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Radio degli studenti universitari di Cagliari. Mission del media è raccontare il movimento culturale e la città nei suoi molteplici aspetti

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    • Sep 21, 2026 LATEST EPISODE
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    Liliana Cecchin vince il Premio Marchionni

    Play Episode Listen Later Sep 21, 2026 10:19


    Liliana Cecchin conquista la giuria della undicesima edizione del Premio d'Arte Marchionni. La sua opera intitolata Alienazione quotidiana ha trionfato tra oltre 400 lavori provenienti da tutto il mondo. L'ispirazione per il quadro nasce dall'osservazione diretta della realtà, in particolare all'interno delle stazioni ferroviarie. La pittrice osserva i passanti travolti dalla routine giornaliera. La sua attenzione si concentra subito sul dinamismo delle gambe e dei piedi. In questa ricerca si avverte un chiaro richiamo allo studio dinamico del Futurismo e a Giacomo Balla. Liliana Cecchin frammenta i corpi, trasforma i passanti in scie sfocate e crea figure quasi spettrali che rappresentano la frenesia moderna. Il trionfo tra centinaia di artisti La vittoria al concorso rappresenta un traguardo importante dopo la partecipazione alle passate edizioni, dove aveva già ottenuto la residenza d'artista. Condividere il primo posto ex aequo con l'artista Carlo Martini rende il riconoscimento ancora più speciale. L'alto livello dei partecipanti ha reso il verdetto una sorpresa inaspettata ma molto gradita. Riflessioni sul tempo presente e mostre future Il dipinto resterà esposto presso il Museo Arborense fino al 20 settembre. L'obiettivo dell'autrice è suscitare meraviglia nello spettatore e stimolare una riflessione profonda sui ritmi frenetici della società contemporanea. La frenesia della vita odierna isola gli individui e limita i rapporti umani reali. Per la pittrice è fondamentale ritrovare un contatto con la sfera interiore tramite la creatività. Il percorso artistico proseguirà a breve con due prestigiose vetrine espositive: la mostra all'Archivio Lazzaro a Milano e l'appuntamento al centro d'arte Ca' la Ghironda a Bologna. Il significato della tonalità rossa In ogni opera realizzata da Liliana Cecchin è presente un dettaglio color rosso. Può essere un abito, un palo o un elemento architettonico. Questo colore iconico rappresenta il marchio di fabbrica distintivo della sua pittura, donando energia cromatica alla tela e simboleggiando la passione viva che guida la sua continua ricerca visiva.

    Stefano Luciano, l'arte dei luoghi e delle esistenze

    Play Episode Listen Later Sep 20, 2026 12:42


    Vincitore della sezione Grafica del Premio Marchionni 2026, Stefano Luciano racconta la sua ricerca tra incisione, fotografia, archeologia industriale e nuove sperimentazioni Stefano Luciano è il vincitore della sezione Grafica dell'undicesima edizione del Premio internazionale d'arte Marchionni. L'artista vicentino ha conquistato la giuria con Semplicemente amare, un'opera che sintetizza una ricerca costruita negli anni intorno alla fotografia, all'incisione e agli spazi dell'archeologia industriale. Nell'intervista a Unica Radio, Luciano ripercorre il proprio percorso artistico e racconta il significato di una vittoria arrivata in un momento di profondo cambiamento personale e professionale. Stefano Luciano e la formazione artistica Il percorso di Stefano Luciano comincia al liceo artistico e prosegue all'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove approfondisce prima la pittura e successivamente la grafica d'arte. È proprio l'incisione calcografica a diventare uno dei punti centrali della sua ricerca. La fotografia arriva invece quasi casualmente, durante un corso frequentato negli anni Duemila. La macchina fotografica gli permette di osservare fabbriche dismesse, strutture abbandonate e luoghi segnati dal passaggio del tempo tra Venezia e Vicenza. Quelle immagini, inizialmente utilizzate come dettagli o sfondi, diventano progressivamente protagoniste. L'artista le scompone, le frammenta e le ricostruisce attraverso tecniche incisorie e pittoriche, creando opere sospese tra fotografia, figurazione e astrazione. L'archeologia industriale come racconto umano Al centro della ricerca di Stefano Luciano non ci sono semplicemente edifici o macchinari. L'archeologia industriale diventa un punto di partenza per parlare dell'essere umano. Nei suoi lavori la figura umana spesso non compare, ma la sua presenza resta percepibile attraverso gli spazi vuoti, le tracce e la memoria dei luoghi. È proprio questa assenza a rendere le opere particolarmente evocative. Gli ambienti raccontano storie senza mostrare direttamente chi li ha vissuti. La fotografia diventa così uno strumento per raccogliere una traccia, mentre l'incisione permette di trasformarla e reinterpretarla. “Semplicemente amare”, l'opera vincitrice Con Semplicemente amare, Stefano Luciano porta questa riflessione su un piano ancora più intimo. Il titolo contiene un gioco di significati e diventa quasi una frase sospesa nello spazio rappresentato. La parola “amare” suggerisce immediatamente un sentimento, ma può anche aprire a una lettura diversa, più amara e provocatoria. L'opera non vuole offrire una risposta precisa. Al contrario, lascia all'osservatore la possibilità di scegliere la propria interpretazione. Lo spazio diventa una scenografia mentale nella quale la parola, la memoria e l'assenza delle persone si incontrano. La vittoria assume inoltre un significato particolare perché arriva dopo una fase di transizione. Dopo tredici anni di attività a Vicenza, Luciano ha chiuso il precedente studio-galleria e sta costruendo una nuova dimensione professionale nei Colli Euganei. Il nuovo spazio comprenderà atelier, laboratorio e stamperia, diventando un luogo dedicato sia alla produzione sia all'incontro con il pubblico. Il Premio Marchionni e i nuovi progetti Il Premio Marchionni 2026 ha raccolto 410 opere, con quaranta lavori arrivati alla fase finale nelle sezioni Grafica e Pittura. La vittoria di Stefano Luciano è stata accompagnata da un premio di mille euro e dalla possibilità di esporre in due importanti sedi, l'Archivio Lazzaro di Milano e il Museo Cà la Ghironda di Bologna. Per l'artista, il riconoscimento rappresenta una spinta a proseguire una ricerca già in evoluzione. Accanto all'incisione, sta sviluppando una nuova serie pittorica composta da sette grandi opere realizzate su legno di pioppo, con un procedimento vicino alla logica del monotipo. Il progetto parte ancora una volta dal territorio. L'obiettivo è costruire un percorso legato ai luoghi vicini alla sua nuova casa-studio, per poi ampliare progressivamente lo sguardo verso altri contesti e nuove esposizioni. Un percorso che conferma la direzione di Stefano Luciano: partire da un luogo concreto per arrivare a una riflessione più ampia sull'esistenza, sulla memoria e sulle persone.

    Mario Lubino: il teatro custodisce la memoria di Sassari

    Play Episode Listen Later Sep 19, 2026 13:07


    Tra nuove rassegne, spettacoli in lingua sassarese e riflessioni sul valore culturale del teatro, Mario Lubino racconta il ruolo della scena nel preservare identità, tradizioni e temi di grande attualità Mario Lubino guarda al teatro come a uno strumento capace di conservare la memoria di una comunità e, allo stesso tempo, di parlare al presente. Ospite di Unicaradio, il regista e direttore artistico della compagnia Teatro Sassari ha illustrato le rassegne estive che animeranno il Cineteatro Astra e la Tenuta Li Lioni, due luoghi differenti ma accomunati dall'obiettivo di valorizzare la cultura, la lingua e il patrimonio del territorio. Mario Lubino presenta due rassegne tra teatro e territorio La stagione estiva proposta dal Teatro Sassari si sviluppa in due spazi distinti. Il primo è il Cineteatro Astra, gestito insieme alla compagnia Botte e Cilindro, punto di riferimento per la programmazione teatrale cittadina. Qui il cartellone si apre con Dubizio di Marcantoni, uno dei testi più significativi di Leonardo Sole. Lo spettacolo rappresenta un viaggio nella Sassari degli anni Cinquanta, riportando in scena personaggi popolari e figure rimaste vive nella memoria collettiva. Un affresco che restituisce al pubblico atmosfere, linguaggi e storie di una città profondamente cambiata nel tempo. Il secondo appuntamento propone Che di vani si cambia, brillante adattamento di un'opera del drammaturgo francese Maurice Hennequin. La commedia, caratterizzata da equivoci, colpi di scena e continui cambi di situazione, offre uno spettacolo leggero e coinvolgente, capace di divertire senza rinunciare alla qualità teatrale. La lingua sassarese come patrimonio culturale Per Mario Lubino il teatro svolge una funzione fondamentale nella tutela delle varianti linguistiche locali. Portare in scena opere in sassarese significa preservare una lingua che rischierebbe di scomparire e tramandarne la ricchezza alle nuove generazioni. Il regista sottolinea come il sassarese possieda una forte teatralità, grazie a una musicalità naturale che si adatta perfettamente alla recitazione. Allo stesso tempo, la compagnia alterna spettacoli in lingua italiana e in lingua locale, costruendo una proposta artistica aperta a un pubblico ampio. Secondo Lubino, il teatro supera comunque ogni barriera linguistica. Una storia ben costruita, interpretata con intensità, riesce a coinvolgere anche chi non comprende ogni singola parola, perché il linguaggio teatrale parla soprattutto attraverso emozioni, gesti e relazioni. Mario Lubino racconta "La voliera dei canarini" Tra le opere più significative firmate da Mario Lubino c'è La voliera dei canarini, testo che affronta temi profondamente attuali come la solitudine, l'emarginazione e la fragilità sociale. La vicenda segue un anziano costretto a lavorare nonostante l'età, perché la pensione non basta a garantirgli una vita dignitosa. Dopo essere stato umiliato sul posto di lavoro, trova ospitalità presso un ex pugile affetto da gravi disturbi psichici, sperando di poter ricominciare. La storia diventa così una riflessione sulla dignità delle persone più fragili e sulle difficoltà vissute da chi resta ai margini della società. Un racconto che invita a guardare oltre le apparenze e a interrogarsi sul valore della solidarietà. Teatro, archeologia e spettacolo sotto le stelle La seconda rassegna si svolge nella suggestiva Tenuta Li Lioni, uno spazio che unisce spettacolo e valorizzazione del patrimonio archeologico. Qui il pubblico può assistere alle rappresentazioni e, allo stesso tempo, visitare un importante sito storico immerso nella natura. L'iniziativa crea un dialogo tra arti sceniche e patrimonio culturale, offrendo un'esperienza che va oltre il semplice spettacolo teatrale. Il programma comprende anche produzioni come La sorpresa, dedicata alle contraddizioni della famiglia borghese contemporanea, e L'ultimo concerto romantico, omaggio musicale alla cantautrice svedese Sophie Zelmani. Per conoscere le iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano è possibile consultare il portale ufficiale del Ministero della Cultura: https://cultura.gov.it Il teatro come luogo di memoria e futuro L'intervista a Mario Lubino restituisce l'immagine di un teatro capace di custodire il passato senza smettere di interrogare il presente. Le storie raccontate sul palco parlano di identità, lingua, inclusione e cambiamento, dimostrando come la scena possa diventare uno spazio di riflessione collettiva. Tra commedie, drammi sociali e spettacoli ambientati in luoghi di grande valore storico, il Teatro Sassari continua a proporre un'offerta culturale che mette al centro il territorio e le persone, valorizzando una tradizione destinata a rinnovarsi nel tempo. L'intervista completa è disponibile sul portale di Unicaradio, dove è possibile ascoltare altri approfondimenti dedicati ai protagonisti della cultura, dello spettacolo e dell'innovazione: https://www.unicaradio.it

    Carlo Martini trionfa al Premio Marchionni

    Play Episode Listen Later Sep 18, 2026 11:15


    L'artista Carlo Martini vince il primo posto ex aequo nella sezione pittura dell'edizione 2026 del Premio Marchionni. La sua opera intitolata Presenza ha conquistato la giuria grazie a una profonda sensibilità stilistica. Il quadro appartiene a un nuovo ciclo figurativo iniziato dopo oltre un decennio dedicato allo studio dell'archeologia industriale. L'autore esplora interni domestici o strutture dismesse per creare un dialogo intimo con chi osserva. L'ambiente suggerisce un'umanità che non appare mai in modo esplicito. Dettagli minimi come libri sparsi e fogli di carta evocano la figura dell'abitante. Evitare la figura umana consente allo spettatore di immedesimarsi liberamente. Al centro della composizione si trova un elemento decorativo che raccoglie simbolicamente la forza visiva della vegetazione esterna. La luce come elemento narrativo e i progetti futuri La luce e le ombre giocano un ruolo strutturale determinante in ogni composizione. Prospettive inusuali dall'alto mettono in risalto la brillantezza dei dettagli senza appiattire la scena. L'opera riserva anche piccoli simboli nascosti, legati alla sfera personale dell'autore. Dopo il trionfo e la condivisione della vittoria con la collega Liliana Cecchin, il percorso artistico prosegue con grande energia. Il dipinto fa già parte di una collezione privata, ma il pubblico potrà ammirare le sue opere in imminenti mostre espositive a Mestre e nel Vicentino. Alcune creazioni precedenti dell'autore sono entrate nella collezione permanente del prestigioso Museo Ca' Pesaro di Venezia.

    Chagall con Maria Lai, Marco Peri racconta 20 anni di arte a Ulassai

    Play Episode Listen Later Sep 17, 2026 8:25


    Il direttore della Stazione dell'Arte racconta a Unica Radio la mostra, l'eredità di Maria Lai e il legame tra Ulassai e Vitebsk Chagall con Maria Lai è il cuore del progetto espositivo con cui la Stazione dell'Arte di Ulassai celebra i vent'anni dalla sua apertura. A raccontare il significato della mostra è Marco Peri, direttore del museo, intervistato da Unica Radio. “Il villaggio interiore” mette in dialogo due artisti lontani per formazione, biografia e linguaggi, ma accomunati da un rapporto profondo con i propri luoghi d'origine. Da una parte Maria Lai e Ulassai, dall'altra Marc Chagall e Vitebsk, città della sua infanzia in Bielorussia. La mostra nasce proprio da questa risonanza. Non dalla ricerca di una somiglianza artistica diretta, ma dalla volontà di mettere a confronto due sensibilità capaci di trasformare la memoria e il paesaggio d'origine in materia creativa. La Stazione dell'Arte e l'eredità di Maria Lai La storia della Stazione dell'Arte comincia nel 2006. Fu Maria Lai a voler trasformare l'ex stazione ferroviaria di Ulassai in un luogo dedicato all'arte contemporanea, lasciando alla propria comunità un nucleo significativo delle sue opere. Per Peri, però, l'eredità dell'artista va ben oltre la collezione del museo. Maria Lai ha lasciato a Ulassai un vero e proprio progetto culturale, fondato sull'idea di creare relazioni tra arte, territorio e comunità. Il museo è diventato così uno dei simboli del percorso culturale del paese. Un percorso che continua ancora oggi e che ha portato alla nascita di nuovi spazi e nuove occasioni di incontro con l'arte contemporanea. Da Legarsi alla Montagna a un paese museo Uno dei momenti decisivi di questo percorso è stato Legarsi alla Montagna, l'azione artistica realizzata da Maria Lai nel 1981 e diventata uno degli episodi più importanti della sua ricerca. L'opera coinvolse direttamente gli abitanti di Ulassai e trasformò il rapporto tra arte e comunità. Non più un'opera da osservare soltanto, ma un'esperienza collettiva da vivere. È da quella esperienza che, secondo Peri, è iniziato un processo di rigenerazione culturale destinato a lasciare un segno profondo. Oggi Ulassai ospita la Stazione dell'Arte, il CaMuC, Museo Casa Cannas, e diverse iniziative che continuano a valorizzare il rapporto tra creatività, territorio e comunità. Chagall con Maria Lai: il filo della memoria Il dialogo tra i due artisti nasce soprattutto dal rapporto con le proprie radici. Maria Lai ha sempre mantenuto un legame fortissimo con Ulassai e con la Sardegna. Chagall, invece, ha continuato a portare con sé le immagini di Vitebsk anche dopo aver lasciato la città. È questo il filo sottile che attraversa la mostra. Due artisti molto diversi, ma entrambi difficili da racchiudere nelle categorie dei principali movimenti artistici del loro tempo. “Il villaggio interiore” parte quindi dal concetto di memoria. Il villaggio non è soltanto un luogo fisico, ma diventa uno spazio interiore che continua a vivere attraverso immagini, ricordi e visioni. Per Chagall è Vitebsk. Per Lai è Ulassai. Due luoghi lontani, ma capaci di svolgere una funzione simile nella ricerca dei due artisti: diventare una sorgente creativa alla quale tornare nel corso della vita. Una mostra internazionale nel cuore della Sardegna Portare le opere di un artista come Marc Chagall a Ulassai rappresenta anche una scelta importante per la Stazione dell'Arte. Il museo, spiega Peri, ha consolidato negli anni una struttura e uno staff capaci di sostenere progetti di rilievo. Il 2026 segna inoltre un passaggio importante per l'istituzione, con il riconoscimento regionale museale e l'inserimento nel sistema nazionale dei musei. Un risultato che rafforza il ruolo della Stazione dell'Arte nel panorama culturale sardo. Negli anni il museo ha ospitato anche mostre di arte contemporanea e progetti dedicati ad artisti sardi, creando occasioni di confronto con la ricerca di Maria Lai. L'obiettivo è mantenere aperto quel dialogo tra passato e presente che rappresenta una parte essenziale dell'identità del museo. Chagall con Maria Lai: il pubblico risponde La mostra, inaugurata a giugno e visitabile fino al 27 settembre, ha registrato una risposta positiva da parte del pubblico. Per Ulassai significa anche confrontarsi con un pubblico interessato a conoscere artisti internazionali in un contesto diverso dai tradizionali circuiti espositivi. Il successo dell'esposizione conferma, secondo Peri, la necessità di continuare a investire in progetti culturali capaci di portare nuove esperienze anche nei territori più periferici. La Stazione dell'Arte non vuole infatti essere soltanto un luogo di conservazione. Il suo obiettivo è continuare a generare incontri, percorsi e occasioni di crescita attraverso l'arte contemporanea. Il futuro della Stazione dell'Arte Il calendario del museo guarda già oltre la mostra. Il prossimo appuntamento è previsto per il 17 ottobre con l'inaugurazione di Legarti, un progetto nato da un anno di residenze artistiche realizzate a Ulassai. Artisti italiani e internazionali hanno trascorso periodi nel paese, incontrando gli abitanti e lavorando con persone di diverse generazioni. Strade, spazi e comunità sono diventati parte del processo creativo. Le opere nate durante le residenze confluiranno in una nuova collezione della Stazione dell'Arte. Un modo per continuare ad arricchire il patrimonio del museo e, soprattutto, per mantenere vivo il principio dell'arte come esperienza condivisa. Un invito a scoprire Ulassai Nel finale dell'intervista, Marco Peri invita il pubblico a raggiungere Ulassai non soltanto per visitare la mostra, ma per conoscere un territorio in cui arte e paesaggio sono strettamente legati. La Stazione dell'Arte è infatti parte di un'esperienza più ampia. Ulassai è un paese museo, dove le opere e le idee di Maria Lai continuano a dialogare con la natura, le strade e la comunità. Chagall con Maria Lai diventa così anche un'occasione per riscoprire il significato delle radici. Due artisti, due villaggi e due percorsi differenti che si incontrano attraverso la memoria. Un dialogo che parte da Ulassai e Vitebsk e arriva fino al pubblico di oggi.

