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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8537OMELIA XII DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 10, 26-33)di Giacomo Biffi Il brano evangelico che è offerto oggi alla nostra meditazione è, per così dire, "compilatorio"; si compone cioè di tre distinte frasi del Signore, che san Matteo ha raccolto nella medesima pagina. Non sono pensieri logicamente concatenati; è anzi verosimile che siano stati enunciati in occasioni diverse e in contesti non omogenei. Ma sono tre insegnamenti ugualmente preziosi: tutti e tre meritano la nostra attenta riflessione.1) PROCLAMARE APERTAMENTE IL VANGELOUn primo ammonimento riguarda la pubblicità da dare al messaggio cristiano.Se leggiamo con attenzione il Vangelo, notiamo che Gesù, specialmente nella prima parte del suo ministero, ha proposto il suo annuncio di salvezza con gradualità e talvolta perfino con circospezione, per non suscitare immediate reazioni negative che gli avrebbero impedito di proseguire la sua missione. Spesso parlava soltanto in parabole, riservando le spiegazioni esaurienti agli incontri privati con il gruppetto dei fedelissimi.Ma questa reticenza era soltanto una cautela legata agli inizi: non doveva diventare una caratteristica permanente. Dopo la mia risurrezione - così ci dice il Signore - ciò che io ho sussurrato all'interno delle abitazioni, voi lo ripeterete sui tetti, cioè sulle terrazze che coprono le vostre case; vale a dire, lo proclamerete pubblicamente. Perché non c'è nulla di quanto avete sentito in segreto, che non debba essere manifestato (cf. Mt 10,26).In altre parole, l'ideale di Cristo non è una Chiesa "sotterranea", che nel timore di apparire invadente e oppressiva si riduca a essere muta; il suo ideale è una Chiesa dalla voce chiara e forte, che si faccia udire da tutti. Egli non vagheggia una Chiesa che, per evitare il trionfalismo e l'ostentazione, si limiti a ripetere con discrezione i luoghi comuni, che già corrono sulle labbra di tutti, o gli slogan universalmente sbandierati; egli ha di mira una Chiesa che abbia il coraggio di proporre energicamente la novità del Vangelo senza attenuazioni e senza sconti.E se anche è contraddetta o disprezzata dai padroni del sapere e della comunicazione, non si rassegna mai al silenzio pavido o all'attitudine riverenziale di fronte alla cultura dominante. Anzi, non teme neppure di apparire retrograda o "stolta" agli occhi del mondo, perché sa che proprio con la stoltezza della predicazione è piaciuto a Dio di salvare i credenti (1 Cor 1,21).2) CONFIDARE NEL SIGNOREPoi il Signore ci dice: Non abbiate paura. Questa esortazione ci viene direttamente dalla mattina di Pasqua: l'angelo annunciatore della risurrezione la rivolge alle donne sbigottite, chiamate a diventare le prime testimoni dell'avvenimento centrale della storia.È un invito che è ripetuto anche a noi: Non abbiate paura.Certo, abbiamo mille ragioni per temere, noi che dobbiamo e vogliamo vivere da cittadini del Regno di Dio in una società che sembra ancora per molti aspetti sotto la tirannia del demonio, il Principe di questo mondo, per usare una parola di Gesù che siamo facili a censurare.Noi non siamo gente spavalda, che ha il gusto di sfidare le contrarietà e le incomprensioni; siamo solo gente che si sforza di vivere nella fede e nella speranza. Per questo, e solo per questo, affrontiamo con fiducia tutte le difficoltà dell'esistenza.Il cristiano sa che il suo destino vero, e tutto ciò che nella sua vita ha un'importanza reale e definitiva, è nelle mani del Padre; e questo gli basta. Quello che possono fargli gli uomini, concerne solo aspetti secondari e provvisori della sua avventura umana, e dunque non deve arrivare a turbarlo.Egli non si lascia né incantare dai personaggi di rilievo che pretendono il culto della loro personalità, né atterrire dai prepotenti che vogliono piegare gli altri ai loro voleri con l'intimidazione, perché il suo unico incantatore e il suo unico re è il Signore Gesù.Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, ha detto con una certa ruvidità il profeta Geremia. E Gesù aggiunge: Non abbiate paura di nessuno, neppure di quelli che uccidono il corpo.Questa è la forza cristiana. Il discepolo di Cristo cerca di essere per gli altri fonte di incoraggiamento; ma lui personalmente non appoggia mai sugli altri la sua sicurezza, ma sul suo Salvatore. Il discepolo di Cristo rifugge dalla violenza; ma nessuna violenza riesce davvero a intimorirlo.Naturalmente questo è solo un ideale: nella realtà noi conosciamo di essere da noi stessi deboli, pieni di ansie e di perplessità. È un ideale e un dono da chiedere nella preghiera: quello di essere sempre forti in colui che ci dà la forza (cf. Fil 4,13).3) LA CENTRALITÀ DI GESÙ CRISTOIl terzo insegnamento, che oggi ci viene impartito, è il più importante di tutti, e riguarda la centralità di Cristo e del suo mistero. Non su delle idee, non su dei "valori", non su dei sentimenti di solidarietà, di dialogo, di pace, si gioca davvero la nostra vita temporale e la nostra eternità.La nostra sorte e il nostro più autentico pregio dipendono dalla capacità di restare integralmente fedeli al Figlio di Dio, per noi morto e risorto, e di rendergli testimonianza davanti a tutti.Ecco che cosa è il cristianesimo: è rapporto totalizzante con un uomo che è vivo, che è Dio, che è Signore dell'universo; uno che può "riconoscerci" davanti al Padre, ma che prima vuol essere "riconosciuto".Gesù primariamente non ci ha proposto una dottrina da accogliere, ma una persona da amare. Non ha fondato una scuola di filosofia, un'organizzazione umanitaria o una società di mutuo soccorso: ha chiesto a noi e a tutti una decisione definitiva per lui. Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli (Mt 10,32).
Predicazione espositiva del Pastore Daniel Ransom di Efesini capitolo 1 versetti da 15 a 23. Registrata presso il Centro Evangelico Battista di Perugia nel giorno di Pasqua (5 Aprile 2026).Titolo del messaggio: "Trovare la vita in una tomba vuota"EFESINI 1 V15-2315 Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, 16 non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente; 18 egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, 19 e qual è verso di noi che crediamo l'immensità della sua potenza. 20 Questa potente efficacia della sua forza egli l'ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti, 21 al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro. 22 Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, 23 che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8492OMELIA VEGLIA PASQUALE - ANNO Adi Giacomo Biffi Notte beata, questa! «Notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo Creatore!» (Preconio). Capire il mistero di questa solenne celebrazione notturna vuol dire capire il senso dell'universo, della storia, della nostra personale avventura sulla terra.L'universo ha un segreto, e questa veglia pasquale ce lo sta rivelando. Qual è il segreto dell'universo?Ad occhi che non sappiano mai oltrepassare la pura visibilità dei fenomeni, l'universo si presenta come una congerie casuale di realtà senza un significato e senza uno scopo. Nella luce della Pasqua noi scopriamo che invece l'universo ha un cuore: il suo cuore è un amore infinito, l'amore sorprendente di Dio che ha fatto irruzione e si è insediato nel nostro mondo con il sacrificio e la gloria dell'Unigenito del Padre, che questa liturgia oggi rievoca e ripresenta.Le creature di quaggiù e le stelle del cielo non sono dunque un'accozzaglia di cose mute e senza valore: sono diventate, per chi si lascia illuminare dalla luce che stanotte si è accesa, tutto un canto di lode all'Autore di tutto, da parte degli esseri riconsacrati nel sangue di Cristo.Anche la storia - l'insensata e dolente storia degli uomini, che coi suoi imprevedibili e irragionevoli accadimenti pare, a chi non si è ancora aperto all'annuncio della fede, il racconto senza nessi di un narratore schizofrenico - nella luce della Pasqua scioglie il suo enigma e confessa di avere un senso e un centro; un senso e un centro dal quale ogni fatto è giudicato, reso leggibile, collocato e avvalorato in un discorso saggio e coerente: il senso, il centro, l'esaltazione e la misura dell'intera vicenda umana è la risurrezione del Figlio di Dio crocifisso per noi, che qui è stata ancora una volta attualizzata e proclamata.Nella luce della Pasqua anche la nostra vita personale - che, considerata per se stessa, al di fuori della parola di Dio, è un'astrusità indecifrabile, una lunga fatica immotivata e senza compenso, un agitarsi senza traguardi - si accende di intelligibilità e di speranza, e si dischiude all'amore.Questo rito notturno perciò non ci elargisce una contentezza superficiale ed effimera o una consolazione episodica in mezzo alla giostra sempre ritornante delle nostre pene e delle nostre tristezze: questo rito rovescia ogni grigia prospettiva e annulla ogni esperienza amara, e ci dà la gioia sostanziale e definitiva di chi finalmente capisce quello che egli è, scopre di avere alla sua portata una ricchezza inalienabile, si accorge di essere stato raggiunto da una divina benevolenza che non lo abbandonerà più, anzi lo coinvolgerà per sempre in un gioco di felicità inebriante.Questa gioia sostanziale e definitiva nasce proprio da ciò che avviene in questa notte. Ma a ogni messa domenicale ritorna a riscaldarci l'anima e a ricordarci la bellezza del nostro destino. Anzi, ogni mattino, a ogni quotidiano risveglio, si deve risvegliare in noi anche questa gioia pasquale, nella sempre rinnovata consapevolezza di essere stati redenti da Cristo e di essere chiamati a partecipare integralmente un giorno della sua condizione di risorto.Cristo risuscitato dai morti non muore più: la morte non ha più potere su di lui (Rm 6,9). Se Cristo non muore più, non può più morire la nostra letizia, che è alimentata dalla sua Pasqua; non può più morire la nostra fiducia di essere in Cristo salvati dall'incubo della morte e della caduta nel niente che tutto vanifica; non può più morire la nostra certezza di essere stati liberati dallo strapotere del male, dall'avvilimento delle colpe commesse, dagli impedimenti degli egoismi nostri ed altrui.Allora comprendiamo nella sua verità la parola dell'angelo alle donne: Non abbiate paura, voi! (Mt 28.5).Voi che, anche nelle ore incerte e nebbiose, avete cercato Gesù, il crocifisso che è divenuto il Signore di tutto, e alla fine l'avete trovato; voi che in lui avete riposto ogni vostra speranza; voi che per mezzo del battesimo siete stati sepolti con lui per camminare con lui in una vita nuova (Rm 6,4); voi che siete chiamati a essere davanti a tutti i testimoni della sua risurrezione, voi, non abbiate paura!Senza dubbio, le difficoltà non sono finite, perché non è impresa da poco essere sul serio discepoli del Signore in un mondo che si fa sempre più ostile al Vangelo, sempre più assurdo, sempre più orgogliosamente disperato. Ma non dobbiamo temere: il Signore risorto sarà sempre con noi.Per lo spavento... le guardie tremarono tramortite (Mt 28.4).Ecco chi deve avere paura il giorno di Pasqua: coloro che montano la guardia e si danno da fare perché la tomba resti chiusa e il Signore Gesù stia relegato tra cadaveri eccellenti di cui è disseminata la corsa dei secoli; coloro che a ogni epoca credono di aver seppellito il cristianesimo sotto la pietra di ideologie opache e senza verità, e non si accorgono di avere invece seppellito sotto quella pietra soltanto la loro ragione mortificata e ogni plausibilità del loro esistere; coloro che, armati come sono di tutti i mezzi di sopraffazione culturale, ritengono di poter soffocare impunemente la verità e di impedirle di risonare liberamente alle orecchie di chi è ancora capace di ascoltarla.Ecco chi deve aver paura: coloro che, pur se non se lo confessano, sperimentano lo sgomento di chi si avvolge e si stordisce di bugie, e non ha altra previsione e altra attesa che quella di cadere alla fine nel nulla senza ritorno. A tutti costoro la risurrezione di Cristo ispiri una provvidenziale inquietudine, perché anch'essi si salvino e vivano.Il Signore Gesù è risorto per tutti, anche per quelli che ancora non l'hanno capito; è vicino a tutti, anche a quelli che si sforzano di stare lontani da lui; è il Salvatore di tutti, anche di quelli che, osteggiandolo nella sua Chiesa, fanno tutto il possibile per mettere a repentaglio la loro salvezza.A tutti, senza eccezioni, è rivolto l'augurio di Buona Pasqua, che è nella sostanza l'augurio di arrendersi all'unico Vincitore assoluto e vero: arrendersi al Vincitore del peccato, dell'irrazionalità e della morte, per lasciarsi totalmente conquistare da lui.
