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Abbiamo iniziato nel 2020 con informazioni essenziali per una sopravvivenza consapevole, la posta delle streghe ed esercizi per mantenersi magiche giorno per giorno. Abbiamo continuato condividendo ricerche e riflessioni sugli archetipi che possono aiutarci a guardare e a guardarci, recensioni di libri, interviste. Un filo rosso: la pluralità delle voci. Con questa puntata sulla Creatrice, uno degli archetipi del viaggio dell'eroina come descritto da Marina Pierri nel suo libro Eroine, si chiude quel ciclo e forse anche il podcast per come è stato finora. Stiamo lavorando ad altro ma sarà, appunto, altro. Questo intanto si ferma e, quindi saluta, perché nel mondo che stiamo costruendo: "Commiati, addii e distacchi saranno insegnati, come gesti artigianali da compiere bene: li si riterrà obbligatori."Teniamoci strette e non perdiamoci di vista.Bibliografia e musicheEroine - Come le serie tv possono aiutarci a fiorire di Marina Pierri - Tlon Edizioni: 2020Il mago di Oz - Lyman Frank BaumMusic: "Call to Adventure" Kevin MacLeod (incompetech.com)Licensed under Creative Commons: By Attribution 4.0 Licensehttp://creativecommons.org/licenses/by/4.0/
Neste novo programa, o cuarto, do Podcast Annavalaina Edición Galicia chegamos á Unidade 4 do libro de 2º BUP de "ANDAINA 2". Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa no que falaremos da Unidade 4 pero tamén teremos algunas recomendacións de lecturas acordes ao curso o mais ben acordes coa lectura que acompaña a unidade no seu inicio. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 2. LINGUA GALEGA. 2º BUP". 2. Apuntes Orixinais en Citas. Miguel a. Mateos Carreira (
La biografia e la bibliografia (in italiano) di Mohamed Choukri, uno dei più grandi intellettuali marocchini di sempre con una storia leggendariaIscriviti qui alla nuova newsletter, ogni 7 del mese un nuovo appuntamentoRispondi a questo sondaggio di 7 domande per migliorare i contenuti ed i progetti futuri di Medio Oriente e Dintorni Qui trovate tutti i link di Medio Oriente e Dintorni: Linktree, ma, andando un po' nel dettaglio: -Tutti gli aggiornamenti sulla pagina instagram @medioorienteedintorni -Per articoli visitate il sito https://mediorientedintorni.com/ trovate anche la "versione articolo" di questo podcast. - Qui il link al canale Youtube- Podcast su tutte le principali piattaforme in Italia e del mondo-Vuoi tutte le uscite in tempo reale? Iscriviti al gruppo Telegram: https://t.me/mediorientedintorniOgni like, condivisione o supporto è ben accetto e mi aiuta a dedicarmi sempre di più alla mia passione: raccontare il Medio Oriente ed il "mondo islamico"
Estamos xa no segundo programa do Podcast Annavalaina Edición Galicia que está adicado á Unidade 2 do libro de 2º BUP de "ANDAINA 2". Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa no que falaremos da Unidade 1 e teremos alguna que outra recomendación de lectura. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 2. LINGUA GALEGA. 2º BUP".
Hoxe penetramos no terceiroo programa do Podcast Annavalaina Edición Galicia que está adicado á Unidade 3 do libro de 2º BUP de "ANDAINA 2". Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa no que falaremos da Unidade 1, falaremos algo referente a pregunta que se nos fixo respecto a información de como participar coma coordinadores de clubes de lectura no Culturgal e teremos alguna que outra recomendación de lectura. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 2. LINGUA GALEGA. 2º BUP".
ESPELEOLOGIA (s.f.) “é o estudo das cavernas, de sua gênese e evolução, do meio físico que elas representam, de seu povoamento biológico atual ou passado, bem como dos meios ou técnicas que são próprias ao seu estudo”. Na Raphus Press, no canal RES FICTA, os episódios de “Espeleologia” são comentários sobre questões que escapam do livro, envolvendo discussões teóricas mais amplas de poéticas e formas narrativas.Bibliografia do episódio de hoje: “Papa Hamlet”, Arno Holz & Johannes Schlag (Roxdorf Editions, 2021); “O Expressionismo” Jacó Guinsburg (organização) (Perspectiva, 2002); “A alma e o caos: 100 poemas expressionistas”, João Barrento (Relógio d'Água, 2001); “Left-Wing Nietzscheans”, Seth Taylor (Walter de Gruyter, 1999).Tente descobrir os mistérios de RELICÁRIO 02, se tiver coragem...https://www.catarse.me/relicario02 Conheça a revolucionária narrativa onírica, "O Outro Lado": https://www.catarse.me/lado Entre para a nossa sociedade, dedicada à bibliofilia maldita e ao culto de tenebrosos grimórios: o RES FICTA (solicitações via http://raphuspress.weebly.com/contact.html).Nosso podcast também está disponível nas seguintes plataformas:- Spotify: https://open.spotify.com/show/4NUiqPPTMdnezdKmvWDXHs- Apple: https://podcasts.apple.com/us/podcast/podcast-da-raphus-press/id1488391151?uo=4- Google Podcasts: https://podcasts.google.com/?feed=aHR0cHM6Ly9hbmNob3IuZm0vcy8xMDlmZmVjNC9wb2RjYXN0L3Jzcw%3D%3D Apoie o canal: https://apoia.se/podcastdaraphus.Ou adquira nossos livros em nosso site: http://raphuspress.weebly.com. Dúvidas sobre envio, formas de pagamento, etc.: http://raphuspress.weebly.com/contact.html.Nossos livros também estão no Sebo Clepsidra: https://www.seboclepsidra.com.br/marca/raphus-press.html
Chegamos ó que realmente sería o primeiro programa do Podcast Annavalaina na sua edición en galego que está adicado á Unidade 1 do libro de 2º BUP de "ANDAINA 2". Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa no que falaremos da Unidade 1 e teremos alguna que outra recomendación de lectura. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 2. LINGUA GALEGA. 2º BUP".
La biografia e la bibliografia (in italiano) di Mahmood Mamdani, uno dei più grandi intellettuali attivi sulla decolonizzazione e padre di Zohran MamdaniIscriviti qui alla nuova newsletter, ogni 7 del mese un nuovo appuntamentoRispondi a questo sondaggio di 7 domande per migliorare i contenuti ed i progetti futuri di Medio Oriente e Dintorni Qui trovate tutti i link di Medio Oriente e Dintorni: Linktree, ma, andando un po' nel dettaglio: -Tutti gli aggiornamenti sulla pagina instagram @medioorienteedintorni -Per articoli visitate il sito https://mediorientedintorni.com/ trovate anche la "versione articolo" di questo podcast. - Qui il link al canale Youtube- Podcast su tutte le principali piattaforme in Italia e del mondo-Vuoi tutte le uscite in tempo reale? Iscriviti al gruppo Telegram: https://t.me/mediorientedintorniOgni like, condivisione o supporto è ben accetto e mi aiuta a dedicarmi sempre di più alla mia passione: raccontare il Medio Oriente ed il "mondo islamico"
Mary Shelley – La madre dei mostri e dei sogniUna ragazza di appena diciotto anni, una notte di tempesta sul lago di Ginevra, e un sogno che cambierà per sempre la storia della letteratura.Figlia di due rivoluzionari, segnata dalla perdita e dalla passione, Mary Shelley trasforma il dolore in creazione, dando vita a Frankenstein, il primo romanzo di fantascienza moderna.Ma dietro la creatura, c'è una donna che sfida la società del suo tempo, che scrive per sopravvivere e per affermare che l'immaginazione femminile può creare universi.Un viaggio tra amore, ribellione e solitudine, alla scoperta della mente geniale e tormentata che ha dato vita al mostro più umano di tutti.Bibliografia e SitografiaMary Shelley, Frankenstein; or, The Modern Prometheus (1818, ed. riv. 1831)Mary Shelley, The Journals of Mary Shelley 1814–1844, ed. by Paula R. Feldman and Diana Scott-Kilvert, Oxford University Press, 1995Mary Shelley, Selected Letters, ed. by Betty T. Bennett, Johns Hopkins University Press, 1995Mary Shelley, Lodore (1835)Charlotte Gordon, Romantic Outlaws: The Extraordinary Lives of Mary Wollstonecraft and Mary Shelley, Random House, 2015Miranda Seymour, Mary Shelley, Grove Press, 2001wikipediahttps://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/mary-shelley
La biografia e la bibliografia (in italiano) di Edward Said, uno dei massimi intellettuali arabi e palestinesi di sempre, nonché autore di “Orientalismo”Iscriviti qui alla nuova newsletter, ogni 7 del mese un nuovo appuntamentoRispondi a questo sondaggio di 7 domande per migliorare i contenuti ed i progetti futuri di Medio Oriente e Dintorni Qui trovate tutti i link di Medio Oriente e Dintorni: Linktree, ma, andando un po' nel dettaglio: -Tutti gli aggiornamenti sulla pagina instagram @medioorienteedintorni -Per articoli visitate il sito https://mediorientedintorni.com/ trovate anche la "versione articolo" di questo podcast. - Qui il link al canale Youtube- Podcast su tutte le principali piattaforme in Italia e del mondo-Vuoi tutte le uscite in tempo reale? Iscriviti al gruppo Telegram: https://t.me/mediorientedintorniOgni like, condivisione o supporto è ben accetto e mi aiuta a dedicarmi sempre di più alla mia passione: raccontare il Medio Oriente ed il "mondo islamico"
ESPELEOLOGIA (s.f.) “é o estudo das cavernas, de sua gênese e evolução, do meio físico que elas representam, de seu povoamento biológico atual ou passado, bem como dos meios ou técnicas que são próprias ao seu estudo”. Na Raphus Press, no canal RES FICTA, os episódios de “Espeleologia” são comentários sobre questões que escapam do livro, envolvendo discussões teóricas mais amplas de poéticas e formas narrativas.Bibliografia do episódio de hoje: “Alamut”, Vladimir Bartol (Morro Branco, 2022); “O Itinerário de Benjamim de Tudela” Jacó Guinsburg (organização, tradução e notas) (Perspectiva, 2017); “Il Vecchio della Montagna”, Betty Bouthoul (Adelphi, 2022); “Puissances du Rêve”, Roger Caillois (org.) (Club Français du Livre, 1962); “Viagem ao Volga – relato do enviado de um califa ao rei dos eslavos”, Ahmad Ibn Fadlan (Carambaia, 2018).DEMIURGOS SOMBRIOS, conheça a nova campanha no Catarse da Raphus Press: https://www.catarse.me/demiurgos_sombrios Entre para a nossa sociedade, dedicada à bibliofilia maldita e ao culto de tenebrosos grimórios: o RES FICTA (solicitações via http://raphuspress.weebly.com/contact.html).Nosso podcast também está disponível nas seguintes plataformas:- Spotify: https://open.spotify.com/show/4NUiqPPTMdnezdKmvWDXHs- Apple: https://podcasts.apple.com/us/podcast/podcast-da-raphus-press/id1488391151?uo=4- Google Podcasts: https://podcasts.google.com/?feed=aHR0cHM6Ly9hbmNob3IuZm0vcy8xMDlmZmVjNC9wb2RjYXN0L3Jzcw%3D%3D Apoie o canal: https://apoia.se/podcastdaraphus.Ou adquira nossos livros em nosso site: http://raphuspress.weebly.com. Dúvidas sobre envio, formas de pagamento, etc.: http://raphuspress.weebly.com/contact.html.Nossos livros também estão no Sebo Clepsidra: https://www.seboclepsidra.com.br/marca/raphus-press.html
Storie di Videogame ora è anche un LIBRO! Acquista qui il primo volume: https://bit.ly/SdVITOMI ************* La storia dello sviluppo di Final Fantasy è una di quelle che pensiamo di poter più o meno immaginare e, perlomeno nelle sue premesse, appare abbastanza classica per l'epoca. Una piccola azienda di sviluppo di videogiochi scommette su un suo talento e trova la proverbiale gallina dalle uova d'oro. Eppure, la vera storia dello sviluppo di Final Fantasy è infinitamente più complessa, imprevedibile e divertente. Cosa c'entra un negozio di parrucchiere per signora a Yokohama? Chi l'avrebbe mai detto che per un periodo lo sviluppo della saga di Final Fantasy si sia spostato, all'insaputa di tutti, nel cuore della California? Scopriamo insieme come Hironobu Sakaguchi, l'amico d'infanzia Hiromichi Tanaka, il timido compositore Nobuo Uematsu, il geniale programmatore iraniano Nasir Gebelli e un manipolo di altri giovani sviluppatori abbiano scritto insieme la storia del videogame. Tutto questo e molto altro nella storia dello sviluppo di Final Fantasy I-IV. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
O que leva tantos jovens portugueses altamente qualificados a buscar oportunidades fora do país? E como pode Portugal aproveitar esse talento para gerar inovação e progresso?Neste episódio, Emilia Vieira conversa com Daniel Traça sobre o seu livro “Ambição: Preparar Portugal para a geração mais bem preparada”, refletindo sobre os desafios e soluções para valorizar e reter talento e transformar potencial em crescimento dentro do país.Bibliografia:"Ambição", de Daniel TraçaOutras leituras:"Why Nations Fail", de Daron Acemoglu e James A. Robinson"From Third World to First", de Lee Kuan Yew⚠️ Este podcast tem um carácter informativo e educativo, não representa um recomendação de investimento.
Bibliografia:https://www.politize.com.br/panteras-negras/?https://www.politize.com.br/&gad_source=1&gad_campaignid=1988281103&gbraid=0AAAAADgJLRxb5nGI0XayWwr1ACGr5zhmU&gclid=CjwKCAjwwNbEBhBpEiwAFYLtGBs9oI0xQd91ErlRMlADclA0rH9njzgDGsSKwyXYh2zt2L8U7dTBdhoC7yQQAvD_BwE https://iniciativanegra.org.br/aniversario-de-angela-davis/#:~:text=Na%20d%C3%A9cada%20de%201970%2C%20Angela,mais%20procuradas%20dos%20Estados%20Unidos. https://www1.folha.uol.com.br/banco-de-dados/2018/10/1968-cinco-atletas-negros-sao-expulsos-dos-jogos-olimpicos-na-cidade-do-mexico.shtmlhttps://www.geledes.org.br/historia-dos-panteras-negras-em-27-fatos-importantes/
Bibliografia https://www.youtube.com/watch?v=Nrp4R8unHFI https://www.youtube.com/watch?v=4YaV2BgsLFw https://www.youtube.com/watch?v=jwbb39jtJjk https://www.youtube.com/watch?v=DVxELIxHN7Y
La biografia e la bibliografia (in italiano) di Moussa Konaté, il maestro del giallo maliano, capace di intrattenere e mostrare le bellezze del suo paeseIscriviti qui alla nuova newsletter, ad agosto focus specifico su Moussa Konatè ed i popoli del MaliRispondi a questo sondaggio di 7 domande per migliorare i contenuti ed i progetti futuri di Medio Oriente e Dintorni Qui trovate tutti i link di Medio Oriente e Dintorni: Linktree, ma, andando un po' nel dettaglio: -Tutti gli aggiornamenti sulla pagina instagram @medioorienteedintorni -Per articoli visitate il sito https://mediorientedintorni.com/ trovate anche la "versione articolo" di questo podcast. - Qui il link al canale Youtube- Podcast su tutte le principali piattaforme in Italia e del mondo-Vuoi tutte le uscite in tempo reale? Iscriviti al gruppo Telegram: https://t.me/mediorientedintorniOgni like, condivisione o supporto è ben accetto e mi aiuta a dedicarmi sempre di più alla mia passione: raccontare il Medio Oriente ed il "mondo islamico"
ESPELEOLOGIA (s.f.) “é o estudo das cavernas, de sua gênese e evolução, do meio físico que elas representam, de seu povoamento biológico atual ou passado, bem como dos meios ou técnicas que são próprias ao seu estudo”. Na Raphus Press, no canal RES FICTA, os episódios de “Espeleologia” são comentários sobre questões que escapam do livro, envolvendo discussões teóricas mais amplas de poéticas e formas narrativas.Bibliografia do episódio de hoje: “Wieland, o la transformación”, Charles Brockden Brown (Valdemar, 1992); “Contos Reunidos do Mestre do Horror Cósmico” (conto "A música de Erich Zann"), H. P. Lovecraft (Ex Machina, 2021); “Um fantasma da cultura”, Vernon Lee (Raphus Press, 2023); “Em um mundo sonoro”, Victor Segalen (Raphus Press, 2023); “The Dusk: Tales For Twilight” (conto "The Silver Field", de R. Ostermeier), John Hirschhorn-Smith (org.) (Side Real Press, 2023); “The Twenty Days of Turin: A Novel”, Giorgio de Maria (Liveright, 2017); “The Complete Symphonies of Adolf Hitler and Other Stories” (conto "The Complete Symphonies of Adolf Hitler"), Reggie Oliver (Tartarus Press, 2005).Um experimento em horrores sonoros foi feito pela Diário Macabro na coletânea “Volumes Dissonantes”: https://diariomacabro.com.br/produto/volumes-dissonantes/ Aliás, há uma tradução de “Wieland” em português, justamente da DM: https://diariomacabro.com.br/produto/wieland/ Conheça CAMERA OBSCURA, campanha no Catarse para trazer ao leitor brasileiro o inédito autor de horror Reggie Oliver: https://www.catarse.me/camera_obscura Entre para a nossa sociedade, dedicada à bibliofilia maldita e ao culto de tenebrosos grimórios: o RES FICTA (solicitações via http://raphuspress.weebly.com/contact.html).Nosso podcast também está disponível nas seguintes plataformas:- Spotify: https://open.spotify.com/show/4NUiqPPTMdnezdKmvWDXHs- Apple: https://podcasts.apple.com/us/podcast/podcast-da-raphus-press/id1488391151?uo=4- Google Podcasts: https://podcasts.google.com/?feed=aHR0cHM6Ly9hbmNob3IuZm0vcy8xMDlmZmVjNC9wb2RjYXN0L3Jzcw%3D%3D Apoie o canal: https://apoia.se/podcastdaraphus.Ou adquira nossos livros em nosso site: http://raphuspress.weebly.com. Dúvidas sobre envio, formas de pagamento, etc.: http://raphuspress.weebly.com/contact.html.Nossos livros também estão no Sebo Clepsidra: https://www.seboclepsidra.com.br/marca/raphus-press.html
Storie di Videogame ora è anche un LIBRO! Acquista qui il primo volume: https://bit.ly/SdVITOMI ************* Cosa c'entra una catena di ristoranti di cucina messicana negli USA con i finanziamenti di un gioco online divenuto in brevissimo tempo il nuovo paradigma della competizione ad alti livelli? È davvero tutta fortuna quella che ha portato Marc "Tryndamere" Merrill e Brandon "Ryze" Beck al successo, oppure le loro idee e la loro determinazione hanno avuto un ruolo chiave nel successo della loro Riot Games? Le risposte a queste e molte altre domande nella puntata dedicata alla storia dello sviluppo di League of Legends. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Chegamos ó último programa do Podcast Annavalaina na sua edición en galego que está adicado á Unidade 17 do libro de 1º BUP de "ANDAINA 1". Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa no que falaremos da Unidade 17 e teremos alguna que outra recomendación de lectura. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 1. LINGUA GALEGA. 1º BUP".
Recomendados de la semana en iVoox.com Semana del 5 al 11 de julio del 2021
En este episodio, exploramos el patrón oro, un sistema monetario que durante siglos respaldó el valor de las divisas con reservas de oro físico. Analizamos sus ventajas, como la estabilidad de precios y la limitación de la inflación, pero también sus desventajas, como la rigidez ante crisis económicas. El episodio se centra en el "Shock de Nixon" (1971), cuando el presidente estadounidense Richard Nixon suspendió unilateralmente la convertibilidad del dólar en oro, poniendo fin al sistema de Bretton Woods. Bibliografia: https://wtfhappenedin1971.com/
En este episodio, exploramos el patrón oro, un sistema monetario que durante siglos respaldó el valor de las divisas con reservas de oro físico. Analizamos sus ventajas, como la estabilidad de precios y la limitación de la inflación, pero también sus desventajas, como la rigidez ante crisis económicas. El episodio se centra en el "Shock de Nixon" (1971), cuando el presidente estadounidense Richard Nixon suspendió unilateralmente la convertibilidad del dólar en oro, poniendo fin al sistema de Bretton Woods. Bibliografia: https://wtfhappenedin1971.com/
Hoxe temos un novo programa do Podcast Annavalaina na sua edición en galego que está adicado á Unidade 16 do libro de 1º BUP de "ANDAINA 1". Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa con algunhas novas, comentarios do libro de texto e poida que algunha suxerencia de lectura e algún que outro comentario que surxíu. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 1. LINGUA GALEGA. 1º BUP".
ESPELEOLOGIA (s.f.) “é o estudo das cavernas, de sua gênese e evolução, do meio físico que elas representam, de seu povoamento biológico atual ou passado, bem como dos meios ou técnicas que são próprias ao seu estudo”. Na Raphus Press, no canal RES FICTA, os episódios de “Espeleologia” são comentários sobre questões que escapam do livro, envolvendo discussões teóricas mais amplas de poéticas e formas narrativas.Bibliografia do episódio de hoje: “Au Coeur du Fantastique”, Roger Caillois (Gallimard, 1965); “Der Orchideendarten”, fac-símile do primeiro número (Zagava, 2017); “The Ballet of Dr. Caligari a& Madder Mysteries”, Reggie Oliver (Tartarus Press, 2018); “Manifestos do Surrealismo”, André Breton (100Cabeças, 2024).Conheça CAMERA OBSCURA, campanha no Catarse para trazer ao leitor brasileiro o inédito autor de horror Reggie Oliver: https://www.catarse.me/camera_obscura Entre para a nossa sociedade, dedicada à bibliofilia maldita e ao culto de tenebrosos grimórios: o RES FICTA (solicitações via http://raphuspress.weebly.com/contact.html).Nosso podcast também está disponível nas seguintes plataformas:- Spotify: https://open.spotify.com/show/4NUiqPPTMdnezdKmvWDXHs- Apple: https://podcasts.apple.com/us/podcast/podcast-da-raphus-press/id1488391151?uo=4- Google Podcasts: https://podcasts.google.com/?feed=aHR0cHM6Ly9hbmNob3IuZm0vcy8xMDlmZmVjNC9wb2RjYXN0L3Jzcw%3D%3D Apoie o canal: https://apoia.se/podcastdaraphus.Ou adquira nossos livros em nosso site: http://raphuspress.weebly.com. Dúvidas sobre envio, formas de pagamento, etc.: http://raphuspress.weebly.com/contact.html.Nossos livros também estão no Sebo Clepsidra: https://www.seboclepsidra.com.br/marca/raphus-press.html
Subimos nesta ocasión programa do Podcast Annavalaina na sua edición en galego que está adicado á Unidade 15 do libro de 1º BUP de "ANDAINA 1". Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa con algunhas novas, comentarios do libro de texto e poida que algunha suxerencia de lectura e algún que outro comentario que surxíu. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 1. LINGUA GALEGA. 1º BUP". 2. Por referencia a esta publicación oricinal en citas. I.E.S. de Arzúa (1993). "FUSQUENLLA, nº1".
Subimos nesta ocasión programa do Podcast Annavalaina na sua edición en galego que está adicado á Unidade 14 do libro de 1º BUP de "ANDAINA 1". Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa con algunhas novas, comentarios do libro de texto e poida que algunha suxerencia de lectura e algún que outro comentario que surxíu. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 1. LINGUA GALEGA. 1º BUP".
