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Parli bene l'italiano ma ti sembra di suonare come un libro di grammatica? In questo quiz estivo scopriamo 7 espressioni di tutti i giorni per parlare come un vero madrelingua!
Hai mai provato a riportare le parole di qualcun altro e non sapevi quale tempo verbale usare? Non eri sicuro se servisse il congiuntivo o l'indicativo? Il discorso indiretto è uno degli argomenti più insidiosi della grammatica italiana e anche gli studenti avanzati commettono errori. In questo articolo scoprirai come riportare correttamente quello che qualcuno ha detto, ha chiesto o ha ordinato. 5 Errori da Evitare con il Discorso Indiretto Errore 1: Usare il Tempo Sbagliato per Riportare Notizie (al Passato) Partiamo dalle basi. Che cos'è il discorso indiretto? In pratica, è quando riporti le parole di qualcun altro senza citarle direttamente, cioè senza usare le virgolette. Per esempio: Discorso diretto: «Marco dice: "Ho fame."»Discorso indiretto: «Marco dice che ha fame.» Come puoi notare, abbiamo tolto le virgolette e abbiamo aggiunto che. Fin qui semplice. Il problema nasce quando il verbo introduttore – cioè il verbo che introduce le parole dell'altra persona – è al passato. Molti studenti fanno così: «Marco ha detto che ha fame.» «Marco ha detto che aveva fame.» Perché è sbagliato il primo? Perché quando il verbo introduttore è al passato (ha detto, disse, diceva...), bisogna fare la cosiddetta «trasformazione dei tempi». È come se tutto «scivolasse indietro nel tempo»: il presente diventa imperfetto, il passato prossimo diventa trapassato prossimo, e così via. Tabella: Trasformazione dei Tempi Verbali Discorso DirettoD. Indiretto (verbo al presente)D. Indiretto (verbo al passato)Presente«Studio italiano.»«Dice che studia italiano.»→ Imperfetto«Ha detto che studiava italiano.»Passato prossimo«Ho studiato.»«Dice che ha studiato.»→ Trapassato prossimo«Ha detto che aveva studiato.»Futuro semplice«Studierò domani.»«Dice che studierà domani.»→ Condizionale passato«Ha detto che avrebbe studiato il giorno dopo.»Futuro anteriore«Avrò finito per le 3.»«Dice che avrà finito per le 3.»→ Condizionale passato«Ha detto che avrebbe finito per le 3.»Imperfetto«Studiavo ogni sera.»«Dice che studiava ogni sera.»→ Imperfetto (non cambia!)«Ha detto che studiava ogni sera.»Condizionale presente«Studierei di più.»«Dice che studierebbe di più.»→ Condizionale passato«Ha detto che avrebbe studiato di più.»Congiuntivo presente«Credo che studi.»«Dice che crede che studi.»→ Congiuntivo imperfetto«Ha detto che credeva che studiasse.»Congiuntivo passato«Credo che abbia studiato.»«Dice che crede che abbia studiato.»→ Congiuntivo trapassato«Ha detto che credeva che avesse studiato.» Nota una cosa molto importante: l'imperfetto è l'unico tempo che non cambia. Resta uguale sia con il verbo introduttore al presente sia al passato. È una delle poche eccezioni che semplificano le cose. E nota anche un'altra cosa fondamentale: quando il verbo introduttore è al presente (dice che, racconta che...), non devi fare nessuna trasformazione dei tempi. La trasformazione si applica solo quando il verbo è al passato. Curiosità sull'Italiano Parlato Nell'italiano parlato, soprattutto nel linguaggio informale, molti italiani non rispettano sempre queste regole. Capita spesso di sentire «Ha detto che viene domani» al posto di «Ha detto che sarebbe venuto il giorno dopo.» Tuttavia, se vuoi parlare un italiano corretto, è consigliabile seguire la tabella. Errore 2: Non Usare DI + Infinito Un altro errore frequente riguarda la struttura della frase. Osserva queste due versioni di «Marco dice: "Vado al cinema."»: «Marco dice che lui va al cinema.» — grammaticalmente corretto, ma pesante «Marco dice di andare al cinema.» — molto più naturale! Quando il soggetto della frase principale è lo stesso della frase secondaria, in italiano si preferisce usare la struttura DI + infinito. Il motivo è che suona molto più naturale e meno ripetitivo. Anziché dire «Marco dice che lui va al cinema» ripetendo il soggetto, è più elegante e scorrevole dire «Marco dice di andare al cinema». Tabella: CHE + Indicativo vs DI + Infinito Soggetto diverso → CHE + verbo coniugatoStesso soggetto → DI + infinito«Marco dice che Maria va al cinema.»«Marco dice di andare al cinema.»«Luca ha detto che Giulia era stanca.»«Luca ha detto di essere stanco.»«Anna dice che Paolo ha ragione.»«Anna dice di avere ragione.»«Il prof ha detto che gli studenti devono studiare.»«Il prof ha detto di dover studiare.» (ambiguo!) Osserva l'ultimo esempio: «Il prof ha detto di dover studiare» è un po' ambiguo, perché potrebbe sembrare che sia il professore a dover studiare. In casi come questo, dove il significato potrebbe non essere chiaro, è meglio usare la forma completa con CHE: «Il prof ha detto che gli studenti devono studiare.» Attenzione: Infinito Presente e Passato Quando usi DI + infinito con il verbo introduttore al passato, l'infinito può essere presente o passato. Se l'azione riportata è anteriore rispetto al momento in cui è stata detta, usa l'infinito passato: «Marco ha detto di aver studiato tutta la notte.» Curiosità sull'Uso di DI + Infinito In realtà, l'uso di DI + infinito non è obbligatorio, ma è fortemente preferito dai madrelingua. Se dici «Marco dice che lui va al cinema», gli italiani ti capiranno, ma la frase risulterà poco naturale. Errore 3: Dimenticare il Congiuntivo per Riportare Domande Questo è un errore molto diffuso, comune anche tra i madrelingua. Quando riporti una domanda in modo indiretto, è necessario usare il congiuntivo. Vediamo perché: Domanda diretta: «Vieni alla festa?» «Mi ha chiesto se vengo alla festa.» «Mi ha chiesto se venissi alla festa.» Dopo espressioni come chiede se / ha chiesto se / voleva sapere se, il verbo che segue deve essere al congiuntivo (quando il verbo introduttore è al passato). Questo vale sia per le domande con risposta sì/no, sia per le domande aperte con parole interrogative come dove, quando, come, perché, eccetera. Un'altra cosa importante da ricordare: nel passaggio dal discorso diretto a quello indiretto, il punto interrogativo sparisce, perché non stai più facendo una domanda, ma stai riferendo che qualcuno ha fatto una domanda. Tabella: Come Riportare le Domande Domanda direttaVerbo al presenteVerbo al passato«Parli italiano?»«Chiede se parlo italiano.»«Ha chiesto se parlassi italiano.»«Sei andato al cinema?»«Chiede se sono andato al cinema.»«Ha chiesto se fossi andato al cinema.»«Dove abiti?»«Chiede dove abito.»«Ha chiesto dove abitassi.»«Quando arriverai?»«Chiede quando arriverò.»«Ha chiesto quando sarei arrivato/a.»«Che cosa hai fatto?»«Chiede che cosa ho fatto.»«Ha chiesto che cosa avessi fatto.» Come vedi, le parole interrogative (dove, quando, che cosa...) si mantengono anche nel discorso indiretto. L'unica differenza è che le domande con risposta sì/no vengono introdotte dalla parola SE: «Vieni alla festa?» → «Ha chiesto se venissi alla festa.» Nota anche che, come per l'Errore 1, quando il verbo introduttore è al presente (chiede se...), non c'è bisogno del congiuntivo: si usa normalmente l'indicativo. Il congiuntivo entra in gioco quando il verbo è al passato (ha chiesto se...). Hai notato la quarta riga della tabella? «Quando arriverai» non diventa congiuntivo, ma condizionale passato (sarei arrivato). Questo perché il futuro segue sempre la stessa regola che abbiamo visto nell'Errore 1: futuro → condizionale passato, sia nelle affermazioni sia nelle domande. Curiosità sull'Italiano Informale Nella lingua parlata informale, molti italiani usano l'indicativo anche dopo «ha chiesto se». Capita spesso di sentire «Mi ha chiesto se venivo». Non è scorretto in senso assoluto, ma il congiuntivo resta la forma più corretta e adatta a un registro curato. Errore 4: Non Usare il Congiuntivo per Riportare Ordini Come si riportano gli ordini o le richieste in modo indiretto? Anche in questo caso entra in gioco il congiuntivo. Ordine diretto: «Studia di più!» «Il professore ha detto che studio di più.» «Il professore ha detto che io studi di più.»; «Il professore mi ha detto di studiare di più.» Come puoi notare, per riportare ordini, richieste o consigli hai due possibilità: puoi usare CHE + congiuntivo oppure DI + infinito. Entrambe le forme sono corrette, ma hanno usi leggermente diversi. Tabella: Come Riportare Ordini e Richieste Ordine direttoCHE + congiuntivoDI + infinito«Studia di più!»«Ha detto che io studiassi di più.»«Mi ha detto di studiare di più.»«Non fumare!»«Ha detto che io non fumassi.»«Mi ha detto di non fumare.»«Venite subito!»«Ha detto che noi andassimo subito.»«Ci ha detto di andare subito.»«Sii gentile!»«Ha detto che io fossi gentile.»«Mi ha detto di essere gentile.» Nota che nella terza riga «venite» è diventato «andassimo» / «andare». Nel discorso indiretto, anche i verbi di movimento cambiano prospettiva: venire (verso chi parla) diventa andare (lontano da chi parla), proprio come «qui» diventa «lì». Si tratta di un cambiamento di punto di vista. DI + Infinito vs CHE + Congiuntivo nella Vita Quotidiana Nella vita di tutti i giorni, la forma con DI + infinito è di gran lunga la più usata perché è più semplice e diretta. La forma con CHE + congiuntivo è più formale e la troverai soprattutto nella lingua scritta o in contesti ufficiali. È comunque importante conoscerle entrambe per scegliere quella giusta a seconda della situazione. Attenzione alla Negazione Con la negazione, fai molta attenzione all'ordine delle parole. Il «non» va dopo «di» e prima dell'infinito: «Mi ha detto di non fumare.» L'errore tipico è dire «Mi ha detto non di fumare», che in italiano suona completamente sbagliato. Errore 5: Non Fare le Altre Trasformazioni A questo punto hai imparato a cambiare i tempi verbali, a usare DI + infinito, il congiuntivo per domande e ordini... ma manca ancora un pezzo importante. Nel discorso indiretto non cambiano solo i verbi: cambiano anche i prono
