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Si avvicinano i mondiali di calcio, quest'anno ospitati congiuntamente da Canada, Messico e Stati Uniti: sulla carta saranno l'evento sportivo più redditizio di sempre, con ricavi stimati in oltre 10 miliardi di dollari. Se siamo ormai abituati a considerare il calcio dei grandi club come un calcio ormai spersonalizzato e senz'anima, in mano a colossi finanziari globali, il discorso cambia quando si pensa alle nazionali di calcio. Qui, per molti tifosi, sopravvive ancora un'atmosfera fatta di valori sportivi, di attaccamento alla propria squadra come simbolo della propria identità. Eppure i numeri di questo mondiale, che produrrà profitti mai visti prima in un evento sportivo, raccontano una storia diversa.Una delle domande che ci siamo posti, nel Dossier andato in onda nel corso della settimana, è se l'anima del calcio esista ancora. E la risposta è sì: l'abbiamo trovata in piccole realtà, in società calcistiche che resistono e si oppongono al modello dominante. Ma quell'anima può esistere anche nel sistema globale del calcio, fatto di enormi interessi finanziari, di diritti miliardari, di fondi di investimento e di multinazionali?Partiremo da qui con i nostri ospiti: Marzio Minoli, giornalista economico della RSI, tifoso e amante dello sport, autore del libro uscito due anni fa Noi tifosi. Istruzioni per l'uso (Fontanaedizioni); e Pippo Russo, sociologo, giornalista e scrittore, che sul calcio ha scritto moltissimo. Ricordo, tra i tanti, il suo libro del 2014, dal titolo Gol di rapina – il lato oscuro del calcio globale (Edizioni Clichy)
Inauguriamo una rubrica, “Le figure Chiave del Flamenco”, e parliamo di Vicente Escudero, un bailaor fondamentale nella storia del flamenco. Nasce a Valladolid, in Castiglia, nel 1888 lontano dalla cultura del flamenco. Fin da bambino aveva una passione smodata per il baile flamenco, il padre era calzolaio ed era disperato perché Vicente rompeva tutte le scarpe ballando. Qualunque scusa era buona per lui per ballare e soprattutto per creare ritmo. Batteva i piedi sulle bocche dei tombini di ghisa, e ognuna aveva un suono differente e questo lo affascinava tantissimo. Il padre lo inviò ad imparare un mestiere in una tipografia, ma Vicente era più interessato a creare ritmi sulle macchine da stampa che ad imparare ad usarle. Nella sua vita i suoni metallici e delle macchine furono un amore costante. L'approccio al flamenco è totalmente autodidatta, e volle capire la logica profonda del flamenco per cui visse anche per un periodo a Granada, al Sacromonte. Ai cafés cantantes era felice di ascoltare i bravissimi musicisti che ci lavoravano, ma non venne accolto nell'ambiente flamenco perché faceva cose e suoni molto particolari, e i musicisti non si trovavano bene con lui. Incontro fondamentale fu con colui che definì e riconobbe per tutta la vita come il suo maestro, Antonio de Bilbao, al Café de las Columnas di Bilbao. Nel 1908/1909 fugge a Lisbona per evitare di fare il servizio militare, e da lì va a Parigi. A Montmartre vive fra gli artisti delle avanguardie, e diventò amico di tutti gli intellettuali, nonostante non avesse lui stesso una istruzione, scriveva molto male, ma aveva una intelligenza molto acuta e brillante. Veniva molto affascinato da questi artisti, soprattutto pittori, che avevano tanto desiderio di eliminare ciò che non era essenziale. A Vicente interessavano linee rette, geometriche, senza spazio per strizzare l'occhio al pubblico, a differenza di ciò che si faceva all'epoca nei cafés cantantes. Parigi lo consacra come artista flamenco riconosciuto, in America viene considerato come il miglior ballerino del mondo, Manuel de Falla lo contratta per mettere in scena El Amor Brujo a Parigi con Antonia Mercé La Argentina. Ma la Spagna lo riconosce finalmente come ballerino molto tardi, nel 1930, all'età di 42 anni! E comunque il pubblico spagnolo intellettuale lo capiva ma il largo pubblico no. Fin da bambino era affascinato dai suoni meccanici e in un esempio di lotta fra l'uomo e la macchina, danzò con due motori elettrici nascosti dietro le quinte del teatro, circa trent'anni prima che John Cage rendesse celebre il concetto di musica concreta, e che facesse queste opere di rottura, come “4'33””, in cui per 4 minuti e 33 secondi il pianista chiude il pianoforte e la musica diventa i rumori ambientali. L'interesse di Vicente Escudero per il suono lo portò a cercare suoni nel silenzio, fatti con le unghie, con le mani, si costruì nacchere di metallo per aver suoni nuovi. Per primo ebbe il coraggio di ballare por Seguiriya, che era considerato il tempio del cante e che Escudero stesso diceva di ballare senza respirare per non profanare il tempio. Ma da allora in poi divenne possibile ballare por Seguiriya, e la cosa è molto importante: il flamenco non accetta le innovazioni con facilità. Il suo lavoro sulla Seguiriya era anche molto teatrale, nella penombra, con cantaor e chitarrista illuminati in controluce, il bailaor al centro come se fosse la rappresentazione stessa della musica. Ebbe persino un passaggio in cui provò a cantare, con scarso risultato, e anche a dipingere e disegnare, per sperimentare tutto. Di lui restano poche testimonianze in video, soprattutto di quando era già anziano, e irrigidito dall'età e anche da una malattia degenerativa. La cosa più importante del suo lascito è il Decálogo del buen Bailarín, pubblicato nel 1951 a Barcellona, frutto delle sue riflessioni sul baile durate tutta la sua vita professionale. Stabilì 10 regole del baile maschile. Perché solo maschile? Secondo lui la donna, sempre ammesso che abbia profondità e capacità, è sempre bella, ma l'uomo che balla spesso è effeminato, ridondante e troppo ornamentato nei cafés cantantes. La Spagna di quell'epoca aveva in mente una netta distinzione fra i sessi. I principi del decalogo sono: bailar en hombre, senza essere effeminati, sobrietà senza eccessi e passi acrobatici da circo, e il movimento non è solo nel viso ma in tutto il corpo, soprattutto nelle gambe, girare i polsi con le dita unite (se no, se le dita anarchicamente vanno per conto loro sono movimenti da donna), fianchi fermi e verticali, bailar tranquillo e sereno senza correre, mantenendo un'armonia fra piedi, braccia e testa (con il naso fermo e tutto sincronizzato), un'estetica senza mistificazioni, ballare con abiti tradizionali e sobri, senza colori strani, aver varietà di suoni senza fare ricorso a strumenti che amplifichino il suono (forse non usava i chiodi). Difficilmente un bailaor applicava tutti questi punti, neppure Vicente stesso. Rispetto alle avanguardie artistiche, il decalogo arriva tardi, nel 1951. Il corpo si evolve sempre più lentamente rispetto alle avanguardie artistiche, e ha bisogno di più tempo: il pittore può cambiare pennello o colori, e infatti in tutte le avanguardie artistiche si parte sempre dalle arti figurative. Nella sua vita privata fu bohémien, visse con una ballerina flamenca cubana, Carmita García, e quando Carmita morì visse con la bailaora catalana María Márquez a Barcellona, con cui creò una piccola accademia di danza. La sua ultima esibizione come ballerino è del 1969 a 81 anni a Madrid. La sua importanza è di aver portato le avanguardie artistiche europee, cubismo, espressionismo, dadaismo, futurismo nel baile flamenco, senza scopiazzare i balletti russi o la danza moderna, creando un flamenco filosofico, che dialoga con Picasso, con Duchamp, mostrando che il flamenco può essere un sistema estetico con una teoria filosofica. Il suo “Mi Baile” uscito nel 1947 è un testo autobiografico e fu il primo testo del genere scritto da un bailaor. È stato molto studiato da Victoria Cavia Naya, che ha pubblicato nel 2002 per l'Università di Valladolid “Vicente Escudero baile y Vanguardia”, un ottimo studio su questo personaggio. Escudero sostituisce i braceos rotondi con linee rette essenziali, studia lo spazio scenico, cosa nuova nel flamenco, identifica il movimento fisico con l'emozione, in linea con l'espressionismo. Il Decalogo non è una gabbia ma una struttura che possa permettere al flamenco di durare senza snaturarsi. È interessante che un non gitano, non andaluso, autodidatta, riconosciuto più all'estero che in Spagna, parta da Parigi per fare un'operazione del genere! La sua figura ricorda tantissimo Israel Galván, che infatti nei suoi bailes fa un sacco di citazioni fisiche di Vicente. Il punto di vista è lo stesso: il baile come pensiero, come concetto, come filosofia. Le epoche storiche sono molto diverse, Galván nasce quasi un secolo dopo, nel 1973, destruttura il corpo del bailaor, rendendolo grottesco, animalesco, mentre Escudero vuole salvare la virilità sobria del baile maschile dalle frivolezze superficiali dei cafés cantantes. Sono ambedue stati molto radicali e probabilmente sono stati apprezzati più all'estero che in Spagna. Escudero ha segnato un prima e un dopo. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano e Lyrical Arab Dance.Mi ha sempre affascinata Vicente Escudero con la sua esigenza di dare regole precise. All'inizio ho visto più il suo aspetto sessista, ma oggi non c'è più questa grossa distinzione fra i sessi ballando. Ricordo che quando ho iniziato io gli insegnanti correggevano gli allievi maschi dicendo di non muovere le dita o di non alzare troppo le braccia. Ogni elemento ha portato un regalo che ha determinato il cammino dello sviluppo del flamenco. Se vogliamo capirlo, dobbiamo rispettarne tutti gli aspetti.