ESPELEOLOGIA (s.f.) “é o estudo das cavernas, de sua gênese e evolução, do meio físico que elas representam, de seu povoamento biológico atual ou passado, bem como dos meios ou técnicas que são próprias ao seu estudo”. Na Raphus Press, no canal RES FICTA, os episódios de “Espeleologia” são comentários sobre questões que escapam do livro, envolvendo discussões teóricas mais amplas de poéticas e formas narrativas.Bibliografia do episódio de hoje: “Au Coeur du Fantastique”, Roger Caillois (Gallimard, 1965); “Introdução à literatura fantástica”, Tzvetan Todorov (Perspectiva, 2003); “A Postmortem Dream”, Ladislav Klima (Twisted Spoon Press, 2021); “La Investigación”, Stanislaw Lem (Editorial Impedimenta. 2011); “The Books of Jacob”, Olga Tokarczuk (Riverhead Books, 2022); “The Ballet of Dr. Caligari a& Madder Mysteries”, Reggie Oliver (Tartarus Press, 2018).Resposta de Stanislaw Lem às conclusões de Todorov sobre o fantástico: https://www.depauw.edu/sfs/backissues/4/lem4art.htm Conheça CAMERA OBSCURA, campanha no Catarse para trazer ao leitor brasileiro o inédito autor de horror Reggie Oliver: https://www.catarse.me/camera_obscura Entre para a nossa sociedade, dedicada à bibliofilia maldita e ao culto de tenebrosos grimórios: o RES FICTA (solicitações via http://raphuspress.weebly.com/contact.html).Nosso podcast também está disponível nas seguintes plataformas:- Spotify: https://open.spotify.com/show/4NUiqPPTMdnezdKmvWDXHs- Apple: https://podcasts.apple.com/us/podcast/podcast-da-raphus-press/id1488391151?uo=4- Google Podcasts: https://podcasts.google.com/?feed=aHR0cHM6Ly9hbmNob3IuZm0vcy8xMDlmZmVjNC9wb2RjYXN0L3Jzcw%3D%3D Apoie o canal: https://apoia.se/podcastdaraphus.Ou adquira nossos livros em nosso site: http://raphuspress.weebly.com. Dúvidas sobre envio, formas de pagamento, etc.: http://raphuspress.weebly.com/contact.html.Nossos livros também estão no Sebo Clepsidra: https://www.seboclepsidra.com.br/marca/raphus-press.html
Ler ficção é só para entreter? Ou será que nos treina para sentir, pensar e relacionar-nos melhor com os outros?Neste episódio, mergulhamos em estudos fascinantes — como os de Mar, Oatley, Peterson, Kidd & Castano — que mostram como a leitura de ficção pode melhorar as nossas competências sociais, incluindo empatia e perceção emocional, medidas por testes como o Reading the Mind in the Eyes.Exploramos ainda:O impacto da escrita pessoal na saúde mentalO poder das histórias na infânciaA diferença entre o envolvimento emocional da ficção e a informação da não-ficçãoUm exercício prático baseado em KafkaEspero que este episódio te traga uma nova vontade de mergulhar em livros de ficção — não só para te entreteres, mas para desenvolveres a tua inteligência emocional.Apoia o Podcast Bela Questão por apenas 1€Torna-te mecenas a partir de 1 euro por mês e entra no grupo privado do WhatsApp, onde partilho os próximos convidados e recebo sugestões de perguntas da comunidade.https://donorbox.org/bela-questao Aproveita para subscrever este canal e ficares a saber tudo sobre os nossos episódios: https://www.instagram.com/amaliacarvalhoo/Uma produção de Podcast Bela Questão:https://belaquestao.pt/Bibliografia do episódio:Todas as referências científicas apresentadas neste episódio foram retiradas do seguinte livro: Barrett, L. F., Lewis, M., & Haviland-Jones, J. M. (Eds.). (2016). Handbook of Emotions (4th ed.). New York: The Guilford Press.Capítulo consultado:Mar, R. A., & Oatley, K. (2016). Emotion and Narrative Fiction: Interactive Influences Before, During, and After Reading. In Handbook of Emotions (4th ed., pp. 83–97). Guilford Press.
ESPELEOLOGIA (s.f.) “é o estudo das cavernas, de sua gênese e evolução, do meio físico que elas representam, de seu povoamento biológico atual ou passado, bem como dos meios ou técnicas que são próprias ao seu estudo”. Na Raphus Press, no canal RES FICTA, os episódios de “Espeleologia” são comentários sobre questões que escapam do livro, envolvendo discussões teóricas mais amplas de poéticas e formas narrativas.Bibliografia do episódio de hoje: "Storia di Astarte”, Andrea Pazienza (Revista Animal, n. 09, editora VHD, 1989); “Nos penhascos de mármore”, Ernst Jünger (Cosac Naif, 2008); “Kaputt”, Curzio Malaparte (NYRB, 2005).O conto “Storia di Astarte” foi publicado, em edição mais recente, pela Comixzone, no volume “Zanardi”: https://comixzone.com.br/produto/zanardi/ Conheça o pré-lançamento da próxima campanha no Catarse da Raphus Press: CAMERA OBSCURA, que trará ao leitor brasileiro o inédito autor de horror Reggie Oliver: https://www.catarse.me/camera_obscura Entre para a nossa sociedade, dedicada à bibliofilia maldita e ao culto de tenebrosos grimórios: o RES FICTA (solicitações via http://raphuspress.weebly.com/contact.html).Nosso podcast também está disponível nas seguintes plataformas:- Spotify: https://open.spotify.com/show/4NUiqPPTMdnezdKmvWDXHs- Apple: https://podcasts.apple.com/us/podcast/podcast-da-raphus-press/id1488391151?uo=4- Google Podcasts: https://podcasts.google.com/?feed=aHR0cHM6Ly9hbmNob3IuZm0vcy8xMDlmZmVjNC9wb2RjYXN0L3Jzcw%3D%3D Apoie o canal: https://apoia.se/podcastdaraphus.Ou adquira nossos livros em nosso site: http://raphuspress.weebly.com. Dúvidas sobre envio, formas de pagamento, etc.: http://raphuspress.weebly.com/contact.html.Nossos livros também estão no Sebo Clepsidra: https://www.seboclepsidra.com.br/marca/raphus-press.html
Questo episodio è sponsorizzato da NORD VPN, vai qui per ottenere uno sconto speciale: https://nordvpn.com/videogame ************* Storie di Videogame ora è anche un LIBRO! Acquista qui il primo volume: https://bit.ly/SdVITOMI ************* Della storia dello sviluppo di Clair Obscur: Expedition 33 si sta parlando molto nelle ultime settimane, e proprio ascoltandone i passaggi fondamentali vi risulterà chiaro perché le vicende dietro alla sua realizzazione siano a tal punto funzionali nel racconto del gioco stesso. In un'industria che vive una fase di grandi cambiamenti e incertezze, il fatto che un prodotto venuto dal basso stia ricevendo consensi e risultati commerciali ben sopra la media fa naturalmente discutere su diversi fronti. Cos'è davvero un gioco indie? L'indipendenza deve essere creativa o economica, o entrambe? Clair Obscur è un miracolo irripetibile o una buona combinazione di fattori al momento giusto? In questa puntata Off the record, ossia le puntate di Storie di Videogame meno sceneggiate e più discorsive, cerchiamo di fare luce su questi quesiti, e capire un po' meglio come Guillaume Broche, dopo solo quattro anni di carriera nell'industria, sia riuscito a riunire attorno a sé uno straordinario gruppo di creativi, a fondare Sandfall Interactive, e a sviluppare Claire Obscur: Expedition 33. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
A lo largo de los siglos IV y V el imperio Romano, que acababa de atravesar una profunda crisis en el siglo III, adoptó una política pragmática pero no exenta de riesgos. Los emperadores de esta época decidieron incorporar guerreros bárbaros a sus propias filas. Lejos de ser meros mercenarios que se alistaban de forma aislada y esporádica, estos grupos, conocidos de forma genérica como “foederati” o federados, se convirtieron en un componente vital y estructural del ejército tardorromano. Llegaron a integrarse plenamente en las legiones, desempeñaron un papel importantísimo en la defensa de Roma y sus jefes ascendieron hasta convertirse en figuras políticas de primera magnitud. La decisión de recurrir a contingentes bárbaros no fue casual. El Imperio, especialmente en su mitad occidental, se encontraba empobrecido y tenía serias dificultades para reclutar ciudadanos romanos en número suficiente. Las continuas guerras civiles, las epidemias y quizá una posible aversión al servicio militar entre una población ya totalmente romanizada, mermaron las fuentes tradicionales que habían nutrido las levas durante cientos de años. En contrapartida, estas tribus germánicas formadas por godos, francos, alamanes, vándalos o sármatas, constituían una fuente abundante de soldados experimentados, muy valientes y con gran tradición guerrera. Los acuerdos con estos pueblos variaban en función de la época y el lugar. En unos casos se trataba de “laeti”, grupos de bárbaros derrotados o prisioneros a los que se permitía asentarse en tierras dentro del imperio a cambio de realizar el servicio militar. En otros casos se trataba de “foederati”, naciones bárbaras enteras que, mediante un tratado, el “foedus", se aliaban con Roma. A cambio de dinero, suministros, o el derecho a asentarse en provincias cercanas al limes, estos pueblos se comprometían a luchar bajo el estandarte romano cuando se les requiriera. En origen la intención de los emperadores era utilizar a los bárbaros como tropas auxiliares, pero siempre manteniendo el mando en manos de oficiales romanos. Con el tiempo la dependencia de estos contingentes creció de forma exponencial. Los “foederati" conservaban a sus propios jefes tribales y se valían de sus tácticas de combate. Eso ocasionó una "barbarización" progresiva en el ejército romano. Figuras de origen bárbaro, como el vándalo Estilicón o el godo Ricimero, ascendieron a las más altas esferas del poder militar y político, actuando como verdaderos "hacedores de emperadores”. Ya en el siglo V la hija de Teodosio el Grande, Gala Placidia, llegó incluso a casarse con el rey godo Ataúlfo. Esta simbiosis fue también fuente de tensiones. La lealtad de los “foederati” era a menudo frágil y dependía del cumplimiento de los pactos por parte de un Imperio cada vez más debilitado y con menos recursos. Cuando las pagas se retrasaban o los acuerdos se rompían, esos mismos guerreros que defendían las fronteras podían volverse contra Roma. Ese fue el origen de revueltas como la de los visigodos, que culminó con el saqueo de Roma en el 410 capitaneado por Alarico, un antiguo “magister militum” al servicio de Roma. En última instancia, la incorporación masiva de bárbaros al ejército romano, terminó por fragmentar el poder imperial en la parte occidental del imperio. Los antiguos bárbaros fueron sentando las bases de los futuros reinos germánicos que sucederían al imperio. El fin llegó con la deposición por parte de Odoacro, un jefe hérulo que había servido antes a Roma, del último emperador de Occidente, Rómulo Augústulo, en el año 476. Para tratar este tema tenemos hoy en La ContraHistoria a Federico Romero, un historiador que acaba de publicar un libro magnífico, “En defensa de Roma”, prologado por nuestro común amigo José Soto Chica. En el prólogo José define el libro como “una de esas obras que uno siempre quiso leer y que nunca pudo, sencillamente porque nadie había sido capaz de escribirla de forma certera y atractiva”. Como vemos, nadie mejor que Federico para meterse a fondo con una parte de la historia de Roma sobre la que se suele pasar de puntillas. Bibliografia “En defensa de Roma: Bárbaros al servicio del Imperio” de Federico Romero Díaz - https://amzn.to/4jiD5eS “Imperios y bárbaros” de José Soto Chica - https://amzn.to/3ZlEbQb “El águila y los cuervos: la caída del imperio romano” de José Soto Chica - https://amzn.to/4kunauX “Historia de los pueblos bárbaros de Europa” de Daniel Gómez Aragonés - https://amzn.to/3F8wl5w · Canal de Telegram: https://t.me/lacontracronica #FernandoDiazVillanueva #imperioromano #barbaros Escucha el episodio completo en la app de iVoox, o descubre todo el catálogo de iVoox Originals
Subimos nesta ocasión programa do Podcast Annavalaina na sua edición en galego que está adicado á Unidade 13 do libro de 1º BUP de "ANDAINA 1" pero tamén adicado ó Día das Letras Galegas. Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa con algunhas novas, comentarios do libro de texto e poida que algunha suxerencia de lectura e algún que outro comentario que surxíu. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 1. LINGUA GALEGA. 1º BUP".
Subimos nesta ocasión programa do Podcast Annavalaina na sua edición en galego que está adicado á Unidade 12 do libro de 1º BUP de "ANDAINA 1". Libro preparado para la Editorial Bruño polo Colectivo Frouseira. Un programa con algunhas novas, comentarios do libro de texto e poida que algunha suxerencia de lectura e algún que outro comentario que surxíu. Este programa esta feito baixo guión, dirección e locución de Miguel A. Mateos Carreira. Bibliografia de citas: 1. Por referencia a esta publicación orixinal en citas. Frouseira, Colectivo (1990). "ANDAINA 1. LINGUA GALEGA. 1º BUP".
ESPELEOLOGIA (s.f.) “é o estudo das cavernas, de sua gênese e evolução, do meio físico que elas representam, de seu povoamento biológico atual ou passado, bem como dos meios ou técnicas que são próprias ao seu estudo”. Na Raphus Press, no canal RES FICTA, os episódios de “Espeleologia” são comentários sobre questões que escapam do livro, envolvendo discussões teóricas mais amplas de poéticas e formas narrativas.Bibliografia do episódio de hoje: "As argúcias da consciência do sonho”, Roger-Gilbert Lecomte (Raphus Press/Contravento Editorial, 2025); “Oneironautics: A Field Guide to Lucid Dreams”, Dylan Tuccillo, Jared Zeizel, Thomas Peisel (S/E, 2012); “Puissances du Rêve”, Roger Caillois (ed.) (Club Français du Livre, 1962); “Dream Notes”, Theodor W. Adorno (Polity, 2007); “Sueños y procesos de Lucrecia de León”, Juan Blazquez Miguel (ed.) (Tecnos, 1987).Conheça “Senhor Morfeu, Envenenador Público e Outros Textos”, de Roger-Gilbert Lecomte: https://www.catarse.me/morfeuEntre para a nossa sociedade, dedicada à bibliofilia maldita e ao culto de tenebrosos grimórios: o RES FICTA (solicitações via http://raphuspress.weebly.com/contact.html).Nosso podcast também está disponível nas seguintes plataformas:- Spotify: https://open.spotify.com/show/4NUiqPPTMdnezdKmvWDXHs- Apple: https://podcasts.apple.com/us/podcast/podcast-da-raphus-press/id1488391151?uo=4- Google Podcasts: https://podcasts.google.com/?feed=aHR0cHM6Ly9hbmNob3IuZm0vcy8xMDlmZmVjNC9wb2RjYXN0L3Jzcw%3D%3D Apoie o canal: https://apoia.se/podcastdaraphus.Ou adquira nossos livros em nosso site: http://raphuspress.weebly.com. Dúvidas sobre envio, formas de pagamento, etc.: http://raphuspress.weebly.com/contact.html.Nossos livros também estão no Sebo Clepsidra: https://www.seboclepsidra.com.br/marca/raphus-press.html
Questo episodio è sponsorizzato da NORD VPN, vai qui per ottenere uno sconto speciale: https://nordvpn.com/videogame ************* Storie di Videogame ora è anche un LIBRO! Acquista qui il primo volume: https://bit.ly/SdVITOMI ************* Come ha fatto Hideo Kojima a risollevarsi così in fretta dopo il burrascoso addio a Konami? Ma soprattutto, al netto della sua innegabile fama, come ha fatto in soli sei mesi a passare dall'essere il grande assente dei Game Awards per la premiazione di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain a annunciare un gioco interamente nuovo, con attori in carne ed ossa di fama internazionale? Da chi ha ricevuto aiuto, come ha trovato i fondi necessari all'apertura della nuova Kojima Productions? Se vi siete mai fatti queste domande, nella storia dello sviluppo di Death Stranding troverete le risposte che cercate, e molto altro ancora. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Storie di Videogame ora è anche un LIBRO! Acquista qui il primo volume: https://bit.ly/SdVITOMI ************* Seconda puntata Update dedicata alle novità del podcast: parliamo, naturalmente, del primo libro di Storie di Videogame in uscita a giugno 2025, di come è nato il progetto, dei contenuti del primo volume, dei due successivi già confermati. Insomma, se avevate delle domande in merito, è molto probabile che qui troviate le risposte che cercate! Vi aggiorno poi sui numeri più recenti del podcast, e in coda due piccole indiscrezioni sulle prossime puntate in arrivo. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Storie di Videogame ora è anche un LIBRO! Acquista qui il primo volume: https://bit.ly/SdVITOMI ************* Questo episodio è sponsorizzato da NORD VPN, vai qui per ottenere uno sconto speciale: https://nordvpn.com/videogame ************* Con una Bethesda molto più strutturata e un successo come quello di Morrowind alle spalle, il passo verso quel successo epocale che è stato Skyrim potrebbe sembrare relativamente rapido, ma per gli sviluppatori guidati da Todd Howard ci sono sfide enormi in vista, e la fortuna di poter aprire una utile parentesi con la realizzazione di Fallout. Solo così l'azienda acquista sempre più fiducia nella sua capacità di creare dei veri e propri mondi paralleli, i quali finiscono per assumere molta più importanza di qualunque altra cosa, dalla trama al sistema di combattimento. Solo allora, Bethesda Softworks comprende infine cosa i giocatori cercano davvero nei suoi prodotti, e si butta a capofitto nella realizzazione del suo capolavoro. Tutto questo e molto altro nella seconda parte della storia dello sviluppo di The Elder Scrolls. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
La storia dello sviluppo di The Elder Scrolls è legata a doppio filo a quella di Todd Howard, che a diciannove anni, senza nemmeno aver finito gli studi universitari, si presenta alla porta principale di Bethesda Softworks chiedendo un colloquio. Ci vorranno molti altri tentativi e tutta la sua determinazione, ma alla fine Todd riuscirà a ottenere un ruolo in azienda, rivelandosi da subito la persona perfetta per mettersi alla guida di progetti complessi e mantenere una straordinaria visione d'insieme. Nel frattempo, in Bethesda le cose stanno cambiando velocemente, e quella che era una piccola azienda di sviluppo su licenza scopre in The Elder Scrolls Arena, un gioco sviluppato in maniera del tutto disordinata e imprevedibile, un potenziale successo che può proiettarla verso destini ben più grandi. È solo l'inizio della lunga strada che porterà a The Elder Scrolls Morrowind, votato a cambiare per sempre il panorama dei giochi di ruolo per console. Tutto questo e molto altro nella straordinaria storia dello sviluppo di The Elder Scrolls. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Hace dos semanas repasamos en La ContraHistoria con José Soto Chica las múltiples formas que tenían los romanos para divertirse. De todas ellas la que más nos llama la atención son los combates de gladiadores, uno de los espectáculos más populares que no solo entretenían a las masas, sino que también servían como propaganda política. Todas las ciudades romanas de cierta envergadura contaban con un anfiteatro que, entre otras cosas, servía para acoger estos combates. El mayor era el Coliseo de Roma, seguido del de Pompeya, el de Faleria, el de Capua y el de Itálica, este último en el sur de Hispania. Los combates de gladiadores tienen sus raíces en los rituales funerarios etruscos, donde los esclavos luchaban hasta la muerte en honor a los fallecidos. Con el tiempo, estos eventos se transformaron en una forma de entretenimiento público. En el siglo III a.C., los primeros juegos gladiatorios documentados se celebraron en honor a los difuntos, pero pronto se convirtieron en parte de los juegos públicos que los magistrados organizaban para ganar el favor del pueblo. Los gladiadores eran una mezcla muy variada de hombres que podían ser prisioneros de guerra, esclavos condenados o incluso voluntarios buscando fama y fortuna. Se les entrenaba en escuelas especializadas conocidas como "ludi", donde aprendían no solo a pelear sino también a morir con dignidad. Existían varios tipos de gladiadores, cada uno con su propio estilo de lucha y armamento. El “murmillo” iba equipado con un casco con cresta, escudo grande y espada corta. El “retiarius” iba armado con una red y un tridente. El “thraex” estaba inspirado en los tracios, llevaba un escudo pequeño y una espada curva. El “samnita” era similar al “murmillo", pero en el siglo I desapareció y en su lugar surgió el “secutor”, que se batía siempre en duelo con el “retiarius”. Las luchas eran un espectáculo cuidadosamente organizado. Los combates empezaban con una procesión ceremonial donde los gladiadores desfilaban, saludando al emperador o al organizador del evento con la famosa frase "Ave, Caesar, morituri te salutant" ("Saludo, César, los que van a morir te saludan"). El público, distribuido por clases sociales dentro del anfiteatro, participaba activamente, apostando por sus favoritos y decidían a menudo el destino del gladiador derrotado mediante un gesto de pulgar hacia arriba o hacia abajo. Pero la interpretación exacta de estos gestos sigue siendo objeto de debate entre los historiadores. Los combates de gladiadores servían como una válvula de escape para las tensiones sociales, permitían a las clases bajas experimentar una sensación de poder y control al decidir el destino de los combatientes. Además, reflejaban y reforzaban valores romanos como el coraje, el honor y la resistencia al dolor. Desde una perspectiva cultural, estos eventos inspiraron numerosas obras de arte, literatura y fueron un tema recurrente en la poesía y la pintura. A pesar de su popularidad, también hubo voces críticas, especialmente entre los filósofos estoicos como Séneca, quien condenó la brutalidad y la inmoralidad de tales espectáculos. Con la adopción del cristianismo como religión oficial del Imperio Romano, los juegos gladiatorios comenzaron a perder apoyo. El emperador Constantino I restringió los combates, y en el año 404 d.C., el emperador Honorio prohibió oficialmente los juegos de gladiadores, que aún así se siguieron celebrando de forma episódica durante un tiempo. Vamos hoy a tratar de forma monográfica los combates gladiatorios con otro invitado de excepción, Yeyo Balbás, a quien los contraescuchas conocen bien porque ya pasó por aquí el año pasado y que es autor de “Pan y circo”, una novela histórica ambientada en la época de Octavio Augusto con una interesante trama en la que el mundo de los gladiadores es uno de los protagonistas. Bibliografia “Pan y circo” de Yeyo Balbás - https://amzn.to/4gwQNdm “Gladiadores, bestias y condenados” de Alfonso Mañas - https://amzn.to/49xEECm “Gladiadores: Valor ante la muerte” de Fernando Lillo y María Engracia Muñoz - https://amzn.to/4fe6d5c “Gladiadores. Lucha y espectáculo en la antigua Roma” de Lluis Prats - https://amzn.to/4feqUOc “Gladiadores: Espectáculos y ocio en la Antigua Roma” de Néstor F. Marqués - https://amzn.to/3BtfpVp #FernandoDiazVillanueva #fdv Escucha el episodio completo en la app de iVoox, o descubre todo el catálogo de iVoox Originals
La storia dello sviluppo di Castlevania comincia come molte altre, se non fosse per un dettaglio non da poco: non solo del suo creatore Hitoshi Akamatsu non si è saputo assolutamente nulla fino a poco più di dieci anni fa, ma questi è incredibilmente sparito nel nulla agli inizi del 2000. Eppure, con la sua creazione ha lasciato un segno profondissimo nella cultura del videogame, lasciando un testimone poi raccolto dal ben più noto Koji "IGA" Igarashi. L'incredibile successo di Symphony of the Night è tuttavia un'arma a doppio taglio: da una parte consacra istantaneamente IGA come una leggenda del videogame, dall'altra rende ogni futuro paragone difficilissimo, e getta una lunga ombra su qualunque successivo tentativo di portare Castlevania nelle tre dimensioni. Tutto questo e molto altro nella straordinaria storia dello sviluppo di Castlevania. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
La storia dello sviluppo di The Secret of Monkey Island entra nel vivo nella seconda puntata. Con un Ron Gilbert in piena crisi creativa, a dargli una spinta nella giusta direzione ci pensano una pausa forzata per occuparsi di tutt'altro e un libro dal titolo Mari Stregati. Forte di un protagonista e di un antagonista che finalmente funzionano, Ron ha solo bisogno di una vera squadra di sceneggiatori per partire. Nascono così gli "scummlets", le nuove reclute destinate a imparare a programmare con uno SCUMM sempre più snello e completo. Tim Schafer e Dave Grossman, all'epoca ventenni e senza nessuna esperienza lavorativa, si presentano allo Skywalker Ranch come una scolaresca in visita, e ben presto si trovano catapultati nell'assurdo mondo di pirateria e nonsense partorito dalla mente di Ron. Da qui è tutto un susseguirsi di inaspettate intuizioni e colpi di genio, mentre al Ranch arriva anche un certo Michael Land, pronto a mettere la sua esperienza di compositore al servizio dei temi caraibici richiesti da Ron. E proprio quando le cose sembrano andare per il meglio, LucasFilm Games si trasforma velocemente in LucasArts, e tutto cambia. Tutto questo e molto altro nella seconda e ultima puntata della storia dello sviluppo di The Secret of Monkey Island. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