La riscoperta delle ultime tappe del cammino terreno di san Francesco d'Assisi, che impara “ad accettare la propria fragilità” e piccolezza e che nulla, nemmeno il rifiuto, la malattia o la morte, può mai separarci dall'amore di Dio. È il percorso di riflessione offerto dal predicatore della Casa Pontificia, padre Roberto Pasolini, nella sua quarta ed ultima meditazione di Quaresima sul tema: “La libertà dei figli di Dio. La perfetta letizia e la morte come sorella”.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8488LE SETTE PAROLE DI GESU' IN CROCEdi Fabio Piemonte Le "sette parole" che Gesù pronunciò sulla croce costituiscono il testamento spirituale d'amore del Cristo morente. Lo rileva monsignor Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e arciprete della Basilica di San Pietro, nel suo recente volume Le ultime parole di Gesù (San Paolo 2019, pp. 176), in cui la meditazione sulle parole di Nostro Signore è accostata sapientemente ai gesti concreti di coloro che, con la loro testimonianza di vita, hanno incarnato il lascito di tale manifesto d'amore.1) PADRE, PERDONA LORO PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO (LC 23, 34)La prima espressione del Crocifisso è una parola di perdono per i suoi crocifissori. Rivela che, come sottolinea Comastri, "l'onnipotenza di Dio è onnipotenza di amore. Sulla Croce di Gesù è stata definitivamente inchiodata ogni immagine di Dio che vorrebbe caratterizzarlo come onnipotenza di forza irresistibile e di potere che schiaccia e punisce". Questo amore che perdona e non serba odio nei confronti dei carnefici è stato testimoniato mirabilmente da san Massimiliano Maria Kolbe, allorquando decise di offrire la propria vita in cambio di quella di un padre di famiglia condannato a morte dai nazisti come ritorsione per la fuga di un prigioniero. Il santo, "con un atto di amore, ha reso presente l'Amore di Dio in un inferno di odio".2) IN VERITÀ IO TI DICO: OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO (LC 23, 43)Queste stesse parole sono state fatte proprie da Maria Goretti quando, colpita per ben 14 volte da un giovane con un punteruolo che voleva attentare alla sua verginità, fu trasportata sanguinante in ospedale. «Il parroco, indicando il Crocifisso, ha l'ispirazione di chiedere a Maria: "Marietta, vuoi perdonare Alessandro come Gesù perdonò i suoi crocifissori?". La bambina resta in silenzio per qualche secondo e poi risponde: "Sì, lo perdono di cuore. E lo voglio con me in Paradiso"», racconta Comastri. Così, mentre era in carcere, una notte Alessandro sognò Maria Goretti che raccoglieva per lui dei gigli e gli si avvicinava. Il giovane si svegliò di soprassalto e, rasserenato, pensò in cuor suo: «Ormai mi salvo anch'io - dico tra me - perché sono certo che Marietta prega per me. È venuta a trovarmi e a darmi il suo perdono. Da quel giorno non sento più l'orrore di prima per la mia vita». Ciò accadde verso la fine del 1906. Alessandro fu poi accolto dai Padri Cappuccini e, con sua profonda gioia, ricevette anche il perdono da parte della madre di Maria.3) DONNA, ECCO TUO FIGLIO! ECCO TUA MADRE! (GV 19, 26-27)«Voleva dirle: "Mamma, non pensare a me! Io sto vivendo il gesto del più grande amore: e questo mio amore è l'unica ancora di salvezza per l'umanità! Mamma, insegnalo a Giovanni! Fagli da mamma! E, dopo Giovanni, fai da mamma a tutti gli uomini che appariranno nello scenario della storia"». In relazione alla maternità di Maria, padre Comastri ricorda come la potente intercessione della Vergine a Lourdes abbia liberato dall'ateismo il chirurgo Alexis Carrel (premio Nobel per la medicina), in seguito a un miracolo accaduto a una sua paziente e di cui è stato spettatore. Allo stesso modo la premura materna di Maria ha impedito il suicidio di Giuseppe Battista Tomassi, che aveva deciso di spararsi. Intervenendo prontamente nello stesso luogo santo, la Madonna guarì le ferite del cuore di Giuseppe e così, "da una rivoltella diventata inutile; da una disperazione diventata speranza; dallo spettacolo dell'amore vissuto, nel quale un giovane disperato incontrò Dio; dalla gratitudine di un ragazzo guarito nel cuore dalla Madonna", è affiorata l'idea dell'Unitalsi, la nota associazione che prosegue ancora oggi nella sua missione al servizio dei disabili e dei malati.4) DIO MIO, DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO? (MC 15, 34)«Queste parole sono l'inizio del Salmo 21, un salmo che gli scribi e i farisei conoscevano alla perfezione. Si tratta di una impressionante cronaca della Passione di Gesù: è una fotografia scattata prima dell'evento, una fotografia che Dio solo poteva scattare. L'Amore infinito ha attraversato la nostra cattiveria in tutta la sua ampiezza e l'ha vinta: l'ha sconfitta con l'ampiezza dell'Amore. L'abbiamo capito? Gesù continua a gettare sprazzi di luce nel buio di ogni tempo», spiega il cardinale. Jacques Fesch è un giovane del secolo scorso, un omicida che riuscì ad affrontare serenamente persino la ghigliottina. Dopo aver condotto una vita da dissoluto, fece penitenza in carcere, sposò la sua compagna con rito religioso, scrisse parole commoventi alla sua bambina e morì ricevendo i sacramenti nella grazia di Dio, fiducioso nella misericordia del Padre.5) HO SETE (GV 19, 28)«La sete di Gesù è sete di amore e il suo grido attraversa i secoli e interroga anche ciascuno di noi», commenta il teologo Comastri. A tal proposito Madre Teresa di Calcutta, la cui vita è stata una risposta a tale grido di Cristo, si rivolgeva così al Signore: «Gesù, ti disseto! Dovunque andrò, seminerò amore! E te lo porgerò per dissetare la tua insaziabile sete di amore».6) TUTTO È COMPIUTO (GV 19, 30)«Che cosa è compiuto? È compiuto lo svelamento del vero volto di Dio! Sulla Croce è caduto il velo di tante caricature di Dio costruite dagli uomini ed è apparso il vero e affascinante volto di Dio: Dio è Amore e la sua onnipotenza è esclusivamente Onnipotenza di Amore». Kirk Kilgour è stato un atleta, nonché assistente allenatore di pallavolo della Nazionale italiana. Nel 1976 rimase paralizzato a tutti e quattro gli arti, a seguito di una lussazione alla vertebra cervicale con lesione al midollo spinale che lo costrinse sulla sedia a rotelle. Eppure sperimentò la potenza dell'amore di Cristo. In una sua preghiera ebbe infatti il coraggio e la grazia di scrivere: «Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese: Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio».7) PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO (LC 23, 46)L'ultima espressione sulle labbra del Crocifisso testimonia che «la morte non è un salto nel buio né, tantomeno, è un salto nell'abisso del niente: la morte è un abbraccio con Dio! Come sono belle le ultime parole di Gesù e come sono rassicuranti per noi! Il viaggio della nostra vita va verso un incontro: e noi dobbiamo prepararci a quell'incontro per essere pronti e capaci di rispondere all'abbraccio di Dio». Come rispondere a tale amore? Sicuramente «attraverso l'amore scelto e vissuto negli anni dell'attesa!». È stato così, ad esempio, per Giovanni XXIII, il "Papa buono", che «alle ore undici, dopo aver ricevuto il Santo viatico, si rivolge agli astanti che sono ancora in ginocchio e pronuncia parole di fede grandissima: "Questo letto è un altare, l'altare vuole una vittima: eccomi pronto! Offro la mia vita per la Chiesa, la continuazione del Concilio, la pace del mondo, l'unione dei cristiani. Il segreto del mio sacerdozio sta nel Crocifisso. Quelle braccia allargate dicono che Egli è morto per tutti, per tutti, nessuno è respinto dal suo amore e dal suo perdono"». D'altra parte, sottolinea infine padre Comastri, «con Gesù, e soltanto con Gesù, è possibile morire sorridendo, cantando e sentendo vicina la gioiosa melodia del Paradiso. Preghiamo perché la nostra morte sia così».
Portare se stessi con umiltà accettando di dipendere dalla sensibilità degli altri, preparare il terreno all'incontro con Gesù, non offrire risposte ma suscitare domande, lasciare spazio al dialogo, pronti a ricevere in bene altrui in “un dinamismo d'amore”. È un percorso articolato e pieno di spunti, centrato sull'evangelizzazione a partire dell'esperienza spirituale di san Francesco, quello che il predicatore della Casa Pontificia, padre Roberto Pasolini, offre nella sua terza meditazione sul tema: “La missione. Annunciare il Vangelo a ogni creatura”.La nostra autorevolezza non nasce dal ruolo, ma da una vita che accetta di entrare in questo dinamismo di amore. È ciò che Francesco ha intuito quando ha chiamato i suoi frati «minori»: assegnando loro non un titolo, ma un modo concreto di stare nel mondo. È proprio questa piccolezza, questa umiltà vissuta, a rendere fecondo l'annuncio del Vangelo.
Nella seconda delle quattro meditazioni di Quaresima — incentrate sul tema "Se uno è in Cristo, è una nuova creatura" — il predicatore cappuccino riflette su "La fraternità - La grazia e la responsabilità della comunione fraterna"."La fraternità non è un accessorio della vita spirituale, né soltanto un contesto favorevole in cui crescere più facilmente nella grazia. È il luogo dove la conversione si verifica davvero: il banco di prova più serio e, nello stesso tempo, il segno più eloquente di ciò che il Vangelo può operare nella nostra vita".
fr. Roberto Pasolini - Seguire il Signore Gesù nella via dell'umiltà. #1 La Concersione.Nella prima meditazione delle prediche di Quaresima 2026, padre Pasolini, in occasione degli ottocento anni dalla morte di S. Francesco, si sofferma sulla sua conversione e sviluppa la riflessione in cinque passaggi: il cambio di gusto che la grazia opera nella sensibilità; l'alterazione prodotta dal peccato e la necessità di una guarigione radicale; l'umiltà come vera misura della grandezza umana; la scelta di diventare più piccoli come forma propria della vita battesimale; infine, il carattere continuo della conversione, che non si compie una volta per tutte, ma ricomincia sempre.
Pur di compiere il mio corso e il ministerio che ho ricevuto dal Signore Gesù.Atti 20:24
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Marco + (Rito Ambrosiano)In quel tempo. Molti videro partire il Signore Gesù e gli apostoli e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.Parola del Signore.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8423OMELIA V DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Mt 5, 13-16) di Giacomo Biffi Alla scuola di Gesù - l'unica scuola di vita, perché è l'unica dove si insegna la verità che è sempre uguale a se stessa, che vale sempre, che è sempre attuale per tutti fino all'ultimo minuto della loro esistenza - oggi l'argomento in programma è: come deve essere la presenza del cristiano nel mondo? E il nostro Maestro tratta questo tema con la sublime semplicità che gli è consueta, mediante il vigore, l'evidenza, la concretezza di due paragoni: il paragone del sale e il paragone della luce.IL DOVERE DI TESTIMONIARE CRISTOVoi siete il sale della terra (Mt 5,13). C'è in questa immagine un insegnamento implicito, che qui Gesù non sviluppa, e un insegnamento esplicito che apertamente viene proposto.L'insegnamento implicito è che il cristiano - normalmente e salvo una vocazione particolare - non deve isolarsi, ma deve restare a vivere nella condizione in cui il Signore l'ha posto.Il sale non si mangia a parte, ma si scioglie nelle vivande. Solo così riesce a esaltare i diversi sapori che diversamente rimarrebbero come nascosti e vanificati. Allo stesso modo noi cristiani non dobbiamo accarezzare il sogno di metterci per nostro conto, pretendendo di abitare un mondo tutto per noi. È normale e giusto che nei quartieri, negli ambienti di lavoro, nelle varie forme di socializzazione, credenti e non credenti si trovino insieme. E appunto in questa naturale coabitazione noi dobbiamo compiere il tentativo di tradurre in pratica gli insegnamenti del Vangelo. Questo è il bello e il difficile: essere cristiani in un mondo che non lo è.Posti in questo stato di mescolanza, è ovvio che i discepoli di Gesù siano disposti a comunicare cordialmente con tutti, senza chiusure impossibili e senza fanatiche intransigenze. Ma questo stato di mescolanza in tanto è accettabile in quanto diventa occasione per diffondere la verità che salva, anche solo con la silenziosa testimonianza dell'esempio. Il sale si scioglie negli alimenti per salarli, non per lasciarli insipidi come prima: colui che ha creduto al Vangelo si immerge nell'umanità che gli sta attorno per evangelizzarla.Questo dovere, che è di tutti i credenti, è espressamente richiamato dal Concilio Vaticano II che, proprio citando questa pagina di Vangelo, dice: «Tutti i cristiani dovunque vivano sono tenuti a manifestare con l'esempio della vita e con la testimonianza della parola l'uomo nuovo, che hanno rivestito col battesimo, e la forza dello Spirito Santo, dal quale sono stati rinvigoriti con la confermazione, così che gli altri, vedendo le loro opere buone, glorifichino il Padre e comprendano più pienamente il significato genuino della vita umana e l'universale vincolo di comunione tra gli uomini» (Ad Gentes, 11).Perché questo avvenga, occorre che, pur mescolandoci col mondo dell'incredulità, noi conserviamo nitida e viva la nostra identità cristiana, anche se può apparire ostica all'opinione mondana. Se no, non gioviamo agli altri e smarriamo noi stessi. Proprio questo è l'insegnamento che in modo diretto il Signore Gesù vuole impartirci col paragone del sale. Il sale ha in sé un sapore pungente. Ma appunto questo sapore lo rende indispensabile e gli consente di avvalorare ogni cibo. Un sale in cui questo sapore irritante fosse attenuato, un sale per così dire "dolcificato", sarebbe il più inutile degli ingredienti: A null'altro serve che a essere gettato via. Parimenti il discepolo di Gesù, che vive nel mondo in dialogo con tutti, deve mantenere intatta l'autenticità del messaggio che porta, anche se i palati mondani lo trovano aspro. Il nostro è un messaggio in cui si parla della salvezza raggiunta mediante la croce, si esalta il valore impareggiabile della sofferenza, si rovesciano i comuni criteri di comportamento (come ci ha insegnato domenica scorsa la pagina delle Beatitudini). È un messaggio in cui non si rinnega ciò che è terrestre e temporale, ma lo si finalizza al regno invisibile ed eterno. È un messaggio in cui non si disprezza né il corpo né tutta la sua varia vitalità, ma si rivendica il primato dello spirito. È un messaggio in cui la liberazione, il progresso, il benessere dell'uomo non possono e non vogliono essere ottenuti con la prepotenza o a prezzo della rinuncia a ogni disciplina morale, ma aprendo il proprio cuore al pentimento, alla fede, alla legge della carità.Ebbene, questo messaggio deve restare integro nella sua verità; e integro, senza sconti e senza alterazioni, va presentato anche al nostro tempo.Non illudiamoci che la "dolcificazione" di questo "sale" divino ci consenta di essere più facilmente accolti e capiti dal mondo. Ci condurrebbe piuttosto a "essere calpestati dagli uomini", i quali di un cristianesimo in larga parte assimilato alla mentalità ormai dominante non saprebbero proprio che fare.LA VERITÀ DI CRISTO NON PUÒ RESTARE NASCOSTAVoi siete la luce del mondo (Mt 5,14). La prerogativa di essere "luce" è propria del Figlio di Dio, la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1,9). Ma qui è attribuita anche ai cristiani, perché appunto la presenza di un cristianesimo coraggioso e operante riesce, con la grazia di Cristo, a rompere il buio dell'errore, della menzogna, dell'ingiustizia che opprime la terra. La luce di sua natura si irradia in tutte le direzioni. Una fonte luminosa, se la si scherma o la si nasconde, è come se non ci fosse. Così la Chiesa di Cristo deve farsi conoscere, deve farsi sentire, deve proporre chiaramente la strada che conduce al Padre e al Regno, in mezzo all'intrico delle molte proposte aberranti, deve saper inquietare la falsa pace delle coscienze, deve arrivare ad offrire consolazione e speranza agli smarriti. Certo tutto questo va compiuto senza ostentazione, senza arroganza, senza trionfalismi, con la tranquilla mitezza della luce, la quale non fa violenza a nessuno, ma tutti affascina, tutti persuade, a tutti senza costrizione svela le cose come sono.La Chiesa, secondo le direttive del Signore che abbiamo ascoltato, non è una colleganza anonima e quasi impercettibile. È la città posta sul monte, che deve avere le sue strutture, i suoi mezzi di azione e di espressione, le sue opere di apostolato e di carità. È una città che non può restare nascosta, dal momento che è stata fondata perché tutti, vicini e lontani, vedano in essa un sicuro punto di riferimento nelle incertezze dell'esistenza e percepiscano il segno della presenza misericordiosa del nostro Dio, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità (1 Tm 2,4).