    Manuela Virdis, l'arte tra vita, morte e rinascita

    Play Episode Listen Later Sep 16, 2026 13:44


    L'artista cagliaritana racconta a Unica Radio il suo percorso, le tecniche, il rapporto con gli specchi e una ricerca artistica centrata sulle emozioni Manuela Virdis ha iniziato a confrontarsi con l'arte fin da bambina, quando disegnare e creare erano già parte della sua quotidianità. Un percorso nato spontaneamente e proseguito con il liceo artistico, l'Accademia di Belle Arti di Sassari e, successivamente, l'Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si è specializzata in pittura ottenendo il massimo dei voti con la lode. La sua ricerca non si concentra soltanto sull'aspetto estetico. Al centro ci sono soprattutto il mondo interiore, le emozioni e ciò che le persone portano dentro. «Ho sempre cercato di esprimere con la mia arte ciò che avevo dentro e ciò che vedevo negli altri», racconta l'artista ai microfoni di Unica Radio. Manuela Virdis, tra colore e sperimentazione Nel lavoro di Manuela Virdis convivono tecniche pittoriche e sperimentazione dei materiali. L'artista può partire da una forma, una fotografia o un soggetto per poi trasformarlo in un nuovo discorso visivo. Tra acrilico, acquerello e specchi, la sua produzione cambia linguaggio in base a ciò che vuole raccontare. Tra i soggetti che tornano più spesso ci sono Pierrot, pagliacci e bambole di porcellana. Figure apparentemente lontane tra loro, ma accomunate da una forte contraddizione: possono contenere contemporaneamente gioia e dolore. È un immaginario legato anche all'infanzia dell'artista, quando nella casa della madre erano presenti proprio Pierrot, pagliacci e bambole di porcellana. Gli specchi per guardare dentro Negli ultimi lavori gli specchi hanno assunto un ruolo centrale. Manuela Virdis li utilizza per lavorare sulla figura umana e sulla trasformazione, soprattutto attraverso i volti degli anziani. Lo specchio diventa così uno strumento con cui l'arte osserva se stessa. Il tema della trasformazione attraversa tutta la sua ricerca: vita, morte e rinascita formano una sorta di filo conduttore. L'artista parla di palingenesi, intesa come un continuo passaggio da una condizione a un'altra. Anche gli oggetti privi di vita possono quindi assumere una nuova forma e un nuovo significato attraverso l'arte. Occhi, maschere e identità Un altro elemento ricorrente sono gli occhi. Manuela Virdis li disegna spesso perché li considera capaci di racchiudere colore, luce ed espressione. Attraverso lo sguardo cerca una connessione con chi osserva l'opera, nella speranza che possa riconoscervi qualcosa della propria esperienza. Anche le maschere hanno un ruolo importante, ma vengono sottoposte a un processo di decostruzione. Frammentate e ricomposte, soprattutto attraverso gli specchi, possono perdere la loro funzione originaria e lasciare emergere l'espressività del volto. Il nero, invece, non rappresenta per l'artista l'assenza di colore. È uno sfondo capace di far emergere le figure, mentre il rosso diventa espressione di una passione viva e di un'emozione autentica. Dalla Sardegna alle mostre fuori dall'isola Il percorso espositivo di Manuela Virdis è iniziato durante gli anni dell'Accademia di Belle Arti. A 25 anni ha partecipato a una mostra al museo di Sassari insieme ad altri artisti, un'esperien

    Body painting, Sonia Floris racconta l'arte sulla pelle

    Play Episode Listen Later Sep 15, 2026 13:59


    Dalla scoperta negli Stati Uniti alle esperienze in Sardegna: Sonia Floris racconta il suo percorso artistico, il rapporto con le modelle e i progetti futuri Il body painting trasforma il corpo in una tela viva, capace di unire pittura, grafica, moda, make-up e fotografia. A Cagliari questa forma d'arte ha trovato una delle sue interpreti in Sonia, artista e body painter che da oltre vent'anni lavora sulla pittura del corpo e ne promuove la conoscenza anche in Sardegna. Body painting, una scoperta nata dalla curiosità Il percorso di Sonia nel body painting nasce dalla sua esperienza nel mondo della pittura e della grafica. Autodidatta, l'artista ha sempre avuto un forte interesse per il disegno e ha sperimentato tecniche e materiali diversi, dall'aerografia alla decorazione di magliette, caschi e automobili. La svolta arriva dopo un'esperienza negli Stati Uniti, dove Sonia ha studiato grafica e comunicazione visiva alla University of California San Diego. A colpire la sua attenzione è una fotografia di Demi Moore, ritratta completamente dipinta e trasformata visivamente in una sorta di abito. Da quella immagine nasce la curiosità per una tecnica che unisce pittura e corpo. Il suo interesse si allarga poi alle tradizioni delle diverse culture, ai simboli e ai segni legati alla decorazione del corpo. Un patrimonio visivo che diventa parte della sua ricerca artistica. Il corpo come tela Per Sonia il corpo non è soltanto una superficie sulla quale dipingere. È un elemento da osservare e interpretare. Forme, linee e proporzioni diventano parte integrante del progetto. Prima di iniziare, l'artista studia la persona che ha davanti e costruisce il disegno, scegliendo colori, make-up e tecnica in base alle caratteristiche fisiche della modella o del modello. Il risultato può nascere da un progetto personale oppure rispondere a esigenze legate alla moda, alla pubblicità, agli eventi o alla fotografia. Proprio la collaborazione con i fotografi assume un ruolo importante nei lavori realizzati in studio, perché permette di conservare la testimonianza di un'opera destinata a scomparire con il tempo. Fiducia e collaborazione Nel body painting il rapporto tra artista e persona dipinta è fondamentale. La modella o il modello deve affidarsi all'artista e partecipare al processo creativo con apertura e fiducia. La situazione può essere particolarmente delicata negli studi fotografici, dove alcuni progetti richiedono una maggiore esposizione del corpo. Per questo, secondo Sonia, sono importanti l'assenza di pregiudizi, la libertà personale e la capacità di sentirsi a proprio agio durante il lavoro. Ogni artista sviluppa poi una propria visione. Anche nelle competizioni, dove esistono regole e categorie precise, rimane spazio per una ricerca personale. È proprio questa originalità che porta alcune persone a scegliere Sonia per progetti fotografici lontani dai modelli più tradizionali. Un'arte in crescita anche in Sardegna Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la pittura sul corpo non è una forma d'arte nata recentemente. La decorazione della pelle accompagna la storia dell'umanità e attraversa culture ed epoche diverse. In Sardegna Sonia ha contribuito alla sua diffusione a partire dai primi anni Duemila. Dal 2003 ha iniziato a proporre eventi nei locali e nelle discoteche, utilizzando il body painting anche come forma di animazione. Parallelamente ha parte

    Educazione emozionale: intervista a Benedetta Loi e Monia Podda

    Play Episode Listen Later Sep 13, 2026 10:39


    Intervista a Benedetta Loi e Monia Podda sulla prima Giornata Nazionale dell'Educazione Emozionale, tra prevenzione, benessere e attività aperte a tutti. Educazione emozionale: da dove partire per capire che cosa significa davvero? È la prima domanda rivolta da Unica Radio a Benedetta Loi e Monia Podda, organizzatrici per la Sardegna della prima Giornata Nazionale dell'Educazione Emozionale e referenti in Sardegna dell'Accademia della Pedagogia Viva. Benedetta Loi chiarisce subito un punto fondamentale: non si tratta di un intervento terapeutico e non sostituisce il lavoro di psicologi o psicoterapeuti. È invece un processo educativo con una funzione preventiva. Monia Podda aggiunge un'immagine efficace: l'educazione emozionale può essere considerata un vero e proprio vocabolario di base, utile a ogni persona per comprendere ciò che accade dentro di sé. Le esperienze della vita non risparmiano nessuna fascia d'età e, proprio per questo, diventa importante imparare a riconoscere le emozioni e a gestirle. Un apprendimento che può iniziare presto Per Benedetta Loi, così come insegniamo ai bambini a leggere e a prendersi cura del proprio corpo, sarebbe importante offrire loro anche strumenti per prendersi cura dei propri stati emotivi. Non esiste quindi un'età precisa per iniziare. L'educazione emozionale può accompagnare la persona fin dai primi mesi di vita, ma può essere appresa anche successivamente, attraverso le esperienze e le relazioni. Secondo Benedetta Loi, questo percorso assume un valore particolare proprio in un'ottica preventiva e può avere un impatto che va oltre il singolo individuo, arrivando alla dimensione sociale. Come nasce la Giornata Nazionale La seconda domanda dell'intervista riguarda la nascita della prima Giornata Nazionale dell'Educazione Emozionale e il suo obiettivo. Monia Podda spiega che l'iniziativa nasce dall'Accademia della Pedagogia Viva, gestita da Paolo Mai, insieme a un gruppo di ambasciatori del quale fanno parte anche Benedetta Loi e Monia Podda. L'idea è promuovere una giornata dedicata all'educazione emozionale in tutta Italia. Il 19 settembre 2026, diverse professioniste e diversi professionisti organizzeranno iniziative contemporaneamente in varie regioni. Non esiste però un programma identico per tutti. Ogni territorio costruisce la propria giornata sulla base delle persone coinvolte, delle competenze disponibili e delle caratteristiche della comunità locale. Educazione emozionale oltre gli stereotipi Durante l'intervista emerge anche la necessità di andare oltre una visione semplicistica delle emozioni. Monia Podda sottolinea che parlare di educazione emozionale non significa limitarsi alle emoticon o alle rappresentazioni delle emozioni diventate popolari anche attraverso il film Inside Out. Le emozioni sono molteplici e dietro di esse esiste una dimensione più ampia. Per questo la giornata non vuole limitarsi alla teoria, ma offrire alle persone la possibilità di conoscere e sperimentare. Benedetta Loi spiega infatti che l'obiettivo è costruire una vera cultura capace di mettere al centro la persona e le sue competenze emotive, considerate parte integrante del benessere individuale e collettivo. Una giornata aperta a tutti Chi può partecipare? La risposta di Benedetta Loi è chiara: la giornata sarà aperta e gratuita e tutti saranno i benvenuti. Bambini, adolescenti, adulti e anziani potranno prendere parte alle attività insieme a professionisti e rappresentanti

    Blanca Fuentes, tra Messico, Sardegna e impegno per le donne

    Play Episode Listen Later Sep 12, 2026 12:42


    Attivista e imprenditrice messicana, racconta il suo percorso in Sardegna, i progetti per le donne migranti e l'impegno contro la violenza di genere Blanca Fuentes ha scelto la Sardegna come luogo in cui ricominciare, costruire nuove relazioni e trasformare la propria esperienza personale in progetti dedicati alle donne, all'inclusione e al dialogo tra culture. Ai microfoni di Unica Radio, l'attivista e imprenditrice originaria del Messico ha raccontato un percorso fatto di cambiamenti, integrazione e iniziative sociali. Blanca Fuentes e il legame con la Sardegna Arrivata nell'Isola dopo aver vissuto anche in altri Paesi, Blanca Fuentes descrive il trasferimento come una vera occasione di rinascita. Cambiare Paese, spiega, significa imparare una nuova lingua, creare nuove relazioni e trovare un nuovo equilibrio. All'inizio la Sardegna le è sembrata piccola rispetto alle grandi città che aveva conosciuto. Poi, viaggiando nell'Isola e scoprendone territori, storia e tradizioni, il rapporto è cambiato. Il mare, le montagne e soprattutto le piccole comunità hanno contribuito a costruire un legame sempre più forte. È proprio dall'incontro tra identità diverse che nasce una parte importante del suo impegno. La cultura messicana e quella sarda diventano così due mondi da mettere in dialogo, non da contrapporre. Blanca Fuentes e il progetto Ni Una Menos Tra le iniziative più significative c'è Ni Una Menos – Il nostro grido contro il femminicidio, progetto ideato da Blanca Fuentes e realizzato a Cagliari nell'ottobre 2025 nell'ambito del calendario Féminas – Cagliari contro la violenza. L'iniziativa ha unito arte, memoria e tradizioni messicane e sarde per richiamare l'attenzione sulla violenza contro le donne. Il progetto ha preso ispirazione dalla tradizione messicana del Día de Muertos, reinterpretandola attraverso elementi della cultura sarda. Al centro dell'iniziativa c'era la memoria delle vittime di femminicidio, con l'obiettivo di trasformare il ricordo in consapevolezza e partecipazione. L'evento, ospitato all'EXMA di Cagliari, ha proposto anche momenti musicali, visite e una sfilata di Catrinas realizzate con materiali di recupero. Il dialogo tra italiano, spagnolo e sardo ha rafforzato il messaggio di unione tra culture diverse. Blanca Fuentes e le donne migranti Un altro progetto raccontato durante l'intervista è Donne in Connessione, nato con un'attenzione particolare alle donne migranti. L'idea parte da un'esperienza personale: arrivare in un nuovo Paese e non sapere da dove cominciare. Informazioni sui corsi di italiano, opportunità formative, nuove conoscenze e possibilità di integrazione possono diventare difficili da trovare. Da questa esperienza nasce la volontà di creare uno spazio di incontro e sostegno. Con il tempo il progetto si è aperto a donne di diverse età e provenienze. L'obiettivo è favorire integrazione, dialogo ed empowerment, ma anche aiutare a sviluppare idee e progetti personali e professionali. Un luogo per idee e relazioni Per Blanca Fuentes, creare connessioni significa anche offrire alle donne uno spazio in cui sentirsi accolte. Non soltanto un luogo dove ricevere informazioni, ma una comunità in cui incontrare altre persone con esperienze simili. Il progetto punta quindi sulla condivisione e sulla possibilità di dare forma alle idee. Un percorso che mette insieme crescita personale, proge

    «Basta venire e parlare»: Michele Pili racconta il Cagliari Free Language Network

    Play Episode Listen Later Sep 11, 2026 10:36


    Per Michele Pili, organizzatore del gruppo, il Cagliari Free Language Network è uno spazio informale in cui praticare inglese, spagnolo e francese, superare la timidezza e incontrare persone nuove. Language Network: una comunità nata nel 2009 «Basta venire e parlare». Con questo invito Michele incoraggia chi è curioso, ma teme di presentarsi da solo, a partecipare agli incontri del Cagliari Free Language Network. Intervistato da Unica Radio, racconta una realtà attiva dal 2009, nata dall'idea semplice di trasformare la pratica delle lingue in un'occasione per incontrare nuove persone. Il progetto organizza appuntamenti informali dedicati alla conversazione in lingua straniera, con un'attenzione particolare alla socialità. Il gruppo non è composto soltanto da studenti universitari. Agli incontri partecipano persone di età differenti, dai più giovani ai pensionati, passando per lavoratori che vivono o lavorano a Cagliari e nei comuni vicini. La maggior parte dei partecipanti è locale, ma nel corso degli anni non sono mancati anche madrelingua e persone arrivate in città da altri Paesi. Cagliari Free Language Network e la paura di parlare Una delle difficoltà più comuni, soprattutto per chi arriva per la prima volta, è la timidezza. Parlare una lingua straniera con persone che non si conoscono può generare ansia, soprattutto quando non si ha l'abitudine di utilizzare quella lingua nella vita quotidiana. Secondo Michele, però, il disagio iniziale tende a diminuire rapidamente. «All'inizio qualcuno può sentirsi un po' in ansia, ma è normale», spiega. La chiave è la pratica: dopo i primi minuti le conversazioni diventano più naturali e, tornando agli incontri successivi, diventa anche più facile parlare con persone già conosciute. L'obiettivo non è quindi raggiungere immediatamente una perfetta padronanza linguistica, ma trovare un contesto nel quale esercitarsi senza la pressione di una lezione o di un esame. Il Cagliari Free Language Network punta proprio su questo: imparare attraverso la conversazione e sentirsi progressivamente più sicuri. Un incontro alla settimana, una lingua alla volta Gli appuntamenti si svolgono generalmente su base settimanale. Le tre lingue proposte sono inglese, spagnolo e francese e ogni giornata è dedicata a una sola lingua. In questo modo, spiega Michele, si evita di creare confusione e si permette ai partecipanti di concentrarsi completamente sulla conversazione. Gli incontri si tengono al Lima Lima, in via Iglesias a Cagliari, generalmente a partire dalle 19. L'orario può proseguire fino alle 21 e oltre, lasciando spazio a un aperitivo e a conversazioni informali. Anche le informazioni sugli appuntamenti vengono diffuse attraverso i social, dove vengono pubblicati luogo e orario. La sede indicata e la formula degli incontri trovano riscontro anche negli annunci pubblici del gruppo, che documentano appuntamenti settimanali dedicati all'inglese al Lima Lima di via Iglesias. Cagliari Free Language Network, storie e amicizie Nel corso degli anni non sono mancati incontri c

    Sabrina Cabras presents the book on the change of perspective

    Play Episode Listen Later Sep 5, 2026 10:59


    The author and business coach Sabrina Cabras talks about her volume There is a different way of seeing the objectives. An experiential work to rediscover oneself and daily happiness. During an intense interview, the coach Sabrina Cabras She shares the path that led her to the publication of her first book. After a professional affirmation as an area manager, the author chooses to start from scratch and return to Sardinia. The deep desire to enhance one's talent in the land of origin transforms a wealth of decades of experience into a practical guide for personal growth. A new way of considering goals In her text, the motivator Sabrina Cabras It describes traditional milestones as potential cages. This innovative approach invites us to verify whether the set goals really reflect our nature or the expectations of others. Happiness thus becomes an internal muscle to train every day through gratitude and awareness. Practical tips to overcome blocking moments according to the experience lived by Sabrina Cabras, the first step in transforming one's life requires silence and inner listening. Stopping for a few minutes allows you to ask sincere questions about your emotional state. Faced with the obstacles or difficulties of everyday life, Lautress suggests shifting attention to pleasant activities, such as walking or listening to music, to regain clarity and effective solutions. An experiential book to rediscover love the work signed by Sabrina Cabras It is structured like a real diary of one hundred and fifty pages. The volume combines the theory with practical exercises designed to accompany the reader along a path of personal transformation. The final point of view of the author is to guide people towards greater self-awareness, placing love and personal respect at the center of every daily choice.

    Mi AI rubato il lavoro: Walter Riviera porta l’intelligenza artificiale a teatro

    Play Episode Listen Later Sep 3, 2026 7:53


    Walter Riviera racconta il suo spettacolo teatrale dedicato all'intelligenza artificiale: un viaggio tra divulgazione, ironia e riflessioni sui cambiamenti che stanno trasformando lavoro, società e vita quotidiana Walter Riviera sceglie la strada del teatro per dare un contributo costruttivo al dibattito sull'Intelligenza Artificiale, con lo spettacolo Mi AI rubato il lavoro. L'ingegnere specializzato in progetti di intelligenza artificiale racconta come sia nato uno spettacolo che unisce divulgazione e intrattenimento, con l'obiettivo di rendere una tecnologia complessa più comprensibile a tutti. Chi è Walter Riviera Walter Riviera non proviene dal mondo dello spettacolo. È un ingegnere che per anni ha lavorato nello sviluppo di progetti di intelligenza artificiale in Europa, Africa e Sud-Est Asiatico. Dopo aver lasciato il proprio impiego per dedicare più tempo alla famiglia, ha dato vita a una startup specializzata in soluzioni di intelligenza artificiale private e locali. Parallelamente è nato un progetto completamente diverso: Mi AI rubato il lavoro, uno spettacolo teatrale che punta a spiegare l'AI con un linguaggio semplice e accessibile. L'idea nasce dalla convinzione che questa tecnologia influenzi ormai la vita quotidiana di tutti, anche di chi non se ne rende conto. Dalla richiesta di un mutuo fino ai servizi digitali che utilizziamo ogni giorno, gli algoritmi sono sempre più presenti nelle decisioni che ci riguardano. Mi AI rubato il lavoro racconta l'AI con ironia Il cuore dello spettacolo è un originale one-man show interpretato dallo stesso Riviera. Da una parte c'è Serafino, un bidello che scopre di essere stato licenziato e sostituito da un robot. Dall'altra c'è Walter, l'ingegnere che accompagna il pubblico alla scoperta di ciò che accade realmente dietro le quinte dell'intelligenza artificiale. L'obiettivo non è utilizzare l'AI durante la rappresentazione, ma comprenderne il funzionamento. Riviera definisce il suo lavoro un'esperienza di "edutainment": educare attraverso l'intrattenimento, alternando spiegazioni, esempi concreti e momenti di leggerezza. Un progetto già apprezzato dal pubblico Anche se il tour 2026 rappresenta il debutto dello spettacolo in Sardegna, Mi AI rubato il lavoro ha già incontrato il favore del pubblico durante la scorsa stagione. L'iniziativa è stata ospitata da enti, associazioni di categoria e amministrazioni locali, fino ad approdare anche alla Milano Digital Week. Un percorso che ha permesso allo spettacolo di crescere e di evolversi, grazie ai suggerimenti ricevuti dagli spettatori. Per il nuovo tour sono previste diverse novità, sia nei contenuti sia nell'allestimento scenico, con l'obiettivo di rendere l'esperienza ancora più coinvolgente. Opportunità e rischi dell'intelligenza artificiale Nel corso dell'intervista Riviera affronta anche uno dei temi più discussi degli ultimi anni: i rischi legati all'intelligenza artificiale. La sua posizione è equilibrata. Secondo l'ingegnere, l'AI non è positiva o negativa in sé. Tutto dipende dall'uso che ne viene fatto. Esist

    Servizio Civile Universale con Alessio Colacchi: «Opportunità di crescita per i giovani»