Ti è mai capitato di parlare in italiano e sentirti bloccato sulle stesse quattro frasi di sempre? È normale: quando parliamo, tutti tendiamo a usare le espressioni più semplici e conosciute. Ma per suonare davvero naturale e sentirti a tuo agio in ogni situazione, hai bisogno di un vocabolario più ricco. In questa guida trovi 25 frasi utilissime per la conversazione di tutti i giorni, organizzate in cinque momenti tipici: salutare, aggiornarsi, conoscere meglio qualcuno, mantenere i contatti e congedarsi. Sono espressioni un po' più ricercate delle solite, che gli italiani usano spesso nella vita reale e che ti aiuteranno a fare un salto di qualità nel parlato. Parla come un Vero Italiano Quando impari una lingua, all'inizio ti concentri sulle basi: "Come stai?", "Piacere di conoscerti", "Devo andare". Sono frasi utilissime, ma dopo un po' rischiano di far sembrare il tuo italiano un po' scolastico. Il segreto per suonare più naturale è avere diverse alternative per dire la stessa cosa, e scegliere quella giusta a seconda del contesto, del tono e della persona con cui parli. Per un ripasso sulle frasi base della conversazione, puoi consultare la guida dedicata. Frasi per Salutare Qualcuno Cominciamo con le frasi da usare quando incontri qualcuno, che lo conosci o meno. Sono i primi secondi di una conversazione, e valgono tantissimo: una buona apertura mette subito a proprio agio la persona che hai davanti. Per approfondire le forme di saluto, puoi consultare la guida sui saluti in italiano. 1. "Che Bella Sorpresa Incontrarti Qui!" Si usa quando incontri qualcuno che conosci in modo inaspettato: per strada, al supermercato, in una città lontana. Trasmette entusiasmo e piacere per l'incontro casuale. È una frase calorosa che rompe subito il ghiaccio. "Marco! Che bella sorpresa incontrarti qui! Non ci vediamo da mesi!" (incontro casuale con un vecchio amico al bar) "Ma guarda un po', che bella sorpresa incontrarti qui a Parigi!" (incontro casuale in un luogo lontano da casa) 2. "Finalmente Ci Conosciamo di Persona!" Perfetta quando hai comunicato in precedenza con qualcuno solo a distanza, via email, videochiamata o telefono, e finalmente lo incontri dal vivo. La parola "finalmente" trasmette il piacere dell'attesa e dà valore all'incontro. "Buongiorno dottor Bianchi, finalmente ci conosciamo di persona! Dopo tante email, che piacere!" (incontro di lavoro dopo mesi di corrispondenza online) "Ciao Anna, finalmente ci conosciamo di persona! Le videochiamate sono un'altra cosa!" (incontro con una collega straniera in visita in Italia) 3. "Parli del Diavolo e Spuntano le Corna" Un vero classico. Si dice quando qualcuno arriva proprio nel momento in cui se ne stava parlando. È un modo simpatico e leggermente scherzoso per riconoscere la coincidenza. Per approfondire questa e altre espressioni simili, puoi consultare la guida sui proverbi italiani. "Stavamo giusto parlando di te… parli del diavolo e spuntano le corna!" (mentre si chiacchiera con un amico, arriva la persona di cui si stava parlando) "Ecco Giulia! Parli del diavolo e spuntano le corna, dicevamo proprio che dovevamo chiamarti." (in ufficio, appare la collega che si stava per contattare) 4. "Ho Sentito Parlare Molto di Te" Quando incontri qualcuno per la prima volta con cui hai amici o conoscenti in comune, che probabilmente hanno raccontato molto sul suo conto. È una frase che valorizza la persona che hai davanti e crea subito una connessione. "Piacere di conoscerti finalmente! Ho sentito parlare molto di te da Luca." (in una festa, incontro con l'amico di un amico comune) "Tu devi essere Sara! Ho sentito parlare molto di te, tutte cose buone!" (a cena, presentazione a una collega del proprio partner) 5. "Non Credo che Ci Siamo Mai Incontrati" Un modo educato ed elegante per far capire a qualcuno che non lo conosci, invitandolo a presentarsi senza sembrare scortese. Utilissima nei contesti sociali dove non vuoi ammettere direttamente "non ti conosco" ma vuoi comunque aprire la conversazione. "Scusi, non credo che ci siamo mai incontrati. Sono Paolo, e lei?" (a un evento professionale, a qualcuno che sembra conoscerti) "Un attimo, non credo che ci siamo mai incontrati, giusto? Come ti chiami?" (a una cena tra amici, a un ospite mai visto prima) Frasi per Aggiornarsi "Aggiornarsi" in italiano, in questo contesto, significa raccontarsi cosa è successo dall'ultima volta che ci si è visti. È il cuore di molte conversazioni tra amici, colleghi o familiari: sapere come chiedere e come rispondere ti permette di sostenere questi momenti con naturalezza. 6. "Come Vanno le Cose?" Una domanda aperta che lascia all'altro la libertà di scegliere di cosa parlare. È molto più generosa di un semplice "come stai?", perché invita l'altro a raccontare qualcosa di sé. Perfetta con amici e colleghi in un contesto informale. "Ciao Marco, allora, come vanno le cose? Da quanto non ci vediamo?" (incontro casuale con un amico che non vedi da tempo) "Ehi, come vanno le cose in ufficio? Ho saputo del nuovo progetto." (a un collega che non vedi da qualche settimana) 7. "Cosa Hai Combinato di Bello?" Frase amichevole e informale per chiedere cosa qualcuno ha fatto ultimamente. Il verbo "combinare" qui non ha significato negativo: al contrario, suggerisce curiosità simpatica per le attività dell'altro. Da usare con amici e persone con cui hai un rapporto confidenziale. "Allora, cosa hai combinato di bello questo weekend?" (il lunedì mattina, a un amico o collega) "Non ci sentiamo da secoli! Cosa hai combinato di bello negli ultimi mesi?" (a un vecchio amico ritrovato al telefono) 8. "Cosa Mi Sono Perso? Raccontami Tutto" Si usa quando sei stato assente per un po' — magari in vacanza, o solo lontano dal gruppo — e vuoi essere messo al corrente di tutto quello che è successo nel frattempo. Trasmette interesse genuino e voglia di riconnettersi. "Sono stato via due settimane, cosa mi sono perso? Raccontami tutto!" (rientro dal viaggio, con gli amici del gruppo) "Ero in malattia, cosa mi sono persa in ufficio? Raccontami tutto!" (dopo giorni di assenza dal lavoro, a una collega) 9. "Abbiamo un Sacco di Cose da Raccontarci" Si usa quando è passato molto tempo dall'ultima volta che ci si è visti e sono successe tante cose da entrambe le parti. È un modo caloroso per dire "abbiamo tanto da recuperare". L'espressione "un sacco di" è colloquiale e significa "molto, moltissimo". "Dai, vieni a prendere un caffè con me, abbiamo un sacco di cose da raccontarci!" (invito informale a una vecchia amica) "Non ci vediamo da un anno! Abbiamo un sacco di cose da raccontarci, dove ci sediamo?" (a una cena tra amici dopo tanto tempo) 10. "Ci Sarebbe Tanto da Dire, ma non È Né il Momento Né il Posto" Utilissima quando non è opportuno entrare nei dettagli in quel contesto — magari perché ci sono altre persone che ascoltano, o perché il momento non si presta. La frase implica che c'è molto da raccontare, ma lo si farà in un'altra occasione più adatta. "Guarda, ci sarebbe tanto da dire, ma non è né il momento né il posto. Ne parliamo la prossima settimana?" (in ufficio, davanti a colleghi, su una questione delicata) "Con la storia con Luca ci sarebbe tanto da dire, ma non è né il momento né il posto. Ti chiamo domani." (a un evento pubblico, a un'amica curiosa) Frasi per Conoscere Meglio Qualcuno Queste sono domande aperte pensate per far parlare le persone di sé. Sono ottime nelle conversazioni con qualcuno che hai appena conosciuto, quando vuoi andare oltre le solite domande scontate come "che lavoro fai?" o "di dove sei?". Per approfondire l'uso delle domande in italiano, puoi consultare la guida dedicata. 11. "Come Ti Sei Avvicinato a Questo Campo?" Un modo educato e curioso per chiedere come qualcuno è arrivato al proprio lavoro o alla propria passione. Rispetto al più banale "perché hai scelto questa professione?", questa formulazione invita a raccontare un percorso, un'evoluzione, magari con qualche aneddoto. "Interessante quello che fai. Come ti sei avvicinata a questo campo?" (a una conferenza, con una relatrice appena conosciuta) "L'archeologia è affascinante. Tu come ti sei avvicinato a questo campo?" (a una cena, con un nuovo conoscente) 12. "Cosa Fai nel Tempo Libero?" Apre la porta a conversazioni su hobby, sport, interessi e passioni. È una delle domande più utili in assoluto per trovare argomenti in comune con qualcuno. Da tenere sempre pronta quando la conversazione rischia di spegnersi. "Cosa fai nel tempo libero? Hai qualche hobby particolare?" (a un primo appuntamento o incontro sociale) "Con tutto il lavoro che hai, cosa fai nel tempo libero per rilassarti?" (con una persona molto impegnata, per conoscerla meglio) 13. "Cosa Ti Appassiona Davvero?" Chiede cosa muove una persona nel profondo, cosa la entusiasma e la coinvolge emotivamente. È una domanda intima ma non invadente, che apre a conversazioni molto interessanti. Da usare quando c'è già un minimo di confidenza. "Al di là del lavoro, cosa ti appassiona davvero?" (in una conversazione più profonda, dopo aver parlato di lavoro) "Dimmi, cosa ti appassiona davvero nella vita?" (a un amico dopo qualche bicchiere di vino, in una serata tranquilla) 14. "Cos'È che Ti Fa Alzare la Mattina?" Domanda che va alla radice della motivazione di qualcuno. È una formulazione molto italiana che chiede in modo poetico "qual è il tuo scopo, cosa ti spinge?". Perfetta in conversazioni profonde, magari davanti a un caffè o dopo cena. "Dopo tutto quello che hai fatto, cos'è che ti fa alzare la mattina ancora oggi?" (a una persona di successo, dopo una lunga chiacchierata) "Sei sempre così pieno di energia, cos'è che ti fa alzare la mattina?...
L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, uscito da poco dal carcere di Rebibbia, si è appellato al gioielliere Roggero perché sfrutti l'enfasi mediatica e l'interesse di una parte politica su di lui per far parlare di come si vive dietro alle sbarre. Gianni Alemanno è ospite in trasmissione.I recenti decessi di bambini in piscina hanno dato un'accelerata per l'inserimento di un emendamento al decreto legge Sport, in esame in Aula alla Camera, che prevede la chiusura delle piscine con grate e bocchettoni di aspirazione fuori norma. Ne parliamo con Antonello Petrucci, padre di Gabriele, morto in piscina a 7 anni a Suio Terme in provincia di Latina lo scorso aprile. Infine una chiacchierata con l'attore e comico Enrico Bertolino sui suoi spettacoli estivi.
In today’s episode, Ben O’Shea reveals details of Albo’s Greens deal to push controversial tax reforms through Parli. Plus, prison plans for Bullsbrook quarantine facility & ASIO warns of media spies.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Ti blocchi mentre parli? Prova la regola dei 3 SECONDIhttps://go.giuseppefranco.it/consulenzayt
Termino, anmeldarsi o altre parole fantasiose nate dal tedesco: sono alcuni degli esempi che ci avete citato per spiegarci come la vita in Germania stia cambiando il vostro italiano. Un fenomeno studiato dal progetto Movit - fra l'altro con una app gratuita a cui tutti noi possiamo contribuire. Ne parla Benedetta Piceni dell'università di Berna con Luciana Caglioti. Ma come coltivare e aggiornare il nostro italiano da expat? Alcune idee arrivano da Cristina Giordano. Avete domande o suggerimenti? Volete ascoltare un podcast su un tema particolare? Scriveteci a cosmoitaliano@wdr.de Seguiteci anche su Facebook: Cosmo italiano E qui trovate tutti i nostri temi: https://www1.wdr.de/radio/cosmo/sprachen/italiano/index.html Von Luciana Caglioti.
Sei pronto a metterti alla prova? Fai subito il QUIZ: https://bit.ly/4uXIkYCVuoi parlare italiano in modo più naturale e fluente? In questo podcast scoprirai 10 frasi avanzate che gli italiani usano davvero ogni giorno — espressioni che ti aiuteranno a esprimerti meglio, capire di più e sentirti finalmente sicuro quando parli!Questo contenuto è perfetto per te se hai già un livello intermedio o avanzato e vuoi fare il salto di qualità nel tuo italiano.Capitoli del podcast:0:00 - Introduzione3:46 - Sei d'accordo4:37 - Che ne pensi di…5:20 - Ci tengo a dirti che…6:07 - Prima che mi dimentichi7:11 - Non vedo l'ora8:53 - Sono spacciato10:47 - Non ce la faccio più11:37 - Hai fatto caso12:34 - Datti una mossa13:28 - Non fa una piega15:56 - Conclusione
In questo episodio facciamo un po' di "turismo linguistico". Vi porto in una pizza italiana a parlare dei dialetti: quanti sono, perché ci sono, e perché per noi italiani sono così importanti?
