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Ci hanno raccontato che i soldi siano una questione di fortuna, una lotteria dietro l’angolo che prima o poi ti svolta. In questo episodio mettiamo sul tavolo l’esatto opposto: dietro chi gestisce bene il denaro c’è un’architettura neanche troppo complessa, fatta di consapevolezza e di scelte. E parte da una domanda che viene prima dei numeri, cioè chi sei e dove vuoi andare. Stare al comando conta più che guadagnare di più Pensiamo sempre che per avere di più dobbiamo guadagnare di più, ma è solo una mezza verità: anche chi riceve milioni a volte sperpera tutto, e nel nostro piccolo facciamo lo stesso. Vivere nell’abbondanza vuol dire avere ciò che ti serve e stare al comando delle tue entrate e delle tue uscite, l’opposto dell’affanno di chi mette insieme il pranzo con la cena senza più spazio mentale per la propria vita. Nel lavoro porta la tua unicità Il lavoro è uno scambio: dai la tua professionalità e il tuo tempo in cambio di uno stipendio, ed è uno scambio alla pari, dove anche il datore di lavoro ha bisogno di te. La differenza la fa l’essere una pedina non intercambiabile: chi porta la propria unicità conta davvero, mentre chi si accontenta di “avere un lavoro e basta” resta un ingranaggio, sostituibile al primo taglio di budget. Un budget per priorità, a partire da te stesso Sulle entrate hai poco controllo immediato, sulle uscite molto: per questo conviene dividere quello che entra in scatole, con un ordine chiaro fatto di prime necessità, fondo di emergenza, risparmi e investimenti, sfizi e donazioni. Il primo investimento però sei tu, la tua formazione e la tua professionalità, che rendono più di qualsiasi schema per arricchirsi in fretta. E anche pochi soldi messi da parte con costanza, negli anni, fanno una differenza enorme. Tutto questo regge se prima sai chi sei: come ricorda San Paolo, si impara a vivere nell’abbondanza e nella miseria restando centrati su qualcosa di più grande dei soldi. Se vuoi fare questo lavoro su di te insieme ad altri uomini, ti aspettiamo nei gruppi realmen. Buon ascolto! Per entrare a far parte dei gruppi realmen
Siamo in conflitto d'interessi?Come si gestisce il conflitto d'interessi quando entrano in gioco i brand? Riflettiamo insieme sull'importanza della trasparenza per preservare la qualità dell'informazione e la fiducia di chi ci segue.
Stai amando l'altro o stai solo usando la sua latitanza per non guardare il vuoto che hai dentro?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8567OMELIA CORPUS DOMINI - ANNO A (Gv 6,51-58)di Don Stefano Bimbi Dopo aver riflettuto e celebrato domenica scorsa il mistero della Santissima Trinità, oggi è la volta del Corpus Domini, la solennità del Corpo e del Sangue di Cristo. Non ricordiamo soltanto un gesto compiuto da Gesù duemila anni fa durante l'Ultima Cena che anticipava il sacrificio della croce. Oggi adoriamo una presenza: Gesù Cristo è realmente presente nell'Eucaristia con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.Nel Vangelo abbiamo ascoltato parole che scandalizzarono molti ascoltatori di Gesù: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6,55). Quasi tutti i discepoli, dopo averle sentite, se ne andarono. Se Gesù avesse voluto parlare soltanto in senso simbolico, avrebbe avuto l'occasione perfetta per spiegarsi meglio e richiamarli indietro, ma non lo fece. Anzi lasciò che se ne andassero, perché stava annunciando una verità fondamentale della fede: nell'Eucaristia non riceviamo un simbolo, ma riceviamo Lui stesso.Per comprendere la grandezza di questo dono dobbiamo ricordare una verità che spesso dimentichiamo. Noi abbiamo bisogno di nutrire il corpo per vivere, ma abbiamo bisogno di nutrire anche l'anima. Quando una persona trascura il cibo per molti giorni, il corpo si indebolisce. Allo stesso modo, quando trascura l'Eucaristia, l'anima perde forza spirituale. Si continua magari a respirare fisicamente, ma si diventa sempre più fragili davanti alle tentazioni, sempre meno capaci di pregare, di perdonare, di amare.Nella prima lettura Mosè ricorda al popolo d'Israele il lungo cammino nel deserto e la manna che Dio fece scendere dal cielo. Quella manna era un segno che preparava un dono infinitamente più grande. La manna sosteneva la vita del corpo per qualche giorno, mentre l'Eucaristia sostiene la vita soprannaturale e prepara alla vita eterna. Per questo Gesù dice: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,58).Pensiamo adesso a quanto sia sorprendente il modo scelto da Dio per restare con noi. Avrebbe potuto scrivere un libro come hanno fatto i grandi filosofi del passato, ma non lo ha fatto: ha scelto invece di farsi cibo. L'amore tende sempre all'unione: una madre desidera stare vicino al figlio piccolo, due sposi desiderano vivere insieme nell'intimità. Gesù ha trovato nell'Eucaristia il modo più intimo possibile per unirsi a noi.Proprio perché crediamo che nell'Ostia consacrata sia realmente presente il Signore dell'universo, dobbiamo interrogarci anche sul modo in cui ci accostiamo alla Santa Comunione. La Chiesa oggi permette di ricevere l'Eucaristia anche sulla mano nonostante questo rimanga un abuso liturgico. Infatti per molti secoli i cristiani hanno ricevuto il Signore esclusivamente sulla lingua, proprio per evidenziare che l'Eucaristia non è un pane qualsiasi. Ricevere la Comunione sulla lingua manifesta nel modo più eloquente possibile che non siamo noi a prendere Cristo, ma è Cristo che si dona a noi. E come una mamma imbocca il suo piccolo, così fa con noi la Chiesa, nostra madre. Inoltre ogni Ostia consacrata può lasciare piccoli frammenti che, per quanto minuscoli, contengono realmente Gesù Cristo. Quando si riceve la Comunione sulla lingua si riduce al minimo il rischio che questi frammenti rimangano sulle mani o cadano a terra. Se crediamo veramente alla Presenza Reale, anche il più piccolo frammento merita il massimo rispetto e la massima attenzione. Proprio per questo la Chiesa, per ridurre a zero il rischio della perdita di frammenti, ha reso obbligatorio l'uso del piattino tutt'ora in vigore.Anche la postura del corpo ha la sua importanza. Il corpo educa l'anima e manifesta ciò che crediamo. Per questo la tradizione della Chiesa ha sempre considerato particolarmente significativa la Comunione ricevuta in ginocchio. Non perché Dio voglia umiliarci, ma perché siamo noi ad avere bisogno di esprimere umiltà e adorazione. Quando un uomo si inginocchia riconosce che davanti a lui c'è qualcuno più grande.Pensiamo ai giapponesi che si inginocchiano davanti al loro imperatore come segno di rispetto. Se gli uomini mostrano tanta riverenza davanti a un'autorità terrena, quanto più dovremmo mostrarla davanti a Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei signori, realmente presente nell'Ostia consacrata. In ginocchio davanti all'Eucaristia non perdiamo la nostra dignità, ma semplicemente riconosciamo la verità: Dio è Dio e noi siamo sue creature amate. È diritto del fedele ricevere la Comunione sulla lingua e in ginocchio, mentre il sacerdote potrebbe rifiutarsi di darla in mano se pensasse che c'è il rischio di profanazione. In questo la Chiesa dimostra la sua preferenza per la comunione ricevuta sulla lingua e in ginocchio.Inoltre se crediamo davvero che Gesù è presente nel tabernacolo, allora non possiamo considerare la chiesa come un luogo qualsiasi. All'ingresso e quando si passa davanti al tabernacolo occorre fare la genuflessione che, tra l'altro, è obbligatoria. Il ginocchio destro a terra dimostra di aver capito che «nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» (Fil 2,10).Detto tutto questo non bisogna però dimenticare che l'Eucaristia produce i suoi frutti soltanto se viene accolta con fede e con umiltà. Non basta fare la Comunione materialmente e con rispetto esteriore. Ricevere correttamente il corpo di Cristo non autorizza a ritenersi superiori agli altri o a criticare il sacerdote, a rischio di scadere nella superbia.Per ricevere il Corpo di Cristo occorre non solo un corretto comportamento esteriore, ma soprattutto avere un'anima preparata. Per questo la Chiesa ci insegna la necessità della Confessione quando siamo consapevoli di aver commesso un peccato mortale. Nessuno si presenterebbe a un ricevimento importante con vestiti sporchi e trasandati. Quanto più dobbiamo presentarci con il cuore purificato quando andiamo incontro al Re dell'universo.L'Eucaristia poi non termina quando finisce la Messa. Gesù che riceviamo sull'altare deve trasformare la nostra vita quotidiana. Se ci nutriamo di Cristo, dobbiamo imparare a ragionare, parlare ed amare come Lui. Una persona che riceve la Comunione e poi conserva rancori per anni, sparla continuamente degli altri o vive nell'egoismo assomiglia a un malato che prende la medicina, ma rifiuta di seguire le altre prescrizioni del medico.Il Signore vuole trasformarci dall'interno per sostenerci nel cammino della vita. Pensiamo a una madre stanca che continua a servire la propria famiglia con amore o un marito che sopporta con pazienza un momento difficile nel matrimonio. Oppure a un giovane che rinuncia a un peccato per restare fedele al Vangelo o un anziano che offre le proprie sofferenze senza lamentarsi continuamente. In tutte queste situazioni l'Eucaristia diventa forza concreta per vivere cristianamente.La festa di oggi ci invita anche a riscoprire l'adorazione eucaristica. Molti cristiani hanno trovato davanti al Santissimo la luce per le decisioni difficili, la forza nelle prove e la pace nelle sofferenze. San Giovanni Maria Vianney raccontava che un contadino passava ore davanti al tabernacolo. Quando gli chiese cosa facesse tutto quel tempo, rispose semplicemente: "Io guardo Lui e Lui guarda me".Questa è la fede che la Chiesa ci invita a rinnovare oggi: davanti all'Eucaristia non vediamo una cosa, un ricordo o un simbolo, ma adoriamo una Persona viva che è Dio stesso.Chiediamo allora al Signore la grazia di partecipare alla Messa con più fede e attenzione, di accostarci al Corpo di Cristo con tutta la riverenza possibile e di sostare più spesso in adorazione davanti al tabernacolo. Quanto più ci avvicineremo all'Eucaristia, tanto più Cristo vivrà in noi. E quando Cristo abita in noi la nostra vita cambia davvero ed è allora che possiamo dire con San Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8553OMELIA SANTISSIMA TRINITA' - ANNO A (Gv 3,16-18)di Don Stefano Bimbi La solennità della Santissima Trinità ci mette davanti al mistero più grande della nostra fede: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre dèi, ma un solo Dio in tre Persone distinte, unite da un amore perfetto ed eterno. Dio non è una solitudine, ma una comunione di amore. Ogni volta che facciamo il segno della croce entriamo dentro questo mistero. Lo facciamo spesso in modo distratto, quasi meccanico, e invece stiamo pronunciando il nome stesso di Dio, il cuore della fede cristiana.Il Vangelo di oggi ci porta al centro del mistero della Trinità attraverso una frase che forse conosciamo troppo bene e che rischiamo di ascoltare senza stupore: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). Qui Gesù ci svela il vero volto di Dio che non è un padrone freddo e lontano, ma un Padre che ama fino al dono totale. Ama così tanto il mondo da donare il Figlio. E Lui accetta liberamente di venire nel mondo, di caricarsi dei nostri peccati, di morire sulla croce per salvarci. Dietro tutta la storia della salvezza c'è questo amore infinito che unisce il Padre e il Figlio nello Spirito Santo.Gesù però ci mette anche davanti a una verità seria: «Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato» (Gv 3,18). Non significa che Dio gode nel condannare qualcuno. Significa che l'uomo può sottrarsi all'amore di Dio. La condanna nasce dal rifiuto della luce. È come una persona che sta per morire e, pur avendo davanti una medicina capace di guarirla, si ostina a non prenderla. Cristo è la salvezza del mondo, ma Dio non costringe nessuno ad accogliere il suo amore.UN'IMMAGINE... ILLUMINANTEA questo punto occorre chiederci: cosa significa concretamente dire che Dio è uno e trino? Significa che Dio è un'unica natura divina, un unico Dio, ma in tre Persone realmente distinte. Il Padre non è il Figlio, il Figlio non è lo Spirito Santo, eppure ciascuno è pienamente Dio. Il Padre genera eternamente il Figlio; il Figlio è eternamente generato dal Padre; lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come