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Nata per ammorbidire le ossa negli esperimenti di uno scienziato del Seicento, la pentola a pressione ha finito per rivoluzionare cucine, industrie e persino la storia della tecnologia. Vuoi far crescere il tuo business? Apri un account FINOM entro il 19 luglio per attivare la promozione esclusiva. Scopri tutti i vantaggi e i dettagli dell'offerta al seguente link — https://www.financeads.net/tc.php?t=76605C2928136110T Ascolta il podcast STORIE di BRAND - https://spotify.openinapp.co/zp15q Entra nel Canale TELEGRAM - https://t.me/storiedibrand Storie su YOUTUBE - https://www.youtube.com/@StoriediBrand Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
In questo episodio, Judith Wade dialoga con Armando Pizzoni Ardemani, proprietario e custode del Giardino Monumentale di Valsanzibio, una vera e propria opera d'arte vivente. L'intervista offre un approfondimento sul compito della famiglia Pizzoni Ardemani, impegnata da tre generazioni nella tutela e nella valorizzazione di questo patrimonio di eccezionale valore storico e botanico, appartenente idealmente all'umanità intera.Il podcast ripercorre le tappe fondamentali della nascita e dell'evoluzione del complesso monumentale, basandosi sulle memorie storiche e documentali della proprietà:Le origini e il voto solenne: Il giardino venne realizzato nella seconda metà del Seicento per volontà del nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo e di suo figlio Antonio. L'opera nacque a seguito di un solenne voto pronunciato nel 1631 per invocare la salvezza della famiglia dalla drammatica epidemia di peste del 1630/31.L'itinerario allegorico e filosofico: L'impianto monumentale, ispirato dal primogenito Gregorio (cardinale e futuro santo), fu tradotto in architettura dal fontaniere pontificio Luigi Bernini. Il percorso rappresenta un cammino di purificazione e perfezione spirituale che guida l'uomo dall'Errore alla Verità, e dall'Ignoranza alla Rivelazione.Architettura e idraulica: L'itinerario salvifico si snoda attraverso tappe altamente simboliche: dal Portale di Diana alla Peschiera dei Fiumi e dei Venti, passando per il Labirinto di bossi, la Grotta dell'Eremita, l'Isola dei Conigli, il Monumento al Tempo e la Fontana delle Insidie fino a raggiungere il Piazzale delle Rivelazioni. Il complesso vanta oltre sessanta statue (in gran parte attribuite al Merengo) e un sofisticato sistema idraulico originariamente composto da 33 punti d'acqua.Ricerca scientifica e restauro conservativo: Nella puntata si analizza la storia recente della proprietà, passata nel 1929 ai Nobili Pizzoni dei Conti Ardemani, i quali hanno affrontato importanti interventi di restauro per riparare i gravi danni subiti dalla proprietà durante l'ultimo conflitto mondiale e ripristinare il sistema idrico compromesso da decenni di impoverimento sorgivo. Il Giardino Monumentale di Valsanzibio (Valsanzibio di Galzignano Terme, PD) è parte della rete d'eccellenza dei Grandi Giardini Italiani dal 2004.
A quattrocento anni dalla nascita di Giovanni Legrenzi, avvenuta nel 1626 a Clusone, la città natale del compositore gli rende omaggio con un festival monografico concepito in una prospettiva pluriennale. Attraverso concerti, incontri di studio e iniziative divulgative, la manifestazione intende valorizzare la figura di uno dei protagonisti della musica italiana del secondo Seicento e approfondire il contesto storico e culturale nel quale si sviluppò la sua produzione.Ammirato dai contemporanei e stimato da musicisti quali Johann Sebastian Bach, Georg Friedrich Händel e Johann Adolf Hasse, Legrenzi fu tra le personalità più influenti del tardo Seicento. Erede della tradizione veneziana e al tempo stesso innovatore del linguaggio musicale dell'epoca, concluse la propria carriera come maestro di cappella della Basilica di San Marco, incarico che ne consacrò il prestigio nella storia della musica sacra italiana.Alla riscoperta moderna della sua opera ha contribuito in modo decisivo l'attività di Giovanni Acciai, che con l'ensemble Nova Ars Cantandi ha promosso importanti progetti discografici dedicati al compositore. Tra questi si colloca la pubblicazione per Naxos dell'Op. 3, Harmonia d'affetti devoti, raccolta emblematica della maturità legrenziana, nella quale convergono sapienza contrappuntistica, intensità espressiva e raffinatezza del linguaggio sacro.Di questo nuovo progetto discografico e dell'eredità artistica di Legrenzi dialoga Giovanni Conti con il maestro Acciai.
Settimana all'insegna del gossip sulle droghe: la chiusura del processo e la condanna dell'autista hanno riaperto il caso mediatico della cocaina trasportata in un carico di lingerie firmato Kardashian. La notizia ha fatto il giro delle piattaforme, risvegliando quella pruderie che ben conosciamo e che accompagna spesso le notizie sulle sostanze quando riguardano i VIP.Siamo ancora lontani dal riuscire a parlare di droghe in modo laico, anche se ormai dovremmo aver capito che fanno parte della nostra cultura da molto prima di essere vietate. Lo dimostra il ritrovamento nella cripta della Ca' Granda: due teschi del Seicento con tracce di uso della foglia di coca. Una scoperta che ridata la presenza della coca in Europa di almeno due secoli, lasciando ancora aperti molti interrogativi sulla sua circolazione, i suoi usi e la sua provenienza oltreoceanica. Mica è questa la chiusura, però! Restiamo sulla rotta della coca, ma attraversiamo l'Atlantico: andiamo nella terra patria della foglia di coca, la Colombia, questa volta per parlare di cannabis. Il progetto di legge sulla regolazione dell'uso adulto ha superato un primo passaggio parlamentare e dovrà ora proseguire il suo iter prima di poter entrare in vigore. Un passaggio ancora non definitivo, ma politicamente enorme in un Paese che conosce benissimo il prezzo del proibizionismo. È tutto ma non è tutto e bisogna cliccare play!Note dell'episodio:- Kim e la cocaina oltremanica: https://www.bbc.com/news/articles/ckgp57gdvgyo- La coca nel 600 a Milano: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305440324001080- La legge colombiana: https://www.elcolombiano.com/colombia/avanza-intento-legalizar-cannabis-uso-adulto-colombia-aprueba-primer-debate-IE36458154- Cosa dice la legge: https://www.marijuanamoment.net/colombian-lawmakers-approve-bill-to-legalize-marijuana/- I candidati colombiani: https://www.registraduria.gov.co/14-candidatos-se-inscribieron-para-las-elecciones-presidenciales-de-2026.htmlEntra in contatto con noi usando la mail stupefatticast@gmail.com o seguendo su Instagram il @stupefatti_podcast! Puoi anche iscriverti a STUPEGRAM, il nostro canale telegram, a questo link https://t.me/stupegram!
