POPULARITY
È fondamentale un rapporto quotidiano con la creatività.Lo ascoltiamo leggendo un altro brano da “Rituali quotidiani”, di Mason Currey, edizioni Vallardi.Se questo podcast ti piace, aiutami a farlo arrivare da qualcuno che potrebbe trovarlo utile.Ti auguro una buona giornata.A presto!Alessandro#ilmondoinvisibilepodcast #respiropodcast #arte #creatività #ispirazione #podcastitaliani #respiro
La Natura è un grande attivatore della creatività.Lo ascoltiamo nella pratica di Giuseppe Verdi, tratta da “Rituali quotidiani” di Mason Currey, edizioni Vallardi.“RESPIRO” è la striscia quotidiana del podcast “Il Mondo Invisibile”, dedicata ad artisti, creativi e non solo.Se ti piace questo podcast, parlane con qualcuno a cui possa interessare. Ti auguro una buona giornata.A presto!Alessandro#ilmondoinvisibilepodcast #respiropodcast #arte #creatività #ispirazione #podcastitaliani #respiro
Il lavoro creativo può aiutarci a restare in equilibrio e ricaricarci.Una volta a settimana ascoltiamo la pratica creativa di un grande artista: oggi è la volta de leggendario regista Ingmar Bergman, in un brano tratto da “Rituali quotidiani” di Mason Currey, edizioni Vallardi.“RESPIRO” è la rubrica giornaliera del podcast “Il Mondo Invisibile”, dedicata ad artisti, creativi e non solo.Se trovi questo podcast interessante, parlane e condividilo con qualcuno a cui tieni. Ti auguro una buona giornata.A presto!Alessandro#ilmondoinvisibilepodcast #respiropodcast #arte #creatività #ispirazione #podcastitaliani #respiro
[Visita guidata] Il mistero delle origini di RomaAcquista il tuo biglietto! Perché continuiamo a chiamare “necromanzia” pratiche profondamente diverse tra loro?Quello della necromanzia è uno dei casi in cui guardare alla costruzione etimologica del termine non basta e, anzi, in qualche misura risulta fuorviante.In questo episodio di Let's Speak Magick in compagnia di@admaioravertite | Emanuele Viotti (divulgatore storico) affrontiamo il problema partendo da una distinzione fondamentale: quella tra culto degli antenati e necromanzia.Il primo è socialmente legittimo, inserito nella prassi rituale e religiosa; la seconda è invece un atto rituale illecito, marginale, spesso descritto come perturbante e “altro”. Mettere queste due dimensioni sotto la stessa etichetta produce un effetto paradossale, in cui pratiche normative e condivise vengono assimilate a figure e pratiche descritte estranee, inquietanti e devianti.A partire da qui, attraversiamo esempi di necromanzia dal mondo antico al Rinascimento – soprattutto attraverso fonti documentali e letterarie – mettendoli a confronto con pratiche documentate di relazione rituale con i morti.Questo ci porta a una domanda cruciale:quanto della necromanzia è effettivamente pratica, e quanto invece è costruzione narrativa? Le attestazioni operative sono poche e circoscritte, e trovano uno dei loro principali riferimenti nei Papyri Graecae Magicae.Ci interroghiamo poi sui limiti della definizione stessa: ha senso ridurre la necromanzia a una forma di divinazione per mezzo dei morti? E cosa succede quando estendiamo troppo questa categoria, fino a svuotarla di significato?L'episodio si chiude con una necessaria domanda aperta: cosarende davvero una pratica “necromantica”?Ospite – Emanuele ViottiInstagramWebsiteConsigli di letturaBetz, H. D. (Ed.). (1992). The Greek magical papyri intranslation, including the Demotic spells (2nd ed.). University of Chicago Press.Cecon, A. (n.d.). Femminile e saperi illeciti: La necromanzia nel Mediterraneo antico (Tesi di dottorato).Edmonds, R. G., III. (2019). Drawing down the moon: Magic in the ancient Greco-Roman world. Princeton University Press.Faraone, C. A., & Obbink, D. (Eds.). (1991). Magika hiera:Ancient Greek magic and religion. Oxford University Press.Gager, J. G. (1992). Curse tablets and binding spells from the ancient world. Oxford University Press.Graf, F. (1997). Magic in the ancient world. Harvard University Press.Johnston, S. I. (1999). Restless dead: Encounters between the living and the dead in ancient Greece. University of California Press.Ogden, D. (2001). Greek and Roman necromancy. Princeton University Press.Ogden, D. (2002). Magic, witchcraft, and ghosts in the Greek and Roman worlds: A sourcebook. Oxford University Press.Ogden, D. (2013). The crooked kings of ancient Greece. Duckworth.SCOPRI NEXUS ARCANUMSito, contatti e contenuti:
Today I have invited an acquaintance of mine to join us - Ally Berry - who's multiple interests, disciplines and experiences led her from training as a Death Doula to now branching out further into a role she titles a Holistic Culinary Caregiver. She also hosts her own Podcast titled “You Want to go Home?”, described as a place in between many places created with the intent to guide you back to yourself, however that process comes through for you. Her podcast is an invitation to you to hold her hand while walking a divine path
Un lavoro creativo può essere sostenuto da rituali e routine.Ascoltiamo le abitudini della ballerina e coreografa Twyla Tharp, da una pagina di “Rituali quotidiani”, di Mason Currey, edizioni Vallardi."RESPIRO" è l'appuntamento quotidiano del podcast "Il Mondo Invisibile" dedicato ad artisti, creativi e non solo.Se ti piace questo podcast, parlane con qualcuno a cui possa interessare.Ti auguro una buona giornataA presto!Alessandro#ilmondoinvisibilepodcast #respiropodcast #arte #creatività #ispirazione #podcastitaliani #respiro
Un lavoro creativo può avere gli stessi ritmi di un lavoro regolare?Ascoltiamo come andava per la scrittrice Willa Cather, da una pagina di “Rituali quotidiani”, l'autore è Mason Currey, edizioni Vallardi."RESPIRO" è la rubrica giornaliera del podcast “Il Mondo Invisibile”, dedicata ad artisti, creativi e non solo.Se ti piace questo podcast, parlane con qualcuno a cui possa interessare. Ti auguro una buona giornataA presto! Alessandro#ilmondoinvisibilepodcast #respiropodcast #arte #creatività #ispirazione #podcastitaliani #respiro
