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Hai mai guardato una serie TV in italiano e pensato: "Ma che cosa ha detto?!" Le serie TV sono un'ottima risorsa per imparare espressioni autentiche. Con questo articolo imparerai 12 espressioni italiane colloquiali usate nel doppiaggio italiano di Stranger Things, quelle che sentirai spesso nelle conversazioni quotidiane. 12 Espressioni Italiane da Stranger Things 1. Banale Nullità Contesto nella Serie Nell'episodio 1 della stagione 2, Jonathan Byers cerca di consolare suo fratello minore Will, che è stato preso in giro a scuola con il soprannome "Zombie Boy". Per rassicurarlo e fargli capire che essere diversi non è un difetto, Jonathan gli dice: "Va bene? E preferisco essere amico di Zombie Boy che di una banale nullità." Che Cosa Significa? Questa espressione è composta da due parole: Banale, che indica qualcosa di ordinario, scontato, senza originalità, e Nullità, che descrive una persona insignificante, priva di valore o personalità. Quindi una "banale nullità" è una persona completamente priva di interesse, noiosa, che non ha nulla di speciale. Si tratta di un insulto piuttosto forte. Esempi d'Uso "Non voglio passare il sabato sera con quelle banali nullità. Andiamo da un'altra parte." "Il nuovo collega? Una banale nullità. Non ha mai un'opinione su niente." Nota Linguistica In italiano usiamo spesso "nullità" per indicare una persona senza valore. Puoi anche dire semplicemente "Sei una nullità!" se vuoi essere più diretto. 2. Essere in Gambissima Contesto nella Serie Nell'episodio 6 della stagione 2, Lucas Sinclair cerca di conquistare Max Mayfield, la ragazza appena trasferita a Hawkins che gli piace molto. Mentre i due sono da soli, Lucas vuole farle capire quanto la ammiri e, guardandola negli occhi, le dice: "E tu sei forte, sei diversa e sei in gambissima." Che Cosa Significa? L'espressione di base è "essere in gamba", che significa essere una persona capace, intelligente, sveglia, che sa fare le cose bene. Qui abbiamo "in gambissima", con il superlativo assoluto -issima, che rende l'espressione ancora più forte: significa essere molto in gamba, davvero eccezionale. Esempi d'Uso "La mia nuova avvocata è in gambissima: ha risolto tutto in una settimana." "Tuo figlio è proprio in gamba. A soli 10 anni parla già tre lingue." Attenzione "Essere in gamba" si usa solo per le persone, non per le cose. Quindi è corretto dire "Marco è in gamba", ma non puoi dire "Questo computer è in gamba". 3. Essere Fuori Strada Contesto nella Serie Nell'episodio 4 della stagione 4, ritroviamo sempre Max Mayfield, ormai parte integrante del gruppo. Quando qualcuno le propone di trascorrere il tempo nello scantinato di Mike Wheeler, lei rifiuta categoricamente con il suo carattere diretto: "Se credi che passerò quello che sembra essere il mio ultimo giorno di vita nel lurido scantinato di Mike Wheeler, sei fuori strada." Che Cosa Significa? Letteralmente, "fuori strada" indica qualcuno che ha sbagliato direzione, che non è sulla strada giusta. In senso figurato significa sbagliarsi completamente, avere un'idea totalmente sbagliata della situazione. Esempi d'Uso "Pensi che io abbia rubato i tuoi soldi? Sei completamente fuori strada." "Se credi che ti presterò la macchina dopo quello che è successo, sei fuori strada." Espressioni Simili EspressioneRegistroSei fuori!Più colloquialeTi sbagli di grosso!StandardNon ci siamo proprio!Colloquiale 4. Che Cosa Cavolo...? Contesto nella Serie Nell'episodio 3 della stagione 2, ancora una volta Max Mayfield si fa notare per il suo temperamento schietto. Quando assiste a qualcosa di inaspettato che la lascia sorpresa e irritata, reagisce esclamando: "Ma che cosa cavolo fai?" Che Cosa Significa? "Cavolo" è un eufemismo, cioè una parola più gentile che sostituisce una parola volgare. Si usa per esprimere sorpresa, rabbia o frustrazione in modo meno offensivo. Esempi d'Uso "Che cavolo stai dicendo?" "Ma dove cavolo sei andato?" "Cavolo! Ho dimenticato le chiavi." Altri Eufemismi Italiani EufemismoUsoAccidenti!Esclamazione genericaMannaggia!Espressione di frustrazionePorca miseria!Esprime rabbia Nota Linguistica Il cavolo è un ortaggio molto presente nelle espressioni italiane: "Non me ne importa un cavolo", "Fatti i cavoli tuoi", "Col cavolo!" (per dire "assolutamente no"). 5. Rompiscatole Testa Calda Contesto nella Serie Nell'episodio 3 della stagione 5, Jim Hopper, lo sceriffo di Hawkins e padre adottivo di Eleven, si confronta con la ragazza dopo l'ennesimo momento di tensione. Con il suo tipico tono burbero ma affettuoso, esasperato dal suo comportamento impulsivo, le dice: "Sei una rompiscatole testa calda, lo sai, sì?" Che Cosa Significa? Qui abbiamo due espressioni insieme: Rompiscatole indica una persona fastidiosa, che dà sempre problemi, che non ti lascia in pace (è anche una versione più educata di un'altra espressione più volgare). Testa calda descrive una persona impulsiva, che agisce senza pensare, che si arrabbia facilmente. Una "rompiscatole testa calda" è quindi qualcuno che è sia fastidioso sia impulsivo. Esempi d'Uso "Mio fratello è un vero rompiscatole: mi chiama dieci volte al giorno." "Non fare il testa calda. Pensa prima di parlare." 6. Non Me Ne Fotte Niente Contesto nella Serie Nell'episodio 3 della stagione 5, quando la sorella viene a chiamarlo per la cena, Derek risponde con tono calmo e annoiato: "Non me ne fotte niente della mamma." Attenzione: Espressione Volgare Che Cosa Significa? Significa "non mi importa per niente", ma in modo molto forte e maleducato. Il verbo "fottere" è volgare, quindi questa espressione si usa solo in contesti molto informali, tra amici stretti, o quando sei molto arrabbiato. Alternative Più Educate EspressioneLivello di FormalitàNon me ne importa nienteNeutroNon mi interessaFormaleNon me ne può fregar di menoColloquiale (ancora un po' forte)Me ne infischioColloquiale ma non volgare Consiglio Se stai imparando l'italiano, è importante capire queste espressioni quando le senti, ma fai attenzione a usarle: potrebbero offendere qualcuno se usate nel contesto sbagliato. 7. Annaspare Contesto nella Serie Nell'episodio 1 della stagione 4, conosciamo Eddie Munson, il carismatico leader dell'Hellfire Club, il club di Dungeons & Dragons della Hawkins High School. Mentre parla con i suoi compagni nella mensa della scuola, ammette con ironia: "Io annaspo a fatica verso una D nei compiti della O'Donnell." Che Cosa Significa? Annaspare ha due significati: nel significato letterale, indica il muovere le braccia e le gambe in modo disordinato, come quando stai per affogare in acqua; nel significato figurato, significa fare molta fatica, trovarsi in grande difficoltà, non riuscire a portare avanti qualcosa. Nel contesto della serie, Eddie sta dicendo che fa molta fatica a scuola, che a stento riesce a prendere voti sufficienti. Esempi d'Uso "Sto annaspando con questo progetto: è troppo difficile." "Dopo aver perso il lavoro, annaspa per arrivare a fine mese." "Nuota malissimo: quando entra in acqua, annaspa come un pesce fuor d'acqua." 8. Rimanere di Stucco Contesto nella Serie Nell'episodio 1 della stagione 5, Robin Buckley, l'ironica e sarcastica amica di Steve Harrington, racconta via radio un episodio che l'ha completamente spiazzata. Descrivendo la sua reazione di totale stupore, dice riferendosi a se stessa: "[...] ...la sottoscritta è rimasta di stucco." Che Cosa Significa? Rimanere di stucco significa rimanere molto sorpresi, sbalorditi, senza parole. È come rimanere immobili dalla sorpresa, come se fossi diventato una statua. Lo "stucco" è un materiale usato in edilizia, che diventa duro quando si asciuga. L'immagine è quella di una persona che rimane ferma, rigida, come se fosse fatta di stucco. Esempi d'Uso "Quando ho saputo che Marco si sposava, sono rimasto di stucco." "La notizia mi ha lasciato di stucco: non me l'aspettavo proprio." Espressioni Simili EspressioneImmagine EvocataRimanere di sassoPietrificato come un sassoRimanere a bocca apertaStupore fisico visibileRestare senza paroleIncapacità di parlareRimanere di saleRiferimento biblico alla moglie di Lot 9. Dare un Taglio / Diamoci un Taglio Contesto nella Serie Nell'episodio 7 della stagione 5, Murray Bauman, l'eccentrico ex giornalista e investigatore privato che ha aiutato il gruppo in diverse occasioni, interviene durante una discussione che si sta prolungando troppo. Con il suo modo diretto e pragmatico, cerca di riportare l'altra persona alla realtà dicendo: "[...] quindi diamoci un taglio netto." Che Cosa Significa? Dare un taglio significa smettere di fare qualcosa, finirla, piantarla. Si usa quando vuoi dire a qualcuno (o a te stesso) di smettere con un comportamento. "Taglio netto" aggiunge enfasi: significa smettere completamente, senza mezze misure. Esempi d'Uso "Dacci un taglio con queste lamentele." "Ho dato un taglio ai dolci: voglio dimagrire." "Ragazzi, diamoci un taglio e torniamo a lavorare." Attenzione Non confondere "dacci un taglio" (smettere) con "farsi un taglio" (che significa farsi i capelli o tagliarsi accidentalmente). 10. Secchione / Secchiona Contesto nella Serie Nell'episodio 6 della stagione 3, Dustin Henderson, il membro più nerd del gruppo, si rivolge ad Erica durante una conversazione. Quando lei fa un commento che lui trova troppo ottimista o poco realistico, la prende in giro dicendole: "Pensavo che fossi più realista, secchiona." Che Cosa Significa? Un secchione (o una secchiona) è uno studente che studia moltissimo, che passa tutto il tempo sui libri.