vincolo di amore eterno. Non ci sono tre volontà contrapposte o tre divinità separate. C'è una perfetta unità di amore e di vita.Naturalmente questo supera la nostra intelligenza. Se Dio fosse completamente comprensibile alla nostra mente, non sarebbe Dio. Però possiamo avvicinarci al mistero con alcune immagini che ci aiutano. La Trinità assomiglia a una candela accesa: ci sono la cera, lo stoppino e la fiamma. Sono realtà distinte, ma formano un'unica candela. La cera rappresenta il Padre, l'origine e la sostanza da cui tutto ha inizio. Lo stoppino rappresenta il Figlio (Gesù), generato dalla cera, che incarna la sostanza e si offre per far risplendere la luce. La fiamma rappresenta lo Spirito Santo, il calore e la luce che scaturiscono continuamente dall'unione tra la cera e lo stoppino.Certamente ogni esempio è limitato e non riesce a spiegare perfettamente Dio, ma serve a capire che distinzione e unità possono stare insieme senza contraddizione. La Trinità non è un rompicapo teologico per specialisti. È la verità che illumina tutta la nostra vita. Se Dio è comunione di amore, allora anche noi siamo fatti per amare e per vivere relazioni vere. Ecco perché il peccato mortale è sempre una rottura della comunione: con Dio, con gli altri e persino con noi stessi.LA TRINITÀ ILLUMINA LA VITA CRISTIANALa Trinità illumina anche la famiglia. Quando in una casa ciascuno pensa solo a sé stesso, quando si vive di orgoglio, ripicche e silenzi pieni di rancore, quella casa si spegne. Quando invece ci si ascolta, ci si perdona, ci si dona tempo e pazienza, allora quella famiglia diventa un piccolo riflesso della vita di Dio. Nessuna famiglia è perfetta, ma ogni famiglia può diventare scuola di comunione.Anche nella vita quotidiana spesso viviamo come se Dio fosse una entità generica e lontana da noi. Ci basiamo solo sui nostri calcoli, ci affidiamo solo alle nostre forze. Invece il cristiano vive immerso nella Trinità. Il Padre ci custodisce con la sua Provvidenza anche quando non comprendiamo tutto. Il Figlio cammina accanto a noi nelle fatiche e nelle croci. Lo Spirito Santo ci dà luce nei momenti di confusione e forza quando siamo stanchi o tentati.Pensiamo a quante volte nella giornata abbiamo bisogno della presenza di Dio: quando dobbiamo trattenere una parola cattiva, quando occorre pazienza con una persona difficile, quando ci sentiamo scoraggiati, quando dobbiamo prendere una decisione importante. Invocare e affidarsi alla Trinità non è una devozione astratta. È entrare nella sorgente dell'amore e della pace.I santi avevano una familiarità profonda con questo mistero. Non pretendevano di capire tutto con la ragione, ma adoravano con umiltà. Il vero problema oggi non è che Dio sia troppo misterioso; il problema è che spesso abbiamo perso il senso dell'adorazione. Viviamo in un mondo che vuole spiegare e controllare tutto. Ma davanti alla Trinità impariamo che Dio non si possiede, ma si contempla e si ama.Per questo la Chiesa oggi non ci invita tanto a "capire" la Trinità, quanto a vivere della Trinità. Ogni Messa inizia e finisce nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ogni battesimo ci immerge nella Trinità. Ogni preghiera autentica nasce dallo Spirito, passa attraverso il Figlio e sale al Padre. E allora oggi possiamo chiederci con sincerità: la mia fede è soltanto un'abitudine oppure una relazione viva con Dio? Quando faccio il segno della croce lo faccio con profondo rispetto oppure in fretta? La mia vita assomiglia almeno un poco alla comunione e all'amore che esistono in Dio?La Santissima Trinità ci ricorda che all'origine di tutto non c'è il caso, ma un Dio che ci ama di un amore eterno. E il destino ultimo della nostra vita non è il nulla, ma entrare per sempre dentro quell'amore infinito del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Olivia Ninotti"La scimmia antropomorta"Come siamo scesi dagli alberi per perderci in uno smartphoneSolferino Libriwww.solferinolibri.it«Pensiamo di essere superiori ma tendiamo a dimenticare che siamo in fondo delle scimmie anomale.» In un viaggio che parte dai fuochi primitivi dell'Homo sapiens e arriva agli schermi luminosi dell'era ipertecnologica, questo libro esplora l'evoluzione della psiche umana attraverso il filtro della storia, dell'antropologia e della cultura. In un saggio originale e provocatorio, Olivia Ninotti mostra come il passaggio dalle comunità tribali originarie alle relazioni digitali di oggi abbia trasformato profondamente la nostra mente. Il risultato? Una crisi narcisistica diffusa, fatta di confronto continuo sui social network, di solitudine e bisogno di riconoscimento che tuttavia è anche il frutto coerente di precisi processi evolutivi, sociali ed economici.Quella che ci propone è una mappa chiara, colta e originale per comprendere il disagio psicologico collettivo del nostro tempo e trovare le possibili vie d'uscita. Un racconto brillante della nostra storia per capire meglio noi stessi. Perché l'uomo, «finché immaginerà, sognerà e creerà cose belle e inutili, non sarà mai davvero antropomorto».Olivia Ninotti è neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e direttrice sanitaria di AIAS ETS Milano. È autrice di molte pubblicazioni su libri e riviste di settore. E del romanzo “Sembrava un British invece era un Merdish”, in cui racconta in chiave ironica e psicologica della complessità della vita quotidiana. Vive a Milano con marito, figli e gatti.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
In questa puntata di "Messa a Fuoco" analizziamo senza filtri le nuove uscite: dalla Sony a7RVI con il suo sensore da 67MP e la discussa nuova batteria, alla Canon R6V, la "FX3" di casa Canon che prova a conquistare i videomaker.Infine, facciamo il punto sulla GoPro Mission 1: l'idea delle lenti intercambiabili Micro 4/3 basterà a rivoluzionare il mercato o i limiti tecnici prenderanno il sopravvento?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8529OMELIA VI DOM. DI PASQUA - ANNO A (Gv 14,15-21)di Don Stefano Bimbi Siamo nel Tempo di Pasqua, un tempo in cui la Chiesa non smette di contemplare la presenza viva di Cristo risorto e di imparare cosa significa davvero vivere da cristiani nel mondo. Il Vangelo di questa sesta domenica ci presenta un discorso intimo di Gesù ai suoi discepoli, poche ore prima della Passione: parole che non sono teoria, ma consegna di vita.Gesù afferma: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15). Non dice: "Se osservate i comandamenti, allora mi amerete", ma il contrario. Il punto di partenza non è lo sforzo morale, ma l'amore. La vita cristiana nasce da una relazione viva con Cristo. Quando uno ama davvero, non sente i comandamenti come un peso, ma come la strada concreta per non tradire quell'amore. Se una persona dice di amare, ma poi vive ignorando sistematicamente la volontà dell'altro, quell'amore è solo a parole. Così è anche con Dio.Qui è illuminante una parola di Sant'Agostino: «Ama e fa' ciò che vuoi». Non è un invito a fare quello che ci pare, ma l'esatto contrario: se ami davvero Dio, la tua volontà sarà trasformata e non potrai volere ciò che lo contraddice.Questo ha conseguenze molto pratiche. Pensiamo alla vita quotidiana: alla fedeltà nei piccoli doveri, alla pazienza in famiglia, alla sincerità sul lavoro, alla purezza nei pensieri e negli sguardi. Non sono semplicemente "regole da rispettare", ma modi concreti per dire a Cristo: "Ti voglio bene davvero". Se invece riduciamo la fede a qualche momento di preghiera e poi nella vita facciamo come ci pare, stiamo riducendo la religione a semplice pratica religiosa.Subito dopo Gesù promette un dono speciale, lo Spirito Santo: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito» (Gv 14,16). Non siamo lasciati soli a vivere il Vangelo. Dio stesso viene ad abitare in noi per renderci capaci di vivere da figli. Senza lo Spirito Santo, i comandamenti restano un ideale troppo alto, mentre con Lui diventano una vita possibile.Questo significa che il cristiano non è uno che si arrangia con le sue forze, ma uno che impara a lasciarsi guidare. Nella pratica vuol dire, ad esempio, fermarsi prima di una decisione e imparare ad ascoltare la coscienza. Per questo occorre cercare momenti di silenzio in cui Dio possa parlare. Vuol dire soprattutto riconoscere che certe battaglie interiori non si vincono solo con la volontà, ma invocando lo Spirito Santo.NON VI LASCERÒ ORFANI (Gv 14,18)La prima lettura (At 8,5-8.14-17) ci offre un'immagine molto concreta dell'importanza dello Spirito Santo. I Samaritani accolgono la Parola di Dio con gioia e poi ricevono lo Spirito Santo attraverso l'imposizione delle mani degli apostoli. Questo ci ricorda che la fede non è mai solo un fatto individuale: passa attraverso la Chiesa, cioè attraverso il suo insegnamento e l'amministrazione dei sacramenti. Nella vita quotidiana non si può vivere una fede "fai da te", ma occorre rimanere uniti alla Chiesa, seguire l'esempio dei santi, nutrire l'anima con i sacramenti, lasciarsi guidare da un padre spirituale. È così che lo Spirito Santo agisce davvero e trasforma la vita.Gesù aggiunge infine una parola consolante: «Non vi lascerò orfani» (Gv 14,18). Il cristiano può attraversare prove, incomprensione e solitudine, ma non è mai abbandonato. Il Risorto è presente, anche quando non si vede. Il problema è che spesso noi misuriamo la presenza di Dio con le emozioni: se sento qualcosa, allora Dio c'è, ma se non sento nulla, allora non c'è o non gli interessa la mia vita. Ma la fede è più profonda dei sentimenti.Nella vita concreta questo si traduce in atti di fedeltà e ubbidienza anche quando è difficile. Continuare a pregare quando non se ne ha voglia, fare il bene quando non si vede risultato, comportarsi secondo giustizia quando sarebbe più comodo cedere. È lì che si vede se crediamo davvero che non siamo orfani.Infine Gesù dice: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama... e io mi manifesterò a lui» (Gv 14,21). Qui c'è una promessa straordinaria: chi vive seriamente il Vangelo sperimenta una conoscenza di Cristo che non è solo intellettuale, ma spirituale e profonda. Ordinariamente non si tratta di visioni o cose straordinarie, ma di una certezza e di una pace interiore che non viene mai meno.Allora la direzione è chiara: non aspettare di "sentire di più" per vivere meglio la fede, ma vivere meglio già adesso per conoscere di più Cristo. È facendo la volontà di Dio che si entra nel suo mistero.PRONTI SEMPRE A RISPONDERE (1Pt 3,15)La seconda lettura ci ricorda che per fare la volontà di Dio occorre anche essere «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15). La fede non è qualcosa da tenere solo per sé o da vivere in modo vago e sentimentale. È una verità che va conosciuta, approfondita, studiata. Se non conosciamo bene ciò che crediamo, difficilmente sapremo rispondere quando qualcuno ci mette in discussione, e rischiamo di ridurre tutto a opinioni personali. Invece il cristiano è chiamato anche a un impegno serio nello studio della dottrina cattolica: il Catechismo, la Sacra Scrittura, l'insegnamento della Chiesa. Questo non per diventare polemici, ma per poter dare una testimonianza chiara, ragionevole, capace di illuminare anche gli altri. Una fede ignorante è fragile, mentre una fede formata diventa capace di fare apologetica, cioè difesa razionale della fede.Pensiamo, ad esempio, a San Giustino Martire. Era un uomo colto e un filosofo che non si accontentò di una fede superficiale. Cercò la verità con tutta la sua intelligenza e, una volta incontrato Cristo, dedicò la sua vita a spiegare e difendere la fede cristiana davanti a un mondo ostile. Non si limitò a credere nel cuore, ma studiò, approfondì, dialogò, rispose alle accuse. E proprio per questa fedeltà alla verità arrivò fino al martirio. In lui vediamo cosa significa davvero essere "pronti a rispondere": una fede conosciuta, amata e difesa dagli attacchi.Questa domenica ci chiede una verifica semplice e concreta: il mio rapporto di amore con Gesù è fatto di parole o di scelte concrete? Lo Spirito Santo ha spazio nella mia vita o faccio tutto da solo? So dare ragione della mia fede oppure no? Credo davvero che non sono orfano, oppure vivo come se tutto dipendesse da me per poi sentirmi solo?Se prendiamo sul serio queste domande, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato non passerà invano, ma diventerà stimolo per la conversione e indicazione pratica per una vita nuova.