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8410OMELIA II DOMENICA T. ORD. - ANNO A (Gv 1,29-34) di Giacomo Biffi Nel tempo natalizio e nel suo momento culminante, che è dato dall'Epifania, abbiamo meditato sul grande avvenimento del Figlio di Dio che è venuto tra noi e si è manifestato, cioè ha portato nelle nostre tenebre la luce della verità e della salvezza. È un regalo che abbiamo ricevuto, un regalo che non è mai valutato abbastanza. Perciò la Chiesa ci guida in queste domeniche dell'Anno liturgico alla comprensione sempre più profonda e completa del Signore Gesù, che è il grande dono del Padre: la sua conoscenza non si esaurisce mai. Arriverà a compimento solo quando noi potremo contemplare l'Unigenito del Padre, centro e senso dell'universo, a faccia a faccia nella visione aperta del Regno di Dio. Crescendo nella intelligenza del Signore, che è nato a Betlemme, noi riusciamo a chiarirci meglio anche chi siamo noi, quale sia il nostro destino, come dobbiamo vivere e comportarci nella vicenda di ogni giorno, perché è lui la misura nostra, dei nostri atti, dei nostri ideali. Per questo domenica dopo domenica noi, per così dire, "leggeremo" Gesù, questo libro vivo, non scritto, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,3), riflettendo su ciò che i primi testimoni hanno detto di lui, su ciò che lui ha detto di sé, su ciò che lui ha fatto per noi, su ciò che egli è per il mondo. Oggi ascoltiamo la testimonianza e la presentazione del suo primo annunciatore, che è Giovanni il Battista. Giovanni, vedendo venire Gesù (Gv 1,29), lo addita agli astanti con alcune parole, che restano fondamentali per capire il segreto di Cristo, sulle quali è doveroso perciò fermare la nostra attenzione.IL LEONE E L'AGNELLO Ecco l'Agnello, dice. Volendo indicarlo come il Messia lungamente invocato, sceglie una immagine che era già stata usata dalle profezie di Isaia, che avevano detto: Era come un agnello condotto al macello (Is 53,7). L'umanità, che riconosce di essere nei guai, anela spesso a un uomo forte, che sappia aiutarla a vincere le sue debolezze e le sue contraddizioni; desidera qualcuno che con fermezza metta ordine nel groviglio inestricabile di egoismi, di incomprensioni, di risentimenti; crede insomma, e si illude, di aver bisogno di un "leone" che incuta rispetto e timore. La risposta di Dio è sorprendente: a chi aspettava un uomo forte ha mandato un bambino indifeso, circondato di debolezza; a chi voleva un "leone" ha mandato un "agnello". Ha mandato cioè qualcuno che ci salvasse non con la veemenza dei mezzi esteriori, ma con la luce della verità e la dolcezza della misericordia, non infliggendo agli altri violenza ma subendola in sé, non sobillando il popolo e provocandone la collera cieca ma sottomettendosi lui agli insulti delle masse che non ragionano, non uccidendo ma lasciandosi uccidere per la giustizia. Ecco l'Agnello, dice Giovanni. Vale a dire: ecco colui che ci riscatterà da un destino di perdizione e di morte, offrendosi egli stesso alla condanna e alla uccisione. Come si vede, abbiamo appena finito di celebrare il suo Natale e già intravediamo la sua tragica fine, già ci si profila la croce. SMARRIRE IL SENSO DEL PECCATO Questo "Agnello" - proclama ancora il battezzatore - è colui che toglie il peccato del mondo. È espresso qui lo scopo primo della venuta tra noi del Figlio di Dio. Dimenticarlo significa privarsi della verità del Natale. Smarrire il senso del peccato (come della più grave disgrazia che possa capitare all'uomo) significa non capire più perché abbiamo fatto così tanta festa il 25 dicembre. Chi ritiene di non aver niente da rimproverarsi, chi pensa che il concetto di colpa sia un residuo di inibizioni arcaiche ormai superate, chi non si convince che il male del mondo non si elimina tanto contestando le strutture e colpevolizzando la società, quanto convertendo i cuori (e soprattutto aprendo il proprio cuore alla purificazione ottenutaci col sangue di Cristo), dimostra di non aver bisogno di questo "Agnello che toglie il peccato del mondo": non può aspettarsi niente da Gesù, e a lui Gesù non ha niente da dire e da dare. A troppi, anche tra quelli che si qualificano cristiani, sfugge questo ragionamento semplicissimo: perdere il senso del peccato vuol dire perdere il senso del Liberatore dal peccato, cioè di Cristo; e perdere il senso di Cristo vuol dire perdere il senso stesso dell'esistenza e la ragione della sola vera speranza. Nessuna conquista sociale, nessun progresso scientifico, nessuna apparente emancipazione potrà mai compensare gli uomini di questa perdita e varrà a renderli meno miserabili di quello che sono, se si allontanano dall'"Agnello di Dio" e dalla sua salvezza. LO SPIRITO DI CRISTO CI RENDE FORTI Ho visto lo Spirito scendere... su di lui (Gv 1,32). È preziosa questa attestazione di Giovanni: il Messia viene a noi come colui che è ricolmo dello Spirito Santo, cioè della calda e luminosa vita di Dio, che Gesù fa traboccare fino a noi. Agli uomini - che sono tutti presi dalla materia, dalla tecnica, dalla carnalità - Gesù porta lo Spirito; ed è lo Spirito di Dio colui che resta nella Chiesa e in ciascuno di noi come energia risanatrice di ogni debolezza, come luce per i giorni bui, come principio di coraggio e di rianimazione dopo ogni abbattimento. In virtù di questo dono noi - se stiamo fedelmente con Cristo - siamo sempre i più forti nella lotta che dobbiamo sostenere, anche quando sembriamo emarginati e sconfitti, perché nessuno può spegnere lo Spirito di Dio. Siamo i più felici perché conosciamo il significato ultimo dell'esistenza e ci sappiamo oggetto di un disegno d'amore. Siamo i più sereni perché, comunque vadano le cose, siamo certi che nessuno può derubarci della immensa ricchezza che Gesù, facendosi povero, è venuto a portarci.
VIDEO: Adeste fideles cantato da Andrea Bocelli ➜ https://www.youtube.com/watch?v=okyzEnO7g3c&list=PLolpIV2TSebVH8I9Ay8AuB6ZwUgdiRb1TTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8396ADESTE FIDELES, UN CANTO CHE ATTRAVERSA I SECOLI E CONVERTE I CUORIdi Roberto de Mattei Ci sono melodie che accompagnano un istante e poi svaniscono, come un'eco lontana. E ce ne sono altre che sembrano attraversare i secoli come un fiume sotterraneo, riaffiorando nei momenti decisivi della vita degli uomini. Adeste fideles appartiene a questa seconda categoria: un canto natalizio dalla storia affascinante, capace di unire popoli e lingue diverse attorno al mistero della Natività.Per lungo tempo l'inno fu attribuito a san Bonaventura o al re Giovanni IV di Portogallo, ma oggi gli studiosi concordano nell'indicare come suo autore Sir John Francis Wade, musicista cattolico inglese vissuto nel XVIII secolo. Wade era uno degli esuli che avevano lasciato le isole britanniche a causa delle persecuzioni contro i cattolici e si era stabilito a Douai, nel nord della Francia. Questa cittadina era allora un importante centro del cattolicesimo europeo: vi sorgeva infatti un celebre collegio cattolico, fondato da Filippo II di Spagna, che accoglieva studenti e chierici inglesi costretti all'esilio.Secondo una tradizione accreditata, Wade avrebbe rinvenuto il testo e la melodia di Adeste fideles in alcuni manoscritti conservati in archivio tra il 1743 e il 1744. Egli ne trascrisse lo spartito e lo utilizzò per l'esecuzione liturgica con un coro cattolico a Douai. Nel 1751 decise poi di raccogliere e pubblicare a stampa le sue copie manoscritte in un volume intitolato Cantus Diversi pro Dominicis et Festis per annum. In questa raccolta comparve anche Adeste fideles: si tratta della prima fonte stampata conosciuta che documenta ufficialmente il canto.Nei manoscritti di Wade, accuratamente miniati, Adeste fideles appare come un inno destinato alla liturgia natalizia, costruito con una struttura semplice e solenne. È un invito pressante - "Venite, fedeli" - che si apre progressivamente alla contemplazione del Bambino nato a Betlemme. La forza del canto risiede nella chiarezza teologica e nella capacità di coinvolgere l'assemblea, quasi trascinandola fisicamente verso la mangiatoia.L'originale latino è molto più bello delle traduzioni in lingua volgare, ma voglio ricordare le parole di questo canto in italiano.ADESTE FIDELESVenite, fedeli, l'angelo ci invita,venite, venite a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore.Venite, adoriamo, venite, adoriamo,venite, adoriamo il Signore Gesù!La luce del mondo brilla in una grotta:la fede ci guida a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore.La notte risplende, tutto il mondo attende:seguiamo i pastori a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore."Sia gloria nei cieli, pace sulla terra",un angelo annuncia a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore.Il Figlio di Dio, Re dell'universo,si è fatto bambino a Betlemme.Nasce per noi Cristo Salvatore.UNA PROFESSIONE DI FEDEAdeste fideles non è solo un canto da ascoltare: è una professione di fede che si ripete strofa dopo strofa. Nel corso del XVIII e XIX secolo questa melodia attraversò confini e culture. Dall'Inghilterra cattolica clandestina giunse in Francia, Germania, Italia. Con la diffusione della stampa musicale e dei nuovi repertori liturgici, Adeste fideles divenne uno dei canti natalizi più conosciuti dell'Occidente cristiano. Fu tradotto in numerose lingue: l'inglese O Come, All Ye Faithful, il francese Peuple fidèle, l'italiano Venite fedeli. Ogni traduzione conservava il nucleo originario: l'invito a lasciare tutto per andare incontro a Gesù Bambino nella capanna di Betlemme.La sera di Natale del 1886, un giovane studente di diciotto anni che aveva abbandonato la pratica religiosa, di nome Paul Claudel, mentre vagava inquieto nelle vie di Parigi, entrò quasi per caso nella cattedrale di Notre-Dame, inondata dal suono dell'organo e del canto Adeste fideles.Claudel ricorderà così quell'istante decisivo: «Io ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all'ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l'evento che dominò tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla. Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell'innocenza, dell'eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando - come ho spesso fatto - di ricostruire i momenti che seguirono quell'istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un'arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: 'Come sono felici le persone che credono!' Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama. Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l'emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell''Adeste, fideles' [...]».DA INCREDULO A CONVERTITOEntrato incredulo, Paul Claudel uscì dalla cattedrale convertito. Il canto, con il suo invito diretto e universale, lo aveva posto di fronte a una scelta personale. Nelle parole "Venite" il giovane riconobbe qualcosa che lo toccava intimamente. La bellezza musicale e la solennità liturgica non furono un fatto estetico, ma il veicolo di una verità che si impose alla sua mente con evidenza.Claudel abbracciò pienamente la fede cattolica, che divenne il centro della sua vita e della sua opera. Poeta, drammaturgo, diplomatico, non smise mai di interrogare il mistero cristiano attraverso la parola. Ma tutto ebbe origine da quella notte, da quel canto.Adeste fideles continua a risuonare ogni Natale nelle chiese del mondo, spesso senza che se ne conosca la storia. Eppure, in quelle dolci note, resta inscritta la testimonianza di una forza discreta ma reale: la capacità della musica sacra di aprire varchi nell'anima, di raggiungere la mente e il cuore dove le parole da sole non bastano.Oggi come allora, questo canto accompagna la celebrazione della Natività. Cantato da cori imponenti o da piccole comunità di fedeli, conserva intatta la sua potenza originaria. La storia di Paul Claudel ci ricorda che la fede può nascere anche così: non da un trattato teologico, ma da una melodia; non da un discorso astratto, ma da un invito cantato.Le note di un canto, quando sono vere, possono toccare il cuore di un uomo e trasformarne la vita.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
Le feste che seguono immediatamente il Natale hanno un nesso evidente con la nascita del Cristo: oggi la lapidazione del Diacono Stefano, primo martire e dopodomani la strage dei Santi bambini Innocenti, ci parlano in modo evidente della sorte che toccherà al Figlio di Dio, nato bambino. Ci parlano del prezzo del nostro riscatto, ci parlano delle trame oscure che gli uomini vanno ordendo da sempre contro di lui. Ci descrivono in anticipo una storia assurda, che si snoda nei secoli. Ci parlano del peccato del mondo e della storia vera della chiesa di Cristo. Si snoda già da oggi quel mirabile ed incessante duello tra le forze del male che vorrebbero chiudere definitivamente in un sepolcro di morte prima il Cristo e poi i suoi seguaci. Tutti i persecutori della chiesa dovrebbero finalmente capire che il sangue dei martiri, da Santo Stefano fino a quello dei nostri giorni, è stato sempre il seme che l'ha fecondata di nuovi figli e l'ha resa sempre più sposa degna del martire divino. Il martirio del Santo di oggi ricalca fedelmente, nei suoi tratti essenziali, quello di Cristo. Ancora una volta viene condannato un innocente, che si "vendica" con il suo perdono. Così egli diventa il vero vincitore e i cieli si aprono su di lui.