Libertà di espressione descrive la difficoltà, all'interno di questa società, di agire, di dire la propria, di fare qualcosa seguendo solo ed esclusivamente sè stessi. Siamo tutti influenzati da ciò che “pensiamo possano pensare gli altri'', da ciò che vediamo attraverso uno specchio. Non diamo priorità alle cose importanti, ormai tutto “è facile'', perché ”qualcosa” […]
L'italiano ama metterci alla prova con parole che sembrano gemelle ma sono cugine lontane. In questo articolo imparerete a distinguere e utilizzare correttamente 14 coppie di parole italiane che creano spesso confusione tra gli stranieri che studiano la nostra lingua.Padroneggiare queste distinzioni vi farà parlare italiano in modo più naturale e preciso, e vi eviterà qualche figuraccia imbarazzante! 30 Parole che Creano Confusione in Italiano 1. VIAGGIO - GITA Cominciamo con viaggio e gita, due parole legate al tema degli spostamenti. Entrambe significano che vi muovete da qualche parte, ma c'è una bella differenza! VIAGGIO si riferisce a uno spostamento generalmente lungo, che può durare diversi giorni o addirittura settimane. È un termine più formale e generico. Pensate a un viaggio come a qualcosa di importante, magari con valigie, prenotazioni d'hotel. GITA, invece, indica un'escursione breve, solitamente di un solo giorno, spesso con scopo ricreativo o educativo. La gita è sempre qualcosa di leggero e piacevole! Differenze Chiave tra Viaggio e Gita Il viaggio è lungo, la gita è breve Il viaggio può essere per lavoro o piacere, la gita è quasi sempre per divertimento Si dice "viaggio d'affari", ma "gita scolastica" Aspetto economico: un viaggio richiede generalmente un budget più alto con hotel, voli, ristoranti, mentre una gita è più economica Pianificazione: il viaggio richiede pianificazione anticipata (prenotazioni, itinerari), la gita può essere anche spontanea, decisa all'ultimo momento Bagagli: per un viaggio servono valigie pesanti e tanti vestiti, per una gita basta uno zaino leggero! Esempi pratici di utilizzo Viaggio: "Quest'estate farò un viaggio in Giappone di tre settimane." "Il viaggio in treno da Roma a Milano dura circa 3 ore." Gita: "Domenica organizziamo una gita al lago con i bambini." "La scuola ha organizzato una gita al museo di arte moderna." 2. TERRA - SUOLO - PAVIMENTO Ecco tre parole che si riferiscono tutte a "quello che calpestiamo", ma con differenze importanti! Preparatevi, perché qui le cose si fanno interessanti. TERRA indica il pianeta Terra, il terreno naturale fatto di rocce, sabbia, erba, o anche il suolo su cui si coltiva. È la parola più generale e versatile. SUOLO è un termine più tecnico e formale che si riferisce alla superficie terrestre o al terreno, soprattutto in contesti scientifici, agricoli o geografici. PAVIMENTO è la superficie artificiale che si trova all'interno degli edifici, fatta di piastrelle, legno, marmo e via dicendo. Come Distinguere Terra, Suolo e Pavimento Terra = naturale, all'esterno Suolo = termine tecnico per il terreno Pavimento = artificiale, all'interno Contesto d'uso: "Terra" si usa anche in tante espressioni idiomatiche come "avere i piedi per terra" (essere realisti), "cadere a terra", "toccare terra", mentre "suolo" e "pavimento" non hanno questi usi figurati Pulizia: Solo il pavimento si "lava" o "pulisce" con il mocio! La terra e il suolo non si puliscono (semmai si pulisce qualcosa "dal" pavimento) Esempi pratici di utilizzo Terra: "Gli astronauti sono tornati sulla Terra dopo sei mesi nello spazio." "Il bambino gioca con la terra in giardino." "Devi essere più realista e avere i piedi per terra!" (Espressione idiomatica!) Suolo: "Il suolo di questa regione è molto fertile e adatto alla coltivazione del grano." Pavimento: "Ho pulito il pavimento della cucina con il mocio." "Attento! Ho appena lavato il pavimento, è ancora bagnato!" 3. MURO - PARETE Queste due parole possono sembrare sinonimi perfetti, ma non lo sono! È una delle distinzioni che confondono anche qualche italiano, quindi non sentitevi male. MURO è una struttura esterna, spessa e robusta, fatta generalmente di mattoni, pietra o cemento. I muri separano edifici diversi o delimitano spazi esterni. Pensate ai muri come a qualcosa di solido e massiccio, difficile da buttare giù! PARETE è una struttura interna, più sottile, che divide le stanze all'interno di un edificio. Le pareti sono generalmente intonacate e dipinte, magari di un bel colore che avete scelto con cura. Differenze Fondamentali tra Muro e Parete Muro = esterno, spesso, strutturale Parete = interna, più sottile, divisoria Funzione strutturale: il muro è quasi sempre portante, cioè sostiene il peso dell'edificio, mentre la parete può essere solo divisoria, non strutturale Materiale: i muri sono sempre in muratura solida (mattoni, pietra, cemento), le pareti interne possono essere anche in cartongesso o altri materiali leggeri Demolizione: abbattere un muro richiede permessi edilizi perché è strutturale, spostare una parete divisoria è molto più semplice e spesso non serve nemmeno il permesso! Esempi pratici di utilizzo Muro: "Il muro di cinta del giardino è alto tre metri." "Il muro di Berlino fu abbattuto nel 1989." "Prima di abbattere quel muro, devi chiedere il permesso al comune perché è portante." Parete: "Voglio appendere questo quadro alla parete del soggiorno." "Le pareti di questa casa sono sottili, si sente tutto dai vicini!" 4. CONGELARE - SURGELARE Entrambe queste parole hanno a che fare con il freddo estremo, ma attenzione: NON sono intercambiabili! CONGELARE significa portare qualcosa a una temperatura molto bassa fino a quando diventa ghiaccio o si solidifica. Si usa anche in senso figurato quando avete così tanto freddo che vi sentite trasformare in un ghiacciolo umano! SURGELARE è un processo industriale specifico che porta gli alimenti a temperature bassissime molto rapidamente per conservarli a lungo mantenendo qualità e nutrienti. I prodotti surgelati sono quelli che trovate al supermercato nel reparto freezer. Differenze Principali tra Congelare e Surgelare Congelare = processo generico, può essere casalingo (anche voi stessi quando fa freddo) Surgelare = processo industriale specifico per alimenti (quello professionale) Temperatura: la surgelazione raggiunge temperature molto più basse (almeno -18°C) e molto rapidamente, mentre il congelamento casalingo è più lento e può essere meno freddo Cristalli di ghiaccio: la surgelazione rapida crea cristalli di ghiaccio molto più piccoli che preservano meglio la struttura, il sapore e i nutrienti dell'alimento. Il congelamento lento crea cristalli più grandi che possono danneggiare le cellule del cibo Uso casalingo vs industriale: a casa, nel vostro freezer, voi "congelate" gli alimenti. In fabbrica, con macchinari speciali, si "surgela" Esempi pratici di utilizzo Congelare: "L'acqua della fontana si è congelata a causa del freddo." "Sto congelando! Possiamo accendere il riscaldamento?" "Ho congelato gli avanzi della cena nel freezer." (Processo casalingo) Surgelare: "I piselli surgelati mantengono meglio le vitamine di quelli in scatola." "Quando faccio la spesa, compro sempre verdure surgelate perché sono più comode e durano di più." 5. SENTIRE - ASCOLTARE Qui abbiamo una distinzione fondamentale tra un'azione passiva e una attiva! È un po' come la differenza tra guardare passivamente la TV e veramente prestare attenzione a quello che succede. SENTIRE è un verbo che indica la percezione involontaria di suoni attraverso l'orecchio. Non richiede concentrazione o volontà. ASCOLTARE significa prestare attenzione volontariamente a qualcosa che si sente. Richiede concentrazione e interesse. È quello che fate quando mettete le cuffie e vi concentrate sulla vostra canzone preferita. Differenze Essenziali tra Sentire e Ascoltare Sentire = passivo, involontario Ascoltare = attivo, volontario Con altri sensi: "Sentire" si usa anche per l'olfatto ("sento un buon profumo di caffè"), il gusto ("sento un sapore strano") e le sensazioni fisiche ("sento caldo", "sento freddo", "sento dolore"). "Ascoltare" invece funziona SOLO con l'udito! Attenzione paradossale: potete ascoltare anche senza sentire bene (se il volume è troppo basso o c'è rumore), oppure sentire senza ascoltare (quando qualcuno vi parla ma voi state ignorando volontariamente quello che dice) Espressioni comuni: si dice "sentirsi male/bene" per indicare uno stato fisico o emotivo, ma non si dice mai "ascoltarsi male"! Altre espressioni possono essere: "sentire la mancanza di qualcuno", "non sentirsi apprezzato" Esempi pratici di utilizzo Sentire: "Ho sentito un rumore strano in giardino." "Sento la musica dei vicini, è troppo alta!" (La percepisco, anche se preferirei non farlo) "Sento un profumo delizioso! Cosa stai cucinando?" (Olfatto) "Non mi sento bene, ho mal di testa." (Stato fisico) Ascoltare: "Ogni sera ascolto un podcast in italiano per migliorare la lingua." "Ascoltami quando ti parlo!" "Ti ascolto, dimmi tutto!" (Sto prestando attenzione volontariamente) 6. SCONTRINO - RICEVUTA - FATTURA I documenti fiscali italiani rappresentano una delle aree più complesse della lingua, creando confusione anche tra i parlanti nativi. Comprendere le differenze tra questi tre termini è fondamentale per gestire correttamente le transazioni commerciali e amministrative. Vediamo le distinzioni nel dettaglio. SCONTRINO è il documento fiscale che ricevete quando fate un acquisto in un negozio, bar o ristorante. Viene stampato dalla cassa e contiene informazioni minime: prezzo, data, nome del negozio. RICEVUTA è un documento più dettagliato dello scontrino, che conferma il pagamento in modo più formale. Contiene più informazioni e può essere chiesta specificatamente quando lo scontrino non basta. FATTURA è il documento fiscale più completo e formale, obbligatorio per le aziende e i professionisti. Contiene tutti i dati fiscali del venditore e del compratore (nome, cognome, indirizzo,
Quante persone si ricordano ancora come si risolve una semplice espressione?Sono andato in centro a Ferrara con un cartellone e 50€ di premio per chi riusciva a semplificarla al massimo… e il risultato ti sorprenderà