¡Vótame en los Premios iVoox 2024! Flandes, esa tierra de brumas y canales donde campos y ciudades se funden con el mar en un horizonte infinito, fue la cuna de una escuela pictórica que deslumbró al mundo hace más de cinco siglos, un ramillete de pintores magistrales que exhibían un detallado realismo y una profunda introspección. Los maestros flamencos, alquimistas de la luz y el color, no solo retrataron la realidad con una precisión asombrosa, sino que también se adentraron en los misterios del alma humana revelando las pasiones, los anhelos, las miserias y las grandezas de una de las sociedades más opulentas de su época. En los albores del Renacimiento, cuando Italia recuperaba los cánones clásicos, Flandes florecía como un centro de comercio y cultura. Brujas, Gante, Amberes, ciudades vibrantes y cosmopolitas, se convirtieron en el escenario donde se forjó esta escuela singular a la sombra de los duques de Borgoña. Los artistas flamencos, herederos de la tradición medieval, pero abiertos a las nuevas corrientes artísticas, desarrollaron un estilo propio caracterizado por la minuciosidad del detalle, la riqueza cromática y la maestría en el manejo de la luz. El óleo, esa sustancia mágica que permite capturar la luminosidad y la transparencia, se convirtió en la herramienta predilecta de estos pintores flamencos. Jan van Eyck, el genio visionario, creo obras de una belleza y un realismo incomparables. Pero la Escuela Flamenca no se limitó a la representación fiel de la realidad. Sus artistas, imbuidos de un profundo sentido religioso y moral, dotaron a sus obras de un simbolismo complejo. Roger van der Weyden, maestro del dramatismo y la emoción, nos conmueve con sus escenas de piedad y sufrimiento. Hans Memling, con su pincel delicado y elegante, nos transporta a un mundo de serenidad y armonía. Sus vírgenes, de rostro dulce y mirada melancólica encarnan la pureza y la bondad. En sus retratos, la nobleza y la burguesía flamenca se muestran en todo su esplendor. Y luego está Hieronymus Bosch, más conocido en los países de habla hispana como El Bosco, que fue un pionero creador de mundos fantásticos poblados de criaturas extrañas y escenas oníricas. "El Jardín de las Delicias", esa obra maestra enigmática y perturbadora, nos sumerge en un universo de pecado y redención, donde la lujuria, la gula y la vanidad se mezclan con la inocencia y la esperanza. Pieter Brueghel el Viejo, por su parte, nos acerca a la vida cotidiana de los campesinos, con sus alegrías y sus penas, sus fiestas y sus trabajos. Sus paisajes, nos muestran la belleza de aquella tierra, pero también la dureza de la vida en el campo. La Escuela Flamenca, con su realismo y su simbolismo profundo, dejó una huella imborrable en la historia del arte. Sus maestros, con su dominio de la luz y el color, nos legaron un tesoro de valor incalculable. Su legado sigue vivo, inspirando a artistas y conmoviendo a aficionados de todas las épocas. Eso mismo es lo que vamos a tratar hoy en La ContraHistoria de la mano de Alberto Garín. Nos sumergiremos en la escuela flamenca que tuvo su continuación en los siglos XVI y XVII con artistas de la talla de Rubens, van Dyck o Jordaens. En el siglo XIX la pintura flamenca renació prefigurando los estilos contemporáneos de la mano de James Ensor. Cinco siglos de de arte con mayúsculas atado siempre a unas circunstancias históricas muy concretas e irrepetibles. Bibliografia: “Los primitivos flamencos” de Erwin Panofsky - https://amzn.to/3NtKjPS “El affaire Arnolfini” de Jean-Philippe Postel - https://amzn.to/4h4PuTX “Rubens” de Gilles Neret - https://amzn.to/48ccZWX “Historia de la pintura” de Paz García Ponce de León - https://amzn.to/3BJCTFn “Leer la pintura” de Nadeije Laneyre-Dagen - https://amzn.to/40658YY · Canal de Telegram: https://t.me/lacontracronica · “Contra la Revolución Francesa”… https://amzn.to/4aF0LpZ · “Hispanos. Breve historia de los pueblos de habla hispana”… https://amzn.to/428js1G · “La ContraHistoria de España. 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Flandes, esa tierra de brumas y canales donde campos y ciudades se funden con el mar en un horizonte infinito, fue la cuna de una escuela pictórica que deslumbró al mundo hace más de cinco siglos, un ramillete de pintores magistrales que exhibían un detallado realismo y una profunda introspección. Los maestros flamencos, alquimistas de la luz y el color, no solo retrataron la realidad con una precisión asombrosa, sino que también se adentraron en los misterios del alma humana revelando las pasiones, los anhelos, las miserias y las grandezas de una de las sociedades más opulentas de su época. En los albores del Renacimiento, cuando Italia recuperaba los cánones clásicos, Flandes florecía como un centro de comercio y cultura. Brujas, Gante, Amberes, ciudades vibrantes y cosmopolitas, se convirtieron en el escenario donde se forjó esta escuela singular a la sombra de los duques de Borgoña. Los artistas flamencos, herederos de la tradición medieval, pero abiertos a las nuevas corrientes artísticas, desarrollaron un estilo propio caracterizado por la minuciosidad del detalle, la riqueza cromática y la maestría en el manejo de la luz. El óleo, esa sustancia mágica que permite capturar la luminosidad y la transparencia, se convirtió en la herramienta predilecta de estos pintores flamencos. Jan van Eyck, el genio visionario, creo obras de una belleza y un realismo incomparables. Pero la Escuela Flamenca no se limitó a la representación fiel de la realidad. Sus artistas, imbuidos de un profundo sentido religioso y moral, dotaron a sus obras de un simbolismo complejo. Roger van der Weyden, maestro del dramatismo y la emoción, nos conmueve con sus escenas de piedad y sufrimiento. Hans Memling, con su pincel delicado y elegante, nos transporta a un mundo de serenidad y armonía. Sus vírgenes, de rostro dulce y mirada melancólica encarnan la pureza y la bondad. En sus retratos, la nobleza y la burguesía flamenca se muestran en todo su esplendor. Y luego está Hieronymus Bosch, más conocido en los países de habla hispana como El Bosco, que fue un pionero creador de mundos fantásticos poblados de criaturas extrañas y escenas oníricas. "El Jardín de las Delicias", esa obra maestra enigmática y perturbadora, nos sumerge en un universo de pecado y redención, donde la lujuria, la gula y la vanidad se mezclan con la inocencia y la esperanza. Pieter Brueghel el Viejo, por su parte, nos acerca a la vida cotidiana de los campesinos, con sus alegrías y sus penas, sus fiestas y sus trabajos. Sus paisajes, nos muestran la belleza de aquella tierra, pero también la dureza de la vida en el campo. La Escuela Flamenca, con su realismo y su simbolismo profundo, dejó una huella imborrable en la historia del arte. Sus maestros, con su dominio de la luz y el color, nos legaron un tesoro de valor incalculable. Su legado sigue vivo, inspirando a artistas y conmoviendo a aficionados de todas las épocas. Eso mismo es lo que vamos a tratar hoy en La ContraHistoria de la mano de Alberto Garín. Nos sumergiremos en la escuela flamenca que tuvo su continuación en los siglos XVI y XVII con artistas de la talla de Rubens, van Dyck o Jordaens. En el siglo XIX la pintura flamenca renació prefigurando los estilos contemporáneos de la mano de James Ensor. Cinco siglos de de arte con mayúsculas atado siempre a unas circunstancias históricas muy concretas e irrepetibles. Bibliografia: “Los primitivos flamencos” de Erwin Panofsky - https://amzn.to/3NtKjPS “El affaire Arnolfini” de Jean-Philippe Postel - https://amzn.to/4h4PuTX “Rubens” de Gilles Neret - https://amzn.to/48ccZWX “Historia de la pintura” de Paz García Ponce de León - https://amzn.to/3BJCTFn “Leer la pintura” de Nadeije Laneyre-Dagen - https://amzn.to/40658YY · Canal de Telegram: https://t.me/lacontracronica · “Contra la Revolución Francesa”… https://amzn.to/4aF0LpZ · “Hispanos. Breve historia de los pueblos de habla hispana”… https://amzn.to/428js1G · “La ContraHistoria de España. Auge, caída y vuelta a empezar de un país en 28 episodios”… https://amzn.to/3kXcZ6i · “Lutero, Calvino y Trento, la Reforma que no fue”… https://amzn.to/3shKOlK · “La ContraHistoria del comunismo”… https://amzn.to/39QP2KE Apoya La Contra en: · Patreon... https://www.patreon.com/diazvillanueva · iVoox... https://www.ivoox.com/podcast-contracronica_sq_f1267769_1.html · Paypal... https://www.paypal.me/diazvillanueva Sígueme en: · Web... https://diazvillanueva.com · Twitter... https://twitter.com/diazvillanueva · Facebook... https://www.facebook.com/fernandodiazvillanueva1/ · Instagram... https://www.instagram.com/diazvillanueva · Linkedin… https://www.linkedin.com/in/fernando-d%C3%ADaz-villanueva-7303865/ · Flickr... https://www.flickr.com/photos/147276463@N05/?/ · Pinterest... https://www.pinterest.com/fernandodiazvillanueva Encuentra mis libros en: · Amazon... https://www.amazon.es/Fernando-Diaz-Villanueva/e/B00J2ASBXM #FernandoDiazVillanueva #pintura #flandes
Tem Bom dia, Obvious extra na semana: Marcela Ceribelli conversa com a filósofa Tessa Moura Lacerda sobre a formação da identidade feminina, sobre o impacto dos ideais de beleza e de comportamento, e sobre o que significa se valorizar. Esse é o seu lembrete: só nós mesmas podemos reconhecer nosso valor, afinal somos as únicas protagonistas da nossa história. Porque nós valemos muito. Referências: Bibliografia de Michel Foucault “Ensinando a transgredir”, bell hooks “O segundo sexo”, Simone de Beauvoir
La storia dello sviluppo di The Secret of Monkey Island, una delle avventure grafiche più amate e celebrate di sempre, ha radici profonde e comincia quando il suo ideatore è ancora un ragazzino. Senza il successo di Star Wars e tutto quello che ne è conseguito, non solo Ron Gilbert non avrebbe probabilmente intrapreso una carriera in campo creativo, ma non avrebbe nemmeno avuto occasione di approdare in uno dei luoghi di lavoro più incredibili al mondo. In quegli anni di assoluto splendore di LucasFilm lo Skywalker Ranch è davvero un'utopia, ed è anche grazie alle sue caratteristiche straordinarie e all'unicità delle persone che lo popolano che si crea una magica atmosfera dove non solo la creatività fiorisce, ma la libertà decisionale è quasi assoluta. Eppure, la rotta verso l'isola delle scimmie è come di consueto tutt'altro che lineare e prevedibile, ed è destinata ad incrociare mari tempestosi. Tutto questo e molto altro nella prima puntata della storia dello sviluppo di The Secret of Monkey Island. Se desiderate supportarmi: ko-fi.com/storiedivideogame Telegram @storiedivideogame Instagram @storiedivideogame email: storiedivideogamepodcast@gmail.com Bibliografia e disclaimer: https://medium.com/@storiedivideogamepodcast Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
10 Blasco y la máquina hierogámico-sacrificial Uno de los amores más famosos y a la vez más desconocidos del escritor valenciano fue con la escritora y condesa doña Emilia Pardo Bazán, concretamente tan solo siete años después de casarse con María Blasco. Un año después, en 1899, la Bazán viajó a Valencia donde fue agasajada por las personalidades del momento como el doctor Moliner. La escritora gallega también había vivido la vida loca en París y como mujer adelantada de su época abogaba por el sexo libre y con quien ella quisiera. Con Blasco se juntaron las ganas de comer con la comida copiosa y ambos se dejaron ver en grata compañía. El que fuera compañero de partido Rodrigo Soriano y del que hablamos en los capítulos cuarto y séptimo tuvo la suerte de que la mujer de Blasco le entregase una carta dirigida a la Pardo Bazán ya que era sabedora de los devaneos de su esposo con la escritora. Este no echó la carta al correo y la utilizó en contra de Blasco difundiendo a los cuatro vientos la infidelidad del valenciano. Todo empezó el 4 de Febrero de 1903 con la publicación en el propio periódico fundado por Blasco, el Pueblo, de un texto titulado «Revolucionarios de entretiempo» escrito por Soriano. Ya no podemos encontrar el artículo en dicho periódico pero si en pdf en la casa Museo Blasco Ibáñez. Era una sátira burlesca acerca de los ambiciosos revolucionarios que iban a la política por el sólo medro personal. Hablaba de Blasco como el «Sansón de los fideos», «hijo de un modesto tendero de ultramarinos» y definía a su padre como «el tendero de largas uñas». Se burlaba de la cultura de Blasco comparando al Sansón de los filisteos con el Sansón que despachaba en el ultramarinos: «cayó en manos de nuestro hombre cierta pringosa lámina de una historia de la Revolución francesa; en ella aparecían retratados algunos héroes de la tragedia sangrienta, que servían de envoltorio a medio kilo de aceitunas». Tras este episodio Soriano fue expulsado del partido donde ambos militaban y este empezó a publicar las cartas que tenía en su poder en el diario “El Radical”. Tan solo publicó una ya que Soriano, entrecomillas, “tiró con bala” a Blasco y luego sufrió un tiroteo en el camino de Benimaclet. Atentado que le fue devuelto en 1905 cuando Blasco y algunos correligionarios fueron tiroteados también lo que obligó a Blasco a abandonar la dirección del periódico “El Pueblo” y marchar a Madrid como les contamos en el capítulo cuatro. Tras su marcha a Madrid escribe en 1906 “La maja desnuda” que rompe con las novelas sociales que estaba escribiendo hasta ese momento. Estar en Madrid le garantizaba la cercanía de la condesa, y a la vez allí conocería a la amante definitiva, la chilena Elena Ortúzar, a la que suponemos “la maja” de la novela homónima aunque coincide plenamente con los cinco meses de relación en Madrid con la escritora gallega. Elena era la mujer del banquero y diplomático Salustio Barros Ortúzar, que estuvo en la embajada chilena en París y nieta del presidente de Chile entre 1841 y 1851. Este ultimo fue un masón prominente que posiblemente militó en la logia Lautaro que existió en Chile y que vendría a ser parte de un proceso de organización militar a escala regional, cuyo objetivo último era el derrocamiento del virreinato del Perú. “En 1906 estando de visita en el estudio de Sorolla en el paseo del General Martínez Campos de Madrid, Blasco descubre un gran retrato de cuerpo entero de una dama enjoyada, de la que el escritor se queda prendado. Le pide a Sorolla que se la presente pero el pintor que conoce el gusto por las faldas operísticas del escritor se niega, argumentando que es una señora casada, aristócrata chilena emparentada con varios presidentes de la república y esposa de un rico banquero chileno, Salustio Barros, bastante mayor que ella, con el que ha venido a España como agregado cultural de la embajada para la boda de Alfonso XIII con Victoria Eugenia de Battemberg. Se llama Elena Ortúzar Bulnes, tiene 34 años y en el ambiente familiar la conocen como “Chita”. “Hoy en día un escritor Nobel como Vargas Llosa diría que (la conoció), por la pichula. En Granada porque, a pesar de todo el dinero del mundo, la Chita era una “mala follá” a la que un caballo viejo, se supone que la cubría poco y mal, y a la que, a pesar de sus deslumbrantes 34 años, no le había dado nadie todavía un buen revolcón como Dios manda. Y ahí está Blasco, con sus 39 años, hecho un toro, y al que, como se dice con escaso refinamiento en mi barrio obrero de la Ría …” le tira más un pelo de coño que una maroma de barco”… Y el gañán de la montaña turolense, le da un repaso a la refinada chilena dejándola más colgada que una percha, haciéndola descubrir un mundo de pasión que hasta entonces entre cirios, hostias y aguas benditas ni se lo olía. Y comienza una relación adúltera que durará años y que solo se regularizará cuando ambos enviuden de sus respectivos y se casen en 1925.” El periodista Carretero Novillo más conocido como el caballero audaz nos cuenta como el propio Blasco le contó sus aventuras con la escritora gallega durante una cena en el hotel Palace de Madrid una vez se enteró que esta había fallecido. “Acababa de morir una ilustre artista española, septuagenaria, mujer excepcional, a la que su edad y su obra vigorosa hacían digna de respeto. «Entonces, glosando el tema, Blasco Ibáñez, de sobremesa, se deleitó en referimos sus aventuras amorosas con aquella dama ilustre, durante toda una época lejana de juventud, narrando los episodios con todo lujo de detalles…».” A Blasco Ibáñez no le importó la diferencia de dieciséis años con la Bazán, como hemos observado, le atraían personas de todas las edades y estratos sociales, desde condesas hasta prostitutas. También en la miniserie de Berlanga sobre Blasco Ibáñez podemos ver cómo la cantante de ópera rusa Nadina Buliccioff, después de una actuación recibe a Blasco en su camerino. Esta artista se encuentra azotando con la fusta a una asistente que la acompaña en la estancia, esta es su esclava sexual e invita a Blasco a usar la fusta con ella, oferta que el rechaza diciendo que le gusta más usar sus propias manos. Volviendo a otra de las escenas que nos muestra Berlanga podemos ver que sitúa a Blasco cuando se escapó a Madrid, o sea, diciembre de 1883 con 16 años, siendo por tanto un menor de edad siendo seducido por la escritora Pardo Bazán. La escena termina cuando los guardias localizan a Blasco y se lo devuelven a su madre. No creemos que sucediese tal encuentro sino lo que hemos contado anteriormente de que se conocieron seis años más tarde siendo Blasco ya adulto. “Mira, este es el rincón del infierno. “l’enfer" -dice la Bazán arrodillándose y acercándose a la entrepierna del joven Blasco mientras abre un compartimento de la librería. Aquí guardamos todos los libros eróticos. Ja, ja, ja. -rie la escritora ¿Conoces al marqués de Sade? -apostilla por último la Bazán. Ah, yo soy republicano. No quiero nada con los aristócratas aunque sean revolucionarios como Sade. -desdeña la oferta Blasco. Yo tampoco. Yo solo amo a los poetas apasionados. Mira Vicente, mira, como palpita mi pecho. -termina cogiéndole la escritora la mano a Blasco entregando su pecho abierto.” El marqués de Sade fue un escritor, ensayista, filósofo, libertino, activista político y noble francés conocido por sus novelas libertinas y su encarcelamiento por delitos sexuales, blasfemia y pornografía. Sus obras incluyen novelas, cuentos, obras de teatro, diálogos y tratados políticos. Algunos de ellos se publicaron bajo su propio nombre durante su vida, pero la mayoría baparecieron de forma anónima o póstuma. Le es atribuida también la famosa novela Los 120 días de Sodoma o la escuela de libertinaje, que fue publicada en 1904, muchos años más tarde de la muerte del marqués de Sade y que sería su obra más famosa. Fue adaptada al cine en 1975 por el autor y cineasta neorrealista italiano Pier Paolo Pasolini, quien sería asesinado después. Saló o los 120 días de Sodoma de Pier Paolo Pasolini basada en “Los 120 días de Sodoma del marqués de Sade”. Iba a ser una trilogía, pero misteriosamente no pudieron realizarse las dos partes restantes tras el asesinato en extrañas circunstancias de Pasolini. Pasolini es asesinado brutalmente por Pino Pelosi, un chapero de 17 años, en un descampado de Ostia, cerca de Roma. Su cuerpo, abandonado en un vertedero, queda completamente desfigurado. El joven confesó el crimen, afirmando haber actuado en legítima defensa al ser atacado por Pasolini, que intentaba violarlo. Sade da nombre a la palabra sádico y sadismo ya que sus personajes son los característicos antihéroes, protagonistas de violaciones y de disertaciones en las que justifican sus actos, según algunos pensadores, mediante sofismas. La expresión de un ateísmo radical, además de la descripción de parafilias sexuales y actos de violencia, son los temas más recurrentes de sus escritos, en los que prima la idea del triunfo del vicio sobre la virtud. Nos cuenta León Roca una anécdota que contaba Gómez de la Serna sobre las andanzas madrileñas de Blasco: “Es muy posible que corresponda a esta época de la vida madrileña de Blasco Ibáñez, la anécdota que Gómez de la Serna cuenta acerca de nuestro novelista. Dice que, una tarde, encontró Blasco Ibáñez a una prostituta en la calle la cual comenzó a quejarse de la tacañería del «viejo» que con alguna frecuencia la visitaba. Aparte de la curiosidad de la anécdota, Gómez de la Serna nos ilustra acerca de las preferencias callejeras que Blasco Ibáñez tenía acerca del amor. Esta tranquilidad, audacia o interés por abordar a las mujeres del arroyo, fue práctica habitual en él y la ejercitó hasta los últimos años de su vida. La anécdota se resuelve de la siguiente manera. La prostituta le llevó a su pisito y, al entrar, Blasco Ibáñez vio un retrato enmarcado y colocado sobre un velador. -¿Es este el «viejo» tacaño del que me hablabas? Ella dijo que sí. El caballero del retrato era Pérez Galdós.” También Berlanga era conocedor de estas aventuras que tenían en común esto 2 escritores y nos lo cuenta de una manera un poco distinta, más cinematográfica, en la miniserie sobre Blasco Ibáñez donde hay una escena en la que Blasco Ibáñez se encuentra vistiéndose después de tener relaciones con la prostituta y esta le dice que se apure que está esperando a un cliente. Pues cuando Blasco ya está acabando de recomponerse llaman a la puerta y aparece Benito Pérez Galdós, se saludan y se despiden. Con Benito Pérez Galdós intercambió sabrosas cartas sobre damas cuyos favores compartían como por ejemplo la famosa escritora gallega Pardo Bazán, y de expresar sus opiniones sin ponerles ningún trapito piadoso encima. No solo mantenía copiosa correspondencia con Pérez Galdós, es que además utilizaba las tramas de los líos de faldas en sus novelas como este caso del retrato de una de sus amantes que utilizó en “La voluntad de vivir” publicado en 1907: “Querido don Benito: Adjunto le envío un retrato de usted comprado por una señora chilena, muy guapa y muy cachonda, que creo vió usted en el estudio de Sorolla. Póngale usted una dedicatoria detonante, como la bomba de Morral, pues esta gachí está por los novelistas.” Hablaba por supuesto de la que sería una de sus últimas amantes conocidas, la millonaria chilena Elena Ortúzar y Bulnes de la cual se había enamorado hasta las trancas y que lo impulsó a destruir totalmente la edición de “La voluntad de vivir”. Cuando publicó "La voluntad de vivir" que relataba los amores con doña Elena, se presenta a las elecciones saliendo diputado otra vez. Pero como en él todo se mezclaba, aquella misma noche, recibe un telegrama de Alicante de la dama en cuestión, ya que le había remitido un ejemplar y le pide que vaya a verla. Y va. Se reconcilian y Blasco, tan caballeroso, destruye toda la edición de la novela en la que relataba sus amores. Durante muchas noches quemaron ejemplares frente al chalet de la Malvarrosa. Aquel fue su último intento de volver a Valencia. Un año antes, en 1906, había conocido a la milionaria chilena Elena Ortúzar y Bulnes, persona que tomaría como modelo para alguna de sus novelas y que sería fundamental en su vida personal. La tomó como modelo para sus novelas: La maja desnuda (1906), La voluntad de vivir (1907) y Sangre y arena (1908). Después de reconciliarse y llevar una vida casi marital con ella en Alicante, emprendieron un recorrido por Europa que culminó en Constantinopla. Partiendo desde Ginebra y tras visitar Berna, Munich, Viena y Budapest, Blasco inició su primer viaje a Oriente en compañía de doña Elena, la madre de su esposa, y la doncella. Este viaje, inmortalizado literariamente bajo el título de "Oriente", fue publicado en diciembre de 1907. Pasaron la primera gran guerra juntos. Antes de que ésta terminase, el esposo de la dama falleció en 1917. Entonces, huyendo de las incomodidades de una ciudad en guerra, se marcharon a Niza. Vivieron en el hotel Krysti. Poco después del éxito de «Los cuatro jinetes del Apocalipsis», en 1919, compraron la villa Fontana Rosa, en Mentón. En 1925, en el mes de enero, fallecía en Valencia doña María Blasco del Cacho, la esposa del novelista. Como curiosidad referirnos a que el tercer significado de la palabra cacho según la Real Academia de la Lengua es cuerno o asta. (video cacho cuerno.mov) En Mentón, los dos viudos se casaron, en el mes de octubre del mismo año, en una ceremonia civil que se celebró en una sala de la villa Fontana Rosa y en presencia de don Arturo Alessandri, Presidente entonces de la República de Chile. Nos hubiera gustado que esta serie contará con 11 videos, pero lamentablemente finalizaremos de manera abrupta en el décimo. Pedimos disculpas por nuestra manera áspera e incluso violenta de concluir. Simplemente, tememos