In questa puntata di Messa a Fuoco, analizziamo le novità di aprile e il ritorno di GoPro con la serie Mission! Commentiamo la Mission1 e il modello Pro: sensore da un pollice, 8K a 60fps e l'incredibile novità dell'innesto Micro 4/3 per lenti intercambiabili. Sarà vera rivoluzione o "pattumiera" costosa? Parliamo anche di Dji Osmo 4 e i leak del modello pro e della “nuova” Lumix TZ300SCOPRI AUDIIO: https://audiio.com/cropeUSA IL CODICE: crope199
Una settimana piatta che è stata scaldata da un'Anthropic sempre più on fire.Nel frattempo OpenAI cerca di tenere il passo del suo diretto competitor nel campo della cybersecurity, annunciando GPT-5.4-Cyber.Infine la Stanford University mette a fuoco l'impatto dell'AI sulla nostra vita.Per altri contenuti sul mondo Tech, Data & AI, seguici sui nostri canali!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8510OMELIA IV DOMENICA PASQUA - ANNO A (Gv 10,1-10)di Don Stefano Bimbi Questo Vangelo ci mette davanti a una delle immagini più consolanti e più forti di tutto il Vangelo: Gesù come pastore e come porta. Non sono semplici immagini poetiche. È una rivelazione precisa su chi è Cristo, e su come si entra davvero nella salvezza. Gesù comincia contrapponendo due figure: da una parte il pastore vero, dall'altra il ladro e il brigante. Non tutte le guide meritano di essere seguite. Ci sono alcuni che promettono felicità, autonomia, successo, piacere, affermazione di sé, e invece svuotano l'anima, dividono la famiglia, rovinano la coscienza, allontanano da Dio. Il ladro, dice Gesù, viene per rubare, uccidere e distruggere. Il demonio agisce così. Il mondo agisce così. E anche la tentazione, all'inizio, si presenta come una piccola scorciatoia, ma poi ruba la pace, fa perdere la Grazia di Dio e distrugge lentamente la persona.Quando Gesù parla di ladri e briganti, non si riferisce soltanto a nemici esterni in senso generico, ma anche a tutte quelle persone che nella vita concreta si presentano come guide e invece portano lontano da Lui. Sono cattivi maestri tutti coloro che parlano all'uomo senza condurlo alla verità di Cristo e alla comunione con la sua Chiesa. È ladro e brigante chi insegna ai giovani che la purezza è inutile, che la castità è impossibile, che l'importante è provare tutto e seguire l'istinto. È ladro e brigante chi dentro una scuola, un gruppo di amici, un ambiente di lavoro o perfino nella stessa famiglia, ridicolizza un ragazzo perché vuole vivere da cristiano sul serio, oppure insinua che per essere moderni bisogna prendere le distanze dalla Chiesa. O magari chi presenta il peccato come una forma di libertà e l'obbedienza a Dio come una schiavitù.Ci sono anche cattivi maestri più sottili, più eleganti, apparentemente rispettabili, che parlano con linguaggio colto e rassicurante, ma svuotano la fede dall'interno. Sono quelli che dicono che tutte le religioni si equivalgono, i dogmi sono sorpassati, il Vangelo deve adattarsi al mondo, l'inferno non esiste, il demonio è solo un simbolo, la convivenza, l'impurità, l'aborto, l'eutanasia o i rapporti contro natura in fondo non separano da Dio se uno "si sente a posto con la coscienza". Questi non aprono la porta che è Cristo: scavano un passaggio falso, una via larga, comoda, applaudita dal mondo, ma che non conduce alla salvezza. Anche gli influencer, i personaggi pubblici, i cantanti, gli opinionisti, i falsi esperti dell'anima, quando normalizzano il male, deridono la fede cattolica o insegnano a vivere come se Dio non esistesse, diventano concretamente ladri e briganti, perché rubano alle anime il senso del peccato, il desiderio della Grazia e la fiducia nella Chiesa.SE UNO ENTRA ATTRAVERSO DI ME, SARÀ SALVATOPer questo un cristiano non può essere ingenuo. Non basta chiedersi se una persona parla bene, è simpatica e convincente, se è seguita da molti. Bisogna chiedersi: questa voce mi porta più vicino a Cristo o più lontano? Mi fa amare di più la preghiera, i sacramenti, la purezza, l'umiltà, l'obbedienza alla verità cattolica oppure mi rende più mondano, confuso, orgoglioso, indulgente verso il peccato? Perché il criterio vero non è il successo di chi parla, ma la direzione in cui conduce. E chi non conduce a Cristo, anche se affascina, commuove e seduce, alla fine sta derubando l'anima.Gesù invece non ruba nulla, ma dona tutto. Non inganna, seduce e manipola. Egli entra dalla porta, cioè si presenta nella verità. E la cosa bellissima è che il Vangelo dice che chiama le sue pecore ciascuna per nome. Questo vuol dire che per Dio noi non siamo una folla indistinta. Gesù conosce personalmente ogni anima. Conosce le ferite, le paure, i peccati combattuti, le umiliazioni nascoste che non diciamo a nessuno. Infatti la fede cristiana non è adesione a un'idea, ma rapporto vivo con una Persona. Noi non siamo salvati da una teoria morale o da una filosofia religiosa, ma dal Figlio di Dio fatto uomo, morto e risorto per noi. Per questo Gesù non dice: "Vi mostro la porta", ma dice: "Io sono la porta". Non si entra nella salvezza scegliendo un proprio cammino spirituale arbitrario aggirando Cristo e inventandosi una religione comoda. Si entra attraverso Gesù, cioè attraverso la fede vera, i sacramenti, la conversione, l'obbedienza alla sua parola, la comunione con la sua Chiesa.Tutto questo va ribadito con chiarezza, perché oggi molti pensano che basti "essere buoni a modo proprio" oppure "credere in qualcosa" oppure "seguire il cuore". Ma il Vangelo non dice questo. Cristo è la porta e una porta, per sua natura, non è un dettaglio secondario: è il passaggio necessario. Se uno rifiuta la porta, resta fuori. Non perché Dio sia cattivo, ma perché la salvezza passa attraverso il suo Figlio. E quella porta è aperta per tutti. Ma bisogna voler entrare.ENTRERÀ E USCIRÀ E TROVERÀ PASCOLOInfatti la salvezza non consiste semplicemente nell'avere una vita più ordinata o più serena, ma consiste nell'essere strappati dal peccato e dal potere del demonio. E questa salvezza comincia già ora. Infatti Gesù aggiunge: "Entrerà e uscirà e troverà pascolo". Dove c'è Cristo, lì c'è il vero pascolo dell'uomo: la verità per l'intelligenza, la grazia per l'anima, la forza per combattere, il perdono per rialzarsi, il Pane eucaristico per nutrirsi.Ma noi riconosciamo davvero la voce del Pastore? Perché il problema della vita spirituale è tutto qui. Le pecore seguono il pastore perché conoscono la sua voce. Il cristiano maturo non è semplicemente uno che sa tante cose religiose. È uno che ha educato il cuore a distinguere la voce di Cristo dalle voci estranee. E questa capacità si forma con la preghiera, con il silenzio, con la confessione frequente, con la lettura del Vangelo, con l'ascolto docile dell'insegnamento della Chiesa.Nella vita quotidiana un ragazzo deve scegliere se vivere la purezza o lasciarsi trascinare da ciò che tutti fanno. Una madre o un padre devono scegliere se educare i figli secondo il Vangelo o secondo la mentalità del mondo. Un lavoratore deve decidere se essere onesto o fare il furbo. Un sacerdote deve capire se sta annunciando il Vangelo oppure se sta cercando il consenso e una vita tranquilla. In tutti questi casi ci sono due voci. Una promette vantaggio immediato, comodità, approvazione degli altri. L'altra magari chiede sacrificio, coerenza, rinuncia, fedeltà. Eppure la voce di Cristo, anche quando costa, porta pace; invece la voce estranea, anche quando lusinga, lascia inquietudine.Pensiamo, per esempio, a una persona che vive da tempo in una situazione di peccato e sente nel cuore l'invito a confessarsi bene, a tagliare con certe occasioni, a cambiare vita. Quella è la voce del Pastore. Ma subito arriva un'altra voce: "Esageri, non è così grave, più avanti ci penserai, tutti fanno così". Quella è la voce estranea. Oppure pensiamo a chi in famiglia dovrebbe fare il primo passo per chiedere scusa, ma l'orgoglio suggerisce: "Aspetta che sia l'altro". Cristo invece dice dentro: "Umiliati, perdona, ricomincia". Il Pastore conduce alla vita; l'orgoglio alla solitudine. Oppure pensiamo a un giovane che sente nascere in sé una vocazione, oppure sente il desiderio sincero di vivere più seriamente la fede, e si trova circondato da amici o familiari che lo prendono in giro e gli dicono che sta esagerando, che si sta rovinando la giovinezza. Anche lì si gioca il combattimento tra la voce del Pastore e quella degli estranei.IO SONO VENUTO PERCHÉ ABBIANO LA VITA E L'ABBIANO IN ABBONDANZAGesù dice anche che il pastore cammina davanti alle pecore. Cristo infatti non ci manda dove Lui non sia già passato. Se ci chiede di portare la croce, è perché Lui l'ha portata per primo. Se ci chiede purezza, obbedienza, fedeltà, sacrificio, è perché Lui ha vissuto tutto questo in pienezza. Nessuno può dire: Dio non capisce la mia fatica. E poi c'è l'ultima grande parola di questo brano: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza". Qui crolla una menzogna molto diffusa: l'idea che stare con Cristo significhi avere una vita più triste. Chi si allontana da Cristo non si gode la vita, la spreca. Chi si consegna al peccato non guadagna libertà, la perde. La vera abbondanza della vita non è fare tutto ciò che si vuole, ma ricevere tutto ciò per cui si è stati creati. E l'uomo è creato per Dio. Quando vive in grazia, anche nella prova, possiede una pienezza che il mondo non può dare. E bisogna aggiungere un'ultima cosa molto importante. Per ascoltare davvero la voce di Cristo non basta dire in modo generico: io prego, leggo il Vangelo, e così sono a posto davanti a Dio. Certamente la preghiera e la meditazione della parola di Dio sono indispensabili, perché senza di esse il cuore si inaridisce e non impara più a riconoscere la voce del Pastore grande delle pecore. Ma ordinariamente il Signore, nella sua sapienza, non ci guida soltanto in modo interiore. Ci guida anche attraverso pastori concreti, visibili, reali, che Egli stesso ha posto nella sua Chiesa. Gesù continua a parlare e a guidare anche attraverso i sacerdoti a Lui fedeli, attraverso il parroco nella vita concreta della parrocchia, attraverso un padre spirituale che conosce l'anima, la accompagna, la corregge e la aiuta a discernere la volontà di Dio nelle scelte concrete.LE PECORE ASCOLTANO LA SUA VOCEQuesto è molto importante soprattutto oggi, in un tempo in cui tanti vogliono un rapporto con Dio senza mediazioni, senza obbedienza a un padre spirituale o consultando il sacerdote solo per sentire un parere tra i tanti. Così però si rischia che sia sol
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8500OMELIA II DOM. DI PASQUA - ANNO A (Gv 20,19-31)di Don Stefano Bimbi La sera della Pasqua, il primo giorno dopo il sabato, i discepoli sono chiusi in casa per paura. Hanno seguito Gesù, hanno sperato in Lui, ma ora si ritrovano delusi e spaventati. Le porte sono serrate, ma il Vangelo ci fa capire che non sono solo le porte della casa a essere chiuse: sono chiusi anche i loro cuori. È lì che entra Gesù. Non bussa, non aspetta che lo lascino entrare: si pone in mezzo a loro e dice: "Pace a voi".Questa è la prima grande verità della fede cristiana: il Risorto viene proprio quando noi siamo bloccati, impauriti o confusi. Non aspetta che siamo pronti, ma ci raggiunge così come siamo. Quante volte anche noi viviamo con le "porte chiuse": paura del giudizio degli altri, paura del futuro, di perdere qualcosa, di non essere all'altezza. E allora ci chiudiamo nella nostra piccolezza e rimandiamo di prendere sul serio la vita cristiana. Ma Cristo non si ferma davanti a queste chiusure. Entra e porta la sua pace. Non una pace superficiale, ma quella che nasce dalla sua vittoria sulla morte.E subito mostra le mani e il fianco. Non nasconde le ferite, anzi le presenta. Gesù risorto non cancella le ferite, le trasfigura. Le ferite diventano il segno dell'amore. Anche nella nostra vita le ferite ci sono: delusioni, peccati, errori, sofferenze. Il mondo ci dice di nasconderle o di dimenticarle; Cristo invece le prende e le trasforma in luogo di incontro con Lui. Non devi aspettare di essere perfetto per incontrare Dio: devi presentargli proprio ciò che ti fa male.Qui ci viene in aiuto l'esempio di San Tommaso Apostolo che il Vangelo ci presenta nella sua incredulità. Tommaso non c'era quando Gesù si è mostrato agli apostoli. E quando gli altri gli raccontano, lui non crede. Vuole toccare per verificare. Anche noi possiamo dire: "Se vedessi, crederei di più". Ma in realtà il problema non è vedere, ma fidarsi. E Gesù, con una pazienza infinita, torna per lui. Gli offre proprio quello che chiedeva e lo invita ad andare oltre: "Non essere incredulo, ma credente".Tommaso non era un incredulo per cattiveria, ma un uomo ferito dalla delusione. Aveva sperato, ma quella speranza sembrava crollata. Per questo non riesce più a fidarsi. Eppure proprio lui, che aveva dubitato, quando incontra davvero il Risorto arriva alla professione di fede più alta di tutto il Vangelo: "Mio Signore e mio Dio!". Non dice solo "ti riconosco", ma "sei il mio Signore, il padrone della mia vita". La fede cristiana non è un'idea, è un rapporto personale. Non basta sapere che Dio esiste, anche il Diavolo sa che Dio esiste. Dobbiamo invece arrivare a dire: "Tu sei il mio Dio, il senso profondo della mia vita".Tommaso porterà poi il Vangelo fino in India, affrontando viaggi, pericoli e infine il martirio. È la dimostrazione concreta che chi incontra davvero Cristo, anche se è passato attraverso il dubbio, può arrivare ad avere una fede fortissima capace perfino di dare la propria vita per Gesù. Questo è importante per noi: i dubbi non sono la fine della fede, possono diventarne l'inizio, ma solo se spingono alla tappa successiva del cammino per arrivare a Cristo invece di chiuderci nel nostro mondo.San Gregorio Magno, commentando questo episodio, scrive: "L'incredulità di Tommaso ha giovato alla nostra fede più della fede degli altri discepoli". Il dubbio affrontato con sincerità non distrugge la fede, ma la rafforza. Tommaso è andato in fondo ai suoi dubbi ed ha riconosciuto Gesù grazie all'incontro con Lui e così ha aiutato anche noi a credere con più solidità.Ma noi, oggi, dove possiamo fare questa stessa esperienza di Tommaso davanti al corpo di Cristo risorto? La risposta è semplice: nell'Eucaristia. Pensiamo al miracolo eucaristico di Miracolo Eucaristico di Lanciano. Un sacerdote, proprio mentre celebrava la Messa, fu assalito dal dubbio: "Ma è davvero il Corpo di Cristo, oppure è solo un simbolo?". Nel momento della consacrazione, l'ostia si trasformò visibilmente in carne e il vino in sangue. Ancora oggi, dopo secoli, quelle reliquie sono conservate e studiate: carne di cuore umano e sangue vero. È come se il Signore avesse detto anche a quel sacerdote: "Vuoi vedere? Vuoi toccare? Ecco". È lo stesso gesto fatto con Tommaso. Ma attenzione: noi non dobbiamo aspettare il miracolo per credere. Il miracolo serve a ricordarci ciò che è sempre vero, anche quando non si vede. Ogni Messa è quel miracolo, anche se i nostri occhi vedono solo pane e vino.E allora qui la domanda diventa molto concreta: come vivo io la Messa? Entro distratto, guardo l'orologio, penso ad altro, oppure mi metto davanti all'Eucaristia con la stessa fede di Tommaso? Quando il sacerdote eleva l'ostia, nel silenzio, il cuore ciascuno di noi può dire: "Mio Signore e mio Dio". Non è una formula, è un atto di fede. È dire: "Tu sei qui davvero. Tu sei per me". E questo cambia tutto anche nella vita quotidiana. Se io credo davvero che Gesù è presente nell'Eucaristia, allora non posso vivere la Messa come una cosa secondaria, né posso accostarmi alla Comunione in modo superficiale. Mi preparo, mi confesso, arrivo in anticipo, faccio silenzio, faccio il ringraziamento alla mia panca alla fine della Messa. Perché sto incontrando una Persona viva.Poi Gesù conclude con una frase che riguarda direttamente noi: "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto". Noi abbiamo la straordinaria possibilità di essere tra questi. Non abbiamo visto con gli occhi, ma siamo chiamati a riconoscere Cristo presente davvero nella nostra vita. La nostra fede si fonda sulla parola degli apostoli tramandata fedelmente dalla Chiesa, cosa può esserci di più sicuro e documentato?Infine Gesù compie un gesto solenne: soffia su di loro e dice "Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a quelli che non li rimetterete resteranno non rimessi". Qui c'è il fondamento del sacramento della Confessione che non è un'invenzione della Chiesa, ma un dono diretto del Risorto. Questo significa che la pace che Gesù porta non è solo un sentimento interiore, ma passa attraverso un atto concreto: il perdono dei peccati. Senza il perdono, non c'è vera pace. Se uno vive mesi, anni senza confessarsi, è inevitabile che dentro di sé si accumuli inquietudine, anche se magari esteriormente sembra tutto a posto. La Confessione non è un peso, è il luogo dove Cristo entra nelle nostre ferite e le guarisce.Allora questo Vangelo ci mette davanti a una domanda molto seria: dove sono io in questa scena? Sono tra i discepoli chiusi per paura? Sto lasciando entrare Cristo nella mia vita concreta o tengo ancora delle porte serrate? Mi accosto con regolarità al perdono dei peccati o rimando sempre? Vivo una fede personale, oppure mi accontento di qualcosa di superficiale? E soprattutto: posso dire davvero, con verità, "Mio Signore e mio Dio"? Non solo a parole, ma con le scelte quotidiane, con il modo di vivere, con le priorità che do alle cose?Perché la fede vera non è un'aggiunta alla vita, è ciò che la trasforma dall'interno. E quando Cristo entra davvero, la paura lascia spazio alla pace, il dubbio alla fiducia, la chiusura alla missione. E allora anche noi, come i discepoli, possiamo uscire da quelle porte chiuse e portare nel mondo una presenza diversa: non perfetta, ma abitata da Dio.