S.3 Ep. 80 - Quante cose fai ogni giorno… senza accorgertene? Apri il telefono. Rispondi. Mangi. Parli. Reagisci. E spesso succede tutto prima ancora che tu sia davvero presente. In questa puntata parliamo di una verità semplice ma scomoda: la tua vita quotidiana non è fatta di decisioni. È fatta di abitudini. Scopriamo insieme:
Hai mai pensato a quanto sarebbe noioso ripetere sempre gli stessi nomi? "Marco ha visto Maria. Marco ha salutato Maria." Ecco perché esistono i pronomi: strumenti linguistici essenziali che rendono il discorso fluido e naturale. In questa guida imparerai a usare tutti i tipi di pronomi italiani con esempi pratici e regole chiare! I PRONOMI ITALIANI: La Guida Completa 1. Pronomi Personali Soggetto I pronomi personali soggetto sostituiscono il nome della persona o della cosa che compie l'azione. Sono fondamentali per identificare chi sta facendo qualcosa e per dare struttura alle nostre frasi. In italiano, questi pronomi si dividono in singolari e plurali, e ognuno ha una funzione specifica nella comunicazione. Forma Singolare Io - prima persona singolare (parlo di me stesso/a). Questo pronome indica colui o colei che sta parlando, il centro della comunicazione. Esempi: Io mangio la pizza, Io studio italiano, Io lavoro a Milano. Tu - seconda persona singolare (parlo con te). Indica la persona con cui si sta parlando direttamente, l'interlocutore immediato. Esempi: Tu studi italiano, Tu parli bene, Tu sei simpatico. Lui/Lei/Egli/Ella/Esso/Essa - terza persona singolare (parlo di qualcun altro). Questi pronomi indicano una persona o cosa di cui si sta parlando, ma che non è presente nella conversazione diretta. Lui si usa per il maschile, Lei per il femminile. Esempi: Lui lavora a Roma, Lei studia medicina, Esso funziona bene (per oggetti). Forma Plurale Noi - prima persona plurale. Indica un gruppo di persone che include chi sta parlando. È il pronome della collettività e dell'inclusione. Esempi: Noi andiamo al cinema, Noi parliamo italiano, Noi abitiamo in Italia. Voi - seconda persona plurale. Indica un gruppo di persone a cui ci si sta rivolgendo direttamente. Esempi: Voi studiate molto, Voi siete italiani, Voi capite tutto. Loro/Essi/Esse - terza persona plurale. Indica un gruppo di persone o cose di cui si sta parlando. Loro è la forma più comune e moderna. Esempi: Loro lavorano insieme, Loro sono amici, Loro vivono a Firenze. Curiosità Importanti In italiano, spesso non usiamo i pronomi soggetto perché il verbo già ci dice chi compie l'azione! Questa è una caratteristica unica dell'italiano rispetto ad altre lingue. Per esempio, possiamo dire "Mangio la pizza" invece di "Io mangio la pizza".La desinenza del verbo (-o) indica chiaramente che il soggetto è "io". Usiamo il pronome soggetto solo quando vogliamo dare enfasi o evitare confusione. Esempi di enfasi: "Io pago il conto!" (sottolineo che sono proprio io a pagare), "Tu devi studiare!" (enfatizzo che è responsabilità tua). ATTENZIONE! Le forme "Egli, ella, essi, esse" sono forme formali e letterarie che appartengono principalmente alla lingua scritta formale e letteraria. Nella lingua parlata quotidiana usiamo sempre "lui, lei, loro". Se vuoi sembrare un libro di poesia dell'Ottocento, usa pure "egli"... ma i tuoi amici italiani ti guarderanno in modo strano! Queste forme si trovano ancora in documenti ufficiali, testi letterari classici e contesti molto formali, ma sono considerate arcaiche nella conversazione moderna. 2. Pronomi Personali Complemento Questi pronomi sostituiscono i complementi nelle frasi: oggetto diretto, oggetto indiretto e altri tipi di complementi. Qui la situazione diventa più complessa e articolata, ma non preoccuparti! Con un po' di pratica e attenzione, diventerà tutto naturale. I pronomi complemento sono essenziali per evitare ripetizioni e rendere il discorso più scorrevole ed elegante. A) Pronomi Diretti (Complemento Oggetto) I pronomi diretti rispondono alla domanda "chi?" o "che cosa?" e sostituiscono il complemento oggetto. Si usano quando l'azione del verbo passa direttamente sull'oggetto, senza bisogno di preposizioni. Forme atone (deboli - si usano prima del verbo coniugato): mi - me (prima persona singolare): Marco mi vede = Marco vede me ti - te (seconda persona singolare): Ti chiamo domani = Chiamo te domani lo - lui/esso (maschile singolare) o "ciò": Lo compro = Compro lui/quello/ciò la - lei/essa (femminile singolare): La vedo = Vedo lei/quella La - Lei (forma di cortesia): La ringrazio, signora = Ringrazio Lei ci - noi (prima persona plurale): Ci invitano = Invitano noi vi - voi (seconda persona plurale): Vi aspetto = Aspetto voi li - loro (maschile plurale): Li conosco = Conosco loro (maschi o gruppo misto) le - loro (femminile plurale): Le compro = Compro loro (cose femminili o donne) Esempi pratici con frasi complete: Vedi Marco? Sì, lo vedo. (lo = Marco) - Invece di ripetere "Sì, vedo Marco" Conosci Maria? Sì, la conosco. (la = Maria) - Invece di "Sì, conosco Maria" Mangi la pasta? Sì, la mangio. (la = la pasta) - Il pronome sostituisce l'intero oggetto Leggete i libri? Sì, li leggiamo. (li = i libri) - Plurale maschile Compri le scarpe? Sì, le compro. (le = le scarpe) - Plurale femminile Trucco da ricordare: "Lo" e "la" diventano "l'" davanti a vocale per ragioni di eufonia (suono piacevole): L'amo (amo lui/lei), L'ho visto (ho visto lui/lei/esso), L'ascolto (ascolto lui/lei). Questo rende la pronuncia più fluida e naturale. I Pronomi Diretti con il Passato Attenzione! Quando usi i pronomi diretti con il passato prossimo (e altri tempi composti), il participio passato deve accordarsi con il pronome in genere e numero. Ma c'è una regola importante da ricordare: Con la 3ª persona singolare (lo, la, l') e plurale (li, le) → l'accordo è OBBLIGATORIO: Hai visto Marco? Sì, l'ho visto. (visto = maschile singolare) Hai visto Maria? Sì, l'ho vista. (vista = femminile singolare) Hai mangiato le mele? Sì, le ho mangiate. (mangiate = femminile plurale) Hai letto i libri? Sì, li ho letti. (letti = maschile plurale) Con la 1ª e 2ª persona singolare e plurale (mi, ti, ci, vi) → l'accordo è FACOLTATIVO (ma sempre corretto se fatto): Marco mi ha chiamato/chiamata. (entrambi corretti!) Maria ci ha visto/visti/viste. (tutte le forme sono corrette!) Ti ho cercato/cercata stamattina. (entrambi corretti!) Curiosità con i Verbi Modali (dovere, potere, volere) Quando usi i pronomi diretti con i verbi modali al passato prossimo, succede una cosa interessante: è il pronome che decide se il participio passato si accorda o no! Se il pronome è PRIMA del verbo modale: Ci hanno voluti vedere. (voluti si accorda con "ci" = noi) Li ho dovuti chiamare. (dovuti si accorda con "li" = loro maschile) L'ho potuta incontrare. (potuta si accorda con "l'" = lei) Se il pronome è DOPO (attaccato all'infinito): Hanno voluto vederci. (NON si accorda: hanno voluto) Ho dovuto chiamarli. (NON si accorda: ho dovuto) B) Pronomi Indiretti (Complemento di Termine) I pronomi indiretti rispondono alla domanda "a chi?" e sostituiscono il complemento di termine. Si usano quando l'azione del verbo è diretta indirettamente verso qualcuno, tipicamente con verbi che richiedono la preposizione "a". Forme atone: mi - a me: Mi telefoni? = Telefoni a me? ti - a te: Ti scrivo = Scrivo a te gli - a lui: Gli parlo = Parlo a lui le - a lei: Le regalo fiori = Regalo fiori a lei Le - a Lei (forma di cortesia): Le chiedo scusa = Chiedo scusa a Lei ci - a noi: Ci scrivono = Scrivono a noi vi - a voi: Vi spiego = Spiego a voi gli/loro - a loro: Gli telefono / Telefono loro = Telefono a loro Esempi dettagliati: Telefoni a Marco? Sì, gli telefono. (gli = a Marco) - Il verbo "telefonare" richiede sempre "a" Scrivi a Maria? Sì, le scrivo. (le = a Maria) - Il verbo "scrivere a qualcuno" Parli ai tuoi genitori? Sì, gli parlo (o: parlo loro). - Terza persona plurale Dai un regalo a me? Sì, ti do un regalo. - Prima persona singolare indiretta Nota importante: "Loro" può essere usato al posto di "gli" per la terza persona plurale, ma presenta una differenza fondamentale di posizione: si mette DOPO il verbo invece che prima. Quindi diciamo: "Parlo loro" invece di "Gli parlo". Però nella lingua moderna e colloquiale, la forma "gli" sta vincendo questa battaglia ed è ormai la più usata, anche se "loro" rimane corretta e viene ancora utilizzata in contesti più formali o letterari. Verbi comuni che usano pronomi indiretti: telefonare, scrivere, parlare, chiedere, rispondere, regalare, dare, mandare, inviare, spedire, raccontare, spiegare, insegnare, prestare, mostrare. C) Pronomi Complemento - Forma Forte (Dopo Tutte le Preposizioni) Oltre alle forme atone (deboli), esistono anche le forme toniche (forti) dei pronomi complemento. Queste si usano DOPO le preposizioni e quando si vuole dare enfasi. Forme toniche: me - me te - te lui/lei/Lei - lui/lei/Lei noi - noi voi - voi loro - loro sé - sé stesso/stessa (forma riflessiva) Quando si usano? 1. DOPO TUTTE LE PREPOSIZIONI (a, di, da, con, per, su, tra, fra, senza...): Vengo con te. (NON: vengo con ti) Parlo di lui. (NON: parlo di lo) Questo regalo è per voi. (NON: questo regalo è per vi) Abito vicino a loro. (NON: abito vicino a gli) Senza di te, mi annoio. Pensano sempre a me. 2. PER DARE ENFASI: Amo te! (più forte di "Ti amo") Ha chiamato me, non te! Cercano proprio voi! 3. DOPO LE COMPARAZIONI (di, come, quanto): Sei più alto di me. Marco è intelligente come te. Lavora quanto noi. FORMA RIFLESSIVA "SÉ": La forma "sé" (con o senza accento, entrambi corretti: "sé" o "se") si usa per la terza persona quando l'azione ricade sul soggetto stesso: Pensa sempre a sé (stesso). Parla da sé. Conta solo su sé (stesso). ESEMPI COMPLETI: Questo libro è per te, non per lui. Viene da noi stasera? Abito lontano da loro. Escono sempre con voi? Pensa solo a sé. D) Pronomi Combinati