meternos en problemas si revelamos más de lo permitido, corriendo el riesgo, como me sucede a mí, de enfrentar responsabilidades penales por desvelar el mecanismo hierogámico-sacrificial primigenio. Pero no nos marcharemos sin indicarles el camino, sin dejar esas migas de pan que les permitirán esquivar a la bruja del cuento. No les hablaremos de políticos actuales con mujeres andróginas ni de asesinados por ETA con la legión de honor a los que les levantan un monolito justo en la línea que une el chalet de la Malvarrosa con la catedral de Valencia. Como hemos indicado a lo largo de los diferentes capítulos, el poder-religión y las sociedades secretas o discretas, y en particular la masonería, juegan un papel relevante en la modelización de las sociedades modernas. Iconos como Blasco Ibáñez son seleccionados para que las ideas de estos grupos permeen en dichas sociedades, guiándolas como un pastor lo hace con sus ovejas. Les pedimos disculpas nuevamente por la forma tan ruda y abrupta de concluir esta serie de videos sin mostrarles lo prometido. A veces es mejor plantar la semilla que recoger el fruto inmaduro. Nadie logra alcanzar el éxito sin pagar un alto precio, y aunque no podamos hablar abiertamente sobre ello por falta de pruebas, les mostraremos a continuación algunos datos objetivos. Las alegrías y desdichas de estos personajes famosos reflejan los ciclos de esa máquina hierogámico-sacrificial, como mencionaba Pedro Bustamante. La filóloga Pura Fernández nos contó cómo Valencia fue una de las zonas de la Península donde mayor expansión masónica se produjo durante la década de 1880. Justo allí, a los trece años, Blasco comenzó a escribir, y a los catorce ya había terminado su primera novela. El 4 de octubre de 1892 nace su hija primogénita, a la que llamaron Libertad. Vivió solo trece días. El 9 de noviembre de 1893 nace su primer hijo varón, a quien llamaron Mario. Una caída y una ascensión. También contamos como el 12 de Mayo de 1894 estrenó en Valencia su única obra de teatro que no tuvo mucho éxito y como además ese mismo día fallecía su madre a los 51 años de edad (5+1=6) y el 12 de noviembre de 1894, 184 días más tarde (6 meses justos) publica el primer número de El Pueblo, fundado y dirigido por él. Una fase negativa y otra positiva para alimentar la máquina. En marzo de 1906 renuncia a la política y a su acta de diputado. En diciembre de ese mismo año fue nombrado Comendador de la Legión de Honor de Francia e hijo predilecto de Valencia. Rodolfo Valentino fue elegido para protagonizar la película “los 4 jinetes del apocalipsis”, en parte por su parecido físico con Julio César, el hijo de Blasco fallecido en la veintena que guarda similitudes con el personaje principal del libro. Nosotros sospechamos que Rodolfo Valentino es el alter ego de César Blasco y que el seudónimo “Valentino” se utilizó por su semejanza fonética con valenciano. La muerte de su hijo Julio Cesar sobreviene el 18 del 11 de 1919 ( 1+8 = 9 - 11- 1919) fecha muy simbólica. El 19 es muy importante dentro del ocultismo y las religiones mistéricas que perviven hoy en dia dentro de las sociedades secretas o discretas. Se trata del llamado ciclo metónico o de Metón de 19 años tal y como leemos en la wikipedia: “…es un común múltiplo aproximativo de los períodos orbitales de la Tierra y de la Luna. En efecto, 19 años tropicales y 235 meses sinódicos o ciclos mensuales de las fases de la Luna no difieren más que en 2 horas; de ahí que después de 19 años, las mismas fechas del año corresponden con las mismas fases de la Luna.” En el 330 a.C., se mejoró el ciclo metónico de 19 años con el llamado Ciclo calípico de 76 años, reduciendo el error de 2 horas cada 19 años a 11 minutos cada 76 años. La mejora de los calendarios solares por los calendarios lunisolares es una de las diferencias entre la religión cristiana y el judaísmo, por ejemplo. Por esta razón, las fechas y las alineaciones astrológicas, como los eclipses, son tan importantes para el poder-religión que opera en la sombra. Blasco es nombrado Doctor Honoris causa por la muy masónica universidad George Washington el 23 de febrero de 1920. O sea, 3 meses y 6 días después de la muerte de su hijo Julio César lo nombran Doctor Honoris Causa. Eso nos da un total de 98 días. Nosotros sospechamos que se realizó un ritual lunar durante la fase decreciente aprovechando el simbolismo de los guarismos del año, dos diecinueves. 98 días, pero si el ritual oculto y al más alto nivel fue 1 día antes obtenemos 99 días, o lo que es lo mismo 33+33+33. Blasco Ibáñez murió en 1928 en Francia, pero fue gracias al alcalde de la ciudad de Valencia, Vicente Alfaro Moreno, que pudo volver a España. Este recibió del Gobernador Civil de la Provincia de Valencia el 28 de enero de 1932 el carnet que le acreditaba como primer edil. Su primera gestión como alcalde de Valencia fue solicitar la repatriación del cuerpo de Vicente Blasco Ibáñez, muerto en el exilio por la dictadura de Miguel Primo de Rivera. Veremos pues que como si se tratase de un reloj, cada 13 años se ha dado un acontecimiento fundamental en la vida de Blasco. Nació en 1867, y 13 años después, escribió su primera novela. Otros 13 años más tarde, en 1893, nació su primer hijo varón. En 1906, tras otros 13 años, recibió la Legión de Honor de Francia y fue nombrado hijo predilecto de Valencia. Trece años más tarde, en 1919, se hizo inmensamente rico por la traducción al inglés de Los cuatro jinetes del Apocalipsis, el primer best-seller de la historia, y volvió a ser recibido con todos los honores en Valencia. Por último, trece años más tarde, en 1932, se pergañará su vuelta a España que concluirá en 1933 cerrando el círculo de su vida. Resurrección y muerte en un ciclo sin fin. Las pulsaciones de vida y de muerte de las que hablaba Freud, el Eros y el Tánatos, lo cual nos lleva a los nombres de los jinetes de esos caballos del apocalipsis que catapultaron a la fama a Blasco. El jinete del Caballo Blanco, que representaba la Pestilencia o Plaga, es llamado Moros, en analogía a la personificación de la fatalidad en la mitología griega. El jinete del Caballo Rojo, usualmente asociado con la Guerra, es Fobos, que representa el miedo y el pánico en la guerra. El jinete del Caballo Negro, relacionado con el Hambre o la Carestía, es conocido como Limos o Limosina, nombres derivados de conceptos griegos para el hambre y la necesidad; de ahí la palabra ‘limosna’. Y por último, el jinete del Caballo Amarillo o Pálido, conocido como Tánatos en la mitología griega, personifica la muerte. A veces se menciona junto a Hades o Inferos, que representa el infierno que le sigue. En el capítulo 2 vimos como los tres últimos papas, la supuesta facción opuesta a la masonería, también utilizaba el 13 de una manera que excede la casualidad. Quizás estos saltos de 13 años no indiquen nada significativo para el hombre de la calle, pero como decía el poeta Rumi «Lo que es una piedra para el hombre ordinario, es una perla para el que sabe». Les recomiendo encarecidamente que lean los artículos de “el puntal de dios” en mi blog y más concretamente el que publicará en breve donde nos habla precisamente de este mecanismo de 13 años y de la interacción 13-14-13 en reyes como Felipe II. Volviendo con Blasco, su chalet de la Malvarrosa, inaugurado en agosto de 1902, tenía una gran terraza –sitio predilecto del novelista para contemplar el mar– inspirada en el Pórtico de las Cariátides de Atenas, decorada con frescos de estilo pompeyano y presidida por una imponente mesa de mármol de Carrara sostenida por unos grifos de estilo helenístico. Una vista más cercana a las patas de la mesa nos muestra a estos pequeños demonios alados que son confundidos con grifos, pero no, los grifos no tienen cuernos. Los grifos, criaturas míticas con el cuerpo de león y la cabeza y alas de águila, han sido representados en diversas culturas a lo largo de la historia. Aunque generalmente son considerados guardianes nobles y protectores de tesoros, algunos mitos y leyendas los asocian con el mundo de lo sobrenatural y lo oscuro. En este contexto, los grifos podrían ser vistos como una especie de demonios, entidades que combinan la ferocidad del león y la astucia del águila para ejercer poder y dominación. Esta dualidad de su naturaleza, poderosa y a menudo temible, les otorga un aura de misterio y peligro, haciendo que su figura se desplace hacia lo demoníaco en ciertas interpretaciones culturales. Al igual que muchos demonios en la mitología, los grifos pueden simbolizar tanto protección como destrucción, dependiendo de la perspectiva desde la cual se les observe. Desde luego esta edificación sita en la playa de la Malvarrosa no se construyó ni mucho menos al azar si observamos ciertas alineaciones. Trazando una línea desde el chalet al Miguelete, una de las edificaciones emblemáticas de la ciudad de Valencia, esta pasa por el busto de Blasco que hay en el jardín del museo, también por el obelisco en forma de pirámide de la sección de informática y matemáticas de la Politécnica, se cruza con el monumento a Manuel Broseta asesinado por ETA en la Avda. Blasco Ibáñez y por el busto a Blasco inaugurado 100 años después de que la masonería tomase Valencia en 1880, pasa por el aula 6 llamada Blasco Ibáñez de la Universidad de Geografía e Historia, rozando la estatua de San Vicente Ferrer en el puente del Real, por la fuente octogonal de las cuatro estaciones y camino del Miguelete pasa a los pies de la estatua del Arzobispo Marcelino pasando por una de las bóvedas de la catedral de Santa Maria. La propia avenida Blasco Ibáñez que nunca termino en el mar como hubiese querido el escritor corta esta línea formando un ángulo de unos 30 grados, cosas de llegar tarde a urbanizar. El 5 de febrero de 1980 el periódico el País nos contaba en una noticia titulada “Volado el monumento a Blasco Ibáñez en Valencia”: “El monolito dedicado a Vicente Blasco Ibáñez, que fue inaugurado el pasado día 30 en la avenida de Valencia dedicada al escritor, fue volado en la madrugada del domingo, quedando destruido el busto del monumento. La acción fue reivindicada ayer por un grupo autodenominado Maulets, mediante una llamada a la agencia Efe en Valencia.Se encontraron restos de la cabeza del busto a unos cincuenta metros de su emplazamiento. El anónimo comunicante que reivindicó el hecho dijo que se responsabilizaba del mismo por suponer una agresión a los paisos catalanes.” 11 años 11 meses y 11 días después del atentado al monolito por los maulets y 660 días después de ser nombrado caballero de la legión de honor francesa, el 15 de enero de 1992 asesinan de un tiro en la cabeza al abogado, político, escritor y catedrático Manuel Broseta Pont en la cercanías del busto de Blasco Ibáñez en la Avenida Blasco Ibáñez. En su honor, el Ayuntamiento de Valencia erigió una columna, réplica de las que delimitan el Claustro de la sede histórica del Estudi General de Valencia, en la calle de la Nave, lugar donde fue abatido, y donde cada 15 de enero es recordado por su contribución a la democracia y a la libertad en España. Manuel Broseta fue asesinado por ETA el 15 de enero de 1992, levantan un monolito justo en la línea que une el chalet de la Malvarrosa con la catedral de Valencia. Le quitan la vida a las 10:20 de la mañana y el coche utilizado por ETA en la huida explota a las 13 horas. Blasco Ibáñez muere un 28 de enero, eso son 13 días de diferencia. La parada de metro de Facultats cambió de nombre el viernes 11 de marzo de 2022 pasando a llamarse Facultats-Manuel Broseta en homenaje al catedrático de Derecho Mercantil, o sea, exactamente a los 11013 días de su asesinato. Y es que parece que al igual que hay que situar el busto de Blasco Ibáñez en lo alto de un monolito, de un falo, para realizar una hierogamia, hay que destruirlo ritualmente para alimentar la otra fase de la maquina hierogámico-sacrificial como si se tratase de un motor de dos tiempos al que hay que alimentar con gasolina de vez en cuando. A veces, las dos fases se implementan simultáneamente, como podemos ver en el enorme falo erecto que es la torre a la entrada del osario de la batalla del Marne, la cual catapultó a la fama a nuestro escritor. Esta torre religiosa en forma de falo se llama textualmente 'linterna de la muerte' y está situada exactamente a 600 millas náuticas del chalet de la Malvarrosa, que fue inaugurado en 1902, aunque posiblemente tuvo una fase simbólica en 1901 con la colocación de alguna piedra. Trece años más tarde, en 1914, se libraba la batalla del Marne, el llamado 'milagro del Marne', donde, como les hemos contado, participaron 2 millones de soldados, resultando en 67,000 muertos, 128,000 desaparecidos y 325,000 heridos. Un sacrificio de vidas humanas al máximo nivel. Hay también otro falo de 33 metros de altura en el municipio de Mondement-Montgivroux, en el suroeste del Marne decorado con letras que parecen iberas con una enorme diosa de la Victoria sacando chispas…esto si es una hierogamia consumada. (video linea 600 millas.mp4) El propio chalet de la Malvarrosa sufrió también altibajos. Fue usado por la parte republicana durante la guerra civil como centro de asistencia sanitaria para niños y cuando Madrid estaba a punto de ser conquistada por las tropas nacionales, muchos evacuados de Madrid se refugiaron en el chalet de Blasco Ibáñez quemando la madera para calentarse y realizando sus necesidades primarias dentro de aquellos muros. Posteriormente en 1941, una vez ganada la guerra por Franco, un grupo falangista denominado “los Flechas Navales” instalaron en La Malvarrosa su escuela tras apropiarse por la fuerza de las llaves. Las cariátides de la terraza pompeyana fueron suprimidas: la galería quedó cerrada por muros y ventanas y lo que fue la casa de Blasco se convirtió en un cuartel desde enero de 1942 hasta el 21 de febrero de 1962. Luego permaneció en semiruina ocupado por familias marginales que terminaron por degradarlo. El ayuntamiento de Valencia terminó comprándoles el chalet a los herederos de Blasco en 1980. Sí, cuando se realizó la voladura de su monumento, y dado que el estado del edificio era tan ruinoso, decidieron derribarlo en los 90 y se procedió a su reconstrucción siguiendo los planos originales. En 1997 pasó a ser el museo que es hoy. En mi artículo Egregores, Obeliscos y Líneas Ley, mencioné otro falo erecto en medio de la Plaza de San Pedro. El obelisco del Vaticano estuvo en el centro del Circo Máximo de Nerón en Roma, es decir, en uno de los lugares de mayor afluencia de público en la antigua Roma, donde se realizaban rituales de sexo y sangre a la vista de todos. En la Edad Media se decía sobre la esfera de bronce situada en lo más alto del obelisco que contenía en su interior los restos de Julio César, pero durante los trabajos de recolocación en la plaza del Vaticano se inspeccionó a fondo, sin encontrar nada, por lo que el Papa Sixto V, lo reemplazó por una cruz de bronce de Cristo que se asienta sobre una estrella, a la que posteriormente en 1740, se le abrió una cavidad para colocar en su interior ciertas reliquias. Del chalet a la catedral de Valencia hay 4.34 km que sumadas las cifras dan un 11 o 2.34 millas náuticas cuyas cifras dan un 9. Justo en la intersección de esta línea con la avenida Blasco Ibáñez está el monolito que sufrió el atentado en 1980. La distancia del chalet de la Malvarrosa a dicho obelisco del Vaticano también es exactamente de 600 millas náuticas. Lo tenemos situado en el centro de una circunferencia que pasa por el falo del Vaticano o Eros, y por el Tánatos que representa el memorial de la batalla del Marne. El polo negativo, el receptáculo en forma de copa femenino o matriz, el sexo o Eros y el polo positivo, el falo enhiesto masculino, la guerra o Tánatos. Como decía Pedro Bustamente, “el poder-religión se basa en el manejo de esta máquina, mucho más que en las fachadas tras las que se esconde”. Blasco Ibáñez tan solo era una pequeña rueda dentro de la máquina y nosotros tan solo queremos mostrarle los planos a vds para que puedan decidir si quieren desconectarla o participar de forma consciente. Sean felices, cuiden de sus familias y que no les atrape el monstruo mecánico. ………………………………………………………………………………………. Enlaces citados en el podcast: Bibliografia completa https://www.cervantesvirtual.com/portales/vicente_blasco_ibanez/su_obra_bibliografia/ Cronología de Vicente Blasco Ibáñez https://www.cervantesvirtual.com/portales/vicente_blasco_ibanez/autor_cronologia/#anyo_1900 Cronologia literaria Blasco Ibáñez https://anyblascoibanez.gva.es/va/cronologia-literaria Time line de su vida https://www.timetoast.com/timelines/vicente-blasco-ibanez-5ac50faf-ff35-40dd-be42-708435362932 Galeria de imágenes https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fwww.cervantesvirtual.com%2Fimages%2Fportales%2Fvicente_blasco_ibanez%2Fgraf%2Fcronologia%2F03_cro_blasco_ibanez_retrato_1018_s.jpg&tbnid=s0ix0VfxLAJ4aM&vet=12ahUKEwi45LKn8vr-AhVYmycCHf1fDVMQMygkegUIARDGAQ..i&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.cervantesvirtual.com%2Fportales%2Fvicente_blasco_ibanez%2Fautor_cronologia%2F&docid=rpcl3y5OiYotjM&w=301&h=450&q=Mar%C3%ADa%20Blasco%20blasco%20iba%C3%B1ez&hl=es&client=firefox-b-d&ved=2ahUKEwi45LKn8vr-AhVYmycCHf1fDVMQMygkegUIARDGAQ …….. Capitulo 10 Blasco Ibáñez (Miniserie de TV) https://www.filmaffinity.com/es/film328686.html Blasco Ibañez. La Novela de su vida https://berlangafilmmuseum.com/filmografia/blasco-ibanez-la-novela-de-su-vida/ La novela de su vida Película de Berlanga.Parte 1 https://www.rtve.es/play/videos/blasco-ibanez-la-novela-de-su-vida/parte-1/6666338/ La novela de su vida Película de Berlanga.Parte 2 https://www.rtve.es/play/videos/blasco-ibanez-la-novela-de-su-vida/parte-2/6666336/ Revolucionarios de entretiempo https://www.casamuseoblascoibanez.es/portfolio-items/r-soriano-revolucionarios-de-entretiempo-el-pueblo-1903-2-4/?utm_source=perplexity ELENA ORTUZAR, SEGUNDA ESPOSA DE VICENTE BLASCO IBAÑEZ https://www.youtube.com/watch?v=a6JP0XPM30s EL CAIMAN/Recorte del Capítulo/EL VENDEDOR DE LIBROS/Alberto López https://www.facebook.com/groups/264448073665991/permalink/6007134019397339/?_rdr Las cartas de amor de Galdós a Pardo Bazán, ni desaparecidas ni destruidas https://culturacolectiva.com/arte/letras/las-cartas-de-amor-de-benito-perez-galdos-y-emilia-pardo-bazan/ El placer femenino y la revolución sexual de Emilia Pardo Bazán https://www.rtve.es/television/20211219/emilia-pardo-bazan-galdos-cartas-sexo-imprescindibles-misterio/2239384.shtml El sórdido crimen de Pier Paolo Pasolini... cineasta, poeta y atormentado. https://www.burbuja.info/inmobiliaria/threads/el-sordido-crimen-de-pier-paolo-pasolini-cineasta-poeta-y-atormentado.1852159/ Saló o los 120 días de Sodoma (abstenerse mentes débiles) https://ok.ru/video/1582822197833 Orden de destruir totalmente la edición de La voluntad de vivir http://elargonautavalenciano.blogspot.com/2019/07/con-leon-roca.html Vicente Blasco Ibáñez (1867-1928): viaje por Oriente y Egipto https://arbor.revistas.csic.es/index.php/arbor/article/download/477/478/478 Vid. TORTOSA, P . (1972): Tres mujeres en la vida y la obra de Vicente Blasco Ibáñez, Valencia. La tercera parte la dedica a Elena Ortúzar. Asimismo, RoCA, J.L. (1992): Los amores de Blasco Ibáñez, Valencia. Significado de la palabra cacho https://dle.rae.es/cacho Ciclo metónico https://es.wikipedia.org/wiki/Ciclo_met%C3%B3nico Ciclo calípico https://es.wikipedia.org/wiki/Ciclo_cal%C3%ADpico Muerte y entierro de Blasco Ibáñez en Menton https://www.cervantesvirtual.com/portales/vicente_blasco_ibanez/imagenes_muerte/ Terraza (Galería) pompeyana, Chalet de la Malvarrosa https://humanidadesdigitales.uc3m.es/s/ripomphei/item/42893 Volado el monumento a Blasco Ibáñez en Valencia https://elpais.com/diario/1980/02/05/espana/318553226_850215.html Giner denuncia grafitis en las esculturas y bustos conmemorativos de la avenida Blasco Ibáñez https://www.levante-emv.com/valencia/2022/08/25/giner-denuncia-grafitis-esculturas-bustos-73848939.html ETA asesina en Valencia de un tiro en la nuca al consejero de Estado Manuel Broseta https://elpais.com/diario/1992/01/16/espana/695516420_850215.html BROSETA PONT, Manuel (1932-1992) https://humanidadesdigitales.uc3m.es/s/catedraticos/item/44382 Memoria Broseta https://www.fundacionbroseta.org/wp-content/uploads/2020/10/memoria-broseta.pdf Este es el nuevo nombre de la parada de metro de Facultats https://valenciasecreta.com/facultats-manuel-broseta/ La Batalla Del Marne: An Episode of Los Cuatro Jinetes Del Apocalipsis https://www.amazon.es/Batalla-Del-Marne-Episode-Apocalipsis/dp/1141129647 Linterna de la muerte entrada al osario https://www.123rf.com/photo_47131816_lantern-of-the-death-at-the-entrance-of-the-ossuary-battle-battles-bataille-batalles-marne-lantern-o.html Monumento Nacional de la Victoria del Marne https://fr.wikipedia.org/wiki/Monument_national_de_la_Victoire_de_la_Marne MONDEMENT - EL MONUMENTO NACIONAL DE LA VICTORIA DEL MARNE http://frontdechampagne.over-blog.com/2014/09/mondement-le-monument-national-de-la-victoire-de-la-marne.html Gaia realiza las cariátides y los capiteles de la casa Blasco Ibáñez en Valencia https://obrasrestauradasgaia.blogspot.com/2012/07/gaia-realiza-las-cariatides-y-los.html Casa Museo de Blasco Ibáñez https://www.arae.es/portfolio/casa-museo-de-blasco-ibanez/ Casa Museo de Blasco Ibáñez. Historia del Edificio https://www.casamuseoblascoibanez.es/casa-museo/ Malvarrosa nacida del agua paz forzada https://valenciaactua.es/malvarrosa-nacida-del-agua-paz-forzada/ EGREGORES, OBELISCOS Y LÍNEAS LEY https://tecnicopreocupado.com/2016/09/01/egregores-obeliscos-y-lineas-ley/ Historia del obelisco del Vaticano http://roma.andreapollett.com/S3/roma-co1.htm Monolito en Alzira https://www.elseisdoble.com/vernoticia/11066/xi_aniversario_de_la_inauguracion_del_monumento_a_blasco_ibanez_en_alzira