Questo mese ritorniamo con la nostra forma classica, e un enorme ritardo dovuto a problemi tecnici di cui ci scusiamo, consapevoli che la cosa vi entusiasmerà non poco. Leggiamo e analizziamo insieme "Il manuale della femminista guastafeste" di Sara Ahmed. Questa puntata è stata scritta da Beatrice Bragato con il supporto di Annalisa Sirignano e l'editing di TLUF. Pensiamo sia un libro molto potente soprattutto per sollevare dal peso del senso di colpa tutte le "femministe guastafeste" all'ascolto. Perché capita a tutte di sentirsi fortemente a disagio, nonostante la consapevolezza di star facendo la cosa giusta se si è l'unico elefante nella stanza. Per sostenere il progetto seguici su instagram! Basterà digitare il nostro nome tutto attaccato per scoprire un sacco di cose che ci riguardano, compreso un gruppo Telegram in cui invitiamo a iscriverti. Puoi anche ofrrirci un caffè sul nostro profilo KO-FI oppure con una donazione diretta tramite Paypal alla nostra mail: tileggiamounafemminista@gmail.com
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8422OMELIA V DOM. DI QUARESIMA - ANNO A (Gv 11, 1-45)di Don Stefano Bimbi La quinta domenica di Quaresima ci conduce davanti a una delle pagine più intense del Vangelo secondo Giovanni: la risurrezione di Lazzaro. La Chiesa ci propone questo brano negli ultimi giorni prima della Settimana Santa perché esso illumina il mistero della Pasqua ormai vicina. Non è soltanto il racconto di un miracolo straordinario, ma una rivelazione profonda su chi è davvero Gesù Cristo e su ciò che Egli vuole compiere nella vita dell'uomo.Siamo a Betania, la casa di Marta, Maria e Lazzaro, amici cari di Gesù. Quando il Signore arriva, Lazzaro è nel sepolcro da quattro giorni. Questo indica che la morte ha ormai vinto senza alcuna speranza umana.Il Vangelo ci mette davanti alla verità che spesso cerchiamo di dimenticare. La morte fa parte della condizione umana. L'uomo moderno tenta di allontanarla dal pensiero, di nasconderla dietro il benessere, la tecnologia, il divertimento. Ma prima o poi tutti dobbiamo confrontarci con essa. La morte entra nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni, nella nostra storia.Il Vangelo però non presenta la morte come una realtà banale. Gesù stesso, davanti alla tomba dell'amico, prova un turbamento profondo. Le lacrime di Gesù Cristo ci mostrano che la morte non è qualcosa di indifferente per Dio. Essa è una ferita nella creazione, una conseguenza del peccato, una realtà che provoca dolore anche nel cuore di Cristo. San Giovanni Crisostomo vede in questo pianto la manifestazione della vera umanità di Cristo. Egli condivide il nostro pianto, entra nella nostra sofferenza, la condivide, la porta nel suo cuoreUNA PAROLA CHE VINCE LA MORTEMa proprio davanti alla tomba Gesù si rivela per quello che è dicendo «io sono la risurrezione e la vita». Non dice soltanto che la risurrezione esiste, ma che Lui stesso è la risurrezione. Questo significa che la vita eterna non è solo un evento futuro, ma una relazione con Cristo che inizia già ora.Qui emerge il cuore della fede cristiana. La morte non ha l'ultima parola. L'ultima parola appartiene a Dio, che è il Dio della vita. Per questo Gesù si avvicina al sepolcro e grida: «Lazzaro, vieni fuori!». È una parola che vince la morte. Sant'Agostino osserva che Gesù chiama Lazzaro per nome. Se non avesse pronunciato il nome, dice il santo di Ippona con un'immagine suggestiva, tutti i morti sarebbero usciti dalle tombe. Questo indica che la chiamata di Dio è personale. Ogni uomo è chiamato alla vita.Il miracolo di Lazzaro è un segno che anticipa qualcosa di ancora più grande: la risurrezione di Cristo stesso. Pochi giorni dopo questo evento, Gesù entrerà a Gerusalemme e affronterà la sua Passione. Ma la sua morte non sarà una sconfitta. Sarà il passaggio verso la gloria della risurrezione.Per questo il miracolo di Lazzaro non è solo un fatto passato, ma riguarda anche il nostro futuro. Ogni uomo è destinato a morire, ma la morte non è l'ultima tappa della nostra esistenza. La Chiesa annuncia che la vita continua dopo la morte.La risurrezione promessa da Cristo non è una semplice sopravvivenza dell'anima. È la trasformazione dell'uomo intero. Il nostro corpo è destinato alla "risurrezione della carne". Ciò che ora è fragile e mortale sarà trasformato dalla potenza di Dio.LA COLLABORAZIONE DELL'UOMOSant'Agostino osserva che il Vangelo racconta tre risurrezioni operate da Gesù (la figlia di Giairo, il figlio della vedova di Nain e Lazzaro) e interpreta questi tre miracoli come simbolo delle diverse condizioni del peccato. Alcuni peccano nel cuore, come la fanciulla morta nella casa; altri peccano apertamente, come il giovane portato fuori dalla città; altri infine sono ormai immersi nell'abitudine del peccato, come Lazzaro nel sepolcro da quattro giorni. Eppure Cristo può richiamare tutti alla vita.Quando una persona si allontana da Dio, perde la sua grazia. Può continuare a vivere esteriormente, ma dentro qualcosa si spegne. Il peccato mortale, come dice il nome, introduce nell'uomo la morte spirituale.Quante persone oggi vivono così. Si lavora, si corre, si organizzano mille attività, ma l'anima rimane come chiusa in un sepolcro. La preghiera scompare, la fede diventa un'abitudine sociale, il Vangelo non orienta più le scelte quotidiane.Gesù si avvicina al sepolcro e dice: «Togliete la pietra». Dio compie il miracolo, ma chiede anche la collaborazione dell'uomo. Origene commentava che la pietra rappresenta ciò che chiude il cuore alla grazia: l'indurimento dell'anima, l'abitudine al peccato, la mancanza di conversione. Il Signore può risuscitare l'uomo, ma prima bisogna togliere quella pietra.Nella vita quotidiana questa pietra può assumere forme molto concrete. Può essere un rancore custodito per anni. Può essere una scelta di vita che sappiamo non essere secondo il Vangelo, ma che non vogliamo cambiare. Può essere una fede vissuta superficialmente, senza una vera relazione con Dio.Pensiamo alla confessione. Molti cristiani la rimandano continuamente oppure confessano sempre gli stessi peccati senza un approfondito esame di coscienza. Oppure non si decidono mai a fare un serio cammino di fede guidati da un padre spirituale. Intanto però la pietra rimane davanti al sepolcro del cuore. Cristo ci invita proprio a togliere quella pietra, per permettere alla sua grazia di operare, di trasformare il cuore di pietra in cuore di carne.Quando la pietra viene tolta, Gesù grida con voce forte: «Lazzaro, vieni fuori!». In questo grido si può vedere la forza della Parola di Dio. Sant'Ambrogio diceva che la voce di Cristo è più forte della morte. Quando Dio chiama, anche ciò che sembra definitivamente perduto può tornare alla vita. Questo vale anche per la nostra vita. A volte pensiamo che certe situazioni non possano più cambiare. Una famiglia ferita, un rapporto spezzato, una debolezza che si ripete da anni. Eppure il Vangelo ci ricorda che la grazia di Dio è capace di fare ciò che all'uomo sembra impossibile.SCIOGLIERE LE BENDELazzaro esce dal sepolcro, ma è ancora avvolto nelle bende funerarie. Allora Gesù dice: «Scioglietelo e lasciatelo andare». Si può vedere in questo gesto l'immagine del cammino della vita cristiana. Sant'Agostino spiegava che il Signore dona la vita nuova, ma la comunità della Chiesa aiuta a sciogliere le bende. Questo avviene attraverso i sacramenti, la predicazione, la correzione fraterna, l'accompagnamento spirituale. In altre parole, la conversione non è solo un momento, ma un cammino. Cristo ci risuscita dal peccato, ma poi dobbiamo imparare giorno dopo giorno a vivere da uomini nuovi.Ecco perché questo Vangelo è proclamato proprio alla fine della Quaresima. La Chiesa ci sta preparando a contemplare il mistero più grande: la risurrezione di Cristo. Il miracolo fatto a Lazzaro è un segno che anticipa ciò che accadrà a Pasqua con la riapertura delle porte del Paradiso. Infatti Cristo non è venuto soltanto a parlare della vita eterna. È venuto a donarla. E questa vita inizia già ora, quando il cuore si apre alla sua grazia.Per questo la domanda che Gesù rivolge a Marta rimane la domanda decisiva anche per noi: «Credi tu questo?». Non è solo una domanda teorica. È una domanda che riguarda la nostra vita concreta. Crediamo davvero che Cristo possa darci la vita eterna e risuscitare il nostro corpo alla fine dei tempi? Crediamo inoltre che possa cambiare adesso il nostro cuore? Crediamo che la sua grazia sia più forte delle nostre debolezze?Se rispondiamo con fede, allora anche per noi si compirà ciò che è avvenuto a Betania. La voce di Cristo continuerà a chiamare ogni uomo fuori dal sepolcro, perché la Pasqua ormai vicina sia un vero passaggio dalla morte alla vita.