Quando si pensa all'Italia, il caffè è tra le prime cose che vengono in mente. Ma come è arrivato in Italia? Perché gli italiani lo bevono così? E perché, se ordini «un caffè» in un bar italiano, ti arriva sempre e solo un espresso? In questo articolo scoprirai tutta la storia del caffè in Italia — dalle origini africane fino alla moka — e imparerai il vocabolario e le curiosità che ti faranno fare un'ottima figura con gli italiani. Non è italiano! Tutta la verità sul CAFFÈ 1. Le Origini del Caffè: un Viaggio Lunghissimo Oggi il caffè sembra italianissimo — quasi come se fosse nato tra le colline della Toscana o nei vicoli di Napoli. Ma la verità è un'altra: il caffè non è italiano, almeno non all'inizio. Le origini del caffè si trovano probabilmente in Etiopia, in Africa. Esiste una leggenda che racconta di un pastore di nome Kaldi, che un giorno notò qualcosa di strano: le sue capre, dopo aver mangiato alcune bacche rosse di una pianta particolare, non riuscivano più a dormire la notte — erano iperattive, quasi euforiche. Kaldi assaggiò quelle bacche, le portò a dei monaci, e da lì cominciò tutto. Dalla penisola arabica — soprattutto dallo Yemen — il caffè si diffuse rapidamente. Nel mondo arabo nacquero i primi luoghi pubblici dove si beveva caffè, si discuteva di politica, si facevano affari, si raccontavano storie: i precursori dei nostri bar. Il caffè era già un fatto sociale ancora prima di arrivare in Europa. 2. Il Caffè Arriva in Italia Il caffè arrivò in Italia intorno al XVI e XVII secolo, grazie ai commerci tra Venezia e l'Impero Ottomano. Venezia, in quel periodo, era uno dei centri commerciali più importanti d'Europa — la porta tra Oriente e Occidente. Ed è proprio da quella porta che entrò il caffè. Ma all'inizio non tutti erano contenti di questa novità. Alcune persone lo consideravano una bevanda sospetta, straniera, persino pericolosa. C'erano voci che lo definivano «la bevanda del diavolo». Secondo una storia molto popolare, fu Papa Clemente VIII a risolvere la questione: assaggiò il caffè, gli piacque molto, e lo "benedisse" ufficialmente. Da quel momento, nessuno poteva più dire che fosse una bevanda del diavolo — se lo beve il Papa, va bene per tutti. Nel Seicento aprirono le prime botteghe del caffè, che erano molto più di semplici bar: erano luoghi di incontro, di cultura, di discussione. Artisti, scrittori, filosofi, commercianti — tutti si ritrovavano lì per parlare, leggere, discutere. Bere caffè era già, da subito, un atto collettivo e sociale. 3. L'Italia Reinventa il Caffè: Nasce l'Espresso Fin qui, il caffè era semplicemente importato. Ma gli italiani non si accontentano: devono sempre migliorare le cose. Alla fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento, l'Italia fece qualcosa di rivoluzionario: inventò un modo completamente nuovo di preparare il caffè. Grazie all'uso della pressione del vapore, si riuscì a estrarre il caffè in pochi secondi, in modo rapido, concentrato, intenso. Nacque così l'espresso. L'espresso non è solo un tipo di caffè — è quasi una metafora dello stile di vita italiano: breve, intenso, e senza fronzoli. Si beve in piedi al banco, in trenta secondi, si chiacchiera un momento con il barista, e si torna alla vita. Se qualcuno offre un espresso, non bisogna aspettarsi di sedersi e sorseggiarlo per venti minuti come un tè inglese: l'espresso si beve subito, finché è ancora caldo. 4. La Moka: il Caffè Entra nelle Case Italiane Se l'espresso è il re del bar, la moka è la regina di casa. Nel 1933, un uomo di nome Alfonso Bialetti inventò un oggetto destinato a diventare iconico: la moka, quella piccola caffettiera ottagonale in alluminio che probabilmente si è vista mille volte. L'idea era geniale nella sua semplicità: l'acqua nella parte inferiore, il caffè macinato nel filtro nel mezzo, e la pressione del vapore che spinge l'acqua attraverso il caffè, facendolo salire nella parte superiore. Il risultato? Un caffè forte, profumato, fatto comodamente a casa. Con la moka, il rito del caffè entrò nelle cucine italiane. E con esso, entrarono anche tutti i momenti che ci girano intorno: aspettare che il caffè salga, sentire quel gorgoglio caratteristico, gridare in cucina «Il caffè è pronto!» Se l'espresso al bar è la pausa veloce, la moka è il momento lento — il caffè della domenica mattina, quello dopo pranzo in famiglia, quello che fa la nonna. C'è qualcosa di profondamente affettivo nella moka: non è solo uno strumento, è un oggetto carico di ricordi. Il suo nome, tra l'altro, deriva da Mokha, una città dello Yemen famosa per il commercio del caffè — un altro segno del lungo viaggio che il caffè ha fatto prima di arrivare nelle nostre case. 5. Quanti Tipi di Caffè Esistono in Italia? In Italia il caffè non è uno solo. Esistono tantissime varianti, e conoscerle permette di ordinare al bar come un vero italiano. Espresso — il caffè classico: corto, intenso, concentrato. Quando si ordina semplicemente «un caffè» in un bar italiano, arriva sempre questo. Caffè lungo — più acqua rispetto all'espresso, sapore meno concentrato. Adatto a chi preferisce un caffè meno intenso. Caffè ristretto — meno acqua dell'espresso normale, ancora più concentrato e intenso. Non è per tutti — ma chi lo ama non lo cambierebbe con niente. Caffè macchiato — un espresso con una piccola quantità di latte, solo una «macchia». Non è un cappuccino: è un espresso leggermente ammorbidito. Cappuccino — espresso con latte montato a schiuma. È il caffè tipico della colazione italiana. Attenzione: in Italia il cappuccino si beve al mattino, mai dopo pranzo. Ordinarlo nel pomeriggio o dopo cena è considerato una cosa da turisti. Marocchino — espresso con cacao in polvere e schiuma di latte. Una piccola coccola per chi ama la combinazione di caffè e cioccolato. Caffè corretto — espresso con l'aggiunta di un liquore: grappa, sambuca o brandy, a seconda dei gusti. Si dice che il liquore «corregga» il caffè — viene bevuto spesso la mattina da chi ama iniziare la giornata con un tocco in più. Caffè americano — espresso allungato con acqua calda. Più simile al caffè filtrato americano: più lungo e meno intenso rispetto all'espresso classico. Consiglio pratico: per fare colazione come un italiano, ordina un cappuccino e un cornetto. Siediti al banco, bevi veloce, e vai avanti con la giornata. Domande Frequenti Perché in Italia "Un Caffè" Significa Sempre Espresso? Perché l'espresso è diventato il caffè per antonomasia in Italia fin dalla sua invenzione a fine Ottocento. Quando si dice «un caffè» senza specificare altro, il barista capisce automaticamente che si vuole un espresso. Qualsiasi altra variante — lungo, macchiato, americano — va specificata esplicitamente. È Vero che il Cappuccino Non Si Beve dopo Pranzo in Italia? Sì, è una delle regole non scritte più radicate della cultura italiana. Gli italiani ritengono che il latte appesantisca la digestione, quindi il cappuccino — e in generale qualsiasi caffè con latte abbondante — si beve al mattino, a colazione. Dopo pranzo o cena si beve sempre e solo l'espresso. Ordinare un cappuccino nel pomeriggio non è un errore grammaticale, ma è un segnale infallibile che si è stranieri. Qual È la Differenza tra Caffè Macchiato e Cappuccino? La differenza principale sta nella quantità di latte. Il caffè macchiato è un espresso con una piccola «macchia» di latte — pochissimo, giusto per ammorbidire leggermente il sapore. Il cappuccino invece ha una quantità molto maggiore di latte montato a schiuma, che bilancia l'espresso in modo più deciso. In termini di volume, il cappuccino è circa tre volte più grande di un macchiato. Come Mai il Caffè Fu Chiamato "Bevanda del Diavolo"? Quando il caffè arrivò in Europa nel XVI e XVII secolo, era una bevanda completamente sconosciuta e di provenienza orientale. In un'epoca in cui tutto ciò che veniva dall'Oriente o che aveva effetti stimolanti era guardato con sospetto, alcuni ecclesiastici lo considerarono pericoloso e lo associarono al diavolo. Fu Papa Clemente VIII, secondo la tradizione, a eliminare questa diffidenza assaggiandolo personalmente e approvandolo — rendendo di fatto impossibile continuare a condannarlo. La Moka Si Usa Ancora nelle Case Italiane? Sì, moltissimo. Nonostante la diffusione delle macchine per il caffè in capsule, la moka rimane presente nella stragrande maggioranza delle cucine italiane. Ha un valore che va oltre il pratico: è un oggetto carico di significato affettivo e culturale, legato ai ricordi di famiglia, alle domeniche mattina, al caffè della nonna. Nel 2021 la moka Bialetti è stata addirittura inserita nella collezione permanente del MoMA di New York come esempio di design italiano iconico. La storia del caffè è lunga e ricca, così come la sua varietà. Scoprila nell'articolo dedicato a tutti i tipi di caffè. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Quiz sul Caffè nella Cultura Italiana", "description": "Quiz interattivo sul caffè italiano con 10 domande su storia, tradizioni, tipi di caffè e vocabolario per studenti di italiano.", "educationalLevel": "Intermedio B1-B2", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "Qual era la funzione principale delle prime botteghe del caffè in Italia nel Seicento?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Luogo di incontro culturale e politico" } }, { "@type": "Question", "name": "Secondo la tradizione, fu Papa Clemente VIII a far sì che il caffè fosse accettato in Italia dopo averlo assaggiato.", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Vero" } }, { "@type": "Question", "name": "Quale caratteristica rende l'espresso diverso dagli altri modi di preparare il caffè?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer",...
Adesso parlo io. Vi hanno sempre venduto Gian Lorenzo Bernini come il santo patrono del Barocco: il genio che piegava il marmo come burro, il preferito dei Papi e delle vostre professoresse di storia dell'arte, l'artista che fece “parlare” la pietra. Oggi, a Storicissimo, vogliamo mostrarvi il vero volto del cocco di curia del Seicento. Altro che “genio e sregolatezza”: qui siamo di fronte a un caso di immunità papale concessa a un maschio tossico violento. Vergogna.See omnystudio.com/listener for privacy information.
«Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell'opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l'aristocrazia, ma ne colse l'anima più inquieta.La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l'allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un'epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell'ombra un'esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento. Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l'evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l'Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio. Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell'arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.Al centro dell'inserto della settimana c'è un'altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell'avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l'avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.Prima emissione: 19 aprile 2026
«Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell'opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l'aristocrazia, ma ne colse l'anima più inquieta.La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l'allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un'epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell'ombra un'esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento. Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l'evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l'Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio. Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell'arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.Al centro dell'inserto della settimana c'è un'altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell'avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l'avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.Prima emissione: 19 aprile 2026
Dalle lampade a olio del Seicento al rivoluzionario limelight ottocentesco, fino al significato simbolico che ancora oggi utilizziamo. Come la tecnologia dell'illuminazione teatrale ha trasformato non solo il modo di fare spettacolo, ma anche il nostro linguaggio e la psicologia della percezione. Un viaggio tra storia del teatro, innovazione tecnologica e significati culturali che svela perché "salire alla ribalta" significa ancora oggi diventare visibili al mondo. #LuciDellaRibalta #StoriadelTeatro #Limelight #IlluminazioneTeatrale #CulturaTeatrale #TecnologiaStorica #EspressioniItaliane #ModiDiDire #CharlieChaplin #StoriaOttocento #PsicologiadellaLuce #Spettacolo #ArtiPerformative #Palcoscenico #StoriaCulturale #DivulgazioneCulturale #CoseMoltoUmane #PodcastItaliano #TeatroStorico #InnovazioneStorica Vai su Klarna e ottieni flessibilità e cashback, tutto in un'unica app per pagamenti, premi, shopping intelligente e controllo delle tue finanze Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Michela Graziani, Salomé Vuelta Garcìa"Rivisitazioni dell'ebreo e della tradizione biblica"Nella letteratura e nel teatro italo-iberici (secc. XVI-XVIII)Olschki Editorewww.olschki.itLa rappresentazione dell'ebreo come figura dell'alterità è stata presente nella penisola iberica fin dall'epoca medievale, e sempre da tempi remoti tale figura emergeva nell'immaginario letterario iberico in opere polemizzanti, satiriche o moraleggianti. Ma oltre ai testi teatrali e narrativi stereotipati, scritti da autori di origine non ebraica, esisteva una altrettanto vasta e spesso meno conosciuta letteratura giudaica – prodotta da ebrei italiani, spagnoli o portoghesi, da ebrei convertiti (marrani), o in forma anonima – che permette di studiare da una prospettiva diversa la figura dell'ebreo e la sua cultura. Il presente volume esamina le varie raffigurazioni dell'ebreo per la sua natura multisfaccettata e non univoca, e le rivisitazioni della tradizione biblica in ambito letterario e teatrale italiano, portoghese e spagnolo di epoca moderna.Michela Graziani insegna Letteratura Portoghese e Brasiliana all'Università di Firenze. Tra gli studi di epoca moderna, si segnalano i saggi su autori portoghesi del Cinquecento e Seicento. -Salomé Vuelta García insegna Letteratura spagnola all'Università di Firenze. Le sue ricerche vertono sulla ricezione della letteratura spagnola nell'Italia del Seicento e primo Settecento.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
«Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell'opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l'aristocrazia, ma ne colse l'anima più inquieta.La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l'allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un'epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell'ombra un'esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento. Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l'evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l'Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio. Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell'arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.Al centro dell'inserto della settimana c'è un'altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell'avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l'avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.
Gabriella Belli"Le Alchimiste"Anselm KieferPalazzo Reale, Milano«L'alchimia non consiste nel fare oro: il vero alchimista non è interessato alle cose materiali, ma alla trasmutazione, alla trasformazione dello spirito». Anselm KieferIn occasione dell'esposizione Kiefer. Le Alchimiste, che presenta la nuova installazione dell'artista appositamente concepita per la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, visitabile fino al 27 settembre 2026, Marsilio Arte pubblica l'omonimo catalogo a cura di Gabriella Belli, anche curatrice dell'esposizione. Il catalogo documenta come l'artista rielabori figure storiche e leggendarie, le “Alchimiste”, trasformandole in simboli di conoscenza e resilienza; l'apparato iconografico restituisce con precisione la densità materica delle opere, caratterizzate dall'uso di piombo, cenere, oro e sedimenti organici, tipici della cifra stilistica di Kiefer.La curatrice Gabriella Belli con il contributo Borderò Kiefer. 2024-2026 ripercorre la mostra di Palazzo Reale, evidenziando come queste figure abbiano influenzato la scienza moderna attraverso la cura e la rigenerazione. Il saggio intreccia la storia di Palazzo Reale a Milano con la pittura dell'artista, in una celebrazione del talento femminile e del superamento dei pregiudizi storici attraverso un viaggio simbolico tra oscurità e ragione. Nel suo testo, Belli ripercorre anche il rapporto con l'artista dal punto di vista della curatela, offrendo una rara testimonianza dei processi attraverso cui prendono forma progetti di questa natura.Lawrence M. Principe, con L'Alchimia: una storia di ispirazione e trasformazione, descrive questa disciplina fondamentale per la storia della scienza e della cultura. Il testo esplora la sua evoluzione attraverso il mondo islamico e l'Europa medievale, sottolineando il ruolo cruciale delle donne e la persistente capacità di questa “arte della trasformazione” di ispirare grandi artisti, da quelli fiamminghi del Seicento fino ad Anselm Kiefer.In Sorelle dell'Alchimia. Il fuoco delle donne di Anselm Kiefer, Natacha Fabbri esplora le Alchimiste di Anselm Kiefer come figure capaci di unire distruzione e rinascita, trasformando la Sala delle Cariatidi in un labirinto dove memoria e materia si fondono. La studiosa evidenzia come l'opera di Kiefer recuperi e valorizzi il contributo fondamentale e innovativo, nonché spesso oscurato, dato dalle alchimiste alla conoscenza.Il saggio Una cristianità insostenibile? di Gabriele Guercio analizza la poetica di Anselm Kiefer attraverso il legame tra arte e teologia, interpretando le sue opere come unt tentativo di “incarnazione” della materia e dello spirito.Segue una sezione dedicata alle tavole a colori, ricche di dettagli, che illustrano questo straordinario ciclo dedicato alle Alchimiste, offrendo una panoramica visiva completa. Il catalogo è completato dal regesto delle opere, che fornisce i dettagli tecnici di ogni lavoro esposto, e dalle biografie delle alchimiste curate da Natacha Fabbri, che restituisce preziose informazioni sulle figure storiche e leggendarie che hanno ispirato la cosmogonia dell'artista.Anselm Kiefer - Le Alchimiste / Palazzo RealeUna mostra promossa da Comune di Milano - Cultura prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte Con il supporto di Gagosian e Galleria Lia RummaCon il sostegno di Main Sponsor Unipol e Banca IfisA cura di Gabriella BelliDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Carolina Vincenti"Fantasmi romeni"La Lepre Edizioniwww.lalepreedizioni.comGli esuli romeni che abitano questo libro sono le figure di un caleidoscopio. Cioran, allo stesso tempo genio e flâneur fallito, Sergio Calibidache, musicista idolatrato ma ostile alle registrazioni, Constantin Brancusi, punta di diamante dell'avanguardia che non amava parlare di sé, Paul Celan, poeta dell'agonia sublime, Panait Istrati, scrittore di novelle incantate, il “Gor'kij dei Balcani”. Con loro Mircea Eliade, il più illustre storico delle religioni del Novecento – ma anche incantevole romanziere e poeta – e Ioan Petru Culiano, sapientissimo gnostico ucciso all'apice della gloria accademica da un misterioso assassino. O ancora, Marta Bibescu, musa proustiana dei salotti della Belle Époque, Dimitri Cantemir, il principe visionario che aveva osservato alla fine del Seicento l'Europa decollare e la mezzaluna del Bosforo declinare ed Elena Ghica, formidabile principessa itinerante, archeologa, botanica, scrittrice e pioniera del pensiero liberale delle élite cosmopolite. Come una matrioska, ogni storia ne racchiude un'altra e contiene i semi della nostalgia di chi lascia il proprio mondo per addentrarsi in una nuova vita.Carolina Vincenti,nata a Bucarest e cresciuta a Beirut, si è laureata in Storia dell'arte a Roma, città in cui vive e che racconta da decenni nelle diverse lingue che conosce. Autrice di numerosi volumi dedicati ai palazzi romani, ha curato mostre per il Musée du Luxembourg in Francia e ha collaborato con il M.I.U.R. occupandosi di ricerca applicata ai beni culturali.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
L'arte è il fine o lo strumento? Forma e contenuto si possono separare? Nella puntata di oggi, Carlotta e Melissa ci guidano sulle orme di uno dei più grandi teorici italiani dell'arte del secolo scorso, Benedetto Croce, facendolo dialogare con Gian Lorenzo Bernini, poliedrico artista del Seicento. Interviene Maurizia Cicconi, curatrice della mostra “Bernini e i Barberini”, visitabile nelle sale di Palazzo Barberini fino al 14 giugno.
Puntata mailbag per celebrare il traguardo, con un sacco di domande su futuro, presente e passato (e anche qualche trapassato)Ball don't Lie è un podcast dell'universo V2B Media.
Terminati gli eccessi del Carnevale è cominciata la Quaresima che – credenti o no, coinvolge tutti, perché anche nel vivere quotidiano c'è qualcosa che tocca la sensibilità dei singoli. Chi vive un tempo di ripresa di preghiera, chi si impegna in rinunce e digiuni, chi cerca luoghi densi di spiritualità nella consapevolezza - ma anche no - che la Quaresima è tempo di Misericordia. La Quaresima affonda le sue radici primi secoli della Cristianità come tempo di penitenza, digiuno e preghiera per i catecumeni e la comunità dei credenti. Radicato nel simbolismo biblico dei 40 giorni di Gesù nel deserto e i 40 anni nel deserto dell'Esodo, si strutturò nel IV secolo grazie al Concilio tenutosi a Nicea nel 325. La musica ha dato un contributo notevole, attraverso i secoli, nel sottolineare il concetto di “misericordia” esplicitato dalle sacre scritture. Una delle composizioni più famose è certamente il Miserere che Gregorio Allegri compose nella prima metà del Seicento. Una pagina musicale straordinaria della quale “Quilisma” ci guiderà alla scoperta e alla comprensione, svelandoci una versione mai scritta ma più volte cantata.