“La caduta dell'Egitto non è solo un fatto storico. È la fine del ciclo eroico.Con gli Hyksos entra il patriarcato mandriano, il dio unico, la proprietà, il controllo. Pan diventa il Diavolo, gli dèi della natura diventano mostri, e l'uomo smette di essere un semidio per diventare un suddito.È da lì che nasce l'umano moderno. Gli ultimi diventano i primi, e il simbolo si spegne. Ma nei numeri, nei tarocchi, nei miti, la memoria del ciclo eroico non è mai morta.”IL RITORNOVorrei adesso far comprendere cosa spingeva gli alchimisti occidentali a ipotizzare il ritorno, il reintegro della natura umana nelle sue origini mitiche, eroiche. In altre parole, l'immortale è un concetto non filosofico, ma iniziatico che si lega la Daimon come vettore IAO, ma da dove nasce questo anelito? Se non è un sogno, quale è legame che unisce un periodo iperumano al nostro subumano ?SEGUIMI PER ACCEDERE ALLA CONOSCENZA SACRA.Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Perché confondiamo amore e possesso, l'eroe e suddito.Nel ciclo eroico (quello dei miti, dei nomadi, dei pastori, dei guerrieri):l'uomo non è separato dalla natura, l'eroe è metà umano e metà divino, il corpo è sacro,l'istinto è guida,la natura è maestra,Pan è un dio, non un mostro. L'eroe è colui che integra: animale + umano + divino.È un essere intero.2. Il ciclo umano: l'uomo come suddito Quando nasce la società agricola, nasce il ciclo umano: l'uomo non è più ponte,l'uomo diventa suddito,il corpo diventa peccato,la natura diventa pericolo, l'istinto diventa colpa,il divino viene spostato in cielo.L'eroe non serve più. Serve il contadino obbediente. E per ottenere questo, devi:uccidere l'eroe dentro l'uomo.Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Trovare il ritmo giusto per sé non viene sempre facile.Allora ascoltiamo le testimonianze degli artisti, come nel respiro di oggi che ho preso dal libro “Rituali quotidiani” di Mason Currye e che racconta la pratica della pittrice americana Giorgia O'Keeffe.Se ti piace questo podcast, parlane con qualcuno a cui possa interessare.Ti auguro una buona giornata.A presto!Alessandro#ilmondoinvisibilepodcast #respiropodcast #arte #creatività #ispirazione #podcastitaliani #respiro
Non siamo diventati contadini per scelta. È stata una trappola evolutiva.Gli antropologi la chiamano proprio così: la trappola agricola.Per decine di migliaia di anni siamo stati:nomadi, cacciatori, raccoglitori, pastori, guerrieri, liberi.Poi, in un periodo relativamente breve, l'umanità cambia modello:si ferma, coltiva, accumula,costruisce villaggi, crea proprietà,crea gerarchie.Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Perché oggi le coscienze sono stagnanti e opprimenti?Perché viviamo ancora dentro questa separazione: Dio in cielo,uomo sulla terra, natura come minaccia, corpo come peccato, istinto come errore,simbolo come superstizione.E quando separi l'uomo dalla sua natura… l'uomo si ammala.Si ammala di paura. Si ammala di ossessioni. Si ammala di forme-pensiero. Si ammala di stagnazione.Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Cathy La Torre è un'avvocata e attivista per i diritti civili, tra le più note in Europa per il suo impegno contro le discriminazioni. Ma prima di diventare un punto di riferimento per tante persone che cercano giustizia, è stata una ragazza cresciuta in Sicilia in una famiglia segnata dai debiti e da un forte squilibrio di potere economico. Il padre, impiegato comunale, gestiva tutto il denaro; la madre non lavorava, perché lui non voleva. Cathy oggi chiama quella situazione con un nome preciso: violenza economica.È anche da lì che nasce la sua consapevolezza del legame tra soldi e libertà. Quando lei e la sorella partono per l'università, la madre inizia finalmente a lavorare. E lei l'accompagna in banca per aprire il suo primo conto corrente: «Le ho detto: perché papà deve avere un conto corrente suo e tu no?». Per Cathy il denaro non è mai stato solo una questione privata: è sempre stato uno strumento di autonomia, soprattutto per le donne. Lei stessa lascia la Sicilia grazie a una borsa di studio: nove milioni di lire all'anno che le permettono di studiare a Bologna e mantenersi. «Arrivavo al 20 del mese che mangiavo solo scatolette di tonno». Eppure proprio quell'indipendenza economica crea tensioni in famiglia: quando ottiene la borsa di studio, il padre la caccia di casa per un anno. «Il fatto che non potesse esercitare su di me il potere economico lo faceva uscire di testa».Gli inizi della carriera non sono più facili. Di giorno pratica in uno studio legale, gratis; di sera lavora in un ristorante per mantenersi: «Ho lavato piatti fino a 32 anni». Lo fa per poter scegliere la strada che sente giusta: difendere persone marginalizzate, spesso senza grandi risorse economiche. Un impegno che le vale anche il premio come miglior avvocata pro bono d'Europa. Per rendere sostenibile questo lavoro, Cathy trasforma lo studio legale in un'impresa con due anime: una profit, che lavora con le aziende su temi di sostenibilità e diritti, e una dedicata alle cause sociali. Un equilibrio che le permette di restare fedele ai suoi valori. Il rapporto personale con il denaro, invece, resta distaccato. «Sono la persona più disinteressata ai soldi che conosca». Non ama il lusso né accumulare beni: quando compra una casa in campagna, la intesta direttamente ai nipoti, di cui è diventata genitore intenzionale dopo la morte del cognato. «Quando non ci sarò più, spero che il mio lascito sia fatto di diritti».Il suo unico rituale finanziario è semplice e simbolico: ogni settimana mette da parte qualche soldo in un salvadanaio chiamato “viaggi”. «Così penso che, se un giorno voglio partire all'improvviso, posso farlo».
La creatività può richiedere pratiche diverse, come diversi siamo tutti noi, metodici, ribelli, ordinati, disordinati.Il respiro di oggi lo prendiamo dal libro “Rituali quotidiani” di Mason Currey e parla della pratica di Charles Schulz, leggendario autore dei Peanutz. Se ti piace questo podcast, parlane con qualcuno che a cui possa interessare. Ti auguro una buona giornataA presto! Alessandro#ilmondoinvisibilepodcast #respiropodcast #arte #creatività #ispirazione #podcastitaliani #respiro
Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
11. februarja 2026 je umrl Cees Nooteboom, nizozemski pesnik, pisatelj, potopisec, esejist. Bil je eden izmed osrednjih literatov ne le na Nizozemskem, ampak v svetovnem merilu, zadnja leta na vrhu lestvice kandidatov za Nobelovo nagrado. V slovenščini lahko beremo njegove romane Rituali, Naslednja zgodba, Vsi sveti in Raj, izgubljeni. Ta je izšel pred desetimi leti v okviru festivala Fabula založbe Beletrina in Cees Nooteboom je bil eden izmed gostov. Tadeja Krečič Scholten ga je povabila pred mikrofon. Prevod pesmi in pogovora Tadeja Krečič Scholten, bereta Jasna Rodošek in Ambrož Kvartič, tehnična izvedba Vito Plavčak. Produkcija 2016.