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In today’s episode, Ben O’Shea reveals why Vic Police think Dezi Freeman is DEAD and where they’ve deployed cadaver dogs to locate him. Plus, beer prices are up for debate as Parliament returns.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Parli bene l'italiano ma ti esprimi in modo poco naturale o artificiale? È un problema comune. In questo articolo scoprirai otto trucchi fondamentali che trasformeranno il tuo modo di comunicare in italiano, rendendolo più naturale, idiomatico ed espressivo: esattamente come un vero madrelingua. 8 Trucchi per Parlare Come un Italiano Vero 1) Omissione del Pronome Soggetto Una delle caratteristiche più distintive dell'italiano parlato è che il pronome soggetto generalmente non si dice, ma si omette. Questo accade perché la desinenza del verbo italiano già indica chiaramente chi compie l'azione, rendendo il pronome ridondante nella maggior parte dei casi. Quando Si Usa il Pronome Soggetto Esistono tuttavia delle eccezioni importanti in cui il pronome soggetto viene espresso: Enfatizzare chi compie l'azione: Quando vuoi sottolineare che sei proprio tu (o un'altra persona specifica) a fare qualcosa. Creare un confronto o contrasto: Quando metti in opposizione due soggetti diversi. Esempi Pratici Frase naturale (senza pronome)Contesto"Domani andiamo al cinema."Uso normale, il pronome "noi" è sottinteso"Stasera usciamo con gli amici."Uso normale, il pronome "noi" è sottinteso Frase con pronome (enfasi/contrasto)Contesto"Io resto a casa, sono stanco morto."Contrasto: gli altri escono, ma io no"Tu vai pure, io preferisco rimanere."Confronto tra due scelte diverse 2) Collocazioni: Le Combinazioni di Parole Fisse Le collocazioni sono combinazioni di parole che gli italiani usano abitualmente insieme. Conoscerle è fondamentale per suonare naturale, perché anche se una frase è grammaticalmente corretta, potrebbe risultare strana se non rispetta queste combinazioni tipiche. Collocazioni Verbo + Sostantivo CollocazioneSignificatoErrore comune da evitare"fare colazione"consumare il pasto del mattino"prendere colazione" (calco dall'inglese)"dare un'occhiata"guardare rapidamente"fare un'occhiata""fare un salto"andare brevemente in un posto"prendere un salto""prendere una decisione"decidere"fare una decisione""avere un dubbio"essere incerto"fare un dubbio" Collocazioni Aggettivo + Sostantivo CollocazioneSignificatoEsempio d'uso"silenzio assordante"silenzio totale e impressionante"C'era un silenzio assordante nella stanza""pioggia torrenziale"pioggia molto forte"Non uscire, c'è una pioggia torrenziale""freddo pungente"freddo intenso e penetrante"Stamattina c'è un freddo pungente""fame da lupi"fame molto intensa"Ho una fame da lupi, non mangio da ore!" Collocazioni Verbo + Avverbio CollocazioneSignificatoEsempio d'uso"innamorarsi perdutamente"innamorarsi in modo totale"Si è innamorato perdutamente di lei""credere fermamente"credere con convinzione"Credo fermamente nelle sue capacità""rifiutare categoricamente"rifiutare in modo assoluto"Ha rifiutato categoricamente l'offerta" 3) Segnali Discorsivi: I Riempitivi della Conversazione I segnali discorsivi sono piccole parole o espressioni che aiutano l'ascoltatore a orientarsi nella conversazione. Non hanno un significato preciso, ma svolgono funzioni comunicative importantissime: segnalano esitazione, introducono spiegazioni, cambiano argomento o esprimono accordo/disaccordo. Esempio di Dialogo Naturale Ecco un esempio di conversazione autentica tra due amici italiani, con tutti i segnali discorsivi evidenziati: Paolo: "Ma... hai deciso dove andare in vacanza?"Marco: Dunque, stavo pensando alla Sicilia..."Paolo: "Scusa, ma non ci sei già stato l'anno scorso?"Marco: "Beh... sì, però mi era piaciuta tanto..."Paolo: "Sì, ma non volevi vedere posti nuovi?"Marco: "Mah, insomma... dipende. Nel senso, la Sicilia è grande. Cioè, come dire, ci sono ancora tante cose da vedere."Paolo: "Uhm... capisco. Vabbè, fammi sapere quando decidi." Guida ai Principali Segnali Discorsivi SegnaleFunzioneQuando usarlo"ma"Introduce una domandaAll'inizio di una domanda per renderla più naturale"dunque"Introduce una riflessioneQuando stai pensando a cosa dire"scusa"Interrompe gentilmentePer inserirti educatamente in un discorso"beh" / "mah"Esprime esitazione o disaccordo parzialeQuando non sei del tutto convinto"nel senso" / "cioè"Spiega meglio o dà esempiPer chiarire quello che hai appena detto"vabbè"Conclude o cambia argomentoPer chiudere un discorso o passare oltre"insomma"Riassume o esprime incertezzaPer concludere un ragionamento o mostrare dubbio 4) Frasi Marcate: Cambiare l'Ordine delle Parole Le frasi marcate sono costruzioni in cui l'ordine standard delle parole (soggetto-verbo-oggetto) viene modificato per mettere in evidenza un elemento particolare della frase. Questa tecnica è tipicissima dell'italiano parlato e serve per evidenziare il tema di cui stai parlando. La Dislocazione a Sinistra Consiste nello spostare l'oggetto all'inizio della frase, riprendendolo poi con un pronome: Frase standardFrase marcata (dislocazione a sinistra)"Hai comprato il pane?""Il pane, l'hai comprato?""Non capisco quella cosa.""Quella cosa non la capisco.""Ho chiamato tua sorella.""Tua sorella, l'ho chiamata." La Dislocazione a Destra L'oggetto viene spostato alla fine della frase, anticipato da un pronome: Frase standardFrase marcata (dislocazione a destra)"Ho chiamato tua sorella.""L'ho chiamata, tua sorella.""Sono stato a Napoli.""Ci sono stato, a Napoli.""Ho comprato il pane.""L'ho comprato, il pane." 5) Espressioni Idiomatiche: Parlare Come un Madrelingua Le espressioni idiomatiche sono frasi il cui significato non si può dedurre dalla somma delle singole parole. Conoscerle e usarle correttamente è fondamentale per parlare come un vero italiano, perché sono usatissime nella conversazione quotidiana. Espressioni Idiomatiche Comuni EspressioneSignificatoEsempio d'uso"dare buca"non presentarsi a un appuntamento"Mi ha dato buca all'ultimo momento!""la frittata è fatta"una situazione non si può più rimediare"Ormai la frittata è fatta, non possiamo tornare indietro""è un gioco da ragazzi"è facilissimo"Montare quel mobile? È un gioco da ragazzi!""costa due lire"è molto economico"Quel ristorante costa due lire ed è buonissimo""avere le mani in pasta"essere coinvolto in qualcosa"Lui ha le mani in pasta in tutti gli affari del quartiere""prendere in giro"scherzare/beffare qualcuno"Non ti arrabbiare, ti sto solo prendendo in giro!" 6) Periodo Ipotetico Informale: L'Imperfetto al Posto del Congiuntivo Nell'italiano parlato informale, è molto comune usare l'imperfetto indicativo al posto del congiuntivo e del condizionale nel periodo ipotetico. Anche se questa costruzione non segue le regole grammaticali tradizionali, è assolutamente normale e diffusissima nel parlato quotidiano di tutti gli italiani. Confronto tra Forma Standard e Informale Forma standard (scritta/formale)Forma informale (parlata)"Se avessi saputo, sarei venuto anch'io alla festa.""Se sapevo, venivo anch'io alla festa.""Se avessi saputo che saresti venuto, avrei preparato qualcosa.""Se sapevo che venivi, preparavo qualcosa.""Se mi avessi chiamato prima, ti sarei venuto a prendere.""Se mi chiamavi prima, ti venivo a prendere." Nota importante: Questa forma è perfettamente accettabile nel parlato informale tra amici e familiari. In contesti formali (lavoro, esami, documenti scritti) è preferibile usare la forma standard con congiuntivo e condizionale. 7) Diminutivi e Accrescitivi Espressivi Gli italiani usano moltissimo i diminutivi e gli accrescitivi per aggiungere sfumature emotive alle parole. Non si tratta solo di indicare dimensioni piccole o grandi, ma di esprimere affetto, ironia, fastidio o altre emozioni. Diminutivi: Esprimere Affetto e Gentilezza I diminutivi (suffissi -ino, -etto, -ello) spesso indicano qualcosa di piccolo e carino, o rendono una richiesta più gentile: EspressioneSfumatura emotivaContesto d'uso"Ci facciamo un caffettino?"Invito amichevole e informaleTra colleghi o amici"Facciamo una pausetta?"Proposta gentile e leggeraDurante il lavoro o lo studio"Mi fai un favorino?"Richiesta gentile, minimizza il disturboQuando chiedi qualcosa a qualcuno Accrescitivi: Esprimere Grandezza, Fastidio o Ironia Gli accrescitivi (suffisso -one) possono indicare qualcosa di grande, ma anche esprimere fastidio o ironia: EspressioneSfumatura emotivaContesto d'uso"Che librone!"Può indicare ammirazione o fastidio per lo spessoreVedendo un libro molto voluminoso"È un pigrone!"Critica affettuosa o scherzosaParlando di qualcuno molto pigro"Che macchinone!"Ammirazione per un'auto grande e potenteVedendo un'auto imponente 8) Il Dativo Etico: Coinvolgimento Emotivo Il dativo etico è l'uso di un pronome personale (mi, ti, ci, vi) che non ha una funzione grammaticale specifica, ma serve per esprimere il coinvolgimento emotivo del parlante o dell'ascoltatore. È una caratteristica tipicissima dell'italiano parlato che aggiunge espressività alla frase. Esempi di Dativo Etico EspressioneSignificato e sfumaturaSenza dativo etico"Che mi combini?""Cosa stai facendo?" (con tono di sorpresa/preoccupazione)"Che combini?""Stammi bene!""Stai bene!" (con affetto e interesse personale)"Stai bene!""Indovina chi ti incontro?""Indovina chi ho incontrato?" (coinvolgendo l'ascoltatore)"Indovina chi incontro?""Mi raccomando!""Ti prego di fare attenzione!" (con coinvolgimento emotivo)"Raccomando!" Il dativo etico rende la comunicazione più calda, coinvolgente e tipicamente italiana. Usarlo correttamente ti farà sembrare molto più naturale nelle conversazioni quotidiane. Domande Frequenti È Sbagliato Usare Sempre il Pronome Soggetto? Non è grammaticalmente sbagliato, ma suona innaturale e "straniero". Gli italiani omettono il pronome nella stragrande maggioranza dei casi e lo usano solo per enfasi o contrasto. Usarlo sempre è uno dei segnali più evidenti che qualcuno non è madrelingua.
Lo Stato interviene per combattere il caro-bollette e obbliga alcuni distributori di gas a riservare una percentuale al mercato interno. Il punto di Massimiliano Tani, professore di finanza alla UNSW.