All'interno della trasmissione City Life, condotta da Giampaolo Cacciatore, l'intervista con Suor Patrizia che ci presenta la conferenza evento in ricordo dell'ambasciatore Luca Attanasio di giovedì 11 giugno presso la Biblioteca Civica di Novi Ligure: evento in collaborazione con l'associazione Ascolta L'Africa.
Nel The Essential di venerdì 5 giugno, Chiara Piotto parla di: 00:00 la Camera vota per dare mandato al Governo di reintrodurre il nucleare; 05:00 Zelensky propone a Putin di incontrarsi per la fine della guerra in Ucraina; 07:34 l'anniversario della strage di piazza Tienanmen e "l'amnesia" cinese, criticata dagli USA. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Il nuovo Centro Prelievi all'ospedale di Vicenza porta il nome del dottor Davide Giavarina, professionista stimato che per la sanità locale significa eccellenza e passione. Il direttore della Medicina di Laboratorio è morto nel maggio 2025. Annunciate due borse di studio per neolaureati per proseguire i suoi studi sulla diagnostica delle malattie neurodegenerative.
«Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi... ma essa non cadde».In questa meditazione, Andrea Riccardi ricorda la scomparsa di Léopold Djogbédé, responsabile della Comunità di Sant'Egidio in Benin. Léopold viene ricordato come l'incarnazione dell'uomo saggio del Vangelo, che ha fondato la propria vita non sulle parole sterili, ma sulla roccia dell'ascolto e della messa in pratica della Parola di Dio. Avvicinatosi alla Comunità sin dagli anni universitari a Dakar, è diventato il vero motore di una vita fraterna e generosa a Cotonou. Guarda il video completo della preghiera su YouTube: https://youtube.com/live/rQutDyyh9Rw
Il 6 maggio del 1976 la terra tremò e devastò alcune aree del Friuli-Venezia Giulia. Abbiamo raccolto le testimonianze di friulani che vissero quei momenti, in Australia ma anche nelle zone colpite.
Francesca Parri"Il ricordo è l'unica difesa"Il manoscritto ritrovato di una donna antifascistaEster ParriSolferino Libriwww.solferinolibri.it«Accovacciata sotto cinque coperte fredde, cercavo un conforto nel ricordo di quel mondo che c'era oltre le mura. Non tentavo di dormire, mi sarebbe sembrata una vigliaccheria.» Non ha mai smesso di lottare Ester Parri. Nemmeno quando il regime fascista ha recluso e poi confinato il marito Ferruccio, leader della Resistenza e primo presidente del Consiglio dopo la Liberazione. Nemmeno quando a essere catturata e incarcerata dalla Gestapo a San Vittore è stata anche lei. E nemmeno quando si è trovata a fare i conti con le angosce di madre temendo per il figlio Giorgio, giovane partigiano. In queste memorie inedite, scritte sul retro di fascicoli del Consiglio d'Europa e ritrovate dalla nipote, l'autrice racconta i due mesi più drammatici della sua vita, tra gennaio e marzo 1945, e fa rivivere, attraverso potenti flashback, quasi vent'anni della storia d'Italia, dall'organizzazione dell'espatrio clandestino del leader socialista Turati nel dicembre 1926 fino all'aprile 1945, quando Ester ritrova il marito a Locarno. Uno spaccato della dittatura e della Resistenza ma anche della vita quotidiana e dei suoi personaggi grandi e piccoli, con una particolare attenzione per le donne che incontra: le signore «dalle unghie laccate e dalle bocche dipinte», fiancheggiatrici del regime, le prigioniere politiche, ma anche parrucchiere, portinaie, impiegate, che con le loro vicende contribuiscono all'affresco più ampio di un'epoca. La passione civile è inalterata in ogni pagina, così come la sua fedeltà agli ideali di libertà e giustizia. La sua voce parla direttamente al cuore, emoziona e rende vivo quel nostro passato che rischia di diventare remoto per sempre.Ester Verrua in Parri, nasce a Scurzolengo (Asti) il 4 agosto 1891 da una famiglia della borghesia agraria. Frequenta il liceo classico Cesare Balbo di Casale Monferrato (Alessandria) dove conosce Ferruccio Parri, che sposa il 2 gennaio 1922. Si trasferisce a Milano con il marito e inizia a insegnare. Il 30 giugno 1926 nasceil figlio Giorgio, col quale segue il marito al confino politico nel 1928 a Lipari e nel 1932 a Vallo della Lucania. Nel 1933 la famiglia ritorna a Milano ma, nell'ottobre 1943, sfolla a Voghera per i bombardamenti.Il 2 gennaio 1945, a Milano, Ester viene arrestata con Ferruccio dalla Gestapo e rilasciata a fine mese. Nel giugno 1945, dopo la nascita del Governo Parri, Ester si trasferisce con la famiglia a Roma, dove rimane fino alla scomparsa, avvenuta il 26 gennaio 1980. Osservatrice privilegiata e attenta di stagioni centrali della storia italiana, ha testimoniato con passione e rigore il suo impegno civile in articoli, recensioni e interviste.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
A un anno dalla scomparsa improvvisa dell'amico di tutti e del fotografo capace di raccontare il mondo con uno sguardo unico e profondamente umano, Valdagno si ritrova per ricordarlo attraverso ciò che più lo rappresentava: la fotografia. Menti fu colpito da un arresto cardiaco in sella alla sua bici a Quargnenta di Brogliano
PENDENTE: Rubrica su Cinema, letteratura, fumetto ed esperienze culturali
Se qualcuno avesse detto a Dorothy che presto, anzi prestissimo, avrebbe sentito tanta struggente nostalgia delle praterie del Kansas, forse la bambina non ci avrebbe creduto. E fu solo il principio di una serie di incredibili avventure che avrebbero accompagnato lettori piccoli e grandi in una meravigliosa terra nota come OZ.“Adesso ricordo chi sono.Iotenoiil mago.Ricordo il luogo in cui andai da bambina.Ricordo quel luogo.E quel luogo io lo chiamavo OZ”Chiudiamo la rassegna con un libro illustrato che sembra narrare una sorta di futuro remoto in cui Dorothy sembra aver dimenticato il suo passato e persino OZ. O forse no?