L'intelligenza artificiale non è più un tema da convegni tecnologici. Sta entrando anche in uno dei settori più tradizionali dell'economia europea: l'autotrasporto su gomma. Nella seconda parte della conversazione di RadioNext, riprendiamo il filo della puntata precedente e con i nostri ospiti Damiano Frosi e Michele Palumbo portiamo il dibattito su un terreno molto concreto: come stanno cambiando logistica, flotte e modelli operativi delle aziende di trasporto grazie ai dati e agli algoritmi.Il punto di partenza è semplice: il trasporto su strada è un settore dove efficienza e marginalità sono strettamente legate. Ogni chilometro, ogni carico, ogni ora di guida ha un impatto diretto sui conti dell'azienda. Ed è proprio qui che l'intelligenza artificiale può fare la differenza. Non come promessa futuristica, ma come strumento operativo per ottimizzare rotte, prevedere la domanda e ridurre costi logistici.Se nella prima parte della puntata avevamo esplorato il potenziale della tecnologia, qui il focus si sposta sull'adozione reale nelle imprese di trasporto. Perché il vero salto non è installare nuovi software, ma trasformare la gestione delle flotte in un sistema guidato dai dati.Pensiamo alla pianificazione dei viaggi. Algoritmi avanzati possono analizzare traffico, disponibilità dei mezzi, vincoli normativi e richieste dei clienti per costruire itinerari più efficienti. Il risultato? Meno chilometri a vuoto, meno carburante consumato, più puntualità nelle consegne. In un settore dove i margini sono spesso ridotti, anche piccoli miglioramenti possono generare vantaggi competitivi significativi.Ma la trasformazione non riguarda solo la logistica operativa. Riguarda anche il rapporto con il cliente. Le piattaforme digitali stanno introducendo livelli di trasparenza e tracciabilità che fino a pochi anni fa erano impensabili. Oggi un cliente può sapere in tempo reale dove si trova la merce, quando arriverà e come si stanno evolvendo le condizioni di trasporto. È un cambio culturale prima ancora che tecnologico.Naturalmente tutto questo porta con sé una domanda inevitabile: che ruolo avranno le persone in un settore sempre più automatizzato? La risposta che emerge dalla conversazione è chiara. L'intelligenza artificiale non sostituisce il lavoro umano, ma ne cambia il perimetro. Gli autisti restano centrali, ma diventano parte di un ecosistema digitale più ampio. I responsabili di flotta non gestiscono più solo mezzi e turni, ma interpretano dati e scenari.È qui che si gioca la vera partita competitiva del settore. Non tra chi adotta una tecnologia e chi no, ma tra chi riesce a integrare dati, piattaforme e competenze manageriali più velocemente degli altri.E allora la domanda finale è inevitabile: tra cinque anni, che volto avrà il mercato dell'autotrasporto europeo? Un sistema ancora basato su modelli tradizionali o una rete logistica sempre più intelligente e connessa?Perché la sensazione è che la trasformazione sia già iniziata. E nel trasporto su gomma, come spesso accade nell'innovazione, chi impara prima a usare i dati corre più veloce degli altri.Questa è la parte II dell'intervista. Se ti sei perso la prima parte, puoi riascoltarla qui
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8421OMELIA IV DOM. DI QUARESIMA - ANNO A (Gv 9,1-41) di Don Stefano Bimbi La liturgia di questa quarta domenica di Quaresima è attraversata da un tema molto forte: la luce. Non è solo una luce materiale, ma la luce interiore della fede, quella che permette all'uomo di vedere la realtà con gli occhi di Dio. Il Vangelo del cieco nato racconta proprio questo passaggio: dalle tenebre alla luce, dall'indifferenza alla fede.Gesù incontra un uomo cieco dalla nascita. I discepoli fanno una domanda che riflette una mentalità molto diffusa anche oggi: «Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». In altre parole cercano una colpa, una spiegazione semplice al dolore. Qui tocchiamo una verità molto importante della fede cristiana. Dio non gode del dolore dell'uomo e non manda la sofferenza come castigo automatico. Il male esiste nel mondo a causa del peccato originale, ma Dio è capace di trasformare anche ciò che sembra negativo in un'occasione di bene e di salvezza.Pensiamo a quante volte nella vita accade proprio questo. Una malattia può diventare il momento in cui una famiglia si riavvicina e riscopre l'amore reciproco. Una difficoltà nel lavoro può portare una persona a rivedere le priorità della vita e a cercare di più Dio. Anche un fallimento può diventare l'inizio di un cammino nuovo.La logica di Gesù è diversa dalla nostra: non si ferma alla domanda "di chi è la colpa?", ma apre alla domanda più profonda: "che cosa vuole fare Dio in questa situazione?". Ed è proprio quello che accade nel Vangelo. Dove gli uomini vedono solo una tragedia (un uomo cieco dalla nascita) Gesù vede una storia che può diventare rivelazione della gloria di Dio.Questo cambia anche il modo di guardare la nostra vita. La fede non elimina tutte le prove, ma ci dona uno sguardo nuovo. Non siamo più soli dentro il dolore, perché Dio può entrare anche nelle situazioni più oscure e trasformarle in un cammino di luce. Proprio come accade al cieco nato, che passa dalle tenebre alla luce e arriva non solo a vedere con gli occhi, ma a riconoscere e adorare il Signore.IL FANGOTutto questo avviene con un gesto sorprendente di Gesù: fa del fango con la saliva, lo spalma sugli occhi del cieco e lo manda a lavarsi alla piscina di Siloe. Il fango richiama l'episodio della genesi della creazione dell'uomo dalla terra. È come se Cristo ricreasse gli occhi di quell'uomo. Gesù non è soltanto un guaritore: è il Creatore che restituisce all'uomo la sua pienezza.Ma il cieco deve fare qualcosa anche lui: deve andare a lavarsi. Qui troviamo un'altra dimensione molto importante della vita cristiana: la grazia di Dio agisce, ma chiede la collaborazione dell'uomo. Dio non salva l'uomo senza l'uomo. Pensiamo alla confessione. Molte persone sentono dentro il desiderio di liberarsi dal peso del peccato, ma rimandano sempre. La grazia chiama, ma bisogna fare quel passo: entrare in chiesa, avvicinarsi al sacerdote, aprire il cuore con sincerità.Da notare che il cieco comincia a vedere sempre di più, non solo con gli occhi del corpo, ma con quelli della fede. All'inizio dice: «Quell'uomo che si chiama Gesù». Poi afferma: «È un profeta». Infine arriva alla professione di fede: «Credo, Signore». La sua luce interiore cresce.Al contrario, i farisei, che fisicamente vedono, diventano sempre più ciechi. Sono prigionieri dei loro schemi, delle loro sicurezze, del loro orgoglio. Non accettano che Dio agisca fuori dalle loro categorie. Questo Vangelo ci mette davanti a una domanda molto seria: chi è veramente cieco? Non sempre chi non vede con gli occhi è il più cieco. La cecità più grave è quella del cuore.RIAPRIRE GLI OCCHIAnche oggi si può vivere una forma di cecità spirituale. Accade quando si perde il senso di Dio, quando non si distingue più il bene dal male, quando la coscienza si abitua al peccato. Accade quando si vive come se Dio non esistesse o fosse lontano dalla vita concreta.Pensiamo alla vita quotidiana. Una persona può essere molto competente nel lavoro, molto informata, molto intelligente, ma se non ha la luce di Dio rischia di non vedere ciò che conta davvero: la dignità delle persone, il valore della famiglia, il senso del sacrificio, la bellezza della fedeltà.La Quaresima è proprio il tempo in cui il Signore vuole riaprire i nostri occhi. Lo fa in diversi modi molto concreti. La preghiera, per esempio, è come la piscina di Siloe dove andiamo a lavarci. Quando una persona prega con sincerità, anche pochi minuti al giorno, lentamente la luce entra nel cuore. Le scelte diventano più chiare, si comprende meglio cosa è giusto e cosa non lo è.Lo stesso vale per la confessione. Il peccato è una forma di cecità, perché ci fa vedere le cose in modo distorto. Quando una persona si accosta con umiltà al confessionale è come se il Signore lavasse di nuovo gli occhi dell'anima.Anche la carità apre gli occhi. Quando ci si abitua a pensare solo a se stessi, si diventa ciechi verso gli altri. Invece un gesto di attenzione verso chi soffre (una visita a una persona sola, una parola di incoraggiamento, un aiuto concreto) fa crescere la luce nel cuore.C'è poi un ultimo dettaglio molto bello nel Vangelo. Il cieco guarito viene espulso dalla sinagoga. Viene rifiutato. Ma proprio allora Gesù lo va a cercare. Quando lo trova, gli rivela pienamente chi è. Questo è molto consolante. Quando una persona rimane fedele alla verità, può anche incontrare incomprensioni o solitudine. Ma proprio lì Cristo si avvicina di più. La vera luce non è l'approvazione degli altri, ma l'incontro personale con il Signore.LA CONVERSIONE DEL BEATO BARTOLO LONGOPer concludere, possiamo pensare a una conversione concreta che ricorda molto il cammino del cieco nato: quella del beato Bartolo Longo. Da giovane era lontanissimo da Dio. Durante gli anni dell'università si lasciò trascinare da ambienti anticlericali e arrivò perfino a partecipare a pratiche spiritistiche e occultistiche. Col tempo però la sua vita entrò in una grande oscurità interiore: inquietudine, paura, senso di vuoto. Aveva tutto per "vedere" secondo il mondo (studi, amicizie, successo) ma dentro era come cieco.Un giorno incontrò un sacerdote che lo aiutò a fare luce nella sua vita. Bartolo Longo si confessò, ricominciò a pregare e soprattutto riscoprì il Rosario. Da quel momento iniziò un cammino di conversione profonda che lo portò a dedicare tutta la sua vita alla Madonna e ai poveri. Da uomo smarrito diventò apostolo del Rosario e fondatore del grande santuario di Pompei che ancora oggi attira pellegrini da tutto il mondo.La sua storia mostra proprio quello che abbiamo ascoltato nel Vangelo: quando Cristo entra nella vita di una persona, gli occhi si aprono e tutto cambia. E questa è anche la speranza di questa Quaresima: nessuna cecità è definitiva se lasciamo che Gesù tocchi i nostri occhi. Lui può liberarci davvero dalle cecità interiori, dall'orgoglio, dall'abitudine al peccato, dall'indifferenza verso chi ci è accanto. E come il cieco guarito possiamo arrivare anche noi a dire con tutto il cuore: «Credo, Signore». Anche noi possiamo passare dalle tenebre alla luce e scoprire che la fede non è solo credere in Dio, ma vedere la vita con i suoi occhi. Non significa che la vita diventa facile, ma diventa luminosa, perché finalmente si vede la strada. E chi incontra davvero Cristo non solo comincia a vedere, ma diventa a sua volta luce per gli altri.
Non riguarda solo artisti o persone particolarmente talentuose: la creatività è una capacità quotidiana, legata al benessere mentale, alla flessibilità e alla capacità di affrontare il cambiamento. Da dove nasce? Si può allenare? E che ruolo ha nelle diverse fasi della vita? Una puntata per riscoprire la creatività come risorsa concreta per stare meglio. A Obiettivo Salute risveglio il commento della prof.ssa Daniela Perani, neuroscienziata e autrice di "Quando il cervello si emoziona. Dall'infanzia alla vecchiaia, viaggio nelle età della nostra vita emotiva" (Rizzoli).
In questo episodio di Non ho mai…si parla di Sanremo! Giulia e Claudio commentano i cantanti in gara, azzardano il podio e, soprattutto, si pongono delle domande cruciali…avete mai pensato a quale pezzo portereste in gara?! E all’outfit della prima serata?! E soprattutto…avete mai frequentato qualcuno con dei gusti musicali…discutibili?! E poi uno speciale "celebrity crush": da Dawson's Creek a quella volta in cui Giulia ha incontrato Harry Styles. Ma di questo e molto altro meglio parlarne con Giulia e Claudio a Non ho mai!See omnystudio.com/listener for privacy information.
Nella vita pensiamo di avere tanto tempo. Abbiamo tempo di rimandare, di fare le cose che sono importanti per noi in un secondo momento. Di scrivere la nostra vita in brutta copia per poi avere il tempo di farlo in bella copia. Rimandiamo. Rimandiamo noi, finche per noi non ci c'è più tempo. Antemponiamo i bisogno degli altri, le urgenze, le emergenze e priorità che non ci appartengono e poi iniziamo a lamentarci, quando realizziamo di essere vecchi, che ci hanno rubato la vita. La libera che gli altri hanno su di noi è quella che concediamo loro, ma dobbiamo comunque smettere subito di pensare di avere tempo infinito. La verità è molto diversa. Prendi il tuo tempo, il tuo momento, la tua vita e fanne adesso qualcosa di straordinario per te. E' arrivato il momento di abbandonare sensi di colpa, paura di fallire e la paura del giudizio degli altri, .... il momento è adesso, ed è il tuo momento!
