trovi cose che qua non hai e viceversa. Matteo: [21:23] Sì, il fatto del viaggiare che ti apre a volte... automaticamente pensiamo sempre verso... guardando noi verso una direzione, guardiamo verso il luogo dove arriviamo e pensiamo sempre che l'apertura è verso nuove cose. Ma a volte, come spesso succede, ci si accorge che anche dietro di noi era una situazione diversa da come la vedevamo. Fabio: [21:53] Esatto. In Cambogia abbiamo visto persone in motorino con la flebo. Raffaele: [22:03] Cosa? Fabio: [22:04] Sì, perché la storia... la Cambogia ha avuto questo genocidio davvero deprimente negli anni '70 con Pol Pot, questo dittatore che aveva fatto fuori 3 milioni di cambogiani, soprattutto gli intellettuali. Cioè se avevi gli occhiali eri considerato intellettuale e quindi dovevi essere fatto fuori. E quindi c'è tutta una sorta di... non ci sono certe figure, tipo medici, ingegneri, intellettuali, che possono portare avanti il paese. Si stanno riprendendo... Questo me la raccontava una volontaria australiana che era lì, quindi magari da verificare questa cosa, però questo è quello che mi aveva detto lei. E quindi manca tutta quella fetta di società, di figure professionali lì, e sono quindi praticamente tutti contadini, pescatori, lavoranti, insomma nel settore agricolo. E la sanità? La sanità lì infatti eravamo in una situazione dove "cavolo, se qua cadiamo in motorino che si fa? Se abbiamo un incidente, se succede qualcosa?" Qua sei... devi poi andare in giro con la flebo attaccata in motorino, come ne abbiamo visti tanti. Persone in motorino con la flebo che uscivano da questa clinica, poi dici "vabbè..." Raffaele: [23:39] Pazzesco, molto Interessante però. Fabio, però il nostro tempo qui nella puntata aperta a tutti è finito. Quindi io ti faccio un'ultima domanda brevissima: come possono trovarti i nostri ascoltatori? Fabio: [23:51] Allora possono trovarmi sul mio sito fabiocerpelloni.com o mi potete trovare su YouTube, Fabio Cerpelloni. Vi mando lì. Ah scusate, un terzo canale è su Substack, che ho ed è chiamato Better Writers Matteo: [24:15] Benissimo. Allora inseriremo tutti questi link nelle show notes, così tutti quanti potete andare a fare un po' di stalking. Raffaele: [24:26] Matteo, però c'è un problema: io ho ancora delle domande per Fabio. Matteo: [24:29] E non c'è problema, in realtà noi abbiamo ancora un po' di tempo con Fabio e lo andiamo a passare di là. Io già so che Raffaele prende il caffè, Fabio la pizza, ho preparato tutto nella nostra saletta dell'aftershow. Quindi salutiamo tutti quanti e andiamo a mangiare pizza e bere caffè. Fabio: [24:53] Bel piano! Raffaele: [24:54] Ciao a tutti. Matteo: [24:56] Ciao. Fabio: [24:57] Ciao ciao!
Cosa fai quando non devi più lavorare per soldi?Febbraio 2025. Mi fermo a fare i conti dopo 10 anni di lavoro serio. E scopro di essere libero.Le entrate passive superano di 3 volte le spese di vita - anche con due figli. L'immobiliare da solo rende oltre 4.000€ netti al mese, senza che debba fare nulla. Copy Persuasivo® ha superato il 10° anno di vita e di profitti. I libri continuano a vendere un po' tutti i mesi.Non dovrei più lavorare. E invece vado in crisi.Questa non è una storia motivazionale su come diventare ricchi. È il racconto brutalmente onesto di cosa succede quando arrivi al traguardo che tutti sognano - e scopri che ci sono nuovi problemi.In questo episodio:Quando i numeri ti dicono una cosa e tu non riesci a crederciDieci anni in un bilancio: cosa c'è davvero dietro quel +11.000%L'investimento che nessuno si aspettava (e la chiusura che ha cambiato tutto)La crisi che mi ha bloccato per mesiUna domanda che ogni imprenditore si deve porre - a cui non c'è risposta facileIl manifesto con cui ho messo ordine nel caosNessun corso da vendere. Nessuna formula magica. Solo la verità su cosa significa arrivare dall'altra parte.Torno dopo mesi di assenza con una nuova stagione del podcast. E questa volta non parlo (solo) di copy, marketing o strategie.Parlo di cosa resta quando togli i soldi dall'equazione.Aiutami ad arrivare a più persone. Se ti è piaciuto l'episodio:Metti likeIscrivitiLascia una recensione (su Spotify o Apple Podcast)
Lo trovi qui: https://dariovigna.li/itdbyt Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
In questo episodio di Educare con calma vi racconto come i copioni ci aiutano a sostituire gli automatismi dell'educazione ricevuta con frasi nuove e consapevoli. Con pratica e ripetizione, diventano naturali e cambiano davvero il modo in cui educhiamo nostrǝ figliǝ.All'inizio usare i copioni dell'Educazione a Lungo Termine può farci sentire poco autentici, e questo è normale, perché stiamo imparando un linguaggio nuovo. Con la pratica, però, diventano strumenti potenti per modellare l'educazione che vogliamo offrire e la nostra mentalità.Vi racconto infine come i genitori della comunità La Tela usano i copioni nella loro quotidianità, condividendo le loro voci.:: Nell'episodio menzionoIl Forum della ComunitàTrovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.:: Come appoggiare il podcastIo non faccio pubblicità e non accetto sponsor: fa parte della mia etica dal giorno in cui ho creato La Tela. Se ti piace il mio podcast, aiutami così:Invia i tuoi episodi preferiti ad amici e familiari;Lascia una recensione sulla piattaforma dove lo ascolti;Supporta La Tela, facendo o regalando il percorso per Educare a Lungo termine, comprando il mio libro «Cosa sarò da grande», regalando una carta regalo da utilizzare sullo shop de La Tela.In ogni caso, grazie di