Dal Vangelo secondo LucaAppena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8383OMELIA DELLA NOTTE E DEL GIORNO DI NATALE - ANNO A di Giacomo Biffi 1) MESSA DELLA NOTTE"In questa santissima notte" la nostra oscurità è stata illuminata "con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo". Il silenzio della campagna di Betlem si è animato di voci di angeli e di grida festose di uomini.DAL NATALE TUTTA LA NOSTRA ESISTENZA È DIVINIZZATADio non ama le luci false e il chiasso frenetico. Quando le luci false e artificiali delle nostre presunzioni, delle ideologie che cercano di far violenza all'autenticità delle cose, delle nostre pretese di imporre noi, dal di fuori, le norme e il senso del vivere; quando le luci false e artificiali si spengono, allora e solo allora Dio si rivela. Quando il chiasso del nostro compiacimento, del nostro orgoglio, del nostro disperato agitarci si acquieta, allora e solo allora si fa sentire la voce del cielo e ci giunge notizia del mondo invisibile e vero.Così è avvenuto in quella notte unica e decisiva, che noi siamo ancora qui a ricordare e a rivivere dopo duemila anni. Così è difficile che avvenga nella notte dell'uomo di oggi, pasciuto eppur spiritualmente denutrito, assetata di verità e abbeverato quotidianamente di vuote parole, avido di luce vera e accecato dai bagliori fatui del suo sconsolato sapere.È difficile, ma non impossibile. Dio tenta e ritenta sempre di farsi capire da noi. Dio tenta e ritenta sempre di trovare la strada del nostro cuore. Questo Natale 1986 è un altro tentativo dell'amore di Dio, che ancora una volta si vuol rivelare perché gli uomini ritrovino se stessi e il loro destino.IL NATALE CI RIVELA CHE DIO È PADRE"In questa santissima notte" Dio si è rivelato come Padre. Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio (Gal 4, 4), ha scritto San Paolo. Dunque Dio ha un Figlio: non è l'infinità gelida e inerte dell'essere senza confini, che avevano intravisto i filosofi, ma è paternità sostanziale, è fecondità, è donazione, è amore. Dio è Padre: non è solo l'artefice ingegnoso che ha costruito l'universo e poi se ne è andato per i fatti suoi, ma è un padre affettuoso che non può non pensare a noi, che ci insegue col suo desiderio di farci felici, che non si dà pace finché non ci vede ricondotti nel calore della sua casa.Il Natale è la smentita più recisa e più alta dell'idea – che qualche volta gli uomini insipientemente si fanno - di un Dio lontano e distratto, chiuso nel suo cielo e indifferente a ciò che avviene sulla terra.Dio - continua San Paolo - mandò suo Figlio, nato da donna (Gal 4,4). Il Figlio di Dio è nato da una donna: questo è il grande evento del Natale, che ha stupito e commosso così tanto gli uomini che essi in tutta la terra continuano a ritenere il giorno che lo commemora come il giorno più nobile e santo, anche se la maggior parte di loro non si ricorda più la ragione dello stupore e il motivo della commozione.Il Figlio di Dio è nato da donna come noi. Ha assunto tutta l'esistenza umana, con l'umiltà e la fragilità della nostra nascita, con la sofferenza che immancabilmente l'accompagna, con la morte che fatalmente la conclude. È diventato dei nostri. Si è fatto partecipe di tutta la nostra sorte, e così l'ha consacrata e divinizzata.IL VERBO DI DIO È DIVENUTO UNO DI NOI PERCHÉ NOI DIVENTASSIMO COME LUIIl Figlio di Dio è venuto alla luce nello squallore di una mangiatoia, dopo aver ricevuto l'avvilimento di un rifiuto: non c'era posto per loro nell'albergo (Lc 2, 7). Ma la sua venuta non è un puro abbassarsi; il Natale non è l'esaltazione della povertà e dell'umiliazione per la povertà e per l'umiliazione. L'Unigenito del Padre è diventato uno di noi perché noi diventassimo come lui, insigniti della stessa dignità di figli di Dio. Si è imprigionato nella nostra miseria perché noi ne uscissimo, e il peso insopportabile della nostra meschinità e del dolore umano si trasformasse nella ricchezza della vita divina.Perciò questa notte ci appare tutta pervasa di gioia. Hai moltiplicato la gioia. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia (Is 9,2), abbiamo ascoltato dal profeta. Vi annunzio una grande gioia (Lc 2, 10), ha detto l'angelo ai pastori e a noi.È importante non lasciarsi prendere soltanto da un sentimento generico di tenerezza umana o di poesia. La nostra gioia non si fonda sul fatto, preso per se stesso, che un bambino è nato per noi (Is 9, 5); ma sul fatto che il bambino, che è nato, è chiamato ed è Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace (Is 9,5). La nostra gioia deriva dal fatto che ci è nato un salvatore, e quindi è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini (Tt 2, 11). Vale a dire: la gioia natalizia può scaturire solo dal pieno accoglimento della visione di fede.In una fede chiara, semplice, ferma - che conosce e riconosce il Figlio unigenito di Dio che "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo... e si è fatto uomo" - consiste la vera accoglienza del Natale e del suo messaggio.Il Signore ci conceda di accoglierlo come i pastori, non di rifiutarlo come hanno fatto gli abitanti di Betlem. E questo sia il più sostanzioso augurio natalizio: saper accogliere il Signore Gesù, nella sua parola, nel sacramento della sua presenza che ogni domenica ci convoca attorno all'altare, nella fedeltà alla sua Chiesa, nei fratelli che si trovano nel bisogno e si appellano a noi; essere e restare consapevoli che Gesù è venuto "per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga"; impegnarci a lavorare perché si conosca e si esalti la gloria di Dio e si affermi la pace in terra per gli uomini che Dio ama.2) MESSA DEL GIORNOIl Natale è indubbiamente un giorno unico nella serie dei nostri giorni. Oggi il mondo sembra diverso; perfino gli uomini - "durum genus", gente dura e spietata, come ha detto un grande e umanissimo poeta latino - oggi sembrano diversi e più buoni.Che cosa è avvenuto in questo giorno? Niente di straordinario, parrebbe: una donna ha dato alla luce un figlio, che è stato avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Dove sta la novità, dove sta la grandezza? Chi è questo bambino che, dopo duemila anni, riesce ancora a incantare il mondo, a placare per un po' rancori, odi, accanimenti, ad ammansire per qualche momento gli uomini, cioè le creature più feroci che respirano sulla terra?Di chi è questa nascita, così miserabile da sembrare quella di un figlio di vagabondi, e così decisiva che da essa si contano gli anni della storia? Quali sono le vere ragioni della nostra festa?Non cerchiamo la risposta nel sentimentalismo senza contenuti di verità, nel quale troppe volte va a stemperarsi e a estenuarsi la vigorosa autenticità del Natale. Non cerchiamo la risposta nella superficialità e nella leggerezza con la quale la più rivoluzionaria esaltazione della povertà e del silenzio è stata trasformata in occasione per ostentare la nostra abbondanza e per accrescere la nostra agitazione e il nostro chiasso.Cerchiamo piuttosto la risposta nella parola di Dio.IL NATALE È AFFERMAZIONE DELLA VITAOgni nascita è un trionfo della vita; ma questa lo è in modo unico e trascendente, perché il piccolo nato in una stalla, che noi adoriamo, è colui che possiede la pienezza della vita ed è il principio di ciò che esiste: Tutto è stato fatto per mezzo di lui... In lui era la vita (Gv 1, 3-4), abbiamo ascoltato.Se è affermazione della vita, il Natale è, nella sua sostanza, condanna di ogni pensiero, di ogni atto, di ogni pratica, di ogni legislazione, di ogni comportamento privato e pubblico che sia apportatore di morte.L'egoismo umano - spesso ammantandosi ipocritamente dei nomi più suggestivi - ha esteso sempre più ampiamente tra noi una cultura di morte: per questa cultura si arriva a soffocare la vita nascente e addirittura a ritenere una conquista sociale il diritto di uccidere gli esseri più innocenti, più indifesi quindi più sacri; per questa cultura di morte c'è gente che, mossa dall'avidità del guadagno, non esita a diffondere tra i giovani e perfino tra i ragazzi la disperazione della droga; per questa cultura di morte, si continua a potenziare il mercato dei mezzi di distruzione, spingendo così anche i popoli più sfortunati e poveri a dilaniarsi in lotte fratricide.Forse proprio perché intuiamo di essere immersi, oggi più che in altre epoche, in questa cultura di morte, tutti, credenti e non credenti, sentiamo il fascino della celebrazione natalizia e siamo portati a solennizzarla anche nelle maniere più incongrue, percependo in essa l'ultimo spazio concesso alla cultura di vita e alla speranza per la sopravvivenza dell'uomo.IL NATALE È AFFERMAZIONE DELLA LUCE, CIOÈ DELLA VERITÀLa luce splende nelle tenebre... Veniva al mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1, 5.9). Ma che cos'è la verità?Verità è conoscere le cose come stanno in faccia a Dio, non come si vorrebbe che fossero in ossequio ai nostri interessi e alle nostre prevaricazioni. Verità è dare le risposte giuste ai "perché" fondamentali dell'esistenza. Verità è cogliere l'intimo significato di ciò che è veramente importante: il significato del nostro venire al mondo e del nostro morire, il significato del lavoro, della fatica e della sofferenza, il significato di questa esistenza terrena, cui siamo così tenacemente attaccati e che è così rapida nello scorrere e nel dileguarsi. Verità è insomma sapere e capire ciò che né la mirabile e complicata scienza mondana né le molte parole riversate quotidianamente su di noi dai "signori" della comunicazione sociale ci aiutano affatto a comprendere.Siamo fatti per la luce, e tuttavia siamo tutti immersi nell'oscurità. E la notte dell'errore, del d
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
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Omelia del 23 novembre 2025 https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20251123 https:/www.uprubiera.org/spiritualpod/anno2025/20251123signoregesucristoredell'universo2025.m4a Sun 23 Nov 2025 10:30 +0200 Spirituality no
Dal Vangelo secondo LucaIn quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto».Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8309OMELIA XXIX DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 18,1-8) di Giacomo Biffi Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? (Lc 18,8). È l'interrogativo più inquietante di tutto il Vangelo; inquietante soprattutto perché il Signore l'ha lasciato senza risposta, quasi a dirci che la risposta - positiva o negativa che possa essere - dipende da noi e dalla serietà del nostro impegno. Certo noi sappiamo che la grande comunità di fede, che è la Chiesa, non verrà mai meno al suo compito di essere colonna e fondamento della verità (1 Tm 3,15). Noi abbiamo la garanzia che il gregge di Cristo, affidato a Pietro e agli apostoli (che vivono nei loro successori, cioè il papa e i vescovi), resterà fino alla fine del tempo, quando Gesù "di nuovo verrà nella gloria" e porrà i sigilli conclusivi a questa vicenda di dolore e di colpa che è la storia umana. Noi siamo certi che la barca di Pietro, sempre squassata, sempre in pericolo di essere sommersa dalle ondate delle forze che con accanimento le si oppongono, non affonderà mai perché c'è il Signore con lei. La Chiesa non può essere vinta né dall'odio dei molti che inspiegabilmente la combattono, forse perché non possono sopportare il suo messaggio di luce e di amore, né dalla menzogna di quanti continuamente avvolgono di falsità i suoi atti, le sue parole, le sue intenzioni, la sua storia. La Chiesa non perirà neppure per la debolezza e l'incoerenza di coloro che ne fanno parte, cioè di noi, che spesso per la nostra insipienza e la nostra grettezza d'animo veliamo di bruttezza il volto incantevole della Sposa di Cristo. Ma la domanda evangelica potrebbe essere precisata e limitata così: il Signore, quando verrà, troverà ancora la fede, la vita cristiana, la comunità ecclesiale qui, nella nostra regione, nella nostra città, nel nostro quartiere, in mezzo al nostro popolo? In questo caso di assicurazioni tranquillizzanti non ne abbiamo più: tutto dipende dalla nostra capacità di mantenere vitale la nostra concreta famiglia di credenti, con lo slancio missionario della nostra fede e l'incisività coraggiosa della nostra testimonianza, con l'intensità e l'autenticità delle nostre celebrazioni, con la determinazione di vivere veramente e fattivamente da fratelli anche al di fuori dei nostri raduni liturgici, in tutti i campi della vita associata.LA NECESSITÀ DI PREGARE SEMPRE Come elemento essenziale per la sopravvivenza dentro di noi e fuori di noi della fede e della vita battesimale, la pagina odierna di Luca ci presenta la preghiera, e così ci invita ad approfondire appunto questo tema nella nostra riflessione settimanale. Bisogna pregare sempre e non stancarsi mai, ci ha detto Gesù. E qui già ci sentiamo toccati sul vivo, noi che fatichiamo a dare a Dio l'attenzione di pochi minuti al giorno, al mattino e alla sera; noi che talvolta crediamo di fare un grande favore al Signore se partecipiamo alla messa domenicale; noi che non sappiamo sorreggere con la preghiera i momenti importanti o difficili dell'esistenza: le gioie, le pene, le ansietà, le stanchezze, le speranze, che accompagnano il nostro cammino sulla terra. Pregare sempre. Perché? Perché sempre dipendiamo da colui che ci ha creati; perché sempre dobbiamo guardare al Padre nostro del cielo che alla conclusione dei nostri giorni ci aspetta a casa, se vogliamo che il nostro pellegrinaggio terreno abbia un senso; perché l'uomo non è mai così grande e così davvero uomo, come quando entra in dialogo con colui che misteriosamente, per amore, l'ha chiamato alla vita: un dialogo semplice, schietto, confidente, affettuoso; un dialogo nel quale possiamo chiedere tutto, noi che abbiamo bisogno di tutto, lasciando ogni ultima decisione alla sapienza di Dio; un dialogo pieno di verità, che immancabilmente ci farà apparire senza consistenza e senza valore molte delle parole umane che quotidianamente siamo costretti ad ascoltare. Dobbiamo pregare sempre perché siamo sempre un po' colpevoli e abbiamo sempre bisogno di farci perdonare qualcosa. Perciò il Signore ci ha invitato a chiedere, con il pane, anche la nostra razione quotidiana di perdono. La nostra invocazione più adatta non può dunque essere quella della vedova della parabola: Fammi giustizia, ma quella del pubblicano, che la liturgia così spesso ci suggerisce: Abbi pietà di me.PREGARE IN GESÙ CRISTO Però dobbiamo pregare da cristiani. Che cosa significa "da cristiani"? Significa come discepoli del Signore Gesù, il quale spesso si ritirava in solitudine sulle cime dei monti per parlare col Padre: tutta la sua vita è stata una continua orazione, un atto ininterrotto di adorazione e di amore. Significa appoggiarsi a Cristo, il quale in cielo è sempre vivo per intercedere a nostro favore (cf. Eb 7,25). La prima lettura ci ha descritto la scena di Mosè che, sul monte, con le sue braccia alzate nella supplica diventava garanzia di vittoria per il suo popolo. Ma il vero Mosè è il Signore Gesù: proprio perché sappiamo che è alla destra del Padre sempre intento a implorare per noi, siamo certi che la vittoria vera, di là da ogni deludente apparenza, è sempre nostra. La vittoria della Chiesa trova la sua ragione, più che nella nostra attività, nelle braccia alzate in preghiera del suo Signore. Pregare da cristiani vuol dire riconoscere che, come Cristo ha toccato il vertice della sua orazione nel sacrificio offerto sulla croce, così anche per noi il momento culminante e irrinunciabile della preghiera è la partecipazione al sacrificio di Cristo che si ripresenta e si rinnova nella messa. «Il cristiano dunque sa che la sua preghiera è Gesù; ogni sua preghiera parte da Gesù; è lui che prega in noi, con noi, per noi. Tutti coloro che credono in Dio pregano; ma il cristiano prega in Gesù Cristo: Cristo è la nostra preghiera!» (Giovanni Paolo II).CHIEDERE CON INSISTENZA, SENZA PAURA Ma il Signore oggi ci ha anche raccontato una parabola per esortarci a non temere di insistere con le nostre domande rivolte al cielo. È una parabola pittoresca, nella quale noi siamo paragonati a una vedova molesta e seccatrice, ma Dio addirittura è raffigurato in un giudice disonesto. Gesù vuol dirci che Dio desidera essere disturbato da noi: non dobbiamo avere paura di importunarlo. Vuol dirci anche che Dio sempre ci ascolta, qualunque cosa gli chiediamo, anche se poi ci esaudisce non tanto secondo la letteralità delle nostre richieste, quanto secondo la conoscenza che egli ha del nostro vero bene.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8253OMELIA XXVI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 16,19-31) di Giacomo Biffi La Provvidenza ci offre oggi, per la nostra meditazione settimanale, una delle più celebri parabole raccontate dal Signore Gesù: la parabola del ricco e di Lazzaro. È, per così dire, una tragedia in due atti. Il primo atto è collocato in questo mondo e ci presenta due figure fortemente contrapposte; il ricco che vive nell'agiatezza e nel godimento, e il povero, affamato, piagato, trascurato da tutti tranne che dai cani; il secondo atto è ultraterreno, e ci dice che la storia dell'uomo non finisce quaggiù, ma ha un esito nel mondo invisibile, il mondo definitivo e più vero.Ci sono dunque in questo racconto come due versanti: il versante della vita che si conclude con la morte, e il versante della vita che comincia dopo la morte. E ci sono offerti due tipi di insegnamento: in primo luogo ciò che dobbiamo fare per impiegare bene questigiorni fuggevoli che ci sono dati, e poi ciò che dobbiamo attenderci oltre la soglia misteriosa, per la giornata che non conoscerà tramonto.Per quel che si riferisce alla vita presente, la parabola ci insegna soprattutto tre cose.LA TRISTEZZA DI UNA VITA SENZA DIO La prima è che non dobbiamo comportarci come quel ricco gaudente. Ma in che cosa egli è condannabile? Non tanto perché si godeva la vita, quanto perché nei godimenti terreni aveva identificato tutte le sue aspirazioni e tutte le sue speranze. È un uomo senza ideali, senza tensione che non sia la ricerca dei suoi agi e dei suoi piaceri. È un uomo che si appaga di ciò cheriesce ad assaporare giorno per giorno, che confida solo nella potenza delle sue ricchezze, che non si dà nessun pensiero né del suo destino, né della moralità del suo comportamento, né del rapporto personale con la realtà eterna di Dio.Un uomo così - che per molti aspetti può essere considerato la raffigurazione dell'umanità de nostri tempi - è avviato, secondo Gesù, a una tragica sorte. Come ci ha detto il profeta nella prima lettura, guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulle montagne di Samaria!Insomma, il primo avvertimento che ci dà la parabola sta nell'invito a recuperare la dimensione religiosa dell'esistenza, cioè a dare a Dio - e non ai nostri programmi di benessere - l'attenzione primaria del nostro cuore; a considerare Dio - e non i mezzi offertici dalle nostre bravure e dalle fortune umane - il fondamento della nostra fiducia e della nostra serenità; a fare di Dio - e non dei successi mondani - il vero traguardo al quale tendere con tutte le nostre forze.NON BASTA EVITARE IL MALE, OCCORRE ANCHE FARE IL BENEC'è un altro insegnamento prezioso. Il ricco è condannato non tanto per i suoi vestiti e i suoi banchetti, quanto perché il suo lusso e la sua avidità di godere hanno così rattrappito la sua anima e inaridito il suo cuore che neppure si accorge di avere alla sua porta un essere umano - e quindi un suo fratello - nella miseria e nella sofferenza. È dunque condannato non tanto per quello che fa, ma per quello che non gli viene neanche in mente di fare.Così ci viene detto che non basta evitare il male e non recare danno a nessuno; bisogna anche fare il bene e aiutare positivamente coloro che sono nella necessità.Al momento del giudizio saremo esaminati anche sull'attenzione che avremo saputo dare agli altri, a coloro che, vicino a noi, sono l'immagine del Signore Gesù.LA VITA CRISTIANA NON SI REGGE SUI FATTI STRAORDINARIL'ultima avvertenza della parabola per la vita di quaggiù riguarda il fondamento della fede e della vita cristiana, che non deve essere ricercato nei fenomeni insoliti e prodigiosi - come le apparizioni, le rivelazioni private, i miracoli - ma nella verità divina che ci è presentata dalla Chiesa. A capire le cose che contano e a vivere bene non servono tanto i fatti straordinari; basta - se il cuore è ben disposto - la forza della parola di Dio: Hanno Mosè e i profeti; ascoltino loro.Noi, che abbiamo la fortuna di venire ogni domenica alla scuola del Figlio di Dio, l'unico vero Maestro, dobbiamo radicarci bene nella persuasione che proprio qui possiamo trovare il nutrimento che ci dà l'energia necessaria a mantenerci sulla giusta strada.Chi si apre a questa luce, può vincere ogni debolezza, può superare ogni eventuale sbandamento, può procedere decisamente incontro al Signore.SENZA LA FEDE NELL'ALDILÀ MANCA LO STIMOLO PER FARE IL BENE Ma questa parabola è ancora più importante per le prospettive richiamate sul mondo che sta oltre la morte. Qui è preso di mira direttamente quello scetticismo diffuso che il mondo senza fede in cui viviamo riesce a insinuare anche in coloro che pur si dicono credenti. Oggi non si parla più molto né del Paradiso né dell'Inferno; sembra quasi che li si considerino i residui di una visione fiabesca ormai improponibile.È una insipienza che ci potrebbe procurare dei grossi guai. Gesù oggi ci ricorda vigorosamente che la nostra esistenza si concluderà o con un premio o con una condanna; e proprio perché esiste questo duplice destino ha un significato essere onesti, ha un significato essere generosi, ha un significato vivere.L'uomo, che crede di essere diventato adulto perché si è liberato della convinzione che sta scegliendo tra una salvezza senza insidie e una perdizione senza rimedio, alla fine si trova privo di motivazioni: non ha una motivazione adeguata né per praticare le giustizia né peroperare con bontà né per durare a vivere con fatica.La controprova di questa verità evangelica è sotto i nostri occhi. Le dottrine sociali e politiche, le proposte di comportamento, le abitudini di vita che non riconoscono un al di là - quali che siano le loro etichette e le loro ispirazioni - approdano tutte a costruire un mondo più violento, più disumano, più disperato, dove non ci si difende più dai prevaricatori, dove le leggi e i castighi non bastano più a fronteggiare la malvagità e il disordine.Come si vede, la parola di Gesù è dura, aspra, forse sgradita al nostro palato troppo delicato, ma è salutare e feconda. La verità di Dio non è mai compiacente: contesta sempre i miti carezzevoli, i pensieri troppo dolci e leggeri, le sciocche spensieratezze, chetroppo spesso trovano accoglienza nel nostro cuore.Noi abbiamo bisogno di essa. Abbiamo bisogno che ci venga proposta con coraggio, senza arbitrarie riduzioni, senza travisamenti. Alla fine è solo la verità di Dio che resta, e solo affidandoci alla verità di Dio noi ci possiamo salvare.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8252OMELIA XXV DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 16,1-13)Non potete servire Dio e la ricchezzadi Giacomo Biffi Questa che abbiamo ascoltato è senza dubbio la più sconcertante parabola del Signore. In essa Gesù prende a paragone un fatto che doveva essere molto frequente nel mondo antico, ma che, a giudicare da quel che spesso si legge sui giornali, non deve essere del tutto raro neppure nel mondo di oggi, che pure ha condizioni sociali ed economiche molto diverse.È il caso di un amministratore disonesto che si trova di fronte a un'improvvisa verifica del suo operato e quindi deve di punto in bianco fronteggiare la prospettiva della propria imminente rovina.La stranezza del racconto sta in questo, che il furfante (che se la cava imbrogliando una volta di più) viene lodato dal padrone e parrebbe addirittura proposto ai discepoli di Cristo come modello. Ma non dobbiamo dimenticare che qui si tratta di una parabola; e non tutti gli elementi di una parabola sono trasferibili nell'insegnamento, ma solo quelli che vengono intesi e indicati come tali. Nello stesso modo, ad esempio, quando Gesù, per descrivere la sua seconda venuta alla fine dei tempi, parla del ladro che viene a rubare di notte, vuole solo ricordare che il suo ritorno sarà una sorpresa, e non intende affatto, paragonando se stesso al ladro, esaltare il furto come un'azione lodevole.Qui è indubbio che il comportamento del protagonista della parabola è disapprovato, tanto è vero che viene chiamato esplicitamente "disonesto".Qual è allora l'aspetto del racconto che ci viene presentato come caricato di un insegnamento di vita? Mi pare che, senza forzature e senza acrobazie dialettiche, se ne possano trovare due. L'INVITO A FARE IL BENE CON LA STESSA "ASTUZIA" DI CHI FA IL MALE1. È in primo luogo l'abilità e la prontezza di riflessi con cui il furfante riesce a cavarsela dai suoi guai, tanto da strappare perfino l'ammirazione del derubato.Gesù fa un'osservazione che purtroppo ogni giorno è comprovata dall'esperienza: I figli di questo mondo... sono più scaltri dei figli della luce. È con questa frase implicitamente esprime anche il suo rammarico e il suo desiderio che i buoni diventino più svegli e più intraprendenti. Una delle disgrazie dell'umanità sta proprio qui: troppo spesso il male è fatto bene, con impegno, con intelligenza, con tenacia; e troppo spesso il bene è fatto male, senza passione, senza genialità, senza costanza, presentato in forme scolorite e prive di fascino.Con stupore e con meraviglia vediamo che i "figli della luce", cioè coloro che hanno gli occhi illuminati dalla fede e che, possedendo le verità che contano per l'esistenza, sanno dare il giusto valore alle cose e conoscono il senso e la fine della storia umana, sono più indecisi, fiacchi, incoerenti nell'agire. Mentre quelli che sciaguratamente si sono posti al servizio della menzogna e della ingiustizia sono di solito tanto abili e attivi.Non sta scritto da nessuna parte nel Vangelo che i buoni debbano essere sprovveduti, che i cristiani debbano essere degli incapaci, che i discepoli di Cristo debbano caritatevolmente aiutare gli avversari con la loro stupidità, facendosi incantare dai capziosi ragionamenti degli altri e mettendosi quasi al loro servizio per amore del dialogo, della comprensione,della mitezza o, più verosimilmente, del quieto vivere. Sta scritto precisamente il contrario, come appare dalla lettura di oggi. Confrontate col pensiero di Cristo, molte vicende della cristianità italiana di questi vent'anni trovano qui un giudizio severo.L'"ASTUZIA SPIRITUALE" DELLA GENEROSITÀ VERSO GLI ALTRI2. Il secondo insegnamento della parabola è di dirci che tutti noi siamo di fronte a Dio nella condizione dell'amministratore infedele. Anche noi abbiamo prevaricato; abbiamo abusato della fiducia del Creatore, che ci ha regalato la vita perché ne usassimo per la giustizia; siamo nei suoi confronti oberati da debiti spaventosi; il nostro stato è fallimentare.Ogni giorno che passa si avvicina il momento del rendiconto, quando tutte le nostre menzogne saranno scoperte e noi saremo nella situazione imbarazzante di non saper rispondere alle contestazioni precise e incontrovertibili del nostro Padrone.Ebbene, Gesù ci dice che c'è un modo per salvarci dalla prevedibile condanna e dalla catastrofe; ed è quello di essere generosi verso il prossimo del nostro perdono, del nostro tempo, del nostro interessamento, del nostro denaro. È, in fondo, ciò che suggeriscela preghiera del Padre nostro: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. È vero che elargendo agli altri le nostre cose noi non diamo propriamente del nostro, perché tutto è dono di Dio; ma Dio è contento così e attribuisce a noi il merito dei regali fatti con i beni suoi; anzi è disposto perfino a tramutare in lode il biasimo che ci sarebbe toccato: Il padrone lodò quell'amministratore; Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.Questa è la strada per la quale anche i ricchi possono sperare di trovare salvezza, come appare da ciò che san Paolo scriveva a Timoteo, e che può convenire in misura diversa a ciascuno di noi: Ai ricchi in questo mondo raccomanda di non essere orgogliosi, di nonriporre la speranza sull'incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché ne possiamo godere; di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere pronti a dare, di essere generosi, mettendosi così da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera (1 Tm 6,17-19). IL DOVERE DI NON SCENDERE A PATTI CON IL MALE3. E quasi a dissipare ogni equivoco e a ribadire che con questa parabola non vuole insegnarci nessun compromesso con la disonestà e nessun patteggiamento col male, Gesù enuncia il principio del giusto integralismo cristiano: Nessuno può servire a duepadroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona, cioè alla ricchezza, al desiderio di possesso, a tutto ciò che finisce col dominare il cuore dell'uomo.Il servo di cui si parla è lo schiavo del mondo antico, che aveva un servizio a tempo pieno, senza ferie e senza giornate di riposo. Così deve essere il nostro servizio di Dio: non deve avanzare spazio per nessun altro dominatore. Nessuna visione del mondo, nessuna ideologia, può contendere la nostra mente al Vangelo di Cristo; nessun impegno terreno può disputare il nostro cuore all'impegno per il Signore Gesù e per il suo Regno. Le cose del mondo - la mammona - devono servire a noi per l'affermazione della giustizia e della verità, non devono essere servite da noi, perché uno solo è il Signore, come ancora una volta abbiamo ripetuto all'inizio di questa messa: "Tu solo il Signore, Gesù Cristo".
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premere il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno -+ Dal Vangelo secondo Luca + In quel tempo. Lungo il cammino verso Gerusalemme, il Signore Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!».Parola del Signore.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8251OMELIA XXIII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 14,25-33) di Giacomo Biffi Con questa pagina evangelica - che con qualche sua espressione può anche urtare la nostra sensibilità, e in ogni caso arriva a scuotere lo spirito dalla sua mediocrità - il Signore Gesù ci ricorda energicamente quali debbano essere le condizioni interiori di chi si pone al suo seguito e vuol diventare suo discepolo.Ci sono come due gradi nella sequela di Cristo: il primo è proprio di tutti i battezzati, di tutti i "cristiani", di tutti coloro insomma che vogliono fare del vangelo la norma e l'ispirazione di tutta l'esistenza; il secondo è proprio di coloro che si pongono volontariamente al servizio di una missione particolare che ricevono dal Signore, come è il caso degli apostoli. Ciascuno si deve collocare - sempre con generosità e coerenza - sulla strada che Dio ha voluto per lui. Ciascuno deve tendere alla perfezione e deve fiorire nella santità dove il Signore ha voluto piantarlo. Anche le condizioni della sequela di Cristo, sulle quali il Vangelo di oggi ci invita a riflettere, riguardano tutti noi, quale che sia il nostro stato di vita, pur se dobbiamo riconoscere che queste condizioni valgono più o meno intensamente e urgentemente a seconda dell'impegno che ciascuno liberamente si è preso.;IL DOVERE DI SUBORDINARE OGNI AFFETTO UMANO ALL'AMORE DI CRISTO1. La prima condizione della sequela di Cristo è quella dell'amore: un amore per Gesù che non tema confronti. Il testo dice addirittura: Chi non odia...; parola dura, ma che nel significato del linguaggio semitico vuol solo dire: "Chi preferisce..., chi pone davanti...".Certo, il Signore Gesù non è disumano e non ci proibisce d'amare; non ci proibisce di nutrire affetto per coloro che il sangue o l'amicizia o le circostanze della vita ci hanno collocato vicino; non ci proibisce di contrarre dei forti legami, che insieme sono fonte di grande dolcezza e di grande sofferenza, perché chi più ama più è chiamato a soffrire.Non ci proibisce d'amare, ma vuole che l'amore per lui sia al di sopra di tutto, sia il più grande, il più tenace, il più appassionato. Proprio per questa preminenza dell'amore di Cristo, il vero discepolo di Cristo conserva una grande libertà interiore che, senza essere freddezza o indifferenza o aridità di cuore, gli consente di affrontare i distacchi, le separazioni, perfino le morti delle persone care, con grande pena ma anche con grande serenità.LA NECESSITÀ DELLA CROCE PER ESSERE RINNOVATI2. La seconda condizione della sequela di Cristo è la croce: Chi non porta la sua croce... non può essere mio discepolo.La sofferenza di norma non va ricercata, perché noi siamo fatti per la gioia. Ma quando arriva - e arriva sempre o presto o tardi - va accolta senza ribellioni, perché noi siamo e vogliamo essere discepoli di uno che, pur non avendo il più piccolo torto, è stato crocifisso.Per volontà misteriosa e sapiente del Padre, Gesù non ha potuto rinnovarci senza crocifissione, e noi senza crocifissione non possiamo essere rinnovati.Nessun discepolo di Gesù si illuda che ci sia un'altra strada per cambiare il mondo e salvarlo, per cambiare se stesso e salvarsi.L'INVITO AD UN CRISTIANESIMO SERIO E RESPONSABILE3. La terza condizione è quella della prudenza, cioè della capacità di commisurare le nostre forze coi nostri impegni, e di valutare ogni decisione e ogni atto in tutte le sue conseguenze. E per farci capire la necessità della prudenza nella vita dello spirito, Gesù racconta due parabole prese dalla vita terrena: quella del costruttore, che se non sa far bene il preventivo finanziario rischia il fallimento della sua impresa; e quella del condottiero di eserciti, che se non calcola bene le sue forze e quelle del nemico rischia la sconfitta.Fuori dell'immagine, l'insegnamento è questo. Il Signore non vuole al suo servizio degli irresoluti, della gente incapace di decidere e di impegnare la vita (non una stagione o un anno, ma la vita intera); ma non vuole neppure degli sventati, degli imprudenti, della gente che con la scusa dell'ispirazione divina o del suo carisma o della sua luce interiore si ritiene dispensata dal riflettere su quello che fa e su quello che può fare, dall'esaminare bene gli effetti su di sé e sugli altri di quanto intraprende, dall'ascoltare il magistero della Chiesa o il parere di un confessore saggio e illuminato. E così finisce col commetteredelle pazzie, magari mettendole in conto allo Spirito santo, e col far del male, magari in buona fede, a sé e ai fratelli.Il Signore conceda un po' di buon senso a tutti, ma specialmente alle persone devote.LA NOSTRA PREGHIERAPossiamo ormai concludere la nostra rapida meditazione.Ci siamo messi tutti al servizio di un padrone esigente e buono; esigente perché vuol portarci in alto, buono perché ci prende come siamo e ci aiuta. Pretende molto da noi, ma è disposto a darci lui con la sua grazia quello che pretende. Purché ci affidiamo a lui e lo lasciamo fare. Purché gli chiediamo umilmente nella preghiera quello che per noi è così difficile avere: un amore per lui senza limiti, una vera capacità di portare la nostra croce, un po' di concreta saggezza.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8249OMELIA XXI DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 13,22-30) di Giacomo Biffi Continua in questa domenica la provocazione del Vangelo. Continua la serie delle pagine aspre, degli insegnamenti sgraditi, che hanno però il pregio di scuoterci dal cristianesimo inerte, rassegnato o falsamente ottimista, nel quale tutti qualche volta ci scopriamo adagiati.Scegliamo da questo brano di Luca alcune frasi che ci aiutino a organizzare la nostra breve meditazione.UN SALVATORE CHE VA IN CERCA DELL'UOMOGesù passava per città e villaggi, insegnando. Il suo è dunque un viaggio apostolico, è un ricercare l'umanità dovunque si trovi, è un darsi pena di raggiungere gli uomini, perché tutti possano ascoltare la parola nuova, l'annuncio che tocca i cuori e li trasforma, il messaggio di verità. Si sobbarca alla fatica di girare per gli sparsi centri abitati, perché vuole che a tutti sia portata la possibilità di salvezza. Come si vede, quella che ci viene offerta è l'immagine, consolante e splendida di speranza, di un Salvatore che va in cerca dell'uomo. E proprio a proposito di salvezza il Signore viene un giorno interrogato. IL DOVERE DI NON INDUGIARE NELLE CURIOSITÀ INUTILI E NELLE QUESTIONI OZIOSE Un tale gli chiese: Signore, sono pochi quelli che si salvano? A essere sinceri, lo sconosciuto interlocutore di Cristo ha interpretato la curiosità di noi tutti. Sono tanti o pochi quelli che si salvano? È un problema che presto o tardi tutti si propongono. Alcuni però non si accontentano di farsi la domanda, ma arrivano anche a darsi da soli la risposta. C'è chi risponde: sono pochi. Gli uomini cadono nell'inferno come fiocchi di neve. E c'è chi risponde: si salvano tutti. L'inferno, se c'è, deve essere vuoto. La prima risposta era più frequente un tempo, quando era più forte e vivo nella coscienza comune il senso della colpa. La seconda prevale oggi, in cui nessuno sembra più prendere sul serio l'idea di un vero peccato personale. L'una e l'altra risposta hanno in comune di essere ugualmente infondate e arbitrarie: che ne sappiamo noi della situazione anagrafica del paradiso e dell'inferno? L'unico che avrebbe potuto con cognizione di causa appagare la nostra curiosità era proprio il Signore Gesù. Che però, come abbiamo visto, anche quando è stato espressamente interrogato su questo punto, non lo ha fatto. A chi gli chiede: Sono tanti o pochi?, dice: Sforzatevi. Cioè: invece di farti domande oziose sulla salvezza degli altri, impegnati con decisione a guadagnarti la tua. Più che tentare di violare il segreto di Dio, tieni desta e tesa la volontà di operare ogni giorno per il raggiungimento del traguardo di gioia eterna che ti è stato assegnato, senza la visione buia e scoraggiante di chi ritiene che tutto è contaminato e sopraffatto dal male, e senza la giuliva superficialità di chi si illude che, comunque vadano le cose, alla fine tutto in qualche modo si aggiusta.IL DOVERE DI IMPEGNARSI PER POTERSI SALVARE Sforzatevi di entrare per la porta stretta, dice Gesù. Che significa: la strada che ci condurrà alla casa del Padre è faticosa. Non è e non è mai stato comodo essere veramente cristiani. È la strada che passa per l'osservanza di tutti i comandamenti, che vanno rispettati sempre, anche quando è arduo, anche quando è logorante, anche quando si ha l'impressione di essere soli. È la strada del precetto alto e difficile dell'amore: l'amore di Dio sopra tutte le cose, espresso concretamente nella donazione di noi, del nostro tempo, dei nostri beni; l'amore del prossimo, anche quando il prossimo è antipatico, ostile, ingrato. È la strada del riconoscimento dei propri torti e delle proprie ingiustizie, è la strada della verifica quotidiana della coerenza cristiana della nostra vita, è la strada dell'attenzione ai propri doveri più che ai propri diritti.IL DOVERE DI NON PERDERE TEMPO DI FRONTE AL BENE Il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta. Con questa frase Gesù ci vuol dire che il tempo della pazienza di Dio non si prolunga indefinitamente, che lo spazio per cambiare la nostra condotta e metterci in regola con il Signore non ci sarà sempre concesso. Arriva un momento in cui la porta si chiude, in cui i giochi sono fatti, le decisioni sono prese senza ritorno. Questo è un punto fondamentale della dottrina evangelica: finché c'è vita, c'è sempre speranza di salvezza, anche per il più malvagio dei delinquenti, anche per il più incallito dei peccatori. Ma la vita non c'è sempre. Il momento della morte pone fine a tutte le possibilità: chiuderà la porta. Perciò dobbiamo deciderci subito per il bene, perché non sappiamo quanto tempo ancora ci sia dato.IL DOVERE DI UN CRISTIANESIMO FATTIVO Un ultimo insegnamento possiamo raccogliere dalle parole del Signore: ed è che a farci varcare la porta della salvezza non ci varrà la qualifica puramente verbale di "cristiani", e neppure la familiarità con le discussioni religiose o con la cronaca di vita ecclesiastica. Anche coloro che conoscono i nomi di tutti i cardinali o di tutti i canonici della cattedrale, o hanno letto tutti i documenti del Concilio, o hanno continuato a parlare di giustizia, di carità, di comunità, se non hanno rispettato tutta la legge di Dio e non hanno fattivamente vissuto il comandamento dell'amore, si sentiranno dire: Non so di dove siete. Preghiamo allora e proponiamo perché la nostra condotta ci faccia alla fine trovare aperta e accogliente la porta del Regno.UNA SUPPLICA ACCORATA DI CHI "HA FATTO TARDI" La liturgia ambrosiana della Settimana Santa ha un confractorium (un "Canto allo spezzare del pane") che sembra mettere curiosamente un'estrema preghiera di speranza sulle labbra anche di chi è stato a lungo una "vergine stolta": Non chiudere la tua porta, anche se ho fatto tardi.Non chiudere la tua porta: sono venuto a bussare.A chi ti cerca nel pianto, apri, Signore pietoso.Accoglimi al tuo convito, donami il Pane del regno.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8247OMELIA XIX DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 12,32-48) di Giacomo Biffi La nostra breve meditazione domenicale è sempre un po' una verifica delle nostre convinzioni e del nostro comportamento alla luce del genuino pensiero del Signore Gesù.Chi infatti si dice cristiano deve sempre fare attenzione che la sua mentalità sia davvero conforme non alle opinioni correnti del nostro tempo né ai nostri pregiudizi incontrollati, ma all'insegnamento totale di Cristo.Il punto che ci viene oggi richiamato è la persuasione che il nostro destino non è racchiuso nei pochi giorni che ci sono dati da vivere sulla terra; che abbiamo tutti un traguardo; che perciò dobbiamo tenere vivo il senso dell'attesa. Siate simili a coloro che aspettano: per chi vuol vivere secondo il Vangelo, è essenziale mantenere desta la tensione interiore verso gli avvenimenti che concluderanno la vicenda umana.Il cristiano sa che la sua storia terminerà con un incontro personale col suo Signore; un incontro che sarà anche un rendiconto e un giudizio e al quale perciò ci si deve ogni giorno preparare: Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese.Se il nostro spirito è ricurvo e attento solo ai fatti della vita terrestre; se evitiamo, perché troppo duro e fastidioso, il pensiero di ciò che ci sarà dopo; se le nostre speranze riguardano soltanto la terra (un maggior benessere economico, una vita più serena, ecc.) non siamo dei veri discepoli di Cristo, perché il vero discepolo di Cristo è "uno che aspetta", è uno che sa di essere in cammino verso una meta, è uno che sul pensiero del traguardo regola tutta quanta la sua corsa.Per chiarire questa verità fondamentale e per farci riflettere su questo punto, Gesù, nella pagina evangelica di oggi, ci propone secondo il suo solito due paragoni.1. TENIAMOCI SEMPRE PRONTI ALL'INCONTRO CON CRISTOIl primo è preso dalle abitudini delle case signorili di una volta, ed è un quadretto molto lontano dal nostro modo attuale di vivere. È la figura di un padrone che è andato a una festa di nozze senza lasciar detto l'ora del suo ritorno. Il buon servitore, dice Gesù, resta in piedi ad attenderlo tutta la notte, per essere pronto ad aprirgli subito la porta di casa, appena sentirà la sua mano bussare.Così è di noi: il nostro padrone è partito ed è andato a festeggiare nella gloria del Padre le nozze eterne tra la divinità e l'umanità, che nella immolazione della sua Pasqua sono state riconciliate e saldate per sempre tra loro. È partito, ma tornerà. Egli verrà nell'ora che non pensiamo. A noi il compito di stare desti e aspettare: nessun giorno della nostra vita deve passare senza il pensiero del ritorno imminente di Cristo.Gesù ci dice anche un'altra cosa, una cosa che nel quadro della parabola è del tutto inverosimile, ma che si avvererà alla lettera per noi, se la fine della vita ci sorprenderà nella fedeltà e nella vigilanza: Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e sarà lui a servirli.E cioè noi entreremo nel Regno di Dio non più come servi, ma come figli del Re che godranno per sempre della sua intimità.2. NON AVREMO NESSUN PREAVVISOIl secondo paragone è ancora più chiaro, ed è comprensibilissimo ai nostri tempi, soprattutto di questi giorni, quando i ladri saccheggiano e devastano gli appartamenti deserti. Nessun ladro - dice Gesù - manda il preavviso con il giorno e con l'ora in cui ha deciso di venire a rubare; il ladro viene sempre all'improvviso. Ebbene, anche il Signore, nella sua visita decisiva, verrà a noi come un ladro.Il che significa che nessuno conosce il momento né della fine del mondo né della fine della sua vita personale. E proprio per questo non ci è consentita nessuna distrazione: tutte le ore dell'esistenza vanno vissute nella fedeltà e nella coerenza col Vangelo di Cristo, perché l'ultima ora non ci sorprenda col cuore inaridito e senza fede, coll'egoismo soffocatore di ogni amore, con l'animo lontano e ribelle al Dio che è la fonte della nostra salvezza.Tenetevi pronti - teniamoci pronti - perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8232OMELIA XVII DOMENICA T. ORD. - ANNO C (Lc 11,1-13) di Giacomo Biffi Una riflessione sulla preghiera del "Padre nostro".La pagina evangelica di oggi ci offre un'eccellente occasione per riflettere sulla preghiera che Gesù ci ha insegnato e che noi recitiamo ogni giorno: e che proprio per questo può essere un po' spenta dall'abitudine e come privata della sua originaria incisività. È anche un'occasione per riflettere su tutto il nostro modo di pregare: Gesù, infatti, più che regalarci una formula, ha voluto insegnarci uno stile di preghiera e insieme indicarci i contenuti della preghiera cristiana. PADRE NOSTRO: l'autentica preghiera cristiana è sempre rivolta a Dio, fonte di tutto l'essere e traguardo di tutte le esistenze. Se talvolta ci rivolgiamo ai santi, lo facciamo come si fa con dei fratelli, dai quali si sollecita un po' d'aiuto e un po' di comprensione. Ma solo a Dio noi possiamo e dobbiamo rivolgerci con l'offerta di tutto quello che siamo; la preghiera vera, infatti, non consiste tanto nella molteplicità delle parole, ma nella donazione interiore di tutto il nostro essere al nostro Creatore, donazione che nell'orazione diventa sempre più consapevole, più generosa, più completa. PADRE: ci vuole un bel coraggio a chiamare Dio col nome di padre. "Osiamo dire", ci fa pronunciare con grande finezza la Chiesa. Questo coraggio noi giustamente l'abbiamo, perché siamo "di Cristo", cioè non solo apparteniamo a lui, ma siamo in lui e partecipiamo in Cristo alla sua natura filiale. In forza della nostra incorporazione nell'Unigenito di Dio, il padre di Gesù diventa nostro padre. Per questa ragione, ogni vera preghiera che noi rivolgiamo a Dio si appoggia alla mediazione del Signore Gesù, Figlio di Dio e nostro fratello, come facciamo nelle orazioni che il sacerdote pronuncia nella messa a nome di tutti.VENGA IL TUO REGNO: chi ama Dio come un padre, non può non sentirsi a disagio in questo mondo, e come ferito dall'indifferenza e dall'estraneità che il mondo ostenta nei confronti del suo Creatore. L'apparente assenza di Dio da questo mondo suscita nel nostro cuore - se è un cuore dove c'è un po' d'amore - la nostalgia di un mondo diverso, dove la gloria di Dio si manifesterà apertamente; in una parola, la nostalgia del Regno. Il che significa che ogni preghiera cristiana non può restare continuamente ripiegata nell'elenco delle nostre necessità, ma deve essere anche mossa e animata dal desiderio e dalla speranza del Regno.SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ: suggerendoci questa richiesta - terribile, spaventosa richiesta, che noi ripetiamo troppo incautamente, salvo a protestare quando Dio ci prende sul serio -. Gesù ci ricorda che la preghiera non è tanto un mezzo per piegare Dio alla nostra volontà, ma è piuttosto un tentare di disporci a piegare noi stessi ai voleri di Dio. Colui che veramente, sostanzialmente prega, non è uno che tenta di far prevalere i propri voleri; è, invece, uno che si arrende alle esigenze di Dio e si decide ad accoglierle anche quando sono contrastanti coi nostri piccoli progetti e con la nostra corta pazienza.IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO: nel pane è come riassunto e simboleggiato tutto ciò di cui noi abbiamo bisogno ogni giorno: il cibo, l'aria, la luce, il coraggio, la speranza, la conoscenza dei motivi per cui si vive, un po' d'affetto da parte di qualche persona amica, un po' di pace interiore. Tutte cose che durano poco, che si consumano in fretta, e che proprio per questo ogni giorno ci devono essere date. La nostra autonomia è molto limitata: nonostante le orgogliose sicurezze di certi momenti dell'esistenza, noi non siamo capaci di stare a lungo in piedi da soli. Per questo nella preghiera riconosciamo questa nostra povertà, questa nostra precarietà, e chiediamo al Padre che è nei cieli il suo aiuto quotidiano.In particolare, abbiamo bisogno quotidianamente di essere perdonati, perché ogni giorno sbagliamo. Col pane, dobbiamo ricevere la nostra quotidiana razione di misericordia. Perciò preghiamo: Rimetti i nostri debiti. Perciò ci impegniamo a non essere noi stessi avari di misericordia verso i nostri fratelli: Come noi li rimettiamo ai nostri debitori.Il "Padre nostro" è preghiera bella, facile, semplice da dire; difficile e ardua da vivere nella verità della nostra vita di ogni giorno. Il Signore Gesù che ce l'ha suggerita ci doni la forza di tentare ogni giorno di conformare i nostri sentimenti e le nostre azioni alla sua divina bellezza.
Qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui.Colossesi 3:17
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi +Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.Parola del Signore.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dagli Atti degli Apostoli +In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa.Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù.Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio.E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».Parola del Signore.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8176OMELIA VI DOM. DI PASQUA - ANNO C (Gv 14,23-29) di Don Stefano Bimbi Il Vangelo di questa sesta domenica di Pasqua ci invita a entrare in un dialogo intimo con Gesù, che ci parla di amore, fedeltà, presenza divina e pace. È un discorso denso, che tocca il cuore e interpella la nostra vita quotidiana. Visto che siamo immersi in un mondo frenetico e spesso confuso, queste parole ci offrono una bussola per orientarci verso ciò che davvero conta.L'AMORE SI FA OBBEDIENZA"Se uno mi ama, osserverà la mia parola". Gesù inizia con un'affermazione chiara: amare Lui significa osservare la sua parola. Non si tratta di un amore romantico o astratto, ma di un amore concreto, che si traduce in scelte, azioni e fedeltà. Osservare la parola di Gesù significa vivere secondo i suoi insegnamenti, anche quando è scomodo o controcorrente. Questo può significare scegliere l'onestà in un contesto lavorativo competitivo, perdonare un amico che ti ha ferito o dedicare tempo alla preghiera in una giornata piena di impegni. Quando vivi così, Gesù promette che il Padre ti amerà e che loro "prenderanno dimora" in te. È un'immagine potente: Dio non è lontano, ma vuole abitare nel tuo cuore, essere parte della tua vita.Pensiamo a San Francesco d'Assisi. Nato in una famiglia benestante, avrebbe potuto vivere una vita comoda e spensierata. Invece, ha scelto di ascoltare la parola di Gesù, spogliandosi di tutto per seguire il Vangelo alla lettera. La sua obbedienza era gioiosa, perché scaturiva dall'amore per Cristo. La sua vita mostra che osservare la parola di Gesù non toglie libertà, ma, al contrario, la rende piena.Nella tua vita quotidiana, quali sono le "parole" di Gesù che trovi più difficili da mettere in pratica? Perché? C'è una situazione in cui senti di dover fare una scelta coraggiosa per essere fedele a ciò che Gesù ti chiede? Come puoi affrontarla?LO SPIRITO SANTO, GUIDA E MEMORIA"Il Paràclito vi insegnerà ogni cosa". Gesù sa che non possiamo farcela da soli. Per questo promette il dono dello Spirito Santo, il Paràclito, che significa "colui che sta accanto". Lo Spirito non è un concetto astratto: è la presenza viva di Dio che ti illumina, ti consola e ti ricorda le parole di Gesù nei momenti di smarrimento. Se ti trovi a dover prendere decisioni importanti nella tua vita lo Spirito Santo è lì per guidarti, se gli dai spazio attraverso la preghiera e l'ascolto. È come un navigatore interiore che ti aiuta a ritrovare la strada quando sei confuso.Santa Teresa di Lisieux, la "piccola Teresa", visse una vita apparentemente semplice, ma profondamente guidata dallo Spirito. Nella sua autobiografia, racconta come lo Spirito le insegnava a fare piccoli atti d'amore con grande cuore, anche nelle difficoltà del convento. La sua "piccola via" è un esempio di come lo Spirito può ispirare anche le vite più ordinarie a diventare straordinarie.Quando hai sentito, magari in un momento di preghiera o riflessione, una "luce" o un'intuizione che ti ha aiutato a capire meglio la tua strada? Come puoi coltivare l'ascolto dello Spirito nella tua vita quotidiana? Ci sono momenti in cui ti senti smarrito o confuso? Come puoi affidarti allo Spirito Santo per ritrovare chiarezza?LA PACE DI CRISTO E' DIVERSA DA QUELLA DEL MONDO"Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi". In un mondo che associa la pace all'assenza di problemi o al successo materiale, Gesù offre una pace diversa, profonda, che non dipende dalle circostanze esterne. È la pace che ci viene donata nella confessione quando ci vengono rimessi i peccati. Per questo la pace la puoi sperimentare solo sapendo che sei amato da Dio, anche nei fallimenti o nelle tempeste della vita. Questa pace può essere un'ancora in momenti di ansia, come l'incertezza del futuro, le insicurezze personali o i conflitti relazionali. Gesù ci invita a non lasciare che il nostro cuore sia turbato, ma a fidarci di Lui. Questa pace è un dono, ma richiede di accoglierlo, di scegliere di non lasciarsi sopraffare dal peccato e dalla paura.San Giovanni Paolo II da giovane visse in un contesto di guerra e oppressione prima sotto il regime nazista e poi quello comunista. Nonostante le difficoltà, trovò pace nel suo rapporto con Cristo, dedicando tempo alla preghiera e al teatro clandestino per mantenere viva la speranza. La sua serenità, anche di fronte alle minacce, era radicata nella fiducia in Dio e questa pace lo accompagnò fino a quando fu eletto Papa. Nella omelia per l'inizio del pontificato disse: "Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa! Oggi così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi - vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia - permettete a Cristo di parlare all'uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna".Quali sono le "tempeste" che turbano il tuo cuore in questo momento? Come puoi accogliere la pace di Cristo in queste situazioni? In che modo la pace di Gesù è diversa da quella che cerchi nel successo, nelle distrazioni o nelle approvazioni degli altri? Come puoi coltivarla?LA GIOIA DELLA FEDE"Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre". Gesù invita i discepoli a rallegrarsi della sua partenza verso il Padre, perché è parte del piano di salvezza. Questo può sembrare paradossale: come rallegrarsi di un distacco? Eppure, Gesù ci insegna che la fede è gioia, anche quando non capiamo tutto. Questa gioia può essere difficile da vivere in un mondo che spesso premia il cinismo o l'indifferenza. Rallegrarsi significa scegliere di vedere la presenza di Dio anche nelle incertezze, di credere che Lui sta lavorando nella tua vita, anche quando non lo vedi chiaramente.Il Beato Carlo Acutis, un giovane vissuto nel nostro tempo, aveva una fede contagiosa. Nonostante la leucemia fulminante che lo colpì a soli quindici anni, Carlo non perse la gioia. Offrì le sue sofferenze per il Papa e la Chiesa, vivendo con un sorriso che nasceva dalla sua amicizia con Gesù e dall'accogliere il dono dell'Eucaristia che diceva essere "l'autostrada per il paradiso". La sua vita ci ricorda che la gioia cristiana non è superficiale, ma radicata in un amore più grande.Quando hai sperimentato una gioia profonda, magari in un momento di preghiera, servizio o condivisione? Come puoi ritrovarla oggi? Cosa ti impedisce di rallegrarti pienamente della presenza di Gesù nella tua vita? Come puoi fare un piccolo passo per fidarti di più del suo piano per te?Gesù ti invita a vivere un cristianesimo vivo, pratico e personale. Ti chiama ad amarlo con le tue scelte, ad affidarti allo Spirito Santo, a pentirti dei tuoi peccati e accogliere la sua pace per trovare la vera gioia. Hai davanti a te un mondo pieno di opportunità, ma anche di sfide. Lascia che le parole di Gesù risuonino nel tuo cuore: non sei solo, Dio vuole abitare in te e guidarti.Prenditi un momento per pregare con queste parole: "Signore Gesù, grazie per il tuo amore che non si stanca di cercarmi. Donami il coraggio di osservare la tua parola, la fiducia di affidarmi al tuo Spirito, l'umiltà di pentirmi dei miei peccati, la pace che supera ogni paura e la gioia di sapere che sei con me. Fa' che la mia vita, a imitazione di quella dei santi, sia un riflesso del tuo amore. Amen."
Marco Ansaldo"La morte di Papa Francesco"L'annuncio della morte di Papa Francesco è stato dato nella Cappella di Casa Santa Marta dal camerlengo, il cardinale Kevin Farrell. Accanto a lui il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, il Sostituto mons. Edgar Pena Parra e il Maestro delle Cerimonie mons. Diego Ravelli: “Carissimi fratelli e sorelle - le parole di Farrell - con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati. Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l'anima di Papa Francesco all'infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino.” Emorragia cerebrale possibile causa della morte. Ieri, a Pasqua, l'ultima apparizione davanti a 35mila fedeli. Bandiere a mezz'asta a Palazzo Chigi, Camera, Senato e Quirinale. Ma anche ambasciate e caserme. Migliaia in preghiera a piazza San Pietro.Marco Ansaldo è considerato uno dei più autorevoli esperti di Turchia, paese dove da più di trent'anni viaggia, lavorando e abitando a Istanbul. Si è occupato di politica e cultura scrivendo centinaia di reportage e una lunga serie di interviste con i maggiori protagonisti, dal presidente Recep Tayyip Erdogan al premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk. Ha redatto le voci dell'Enciclopedia Treccani e del Dizionario Utet, e inventato il Foro di dialogo intergovernativo Italia-Turchia. Da Istanbul ha collaborato anche con La7 al programma Atlantide.Per sette anni, dal 2010 al 2016, è stato vaticanista di Repubblica, dove ha seguito i pontificati di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco. Ha seguito due Conclavi, decine di viaggi papali, il caso dei Corvi in Vaticano e gli scandali Vatileaks 1 e 2. Da più di dieci anni scrive di Vaticano per il prestigioso settimanale tedesco Die Zeit.Genovese, è ambasciatore all'estero dell'U.C. Sampdoria e ha scritto tre testi sul calcio; per anni disc-jockey e conduttore radiofonico, allievo di tre Conservatori di Stato si occupa anche di musica collaborando oggi con Rai Radio 3.È curatore di cicli e convegni culturali e tiene conferenze in organismi e istituzioni sui vari temi di cui è esperto. Ha scritto una quindicina di libri e oggi vive fra Istanbul, Genova e Roma. È probiviro della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Matteo + (Rito Ambrosiano)In quel tempo. Andando via di là, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».Parola del Signore.
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: E'risorto!Il seppellimento di Gesù50 C'era un uomo, di nome Giuseppe, che era membro del Consiglio, uomo giusto e buono, 51 il quale non aveva acconsentito alla deliberazione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea, città della Giudea, e aspettava [anche lui] il regno di Dio. 52 Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 E, trattolo giù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in una tomba scavata nella roccia, dove nessuno era ancora stato deposto. 54 Era il giorno della Preparazione e stava per cominciare il sabato.55 Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, seguito Giuseppe, guardarono la tomba, e come vi era stato deposto il corpo di Gesù. 56 Poi tornarono indietro e prepararono aromi e profumi. Durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento.La risurrezione di Gesù24 Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse [e altre donne con loro] si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati. 2 E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. 3 Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù. 4 Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; 5 tutte impaurite chinarono il viso a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate il vivente tra i morti? 6 Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand'era ancora in Galilea, 7 dicendo che il Figlio dell'uomo doveva essere dato nelle mani di uomini peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare». 8 Esse si ricordarono delle sue parole.9 Tornate dal sepolcro, annunciarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. 10 Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro. 11 Quelle parole[a] sembrarono loro un vaneggiare e non gli credettero.12 Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro; si chinò a guardare e vide solo le fasce [che giacevano]; poi se ne andò, meravigliandosi dentro di sé per quello che era avvenuto.Support the Show.lascia un commentoSupport the show
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: La crocifissione di Gesu'24 Così Pilato decretò la morte di Gesù, come avevano richiesto. 25 Liberò quindi Barabba, lʼuomo arrestato per insurrezione e omicidio, come richiedeva il popolo. Consegnò poi Gesù nelle loro mani, perché ne facessero ciò che volevano.26 Mentre la folla portava via Gesù, costrinsero un certo Simone di Cirene, che tornava in quel momento dai campi, a seguire il corteo, portando la croce di Gesù. 27 Una gran folla li seguiva, fra cui molte donne prostrate dal dolore.28 Ma Gesù si volse verso di loro e disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma per voi stesse e per i vostri figli, perché, 29 ecco, si stanno avvicinando giorni in cui saranno fortunate le donne senza figli! 30 Gli uomini imploreranno le montagne, gridando: “Cadeteci addosso! Schiacciateci!” E chiederanno alle colline di ricoprirli. 31 Perché se hanno fatto queste cose a me, che sono lʼalbero della vita, che mai faranno a voi?!»32-33 Intanto altri due criminali venivano condotti sul luogo detto «il Teschio», per essere giustiziati con Gesù. Là, tutti e tre furono crocifissi: Gesù sulla croce al centro e i due criminali ai lati.34 «Padre, perdonali!» diceva Gesù, «perché non sanno quello che fanno».Poi i soldati si giocarono a dadi i suoi vestiti. 35 La folla stava a guardare mentre i capi giudei lo deridevano: «Era tanto bravo ad aiutare gli altri, vediamo se riesce a salvare se stesso, visto che è il Figlio di Dio, il Messia!»36 Anche i soldati lo insultavano e gli offrivano dellʼaceto da bere. 37 E dicevano: «Se sei il re dei Giudei, salva te stesso!»38 Sulla croce, sopra la sua testa, era stata inchiodata unʼiscrizione con queste parole: «Questo è il Re dei Giudei».39 Uno dei malviventi appeso alla croce vicino alla sua lo scherniva: «Dunque, tu saresti il Cristo, no? Allora salva te stesso e anche noi!»40 Ma lʼaltro lo rimproverava. 41 «Non temi dunque Dio, nemmeno quando stai per morire? Noi meritiamo di morire per i nostri delitti, ma questʼuomo non ha fatto nulla di male!» 42 Poi disse: «Signore Gesù, ricordati di me, quando sarai nel tuo Regno».43 E Gesù rispose: «Io ti assicuro che oggi tu sarai con me in Paradiso».44 Era ormai mezzogiorno e le tenebre scesero su tutto il paese per tre ore, fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era oscurato. 45 Improvvisamente, il grosso velo del tempio si squarciò in due.46 Gesù gridò: «Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito» Detto questo, spirò.47 E il centurione romano, responsabile delle esecuzioni, dopo aver visto ciò che era accaduto, fu preso dal timore di Dio e disse: «Questʼuomo era davvero innocente!»48 Anche la folla che era venuta per assistere alla crocifissione, quando vide che Gesù era morto, se ne tornò a casa profondamente addolorata. 49 Nel frattempo, gli amici di Gesù, con le donne che lo avevano seguito dalla Galilea, se ne stavano ad osservare in lontananza.Support the Show.lascia un commentoSupport the show
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: La resurrezione di Gesù È risorto!16 La sera dopo, al tramonto, passato il sabato dei Giudei, Maria Maddalena, Salome e Maria, madre di Giacomo, andarono a comprare degli unguenti per imbalsamare il corpo di Gesù.2 La mattina seguente, molto presto, al levar del sole, portarono gli unguenti alla tomba.3 Strada facendo si chiedevano come avrebbero potuto fare a spostare quella grossa pietra dallʼingresso della tomba.4 Ma, quando arrivarono, guardarono e videro che la pietra, di proporzioni enormi, era già stata spostata e lʼentrata era aperta. 5 Perciò entrarono nella tomba e videro seduto sulla destra un giovane vestito di bianco. Le donne si spaventarono, 6 ma lʼangelo disse: «Non meravigliatevi tanto. Non state forse cercando Gesù di Nazaret che hanno crocifisso? Non è qui, è risorto! Ecco il posto dove avevano messo il suo corpo. 7 Ora andate a portare questo messaggio ai suoi discepoli ed a Pietro:Gesù vi aspetta in Galilea. Là lo vedrete proprio come vi disse lui prima di morire!»8 Le donne si allontanarono di corsa dalla tomba, tremanti e sgomente, troppo spaventate per parlare.9 Era domenica mattina presto quando Gesù risuscitò e la prima persona che lo vide fu Maria Maddalena, da cui Gesù aveva cacciato sette demòni. 10-11 La donna corse dai discepoli e li trovò addolorati e con gli occhi umidi; subito disse loro di avere visto Gesù: era vivo! Ma nessuno le credette.12 Più tardi, quello stesso giorno, Gesù apparve a due discepoli che andavano da Gerusalemme verso i campi, ma essi da principio non lo riconobbero, perché il suo aspetto era cambiato. 13 Quando finalmente si accorsero che era proprio lui, ritornarono di corsa a Gerusalemme per dirlo agli altri. Ma anche a loro nessuno prestò fede. 14 Infine Gesù apparve agli undici discepoli, mentre stavano mangiando insieme. Egli li rimproverò per la loro incredulità, per il loro ostinato rifiuto a credere a quelli che lo avevano visto risorto.15 Poi disse loro: «Andate in tutto il mondo a predicare a tutti il Vangelo.16 E quelli che crederanno e saranno battezzati, saranno salvati. Ma quelli che non crederanno, saranno condannati.17 E quelli che avranno creduto useranno la mia autorità per cacciare i demòni e parleranno nuove lingue. 18 Saranno perfino in grado di toccare i serpenti senza pericolo; e anche se berranno dei veleni, non ne subiranno danni, e potranno guarire i malati, posando le mani su di loro».19 Quando il Signore Gesù ebbe finito di parlare, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.20 E i discepoli partirono per andare a predicare dappertutto il Vangelo, e il Signore era con loro e confermò ciò che dicevano con i miracoli che accompagnavano il loro messaggio.Support the Show.Support the Show.