Ti sei mai chiesto perché gli italiani dicono: "Ma che mi combini?" invece di "Ma che combini?"; "Mangia tutta la pasta, a mamma" invece di "Mangia tutta la pasta"Con questa guida imparerai finalmente a capire e usare il DATIVO ETICO, una struttura grammaticale colloquiale tipicamente italiana che renderà il tuo italiano molto più naturale e autentico. Il Dativo Etico in Italiano: cos'è e come funziona Cos'è il Dativo Etico? Il dativo etico è un pronome personale (mi, ti, ci, vi) che viene aggiunto a una frase NON per indicare chi riceve l'azione, ma per esprimere la partecipazione emotiva di chi parla o di chi ascolta. Esempio: "Ma che combini?" = domanda neutra "Ma che mi combini?" = domanda con coinvolgimento emotivo (sono preoccupato/a) Perché si Chiama "Dativo Etico"? DATIVO: Nella grammatica latina, il dativo era il caso usato per il complemento di termine (a chi? per chi?). In italiano, anche se non abbiamo più i casi latini, usiamo ancora questo termine per alcuni pronomi che indicano "a chi" o "per chi" avviene l'azione. ETICO: Dal greco "ethikos" (relativo al carattere, ai sentimenti), esprime proprio questo: un coinvolgimento emotivo, affettivo, psicologico. Non ha una funzione grammaticale vera e propria, ma una funzione emotiva! Ricorda: È come se aggiungessi un pezzettino di cuore alla frase! La Struttura Grammaticale Il dativo etico si forma usando questi pronomi atoni: PronomePersonaFunzioneEsempiomi1ª singolareEsprime la partecipazione emotiva di chi parlaNon mi sbagliare l'esame questa volta!ti2ª singolareCoinvolge l'interlocutore nell'azioneStavo camminando e indovina chi ti incontro?ci1ª pluraleEsprime la partecipazione emotiva di chi parla (plurale)Stacci bene!vi2ª pluraleCoinvolge gli interlocutori nell'azioneTua madre vi arriva domani? ATTENZIONE! Non esistono le forme "gli", "le" o "loro" per il dativo etico. Si usano solo questi quattro pronomi! Posizione del Pronome Modo VerbalePosizioneEsempioModi finiti (indicativo, congiuntivo, condizionale)Prima del verboChe mi combini?ImperativoDopo il verbo (unito)Mangiatemi tutto!InfinitoDopo il verbo (unito)Non farmi sciocchezze!GerundioDopo il verbo (unito)Studiandomi bene, otterrai buoni risultati Gli Usi Principali del Dativo Etico 1. Esprimere Preoccupazione o Interesse Affettivo Questo è l'uso più comune! Si usa per mostrare che chi parla è emotivamente coinvolto nell'azione. Esempi: "Non mi prendere freddo!" (una madre preoccupata per il figlio) "Studiatemi bene per l'esame!" (un professore che tiene ai suoi studenti) In questi casi, chi parla non riceve l'azione, ma esprime il proprio coinvolgimento emotivo. 2. Esprimere Sorpresa o Disapprovazione Il dativo etico si usa anche per esprimere stupore, meraviglia o disapprovazione: Esempi: "E adesso cosa mi hai inventato?" (cosa ti viene in mente?!) "Mi è diventato un ribelle!" (mio figlio è cambiato e io sono sorpreso) 3. Enfatizzare un Comando o una Richiesta Quando vuoi rendere un imperativo più forte o più affettuoso, aggiungi il dativo etico: Confronto: Senza dativo eticoCon dativo etico"Non prendere freddo!""Non prendermi freddo eh!" (più enfatico)"State attenti!""Statemi attenti in classe!" (più personale) 4. Esprimere Fastidio o Impazienza A volte si usa il dativo etico per esprimere irritazione: Esempi: "Non mi toccare niente!" (sono infastidito) "Che mi avete combinato?" (sono seccato) "Non mi fate rumore!" (sono impaziente) La Costruzione Affettuosa con "A Nonna", "A Mamma", "A Papà" Questa è una costruzione DOLCISSIMA e TIPICISSIMA dell'italiano colloquiale che confonde moltissimi stranieri! Avrai sicuramente sentito, specialmente dalle nonne italiane, frasi come: "Mangia, a nonna!" "Dormi, a mamma!" "Studia, a papà!" "Sta' buono, a nonno!" Cosa Significa Esattamente? Quando una nonna dice "Mangia, a nonna!", NON sta chiedendo al bambino di farla mangiare! Sta dicendo: "Mangia per far contenta la nonna" "Mangia, fallo per la nonna" "Mangia, così la nonna è felice" È un modo tenerissimo di esprimere che l'azione del bambino influenza emotivamente la nonna. È come dire: "Se tu mangi, io sono contenta. Se tu non mangi, io sono triste e preoccupata." La Struttura Formula: Imperativo/Verbo + virgola + "a" + nome familiareFraseSignificato"Dormi, a mamma!"Dormi per far stare tranquilla la mamma"Guarisci presto, a nonna!"Guarisci presto, così la nonna smette di preoccuparsi"Sta' attento, a papà!"Sta' attento, per far stare tranquillo il papà"Finisci i compiti, a zia!"Finisci i compiti, per rendere felice la zia"Non piangere, a nonno!"Non piangere, perché il nonno soffre a vederti così Perché gli Italiani (Specialmente i Nonni) lo Usano? RagioneSpiegazioneEsprimere affetto profondoÈ un modo per dire "Mi importa tantissimo di te e di quello che fai"Motivare con dolcezzaInvece di dare un ordine secco, si fa appello ai sentimenti del bambinoCreare un legame emotivoSi fa capire al bambino che le sue azioni hanno un impatto sui sentimenti della persona caraTradizione generazionaleÈ una formula che si tramanda di generazione in generazione, parte del linguaggio tipico dei nonni italiani Quando Si Usa? Questa costruzione si usa principalmente: In famiglia: specialmente con i bambini piccoli Da parte di persone anziane: nonne e nonni lo usano moltissimo! In situazioni molto affettuose: per esprimere tenerezza e preoccupazione Per incoraggiare o consolare: "Mangia, a nonna!" quando il bambino non ha appetito IMPORTANTE: Questa costruzione si usa quasi esclusivamente con: nonna/nonno, mamma/papà (anche se meno frequente), zia/zio (occasionalmente). NON si usa con amici, colleghi, o in situazioni formali. Sarebbe strano dire "Studia, al professore!" o "Lavora, al capo!". Questa è una formula riservata agli affetti familiari più stretti! Differenze Regionali RegioneFrequenza d'UsoCentro-Sud ItaliaUsatissima, parte del linguaggio quotidiano delle famiglieIsole (Sicilia, Sardegna)Molto comune, sentita come naturale e affettuosaNord ItaliaPresente, ma leggermente meno frequente Questa costruzione è ancora più comune nelle generazioni più anziane. I nonni italiani la usano tantissimo! Un Confronto Interessante TipoFraseTonoNeutro"Mangia la minestra"Ordine sempliceCon dativo etico standard"Mangiami la minestra"Io sono coinvolto emotivamenteCon "a nonna""Mangia, a nonna!"Fallo per me, per rendermi felice (il più dolce e affettuoso!) Differenze con Altri Pronomi È importante distinguere il dativo etico da altri usi dei pronomi. Vediamo alcune differenze fondamentali: Dativo Etico vs. Complemento di Termine TipoEsempioSpiegazioneTestComplemento di termine"Dammi il libro!"Il libro viene dato A ME, io lo ricevo"Dai il libro?" ✗ (manca l'informazione: a chi?)Dativo etico"Mangiami la pasta"Io non mangio, ma sono emotivamente coinvolto"Mangia la pasta" ✓ (ha senso, quindi è dativo etico) Come distinguerli? Se puoi togliere il pronome e la frase ha ancora senso logico completo, probabilmente è un dativo etico! Dativo Etico vs. Pronome Riflessivo TipoEsempioSpiegazioneRiflessivo"Mi lavo le mani"Io lavo le MIE maniDativo etico"Lavami le mani prima di mangiare!"Una mamma che dice al figlio di lavarsi le mani, con coinvolgimento emotivo Quando NON Usare il Dativo Etico SituazioneEsempio SBAGLIATOEsempio CORRETTOSituazioni molto formali"Presidente, mi ascolti attentamente""Presidente, ascolti attentamente"Testi scritti formaliDocumenti ufficiali, lettere formali, articoli scientifici con dativo eticoEvita completamente il dativo eticoCon persone sconosciute"Mi studi bene!" (a uno sconosciuto)"Studi bene!"Costruzione "a nonna/mamma" fuori famiglia"Lavora bene, al capo!"Non usare mai questa forma fuori dal contesto familiare! RICORDA: Quando la frase diventa ambigua, a volte aggiungere il pronome può creare confusione, quindi meglio essere chiari! Esempi Pratici per Esercitarti Analizza queste frasi e identifica se c'è un DATIVO ETICO (e di che tipo), oppure NO (e in quel caso, che funzione hanno i pronomi). Esempio 1: "Mi Hanno Rubato il Portafoglio!" Analisi: In questo caso "mi" è un complemento di termine: hanno rubato IL PORTAFOGLIO A ME. Io sono la persona a cui è stato rubato.Conclusione: NON è un dativo etico!Test: Se togliamo il "mi", la frase non ha senso: "Hanno rubato il portafoglio" (a chi? manca l'informazione essenziale). Esempio 2: "Non Mi Fare Sciocchezze!" Analisi: Chi parla non fa le sciocchezze, ma esprime preoccupazione per l'altra persona.Conclusione: DATIVO ETICO standard!Test: Se togliamo il "mi", la frase ha ancora senso: "Non fare sciocchezze!". Il "mi" aggiunge solo coinvolgimento emotivo. Esempio 3: "Dormi, a Mamma!" Analisi: La mamma non dorme, ma chiede al bambino di dormire per farla stare tranquilla.Conclusione: Costruzione affettuosa con "a mamma"!Significato: "Dormi, per far contenta la mamma" o "Dormi, così la mamma è serena". È tipicissima del linguaggio familiare, specialmente usata con i bambini! Esempio 4: "Studiatemi Bene Questa Lezione!" Analisi: L'insegnante non riceve lo studio, ma esprime il suo interesse e la sua preoccupazione affinché gli studenti studino bene.Conclusione: DATIVO ETICO standard!Test: Possiamo dire "Studiate bene questa lezione" e la frase ha senso completo. Esempio 5: "Mangia Tutta la Minestra, a Nonna!" Analisi: La nonna non mangia la minestra, ma sta chiedendo al nipotino di mangiarla per renderla felice.Conclusione: Costruzione dolcissima con "a nonna"!Significato: "Mangia tutta la minestra, così la nonna è contenta".
WMAL GUEST: MATT PARLI (Father of Army MP Joey Parli, Injured in Motorcycle Crash) on Fisher House Support During Joey’s Two-Year Recovery SOCIAL MEDIA: X.com/FisherHouseFdtn FISHER HOUSE WEBSITE: FisherHouse.org Where to find more about WMAL's morning show: Follow Podcasts on Apple Podcasts, Audible and Spotify Follow WMAL's "O'Connor and Company" on X: @WMALDC, @LarryOConnor, @JGunlock, @PatricePinkfile, and @HeatherHunterDC Facebook: WMALDC and Larry O'Connor Instagram: WMALDC Website: WMAL.com/OConnor-Company Episode: Thursday, December 4, 2025 / 8 AM HourSee omnystudio.com/listener for privacy information.
In the 8 AM hour, Larry O’Connor and Cassie Smedile discussed: GUEST: Jason David on Fisher House Support at Landstuhl GUEST: Matt Parli on Fisher House Support for Injured Army MP Joey FISHER HOUSE RADIOTHON DAY ONE: Live Updates and Listener Donations Where to find more about WMAL's morning show: Follow Podcasts on Apple Podcasts, Audible and Spotify Follow WMAL's "O'Connor and Company" on X: @WMALDC, @LarryOConnor, @JGunlock, @PatricePinkfile, and @HeatherHunterDC Facebook: WMALDC and Larry O'Connor Instagram: WMALDC Website: WMAL.com/OConnor-Company Episode: Thursday, December 4, 2025 / 8 AM HourSee omnystudio.com/listener for privacy information.