Ogni dicembre mi ritrovo a correre tra inviti, aspettative e “dai, è solo un giorno”… e poi mi accorgo che il mio corpo è già in modalità sopravvivenza. In questo episodio mi fermo e mi faccio una domanda semplice ma scomoda: fin dove posso arrivare, senza perdermi? Parlo di confini — piccoli, gentili, ma necessari — e di quel senso di colpa che spesso arriva appena provo a dire “quest'anno no”. Perché mettere un limite non è chiudere il cuore: è fare spazio a un Natale più vero, più sostenibile, più mio. Entra in 30 JoyFuel Days: https://www.ilcorpoelamente.com/30-joyfuel-days/ Scopri HeySister, la psicologa pratica, sempre con te: https://www.heysister.io/ Ricevi gratuitamente Stress-Off, la guida per liberarti dallo stress: https://www.ilcorpoelamente.com/stress-off/ Scopri tutte le altre risorse su: www.ilcorpoelamente.com Se cerchi altri suggerimenti in tema gestione delle emozioni, dello stress e del tempo, così come le migliori tecniche di psicologia applicate alla vita quotidiana, puoi trovare tanti spunti nei video dl canale ilcorpoelamente su Youtube: http://www.youtube.com/c/ilCorpoelaMente
(00:00:00) Pensieri in aria (00:00:15) Introduzione alla trilogia del niente (00:01:26) La battaglia degli ultrasottili (00:03:31) L'esperienza con iPhone Air (00:08:13) Approfondimenti sull'iPhone (00:13:03) L'opinione di Francesco (00:15:44) Le rinunce dell'iPhone Air (00:18:38) Discussione sulla eSIM (00:24:41) L'uso quotidiano dell'iPhone Air (00:34:14) Futuro dell'iPhone Air (00:45:35) Riflessioni finali sul mercato (00:50:53) Chiusura e ringraziamenti In questo secondo capitolo della mia “trilogia del niente”, io e Francesco Graziani proviamo a capire se il 2025 sia davvero l'anno degli ultrasottili o solo il momento in cui il mercato ha deciso di annoiarsi. Parlo del mio rapporto complicatissimo con iPhone Air, tra amore, compromessi e effetto iPad nano, mentre Francesco smonta la magia iniziale con un po' di sano realismo. Ergonomia, eSIM, batteria, foto e scelte assurde dei produttori: una puntata perfetta per chi nel 2025 non sa più che telefono vuole… ma sa di certo cosa NON vuole.La recensione dell'iPhone Air di Francesco per DigiteeeVisita Digiteee e scopri tutte le notizie sulla tecnologiaSegui Digiteee su TikTokDimmi la tua su Twitter, su Threads, su Telegram, su Mastodon, su BlueSky o su Instagram.Mail jacoporeale@yahoo.it Scopri dove ascoltare il podcast e lascia una recensione su Apple Podcast o Spotify.Ascolta An iPad guy su YouTube Podcast.Supporta il podcast
Ti è mai capitato di non sapere se usare l'imperfetto o il passato prossimo quando racconti una storia in italiano? In questa guida completa scoprirai gli argomenti grammaticali più importanti per padroneggiare il livello B1-B2, quelli che ti permetteranno di parlare italiano con maggiore precisione e sicurezza, evitando gli errori più comuni. Gli Argomenti Essenziali per il Livello B1-B2 dell'Italiano 1. Imperfetto vs Passato Prossimo: La Battaglia dei Tempi Questa è la domanda da un milione di euro per qualsiasi studente di italiano! La distinzione tra questi due tempi verbali rappresenta uno degli ostacoli più significativi nell'apprendimento della lingua italiana, ma una volta compreso il meccanismo, diventerà naturale scegliere quello corretto. Il Passato Prossimo Il passato prossimo si utilizza per indicare un'azione completata, con un inizio e una fine chiari e definiti. Quando dici "Ieri ho mangiato una pizza", stai comunicando che l'azione è stata portata a termine: la pizza è stata consumata completamente e l'evento è concluso. L'Imperfetto L'imperfetto, invece, descrive un'azione in corso, un'abitudine passata o una descrizione di stati e situazioni. Per esempio: "Da piccolo mangiavo sempre la pizza il venerdì" esprime un'abitudine ripetuta nel tempo, mentre "Mentre mangiavo, è squillato il telefono" presenta un'azione in corso che viene interrotta da un evento specifico. Esempi Pratici di Utilizzo Considera questa frase complessa: "Quando ero piccolo [descrizione dello stato], abitavo a Roma [abitudine]. Un giorno ho deciso [azione specifica e conclusa] di trasferirmi a Milano." In questo esempio, puoi osservare come l'imperfetto crei lo sfondo narrativo mentre il passato prossimo introduce l'azione che spezza questa continuità. Tempo VerbaleFunzioneEsempioPassato ProssimoAzione completata e puntuale"Ieri ho comprato un libro"ImperfettoAzione abituale"Da bambino leggevo ogni sera"ImperfettoDescrizione/stato"La casa era grande e luminosa"ImperfettoAzione in corso (sfondo)"Mentre dormivo, è arrivato Marco" 2. L'Accordo del Participio Passato: Le Regole Fondamentali Questo argomento terrorizza molti studenti, ma è più semplice di quanto tu possa pensare una volta comprese le