Hai mai sentito un italiano arrabbiarsi e pensato: "Ma cosa sta dicendo?!" In questa guida scoprirai le parolacce italiane più comuni, capirai quando vengono usate e imparerai a sostituirle con alternative educate perfette per contesti formali, lavorativi o semplicemente quando vuoi essere più gentile. 5 Espressioni Volgari Italiane Comuni e i loro Eufemismi 1. Cazzo - La Più Versatile Partiamo dalla più versatile di tutte: "cazzo". Questa parola si riferisce letteralmente all'organo sessuale maschile, ma nella pratica quotidiana ha perso quasi completamente questo significato e viene usata come esclamazione universale in moltissime situazioni diverse. Quando Si Usa? Sorpresa: "Cazzo! Non ci credo!" — Esprime stupore di fronte a qualcosa di inaspettato. Dolore: Quando ti fai male al piede → "Cazzo!" — Una reazione istintiva al dolore fisico. Frustrazione: "Ma che cazzo sta succedendo?" — Esprime confusione e irritazione. Ammirazione: "Cazzo, che bella macchina!" — Paradossalmente, può esprimere entusiasmo positivo. Rabbia: "Ma che cazzo vuoi?!" — Usata per respingere qualcuno con irritazione. Come vedi, è un vero e proprio "coltellino svizzero" delle parolacce: si adatta praticamente a ogni emozione! Le Alternative Cortesi AlternativaLivello di FormalitàNoteCavolo!UniversaleLa più comune e sicura in ogni contestoAccidenti!Formale/InformalePerfetta in ogni situazioneAccipicchia!InformaleUn po' antiquata, ma simpaticaCapperi!InformaleUsata soprattutto al Centro-NordPerbacco!FormaleMolto elegante, quasi letterariaMannaggia!InformaleTipica del Sud Italia, molto espressivaCribbio!RegionaleUsata in Emilia-RomagnaCacchio!InformaleVicinissima all'originale, ma meno volgareDiamine!FormaleRaffinata e appropriataUrca!InformaleInformale ma innocuaPorca miseria!UniversaleMolto comune e socialmente accettata Consiglio: "Cavolo" è la tua scelta più sicura. Funziona sempre, ovunque e con chiunque! 2. Vaffanculo - L'Espressione Italiana Più Famosa al Mondo La famosa espressione che tutto il mondo conosce grazie ai film italiani: "Vaffanculo" è una contrazione di "va' a fare in culo", un invito molto esplicito e volgare. Nonostante la sua volgarità, è diventata quasi un simbolo dell'italiano arrabbiato nella cultura popolare internazionale. Quando Si Usa? Per mandare via qualcuno in modo aggressivo: "Vaffanculo, lasciami in pace!" — Esprime il desiderio di allontanare qualcuno in modo deciso. Come risposta a un'offesa: Qualcuno ti insulta → "Ma vaffanculo!" — Una reazione difensiva immediata. Per esprimere totale disprezzo: "Lui e le sue idee possono andare a fanculo" — Manifesta rifiuto totale. Tra amici, scherzosamente: "Ahah, ma vaffanculo!" — Sì, tra amici intimi può essere sorprendentemente affettuoso! Le Alternative Cortesi AlternativaSignificato/UsoNoteVai a quel paese!Allontanati!Il classico sostituto, capito da tuttiVai a farti benedire!Vai via!Ironicamente religiosoVai a quel posto!Allontanati!Versione abbreviata e discretaLevati dai piedi!Togliti di mezzo!Focus sull'allontanamento fisicoSparisci!Vai via!Diretto ma non volgareVai a stendere!Vai a fare altro!Come se dovesse stendere i panniVai a fare un giro!Allontanati!Apparentemente innocuoMa vai via!Lasciami stare!Semplice ed efficaceE togliti di mezzo!Non disturbare!Quando qualcuno dà fastidioVai a dar via i ciclisti!Vai a fare altro!Espressione toscana, colorita ma non volgareVai a farti friggere!Vai via!Divertente e innocua Curiosità: In alcune regioni d'Italia, "vai a quel paese" viene abbreviato in "vattene a..." e basta. Il gesto della mano che indica "via" completa il messaggio! 3. Stronzo/Stronza - L'Insulto Personale "Stronzo" significa letteralmente "escremento", ma viene usato quasi esclusivamente per descrivere una persona cattiva, meschina o che si comporta male. È uno degli insulti personali più comuni in italiano. Quando Si Usa? Per descrivere una persona cattiva o meschina: "Il mio ex è uno stronzo" — Giudizio negativo su una persona. Per qualcuno che si comporta male: "Non fare lo stronzo!" — Un rimprovero per un comportamento scorretto. Come insulto diretto: "Sei proprio uno stronzo!" — Attacco frontale alla persona. Per descrivere un'azione scorretta: "È stata una mossa da stronzo" — Critica a un'azione specifica. Le Alternative Cortesi AlternativaSfumaturaNoteMascalzonePersona disonestaClassico, quasi da film d'avventuraFarabuttoPersona ingannatriceElegante nella sua cattiveriaCafonePersona rozzaSottolinea la mancanza di educazioneMaleducatoSenza maniereNeutro e descrittivoVillanoPersona rozzaUn po' antiquato ma efficaceScreanzatoSenza creanzaPersona senza educazioneZoticoRozzo e sgradevoleForte ma appropriatoPoco di buonoPersona inaffidabileGenerico ma chiaroFetentePersona spregevoleUsato molto al SudCarognaPersona cattivaForte, ma non una parolacciaPersona spregevoleIndividuo deprecabileQuando vuoi essere formale ma durissimo Nota importante: "Stronzo/a" ha una versione femminile regolarmente usata. Anche le alternative seguono lo stesso schema: mascalzone → mascalzona, cafone → cafona, ecc. 4. Merda - L'Esclamazione di Frustrazione "Merda" significa letteralmente "escremento" o "feci", ma il suo uso nella lingua parlata va ben oltre il significato letterale. È una delle esclamazioni più versatili per esprimere frustrazione, disappunto o, sorprendentemente, anche buona fortuna. Quando Si Usa? Quando qualcosa va male: "Che merda!" / "Merda, ho perso il treno!" — Esprime frustrazione immediata. Per descrivere qualcosa di pessima qualità: "Questo film è una merda" — Giudizio molto negativo. Come esclamazione di frustrazione: Rovesci il caffè → "Merda!" — Reazione istintiva a un incidente. Per situazioni sfortunate: "Sono nella merda" (= nei guai) — Descrive una situazione difficile. Per augurare buona fortuna (!): "Merda!" — Soprattutto nel mondo del teatro! Curiosità Teatrale Nel mondo dello spettacolo italiano, dire "merda" prima di uno show porta fortuna! Questa tradizione deriva dalla Francia: più carrozze c'erano fuori dal teatro (e quindi più escrementi di cavallo per strada), più pubblico c'era dentro. Quindi "merda" = tanto pubblico = successo! Le Alternative Cortesi AlternativaContestoNoteAccidenti!UniversaleSempre appropriatoMannaggia!InformaleEsprime frustrazione in modo coloritoPorca miseria!UniversaleMolto comuneChe sfortuna!FormaleNeutro e descrittivoChe disastro!UniversalePer situazioni catastroficheChe rabbia!InformaleEsprime il sentimento direttamenteMa dai!InformaleEsclamazione di incredulitàNon ci posso credere!UniversalePer sorpresa negativaChe disdetta!FormaleUn po' formale ma efficaceMaledizione!DrammaticoDrammatico ma non volgarePer tutti i diavoli!TeatraleTeatrale e divertente Alternative per Descrivere Qualcosa di Pessima Qualità Invece di dire "Questo è una merda", puoi usare: "Questo film è una schifezza" — Esprime disgusto per la qualità. "Questa pizza è orribile" — Giudizio negativo diretto. "Che porcheria!" — Espressione di disapprovazione forte. "È fatto proprio con i piedi" — Espressione idiomatica che significa "fatto malissimo". 5. Coglione - L'Insulto per la Stupidità "Coglione" si riferisce letteralmente ai testicoli, ma viene usato quasi esclusivamente per descrivere una persona stupida o che ha fatto qualcosa di particolarmente sciocco. È uno degli insulti più comuni per criticare l'intelligenza o il giudizio di qualcuno. Quando Si Usa? Per definire qualcuno stupido: "Quello è proprio un coglione" — Giudizio sulla mancanza di intelligenza. Per descrivere un'azione stupida: "Ho fatto una coglionata" — Ammissione di un errore sciocco. Autoironico, per sé stessi: "Sono stato un coglione a fidarmi" — Autocritica per una decisione sbagliata. Per prendere in giro qualcuno: "Non fare il coglione!" — Invito a comportarsi seriamente. Per descrivere qualcuno che si fa ingannare: "Mi hanno preso per il culo come un coglione" — Descrive l'essere stati ingannati. Le Alternative Cortesi AlternativaSfumaturaNoteScioccoPoco intelligenteClassico e innocuoStupidoPoco intelligenteDiretto ma non volgareTontoLento di comprendonioSimpatico, quasi affettuosoFessoIngenuo/stupidoMolto usato, specialmente al SudBabbeoScioccoSuona quasi comicoCitrulloStupidottoBuffo e non offensivoGrulloScioccoTipico toscanoIngenuoTroppo fiduciosoQuando la "stupidità" è più innocenzaGonzoCredulonePersona che si fa facilmente ingannareAlloccoPoco sveglioCome l'uccello notturnoPolloIngenuo/creduloneMolto comune: "Non fare il pollo!" Alternative per "Coglionata" (Azione Stupida) Invece di dire "Ho fatto una coglionata", puoi usare: "Ho fatto una sciocchezza" — Ammissione neutra di un errore. "Ho fatto una stupidaggine" — Simile, leggermente più forte. "Ho fatto una fesseria" — Versione informale ma accettabile. "Ho combinato un pasticcio" — Enfatizza il disordine causato dall'errore. Tabella Riassuntiva: Parolacce e Alternative ParolacciaUso PrincipaleAlternativa MiglioreAlternativa FormaleCazzo!Esclamazione universaleCavolo!Accidenti! / Perbacco!Vaffanculo!Mandare via qualcunoVai a quel paese!Vai a farti benedire!Stronzo/aPersona cattivaCafone/aPersona spregevoleMerda!FrustrazioneMannaggia!Che disdetta!CoglionePersona stupidaFessoSciocco / Ingenuo Domande Frequenti È Importante Conoscere le Parolacce Italiane Anche Se Non le Uso? Assolutamente sì! Conoscere le parolacce è fondamentale per comprendere il vero italiano parlato. Nei film, nelle serie TV, nelle conversazioni quotidiane e persino nei libri contemporanei, queste espressioni sono molto comuni. Capirle ti permetterà di interpretare correttamente il tono e le emozioni di chi parla, anche se scegli di non usarle tu stesso.
Sapevi che gli italiani parlano di Natale anche in piena estate? Esistono tantissime espressioni idiomatiche legate al Natale che usiamo tutti i giorni, in qualsiasi periodo dell'anno. Se non le conosci, rischi di non capire cosa sta dicendo il tuo amico italiano quando ti dice: "Ma che, credi ancora a Babbo Natale?" Espressioni Italiane Legate al Natale (Che Usiamo Tutto l'Anno) Espressioni Con Babbo Natale 1. "Credere Ancora a Babbo Natale" Questa è una delle espressioni più comuni in italiano! La usiamo quando vogliamo dire che qualcuno è ingenuo, credulone, cioè che crede a cose impossibili, poco realistiche o troppo belle per essere vere. L'espressione fa riferimento alla figura di Babbo Natale, in cui credono tipicamente solo i bambini piccoli. Sfumature D'Uso Questa espressione può essere usata in modo affettuoso (con un bambino o una persona dolce) oppure in modo più critico o sarcastico (con qualcuno che dovrebbe essere più realista). Tutto dipende dal tono di voce con cui viene pronunciata! Esempi In Contesti Diversi Contesto lavorativo: "Marco pensa che il capo gli darà un aumento del 50%." — "Ma dai! Crede ancora a Babbo Natale!" Contesto amoroso: "Lucia è convinta che il suo ex tornerà da lei." — "Poverina, crede ancora a Babbo Natale..." Contesto quotidiano: "Mio figlio pensa che se studia il giorno prima dell'esame, prenderà 30." — "Ah, crede ancora a Babbo Natale!" Varianti Dell'Espressione "Credere alle favole" → molto simile, ma leggermente meno forte; "Vivere nel mondo dei sogni" → enfatizza il distacco dalla realtà; "Credere che gli asini volino" → più rara e colorita. In Un Dialogo Realistico Anna: Sai, ho conosciuto un ragazzo online. Dice che è un principe di Dubai e che vuole regalarmi una villa! Giulia: Anna... dimmi che stai scherzando. Anna: No, perché? Sembra sincero! Giulia: Tesoro, tu credi ancora a Babbo Natale. È chiaramente una truffa! Attenzione! Non usare questa espressione in contesti formali o con persone che non conosci bene: potrebbe sembrare offensiva! È perfetta tra amici, familiari o colleghi con cui hai confidenza. 2. "Non Sono Mica Babbo Natale!" Questa espressione la usiamo quando qualcuno ci chiede troppe cose, troppi favori, e vogliamo dire: "Ehi, non posso fare miracoli! Non posso accontentare tutti!". È un modo simpatico per mettere dei limiti senza essere troppo bruschi. Sfumature D'Uso Di solito ha un tono scherzoso ma deciso. Può essere usata anche in modo più serio se qualcuno esagera davvero con le richieste. Esempi In Contesti Diversi Contesto familiare: "Papà, mi compri l'iPhone nuovo, la PlayStation e anche la bicicletta?" — "Piano, piano! Non sono mica Babbo Natale!" Contesto lavorativo: "Potresti finire questo progetto, rispondere a tutte le email e preparare la presentazione per domani?" — "Calma! Non sono mica Babbo Natale, una cosa alla volta!" Contesto tra amici: "Mi presti 100 euro? Ah, e mi accompagni all'aeroporto alle 5 di mattina? E poi mi tieni il gatto per due settimane?" — "Ehi, non sono mica Babbo Natale!" Nota Grammaticale Sulla Particella "Mica" La parola "mica" qui rafforza la negazione ed è molto usata nell'italiano parlato! "Non sono Babbo Natale" e "Non sono mica Babbo Natale" significano la stessa cosa, ma la seconda versione è più enfatica e più espressiva. La particella "mica" deriva dal latino mica (briciola) e si usa per negare qualcosa che l'interlocutore potrebbe pensare o supporre. Varianti Dell'Espressione "Non sono mica un mago!" → stesso concetto; "Non ho la bacchetta magica!" → simile, enfatizza l'impossibilità; "Non faccio miracoli!" → più diretto. In Un Dialogo Realistico Collega: Senti, potresti coprire il mio turno sabato? E anche domenica? Ah, e finire il report che dovevo fare io? Tu: Aspetta, aspetta. Non sono mica Babbo Natale! Posso aiutarti con una cosa, non con tutte! Collega: Dai, ti prego! Tu: Scelgo io: ti copro sabato, ma il report lo fai tu. Affare fatto? 