09 Amantes y vicios ocultos Para este capítulo utilizaremos casi en exclusiva el muy desconocido libro del biógrafo de Blasco Ibáñez, León Roca, que tiene un librito titulado “Los amores de Blasco Ibáñez”. También hemos tomado buena nota de lo que un director de cine como Berlanga nos muestra sin mostrar, desvelando entre bromas las cosas serias que no se pueden contar. En la miniserie de dos capítulos “Blasco Ibáñez. La Novela de su vida”, el director valenciano narra la vida de Blasco en tono de comedia de aventuras y hace desfilar a celebridades del arte y la política en un “totum revolutum” sin orden ni concierto que a un nivel profano solo pretende entretener y a un nivel más profundo descorre el velo al igual que pretendemos nosotros con esta obra. Para el conocedor de la vida de Blasco Ibáñez observará que se toma bastantes licencias con el fin de conseguir una versión más cinematográfica de ciertos sucesos adaptándolos además a su peculiar estilo repleto de humor negro y sátira, es un maestro de la tragicomedia. Berlanga nos muestra abiertamente la hipocresía de Blasco en muchas partes de la serie, cuando se cambia de primera a tercera clase en el tren que le lleva a un pequeño pueblo donde da un discurso a la carrera llevándose a un bebe, criticando duramente a los pobres que observan el duelo con el teniente Alestuei o con su presencia junto al rey Alfonso XIII en casa de Sorolla o la presencia en su casa de Mentón de Jaime de Borbón el aspirante al trono. Tal como observamos en el metraje de la película de Kubrick Eyes Wide Shut, en los dos episodios sobre Blasco no hay nada dejado al azar. La primera parte dura 1:22:51 y la segunda 1:22:15. Ese número maestro, el 22 que cantaba el dúo sacapuntas, y ese 51, 15 nos muestra la imagen invertida de como ve un iniciado a otro iniciado. Asimismo si analizamos los nombres de los archivos veremos como el primer capítulo es un 666 63 38 y el segundo un 666 63 36 donde volvemos a tener la imagen reflejada en el espejo. O sea, el primer capítulo es un 666 9 11, el famosísimo 9 11 y el segundo un 666 9 9. Y es que el 9 es importante dentro del ocultismo, como nos muestra el director cuando Blasco logra paralizar el ajusticiamiento de Rafael Sanchez metiendo esa escena con 9 sillas vacías. Desde muy pequeño el señor Ibáñez tenia gusto por las relaciones con el sexo opuesto y el mismo en mas de una ocasión comentaba que cuando estaba en el instituto podia llegar a tener hasta seis novietas a la vez como se relata en el libro de Enrique González Fiol “Domadores del éxito”. Dice León Roca en “Los amores de Blasco Ibáñez”: “El niño comenzó a ir a las Escuelas Pías, pero lo expulsaron al poco tiempo. Era díscolo, revoltoso y no se adaptaba al duro trato de los castigos ni a las interminables horas de reclusión. De los escolapios pasó al Colegio Valentino, en la plaza de la Pelota, donde había de encontrarse con el hijo de don Teodoro Llorente…el poeta más importante de la Renaixença valenciana. …No es un niño obediente. Jamás lo será. Tiene, si se quiere, el mismo carácter de su madre. Es autoritario. Le gusta mandar. Y más, que le obedezcan. No admite objeciones ni disculpas.” “Es en 1885, cuando era estudiante universitario, que tiene lugar la publicación de la novela corta titulada «Carmen». Carmen se llamaba la protagonista de la novela y Carmen se llamó la persona real que Blasco Ibáñez amaba. Esos ojos verdes, resumen y compendio, para Blasco Ibáñez, de la más alta belleza amorosa, que va repitiendo a lo largo de los personajes femeninos que viven en sus novelas, como homenaje, tal vez, o como tributo de admiración a la belleza de aquella mujer a la que amó. Algunas noches, cuando dispone de tiempo libre, acude a un café cantante que ha abierto sus puertas en la calle Don Juan de Austria, aledaño del Barrio de Pescadores, de innoble fama. Es un salón amplio, de techo alto, con una columna salomónica en el centro, donde notables cupletistas, cantaores y bellas bailarinas proporcionan un espectáculo que las personas respetables de la ciudad, consideran un atentado a la moral.” Siendo todavía estudiante universitario entra en el «Correo de Valencia», diario vespertino fundado y dirigido por don Manuel Torres Orive y comienza a publicar en folletín sus primeras novelas: «Leyendas y fantasías», «Caerse del cielo»,«El Conde Garci-Femández», «El adiós de Schubert», «Por la Patria!», «Romeu el guerrillero» y «Mademoiselle Norma». Sigue contándonos León Roca sobre esta última novela: “Teodoro Llorente, con visión clara de las tendencias literarias, hace el examen de la novela: «Pinta la pasión ciega y momentánea de un pobre muchacho, músico de un café cantante, tan corto de genio como flaco de bolsillo, por una descocada cantadora de "couplets"; historia vulgar, vulgarisima y aún algo grosera; pero tan real en el fondo y tan natural en su desarrollo artístico, que resulta perfectamente impregnada de ese "calor de humanidad" que ahora se busca en la novela.» Don Teodoro Llorente, con una sagacidad que rebasa toda intuición literaria, dice con la sinceridad que le caracteriza: «Parece que todo lo que cuenta "lo haya vivido" el autor.» Nunca como en esta ocasión estuvo Llorente tan acertado en su juicio. Ni fue tan exacto su vaticinio al decir: «Aplicando la observación que revela esta obrita, a tipos y costumbres más decorosas que las de aquella actriz de lupanar y sus sensuales admiradores, es seguro que Blasco ha de producir novelas exquisitas, que satisfagan a los más exigentes y sean leídas por todos con igual regodeo.» La novela fue un intento para captar la realidad. Y la realidad era la que el autor tenía en tomo suyo. El amor de un violinista por una actriz de cabaret, es el tema básico. Pero la esencia del relato no está, precisamente, en esa relación amorosa entre un pobre y tímido músico y una voluble y desenvuelta actriz. Lo verdaderamente importante para conocer la vida amorosa de Blasco Ibáñez está en la figura de doña Luisa «la tía» del violinista con quien vive. Esa sombra, al parecer sin importancia, que sirve de soporte a la narración, esa sombra que pasa sirviendo de trágico fondo a la novela y que el autor hace morir de pulmonía, tras haber esperado en el balcón, inútilmente la llegada del sobrino, esa tía cuyo parentesco Blasco Ibáñez no ha sabido, o no ha podido ocultar si la asociamos al primer relato de su juventud «Carmen» tendremos la solución completa que resolverá el misterioso hechizo de la mujer de los ojos verdes.” Durante el homenaje de 1921 cuando Blasco Ibáñez se dirige al público que le rodea, confiesa que se encuentra emocionado, como nunca lo ha estado, al encontrarse rodeado de amigos y de cierta persona de ojos verdes que le recuerda los tiempos de su juventud. (video BLASCO llegada a Valencia 15 mayo 1921 copia.mp4) «Doña Luisa», el personaje de «Mademoiselle Norma» es la tía Carmen. Una de sus primeras relaciones y que más le marcaron fue por tanto con una mujer bastante mayor que él. León Roca no sabe fijar con exactitud la fecha en que Blasco conoció a su primera mujer: “Si no fue concretamente en el Ateneo, el encuentro y conocimiento debió ocurrir en la Pascua de 1886, cuando Blasco Ibáñez, llevado por sus amigos José M. de la Torre y Sanmartín y Aguirre a una alquería en las inmediaciones de la avenida del Puerto, vio a María por primera vez.” Al año siguiente pública en el Almanaque de Las Provincias una poesía titulada «A María». (video Berlanga cap 1 31:47 a 32:18 poesía Maria.mp4) Rafael Altamira, estrechamente vinculado a los proyectos de la Institución Libre de Enseñanza de la que ya hemos hablado describe a la novia de Blasco: «Era alta, de formas elegantes y finas, blanca, sonrosada la cara, de facciones muy correctas aunque aniñadas aún; los ojos negros, hermosos, de mirada profunda pero inocente; el cabello negro y descuidadamente rizado por delante; la boca pequeñisima, era de labios rojos, muy rojos.» Nosotros, desde luego viendo las escasísimas fotografías de la mujer de Blasco no podemos asegurar muy acertadas dichas palabras, sino más bien comentar la poca femineidad que observamos en Maria. La Maria que nos muestra Berlanga en la serie se parece como un plátano a una piña a la mujer de rasgos andróginos que compartió su vida con Blasco. Llama poderosamente la atención además, que en varias cartas que podemos ver de Blasco a su mujer en el portal cervantesvirtual.com se dirije a ella con el sustantivo “nenín”. En esta segunda carta además de encontrarnos también el “nenín” y llamarla feita, miente descaradamente sobre la vida que lleva en París y sobre la atención que le brindará a ella una vez vuelva a Valencia para casarse: “¡Tengo unas ganas de verte! Cuando te vea, nenín mío, te tengo que dar un abrazo bien apretado. ¡Si supieras cuando tú te vas qué solo me quedo! Me paseo solo por las calles y cuando llega la noche después de cenar (que siempre es allá a las ocho) me voy hasta las 10 a la juventud donde hablo de política con los que allí están. Y... nada más. Esta es mi vida; aburriéndome de lo lindo y pensando siempre en ti, feíta mía. De seguro que tú no harás otro tanto y que no te acordarás tanto de mí. Yo te cuento lo que hago porque tú me dices que te gusta saber todo lo que me pasa. Cuando seamos casaditos no nos separaremos nunca y entonces seremos muy felices y no tendremos que escribirnos ni tan siquiera llamarnos de lejos porque siempre estaremos juntitos e iremos juntitos a todas partes.” Tres años más tarde Blasco tuvo que huir a París porque el fiscal llegó le pedía más de setenta años de presidio, entre otras cosas por hablar mal del ministro Romero Robledo lo cual me recuerda a mi propia situación. Podemos leer de boca del propio Blasco en “Confesiones, 1911- Parte II” en una entrevista de Enrique González Fiol: “¿Qué edad tenía usted, entonces? 22 años. Me fui á vivir al barrio Latino. En París, escribiendo para los editores, ganaba unos 500 francos al mes. Allí era un personaje: un exilé… Gastaba melenas, vestía pantalón á cuadros, chalina flotante, y sombrero de copa de alas planas, como un personaje de Mürger. Primero vivió en la rué des Ecoles, al lado de la Sorbona. Después se mudó á la plaza del Panteón, al Hotel des grands hommes, llamado así porque estaba en frente del Panteón de los grandes hombres de Francia. Allí fué el grande hombre número 80 y tantos. D. Nicolás Estévanez, cuando iba á verle, preguntaba por el grande hombre número 80 y tantos. Su cuarto estaba muy alto. Desde él se dominaba todo París.” Entre los enterrados en el Panteón se encuentran Voltaire, Rousseau, Victor Hugo, Émile Zola. Leon Roca nos describe su estancia en París: “La circunstancia de que fuese París el lugar determinado y concreto del exilio, hace pensar si no obedecía su estancia en Francia a un plan ya elaborado de antemano. Además, los padres de Blasco, que siempre han visto las andanzas del joven por el camino de la política, con mucha prevención, y como una inclinación que les llena de pesadumbre, se avienen a remitirle todos los meses 100 francos, cantidad fabulosa para un bohemio avecindado en el Barrio Latino y, más concretamente, en un hotel denominado «Des Grands Hommes». Su estancia en la capital de Francia quedó reflejada magistralmente en sus crónicas que envía, puntualmente cada 15 días, a «El Correo de Valencia». Éstas, reunidas, formarían más tarde, el libro titulado Paris. (Impresiones de un emigrado)».” Seiscientos francos de 1889 equivalían a 2.400 pesetas de la época y eso era un dineral entonces y ahora. González Fiol nos sigue contando: “En París, según cuentan, hizo vida bohemia. Completa. Al hijo de D. Nicolás Estévanez, hoy notabilísimo ingeniero naval en Cherburgo, y a él, que fueron grandes amigos, les dio la ventolera por echárselas de valientes. Creían que, por el checho de llevar capa y de ser españoles, tenían derecho a meterse en todo lo que no les importaba y los demás el deber de tenerles miedo. ¡Esta fanfarronería les costó cada paliza!... Cuéntase que una noche, a la puerta del café rumano de la rué de Saint Michel, había una muchacha, que no la dejaban entrar creo que porque era muy escandalosa. D. Quijote encarnó en ellos, y la entraron a pesar de las protestas de los camareros, y desafiaron á éstos, y al dueño y á los parroquianos, y pegaron... y les pegaron de firme... A Blasco le dieron no sé con qué, pero cosa contundente debió ser, porque tuvo que andar de medio lado no sé cuánto tiempo. Otro de los sitios donde él era muy popular por la vida de polichinela que llevaba, era el baile de Buller, famoso por celebrarse allí los bailes de las Cuatro Artes. Allí tenía fama de terco. Se cuenta que, una noche, se empeñó en saltar a la tribuna por fuera y se agarró á la barandilla y la rompió. La guardia republicana le detuvo y, al igual que por otras tremolinas que armaba, le llevó a Ia Comisaria. Allí el comisario, que como es sabido, suele ser personaje, ex-diputado ó cosa por el estilo, le hablaba particularmente y le reprochaba aquella vida de Guiñol que estaba llevando, y que convenía según él, perfectamente para estudiantes, pero no para un hombre político, para un exilé como él, que precisamente por estar desterrado y por profesar ideas republicanas estaba más obligado que otros á respetar la libertad y los derechos de todos... Pero para él, el mismo efecto que las coplas de Calaínos. Seguía de noche haciendo esta vida.” En la página 373 de «La araña negra», el mismo Blasco dice: «Por las noches, después de cenar... iban a la Opera o se metían en el Bullier, el tradicional lugar de borrascosa alegría del Barrio Latino, y allí veían brillar el can-can por todo lo alto y convidaban a cerveza a unas cuantas señoritas.» Sigue León Roca describiendo su vida en París: “Tampoco silencia la amistad que tuvo con Sara «famosa modelo, de la que han escrito luego algunos libros». «De dia trabajaba muchísimo, de noche. seguía haciendo la vida bohemia. Un libro, confiesa, que está escribiendo: «La Historia de la Revolución Española». Era una obra enorme, por lo larga. Se vendía por entregas, y tuvo un éxito mayor que todas las publicaciones de entonces. El editor, de Barcelona, ganó «más de cincuenta mil duros. De estos me dió seis mil en los dos años que me costó de escribir».” Las 2400 pesetas que amasaba al mes, sumadas a las 1250 de ese libro por entregas, nos indican que con 3650 pesetas mensuales, Blasco bien podría considerarse millonario. Sin embargo, el dinero que llega fácilmente también se va con la misma rapidez. Además, debemos añadir a esto las ganancias obtenidas por escribir novelas picarescas, como se denominaba antiguamente a este subgénero literario, o pornográficas, como se las llama hoy en día. Leon Roca nos lo cuenta en “Los amores de Blasco Ibáñez”: “Este es un hecho que ningún biógrafo de Blasco Ibáñez ha querido abordar, temiendo, sin duda, que la personalidad literaria del novelista se hundiese, socavada y derribada por la maledicencia. El silencio de todos, más que un respetuoso silencio para no denigrar, parece haber sido la confabulación de la hipocresía. Es cierto que Blasco Ibáñez escribió tres o cuatro novelitas estando en París. Las escribió para un editor de Castellón. Y un ejemplar manuscrito bellamente encuadernado, circuló por Valencia alrededor de los años 60. Es cierto también que el novelista jamás habló de ello. Pero los críticos franceses y algunos profesores de literatura de aquel país se han interesado por esta creación ocasional… No obstante, puedo afirmar que, durante una conversación con don Sigfrido Blasco-Ibáñez, el hijo menor del novelista, este admitió la existencia de las novelitas pornográficas de su padre y nos indicó un título: «Modas de París».” Blasco escribía sus crónicas donde hablaba del máximo exiliado español de esa época don Manuel Ruiz Zorrilla, los revolucionarios chilenos de la “Estrella de Chile” o sobre “las hijas de la noche” donde evidentemente hablaba de la prostitución que invadía las primeras horas de la noche parisina. Como dice León Roca: “La escuela sensual de París, es para el futuro novelista, el coliseo, la universidad, el ágora donde toda experiencia tiene su manifestación y donde todo escrúpulo es ahogado por un minuto de placer.” En esa época Blasco también empieza a frecuentar la noche madrileña mientras le dedica cartas de amor a la que sería su mujer tres años más tarde como vemos en esta Carta de Vicente Blasco Ibáñez a María Blasco del Cacho escrita en Madrid el 12 de febrero de 1889: “Mi adorada Marujita: Ayer te remití un telegrama dándote cuenta de que había llegado a aquí sin novedad y me equivoqué al darte las señas de donde vivo pues estoy en la calle del Arenal número 8 piso pral., casa de huéspedes y no en el número 10 como te dije. Anoche fue el meeting y yo me llevé la palma de la oratoria pues mi discurso fue el más enérgico y entusiasta. Todos los párrafos me los interrumpieron con aplausos y el discurso fue una continua ovación. Nada más te puedo contar de aquí pues hasta este momento nada he hecho. No he visto todavía a Paco ni he empezado los estudios en la Biblioteca Nacional pues no he tenido tiempo más que para visitar a Pi y Margall y demás federales de esta. Ya te escribiré más despacio cuando tenga otras cosas que contarte. Tengo un cuarto muy bonito y muy bien alfombrado y no puedo quejarme del trato que me dan. Adiós nena mía. Aquí no hago más que acordarme de ti y tengo ganas de ir a esa solo por verte a pesar del poco tiempo que hace nos hemos separado y que a mí me parece un siglo. Sabes te quiere como nadie en el mundo tu Vicente”. A los 24 años y con una novia, Blasco conoció en 1891 a una de sus amantes más significativas, quien sería fuente de inspiración para una de sus mejores novelas, "Entre naranjos". Esta obra, influenciada por la riada de Alcira de 1897, finalmente se publicaría en 1900. La cantante de ópera rusa Nadina Buliccioff fue abordada por nuestro escritor en 1891 cuando ella tenía 33 años, 9 años los separaban. Apenas 5 años antes había conocido a la que después sería su mujer Maria Blasco. El propio Blasco se refirió años más tarde a sus amoríos con la Buliccioff en una contestación que hizo desde su periódico al periódico el Regional que era un diario carlista cuando estos publicaron la preciosa novelita histórica titulada "La tiple rusa o los amores de Blasco con la Buliccioff” diciendo así: “Ustedes conocen un Blasco Ibáñez de costumbres tranquilas, que vive en una modestia rayana en pobreza, que apenas sale de casa, que pasa el dia y la noche trabajando con la pluma, que es su único medio de subsistencia, rodeado de su mujer y sus hijos; que apenas se le ve en teatros y cafés, y que a los treinta años aparece gordinflón y desaliñado como un viejo; ¿no es verdad? Pues no se fíen ustedes. Ese individuo es un pillo de mala vida, un crapuloso, un libertino: una especie de Tenorio, y si alguien sonríe con expresión de duda, lea la siguiente terminación del anuncio del número único.” Resulta hasta cómico leer en El Imparcial del 29 de julio de 1884 en su sección de espectáculos como tras enumerar a los cantantes de ópera que iban a actuar en el Teatro Real de Madrid durante la temporada nos pongan un anuncio de “no mas callos” y después uno de preservativos contra el cólera. Apostilla León Roca: “Cuesta creer que a tan sólo quince días para su boda, celebrada el 18 de noviembre de 1891, Blasco viviese aquella pasión con la tiple rusa. Pero también es evidente que, si no fue entonces, no pudo ser nunca.” En la trama de la novela que más tarde escribiría Blasco,“Entre naranjos”, destaca una madre autoritaria, doña Bernarda, que nos recuerda a la madre de Blasco y que nos habla del problema real de los Blasco ante el enredo amoroso de su hijo a pocos días de casarse. Y es que la soprano rusa dio un concierto el 14 de noviembre a escasos días de la boda donde al parecer uno de los poemas anónimos que se repartieron entre el público pertenecía a Blasco, aunque este detalle nunca lo sabremos con seguridad. Continúa el biógrafo de Blasco diciendo en el capítulo titulado “los amores atribuidos”: “En Blasco Ibáñez se da la coquetería de querer ser, o de aparentar ser, un padre de familia amante de su hogar, de sus hijos y de la vida hogareña. Esta pretensión, por muy deseable que sea, no responde a la vida real que lleva, porque sus luchas políticas reducen sus horas de estancia en el hogar. También su condición de periodista y de director de un periódico, que ha de luchar contra la ineficacia de la gente, hace que su vida con la familia se reduzca a la mínima expresión. Sus veladas pasadas junto a la máquina que imprime el periódico, que se prolongan hasta las cuatro de la noche o las seis de la madrugada, anulan por completo la intimidad hogareña. Hay que admitir, por tanto, a un Blasco Ibáñez dominado por la pasión del trabajo y absorbido por el interés que en él despierta la política. Doña María, la esposa, debió soportar y acostumbrarse a las intemperancias de conducta que imponía una reunión de delegados políticos o una junta que era preciso presidir en el partido. También debió acostumbrarse a la total ausencia de atención cuando le absorbía algún problema de índole literario o novelístico. Hubo también de acostumbrarse doña María a las continuas denuncias del periódico, a la presencia, casi diaria, del Juzgado y agentes de la autoridad que secuestraban la edición y se llevaban detenido al director. Estos avatares del hombre de acción, unido a sus infidelidades conyugales, debieron quebrantar la unidad matrimonial. Pero lo que parece que colmó la paciencia de María, fue las relaciones que tuvo con la condesa de Pardo Bazán, al parecer, no simplemente literarias.” Pero antes de que hablarnos sobre la relación del escritor con la famosa escritora gallega nos describe otros cuatro amoríos empezando por una tal Cora que firma una dedicatoria en una de las fotografías encontradas entre los papeles del novelista. El propio Blasco nos habla de Cora en una de sus novelas: “Por dos meses fué el amante de Cora, una muchacha popular en los entresuelos de Fornos; una gallega alta, esbelta y fuerte (¡ay, como la otra!), que había pasado algunos meses en París, y al volver de allá, con el pelo teñido de rubio, recogiéndose el vestido con la misma gracia que si hiciera el trottoir en los bulevares, mezclando con dulzura en la conversación palabras francesas, llamando mon cher a todo el mundo y dándoselas de entendida en la organización de una cena, brillaba como una gran cocota entre las amigas.” Francisco de Cossio nos cuenta en su libro “Impresiones” la “poca vergüenza” que se gastaba el escritor para con las mujeres y mucho más si eran jóvenes y guapas: “Decide que vayamos a Prunier. Desde allí vamos Blasco, Cossio y Jean Cassou, al Café de los Italianos. A las doce y media marchamos a lo largo de los bulevares, hasta el Faubourg Montmartre. Al pasar por el bulevar de los Italianos, una muchachita rubia y de ojos verdes mira a Blasco, y él la detiene: -¿Tú no me conoces? -No-contesta ella, con un rostro inocente e inexpresivo. Estás hablando dice Cassou, con uno de los hombres más famosos de nuestro tiempo. Con monsieur Blasco Ibáñez. ¿No has leído ninguna novela suya? La muchacha no se molesta en recordar. Dice que no ha leído ninguna novela suya, y que nunca ha oído hablar de tal señor. Pues entonces, si eres novelista podrías hacer una buena novela de mi vida. ¿Y cuál es tu vida? -pregunta el novelista. -Me llamo Georgette, ahí tienes el argumento.” En manos del editor Sempere cayó una carta devuelta por el servicio de correos donde Blasco se dirigía a una corista de un barracón de la feria de Navidad de Valencia. Uno de esos barracones donde las coristas vestían frívolamente y bailaban al estilo francés. La carta empezaba con un “querida chatita”. A estos escarceos esporádicos hay que unir los más habituales como por ejemplo el de la carnicera cercana al diario El Pueblo. Blasco solía escribir de noche y terminar la edición del periódico a altas horas de la madrugada, León Roca nos describe estos paseos: “Y dos o tres horas después, cansado, abandonaba la escritura y salía a la calle. En algunas ocasiones, su andadura no era larga. Se dirigía, paso a paso, a una cercana carnicería cuya dueña, la señora Vicenta, le recibía con evidentes muestras de satisfacción. Era proverbial que la señora Vicenta le preparaba un copioso desayuno que el escritor aceptaba con agrado. El esposo de la señora Vicenta, que era matarife y, por tanto, tenía su trabajo en el matadero, salía de la casa con las primeras luces del día, lo que le permitía al escritor disfrutar de una tranquilidad complaciente.” El propio Blasco lo contaba así: “Porque no hay mayor aventura para un político que la de escaparse de sus obligaciones y marchar a la conquista de una mujer. No hay aventura más alucinante que la de saberse director de un periódico, pasar toda la noche en vela, vigilante por la marcha del diario y saber que hay una mujer que le espera, a hurtadillas, burlando todas las normas establecidas por la sociedad y tratando las cuestiones amorosas con el más hermético de los silencios”. Dicha relación extramatrimonial nunca salió a la luz pero León Roca nos cuenta varios indicios para poder afirmar que las relaciones tuvieron que ser íntimas y completas. El primer indicio surge del mismo autor, quien, al publicar en 1901 «Sónnica, la cortesana» en la contracubierta del libro, aparece mencionada, como futura novela, la titulada «La señora Vicenta». Pero el segundo indicio es un testimonio directo del investigador que ocurrió hacia el año 1967. “Iba yo acompañado por un amigo, cuando se acercó un señor que se puso a hablar con mi acompañante. Al enterarse de que íbamos a publicar la biografía, se volvió hacia mí y me dijo: «¿Usted sabe que yo soy hijo de Blasco Ibáñez?». Había tal orgullo y sinceridad en sus palabras que lo creí. Era hijo de «la señora Vicenta».” ……………………………………………………………………………………… Enlaces citados en el podcast: Bibliografia completa https://www.cervantesvirtual.com/portales/vicente_blasco_ibanez/su_obra_bibliografia/ Cronología de Vicente Blasco Ibáñez https://www.cervantesvirtual.com/portales/vicente_blasco_ibanez/autor_cronologia/#anyo_1900 Cronologia literaria Blasco Ibáñez https://anyblascoibanez.gva.es/va/cronologia-literaria Time line de su vida https://www.timetoast.com/timelines/vicente-blasco-ibanez-5ac50faf-ff35-40dd-be42-708435362932 Galeria de imágenes https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fwww.cervantesvirtual.com%2Fimages%2Fportales%2Fvicente_blasco_ibanez%2Fgraf%2Fcronologia%2F03_cro_blasco_ibanez_retrato_1018_s.jpg&tbnid=s0ix0VfxLAJ4aM&vet=12ahUKEwi45LKn8vr-AhVYmycCHf1fDVMQMygkegUIARDGAQ..i&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.cervantesvirtual.com%2Fportales%2Fvicente_blasco_ibanez%2Fautor_cronologia%2F&docid=rpcl3y5OiYotjM&w=301&h=450&q=Mar%C3%ADa%20Blasco%20blasco%20iba%C3%B1ez&hl=es&client=firefox-b-d&ved=2ahUKEwi45LKn8vr-AhVYmycCHf1fDVMQMygkegUIARDGAQ …….. Capitulo 9 Blasco Ibáñez (Miniserie de TV) https://www.filmaffinity.com/es/film328686.html Blasco Ibañez. La Novela de su vida https://berlangafilmmuseum.com/filmografia/blasco-ibanez-la-novela-de-su-vida/ La novela de su vida Película de Berlanga.Parte 1 https://www.rtve.es/play/videos/blasco-ibanez-la-novela-de-su-vida/parte-1/6666338/ La novela de su vida Película de Berlanga.Parte 2 https://www.rtve.es/play/videos/blasco-ibanez-la-novela-de-su-vida/parte-2/6666336/ OSCURO OCULTISMO EN HIPERCUBOS, HEXÁGONOS Y OCTÁGONOS https://tecnicopreocupado.com/2017/05/04/oscuro-ocultismo-en-hipercubos-hexagonos-y-octagonos/ Entrevista a Leon Roca http://elargonautavalenciano.blogspot.com/2019/07/con-leon-roca.html Enrique González Fiol “Domadores del éxito”. León Roca “Los amores de Blasco Ibáñez” Manuel Torres i Orive https://www.enciclopedia.cat/gran-enciclopedia-catalana/manuel-torres-i-orive Carta de Vicente Blasco Ibáñez a María Blasco del Cacho escrita en Madrid el 12 de febrero de 1889 https://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/carta-de-vicente-blasco-ibanez-a-maria-blasco-del-cacho-madrid-12-de-febrero-de-1889--784985/html/2ce3c4bf-0864-4699-accf-68a37a464bc9_2.html#I_0_ Carta de Vicente Blasco Ibáñez a María Blasco del Cacho Madrid, 11 de octubre de 1887 https://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/carta-de-vicente-blasco-ibanez-a-maria-blasco-del-cacho-madrid-11-octubre-1887-783447/html/e37bee02-76a8-4b17-a25c-cb265b9c7a03_2.html#I_0_ Carta de Vicente Blasco Ibáñez a María Blasco del Cacho.Valencia, 27 de septiembre de 1888 https://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/carta-de-vicente-blasco-ibanez-a-maria-blasco-del-cacho-valencia-27-de-septiembre-de-1888-784505/html/e447ac0a-2f05-4804-925f-f1382f6d8b3b_2.html#fol_1_1 Listado de cartas a María: https://www.cervantesvirtual.com/buscador/?q=Carta+de+Vicente+Blasco+Ib%C3%A1%C3%B1ez+a+Mar%C3%ADa+Blasco+del+Cacho+ Confesiones, 1911- Parte II http://elargonautavalenciano.blogspot.com/search/label/A%C3%B1o%201911 Leon roca “Los amores de Blasco Ibáñez” https://www.amazon.es/Amores-blasco-iba%C3%B1ez-Jose-Luis/dp/8460427099 Nadina_Bulicioff https://www.wikiwand.com/ca/Nadina_Bulicioff El Imparcial 29/7/1884 sección de espectáculos https://hemerotecadigital.bne.es/hd/viewer?oid=0000618442&page=3 La Francmasonería en Chile: De sus orígenes hasta su institucionalización https://dialnet.unirioja.es/descarga/articulo/3268626.pdf