regole di base. L'accordo del participio passato segue schemi precisi che, una volta interiorizzati, diventeranno automatici. Accordo con l'Ausiliare ESSERE Quando il verbo ausiliare è ESSERE, il participio passato si accorda sempre con il soggetto in genere e numero. Questa regola non ammette eccezioni: "Maria è andata" (femminile singolare) "I ragazzi sono partiti" (maschile plurale) "Le ragazze sono arrivate" (femminile plurale) Accordo con l'Ausiliare AVERE Con l'ausiliare AVERE, di norma il participio passato rimane invariato: "Ho mangiato", "Abbiamo studiato", "Hanno lavorato". Tuttavia, esiste un'eccezione fondamentale che riguarda i pronomi diretti. L'Eccezione con i Pronomi Diretti LO, LA, LI, LE Quando i pronomi diretti LO, LA, LI, LE precedono il verbo, il participio passato deve accordarsi con il pronome: "La pizza? L'ho mangiata!" (accordo con LA pizza, femminile singolare) "I libri? Li ho letti!" (accordo con I libri, maschile plurale) "Le scarpe? Le ho comprate!" (accordo con LE scarpe, femminile plurale) PronomeGenere/NumeroEsempioLOMaschile singolare"Il caffè? Lo ho bevuto" → "L'ho bevuto"LAFemminile singolare"La torta? La ho mangiata" → "L'ho mangiata"LIMaschile plurale"I documenti? Li ho firmati"LEFemminile plurale"Le lettere? Le ho spedite" 3. I Connettivi Complessi: Parlare Come un Madrelingua I connettivi rappresentano il segreto per sembrare fluente in italiano. Abbandonare la ripetizione continua di "e, e, e..." e passare a connettivi più sofisticati trasforma immediatamente la qualità del tuo discorso, rendendolo più elegante e strutturato. Connettivi per Aggiungere Informazioni Quando vuoi aggiungere informazioni a quanto già detto, puoi utilizzare diverse espressioni che arricchiscono il tuo discorso: Inoltre, per di più, oltretutto: "Quel film è noioso. Inoltre, è troppo lungo!" Non solo... ma anche: "Non solo è bella, ma anche intelligente" In aggiunta, peraltro: "Il ristorante ha ottimi piatti. In aggiunta, i prezzi sono ragionevoli" Connettivi per Esprimere Contrasto Per esprimere un'opposizione o contrasto tra due idee, l'italiano offre numerose possibilità: Tuttavia, però, eppure: "Studia molto, tuttavia non prende bei voti" Mentre, invece: "Io amo il caffè, mentre tu preferisci il tè" Al contrario, d'altra parte: "Pensavo fosse facile. Al contrario, si è rivelato molto complesso" Connettivi per Indicare Conseguenza Per collegare una causa al suo effetto, utilizza i connettivi di conseguenza: Perciò, quindi, dunque: "Piove, perciò prendi l'ombrello" Di conseguenza, pertanto: "Non ha studiato, di conseguenza è stato bocciato" Per questo motivo, ecco perché: "Era stanco. Per questo motivo è andato a dormire presto" FunzioneConnettivi FormaliConnettivi InformaliAggiuntaInoltre, per di più, in aggiuntaAnche, e poi, pureContrastoTuttavia, nonostante ciò, eppurePerò, ma, inveceConseguenzaPertanto, di conseguenza, dunqueQuindi, perciò, cosìCausaPoiché, dato che, in quantoPerché, siccome, visto che 4. Le Preposizioni Articolate: Quando le Preposizioni si Uniscono agli Articoli Le preposizioni articolate nascono dalla fusione tra le preposizioni semplici (di, a, da, in, su) e gli articoli determinativi. Questa combinazione è una caratteristica distintiva della lingua italiana e richiede una conoscenza approfondita per essere padroneggiata. Schema Completo delle Preposizioni Articolate +ILLOLAL'IGLILEDIdeldellodelladell'deideglidelleAalalloallaall'aiaglialleDAdaldallodalladall'daidaglidalleINnelnellonellanell'neineglinelleSUsulsullosullasull'suisuglisulle Usi Principali delle Preposizioni Articolate Ogni preposizione articolata mantiene il significato della preposizione semplice da cui deriva: DEL, DELLA, DEGLI, DELLE: esprimono possesso o appartenenza → "Il libro del professore", "La casa della nonna" AL, ALLA, AI, ALLE: indicano direzione o destinazione → "Vado al cinema", "Scrivo alla direttrice" DAL, DALLA, DAI, DALLE: esprimono provenienza o moto da luogo → "Vengo dal medico", "Torno dalla palestra" NEL, NELLA, NEI, NELLE: indicano stato in luogo chiuso → "Il gatto è nel giardino", "Viviamo nella città" SUL, SULLA, SUI, SULLE: esprimono posizione sopra → "Il libro è sul tavolo", "Cammino sulla spiaggia" Casi Particolari con i Nomi di Paesi Con i nomi di nazioni esistono regole specifiche da rispettare: Paesi singolari: "Vado in Italia", "Vivo in Francia" (senza articolo) Paesi plurali: "Vado negli Stati Uniti", "Viaggio nei Paesi Bassi" (con preposizione articolata) Paesi con articolo obbligatorio: "Vado nel Regno Unito", "Viaggio nella Repubblica Ceca" 5. Pronomi Diretti e Indiretti: Comprendere Chi Fa Cosa a Chi I pronomi sostituiscono i nomi per evitare ripetizioni e rendere il discorso più fluido. La distinzione tra pronomi diretti e indiretti è fondamentale per costruire frasi corrette in italiano. I Pronomi Diretti I pronomi diretti rispondono alle domande "che cosa?" o "chi?" e sostituiscono il complemento oggetto diretto: PersonaSingolarePlurale1ª personaMI (me)CI (noi)2ª personaTI (te)VI (voi)3ª persona maschileLO (lui/esso)LI (loro/essi)3ª persona femminileLA (lei/essa)LE (loro/esse) Esempio pratico: "Vedi