3. "Fare Il Babbo Natale" Questa espressione significa essere molto generosi, regalare tante cose, pagare per tutti o fare molti favori a qualcuno. Evoca l'immagine di Babbo Natale che distribuisce regali a tutti. Sfumature D'Uso Può essere usata in senso positivo (quando apprezziamo la generosità di qualcuno) o leggermente critico (quando qualcuno esagera con la generosità, magari per fare bella figura o per secondi fini). Esempi In Contesti Diversi In senso positivo: "Ieri Luca ha pagato la cena a tutti, ha comprato i biglietti del cinema e poi ci ha anche accompagnati a casa." — "Wow, ha proprio fatto il Babbo Natale! Che generoso!" In senso leggermente critico: "Il nuovo fidanzato di Marta fa sempre il Babbo Natale: regali, fiori, cene... secondo me sta esagerando per impressionarla." Contesto lavorativo: "Il capo oggi ha fatto il Babbo Natale: ha dato un bonus a tutti!" Varianti Dell'Espressione "Essere generoso come Babbo Natale"; "Avere le mani bucate" → spendere troppo (ma più negativo); "Essere di manica larga" → essere generosi, spendere facilmente. In Un Dialogo Realistico Mamma: Com'è andata la cena con gli amici? Figlio: Benissimo! Marco ha fatto il Babbo Natale: ha pagato tutto lui! Mamma: Tutto? Per tutti? Figlio: Sì! Cena, dolce, caffè e anche l'amaro. Non ci ha fatto pagare niente. Mamma: Che ragazzo generoso! Invitalo a cena da noi, voglio ringraziarlo! 4. "Aspettare Qualcosa/Qualcuno Come i Bambini Aspettano Babbo Natale" Questa espressione descrive un'attesa piena di entusiasmo, di emozione, di impazienza. Pensa a come i bambini aspettano la notte di Natale: non dormono, sono eccitati, contano i giorni, i minuti. È sempre usata in senso positivo e un po' tenero. Esempi In Contesti Diversi Per un evento: "Giulia aspetta il concerto dei Coldplay come i bambini aspettano Babbo Natale. Parla solo di quello!" Per una persona: "Da quando Marco è partito per lavoro, sua moglie lo aspetta come i bambini aspettano Babbo Natale." Per un oggetto: "Ho ordinato il nuovo iPhone e lo aspetto come i bambini aspettano Babbo Natale: controllo la spedizione ogni cinque minuti!" Per un'uscita (film, libro, serie TV): "I fan aspettano l'ultima stagione di quella serie come i bambini aspettano Babbo Natale." Varianti Dell'Espressione "Aspettare con ansia" → più neutro; "Contare i giorni" → enfatizza l'attesa; "Non vedere l'ora" → molto comune, meno poetico. In Un Dialogo Realistico Amica 1: Hai visto Sara? Non parla d'altro che del suo viaggio in Giappone. Amica 2: Lo so! Lo aspetta come i bambini aspettano Babbo Natale. Ha già fatto tre liste di cose da vedere! Amica 1: Tre liste? Amica 2: Sì: una per Tokyo, una per Kyoto e una per il cibo. Quand'è che parte? Amica 1: Tra due mesi! Amica 2: Poveretta, sarà lunghissima questa attesa! Espressioni Con l'Albero Di Natale, il Presepe e il Panettone 5. "Sembrare Un Albero Di Natale" Questa espressione si usa quando qualcuno è vestito in modo troppo appariscente, troppo colorato, con troppi accessori: orecchini enormi, collane vistose, bracciali, anelli, vestiti brillanti, paillettes ovunque... Attenzione: questo NON è un complimento! È una critica, anche se spesso viene detta in modo scherzoso. Sfumature D'Uso Tra amici può essere una battuta affettuosa: "Amore, sembri un albero di Natale!" (detto ridendo). Con persone che non conosci bene, è decisamente una critica. Può essere usata anche per oggetti o luoghi, non solo persone. Esempi In Contesti Diversi Per una persona: "Avete visto come si è vestita Carla per la festa? Sembrava un albero di Natale: vestito rosso con paillettes, orecchini verdi giganti, collana dorata..." Per un luogo: "Hanno decorato il negozio come un albero di Natale: luci ovunque, festoni, pupazzi... non si capisce più niente!" Per un oggetto: "La sua macchina nuova ha così tanti accessori che sembra un albero di Natale." Varianti Ed Espressioni Simili "Essere agghindata/o come un albero di Natale" → con il verbo "agghindare" (vestirsi in modo eccessivo); "Sembrare una vetrina" → troppo "esposta", troppo appariscente; "Essere carica/o come un mulo" → avere troppe cose addosso (ma si usa più per borse e bagagli). Curiosità Culturale Gli italiani generalmente apprezzano l'eleganza sobria. C'è un detto che dice: "Prima di uscire, guardati allo specchio e togli un accessorio." Questa espressione riflette proprio questa mentalità: meglio essere semplici ed eleganti che esagerati! In Un Dialogo Realistico Mamma: Tesoro, sei pronta? Dobbiamo andare al matrimonio! Figlia: Sì! Come sto? Mamma: Ehm... cara, non ti offendere, ma sembri un albero di Natale. Togli almeno la collana O gli orecchini. Insieme sono troppo. Figlia: Ma a me piacciono! Mamma: Lo so, ma "less is more", come dicono gli inglesi! 6. "Spuntare / Tornare Come Il Panettone A Natale" Il panettone è il dolce natalizio italiano per eccellenza. Ogni anno, puntualmente, a novembre inizia a comparire in tutti i supermercati, bar e negozi. Usiamo questa espressione per parlare di qualcosa o qualcuno che torna puntualmente, in modo prevedibile, sempre nello stesso periodo o nelle stesse situazioni. Sfumature D'Uso Può essere usata in modo neutro (per descrivere qualcosa di ricorrente), affettuoso (per qualcuno che torna sempre) o leggermente critico/ironico (per qualcuno o qualcosa che torna in modo un po' fastidioso o troppo prevedibile). Esempi In Contesti Diversi Per una persona che si fa viva solo in certi momenti: "Hai visto? Marco mi ha scritto per il mio compleanno." — "Ah, Marco! Spunta come il panettone a Natale: si fa vivo solo quando gli conviene!" Per un argomento ricorrente: "Ogni volta che vedo mia zia, mi chiede quando mi sposo.
Espressione autentica della cosiddetta cultura "kawaii" giapponese, oggetto di un vero e proprio impero a livello mondiale, con migliaia di accessori, collezioni di abbigliamento, serie animate, videogiochi, parchi divertimento, bar a tema, ambasciatrice per l'infanzia per l'Unicef, ambasciatrice per il turismo in Giappone, da più di 50 anni Hello Kitty è un'icona, un cult trasversale per generazioni, Paesi, culture, classi sociali. Qual è il suo segreto? Lo abbiamo chiesto a Silvia Figini Chief Operating Officer EMEA, India e Oceania di Sanrio, l'azienda giapponese creatrice di Hello Kitty.Non c'è solo l'intelligenza artificiale a potenziare gli smart glasses, recentemente Essilor Luxottica ha lanciato Nuance Audio, un occhiale che integra un apparecchio acustico, un'innovazione in grado di rivoluzionare l'approccio alla correzione dell'udito. Ne abbiamo parlato con Stefano Genco Global Head of Nuance Audio.Focus sui trend dedicato invece al retail più all'avanguardia, da Seul a Shangai passando per New York ecco i negozi che fanno tendenza. A individuarli per noi Luisa Aschiero, trendforecaster.
Comunicazione Non Violenta con Davide - Episodio s4-e07 TLDR In questa puntata Davide ci introduce alla Comunicazione Non Violenta (CNV), il metodo sviluppato da Marshall Rosenberg per costruire connessioni autentiche con noi stessi e con gli altri. Il cuore della CNV sono quattro passi: Osservare i fatti senza interpretazioni Riconoscere i propri sentimenti Identificare i bisogni sottostanti Formulare richieste concrete Emanuele e Francesco hanno lavorato su esempi concreti delle loro vite, e devo dire che è stato più difficile del previsto. Hanno scoperto che dietro la rabbia c’erano delusione e solitudine, e che bisogni di riconoscimento, supporto e complicità non venivano soddisfatti. Davide ci ha lasciato con un’immagine potente: la CNV è una zattera per attraversare il fiume del nostro retaggio culturale. Non è il punto di arrivo, ma lo strumento per raggiungere l’incontro vero con l’altro. In Sintesi Davide fa parte del gruppo Realmen dell’Emilia-Romagna e negli ultimi anni si è appassionato profondamente alla Comunicazione Non Violenta. Tutto è iniziato nel 2020 con un libro trovato sulla scrivania del fratello: Preferisci avere ragione o essere felice? di Marshall Rosenberg. Colpito dalla frase ogni azione umana nasce dal desiderio di soddisfare un bisogno, ha iniziato a studiare, fare corsi, leggere, e ora condivide questo strumento con altri. La struttura della CNV La Comunicazione Non Violenta si sviluppa su tre ambiti che formano un triangolo: Autoconnessione: la capacità di ascoltarsi e comprendere cosa accade dentro di sé Espressione onesta: condividere con l’altro quello che si sta vivendo Ascolto empatico: aiutare l’altro a rivelare cosa sta vivendo Per muoversi in questi tre ambiti Rosenberg ha identificato quattro passi: Osservazione, Sentimenti, Bisogni e Richieste. I quattro passi applicati Davide ci ha chiesto di condividere esempi concreti per lavorarci sopra. Manu ha raccontato di una dinamica tipica di casa sua: a fine pranzo quando si alza per fare il caffè non dice nulla, ma puntualmente la madre chiede “qualcuno mette sul caffè”? - è una cosa che lo infastidisce perché sente che il suo contributo e la sua iniziativa non vengono visti. Ho condiviso un episodio recente: ero fuori con degli amici, e uno di loro ha detto a mia moglie “tuo marito non conosce proprio il limite, esagera sempre”. E lei ha risposto “è proprio così, non conosce il limite”. Questo mi ha dato molto fastidio. Osservazione: distinguere i fatti dalle interpretazioni Il primo passo è descrivere quello che è successo oggettivamente, come se lo registrasse una videocamera. Nel mio caso: “Il mio amico ha detto a mia moglie ’tuo marito non conosce il limite, esagera’ e lei ha risposto ‘è proprio così, non conosce il limite’”. Davide è stato molto chiaro su questo: se avessi aggiunto “sbottando” o “con tono negativo” sarei già entrato nelle mie interpretazioni. L’osservazione deve rimanere pulita dai giudizi. Sentimenti: riconoscere le emozioni vere Qui è emersa una distinzione fondamentale. Quando ho detto che mi sentivo “offeso, sminuito, non compreso, calunniato”, Davide mi ha fermato. Questi non sono sentimenti veri, sono pseudo-sentimenti. Perché quando dico “mi sento offeso” sto implicitamente dicendo che qualcuno mi sta offendendo - sto dando la responsabilità all’altro. I sentimenti veri parlano di me, non dell’altro. Manu ha detto “infastidito, irritato” - quelli sì sono sentimenti. Io, andando più a fondo, ho riconosciuto che sotto c’erano delusione, rabbia, ma anche solitudine. Bisogni: identificare cosa manca I bisogni sono universali, presenti in ogni essere umano. Rosenberg li chiamava “la scintilla del divino” in noi. E qui viene il punto cruciale: i bisogni sono tutti ugualmente importanti. Non esistono bisogni di Serie A e bisogni di Serie B. Nel caso di Manu, i bisogni erano: fiducia, riconoscimento, essere visto nel suo contribuire. Nel mio caso, Davide ha identificato: bisogno di supporto, di complicità, di essere visto per chi sono davvero. E questo mi ha colpito, perché è vero. In quel momento mi sono sentito solo, volevo che mia moglie fosse dalla mia parte. Davide ha fatto anche un’osservazione importante: probabilmente mia moglie in quel momento aveva lo stesso bisogno - voleva supporto, voleva che io capissi le sue paure quando faccio cose che lei considera spericolate. Stesso bisogno, strategie