Terminati gli eccessi del Carnevale è cominciata la Quaresima che – credenti o no, coinvolge tutti, perché anche nel vivere quotidiano c'è qualcosa che tocca la sensibilità dei singoli. Chi vive un tempo di ripresa di preghiera, chi si impegna in rinunce e digiuni, chi cerca luoghi densi di spiritualità nella consapevolezza - ma anche no - che la Quaresima è tempo di Misericordia. La Quaresima affonda le sue radici primi secoli della Cristianità come tempo di penitenza, digiuno e preghiera per i catecumeni e la comunità dei credenti. Radicato nel simbolismo biblico dei 40 giorni di Gesù nel deserto e i 40 anni nel deserto dell'Esodo, si strutturò nel IV secolo grazie al Concilio tenutosi a Nicea nel 325. La musica ha dato un contributo notevole, attraverso i secoli, nel sottolineare il concetto di “misericordia” esplicitato dalle sacre scritture. Una delle composizioni più famose è certamente il Miserere che Gregorio Allegri compose nella prima metà del Seicento. Una pagina musicale straordinaria della quale “Quilisma” ci guiderà alla scoperta e alla comprensione, svelandoci una versione mai scritta ma più volte cantata.
Puntata mailbag per celebrare il traguardo, con un sacco di domande su futuro, presente e passato (e anche qualche trapassato)Ball don't Lie è un podcast dell'universo V2B Media.
L'Amministrazione di Romano D'Ezzelino, da sempre attenta a dimostrare la vicinanza delle istituzioni anche ai più piccoli, ha invitato infatti ben 35 classi dei quattro plessi comunali, per un totale di oltre 600 studenti a visitare gli spazi e gli uffici del municipio.
Alessandro Angelini"Roma Seicento"La sculturaOfficina Librariawww.officinalibraria.netQuando si pensa alla scultura del Seicento a Roma vengono subito in mente le celebri opere di Gian Lorenzo Bernini: dall'Estasi di Santa Teresa in Santa Maria della Vittoria alle celebri opere della Galleria Borghese, Apollo e Dafne, il David, il Ratto di Proserpina... Il concetto stesso di Barocco romano s'identifica con il suo nome, ma altri grandi scultori contribuirono a rendere estremamente sfaccettato e complesso il panorama straordinario della statuaria a Roma di quegli anni. Il percorso prende le mosse dalla produzione scultorea dei primi decenni del secolo, rappresentata da diverse personalità e da un accentuato cosmopolitismo, che tende poco dopo a polarizzarsi attorno alle figure di Bernini, Alessandro Algardi e François Duquesnoy. A un nuovo modo di confrontarsi con l'antico si accompagna una vigorosa tendenza al colorismo di matrice veneziana e una ricerca di effetti e toni di sorprendente originalità, analizzate attentamente in una lunga introduzione al volume che ambisce a essere una vera e propria guida della città. Questo libro espone, in modo lineare e secondo una serrata successione cronologica, quei fatti storico-artistici grazie a numerose tavole a colori, aggiornati apparati e una mappa di Roma in cui ritrovare le opere dettagliatamente analizzate in agili schede di approfondimento.Alessandro Angelini (Siena, 1958), laureatosi con Giovanni Previtali, è professore ordinario in Storia dell'arte moderna all'Università degli Studi di Siena. I suoi interessi si sono concentrati per lo più sulla pittura del Rinascimento a Siena e in Toscana e sulla scultura del Seicento a Roma. Tra le sue pubblicazioni Gian Lorenzo Bernini e i Chigi tra Roma e Siena (1998); Bernini (1999); Pio II e le arti. La riscoperta dell'antico da Federighi a Michelangelo (2005); Piero della Francesca (2014). Nel 2022 ha co-curato la mostra urbinate su Federico da Montefeltro e Francesco di Giorgio: Urbino crocevia delle arti. Fa parte della redazione della rivista «Prospettiva». Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Sentimental value è un film del regista norvegese Joachim Trier che parla di legami familiari, del confine sottile tra arte e vita e del cinema nell'era delle piattaforme. Alle Gallerie d'Italia di Napoli una mostra intitolata Donne nella Napoli spagnola racconta il contributo di intellettuali, pittrici e musiciste nella capitale borbonica. Lo scrittore algerino Amara Lakhous torna in libreria con La fertilità del male, un romanzo che ricostruisce sessant'anni di storia postcoloniale del suo paese. La popstar britannica Robbie Williams torna con Britpop, un album furbo e a tratti molto divertente che lo ricollega alla scena rock britannica degli anni novanta. CONTiziana Triana, editor Clara Pérez Almodóvar, storica dell'arte e divulgatrice Amara Lakhous, scrittoreGiulia Blasi, attivista e scrittriceSentimental value: https://www.youtube.com/watch?v=Xo1pP5yJqH4Donne nella Napoli spagnola: https://open.spotify.com/intl-it/track/4tb71Bb5HSLyFv5khkRfOs?si=4d144ae92b304a3bLa feritilità del male: https://www.youtube.com/watch?v=Zgkj8eAVjwQRobbie Williams, Britpop: https://www.youtube.com/watch?v=YfAFBOECxw4Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
In questa puntata di Storie di Maisons ripercorriamo la storia della Maison Henriot, partendo da una decisione presa all'inizio dell'Ottocento da una giovane vedova: ApollineGodinot-Henriot.Il racconto affonda le radici nel Seicento, tra migrazioni forzate, guerre e commerci, fino ad arrivare all'eredità intellettuale del canonico Jean Gaudinot, figura chiave per lo studio della viticoltura in Champagne. Da questa base nasce, nel 1808, la fondazione della Maison e una visione fondata su conoscenza del terroir, eleganza e continuità.La puntata segue l'evoluzione della famiglia Henriot attraverso matrimoni strategici, espansioni viticole e momenti di crisi, soffermandosi sul passaggio decisivo del 1880 cheunisce Montagne de Reims e Côte des Blancs, dando forma allo stile Henriot basato sull'equilibrio tra Pinot Noir e Chardonnay.Un episodio che attraversa oltre due secoli di storia, fino ai giorni nostri, raccontando una Maison che ha saputo preservare la propria identità attraverso generazioni, mantenendo vivo il legame tra territorio, memoria e visione.
Il Barocco è l'età della meraviglia, dello stupore per ciò che si rivela nuovo e inatteso. Ma è anche l'età dell'inquietudine. Gli strumenti che ampliano lo sguardo e promettono una conoscenza più profonda rivelano, al tempo stesso, la fragilità delle certezze ereditate. La precisione dell'orologio e la potenza del cannocchiale non conducono a una pacificazione dello sguardo, bensì a una nuova consapevolezza del limite.Arte e letteratura registrano con intensità questa ambivalenza. Nei testi poetici, nelle allegorie pittoriche, nelle nature morte e nelle vanitas, gli strumenti del sapere convivono con i segni della caducità. L'orologio diventa emblema del tempo che consuma ogni cosa; il cannocchiale, simbolo di uno sguardo che osa spingersi oltre, ma che non può sottrarsi al rischio dell'illusione. Vanitas e memento mori non negano il progresso tecnico: ne svelano il rovescio, ricordando che la crescita del sapere non dissolve l'ombra del finire.Il rapporto fra scienza e tecnica si configura così come un movimento circolare: gli strumenti rendono possibile nuove scoperte, e le scoperte generano strumenti sempre più raffinati, in un processo che ridefinisce continuamente il modo di pensare il tempo, lo spazio e la posizione dell'uomo nell'universo. Il mondo si fa più leggibile, ma anche più complesso; più misurabile, ma meno rassicurante.Oggi, come allora, nuove macchine ridisegnano il nostro orizzonte simbolico. Robotica e intelligenza artificiale non sono soltanto dispositivi funzionali, ma strumenti che interrogano l'idea stessa di intelligenza, di tempo, di identità. Come nel Seicento, lo stupore per la potenza tecnica si accompagna a una sottile inquietudine. Ogni ingranaggio che si perfeziona, ogni sguardo che si spinge più lontano, ci costringe a chiederci chi siamo e che cosa stiamo diventando. E forse, come allora, non è tanto la risposta a definirci, quanto il modo in cui impariamo a porre di nuovo la domanda.
Con Isabel Juarez | En Antiguallas vuelve Leonor de Lera, violinista dedicada a la música antigua, para ilustrarnos cómo se hacían las disminuciones, una manera de ornamentar creativa y distintiva del estilo del Seicento instrumental. Con música de Monteverdi y Bardi. No te pierdas la mejor música antigua, en Antiguallas de Clásica FM.