Il 22 aprile, data di nascita della celebre scienziata italiana, è stata l'occasione per celebrare italiani e italiane che si dedicano alla ricerca. Abbiamo ricordato in diretta la neurologa e premio Nobel per la medicina.
QUI E ORA Non esiste il qui e ora come ce lo racconta la new age. È una formula comoda, ma la mia esperienza dice altro: il presente è già un ritorno, un'eco del passato che si ripresenta. Allo stesso modo il futuro è il ritorno di un'onda già passata. Quello che chiamiamo tempo è l'intervallo tra futuro e passato. Il “qui” che crediamo di vivere è in realtà questo intervallo, e in fondo non esiste. Ma allora come si determinano gli eventi che chiamiamo presenti? Perché non riusciamo a incidere davvero su quel momento? Prendiamo un esempio concreto. Vedo una ciotola che mi piace, non mi serve ora, eppure qualcosa mi spinge a comprarla. Passano mesi, arriva un cane e quella ciotola diventa esattamente ciò che serve. È come se il cane avesse già saputo della ciotola e avesse determinato quell'acquisto. La ciotola non era per me: era per lui. Eppure il cane non era ancora nato quando ho comprato la ciotola. Il futuro, insomma, si era già descritto. Il cervello vive nel passato, mai nel presente e mai nel futuro. Ricordo la mia esistenza fin da quando ero nella placenta. Quando sei feto non stai solo crescendo come corpo biologico: esiste una coscienza, potremmo chiamarla di gruppo o multidimensionale, che lavora per creare il tuo corpo sottile. Questa coscienza progetta il tuo tempo dopo la nascita. Non immaginate l'ego: è una coscienza che opera su più dimensioni e determina micro eventi che vengono accettati o rifiutati mentre ancora non sei nato. Potresti anche non nascere se quei micro eventi non si allineano correttamente, oppure potresti nascere con patologie. Si determinano condizioni di vita e ambientali come si scelgono i pezzi di un puzzle. Questo lavoro avviene in un tempo zero che si proietta in avanti, diciamo fino ai sei mesi successivi alla nascita. Dopo la nascita si crea il primo passo post parto: il neonato vive ciò che è già stato determinato mentre era nella pancia. Nei primi sei mesi la coscienza non è ancora egoica, non ha sviluppato l'io. Potrebbe scegliere di non continuare a determinare il tempo, rifiutando quella realtà. Se lo fa, è perché qualcosa non si è allineato: l'assemblaggio non è andato bene. Non c'è colpa, solo un errore di campo o una scelta di non entrare nel campo. Questa visione cambia radicalmente il modo in cui la coscienza egoica percepisce il proprio esserci nell'intervallo che chiamiamo vita. La vita non è l'onda del tempo che percepiamo come tempo. Esiste da sempre nella ipercoscienza perché è multidimensionale. Possiamo collocarla ai margini tra materia densa e materia sottile, come se fosse un'unione tra 3D e altro. Il senso del vivere è il punto di assemblaggio, non il prodotto finito: non è il corpo che abbiamo. Quando qualcosa è compiuto, inizia a morire, entra in entropia. Immaginate una cipolla a strati: quando è completa comincia a sfaldarsi. Nel punto di assemblaggio sono presenti tutte le possibilità temporali. Puoi non scegliere il puzzle già programmato, puoi costruire un nuovo programma sulla base biologica con piccole modifiche, oppure spostare la coscienza altrove. Ricordate che esistono esseri multidimensionali: la scelta del puzzle non è mai del tutto individuale. Ogni pezzo influenza il nostro stile di vita multidimensionale. Il corpo biologico è la radice, la base che dà o toglie nutrimento all'intero sistema, l'albero. La radice non gestisce direttamente i frutti o la fioritura, ma fornisce energia. La radice può essere dormiente o può svegliarsi e pretendere coscienza delle sue componenti. Quando la radice si risveglia, il quadro della vita emerge: lo scopo, che non è solo individuale ma multidimensionale, prende forma. La radice egoica viene tenuta passiva perché crea interferenza. Sta a un livello base che non è indispensabile, perché ogni frutto dell'albero può muoversi anche senza la radice attiva. Ma la radice fornisce potere ed energia, quindi ha valore. ...Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
A un anno dalla scomparsa di Leone e Francesco Nardon, inghiottiti da una voragine nel crollo di Ponte dei Nori a Valdagno, l'amministrazione ha dedicato a padre e figlio una targa alla memoria, per ricordare non solo la loro scomparsa, ma il gesto di altruismo per essersi fermati ad offrire soccorso durante l'eccezionale evento di maltempo.
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Ci ha lasciato da pochi giorni Mircea Lucescu, un vero e proprio rivoluzionario del calcio. A Big Ball Theory abbiamo voluto dedicargli la puntata, percorrendo la sua carriera, i suoi successi, le sue innovazioni, i "suoi" giocatori. Con Angelo Taglieri e Simone Indovino. Potrero, dove tutto ha inizio. Un podcast sul calcio italiano e internazionale. Su Como TV (https://tv.comofootball.com) nel 2026 potete seguire in diretta le partite della Saudi Pro League, Saudi King's Cup, Supercoppa d'Arabia, Copa Libertadores, Copa Sudamericana, Recopa, Liga Profesional Argentina, Trofeo de Campeones argentino, Eredivisie, Coppa di Francia, Scottish Premiership, Coppa di Scozia, Scottish League Cup, Scottish Championship, Coppa di Portogallo, Supercoppa di Portogallo, HNL croata e tutti i contenuti di calcio italiano e internazionale on demandDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/potrero--5761582/support.
Le prime pagine dei principali quotidiani nazionali commentate in rassegna stampa da Davide Giacalone. Le stime di Standard & Poor's sul Pil italiano, Giorgia Meloni e la crisi energetica, l'uomo arrestato per errore e detenuto per quattro mesi, il caso Piantedosi. Il Papa porterà la croce alla Via Crucis al Colosseo e laverà i piedi a 12 sacerdoti. Sarà Leone XIV a portare la croce lungo tutte le stazioni. I riti Pasquali e l'attualità con il direttore di Avvenire Marco Girardo. La missione Artemis. Ne ha parlato il giornalista scientifico Luigi Bignami. La scomparsa di Roberto Arditti, giornalista, scrittore, che ogni venerdì si collegava in Non Stop News, commentando nella sua rubrica i fatti principali dell'attualità. Il ricordo di Bruno Vespa. Don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, regala ogni giorno un pensiero, un suggerimento, una frase agli ascoltatori di RTL 102.5. All'interno di Non Stop News, con Barbara Sala, Ludovica Marafini e Dario Vanacore.