Non è una provocazione. È una diagnosi culturale.L'uomo non è fatto a immagine del Diavolo in senso teologico. È fatto a immagine del simbolo che lui stesso ha creato per rappresentare:ciò che teme,ciò che reprime,ciò che non vuole vedere, ciò che non sa integrare,ciò che ha demonizzato dentro di sé.Il Diavolo non è un'entità esterna. È uno specchio.E ogni cultura si costruisce il Diavolo che si merita: se reprime il corpo → il Diavolo diventa corpo;se reprime il desiderio → il Diavolo diventa desiderio;se reprime la natura → il Diavolo diventa Pan;se reprime la libertà → il Diavolo diventa ribellione;se reprime il pensiero → il Diavolo diventa conoscenza.Il Diavolo è la forma che assume ciò che non vogliamo riconoscere come nostro.E quindi sì: l'uomo è fatto a immagine del proprio Diavolo, perché il Diavolo è la sagoma delle sue paure.“L'uomo è fatto a immagine del proprio Diavolo. Perché il Diavolo non è un mostro: è la forma che assume ciò che non vogliamo riconoscere come nostro.”Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
PAN: il vero antenato del DiavoloPrima che il cristianesimo demonizzasse tutto ciò che non controllava, Pan era il dio della natura, della vita selvaggia,della fertilità, del ritmo, del panico (che deriva da lui), della musica, del corpo.Aveva: corna, zoccoli, barba,torso umano, energia sessuale, risate improvvise, potere sulla natura.E cosa succede quando arriva una religione che vuole separare spirito e corpo?“Pan non è diventato un mostro. È l'uomo che ha dimenticato come leggere la natura. Quando il divino è stato spostato in cielo, la terra è diventata sospetta. Quando Dio è diventato immutabile, la natura è diventata colpevole. E così il dio della vita è stato trasformato nel simbolo del male.Non perché fosse malvagio, ma perché era troppo umano, troppo libero, troppo vicino alla verità.”Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
I numeri non erano cifre. Erano caratteri, qualità, vibrazioni, messaggi.“In Occidente abbiamo perso il senso simbolico dei nostri antenati. Abbiamo trasformato i simboli in paure, i miti in minacce, i linguaggi sacri in superstizioni. In Oriente questo non è avvenuto: il simbolo è rimasto vivo, il numero è rimasto sacro, il gesto è rimasto un codice. Per questo in Oriente non esistono le forme-pensiero ossessive che tormentano l'Occidente. Quando un simbolo viene demonizzato, non scompare: si deforma. E ciò che era un linguaggio diventa un'ossessione.”Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Perché l'Occidente ha perso il senso del simbolo mentre l'Oriente lo ha conservato?1. L'Occidente ha perso il linguaggio simbolicoIn Occidente è accaduto qualcosa di molto preciso:la tradizione orale è stata sostituita dalla scrittura dogmatica,il simbolo è stato sostituito dalla dottrina,il mito è stato sostituito dalla teologia,il linguaggio iniziatico è stato sostituito dalla paura,il pensiero analogico è stato sostituito dal pensiero letterale.Risultato?Abbiamo perso la capacità di leggere i simboli. Abbiamo perso la logica dei nostri antenati. Abbiamo perso il senso del sacro come linguaggio, non come minaccia.E quando perdi il simbolo, cosa resta?La paura.L'Oriente non ha mai interrotto la tradizione simbolicaBecome a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
IL “Diavolo” non è il nemico. È il Creatore del mondo materiale.“Gli zingari non vedevano il Diavolo come il male, ma come il Creatore della materia. Quando scoprirono l'Arcano XV capirono subito che non era un gioco: era il patrono dei 21 Arcani. Nei loro sortilegi mettevano la Ruota della Fortuna sopra il Diavolo per creare il ‘Diavolo indiavolato', un simbolo di potenza in movimento. È la stessa ruota di Ixion, il mito del destino che gira senza fermarsi".Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
“In Irlanda bastava pronunciare la parola ‘maiale' durante la parabola dell'indemoniato per svuotare una chiesa. Le parole erano temute perché erano vive. Avevano frequenze, effetti, poteri. Per questo i simboli — come il Diavolo dei Tarocchi — erano costruiti come rebus: per dire ciò che non si poteva dire. Oggi parliamo troppo perché abbiamo dimenticato che la parola è un atto magico.”Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Il “vocabolario numerico” arabo: un linguaggio nascostoQuasi nessuno conosce il fatto che i numeri, nel mondo arabo antico, erano un vocabolario segreto, usato per: burlare i mercanti ingenui, mandare messaggi nascosti, indicare qualità o difetti,identificare persone senza nominarle, trasmettere concetti proibiti.Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
“Nel Medioevo molti erano analfabeti, ma quasi tutti sapevano contare. I simboli erano costruiti come rebus numerici:cinque dita rimandavano al quinto giorno della Genesi, le corna a una lettera dell'alfabeto, il calderone allo zero, la matrice. Il Diavolo non è un mostro: è un'equazione sacra nascosta in un'immagine.”Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
“Nel Medioevo non esistevano enciclopedie, ma tutti conoscevano la Bibbia. Così i simboli diventavano lettere, parole, frasi. Le corna erano una lettera dell'alfabeto. Le cinque dita rimandavano al quinto giorno della creazione. Il Diavolo non è unmostro: è un rebus biblico, un messaggio nascosto per chi sapeva leggere il linguaggio sacro.”Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Ma… se tutto questo fosse il risultato di una manipolazione dei nomi, dei simboli e dei ruoli? Se il Diavolo non fossemai stato ciò che ci hanno raccontato?Oggi entriamo dentro il simbolo. Lo guardiamo da vicino. E scopriamo cosa c'è davvero dietro questa immagine.Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
� DIAVOLO = INFERNO? No. È un errore culturale.Nella tradizione esoterica, templare, alchemica, druidica, tarotiana:� Il Diavolo non ha nulla a che vedere con l'Inferno cristiano.L'equazione “Diavolo = Inferno” è una costruzione tardiva, teologica, nata per:semplificare, spaventare, controllare,cancellare la complessità del simbolo.Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Lucifero, Satana e il Diavolo non sono la stessa cosa.Sono tre figure diverse, fuse insieme per creare paura. Lucifero èVenere nel suo dramma celeste. Satana è un avversario rituale che obbedisce a Dio. Il Diavolo è un simbolo iniziatico, un rebus, un Daimon. La confusione dei nomi è stata una scelta politica, non una verità spirituale.”Become a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Esiste un manuale di negromanzia del Quattrocento, sopravvissuto ai roghi della Chiesa e giunto intatto fino a noi: il Clm 849. In questo episodio di Leggende Affilate, esploriamo le pagine oscure di questo grimorio medievale conservato nella biblioteca di Monaco, un vero ricettario di magia nera che spiega come evocare demoni, costruire castelli fantasma e manipolare la mente dei potenti.Analizzeremo i rituali pratici di negromanzia clericale contenuti nel manoscritto Clm 849, dalle tecniche di divinazione come la catoptromanzia e l'onicomanzia (la visione tramite le unghie), fino alle formule per ottenere un demone tutore. Scopriremo chi era il misterioso negromante che ha compilato queste pagine, probabilmente un membro del basso clero che cercava potere attraverso esperimenti di illusionismo e controllo mentale, sfidando l'inquisizione e il destino.Lorenzo Manara è scrittore di libri storici e fantasy. Acquista subito i miei romanzi!