Marco?" → "Sì, lo vedo" (vedo CHI? Marco = LO) I Pronomi Indiretti I pronomi indiretti rispondono alla domanda "a chi?" e sostituiscono il complemento di termine: PersonaSingolarePlurale1ª personaMI (a me)CI (a noi)2ª personaTI (a te)VI (a voi)3ª persona maschileGLI (a lui)GLI/LORO (a loro)3ª persona femminileLE (a lei)GLI/LORO (a loro) Esempio pratico: "Telefoni a Maria?" → "Sì, le telefono" (telefono A CHI? A Maria = LE) Come Distinguere Quale Pronome Usare Per capire quale pronome utilizzare, formula una domanda sulla frase: "Mangio la mela" → "Mangio che cosa?" → LA mela → "La mangio" (pronome diretto) "Parlo a Giovanni" → "Parlo a chi?" → A Giovanni → "Gli parlo" (pronome indiretto) 6. I Pronomi Combinati: Quando i Pronomi Vanno in Coppia I pronomi combinati rappresentano una delle sfide più impegnative per gli studenti di italiano. Si utilizzano quando nella stessa frase compaiono sia un pronome indiretto ("a chi") sia un pronome diretto ("che cosa"). La Formazione dei Pronomi Combinati Quando i pronomi si combinano, subiscono delle trasformazioni: MI, TI, CI, VI diventano → ME, TE, CE, VE GLI e LE (singolari) diventano entrambi → GLIE- (seguito da LO, LA, LI, LE, NE) Schema Completo dei Pronomi Combinati +LOLALILENEMIme lome lame lime leme neTIte lote late lite lete neGLI/LEglieloglielaglieliglieleglieneCIce loce lace lice lece neVIve love lave live leve ne Esempi Pratici di Utilizzo "Do il libro a Marco" → "Glielo do" (GLI = a Marco, LO = il libro) "Presto la macchina a te" → "Te la presto" "Racconto la storia a loro" → "Gliela racconto" "Compro i fiori per mia madre" → "Glieli compro" "Porto le chiavi a voi" → "Ve le porto" 7. CI e NE: Le Particelle Pronominali Multifunzione Queste due piccole parole possiedono una versatilità straordinaria nella lingua italiana. Comprendere i loro molteplici usi è essenziale per raggiungere un livello avanzato di competenza linguistica. Le Funzioni della Particella CI La particella CI può sostituire diversi elementi nella frase: Un luogo (complemento di stato o moto a luogo): "Vai a Roma?" → "Sì, ci vado domani" Un argomento introdotto da "a": "Credi ai fantasmi?" → "No, non ci credo"
Vi siete mai chiesti perché in italiano esistono due parole diverse per dire "lui"? Perché a volte leggiamo "egli" nei libri classici e altre volte sentiamo "lui" nelle conversazioni quotidiane? Questo articolo esplorerà in profondità la differenza tra queste due forme, la loro evoluzione storica e, soprattutto, quando usare l'una o l'altra nella comunicazione moderna. Come e Quando Usare EGLI, Storia e Significato Cosa Significano "LUI" ed "EGLI"? Sia "lui" che "egli" sono pronomi personali di terza persona singolare maschile. In pratica, entrambi significano la stessa cosa: si riferiscono a una persona di sesso maschile di cui stiamo parlando. Per esempio: Giuseppe è un bravo studente. Lui studia medicina.Giuseppe è un bravo studente. Egli studia medicina. Come si può notare, il significato è identico! Ma allora perché esistono due parole diverse per esprimere lo stesso concetto? La risposta ha a che fare con la funzione grammaticale e con l'evoluzione della lingua italiana nel corso dei secoli. La Differenza Fondamentale: Funzione di SOGGETTO Ecco la prima regola cruciale da comprendere: "egli" può essere usato SOLO come soggetto della frase, mentre "lui" può essere usato sia come soggetto che in altre funzioni grammaticali. Questa è la distinzione più importante tra le due forme. Vediamo degli esempi concreti per chiarire meglio: Come Soggetto (chi compie l'azione) Lui/Egli parla italiano molto bene. ✓Lui/Egli è arrivato in ritardo. ✓ In questi casi, entrambe le forme sono grammaticalmente corrette perché funzionano come soggetto della frase. Come Complemento Oggetto Ho visto lui ieri sera. ✓Ho visto egli ieri sera. ✗ (SBAGLIATO!) Dopo una Preposizione Vado al cinema con lui. ✓Vado al cinema con egli. ✗ (SBAGLIATO!) Dopo il Verbo Essere per Identificare Qualcuno Sei tu? No, sono lui! ✓Sei tu? No, sono egli! ✗ (SBAGLIATO!) In Costruzioni Enfatiche È lui che ha mangiato la torta! ✓È egli che ha mangiato la torta! ✗ (SBAGLIATO!) Quindi, è fondamentale ricordare: "egli" è molto più limitato nell'uso rispetto a "lui" e può apparire esclusivamente nella posizione di soggetto! La Storia di "LUI" ed "EGLI": Un Viaggio nel Tempo Per comprendere appieno l'uso di questi pronomi, è essenziale fare un viaggio nella storia della lingua italiana. Questo percorso storico aiuterà a capire perché esistono queste due forme e come si sono evolute nel tempo. Le Origini Latine EGLI è la forma più antica. Deriva dal latino "ille" (che significava "quello") ed è stata la forma standard per secoli nella lingua italiana scritta e formale. Nel Medioevo e nel Rinascimento, per scrivere in italiano corretto, era necessario usare "egli". I grandi maestri della letteratura italiana come Dante, Boccaccio e Ariosto utilizzavano esclusivamente questa forma nei loro scritti. LUI, invece, ha un'origine interessante: deriva dal latino "illui", che era una forma del dativo (cioè "a quello"). All'inizio, "lui" veniva usato solo dopo le preposizioni, come "con