Massimo Giannini, editorialista e opinionista di Repubblica, racconta dal lunedì al venerdì il suo punto di vista sullo scenario politico e sulle notizie di attualità, italiane e internazionali. “Circo Massimo - Lo spettacolo della politica” lo puoi ascoltare sull’app di One Podcast, sull’app di Repubblica, e su tutte le principali piattaforme.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Giuseppe Culicchia"Radici"Il festival dell'identità(coltivata, negata, ritrovata"Circolo dei Lettoriwww.circololettori.itA Torino apre Radici: voci e pensieri per chiederci chi siamo e interrogarci sul nostro rapporto con il mondoL'omaggio a Claudia Cardinale poi tante voci tra letteratura, arti e pensieri: David Grossman, Fernando Aramburu, Judith Koelemeijer, Milo Manara, Francesco Piccolo, Emanuele Trevi, Nadia Terranova, Vivian Lamarque, Mauro Covacich, Luciano Lanna, Silvia Ballestra, Caterina d'Amico, Valeria Parrella, Lucio Caracciolo, Massimo Polidoro, Pietrangelo Buttafuoco, Massimo Zamboni, Alessandro Aresu, Annalisa Terranova… Radici, il festival dell'identità (coltivata, negata, ritrovata) apre a Torino e torna a interrogarsi sul tema dell'identità e sul nostro rapporto con noi stessi e con l'Altro da noi. Alla luce di ciò che accade intorno a noi, in un mondo che sembra accelerare verso un cambiamento profondo e radicale di ciò che conoscevamo – e spesso davamo per scontato – un cambiamento che investe ogni ambito, dalla geopolitica alla sessualità, dalla religione al linguaggio, Radici inaugura la 3. edizione. Il festival è un progetto della Fondazione Circolo dei lettori a cura di Giuseppe Culicchia con il contributo della Regione Piemonte-Assessorato Regionale all'Emigrazione; Radici è in programma da questo giovedì fino a domenica, 13-16 novembre, tra il Circolo dei lettori e delle lettrici e il Cinema Romano. Dopo il successo delle precedenti edizioni, il programma propone una nuova serie di incontri, lezioni e spettacoli che affrontano il tema dell'identità — individuale e collettiva — e della memoria, in un contesto sociale sempre più complesso. Attraverso grandi voci e opere, Radici indaga come i cambiamenti culturali abbiano trasformato la nostra percezione del sé, invitando a riflettere sulla consapevolezza della propria individualità e del mondo. Il programma, da giovedì 13 a domenica 16 novembre Radici prende il via al Circolo dei lettori e delle lettrici giovedì 13 novembre con l'incontro I Musei regionali dell'Emigrazione piemontese: Frossasco e Santa Maria Maggiore (h 16), con Piemontesi nel Mondo, Ugo Bertello, Davide Rosso, Claudio Cottini, Rosanna Napoli, Chiara Monferrini, Joaquin Coniglio e Alfons J. Ravelli. Un momento di dialogo tra i presidenti e i comitati di gestione dei musei, le amministrazioni locali e le associazioni di emigrati, per raccontare la memoria viva dell'emigrazione piemontese e le sue radici culturali.Segue la lectio di Paola Mastrocola (h 18), La nostalgia degli dei e il mito, un percorso tra Nietzsche, la fine del sacro e la trasformazione del mito nel nostro tempo. A seguire si tiene Alle radici dell'opera d'arte, con Alfonso Frugis, Michela Cardinali e Federica Pozzi, dedicato ai vent'anni del centro di restauro della Venaria Reale (h 18.30). In serata debutta la Trilogia triestina di Mauro Covacich: tre monologhi, un viaggio letterario tra Trieste e i suoi grandi scrittori (h 21). Radici, come da consuetudine, è anche cinema, a mezzanotte. In questa terza edizione di Radici di mezzanotte al Cinema Romano ogni sera del festival si rende omaggio a Claudia Cardinale. Il primo film è I soliti ignoti di Mario Monicelli, presentato da Giuseppe Culicchia ed Enrico Verra, in collaborazione con Aiace Torino (h 24, Cinema Romano). Venerdì 14 novembre al Circolo si apre con Un editore che guarda a Est, sulle orme di Corto Maltese, incontro con Francesco Colafemmina e Bruno Ventavoli, dedicato alla casa editrice Medhelan e al suo catalogo cosmopolita (h 16). Nel pomeriggio un doppio appuntamento: Incontro con Massimo Zamboni a partire da Pregate per Ea, Einaudi, in dialogo con Ottavia Giustetti (h 17), e Ma siete sicuri di voler mettere radici a Milano?, monologo di Silvia Ballestra che racconta contraddizioni e fragilità del capoluogo lombardo (h 17).A seguire Emanuele Trevi dialoga con Martino Gozzi in Il tempo, grande scultore, a partire dal suo libro Mia nonna e il conte, Solferino (h 18), mentre attraverso l'incontro Parli come badi! Luca Ricolfi e Alessandro Chetta riflettono sull'evoluzione del “politicamente corretto”, dalle origini inclusive agli effetti controversi nell'epoca dei social (h 18).Più tardi arriva Fernando Aramburu, con il suo nuovo libro Ultima notte da poveri, Guanda, in dialogo con Bruno Arpaia su solitudine e contraddizioni della natura umana (h 19). In serata Mauro Covacich torna in scena con la seconda parte della sua Trilogia triestina, questa volta dedicata a James Joyce (h 21). Chiude la giornata la proiezione di Fitzcarraldo di Werner Herzog, pellicola con Klaus Kinski e Claudia Cardinale per Radici di mezzanotte (h 24, Cinema Romano). La terza giornata, sabato 15 novembre, si apre al Circolo dei lettori e delle lettrici con l'incontro con Judith Koelemeijer, autrice di Etty Hillesum. Il racconto della sua vita, Adelphi, in dialogo con Elena Loewenthal (h 11.30). Segue Riccardo Gasperina Geroni con Ricominciare. Classici della letteratura italiana 1939-1962, Einaudi, un saggio che ripercorre la storia culturale italiana tra guerra e dopoguerra (h 12). Nel pomeriggio la poeta Vivian Lamarque e la scrittrice, curatrice e conduttrice della trasmissione Fahrenheit di Rai Radio 3 Susanna Tartaro si confrontano in La poesia delle radici, un dialogo sulla forza vitale e spirituale della poesia (h 15). A seguire Alessandro Aresu e Lucio Caracciolo discutono di geopolitica in La Cina è (sempre più) vicina, Feltrinelli (h 16), mentre più tardi Giorgio Amitrano rende omaggio a Yukio Mishima, seguito dalla presentazione de L'esercito di Mishima di Daniele Dall'Orco, Idrovolante Edizioni (h 16.30). Si prosegue con il documentario Radici. L'italianità come stato dell'anima, realizzato con Sofia Quercetti, grazie all'Istituto italiano di cultura e al Consolato Generale d'Italia a Cordoba, il racconto della storia degli italiani in Argentina, che ripercorre le tappe dell'emigrazione e si sofferma sulla trasmissione della lingua d'origine tra le generazioni, in città come Córdoba, Colonia Caroya, San Francisco (h 17). Segue l'incontro con il grande artista Milo Manara, in dialogo con Fulvia Caprara, su Il Nome della Rosa vol. 2, Oblomov, ripercorrendo la sua carriera tra erotismo, arte e cultura pop (h 18). E poi ancora l'incontro Alle radici dell'odio, con Alessandro Campi e Paolo Borgna, dedicato al saggio Una esecuzione memorabile, Le lettere, sull'uccisione di Giovanni Gentile (h 19).La serata prosegue con l'ultimo episodio della Trilogia triestina, con Mauro Covacich che dedica il suo monologo a Umberto Saba (h 21) e si conclude al cinema con Radici di mezzanotte, che propone La pantera rosa di Blake Edwards per l'omaggio a Claudia Cardinale (h 24, Cinema Romano). La giornata conclusiva, domenica 16 novembre si apre con Tra respiro e reminiscenza, laboratorio sul mondo del profumo con Diletta Tonatto (h 10). Più tardi doppio appuntamento: Buon compleanno, “La Biennale di Venezia” per celebrare il primo anniversario della rinata rivista di Arte, Cinema, Danza, Musica, Teatro, Moda con il presidente Pietrangelo Buttafuoco e la direttrice editoriale Debora Rossi; e Sull'attualità dei classici, con Simone Regazzoni e Valeria Parrella, un dialogo su filosofia, letteratura e rilettura del passato (h 12).Segue A ritroso, in cerca della verità, verso l'origine di ogni cosa, con Nadia Terranova e Valeria Curzio, un confronto su identità, memoria familiare e ricerca personale (h 12.30).Nel pomeriggio Identità: nuove e storiche migrazioni a confronto, curato da Maddalena Tirabassi direttrice Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane, con Riccardo Roba, Elisa Colla, Andrea Ballatore, Luz Allegranza, membro del GAP - Gioventù Argentina-a Piemontèisa, il gruppo giovanile della FAPA - Federazione delle Associazioni Piemontesi d'Argentina, Manuela Paterna Patrucco e Anna Coggiola del Circolo Piemontesi Messico, mette in dialogo generazioni di emigrati piemontesi (h 15). A seguire Luciano Lanna presenta Attraversare la modernità, Cantagalli, con Davide Rondoni (h 15.30), mentre più tardi Francesco Piccolo e Caterina d'Amico ricordano Il cinema di Suso Cecchi d'Amico, in collaborazione con Giulio Einaudi editore (h 16).Più avanti nel pomeriggio Annalisa Terranova dialoga con Giorgio Ballario su Margherita. Un incontro al di là del tempo, Ianieri (h 16.30), e Massimo Polidoro tiene una lectio a partire da Il mistero delle origini dell'uomo, Feltrinelli, tra scienza, mito e antropologia (h 17).A seguire è il momento del grande scrittore isrealiano David Grossman, che dialoga con Giuseppe Culicchia sul ruolo dello scrittore di fronte alla Storia (h 18.30).Il festival chiude in musica e poesia con Alle radici della poesia a bolu, con i poetas Bruno Agus e Nicola Costantino Farina, accompagnati dai Tenores di Ula Tirso Nicola Argiolas, Gian Luigi Dessì e Nicolò Cossu per un viaggio nelle tradizioni orali sarde e nella potenza della parola improvvisata (h 20). Quattro giorni per esplorare le radici della nostra identità culturale, tra libri, immagini, voci e memorie. Radici conferma la sua vocazione di luogo di incontro e riflessione, dove il passato è allo stesso tempo memoria e materia viva che continua a parlarci del presente e ci aiuta a guardare al futuro. 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Una chiacchierata di Tony e Ross con i loro Friends
Errori Comunicazione: 7 Sbagli che Ti Fanno InsicuroConsulenza: https://go.giuseppefranco.it/migliorarevoce
Una chiacchierata di Tony e Ross con i loro Friends
El parlar típic de Cerdanya té unes característiques pròpies molt lligades a les del Conflent i el Rosselló, però s'ha perdut molt amb l'homogeneïtzació que provoquen els mitjans de comunicació i el gran volum turístic de la comarca. Ara, un grup de ciutadans ha començat una campanya amb diferents accions que reivindiquen els trets distintius del català de Cerdanya, per exemple comercialitzant samarretes amb paraules típiques de la comarca com “rufaca” o “tartallotja”.Enric Quilez és president del Grup de Recerca de Cerdanya.