Francesca Cappelletti"Da Raffaello a Bernini"Storia di una collezioneCuneo, Complesso Monumentale di San FrancescoÈ aperta al pubblico fino al 29 marzo 2026 la mostra "La Galleria Borghese. Da Raffaello a Bernini. Storia di una collezione", promossa da Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo negli spazi del Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo. Il progetto espositivo, a cura di Francesca Cappelletti ed Ettore Giovanati, si avvale del Patrocinio del Ministero della Cultura, ed è stato realizzato con il supporto organizzativo di MondoMostre.La mostra raccoglie alcuni dipinti identificativi delle diverse “scuole pittoriche” che contraddistinguono l'arte italiana in epoca rinascimentale e barocca, frutto del collezionismo onnivoro ed eclettico del cardinale e soprattutto del suo giudizio critico nella scelta di opere d'arte, all'insegna della qualità e della bellezzaA partire dalla figura di Scipione Caffarelli Borghese (1577–1633), tra le personalità più significative del panorama culturale della Roma del Seicento, la mostra racconta la nascita di una nuova idea di collezionismo: sistematico, visionario, capace di anticipare il gusto e le tendenze artistiche del tempo.Attraverso una selezione di capolavori provenienti dalla Galleria Borghese – raramente esposti al pubblico – il percorso restituisce la straordinaria parabola di un collezionista che fece della sua raccolta un teatro del bello e della conoscenza.Tra i maestri presenti: Tiziano, Jacopo Bassano, Raffaello, Battista Dossi, Gian Lorenzo Bernini, Guido Reni.La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Allemandi, con contributi scientifici a cura di Ettore Giovanati, con la partecipazione di Lucia Calzona e Antonio Iommelli. Un collezionista e mecenate leggendario si racconta attraverso i suoi capolavori, scelti con fiuto infallibile tra le opere dei più grandi artisti del Rinascimento e del Barocco: l'appuntamento è al Complesso Monumentale di San Francesco di Cuneo, che ospita una preziosa selezione di opere un tempo di proprietà del Cardinale Scipione Borghese. Il progetto nasce dalla collaborazione della Galleria Borghese con Gallerie d'Italia e Fondazione CRC, un'alleanza pubblico-privato nel segno della bellezza che mira a fare dell'arte un patrimonio vivo accessibile a tutti, coinvolgendo le comunità locali in un'esperienza di fruizione partecipata attraverso laboratori ed eventi per ogni fascia di pubblico. L'invito è a tornare più volte (l'ingresso è gratuito) per godere senza fretta dei gioielli del Cardinale, perché diventino occasioni di condivisione e nuova creatività. Francesca Cappelletti è direttrice della Galleria Borghese di Roma. Ha insegnato Storia dell'Arte Moderna e Storia dell'Arte dei Paesi Europei in diverse università italiane. Autrice di saggi e articoli sulla storia del collezionismo, con il suo lavoro ha contribuito al ritrovamento del dipinto di Caravaggio La cattura di Cristo, attualmente alla National Gallery di Dublino. Ha curato mostre e cataloghi in Italia e all'estero.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Andrea Ceccherelli"Natura morta con briglia"Il secolo d'oro olandeseAdelphiwww.adelphi.itTraduzione di Andrea CeccherelliCome ha osservato una volta Brodskij, i versi di Zbigniew Herbert, con la loro geometrica nitidezza e glaciale lucidità, hanno il potere di lasciare un'impronta fisica nella «materia cerebrale» di chi legge. Altrettanto si può dire di queste prose, che fanno rivivere sotto i nostri occhi il «secolo d'oro» olandese, con la qualità iperreale e allucinatoria di certe decalcomanie. Lente d'osservazione privilegiata è la pittura, una pittura che sprigiona nell'immediatezza di un dettaglio – un ciuffo di salici, una goccia d'acqua, un mulino solitario, la forma di una nuvola, i canali e le rosse città – «l'immensità del mondo e il cuore delle cose». Ma Herbert non ci immerge solo nei mirabili paesaggi di Jan van Goyen, nel «chiarore plumbeo» che precede i suoi temporali, o nella «pigra luminescenza dorata» dei suoi pomeriggi estivi, ci conduce anche nelle botteghe degli artisti, nei salotti di «rappresentanti molto conservatori delle virtù calviniste», al centro della vita di questa «nazione frugale, sobria, industriosa». Sfogliando talora recondite pagine di storia – da quelle drammatiche della ‘tulipanomania' a quelle velate di mistero che dischiude l'unico quadro sopravvissuto di Torrentius, oscuro pittore perseguitato per eresia –, Herbert mescola narrazione, diario di viaggio e riflessione, senza mai spogliarsi del suo sguardo poetico, giungendo così a rivelarci il volto più segreto del Seicento olandese.Zbigniew Herbert (Leopoli 1924 - Varsavia 1998) poeta polacco. Alla sua prima raccolta di versi, La corda di luce (1956, nt), seguirono Hermes, il cane e la stella (1957, nt), L'altra stanza (1958, nt), Ricostruzione del poeta (1962, nt) e Lalek (1962, nt). Temi della sua poesia, di grande semplicità lirica, sono la nostalgia dell'infanzia e la condizione dell'uomo contemporaneo in un mondo violento e alienante. Scrisse anche drammi e saggi critici (Il barbaro nel giardino, 1962, nt; Disonore Domestico, 1986, nt). Nel 1973 uscì il volume Scelta di poesie. Drammi (nt); nel 1983, in Francia, Rapporto dalla città assediata, che riprende le 18 Poesie già pubblicate clandestinamente in Polonia.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Luca Ceriotti"Cose che fanno miracoli"Il potere degli oggetti nell'immaginario benedettino della prima età modernaOlschki Editorewww.olschki.itPur costretti dalla loro stessa immagine pubblica a una postura di asciutta razionalità, per tutto il corso dell'età moderna i monaci benedettini cassinesi si mostrarono profondamente fiduciosi non solo nella possibilità dei miracoli, ma anche nella capacità, posseduta da speciali oggetti, di favorirne il verificarsi. Ma quanto era radicata la credenza che taluni oggetti giocassero un ruolo primario nel provocare eventi prodigiosi? La presente ricerca prende in considerazione questo peculiare aspetto dell'esperienza religiosa maturata nella più grande formazione monastica dell'età moderna: la Congregazione benedettina cassinese.«La virtù di questo olio è buona per chi patisce di bachi, usandolo a i bambini con ungergli i polsi, le narici, la fontanella della gola et il ventre, applicandovi un panno lino caldo».Luca Ceriotti, storico modernista, nel corso del tempo si è occupato prevalentemente di storia religiosa e culturale, concentrandosi dapprima sulle pratiche di lettura e sulla formazione delle raccolte librarie in antico regime, spostando poi l'attenzione sulle espressioni di minoranza del sentimento religioso e sulle connesse politiche di contenimento tra Cinque e Seicento, con particolare riferimento all'area emiliana. Negli ultimi anni si è rivolto soprattutto all'indagine di questi e altri temi in relazione al contesto di lungo periodo della Congregazione benedettina cassinese, alla mentalità collettiva dei suoi ambienti e ai percorsi intellettuali di alcuni suoi membri dediti all'erudizione, alla letteratura e alle arti. - Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Sofia VillanoIl "divino" Guido Reni In occasione del 450° anniversario della nascita,l'esposizione presenta un nucleo di opere che documenta l'apprezzamento della corte sabauda, fin dalla nascita delle collezioni ducali e nel corso dei secoli, tra il Seicento e l'Ottocento, per l'arte di Guido Reni. Per la prima volta, dopo un complesso intervento di restauro, viene presentata la pala raffigurante l'Assunzione della Vergine, riscoperta nella chiesa parrocchiale di Abbadia Alpina, frazione di Pinerolo (TO), testimonianza della prima attività romana dell'artista. A cura di Annamaria Bava e Sofia Villano.Fino al 18 gennaio 2026, nello Spazio Scoperte dei Musei Reali di Torino, al secondo piano della Galleria Sabauda, la mostra Il “divino” Guido Reni nelle collezioni sabaude e sugli altari del Piemonte rende omaggio al pittore emiliano, in occasione dei 450 anni dalla sua nascita. La rassegna, curata da Annamaria Bava e Sofia Villano, presenta oltre venti opere tra dipinti, disegni e incisioni che documentano le diverse fasi della carriera del pittore, dagli anni giovanili alla piena maturità. Al nucleo di opere provenienti dalle collezioni dei Musei Reali, si aggiungono tre significativi prestiti dal territorio piemontese e dal Musée des Augustins di Tolosa.L'esposizione illustra l'apprezzamento della corte sabauda, fin dalla nascita delle collezioni ducali, per la pittura classicista bolognese e nello specifico per l'arte di Guido Reni (1575-1642), che già i suoi contemporanei chiamavano “il divino Guido”. Lo stile di Guido Reni, composto e luminoso, incentrato sull'armonia delle forme e sulla celebrazione di una bellezza ideale desunta dai modelli scultorei dell'antichità e dall'arte sublime dei grandi maestri del Rinascimento, doveva essere particolarmente congeniale alla ricerca di maestosità ed eleganza nella progettazione della decorazione e dell'arredo delle residenze sabaude e degli altari di corte. Il percorso espositivo si apre con le opere del maestro entrate nelle collezioni ducali nel Seicento; tra queste, le due versioni di Marsia scorticato da Apollo: quella originariamente collocata nella “Camera delle Muse” del Palazzo Ducale, successivamente requisita dalle truppe napoleoniche nel 1799 e attualmente al Musée des Augustins di Tolosa, e la sua replica seicentesca conservata nella Galleria