Nell'antichità, la parola DAIMON non aveva alcuna connotazione malvagia. Era un concetto altissimo, quasi sacro.Il daimōn era:una guida interiore,un principio di elevazione,un ponte tra umano e divino,una forza che spinge l'anima verso la sua forma più alta.Il Daimon è ciò che ti porta oltre la tua natura animale.Plotino: senza il Daimon non si saleSocrate: il Daimon come voce interioreQuando nasce il “demone malvagio”?https://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_nossBecome a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
2. .IL DIAVOLOContenuti:La “possessione” non appartiene al simbolo del Diavolo2. La mente umana può essere disturbata, ma non dal simbolo3. Le forme-pensiero: ciò che viene chiamato “demoniaco”4. Il pensiero crea materia quando è ritualizzato5. Esistono forme biologiche non conformi al nostro standard6. Come unire tutto questo in una frase chiave“Quello che viene etichettato come demoniaco è reale, ma non nel simbolo: è nella creazione delle forme-pensiero.”Quando la cultura popolare dice “possessione”, sta parlando di qualcosa che non ha nulla a che vedere con l'Arcano XV,con il Baphomet o con il simbolo esoterico del Diavolo.Il Diavolo è un archetipo, non un'entità che entra nelle persone.È un simbolo di:soglia,trasformazione,energia creativa,conoscenza nascosta,fuoco della mente.Non è un “parassita”.https://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_nossBecome a supporter of this podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/support.https://www.spreaker.com/podcast/spazio-rinascita--3297425/supporthttps://www.amazon.it/s?k=valentin+p.+elli&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss
Melissa Panarello è una scrittrice, saggista e oggi anche agente letterario che a soli 17 anni diventa un caso editoriale mondiale con "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" e 3 milioni di copie vendute. Un successo travolgente - anche economico - che arriva prestissimo, prima ancora che abbia strumenti adulti per gestirlo. Era cresciuta a Catania in una famiglia di commercianti, dentro un'economia instabile fatta di boom improvvisi e cadute altrettanto rapide. Il denaro, in famiglia, era "contato a mano": il padre annotava tutto su un quaderno mentre la madre rivendicava con orgoglio “i suoi” primi guadagni. È lì che Melissa assorbe, senza saperlo, la sua prima educazione finanziaria e insieme una tensione profonda tra libertà e paura.Da bambina vive i continui traslochi come un'avventura, imparando presto che si può perdere tutto e ricominciare. «Ci spostavamo quasi ogni anno da una casa all'altra: con il commercio le entrate erano altalenanti, e c'erano periodi in cui i miei potevano permettersi una villetta in periferia di Catania, vicino all'Etna, e altri in cui i soldi non bastavano più. Ma l'idea di cambiare casa perché non c'erano più soldi mi dava moltissima energia».Quando il successo editoriale la investe, quella familiarità con l'instabilità si trasforma in fragilità: le arrivano cifre altissime, fino a 50mila euro al mese, che Melissa spende senza una reale protezione. «Non compravo mai cose davvero di valore. Sperperavo in cose piccole, andavo al mercato... In fondo non mi davo valore, e quei soldi sentivo di non meritarli». Compra una casa troppo grande, accende un mutuo oneroso, ignora le tasse e sperpera per compiacere gli altri. Il crollo arriva presto. A poco più di venticinque anni si ritrova senza nulla, ma paradossalmente prova una calma nuova: «Era il mio punto zero, qualcosa che conoscevo già».Oggi vive in una casa di proprietà senza mutuo, con una famiglia, guadagna infinitamente meno ma si sente più ricca. Il suo rapporto col denaro cambia quando cambia il rapporto con se stessa: «I soldi, per me, sono una storia sentimentale». La svolta definitiva arriva con l'imprenditoria: fonda un'agenzia letteraria e scopre il piacere dell'amministrare e del prendersi cura anche del valore economico del lavoro creativo. Il suo rituale di benessere finanziario è semplice e simbolico: un quaderno senza righe dove annota ogni entrata. «Do corpo a qualcosa che altrimenti sarebbe volatile». Oggi Melissa rivendica una ricchezza diversa da quella che ha conosciuto da adolescente: «So di meritarmi quello che guadagno. E questo fa tutta la differenza».
Puntata #364 - Giovedì 15 Gennaio 2026 In questa nuova puntata del podcast rispondo ad una domanda delicata e inquietante: oggi è ancora possibile parlare di sacrifici di sangue? Ovvero di veri e propri sacrifici rituali dietro ad atti criminosi, omicidi o eventi dolosi? Qual è il senso del "sacrificio umano"? Si tratta di una superstizione primitiva o di una convinzione ancora oggi esistente e praticata da certe sedi di potere? Ma è reale? O è un semplicemente un delirio? Per informazioni: www.carlodorofatti.com Immagine: "Il Sacrificio di Isacco" - Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1571 – 1610). Gli Uffizi.
Manuela Vitulli è una delle voci più riconoscibili del racconto di viaggio in Italia: da oltre 12 anni scrive di territori e comunità con uno sguardo personale ed etico. Cresce a Bari, in una famiglia monoreddito: il padre è l'unico percettore di reddito, la madre – creativa e intelligentissima – è la figura più presente, ma senza autonomia economica. È lì che nasce la sua spinta: il bisogno di “farcela da sola”, anche guardando i coetanei che potevano permettersi più cose.Anni dopo, quella che sembrava una virtù si rivela anche una trappola. «Sono sempre stata orgogliosa della mia indipendenza, ma in terapia mi sono resa conto che mi stava facendo scivolare nell'iperproduttività». Manuela lavora 10-12 ore al giorno non solo per i clienti, ma per “portarsi avanti”, perché sotto c'è la paura che il futuro cambi all'improvviso. E la stessa logica entra anche in coppia: l'idea di non dover chiedere mai niente al partner, di cavarsela sempre. Oggi sta capendo che chiedere aiuto non toglie libertà: la completa.La ricerca di autonomia guida anche le sue scelte di studio: sceglie fisioterapia per lavorare subito, anche se avrebbe preferito un percorso umanistico. Si laurea, manda curriculum “da soldatino”, ma nel 2012 scopre il travel blogging e apre un blog: un'ossessione felice e segreta, costruita da autodidatta, finché arrivano i primi riconoscimenti e poi la partita IVA. «Mio padre diceva: “Le tasse ti massacreranno”». Lei impara invece che la consapevolezza fiscale non è un mistero: è parte del lavoro.In questa puntata parliamo di denaro e valore del lavoro creativo, del “mattone” come simbolo di sicurezza, e del nodo etico dell'overtourism: cosa significa avere influenza e scegliere dove puntare il faro. La lezione più potente arriva da una perdita: il padre muore prematuramente, ma, grazie a delle polizze, protegge la famiglia. Oggi Manuela dice che il suo benessere finanziario passa da lì, dalla protezione assicurativa. Ma anche da un rituale inatteso: compilare le fatture. «Mi rilasso proprio nel farle: mi fa stare bene».
Kolektivno žalovanje je uobičajeno iskustvo nakon masovne tragedije poput one kojoj je Australija svjedočila na plaži Bondi, 14. prosinca. Petnaestoro ljudi je ubijeno u terorističkom napadu, a od tada se žaluje diljem Australije i svijeta, posebice među židovskim zajednicama koje su bile meta napada. Rituali igraju važnu ulogu u židovskoj zajednici, a stručnjaci kažu da su bitan dio procesa tugovanja.