lui", "per lui", eccetera, oppure come complemento oggetto ("Ho visto lui"). Tuttavia, nel linguaggio parlato, la gente ha cominciato a usare "lui" anche come soggetto perché era più semplice e diretto. E quando la lingua parlata cambia, anche quella scritta prima o poi segue. Pietro Bembo e le Sue "Regole" Un personaggio chiave in questa storia è Pietro Bembo, un linguista del Cinquecento che ha scritto un'opera fondamentale chiamata "Prose della volgar lingua" (pubblicata nel 1525). Bembo voleva stabilire quali fossero le regole del "buon italiano" e ha deciso che i pronomi soggetto corretti dovevano essere "egli" ed "ella". L'aspetto più sorprendente? Bembo ha addirittura criticato alcuni usi di Dante e Boccaccio (i più grandi scrittori italiani!) quando loro usavano "lui" come soggetto, sostenendo che lo facevano "per distrazione" o "per inavvertenza". Ci voleva un certo coraggio per affermare che Dante sbagliava! Le prescrizioni di Bembo sono state così influenti che "egli" ed "ella" sono rimasti la forma "ufficiale" per secoli, anche quando la gente comune non li usava più nella vita quotidiana. Ancora negli anni recenti, nelle scuole elementari italiane, si insegnavano i verbi così: io sonotu seiegli è (non "lui è"!)noi siamovoi sieteessi sono (non "loro sono"!) Oggi, quando si insegna italiano agli stranieri, si usano subito "lui", "lei" e "loro", perché sono le forme che si usano realmente nella comunicazione contemporanea! "Egli" nella Letteratura Italiana Nei grandi classici della letteratura italiana, "egli", "ella", "essi" ed "esse" sono onnipresenti. Ecco alcuni esempi significativi: Ludovico Ariosto - Orlando Furioso (1516) "Egli partì pieno d'onore e gloria""Ella piangeva la sorte sua infelice" Ugo Foscolo - Ultime lettere di Jacopo Ortis (1802) "Ella non mi ama e io l'adoro""Egli è troppo grande per questa terra" Alessandro Manzoni - I Promessi Sposi (prima edizione, 1827) "Egli entrò nella stanza con passo misurato""Ella rimase muta col capo chino" Alessandro Manzoni: Il Rivoluzionario dei Pronomi Manzoni merita un discorso particolare, perché è stato il primo grande scrittore a rendersi conto che "egli" ed "ella" stavano diventando antiquati e artificiali. Ha riscritto il suo capolavoro I Promessi Sposi molte volte proprio per modernizzare la lingua! Osservate questi numeri incredibili che dimostrano la sua evoluzione linguistica: Edizione del 1827: "egli" compare 862 volte, "lui" come soggetto 0 volte Edizione del 1840 (13 anni dopo): "egli" compare solo 64 volte, "lui" come soggetto compare 200 volte! Ma cosa è successo agli altri 600 "egli" circa? Semplice: Manzoni li ha eliminati, lasciando il soggetto implicito (ne parliamo tra poco!). Manzoni è stato un vero innovatore linguistico che ha anticipato i tempi! Le Forme Femminili e Plurali: "ELLA", "ESSI", "ESSE" È importante conoscere anche le altre forme che esistevano nel sistema pronominale tradizionale: ELLA È il femminile di "egli". Oggi è praticamente scomparsa dalla lingua parlata e scritta, completamente sostituita da "lei". ESSO ed ESSA Erano usati principalmente per cose inanimate (oggetti, concetti, idee), non per persone. Oggi sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da "questo/a", "quello/a", o semplicemente omessi. Esempio antico: "Il viaggio è stato lungo. Esso mi ha stancato molto."Italiano moderno: "Il viaggio è stato lungo. Mi ha stancato molto." (senza pronome) oppure "Questo mi ha stancato molto." ESSI ed ESSE Erano i plurali di "egli/ella" e "esso/essa". Anche questi oggi sono sostituiti da "loro" quando si parla di persone, o vengono omessi quando si parla di cose. Quando Usare "EGLI" e Quando Usare "LUI": Le Regole Pratiche Ecco la parte più importante per chi studia o usa l'italiano: quando si deve usare una forma o l'altra? Vediamo le regole pratiche con esempi concreti. Usate "LUI" quando: 1. Parlate in situazioni informali o quotidiane "Paolo voleva imparare a parlare italiano come un vero madrelingua. Lui ha quindi acquistato un corso intensivo.""Dove vai?" "Vado da lui." 2. Scrivete testi moderni, email, messaggi, articoli di giornale "Il sindaco ha dichiarato che lui non si dimetterà." 3. Volete dare enfasi al soggetto o creare un contrasto "Lui, a differenza di molti suoi colleghi, non cerca scorciatoie.""Mentre loro celebrano il successo, lui rimane umile." 4. Dovete usare il pronome dopo una preposizione o in qualsiasi posizione che non sia il soggetto "Parlo con lui ogni giorno.""Questo regalo è per lui." 5. In costruzioni enfatiche con il verbo essere "È lui che ha vinto!""Sono proprio loro i responsabili!" Usate "EGLI" quando: 1. Scrivete testi molto formali (documenti ufficiali, atti legali, testi burocratici, scritti scientifici) "Egli dichiara di rinunciare ai propri diritti.""Il professore ha pubblicato una nuova ricerca. Egli sostiene che..." 2. Volete imitare uno stile letterario antico "Egli camminava solo per le vie della città deserta." 