Sabauda. L'invenzione si distingue per la forza con cui Guido Reni traduce in immagine un celebre episodio tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, ovvero la punizione inflitta da Apollo al satiro Marsia, colpevole di aver osato sfidarlo in una gara musicale. La composizione è dominata dalla figura idealizzata di Apollo, incarnazione della bellezza classica e della razionalità divina, in netto contrasto con il corpo martoriato e il volto straziato di Marsia, simbolo della tracotanza punita.Oltre che per la sua forza visiva, il dipinto si segnala per il valore simbolico: la vittoria dell'intelletto e dell'armonia apollinea sulla brutalità e sull'eccesso, un tema caro alla cultura dell'epoca e in linea con le riflessioni che dovevano svolgersi nell'Accademia romana dei Desiosi, fondata dal cardinale Maurizio di Savoia, che ricevette in dono l'opera originale dal cardinale Alessandro d'Este per legato testamentario.Appassionato mecenate e raffinato collezionista, il principe cardinale Maurizio di Savoia, soggiornò per lunghi periodi a Roma, dove ebbe modo di frequentare gli ambienti culturali della corte di papa Urbano VIII Barberini. Grande estimatore della pittura classicista, a lui si devono importanti commissioni ad artisti bolognesi, spesso legate a sofisticate e complesse scene allegoriche.Alla committenza del prelato sabaudo si può far risalire la tela con San Maurizio che riceve la palma del martirio, proveniente dal Santuario di Santa Maria dei Laghi di Avigliana (TO), luogo di antica devozione mariana e meta di pellegrinaggi, sostenuto dai Savoia con doni e offerte nel corso del Seicento come strumento di legittimazione religiosa e politica. L'impianto figurativo vede San Maurizio al centro della scena, in uniforme da legionario romano, con il volto circondato da un'aura luminosa che ne sottolinea la santità. Deposta la spada ai suoi piedi, riceve la palma del martirio da un cherubino, mentre sullo sfondo si scorge la drammatica battaglia della legione tebana da lui guidata. Nel percorso artistico di Guido Reni, il San Maurizio si colloca negli anni 1615 - 1618, in un momento di transizione nel linguaggio del maestro, dal rigore classicista del periodo precedente verso una pittura più morbida e pastosa. Un piccolo olio su rame che ritrae un'allegoria della Fama, caratterizzato da una grande raffinatezza cromatica e formale, apparteneva invece agli averi personali della duchessa di Savoia Cristina di Francia, vedova di Vittorio Amedeo I, che forse lo aveva ricevuto in dono alla fine del 1638 dal marchese Filippo San Martino d'Agliè, suo intimo consigliere. Considerata opera autografa di Guido Reni nei primi inventari e cataloghi a stampa della Reale Galleria di Torino, La Fama sembrerebbe piuttosto attribuibile alla mano di Giovanni Giacomo Sementi, collaboratore del maestro bolognese. Altre importanti tele di Guido Reni appartenevano alle raccolte di pittura del principe Eugenio di Savoia Soissons, abilissimo stratega, comandante in capo dell'esercito asburgico, ma anche raffinato bibliofilo e collezionista di opere d'arte, tra cui alte testimonianze della pittura bolognese di gusto classicista, conservate nelle sue dimore viennesi, il Palazzo di Città e la magnifica residenza extraurbana del Belvedere. Tra i dipinti confluiti nelle collezioni reali dopo la sua morte, grazie all'acquisto di re Carlo Emanuele III, e tuttora esposte in Galleria Sabauda, spiccano il San Giovanni Battista, capolavoro della tarda maturità dell'artista, il San Girolamo, collocabile anch'esso all'ultimo periodo della sua produzione e la Morte di Lucrezia, tema particolarmente frequentato dal pittore.Giunge, invece, dalle raccolte del ramo cadetto dei Savoia Carignano e viene trasferito nel Palazzo Reale di Torino nel 1831 per volere del re Carlo Alberto, il quadro raffigurante una Lotta tra amorini e putti baccanti. L'opera è considerata una seconda versione, verosimilmente autografa, della tela di analogo soggetto eseguita da Guido Reni per il marchese Ludovico Facchinetti di Bologna, oggi conservata alla Galleria Doria Pamphilj di Roma. Una parte della rassegna è dedicata a significativi esempi dell'attività incisoria di Guido Reni appartenenti al fondo di grafica della Galleria Sabauda, come una Madonna con Bambino e san Giovannino e una Sacra famiglia con due angeli in volo, composizioni ariose, di grande eleganza formale e dal segno sicuro e leggero, colme di un sentimento di devozione e tenerezza. I legami del maestro con l'editoria sono documentati dai Dissegni degl'apparati fatti in Bologna per la venuta di N.S. Papa Clemente VIII l'anno MDXCVIII intagliati da Guido Reni, pubblicati per la prima volta a Bologna nel 1598 da Vittorio Benacci, e di cui la Galleria Sabauda conserva il frontespizio e nove tavole dell'edizione senza data stampata sempre a Bologna presso Gioseffo Longhi.A questi fogli, si aggiungono due raffinati disegni a carboncino e pietra rossa attribuiti a Guido Reni presenti nelle raccolte della Biblioteca Reale: uno Studio per una testa di frate in estasi e uno Studio di testa di giovane donna avente sul verso Studi di mani, che mostrano la straordinaria maestria e inventiva del pittore per il tratto delicato, attento alla grazia delle espressioni, all'equilibrio delle proporzioni e alla resa morbida e sfumata del chiaroscuro. La mostra si completa con l'esposizione della maestosa pala raffigurante l'Assunzione della Vergine, appena riscoperta nella chiesa parrocchiale di Abbadia Alpina, frazione di Pinerolo (TO). La presenza del dipinto di Guido Reni fin dall'inizio del Seicento nell'antica e ricchissima abbazia benedettina intitolata a Santa Maria, riedificata nel XVIII secolo e oggi chiesa parrocchiale di San Verano, dà conto di un episodio di committenza di grande interesse. La tela giunse in Piemonte grazie al desiderio dell'abate Ruggero Tritonio di omaggiare la chiesa, di cui nel 1589 era divenuto abate commendatario, abbellendola con l'invio da Roma di un'opera appositamente richiesta a Guido Reni e da lui realizzata tra il 1605 e il 1606.Il dipinto viene esposto al pubblico per la prima volta dopo un complesso intervento di restauro, eseguito dal Laboratorio di Cesare Pagliero sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Diocesi di Pinerolo. La tela costituisce un tassello importante della fortuna del maestro emiliano sul territorio piemontese e documenta una preziosa testimonianza della prima attività romana dell'artista, quando il giovane pittore entra in contatto anche con la moderna pittura di Caravaggio. IL “DIVINO” GUIDO RENI NELLE COLLEZIONI SABAUDE E SUGLI ALTARI DEL PIEMONTETorino, Musei Reali, Galleria Sabauda | Spazio Scoperte (Piazzetta Reale, 1)11 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Con Isabel Juarez | En este episodio de Antiguallas comenzamos la temporada con un viaje a la Italia del siglo XVII y el estilo musical de la época, el Seicento. Para ello contamos con una invitada muy especial, Leonor de Lera, violinista especializada en Seicento. Con música de Uccellini y de Castello.
Emilio Russo"Un Papa poeta"Maffeo Barberini e la cultura di primo SeicentoCon saggi di Emilio Russo, Clizia Carminati, Roberta Ferro, Marco Leone e Saverio RicciOfficina Librariawww.officinalibraria.netMaffeo Barberini (Firenze, 1568-Roma, 1644), divenuto pontefice con il nome di Urbano VIII nel 1623, è una figura fondamentale per la cultura del primo Seicento. Ancora prima di diventare papa, Barberini è protagonista di un percorso letterario che lo porta in contatto con alcuni tra i più importanti scrittori e pensatori contemporanei, da Giovan Battista Marino a Gabriello Chiabrera, da Galileo Galilei a Tommaso Campanella. Né va dimenticato che in quei primi mesi del secolo Maffeo è attivo come mecenate, ed è persino capace di avvicinare con successo un artista di prima grandezza come Caravaggio, dal quale ottiene un ritratto e soprattutto il capolavoro rappresentato dal Sacrificio di Isacco, oggi agli Uffizi. Il volume, articolato in cinque saggi di Emilio Russo, Clizia Carminati, Roberta Ferro, Marco Leone e Saverio Ricci, illustra le diverse opere di Barberini, tra rime volgari e carmi latini, oltre ai suoi legami con la stagione del primo Barocco in Italia.Emilio Russo è professore ordinario di Letteratura italiana alla «Sapienza» Università di Roma. Le sue ricerche si concentrano su autori del Rinascimento e del Barocco (Ariosto, Tasso, Marino), oltre che dell'Ottocento (Leopardi, Nievo). Ha pubblicato, tra gli altri, Studi su Tasso e Marino (2005), Marino (2008), Guida alla lettura della «Gerusalemme liberata» di Tasso (2014), Ridere del mondo. La lezione di Leopardi (2017). Nel 2024 ha co-curato la mostra Poesia e pittura nel Seicento. Giovan Battista Marino e la «meravigliosa» passione (Officina Libraria, 2024), tenutasi alla Galleria Borghese di Roma.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Biografia, opere e poesie di Alessandro Tassoni, scrittore vissuto a cavallo tra Rinascimento e Barocco e autore del poema comico La secchia rapita.
Il Seicento in letteratura: opere caratteristiche e autori del barocco letterario, la poesia satirica, il teatro ed il romanzo moderno.
Storia e temi della scrittura drammatica del Seicento europeo, le opere più importanti e gli autori come Federico Della Valle, Tirso de Molina, Calderón de la Barca e Jean Racine.
Biografia e opere di Giovan Battista Marino, scrittore del Seicento e massimo esponente della poesia barocca in Italia.