In today's conversation, I'm delighted to welcome Cynthia for the very first of our new community-centred episodes. Instead of traditional, more formal interviews, these gatherings invite you to sit with us as friends would, following curiosity, truth, and a little everyday enchantment wherever it wants to flow.I've never spoken one-to-one with Cynthia before, and what unfolded was a deeply honest exploration of intuition, leaving religion, finding your own path, and reclaiming magick as a way of being in the world.This episode is a tapestry of personal story, insight, humour, and the kind of grounded witchcraft that makes the mundane shimmer.In this episode, we explore:1. Cynthia's powerful journey from evangelical Christianity to witchcraftRaised in a religious environment, Cynthia shares how early doubts, motherhood, and profound family experiences began to untangle her from doctrine and move her toward a more authentic spiritual life. Her father's passing opened a deep reckoning about meaning, purpose, and the life she did not want to live.2. The moment she realised: “I think I might be a witch”From the heart-pounding purchase of her first witchcraft book to recognising lifelong intuitive experiences, Cynthia describes the extraordinary relief of naming what had always been quietly true.3. Intuition as a knowing beyond sightWe explore the nature of intuition, not as voices or visions but as a bone-deep knowing that often speaks before logic catches up. We share personal stories of “turn left instead” moments that proved profoundly important later.I also share how becoming a person of your word strengthens intuition and why not everything needs to be “proved” in order to be honoured.4. Religion, trauma, and the fear of a masculine godCynthia speaks openly about the harm created by the religious masculinity she was raised with and the difficulty of allowing masculine energy in again. We explore a re-framing of masculine and feminine energies as archetypal and relational rather than gendered, hierarchical, or punitive.5. Magick as relationship, not ritualI share stories from my childhood in Cornwall, early magickal encounters, and how nature has always spoken to me. I also describe my priestess training, misconceptions around deities, and why I see gods and goddesses not as authorities but as beings in relationship and reciprocity.6. The importance of community and ritual in a post-religious worldTogether, we explore what is lost when people leave religion: not the dogma, but the communal rhythm, the shared practices, and the rituals that hold us during life's thresholds. We talk about how magick can restore this sense of grounding through conscious pauses, seasonal rituals, and connection to the land.7. Everyday magick in actionFrom enchanted stones to unexpected conversations at the front door of a courthouse, Cynthia shows how magick moves through the seemingly ordinary moments of life, opening paths of service, compassion, and courage.8. Saying no, wintering, and reclaiming your own paceWe close with a reminder that witchcraft honours cycles. Sometimes magick asks us to act, sometimes to rest. Unlike religious systems rooted in constant servitude, witchcraft grants permission to protect your energy and honour your own seasons.Why this episode mattersThis conversation is a lantern for anyone who is:deconstructing old beliefsexperiencing intuitive awakeningscraving community without dogmawanting a magick that is lived, not performedrebuilding trust in themselvesseeking an approach to spirituality grounded in the land, the body, and everyday lifeIt's vulnerable, warm, wise, and deeply human. The kind of conversation that used to happen around kitchen tables or late at night with friends who “get it.”Join the conversationIf you'd like to come on the show and share your own story or ask me your questions in real time, send a message on Instagram or drop me an email. These episodes are meant to feel like friends gathered around a hearth fire, sharing life, magick, and the courage to walk their own path.-- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- -- --All of the Magick:The A Pinch of Magick App:IPhone - download on the App StoreAndroid - download pn the Google PlayOur (free) magickal Community: Facebook GroupMagickal JournalsExplore on Amazon Rebecca's Author PageWebsiteRebeccaAnuwen.comMagickalHabits.comInstagramFor Magick: Click hereFor a Sacred Pause in Nature: Click hereFor CharmCasting: Click hereFor Merlin, my Dog: Click here
Alessandra Faiella è un'attrice, comica e regista che ha attraversato teatro, televisione e cabaret diventando una delle voci più lucide e ironiche sulla condizione femminile, sul corpo e sull'età. Cresciuta in una famiglia medio borghese - padre editore, madre insegnante - Alessandra assorbe tanta cultura, ma un rapporto ansioso e poco strutturato con il denaro. «Mia mamma diceva sempre: “siamo poveri”, anche se potevamo permetterci tante cose».Quando sceglie di fare l'attrice, entra in un mondo altrettanto ambiguo sul tema denaro. «Nel campo teatrale i soldi sono quasi un optional… parlare di soldi era un po' volgare» . È la visione dell'art pour l'art, dove la qualità del lavoro dovrebbe prescindere dalla retribuzione. Ma questa mentalità, racconta, rende l'artista più fragile: «È una vita infame perché li finisci sempre troppo presto, sei sempre con l'affanno» .Anche nella vita privata la gestione economica non migliora. Sposa un collega artista — «uno messo peggio di me» — e insieme affrontano stagioni di lavoro molto variabili, senza pianificazione. Nel frattempo Alessandra accumula multe fino a un debito di dieci milioni di lire, che riesce a saldare solo chiedendo una rateizzazione: «Proprio ciò che non devi mai fare: le mettevo lì… si sono accumulate tantissimo» .Due incontri cambiano il suo rapporto con il denaro: l'arrivo di un figlio e la relazione, dopo il divorzio, con un'artista capace di gestire le proprie finanze con lucidità. «Ho cominciato a capire che hai tanti soldi anche perché li sai gestire» . Da lì inizia a risparmiare, controlla le sue app, si dà regole. E soprattutto supera il pregiudizio che i soldi “sporchino” l'arte: «Il mio lavoro è migliorato grazie a questa nuova attenzione al denaro: hai meno ansia» .Questa consapevolezza diventa anche una forma di autodifesa professionale: «Se tu per prima pensi: “sono un'artista, i soldi non mi interessano”, ti dai la zappa sui piedi» . Oggi Alessandra sceglie i progetti con più criterio, negozia il giusto riconoscimento e rivendica condizioni dignitose — anche semplicemente poter viaggiare comoda: «Fa parte del mio lavoro» .Il suo rituale di benessere finanziario, racconta, è aver iniziato finalmente a risparmiare: un gesto semplice, ma rivoluzionario per chi è cresciuta — e ha lavorato — in mondi dove di soldi non si parlava mai.
Sai davvero da dove nasce Halloween? Dietro zucche, costumi e dolcetti si nasconde un passato oscuro, fatto di riti segreti, sacrifici e superstizioni antiche. In questo episodio de L'Inspiegabile Podcast, ti accompagnerò in un viaggio tra i rituali inquietanti del Samhain, l'antico capodanno celtico da cui tutto ebbe origine. Scoprirai come i druidi celebravano la notte in cui il velo tra i vivi e i morti si assottigliava, e come le persone cercavano di prevedere il futuro, ingannare le fate oscure o sfuggire alla morte… travestendosi da essa. Dai sacrifici dei re alle visioni in stato di trance, fino alle creature demoniache che vagavano nella notte: ogni rito rivela un frammento della paura primordiale che ancora oggi sopravvive nel nostro Halloween moderno.