08 Blasco un gigante que se creia dios Leo textualmente parte del articulo BLASCO en vivo!!! aparecido en la web elargonautavalenciano.blogspot.com: “En mayo de 1921, Valencia celebró la Semana Blasco Ibáñez, un descomunal acto cultural en homenaje al prestigioso novelista. Momentos de aquel acontecimiento histórico, captados por la cámara e inmortalizados en cinta cinematográfica, son fiel testimonio de la última visita oficial de Blasco a su ciudad natal. En la actualidad, estas grabaciones forman parte del patrimonio de la Generalidad Valenciana. El siguiente vídeo corresponde a la llegada de Blasco a Valencia, el 15 de mayo de 1921. En la Estación del Norte lo reciben las autoridades locales entre una inmensa multitud de valencianos emocionados y deseosos de saludar al importante personaje. El landó iba precedido y rodeado de la guardia municipal de caballería, pero bien pronto los más entusiastas rodearon el coche y formaron su guardia de honor. Blasco Ibáñez entraba en Valencia con el Alcalde de la ciudad y rodeado completamente del pueblo que le admira, que le quiere, que le idolatra. En su desplazamiento hacia el Palacio Municipal, recorre la calle de la Paz entre vítores y aclamaciones de bienvenida. En la recepción oficial celebrada en el Palacio Municipal participaron numerosos representantes de las principales organizaciones culturales y políticas valencianas.” El 17 de mayo Blasco pronunció un discurso se celebró en el antiguo barrio de pescadores del Cabañal. Desde allí pronunció estas palabras que sin duda terminaron cumpliendose: “Quiero descansar en el más modesto cementerio valenciano, junto al Mare Nostrum que llenó de ideal mi espíritu; quiero que mi cuerpo se confunda con esta tierra de Valencia, que es el amor de todos mis amores.” Blasco fue de todo menos modesto y dedicó toda su vida a luchar por unos ideales que curiosamente coinciden plenamente con la agenda internacional que nos terminó de implantar su Nuevo Orden Mundial. Y no lo digo en broma, el mismo Blasco se lo confesó al reportero Enrique González Fiol como podemos leer en el artículo Confesiones, 1911- Parte I: “Mire usted, la política no me interesa... Si no me interesaba ni cuando milité activamente en ella!... Nó, nó, créame usted... No me interesó nunca. Yo no he sido político jamás; aborrezco la política... Yo he sido agitador. Yo he nacido para levantar á las masas, para conspirar... ¿Ve usted? ¡Si me llamaran, ahora mismo, para conspirar, lo dejaría todo y volvería á intervenir activamente en la política... Pero así, ¡bah!... Yo no comprendo ni he comprendido nunca que nadie crea que son compatibles las actas de concejal ó de diputado con el espíritu revolucionario... Además, yo soy enemigo del parlamentarismo... Está completamente desacreditado... Bueno, yo en esto tengo unas ideas muy raras... Si las dijera se me reirían... Yo soy partidario de una tiranía, en sentido progresivo…” En su novela El Intruso uno de sus personajes decía: «No se debe permitir que al amparo de la libertad se predique contra ella. Así como no se tolera que se vendan sustancias tóxicas, sino mediante ciertas condiciones, tampoco debiera permitirse ciertas sollamas contrarias á la verdadera libertad y al progreso.» Las sombras del Blasco considerado una fuerza de la naturaleza y del poder-religión se solapan sin lograr producir más negror que el que arrojan las antorchas del iluminismo, la masonería y el luciferanismo de Prometeo. Dos sombras juntas no incrementan la oscuridad pero el minúsculo titilar de una pequeña luciérnaga puede neutralizar ese negror. Edmond Jaloux le dedicó un artículo la misma semana de su fallecimiento en la prestigiosa revista francesa Les Nouvelles littéraires, artistiques et scientifiques, del que destácamos estas frases: “Cuando estábamos con él, teníamos la impresión de que la vida es una aventura llena de risas en la que debemos involucrarnos con confianza, con fuerza y con una feliz esperanza de conquista. Sus enemigos le han criticado por escribir mal y, realmente, no escribía bien. Pero los hombres de su clase difícilmente pueden ser estilistas. Son fuerzas de la naturaleza. No se puede pedir a una tormenta que dibuje con elegancia la firma de todos sus relámpagos.” El 3 de septiembre de 1923 se produce el golpe de estado de Miguel Primo de Rivera que contó con el visto bueno del monarca Alfonso XIII, suspendiendo la Constitución de 1876, e instaurando una dictadura en la forma de un directorio militar entre 1923 y 1925, al que siguió un directorio civil presidido por él mismo entre 1925 y 1930. Durante el transcurso de la dictadura se produjo un importante crecimiento económico y se desarrolló una política intervencionista y proteccionista con inversión en obras públicas e infraestructuras creando por ejemplo Las Diputaciones con Francisco Romero Robledo como ministro de la Gobernación. José María Carretero Novillo fue un periodista y escritor que apoyó esta dictadura y que escribió uno de los todavía libros censurados de facto en este nuestro pais. “El novelista que vendió a su patria: o, Tartarin, revolucionario (una triste historia de actualidad)” escrito en 1924 bajo el seudónimo del caballero audaz fue una de las obras de Carretero Novillo que si vamos a su pagina en la wikipedia no nos aparecerán. Pero si lo harán todas las novelas eróticas que escribió para ganar dinero, incluso nos avisan de que entrevisto a Vicente Blasco Ibáñez. Podemos conseguir esta novela de segunda mano o leerla en la biblioteca nacional pero no la encontraremos en la base de datos digital más grande de libros, Europeana, con más de 50 millones de títulos digitalizados. No está, no busquen, que no está. Y miren que el propio escritor declara en el libro que se habían imprimido un millón de ejemplares. ¿Y qué se decía allí que resulta tan funesto para el poder-religión que sigue tildando la obra de libelo e impidiendo que podamos leerlo en la actualidad? Parece que “el caballero audaz”, ese gigantón de metro noventa de estatura y conocido espadachín, aseguraba que la Rusia soviética había cedido al escritor valenciano un millón de francos para su tarea de acoso a la monarquía. A este periodista se le atribuyen los bulos derrotistas que circularon por Madrid en el 36. La descripción que nos da de Blasco en dicho libro no deja al valenciano en muy buen lugar: “Como hombre, es un ente ridículo y finchado (ridículamente vano o engreído), esclavo del oro y del reclame; como negociante, estafador y rapaz, codicioso y sin escrúpulos; como amigo, desleal; como huésped, ingrato; como español, traidor.” “Tenía el aspecto de un «barba» de compañía de comedias barata. Tripudo, abotagado, con la piel del rostro surcada de arrugas, como el cutis de esos viejos cómicos a los que los afeites cuartean. Su escaso pelo tenía ese color negro mate que dan las malas tinturas vegetales. Entre sus párpados abolsados, los ojos pequeños brillaban con una vivacidad rapaz. Eran como dos comadrejas emboscadas. Blasco jugaba sin cesar con un «monóculo, que es para él como una decoración, un sello de elegancia, algo superfluo, miriIla inútil, porque no sabe asomarse a ella nunca…" “Ese es el hombre que quiere redimir a España, que quiere hacer una revolución. No tiene prestigio, no tiene ambiente, Europa no le estima y España no se interesa por él.” “No ve más que el oro. El dólar-Blasco Ibáñez no habla en las pesetas de su patria ni en los francos de la nación republicana donde vive es para él como para ciertas mujeres de temperamento morboso el amante lustroso y dominador, el dios brutal y contundente, el amo despótico, en holocausto del cual se sacrifica todo... En su sangre valenciana hay atavismos de los fenicios mercaderes que desembarcaron por vez primera en las costas mediterráneas de España. Levadura de israelitas, sórdidos y ambiciosos, se mezcla en sus venas... Tiene el instinto del mercader moderno que ama el reclamo y la rapacidad y la dureza de entrañas del judío dueño de una casa de préstamos…” En el libro nos cuenta una anécdota que le paso coincidiendo en París con Blasco y una dama respetable que imaginamos sería la millonaria chilena. Allí, en el café Americano, Blasco le contó de sus planes para derrocar al gobierno de Primo de Rivera e instaurar una República: “España no puede seguir así. Hay que despertar al pueblo, hacerlo saltar. Yo lo conseguiré. Escribiré artículos, folletos, proclamas, libros... Tengo toda la Prensa del mundo. Treinta y seis mil diarios de América. ¡Vamos, con decirle a usted que cuento hasta con la Gaceta de Tokio!… La gran Prensa francesa está a mi disposición... En Inglaterra, los más importantes rotativos harán cuanto yo les diga... ¡Hay que llevar la civilización y revolución a España! ¿Qué le parece?” Lo siguiente que nos cuenta el caballero audaz es la respuesta que le dio y lo que sucedió después: “El pueblo español no es fácil que se deje arrastrar por un aventurero que busque su medro y nuestra ruina monetaria. Blasco me miró casi congestionado. -¿Pero es que yo no soy el hombre que necesita España? Le contesté sencilla y claramente: -No, sinceramente, Blasco, yo no creo que sea usted ese hombre... -¿Y por que? -inquirió exaltándose- Tengo un prestigio universal, dinero, elementos de todas clases. Tengo valor. Yo no soy un Capitán Arañas, que embarca a la gente y él se queda en tierra. No. Yo iré delante de todos, seré el primero en dar el pecho a las balas... He vivido bastante y no me importa morir. No le tengo miedo ni a la lucha, ni a la muerte... Hablaba en tono allisonante, y de repente se detuvo. Hizo una mueca, luego una contracción. Abrió la boca, tosió con fuerza, después con tenacidad, se dilataron sus ojos con espanto, aspiró ansioso, dió un gruñido y se llevó las manos a la garganta. Se me ahogaba aquel energúmeno -¿Pero, qué le pasa?-le pregunté. Tardo en contestar. Cogió con pulso trémulo un vaso de agua y bebió una larga buchada. Estaba desencajado y lívido. Al fin, pudo exclamar en un quejido. -¡Ay! ¡Me muero: acabo de tragarme media dentadura! Y abriendo la boca me mostraba la mitad de la encía superior, desdentada y repugnante. Cuando pasó la angustia del momento, no pude contener mi hilaridad. -No se ría -clamó estremecido. ¡No es cosa de broma! ¡Me he tragado media dentadura! ¡Y esto es la muerte! ¡Me perforará el estómago! ¡Horrible! Se llevó las manos al vientre e hizo otra mueca de terror. -¡Me muero! -gritó con ansia-. ¡Me muero!… Un vomitivo. ¡Un vomitivo! Sus ojos se llenaban de lágrimas. Tenía, en efecto, en su rostro desencajado, una palidez mortal... Cinco minutos después, un automóvil le llevaba a la Casa de Socorro próxima. De mi pensamiento no se apartaba la desgraciada figura de Blasco, descompuesta, trémula, hipando de miedo ante la muerte como un niño. Y al recordar sus frases «¡Haré la revolución; yo no tengo miedo a morir!», no pude contenerme por más tiempo, y en pleno Boulevard des Italianes, solté una larga carcajada. Había medido todo lo grotesco de aquel Tartarín revolucionario que se llamaba redentor de un pueblo. ¡Pobre tipo cómico de opereta vienesa!…" No nos debería de hacer gracia lo que sucedió durante los llamados “Los sucesos de Vera de Bidasoa” donde en 1924 un puñado de republicanos exiliados llegó a la localidad navarra creyendo que se había iniciado una revolución. Leemos en un artículo titulado “Los sucesos de Vera de Bidasoa, una excusa para el directorio”: “En octubre de 1924 se extiende entre los círculos de emigrantes españoles de San Juan de Luz, Hendaya y Bayona la existencia de una Junta Central de la que forman parte Vicente Blasco Ibáñez, Miguel de Unamuno, Rodrigo Soriano, José Ortega y Gasset, etc, cuya finalidad es la instauración de una República presidida por el conde de Romanones. Para lograrlo, se produciría un levantamiento generalizado, el 8 de noviembre, contra la Dictadura y se contaría con el apoyo de numerosas guarniciones militares y de todo el movimiento obrero. Por otro lado, como se necesita un respaldo exterior, se solicitan de forma secreta voluntarios. Al atardecer del 6 de noviembre, salen de San Juan de Luz cuarenta y dos personas, con armas, dinero francés y octavillas convocando a la revolución. El jefe del grupo es Bonifacio Mazarredo. Atraviesan la frontera y llegan a Vera de Bidasoa en plena noche. El alguacil Miguel Berasaín les ve y acude a avisar a la casa-cuartel de la Guardia Civil, pues supone que se trata de contrabandistas.” Este grupo logra matar a los dos guardia civiles que salen en su persecución dictandose entre las fuerzas del orden público de la zona –Guardia Civil, carabineros y somatenes- la inmediata represión y captura de los integrantes del mismo matando a 4 de ellos e hiriendo a 27. El resto logra huir a Francia. Al final se produce un juicio a cuatro personas donde por falta de pruebas no condenan a ninguno de los detenidos. El 23 de noviembre, el Diario de Navarra, dice refiriéndose a Blasco: “Parece que el antiguo diputado por Valencia se dedica a redactar soflamas mitad novelescas mitad revolucionarias contra la Monarquía. Y como eso puede ser mitad novela y mitad serán revolucionarias en las que pierden la libertad o la vida algunos hombres tan dignos como los guardias civiles de Vera, sería muy conveniente que el Gobierno se preocupara del asunto para poner pronto el debido colofón a la novela del novelista”. Y tres días mas tarde en el mismo diario podemos leer: “No está solo Blasco Ibáñez en la casa de los orates de la revolución. Entre otros personajes de menor cuantía, figura uno muy conocido. De oídos porque su nombre ha sonado mucho. Es el antiguo rector de la Universidad de Salamanca. La diferencia que existe –como revolucionario- entre Blasco Ibáñez y estos otros aspirantes está en que Blasco Ibáñez ha concretado sus aspiraciones; aspira a ser presidente de la República española.” “La conducta del Blasco Ibáñez puede ser bufa. La conducta de Unamuno… la conducta de Unamuno merece el calificativo que no podemos escribir por respeto a los lectores”. Lo que no es bufa es que en un segundo juicio esas tres personas fueron ejecutadas por aquellos hechos en los que otras seis murieron aquel dia y que Blasco Ibáñez, tal y como dice el caballero audaz en su librito quedó en Francia ayudando a comprar las medias a su última amante. Tras la publicación, en noviembre de 1924, de “Una nación secuestrada” Blasco pasó a ser considerado en España persona non grata. Se ordenó el embargo de sus bienes. El Ayuntamiento de Valencia retiró la placa de la plaza que le había sido dedicada, y el resto de placas de las calles y plazas de todas las capitales y pueblos de España que llevaban su nombre corrieron la misma suerte. Su familia, que vivía en España, sufrió registros domiciliarios. Blasco reunió, en marzo de 1925 algunos folletos en contra de la Dictadura de Primo de Rivera y los artículos que publicó en España con honra, periódico fundado en París por exiliados españoles, en un librito, “Por España y contra el rey”, que publicó en la editorial Excelsior. Muchos autores hablan de que aquello era una guerra de folletines pero mientras los folletines de Blasco como “Por España y contra el rey” se pueden encontrar libremente y por todos lados, los folletines del caballero audaz han sido apartados de la vista. Vicente Marco Miranda en “Las conspiraciones contra la Dictadura”, en págs. 31-32, describe al grupo de exiliados de París, en su café de reunión diaria, “al día siguiente” de haber salido la traducción al francés de Una nación secuestrada: “Al día siguiente, por la tarde, vamos a la Rotonde, el famoso café, centro de artistas y de conspiradores de todo el mundo; gentes de los países más remotos; vidas inquietas, abrazadas a un noble ideal. A la izquierda de una de las puertas de entrada se halla la peña de los españoles; de los que gesticulan y hablan a gritos. Allí, D. Miguel de Unamuno, Ortega y Gasset, Corpus Barga, Francisco Madrid, escritores y periodistas, médicos, obreros. Blasco habla de su folleto. Madrid, excelente reportero, nos trae una noticia. Un hijo de Martínez Anido está en París y pretende que el Caballero Audaz escriba un ‘panfleto’ contra Blasco y otro contra Unamuno. Ambos escritores comentan la noticia con un expresivo levantar de hombros y siguen hablando de otras cosas. Llegan unos estudiantes y hablan de revolución. Se anima el rostro de Ortega y Gasset, y Corpus Barga se muestra dispuesto a empuñar un fusil y atravesar la frontera. Hablamos todos a una y los demás concurrentes nos miran con gesto de admiración. Saben que somos españoles, que conspiramos, que nos preocupan empresas de libertad. A quien lo ignora, ya el camarero se encarga de advertírselo. Blasco sonríe, Unamuno pone cara fosca y se dispone a leernos un romance”. Los ideales republicanos de Blasco Ibáñez se vieron afianzados y encarrilados por multitud de lecturas, siendo la más importante la de Francisco Pi y Margall (1824-1901), el político de ideas más avanzadas de su tiempo, y que siempre sería su gran ejemplo. El político catalán pensaba que la república federal era el modelo ideal para nuestro país. El propio Blasco Ibáñez nos cuenta como hizo eso que hacen mucho los políticos de ahora, presentarse en un sitio de prestado: “Había él salido diputado por varios distritos, y me cedió el de Sabadell, por el cual me presenté candidato. …fui derrotado la única vez que he presentado mi candidatura por un distrito fuera de Valencia.” Un político, estuvo siete veces como diputado, al que no le gusta la política. Un niño católico criado en el catolicismo que se vuelve ateo impenitente. Ese era Blasco. Blasco le contó al reportero González Fiol como fueron sus años de niñez en la calle Jaboneria antes de trasladarse sus padres a la de San Gil: “En aquella época de mi infancia, era yo muy delgadito, enfermizo, y místico... Recuerdo que se me aparecían santos y vírgenes, y que me hablaban, rodeados, de aureolas de gloria…" Leemos en “ese diedro de luces y de sombras” como nos presenta Blasco la conmoción que la muerte del dios produjo en el mundo antiguo a través de las páginas 388 y 389 de su obra “La bodega”: “Los árboles gimieron en los bosques, agitando sus melenas de hojas como plañideras desesperadas; un viento fúnebre rizó los lagos y la superficie azul y luminosa del mar clásico que había arrullado durante siglos en las playas griegas los diálogos de los poetas y los filósofos. Un lamento de muerte rasgó el espacio, llegando a los oídos de todos los hombres: "¡El gran Pan ha muerto!..." Las sirenas se sumergieron para siempre en las glaucas profundidades, las ninfas huyeron despavoridas a las entrañas de la tierra para no volver jamás, y los templos blancos que cantaban como himnos de mármol la alegría de la vida bajo el torrente de oro del sol, se entenebrecieron, sumiéndose en el silencio augusto de las ruinas. "Cristo ha nacido", gritó la misma voz. Y el mundo fue ciego para todo lo exterior reconcentrando su vista en el alma; y aborreció la materia como pecado vil, que oprimía los sentimientos más puros de la vida haciendo de su amputación una virtud. El hombre se volvió de espaldas a la naturaleza, adorando lo enfermizo y doliente: El sol siguió brillando, pero pareció menos luminoso a la humanidad, como si entre ella y el astro se hubiese interpuesto un velo fúnebre. La Naturaleza continuó su obra creadora, insensible a las locuras de los hombres; pero éstos no amaron otras flores que las que transparentaban la luz en las vidrieras de las ojivas; ni admiraron más árboles que las palmeras de piedra que sostenían las bóvedas de las catedrales. Venus ocultó sus desnudeces de mármol en las ruinas del incendio, esperando renacer, tras un sueño de siglos, bajo el arado del rústico. El tipo de belleza fue la virgen infecunda y enferma, enflaquecida por el ayuno; la religiosa pálida y desmayada como el lirio que sostenían sus manos de cera, con los ojos lacrimosos agrandados por el éxtasis y el dolor de ocultos cilicios. El negro ensueño duraba siglos. Los hombres, renegando de la Naturaleza, habían buscado en la privación, en la vida torturada y deforme, en la divinización del dolor, el remedio de sus males, la fraternidad ansiada, creyendo que la esperanza del cielo y la caridad en la tierra bastarían para la felicidad de los cristianos. Y he aquí que el mismo lamento que anunció la muerte del gran dios de la Naturaleza volvía a sonar, como si reglamentase, con intervalos de siglos, las grandes mutaciones de la vida humana. "¡Cristo ha muerto!...¡Cristo ha muerto!” Como si fuera cosa de niños, Walt Disney nos ofreció a Pan, a Peter Pan como un joven rebelde que tocaba la siringa y embelesaba a las jovencitas. Pero el gran Pan que describía Blasco, el fauno degenerado, está mas vivo que nunca. Es más, ahora lo llamamos San Valentín. Antonio Fernández nos muestra de dónde proviene todo esto. “La primera vez que el ser humano se entregó a la pasión de la suerte fue en las Saturnalias, las fiestas romanas de diciembre cuando la Navidad aún no existía. La segunda también fue en otras fiestas dedicadas al mismo dios pagano Saturno, las Lupercales. Las Lupercales eran un festival de fertilidad, tanto de animales, campos y personas, dedicado al dios Fauno, también llamado Pan, de gran y prolongada popularidad. Se celebraban el día 15 de febrero y eran fiestas lujuriosas, muy esperadas por los jóvenes, que elegían mujeres para que fueran sus compañeras de placer durante el año y que en muchas ocasiones terminaban por ser sus esposas. Para ello, introducían en una caja tarjetas con el nombre de las jóvenes. Por turno los varones metían la mano y sacaban el nombre de la «elegida». La primera Lotería de la historia es por tanto un sorteo de mujeres. Se celebraban el día 15 de febrero, con el sacrificio de un perro y una cabra como signo de purificación. A continuación cortaban la piel de los animales sacrificados en tiras, llamadas februa y se iniciaba el frenesí donde los sacerdotes corrían armados con los trozos de piel bañados en sangre, con los que golpeaban a las mujeres. Estas lo agradecían en la creencia de que así serían más fértiles y su cuerpo estaría mejor preparado para el embarazo y el parto. Del nombre de estas correas ensangrentadas, februa o purificación en latín, procede la denominación del mes de Febrero. Las carnes de las mujeres acababan de color púrpura, color que acabó representando a las que ejercían la prostitución en general, en especial la prostitución sagrada con los sacerdotes lupercos, quienes eran llamadas Lupas, de ahí lo de llamar lupanar a los prostíbulos o Lobas. Paradójicamente, hoy en día el color púrpura es el color del feminismo.” Para los más un dios y para algunos un demonio, así fue la vida de Blasco. En el ensayo de Ramiro Reig “La ascensión de Blasco a la gloria” publicado dentro de la Revista de la Casa Museo Blasco Ibáñez en 2004 leemos: “Era un dios, ¿me oís?, un dios, y además lo parecía: alto, fuerte, casi hercúleo, el pelo ensortijado, la cara de dios griego, un poco grueso tal vez... ¡Y una voz! ¡Qué voz!... Vosotros no habéis conocido a Blasco, el verdadero Blasco, era un dios. [...] Yo he visto a una multitud enorme no solo escucharle con la boca abierta, horas y horas, sino repetir, palabra por palabra, lo que iba diciendo... [...] Aún estoy viendo a Don Vicente, con su barba de profeta joven, arengarlos, en el balcón, entre las luces de las antorchas. Se agigantaba, todos aquellos hombres hubiesen dado hasta la última gota de sangre por él.” ............................................................ Enlaces citados en el podcast: Bibliografia completa https://www.cervantesvirtual.com/portales/vicente_blasco_ibanez/su_obra_bibliografia/ Cronología de Vicente Blasco Ibáñez https://www.cervantesvirtual.com/portales/vicente_blasco_ibanez/autor_cronologia/#anyo_1900 Cronologia literaria Blasco Ibáñez https://anyblascoibanez.gva.es/va/cronologia-literaria Time line de su vida https://www.timetoast.com/timelines/vicente-blasco-ibanez-5ac50faf-ff35-40dd-be42-708435362932 Galeria de imágenes https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fwww.cervantesvirtual.com%2Fimages%2Fportales%2Fvicente_blasco_ibanez%2Fgraf%2Fcronologia%2F03_cro_blasco_ibanez_retrato_1018_s.jpg&tbnid=s0ix0VfxLAJ4aM&vet=12ahUKEwi45LKn8vr-AhVYmycCHf1fDVMQMygkegUIARDGAQ..i&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.cervantesvirtual.com%2Fportales%2Fvicente_blasco_ibanez%2Fautor_cronologia%2F&docid=rpcl3y5OiYotjM&w=301&h=450&q=Mar%C3%ADa%20Blasco%20blasco%20iba%C3%B1ez&hl=es&client=firefox-b-d&ved=2ahUKEwi45LKn8vr-AhVYmycCHf1fDVMQMygkegUIARDGAQ ......... Capítulo 8 BLASCO en vivo!!! http://elargonautavalenciano.blogspot.com/2021/01/blasco-en-valencia.html Revista casa museo 2018 http://www.casamuseoblascoibanez.es/wp-content/uploads/2020/07/Revista-CMBI-1.pdf José María Carretero Novillo https://es.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Mar%C3%ADa_Carretero_Novillo EL NOVELISTA QUE VENDIO A SU PATRIA O TARTARIN, REVOLUCIONARIO. (TRISTE HISTORIA DE ACTUALIDAD) https://www.iberlibro.com/NOVELISTA-VENDIO-PATRIA-TARTARIN-REVOLUCIONARIO-TRISTE/972584489/bd Los sucesos de Vera de Bidasoa, una excusa para el directorio (1924) https://www.nuevatribuna.es/articulo/cultura---ocio/los-sucesos-de-vera-de-bidasoa-1924/20130425143317091346.html Vicente Blasco Ibáñez : ese diedro de luces y de sombras https://bivaldi.gva.es/es/consulta/registro.cmd?id=318 https://www.cervantesvirtual.com/obra/vicente-blasco-ibanez--ese-diedro-de-luces-y-de-sombras/ Confesiones, 1911- Parte I http://elargonautavalenciano.blogspot.com/search/label/A%C3%B1o%201911 Vicente Blasco Ibáñez : ese diedro de luces y de sombras https://bivaldi.gva.es/es/consulta/registro.cmd?id=318 https://www.cervantesvirtual.com/obra/vicente-blasco-ibanez--ese-diedro-de-luces-y-de-sombras/ REIG, Ramiro, “L’ascensió de Blasco a la glòria”, El País – Quadern [CV], 21-XBlasco Ibáñez i la identitat col·lectiva valenciana... 186 prometeo. Revista de la Casa Museo Blasco Ibáñez 2004, p. 2. PORQUE NO VOLVERÉ A COMPRAR LOTERÍA https://tecnicopreocupado.com/2015/12/22/porque-no-volvere-a-comprar-loteria/