Ti sei mai chiesto perché alcuni stranieri parlano italiano in modo così naturale e sofisticato da sembrare quasi madrelingua? Il segreto sta nella padronanza di alcuni argomenti grammaticali avanzati. Questi 10 argomenti ti permetteranno di esprimerti con la precisione e l'eleganza di un vero italiano! I 10 Argomenti C2 che Ti Faranno Parlare Come un Italiano 1. Congiuntivo vs Indicativo: La Scelta che Fa la Differenza Questa è la vera prova del fuoco: saper scegliere tra congiuntivo e indicativo ti farà sembrare un vero esperto della lingua italiana. La distinzione fondamentale sta nel grado di certezza che vuoi esprimere. L'Indicativo: Il Modo della Certezza L'indicativo è il modo della realtà, dei fatti concreti e delle certezze. Si usa quando vuoi esprimere qualcosa di oggettivo e verificabile. Esempi pratici: "So che Marco è a casa" → Ne sono certo! "È vero che piove" → È un fatto verificabile! "Vedo che hai studiato" → È evidente dai risultati! Il Congiuntivo: Il Modo del Dubbio Il congiuntivo è il modo delle opinioni, dei dubbi e delle ipotesi. Si usa quando vuoi esprimere qualcosa di soggettivo o incerto. Esempi pratici: "Penso che Marco sia a casa" → Ma non ne sono sicuro "Credo che piova" → È la mia opinione personale "Suppongo che abbia studiato" → È una supposizione Tabella Riepilogativa: Verbi che Richiedono Indicativo vs Congiuntivo Verbi + INDICATIVOVerbi + CONGIUNTIVOSapere: "So che è vero"Pensare, credere, supporre: "Penso che sia giusto"Essere sicuro: "Sono sicuro che viene"Sembrare, parere: "Sembra che abbia ragione"Vedere: "Vedo che è stanco"Dubitare: "Dubito che venga"È vero/certo/evidente che: "È vero che parla bene"Sperare, desiderare, volere: "Spero che tu stia bene"Ricordare: "Ricordo che era qui"Temere, avere paura: "Temo che sia tardi" Il Trucco per Non Sbagliare Mai Chiediti sempre: "È un fatto o un'opinione?" Se è un fatto verificabile, usa l'indicativo. Se è un'opinione, un dubbio o una speranza, usa il congiuntivo. Congiunzioni che Richiedono Sempre il Congiuntivo CongiunzioneEsempioBenché, sebbene, nonostante"Benché sia stanco, continuo a lavorare"Affinché, perché (scopo)"Studio affinché tu sia orgoglioso di me"Prima che"Esci prima che piova"Senza che"È partito senza che io lo sapessi"A meno che"Vengo a meno che tu non voglia" 2. La Forma di Cortesia: L'Eleganza Italiana In italiano, la cortesia non è solo questione di "per favore" e "grazie", ma è un sistema grammaticale completo che dimostra rispetto ed educazione. Padroneggiare la forma di cortesia ti farà apparire raffinato e rispettoso in qualsiasi contesto formale. Il Lei Formale Usiamo la terza persona singolare femminile per rivolgerci a persone che non conosciamo, anziani, superiori o in contesti formali come uffici, negozi eleganti e università. Trasformazione nei Tempi Verbali Tempo VerbaleInformale (Tu)Formale (Lei)Presente"Tu vai""Lei va"Presente"Tu hai""Lei ha"Presente"Tu sei""Lei è"Passato prossimo"Tu sei andato""Lei è andato/a"Imperfetto"Tu eri""Lei era"Futuro"Tu andrai""Lei andrà" Trasformazione con i Pronomi Tipo di PronomeInformale (Tu)Formale (Lei)Diretto"Ti vedo""La vedo"Indiretto"Ti telefono""Le telefono"Con i verbi"Ti do questo""Le do questo"Riflessivo"Ti siedi""Si siede" L'Imperativo Formale: Un Segreto Importante L'imperativo formale si forma usando il congiuntivo presente! Questo è un dettaglio che molti studenti ignorano. Imperativo Informale (Tu)Imperativo Formale (Lei)"Ascolta!""Ascolti!""Vieni qui!""Venga qui!""Dimmi!""Mi dica!""Siediti!""Si sieda!""Stai attento!""Stia attento!""Fa' presto!""Faccia presto!""Non parlare!""Non parli!""Non andare!""Non vada!" Quando Passare dal Lei al Tu In Italia, il passaggio dal Lei al tu è un momento sociale importante. Di solito la persona più anziana o il superiore propone il passaggio al tu. Puoi dire: "Possiamo darci del tu?" oppure "Diamoci del tu!" Curiosità culturale: In alcune regioni del sud Italia, si usa ancora il "Voi" di cortesia, soprattutto con gli anziani: "Voi come state? Voi avete bisogno di qualcosa?" Questo uso è molto formale e rispettoso, persino più del "Lei"! Errori da Evitare Assolutamente "Lei hai ragione" → Mescolare Lei con la seconda persona "Lei ha ragione" "La chiamo più tardi" → Quando si parla direttamente alla persona (pronome sbagliato) "Le telefono più tardi" 3. Il Si Impersonale: Parlare in Generale Il "si" impersonale è una costruzione tipicamente italiana che non ha un equivalente diretto in molte lingue! Padroneggiarlo rende il tuo italiano molto più naturale e meno "tradotto". Formazione Base SI + verbo alla terza persona singolare (o plurale) Quando Si Usa il Si Impersonale UsoEsempioSignificatoPer generalizzare"In Italia si mangia bene"= La gente mangia benePer dare istruzioni"Si prende il treno e si scende alla seconda fermata"= Tu prendi il treno...Per evitare "io" o "tu""Come si dice in italiano?"= Come dici/diciamo...?Nelle ricette"Si mescolano le uova con lo zucchero"= Mescola le uova...Nei cartelli"Non si fuma", "Si prega di non disturbare"= È vietato fumare La Regola Fondamentale dell'Accordo Tipo di VerboRegolaEsempioTransitivo + oggetto singolareVerbo singolare"Si vende casa"Transitivo + oggetto pluraleVerbo plurale"Si vendono case"IntransitivoSempre singolare"Si va al mare", "Si dorme bene qui" Il Si Impersonale con i Verbi Riflessivi Quando il verbo è già riflessivo, il "si" impersonale diventa "ci si": "Lavarsi" → "Ci si lava" (= la gente si lava) "Divertirsi" → "Ci si diverte" (= la gente si diverte) "Alzarsi" → "Ci si alza presto" (= la gente si alza presto) 4. Il Periodo Ipotetico: Tutte le Possibilità Il periodo ipotetico esprime situazioni ipotetiche, sogni, rimpianti o possibilità. È formato da due parti: la protasi (la condizione, introdotta da "se") e l'apodosi (la conseguenza). Ce ne sono tre tipi principali! I Tre Tipi di Periodo Ipotetico TipoSignificatoStrutturaEsempioPRIMO TIPORealtà (probabile che succeda)SE + indicativo presente → indicativo presente/futuro/imperativo"Se piove, prendo l'ombrello"; "Se studierai, passerai l'esame"SECONDO TIPOPossibilità (poco probabile)SE + congiuntivo imperfetto → condizionale presente"Se fossi ricco, comprerei una Ferrari"; "Se avessi tempo, verrei con te"TERZO TIPOImpossibilità (non è successo)SE + congiuntivo trapassato → condizionale passato"Se avessi studiato, avrei passato l'esame"; "Se fossi venuto, ti saresti divertito" L'Errore Più Comune da Evitare "Se