Lauretana Satta, Sara De Cristofaro"Parola di Cane"I segreti della straordinaria relazione umano-caninaBaldini + Castoldiwww.baldinicastoldi.itI Cani sono affascinanti e una fonte continua di scoperte e sorprese. Pensiamo di avere accanto esseri spelanti e abbaianti che annusano cose orrende e per una polpetta venderebbero l'anima, ma quella pelliccia è un sistema di termoregolamentazione che fa invidia ai nostri tessuti più sviluppati, quell'abbaio è una comunicazione con decine di significati, quel naso che si infila negli angoli più disgustosi è un prodigio sensoriale che rileva anche ormoni, feromoni e fonti di calore, e la destrezza con cui rubano il cibo rivela capacità cognitive molto sviluppate. I Cani sono animali straordinari e molto più speciali di quello che si immagina. Abbiamo il dovere di cercare di capirli sempre di più e sempre meglio per poter dare loro quello di cui hanno veramente bisogno. Aprirsi alla relazione con il Cane ci fa vivere un'esperienza emotiva indescrivibile, ma quel magnifico legame è «solo» uno straordinario potenziale che per realizzarsi ha bisogno di comprensione, comunicazione, pazienza, flessibilità, accettazione, dedizione che sono anche fatica. Questo libro racconta il Cane nei suoi aspetti noti e meno noti, si sofferma sulla relazione con gli umani, sfata alcuni miti, offre suggerimenti per prevenire difficoltà e su come affrontarle nel caso ci fossero, e vuole essere un incoraggiamento e una conferma: scoprire chi è veramente il Cane e dedicarsi al Cane vale veramente la pena.Lauretana Satta è autrice e blogger. Dopo diversi anni dedicati alle relazioni internazionali e allo sport ha deciso di aprire il suo blog, «Dogdeliver», per condividere la sua esperienza con altri proprietari, futuri proprietari e chiunque sia interessato ai Cani.Sara De Cristofaro (Milano, 1979) è educatrice cinofila. Tante le esperienze con cani di canile, in allevamento e in campi di addestramento, seguiti da formazione continua attraverso seminari e corsi di specializzazione, dall'ambito sportivo (agility) a quello comportamentale. Con la Fondazione Prossimo Mio dona la formazione di cani da assistenza medica a persone con patologie croniche e, nel 2020, diventa preparatrice di cani allerta diabete. Con Lauretana Satta ha scritto Senti chi abbaia (2021).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Molti temono il disordine. Pensiamo che sia il frutto della perdita del controllo sulle cose. Non è così, nella vita reale le cose non sono tutte sotto controllo e l'inaspettato, come quello che si sarebbe potutto attendere, possono entrare nella nostra vita senza chiederci il permesso. A volte sono cose che ignoriamo, altre volte che non potevamo conoscere, ma il fatto è che per vivere, vincenre e sopravvivere dobbiamo divenire MAESTRI del DISORDINE. Il disordine è vita, è opportunità, è sfida, ma come ogni cosa ricca di energia, deve essere gestita e non ci deve gestire. Imparare a a trasformare il caos in opportunità. Sfida la paura, usa il coraggio, trova la via, diventane maestro!
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TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8363MOLESTIE E DOCCE MISTE IN CAMPO ESTIVO ESTIVO QUEER di Luca Marcolivio L'ideologia gender è pericolosa. Non solo a parole o "progetti" - come quelli, tanti, nelle scuole italiane - ma anche a fatti concreti e spesso letteralmente violenti. Pensiamo all'approccio affermativo per far cambiare sesso, e fisico, persino ai bambini, ma anche con veri e propri fatti di cronaca. L'ultimo inquietante caso, riportato dall'edizione online di Tempi, si è verificato a Bernedo, nei Paesi Baschi, in Spagna. Tutto è accaduto nelle due settimane centrali di agosto, al termine delle quali, un nutrito gruppo di adolescenti tra i 13 e i 15 anni hanno sporto denuncia affermando di essere stati costretti a esibirsi nudi durante un campo estivo, sotto gli occhi dei loro accompagnatori e dei loro coetanei. Secondo le ricostruzioni dei genitori, gli animatori avrebbero quindi obbligato i ragazzi a fare la doccia tutti insieme, con la scusa di voler superare gli stereotipi di genere, dunque con l'intento di porre fine alla discriminazione di chi, tra i ragazzi, non si riconosceva né come maschio, né come femmina.I DETTAGLI DELLA VICENDAIl caso, però, non si esaurisce qui. Ulteriori approfondimenti avrebbero svelato che nel medesimo campo estivo, un paio di anni fa, sarebbero state sporte ulteriori denunce per aggressioni sessuali ai danni di tre minori, anche se attualmente la procura generale dei Paesi Baschi dichiara di non aver ricevuto alcuna informazione sul caso. Dopo i fatti riscontrati la scorsa estate, tuttavia, il tribunale di Vitoria ha convocato le tre presunte vittime, dalla cui testimonianza sarebbero emersi ulteriori particolari scabrosi, in particolare docce e camere condivise ed educatrici che giravano in topless per le vie del paese. Persino le richieste di fare la doccia con il costume indosso venivano respinte, mentre alcuni animatori avrebbero anche obbligato i ragazzi che molestavano a farsi la doccia accanto a loro e guai a chi chiedeva l'utilizzo di spogliatoi separati. Non solo: per ottenere lo spuntino, i ragazzi sarebbero stati costretti a succhiare l'alluce dell'educatore e, ciliegina sulla torta, erano presenti specchi imbrattati e inutilizzabili, su uno dei quali era stata raffigurata una donna dalle gambe spalancate, accompagnata dalla scritta "buon appetito". Ai partecipanti al campo, in tutto ciò, veniva proibito di tenere contatti con i genitori, persino in caso di malattia o di infortunio.Un'inchiesta giornalistica spagnola ha svelato che l'organizzazione avrebbe ricevuto fondi pubblici dai consigli provinciali di Álava e Guipúzcoa e, nel frattempo, il ministro della Sicurezza basco Bingen Zupiria ha replicato sostenendo che non si tratterebbe di «un centro educativo né di un campo registrato».LE ASSURDE "GIUSTIFICAZIONI"Non si sono fatte attendere le repliche degli organizzatori, che anziché cercare di discolparsi - le indagini sono ancora in corso - hanno dato delle risposte che sembrano essere addirittura delle giustificazioni e una sottolineatura di quanto sia per loro "normale" tutto ciò. «Non crediamo nella divisione di genere - hanno dichiarato - e crediamo nell'educazione femminista ed egualitaria, e la separazione esclude corpi e identità diverse. Per questo applichiamo la stessa filosofia nelle docce e nelle camere». In tema di molestie, gli animatori affermano: «Siamo preoccupati e disposti a discutere, ma siamo un gruppo di volontari che decide in assemblea: serve tempo per prendere decisioni condivise». In definitiva, gli educatori respingono in toto le accuse pur - a quanto pare - non esplicitamente, autoproclamandosi vittime di «aggressioni transfobiche» e «messaggi d'odio». Al contempo, rivendicano i loro «valori transfemministi, spazi sicuri per tutte le identità e tutti i corpi, coeducazione, rottura degli stereotipi». Le docce, i bagni, le camere e gli spogliatoi misti, quindi, avrebbero come obiettivo quello di «creare ambienti misti più vivibili, proteggere i giovani dalla violenza, desessualizzare la nudità». Assurdo, vergognosamente, ma vero.Una vicenda raccapricciante, quella dei campi estivi baschi, che ovviamente sta tenendo banco nell'opinione pubblica spagnola e ha riportato alla ribalta la spaccatura nel movimento femminista spagnolo. Lidia Falcón, militante espulsa da Izquierda Unida per essersi opposta alla Ley Trans, sottolinea come «il relativismo postmoderno abbia corroso il buon senso e la tutela dei minori». La femminista "dissidente" denuncia quindi come gli abusi perpetrati nel campo estivo di Bernedo siano malcelati da «una narrazione che colpevolizza i genitori se si indignano e accusa i ragazzi stessi di arretratezza se provano disagio. Questa non è educazione, è violenza simbolica e materiale» oltre che un «abuso di potere. Nessuna retorica può nasconderlo», conclude Falcón.
Come sempre ci ritroviamo poi a discuterne sul nostro reddit ;) https://www.reddit.com/r/locandadeldragorosso/
Healthy Busy Life - Cambia la tua vita, un'abitudine alla volta
Pensiamo di dovercela fare da sole. Ma il vero coraggio è chiedere aiuto.In questo episodio ti porto dietro le quinte del mio percorso di crescita, non come coach, ma come donna, imprenditrice e mamma, per raccontarti di Jean, la mia coach, e del sistema di supporto che ha cambiato tutto. Perché sì, la forza ti porta fino a un certo punto, ma è il supporto giusto che ti permette di diventare chi sei destinata a essere.Ti parlo di vulnerabilità, fiducia, coraggio e visione. Di come, grazie a un accompagnamento autentico, ho imparato a non scegliere tra successo e presenza, ma a farli convivere. E forse, ascoltando, capirai che non è la forza di volontà che ti manca, ma un contesto che ti sostenga davvero. Perché la crescita non accade in solitudine, accade nella relazione.
LeoniFiles - Amenta, Sileoni & Stagnaro (Istituto Bruno Leoni)
Nuova settimana, nuove Cronache. In questa puntata:l'AGCOM istituisce l'albo degli influencer (e la libertà d'espressione va a farsi benedire)il governo ferma Transizione 5.0 e dirotta i fondi del PNRRe persino Lula scopre che la globalizzazione… funziona.La tua mezz'ora d'aria liberale per commentare le notizie della settimana - e la capacità dell'Italia di regolamentare qualsiasi cosa si muova.Ascolta l'episodio completo e unisciti alla conversazione: #LeoniFiles – Le Cronache, il podcast che difende la libertà (anche quella di ridere).Preferisci seguire su YouTube?
Non è solo una questione di sorriso, ma di vita. Uno studio recente pubblicato su Neurology e condotto presso l'Università della Carolina del Sud dimostra che malattie gengivali e carie aumentano il rischio di ictus e infarto. In questo mese di ottobre, mese della Prevenzione Dentale, scopriamo insieme perché prendersi cura della bocca è prendersi cura di tutto il corpo. Ospite di Obiettivo Salute il prof. Luca Levrini, Odontoiatra e Docente, l'università degli Studi dell'Insubria di Varese.
IN CRISTO, CON CRISTO, PER CRISTONoi siamo chiamati ad essere cristiani mandati fuori da queste mura. La nostra luce deve brillare al di fuori dell'edificio chiesa. Nei piccoli gesti si può riconoscere che ci sono cristiani. Ma la domanda è: siamo davvero luce? Siamo capaci di atti di gentilezza e di attenzione verso i bisogni degli altri? Non sono le urla né le polemiche che mostrano Dio, ma i gesti concreti. Evitiamo frecciatine, mezze frasi e atteggiamenti ambigui: siamo chiamati a essere integri, dentro e fuori, mostrandoci veri discepoli di Gesù e non semplici simpatizzanti. La fede ci giustifica, sì, ma non si ferma lì: essa si manifesta in noi attraverso le opere che compiamo. La fede è credere che lo Spirito Santo ci ha donato dei doni, non per la nostra edificazione personale, ma per quella della Chiesa. È credere che per vivere dobbiamo morire, e che per ottenere dobbiamo imparare a lasciare andare.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
La torre, presentata nel brano evangelico di oggi, richiama l’esperienza biblica di Babele. Nella costruzione della torre di Babele troviamo il segno della presunzione umana, che pretende di arrivare a Dio solo con i propri mezzi. Gesù usa proprio il simbolo della torre come elevazione dell’uomo verso Dio, e interessante è come colloca questa immagine insieme a quella del re che si muove alla guerra. Nel brano del Vangelo queste due parabole sono inserite tra due affermazioni significative sul discepolato di Gesù. All’inizio vi è il riferimento alla croce: pensiamo alla Croce di Cristo, strumento di redenzione ed elevazione che permette all’uomo quell’unione con Dio significata dalla costruzione della torre. Pensiamo alle nostre croci personali: quante volte queste croci possono abbatterci e portarci alla disperazione. Portiamo la nostra croce, ma seguiamo Cristo. In Lui troviamo la Croce, mistero di amore e di salvezza. La Croce di Cristo è la vera torre che, innalzata verso il cielo, abbraccia il mondo intero per elevarlo al Padre. La croce, anche quella quotidiana, è lo strumento che Dio ci ha dato perché possiamo realizzare questa torre. Alla fine, Gesù parla dell’abbandono dei beni terreni come condizione essenziale per essere suoi veri discepoli. Il riferimento assume ora una fisionomia più precisa: l’uomo che si siede a fare i conti per verificare la fattibilità dell’opera non rappresenta la presunzione umana che tutto vuole predisporre, ma il discepolo di Gesù che, abbandonata ogni prospettiva terrena, si affida completamente a Dio. La rinuncia del cristiano non è mortificazione fine a se stessa; l’ascesi cristiana è la possibilità di scoprire il nostro essere veri uomini come discepoli di Cristo. È il ricercatore che, trovata la perla, vende tutto per poterla possedere. Nel discepolato di Cristo, che sembra esigente, troviamo il senso profondo del nostro esistere, perché scopriamo in Lui il nostro unico e vero bene. Possiamo allora chiederci quali siano gli strumenti per realizzare questa torre: nella preghiera, elevazione dell’anima a Dio, e nella nostra vita di amore e misericordia troveremo la risposta.
In questa puntata parlo della mia esperienza di programmatore e sperimentatore. Dopo vent'anni di codice mi trovo a riscoprire il significato profondo del mio mestiere e noto che ovunque, intorno a noi, emergono schemi ricorrenti e codici invisibili che danno forma a natura, culture e spiritualità (già un po' come il claim del mio podcast). Pensiamo al DNA alla serie di Fibonacci.Esiste un macrocosmo che regola l'universo?*****************We are the Net: un podcast su società, culture, filosofie, digital marketing, tecnologie e spiritualità.Ideato e condotto da Fabio Mattis alias lo Sciamano Digitale———————-☑️ Entra nel canale Telegram https://t.me/wearethenet
- La paura, una condizione naturale. È istinto di sopravvivenza. Anche la Bibbia ne parla e ci chiede di non avere paura della vita, non lasciare vincere la paura. Con la rubrica Vie di snodo, curata da Maria Teresa Milano, guardiamo alle vicende di tre personaggi biblici - Giona, Mosè, Giacobbe - sotto la lente del tema paura. Ciascuno di loro la affronta, o la rimuove, in modo diverso. Pensiamo in particolare a Giacobbe, che ha paura di incontrare il fratello Esaù, con cui è in conflitto … invoca Dio e quella notte combatte fino all'alba con uno sconosciuto…-La rubrica musicale Tra cielo e terra – storie in musica, curata in tandem da Carlo Lella e Marta D'Auria, presenta questa mattina l'inno “Follow the drinking gourd”. Carlo Lella è ministro della musica e responsabile del Ministero musicale dell'Unione cristiana evangelica Battista d'Italia (Ucebi); Marta D'Auria, redattrice di Riforma (giornale delle chiese battiste metodiste e valdesi in Italia), è vicepresidente dell'Unione cristiana evangelica Battista d'Italia. -Nel 2025 si ricordano i 50 anni dal riconoscimento formale delle Chiese riformate ticinesi come ente di diritto pubblico. In questa occasione – nel corso di tutte le domeniche estive - proponiamo una carrellata di tutte le comunità presenti in Ticino, con la loro storia e caratteristiche peculiari. Oggi raccontiamo dell'area di Bellinzona, Biasca e San Nazzaro, insieme al pastore Stefano D'Archino, che è anche il presidente della Cert, la Chiesa evangelica riformata nel Ticino.