3. Fate riferimenti storici o parlate di personaggi del passato in modo formale "Garibaldi sbarcò in Sicilia nel 1860. Egli guidò le sue truppe verso nord." Attenzione! "EGLI" Oggi è Quasi in Via di Estinzione È fondamentale comprendere che nell'italiano contemporaneo, "egli" è usato sempre meno. La maggior parte degli italiani usa quasi esclusivamente "lui", anche quando scrive! "Egli" suona molto formale, letterario, e a volte può sembrare addirittura un po' strano o pomposo se usato in contesti normali. Immaginate di incontrare un amico per strada e di dirgli: "Ho visto Matteo. Egli mi ha detto che domani viene alla festa." Il vostro amico probabilmente vi guarderebbe in modo strano! È troppo formale per una conversazione normale. Il problema è che alcuni italiani pensano che "lui", "lei" e "loro" siano un po' informali per la scrittura formale. Si sentono a disagio a usare "lui" in un testo importante, ma allo stesso tempo "egli" suona troppo antico! Questo crea un certo imbarazzo: da un lato abbiamo forme che sembrano vecchie, dall'altro forme che sembrano troppo casual. Qual è la soluzione? La risposta più comune è: omettere completamente il pronome! E questo ci porta al prossimo punto fondamentale... Il "Soggetto Nullo" o "Soggetto Zero": La Soluzione Italiana Ecco una delle caratteristiche più interessanti dell'italiano: possiamo omettere completamente il pronome soggetto! I linguisti chiamano questo fenomeno "soggetto nullo" o "soggetto zero". L'italiano, come lo spagnolo e il portoghese, è una lingua "pro-drop" (dall'inglese pronoun-dropping). Questo significa che possiamo "lasciar cadere" il pronome. Al contrario, in lingue come l'inglese, il francese o il tedesco,
Parlo dell'ego spirituale.
Italiano per Stranieri con Marco | Il Podcast di Italiano Avanzato | Advanced Italian Podcast
italiano per Stranieri con Marco è il blog di riferimento per gli studenti d'italiano di livello intermedio che vogliono raggiungere il livello avanzatoOggi nel nostro podcast d'italiano avanzato parliamo delle automobili che ho usato nella mia vita.Vuoi prendere lezioni private d'italiano online? Contattami su Italki cliccando su QUESTO LINK. Sto accettando nuovi studenti!Se ti piace il podcast e vuoi supportare il mio progetto e aiutare altre persone a migliorare il loro italiano, puoi farlo mandando una donazione QUI.Ti piacerebbe ascoltare un podcast su un certo argomento? Scrivimi su marcopolla1955@gmail.com.Un saluto, Marco
Paola Calvetti"Il segreto del cigno"Mondadori Editorewww.mondadori.itSguardo fermo, sorriso calibrato, grazia innata e bellezza regale: Catherine Middleton incarna l'ideale di perfezione che la monarchia britannica tenta ostinatamente di preservare. Ma dietro l'apparenza algida e l'indecifrabile riservatezza, si cela molto di più di una moderna Cenerentola: c'è una donna che ha fatto della discrezione un'arte e del silenzio uno strumento di potere. Elegante e misteriosa, la commoner che dal 29 aprile 2011 ha deciso di unire il proprio destino a quello di William, futuro sovrano d'Inghilterra, è diventata il membro più carismatico e amato della famiglia reale. Eppure per molti rimane un enigma, sempre in bilico tra la donna che è e quella che il suo ruolo le impone di essere. Paola Calvetti, con il suo sguardo appassionato e attento ai dettagli, ripercorre la vita della principessa di Galles scavando sotto la superficie dei gesti pubblici, dove la favola incontra la strategia, e il romanticismo convive con la disciplina ferrea di una futura regina. Dall'incontro con William al fastoso matrimonio, dalla nascita dei tre figli alle tante occasioni in cui ha concretizzato il suo impegno a favore dei bambini e delle persone che soffrono di disagi psichici, dal burrascoso rapporto con i cognati Harry e Meghan fino al toccante annuncio della malattia. Un gesto, quest'ultimo, che non solo ha cancellato d'un colpo i pettegolezzi, ma ha anche messo in luce il suo coraggio e la sua umanità, avvicinandola ancor di più alla gente comune. Il ritratto, disegnato con grazia e intensità, svela il profilo di una donna che si prepara a entrare nella Storia con la maestosa eleganza di un cigno, le cui zampe, sotto la superficie dell'acqua, si muovono rapide e senza sosta. Una principessa carismatica, determinata a dare una nuova impronta al futuro della monarchia.Paola Calvetti, giornalista, ha lavorato alla redazione milanese del quotidiano «la Repubblica» e scritto per il «Corriere della Sera» e il settimanale «Io Donna». Ha diretto l'ufficio stampa del Teatro alla Scala, è stata direttore della comunicazione del Touring Club Italiano e direttore comunicazione e marketing del Maggio Musicale Fiorentino. Finalista al premio Bancarella con il romanzo d'esordio, L'amore segreto (1999), ha pubblicato: L'Addio (2000), Né con te né senza di te (2004), Perché tu mi hai sorriso (2006) e, per Mondadori, Noi due come un romanzo (2009), Olivia, ovvero la lista dei sogni possibili (2012), Parlo d'amor con me (2013), Gli innocenti (2017) e i saggi Elisabetta II. Ritratto di regina (2019) e Le rivali (2021). I suoi romanzi sono tradotti in Francia, Germania, Spagna, Albania, Giappone, Olanda, Stati Uniti.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
ANSA - di Francesco Gallo.Al Lido in concorso il film tratto dal romanzo di Franck Courtes.