avrei..." → MAI! Dopo SE non si usa mai il condizionale! "Se avessi..." → Sempre congiuntivo dopo SE! Il Periodo Ipotetico Misto Puoi mescolare passato e presente quando la causa è passata ma la conseguenza è presente. Formazione: SE + congiuntivo trapassato → condizionale presente "Se avessi studiato di più (passato), ora sarei più preparato (presente)" 5. Il Discorso Indiretto: Riportare le Parole Altrui Quando riporti quello che qualcuno ha detto, non puoi semplicemente ripetere le sue parole. Devi trasformare la frase seguendo regole precise. Questo si chiama "discorso indiretto" ed è essenziale per raccontare conversazioni, dare notizie o riferire informazioni. Discorso diretto: "Marco dice: 'Vado al cinema'" Discorso indiretto: "Marco dice che va al cinema" Cosa Cambia nel Discorso Indiretto ElementoDiscorso DirettoDiscorso IndirettoPronomi"Io""lui/lei"Possessivi"Mio""suo"Indicatori di tempo"Oggi""quel giorno"Indicatori di tempo"Domani""il giorno dopo"Indicatori di tempo"Ieri""il giorno prima"Indicatori di luogo"Qui""lì"Verbi (imperativo)"Vieni!""di venire" Trasformazione dei Tempi Verbali (con verbo principale al passato) Discorso DirettoDiscorso Indiretto"Marco ha detto: 'Vado al cinema'""Marco ha detto che andava al cinema""Marco ha detto: 'Sono andato'""Marco ha detto che era andato""Marco ha detto: 'Andrò'""Marco ha detto che sarebbe andato" 6. La Consecutio Temporum: La Concordanza dei Tempi La consecutio temporum (letteralmente "successione dei tempi") è l'arte di far concordare i tempi verbali nelle frasi complesse. È fondamentale quando nella frase c'è una proposizione principale e una subordinata, specialmente con il congiuntivo. Quando la Frase Principale è al Presente Rapporto TemporaleTempo da UsareEsempioContemporaneitàCongiuntivo presente"Penso che sia intelligente"AnterioritàCongiuntivo passato"Penso che sia stato bravo"PosterioritàFuturo o congiuntivo"Penso che sarà/sia bravo" Quando la Frase Principale è al Passato Rapporto TemporaleTempo da UsareEsempioContemporaneitàCongiuntivo imperfetto"Pensavo che fosse intelligente"AnterioritàCongiuntivo trapassato"Pensavo che fosse stato bravo"PosterioritàCondizionale passato"Pensavo che sarebbe stato bravo" Il Trucco per Non Sbagliare Sulla linea del tempo, dove si trova l'azione rispetto alla principale? Prima, contemporaneamente o dopo? La risposta ti guiderà nella scelta del tempo corretto. 7. Il Passato Remoto: Il Tempo dei Narratori Il passato remoto è il tempo della narrazione, della storia e della letteratura. È usato soprattutto nella narrazione scritta (libri, articoli giornalistici) e nel sud Italia anche nel parlato quotidiano. Al nord, invece, è quasi scomparso dalla lingua parlata. Formazione dei Verbi Regolari PersonaPARLARE (-ARE)VENDERE (-ERE)PARTIRE (-IRE)Ioparlaivendei/vendettipartiiTuparlastivendestipartistiLui/Leiparlòvendé/vendettepartìNoiparlammovendemmopartimmoVoiparlastevendestepartisteLoroparlaronovenderono/vendetteropartirono Verbi Irregolari Comuni VerboIoTuLui/LeiNoiVoiLoroESSEREfuifostifufummofostefuronoAVEREebbiavestiebbeavemmoavesteebberoFAREfecifacestifecefacemmofacestefeceroDAREdiedidestidiededemmodestediederoDIREdissidicestidisse
All'interno del programma di RadioPNR, "Buongiorno PNR", ospite di Alberto La Piana, la Professoressa Patrizia Lombardi, Vice Rettrice del Politecnico di Torino, nipote della compianta Lella Lombardi, ha tracciato il profilo umano ricordando il carattere riservato e la determinazione che ebbe la pilota Frugarolese nel raggiungere il traguardo prefissato nella massima competizione motoristica.
Perché l'Europa fa un accordo con l'Australia Il piacere degli italiani Addio a Gino Paoli, ma il suo ricordo sarà senza fine Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
con Massimo Di Lecce e Denise Cicchitti
All'interno del programma di Radio PNR “Buongiorno PNR”, ospite di Alberto La Piana, Martina Gatti, Consigliera Comunale di Frugarolo e organizzatrice degli eventi realizzati a marzo nel comune.
Ricordo delle promesse di Dio a Davide.
Mirko, ascoltatore di Radio Delta 1 da oltre 30 anni, condivide il suo tenero ricordo. Ci racconta tutto Daniele Di Ianni.
Buon venerdì Stupefan.In questo scenario geopolitico di nuovi scenari bellici continuiamo ad occuparci della guerra che va avanti senza soluzioni da decenni, quella alla droga. Apriamo l'episodio con i racconti di alcuni prigionieri politici. Il primo è Jarred Shaw, cestista americano, di stanza in Indonesia che il maggio scorso è stato arrestato per aver comprato poco più di un centinaio di caramelle gommose alla cannabis, necessarie ad alleviare i sintomi del Morbo di Chron di cui è affetto. Scampata recentemente la condanna a morte - prevista dai codici indonesiani in caso di condanna per spaccio - è ora alle prese con lunghi mesi di carcere per consumo personale. E se pensate che le condanne arrivino solo per "l'habeas corpus" sbagliate di grosso, perché basta dire di aver consumato sostanze illegali e - anche se l'avete fatto quarant'anni fa - potreste incappare in un processo per promozione dell'uso di droghe: è quello che è successo a Yanis Varoufakis, già ministro greco e leader politico carismatico, reo di aver parlato in un podcast della sua esperienza con l'ecstasy nel 1989, a un festival in Australia. Non finisce qui però, perché dobbiamo darvi conto di una operazione antidroga coordinata dagli eserciti degli Stati uniti e dell'Ecuador, quest'ultimo stato chiave della logistica nel traffico di stupefacenti, iniziata nel momento in cui tutto il mondo ha gli occhi puntati sul Golfo Persico. Cambierà qualcosa nelle dinamiche del mercato nero?Lo scoprite al play! Note dell'episodio: - Jarred e la prigione: https://www.theguardian.com/sport/2026/feb/24/jarred-shaw-indonesian-jail-crohns - Varoufakis perseguitato: https://www.politico.eu/article/greece-yanis-varoufakis-stand-trial-after-admitting-drug-use-36-years-ago/ - Cosa sta succedendo in Ecuador: https://www.theguardian.com/us-news/2026/mar/04/us-military-action-operation-ecuador - Il Paese della logistica: https://www.bbc.com/news/articles/cgjzz4gn64zo - La guerra alla droga è viva: https://www.counterpunch.org/2026/03/05/the-war-on-drugs-is-alive-and-well/ Entra in contatto con noi usando la mail stupefatticast@gmail.com o seguendo su Instagram il @stupefatti_podcast! Puoi anche iscriverti a STUPEGRAM, il nostro canale telegram, a questo link https://t.me/stupegram!