Linguista, saggista e attivista, Vera Gheno cresce in una famiglia monoreddito, con il padre – linguista e professore associato – come unico percettore di reddito. La dipendenza economica di sua madre è la leva che la spinge a lavorare fin da giovanissima: «Mia madre ha sempre avuto la paghetta da mio padre e nella loro lunga relazione felice non sono mancati momenti in cui ha detto: “Se solo potessi divorziare…”. Ma non poteva farlo, perché non aveva un reddito». Vera già a 16 anni lavora come receptionist in un ostello della gioventù, a 20 anni posa come modella di nudo per artisti: «Mi pagavano 250mila lire per tre ore. Le mie amiche che portavano pizze a domicilio ne guadagnavano 20». Una volta laureata, si scontra per la prima volta con la precarietà del mondo accademico: assegni di ricerca rinnovati di anno in anno, compensi incerti e orizzonti sempre da ricostruire. «L'ambiente accademico è stato il driver per costruirmi un gruzzoletto, perché non sai mai cosa possa succedere domani». Il suo reddito è un patchwork di molte attività: la collaborazione con l'Accademia della Crusca, le traduzioni dall'ungherese, le consulenze sui social media e infine l'attività di autrice. A oggi ha scritto 17 libri, che ogni anno le garantiscono una rendita passiva che Vera considera la sua pensione.Nel frattempo Vera si sposa, diventa madre e, dopo alcuni anni, si separa. Ma è proprio quella riserva di autonomia economica, costruita con determinazione, che le permette di affrontare il divorzio senza preoccuparsi dell'aspetto finanziario. Dopo il matrimonio, Vera entra nella “fase due” della vita sentimentale: «Quello che uno fa a 20 anni io l'ho fatto a 35»—e lì si ritrova più volte a mantenere partner irrisolti. Capisce presto il nodo: «Un uomo disoccupato e scontento del suo percorso lavorativo vive il mio sostegno come un'onta… con conseguenze pratiche anche nella relazione, perfino nella sessualità». Non a caso la stabilità sentimentale arriva con qualcuno «molto felice del suo percorso professionale».Sul denaro, niente tabù. «La maggior parte delle persone prova un enorme imbarazzo a parlare di denaro. E se a farlo è una donna è ancora peggio». Oggi rivendica la dignità di chiedere il giusto («quando mi invitano a parlare monetizzo anche il tempo di viaggio e l'assenza da casa») e invita a non provare sensi di colpa: «Io non ho mai avuto il desiderio di accumulare all'infinito ma di avere i soldi per potermi permettere di dire, per esempio: “Prendo due giorni e vado alle terme”. E credo che non dovremmo vergognarci di questo. Viviamo nella società del senso di colpa: è giusto prenderci responsabilità e consapevolezza dei privilegi, ma non dovremmo sentirci in colpa solo perché guadagniamo».
Anna Gregorio è un'imprenditrice e docente dell'Università di Trieste, che coordina missioni spaziali per l'Agenzia Spaziale Europea e, contemporaneamente, ha fondato un'azienda oggi riconosciuta come PMI innovativa dell'anno. La sua storia intreccia scienza, determinazione e la capacità di affrontare sfide straordinarie, spesso senza ricevere il riconoscimento che meritava.Nata e cresciuta a Trieste in una famiglia economicamente stabile, Anna sogna l'indipendenza economica ma ha il mandato di studiare: «Avrei voluto fare qualche attività per essere indipendente, però mi era praticamente vietato, perché dovevo studiare: prima l'università, poi il dottorato, ed è chiaro che è difficile essere indipendenti con la borsa di dottorato».La svolta della sua carriera scientifica arriva con la missione Planck dell'Agenzia Spaziale Europea, in cui le viene dato un ruolo di primo piano. Un'esperienza intensa e globale che le permette di acquisire competenze uniche e riconoscimenti internazionali. Tuttavia, al rientro in Italia, il meritato riconoscimento economico e professionale non arriva: «Sono passati tutti i miei colleghi davanti a me, io proprio in coda ultima». È una delusione che la segna profondamente, ma non la ferma.Da questa frustrazione nasce la decisione di fondare un'azienda nel settore spaziale. Determinata a riconoscersi da sola il merito che l'accademia non le dava, affronta anni iniziali durissimi, ma la sua esperienza e reputazione aprono porte importanti. Dopo la pandemia arrivano i primi finanziamenti, e nel 2021 l'azienda conquista il primo cliente commerciale in Europa, fino ad arrivare a lanciare tre sistemi in orbita, incluso un satellite per il 5G nel luglio 2025.Nonostante il successo imprenditoriale le abbia finalmente permesso di valorizzare il proprio lavoro, l'insoddisfazione in ambito accademico resta. Gestire un'azienda l'ha costretta a lavorare part-time all'università, ma il compromesso non si traduce in più tempo libero: «In realtà lavoro molto più dei miei colleghi e, nonostante questo, vengo pagata solo due terzi del loro stipendio». Una contraddizione che Anna affronta con pragmatismo, ma che racconta quanto spesso il riconoscimento formale non segua il vero valore del lavoro.Accanto a lei c'è suo marito, compagno di vita e di passioni, che la supporta nella gestione economica familiare. Insieme condividono l'amore per la vela e lo sci, e con lui, Anna ha imparato che il denaro non è solo un fine, ma uno strumento per coltivare i propri desideri fuori dalla sfera lavorativa.
Amatissima dal pubblico per empatia, tenacia e autenticità, Nicole Rossi è un'attrice e Content Creator italiana, diventata celebre con Il Collegio e consacrata dalla vittoria a Pechino Express nel 2020. Ma dietro il suo successo c'è una storia che parla di periferia, di sacrifici e di una fame che non è soltanto materiale.Cresciuta in una famiglia operaia a Cinecittà, Nicole impara presto il peso e il valore del denaro. In casa non è un tabù, ma manca una vera educazione finanziaria: «Sapevo solo che nei momenti in cui la mia famiglia si lamentava di più non dovevo chiedere soldi», racconta. Quelle ristrettezze la spingono a lavorare fin da giovanissima. Non solo per non dover più chiedere nulla, ma soprattutto per concedersi il teatro, la sua prima grande passione: «Il teatro per me era la possibilità di guardare già oltre i muri del quartiere». Accanto a lei c'è il padre: scettico sull'idea di un vero riscatto sociale, ma pronto a sostenerla in ogni passo: «Con una mano mi diceva di no con l'altra mi dava i soldi per fare lezioni di recitazione».Con l'arrivo della notorietà – tra Il Collegio, Pechino Express e Skam – Nicole si trova giovanissima a dover gestire fama e denaro. Il primo stipendio lo spende in cose futili, piccoli oggetti che rappresentano però una rivendicazione di libertà: per la prima volta non deve dire “grazie” a nessuno. Poi, grazie al padre, impara a dare struttura al suo lavoro: apre la Partita Iva, mette da parte i risparmi e punta a un obiettivo preciso, la sua prima casa. Lo raggiunge un anno e mezzo fa, con orgoglio ma anche con un misto di senso di colpa e paura: orgoglio per la conquista, colpa per il confronto con i genitori che ci erano riusciti poco prima, timore che sia un'illusione difficile da mantenere.Oggi Nicole guadagna molto più dei suoi coetanei, ma non smette di fare i conti con la precarietà del suo mestiere. «Se io potessi scegliere di avere 10.000 euro al mese, ma rinunciare ai 10 milioni che potrei guadagnare con un film hollywoodiano, io rinuncerei», confessa. «Non sono ingorda dell'avere di più: voglio solo mantenere quello che ho». Il suo rapporto con il denaro, infatti, è pragmatico: «Non cerco l'arricchimento illimitato, cerco la stabilità e la possibilità di godere delle cose semplici».Anche nella gestione quotidiana Nicole è metodica: «Ho imparato a separare i conti: da una parte metto tutto ciò che arriva, tenendo conto di mutuo e spese fisse; dall'altra scelgo una cifra che considero come il mio stipendio, solo per ciò che posso davvero permettermi. Così vivo più serena». Ma il suo vero rituale di benessere finanziario, spiega, «non ha a che fare con numeri o tabelle: sta nel guardare oltre i soldi e concentrarmi su quello che mi permettono di vivere».