completamente diverse. Richieste: il passo più difficile La richiesta deve essere concreta, misurabile, nel presente, e soprattutto aperta al “no”. Altrimenti non è una richiesta, è una pretesa. Manu avrebbe potuto chiedere a se stesso di comunicare prima (“metto su il caffè, chi lo vuole?”), oppure chiedere a sua madre: “Sei disposta la prossima volta ad aspettare qualche minuto prima di chiederlo?” Nel mio caso, la richiesta istintiva sarebbe stata “ma la smetti di rompere?” - che ovviamente non funziona perché chiedo all’altro di NON fare qualcosa. Le richieste devono essere positive, chiedere di fare qualcosa. Davide mi ha suggerito: “Tesoro, quello che hai detto mi ha toccato. Possiamo parlarne dopo? Voglio farti capire come mi sono sentito. Come ti senti quando ti dico questo?” La resistenza Devo essere onesto: in quel momento della conversazione ho realizzato che non ero disponibile a fare quella richiesta. Nella dinamica che ho con mia moglie, quella frase sarebbe stata un assist per aprire un altro conflitto. Lei mi avrebbe risposto che non accetto le critiche, che voglio essere perfetto ecc. Me ne sono uscito da questa conversazione sentendomi sconfitto. Non perché la CNV non sia valida, ma perché ho capito che quella montagna per me oggi è troppo ripida. Ho bisogno di gradualità, di partire da cose più semplici. La zattera e il fiume Davide ci ha lasciato con un’immagine bellissima. Immaginate un luogo sacro dall’altra parte di un fiume. Per arrivarci dovete attraversare il fiume, e per farlo usate una zattera. Ma una volta arrivati dall’altra parte, non ha senso continuare a portarvi la zattera sulle spalle. La CNV è quella zattera. Il fiume sono le acque del nostro retaggio culturale, del modo in cui siamo abituati a comunicare e che ci impedisce di arrivare all’incontro vero con l’altro e con Dio. La CNV non è il fine, è lo strumento. E come ogni strumento serio - lo studio, l’agricoltura, qualsiasi mestiere - richiede tempo, dedizione, pratica. Non si può improvvisare. Ma Davide ci ha convinti di una cosa: vale la pena provarci. Esercizio pratico Davide ci ha lasciato con un esercizio semplice ma potente: appena sveglio, quando pensi “oggi DEVO fare questa cosa”, fermati e sostituiscilo con “scelgo di fare questa cosa perché…”. La risposta a quel “perché” è un bisogno. E scoprirai che è sempre così - c’è sempre un bisogno dietro. O scoprirai che quella cosa proprio non la devi fare, e allora devi cambiare qualcosa nella tua vita. Buon lavoro! Fra Frasi più significative “Ogni azione che noi compiamo è mossa dal desiderio di soddisfare un bisogno, anche le più tragiche azioni che l’umanità compie.” - Davide citando Rosenberg “Il sentimento è quella spia che mi dice quando qualcosa funziona o non funziona, è il modo in cui il mio corpo mi comunica se a livello dei bisogni sono soddisfatto o non soddisfatto.” - Davide “C’è una differenza abissale tra dire ‘mi sento offeso’ e dire ‘sono deluso’. Dentro c’è questa delusione e questo parla di te, parla di Francesco in questo momento.” - Davide “In definitiva il bisogno profondo io lo riassumo nell’amare e nell’essere amato. E questa cosa del maschile è molto legata all’essere all’altezza.” - Manu Risorse aggiuntive Organizzazione ufficiale A chi piace andare dritto alla fonte, ad oggi nel mondo la CNV è portata avanti ufficialmente dal Center for Nonviolent Communication, l’organizzazione fondata da Marshall Rosenberg. Libri I libri sulla CNV li trovi su Centro Esserci. Il “manuale” di riferimento è “Le parole sono finestre oppure muri” di Marshall Rosenberg. Corsi e formazione in Italia Centro Esserci - Libri, corsi in presenza e online Connecting2Life - Corsi e percorsi di CNV Comunicazione Non Violenta Italia - Associazione italiana per la CNV Strumenti pratici Elenco di sentimenti e bisogni - Un elenco (tra i tanti) che aiuta a costruire un vocabolario per identificare sentimenti e bisogni nella pratica della CNV.
La cronaca della settimana incrocia due momenti istituzionali dell'Unione europea. Il premio Caruana-Galizia per la libertà di stampa e quello intitolato ad Andrei Sacharov per la libertà di pensiero. Perché il giornalismo libero fa la differenza nella qualità della vita.
Quante volte ci siamo interrogati sullo scopo della nostra esistenza?L'esperienza dell'incarnazione umana non è un evento isolato, ma si inserisce in un ciclo più ampio, che include un "prima" e un "dopo". Il "prima" si riferisce a una serie di esperienze pregresse, necessarie per il passaggio di una coscienza che è in costante formazione. Questa coscienza si sviluppa e cresce attraverso diverse incarnazioni, con lo scopo di acquisire strumenti sempre più sofisticati. Il culmine di questo processo è il raggiungimento dell'autocoscienza, che si configura come un vero e proprio centro di consapevolezza e di espressione.A questo punto, l'essere umano inizia a riflettere su sé stesso e, attraverso le esperienze che compie e il confronto con il mondo esterno, raffina progressivamente il suo modo di vivere. La crescita della coscienza è spinta dalla necessità di ampliare la propria visione ed evoluzione, manifestando così una migliore capacità di affrontare la vita, intesa metaforicamente come una scuola. L'essere è costituito da diversi corpi: quello fisico, quello astrale (legato alle emozioni), quello mentale (dedicato alla riflessione e alla ragione) e il corpo acasico (il veicolo della coscienza stessa).Mentre i primi tre vengono abbandonati ad ogni incarnazione, il corpo acasico trattiene il "succo" e la sintesi delle esperienze fatte, permettendo alla coscienza di accrescersi costantemente.Di incarnazione in incarnazione, questa coscienza evoluta acquisisce una migliore capacità e maggiori possibilità di sperimentare ulteriormente.Qual è lo scopo ultimo di questo ciclo? Manifestare una coscienza sempre più vasta. Questo si traduce in un'evoluzione che porta l'individuo a passare da una visione egoica dell'esistenza a una prospettiva in cui gli altri acquisiscono sempre maggiore importanza, sviluppando una profonda e matura capacità di altruismo.Per Arrivare a sentire gli altri come te stesso.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/relazioniamoci-di-antonio-quaglietta--3209964/support.
"Non sono portato per il flamenco" è una frase che gli insegnanti di flamenco, che insegnino musica, canto o danza, hanno sentito molte volte. Tutti gli insegnanti anche di altre materie hanno sentito più volte questa frase. E' un pensiero autosabotante, o quanto meno un sistema per non predersi la responsabilità di imparare qualcosa. Imparare non significa riuscire benissimo, ma significa confrontarsi con qualcosa di nuovo, sperimentare.Il nostro cervello è molto plastico, e resta tale per tutta la vita, non solo quandi è giovani, come si credeva fino a qualche tempo fa. Questa plasticità ci rende possibile modificare delle autoconvinzioni autosabotanti che abbiamo. Molte persone dicono "Se non lo faccio bene, allora non lo faccio!" ma se viviamo così e ogni cosa diventa un impegno e un dovere, anziché una scelta, e la vita perde il suo lato gioioso per convertirsi in una infinita somma di doveri. Una domanda che mi viene in mente è sempre "Ma perché dovrei essere portato per fare una cosa per divertimento?". Quindi se vado al cinema non posso vedere un film che parla di un argomento che non conosco... Perché per le cose artistiche bisogna subito dire "non sono dotato o sono dotato"? Dotato per che cosa? In base a quali canoni? Qual è l'obiettivo, quando mi iscrivo ad un corso? Voglio distrarmi, voglio divertirmi, esplorare qualcosa che mi piace, voglio tenermi in forma, voglio diventare il primo della classe...E qui occorre parlare della identificazione: ci identifichiamo così tanto con i nostri pensieri da farli diventare delle verità assolute. La psicologia cognitiva ci dice che i pensieri sono mometni in cui la mente interpreta la realtà e le dà un valore personale. Quando esprimo un giudizio sulla realtà il mio pensiero facilmente diventa un dogma. E tutti mettiamo dogmi invalidanti nella nostra vità, soprattutto quell del tipo "non sono in grado". "Non sono dotato" è un pensiero e come tale dovrebbe essere suscettibile di modifica. Ma quando ho un pensiero giudicante non riesco a separare i fatti dall'interpretazione che ne ho. Se penso che non sono capace, troverò tutte le scuse perconfermare questo pensiero invalidante. La nostra mente fa questo, pur di dimostrare di avere ragione. Saremo capaci di modificare il nostro sentire, la nostra capacità di stare nel corpo, la nostra intera vita, pur di darci ragione. Il nostro sistema neurocognitivo dovrebbe coniugare ciò che so con ciò che sento e con l'esperienza, facendolo diventare un'idea, ma spesso i pensieri sono frutto di paure, di giudizi, magari di altre persone. E spesso i pensieri sono autosabotanti. Che spesso sono alibi: mi possono sottrare a qualcosa che mi avrebbe potuto mettere in discussione, non facendomi correre il rischio di... avere successo, di riuscire a fare ciò che sto facendo con soddisfazione. Torniamo al flamenco. Per definire se sono portato o meno per il flamenco, devo prima stabilire degli obiettivi. Le persone che normalmente affrintano un corso amatoriale, come i miei allievi, non hanno l'obiettivo di essere dei professionisti, il primo giorno, o i primi tempi. Il fatto di non essere i primi della classe all'inizio è quasi obbligatorio. Se il mio obiettivo resta imparare, allora sono molto portata per il flamenco, ma se il mio obiettivo è di essere subito brava, non riuscirò ad imparare: solo attraverso tentativi ed errori posso imparare. Se mi concdentro sul non sbagliare mi sto autosabotando. Non rusciamo far stare zitta la mente, che vuole sempre dare una specie di recensione a ciò che stiamo facendo. E' una cosa culturale! Ogni errore è una occasione per imparare delle cose. Se cerco di non sbagliare salto delle lezioniCiò che muove le persone a fare flamenco da sempre è l'esigenza di avere cose da raccontare e condividere. L'aspetto egoico nel flamenco è un fenomeno moderno, che ha a che fare con il mondo dello spettacolo, il desiderio di diventare ricchi, ma questo non ha a che fare con la tradizione. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e insegno baile flamenco dal 1990 a Milano, al Mosaico Danza, e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Sono appassionatissima di pedagogia, di psicologia, di neurologia e di neuroscienze in generale. E quando insegno tengo sempre presenti tutti questi aspetti. Ciò che è importante è considerare tutti gli aspetti del vantaggio che posso avere nello studio del flamenco. Il percorso di studi nell'ambito del flamenco diventa un aspetto collaterale di un fenomeno molto più largo, nel quale pensare se sono o non sono portato è molto marginale. Mi viene in mente una frase di Karl Popper: “Whenever a theory appears to you as the only possible one, take this as a sign that you have neither understood the theory nor the problem which it was intended to solve.” Ogni volta che una teoria sembra l'unica verità possibile, tieni presente che questo è un segnale che non hai capito la teoria stessa o non hai capito il problema che la teoria avrebbe cercato di risolvere.Ogni volta che sono un assolutista e che la mia teoria diventa un dogma innegabile e non, come la vita, qualcosa di mutabile, mi devo rendere conto che i miei stessi pensieri devono essere un prodotto dinamico e non un dogma.Come la vita, i nostri pensieri devono essere confutabili e provvisori. Questa è proprio la loro essenza, ed è l'essenza stessa della vita!
Indigenous Australian athletes have long inspired the nation, uniting communities and shaping our identity. Olympian Kyle Vander-Kuyp and Matildas goalkeeper Lydia Williams are two such Indigenous athletes that have shaped our national identity. Their stories show the power of sport to foster inclusion, equality, and pride for future generations. - Gli atleti indigeni australiani ispirano da tempo la nazione, unendo comunità e plasmando la nostra identità. L'olimpionico Kyle Vander-Kuyp e la portiera delle Matildas, Lydia Williams, sono due esempi di sportivi indigeni che hanno contribuito a definire l'identità nazionale. Le loro storie dimostrano il potere dello sport nel promuovere inclusione, uguaglianza e orgoglio per le future generazioni.
Giocare con la libertà di espressione è pericoloso (per Trump)
Ieri in tutta Italia si è svolto lo sciopero generale in sostegno della popolazione palestinese: almeno centomila persone sono scese in piazza per chiedere al governo italiano di intraprendere azioni politiche concrete per opporsi al genocidio nella Striscia di Gaza. Con Claudia Durastanti, scrittrice.Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che farà causa per diffamazione e calunnia al New York Times, a cui chiede 15 miliardi di risarcimento. Con Alexander Stille, giornalista, da New York.Oggi parliamo anche di:Scienze • “Cani si diventa” di Taylor Mitchell Brown https://www.internazionale.it/magazine/taylor-mitchell-brown/2025/09/18/cani-si-diventaRaiPlay • Baubau di e con Palo PoliCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
La musica rappresenta un tesoro linguistico straordinario per chi vuole apprendere l'italiano autentico e colloquiale. I testi dei cantanti moderni come Maneskin, Achille Lauro, Ultimo, Alfa sono ricchi di espressioni idiomatiche, modi di dire e costruzioni linguistiche che riflettono il parlato quotidiano degli italiani. Attraverso l'analisi di questi brani, scopriremo come la musica possa diventare uno strumento didattico efficace e divertente per padroneggiare le sfumature della lingua italiana moderna. Espressioni e Modi di Dire da Canzoni Italiane Achille Lauro: Il Linguaggio dell'Intensità Emotiva Achille Lauro, con il suo stile provocatorio e poetico, utilizza espressioni che catturano l'intensità delle emozioni umane. I suoi testi sono un perfetto esempio di come l'italiano contemporaneo possa essere ricco di metafore e modi di dire efficaci. Da "Amor": L'Espressione "Mandare in Fumo" "Dimmi cosa resterà se mando tutto in fumo adesso" "Mandare in fumo" significa rovinare completamente, far fallire qualcosa che aveva un certo valore o una certa importanza. Questa espressione metaforica evoca l'immagine di qualcosa che letteralmente si trasforma in fumo, quindi svanisce completamente. Esempi pratici per studenti: Il suo errore ha mandato in fumo tutto il progetto. (contesto lavorativo) La pioggia ha mandato in fumo i nostri piani per il picnic. (contesto quotidiano) Un investimento sbagliato ha mandato in fumo tutti i suoi risparmi. (contesto finanziario) Il litigo tra i soci ha mandato in fumo l'accordo commerciale. (contesto professionale) Da "Amore Disperato": La Costruzione "Essere in Grado" "Lo sai meglio di me che sei meglio, che non sono in grado" "Essere in grado (di)" esprime la capacità o l'abilità di fare qualcosa. È una costruzione formale che sostituisce il semplice "potere" quando si vuole enfatizzare la competenza o l'abilità personale. Esempi con diversi livelli di formalità: Mi dispiace ma non sono in grado di aiutarti. (formale) Luca ha problemi agli occhi e per questo non è in grado di guidare di notte. (neutro) Mia nonna non è più in grado di vivere da sola. (delicato) Dopo l'infortunio, il calciatore non è in grado di correre come prima. (descrittivo) Ultimo: La Lingua delle Relazioni e dei Sentimenti Ultimo rappresenta la voce di una generazione che esprime i propri sentimenti attraverso un linguaggio diretto ma poetico. I suoi testi sono particolarmente utili per imparare espressioni legate alle relazioni interpersonali e alle emozioni. Da "22 Settembre": Il Verbo "Andare" con Significato di Gradimento "Ti va se ci lasciamo, che torna il desiderio" "Andare a qualcuno" è un'espressione versatile che significa avere voglia di, piacere, andare bene. È fondamentale nel parlato quotidiano italiano e viene usata in tre contesti principali: 1. Esprimere preferenze personali: Non mi va di lavorare oggi. Non mi va di uscire con questo tempo. Mi va di mangiare una pizza stasera. 2. Fare inviti informali: Ti va un caffè? Vi va di venire al cinema con noi? Ti va di fare una passeggiata? 3. Chiedere accordo o consenso: Stasera ci vediamo alle 8, ti va? Cambiamo programma, vi va? Partiamo domani mattina presto, ti va bene? Da "Altrove": L'Avverbio di Luogo Indefinito "Non ho voglia di altre persone, non ho voglia di cose nuove, parlami, portami altrove" "Altrove" significa in un altro posto, da un'altra parte, in un luogo diverso da quello di cui stiamo parlando. È un avverbio più elegante e formale rispetto alle alternative colloquiali. Livelli di formalità: Formale: Il documento non è qui, deve essere altrove. Neutro: Il mio cellulare non è qui, sarà da qualche altra parte. Informale: Le chiavi non sono qua, saranno da un'altra parte. Esempi contestuali: I nostri pensieri erano altrove durante la riunione. (metaforico)
Linda Bertelli, Marta Equi Pierazzini"Il corpo delle pagine"Scrittura e vita in Carla LonziMoretti & Vitaliwww.morettievitali.itAlle donne di cui non sapremo nulla, ma che – lo sappiamo – hanno contribuito a essere ciò che siamo.Alle donne di cui, grazie ad altre donne, abbiamo saputo qualcosa, o tanto (mai tutto).Non era previsto, ma è stato. E sarà.Con questo libro Linda Bertelli e Marta Equi Pierazzini propongono una lettura della vicenda esistenziale e intellettuale di Carla Lonzi (1931-1982) che ha come perno il rapporto della pensatrice radicale con lo scrivere. Espressione, messa in questione di sé e pratica politica femminista, in Lonzi lo scrivere fa corpo unico con la vita. In continuità con l'idea di scrittura come aderenza materiale all'esperienza le autrici delineano gli elementi di una critica femminista alla cultura in Lonzi, presentando anche un'inedita riflessione sull'organizzazione della casa editrice Scritti di Rivolta Femminile. Frutto di una ricerca durata anni e di un articolato lavoro di archivio, il libro è caratterizzato da un ricco apparato documentale, testuale e iconografico, che rende possibile, anche attraverso diversi inediti, l'originale lettura del pensiero lonziano. Intrecciata alle vicende esistenziali delle autrici, la pratica di scrittura di questo libro mette a tema, nella forma di un dialogo conclusivo tra loro, la sfida e l'eredità che Carla Lonzi lascia per l'agire contemporaneo.Quando Lonzi pubblica, nel 1978, Taci, anzi parla. Diario di una femminista, il processo di elaborazione di una scrittura differente giunge al suo punto di svolta. La scrittura rende pienamente conto della maturazione dell'autocoscienza quale esito e guadagno di un intenso percorso di ricerca. «Scrivere mi piaceva più di tutto», afferma Lonzi in una pagina del Diario.La frase rispecchia una breve nota inedita del 1975 in cui dichiara: «Ho scritto quasi ogni giorno da quando sono bambina. Diari, lettere, meditazioni». La scrittura fa così corpo unico con la vita. In effetti, il piacere ricavato dalla scrittura non è solo la conseguenza dello scrivere ma, più in particolare, è l'effetto della messa in questione di sé che s'intreccia con la stessa pratica dello scrivere. Il Diario è dunque uno «scritto autocoscienziale».IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
Se vuoi davvero parlare come un vero italiano, devi conoscere queste 10 parole magiche che sentirai migliaia di volte ogni giorno. Non le troverai nei libri di grammatica tradizionali, ma sono assolutamente essenziali per capire e partecipare alle conversazioni quotidiane degli italiani. Queste espressioni fanno la differenza tra chi parla un italiano "da libro" e chi comunica in modo naturale e spontaneo come un madrelingua. 10 Parole Magiche che gli Italiani Usano Ogni Giorno: Guida Completa per Parlare come un Vero Italiano 1. TIPO - La Parola Tuttofare degli Italiani "Tipo" è probabilmente una delle parole più versatili dell'italiano colloquiale. Ha sostituito molte espressioni più formali ed è diventata un vero e proprio jolly linguistico che gli italiani usano in numerosissimi contesti. Per approssimare e indicare una quantità o tempo indefinito (equivale a "circa", "più o meno"): "Ci vediamo tipo alle otto", "Costa tipo 50 euro", "Abito tipo a 10 minuti da qui". In questo caso, "tipo" addolcisce l'informazione rendendola meno precisa e più colloquiale. Per fare esempi concreti (sostituisce "come" o "per esempio"): "Mi piacciono i film tipo quelli di Tarantino", "Vorrei un lavoro tipo quello di mio fratello", "Ho bisogno di scarpe tipo quelle che hai tu". Questa funzione è particolarmente utile quando non si vuole essere troppo specifici. Per attenuare e rendere meno categorico quello che si dice: "Era tipo nervoso", "Mi sembra tipo strano", "È tipo il mio cantante preferito". Questo uso dimostra incertezza o cortesia, evitando affermazioni troppo dirette. 2. COMUNQUE - Il Ponte Perfetto tra le Idee "Comunque" è il connettore universale dell'italiano parlato. È una parola che permette di gestire il flusso della conversazione in modo elegante e naturale, facilitando i cambi di argomento e le transizioni. Per cambiare argomento quando si vuole passare a qualcosa di diverso: "Comunque, ti volevo dire una cosa importante", "Comunque, lasciamo perdere questo discorso", "Comunque, hai saputo di Marco?". È il modo più naturale per introdurre un nuovo topic senza sembrare bruschi. Per tornare al punto principale dopo una digressione: "Comunque, come ti dicevo prima", "Comunque, il fatto è che", "Comunque, tornando a noi". Questa funzione è essenziale per mantenere la coerenza del discorso. Per concludere una discussione o riassumere: "Comunque sia, ci sentiamo domani", "Comunque, la decisione è presa", "Comunque, vediamo che succede". In questo caso ha un valore conclusivo e spesso indica che non si vuole approfondire ulteriormente. 3. CIOÈ - L'Espressione delle Emozioni Forti "Cioè" è molto più di una semplice congiunzione esplicativa. Nel linguaggio colloquiale è diventata un potente strumento espressivo che trasmette emozioni intense e permette di gestire i tempi della conversazione. Per esprimere sorpresa e incredulità: "Cioè, hai vinto davvero alla lotteria?!", "Cioè, mi stai dicendo che non hai studiato niente?", "Cioè, è già finito il weekend?". Il tono di voce è fondamentale per trasmettere il livello di stupore. Per spiegare meglio e chiarire un concetto: "È simpatico, cioè mi fa sempre ridere", "Non è antipatico, cioè non mi ha mai fatto niente di male", "È intelligente, cioè capisce tutto al volo". In questo caso mantiene il significato originale di "ovvero". Per guadagnare tempo mentre si pensa a cosa dire: "Cioè... come dire... è complicato", "Cioè... non so se è una buona idea". Funziona come una pausa riempitiva che dà tempo di organizzare i pensieri. Per esprimere shock e indignazione: "Cioè... sul serio? Ma era ingegnere!", "Cioè, ma come ti permetti?". In questi casi è spesso seguito da una pausa e ha un tono decisamente più drammatico. 4. PRATICAMENTE - Il Re dei Riassunti "Praticamente" è diventato l'introduttore per eccellenza di spiegazioni e riassunti nell'italiano colloquiale. È una parola che segnala all'interlocutore che s...