In today’s episode, Ben O’Shea recounts the wildest Ozzy Osbourne moments, including biting the head off a bat, following the singer’s death. Plus, unpacking the childcare safety bill before Parliament.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Le iscrizioni a Italiano per la Vita sono aperte ancora per pochi giorni! https://enroll.italianoautomatico.com/italiano-per-la-vitaHai studiato tanto, ma quando devi parlare… ti blocchi? In questo podcast – terza e ultima parte della nostra miniserie – ti spiego perché succede e come cambiare approccio per parlare italiano con naturalezza e sicurezza. Scopri gli errori più comuni, come superarli, e come trasformare il tuo modo di imparare la lingua.Capitoli del podcast:00:00 – Introduzione2:54 - Il Metodo Tradizionale Ti Rallenta5:52 - Non Parli Italiano Perché Non Lo Ascolti Abbastanza7:56 - Ti Concentri Troppo Sulla Grammatica, Troppo Poco Sull'italiano Reale9:24 - La Paura Di Sbagliare Ti Impedisce Di Progredire10:29 - Non Ti Sei Ancora Immerso Davvero Nella Lingua11:30 - Serve Un Cambio Di Approccio, Non Uno Sforzo Maggiore13:17 - Conclusione
Gestire l'ansia non è per niente semplice, per questo abbiamo messo a punto 50 carte da usare quando l'ansia bussa alla tua porta. Per acquistare il tuo mazzo, clicca qui: https://amzn.eu/d/90SAJw0 In questo episodio ti mostro come utilizzare in modo pratico le nostre carte S.O.S. Ansia e ti lascio qualche suggerimento aggiuntivo per gestire l'ansia.3 ERRORI NEL GESTIRE L'ANSIA (00:00:00)Il modo in cui ti parli, il tuo "dialogo interiore", ha un impatto enorme sul tuo livello di ansia. A volte infatti, nel nostro modo di interpretare quello che ci sta succedendo, si nascondono degli "errori di pensiero".In questo episodio ti elenco tre errori di pensiero comuni che ti stanno causando ansia e ti lascio degli spunti su come gestire e ribilanciare il tuo dialogo interiore. ANTICIPAZIONE NEGATIVA (00:00:57)Prevedere il peggio senza che sia ancora capitato non fa altro che farti sentire più ansioso/a e agitato/a. L'anticipazione negativa ti fa trattare una ipotesi come fosse una certezza.Quando ti senti in ansia cerca di sintonizzarti con il tuo dialogo interiore e chiediti: Ho davvero delle prove concrete che le cose andranno male? Come posso invece basarmi su prove reali? CATASTROFIZZAZIONE (00:02:14)Prendere qualcosa di spiacevole e trasformarla in una vera e propria catastrofe. Ad esempio: scrivi una mail e inserisci un dato sbagliato. Ecco che la tua mente può iniziare a vagare e appunto, a "catastrofizzare".Chiediti: Quanto è grave davvero questa situazione? È davvero una catastrofe irrisolvibile oppure è un imprevisto sì, seccante, ma risolvibile? PENSIERO DICOTOMICO (00:03:29)Vedere le cose in due estremi opposti: o va tutto bene o è un fallimento totale. La realtà però è fatta di sfumature, quindi anche se qualcosa non è perfetto, può essere comunque un progresso.Chiediti: Posso riconoscere i progressi che ho fatto anche se piccoli e imperfetti? Posso evitare di avere degli standard di perfezione così elevati nei miei confronti? RECAP (00:04:45)Ogni volta che ti senti in ansia, analizza il tuo dialogo interiore e cerca di capire se stai commettendo uno di questi errori.Ogni volta che riconosci uno di questi errori hai la possibilità di fermarti, fare un passo indietro, ri-tarare il tuo dialogo interiore e ridurre significativamente la tua ansia. =======================================================Se senti bisogno di un supporto in più per gestire la tua ansia, gli esperti di MindCenter sono qui per supportarti. Per prenotare la tua prima seduta e scoprire il nostro approccio alla psicoterapia clicca qui: https://bit.ly/mindcenterkit #gestireansia #psicologia #sosansia
Giovanni Carrada"Perché non parli?"Come raccontare il patrimonio culturaleJohan & Leviwww.johanandlevi.comIl patrimonio storico e artistico italiano ha un problema tanto ingombrante e ovvio che finiamo per non notarlo neppure: non parla a chi lo visita. Salvo fortunate eccezioni, i nostri musei non aiutano a far capire e a far godere le loro collezioni, i parchi archeologici le loro rovine, i monumenti il nostro passato. Per i sette italiani su dieci che non ci mettono mai piede, l'arte e il passato sono solo noia. Mentre gli altri, che affollano soprattutto i luoghi più famosi, tornano spesso a casa con una meraviglia generica ed effimera, senza che nulla di nuovo sia nato dentro di loro.Il motivo per cui il nostro patrimonio culturale non ci parla, come il Mosè di Michelangelo nella leggenda, è semplice: quasi mai può farlo da solo. E fino a ieri non ci siamo preoccupati di dargli voce. Così oggi siamo fra i più bravi nello studio, nella tutela e nel restauro, ma non abbiamo ancora imparato a “interpretare”, e quindi a regalare al pubblico nuove conoscenze, curiosità, emozioni. Ad accendere la sua immaginazione. A far venire voglia di vedere e sapere di più.Giovanni Carrada propone di partire da questo libro per cominciare a costruire una nuova competenza, essenziale a chi opera nel mondo dei beni culturali, se non addirittura una nuova professione. Perché la valorizzazione – quella vera – non si misura in euro o in biglietti staccati, ma nel numero di persone arricchite dall'esperienza che hanno vissuto.Giovanni CarradaÈ curatore di progetti di divulgazione scientifica e autore di programmi televisivi, come quelli di Piero e Alberto Angela. Da anni progetta e realizza anche mostre, esposizioni museali e interventi di valorizzazione del patrimonio storico, artistico, archeologico e industriale italiano.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
von Schenck, Susanne www.deutschlandfunkkultur.de, Lesart
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Parli l'italiano fluentemente? Non puoi davvero dirlo se non conosci queste espressioni idiomatiche! Scommettiamo che almeno una di queste sarà nuova per te. Scopriamole insieme! Le Espressioni Idiomatiche che Nessuno ti ha Spiegato Prima 1. Rimangiarsi le parole Non mantenere una promessa o non confermare ciò che si è detto.Esempio:"Se ogni volta ti rimangi le parole, nessuno ti prenderà più sul serio." 2. Sotterrare l'ascia di guerra Risolvere pacificamente un litigio.Esempio:"Marco e sua moglie hanno seppellito l'ascia di guerra per il bene dei figli." 3. Andare in rovina Può riferirsi a: Cose: crollare o decadere. Persone o famiglie: subire un crollo finanziario.Esempio:"Erano ricchissimi, ma sono andati in rovina per cattiva gestione." 4. Tenersi fuori dai guai Fare di tutto per evitare situazioni rischiose.Esempio:"Ha capito che quegli amici erano poco raccomandabili e ha deciso di allontanarsi." 5. È davvero troppo! Indica una situazione che supera i limiti.Esempio:"Dimenticare i documenti e la riunione? È davvero troppo! Sono costretta a licenziarti." 6. Sarà per un'altra volta… Si usa per rimandare un evento senza specificare una nuova data.Esempio:"Grazie per l'invito, ma siamo fuori città. Sarà per un'altra volta!" 7. Mantenere un profilo basso Rimanere discreti e riservati per non attirare l'attenzione.Esempio:"Dopo lo scandalo, Paolo ha deciso di tenere un profilo basso." 8. Partire in quarta Agire con impulsività ed entusiasmo.Esempio:"Il tirocinante ha completato il compito rapidamente. Per questo lo abbiamo assunto." 9. Avere la meglio Essere il vincitore in una situazione.Esempio:"Il nuotatore cinese ha avuto la meglio sul suo avversario danese, superando il record!" 10. Andare in fumo Detto di piani o promesse: scomparire o dissolversi.Esempio:"Il piano del truffatore è andato in fumo grazie alla polizia." 11. Tornare utile Essere conveniente o vantaggioso in una determinata situazione.Esempio:"L'inglese di Martina le tornerà utile per lavorare negli USA." 12. Fare il guastafeste Rovinare l'atmosfera con un atteggiamento negativo.Esempio:"Per favore, non fare il guastafeste e lascia che ci divertiamo." 13. Mettere una pezza (a colore) Cercare di rimediare a un errore con soluzioni poco efficaci.Esempio:"Ha provato a metterci una pezza, ma tutti ormai conoscevano la verità." 14. Far scendere dal piedistallo Ridimensionare una persona che si sente superiore.Esempio:"La direttrice ha fatto scendere la segretaria dal piedistallo con una battuta." 15. Gettare benzina sul fuoco Alimentare una discussione o una situazione già tesa.Esempio:"Invece di calmare gli animi, stai solo peggiorando le cose!" 16. Questo matrimonio non s'ha da fare Usata per dire che qualcosa non avrà luogo, nonostante i piani. È una citazione dal capolavoro della letteratura italiana "I Promessi Sposi", di Alessandro Manzoni. L'originale contiene la parola "matrimonio", ma questa può essere sostituita con qualsiasi altra cosa che non accadrà, quando la usiamo nelle conversazioni quotidiane.Esempio:"Con tutti questi ostacoli, questo viaggio non s'ha da fare!" Acquista il nostro nuovo libro: "Parole Di Casa Mia: Un Viaggio Nei Colloquialismi Italiani", e impara tutte le espressioni colloquiali per parlare come un vero madrelingua! Che ne pensi di questa lista? Conosci altre espressioni idiomatiche italiane? Lascia un commento e condividi le tue esperienze! Ma a proposito di "matrimoni che non s'han da fare", ecco a te un approfondimento sul famoso romanzo dei I Promessi Sposi. A presto!
von Schenck, Susanne www.deutschlandfunkkultur.de, Lesart
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Hi ha certa por de parlar de segons quins temes a l'aula, fruit del que va passar amb el proc
Hi ha certa por de parlar de segons quins temes a l'aula, fruit del que va passar amb el proc
Vanessa Parli, Director of Research Programs at Stanford's Institute for Human-Centered Artificial Intelligence (HAI), speaks with Allison Cohen, Senior Applied AI Project Manager at Mila. This episode was recorded for both the Humanitarian AI Today podcast and The World We Are Building podcast, which seek to broaden the conversation around artificial intelligence. Vanessa and Allison discuss how HAI reviews and selects AI research projects to support based on their technical soundness, potential impact, ethical considerations, and alignment with HAI's goals and values. Vanessa emphasizes the importance of interdisciplinary collaboration, which fosters a holistic approach to AI development. She also discusses the role of ethics in AI development and the challenges of bridging the gap between cutting-edge research and real-world applications, highlighting the importance of considering the potential impact of AI on society. This interview was recorded to provide humanitarian organizations, grantmakers and others with insights into how leading AI institutes handle research project cultivation and evaluation.
Tra lingue e differenze, riflessioni su diritti, donne, parità
Tra lingue e differenze, riflessioni su diritti, donne, parità
In a flurry during the final sitting of the 6th parliament yesterday, the NCOP and NA passed 9 bills. Many questioning the rush to ascent these bills into law ahead of the elections at the end of May. Crystal Orderson speaks to EWN Reporter, Lindsay Dentlinger. See omnystudio.com/listener for privacy information.