Ci sono notti in cui il sonno non arriva, o arriva male. E mattine in cui, nonostante le ore a letto, ci si sveglia già stanchi. È una sensazione che in tanti stanno vivendo in questi giorni. E allora vale la pena fermarsi un attimo e chiedersi: dormiamo davvero bene? Ne parliamo con il professor Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di Medicina del Sonno dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e professore Ordinario di Neurologia alla Facoltà di Psicologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e tra i massimi esperti di medicina del sonno, per capire cosa succede quando il nostro riposo perde qualità, e come possiamo recuperarlo con equilibrio e buone abitudini.
V Gazi žal še vedno ni premirja. V Sloveniji je bila posebna poslanka ZN za človekove pravice na zasedenih palestinskih ozemljih Francesca Albanese, ki je opozorila na grozljive razmere v Gazi. Te dni je minilo 30 let od strašnega pokola v Srebrenici, ko so srbske paravojaške enote pobile več kot osem tisoč Bošnjakov. Na domačem političnem prizorišču se je predsednik vlade soočil z mnenji ustavnih pravnikov, ki odsvetujejo referendum o obrambnih izdatkih. Bili sta tudi dve neuspešni interpelaciji: notranjega ministra in ministrice za kulturo. Neke vrste politični ritual.
Arianna Porcelli Safonov, oggi scrittrice, autrice comica e storyteller, ha iniziato come project manager di grandi eventi. Titoli roboanti e paga minima: venti ore di lavoro al giorno per 950 euro nella Roma del 2010. Dopo l'ennesima notte in cui apre gli occhi sul sedile di un taxi senza ricordare la destinazione, strozzata dall'“apnea professionale”, decide che l'unico aumento possibile è mollare. Si trasferisce così a Madrid che le restituisce un salario decente e la piena possibilità di goderlo grazie al basso costo della vita. A un certo punto decide di riprovare a vivere in Italia. Non torna a Roma, bensì affitta un fienile in Appennino, in un borgo di sei anime ai confini tra Piemonte, Liguria e Lombardia. È lì, in quello spazio essenziale e silenzioso, che nasce Fottuta Campagna, il libro con cui racconta con disincanto la vita fuori dalle città.In campagna, il suo rapporto con il denaro cambia radicalmente: «Lì ho scoperto che il mio reale guadagno è la mancata spesa. E che c'è una sezione primitiva del nostro organismo che ci consente di sopravvivere anche senza le ciabattine antiscivolo o la piastra per i capelli». Oggi la comicità di Arianna è uno strumento affilato per riflettere su mode, costumi, contraddizioni e assurdità quotidiane. Ma è anche un modo per interrogarsi sul ruolo dell'arte nel presente, in un contesto in cui la libertà espressiva è spesso subordinata alla logica del consenso. «Il problema dell'arte, in Italia almeno, non è la precarietà, ma il fatto di non essere più libera», sottolinea. «Non c'è denaro che possa restituire la libertà di espressione a determinati contesti dove l'arte cerca ancora di fare il proprio. Più che il conformismo trovopericoloso il presunto anticonformismo. Cioè la presentazione che adesso si sta facendo di un contesto accogliente e inclusivo, dove in realtà c'è una censura bianca che è estremamente più pericolosa. Spesso ho avuto anche io la tentazione di autocensurarmi, non per ottenere più lavori, ma sul palco, perché ho sentito la pesantezza di una minaccia non verbale, che accade ovviamente nei contesti istituzionali».
Francesca Florio è un'avvocata penalista, ma anche una divulgatrice instancabile: spiega il diritto sui social come Checcaflo per renderlo accessibile. È cresciuta con l'idea che l'indipendenza economica fosse fondamentale — un'eredità trasmessa da sua madre, che aveva visto la nonna pagare per tutta la vita il prezzo della dipendenza da un marito. A 16 anni, quando sua madre e il patrigno si trasferiscono temporaneamente a Dubai, lei resta a Roma per terminare il liceo classico, con la nonna malata a carico. È lì che impara a fare la spesa, a pagare le bollette, a misurare il valore delle cose. «Quell'esperienza da un lato mi ha insegnato l'importanza di saper amministrare il denaro. Dall'altro ha piantato in me un piccolo seme di ansia: quella sensazione di scarsità che, purtroppo, molte donne si trovano ad affrontare».Da adulta, sceglie la strada meno comoda: rinuncia alla carriera nei grandi studi e fa pratica in uno studio più piccolo, dove si impara il mestiere all'antica. «Un modello ancora legato alla logica del “garzone di bottega”: tu assorbi tutto, ma è come se dovessi pagare per quel sapere».Francesca decide di specializzarsi in diritto penale e si trova spesso a difendere donne vittime di violenza economica: «Una mia assistita è stata aggredita perché aveva comprato dei biscotti. Non aveva nemmeno la libertà di fare la spesa da sola». La dinamica è sempre la stessa: «Quando non guadagni il tuo denaro e dipendi economicamente da qualcun altro sei inevitabilmente soggetta a un giudizio continuo, che può diventare una forma di soggiogazione. Se lui ti dice “50 euro per una crema viso? Ma che spreco!”, tu ti senti in colpa. Ma nel momento in cui quei soldi li guadagni tu, se decidi di spenderne anche 200, sono affari tuoi. È una questione di libertà, prima ancora che di soldi».Francesca oggi ha un grande seguito sui social, che però ha scelto di non monetizzare. «Se decidessi di fare l'influencer a tempo pieno, potrei vivere di sponsorizzazioni e guadagnare molto di più. Una campagna da dieci storie arriva anche a 10 mila euro. Per guadagnare quella cifra con il mio lavoro servono due o tre processi, cioè mesi di udienze, atti, telefonate, ore di studio. Sei mesi di lavoro, realisticamente. Rispetto a dieci storie, è una scelta antieconomica — ma è la mia scelta». Se l'ha fatta è perché ha ben chiaro quanti soldi le servono per vivere una buona vita e sa che non ha bisogno di diventare ricca per essere libera. Ciò per cui non ha alcuna remora a spendere i soldi è la comodità: i taxi, le stanze d'albergo vicino al centro... Ma le scarpe da 1000 euro, no, quelle proprio no. L'acquisto più costoso che ha mai fatto? La toga.