07 Banderas falsas y militares masones Como hemos venido desarrollando en esta serie de videos, el poder-religión, base fundamental que pasa desapercibida para la inmensa mayoría de la gente, opera en la sombra y trasciende fronteras, épocas y tipos de gobierno. Los grises funcionarios son uno de los gremios que forman parte de ese engranaje del poder-religión en la sombra. (poner video del globo Blasco Berlanga globo.mp4)) La figura de Blasco Ibáñez se ha utilizado para ejercer presión entre las masas populares para crear la ilusión que el pueblo también puede ejercer poder, desde la prensa o desde la tribuna del Congreso de los Diputados. Pero las cosas en realidad son bastante más grises y normalmente se planifican a muchos años vista ya que estas viejas castas que detentan el poder real se transmiten el conocimiento de padres a hijos “ad infinitum”. Leyendo el ensayo escrito por José Mas y Maria Teresa Mateu titulado “Vicente Blasco Ibáñez : ese diedro de luces y de sombras” financiado por todos nosotros y patrocinado por la Generalitat Valenciana me di cuenta de que tal y como cuentan los propios autores, todo eran luces. “Creemos haber abordado el estudio de Blasco Ibáñez con cierta novedad y, aunque en el título se alude a las luces y a las sombras, hemos procurado recoger sobre todo las luces: que otros recojan, si lo quieren, las sombras.” En el capítulo 5 vimos como se referían al editor Cabrerizo como si hubiera conocido a un joven Blasco aficionandolo a la lectura, pero una simple búsqueda nos arroja que Cabrerizo murió cuando Blasco tenia 1 año y 10 meses, esa es la credibilidad que debemos otorgar a “las luces”. La verdadera relación entre Blasco y el editor provenía de la tía de Blasco y muy posiblemente su entrada en la masonería sobrevendria por ello. El editor reconocía ser “uno de los fundadores de la Asociación de la Virgen del Pilar de Zaragoza, establecida en la Iglesia parroquial de los Santos Juanes” y los padres de Vicente Blasco Ibáñez decidieron bautizarlo y registrarlo en la Iglesia de los santos Juanes de Valencia. La hermana de su madre y el editor Cabrerizo compartían casa en el padrón municipal de Calatayud como podemos leer en el libro “Los amores de Blasco Ibáñez”: “Doña Ramona Ibáñez había llegado a Valencia llamada por una tía suya, doña Vicenta Martínez Torralva, natural de Calatayud, que contaba sesenta y dos años en la fecha del casamiento de doña Ramona. Doña Vicenta Martínez aparece en el padrón municipal de 1868 como domiciliada en la casa número 11 de la calle de Embajador Vich, en el mismo lugar y casa que habitaba el famoso editor don Mariano de Cabrerizo.” Roca nos cuenta un poco mas en la biografía sobre Blasco Ibáñez: “En medio de las conmociones de la época, el hogar de los Blasco vive en la paz y la prosperidad de un negocio convertido en floreciente gracias a la actividad de Gaspar y a la energía de su mujer. Con ellos vive también la tía Angela, hermana de doña Ramona. Con frecuencia visitan a la madrina en la calle de Embajador Vich, o en la casa que Cabrerizo tiene en la Alameda. Una casa amplia, con extenso jardín. Don Mariano de Cabrerizo tuvo muchísimas veces sobre sus rodillas al niño. Ya viejo, octogenario, Cabrerizo jugaba con él. ¿Qué quieres ser tú?, le preguntaba. Y como el pequeño le mirase con asombro, él mismo se respondía: «Librero. Eso es. Serás librero, como yo. Es un oficio digno de ser estimado. Cabrerizo falleció en Valencia a la edad de ochenta y cuatro años, el día 10 de diciembre de 1868. Pocos meses después todos los bienes del famoso editor eran sacados a pública subasta.” Vemos una relación de la hermana de la madre de Blasco con la masonería a través del editor Cabrerizo. Pero es que podemos relacionar a Pilar Blasco Ibáñez, hermana de Vicente Blasco Ibáñez con la masonería también. Su marido fue Alberto Carsí Lacasa, geólogo de profesión, ocupo cargos importantes durante la República. Teniendo como nombre simbólico CANOPUS al acceder por primera vez a la masonería a través de la logia Cosmos, estuvo también en la Logia Salud, Estabilidad y Poder. Llegó a poseer el grado 33 siendo Soberano Gran Inspector General. Tuvo que huir a Francia al igual que muchos otros masones conocidos tras la llegada al poder de Franco. Esta serie de videos no pretende eclipsar ni desacreditar a nadie; al contrario, nuestro objetivo es poner el foco en las cosas que no suelen contarse. En este caso, y brevemente, nos referiremos a los autores de este ensayo, quienes, tras una breve investigación, descubrimos que llevan muchos años colaborando juntos. Concretamente, los vemos trabajando juntos en la creación de 'Guiones didácticos' y en el libro de texto de Primero de B.U.P. de Lengua Española del año 1975, así como en el libro 'Literatura II: Literaturas Hispánicas' para el segundo año de B.U.P. Ellos dos solitos iniciaron la andadura a la lectura de los jóvenes que desperezándose de la dictadura de Franco tenían que entrar en el reinado de Juan Carlos I y su “democracia”. A la profesora de literatura Maria Teresa Mateu Mateu, doblemente Mateu, la vemos en el BOE de 31 de agosto de 1970, con Franco presente, pidiendo renunciar a su cargo de vocal titular del Tribunal de oposiciones a plazas de Profesores agregados de “Lengua y Literatura Españolas” de Institutos Nacionales y Secciones Delegadas de Enseñanza Media. Es decir, las mismas personas que tenían influencia en lo que se leía durante el régimen de Franco volvieron a tener influencia en lo que se leería durante la democracia. Apaguemos el foco sobre el dedo y miremos La Luna, esa enorme luminaria que nos indica que las idas y venidas de cárceles y entradas y salidas del pais del escritor valenciano no fueron tan duras como parece. El propio Blasco en “Los muertos mandan”, escrito en 1909, nos deja algunas perlas. Curiosamente es el texto de presentación que eligen José Mas y Maria Teresa Mateu para su ensayo: “Venía de Valencia, del penal de San Miguel de los Reyes, llamado Niza, a causa de la dulzura de su clima, por los habituales pensionistas de dichos establecimientos. Hablaba con orgullo de esta casa, lo mismo que un rico estudiante recuerda los años pasados en una universidad inglesa o alemana. Altas palmeras sombreaban los patios, ondeando su capitel de plumas por encima de los tejados. Desde las rejas llegaba a verse toda la extensión de la huerta valenciana, con los frontones triangulares y blancos de sus barracas, y más allá el Mediterráneo, una faja azul inmensa, tras cuyo lomo se ocultaba el peñón natural, la isla amada. Tal vez había pasado por ella el viento cargado de emanaciones salinas y ardores vegetales que se colaba como una bendición en las hediondas cuadras del presidio, ¡qué más podía desear un preso!... La vida era dulce, se comía a sus horas, siempre de caliente; había orden, y el hombre no tenía más que obedecer, dejarse llevar”. Nos narran también alguna de sus primeras escaramuzas con el poder: “A los dieciséis años tuvieron lugar dos hechos importantes en la vida de Blasco: la composición de un soneto en el que se invitaba a degollar a todos los monarcas de Europa y la fuga del domicilio paterno para instalarse en Madrid, ciudad en la que era más fácil seguir su vocación de novelista. El poema contra la realeza le acarreó un proceso que al final fue sobreseído teniendo en cuenta la juventud del poeta.” En el ensayo del profesor Pablo Ramos González del Rivero titulado “Vicente Blasco Ibáñez, alter ego del joven que escribía basura romántica” apunta que: “lo que Blasco Ibáñez escribió entre 1883 y 1894, esto es, en un periodo aproximado de once años, “es aproximadamente el 75% del volumen de lo que escribirá luego en treinta y seis”. El ciclo correspondiente al de su obra repudiada es, de hecho, el más prolífico con diferencia de toda su carrera como novelista.” En julio de 1890 dirigirá una manifestación contra Cánovas del Castillo que provocaría su huida a París. Desde allí colaborará con El Correo de Valencia, con sus «Crónicas de un emigrado». Un año más tarde regresará a Valencia al concedérsele la amnistía. En el capítulo nueve hablaremos de “sus andanzas” en París, pero creanme que no lo paso mal. Durante esa época, escribió voluminosos libros propagandísticos como 'Historia de la Revolución Española' (1890-91), 'La araña negra' (1892), 'Viva la República' (1893) y 'Los fanáticos' (1894). A estos se suman 'París e impresiones de un emigrado' (1891) y el 'Catecismo Federal Republicano' (1892). En estos folletines, los realistas, los carlistas, los curas y los jesuitas son retratados como los villanos, mientras que los alter egos de Blasco, como el anarquista Gabriel Luna en 'La Catedral', Guzmán en 'Viva la República' —un español exiliado por la persecución inquisitorial que comparte los anhelos revolucionarios del pueblo francés— y Agramunt en 'La araña negra', son presentados como los héroes. La dualidad promulgada por la Revolución Francesa está servida. El tema de la Luna es muy recurrente en él con textos como “Piedra de Luna”, “El papa del mar”refiriéndose al papa Luna o “Luna Benamor”. Hay un libro escrito en 1917 y publicado en 1929 por Aleister Crowley titulado “La hija de la Luna. Intrigas magicas del Bien y del Mal” que nos recuerda al libro publicado en 1926 por Blasco “Piedra de Luna”. En el fondo ambos libros hablan sobre los hijos de la Luna. Fritz Springmeier y Cisco Wheeler nos contaron lo que es un hijo de la Luna en su libro “Como los illuminati lograron crear un indetectable y esclavo de control mental total”. “Los rituales actuales llevados a cabo para crear a un niño de la luna son descritos en detalle en 3 de los escritos de Crowley. Una vaga descripción de los rituales puede ser vista al leer el libro de "Niño de la Luna". El ritual se realiza en la villa apodada "El Nido de las Mariposas". La villa era en realidad un templo ocultista tapizado con geometría sagrada. Tenía figuras de sátiros, faunos y ninfas. Tenía estatuas de Artemis. Muchos artículos de plata y estrellas de 9 puntas estaban en la villa, debido a que todos estos objetos son relativos a la Luna en la magia. La mujer que estaba embarazada estaba rodeada de objetos relativos a la luna. La influencia de la luna es repetidamente invocada. Un altar pequeño y triangular de plata de Artemis es usado. Hay una fuente sagrada donde la mujer es lavada. El número 9, el cual es sagrado para la luna va acompañado con su respectiva escuadra. Las plegarias son hechas a Artemis, y hay una recreación de la captura de Diana por Pan. La mujer es entrenada para identificarse a si misma en lo que se conoce como Abuela Luna (en el libro es simplemente llamada Diana o Luna) por medio de identificar sus pensamientos y acciones con las deidades que uno está queriendo invocar.” El nuevo Arzobispo de Valencia, Beato Ciriaco María Sancha y Hervás, tomó posesión en 1892 y como consecuencia de los alborotos promovidos por tal hecho, fueron detenidos todos los redactores de La Bandera Federal entre ellos Blasco. Para nosotros se trató de lo que hoy día llamaríamos un acto creado por la disidencia controlada. Sancha fue arzobispo de Valencia entre 1892 y 1898, nombrado por el papa León XIII en plena guerra entre masonería e iglesia católica. Poco después, en 1902, escribió “Cuento de Sancha la serpiente” donde una pequeña serpiente crece hasta llegar a matar al niño que la había alimentado de pequeña. Poca broma con el blasquismo como leemos en un artículo publicado en marzo de 1911, en el número 194 de la revista Por esos mundos, con la entrevista de Enrique González Fiol a Blasco Ibáñez donde cuenta como estaba reclutando a un ejército al estilo de los masones italianos, los carbonarios alrededor de 1889. Resulta curioso como vemos entre los emblemas de los carbonarios, una rama de la masonería, el típico gorro frigio y el haz de lictores o fasces, manojo de flechas unido por una cinta roja, que luce por ejemplo la Guardia Civil aqui en España. “Luego fundó una juventud revolucionaria... Como no podía conquistar hombres para sus ideas, se dedicó á reclutar muchachos... Aquellos muchachos de entonces, constituyen la generación actual, y muchos son ó han sido concejales y diputados. Creó una organización revolucionaria al estilo de los carbonarios, pero sin ceremonias, organización militar secreta. Los afiliados sólo le conocían á él y á sus dos ayudantes, que formaban el tribunal, pero entre sí no se conocían. Llegó á reclutar cinco mil hombres armados, mejor dicho que se creían armados, porque... En la calle de Malaenes, en las afueras de Valencia, en el último piso, domicilio de un pintor de paredes, se reunía el tribunal para la admisión de neófitos. Todos llegaban diciendo lo mismo: Bueno. Yo en esta societat no entre, si no hiá serietat... Y sobre tot, armes. («Yo no entro en esta sociedad si no hay seriedad. Y sobre todo, armas.» Traducción del autor.). ¿Seriedad? Allí estaba el tribunal más serio que se ha visto jamás. ¿Armas? «Ché, fulano—decía Blasco á uno de sus ayudantes—, baixa un fusil.» Y se le enseñaba un fusil traído de una bohardilla. Bueno, sí, un fusil es ben poc, decía el entusiasta neófito. ¡Che, baixa un atre!, replicaba Blasco. Y se le bajaba otro. El neófito empezaba a creer en el armamento, pero Blasco, para acabar de convencerle, repetía: Che, baixa un atre. Y se le bajaba otro. Y volvía á repetirse la orden. Pero cuando iban á cumplirla, él decía: Bueno. Ya hay bastantes para convencerse de que no estamos desarmados. No bajes otro, que vamos á acabar por no poder movernos aquí... Y no se bajaba el cuarto fusil, porque no tenían más que tres. Eran tres chassepots, procedentes de los zuavos de Argelia, con la bayoneta ondulada como la espada flamígera de San Elías. A la par que ejecutaba este reclutamiento, echó a la calle un semanario que causó gran sensación: La bandera federal, cuyos lectores eran sus cinco mil reclutas.” Este episodio de Blasco es digno de una película de Berlanga. En 1893 Blasco es vuelto a encerrar por otra denuncia a La Bandera Federal junto con Herrero y Llopis. El 11 de abril de 1894 se producen disturbios callejeros por la peregrinación a Roma desde Valencia, lo que provoca la huida de Blasco. El 21 de abril le escribe una carta a su padre hablándole de como le trataba la autoridad: “Anoche a las tres de la madrugada la guardia civil y dos delegados del gobierno civil de Barcelona me detuvieron en la fonda, conduciéndome a la cárcel con todas las consideraciones y respetos, y estoy aquí en esta cárcel mejor que en un hotel. Todo Sabadell está indignadísimo. Le acompañó la hoja que ha circulado a miles inmediatamente por la ciudad”. Al regresar el 29 de abril es encarcelado, cinco días más tarde será puesto en libertad bajo fianza. En un artículo titulado “Blasco Ibáñez, como nunca” donde entrevistan a su hija libertad nos cuenta: “Libertad Blasco (Hija), también recuerda en 'Blasco Ibáñez, su vida y su tiempo' el «No puede ser... No puede ser...» que su progenitor exclamó la noche que doña Ramona sufrió un derrame cerebral. Fue el 12 de mayo de 1894. Una fecha marcada en la historia personal y profesional del autor ya que ese día se estrenaba en Valencia la única obra escrita por él para teatro. En el teatro Apolo de la ciudad, los intérpretes Ramona Valdivia y Fernando Díaz de Mendoza iban a poner sobre las tablas el montaje de 'El juez'. Pero Blasco, que había comido con el director de la obra, sólo pudo acudir a su casa de noche. Allí, don Gaspar, su padre, tenía preparado el ataúd para su esposa. Ese día, en el que el literato tuvo «sentimientos antagónicos», según su hija, no pudo salir a recibir el tributo del público por el éxito del espectáculo.” Por cierto, la obra no tuvo ningún éxito y no volvió a incursionar en ese género literario y como vemos curiosamente el nombre de la protagonista nos recuerda a su madre y obviamente el juez a su suegro. Justo 6 meses más tarde, el 12 de noviembre de ese año se publica el primer número de “El Pueblo”, fundado y dirigido por Blasco aunque como vimos en el capítulo 5 de esta serie titulado Teosofía y manos escondidas, la masonería estaría detrás de la creación de una red de prensa, casinos y centros de educación para combatir el poder de la Iglesia. Según nos cuenta una científica del CESIC en “Vicente Blasco Ibáñez y la literatura de propaganda filomasónica”, dos años antes, en 1892 se puso en marcha aquel proyecto del que un Blasco masón fue participe. El 30 de diciembre El Pueblo será denunciado por vez primera por la publicación de un artículo, denuncia a la que seguirían otras muchas en muy breves intervalos de tiempo. El 24 de febrero de 1895 estalla en Cuba la guerra y las editoriales de El Pueblo tronaban contra dicha guerra. Como consecuencia de un artículo es procesado e ingresa en la cárcel el 6 de septiembre. De allí saldrá bajo fianza 35 días más tarde. De momento ha estado preso unos 40 días más algunas detenciones de horas. El 17 de marzo de 1895 cae el gobierno de Sagasta como consecuencia del asalto a las oficinas de los periódicos El Resumen y El Globo que criticaron los destinos militares de Cuba. El año 1896 comienza con un juicio por su artículo «En pleno absolutismo» que concluye con un fallo absolutorio. El estado de sitio se declara ese año en varios momentos y contextos en España, principalmente como respuesta a las tensiones y disturbios tanto internos como en sus posesiones ultramarinas. Uno de los eventos más significativos de ese año fue el estallido de la Revolución Filipina que comenzó en agosto de 1896. Al proclamarse el estado de sitio huye a Italia disfrazado de marinero, regresando en junio y quedando en libertad provisional. En “Vicente Blasco Ibáñez : ese diedro de luces y de sombras” podemos leer: “El 4 de junio de 1896 se presentó Blasco Ibáñez ante las autoridades militares, quienes le otorgaron la libertad provisional; tal situación de precariedad no arredró al periodista, quien siguió publicando en El Pueblo vibrantes artículos contra la guerra colonial y contra una ley injusta que permitía comprar por mil quinientas pesetas la exención del servicio militar. Transcribamos el comienzo del artículo “Carne de pobres” aparecido el día 19 de agosto: “¿Tienes mil quinientas pesetas? ¿No? Pues dame a tu hijo. Sois pobres y esto basta. Lleváis sobre vuestra frente ese sello de maldición social que os hace eternos esclavos del dolor. En la paz, debéis sufrir resignados y agotar vuestro cuerpo poco a poco para que una minoría viva tranquila y placenteramente sin hacer nada; en la guerra, debéis morir para que los demás, que por el dinero están libres de tal peligro, puedan ser belicosos desde su casa. Resignaos: siempre ha habido un rebaño explotado para bien y tranquilidad de los de arriba.” El propio Blasco escribe sobre su consejo de guerra donde al final es condenado a dos años de prisión correccional: “La escena pasó en un dormitorio, en 1896, pidiendo para mí el fiscal —un coronel— una condena de catorce años de presidio. Dicha escena tuvo una teatralidad que no olvidaré nunca. Después de larguísimo debate, me fue leída la sentencia, por la noche, en medio del patio, entre bayonetas y a la luz de un candil. Se había rebajado la pena a cuatro años de presidio, de los que pasé catorce meses encerrado en uno de los dos penales que tenía entonces Valencia, un convento viejo, situado en el centro de la ciudad y con capacidad para trescientos penados, si bien estaban más de mil. Allí perdí hasta el nombre, sustituido por un número (...) Una parte de mi reclusión la pude pasar, por especial y secreto favor de los empleados, en la enfermería del establecimiento, entre tísicos y cadáveres. Allí compuse un cuento: “El despertar del Buda”…” De esos dos años Blasco pasaría en la cárcel 14 meses que contando los 40 días anteriores, arrojan unos 465 días. El propio Blasco en marzo de 1911 le contó en una entrevista a Enrique González Fiol como fue tratado allí: “Como benevolencia especial, se me consintió dormir en la enfermería del hospital.” En aquella época morían los presos por la tisis y supuestamente Blasco los tenía por allí muriendo pero prefería estar en la enfermería. “…Porque al menos tenía un camastro. Los presidiarios dormían en el suelo, sobre un montón de paja unos; otros encima del petate…” El 28 de marzo de 1897 se le conmutó la pena de prisión por la de destierro. El 31 marchará a Madrid, regresando amnistiado a Valencia, el 18 de septiembre. Le sorprende allí la gran riada del 13 de noviembre, que causa graves inundaciones en la ciudad de Valencia. Sin embargo, las peores inundaciones ocurren el 18 de noviembre, cuando el río Júcar inunda Alcira, la pequeña ciudad valenciana que Blasco eligió luego como escenario de su novela 'Entre naranjos’. “¡Al mar los campos y plantaciones de los que, abusando de la sequedad de su cauce, fueron extendiendo lentamente los límites de sus fincas, haciendo producir cosechas al lecho de las aguas que estas acaban de reconquistar! ¡Abajo los paredones, las vallas, las obras de que los ingenieros se mostraban