“In un tempo in cui la comunicazione viaggia alla velocità della rete web, intricata nel labirinto dei social e delle sofisticazioni IA, è difficile ricordare un mondo diverso”. È vero, ma noi ci abbiamo provato. Guidati dalla voce e dalla penna di Alice Plata, riavvolgiamo il nastro della nostra personalissima “memoria storica” rievocando alcuni dei […]
Quanto conosci il vocabolario italiano di livello B1? In questo articolo trovi quindici parole fondamentali, ognuna accompagnata dalla definizione e da spiegazioni utili per capirne il significato e l'uso nella vita quotidiana. Per ogni parola vedrai la prima lettera e una descrizione: prova a indovinare prima di leggere la risposta! Se Conosci Queste Parole, hai un Livello INTERMEDIO Parola 1 – Lettera P Questo è un oggetto piccolo che tieni in tasca o nella borsa e che usi per conservare i soldi e le carte di credito. Che cos'è? [...] La risposta è: portafoglio. Il portafoglio è quell'oggetto dove mettiamo i soldi, le carte di credito, la patente, le tessere… Attenzione: "portafoglio" è una parola composta da "porta" (dal verbo "portare") e "foglio". In origine, serviva per portare i fogli, cioè le banconote. Ricorda che è maschile: il portafoglio. Parola 2 – Lettera S Questa cosa la usi per lavarti le mani. Ha un buon profumo e fa la schiuma. Che cos'è? [...] La risposta è: sapone. Il sapone lo usiamo per lavarci le mani, ma anche per lavare il corpo sotto la doccia. Esiste il sapone solido, quello classico a forma di mattoncino, e il sapone liquido, che esce da un dispenser. Se il sapone ha un buon profumo, possiamo dire che è un sapone profumato. Parola 3 – Lettera R Questo è un verbo. È l'azione di non dimenticare qualcosa, di avere qualcosa nella memoria. Qual è il verbo? [...] La risposta è: ricordare. "Ricordare" significa avere qualcosa nella memoria. Per esempio: "Ricordo ancora la mia prima vacanza al mare". Il contrario è dimenticare. Puoi dire sia "ricordo qualcosa" sia "mi ricordo di qualcosa", con una piccola differenza di sfumatura. Parola 4 – Lettera B Questo è un luogo pubblico dove puoi prendere in prestito i libri gratuitamente. Che cos'è? [...] La risposta è: biblioteca. La biblioteca è un posto dove puoi leggere e prendere in prestito i libri senza pagare. Attenzione a non confondere "biblioteca" con "libreria": la libreria è il negozio dove compri i libri, la biblioteca è dove li prendi in prestito. È un errore molto comune tra gli studenti di italiano. Parola 5 – Lettera B Questo è un documento che ricevi a casa e che devi pagare, per esempio per l'elettricità, il gas o l'acqua. Che cos'è? [...] La risposta è: bolletta. La bolletta è quel foglio (ormai spesso digitale) che ti dice quanto devi pagare per i servizi come la luce, il gas, l'acqua, il telefono… In Italia diciamo spesso "pagare le bollette" per indicare le spese fisse della casa. E quando le bollette sono molto alte, diciamo che sono salate: in italiano, "salato" significa anche "costoso". Parola 6 – Lettera R Questo aggettivo descrive qualcosa o qualcuno che fa molto rumore. Che cos'è? [...] La risposta è: rumoroso. Una cosa rumorosa è una cosa che fa molto rumore. Per esempio: "I miei vicini di casa sono molto rumorosi, fanno sempre feste fino a tardi!". Il contrario di rumoroso è silenzioso. Ricorda: il sostantivo è "rumore", l'aggettivo è "rumoroso". Parola 7 – Lettera S Questo è un verbo. È l'azione di usare le mani o il corpo per muovere qualcosa in avanti. Qual è il verbo? [...] La risposta è: spingere. "Spingere" significa usare forza per muovere qualcosa in avanti. Per esempio, spingiamo un carrello al supermercato o spingiamo una porta per aprirla. Il contrario è tirare. Sulle porte dei negozi in Italia spesso trovi scritto "spingere" o "tirare". Attenzione al participio passato, che è irregolare: spinto. "Ho spinto la porta, ma non si è aperta". Parola 8 – Lettera M Questa è la parte della strada dove camminano i pedoni, le persone a piedi. Che cos'è? [...] La risposta è: marciapiede. Il marciapiede è quella parte rialzata ai lati della strada dove camminiamo noi pedoni. È una parola composta: "marcia" (dal verbo "marciare", cioè camminare) + "piede". Quindi, letteralmente, è il posto dove marciano i piedi. In Italia, camminare sul marciapiede è fondamentale perché le strade spesso sono strette e le macchine passano molto vicine. Parola 9 – Lettera G Questa parola descrive il sentimento negativo che provi quando hai paura di perdere una persona che ami, o quando invidi qualcuno. Che cos'è? [...] La risposta è: gelosia. La gelosia è quel sentimento spiacevole che proviamo quando, per esempio, il nostro partner parla con un'altra persona e noi ci sentiamo minacciati. Ma "gelosia" può anche significare invidia: "Provo gelosia per il suo successo". L'aggettivo è geloso/gelosa: "Sono geloso di te". È un'emozione molto umana, ma attenzione: troppa gelosia non fa bene alle relazioni. Parola 10 – Lettera I Questo aggettivo descrive qualcosa che non serve a niente, che non ha utilità. Che cos'è? [...] La risposta è: inutile. Una cosa inutile è una cosa che non serve. Per esempio: "È inutile chiamarlo, non risponde mai al telefono". Come vedi, in italiano spesso formiamo il contrario aggiungendo il prefisso "in-" davanti all'aggettivo: utile → inutile. Altri esempi: felice → infelice, giusto → ingiusto. Parola 11 – Lettera P Questo è un verbo. È l'azione di riservare in anticipo un tavolo al ristorante, una camera d'albergo o un biglietto. Qual è il verbo? [...] La risposta è: prenotare. "Prenotare" significa riservare qualcosa in anticipo. Puoi prenotare un tavolo al ristorante, un volo, un hotel, un appuntamento dal medico… In Italia, soprattutto nei ristoranti famosi, è molto importante prenotare, altrimenti rischi di non trovare posto. Il sostantivo è prenotazione: "Ho fatto una prenotazione per due persone". Parola 12 – Lettera P Questo aggettivo descrive qualcosa che va molto in basso, che ha molta distanza dalla superficie al fondo. Che cos'è? [...] La risposta è: profondo. Una cosa profonda ha molta distanza tra la superficie e il fondo. Per esempio: "Il mare qui è molto profondo, non tocco!". Ma "profondo" si usa anche in senso figurato: un pensiero profondo, un'amicizia profonda, un libro profondo. Il contrario è superficiale, che si usa sia in senso letterale sia figurato. Parola 13 – Lettera G Questo aggettivo descrive una persona educata, cortese, che tratta gli altri con rispetto. Che cos'è? [...] La risposta è: gentile. Una persona gentile è una persona educata, cortese, che ha buone maniere. Per esempio: "Il cameriere è stato molto gentile con noi". In italiano, quando scrivi un'email formale, spesso inizi con "Gentile Signor/Signora…". Il contrario di gentile può essere scortese o maleducato. Parola 14 – Lettera L Questo è un elettrodomestico che usi per lavare i vestiti. Che cos'è? [...] La risposta è: lavatrice. La lavatrice è l'elettrodomestico che usiamo per lavare i vestiti. "Lavatrice" viene dal verbo "lavare". E l'elettrodomestico che asciuga i vestiti? Si chiama asciugatrice. In Italia, però, molte persone preferiscono ancora stendere i vestiti al sole, sul balcone: è più ecologico e i vestiti profumano di buono. Parola 15 – Lettera N Questo aggettivo descrive qualcosa o qualcuno che non è interessante, che ci annoia. Che cos'è? [...] La risposta è: noioso. Una cosa noiosa è una cosa che ci annoia, che non ci interessa. Per esempio: "Quel film era così noioso che mi sono addormentato!". Puoi usare "noioso" anche per le persone: "Lui è un po' noioso, parla sempre delle stesse cose". Il verbo è annoiare e il sostantivo è noia: "Che noia questa lezione!". Tabella Riepilogativa Delle 15 Parole B1 N°ParolaTipoDefinizioneContrario / Nota1PortafoglioSostantivo (m.)Oggetto per conservare soldi e carteParola composta: porta + foglio2SaponeSostantivo (m.)Si usa per lavarsi, fa la schiumaSolido / Liquido / Profumato3RicordareVerboAvere qualcosa nella memoriaContrario: dimenticare4BibliotecaSostantivo (f.)Luogo dove si prendono libri in prestito≠ Libreria (negozio)5BollettaSostantivo (f.)Documento di pagamento per servizi"Salata" = costosa6RumorosoAggettivoChe fa molto rumoreContrario: silenzioso7SpingereVerboUsare forza per muovere in avantiContrario: tirare – P.P.: spinto8MarciapiedeSostantivo (m.)Parte rialzata della strada per i pedoniParola composta: marcia + piede9GelosiaSostantivo (f.)Sentimento di paura di perdere qualcunoAggettivo: geloso/a10InutileAggettivoChe non serve a nienteContrario: utile (prefisso in-)11PrenotareVerboRiservare qualcosa in anticipoSostantivo: prenotazione12ProfondoAggettivoChe ha molta distanza dalla superficie al fondoContrario: superficiale13GentileAggettivoEducato, corteseContrario: scortese / maleducato14LavatriceSostantivo (f.)Elettrodomestico per lavare i vestitiSimile: asciugatrice15NoiosoAggettivoChe non è interessante, che annoiaVerbo: annoiare – Sost.: noia Domande Frequenti Qual È la Differenza Tra "Biblioteca" e "Libreria"? La biblioteca è un luogo pubblico dove puoi prendere in prestito i libri gratuitamente. La libreria, invece, è un negozio dove si comprano i libri. È uno degli errori più comuni tra gli studenti di italiano, perché in molte altre lingue (come l'inglese "library") la parola somiglia a "libreria" ma ha il significato di "biblioteca". Che Cosa Significa "Bolletta Salata" in Italiano? Quando diciamo che una bolletta è "salata", intendiamo che è molto costosa. In italiano, l'aggettivo "salato" ha un doppio significato: indica sia qualcosa che contiene molto sale, sia qualcosa che ha un prezzo elevato. Per esempio: "Il conto del ristorante era davvero salato!" significa che era molto caro. Come Si Forma il Contrario Degli Aggettivi Con il Prefisso "In-"? In italiano, molti aggettivi formano il contrario aggiungendo il prefisso "in-" davanti alla parola. Ecco alcuni esempi: utile → inutile, felice → infelice, giusto → ingiusto.