In questo episodio dell'Inspiegabile Podcast ti parlerò di 5 rivelazioni scioccanti sui rituali delle streghe nel Medioevo. Per secoli, l'ombra della stregoneria ha avvolto l'Europa in una morsa di terrore e superstizione. Migliaia di donne -e non solo- sono state accusate di stringere patti col diavolo, evocare spiriti maligni e compiere cerimonie proibite nei boschi, lontano dagli occhi del mondo. Questo è quello che ci è sempre stato detto sulle streghe. Ma cosa si nasconde davvero dietro a quelle accuse scioccanti? E se alcuni dei rituali delle streghe più inquietanti fossero state ispirate da credenze antiche, rituali dimenticati precedenti al Medioevo e una realtà più ambigua di quanto immaginiamo? L'Inspiegabile Podcast è una serie originale ideata, scritta e condotta da Luca Parrella. Produzione e Sound Design di Matteo D'Alessandro https://www.matteodalessandro.com Ascoltala su YouTube o su tutte le principali piattaforme di musica e Podcast Seguimi anche sui social
Cresciuta in una casa dove il denaro era invisibile ma sempre presente, simbolo d'amore e di pressione, Francesca Crescentini – oggi nota online come Tegamini – racconta un'infanzia segnata da una dinamica affettiva precisa: «C'era una grande attitudine, soprattutto dal lato materno, ad associare molto il quanto investo in te al quanto ti voglio bene». E la pressione non mancava: «Sicuramente su di me sono stati fatti degli investimenti ingenti, ma il ritorno doveva essere molto, molto consistente».Da lì, il passo verso la sindrome da “grazie per lo stage non pagato” è stato breve: «Io sono una terrificante millennial, ora alla sua terza grande crisi economica. Abbiamo quell'idea che ti devo ringraziare moltissimo se mi dai l'opportunità di fare uno stage non pagato in un'altra città».Dall'editoria («il settore povero per antonomasia») alla comunicazione digitale, passando per traduzioni serali e letture di manoscritti a 25 euro lordi, Francesca racconta una carriera costruita a strati. Fino alla decisione, dopo la nascita del primo figlio, di mettersi in proprio:«Ho fatto due conti. Prendendo quello stipendio lì, mi sono resa conto che potevo provare a stare in piedi con le mie gambe. Quindi ho aperto la partita IVA».Oggi è freelance e ha un rapporto con il denaro decisamente più consapevole:«Ho una gestione molto oculata anche delle minuzie. Mi faccio le mie fatture, mando i miei solleciti. Ho la capacità di decifrare quello che mi succede finanziariamente».Tra piccole vendette simboliche («Adesso mi compro un LEGO caro, grosso, per me») e desideri eretici («Gli aiuti domestici. Mia madre non l'avrebbe mai approvato»), Francesca rivendica la libertà di decidere cosa vale la pena fare coi propri soldi.Anche se, ammette, «mi piacerebbe capire la mia commercialista, ma quella è un'altra disciplina».
Papa Franjo, poglavar Katoličke crkve, preminuo je u 88. godini života. Njegova smrt pokrenula je višestoljetni proces izbora novog pape.
Giornalista specializzata nel divulgare la narrazione che ogni numero o statistica nasconde, Donata Columbro applica la sua passione per il dato anche alla gestione finanziaria della sua vita.È cresciuta a Torino, in una famiglia che le ha trasmesso sia la disciplina nella gestione delle finanze sia la libertà di poter scegliere il percorso che le assomigliasse di più. Fin da ragazza sapeva che scrivere, la sua passione, difficilmente le avrebbe garantito un reddito stabile. Così ha diversificato le sue attività.Dopo un'esperienza imprenditoriale, Donata sceglie la strada della libera professione, affiancando al giornalismo attività di insegnamento e divulgazione. «Ho una tabella Excel: “Previsioni fatturato Donata”, dove segno le entrate sicure e le proiezioni future, proprio come se fossi un'azienda». Per lei, i fogli Excel non sono solo strumenti di calcolo, ma di consapevolezza: analizzando i numeri, può verificare la sostenibilità del suo lavoro e riorientare le sue scelte in base ai desideri, come dare più spazio alla scrittura rispetto all'insegnamento. Uno sguardo razionale che però non esclude la parte emotiva: «Si può sempre lavorare di più, ma a che prezzo?».L'analisi dei dati guida anche le sue decisioni familiari: dalla scelta della casa alle vacanze, ogni spesa viene valutata in base a parametri oggettivi. «Essendo due partite Iva, io e mio marito dobbiamo sempre tenere in considerazione i numeri nella nostra gestione finanziaria. A volte sono io a dirgli: “Guarda che questa cosa ce la possiamo permettere”. Essere un'analista dei dati è un superpotere», dice. E nel gioco di equilibri tra lavoro e famiglia, emerge anche una verità che Donata racconta senza esitazioni. «Chi guadagna di più tra me e mio marito? Io». Ma aggiunge subito un'osservazione più ampia: «Anche quando le donne guadagnano di più o ricoprono ruoli manageriali, sono spesso quelle che portano il carico mentale maggiore». Le dinamiche quotidiane lo confermano. «Le insegnanti, le tate… scrivono a me, anche se sono lontana. È un fatto culturale: la coppia può anche funzionare, ma è la cultura intorno che deve cambiare per sostenerla davvero».
«Nella mia storia non è stato tanto guadagnare il denaro, quanto gestirlo. E nessuno ci insegna a farlo». In questo episodio, Paola Maugeri si racconta senza filtri, ripercorrendo il suo rapporto con il denaro come specchio del valore personale, delle scelte quotidiane e della libertà.Nata a Catania negli anni '80, Paola cresce con l'idea che il denaro vada nascosto, per evitare di suscitare invidia. Questo la porta ad associare i soldi a un senso di timore e disagio. Così, quando inizia a guadagnare, il suo primo istinto è quello di liberarsene: «Uno dei miei primi incarichi, mentre già lavoravo in televisione, mi fruttò un assegno considerevole. Quando lo vidi, rimasi senza parole. Ricordo di aver pensato: "Ma io mi sono divertita a fare questo lavoro, e mi stanno pagando così tanto?". Presi l'assegno e lo infilai in tasca. Poco dopo, uscendo, vidi una persona che chiedeva l'elemosina. Senza pensarci troppo, tirai fuori l'assegno e glielo offrii. Se il mio agente non mi avesse fermato in tempo lo avrei lasciato andare. Credo che questo senso di non meritare il denaro sia molto femminile».Il racconto del suo celebre “anno a impatto zero” diventa il cuore pulsante di un manifesto esistenziale: vivere con intenzione. «Abbiamo vissuto un anno senza frigorifero, senza riscaldamento. Tutti dicevano: è una vita di rinunce. No, è una vita di scelte. In quell'anno ho capito quante cose accumuliamo nelle nostre case senza realmente averne bisogno e con quante riempiamo il nostro cuore senza che ci portino un autentico valore».Il trasferimento in Svezia segna per Paola l'inizio di un nuovo rapporto con il denaro, basato sulla consapevolezza e la trasparenza. «Quando mio figlio ha compiuto 18 anni, ha ricevuto un libretto che gli spiegava come affrontare la vita adulta, dalle questioni pratiche, come pagare le tasse, fino alla gestione del denaro». Ma ciò che più la colpisce è la fiducia su cui si fonda la società svedese. Il sistema fiscale, ad esempio, permette ai cittadini di depositare denaro presso l'agenzia delle entrate, ottenendo interessi vantaggiosi e rimborsi tempestivi. Un modello opposto a quello italiano, che Paola trova vessatorio, soprattutto per chi lavora come libero professionista. «In Svezia, tutto è open source, persino i redditi del re. Questo approccio mi ha aiutata a gestire meglio il mio denaro».