    Play Episode Listen Later Sep 2, 2026 8:14


    Dall'origine del Servizio Civile Universale ai progetti culturali in Sardegna: nell'intervista Alessio Colacchi racconta opportunità, benefici e prospettive per gli studenti che desiderano acquisire competenze concrete Secondo il responsabile Alessio Colacchi, il Servizio Civile Universale rappresenta oggi una delle opportunità più interessanti per i giovani che desiderano mettersi al servizio della comunità, acquisendo allo stesso tempo competenze utili per il proprio futuro. Nell'intervista rilasciata a Unica Radio, Colacchi, impegnato nella gestione dei progetti di Servizio Civile Universale, ripercorre la storia di questo importante strumento e ne evidenzia i vantaggi, soffermandosi anche sull'esperienza maturata in Sardegna con il progetto "Giovani per la Cultura". Le origini del Servizio Civile Universale Il Servizio Civile Universale affonda le proprie radici negli anni Settanta. Nato nel 1972 come alternativa al servizio militare obbligatorio per gli obiettori di coscienza, aveva già allora un obiettivo preciso: permettere ai giovani di contribuire al bene comune attraverso attività rivolte ai cittadini. Con la sospensione della leva obbligatoria, il servizio si è trasformato profondamente. Dal 2001 è diventato una scelta volontaria aperta a ragazze e ragazzi, mantenendo però la stessa missione: favorire la partecipazione civica e promuovere valori come solidarietà, inclusione e cittadinanza attiva. Gli enti che promuovono il Servizio Civile Come spiega Colacchi, possono attivare progetti principalmente enti senza scopo di lucro. Tra questi figurano associazioni di volontariato, cooperative sociali, imprese sociali ed enti pubblici. Le opportunità sono numerose e coinvolgono realtà conosciute a livello nazionale, come Caritas, Croce Rossa, Legambiente e Arci, ma anche ministeri, università, città metropolitane e piccoli Comuni. Una rete capillare che consente ai giovani di scegliere percorsi molto diversi tra loro, in base ai propri interessi e alle proprie aspirazioni. Giovani per la Cultura, un progetto che valorizza la Sardegna Tra le esperienze raccontate durante l'intervista emerge il progetto "Giovani per la Cultura", sviluppato interamente in Sardegna. L'iniziativa coinvolge numerosi piccoli Comuni dell'isola e punta a rafforzare i servizi culturali nei territori interni. Biblioteche, musei, centri culturali e spazi polivalenti diventano luoghi di aggregazione grazie al contributo degli operatori volontari. Secondo Colacchi, questo tipo di attività produce benefici concreti. Mantenere aperta una biblioteca o organizzare iniziative culturali significa offrire occasioni di crescita alla comunità, contrastare l'isolamento e creare nuovi punti di incontro per cittadini di tutte le età. Un'esperienza che forma competenze Uno degli aspetti più importanti del Servizio Civile Universale riguarda la formazione personale e professionale. Colacchi ricorda che il servizio richiede impegno e va valutato con attenzione, soprattutto da chi frequenta l'università. Tuttavia, rappresenta anche un'occasione preziosa per affiancare allo studio un'esperienza pratica, spesso difficile da ottenere durante il p

    Pietro Belfiore: satira e cinema tra Sardegna e nuovi progetti

    Play Episode Listen Later Sep 1, 2026 8:16


    L'autore e regista Pietro Belfiore, membro del "Terzo Segreto di Satira", racconta la nascita del collettivo, il legame con la Sardegna, la scrittura comica e le sfide dei nuovi progetti tra teatro e televisione Pietro Belfiore è uno dei volti del collettivo Terzo Segreto di Satira, realtà che negli ultimi anni ha saputo conquistare il pubblico grazie a una comicità intelligente, capace di osservare l'attualità con ironia e spirito critico. Ospite di Unicaradio, l'autore e regista ripercorre la nascita del gruppo, il proprio percorso creativo, il forte legame con la Sardegna e i progetti che stanno portando avanti tra teatro, cinema e televisione. La nascita del Terzo Segreto di Satira L'avventura del collettivo prende forma nel 2008 tra i banchi della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano. Cinque giovani autori e registi, accomunati dalla stessa passione per la comicità e da riferimenti culturali condivisi, decidono di sperimentare un linguaggio nuovo sfruttando le potenzialità offerte da YouTube. All'inizio si tratta di un semplice progetto parallelo al lavoro quotidiano. I componenti del gruppo si ritrovano dopo l'orario di lavoro per scrivere e realizzare video satirici, con l'obiettivo di capire se il loro umorismo potesse trovare spazio anche online. La svolta arriva nel 2011, quando il progetto cresce fino a trasformarsi in una vera casa di produzione. Cinque anni più tardi il collettivo realizza il primo lungometraggio, Si muore tutti democristiani, opera che rappresenta pienamente il loro stile narrativo e la loro visione della satira. Pietro Belfiore tra scrittura e regia Per Pietro Belfiore, la scrittura nasce molto prima dell'esperienza cinematografica. Da bambino partecipa a un concorso letterario, riuscendo a vincerlo. Quell'esperienza gli apre le porte alla pubblicazione di libri per ragazzi, scritti quando aveva appena tredici anni. L'incontro con il cinema permette poi di trasformare quella passione in un percorso professionale. La scrittura si evolve, abbandona gradualmente il linguaggio dedicato ai più giovani e si orienta verso la comicità e la satira, cifra distintiva del lavoro svolto insieme agli altri componenti del collettivo. Un legame speciale con la Sardegna Uno dei momenti più significativi dell'intervista riguarda il rapporto tra Pietro Belfiore e la Sardegna. Pur essendo nato a Milano, l'autore conserva un forte legame con l'isola grazie alle origini materne. La Sardegna rappresenta una seconda casa, un luogo frequentato durante tutto l'anno e non soltanto nei mesi estivi. Proprio questo rapporto personale ha contribuito alla scelta di ambientare nell'isola il primo film dedicato al personaggio del Milanese Imbruttito. Una decisione che ha consentito anche di coinvolgere attori e comici sardi conosciuti e apprezzati fin dall'infanzia. Iliade Open Mic, il teatro incontra la comicità Tra i progetti più recenti del collettivo spicca Iliade Open Mic, spettacolo teatrale che rilegge in chiave contemporanea uno dei grandi classici della letteratura. L'idea nasce dalla volont

    Diego Claudio in arte La Wanda Gastrica porta nei borghi sardi lo show su Mina

    Play Episode Listen Later Aug 30, 2026 8:03


    Ai microfoni di Unica Radio la celebre drag queen racconta Mina per Neofiti, lo spettacolo inserito nella rassegna dei Barbariciridicoli e ispirato al libro di Aldo Dalla Vecchia. La figura straordinaria e travolgente di Mina torna al centro della scena con lo show ideato e interpretato da Diego Claudio, noto al grande pubblico come la drag queen La Wanda Gastrica. Ospite ai microfoni di Unica Radio per il format B-Podcast, l'artista ha raccontato la genesi di un progetto nato dal profondo amore per la cantante e arricchito da una solida struttura drammaturgica. Lo spettacolo è liberamente ispirato al libro Mina per neofiti di Aldo Dalla Vecchia, opera da cui è nata la scintilla per trasporre la vita dell'artista sul palcoscenico. Intitolato originariamente proprio Mina per neofiti (e riadattato nel circuito della rassegna con il titolo Mina, l'arte di una fuoriclasse per intercettare il grande pubblico), lo show ripercorre i primi vent'anni di carriera dell'artista, ovvero l'unico periodo in cui è comparsa sui canali televisivi prima del definitivo ritiro dalle scene. Ironia, interattività e la sinergia con i Barbariciridicoli Costruito come un racconto dinamico e brillante per evitare l'impostazione di una classica biografia, lo spettacolo punta fortemente sull'interattività: il pubblico viene coinvolto direttamente nel canto e nella narrazione, alternando momenti di ascolto a gag e condivisione. Il tour sardo prevede cinque date nei piccoli borghi dell'isola (tra cui Olzai, Ottana e Bauladu) grazie alla collaborazione e alla profonda intesa nata con Agostino Cacciabue, direttore artistico della compagnia teatro-popolare dei Barbariciridicoli. Dopo le passate esibizioni sarde legate prevalentemente all'intrattenimento nei club e nelle discoteche, Diego Claudio si confronta per la prima volta con le piazze e i teatri del circuito isolano portando una pièce strutturata. L'arte della trasformazione e l'eredità di Mina Nel corso dell'intervista, l'artista ha riflettuto sulla duplice natura del suo lavoro scenico: se La Wanda Gastrica incarna il lato più spavaldo, sicuro e d'impatto sul palco, Diego conserva un carattere riservato e timido, pronto a riemergere subito dopo la fine della performance. A chiudere il racconto è una riflessione sull'unicità di Mina, capace di rimanere la voce più amata d'Italia pur non esibendosi dal vivo dal 1978.

    Matteo Incollu: il regista sardo che porta i fantasmi a Locarno

    Play Episode Listen Later Aug 3, 2026 14:46


    Dal piccolo paese di Baunei al prestigioso Locarno Film Festival, Matteo Incollu racconta il suo cinema tra realismo, elementi fantastici, giovani protagonisti e una Sardegna ricca di suggestioni. Matteo Incollu continua a raccontare la Sardegna attraverso uno sguardo originale, nel quale il realismo incontra il soprannaturale. Il regista ogliastrino ha presentato il suo primo lungometraggio, L'estate che finì due volte, un'opera che rappresenta un importante traguardo nella sua carriera e che sarà protagonista alla 79ª edizione del Locarno Film Festival. Un percorso costruito negli anni, tra cortometraggi, studio e una forte passione nata fin dall'infanzia. La passione di Matteo Incollu nasce a Baunei Cresciuto a Baunei, piccolo centro dell'Ogliastra, Matteo Incollu scopre il cinema quando è ancora bambino. I grandi classici e una videocamera VHS diventano gli strumenti con cui muove i primi passi, realizzando piccoli film insieme al padre. Con il passare degli anni decide di approfondire gli studi dedicati al linguaggio cinematografico. L'incontro con il regista Salvatore Mereu segna una svolta decisiva. Da quel momento comprende che quella passione può trasformarsi in una professione. Nel 2013 fonda la casa di produzione Mommotti, realtà con cui realizza numerosi cortometraggi fino ad arrivare al suo primo lungometraggio. Un cinema tra realtà e soprannaturale Il cinema di Matteo Incollu mette al centro le persone e il loro rapporto con il territorio. I protagonisti delle sue opere sono spesso bambini o adolescenti, chiamati ad affrontare esperienze che segnano profondamente la loro crescita. Accanto al realismo emerge sempre una componente fantastica. Fantasmi, misteri e realismo magico diventano strumenti narrativi per raccontare emozioni, paure e trasformazioni interiori. La Sardegna assume così un ruolo fondamentale. I piccoli paesi, con le loro tradizioni e i racconti popolari, convivono con gli scenari urbani di Cagliari e Sassari, dando vita a storie che superano i confini della realtà. L'estate che finì due volte approda a Locarno Il primo lungometraggio di Matteo Incollu racconta la storia di una bambina di undici anni che, durante un'estate particolarmente calda, scopre di possedere un inquietante dono: vedere le persone morte. Ambientato in un piccolo paese della Sardegna, il film segue il percorso della giovane protagonista mentre cerca risposte sul mistero che riguarda la scomparsa della madre. Il racconto intreccia formazione, emozioni e soprannaturale, mantenendo sempre forte il legame con il territorio. La pellicola è stata selezionata per la 79ª edizione del Locarno Film Festival, dove sarà presentata nella sezione dedicata ai giovani. Un riconoscimento che rappresenta un'importante vetrina internazionale sia per il regista sia per il cinema prodotto in Sardegna. Un gruppo di lavoro unito Per Matteo Incollu il successo di un film nasce dalla collaborazione. Il regista racconta di aver lavorato con professionisti che lo accompagnano da anni e con i quali ha costruito un rapporto che va oltre quello lavorativo. Grande attenzione è stata riservata anche ai giovani interpreti. Il dialogo costante e un clima di fiducia hanno permesso di affrontare le riprese con naturalezza, nonostante le difficoltà legate a un budget contenuto. Secondo il regista, proprio la forza del gruppo ha consentito di superare gli ostacoli e di portare a termine un progetto tanto ambizioso. I nuovi progetti guardano ancora ai fantasmi Il percorso creativo di Matteo Incollu è già rivolto al futuro. Il regista sta sviluppando un nuovo lungometraggio, provvisoriamente intitolato Da mezzogiorno alle 4, ispirato al cortometraggio Luce d'agosto. La storia sarà ambientata in una Cagliari distopica, dove per una misteriosa ragione nessuno può uscire nelle ore più calde della giornata. Ancora una volta il soprannaturale diventa il filo conduttore di una narrazione profondamente legata alla Sardegna. L'obiettivo dichiarato è quello di costruire una trilogia dedicata ai fantasmi, affrontando il tema con registri diversi, dal drammatico all'horror, senza rinunciare a momenti di leggerezza. Un messaggio ai giovani che sognano il cinema Nel corso dell'intervista Matteo Incollu si rivolge anche ai ragazzi che desiderano intraprendere una carriera nel mondo del cinema. Il consiglio è quello di seguire la propria passione con determinazione, senza scoraggiarsi davanti ai rifiuti o alle difficoltà. Per il regista è fondamentale fare esperienza sul campo, affiancare professionisti già affermati e costruire il proprio percorso passo dopo passo. Il talento è importante, ma da solo non basta. Servono pazienza, costanza e la volontà di migliorarsi ogni giorno. Dopo quasi vent'anni di lavoro nel settore, Matteo Incollu dimostra che anche dalla Sardegna è possibile raggiungere traguardi internazionali. Il suo debutto nel lungometraggio rappresenta non solo un successo personale, ma anche un segnale positivo per tutto il cinema isolano, sempre più capace di raccontare storie originali e di conquistare l'attenzione del pubblico internazionale.

    Интервью с Call Me Laura: Сила подлинности

    Play Episode Listen Later Aug 2, 2026 9:18


    Восходящая звезда эстрады и автор песен откровенно рассказывает радиостанции Unica Radio о своей глубокой связи с пением, о своих поп-влияниях и о том, насколько сложно оставаться верной себе на современном музыкальном рынке. Искренний голос, который учится воспринимать музыку как зеркало души. В пространстве B-Podcast на Unica Radio состоялась камерная встреча. интервью с Call Me LauraЛаура — сценический псевдоним молодой артистки. Ее творческий путь начался в детстве с изучения различных музыкальных инструментов, к которым она поначалу относилась с чувством скованности. Однако настоящий поворотный момент в творчестве наступил с открытием пения — связи, которая крепла день за днем, пока не стала ежедневной необходимостью. В январе 2023 года музыкант решила вернуться к сочинению музыки на постоянной основе, движимая потребностью создавать песни, которые действительно и глубоко принадлежат ей.. Между повседневной поп-музыкой и великими источниками вдохновения В своих текстах певица и автор песен черпает вдохновение непосредственно из личного опыта и повседневной жизни. В центре ее творческой вселенной — Чезаре Кремонини, которым восхищаются еще со времен его участия в группе Lunapop за его необыкновенную способность с предельной простотой передавать атмосферу повседневной жизни. В биографии артистки также фигурируют исторические личности, такие как Мина, считающаяся непревзойденным образцом для подражания, и современные авторы-исполнители, например, Альфа. Выбор сценического псевдонима «Зови меня Лаура» обусловлен именно желанием представить себя публике без масок и искусственных конструкций. Сохранение полной независимости и стабильности представляет собой сложнейшую задачу на ныне насыщенном музыкальном рынке, рейтинги и тенденции которого постоянно отслеживаются специализированным порталом. Рокол. Значение личности и планов на будущее В настоящее время в дискографии автора две неизданные песни, распространяемые на всех основных стриминговых платформах, таких как Spotify. Первая песня была выпущена 30 мая 2025 года, а второй сингл, озаглавленный... За облаками, появился в радиоэфире 9 июня 2026 года. Певица описывает свою последнюю работу как старшую сестру дебютного альбома: если дебют представлял собой самопознание, то новая песня призывает к действию и танцам даже тогда, когда солнца не видно. Несмотря на все еще застенчивое и противоречивое отношение к сцене, Лора подтвердила, что уже вовсю работает в студии над записью третьего сингла, при этом, из суеверий, держа в строжайшей тайне детали текста песни.

    Anna Tea Salis, l'arte che unisce scrittura, musica e teatro

    Play Episode Listen Later Aug 1, 2026 10:46


    Dalla scrittura al canto, passando per teatro e pittura: Anna Tea Salis racconta un percorso artistico fatto di passione, ricerca e libertà espressiva, sempre in dialogo con il pubblico Anna Tea Salis, l'arte che unisce scrittura, musica e teatro Anna Tea Salis è una di quelle artiste che scelgono di non limitarsi a un solo linguaggio espressivo. Scrittrice, cantante, performer e appassionata di pittura, negli anni ha costruito un percorso personale in cui ogni disciplina dialoga con l'altra. Ai microfoni di Unica Radio ha ripercorso le tappe più importanti della sua esperienza artistica, raccontando come la creatività sia diventata il filo conduttore della sua vita. Anna Tea Salis e gli esordi nella scrittura Il viaggio artistico di Anna Tea Salis prende forma nel 2008, quando decide di condividere online racconti, poesie e riflessioni. Scrivere nasce come un bisogno spontaneo, prima ancora che come un progetto editoriale. Nel tempo quella passione si trasforma in un percorso sempre più maturo, che porta alla pubblicazione di diverse opere narrative. Tra i suoi libri spiccano Memorie e Analogie, La Vedova Bianca ed Emme, Effe e P in seconda, romanzo che affronta temi come inclusione, memoria e cambiamento sociale attraverso una narrazione dal forte valore simbolico. La musica come compagna di viaggio Accanto alla scrittura, la musica occupa da sempre un posto centrale. Il canto accompagna Anna Tea Salis fin dall'infanzia e negli anni diventa un altro modo per raccontare emozioni e storie. L'artista ha partecipato a diversi progetti musicali e reading sonori, spesso insieme al musicista e compositore Marco Lais. Le sue esibizioni uniscono parole e musica, creando spettacoli che superano i confini del semplice concerto. Non è un caso che il brano L'Animo del Pittore sia arrivato tra i finalisti del Sardinia Music Festival, confermando la sua capacità di fondere scrittura e interpretazione. Il teatro come crescita personale Nel percorso di Anna Tea Salis trova spazio anche il teatro. L'esperienza nelle compagnie locali le ha insegnato il valore dell'ascolto, della presenza sul palco e della condivisione con il pubblico. Ogni spettacolo diventa un'occasione per mettersi in gioco e sperimentare nuovi modi di comunicare. Questa esperienza si riflette anche nella scrittura, che acquista ritmo, intensità e una forte componente narrativa. La pittura completa il percorso artistico La pittura rappresenta un legame profondo con la storia familiare dell'artista. Una passione trasmessa dalla madre che continua ancora oggi a ispirare il suo modo di osservare il mondo. Per Anna Tea Salis non esistono confini rigidi tra le diverse arti. Un'immagine può trasformarsi in una pagina scritta, una canzone può suggerire un racconto e una storia può diventare uno spettacolo. Tutto nasce dalla stessa esigenza: esprimere emozioni autentiche. Uno sguardo al futuro Durante l'intervista emerge anche il desiderio di continuare a sperimentare. L'obiettivo non è fermarsi a una sola forma artistica, ma continuare a costruire progetti capaci di mettere in relazione letteratura, musica e performance. Ai giovani che desiderano intraprendere un percorso creativo, il messaggio è semplice ma significativo: coltivare le proprie passioni con costanza, senza lasciarsi frenare dalle difficoltà. L'arte richiede impegno, ma offre anche la possibilità di dare voce alla propria identità. Un percorso costruito con autenticità Il cammino di Anna Tea Salis dimostra come la creatività possa assumere forme diverse senza perdere coerenza. Scrittura, canto, teatro e pittura non sono mondi separati, ma strumenti che si completano a vicenda. La sua esperienza racconta una visione dell'arte come luogo di incontro, riflessione e crescita personale. Un percorso che continua a evolversi e che conferma come la cultura possa ancora essere uno spazio capace di creare dialogo e ispirare nuove idee.