Il podcast della 3D del Liceo Pasteur di Roma
“Sherlock Holmes il primo criminologo”. Sherlock Holmes, personaggio nato dalla superba penna dello scrittore scozzese Sir Arthur Ignatius Conan Doyle, fu il primo detective nella storia della narrativa. Nel primo racconto “Uno studio in rosso” Sir. Conan Doyle mette in pratica le sue doti da criminalista. Da premettere che Doyle era un medico e, forse, a questo si deve per le doti dimostrate dal suo personaggio nel risolvere così brillantemente ogni indagine. Sherlock Holmes oltre che essere molto deduttivo, possiede conoscenze di botanica, anatomia, geologia, chimica, scherma, pugilato, cronaca nera e diritto. Com'è descritto in “Uno studio in rosso” lo storico incontro tra Watson e Holmes avviene nel 1881, in un laboratorio di chimica di un ospedale: “uno stanzone sottotetto ove si allineavano una miriade di flaconi”. In quell'occasione, come racconta la giovane e brillante criminologa Beatrice Pecora nei suoi scritti, Holmes incontra per la prima volta il Dr. John Watson, che poi diverrà il proprio aiutante. Il detective mostra al suo assistente una sua nuova scoperta legata al riconoscimento del sangue compiendo così il suo primo gesto professionale da vero criminalista (!). - “Prendiamo del sangue fresco” disse, infilandosi un lungo spillone nel dito e aspirando qualche goccia di sangue con una pipetta. “Ora, aggiungo questo poco sangue a un litro d'acqua. Come vede, il liquido che ne risulta conserva l'aspetto di acqua pura. La percentuale del sangue non è certo maggiore di uno a un milione. Eppure, sono sicurissimo che otterremo la reazione caratteristica”. Mentre parlava, gettava nel recipiente alcuni cristalli bianchi, aggiungendo poi qualche goccia di un liquido trasparente. In un attimo il contenuto del recipiente assunse un color mogano opaco e un sedimento brunastro precipitò sul fondo. Gli scienziati si sono chiesti se questo test fosse solo una finzione letteraria di Conan Doyle o fosse scientificamente fondato. Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro. Prima del 1875 vi era un esame microscopico dei globuli rossi che distingueva tra mammiferi e non, dal test dell'ematina e dal test dell'ammoniaca. Inoltre Holmes cita altresì il test del guaiaco o meglio chiamato del sangue occulto. Esso consiste in una soluzione idroalcolica di resina vegetale, alla quale viene aggiunta una piccola quantità del presunto sangue e dell'acqua ossigenata. Se il materiale è sangue, compare una colorazione blu. La maggior parte dei test per il sangue si basano sullo stesso principio: la perossidasi, una grande famiglia di enzimi del sangue che agiscono come catalizzatore grazie all'ossidazione di un composto chimico, come l'acido acetico o il propionico, che produce un colore caratteristico. I cristalli chiari potrebbero essere degli ossidanti come perossido o perborato di sodio. In nessun altro racconto Sherlock parla di esami chimici: più che altro si attiene a dare soluzioni sui casi giudiziari grazie al suo intuito e alla buona osservazione della scena del crimine. Mr. Holmes diverrà così un investigatore più che un criminalista esperto in chimica. Post Scriptum: nei romanzi che raccontano le gesta di Sherlock Holmes della frase “Elementare, Watson!”, in realtà non c'è traccia. Solo in una pagina della raccolta: “Le memorie di Sherlock Holmes” e, più precisamente nel racconto: “L'uomo deforme”, Holmes, rispondendo a una domanda di Watson, pronuncia il termine: “Elementare!”. Espressione che utilizza appena due volte nel racconto “Uno studio in rosso”.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/accademia-di-criminologia--1771463/support.
Giorgia Mascia scrittrice di poesie si racconta nella sua semplicità per far emergere emozioni sparse e sentimenti sempre diversi. Giorgia Mascia autrice di un libro che si intitola "Tanto Per Fare Non Sa Da Fare" si racconta agli ascoltatori di unica radio. Una donna piena e viva che regala con le sue parole momenti di riflessione e grande osservazione. Il libro è un insieme di momenti, di scorci, di sogni, e di vicoli di vita , dove Giorgia invita i suoi lettori ad essere presenti dentro Sé stessi, per tirare fuori dal proprio sentire e dal proprio cuore ogni battito di curiosità. Pensieri sparsi sulla strada della vita Quanti pensieri si possono spargere sulla strada della vita? sicuramente per Giorgia si, in modi tutti diversi. Come un grande arcobaleno si ergono colori stagliati sulla tela delle emozioni che si lasciano fluire da una tavolozza di colori, I colori per Giorgia sono qualcosa di unico, e lei stessa durante l'intervista conferma che ama le sfumature della vita stessa. I colori rappresentano l'unicità dell'esistenza, e nel contempo la diversità che non è mai un errore ma semplicemente un quid in più che permette di rendere ogni persona unica e speciale. Con i piedi per terra e la testa nel sogno Essere radicati e centrati nella vita, restituisce al cuore l'attenzione dovuta; permette di attraversare il mondo con più devozione ai particolari e all'osservazione, spesso concreta e più pratica. Più entriamo nel concetto emotivo, e più si sale verso luoghi ancora reconditi all'aspetto razionale, pellegrinando verso altre realtà oniriche, e quindi prettamente del sogno. Oggi sognare può fare tanta paura, come il sentire la reale emozione che sprigiona, come una scintilla, il valore stesso di quello che è tutto il senso dell'esistenza. Guardarsi dentro è un viaggio profondo, fatto di simbolismo, interpretazione e definizioni; definire non significa contornarsi e crearsi un confine di identità o etichetta, bensì rivela un aspetto più autentico del termine: quello di darsi un significato ogni volta, in ogni tappa che si persegue, in ogni situazione, in ogni nostro modo di rapportarci dentro e fuori. Noi non siamo solo una cosa, siamo tante realtà, un ordine di idee, emozioni , e sogni che come una manciata di petali possiamo spargere lungo le strade da percorrere. Tutti i dettagli dell'intervista su Unica radio.it
L'amministrazione Trump ha chiuso Voice of America, la storia emettente radiofonica nata nel 1942 per contrastare la propaganda nazista. VOA era ancora oggi la voce della stampa libera contro i regimi totalitari, quindi, chi altro poteva chiuderla se non l'accoppiata Trump-Musk?#InsalataMistaPodcast Leggi la puntata su Insalata Mista: https://www.insalatamista.blogPer supportarmi: lascia una recensione su Spotify o Apple Podcast, oppure condividi la newsletter o questo podcast!-----------Iscriviti gratuitamente a Insalata Mista, la newsletter di tecnologia, intrattenimento e attualità da cui questo podcast prende spunto.Iscrivi subito qui
Letsgoski, creato da Marinoski, è un'esclamazione nata su Twitch e diffusa nel gaming e oltre, simbolo di entusiasmo e appartenenza alla community. Scopri in questo podcast il significato e l'origine del termine letsgoski.
Al via questa sera a Sydney una serie di eventi organizzati dall'Istituto Italiano di Cultura, dal titolo "Birth of a Fashion", e dedicati alle dive del primo cinema muto italiano e al movimento di moda creato dalla stilista milanese Rosa Genoni.
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Il politicamente corretto limita davvero la libertà di espressione? O è solo vittimismo da social? Oggi alcune persone usano la retorica del "non si può più dire niente" per evitare il confronto costruttivo. Perché il progresso sociale viene spesso interpretato erroneamente come censura da chi beneficia dello status quo.Tutti i miei link: https://linktr.ee/br1brownTELEGRAM https://t.me/br1brownOfficialINSTAGRAM / br1.brownSe ti va supportami https://it.tipeee.com/br1brown
Spesso sento dire:"Lo fa apposta, sa come prendermi!"Ma i bambini piccoli possono davvero manipolare gli adulti? In questo episodio esploriamo la differenza tra manipolazione ed espressione di un bisogno, analizzando come il cervello si sviluppa nei primi anni di vita. Scopriremo perché un bambino sotto i 6 anninon può pianificare strategie per ottenere ciò che vuole e cosa cambia dopo questa età.E poi un esempio concreto: quando un bambino rifiuta di dire "scusa" dopo una lite, è davvero testardaggine o c'è qualcosa di più profondo?