orgullosos, como si la ciencia pudiera a la larga vencer la fuerza de los elementos! …Sigue el río su obra de destrucción, arrastrando hacía el mar todo cuanto encuentra; muebles y víveres, bestias y viviendas; y ¡oh contraste de la vida!: lo que allá arriba, en los campos, es destrucción y muerto, abajo, en la playa, es remedio de la miseria… …Son los pescadores del rio revuelto, los hijos de la miseria que, exponiendo su vida, encuentran medios de subsistencia en la misma desgracia, registrando las entrañas a la avenida para apoderarse de lo que ha robado. El saco de harina que arrebataron las aguas de algún molino de lo más alto de la provincia será mañana pan tierno y caliente en muchas barracas; el cerdo ahogado estará pronto convertido en embutidos: el vino de tos llanos de Liria calienta gratuitamente los estómagos de esos extraños pescadores del cataclismo; los maderos que cabeceaban sobre la avenida se transformarán en nuevas viviendas; y las sillas, las cómodas, los espejos, vueltos en si después de una loca carrera de tumbos y choques, no podrán explicarse cómo han pasado del estudi del labriego, perfumado por el olor acre del trigo y las frutas, al cuartucho adornado con redes, por cuyas ventanas entra el soplo salitroso y vivificante del mar. …” En 1898 Blasco consigue el apoyo de miles de lectores para defender a su maestro Emilio Zola, con motivo de su carta “J ́accuse” que tanta importancia revistió en el “affair Dreyfus”. ”Es el Caso Dreyfus, la injusta condena de un militar, de origen judío, envuelto en el deshonor de una acusación de traición fraguada a base de pruebas falsas y silencios “. No voy a entrar en quién fue el capitán Dreyfus, tratado como si fuera una víctima de la peste, recluido en la inhóspita Isla del Diablo. El tuvo dos juicios en 1898 y 1899, en ambos fue declarado culpable pero en 1906 su inocencia fue reconocida oficialmente por la Corte de Casación a través de una sentencia que anuló el juicio de 1899. Rehabilitado, el capitán Dreyfus fue reintegrado al Ejército con el rango de comandante; luego participará en la Primera Guerra Mundial. De lo que sí hablaré es de la pertenencia a la masonería de Emilio Zola como reconocen innumerables paginas masónicas en todo el mundo ademas de haber sido nombrado Oficial de la Orden Nacional de la Legión de Honor como nuestro escritor protagonista. Una de las principales logias de España, instalada en Madrid, fue La Logia Ibérica. Logia que tenía tantos hermanos masones que se pusieron el nombre simbólico de Zola que se conoció como Emile Zola, logia Ibérica no 7 aunque oficialmente no se reconoce este nombre como podemos leer en el articulo “La Logia Ibérica. La logia durante el siglo XIX”: “Fue fundada con el nombre de Luz de Mantua el 10 de febrero de 1870 (era vulgar). Ingresó en el Gran Oriente de España, el 12 de enero de 1881, bajo cuya obediencia trabajo hasta que en el año 1889 fue extinguido dicho Gran Oriente como Potencia regular para la constitución del Grande Oriente Español. El 7 de julio de 1889 se afilió e instaló en la Federación del Grande Oriente Español, con el número 7 entre los Talleres activos de la Columna Federal. El 14 de diciembre de 1889 se fusionó con la Respetable Logia Hijos del Progreso, número 53, y adoptó el nombre de “Ibérica”. El 1 de enero de 1909 se incorporó a ella la logia El Progreso número 88.” En otros países como Argentina se fundaron logias con el nombre conjunto de defensor y defendido como podemos leer en este trabajo histórico sobre La logia Zola Dreyfuss de Punta Alta: “…respecto al porqué de la elección del nombre de la nueva logia no hallamos hasta el momento documentación que nos brinde la respuesta, pero si analizamos el contexto histórico, podemos esbozar alguna. En este sentido desde fines del siglo XIX y las primeras décadas del XX, surgió en Europa una creencia a la que se denominó el mito de la conspiración judía mundial" Sus partidarios aseguraban que existía un gobierno secreto israelita que mediante organizaciones encubiertas, controlaba los partidos políticos y gobiernos, la prensa y la opinión pública, los bancos y la economía, cuyo único objetivo era lograr dominar el mundo entero.” Resulta cuando menos curioso que desde una organización discreta se nos hable de conspiraciones en la sombra. Tampoco vamos a hablar en profundidad sobre una “conspiración judía mundial” pero solo hay que ver quienes son los principales propietarios de la banca, los medios de comunicación, Hollywood, la industria del porno, etc. Se comenta por ejemplo que la logia B’nai B’rith (Hijos del Pacto) es la que coordina a nivel mundial el resto de logias y organizaciones masónicas y paramasónicas como los rotarios, recomendaría que revisaran las personas que han sido premiadas por esta logia. El investigador Jüri Lina en “Arquitectos del engaño” pág 162, nos dice: “Los Archivos Especiales de Moscú contienen documentos que muestran a B’nai B’rith (Hijos del Pacto) como superior a todas las demás ramas de la masonería, de hecho constituye una especie de masonería dentro de la masonería. Las 1.090 logias de B’nai B’rith no tienen nombres, sólo números. El Presidente de B’nai B’rith Internacional es Richard D. Heideman. B’nai B’rith la fundaron con el nombre de Bundesbriider doce masones judíos alemanes el 13 de octubre de 1.843 en el Café Saint Germain de Nueva York. En la orden sólo se admiten judíos y medio judíos. La logia estadounidense B’nai B’rith trabaja muy estrechamente con los Illuminati. B’nai B’rith está representada en la ONU por su Fundación («Lexikon des Judentums»). El 12 de septiembre de 1.874 se firmó un convenio en Charleston entre B’nai B’rith y el Consejo Supremo del Rito Escocés, sobre su extensa cooperación y la formación de una confederación general de logias israelíes. Firmaron este documento Armand Levi y Albert Pike, alias Limud Enhoff, su nombre masónico, gran maestro del Palladium.” ¿Se acuerdan de Leo Taxil y como se había inventado una orden masónica satánica llamada Palladium? Sobre estas y otras cuestiones pueden leer en mi artículo titulado “EL OCTÁGONO SATÁNICO Y LAS MASÓNICAS ELECCIONES FRANCESAS” donde queda negro sobre blanco la relación del presidente Macron con la banca judía Rothschild y la masonería. Por cierto, todo un caballero de Colón, el señor Domenico Margiotta escribió en 1895 un libro titulado “El Paladismo. Culto de Satán-Lucifer dentro de las logias masónicas”. Libro que por desgracia no está traducido al castellano pero que nos habla claramente del ocultismo que se respira dentro de las logias. En la madrugada del 15 al 16 de febrero de 1898 se produce la voladura del Maine en La Habana. El 25 de abril Estados Unidos declara la guerra a España. El hundimiento de aquel barco es reconocido hoy día como uno de los primeros casos de bandera falsa creados por los Estados Unidos. En junio El Pueblo es denunciado. Primer suplicatorio al Congreso para procesar a Blasco. El 27 de octubre es detenido e ingresa en la cárcel por escribir un manifiesto para exigir que la fábrica de gas suministre gas gratis a la ciudad de Valencia, siendo puesto en libertad el 31 de octubre. Ha pasado 5 días en la cárcel. Francisco Pérez Puche nos cuenta porque entro en la cárcel en su articulo “El año más intenso. El 98 de Vicente Blasco Ibáñez”: “La visita de Blasco a la prisión se debía a un artículo sobre el conflicto del gas, contra los excesos del tristemente famoso monsieur Touchet, el administrador de la fábrica de los herederos del marqués de Campo. El hombre había subido las tarifas del combustible y además no quería cumplir el compromiso de suministrar gratuitamente el fluido para el alumbrado público suscrito años atrás por el patricio valenciano con su ciudad. “ Es lo que tienen las empresas privadas que quieren recoger beneficios. Concretamente la ciudad de Valencia es conocida entre las empresas suministradoras de electricidad como una mal pagadora y por ello van cambiando de compañía cada pocos años. Esto produce denuncias de estas compañías que terminan ante el Tribunal Superior de Justicia (TSJ) de la Comunitat Valenciana y normalmente no se pagan o terminan en un acuerdo ya que dichas compañías también le deben dinero a la Hacienda pública y ya saben aquello de “perro no come perro”. 1898 fue un año intenso para España: “…el estado de guerra y otras restricciones a los derechos constitucionales, el mismo día de julio de 1898 en que se supo que la flota del almirante Cervera había sido destruida en la embocadura de la bahía de Santiago de Cuba…” El Gobierno del masón Sagasta decidió enviar una escuadra al Caribe y como almirante jefe escogió a Pascual Cervera, otro hermano masón, el cual lo único que hizo fui hundir nuestra flota sacando los barcos de día y en fila de a uno para deleite de la escuadra americana que solo tuvo que practicar “tiro al pato”. Con su negligente actuación causó el hundimiento de 4 cruceros y 2 contratorpederos y la muerte de casi 350 marineros. El bando yanki solo tuvo un muerto. No confundirlo con el comandante también destinado en Cuba Julio Cervera Baviera, también masón. El propio ministro de la guerra Segismundo Bermejo y Merelo o el ministro de estado Segismundo Moret y Prendergast eran asimismo masones. Ni que decir del submarino inventado por Isaac Peral y que la armada se negó a desarrollar, es más, el propio gobierno de España filtró los planos del submarino en el BOE de la época facilitando así a todas las otras naciones el desarrollo de sus propios submarinos. Lo de Cuba acabó en una venta encubierta de los restos de nuestro imperio a Estados Unidos. Tanto es así que Estados Unidos indemnizó a España; léase el Tratado de París de 1898. Volviendo a nuestro hilo conductor Pérez Puche nos habla del Vicente Blasco Ibáñez preso: “A las diez en punto de la noche del lunes, 31 de octubre de 1898, se abrió el portón de la cárcel de San Gregorio, en la calle de San Vicente, y sonaron los primeros aplausos. Un grupo de periodistas y no pocos militantes, junto con el abogado republicano Vicente Dualde esperaba la salida de la prisión del diputado Vicente Blasco Ibáñez. Abrazos, palmadas en la espalda, sonoros saludos. El director de la penitenciaria, José Manuel Maldonado. despidió con mucho afecto al más famoso de sus presos, a quien había tenido el honor de custodiar durante cinco días, desde que el juzgado militar se lo encomendara el jueves anterior. La cárcel de San Gregorio no era precisamente el Hotel de Roma, pero algunos presos notables, como el diputado, escritor y periodista Vicente Blasco Ibáñez lograban ver bastante atenuados sus rigores.” “…el diputado Blasco pudo gozar de una inmunidad parlamentaria que su abogado, el incansable Dualde, no iba a tardar en refrendar. Leer la prensa, tener libros y recado de escribir, recibir cada mañana un buen desayuno y disponer de despacho eran algunos de los gajes del prisionero, gracias a sus correligionarios y al generoso trato del director del correccional.” En el artículo “Blasco Ibáñez, como nunca”, leemos: “El director de la prisión tuvo la deferencia de tenerlo en la enfermería. Y es más, Blasco Ibáñez. Un gran aficionado a la música, era un «admirador apasionado de Wagner». En aquel momento, el tenor Francisco Viñas interpretaba su ópera favorita 'Lohengrin'. El escritor valenciano, desde su celda, pudo escuchar por teléfono la interpretación del cantante al que apodaba el Caballero del Cisne. «El director de la Compañía de Teléfonos, el señor Perucho, había instalado un aparato telefónico que conectaba la celda que ocupaba Blasco Ibáñez con un escenario donde los tramoyistas sostenían varios auriculares y un empleado de la telefónica se encargaba de nadie pudiera cortar la comunicación», escribe la autora.” Blasco sumaba ya la friolera de 470 días en “la cárcel” entrecomillas. Nada más salir de la cárcel podemos leer: “Le habían aclamado en la calle, incluso con bandas de música; cuándo salió de la prisión y al ser elegido diputado por la ciudad de Valencia y su distrito, con más de seis mil votos, en marzo de 1898. Tenía entonces 31 años; “ Junto a su gran rival en la prensa, Teodoro Llorente Olivares, el director de «Las Provincias», fue invitado el 21 de enero de 1899 por el alcalde en funciones de Valencia Miguel Sales a tomar una decisión histórica, determinar donde se construiría la estación del Norte. Aquel año loco, Valencia tuvo otros dos alcaldes, Pascual Guzmán Pajarón y Juan Lorda Morera. Curiosamente la compañía de trenes que operaría dicha estación, la Compañía del Norte, había heredado las líneas de la antigua AVT del fallecido marqués de Campo cuyos herederos habían logrado meter en la cárcel a Blasco por el caso Touchet unos años antes. Vicente Blasco Ibáñez cedió el periódico El Pueblo a sus trabajadores en el año 1905. Esta decisión fue una de las muchas que supuestamente reflejaban sus ideas progresistas y su compromiso con el movimiento obrero y republicano en España. Pero “el caballero audaz” nos lo muestra de otra manera: “Los infelices obreros soportaron la pesada carga, sin documento alguno que justificara su propiedad; trabajaron gratis y a medio sueldo varios meses, y cuando El Pueblo tuvo la vida asegurada y rendía ganancias, se apoderó Blasco de nuevo del periódico y arrojó de su casa a los cajistas, motivando su proceder una huelga de tipógrafos, que fracasó porque el director se trajo personal de Barcelona y Madrid. Consiguió en unas elecciones, apoyado por los conservadores silvelistas de Llorente, ser diputado a Cortes, y en las municipales obtuvo mayoría de concejales, cada uno de los cuales, al ser proclamado candidato, entregaba a Blasco una cuota de dos mil a cinco mil pesetas, según la importancia del puesto que después quería desempeñar en el Ayuntamiento, exigiéndoles como condición a los elegidos que le entregasen la dimisión en blanco.” Tres años antes había inaugurado el espectacular chalet de la Malvarrosa, del cual nos sigue contando Carretero Novillo: “En cuanto tuvo mayoría en el Ayuntamiento, comenzó a construirse un magnífico chalet en la Malvarrosa, con materiales y obreros que pagaba Valencia; pues todo era de la Corporación municipal, con cargo a las obras del Nuevo Matadero, que entonces comenzó a construirse. Para pagar los jornales de estos obreros, el Ayuntamiento le entregaba, diariamente, diez volantes, de los llamados «de carro, equivalente, cada uno de ellos, a diez pesetas, más un número bastante crecido de los llamados de peón». Persuadido de su influencia sobre la masa popular, promovió numerosos mitines y algaradas, tomando como pretexto la cuestión religiosa en sus diferentes manifestaciones, pues que esto era lo que halagaba las masas en aquel tiempo, que costaron muchas vidas, que el Blasco capitaneaba hasta el momento en que aparecía la Guardia civil, pues hombre teórico, y no de acción, abandonaba a los suyos en aquel instante. El negocio más fabuloso que realizó en Valencia Blasco Ibáñez, fué el obligar a sus concejales que arrendasen los Consumos a determinada entidad, lo cual le valió, en cuanto se adjudicó, un millón de pesetas, y después, cada año, la Compañía Arrendataria-Salmón y Compañía le entregaba quinientas mil pesetas. Tengo ante mí una carta de Blasco que pone de manifiesto el negocio. Hay un membrete que dice: El Diputado a Cortes por Valencia». Querido amigo: Lo del arriendo de los Consumos está ya arreglado. He escrito a Manolo y Pepe Trocher sobre esto. La Arrendataria me ha prometido, además de lo que tú sabes, que designaremos nosotros el personal, y tengo la seguridad de dos grandes empleos para Gastaldo y Cañizares y para otros más. En fin, que esto... nos dará inmensa fuerza. Manolo, a quien escribo, se avistará contigo para que el periódico, y la mayoría de concejales, marchéis de acuerdo. Que el periódico no cometa ninguna imprudencia; que no ataque con saña lo del arriendo. Vigilad a Manent para que no cometa ninguna imbecilidad. Encárgale a Ávalos que no meta la pata en este asunto. Seremos los amos de Valencia; pienso (fijate bien) dejar arreglado nuestro asunto, antes de partir con Luis Canalejas. Procuraré aprovechar la ocasión ya que esta gente está contenta (el Gobierno) y esto más nos encontramos. En tu discreción confío. Rompe esta carta, que tú eres descuidado. Un abrazo de tu fraternal amigo. Vicente.» No es posible negar que el destinatario de esta carta-y lo prueba el que la epístola haya llegado hasta mí-; era, efectivamente, un hombre «descuidado». Como prueba, también, que ya, entonces, nuestro héroe era «de cuidado»... Fué, en aquella época, cuando Blasco, por el precio de una máquina rotativa vieja, vendió a Rodrigo Soriano un acta de diputado a Cortes por Valencia. El impetuoso Soriano no pudo aguantar mucho tiempo las rapiñas de Blasco. Riñeron y vino aquella campaña furiosa, a la que ya me he referido, y en la que ambos se dirigieron crueles insultos.” Nótese lo de fraternal en la despedida de la carta, ya saben, entre masones anda el juego. ………………………………………………………………………………………………………. Enlaces citados en el podcast: Bibliografia completa https://www.cervantesvirtual.com/portales/vicente_blasco_ibanez/su_obra_bibliografia/ Cronología de Vicente Blasco Ibáñez https://www.cervantesvirtual.com/portales/vicente_blasco_ibanez/autor_cronologia/#anyo_1900 Cronologia literaria Blasco Ibáñez https://anyblascoibanez.gva.es/va/cronologia-literaria Time line de su vida https://www.timetoast.com/timelines/vicente-blasco-ibanez-5ac50faf-ff35-40dd-be42-708435362932 Galeria de imágenes https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fwww.cervantesvirtual.com%2Fimages%2Fportales%2Fvicente_blasco_ibanez%2Fgraf%2Fcronologia%2F03_cro_blasco_ibanez_retrato_1018_s.jpg&tbnid=s0ix0VfxLAJ4aM&vet=12ahUKEwi45LKn8vr-AhVYmycCHf1fDVMQMygkegUIARDGAQ..i&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.cervantesvirtual.com%2Fportales%2Fvicente_blasco_ibanez%2Fautor_cronologia%2F&docid=rpcl3y5OiYotjM&w=301&h=450&q=Mar%C3%ADa%20Blasco%20blasco%20iba%C3%B1ez&hl=es&client=firefox-b-d&ved=2ahUKEwi45LKn8vr-AhVYmycCHf1fDVMQMygkegUIARDGAQ Capítulo 7 Vicente Blasco Ibáñez : ese diedro de luces y de sombras https://bivaldi.gva.es/es/consulta/registro.cmd?id=318 https://www.cervantesvirtual.com/obra/vicente-blasco-ibanez--ese-diedro-de-luces-y-de-sombras/ BOE 1 Octubre 1970 https://www.boe.es/boe/dias/1970/10/01/pdfs/A16218-16218.pdf Libros de BUP 1era etapa democrática https://datos.bne.es/persona/XX1150186.html https://dialnet.unirioja.es/servlet/libro?codigo=222347 https://dialnet.unirioja.es/servlet/libro?codigo=159914 Las novelas históricas olvidadas de Blasco Ibáñez https://www.cervantesvirtual.com/descargaPdf/las-novelas-historicas-olvidadas-de-blasco-ibanez/ La hija de la Luna - Aleister Crowley https://www.abretelibro.com/foro/viewtopic.php?t=124204 COMO LOS ILLUMINATI LOGRARON CREAR UN INDETECTABLE Y ESCLAVO CONTROL MENTAL TOTAL https://www.academia.edu/44186118/COMO_LOS_ILLUMINATI_LOGRARON_CREAR_UN_INDETECTABLE_Y_ESCLAVO_CONTROL_MENTAL_TOTAL El año más intenso. El 98 de Vicente Blasco Ibáñez / Francisco Pérez Puche https://www.cervantesvirtual.com/obra/el-ano-mas-intenso-el-98-de-vicente-blasco-ibanez-/ Cuento de Sancha la serpiente https://ciudadseva.com/texto/sancha/ ¿Qué simbolizan las fasces romanas y la espada del actual escudo de la Guardia Civil? https://confilegal.com/20180828-que-simbolizan-las-fasces-romana-y-la-espada-del-actual-escudo-de-la-guardia-civil/ Blasco Ibáñez, como nunca https://www.lasprovincias.es/culturas/201701/28/blasco-ibanez-como-nunca-20170128184131.html NORTE (6). EL LARGO PARTO DE UNA ESTACIÓN https://fppuche.wordpress.com/2017/07/01/norte-6-el-largo-parto-de-una-estacion/ Confesiones, 1911- Parte II http://elargonautavalenciano.blogspot.com/search/label/A%C3%B1o%201911 Carta de Vicente Blasco Ibáñez a Gaspar Blasco (su padre). Sabadell, 21 de abril de 1894 [Transcripción] https://www.cervantesvirtual.com/obra/carta-de-vicente-blasco-ibanez-a-gaspar-blasco-su-padre-sabadell-21-de-abril-de-1894-785513/ https://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/carta-de-vicente-blasco-ibanez-a-gaspar-blasco-su-padre-sabadell-21-de-abril-de-1894-785513/html/833941e6-0d48-4978-9d06-22867260119e_2.html#I_0_ La carta en imagen https://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/carta-de-vicente-blasco-ibanez-a-d-ramon-su-padre-sabadell-21-de-abril-de-1894-785511/html/42bf125d-3fd1-4814-bce5-7370c83b723b_6.html La riada del 1897 http://elargonautavalenciano.blogspot.com/search/label/A%C3%B1o%201897 Caso Dreyfus https://es.wikipedia.org/wiki/Caso_Dreyfus Émile Zola https://es.wikipedia.org/wiki/%C3%89mile_Zola Pertenencia a la masonería de Emilio Zola https://www.logiaariadna.org/copia-de-historia-de-la-glse La Logia Ibérica. La logia durante el siglo XIX https://elobrero.es/historalia/69134-la-logia-iberica-la-logia-durante-el-siglo-xix.html EL GAS LEBÓN https://valenciablancoynegro.blogspot.com/2014/03/el-gas-lebon.html Trencadís 03/pág 26 Touchet y la fabrica de gas https://revistatrencadis.org/trencadis-03/ La logia Zola Dreyfuss de Punta Alta https://issuu.com/archivohistorico/docs/revista_el_archivo_32 La logia Jovellanos (1912-1939) Memoria e historia borradas por el franquismo/Yván Pozuelo Andrés https://www.palabradeclio.com.mx/src_pdf/La_1563335040.pdf Hijos del pacto y la masonería https://twitter.com/tecn_preocupado/status/1071032054500986880 https://twitter.com/tecn_preocupado/status/1059749998835970049 Hilo la historia se repite masonería y judaísmo independencia cataluña https://twitter.com/disfrazad0/status/913515494468210688 El papel de la masonería en las revoluciones rusas de 1917 https://twitter.com/Jadouken10/status/927674418926637056 Configuración de la Matrix . El Triángulo de Poder I https://twitter.com/anti_jesuita/status/937121964862398469 Configuración de la Matrix . El Triángulo de Poder II https://twitter.com/anti_jesuita/status/937241922535657472 Configuración de la Matrix . El Triángulo de Poder III Ejercicio práctico. – Lluís Companys. https://twitter.com/anti_jesuita/status/937317728058335233 Revolución masónica Francesa https://twitter.com/jfrsanchez/status/1066307092129169408 EL OCTÁGONO SATÁNICO Y LAS MASÓNICAS ELECCIONES FRANCESAS https://tecnicopreocupado.com/2017/05/11/el-octagono-satanico-y-las-masonicas-elecciones-francesas/ EL HUNDIMIENTO DEL MAINE, UN CASO DE BANDERA FALSA https://navegandoenelrecuerdo.blogspot.com/2014/06/el-hundimiento-del-maine-un-caso-de.html ¿Falsa bandera en el 'Maine'? La explosión que precipitó el fin del imperio español https://www.elconfidencial.com/cultura/2020-10-11/dia-de-la-hispanidad-imperio-espanol-cuba_2783115/ El submarino de Isaac Peral: la historia de una infamia que dejó a España sin colonias https://www.elespanol.com/reportajes/20180504/submarino-isaac-peral-historia-espana-sin-colonias/304720506_0.html Almirante Cervera, historia de una traición https://www.burbuja.info/inmobiliaria/threads/almirante-cervera-historia-de-una-traicion.1732598/ IMPRESCINDIBLE: LA GRAN MENTIRA del 98. 30 DATOS que EVIDENCIAN que fue UNA TRAICIÓN ORQUESTADA https://www.youtube.com/watch?v=1cqU-UFkGLI 1898, el submarino Peral y la alta traición a España por Cesáreo Jarabo https://www.youtube.com/watch?v=IYjYnnOoxcs Historia de la masoneria. SEGISMUNDO MORET Y PRENDERGAST https://www.uned.es/universidad/inicio/unidad/museo-virtual-historia-masoneria/sala-v-historia-de-la-masoneria-en-espana/segismundo-moet-y-prendergast.html Julio Cervera Baviera https://es.wikipedia.org/wiki/Julio_Cervera_Baviera Julio Cervera y Baviera, Masones filatelizados https://fesofi.es/noticias/julio-cervera-y-baviera-personajes-masones-filatelizados/ Un fallo favorable a Iberdrola obliga a cambiar la 'problemática' tasa de suministros de València https://valenciaplaza.com/un-fallo-favorable-a-iberdrola-obliga-a-a-cambiar-la-problematica-tasa-de-suministros-de-valencia NORTE (6). EL LARGO PARTO DE UNA ESTACIÓN CAPÍTULO 4. (1898-1905) Un tiempo malo para España https://fppuche.wordpress.com/2017/07/01/norte-6-el-largo-parto-de-una-estacion/ José María Carretero Novillo https://es.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Mar%C3%ADa_Carretero_Novillo EL NOVELISTA QUE VENDIO A SU PATRIA O TARTARIN, REVOLUCIONARIO. (TRISTE HISTORIA DE ACTUALIDAD) https://www.iberlibro.com/NOVELISTA-VENDIO-PATRIA-TARTARIN-REVOLUCIONARIO-TRISTE/972584489/bd Centro Documental de la Memoria Histórica. Fotografia masónica https://pares.mcu.es/ParesBusquedas20/catalogo/find?idAut=100189&archivo=1&tipoAsocAut=1&nomAut=Fotograf%C3%ADa+mas%C3%B3nica Obra “El Juez” de Blasco Ibáñez https://bdh-rd.bne.es/viewer.vm?id=0000112901&page=1