Franca Rizzi Martini"Rosso come l'incbiostro"Intrighi e delitti tra Parigi e TorinoNeos Edizioniwww.neosedizioni.it«In un ultimo spasmo il calamaio si rovesciò e segnò sul tavolinetto un rivolo nero di inchiostro che colò sul letto e andò a spandersi sulle lenzuola bianche in una macchia funesta dai contorni irregolari».Torino, 2023: in una lussuosa villa sulla collina moncalierese nessuna camera è stata risparmiata dalla furia dei presunti ladri che, colti dal rientro dei padroni di casa, li uccidono.Parigi, 1679: il discusso letterato Nicolas Charpy, sul letto di morte, scrive le sue memorie, affidando all'Altissimo il compito di assolvere i suoi peccati, ovvero delitti ed intrighi tra la Francia del XVII secolo e il ducato di Savoia.Come nei due precedenti romanzi, “Shakespeare in noir” (2015 e 2023) ed “Il fiume senza luna” (2020), Franca Rizzi Martini propone un “viaggio coinvolgente nel tempo e nello spazio” (Antonella Amatuzzi), intrecciando vicende seicentesche con la Torino dei giorni nostri.Nella Parigi del Grand Siècle l'atmosfera elegante della corte cela ipocrisie, intrighi politici e tresche amorose. A Torino e Moncalieri si muovono personaggi altolocati ma anche individui loschi e marginali. A coniugare questi mondi apparentemente lontani il fil rouge rappresentato dal teatro di Molière e dal suo “Il Tartufo”.Anche in questo romanzo storico-poliziesco il commissario Carlo Rossi è chiamato a risolvere un difficile caso, un duplice omicidio sulla collina torinese, e per trovare la soluzione dovrà investigare tra i salotti della Torino bene, campi rom, organizzazioni benefiche, ladri contorsionisti, governanti filippini, profughi afghani e cold case (l'irrisolto delitto della signora in rosso accaduto nel 1991).Grazie ad un accurato lavoro di scavo Franca Rizzi Martini ha trasformato personaggi e fatti del Seicento nei protagonisti di racconto originale ed avvincente, prendendo spunto dalla storia vera di Nicolas Charpy (Mâcon 1610 – Parigi 1679), un losco personaggio che visse all'ombra del cardinale Mazzarino e la cui esistenza venne presa da Molière come spunto per la celebre commedia “Il Tartufo”. Tra le pagine si affacciano anche il barnabita Albert Bailly, la Madama Reale Cristina Maria di Borbone, la marchesa di Trécesson e madame Magdelaine Chapelain protagonista del famoso “affare dei veleni”. Franca Rizzi Martini, nata a Milano, vive a Moncalieri. Laureata in Lettere, è appassionata di viaggi, teatro e arte. Dal 2015 collabora con Neos edizioni con cui ha pubblicato due gialli storici, Shakespeare in noir (2015 e 2023), e Il fiume senza luna (2020), e i romanzi biografici Il barattolo di mandorle (2014), Oltremare (2020), e Storie di Lucette (2023). Molti suoi racconti compaiono nelle antologie di Neos edizioni ed è curatrice della collana antologica torinese Di arte in arte.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
Vita e storia di Marianna de Leyva, la Contessa di Monza tristemente famosa per la vicenda cupa e scandalosa che ha ispirato la Monaca di Monza de I promessi sposi di Manzoni.
Vita e opere di Gabriello Chiabrera, poeta e drammaturgo del Seicento nonché rappresentante del classicismo barocco.
Vita e opere di Jean Racine, drammaturgo francese tra i maggiori esponenti del teatro tragico del Seicento.
Quando si parla di processi alle streghe pensiamo immediatamente a quei drammatici eventi in cui si costringeva qualche poveretta o poveretto ad ammettere con la tortura inesistenti crimini diabolici. E di solito collochiamo questi avvenimenti in un'epoca che si conclude a fine Seicento, inizio Settecento. Invece, le cronache ci dicono che un'accusa di stregoneria fu contestata in pieno Ventesimo secolo da un moderno tribunale di Londra a una quarantaseienne scozzese. Possibile?Una produzione Think about Science: thinkaboutscience.comCon: Massimo Polidoro e Giulio Niccolò Carlone; Video editing: Elena Mascolo, Fotografia: Claudio Sforza; Musiche: Marco Forni; Logo e animazioni: Zampediverse; Social - Comunicazione: Giacomo Vallarino - Grafiche: Roberta Baria; Distribuzione audio: Enrico Zabeo; Titoli: Jean SevillaÈ ARRIVATO IL MIO NUOVO LIBRO: "Una vita ben spesa. Trovare il senso delle cose con Leonardo, Einstein e Darwin": https://amzn.to/4leRDORLEGGI UN ESTRATTO: https://bit.ly/4jRHXIN LEGGI la mia graphic novel: "Figli delle stelle" (con Riccardo La Bella, per Feltrinelli Comics): https://amzn.to/47YYN3KLEGGI: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento" (Feltrinelli), il mio ultimo libro: https://amzn.to/3UuEwxSLEGGI: "La meraviglia del tutto" l'ultimo libro di Piero Angela che abbiamo scritto insieme: https://amzn.to/3uBTojAIscriviti alla mia NEWSLETTER: L' "AVVISO AI NAVIGANTI": https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantiAderisci alla pagina PATREON, sostieni i miei progetti e accedi a tanti contenuti esclusivi: /massimopolidoroScopri i miei Corsi online: "L'arte di Ragionare", "Psicologia dell'insolito", "L'arte di parlare in pubblico" e "l'Arte del Mentalismo": https://www.massimopolidorostudio.comPER APPROFONDIRELe musiche sono di Marco Forni e si possono ascoltare qui: https://hyperfollow.com/marcoforniLEGGI i miei libri: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento": https://amzn.to/3UuEwxS"La meraviglia del tutto" con Piero Angela: https://amzn.to/3uBTojA"La scienza dell'incredibile. Come si formano credenze e convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai": https://amzn.to/3Z9GG4W"Geniale. 13 lezioni che ho ricevuto da un mago leggendario sull'arte di vivere e pensare": https://amzn.to/3qTQmCC"Il mondo sottosopra": https://amzn.to/2WTrG0Z"Pensa come uno scienziato": https://amzn.to/3mT3gOiL' "Atlante dei luoghi misteriosi dell'antichità": https://amzn.to/2JvmQ33"La libreria dei misteri": https://amzn.to/3bHBU7E"Grandi misteri della storia": https://amzn.to/2U5hcHe"Leonardo. Genio ribelle": https://amzn.to/3lmDthJE qui l'elenco completo dei miei libri disponibili: https://amzn.to/44feDp4Non perdere i prossimi video, iscriviti al mio canale: https://goo.gl/Xkzh8ARESTIAMO IN CONTATTO:Ricevi l'Avviso ai Naviganti, la mia newsletter settimanale: https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantie partecipa alle scelte della mia communitySeguimi:Patreon: massimopolidoroCorsi: massimopolidorostudio.comInstagram: @massimopolidoroPagina FB: Official.Massimo.Polidoro X: @massimopolidoro Sito: http://www.massimopolidoro.comQuesta descrizione contiene link affiliati, il che significa che in caso di acquisto di qualcuno dei libri segnalati riceverò una piccola commissione (che a te non costerà nulla): un piccolo contributo per sostenere il canale e la realizzazione di questi video. Grazie per il sostegno!