    Intervista Joe Piras

    Play Episode Listen Later Jul 31, 2026 6:10


    Il direttore artistico dell'Andaras Traveling Film Festival Joe Piras racconta il valore del viaggio attraverso il cinema, il legame con il territorio e le opportunità dedicate ai giovani interessati alla cultura Il Joe Piras, direttore artistico dell'Andaras Traveling Film Festival, descrive il viaggio come un'esperienza capace di unire persone, territori e culture. Durante l'intervista realizzata da Unica Radio, il responsabile della manifestazione approfondisce il significato del festival, nato nel sud-ovest della Sardegna, e il ruolo che il cinema può svolgere nella lettura della contemporaneità. L'evento continua a distinguersi nel panorama nazionale per la sua attenzione ai cortometraggi dedicati al viaggio e per il forte legame con le comunità che lo ospitano. Il significato di Andaras tra viaggio e identità La parola Andaras, nella lingua sarda, richiama il concetto del camminare e del mettersi in viaggio. Allo stesso tempo, ricorda gli antichi percorsi attraversati da pastori e minatori, simbolo di una memoria collettiva ancora viva. Secondo Joe Piras, il festival nasce proprio da questa doppia anima. Da una parte invita ad aprirsi verso il mondo e ad accogliere ciò che appare diverso. Dall'altra mantiene saldo il rapporto con il territorio che ospita la manifestazione, valorizzandone la storia e le tradizioni. Le proiezioni coinvolgono luoghi come Fluminimaggiore, Buggerru e Iglesias, trasformando il cinema in uno strumento di incontro tra persone, paesaggi e comunità locali. L'obiettivo non consiste soltanto nel portare opere internazionali in Sardegna, ma anche nel raccontare il territorio agli ospiti provenienti da altri Paesi. Joe Piras e il valore delle frontiere Nel corso dell'intervista, Joe Piras propone una riflessione sul concetto di frontiera. Per il direttore artistico esiste una differenza profonda tra confine e frontiera. Il confine separa, mentre la frontiera rappresenta uno spazio aperto verso ciò che ancora non si conosce. Ogni passo in avanti amplia la conoscenza e sposta sempre più lontano quel limite. Questa idea guida anche la selezione cinematografica dell'Andaras Traveling Film Festival. I cortometraggi affrontano temi come i viaggi negati, le migrazioni, la scoperta personale e il confronto con culture differenti. Le storie raccontano persone che attraversano luoghi fisici e interiori, offrendo prospettive capaci di mettere in discussione certezze e stereotipi. Il cinema come strumento per comprendere la realtà Uno degli aspetti più significativi evidenziati da Joe Piras riguarda il ruolo culturale del cinema. Secondo il direttore artistico, il viaggio rappresenta una componente essenziale dell'esperienza umana. Da sempre l'uomo si sposta, conosce nuovi ambienti e costruisce relazioni attraverso il movimento. Per questo motivo il festival propone opere che evitano letture semplicistiche della realtà. I film invitano gli spettatori a confrontarsi con situazioni complesse, nelle quali convivono punti di vista differenti e risposte non sempre immediate. L'intenzione è stimolare domande più profonde invece di offrire spiegazioni rapide. In questo senso il cinema diventa uno strumento di riflessione, oltre che un'importante forma di espressione artistica. Giovani protagonisti dell'Andaras Traveling Film Festival L'attenzione verso le nuove generazioni rappresenta un altro elemento centrale del progetto. Negli anni il festival ha promosso masterclass dedicate alla sceneggiatura, alla regia, alla produzione cinematografica e, nell'ultima edizione, anche alla recitazione. Inoltre ha coinvolto studenti delle scuole superiori attraverso una giuria composta da giovani appassionati di cinema. Lo staff continua a cercare nuovi volontari e collaboratori interessati a vivere da vicino l'organizzazione della manifestazione. Per molti ragazzi questa esperienza rappresenta un primo contatto concreto con il settore culturale e cinematografico. Durante l'intervista emerge anche il ricordo di Federico Frusciante, al quale il festival ha dedicato l'edizione più recente. Una sua riflessione accompagna il messaggio rivolto ai giovani: forse con la cultura non si mangia, ma è proprio la cultura a insegnare come comprendere il mondo e affrontarne la complessità. Un invito a guardare il cinema non soltanto come intrattenimento, ma anche come uno strumento capace di sviluppare senso critico e consapevolezza.

    Davide Siddi: vent’anni di paesaggi tra arte e ricerca

    Play Episode Listen Later Jul 30, 2026 8:40


    Il pittore cagliaritano ripercorre i primi vent'anni della sua carriera attraverso una mostra che racconta l'evoluzione del suo linguaggio artistico e il legame con il paesaggio Davide Siddi celebra vent'anni di attività artistica con la mostra Sul Paesaggio 2006-2026, un'esposizione che ripercorre il suo cammino creativo attraverso 70 opere. Ospite di Unica Radio, il pittore ha raccontato le origini del progetto, il rapporto con il paesaggio e il metodo di lavoro che lo accompagna da sempre. Un percorso costruito tra ricerca, osservazione e sperimentazione, che negli ultimi anni lo ha portato a esporre anche fuori dalla Sardegna. Vent'anni di pittura raccontati attraverso il paesaggio Per Davide Siddi questa mostra rappresenta molto più di una semplice esposizione. L'idea nasce dalla volontà di riunire due importanti traguardi: i vent'anni di attività artistica e la quarantesima mostra personale. Negli ultimi dieci anni il pittore ha lavorato prevalentemente fuori dall'Isola, pur mantenendo il proprio studio a Cagliari. Da qui la scelta di riportare in Sardegna una selezione significativa del suo lavoro più recente, offrendo al pubblico che lo segue fin dagli esordi l'opportunità di osservare da vicino l'evoluzione del suo stile. L'esposizione diventa così anche un momento di incontro con amici, appassionati e visitatori, quasi una festa dedicata all'arte e al tempo trascorso tra tele, colori e nuove esperienze. Davide Siddi e il paesaggio come racconto della realtà Il filo conduttore della mostra è il paesaggio, un tema che accompagna l'artista da molti anni. Non si tratta soltanto della rappresentazione di scorci naturali o urbani, ma di uno strumento capace di raccontare il mondo contemporaneo. Secondo Davide Siddi, la luce è l'elemento che più contribuisce a modellare ciò che osserviamo. Attraverso i paesaggi, infatti, è possibile esplorare colori, atmosfere e composizioni sempre diverse, passando dalle città ai dettagli architettonici fino agli scenari naturali. Ogni opera invita l'osservatore a riconoscere qualcosa della propria esperienza quotidiana. Il paesaggio diventa così una forma di narrazione condivisa, capace di mettere in relazione l'artista con chi osserva i suoi lavori. Dalla fotografia all'acquerello Dietro ogni dipinto c'è un lungo lavoro di osservazione. Durante i suoi viaggi, l'artista realizza migliaia di fotografie che diventano il punto di partenza delle future opere. La scelta del soggetto nasce spesso d'istinto. Una particolare luce, un colore o un dettaglio architettonico attirano la sua attenzione e vengono immortalati senza un progetto preciso. Solo una volta rientrato in studio inizia un'attenta selezione delle immagini. Curiosamente, tra lo scatto e la realizzazione del dipinto possono trascorrere anche diversi anni. È un tempo necessario per lasciare sedimentare le emozioni e osservare il soggetto con uno sguardo nuovo, più maturo e consapevole. L'acquerello, una tecnica che valorizza luce e atmosfera L'acquerello è la tecnica che meglio identifica il percorso artistico di Davide Siddi. La scelta è avvenuta quasi casualmente agli inizi della sua carriera, ma con il tempo è diventata il mezzo espressivo più adatto alla sua ricerca. Questa tecnica permette infatti di valorizzare la trasparenza della luce, le variazioni cromatiche e le atmosfere che caratterizzano ogni paesaggio. Anche la carta contribuisce al risultato finale, grazie alle texture che arricchiscono la superficie del dipinto. Pur sperimentando anche disegno, tempera e inchiostro, l'acquerello resta lo strumento principale attraverso cui l'artista ha costruito uno stile personale, affinato nel corso degli anni grazie allo studio e alla continua pratica. I prossimi appuntamenti artistici Conclusa la mostra dedicata ai suoi primi vent'anni di carriera, Davide Siddi guarda già ai nuovi progetti. Sono infatti in programma due importanti esposizioni personali fuori dalla Sardegna. La prima si terrà a Palermo, presso la Galleria Caravello, mentre la seconda sarà ospitata a Berna, in un museo dedicato al realismo, corrente artistica alla quale il pittore sente di appartenere maggiormente. Due appuntamenti che confermano il percorso di crescita dell'artista e testimoniano come la sua ricerca continui a svilupparsi, mantenendo sempre al centro il dialogo tra luce, paesaggio e osservazione della realtà.

    Cristiana Camba racconta il FIND Festival e la danza contemporanea

    Play Episode Listen Later Jul 29, 2026 7:19


    La direttrice artistica ripercorre la storia del FIND Festival, il valore della danza contemporanea e le sfide organizzative di una manifestazione che anima Cagliari da oltre quarant'anni Cristiana Camba guida il FIND Festival con l'obiettivo di rendere la danza contemporanea sempre più vicina al pubblico. Nel corso dell'intervista rilasciata a Unica Radio, la direttrice artistica ha raccontato la storia della manifestazione, il lavoro che si cela dietro ogni edizione e la visione che continua a ispirare uno degli appuntamenti culturali più longevi della Sardegna. La storia del FIND Festival Il FIND Festival, acronimo di Festival Internazionale Nuova Danza, rappresenta da oltre quarant'anni un punto di riferimento per la danza contemporanea. Nato nel 1983 grazie all'intuizione di Paola Leoni, il festival è stato pensato per creare a Cagliari uno spazio dedicato alle nuove forme espressive della danza e per favorire il dialogo con il panorama europeo. Giunto alla quarantaquattresima edizione, il festival continua a proporre un programma ricco di spettacoli e compagnie provenienti da diversi Paesi, mantenendo vivo lo spirito con cui è stato fondato e contribuendo alla crescita culturale della città. Cristiana Camba e l'eredità di Paola Leoni L'ingresso di Cristiana Camba nell'organizzazione del festival risale al 1998, quando ha iniziato ad affiancare la fondatrice Paola Leoni. Pur provenendo da un percorso artistico legato principalmente al teatro, è stato proprio il lavoro accanto a Leoni a farle scoprire il linguaggio della danza contemporanea e le sue infinite possibilità espressive. Un'esperienza che negli anni si è trasformata in un vero percorso di crescita professionale. Dopo la scomparsa della fondatrice, avvenuta nel 2011, Cristiana Camba ha raccolto la sua eredità assumendo la direzione artistica del FIND Festival e portando avanti una visione fondata sulla qualità, sulla ricerca e sull'innovazione. Una rassegna che unisce linguaggi e culture L'edizione di quest'anno non ruota attorno a un tema unico, scelta dettata dalla varietà delle compagnie coinvolte. Il programma comprende infatti trenta realtà artistiche provenienti da tutta Italia, oltre a gruppi internazionali dalla Francia, dalla Spagna e dalla Slovenia e artisti italiani residenti a Berlino. Nonostante questa pluralità, emerge un filo conduttore comune: il concetto di attraversamento. Secondo la direttrice artistica, ogni corpo rappresenta una frontiera e ogni danza un passaggio verso nuove possibilità di espressione. È proprio questa idea di soglia, intesa come luogo di trasformazione e incontro, a caratterizzare molte delle performance in cartellone, offrendo al pubblico occasioni di riflessione sul presente e sui cambiamenti della società. Organizzare il FIND Festival tra passione e difficoltà Dietro ogni edizione del festival si nasconde un lungo lavoro organizzativo. La progettazione inizia molti mesi prima dell'apertura ufficiale e coinvolge un'intera squadra impegnata nella selezione degli artisti e nella costruzione del programma. Cristiana Camba sottolinea come il principale ostacolo resti la mancanza di spazi dedicati esclusivamente alla danza contemporanea. Molti spettacoli devono quindi adattarsi a luoghi che non sono stati progettati per questo tipo di rappresentazioni. Nonostante le difficoltà, artisti e organizzatori dimostrano ogni anno grande disponibilità nel trovare soluzioni che consentano al festival di mantenere elevato il livello qualitativo delle proposte. La danza contemporanea sempre più vicina alle persone Guardando al futuro, Cristiana Camba conferma la volontà di proseguire il percorso del FIND Festival con la stessa passione che lo accompagna da decenni. L'obiettivo non è soltanto quello di presentare spettacoli di alto livello, ma anche di avvicinare la danza alla quotidianità delle persone. Da qui nasce la scelta di organizzare incursioni artistiche in luoghi comuni della città, come strade, fermate degli autobus o spazi dedicati allo shopping. Performance inaspettate che trasformano momenti ordinari in occasioni di incontro con l'arte. Un modo per ricordare che la danza contemporanea non appartiene esclusivamente ai teatri, ma può dialogare con la vita di tutti i giorni e sorprendere il pubblico anche nei contesti più semplici.

    Eleonora Chighine: la voce che cresce tra studio e palcoscenico

    Play Episode Listen Later Jul 28, 2026 12:05


    Dalla scoperta del canto lirico quasi per caso fino al debutto sui palcoscenici e all'ingresso nel Teatro Lirico di Cagliari: Eleonora Chighine racconta il suo percorso artistico fatto di studio, emozioni e sacrifici Eleonora Chighine ha trasformato una passione nata quasi per caso in un percorso artistico costruito con impegno e determinazione. Ospite di Unica Radio, la giovane cantante lirica ha ripercorso le tappe più importanti della sua formazione, raccontando le emozioni dei primi concerti, gli anni di studio e gli obiettivi raggiunti. Un viaggio che dimostra come talento e sacrificio debbano procedere insieme per affrontare il mondo dell'opera. La scoperta del canto tra pianoforte e musica classica L'amore per la musica accompagna Eleonora Chighine fin dall'infanzia. Pur non provenendo da una famiglia di musicisti, cresce in un ambiente dove la musica classica è sempre presente. Da bambina ascolta grandi interpreti come Maria Callas, Luciano Pavarotti e il celebre Trio dei Tenori, mentre il pianoforte diventa il suo primo vero strumento di studio. Il punto di svolta arriva durante l'esame di ammissione al Conservatorio. Una docente nota le qualità della sua voce e la invita a sperimentare il canto lirico. Da quel momento prende forma una nuova prospettiva artistica. Parallelamente frequenta con costanza il teatro, senza perdere un'opera, fino a scegliere di lavorare come maschera pur di assistere agli spettacoli e respirare da vicino l'atmosfera del palcoscenico. Il debutto di Eleonora Chighine e la sfida del palcoscenico Il primo concerto resta uno dei ricordi più intensi della cantante. Dopo appena un anno di studi viene chiamata a interpretare "Ah! Perfido" di Beethoven accompagnata dall'orchestra del Conservatorio. L'emozione, racconta, era enorme. L'ansia di sbagliare e la paura di non essere all'altezza l'hanno accompagnata fino agli ultimi istanti prima dell'ingresso in scena. Poi, una volta iniziata l'esibizione, ogni timore ha lasciato spazio alla musica. Gli applausi del pubblico e il sostegno del direttore d'orchestra hanno trasformato quella serata in un momento che ancora oggi custodisce con particolare affetto. Un'esperienza che le ha dato la consapevolezza di voler continuare su questa strada. Studiare il canto lirico richiede costanza Durante l'intervista viene approfondito anche il percorso necessario per intraprendere una carriera nel canto lirico. Oggi il sistema dei Conservatori è cambiato rispetto al passato e prevede corsi propedeutici, un triennio accademico e un biennio specialistico, con titoli equiparati alle lauree universitarie. La formazione non riguarda soltanto la tecnica vocale. Gli studenti affrontano materie come solfeggio, armonia, storia della musica, composizione, canto corale e drammaturgia musicale. Terminati gli studi, però, il percorso non si conclude. Concorsi, audizioni, masterclass e accademie rappresentano passaggi fondamentali per costruire una carriera. Secondo Eleonora Chighine, servono resilienza, pazienza e disponibilità ad affrontare sacrifici continui, spesso lontano dalla propria famiglia. Carmen, il ruolo che continua ad affascinare Tra i personaggi che più sente vicini, Eleonora Chighine indica senza esitazioni Carmen di Georges Bizet. Il celebre ruolo di mezzo soprano rappresenta uno dei più complessi dell'intero repertorio operistico. Non si tratta soltanto di una figura seducente e ribelle. Carmen è una donna che rivendica la propria libertà e richiede una forte capacità interpretativa oltre a solide qualità vocali. Per un mezzo soprano il personaggio offre l'opportunità di unire intensità drammatica, presenza scenica ed espressività musicale. Caratteristiche che continuano ad affascinare la cantante ogni volta che ha l'occasione di interpretarlo. I nuovi impegni tra Cagliari e Carloforte Tra le soddisfazioni più importanti degli ultimi mesi c'è la vittoria del concorso che le ha permesso di entrare come artista del coro al Teatro Lirico di Cagliari, dove ha preso parte alla produzione di "Turandot" di Giacomo Puccini. Lo sguardo, però, è già rivolto ai prossimi appuntamenti. Il 24 luglio interpreterà la Baronessa di Champigny ne "Il cappello di paglia di Firenze" di Nino Rota, mentre il 2 agosto debutterà nel ruolo di Suzuki in "Madama Butterfly". Due personaggi molto diversi tra loro che rappresentano un'importante occasione di crescita professionale. L'entusiasmo con cui racconta questi nuovi traguardi conferma la volontà di continuare a costruire il proprio percorso nel mondo dell'opera, affrontando ogni nuova sfida con la stessa passione che, quasi per caso, l'ha portata a scoprire il canto lirico.

    Stefano Tealdi: il workshop sul cinema documentario a Ozieri

    Play Episode Listen Later Jul 26, 2026 6:40


    Il celebre produttore e regista illustra i dettagli del workshop intensivo sulle dinamiche della produzione audiovisiva indipendente, evidenziando il valore narrativo della Sardegna e l'importanza del punto di vista autoriale. Il cinema documentario indipendente cerca nuove strade per un mercato più equo e accessibile. Stefano Tealdi, noto produttore e regista, analizza l'attuale panorama audiovisivo in occasione del workshop intensivo intitolato "Produrre in modo sostenibile", organizzato a Ozieri dall'associazione Mente Locale Lab. L'iniziativa ha richiamato ben quindici partecipanti provenienti dall'isola, dalla penisola e persino dal Canada, tutti riuniti per comprendere come trasformare un'idea cinematografica in un progetto solido e competitivo. La sfida delle risorse per i giovani autori Il principale ostacolo per chi decide di intraprendere questa carriera risiede nella forte concentrazione dei finanziamenti. Le risorse economiche sono storicamente limitate e distribuite tra pochi soggetti. Questa dinamica costringe molti registi emergenti a investire capitali propri, compromettendo spesso il livello qualitativo finale dell'opera. Il percorso formativo di Ozieri nasce proprio per colmare questo divario, offrendo strumenti pratici per intercettare i fondi locali e nazionali. Secondo Stefano Tealdi l'informazione accurata rappresenta la chiave per scardinare queste barriere e per muoversi con successo tra festival e mercati internazionali. La Sardegna come set naturale e miniera di storie L'isola possiede una vocazione cinematografica innata che la rende fortemente competitiva a livello globale. Oltre agli splendidi scenari naturali, che agevolano le attività di location scouting coordinate con la Fondazione Sardegna Film Commission, il territorio vanta un patrimonio di racconti inediti. Questa ricchezza storica e antropologica costituisce un serbatoio inesauribile per l'audiovisivo. La combinazione tra paesaggio e memoria storica permette ai professionisti di sviluppare narrazioni profonde e capaci di catturare l'interesse delle emittenti europee. Il punto di vista e la sostenibilità artistica Un buon prodotto cinematografico non deve limitarsi a registrare passivamente la realtà circostante. Stefano Tealdi ribadisce che la vera forza di un documentario risiede nell'interpretazione personale del regista. Autori italiani contemporanei dimostrano come uno stile riconoscibile possa decretare il successo internazionale di un'opera. Mantenere l'indipendenza artistica senza farsi schiacciare dalle rigide regole dei finanziamenti è il fulcro della sostenibilità. Il laboratorio logudorese supporta i giovani nell'esprimere la propria identità, sfruttando al meglio le opportunità finanziarie disponibili sul mercato attuale.