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In occasione della giornata del ricordo, proponiamo oggi un approfondimento sul tema delle foibe, una vicenda tragica per gli italiani e che è ancora oggetto di polemica politica. Interviene lo storico Gianni Oliva.
Classifica sulla percezione della corruzione di Transparency International: l'Italia continua a peggiorare. Con noi Giuseppe Busia, Presidente dell'ANAC - Autorità Nazionale Anticorruzione. Stretta di Israele in Cisgiordania, ma Trump si oppone all'annessione. Andiamo a Gerusalemme dove c'è Roberto Bongiorni, inviato de Il Sole 24 ORE. Oggi il Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle Foibe. Ci colleghiamo con Cristina Bonadei, nostra collaboratrice da Trieste.
Si celebra oggi il Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Per parlarne abbiamo con noi Aljosa Curavic, caporedattore responsabile di Radio Capodistria, che ci racconta come si vive questa giornata nei territori coinvolti. Il Governo pone la fiducia sul dl Ucraina, mentre i vannacciani in aula attaccano la Lega e le sue contraddizioni sul tema. Commentiamo tutto questo insieme a Emilia Patta, commentatrice politica de Il Sole 24 Ore. Lo storico asse franco-tedesco dell'Ue si sta rompendo? Lo chiediamo a Matteo Villa, direttore del Data Lab dell'ISPI. Infine, il nostro inviato Dario Ricci ci racconta questa giornata delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Prova Shopify ad 1 € - Vai su shopify.it In occasione della ricorrenza civile del Giorno del Ricordo, Dentro La Storia approfondisce ancora una volta l'annosa questione del confine orientale. E lo fa attorno a quelle tragedie a lungo sottaciute, dai campi di concentramento fascisti per i civili jugoslavi sino alla strage di Vergarolla del 18 agosto 1946, concludendo con l'uccisione del generale inglese Robert de Winton il 10 febbraio 1947. Ripercorrendo le sofferenze di quelle terre e degli innocenti vogliamo stimolare un dibattito necessario per la piena ed efficace comprensione di un fenomeno storico ancora oggi sfruttato per dividere e non per rielaborare e imparare.
Insieme a Daniele Rampazzo, Coordinatore per le minoranze e gli esuli alla Farnesina e al Prof. Arrigo Bonifacio dell'Università di Udine, studioso delle relazioni italo-jugoslave, ripercorriamo attraverso alcune tappe fondamentali le vicende degli italiani dell'Adriatico orientale dalla firma del Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 ai giorni nostri. Un viaggio tra storia e attualità dedicato alle vittime delle foibe, all'esodo degli istriani, fiumani e dalmati e alle complesse vicende del confine orientale.
Il congiuntivo ti fa impazzire? Non sai mai quando usarlo e quando no? Ti senti insicuro ogni volta che devi scegliere tra congiuntivo e indicativo? Beh, tranquillo, non sei solo! Il congiuntivo è il nemico numero uno di tutti gli stranieri che studiano l'italiano... e anche di molti italiani, a dire il vero! Perciò ho realizzato questa guida definitiva su quando va usato e quando invece no. Congiuntivo: Quando Usarlo e Quando Non Usarlo Parte 1: Quando Usare il Congiuntivo 1. Con i Verbi di OPINIONE nella Frase Principale Quando nella frase principale c'è un verbo che esprime un'opinione personale, nella frase secondaria devi usare il congiuntivo. Questi verbi sono, per esempio: pensare, credere, ritenere, supporre, immaginare. Esempi pratici: Penso che tu abbia ragione. (e non "hai") Credo che Marco sia già partito. (e non "è") Suppongo che loro vengano domani. (e non "vengono") Immagino che la festa finisca tardi. (e non "finisce") La regola è semplice: quando esprimi un pensiero soggettivo o un'opinione personale, il verbo della frase dipendente va al congiuntivo perché indica qualcosa di incerto, non verificato oggettivamente. 2. Con i Verbi di SPERANZA, AUGURIO e VOLONTÀ Quando esprimi una speranza, un augurio o una volontà, devi usare il congiuntivo nella frase secondaria. I verbi più comuni sono: sperare, augurare, desiderare, volere, preferire. Esempi pratici: Spero che tutto vada bene. (e non "va") Vi auguro che siate felici per sempre. (e non "siete") Voglio che voi studiate di più. (e non "studiate" indicativo) Preferisco che lei venga con noi. (e non "viene") Questi verbi esprimono un desiderio o una volontà che qualcosa accada, ma non è detto che accada davvero. Proprio per questo motivo di incertezza sul futuro, si usa il congiuntivo. 3. Con i Verbi di SENTIMENTO ed EMOZIONE Gioia, tristezza, paura, rabbia... tutte le emozioni richiedono il congiuntivo! I verbi tipici sono: essere felice/contento/triste, dispiacere, temere, avere paura. Esempi pratici: Sono felice che tu sia qui. (e non "sei") Mi dispiace che non possiate venire. (e non "potete") Temo che piova domani. (e non "piove") Ho paura che lui non capisca. (e non "capisce") Le emozioni sono reazioni soggettive a situazioni che non sono sotto il nostro controllo diretto. Per questo motivo, quando esprimiamo un sentimento riguardo a un'azione o situazione, usiamo il congiuntivo per sottolineare la natura soggettiva della nostra reazione emotiva. 4. Con i Verbi di DUBBIO Il dubbio e il congiuntivo sono migliori amici! Se nella frase principale c'è un verbo che esprime incertezza o dubbio, nella secondaria ci vuole il congiuntivo. I verbi più comuni sono: dubitare, non essere sicuro/certo. Esempi pratici: Dubito che lui dica la verità. (e non "dice") Non sono sicuro che questa sia la strada giusta. (e non "è") Non sono certa che loro arrivino in tempo. (e non "arrivano") Il dubbio rappresenta per definizione una mancanza di certezza, quindi è perfettamente logico che richieda il congiuntivo, il modo verbale che esprime proprio l'incertezza e la possibilità. 5. Con Molte Congiunzioni e Locuzioni che Esprimono IPOTESI, CONDIZIONE, CONCESSIONE Alcune parole "magiche" richiedono sempre il congiuntivo. Ecco le più importanti: Congiunzione/LocuzioneSignificatoEsempioaffinché / perché (scopo)con lo scopo cheTi chiamo affinché tu sappia la verità.purché / a patto che / a condizione chea condizione cheVengo, purché tu mi accompagni a casa.prima cheprima diDevo uscire prima che piova.senza chesenzaÈ uscito senza che io lo sapessi.nel caso in cui / qualoranel casoNel caso in cui tu abbia bisogno, chiamami.nonostante / benché / sebbenenonostanteNonostante faccia freddo, esco senza la giacca.a meno che / tranne cheeccetto seVengo, a meno che non piova. Queste congiunzioni introducono situazioni ipotetiche, condizionali o concessive, quindi richiedono sempre il congiuntivo per indicare che si tratta di eventi non ancora realizzati o comunque incerti. 6. Con Alcune Espressioni IMPERSONALI Le espressioni impersonali (quelle con "è" + aggettivo/sostantivo) richiedono quasi sempre il congiuntivo. Ecco le principali: È necessario/importante/essenziale che: È necessario che tu venga subito. È possibile/probabile/impossibile che: È probabile che loro siano in ritardo. È meglio/peggio che: È meglio che tu stia a casa. È bene/male che: È bene che voi sappiate la verità. È giusto/sbagliato che: È giusto che lui paghi per quello che ha fatto. È strano/raro/incredibile che: È strano che lui non abbia ancora chiamato. Può darsi/può essere che: Può darsi che io parta domani. Queste espressioni esprimono valutazioni soggettive, possibilità o necessità, e per questo richiedono il congiuntivo. Si tratta di giudizi o previsioni, non di fatti certi. 