Gutzi und Dömer sind zurück aus der längsten Sommerpause der Zweikampf-Historie – und es gibt viel zu besprechen: Inzaghi und Cancelo im Brügglifeld, Trainerrauswurf in Genf, Buschbrand in Lugano, ein Junge aus Wohlen mischt die Super League auf und der FC Basel müht sich in der CL-Quali gegen Kopenhagen zu einem 1:1.
In questo episodio di Educare con calma parliamo di (non) responsabilità emotiva, un concetto che per me è stato rivoluzionario nel mio percorso di crescita personale e genitoriale. Partendo dalla domanda di una mamma – condivisa all'interno del Forum di Tutta La Tela – approfondisco il concetto secondo cui siamo responsabili «solo» delle nostre emozioni e non siamo chiamati a farci carico di quelle altrui.Parlo anche di come questo valga sia per noi adulti che per bambinǝ, e di quanto la consapevolezza che ne deriva sia una forma importante di libertà e crescita per entrambi: possiamo imparare a separare le nostre emozioni da quelle degli altri, senza perdere empatia e connessione.Vi invito quindi a mettere in discussione alcune espressioni che siamo abituatǝ ad usare, come «Mi hai fatto arrabbiare», o «Mi hai resǝ triste», perché portano con sé l'idea che siano gli altri a determinare il nostro stato emotivo, quando in realtà ogni emozione che proviamo nasce dentro di noi e parla prima di tutto di noi: delle nostre ferite, dei nostri bisogni e della nostra capacità di regolare ciò che sentiamo.:: Nell'episodio menziono: il Forum della Comunità Tutta La Tela.:: Come appoggiare il podcastIo non faccio pubblicità e non accetto sponsor: fa parte della mia etica dal giorno in cui ho creato La Tela. Se ti piace il mio podcast, aiutami così:Invia i tuoi episodi preferiti ad amici e familiari;Lascia una recensione sulla piattaforma dove lo ascolti;Supporta La Tela, facendo o regalando il percorso per Educare a Lungo termine, comprando il mio libro «Cosa sarò da grande», regalando una carta regalo da utilizzare sullo shop de La Tela.In ogni caso, grazie di
Kraftwerk, Kylie Minogue bis Lionel Richie bei den Jazzopen in Stuttgart stehen Weltstars auf der Bühne. Das Festival bietet aber auch dem Nachwuchs eine Bühne - Wichtig für die Karriere.
Parto dalla approvazione della legge che punta a sostenere le grandi e medie aziende americane. Il fatto che sia passata è una grande vittoria per i repubblicani. Vado poi a parlare della debolezza del dollaro, delle contraddizioni dell'economia Usa, delle conseguenze per noi. Parlo anche di geopolitica e di Gaza. Vi aspetto.
Ordina il libro “L'arte del respectful parenting”: https://amzn.to/3WbrZQnHo scelto il respectful parenting perché sentivo che era giusto ora, nel presente.Ma come tanti genitori, mi sono chiesta: “Funzionerà anche quando mia figlia sarà adolescente?”In questo episodio ti accompagno in una riflessione profonda su cosa significhi davvero educare:non solo insegnare buone maniere o ottenere obbedienza, ma nutrire la vita emotiva, costruire relazioni autentiche e sviluppare la capacità di affrontare frustrazioni e dolore.Parlo del bisogno essenziale dei nostri figli di sentirsi visti, accolti, riconosciuti fin da piccoli — e di come questo impatti la loro crescita, anche da adolescenti e giovani adulti.Sfato il mito secondo cui l'educazione rispettosa creerebbe figli fragili.E condivido il mio pensiero: non è il troppo amore a rendere deboli i ragazzi di oggi, ma l'incapacità degli adulti di guardarli davvero e accompagnarli emotivamente.Se sei un genitore, un educatore o una persona che sogna un futuro fatto di relazioni sane e figli forti dentro, questo episodio è per te. Ascolta ora e condividilo con chi, come te, desidera educare con presenza, consapevolezza e rispetto.Lascia una recensione e condividiSe il podcast Mamma Superhero ti aiuta, ti fa sentire meno sola e ti fa compagnia nella relazione con tuo figlio, ti chiedo di lasciare una recensione e condividerlo con altri genitori. Questo aiuta il podcast a crescere e mi motiva a continuare a offrire questo servizio gratuito che diffonde il respectful parenting e supporta la genitorialità.*** Seguimi sui socialInstagram: https://www.instagram.com/mammasuperhero/ Facebook: https://www.facebook.com/mammasuperhero