Armando Besio"Zelbio Cult"Incontri d'autore su quell'altro ramo del Lago di Comohttps://www.zelbiocult.it/Sabato 12 luglio l'apertura è con lo spettacolo teatrale La scomparsa di Elettra. Orazione per una soubrette, scritto e interpretato da Nicola Russo. Fondatore della compagnia Monstera, ha scritto, ideato ed è stato protagonista di molti spettacoli teatrali messi in scena, tra gli altri, al Teatro Elfo Puccini e al Teatro Franco Parenti di Milano. In questo primo studio del suo nuovo spettacolo, presentato in anteprima in occasione del festival, porta in scena la vita di Elettra Romani, ballerina e attrice di avanspettacolo, offrendo una riflessione toccante sul senso del mestiere di attore e, più in generale, sul lavoro nel mondo dello spettacolo. Venerdì 18 luglio un gradito ritorno con Lamberto Curtoni, violoncellista e compositore poliedrico che si esibisce nelle più grandi istituzioni concertistiche italiane, già ospite di Zelbio cult nel 2022, presenta Vox Celli. La voce del violoncello, concerto per violoncello solo: una conversazione in musica che è anche un viaggio attraverso secoli e generi musicali diversi, da Bach ai Beatles, passando per le composizioni originali dell'autore. Sabato 26 luglio la giornalista e autrice Marta Perego, tra le voci più apprezzate del nuovo giornalismo culturale italiano, ci accompagna in un percorso letterario con Colazione al parco con Virginia Woolf. Venti grandi romanzi che ci fanno stare bene (Vallardi). Un invito a riscoprire, anche nell'era dei social media governata da algoritmi e visualizzazioni, la bellezza della lettura e il potere terapeutico dei libri. Venerdì 1 agosto una serata dedicata alla geopolitica: il fotografo e regista Piergiorgio Casotti, viaggiatore esperto abituato a muoversi tra le periferie geografiche e sociali del mondo, presenta Uppa. Cronache groenlandesi (Italo Svevo), un racconto per immagini e parole dei dieci anni trascorsi dall'autore nella Groenlandia dell'est. Un viaggio tra paesaggi mozzafiato e storie di vita quotidiana in una terra magnifica, spietata e contesa, definita dall'autore stesso come una «prigione mascherata da libertà». Domenica 3 agosto, grazie alla collaborazione con il Festival di Bellagio e del Lago di Como, in programma l'ormai consueto appuntamento con la musica classica nella Chiesa di San Paolo Converso di Zelbio. Alle 17.00 il concerto del Maestro Marco Zoni, Primo Flauto del Teatro alla Scala di Milano, accompagnato dall'orchestra di flauti Zephyrus. Sabato 9 agosto un evento per gli appassionati manzoniani (e non solo): la scrittrice italoamericana Ben Pastor, autrice di solida fama, nota come giallista per Sellerio Editore, presenta La fossa dei lupi o come proseguono i Promessi Sposi (Mondadori), romanzo che immagina un seguito al capolavoro di Alessandro Manzoni trasformandolo in un giallo storico ambientato nella Lombardia del Seicento. Un'indagine intrigante che, a partire dalla notizia dell'uccisione dell'Innominato, mescola sapientemente finzione e realtà storica. Sabato 16 agosto Rosa Matteucci, una delle voci più originali e raffinate della narrativa italiana contemporanea, definita da Carlo Fruttero «impietosa, feroce cantatrice del nonostante» e accostata ad autori come Céline, Beckett e Bernhard, ci conduce in un viaggio spirituale con Cartagloria (Adelphi), un memoir che attraversa l'India dei santoni e i Pirenei di Bernadette, alla ricerca di Dio e di sé stessi. Un racconto ironico e profondo sulla fede e la condizione umana, in bilico sull'illusorio crinale fra comico e tragico. Chiude il programma sabato 23 agosto il giornalista e fisico Enrico Pedemonte, già inviato del “Secolo XIX”, corrispondente da New York de “L'Espresso” e caporedattore di “Repubblica”. Nel saggio La fattoria degli umani (Treccani) analizza come le piattaforme digitali stiano trasformando le nostre vite e influenzando la democrazia, l'informazione e le relazioni sociali. Una riflessione attuale e necessaria sull'impatto della tecnologia nella società contemporanea, un'indagine precisa che unisce la competenza scientifica dell'autore con la sua attitudine giornalistica e divulgativa. IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
Biografia e opere di Ugo Grozio, filosofo, teologo e umanista olandese considerato il padre della scuola del giusnaturalismo moderno.
Francesco Cerrato, Matteo Cavalleri"La battaglia delle idee"Il partito comunista italiano e la filosofia nel secondo dopoguerraLuca Sossella Editorewww.lucasossellaeditore.itIl rapporto tra il Partito comunista italiano e la filosofia fu tutt'altro che formale o superficiale. La cultura politica del Partito, dei suoi quadri dirigenti e delle sue e suoi militanti, si nutrì spesso di letture e riflessioni filosofiche. Molte filosofe e filosofi italiani furono “intellettuali organici”, altre e altri con il Partito dialogarono, talvolta polemizzarono. Il Pci non si limitò a osservare, ma intervenne attivamente nel dibattito filosofico: pubblicando saggi e recensioni sui propri organi di stampa, organizzando convegni e promuovendo dibattiti.Quali erano le ragioni di questa vicinanza? Chi furono le protagoniste e i protagonisti di questo confronto?Il libro esplora la logica, le questioni teoriche e la storia di un rapporto intenso e necessario, complesso e non privo di attriti, sempre incentrato sul tema della pensabilità e praticabilità della trasformazione storica.Matteo Cavalleri svolge attività di ricerca e insegnamento presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università di Bologna. I suoi interessi comprendono la filosofia hegeliana, l'antropologia filosofica, la relazione tra letteratura, politica e filosofia e il pensiero filosofico italiano novecentesco.Francesco Cerrato insegna Storia della filosofia nel Dipartimento di Filosofia dell'Università di Bologna. È direttore di “Dianoia. Rivista di filosofia”. Tra i suoi temi di ricerca si segnalano la filosofia del Seicento con particolare riferimento a Descartes, Hobbes e Spinoza e la filosofia italiana dei secoli XIX e XX.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
Le figurine di Jacques Callot hanno acceso la fantasia di scrittori, registi, scultori e musicisti. Hanno maschere in cuoio e nomi noti – Scaramuccia, Scapino, Razzullo, Ricciulina, Pulliciniello – ma anche spade, bastoni, strumenti musicali. Alcune si esibiscono su un palco, quasi tutte sono circondate da spettatori, soprattutto sullo sfondo. Per secoli sono state viste come riproduzioni di attori del Seicento, eppure Callot ha intitolato la sua raccolta Balli di Sfessania, con un riferimento immediato e preciso alle danze; in questo cd l'ensemble Salon de Musique.
Le figurine di Jacques Callot hanno acceso la fantasia di scrittori, registi, scultori e musicisti. Hanno maschere in cuoio e nomi noti – Scaramuccia, Scapino, Razzullo, Ricciulina, Pulliciniello – ma anche spade, bastoni, strumenti musicali. Alcune si esibiscono su un palco, quasi tutte sono circondate da spettatori, soprattutto sullo sfondo. Per secoli sono state viste come riproduzioni di attori del Seicento, eppure Callot ha intitolato la sua raccolta Balli di Sfessania, con un riferimento immediato e preciso alle danze; in questo cd l'ensemble Salon de Musique.
Le figurine di Jacques Callot hanno acceso la fantasia di scrittori, registi, scultori e musicisti. Hanno maschere in cuoio e nomi noti – Scaramuccia, Scapino, Razzullo, Ricciulina, Pulliciniello – ma anche spade, bastoni, strumenti musicali. Alcune si esibiscono su un palco, quasi tutte sono circondate da spettatori, soprattutto sullo sfondo. Per secoli sono state viste come riproduzioni di attori del Seicento, eppure Callot ha intitolato la sua raccolta Balli di Sfessania, con un riferimento immediato e preciso alle danze; in questo cd l'ensemble Salon de Musique.
Le figurine di Jacques Callot hanno acceso la fantasia di scrittori, registi, scultori e musicisti. Hanno maschere in cuoio e nomi noti – Scaramuccia, Scapino, Razzullo, Ricciulina, Pulliciniello – ma anche spade, bastoni, strumenti musicali. Alcune si esibiscono su un palco, quasi tutte sono circondate da spettatori, soprattutto sullo sfondo. Per secoli sono state viste come riproduzioni di attori del Seicento, eppure Callot ha intitolato la sua raccolta Balli di Sfessania, con un riferimento immediato e preciso alle danze; in questo cd l'ensemble Salon de Musique.
Una delle composizioni più famose dell'esperienza musicale rinascimentale è certamente il Miserere che Gregorio Allegri compose nella prima metà del Seicento. Una pagina musicale straordinaria che ebbe larga diffusione dopo che nel 1880 venne pubblicato a cura di una casa editrice inglese. La peculiarità del Miserere di Allegri, come più volte sottolineato dagli studiosi di questo cantore-compositore, non è nell'uso di tecniche innovative o di artifici melodici o armonici, ma paradossalmente nella sua apparente semplicità. Il carattere musicale è strettamente legato ai luoghi sacri, al punto che l'impatto emotivo al di fuori di tali contesti non è apprezzabile. Si può immaginare che il sovrapporsi delle note del Miserere all'interno di una chiesa, con la sua ridondanza naturale, trovi in esse la sua naturale fonte d'origine e la sua naturale cassa di risonanza emotiva. Ma questa musica veniva eseguita come fu scritta?
Una delle composizioni più famose dell'esperienza musicale rinascimentale è certamente il Miserere che Gregorio Allegri compose nella prima metà del Seicento. Una pagina musicale straordinaria che ebbe larga diffusione dopo che nel 1880 venne pubblicato a cura di una casa editrice inglese. La peculiarità del Miserere di Allegri, come più volte sottolineato dagli studiosi di questo cantore-compositore, non è nell'uso di tecniche innovative o di artifici melodici o armonici, ma paradossalmente nella sua apparente semplicità. Il carattere musicale è strettamente legato ai luoghi sacri, al punto che l'impatto emotivo al di fuori di tali contesti non è apprezzabile. Si può immaginare che il sovrapporsi delle note del Miserere all'interno di una chiesa, con la sua ridondanza naturale, trovi in esse la sua naturale fonte d'origine e la sua naturale cassa di risonanza emotiva. Ma questa musica veniva eseguita come fu scritta?
Il podcast di Alessandro Barbero: Lezioni e Conferenze di Storia
Dal Festival della Mente 2021, il primo appuntamento della serie “Le origini delle guerre civili”. Il professor Alessandro Barbero racconta le origini della guerra civile inglese del ‘600.Video originale: https://www.youtube.com/watch?v=0irX8AM5x0YFestival della Mente: https://festivaldellamente.itCommunity: https://barberopodcast.it/discordTwitter: https://twitter.com/barberopodcastFacebook: https://facebook.com/barberopodcastInstagram: https://instagram.com/barberopodcastGeorge Street Shuffle by Kevin MacLeodLink: https://incompetech.filmmusic.io/song/3800-george-street-shuffleLicense: http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/