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Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d'Elci e Francesca Sarah Toich.Il flagello delle nuove forme di tossicodipendenza “legale”, come l'epidemia degli oppiacei, è da tempo entrata nell'immaginario collettivo soprattutto statunitense. Anche nelle sue incarnazioni pop, a partire da quelle seriali. Pensiamo a show come Dr. House o The Knick, in cui protagonisti sono medici affetti da dipendenze da antidolorifici. O serie che hanno raccontato in modo ancora più esplicito il flagello biblico dell'ossicodone, come Dopesick e Painkiller. O all'adolescenza tossicomane di Euphoria. Per non dimenticare gli imperi criminali prosperati sulla produzione e il traffico di droghe: da Gomorra a Narcos, da Griselda a Ozark, da Breaking Bad a La caduta della casa degli Usher…“Temi” è il format del podcast di Mondoserie che esplora le trasformazioni dell'immaginario seriale televisivo nel tempo, attraverso più serie e show. Leggi il nostro articolo su Painkiller: https://www.mondoserie.it/painkiller/ Parte del progetto: https://www.mondoserie.it/ Iscriviti al podcast sulla tua piattaforma preferita o su: https://www.spreaker.com/show/mondoserie-podcast Collegati a MONDOSERIE sui social:https://www.facebook.com/mondoserie https://www.instagram.com/mondoserie.it/ https://www.youtube.com/channel/UCwXpMjWOcPbFwdit0QJNnXQ https://www.linkedin.com/in/mondoserie/
Giuseppe Conte"Poesia, al cuore dell'uomo"Seminare Idee Festivalhttps://www.seminareideefestival.it/evento_festival/poesia-al-cuore-delluomo/Seminare Idee Festival, Pratodomenica 8 Giugno 2025, ore 10:00Chiostro San Domenicoincontro con Giuseppe Conte"Poesia, al cuore dell'uomo"I primi esempi di coraggio in cui ci imbattiamo da lettori sono nel mito e nella poesia dei Greci. Pensiamo ad Achille, il giovane eroe che osa contrastare il Signore di Uomini Agamennone e accettare il proprio destino, o, caso ancora più emblematico, a un'eroina come Antigone, la figlia di Edipo che in nome della giustizia morale e dell'amore fraterno e in contrasto con la timorosa sorella Ismene, sfida Creonte, re di Tebe. Nei tempi medioevali e moderni c'è un coraggio che si manifesta di fronte al mare. Esempio principale è quello dell'Ulisse dantesco che sfida l'ignoto e l'infinito. Poi quello di Colombo, dei doppiatori di Capo Horn, degli ammutinati come Fletcher Christian, di Lord Byron con le sue celebri traversate a nuoto. Nel quotidiano esiste un coraggio nel fare il proprio dovere sino in fondo e il proprio lavoro con passione. Esiste anche un leggero coraggio nell'affrontare con humour (non sarcasmo e irrisione) i casi che ci toccano giorno dopo giorno. In una società dominata dalla tecnocrazia capitalista, esiste un coraggio nella pratica della poesia, che, umiliata e accantonata, continua a tener vivo tutto ciò che è umano, tutti i movimenti dell'anima, e continua a sognare una rivoluzione che riguardi nuove forme del vivere e nuovi assetti della società. Esiste infine il coraggio dell'esilio e del migrante, e il coraggio della speranza, come si legge in Un altro giorno verrà, del poeta palestinese Mahmud Darwish.Giuseppe Conte"Ferite e rifioriture"Lo Specchio / Mondadorihttps://www.ibs.it/ferite-rifioriture-libro-giuseppe-conte/e/9788804801283?inventoryId=796241997&queryId=71f0e56f9fea5c7008c2543a2bb5111cQuando nel 2006 apparve questa compatta e insieme articolata raccolta, la non esibita originalità del suo percorso interno valse a Giuseppe Conte la vittoria del premio Viareggio. Diverse le ragioni, a cominciare dall'ariosa, insolita e vitale apertura al canto che subito vi si impone, insieme ai diversi rivoli del pensiero che ne percorre le pagine e i capitoli, realizzando una testimonianza poetica dell'essere nel mondo nella sottile vibrazione delle emozioni che l'accompagnano. Con la fluida eleganza aperta della sua pronuncia, in quella che definisce come l'«assurda gioia di essere vivo», Conte porta sulla scena della pagina l'amore e il dolore, che sempre nell'umano vivere si insinua. "Ferite", dunque, che inevitabilmente ci colpiscono, ma anche felici riprese, e quindi autentiche "rifioriture". Il poeta ascolta la memoria, quella personale, ma anche quella storica, sempre attiva nello scorrere del tempo che inesorabilmente ci muta. La sua parola dialoga con l'esempio dei grandi autori prediletti, da Hölderlin a Baudelaire, da Ungaretti e Milosz a Kavafis e Ginsberg. Ma Conte procede muovendosi ben fedele all'amato territorio ligure, e al contempo visitando e facendosi coinvolgere da altri mondi, dall'Aquitania all'isola Maurizio, luoghi sempre in grado di offrire alla sua sensibilità nuove tracce di apertura. Dedica poi versi alla divinità ctonia, a Persefone, nel segno del mito, tema ben radicato nel cuore della sua vicenda umana e di scrittore. Il suo pensiero è sempre libero e limpido, pur nelle ombre che il vissuto ci riserva e che tanto spesso ci colgono inattese. Ed eccolo allora in un quotidiano confronto con la materia, «la madre nostra comune», nella desolazione della precarietà e dunque nella consapevolezza che «tutto scompare». Ma la mobilità del suo pensiero gli consente non di meno di cogliere l'azione dello «Spirito che ci genera / come uomini e ci dà il canto», facendo di "Ferite e rifioriture" un testo di molteplice e inesausta vitalità.Giuseppe Conte (Imperia, 1945), poeta e narratore, ha pubblicato raccolte di poesia, saggi e romanzi, sui temi della natura dell'eros e del mito. Autore di resoconti di viaggi, cultore appassionato del mito, ha tradotto poesie di Blake, Whitman, D. H. Lawrence e Shelley. Tra le raccolte di poesia: L'Oceano e il Ragazzo (BUR, 1983 e TEA, 2002); Le stagioni (BUR, 1988, Premio Montale); Ferite e rifioriture (Mondadori, 2006, Premio Viareggio); Poesie 1983-2015 (Oscar Mondadori, 2015); Non finirò di scrivere sul mare (Mondadori, 2019). Tra i suoi romanzi: Il terzo ufficiale (Longanesi, 2002, Premio Hemingway); La casa delle onde (Longanesi, 2005, Selezione Premio Strega); L'adultera (Longanesi, 2008, Premio Manzoni); Il male veniva dal mare (Longanesi, 2013); Sesso e apocalisse a Istanbul (Giunti, 2018); I senza cuore (Giunti, 2019); Dante in Love (Giunti, 2021) e Il mito greco e la manutenzione dell'anima (Giunti, 2021). Il suo ultimo libro è Nessuno può uccidere Medusa (Bompiani, 2024).IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
Gaza: 600 giorni di genocidio, i bambini ci guardano.Sud-Est asiatico: il traffico di metanfetamina corre più veloce che mai.La Namibia celebra il primo Giorno della Memoria per il genocidio coloniale tedesco.Strage di migranti alle Canarie: muoiono 7 donne e bambine nel naufragio di un barcone .Trump accusa Putin di “giocare col fuoco”, Mosca replica: “Pensiamo solo ai nostri interessi”. Australia: resta in carcere il whistleblower che ha denunciato crimini di guerra in AfghanistanIntroduzione al notiziario: Umanitari a Gaza: L'Aiuto non è conquista Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Con l'arrivo di Pirelli in MotoGP, nel 2027 al posto della Michelin ci saranno dei cambiamenti. Innanzi tutto le moto a cui saranno dedicati gli pneumatici Pirelli saranno diverse, per via via dei nuovi regolamenti. Ma la casa italiana vorrà mantenere lo status quo oppure cercherà di introdurre delle novità?Pensiamo alla mitica Superpole.Qualcosa ce lo dice Giorgio Barbier che di Pirelli è il capo della competizione.
La Commissione europea ha presentato oggi, mercoledì 26 febbraio, una comunicazione che tratteggia l obiettivo di facilitare l emergere di una industria specializzata nella lotta al cambiamento climatico e al tempo stesso rispettosa dell ambiente. L esecutivo comunitario prevede di mobilitare fino a 100 miliardi di euro. L esecutivo comunitario intende adottare un nuovo quadro regolamentare degli aiuti di stato, consentendo un approvazione semplificata e più rapida dei progetti legati alle energie rinnovabili e alla decarbonizzazione industriale e garantire una sufficiente capacità produttiva di tecnologie pulite. Intende anche rafforzare il Fondo per l innovazione e proporre una Banca per la decarbonizzazione industriale, con l obiettivo di mobilitare 100 miliardi di euro di finanziamenti. In ultima analisi l obiettivo della comunicazione è di introdurre le misure necessarie per raggiungere tre obiettivi: ridurre i prezzi dell energia, promuovere la domanda di prodotti puliti, e finanziare una transizione ambientale. Il Green Industrial Deal, come viene chiamato a Bruxelles, rientra negli obiettivi climatici che l Unione europea si è data in questi anni e che prevedono una riduzione delle emissioni del 55% nel 2030 e del 90% nel 2040 (rispetto ai livelli del 1990). Interviene Adriana Cerretelli, Sole24Ore.Dazi: Biazzo (Unindustria), 'rischio boomerang per Usa, più libertà di scambio'"Sui dazi credo sia un momento ancora turbolento per dare delle indicazioni. Molti economisti stanno facendo presente agli Stati Uniti che i dazi per loro possono essere un boomerang più ampio di quanto possa sembrare. Noi riteniamo, come paese esportatore, che sia meglio avere meno dazi e più libertà di scambio". Così Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria, in occasione della presentazione del piano Industriale del Lazio nella sede della Giunta. Nel Lazio in particolare è la farmaceutica il settore che ha più impatto sull'export, perché è un'eccellenza assoluta. Pensiamo che con questo piano industriale si possa invertire un trend di calo nell'ambito manifatturiero: stanno già arrivando degli investimenti. Per quanto riguarda la digitalizzazione, il Tecnopolo Tiburtino ha l'investimento importante di Aruba e stiamo cercando anche di attrarre altre iniziative che riguardano data center, sarebbe bello attrarre anche un super calcolatore nella nostra regione per una accelerazione importate di innovazione". Ne parliamo con Giuseppe Biazzo, presidente Unindustria.Merz: 200 miliardi sulla difesa ma frena sul tetto al debitoIl voto ha confermato i pronostici al ribasso per tutti i partiti mainstream: l Unione Cdu/Csu non ha sforato all insù la soglia del 30%, l Spd ha registrato un record storico in negativo, l Fdp è uscito dal Parlamento, i Verdi hanno perso terreno e soprattutto smalto. Per uscire invece da cinque anni di stagnazione, recuperare competitività, rilanciare le esportazioni, modernizzarsi, per affrontare a testa alta i dazi di Donald Trump e le minacce di Vladimir Putin, per recuperare credibilità e fiducia tra i partner europei, la Germania deve per l appunto scrollarsi di dosso lo status di zero virgola . E per arrivare a tanto, Berlino ha disperatamente bisogno di un cambio di rotta nella politica economica che in futuro dovrà essere aggressiva, tempestiva, creativa, coraggiosa, dispendiosa, come la coalizione semaforo non ha saputo fare. Il nuovo governo non dovrà necessariamente ribaltare il modello economico e reinventare la Germania (su questo gli economisti tedeschi sono divisi) ma gli aggiustamenti necessari saranno comunque draconiani. Il commento è di Beppe Russo, l'economista e direttore del Centro Einaudi.