L'apparato urogenitale, lo squirting, la vescica, le perdite urinarie e gli orgasmi con la pipì Prenota un colloquio con me: https://lenipsicologasessuologa.com/prenota/ Aquista il mio libro: https://amzn.eu/d/0iUwKDE Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Vi siete mai chiesti come esprimere accordo, o disaccordo, in italiano? Cioè, per dire che quello che qualcuno ha detto è vero anche per voi (o no)? Questo articolo vi guiderà attraverso le principali espressioni per rispondere correttamente a frasi affermative e negative, con esempi pratici per chiarire ogni dubbio. Anche io, Anche a me, Neanche io, Neanche a me e simili 1. Concordanza con Frasi Affermative Esistono due espressioni principali per concordare con una frase affermativa: Anche io Anche a me Quando usare "Anche io"? Usiamo "Anche io" quando il soggetto grammaticale coincide con chi compie l'azione. Esempio: Mangio la pasta ogni giorno. Risposta: Anche io. Noi ci alleniamo in palestra ogni giorno. Risposta: Anche io. Se invece non condividi la stessa esperienza, puoi rispondere con Io no. Esempio: Mangio la pasta ogni giorno. Risposta: Io no. Noi ci alleniamo in palestra ogni giorno. Risposta: Io no. Quando usare "Anche a me"? "Anche a me" è adatto quando il soggetto grammaticale non coincide con chi parla e il verbo richiede la preposizione "a" (come con il verbo piacere). Esempio: Mi piace la pizza. Risposta: Anche a me. Ci mancano gli anni della nostra infanzia. Risposta: Anche a me. Se invece vuoi comunicare disaccordo: A me no. Esempio: Mi piace la pizza. Risposta: A me no. Ci mancano gli anni della nostra infanzia. Risposta: A me no. 2. Concordanza con Frasi Negative Per concordare con frasi negative, usiamo: Neanche io Neanche a me Nota Bene: Puoi sostituire "Neanche" con i sinonimi Nemmeno o Neppure. Quando usare "Neanche io"? Neanche io si utilizza quando il soggetto grammaticale coincide con chi parla. Esempio: Non mangio la pasta tutti i giorni. Risposta: Neanche io. Se invece vuoi esprimere una posizione positiva: Io sì. Esempio: Non mangio la pasta tutti i giorni. Risposta: Io sì. Quando usare "Neanche a me"? Neanche a me si usa con verbi che richiedono la preposizione "a", quindi quando il soggetto grammaticale non coincide con chi compie l'azione. Esempio: Non mi piace la pizza. Risposta: Neanche a me. Per comunicare il contrario: A me sì. Esempio: Non mi piace la pizza. Risposta: A me sì. 3. Rispondere alle Formule di Cortesia Come rispondere correttamente a frasi come "Buona giornata!" o "Buona serata!"? Evita il comune errore "Anche tu!" e utilizza queste opzioni: Ripeti la formula stessa: Buona giornata!Risposta: Buona giornata! Usa "Anche a te": Buona giornata!Risposta: Anche a te! Scegli "Altrettanto": Buona serata!Risposta: Altrettanto! Esercizi Pratici Prova a rispondere alle seguenti affermazioni con le formule corrette, in modo che siano vere per te: Amo il gelato al pistacchio. Non dormo mai a pancia in giù. Mi diverte molto ballare. Non sono mai stata a Dubai. Parlo bene due lingue straniere. Non mi piacciono i peperoni Non mi mancano i compiti che ricevevo a casa Mi alleno ogni giorno Mi piacciono i tulipani Ascolto tantissima musica Scrivi le tue risposte nei commenti! Ora che conosci tutte le regole per esprimere accordo e disaccordo in italiano, puoi rispondere in modo naturale e preciso. Pratica queste espressioni e migliora la tua fluidità! Accedi a siti e contenuti italiani da qualsiasi parte del mondo e in totale sicurezza con NordVPN! Commetti anche tu questi Errori con i Pronomi Italiani? Dai un'occhiata a questo articolo per accertartene e, nel caso tu li commetta, imparare a evitarli. Alla prossima!
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: “Se mi amate, mi ubbidirete”12-13 In tutta sincerità, vi dico che chi crede in me farà gli stessi miracoli che faccio io, anzi più grandi ancora, infatti io ritorno dal Padre e qualsiasi cosa chiederete nel mio nome, io la farò. Questo glorificherà il Padre, proprio perché io, il Figlio, la farò per voi. 14 Quindi, chiedete qualunque cosa nel mio nome, ed io la farò!Gesù promette lo Spirito Santo15-16 Se mi amate, mi ubbidirete ed io pregherò il Padre che vi dia un Consolatore, che non vi abbandoni mai più. 17 Parlo dello Spirito Santo, lo Spirito della verità. Il mondo non può riceverlo, perché non lo vede e non lo conosce. Voi sì, perché vive con voi, e un giorno sarà in voi. 18 No, non vi abbandonerò, né vi lascerò orfani. Tornerò da voi. 19 Fra poco me ne andrò dal mondo, ma rimarrò presso di voi. Perché io vivo ed anche voi vivrete. 20 Quando resusciterò, saprete senza ombra di dubbio che io vivo unito al Padre, come voi siete uniti a me, ed io a voi. 21 Chi mi ubbidisce, mi ama; e chi ama me sarà amato da mio Padre, ed anchʼio lo amerò e mi farò conoscere da lui».22 Giuda, non Giuda Iscariota, ma lʼaltro con lo stesso nome, gli domandò: «Signore, come mai vuoi farti conoscere soltanto da noi, tuoi discepoli, e non dal mondo?»23 Gesù rispose: «Perché mi rivelerò a quelli che mi amano e mi ubbidiscono. Anche il Padre li amerà e insieme, il Padre ed io, staremo con loro. 24 Chi non mi ama, non mi ubbidisce. E badate, non sono io che rispondo alla vostra domanda. Questa è la risposta del Padre, che mi ha mandato!lascia un commentoSupport the show
La terza parte della vita di Fiorella Privitera Vayda, nata in Australia da padre siciliano e madre lombarda. "Parlo italiano grazie alla mia determinazione e alla Settimana Enigmistica".