Predicazione espositiva del Pastore Daniel Ransom di Colossesi capitolo 3 versetti 12 a 17. Registrata presso il Centro Evangelico Battista di Perugia il 23 Giugno 2024.Titolo del messaggio: "Tre evidenze della nostra nuova vita"COLOSSESI 3 V12-1712 Vestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. 13 Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. 14 Al di sopra di tutte queste cose vestitevi dell'amore che è il vincolo della perfezione. 15 E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti. 16 La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l'impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali. 17 Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di lui.
Predicazione espositiva del Pastore Jonathan Whitman di Filippesi capitolo 4 versetti da 21 a 23. Registrata presso il Centro Evangelico Battista di Perugia il 9 Giugno 2024.Titolo del messaggio: “Quando i santi salutano i santi: Quattro motivi per non smettere di salutare i fratelli in Cristo”FILIPPESI 4 V21-2321 Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù. 22 I fratelli che sono con me vi salutano. Tutti i santi vi salutano e specialmente quelli della casa di Cesare. 23 La grazia del Signore Gesù Cristo sia con lo spirito vostro.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Luca + (Rito Ambrosiano)In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.Parola del Signore.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
RITIRO A ROMA CON LE APOSTOLE:Carissimi amici, vi invitiamo a trascorrere con noi un fine settimana a Roma. Per info e iscrizioni : https://www.it.apostlesofil.com/iscrizioni-weekend-roma/ - Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Matteo + (Rito Ambrosiano)In quel tempo il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».Parola del Signore.
Predicazione espositiva dell'ospite Travis Gravley 2 Tessalonicesi capitolo 1 versetti da 1 a 12. Registrata presso il Centro Evangelico Battista di Perugia il 10 Marzo 2024.Titolo del messaggio: "Conforto per chi è stanco"2 TESSALONICESI 1 V1-121 Paolo, Silvano e Timoteo, alla chiesa dei Tessalonicesi, che è in Dio nostro Padre e nel Signore Gesù Cristo, 2 grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo.3 Noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, com'è giusto, perché la vostra fede cresce in modo eccellente, e l'amore di ciascuno di voi tutti per gli altri abbonda sempre di più; 4 in modo che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che sopportate. 5 Questa è una prova del giusto giudizio di Dio, perché siate riconosciuti degni del regno di Dio, per il quale anche soffrite. 6 Poiché è giusto da parte di Dio rendere a quelli che vi affliggono, afflizione; 7 e a voi che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, 8 in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù. 9 Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza, 10 quando verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto, perché la nostra testimonianza in mezzo a voi è stata creduta.11 Ed è anche a quel fine che preghiamo continuamente per voi, affinché il nostro Dio vi ritenga degni della vocazione e compia con potenza ogni vostro buon desiderio e l'opera della vostra fede, 12 in modo che il nome del nostro Signore Gesù sia glorificato in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e Signore Gesù Cristo.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premere il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno -+ Dal Vangelo secondo Marco + (Rito Ambrosiano)In quel tempo. Gli apostoli si riunirono attorno al Signore Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.Parola del Signore.
Predicazione espositiva del Pastore Jonathan Whitman di Filippesi capitolo 2 versetti da 19 a 24. Registrata presso il Centro Evangelico Battista di Perugia il 28 Gennaio 2024.Titolo del messaggio: "Il servo che Gesù usa (1a parte): Tre lezioni dalla vita del servo fedele Timoteo"FILIPPESI 2 V19-2419 Ora spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timoteo per essere io pure incoraggiato nel ricevere vostre notizie. 20 Infatti non ho nessuno di animo pari al suo che abbia sinceramente a cuore quel che vi concerne. 21 Poiché tutti cercano i loro propri interessi, e non quelli di Cristo Gesù. 22 Voi sapete che egli ha dato buona prova di sé, perché ha servito con me la causa del vangelo, come un figlio con il proprio padre. 23 Spero dunque di mandarvelo appena avrò visto come andrà a finire la mia situazione; 24 ma ho fiducia nel Signore di poter venire presto anch'io.
Raccolta delle catechesi natalizie di Papa Francesco tenute in occasione delle udienze generali del mercoledì. 1. 18/12/2013: Catechesi sul Natale 2. 30/12/2015: Il Natale nel Giubileo della Misericordia > 00:07:20 3. 27/12/2017: Natale del Signore Gesù > 00:15:50 4. 19/12/2018: Natale: le sorprese che piacciono a Dio > 00:25:20 5. 18/12/2019: Il Presepe, Vangelo domestico > 00:35:35 6. 23/12/2020: Catechesi sul Natale > 00:44:00 7. 22/12/2021: La nascita di Gesù > 00:53:55 8. 28/12/2022: Il Natale con San Francesco di Sales > 01:05:35 9. 20/12/2023: Il Presepe di Greccio, scuola di sobrietà e di gioia > 01:17:00 10. Canti natalizi > 01:25:35 --- Send in a voice message: https://podcasters.spotify.com/pod/show/esercizi-spirituali/message
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: E'risorto!Il seppellimento di Gesù50 C'era un uomo, di nome Giuseppe, che era membro del Consiglio, uomo giusto e buono, 51 il quale non aveva acconsentito alla deliberazione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea, città della Giudea, e aspettava [anche lui] il regno di Dio. 52 Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53 E, trattolo giù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in una tomba scavata nella roccia, dove nessuno era ancora stato deposto. 54 Era il giorno della Preparazione e stava per cominciare il sabato.55 Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, seguito Giuseppe, guardarono la tomba, e come vi era stato deposto il corpo di Gesù. 56 Poi tornarono indietro e prepararono aromi e profumi. Durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento.La risurrezione di Gesù24 Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse [e altre donne con loro] si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati. 2 E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. 3 Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù. 4 Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; 5 tutte impaurite chinarono il viso a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate il vivente tra i morti? 6 Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand'era ancora in Galilea, 7 dicendo che il Figlio dell'uomo doveva essere dato nelle mani di uomini peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare». 8 Esse si ricordarono delle sue parole.9 Tornate dal sepolcro, annunciarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. 10 Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro. 11 Quelle parole[a] sembrarono loro un vaneggiare e non gli credettero.12 Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro; si chinò a guardare e vide solo le fasce [che giacevano]; poi se ne andò, meravigliandosi dentro di sé per quello che era avvenuto.Support the show
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: La crocifissione di Gesu'24 Così Pilato decretò la morte di Gesù, come avevano richiesto. 25 Liberò quindi Barabba, lʼuomo arrestato per insurrezione e omicidio, come richiedeva il popolo. Consegnò poi Gesù nelle loro mani, perché ne facessero ciò che volevano.26 Mentre la folla portava via Gesù, costrinsero un certo Simone di Cirene, che tornava in quel momento dai campi, a seguire il corteo, portando la croce di Gesù. 27 Una gran folla li seguiva, fra cui molte donne prostrate dal dolore.28 Ma Gesù si volse verso di loro e disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma per voi stesse e per i vostri figli, perché, 29 ecco, si stanno avvicinando giorni in cui saranno fortunate le donne senza figli! 30 Gli uomini imploreranno le montagne, gridando: “Cadeteci addosso! Schiacciateci!” E chiederanno alle colline di ricoprirli. 31 Perché se hanno fatto queste cose a me, che sono lʼalbero della vita, che mai faranno a voi?!»32-33 Intanto altri due criminali venivano condotti sul luogo detto «il Teschio», per essere giustiziati con Gesù. Là, tutti e tre furono crocifissi: Gesù sulla croce al centro e i due criminali ai lati.34 «Padre, perdonali!» diceva Gesù, «perché non sanno quello che fanno».Poi i soldati si giocarono a dadi i suoi vestiti. 35 La folla stava a guardare mentre i capi giudei lo deridevano: «Era tanto bravo ad aiutare gli altri, vediamo se riesce a salvare se stesso, visto che è il Figlio di Dio, il Messia!»36 Anche i soldati lo insultavano e gli offrivano dellʼaceto da bere. 37 E dicevano: «Se sei il re dei Giudei, salva te stesso!»38 Sulla croce, sopra la sua testa, era stata inchiodata unʼiscrizione con queste parole: «Questo è il Re dei Giudei».39 Uno dei malviventi appeso alla croce vicino alla sua lo scherniva: «Dunque, tu saresti il Cristo, no? Allora salva te stesso e anche noi!»40 Ma lʼaltro lo rimproverava. 41 «Non temi dunque Dio, nemmeno quando stai per morire? Noi meritiamo di morire per i nostri delitti, ma questʼuomo non ha fatto nulla di male!» 42 Poi disse: «Signore Gesù, ricordati di me, quando sarai nel tuo Regno».43 E Gesù rispose: «Io ti assicuro che oggi tu sarai con me in Paradiso».44 Era ormai mezzogiorno e le tenebre scesero su tutto il paese per tre ore, fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era oscurato. 45 Improvvisamente, il grosso velo del tempio si squarciò in due.46 Gesù gridò: «Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito» Detto questo, spirò.47 E il centurione romano, responsabile delle esecuzioni, dopo aver visto ciò che era accaduto, fu preso dal timore di Dio e disse: «Questʼuomo era davvero innocente!»48 Anche la folla che era venuta per assistere alla crocifissione, quando vide che Gesù era morto, se ne tornò a casa profondamente addolorata. 49 Nel frattempo, gli amici di Gesù, con le donne che lo avevano seguito dalla Galilea, se ne stavano ad osservare in lontananza.Support the show
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: La resurrezione di Gesù È risorto!16 La sera dopo, al tramonto, passato il sabato dei Giudei, Maria Maddalena, Salome e Maria, madre di Giacomo, andarono a comprare degli unguenti per imbalsamare il corpo di Gesù.2 La mattina seguente, molto presto, al levar del sole, portarono gli unguenti alla tomba.3 Strada facendo si chiedevano come avrebbero potuto fare a spostare quella grossa pietra dallʼingresso della tomba.4 Ma, quando arrivarono, guardarono e videro che la pietra, di proporzioni enormi, era già stata spostata e lʼentrata era aperta. 5 Perciò entrarono nella tomba e videro seduto sulla destra un giovane vestito di bianco. Le donne si spaventarono, 6 ma lʼangelo disse: «Non meravigliatevi tanto. Non state forse cercando Gesù di Nazaret che hanno crocifisso? Non è qui, è risorto! Ecco il posto dove avevano messo il suo corpo. 7 Ora andate a portare questo messaggio ai suoi discepoli ed a Pietro:Gesù vi aspetta in Galilea. Là lo vedrete proprio come vi disse lui prima di morire!»8 Le donne si allontanarono di corsa dalla tomba, tremanti e sgomente, troppo spaventate per parlare.9 Era domenica mattina presto quando Gesù risuscitò e la prima persona che lo vide fu Maria Maddalena, da cui Gesù aveva cacciato sette demòni. 10-11 La donna corse dai discepoli e li trovò addolorati e con gli occhi umidi; subito disse loro di avere visto Gesù: era vivo! Ma nessuno le credette.12 Più tardi, quello stesso giorno, Gesù apparve a due discepoli che andavano da Gerusalemme verso i campi, ma essi da principio non lo riconobbero, perché il suo aspetto era cambiato. 13 Quando finalmente si accorsero che era proprio lui, ritornarono di corsa a Gerusalemme per dirlo agli altri. Ma anche a loro nessuno prestò fede. 14 Infine Gesù apparve agli undici discepoli, mentre stavano mangiando insieme. Egli li rimproverò per la loro incredulità, per il loro ostinato rifiuto a credere a quelli che lo avevano visto risorto.15 Poi disse loro: «Andate in tutto il mondo a predicare a tutti il Vangelo.16 E quelli che crederanno e saranno battezzati, saranno salvati. Ma quelli che non crederanno, saranno condannati.17 E quelli che avranno creduto useranno la mia autorità per cacciare i demòni e parleranno nuove lingue. 18 Saranno perfino in grado di toccare i serpenti senza pericolo; e anche se berranno dei veleni, non ne subiranno danni, e potranno guarire i malati, posando le mani su di loro».19 Quando il Signore Gesù ebbe finito di parlare, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.20 E i discepoli partirono per andare a predicare dappertutto il Vangelo, e il Signore era con loro e confermò ciò che dicevano con i miracoli che accompagnavano il loro messaggio.Support the show