7. Con i Verbi di ATTESA e ASPETTATIVA Quando aspetti qualcosa o qualcuno, usa il congiuntivo! I verbi principali sono: aspettare, attendere, aspettarsi. Esempi pratici: Aspetto che tu finisca di studiare. (e non "finisci") Mi aspetto che lui arrivi presto. (e non "arriva") Attendiamo che voi ci diate una risposta. (e non "date") L'attesa implica sempre un elemento di incertezza su quando o se qualcosa accadrà, quindi si usa naturalmente il congiuntivo. 8. Con Alcuni Verbi IMPERSONALI Verbi come bastare, occorrere, servire, convenire, importare richiedono il congiuntivo: Esempi pratici: Basta che tu mi dica la verità. Occorre che voi siate puntuali. Non importa che lei venga o no. Conviene che partiamo presto. Serve che qualcuno mi aiuti. Questi verbi esprimono necessità, sufficienza o rilevanza, ma non certezza su ciò che accadrà, quindi richiedono il congiuntivo. 9. SUPERLATIVO + Pronome Relativo (Opinione Personale) Quando usi un superlativo seguito da un pronome relativo (che, cui) per esprimere un'opinione personale e soggettiva, devi usare il congiuntivo: Esempi pratici: È il film più bello che abbia mai visto. (CONGIUNTIVO) → È la mia opinione personale, soggettiva. È la persona più intelligente che conosca. (Mia opinione personale) È il ristorante migliore in cui abbia mai mangiato. (Valutazione soggettiva) È la cosa più strana che mi sia mai capitata. (Esperienza personale) In questo caso, il congiuntivo sottolinea che si tratta di una valutazione personale, non di un fatto oggettivo. Se invece parlassimo di un fatto oggettivo e misurabile, useremmo l'indicativo (es. "È la montagna più alta che esiste in Europa" - fatto geografico). Parte 2: Quando NON Usare il Congiuntivo (e Usare l'Indicativo) 1. Con i Verbi di CERTEZZA nella Frase Principale Quando nella frase principale c'è un verbo che esprime certezza, sicurezza o conoscenza oggettiva, nella frase secondaria devi usare l'indicativo. I verbi principali sono: sapere, essere sicuro/certo, conoscere, rendersi conto, accorgersi, notare, ricordare. Esempi pratici: Ricordo che ieri pioveva. (e non "piovesse") Mi sono accorto che tu hai ragione. (e non "abbia") Noto che sei stanco. (e non "tu sia stanco") So che la newsletter di LearnAmo è super utile. (e non "sia") Sono certo che domani faranno bel tempo. (e non "facciano") La regola è chiara: se esprimi certezza assoluta o conoscenza diretta di qualcosa, non c'è spazio per il dubbio, quindi si usa l'indicativo. 2. Con i Verbi di PERCEZIONE I verbi che esprimono una percezione sensoriale (quello che vedi, senti, ecc.) richiedono l'indicativo: vedere, sentire, ascoltare, toccare, percepire. Esempi pratici: Vedo che stai bene. (e non "tu stia") Sento che arrivano. (e non "arrivino") Ho sentito che Luigi si è sposato. (e non "si sia sposato") Percepisco che c'è qualcosa che non va. (e non "ci sia") ⚠️ ATTENZIONE! Se usi sembrare o parere, allora devi usare il congiuntivo: Mi sembra che tu sia stanco. ✓ Mi pare che lui abbia ragione. ✓ Perché questa differenza? Perché "vedere" e "sentire" indicano una percezione diretta e quindi certa, mentre "sembrare" e "parere" indicano un'impressione soggettiva, quindi incerta. 3. Con i Verbi di AFFERMAZIONE e DICHIARAZIONE Quando affermi o dichiari qualcosa con certezza, usa l'indicativo! I verbi tipici sono: dire, affermare, dichiarare, sostenere, riferire, raccontare, spiegare, confermare, giurare, promettere. Esempi pratici: Raccontavano che tu avevi torto. (e non "abbia") Lui afferma che l'esame è facile. (e non "sia") Confermo che domani vengono. (e non "vengano") Ti giuro che faccio il possibile. (e non "faccia") Mi ha detto che parte domani. (e non "parta") ⚠️ ATTENZIONE! Se questi verbi sono alla forma NEGATIVA, allora puoi usare il congiuntivo: Non dico che tu abbia torto. ✓ Non promettono che vengano. ✓ Non affermo che lui sia colpevole. ✓ La negazione introduce un elemento di dubbio o incertezza, quindi il congiuntivo diventa appropriato. 4. Dopo Espressioni Impersonali di CERTEZZA Alcune espressioni impersonali esprimono certezza e quindi richiedono l'indicativo: È vero/certo/sicuro che: È vero che Marco ha 30 anni. (e non "abbia") È chiaro/evidente/ovvio che: È chiaro che lui non capisce. (e non "capisca") ⚠️ ATTENZIONE! Quando queste espressioni diventano PERSONALI, devi usare il congiuntivo: Sono sicura che domani piova. ✓ (opinione personale) Siamo certi che tu abbia ragione. ✓ (certezza soggettiva) La differenza sta nel fatto che le espressioni impersonali ("è vero che...") presentano qualcosa come un fatto oggettivo, mentre le espressioni personali ("sono sicuro che...") esprimono una convinzione personale. 5. Con "Secondo me", "Per me", "A mio parere", "A mio avviso" Queste espressioni introducono un'opinione personale,
Iscriviti all'ultimo gruppo dell'anno per la maturità emotiva: https://corsi.mammasuperhero.com/offers/tDtjnUzC/checkoutIn questo episodio rifletto su come la maturità emotiva e la presenza consapevole abbiano trasformato il modo in cui vivo la genitorialità. Non perché i miei figli siano cambiati — continuano ad avere personalità forti, conflitti quotidiani e momenti di caos — ma perché sono cambiata io.Ti racconto come sono passata dal tunnel buio della maternità, fatto di urla, stanchezza e sensi di colpa, a un modo più calmo e sicuro di vivere la genitorialità. Ho imparato ad accettare i miei figli per come sono, a non farmi travolgere dalle emozioni e a fidarmi della relazione che stiamo costruendo.Non significa che tutto sia perfetto, ma che oggi riesco a restare presente anche quando le cose si fanno difficili. È questo il vero traguardo della genitorialità consapevole: non smettere di sbagliare, ma imparare a stare.Se ti senti ancora nel pieno del caos, se pensi che la serenità sia un miraggio o temi di non farcela, questo episodio ti darà speranza, prospettiva e strumenti concreti per ritrovare la calma, la fiducia e la forza di continuare.Ascoltalo, e se ti risuona, condividilo con un'amica: potrebbe essere il raggio di luce che le serve per credere che anche lei può farcela.Lascia una recensione e condividiSe il podcast Mamma Superhero ti aiuta, ti fa sentire meno sola e ti fa compagnia nella relazione con tuo figlio, ti chiedo di lasciare una recensione e condividerlo con altri genitori. Questo aiuta il podcast a crescere e mi motiva a continuare a offrire questo servizio gratuito che diffonde il respectful parenting e supporta la genitorialità.*** Seguimi sui socialInstagram: https://www.instagram.com/mammasuperhero/Facebook: https://www.facebook.com/mammasuperhero
Due anni dopo gli attacchi in territorio israeliano e l'inizio della guerra a Gaza, quali sono ora le speranze dei colloqui in corso in Egitto tra Israele e Hamas?