Espressione idiomatica Italiana
Diritto di critica, di cronaca, di satira, fake news e diffamazione a mezzo web, questi sono solo alcuni dei temi che abbiamo affrontato nell'ultima conferenza per il progetto Educare ai Diritti.Link al nostro podcast: https://open.spotify.com/show/0K1NXMvwiql3fSTDREcSGs?si=_RfN6gdDQMaj7D2Xt5lSSg
In questo episodio di Educare con Calma parliamo con Zaira Schauwecker di una sfumatura particolare di libertà, la libertà di espressione del sé. Partendo da un messaggio che ho ricevuto su Instagram, Zaira ci offre il suo preziosissimo punto di vista, come sempre denso di spunti di riflessione, sul tema della scelta dell'abbigliamento legato al genere. 00:00 Introduzione 00:40 La libertà di espressione del sé 02:18 Messaggio di un genitore 04:58 Risposta di Zaira Schauwecker 24:28 Riflessioni di Carlotta 27:41 Risorse e saluti :: Nell'episodio menziono La newsletter da cui Zaira legge alcuni estratti nel suo intervento (e in cui puoi trovare anche i riferimenti della psicologa citata) La newsletter in cui Zaira riprende l'episodio del suo bimbo con la gonna ed espande quella riflessione Tutti gli altri contenuti menzionati puoi trovarli nella pagina dedicata a questo episodio su latela.com/podcast :: Come appoggiare il podcast Come ormai sai, io non faccio pubblicità e non accetto sponsor: fa parte della mia etica dal giorno in cui ho creato La Tela. Se ti piace il mio podcast e vuoi aiutarmi a mantenerlo vivo, puoi inviare gli episodi che ti piacciono a persone amiche e familiari e lasciare una recensione sulla piattaforma dove lo ascolti. Ma soprattutto, puoi appoggiare il nostro lavoro. Per farlo hai tante opzioni: Puoi comprare o regalare il mio libro «Cosa sarò da grande» Puoi regalare una carta regalo con credito da utilizzare sullo shop de La Tela; Puoi regalare l'abbonamento per partecipare al mio percorso per Educare a lungo termine su Tutta La Tela In ogni caso, grazie di
Oggi parliamo dei dati sull'utilizzo del congedo di paternità, della nuova legge repressiva della libertà di espressione ad Hong Kong e delle quasi 100 proposte di modifica della Costituzione. ... Qui il link per iscriversi al canale Whatsapp di Notizie a colazione: https://whatsapp.com/channel/0029Va7X7C4DjiOmdBGtOL3z Per iscriverti al canale Telegram: https://t.me/notizieacolazione ... Qui gli altri podcast di Class Editori: https://milanofinanza.it/podcast Musica https://www.bensound.com. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali
Oggi con Matteo e Raffaele andiamo in giro per l'Italia, in cerca di audaci postini e isole piccole, molto molto molto piccole. Trascrizione interattiva e Vocab Helper Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership Vocabolario Scarica come text file (https://www.dropbox.com/scl/fi/hloqndcnax4syo90gorin/easyitalianpodcast83_vocab.txt?rlkey=ng3f914ovxxmw60sjwmum51ck&dl=0) Scarica come text file with semicolons (https://www.dropbox.com/scl/fi/bk0wmtmqj7ch9zgdrye48/easyitalianpodcast83_vocab-semicolon.txt?rlkey=nt82wtmuiqxdvydfsaj5edn0p&dl=0) (per app che utilizzano flashcard) Iscriviti usando il tuo feed RSS privatoper vedere la trascrizione e il vocab helper subito sulla tua applicazione per ascoltare i podcast sul tuo cellulare. Note dell'episodio Cosa è successo nell'ultima puntata di Easy Italian? - https://www.youtube.com/watch?v=l-bPAXxiJ38&t=13s Iniziamo con un italiano acquisito! https://www.comune.gioiadelcolle.ba.it/sylvester-e-frank-stallone-insigniti-della-cittadinanza-onoraria-in-piazza-plebiscito/#:~:text=Nel%20corso%20della%20cerimonia%20pubblica,nella%20seduta%20di%20marted%C3%AC%205 Matteo ha usato un'espressione particolare che viene dal dialetto napoletano: "non tirargli i piedi" Ma cosa vuol dire? Quando un napoletano afferma "mi stai tirando i piedi" intende dire che l'interlocutore sta facendo qualcosa per anticiparne la morte. Non possiamo parlare di Sylvester Stallone senza parlare di Rocky e il personaggio reale dal quale è stata presa ispirazione: Rocky Marciano https://it.wikipedia.org/wiki/Rocky_Marciano Poi torniamo a girare per l'Italia, questa volta alla ricerca dell'isola più piccola! Ma qual'è l'isola più piccola d'Italia? Bè dipende... https://it.wikipedia.org/wiki/Isoleitalianeper_superficie Siamo andati a: Giannutri https://it.wikipedia.org/wiki/IsoladiGiannutri Spargi https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_Spargi Arcipelago della Maddalena https://it.wikipedia.org/wiki/ArcipelagodiLa_Maddalena Portopozzo https://comunesantateresagallura.it/contenuti/184112/porto-pozzo La bestemmia, ma cos'è?? Espressione ingiuriosa o imprecazione contro Dio e i Santi e le cose sacre. La bestemmia è reato? Attenzione!! A quanto pare sì! Trascrizione Raffaele: [0:23] Live from the States! Matteo, mi senti? Matteo: [0:25] Buongiorno! Raffaele: [0:28] Sono negli Stati Uniti d'America! Matteo: [0:30] Oh, fantastico! Esattamente come avevamo predetto un anno fa. ... Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership
Roberto Rossi Precerutti"Sonetti funebri"Luis de Góngora y ArgoteNeos Edizionihttps://neosedizioni.itEscono nella collana Neos Edizioni Poesia i “Sonetti funebri” del più grande lirico spagnolo del Seicento, Luis de Góngora. La cura è del poeta Roberto Rossi Precerutti, le cui traduzioni da diverse lingue neolatine sono apparse prevalentemente nei volumi e nella rivista “Poesia” dell'editore Crocetti, nonché in alcune antologie pubblicate, fra l'altro, da Rizzoli-Corriere della Sera.“Sonetti funebri” rappresentano uno dei vertici della poesia barocca europea: perfezione vertiginosa della struttura e amara riflessione sulla impermanenza della gloria terrena e di ogni fasto mondano.Accostarsi alla lirica gongorina significa innanzi tutto scoprire quella splendida ossessione della forma, quello strenuo lavoro sulla parola che rivelano l'inquietudine dell'uomo del Barocco di fronte all'infinita molteplicità del reale.Inoltre, la severa precisione con cui il poeta esplora la presenza della morte nel quotidiano e l'austera attitudine a nominarne i particolari materiali che ne simboleggiano il trionfo sono drammatica testimonianza dell'unica scelta ascrivibile a un'istanza di umana dignità, cioè l'accettazione di un percorso terreno sublimato certo dalla cristiana promessa di salvazione, ma anche dal coraggioso confronto con la mutevolezza del destino che sovente trascina nella rovina i grandi e i potenti.Espressione di un'affascinante stagione culturale, artistica e politica che volge ormai al tramonto, l'opera di Góngora, al pari della pittura di Velázquez che al poeta dedicò un magnifico ritratto, illumina di indimenticabile luce la Spagna del Siglo de Oro. Luis de Góngora y Argote nasce a Cordova l'11 luglio 1561 da una famiglia della media nobiltà, invero non molto facoltosa. Avviato alla carriera ecclesiastica, studia all'Università di Salamanca e costruisce precocemente la sua fama di autore ingegnoso e versatile. Numerosi i viaggi e i soggiorni presso la corte (nel 1617 sarà nominato cappellano d'onore del sovrano) che gli consentono di legarsi a personaggi potenti e influenti, anche se la sua carriera mondana non sortirà gli effetti sperati, ingenerando sentimenti di delusione e disinganno. Il suo successo letterario, ormai indiscusso, contrasta dunque con le angustie di una non mai superata precarietà economica e il disfavore dei grandi, cui con tanta speranza si era affidato. Il poeta muore nella sua città natale il 23 maggio 1627. Cospicua la produzione in versi, nella quale spiccano, oltre ai numerosissimi sonetti, i poemi Fábula de Polifemo y Galatea e le Soledades. Roberto Rossi Precerutti, poeta, saggista e traduttore, vive e lavora a Torino, dove è nato nel 1953. Le sue raccolte di versi sono apparse prevalentemente per i tipi degli editori Crocetti, Aragno, Neos. Tra gli ultimi titoli: Genio dell'infanzia cattolica (Aragno 2021) e Lo sgomento della grazia (Neos 2022). IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.itQuesto show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/1487855/advertisement
Il problema della Svezia con la “libertà di espressione”. Una foto di Joe Biden genera preoccupazione Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Oggi parliamo del discorso di Giorgia Meloni su immigrazione, Mes e Bce, del caso Visibilia - Santanché e del rogo del Corano in Svezia tra libertà di espressione, religione e rapporti internazionali. ... Qui gli altri podcast di Class Editori: https://linktr.ee/podclasseditori Per iscriverti al canale Telegram: https://t.me/notizieacolazione Musica https://www.bensound.com Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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Il rapporto tra stampa e potere è conflittuale quasi per natura, ma nell'ultimo periodo il clima sembra essere particolarmente teso. L'esempio più eclatante è probabilmente la denuncia per diffamazione presentata dal leghista Claudio Durigon che ha fatto scattare la visita dei Carabinieri alla redazione del quotidiano Domani. E' necessaria una norma che argini le “querele temerarie” presentate dai politici contro i giornalisti perché è chiaro a tutti che per contrastare il vizio molto italico della querela pretestuosa occorra un deterrente efficace.I contributi audio di questa puntata sono tratti dall'intervento dal titolo "Libertà di informazione in Italia" di Davi Sassoli al Parlamento Europeo dell'8 ottobre 2009, pubblicato sul canale Youtube di David Sassoli; dall'editoriale di Corrado Formigli durante la puntata di Piazzapulita del 2 marzo 2023, programma condotto da Corrado Formigli e trasmesso da La7, disponibile su la7.it; dalle dichiarazioni di Matteo Salvini prima di partecipare all'iniziativa della Confedilizia inerente allo sblocco degli sfratti del 21 aprile 2021, pubblicate sul canale Youtube di alanews; dichiarazioni di Matteo Renzi durante la presentazione del suo libro 'Un'altra strada - Idee per un'Italia di domani' a Firenze il 17 febbraio 2019, pubblicate sul canale Youtube de La Repubblica. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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Oggi parliamo dell'espressione "fare l'avvocato del diavolo". Questa espressione ha chiaramente un'origine religiosa ed è molto utilizzata.Contenuti⏱️ 00:59 Una discussione controversa⏱️ 03:13 Significato dell'espressione⏱️ 04:13 Esempio
Qual è il vostro desiderio più grande? Forse comprare una casa, diventare famosi, incontrare l'anima gemella, avere più amici… Ci sta… ovviamente! Ma se la risposta è “suonare come un madrelingua quando parlo italiano”, allora questo è il video che fa per voi! Infatti, vi presenterò delle espressioni molto comuni nel gergo quotidiano, soprattutto tra i più giovani! Si tratta perlopiù di intercalari e di esclamazioni che vengono utilizzate in contesti informali per dare voce alla propria sorpresa, indignazione, sconcerto, ecc. Espressioni comuni nel gergo quotidiano Ecco le espressioni colloquiali italiane più usate dai madrelingua: Ceh boh...Si utilizza per esprimere: incertezza, quando non siamo sicuri di qualcosa; incredulità, quando siamo senza parole e non riusciamo a credere a qualcosa; disprezzo, per qualcosa che non ci piace. Esempi: Vorrei trasferirmi all'estero, ma ho paura di non riuscire a trovare un lavoro… Ceh boh… Con il tipo di laurea che ho, chi mi assumerebbe fuori dall'Italia? Ho aiutato Stefania a superare l'esame e non mi ha neanche detto un “grazie”… Ceh boh… Non le farò più un favore! Almeno un po' di riconoscenza… Sei rimasto seduto al tuo posto sull'autobus nonostante quella vecchietta ti avesse chiesto di cederle il posto. Ceh boh… So che anche tu sei stanco, ma te lo ha persino chiesto… Ma che veramente? Esprime sorpresa, sia in senso positivo sia in senso negativo. Nel primo caso può esprimere meraviglia per qualcosa che non ci aspettiamo e a cui non riusciamo a credere; nel secondo caso, esprime sbigottimento e incredulità quando ci troviamo davanti ad una situazione che ci prende alla sprovvista ma che non ci piace o che non accettiamo. Esempi: Ma che veramente? Hai comprato i biglietti per il concerto? Ma che figata! Hai raccontato il mio segreto a Marco? Ma che veramente? Cioè non ci si può fidare proprio di te! No vabbè adoro! Esprime entusiasmo, sorpresa, contentezza, felicità per qualcosa. È accompagnato da toni entusiastici e allegri. Esempi: Vi sposate tra un anno? No vabbè adoro! E avete già scelto il posto in cui volete celebrare il matrimonio? Ad Amsterdam? No vabbè adoro! Ho sempre voluto visitare quella città! Che vuoi, una foto? Esprime fastidio quando qualcuno ci guarda con insistenza, ci fissa, facendoci sentire a disagio. Non è un modo educato e gentile di esprimersi, ovviamente, perché sottolinea tutto il fastidio e l'insofferenza che questa situazione provoca in noi. Esempi: Scusa, che vuoi, una foto? No perché mi fissi da un'ora e non mi sembra di conoscerti… Dai, poi vediamo… / Poi vediamo, dai… Espressione usata per mantenersi vaghi quando si vuole evitare di dare una risposta certa e precisa. La si usa come risposta a una domanda scomoda, alla quale preferiamo non rispondere per non offendere o rattristare l'interlocutore, e quindi preferiamo rimandare a un secondo momento la questione. Esempi: Ah state organizzando una vacanza? Ah grazie per avermi invitata! Eh… Poi vediamo dai… Devo valutare un po' di cose e vi faccio sapere! Se puoi lavorare per noi? Non so ora… È possibile, devo parlare con qualcuno… Dai, poi vediamo… No vabbè… Indica che si è delusi, sconvolti, ma anche un po' arrabbiati; non si sa cosa dire perché quello che si vede o si sente sembra assurdo, senza senso o poco realistico. Esempi: No vabbè… Vuoi andare al funerale con questo vestito rosso? Ma ti sembra normale? Ah quindi non avevi studiato nulla ma pretendevi di superare l'esame? No vabbè… Tu non sai cosa sia il sacrificio! Stammi bene! Si tratta di una formula di congedo molto molto usata dagli italiani al termine di una conversazione. Con questa espressione, facciamo capire all'altra persona che ci sta a cuore e che ci interessiamo alla sua salute. Esempi: Ciao Sara! Mi ha fatto molto piacere rivederti dopo così tanto tempo. Adesso però ci teniamo in contatto eh!
Fr. Loic - Marie Le Bot OP - "Il Diritto Canonico come Espressione Giuridica" by Angelicum Thomistic Institute
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