    Intervista Francesca Caldara

    Play Episode Listen Later Jul 25, 2026 7:48


    Francesca Caldara, responsabile delle Saline Conti Vecchi, racconta il valore delle Sere FAI d'Estate, tra visite serali, spettacoli, osservazioni astronomiche e valorizzazione di uno dei luoghi simbolo della Sardegna Responsabile delle Saline Conti Vecchi, Francesca Caldara vive questo patrimonio ogni giorno e ne conosce ogni sfumatura. Nell'intervista racconta come l'iniziativa rappresenti un'opportunità per riscoprire il sito da una prospettiva diversa, sfruttando le atmosfere del tramonto e della sera per offrire un'esperienza ancora più coinvolgente. Francesca Caldara presenta le Sere FAI Il filo conduttore della rassegna, spiega Francesca Caldara, è proprio il luogo che la ospita. Le Sere FAI nascono con l'obiettivo di valorizzare i beni culturali italiani anche nelle ore serali, permettendo ai visitatori di vivere un'esperienza diversa rispetto alla tradizionale visita diurna. Alle Saline Conti Vecchi questa formula trova una cornice ideale. Al tramonto le vasche salanti si tingono di rosso, i bacini evaporanti riflettono la luce del cielo e l'intero paesaggio assume colori che rendono il percorso ancora più suggestivo. Alla visita si affianca un ricco calendario di eventi con concerti jazz, teatro, cinema, poesia e serate dedicate all'osservazione del cielo stellato. Secondo Caldara, aprire un sito culturale nelle ore serali significa renderlo ancora più accessibile e invitare il pubblico a guardarlo con occhi nuovi. Le Saline Conti Vecchi cambiano con le stagioni Uno degli aspetti che rende unico questo luogo è la sua continua evoluzione. Le Saline Conti Vecchi seguono infatti un ciclo produttivo che dipende dai ritmi della natura. Pioggia, vento e sole modificano il paesaggio nel corso dell'anno, così come fanno il movimento dell'acqua marina, la migrazione degli uccelli e la formazione del sale. Per questo motivo, spiega Francesca Caldara, visitare le saline una sola volta non basta. Ogni stagione racconta una storia diversa e offre immagini sempre nuove. È un patrimonio che cambia continuamente e che riesce a sorprendere anche chi lo conosce da tempo. Accanto all'aspetto naturalistico c'è poi quello storico. Gli edifici degli anni Venti, tra officina meccanica, laboratorio chimico e falegnameria, raccontano il passato produttivo della salina e testimoniano il valore di un sito che ancora oggi conserva la propria identità. Un museo che diventa spazio di cultura Per Francesca Caldara, valorizzare un bene culturale significa anche renderlo un luogo vissuto dalla comunità. È per questo che le Saline Conti Vecchi ospitano eventi capaci di unire pubblici diversi e di trasformare gli spazi industriali in un palcoscenico naturale. Il nuovo allestimento del cortile museale, arricchito da un'illuminazione studiata per esaltare gli edifici storici e da nuove sedute, contribuisce a rendere ancora più accogliente l'esperienza dei visitatori. Le Sere FAI non sono quindi soltanto una rassegna estiva, ma un'occasione per creare un legame tra il patrimonio culturale e il territorio. Chi partecipa non assiste semplicemente a uno spettacolo, ma vive un luogo che continua a raccontare la propria storia. Tra il sale e il cielo stellato L'estate 2026 offre inoltre un'occasione sp

    Intervista Karim Galici: «La vera barriera è la solitudine»

    Play Episode Listen Later Jul 24, 2026 9:26


    Karim Galici non ha dubbi: «La barriera più grande non è quella architettonica, ma la solitudine». È da questa consapevolezza che è nato SVELA Quartu, il progetto di Impatto Teatro che nelle scorse settimane ha trasformato il centro storico di Quartu Sant'Elena in un grande laboratorio di inclusione e partecipazione. Dietro la performance urbana conclusiva c'è stato un percorso lungo mesi, costruito insieme a persone con e senza disabilità, con l'obiettivo di usare l'arte come strumento di relazione e cittadinanza attiva. La sfida di Karim Galici: rompere l'isolamento Nel raccontare il progetto, Karim Galici insiste soprattutto su un dato emerso dalle ricerche e dall'esperienza sul campo: molte persone con disabilità finiscono per rinunciare agli spazi pubblici perché li percepiscono come poco accessibili o poco sicuri. «Molte persone si abituano a rimanere chiuse in casa perché hanno paura del mondo esterno». Per questo i laboratori di SVELA Quartu sono stati pensati per prevenire l'esclusione: interpreti LIS, operatori con competenze specifiche e spazi il più possibile accessibili hanno accompagnato il percorso dei partecipanti. Quando l'arte diventa incontro Il momento in cui il progetto ha mostrato tutta la sua forza, racconta Karim Galici, è arrivato durante i laboratori di danza. Più di trenta persone, di età e abilità diverse, hanno condiviso lo stesso spazio senza distinzioni. «Erano semplicemente tutte persone». Una scena che per il regista ha rappresentato la prova concreta che la sfida stava funzionando: non integrare qualcuno in un gruppo già esistente, ma creare un luogo in cui nessuno fosse definito dalla propria disabilità. SVELA Quartu e il diritto alla città La scelta di trasformare le strade in palcoscenico non è stata casuale. Karim Galici spiega che il progetto voleva permettere alle persone con disabilità di riappropriarsi della bellezza urbana. Per molti cittadini è normale passeggiare tra piazze, monumenti e chiese. Per altri, invece, anche un semplice spostamento può diventare complicato. Da qui l'idea di una performance che fosse anche una forma di denuncia civile. «Tutte le persone dovrebbero poter andare al cinema, a teatro, al mare. Questa sarebbe vera democrazia». Vivere gli ostacoli sulla propria pelle Uno degli aspetti più originali di SVELA Quartu è stato il coinvolgimento diretto del pubblico. Alcuni spettatori hanno partecipato come caregiver, accompagnando le persone con disabilità lungo il percorso urbano. L'obiettivo era semplice: far comprendere concretamente quanto possano pesare piccoli ostacoli spesso ignorati, come un gradino, un mastello, una bicicletta lasciata davanti a un ingresso o un'auto parcheggiata male. Karim Galici racconta di essersene reso conto accompagnando un amico in sedia a rotelle per le strade della città: solo quando l'ostacolo entra nel proprio cammino si comprende davvero quanto possa limitare la libertà di movimento. La forza di un teatro necessario Dopo oltre vent'

    Beppe Dettori: la musica dal vivo è un benessere emozionale

    Play Episode Listen Later Jul 23, 2026 17:54


    Il celebre musicista sardo si racconta a Unica Radio tra i successi del festival Animas, i ricordi con i Tazenda e la sfida di riportare i giovani ai concerti dal vivo. Il festival Animas e l'atmosfera magica a Sorso Il celebre musicista Beppe Dettori si racconta a Unica Radio. L'emittente universitaria ripercorre il suo viaggio artistico. Il festival Animus Radice Futuro ha fatto tappa al Palazzo Baronale di Sorso. In questo luogo storico si è respirata un'atmosfera magica. Il progetto unisce anime differenti attraverso la musica. Sul palco l'elemento unificante è stato la lingua turritana e sassarese. Le canzoni hanno unito generi come jazz, country e flamenco. Beppe Dettori ha suonato davanti a un pubblico attento. Questa musica viaggia con successo sul web e sulle piattaforme digitali. Una proposta culturale itinerante che unisce l'isola La rassegna musicale si sposta lungo tutta la Sardegna. Per Beppe Dettori portare la musica nei piccoli comuni è una missione. Il calendario prevede ben diciotto date complessive. Il tour tocca località come Guspini, Villanova Tulo e Perdasdefogu. Molti appuntamenti si concentrano a Sassari e in Gallura. Il 17 luglio il festival sarà ad Arzachena alle cantine Lubeddu. Questo evento unisce enogastronomia e arte sarda. Il 28 luglio si terrà un concerto memoriale a Rinaggiu. L'evento commemora le vittime del tragico incendio del 1993. Beppe Dettori suonerà con il coro Gabriel e Raul Moretti. Il nome del festival nasce dal loro disco del 2021, intitolato proprio Animas. Il progetto celebra lo scambio creativo e il benessere interiore. Il dialogo tra tradizione sarda e world music La produzione di Beppe Dettori unisce tradizione locale e world music. Questo processo nasce da oltre quaranta anni di carriera. Il musicista cerca sempre un legame armonico ottimale. Il folk puro incontra così le influenze west coast e il blues. Grandi collaborazioni arricchiscono da sempre questo percorso. Di recente si è tenuto un concerto a Sassari con Gatto Panceri. Il legame tra i due artisti è nato a metà degli anni Novanta. Beppe Dettori lavorava come corista e chitarrista per il cantante lombardo. Sul palco è nata una bellissima sintesi di emozioni umane. Insieme hanno riproposto brani celebri come la hit Vivo per lei. Questa collaborazione si rinnoverà il 6 settembre a Stintino. In questa splendida località si concluderà ufficialmente il festival. Il legame viscerale con la chitarra e gli anni d'oro con i Tazenda La chitarra rappresenta l'elemento centrale di ogni concerto. Beppe Dettori descrive il legame con lo strumento come viscerale. La chitarra è una protezione che lo accompagna sin dagli esordi. Questo strumento modifica l'esposizione vocale dell'artista. Si crea così un intreccio di vibrazioni emotive. Un capitolo fondamentale della sua storia è legato ai Tazenda. Beppe Dettori è entrato nella band su consiglio di Andrea Parodi. Gli anni tra il 2007 e il 2009 hanno portato un successo clamoroso. Il gruppo ha vissuto un grandissimo bagno di folla. Quel periodo ha coinciso con il crollo della discografia fisica. Il mercato è passato dai CD alle piattaforme digitali. Questa trasformazione ha spinto i musicisti verso l'attività dal vivo. La scommessa futura per riavvicinare i giovani ai live Oggi lo scenario musicale appare profondamente mutato. Il mercato è saturo di proposte standardizzate. Questo rende l'ascolto distratto e superficiale.

    Intervista Roberto Pili: il successo di Lontano dal Centro

    Play Episode Listen Later Jul 22, 2026 8:17


    Il regista racconta il docufilm premiato dal pubblico, la figura del DJ nella cultura hip hop, il valore della diversità e i nuovi progetti tra cinema, sociale e cultura La storia di DJ Sputo al centro del racconto Uno dei protagonisti di Lontano dal Centro è Richard De Vito, conosciuto artisticamente come DJ Sputo. Roberto Pili racconta che l'idea del documentario è nata anche dal profondo rapporto di amicizia che li lega. Ciò che ha colpito il regista non è soltanto il talento artistico di DJ Sputo, ma soprattutto il suo approccio umano. Nonostante un'esperienza riconosciuta ben oltre i confini della Sardegna, continua infatti a mantenere un atteggiamento umile e lontano dalle logiche dell'autocelebrazione. Il titolo del docufilm riflette proprio questa caratteristica. Pur essendo una figura autorevole nel proprio ambiente, DJ Sputo sceglie di restare lontano dai riflettori del mainstream e di concentrarsi sul proprio percorso artistico senza compromessi. Roberto Pili e il valore della diversità Il messaggio più forte del documentario riguarda l'importanza di non uniformarsi ai modelli imposti dalla società. La vicenda personale di DJ Sputo diventa così un esempio concreto di come la diversità possa trasformarsi in una risorsa. Arrivato dalla Sicilia in Sardegna senza conoscere nessuno, Richard si è trovato spesso a essere percepito come diverso. Il modo di vestire, il linguaggio e le passioni lo distinguevano dagli altri. Tuttavia, proprio questa unicità ha contribuito a costruire la sua identità. Per Roberto Pili, il valore dell'individuo nasce dalla capacità di sviluppare uno stile personale, senza inseguire schemi prestabiliti. Un concetto che oggi appare ancora più attuale, in una società che spesso spinge verso l'omologazione. Perché Lontano dal Centro ha conquistato il pubblico Il premio ricevuto non rappresenta un caso isolato. Il regista sottolinea infatti che si tratta del terzo riconoscimento ottenuto dal progetto. Secondo Roberto Pili, il successo deriva dalla capacità del documentario di parlare direttamente alle persone. Molti spettatori si riconoscono nelle difficoltà legate all'accettazione di sé stessi e nel timore di essere esclusi. Il film trasmette un messaggio semplice ma potente: essere diversi non è un difetto. Al contrario, può diventare una forza. Anche scegliere relazioni autentiche, pur poche, conta più del numero delle persone che ci circondano. Questa riflessione tocca temi molto sentiti nel presente, dall'identità personale alla salute mentale, passando per il bisogno di sentirsi accettati senza rinunciare alla propria natura. I nuovi progetti di Roberto Pili Dopo il successo di Lontano dal Centro, il percorso creativo del regista continua con nuove iniziative. Roberto Pili anticipa l'arrivo di importanti novità a livello nazionale e internazionale legate al documentario. Parallelamente sta lavorando a un progetto dedicato al Centro Donna di Cagliari, realtà impegnata nel sostegno alle vittime di violenza. Tra le prossime produzioni figurano inoltre un cortometraggio dalle atmosfere horror e un nuovo lavoro collegato alla cultura hip hop. Un per

    Picciocus de Grobi, i rider della Cagliari di inizio Novecento

    Play Episode Listen Later Jul 21, 2026 5:27


    Dalle strade popolari di Cagliari alle fotografie di Mario Carrara, la storia dei Picciocus de Grobi riemerge tra memoria, ricerca storica e testimonianze di una Sardegna dimenticata. I Picciocus de Grobi rappresentano una delle pagine meno conosciute della storia sociale di Cagliari. Per decenni il loro ricordo è rimasto confinato nella memoria popolare, ma oggi nuove ricerche stanno riportando alla luce le vicende di questi giovani lavoratori che popolavano le strade della città all'inizio del Novecento. La loro storia racconta povertà, sacrificio e speranze, offrendo uno sguardo prezioso sulla vita quotidiana della Sardegna di un secolo fa. Chi erano i Picciocus de Grobi Letteralmente, in lingua sarda, il termine significa “ragazzi della cesta”. I Picciocus de Grobi erano giovani facchini che svolgevano attività di trasporto merci e consegne a domicilio. Stazionavano principalmente nei pressi del mercato e del porto di Cagliari, dove attendevano incarichi da commercianti, viaggiatori e cittadini. Per certi aspetti possono essere considerati gli antenati degli attuali rider. Trasportavano pacchi, generi alimentari, bagagli e qualsiasi bene necessitasse di essere consegnato rapidamente. Un lavoro duro, spesso svolto in condizioni difficili e senza alcuna tutela. La scoperta delle fotografie dimenticate La riscoperta dei Picciocus de Grobi è legata a una curiosa coincidenza. Durante una visita al Museo del Cinema di Torino, la studiosa dell'arte Caterina Ghisu si è imbattuta in una serie di fotografie che ritraevano questi ragazzi cagliaritani. Gli scatti erano stati realizzati da Mario Carrara, medico universitario e studioso di antropologia criminale. Le immagini facevano parte di una ricerca presentata nel 1901 ad Amsterdam con il titolo francese “Le Petit Criminel de Cagliari”. Quelle fotografie non raccontavano soltanto dei volti. Accanto alle immagini comparivano infatti nomi, cognomi e soprannomi dei giovani protagonisti. Un dettaglio raro che oggi permette agli studiosi di approfondire le loro biografie attraverso documenti e archivi storici. Perché la memoria dei Picciocus de Grobi è importante Recuperare la memoria delle persone comuni significa restituire dignità a chi spesso è rimasto invisibile nei grandi racconti della storia. I Picciocus de Grobi non erano personaggi illustri, ma bambini e adolescenti che contribuivano al funzionamento della città con il proprio lavoro. Grazie alle informazioni riportate nelle fotografie, oggi è possibile seguire il loro percorso di vita. Gli studiosi possono verificare se alcuni di loro siano riusciti a migliorare la propria condizione, se abbiano partecipato alla Prima Guerra Mondiale oppure se abbiano costruito una famiglia. Questa ricerca è ancora nelle sue fasi iniziali, ma apre prospettive importanti per comprendere meglio il tessuto sociale della Cagliari dell'epoca. Il volto che ha commosso gli studiosi Tra le tante immagini emerse dagli archivi, una in particolare ha colpito gli studiosi. Si tratta di un ragazzo conosciuto con il soprannome di “Rigoletto” o “Malicena”, termine sardo che indicava una malformazione fisica. Il giovane appare fragile e timido. Le fotografie mostrano chiaramente le difficoltà legate

    Biancaneve Musical, il gioco del teatro conquista il pubblico

    Play Episode Listen Later Jul 19, 2026 9:14


    Da quasi trent'anni il Biancaneve Musical del Teatro Instabile diverte grandi e piccoli con ironia, musica e fantasia, trasformando una fiaba classica in un viaggio teatrale sorprendente Biancaneve Musical continua a conquistare il pubblico dopo quasi trent'anni di repliche. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Instabile e interpretato da Aldo Sicurella e Monica Pisano, rappresenta uno dei lavori più longevi e apprezzati della compagnia teatrale fondata dallo stesso Sicurella nel 1970. Nel corso dell'intervista rilasciata a Unica Radio, il regista e attore ha raccontato la genesi dello spettacolo e il valore che il teatro conserva ancora oggi, soprattutto per le nuove generazioni. Un percorso artistico che unisce gioco, ironia e partecipazione, elementi che da sempre caratterizzano il lavoro del Teatro Instabile. Biancaneve Musical nasce dalla voglia di giocare Alla base del successo di Biancaneve Musical c'è un concetto semplice: il teatro come gioco. Aldo Sicurella lo ripete più volte. Per lui il palcoscenico è uno spazio in cui divertirsi, sperimentare e coinvolgere il pubblico. Lo spettacolo nasce negli anni Novanta e continua ancora oggi a essere richiesto in tournée. Un risultato che testimonia la capacità della produzione di parlare a spettatori di età diverse senza perdere freschezza. La fiaba classica rimane riconoscibile, ma viene reinterpretata attraverso una narrazione ironica e dinamica. I personaggi tradizionali convivono con situazioni inattese e momenti di comicità che sorprendono continuamente il pubblico. Il teatro tra social e nuove generazioni Uno dei temi affrontati durante l'intervista riguarda il rapporto tra il teatro e i giovani. Secondo Sicurella, oggi il settore deve confrontarsi con social network, videogiochi e piattaforme di streaming, strumenti che hanno modificato profondamente le abitudini delle nuove generazioni. Nonostante questo scenario, il regista è convinto che il teatro possa ancora affascinare ragazzi e bambini. La chiave sta nella capacità di proporre esperienze coinvolgenti e partecipative. Lavorando spesso con scuole e studenti, Sicurella osserva che i giovani rispondono positivamente quando vengono coinvolti in progetti creativi e stimolanti. Per questo motivo il teatro deve continuare a innovarsi senza rinunciare alla propria identità. Biancaneve Musical tra ironia e fantasia Uno degli aspetti più originali dello spettacolo è la libertà con cui vengono rielaborati alcuni elementi della fiaba. Il racconto può cambiare prospettiva, concentrandosi su personaggi diversi o introducendo situazioni inaspettate. Nel corso della rappresentazione trovano spazio riferimenti sorprendenti e momenti di puro divertimento. Lo stesso Sicurella racconta con entusiasmo una delle sequenze più amate, nella quale interpreta addirittura Sandokan, trasformando la storia in un viaggio teatrale imprevedibile. Questo approccio permette a Biancaneve Musical di mantenere viva la curiosità del pubblico e di offrire ogni volta una lettura diversa dello spettacolo. Una produzione che continua a rinnovarsi Dopo centinaia di repliche, lo spettacolo conserva ancora la sua energia originaria. Secondo Sicurella, il segreto è proprio nella natura del teatro, che rende ogni rappresentazione diversa dalla precedente. Anche quando il copione rimane invariato, cambiano le emozioni, il pubblico e l'atmosfera. Ogni replica diventa così una nuova occasione per creare un dialogo autentico con gli spettatori. Questa capacità di rinnovarsi ha consentito a Biancaneve Musical di attraversare generazioni diverse mantenendo intatto il suo fascino. Il valore del gioco sul palcoscenico Il messaggio che emerge dall'esperienza del Teatro Instabile è chiaro: il gioco non appartiene soltanto all'infanzia. Può diventare uno strumento prezioso per affrontare la realtà con maggiore leggerezza e consapevolezza. Attraverso il teatro, Aldo Sicurella invita il pubblico a riscoprire il piacere dell'ironia e della condivisione. Ridere, emozionarsi e lasciarsi sorprendere diventano così parte di un'esperienza che va oltre il semplice spettacolo. In un'epoca dominata dalla velocità e dalla comunicazione digitale, Biancaneve Musical continua a ricordare quanto sia importante ritagliarsi uno spazio per la fantasia. Un invito a giocare, a sorridere e a guardare il mondo con occhi diversi.

    Lazzaretto Nuovo, l’isola che inventò la quarantena

    Play Episode Listen Later Jul 18, 2026 7:41


    Da Venezia al Mediterraneo, il Lazzaretto Nuovo racconta la nascita della quarantena, l'evoluzione della sanità pubblica e la vita quotidiana di un micromondo sospeso tra isolamento e commercio. Lazzaretto Nuovo, l'isola che inventò la quarantena Quando si parla di isolamento sanitario, il pensiero corre inevitabilmente agli anni della pandemia. Eppure il concetto di quarantena affonda le sue radici in un passato molto più lontano. Al centro di questa storia c'è il Lazzaretto Nuovo, un luogo simbolo della Venezia medievale che ha cambiato per sempre il modo di affrontare le malattie contagiose. Durante un'intervista ai microfoni di Unica Radio, le studiose Giorgia Fazzini e Lara Meneghini hanno raccontato il valore storico e culturale di questo straordinario sito, definito uno dei luoghi più importanti nella storia della salute pubblica del Mediterraneo. Dove nasce la quarantena Il Lazzaretto Nuovo sorge nell'arcipelago veneziano e venne istituito nel 1468 dalla Repubblica di Venezia. La sua funzione era chiara: prevenire la diffusione delle epidemie attraverso l'isolamento temporaneo di persone e merci provenienti da aree considerate a rischio. L'esperienza maturata con il precedente Lazzaretto Vecchio aveva già portato Venezia a comprendere un principio fondamentale: le malattie contagiose potevano essere contenute separando i soggetti infetti dal resto della popolazione. Con il nuovo insediamento, però, si passò dalla cura alla prevenzione. La quarantena moderna nacque proprio qui, attraverso procedure che ricordano da vicino quelle adottate secoli dopo durante l'emergenza Covid-19. Il Lazzaretto Nuovo e la nascita della sanità pubblica L'importanza del Lazzaretto Nuovo non riguarda soltanto la medicina. Secondo gli studiosi, Venezia trasformò la gestione delle epidemie in una vera politica di Stato. La Serenissima comprese che la salute pubblica era strettamente legata alla prosperità economica. Proteggere la popolazione significava anche tutelare i commerci che rendevano la città uno dei principali snodi tra Oriente e Occidente. Da questa intuizione nacque un sistema organizzato di controlli, regolamenti e coordinamento internazionale. Un modello innovativo per l'epoca che contribuì allo sviluppo delle prime forme di sanità pubblica moderna. Un crocevia di culture nel Mediterraneo Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, il Lazzaretto Nuovo non era soltanto un luogo di isolamento. Era anche un punto d'incontro tra persone provenienti da diverse parti del mondo. Gli scavi archeologici hanno restituito numerosi reperti che raccontano questa realtà multiculturale. Ceramiche veneziane convivono con manufatti dell'Italia meridionale e del Mediterraneo orientale. Sono emersi persino oggetti provenienti dall'area ottomana, testimonianza degli intensi rapporti commerciali dell'epoca. Anche gli oggetti personali, come le pipe ritrovate sull'isola, mostrano una sorprendente varietà di provenienze. Ogni reperto racconta una storia fatta di viaggi, incontri e scambi culturali. Le testimonianze lasciate sulle mura Tra le scoperte più affascinanti spiccano le iscrizioni conservate sulle pareti degli antichi edifici destinati allo stoccaggio delle merci. Una delle più suggestive raffigura una nave accompagnata da una breve dedica. Due uomini, Antonio Roy e Zeno Planta, decisero di lasciare il proprio segno nella storia: il primo realizzò il disegno dell'imbarcazione, il secondo scrisse il testo che ancora oggi accompagna quella rappresentazione. Si tratta di una testimonianza preziosa, capace di restituire voce e identità a persone che altrimenti sarebbero rimaste anonime. Un micromondo dentro altri micromondi Il tema del micromondo emerge con forza osservando la struttura del Lazzaretto Nuovo. L'isola funzionava infatti come una comunità separata, regolata da norme specifiche e molto rigorose. Al suo interno esistevano ulteriori suddivisioni. Equipaggi diversi venivano separati in base alla provenienza e al livello di rischio sanitario. Nascevano così piccole comunità autonome che condividevano spazi, regole e quotidianità. Questo sistema rende il Lazzaretto Nuovo un esempio perfetto di micromondo storico: uno spazio limitato ma capace di riflettere dinamiche sociali, economiche e culturali molto più ampie. Un'eredità ancora attuale Oggi il Lazzaretto Nuovo continua a trasmettere un messaggio sorprendentemente moderno. La sua storia insegna il valore della prevenzione, dell'innovazione e della collaborazione tra istituzioni. Le sfide affrontate dalla Venezia del Quattrocento non sono poi così lontane da quelle che il mondo contemporaneo ha vissuto negli ultimi anni. Per questo motivo l'isola resta un luogo di memoria, ricerca e divulgazione, capace di raccontare come una delle più grandi emergenze della storia abbia contribuito a costruire strumenti ancora fondamentali per la tutela della salute collettiva.

    Strata, Alessandro Carboni e Danilo Casti raccontano la performance

    Play Episode Listen Later Jul 17, 2026 8:07


    Il performer Alessandro Carboni e il musicista Danilo Casti presentano Strata, un progetto che intreccia corpo, suono e spazio attraverso ricerca performativa e composizione contemporanea Strata nasce dall'incontro tra linguaggi artistici differenti e dalla volontà di esplorare nuove modalità di relazione tra movimento, suono e percezione. Ospiti di Unica Radio, il performer Alessandro Carboni e il musicista Danilo Casti raccontano il percorso che ha portato alla realizzazione della performance, spiegando come il progetto sia evoluto durante la fase di ricerca. L'obiettivo non è soltanto mettere in scena uno spettacolo, ma costruire un'esperienza immersiva nella quale il pubblico diventa parte di un percorso fatto di livelli, ascolto e trasformazione continua. Un progetto costruito attraverso la ricerca Alla base di Strata c'è un lungo lavoro di sperimentazione. Danilo Casti spiega che l'idea iniziale prevedeva una composizione in tempo reale, ma il progetto ha progressivamente assunto una forma diversa durante il periodo di residenza artistica. La pratica dell'improvvisazione non è stata abbandonata. Al contrario, è diventata uno strumento di studio utile per individuare nuove combinazioni tra suono e movimento. Le soluzioni più efficaci sono state poi integrate in una partitura definita, che costituisce la struttura della performance. Secondo il musicista, la ricerca continua quindi a rappresentare il cuore del lavoro creativo, anche se il risultato finale si basa su una costruzione precisa e condivisa. Strata tra corpo, spazio e percezione Per Alessandro Carboni, lo spazio rappresenta il punto di partenza di ogni processo creativo. La coreografia nasce infatti dall'osservazione dell'ambiente e dalla relazione che il corpo costruisce con esso. Nel caso di Strata, questa ricerca si traduce in una scenografia composta da diversi livelli. Il tappeto danza diventa una vera e propria mappa, attraversata da riferimenti spaziali che guidano il movimento del performer. Ogni elemento contribuisce alla costruzione della drammaturgia. Corpo, oggetti, costumi e ambiente dialogano continuamente, dando vita a una composizione che si sviluppa sia in orizzontale sia in verticale. Un viaggio tra complessità e immaginazione Uno degli aspetti centrali della performance riguarda il rapporto con il pubblico. Alessandro Carboni descrive Strata come una struttura composta da molteplici livelli di lettura. Ogni elemento presente sulla scena contribuisce a costruire un'immagine stratificata che lascia spazio all'interpretazione personale. L'intenzione non è fornire una lettura univoca, ma accompagnare gli spettatori in un viaggio fatto di cunicoli, materiali, suoni e suggestioni. La complessità diventa così uno strumento narrativo. Ogni spettatore può scegliere il proprio percorso all'interno della performance, costruendo connessioni diverse tra gli elementi che emergono durante lo spettacolo. L'incertezza come risorsa creativa Uno dei concetti che accompagna il progetto è quello dell'unknowing, inteso come accettazione dell'incertezza all'interno del processo creativo. Danilo Casti spiega che, pur essendo la composizione definita nella sua struttura generale, rimangono alcuni elementi generativi che introducono una componente imprevedibile. Algoritmi sonori producono infatti variazioni ritmiche e timbriche non completamente controllabili. Anche durante l'esecuzione dal vivo il musicista mantiene alcuni margini di scelta. La tavolozza sonora di ogni sezione è stabilita, ma resta sempre la possibilità di modificare alcuni elementi in funzione di ciò che accade sulla scena e del dialogo con il performer. Un dialogo continuo tra musica e movimento L'incontro tra Alessandro Carboni e Danilo Casti si fonda soprattutto sull'ascolto reciproco. Sebbene la performance presenti una struttura consolidata, il rapporto tra gesto e suono continua a evolversi durante ogni rappresentazione. Per Carboni, la capacità di adattarsi nasce proprio dalla pratica condivisa sviluppata durante la fase di ricerca. Attraverso prove e sperimentazioni, ciò che inizialmente appare sconosciuto si trasforma progressivamente in un linguaggio comune. In questo modo Strata riesce a mantenere vivo il dialogo tra musica, corpo e spazio senza rinunciare alla solidità della composizione. Il risultato è una performance che unisce rigore progettuale e apertura all'imprevisto, offrendo al pubblico un'esperienza percettiva nella quale ogni elemento contribuisce alla costruzione di un racconto in continua trasformazione.

    Francesco Mola: iscrizioni aperte e UniCa sempre più internazionale

    Play Episode Listen Later Jul 16, 2026 2:44


    Il rettore dell'Università di Cagliari presenta l'offerta formativa 2026-2027, l'aumento delle iscrizioni, i nuovi percorsi di studio e lo sviluppo della mobilità internazionale Francesco Mola guarda con fiducia al nuovo anno accademico dell'Università degli Studi di Cagliari. In occasione della presentazione dell'offerta formativa 2026-2027, il rettore ha illustrato i risultati raggiunti dall'Ateneo e le principali strategie per il futuro. Dall'aumento delle immatricolazioni al rafforzamento dei corsi di laurea magistrale, fino alla crescita del programma Erasmus e dell'internazionalizzazione, l'obiettivo è consolidare il ruolo di UniCa come punto di riferimento per la formazione universitaria in Sardegna e nel contesto europeo. Francesco Mola: cresce l'offerta formativa di UniCa Durante l'intervista rilasciata a Unica Radio, Francesco Mola definisce l'avvio delle iscrizioni come uno dei momenti più importanti dell'anno accademico. L'apertura del manifesto degli studi rappresenta infatti il risultato di mesi di lavoro che coinvolgono docenti, strutture amministrative e organi accademici. Il rettore sottolinea con soddisfazione l'incremento registrato sia nelle immatricolazioni sia nel numero complessivo delle iscrizioni. Un dato che, secondo Mola, conferma l'efficacia delle strategie adottate negli ultimi anni per ampliare e rendere sempre più competitiva l'offerta formativa dell'Ateneo. L'obiettivo è trattenere gli studenti in Sardegna Uno degli aspetti sui quali l'Università di Cagliari continua a investire riguarda il rafforzamento dei percorsi di laurea magistrale. Secondo Francesco Mola, l'intenzione è offrire agli studenti la possibilità di completare il proprio percorso universitario nello stesso Ateneo. L'ampliamento dei corsi magistrali permette infatti a chi sceglie UniCa per la laurea triennale di proseguire gli studi senza dover cercare altre sedi universitarie. Questa strategia punta a valorizzare il capitale umano formato in Sardegna e a rendere l'Università sempre più attrattiva anche per chi proviene da altri territori. Erasmus e internazionalizzazione sempre più centrali Tra i temi affrontati durante l'intervista trova spazio anche la crescita del programma Erasmus+, considerato uno degli strumenti più importanti per favorire la mobilità internazionale. Francesco Mola spiega che l'Ateneo sta sviluppando nuovi progetti che coinvolgono non soltanto gli studenti, ma anche i docenti e il personale tecnico-amministrativo. Lo scambio di competenze e di esperienze avviene anche grazie alla partecipazione di UniCa all'alleanza universitaria europea EDUC, che rafforza la collaborazione con altri atenei del continente. Parallelamente aumenta il numero di studenti internazionali che scelgono di iscriversi all'Università di Cagliari, un risultato favorito anche dall'espansione dell'offerta didattica in lingua inglese. Una didattica sempre più aperta al mondo L'ampliamento dei corsi erogati in inglese rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali UniCa punta a consolidare la propria dimensione internazionale. Secondo il rettore, offrire percorsi accessibili anche agli studenti stranieri significa rendere l'Ateneo più competitivo e favorire un ambiente accademico sempre più aperto allo scambio culturale. La presenza di studenti provenienti da altri Paesi contribuisce inoltre ad arricchire il percorso formativo dell'intera comunità universitaria. L'internazionalizzazione non riguarda quindi soltanto la mobilità in uscita, ma anche la capacità dell'Università di attrarre nuove competenze e creare opportunità di collaborazione scientifica e didattica. Il nuovo anno accademico parte con fiducia L'apertura delle iscrizioni segna l'inizio di una nuova fase per l'Università degli Studi di Cagliari. Le parole di Francesco Mola restituiscono l'immagine di un Ateneo che punta sulla crescita dell'offerta formativa, sull'innovazione e sull'apertura internazionale come elementi strategici per il proprio sviluppo. L'incremento delle immatricolazioni, il potenziamento delle lauree magistrali e il rafforzamento del programma Erasmus confermano la volontà di costruire un'università sempre più vicina agli studenti e capace di dialogare con il contesto europeo. Un percorso che guarda al futuro mantenendo al centro la qualità della formazione e le opportunità offerte alla comunità accademica.

    SarrochArt 2026: Rebecca Scano racconta il festival della comunità

    Play Episode Listen Later Jul 15, 2026 5:08


    L'assessore alla Cultura Rebecca Scano presenta SarrochArt 2026, il festival che unisce cinema, territorio e generazioni diverse attraverso laboratori creativi e nuove forme di partecipazione SarrochArt 2026, il festival culturale arrivato alla sua quinta edizione, raccontato ai microfoni di Unica Radio da Rebecca Scano, assessore comunale alla Cultura di Sarroch. L'iniziativa nasce con l'obiettivo di costruire una comunità più partecipativa attraverso le arti. Dopo gli anni difficili segnati dalla pandemia, il progetto ha scelto la cultura come punto di incontro, sperimentando negli anni diverse forme artistiche fino ad arrivare al cinema, protagonista dell'edizione 2026. SarrochArt 2026 e la forza della cultura partecipata Durante l'intervista, Rebecca Scano ha spiegato come il festival sia nato da un percorso iniziato cinque anni fa con una precisa idea: creare occasioni di incontro e collaborazione all'interno del paese. La cultura diventa così uno strumento per far dialogare persone con esperienze e generazioni differenti. Bambini, ragazzi e adulti vengono coinvolti in un percorso comune dove l'arte non è soltanto spettacolo, ma anche esperienza condivisa. Secondo l'assessore, proprio questa capacità di unire le persone rappresenta il valore più importante del progetto. Le attività artistiche permettono infatti di creare nuove relazioni, favorendo conoscenza reciproca e partecipazione. Il festival si inserisce in una visione più ampia della cultura, intesa come spazio aperto e accessibile, capace di coinvolgere anche chi normalmente resta lontano dagli eventi culturali. SarrochArt 2026 trasforma il territorio in un set cinematografico Uno degli elementi centrali di SarrochArt 2026 è il racconto del territorio attraverso il cinema. I laboratori dedicati alla realizzazione dei cortometraggi permettono ai partecipanti di osservare Sarroch con uno sguardo nuovo, riscoprendo luoghi spesso poco conosciuti. Il paese diventa un vero e proprio set a cielo aperto. Le riprese coinvolgono angoli del territorio, spazi storici e luoghi della memoria locale, creando un rapporto diretto tra creatività e identità. Attraverso il linguaggio cinematografico, la comunità può raccontarsi e mostrare all'esterno una dimensione più autentica del proprio territorio. Il risultato finale non è soltanto un prodotto artistico, ma una testimonianza collettiva costruita dai partecipanti. I cortometraggi realizzati durante i laboratori rappresentano quindi un modo per conservare storie, immagini e prospettive diverse sul paese. Il cinema come ponte tra giovani e memoria locale Nel progetto raccontato da Rebecca Scano emerge anche il ruolo dei giovani. Le attività permettono agli studenti e ai partecipanti più giovani di vivere direttamente gli spazi del territorio, scoprendo luoghi e racconti che spesso rimangono nascosti. La possibilità di lavorare insieme ad adulti e altre generazioni crea occasioni di confronto. Il cinema diventa così un linguaggio comune capace di superare differenze di età e di esperienza. Per l'assessore alla Cultura, iniziative come questa aiutano i ragazzi a sentirsi parte della comunità. Non si tratta soltanto di imparare tecniche cinematografiche, ma di sviluppare uno sguardo più attento verso il luogo in cui vivono. Il coinvolgimento di spazi come la storica villa Siotto permette inoltre di riscoprire patrimoni locali attraverso un'esperienza diretta e creativa. Sarrocart 2026 invita tutti a partecipare Le serate finali del festival, ospitate a Casa Masia, saranno l'occasione per presentare al pubblico i cortometraggi realizzati durante i laboratori e incontrare registi e autori coinvolti nel progetto. Il messaggio che Rebecca Scano vuole lasciare ai cittadini è un invito alla partecipazione. Sarrocart 2026 vuole essere un'opportunità per sperimentare, mettersi in gioco e scoprire nuove prospettive anche su ciò che sembra già conosciuto. Il festival punta a continuare il proprio percorso anche negli anni futuri, mantenendo al centro la costruzione di una comunità attiva attraverso la cultura.

    Gianni Oliva racconta la prima guerra civile italiana

    Play Episode Listen Later Jul 14, 2026 8:22


    Lo storico e giornalista Gianni Oliva presenta il suo ultimo libro a Cagliari e analizza il Mezzogiorno dopo l'Unità d'Italia Lo storico, giornalista e docente di storia delle istituzioni militari Gianni Oliva è stato ospite di Unica Radio per parlare del suo ultimo saggio, La prima guerra civile. Rivolta e repressione nel Mezzogiorno dopo l'Unità d'Italia, presentato nell'ambito del Festival Premio Emilio Lussu. Un confronto dedicato a una delle pagine più discusse della storia italiana, tra interpretazioni diverse e nuove chiavi di lettura. Gianni Oliva ha raccontato il suo percorso di ricerca, il rapporto con la divulgazione storica e il bisogno di rendere accessibili anche gli argomenti più complessi. Per lo storico, infatti, raccontare il passato significa dialogare con il presente e affrontare quelle vicende che ancora oggi generano domande e dibattiti. Gianni Oliva e il rapporto tra storia e divulgazione Nel corso dell'intervista, Gianni Oliva ha spiegato come il suo interesse per la storia sia nato fin dall'infanzia, trasformandosi poi in studio universitario, ricerca e professione. Un percorso che lo ha portato a scegliere una scrittura chiara e comprensibile, lontana da un linguaggio riservato soltanto agli specialisti. Secondo lo storico, la storia cambia anche in base alle domande che ogni epoca pone al passato. Alcuni temi, un tempo considerati centrali, vengono riletti con prospettive differenti. Oggi cresce l'attenzione verso quelle vicende rimaste a lungo controverse o poco approfondite, come il fenomeno delle foibe, il significato del 25 aprile e il rapporto tra Stato italiano e Mezzogiorno dopo l'unificazione. La sua attività di divulgazione segue proprio questa direzione: raccontare eventi complessi senza semplificarli, offrendo strumenti per comprendere meglio il presente. Gianni Oliva e la lettura della prima guerra civile Al centro dell'intervista c'è il nuovo libro di Gianni Oliva, dedicato agli anni successivi all'Unità d'Italia e al conflitto che interessò il Sud del Paese. Lo storico propone di superare la definizione tradizionale di “brigantaggio meridionale”, perché secondo la sua analisi non descrive completamente la complessità degli eventi. La sua interpretazione parla di una vera e propria prima guerra civile, nata dall'incontro tra diverse tensioni: il malcontento popolare, le difficoltà economiche, le promesse di riforma rimaste incompiute e la presenza di ex militari dell'esercito borbonico che si unirono alle rivolte. Per Oliva, il fenomeno non può essere letto soltanto come una questione criminale. Si trattò di uno scontro interno al nuovo Stato italiano, affrontato con un forte impiego militare e con conseguenze profonde sul rapporto tra istituzioni e cittadini. Il Festival Emilio Lussu e il legame con Cagliari Durante il dialogo con Unica Radio, Gianni Oliva ha ricordato anche il legame costruito con il Festival Premio Emilio Lussu. Dopo il riconoscimento ricevuto per il volume 45 milioni di antifascisti, lo storico è tornato a Cagliari per incontrare il pubblico e condividere nuove riflessioni. Il Festival rappresenta per Oliva un ambiente particolare, dove il rapporto tra autore e pubblico diventa più diretto. Non soltanto presentazioni, ma occasioni di confronto e approfondimento culturale. La scelta di riportare la storia fuori dagli spazi accademici è uno degli aspetti centrali del suo lavoro. Anche iniziative come il Festival contribuiscono a creare un dialogo tra ricerca storica e società. La memoria del Mezzogiorno tra passato e presente L'intervista si è conclusa con una riflessione sul rapporto tra Stato e cittadini e sulle conseguenze lasciate da quelle vicende nella storia italiana. Gianni Oliva ha evidenziato come alcune dinamiche nate dopo l'Unità abbiano influenzato a lungo il rapporto tra politica, istituzioni e territori. Secondo lo storico, il tema non riguarda soltanto il passato, ma anche il modo in cui ancora oggi vengono affrontate alcune questioni legate al Mezzogiorno. La memoria storica diventa quindi uno strumento per leggere problemi ancora presenti e per comprendere meglio le trasformazioni della società italiana.

    Flavio Malatesta: l’espressività del violoncello

    Play Episode Listen Later Jul 12, 2026 11:55


    Il violoncellista ospite di Unica Radio racconta formazione, collaborazioni e il valore della musica dal vivo. La musica come linguaggio universale, capace di raccontare emozioni e creare connessioni. È questo il cuore dell'intervista a Flavio Malatesta, violoncellista ospite di Unica Radio, che ha ripercorso la sua storia artistica, dagli inizi da bambino fino ai progetti dedicati alla divulgazione musicale. Un percorso nato molto presto, in una famiglia dove le note facevano parte della quotidianità. Il violoncello è diventato per lui non soltanto uno strumento, ma una presenza costante che ha accompagnato crescita personale e professionale. Flavio Malatesta e una vita tra le note Il rapporto con la musica è iniziato quando aveva appena quattro anni, grazie ai genitori entrambi musicisti. Nei primi anni ha studiato sia violino sia violoncello, fino alla scelta definitiva dello strumento dalle sonorità più profonde. A nove anni è entrato al conservatorio, affrontando un percorso lungo e intenso che lo ha portato al diploma e successivamente a nuovi studi di perfezionamento. La musica, racconta, è stata inizialmente un gioco, poi un impegno sempre più importante. Durante gli anni del liceo è arrivato il momento della scelta tra due strade: continuare gli studi tradizionali o dedicarsi completamente alla carriera musicale. La decisione è maturata naturalmente, perché il violoncello era ormai parte della sua identità. Le orchestre e le esperienze che formano Nel corso della sua carriera Flavio Malatesta ha collaborato con diverse orchestre, spaziando dal repertorio barocco a quello classico e lirico. Tra le esperienze ricordate c'è la collaborazione con Roma Sinfonietta, orchestra legata anche alla lunga attività musicale del maestro Ennio Morricone, oltre a numerosi progetti orchestrali e formativi. L'attività musicale non è stata soltanto legata ai grandi palcoscenici. Il violoncellista ha partecipato anche a iniziative sociali e umanitarie, portando la musica in ospedali, strutture sanitarie e luoghi dove il concerto diventa occasione di incontro. Il valore della musica condivisa Uno degli aspetti più importanti del suo percorso è il rapporto con gli altri musicisti. Già durante gli anni di formazione ha sperimentato la bellezza degli ensemble di violoncelli, una dimensione che continua ancora oggi attraverso l'insegnamento. Suonare insieme significa creare un dialogo fatto di ascolto e collaborazione, dove ogni strumento contribuisce alla costruzione di un'emozione comune. Per Malatesta l'orchestra rappresenta proprio questo: un organismo formato da tante voci diverse che riescono a trasformarsi in un unico racconto musicale. Bach e il progetto Open Bach Tra i progetti più significativi c'è “Open Bach”, un format dedicato alle suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach. L'obiettivo è avvicinare il pubblico alla musica classica attraverso una narrazione che accompagna l'esecuzione. Flavio Malatesta racconta la storia delle composizioni e aiuta gli ascoltatori a entrare dentro le opere, rendendo la musica più accessibile e partecipata. Il progetto nasce dall'idea che il pubblico non debba soltanto ascoltare, ma comprendere e vivere ciò che accade durante un concerto. Vivaldi e la musica per tutti Un altro percorso importante è dedicato alle “Quattro stagioni” di Antonio Vivaldi. Nato come progetto educativo, il lavoro trasforma la celebre composizione in un'esperienza intera

    Giro delle Miniere: un successo globale nel 2026

    Play Episode Listen Later Jul 11, 2026 5:57


    Luigi Magia racconta ai microfoni di Unica Radio la crescita straordinaria della storica rassegna ciclistica sarda, un evento capace di unire la passione agonistica alla valorizzazione del territorio La storica competizione ciclistica regionale vive una nuova giovinezza. Il progetto nasce da lontano e affonda le sue radici negli anni Cinquanta. Nel 2000 gli organizzatori hanno deciso di recuperare questa gloriosa tradizione sportiva. Oggi il Giro delle Miniere taglia il prestigioso traguardo della ventisettesima edizione. Luigi Magia, storico coordinatore della manifestazione, ha espresso grande orgoglio durante una recente intervista radiofonica. I numeri attuali testimoniano una crescita impressionante. Dai pochissimi atleti locali delle prime edizioni si è passati a oltre quattrocento iscritti. Gli atleti arrivano ormai da tutta Europa, dagli Stati Uniti e persino dall'Australia. Il richiamo internazionale della rassegna contribuisce a promuovere l'immagine della Sardegna nel mondo. La Gran Fondo e il fascino della storia Il Giro delle Miniere si sviluppa su quattro o cinque giornate intense. L'appuntamento più atteso resta però la Gran Fondo delle Miniere. Questo percorso specifico rappresenta la vera anima della competizione. La gara prevede la partenza e l'arrivo nella città di Iglesias. Il tracciato si snoda attorno alla suggestiva miniera di Monteponi. Si tratta di una prova molto dura, caratterizzata da ben 1.500 metri di disniveloo complessivo. Nei primi anni Duemila la competizione era quasi sconosciuta al grande pubblico. Lo sviluppo dei canali social ha facilitato la diffusione dell'evento. Chi partecipa tende a consigliare l'esperienza ad altri colleghi. La Federazione Ciclistica Italiana offre spesso spunti interessanti sulla preparazione atletica ideale per affrontare simili sforzi. Sicurezza e impatto economico nel Sulcis L'organizzazione di un evento così lungo richiede sforzi notevoli. La gestione della sicurezza stradale rappresenta la sfida più complessa per lo staff. Centinaia di incroci stradali richiedono un presidio costante durante il passaggio dei corridori. Per l'occasione, l'organizzazione accoglie esperti motociclisti della scorta tecnica provenienti direttamente dal Piemonte. L'accoglienza e le premiazioni finali completano un pacchetto molto apprezzato dai partecipanti. L'impatto economico sulle strutture ricettive locali è davvero straordinario. Gli alberghi e i ristoranti di Iglesias, Carbonia e Portoscuso registrano il tutto esaurito. Lo sport si dimostra così un volano fondamentale per il turismo delle zone interne. La passione per i paesaggi sardi rimane la motivazione principale che spinge gli organizzatori a rinnovare l'impegno ogni anno.

    Gianni Murtas: arte contemporanea e futuro della Sardegna

    Play Episode Listen Later Jul 10, 2026 11:39


    Dalla Biennale di Ulassai al ruolo delle neo-avanguardie, Gianni Murtas analizza il presente dell'arte sarda tra giovani talenti, territorio, memoria culturale e prospettive future. La Biennale di Ulassai, l'eredità di Maria Lai e il futuro dell'arte contemporanea in Sardegna sono stati al centro dell'intervista rilasciata da Gianni Murtas ai microfoni di Unica Radio. Lo storico dell'arte ha offerto una riflessione ampia sullo stato della produzione artistica isolana, sulle nuove generazioni e sulle opportunità che il territorio può ancora offrire alla cultura. La Biennale di Ulassai e il significato dell'opera Per Gianni Murtas, la Biennale di Ulassai rappresenta molto più di una semplice esposizione. L'edizione 2025, intitolata “Il significato dell'opera”, ha cercato di approfondire il modo in cui il pubblico contribuisce alla costruzione del senso dell'arte contemporanea. La manifestazione nasce dall'esperienza della Stazione dell'Arte di Ulassai e dal patrimonio lasciato da Maria Lai. Proprio da questa eredità prende forma un percorso che coinvolge artisti emergenti, curatori e realtà culturali del territorio. La seconda edizione ha riunito diciannove artisti, suddivisi in diverse sezioni curate da Francesca Sassu, Gianella Demuro e Ivo Serafino Fenu. L'obiettivo è stato quello di mettere in dialogo linguaggi differenti attorno a una domanda centrale: chi attribuisce realmente significato a un'opera d'arte? Per approfondire il lavoro della Stazione dell'Arte è possibile consultare il sito ufficiale della fondazione: Stazione dell'Arte. L'eredità di Maria Lai nel presente Secondo Gianni Murtas, il lascito di Maria Lai continua a essere un riferimento imprescindibile. Non tanto come modello da imitare, quanto come metodo di lavoro e di pensiero. L'artista di Ulassai ha costruito un rapporto innovativo tra arte e comunità, anticipando molte pratiche oggi considerate fondamentali nell'arte pubblica. La sua idea che un'opera acquisti valore attraverso l'interpretazione del pubblico continua a influenzare numerosi percorsi contemporanei. La Stazione dell'Arte custodisce oltre 140 opere donate dall'artista e rappresenta ancora oggi uno dei principali punti di riferimento culturali dell'isola. Per conoscere meglio la figura di Maria Lai è disponibile il portale dedicato: Fondazione Maria Lai. Il ruolo delle neo-avanguardie sarde Nel corso dell'intervista, Gianni Murtas ha dedicato particolare attenzione alle neo-avanguardie che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, contribuirono a rinnovare profondamente il panorama artistico regionale. Artisti come Gaetano Brundu, Donino Casula e Mirella Mibelli hanno aperto la Sardegna alle grandi correnti europee, superando una visione esclusivamente identitaria dell'arte. Quel percorso di ricerca ha trovato uno dei suoi momenti più significativi nella storica collezione costruita da Ugo Ugo, che per anni ha rappresentato un importante punto di incontro tra le esperienze artistiche sarde e quelle nazionali. Arte contemporanea in Sardegna: talento e difficoltà

    Gaetano Crivaro: una Sardegna inedita

    Play Episode Listen Later Jul 9, 2026 7:50


    Il documentario di Gaetano Crivano racconta la Sardegna dopo l'estate, tra comunità locali, ambiente, overtourism e nuove riflessioni sul rapporto tra territorio, mare e responsabilità collettiva Nel panorama del cinema documentario italiano, Gaetano Crivano si distingue per uno sguardo attento e profondo sui territori e sulle comunità che li abitano. Con il documentario Cosa rimane quando il mare si muove, il regista porta sullo schermo una Sardegna lontana dalle immagini da cartolina e dai racconti turistici più convenzionali. Un viaggio che invita a osservare ciò che accade quando le spiagge si svuotano e la stagione estiva lascia spazio alla vita quotidiana di chi vive l'isola tutto l'anno. Gaetano Crivano e la Sardegna oltre l'estate L'idea centrale del documentario nasce dalla volontà di mostrare una Sardegna diversa. Non quella delle campagne promozionali o delle fotografie patinate, ma quella delle persone che continuano a vivere e lavorare lungo le coste anche dopo la fine della stagione turistica. Secondo Gaetano Crivano, è proprio in quei mesi che emerge la vera identità dei luoghi. Le località balneari non smettono di esistere quando i visitatori tornano a casa. Rimangono le comunità, i lavoratori e le sfide quotidiane legate alla gestione del territorio. Il tema dell'overtourism e dell'impatto ambientale Uno degli aspetti più significativi affrontati dal documentario riguarda l'overtourism e le conseguenze che il turismo di massa può generare sugli ecosistemi costieri. Il regista sottolinea come spesso i territori vengano considerati soltanto una risorsa economica. Una visione che rischia di ignorare la fragilità ambientale di luoghi che necessitano invece di tutela e attenzione costanti. Nel racconto emerge una riflessione importante: ciò che genera ricchezza oggi potrebbe non essere eterno. Senza una gestione responsabile, il rischio è compromettere proprio quelle bellezze naturali che attraggono visitatori da tutto il mondo. Per approfondire i temi legati al turismo sostenibile è possibile consultare UN Tourism. Gaetano Crivano racconta il rapporto tra uomo e territorio Nel film il rapporto tra persone e ambiente occupa una posizione centrale. Dopo oltre dieci anni trascorsi in Sardegna, il regista ha sviluppato una forte sensibilità verso il territorio e le sue peculiarità. L'isola viene descritta come uno spazio ampio e poco urbanizzato, dove il legame tra comunità e natura rimane particolarmente forte. Da qui nasce una domanda che attraversa tutto il documentario: siamo capaci di prenderci cura dei luoghi che visitiamo con la stessa attenzione che riserviamo a quelli in cui viviamo? La risposta non viene imposta allo spettatore. Il film preferisce suggerire riflessioni e lasciare spazio all'osservazione. Il valore del documentario come strumento di consapevolezza

    La strada verso casa: Maia racconta l'impegno per gli animali salvati

    Play Episode Listen Later Jul 8, 2026 5:47


    Dalle adozioni responsabili al recupero dei randagi, il racconto di Maia svela il lavoro quotidiano dei volontari dell'associazione La strada verso casa in Sardegna L'amore per gli animali può trasformarsi in un impegno quotidiano capace di cambiare vite. È quanto accade all'interno de La strada verso casa, associazione che dal 2018 si occupa del recupero e della tutela dei cani abbandonati, offrendo loro una nuova opportunità attraverso percorsi di cura, accoglienza e adozione responsabile. A raccontare questa realtà è stata Maia, giovane volontaria intervenuta ai microfoni di Unica Radio. Nel corso dell'intervista ha spiegato il lavoro svolto ogni giorno da decine di persone che dedicano tempo, energie e risorse a una missione precisa: salvare gli animali dalla strada e accompagnarli verso una famiglia pronta ad accoglierli. Una realtà nata dal volontariato L'associazione nasce dall'iniziativa di alcune ragazze che hanno deciso di intervenire concretamente contro il fenomeno del randagismo in Sardegna. Negli anni il progetto è cresciuto fino a coinvolgere tra i trenta e i quaranta volontari che si alternano quotidianamente nelle attività del rifugio. Maia è entrata a far parte del gruppo circa due anni fa. Da allora contribuisce alla gestione della struttura e al benessere degli animali ospitati. Il rifugio opera in totale autonomia e si sostiene esclusivamente grazie alle donazioni di privati cittadini che credono nel progetto. L'assenza di finanziamenti pubblici rende ancora più importante il sostegno della comunità. Ogni contributo viene utilizzato per garantire cibo, cure veterinarie, farmaci e manutenzione degli spazi dedicati agli animali. Il lavoro quotidiano dei volontari Dietro ogni adozione c'è un lungo percorso fatto di impegno e dedizione. All'interno de La strada verso casa i volontari non si occupano soltanto dell'alimentazione e della pulizia degli spazi. Una parte fondamentale del loro lavoro riguarda infatti la socializzazione dei cani. Carezze, passeggiate, gioco e attenzioni aiutano gli animali a recuperare fiducia nelle persone dopo esperienze spesso segnate da abbandono, maltrattamenti o solitudine. L'associazione presta aiuto principalmente ai cani, ma offre supporto anche ai gatti attraverso una rete di stalli domestici. Ogni attività viene organizzata con precisione per utilizzare al meglio le risorse disponibili e garantire assistenza a un numero sempre maggiore di animali. Adozioni responsabili contro il randagismo Uno degli obiettivi principali de La strada verso casa è trovare una famiglia per ogni animale recuperato. La Sardegna continua infatti a confrontarsi con il problema del randagismo, una situazione che coinvolge numerosi cani e gatti presenti sul territorio. Per questo motivo l'associazione dedica grande attenzione alle adozioni consapevoli. Non si tratta semplicemente di affidare un animale, ma di individuare la famiglia più adatta alle sue esigenze e al suo carattere. Ogni adozione rappresenta una vittoria per i volontari. Significa vedere un cane lasciare il rifugio per iniziare una nuova vita fatta di sicurezza, affetto e stabilità. Un percorso che spesso cancella anni di sofferenza vissuti in strada.

    Alessio Mura: voce del rap in lingua sarda tra Balentia e LIMBAS

    Play Episode Listen Later Jul 7, 2026 5:50


    Alessio Mura racconta il nuovo EP dei Balentia, il valore del sardo nel rap contemporaneo e il festival LIMBAS che celebra identità, musica e cultura giovanile in Sardegna Il percorso di Alessio Mura nel rap sardo Nel panorama del rap sardo, la figura di Alessio Mura si distingue per continuità e coerenza artistica. Autore dei testi dei Balentia, Mura rappresenta una delle voci più solide di un movimento che da oltre trent'anni porta avanti la lingua sarda attraverso l'hip hop. Il suo lavoro si inserisce in una tradizione musicale che non è solo espressione artistica, ma anche strumento di identità culturale. Il rap sardo continua a evolversi e a trovare nuovi spazi grazie a progetti come il suo. Fueddu sardu: un EP tra lingua e identità Il nuovo EP Fueddu sardu segna un ulteriore passo nel percorso dei Balentia. Il progetto nasce dall'esigenza di raccontare la realtà contemporanea attraverso una lingua che conserva radici profonde. Nei quattro brani che compongono il lavoro emerge una forte attenzione ai temi sociali e culturali, con un linguaggio diretto e accessibile. Il rap sardo diventa così uno strumento narrativo che unisce passato e presente, tradizione e innovazione. Giovani e lingua sarda nella musica contemporanea Uno degli aspetti centrali del lavoro di Alessio Mura riguarda il rapporto tra giovani e lingua sarda. Negli ultimi anni si è registrato un rinnovato interesse verso le lingue locali, soprattutto attraverso la musica. Il rap sardo ha avuto un ruolo decisivo in questo processo, avvicinando nuove generazioni a una forma linguistica che rischiava di essere marginalizzata. La musica diventa quindi uno spazio di riappropriazione culturale e di espressione identitaria. LIMBAS: il primo festival del rap in lingua sarda Il 20 giugno 2026 a Sassari si terrà LIMBAS, il primo festival dedicato al rap in lingua sarda. L'evento rappresenta un punto di svolta per la scena musicale isolana, riunendo artisti e pubblico attorno a una stessa idea di cultura condivisa. Per Alessio Mura, protagonista dell'iniziativa, si tratta di un'occasione importante per dare visibilità a un movimento in crescita e per rafforzare la presenza del rap sardo nel panorama nazionale. Rap sardo e impegno sociale Nei testi dei Balentia emerge spesso una forte componente sociale. Il rap sardo viene utilizzato come mezzo di riflessione su temi attuali, dalla condizione giovanile alle trasformazioni culturali. La scrittura diventa così uno strumento di analisi e denuncia, ma anche di costruzione identitaria. Alessio Mura sottolinea come la musica possa ancora oggi avere un ruolo educativo e civile. Prospettive future e nuove generazioni Guardando al futuro, il lavoro di Alessio Mura e dei Balentia continua a orientarsi verso la valorizzazione della lingua sarda attraverso la musica. I consigli rivolti ai giovani artisti si concentrano sulla coerenza e sulla necessità di credere nella propria identità culturale. Il rap sardo, in questo senso, non è solo un genere musicale, ma un percorso di consapevolezza.

    Intervista alla giovane ballerina Marty, in scena sul palco di District Live

    Play Episode Listen Later Jun 21, 2026 2:34


    Ai microfoni di Unica Radio abbiamo avuto il piacere di parlare con Marty, giovanissima ballerina con già tanti spettacoli alle spalle, prima della sua esibizione a District Live Abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Marty, giovanissima ballerina con però già tanta esperienza sul palco degli Intrepidi Monelli, subito prima della sua esibizione alla serata del 10 maggio di District Live. La sua passione per la danza nasce 8 o 9 anni fa, per puro caso, quando sua madre la porta in una palestra per iscriversi a kick boxing, ma lei le chiede di iscriversi a danza dopo aver visto un gruppo di ballerini nella stessa palestra. Ma il mondo della danza non è solo felicità, e Marty ci racconta dei suoi periodi difficili dovuti agli infortuni (come versamenti, tendiniti alle caviglie), che l'hanno costretta a fermarsi. Lei però non riesce a fermarsi e continua a ballare con l'aiuto di cavigliere e impacchi di ghiaccio. La parte più bella della sua esperienza invece, per Marty è l'esibizione sul palco con la sua crew. Il suo sogno è quello di trasformare la sua passione in un lavoro, magari entrando a contatto con i bambini e facendo del bene.

    Intervista a Lisa, giovane cantante e musicista sarda sul palco a District Live

    Play Episode Listen Later Jun 20, 2026 4:07


    Abbiamo avuto il piacere di intervistare Lisa, giovane cantante sarda, prima della sua esibizione sul palco di District Live Prima di salire sul palco di District Live del 10 maggio, serata tutta al femminile, abbiamo avuto il piacere di intervistare Lisa, una giovane cantante e musicista sarda, che ci ha raccontato le origini della sua passione per la musica. Suo padre, musicista, l'ha instradata verso la passione per la musica, regalandole una piccola fisarmonica. Arrivano poi le lezioni di pianoforte e, a 12 anni, quelle di canto. Dopo una pausa, Lisa 3 anni fa è tornata a cantare, ispirata da artiste come Arisa e Giorgia, mentre una persona che la aiuta nel suo percorso è il suo compagno Davide Mura, anche lui cantante che abbiamo intervistato alla scorsa serata di District. A una ragazza che vuole aprirsi al mondo della musica, Lisa consiglia di provare ad affrontare tutti i limiti che si impone mentalmente, provando a cantare e suonare senza curarsi delle conseguenze. L'importante per sciogliersi, secondo Lisa, è cantare dei brani che ci rappresentano. Lisa decide di non mettersi obbiettivi o di avere progetti definiti per il futuro, ma piuttosto di lasciare ogni porta aperta, facendo rimanere la sua esperienza nella musica il più naturale possibile.

    Intervista a Francesca Saddi, cantautrice sarda sul palco di District Live

    Play Episode Listen Later Jun 19, 2026 4:14


    Ai microfoni di Unica Radio abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesca Saddi, cantautrice sarda in scena sul palco di District Live Prima della sua esibizione dell'evento tutto al femminile di District Live il 10 maggio, abbiamo fatto una chiacchierata con la cantautrice sarda Francesca Saddi. Francesca ci ha raccontato la nascita della sua passione per il canto, già dall'età di 4 anni, per poi passare al karaoke e alla graduale amplificazione del suo amore per la musica. Come ispirazione, Francesca prende esempio da Taylor Swift per la scrittura, e da voci tecniche ma allo stesso tempo molto emotive come quelle di Giorgia e Demi Lovato, anche se si dice appassionata di tutti i generi musicali, dal metal alla musica giapponese. Ma oltre la passione ci sono anche dei momenti difficili nella carriera di Francesca, ovvero le sconfitte ai contest, nonostante sentisse di aver dato tutto. I momenti più belli per lei sono invece quelli a teatro: sul palco, di solito quello del Teatro Houdini o quello appunto degli Intrepidi Monelli, si sente molto apprezzata anche grazie al feedback che il pubblico a teatro riesce a dare a un'artista. Francesca si esibisce anche in un duo, un'esperienza che descrive come molto diversa da quella solista. Ci racconta quindi una parte fondamentale dell'esibizione in duo, ovvero la fiducia che si deve avere nel partner musicale durante l'esibizione. Come prossimi progetti, Francesca vorrebbe incidere il suo singolo "Saturno", portato in anteprima proprio alla serata di District Live e, perché no, prima o poi un extended play.

    Intervista a Federica Ibba, make-up artist per District Live

    Play Episode Listen Later Jun 18, 2026 3:15


    Ai microfoni di Unica Radio abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Federica Ibba, make-up artist sarda all'evento District Live del 10 maggio Dopo aver truccato le numerose artiste presenti alla serata del 10 maggio del District Live, tutta al femminile, abbiamo avuto il piacere di intervistare Federica Ibba, make-up artist che ci ha raccontato le emozioni della sua professione. Federica, che ha avuto modo di confrontarsi con le tante artiste, tutte con una modalità differente di prepararsi alla serata, ci ha raccontato le loro emozioni. La make-up artist ci ha raccontato la nascita della sua passione per questo mestiere, dopo la sua esperienza nel settore della bellezza. Per Federica il make-up è un modo di esprimersi, e uno dei suoi sogni nel cassetto è quello di diventare riconoscibile nel suo stile di trucco per le artiste. Riguardo questo, abbiamo riflettuto proprio sull'importanza del trucco non solo in serate del genere ma proprio all'interno della carriera di un artista, che potrebbe usare il trucco per moltiplicare la potenza della sua immagine (ad esempio, artisti come Prince, David Bowie o Marilyn Manson per citarne alcuni).

    Intervista Marco Lorenzi

    Play Episode Listen Later Jun 17, 2026 15:00


    Marco Lorenzi racconta teatro, regia e visione artistica: un'intervista che attraversa il suo ultimo spettacolo, il rapporto con il pubblico e le prospettive future del suo percorso creativo. L'Marco Lorenzi è al centro dell'intervista realizzata per raccontare non solo uno spettacolo, ma un intero percorso artistico. Regista teatrale tra i più interessanti della scena contemporanea, Lorenzi si distingue per una visione precisa e per un approccio che mette al centro il pubblico. L'incontro, andato in onda su Unica Radio, ha permesso di approfondire il suo ultimo lavoro e le prospettive future del suo percorso. Marco Lorenzi e l'origine dello spettacolo Durante l'intervista, Marco Lorenzi ha raccontato da dove nasce l'idea dello spettacolo portato recentemente al Teatro Massimo. Il progetto prende forma da una riflessione precisa. Non si tratta solo di mettere in scena un testo, ma di costruire un'esperienza. Il lavoro registico parte sempre da una domanda: cosa resta allo spettatore? Questa attenzione si riflette nella scelta degli elementi scenici e nella costruzione dei personaggi. La visione registica di Marco Lorenzi Per Marco Lorenzi, il teatro è un linguaggio vivo. Non è mai statico. Cambia a seconda del contesto e del pubblico. Nel corso dell'intervista, il regista ha sottolineato l'importanza dell'equilibrio tra forma e contenuto. La regia deve guidare, ma senza sovrastare. Ogni scelta scenica ha un senso preciso. Nulla è lasciato al caso. Questo approccio rende i suoi spettacoli riconoscibili e coerenti. Il rapporto con il pubblico Uno dei temi centrali è il rapporto con il pubblico. Marco Lorenzi lo considera parte integrante dello spettacolo. L'esperienza teatrale non si esaurisce sul palco. Continua nella percezione di chi guarda. Per questo, il coinvolgimento emotivo diventa fondamentale. Il pubblico non è spettatore passivo. È parte del processo. Tra percorso artistico e futuro L'intervista ha toccato anche il percorso personale di Marco Lorenzi. Dalle prime esperienze fino ai progetti più recenti, emerge una crescita costante. Il regista guarda al futuro con attenzione. Nuovi progetti sono in fase di sviluppo, con l'obiettivo di continuare a sperimentare. Per approfondire il panorama teatrale italiano è possibile consultare il sito del . Marco Lorenzi e una scena in evoluzione Il lavoro di Marco Lorenzi si inserisce in una scena teatrale in continuo cambiamento. Nuove forme e linguaggi emergono, ma resta centrale la capacità di raccontare storie. In questo contesto, il suo approccio rappresenta un punto di riferimento. Un equilibrio tra tradizione e innovazione che continua a evolversi. L'intervista restituisce così un ritratto completo: quello di un regista che vive il teatro come ricerca costante.

    Dal Battito al Podcast, la musica che cresce a scuola

    Play Episode Listen Later Jun 16, 2026 10:45


    Nelle scuole dell'infanzia dell'Istituto Comprensivo Porcu-Satta di Quartu Sant'Elena, il progetto educativo ha unito musica, podcast e relazione, trasformando il suono in uno strumento di crescita, ascolto e partecipazione condivisa. Nelle scuole dell'infanzia dell'IC 1-2 Porcu-Satta di Quartu Sant'Elena la musica è diventata esperienza quotidiana, relazione e scoperta. Il progetto Dal Battito al Podcast ha coinvolto i bambini dei plessi di via Palestrina, via Vespucci e via Milano in un percorso educativo che ha unito corpo, voce e strumenti digitali. Un'attività nata nel secondo quadrimestre scolastico e ormai vicina alla conclusione, capace di trasformare il suono in uno spazio di crescita condivisa. L'iniziativa ha preso forma grazie al Piano delle Arti, programma nazionale dedicato alla promozione della cultura umanistica e dei linguaggi creativi nelle scuole. Il finanziamento ha consentito di costruire un laboratorio articolato e inclusivo, nel quale i bambini hanno potuto sperimentare la musica attraverso il gioco, l'ascolto e la partecipazione diretta. Dal Battito al Podcast tra musica e movimento Il cuore del progetto ha coinvolto i bambini di cinque anni in attività musicali ed espressive sviluppate sia negli spazi interni sia nelle aree esterne delle scuole. I laboratori hanno alternato canto, psicomotricità e giochi sonori. Il corpo è diventato il primo strumento musicale. Il ritmo ha guidato movimento, ascolto e relazione. Durante le attività sono entrati in scena strumenti differenti. Lo strumentario Orff, l'ukulele e il flauto traverso hanno accompagnato le esplorazioni sonore dei bambini. Anche materiali di recupero hanno trovato spazio nei laboratori, stimolando curiosità e creatività. L'obiettivo non era la performance musicale. Il percorso puntava soprattutto a sviluppare ascolto, consapevolezza corporea ed espressione emotiva. L'approccio laboratoriale ha favorito la collaborazione tra i piccoli partecipanti. Ogni esperienza nasceva dall'interazione con il gruppo. I bambini sperimentavano il suono insieme, imparando a condividere tempi, silenzi e attenzione reciproca. Podcast e voce al centro dell'esperienza educativa La seconda fase di Dal Battito al Podcast ha introdotto il linguaggio della comunicazione sonora. Grazie all'utilizzo di microfoni, cuffie e software dedicati, i bambini hanno registrato racconti, riflessioni e impressioni nate durante i laboratori. Il podcast non è stato pensato come semplice prodotto finale. È diventato invece uno strumento educativo vero e proprio. Attraverso l'ascolto della propria voce, i bambini hanno imparato a raccontarsi e a confrontarsi con gli altri. Le registrazioni hanno dato forma ai loro pensieri e alle emozioni vissute durante il percorso. La verbalizzazione delle esperienze ha rafforzato competenze comunicative e relazionali. La voce ha assunto un valore identitario. Parlare, ascoltare e condividere sono diventati momenti centrali dell'attività educativa. La rete tra scuola, territorio e cultura Uno degli elementi più significativi del progetto riguarda la collaborazione con le realtà del territorio. La Scuola Civica di Musica di Sinnai ha guidato i laboratori musicali ed espressivi, mentre Unica Radio ha seguito il percorso dedicato alla produzione e diffusione dei podcast. La sinergia tra scuola, università e realtà culturali locali ha permesso di ampliare l'esperienza educativa. I bambini hanno potuto entrare in contatto con strumenti professionali e nuove modalità di comunicazione. Anche gli insegnanti hanno sperimentato pratiche interdisciplinari orientate alla ricerca e all'innovazione didattica. Il progetto ha rappresentato inoltre un'occasione di crescita professionale per il personale scolastico. L'osservazione, la documentazione e il lavoro cooperativo hanno rafforzato il senso di comunità educativa aperta e partecipativa. Dal Battito al Podcast guarda già al futuro L'esperienza non si fermerà con la conclusione dell'anno scolastico. Per il prossimo settembre la scuola sta già organizzando un incontro di disseminazione rivolto al territorio e al mondo della formazione. Sarà un momento dedicato alla condivisione delle pratiche sviluppate e dei materiali realizzati durante il percorso. L'obiettivo resta chiaro: valorizzare il ruolo dei linguaggi artistici e digitali nella scuola dell'infanzia. Dal Battito al Podcast dimostra infatti come anche i più piccoli possano diventare protagonisti attivi di percorsi creativi e narrativi. La musica, in questo caso, non accompagna soltanto l'apprendimento. Diventa uno spazio di ascolto, relazione e costruzione collettiva di significati.

    Intervista a Jasmine, giovanissima cantante sarda alla serata del District Live

    Play Episode Listen Later Jun 16, 2026 2:56


    Abbiamo avuto il piacere di intervistare Jasmine, giovanissima cantante sarda, prima della sua esibizione alla serata tutta al femminile di District Live Subito prima della sua esibizione sul palco tutto al femminile di District Live, abbiamo avuto il piacere di intervistare Jasmine, giovanissima cantante e musicista sarda. Jasmine ci ha raccontato le "origini" della sua passione per la musica, ereditata da sua madre, cantante lirica, e poi sfociata nello studio del violino al conservatorio. Dopo gli studi, anche di pianoforte, è riuscita a esternare anche la sua passione per il canto nello specifico, ispirata da cantanti come Angelina Mango e Irama. A una ragazza come lei, che vuole iniziare con la musica, Jasmine consiglia di "buttarsi": iniziare dalle piccole cose e provare da subito senza alcuna paura. Questo percorso è quello che l'ha portata a esibirsi su palchi importanti come quello del Tour Music Fest di San Marino, festival in cui è arrivata alla fase delle finali italiani. I prossimi progetti di Jasmine prevedono la sua partecipazione a "Sanremo New Talent", a settembre a Rimini, nella speranza di vederla presto tra gli emergenti della musica italiana.

    Intervista a Davide Sionis, fotografo e videomaker per Intrepidi Monelli

    Play Episode Listen Later Jun 14, 2026 3:10


    Ai microfoni di Unica Radio, abbiamo avuto il piacere di intervistare Davide Sionis, di professione fotografo e videomaker di Intrepidi Monelli alla serata del District Live del 10 maggio Prima dell'inizio della serata di District Live del 10 maggio, abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Davide Sionis, "addetto ai lavori" degli eventi targati Intrepidi Monelli. Davide è infatti il videomaker appunto della serata, ma professionalmente nasce come fotografo. Iniziamo la chiacchierata parlando dell'avvicinamento di Davide Sionis all'universo District e l'importanza che ha per lui una serata del genere, che dà la possibilità di esprimersi ad artisti giovanissimi, o comunque senza ancora uno sbocco. Con Davide abbiamo anche discusso della sua nascita professionale, del passaggio (non scontato) dalla fotografia al video, peraltro relativamente recente, per esigenze lavorative. Ci ha raccontato la sua passione per i ritratti fotografici underground e ciò su cui lavora abitualmente, ovvero la fotografia commerciale. Davide ha in mente per il futuro "Metropolis Gold", un progetto di ritrattistica urbana nato a budget zero durante la sua esperienza in Inghilterra, in cui ha vissuto 8 anni fa, e che vuole portare alla luce in Sardegna.

    Sardinia Archeo Festival: l’archeologia spiega i micromondi attuali

    Play Episode Listen Later Jun 13, 2026 10:58


    Il Sardinia Archeo Festival 2026 unisce la storia antica alle sfide della geopolitica contemporanea, offrendo al pubblico gli strumenti per comprendere a fondo l'evoluzione sociale delle comunità isolane e globali L'archeologia non è una scienza morta. Il Sardinia Archeo Festival dimostra come lo studio del passato possa decifrare il presente. Il direttore artistico Matteo Tatti ha inaugurato l'evento su Unica Radio. La manifestazione culturale esplora quest'anno il tema affascinante dei micromondi. Gli esseri umani creano da sempre micro comunità con regole proprie e specifiche dinamiche di aggregazione. Il festival si propone di indagare queste realtà, partendo dalla città di Cagliari per poi toccare i piccoli centri dell'isola. Comprendere il passato diventa così la chiave di volta per leggere l'attualità. Un dialogo aperto tra discipline diverse La forza del Sardinia Archeo Festival risiede nella sua capacità di far dialogare esperti differenti. Non si parla soltanto a una platea di specialisti del settore. Il programma unisce archeologi, storici dell'arte, geografi e giornalisti. Tra gli ospiti spicca Laura Canali, nota cartografa della rivista Limes, che analizza le dinamiche geopolitiche del Mediterraneo. Questo approccio multidisciplinare permette di affrontare temi complessi in modo accessibile. Gli oggetti abbandonati dai migranti o le tracce dei commerci antichi rivelano che i comportamenti umani si ripetono nei secoli. Il pubblico cerca una divulgazione scientifica basata su criteri di assoluta veridicità. Le sfide della cultura in Sardegna Organizzare eventi culturali di alta qualità nell'isola presenta notevoli ostacoli logistici ed economici. I finanziamenti pubblici sono spesso ridotti e costringono le associazioni a investire risorse proprie. Matteo Tatti ha sottolineato la necessità di lanciare un grido d'allarme per il settore. Nonostante le difficoltà economiche, è fondamentale costruire ponti culturali stabili con il resto d'Europa. Il festival rappresenta una cassetta degli attrezzi per interpretare le evoluzioni sociali future. La rassegna offre una prospettiva concreta per capire chi siamo e dove stiamo andando. Il programma e le tappe sul territorio Il sipario si alza con una suggestiva visita guidata sulla Sella del Diavolo a Cagliari. Gli scavi archeologici sul promontorio offrono lo scenario perfetto per l'anteprima. Gli appuntamenti principali si spostano poi al centro culturale Il Ghetto, nel cuore dello storico quartiere di Castello. Il viaggio non si esaurisce nel fine settimana. Il Sardinia Archeo Festival proseguirà durante l'estate e l'autunno con un tour itinerante in vari comuni sardi. Gli organizzatori invitano la cittadinanza a partecipare per scoprire la storia da una nuova prospettiva.

    Intervista ad Azzurra, cantautrice R’n’B sarda sul palco di District Live

    Play Episode Listen Later Jun 12, 2026 3:30


    Abbiamo avuto il piacere di ascoltare Azzurra, cantautrice sarda, in occasione della serata del 10 maggio di District Live, tutta al femminile Prima dell'esibizione sul palco del District Live del 10 maggio, durante una serata dedicata alle artiste femminili, abbiamo incontrato Azzurra Parisi, conosciuta semplicemente come Azzurra. Cantautrice R&B, attrice e ballerina, porta avanti il suo percorso artistico dal 2002. Nel corso dell'intervista abbiamo ripercorso le tappe principali della sua carriera. Azzurra ci ha raccontato gli esordi nel mondo della recitazione, con particolare attenzione ai musical, e l'esperienza maturata nelle cover band. Successivamente si è concentrata sulla scrittura e sulla produzione di musica originale, un percorso iniziato nel 2014 e tuttora in continua evoluzione. Abbiamo affrontato anche il tema della presenza femminile nell'industria musicale. In una serata caratterizzata da una forte impronta femminile, Azzurra ha condiviso il suo punto di vista sul ruolo delle donne nel panorama musicale contemporaneo e sulle sfide che le artiste affrontano ancora oggi. Parlando dei progetti futuri, la cantautrice ci ha anticipato l'arrivo di un nuovo brano realizzato insieme all'amico e produttore musicale Andrea Aru, collaboratore di lunga data. Durante la serata al District Live, Azzurra ha presentato il pezzo in anteprima, offrendo al pubblico un primo sguardo sul prossimo capitolo del suo percorso artistico.

    Valentina Carboni: donne, ingegneria e futuro inclusivo

    Play Episode Listen Later Jun 11, 2026 9:31


    L'ingegnera Valentina Carboni racconta il ruolo delle donne nelle professioni tecniche, l'impatto dell'intelligenza artificiale e l'importanza della formazione multidisciplinare per costruire un futuro inclusivo e innovativo. Nel mondo delle professioni tecniche, il tema dell'inclusione continua a essere centrale. Durante un'intervista ai microfoni di Unica Radio, Valentina Carboni, presidente di AIDIA Sardegna, ha affrontato il tema del ruolo delle donne nell'ingegneria, raccontando sfide, opportunità e trasformazioni che stanno cambiando il settore. L'ingegnera ha condiviso la propria esperienza personale e professionale, soffermandosi anche sull'impatto dell'intelligenza artificiale e sull'importanza della multidisciplinarità nella formazione delle nuove generazioni. Valentina Carboni e il ruolo delle donne nell'ingegneria Secondo Valentina Carboni, le professioni tecniche restano ancora oggi ambienti storicamente maschili. Negli ultimi anni, però, il numero di donne che scelgono percorsi di studio in ingegneria e architettura è cresciuto in modo significativo. Il problema principale emerge nel mondo del lavoro. Sempre più professioniste entrano nel settore, ma poche riescono a raggiungere ruoli dirigenziali o posizioni di potere. Carboni ha sottolineato anche il tema del divario salariale, ancora molto presente nelle professioni tecniche italiane. L'associazione AIDIA, acronimo di Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti, nasce proprio con l'obiettivo di valorizzare le competenze femminili nel settore tecnico-scientifico. Attraverso incontri, formazione e collaborazioni con università e ordini professionali, l'associazione promuove una maggiore partecipazione femminile nelle discipline STEM. Per approfondire le attività dell'associazione è possibile visitare il sito ufficiale di AIDIA. Intelligenza artificiale e trasformazione del lavoro tecnico Uno dei temi centrali affrontati durante l'intervista riguarda l'evoluzione tecnologica. Per Valentina Carboni, l'intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo dell'ingegneria e dell'architettura. La digitalizzazione ha cambiato radicalmente i tempi e i metodi di lavoro. Processi che in passato richiedevano giorni oggi possono essere completati in poche ore grazie ai nuovi strumenti digitali. L'ingegnera ha evidenziato come l'informatica e l'automazione rappresentino oggi i settori più dinamici. Anche la pubblica amministrazione e gli studi professionali stanno vivendo una trasformazione profonda, sempre più legata alla gestione digitale dei progetti e dei servizi. Per comprendere meglio le opportunità offerte dall'innovazione digitale nelle professioni tecniche si possono consultare i contenuti pubblicati da Consiglio Nazionale degli Ingegneri. L'evento di Nuoro dedicato a Jane Jacobs Nel corso dell'intervista, Valentina Carboni ha raccontato anche l'esperienza della “Jane's Walk” organizzata a Nuoro il 16 maggio. Si tratta di una passeggiata partecipativa ispirata alla figura di Jane Jacobs, attivista e studiosa statunitense che ha rivoluzionato il modo di osservare e vivere gli spazi urbani. L'iniziativa ha coinvolto anche gli studenti del corso di laurea triennale in Programmazione, gestione e promozione turistica degli itinerari della cultura e dell'ambiente dell'Università di Nuoro. Attraverso un percorso urbano dedicato a Grazia Deledda, gli studenti hanno analizzato la città con uno sguardo diverso, più attento alle dinamiche sociali e urbanistiche. Valentina Carboni e la pianificazione di genere Tra i progetti che più hanno segnato il suo percorso professionale, Valentina Carboni ha citato la pianificazione di genere. Si tratta di un approccio urbanistico che mette al centro le esigenze delle persone. Non solo donne, ma anche lavoratori, immigrati e cittadini con disabilità. L'obiettivo è progettare città e spazi più inclusivi, sicuri e accessibili. Un modello che unisce ingegneria, architettura e attenzione sociale. Per Carboni, il futuro delle professioni tecniche passa proprio dalla capacità di osservare la società con sensibilità diverse e competenze multidisciplinari. Il consiglio alle future ingegnere Nel finale dell'intervista, Valentina Carboni ha lasciato un messaggio rivolto alle studentesse che desiderano intraprendere una carriera tecnica. Il consiglio principale è coltivare la curiosità e non fermarsi davanti alle difficoltà. Secondo l'ingegnera, il mondo del lavoro richiede aggiornamento continuo, apertura mentale e capacità di confrontarsi con discipline differenti. Carboni ha raccontato di non aver mai smesso di studiare, continuando ancora oggi il proprio percorso formativo attraverso master e specializzazioni. Per lei, la multidisciplinarità rappresenta uno degli strumenti più importanti per affrontare il futuro e costruire nuove opportunità professionali.

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