Vous aimez notre peau de caste ? Soutenez-nous ! https://www.lenouvelespritpublic.fr/abonnement Une émission de Philippe Meyer, enregistrée au studio l'Arrière-boutique le 12 avril 2024. Avec cette semaine : François Bujon de l'Estang, ambassadeur de France. Nicole Gnesotto, vice-présidente de l'Institut Jacques Delors. Marc-Olivier Padis, directeur des études de la fondation Terra Nova. Richard Werly, correspondant à Paris du quotidien helvétique Blick. REVOIR LES DÉPENSES PUBLIQUES Le 10 avril, le gouvernement a fait évoluer sa prévision du déficit de 4,4% du PIB à à 5,1 % espérés. Selon les prévisions de Bercy, ce déficit doit revenir à 2,9 % en 2027. Il avait déjà sévèrement dérapé à 5,5% au lieu des 4,9% prévus en 2023, en raison principalement de recettes moindres que celles attendues. Au quatrième trimestre 2023, la dette de la France atteignait 3.200 milliards d'euros. Depuis 2017, elle s'est alourdie de près de 1.000 milliards d'euros. Face au mur de la dette, le gouvernement cherche à faire des économies. Après l'annonce de 10 milliards d'euros d'économies en 2024, le ministère des Finances a fixé un objectif de 20 milliards supplémentaires à trouver en 2025 sur l'ensemble des trois postes (Etat, Sécurité sociale, collectivités locales). La Cour des comptes évoque, elle, 50 milliards d'ici à 2027. Ce chantier des économies à réaliser en 2025 est déjà ouvert. Des audits de la dépense ont été pour partie rendus au gouvernement, qui décidera des suites à leur donner d'ici à l'été. Quelques pistes sont déjà dans le débat public, comme notamment la réforme de l'assurance-chômage, les crédits d'impôts, les dispositifs de sortie de crise, les politiques de l'emploi et de la formation professionnelle, la revalorisation automatique des prestations sociales indexées sur les prix, à commencer par les retraites… La piste des affections de longue durée a été écartée. L'économiste Jean Pisani-Ferry estime que, si le péril financier n'a rien d'immédiat, il doit conduire à un réexamen collectif du budget et de son financement, sans exclure ni emprunt, ni impôt, ni réductions. Selon lui, en valeur 2025, ce sont 150 milliards qu'il faut trouver dans les années à venir afin d'assainir les finances publiques et financer les priorités nouvelles. Priorités précisées par l'économiste Olivier Blanchard qui distingue trois composantes dans le déficit : celle liée aux dépenses traditionnelles (allocations-chômage, retraites, paiements des fonctionnaires…), celle liée à la défense contre la Russie et à la lutte contre le réchauffement climatique et, enfin, celles liées au soutien de l'activité en cas de ralentissement. Pour lui, le plan doit clairement être de diminuer les premières, d'augmenter les dépenses liées à la défense et au climat, qui sont vitales à court et long terme, et de soutenir l'économie si nécessaire. Le président de la République, jugeant le débat anxiogène souhaite que l'accent soit mis sur les recettes supplémentaires à engranger plutôt que sur les coupes. Il a rejeté l'idée de présenter des mesures d'économies dans le cadre d'un projet de loi de finances rectificatif qui aurait nécessité un examen parlementaire. Des mesures seront présentées en conseil des ministres le 17 avril, et débattues au Parlement les 29 et 30 avril. Le verdict des agences de notation, qui doivent actualiser la note de crédit française, tombera dans quelques semaines. L'agence Moody's a d'ores et déjà estimé « improbable » que le gouvernement atteigne son objectif de déficit de 4,4 % du PIB en 2024 et de moins de 3 % en 2027. ISRAËL-IRAN, LA PROCHAINE GUERRE ? Le 1er avril, des frappes attribuées à l'aviation israélienne ont entièrement rasé le consulat iranien à Damas, la capitale syrienne. Elles ont tué 13 personnes, dont plusieurs Gardiens de la révolution et deux commandants de la force Al-Qodsn. Parli eux, le plus haut gradé des gardiens de la révolution Mohammad Reza Zahedi, un général expérimenté de 65 ans en charge des opérations en Syrie et au Liban voisin. Une frappe prenant pour cible une enceinte diplomatique, ou même un bâtiment semi-officiel contigu, représente une escalade qui pourrait avoir des conséquences importantes. Ce faisant, « Israël a franchi une ligne », estime Ali Vaez, analyste de l'International Crisis Group. Le président iranien, Ebrahim Raïssi, a affirmé que ces frappes « ne resteraient pas sans réponse ». L'Iran se trouve désormais face à un dilemme. Une riposte pourrait provoquer un conflit ouvert avec Israël et un embrasement régional. Un scénario que Téhéran cherche à éviter depuis le début de la guerre dans la bande de Gaza, le 7 octobre 2023, laissant ses alliés au sein de « l'axe de la résistance » – le Hezbollah libanais, les milices irakiennes et les houthistes yéménites – attaquer seuls l'Etat hébreu en soutien du Hamas. Mais ne pas répondre pourrait ternir la réputation du régime au sein de cet axe et réduire à néant son pouvoir de dissuasion face à Israël. Depuis le début de la guerre civile en Syrie en 2011, Israël a mené des centaines de frappes dans ce pays contre des positions du pouvoir syrien, des groupes pro-iraniens – comme le Hezbollah libanais – et des cibles militaires iraniennes, tout en prenant soin de ne pas tuer des ressortissants de la République islamique, afin d'éviter une confrontation plus large. Les États-Unis ont tenu à faire savoir à Téhéran qu'ils « n'étaient pas impliqués » dans le raid de Damas. La Russie et la Chine ont toutes deux dénoncé vigoureusement cette frappe, qualifiée d' « inacceptable » par Moscou, qui soutient le régime de Bachar el-Assad à Damas. De son côté, l'Union européenne s'est contentée d'appeler à « la retenue ». Afin de ne pas être surprise par des représailles, l'armée israélienne a annoncé avoir renforcé les unités de défense aérienne, mobilisé des renforts de réservistes, suspendu des permissions dans toutes les unités combattantes, et brouillé des signaux GPS afin de perturber d'éventuels vols de missiles iraniens, ou du Hezbollah. L'Iran dispose de missiles d'une portée de 2.000 km susceptibles d'atteindre des cibles stratégiques comme le ministère de la Défense à Tel-Aviv, le quartier des ministères à Jérusalem, mais aussi des raffineries, des centrales électriques, des hôpitaux …Chaque semaine, Philippe Meyer anime une conversation d'analyse politique, argumentée et courtoise, sur des thèmes nationaux et internationaux liés à l'actualité. Pour en savoir plus : www.lenouvelespritpublic.fr
Inizia la Supercoppa Italiana con la prima semifinale, con i viola di Italiano che non partono certo battuti contro i campioni d'Italia. Come giocherà la Roma di De Rossi?
Giuliano Amato ha esortato il presidente francese Emmanuel Macron a scusarsi con l'Italia per il coinvolgimento della Francia nella strage di Ustica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha invitato Amato a fornire prove a supporto delle sue deduzioni.
La padronanza di una lingua si nota anche dalle risposte che si danno in alcune determinate circostanze, soprattutto se si tratta di esclamazioni. Se utilizzerete nelle conversazioni le esclamazioni che sto per darvi, vi garantisco che tutti si stupiranno e vi diranno “Wow! Parli italiano così bene”. Scommettiamo? Impariamo le ESCLAMAZIONI italiane In questo articolo il tema saranno le ESCLAMAZIONI: vedremo quali sono quelle più gettonate in italiano, cosa significano e in quali situazioni usarle! 1. BEN TI STA! Significa che la persona a cui la si dice si merita quello che le è successo, generalmente in riferimento a cose negative. Spesso è usata quando avevamo avvertito quella persona di non fare una determinata cosa e lei l'ha fatta comunque, ma ha subito conseguenze negative. Si può anche dire “Ti sta bene!” con lo stesso identico significato. Esempio: A: Sono caduto dalla sedia…B: Ben ti sta, ti avevo detto di non dondolarti. 2.CI SEI O CI FAI? Si usa quando qualcuno sta facendo qualcosa di stupido o inopportuno, e appunto gli si chiede se si stia rendendo conto di quello che sta facendo: significa quindi “stai facendo lo stupido apposta o lo sei davvero?”. Può essere usato con tono scherzoso, ma la maggior parte delle volte si usa quando si è infastiditi dal comportamento di quella persona; perciò può talvolta risultare offensivo se usato a sproposito, quasi come un insulto. Esempio: Ma davvero pensavi fosse una buona idea lanciargli addosso un libro? Ci sei o ci fai? 3. NON TI ALLARGARE! Questa espressione, molto tipica nel centro e sud Italia, ha diverse sfumature. Il primo significato è quello di “non prenderti troppe confidenze”, quando si vuole fare capire a qualcuno che dovrebbe mantenere una certa distanza perché il rapporto non è ancora così intimo e confidenziale. Il secondo significato è quello di “non esagerare”, usato quando qualcuno sta esagerando in quello che dice. Esiste anche la variante “Non ci allarghiamo”, con lo stesso significato. Può essere usata sia in tono scherzoso, neutro o brusco, in base alle situazioni. Esempi: 1. Non ti allargare, ci conosciamo solo da pochi minuti, non mi sembra il caso di uscire insieme. 2. A: Ho fatto un ottimo lavoro oggi, sicuramente il capo mi darà una promozione a breve! B: Adesso non ti allargare, non riceverai una promozione per così poco. 4. BEATO TE! (BEATA LEI! / BEATI VOI! …) Questa esclamazione significa “Quanto sei fortunato!”. Insomma, è un modo comune per dire “Vorrei essere nei tuoi panni”. Esempi: A: Il mese prossimo vado in vacanza alle Maldive.B: Beato te! Io quest'anno non riesco a fare nessun viaggio. 5. DA CHE PULPITO! Detta a qualcuno che ci sta criticando o rimproverando per i nostri difetti, senza rendersi conto, o senza voler ammettere, di avere gli stessi identici difetti. Quindi viene usata con una persona che si comporta in un determinato modo, ma predica il contrario. Esempio: A: Ma come sei disordinata, dovresti stare più attenta a dove lasci le tue cose.B: Da che pulpito! I tuoi vestiti sono sparsi per tutta casa. 6. EVVAI! Una bella esclamazione per esprimere entusiasmo, gioia, augurio, esultanza, approvazione. Esempio: A: Guarda, ci sono le rondini!B: Evviva, è tornata la primavera! Se vuoi approfondire, puoi esplorare imparando le espressioni italiane per esprimere stupore! 7. ACCIDENTI! Esprime contrarietà, rabbia e ira ma anche stupore e ammirazione. Può essere utilizzata a volte anche come imprecazione. In questo caso è seguita dalla preposizione A + ciò verso cui stiamo imprecando. Esempi: 1. Accidenti! Mi ero completamente dimenticata dell'appuntamento di domani con il dentista. 2. Accidenti, sei bravissimo a suonare il violino! 3. Accidenti a te, mi hai spaventato! 8. A CHI LO DICI! Letteralmente significa "A chi stai dicendo questa cosa?”,
Loving your heritage is one thing. Having strong family values can also be good. But what happens, when all you have is your culture as an identity? Does it work? Also...why the Vespa?Join hosts Jon and Chantel as they navigate the ups and downs, the messy, the funny, and the ridiculousness that is adult life, parent life, single life, married life, and just living in 2023. They might not have great advice but they'll make sure their opinions are heard. It doesn't stop after the podcast ends, follow along on social media @sheishchantellauren and @jonwatkinshost
Hai capito come si usano queste frasi italiane? INIZIA IL QUIZ : https://bit.ly/3WT9TjKLista d'attesa Italiano per la Vita : https://italianoautomatico.lpages.co/lista-dattesa-italiano-per-la-vita/In questo video imparerai 25 frasi avanzate che gli italiani usano ogni giorno. Le frasi e le espressioni italiane che vedremo insieme sono rivolte a studenti con un livello intermedio o avanzato. Grazie alle frasi che imparerai in questo video, riuscirai a parlare con più facilità in italiano e non ti bloccherai più quando dovrai parlare la lingua che ami. Ecco le 25 frasi italiane che imparerai alla fine di questo podcast:0:00 Introduzione01:32 - 1. Sei D'accordo02:06 - 2. Che Ne Pensi Di02:28 - 3. Qual È La Tua Opinione03:01 - 4. Non Pensi Che03:23 - 5. Cosa Intendi03:39 - 6. Quindi Se Ho Capito Bene04:09 - 7. Ci Tengo A Dirti Che04:38 - 8. Puoi Dirmi Di Più Su05:00 - 9. Prima Che Mi Dimentichi05:31 - 10. Mi Puoi Suggerire/Mi Può Suggerire05:56 - 11. Mi Rincresce06:16 - 12. Prendiamoci Una Pausa06:34 - 13. Non Trovo Più06:54 - 14. Hai Visto Per Caso07:21 - 15. Hai Fatto Caso07:42 - 16. Non Ce La Faccio Più07:59 - 17. Non Vedo L'ora08:22 - 18. Non C'è Alcun Problema08:38 - 19. Sono Spacciato09:08 - 20. Vorrei Fissare Un Appuntamento09:37 - 21. A Tu Per Tu09:55 - 22. Dammi Del Tu10:26 - 23. Non Va10:55 - 24. Datti Una Mossa11:19 - 25. Non Fa Una Piega11:38 Conclusione Impara altre frasi comuni in italiano con questi video:50 Frasi In Italiano Che Userai Quotidianamente: https://youtu.be/IVIBI49jzw4 Le 30 Frasi In Italiano Più Utili E Più Comuni: https://youtu.be/LL4b2AQqr5k 47 Frasi che ogni studente di italiano deve conoscere: https://youtu.be/K_oUCCdJUx4 Parla In Italiano Con 32 Frasi Brevi e Difficili: https://youtu.be/TcFoc5etQWg