In questo articolo esploreremo insieme il fantastico mondo dei gialli! In particolare, impareremo i termini e le espressioni che non potete non conoscere se siete appassionati di crimini, misteri e intrighi. Pronti? IL VOCABOLARIO ITALIANO DEI GIALLI MOVENTE Il movente è la motivazione che spinge qualcuno a commettere un reato. Spesso nei gialli ci si trova a dire “Manca il movente”: ovvero, dopo varie ricerche non si riesce ancora a capire perché è stato commesso il delitto. ALIBI L'alibi è una prova che dimostra che, al momento del crimine, la persona sospettata si trovava altrove, escludendola come possibile colpevole. E... un “alibi di ferro”? Cos'è? È un alibi così solido che è quasi impossibile da confutare. DELITTO Il delitto è l'atto criminale che viola la legge, spesso un omicidio. Nei gialli, ruota tutto attorno a questo atto. E non dimentichiamoci del famigerato “delitto perfetto”: quello in cui l'autore riesce a farla franca, senza mai essere scoperto! LE FASI INVESTIGATIVE IRRUZIONE Quando una o più persone fanno un'irruzione, entrano con violenza in un luogo. È un termine che sentiamo spesso nei gialli, soprattutto quando la polizia entra in scena con forza! SCENA DEL CRIMINE La scena del crimine è il luogo in cui si è consumato il reato. Di solito viene isolata e recintata con del nastro per non compromettere le indagini. RILEVARE LE IMPRONTE DIGITALI Un momento cruciale: il rilevamento delle impronte digitali è l'operazione condotta dall'esperto forense per associare le impronte a una persona specifica, svelando così l'autore del crimine. CAMPIONE Il campione è una piccola quantità di una sostanza, utilizzata come riferimento nelle indagini. Pensiamo ai tipici test di laboratorio nei gialli, soprattutto quelli del dna! GLI INTERROGATORI E IL PROCESSO INTERROGATORIO Durante l'interrogatorio, vengono poste domande all'indiziato per determinare il suo coinvolgimento nel caso. Un momento di forte tensione che spesso porta a rivelazioni inaspettate! INCHIESTA L'inchiesta raccoglie tutte le prove e le informazioni utili alla risoluzione del caso, che potranno essere utilizzate in tribunale. PROCESSO Il processo è il procedimento legale che si conclude con la sentenza del giudice: colpevole o innocente. È qui che si decidono le sorti dell'imputato! IL MONDO DEI COLPEVOLI DEPISTAGGIO Il depistaggio è il tentativo, spesso da parte del colpevole, di sviare l'attenzione degli investigatori con false piste o informazioni ingannevoli. È un trucco che rende i gialli sempre più intriganti! ERGASTOLO L'ergastolo è la pena massima che un giudice può emettere: prevede la detenzione a vita per l'imputato. Accedi a siti e contenuti italiani da qualsiasi parte del mondo e in totale sicurezza con NordVPN! Se ami i gialli e vuoi saperne di più su come funziona il mondo del crimine, non perderti il nostro articolo proprio dedicato al lessico del crimine. Seguici per nuovi contenuti e approfondimenti! A presto e buono studio!
Tutti parlano di quanto sia difficile iniziare, ma quanto è più difficile iniziare DI NUOVO? Iniziare una cosa che già si era fatta, con l'intenzione di farla durare a lungo per poi vederla finire inaspettatamente e dover rifare tutto da capo. Pensiamo alla fine di una relazione e il dover improvvisamente ricostruire una vita senza quella persona, oppure anche semplicemente quando si finisce una determinata scuola - medie, superiori o università - e ci si deve ripresentare su dei banchi dove torniamo al punto di partenza: non conosciamo più la scuola, le facce intorno a noi ci sono estranee, ciò che dobbiamo imparare è completamente diverso, e così via. Ecco perchè ne parliamo nell'episodio di oggi: come iniziare di nuovo (e raggiungere gli obiettivi che ci eravamo fissati) Il mio nuovo canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCdBoxTRupzQvGn42SKkzoWw Instagram & Tiktok: @zoeepifani Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Sabrina Mugnos"L'universo che sussurra"Come cercare la vita aliena sulla Terrail Saggiatorewww.ilsaggiatore.comL'universo che sussurra ci spinge a confrontarci attraverso la scienza con la domanda che ha da sempre attanagliato scrittori e artisti, astronomi e persone comuni: siamo soli nel cosmo? Un viaggio nei meandri dell'astrobiologia fino al limite del possibile, guidati dalle voci e dalle storie di chi ogni giorno scruta il cielo in cerca di qualcosa in più di un silenzioso buio. Quando ci si addentra nella struttura dell'universo e ci si perde tra le sue meraviglie, gridare al prodigio è inevitabile. Pensiamo all'infinità di stelle e satelliti, alla diversità degli esseri che popolano il nostro pianeta, al perfetto meccanismo del DNA che regola miliardi di cellule. Non è un caso che di fronte a tutto ciò alcuni studiosi abbiano deciso di concentrare la loro attenzione proprio sullo spazio profondo e sulle potenziali tracce di entità extraterrestri.In queste pagine Sabrina Mugnos ci racconta dei suoi incontri con questi scienziati e ricercatori che indagano l'esistenza di «altre» forme di vita: dalle pionieristiche osservazioni dell'astronomo Frank Drake allo stupefacente segnale «Wow!» captato da Jerry R. Ehman; da chi studia i misteriosi Riftia pachyptila negli abissi oceanici a chi analizza gli esopianeti di Proxima Centauri; dalla Stazione radioastronomica di Medicina all'imponente Sardinia Radio Telescope di San Basilio, in provincia di Cagliari. Un'avventura nel regno del possibile che è anche un invito allo stupore: a tornare ad alzare lo sguardo al cielo e oltre; a sfidare i limiti che ci circondano, in questa porzione di galassia che abitiamo.Sabrina Mugnos (La Spezia, 1971), vulcanologa e divulgatrice scientifica, ha collaborato con diverse testate ed emittenti televisive, tra cui Rai e Sky. Il Saggiatore ha pubblicato Draghi sepolti (2020) e Atlante del Grande Nord (2022).IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensaewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
Prende il via l'iter legale della procedura d'infrazione Ue lanciata dall'Italiacontro l'Austria per i divieti unilaterali imposti ai tir al Brennero. A quanto si apprende a Bruxelles, la prima audizione in contradditorio davanti alla Commissione europea si svolgerà nel pomeriggio dalle 14:30 alle 18. L'esecutivo Ue non intende rilasciare dichiarazioni in quanto si tratta di "una procedura legalmente vincolata". La procedura per trascinare l'Austria davanti alla Corte di giustizia Ue, ricorda un portavoce della Commissione, è regolamentata dall'articolo 259 dei Trattati. Dopo il ricorso presentato dal governo italiano, ora entrambe le parti hanno la possibilità di esporre le loro argomentazioni sia oralmente che per iscritto davanti all'esecutivo Ue che dovrà quindi redigere - entro il 15 maggio - un parere motivato. Nel caso in cui Bruxelles non agisca entro quel termine, il governo italiano potrà rivolgersi direttamente alla Corte di giustizia europea. Il volume delle merci che attraversa il Brennero è circa il 30% del traffico totale Nord-Sud nelle Alpi.La somma dei traffici al Brennero e al Tarvisio vale oltre il 50% dei traffici complessivi su gomma del sistema dei valichiNe parliamo con Paolo Uggè, presidente Conftrasporto e Fai (Federazione autotrasportatori Italiani).Dimon (Jpmorgan), impatto Ia come motore e vapore ed elettricitàL'impatto che l'intelligenza artificiale avrà sulla società può essere paragonato a quello avuto dall'elettricità e da internet. Lo ha detto l'amministratore delegato di JPMorgan Jamie Dimon nella lettera agli azionisti. "Anche se non sappiamo il pieno effetto dell'IA sulla nostra attività - e sulla società in generale -, siamo convinti che le conseguenze saranno straordinarie. L'impatto sarà come quello di alcune delle maggiori invenzioni degli ultimi centinaia di anni. Pensiamo alla macchina da stampa, al motore a vapore, all'elettricità, al computer e a internet", ha detto Dimon. L'amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, mette in guardia: l'inflazione e i tassi di interesse potrebbero restare più alti di quanto si attendono i mercati a causa dell'elevata spesa pubblica. Nella lettera agli azionisti, Dimon afferma come "è importante notare che l'economia è spinta dalle spese pubbliche e dai recenti stimoli. C'è inoltre una crescente necessità di aumentare la spesa per far fronte alla transizione verso un'economia più verde e per ristrutturare le catene di approvvigionamento globali", osserva Dimon. Ne parliamo con Alessandro Plateroti - nuovo Direttore di NewsMondo.itEuropa alla ricerca di una difesa contro "l'invasione"cineseItalia, Francia e Germania tornano a incontrarsi per proseguire il coordinamento tra Paesi in tema di politica industriale. Oggi, a Parigi, si sta tenendo la terza riunione trilaterale tra i tre Paesi, dopo quella a Berlino dello scorso giugno sulle materie prime critiche e quella a Roma di ottobre sulla transizione digitale e l intelligenza artificiale. La trilaterale di Parigi ha oggetto la transizione ecologica e le tecnologie green. Alla riunione partecipano il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il vice cancelliere e ministro dell Economia e dell'Azione per il clima tedesco, Robert Habeck e il ministro dell Economia delle Finanze e della Sovranità Industriale e Digitale francese, Bruno Le Maire. Proprio quest'ultimo ha dichiarato: "La Cina e gli Stati Uniti non ci aspetteranno. La Cina e gli Stati Uniti non ci faranno sconti": questo l'avvertimento lanciato dal ministro francese, tornando ad insistere per l'affermazione di una strategia economica comune dell'Unione europea, al termine del vertice trilaterale a Meudon - alle porte di Parigi - con gli omologhi di Italia e Germania, Adolfo Urso e Robert Habeck. "Non c'è un secondo da perdere", ha aggiunto Le Maire. L'allarme sulla Cina è stato lanciato questo fine settimana anche dal segretario del Tesoro Usa Janet Yellen a seguito degli incontri con gli alti funzionari cinesi. La Cina necessita di aggiustamenti sul fronte delle politiche industriali e sui consumi delle famiglie che sono deboli: il segretario al Tesoro americano Janet Yellen, chiudendo la sua missione in Cina, ha assicurato che "gli Stati Uniti non permetteranno di essere inondati da beni a basso costo" provenienti dal Dragone come avvenuto in passato. Quando il mercato globale è inondato da prodotti cinesi "artificialmente economici, la sopravvivenza delle aziende americane e di quelle straniere viene messa in discussione. Ne parliamo con Giuliano Noci - Professore ordinario in Ingegneria Economico-Gestionale, insegna Strategia & Marketing presso il Politecnico di Milano. Dal 2011 è Prorettore del Polo territoriale cinese dell'Ateneo milaneseIl mercato del fotovoltaicoIl volume di pannelli usati nel mondo nel 2030 arriverà a circa 8 mln di tonnellate (è una stima ottimistica). Nel 2050 raggiungerà 80 milioni di tonnellate. La Cina esporta il 90% dei pannelli utilizzati nel mondo. Quindi è evidente un collo di bottiglia. Solo nel 2023 in EU abbiamo importato dalla Cina circa 203 milioni di pannelli, in grado di produrre 101.5GW. Equivalgono a circa 254 mila container che messi uno in fila all'altro potrebbero collegare Torino con Tromso, al circolo polare artico). Le stime sono in crescita. Secondo studi della Arizona State University, si registra una carenza di argento. Il comparto fotovoltaico cuba il 15% dell'argento al mondo(fonte Bloomberg) e di questo passo nel 2040 si arriverà a consumarne il 100% dell'argento estratto in anno. Iniziano ad esserci carenze anche di sabbia silicea (ne ha parlato l'Economist), che è il secondo materiale (dopo l'acqua) più utilizzato al mondo. Una materia chiave anche per l'elettronica di consumo e il fotovoltaico. KeepTheSun, primo marketplace italiano di pannelli fotovoltaici usati, ha come obiettivi: trasformare un potenziale rifiuto in una fonte di energia pulita e a basso costo, dare nuovo impulso alla transizione energetica in un'ottica di economia circolare e sostenere così la filiera europea del fotovoltaico. Un progetto dell'ESCo (Energy Service Company) COESA che dopo una prima fase di test da metà Marzo è diventato pienamente operativo. L'azienda torinese - che sviluppa soluzioni all'avanguardia per la transizione ecologica di imprese, pubblica amministrazione e famiglie - punta a un mercato tutto da costruire, gestito attualmente in maniera amatoriale da privati che vendono i vecchi pannelli sulle piattaforme online. Il potenziale è enorme, se si considera che il 90% dell'usato 78 milioni di tonnellate di pannelli entro il 2050 secondo le stime ENEA è destinato a finire in discarica.Ne parliamo con Federico Sandrone, amministratore delegato e cofondatore di COESA.
Pensiamo al passato e ci preoccupiamo per il futuro, quando dovremmo concentrarci esclusivamente sul presente!Sostieni il podcast consigliandolo ai tuoi amici o iscrivendoti al CLUB!Per informazioni sui corsi: info@italianoavanzato.comsito: Italiano Avanzatoper le trascrizioni degli episodi e contenuti aggiuntivi: CLUB
Healthy Busy Life - Cambia la tua vita, un'abitudine alla volta
Pensiamo alla pianificazione come un esercizio meccanico e pratico. Quello che spesso non sappiamo e quello che ci porta a fallire nel pianificare, è che, per farla funzionare, non possiamo prescindere da un lavoro profondo di introspezione che richiede il farci domande scomode. Nell'Episodio di oggi ti spiego come puoi creare la tua settimana ideale e come la puoi pianificare per navigare i tuoi impegni e le tue responsabilità, lasciando spazio anche al tuo benessere e alle cose che portano crescita e realizzazione nella tua vita. Pronta? Buon ascolto!
Poi parliamo della carriera di Verratti, delle squadre in ritardo nel calciomercato e di campeggio. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices